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ARCHIVIO
GLOTTOLOGICO ITALIANO,
DIRETTO
DA
Gr. I. ASCOXjI.
VOLUME DECIMOQUINTO.
TORINO, CASA 'editrice
ERMANNO LOESCHER.
1901.
Riservato ogni diritto di proprietà e di tradu5?;ione.
TC
mila;,'o, tip. bernardoni di c. rebkschini e c.
AGLI AMICI BELU ARCHIVIO.
Il presente volume, l'ultimo affidato alla mia direzione, che anche poteva esser l'ultimo della Raccolta, doveva avere un Proemio per cui si continuasse, così intorno alla storia della disciplina, come intorno alle ragioni dottrinali e tecniche, il di- scorso, non ampio ma non limitato all'indagine neolatina, che sta in fronte all'undecime volume. S'aggiungeva l'intenzione e quasi il dovere di non lasciar senza risposta alcune osserva- zioni benevole, che furon mosse, qua e colà, alle mie scritture, nel giro degli ultimi decennj. L'assunto s'era fatto, man mano, abbastanza largo, e il lavoro procedeva tra quelle angustie che sono inerenti a ogni trattazione in cui è inevitabile il parlare, più 0 meno a lungo, delle proprie cose. Sennonché, due avve- nimenti, quasi simultanei, m'inducono, non già a smettere il proponimento al quale mi permetto di qui alludere, ma a in- tonar diversamente codesto mio saggiuolo e a diffei'irne la stampa.
Era il mio un discorso che inevitabilmente assumeva le ap- parenze di un commiato, forse un po' querulo in qualche punto, che io domandassi ai compagni di studio, giunta come sentivo l'ora melanconica di rallentare la scarsa operosità che potesse più restarmi. Ma ecco all'incontro sopraggiungere una doppia ricorrenza, molto amorosamente ricordata, dalla quale i com- pagni di studio prendono essi, in qualche modo, l'occasione di prevenire il mio commiato. In una cosi larga manifestazione di simpatie tanto ambite, com'è stata questa, vedo io bene quanta parte ne deva andare attribuita al gentile sentimento di coloro che vi si son voluti associare. Ma ridotta, con ogni rigor di critica, l'importanza effettiva di codesta manifestazione, ne ri- mane pur sempre un riconoscimento cosi largo delle mie pre-
stazioni, un premio di altezza cosi cospicua, da rimutare in me la spinta o il modo della propria mia critica intorno all'opera cui mi fu dato consacrare la mia modesta esistenza.
V Archivio, alla sua volta, ben lungi dal morire, ecco accin- gersi a vita più che mai florida, sotto la sapiente direzione di Carlo Salvioni, da me stesso invocata presso la 'Casa Editrice Ermanno Loescher'; e arridermi perciò la speranza, che ancora in questa medesima Raccolta io possa, quando che sia, far sen- tire, con tranquilla esposizione, qualche parte di ciò che s'era venuto affollando nel mio pensiero intorno alle vicende e agli avanzamenti di alcune sezioni della nostra tanto superba e tanto ardua disciplina.
Così, nella tarda sera della mia povera giornata, il fato e la bontà degli uomini hanno voluto che io assaporassi l'ineffabile conforto di una rimunerazione spontanea, sincera e generosa. E io ripenso, in quest'ora per me solenne, a Giovanni Flechia, il solo e l'incomparabile compagno in cui potessi fidare quando scrivevo il proemio a ({xxq'&ì' Archivio] agli altri collaboratori, la cui perdita ho ancora pianto lungo il viaggio scabroso; alla salda amicizia di quanti mi si sono onestamente accompagnati. E ringrazio tutti dal fondo dell'animo, non immemore pur di quella cooperazione fidente e cortese, della quale vo debitore alla Casa rinomata, che s'è fatta editrice àeW Archivio, e alla rinomata Officina, in cui V Archivio s'è stampato.
Milano, 2 aprile 1891.
G. I. Ascoli.
SOMMARIO.
Ascoli, Agli amici deWArchivio P. in
Parodi, Studj liguri (continuazione) » 1
ZiNGARELLi, Il dialetto di Cerignola (continua) » 83
NiGRA, Note etimologiche e lessicali (terza serie) » 97
NiGRA, froge . , » 129
Salvioni, pazzo » 130
Pieri, Gli omeótropi italiani » 131
Pieri, Note etimologiche » 214
Ascoli, Appendice all'Articolo 'Un problema di sintassi compa- rata dialettale' » 221
ZiNGAEELLi, Il dialetto di Cerignola (continuaz. e fine) .... » 226
Pieri, Intorno a un Articolo di toponomastica elbana .... » 23G
De Bartholomaeis, Spoglio del 'Codex diplomaticus cavensis'
(continua) » 247
NiGRA, Note etimologiche e lessicali (quarta serie) » 275
Ascoli, Intorno ai continuatori neolatini del lat. ipsu- . . . . » 303
Ascoli, Dell'ital. sano, in quanto risponde a 'intiero'; ecc. . . >-> 317
De Bartholomaeis, Spoglio del 'Codex diplomaticus cavensis'
(continuazione e fine) » 327
Salyioni, lomb. sherpa ed altro » 363
Pieri, I riflessi italiani delle esplosive sorde tra vocali ... » 369
Flechia Giov. e Gius., Note diverse s . . » 389
VI
Ascoli, Appendice alle pag. 303-326 P. 3f>5
Giacomino, La lingua dell'Alione (continua) * 403
Salvioni, Le basi alnus alneus nei dialetti italiani e ladini- . » 440
Pieri, La vocal tonica alterata dal contatto d'una consonante la- biale » 457
Ascoli, Osservazioni al procedente lavoro » 476
NiGRA, Postille lessicali sarde » 481
NiGRA, Note etimologiche e lessicali (quinta serie) » 494
Salvioni, Indici del volume » 511
STXJI3J XjIGhXJi^I.
DI
E. G. PARODI.
[Continuazione; v. voi. XIV 1-110.]
Vocali atone.
16. - A. Iniziale: evegnimento mu. 93, 30, dotto, estinentia rp 3, 15, cfr. esmarria ecc., nm. 17? Protonico: cade se segue il dittongo wi, poira *pa- vorja mu. 46, 29; 49, 28, ali. a paeira 53 r, 104 v, oA. pio'ia; ambaxoy tr. 6, div. 1471, governai div. 1468, ali. a governaoi mu. 58, 1 ecc., accnssaoi, ecc., nm. 48. — In e: devanti dc^ 19 (? davanti ib., 20), stremoì-tia mu. 38 r, per incrociaraenti; creveaoi mu. 48, 15 (? craveaoi AS, 22), rnetheria 96, 31, ape- rejie Ig 2, 3, per assimilazione; zezunij Ig 4, 53, antico? Normale dissimi- lazione in comperai- mu. 66, 16, comperaciom 66, 3, e nei futuri di 1^, anderà, ecc. Altrimenti -ar- persiste: marinarla, cavalaria, margarite, ecc. Per Bernabas mu. 194 v, e per Berthome, che vive sempre, cfr. nm. 2 e § 3.
L' a, riuscita in iato davanti ad i, passa in e, donde il dittongo ei : meij- stro mu. 127 V, reijxe Ì55w, pareyso 39, 38; 40, 12, ecc.; Doneynus Dona- tine div. 1381, 1398, 1399; per cheite cadde rau. 54 r, schegto de'' 37, cfr. nm. 68'' 17. Passa in ei anche il dittongo ai, già formato, se atono: meistae mu. 157 V, cfr. gli odierni Icete letta lattajo *. Uà passa in e, nelle mede- sime condizioni, anche davanti ad il, donde il dittongo eù, e poi ó: limeura limatura mu. 26r, iaceura 56, 50, andeura 90, 12, e cosi in tr., troveura 6, in de* 4, meuro. Ma ri, rp, ps restano in entrambi i casi alla fase origi- naria : paraiso ri 1, 36 ; 37, 1 18 ( : viso), raixe 6, 58 (: dixe), ecc., cfr. nm. 6 ;- visaura 16, 97 {: brut ara), restaure 36, 31 (: restrenzeore, 1. -ure); spesso, del resto, ancora in mu., maistro, inffiaura, ecc.
Postonico: resta davanti a r, sucaro mu. 68, 9; ma non se segua un altro a, segera segale 116r, due volte. E il riflesso e predomina: basemo
* É molto sospetto eira, ann. 43, che ci darebbe un dittongo ai tonico in ei.
Archivio glottol. ital., XV. 1
2 Parodi,
balsemo mu. 123 v, 295 r, e in unione con enclitiche, no se poreivelo non Io si potrebbe mu. 38 r, apareiemela 48, 12, vedi nm. 61. Si confronti la posizione di sdrucciolo rovescio: consegreij mu. 144 r, se non è dotto, so- vermontam, 1. sovrem., mu. 87, 41, e la proclisi: som-e ti rp 3, 295, sovre luto 5, 102, soure le aigoe mu. 38, 3, e spesso; inoltre sote, nm. 20. — Ri- cordo infine sabao mu., ali. a sabo, oggi sabu.
Sono -a finali analogici: poa poi rp 8, 347, mu. 39, 42, ecc., soia rp 8, 74. 316, susa suso rp 9, 308, donclia mu. 57, 55, ecc., echa ps 35, 38, ecc., cfr. nm. 20 e 'Avverbi'.
17. - E. Iniziale, talvolta in a, arra errare, array, arror, arrossa mu. 55, 36; 73, 25, ecc. (onde anche arra errat 179 v); di varia ragione, abraico mu. 28 V, alimento 39, 35; 40, 6, ecc. ; ano ffanto 73, lì; asjmnesse 152 r, acepto eccetto 43 V, assatao esaltato 91, 24, axaminarlo ps 36, 29, astimar 28, 4. Hanno un singolare e prostetico, esmarria ps 32, 42, excusava 34, 14, eschu- sar 34, 15, escuxi 34, 38, essugarse 34, 26.
Protonico, per lo più inalterato: delletaua mu. 52, 15, ecc., dellicie 72, 28, deffender ps 32, 8, segurtae dc^ 8, 10, ali. a sigurtae 24, refresca- inento dc" 7, 12, ecc. ecc., ed anche in demandar devei deman, che ora hanno z<, inoltre talvolta in remase ps 30, 4, remagno 32, 15, remasa 32, 30, ma più spesso romagna mu. 44, 20, romaze 43, 41; 44, 28; 48, 5, ro- maneir 81, 6, ecc. — In i: niguna rp 3, 199, cfr. nixun 2, 58; 3, 262, mu. 59, 7, ecc., od. nistin, ove ha influito la palatina, come in dixirera rp 5, 106, sisanta mu. 44, 4. 15, gilloxia 50, 31, dixisepte 39 r, 43 r, od. d'isete da dix's., fors' anche in scrinio scrinir 1. skrin-, rp 2, 42. 52, oggi skrinus'u; dinai rp 3, 102, mu. 63, 11, es. comune, limosena rp 3, 283, od. liyìiòzina, confìssiom 6, 3, disnar nm. 40; e non ser^a influenze assimilative: nigli- gente rp 9, 5, strimir 3, 219, binixi mu. 49, 9, isolato, vendimiar 57, 42, dillicie 68, 26, distinaciom 87, 38. 42, caristria li r. — In a: davanti r, il solito marce dc^ 24, mu. 86, 2, Ig 10, 4, venardi mu. 85 r; ed anche per assimilazione, Valariam mu. 250 v, 251 v, Valarianus div. 1399, più volte, sovaranna mu. 298 v; davanti n, splandente mu. 21 r, 115r, 123 r, Sansiom 83 V, 84 V, nm. 37. Per assimilazione, Sabastianiis div. 1398. Infine terramoto mu. 129 V, od. taramótu. — In u, oltreché nel cit. romaneir: sodutor mu. 70 v, sudutor 103 r, somenao dc^ 39, cfr. 1' od. siime'nsa, malofficio, per commi- stione di temi, cfr. C.
Postonico: davanti r dovrebbe mutarsi in a, ove non segua altro a: regolari sono, oltre a soxaro mu. 42 v, 46 r, tenera rp 8, 357, camera mu. 44, 16, overa; analogico sul feminile, povero rp 7, 154, ecc.; rifatti sui temi in -ulu, soxoro mu. 67 v, soxora \\1 \, ora sò'lwa, vesporo 80 v, passora 90 v, 391 r, od. pasica. Cfr. § 3.
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfei. 3
Finale resta, tranne clie negli avverbi in -mente. L'oscillazione tra -ae -ai significa solo che i due dittonghi si fondevano ornai nell'unico -ce\ ret sarà da rex, e così lei da lex, nm. 47. — Epitesi : -mie mu. 8 r, 34 v, tie 17 V, He 20 r, 27 r, code 'qui' 18 r.
18. I: in- oscilla in rp tra en- in-; negli altri testi più tardi sempre «n-, tranne rare eccezioni: envrio mu. 68, 36. — In ti: uverno rp 5, 2, mu. 56, 36, ali. ad iverno rp 9, 161, l undeman mu. 10 v, 182 r.
Protonico, talvolta intatto, specie se risponde a un t tonico, e talvolta per influenza di palatina contigua o per assimilazione: ìiorigarte rp 3, 50. 54, eniquitae ecc.; semiiente rp 8, 419, atoxigao 6, 16, dignitae mu. 63, 40, consignao 112v, consignallo 285 v, ora solo ih kunsinu; sÌ7nplicitae mu. 95, 9, e anche simplessa 74, 3, tctilitae, ecc.; inoltre mister rp 3, 55. 193, ali. al più solito mesler 1, 32; 3, 238. 341, virine virtute rp 8, 161, mu. 61, 38 e spesso altrove, ali. a veì-tue rp 8, 198. 207, ps 32, 25; 33, 3; 36, 5, mu. 57, 4, ecc., ditar mu. 52, 2, traissom 51, 34, ecc. Notevoli: limasse mu. 17 r, 17 V, p2^;i«tó 22 r, 28 r, 70 v, pignatar 70 v, che ora hanno il. — Più spesso e: descrition discrezione rp 8, 256, deluvio mu. 44, 21, desposto dc^ 44, me- nazando rp 6, 86, cfr. mu. 54, 14; .59, 13; 63, 6, vetuperao rp 6, 189, lexia 6, 194, vivo, vexin 3, 328; 7, 63. 221, mu. 68, 22, vivo, vekmie rp 7, 194, sengifìca 8, 170, letanie 9, 282, crestianitae ào} 49, veelo mu. 24 v, ferma- mento 39, 2 (ali. a fìrm. 39, 4. 5. 7), certo per commistione di temi, menor 39, 16, semeianti 40, 33, Cepriam 55, 1, vivo, meravegia 87, 6; 88, 29. 34; 89, 30, ecc., pegricie 90, 40; — promesion rp 3, 99, perdetion 3, 325, sospe- zom dc^ 17, 18, pestelentia rp 7, 120, penetentia 8, 54, veretaeA, Al (?), omecio G, 63, navegar 8, 167, zuegar mu. 63, 41 ecc.; alumenai rp 3, 7, ordena- mento 8, 52, ordenao ordenaa dc^ 5, ps 29, 8; incontenente rp 7, 30 ecc., nobellessa mu. 72, 7. — In a: il solito zagante mu. 45, 6, trabuto Al r, 71 r, 140 V, atanzea 73 r, d'onde anche atanze 84 v. — In o (?<): asombiai mu. 2') v 'radunati', e qui vada pure involupai 83, 14; 48 v. — In k (m): Zm- minai mu. 18 v 'liminari', e il solito prumer, ali. a. pirimer.
Postonico, in e: limosena rp 6, 259; 8, 253. 258; 9, 297, ali. a limo- mna mu. 57 r, 163 r, 227 v, alumena rp 7, 74, ordena 8, 269, femena ps 28, 16. 22; mu. 39, 40; 40, 10, ep. 356, axena mu. 98 v, lagreme ig 13, 25, sta- remo mu. 37 V, speraverno 87 r; iuexe ps 35, 42, ali. a zuixi mu. 29r, ecc.
19. 0. Iniziale in a, nel vb. asscurisse mu. 87, 18, se asscuri 80 v, nm. 94.
Protonico. È probabilmente un o in nozlie rp 8, 18, e in conmento 8, 21 , od. kdmentu, cfr. § 3. — In m: cugnao mu. 69 r, 213 v, donde l'od. kiììóio. — In e: Bergogna div. 1467, per qualche commistione di temi, e cosi dicasi di temperalitai mu. 40, 6, per tempor., se esatto; per assi- milazione: besegnoso rp 9, 87. 163; in iato, e per scambio di prefisso:
4 Parodi,
reondo mu. 38, 3; 96, 20. — In a: Saramon Salam. rp 3, 157, rnu. 41, 5, valarozo 45 v, 46 r, per assimilazione ; e qui vada un esempio di postonica, Cristoffam nm. 26, cfr. nm. 20.
Aggiungo alcuni casi di -jo- passato in i, forse non in tutto letterarj : fyrim de* 21, div. 1466, 1479, 1497, Firenza 1468, 1477, Firentini 1468, 1477.
20. TJ. Iniziale: osiira rp 5, 9; 6, 102; 7, 155, che par da leggere us'ìlra, se non òs'. — Il noto inguento ps 28, 9.
La pronuncia u è di solito resa con o: soperbia rp 5, 9. 75; 7, 135, oggi Slip., ci lascia dubbj, e forse va proprio letto con u; acosao rp 6, 57 sarà invece un errore, nm. 1 o. Spesso anche u: repusar rp 5, 42, utioso 9, 161, specie all'uscita, tropu rp 1, 43; 4, 41; 6, 152; 7, 21. 98, voiu 2, 11, lesoru 3, 26, iicrnu 3, 79, tortu 3, 226, lu 6, 15; 7, 104; morsu 6, 19, siroìm 6, 65, pointu 7, 85, corpu 7, 54. 186, reu 8, 113, pochu 9, 348.
Protonico, per lo più rimane. Talvolta in e: remor rp 3, 216, ps 3.5, 20, volentay mu. 39, 39, vorentay tr. 4, due volte, su 'volente', sotemissa mu. 63, 39; 87, 39, e anche nella proclisi, sole lor pe rp 1, 57, e cosi 8, 409 e spesso, cfr. nm. 16. — Anche i: cominigandosse mu. Ili r, cominiom 114r, cominigd 310 r, oggi kuminigd (donde humìniija), con assimilazione.
Postonico, in a, davanti n: sorfane mu. 38 v, cfr. nm. 19. Per echame ps.31, 34; 36, 31, mu. 83r, ed echa, cfr. nm. 16.
21. Dittonghi: AU passa in 5, ihossura mu. 57, 28, 1. cosura e cfr. nmm, 19, 25; il cit. repusar rp 5, 43 è una posteriore estrazione da riposu, e si ha tuttora riposa ali. al meno popolare ripiis'd. — L'o« romanzo da AULT ecc., dà nell' atona o: scotrio ann. 21, otar mu. 47, 34, cfr. nm. 24*.
Consonanti.
J. 22. iustixia ào} 29, iuxe ps 34, 4, iiiexe 35, 42, cfr. C, ali. a zuexe zuxiy meglio assimilati, jaxeir mu. 112 v;- zue rp 6, 133, Zohanne ps 29, 6. 9. 11. 1.5, ecc., zobia nm. 23, zoar 389 v, ecc. Secondario: zoi gioie rp 9, 219. — Caduto regolarmente in protonica mediana: maor rp 1, 60; 3, 317; 9, 08; mu. 39, 16; 43, 41; 46, 32, viaoi mu. 28 r; ma pezor rp 7, 203 è su pès'u. — Per influenze esterne: Bengiamin Beg. mu. 12 r, 29 v, stranger -gera rp 1,21, mu. 41, 18, fors' anche magiestaij mu. 134 r. Curioso, ma non molto attendibile, destruie ep. 354, se non è da legger destriuje, che sarebbe un italianesimo. — Cfr. DJ.
* Ma non mai nella tonica, e oto per auto alto, citato dal Flechia, ann. 15, non può essere che un errore.
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e raorfol. 5
23. LJ in ij: assagio rp 3, 217, sul presente, e noto anche un curioso caoegi mu. 170 v, 171 r. — In Ip, ps, mu.^, invece di {/ si ha gì, ossia ì, ed è caratteristica provinciale, cfr. § 4: figlor Ip 1, 4. 25. 30. 33. 38, pigiai 1, 8, piglavmn 1, 1,3, despoglavam 1, 33, gli 1, 23, gle 1, 36; 2, 13. lo; 4, 17; 5, 6; 8, 6, e qui pure cauegli 1, 19; togla ps 27, 9, meglo 28, 17, fgloì^ fglo 28, 39; 34, 43; 29, 1, meraveglosa 28, 44, voglo 28, 5, dogla 29, 14, semegla 29, 41, batagla 31, 22, ^fr^rZa 32, 5, ecc., ali. ai più rari ftgio fi- gior ftgioy 30, 6. 25; 36, 16. 24; fglo figlor m\\^ 1 v, ali. a figio, meglo 1 v, 2 r, voglando 2 r, gli 5 v. Anche qui potrebbe sollevarsi il dubbio, se in ps il gì non devasi ad influenza letteraria, ma non credo sarebbe molto fon- dato; e così per mu.^' certe particolarità rendono ben probabile che ri- sponda alla reale pronunzia. Di Ip non è nemmeno possibile dubitare, e l'odierna pronunzia di Pietra Ligure s'accorda assai bene colla scrizione del manoscritto. Cfr. nm. 25. — Risoluzione meno popolare è in veria rp 7, 94, velia 9, 336 'vigilia', miria 9, 332.
MJ in n, ma originariamente solo in protonica, cfr. § 3 : Bagnaniis div. 1380, più volte, 1381, più volte, ali. a Damianus, Bagnaniì%us 1381, donde certo proviene il cognome odierno Danìn.
VJ BJ in gx gagieta mu. 69, 18, ma con ortografia etimologica zobia ps 28, 38, mu. 46, 4, piobia mu. (30, 17, cfr. pobia nm. 25.
PJ in e: despazhar rp 1, 20, che io trarrei da -pappjare, Rom. XVII 71, fondandomi anche su questo riflesso genovese; sapia rp 2, 52, ecc., come zobia.
CJ in s : viazo rp 2, 33, viassa mu. 59, 19, viazamenti 86 r; viaiamenti 34 r, pare un errore ; fassa 46, 24.
TJ in s nella postonica, z nella protonica; necheza ecc., nm. 8; benixium mu. 49, 1. 11. 13. 23, ecc., (ali. al dotto benissium 48, 14. 20. 42), marixom 48, 20, sono analogici, ma regolari goarixom 52, 10; 58, 9, norixom 78, 15, staxom stazione 30 v. — Abbiam già detto al nm. 8 che -itia si riflette pure per -i:a, prestixin ecc.; così in Yenexia de' 34; zuixio juexio, cfr. C, su zuexe, piuttosto che da *juditium.
PTJ in s: cassao mu. 41, 14; aconzo dc^ 13.
DJ, perde il d e quindi si dilegua nella protonica: aiar e simili ps 33, 9, mu. 53, 44, ecc,, ìneitae de- 27, inved mu. 42, 7, sul quale anche invéa 55, 27, come covea su covear;- ma pozo mu. 47, 27, s'apozam 73, II. Pu- ramente ortografico, radio radii mu. 193 v, 240 r. — In omecio, nm. 18, la formola idj è trattata come fosse protonica, su omeciarì; ancoi, od. ankfj', risalirà ad ankodji (o ankodl?). Per iao rp 3, 159, cfr. l'ant. it. ghiado; forestiero glago ps 32, 38.
SS.I in s', abaxando rp 6, 87, od. asbasa.
6 Parodi,
L. 24. Confuso con R, cioè: tra vocali, dove era senza dubbio /•, cfr. § 3; davanti a consonante, dove probabilmente suonava r scliietto, car- chao rp 1, 26, vorpe 9, 188, ecc., sebbene si possa anche supporre che la pronunzia r sia moderna, e in origine ivi pure si sentisse un r, come tuttora in qualche parte della Liguria. — All'uscita, la stessa fusione, ma l'unico riflesso -r (-ri) perdurava vivissimo al tempo dell'Anonimo, come, la rima ci ha dimostrato. Invece in tr. non se ne ha più vestigio, j^ovo 4, 5, 6, fdé 5, ecc.
ALT ecc. si riduce nella tonica ad aut at, e la forma più moderna non ò men bene rappresentata della più antica, perfino in rp ; il che significa che al tempo del copista la riduzione di au ad a era compiuta, mentre pel tempo del poeta un po' diversamente ci fa giudicare la rima, nm. P iv. Nel- l'atona si riduce ad u, nm. 21: otar citato, leotae rp 3, 1I6,* forme come fazitae 9, 218, sono analogiche. — OLT ecc. si riduce ad ot ecc., vota rp 9, 250, straoota 9, 252, assoto mu. 76 r, dessota 182 r, voze 53, 8, revozo 60, 14, vosse volle nm. 68^ 10; ò anche nell'atona, sodae div. 1469. — Per ULT ULC: otra rp 1, 33, doze dolce, vivo, ascota -an 6, 199; 7, 82, ma non è chiaro se nell'atona si pronunziasse -m- od -o-; certo o all'iniziale, otragij mu. 51, 10. Inoltre il trovare, ali. ad ascoterei rp 3, 5, docitae 4, 48, catello ps 32, 6. 7, mu. 47, 36, anche coutello ps 32, 4. 38, rende probabile che la fase intermedia fra il primitivo koutelu e il posteriore kìitelu fosse proprio hòtelu. Del resto l'od. kìitelu è poco regolare per 1'», e il colitelo di ps sarà di qualche varietà dialettale, meglio conservata. — Per ILT ho viotae mu. 55, 10; 61, 11; 62, 1; axevotae div. 1470, se non risponde a un ar/evoltate, anziché ad ^agibil'tate. — Non è regolare pover mu. 26 r, povre ib, e la caduta del l (r) si dovrà certo a dissimilazione: *purvere jmv., od. piivie.
Due casi di l in n: il solito monto e anoffanto nm. 17.
25. CL. Anche qui variamente cexia rp 3, 41, zesia -xia 9, 279, mu. 55, 6. 37, e il primo è l'esito regolare di un klesja, il secondo forse è un esito secondario di f/lesia, ossia di gexia mu. 95 r, 140 v (od. geza). 0 è da un dissimilato *gesia.ì Cfr. PL. — In nozhe rp 8, 18, nozherezao 8, 199 io vedo ora noe-, nm. 19, in cui l'o, proveniente da AU, avrebbe impedito, come suole, il digradamento della consonante sorda. — In ps anche CL si riduce a gì, apareglar ecc. 28, 37; 29, 27. 39, oregla 32, 5; invece Ip ci dà ogi 1,41, 0 sì l'uno che l'altro testo possono rappresentarci condizioni reali, cfr. § 4.
GL. Ricordo solo veglar devegla desvegla di ps 31, 9. 10. 13. — Un ne- grigente in rp 3, 305.
PL, in C-: zahi 1. zhai rp 3, 320 piati, zho 1. zhao 3, 324, ali. a piaezar 3, 330, pmeiancio 331, ihaza oà. casa *plagea, ihastre piastre mu. 245v;
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 7
coniheta 275 r 'compieta', inihetao 311 r comprato. — Il l è caduto in. pu rp I, 27 ecc., dc^ 3, 13, ps 30, 15, mu. 39, 35. 36; 40, 8, ecc., pusor pussor rp 3, 210, dc^ 15, mu. 51, 20, ecc.; v'è però accanto, sebben più raro, jjuj, che risponde all' od. cil, cfr. less. s. zhu. Io vedo in pu una dissimila- zione, *^MÌ da *piu'i, e così spiegherei il pohia di ri, pel quale però i miei testi danno piohia iogia mu. 41 v; 60, 17. Cfr. less. e XII 421.
BL. iaiia ps 27, 6, mu. 193 v, ali. a biava mu. 57, 37, che è la forma odierna, iastema ps 34, 45, iastemando rp 6, 86, iassma mu. 166 r, ali. a biassma 53, 43; stabio 48, 15, od. stàyu; assetnbiam 54, 4, sembia 55, 13. 24, sembravi 67, 10, del quale può dubitarsi se fosse pronunciato proprio con bi; pubicha 54, 1, 1. pubricaì Notiamo ancora brandi mu. 35 v, che ricorre pure nel sec. xvi, brasniao div. 1469.
FL. xonchi rp 8, 100 fìonchi, axeverir 7, 98; ma spesso con grafia eti- mologica, fieioi mu. 54, 30, ecc. In fr: f ronza mu. 34 r, fronzora 33 v, cfr. l'it. [tonda e il prov. fronda, fragellao ps 36, 19.
R. 26. Passa non di rado in l, e almeno in parte, io credo, per lo sforzo di rendere il suono r: pallea mu. 140 v, 143 v, paleam 149 r, portigiolla 143 V, Catallinna 244 r, melletrisse 286 v; anche davanti a consonante: al- bori, alchangelo 170 v, altifficio 243 v, (o dopo, fablicar 312 v), ma qui non oserei attribuirgli uno speciale significato, pur riiiiandando alle osserva- zioni del nm. 24.
Il dileguo tra vocali naturalmente non appare affatto, non essendo più antico del sec. xvii; né la declinazione dimostra nulla in contrario, nra. 48. Quanto ad apartidrai apartuio e simili, mu. 3r, 7r; 40, 11, risaliremo a un dissimilato partudire, air. puir rp 6, 198, caso analogo, seppur non è un errore. Dissimilazioni di genere diverso: tnosteran rp 3, 103, entera 8, 334, matesdi mu. 1 18 v, od. mntesdt, ali. a martesdi 59 r, (ma solo mar cordi rp 9, 104, mu.^ 1 v, sebbene ora sia makurdì), aberga abergar mu. 53 v, 285 V, da arb., propocioim 74, 45, sepolco 30 v, (teresto 39, 39; 42, 2). — Ca- duto anche davanti s, in fossa forse mu. 62 r, 267 v, ecc., cfr. 'Avverbj', od. fosa; la forma più antica si mostra pure, forssa farsa niu.^ 2 r, 279 r, div. 1466, 1468, ecc. — Per l'Inserzione, num. 38. — Passato in n: sorfane mu. 38 v, sorffano 170 v, 171 v, 172 r, 257 r, cfr. l'od. sufranin, Cristoffano 230 v, Cri- stoffam 230 v, più volte, 231 r, od. Kristòfa.
All'uscita, le stesse condizioni che per l. Si notino le rime: acordarte: carte rp 3, 227, marnarne : carne 5, 74, intero garte : arte 6, 221, sarvarne: carne 9, 174, cfr. ri 16, 461; 112, 4, ecc. In tr. nessuna traccia di r finale: acresse 4, consejé 4, segnò 5, vegni 5, inte 5, ecc. Cadendo il -r (Z) s'al- lunga la vocale se tonica: ostee rp 8, 31, criidce mu. 67 r, sam Pee 85 v, ecc.
V. 27. Cadde ben presto nella protonlca, ma si conservava intatto nella
8 Parodi,
postonica: viazo rp 2, 33, zoar 8, 141, toagie mu. 19 v, vianda 49, 1. 8, proavi 53, 8, proao 71, 14, proero 76, 44, ali. a provai- 59, 35, su próuM, mentre proa de* 42 rappresenta l'analogia inversa, ^wor 56, 18, paoira poira nm. 16, ecc. ; lavi mu. 65, 40, vescJiovo 68 r, 94 r, ali. a vescìio 94 v, veschi 68 r, ove è da considerare lo sdrucciolo e il susseguirsi di due u, cfr. § 3, ove : nove rp 9, 81, move 9, 157 ecc.; nota Icxia rp 6, 194, vivo. — Come estirpatore d'iato, raro: possevuo mu. 108 v, consevuo 160 r, div. 1475, consevua mu. 161 r, procevuy 220 v, {avolterio 41, 18). — In (7: il vivo uga mu. 33 r. — Il W germanico ò v nel tuttor vivo varda mu. 34, 19, avardavi Ip 9, 16.
N. 28. Frequente la scrizione nn, per rendere il suono faucale »n, cfr. nm. 1 m: ponnan rp 1, 53, imna 3, 3, cfr. una mu. 30 r, 30 v ecc., bonna rp 3, 39. 40. 48. 64 ecc., anche in annima mu. 41, 16. 21; 43, 18, od. aimirna, monneghe div. 1467, innimixi de* 31, mu. 56, 1 ecc., Spinnora tv. 6, stran- ìiie mu. 79, 36, demonnij 80, 13, cfr. § 3. — Di n davanti a labiale, tocca il nm. 1 n. — Per dissimilazione, in l, r; nomeranza rp 6, 81, morimento 5, 71; 9, 195, mu. 46, 6, (noranta mu. 45, 18; 47, 12. 19); callonego 281 r. E caduta per dissimilazione, in Yicencio mu. 106 r, div. 1380, od. Visehsu; men- tre nelle forme di coven covenir rp 3, 190, ps 27, 2, mu. 51, 18; 62, 29; 75, 43; 76. 1, dc^ sempre, è caduta latina. Casi meno sicuri: coviar rp 1, 13, coverti mu. 64, 29, cossollaciom 52, 9, coffessar 55, 15, cojfbrte 58, 47, cof- finiao 198 V, isolati, comezar rp 1, 51; 4, 23; 8, 94, comezamento 8, 296; 9, 199, incomezaiga 9, 110, strezeminto 8, 346, che sarà un errore, come in- cotenenie 5, 58, senza neppur dire di usaza 3, 175, modan 9, 218. Cfr. i casi inversi: sonbranzar rp 1, 55, damaninndo 2, 35, recongerai 3, 260. Per Domenende ann. 47. In loitan loitanna mu. 47, 31; 93. 12, s' aloitanna 83, 33; 88, 2, la caduta del n par dovuta al dittongo precedente, cfr. § 3 e qui nm. 32; e nello stesso modo spiegherei la caduta nei plurali, nm. 48. — Non chiaro il solito n di agni rp, 9, 332, ps 30, 36, de- 29, 30, mu. 40, 18; 42, 22 ecc.
Finale di sdrucciolo originario, par si sentisse ancora nelle 'Rime', cfr. nm. !*• Ili; anche ne' testi più tardi è per lo più scritto, serviludem mu. 41, 11; 59, 13, vergem 45, 32; 46, 3, azem 47, 24; 54, 20, forinen 54, 13, ordem de* 6, mu, 54, 24, termen lo, 33, div. 1470, beatitudem mu. 62, 34; 73, 20, cfr. Moysen ps 36, 36; ma è grafia arcaizzante come mostra terme div. 1479, termi mu. 27 v, e zoveno ::TOveni mu. 61, 36, div. 1466, già ri- costituito sull'analogia del feminile. Scrizioni a rovescio: vergam mu. 14 v, remenbransam 15 r.
C. 29. conduga rp 2, 72, segorar 2, 21, nigum mu. 57, 46; 92, 22, ecc. Curioso agabar mu. 26 v, da *ad- capare, ma è forestiero. — CR: sa- gramento rp 3, 313, ps 28, 42, sagramentnr mu. 57, 9, consegrcy 144 r,
Studj ligufi. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 9
aagrao 41, 13. — Resta dopo AU: podio mu. 47, 30 ecc.; ma. preicar pricar non è chiaro, cfr. nm. 44*".
29''. QV. Per la teoria, vedi § 3; qui rilevo solo Pascila ps 28, 37, che sarà un latinismo, e chesto de* 8, ch'io credo sia per questo, e ho già col- locato fra gli eserapj del nm. 1 e. L'a di dioica ognunca non è originario; ca devesi alla costante proclisia.
G. 30. Non rilevo se non che cognosce conserva sempre il suo g, rp 2, 38; 6, 132. 136 ecc.; per contro, sempre linagio, da linagu: per dissimila- zione, come in kuìiiiseì Per GV: sangonao sangonenta -i mu. 81 r, 274 r; 86, 23, Ig 25, 203.
CE, CI. 31. Caduta antica in zaìii zho nm. 25, pino mu, 54, 36, piaezar piaezando rp 3, 330. 331, rau. 59, 34, che rappresentano l'evoluzione le- gittima di placitu, di fronte al semi francese caitu di ri, od. ccetn: cfr. Rom. XIX 486. Per * frec-ina nm. 6; pei riflessi di facere ecc., nm. Q'S*^.
GÈ, Gì. 32. Iniziale: zermam ps 29, 41, zirà 41, 32, zeme 64, 27, {za- gante nm. 18], ecc. Caduta antica in maistro ecc., inoltre in ceelà seellao mu. 44 r, 171 v, suggellata -to, scello scellerey 153 v, un po' sospetti ; loitan sarà piuttosto da *lonctanu.
T, D. 33. Caduti fra vocali : invio rp 3, 218, caramia 8, 292, meer mu. 164 v mietere, meyva 164 v mieteva, comiao niu.^ 5 r, ingrao mu. 390 r, prestey de* 27 prestiti, scoa div. 1473, scoe 1477 riscuotere; piaezar ecc. nm. 31, refuar rp 8, 224, veelo mu. 24 v , ^3rt/r 213 v, cavear 280 v, chaum; ma conservato per dissimilazione: citde servitue e simili, cfr. maitinaa rp 3, 39 *ma[t]iliti-. — grao 7, 39, conseo ma. 165 v concedo, dai 280 v dadi, raer 300 v, veoa ve- dova 90 r, livio 48, 18, rancee de* 28 rancide; guagni rp 1, 11, guierdon 2, 70 e spesso, conzeuo 6, 181, creenza de* 19, traymenio ps 28, 26, abaia mu. Ì04r, posseyva 147 r, impeijmento 160 v, alapiar 166 v, creente 160 r, faiga 41, 25, marixisse 41, 39, peanne 42, 31, Roam Rodano 240 r. — AV impedisce al solito il digradamento del /, maroto mu. 52, 35; pel •Gabbiamo esempj contradittorii : odo rp 1, 65, odi 3, 136, ps 34, 37, ma. oy mu. 72, 24, ode 50, 6, o'i rp 9, 25 udii, oim 9, 28, ma odi mu. 45. 6, oir rp 1, 44; 2, 12; 3, 141. 143; 7,68, ecc., mu. 79, 13, ali. a odir ps 28, 44, mu. 45, 28, e odirei mu. 45, 27; 46, 7, de* 6, oio oyo oya rp 7, 30; 8, 122, ps 32, 42, mu. 72, 30, e odio ps 34, 31. 45, mu. 40, 3; 43, 28. 40; 46, 11 ; inoltre odando rp 9, 27, mu. 80, 22; [szhoi ri 101, 20, od. coi]; goe rp 8, 185, goer 9, 85, loar mu. 64, 1, loao 66, 8; 72, 3, loan 72, 2. Gli esempj di oir odir ci farebbero propensi a credere che in origine il d permanesse nella postonica, cadesse nella protonica, donde poi un generale congua- gliamento; ma s'oppone cou coi. Gli altri dittonghi non esercitano alcuna azione. — TR, DR: paire maire, lairo e laero div. 1466; quaira mu. 160 r;
10 Parodi,
ma nella protonica: guiarixe rp 8, 306, lavarixe mu. 29 v, amarixe 126 v,. perciirarixe 237 v, albergarixe ib., aitoriarixe 387 r, cantarixe 59, 2, men- tre Vi di lairom rp 6, 101, o di mairinna mu. 281 r, proviene dalla forma con à tonico; - Pero ps 29. 8. 19. 21. 23, mu. 65, 29, e Per ps 29, 13; 30. 46, nm. 41; vreao C, servirixe mu. 29 v, norigamento rp 3, 156, norige mu. 39, 27,. noriva 61, 8, ecc.; probabilm. dexiri rp 3, 33, dexirava 1, 63. Ma cedro mu. 43,, 35. 36 non è indigeno. — NT: brondoravam mu. 28 v, in protonica. Qui ricorderò anche TM: rissmar mu. 52, 6, rixma rismae 52, 38; 89, 40. — Si notino pure: per D' T, seto .57, 18, asetar ecc., v. less. ; B' T. dotasse mu. 48, 28, dotava 60, 15, esempj che indicano come si deva incendere la norma po- sta dal Picchia Arch. II 325 sg., in nota; P' T, creta rp 3, 120; cadcUa mu. 69, 43, non indigeno; D' C sozo -a rp 3, 218; 5, 71, ma ct'r. Schuchardt, Ro- man, etym, I 43 e passim.
P. 34. Se interno, le stesse condizioni che pel v. In a lo bostuto de* 25 è forse commistione con bis-. — PR: avrir ps 35, 12; 66, 21, avrì 64, 26, levroso ps 28, 7, dessovra mu. 59, 28.
B. 35. Come P. Noto revellava mu. 186 r ribellava, trivolli ib., cobear QQ>, 6, ali. a covey 63, 33. Dopo consonante, par passato in u, nell'isolato xorver rp 7, 123 sorbire, se è esatto: oggi siirbì. — RR: envria rp 7, 183,. envrio mu. 68, 36, ep. 358, envrieza. 358.
36. 11 nesso CT. — Già in rp s'oscilla: aspeile rp 9, 86: delecte, aspeta 9, 321: sospeta; noyte ps 30, 7, raro note 35, 37; di solito in in il, ma fruito ps 27, 8, mu. 43, 25 ali. a fritto 43, 39, conduyto ps 27, 6. Per rp tuttavia attribuiremo l'oscillamento al copista. Si noti che l'i cade sola nella formola -ect- e non già nelle formolo -ect- -Tct-, cioè in -iéit- e non in -éit-, od. aspftu, ma stre'itu, Rom. XIX 485. — NCT : saynta satiynta ps 27, 5; 28, 38, saincti mu. 134 v, 2^oi>ìto rp 9, 228, ointi mu. 125 r unti, zointe 76j 32, conzointi 94, 4; ma zonta rp 6, 54, ponto 6, 229, santo spesso.
S. 37. Tra vocali digrada in s\ ma non dopo AV: cosse: ose rp 3, 65 ecc.» nm. l'' I. Rimane anche in coci, od. limi, vedi 'Avverbj'. — Davanti / è di regola i: Genoeixi: preisi rp 1, 55, e numerosi esempj potrebbero trarsi da ri; vergognoxi mu. 52, 36, lacrimoxi ib., aventuroxi 56, 13; 58, lì,. coveoxi 60, 28, precioxi 60, 29, inffoxi 60, 32, orgoioxi 66, 32, conffuxi 68,. 26, incluxi 73, 2, divixi 74, 15, preixi 54, 32, vixitar 53, 2, vivo, dexiri 59, .5, nm. 33, muxicha 59, 2; 60, 40, vivo, dispoxiciom 67, 37, fixicianìia 71,. 45, ftxichi SS, 30, vivo, come propoxito 81, 23 e caa^i dc^ 47, (donde poi il sng. kazu), e quaxi, frequento. — Un s prostetico in storbee mu. 88, 18, oggi sturbiti, sprecioso ps 28, 9, sgotava 31, 24; per stramontar mu. 23 v, strapassara ps 32, 38, strapasay de' 34, nm. 94, — Infine noterò un caso di se, dissimilato in s: Sansiom Ascensione, od. Sansuh, cfr. nmm. 17, .39.
Studj liguri, § 2. Spoglio fonet. e inori', 11
Accidenti generali,
38. Epentesi di e, libero rp 8, 399, mu. 38, 1; 41, 4, ecc., leveroso 58 v, ali. a levroso 59 r, soveram 83, 18, cfr. sovaranna nm, 17; - di n, lenger rp 3, 139, lengermnenti de- 14, zinzanie dc^ 39, deslengoa mu. 57, 51 (cfr. rit. sdilinquirsi), sempre vivi; per scambio col prefisso in-, ensir insir, in- (jiiar, envrio; -di r, incrosto rp 7, 178, cfr. l'it. inchiostro, caristria mu. 11 r, sam Sistro 219 v, più volte, refrittorio 282 v; - vernardA mu.^ 1 v, 4 r, saia un errore (cfr. l'od, venardi rp 9, 17. 53, mu.^ 2 r, 6 r).
39. Aferesi d'a: guza'ì mu. 57, 40, Sansioìn nm. 37; - di e, temitele mu. 66, 16. 20; 95, 12, loquencia 61, 7, piffania 270 r; - d'una sillaba, fermarla mu. 275 r, cfr. § 1 A nm. 53.
40. Sincope di vocale: ovra 2, 20; 3, 215; 6, 128 ecc., ermito -iti mu. 133 r, 171 r, sempre vivo, (vraxe mu.^ 3 v, 6 r, arcordando arcorde arcordao div. 1469, 1474), ìTiesmo mu.^ 1 v; 39, 32; 85, 29. 31, meysmo ps 28, 10, nm. 44\ santismo mu, 38 v, sapientismo 43 r, disnar rp 7, 97, ps 28, 10, sempre vivo; inoltre in verrà terrà porrà vorrà varrà parrà morrà, ecc., nm. 60. Probabili errori: Yenciaìi rp 1, 50. 67, tenbroso rp 8, 385, ancresmento 9, 197, — Perla caduta di r, nm. 26; di n, nm. 28.
41. Apocope. Per le questioni, non poche né lievi, che suscita l'apocope di vocali nel genovese, è da vedere il § 3; qui mi limito a raccogliere i fatti. Dopo n cadono tutte le vocali, tranne a; dopo r, tranne a ed inoltre 7, ossia i romanzo, cfr. anche § 1 A nm. 12. Notevole guari rp 3, 321, ecc., nm. 44, ma for rp 1, 36, ecc., dovrà attribuirsi a fonetica sintattica, cfr. for forse, for che mu. 295 r forse che. In paire maire persiste V e, perchè era preceduto originariamente da tr; per frai nm. 2n.; Per Pietro, ali. a Pero, nm. 33, e cosi -derer, rp 8, 93; 9, 304, paiono da spiegare come for. Gli aggettivi parossitoni di 2.^ perdevano V-u: car rp 4, 1; 9, 79, avar 7, 33, dar mu. 61, 25, fer rp 7, 108, mu. 80, 18, plurale 86, 21, soì- solo, rp
2, 59; 8, 208, del 40, mu. 66, 4, dur rp 5, 95, segur 9, 234, dc^ 18, mu. 71, 27, ali. al plur. segur i dc^ 10, mu. 54, 6; 64, 3, sperzur rp 6, 59; ora, sul plurale e il femminile, kàu, féu, ecc. Nei sostantivi, identiche condizioni, ma queste di solito si mantengono nell'od. dialetto: cel rp 7, 140, mu. 02, 14, od. sf, Pero e Per, od. Péli e San Pe~, veir mu. 222 v, od. dave'j, davvero, cor .33 V cuojo, sor 44 r suolo, par 44, 19 pajo, od. pia, e par 65, 37 palo, zer 60, 11, (ora s'éu), agur, vedi G: però oro rp 3, 25, mu. 64, 3. 27; 65, 44; 77, 18, thessoro tesoru rp 3, 26, mu. 70, 12; 71, 2; 79, 2, ecc., od. óu, tres'óu, sam Poro 41, 11. La caduta dell'^ è generale nei parossitoni di 3.^: lear rp
3, 244, plur, 7, 171, par 7, 138, mortar 7, 144, vii 8, 262, mu. 74, 12, plur. 63, 38; 80, 2, ecc., cruder 51, 30; mar 39, 9 mare, moier 44, 22, od. murlà,
12 Parodi,
ma, mugé. — Nei proparossitoni 1' oscillamento è maggiore e più diflicile a spiegare. L'è cadde sempre negli aggettivi in -eive, proffeieioer mu. 51, 24, semegieiver 51, 8, desemegieioi 54, 2, seyvi 51, 41, parlicipeiver 56, 10, raxoneiver 58, 7, dellecteioer 60, 11, aveneiver 62, 37; 86, 31, maneiver 62,
38, piaxeiver 63, 27, covegneiver 64, 4, convegneivi 78, 9, ecc.,- serie quasi completamente scomparsa; in -abile afabel de- 11, intend.aber mu. 51, 18. 39, dwaber 52, 28, muabei- 61, 30, staber 87, 38; in -ibi le, orribel rp 5, 81, ps 30, 38, mu. 60, 12, terribel(e) rp 5, 82, senssiber, plur., mu. 51, 23. 38, possiber 93, 19; in -ile, z<^e^ rp 6, 166, plur., e 9, 316, sng., ?</er mu. 204 v, sng., 389 r, plur., de* 44, hiimel rp 6, 253, plur., ali. ad humeri mu. 179 v, deber 52, 12; 312 v; nober 48, 25, plur., 51, 41; 76, 6, sng. La lingua letteraria ha trionfato di tutti. Ma nei sostantivi proparossitoni di 2.^ l'incertezza è glande: datari mu. 231 y; .scandaro rp 6, 82; angero mu. 42, 18; 43, 13; 47, 36, angeli ps 32, 9, mu. 38, 6; 40, 19. 20, ma anger mu. 66, 34; asperi mu. 257 V aspidi; vespero 53 r, vesporo 80 v, 203 r, ma vespo 85 r, 293 v; 44, 35; zenero 46 a"", 117 v, zener 117v, due volte; apostoro spessissimo in mu., ma aposto 177 r; arbore 170 r, erboro 40, 15. 24; 42, 27, erbori 39, 10; 40, 12, ma erbo 40, 14; diavoro rp 8, 246, diavollo mu. 255 v, ma dÀavo
39, 37; 40, 25. 39; 41, 17; discipo 290 r; consoro tr. 4; folguro mu. 174 v, follgori 200 r; marmar o 224 v, marmori 176 r, 224 v; martori 203 v; p«-i- goro rp 8, 105. 275. 396, perigo dc^ 17, mu. 55, 30; 63, 30, jìerigi 54, 33; 71, 14; lìovol ps 33, 27; 34, 5, povo tr. 4, 5, 6, mu. 51, 33; 56, 14, ecc. — Infine: zener cener rp 9, 307, mu. 173 r, 241 r, cene 43 v cenere, ora senie; piover povre nni. 24, ova. pùoie. 41.'' U -i( d'uscita, in iato originario con e tonica, cade, e la vocale rimasta scoperta s'allunga: e io nm. 50, De Dee rp 1, 58; 2, 5. 16, ecc., mu. 39, 2, ecc., me mee Ip 1, 4. 30, mu. 41, 29; 48, 38, re rp 2, 32. 56, allato a un letterario reu 8, 113, Berthome nm. 16, Sani Mathee mu. 42 r, 172 v, Thadee 196 r, Sam Trope 170 v. Il fenomeno si compiè prima che si fognassero iM e il d, cfr. axéo od. azóio, e qui sotto -ée. — Cade anche -i, dopo é, ò\ u, sia o no antico l'iato, e la tonica s' al- lunga: me rp 9, 11, mu. 53, 35, ali. a mei rp 9, 90, mu. 52, 27 e sempre in Ip, pee ali. a pei nm. 48, re rp 8, 203 rei, e cosi zue farise ali. a farixey nm. 48, le nm. 50, ali. a lei ip, tó tieni nmm. l'M, 68'' 15, ve vieni, forse anche de rp 8, 88 devi [ri 12, 490, cfr. vei 16, 172, in rima con me, e quindi da leggersi ve]; pei futuri odire avere nm. 00; e sei, nm. V> 1, ali. ad ei nm. 68'^ 1, se cento mu. 45, 4. 14. 17 [se ioì-ni ri 14, 220]. In Ip la caduta dell'? dopo é non appare; in rp (e ri) doveva esser mono frequente che nel ms. Nel nu- merale tréi, nelle forme verbali lezéi menci e simili, nm. 3, fu impedita dal- l'analogia di altre forme, e cosi dicasi dei futuri ave)-éi ecc., ma cfr. nm. 44''. Dopo ci': vo rp 9, 61 vuoi, vota? mu. 272 v, di solito voi nm. 6S'' 10. [noi, ecc.,
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 13
nm. 48, toi soi, nm. 51 ; dopo ù': atru rp 3, 71. 172, ali. ad atrui 3, 166. 201. 268. — Anche e cade dopo é, ma la tonica, a quanto pare, resta breve : fé fede nm. P I, ve vede, de deve nm. P I, 68'' 13. E però più probabile si tratti di veri troncamenti, come sono in italiano città, fé; ere sarebbe allora re- golare, e cosi see, nm. 7. Ma re re, nmm. l''!, 47, forse da *rée, abbreviato nel nesso re de. In tree rp 6, 26, femminile di tres, l'iato è originario, quindi forse la pronunzia era trcee, e V-e rimase, come segno del femminile, al modo stesso che V-i nel masch. tréi; oggi trce tre'j. — Mena importanti: quax tuto rp 2, 23, certo erroneo, tu rp 6, 50, mu. 57, 5; 96, 29 'tutto', aotom 57, 44, fran- cesismo, loham de Meom 50, 20, cfr. l'od. G'uan, dovuto a fonetica sintattica.
42. Metatesi. Anzitutto di r: spraver mu. 99 r, acc. a sparve rp 3, 56, frevor rp 4, 59, mu. 201 v, frevente 218 v, 240 v, crovo 211 r, 277 v, ali. a corvo, od. króu, grilanda 115v, tromento 233 v, 273 r, tromentao 120 v. Sarà Trope nm. 41'', destrobar 185 v disturbare, irond 44, 35 tornò, tronai 11 v^ ma altrove sempre tornava e simili;- craston 29 v, crastao 185 v, crava 309 v, freve73, 18, freoar 99 v, intrege lo, 46, ali. a integro rp 3, 19, integramente 6, 245, ^rea rp 8, 304, tutti sopravissuti, crastd, pria, ecc; ma sempre dvri rp 3, 86, avrl mu. 11 r, havrise div. 1476, e avri mu. 203 r 'aprile', oggi arvl' per l'uno e per l'altro;- tipo meno comune: burtessi (?) mu. 99 r brutture, sj'^er- cioxi 125 r, spermessar C, scorsi C, pordomo -i 72, 3; 82, 34, ecc. — Di 5: d.espoto mu. 32 r 'deposto', e più curioso egispiaim mu. 9 v, llv; 4.5, 26. — Di n, solo apparente. Nella 3^ pi. di verbi uniti con enclitiche, passa dal- l'uscita del verbo all'uscita del vocabolo; certo perchè si parte dal singo- lare, cedendo all'illusione che esso formi un tutto coU'enclitica, e che la desinenza propria del numero vada collocata in fine di tale complesso : disse-li-m 53 v, 82 r 'gli dissero', su disse-li, misse-la-m 85 r 'la misero', ocivalem 47, 27 per ocievan-le, partissem 23 r per partin-sse. Dello stesso ge- nere è guielam ri 17, 11, non bene spiegato in ann. 43; cfr. .§ 3 e l'odierno dév'-fsah per devah-ese devono essere. E come un caso d'incorporamento. Pare erroneo trenssella mu. 245 r per trassen-la. — Metatesi d'un' intera sil- laba: ìnazagem mu. llr, ali. a rnagazem, — Di grado fra due consonanti: rnbito 223 v, rabita 276 v, e rabita ripida ho udito anch'io da qualche vecchio.
44. Effetti d'un i finale e attrazione. E notevole che rp si accosta ai dia- letti lombardo-veneti, per l'azione esercitata da un -i d'uscita sull' e tonico^ anzitutto nella desinenza -enti: ordenaminti rp 3, 154, entregaminti 3, 271» spesaininti 3, 314, siibitaminti 5, 55, greveminti 6, 155, primeraminti 8, 15, spccialminti 8, 25. 398, fermaminti 8, 68, saviaminti 8, 71. 128, ali. a non pochi in -enti, 3, 315; 8, 140. 320. 359, ecc. Sostantivi: conmoveminti 8, 7 {•.venti), strezemìnto 8, 346 {-.vento), certo erroneo, ma pur significativo. Inoltre: farisi 3, 72, in rima con prendesi, che ha allato faresi 8, 387, in
14 Parodi,
rima con 'paresi, ma anche averisi 8, 160 (: avesi). Non chiaro e non sicuro lingni 7, 197, ali. a lengni 8, 77; meno ancora deifisi 8, 290, in rima con bachanesi. Il fut. navegeri 8,231 (: averei) par confermato da averi mu.^ 2 r, e nota pure speri rp 8, 48 speriate; inoltre nram. 57, 61. D'altro genere sa- rebbero orie 8, 300, che rima con meravie, apariemose 8, 187, ma saranno errori, cfr. oreie 8, 414, ecc. I fatti raccolti fin qui non dubito sieno da attribuirsi al copista di rp, o meglio alla varietà dialettale cui egli appar- teneva, e un piccolo riscontro abbiam trovato anche in mu.^; cosicché pos- siamo con molta verosimiglianza concludere, che qualche parte della Li- guria si accostava per l'estensione dei fenomeni metafonetici ai dialetti lombardi. Se anche in certi altri fatti sia da vedere l'azione dell' i finale, è anche più dubbio. Alludo alle seconde persone dei perfetti di dare fare, ecc., faisti rp 6, 53 (loisti), faesti 6, 170 {-.consentisti), fisti 6, 80, ofendisti 6, 155 {•.devesti), caisti 6, 71 {: f alisti). Qui la rima impedisce di solito di pensare ad alterazioni degli amanuensi, e s'aggiunge che anche ri conserva traccie de' medesimi fatti: daesti 1, 38, in rima con enxisti, e 56, 121, in rima con vestisti, faesse 126, 15, in rima con falisse, ali. a faesse 43, 83 {-.morese), 75, 47 (-.sostenese), fessi 82, 15 (lofenderesi). E v' è di più, che le forme posteriori feisti deisti treisti, nm. 6S^\ accennano propriamente a faisti, an- ziché a faesti e simili, nm. 16. Sorge quindi spontanea la domanda: siffatte seconde persone di perfetto dovettero il passaggio dell' e tonico in i alla metafonesi o a qualche fenomeno d'analogia? Nel primo caso converrebbe ammettere che la forma con (?' sia schiettamente genovese, la forma con i invece provinciale, e solo col tempo riuscisse a sopraff"are anche in Genova il riflesso primitivo. Qualche aiuto verrebbe da un dei testi lombardi del Salvioni, A, Arch. XIV 217, nm. 1. Cfr. per la seconda ipotesi il nm. 59. — Attrazione. L'i di plurale si risentì nella sillaba tonica dei nomi in -no -ne: main boin, da *7naini *buini: se la vocale accentata era e, u, Vi fu come as- sorbito dalla nasale, ben beni, arcum alcuni; tuttavia ho beim de* 17, alcuim div. 1466, due casi che non so quanto valgano. L' i fu attratto, pur rima- nendo anche all'uscita, nei nomi in -ante -ande: il noto fainti, mercanjnti de' 5, graindi mu. 42, 24; 82, 4, graym 91, 15, onde per analogia anche i fem. pi. grainde mu. 95r ; 66, 28, oA, grehde, tainte 118 r, quainte 16 r, cfr. nm. 48. Sul sg. spainto mu. 3 v, 60 v, spainta rp 7, 136 (sebben qui da leggere spanta), più tardi spuento, deve avere influito anche l'analogia di sainto ecc. D'altro genere: goairi mu. 113 r [cfr. ri 132, 6J, od. guce'i, nm. 41 , coirate 1 13 r, cuojai, feirar 22 v feriare, feiram 288 v; cfr. mainerà, camairera nm. 4. In moire Ig 17, 20 muojo, se esatto, è da veder l'azione del cong. moira. Per raina rana, da *ranea, nm. 2. — Cito ancora, per abondanza: spregssa ps 36, 26, che può esser puramente ortografico, per sprrsa, ma può anche
Studj liguri § 2. Spoglio fonet. e morfol. 15
offrirci un esempio di i svoltosi da s, come in scesu, di qualche varietà ligure; tuite or rp 8, 274, che è certo un errore, nonostante le analogie straniere. 44.'' Contrazione e simili. Nella desinenza -ài de' verbi di H con., seguiti da enclitica, Y-l può cadere, sebbene le influenze analogiche lo abbiano poi ristabilito ovunque. La caduta è anteriore alla fusione in dittongo di -ài. Es.: trala rp 3, 220, per 'traggi-la' {tra-me ri 6, 108 traggimi], percasàve rp 8, 15 {-.nave), ^qv percazài-ve, pensave 8, 50 [cfr. ri 71, 41 e 42], che demanda-voi? mu. 66 r, che porta-voi 70 v, ve conturba-voi? 74 v, anda-voiì 102 V, 167 r; 86, 16, che fa-voi? 104 v, ossa-voi? 106 v, ve lamenta-voi? 130 V, nega-voi'i 152 v, ali. a demandai/ -voi ? 85 v, ve maravegiai voi? 89 r, ecc. Dubbi assa rp 8, 155, zama 8, 335. Anche qualche esempio della caduta nella desinenza -ei: ve-ve mu. 39, 43 'vedete-vi', se è esatto, se-voi nm. 68*^ 1. Gfr. § 3. Sono in fondo dello stesso genere: ocirlo per ocierlo mu. 47, 39, ocirà per oderà 41, 20, ocirea 18 v condune Ip 3, 41, Ig 9, 81, per condùe-ne condurci, conduceteci, ztcxe mu. 85, 29. 42, per znexe iayró pr. 57, 3, per aieró aiuterò]. — Nella contrazione di ee, ei non tutto è chiaro. Non popolare tu prichi mu. 252 v, pricar rp 3, 348, pricaor 7, 78, pricazion •6, 139, con ei mutato in i, mentre forse dovrebbe rimanere; ma si potrebbe supporre, pensando alla forma pre'iche ri 6, 110 (: drite), che Ve cadesse davanti ad un i originario, atono e in iato. Gfr. XII 423, XIV 218, nm. 6. E in modo simile, nei composti benixirte mu. 48, 12, benixi 49, 10, benixio 48, 39, tu binixi mu. 49, 9, marixisse 41, 39, marixom 48, 20, ove si potrebbe attendere beneizir ecc. (cfr. meizina, àdreitil'a); oggi solo il cong. bentf/e. Infine citar rp 8, 281, zitavi Ip 9, 15, zitassi mu. 53, 18, può esser nuovam. estratto da zeta mu. 53, 30; ma questo sarà da pronunciar s'fia come da *s'ieita, mentre il sostant. od. superstite s'è tu gettito, sarà a sua volta rifatto su s'ita. Normale sembra la contrazione di ee atono in Freyrigo de- 2, mu. 184 r [cfr. ri 127, 32], meixina less., vivo, e non è caso molto diverso da ne in ui, Poiste div. 1472 'Podestà', Poistarie 1470, 1471. Nei verbi si oscilla: veirà proveirà da veerà, sebbene possa esser rifatto su veivavei; creerò cree- ram su creo creer, allato a creirarn; concerà mu. 151 v, per conseerà conce- pirà, proceessem mu. 75, 43, su conceer proceer e simili. Per ìnegstno ps 28, 10. 42, cfr. spreyssa, nm. 44? — Di ae ai toccammo al nm. 2; ae si contrae normalmente in ce, ma passò prima per aiì II solito aire, che rima con jjmre ecc., e la desinenza -aigu da -àfdjegu, saloaigu ecc., inducono a risposta af- fermativa, per ae interno con accento suU'a; e Ve sarebbe passato in i, quando le due vocali erano ancora divise da un iato. Curioso aglio mu. 168 r, per àelu 'egli ha'. Invece aé ed -àe d'uscita non subirono altra modificazione, che di unirsi insieme sempre più strettamente; e ad essi s'accostò a poco a poco, ma certo in tempo posteriore all'Anonimo, anche ài interno ed ài
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d'uscita; cfr. le scrizioni paere ecc., nm. 2, che rappresentano la fase in- termedia, tuttora viva nei dintorni di Genova. — 11 trittongo uei in ui, tardi : poi potere, poiurt ecc., div. 1467, 1472, nm. 68*^ 9. — Una vera contrazione è quella di aa in «, guagni rp 1, 11, vivo, e di -ii in -7: vi mu. 53, .39 vidi, e cosi sempre. La lunghezza dell'i risulta dalla rima: sepelii ri 12, 566: voi di(r), cioè dì, consenti 79, 135 'consentii': vi 'vidi '; mentre -ì" rima solo con -i, vi 12, 186. 648; 16, 74; 49, 357. 361; 56, 97, ecc.; rp 3, 294; 8, 424; 9 45. 53. [Un -ie in 7: se De v' ay ri 45, 61, in rima con di dite]. — Per -jo- in -/, nm. 19; per GV, nm. 30.
44°. Scambio di prefìssi e suffissi. Oltre i casi già citati qua e là: af- fiamao mu. 61, 18; perfondo rp 4, 8; 5, 21, perposo 9, 85 proposto, per- curao mu. 86 v 'procuratore'; preco.zàr 8, 192; 9, 200, ^rewemV rp 8, 188 per- venire; disvolgaa mu. 86 v, e per contro deihavao 81 v; reposta 97 r, 144 r, vivo nel contado, ma il s potè cadere per dissimilazione, cfr. resposo 175 v; e citerò anche recreseagi 42, 22, invece dell'od. rinkreèe, cfi*. incresse 42,. 35, regracià 44, 36, invece dell'od. ringr., remendar 95 v emendare; secorr& 51, 32. — cimitorio mu. 211 v 3 volte, 213 r.
d. Morfologia.
Flessione nominale.
45. Metaplasmi. I. Di maschili della terza alla seconda: arhoro er- boro, folguro, marmaro, vespero, nm. 41, fola rp 2, 39; 3, 333, in rima con molo, grando 3, 59, es. unico, calexo ps 28, 41 ; 31, 7, pontifficho 33, 35. 44, teresto mu. 83 v, sorffano 170 v, 171 v, 257 r, ali. a sorfane nm. 20, sam demento 223 v, ali. a Clemente, e elemento 165 v, due volte, ramo 224 v, sempre vivo, abao 259 v, oggi solo in Mese Labòiv, hereo 41 v, 116 v, sacerdoto 4", 15, anoffanto nm. 17, dollento dolento mu. 59, 32, Ig 6, 2 [dolenta ps 33, 17, Ig 15, 27] ; inoltre ermito nm. 40. Ma sempre veraxe contro l'od. viàhi, e per contro fumo rp 9, 44, con- tro l'od. fìime. ~ Es. a sé, Sam Luco mu. 55 r, 57 r, vivo nel nome d'una via. — li. Di fem. della terza alla prima: sea sete nm. 7, ali. a see, progenia mu. 24 v, parea 135 v 'paréte', due volte, fornaxa 170 v, vivo, sorta 201 v, voxia 200 v 'fama', noriza 53, 41, forestiero, cri«- dera ps 31, 4, mu. 55, 8, comunna mu. 61, 6; 75, 49; notisi pure: la dia 'il dì' Ig 21, 8. 20. Sempre in -e il fem. plur. di 3*: famolente rp 6, 142, tremolente Q, 143, ecc. — Si ricordi ancora: malvaxe, sem- pre, tranne un malvaxo ps 35. 33; e dalla 5"* declinazione, iacia mu. 170 V, vivo, gasa.
StQclj liguri. § 2. Spog-lio fonet. e morfei. 17
Un nuovo singolare di fui ó fiae fiay ps 31, 7. 19; 32, 12, mu. 89, 8, dovuto sia all'epitesi di -e, resa più facile dall'analogia di citàe e si- mili, sia all'estensione del plurale. Ma la seconda ipotesi non conviene a stràe stray mu. 105 r, 231 r, che fu nel sec. XVI strè; cfr. § 1 nm. 48, 0 § 3. — Per -ities, nm. 8.
46. Cambiamento di genere: la ventre rp 7, 87; 9, 300, la fel 8, 319, la barri mu. 30 v, vivo, vestimenta 52, 28, pr. 97, 8, ecc. ; masch. tribic C. Dal neutro plurale: castele rp 1, 33, arme 8, 34, iazengne 8,328, testemonnie testimonnie mu. 68 r 'testimoni', miracolle 151 r, nieire 314 v, osse 39, 42, legne 47, 35, come 47, 40, mure 54, 6, con- fjìnnie 55, 4. 38, frule 63, 21, tnenòre 75, 13; 76, 37, ali. a menbri
76, 33, in parte vivi ; anche fastidie 386 v. Ma con V-a conservato, e talvolta in sembianza di fémm. sng. : monta via rp 2 , 1 , pusor via 3, 210; 8, 82, quatro o cinque via 7, 126, spesa via 8, 270, doa fia mu. 278 r, trea fìa 216 r, ali. a trea fiae 62 v, quanta via rp 6, 214, quanta fìa o fìaa mu. 54, 29. 31, trea vota VÒ2v,puzoi volta div. 1475, cento miia rp 1, 28, vivo, doa tanta mu. 22 v, 98 v, per doa tanta tempo 46 V, trea tanta 46 r, pu de doze tanta cha 164 v.
47. Casi. Mi pajono due nominativi rei dc^ 4, 12, 19 ecc., dc^ 1, 5, 6, ps 31, 27, mu. 71, 12, ali. a re nmm. l'^ 1, 41"^, e ley lei mu. 57, 27; 59, 14; 69, 3, ali. a leze ps 34, 19; 60, 23, ecc., nm. 17. Permane il s del genitivo in niartesdi mu. 59 r, ora ììidtesdi, su cui lunesdi mu. 58 v, vivo.
48. Plurali. L' -i desinenziale dei plurali in -ai -oi, ecc., è studiato nel § 3; qui basti dire che cotali forme non presuppongono affatto la caduta d'un r intervocalico. L'oscillazione fra -dr -ór (cioè -iir) e -di -ài (cioè -là) diminuisce dai testi più antichi ai più recenti, perché V -i si estende; invece per -e'i -ó'i -ù'i il moderno dialetto non co- nosce che le forme prive di desinenza, -e~, ecc., ma queste devono essere, secondo il nm. 4P, una nuova riduzione fonetica di quelle col- ^-^■ ricostituito, che troviamo ancora nel sec. XV: fìdey mu. 128 r, 148 V, 166 r, allato a vertadee 220 r, overer 56, 16, cavaller 71, 22, cel 74, 34; fìioi 44, 23; 72, 32, ali. a fìjor 62, 8, cor 58, 46; 67, 7;
77, 16, ecc.; muy 53 r muli. La desinenza scomparve per ragioni fo- netiche anche in pe pee rp 1, 57, mu. 41, 39; 81, 41; 97, 3, re rei 82, 27; 83, 30, Zue ps 28, 28. 36; 36, 28, ecc., Ig 18, 36; 20, 11. 48, ecc., ali. a pei Ig 4, 63; 5, 62, farixey ps 36, 28, che sono però abbastanza rari, tranne in Ip, che conserva sempre intatto V-i finale, nm. 41''. In questo testo, e fors' anche in ps, Ig, sarà un carattere provinciale. — L'oscillazione è pur continua fra -an e -am, -on e -oin (cioè -un ecc.), sebbene a poco a poco le forme con -i internato trion-
Archivio glottol. ital., XV. 2
18 Parodi,
fino di quelle uguali al singolare, che io credo conservate per analogia dei tipi in -r. Notisi che non può trattarsi di semplice scrizione eti- mologica, perchè è escluso dalla rima: sng. fornicatiom ri 14, 317: cinque ieneraciom ; sng. san 60, 29 : man plur. ; fani rp 6, 174 : faozi Crìstiam, cfr. 3, 290, ecc. — Plurali con -n caduto, probabilmente provinciali : rasoi rp 9, 186, dubbio, bastoy ps 35, 8, raxoe mu.^ 2 v, 3 r, mae mani 6 r, anche un mai mu. 37 r ; cfr. nm. 28, ann. 48. — Dell' -i internato di fainti graindi ho già accennato, nm. 44, che lo credo normale. Esso non appare oggidì che in questi due casi, poi- ché è rimasta preponderante l'attrazione del singolare; ma per gli antichi testi non si tratterà di grafìe etimologiche? Ci inducono a sospettarlo e le grafie come mercaninti dc^ 5, ecc., e le rime: comandi ri 14, 234: grandi (cioè graindi'?), canti 16, 388: pianti (cioè piaintiì od. centi), cfr. rp 7, 173; 8, 125; 9, 245; forse anche monte (ms. monto) ri 16, 78: pointe, cfr. 134, 371. Notisi che pianti è sempre scritto senza Vi propagginato, e che V -i- è sovente omesso, anche nei riflessi di NCT, cfr. nm. 36. Analogico grainde pr. 25, 4, quainte mu. 46, 12. — I plur. amhaxoy ecc., nm. 16, mostrano la caduta di a davanti al dit- tongo nuovamente formatosi, anhas{a)vn da ahbasaùi^ onde il tipo od. halwéj (ballatoi) pianerottoli, con -icèj svoltosi da -to'i, tipo già rap- presentato, nonostante la strana ortografia, da coìifessaoi ecc., nm. 15. La somiglianza del singolare, in -ów, di anbasòw, da anbasaù, e di azòto, da azèu, nm. 15, portò ad uguagliare i plurali, onde gameaoi, ecc., ib. — Plurali in -ci, ann. 48: oltre ad amixi, inimixi, sempre vivi, ho ancora: Grexi mu. 51, 31; 91, 2, antixi 64, 7, mexi 86, 5, monnexi 104 r, 276 v, canonexi 274 v. — Restano : li proffecta mu. 133 r, 202 r, li Evangelista 46, 9, li doi turista div. 1476; ma legiste decretaliste profete, ecc., pr. 8, 9. 10; 87, 38. Infine zoi rp 9, 219 o non esatto o non indigeno. Cfr. nm. 56.
49. Articolo: lo li, la le, anche davanti a vocale, li atri rp 6, 163; 7, 111, {l amixi S, 241), le atre 7, 194; davanti avocale, anche iogi 3, 86, i atri 7, 19, forma schiettissima e la sola vìva, anche davanti a consonante, sebbene bandita, per influenza letteraria, dagli altri testi meno antichi ^ — Metto qui: lombrissallo bellico mu. 171 r, lamo amo 318 v, vivo.
' hiccrto a morte pr. 12, 17, inamora-o 42, 7. Con preposizioni, sempre de lo, da lo, in lo, ecc., {da ra ri 39, 79, cfr. 131, 20; 133, 10; 138, 71, ecc.]; plur. de li, da li, in li, [ma son da notare, in ri, dei atri 12, 120; 45, 69; 49, 234, da i enemixi 71, 44, en i atri 46, 79, ecc.]. Si direbbe che la caduta sia cominciata davanti a vocale, per via di li, rj-, j- (se non si voglia
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfei. 19
50. Pronome personale: e io, die far-éì mu.^ 3 v, cfr. pr. 44, 31. 32, donee 36 v, 300 r, soae desso 60 r, ^-terche e no te possee aora seguir ? 62 r; cfr. § 3. — Ui, che demandi tuì 43, 1, ecc.; enclitico in e tuì rp 0, 41, mu. 53, 42, cfr. fae-toì pr. 42, 2, e § 3. Anche gli obliqui enfatici w«, ti servono già come soggetto : mi e ine fijo mu. 47, 29, mi lo seguiva 296 v, toa maire e mi 42, 28 ; ti sempre te consumi rp 3, 167, ti mesmo ps 29, 6, tu serai marcito, ti e tuta la toa semensa mu. 41, 35, ti chi eri cum noi 56, 3; sempre comò mi^ corno ti. — Pel plurale, oltre un no rp 8, 232, rileverò vo, che è talvolta encli- tico: no savèivoì mu. 87 r, corno crereivoì 130 r, cfr. § 3; e il fre- quente 0, rp 8, 10. 14. 32. 142, Ip 1, 8, e fuor di verso mu^ 2 r, 2v, 3 r, 4 V, dc^ 36, ecc. — Obliqui: mi ti^ enfatici; me te; ne ci, ve vi.
Terza persona: elo elio rp 8, 375; 9, 113. 115, ps 29, 8, mu. 40, 34, 35, ecc., e neutro: elio e tempo ps 29, 36, ecc.; isolato sili mu. 47, 18 ^; che fin el a rp 9, 314, unde el e to frac AheU mu. 42, 12, e neutro rp 3, 138. 209; unde lo va rp 5, 70, lo deia 6, 3, lo no a
7, 28. 33, cfr. mu. 55, 19, ecc., e neutro rp 9, 181, ecc. ; se l e bon rp 9, 148, e neutro 7, 65; 9, 257, mu. 58, 29; o fo mu. 45, 7; 57, 11, ecc., neutro 62, 10. 29, ecc.: questa è la sola forma oggi usata davanti a consonante. — Obliqui: accus. lo V, rp 9, 127. 205. 303, ecc., in enclisi; altrimenti lui: contra lui rp 9, 35, mu. 55, 20; de elio mu. 39, 41 ; in elio 39, 38; a lui, in lui, ape de lui rp 3, 62 ; 6, 204, mu. 62, 12, ecc. ; ma vedi più sotto le confusioni di lui con si. Pel dativo atono, nm. 50^.
eia ella rp 2, 55, mu. 44, 21, ecc. ; de chi el e rp 4, 56, el e reina Ip 4,
8, e^ e porto A, Q; la no sea rp 3, 338, la sea Ip 4, 26, coyno la pò mu. 78, 14, ecc.; Ve la reina rp 8, 308, oggi a l' e' a regina; a no sera rp 3, 339, quelli che a voi inganar mu. 58, 40, e cosi 61, 9; 62, 35; 70, 24, ecc., sola forma adoperata oggidì davanti a consonante. Obliquo: se o no la pò mendar mu. 74, 20; [^prega lid ri 12, 153]; coni ella ps 33, 4, in ella 35, 28, de ella 35, 29; de lui, da lui rp 2, 58, mu. 60, 39, cfr. ri 12, 262. 468; 39, 150. 155; 79, 42.
Altro pronome di numero singolare , ma d' ambi i generi, è lei le. In origine sarà stato femminile, come lui maschile, ma presto invasero scambievolmente l'uno il campo dell'altro; da ultimo lui scomparve. Rari esempj di nominativo, né per l'obliquo son troppo numerosi: le.
pensare a Ij- J-). Resta però sempre la grave difficoltà dell'antico o, a, § 1 nm. 59. I pronomi, o (cioè u), a, nm. 50, stanno da sé. — Per enter nm. 97.
* Sarà un errore egì ri 14, 88, cfr. ann. 50; corr. e [si] gi dà.
20 Parodi,
nom., ri 134, 385, accus. rp 2, 34, a le 6, 218, a Ile \g 25, 184. 212, a lee mu. 14 r, cantra le mu, 47, 8; de leij mu. 89 v, tutti ma- schili; femm. le mensma mu." 1 v, rum lee 125 v, da le Ig 5, 63, a lei Ip 4, 28, en lei ib., cfr. nm. 4P. — Per l'uso di si, vedi più sotto.
Plurali: eli rp 3, 36. 175; 8, 211, elli ps 29, 30. 44 e sempre, mu. 62, 6. 7. 9; 63, 11. 12, ecc.; li te defendan rp 3, 47, che li san far 8, 120, e così 9, 28. 246, di rado in mu.: li deveream 86, 7; i, ch'i fazam dc^ 15, i no pom mu. 62, 4, y duram pocho 62, 5, cfr. 68, 27; 70, 31; 72, 9, ecc. — Obliquo: lor, a lor e simili, enfatico, é si noti: ahiaìido lor fatto ciano... a Monsegnor dc^ 15; accus. atono li [l', che l aye rp 9, 284); dat. li, nm. 50**.
elle mu. 60, 41; 63, 17; 77, 33, ecc.; le, corno le son rp 6, 226; 8, 136. Obliquo: lor, a lor, ecc.; atono le; dativo, nm. 50*".
In mu. non è raro un pronome e, che serve per tutte le persone e numeri: coìno e sero memu.* 4 v (ove si confonderebbe con e io); se lo poeir e gì fosse togìuo 84, 31, perso che e l'era freido 67 v, es. dubbio, ma che sembra indicarci quale ne sia Torigine ; quando e saremo mu." 1 V, e no averemo 2 r, de lo qua e vivemo 3 v, che a lo meni e pren- damo comtao 5 r, in che e senio 5 v, e no possemo 5 v, e no te tro- vamo mu. 55 r, che e te dagemo 59 v ; e ve dixe^n mu." 2 v, corno e la vini 5 V, e ne an dito 5 v. In Ip trovo : donde, doce Maria, e sono descazai 3, 41, e in Ig: fortementi e (cioè ella) criava 22, 13. Cfr. § 3.
Riflessivo: enfatico si, atono se. Ma si è talvolta confuso con lui: ben era per si ps 29, 2 'per lui'; tosto te troverai con si rp 4, 28 'con lei', tanto e de hem in si mu. 72, 9 sg. 'in lei'; cfr. ri 12, 67. 515; 39, 3; 99, 12. E per converso: De... da lui le goerre deschassa mu. 90, 5, cioè 'da sé', cfr. ri 12, 1.55. La tendenza di lui ad esten- dersi a spese del riflessivo enfatico, ha prodotto dapprima un oscilla- mento, poi la totale perdita del si, che nell'od. dialetto è sostituito da Ic^
50''. Pronome dativo atono; avverbio gè. Forma di dativo non molto frequente è li, e la maggior parte degli esempj è fornita da mu.: fe-lli 39, 39 'a lui', tr asse-Ili ib., disseli 42, 26, si li disse 41, 22, cfr. 42, 3. 14; 43, 1; 46, 30, Ig 24, 22, e anche ri 111, 7; li caitem mu. 45, 35 'a lei', cfr. 46, 25; 69, 6; so he De li avea dao rp 7, 213 'a loro', e così ps 33, 7, ep. 357, mu. 51, 2, ti li mostrasti 25 v 'ti mostrasti loro'. Si confonde per la forma coll'avverbio: no li romaze arcunna mu. 46, 22 'non vi', no li ossai intrar 46, 27.
i: li sol pei i an haxao Ig 5, 68 'a lui', clere i andava 22, 12, e così 25, 92, cfr. ri 21, 6; 56, 110. 174; 94, 34; 133, 127; che De i a
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 21
dao rp 1, 48 'a lei', cfr. ri 57, 36; 129, 62; la soci stella i andava avanti Ig 3, 35 'a loro', cfr. ri 97, 16. In pr. 29, 1 trovo: ye inu- mine li lor cor: è esatto? Per l'avv. i ivi, ri 133, 138; 138, 104.
Ma la forma più comune e più diffusa è gi : gi convene rp 1, 19 ' a lui', dissegi 9, 37; o gi farea torto mu. 59, 15 'a lei'; chi gi ronpe lo coverihu rp 1, 10 'a loro', e cosi dagi 3, 279 'dà loro'; cfr. in genere rp 3, 76. 88. 223. 224; 8, 121, de' 48, mu. 42, 18. 22; 43, 2. 19. 20; 62, 12, ecc., Ig 3, 36. 57; 4, 9; 5, 62; 25, 107, ecc., dc^ 14. Senza paragone più raro è gè: rp 7, 70; 8, 256, cfr. ri 12, 85. 86; 14, 577. 704; talvolta in Ig, 2, 60; 24, 12. 33; piuttosto frequente in mu., 40, 24. 30; 42, 2; 43, 4. 26; 46, 24. 26, ecc.; sempre in ps, ove però è di solito gue, e solo talvolta gè, per es. 34, 7. 8. In Ip qualche volta gli, 1, 23. 43, ma di solito gle: gle correa fini ali j)ei 1, 36, la barba gle strepavam 1, 42, cfr. 2, 13. 15; 7, 6 e nm. 23. L'av- verbio è di solito gè: rp 3, 208. 211; 4, 32, mu. 44, 16. 18. 22, ecc., Ig 1, 35; 7, 40; 10, 15; gue rp 3, 104, e sempre in ps; ben di rado gi: rp 9, 277, ove potrebb'essere anche pronome, ma cfr. ri 14, 602, mu. 44, 23; 30 r. In Ip gle gì' : no gì era 1, 39, e così 1, 45, tu gle fosti vivo e morto 6, 8. Abbiamo dunque due forme originarie: gi pel pronome, gè o gue per l'avverbio, e la distinzione è ben conservata nelle 'Rime', ove le poche eccezioni possono attribuirsi al copista, e in Ig, che invece rispecchierà le condizioni del testo primitivo. Il pronome gi deriva senza dubbio da [i]gi, come i da i[gi], e quindi la pronuncia non può esserne dubbia; per l'avverbio invece non man- cano le difficoltà. L'etimologia c'induce naturalmente a tenerci alla forma §e, che è l'odierna; ma d'altra parte e la solita grafìa gè e il gle di Ip dimostrano che esistette pure gè, pronome in origine e svoltosi da gi, per attrazione di me te se ne ve. Cosi crebbe la somiglianza coli' avverbio e si facilitò la confusione, alla quale il dia- letto era già tratto, oltreché da motivi generali, anche dal paralle- lismo di li e di i, adoperati in entrambe le funzioni. Che però il mo- vimento non fosse in tutta la Liguria contemporaneo, dimostrano Ip e ps. Per gi gè vèneti, cfr. Arch. X 243, al nm. 41 e.
50". Forme congiuntive; enclisi. Per Demerode dc^ 12, cfr. § 1 A nm. 63; lo gue tnostra ps 36, 18 potrebbe essere letterario, che altrove l'antica collocazione non occorre; d'altro genere restituir te la convenga rp 3, 190. — Enclitici: seréa-llo mu. 85, 3, 2ìossd-llo 40, 8, tornassene 48, 3, zensene 48, 3, portdìicllo 140 r; e l'accento doveva essere sul verbo anche in: che aveivelo faito? li sanavelo 67 r, no fareivello 166 v, sereivello 265 v, avereivello 305 r (o avéive-lu ali. ad aveiv-élu ?) ; cfr. § 3.
22 Parodi,
51. Pronome e aggettivo possessivo: me mei e me, méa mteo (e mcGÌ), nmm. 4, 4P; to ió'i, so sói nm. 10, e pel plurale notisi che rima con voi vuoi, poi puoi, /yoi figliuoli ecc., ri 14, 101; 16, 458; 53, 221; 70, 60; 101, 35; 129, .38; 136, 15 sg.; rp 3, 109. 267. 292. .302; 5. 65; 6, 164; tua tue, sua sue nm. 13. Ancora in div. 1466: la vita soa, terre soe, ma un esempio di mu. 53, 44, la to innocencia, mostrerebbe già il masch. sng. to so esteso ai due generi, e forse ai due numeri, come nel dialetto odierno. Infatti sò'i, sue, si riferiscono anche a sog- getto plurale, com'è oggi sempre, cfr. de' 40, rau. 72, 31, ecc.; ma lor mu. 39, 23; 43, 12; 70, 21; 72, 10 e altrove.
52. Dimostrativo. In dc^ 2 este per esto è forse un errore; desso è frequente in ps 29, 4. 5; 32, 14, e pare un italianesimo, cfr. elio chi mu. 70, 6, esso chi Ig 5, 35, s o fosti eso ri 57, 3. — ti mestesso ecc. rp 3, 245; 6, 123. 255, lo so mestesso mu. 82 r.
53. Relativo. In origine sempre cJti pel nominativo dei due numeri, che per l'accusativo ; e la distinzione è ben mantenuta in rp e ps, no- nostante non rare eccezioni, e meglio ancora in mu. e specialmente in Ig, dove non apparisce ancora alcun oscillamento. Pel chi nom. sng. cfr. rp 1, 10. 36; 2, 5. 38. 52; 3, 4. 55. 142. 192; 8, 427. 428. 431, ps 27, 2. 12; 28, 13. 17. 22, ecc., mu. 41, 1. 20; 42, 27; 46, 30; 51, 1; 52, 36, ecc., Ig 1, 19. 25. 29. 48. 59; 2, 18. 30 e sempre; cM nom. pi.: rp 1, 24. 30. 34. 54; 3, 211, ecc., ps 27, 6; 28, 21, ecc., mu. 42, 31; 44, 11. 27; 52, 5, ecc., ig 5, 1. 40; 6, 76 e sempre; che accus. sng.: rp 1, 48; 3, 190, ps 27, 16; 28, 1. 11. 16, mu. 48, 12; 49, 17; 54, 32, ecc., Ig 5, 19; 8, 24; 9, 50; che accus. pi.: rp 1, 63, ps 27, 11, mu. 52, 7; 63, 38; 67, 38. Eccezioni: che nom. sng.: rp 2, 3; 9, 82, ps 33, 18; e nom. pi: rp 3, 9. 145, ps 28, 3, mu. 72, 2; 93, 18; chi accus. sng.: mu. 47, 25; 53, 49; 76, 24 (forse cJt'i); e accus. pi.: mu. 77, 14. Gli esempj di eccezioni, che ho citato da mu., sono a un dipresso tutti quelli che occorrono nella parte edita, ben pochi di fronte agli innumerevoli casi, ove la norma è rispettata; di ep. non ho ricordato le frequenti irregolarità, perchè la maggior parte non sono che sviste dell'editore. Noto qualclie caso di neutro: so chi e dentro mu, 64, 2, cfr. 69, 46; 76, 43, se possanssa assende..., chi avem de rairo 64, 35, chi e contra le raxoim 94, 8 'quod est', e nell'obliquo: quello chi la providencia aprovista vegnir 92, 4; ma: die noi amo proao 82, 31 'la qual cosa'. In unione con prepo- sizioni, di solito cid, per l'it. cui: a chi rp 8, 2, mu. 53, 18, in la maxom de chi mu. 53, 41, de lo crimen de chi elli acussam Albim 55, 29, doe cosse sum, da chi 81, 24, in chi 72, 20, per chi ps 29, 1, ecc.;
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 23
ma lu pecao de che rp 6, 10, lo imigo in che mu. 55, 30, e così 58, 9. 40; 70, 23; 75, 47. Nota: in chi servixo mu. 61, 39, de chi reame 80, 55. D'altro genere: chi parea chi pianz esse 43, 16, fo amonio lo ducha, chi... no bevesse 84, 15 sg.
54. Pronomi indeterminati e aggettivi pronominali: qualche confecti rp 7, 102, cfr, 9, 247, ecc.; ognunca ognuncana ognunchena rp 1, 25; 3, 30; 5, 104; 6, 4. 25, ecc., ps 31, 30, ecc., quallonchena ora mu. 108 r, chiumchena homo 140 r. Cfr. in che magnerà se sea tr. 5, inoltre rp 7, 39, ecc.
56. -Numeri cardinali: masch. trei rp 6, 31, fem. ùrèe 6, 2u, ma anche treg ps 27, 15; 30, 14; sexe sei mu. 23 v, div. 1469, 1480, qua- tuordexe sedexe div. 1471, 1480, dixisepte nm. 17, sisanta mu. 44, 15, ■noranta nm. 28, dux'enti rp 1, 40, mu. 45, 21. 23, duxenti fantinne 188 r, trexenti 44, 4; 49, 28, goa trexenti 44, 15, se cento 45, 4. — Ordinali: sexem mu. 40, 3; 41, 15, sezenna 389 v, oitenna 18 r, no- venna 17 r, dexena ps 23, 13, unzenna 18 r, dozem 12 v, trezem 51 r, quatorzem 19 r, diseptenna 389 v, centen rp 1, 46.
Flessione verbale.
Indicativo. 57. Presente. Sng., 1^ p. : cfon 'io devo' rp 9, 258, ps 29, 5; 36, 42, mu. 42, 30 '. I noti dago stago vago vego^ nm. 68'', sono da confrontare coi presenti ital. traggo seggo, né può bastare a spiegarli l'analogia di digo, il quale anzi per identico fenomeno passò da dì^u [ri 14, ?>94; 134, :>11] a dWju: cfr. § 3. Dove la consonante della 2.^ pers. e dell'infinito era differente da quella della L* pers. , questa si rifoggiò su quelle: cognosso fuzo piaxo vozo, ecc.; rimasero i cit. dago ecc., perchè le 2.*^ persone erano dai e simili, nm. 68''. L'-o (cioè -u) rimasto nella 1.^ p. dopo r, n, è analogico. — 2."^ p.: per la caduta dell'/, nm. 4P, inoltre sor suoli rp 6, 89. — 3.* p. : quer mu. 74, 18; 77, 1, acc. al letterario quere ps 27, 10, mu. 76, 45, fer rp 7, 54. 233, mu. 73, 24, ali. a fere ps 32, 37 e al notevole ore olet rp 9, 99. — Plur., 1."^ p.: tipi soliti, demandetno ps 31, 45; 32, 13; avemo de' 4, 15, 20; redugamo dc^ 1, referamo dc^ 10; odamo ri 89, 17, ecc., acc. a partimo. Ma adoramo mu. 41 r; per cremo e creammo, fassemo e fassamo, ecc., nm. 68''. — 2.'* p.: notevoli rendi
^ I riflessi genovesi di 'habeo' 'sapio' non furono se non ó, so, q dei due esempj in contrario, citati in ann. 57, il primo, cioè he ri 71, 84, va senza dubbio inteso 'est', il secondo, cioè se ri 12, 572, fu già corretto in so dall'editore. Basta osservare che nelle 'Rime' non si ha ancora e da ai.
24 Parodi,
Ig 23, 36, forse sull'imperativo, cfr. vivi ri 57, 10, no cogaosime voi? mu. 12 V, intendi div. 1467, — 3.'' p.: -paren rp 1, 4. 6, aduxen 3, 325, 6;e^ew 4, 22, perixem 9, 298.
58. Imperfetto. Nella 1."" e 3.'' p. sag. e 3.'' pi, della 2,''' e 3,^ con., le due forme parallele -ea, cioè -cba, ed -eiva, -ean^ cioè -cean, ed -eivan, nm. 3; talvolta anche nella 4 ^ con. -ia, dormia mu. 39, 40. Più di rado si mostra la forma senza v nella 1.^ p. pi.: sezeamo mu. 9 v, dixeamo voleamo 20 v, odiamo 294 r. Su conteneam 55, 11 e simili, anche dormeam ps 31, 8. 32, con scambio di coniugazione. Contratti sembrano Uranio mu. 222 r, aveimo 12 r, div, 1469, 1477, poteimo div, 1477. Dubbio l'accento di ligavamo mu. 9 v, marnavamo 21 v, cercha- vam,o 55 r, stavamo 134 r, dormivamo 37 v, ed anche di eramo 55 r, 130 r, div. 1477; ma essi hanno accanto èremo mu. 134 r, sperdvemo 87 V, stdvemo 37 v, 267 r, creiveyno 267 r, inoltre érivi nm. 68'* 1, ove non può vedersi se non la fase immediatamente posteriore , identica a quella degli odierni anddvimu e simili. L'accento sarà dunque sfato ivi pure sulla radice; cfr. i toscani anddvimo leggévimo, ecc.
59. Perfetto. Desinenze comuni: in mu. fa capolino la desinenza -si di 2.^ sng. e pi,, certo presa ad imprestito dall'impf. congiuntivo: tu ne mandassi 189 v, treisi 23 r traesti, restasi mu.* 5v restaste, cfr. demandasemo mu. 32 r. Alcuni casi di -isti, per -esti, nm. 44: faisti feisti, ali. a faesti, traisti treisti, ecc., ofendisti rp 6, 155, e potrebbero essere stati attratti, coli' aiuto della 4.* con., da foisti nm. 68'' 1, da '^veisii visti, che è rifoggiato sulla 1* p. vii vi e sulla 3,'' vi; fors'anche da caisti, nm, 68'' 17. Si ha pure deisti per dièsti, pr, 68, 3, che è as- sicurato dall'impf. cong. deisse pr. 87, 16, deissem 81, 19; 95, 24, e anch'esso sarebbe su dixi disse; — plur., l.^p.: -amo, -emo {scrivamo mu. 53, 46, pres. ?), -imo. — I, Tipi forti: sng. l."* p.: foi rp 9, 351, mu. 57, 54, avi 11 r, fei rp 9, 350, dei mu. 22 v, 31 r, sapi mu. 309 r, creti 123 v, 297 r, vi 53, 39, trassi mu. 54, 37, dixi dissi ri 43, 189, mu. 53, 41, vossi 55, 14, preixi 53, 39, imprexi 52, 7, me azesi rp 9, 349, missi mu. 55, 30; - 3.=^ p.: fo mu. 42, 19, ave 39, 38; 41, 22, siete 44, 36, de rp 4, 55, mu. 46, 24; 51, 25, sape 55, 6; 84, 11, calte ps 29, 22, mu. 80,40 e cheite mu. 51, 28; 155 v, crete 40, 38, vi 38, 7, vcgne rp 5, 3, mu. 41, 22; 42, 18, disse 38, 5; 39, 6, misse mise 39, 17. 38; 41, 19, comisse 41, 18, inpromisse 43, 3, s etremise rp 9, 196, ocisse mu. 42, 10; 64, 45, circoncixe Al, 12, romaze 46, 22 o re- m,ase ps 30, 4, preize preisse mu. 40, 30 ; 84, 6, apeize 46, 25, inteize 48, 27, posse pose 42, 19; 45, 9, respoze respoxe ps 31, 46, mu. 40, 32, adusse mu. 49, 1, aparse 47, 3, parce 52, 25, averse 139 v, corse
Stadj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 25
ps 28, 8, valsse mu. 71, 24, volse 42, 16 e vosse ps 29, 19, mu. 42, 10;
44, 38 'volle', voze ps 28, 20; 29, 4, o vosse mu. 80, 37 'volse', non sicuro {vose, ali. avós'èì), piansse mu. 60, 18; 91, 13, spansse ps 28, 9. 14, mu. 59 r, constrensse 71, 20, inspensse 84, 7; — plur. 1.^ p.: stetemo mu. 294 r, cheitemo 294 v, dissemo 294 v, missemo 293 v, 294 v, ocisemo 316 r, inteisemo dc^ 11, corsemo 295 r, vossemo 65, 50 'vo- lemmo ', sonssemo 294 v, pervegnemo 294 r, 295 r ; anche vimo dc^ o può star qui, ed ó rifatto sulla 1.^ e 3.* p., come sono probabilmente anche gli altri esempj addotti ; poemo ri 16, 206. — 3.^ p. : fon rp 9, 32, mu. 45, 31, avem 40, 40, fem 45, 11, sapem 80, 24, cheitem 40, 20, cretem 53, 49; 68, 35, vin rp 3, 174; 9, 26, vegnem mu. 45, 33, clissem 46, 8, ecc., cfr. disselim 53 v, nm. 42, missem 55, 5, impromis- seìu ps 28, 35, assisem 316 r assediarono, requesem 169 v, preisseni preocem ps 32, 16, mu. 60, 45, possem 143 r, respoocem ps 28, 33, aversseni mu. 294 r, corsem ps 31, 43; 32, 17, vossem mu. 39, 34; 53, 48 'vollero', ìnorssem morirono 52 v. — li. Tipi deboli; sng., 1.* p. : ossai mu. 46, 27, maniae 49, 8; nassei 272 v, cognossei 57, 24; ìiory 60, 3, henixi 49, 8; — 3.* p.: sempre -ci nella 1.^ con., tranne un 'mandò div. 1470, letterario ^ ; nasce mu. 42, 20. 21. 34, cognoscé mu. 43, 12, recogié 44, 22; più incerti piove 44, 24, visque mu. 46, 35 o vische 139 v, ma vive mu. 46, 36, poé 59, 7, mefé ps 32, 4; fuzi mu.
45, 35, henixi 39, 24, o/feH 45, 28 ; — 3."* p. : tirdm mu. 53, 49 ; poém 71, 25, nassètn 40, 46; inss'im 52, 35, offerim 45, 33.
60. Futuro. In rp non di rado -ar- nella 1.^ con.: armara 1, 40, perdonara 3, 76, guardava 3, 144, andar a 5, 34, pensar ai 6, 40, e cosi talvolta in ps: arrenavo 28, 32, renegaray 30, 14, lavaray 30, 21, allegrarey 30, 29; cfr. nm. 16. Per contro qualche -er- nella 4.^: fazera rp 3, 282, mu. 68, 15, oderan Ig 6, 53. Per mosteran nm. 26. Hanno in tutti i testi r raddoppiato, ossia r schietto, i fut. terrà verrà parrà varrà vorrà porrà morrà, nm. 68''. Per la 2.^ pers. plur. avere ps 28, 24; 30, 28. 41, odiré mu. 45, 29, veyré ps 30, 27, nm. 41^; apartuire mu. 47, 7 'partorirai', avrà -ce da -ai; per averi nm. 44.
61. Imperativo. La 2.^ p. pi. di 3.* con. è spesso in -i, o per metafonesi, nm. 44, o forse per attrazione delle forme corrispondenti di 4.^: zerni rp 8, 11, cfr. ri 16, 55; 43, 109; 79, 182; 114, 37; 133, 32. 126, no temi mu. 32 r, meti 80 v; 57, 20, ponni 119 v, pianzi spandi 119 v, eressi 39, 24, prendi ps 29, 46, mu. 43, 'ÒO, pianzi Ig 15,
* Cfr. pp. 73, 2. la ami. 59 si dà -ò, conio desinenza della 3.^ pi. di 1.^ con., ma non può essere che un errore di stampa.
26 Parodi ,
40. 46; 17, 3, ecc. Si ebbero cosi due tipi soli, come per la 2.^ sng.: 'pòrta, les'i senti; purtdi, les't senti; ma del tipo les'i non rimane più traccia. Nota intendaj dc^ 17, dal cong. Si possono anche ricordare: mante rp 3, 235, rete 8, 393, requer 3, 237 ( : mester), cfr. ri 130, 30; fai rp 3, 165, perdùime mu. 160 r; ma arecordei rp 8, 57 è un con- giuntivo, e così pure vegi ri 14, 543, porti rp 3, 351. Negativi: no crei rp 3, 137 'non credere'; ni gè desienti ni gè cesi 6, 241, cfr. ri 14, 543, pr. 67, 4 (e no diexi nm. 98). Con enclitiche: tórnela mu. 13 V, aparèiemela 48, 12, cong. pidxeve div. 1471, tre volte, pia- zeve 1473, piacciavi, cfr. nmm. 16, 50^— Notevoli leze ps 35, 13, nnzelo mu. 30 r, forme originarie, vive qua e là, cfr. vene pr. 41, 14; 63, 38. 39 e il mio Tristano Riccard. , cxxxvi n.
Congiuntivo. — 62. Presente. In rp faze 5, 92, piaxe 9, 10, ali. ai soliti ed antichi faza piaxa, par che rappresentino già l'o- dierna estensione del tipo di 1.^ con. ; cfr. condugue ri 2, 61. Più tardi abbiamo vage Ig 19, 58, allato al regolare vaga 25, 79, e con mag- gior frequenza in mu.: dgie 74, 4, ali. ad agia 74, 7, vagie 80, 48, cfr. dagem 33 r. — pi., 1.* p.: aparegiatno mu. 60 r, per l'antico e od. -emù; partiamo rompiamo 78 r, sei^viamo Ig 4, 53; moriamo mu. 40, 32, per moiramo. Curioso l'incoativo perisamo Ip 3, 34. — 2.^ p. : mangiai mu. 62 r, sulla 3.% come oggidì; convertiai mn, 186 v, 188 r, per convertai. È appena necessario osservare, che il congiuntivo di 'avere' e simili fornisce, come in italiano, all'imperativo anche la 2.^ pi.
63. Imperfetto. Grià un lasesse mu. 75 r, od. gen. lasése, ali. a la- .sàse, ora meno usato. — plur. , 1.^ p.: fossemo mu. 153 r, avessemo 55, 17. 37, proassemo 85, 37, bexognassemo div. 1477, ora fuìsimu ave'simu ecc. — 3.^ p.: fossenon tegnissenon agitassenon div. 1473, curiosi italianesimi ; del resto sempre in -en. Le forme feisi steisi deisi son rifatte sul perfetto, e a loro volta attrassero forse (coli' aiuto dell'impf. indie. ?) pioeissemo nm. 68'', cfr. zeissem ib., pareise ri 39, 83, oggi jìàise ; molto dubbio venceisen 54, 237 ( : conbatesen).
64. Condizionale. Con -ar- conservato habandonarea -ps 30, 11. Come nell'impf. indicativo, s'alternano -ea, ossia -ce'a, ed -eiva nella 1* e 3* sing., ean, ossia -ce'an, ed -eivan nella 3* pi.; ma le forme con v sono meno frequenti. Sarà un errore la P p. vorei rp 9, 341. — Nella 1* pi. di solito -eamo: avereamo ps 36, 35, porreayno mu. 190 r; 76, 9, vorreamo 152 r, f arcamo ps 36, 37; ma ho pure: offerireimo mu. 91 r, porreimo div. 1474.
Infinito. — 65. Qualche scambio di coniugazione: oltre i più so- liti, presumir mu. 188 v, relinquir 275 v, corompir 312 r, come ì'07n-
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfei. 27
pir, queriv 80, 12, ma poi deriva foneticamente da poei; xorver rp 7, 123, nm. 35; per cairQ'&n. Qualche volta già tegnir ps 29, 47, so- stegnir 32, 27; 33, 2, su vecjnir, ma di solito tegnei. Ricorderò anche no gè corre rp 3, 208, il quale mostra, come corre ps 3(3, 20, cor- reiva Ig 25, 48, la coniugazione originaria di 'currere'; ma di solito corir; goer goe rp 9, 85. 153. — Sul pres. , sagir G, cfr. nm. 23 e assaie less.
66. Gerundio: nei testi meno antichi prende spesso un i nella 4^ con.: oltre a moirando ri 10, 203; 53, 104, anche fuziando mu. 21 r, odiando div. 14G6, ali. a odando ^ acriando mu.^ Iv, mu. 129 r, partiando 139 v, crovìando 294 r , ruziando 298 r. Uno stagendo mu.'' 1 V.
67. Participio passato I. Tipi forti: nao rp 1, 29, i soliti dao stao, ecc., ali. a daito stailo, c/mito nm. GS"" 17, tolleito ps 39, 30, sul vivo cogeito pr, 42, 26, futo mu. 94 v, 2G0 v, misso mu. 79, 15, mixi 70, 21. 23, occisso 55, 37, assixo 62, 19; 77, 11, ex^wso rp 1, 62, pterposo 9, 85, deposo mu. 97 v, despozo disposto 62 r, disposo mu.^ 2 r, respoxo ps 32, 1, inclusso mu. 77, 14, spanso Ig 5, 7, ecc., di solito spanto. — li. Tipi deboli: togiuo mu. 84, 31, venzuo rp 1, 72; 3, 338, mu. 64, 47, confonduo rp 3, 266; 4, 57, renduo 4, 58, reemui (ms. rennui) 5, 99, relwmug ps 28, 4, perduo rp 5, 98, mu. 39, 37, zer^ mio rp 8, 162. 365, tonduo mu. 156 r, possuo ps 31, 33, mu. 40, 15, passuo mu. 53, 17, lezuo 60, 20, spandilo 72, 1 ; 75, 13, metuho me- tuo ps 27, 4, mu. 90, 13, correzuo 90, 45, concevua 93, 17; 96, 33, proponilo 93, 34, prevezuo 95, 18, provezuo 96, 12 ali. a proveuo 96, 11; dal tema del presente è pur beneyxio ps 29, 29; — viscuo mu. 212 v; 43, 31, vossuo de'* 18, parsuo rp 9, 191, apparsilo mu. 148 r, 167 r, varssuo (64, 38); 89, 1.
68. Participio presente: di 1* con., pesente rp 6, 18, mu. 79, 3^ semeiente semiiente rp 8, 419, ps 30, 17, ali. a semeiante semii. rp 7, 168; 8, 175, cfr. vegante rp 2, 26; di 2% possente mu. 82, 6, ali. a 2)ossante mu. 71, 18. 23; 81, 42, ecc.
68'^ Verbi notevoli. — 1. 'essere': ei sei rp 6, 130; 8, 41:3, mu. 389 r, Ig 25, 72, ali. ad e rp 3, 182. 203; 4, 1; 6, 58, mu. 48, 28; 53, 42, nm. 41'', anche sei ps 31, 42; 34, 8. 9; semo^ isolato somo dc^ 22, 24, sei^ cfr. se-voiì ps 28, 22; 31, 9, nm. 44^*; eramo eremo nm. 58, e per la 2^ pi. una volta erivi div. 1477, od. eivi^ su aveivi; sera, ecc., condiz. serea mu. 53, 20, ecc.; foi nm. 59, foisùi mu. 79 v (cfr. l'od. condiz. false) e fosti 69, 44, fo, forno rp 6, 20, fom mu. 20 v; 38, 6; sea mu. 38, 6, sei sis rp 3, 59, mu. 48, 30. 41, seag 66^ 44, seam
28 Parodi,
39, 6. 12, isolato e forse letterario sian rp 3, 45; fossemo nni. G3, fossem mu. 46, 9; ger. seando.
2. 'fare'; fazo rp 8, 137, desfd rp 5, 44; 8, 411, fassemo fazemo rp 5, 45, mu. 59, 33; 60, 5, pr. 13, 13, cfr. fazamo pr. 5, 29; 13, 11, fam e anche faxem ps 35, 15; faxea o faxeiva ps 28, 20, mu. 46, 16, ali. a fava mu. 80, 5, faxeam ps 35, 14, ali. a favam 35, 23, tr. 5; fei nm. 59, 2* sng. e pi. /aes^« rp 6, 114. 170, che sta a fèi come l'it. fa- cesti a /ecz', e faisti nm. 59, onde /mfo' mu. 41, 34; 74, 34, cfr. festi ri 2, 44; 136, 27, fé fem; faci mu. 44, 13, fassa 62, 39, fazamo ri 12, 521, ma fazemo pr. 63, 6, facei ri 133, 22; per faesse faisse nm. 44, /mse ps 30, 10, mu. 89, 2; 90, 21, feissem div. 1470, che sono rifatti sul perfetto, come le forme analoghe di 'dare' 'stare' ecc., cfr. nm.63: anche fesse dc^ 13, cfr. ri 43, 23; fazando de- 28.
3. 'dare': dago ps 30, 30, dai da^ dan\ daxea mu. 41, 9, su faxea, cfr. 'stare', come fava su dava stava, daxeam ps 35, 8, Ip 1, 48, e davam Ip 1, 43; dei diedi nm. 59, daesti o daisti nm. 59, deisti mu. 64 v, demo 61, 2; dea rp 8, 430, mu. 48, 40, ali. a daga mu. 70, 8, c/Jrtf/i 49, 26, dagamo ps 28, 34 e daghemo mu. 59 v, dagai ri 12, 173 e cZft- ^Tiej/ pr. 57, 8, dean rp 3, 356, dagam ri 53, 149; daesse ri 127, 64, deisse mu. 48, 19. 35, Ig 25, 53, div. 1471, anche daise Ip 1, 39, daisse mu. 224 v, il primo da confrontar col perfetto daisti, il se- condo forse piuttosto con raiso per reiso , scrizione a rovescio; da- gando.
4. 'stare': stago stai sta, st'tgemo rp 5, 86 e starno mu. 216 r; staxea mu. 61 r, ali. a stava, cfr. staxeivi ri 5, 31, ali. a stavi 16, 37; steti ri 16, 435, siete nm. 59, steisti pr, 47, 10; stea rp 8, 415, ma e staga pr. 57, 9, staghi 37, 7 e stagJiemo 71, 19; staesse ri 75, 50; 134, 81, forse staisse 16, 196, steissemo pr. 61, 27, steissi mu. 22 v; stagando rp 8, 168, mu. 96, 21, stagendo nm. 66.
5. 'andare': v«^o ps 30, 27, vai va; vaga e vage nm. 62, vagam mu. 52, 32.
6. 'trarre': tra mu. 72, 37, ^rmw 53, 33; 78, 15, ma una 3* sng. iraze ' ri 133, 73; 134, 328; traxea ri 16, 289; trassi nm. 59, ma trete-ne mu. 112 v, 2^ pi. treisti 25 v e frem nm. 59; che tu sosiragi mu. 73, 3, traghe pr. 27, 32; treisse traesse div. 1470.
* Che equivale a 'traggo'. lavece negli antichi testi veneti potrebbe ri- maner dubbio se traxe o trase non sia rifatto su faxe, come daxe staxe , che si trovano pure, come infine exe (nel Tristano Corsini, di dialetto pa- dovano). Da exe Tod. xe (s'è).
Stiulj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 29
7. 'avere': avemo de' 4, 15, 20, rp 5, 110, ecc., ed amo mu. 60, 21. 22; 74, 24; 75, 39, cfr. ri 85, 30; 101, 39, e starno-, avi ave mu. 59, avemo mu. 294 v; aia agia rp 3, 188, mu. 63, 15, aiamo ri 54, 155, aliai mu. 40, 1, od. agds, e agiei 233 v, agiam 78, 27.
8. 'sapere': savemo dc^ 8, mu. 39, 31 e samo mu. 26 r, 64 r, cfr. ri 16, 32; sapi sape nm. 59; sapi ps 30, 20, sapia mu. 73, 33, cioè sàca, sapiemo pr. 83, 31, sapiay ps 30, 40, od. sacoì'.
9. 'potere': posso, pò? mu. 73, 19, pò nm. 10, quasi da *pos {^potsì) ^pot, possamo mu. 41, 31. 39, cfr. ri 85, 4. 32, posemo div. 1468, cfr. pr. 7, 22. 23; 12, 25, poi potete dc^ 30, mu. 20 r, contrazione del solito j3oe/, p)0ìn 82, 4, do* 34, su pò, e anche 2')oren rp 8, 345, su voren, od. pò'an da pò'ran; poeiva e anche poiva mu. 44, 39, e sopratutto in div. 1464 ecc., cfr. pr. 59, 30; 70, 4, poivam div. 1464-65 ecc.; porrà mu. 61, 3, e cosi nei condiz. porresi dc^ 10, porream dc^ 14, su varrà vorrà, varrea ecc., isolato poerai pr. 67, 21; poesse rp 4, 12, poes- sem dc^ 12, e per attrazione del tipo feisse, talvolta poeissemo mu. 20 v, onde il contratto poisem div. 1468, cfr. pr. 65, 27; (sospetto posse ri 5, 20; 12, 34, difficilmente su fosse, cioè fuse)-, poeir mu. 54, 33, ma poi div. 1468, 1469, 1470, cfr. pr. 58, 13; 63, 14.
10. 'volere': voio mu. 58, 46, voi rp Q, 192 ecc., mu. 56, 46; 57, 41 e va nm. 41'', vor, acc. al letterario volle mu. 78, 12, voremo rp 5, 111, vogiamo mu. 72, 6, cfr. ri 16, 27; 133, 89. 91, e vogemo pr. 82, 39j vorei rp 8, 42, ps 28, 31, voren dc^ 14, mu. 82, 34; von'ó, condiz. vorrea vorreiva; vosi ri 43, 97, volse vosse nm. 59, vossem ri 5, 15; voia ri 12, 62; 79, 132.
11. WaÀere'' : và(r)ram mu. 78, 31 'valgono', e vi apparirebbe l'od. livellamento delle 3® plur. su quella di 1* con.; vagia, ma vagie mu. 80, 48, nm. 62.
12. 'parere': pareni ps 27, 15, mu. 90, 14; parrà dc^ 11 e così pa- rsa parrea, ecc.: aparvj ri 56, 110, pr. 22, 6, su cui aparvia ri 56, 174, aparviando pr. 22, 28; paira mu. 88, 41; 90, 29; aparvisse mu. 127 v; cfr. nmm. 59, 63, 67.
13. 'dovere': dei rp 3, 49. 60, mu. 53, 45, cfr. nm. 4P, de rp 2, 10. 12, mu. 43, 21, nm. 1^ 1, come fai fa, vei ve, demo mu. 9v, ri 86, 101, devemo devei, dem mu. 72, 11, ecc., su de; debia mu. 93, 9, debi ps 31, 6, cioè degi, cfr. ri 14, 544, débiay ps 30, 31, od. degce, de- biam deian rp 3, 46, mu. 95, 25.
14. 'vedere': vego ri 12, 185; 16, 317 e veigo nm. 7, vei mu. 57, 7, cfr. nm. 41^, ve 89, 23, veganio 51, 5; 61, 45, e cosi ri 16, 419; 133, 131, ali. a verno ri 57, 49, vegemo pr. 7, 22; veiva mu. 42, 24, ecc.,
30 Parodi,
viva Ip 1, 7, sul perfetto, se esatto; vetrai mu. 43, 5; 78, 1; 80, 58, veirei ps 84, 42, Ig 5, 42, veiram mu. 51, 42, de* 44, ali. a un incerto verrà mu. 79, 1; vi nm. 59, tu visti mu. 61, 4, se provi 91, 2; vega mu. 55, 32, vegamo ri 53, 80, vegam mu. 87, 12; visse ps 30, 22, vissi mu. 64, 37; vei^ ma vedeir mu. 90, 21 (ue^c'r rp 8, 197 è un errore); provezuo nm. 67; revegayido div. 1468, ecc.
15. 'tenere': tegno mu. 72, 33, ma tengo rp 9, 127, che però sarà differente solo per la grafia, nm. 1 m, te tee relee mu. 80, 54, nm. 1'' 1, 4P, su fai dei ecc., ten, ma te mu. 61,34, tegnamo ri 49, 96, sostegnamo ps 31, 26, tenéi ri 87, 1, teneìi dc^ 24, tennen dc^ 4, soslenneni mu. 64, 19, ecc., forse pronunciato iennen; terrò mu. 74, 28; tegne nm. 59, ma nota soslene mu. 51, 36 e la 3* pi. tenem ri 49, 309.
16. 'sedere': sezi mu. 56, 20, seze siede rp 8, 401, sea mu. 57, 3, che pare un congiuntivo, adoperato per l'indicativo, cfr. l'ant. ital. dea deve; sezea ps 29, 9; sezera mu. 95, 13; sezer seze 92, 19. 22, pr. 33, 6. 32, acc. a un sedei 69, 26; sezando ri 16, 444.
17. 'cadere': des-cìiazi mu. 52, 41, caze 89, 34; 90, 36; caiva 67 v, cfr. ri 16, 251, cazeivan pr. 10, 28; caite e cheite nm. 59, ertisi/ rp 6, 71, cheitem nm. 59; cmV rp 7, 8, mu. 71, 25; 83, 22; ma caer ri 136, 139, cfr. 262, cioè kaéj; caito 40, 28 e cheito 89, 25. Dall' infin. hai s'ebbe kèj nm. 16, cfr. pr. QQ, 11, e cosi dal pf. caisti heisti^ onde an- che il part. edito, da *kaditu, venne a hcjla anziché a hcetu. Quanto allo stesso caisti, presuppone una 1" p. ''^kaii *kai, e una 3* '^kai- da queste poi, sull'analogia di steti^ si trasse calti catte.
18. 'credere': creo a^eao nm. 15, crei mu. 57, 53, ere nmm. 1'' 1, 41'', creamo mu. 88, 25, ma cfr. creenio pr. 7, 20, cremo 73, 29, div. 1468, crezemo pr. 7, 41, crei dc^ 14, 16, mu. 40, 33, crem mu. 7;j, 0; creerò mu. 62 V e creró 60, 1, creram. 85, 37, ali. a creirani 23 v; crt^fo' cre- fem nm. 59, ma ho anche un crece pr. 33, 30, probab. crezé'^ crea, creamo mu. 95, 36, creai ri 134, 139; creasse mu. 86, 43, ma creisse 163 v; crer 39, 34, cree 43 v; cre^wa 81, 22.
19. 'dire': digo mu. 55, 26, nm. 57, di dij 74, 5. 31 ; 81, 46, digamo de' 8, dc^ 15, mu. 43, 7, e digemo 29 r, dixem 91, 35; o?2e5^i 31 r, Ig 18, 69. 73, e deisti nm. 59; diga mu. 70, 6, c('?'^i« ps 29, 16; dieo:i diessi rp 3, 68, mu. 89, 40, diesse ps 35, 19, diessem mu, 132 r, cfr. deisse ecc., nm. 59,
20. 'venire': vegno mu. 60, 7, uè ri 18, 3, cfr. te, nm. 41'', ven, vennem tv. 5, avennem mu. 92, 27, devenneni 71, 29, cfr. fewnem; verrà 65, 45 e anche venirà 92, 8; uen^a rp 3, 189, vengai 8, 14, ma cfr. tengo, nm. 1 m; vegnir e più raro ^jernV mu. 68, 20. 21. 40; 69, 4,
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 31
21. 'gire': -f/ ri 16, 62, ze^ zestivi) 9, 48, Ip :3, 25, o zeisti Ip 8, 6, Ig 9, 49; zesi rp 8, 116, zeissem mu. 55, 6, cfr. pr. 52, 1 *.
Derivazione nominale *.
69. Derivati ^enza suffisso da temi verbali: aregordo dc^ 1, vivo, cfr. pel verbo ps 28, 28, ecc., less., xii 388, [brama rp 5, 90), cav- rego mu. 63, 29, vivo, deporto rp 8, 132; 9, 124, desdegno mu. 46, 34, cfr. nm. 94 s. des-, dola paura mu. 73, 6, invio invito rp 3, 218, mu. 84, 16, liga de- 1, vivo, loxno^ pelezo, perforso, relevo, resoro (1. resoru) ristoro, conforto Ig 15, 59, oggi resóu, cfr. less. s. xorai, sciinziiro mu. 80, 14, seto, sivollo, spressa ps 36, 6 e spreyssa nm. 44 'ressa', oggi spresa fretta. Dubito se vada qui laìupa lampada mu. 46, 18, vivo.
69''. -abile -ebile -ibile: afabel, duraber mu. 52, 28; 85, 27; 90, 14, favor aber 60, 4, intendaber, muaber 83, 43; 87, 38; 88, 16, staber 87, 38; 88, 11; 90, 13; — asteneiver astinente rp 3, 151, cfr. less., aveneiver, cariteiver, conveneiver e convegneiver^ corpeivi mu. 317 v, cureiver , dellecteiver , desdexeiver rp 6, 73, favorever dc^ 5, inmagi- neiver, maneiver, mezurever, participeiver^ piaxeiver mu. 90, 24, j)>'of- feteiver 51, 24; 90, 26. 32, raxoneiver 58, 7; 97, 3. 4. 5, seyver cfr. less. 388, 403, semegeiver mu. 51, 8; 78, 31, deseìuegieive 54, 2; 89, 32, veritevel ps 35, 25; cfr. i fr. profitable, veritable^ ecc.; — oriber orribel rp 5, 81, mu. 80, 53, possiber, senssiber mu. 97, 2, ecc., fer- ribel(e) rp 5, 82. Cfr. nm. 41 e C.
69^ -aceu: menaza mu. 54, 14, ecc., gareaga de* 11, spuazo^ e si accetti qui anche il semidotto odacia audacia mu. 29 v, ri 12, 306, ora oddsia sfrontatezza.
* Rammentiamo pure: adiixe conduxe ri 136, 236. 243, aduxen rp 3, 32, reduxea pr. 78, 9, ali. a reduem mu. 51, 11, perduime nm. 61, (adulo addu- cetelo pr. 42, 36, adu)te 86, 1), aduesse pr. 91, 15; indue pr. 78, 14, adune pr. 44, 39, condune condurci Ip 3, 41, Ig 9, 81, col e caduto; indurando pr. 78, 9; — l'alternazione continua fra exo ri 36, 41, exe, exa, ed insl, en- xirà, ensir- — requer nm. 61, cfr. ri 88, 1 (per quero, less. 381), e l'accento di profer ri 126, 11, imper. sofer 136, 218 {fero 56, 126; tutti latinismi?). Il pres. saio ri 23, 7; 109, 1, Ut sor nm. 57, sor ri 14, 516, sorsi 36, 102, sorem, va in parte con voio, e inoltre con doio dolgo ri 109, 5.
* Di solito, quando non si cita il passo, si rimanda al glossario; tranne se la citazione sia affatto inutile, per l'insignificanza del vocabolo. Se oc- corra far raffronti con altri testi, si adoperano generalmente, qui come in C, le sigle del Salvioni, Arch. XII 375 sgg., XIV 201 sgg.
32 Parodi,
70. -ale: abominar^ mu. 71, 7, dubbio, comunal, eternai rp 8, 263; 9, 167, fortuna)', lear, perpetuar rp 3, 192, pressencial C, pirincipar rp 9, 301, quaresemar 9, 91, segorar 2, 21, spiritar 8, 222 o spiric- tual mu. 50, 25. Cfr. nm. 41 e C.
10^. -an: '■feniena vegia et putam'' ep. 356, cfr. xii 424.
70". -anu: foran foranna. Dal tvc. fìxicianna mu. 53, 40.
72. -antia -entia: amistansa mu. 41, 18, bianssa 61, 3, ecc., contanza, dotanssa mu. 54, 17, ingoallansa, mermanza rp .3, 232; 6, 80, nomeranza nominanza rp 6, 81, semeianssa mu. 71, 15, soti- zanza (1. sotiianza) astuzia rp 6, 104, cfr. ri 95, 97, mon,, Mazzatinti- Monaei, Bestiario moralizz. (Rendic. Accad. Lincei, 1889) 1, Ardi, xiv 240, temansa mu. 13 r, 52 r, vivo, cfr. mm. p. 38, best. 493, ecc. — co- gnossenssa mu. 53, 31; 77, 24, ecc. (altrove cognoscanga besc. 17, 888, cognosanza best. 487, da confrontar con temansa), intendenssa intel- letto mu. 77, 25, loquencia 61, 7, nascenssa, odiencia mu. 55, 40, og'gi Gdiensa, ecc.
72^. -ardu: goliardo, vegiardo mu. 293 r, ecc.
73. -ariu: sorar solajo mu. 44, 16, cfr. besc. 274, xii 432; su- tnaira fimnaira — beruerrpl, 162, cfr. less., bocer G, cavarer, dritu- rer mu. 90, 26, ercher C, guerre rp 6, 56, lusenguer 6, 59, oster liost. ostee ostello 2, 32; 8, 31. 232. 259, overer mu. 56, 16; 87, .30, luirler parliere rp 3, 340, penser timore ps 34, 18, mu. 89, 13, romer, scuer rp 1, 3, sobre 1, 31, cfr. less., somer somera, stranger rp 1 21 e spesso in mu., dal frc, verger mu. 70, 9; 81, 16, dal frc, vertader mu. 65 r, cfr. less., xarrer rp 6, 55; 8, 107, cfr. less.; camairera nm. 4, conffa- ronera mu. 54, 4, taschera. — spesario rp 9, 276, cfr. less., su- dario, ecc.
74. -aticu: inconiezaiga principio rp 9, 110, mesaggo, remerteghe. Dal frc, beveragio mu. 58, 47, vivo nel senso di ' rinfresco ', hereditagio 40, 29, otragio mu. 82, 11, paragio 72, 13, ussaio 67, 5; 89, 10; 90, 30.
75. -atu -ata -ita -utu: costao costato mu. 39, 39, nivollao, servellao; — duraa dura mu. 51, 23; QQ, 15, ecc., oggi dilata, intra 42, 27, oggi intrata, masnaa rp 3, 172 ecc., maxeld, naa, renomaa mu. 56, 15; 66, 2, retornaa 90, 20, rozaa rugiada 49, 27, od. rus'à, cfr. less. s. rosa, scoria; — ensia rp 8, 271, oya udito 8, 122, oggi odia, nm. 33, recaya rp 6, 240, cfr. less. ; — varssua mu. 64, 38, de vegnua. — Aggettivi : oltre canno, cornuo, ecc., ho barbazuo C
* Rispondcrcbbo ad un 'abbominale'; meglio leggere abominaa abbo- minata.
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e mortbl. 33
75.^ -ellu: crivello ps :il , 10, vivo, cfr. \e^s.^ se agnello ^ uà: e le , vasselo.
76. -énse, -ensianu: hacanesi^ ziipreìsse \- cortexam mu. 55, 2; il X di paixaim G4, 7 varrà s'. .1
77. -entu -lentu: ruzenento rp 9 , 40 , oggi rùs'enente , zenne- rento .^^ 105, famolento 0, 142, piangollento , puzolento 5, 72^ j3ggi spusulentu, sonorento 3, 221, tremolento 6, 143, mu.^ 1 v '.
77''. -enu: vedi i 'numerali'. 77". -eolu: cagnor, povtigiolla. n^. -eriu: lahorerio. 77*^. -etu: roveao, spineao^ nm. 15.
78. -ettu (-ittu): leoneto leoncello mu. 297 r, soreto soletto Ip 1-, 16, pr. 15, 18; 17, 19, cfr. soletamentre mon., vacìwta barca-.
79. -ia: havazavia C, cavallaria, Erminia^ famia C, felonia, forsse^ naria mu. 86, 28, frc, goliardia -aria C, lecaria mu. 82, 10, frc, le- vroxia 147 v, cfr. lesg., maislria, tnalotia mar. mu. 53, 22; 58, 13, od. raoictia.^ marinaria rp 8, 129 'l'esercizio della navigazione', mercan-' tia C, messellia mu. 314 v, nigromancia^ scotria C, senatoria mu. 55, 27. 29. 40, tenebria 58, 17; 60, 10, ecc., cfr. mon. F 172, sei. 72, Lars., tricaria mu. 82, 38, frc.
80. -iciu: allevaisso^ aposli^o mu. 51 , 30 [e a Vap. va letto ri 38, 2]. Schietto gallicismo noriza mu. 53, 41.
82^. -ingu: vernengo.
SZ*". -inu: coffim mu. 57 v, cfr- less. In magazem mu. 11 r e al- trove, sarà influenza francese ?
82*^. -ione, -t-ione: acussaciorn mu, 55, 8. 9; 86, 8, aslimaciom 70, 39, ali. ad estiraaciora 70, 31, cfr. astimar nm. 94, cassaxoni mu. 115 r, comperaciom Od, 3; 75, 41; 76, 37, complexoni 88, 27. 29, oggi kuvpresim temperamento fisico, deffenssiom 86, 7, derixom 54, 6^ destinaciom dist. 87, 29. 'ò'ò^ ecc., diciom detto 84, 18, exillaciom 53, 42, goarixom 52, 10, YÌYo^.governaciom 78, 32; 79, 27, m,axom 58, 35 ; 59, 3 ', minisiraciom aiuto 91, 8, ìnormoratiom, ps 28 , 20 , mu- nitiom ammonizione, consiglio mu, 84, 42, ali. ad amon., norixom 78, 15, ordenacioìn 87, 25, ocixiom 34 r, perdiciom cosa mal fatta, o me-
* Forse è ricalcato su questi aggettivi, per necessità di rima, lo strano vollento volante mu. 91, 18.
^ Il nostro traduttore tolse di peso dal suo originale someto sommità mu. 73, 37, e certo anche Mussete 52, 5. 31.
* Stampato per errore maxo.
Archivio glottol. ital., XV. 3
34 Parodi,
glio 'sciupio' ps 28, 16, iwicaziom rp 6, 139, jyrobaciom prova mu. 95, 31. 32, responssiom -cium ps 32, 4, mu. 95, 14, sospessom mu. 56, 8, sugigaciom 29 r, sustentaciom sostentamento 63, 24, tenninaciom scopo, determinazione 51, 13 (cfr. bem terminao ib. determinato).
82®. -iscu: grecesco mu. 271 r, toesco de- 34.
82^ -issa: deessa mu. 59, 4, incantaressa 84, 10, maistressa 53, 42; 55, 13, tutti dal frc, novellessa novità, prevessa 43 r, 43 v, mezzo gallicismo; cfr. inganorega pr. 26, 17.
82^. -istu: evangelesto mu. 66 r, avangeresio pr. 22, 5; 23, 7.
83. -iti a: affressa^ asperessa mu. 66, 9 (cfr. aspero 51, 36 e less. s. asperor)^ avogollessa ^ dumestegessa mu. 58, 41, dozeza rp 8, 180, envrieza nm. 35, franchessa mu. 55, 12, ecc., fravellessa^ cfr. severessa C, freidessa, ihairessa 78, 41, nobelessa 72, 7; 73, 9, ioteza, oscuressa 53, 33; 87, 8, proessa 53, 34, ecc., reeza rp 7, 219, simplessa mu. 74, 3; 87, 27 (cfr. simplo 82, 43; 87, 30, ecc.), veieza veg. rp 9, 86, mu. 52, 8. — -franchixia mu. 55, 5, mondixia 154 v, pegrixia rp 3, 307, mu. 58 r, prestixia rp 3, 306.
83''. i-iu, di qualsiasi provenienza: Alexandrio mu. 294 v, bru- turia 183 r, Cartagenia 274 r, Effexeo 156 r, Europia 137 r, lustrio 46 r, 99 V, mandria 270 r, polerio ^^ v^ tir agno 140 v, 232 v, Totillia 287 r, zazunio -nnio (1. -nniu) rp 7, 108. 119, mu. 144 r, 152 r, ecc.
83''. -ivu: tocativo relativo de* 37, e non mi occupo de' contatti di questo suffisso con -iu -ia.
84. -mentu: amassamento^ ancresmento rp 9, 197 (probabilmente da leggere a' ncresim.), andamento movimento, andare mu. 56, 29, aparimento rp 5, 63, o meglio apareiamento 6, 11, avegnimento 6, 157, ecc., ed euegnim. nm. 16, comenssamento 90, 21, fermamento stabilità 90, 22, impaihamento 94, 24, nassimento 72, 21, norigamenlo rp 3, 156; 5, 101, alimento mu. 61, 22, ordenamento rp 8, 52, par- lamento discorso 3, 312, partimento partenza 8, 41 e dipartim. mu. 78, 24 , pensamento rp 5, 3, preponimento mu. 83, 43, refrescamento de- 7, 12, scotrimento^ strapasamenlo il trapassare, il fuggir via rp 2, 22, * morte' mu. 240 v, str e [n]z eminto rp 8, 346 e destrenzemento 9, 42, irai/mento ps 28, 26; 30, 4, travaiamento tormento mu. 39, 36, zon- zimento 88, 14.
84''. -one: faossom falcione mu. 277 r, cfr. folzon, ecc., mrgh., bars., not. 22, peom pedone mu. 316 r, poxom, preom sasso 68, 6, sabiom 62, 43; 78, 11, cfr. xii 428, stagnom -um\ agg. a taston tentoni rp 5, 17, vivo, in zenogium mu. 26 v, pr. 97, 16, vivo.
85. -ore: agror m. 67, 35, amaror rp 8, 181. 417, caror ;3, 164,
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 35
dolssor dossor mu. 52, 33 ; 60, 40, vivo dusù dolciume, follar mu. 243 r, frevor rp 4, 59 (con qualche influenza di freve), grandor mu. 73, 12, frc. ?, pessantor ^ ptcor 172 r, cfr. less. , rancar rp 6, 88, stentar. Il genere di paor non è riconoscibile ps 33, 31, mu. 54, 16; 56, 18, ecc., ma è femminile 273 r, pr. 6, 26.
85'^, -oriu: paoira ali. a j^oira nm. 16.
86. - 0 s u : afforozo , angustiasa , rive angustiaxe , mu. 294 v , ar- rossa^ besegnaso rp 7, 228, coveoso mu. 60, 28, graniegnosa , voren- toso^ voluntariasso mu. 174 r.
87. -tate: crudellitae mu. 55, 28; 65, 15, dacitae rp 4, 48, fa- militae (1. famig.) 3, 234, fragillitaet franchitate 1, 42, leotae 3, 116, marvaocitae mu. 85, 2, piayritae (1. cair.) 58, 18, sacitae rp 8, 189, come anoilae ri 14, 104; 39, 135, sopra gli altri in -itate, suiigitae mu. 94, 16, umilitae ps 31, 42, viotae nm. 24.
88. -tore: habitaor mu. 62, 15, acussaor 86, 9, aytoriaor 172 v, ambassoi div. 1471, [homo) barataor rp 3, 118, erchezaor^ faasaor mu, 170 v, fornichaar 172 r, governaar 79, 12, inganaor rp 7, 77, ^a- voraor 3, 269, lecaor 3, 117, atragiaor mu. 85, 37, oxellaar 391 r,2)or- toor 55, 11, pricaor rp 7, 78, procuraor ps 28, 11, renegaor mu. 172 r, segaor 29 v, semenaor 251 r, tagiaor tagliere, tentaor 40, 29. — /^e- veaor 84, 12, cagnassear -sseaor 96, 19 e nm. 15, carrompiaoi 2A1 y ^ {crear creditore), deffendeaor -dettai 137 v, 156 r, 168 v, [desiruar 168 v), dormiar rp 8, 69, faxeaor mu. 175 v, cfr. ri 114, 51, farbiaai 29 v, impenzeaar nm. 15, lezaai mu. 51, 42, ìnesaoi quasi 'messitori' 44 v, perseguiar 148 v, serviar rp 9, 235, mu. 302 r, spaneaor nm. 15, traytor ps 28, 12, venseaar nm. 15.
89. - 1 r i e e : aitariarixe Ip 3 , 32 , mu. 387 r , amarixe , cantarixe^ guiarixe^ lavarixe^ norigarixe mu. 29 v, percurarixe^ cfr. nm. 33; c?é;- fenderixe Ip 3, 33; 4, 20, cfr. defensarixe ex. 711, servir ixe nm. 33.
90. andeura nm. 16, cfr. less., frexaura^ iaceura nm. 16, quasi *ghiacciatura', mancanza di zelo e di ardore, ihavaura serratura mu. 43 V, od. cavò'ja^ infjìaura -cura 63^ 13; 72, 1, cfr. less. s. enxaura, ligaura C, limeura nm. 16, scotaura mu. 13 v, iraveura nm. 16, od. .atruvò'ja 'ritrovamento di cosa smarrita' e più spesso 'la mancia dovuta a chi la ritrovi'; — bateura mu. 120 v, fendeura C, ronipiura mu. 106 V, scarpiaura nm. 15.
91. -ura: aotura mu. 59, 25, basura rp 9, 112, brutura 5, 10, covertura mu. 57, 12, disconffitura 57, 8, ihassura, paintura 72, 42, zoventura rp 2, 55 e less.
91''. Qualche altro suffisso non più vitale: -Idu, gravca mu. 47, 7,
36 Parodi,
ranceo, storico p. 37 n,; -ile, dehel -r ps 35, 25, mu. 52, 12, nohcr 51, 41, hiimel rp 6, 253, umero -a pr. 17, 3. 4, od. iitniu morbido, da tlmeru^ uter dc^ 44; -Ine -udine ecc., crimem mu. 55, 12. 29; 56, 10, dotto, formetn 54, 13; 149 r, terme n 75, 33; imagem 39, 29. 33, ruzen ruggine rp 8, 243. 357, od. rus'e\ ancuzen rp 8, 356, od. ahkìs'e; amaritudem mu. 62, 17, heatitudem 62, 34; 77, 9, servitudem 41, 11, simiUtudem 39, 30. 33, in parte vocaboli chiesastici. E tale è pure màcula C, con -ìilu intatto, cfr. pegolla mu. 210 v, meno chiaro. Si accettino qui fronzora 33 v, acc. a f ronza fionda, e lomboro lombo 33 V, inoltre iwssacora C.
91''- Infiniti e participj usati in funzione sostantivale: ùimaf/inar mu. 65, 21 è dubbio, forse 'fantasia', intcrmesihaa 57, 46, dubbio \ te- (jncìj tenere, tenimento dc^ 25, vestir rp 1, 7, od. vestì' vestito, abito. È certo dal frc. stipar desinare mu. 87 r. — Pei participj cfr. nm. 75, inoltre il solito vendea mu. 54, 36, od. vendia, presteo prestito de* 27.
Derivazione verbale.
92. Sufi". -i care: cayrtrc/irtr, rantegar C, scortegar mxx.'òl^ 19, cfr. less. s. scrotegar. — Sufi", -idjare : cazezar C, netezar pulire, vivo, nozherezao rp 8, 199, scarmezar C, segnorezar^ verezar veleggiare rp 8, 71, vilanezao 9, 69; scandalizar ps 30, 6.
93. Denominativi: aitoriar mu. 245 r, cfr. less., apozarse 73, 11, aprovistar^ arizar^ coxinar cuocere mu. 49, 16, ora kuzind far da cucina, conflniar 143 r, contrar, domimar mu. 65, 23, erchezar, guier- donar mu, 90, 24, ùisuperbiarì rp 5, 78 {insuperbieremo)^ invernisar mu. 44, 14, od. invernizà, mendigar ps 27, 10, mezonar^ mollestiar mu. 172 r, 270 r, pallidar 61, 20, cfr. C, parezar de* 41 (a rigore potrebbe rispondere anche all'ant. it. paleggiare) sagramentar mu. 57, 9, tcììipestar percuotere, opprimere, 61, 42, vanar^ ventar^ violar^ za- zumar rp 9, 322;- afosschirse nm. 94, anivollirse, ingoì^dir, orgoioxh\ soeù\ ecc.
94. ad-: abaxar rp 6, 87, acc. ad asbasar mu. 4:3, 17, ora asbasd, acaveiarse rp 3, 206, acognosser mu. 00, 15, cfr. xii 385, acompir mu. 84, '32, acontarse, acreerse mu. 81, 45, acrcsscr 90, 38, adeve- gnir avvenire rp 9, 181, mu. 89, 21, cfr. best. 484, gst. xv 266, voc, , adevinar ps 35, 9 (mu. 93, 23) e adiv. rp 9, 109, adiminuir mu. 56, 33, adagiar 46 v, ora duga e redugà , adomentegarse div.
* È probabilmente da leggere : E no nigunna intennesihar.
Studj liguri. § 2. Spogliò fonet. e morfol. 37
1468, ali. ad adementegarse^ affìmnao ma. GÌ, 18, afoschirse 53, 24; 58, 22, aimpir riempiere 60, 10, adempiere pr. 22, 12, aingoar^ alu- menar -minar rp 3, 7; 7, 74, mu. 39, 14. 18, ali. a ■illuminar -ini., alussengar mu. 58, 43, amantarse 91, 20, amarotir 50 r, amesurarse rp 3, 197, amensurai di giusta misura 8, 26, aministrar trattare 60, 4^ cfr. kath. 911, col senso di 'servire', aontao aunt. mu, 70^ 26; 86, 30, apertegnir 81, 39, apoverir render povero 63, 14, apresentar ps 34, 27, vivo, aprexiar 83, 21, cfr. xii 888, asscurir 87, 18, od. askiiise.^ cfr, xii 389, aseao assetato rp 7,. 166, asegurao sicuro mu. 59, 1, asemhiar ass. radunare 54, 4; 78, 23, ecc., asonarse sognare 11 r, (ma di solito sompnar^ sonao, ecc., cfr. less.), assihairir schiarire 77, 25, astimar ps 28, 4, astomagar stomacare rp 9, 296, astorbao turbato 7, 3^ cfr. astorbeao less., aslrenzer, in astreite costrette mu. 94, 1, vivo nel senso di 'restringere', cfr. xn 389, atempet^ar ., iitrar mu. 67, 6, ausarse adusarsi ausarsi rp 8, 339. 394, avardarse nm. 27, acc. a vardar^ di molti dialetti, axaminar ps 36, 29, pr. .82, 20. . de-: debrixar^ decorrer^ deffallir venir meno, morire, mu. 61, 13, deliverar 60, 17, demenar ^ deprender ^ derobar mu. 45, 30, detornar stornare, tener lontano 07, 16, frc. ?, devear, deveglar svegliare ps 31, 9, acc. a desv., dezonzer mu. 78, 2.
des-: desbreigar sbrigare rp 8, 265, descapitao mu. 50, 11, desca- regar dc^ 7, 17, vivo, descarnao mu. 52, 12, descassar rp 6, 195; 7, 216, mu. 55, 3; 56, 14, descaze 52, 41, vivo, o deschfajir mu. 61, 33, deschivar rp 9, 239, desconffortasse mu. 80, 10, descordarse 77, 8, desdegaarse div. 1477, desguarnio 61, 44, deslignar tralignare 72, 11, desmentar, desmontar ^ despailiar C, despartir dividere mu. 38, 7, de- sperduo rp 9, 244, despessao C, despiegar esplicare mu. 87, 26, de- spoihar Ig 25, 185 e despoglar Ip 1, 33, od. despiigà^ desprexiar rp 9, 36, vivo, dessemegiarse mu. 66, 7, dessoterar 91, 9, vivo, deste- gnuo^ destender estendere, spandere, 66, 6, rifl. 'stendersi' 'giungere' 87,. 42, destorbar 67, 3, desvalar, desveglar ps 31, 13. 36, desviar C, deszliairar rp 9, 13, cfr. less. s. deszhairando.
ex-: xboir^ scarpentar^ scarzar^ scaze accadere de' 37, vivo, sco- rar^ scortegar nm. 92, scoxir ^ scriar mu. 54, 6, sgotar., sihairir 67, 24, spaiharse spacciarsi tr. 6, sparmiar.^ spermesar^ stronar, szhuir *. Cfr. asbasar^ assihairir, astorbao, s. ad-.
* Son notevoli fra i nomi, per il loro s- prostetico, xgigno mu. 115 r, xmirra 51 r, sprecioso ps 28, 9. 42, anche in ri 16, 295, storbeo mu. 88, 18, od. sfurbjic: per questo però va ricordato il vb. astorbear less., e anche astorbao s. ad-.
38 Parodi ,
in-: envriar, imheverao mu. 56, 9, impremuar, inhindar ps 35, 8, Ig 17, 27, vivo, incainao mu. 58, 37, inconviaì\ incorpar mu. 55, 29, incresse rincrescere 42, 35; 43, 2, indurar^ infangaci 84, 2, inffen- zerse 51, 31; 93, 23, cfr. xii 408, inforssar^ ingramirse rp 7, 208, ingratiao^ ingravear mu. 46, 42; 47, 11, inllustrar illuminare, rischia- rare 75, 21, ìnnoxa nuoccia mu. 390 r, inpiagar rp 8, 277, con senso più generale che l'od. inóayà 'ferire, specie con un sasso e vicino agli occhi o alle tempie', imprender apprendere mu. 52, 7, vivo, in- salvaigir 51, 9, inselar {Vazem) 47,24, intopar entoparse mcontra,re -rsi rp 9, 184. 249. 340, vivo, invear, invegirì {invegerai) rp 8, 340, ìnveninao^ invernisar nm. 93, invoarse, involupaì\ inzenerar mu. 44, 8 ; 88, 9, clr. engendrar mon. e panf. 372, inzenzer cingere mu. 54, 5.
intér-, ecc. : e[n]tremeterse rp 9, 196, interprender mu 54, 31 ; 55, 22; 89, 10, ecc., intrevegnir accadere rp 9, 38, vivo.
per-: perduer condurre mu. 160 v, oltre il solito percassar 55, 1, ecc.
pre-: preponer proporre mu. 61, 5, civ. preponimento 83, 43,
re-: rebutor respingere, ricacciare ps 36, 6. 27, cfr. xir 425, re- catati recreser -xer rp 1, 43, mu. 42, 22, ecc., nm. 44'', reforzarse sforzarsi ps 33, 5, cfr. ITI 259, refrenar rp 6, 258, mu. 90, 32, cfr. xii 426, regratiar -dar rp 6, 135, mu. 44, 36; 58, 13, cfr. nm. 44'', sei., ap., ecc., relevar alzare ps 33, 4, rellugar^ remirar mu. 52, 38 ; 80, 29, remunerar 93, 36, cfr. less. s. mimerar^ resscatar 94, 33, retornar rivolgere 59, 27, cfr. gst. xv 271, revozer mu. 60, 14, rezovenir rp 3, 180.
sub-: secorrer mu. 51, 32, cfr. secorsso 70, 5, less. e xii 431, so- peditar, sostrar^ sugigar.
supra-: sovremoniar mu. 79, 31, soverm. 87, 41, cfr. sovrevegnir ri 95, 225.
trans- ed extra-: translatar tradurre mu. 50, 21, transmuar tra- mutare 88, 12, cfr. stramuar less., od. stramnà far lo sgombero; stra- hossar^ stramontar tramontare mu. 53, 9, strangorar rp 4, 12, stra- passar nm. 37, cfr. straportar ri 134, 187, slrangotir less., strangos- sao mu. 61 v; slraviar ^ stravozer^ in stravoto rp 9, 252, cfr. less. e XII 435, strazitar.
Indeclinabili.
95. Avverbj: in -menti^ di rado in -mente: ensemelmenti Ip 5, 36, insem. Ig 5, 06, sagazamenti dc^ 23, atramenti aotr. tr. 6, mu. 72^ 11; 74, 30, boocardamenti 56, 2, pianamenti 53, :30, anciannamenti da gran tèmpo 57, 27, improvistamcnti 00^ 19, comimnamenti 65, 4,
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 39
nechanientj 71, 6, crudennenii 80, 14, inganoroz amenti 8 v, viaiamenti 34 r, certo per viaz.'^ pareyxementi ps 33, 40 (il solo pai'eise ri 12^ 643), pacientimenti 34, 2; segurmenie rp 8, 56, humelmente 8, 350, veraxemente ps 35, 2; — ^rwan rp 3, 321; 7, 61, goairi mu. 113 r, cfr. ri 37, 136; 53, 125, é nm. 41, quasi quaxi rp 1, 56; 5, 11, mu. 251 r, ora s-qucesi, da *-quaizi, for rp 1, 44; 5, 60, forza forsa ps 32, 19, dc^ 22, cfr. forxa forscia pr. 52, 21; 60, 24, ora fosa^ assai rp 9, 206, mu. 76, 29 'molto', donde l'od. senso di 'abbastanza', a lo hostuto de* 25, nm. 34, de luto mu. 75, 7, de lo Udo 86, 9, anco ps 28, 3, italianesimo, assi anche dC* 54, od. asi^ 'così' mu. 85, 17, atressiì^?, 28, 41, cossi mu. 75, 4, ecc., pur rp 9, 285, mu. 65, 21; 81, 18 'solamente', e rp 3, 170, mu. 77, 13; 78, 5 'tuttavia' 'pur sem- pre', cfr. rp 9, 245, no... pur rp 7, 28 'neppure', non tanto... tna non solo... ma, mu. 58, 13, anti 61, 29 e avanti 86, 36 'piuttosto', per senior ps 30, 12 'separatamente', semegieiver mu. 88, 22, a dei- leve 83, 4, per manifesto 78, 1, allo meni ps 31, 13, niente e talvolta già ninte in pr. 35, 11; 53, 24; 75, 17, nm. 3, no... migamxx. 82, 16. — Di tempo: anchoi rp 8, 179, anchoi a di mu. 173 r, 189 r 'oggidì', l'endeman rp 9, 299. 308, damatitn mu. 23 v, sciìta ieri sera 44 r, de- man damatim 22 v, bem ìnatim 85 v, aor rp 4, 29, mu. 70, 35, laor mu, 52, 35, laoì^a. 57, 35, alaor 45, 39 e ali. ps 34, 40, alaora mu. 44, .39; 47, 31, lantor ps 34, 39, lantora mu. 42, 13, alantora 71 v , in mendor rp 9, 351 , in si picen d'or mu. 72, 39, rairor rp 6, 35, tropo basso or rp 9, 257, tutor tuttora mu. 75, 34', tutora 82, 6 'continuamente', tido iorno 54, 30; 70, 5, perfiaa 52, 20, perfìai T2^ 32, dal frc, adesso 70, 5 'subito'? o 'sempre'?, cfr. ri 37, 81; 39, 72; 134, 48; prumer prima rp 9, 62, cfr. ri 53, 164, da pri- mer 53, 281, rp 4, 36; 6, 248, poi mu. 00, lo, poa rp 8, 347, ps 32, 11, tr. 5, mu. 43, 13, da poa avanti 40, 16 da allora in poi, posa possa rp 9, 216, tr. 5, mu. 41, 32, asi tosto subito dc^ 21, mu. 00, 45; 78, 23, tantosto mu. 75, 22; 78, 12. 24, ecc., probabilmente frc, avanti ps 31, 11, mu, 80, 54, avangijl8, 5, davanti mu. 43, 15 'prima', in fin de chi o de qui rp 8, 11. 424, in fin a chi 9, 231, de fin da or rp 8, 103, de chi avanti mu, 45, 27, de li avanti 40, 7, da li avanti de* 31, in apreso dc^ 4, inderer rp 8, 93, mu. 139 v 'all'ultimo', in- contenente mu, 41, 22, ecc., mantenenti 80, 17, de preseìite 40, 40; 41, 8, alla firn 42, 38, alo pu longo dc^ 29, uncha rp 5, 30. 89 , cfr, 3, 316, zamai 5, 78, ps 29, 2, zamd nm, 44^ — Di luogo: ki, qui rp 9, 243, e in senso di 'ivi' 5, 83, coci cozi ps 30, 30, de* 53, mu, 7 r, 18r; 40, 46; 41 ruhr. 'qui', cfr. l'od, ki-kusi^ de coci 75, 23, de coci
40 Parodi ,
a irei di 101 r, con senso temporale, caci apresso 47, 17, tani /in caci
00, 38, li 42, 27, Ili unde 42, 'S'3^ e anche proclitico, nm. 50'', za^ za tosto ps 35, 21, che elio no vegna sa mu. 182 r, in sa 88 r, in sa... in la 90, 3, sa derer Ab, 8 'qui sopra', sa de sovra 314 v, za zu rt 12, 557,, ora solo desd insd, de la 60, 48, de sovra dess. rp 8, 130, mu. 59, 28, suza susa rp 9, 308, mu. 81, 2, la su rp 8, 223, de lassù aoto 53, 42, ora m, lasil' , zuza zussa giuso ri. 16, 284, mu. 171 r, z. in lo piani 276 V, ma iuza ps 32, 5, italianesimo, soia rp 8, lA, de sola del 2^ 21, mu. 90, 30, de sota in su mu. 52, 29, quello davanti derrer e quello derer davanti 93, 2, dederer rp 9, 304, ps 33, 28, inderrer mu. 80,28, apresso mu. 80, 5 'dietro '/e 45, 14 'dopo', ivovo rp 9, 90, li provo ivi presso mu. 55 v, aprovo ps 33, 29 'dietro', a la longa {uni migiar) 113 v, cfr. pu a lunga -più. lontano pr. 41, 34, cossi a la
1. 42, b.hen da la lunga 42, 18, e cosi 51, 35, ecc., dentro e def- fora mu. 44, 14, o rp 8, 117 'dovè', ma di solito usasi unde^ isolato onda div. 1408; ecTia nm. 20, echame C, eche pr. 70, 7; 72, 33.
96. Congiunzioni: za già, or, ma. 73, 3; ca sempre pel latino quam, in ispecie in rp e mu., aìiti ca rp 9, 80, ali. ad avanci die ps 30, 13, 2)u... dia mu. 55, 1 sg. ali. a p)iu . . . che ps 31, 35 sg., aotro o aotri cha mu. .57, 25; 59, 11; in mu. solo poche eccezioni: 41, 9; 08, 19; 71, 14; 92, 28; 93, 12; 97, 9; demente che mu. ;ì7r, domentre che div. 1468, de fin che rp 2, 40; 8, 144, de diin che 8, 109, tani fini che mu. 45, 39, in so che mu. 67, 17 'mentre che ?, poi che 41, 8 e il solo poi rp 9, 225, dx.poa da quando pr. 52, 10, poa che mu. 46, 40; 79, 18, dapoa che 42, 11, Ig 16, 65, da poa in- za che da quando pr. 56, 17, ove il che è analogico, su de fin che ecc. (e per contro dia se mu. 76, 7; cha quod 88, 36), corno elli devoravam mu. 54, 38 'mentre', si tosto corno rp 2, 29, asi tosto conio mu. 77, 43, cossi t. e. 57,24, de pres- sente che 96, 6, a pr essente conio... e 60, 41, de pres. come 40, 40 'tostochè,', tanto conio 60, 40; 77, 42 'finché'; per so che 75, 42, impersso che 92, 26, za che l'2, 4; 79, 32, da che 75, 37, con so sea cossa che 81, 33; 93, 27; se rp 6, 41. 47. 51, ecc., mu. 72, 6. 9; 73, 5 ecc., ma si mu. 83, 39, e di solito in ps: 32, 8; 33, 45; 36, 41, ecc.; per tuto che mu. 46, 1, ancor che 76, 28 e il solo ancor 84, 32, pur die faito se sea 72, 27, conio elio- se sea appellao 76, 30; no per
quello non per ciò 92, 27; a veir 70, 4 'invero', unde perso 41, 17, asi corno rp 5, 16, cossi corno mu. 38, A, salvo de mu. 72, 29.
97. Preposizioni; davanti da de! 20, ps 27, 3, mu. 41, 5; 48, 41, da- vanti de ps 34, 27, coll'acc. de' l'è, ecc., poi tute queste cosse m\x.'è2Y, cfr. ri 53, 78, depoi rp 8, 165, mu. 43, 41, apresso ps 30, 24, mu. 85, 13
Studj liguri. § 2. Spoglio fonet. e morfol. 41
'dopo', derer da ti Ig 20, 2G 'dopo', infra ps 30, 28, uiu. 55, 6 'den- tro'; enter inter i/de, fusione di inter e di intus, che conserva i due significati, 'fra': rp 1, 74, de' 25, ps 27, 15, mu. 41, 30; 04, 4, e * dentro' 'in': rp 9, 207, tr. 5, ps 28, 38, mu. 45, 9; 47, 40, ecc.; ora non ha più che il secondo, e ha cacciato in, già cosi frequente ' ; de inter la 'pria mu. 23 r, d'enter la lesta 320 v, od. d'int-u, -a, dal, dalla, dal di dentro di, inter por la prexom :i20 r, entre rp 8, 332, Ip 2, 6, en- tro mu. 40, 0, entro per rp 9, 211, dentro da ps 36, 4, mu. 43, 18; 57, 28, dentro de tr. 5, mu. 46, 19, for de 60, 2; 65, 36, fora de, defora de 42, 29; 46, 25, for da 76, 5; 85, 30, enver inver inve rp 2, 32, 33, mu.'* 5 r, inved CJiaim inver Abel mu. 42, 7, de ver rp 3, 96, cantra mu. 47, 8. 9, contra de 59, 34, e in senso di 'erga' 54, 21-, aprovo de 43, 9; 47, 2 'presso', ape de ps 33, 34, ape de noi mu.-242 v, ape de mi 318 v, ape de lo to lao Ig 16, 29, atra mu. 66, 13; 73, 15, dotra •da ps 30, 44, tatn fini alo cel mu. 52, 27, tam fim alo tempo 43, 40; 45, 13, {tam fini da prume 12 r); sun sum rp 8, 296; 9, 311, mu. 47, 23, 27. 28, Ig 6, 34; 18, 4, som son Ig 13, 22; 25, 84. 190, in sum questa ìnateria div. 1464, sover sovre, ove sarà supra + super, rp 5, 102, lp3, 1, mu. 71, 16; 96, 33, Ig 9, 2, cfr. sove pr. 67, 39, sover seira rp 9, 294, sovre de mu. 48, 21, anche sovra ps 28, 28, mu. 39, 4, {siisa in rp 9, 308), sote rp 1, 57; 8, 409, mu. 39, 7; 43, 27. 32, anche sola 63, 40, nm. 20; a men de lui mu. 84, 34,
97^. Interjezioni. Noterò solo do in ma.: do morte... do fìjor ine 122 r, doo carissimi p^oi 233 r, cfr. pv, 78, 142, 150, ecc.
Appunti sintattici.
98. Non rilevo se non certi costrutti ; da rp : mar anderà li faiti toi 3, .303; chi in tanti perig ori vai... mester te son 8, 324 sgg. cfr. 396 sgg., e anche 9, 165 sgg.; no diexi 3, 68 'non dire' cfr. nm. 61, anche pel cong. pres. vegi, porti, usato come imper. ; quando
^ Di solito nei nostri testi in lo, ecc., ma inter è pure frequentissimo, ed è quasi sempre scritto cosi, in modo da far parere assai verosimile che risponda proprio aXV inter ìaXìno. E però molto probabile che abbia as- sorbito in sé anche iniro, oltre ad intus. Quest'ultimo, secondo i nmm. 16, 20, darebbe iute. Cfr. XIV 247 n., inoltre Romania XVIII 621. . .~ Si potrebbe forse sopprimere il punto interrogativo in fine del pe- riodo, e intendere: 'Non lamentarti di mo', lasciando a contra il suo si- gnificato usuale. :
42 Parodi ,
e lo requerea 0, 117 *lo richiedessi'; guardate de conpagnia chi te metese in rea via 8, 121 sg., cfr. 0, 239 sg.; poi che^ lavorao tanto 5, 41; cognosando aproximar 9, 89; ìii... por ai trovar... chi pregen 9, 281 sg.; per no tropu axeverir 7, 98; chi tuti ìnenna per inguai 5, 00, cfr. 6, 50; 7, 122, menar per mente 0, 17. 124; da ps: e pleo- nastico 27, 11; /o covegne esser confortao 31, 28; incomenza de corre apresso 36, 20, cfr. rp 9, 34, conienzam d'axaminarlo 30, 29; da mu.: la bevenda de la fee 151 v; ogni cossa chi a noce se dexeni 297 r; homo lo dexira 17., 3. 4. 5; c7ie a tal ben 75, 40 'vi è'; abondavi richesso 09, 45. 50; dexira a esser 78, 28, lassa a esser 83,. 34; se forssam a inclinar 86, 2, un po' dubbio; no e seno a cobear 00, (j'^ fa o no fa a dexirar 05, 1 1 ; 77, 35 ; 82, 30. 32, fa a mostrar 75, 37 sg.; se a de otriar 74, 10; ocier ale spae 71, 22, sum a segur 71, 27, a quai governaci lo mondo se governa 79, 12, cfr. 24; se fam ali simpli dotar 82, 43; a greve e che 04, 47; che faita e f aossa bianssa 75, 37, che faita ella e 89, 19; de che vnainera -morte 71, 21^ lo carro sani Martini 87, 3; quando e saremo disnae mu.* Iv, cfr. rp 9, 95. 177, e anche 58;ue'/H scharchiza 80, 52; vennem fallie SS^ 40; vem senssa appellar 80, 18 'senza esser chiamata'; desviamento de veraxe fellicitae, senssa menar a firn so che prometeìn 73, 1 sg.;^ quando elli se partem spendando 03, 11 sg. ; per soi schunzuri dir 80, 14 'dicendo', per cantar 80, 32; de sonar 80, 18 'sonando', modo tuttora vivo; e pleonastico 81, 42; 93, 19; che pleonastico 81, 28; per bì'evementi finir 75, 54 ; in le quae più chi se delieta 77 , 22 ; so sum tute cosse occiosse 73, 28; elio e so bem e tuta unna eossa 70,. .5; povo che sovensso loan 72, 2; a chi vem l'unna senssa l'aotra^ falle a tuto 74, 21 sg. ; la quar gente la lor statura no eram pia longhi de un goo 294 r, ecc.
C. Lessico *.
abissar mu. 44, 14; in senso metaforico, condurre a male, rp 9, 113. abrivar-se rp 1, 50, ps 36, 26, cfr. less. s, asbrivo -varse, che è pure rp S^ 314; 9, 350. In pred. 20, 29 si deve leggere d'abrif d'abbrivo.
* Oltre alle solito sigle dell' 'Archivio' ne adopero per brevità alcune l>oche, che qui indico :
dcr. = Belgrano, Documenti inediti riguardanti le due Crociate di S. Lu- dovico IX Re di Francia, raccolti ordinati ed illustrati; Genova, 1859.
Studj liguri. § 2. Lessico. 43"
acalar acquistare, mu. 89, 12; altrove sempre 'comprare' mu. 33, 17 ecc., cfr. less., XII 384.
acaxonar accusare mu. 51, 29 ; 55, 11; 56, 9. 16; cfr. XII 385, gpa. II 37,. Ili 40, caosonare pnf. 242. In ri 73, 27 caxnnoso^ forse ' accattabrighe ' e an- che 'maldicente'.
accordio acord. de* 1, 2, 7, 8, mu. 55, 34; 89, 27, vivo, cfr. concordio, desc. disc, rp 3, 14.5. 146, less., concordio cai, dven. 120, ma -do 131.
accustumao, meio acc. ridotto a migliori costumi rp 3, 8; cfr. mu. 85, 23" 'avvezzo', pnf. 256, ecc.; inoltre bene, mal costumato voc.
acesmao acconcio, opportuno, rp 9, 254. Vedi less., inoltre ri 43, 85: gente acesmae di belli o temperati costumi; infine, specialmente per l'etimo, mrt. 339 sgg.
aciso mu. 31 v.
acontarse, v. contanza.
adur addurre ps 27, 14, ecc., nm. 68''21 in n.
afabely a conquistar, facile dc^ 11.
aferrar~se allignare mu. 78, 11, vivo; cfr. less., dove ha senso proprio (corr. la citazione, ri 91, 49).
affanar-se: se vivea de so che elio se affanava si guadagnava faticosa- mente, mu. 229 r, cfr. ap.
affeciom, sentimento, impressione, mu. 85, 26.
affiagar: vegnine a mi, voi chi lavoray e sey affiagaij, e e' ve darò re- posso mu. 250 V, stanchi. Si trova pure nel sec. XVI,
affbroso: doi afforoxi serpenti mu. 294 v; cosi nel sec. XVI, un afforoso limbo, che fa paura, ribrezzo. Andrà con affare {afa?), ecc., e qui ricorde- remo il gallicismo affressa ribrezzo mu. 319 v; cfr. dp. 377, kng. 330.
pcom. = Statuto dei Padri del Comune della Repubblica genovese, pubbli- cato per cura del Municipio, illustrato dall'Avo. Cornelio Desimoni; Ge- nova, 1886.
Ymd. = Plainte de la vierge en vieux vènitien, texte critique, ecc., jjar Al- fred Linder; Upsala, 1898.
mrt. = Miscellanea Nozze Rossi-Teiss; Bergamo, 1897.
rpv. = Rim.e di Magagnò Menon e Begotto in lingua rustica padovana ; Venetia, 1659; 4 parti.
Indico poi con pnf. il testo del 'Panfilo' pubblicato dal Tobler nel voi. X dell" Archivio'. Quanto alla sigla ib. del Salvioni (XIV 203) si troverà se- guita ora da una cifra romana, e questa rimanda direttamente ai testi della prima parte; ora da un unico numero arabico, il quale si riferisce ai sin- goli articoli dell'antico glossario bergamasco; ora dall'indicazione di pa- gina, e non v'è difficoltà. Di pm. (Salvioni, XIV 204) adopero anche la parte inedita e in tal caso non aggiungo altra indicazione.
44 Parodi,
Agaa, Sancta, mu. 249 r, 249 v, vivo, SahfAyà.
arjoaitar mu. 83, 40, sost. aguaito rp 8 327, oggi solo il vb. agiieitd, •cfr. less. s. agaitao, e XII 385, XIV 205. Anchs nell'Albertano pistojese, guaitare.
agotar rp 8, 97. 368, sempre vivo, ed anche nell'ital.; con goto^ less. agovollo mu. 62, 28: l'ho considerato come un errore per avogollo, ma non si può escluderne la legittimità.
agrevar, la vendea de la biava, farne salire il prezzo, mu. 54, 36, a Abram agrevava monto quella vita 46, 16; cfr. XII 385, pnf. 568. \J agravao di rp 6, 148 vale 'offeso' o forse 'accusato a torto', cfr. mu. 54, 39.
agror acerbità mu. 67, 35; 85, 14.
aguillom pungolo, puntura, mu. 71, 17; dal frc.
agur; boni ag. mu. 62, 2. 13. 16. 18, mar ag. 12, 34; 85, 19, buona, cat- tiva fortuna, dal frc. In senso proprio, aguri presagi, ottenuti con pratiche superstiziose, rp 6, 169. Mettiamo qui anche beni agurao fortunato, mu. 52, 22; 62, 3, mar ag. 62, 15; 84, 39; 85, 1, pezo ag. 85, 3. 37; cfr. less. s. ma- ì'agurao; infine bem agurosso 67, 2.
aina ayna odio mu. 54, 39; 63, 34, ecc.; dal frc.
aingoar adeguare, paragonare mu. 66, 18.
aiustrar -se avvicinare -rsi, esser vicino, intimamente legato, mu. 41, 16. 17 (ove è da vedere la nota); render vicino, chiaro, adatto all'intelligenza 76, 31. Anche zM^-c^rai avvicinati o arrivati 38 v, iiistrà arrivò 266 v; agostra adhibe cat.
alargar -se allontanare -si mu. 45, 9; 63, 23, ecc., anche ri 37, 136, cfr. alongao. E pur del voc.
alboxello mu. 51, 6. Se lo x vale, non s, ma r', il vocabolo non riesce chiaro. Forse per arburezélu, donde arburzèlu (arborxello mon., bars.), e poi la dissimilazione.
alimento ali. elemento mu. 39, 35; 51, 11; 88, 11, ecc., nm. 17; cfr. bars. <3 l'ant. toscano.
allescar adescare mu. 307 r, come da Irsca, che vive sempre; cfr. inle- scando clni. nm. 41.
allevaisso figlio adottivo, detto come ingiuria, ali. niarso mu. 314 r.
aloitar-se mu. 64, 9. E il vb. supposto less. 322, s. alointa, ^longitare. Altrove aloitanar mu. 59, 5; 83, 33, ecc., cfr. less., sei. 7; qui anche loi- tan mu. 93, 12, cfr. il veneto lutan.
alongao allontanato mu. 123 v, cfr. XII 386 e il voc.
amassamento, de le aigoe, mu. 39, 8, cfr. amassar raccogliere 62, 8; 63, 12, ecc.
amia amica mu. 80, 37, dal frc; ma cfr. pnf. nm. 17.
Studj liguri. § 2. Lessico. 45-
ancuzen nm. 12; cfr. brend. 49, 50, cavass., ecc.
angellicha mu. 75, 11. Rima con apcllà appellata, e quindi si dovrebbe intendere 'angelicata'; se non restasse il dubbio che sia una rima sul ge- nere di pelago ; zo ri 54, 52.
angossa pena, tormento, mu. 62, 4, mentre l'od. angusa non vale ch'i 'nausea'; cfr. XII 387, bars.
anguila, 1. aiigila. Ricordo il modo proverbiale tener l'a. per la eoa rp 4, 16; cfr. gst. VII 442, XII 476 sg.
animai-, con significato un po' oscillante, il che sì capisce anche meglio in una traduzione: tuti li animai e tuli li oxelli mu. 44, 40, ove pare- valga 'animali terrestri'; per mu. 44, 18, vedi la nota al passo. Infine v. bestia.
anoffanto mu. 73, 11, e Rossi, Gloss, mediev. lig., 17, acc. ad aleoffante mu. 294 r, cfr. l'ant. it. liofante lionfaìite; ma alifante nel Bestiario eugub. (edd. Mazzalinti-Monaci) 3, ecc. Vedi inoltre btr. 74 e qui aricomo.
antriffexim, per antr., mu. 70, 36; 77, 2, latinismo storpiato.
aotom mu. 57, 44, frc..^ Cfr. antono XII 387.
apairar^se: se eli s'apayran de proveir de"- 17, che par significhi: se (i nemici) fanno a tempo a provvedere. In due passi, non molto chiari, di Bonvesin, apairar vale, a quanto sembra, aver agio, tempo di far una cosa, e va coir od. piem. pairè apairé, cfr. sei. 8, inoltre kng. 5895, 5898. Per me, l'etimo più probabile è il lat. par, donde *pariare, quasi 'mettersi in ]iarì'. L'od. genov. apajd, che avrebbe lo stesso significato dei vocaboli citati, ma mi è noto soltanto dai lessici, risalirebbe invece o a '''par-it-are n meglio a *par-id-jare, sarebbe cioè un allotropo dell' it. pareggiare. Non è impossibile che anch'esso ci. sia conservato da apariemose rp 8, 187, il quale significherebbe press* a poco 'sforziamoci'. Per incrociamento apariar preparare dven. 113, lind. 541 G, st. Ili 11, VI 22, ecc.
apareir mu. 82, 33, v. pareir.
apartorir Ig 2, 16, ma apartuir mu. 41, 31, partuio 40, 11 (dove la man- canza dell'a- può esser solo apparente), cfr. less., XII 387, bars., e infine qui nm. 26. Il passo di Ig è da correggere senza dubbio in: ella e apar- toria, e risulta anche da Gap. II.
ape de nm. 97; cfr. XII 387, bars., cavass.
apiangao: in tanta devociom... che li cor de la gente foni tuti apiangai mu. 264 V, a questa prichaciom . . . ave tanta contriciom... che cum grande abondancia de lagreme fa apiangaa, ib. Pare significhi 'intenerito' 'ram- mollito', ma non oso proporre *planicare.
apostico fittizio, falso, mu. 51, 30; cfr. ri 38, 2 e nm. 80; inoltre Rossi, Gloss. mediev. lig., 18.
46 Parodi,
approbrio o forse oppr. ps 35, 12, cfr. less. s. probio.
*apretar-se affrettarsi? ps 29, 30, cfr. la nota al passo. Ma ora son per- suaso che si deve leggere invece aprestarse.
aprivaxar-se mansuefarsi mu. 51, 8; con funzione di sostantivo e forse col significato di 'buon trattamento' 69, 9. E il fr. apprivoiser; cfr. compri- var sei. 19, kng. 666.
aprovistar provvedere mu. 87, 34, prevedere 92, 4. 11.
aragosta granchio? Cfr. l'a. frc. e qui mamalove.
arangno rp 5, 37, oggi ànu e anche ànoxc^ cfr. less. s. ovra d' aragno, frase che ò svolta in una similitudine nel passo di rp.
arasar: gli fo dao iena si gran mascd che de sangue fo arasà la bocha a lo fìglor me Ip 1, 23 sg.; 1. arazd, con raza ragia, che in generale dicesi dell' umore viscoso, che trasuda da certe frutta, come le susine, se son ben mature. La medesima imagine è da riconoscere nell'od. genov. amustd far sgorgare il sangue dal naso con un colpo, amnstd-se bruttarsi la faccia e la bocca con umori appiccicaticci e specialmente col sangue uscito dal naso: da musili mosto. Anche nell'ant. lombardo, in senso proprio: Quilò si parla Octobre con soa faza amostada Bonvesin, passo non inteso dal sei. 7.
arbetrio rp 8, 145, nm. 8.
aregao rp 6, 152, 1. araegao, e cfr. less. s. araigando^ mod. 177; sost. rego errore pv. 6.
aremorir: li farixe... avem grande dolor e penser che lo povo no li are- morisse mu. 83 v, probabilmente: non si levasse a rumore contro di loro.
aricorno liocorno mu. 305 v, cfr. ali fante, citato qui s. anoffanto; e cosi con lionfante va paragonato lioncorno best. 489, ant. it., ecc.
arizao: li apostori de Dee quasi corno de unna grandissima alegressa fom arizai. Ali quaij lo ducha... disse...: voi si riiì mu. 197 r. Adunque: furono mossi a riso.
arrar mu. 55, 36, cfr. arror aror, nm. 17, vita arrossa vita d'errore mu. 51, 22. Il deverbale drro, non bene inteso less. 326, vive nel nostro contado e, in certe frasi stereotipate, anche nella città: per es. u l'à fcetu aru l'ha sba- gliata. Non so se nella frase scherzosa t' f 'nt'ilna rùe, che risale al non più inteso t' (f 'nt' un arùe, si conservi ara opp. arùre; ma il secondo non potrebb' essere che letterario e quindi si raccomanda poco.
asbasar mu. 43, 17, derivato in -iare, se è l'od. asbasd. Ma cfr. bassar. • ascarar: li se ascaràm l'um cimi l'aolro combatterono mu. 46 v; cfr. sca- raguaita mon. e kng. 7518.
ascotar rp 6, 52. 199, ps 35, 22.
asetar-se ass. porre a sedere, sedersi mu. 47, 3; 54, 21, vivo, ma assetar •calmare 57,30; cfr. less. (ma sentao ri 57, 40 vale 'dissipato', 'fatto spa- rire', con xentar), XII 389, bars., e qui selo.
Studj liguri. § 2. Lessico. 47
asneise rp 1, 1 e pm.;cfr. less., dove la spiegazione del s non persuado.
asombiar assembrare, radunare, nm. 18, cfr. asembiar nm. 94 {nsemblar bars.) e anche sembiar sembrare nm. 25.
asonao chiamato, quasi 'provocato' rp 3, 215. In piem. arsone salutare, in mant. arsonar parlare, ragionare; e può esser utile anche soner chia- marsi pred., che non è ignoto all'ant. ital. Diverso è strasonar -mento gst. Vili 424.
aspecto attesa, indugio, rp 9, 222; cfr. spela kath.
*asperessar mu. 61, 26. È detto del mare e pare significhi essere gonfio, quasi irto di marosi ; ss = s'. 0 forse meglio d ^speressa? Cfr. asperessa nm. 83.
aspero sordo aspide mu. 257 v, od. àspow surdu; cfr. XII 389.
assatar rau. 91, 24, nmm. 17, 24, per exaotar; cfr. asautar pat., ma saltar not. 23, asaltata ant. romanesco, asaltazione ecc. ant. tose.
asseir assediare mu. lllr, assisem la citae 316 r; quasi *ad-sedlre, o forse meglio *ad-sedére *se(d)eir. Col perfetto è da confrontare assixa riposta, collocata, 77, 11. Sono da un semidotto asidiar, il pf. assidici, 289 v e il part. assidià (da inimixi) 210 v; dei quali resta traccia nell'od. genov. asidia importunare, seccare, asidiów uggito, di mal umore, e soprattutto infastidito per indisposizione e arsione. Il deverbale è asidju seccatore, pro- priamente 'assedio'. Probabile l'incrociamento con accidia, cfr. bars.
assempio asemp. rp 9, 317, ps 29, 26, asenpro rp 6, 228, cfr. not. 22, voc, ecc., inoltre aseniho less.
astriao : ni za mai fo alcunna personna chi la veisse astria ni corro- saa adirata mu, 93 r, 93 v. Si dice tuttora vèffa astria vecchia rabbiosa : con stria. In pm. anche l'infinito e un derivato: coìno l^ homo incomengn astriarsse (1. a 'str. ?), e : elio astrieza in si mesmo.
atanzer , atdnze giunge mu. 84 v, lo fé vestir de bianco, chi li atanzea firn, ali pee 73 r; anche in pm. Per l'a, sorto nelle voci arizotoniche, secondo è detto al nm. 18, son da confrontare atanta mm. 6, atanda ug. nm. 13''; ma non è però da escludere che si tratti d' un'antica ricomposi- zione, come nel frc. ataindre; tanto più che il verbo semplice è conservato nel ptgh. tanjo tocco, suono. Cfr. atenger XII 390.
atemperar ritemprare, moderare ? mu. 56, 48, (anche F atrempe ta mesure), cfr. 55, 35 ; accordare (di strumenti) 80,15, cfr. gpa. I 39; contemperare 88, 1 1 ; atemperamento temperamento , complessione 88, 30.
atender dar retta, ubbidire: atexe alla responcium ps 32, 4.
*atenssar contendere mu. 83, 39.
atento: dar at. a un logo dc^ 23. Forse 'assalto', ma altri potrebbe pre- ferir di spiegare 'intendere', 'mirare a'. In gpa. Ili 48 passar con roba per attento vale forse: 'dove si fa assalto, si combatte'. In Matteo Villani at- tento vale 'intento' 'scopo'.
48 Parodi,
ativo: chi à la mente tropo atìva rp 1, 59, forse: troppo pronta alle cu- pidigie. 0 va corretto astiva, con astar less.?
attento che attesoché, div. 1474: cfr. l'ant. periig. attenta loro grande de- gnitade Arch. stor. it., S. I, XVI, II, p. 139.
ava ape (solo al plur., ave) rnu. 72, 40; così brend., e cfr. avia XII 390. In ant. senese lapa.
avanssar ajutare, far andare innanzi, mu. 82, 3; cfr. voc.
avangi -ci avanti ps 28, 5; 30, 13; cfr. dauangi kath. v. 46, 207, mrgh., mon., dananno bars., ecc. Nel contado si dice avanséi avantieri. Tipo non dissimile ò l'avv. sovensso.
avar v^ 7,33; cfr. avairo less., derivato allo stesso modo che rairu cairu, scuira oscura bars., ali. a scurio ib.
aveneiuer mn. G2, 21 ; 86, 31. Piuttostochè 'avvenevole' 'piacevole', par che significhi 'conveniente' 'opportuno'. .
[a] vento: assi in fnn corno a [l" a] vento come al principio mu. 57, 48.
avironar 60, 4; 71, 18; 79, 37. Dal frc, v, virom.
avissar considerar attentamente mu. 66, 27, cfr. voc.
avisto attento, avveduto rp 3, 185; 6, 96; 8, 43; \. provisto.
avo avolo mu. 61, 37; oggi solo mesiàn da messe' avu, cfr, madiina da madóna ava.
avogollo cieco mu. 58, 37; 59, 4; -85, 36; cfr. avogol ug., avogal bars. Dal frc? Vedi qui agovollo. Il sost. avogolessa 82, 9; 85, 25.
axerho rp 6, 42; cfr. Salvioni, Nuove postille.
axevotae: lo bem e ax. de li qiiae il cui bene e agevolezza, agio, div. 1470, cfr. nm. 24.
azonzer unire mu. 80, 7; raggiungere 79, 36; cfr. gst. XV 266, zst. XI 166, V. 86, e nell'ant. it. giungere.
bachalar: un h. chi m" e d/entomo, zoe Marcordi scuroto rp 9, 103. Ha senza dubbio il significato^ un po' ironico, che gli è proprio nell'ant. to- scano: uji certo gran savio, il Mercoledì di quaresima. Si noti che è Car- novale che parla. Cfr. gpa. II 62. In Bonvesin è un passo quasi parallelo, e Gennajo è chiamato goton (cioè g.) bacaler, cfr. gst. Vili 420. Io inten- derei a un dipresso: che si dà delle arie, come persona d'importanza, e lascerei da parte l'interpretazione troppo acuta e troppo dotta del Salvioni. Riscontri meno importanti, Morgante Magg. iv 37, al. 41, 321; ma notevole bacalarie mendice, Rossi, Gloss. mediev. lig., 33.
bachanesi rp 8, 291, cfr. less. Pare della stessa radice l'od. bahalètu maretta.
bagordar rp 1, 14; in buon senso, come anche kath. v. 940; solagi e ba- gordi, Q nell'ant. it. Resta forse nell'od. genov. begikià' passarsela in ba- gordi; \x^3^ par contaminato eoa bere., bevuta: cfr. begnda osteria Rossi, Gloss. mediev. lig., HO.
Studj liguri. § 2. Lessico. 49
hancha: en rea h. a la fiìT, seze rp 8, 401 : si allude alla punizione dei bancarottieri. Un passo di pat. 302 è molto simile a questo : En sto mondo ne 'n l'autro no starà en legra banca.
Baraban mu. 76 r, cfr. less., Ib. V 70, besc. 1716. Per l'od. genov. barhàh babàu, ecc., vedi mrt. 343 sgg., dove si tocca pure dell'accento medievale.
barafar ingannare mu. 83, 40; barato, forse 'concussione' (lat. fraudes} 55, 5, ma in genere 'inganno, frode' 55, 17, cfr. pm. 40; barataor (homo) rp 3, 118. Osservazioni sull'etimo di questi vocaboli in rma. XXVII 212.
barbazuo colla barba incolta rp 9, 40.
bassar: no bassa non s'abbassa mu. 7.5, 1, anche ant. it.
basso or ora' tarda, rp 9, 2.57, cfr. bassora mtt. 163, 244, rpav., reggiano del contado, voc, ecc.; inoltre strasora calm., Ili 148 sg., venez., mantov., milan. del cont., mirand., ecc. In antichi testi toscani nel basso vespro.
bavasare rp 6, 179, bavazeie 7, 193: è da leggere bavazarie, e par signi- fichi 'ciarle inutili e dannose'; cfr. il frc. bavardage, e nell'od. genov. ba- bas'iin chiaccherone.
bazigar rp 9, 123. 213. In entrambi i passi trovasi unito con verbi che si- gnificano saltare, ballare: con sagir nel primo, con baiarne] secondo, e avrà quindi un senso affine. Nell'od. genov. banslgn altalena, bansi^àse, e par da mettere con balzare. 11 n devesi a bansa, da baransa.
belo: iuostrando b. de for rp 6, 112; mostrar deve qui significare 'appa- rire, mostrarsi', come in gid. 54, mtt. 312, e in special modo nell'ant. tose, Gorra, Testi ined. di St. troj., 508, Dittam. I 3, I 4, I 11, V 20, voc, ecc.
berreto, faza berreta, rp 3, 119, pare 'faccia di birbo'; cfr. btr. 33.
bestia: cossi de bestie, corno de animai e oxeli mu. 44, 18. Il testo cata- lano, riferito nella nota al passo, adopera animalies nel senso più comune e generale, mentre nel nostro pare indichi soltanto gli animali terrestri, quadrupedi, quelli cioè che in catalano sono detti besties. Invece le bestie genovesi non sarebbero che i reptilies; cfr. rma. XXII 310, gau. 159. Oggi bestia, si usa genericamente, benché di solito si ristringa ai quadrupedi; ma un letto pieno di cimici si dice più de bestie; il che ricorda un po' il bète di certi dialetti francesi, come piccardo e lorenese, che significa 'un insetto qualunque'. Osservazioni non prive d'interesse si potrebbero fare sull'uso di bestia e di animale nell'ant. toscano.
bestornar rivolgere altrove, traviare, mu. 86, 43; 88, 20; cfr. l'ant. frc.
bexijci rp 7, 192. E forse da leggere beskisi. Si tratta delle canzon chi son trovae, chi parlan de van amor e de b. con error; il che arieggia alle poexie faete a beschizzi, cioè 'in modo capriccioso' del nostro Cavalli (sec. XVII), e al beschizzar bisticciare, fantasticare, scherzare, del Calmo (cfr. pv. 123). Anche il bischizzo del voc. sarà da mettere qui. Intenderemmo dun- Archivlo glottol. ital., XV. 4
50 . Parodi,
que nel nostro passo 'follie' opp. 'cose futili e vane'. In ri 38, 1 trovasi proprio beschizo, cfr. less., e potrebbe interpretarsi 'umore strano' o meglio 'bizza' 'stizza'. L'etimologia del vocabolo è proposta par. 11 in bis + shisà-^ e anche oggi mi sembra di non essere andato lontano dal vero; solo, converrà prendere skisà nel senso dell'it. schizzare^ p. es. schizzare a letto balzarvi d'un salto. In clm. 99 si legge de maneghe a corneo beschizzar in bareta a erose, cioè, come rettamente interpreta l'amico Rossi, 'dal vestito bor- ghese passare (o meglio, saltare, schizzare) all'abito sacerdotale'. Di qui i significati 'saltare il grillo', come nel crem. beschisid-s 'mb., o 'saltare la mosca al naso ', come nel bresc. embeschisià-s imbizzarrirsi, adirarsi (pieni. esse an bìschiss essere in urto, odiarsi). I due sensi troviamo in certo modo riuniti nel bresc. beschiziós selvatico, ritroso, schizzinoso, (vaiteli, bescliizi schifo) ; e infine lo stesso ital. schizzinoso^ derivato da schizzare, serve molto bene ad illustrare e confermare i raffronti precedenti. — Tuttavia, chi non fosse contento della nostra correzione di bexijci, potrebbe invece ricorrere a bes'igi'. od. genov. bes'igd-se rodersi, crucciarsi da sé, hes'igu chi si rode, ecc., e anche lo stesso rodimento; vocaboli .che hanno numerosissimi rappresentanti nei dialetti italiani e francesi. Il passo vorrebbe dire : can- zoni che parlano d'amori, con vani e peccaminosi crucci.
bezenar rp 9, 294: o 'cenare di nuovo' o 'cenare ad ora insolita, fuori dell'ordinario'; cfr. il frc. reciner.
hiassmar mu. 53, 43; rifless., nel senso 'dolersi di', 59, 33. Cfr. less. ia- smar^ brasmar nm. 25.
biaxar rp 8,88, significa certo 'andar di sbieco', e, trattandosi di una nave, 'far delle bordate'; coU'od. sbiasu sbieco.
binda benda ps 35, 8, vivo, inbindao Ig 17, 27, vivo; cfr. XII 391.
boi mu. 80, 23 (in rima con dir)\ vale certo 'stupiti' 'attoniti'. Qiv. xboir.
bonaceive: tempo b. div. 1469, cfr. less. s. bonaza ahonazao.
bordello rp 3, 123. Ora solo nel senso di 'chiasso' 'frastuono', eh' è an- che toscano.
boscagia boscaglia inu. 73, 29; cfr. buscalea § 1, p. 14.
bocer bosso: impì quello bosse de laite mu. 291 r 'boccia' 'vaso', e va col primo di questi due vocaboli.
hosticar scuotere mu. 63, 1 ; cfr. less. 335, ove ha senso un po' diverso, ma affine. Oggi des'bustika disturbare, importunare.
braci: li demonnij comenssam a far grandi braci per le penne, de die elli eram constreiti mu. 199 r. Vale senza dubbio 'strida' 'urli', o simili, 0 forso illustra il passo dei mon. B 292: Dund'eo ne sun tuo' me so en inolio ■crudeli braci, dove ponsò che il Mussafia intendesse, non senza motivo,
%
Studj liguri. § 2. Lessico. 51
'braccia'. Il e vale di solito s aspro, ma non è impossibile che risponda in- vece a s' (i), cfr. citar rp 8, 281, nm. 1 o; dimodoché potremmo congiungere questo vocabolo colla solita stirpe brag 6ra^-, - dell'ani fr. braire, it. sbrai- tare, prov. braidir, ecc. Il genov. od. s'-braga, contado braga, come i suoi affini d'altri dialetti, è un derivato in -ul-\ ma abbiamo anche sbrds'ica, da uno sbras'ura, civetta, e anche 'sbraitone'; e questo si connetterebbe di- rettamente colla voce di cui si tratta. Il tema brag- è parallelo al tema brug- e può essere sopra esso rifatto ; brazo sarebbe da porre accanto a bruzo, pel quale vedi in séguito.
brandon: brandoin aceixi mu. 105 r. In pcom. leggesi all'anno 1526, p. 201; in le offerte de dette mese nove ^velatione de monache, non se possano ne debiano dare brandoni in cera, e il De Simoni spiega: 'grossi ceri otlerti od usati in chiesa'. Il che mostra che il nostro vocabolo ebbe vita piut- tosto rigogliosa e non è un semplice ricalco del frc. brandon. Per l'etimo, cfr. kng. ; è poi nota la famiglia di voci affini, ma con significato di 'alari', bellun. bràndol, berg. brandenal, crem. berdenal, cfr. Ib. p. 8 sg., e in special modo btr. s. cavedon, in n.
breno crusca rp 3, 182; gel., ecc. La frase saco de b. si adopera sempre come un'ingiuria, nel senso generico di 'uomo da poco, buono a nulla'.
brixa mu. 61, 23, acc. a bixa 53, 27; 57, 40, 'brezza' 'sizza'. Solo il secondo vive nel dialetto.
braca mu. 54, 24, frc. brache.
brochir mettere i germogli o le fronde? mu. 56, 37 ^ In Rossi, Gloss. mediev. lig. 28, è braca gemma del fico, e cfr. ib. oblis, p. 71; inoltre tes. 254,255,261. Si potrebbe anche pensare a brotir, che avrebbe un discendente nell'od. genov. berticèli anter. bertureli, per brat., garzuoli, cfr. Rossi, ib., s. brotus -tulus.
brada mu. 46, 29, cfr. loss. 334. In bv. brua 594, 1224, 1349, e così nel Buovo udin., zst. XI 30, v. 416. Abbiamo dunque probabilmente due di- versi riflessi, che stanno fra loro come per es. *pla(g)itu e *plaktu; e col riflesso genovese si accompagna brut al. 316, bradi ronzare, del basso li- mosino: ^^ri^fia *br{lg(ijda, come freidu frrg(i)du.
brugore burgore: ne insird ihavelli e burgore e vesige infiai mu. 16 v, brug. 315 v. É Tod. brigwa *v(e)rracula; cfr. ex. 224, rma. XXVII 220, Sal- vioni, N. Postille.
brusca bruscolo mu. 118r, cfr. clm., kng. 1437 (!) e Dict. génér. s. btiche-.
* I due versi che seguono a brochir, sono forse da ridurre ad un solo, considerando, secondo vuole anche l'ordine metrico della poesia, pinna de fogie come una glossa; adunque: en la stai fructo cogie.
52 Parodi ,
oggi solo biisha. In clm. 216 trovasi una specie d'imprecazione: al sangue d'i bruscandoli-, brusca + scandidaì Anche nell' od. genovese skahdida si- gnifica 'bruscolo' 'scheggia'.
bruzo rumore, frastuono mu. 54, 6; 57, 30; 65, 35, cfr. XII 392.
bubanza rp 4, 15, mu. 54, 7, spesso anche in pm., cfr. Va., frc. bobance, e less. s. burbanza. 11 r di quest'ultimo è senza dubbio posteriore e dovuto a qualche contaminazione; si ricordi, per es., burbero,
bussula scatola o simile, ps 28, 8, oggi vivo, in questo senso, soltanto in bisweta, anter. bisurèta, salvadanajo, e in bisulótu.
butar gettare ps 35, 14, vivo; ma non si usa più nel senso di 'cacciare', che troviamo mu. 40, 26; tranne se accompagnato con fóa fuori, come mu. 42, 4; 43, 3. Cfr. less. s. butacasi e XII 392.
buo:om mu. 90, 7, frc. buisson; cfr. tuttavia al. 289 e l'od. piem.
cabezana ps 34, 45, cav. mu. 68 v. Cfr. btr. 60, s'. friso : una vesta da donna con friso d' argenteria al cavezzo e alle maniche, Du Cange, ecc.
cadellar guidare mu. 69, 42, cfr. less. 336 s. candelando, e specialmente la nota. Non pare vocabolo indigeno, benché della sua popolarità faccia testi- monianza la frase superstite mete testa a kadelu metter la testa a segno.
cagnor cagnuolo ep. 358, cfr. st. VI 15.
cai: iava ben e cai e peiga rp 8, 19; è da correggere calca (cioè carca). In un atto del 1248, riportato in dcr. 35 sg., si legge: Ego martinus calafatus de lembregaria proìnitto et convenio libi marino usiis niaris... calcare navem tuam ...de omni labore 2:)ertiiienti ad calafatiam, et claoare et cohopernare (cioè incavigliare, guernire di caviglie di legno e di perni di fen-o) et pe- gare dicta/n navem. E a p. 14: ipsam navem pegatam et calcataìn, cioè im- peciata e stoppata. Un passo parallelo è in rp 8, 200 sg. : ma si vor esser ben iavao e da tute parte ben stopao, ove stopao risponde a un di presso a calcao. Cfr. less. s. calcao; ma specialmente dven. 34: la qual galia si de' esser tuta calchada et inpegolada da novo; inoltre st. X 11. Invece il carcao di rp 1, 26 ha significato diverso, calcato, frequentato (cfr. il sost. calcata via frequentata gpa. III 38).
calexo calice ps 28, 41; 31, 7. 18.
canteluo: la dita spelonca era cantellua no segondo ooera humanna, ma segando overa divinna mu. 144 r. Quasi canter-uta massiccia di mura; e ca7i- teluto canter. è anche dell' ant. toscano.
canzellar eh. vacillare, traballare, mu. 58, 46; 78, 32, frc.
caosso, de l'erboro, pedale, mu. 305 v, oggi kasu.
car: za no te car de zo pentir, non ti caglia, non devi, rp 9, 150, cfr. less.
caramenti a caro prezzo mu. 67, 9. Con 'caro' preso in questo senso vanno probabilmente il carena di mon. D 159 e il carina di kath. 1214, 1358,
Studj liguri. § 2. Lessico. 53
(e di cad. vii 10, forse ni 61), che al Mussafia parvero oscuri; Inoltre il dantesco carizia, che sta a carezza come giustizia a giustezza, cfr. Bullett. d. Soc. dant. Ili 144, VI 16 n. Tuttavia Dante poteva sentirvi 'carere'.
caramia rp 8, 292, era vivo nel sec. XVII; oggi kalamka. In meg. 378 temperavi lor charamya ; in Iver. stela calamita.
carar: cara a secho rp 8, 350, a terra? E il car di 8, 383 è certo errore per carar.
cariteiver rp 4, 53, estratto da caritae.
carrega mu. 54, 21; 61, 5, Ip 3, 17: ha sempre il senso di 'seggio' 'sedia onorifica', di che qt. 59, mentre ora si usa per 'sedia' in generale: cfr. XII 394, Ib. p. 38, ca., bars., Iver., mtt. IBI. É diflicile combinare insieme le di- verse forme che il vocabolo presenta nei diversi dialetti; ma basti osser- vare che nel genovese si risale a un doppio r: forse per influenza di 'carro'? 0 anzi dell'intero verbo karegà'ì
cassa caza caccia rp 3, 56, mu. 48, 12, ecc., cassar 48, 11; ora kaca ecc.; cassaxoim. mu. 115 r.
Cassola: missela in la e. de la fronza mu. 34 r; ora kasóa cazzuola (dei muratori); cfr. gand. 63 e caga XII 393, Salvioni, L'elem. volgare n. stat. lat. di Brissago, ecc., bars.
castigar ammaestrare, ammonire, rp 3, 22; 6, 203, secondo l'antico uso francese; castigamento ri 39, 97. Cfr. pnf. 488, fio. 26, 4. 5, ecc.
cativo 'meschino' o 'dolente' mu. 59, 10; di poco valore, meschino, 62, 30; 63, 12; cfr. less. 337, XII 394».
cautarì mu. 63, 32. Ho corretto cubitar, ma sarà da preferire covear.
cazezar edificar case mu. 175 v.
cego (plur. cegui) ps 32, 16, ora soltanto orbu.
carello cerchio mu. 75, 2: si attenderebbe sercu, o meglio il semidotto cercullii, come 53, 4; 79, 38; 88, 10, col quale si raddrizzerebbe il verso.
cerner zerner rp 8, II, mu. 51, 16, ove ha il senso, tuttora vivo, di 'scegliere'. Cfr. less.
cessmo mu. 75, 33, cfr. acesmao e less. 338. Ma è difficile dire che cosa qui significhi propriamente. Oggi sckzimu senno.
cingno cenno, forse quasi 'gesto', rp 6, 73; cfr. less. s. acignava, btr. 124, Ib. p. 179, al. 359, rv. 28 sgg., ecc.
* Mi si permetta di correggere qui un errore in cui sono caduto nel § 1 nm. 48, prendendo cadiva per 'captiva'; mentre è un derivato di 'cadere', nel senso che questo verbo mostra nell'esempio citato s. mar, cazer de lo sosso mar. Si veda Wòlfflin's Arch. Vili 472, ove però cadivus è detto, a torto, solo francese. Anche il Tobler, parlando del frc. chalf xvqì Rendic. d. Acad. di Berlino, XXXIII (1896) 858, trascura il vocabolo latino.
54 Parodi,
circondo , -per , tutt' attorno, mu. 65, 24; modo escogitato probabilmente per la rima.
cobear cub. mu. 66, 6; 73, 13, cfr. cobiter coveiter pred,, e less. s. cubi- tare; inoltre cubitixia pm. 11 vocabolo indigeno è piuttosto covear.
colar collare le vele rp 8, 103. 383. Ctr. bv. 389 'e il voc.
compreysso sorpreso, scoperto, ps 34, 18; cfr. XII 396, meg. 827. Non è chiaro che cosa significhi mu. 64, 31,: chi ha fatto sorgere il pericolo, espo- nendo visi primo?
cornunal rp 5, 59, mu. QQ, 36 ; cfr. Xll 396, brend,
condicionao, che ha certe qualità e condizioni, mu. 88, 42. Noto condltion 'faccenda' e 'avvenimento' gst. Vili 418.
condimento ornamento in genere? mu. 61, 21. Cfr. Tant. frc.
conduto acquedotto, vivo, v. covro.
conffinnie -inie mu. 55, 4. 38, tr. 5.
conmento rp 8, 21, od. hòmehtu, term. mar., commessura, commento.
conpangna rp 8, 29. E la stanza della nave, che serviva come dispensa, cfr. dcr. 23.
conpangnar accompagnarsi rp 9, 258.
conssar paragonare mu. 94, 32. Vedi less. s. aconzo accordo, che ho pure da de* 13, e s. conzo; aconqo dven. 167 accomodamento (Ib. 1896?); cfr. conzo ib. 135. L' od. genov. akuhsa vale soltanto 'scegliere, ossia accon- ciare la verdura'. Con vari significati, consar ac, ecc., mon. B 261, clm., gst. Vili 419, Rn. 276, pv. 281, Ardi. XII 396, 398: si può anche ricordare il poemetto napoletano sui Bagni di Pozzuoli (ed. Percopo) xxxvi 8. — conssamenti acconciamente mu. 67, 20, cfr. sei. 20.
conta, en e, in fretta, rp 8, 102, cointa mu. 104 r, 226 r; cfr. contoxo fret- toloso pm. ; il verbo corrispondente è contorse affrettarsi rp 9, 141. Pare un riflesso di compitare: dal senso primitivo 'conto' 'penso' si svolse, da una parte il senso di 'sto per' 'sono in procinto di' (contad. ò huintòw de fa sono stato sul punto di fare; donde anche ó k. de hàs'e sono stato per cadere, ho corso rischio, ecc.); dall'altra nel riflessivo, a quanto pare, il senso di affrettarsi, che ci è dato da rp, ma che io non so dire se si mantenga ancora, tranne nel deverbale, anch'esso contadinesco, kuìhta: ó h. ho fretta. Anche in monferrino avèj cunta aver fretta. Al nostro vo- cabolo è quasi parallelo l'ant. prov. cat. sp. coitar cuytar affrettarsi, cfr. Diez less. I.
contanza accontanza, compagnia, rp 3, 231; aconiar-se accompagnarsi, usare con, 3, 117. 230, cfr. sei. 2 sg., voc, ecc.
conto cointo cognito rp 6, 230; cfr. voc, ecc.
contrar combattere, opporsi, mu. 65, 46; 82, li.
Studj liguri. § 2. Lessico. 55
contrastar-se, ciim, mu. 47, 1.
contiimacio mu. 51, 28; 90, 36: falso latinismo?
conveneijver convegn. mu. 78, 9. 21, covegneiver 64, 4, ove par significhi 'quel tanto che è necessario'; cfr. coitignevol cat. 15 r 18, cotiigniuol pnf. 122, voc, ecc.
conv emenda patto mu. 49, 21, cfr. covegnente mu. 27 v, convenente XII 396, il mio Tristano Riccard., il Bullett. d. Soc. dant. Ili 150, ecc.
coìivento patto rp 6, 115, cfr. gst. Vili 419.
cor cuojo, mu. 33 v, 1 13 r, coiraté cuojajo 113 r. Oggi hoju ecc. Qui spetta forse Vi di Coiram Corano, mu. 288 r.
coragio cuore, natura, mu. 86, 21.
cormo colmo: elargì ben de raso colmo rp 3, 224, colmargli la misura, dargli il resto del carlino: modo vivo, pel cui senso originario è da vedere Rossi, Gloss. mediev. lig., 81, s. rasum, ad. Nel senso di 'fastigio' (di potenza, ecc.), mu. 66, 12, cfr. less., e in senso materiale, dven. 151. Par s'accosti al senso di 'vanto' rp 1, 72.
cornar suonare il corno: me cornam la morte spiritual mu. 302 v.
corzora rp 9, 248; il verso vorrebbe correzora. Si tratta del gioco di tal nome, che probabilmente risponde a quel delle carregginole, o della cour- roie; cfr. zst. XIII 307 sgg., rma. XXI 407 sgg., XXII 64.
costumar usare abitualmente mu. 57, 41.
cotom cotogne mu. 53, 12. Si può pensare che vada unito con pome: roijxim e pome colon dà; cfr. gst. Vili 418.
covea: le quai covee dexiram per aveir delleto mu. 68, 35, esempio no- tevole, perchè covee par conservi il senso del lat. cupédiae cose deside- rabili, che eccitano il desiderio. Nel senso più comune , di voglia, brama, 54, 17; 60, 36, ecc., cfr. less. — Il verbo è covear mu. 63, 33, nm. 23.
covertura, in senso metaforico, 57, 12; e propriamente 'pretesto' tri. 23"; cfr. besc. 143, meg. 676, in senso proprio.
coviar convitare rp 1, 13. Ricorderò qui inconvio mu. 58 v, e il vb. in- conviar ib., che assicurano la lezione che inconviava ri 43, 169, cfr. less. 360.
covro rame, um conduto (acquedotto) ... de e, mu. 47 r. Forse per 'bronzo' gau. 196, 197, Ipid. 219, cfr. sai. 467.
craveaoi mu. 48, 22. 23, {crev. 48, 15, forse errato). Deve risalire a *ha- prétu, forma morfologicaiiiente strana ma confermata da cravei XII 397, craved Ib. 1173, forse da craveo (:agnelo) Rn. 410, e da vocaboli vivi: cfr. Riv. bibl. d. letter. it. II 147, Arch. XIV 207, arb. 19.
creatura le cose create, rau. 75, 5, in rima.
creenza, letera dee. de* 19; cfr. less.
56 Parodi,
creor, plur. creoi^ creditore, div. 1467, 1468: per creeor? Credo piuttosto che sia estratto direttamente da creer.
creta rp 3, 120, dar in e. dar a credenza. É vivo nel monf.; cfr. il frc. dette. Pel partic. creto XII 397.
crevar crepare, trans., rp 6, 44 : a la unente creva l'ogio. La stessa frase, in senso proprio, mu. 31 v: si li fava creva lo ogio drito.
cria grida, sost., do* 25.
croco uncino mu. 67, 6; cfr. Ib. p. 185, dp. 378, e il vb. scrocar scrocà scrocher scattare, scattare con strepito, nel com. , bellun., regg. , e anche in clm., descrocar sparare mtt. 194.
crolar rp 9, 35; cfr. less. s. corlar:, scorlare gand. 48, st. V 1. Oggi skrula.
criicifficar mu. '65, 29; cfr. less. 343, ove so ne dà una spiegazione al- quanto ricercata. Credo sia dello stesso tipo di dampnifflcar mu. 84, 31. Vedi pure XII 398, besc. 1511, theod. 81, lind.
cuba tomba mu. 216 r, 256 r, oggi kuba (il breve) cielo della carrozza, cfr. cuba cupola clm. e kng. 2344. È noto che cupa ha il valore di 'cupola' 'tomba' già nel latino epigrafico, per es. CIL II Suppl. 6178, VI 12202. Cfr. il BuUett. d. Soc. dant., Ili 144, anche pei riflessi stranieri, da cui probabilmente questi nostri provengono. Forma più italiana ha chuva cupola (la cima del tempio con tuta la sua chuva si s fendè) in una Passione veneta, pubbli- cata dal Mazzatinti, Mss. it. d. Bibl. di Francia, Il 208; cfr. càvolo dv. 389.
cureiver curante, sollecito, rp 9, 305.
damagio rp 2, 9; 8, 363, damagiando 2, 35; cfr. pnf. 5, gel., ant. it. , e less. s. darmagio.
debrixar mu. 53, 28; 61, 24; cfr. l'ant. it. dibrigiare, dal frc; inoltre sbrixar XIV 214.
dechin che rp 8, 169, cfr. less. s. tachim, cioè, secondo è detto par. 12, tam ehim, forma corrispondente alle notissime venete. E parallela a de fn che rp 4, 33, dven. 151, bars., ecc.
decorrer trapassare, sparire, mu. 73, 14; cfr. descorrer XII 399.
degollar mu. 91, 14, cfr. less., bars., bv. 305, ecc. È da decollare -^ gola\ nel genovese dei secoli scorsi degolu rovina, il quale ricorda il frc. merid. deguel degnai degol precipizio, abisso, e anche 'grande abbondanza', de- goulà, ant. degollar precipitare, morire. Senonchè non è facile vedere quanto spetti qui a 'collo' e quanto a 'colle'. E tracollo ì
delivro, a d., del tutto, mu. 40, 25. Cfr. dclivro sei. 24 e deliverar liberare mu. 00, 17. Inoltre livro gau. 195, livrar finire mu. 188 v, less.
delleve, a, facilmente mu. 83, 4; cfr. de leve sei. 42 (de facili gau. 145), a leve XII 411,
demenar agitare, trascinare mu. 51, 38, cfr. pnf. 264, 767; d. forssenaria mu. 80, 28, cfr. sei. 24, rv., e l'ant. fr. demener.
Studj liguri. § 2. Lessico. 57
demerito merito mu. 55, 32. Ma forse è da leggere de m.
demeter smettere mu. 54, 31, cfr. sei. 24, mrgh. Un po' diversamente de- mete less. Con altro significato pat.
demora indugio rp 4, 37, e probabilmente 7, 103; 9, 207, cfr. bars. Tuttavia nell'ultimo esempio par che faccia già capolino l'od. significato di 'sollazzo' 'divertimento', sia pure con una punta d'ironia; cfr. rv. In tal caso sarebbe preferibile metter la virgola dopo' enfenio, invece che dopo demora. Come da noi demora, altrove ha preso il senso di 'svago' 'diporto' sozorno; cfr. sozerno gst. Vili 416, sogorno bars.
departir partire, allontanarsi mu. 56, 13; 58, 41, riti.; dividere, disgiun- gere 39, 19; 58, 31; far in parti 74, 16; distribuire 89, 16, cfr. 87, 27.
deprender-se, a, prendere per punto di partenza (del giudizio), aver ri- guardo, 56, 11.
derochar atterrare mu. 42, 23. In senso diverso less. 345, e rp 5, 21, dove si deve correggere: che se derive e deroche in gran per fondo chi uncha, ecc. Neil' od. monferr. droche'e sdr., ed inoltre drive'e sdr. rovinare.
desco rp 5, 51 ; gpa. II 36, bars., ecc.
desconsso sconveniente mu. 81, 46, fìjoi dessconci deformi 62, 9. Cfr. scqhza gel., qui conssar e XII 399.
descontao. di poco conto, misero, rp 3, 275.
desdexeiver rp 6, 73, cfr. dexdesevre sei. 27, e il vb. desdeser pat. 47.
deslavar lavar via, rp 8, 239; cfr. ug., delavado slavato pnf. 479.
deslear mu. 55, 23; 71, 8, cfr. deslegal XII 399, ecc.
deslengoar mu. 57, 51, nm. 38. Pare significhi 'indebolirsi' 'infiacchirsi', e forse qualcosa di simile intese e volle dire il traduttore 79, 28. Pel senso più ovvio e più frequente, less. 347, BuUett. dell' Istit. stor. it., XVIII 125, e cfr. delenguar XII 399.
desmontar discendere (dal cielo in terra) 94, 28; cfr. Ili 259, brend. 10 e voc. Anche nell' ant. romanesco, ecc.
desperduo perduto rp 9, 244; con altro senso XII 399.
despessao spezzato mu. 46, 31 ; 79, 18.
despiegar esplicare mu. 87, 23. 26; spiegare mtt. 60.
despigiar: si se despigid lo mantello rau. 10 v, si sciolse, si sfibbiò; no lo poeam despigiar da lo leto staccare 103 r. Cfr. XII 399 e impiliar im- pacciare gst. VIII 420, it. imptigliarsi, inoltre spigliato.
desquernar uscir dalla via, dall'ordine stabilito, mu. 81, 14, cfr. less. 347.
dessaxiao disagiato, addolorato, mu. 67, 33; cfr. ug. 326, sei. 27, voc; e qui messaxio.
desservir meritare 55, 8; 85, 39. 41; 89, 25; cfr. l'ant. frc.
destegnuo trattenuto rp 9, 242, cfr. Ili 2.59, da un vb. destegneir -gnir trat-
58 Parodi,
tenere, pel quale vedi db. 45, mtt. 136, die. 172, 11, ca., sai. 448, ant. it., p. es. Bandi Lucch. 222.
destenpercmssa inclemenza (del tempo) mu. 78, 17.
deslrasso: da d. ali Citaen div. 1472, speize e destraxii 1471, certo; di- sturbo, molestia; cfr. Rossi, Gloss. mediev. lig., 114. Nelle Visioni di S. Fran- cesca Romana detratio strazio 115 B e detratiando 115 A.
destrenzer contenere, frenare mu. 69,/3, cfr. less. 348; ma 'essere in op- posizione' 'contradire' 94, 12, Il sost. destrenzemento distretta, angoscia rp 9, 42. Cfr. gst. Vili 419, pnf. 253, mrgh., voc.
destreto de* 29, destrituay abitanti del distretto ib. 30, zen. 115, ecc.
desvalar: desvalando su e zu mu. 9r, desvalando de lo monte 25 v; me- taforic. donee esser cossi descasao e desvalao?- cacciato e umiliato 36 v; cfr. less., st. XV 81, mia. XXVII 204.
desviar mu. 77, 43; 78, 38, cfr. kath. 812 i, bars.;- desviamento l'uscir di strada mu. 56, 25; 73, 1, che in pnf. 623 risponde al lat. 'devia' vie tra- verse; cfr. sei. 26.
detornar stornare, tener lontano, mu. 67, 16; cfr. il frc.
deoear vietare mu. 40, 34; 41, 12; cfr. less. *, XII 400, pnf. 78, 622, clm.
^ E 1095, sebbene il Mussafia preferisca intendere quivi 'toglier di vita', ant. frc. devier. L'imperatore prova tutti i tormenti, Cum el c/e possa fare maor pene durare., Per que ella se debia più tosto desviare. Interpretando 'morire', i due versi sono in contradizione fra loro; né d'altra parte c'era bisogno di cosi grandi sforzi, per uccidere Caterina, specialmente per uc- ciderla 'al più tosto'. Infine il barone, che s'era assunto il brutto incarico, avvisa poco dopo l'imperatore d'aver trovato cosi terribile tormento, che nessuno potrebbe resistervi: A li toi comandamenti adesso vegnirae 1105» cioè subito 'si disvierà', si allontanerà dalla fede di Cristo. Cfr. ca. p. 81.
^ Il Flechia ha, oltre a devea, anche desvea, che egli intendeva 'disvia, fa uscir di via'. Vale invece senza alcun dubbio 'divieta'. Il passo è in ri 36, 45 sgg., e parla del freddo e del vento, che regna in Veltri. Altrove ho mostrato come devano intendersi i vv. 30-32 (inventao battuto dai venti, ecc.)» par. 19, e nei versi di cui trattiamo si continua lo stesso motivo. Il vento è cosi forte, che non si può nemmeno uscir di casa; e se qualcuno, per sue necessità, deve barcheza... in ver citae andar in barca a Genova, trova arsura a gram zhantea, con un provim chi gì desvea. Il modo a gram zh. risponde all' ant. fr. a grani piente in grande abbondanza; arsura è l'effetto doloroso del vento e del freddo, che fanno scoppiare e sanguinare la cute del volto e delle mani; provim è spiegato dal Flechia 'turbine' o qualcosa di simile, e il passo parallelo di 37, 125 sembra gli dia ragione. Certo non si può pensare all'od. sprùin o sprìin pioggerella, da sprina sprìina' p mi- nare; al più potrebbe ammettersi qualche antico incrociamento. Ad ogni
Stiidj liguri. § 2. lessico 59
In ri 61, 2 e div. 1471 devéo, sost. Il semplice vear mu. 73, 16, cfr. less., e ug. 1806.
devenir avvenire mu. 92, 25, cfr. dven. 128, 150, XII 400 e l'ant. it. In brend. 58 deventadi avvenuti. Vedi qui vegnir.
d.exiar rp 4, 11, mu. 68, 19, acc. a dexirar.
dezaxio mu. 74, 18, cfr. sei. 27 e qui dessaxiao. Oggi in desdazu per inavvertenza, sbadatamente (che si dice d'un malestro, d'un colpo dato ad alcuno, ecc.), e pare che il d si deva a qualche intrecciamento con altro vocabolo, p. es. con desdcetu malandato : cfr. desdacio disagio in ant. roma- nesco.
dia di Ig 21, 8. 20; cfr. besc. 51, 1780, pass. p. 261, ant. it., provenz., ecc.
diffinitiva mu. 61, 1. Forse non è, come mi parve, errore del traduttore, ma del copista, e si risale a d affinitae.
dÀssagiirao mu. 83, 37. Ho proposto, seguendo il latino, disformao; meglio spiegherebbe l'errore disfi gurao o perfino disnaturao.
dixe decet: la nave, ...segundo se dixe, lo nostro Capitaneo seguiva div. 1475; cfr. Tit. s'addice, XII 401, kj. I 131.
doler cioè diiréj mu. 51, 22, se dogia 83, 12, se dolleam 1. se dògah 51, 21, ecc.; sost. dogla ps 29, 14, cfr. less. s. doihe.
dominiom mu. 62, 38. Un altro esempio di questo curioso vocabolo fu indicato dal Mussafia mm. § 132, cfr. sei. 28.
dor rp 8, 333; 9, 192, ecc., od, do duolo, dolore, lamento.
drapo panno mu. 64, 16; cfr. XIV 208, cm. HO. In tri. trapo.
ducha mu. 84, 16, cfr. XII 402; ma duxe doge de* 27.
echame: echame quello che e hatezai mu. 83 r, echanie la camera tuta fo impia de luxe 84 r, echame lo dee vostro 182 v, cfr. ps 36, 31: equivale dun- que al semplice ec«, nm. 16, ed è trapasso di facile intelligenza. Cfr. besc. 452, e la diversa dichiarazione del Salvioni not. 22; inoltre eccome da celo kath. 740; ecome 'l populo theod. 12 (la stampa: e com el p.). Invece di ecca si trova eque, eque vos (la stampa e qué) pred.
Egispiain mu. 45, 26, e spesso nella parte inedita.
modo, a chi si metta in barca, il provini 'vieta' l'andare; e la maniera è descritta nei versi seguenti. A proposito dei quali, accennerò ancora che segnar 57 va corretto sonar sognarsi, o magari sognar, se si vuole conce- derlo al genovese; che toleta 63 significa, non già 'cataletto, bara da morti', com'è spiegato less. 398, ma bensì 'assicella di barca', la quale, col mare grosso, è cativa seve cattiva, fragile siepe, ossia riparo. Il punto va se- gnato dopo il V. 62; i vv. 63-64 appartengono al periodo successivo e di- pendono da perigori... aparegiai da tufi canti (d'una toreta); anzi è ben probabile ch'essi si trovino fuor di posto e vadano collocati dopo il v. 68.
60 Parodi ,
endueì' rp 6, 45.
ensemelmenti Ip 5, 36, insem. Ig 5, òQ, cfr. kath. 837, ensembramente kath. 534, insenbrementre dven. 72; inoltre ensieniemente best. eugub. 60, e in- siemem. nell'ant. tose; infine VII 526.
envrio envrieza nm. 35, cfr. less. s. envrianza, XII 410. ercher arciere mu. 234 v, erchezar 304 v, erchezaor ib. hereo mu. 53, 48; 42 r, 116 v, herei 158 r, 160 r; cfr. heriedo III 262, redo dven. 153, reo 171, areo gau. 168, od. tose, redo vitello.
essorbao accecato ps 32, 16. Nella parte che mu. ha comune con ps vi ri- sponde sorbao. Cfr. frc. essorber accecare, spogliare. essugar-se ps 34, 26, cfr. il frc.
este questo de* 2, probabilmente erroneo. Tuttavia ricordo ste prevede kath. 90.
faciol', se trasse lo f. de testa e ora messer lesu Criste^ e poa desteise lo f. in terra e disse: E ve prego, Segnor, che voi andei super questo me f. mu. 71 r; quasi 'facciuolo', da 'faccia', cfr. dven. 95, 167 e l'od. venez. fa- ciol faziól fazzòl accappatojo, che risponde in parte anche per il senso, cavass., crem. fasòl fazzoletto. In prov. enfnqolar velare. E fazzoletto dev'es- ser la stessa voce, venuta in Toscana dal settentrione; infatti non vi è popolare.
faiellaì mu. 49, 20, 1. souella. Il s lungo fu preso per /, e il nesso cu per ai.
faito: abrazar lo f. so (del mondo) abbracciarlo nella sua totalità, nel suo insieme, rp 8, 182; cfr. brend. 50 -c/ie faita e di che fatta, mu. 75, 37. , fallente 90, 18; il vb. è fallar, famia carestia mu. 54, 35, cfr. ri 39, 6 e nm. 79.
familitae, 1. famigitae, nm. 87, che è estratto direttamente da famiga. fancello mu. 63, 28.
fantaxia sogno, delirio, mu. 131 v, cfr. mrgh., Ipid. 215, voc, BuUett. d. Soc. dant. Ili 151 sg., wa. Vili 519.
faocimele rp 6, 170. Si trova in un passo scorrettissimo, ove si condan- nano le pratiche della magia: forse corrisponde all'it. facchnolo.
faoda: tegnir in f. in grembo mu. 13 r, cfr. less. Di vari dialetti pede- montani,
/aossom falcione mu. 277 r, cfr. mrgh., bars., not. 22, mtt. 35, Salvioni, L'elem. volgare, ecc. fendeura fessura, spiraglio mu. 74, 2, cfr. kath. 876, ex. 837, gst. XV 269 '.
- Mn ri 96, 12, si ha collo stesso senso fragno, che il Picchia intese in- vece 'maglia, tessuto'. Negli ultimi secoli si diceva ancora a Genova fròra
Studj liguri. § 2. Lessico. 61
ferir, a, rivolgersi rp 8, 156^ cfr. mu. 73, 24 e l-'ant. frc.
feria ramo mu. 69, 26, cfr. Ib. p. 187. In mu. 271 v vale più generalmente 'verga': (San Basilio) tocha le porte cum la soa ferlla.
fermamento stabilità mu. 90, 22. In ug. vale 'chiusura'.
ficar, soa pointura, mu. 72, 42. Cfr. zts, XVIII 13.
fir mu. 96, 13, cfr. less , XII 404.
firim fiorino dc^21.
fixicianna medichessa mu. 53, 40, francesismo ; ma ftxico medico 88, 30, sarà indigeno : cfr. la scentia de la fixicha la medicina pm., e zen. 77, voc. Oggi fizica ha nel popolo un senso molto vicino a quello di magia, e per esso è fcica il magnetismo, lo spiritismo, l'ipnotismo e anche ciò che gli appare di più straordinario nei giuochi de' prestigiatori.
fizema: lo demonnio li adiisse ala niente unna femena... e in tanta f. fo aceisso che, ecc., mu. 276 r. Pare significhi 'caldo erotico', significato che esclude senz'altro la derivazione da 'sofisma', difesa zst. XXI 130, mrt. 404, senza tener troppo conto dell'uso antico. Cfr. voc. e inoltre Guido da Pisa: di grande tenerezza e piatade incominciò a infisimare e Uagrimare. Senso fondamentale sembra 'enfiagione (morale)'.
/iota fiotto ì mu. 59, 28, storpiatura d'un gallicismo.
foran foranna esterno, estrinseco, mu. 63, 38; 64, 1; 69, 55; 79, 37. 39.
forbir: forbe mu. 220 r, forbisse 274 r, cfr. pnf. 466, 721, XII 405;- for- biaoi de li cavali mu. 29 v.
formen mu. 53, 31, 139 r, cfr. folmen mm. 31.
foror : desceize um angero da cel cum tanto foror, che paream che li fos- sem tuti li troin de lo mondo mu. 83 v: rombo, od. fu, detto del fuoco, d'una pentola che bolle, ecc., non bene spiegato in mrt. 414. Cfr. crem. fd furur far rumore. Tra i vari sensi che il vocabolo assunse, ricorderò quello del- l'ani fiorentino, 'demolizione di case', quasi il nostro 'sventramento'.
fortunar, tempo /"., rp 8, 61,
fortunna tempesta mu. 67, 21 ; cfr. ap., bars., voc, ecc.
fragellao ps 36, 8. 19. Oggi fragelów significa in generale: battuto, mal- menato, e coi segni delle battiture; né qui il senso è molto diverso. Cfr. theod. 12 e franzelar XII 404.
(scr. fireura) , che ha la medesima origine e si unisce col crem. flidura fessura, spiraglio, col berg. feladura, forse col valverz. frigna buco, fessura di rupe; cfr. Rass. bibl. d. letter. it. II 148 e ca. — Aggiungo, poiché sono in argomento, che il verso seg. (De) te ferra de tal peagno non significa 'ti avvince, ti lega di tal ceppo', less. 353, ma 'ti ferirà con tale colpo del piede'. Infatti, il contesto mostra apertamente che si vuol minacciare il superbo d'esser precipitato dalla sua altezza.
62 ' Parodi,
fravellessa mu. 73, 17, vedi seoeressa. Trovasi flevereza sei., cfr. gst. Vili 414, e anche fevelle gst. XV 269, rv.
fraxellar sfracellare mu. 270 v, 278 r, cfr. XII 405.
freidessa accidia mu. 389 v.
frenna frenesia ma. 261 r; ora vivo nel sec. XVI. Da *frec-ina, nm. 6, cfr. rit. frégola.
frexao: robe frexae mu. 82, 39, infrexaure ivQgì 24 v; cfr. frixius Rossi, Gloss. mediev. lig., 51, friso btr. 60, enfrisar ib. 53, infrisado sei. 38, e inoltre net. 22, Ib. p. 171, rv.; frixadura de perle dven. 64, 65. Neil' ant. lucchese fregetto nastro, od. genov. frezetu.
[ronza mu. 34 v, fronzora 33 v, fionda.
frota frotta mu. 80, 21.
fruto furto rp 3, 123; 6, 98; cfr. less.
fiier mu. 58, 28; 88, 27, ant. frc. fuer, od. fur.
fuzir evitare, esser libero da, mu. 88, 7.
gameao camello mu. 155 v, nm. 16, cfr. gameri mni. nm. 34, gst. Vili 420, gamhello btr., brend., fio., gambiro not. 27.
gamerra rp 3, 327, probabilmente 'mantello', da unire con l'it. gamur- rino. E rea g. veste di condannato, di galeotto. Cfr. Rossi, Gloss. mediev. ligure, 52.
glaijo ps 32, 38, cfr. tao Ig 15, 72; 16, 22; less., XII 406, bars., ca., lind.
goo mu. 294 r, 295 v, ntro plur. goa 44, 15. 26; 41 r. É un'antica misura marina di lunghezza, che risponde a 'cubitus', nel quale pare s'abbia a cercarne anche l'etimologia, sebbene ci sieno gravi difficoltà fonetiche. Cfr. Rocca, Pesi e misure antiche di Genova (1871), p. 70, che ricorda anche la forma goda.
goardar gardar Q,\i?>ìoà.\vQ, conservare, ps 30, 40, ecc.; rifl. mu. 79, 38; cfr. XII 407, voc, ecc.
goarnirse, da freido, difendersi, mu. 70, 4 ; cfr. gst. Vili 420.
goliardo -dia -darta ep. 354; cfr. XII 406. In pm. il vb. goriardar.
gonella ps 32, 20; cfr. XII 407. Ora gune'lu.
gorfo dc^ 3. Ora ingurfa-se mangiare ingordamente.
gota: avea unna gota neigra sum la mascìia, chi li tegnea fini aV ogio mu. 314 V. Vedi XII 418 sg., in n.
gotaa schiaffo mu. 69 r; cfr. sei. 32, not. 22, best. , passv. 329, pass. 35 e p. 263, Ib. V 40, tose, gotata.
grae graticola: fa rostio in unna grae de ferro mu. 218 v; cfr. XII 407, Ib. 1). 169. L'od. genov. gr'e significa 'rete'. - Ricorderò anche lo strano gra- tulla graticola mu. 220 v.
gramegnoso: d'esto mar vitio ascoso tuto lo mondo e gr. rp 7, 228: è af-
j"
Studj ligui'i. § 2. Lessico. 63
flitto da esso, come da una gramigna? Ma ci suggerisce un'interpretazione più propria pm. : se cognosce io parelio a la lengua se elio e gramegnoso. Si tratta d'una malattia d'animali, v. Du Gange.
grand erre mu. 74, 35, schietto gallicismo. Cfr. però edro sei. 28.
grandor grandezza, masch , mu. 73, 1^, fem. sai. 487: frc?
grevar far danno mu. 62, 41, cfr. agrevar; grevessa 94, 34, bars.
guaitar-se guardarsi rp 8, 212, cfr. agaitar.
gnigno rp 6, 72; xgigno mu. 115v.
guissa -za rp 3, 185, ecc.
guza.r mu. 57, 40: oscuro. Se rosto sta per 'ramo' o 'cespo', guza si potrebbe forse intendere 'rende come aguzzi i rami, spogliandoli di foglie'; fors'anche si potrebbe correggere sgussa li sguscia, denuda.
iaceura mu. 56, 50, quasi 'ghiacciatura', freddezza.
lassa mu. 60, 11, vivo, cfr. mon. D 139, clm. nm. cxvr, Arch. XII 406.
lave biade ps 27, 6, acc. a biava less. 332, forma superstite, col senso di 'avena'; cfr. XII 391, best , bars., sai. 465, ecc.
idola mu. 181 r, plur. idolo 41, 11; cfr. Ili 261, kath. 512, 550; il sng. idola mrgh. e besc. v. 2066.
idria: idrie de tegnei aigoa mu. 56 r; cfr. not. 22 nm. 5, il prov. ydria, il fr. idre, gr. vd^la. Altro vaso da liquidi è la ihara iarra mu. 56 r, od. gara (di solito per l'olio).
ihairir distinguere mu. 52, 28.
ihossura (1. cosura) luogo chiuso mu. 57, 28, cfr. ug. Oggi Vau si conserva in cosu chiuso, detto specialmente del naso, intasato, e in descode (j ice~ge); cfr. less. s. iosa e qui s. szhuran, indossa mu. 50, 28, di fronte ad inclusso 66, 7, ecc., inoltre reclosa ug. 844, recliis 1117, prov. 42 e, 129 b, meg. 507, Salvioni, Postille e N. Postille.
ihusma gusma div. 1475, 1479, oggi ciiz-ma ciurma.
imbeverao mu. 56, 9, oggi inbeviów imbevuto.
imbocao mu. 41, 2. È il catal. embolcatì
impaihar inp. rp 8, 124, ps 29, 20; 32, 9, ecc.; impaihamento mu. 94, 24. Cfr. nm. 23 e less., XII 407 s. impagarse, 409 s. inpachiar. Il e genovese non può risalire né a et, né a ctj.
imspear mu. 65, 38, cfr. XII 409; cfr. spe spiedo mon., ecc. L'ant. frc. ha espeer, cfr. rma. XIX 330 sg.
incarnarse prender carne, corpo, mu. 75, 8.
incativio ridotto a male, in cattivo arnese, rp 9, 39, cfr. less.
inconviar, v. s. coviar.
incrosto rp 7, 178, cfr. XII 408, Ib. 1570, inclosto end. brend., zts. XVIII 72, incostre cremasco.
64 Parodi,
induxia mu. 25 r, cfr. kath. 370, db. 52, ca. 362, mrgh, en-, endusiar ug. 794, gst. XV 268. infantao mu. 41, 32: dal frc.
inffiaura mu. 72, 1, inffieura 63, 13; cfr. enxaura less.
infondaa stabilita? mu. 94, .37 (cfr. 72, 16 n.). Nelle Prediche di Fra Gior- dano da Rivalto (ediz. Romagnoli) , p. 38 : questo senno del toccamento di- cono i savii eh' è il primo senno del corpo e nel quale s'infondano tutti gli altri senni naturali.
inforssar rafforzare ma. 96, 9. Nel Fiore son. xxxiii è neutro.
infortunar-se divenir triste, misero mu. 58, 17.
infoso: lo ducato se ne va, e la terra resta infossa de queste tale monete cative div. 1474, resta piena, rigurgita. Per la sovrabondanza della mo- neta di un qualche tipo era vocabolo tecnico; tuttavia si trova anche nel senso più comune, s'enfosse si riempi (di cibo) rp 9, 186. Non si può dire se fossero in uso altre forme. L'etimo dovrebb'essere in-fundere col senso di 'versare in gran copia', e I'm, in luogo di «, proverrebbe dal presente, ^infunde, secondo la relazione rispunde: 7-ispus'e, ecc. Ma non so tratte- nermi dal ricordare la possibilità che in fu su s si mescolasse nel dialetto con (iMoiVinfUltus (*sub-fultus) , del quale discorre il Diez s. folto; cfr. kng. 4271, BuUett. d. Soc. dant. Ili 155.
inganorozamenti mu. 49, 10: confei'ma Vo di inganorege less.
ingoallansa mu. 66, 19; cfr. ingoar 41, 3; QQ.^ 35, e less. s. enguar, dven. 151, meg. 139, ingualiciar eguagliare tri. 73^; invalmente ap., alo invale sai. 450; inoltre qui s. aingoar.
ingordir bramare avidamente rp 9, 300.
ingramirse crucciarsi rp 7, 208, anche cat., fio. 9, 20; cfr. less. s. gramo e ap., theod. 8, lind., grameza st. VI 24, meg. 89, bars.
inguento ps 28, 9. 14. 17, vivo; cfr. XII 408, bars.
inihetar comprare mu. 311 r.
inmagineiver 'imaginabilis' mu. 97, 2. 4.
innaffra ferita mu. 67, 35, dal frc; cfr. ennavrar less.
inprovista menti, imp. imprevedutamente mu. 60, 19; 89, 20.
inracionaoì mu. 60, 41. Ho corretto inracinao, frc.
insartiaa rp 8, 17, con sartia 8, 101.
intachao, de penna, de mar, mu. 83, 30. 31. 33. Dal frc?
intendaber, bem ini., intelligibile, mu. 51, 18.
interduto ep. 354. Convion correggere lettura e punteggiatura: la go- liardia de vii homo et neglegente è spuza et marzor (il ms. tnaizoì-); la go- liardaria d'um solicito è interduto e solazo. E lo stesso che desduto mon., prov-, cfr. piem. dòit garbo.
y
Studj liguri. § 2. Lessico. 65
invatjir assalire? dc^ 14, 16, 17. Cfr. mia. XXVII 201, ove si correggono retimologia e l'interpretazione date di envagimento less. 362, e di vagiij less. 401, e si recano altri esempj. Anche in pm. : ch'elio e tosto invagio e perduo per no esser armao ; però che l omo armao sì no se invagisse ma se de fende. Significa dunque propriamente 'sbigottire'; donde forse passò ad un senso molto prossimo a quello di 'assalire', secondo mostrerebbe dc^. Fors'an- che si può concedere che in certi casi invagir si confondesse con *invair.
invear mu. 42, 7, donde invea nm. 23; imveoso pm.
invoar: se invodm a Dee fecer voto mu. 90 v, od. ihvu voto; cfr. cavass., e voo mu. 94 r, voaive ib., ora caduto.
involupar mu. 83, 14; 90, 39; cfr. invulpao ri 63, 22, vulpao rp 7, 67, ove però il verso richiederebbe involupao env. Anche best. 20, 19; 23, 14, mtt. 241 e cfr. gand. 65 volupalo; zts. XXI 192 sgg.
inzegno intelletto, indole, mu. 55, 35, inzegni de demonnij 87. 36 'soUertia'.
iometa Geometri mu. 76, 23.
ioxa gioia mu. 92 v, 96 r: gioia + gozo (s', ri 133, 133)?
iuexio giudizio ps 34, 28; 36, 42, ali. a zuixio mu. 93, 26, e così iuexe iuxe ali. a zuxe, nm. 22, e a zuegar mu. 56, 11, ecc., zuigar 88, 23, ecc. ; sempre iustixia dc^ 38, div. 1474, iustixé giustizieri mu. 243 v.
iuxtrao, cfr. aiustrar.
laborerio laboratorio div. 1468, 1471, od. lawejii. Altrove e in pm. signi- fica piuttosto 'lavoro', piem. lavoreri, lomb., ecc., cfr. cat., pnf. 141,503, Ib. 1524, 1528 e p. 214, ren. 382, dven. 141, pv. 15, zen. 69, db. 47, 91, gau. 198, mtt. Ili, Salvioni, L'elem. volgare, ecc.
lairar latrare mu. 222 v, 279 v; anche 'piangere' 'lamentarsi': e o layrao criando e pianzando 69 v.
laitar allattare Ip 1, 11, cfr. st. I 5. Anche dell'ant. umbro e it., cfr. Trist. Riccard. lattare e p. ccviirn.
langor debolezza, infiacchimento, pena, mu. 52, 11 ; 58, 3; 86, 12; languir esser debole 84, 34; lamgerosso 62, 11, probabilmente erroneo, per lamgor., ov'è da ricordare Tant. fr. langorir. Nel latino tardo languor valeva 'mor- bus', wa. Vili 543.
latin volgar, lo nostro l. v., il genovese, rp 9, 15.
lavanda rp 6, 193, vivo.
lecharìa mu. 82, 10, frc? Cfr. less. e leccatore gau. 157, ecc.
lemi legumi rp 9, IH, od. tèmi, cfr. less. 364, XII 411, bars., zts. XXII 474. L'etimo *legtmen, proposto dal Galvani, è senza dubbio esatto; ma bi- sogna aggiungere che il vocabolo fu rifatto su 'legere' scegliere. Contro V*aUrnine del Salvioni sta la lunga genovese, cfr. re'mtt, ecc.
lensa lenza? mu. 67, 17. Il senso si capisce solo approssimativamente. Archivio glottol. ital., XV. 5
66 Parodi,
Invece il lenza di ri 51, 12 vale probabilmente 'corda a retta linea', cfr. Rossi, Gloss. mediev. lig., 119: non ha lenza diritta, cioè: le sue cose non vanno bene.
leom pardo: li leoim pardi mu. 226 v. Ricorderò qui anche il femm. leonna 297 r, e liona parda gid. IH.
levementi facilmente mu. 78, 22 ; cfr. delleve.
limassa mu. 17 r, 17 v, ora lùmdsa; cfr, XII 411.
linaio mu. 39, 10. 23; 41, 2; 51, 9, ecc.; il dubbio, espresso less. 365, che sia da leggere liiì., è contradetto dai fatti, vedi qui nm. 30.
lirio giglio mu. 252 r, cfr. XII 411; ma zigio 102 v, 105 r, e i vocabolari genovesi danno come vivo s'igu da cave.
livio senza peli, liscio, mu. 48, 18, Invece in mu. 70 r significa proprio *livido', V. merom, e lioor 121 r 'pallore'. Cfr. less. 365. E livio è da leg- gere Ig 17, 35 = lap. X 35: qui è esliuio, donde l'erroneo lisuio di Ig.
lizo: marnerei al'ora de vespo lo pam lizo mu. 19 r, e si oppone a pam levao. Vive tuttora lis'u frusto, logoro, e, detto del pane, 'mal lievito'; lat. ellsus; cfr, Ib. p. 198 sg. e Riv. bibl. d. letter. it. II 149, wa. Ili 19, Vili 533 587.
loguer pagamento, ricompensa mu. 66, 22; 83, 16. 24. 29. 30; 85, 29; dal frc.
lovo cervel mu. 73, 15.
loxno mu. 56, 22, cfr. md, 89, loxnar XII 412, gel,
luminar liminare mu. 18 v.
luminarli mu. 39, 15, luminarie 39, 12, detto del sole e della luna, cfr. luminaria lampada brend. Oggi lume' a lucerna, lampadario; ma liimera mu. 52, 40; 58, 19, 22 è un pretto francosismo.
lunatica: unna soa fiiora lunatica isterica o pazza mu. 182 r; lunatico, ciò he chi chage della luna Ipid. 223, cfr. fio. 30, inoltre zts. XVII 543, Dittam. V 25, voc, frc. lunatique lunage, ecc.
luxirì mu. 82, 11.
magazem nmm, 42, 82*^.
maifatoi mu. 86, 40, maefatoi div. 1466, composto col plurale, come gau. 152, 157; mali fattori anche in ant. tose. Altrove marfator mu. 56, 18, ecc. Ricordo pure malfacenti rp 8, 107.
mairinna mu. 281 r. Oggi mwina.
maitinaa rp 3, 39; cfr. X 238, sei. 43, mrgh., ant. tose, mia. XVIII 621, ecc.
maizor ep. 354, vedi interduto. Si dice sempre marsù' con senso concreto di 'bambino, uomo sudicio'.
malliciar malignare mu. 55, 23.
malofjìcio maleficio, delitto ps 35, 42, mu. 56, 17. 19, per incrociamento con officio; cfr. zen. 65.
y
Studj liguri. § 2. Lessico. 67
mamalove: li ynanderò tante ni. e grilli, che elle destrueram tuta V erba e le fogie degli erbori mu. 15 v, un segnai, cioè una delle piaghe d'Egitto; e cosi: tante m., aragoste e limasse..., che elle roeream tute le erbe e li erbori chi romazem 17 v. 0 'bruchi' o meglio 'cavallette'. Nell'antico francese non si trovò, credo, che una sola volta marmolues, nel Roman de Thèbes (ed. Constant) II, App. Ili, p. 121, v. 1042: Et tarentes et tnarmolues; l'editore è incerto sul suo significato. Un tema 'mal- ricorre nell'altrettanto raro ed oscuro malot calabrone, del Chevalier au lion (ed. Forster) v. 117.
manaira mu. 46, 19, cfr. manara mon., mtt. 271, manera Ib. 1644, ecc., manareise less.
mandesi mu. 69, 46; 74, 15; 77, 39, ecc. Cfr. vnd. 99 sg., ove l'antica affermazione ital. madie mades'i è ricondotta, seguendo il Diez, a m'ai Dio.
10 preferisco la dichiarazione del Blanc mai-Dio, che trova una buona di- fesa nel perché madie? perchè mai? dell'Albertano pistojese 4. Cfr. mai-dé mainò, di Bergamo, di Milano e d'altrove, gst. YIII 411, pv. 18, 153, md. 7, e, per l'uso del mai in tali composti, lo stesso mai-nò, che ha per contrap- posto mai-si.
maneiver abitabile mu. 62, 38.
mar, sosso in. epilessia: elio comenssà a cazer de lo s. m. mu. 288 r; cfr. il crem. brótmàl e l'ant. tose, coloro che cagiono di rio male Propugn. II 318. Vedi lunatico.
marcordi scuroto il mercoldi delle ceneri rp 9, 104, vivo, cfr. Rossi, Gloss. mediev. lig., 91.
martora -a mu. 79 v, 102 r, martorio rp 6, 269, che è da leggere mq.r- tòriu {-.purgatorio, od. purgatóju).
maciachano div. 1469, masacano 1471, od. masakah muratore; col frc. maqon.
maxelà Ip 1, 48; cfr. lap. xxv 18, massallata Mazzatinti, Mss. d. Bibl. frane, II 547, e mascellata anche nell' Albertano pistoj. 67; inoltre gotaa.
11 sempre vivo mascaa ps 33, 42, cfr. less., è da unire col pur vivo maska ^mastica guancia.
mastegao noto per lunga pratica de* 5; cfr. dp. 384.
men, a: a men de lui senza di lui mu. 84, 33 sg.
mentoar mu. 250 r, it. ìnentovare, ecc.
ìuenuoì rp 9, 268. Sarà da leggere reemuo.
mercantia rp 6, 109 e passim. L'amico prof. Vandelli ha richiamato la mia attenzione sul fatto che nei testi antichi italiani il vocabolo è sempre scritto col t, come dovremmo aspettarci. E dunque molto probabile che il nostro mercanzìa deva il suo z ad un error di lettura, diffuso e perpe- tuato per via delle stampe. Cfr. mercadantta o mare. ren. 381, dven. 113,
68 Parodi ,
brend. 54, e, sul frc, mercatandìa mercad. mercaandia gau. 136, mtt. 214, db. 36, Campanini, Un atrovare del sec. XIII (sic), 34, prov. 72 a, bars.
merir rau. 57, 1. 19; 63, 17, 77%erio 72, 3, cfr. less. e XII 414.
meritar ricompensare ps 33, 16, servixi meritae resi mu. 51, 10; cfr. l'ant. it. e l'od. rimeritare.
merom: li ogi e li meroym neygri ps 36, 12, passo che si ritrova pure in mu. 70 r: li meroim luti neigri e livij; cfr. li mellom meg. 260. La parte superiore delle guance, sotto gli occhi ? Meglio la guancia tutta, da melu (cfr. il tose, mele natiche); seppur questo non ha alterato un riflesso di mala.
meso messo, ministro, intermediario, rp 4, 52; 8, 98; specialmente note- vole il primo passo : darte a De per ti mesteso, senza m,ezan ni atro meso. É da ricordare la frase odierna parla a strame'èi parlare a vanvera, stolta- mente, che è illustrata dal parla da tra messo del Foglietta. E in verità troppo noto che le parole riferite riescono facilmente diverse e peggiori di quelle udite. - Agg. mesaygo missaticu tr. 4, 7.
messaxio disagio mu. 58, 39; 72, 32; cfr. dessaxiao.
messeanssa -hansa sventura, condizione non buona in genere, mu. 71, 24; 84, 38: ant. frc. mescheance.
messerenssa miseria mu. 89, 1; spesso anche meserente mess. 23 r, 33 v, 257 r, ecc., il quale però è di solito unito con rebelo, cosicché si direbbe un errore per mescreente.
messom messe ps 27, 7, mu. 68, 7; 90, 8; cfr. sei., al. 289, 292, XII 414, gau. 135, rv., inoltre mexonerius -encus Rossi, Gloss. mediev. lig., 67. 11 .verbo è irtezonar rp 9, 164, cfr. mon. Anche meer, megoa, nm. 33. Ricor- derò il dantesco messioni Conv. IV 27, che ha il senso di 'spese, sfoggi', e rma. XXVI 454 n.
mesureivei' misurato rp 3, 114.
meter, in parte, in divisione, in discordia, rp 7, 42; cfr. voc.
meza fora mu. 80, 41. 11 Mussafìa mi suggerisce giustamente metafora.
mezan, cfr. meso.
minuirì Solo minuando mu. 58, 16.
misserto mu. 85, 45: da miseritusì
missiom immissione, quasi ^missione, mu. 85, 3; un po' dubbio.
molli, 1. mogi, rau. 53, 36 {:ogi): gst. VIII 416, cavass., prov., tes. 241, ecc.
m^ra rp 7, 225, 1. mara.
mostrare, v. belo.
mozo stolto rp 2, 7; 9, 214. Però nel secondo esempio, li mo zi canti sa- ranno piuttosto canti 'vani' 'capricciosi'. Cfr. less. s. imnocij e l'od. genov. mùsù 'sazio, ben rimpinzato', 'benestante', il cui i- proviene dal plurale. Per l'etimo è da vedere Schuchardt, Roman, et. I, p. 34 dell'estratto.
Studj liguri. § 2. Lessico. 69
muar mutare mu. 47, 11; 84, 19, ecc., muabeì- 83, 43, ecc. Oggi solo in slramiìà' far lo sgombero.
ìnimitiom ammonizione mu. 84, 42, consiglio 91, 7, acc. ad amoniciom amun., amonir rp 3, 22. In ant. perug. munì^ Arch. stor. it. XVI, P. 2*, p. 136.
musar star a guardare, indugiare, rp 9, 247; cfr. less. e XII 416. Ma in ri 54, 7] è probabile valga piuttosto 'suona la. musa'' cioè la 'cornamusa', cfr. pivar zen. Yedi pur Bullett. d. Soc. dant. IH 153.
muxicar suonare, far musica, mu. 56, 30. 0 va unito, come aggettivo, a strumento ?
7zaa raccolto mu. 59, 17, propriamente 'nata' nm. 75.
nascensa escrescenza cutanea, lo segnar (piaga d'Egitto) dele nascensse mu. 16 V (che son poi specificate in biirgore, ihavelli, ecc.). Cfr. gst. Vili 421, gand. 50; ant. perug. m,oÌte nascense, le quale tutte eran piene de veneno Arch. stor. it. XVI, P. 1*, 149; ant. napol., nei Bagni di Pozzuoli, iv 9, p. 102, ove non fu inteso dall'editore, gst. X 265; ant. it., per es. in Feo Beleari.
navirio mu. 91, 3.
necamenti mu. 71, 6; cfr. less. 371, XII 416, zst. XII 295; aggett. weco, cioè nèccii, da un nequus nequa, che si trova già nei Vangeli della versione Itala: nequam trattato come ciippa?
Nichia Nicea dc^ 4.
nivola -Ila 53, 21. 28. 39, ecc . oggi nuvia; ma cfr. niola clm. , nivola lomb., ecc.; nivoUao, sost., mu. 58, 20 (1. lo niv. funjde), cfr. less. 374.
norir mu. 51, 15; 61, 8; norixom 78, 15.
noro nolo mu. 228 v.
novellesse novità mu. 167 r.
oir udire nm. 33; oya l'udito rp 8, 122, oggi l'odia.
olente ps 28, 9, olimento mu. 61, 22, cfr. XII 417, rv.; oritoso mu. 4 v, che ricorre pure in pra., olitoso, e va con oritar mu. .50, 30, oritava 123 v, che è piuttosto singolare. Per ore olet, nm. 57, ole besc. 1753; per olioso ul. pv. 204, cavass.
ora aria, vento rp 8, 374, cfr. ri 36, 50; anche maschile in mu., per forsa de venti e de graindi ori se rompi la nave 52 v. Cfr. XII. 418, zts. XVII 506.
orco rp 7, 195, aggett.: villano? Cfr. Salvioni, Postille e N. Postille.
ordem mu. 82, 19. 20, ecc., ordenaciom 87, 25; ordenar 87, 25, ordena- minti rp 3, 154.
ordio orzo mu. 17 r, 57 v, l-'. . -■■■■' ■■ , : -
ordir rp 6, 78. Unisci e le ree ovre qui son Ordie, facendo dipendere il tutto da pensa.
organar produrre suono, mu. 56, 31 ; vedi muxicar. È l'ant. frc. orguener organer, ant. sp. organar Milagros 26. In theod. 86 organezava.
70 Parodi,
orgoio rp 6, 43, cioè orgogu (:oio); orgoioxir mu. 89,9, cfr. orgoiar prov.
orio olio mu. 42, 3, cfr. less. s. oleo.
oritar, v. olente.
orrezo orrore mu. 59, 5, piuttosto strano : cfr. provenz. orreza.
orza rp 8, 337, orzar andare ad orza 8, 86; oggi anche in andà' a l'orsa andar di traverso, barcollando. Cfr. dcr. 239.
osso oso opus rp, 3, 72. 193; 8, 280; 9, 340, mu. 30 v, ecc., cfr. less., pred. ohs OS, par. 19; di derivazione straniera. La pronuncia era ós'u, come at- testa la rima. Alla frase mar a to osso risponde nell'ant. it. male (o heìie) a tuo., a suo uopo, p. es. Man. D'Ancona-Bacci I 134.
hoste rp 1, 61, ospite. Vale 'esercito' dc^ 26, mu. 91, 3.
otriar mu. 77, 28. 40; 78, 29, ecc., dal frc; cfr. oltrità XII 417.
hoverar ps 27, 2, overa mu. 79, 17; 81, 36, ecc., ma ovì'a 83, 16; oveì~er operajo, artefice, 56, 16; 87, 30; oggi d-ooiu adoperare, mete ih dovia id., gurnu d' óte'j, quasi dies *operìlis , giorno feriale.
Pague mu. 67, 30, frc.
paixe mu. 62, 15, nm. 3.
pallidar impallidire, nm. 93. 0 non sarà un aggettivo, a cui per errore il copista aggiunse un r in fine?
par palo mu. 65, 37.
paraxiu rp 5, 49, mu. 59 v, oggi Pazii l'antico Palazzo Ducale; cfr. l'ant. tose. Parlaselo, ov'è influenza ài parlamento.
parea parete mu. 135 v, due volte, cfr. mon. In clm. parei assiti, cfr. brend. 10, BuUett. d. Soc. dant. Ili 119.
parei apparire mu. 53, 25, brend. 54, sai. 472, voc, ecc.
parlamento discorso rp 3, 312; cfr. kath. 373, pnf. 325, brend., voc, eco.
parila rp 4, 34. Parrebbe ' partito ', ma si può anche intendere ' parte ', come 9, 358, less., bars., soprattutto sai. 440.
participar: participam cum Dee mu. 83, 26 sg. , far participar in lor bianssa far parte a loro della beatitudine 86, 38 sg.; participeiver partecipe 56, 10, nm. 69''. Cfr. partieipevole con affine a, gid. 34, 38.
paù padule mu. 66, 6; 78, 11, di genere incerto. È maschile gst. XV 270.
pea'nna orma mu. 42, 31. 34. 39, cfr. piem. peagna e gel. s. piana. In Festo 'peda: vestigium humanum'.
pegar; peiga spalma di pece rp 8, 19; cfr. dcr. 36, sei., gst. Vili 415, mrgh.; inpega best. AS^, pegazà less.
peigar-se: se peigam si piegano mu. 96, 3, 1. se cei^ah, od. cegà-se. Cfr. plegar-se mon. D 129 e un passo parallelo in bese. 2190, ov' è detto del cielo, che si abbasserà verso la terra; inoltre mrgh.
peigro mu. 83, 43, pegrixia rp 3, 307, pegricia mu. 90, 40, pigreza ps 27, 8; cfr. XII 420, brend. 64, kath. 211, ecc.
Studj liguri. § 2. Lessico. 71
pelezo rp 8, 5. 72; cfr. less. e sopratutto V. Rossi, in Nuovo Ardi. Ven. V, P. II, p. 27 sg., in nota, delFestr. Ma il vocabolo ha forse bisogno di qualche altra dilucidazione.
pento dipinto rnu. 94, 36.
perffeto perfezione mu. 78, 20. Ma credo sia da legger piuttosto a stao perffeto.
perfondo nm. 44°.
perforso sforzo (d'arme, di guerra) mu. 20 v; cfr. XIV 212 (e con senso generico md. 118). In rati, refforzo 20.5, res forco gau. 213. II wh. peì~forrarse meg. 238, resforgarse III 259, gau. 205.
pere/olla pergamo mu. 194 v, dven. 159, ant. it., ecc.
perio ps 27, 8, guasto, detto d'un frutto, oggi quasi solo in niize pc'ja noce secca, vuota. In pm. tanto che tu seraj perio e smorto.
pesar rincrescere mu. 82, 28, cfr. il voc.
pestellencia danno, male, sventura, mu. 61, 32; 71, 30; 80, 57; cfr. Ipid. 213.
pestumar calpestare, o meglio frantumare ,' mu. 157 r. Oggi pestìi' mu {u breve) pestumìn è quasi solo vocabolo vezzeggiativo, detto dalle mamme ai bambini, ma forse si sente ancora nel senso di 'pezzettino' 'un pochino'.
piaezar mu. 59, 34; cfr. sei. 58, pat. V&v piao mu. 54, 36, v. qui zalio.
piangollento mu. 124 r, 267 r, come da 'piangolare'; cfr. sei. 58, besc. 1597, gst. Vili 415 sg., ove il Salvioni propone di ricondurre le varie voci a planct-, leggendo il g come y. Ma il genovese non Io permette. Sono dun- que forme diverse dalle nostre plangiorenta mm. p. "09), pianctorento XII 421.
piassar mu. 50, 18, od. casa piazzale di villaggio; cfr. XII 421.
pignata mu. 22 r, 28 r, od. pundta.
pilota palla, pallottola, probabilmente dal frc. ; cfr. ^^e^a ap., brend. 50.
pogi polli rp 9, 84, nel proverbio meio e a presente ove ca deman pogi o pernixe meglio fringuello in man che tordo in frasca. E la nota base ■^puUeu XII 424, rma. XX 68 sg.
pointar puntare, cioè far ogni sforzo, mu. 66, 30; cfr. prov., voc.
paisà pòlizza rp 9, 309, vivo nel sec. XVI; da ctnódez-iis, lat. basso opo- dissa. Cfr. pcom. xl, rma. IV 330, X 620 sg.
polexim pulcino mu. 98 v: um par de p. de colombi. Cfr. § 1, p. 18.
pomo il frutto proibito rp 6, 19, plur. potue mu. 53, 12.
pondM rp 8, 39, con ii: popolare o letterario? In gand. 51 pandoro.
pontifficho ps 33, 35. 44; cfr. Ili 262, XII 422.
pordomo mu. 82, 34; 83, 22; 86, 41, ecc.; cfr. less. s. prodommi e XII 423.
portigiolla porticina mu. 143 v, oggi spurtigò'a apertura nella sottana, tose, 'spaccatura'.
possacora d'aigua, pozzanghera, mu. 234 v, cfr. zen.
72 Parodi,
poxom mu. 64, 14; 84, 11. 17. 23. Nel primo passo traduce 'bacchica mu- nera' e ha quindi il senso generico di 'bevanda'; negli altri potrebbe an- che stare per 'veleno', ma è meglio pur qui intendere 'pozione'. E cosi in iTion. C 66 {pexon, I, pox.), ug., gand. 80, e nell'ant. frc.
2J0ZO poggio mu. 47, 27; oggi, nel contado, pós'u (o breve).
praria mu. 70, 1 1 ; si attenderebbe praeria, e sarà dal frc.
preom sassi mu. 68, 6.
présteo imprestito de* 27; cfr. empresleo cat. 3 v 2o, inprestedo dven. 61, ecc.
ptrestixia rp 3, 306.
presumar rp 6, 256, anche dell'ant. it. ; oggi solo pres'ilinì, in funzione di sostantivo, 'petulanza'.
prevessa nm. 82*'; cfr. preveda Ib. 1463.
Priami Priamidi mu. 91, 12.
primogenita primogenitura mu. 49, 20. 21.
primo tempo primavera mu. 53, U; 63, 20; 90, 7; anche in div. 1473. Cfr. monferr. da primma in primavera. Nell'ant. fiorentino si trova tempo nuovo e pare abbia lo stes'so senso bon temp md. 183. Nel napoletano Regimen Sanitatis ver tiempo e anche solo vera.
proa prova mu. 76, 17; ma forse l'è che precede è da espungere, e proa è verbo, cfr. proar 76, 3.
profectar mu. 39, 32, -tizar 39, 42.
proffeto profitto mu. 54, 28, cfr. gau. 185, Ipid. 202; proffeteiver mu. 90, 26. 32.
progenia mu. 24 v: oggi nel biblico de genia ih prugenia.
provenda cibo mu. 64, 10; cfr. prevenda less., prependa gst. XV 270, it, prò fenda, ant. frc. provende.
provisto preveduto rau, 92, 7. 13. 26, ecc., e p)roveij -vei/r, col part. proveuo 96, 11, provezuo 96, 12, ecc.; ant. frc. porveoir. Il provista di 53, 38 ò meno chiaro; forse 'ben disposta' 'atta', da paragonar con avisto.
pubico mu. 54, 1, esatto? Si può ricordare Salvioni, Postille.
pud mu. 38, 4. Che vuol dire?
puìr pulire rp 6, 198, nm. 26.
purgatorio mu. 85, 15: è forse aggettivo, 'purgatore'.
quairo, fossa quaira, mu. 160 r.
querir nm. 65; cfr. less. s. quero, gst. XV 271.
querno quaderno (cioè 'libro') mu. 65, 41; v. desquernar.
quito mu. 85, 6. 8, ecc., frc.
raer radere mu. 300 v.
ramar mettere i rami mu. 56, 37, cfr. l'ant. frc. - Nel senso di 'derubare, mandar a male' 54, 34, ant. frc. desramer. Un aramare abbacchiare, in Rossi, Gloss. mediev. lig., 18.
Studj liguri. § 2. Lessico. 73
ramo d'oliva, lo sahao de, i3s 28, 6; cfr. XII 425.
rantegar: un morim, quando elio va beni forte, no fa tar r. mu. 44 v: od. ràhte§a rantolo.
rasati rp 9, 182, rasoi, plur., 9, 186. Non capisco e non so a che favola si alluda. Supponendo una lacuna dopo il v. 184, si potrebbe pensare al Roman du Renard (ed. Martin) I p. 30, vv. 1050 sgg. (cfr. II p. 127, vv. 661 sgg.) e far corrispondere rason al frc. bacon.
raviole rp 9, 97, od. ravio'.
ravir, rav'io, mu. 80, 38; 91, 1; ravida cat. 26 r 1.
raxoi raggi mu. 96, 21: sul frc. rayoìil
raxom d'entro ragioni intrinseche, mu. 79, 39.
recatar riscattare rp 7, 242, ps 28, 4, Ig 6, 81=lap. VI 81.
reconiisso affidalo mu. 41, 7,
recoverar ricuperare mu. 53, 37; 80, 31; procacciare de* 32; ristorare rp 1, 12, cfr. mu. 85, 4; oggi arekumd ristorare, confortare, rifocillare. Cfr. XII 425.
recreao riconfortato mu. 67, 34; voc.
reemuo rp 5, 99, ps 28, 4; cfr. less. s. remilo, qui menuo e XII 425.
regoardar: per far regoardar tnenaze mu. 82, 42, per valersi (de' ser- venti) come guardia contro le minacele?
relevo : lo r, de l'aotra (viaìtda) mu. 42 v, it. rilievi.
rellugar splendere mu. 61, 37, rifl. 58, 24; cfr. less. s. relugor; lugor cavass; inoltre VII 551.
remerteghe de* 18, forse 'ricompense' 'risarcimenti": quasi *r e- meri- tati e icì
replicar, in so cor de r., mu. 78, 39: deve ripiegarsi, rivolgersi tutto al- l'esame del proprio cuore?
reputar, in si, attribuire a sé, mu. 63, 30.
resenio aggranchito rp 9, 21, oA. arensenìu, cfr. recreser refrescar regra- ciar, per gli od. rihkre'se rinfreskd ringrasid, nm. 94. Per l'etimo, vedi rv. 28 sgg. Tuttavia, restan dei dubbi: cfr. onglie arencinate uncicate zts. XVII 506.
ressignar consegnare mu. 71, 23.
ressister persistere mu. 57, 25.
resstimer riassumere mu. 95, 34.
restoio mu. 59, 22, cfr. Rossi, Gloss. mediev. lig,, 83. Sarebbe 'metter in ristoppio', quasi: ridurre a male, fiaccare. Ma la rima {p:u) è falsa.
revozer mu. 60, 14, gand. 49, ecc.
rissmar mu. 52, 6; 89, 40, rixma 52, 38; cfr. XII 427 e gst. XXXII 70 n.
rissor spinoso mu. 234 v, oggi riso' riccio, istrice.
74 Parodi,
roca roccia rau. 78, 11.
roixim roxim, mu. 53, 12; 57, 43, frc. raisin.
romer rp 2, 30; cfr. sei. 64; in it. romèo, gst. VI