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BOLLETTINO
VOLUME XLVII. — 1935
(Pubblicato il 28 febbraio 1936 - xiv)
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I E'ÌJd'3 1937;.;:*;
NAPOLI
STAB. TIPOGRAFICO N. JOVENE VIA DONN ALBINA, 14
1936 (xiv)
INDICE
ATTI
MEMORIE , NOTE E COMUNICAZIONI )
3
47
Gargano C. — La radio-resistenza degli epiteliomi ... pag.
V iGGiANi G. — Il clima della Lucania . „
Penta F. — Sul confronto fra le caratteristiche meccaniche delle lave vesuviane e di altre rocce ignee adoperate per pa¬ vimentazione stradale di Napoli , . . . u 69
Penta F. — Sull'' impiego, avuto in passato dalle lave vesuviane
come pietra da taglio . . . . . . „ 73
Majo E. — Sull' organizzazione e sull' indirizzo delle ricerche
scientifiche dell'Istituto Geofisico di Gottinga. . . » 79
Majo E. — Misure solarimetriche subacquee nel mare di Cuma . „ 93
Salfi M. - Commemorazione di Antonio Della Valle 99
Ruggiero P. — Retrazione geodetica laterale . „ 111
Fiore M. — Presenza della Delesseritus pinnatus Ung. nella
pesciara di Bolca in Valle Cherpa (Verona) . . . „ 127
Fiore M. — Descrizione di una probabile pandanacea di Chiavon
(Vicenza) . . . . . . „ 129
Augusti S. Su di un nuovo metodo per la determinazione
quantitativa del cròmo . . . „ 133
Augusti S. ~ Sulla precipitazione del cromato di mercurioam-
monio in presenza di cloruri alcalini . „ 135
Parascandola A. — Osservazioni di temperatura nei Campi Flegrei „ 137
RENDICONTI DELLE TORNATE
(PROCESSI VERBALI)
Processi verbali delle tornate 1935. Consiglio Direttivo per l'anno 1936. Elenco dei soci. .
R. Decreto .
Statuto .
Regolamento .
pag.
in
vii
IX
XIII
XV
XIX
BOLLETTINO
DELLA
SOCIETÀ DEI NATURALISTI
BOLLETTINO
DELLA
SOCIETÀ DEI NATURALISTI
ir* NAPOLI
VOLUME XLVII. — 1935.
(Pubblicato il 28 febbraio 1936 - XIV).
NAPOLI
STAB. TIPOGRAFICO N. JOVENE VIA DONN ALBINA, 14
1936 (xiv)
Bollettino della Società dei Naturalisti in Napoli
ATTI
(MEMORIE E NOTE)
La radio - resistenza degli epiteliomi
del socio
Claudio Gargano
(Tornata delll' 8 aprile 1935)
Alcuni anni or sono eseguii col mio Direttore di Clinica, on. prof. Giovanni Pascale, delle ricerche sull'azione dei raggi del radio, principalmente sui tessuti neoplastici epiteliali.
I risultati di queste ricerche, quelli clinici furono comunicati del Maestro alla Reale Accademia medico - chirurgica di Napoli, e quelli istologici furono oggetto di varie mie pubblicazioni.
Ciò che mi colpì in quella circostanza si è, che effettivamente non è possibile stabilire dai clinici, quale debba essere la esatta tecnica d' applicazione del radio, e quale la dose d' irradiazioni, se cioè procedere con dosi massive in una o più sedute o se invece si appalesi più conveniente adoperare piccole dosi e fra¬ zionatamente per uno spazio di tempo più lungo.
Gli argomenti addotti per queste differenti terapie sono molteplici e da un punto di vista teoretico sembra si appalesino abbastanza convincenti; la pratica della clinica ci dimostra invece un fatto incontrovertibile, che cioè, sia con la prima, che con la seconda tecnica, spesso non si ha costantemente la guarigione, ma in un avvenire più o meno prossimo si verifica la recidiva del blastoma, che non pare si avvantaggi ulteriormente della te¬ rapia delle radiazioni del radio.
È appunto questa radio-resistenza degli elementi neoplastici all' ulteriore azione delle radiazioni del radio, quella, che mi ha dolorosamente colpito e che dà in pari tempo da pensare a pa¬ tologi provetti.
Nel 1922 dicevo appunto che le radiazioni del radio, sembra,
— 4
che abbiano uno scarso potere d'attraversare gli strati epidermoi- dali rigenerati , in guisa che le cellule neoplastiche profonde, invece di continuare a subire un'ulteriore istolisi, dopo un certo periodo di tempo, appalesano un rigoglioso sviluppo. E così si spiega perchè la cute rigenerata finisca per cadere in necrosi, e si abbia di nuovo una ulcerazione neoplastica. Le cellule epi¬ teliali neoplastiche, che si sono andate svolgendo durante il pe¬ riodo, nel quale il tessuto è sotto l'influenza delle radiazioni del radio, pare sieno poco influenzate dalle radiazioni stesse.
Facevo del pari l'augurio che " se i possessori di questo pre¬ zioso rimedio , istituissero sempre dei controlli di laboratorio, forse si potrebbe effettivamente stabilire, se, nei casi negativi, l'arresto della guarigione sia dato dalla insufficiente fagocitosi o dalla poca permeabilità dei tessuti rigenerati, ed allora associare alla radiumterapia altri sussidi terapeutici, che da un lato risve¬ gliassero la fagocitosi organizzante e dall' altro rendessero più permeabili i tessuti nuovo-formati alle radiazioni stesse.
Contemporaneamente ebbi occasione di studiare una biop¬ sia uterina, eseguita in un cancro cervicale, dopo un periodo di radiazioni, che sembrava clinicamente efficiente, e trovai che in mezzo ad un tessuto degradato dal radio, si mantenevano integri dei nidi cellulari, di elementi sferoidali e poliedrici, grandi, a con¬ torno bene definito, con citoplasma reticolare e con grandi nuclei carichi di sostanza cromatica. Tali cellule, nei loro raggruppa¬ menti ricordavano la forma grossolana d' una perla epiteliale degli epiteliomi malpighiani. Sembra che tali masse sieno isolate dalle cellule in via di distruzione. Pensavo, in quell' epoca, che la presenza di nidi epiteliomatosi integri e floridi in mezzo agli elementi blastomatosi degenerati, inpedisse la guarigione defini¬ tiva dal neoplasma e fosse la causa d'una riproduzione di esso. Infatti la mia supposizione fu seguita dalla notizia che la signora portatrice del blastoma irradiato, era dopo pochi mesi deceduta per riproduzione e metastasi.
Due anni dopo (1924), alla Società Italiana di Chirurgia, nel Congresso di Roma, dissi, che purtroppo ci mancano le nozioni per stabilire a priori quali siano i casi, nei quali si possa avere una completa guarigione , e quali quelli , nei quali il neoplasma
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non cede completamente alle radiazioni, e quel che più ci man¬ cano anche le nozioni per stabilire la tecnica delle radiazioni da applicare ai singoli ammalati.
Fig. 1. — Biopsia eseguita 30 giorni dopo il trattamento curieterapico.
Zeiss 3/DD.
L'assenza quasi completa di una reazione stromatica per le radiazioni del radio, ho visto verificarsi non solo nei tessuti neo- plastici, ma anche in tessuti normali, nelle tiroidi di cani. In questi animali si avevano dei segni di marasma, forse in rapporto ad una alterata funzione tiroidea, ma con queste alterazioni non si avevano concomitanti processi di neoproduzione connettivale, nè di leucocitosi : alla eventuale distruzione graduale della glan-
6 —
dola non si sostituiva un tessuto connettivo, ehe poteva assol¬ vere una fase cicatriziale.
A questo punto lasciai le mie ricerche sulla terapia dei tu¬ mori maligni epiteliali con il radium, per dedicarmi ad altre ri¬ cerche di patologia chirurgica, quando nel 1932, ebbi la possi¬ bilità d’essere mandato dalla Reale Accademia d'Italia al Centro anticanceroso di Parigi.
Per vero il tempo disponibile e le disponibilità economiche, essendo limitate, cercai di continuare le ricerche sospese, orien¬ tandomi un poco differentemente.
L'istituto di Parigi è un centro di studio ottimamente at¬ trezzato sia per queste ricerche , che per altre sui blastomi, ed ivi alla larghezza dei mezzi di studio, si associa una ospitalità encomiabile sotto tutti i riguardi, dal direttore prof. Roussy agli assistenti tutti, che fanno nobile gara ad aiutare gli studiosi. Non mi era possibile occuparmi di ammalati, sottoporli a radia¬ zioni, ed eseguire biopsie successive. Invece, consultando i re¬ gistri della Sezione di Anatomia patologica , son restato colpito dal fatto che numerose fossero le seconde e le terze biopsie di infermi portatori di blastomi epiteliali.
Il reperto istologico di queste biopsie mi sembrava non presentasse alterazioni apprezzabili, rispetto al reperto della pri¬ ma biopsia , in guisa che fosse facile inferire , che nei cennati casi, il radium, oltre che non arrestare il corso fatale del tumore, non pareva avesse modificato la istologia patologica di esso.
Gli esperimenti di terapia con le radiazioni del radio, hanno permesso di fare alcune osservazioni importanti , che cioè nei tumori, nei quali si è proceduto ad eseguire delle radiazioni in¬ sufficienti o ripetute, il tumore in parola non sembrava benefi¬ ciarsi di questo trattamento curativo , ciò che con un recente modo di esprimersi, si dice, che questi tessuti tumorali presen¬ tano una radio-resistenza o che si sono vaccinati di fronte alle radiazioni in parola. Queste vaccinazioni per un agente fisico, quali il radium, sono spiegabili nello stesso modo come si pos¬ sono spiegare le vaccinazioni , che avvengono per un agente chimico.
Le prime osservazioni documentate di queste vaccinazioni
— 7 —
dei tumori maligni per le radiazioni, sono state notate da Regani e Nogier per i raggi X e spiegate ammettendo alterazioni veri¬ ficatesi nelle sostanze non cellulari e cioè a carico dello stroma,
Fig. 2. — (Gargano). - Biopsia eseguita 30 giorni dopo il trattamento curie¬ terapico. Notevoli processi di istolisi e di disorganizzazione degli elementi neoplastici. Zeiss 3/DD.
ed in ciò si avrebbe una diversità fra i tessuti patologici ed i tessuti sani, che invece appariscono sempre più radiosensibili, sempre che si prolunga l’azione delle radiazioni in parola. Ne risulta un fatto di grande rilievo, che se con le radiazioni non si riescono a distruggere del tutto gli elementi biasimatosi, una ulteriore terapia è invece dannosa e genererebbe fatalmente la necrosi fibrinoide.
8 —
Per vero fin dal 1915 Delbet aveva annunziato il fatto, che cellule cancerose, dopo di essere state favorevolmente influenzate dal radium, sono vaccinate contro le radiazioni istesse, che ap¬ paiono senza effetto.
Gli autori in generale adoperano il termine di vaccinazione alle radiazioni, per indicare, che il blastoma non pare si avvan¬ taggi ulteriormente delle radiazioni di questo prezioso agente terapeutico : sarebbe un termine che si contrapporrebbe all'altro di recettività, adoperato da Dominici, per indicare la speciale sensibilità, che presentano alcuni tumori epiteliali ad essere fa¬ vorevolmente influenzati dal radium.
Queste voci dissonanti, come quella di Pierre Delbet, sono piuttosto rare, e credo che la ragione sia proprio quella , che ebbi ad esporre nel luglio 1923 alla Società dei Naturalisti di Napoli.
" Per ragioni ovvie dell’alto prezzo dei minerali della fami¬ glia del radio, una piccola scorta di essi si trova confinata in Laboratori di fisica ed in istituti commerciali per la cura di af¬ fezioni patologiche (specialmente tumori maligni) ; qualche Cli¬ nica ne ha piccolissime dosi ; e che io mi sappia, solo rarissimi istituti di Biologia generale ne sono forniti.
Una tale distribuzione geografica di un così prezioso agente, per necessità di cose deve portare come conseguenza , che le pubblicazioni sull’argomento risentino la deficienza iniziale del metodo : infatti i fisici poco si danno pensiero di ciò che i bio¬ logi credono poter ricavare dall’azione del radio sull’organismo, e gli istituti specializzati non sono forniti dei mezzi e del per¬ sonale atto ad integrare un così difficile genere di ricerche
Recentemente Roussy e Simone Laborde nel 1927 e 1934 hanno richiamato l’attenzione degli studiosi su questa vaccina¬ zione delle cellule neoplastiche epiteliali ad ulteriori radiazioni dei radium, fatto osservato anche da altri ricercatori per l’azione dei raggi X.
I cennati autori distinguono due tipi di radio-resistenza :
1) Talvolta il cancro si è mostrato refrattario o semire¬ frattario ad un primo trattamento con i raggi X in apparenza correttamente applicato : i trattamenti ulteriori praticati ugual-
- 9 -
mente con i raggi X restano senza alcun effetto. Questo è il caso di alcuni epiteliomi del tipo intermediario o spino-cellulare e le cure avvengono generalmente così : dopo una prima serie di irradiazioni praticate con i raggi X, la regressione che sembra svilupparsi normalmente, si arresta : e anche, se la cicatrizzazione
Fig. 3. — (Gargano). - Terza biopsia. Sezione di un cuneo di tessuto dove apparisce essersi verificata una completa restitutio ad integrimi degli strati epidermoidali. Nel connettivo sottostante permangono gettate epitelioma- tose. Zeiss 3/E.
avviene, la recidiva è molto precoce. Se un secondo trattamento è allora istituito, l’azione si dimostra nulla, e dopo un periodo di arresto più o meno prolungato, l’epitelioma continua a pro¬ gredire. Un terzo trattamento praticato ugualmente con i raggi
— 10 —
X resta allora completamente inefficace. La radio-resistenza ri¬ spetto alle radiazioni sembra definitivamente acquisita , fatti os¬ servati in una maniera molto più frequente con i raggi X, an¬ ziché con il radio.
2) Talvolta in questa seconda categoria di fatti , si tratta di epiteliomi trattati con una cattiva tecnica, cioè a dire con dosi insufficienti e per lungo tempo ripetute di raggi X o di radium.
Si può dire che la radio-resistenza sembra tanto più notevole, per quanto i trattamenti sono stati più spesso ripetuti o sono più prolungati nel tempo.
È il caso di ammalati, che hanno ricevuto nel corso di uno o due anni un numero considerevole di irradiazioni, in ragione di una seduta di raggi X o di una applicazione di radium per settimana o per mese. Bene inteso, in questi casi , è impossi¬ bile di conoscere esattamente le dosi che sono state applicate. Avviene per esempio in alcuni ammalati, nei quali alcuni hanno ricevuto 72 sedute di raggi X in un anno ed altri 24 applica¬ zioni di radio anche durante un anno.
Gli autori fanno osservare, che la cicatrizzazione è talvolta interrotta dalle radiazioni successive, le quali invece di arrestare l'estensione del neoplasma, ne accentuano la radio-resistenza, nello stesso tempo, che creano delle gravi lesioni nel tessuto sano.
Il reperto istologico di questi epiteliomi, nei quali si è an¬ data risvegliando la radio-resistenza, è abbastanza caratteristico. Si hanno spesso aspetti di ulcerazione di apparenza necrotica, a margini scollati : spesso anche sono messe a nudo le superficie ossee sottostanti e che prendono l'andamento di radio-necrosi e di ulcerazioni terebranti, molto dolorose. Non è nemmeno molto facile stabilire la diagnosi di queste lesioni indotte dalla radioresistenza, se non si ha l'accortezza di eseguire dei prele vamenti biopsici in sedi opportune.
I clinici non sono ancora di accordo nello stabilire , quale debba essere la futura tecnica del trattamento curativo di lesioni siffatte. Negli ammalati della prima serie, che sono stati trattati con raggi X, spesso si ha una cicatrizzazione mercè poche ra¬ diazioni di radium, forse per il fatto che i raggi X e quelli
— 11 —
gamma del radio presenterebbero un differente potere elettivo, e secondo Roussy e Laborde anche per la necessaria differente tecnica di applicazione fra i due agenti fisici.
Fig. 4. — (Gargano). - Terza biopsia. Parte inferiore del cuneo.
Tessuto epiteliomatoso in pieno rigoglio. Zeiss 3/E.
Sembrerebbe dalle osservazioni degli autori che la tecnica delle piccole dosi e ripetute crei una definitiva radio-resistenza : ogni tentativo quindi sia chirurgico o radioterapico è sempre seguito da recidiva. Negli epiteliomi trattati con raggi X questa osservazione è meno assoluta.
Gli autori insistono sul fatto di tenere presente nelle bio¬ psie successive alcuni caratteri importanti e cioè ;
— 12 —
1) L'architettura ed il tipo istologico dell'epitelioma spino¬ cellulare, basocellulare o intermediario (a tendenza spino o basi¬ cellulare) ;
2) la presenza o l'assenza di mitosi tipiche , o atipiche, senza cercare di precisarne il numero ;
3) lo stato dello stroma e dei vasi ;
4) infine le modificazioni sopravvenute nel corso del trat¬ tamento, sia a livello delle cellule epiteliomatose, che detto stro¬ ma connettivo, allorché noi abbiamo a nostra disposizione un certo numero di biopsie prelevate dallo stesso ammalato.
Il reperto istologico desunto dalle biopsie eseguite permette¬ rebbe è vero di vedere un nesso fra lo stato dello stroma connet¬ tivo vascolare, del tipo favorevole o sfavorevole e la evoluzione cli¬ nica del blastoma corrispondente, ma non è però assoluto, giacché spesso si verificano delle eccezioni , dovute talvolta a biopsie male eseguite, male orientate, ecc. Si può, riassumendo, dire che la varietà istologica (spino-cellulare, basi-cellulare o intermedia¬ ria), non ha una azione predominante nella evoluzione dei tu¬ mori anteriormente irradiati :
1) che la presenza di necrosi granulosa o fibrinoide e sopratutto il modo di reazione delle cellule epiteliomatose e dello stroma nel corso delle irradiazioni, danno delle indicazioni utili dal punto di vista della evoluzione ulteriore dei cancri dopo il trattamento.
Lo stato dello stroma connettivo , che serve di substrato allo sviluppo delle cellule neoplastiche, ha certamente una azione nella cicatrizzazione e nella regressione provocata dai tumori ; ciò spiega perchè in alcuni cancri anteriormente irradiati e nei quali lo stroma connettivo-vascolare è stato particolarmente col¬ pito, i tessuti non si prestano a poter ulteriormente essere im¬ piegati per una nuova riparazione.
Pertanto è da considerare che non è solo lo stroma con¬ nettivo quello, che deve attendere a fenomeni così complessi della resistenza e della sensibilità di fronte al neoplasma mercè le radiazioni, fenomeni nei quali entrano in giuoco fattori nu¬ merosi e multipli.
- 13 -
L'interesse della quistione, sollevata dagli autori, non è pu¬ ramente dottrinale e speculativo : esso è anche d'ordine pratico, perchè adesso si è di parere ancora discorde circa la condotta terapeutica da seguire rispetto a questi cancri vaccinati con ra¬ diazioni anteriori.
Fig. 5. — (Gargano). - Quarta biopsia. Tumore riprodotto in pieno rigoglio.
Zeiss 3/DD.
In una memoria contemporanea alla precedente , presentata all'Associazione francese per lo studio del Cancro e riportata nel volume dell'Istituto del Cancro di Parigi, Simone Laborde, Huguenin e Aman-Jean trattano un altro argomento di grande importanza terapeutica, e che ha non poche attinenze con il la-
— 14 —
voro precedente, e cioè la radiosensibilità degli epiteliomi glan¬ dolar^ che sembra si appalesino meno radiosensibili degli epi¬ teliomi spinocellulari e cioè che i glandolai siano più radiore¬ sistenti degli epiteliomi malpighiani !
Fig. 6 — (Gargano). - Quinta biopsia. Sezione del tumore riprodotto. Nuove gittate epiteliomatose senza presenza di perle epiteliali. Zeiss 3/DD.
Sebbene non sia data una spiegazione scientifica di questo stato di fatto, constatato dai clinici, si pensa che ciò possa stare in rapporto con la specie cellulare, sebbene pare che anche il tessuto, nel quale si svolge la neoplasia, spiega una notevole azione nel comportameuto di questi elementi blastomatosi ri¬ spetto alle radiazioni.
15
Alcune osservazioni, riportate dai detti autori sono la prova che il reperto istologico delle biopsie non pare sia parallelo alla efficienza della terapia, infatti si sarebbe avuta la guarigione in casi, nei quali detto reperto sarebbe dovuto dimostrarsi poco fa¬ vorevole, per la presenza di numerose cariocinesi e di mostruo¬ sità nucleari.
Biopsie del Centro anticanceroso di Parigi.
1. — Ulcerazione neoplastica del pavimento boccale.
Assenza di lesioni dell'epitelio di rivestimento. Lesioni in¬ fiammatorie subacute della glandola sottomascellare. Si trovano alcune immagini sospette, che possono essere interpetrate, come delle embolie neoplastiche malpighiane d’un tumore prossimiore.
2. Ulcerazione della gengiva sinistra.
Azione evidente del trattamento sulle cellule : mostruosità e degenerazioni diverse con focolai di necrosi dello stroma. La maggior parte delle cellule, sembra, sieno sprovviste di vitalità.
3. — Tumore ripodotto al padiglione delVorecchio.
Medesimo aspetto d'epitelioma riscontrato nella biopsia pre¬ cedente: medesimi rapporti con la cartilagine. Sul margine oriz¬ zontale l' exeresi ha largamente debordato il tumore. Assenza di metastasi.
4. — Ganglio cervicale inferiore sinistro in inferma affetta da
epitelioma basicellulare del collo uterino.
Sparizione d'ogni struttura ganglionare. Metastasi epitelio- matosa. Epitelioma spinocellulare , a globi cornei con al centro una notevole voluminosa cisti, formata dalla colliquazione di gruppi cellulari. Invasione diffusa del tessuto adiposo. Numerose mitosi e mostruosità nucleari.
Stroma fibroblastico abbastanza denso, con elementi mono- cellulari del tumore. In un punto è evidente una embolia arte¬ riosa.
— 16 —
5. — Vasta ulcerazione occupante il velo del palato , la lingua e la parte posteriore delle gengive.
Epitelioma spinocellulare , a globi cornei. Numerose mitosi e molti nuclei voluminosi con mostruosità nucleari. Stroma poco abbondante di densità molto irregolare. Si osservano su alcune zone le impressioni d'irradiazioni anteriori.
Fig. 7. — (Roussy e Laborde). - Biopsia prima della ripresa del trattamento radiumterapico. Stroma fibrillare collageno con infiltrazioni linfoplasma- tiche e dilatazione dei linfatici. Assenza di necrosi fibrinoide.
6. — Tumore ulcerato del mqrgine destro della lingua.
Epitelioma iperplastico. Leeoni infiammatorie acute e suba¬ cute intense del chorion con necrosi fibrinoide delle pareti vasco¬ lari. In profondità presenza di cellule sia isolate, sia disposte a piccoli cordoni, istologicamente molto sospette. Epitelioma spino- cellulare.
— 17 —
7. — Epitelioma del collo uterino.
Epitelioma tipico vegetante in superficie ed infiltrante, ab¬ bastanza profondamente, il muscolo uterino. Numerose mitosi. Secrezione mucoide delle cellule. Stroma denso.
Fig. 8. — (Roussy e Laborde). - Medesima preparazione della figura prece¬ dente vista a forte ingrandimento e mostrante lo stroma collagene), i vasi linfatici dilatati e le infiltrazioni linfoplasmatiche.
8. — Propagazione peritoneale di un tumore dell1 ovaio.
Infiltrazione diffusa e massiva del tessuto cellulare sottope¬ ritoneale con un epitelioma, risultante di cellule di forma cilindro¬ cubica ed alcune piccole e basofile, raggruppate intorno a nu¬ merose cavità di secrezione. Stroma piuttosto lasco con infiltra¬ zione plasmocitaria polimorfa. In riassunto : invasione peritoneale d’un tumore solido dell'ovaio, probabilmente germinativo.
- 2 -
— 18 —
9. Tumefazione nodulare della regione della inserzione su¬
periore degli adduttori (recidiva d'un tumore delle borse , operato quattro volte).
È molto atipico, e la morfologia varia molto, secondo i punti e ripete l'aspetto malpighiano intermediario , con formazioni ci¬ lindro-cubiche e con alcune zone fusiformi. Rare mitosi.
Stroma fibroblastico, di densità molto irregolare, che in al¬ cuni punti sembra fondersi con le zone epiteliali fusiformi. Le immagini presentano incontestabili analogie con alcuni tumori detti misti. Si tratta verosimilmente d'un tumore disembrioplastico.
10. — Tumore sottotemporale, durante il trattamento .
Epitelioma spinocelluiare molto cheratirizzato ; numerose mitosi e mostruosità nucleari. Stroma lasco e necrobiotico. In riassunto un gran numero di cellule sono ancora molto vivaci.
11. — Ganglio cervicale inferiore.
Sparizione d'ogni struttura ganglionare. Epitelioma spinocel- lulare. I globi cornei abbastanza cheratinizzati. Qualche mitosi, numerose mostruosità nucleari. Stroma fibroblastico e fibroso abbastanza denso. Assenza d'infiltrazione infiammatoria.
12. — Tumore della parete anteriore del retto.
Mucosa normale. Presenza nella sottomucosa d' una propa gazione di epitelioma malpighiano a tendenza spinocellulare ed i cui elementi formano degli emboli nei vasi sanguigni di grosso e di medio calibro. Numerose mitosi.
13. — Mammella , muscoli pettorali e glandolo ascellari (Tumore
secondario ad un epitelioma deir altro seno).
La glandola mammaria è disseminata di numerosi noduli di epitelioma a cellule cilindriche, eosinofile, qualche volta con¬ tratte. Numerose mitosi. Stroma irregolare, spesso abbastanza denso, infiltrazione della mammella con tessuto adiposo. Nume¬ rose embolie linfatiche e vascolari. Invasione del tessuto epider¬ mico per via embolica e linfatica.
Invasione massiva di tutto il ganglio linfatico esaminato per opera di un epitelioma della medesima forma.
— 19 —
Stroma molto irregolare, qualche volta lasco, altre volte al contrario molto denso, con adattamento reazionale energico. Presenza di rare gocciolette di secrezione mucipara. Prognostico istologico sfavorevole.
14. — Ulcerazione del margine dell1 orecchio destro.
Epitelioma intermediario. Alcune mitosi e mostruosità nu¬ cleari. Stroma fibroblastico con infiltrazione polimorfa molto densa. In un punto vi è un nodulo epiteliale giganto-cellulare, che potrebbe far pensare all' associazione con una lesione tu¬ bercolare.
15. — Epitelioma recidivante del margine inferiore della gen¬
giva destra.
Infiltrazione massima del chorion di cellule epiteliomatose, molto fusiformi, aggruppate in fasci, abitualmente senza inter¬ posizione di stroma. Numerose mitosi. Permanente infiammazio¬ ne di tutta la superfice. Epitelioma fusiforme simulante un sar¬ coma fibroblastico.
16. — Epitelioma della regione frontale [biopsia eseguita sei
settimane dopo il trattamento con radiazioni di radio).
La massima parte del frammento è formato da tessuto di granulazione ed in un punto esiste un largo nucleo epitelioma- toso, a tendenza cilindromatosa, nel quale la vitalità delle cellule sembra essersi mantenuta intatta.
17. — Biopsie di mucosa boccale.
La prima biopsia dà come reperto la invasione del tessuto osseo per opera di bottoni epiteliomatosi malpighiani spino¬ cellulari.
La seconda dà come reperto un epitelioma spinocellulare a globi cornei molto cheratinizzati e qualche mitosi e mostruosità nucleari. Stroma piuttosto lasco con infiltrazione linfo-plasmoci- taria abbastanza abbondante. Sopra un altro frammento della lesione, infiltrazione subacuta intensa del chorion , presentante all’estremità alcuni bottoni di epitelioma superficiale.
- 20 —
18. — Collo cT utero dopo trattamento con radio.
Lesione infiltrata subacuta del chorion con sclerosi intensa. Di tratto in tratto si trovano numerose isole cheratinizzate ed infiltrate nel tessuto fibroso. In un punto sono stati escissi dei piccoli noduli epiteliomatosi, le cui cellule sono per la maggior parte in degenerazione, sebbene alcune sembrano ancora dotate di vitalità !
19. — Tumefazione in corrispondenza del mascellare sinistro.
Epitelioma spino-cellulare a globi cornei , molto dissociati. Numerose mitosi e mostruosità nucleari. Stroma fibroblastico edematoso, con infiltrati polimorfi abbastanza abbondanti.
20. — Biopsia di controllo eseguita sul margine di una ulcera¬
zione retro-auricolare.
Immagini molto paragonabili alla precedente biopsia senza punto di partenza visibile dell'insorgenza dell'epitelioma.
Si può istologicamente affermare, che si tratta di un tumore di rivestimento cutaneo o di un tumore del canale escretore glandolare in metaplasia malpighiana.
21. — Biopsia di controllo eseguita su di una ulcerazione tere¬
brante del naso.
Presenza sul margine della ulcerazione di zone infiltrate e necrotiche e di alcuni bottoni di epitelioma in attività. Rare mi¬ tosi e mostruosità nucleari. Stroma lasco con una grande abbon¬ danza di fibrille elastiche. Infiltrazione polimorfa.
22. — Biopsia eseguita a livello di una lesione cutanea , dove
era stata praticata precedentemente una biopsia.
Lesione infiammatoria acuta e subacuta del tessuto adiposo cellulo-sottocutaneo con numerosi focolai emorragici , che sem¬ brano esponenti di una riorganizzazione connettivale della lesione. Presenza di due o tre cellule giganti in vicinanza dei corpi e- stranei, non identificabili.
23. — Bottone inguinale ulcerato .
Epitelioma intermediario molto dissociato. Qualche mitosi e numerose e voluminose mostruosità nucleari.
— 21
Stroma lasco poco abbondante. Infiltrazione polimorfa ab bastanza densa alla periferia del tumore.
24. — Ulcerazione collo utero dopo trattamento con radio.
Alla superficie tessuto infiltrato di granulazioni, e riposante su di un velo di intensa sclerosi. Assenza di cellule epiteliomatose.
25. — Collo utero dopo trattamento radium.
Frammento comportante un certo numero di cripte glando¬ lar^ abbastanza esuberanti, le cui cellule sembrano avere quasi una morfologia normale. Dubbio a formulare un pronostico.
26. — Ulcerazione del pavimento della bocca e della lingua.
Epitelioma spino-cellulare con numerosi globi cornei para- cheratosici. Numerose mitosi, qualche mostruosità nucleare. Stro¬ ma fibroso e denso, senza infiltrazione leucocitaria apprezzabile. Alcune embolie linfatiche.
27. — Ulcerazione della lingua. Biopsia dopo 24 ore da una
applicazione di radium.
Epitelioma spinocellulare a globi cornei molto apparenti. Abbastanza numerose mitosi. Numerose mostruosità nucleari. Stroma lasco e necrotico con infiltrazione polimorfa.
28. — Tumore in vicinanza dell1 occhio.
Un frammento male orientato comprende unicamente il tes¬ suto connettivo in reazione infiammatoria subacuta. Esistono dei punti con cellule cornee isolate ed altri in via di macrofagia plasmodiale.
Un altro frammento è costituito da epitelioma spino-cellu¬ lare non cheratinizzante. Qualche mitosi. Rare mostruosità nu¬ cleari. La vitalità delle cellule sembra ben conservata. Stroma irregolare, lasco al centro dei bottoni più densi e fibroblastici, a distanza con minima infiltrazione polimorfa.
29. — Biopsia di controllo in corrispondenza di un moncone
uterino.
Piccoli frammenti di tessuto fibrojalino, rossi, racchiudenti cel¬ lule epiteliomatose. Necrosi fibrinoide delle pareti di alcuni capillari.
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30. — Biopsia di controllo alla regione temporale ed al naso .
Iperplasia epiteliale considerevole senza infiltrazione pro¬ fonda. Mitosi abbastanza numerose. Alcune atipie nucleari. Lesioni infiammatorie subacute del derma. Nella seconda biopsia assenza di lesioni epiteliali in fuori di un processo ulceroso infiamma¬ torio. Nel derma alcune lesioni infiammatorie subacute. Queste biopsie presentano le medesimi immagini istologiche della biopsia precedente.
3L — Biopsia di controllo su di una ulcerazione al torace.
Epitelioma atrofico. Presenza sul detrito superficiale e qual¬ che volta in rapporto con il rivestimento, di alcuni gruppi di nuclei epiteliomatosi a tendenza basocellulare. Poche mitosi. Rare mostruosità nucleari. Stroma denso fibroblastico ben adat¬ tato alla periferia dei nuclei. Infiltrazione linfoide minima.
32. — Tumore del retto (trattato con radio da un anno).
Piccoli frammenti di tessuto di granulazione in degenera¬ zione necrotica. Assenza di cellule epiteliomatose.
33. — Tumore del retto ( 4 mesi dopo il trattamento col radio).
Nel mezzo di un frammento di tessuto necrotico presenza di alcune piccole isole glandolari subnormali. Assenza di cellule epiteliomatose.
34. — Ulcerazione palpebra inferiore sinistra.
Al lato di nuclei malpighiani, nettamente papillomatosi, si trova un piccolo nodulo epiteliomatoso. Assenza di mostruosità nucleari. Stroma piuttosto lasco, con infiltrazione polimorfa molto densa.
35. — Ulcerazione del retto (2° controllo). Immagini analoghe
alla T biopsia.
Malgrado la mancanza di penetrazione profonda, vista la dedifferenziazione molto netta, la perdita della secrezione a livello di numerose glandole, la diagnosi d'epitelioma glandolare si deve imporre.
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36. — Ulcerazione cutanea dietro il lobulo dell1 orecchio.
Il frammento esaminato presenta a livello della biopsia, un epitelio malpighiano. Al di sotto del tessuto connettivo sottoe piteliale una massa neoplastica costituita di cellule irregolari a nu¬ clei spesso mostruosi. Necrosi estese. Si tratta di tumore maligno.
37. — Biopsia eseguita su di un ganglio sottoclavicolare (2a).
Il frammento esaminato presenta un ganglio a reazione in¬ fiammatoria subacuta. Iperplasia intensa. Alterazione sclerotica. Assenza di metastasi epiteliomatosa a livello del frammento esa¬ minato.
38. — Ganglio carotideo aderente alla vena giugulare interna :
zone d1 apparenza caseosa , contenute nell ’ interno del ganglio.
Epitelioma spinocellulare, a globi cornei e in degenerazione ne¬ crotica. Importante infiltrazione infiammatoria linfo-plasmocitaria.
39. — Ulcerazione al margine linguale.
Epitelioma spinocellulare. Parecchie mostruosità nucleari. Alcune mitosi. Stroma piuttosto denso con una discreta infiltra¬ zione infiammatoria.
40. — Ulcerazione al margine sinistro della lingua (6 mesi
dopo il trattamento col radio).
Il frammento esaminato presenta ancora numerosi ammassi epiteliomatosi, racchiusi in un tessuto sclerotico. La maggior parte delle cellule epiteliomatose sembra essere in buon stato di vitalità.
41. — Ulcerazione del naso.
Epitelioma spino-cellulare, di cui alcune gittate hanno i caratteri della sofferenza, laddove altri sono in piena attività. Stroma lasco.
42. — Ulcerazione alla fronte.
Infiltrazione confusa del derma, con numerosi nuclei di cel¬ lule tumorali spesso allungate, realizzanti qualche volta un aspetto pseudosarcomatoso. Sembra pertanto che si sia in presenza di un epitelioma malpighiano molto atipico con tendenza fusiforme.
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43. — Epitelioma della pelle del naso elettrocoagulato.
Piccoli frammenti di tessuto di granulazione racchiudente molti macrofagi. Assenza di cellule epiteliomatose.
44. — Epitelioma del collo dell utero.
Epitelioma spinocellulare. Numerose mitosi. Molto nette e voluminose mostruosità nucleari. Stroma piuttosto denso con alcuni punti necrotici. Impressione di irradiazione precedente.
45. — - Ulcerazione del collo.
Mucosa in reazione infiammatoria subacuta. Assenza di ca¬ rattere di malignità.
46. — Nodulo cutaneo della pelle sottoorbitaria destra.
Infiltrazione di tutto il tessuto, con numerosi ed esili bottoni epiteliomatosi glandolari tipici, che sembra vengano dalla pro¬ fondità. Alcune mitosi. Stroma pieno, abbastanza denso. È im¬ possibile di precisare l'origine esatta di questo tumore glando¬ lare (lacrimale). Sembra che abbia origine da un epitelio d’ ori¬ gine sebacea.
47. — Indurimento nella mucosa vaginale.
Epitelioma intermediario. Alcune mitosi ; numerose mostruo¬ sità nucleari. Stroma in generale fibroso, denso, ma con qualche punto necrotico ed infiltrante.
48. — Epitelioma del seno.
Biopsie eseguite su alcuni frammenti di pelle sospetta dalla regione intermammaria. Il primo frammento presenta un adden¬ samento abbastanza notevole del tessuto connettivo-dermico con dei punti di linforessi. Assenza di propagazione epiteliomatosa. La seconda biopsia presenta molto più densi gli infiltrati linfoidi.
49. — Tumore retroauricolare trattato per due o tre mesi .
Epitelio normale. Lesione infiltrata subacuta del derma con alcune zone necrotiche. In riassunto si ha verosimilmente una lesione radionecrotica.
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50. — Ulcerazione del dorso del naso , dopo radiazioni di radio.
Epitelio atrofico, qualche volta un poco discheratosico. Ne¬ crosi abbastanza intense del derma. Persistono uno o due gruppi di cellule epiteliomatose in degenerazione, qualche volta in via di macrofagia plasmodiale. Lesione in buona via di guarigione istologica.
51. — Tumore dell'orecchio.
Epitelioma spino-cellulare a globi cornei. Abbastanza nume¬ rose mitosi, qualche mostruosità nncleare. Stroma irregolare più abbondante.
52. — Ulcerazione dell1 amigdala. Prelevamento molto superfi¬
ciale.
In un punto le cellule epiteliali di rivestimento cambiano la morfologia, e divengono basofile, con irregolarità nucleari e con mitosi. Inizio d'infiltrazione del chorion. Epitelioma interme¬ diario.
53. — Ulcerazione al dorso del naso.
Reazione papillomatosa dell’ epitelio con ipergranulosi ed ipercheratosi.
Presenza in un punto di bottoni sospetti per la loro architet¬ tura e per la presenza di numerose mitosi. Epitelioma spinocel¬ lulare.
54. — Tumore sottotiroideo.
Epitelioma spinocellulare con qualche globo corneo, dive¬ nendo intermediario in alcuni punti. Qualche mitosi e mostruo¬ sità nucleare. Stroma fibroso molto denso.
55. — Tumore della guancia sinistra trattato.
Maturazione evolutiva cornea, quasi totale , di bottoni epi- teliomatosi. Le rare cellule, che persistono, sono tutte in dege¬ nerazione. Rara infiltrazione acuta dello stroma»
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56. — Bottoni al collo (trattati con raggi X).
Lesioni degenerative intense della maggior parte delle cellule epiteliomatose, traducentesi sopratutto con mostruosità e con lesioni nucleari. Stroma irregolarmente denso, ma non necrotico. In riassunto il trattamento sembra insufficiente.
57. — Ulcerazione del collo uterino.
Epitelioma intermediario con molte numerose mitosi e mo¬ struosità nucleari. Stroma lasco, poco abbondante e molto ede¬ matoso. Infiltrazione polimorfa.
58. — Ulcerazione alla guancia sinistra .
Epitelioma di forma assai particolare, sembrante malpighiano e formante delle masse compatte di cellule. Per questa architet¬ tura, l'aspetto spongioso e vacuolare delle numerose cellule è molto evidente. Dubbia la natura nevica del tumore, nel quale il pigmento manca del tutto.
59. — Bottoni necrotici dei fornici vaginali.
Sono stati prelevati quasi unicamente dei brandelli di tessuto necrotico. Un piccolo frammento presenta dei nuclei.
Epitelioma spinocellulare con un certo numero di figure degenerative delle cellule. Stroma lasco poco abbondante.
60. — Ulcerazione retro-auricolare.
Epitelioma intermediario. Numerose mitosi: qualche mostruo¬ sità nucleare. Stroma molto irregolare, piuttosto lasco, con infil¬ trazione polimorfa molto densa. Presenza di alcuni noduli linfoidi nel derma superficiale. Alcuni focolai emorragici. Assenza di cel¬ lule epiteliomatose.
61. — Nodulo epidermico della regione epigastrica.
Epitelioma intermediario a tendenza spinocellulare, non pre¬ sentante più alcun ordinamento a palizzata. Le cellule sono vo¬ luminose, con protoplasma molto granuloso. Abbastanza nume¬ rose mitosi. Stroma piuttosto denso, formante alla periferia una specie di capsula.
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62. — Ulcerazione al collo , 42 giorni dopo il trattamento tele -
carieterapico.
Epitelioma intermediario, con grande abbondanza di mitosi e con alcune mostruosità nucleari. Stroma irregolare, in alcuni punti lasco, in altri ad andamento fibroblastico più denso. Ne¬ crosi fibrinoide delle pareti d'alcuni capillari in superficie.
63. — Ulcerazioni al collo dell1 utero. Biopsie dopo trattamento
con radio.
Epitelioma intermediario con molte numerose mitosi e mo¬ struosità nucleari. Stroma lasco, poco abbondante con infiltra¬ zione polimorfa abbastanza densa.
Epitelioma intermediario. Mitosi particolarmente abbondanti. Alcune mostruosità nucleari. Lesioni degenerative delle cellule dell’epitelio di rivestimento.
Stroma lasco con travate di necrosi fibrinoide. Cattiva im¬ pressione istologica in quanto all'utilità del trattamento.
64. — Ulcerazione neoplastica della regione temporale destra
sviluppatasi su d'un neo tuberoso vascolare irritato.
Epitelioma basocellulare. Rare mitosi e mostruosità nucleari. Stroma fibroso denso. Dopo il trattamento col radio piccoli fram¬ menti di tessuto di granulazione, parzialmente necrotici. Assenza di cellule epiteliomatose.
65. — Ulcerazione del collo dell utero.
La maggior parte dei frammenti è formata di tessuto ne¬ crotico, in via di fusione purulenta. Di tratto in tratto, alcuni nuclei epiteliomatosi malpighiani, le cui cellule sembrano molto viventi.
66. — Ulcerazione alla faccia interna della guancia. Recidiva
del processo.
Epitelioma spino-cellulare. Numerose mitosi. Alcune mo¬ struosità nucleari. Stroma molto lasco. Minima infiltrazione po¬ limorfa leucocitaria.
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67. — Nodulo apparso nella cicatrice deli' operazione d un abla¬
zione di un seno.
Infiltrazione del derma per numerosi nuclei epiteliomatosi glandolari atipici molto dissociati, di cui le cellule eosinofili ten¬ dono a divenire indipendenti. Numerose mitosi. Il tessuto der¬ mico è divenuto lasco, senza alcuna reazione. Tumore che sembra istologicamente molto maligno.
68. — Ulcerazione retroauricolare.
Presenza di alcuni noduli linfoidi nel derma superficiale. Alcuni focolai emorragici. Assenza di cellule epiteliomatose. Epi¬ telioma in corso di trattamento. Piccoli frammenti di tessuto in¬ filtrato granulomatoso. Assenza di cellule epiteliomatose.
69. — Ulcerazione al collo ( duramente trattato , Raggi X).
Azione evidente del trattamento sulle cellule epiteliomatose. Mostruosità nucleari, lisi, degenerazioni diverse. Stroma denso con reazione intensa istocitaria.
70. — Ulcerazione del collo dell'utero (dopo trattamento).
Piccoli frammenti di tessuto necrotico e purulento. Assenza di cellule epiteliomatose.
71. — Ulcerazione al collo .
Epitelioma intermediario. Alcune mitosi : numerose mostruo¬ sità nucleari. Stroma irregolare, qualche volta necrotico con in¬ filtrazione polimorfa densa. Seconda biopsia : epitelioma inter¬ mediario a tendenza spinocellulare. Numerose mitosi, alcune mostruosità nucleari. Stroma poco abbondante, irregolare, con infiltrati linfoplasmocitari densi.
72. — Ulcerazione al retto (trattato con Radio).
Uno dei frammenti è formato di mucosa su di una intensa infiammazione, sopratutto in vicinanza alla sottomucosa. Un pic¬ colo frammento è formato di tessuto necrotico e purulento. Ul¬ cerazione radio-necrotica probabile.
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73. — T amor etto al collo [già irradiato).
Tutti i frammenti prelevati sono formati di tessuto necro¬ tico, qualche volta in via di fusione purulenta, con numerosi nuclei epiteliomatosi, di cui un certo numero di cellule sono in degenerazione, ma la maggior parte sembra ancora molto vivente. Su di un frammento d'epitelio malpighiano a superficie normale si notano parecchie mitosi.
74. — Tumore del seno.
Epitelioma di forma acinosa, ed al centro molto povero di cellule sclerotiche fibro— jaline, intense : ipersecrezione elastica, qualche volta, ordinate nelle vicinanze di alcuni noduli epite¬ liomatosi. Presenza di gran numero di gocciolette di secre¬ zione colorabile nel protoplasma, con mucicarminio nelle cellule e nei lumi glandolari. Numerose mitosi. Alla periferia gli ele¬ menti epiteliomatosi sono più numerosi. Lo stroma resta denso, mucicarminofilo, ma il grasso invaso, presenta un minimun di adattamento reazionario. Al livello del cavo ascellare si hanno due noduli metastatici con un centro estremamente fibroso , poco ricco in focolai epiteliomatosi alla periferia, ed il secondo si mostra nettamente più invaso. Alcune embolie nei vasi linfatici.
In riassunto, è senza dubbio riservato il prognostico : e si ha l'impressione di un aggravamento recente di malignità del tumore.
75. — Prelevamento a livello del collo dell'uterot e nell'interno
del collo iste sso.
Tessuto di granulazione in via d'organizzazione fibrosa. As¬ senza di cellule epiteliomatose. 2 : Azione indiscutibile del trat¬ tamento sulle cellule epiteliomatose : esse sono tutte in degene¬ razione, con numerose e voluminose mostruosità nucleari. Stroma poco abbondante, denso in profondità con perivascolarità fibrosa. Buona impressione istologica.
76. — Tumefazione a livello dell'ombelico.
Infiltrazione del derma con numerosi noduli epiteliomatosi glandolari tipici, nei quali un certo numero di cellule sono mu¬ cipare. Numerose mitosi, qualche mostruosità nucleare. Stroma
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fibroso denso con mucicarmofilia e con ipergenesi elastica, spesso avente estensione considerevole. Istologicamente non si può pre¬ cisare l’origine di questo tumore. Il polimorfismo tumorale in questa ammalata sembra essere un nuovo argomento in favore dell’ipotesi della trasformazione epiteliomatosa di una cisti der¬ moide dell' ovaio.
77. — Collo uterino (biopsia di controllo).
Le infiltrazioni sono più pronunziate. Lo stroma è fibroso o fibroblastico denso, con infiltrazioni polinucleate abbastanza abbondanti, sopratutto al contatto con i focolai epiteliomatosi. Alcune mitosi atipiche. Necrosi fibrinoidi delle pareti vascolari. In superficie uno spesso strato di tessuto necrotico e purulento. In riassunto, se l’azione del trattamento è evidente, essa sembra insufficiente e comincia a lasciare molto lo stroma.
78. — Collo uterino , ulcerazione.
Immagine generale del tessuto di granulazione, largamente disseminato di tessuto di cheratina. Persistono alcune cellule epi- teliomatose, con maturazione evolutiva e segni avanzati di dege¬ nerazione. Un certo numero di plasmodi macrofagi. Stato variabile dei vasi, di cui alcuni con inizio di necrosi fibrinoide e d' altra sclerosi. In riassunto : azione evidente ed efficace del trattamento.
79. — Ulcerazione dell epiglottide.
Epitelioma intermediario a tendenza spino-cellulare. Abba¬ stanza numerose mitosi. Molto numerose mostruosità nucleari. Stroma piuttosto lasco con infiltrazione linfoide densa.
80. — Noduli cutanei sulla natica.
Immagine molto paragonabile alla precedente biopsia. In¬ filtrazione di tutto il tessuto dermico ed ipodermico con un tu¬ more maligno della natura istologica di epitelioma intermediario. Mitosi molto numerose. Contrariamente all'opinione anteriore, non sembra che si tratti di un sarcoma linfoblasdco. Assenza totale di pigmento melanico colorabile con V impregnazione argentea (metodo di Fontana).
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81. — Ulcerazione del collo.
Un frammento è stato prelevato assieme a dei coaguli co¬ nici. Un piccolo frammento è formato di tessuto in via di fusione necrotica con uno o due nuclei di cellule. Epitelioma in dege¬ nerazione ed un isolotto di cellule cornee. Si ritrovano inoltre alcuni bottoni isolati con sangue, di cui le cellule testimoniano una certa attività.
82. — Epitelioma nasale (recidiva).
Epitelioma intermediario, a tendenza spinocellulare. Mitosi molto numerose. Qualche mostruosità nucleare. Stroma irrego¬ lare, molto ricco in fibrille elastiche, che hanno sede nell'interno, nei nuclei epiteliomatosi.
83. — Collo uterino.
Epitelioma intermediario a tendenza spinocellulare. Mitosi molto numerose e voluminose mostruosità nucleari. Stroma poco abbondante lasco, con infiltrazioni polimorfe.
84. — Utero. Raschiamento biopsico.
I diversi frammenti della mucosa, esaminati non mostrano lesioni di elementi epiteliali. Iperplasia manifesta del chorion associata a presenza d'un certo numero di mitosi.
Non è possibile stabilire una conclusione prognostica.
85. — Utero.
Presenza d'un gran numero di cellule epiteliomatose. Epi¬ telioma, che presenta tutte le note di precedenti irradiazioni.
Voluminosa iperplasia nucleare: mostruosità non degenerative. Degenerazioni cellulari numerose. Lo stroma sembra più denso, che nella prima biopsia.
86. — Metastasi cutanea.
Presenza nel tessuto adiposo ipodermico di noduli epite¬ liomatosi glandolai abbastanza separati, formati di cellule cilin¬ driche, a protoplasma eosinofilo, aggruppate attorno a cavità
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di secrezione (qualche volta, ma raramente e vagamente colora¬ bili col mucicarminio).
Numerose mitosi. Stroma abbastanza denso. Metaplasia fi- broblastica qualche volta molto discreta, del tessuto adiposo. As¬ senza di mucicarminofilia dello stroma.
87. — Utero. Mucosa cervicale.
I diversi frammenti esaminati presentano la struttura di po¬ lipi glandolai della mucosa cervicale. Nella superficie alcune piccole ulcerazioni infiltrate, circondate da tessuto di granula¬ zione. Assenza di cellule epiteliomatose.
88. — Tumefazione ganglionare ulcerata dalla regione ingui¬
nale destra.
Infiltrazione del derma e dell’ipoderma per una neoforma¬ zione, i cui elementi costituenti sembrano derivare da cellule reticolari. Molto numerose mitosi. Presenza d’un gran numero di cellule voluminose, a nucleo germogliante, aventi delle ana¬ logie morfologiche con le cellule di Sternberg.
89. — Ulcerazione a livello dell'esofago.
In mezzo a coaguli fibrino-cronici esistono alcune piccole isole malpighiane, infiltrate di procisti, la cui natura neoplastica non sembra curabile.
90. — Biopsia prelevata a livello del collo.
Epitelioma spinocellulare. Numerose mitosi. Numerose e voluminose mostruosità nucleari. Stroma poco abbondante, lasco e con infiltrazione polimorfa.
Biopsia del follicolo e di frammenti caseosi provenienti da un ganglio mascellare destro.
Sparizione d’ogni struttura ganglionare: zone necrotiche centrali e al margine policicliche (vetrificazione piuttosto che vera caseificazione). Al suo contatto lesioni infiltrate molto com¬ poste, con alcuni noduli epitelio1*'*/. Gli infiltrati molto polimorfi, contengono plasmociti.
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Lesioni di endocapillarità: una terza zona è unicamente for¬ mata da tessuto di sclerosi densa. Assenza di metastasi epite- liomatosa. In riassunto s'è di presenza di una lesione infiltrata specifica, di cui la natura è ancora discussa.
Si tratta forse di una tubercolosi, ma l'ipotesi d'una lesione gommosa sifilitica resta molto plausibile.
91. — Nodulo cutaneo del triangolo di Scarpa.
Epitelio normale. Infiltrazione del derma e dell'ipoderma con cellule tumorali isolate, simili a quelle della precedente bio¬ psia, ma molto meno numerose.
92. — Piccola tumefazione vicino ad una ulcerazione del cuoio
capelluto.
La vitalità dell'epitelioma esaminato sembra ancora completa. Stroma fibroso e fibroblastico denso.
93. — Necrosi roentgeniana.
Il prelevamento è stato eseguito su di una regione vicina alla ulcerazione. L'epitelio non presenta lesioni, e nel suo spes¬ sore apparisce normale. Alcune zone appariscono lisce, laddove altre invece hanno anfrattuosita. Grande irregolarità dello strato granuloso, qualche volta assente, altre volte molto spesso.
Lo strato delle cellule spinose è molto largo e si trova un prolungamento protoplasmatico a livello stesso delle cellule basali.
Il derma superficiale presenta delle fine travate di necrosi fibrinoide, molti numerosi capillari sanguigni o linfatici isolati. Sclerosi densa delle zone più profonde con assenza totale di focolai cutanei. In riassunto si tratta di una lesione caratteristica di una radio - dermo - epidermite.
94. — Piccolo tumore della lingua.
Reazione papillomatosa dell'epitelio con una superficie pa- racheratosica. Reazione infiltrata subacuta del chorion, che sembra banale. Reazione angiomatosa dei capillari. In riassunto linfo— angio - papilloma cheratinizzato della lingua.
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95. — Lesioni del margine superiore di una ripiegatura del¬
l'epiglottide.
Piccolo frammento di mucosa normale. Il frammento esa¬ minato mostra unicamente delle lesioni infiltrate, vagamente no- dulari, qualche volta non eccentriche, sia per i vasi, che per le glandole. Gli infiltrati sono del tipo plasmocitario. Assenza di cellule epiteliomatose.
96. — Ulcerazione della base del pilastro anteriore sinistro ed
ulcerazione del velo.
Piccoli frammenti di epitelioma spino-cellulare. Rare mi¬ tosi e mostruosità nucleari. Assenza di stroma. Un frammento più grande non mostra che lesioni infiltrate.
Ablazione d'una massa ganglionare cervicale sinistra (regione della biforcazione) con legatura della vena giugulare ed aderente ai gangli. Assenza di tessuto ganglionare. Metastasi d'un epite¬ lioma spinocellulare , molto cheratinizzante. Numerose mitosi. Numerose mostruosità nucleari. Lesioni trombosiche in un certo numero di vasi, con qualche invasione neoplastica nei coaguli. Il ganglio prelevato separatamente mostra unicamente delle le¬ sioni infiammatorie.
97. — Nodulo cicatriziale a livello di un epitelioma della pa-
rotide .
In mezzo ad un tessuto connettivale abbastanza denso, due o tre noduli abbastanza bene limitati di epitelioma atipico, di cui le cellule sono spesso dissociate da una sostanza fondamen¬ tale mucoide abbondante. In riassunto epitelioma della parotide, tumore detto misto da alcuni autori.
98. — Collo utero.
Presenza di alcuni rari focolai di epitelioma formati, unica¬ mente di cellule in degenerazione in mezzo ad un tessuto con¬ nettivo fibroso o fibroblastico molto denso. Assenza di lesioni di vasi. Alterazioni necrotiche in superficie. In riassunto eccel¬ lente impressione istologica.
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99. — Metastasi sottocutanea precostale di un epitelioma del rene.
Infiltrazione diffusa del tessuto connettivo abbastanza denso per un epitelioma atipico, nel quale si riconoscono ancora nu¬ merose formazioni canalicolari. Le cellule sembrano essere sia a protoplasma scuro, sia a protoplasma chiaro, e sembra anche che provengano dalla metastasi d'un epitelioma renale a cellule scure.
100. — Pacchetto ganglionare dell1 ascella ) precedentemente ir¬ radiato.
Nel grasso ascellare si trovano un certo numero di piccole formazioni ganglionari, invase da proliferazioni epiteliomatose, i cui caratteri dominanti sono rappresentati da un polimorfismo degli elementi. Numerose mitosi già descritte nella precedente biopsia. Esistono numerose cellule voluminose, il cui protoplasma è spesso chiaro e spongioso ed in cui il nucleo è qualche volta cistico.
Numerose mitosi. Numerose embolie linfatiche. A lato di queste mostruosità ganglionari esistono numerosi punti con una infiltrazione libera del tessuto adiposo. Si tratta d’una metastasi ganglionare d’un tumore epiteliale, la cui origine resta istologi¬ camente nascosta.
Abbiamo riportato dai registri della Sezione di Anatomia patologica del centro anticanceroso di Parigi cento biopsie non scelte, ma prese arbitrariamente da un volume e nelLordine come si seguivano, tralasciandone solo poche, quelle cioè che espone¬ vano la indagine istologica di una prima biopsia (eseguita a scopo diagnostico). Ciò ci porta ad una conclusione, che le bio¬ psie trascritte e nella dizione come erano dettate, sono esponente di lesioni epiteliomatose, che hanno recidivato, e che in pari tempo non sono guarite in seguito al trattamento radio o cu¬ riterapico.
Un solo caso di questi è stato curato con la elettro-coagu¬ lazione, ed alcuni pochi erano stati sottoposti anche ad un pre¬ cedente intervento chirurgico, ad una exeresi chirurgica.
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In dieci casi (contassegnati con i N. 24, 25, 45, 49, 50, 55, 60, 64, 72 e 75) si sarebbe avuto un miglioramento istologico con le radiazioni y del radio, ma non la guarigione definitiva ; ma ciò che ci piace di osservare si è, che in tutti si sia avuta una insufficiente reazione connettivale stromatica, insufficiente reazione stromatica, che io avevo già registrato nelle mie prece¬ denti ricerche da oltre un decennio.
L'assenza di una reazione stromatica difensiva è un reperto microscopico, al quale oggi si dà dai clinici e dagli anatomisti patologi una grande importanza per interpetrare i casi, invero numerosi, nei quali la terapia delle irradiazioni si è addimo strata insufficiente.
Per vero, nella terapia dei tumori maligni con raggi X e con radiazioni y, del radio, solo in pochi casi, a scopo di con¬ trollo scientifico, si è proceduto a biopsie successive, contentan¬ dosi i ricercatori di constatare, nei casi fortunati, una regressione clinica macroscopica del tumore, non dando una grande impor¬ tanze alla essenza della regressione istologica degli elementi bia¬ simatosi.
Gli anatomisti patologi di Parigi, che si sono occupati del¬ l'argomento, indicano due modi come lo stroma del tumore per solito reagisce alle irradiazioni; o sotto l’aspetto di stroma denso, qualche volta a caratteri fibrobìastico o di uno stroma lasco e poco abbondante. Spesso in questo stroma si osservano pro¬ cessi degenerativi e di necrosi fibrinoide, che effettivamente con Letulle dobbiamo considerare come esponente di uno stato di sofferenza del connettivo e non come una tappa di una evolu zione riparatrice, che debba o che possa dare origine ad uno stato cicatriziale.
Le tappe per le quali, nei casi coronati da guarigione, passa lo stroma connettivo, in seguito all' azione delle radiazioni del radio, si possono riassumere in un ispessimento notevole dei vasellini sanguigni, i quali subiscono una obliterazione progres¬ siva del loro lume, nel mentre che alla loro periferia vanno sparendo gli elementi neoplastici.
Se invece le radiazioni in parola sembra si mostrino meno attive, anche nel tessuto connettivo stomatico, si osservano le
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deficienze del trattamento terapeutico, e principale fra tutte quella speciale alterazione, alla quale abbiamo accennato e che è stata da
Fig. 9. — (Leroux) - Microfotografia. Epitelioma intermediario prima della ri¬ presa dal trattamento. Numerose mostruosità nucleari.
Letulle chiamata necrosi fibrinoide. Si è osservato altresì nello studio di questo trattamento radiumterapico, che nel con¬ nettivo si stabiliscono altri tipi d'alterazioni, che precedono quelle degli elementi neoplastici, e ad esse si attribuisce una prognosi infausta. Secondo Roussy l'insieme di queste ricerche mostre¬ rebbe, che esistono fra le cellule neoplastiche e lo stroma con¬ nettivo-vascolare delle interazioni, delle quali bisogna tenere cal-
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colo nella radioterapia dei cancri. Cercando di precisare i diffe¬ renti aspetti dello stroma irradiato, si potrebbe arrivare a sta¬ bilire forse una tecnica più precisa per la terapia dei tumori maligni epiteliali.
Si debbono quindi accettare le conclusioni di Rubens - Du- val, che cioè un sussidio terapeutico dovrebbe rispondere al du¬ plice quesito, non solo di distruggere gli elementi biasimatosi, ma altresì d'indurre una reazione connettivale stromatica, che si appalesi con una notevole infiltrazione linfocitaria, con un ac¬ correre di elementi eosinofili e con la presenza di numerosi fi- broblasti e di fibre collagene. La necrosi fibrinoide è invece l'e¬ sponente di insufficiente reazione di difesa da parte del tessuto connettivo stromatico.
L'osservazione di preparati ottenuti da biopsie, durante il corso di un trattamento con radiazioni di radium, permette di enunciare un prognostico favorevole, se si notano reazioni sto¬ matiche del tipo sclerotico, in modo, che alcuni elementi neo¬ plastici si appalesino ancora vivi e vitali, cioè senza una grande importanza.
Dupont e Leroux, studiando questo interessante e dubbio capitolo di patologia chirurgica, concludono anche essi, che lo stroma, che presenta già segni di deficienze, è l’esponente d'un prognostico sfavorevole: la radioterapia impiegata con le dosi abituali rischia di paralizzare le reazioni di difesa locale. Così si spiega perchè, nei cancri del seno, operati con exeresi chirur¬ gica, le irritazioni post-operatorie, possano riuscire dannose, ap¬ punto per il fatto di abolire le reazioni di difesa, se avviene di imbattersi in un tessuto connettico stromatico molto alterato.
Questo apprezzamento dello stato del tessuto connettivo di un tumore trova il suo parallelo in alcune varietà istologiche ; per esempio nei tumori a rapico decorso, con molte mitosi, si può a priori stabilire, che vi sia una deficiente reazione di difesa connettivale, laddove invece nei tumori a lento decorso, come i cilindromi, la difesa stromatica connettivale non può essere messa in dubbio: esempio evidentissimo è l'epitelioma scirroso della glandola mammaria, che può avere un decorso di parecchi anni. Un accordo pare esista fra gli autori, sui processi di regressione
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delle cellule neoplastiche epiteliali per l’azione di raggi X e dei raggi y del radio, ed in cui tutti si uniformano ai risultati di Dominici e di Clement, i quali autori hanno istituito le loro ri¬ cerche su biopsie successivamente prelevate.
Fig. 10. — (Leroux) - Microfotografia. Epitelioma intermediario prima della ri¬ presa dal trattamento. Numerose mostruosità nucleari e cariocinesi atipiche.
I detti autori, da un punto di vista scolastico, considerano quattro a cinque tappe. La prima riassume un periodo di latenza che si può fissare abbia una durata variabile di tempo da cinque a quindici giorni. Ne segue una seconda, che è l'esponente di una azione delle radiazioni sulle cellule neoplastiche: essa dinota
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la sofferenza delle cellule blastomatose e si manifesta con alte¬ razioni citoplasmatiche e nucleari ; e cioè con aumento delle mi¬ tosi, sopratutto atipiche, con mostruosità nucleari, con fenomeni di picnosi, carioressi e gemmazioni nucleari.
La fase successiva, o terza, è caratterizzata dall’ apparire nello stroma di gocciolette di varia grandezza di cheratoialina, che si colora intensamente coi picrocarminio di Ranvier.
A questa fase di apparizione di gocciole di cheratoialina ne segue una quarta, nella quale si osservano fenomeni di fagoci tosi e di mobilizzazione degli elementi mobili del sangue, ed in¬ fine segue un ultimo stadio, che può essere interpetrato anche col nome di cicatrizzazione. In questo stadio sono per vero le reazioni stromatiche quelle, che permettono di interpetrare que¬ sto stadio, istologicamente abbastanza simile a quello di cica¬ trizzazione.
Alle classiche ricerche di Dominici e Clunet, bisogna ag¬ giungere quelle di Lacassagne e di Monod, i quali hanno os¬ servato, che il primo fenomeno, che si costata in seguito alle radiazioni del radio, è un arresto piuttosto brusco delle cario¬ cinesi cellulari ; ne segue un altro, nel quale dette divisioni riap¬ pariscono e con un ritmo più rapido: esse divengono più nu¬ merose ed un poco atipiche e concomitanti ad esse si hanno degli stadi di degenerazione cellulare. Seguono, secondo i detti autori, delle fasi, nelle quali le cellule a tipo spinoso subiscono notevoli evoluzioni cornee; è questa una fase che noi possiamo chiamare di maturazione evolutiva.
Nei tumori di natura connettiva i processi evolvono in un modo un poco più semplice, giacché le radiazioni, agendo esclu¬ sivamente sopra tessuti di natura connettivale, è più facile si possa raggiungere un epilogo cicatriziale. Nello stesso tempo l'azione delle radiazioni si evolve sopra i vasellini sanguigni dello stroma.
Cariocinesi. — A proposito delle cariocinesi giova ri¬ cordare un dato d'un certo rilievo, che cioè sia i raggi X, che i raggi y del radio, adoperati in debole dose ed in sedute brevi, sembra spieghino un'azione eccitante sulie cellule in genere e
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sulle cellule epiteliomatose in ispecie, azioni tutte che si tradu¬ cono in uno stimolo alle mitosi di detti elementi.
I raggi y del radio, prima di spiegare la loro azione sugli elementi blastomatosi, è necessario che passi un certo periodo di tempo, al quale si dà il nome di periodo di latenza, durante il quale non si osservano nel tessuto irradiato apprezzabili modificazioni. Questo periodo di latenza, come si è detto, è molto diverso da tessuto a tessuto e non è possibile con una certezza scientifica dare ad esso dei limiti , verificandosi sia in tessuti normali, che in tessuti patologici. Non bisogna però confondere il periodo di latenza con la radio-sensibilità del tessuto, che è un fatto diverso, nel quale è invece indicata la elettività specifica di un tessuto determinato, rispetto alle radiazioni an- zidette.
E diciamo che " da un punto di vista istologico, bisogna con Dominici ammettere che i tumori maligni sono tanto più sensibili, per quanto la loro struttura si avvicina di più allo stato embrionario “ stato caratterizzato dalla deficienza di diffe¬ renziazione delle cellule, e dal predominio della massa del nucleo su quella del protoplasma,,. Ma non esistono dei segni, che per¬ mettono di misurare con precisione il grado di radio - sensibilità delle differenti specie di cancri, e sopratutto le differenze di ra¬ dio sensibilità, che esistono fra i tumori d'una medesima specie istologica. Pertanto i risultati ottenuti nei trattamenti di alcuni cancri hanno permesso di rendersi conto dell’ordine di grandezza della loro sensibilità alle radiazioni
Nabias e Forestier hanno pensato alla possibilità di stabi¬ lire una scala di radio-sensibilità per le varie specie di neoplasmi, e in ispecie per quelli epiteliali , basandosi principalmente sul numero e sulla presenza delle cariocinesi, ed hanno dato a que¬ ste loro conclusioni il nome di indice cariocinetico, che è ap¬ punto il rapporto fra il numero di cellule in cariocinesi e quelle delle cellule in riposo. I detti autori hanno pensato, che basan¬ dosi su questo criterio dell'indice cariocinetico fosse perfino pos¬ sibile di stabilire la durata delle radiazioni da applicarsi per la terapia di un determinato tumore ed in pari tempo stabilire anche l'intensità delle radiazioni stesse : ma pur troppo questo
- 4 -
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criterio dell'indice cariocinetico per la terapia fisica dei neoplasmi ha avuto serie obiezioni, non solo da parte dei radiumterapisti, ma dei clinici, che sono stati delusi nelle loro aspettative.
Le mostruosità nucleari e le altre forme degenerative osser¬ vate sia nel nucleo, che nel citoplasma sono da considerarsi come stadi di sofferenza degli elementi neoplastici, e che, secondo Roussy, indicano una fragilità degli elementi in parola rispetto alle radiazioni.
Per quanto riguarda la mitosi ho la impressione personale, che esse debbano sempre e costantemente rappresentare un in¬ dice di rigoglio blastomatoso quindi di prognosi istologica in¬ fausta, quando si osservano nelle prime biopsie, in quelle ese¬ guite a scopo diagnostico prima del trattamento curieterapico. In prosieguo le radiazioni y del radio ed i raggi X, con la loro azione stimolante il citoplasma delle cellule neoplastiche, indu¬ cono molte alterazioni a tipo degenerativo, e quel che è più. modificano la fase viscida del citoplasma cellulare in una fase meno viscida o più acquosa, che permette una maggiore permea- zione di liquidi nel citoplasma. Conseguenza di questo cambia¬ mento della fase fisico - chimica del citoplasma è uno stimolo, che si produce sulla membrana nucleare, e che si traduce in un movimento cinetico del nucleo istesso. La mitosi, in questa cir¬ costanza, per ragioni ovvie, non può verificarsi sempre in un modo normale: si possono avere delle cinesi patologiche, atipi¬ che, come effettivamente noi riscontriamo all'esame microscopico dei preparati esaminati nelle biopsie successive.
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Riassunto.
L’autore, avendo avuto l’opportunità di consultare i registri della Sezione di Anatomia patologica del Centro anticanceroso di Parigi, ha trascritto cento biopsie di tumori epiteliali , che, pur avendo su¬ bito un trattamento di radiazioni y del radio, pare si fossero poco giovati di quella terapia.
In tali blastomi si era determinata una evidente radioresistenza alle radiazioni stesse o uno stato, chiamato altresì di vaccinazione verso i raggi del radio.
Tale fatto crede sia meno eccezionale, di quanto possa supporsi e dovrebbe essere argomento di studio da parte dei radiumterapisti, per stabilire principalmente quale debba essere la dose e la durata delle radiazioni per ogni singolo neoplasma e per ogni singolo am¬ malato. Ha notato altresì, che contemporaneamente alla radioresistenza non si sono verificati cambiamenti apprezzabili nei reperti istologici osservati nelle biopsie stesse.
Questi risultati ottenuti ora sono una conferma di quanto l’autore ebbe a constatare nelle sue precedenti ricerche.
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LAVORI CITATI.
1910. Clunet I. — Recherches expérimentales sur les tumeurs ma- lignes. Thèse de Paris.
1907. Dominici H. — 1. - Modifications histologiques déterminées
par le rayonnement du radium. Arch. Electr. méd. Tome 15, p. 835.
1908. — — 2. - Du traitement des tumeurs par le rayonnement
ultra-penétrant du radium. Boll. Ass. frang. pour l’ étude du Cancer. Tome 1, p. 124.
1909. Dominici H. - Rukens - Duval H. — Sur le processus histo-
logique de la distruction des cellides épiteliomateuses par le rayonnemeìit pénétrant du radium. Bull. Soc. méd. Hòp. Paris, Tome 28, p. 274.
1922. Gargano C. — 1. - Azione del radio sugli epiteliomi. Boll.
Soc. Nat. Napoli, Voi. 34, p. 180.
1923. — — 2. - Ibidem. Atti Soc. Ital. Chir., Voi. 30.
1922. — — 3. - Le alterazioni prodotte dalle radiazioni del
radio sulle celhde degli epiteliomi. Ann. Ital. Chir., Voi. 2.
1923. — — 4. - Alterazioni indotte dal radio sulla tiroide nor¬
male. Boll. Soc. Nat. Napoli, Voi. 35, p. 208.
1922. — — 5. - Sidla presenza di nidi cellulari epiteliali non
influenzati dal radio nel cancro uterino . Pathologica.
1923. — — 6. - Documenti istologici per una ipotetica terapia
degli epiteliomi cutanei. Giorn. ital. mal. ven. e della pelle.
1924. — — 7. - La radium - terapia degli epiteliomi cutaìiei.
Morgagni.
1930. Laborde S. - Huguenin R. - Aman-Jean F. — La radio sen - sibilité des épithéliomas glandulaires. Bull. Ass. frang. pour l’étude du Cancer, Tome 19.
1922. Lacassagne A. - Monod T. — Caryokinéses atypiques pro-
voquées dans les cellules cancéreuses par le rayon X et ul- traviolets et leus róle dans la régressions des tumeurs malignes. Arch. frang. Path. gén. et exper. et anat. path. N. 1. 1920. Leroux R. — A propos de l'histogenèse du cylindrome. Bull.
Ass. frang. pour l’étude du Cancer. Tome 12, p. 107.
1912. Letulle M. — Le ierrain mammane. Revue gyn. chir. ab- dominale.
1923. Nabias (de) - Forestier J. — De V index kariocinétique pris
comme base dans le traitement curiethér apique des épithé- liomes spino-cellulaires de la peau et de la cavité buccale*. Congrès du Cancer, Strasbourg. Tome 2, p. 87.
1935, Palmieri E. — Considerazioni su di un caso di epitelioma palpebrale. Rass. Intern. Clin. e Terap., Voi. 16.
1927. Roussy G. - Laborde S. — La radio-résistence des epithélio - mas cutanées irradiès anterieurement. Bull. Ass. frang. pour l’etude du Cancer. Tome 13.
1923. Roussy G. - Laborde S. - Leroux R. - Peyre E. — Réactions locales et générales de Vorganisme au cours du traitement du cancer du col de Vutérus par les rayons X et le radium Ibidem, Tome 11, p. 431, Tome 12, p. 467.
Finito di stampare il 20 aprile 1935,
Il clima della Lucania
del socio
Gioacchino Viggiani
(Tornata dell' 8 aprile 1935)
Come studioso di ecologia agraria, devo premettere che il clima in se stesso (e cioè il complesso delle condizioni meteo ~ rologiche di un dato luogo) agli effetti dello studio dell’influenza che esercita sulla produzione agraria , non ha valore efficiente . Elencare i dati mensili ed annuali delle precipitazioni atmosferi¬ che, delle temperature massime, medie e minime dell’aria, dei venti , delle ore di sole e dell' umidità relativa dell’ aria , è una operazione priva di qualsiasi obbiettivo agrario e che si limita alla pura astrazione dell’ esame del dato in sè e per sè. Perciò l’Ecologia agraria a differenza della meteorologia agraria si vale dei dati raccolti dagli Osservatori meteorologici soltanto a scopo indicativo e relativo, in quanto che per Lecologo , i veri stru¬ menti misuratori delle disponibilità atmosferiche non sono i ter¬ mografi, i pluvografi e gli igrografi, ma le piante coltivate, che r nel loro ciclo di produzione, reagendo e usufruendo dei fattori meteorici che 1’ ambiente mette loro a disposizione , danno, al raccolto, un maggiore o minore rendimento. Ed è questo il con¬ cetto cardine dell'Ecologia agraria, impregnato di relatività, come ne è impregnato ogni concetto che riflette la produzione agraria. Il rendimento non è valore assoluto , ma è il risultato di una relazione tra la capacità produttiva, intrinseca di ogni pianta, e la sua resistenza specifica alle avversità ambientali. Da questo concetto, che ebbe, fra l'altro, l’alto onore di essere enunciato da Benito Mussolini come fondamento di una possibile collabo - razione sperimentale agraria mondiale, alla la Conferenza inter-
— 48 —
nazionale del Grano in Roma, neiraprile 1926 , deriva evidente la conclusione a questa mia premessa, che cioè i dati meteorici di un determinato luogo hanno valore ed utilità, agli effetti del- T incremento della produzione agraria di quel luogo, soltanto quando vengono integrati dai dati fenoscopici, agrari (produttività e qualità dei prodotti) delle piante coltivate in quel luogo e ad essi correlati.
Ad ogni modo, allo scopo di un semplice inventario delle disponibilità atmosferiche di una località che si vuole studiare, quasi per compilare gli elementi di un Catasto atmosferico, può riuscire utile -come mezzo e non come fine -la raccolta e la discussione dei dati climatici di quella locatità , raccolta e di¬ scussione fatta con criterio ecologico. Ed è questo che ho fatto nelle pagine seguenti, per rispondere al gentile invito del prof. Seghetti, Ispettore Compartimentale agrario per la Lucania, uti¬ lizzando dati raccolti personalmente in 40 stazioni udometriche della provincia di Potenza, e in 21 della provincia di Matera ; alcuni lavori miei precedenti e osservazioni e rilievi delle due Cattedre Ambulanti di Agricoltura della Lucania.
Secondo lo schema di lavoro fissato tratterò con la maggiore brevità, ma con la massima chiarezza, dei seguenti elementi climatici della Lucania : temperatura, precipitazioni atmosferiche, venti, evaporazione, luminosità. — Successivamente metterò in evidenza gli eventuali, reciproci rapporti esistenti tra i singoli fattori meteorici ; ed in ultimo, darò un ampio sguardo al prò blema ecologico agrario della Lucania.
T emperatura.
Le cause che presiedono alla distribuzione della temperatura nelle diverse regioni sono cause generali (latitudine, altitudine, posizione dei mari e dei continenti) e cause locali : esposizione del luogo, configurazione, natura e colore del terreno, vicinanza e direzione delle catene montuose, vegetazione, umidità, nebbie, pioggie, venti, stato del cielo, configurazione e direzione delle coste, e correnti marine.
È interessante, sopratutto, la conoscenza e lo studio della
— 49 —
variabilità della temperatura che è relativa alia durata e all'ac¬ cidentalità della variazione ; inoltre, a misura che si allunga il periodo della osservazione, diminuisce la differenza dei valori fra due periodi simili.
Ad illustrare l'andamento del fenomeno termico nella Luca- nia, riporterò ed illustrerò i dati delle seguenti stazioni ecolo¬ giche della provincia di Potenza : — Potenza, Melfi, Muro Lu¬ cano, Lavello, Chiaromonte, ed i dati deirunico osservatorio ter¬ mico di Matera esistente nella provincia omonima.
Potenza. — Dal mio lavoro sul " Regime termo-pluviome¬ trico di Potenza nel 52ennio 1879-1930 con speciale riguardo all'agricoltura „ presentato alla XX Riunione di Milano della Società Italiana per il Progresso delle Scienze riporto le con¬ clusioni ed i dati più importanti.
Trascuro le tabetle dei dati dettagliati della temperatura di Potenza nel cinquantaduennio 1879-1930 rimandando eventual¬ mente lo studioso al mio lavoro sopracitato.
In linea generale si può affermare che la temperatura a Potenza, da un anno all'altro, è caratterizzata da una grande variabilità e quindi da una grande incostanza. L'andamento della temperatura, in altri termini, da un anno all'altro assume i valori più diversi e più contrari nello stesso mese, e nella stessa sta¬ gione. È questo il tratto più importante di tutto il fenomeno termico a Potenza.
La media annua è di 11° 6; le medie mensili sono le se¬ guenti : Gennaio 3.5 ; febbraio 4.3 ; marzo 6.1 ; aprile 10.0 ; mag¬ gio 14.3; giugno 18.2; luglio 20.9; agosto 21.0; settembre 17.7; ottobre 13.1 ; novembre 8.3; dicembre 2.7.
Confrontando le medie mensili del cinquantaduennio in esame, con le medie normali si hanno le seguenti deviazioni :
Gennaio - variazioni in più 26 anni ; in meno 25 anni ; eguale alla normale : 1 solo anno.
Febbraio - in più 24 ; in meno 28.
Marzo - in più 35 ; in meno 14 ; eguale = 3.
Aprile - in più 25 ; in meno 26 ; eguale = 1.
Maggio - in più 23 ; in meno 26 ; eguale = 3.
- 5 -
50 —
Giugno - in più 19 ; Luglio - in più 23 ; Agosto - in più 26 ; Settembre - in più 24 ; Ottobre - in più 28 ; Novembre - in più 22 ; Dicembre - in più 48 ;
in meno 31 ; in meno 28 ; in meno 23 ; in meno 25 ; in meno 22 ; in meno 29 ; in meno 4.
eguale = 2. eguale — 1. eguale = 3. eguale = 3. eguale = 2. eguale = 1.
Si rileva : che i soli mesi di dicembre e febbraio non hanno valori eguale alla normale ; il mese che ha le maggiori variazioni positive è dicembre, e giugno ha invece le maggiori negative.
L'escursione annua tra le temperature medie mensili è la seguente : 18° 3 (dicembre 2° 7 ; agosto 21° 0).
Riporto i valori massimi e minimi assoluti per ogni mese, di 52 anni di rilievi :
|
Massimo |
assoluto |
Minimo |
assoluto |
||
|
Gennaio |
16.8 |
(1903) |
— |
10.2 |
(1900) |
|
Febbraio |
18.0 |
(1911) |
— |
16.0 |
(1929) |
|
Marzo |
22.3 |
(1888) |
— |
9.8 |
(1883) |
|
Aprile |
26.0 |
(1929) |
— |
3.6 |
(1906) |
|
Maggio |
30.6 |
(1882) |
— |
1.9 |
(1886) |
|
Giugno |
35.5 |
(1899) |
+ |
2.5 |
(1881) |
|
Luglio |
36.0 |
(1911) |
+ |
6.5 |
(1898) |
|
Agosto |
37.9 |
(1922) |
+ |
7.4 |
(1898) |
|
Settembre |
33.9 |
(1917) |
+ |
2.6 |
(1906) |
|
Ottobre |
31.0 |
(1930) |
— |
2.8 |
(1888) |
|
Novembre |
23.3 |
(1895) |
— |
8.4 |
(1891) |
|
Dicembre |
18.0 |
(1910) |
— |
10.0 |
(1927) |
Notiamo subito la differenza, talora enorme, fra i valori massimi e minimi nello stesso anno.
La temperatura di Potenza sia per quanto riguarda le medie, che per le massime e minime assolute, si discosta nettamente, come vedremo, da altre zone della Lucania. È una temperatura di tipo continentale, dovuta alla posizione e al rilievo della zona.
Muro Lucano -(545 m. s. 1. m.). Riporto i dati termici del- T ultimo biennio , raccolti nella stazione ecologica annessa alla Cattedra di Agricoltura.
— 51 —
Temperatura media annua: 15.4; media mensile: Gen. naio 6.8; febbraio 6.4; marzo 10.1 ; aprile 13.8; maggio 16.8; giugno 20.1; luglio 24.3; agosto 24.5; settembre 22.6; oU tobre 16.9 ; novembre 12.5 ; dicembre 10.3.
L'escursione annua fra le temperature medie mensili è di 18° 1 (febbraio 6° 4; agosto 24° 5).
Ecco i valori massimi e minimi assoluti di ogni mese :
|
Gennaio |
19 |
— 1 |
|
Febbraio |
18 |
— 8 |
|
Marzo |
22 |
— 1 |
|
Aprile |
30 |
3 |
|
Maggio |
32 |
5 |
|
Giugno |
33 |
8 |
|
Luglio |
41 |
10 |
|
Agosto |
38 |
11 |
|
Settembre |
36 |
9 |
|
Ottobre |
30 |
3 |
|
Novembre |
25 |
2 |
|
Dicembre |
20 |
— 1 |
La temperatura a Muro, pur presentando valori nettamente differenti da Potenza — e questo in ragione della differente al¬ titudine e della diversa giacitura ed esposizione, ha la stessa caratteristica fondamentale, comune a quasi tutto il Mezzogiorno d'Italia, della grande variabilità da un anno all' altro, e, nello stesso anno, da mese a mese e da giorno a giorno. I massimi di luglio ed agosto sono tali da far rientrare Muro nei climi decisamente meridionali.
Lavello - (317 m. s. I. m.). — La stazione ecologica della Cattedra di Agricoltura, che ha rilevato i dati che qui com¬ mento, sorge in contrada Al vano a poco più di 200 metri s, L del mare.
La temperatura media annua è di 15° 2; la media mensile è la seguente : Gennaio 6.4 ; febbraio 5.7 ; marzo 8.6 ; aprile 12.4 ; maggio 16.7 ; giugno 20.5 ; luglio 25.0 ; agosto 25.3 ; settembre 22.4 ; ottobre 18.3 ; novembre 12.3 ; dicembre 8.8.
— 52 —
|
L'escursione annua |
è di 19° 6. |
|
|
I valori massimi e |
minimi sono questi : |
|
|
Gennaio |
17 |
— 2 |
|
Febbraio |
17 |
— 5 |
|
Marzo |
21 |
— 1 |
|
Aprile |
25 |
0 |
|
Maggio |
32 |
1 |
|
Giugno |
33 |
2 |
|
Luglio |
39 |
9 |
|
Agosto |
39 |
12 |
|
Settembre |
37 |
6 |
|
Ottobre |
32 |
4 |
|
Novembre |
23 |
2 |
|
Dicembre |
22 |
0 |
|
La Val d'Ofanto, aperta come è ai continui ed impetuosi |
||
|
venti di W. S.W e E. |
N. E. ha una temperatura relativamente |
|
|
mite d’estate e fredda |
d'inverno. |
|
|
Chiaromonte - (795 m. s. 1. m.). — La |
stazione di Chia- |
|
|
romonte domina gran |
parte della bassa valle |
del Sinni, e pur |
|
essendo situata sul colle del paese, registra dati — specie quelli |
||
|
anemografici e pluviometrici — che hanno importanza anche per |
||
|
la sottostante pianura. |
||
|
La temperatura media annua è di 15° 8; |
quella mensile è : |
|
|
Gennaio 8.4 ; febbraio |
6.4 ; marzo 9.5 ; aprile |
13 ; maggio 17.1 ; |
|
giugno 20.1 ; luglio 25 |
; agosto 25.6; settembre 22.8; ottobre |
|
|
19.0; novembre 14; dicembre 9.5. |
||
|
Riporto i massimi |
ed i minimi per ogni |
mese : |
|
Gennaio |
18 |
— 1 |
|
Febbraio |
20 |
— 5 |
|
Marzo |
22 |
— 1 |
|
Aprile |
30 |
3 |
|
Maggio |
33 |
9 |
|
Giugno |
33 |
10 |
|
Luglio |
42 |
15 |
|
Agosto |
38 |
13 |
|
— 53 — |
||
|
Settembre |
32 |
7 |
|
Ottobre |
32 |
8 |
|
Novembre |
28 |
5 |
|
Dicembre |
19 |
— 2 |
L'escursione annua è di 19° 2.
Melfi. - (531 m. s. 1. m.). — La temperatura media annua è : 12° 8, le medie mensili sono: Gennaio 4.4; febbraio 3.0; marzo 6.2; aprile 10.6; maggio 14.8; giugno 17.8; luglio 22.7; ago¬ sto 22.5; settembre 19.8; ottobre 15.6; novembre 10.2; di¬ cembre 6.6.
L'escursione annua delle medie mensili è 19° 7.
Ecco le temperature massime e minime assolute :
|
Gennaio |
17 |
— 3 |
|
Febbraio |
15 |
— 8.5 |
|
Marzo |
19 |
— 8.5 |
|
Aprile |
27 |
0 |
|
Maggio |
30.5 |
4 |
|
Giugno |
?0 |
7 |
|
Luglio |
37 |
10 |
|
Agosto |
37 |
10 |
|
Settembre |
36 |
8 |
|
Ottobre |
34 |
3 |
|
Novembre |
22 |
2 |
|
Dicembre |
19 |
— 1.5 |
|
Matera - (401 m. s. |
1. m.). — Riporto i |
dati desunti da una |
pubblicazione della Cattedra di Agricoltura di Matera, riguar¬ danti il decennio 1918-1927. La temperatura media annua è 15° 6. Le medie mensili sono le seguenti: Gennaio 5.9; feb braio 7.1; marzo 10.3; aprile 14.0; maggio 18.7; giugno 22.8; luglio 25.6; agosto 25.1 ; settembre 21.4; ottobre 17.0; novem¬ bre 11.7; dicembre 8.3.
La escursione delle medie mensili nell'anno è 19°7.
Mancano i dati riguardanti le temperature massime e mi¬ nime assolute.
Si può, tuttavia, affermare che il clima della provincia di
— 54 —
Matera differisce notevolmente da quello della provincia di Po¬ tenza, mentre ha tratti comuni con quello della vicina Puglia. Nella zona della stessa provincia si notano differenze sensibili :: nella cimosa Metapontina, sul versante ionico, esposta ai venti di sud-est, si hanno inverni miti ed estati caldissime ; nelle zone bassocollinari e sub montane, la temperatura si rende meno calda nell'estate e più fredda neirinverno. Nella marina ionica la media annuale è 18° 2, mentre nel versante tirrenico, a Ma- ratea, è 14°.
Precipitazioni atmosferiche.
Prenderò in considerazione principalmente la pioggia co¬ me quella che, tra le precipitazioni atmosferiche , ha maggiore importanza dal punto di vista agrario. La pioggia deve essere studiata sotto tre aspetti, e cioè, nella quantità, nella frequenza, e nella sua distribuzione stagionale.
Nella lunga Tabella I che segue sono riportati i valori medi di un decennio di osservazioni per 34 stazioni della provincia di Potenza e per 21 della provincia di Matera. Si tratta di ben 55 stazioni udometriche che permettono di delimitare e fissare,, con termini abbastanza precisi, le linee principali e caratteristi¬ che delle precipitazioni atmosferiche in Lucania. I dati grezzi for¬ niti dal Servizio Idrografico del Genio Civile sono stati da me elaborati e raggruppati in un paziente e non lieve lavoro di vari mesi. Nella tabella sono riportati per ogni stazione la altitudine sul livello del mare, la quantità di pioggia in mm. caduta nel mese e nell’anno; il numero dei giorni piovosi dei diversi mesi e dell’anno. Nella Tabella II ho poi raccolto gli stessi dati per le stazioni ecologiche di Chiaromonte, Muro Lucano, Melfi e Lavello, dipendenti dalla Cattedra Ambulante di Agricoltura di Potenza.
Non ho riunito le quattro stazioni ecologiche alle 34 sta¬ zioni udometriche, perchè le prime hanno dati che riguardano- un solo biennio, mentre come ho detto sopra, le 34 stazioni- udometriche hanno dati per un decennio.
L’esame della Tabella I ci porta a questi rilievi.
- 55 —
1°) Non esiste alcun rapporto tra quantità totale di pioggia caduta nell'anno e altitudine della stazione che ha fatto l'osser¬ vazione. Così, per es. mentre a S. Arcangelo (388 m. sul 1. m.) cadono in media all'anno 525.1 mm. di pioggia, ad Acerenza (883 m. s. 1. m.) ne cadono 462.2 mm. Cosi ancora a Marsicovetere (1000 m. s. 1. m.) vi è una precipitazione media annua di 1380.9 mm., mentre a Rivello (450 m. s. 1. m.) si arriva a ben 2003.3 mm. di pioggia.
2°) La frequenza della pioggia, nell'anno, è indipendente e .non correlata alla quantità totale della precipitazione caduta. Così, per es., mentre a Francavilla sul Sinni con 853.6 mm. di pioggia vi sono soltanto 44.8 giorni piovosi nell' anno, a San .Martino d’ Agri con 416 mm. di pioggia annua vi sono 49.2 giorni piovosi, e ad Acerenza con appena 462.2 mm. nell'anno, vi sono ben 96.7 giorni piovosi.
3°) In provincia di Potenza vi sono le seguenti stazioni che -arrivano a superare, nell'anno, i 1000 mm. di pioggia: Maratea, Rivello, Episcopia, Lauria, Rotonda, Lagonegro, San Severino Lucano, Castelsaraceno, Chiaromonte, Marsicovetere. Tutte queste località sono situate ai piedi delle grandi montagne del Pollino c del Vulturino, per cui risentono l'azione condensatrice che dette catene esercitano sulle correnti di aria umida e calda che arri¬ vano dal sud.
4°) In provincia di Matera non si arriva ai 1000 mm. di pioggia annua, e soltanto nella zona confinante ad occidente con la provincia di Potenza, Valsinni e Tursi vi hanno le precipita¬ zioni più elevate.
5°) Le precipitazioni minime, in provincia di Potenza, sono le seguenti: S. Martino d'Agri con 416 mm. di pioggia annua; Acerenza con 462.2 mm. e Lavello con 491.7 mm. Le minime in provincia di Matera sono : Metaponto con 426.5 mm. di piog¬ gia ; Palazzo S. Gervasio con 443.1 ; Genzano con 478 e Irsina con 483. In totale, nella Lucania, vi sono soltanto sette stazioni con precipitazioni annue inferiori ai 500 mm. di pioggia e queste stazioni sono tutte situate nelle vallate dei principali fiumi Bra¬ cano, Basento, Agri, Sinni e Ofanto.
— 56 -
6°) La massima frequenza della pioggia nell'anno si ha in Provincia di Potenza, a Maratea, con 118.2 giorni piovosi, e la minima in Provincia di Matera, a S. Giorgio Lucano con soli 32.4 giorni piovosi neH'anno.
7°) In linea generale, dicembre è il mese più piovoso e agosto il più secco.
8°) La frequenza stagionale della pioggia nelle diverse sta¬ zioni della Lucania risulta dalla Tabella ili, nella quale si sono considerati Tinverno, la primavera, l’estate e l’autunno meteoro¬ logici, cioè iniziantisi al 1° dicembre, al 1° marzo, al 1° giugno e al 1° settembre, e finendo al 28 febbraio, al 31 maggio, al 31 agosto e al 31 ottobre. I dati raccolti permettono di rilevare che la distribuzione e la frequenza stagionale delle pioggie nelle diverse stazioni della Lucania, sono diversissime e irregolari da una zona all’altra. Il massimo di quantità di pioggia invernale succede a Lagonegro (mm. 965.6), a Rivello (822.9 mm.) a Lau¬ da (689.6 mm.), a Castelsaraceno (648.5 mm.) ; e così pure il massimo di frequenza invernale : (Lagonegro 33.3 ; Chiaromonte 39.1 ; Castelsaraceno 40.2). Il minimo invernale per la quantità è Metaponto (122.5 mm.) e ad Acerenza (126.7 mm.), mentre per la frequenza è a S. Giorgio Lucano con 10.1 giorni piovosi e a Montalbano con 11.6.
Per la primavera si hanno questi elementi :
Stazioni a primavere piovose
Lagonegro con 826.8 mm. Marsicovetere con 409.6 mm. Rivello con 466.9 mm.
e per la frequenza :
Lagonegro con 31 giorni Castelsaraceno con 34 giorni Chiaromonte con 29.5 giorni
Stazioni a primavere secche
Metaponto con 95.2 mm.
S. Martino d’Agri con 103.1 mm. Montescaglioso con 108.1 mm.
Montalbano con 9.6 giorni Pomarico con 9.9 giorni S. Giorgio Lucano con 9.7 giorni..
Ecco gli estremi per 1' e s t a t e :
Massimi Quantità Minimi
Lagonegro con 174.8 mm. Viggianello con 20.8 mm.
Marsicovetere con 166.8 mm. Metaponto con 42.6 mm.
Miglionico con 95.3 mm. S. Chirico Raparo con 32.5 mm.
— 57 —
Frequenza
Viggianello con 2.3 giorni Senise con 13.6 giorni
S. Giorgio Lucano con 3.4 giorni Castelsaraceno con 15.1 giorni Genzano con 3.2 giorni Salatidra con 11.8 giorni.
Riporto infine gli estremi autunnali :
Quantità
Rivello con 549.0 mm. Policoro con 126.6 mm.
Castelsaraceno con 427.2 mm. Genzano con 109 mm.
Lauria con 466.4 mm. Irsina con 123.7 mm.
Frequenza
Castelsaraceno con 30.7 giorni Montalbano con 8.9 giorni Maratea con 30.5 giorni S Giorgio Lucano con 9 2 giorni
Acerenza con 28.0 giorni Viggianello con 10.6 giorni.
Possiamo in definitiva concludere per quanto riguarda lo studio delle precipitazioni atmosferiche in Lucania, che il tratto più caratteristico del loro fenomeno è l'irregolarità nel tempo e nello spazio.
Venti.
Le osservazioni finora fatte sui venti nelle stazioni di eco¬ logia agraria, create dalla Cattedra di Agricoltura di Potenza non permettono di fare alcun rilievo importante ; sopratutto per il tempo limitato delle osservazioni, che non arriva ancora al biennio.
Ho allora consultato e studiato i due magistrali lavori del Roster (Climatologia dell' Italia) e del Cantoni (Italia agricola) e qui ne riporto schematicamente le notizie che possono riferirsi anche alla Lucania.
I venti di ovest, che spirano durante la primavera , si con¬ vertono a misura che si inoltra l'estate, in quelli di Est. Ai primi di luglio generalmente cominciano a farsi sentire i venti periodici boreali, gli Etesi, che concorrono a mantenere 1' aria asciutta e il cielo sereno. A questi, sul declinare dell'estate, suc¬ cedono i venti del sud e quelli collaterali , che riconducono la umidità e la pioggia e preparano i temporali.
- 6 -
— 58 —
Neirautunno i venti N-0 e N-E annunziano il freddo, e il maestrale e il grecale soffiano talora con violenza sulle coste Tirreniche e Adriatiche.
I venti del N e N - O, nell'estate, dissipano le nubi, mentre neH'inverno questi stessi venti esercitano una influenza sull’umi- dità dell' aria. (Nella Italia Meridionale ha il predominio V O, poi in ordine descrescente, il N - E e il S-O, e per ultimo l'E, il N-0 il N e il S-E.
Evaporazione.
Mancando completamente i dati riguardanti questo fenomeno, in Lucania, riporterò le scarsissime notizie che ho potuto at¬ tingere in proposito dal Roster e da altri studiosi italiani.
L’evaporazione è in dipendenza principalmente della tem¬ peratura e del grado di umidità dell’aria. Nel favorire l'attività dell'evaporazione hanno anche influenza il movimento dell'aria e la sua pressione.
Credo opportuno accennare anche alla umidità relativa del¬ l’aria, riportando quei pochissimi dati che mi è stato possibile raccogliere.
Ecco i dati per Potenza (52 anni di osservazioni) : media annua 65 ; massima in gennaio 79 ; minima in luglio 48.
Muro Lucano: massima in gennaio 71 ; minima 45 luglio ; media annua 59.
Accenno da ultimo alle nebbie e alle nubi , la cui forma¬ zione è l’effetto della medesima causa. NelEun caso e nell’altro, infatti, abbiamo il passaggio del vapor d'acqua sciolto nell'atmo¬ sfera, dallo stato invisibile alla forma visibile. Le nubi si for¬ mano nelle parti più elevate dell'atmosfera; le nebbie, invece, si condensano negli strati d’aria a contatto col suolo, pel raffred¬ damento che si produce nella notte o al mattino, sia per l'ir¬ radiazione terrestre, sia per altra causa.
La nebbia si presenta in inverno e in primavera, è rarissima in estate. Le nebbie invernali sono un fenomeno comune nelle valli, dove, scendendo dai monti, si accumulano per la loro gravità. La formazione delle nebbie segue le leggi dell' umidità
- 59 —
relativa, onde predilige le stagioni e le ore più fredde, e scom. pare nelle stagioni e nelle ore più calde.
Luminosità.
Quantunque Tufficio e l' importanza della luce solare nei fenomeni della vita vegetale ed animale sia indubbiamente di¬ mostrata dalla fisiologia, è da lamentare che la sua azione non sia stata misurata. Recentemente in questi ultimi anni, ad opera del Servizio dell'Ecologia agraria, in Italia si è iniziato uno studio serio e sistematico dell'effetto della luce solare sulla produzione agraria ; ma, finora, i risultati ottenuti sono ancora oggetto di indagini.
Clima e agricoltura in Lucania. — Il problema ecologico della Lucania in rapporto all' agricoltura, è di una complessità notevole facilmente intuibile , quando si consideri la diversità enorme degli elementi che lo costituiscono, da zona a zona della stessa regione : la temperatura, la pioggia, i rilievi montuosi, la configurazione delle vallate, il corso dei fiumi, le culture agrarie, i boschi, i pascoli e la vegetazione spontanea.
Non è perciò possibile in un lavoro così schematico e così particolare, come questo, arrivare all'esatta valutazione dei diversi fattori che costituiscono il problema ecologico -- agrario della Lucania. Questo dovrà essere affrontato con serietà di intenti e con severità di ricerche da diversi studiosi , e riguardare i se¬ guenti elementi :
1) Dati climatici - (raccolta ed elaborazione).
2) Climoscopi.
3) Equivalenti meteorici dei fenomeni avversi.
4) Valutazione dei danni prodotti alle singole culture dalle di¬
verse avversità ambientali.
5) Divisione della Lucania in zone fisiografiche.
6) Classificazione ecologica dei fenomeni meteorici avversi.
7) Classificazione ecologica delle diverse varietà per ogni specie
di ciascuna coltura.
8) Il problema ecologico agrario di ogni singola cultura in Lucania.
60 -
Tabella I.
|
Stazione altitudine s. 1. m. |
Gennaio |
Febbraio |
Marzo |
Aprile |
Maggio |
|||||
|
mirri, p. |
g. p. |
mirri, p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
|
|
Potenza |
||||||||||
|
S. Arcangelo (388 s. 1. m.) |
69 |
10 |
44.5 |
9 |
58.7 |
10 |
42.3 |
7.4 |
39.2 |
7.4 |
|
Maratea (311 s. 1. m.) |
104.2 |
11.5 |
137.4 |
13.4 |
158.8 |
14.2 |
105.1 |
10.6 |
48.5 |
9.5 |
|
Senise (355 s. 1. m.) |
86.4 |
8.5 |
58.9 |
7,2 |
86.7 |
9.1 |
55.8 |
6.4 |
49.7 |
6.0 |
|
Rivello (450 s. 1. m.) |
215.3 |
7.2 |
220.8 |
8.7 |
251.3 |
8.4 |
128.5 |
6.1 |
87.1 |
4 |
|
Francavilla Sinni (422 s. 1. m.) |
115.3 |
7 |
68.7 |
5.2 |
95.7 |
5.1 |
48.1 |
3.5 |
110.4 |
5 |
|
Tolve (568 s. 1. m.) |
74.4 |
5.3 |
47.4 |
3.1 |
71.6 |
5.0 |
48.0 |
3.3 |
43,7 |
2.4 |
|
Episcopia (520 s. 1. m.) |
131.3 |
11.2 |
123.0 |
10.1 |
135.0 |
11.3 |
94.0 |
9.0 |
78.1 |
7.4 |
|
Lauria (553 s. 1. m.) |
183.5 |
10.5 |
191.0 |
9.3 |
241.0 |
12.2 |
130.7 |
8.3 |
103.7 |
8.7 |
|
Cersosimo (565 s. 1. m.) |
146.9 |
8.5 |
59.1 |
7.4 |
86.8 |
8.3 |
50.6 |
5.4 |
60.8 |
6.0 |
|
Viggianello (500 s. 1. m.) |
70,0 |
6.0 |
68.5 |
6.5 |
79.5 |
7.3 |
50.8 |
5.2 |
28.8 |
3.4 |
|
Rotonda (559 s. 1. m.) |
134.1 |
6.3 |
127.7 |
6.5 |
163.6 |
8.2 |
109.9 |
6.5 |
103.6 |
5.0 |
|
Lagonegro (666 s. 1. m.) |
239.2 |
9.4 |
308.1 |
11.4 |
365.9 |
11.6 |
302.9 |
11.2 |
158.0 |
8.2 |
|
Paimira (660 s. 1. m.) |
99.9 |
6.4 |
87.0 |
5,0 |
80.2 |
5,4 |
55.6 |
3.2 |
52.6 |
3,0 |
|
Pignola (924 s. 1. m.) |
113.1 |
8.4 |
66.3 |
6.1 |
79,4 |
7.1 |
56.0 |
6.5 |
54.2 |
5.4 |
|
S. Martino d'Agri (661 s. 1. m.) |
53.9 |
6.3 |
42,5 |
5.2 |
65.9 |
6.4 |
20.2 |
4.1 |
16.9 |
3.2 |
|
Roccanova (658 s. 1. m.) |
85.1 |
7.0 |
53.6 |
5.1 |
74.6 |
6.0 |
40.0 |
4.5 |
42.1 |
3.2 |
|
Corleto Perticara (650 s. 1. m.) |
100.3 |
12.0 |
81.6 |
8.3 |
81.9 |
11.3 |
50.3 |
8.2 |
51.9 |
7.3 |
— 61 -
|
Giugno |
Luglio |
Agosto |
Settembre |
Ottobre |
Novembre |
Dicembre |
Anno |
|||||||
|
mlm. n. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
0 |
|
27.9 |
4.5 |
16.8 |
4,1 |
7.6 |
2.1 |
39.9 |
5.4 |
42.2 |
8.3 |
59.0 |
11.3 |
78.0 |
11.2 |
521.1 90,7 |
|
42.0 |
5.4 |
21.4 |
4.0 |
10.8 |
2.0 |
76.0 |
5.2 |
113:6 |
11.3 |
154.7 |
14 |
232.8 |
16.2 |
1205.3 118.2 |
|
28.9 |
3.2 |
26.9 |
3.3 |
14.2 |
7.1 |
32.6 |
4.3 |
55.2 |
7.2 |
103.9 |
7.6 |
92.1 |
9.3 |
691.3 79.2 |
|
48.0 |
2.2 |
28.3 |
1.5 |
8.2 |
0.4 |
94.8 |
6.1 |
185.8 |
5. |
268.4 |
7.5 |
386.8 |
10 |
2003.3 70.4 |
|
31.5 |
2.1 |
29.4 |
1.3 |
11.0 |
0.5 |
18.3 |
1.5 |
69,6 |
3.1 |
147.5 |
5.4 |
108,0 |
5.1 |
853.5 44.8 |
|
28.0 |
2.0 |
17.7 |
1.2 |
24.4 |
1.5 |
46.3 |
2.5 |
67.0 |
4.0 |
109.8 |
5.0 |
83.0 |
6.2 |
661.3 41.5 |
|
27.7 |
4.0 |
43.4 |
4.0 |
24.0 |
2.3 |
56.0 |
5.1 |
92.0 |
9,1 |
176.4 |
11.4 |
195.5 |
13.4 |
1176.4 98.3 |
|
36.0 |
4.3 |
28.2 |
4.2 |
13.4 |
1.1 |
111.8 |
5.1 |
127.0 |
9.0 |
227.0 |
9.5 |
315.1 |
13.1 |
1708.4 95.3 |
|
35.1 |
3.1 |
23.8 |
2.5 |
14.2 |
2.0 |
41.7 |
3.4 |
57.7 |
6.0 |
125.2 |
8.0 |
115.7 |
9.5 |
817.6 70.1 |
|
7.1 |
0.8 |
4.7 |
0.5 |
9.0 |
1.0 |
26.1 |
1.5 |
41.3 |
4.0 |
74.3 |
5.1 |
72.2 |
8.4 |
532.3 49.7 |
|
33.5 |
3.1 |
21.2 |
2.4 |
11.0 |
2.0 |
62.1 |
6.1 |
107.0 |
6.1 |
168.0 |
7.6 |
283.5 |
10.0 |
1325.2 69.7 | |
|
77.7 |
3.3 |
60.0 |
2.5 |
37.1 |
2.1 |
120.7 |
5.0 |
205.3 |
8.0 |
305,4 |
10.1 |
418.3 |
12.5 |
2598.6 95.3 |
|
57.7 |
3.2 |
11.0 |
1.2 |
32.8 |
1.3 |
41.0 |
2.3 |
55.6 |
5.0 |
76.3 |
5.2 |
101.9 |
5.1 |
731.6 47.3 |
|
13.0 |
1.1 |
19.9 |
2.3 |
14.1 |
1.5 |
71.5 |
6.0 |
67.3 |
7.1 |
108.3 |
9.4 |
118.9 |
11.0 |
782.0 71.9 |
|
15.8 |
2.0 |
22.9 |
2.2 |
4.1 |
1.1 |
22.0 |
2,2 |
29.9 |
4.0 |
61.1 |
5,5 |
60.8 |
7.0 |
416.0 49.2 |
|
30.8 |
2.5 |
17.3 |
2.4 |
15.8 |
1.5 |
28.9 |
2.5 |
48.7 |
4.3 |
75.4 |
5.0 |
75.4 |
5.3 |
587.7 42.3 |
|
21.3 |
2.4 |
30.6 |
4.2 |
19.1 |
2.2 |
62.6 |
5.5 |
61.5 |
9.0 |
90.3 |
9.1 |
100.6 |
13.0 |
752.0 92.2 |
0 II primo numero indica i mm. di pioggia; il secondo il numero dei giorni piovosi.
- 62 -
segue: TABELLA I.
|
Stazione altitudine s. 1. m. |
Gennaio mini. p. g. p. |
Febbraio mlm. p. g. p. |
Marzo mlm. p. g. p. |
Aprile mlm. p. g. p. |
Maggio mlm. p. g. p. |
||||||
|
Noepoli (676 s. 1. m.) |
89.8 |
8.2 |
56.6 |
7.5 |
80.5 |
9.0 |
46.6 |
6.1 |
41.2 |
4.3 |
|
|
Montemurro (723 s. 1. m.) |
79.0 |
6.3 |
60.4 |
5.5 |
72.5 |
7.3 |
43.1 |
4.2 |
50.2 |
4.4 |
|
|
i S. Chirico Raparo (750 s. 1. m.) |
101.1 |
9.0 |
43.0 |
6.4 |
53.5 |
7.4 |
39.0 |
5.3 |
38.0 |
3.5 |
|
|
Pielragalla (839 s. 1. m.) |
89.9 |
7.5 |
55.8 |
7.0 |
73.0 |
8.2 |
40.0 |
5.0 |
33.1 |
3.5 |
|
|
Acerenza (883 s. 1 m,) |
38.3 |
11.2 |
39.6 |
9.6 |
58.8 |
10.5 |
38.2 |
8.3 |
35.2 |
7.0 |
|
|
Laurenzana (850 s. 1. in.) |
89.5 |
6.0 |
51.7 |
5.1 |
71.4 |
5.1 |
41.0 |
4.0 |
57.3 |
4.5 |
|
|
Albano (899 s. L in.) |
87.1 |
6.4 |
89.5 |
5.2 |
65.4 |
6.3 |
45.5 |
3.4 |
64.4 |
4.3 |
|
|
Marsiconuovo (865 s. 1. m.) |
93.3 |
4.5 |
87.1 |
5.0 |
115.0 |
5.0 |
67.8 |
3.1 |
56.5 |
2.3 |
|
|
Moli-terno (819 s. 1. m.) |
123.1 |
9.2 |
102.8 |
9.3 |
85.7 |
8.4 |
70.3 |
7.1 |
55.3 |
5.0 |
|
|
S. Severino Lucano (877 s. 1. in.) |
213.3 |
8.5 |
124.8 |
6.5 |
182.1 |
11.0 |
117.8 |
7.0 |
80.5 |
4.5 |
|
|
Teana (800 s. 1. m.) |
81.7 |
9.1 |
55.6 |
8.1 |
66.8 |
10.1 |
38.5 |
6,1 |
38.2 |
4.5 |
|
|
Vaglio Lucano (953 s. 1. m.) |
92.7 |
7.1 |
58.7 |
4.5 |
69.1 |
6.2 |
43.5 |
4.0 |
46.8 |
4.2 |
|
|
Castelsaraceno (960 s. 1. m.) |
162.6 |
12.5 |
185.5 |
12.3 |
175.7 |
14.3 |
116,0 |
10.5 |
80.2 |
9.4 |
|
|
Terranova di Poilino (900 s. 1. m.) |
150.0 |
5.0 |
60.1 |
6.2 |
82.4 |
5.5 |
80.1 |
5.1 |
64.1 |
3.0 |
|
|
Anzi (1067 s. 1. m.) |
46.6 |
6.3 |
23.5 |
7.4 |
52.4 |
6.0 |
22.0 |
3.0 |
59.4 |
' 5.0 |
|
|
! Marsicovetere (1000 s. 1. m.) |
95.9 |
3.4 |
147.9 |
5.4 |
143.1 |
5.1 |
124.2 |
5.1 |
142.3 |
6.0 |
|
|
Viggiano (1023 s. 1. m.) |
58.5 |
8.4 |
65.1 |
10.0 |
79.7 |
10.0 |
62.7 |
8.0 |
46.0 |
7.4 |
|
|
Armento (640 s. 1. m.) |
76,8 |
7.1 |
66,5 |
7.2 |
76.4 |
8.0 |
38.8 |
5.3 |
46.6 |
4.0 |
- 63 -
|
Giugno |
Luglio |
Agosto |
Settembre |
Ottobre |
Novembre |
Dicembre |
Anno |
|||||||
|
mlm. p. |
8. P- |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
|
|
27.6 |
2.4 |
28.3 |
3.0 |
7.8 |
1.5 |
28.4 |
3.3 |
50.9 |
5.4 |
99.5 |
8.0 |
90.9 |
9.6 |
648.1 68.3 |
|
34.7 |
3.0 |
33.1 |
3.1 |
15.4 |
1.5 |
51.0 |
2.5 |
59.6 |
5.0 |
106.0 |
6.6 |
111.0 |
8.0 |
716.0 56.4 |
|
13.2 |
2.5 |
11.0 |
2.0 |
8.3 |
1.3 |
35.8 |
4.2 |
38.3 |
5.4 |
57.5 |
7.5 |
85.4 |
10.0 |
521.1 64.5 |
|
21.8 |
2.1 |
17.0 |
1.6 |
28.7 |
1.5 |
49.6 |
3.3 |
51.6 |
4.1 |
62.5 |
5.3 |
99.0 |
8,4 |
622.0 58.5 |
|
14.1 |
4.3 |
13.1 |
3.2 |
16.0 |
2.0 |
50.9 |
7.3 |
51.8 |
8.7 |
57.4 |
12.0 |
48.8 |
12.6 |
462.2 96.7 |
|
30.7 |
2.5 |
43.2 |
3.1 |
14.7 |
1.2 |
66.3 |
3.4 |
54.3 |
5.3 |
75.7 |
6.2 |
120.5 |
7.2 |
716.3 53.6 |
|
31.1 |
3.1 |
22.1 |
2.0 |
17.3 |
1.3 |
79.1 |
4.0 |
70.5 |
6.3 |
62.1 |
6.0 |
92.0 |
7.0 |
726.1 55.3 |
|
38.9 |
1.4 |
15.5 |
1.0 |
19.2 |
LO |
86.0 |
3,0 |
76.8 |
3.3 |
131.3 |
4.4 |
135.6 |
4.5 |
923.0 38.5 |
|
28.0 |
3.0 |
34.6 |
2.2 |
19.8 |
1.1 1 |
54,0 |
4.3 |
70.6 |
6.2 |
104.5 |
9.1 |
78.8 |
7.1 |
827.5 72.0 |
|
17.5 |
4.2 |
28.5 |
3.0 |
22.1 |
2.3 |
64.6 |
7.4 |
100.7 |
5.4 |
211.4 |
9.0 |
236.3 |
9.6 |
1399.6 78.4 |
|
17.3 |
2.5 |
24.1 |
7.2 |
25.6 |
2.2 |
42.6 |
4.5 |
52.9 |
7.4 |
90.5 |
9.3 |
78.3 |
10.2 |
612.1 81,2 |
|
36.9 |
2.0 |
18.7 |
1.5 |
18.5 |
1.1 |
52.4 |
4.0 |
60.2 |
5.1 |
80.1 |
6.1 |
88.8 |
8.5 |
666.4 54.3 |
|
39.5 |
6.0 |
34.3 |
5.1 |
18.3 |
4.0 |
81.3 |
7.0 |
129.2 |
10.2 |
216.7 |
13.5 |
300.4 |
15.4 |
1539.7 120.2 |
|
17.1 |
2.0 |
36.0 |
2.0 |
19.8 |
1.1 |
28,3 |
2.0 |
68.7 |
4.1 |
96.1 |
5.0 |
176.0 |
8,0 |
878.7 49.0 |
|
28.1 |
2.1 |
22.5 |
2.4 |
18.8 |
1.3 |
61.5 |
4.3 |
46.0 |
5.0 |
66.7 |
7.1 |
105.7 |
8.4 |
553,2 57.3 |
|
65.0 |
3.0 |
76.5 |
2.5 |
25.3 |
0.7 |
107.6 |
4.1 |
89.6 |
5.2 |
144.0 |
7.2 |
219.5 |
5.3 |
1380.9 53.0 |
|
25.7 |
3.5 |
33.8 |
4.2 |
23.8 |
1.6 |
67.3 |
5.3 |
65.0 |
7.1 |
112.6 |
9.4 |
123.0 |
10.4 |
763.2 85.3 |
|
22.0 |
3.0 |
24.7 |
2.5 1 |
8.9 |
l.l |
36.5 |
2.4 |
44.6 |
6.1 |
99.1 |
7.3 |
114.0 |
9.0 |
664.9 63.0 |
— 64 —
segu^ : Tabella I.
|
Stazione altitudine s. 1. m. |
Gennaio mlm. p. g. p. |
Febbraio mlm. p. g. p. |
Marzo mlm. p. g. p |
Aprile mlm. p. g. p. |
Maggio mlm. p. g. p. |
1 |
|||||
|
Matera |
|||||||||||
|
Policoro (30 s 1. m.) |
53.5 |
8.1 |
58.7 |
6.0 |
57.5 |
5.3 |
24.8 |
5.1 |
29.0 |
4.0 |
|
|
Montescaglioso (264 s. 1. m.) |
58.4 |
5.2 |
31.6 |
4.1 |
55.4 |
5.5 |
24.5 |
3.5 |
28.2 |
3.3 |
|
|
Metaponto (4 s. 1. m.) |
45.4 |
7.2 |
23.6 |
6.5 |
38.3 |
9.0 |
25.4 |
6.1 |
31.5 |
4.0 |
|
|
Montalbano Ionico (292 s. 1. m.) |
77.1 |
4.0 |
38.3 |
3.1 |
55.1 |
4.1 |
32.8 |
2.5 |
41.4 |
3.0 |
|
|
Tursi (210 s. 1. m.) |
120,2 |
4.2 |
50.7 |
3.5 |
89.4 |
5.5 |
52.6 |
4.1 |
51.0 |
3.0 |
|
|
Valsinni (250 s. 1. m.) |
141.7 |
8.1 |
69.7 |
5.2 |
78.3 |
5.4 |
46.0 |
4.0 |
50.6 |
4.4 |
|
|
Pisticci (364 s. 1. m.) |
80.2 |
4.2 |
38.0 |
3.3 |
55.4 |
5.0 |
33.0 |
3.0 |
36.3 |
2.2 |
|
|
Po mari co (455 s. 1. m.) |
51.3 |
3.6 |
38.4 |
5.0 |
71.5 |
5.2 |
31.8 |
2.3 |
29.9 |
2.4 |
|
|
S. Giorgio Lucano (416 s. 1. ni.) |
106.0 |
4.5 |
36.3 |
2.3 |
68.3 |
5.2 |
47.1 |
3.1 |
42.1 |
1.4 |
|
|
Ferrandina (496 s. 1. m.) |
57.3 |
8.3 |
34.8 |
6.2 |
76.1 |
9.1 |
23.2 |
6.1 |
28.2 |
5.1 |
|
|
Matera (401 s. 1. ni.) |
51.9 |
8.0 |
28.4 |
7.1 |
58.2 |
11.0 |
33.8 |
6.5 |
28.3 |
6.3 |
|
|
Miglionico (466 s. L ni.) |
53.4 |
6.1 |
32.2 |
4.4 |
53.8 |
7.0 |
37.6 |
5.0 |
31.2 |
3.6 |
|
|
Palazzo S. Gervasio (483 s. 1. m.) |
40.0 |
10.3 |
31.3 |
8.3 |
56.5 |
11.3 |
34.8 |
8.4 |
36.7 |
7.5 |
|
|
Genzano (588 s. 1. m.) |
47.0 |
6.0 |
45.3 |
4.1 |
75.6 |
7.3 |
33.8 |
3.5 |
27.4 |
3.0 |
|
|
Irsina (549 s. 1. m.) |
65.7 |
10.7 |
18.7 |
5.4 |
64.6 |
11.4 |
30.8 |
7.4 |
30.8 |
5.3 |
|
|
S. Mauro Forte (565 s. 1. m.) |
61.8 |
6.0 |
39.1 |
6.4 |
83.8 |
8.3 |
36.3 |
5.3 |
47.2 |
6.1 |
|
|
Salatidra (598 s. 1. m.) |
76.8 |
10.6 |
34.3 |
8.4 |
82.3 |
11.4 |
34.0 |
8.0 |
34.5 |
7.5 |
|
|
Tricarico (698 s. 1. ni.) |
47.3 |
11.2 |
19.6 |
7.3 |
67.8 |
12.5 |
32.3 |
8.4 |
44.8 |
8.1 |
|
|
Accettura (799 s. 1. m.) |
93.2 |
8.5 |
54.7 |
6.0 |
103,4 |
8.2 |
46.4 |
6.0 |
54.8 |
4.4 |
|
|
Gorgoglione (800 s. 1. m.) |
64.8 |
8.3 |
45.8 |
7.3 |
73.8 |
9.3 |
31.9 |
5.3 |
30.8 |
6.2 |
|
|
Stigliano (909 s. 1. m.) |
89.3 |
10.1 |
46.9 |
6.3 |
76.1 |
9.0 |
32.6 |
5.3 |
36.8 |
6.0 |
65 —
|
Giugno |
Luglio |
Agosto |
Settembre |
Ottobre |
Novembre |
Dicembre |
Anno |
|||||||
|
mlm, p. |
g. p. |
mlm. p |
g. p. |
mlm. p, |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
mlm. p. |
g. p. |
|
|
41.6 |
3.2 |
12.9 |
2.1 |
9.0 |
1.3 |
15.1 |
2.4 |
80.9 |
6.1 |
30.6 |
6.3 |
102.7 |
7.4 |
516.3 57.3 |
|
36.7 |
3.0 |
16.7 |
2.0 |
21.2 |
1.2 |
29,4 |
2.4 |
85.8 |
5.4 |
70.5 |
6.3 |
97.7 |
6.0 |
555.1 47.5 |
|
21.9 |
5.0 |
11.2 |
3.2 |
9.5 |
1.1 |
35.7 |
4.0 |
72.5 |
7.2 |
58.0 |
8.3 |
53.5 |
9.5 |
426.5 68.4 |
|
22.8 |
2.0 |
17.4 |
1.4 |
9.1 |
0.5 |
28.0 |
2.2 |
57.0 |
3.3 |
60.1 |
3.4 |
99.8 |
4.5 |
558.9 34.0 |
|
21.8 |
2.0 |
23.8 |
2.5 |
12.1 |
1.0 |
36.8 |
2.5 |
80.2 |
5.0 |
80.3 |
4.6 |
126.0 |
6.1 |
744.9 44.0 |
|
33.8 |
2.4 |
23.2 |
2.0 |
24.4 |
1.2 |
33.2 |
2.1 |
73.1 |
5.2 |
118.2 |
6.3 |
111.3 |
7.0 |
804.5 53.3 |
|
30.3 |
2.3 |
30.1 |
2.0 |
9.1 |
1.0 |
24.4 |
2.0 |
74.5 |
4.4 |
85.2 |
4.5 |
105.0 |
6.0 |
602.3 39.9 |
|
23.3 |
1.4 |
36.0 |
1.8 |
12.8 |
0.8 |
48.5 |
2.6 |
60.1 |
4.0 |
69.5 |
4.6 |
115.5 |
6.0 |
618.7 39.7 |
|
25.0 |
1.3 |
24.0 |
1.4 |
7.7 |
0.7 |
26.2 |
1.4 |
60.8 |
3.3 |
90.4 |
4.5 |
75.5 |
3.3 |
610.0 32.4 |
|
38.9 |
4.4 |
28.7 |
3.2 |
13.8 |
2.1 |
43.1 |
5.2 |
57.0 |
7.3 |
51.7 |
8.1 |
9S.8 |
8.1 |
551.6 74.2 |
|
33.7 |
5.1 |
16.1 |
2.6 |
17.6 |
1.3 |
57.3 |
8.2 |
95.3 |
8.4 |
74.4 |
10.0 |
80.9 |
10.2 |
575.9 84.6 |
|
37.5 |
3.0 |
37.5 |
2.3 |
20.3 |
1.5 |
58.2 |
4.4 |
70.3 |
7.0 |
75.1 |
6.0 |
95.4 |
7.3 |
602.5 57.3 |
|
16.8 |
3.6 |
15.3 |
3.5 |
15.0 |
0.3 |
46.4 |
7.0 |
58.7 |
10.6 |
37.9 |
9.0 |
53,7 |
11.3 |
443.1 93.1 |
|
15.0 |
1.1 |
17.3 |
1.5 |
13.0 |
0.7 |
28.4 |
3.0 |
39.0 |
4.7 |
41.6 |
5.2 |
54.6 |
6.1 |
478.0 46.1 |
|
14.0 |
3.0 |
20.7 |
3.0 |
25.3 |
2.3 |
35.6 |
4.3 |
62.1 |
6.2 |
26,0 |
9.0 |
89.5 |
13.1 |
483.8 81.1 |
|
31.0 |
3.2 |
28.3 |
2.0 |
17.4 |
2.0 |
51.6 |
5.1 |
57.0 |
6.3 |
61.6 |
8.1 |
122.5 |
9.0 |
637.7 70.8 |
|
37.1 |
5.2 |
28.3 |
4.1 |
14.3 |
2.5 |
57.1 |
7.2 |
66.8 |
8.1 |
58.1 |
11.2 |
106.2 |
12.2 |
629.8 96.4 |
|
42.0 |
4.1 |
15.0 |
3.5 |
28.5 |
3.0 |
42.2 |
7.0 |
58.4 |
10.4 |
67.9 |
10.4 |
91.8 |
10.8 |
557.6 96.8 |
|
27.7 |
2.3 |
18.1 |
2.1 |
9.5 |
1.2 |
58.2 |
4.2 |
66.7 |
7.0 |
75.8 |
7.0 |
139.9 |
8.5 |
748.4 65.7 |
|
19.9 |
2.0 |
20.8 |
3.1 |
15.1 |
1.5 |
51.6 |
4.5 |
45.8 |
7.2 |
67.1 |
9.1 |
103.7 |
10.5 |
571.1 74.9 |
|
39.5 |
3.0 |
18.5 |
3.0 |
16.0 |
1.5 |
45.5 |
5.1 |
56.8 |
8.4 |
68.5 |
11.5 |
116.7 |
10.8 |
643.4 80.0 |
- 7 -
Tabella II.
— 67
Tabella III.
|
Stazioni |
Inverno mlm. p. g. p. |
Primavera mlm. p. g. p. |
Estate mlm, p. g. p. |
Antunno mlm. p g. p. |
||||
|
S. Arcangelo |
191.5 |
30.2 |
140.2 |
24.8 |
52.3 |
10.7 |
140.6 |
25.0 |
|
M aratea |
474.4 |
41.1 |
312.4 |
34.3 |
74.2 |
11.4 |
344.3 |
30.5 |
|
I Senise |
237.4 |
25.0 |
192.2 |
21.5 |
70.0 |
13.6 |
191.7 |
19.1 |
|
Rivello |
822.9 |
24.2 |
466.9 |
18.5 |
84.5 |
4.1 |
549,0 |
18.6 |
|
Francavilla |
292.0 |
17.3 |
254.2 |
13.6 |
71.9 |
3.9 |
235.4 |
10.0 |
|
Tolve |
204.9 |
14.6 |
163.3 |
10.7 |
70.1 |
4.7 |
223.1 |
11.4 |
|
Episcopia |
449.0 |
34.6 |
30 Al |
27.7 |
95.1 |
10.3 |
324.4 |
25.6 |
|
Lau ria |
689.6 |
32.9 |
475.4 |
29.2 |
77.6 |
9.6 |
466.4 |
23.6 |
|
Cersosimo |
321,7 |
25.4 |
198.2 |
19,7 |
73.1 |
7.6 |
224.6 |
17.4 |
|
Viggianello |
210.7 |
20.9 |
159.1 |
15.9 |
20.8 |
2.3 |
141.7 |
10.6 |
|
Rotonda |
545.3 |
22.8 |
377.1 |
19 7 |
65.7 |
7.5 |
337.1 |
19.6 |
|
Lagonegro |
965.6 |
33.3 |
826.8 |
31.0 |
174.8 |
7.9 |
631.4 |
23.1 |
|
Pai mira |
288.8 |
16.5 |
188.4 |
12.6 |
81.5 |
5.7 |
172.9 |
12.5 |
|
S. Martino d'Agri |
157.2 |
18.5 |
103.0 |
13.7 |
42.0 |
5.3 |
113.0 |
11.7 |
|
Roccanova |
214.1 |
17.4 |
156.7 |
13.7 |
63.9 |
6.4 |
153.0 |
11.8 |
|
Corleto Perticara |
282.5 |
33.3 |
184.1 |
26.8 |
71.0 |
8.8 |
214.4 |
23.6 |
|
Noepoli |
237.3 |
25.3 |
168.3 |
20.4 |
63.7 |
6.9 |
178.8 |
16.7 |
|
Montemurro |
250.4 |
19.8 |
165.8 |
15.9 |
83.2 |
7.6 |
216.6 |
14.1 |
|
S. Chirico Raparo |
229.5 |
25.4 |
128.5 |
16.2 |
32.5 |
5.8 |
131.6 |
17.1 |
|
Pietragalla |
244.7 |
22.9 |
146.1 |
16.7 |
67.5 |
! 5.2 |
163.7 |
13.7 |
|
Acerenza |
126.7 |
33.4 |
132.2 |
25.8 |
43.2 |
9.5 |
160.1 |
28.0 |
|
Laurenzana |
261.7 |
18.3 |
169.7 |
13.6 |
88.6 |
6.8 |
196.3 |
14.3 |
|
Albano |
268.6 |
18.6 |
175.3 |
14.0 |
70.5 |
6.4 |
211.7 |
16.3 |
|
Marsiconuovo |
316.0 |
14.0 |
239.3 |
10.4 |
73.6 |
3.4 |
294.1 |
10.7 |
|
Moliterno |
304.7 |
25.6 |
211.3 |
20.5 |
82.4 |
6.3 |
229.1 |
19.6 |
|
S. Severino Lucano |
574.4 |
24.6 |
380.4 |
22.5 |
78.2 |
9.5 |
376.7 |
21.8 |
|
Teana |
215.6 |
27.4 |
137.5 |
20.7 |
67,0 |
11.9 |
186,0 |
21.2 |
|
Pignola |
298.3 |
25.5 |
189.6 |
19.0 |
47.0 |
4.9 |
247.1 |
22.5 |
|
Vaglio |
204.2 |
20.1 |
159.4 |
14.4 |
74.1 |
4.6 |
192.7 |
15.2 |
|
Castelsaraceno |
648.5 |
40.2 |
371.9 |
34.2 |
92.1 |
15.1 |
427.2 |
30.7 |
|
Terranova di Poli. |
386.1 |
19.2 |
222.6 |
13.6 |
72.9 |
5.1 |
193.1 |
11.1 |
|
Anzi |
175.8 |
22.1 |
133.8 |
14.0 |
69.4 |
5.8 |
174.2 |
17.4 |
|
Marsicovetere |
463.3 |
14.1 |
409.6 |
16.2 |
166.8 |
6.2 |
341.2 |
16.5 |
|
Viggiano |
246.6 |
28.8 |
188.4 |
25.4 |
83.3 |
9.3 |
244.9 |
21.8 |
|
Armento |
257.3 |
23.3 |
161.8 |
17.3 |
65.6 |
6.6 |
180.2 |
14.8 |
segue : TABELLA III.
68 -
|
Stazioni |
Inverno mlm. p. g. p. |
Primavera mlm. p. g. p. |
Estate mlm. p. g. p. |
Autunno mlm. p. g. p. |
||||
|
Policoro |
214.9 |
21.5 |
111.3 |
14.4 |
63.5 |
6.6 |
126.6 |
14.8 |
|
Montescaglioso |
186.7 |
15.3 |
108.1 |
12.3 |
74.7 |
6.2 |
185.7 |
14.0 |
|
Metaponto |
122.5 |
23.2 |
95.2 |
19.1 |
42.6 |
9.3 |
166.2 |
19.5 |
|
Montalbano Ionico |
215.2 |
11.6 |
129.3 |
9.6 |
49.3 |
3.9 |
141.1 |
8.9 |
|
Tursi |
296.9 |
13.8 |
193.0 |
12.6 |
57.9 |
5.5 |
197.3 |
12.1 |
|
Valsinni |
322.7 |
20.3 |
174.9 |
13.8 |
81.4 |
5.6 |
224.5 |
13.6 |
|
Pisticci |
224.0 |
13.5 |
124.7 |
10.2 |
69.5 |
5.3 |
184.1 |
10.9 |
|
Pomarico |
204.7 |
11.6 |
133.2 |
9.9 |
72.1 |
4.0 |
178.1 |
11.2 |
|
S. Giorgio Lucano |
217.8 |
10.1 |
158.1 |
9.7 |
56.7 |
3.4 |
177.4 |
9.2 |
|
Ferrandina |
190.9 |
22.6 |
127.5 |
20.3 |
81.4 |
9.7 |
151.8 |
20.6 |
|
Matera |
161.2 |
25.3 |
120.3 |
23.8 |
67.4 |
9.0 |
227.0 |
26.6 |
|
Miglionico |
181.0 |
17.8 |
122.6 |
15.6 |
95.3 |
6.8 |
203.6 |
17.4 |
|
Palazzo S. Gervasio |
125.0 |
29.9 |
128.0 |
27.2 |
47.1 |
9.4 |
143.0 |
26.8 |
|
Genzano |
146.9 |
16.2 |
136.8 |
13.8 |
45.3 |
3.2 |
109.0 |
12.9 |
|
Irsina |
173.9 |
29.2 |
126.2 |
24.1 |
60.0 |
8.3 |
123.7 |
19.5 |
|
S. Mauro Forte |
223.4 |
24.4 |
167.3 |
19.7 |
76.7 |
7.2 |
170.3 |
19.5 |
|
Salandra |
217.3 |
31.2 |
150.8 |
26.9 |
79.7 |
11.8 |
182.0 |
26.5 |
|
Tricarico |
158.7 |
29.3 |
144.9 |
29.0 |
85.5 |
10.7 |
168.5 |
27.8 |
|
Accettura |
287.8 |
23.0 |
204.6 |
18.6 |
55.3 |
5.9 |
200.7 |
18.2 |
|
Gorgoglione |
214.3 |
26.1 |
136.5 |
20.8 |
55.8 |
7.2 |
164.5 |
20.8 |
|
Stigliano |
252.9 |
27.2 |
145.5 |
20.3 |
74.2 |
7.5 |
170.8 |
25.0 |
|
Chiaromonte |
581.0 |
39.1 |
134.2 |
29.5 |
.89.9 |
5.1 |
257.9 |
25.1 |
|
Muro Lucano |
342.5 |
27.5 |
185.1 |
26.0 |
112.0 |
13.5 |
318.2 |
33.0 |
|
Melfi |
190.7 |
21.1 |
132.5 |
21.2 |
94.5 |
10.1 |
125.5 |
20.1 |
|
Lavello |
162.9 |
21.5 |
136.5 |
23.0 |
63.5 |
5.5 |
128.8 |
14.5 |
|
Potenza |
271.3 |
34.7 |
186.4 |
27.3 |
118.0 |
14.7 |
181.2 |
19.9 |
Riassunto.
Sono esposti i dati originali riguardanti la temperatura e la pioggia della Lucania, dati che sono vagliati attraverso una critica ecologica.
Finito di stampare il 7 maggio 1935.
Sul confronto fra le caratteristiche meccaniche delle lave vesuviane e di altre rocce ignee adoperate per pavimentazione stradale di Napoli
del socio
Francesco Penta
(Tornata dell’ 8 aprile 1935)
In alcuni miei lavori sulle lave vesuviane in rapporto alla pavimentazione stradale di Napoli i), riportai successivamente due tabelle di risultati di prove meccaniche per il confronto delle lave vesuviane con le altre rocce adoperate a Napoli nei tipi vari di pavimentazione stradale.
Nel secondo e più recente lavoro accompagnavo la tabella con la seguente riserva: “ Ho creduto opportuno intanto riunire “ in un quadro unico le medie dei vari risultati di prove sui 5 “ materiali a Napoli adoperati. Debbo però sinceramente dichia- " rare, che, per quanto ho già detto, queste medie possono avere “ soltanto un valore provvisorio : molte prove e sistematicamente " condotte occorrono per poter detrarre conclusioni definitive.
11 Con questa riserva soltanto deve interpretarsi il quadro " stesso
Dalla tabella deducevo quindi :
’) Penta F. — Lave vesuviane e pavimentazione stradale. (Confronto tec- nico-petrografico fra le rocce usate nella pavimentazione stradale di Napoli. Conferenza tenuta il 1 7— 6— 1933— XI al Sindacato Ingegner* di Napoli). Comitato di Studi Economici presso F Unione Industriale Fascista della Provincia di Napoli. Tip. A. Trani, Napoli, 1933-XI.
Penta F. — Confronto fra lava vesuviana ( Vesuvite ) e altre rocce ignee adoperate per pavimentazione stradale di Napoli. Bulletin Volcanologique, VII Année, N. 23 à 26, 1930, Napoli, 1934-XII.
del R. Istituto Superiore di Ingegneria di Napoli).
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— 71 —
" Agli effetti applicativi , dunque , la lava vesuviana (intesa 11 non quella di scarto) , stando alla sua petrografia comparata, " non dovrebbe essere inferiore certamente al selce romano, con " il quale è stato più facile il paragone completo.
" Nè dovremmo definirla inferiore al porfido del Trentino, u se potessimo fondare esclusivamente sui risultati delle prove “ meccaniche riportate ; le quali prove rivelerebbero una supe- 11 riorità di rocce (leucitite e vesuvite), caratterizzate da un con* 14 tenuto del 45 °/0 -4- 37 °/0 di leucite , su una roccia (porfido “ quarzifero) nella quale invece, a parità, grossolanamente intesa, “ di altre condizioni, è presente circa il 30 °/0 di quarzo
In seguito ad una serie di prove eseguite durante uno stu¬ dio che abbiamo svolto insieme con il collega Dr. Ing. Guido del Vecchio sulle lave dei principali centri estrattivi della plaga vesuviana, studio che è per pubblicarsi dalla Fondazione Poli¬ tecnica del Mezzogiorno, posso sciogliere quella riserva e debbo quindi precisare che , come risulta dalla tabella riassuntiva che qui allego, il porfido del Trentino 4), sollecitato nelle stesse con dizioni delle altre rocce, anche nelle nostre prove ha manifestato le sue indiscutibili doti di alta resistenza meccanica ; resistenza che invece non risultava dai dati pubblicati dal R. Istituto Spe¬ rimentale delle Comunicazioni e da altri dati esistenti, e per i quali vedi i miei lavori avanti citati.
Ciò non toglie però che, al paragone con tutte le altre rocce, le lave vesuviane presentino proprietà meccaniche molto più sviluppate di quanto fin adesso le prove, quasi mai sistematica- mente condotte , abbiano lasciato intravedere e che comunque, stando ai tipi di pavimentazione , verso cui esse si orientano (cubetti o lastre a giunti di asfalto), la resistenza meccanica delle lave vesuviane (s'intende di quelle adatte) sia più che sufficiente a garentire i capitali che col suo uso vengono impiegati.
Napoli, Gabinetti di Geologia Applicala e di Arte Mineraria del R. Istituto Superiore d’ingegneria, 8 aprile 1935— XIII.
l) Per questo materiale e per le sue resistenze meccaniche , vedi anche il recente articolo di Consiglio A. comparso sulla rivista " Il Politecnico „ del febbraio c. a. (Marmi e pietre della Venezia Tridentina).
— 12 —
Riassunto.
Si comunicano i risultati di prove meccaniche comparative ese¬ guite in collaborazione con il Dr. Ing. Guido del Vecchio su lave vesuviane, selce romana , porfido d’Alto Adige ed alcaligranito roseo del Varesotto.
Finito di stampare 1* 8 maggio 1935.
Sull’impiego avuto in passato dalle lave ve¬ suviane come pietra da taglio
del socio
Francesco Penta
(Tornata dell' 8 aprile 1935)
In un articolo £) che inviai nell’aprile 1933 al giornale : “ Lo Scultore e il Marmo „ osservavo :
“ Circa gli usi della lava vesuviana come pietra da taglio, “ non pare invece che questa roccia (salvo, s'intende, nella zona " circumvesuviana) abbia goduto in passato troppo il favore “ degli architetti e tecnici sia della vecchia Napoli greca che di “ quella Romana e poi della Napoli medioevale e moderna. Forse " soltanto con Y avvento del regno di Carlo III di Borbone, il " grande valorizzatore delle risorse naturali del Reame delle Due 11 Sicilie, le lave vesuviane trovarono impiego, sostituendo talvolta “ perfino il piperno, che incontrastato aveva dominato fino allora “ nell'architettura del napoletano. Non si riscontra infatti monu- " mento conosciuto di epoca precedente che riveli l’ impiego “ della pietrarsa
Lo stesso ripetevo recentemente nel Capitolo sulle lave ve¬ suviane del I volume del mio lavoro 2) sui materiali da costru¬ zioni dell'Italia Meridionale.
La consultazione di altre opere, resasi necessaria per com¬ pletare detto lavoro, mi ha portato sotto occhi un articolo del
*) Penta F. — Qualche notizia sulle applicazioni delle lave vesuviane . "Lo Scultore e il Marmo,,, Anno XXX, N. 13, Milano, 7 aprile 1933.
£) Penta F. — / materiali da costruzioni dell' Italia Meridionale. Voi. 1, pag. 26. Fondazione Politecnica del Mezzogiorno, Napoli, 1935.
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1859 su Castel capuano di Balzano *) il quale, fra i numerosi che ho dovuto leggere, è l'unico che accenni all'impiego avuto, prima del 1700, dalla lava vesuviana come pietra da taglio.
Il Balzano infatti dice :
" . Ferdinando d’Aragona, succeduto a suo padre Alfonso
" nel 1458, fu sollecito di costruire novelle e più forti mura " con fossi e controscarpe, incominciandole ad innalzare dal
“ torrione del Carmine costrutto già dal primo Angioino . Fu
" questa grandiosa e bella opera e le mura e le grandi torri
" rotonde, che di distanza in distanza ancora si veggono fino a " S. Giovanni a Carbonara, ebbero la faccia di fuori tutta di " lastroni di pietra vesuviana... „ (fase. CXXX, pag. 110-111).
Ma a proposito delle stesse mura Bernardo Quaranta * 2) già aveva detto nel 1845: " Essendo oltre le mura orientali “ cresciuta la città in borghi, Ferrante I intese l'animo a farne " un corpo con la metropoli e dette mano all'opera dal limite " di Mercato, tirando un muro in linea d'austro a tramontana, " sino alla contrada che dicesi di Ponte nuovo : così rimasero “ parte abbattute e parte tramutate in case ed officine di lavo- " ratori le mura angioine, il giorno e l'anno delle costruzioni " son notati in due modi : un autore di quel tempo afferma : “ a dì 1 di luglio 1484, re Ferrante fe cominciare le mura di " Napoli, et isso nge pose lo palo dereto a lo Carmine (Ano-
“ nimo nelle Croniche del Perger, al Voi. Ili, pag. 180) . ed
" un altro scrittore pur contemporaneo asserisce cosi : Hoggi 11 che sono 15 di giugno 1484 , si è posta la prima preta de le “ mura nove di Napole con le turre, et s' ei (è) posta innanzi “ lo Carmine presente la maestà de lo Signore re Ferrante , et 11 lo capo de dette mura ei messer Francisco Spiniello (Giul. " Passero : Giornata , pag. 43). Per opere siffatte la porta di
') Balzano P. — Deli’ uso antico e recente del Castel di Capuana. Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, voi. LXV, fase. CXXX, pagg. 108-120 e voi. LXVII, fase. CXXXIII, pagg. 24-37 e fase. CXXXIV, pagg. 102-116, Napoli, 1859.
2) Vedi: " Ampliazioni della città,, in Napoli e sue vicinanze , voi. I, pagg. 212-13, Napoli, 1845 (probabilmente V autore di questo capitolo deve essere il Quaranta).
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" Mercato fa riaperta al Carmine ; da sotto il colle di Sopram- “ maro si trasportò Porta-Forcella al sito dove è ora col nome 11 di Porta - nolana ; a S. Caterina a Formella si trasse Porta 11 capuana; e l'antica Porta S. Sofia si traslocò tra le due torri, " dove appresso fu demolita, sopra Ponte-nuovo . Le quali porte " furono costrutte ciascuna in mezzo a due torri, a cui si vollero “ imporre in quadretti di marmo questi nomi che ancora si leg- “ gono. Le torri al Carmine si dissero La Fidelissima e La “ Vittoria : quelle a Porta Nolana si addomandarono La Cara “ Fe e La Speranza : le altre a Porta Capuana si appellarono “ WHonore e La Virtù. Le leggende a Ponte - nuovo furono " guaste e perdute dal tempo. Così restarono rinchiuse dentro “ la città la contrada del Lavinaro nome che trasse dal torrente “ che le piovane ingrossavano calando dalle colline a borea di " Napoli, prima che fossero state mandate per il Ponte nero ; la " contrada della Duchesca, così detta dai giardini che ivi fece “ Alfonso II quando era ancora duca di Calabria ; e la contrada “ di Carbonara , già piazza delle giostre, e quindi decorata sin “ dai tempi di Roberto.
“ Ferrante fu il primo che usasse all' opera del fortificare “ la pietra detta piperno delle cave di Succavo e Pianura ; e le " murazioni furono condotte da Giulian da Maiano, il quale su “ l'arco di fuori delle porte effigiò in bassorilievo di marmo la “ persona del re a cavallo
Da tutto ciò emerge come la pietra adoperata nel rivesti¬ mento dei torrioni e delle nuove mura aragonesi, mentre il Balzano la riporta come lava vesuviana, il Quaranta la ritiene piperno, mettendo in evidenza anche il fatto che fu questa la prima volta che s'adoperò piperno in opere di fortificazioni.
Dall'esame odierno della roccia, che riveste i vari torrioni, risulta indubbio che trattasi di piperno e non già di lava ve¬ suviana.
Nè può pensarsi che i lastroni, attualmente rivestenti detti torrioni, possano essere stati posti in opera in un secondo mo¬ mento in sostituzione della lava vesuviana : tale ipotesi va scar¬ tata, non solo perchè manca ogni traccia di notizie in proposito, ma anche perchè lo stato della superficie dei lastroni stessi ac-
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cusa diversi secoli di esposizione all' azione degli atmosferili. Di modo che deve definirsi errata la notizia che dà il Balzano sulla natura del materiale usato nel rivestimento delle mura e dei torrioni Aragonesi.
Analogo impiego avrebbe avuto la lava vesuviana nel secolo successivo (secolo XVI), secondo una implicita, ma incerta (come la manifesta l'autore stesso), segnalazione del medesimo Balzano. Il Balzano nella stessa opera (fase. CXXXIII, pag. 24), parlando di Castel Capuano, dice : “ ... essendo stati tolti alcuni larghi 11 balconi di pietra vesuviana fattivi forse da Giovanni da Nola " nel racconciar l’edifizio ad uso dei Tribunali...
Tale impiego della lava vesuviana rimonterebbe così al 1540, anno in cui Don Pietro di Toledo riunì i Tribunali di Napoli in Castel Capuano, stabilendovi anche le prigioni.
Ma qui v'è da osservare che quei balconi potrebbero es¬ sere stati costruiti in un secondo tempo ; ed a questa interpe- trazione si è autorizzati anche dal 1 forse „ aggiunto dallo stesso Balzano : sempre ammesso che si trattasse veramente di lava vesuviana e non piuttosto di piperno ; ammissione, questa ultima, poco avvalorata dalla precedente dichiarazione del Balzano, il quale evidentemente nello scrivere non si preoccupava troppo di distinguere lava vesuviana da piperno.
In conclusione le notizie sull'impiego di lava vesuviana come pietra da taglio nel XV e XVI secolo, che si deducono dal lavoro di Balzano su Castel Capuano, non sono attendibili.
Può perciò ancora ritenersi che nella città di Napoli non si riscontra monumento od opera importante di epoca precedente al 1700 eseguito con pietra vesuviana (come pietra da taglio) e che tanto meno si hanno notizie di simile impiego prima di tale epoca.
E ciò, indipendentemente dalle proprietà costruttorie della roccia e specialmente dalla sua durevolezza, che in verità non è molto spiccata nelle opere esterne, trova conferma nella consi¬ derazione che il comune impiego della lava non potette svilup¬ parsi se non dopo la grande eruzione del 1631 e quelle succes¬ sive, che fornirono alla plaga circumvesuviana imponenti distese di lava, delle quali talune spintesi fino alle porte della città.
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Dalle varie storie tracciate dell’attività passata del Vesuvio si deduce infatti che, precedentemente al 1631, pochi e taluni dubbi dovettero essere gli efflussi lavici (79?, 512, 685, 1036) e questi pochi forse coprirono territori piuttosto, lontani dalla città, tanto da far riuscire più economica l'utilizzazione del pi- perno di Soccavo e Pianura, nonostante le sue difficili condi¬ zioni di coltivabilità e di viabilità, e da spingere nel 1317 l) Re Roberto a rivolgersi a Pozzuoli , Tripergola (?) e a Galdo (?) per procurare il materiale occorrente a " selciare „ Napoli.
Napoli, Gabinetti di Geologia Applicata e di Arte Mineraria del R. Istituto Superiore d'ingegneria, 8 aprile 1935— XIII.
Riassunto.
Si dimostrano non attendibili le notizie date da Balzano P. nel 1859 circa impieghi avuti dalla lava vesuviana nel 1484 (nel rivesti¬ mento delle mura aragonesi di Napoli) e nel 1540 (in Castel Capuano) e si ritiene che soltanto dopo V eruzione del 1631 la lava vesuviana trovò largo impiego a Napoli (città) come pietra da taglio.
Finito di stampare 18 maggio 1935.
’) Vedi in proposito mia comunicazione a pag. VI del Volume XLVI (1934) di questo Bollettino,
Sull’ organizzazione e sull’ indirizzo delle ricerche scientifiche dell’Istituto Geofisico di Gottinga.
(Relazione al Ministero dell’Educazione Nazionale)
del socio
Ester Ma j o
(Tornata del 7 aprile 1935)
Tra i vari centri di studio della Germania, quello di Got¬ tinga, occupa un posto eminente specialmente per le ricerche di sismologia scientifica. La destinazione all'estero, fattami dall'On. Ministero dell'Educazione Nazionale, per l'istituzione sismologica di Gottinga, mi è stata particolarmente gradita. In tale occasione ho potuto compiere anche altri interessanti studi, prolungando il mio viaggio : i risultati di queste altre ricerche formeranno oggetto di una seconda relazione ; intanto riferisco sul centro di studio di Gottinga.
Gottinga fa parte della media Germania ed è situata più a nord del bacino sorgentifero del Weser, che è un altopiano di media altezza sul mare : da 200 a 300 metri.
Il Weser, formato dalla Werra e dalla Fulda, riceve le acque dell'Aller, suo principale affluente di destra, per poi finire, con largo estuario, nel golfo di Jade. Sul Leine, affluente di riva sinistra dell'Aller, in una pianura fertile, prevalentemente agricola, è situata Gottinga.
Nei dintorni, i sollevamenti di origine morenica, sono chia¬ ramente visibili prima col ghiacciaio Rhòne (m. 950) e col Solling, poi col Taufstein (m. 772), il più grande massiccio basaltico dell’ Europa. Le alture sono coperte di faggi, querci, noci, ca¬ stagni, pini.
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Gottinga è rinomata per la sua ricca Biblioteca e per la sua Università.
L'Istituto Geofisico A — 51°, 33° N; qp 9° 58° E Grew. è poi situato fuori città, all'altitudine di circa metri 270 sul mare, in cima di una verdeggiante collina.
L'Istituto ha sede in un grazioso edificio, costruzione a tipo villetta , con diversi piani e piccola torre. Possiede inoltre un grande giardino che lo circonda. In questo giardino vi sono diversi padiglioni ed uno spiazzo.
CoH'Illustre Professore Gustavo Angenheister, e, con la sua personale guida, effettuai il giro dell’Istituto e presi viva parte ai suoi recenti studi e a quelli cui attendono i Professori Mul- ler, Rampsek, Kòhler, Grafe, Reinbold, e altri assistenti, oltre poi all'indirizzo seguito nelie esercitazioni didattiche e nelle tesi sperimentali di laurea.
Tra gli apparecchi per le esercitazioni degli studenti notai : la bilancia di torsione, gli apparecchi gravimetrici per la deter minazione delle costanti della terra, ecc. La stanza fotografica realizza un pratico sistema di illuminazione e di lavaggio (è im¬ portante notare che i moderni apparecchi sono a “ registrazione ottica,, su striscia fotografica: sistema largamente in uso a Got¬ tinga), la stanza radio completamente attrezzata, ecc....
Le variazioni di gravità vengono studiate con apparecchi pendolari tipo Sternek a registrazione fotografica con sviluppo orario di sette centimetri al secondo. Sulla stessa striscia foto¬ grafica vengono tracciati i segnali orari radiotelegrafici e le oscillazioni di un diapason che compie 51 oscillazioni per ogni secondo.
Per lo studio delle onde sonore nell’atmosfera vi è un nuovo apparecchio ricevente in uso per delicate ricerche intese a dar luce sulla propagazione anormale del suono e all'ipotesi del Wiechert, Wipple, Gutenberg, ipotesi ormai in seria considera¬ zione , di una alta stratosfera calda cioè di uno strato situato tra 40 e 55 Km., coincidente con quello detto “ ozonisfera „ per la massima concentrazione di ozono, e con temperatura as soluta calcolata da 336 a 356 gradi.
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Padiglione sismico.
Nel giardino vi è un apposito padiglione per gl’ impianti sismici. Oli apparecchi sono quelli del Wiechert e precisamente :
1) Sismografo astatico Wiechert per le componenti oriz¬ zontali con massa stazionaria di 1200 Kg., periodo di 11 secondi, sviluppo orario di mm. 12 a minuto e ingrandimento statico di circa 150 volte.
2) Sismografo astatico Wiechert per la componente verti¬ cale con massa stazionaria di 1300 Kg., periodo di 5 secondi, sviluppo orario di 12 mm. a minuto e ingrandimento di circa 200 volte.
La massa stazionaria del sismografo verticale Wiechert è formata da una cassa in legno e ferro, riempita di barite, sospesa tra i piedi e caricata inoltre di alcuni pesi di ferro. Questa cassa è sostenuta da 8 molle a spirale che operano, per gruppi di quattro, sui due opposti arresti. Per proteggerle dai bruschi cambiamenti di temperatura, e, per impedire seri danni se una molla si spezza, ciascun sistema di molle è racchiuso in una scatola di ferro ( 25 cm. x 1 m. x 1 m.}.
Le molle sono di filo d’ acciaio Krupp dello spessore di 14 mm. aventi spire di 20 cm. Ciascuna molla pesa 8 Kg. Il ti¬ rante, sotto il carico applicato di circa 160 Kg., è di 36 cm.
1 movimenti verticali della cassa di barite formante la massa stazionaria sono, mediante un braccio di propulsione, operante al centro di gravità, trasmesse in alto, e, di là, mediante un siste¬ ma di leve, trasmesse ai bracci scriventi.
Vi è una semplice disposizione che permette, con l’uso della forza elastica della molla, di variare il periodo di oscillazione ; ma non conviene oltrepassare i 7 secondi corrispondenti a un ingrandimento statico di 30 volte.
3) Sismografo orizzontale Wiechert di 17.000 Kg., periodo di secondi 1.50, sviluppo orario di mm. 55 a minuto, sposta¬ mento di almeno 0.1 mm. per 0.1 secondo e ingrandimento di circa 2000 volte.
Nel sismografo orizzontale Wiechert di 17.000 Kg., la massa
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stazionaria è formata da una caldaia cilindrica in lamiera di ferro a fondo piatto, del diametro di poco inferiore a 2 m. di altezza, riempita di barite. Per il funzionamento è necessario che essa sia movibile liberamente in senso orizzontale. A questo scopo è so¬ spesa a tre tiranti di ferro aventi il diametro di 3 cm., la cui fles¬ sibilità elastica è sufficiente per la libertà dei movimenti : essi cingono la caldaia per tre sostegni laterali e sono sostenuti a loro volta da un telaio di ferro. I movimenti corrispondenti a questo telaio della massa stazionaria sono ricevuti dai bracci di propul¬ sione che li trasmettono sugli apparecchi registratori. A tale scopo
Fig. 1. — Sismografo Angenheister per movimenti orizzontali.
vi è un nucleo di ferro al centro di gravità della caldaia cilin¬ drica riempita di barite. Questo nucleo di ferro è rigidamente connesso al fondo e alle pareti del cilindro, mediante 24 giunzioni in ferro solido. Il braccio di propulsione dirige lo stile, mentre quattro leve ingrandiscono , runa dopo l’altra, la deviazione : 5 volte X 5 volte x 5 volte x 17 1/2 in tutto = 2200 volte. Nella registrazione risulta una perdita di inerzia per l'elasticità del si¬ stema di trasmissione che non supera però il 5 °/0 circa.
Tutte le registrazioni dei sismografi sono su nero-fumo.
Segue la stanza di prova dove sono in corso le ricerche col nuovo indirizzo del Prof. Angenheister. Vi è la piattaforma
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oscillante atta alle registrazioni dei movimenti orizzontali, un altro apparecchio atto alla registrazione dei movimenti verticali, in particolare ai movimenti ottenuti con le esplosioni artificiali. Tali
Fig. 2. — Sismografo Angenheister per movimenti verticali.
apparecchi hanno lo smorzamento ad aria ed amplificazione di 500.000 volte. L'Angenheister ottiene il raddoppiamento della amplificazione mediante uno specchietto.
Nelle Figg. 1 e 2 vi sono i moderni sismografi Angenheister rispettivamente per i movimenti orizzontali e per quelli verticali»
Padiglione del magnetismo terrestre.
Il padiglione sentitola al grande scienziato Gauss del quale figura l' apparecchio originale che servì per i celebri studi sul magnetismo terrestre. 12 apparecchio, di grandi dimensioni , è munito di galvanometro.
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Accanto, su un apposito pilastrino è collocato un nuovo apparecchio, di piccole dimensioni, fatto costruire secondo le indicazioni del Prof. Angenheister.
Un altro reparto raccoglie gli apparecchi per lo studio dei raggi penetranti, per lo studio della radioattività dell’aria sia in laboratorio, con grandi apparecchi, sia in campagna con modelli di facile trasporto.
Esperienze in giardino.
Nel giardino vi è uno spiazzo con una buca del diametro di circa 5 metri e profonda 1 metro. A scopo dimostrativo per gli studenti si fa cadere da una certa altezza una sfera di ferro del diametro di 1 metro e poi si studia la registrazione dell'urto per la propagazione delle onde sismiche e per quella dell'onda acustica. Analogamente si studiano esplosioni ivi prodotte con dinamite.
Osservatorio - Biblioteca.
L' Istituto è anche attrezzato per studi meteorologici : vi sono apparecchi registratori, teodoliti per palloni-piloti e meteo- rografi. L'Osservatorio poi è collocato sulla torretta. Sulla terrazza, di bella visuale, sono collocati : il pluviometro, V eliofanometro, l'anemometro, con sottostante registrazione elettrica, la gabbia meteorica ecc.
Ricca di libri è la Biblioteca. Figurano i trattati geofisici del Gutenberg, le collezioni Mainka, e altri a noi già noti.
Nel reparto degli scambi internazionali vi sono i nostri “ An¬ nali di Meteorologia „ e altri bollettini.
Ho notato, inoltre, diverse tavole murali con schemi di ap¬ parecchi e altre tavole relative ai rilievi eseguiti col metodo d'indagine gravimetrica del sottosuolo nei quali si rileva che, ai valori positivi di AZ, che si riscontrano nella Germania centrale e settentrionale, corrisponde una ricchezza di sale e di petrolio, però queste zone sono caratterizzate, alla loro frontiera, da forti anomalie di gravità,
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Indagini sismiche
condotte a Gottinga col metodo della risonanza.
Le indagini dell'Istituto Geofisico si riferiscono all' uso del metodo della risonanza, metodo che permette ricavare il periodo proprio e lo smorzamento relativo al sismografo come alle case e alle masse del sottosuolo. A questo scopo si mette l'oggetto su cui si indaga in vibrazione forzata, avendo cura di far variare il periodo in un certo intervallo, nel quale, presumibilmente, l'og¬ getto ha la capacità di vibrare : quando l' oggetto traversa il periodo proprio, le amplitudini crescono. L'aumento di amplitudine è regolato dallo smorzamento proprio dell'oggetto.
II metodo del volano di Kòhler.
La massa stazionaria del sismografo deve agire con moto
sinusoidale in movimento forzato , ciò si ottiene (Fig.3) munendo la massa stazionaria del sismogra¬ fo di un volano con massa eccentrica. Dopo si mette in rotazione veloce. La curva di risonanza è data dalle amplitudini Jl in funzione del periodo T ; quando il sismografo attraversa il periodo proprio T0 l'amplitu¬ dine raggiunge il massimo valore.
Per periodi inferiori al periodo proprio del sismografo l'am- plitudine tende al valore A0 che dipende solo dall’ingrandimento
yj
statico del sismografo. Il rapporto — dà la misura dell' ampli-
i\
yj
tudine e la posizione del massimo del rapporto — nella curva di risonanza corrisponde al periodo proprio T0 . Il paragone dell'amplitudine ^ del periodo proprio T0 coll'amplitudine ^
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di altro periodo T permette calcolare lo smorzamento mediante la formula :
log w
1.36 ( 1 — c )
V7 4 d — ( 1 + c) 2
dove c
| T 1 2
L T„ .
e
Il metodo della piattaforma oscillante di Rampsek.
La piattaforma oscillante per movimenti orizzontali (Fig. 4) consiste di un piano (a) metallico perfettamente orizzontale, pog¬ giante (b) su tre sfere di acciaio. Questo piano è scorrevole con guida laterale a cuscinetti a sfere (c), ed è munito di viti (d).
Il sistema è l'impalcatura per il sismografo.
La piattaforma oscillante per movimenti verticali, consiste similmente, di un piano orizzontale metallico, il cui lembo è fis¬ sato col fondo che è articolato e girevole. Il movimento di forma sinusoidale della piattaforma oscillante viene trasmesso al piatto. Ambedue le piattaforme oscillanti posseggono uno smorzamento. Nell’Istituto Geofisico di Gottinga vi sono due piattaforme co¬ struite dall'Askania Werken di Berlino.
I movimenti di esse , mediante uno specchietto , vengono ingranditi e registrati su striscia fotografica. Il sismografo, che viene collocato sopra la piattaforma, assume movimento a pe¬ riodo costante e se ne effettua la registrazione anche con metodo ottico. Sperimentando con altri periodi delle piattaforme oscil¬ lanti si possono poi confrontare le amplitudini, che loro com-
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petono, con quelle del sismografo, mediante i periodi fissati e la fase ritardata. In pratica è necessario sperimentare con un gran numero di periodi di poco diversi l'uno dall’altro e de¬ durre, dalla corrispondente curva di risonanza, il periodo pro¬ prio e lo smorzamento del sismografo.
Registrazioni ottenute.
La Fig. 5 dà le curve tracciate da un sismografo in esame col metodo Kòhler. Risulta il periodo proprio di 0.08 secondi e lo smorzamento di 1.23: 1.
^/^^WVWWWWVVWWVVWVWVNAAAAWVVVVN
\AAAAAAAAA/WVWVVWVVWVWWVVVWW^
yyyvvVVVVVVVNAA/NA/NA/\/NAA/VVV\/W\<
WWV\AMAAAA/WVWVA/WVVV
aaaaaaaaaamaaaaaaaa/v
AAA/WVWVWV\AAAA/
Fig 5.
La Fig. 6 si riferisce a registrazioni di alcuni movimenti periodici della piattaforma oscillante. La a) è quella relativa al movimento della piattaforma stessa; la b) e la c) si riferiscono ai rispettivi movimenti del sismografo orizzontale e precisamente la b) al movimento libero in direzione parallelo al piatto , la c) a quella perpendicolare. La d) dà la registrazione del tempo ot¬ tenuto mediante diapason che compie 51 oscillazioni in 1 secondo.
Nella Fig. 7 vi sono le curve di risonanza del sismografo dedotte col metodo di Kòhler la (1) e con quello di Rampsek la (2). I relativi smorzamenti sono di 1.23 e 1.33. Ai diversi
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A
periodi corrispondono i diversi valori delle amplitudini — . Per
J\
T0 = 0.08 secondi si ha il massimo valore delhamplitudine.
Fig. 7.
Analogamente nella Fig. 8 sono tracciate le curve di riso¬ nanza ottenute sperimentalmente per il sismografo orizzontale di 17000 Kg. con ingrandimento di 20000 volte. 11 periodo T0 è di secondi 1.42; lo smorzamento di 4 e di 5.
- 89 -
Fi g. 8.
Fig. 9.
- 10 -
- 90 -
In corrispondenza sono segnate le curve teoriche ottenute
con l'applicazione della formula log. w — — r1--— ■ == C l
V 4 d — (1+c)2
Le curve di risonanza (Fig. 9) del sismografo verticale, ot¬ tenute sperimentalmente con ingrandimenti di 3000 volte sono riportate con le curve teoriche. Il periodo T0 è 0.115 secondi, i valori dello smorzamento di 2,2 ; 3,2 e 10.
Indagini del sottosuolo.
Promosse dalla “ Deutschen Forschungsgeselischaft fur Bo- denmechariik, Berlin „, Flstituto Geofisico di Gottinga ha com¬ piuto diverse ricerche. Il suolo fu messo in movimento sinusoi¬ dale a periodo costante, facendo agire per un minuto una mac¬ china di vibrazione “ Losenhausen „. Il movimento sinusoidale del suolo fu registrato a diverse distanze col sismografo verti¬ cale e con quello orizzontale per periodi della macchina di 1/15 fino a 1/50 di secondo. Si dedussero poi i periodi proprii e lo smorzamento del suolo applicando il metodo della risonanza che fu ancora impiegato per lo studio di esplosioni artificiali.
Il Mùller ha studiato il movimento del suolo prodotto da esplosioni artificiali, adoperando un sismografo verticale Wie- chert e due uguali sismografi orizzontali Angenheister.
Durante le esperienze fu variato il periodo dei sismografi orizzontali da 1/8 fino a 1/20 di secondo. Gli apparecchi, che funzionavano con lo smorzamento ad aria, regolabile a piacere, avevano la registrazione ottica “ Angenheister „ con velocità di
8 centimetri per secondo, indicazione del tempo mediante cro¬ nometro Knoblich a contatti di mezzo secondo e diapason che compiva 51 oscillazioni a secondo.
L'oscillazione dei sismografi orizzontali variava da 2 a 200, quella del sismografo verticale da 2 fino a 50 Hertz.
Per l'ingrandimento statico, oltre al metodo statico, servi¬ rono il metodo del volano e quello della piattaforma oscillante. Venne ad emergere una certa dipendenza dell' ingrandimento coll'ampiezza fino al 15 °/0 per le componenti orizzontali e al
9 °/0 per la componente verticale.
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Per i due sismografi, collocati con un determinato angolo verso la direzione dell’esplosione, furono prese le registrazioni per colpi di diverso calibro e si calcolò l'azimut e Y angolo di emergenza delle Pu.
Dall'angolo di emergenza delle riflessioni prime Pu vennero poi calcolate le profondità secondo la formula h = — ~ tage.
Gli studi compiuti sul ghiacciaio Rhòne mostrarono che le profondità calcolate in questo modo vanno d'accordo coi tempi di percorso.
Invece gli studi fatti sul monte Kain, fanno rilevare in base alle curve di percorso :
1. - Da A = 8 m. fino a A - 1.50 m. si ha una velocità di propagazione rispettivamente da 660 m. sec. a 8400 m. sec.
2. - Da A = 150 m. fino a A — 554 m. la velocità rimane costante.
Si spiega l'aumento di velocità di propagazione da A = 8 m. fino a A = 150 m. come conseguenza delle stratificazioni geologiche relative al profilo del monte Kain e alla valle del Leine.
Infine, dagli spari eseguiti nel giardino dell'Istituto Geofisico, non venne confermato l’accordo teorico che esiste tra l'azimut e l'angolo di emergenza : ciò in dipendenza della struttura geolo¬ gica del sottosuolo (calcare conchiglifero).
Sempre con questo indirizzo vengono eseguite ancora altre importanti ricerche.
In settembre, durante la mia permanenza, si chiuse a Got¬ tinga la XI Riunione della Deutsche Geophysikalische Gesell- schaft tenuta a Pyrmont.
Mi è infine gradito ringraziare l'Illustre Prof. Angenheister per la sua cortese ospitalità.
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Riassunto.
L’Istituto Geofisico di Gottinga, attualmente diretto dall’Illustre Prof. Angenheister, è rinomato per i suoi studi sismologici.
L’A. riferisce sull’indirizzo didattico e in particolare su quello scientifico per le variazioni di gravità, per lo studio dei raggi pe¬ netranti e delle radioattività deH'aria, per le ricerche sulla propa¬ gazione delle onde sonore nell'atmosfera, ecc.
L’A. descrive il padiglione sismico, fornito di apparecchi Wie- chert e Angenheister, il padiglione del magnetismo terrestre, l'Os¬ servatorio meteorologico, la ricca biblioteca, ecc.
Rileva le attuali indagini condotte a Gottinga col metodo della risonanza e descrive il metodo di Kohler e quello di Rampsek.
Riporta registrazioni ottenute con l'uno e con l'altro metodo e anche con tutti e due, confrontando le curve sperimentali con quelle teoriche.
Inoltre accenna alle moderne indagini del sottosuolo pure ef¬ fettuate col metodo della risonanza.
Finito di stampare il 28 giugno 1935.
Misure solarimetriche subacquee nel mare di Cuma
del socio
Ester M a j o
(Tornata del 22 giugno 1935)
Recenti misure di radiazione solare sul mare di Capri sono state eseguite dal Vercelli col suo fotometro subacqueo che con¬ sente graduare fotograficamente le intensità delle radiazioni a profondità crescenti. Le misure vengono fatte simultaneamente su una coppia di lastre : una rivolta in alto, atta a ricevere i raggi solari diretti ; l'altra in basso, atta ad essere impressionata dai raggi diffusi. Dal grado di annerimento delle lastre, per dati periodi di posa: 2, 5 minuti ; si risale ai valori delle intensità lu¬ minose. Su ogni lastra la luce è selezionata mediante diversi e opportuni filtri.
L'apparato ha sei coppie di lastre, opportunamente coman¬ date da scatto a “ messaggero „. I messaggeri, venendo l’uno dopo l'altro, portano via via ogni coppia di lastre davanti alla finestra munita di filtri.
Col fotometro Vercelli si possono avere impressioni a suc¬ cessive profondità in brevissimo tempo d'immersione.
Notevoli sono i risultati ottenuti dal Vercelli l) colle de¬ duzioni della fotografia scientifica. Così è stato possibile rilevare che, per pose di 2 o 5 minuti, i raggi verdi-azzurri sono sen¬ sibili fotograficamente sino a profondità di 500 e 600 metri.
In parallelo, col metodo fotografico, il Vercelli im¬ piegò il metodo solarimetrico, accoppiando una ter-
Vercelli F. — Le recenti esplorazioni sulla radiazione solare nelle acque marine , con speciale riguardo alle acque di Capri . Atti S. I. P. S? XXIII Riunione, Napoli 1934,
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mopila con un buon galvanometro portatile. Tale metodo con¬ sentì misurare l’effetto termico delle radiazioni sino a profondità di 75 metri.
* *
Com'è noto le termopile sono costruite sul principio di “ Moli „ cioè una massa metallica, relativamente grande, è attac¬ cata ad ogni termo-elemento, ciò permette esporre, senza incon¬ venienti, le pile all'effetto delle radiazioni.
Le termopile, atte a scopo solarimetrico, sono costruite in manganina e costantana, con una resistenza interna di 8 ohm e sono usate con un comune millivoltometro.
I termoelementi, opportunamente verniciati, sono racchiusi in una scatola di speciale vetro semisferico.
L’opportunità di uno studio relativo alla propagazione del¬ l’energia raggiante nelle acque marine mi è riuscito particolar¬ mente caro. Per tale scopo ho avuto a disposizione due termo¬ pile “ Moli „ a piccola superficie destinate a due stazioni agri¬ cole pugliesi , nell'occasione di eseguirne il confronto col pire- liometro Angstròn N. 1669 dell’ Istituto di Fisica Terreste della R. Università di Napoli.
❖
* *
Nel mese di agosto 1934 potei eseguire uno studio subac¬ queo a bordo dell'Jacht " Wan „ al largo del mar di Cuma.
Le due anzidette termopile furono assicurate mediante cor¬ doni di protezione che lasciavano perfettamente libera l’esposi¬ zione della superficie sferica. Sul quadretto, dove facevano capo i cavetti delle termopile, vi erano i serrafili di un sensibile gal¬ vanometro.
Le esperienze durarono dal 4 al 20 agosto. La sosta fu fatta sempre attorno al punto di stazionamento 40° 5T Nel0 30' E Monte Mario dalle ore 11 alle ore 13.
Con le misure solarimetriche si rilevarono i dati della pres¬ sione atmosferica, della temperatura dell’aria, della tensione del vapore, della direzione e velocità del vento e in particolare s tenne conto dello stato del cielo e del mare,
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Il rilievo degli elementi meteorologici fu fatto con gli stru¬ menti da viaggio dell'Istituto di Fisica terrestre della R. Univer¬ sità di Napoli.
L'impiego di due termopile mi sembrò particolarmente in¬ teressante per la possibilità di misure contemporanee a due di¬ verse profondità
Da misure preliminari mi sembrarono convenienti le rispet¬ tive profondità di 16 e 21 metri, perchè si scostano alquanto dalla superficie e fra loro tanto da avere determinazioni apprez¬ zabili.
Com’è noto le termopile si prestano alla misura della inten¬ sità totale delle radiazioni che provengono sia direttamente dal sole che dalla diffusione e dalla riflessione qualsiasi ; però i coefficienti di riduzione variano a seconda dell’altezza del sole sull'orizzonte.
Più che eseguire la misura globale delle radiazioni mi sembrò interessante servirmi di filtri. Per tale scopo mi avvalsi di calotte di vetro colorato, di fabbricazione locale, che sormontavano la calotta di vetro, propria dell'apparecchio.
I coefficienti di riduzione delle letture galvanometriche fu¬ rono dedotti in laboratorio, con la taratura degli strumenti, nelle identiche condizioni di schermatura colorata e con uguale altezza del sole sull'orizzonte.
Nel seguente specchietto riporto, con la data, le medie dei valori degli elementi meteorologici orari e i risultati delle misure solarimetriche. Questi valori, che sono la media di tre letture eseguite, di quarto in quarto d'ora, si sono ottenuti moltiplicando le letture per il coefficiente di riduzione ed esprimono la in¬ tensità in gramm o-c a 1 o r i e per centimetro quadrato al minuto.
Ora, la teoria dell’assorbimento delle radiazioni, per qualsiasi lunghezza d'onda, ci dice che l’estinzione segue la legge di Lam¬ bert espressa dalla relazione :
- az
I = I» e
dove I0 è il valore limite di I per z = o ed a è il coeffi¬ ciente di assorbimento o di estinzione.
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|
Data |
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Sole.
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La quantità q = e è detta coefficiente di tra¬ smissione. Però quando il mezzo trasparente, attraversato dalla luce, contiene in' sospensione particelle aventi indice di rifrazione diverso da quello del mezzo, queste particelle diffondono le ra¬ diazioni in tutte le direzioni, e, se le particelle sono sufficiente- mente piccole, la luce diffusa è azzurra (e f f et t o T y n d al 1) ed è quasi completamente polarizzata rettilineamente, essendo la di¬ rezione di vibrazione normale a quella del fascio incidente.
La teoria data da Lord Rayleigh perviene alla conclusione che l'intensità della luce diffusa, secondo una direzione qualsiasi, è inversamente proporzionale alla quarta potenza della lunghezza d'onda. Inoltre l'estinzione delle radiazioni è, per effetto dell'as¬ sorbimento e della diffusione interna, rappresentabile con la legge esponenziale :
*-Yz
I = I e
dove il coefficiente globale y è dato dalla somma del coefficiente di assorbimento a e di diffusione (3, cioè:
T = a + p.
Sicché la media di tutte le osservazioni dà, per l' intensità alia profondità di 16 metri i valori :
I rosso — 0,342
I giallo == 0,404
I azzurro = 0,563
e contemporaneamente per la profondità di 21 metri :
I rosso === 0,051
I giallo = 0,152
I azzurro = 0,321.
La formula esponenziale, in corrispondenza del dato spes¬ sore di acqua attraversato, permette ricavarci, per i singoli gruppi di radiazioni, il coefficiente globale y di assorbimento e diffusione (per metro di acqua), cioè si ottiene :
Y rosso = 0,381
Y giallo = 0,196
Y azzurro — 0,112.
- 11 -
- 98 -
Questi valori risultano, come analogamente è stato rilevato *) dal Vercelli per le acque di Capri secondo le esperienze di K. Grein, superiori a quelli dell’acqua pura riportati dal Krùmmel 2).
Conclusio ni.
Le diverse e simultanee misure solarimetriche eseguite per¬ mettono concludere sulla buona ammissibilità dei valori ottenuti per il coefficiente y di assorbimento e diffusione, valori che diminuiscono col diminuire della lunghezza d'onda.
Le misure danno, per il rapporto con cui vengono assorbite le radiazioni rosse rispetto alle gialle, valore doppio; tra le gialle e le azzurre valore delTuno e tre quarti, e tra le rosse e le az¬ zurre valore più che triplo, precisamente tre e due quinti.
L'estinzione delle radiazioni rosse avviene più presto, sicché la bella colorazione azzurra del mare è, per la teoria di Reyleigh, e, col rilievo dei dati sperimentali, dovuta alle radiazioni di mi¬ nore lunghezza d'onda che prevalgono a maggiori profondità.
Riassunto
Nell’agosto 1934 fu eseguita una serie di misure subacque con¬ temporanee nel mare di Cuma col metodo solarimetrico. Le termo¬ pile furono schermate con calotte di vetro colorato. Le intensità, relativamente a due diverse profondità, sono espresse in gr. cal. per cm2 al minuto.
La teoria di Lord Rayleigh e la legge esponenziale, data per la estinzione delle radiazioni, permettono calcolare il coefficiente globale y di assorbimento e diffusione per i sin¬ goli gruppi di radiazioni rosse, gialle, azzurre.
Finito di stampare il 28 giugno 1935
') Vercelli F. — Ricerche di Oceanografia fisica. Annali Idrografici, voi. XI, Genova 1926.
2) Krummel O. Handbuch der Ozeanographie. Band II, Stuttgart 1923.
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ANTONIO DELLA VALLE
ANTONIO DELLA VALLE
Commemorazione
fatta dal socio
Mario Salfi
(Tornata del 22 giugno 1935)
Il 6 dello scorso gennaio si spegneva in Napoli Antonio Della Valle, nostro consocio fin dai primi tempi della istitu zione del sodalizio.
Era nato a Napoli il 13 febbraio 1850, ma trascorse gli anni della sua puerizia e fanciullezza nel vicino villaggio di Soccavo, che gli era molto caro perchè culla dei suoi più prossimi e cari parenti e perchè vi ebbe i primi maestri e i migliori amici della sua giovinezza.
Conseguì nel 1873 la laurea in medicina, nel 1874 quella in Scienze Naturali e nel 1875 quella in scienze fisico chimiche. Insegnò come incaricato per alcuni anni (1874-76) Storia natu¬ rale nel R. Istituto Tecnico e dal 1874 al 1884 come titolare la stessa materia nel R. Liceo Umberto di Napoli. Nel 1884 fu nominato in seguito a concorso Professore di Zoologia ed Ana¬ tomia comparata nella R. Università di Modena, e questa cat¬ tedra tenne fino al 1897, anno in cui per unanime voto della Facoltà di Scienze di Napoli fu chiamato a coprire la cattedra di Anatomia comparata in questa Università resasi libera per la morte di Salvatore Trinchese. E tale insegnamento tenne fino al 1925 anno in cui per limiti di età fu messo a riposo, ottenendo in seguito la nomina a Professore emerito di Anatomia compa¬ rata nella nostra Università.
Era socio di molte accademie tra le quali quella dei Lincei e quella delle Scienze di Napoli. Dimostrò sempre molto inte-
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ressamento per le vicende della nostra Società sebbene non a* vesse mai preso parte attiva nel Consiglio Direttivo per non aver voluto mai rivestire cariche sociali.
Molto riconoscente era al nostro Sodalizio dopo che nel l'anno in cui egli lasciò la cattedra gli furono tributate solenni onoranze e fu eretta la “ Fondazione „ del premio intitolato al suo nome ed a quello del suo indimendicabile figliolo Paolo.
Molti di noi oggi qui presenti ricordano la tornata del 13 dicembre 1925 nella quale, con largo intervento di autorità, di ammiratori e con larghissima adesione del mondo scientifico e culturale si tennero le onoranze al venerato Maesto. Fu offerto in quel giorno al Della Valle un ricco Album in cui erano raccolte le firme di tutti i sottoscrittori alla Fondazione ed è ancor viva in noi, accanto a quella del festeggiato la figura di un altro Maestro scomparso: del Prof. Francesco Saverio Mon¬ ticelli che in quella occasione volle con nobilissime parole o- norare nel collega illustre il maestro di molte generazioni di allievi.
Quella fu l’ultima volta che il Della Valle intervenne alle tornate della nostra Società e le sue commosse e sincere parole di ringraziamento al nostro Sodalizio per l'iniziativa presa, ritor¬ nano vive alla nostra mente e ci pare di sentirlo qui rievocare commosso, la vita breve, ma pur gloriosa, del suo caro figliuolo " di un giovane, come egli disse, che alla Cattedra di Embriolo¬ gia di questo Ateneo ed all'ambita direzione di un Ospedale mili¬ tare durante l'ultima guerra d’indipendenza, preferì i rischi di Capitano medico di complemento nei reggimenti operanti sulla linea del fuoco, trovando pur tempo nelle rare horae subsectvae del suo nobilissimo ufficio, tra le battaglie cruente e le epide¬ mie decimatrici, tra le marce faticose ed i gelidi addiacci, entro trincee rocciose del Carso e negli inospiti acquitrini dell'Alba¬ nia — dove a 32 anni doveva spegnersi una vita intensamente o- perosa — di attendere a ricerche scientifiche d'ogni genere, dalla eziologia della malaria alla senescenza degli olivi, dalla geologia della baia di Valona ad un trattato generale di Biologia che, certo, avrebbe rappresentato una nuova poderosa affermazione del suo ingegno „.
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Sedici anni sono trascorsi da quel pomeriggio di febbraio nel quale ebbi la ventura di conoscere Antonio Della Valle che fu per me maestro sapiente ed affettuoso ed al quale ser¬ berò imperitura gratitudine.
Fui ammesso alla sua presenza per chiedergli di poter fre¬ quentare le esercitazioni di Anatomia comparata ed egli mi ri¬ cevette con la sua abituale cordialità, con quella maniera sua tutta particolare che ispirava subito fiducia nell'allievo. Da quel giorno divenni assiduo frequentatore dell’Istituto nel quale compii le ricerche per la laurea e dove conobbi anche il nostro indi- mendicabile consocio Marcucci al quale fui legato da fraterna amicizia ed alla cui memoria invio un reverente saluto. Poi quando il Della Valle mi volle come suo assistente, nelle lunghe conversazioni, alle quali partecipava anche i! Marcucci, seduti intorno al grande tavolo della Biblioteca dell'Istituto, metten¬ doci a parte dei progressi delle sue ricerche seppe infondermi il suo metodo di lavoro e le direttive nella ricerca scientifica. Ed egli soleva riunire intorno a se, periodicamente, con gli as¬ sistenti, anche gli studenti interni ed i laureandi ai quali asse¬ gnava un tema da svolgere e la discussione che ne seguiva era sempre fruttuosa di insegnamenti didattici e scientifici. Nei rap¬ porti con i suoi allievi era davvero cordiale e paterno, interes¬ sandosi alle loro condizioni di famiglia ed al loro avvenire.
La scrupolosità con cui egli adempiva al suo dovere di in¬ segnante e la cura con cui egli preparava le sue lezioni sia nei riguardi delle numerose tavole illustrative che egli soleva esporre nell'aula, sia per la scelta del materiale dimostrativo erano dav¬ vero straordinarie.
Chi ascoltava le lezioni del Della Valle saltuariamente rice¬ veva l'impressione di frammentarietà: eppure non era così. Nel suo corso annuale, a volte biennale, egli seguiva un filo logico frammezzato da numerose parentesi che egli intercalava per ren¬ dere più chiara l'esposizione di taluni capitoli che andava svol¬ gendo.
Lasciava a noialtri assistenti la guida dei laureandi per i primi tempi, ma egli stesso sorvegliava l’andamento delle ricer¬ che e sopratutto l’ elaborazione del manoscritto che l' allievo
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leggeva poi alla presenza sua , degli assistenti e dei colleghi laureandi.
Neiristituto diresse le sue cure principali airincremento della Biblioteca che accrebbe di molte opere preziose, specialmente relative all'embriologia dei Vertebrati.
Vita modesta la sua e di intensa attività. Giungeva in Isti¬ tuto verso le 10 antimeridiane e per tutta la giornata poi era al lavoro fino aU’imbrunire. Scendevamo a sera con lui facendo insieme buon tratto di strada e per molto tempo, fino a che un male sopravvenuto non glielo permise, il nostro Marcucci lo accompagnava su fino alla sua dimora di Piazza Salvator Rosa. Il dolore per l’immatura fine del suo caro Paolo non aveva in lui menomato la passione per la scienza e per la scuola. Anzi in queste sue attività egli, ci diceva, trovava il maggior con¬ forto. Molte volte lo si vedeva rinchiudere nella stanza da la¬ voro una volta occupata da suo figlio, dove nulla era stato ri mosso, forse per rievocare ricordi e dar libero sfogo al suo do¬ lore. Di fronte a noialtri egli sapeva, anche parlando delle atti¬ vità e dei meriti del suo Paolo, ben dominare i suoi sentimenti di padre affettuoso ed inconsolabile.
Ma la prodigiosa attività del Della Valle fu dedicata non soltanto alla scuola ed aU'insegnamento. Sin da quando era pro¬ fessore al Liceo egli inizia la sua attività di scienziato, attività che si è svolta durante la sua lunga carriera in diversi campi della morfologia degli animali ed in vari gruppi di essi.
La parte più interessante della produzione scientifica di An¬ tonio Della Valle è certamente quella che si riferisce ai suoi studi ascidiologici. È merito suo di aver dato una base scienti¬ fica alla conoscenza delle Ascidie del golfo di Napoli. Egli in verità limitò le sue indagini al gruppo delle ascidie composte, gruppo allora ammesso dagli zoologi, e ne studiò i vari aspetti sia dal punto di vista sistematico che morfologico e biologico. Iniziò questi studi nel 1874 alla Stazione Zoologica di Napoli per consiglio del suo Maestro Paolo Panceri ottenendo un ta¬ volo di studio presso quell'istituto. Gli furono compagni di la¬ voro più vicini, nella grande sala allora adibita a laboratorio ed
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oggi trasformata in biblioteca dei periodici, Angelo Andres e Carlo Emery, e, a quanto egli raccontava, non rare erano le sue scaramucce verbali su argomenti zoologici con quest'ultimo. Il primo lavoro ascidiologico pubblicato dal Dell Valle, nel 1877, s'intitola modestamente " Contribuzione alla storia naturale delle Ascidie composte del golfo di Napoli „ lavoro nel quale sono raccolte le osservazioni che egli giornalmente compiva per lo più nelle ore pomeridiane, ore che gli restavano libere dopo aver atteso ai suoi doveri dell'insegnamento secondario. Questo primo lavoro è essenzialmente sistematico e risente chiaramente dell’influenza che i lavori ascidiologici del Giard ebbero su di lui. Egli infatti ne segue strettamente i principi sistematici, ma illustra molte nuove specie del gruppo dei Botrilli, Aplididi e Distomi. Ma più che dal punto di vista sistematico questo la¬ voro è interessante per le notizie biologiche che egli da su varie specie. Ci dice infatti dell'estivazione delle Perophore , della bio¬ logia della Diazona violacea , del Fragarium areolatum , dei Di¬ stomi. Le indagini sistematiche susseguite ed i criteri speciogra- fici mutati, col progredire delle conoscenze, hanno dimostrato che molte delle specie ritenute buone non sono che variazioni stagionali o ambientali di un’unica forma. Resta al Della Valle il merito di aver saputo discernere i vari aspetti di forme affini e darne delle esatte descrizioni.
Molto più interessante è il lavoro pubblicato nel 1881 dal titolo 11 Nuove contribuzioni alla storia naturale delle ascidie composte „. Analizzeremo brevemente i gruppi di osservazioni raccolti in questo scritto e primo tra tutti quello che si riferi¬ sce al suo nuovo genere ed alla sua nuova specie Distaplia ma- gnilarva che il Della Valle considerò come “ una forma in¬ termedia fra i distomi e gli aplidii „ e che perciò propose di chiamare Distaplia. E questo nome di Distaplia fu fortunato perchè malgrado che in seguito fosse dimostrato esser Distaplia un sinonimo di Holozoaf un genere del Lesson (1830) pure YAp- stein nelle liste dei " Nomina conservanda „ propose di conser¬ vare il nome di Distaplia ormai universalmente noto fra gli studiosi. Meritano particolare menzione le osservazioni sulla fun¬ zione e sul meccanismo di formazione del sacco incubatorio, la
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cui importanza era sfuggita ad altri che pur segnalò una simile formazione nelle ascidie.
Il Della Valle descrisse anche le larve di questa sinascidia le quali si distinguono da tutte le altre larve di ascidie com¬ poste del golfo di Napoli per la loro grandezza, e molto impor¬ tanti sono le sue osservazioni sulle gemme da lui scoperte nel mantello comune della larva e propriamente nello spazio compreso tra l’ansa intestinale e l'apparecchio adesivo. Egli potè seguire l'origine ed il destino di tali gemme illustrando la genesi della colonia in questa sinascidia che mostra tratti comuni con pro¬ cessi consimili dei Pirosomi e delle Salpe. Interessante è ancora
10 studio dei processi di regressione e morte degli ascidiozoi ed
11 fatto da lui messo in evidenza che degli organi il cuore è l'ultimo a scomparire : notevoli sono i raffronti con la biologia di molti briozoi in base ai fatti messi in luce dal Joliet. Ancora belle osservazioni riguardano la formazione del mantello, Tana- tomia e fisiologia di tutti i sistemi organici delle sinascidie tra i quali merita speciale menzione il sistema riproduttore di cui il Maestro chiarisce e illustra le varie strutture allora per nulla note ove si eccettui qualche scarsa notizia del Milne Edwards. Nè meno importanti sono le ricerche del Della Valle sulla gemmazione dei Didemnidi per quanto in questo tratto del suo lavoro egli abbia un pò troppo seguito alla lettera il Ganin, anzi si sia sforzato di colmare le lacune di questo autore. Ulte¬ riori studi hanno dimostrato che il complesso processo della gemmazione dei Didemnidi è in un certo senso ben più sem¬ plice di quanto non lo lasciassero supporre le ricerche del Ganin, Della Valle e Caullery e che il presunto processo di fusione delle due metà rispettive deH’ascidiozoo derivanti da due gemme indipendenti ha ricevuto diversa interpretazione. Anche le ricer¬ che sulla gemmazione dei Botrilli sono di particolare interesse ; peccato che i risultati di tali studi siano un pò resi oscuri dal fatto che il Della Valle sostenitore del tipo enterocelico nelle Ascidie riunì gli abbozzi delle cavità peribranchiali e quelli dei tubi epicardici sotto l'unica interpretazione di sacchi peritoneali.
Certo il lavoro di cui abbiamo riassunto per sommi capi i risultati ove lo si consideri nel tempo in cui fu elaborato ci ap-
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pare di notevole interesse e di grande importanza e giustamente la Commissione della R. Accademia dei Lincei (relatore il Trin- chese) nel proporre questo lavoro per il premio così si espri¬ meva : " Raramente si è pubblicato negli ultimi 20 anni in Italia un lavoro zoologico di merito pari a questo. Da parecchi anni molti dei zoologi italiani si limitano a studiare le forme esterne degli animali o, al più, la struttura degli organi. Molto rara¬ mente allo studio di quello e di questa aggiungono osservazioni morfologiche ed embriologiche sì da tessere intiera la storia naturale degli esseri da loro studiati. Della Valle e pochi altri giovani naturalisti fanno fortunatamente eccezione alla regola Ma nella concezione, nella maniera di esporre le osservazioni nella elaborazione dei dati di questo lavoro si risente l'influenza che sul Della Valle esercitano gli scritti di un grande zoologo francese: il Lacaze Duthiers.
Del 1884 è l’interessante nota sul ringiovanimento delle co¬ lonie di Diazona violacea. Riprendendo i dati esposti a propo¬ sito di Diazona nel lavoro del 1877 egli li amplia descrivendo con vivezza di espressioni il processo di regressione e di rifio¬ rimento dei cormi di questa bella sinascidia. E su tale processo ritornò nel suo ultimo lavoro ascidiologico nel 1908 pubblicato negli Atti della R. Accademia di Scienze di Napoli col titolo 11 Osservazioni su alcune ascidie del golfo di Napoli I dati qui esposti sono di indole prevalentemente biologica. Di straor¬ dinario interesse sono quelli che si riferiscono alle migrazioni delle colonie di Diplosoma listeri ai movimenti delle appendici ectodermiche, alla metamorfosi della larva ed alla genesi delle colonie dei Diplosomi. Tratta ancora del mantello tunicale delle ascidie come di un complesso dotato di individualità propria esaminando la questione in base ad osservazioni compiute su Distaplia Aplididi, Botrilli e Diplosomi. La memoria termina con una trattazione critico storica della sistematica dei Didem- nidi che ha lo scopo di rivendicare la validità dei suoi due ge¬ neri Trididemnum e Tetradidemnum .
Accanto a questi studi ascidiologici si svolge la sua attività scientifica nel campo della carcinologia.
Inizia questa serie di ricerche un bellissimo lavoro sui Co-
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riceidi parassiti e sull'anatomia del genere Licho molgus. Dopo una revisione delle