C 3 7 è £> DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI,, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE FAPALI , CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DI GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VOL. II.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXL.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
A
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MELI A ( Amerin. ). Città con residenza vescovile nello stato Pon- tifìcio. E situata sopra un mon- te tra il Tevere e la Nera in un terreno amenisshno e fertile, che produce ottime prugne, e ima qua- lità d'uva eccellente delle migliori di tutta l'Italia. E molto incerto il tempo nel quale questa città ebbe principio.
Plinio pretende che sia stata fab- bricata dai vejeiiti prima della guerra di Perseo , avvenuta l' an- no di Roma 583. Catone, citato dal sopraddetto autore, ne stabilisce la fondazione 966 anni prima di que- sta guerra, quindi 383 anni prima della fondazione di Roma. Essa era municipio dell' impero romano, e poscia fu cangiata in colonia ro- mana sotto Augusto. Ancora si am- mira qualche avanzo dei suoi anti- chi edifizii.
Amelia si gloria di esser patria di molti uomini illustri, fra' quali me- rita particolare menzione Quinto Ro- selo, rinomato nell'arte comica, au-
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tore di uno scritto, nel quale parago- nasi la teatrale declamazione all'elo- quenza.
La religione cristiana vi fu sta- bilita nei primi tempi della Chie- sa dalla predicazione degli apo- stoli, e vi fu consegrata dal sangue di martiri in gran numero , fra i quali si annovera s. Firminia, fi- glia del prefetto di Roma. Le sue reliquie, con quelle di s. Secondo martire, riposano nella chiesa cat- tedrale dedicata alla stessa santa , ed alla sua compagna s. Olim- piade. V. s. Firminia.
Fino dalla metà del quarto secolo dell' era cristiana ebbe Amelia dei vescovi , la cui sede è immedia- tamente soggetta al Promano Pon- tefice. Il capitolo ha tre dignità, la maggior delle (piali è il priore; un arcidiacono, ed un prevosto con dodici canonici, sei beneficiati, preti e chierici. Il priore è anche par- roco della cattedrale. Vi sono sei conventi di religiosi , quattro mo- nisteri di monache , confralerni-
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te , seminario, monte di pietà, ed ospedale, oltre quello, fondato dal- l'attuale vescovo, de' religiosi Ben- f rateili . La tassa è di 108 fio- rini.
Tra le città, che spontaneamen- te si assoggettarono al dominio del- la Santa Sede , nel tempo in cui l' Italia fu assolta dall' obbedienza a Leone Isaurico , scomunicato da san Gregorio II, evvi anche Ame- lia , una delle sedici componenti il ducato di Roma. Senonchè nel 73 1 venne rapita al Sommo Pon- tefice da Luitprando re de' longo- bardi, che per suggestione dell' im- pcrator Leone aveva invaso gli sta- ti della Chiesa. Quantunque però, costretto a ritirare le truppe dallo stato romano, siasi rifuggito in Pa- via, si ritenne il possesso di Amelia con altre città. Ma dipoi fu ricu- perata alla Santa Sede dal Ponte-, lice s. Zaccaria.
La rocca d' Amelia fu già in al- ta considerazione. Là Urbano VI mandò prigioniere il Cardinale Tom- maso Orsini, in pena di aver ecci- tato in Viterbo una sedizione, con- tro il nuovo legato ; però da lì a poco, ad istanza di alcuni principi, venne rimesso in libertà.
Sisto IV, nel 1476, si ricoverò in Amelia per una fiera pestilenza, accompagnato da sci Cardinali. Al giugnere in questa città, fu ospite de' Giraldini , come lo manifesta la iscrizione posta dalla famiglia nel pro- prio palazzo, la quale si legge nel Ciacconio, tomo III, p. i5. Di que- sta famiglia fu il celebre Alessan- dro Giraldini , che Leone X spedì per primo vescovo in America, ove morì santamente nel iSll.
Tra i vescovi d'Amelia, evvi Mau- ro, amerino, creato Cardinale nel 1207 da Innocenzo 111; il celebre
A ME Nacci, che terminò i suoi giorni vicario legato del Cardinal Giam- batista Orsini in Bologna, nel Ponti- ficato di Alessandro VI, Borgia, del 1492 : più rinomato ancora fu l'altro vescovo amerino Antonmaria Gra- ziani, segretario del Cardinal Gian- francesco Commendone, veneziano, Porporato di Pio IV, legato a di- versi principi, colla riputa/ione di uomo de' più grandi del suo secolo, di raro talento e di straordinaria eloquenza. La sua vita fu distesa in forbita lingua latina dallo stes- so suo segretario , e stampata a Parigi , nel 1 669. Flechier ne fe- ce un'eccellente traduzione in fran- cese, pubblicata a Parigi , neh' anno 167 1.
Nel 1593 lo stesso monsignor Ora- ziani, che fu anche segretario del gran Pontefice Sisto V, Perelti, creato nel i585, e fu poscia impiegato in diplomatiche missioni da Clemente Vili, A Ulobr andini, celebrò un si- nodo in Amelia, in cui fra le altre cose si riprovarono le feste carna- scialesche. Bartolommeo Ferratini, di una delle primarie famiglie di Amelia, recatosi a Roma per ap- plicarsi agli studii legali, acquistossi nella curia tal credito e riputazione, che ottenne da Pio IV, nel \5ùi, il vescovato della sua patria, per la rinunzia di suo zio. Dopo aver governata con somma prudenza e sollecitudine pastorale la sua diocesi, per lo spazio di nove anni, la ras- segnò, nel i5y 1, al Papa s. Pio V, e ritornato a Roma, pieno di nienti per le molli- cariche onorevolmente Sostenute, fu ereato Cardinale di San- ta Romana (liiesa da Urbano Nili. V. Ferratini Bartolommeo, Cardi- nale
Merita singoiar menzione 1 altro vescovo di Amelia Francesco Cen-
A ME nini di Salamandri , nobile sanese , uditore del Cardinal Borghesi, nipote di Paolo V, che, per le egregie sue doti, nel 1612, gli conferì il vesco- vato d'Amelia, che allora fruttava appena ottocento scudi, il sigillo del- la penitenzieria, e la carica di prela- to di consulta e del buon governo. Resse con somma lode la sua chie- sa per lo spazio di otto anni, e di- poi ebbe la nomina pel patriar- cato di Gerusalemme colla nunzia- tura a Madrid. Mentre egli eserci- tava colà il suo uffizio , Paolo V lo creò prete Cardinale di s. Mar- cello. V. Cernuti, Cardinale.
Amelia si vanta oggidì pel no- bile suo cittadino monsignor Luigi Vannicelli Casoni^ attuale governato- re di Roma. Di questa famiglia fu quel Quintino Vannicelli di Lugnano, pio, e divoto talmente della 13. Vergine, che in suo onore, col titolo della Madonna delle gioie, istituì in Pioma nella chiesa di s. Lorenzo e Damaso, il primo novembre 161 5, una con- fraternita, la quale in breve si dilatò in diverse parti d' Italia. Di Amelia trattarono Antonio d' Orvieto , Fi- lippo Consoli, Giorgio Marchesi , il Gamurrini ed altri. Del zelante ve- scovo d'Amelia Giuseppe Crispino, ol- tre altre opere, abbiamo: Relatio status Ecclesia Amerindi ad Clc- vientem XI, typis Julii de Fabis , 1702.
AMEN. Parola ebraica introdotta dalla Chiesa nella liturgia e nelle; preghiere. Essa venne adoperata nel senso di asserzione, di desiderio ed anche di acconsentimento. Quando si usa dopo qualche dogma di fe- de, per esempio dopo il Credo, al- lora significa asserzione , cioè che crediamo così. Se con essa voce bari termine le nostre orazioni, in quel caso esprime il desiderio, che
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abbiamo perchè sieno esaudite. Che se vien pronunziata dopo un'ora- zione risguardante un'opera cui sia- mo obbligati , come ringraziare e lodare il Signore, allora significa il nostro consentimento allo scopo di quella preghiera. La voce Amen non fu mai tradotta dalla Chiesa, sì per riverenza a Gesù Cristo, ehe frequentemente la usava, e sì j nu- la grande energia, che in sé rac- chiùde (Sarnelli, Lettere Eeelesiasti- che, toni. VI, lett. LX). Neil' antica disciplina della Chiesa il popolo as- sistente ai santi misteri ripeteva la prefata voce in diversi momen- ti : ora, per toglierne la confusione, i soli ministri la soggiungono al- l' uopo. Accostumavasi ancora di dirla dopo la consacrazione, in te- stimonianza della fede all' operato mistero ; quest' uso però nella Chie- sa occidentale non fu mai introdot- to. In alcuni luoghi v'è la consue- tudine di rispondere Amen dopo le parole, che proferisce il sacerdote nel- l'atto di porgere la particola a quelli che si comunicano. Forse per tal ca- gione gli abissini chiamano Amen il sacramento dell' Eucaristia.
Nel Pontificale, che celebra il Som- mo Pontefice la Pasqua di risur- rezione, alle ultime parole del ca- none per omnia seccala sivctdoruni prima del Pater nosler, il coro non risponde Amen. Ciò si crede fosse istituito per antica tradizione , che celebrando in quel dì un santo Pon- tefice, a quelle parole rispondessero gli angeli. Però Andrea Adami [Os- servazioni per ben regolare il coro della cappella Pontificia , Roma 171 1 ) che riferisce quest' uso, ne assegna un motivo preso dalla >[>ic- gazione, che fa dell'Amen il dottissimo Innocenzo 111. Questi è d'avviso che quella voce, risposta prima dell' o-
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razione dominicale, indichi il pianto de' fedeli per la morte del Redentore ; e che perciò a buon dritto venga omessa in quel giorno di santo giu- bilo consecrato alla memoria del suo risorgimento. V. Gherardi Ma- jeri, Horae philologicae ira Amen imperisele, Wittembergae, 1687; Job Philip. Treffertlith, Disputano phi- lologica de Amen, Lipsiae, 1700.
Ébbevi chi prese a ricercare , per qual motivo il sacerdote, dopo che il ministro ha terminato il Pater noster col soggiugnere libera nos a malo, risponda Amen con vo- ce sommessa. Il Durando (lib. IV, cap. 46) risponde chiaramente di- cendo, farsi ciò per dinotare la in- certezza, che noi abbiamo se il Si- gnore abbia esaudita o no la pre- ghiera. Bona (in cap. 2 3), e Ca- vante (part. II, tit. 20, de orat. Doni. ) convengono col Durando . Intorno a questa voce scrissero anche Gregorio Cassandro (in U* turg. cap. 28) e Albaspineo {Tra- Hiatus de veteri Eccksiae politia in administr. Euchar. et circumslan- tiis missae, lib. II, cap. 14).
AMERIC A, o Nuovo MoNDo.Quar- ta delle cinque parti dell'orbe terrac- queo, scoperta da Cristoforo Colombo, genovese, nel 1492, e detta America dal nome di Americo Vespucci, il qua- le vi approdò, nel i497- E s0SSetta principalmente agli spagnuoli , ai francesi, agl'inglesi, ai portoghesi, agli Stati Uniti, ed in buona parte eziandio agl'indiani. Ella è divisa, mercè l' istmo di Darien, in setten- trionale e meridionale. Le sue co- ste orientali sono bagnate dall'O- ceano atlantico, le occidentali poi dal grande Oceano. Questo immen- so tratto di paese non è solamente mirabile per la grande sua esten- sione, ma ancora per la varietà
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de' suoi climi. Oltre le produzioni sue particolari, esso può fornire in gran parte quelle delle altre regioni del mondo, necessarie al mantenimen- to, e al sollievo dell'uomo. Mon- tagne enormi sollevate sopra una porzione considerabile della sua su- perficie, laghi smisurati, immensi fiu- mi, foreste vastissime, l'oro, l'ar- gento, e le pietre preziose, ondJ es- sa va ricca, distinguono l'America dalle altre parti del mondo, per un carattere di grandezza affatto stra- ordinaria.
Il nome di Nuovo Mondo, col quale 1' America si distingue, dee piuttosto riguardarsi relativamente al tempo in cui venne scoperta. Coe- va al mondo, il sempre intenta- to suo cammino la rese ignota a- gli antichi, privi di que' mezzi di navigazione, che dappoi furono conosciuti. Fu spesso argomento di elaborate discussioni se V Ameri- ca fosse effettivamente ignota agli antichi; ma sebbene fin dall'età omerica gli elleni credessero a ter- re feraci verso il tramonto, sebbe- ne Aristotele, Mariano di Tiro, Strabone tra gli altri presentissero una navigazione dall'estremità oc- cidentale "dell'Europa e dell'Africa, alle parti orientali dell'Asia, poro o nulla avevano di positivo. L' Eu- ropa, V Asia, 1' Africa erano le sole terre ad essi note : a questo mondo tutte le tradizioni, tutti gli scritti si riferiscono; a questo erano limi- tate le peregrinazioni, le imprese di lucro e le filosofiche specula- zioni.
Ma se gli antichi non conobbe- ro l'America, fu ella la prima Aul- ta veduta dagli europei alla Ime del secolo XV ? Non vi posero pie- de gli scandinavi prima di CòlOOH boi Ciò non pub c^erc posto in
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dubbio. Casselio compose la Disser- tatto philologico-historica de naviga- tionibus fortuitis in Americani ante Christopkorum Columbwn factis3 Magdeburgi, 1742; i due fratelli Zen, nel 1 38o, fecero una scoperta che narrasi nella Relazione dello scuopri mento delle isole Frislanda, Eslanda, Engrovelanda, Esto ti lan- da e Tearia, Venezia i558; una colonia di scandinavi fermò stanza sulla costa occidentale, ed un'altra spedizione pare spingessero gì' is- landesi Leif e Biron molto più in- nanzi verso Libeccio. Alla Groen- landia approdarono certamente gl'is- landesi, nel 982. Racconta Adamo Bremense, che i frigioni giunsero a penetrar nella regione d'Oro, e Gio. Filippo Casselio ( Observatio hi- storica de f risonimi navigatione for- tuita in Americani saeculo XI facta, Magdeburgi, 1 741) si studia di mo- strare che tale nazione fosse l'America. Posto che il penetrare in questa regione sia stato per molti secoli mal- agevole, la questione dell'anteriore approdo all' America per parte de- gli europei, procede con quella pro- mossa dai filosofi del secolo trascor- so; chi abbia popolato l'America. Primieramente la facilità del pene- trarvi, siccome si è veduto, e la tradizione nei popoli dell'antichità di altri abitatori oltre il mare del Nord, rendono facile a sciogliersi la questione anche col soccorso dei confronti fisiologici, che s' istituiscono tra gli americani e le razze mon- gole dell' Asia. Il sig. Vaher di Ber- lino inserì un articolo nel Mitrida- te di Adelung che prova « esistere » nelle parti a maestro dell' Ame- » rica in Groenlandia e sulla co- » sta di Labrador, come pure ad » occidente di esso in vicinanza del- " la costa asiatica, un popolo della
AME » razza stessa degli abitanti della » costa a greco dell'Asia, e delle iso- n le giacenti fra i due emisferi. " Ugone Grozio (De. origine ameri- canorum , Amstelodami , 1 643 - 44 cum notis et responsionibus Jo: de Lact. ) li crede provenire dai cananei (V. Jo. Baptista Poissonus in Ani- madversione ad ea, ance Grotius et Laetius de origine gcntium peruvia- narumel mexicanarum scripserunt, Parisiis, 1 644). Roberto Conte (De origine gentium americanarum, Am- stelodami, i644) li fa provenire dai cartaginesi. L'autore dell' origine des premières sociétès des peuples , des sciences 3 des arls , et des idiomes anciens et modernes, ha congettura- to che 1' America sia una colonia celtica.
Se tanta oscurità si trova sui primi abitatori dell' America , più. rendonsi false le questioni di coloro che si posero ad indagare non solo, ma a sostenere eziandio , che pria della scoperta dell'America la reli- gione cattolica era stala bandita in quelle contrade fino dal tempo de- gli apostoli (V. Riberi, De universali omnium hominum vocatione ad sa- luteniy et selectim de difficili quee- stione an evangelium apostolorum tempore sit prcedicalum in Ameri- ca } et aliis novi orbis partibus j Joh. Alb. Fabricii, Salutaris lux evangelii toti orbi, per divinam gratiam cxoriens, Hamburgi, 173 1 ; De America , num in Ulani quo- que apostoli penelraverint j JEgid. Gonzalez de Avila , Theatro eccle- siastico de las Iglesias de las In- dias; Ciriaco Morelli, Fesli novi orbis , et ordinationum apostoli- canini ad Indias pertinentium Bre- viarium, Venetiis, 1576. Giorgio Mo- chio ( De evangelio per apostolos in Americani propagato , in li-
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bro de Oraculis) si è opposto al sentimento di Gio. Enrico Orsino, il quale lo ha negato in Anatete sacris. Ermanno Witsio, nella XU1 delle sue Esercitazioni, ha raccolto tutte le confetture, che potevano far credere aver 1' apostolo s. Tom- maso portata la fede in America. Ma poi, nell'esercitazione XIV, con- fessa che sono assai dubbii ed in- certi tutti i documenti, che se ne adducono, come ha sembrato anche a Tommaso Malvenda (de Anto diritto) ed a Mortane Vajero (de la Vcrtu des Payens). Anche il p. Giovanni Stefano Menochio {Smo- re, Cent. IV, XLH) ha fatto di si- miglianti ricerche.
Dopo tutto ciò, ogni cuore pro- va una subita commozione alla vera scoperta dell'America, che in- fluì grandemente a vantaggio del- l'Europa sul finire del secolo XV, e fu il più grande avvenimento di quella stagione. Cristoforo Colom- bo, genovese, ovvero piacentino secondo alcuni, e, come parla il Napione nella Dissertazione sulla ratria di Colombo, di Cuccato nel Monferrato ( V. il Codice diplo- matico-colombo -americano ossia raccolta di documenti di Cristofo- ro Colombo e scoperta dell Ame- rica, Genova, i823 in fogl), illumi- nato alle più sode teorie astronomi- che geografiche e nautiche, congiun- te alle pratiche navigazioni, fu l es- sere immortale a cui tanta sco- perta è dovuta. Pieno di quella persuasiva, che il solo genio inspira, tentò di condurre alcuno dei po- tentati d'Europa a somministrargli i necessari! aiuti per eseguire il ma- gnanimo progetto, che alla sua mente riusciva infallibile. Genova e Venezia respingono il dono, che ei loro vuol fare, di terre nuove e di
AME immense ricchezze. Il re di Portogal- lo si studia di tenerlo nell' inazione ed ingannare la sua confidenza. In Ispagna molto si temporeggia per e 1 °. . . .• ■ • ,ì: i?„i.rVi umido
astuzie dei cortigiani di Ferdinando V, re di Aragona, per cui Colombo era risoluto di passare in Inghilterra, quando il p. Gio. Perez guardiano di un convento di Rabida, che gode- va tutta la fiducia d' Isabella mo- glie a Ferdinando V, risolvette di farsene protettore. In mezzo alle al- legrezze della corte per la espulsio- ne de' mori dalla Spagna e per la presa di Granata, finiscono le con- traddizioni. Colombo viene chiama- to dalla pia regina Isabella; sotto- scrive, a 17 aprile i49S>fi f*1*" to in cui Ferdinando V ed essa dichiarano lui viceré e grande ammiraglio di tutta la estensione delle isole dei continenti, che sa- rebbero stati da lui medesimo scoperti, con l'ottava parte degli utili, che ne fossero derivati. Ac- cordatigli tre vascelli equipaggiati con centoventi uomini, a spese del- la corona di Castiglia, appartenenti alla regina Isabella, dopo aver im- plorato da Dio l'aiuto, Colombo, ai 3 di agosto 1 49^ salPb dal porto di Patos nell'Andalusia. Volse diretta- mente leprore verso Gemerà, una del- le Canarie; ma sul cominciar del set- tembre, dopo aver navigato per molti giorni trai verginei flutti di qucll im- menso oceano, l'equipaggio incomin- ciò a sbigottirsi ed ammutinarsi, di- sperando sull'esito felice dell'impresa. Risolse anzi o di obbligare violen- temente Colombo a retrocedere, o di gettarlo in mare. Il coraggw e la prudenza di quell'eroe viMero o*ni ostacolo, finché agli 1 1 ottobre vani stormi di uccelli di maro e di terra, una canna galleggiante, che sembrava tagliata di fresco, un pò/.-
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%o di pino artificiosamente intaglia- to, furono altrettanti presagi della imminente scoperta. E già tremulo lume rivela una nuova terra abita- la, che gì' indiani chiamavano di Giianaliami ( l' isola del gatto delle carte ) una delle Lueaie. Tutti esul- tarono di gioia, altri abbracciarono colui, che avea rotto i confini del mondo antico , spalancate le porte del nuovo, ed aperto a sé stesso il più. luminoso e vasto teatro di glo- ria ; altri gli baciavano le mani , altri prostrati ai suoi piedi, chie- dendo perdono delle offese , lo ri- conoscevano per viceré e supremo ammiraglio. Al suono di una musi- ca guerriera, al rimbombo de' can- noni, e dei marziali strumenti, tutto l'equipaggio sbarca sul lido; ma Colombo vuol essere il primo de- gli europei a porre il piede nel nuovo mondo. Egli fa inalberare su queir isola l' insegna del trionfale vessillo della croce, ed in mezzo agli inni di lode, le impone il nome di S. Salvatore, e ne prende il possesso per la corona di Castiglia e di Leo- ne, appartenente alla regina Isabel- la. Tutto contribuiva a fare che gli spa- gnuoli comparissero a quegli isolani per figliuoli del sole discesi dal cie- lo. Da principio si mostrarono es- si ritrosi e timidi per lo spavento; ma ben presto, succedendo allo sbi- gottimento un' innocente confidenza, si famigliarizzarono coi novelli ospiti, dai quali accettarono pur anco di- versi doni.
Alquanti giorni dopo si presentano agli sguardi di Colombo Cuba ed Haiti, alla quale ultima impone il nome di Spaglinola. Erettovi un forte di legno, da lui chiamato Na- vidad, e lasciativi trentotto spaglinoli cóme a fondamento di una colonia, entra in altro porto, che chiama della voi. II.
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Concezione. Colombo, volendo ritor- nare in Ispagna per rendere conto delle conquiste e chiedere rinforzi, videi prossimo quasi a perire per orrenda procella. Credendo inevita- bile la morte, acciocché non si per- desse il frutto di sua navigazione, scrisse in fretta il giornale del viaggio sopra una pergamena, ed invilup- patala in tela cerata, entro un barile, la gettò in mare. La Provvidenza per altro il salvò, ed egli potè felicemen- te proseguire la navigazione. Tor- nato alla corte, ch'era allora a Barcel- lona, l'ingresso di Colombo con alquanti indigeni, con l'oro, colle ar- mi e cogli utensili delle isole sco- perte, fu un vero trionfo. Lo fecero quei principi sedere ai loro fianchi, e coprire alla loro presenza come grande di Spagna ; lo nominarono Don, il confermarono nelle prero- gative concesse, gli diedero l' altra d'inquartai- le armi di Castiglia e di Leone, unite alle sue gentilizie, e ad altre rappresentanti il nuovo mondo.
Quando il Papa Alessandro VI fu fatto consapevole dal re Ferdi- nando V della maravigliosa scoperta, ai 3 di maggio del 1 4C)3, spedi tre bolle ai due sovrani Ferdinando V ed Isabella, colle quali concedeva loro tutte le isole scoperte , e da scoprirsi, siccome al Portogallo era- no state concesse le scoperte nel- l'Africa e neh' Etiopia occidentale. Nella terza bolla però furono aggiu- dicate dal Pontefice a favore di quei sovrani tutte le terre da scoprirsi per l'estensione di centottanta gradi, da incominciarsi a contare da cento leghe al di là delle isole Azore e di Capo-Verde per la parte d' occiden- te e di mezzogiorno , aggiudicando a favore di Giovanni II di Porto- gallo tutte quelle che si scuoprisse-
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io verso Oriente per gli altri 180 gradi. Insorse poscia discordia fra Ferdinando V e Giovanni II re di Portogallo, avvalorato essendo que- sto secondo dalle concessioni del Pontefice Eugenio IV al re Enrico fin dall'anno i438. Papa Alessan- dro VI per impedire che la privata contesa non andasse a terminare in un' aperta guerra, fatto sopra una car- ta dal polo settentrionale al polo au- strale un cerchio, il quale, declinando dal precedente, si estendesse oltre all'i- sola di Capo-Verde per lo spazio di 370 leghe, divise in due parti egua- li la massa della terra, onde quella che sta a levante la die, nel 1 49-Ìj al re Giovanni II a cagione delia antichità del suo diritto, e quella che riguarda il ponente la die' al re Ferdinando V. Questo fatto me- morabile e luminoso si rileva dalla stessa famosa carta geografica origina- le esistente nel museo Borgiano del collegio Urbano, in cui si scorge la li- nea vaticana tirata dalla destra di Ales- sandro VI. linea che divise quella gran parte di mondo tra due possen- ti sovrani, e che servi di base fonda- mentale in ogni nuovo trattato ed in ogni posteriore controversia.
Le primizie dell' oro americano, in segno di gratitudine, furono da quei sovrani inviate ad Alessandro Vi, il quale le impiegò in onore dilla Beata Vergine, facendo indo- rare il soffitto della basilica libe- riana, di cui era stato arciprete. Frat- tanto Colombo , nello stesso anno i4o3, a' 25 settembre, fu ri spedi lo al nuovo mondo, partendo da Cadice con una flotta di diciassette vascelli carichi di tutto ciò che potea essere opportuno alle nuove colonie, e coU'equipaggio di mille e cinquecento uomini. Parecchi missionari] dell' Online benedettino partirono in questa seconda spedi-
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zione sotto la scoria del vicario apostolico p. Bernardo Boyl , reli- gioso catalano dell' Ordine de' mi- nori, uomo di molto credito. V. il breve riferito dal Rinaldi: Tibi, qui preshylcr cs , 7 luglio i4o3, col quale conferiva a quel religioso tut- ti i privilegii, di cui sogliono godere i vicarii apostolici con altri parti- colarissimi indulti, e col potere di erigere monisteri , e di far che i religiosi mendicanti acquistassero ter- reni non ostante la proibizione di Bonifacio VIII.
In questo secondo viaggio, più felice elei primo , scopri Colombo alcune delle Antille, la Dominion, Maria Galante, la Guadalupa, la Gìamaica. Ma in questo mezzo co- minciarono altresì contro di lui a destarsi le invidie e le congiure. Però a tutto resistè il suo coraggio, tutto addolci la sua prudenza. Lo stesso p. Boyl, sedotto dalle rap- presentanze dell'equipaggio, recla- mò contro Colombo, e giunse fin anco a fulminarlo colle ecclesiasti- che censure. Colombo volle vendi- carsene sottraendogli il vitto, e la scissura andò tant'oltre, che il p. Boyl fece ritorno in Europa, e mosse que- rela di lui appresso il trono, ove già erano pervenute le accuse. Frattan- to essendo stato inviato in Ame- rica dalla corte di Spagna con alcune navi cariche di vettovaglie Bartolommeo fratello di Colombo , colse quel destro Colombo per la- sciar Bartolommeo insieme all'altro suo fratello Diego al governo della Spaglinola, e ripartire egli per la Spagna. Nel giugno del 1496, dopo tre mesi di viaggio, egli perrwHW a Cadice. Siccome allora la corte si trovava a Burgos, ivi si n per discolparsi delle accuse np- pÒStegti da' MKH in miei . e dai
\ME relazione dello stato vero dell' i- sola, e delle scoperte delle minie- re. Neil' atto che presentava sii au- gusti sovrani di nuovi doni, alle e- videnli sue giustificazioni dileguaro- no subilo i mal concepiti sospetti, ed a lui venne affidata una terza spedizione. L'invidia di alcuni fece pe- rò insorgere tali e tante difficoltà, che dovette Colombo inutilmente consumare tre anni di tempo in consulte e preparativi prima di mandarla ad ellelto. Finalmente, ai 3o maggio i4(1"">> ripartì da s. Lu- car con sei navi e con nuovi pro- getti di navigazione, che giugner lo fecero all' isola della Trinità, ed en- trare nel seno di Paria e di Cu- mana. Alla vista dello sterminato fiume Orenoco, riflettendo che sgor- gare non polea se non da un va- sto continente, si mise in cerca di esso, né guari slette a raggiungerlo ed a scuoprire si delizioso terreno pel clima e per la semplicità degli abitanti, da fargli stimare di aver trovato il paradiso terrestre.
Se non che la gelosia della corte di Madrid non volea che tutta la gloria si concedesse a Colombo . Il felice suo procedimento, infon- dendo coraggio a' privati avventu- rieri, fé' si, che Alfonso di Ojedo, il quale l' avea accompagnato nel se- condo viaggio, ottenesse, a mezzo del vescovo di Badajox, una commissione particolare. Egli la compì insieme ad Americo Vespucci fiorentino, pas- sando similmente a Paria ed alla terra ferma. Americo in un secon- do viaggio andò alle Antille ed a Venezuola, ed in un terzo, nel 1 5o r, servendo il Portogallo, visitò le co- ste del Brasile vicino a sant' Ago- slino. Nel suo ritorno scrisse in i- stile elegante le proprie scoperte o- • (tentando, che se a Colombo toccò
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la sorte di approdare alle Antille, egli approdò alle spiaggie del con- tinente. Eslese quindi relazioni e carte di modo che, senza discutere
il merito, la (ama capricciosa contò sopra di lui, e diede il suo nome al nuovo mondo già per Colombo dapprima scoperto. Veggasi M. Ot- to, Mcnioive sur la Dccouverte de t 'jémerique, de la Società de Phy- ladelphiej Angelo Maria Bandirti, Vita, e Lettere di si/nerico Vcspuc- c/, Firenze 174^» Pluche_,Charlevoix, e Robertson, Storia di America.
Colombo frattanto veniva privato della dignità sì ben meritata di vi- ceré e di governatore delle Indie, e fu spedito in sua vece il com- mendatore don Francesco Bovadilla per governatore generale delle i- sole, e della terra ferma nel nuo- vo mondo. Questi, imprigionalo don Diego fratello di Colombo, e fattolo rinchiudere nell'isola s. Do- mingo, e stringere in ferri Co- lombo stesso,, si compiacque di pa- gare colla più nera ingratitudine. ( nome di tutta 1' umanità, il benefizio della scoperta di un mondo fatta da quel grande. Colombo imbarcato poscia per la Castiglia, colla calma dell eroe soifriva quella umiliazione, opponendosi persino al capitano del vascello Alfonso di Vallejo, che vo- leva liberarlo; perocché non da altri amava riconoscere la libertà che dal trionfo della sua innocenza. E già accolto da Ferdinando V, e da I- sabella colla maggior distinzione, venne pienamente rivendicato. De- stinato ad una quarta navigazione, ai 9 maggio i5o2, fu principal frut- to di questo ultimo viaggio la sco- perta della Martinica , di alcuni punti di Costa Bieca, e della Cosfci di Honduras insieme al ristabilì - mento di quel nuovo slato. Bra-
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moso Colombo di ritornare in Ca- stighi per poi recarsi a Roma, vo- lea alla Sede della religione depo- sitare le corone ed i trionfi, stabi- lendo nel suo animo clie fosse de- rivato da un impulso celeste per la felicità di quelle selvagge regioni, se egli avea tentate e condotte a fine quel- le imprese. Perciò a Dio voleva por- ger l' atto del suo cuore riverente. Ma questo pietoso disegno gli andò fallito.
Ritornato in Ispagna, ed afflitto per la morte della regina Isabella, cadde in tale abbattimento, che po- co dopo, ai 20 maggio i5o6, mo- rì a Yagliadolid, in età d'anni ses- santanove. Il suo corpo condot- to a Siviglia, ed ivi sepolto nella chiesa de' certosini, ebbe poi sulla tomba, per ordine del re Ferdinan- do VI, l' iscrizione :
A CASTItLA Y A LEON NUEVO MONDO DIO COLON
Colombo avea ordinato innanzi di morire che gli si chiudessero nel se- polcro le catene tenute da lui appese, finché visse, ed esposte nella propria stanza, meditando sopra l' instabilità delle umane vicende. Da Siviglia il suo corpo fu trasportato a san Domingo nella cappella maggiore della cattedrale, e quindi in quella dell' Avana, ove sta.
Sulle orme di Colombo, e di Vespucci innumerevoli naviganti ed avventurieri continuarono con peren- ne alacrità il corso delle scoperte, delle quali approfittò sola per non poco tempo la Spagna, facendo suc- cessi va mente suoi, per diritto di con- quista, il Messico , il Perù, il Gli- fi, la Piata, Venezuola, Caraccas, Durici!, Florida, Nuovo Messico,
A ME Luigiana e California. Contempora- neamente ai primi stabilimenti degli spagnuoli, i portoghesi impadroni- vansi dell' ampio e fecondo Brasile, allora che, dietro la scorta dei ve- neziani, Cabotta e gì' inglesi s' impos- sessarono delle coste degli Stati Uniti sino al fiume san Lorenzo, mentre quasi al paro olandesi e francesi accorrenti a gara si annidavano nel- le Antille. Gli olandesi poco appres- so tragiltavansi sulla costiera del- l'Unione, e nella Guiana, dov'erano seguiti dai francesi , che avidi di gloria, scorrevano e conquistavano il basso e l' alto Canada , e per l' immensa valle del Mississipì , la seconda Luigiana. Ultimi ad insi- gnorirsi di terre americane furono i russi , che dal lato della Siberia in esse penetrarono per la parte gre- cale, e per gran tratto vi si sono distesi.
Queste sono le nazioni europee, alle quali cadde in sorte di conqui- stare, e colonizzare con grande loro vantaggiose regioni del nuovo mon- do dal genio italiano sodate. La re- ligione cristiana cattolica seguiva sem- pre le orme di quegli scopritori : la umanità de' suoi precetti , la su- blimità delle sue istituzioni, la fer- mezza de' suoi missionarii, penetra- vano tra i selvaggi americani, e gli ammollivano e li disponevano alla civiltà, che tra essi oggimai è diffu- sa. Toccò ad Alessandro Giraldini d' Amelia 1' essere mandato per pri- mo vescovo con poteri di Legato a la le re , da Papa Leone X, il quale dalla chiesa di Volturarla , come scrive lo Zeno nelle disseria- zioni Yossiane, fu trasferito al ve- scovato dell'isola di s. Domingo, ca- pitale delle Antille. Aveva egli insti- tuito uno spedale pei poveri; conver- tiva i beni tolti agli uccisi in opere
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pie, o dava tulle quelle disposizioni die la religione eli Gesìi Cristo sa suggerire. 1 Pontefici che vennero do- po, altri vescovati eressero di tempo in tempo, da cui si composero le cin- que piovincie ecclesiastiche dei do- mimi spagnuoli.
Frattanto Carlo V spediva ncl- 1' America religiosi di s. Francesco. Adriano VI concedeva poscia bolle agli Ordini mendicanti , e special- mente ai minori osservanti, accioc- ché, dove non fossero ancora stabi- liti vescovati, esercitassero la giurisdi- zione vescovile in quelle cose soltan- to, per cui si richiede 1' ordine del ve scovo, e più che altro istruissero, battezzassero, edificassero. V. Var- ricelli, De JÌIission. Apost. tit. IVr, pag. li i.
Noi però, per dare qualche cen- no ordinatamente sui progressi e sullo siato attuale della religione nelle contrade americane , non ci fermeremo gran fatto su quelle più nordiche, sulla Groelandia, sulle isole Giorgie. La Groelandia, che abbrac- cia le spiagge dell' antica Frislan- dia note ai navigatori norvegi, rice- vette la religione per un gentiluomo norvegio, che fu il primo a disco- prire il paese. Le istorie della Dani- marca ricordano, un vescovo di Groelandia, chiamato Enrico, fin da quando vi stanziavano i norvegi . Di qui via via scendendo per le contrade adiacenti alla baia d'Aud- son, per la nuova Galles, per la terra di Labrador o nuova Breta- gna , ci volgeremo all' alto e basso Canada chiamato nuova Francia , avente Quebech per capitale del bas- so , e Yorck per capitale dell* alto Canada.
Lo zelo dei gesuiti e de'recollelti speditivi dal re di Francia negli an- ni 1637 c i638, fece moltissime
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conversioni, ed inseguito Gregorio XV, v'inviò un vicario apostolico col titolo di vescovo di Patreia, che poscia divenne vescovo di Que- bech, come quella città fu eretta in vescovato coi prodotti dell' abbadia benedettina nella diocesi bituricese. Altre chiese furono erette a Quebech, e nel 1666, i convertiti del Cana- da arrivavano a ben ducentomila (V, Queiìrcii). 1 gesuiti vi si fondaro- no un collegio, e vi si stabilirono le monache orsoline e i pp. ospitalieri. V. Relazione di Giovanni da Ve- razzano della terra da lui scoper- ta, nella raccolta de' Pi aggi di lia- rnusio.
I francesi , nell' anno 1 f> 1 6, oc- cuparono le terre orientali dal Ca- nada sino all'Atlantico, ed impose- ro alla regione il nome di Nuova Aeadia. Tolsero quel paese bensì gì' inglesi ai primi possessori ; ma lo riebbero alla pace di Utrecht , che, nel 1 7 1 3 , ne aggiudicò alla Gran Bretagna lo stabile dominio. Non diremo né intorno a que' paesi, né intorno agli Stati Uniti ci ferme- remo a parlare, comunque per tutto i missionarii, e gli sforzi di Pro- paganda sortissero l' esito più feli- ce; per tutto chiese e vescovati, per tutto orfanotrofi, ed altri stabilimen- ti pii s'erigessero a mano a mano che si andavano scoprendo ed occupan- do quelle terre. In seguito dare- mo l' elenco di tutti quegli arci- vescovati e vescovati esistenti nell'A- merica, le notizie dei quali potran- no essere conosciute dal lettore a luogo opportuno.
Frattanto gli stati del nuovo Mes- sico in parte scoperto insieme a la Salle dal p. Luigi Hennepin missio- nario zoccolante del Belgio , e quelli del Messico propriamente detto, che hanno Messico per capitale, dove un
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sontuoso collegio eressero i pp. della compagnia di Gesù , e dove Paolo III, nel i5»47j istituì un vescovato, sono tutti illuminati dalla luce della fede.
Giovanni di Cumerraga, che fu il primo vescovo del Messico, tenne il primo concilio l' anuo i534; e regolò la disciplina delle sue chiese Pietro di Coutreras primo arcive- scovo del Messico, l'anno i585. Si ordinò in que' concili!, che ogni cat- tedrale avesse cinque dignità ; cioè un decano, un arcidiacono, un can- tore, un teologo, un tesoriere, dieci canonici, sei prebendati, sei sotto-pre- bendati , e sei chierici con buoni redditi. Tutto questo trovasi presso a poco in ciascun vescovato. Gli ar- civescovati , come anche i vescova- ti , erano di nomina reale. Molti di questi hanno venticinque, trenta, ed alcuni sino centomila ducati di ren- dita.
Se dall' America settentrionale fa- remo passaggio alla meridionale, che dall' istmo di Panama si estende sino allo stretto di Magellano, tro- veremo la religione molto più radi- cata. Nella terra ferma, paese il niù settentrionale della meridionale A- merica, vedremo Panama insigni- to di una sede vescovile . Ivi ol- tre le undici provincie, in cui quel territorio è diviso, vi sono le isole Cuyenc e quella delle Perle specialmente, dovei gesuiti, nel 1 6^5, stabilirono una florida missione non tanto per gì' isolani , quanto pe- gli abitatori della vicina terraferma. Ottantamila persone in breve tem- po vennero da essi battezzate, sem- pre piìi progredendo la propagazio- ne del vangelo.
11 Perù è un altro paese consi- derabile dell' America meridionale. Conquistato dallo spagnuolo Fran-
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cesco Pizzarro in uno a Diep;o Al- magro ( V. la conquista del Pe- rii, Venezia i53§., e la relazione di un capitano spaglinolo del disco - primcnto e conquista del Perii, fatta da F. Pizzarro, e dx Bernardo Piz- zarro, Siviglia, 1 5 3 4), incontrò gra- vi difficoltà nel principio la diffu- sione in esso del vangelo. La lingua malagevole, lo scarso numero dei missionarii a gran pena procurava- no il solo battesimo a quegli aiuta- tori. Trovossi un rimedio a questi inconvenienti nel sinodo provinciale tenuto colà coli' intervento di cinque sacerdoti, diecinove religiosi, sei laici ed un vicario del Sommo Pontefice, dove si trattarono molti affari di religione, e singolarmente il punto del matrimonio degl' indiani, per determinare con qual donna, di mol- te che ne avevano, restar dovessero i convertiti . Ma nessuno contribuì tanto all' incremento del cristianesi- mo quanto monsignor Vasco de Quiroga, il primo vescovo di Me- choacan, la memoria del quale ri- mase in perenne benedizione, sicco- me quegli, che fondò più conventi ai domenicani, francescani, agosti- niani, rnercedari e carmelitani scal- zi, oltre ^introdurvi i gesuiti. Fab- bricò chiese cattedrali e collegiale, aprì scuole, istituì seminarli, celebrò concilii diocesani e provinciali, onde ben presto il Perù contò quattro arcivescovati e molti vescovati. Li- ma è capitale di tutto il Perù, e residenza del governo, dell' arcive- scovo e di una università. Ciuco, vescovato sulfraganeo a quello di Lima, ha un collegio fondalo dai gesuiti. Il Pontefice Clemente X, Altieri, nel i(*>7i, canonizzò solen- nemente s. Rosa di s. Maria del
ter z' Ordine di S. Domenico, inori. i ai ì\ BffOStO ibi 7. Fu dessi l.i
AME prima santa canonizzata ti eli A ineri- rà incritlionale.
I padri domenicani della provin- cia di s. Croce furono i primi a pollar la fede di G. C. nel Perù. Nell'anno i53t) passarono nelle mon- tagne vicino al Marninone, e scoper- sero varie provineie, fra cui quelle della Cannella, ove ne convertirono molti, come riuscì al padre Ema- nuello di Silva; ma per mancanza di operai evangelici ricaddero nel- l'idolatria, finché, nel 1671, il p. Valentino di Amaya vi ri desiò la Cede cattolica. I popoli gay, slimo- lati a quell' esempio, invitarono i do- menicani a battezzarli {V . la con- quista del Perii e provineie del di- sco nelle Indie occidentali , tra- dotta dallo spagnuolo per Dome- nico Gulzelù). 11 religioso Ordi- ne dei padri predicatori segnò a questi giorni ne' suoi fasti la 1 ca- li Ideazione dei Lb. Giovanni Mas- sias e Martino de Porrez, il primo nato in Rivera nellEslrcmadura e l'altro in Lima V. Pobbez e Mas- si h s SS.
Diego Almagro Cu quegli, die ag- giunse alla corona di Spagna il Cbilì, paese assai vasto, confinante col Perù, colla terra Magellanica e colla Piata, paese molto ricco di mi- niere d'oro. Diviso in tre provineie, del Glifi, dell Imperiale e di Chiquito, ciascuna di esse ha varie giurisdi- zioni subordinate. La Serena è nel Chili una città marittima; Quilla- la è un paese fertile, e s. Jago è la capitale di tutto il Chili. Prima di s. Jago era capitale la Concezio- ne, che seggio vescovile avea pure Milfraganeo a quello di Lima.
La terra Magellanica fu così no- minala dall' immortale Ferdinando Magellano portoghese, che accintosi a girar tulio quanto il globo, accoppiò
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il Pacifico colf Atlantico, man fin al- lora creduti disgiunti, diede il suo no- me allo stretto che li unisce, percorse i mari orientali, superi) il capo di Buona Speranza, e ritornò finalmen- te a Siviglia dopo aver conosciuto l'intero globo, e l'abitazione di quasi tutto il genere umano ( V. nel Piamusio la descrizione delle sue navigazioni , il Viage al Eslre- cho de JUagellanes de la Fr agata s. Maria de la Cabeza en los annos 1785, 1786 con un Extra- cto de todos los anteriores impresos y . Ili ss . y No dei a de los habi- tanles, Sudo Clima, y produccìones irabjada de orden real, Madrid, I- barra, 1788).
La terra Magellanica , parte più meridionale dell'America, non è pe- rò bene conosciuta. Sullo stretto di essa gli spagnuoli edificarono i (òrti di s. Filippo e del Nome di Gesù. Bastano quei nomi , perchè si co- nosca il segno della religione pian- tato sui baluardi , come una capar- ra di ciò che fruttificar possa un giorno su quelle inospiti terre.
Il Faraguai, o Rio della Piala, confina a settentrione col Brasile, al ponente col Perù e Chili, ed a mezzogiorno col mare del Paraguai. La maggior parte obbediva ai so- vrani spagnuoli e ne seguiva la re- ligione. 11 governatore risiedeva nella città dell'Assunta. Vi è un vescovato a Buenos -Ayres. Anche colà fu sparsa la luce della fède per opera dei gesuiti, l'anno 1691., e con siffatto profitto , che , nel 1702, nelle provineie Parana, e di Uiuaig si contavano ventinove po- poli ridotti alla unità della cattoli- ca Cede.
Il discorso ci porta naturalmente al paese delle Amazzoni ed alla antica Guiana , così appellala da
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un grandissimo fiume; regione quan- to vasta, altrettanto poco conosciuta, confinante col Perù, colla terrafer- ma, col Rio della Piata e col Bra- sile. Verso il i638, il gesuita Cri- stoforo Acuna, stimolato dal suo fratello Giovanni , governatore di Q.uito, scoperse quei popoli, e, nel i643 , ne die' ragguaglio al Ponte- fice Urbano Vili, Barberini, che a mezzo della congregazione di Pro- paganda v' istituì una missione di minori cappuccini, che l'accolse co- piosi frutti.
Or che diremo del Brasile, chia- mato il paese di santa Croce, allor- quando Alvarez Cabrai lo scoper- se nel i5oo? Così intitolò quello scopritore sì vasta regione , che chiamata dipoi venne Brasile, per l'abbondanza del legno di questo nome. Il Brasile è la parte più- orientale di tutta l'America; non ha altra religione che la cattolica. San Salvatore, città capitale del Brasile nella Baja di tutti i Santi, ne è la sede arcivescovile. Tra le migliori provincie del Brasile è il capitanato di Fernambuco, che ha tredici colonie con Olinda capitale e vescovato suffraganeo di s. Salva- tore. Varii istituti religiosi ivi so- no, tra i quali una congregazione dell'oratorio. Nella Baja di tutti i Santi le chiese sono bene costrutte , singolarmente la metropolitana. I gesuiti ci possedevano un collegio. Alessandro VII, nel 1660, la eresse in vescovato, e, nell'anno iG"6, Inno- cenzo XI la fece sede arcivescovile. Presa dagli olandesi e saccheggiata, insieme a gran parte del Brasile, venne anche invasa dai francesi ; ma poscia ritornò al dominio dei porto- ghesi, i quali vi fabbricarono la citta di s. Sebastiano, principale del ca- pitanato di Rio Janeiro, e sede veSCO-
AME vile sullfraganea di s. Salvatore. Ivi si stabilirono i benedettini, i france- scani, i carmelitani, i gesuiti ed altri religiosi. Invaso, nel 1807, il Portogallo dai francesi , la corte riparò nel Brasile, e vi stabilì la propria residenza. Tale avvenimento terminò col dividere gl'interessi del- le due nazioni portoghese e brasi- liana. Ritornando Giovanni VI nel Portogallo, lasciò a Rio Janeiro suo figlio Pietro col titolo d' impe- ratore. Abdicata da questo ultimò la corona, nel i83i, gli successe Pietro II attualmente regnante. V. Portogallo.
Quando il re Giovanni VI passò nel Brasile , trova vasi nunzio aposto- lico presso di lui pel Pontefice Pio VII, il prelato Lorenzo Calcppi di Cervia , che seguendolo a Rio Ja- neiro , ricevette colà la berretta Cardinalizia, alla quale dignità lo stes- so Papa lo elesse , agli 8 marzo 18 16. Ma soltanto dieci mesi ei po- tè godere quest'onore, poiché fu col- to dalla morte. Fu questi il primo nunzio presso una corte sovrana di America : dipoi gli successe monsi- gnor Pietro Ostini romano, che pas- sando da Rio Janeiro nunzio presso la corte di Vienna, dal regnante Pontefice nel r83r, fu creato Cardinale, e pub- blicato nel 1 83(3. Ora egli è zelantis- simo vescovo di Jesi.
Nulla diremo delle terre antarti- che o meridionali da Magellano pure scoperte, i cui nomi principali sono la Guinea , la terra di Papous, la Carpentaria ecc. Piuttosto daremo un cenno generale delle molle e vaste isole sparse pei mari dell A- merica, nelle quali la religione cristiana non fruttifica meno clic nella terraferma. 1/ isola Spaglinola fra le altri- ha molli vescovati
L'arcivescovo di s. Domingo, che ne
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è il metropolita , ha meno rendite eli quelli di Lima e del Messico ; gode però sopra di essi il vantaggio di essere non solo il loro primate, ma eziandio di tulle le Indie. E- gli ha per suffragane! i vescovati di s. Giovanni, di Portorico, di s. Jago di Cuba , nella grande iso- la di questo nome , di Venezue- la e della Concezione . Quest' ul- timo vescovato era altre volte u- na assai ricca abbazia nella Gia- inaica.
La Martinica , la Guadalupa , s. Cristoforo , s. Croce, s. Martino, s. Bartoloimnco e la Dominica, sono altre isole in cui la fede si stabilì con rapidi successi. Ciascuna di esse con- tiene molto parrocchie dirette dai domenicani, gesuiti e cappuccini, sot- to un prefetto apostolico. Ci sono an- che dei fratelli della carità, detti fa- te bene fratelli , e delle religiose or- soline, die si adoperano all' istru- zione della gioventù, come nel Ca- nada.
Oltre queste quattro corporazioni religiose, vi sono anche nella Gua- dalupa dei carmelitani, che atten- dono ad alcune parrocchie. I cappuc- cini si prestano nelle isole di Granata, di s. Martino e di s. Bartolommeo; i domenicani nell'isola di s. Croce; ed i carmelitani in quella di Maria Ga- lante. 11 frutto principale delle loro missioni sta nel convertire e nel bat- tezzare i negri dell'Africa trasportati in queste isole.
Ecco un elenco delle sedi arci- vescovili e vescovili di America , delle quali si tratterà ai rispettivi articoli.
Antequcra, nelle Indie occidentali ; Antiochia, nell'America meridionale; Arequipa, nelle Indie occidentali; A- vana o s. Cristoforo, nelle Indie oc- cidentali; Baltimora o Richmond, voi,. II.
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an (vescovato nelle provincie unite dell'America settentrionale; Bards- 'l'invu in Kentuky , negli Stati Uni- ti americani ; Beleni de Para, nel- le Indie portogbcsi ; Bcnczuela , o Caraccas, arcivescovato nelle Indie occidentali; Boston, negli Slati Uni- ti ; Buenos- Ayirs, neh' America me- ridionale; California, nell'America settentrionale ; Carlagcna, nelle Indie occidentali; Charlestown , negli Stati Uniti; Charloltetown, nell' isola del principe Eduardo; Chiapa, nell'A- merica meridionale; Cincinnati, negli Slati Uniti ; Comayagua, nelle Indie occidentali; Concezione <\e\ Chiù, nel- l'America meridionale; Cordova, nel Tucumanj S. Croce della Sierra, nel- 1' America meridionale; Cuenca, nel Perii nelle Indie occidentali; Cujabao, nel Brasile ; Casco, nel Perù nell' A- roerica meridionale; Detroit, nel Mi- chigan negli Stati Uniti d'America ; S. Domingo, arcivescovato nelle Indie occidentali ; Dubnqitc, nel territorio Visconsin, nell'America settentriona- le; Durango, nelle Indie occidentali; S. Fede di Bo gota, arcivescovato nel- l' America meridionale ; Filadelfia, negli Stati Uniti di America ; S. Gia- como del Chiù, nelle Indie occiden- tali ; S. Giacomo di Cuba, arcive- scovato nelle Indie occidentali ; S. Gio. di Cuyo , nell5 America me- ridionale; Guadalaxara , nelle In- die occidentali ; Guajana, nelle In- die occidentali ; Guayaquil, nell'A- merica meridionale ; Guamagna, o Ayacucho , nelle Indie occidenta- li; Guati mala , arcivescovato nelle Indie occidentali; Jucatan, nell'A- merica meridionale ; Kingston , nel- l'alto Canada; Lima, nel Perù, ar- civescovato ; Linare.s, o Leone nuo- vo, nel Messico; S. Lodovico, nel Maragnano nelle Indie occidentali di Portogallo^ S. Louis, nel tcrri-
J^ìtfrfrvarvb; H&-
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Iorio di Missouri negli Stati Uni- li; Marittime, nel Brasile; S. Mar- ta, nell'America meridionale; May- naSj nelle Indie occidentali ; Alechoa- can, nelle Indie occidentali; Merìda, nellelndie occidentali; 3Iessico,arci ve- scovato nelle Indie occidentali; Mùbì^ nell'Alabama negli Stati Uniti; Mont- real, nel basso Canada ; Nashville, nel Tennesèe nell'America settentrio- nale; Natchez, nello stato del Mis- sissippi nell'America settentrionale; Nicaragua, nelle Indie occidentali; Nuova Orleans, negli Stati Uniti ; Nuova Yorek, negli Stati Uniti ; O- linda e Fernambuco, nelle Indie oc- cidentali di Portogallo; Pace, nel- TAmerica meridionale ; Pamplona nuova, nell'America meridionale; Panama, nell'America meridionale; S. Paolo , nelle Indie occidentali di Portogallo; Paraguai, nelle In- die occidentali ; Piata [De la) ossia Charcas, arcivescovato nell'America meridionale; Popayan, nelle Indie occidentali ; Portorico , nelle Indie occidentali ; Quebech , nel Canada nell' America settentrionale ; Quì- (o. nel Perii nelle Indie occidentali; Salia , nella provincia del Tucu- man, nell' America meridionale; S. Salvatore della Baja di tutti i San- ti , arcivescovato nel Brasile ; S. Sebastiano e Rio-Janeiro, nel Bra- sile ; Sonora, nell'America setten- trionale; Tlascala. o Puebla de. los Angelos , nelle Indie occidentali ; Truxillo, nell'America meridionale; l' inceline s, nella Indiana negli Stati Uniti dell'America.
Per l'arcivescovo e vescovi degli Stati Uniti di America , un decre- to della sacra Congregazione di Pro* paganda Fide prescrive, in dala del 18 marzo 1 8 3 4 , che se dentro tre mesi dalla morie di un vesco- vo vi è il sinodo provinciale, si de-
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ve aspettare il medesimo per pro- porre alla S. Sede, i nomi dei tre sacerdoti di cui si brama dai vesco- vi che ne venga uno scello dal Pa- pa per la chiesa vacante. Se il si- nodo è lontano^ è obbligato ogni vescovo appena eletto di fare due lettere, dirette al suo vicario gene- rale, da aprirsi dopo la sua morte, nelle quali devono essere scritti i no- mi dei tre sacerdoti, uno dei quali re- puta degno di essere fatto suo suc- cessore. Queste lettere devono esse- re spedite dal vicario, una all'arci- vescovo , e T altra al vescovo più vicino, i quali devono aver cura di scrivere a tutti gli altri vescovi se convengono nella scelta. Fatto ciò, devono rimettere alla sacra Congre- gazione i nomi dei sacerdoti colla sottoscrizione, e sigillo dell'arcive- scovo e vescovi, perchè dalla Santa Sede venga scelto il nuovo vescovo. Se qualcuno dei medesimi si scor- dasse di fare le lettere suindicate , il vicario è obbligato di darne par- te al vescovo vicinimi, affinchè esso designi tre soggetti , e ne mandi nota all'arcivescovo, il quale deve darne parte ai vescovi, ec. Se an- che il vescovo viciniore non iscrive, l'arcivescovo ex se manda i nomi dei tre sacerdoti ai vescovi.
Il vescovo seniore nella morte dell'arcivescovo è obbligato a fare tutto quello, che fa l' arcivescovo nella morte dei vescovi.
Per quello che riguarda l'elezio- ne dei coadiutori, il vescovo, che lo chiede, deve mandare i nomi di tre sacerdoti all'arcivescovo, e ai voci- vi suffiaganei, ed in seguilo tulli Sottoscritti devono spedire ima let- tera in forma di supplica alla sa- cra Congregazione, allineile ne ven- ga scelto uno dal Sommo Ponte- fice.
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Al presente presso la Santa Sede i differenti stati dell'America han- no i seguenti diplomatili. 11 Messico ha un inviato straordinario e ministro plenipotenziario. 11 Brasile, la Pie- pubblica dell' equatore, quella del Chili, e la nuova Granata un inca- ricato d' affari. Gli Stati Uniti un Console Generale. La Santa Sede poi anch'essa tiene a Rio -Janeiro un incaricato d' affari, e nella Nuova Granata un prelato internunzio, col carattere di delegato apostolico.
AMEIl IO ( Cristoforo, Cardina- le. Cristoforo Amerio, spaglinolo, creato dall'antipapa Benedetto X 1 1 1 pseudo-Cardinale di s. Croce in Ge- rusalemme, nel concilio di Costan- za (anno i 4 ' °" ) ravvedutosi, ven- ne confermato nella dignità dal vero Pontefice Martino V in esso eletto.
A Mi: LO (s.), primo abbate di Habent, che poscia ebbe il nome di Remiremont, trasse i natali nel- la terra di Grenoble, nel secolo se- sto. Fino da' più verdi anni della età dedicossi all'acquisto delle cri- stiane virtù, alle quali veniva in- formato da Eliodoro suo padre. Questi lo condusse al monistero di Agamie, che in seguito chia mossi di san Maurizio, ove Ameto si tratten- ne pel corso di trent' anni, dopo i quali si ritirò sopra uno scoglio, per condurvi una vita più austera. Quindi entrò nel monistero di san- t'Eustasio, abbate di Luxeuil, da dove ino se a predicare nell'Austra- sia. Persuase un uomo ricco e re- ligiosissimo chiamato Rornarieo , a costruir quivi due monisteri , che prima ebbero il nome di Habent o Habont, e poscia furono chiamati Romberg o Piemiremont, situati nel- la diocesi di Toul, al nord dei monti di Vostre. Sant' Euslasio ne alììdò
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la direzione ad Ameto, il quale pas- sava la intera settimana in una buca alla quanto il suo corpo, da cui usciva soltanto la domenica per istruiie i religiosi e le religiose. Così praticò fino alla morte, che avven- ne nel ti'27 ai i3 settembre, nel qua] giorno se ne celebra la lèsla. 11 suo corpo trovasi nel monistero di Remiremont, le cui religiose presero l'abito di canonichesse, e la cui sola badessa si obbliga con vo- to all' osservanza delle regole di s. Benedetto, che furono sostituite a quelle di s. Colombano.
AM1CLA (Amyclan.), Yordonia, o Taygeta. Città vescovile in parti- bus nella Licaonia, suffraganea di Lacedemonia o Sparta nel Pelopon- neso, la cui sede fu fondata nel XVII secolo. Gregorio XVI, ai 20 gennaio 1 8 3 4 , elesse vescovo in partibus di A micia, successore a mon- signor Francesco Gentilini, traslata- to a Rimini, d. Antonio rierrar di Santa Fede neh' A inerica.
AMICO, Cardinale. Amico, mo- naco ed abbate di s. Vincenzo, fu eletto Cardinale di s. Croce in Ge- rusalemme dal Pontefice Urbano II, del 1088, e sostenne per alcuni an- ni la dignità di arciprete della Chie- sa Romana.
AMICO, Cardinale. Amico, mo- naco di Montecassino, fu poi deca- no del monistero, indi abbate a s. Vincenzo di \ olturnio. Trasferito all' abbazia di s. Lorenzo fuori del- le mura di Roma, Pasquale II, che governò la Chiesa dal 1099 fino al 1 1 18, lo creò Cardinale diacono dei ss. Vito e Modesto. Morì nel Pon- tificato di Calisto li.
AMICO, Cardinale. Amico Ih dal Sommo Pontefice Pasquale II creato Cardinal prete dei ss. Nereo ed Achilleo. Soscrisse, nel 1 1 16. una
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bolla di Pasquale II a favore del monistero di s. Croce di Sassovivo, ed intervenne a'eomizii per la elezio- ne dei Sommi Pontefici Gelasio II, ed Onorio li.
AMIDO o AM1DA (Amidcn.). Cit- tà metropolitana in partibus della prima Mesopotamia presso al fiume Tigri, con due vescovati pure in partibus per sullraganei , cioè Mar- tina e Resina. Molte volte la presero i barbari, e Sapore re di Persia l'as- sediò per tre mesi. Costanzo ingran- dì ed abbellì questa città, e la chiamò Constanzia ; nome che ap- presso scambiò nel suo primiero di A micia. Gli abitanti la chiamano Caramit, o Cara-Amìd , cioè Anù- ria Nera, perchè è costruita di pietre nere, resistenti al ferro e al fuoco. Le vicende de' tempi la fecero passare sotto il dominio ot- tomano.
AMIENS (Ambianen.). Città con residenza vescovile in Francia. Questa è antica, grande e mercantile città. GÌ' imperatori romani vi dimora- vano allorquando visitavano le Gal- lie. Soggiacque alle disgraziate con- seguenze dell' invasione dei barba- ri ; ma poscia risorse con più lu- stro, dichiarandola i franchi capitale del loro impero. Clodion la pre- scelse a sua residenza. Nel feuda- lismo , Amiens ebbe i suoi conti ; ma il re Filippo II Augusto, nell'an- no ii85, la riunì alla monarchia francese, e passando dipoi al do- minio dei duchi di Borgogna, sotto Luigi XI, nel 1 4-6 i , fu per sempre restituita alla Francia. Un fortuito avvenimento fece sì che Amiens, ai io marzo i ">97 , mentre regnava Enrico IV, fosse sorpresa dallo spa- glinolo Ferdinando Tedio, governa- tore per Filippo 11 di Doulens; ma non andò guari di tempo, che il
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valoroso Enrico IV le procacciò la tranquillità, di cui godea per lo in- nanzi.
Amiens è bene edificata, ed ha le strade per lo più larghe e dirit- te, con belle piazze. Ha sede vesco- vile dal terzo secolo. Era prima sufl'raganea dell' arcivescovo di Pa- rigi ; ora è soggetta a quello di Reims. Il più raro ornamento di Amiens è la sua cattedrale dedicata alla E. V. , capo d'opera di lavoro gotico, ed una delle più belle e me- glio ornate chiese di Francia. Si ammira la sua altezza e sopra tutto la costruzione della navata, che ha trecentosessantasei piedi di lunghez- za, e centotrentadue di altezza e lar- ghezza. Il capitolo ha otto canonici, e diversi onorarti e chierici. Ha spe- dale, monte di pietà , due semina- rii ed alcuni conventi di monache. La tassa è 370 fiorini.
Amiens si gloria d' illustri cittadini, fra i quali annovera Pietro l'Eremita, alle cui zelanti rimostranze il Pon- tefice Urbano II determinò, nel conci- lio celebrato a Clermont, l'anno 109?, la prima crociata , per ricuperare in Oriente le terre possedute dagli infedeli.
Fiorirono in Amiens molti uo- mini santi, la cui memoria è in benedizione, e che veneriamo sopra gli altari. S. Firmino martire fu il primo vescovo di quella città, e la consacrò col suo sangue ricevendo il martirio nel 287 (V.s. Firmino). San Firmino confessore fu il terzo vescovo, che resse quella chiesa per quarant' anni , circa la fine del IV secolo ( V. s. Firmino, confessore ). San Acheolo e san Acio vi conse- crarono pure la vita a G. C, spar- gendo il loro sangue nei primi (em- pi della religione cristiana ( / . S.
A.CH10L0). La chiesa di s. Acheolo
AMI ed Acio martiri esistente in Amiens, era anticamente la cattedrale, ma s. Salvio trasportò questo titolo a ([nel- lo di M. V. dentro la città. San Got- tofredo, nell'anno i6o3, fu con- sccrato vescovo di quella chiesa , e santissimamente la edificò con pe- regrine virtù ( V. S. GoTTOFREDO ).
Altri santi fiorirono in Amiens. La loro vita è descritta da Adriano de la Morlière (Antiij. Ambian. lib. I e II) in cui vi è il catalogo dei vescovi di Amiens. Tra gli uomini celebri, che sortirono i natali in Amiens, non tiene l'ultimo posto il Ducange, autore notissimo di Glos- sarli , donde venne alle buone di- scipline tanto vantaggio.
Il re d' Inghilterra Giorgio III, ai i5 marzo 1802, fece segnare in Amiens la famosa pace, che, ponen- do fine alla guerra rivoluzionaria, appianò la via a Napoleone Bona- parte per ascendere al trono fran- cese.
AMISO. Città arcivescovile del- l'Asia minore nella Paflagonia, che i greci chiamano Simiso, ed i tur- chi Amici ovvero Hemìd. E situa- ta nella spiaggia littorale del Ponto Eusino.
AM1TERNO (Amiternum). Antica città vescovile ÒV Italia nel paese dei sabini. Yeggonsi ancora le sue rovine Dell' Abruzzo ulteriore. La sede epi- scopale fu trasferita ad Aquila , città che divenne vescovile nel \i5rj. S. Vittorino fu il primo vescovo di Amiterno, e sparse il suo sangue per confermale la verità della lède, (di antichi autori, e specialmente Stra- tone, la ricordano assoggettata al romano impero da Spurio Carvilio console, avendo contribuito truppe a Scipione per la spedizione d5 A- frica : poi fu rovinata ai tempi del- le guerre fra i guelfi ed i ghibellini.
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Si rendette famosa per aver dato i natali al celebre storico Sallustio.
AMITTO, Amìculum sacrimi, amictus. Indumento benedetto, che consiste in una Ida di forma qua- dra e di tale grandezza, che sia suf- ficiente a ricoprire le spalle ilei sa- cerdote. Di questo si fa menzione negli antichi libri liturgici. II dot- tissimo padre le-P>run è di av- viso, che la parola Amictus de- rivi dal verbo amicirc, cuoprire , e vuole che venisse introdotto nel secolo VIII per coprire il collo, che fino a quel tempo si teneva scoper- to. Nella odierna disciplina l' Andito è indossato dai latini prima del ca- mice, dai maroniti e dagli ambro- siani sopra dello stesso. Così pra- ticavano anche i greci ; ma questi oggidì più non lo usano, siccome attesta il Macri nel suo Ilierole- xicou alla parola Amictus, ed il Chiericato (De sacri f. misscv, Dc- cis. 5ò, n. 11.). Un tempo an- che nella Chiesa latina lo si sovrap- poneva al camice. Il Giorgi (Litur- gia Rom. Pontifìcis, t. I ) cita un assai antico messale vaticano , in cui si prescrive che l' Amitto s' in- dossi dopo il camice ed il cin- golo. Però del costume presente abbiamo memoria in un messa- le del secolo undecimo, giusta ciò che si legge nel p. Merati (T. I, par. XI, cap. I, n. 20). Sembra che nel- le chiese di Francia si sia introdot- to soltanto col rito romano, poiché gli autori francesi, che vissero pri- ma del secolo ottavo, non ne fumo parola. Alcuni religiosi, che non por- tano la berretta a croce, si copro- no il capo coli' Amitto. Così prati- cano i cappuccini , i domenicani , i riformati, ec. V. Magri, JFir.nn-
LEX1CON.
Se vogliamo attendere al signifi-
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cato morale dell' Ami tto, esso vale ad indicare l'elmo della salute, la spe- ranza e la fiducia in Dio , nonché la fortezza per adempiere a' divini vo- leri. Questo s' interpreta dalla stes- sa orazione, che fa il sacro ministro, allorché se ne veste: Impone, Domi- ne, capiti meo galeoni salutis ad ex- pugnandos diabolicos incursus. Sim- boleggia ancora la moderazione del parlare eh' esser deve in colui, eh' è consecrato al Signore , e come le sue parole non debbon essere eli e di sapienza ed ordinate al suo Dio. Ciò s'intende dalla formula, che usa il vescovo, mentre ordinando il sud- diacono , gli sovrappone al capo l'Ainitto: Accipe Amictum, per quem designatur castigalo vocis. Così la discorrono s. Tommaso (in 4- »&'*"
tentiar. distint. X\1Y
q. ó, a. 4)
Titelmano (eie Expositione mysterior. missce, cap. 2); Soto (in /\. sententi ar. distinct. XIII, q. 2, a. 4) j Natale Alessandro (Theologia dogmatica, t.
I, lib. 2): Merbesio (de Stimma Chri- stiana, pali:. Ili, cj. 4()> conclus. 1 ); Tour nel y (de Sacrarli. Eucharistice part. II).
AIVflZONE. Città vescovile del- la diocesi d' Asia nella provincia di Caria.
AMMANNATI Jacopo, Cardina- le. Jacopo Ammanitati, detto il Car- dinal Papiense, nacque in Lucca, nel 1.422, di nobile, ma poverissima fa- miglia : le doti però luminose del suo spirito supplirono all'avversità della fortuna . Divenuto segretario delle lettere Ialine presso Callisto III e Pio
II, meri tossi l'amore e la stima dì questi Pontefici, e Pio II l'adot- tò nella propria famiglia Piccolo- mini. Incaricato di far fronte a Si- gismondo Malatesta, empio uomo, che avea mosso guerra al Papa, li) costrinse a ritornarsene nelle sue
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terre. Per sì distinto servigio fu elet- to, nel 1 460 , ad occupare la sede vescovile di Pavia, e nell'anno ap- presso, a' 1 8 dicembre, venne deco- rato della sacra porpora col titolo di s. Grisogono. Dopo aver gover- nata quella chiesa per alcuni anni , fu fatto vescovo di Lucca, dove ven- ne accolto da' suoi concittadini coi medesimi onori del Romano Ponte- fice. A solida pietà accoppiava egli profonda dottrina. Ma le arti e le scienze, da lui favorite in modo sin- golare, dovettero, nel 1 479, pian- gerne la perdita. Mori nel castel- lo detto le grotte di s. Lorenzo presso Bolsena , a' r o settembre . Ne scrisse la vita Jacopo di / otterrà suo segretario. Questa fu pubblica- ta, nel 17 12, in Lucca dal p. Se- bastiano Paoli. Le sue celebri Epi- stole e Commentarli videro la luce in Milano nel i5o6.
AMMEDARA. Città vescovile del- l'Africa, suffraganea dell'arcivescovo di Cartagine.
AMMONARITA (s.), vergine e martire di Alessandria , compagna di s. Epimaco. V. s. Epimaco.
AMMONIO (s. ), primo solitario del monte di Nitria, e fondatore de' romitorii in Egitto, nacque nel- l'anno 286 da nobile e ricca fa- miglia; indi ammogliato e sempre continente , col consenso della spo- sa, rese celebre quel monte perla sua santilà e pei molti romitaggi, che vi formò, e riempì di discepoli de- gni di sé. Avea frequenti visite dal- l' anacoreta santo Antonio, con cui gareggiava in virtù, praticando auste- rità straordinarie, e soprattutto non interrompendo mai 1 esercizio della orazione. Popolò de suoi discepoli il deserto delle Celle, dieci 0 dodici miglia lontano dalla Nitria, ina pe- rò nel desolo medesimo. \ enne 111
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fama oltracciò per molti miraco- li. Mori Dell' anno .'i'18 , sessage- simosecondo della età sua. Nella maggior parte de' menologi dei gre- ci egli è nominato ai 4 (li otto- bre.
AMMONIO Axessandriifo, filoso- fo cristiano del terzo secolo, si me- ritò gli encoinii degli stessi pagani per la sua dottrina. Insegnò filosofìa con somma felicità di riuscimento e con massimo applauso. Ebbe a discepoli Origene, Plotino ed altri uomini illustri. Scrisse un libro De consensu iMoysis et Jesuj ed è au- tore del Diatressaron o Monotessa- ron, equivalente pressoché ad una concordia de'quattro vangelisti, ope- ra che molto gli costò di fatica e di studio. Di lui troviamo onore- vole menzione appresso san Giro- lamo. L'anno 23o fu l'ultimo della t,ua vita.
AMOLONE oAMULONE, arci- vescovo di Lione, fu altamente stima- to da Carlo il Calvo per la sua scienza profonda e singolare pietà. Si acquistò la grazia del Papa Leone IV. Scrisse un Trattato contro i giudei , uno sulla predestinazione e libero arbitrio, ed un altro in- tessuto di varie sentenze tolte da sant'Agostino sullo stesso argomen- to. Esiste inoltre una lettera da lui indiritta a Teutebaldo, vesco- vo di Langres. Morì verso l'anno 854.
AMORE (fratelli dell'). Fanatici, infestatori dell'Olanda verso l'anno 1 190, che poscia si diffusero anche in Inghilterra. Quivi Enrico Nicola di Liegi insegnò le bestemmie della sua setta, ed affinchè piantassero più profonde radici, divulgolle ezian- dio colla stampa. Fra gli altri scrit- ti , che contengono il veleno delle sue dottrine, si annoverano: il Vitto-
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gelo del regno , le sentenze domini- lali , la prof zia. dello spirito d'a- more, la promulgazione della pace sulla terra.
AMORIO (Amorien.). Città ve- scovile in partibus della Magna Fri- gia, sede istituita nel sesto seco- lo , poi fatta sulfraganea di fyn- nac/a, è situala tra questa ed A pa- nica, sulle frontiere della Gala/ia nel- 1' Asia minore. Questa città fu con- siderabile, ed è patria di vani uomi- ni grandi, non che di Michele e Teofilo, padre e figlio, imperatori; ma nella guerra de' califfi, contro i greci, fu pressoché distrutta. Leone XII, ai 23 giugno r<S28, vi nominò vesco- vo in partibus, successore di Luigi U- golini traslatato alla chiesa di Fossom- brone, Gioacchino Grabowski di Mo- chilow, dopo la morte del quale, il Papa regnante, a' 9.7 aprile 1840, ne ha dichiarato vescovo d. Carlo Rajnerdi Strigonia, affinchè possa as- sistere nelle funzioni l'arcivescovo di Agri a (Erlau).
AMPOLLE o Ampolline. Vaset- ti di cristallo, contenenti il vino e l'acqua, che servir deggiono al divin sacrifizio. Le ampolle nell'Ordine Ro- mano si chiamano Anice. Se ne fa menzione nel libro Pontificale, dov'è registrata la vita di s. Silvestro, e si nota ch'erano d'argento. Son ricor- date altresì nella vita di s. Marco, di s. Innocenzo, di s. Celestino ed in molte altre. Negli Ordini Romani, oltreché Anice, vengono appellate anche Amulce . Questa differenza die' luogo a credere che le Anice fossero vasi più capaci , e in tutto simili ai nostri boccali , destinati a conservare il vino e l' acqua pel sacrifizio , e che le Aimdcv. fossero soltanto quei piccoli vasetti, che ven- gono usati nella messa. Di qua eziandio mosse la opinione di alcuni,
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che stimano esser derivalo da ciò il costume di apparecchiar dei boccali d' argento, sulla credenza nella cap- pella Pontificia, (piando il Sommo Pontefice, od anche i Cardinali ce- lebrano solennemente.
Ne' primi secoli offerivano i fedeli il vino pel sacrifizio in alcuni bic- chieri, ovvero anche in altri vasi ; ed il diacono tanto ne infonde- va nel calice quanto era sufficiente pel sacerdote e per quelli che si comunicavano. A tal uopo servivasi di un colatoio a lungo manico , acciocché il vino fosse ben depu- rato. Desiderio , vescovo di Auxer- re , nel sesto secolo, avea donato alla sua chiesa uno di questi cola- toi del peso di due oncie. Di questi ne vide il Cardinal Bona nel mu- seo barberino, come egli stesso at- ti sia {Rerum Lilurgfcar. lib. I cap. 2 5). Monsignor Bianchini (annota- zioni sopra il libro Pontifìc. nella, {.•ila. di s. Urbano, toni. II. ) pre- senta due figure di tali colatoi d' argento, che si conservavano nel museo del Sabbatìni, cittadino bo- lognesi», che morì in Roma nel se- colli scorso.
Le ampolle devono esser sempre di cristallo, perchè il sacerdote di- stinguer possa il vino dall'acqua. Per le Ampolle poi di vetro, che serbano il sangue de' martiri, e son poste nei loro sepolcri, V. Mar- tiri.
AMPURIAS e CIVITA ossia Ca- stello aragonese in Sardegna [Am- purien. et Gioitateli.), vescovati uniti. Ainpurias, detta anche Empuria , fu edificata dai Dona sulle ro- vine di Giuliola, verso l'anno i io?., ed ebbe il nome di Castello Ara- gonese , dopo che i re di Arago- na divennero sovrani della Sarde- gna. Nella guerra dell'anno i 127
A M S fra Carlo V e Francesco I re di Francia, Castello Aragonese fu vali- damente difeso, sostenendo l'ono- re imperiale il celebre Andrea Do- ria. Poscia , ne' primordi! del se- colo XVIII, l'invasero i tedeschi nella guerra della successione di Spagna ; se non che riuscii a Filip- po V di ferii allontanare.
Civita, già sede vescovile, cono- sciuta anche sotto il nome di Fau- siana , e di Olivia, fu da Giulio II, nel i5o(ì, riunita ad Ainpurias . Ciò addivenne perchè la cattedrale della prima era quasi rovinata : cattedrale ora distrutta. La chiesa de' benedettini d'Ampurias, dedicata a s. Antonio abbate fu eretta dappoi in cattedrale, e molte delle loro ab- bazie furono riunite alla mensa vesco- vile. 11 titolo del vescovo era di Civi- ta ed Ampurias. La sede fu trasferi- ta in seguito a Terranuova nella chie- sa di s. Simplicio. Ora però, man- cando di rendite e di capitolo, il regnante Pontefice Gregorio XV I, in virtù del disposto della bolla Quamvis aaua, emanala a' 26 a- gosto i83r), ha soppresso la catte- drale di Civita ed Ampurias in Terranuova, ed in vece ha eretto in chiesa cattedrale, la collegiata di s. Pietro apostolo nella città di Tempio, unendola perpetuamente alla sede vescovile di Ampurias, in guisa che un solo vescovo, denomi- nato di Ampurias e di Tempio, governi , ed amministri 1' una e l'altra diocesi. V. Tempio.
A.MSDORFIANI. Eretici prote- stanti, i quali presero nome da Nico- la Amsdorf, famoso discepolo di Lutero , clic lo léce ministro di Magdeburg, e vescovo di \aum- bourg , conferendogli una dignità, che neppur egli possedeva Nicola, capo della setta , e con lui i suoi
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gitaci, osarono sostenere che le buone opere erano inutili , e fin anco perniciose alla salute : propo- sizione, come ognun vede, opposta al buon senso, ed alla sacra Scrittura.
AMPUDIA. Città vescovile della Spagna tarragonese. Ora è un bor- go, detto esso pure Ampudia. È si- tuata nel regno di Leone, e nella diocesi Polentina, come ne assicura Gregorio de Argais.
\ AI CLETO. Rimedio superstizio- so portato indosso da taluni a pre- servazione dalle malattie, o da' sopra- stanti pericoli. Fu questo per lo più una pietra preziosa, una pietra trat- ta dal corpo di qualche animale, il segno di un pianeta e di una co- stella/ione, una figura oscura, e si- mili fattucchierie. Dagli antichi si portava con gran devozione appeso al collo, o fra le vestimenta. Aveva- no essi pegli amuleti tanta fiducia, che, tenendoli , si credevano liberi dalle malattie, dai malefìcii e da altri simili guai. La Chiesa, notando que- sta usanza di superstizione, ne vie- tò l'uso sotto la pena di anatema. Il pravo costume di portare gli amu- leti fu rettamente scambiato dai ve- ri cristiani in quello di portare in dosso piccole immagini di santi, o medaglie, od anche reliquie delle ossa dei santi medesimi; perchè tali cose sensibili e continuamente pre- senti, abbiano a ridestare sovente l' idea del dovere di rivogliere a loro le più fervorose preghiere, per averne la protezione efficacissima contro ad ogni spirituale e tempo- rale pericolo.
AMULIO Marco Antonio, Car- dinale. Marco Antonio Amulio, pa- trizio e senatore veneto, prima am- basciatore presso Carlo V , poi in Ispagna, venne delegato col medesi- mo onore anche in Roma, Colla
VOL. II.
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sua virtù e dottrina si acquistò così alfa stima nell'animo del Pontefice Pio IV, che questi, a' 26 febbraio tSSì ,lo creò Cardi naie prete di S.Mar- cello, e nel 1 562, vescovo di Rieti. Fu decorato eziandio della carica di bibliotecario della S. Sede. Otto an- ni dopo moiì. La sua memoria sa- rà sempre cara alla Chiesa, che da lui ricevette molti importanti ser- vigi. Ebbe sepoltura in Venezia , nella sagrestia di s. Giobbe. Nel suo testamento ordinò la erezione di un collegio in Padova a favore della veneta nobiltà, coli' obbligo che dovesse portare il nome di Collegio Amulio.
ANABAGATA. Città arcivesco- vile dell'Asia, sotto il patriarcato di Antiochia.
ANABATTISTI. Eretici del se- colo XVI, i quali sosteneano non doversi punto battezzare i fanciulli nell' infanzia perchè in quella età, diceano, non possono esprimere atti di fede : ovvero che agli anni della discrezione si dovesse riconferir lo- ro il già ricevuto sacramento. Inoltre insegnavano, che gli uomini sono liberi ed indipendenti, che non è le- cito di prestar giuramento, di fare la guerra, né di obbedire alle po- testà, e che un vero cristiano non deve essere magistrato. Non tutti convengono nello stabilire l' autore di questa setta ; ma, secondo la più comune opinione, ebbe origine da Ni- colò Storchio e da Tommaso Mun- cero, amendue discepoli di Lutero. Questi si separarono dal loro mae- stro, dicendo che insegnava una dot- trina troppo rilassata. Muncero si condusse a predicare nella Turingia e specialmente a Munster, ove incul- cava alla gente di campagna non doversi prestare obbedienza né ai prelati né ai principi. Que' poveri 4
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ignoranti si lasciarono a tal modo sedurle dall'empio, che in gran nu- mero diedero di piglio alle armi ; ina non andò guari che furono scon- fitti. Il loro capitano si diede alla fuga; tuttavia riconosciuto, fu con- dannato a moite. Sembrava allora che la setta ne fosse al tutto estir- pata; se non che molti abitanti di Vestfalia si ribellarono al principe, si resero padroni di Munster, e si eles- sero a re un certo Giovanni Lei- de, che, fatti discacciare da quella città il vescovo ed i cattolici, semi- nò varii errori, tra' quali la poliga- mia. Ma dopo qualche tempo il ve- scovo ritornò alla sua sede, ed il preteso re fu condannato a morte, prima di subir la quale però die' se- gni di un vero pentimento.
Gli Anabattisti si divisero in mol- te sette. Nacquero quindi gli hutiti i taciturni, gli adamiti, gli agostinia- ni, i melchioriti, i davidici, i men- noniti ed altri molti. Questi ultimi ebbero il nome da Simone Menno, che in Olanda si sforzò di unire le diverse sette, impresa nella quale riuscì colle sue fatiche, e col mo- derare alquanto il sistema. Pro- scrisse la poligamia ed il divorzio, nonché le massime contro il gover- no civile. I mennoniti amministrano il battesimo ai soli adulti, e circa l'eu- caristia la pensano come i calvinisti. Negli argomenti della grazia e della predestinazione seguono le opinioni prossime al pelagianismo di Zelan- tone e di Arminio, si astengono dal giuramento, credono illecita la guer- ra, non condannano l'ufficio di magi- strato, ma solo non lo accettano. Que- sti mennoniti al presente si dividono in due sette principali, in anabat- tisti moderati, ed in rigidi, o menno- niti propriamente detti, che professa- no fedelmente la dottrina di .Menno.
ANA ANACARIO (s.), vescovo di Ali- sene, di casato riguardevole, spese la gioventù a corte di Gontrano re di Borgogna. Indi antepose agli o- nori del mondo la disciplina di s. Siagrio vescovo di Autun, uomo per virtù e sapere celebratissimo. Creb- be quivi Ànacario sì fattamente da meritare di essere elevato alla cpi- scopal sede di Auxerre. Assistette al quarto concilio di Parigi e a due altri tenuti a Macon. Inoltre radu- nò un sinodo, donde uscirono da quarantacinque statuti intesi a far rivivere in diocesi la pressoché spen- ta disciplina. Morì a' i5 settembre intorno l'anno 6o5, ed è ricordato in questo giorno nel martirologio romano.
ANACLETO (s), Papa V, na- tivo di Atene, figlio era di Antio- co. S. Pietro gli conferì la dignità di diacono, poscia di prete, e lilial- mente di vescovo. Non si accordano gli storici nel fissare l' epoca della sua assunzione al Pontificato, soste- nendo alcuni che vi fu innalzato neh' 85 , altri dopo la morte di s. Clemente, nell'anno f)8, e parec- chi ancora volendolo Pontefice eletto nel io3. Gli vengono attribuite al- cune decretali 3 di cui i critici mo- derni mettono in dubbio l' autenti- cità. Compì e dedicò il tempio a s. Pietro nel Vaticano, che avea già co- minciato sul sepolcro di questo apo- stolo, quando era prete, dove Giulio II disegnò la magnifica basilica, che oggi comanda ammirazione a tutto il mondo. Morì nella persecuzione di Traiano, e la Chiesa lo venera qual martire. Si crede che sia stato se- polto nel Vaticano vicino alla tom- ba di s. Pietro. Alcuni scrittori lo confondono con Cleto; ma si dilun- gano dalla verità , perocché i nomi, le patrie , i genitori e le opere di
A IVA questi Papi sono diversi. 11 padre Pie- tro Lazzeri ed il Papebrochio asseri- scono tuttavìa, che il nome Anacleto significa rivocato, ovvero iterimi Cle- 1ux} e provano la loro opinione in tal modo. Essendo stato allontanato da Roma il Pontefice Cleto, questi rinunziò al Pontificato, al quale successe Clemente. Siccome poi an- che questi, per essere stato condan- nato all'esilio, rinunziò alla sua di- gnità in favore dello stesso Cleto, che avea fatto ritorno in Roma, così quest'ultimo ebbe il nome di Anacleto. I più saggi critici però convengono nel togliere a cotali con- ghietlure la nota di probabilità.
ANACLETO II, antipapa. V. ANTiPArr.
ANACORETA. Uomo ritirato dal mondo per motivo religioso , che vive da se solo per non vivere che a Dio , e provvedere alla propria eterna salute. Nell'Oriente vi furo- no sempre Anacoreti , e s. Paolo nella epistola agli ehrei ( XI. 38 ) fa menzione dei profeti, che anda- vano errando pei deserti, vestiti di pelli caprine, e cihandosi di frutta silvestri , dei quali , conchiude 1' a- postolo , non era degno il mondo. Ai tempi di G. C. è celehre s. Gio- vanni Batista che visse nelle foreste, pascendosi di locuste e di mele. G. C. medesimo si ritirò per qua- ranta giorni in un deserto. Ma dopo G. C. s. Paolo di Tene neh' Egitto è considerato come il primo ana- coreta. Visse nella solitudine della Tchaide fino dagli anni più verdi, e pervenne a tarda vecchiaia senza rivedere la società. Dopo di lui ab- biamo s. Antonio abbate, che fon- dò un Ordine di eremiti, chiama- ti anche cenobi ti, perchè menava- no la vita in comunità. Tal esem- pio fu imitato in Italia , e ben
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presto passò in varie parli d'Eu- ropa. 1 nemici della religione non mancarono di calunniare ancia- la vita degli anacoreti, non conside- rando i grandi vantaggi, ch'essi por- tarono alla società. Nei tempi delle persecuzioni , delle guerre , e dei contagi , questi eroi si videro ab- bandonar le solitudini, e con evan- gelica carità volare in soccorso dei loro simili; e durante la pace, si ammirarono sovvenire alia inopia dei poverelli col prezzo delle loro opere. Gli stessi re ebbero ricorso agli anacoreti ne' loro più impor- tanti affari , e tutti gli uomini eb- bero mai sempre in essi un e- sempio di mortificazione, di pazien- za , di umiltà, e di abbonimento da ogni cosa sfuggevole di questo mondo.
ANAGARO. Città vescovile della Spagna tarragonese, di cui fanno menzione le storie dei concilii. La sede vescovile fu poscia trasferita a Calceata. A' nostri giorni chiamasi Naiera , ed ha il titolo di Ducato. E celebre per la vittoria riportata da Pietro re di Casliglia , sopran- nominato il crudele, sopra suo fra- tello Enrico, il quale poscia otten- ne la regia dignità.
ANAGNI ( Anagnìn. ). Città con residenza vescovile nello stato Pon- tifìcio. Gloriose sono le memorie di quest'antica e nobilissima capi- tale degli ernici , che ripete la sua fondazione da Saturno. I ruderi di molti e magnifici edifizii, che tuttora si veggono, fanno testimonianza del- lo antico suo lustro.
Furono comuni ad Anagni le vicende, a cui soggiacquero gli er- nici dopo la origine di Roma. Questi popoli essendo stati sconfitti da Ap- pio Claudio, fecero lega coi sanni- ti per la difesa della loro libertà.
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Marzio però, al quale fu com- messo d'impugnare le ai-mi contro di essi , li sbaragliò in tre trincera- menti, e li costrinse a domandare la pace. Questa città divenne in ap- presso uno dei municipii dell' im- pero romano, ed ebbe il titolo di colonia. Silio Italico e Virgilio fan- no menzione delle sue grandi ric- chezze, e della fertilità delle sue terre.
Anche dopo lo stabilimento del cristianesimo avvenuto, fin dal tem- po di s. Pietro apostolo , Anagni andò soggetta a parecchie sciagure. Nell'anno di Cristo 4ioj sotto il Pontificato d' Innocenzo I, presa e saccheggiata Roma per la prima volta da' goti , Anagni ne soffri le conseguenze venendo insieme ai cir- costanti luoghi esposta al saccheg- giamento ed alla strage. Nel /\.55 , allorché Genserico re de' vandali guerreggiava contro Roma, Anagni non evitò il suo furor bellicoso; ma furono ben maggiori i danni, che dovette sofferire quando il re Totila , nel 556 , si recò a Roma con possente esercito per restituirla al dominio de' goti , dopo che Be- lisario l'avea ridotta all'obbedienza dell' imperator Giustiniano.
Nella ribellione del romano du- cato contro 1' imperatore Leone I- sa urico, scomunicato da Gregorio II siccome persecutore delle sacre im- magini, Anagni, nel j3o, sponta- neamente si sottomise al governo Pontificio. Ma fu essa barbaramente infestata nelle scorrerie de'saraceni, che non lasciarono di tentarne ad ogni modo la devastazione ; perlo- chè , ncll'828, s. Gregorio IV, ad impedire gli eccidii, riedificò la città di Ostia , e s. Leone IV, aiutalo dai napoletani, venne alla lesta di valoroso esercito, con cui pressa
ANA Ostia vinse l' armata de' saraceni e ridonò la quiete a que' luoghi.
Nel i3o3 circa, Bonifacio Vili, essendosi ricovrato in Anagni per alcune differenze insorte coi Colon- nesi e col re di Francia , Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret , dopo aver corrotti con danaro molti anagnini, entrarono nella città uniti a molti abitanti francesi, ed ai prin- cipali della città, gridando a mano armata : muoia il Papa, e viva il re di Francia. Derubato il Ponti- ficio tesoro, si avanzarono fino al palazzo del Papa , ma nulla più estesero le loro violenze che ad in- giuriose parole e minaccie. Però gli anagnini poco dopo pentiti del loro attentato, ed eccitati dal Cardinal Luca Fieschi, corsero alle armi, e vendicando la morte dell'arcivesco- vo di Strigonia, che adoperato ave- va ogni studio per salvare dalla nemica rapacità le ricchezze della cattedrale, fecero strage dei francesi, sbandarono i nemici del Papa, al- cuni ne uccisero ed altri ne fecero prigioni. Tra questi eravi anche il capitano Nogaret. Così per allora le discordie e la inquietudine nella città ebbero fine.
Senonchè al principiare del se- colo XV nuove sciagure piombaro- no sopra Anagni per parte dellaii- gioino Ladislao re di Napoli, che aspirava all'impero di Roma ed al regno d'Italia. Né qui si arrestarono le sue vicende. Insorsero gravissime contese, sotto il Pontificato di Pao- lo IV, col re di Spagna e di Sici- lia Filippo li, per cui nel i55r>, il fisco Pontificio dichiarò quasi ul- timo decaduto dalla sovranità. Fi- lippo irritato al gommo, comandò al viceré di Napoli duca di Miti di pollare la guerra urlio siali» del- la Chiesa. In tante ostilità Anagni
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venne assalita; e sebbene Torquato Conli ne procurasse ad ogni modo la difesa, tuttavia obbligato a ce- derla, venne occupata dalle truppe spaglinole, che vi restarono per ot- to mesi, fu soggetta ad inumano saccheggio, e cinque de' suoi popo- losi borghi furono pienamente di- strutti. Volendosi poscia, sotto Pio IV, che ricuperato ne avea il do- minio, rimetterla nel pristino splen- dore, vi si aggiunsero piuttosto nuo- vi danni, perchè demoliti gli avan- zi delle sue mura, come anche gli antichi palazzi, restarono poi senza effetto gli ottimi divisamene di quel Pontefice, che troppo presto chiu- se la sua mortai carriera neh' an- no 1 565.
Anagni , secondo che abbiamo detto ricevette il lume del vange- lo fino da' tempi apostolici. Il pri- mo suo vescovo fu consecrato da s. Pietro. Dal quinto secolo dell' era cristiana se ne contano oltre a no- vanta senza interruzione. Questi per molti anni venivano eletti dal ca- pitolo. L'Ughellio {Italia sacra, 1. 1) ne tesse la serie; noi però daremo una idea di quelli soltanto, che più si meritarono commendazione. Felice del 4°" 7 3 cne intervenne al concilio romano celebrato sotto Felice III ; Gregorio del 72 1, che nel concilio ro- mano radunato da s. Gregorio II, sottoscrisse ad un decreto contro gli illeciti connubii ; Zaccaria, che, nel- l'anno 860, fu spedito in qualità di legato a Costantinopoli in un a Ro- doaldo vescovo di Porto, affinchè me- glio esaminasse la causa d' Ignazio patriarca di quella sede scacciato da Fozio, e confermasse il decreto sul culto delle sante immagini; pe- rò Zaccaria col suo compagno, se- dotto da Fozio, condannò s. Ignazio. Per la qual cosa ritornatosi in Roma.
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s. Nicolò I Pontefice, regimati i ve- scovi provinciali, per ben due volte
10 fulminò delle censure, e lo depo- se da ogni ecclesiastica dignità. Ma Zaccaria , scosso all' idea del suo fallo, ritrattò il proprio errore, ri- conobbe Ignazio per vero patriar- ca, ed espiò con sincera peniten- za lo scandalo di cui era stato ca- gione. Egli così bene seppe condur- si, che Adriano II Papa lo restituì alle dignità della Chiesa, e lo rimi- se nella sua sede. Nel 964 ni V(,_ scovo di questa città Giovanni, clic intervenne al concilio romano in cui fu condannato l'antipapa Leone. Merita di essere ricordato anche s. Pietro del 1062, il quale era della famiglia de' principi salernitani. E- ducato egli fin da fanciullo nel mo- nistero di s. Benedetto presso Sa- lerno, crebbe mirabilmente in sape- re e virtù. Condotto seco dal Car- dinale Ildebrando, che poi divenne Pontefice col nome di Gregorio VII, ed addestrato nel maneggio degli af- fari ecclesiastici, parve provetto, seb- bene ancor principiante. Alessandro
11 Papa vedendo quindi qual vantag- gio donerebbe alla chiesa di Ana- gni se lui vi desse a pastore, lo creò vescovo, sebbene Pietro umil- mente vi si opponesse. Egli ritrovò le ossa di san Magno vescovo per gran tempo nascoste ; egli risanò colla imposizion delle mani l'impe- ratore d'Oriente Michele, che, gra- tissimo al suo benefattore, ne am- pliò ed arricchì la cattedrale ; egli con invitto coraggio seppe solferire le calunnie degl' invidiosi nemici , e ne li confuse colla più tenera ca- rità. Retta quella chiesa per qua- rant'otto anni, spirò soavemente nel Signore ( V. s. Pietro, vescovo di Anagni). Inoltre ressero questa chie- sa : Giovanni, che nel 1208, a' 26
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di agosto, col consentimento de' suoi fratelli, donò ad Ugolino vescovo Car- dinale di Ostia, la chiesa di s. Aus- senzio con tutti i diritti di lei, per- chè là vi fabbricasse uno spedale giusta l' istituto dei crociferi ( Vedi)j Alberto, vescovo chiarissimo e di gran nome, consecrato nel 1224, che ampliò i privilegii della sua sede e costrinse l'abbate di s. Teodoro , antica cattedrale, a riconoscerlo per suo diocesano pastore. Egli ottenne da Gregorio I X. la chiesa di s. Salva- tore posta nel territorio anagnino , che unì alla mensa ed al capito- lo vescovile; Pandolfo , eletto nel 1237, al quale diresse Gregorio IX una lettera ; Pietro , eletto vesco- vo nel i320. A lui venne affida- to il secondo esame per la san- tificazione di san Tommaso d' A- quino; Giovanni Pagnotta, crea- to nel i33o, zelantissimo per la sua chiesa , siccome apparisce da un amplissimo epitafio esistente in Anagni nel tempio di s. Giacomo degl'incurabili; Angelotto Fosco, romano, prima canonico di s. Gio- vanni in Laterano, dipoi creato ve- scovo nel 1.418. Era grande ami- co di Eugenio IV, che nella sua prima promozione meritamente lo creò Cardinale col titolo di s. Mar- co; Francesco, già canonico di san Giovanni in Laterano, creato vesco- vo nel 1 4^4- E sepolto nella cat- tedrale, dove esiste una iscrizione a suo elogio; Benedetto, fornito nello spirito di rarissime doti, per cui Pao- lo IV lo fece suo chierico di camera, Pio IV; nel i565 lo creò Cardinale prete del titolo di s. Maria in Aqui- 10, e nel 1072, Pio V lo trasfe- rì in Anagni, ove resse con mol- to zelo la diocesi, nonché il suo clero, che riformò giusta i precetti del Tridentino, e morì santamente nel
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1^79; Giovanni Gaspare, eletto da Urbano Vili, nel 1626, uo- mo spettabilissimo per la soavità de' costumi. L' Ughellio [Italia sa- cra, toni. I, pag. 233 ) confessa di dover molto alla scienza di lui, e di avere, con 1' aiuto delle cure sue raccolti que' monumenti della chiesa anagnina , eh' egli riferisce. Morì nel 164.2, e fu sepolto nella cattedrale ; Bernardino , dapprima uditor generale nella nunciatura di Napoli, poi, nel 168 1, eletto ve- scovo. La esimia carità di lui brillò massimamente allora quando Angelo Maria Brancavalerio, vescovo di A- latri calunniato da' suoi nemici, e rifuggitosi in Anagni, venne da quel vescovo accolto, benignamente soc- corso, e fino agli estremi protetto.
Chiuderemo questa serie dei prin- cipali vescovi di Anagni, col ricor- dare, che la sede vescovile di co- testa città fu occupata dal Sommo Pontefice Stefano VI detto VII, il quale governava la Chiesa nell'Bqfi; e che nel i5i5 questa diocesi fu amministrata in commenda da Ales- sandro Farnese, che poscia fu Papa col nome di Paolo III.
La sede di Anagni è la più cospicua della provincia di Marittima e Cam- pagna. Ha il trono fregiato, e sulla tribuna del suo aitar maggiore s inal- bera la croce a due spacchi. La cat- tedrale, dedicata a Dio ed all'Assun- zione di M. V., soggetta immediata- mente alla S. Sede, possiede molti paramenti di Pontefici, delle mitre e pastorali dei più antichi tempi. In essa son venerate le ossa del pro- tettore san Magno, che riposano nella confessione della chiesa. Il ca- pitolo ba \\n prevosto, e venlidue canonici, olto beneficiati, i\uc man- sionari! , preti e cherici* La chiesa degli angeli custodi è collegiata. \ i
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sono in Anagni cinque conventi di religiosi, due monisteri di mona- che, orfanotrofio, confraternita, mon- te frumentario, ospedale e seminario. La tassa del vescovato è trecento fiorini.
Anagni è gloriosa nei fasti della Chiesa eziandio per molti marti- ri , che confessarono col proprio sangue la fede, (piando il furore della persecuzione tentava di svel- lerla dal cuor dei cristiani. Questa città è patria di quattro Pontefici, cioè Innocenzo III, Gregorio IX, A- lessandro IV e Bonifacio Vili. Così pure in essa ebhero la culla dieci altri personaggi, che furono fregiati della sacra porpora; Sasso de' conti di Se- gni nel ioc)<); Gaetani Gregorio, e Crescenzio neh' anno medesimo ; Conti Ottaviano e Sassi Pietro, nel i 198; Conti Nicolò, nel 1228; Gae- tani Benedetto, nel 1 294; Conti b. Andrea, che non volle accettare, nel 120/); e Gaetani o Tornasi Ja- copo, e Gaetano Francesco, nell'anno stesso. V. i rispettivi articoli.
Anagni per la sua fedeltà alla Santa Sede era stata visitata dal Pontefice s. Leone IX, nel io 54; da Alessandro II, nel 1062; da Ur- bano li, nel 1088; due volte da Pasquale II, nel 1 io3 e iioq; da Gelasio li, nel 1 1 18, allorquan- do fuggì le persecuzioni di Frangi- pani, e da Innocenzo li, nel ii3o. Adriano IV in essa morì il primo settembre 1 159. Alessandro III, che gli successe, correndo l'anno 1 1 60, nella cattedrale di Anagni scomuni- cò l'antipapa Vittore IV, nonché 1 imperatore Federico, suo fautore, ed i loro aderenti. Rifuggitosi questo Pontefice nella Campania, Anagni, nel 1 161, come avea fatto nel 1 15(), gli prestò soccorso, lo difese dalle armi imperiali, e gli facilitò il mez-
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zo di passare co' Cardinali in Fran- cia presso Lodovico VII. Ritornato Alessandro III alla Pontificia Sede, si recò poscia in Anagni , e con gran pompa vi consacrò la catte- drale assistendo a cotal ccremonia molti Cardinali, e tutti i vescovi della provincia. Nel 1168 vi ritornò, e dimorandovi, nel 1 174 a' 18 gcn- naro, conia più splendida solennità vi canonizzò s. Bernardo abbate di Chia- ravalle. In questa stessa città Alessan- dro III, nell'anno precedente, avea fatta una promozione di cinque Car- dinali. Il Pontefice, grato all'obbe- dienza e fedeltà di quei cittadini, li visitò ancora negli anni 1 1 76, 1 1 79 e 1 1 80. Fu pure in questa città, che accolse gli ambasciatori di Fe- derico I per la pace, che poi si con- chiuse in Venezia, dopo la quale ritornovvi, a' 14 dicembre 1 177, do- ve ebbe le istanze del popolo romano perchè se ne ritornasse a Roma.
S. Tommaso arcivescovo di Can- torbery, fuggito dall' Inghilterra, si ricoverò nella canonica di Anagni presso il mentovato Pontefice. Lo stes- so Alessandro III canonizzò questo santo nel 1 173, ed il capitolo diA- nagni, per ordine di Enrico II, gli dedicò una cappella nei sotterranei della cattedrale, che ora serve alla sepoltura dei canonici, e si chiama la Cappella di s. Tommaso.
Lucio III, nel 11 83, ritrovandosi in Anagni, vi celebrò la festa del Ss. Natale. Innocenzo III, anagnino, varie volte visitò la sua patria, ed ivi, nel 1202, nella cattedrale col solito processo e l'assistenza di molti vescovi e Cardinali, annoverò nell'al- bo dei santi Pietro Eremita. Ono- rio III, nel 12 17, si recò in Anagni, e mentre vi dimorava, nel 1222, chiamò Federico II, per sollecitarlo all' impresa di Terra santa, secondo
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il giuramento fatto. Gregorio I\, nipote ti' Innocenzo III, a' 21) set- tembre 1227, vestilo degli abiti Pontificali, scomunicò nella catte- orale di Anagni l' imperami* Fede- rico II, che aveva mancato al giu- ramento di partire per la crociata di Terra santa. Per tal motivo il perseguitato Pontefice si ricoverò prima a Perugia, e poi nella pa- tria, dove, nel 1 2 3o, riconciliò l'im- peratore, che si era umiliato. Ma, ricaduto questo nei falli di prima, venne nuovamente scomunicato dal Papa nella cattedrale anagnina.
Gregorio IX fece la prima pro- mozione di alcuni Cardinali in quel- la città. A questo Pontefice, nel 1 241, successe Celestino IV, il quale op- presso da infermità dopo pochi gior- ni morì. Allora i Cardinali temen- do la persecuzione dell' imperato- re, si raccolsero in conclave nella città di Anagni, dove, nel 1243, ai 24 giugno, nella canonica elessero in Pontefice Innocenzo IV, Fieschi, che ivi fu consacrato , a' 29 dello stesso mese , e vi si trattenne sino alla fine di ottobre. Il nuovo Papa celebrò la messa solenne in quella basilica , e ricevette 1' adorazione nella chiesa di s. Magno, cui lasciò indulgenza plenaria pel dì del tito- lare in memoria di così fausto av- venimento. Alessandro IV, anagnina, succeduto ad Innocenzo IV, trovan- dosi nella sua patria, nel \i5S, sot- topose all'anatema Manfredi, figlio naturale di Federico II, e seguace di lui nella persecuzione alla Chiesa, e agli 8 agosto dell anno medesimo, consacrò la basilica sotterranea della chiesa, dedicandola alla Ss. Trinità ed a s. Magno, arcivescovo di Trani, principale protettore di Anagni. A- lessandro IV, nel 1 256, con solen- nissima pompa fece nella basilica
ANA di Anagni la canonizzazione di s. Chiara d'Assisi, e fanno stesso, con diploma 29 ottobre dato in Ana- gni, autorizzò il singoiar privilegio delle stimmate di G. C. , ricevute da s. Francesco di Assisi. L' anzi- detto Pontefice essendo ancora in Anagni, col disposto delia costitu- zione Romanus Ponti/ex, Anagnìce, die 5 octobris, nella cattedrale fece fare una disputa dinanzi a lui ed a molti Cardinali, tra fr. Bernardo da Baiona francescano, e l'eretico Guglielmo di Sant' Amore, il quale restò vinto pienamente. Per la qual cosa Alessandro IV fece abbrucia- re nel mezzo della chiesa il libro, che Guglielmo avea scritto contro i religiosi.
Morto, nel 17.55, Guglielmo conte di Olanda , eletto re de' romani , Alessandro IV con lettera scritta da Anagni, ai 28 luglio ii56, intimò la scomunica agli elettori del S. R. Impero nel caso , che in luogo di esso eleggessero Corradino, figlio di Corrado, e nipote di Federico lì. Mosso in Roma un tumulto per opera di Manfredi , Alessandro IV fuggì a Viterbo, e, nel 1258, ad Anagni. Colà si addusse con grande esercito il senatore di Roma Bran- caleone di Bologna, per distruggere la città ; se non che il Pontefice , mosso dalle lagrime dei cittadini , domandò al senatore la pace, e la conebiuse nell'anno medesimo.
Bonifacio Vili, anagnino, in pa- recchie circostanze si condusse alla sua patria. Egli ai 2 gennaro 1295, andando a Roma con Carlo II re di Sicilia, e col figlio di questo Carlo Martello re di Ungheria , si trattenne in Anagni per alcuni gior- ni, e nella cattedrale celebrò la messa pontificalmente, in cui Carlo Mar- tello gli die' I' acqua alle mani, e
Carlo II l'asciugamani
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L' ultima
volta, che visitò quella città, fu quan- do vi si rifuggì, nel i3o3, per di- fèndersi dalle inimicizie dei colon- nesi e francesi.
Gregorio XI, nel 1377, per evi- tare i calori della state, passò con tutta la corte ad Anagni, portando avanti la ss. Eucaristia, e quivi si trattenne fino al novembre. Egli abitò udì' ampia canonica , chiama- ta Palatium majoris Ecclesia;, luo- go in cui alloggiarono tutti i Papi, die recaronsi ad Anagni, meno In- nocenzo III, Gregorio IX, Alessan- dro IV, e Bonifacio Vili, die, essen- do anagnini, abitarono nelle proprie case. Finalmente Paolo III, del i534, fu l'ultimo ebe visitò la prefata città. In Anagni, nel 1378, si raccolsero undici Cardinali francesi , malcon- tenti della elezione di Urbano VI, fatta a B.oma in quell'anno stesso, e celebrata solennemente la messa nella basilica, deposero il Papa, e lo dichiararono contumace. E già a- vrebbero sul momento creato un an- tipapa, se il popolo inorridito a tan- to eccesso, non avesse con le armi costretti i Cardinali ad una precipi- tosa fuga. Però essi, ragunatisi in Fondi, vi elessero l'antipapa Clemen- te VII.
Bonifacio VIII, con bolla 7 luglio 1297, terzo anno del suo Pontificato, dopo aver testimoniata la sua grati- tudine alla cbiesa anagnina, donò il monistero e la tenuta di Villamagna, possedimento de benedettini, al vesco- vo e capitolo della cattedrale, con cui si dovesse somministrare il mantenimen- to ai monaci commessi, ed alle altre persone dello stesso monistero, finché non si fosse altrimenti provveduto, e di piìi ancora si fossero mantenu- ti due preti, ed altri tre chierici. Confermò il Pontefice nella stessa
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bolla l'onore al vescovo, ed al ca- pitolo, cioè, che recandosi egli ed i Papi suoi successori nelle provinole di Marittima e Campagna, avessero offerto sette pani, ovvero focaccia di grano ogni sabbaio, omaggio solilo a farsi dagl' indicati monaci bene- dettini ai sovrani Pontefici, allorché passavano per quei luoghi, ed in essi risiedevano.
Questi pani furono presentali al Sommo Pontefice Paolo III, Farne- se, eletto nel i534, quando andò in A.nagni, e lo stesso venne praticato verso InnocenzoXII, Pignalrlli, napo- letano. Nel mese di aprile 1697, con- dottosi egli a Nettuno, i canonici di A- nagni, spedirono a quella volta l'ab- bate Marco Gigli anagnino, e fecero significare al Papa l'atto, che dovea farsi nel dì 2 4 del medesimo. Il Pontefice, godendo della memoria e prontezza del capitolo, ordinò che si convocassero in sua presenza 1 chierici di camera. Ammesso poi al- l' udienza il Gigli, cominciò questi ad esporre la causa di quel tribu- to. Ma fu interrotto da Innocenzo XII, che gli domandò di che erano fatti quei pani, e ne prese uno in mano. Fu risposto esser quelli di grano, Triticcos pancs a tenore della costituzione, che gli fu espo- sta da monsignor Orlandi , pro- tonotario apostolico. In appresso, fa- cendo la solita protesta il commis- sario della Camera, protestò anche il Gigli, affinchè per questo atto non s' intendesse pregiudicata la chie- sa anagnina se avesse privilegio, o non fosse più tenuta di prestare quel tributo, e che solo s'intendesse fat- to come si dovea. Il Pontefice or- dinò che si ricevesse senza pregiu- dizio d'ambe le parti, e fece con- segnare i pani a monsignor Cenci maestro di camera. Questi selle pa-
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ni erano spianati in figura di pizze dorate, aveano una pila impressa nel mezzo, ch'era lo slemma d' In- nocenzo XII, e furono presentati in un bacile, fatto di giunchi inargen- tato nel piano e dorato nell'estre- mità. Nel mezzo stava delineata l'ef- figie di Sua Santità colla iscrizione a lapislazzoli Innocentio XII P. O. M. Nel piano elevato erano in ovato i ritratti d'Innocenzo III, di Grego- rio IX, di Alessandro I\, di Bonifa- cio Vili, anngnini, di Stefano "VII e Paolo HI, come dicemmo, vescovi di Anagni, coli' iscrizione intorno, in fondo d' oro. Negli spazi di questi sette ovati verso L'estremità del bacile si ve- devano dipinti in tondini col fondo verde smeraldo e coli' iscrizione di color corallo, i Cardinali di Anagni. Sopra di ogni ritratto de Pontefici era posto un pane di minor mole, in mo- do che vedeansi le iscrizioni, le quali erano del seguente tenore : Nel I : prò omnibus, quee retribuii mihi (Ps. CXV). Nel II: aeeepit septem panes (Mattia. XV). Nel III: de punibili regionis (Num. XV). Nel IV: ut sii panis in monimentum (Levit. XXIV). Nel V : trilicitm in itinere panesque poriabo ( Genes. XLV ). Nel VI : deferens viro Dei panes primitiarum ( Reg. 1 V.c. 4)- Nel VII, in cui era il ri- tratto di Sua Santità : dederil mi hi pa- limi (Gcn. XXIV). Questo bacile fu portato a Roma nel ritorno del Papa, il quale ordinò, che gli si facesse la cornice e si conservasse nell'archi- vio. V. Alessandro de Magistris, Not. Istoria di Anagni, p. ii3.
J.a diocesi di Anagni , che anti- camente, oltre la sua, abbracciava diecisette terre, oggi ne comprende soltanto nove, essendo le altre otto desolate. I canonicati di quella chie- sa , a tempo di Alessandro IV, era- no ventiquattro, e poi si ridussero
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a venti . venendo divise le rendile degli altri quattro ad otto beneficiali, esperti nel canto ecclesiastico. In ri- guardo di tanti pregi, e della banda senatoria, che quei canonici usavano e potevano conferire, Innocenzo XIII, della famiglia Conti , con un diplo- ma dei 23 luglio 1722, concesse loro l' uso della cappa magna , sì nell'inverno, che nella state, pre- rogativa di cui poche cattedrali era- no fregiate. Di più concesse al pre- vosto la mantelletta nera e roc- chetto, in luogo della stola d' oro, che portava per indulto di Bonifa- cio VIII. Di molte altre prerogative gode la cattedrale di Anagni, le quali si possono vedere nel libro Ada pas- sionis atque translalionum s. Magni
episcopi tranensis et martyris
nolis illustrata ab uno ex ejusdem anagnince ecclesia? canonicis, che di- cesi il dotto Marangoni.
Innocenzo XIII colf autorità del Pontifìcio breve Apostolica; , che si legge nel tomo XI , parte 11 , del Bollano, dato ai ì5 febbraio 1724, confermò il decreto della Congre- gazione de' Riti degli 1 1 dicembre 1723, nel quale si approvava il culto immemorabile del suo ante- nato b. Andrea Conti. Questi era re- ligioso dell'* Ordine de' conventuali di s. Francesco, nipote di Alessandro IV, pronipote d' Innocenzo 111 eGregorio IX, e zio materno di Bonifacio Vili.
Innocenzo XI, Odtscalchi , nel 167(3, concesse ad Anagni la nobiltà di Malta, cioè dell'Ordine equestre Gero- solimitano, confermata poscia dal Pa- pa Pio \ I, Bruschi, il quale nel decli- nare del secolo XVIII, recandosi alla provincia di Marittima pel prosciu- gamento delle paludi Pontine, rice- vette ancor egli I offerta di sette pani dal capitolo anagnino. Questa città esultò, nel 1829, quando vide
A.NA elevato alla veneranda cattedra dì s. Pietro il Cardinal Francesco Sa- verio Castiglioni da Cingoli, già vi- cario generale della diocesi di A iii- gni, che prese il nome di l'io Vili. In attestato di benevolenza e pater- na considerazione, la basilica di A- nagni ebbe in dono dai medesimo Pio Vili im calice d'argento di superbo lavoro, con coppa e patena d'oro, del valore di scodi 5oo, con analoga iscrizione, ed il Pontificio stemma. Fu somma ancora la gio- ia di Anagni, nel 1 83 r , ali esalta/io- ne del regnante Pontefice Grego- rio XVI. Mentre egli si recava, nel mese di aprile 1839, a Terracina e s. Felice, si condusse alla sua resi- denza in Terracina, monsignor Anno- vazzi, vescovo di Anagni, coi rap- presentanti del capitolo, monsignor Ambrogi preposto, ed i canonici d. Andrea Belli , e d. Pietro Caia , i quali in una canestra ovale rico- perta di seta cremisi , e fregiata di merletti d'oro, avente in mezzo un fondo ovale di lama d'argento, il gonfalone della basilica ricamato col- le lettere iniziali in campo celeste SS. D. C. A., umiliarono i sette pani, come tributo prescritto colla bolla, Inter cceteras orbis Ecclesias, di Bo- nifacio Vili, insieme ad una copia della bolla di quel Pontefice su que- sto argomento. I pani erano di for- ma ovale, avente ognuno in giro un allusivo motto, ed in mezzo il cap- pello e tre stelle, insegne gentilizie del Pontefice regnante. Il Papa ri- cevette l'omaggio con segni di pa- terna amorevolezza, onorando nel dì seguente alla sua mensa il vescovo ed il preposto, e facendo servire i due canonici nella camera di corte. Oltre a ciò, con breve de' 3o ago- sto 1839. si degnò accordare ai ca- nonici del capitolo della cattedrale,
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l'uso della sottana, e fascia paonaz- za , e ai beneficiati del medesimo l'uso della fascia nera.
A \ \S LETE, Città vescovile del- la diocesi d' Antiochia, nella Siria, soggetta alla metropoli di Seleucia- Pieria. Sì gli anticlu die i moderni geografi ci furono avari eli notizie intorno a questa città.
ANASTAGIO (s.), martire, per- siano di origine , era figlio di un mago, ebe Io ammaestrò in tutti gli artificii della propria setta. Datosi prima al mestiere delle armi, poi rinunziatovi, fermò stanza in (Tri- poli presso un monetiere cristiano. Questi lo innamorò della vera re- ligione, ed egli andò a ricevere il battesimo in Gerusalemme. Geloso di custodire i voti pronunziati in quel sacramento, ritirassi in un mo- nistero sci miglia discosto dalla cit- tà, dove indossatogli l'abito da Giu- stino abbate, divenne Anastagio ai confratelli perfettissimo esempio di obbedienza ed esattezza. Le storie dei martiri, onci' ei diletta vasi dopo le sacre Scritture, il commovevano po- tentemente, e gli accendevano in petto nobilissima fiamma di versare il sangue per Gesù Cristo. In fat- ti, pieno di tal desiderio, uscì dal monistero, ove da sette anni vivea con molta edificazione ; e non valen- do a contenere dentro di sé lo ze- lo ardentissimo per la gloria di Dio, parlò pubblicamente contro la magia, e la superstizione. Per lo die, rico- nosciuto cristiano , fu sottoposto a replicate torture, cb' ei sofferse con eroica imperturbabilità, e quasi in- credibile costanza. Fu finalmente strozzato con sessantasei altri cristia- ni, del cui supplizio lo si volle ocu- lar testimonio per ultima prova del- la immobile sua fermezza. Il mar- tirio di santo Anastasio avvenne i]
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dì 11 gennaio 5^8. E a questo gior- no appunto si rapporta la sua lesta.
ANASTASIA (s.), martire, il cui nome troviamo inserito nel canone della messa. Sccondochè dicono gli atti «li s Grisogono, fu condanna- la ad ardere viva durante la per- secuzione di Diocleziano. Ella è no- minata ne' menologi dei greci e nei calendari dei moscoviti sotto il 22 dicembre. Altra santa di questo stesso nome è onorata dalla Chiesa, ed essa fu martire a Sirmich ai tempi di Nerone o di Valeriane La festa di quest' ultima è indicata a' 25 dicembre. V. s. Basilissa.
ANASTASIO I (s.), Papa XLI, liglio di Massimo, nacque in Roma , e venne eletto ad occupare la sede Pontificia, nel 3q8, dopo la morte di s. Silicio. Breve fu il suo Ponti- ficato, se riguardisi il tempo; diu- turno però , per le molte azioni virtuose , onde edificò la Chiesa , combattendo sempre valorosamente per mantenere inviolato il sacro de- posito della fede. Ordinò che non si sollevasse agli ordini sacri chi avesse difetto nel corpo; e volle che non si conferissero essi ordini ai pel- legrini, che non portassero lettere sottoscritte dal proprio vescovo. Prescrisse che i sacerdoti stessero in piedi allorché i diaconi leggono il vangelo nella messa. Si oppose con invitta fermezza ai progressi dell' origenismo, e condannò la tra- duzione del Periarchon di Origene, fatta da Rufino. Mori nel l\.oi do- po aver governata santamente la Chiesa pel corso di quattro anni. La sua spoglia mortale fu riposta nel cimitero all' Orso Pileato ncl- l'Esquiliuo, che da questo Pontefice ebbe il nome di s. Anastasio; e fu trasferita da Sergio 1 nella chiesa desunti Silvestro e Martino ai Mon-
ANA ti. S. Girolamo lo chiama uomo di vita santa, di ricchissima povertà '■, di apostolica sollecitudine 3 ed as- serisce che Dio lo chiamò a rice- vere il premio delle sue virtù, afline di risparmiargli il dolore di vedere il saccheggio di Roma , fatto nel 4io, da Alarico re dei goti. Nella maggior parte dei martirologi tro- viam segnata la sua festa ai 27 di aprile, in cui probabilmente si fece una traslazione delle reliquie di que- sto santo.
ANASTASIO li (s.), Papa L1I, era figlio di Pietro, romano , e fu giudicato per esimia santità degnis- simo di occupare la Santa Sede , nel 496, dopo la morte di s. Gela- sio I. Dichiarò validi il battesimo e gli ordini conferiti da A cacio, ve- scovo di Costantinopoli scomunica- to e sospeso. Scrisse all'imperatore Anastasio, da cai gli ortodossi ve- rnano perseguitati^ affinchè, ridotto al dovere, permettesse che il nome di Acacio fòsse da' sacri dittici can- cellato. Inviò una lettera a Clodo- veo re di Francia, nella quale si ral- legrava con esso lui, dell'aver egli abbracciata la fede con tre mila francesi. I nemici di questo santo Pontefice sparsero contro di lui va- rie calunnie, le (piali di leggieri vengono smentite. Dopo due non in- teri anni di Pontificato, Dio lo chia- mò a ricevere il premio di sue virtù. Fu sepolto nel portico di san Pietro.
ANASTASIO (s.) , patriarca di Antiochia, molto istruito nelle divi- ne Scritture, pio e caritatevole uo- mo, rigido osservato!1 ilei silenzio, consolatore maraviglioso degli afflit- ti, ebbe a combattere con un Ope- ra ragionala insieme e leggiadra Giustiniano imperatore, che sostenea la falsa dottrina di chi asseriva Ce-
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su Cristo aver avuto quaggiù carne incorruttibile ed impassibile. Per ciò, se la morte non glielo avesse impedito, il monarca disegnava esi- liarlo; se non che Giustino il gio- vane, successore di lui, depose dal- la sua sede il santo patriarca. Ana- stasio dopo ventitre anni fu richia- mato, e governò la propria chiesa fino al 598, anno della sua morte. La festa n'è riportata al dì 1 1 di aprile.
ANASTASIO (s.) di Doydes, ere- mita, nacque a Venezia nel princi- pio del secolo XI. Mosso da alcune considerazioni intorno la vanità del mondo, lasciata la patria, vestì 1' a- bito in Francia nel monistero del monte s. Michele. Corse di lui tan- ta fuma, che s. Anselmo volle cono- scerlo. Non molto dopo partissi dal monistero, e menò vita eremitica in piccola isoletta, dalla quale le istan- ze di Ugo, abbate di Clugny, lo tras- sero al monistero di lui. Fu scelto da Papa Gregorio VII a missiona- rio della Spagna per certi mussul- mani, che ivi stanziavano. Rimane di Anastasio una lettera sopra l'Eu- caristia. Potè ritirarsi per la secon- da volta nel deserto, e visse sui Pi- renei; ma dopo un triennio fu quin- di rimosso dalle preghiere dell'ab- bate di Clugny, che il voleva con se- co. Avviavasi in elfetto 1' eremita a quelle parti; ma gli venne meno la vita nel viaggio ; ei la finì a Doy- des, diocesi di Rieux, verso 1' anno io85. E onorato in questa diocesi, e nominato nel martirologio galli- cano il eh 16 ottobre.
ANASTASIO (s.), solitario, fu chiamato il siuaita, perchè, visitati i santi luoghi di Gerusalemme, ritirossi sul Sinai, ed emulò la vita solitaria di quelli, che vi abitavano. Quando la Chiesa era bersagliala dalle eresie degli acefali e degli eulichiaui ,
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Anastasio non dubitò di partirsi dal- la solitudine per impedirne i pro- gressi, e pei' difèndere la incontami- nata sposa di Cristo da'suoi avversa- rli. E vi riuscì a modo che il po- polo ascoltatore de' suoi discorsi, sdegnato contro cotesti eretici, pen- sò di lapidarli. Hannovi di lui pa- recchie opere ascetiche, le quali spi- rano per tutto la più. tenera pietà. Vivea nel 678; ma non è ben no- to se questo fosse l'ultimo anno del- la sua vita. La memoria n' è ripor- tala al dì 1 1 di aprile.
ANASTASIO III, Papa CXXIV, era figlio di Luciano, romano. Dopo la morte di Sergio III, ottenne la dignità di Sommo Pontefice, nell' anno g 1 r . Per condiscendere alle istanze di Berengario re d' Italia, concedette al vescovo di Pavia 1' uso dell' ombrel- la, del cavallo bianco, di portare la croce ne' viaggi, e di sedere alla si- nistra del Papa nei concilii. 11 Car- dinale Baronio aggiunge a questi un altro privilegio, vale a dire che, qualora il vescovo di Pavia chia- masse al sinodo gli arcivescovi di Milano e di Ravenna co' loro suf- fragane!, corresse a questi 1' obbligo di andarvi. In appresso Benedetto XIV, nel 1743, in vista di questi privilegi, dichiarò i vescovi di Pa- via perpetui arcivescovi di Amasia. Anastasio, dopo aver governato la Chiesa pel corso di due anni e qua- si due mesi, mori nell'ottobre del 91 3, ed ebbe la tomba nel Valicano.
ANASTASIO IV, Papa CLXXV, figlio di Benedetto, nobile romano, chiamavasi prima Corrado di Sa- burra. Avendo scelto il Signore per sua eredità, fu ascritto tra i cano- nici regolari, ed eletto priore nel monistero di s. Anastasio. Indi il Papa Onorio II, che volea premiar- ne la profondità della scienza in
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ambi i diritti, in uno alla som- ma sua prudenza, lo creò vesco- vo Cardinale di s. Sabina, nel i 126. Finalmente, nel r i53, venne insigni- to della dignità di Sommo Ponte- fice. Un anno dopo la sua promozione concesse ai cavalieri di s. Giovanni di Gerusalemme di possedere quan- to venisse dato ad esso loro pel mantenimento dei pellegrini. All' ab- bate di Corwey nella Sassonia ac- cordò l'uso dell'anello: privilegio al quale Adriano IV aggiunse quello dei sandali e della dalmatica. Fab- bricò un nuovo palazzo presso a s. Maria della Rotonda. Dopo un anno e quasi cinque mesi di Pon- tificato, mori in Roma nel 1 1 54, e fu sepolto nella basilica di Late- rano.
ANASTASIO, Cardinale. Anasta- sio, Cardinale diacono nella regio- ne quarta e undecima, viveva nel Pontificato di Gelasio I, nel 492-
ANASTASIO, Cardinale. Anasta- sio, Cardinale prete di s. Anastasia, fioriva nel 494 sotto il Pontificato di Gelasio I, cbe fu innalzato alla cattedra di s. Pietro nel 492-
ANASTASIO, Cardinale. Ana- stasio, monaco benedettino, fu creato Cardinale e bibliotecario della S. R. C. nel Pontificato di Stefano III del 752. Egli era uomo di merito, pro- fondo nelle scienze, e cultore ancor delle lettere. Scrisse alcune opere, tra le quali una storia Sulla trasla- zione delle reliquie dei ss. Benedet- to e Scolastica.
ANASTASIO, Cardinale. Ana- stasio, arcidiacono della Chiesa Ro- mana, nel 769, intervenne al con- cilio romano celebrato da Stefano III, detto IV.
\\ \S l'ASIC) (seniore), Cardi- nale. Anastasio, di pallia romano, fu eletto Cardinale di s. Clemente
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da Pasquale II nel 1099, e poscia fu incaricato della legazione a Be- nevento, insieme con Leone vesco- vo Cardinale albanese. Regnando lo stesso Pontefice, passò a miglior vita.
ANASTASIO (iuniore), Cardi- nale. Anastasio nacque in Roma . Nel 1 1 12, da Pasquale II fu deco- rato del titolo Cardinalizio di s. Cle- mente , alla cui clnesa comparti molti benefizia Intervenne al con- cilio di Laterano, cui sottoscrisse cogli altri Cardinali, sulla vertenza delle investiture ecclesiastiche. Col suo voto ratificò 1' elezione di Ca- listo II, seguita nelle Gallie. Ebbe il sepolcro nella chiesa del suo titolo.
ANASTASIO, Cardinale. Ana- stasio, da Pasquale II fu fatto ve- scovo Cardinale di Albano. Ebbe l'incarico di conciliare, nel 1 1 i4, i cittadini di Benevento colla Chiesa Romana, insieme al Cardinal Leone: trovossi anche nel sinodo tenuto da Pasquale II in Ceprano. Il Cardinal Borgia nelle memorie di Benevento diffusamente scrisse su quel proposito.
ANASTASIO, Cardinale. Anasta- sio, Cardinal prete di s. Maria, è lo stesso, che Talasio, prete Cardinale della santa Madre di Dio. V. Ta- lasio.
ANASTASIO, Cardinale. Ana- stasio, Cardinale di s. Marcello. V. Antipapi.
ANASTASIO, bibliotecario della Chiesa Romana, si distinse fra tulli gli scrittori del secolo nono. Prestò i suoi servigi ai legati del Sommo Pontefice nell'ottavo concilio, di cui tradusse io latino gli atti noli 871, come pure quelli del settimo, ed altri monumenti della chiesa greca* K autore di una /incolta di eoin- posizioni, che riguardano la storia dei monoteli ti; scrisse la vita di s. Di'-
ANA mètrio martire, e quelle de' Papi da s. I Metro sino a Nicolò I.
\Y\STASlOPOU. Città vesco- vile dell'Asia minore, nella Galazia, suffraga nea all'arcivescovo di Andra.
Ai\'ASTASIOPOLI. Città vesco- vile della diocesi di Tracia nella provincia di Rodope, fondata nel JX secolo, soggetta alta metropoli di Traianopoli. Dicesi, che abbia rice- vuto il nome dall imperatore Ana- stasio.
ANASTA SIOrOLI (Jnaslasiopo- lilan.). Città vescovile in partibus. siiffraganea della metropolitana di Edessa, nella Mesopotamia, tra Ni- sibi ed Amida. Gli ultimi vescovi in parlibus furono Taddeo Kundziez, ed Angelo Andrea Zottoli, sacerdote di Acerno, eletto dal regnante Ponte- fice nel Concistoro de' 17 settem- bre i838. Commanville riporta tre altre Anastasiopoli , già sedi vesco- vili.
ANATEMA. In senso ecclesiastico questa parola , derivante dal greco, significa separazione , smembramen- to, ed è quella sentenza della Chie- sa, che dichiara un qualche reo dis- giunto dal corpo de' fedeli. V. Sco-
JIUNICA.
ANATETARTA. Città vescovile della Caria neh' Asia minore, suf- fraganea all'arcivescovo di Stauro- poli. Essa fu fondata nel V se- colo.
ANATOLIA (s.), vergine romana. Promessa ad un giovane chiamato Aureliano, rinunziò alle nozze per consiglio di sua sorella Vittoria, la quale avea divisato di conservarsi ▼ergine. Aureliano di molto irrita- tesi per cosiffatta determinazione, ed unitosi ad altro giovane di no- me Eugenio, il quale aspirava ad ottenere in moglie Vittoria, stabilì di prenderne vendetta. I due amanti
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ricorsero all'imperatore Decio, ciò piegarono a permettere che condu- cessero nelle loro case queste gio- vanetle, per quindi ottenerne l'as- senso. Costoro non avendo potuto venire a capo de' loro desiderii, cru- delmente le maltrattarono, e poscia le consegnarono ai carnefici, perchè in mezzo ai più fieri tormenti le facessero esalare l' ultimo fiato. 11 martirologio romano assegna il gior- no 9 luglio per la festa di s. Ana- tolia, ed il 2 3 dicembre per quella di s. Vittoria.
ANATOLIANO (s.), martire V. Cassio.
AAATOLIO (s.), vescovo di Lao- dicea nella Siria, nacque in Ales- sandria di Egitto nel secolo terzo, da una delle più cospicue famiglie di quella città. San Girolamo ne assicura, che questo santo era eccel- lente in varii rami dello scibile u- mano, e, secondo alcuni, veniva ri- putato come il più dotto tra' suoi contemporanei, che abitavano nel- l'impero romano. Riconciliò ai ro- mani il tiranno Emiliano, e quelli del suo partito, che si erano ribel- lati. Intraprese poscia un viaggio alla volta della Siria e Palestina, verso l'anno 264. Mentre si tro- vava in Cesarea, Teoteno, vescovo di quella città., creollo suo coadiu- tore; e poscia condottosi in Laodi- cea, nel 269, venne eletto vescovo di quella chiesa, che resse con sol- lecitudine paterna adoperandosi a distruggere l' idolatria, la eresia, ed a propagare la religione ed ogni ma- niera di virtù. Alcuni sono di av- viso, che vivesse sotto l' impero di Diocleziano, e che terminasse la sua vita in pace. Il martirologio roma- no ne assegna la festa ai 3 di lu- glio. Fra gli scritti di Anatolio me- rita onorevole menzione il suo Trai-
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tato della Pasqua, che venne tra- dotto da Rufino, e stampato in An- versa nel i()34-
ANATOLIO, Cardinale. Anatolio, diacono Cardinale, fiorì sotto il Ponti- ficato di Vigilio Papa del 5zjo\ V . Sebastiano, Cardinale.
ANATOLIO, Cardinale. Anato- lio, diacono Cardinale della S. R. C. viveva mentr' era Pontefice s. Gre- gorio. Correndo l'anno 5gj succedette a Sabiniano nel ministero di apocri- sario alla corte di Costantinopoli, co- me apparisce chiaramente da parec- chie lettere dello stesso s. Gregorio. In questa città medesima Anatolio fu colto dalla morte, essendo ancor vivo l' imperatore Maurizio.
ANAZARBA ( Anazarben. ), Ana- zadarba ovvero Aesau, è città metro- politana in pardbus , della se- conda Cilicia, o Cilicia campestris, così chiamata dal vicino monte di questo nome. Essa si distingue per un'Era adottata sulle sue medaglie, che porta il nome di Era di Ana- zarba, e vuoisi che incominciasse l'anno di Pioma 735, cioè 19 anni prima della volgare. In virtù di un decreto del senato ebbe il permesso di assumere il nome di Cesarea., ììì riconoscenza de' beneficii conse- guiti da Augusto. Per alcun tempo prese eziandio quello di Jusdnopoli o Justinianopolì in onore degl' im- peratori Giustino e Giustiniano. Molct vuole che si chiamasse anco Axar da alcuni ali ri dicevasi /Userai, e secondo Goll io Ainzarba. Avendo questa città sofferto un ter- remoto, Nerva la fece riedificare, coinè pure fecero per egual causa Giustino e Giustiniano. Procopio I' annovera fra le più belle città della Cilicia. Sembra clic il titolo di metropoli le venisse sotto Elio- gabalo, o sotto Caracalla, come si
A N A vede da una medaglia coniata nel- l'anno 21 4- Dividevasi la città in popolo, consiglio e senato. Quando poi nei primordi del V secolo, nell'impero di Arcadio , e di Teodosio il gio- vane, la Cilicia fu divisa in due Provincie, Anazarba venne creata metropoli ecclesiastica della seconda, essendo restata Tarso metropoli del- la prima. Commanville dice eh' essa fu eretta nel V secolo, e che nel VI divenne metropoli. Anazarba godette il privilegio di eleggersi i magistrati, ed allorché dopo Eraclio, si divisero le provincie dell'Asia in dipartimenti militari, Anazarba fu compresa colla Cilicia in quello di Selcucia.
Avendo Anazarba abbracciato il cristianesimo, vi rimase fedele, e attaccatissima , dipendendo dal pa- triarcato antiocheno , insieme ad altre otto diocesi. Ma dopo l' inva- sione de' turchi , la sua illustre sede cessò di esistere , ed attualmente è metropoli in parlibus , con cinque vescovati suffragatici, essi pure in pardbus, cioè; Caslabala, Cam- Liso poli , Egea, Flavio poli e Ro- sea.
Dopo l'arcivescovo Girolamo For- maliari , il regnante Pontefice, nel concistoro de' 1 1 febbraro i83f), vi preconizzò Romano Federico Gal- lard, traslatato da Meaux , e (alto in pari tempo coadiutore con suc- cessione di Reims.
In Anazarba furono celebrati i\nc concilii : il primo l'anno 43 1 con- tro s. Cirillo, di cui tratta il Balu- zio (in Colteci.); l'altro nel 433 sul medesimo soggetto. Ewi chi registra, all'anno fò5, altro concilio, cono- sciuto sullo il nome di Anozarbicum, in cui molti vescovi , ad esempio di Téodoreto, si riunirono a Gio- vanni antiocheno, (di armeni nel secolo XIII ebbero in Anazarba la
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sede vescovile suffraganea di Sis.
ANBAB. o ENBAR. Città vesco- vile di Caldea, della provincia pa- triarcale, nel territorio di Bagdad. Un tempo chiamavasi anche l'iie- roz-Sapor, perchè il re de' persiani Sapore, nel secolo XII, vi collocò un presidio, a difènderla dai romani. Questa chiesa, con quella d'Hit, eh' è posta al disopra dalla parte settentrionale dell' Eufrate, formava una sola sede.
ANCARAAO (Pietro d'), nacque verso il i33o in Bologna dall'il- lustre famiglia dei Farnesi. Seppe congiungere lo studio dell'eloquenza con quello della filosofìa e della giu- risprudenza, e perciò per tutta Italia si era sparsa la fama del suo nome. Fu professore a Padova. Bologna, Siena e Ferrara. Intervenne al concilio di Pisa nel i4°9> cd aringo a favore di esso contro le propozioni degli ambasciatori di Roberto di Baviera. Nel i4 1 o, terminò i suoi giorni. Com- pose le seguenti opere: Commentario. in librossex Decretalium, colle note di Codecha e Giovanni del Monferrato ; Leclurce super Clementinisj Selectce cjucvsliones omnium prcestanlissimo- runi juiisconsulloruni in tres lomos digesteej Consilia, sive responso ju- ris, colle aggiunte di Girolamo Zan- chi ; Repeliliones in e. canonum sta- tuto de constit.
ANCHIALA ( Anehialcn.). Città arcivescovile in portibus, senza suf- fragane! , nella Tracia , provincia di Emimonte, eretta nel IX secolo. Siccome anticamente era un castello costrutto dagli Apolloniati, chiamos- si Apollonia. Ebbe eziandio il nome di Anchiolo. Essa sta sul mar Nero, e appartiene al patriarcato di Co- stantinopoli.
AiNCHIASMO. Città vescovile del- la diocesi dell' llliria orientale nella vol. ir.
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provincia dell'antico Epiro, soggetta a ÌVicopoli. Tolomeo la chiama Por- to Onchesmo, Straberne Onchismo, ed alili Porto d ' Anehise.
AxNCIRA (Ancyran.). Città me- tropoli lana in partibus nella Ga- lazia, che ha tre vescovati suffragai nei , cioè Cinna, Giuliopoli e Lra- nopoli. Oggidì chiamasi Angora , Auguri ed Angouri , ed un tem- po era capitale della Galazia o Gallo-Grecia. L'ultimo arcivescovo in j)arlibus fu il dottissimo Giovanni Marchetti, fatto da Pio VII. Ora è città della Natòlia, e capitale del- la provincia di Chinali. I turchi, che la possedono da oltre 3oo anni, la chiamano Engouri. E situata so- pra una montagna a 60 miglia in circa dal mar Nero, e ad 80 leghe da Costantinopoli. Celebri sono le pianure di Ancira per aver in esse Tamerlano sconfìtto e fatto prigio- niero Baiazette I, ai 7 agosto 1401. Anteriormente Ancira fu presa da Mitridate re del Ponto, che pur ivi fu poscia disfatto da Pompeo il Gran- de. L' apostolo s. Paolo, unitamen- te a san Barnaba bandi in essa la fede, passandovi per trasferirsi nella Frigia ( V. gli Atti degli apo- stoli e. XVI, e le lettere di s. Paolo ai corinti ed ai galati ) . Dicono alcuni avervi s. Paolo mandato an- che Crescenzio suo discepolo, il che da altri si nega, a:>serendo piut- tosto essere stato spedito quel di- scepolo nella Gallio che in Galazia.
Nelle antiche memorie, egualmen- te che nelle sottoscrizioni ai concilii, il metropolita di Ancira vieu subi- to dopo quelli di Eraclea e di Tra- cia, siccome città principale della diocesi del Ponto dopo Cesarea.
Ancira, nella storia della Chiesa, riuscì famosa per molli vescovi, che la illustrarono, e per le sette e l'eresie, G
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che 1' hanno straziata. Tra i vescovi illustri d'Andra primeggiano s. Cle- mente, martirizzato nel secolo III, e s. JVilo, confessore, che ad una con sette vergini e gli altri martiri s. Teodoro, s. Eustachio ed i suoi molti compagni, assai fecero illustre il secolo IV. ]\el secolo V ahbiaino il martirio di s. Melasippo colla fami- glia, senza dire di tanti altri, che in quel secolo, e posteriormente santifi- carono questa città col sangue loro, e colla santità della vita. Per quanto poi spetta alle sette, onde Andra fu turbata, diremo aver avuti Fotino in essa i natali ; da essa essere usciti gli ofili, i catafrigi, i borboriti, i manichei ed altre sette diverse, che diedero motivo a s. Girolamo di deplorare specialmente la sorte in- felice di quella città.
La fède fu sottoposta in Andra alle stesse vicissitudini, onde l' Ar- menia intera fu travagliata, né si potrebbero dar cenni peculiari di Andra, che non ne avesse parte il resto del regno. Rimandando il let- tore all' articolo Armenia , diremo soltanto, che sulla sede di Andra, più che altrove, la fede cattolica si è mantenuta , e che i greci , gli armeni, ed i latini tutti vi ebbero un arcivescovo, dappoiché divenuta metropoli nel IV secolo, nel XI 11 fu fatta esarcato . Che se il padre della discordia non avesse turbata la carità che regnava in Andra , se le dispute di religione non aves- sero fomentati gli odii, non si sareb- bero vedute quattro chiese essere oc- cupate dagli ortodossi, e tre dagli eterodossi. Ad accrescere la divisione si aggiunse che mentre Nal diveniva patriarca, conferì la chiesa di Andra a Sergio Scrafcallolico occulto, pel (pia- le con vili firmano spedito da Co- stantinopoli comandò la restituzione
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agli eterodossi delle chiese occupa- te dagli ortodossi . A Sergio fu surrogato Tommaso Tamsarale , che governò Andra con sufficiente tranquillità. Intanto adoperaronsi gli ancirani cattolici domiciliati a Co- stantinopoli di far rimuovere Tom- maso dalla chiesa di Andra per dare il vescovato a Pietro Bahdiar notorio cattolico, e circospetto, ben- ché non avverso al patriarca. I cat- tolici s impadronirono delle quattro chiese occupale dagli eterodossi. Di che indispettito il patriarca, privolii ancora di esse, e rilegò il vescovo Pie- tro in una fortezza. Con tuttociò, nel 1780, gli ancirani riebbero le chiese; ma 1' anno appresso un Capigi Bassi le ritolse loro per la terza volta senza speranza di più possederle. ISulla- dimeno, ottenuta dai cattolici l'e- mancipazione dal governo ottoma- no, nel i83o ( V. Armenia), ed ot- tenuto per mezzo del loro attuale capo civile p. Carlo Esaian, monaco mechitarista, il firmano di poter fab- bricar chiese per tutto l' impero ot- tomano, non vollero più rivendicar le anzidette quattro chiese , afliue di non esporsi a nuove questioni ; ma preferirono piuttosto di fabbri- carne di nuovo altre quattro, che stanno attualmente fondandosi.
Ai pregi di Andra aggiungeremo i concilo in essa celebrati. 11 primo si adunò l'anno 27 3 per provvedere a molte cose riguardanti la disci- plina cattolica, come si ha da l'it- tou, in Colleclione. 11 secondo te- nuto nel Pontificato di Silvestro 1 nel 3 1 4 j si crede con fondamento che fosse un concilio generale di tutto l'Oriente; imperocché vi si trovarono vescovi, non solamente della Galazia, ma dell'Ellesponto, del Ponto, della Bitinta, della Li- caonia, della Frigia, della Panfilia»
ANC delia Cappadocia, della Siria, della l'aterina e dell'Armenia maggiore. Quindi è che v' intervennero alme- no 118 vescovi, i più celebri di que' tempi , come a dire , Vitale d'Antiochia, Marcello di Ancira sì famoso nella storia di s. Atanasio, Lupo di Tarso, s. Anfrone, vescovo di Epifania. In quel concilio si for- marono venticinque canoni appro- vati dipoi dai padri del concilio niceno. La maggior parte di quei canoni risguarda coloro, eh' erano caduti nelle persecuzioni, ed ai quali vennero imposte varie penitenze; gli altri si volgono su varii ometti della disciplina ecclesiastica. E meritevole fli menzione tra tutti il decimo sul ce- libato dei diaconi, il quale stabilisce, elie se all'atto deirordinazione loro dichiaravano voler prender moglie, non venivano privati delle funzioni, ammogliandosi; ma che se veniva- no ordinati senza quella dichiara- zione, dove si fossero ammogliati, costringeva usi a lasciare il ministero. 11 XI 11 dichiarò, non esser permes- so ai sacerdoti della città il far cosa alcuna nella diocesi senza la per- missione in iscritto del vescovo. 11 XVI II proibisce, sotto pena della deposizione ai vescovi non ricevuti ne' vescovati loro, d' impossessarsi di quelli altrui , permettendo loro soltanto di essere a pari condizione degli altri sacerdoti, condizione dalla quale erano pur decaduti se mai aves- sero suscitate sedizioni contro i vesco- vi locali. I canoni XX, XXI, XXII, XXIII e XXIV sanzionarono pene, ed ingiunsero penitenze agli adulteri, alle infanticide, agli omicidii volonla- rii ed involontarii, ed ai superstiziosi (Reg. t. II. Labbé. Hard. I.).
Finalmente il terzo concilio an- cirano, o piuttosto conciliabolo, per- chè convocato da vescovi semi-aria-
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ni alla testa di Basilio d' Ancira e di Giorgio di Laodicea contro la forinola eretica del concilio di Sir- mio, radunato dagli ariani , fu ce- lebrato nel 358. I puri ariani in- segnavano che il Figliuol di Dio non era che una semplice creatura, lad- dove i semi-ariani credevano ch'egli fosse simile al Padre, ma non eguale e consostanziale ; il che era un con- traddire al domina cattolico, il quale stabilisce la consostanzialità del Fi- glio col Padre nel vocabolo Oniou- sion. V. Sozom. lib. IV. e. i 3. t. Ili ; Labbé t. II; ed Hard. t. I.
ANCIRA. Città vescovile dell'Asia minore, nella Frigia Pacaziana, suf- fraganea prima della metropoli di Laodicea, e poscia di quella di Je- ropoli. Commanville distingue due Ancire suffraganee di Laodicea, una fondata nel V secolo, l'altra nel IX. ANCONA ed Umana (Anconilan. et Human.). Città con residenza ve- scovile nello stato Pontificio. E proba- bile, che questa città prendesse il no- me dalla propria configurazione. E costrutta sul pendio di una collina, che si estende nell'Adriatico, e nel- la posizione presentemente detta golfo san Ciriaco. E rinchiusa fra due altre colline , che si prolun- gano sino alle sponde del mare , e sono difese da buona ed impor- tante cittadella, e da opere fortifi- cate. Il suo porto, formato dalla na- tura, fu in molto pregio appresso i romani: vi stanziavano le loro flotte per tenere in vista gl'illirici, quasi punto medio fra Taranto ed A quileia. Divenne quindi importante al commercio, quando nell'anno 98 di Cristo, esaltato all' impero Tra- iano, questi barricò mediante salda muraglia la ripa del Guasco cor- roso dalle onde, e tirò la gran cate- na sino all'opposta punta dell'Asta-
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gno; cosicché per riconoscenza gli fu eretto il famoso arco sul disegno di Apollodoro, eoli' epigrafe : Quod accessum Italia?, hoc ctìam addilo ex pecunia sua portu, tuliorem na- vigantibus reddideril.
Questo porto venne molto bene fortificato, nel i55o„ da Pio IV, Medici, e nel i566 vieppiù assi- curato dal suo successore s. Pio V, che si l'eco appositamente in Anco- na per munirla insieme all'esposte piazze contro le incursioni de' turchi. Sotto il Pontificato di Clemente Vili fu esentato il porto d'Ancona dalle ga- belle, affinchè più florido ne divenisse il commercio nel dominio Pontificio, e da Urbano Vili, nel 1623, venne nuovamente migliorato. In principio del secolo XVII, il molo si prolun- gò alquanto fino all' odierno Arco dementino, ove un'iscrizione, incisa nel 1732, attestava la riconoscenza al provvido Clemente XII, Corvini, di Firenze. Avvi pure un como- do lazzaretto con molo nel porto, fabbricato dallo stesso Pontefice , che lo dichiarò franco , mediante Motu Proprio , del 14 febbraio 1732, e del 19 luglio 1733. Veg- gasi la Relazione di quanto ac- cadde nella solenne funzione della prima pietra del nuovo lazzaretto in isola, che si erige in Ancona dalla munificenza di Clemente XII, Ancona nella stamperia Belleli : Cra- cas , numero 2^02 , agosto 1 y33, numero 3o52, 23 febbraio 1737: Veduta in prospettiva del porto d' Ancona e suo lazzaretto, archi- tettura di Luigi Vanvilelli, inta- gliata in acqua, forte da Giuseppe Vasi. A render poi questo porlo più commerciante, lo stesso Clemen- te XII, da Nocera per Fabriano e per Jesi aprì una Strada conso- lare, che dal suo nome si chiama
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Clementina, onde, per memoria di tanta munificenza, gli anconitani collocarongli nella piazza grande una statua di marmo, e quelli di Jesi un arco trionfale, e nel grandioso salone, chiamato loggia, ove i nego- zianti sogliono trattenersi, gli fu e- retto eziandio un busto marmoreo. Questo porto venne reso più comodo anche dall'immortale Pio VI, per cui il commercio riprese il suo vigore. Un altro arco trionfale si tro- va eretto in Ancona, ed è sa- cro alla memoria di Benedetto XIV, suo grande benefattore. Anti- camente aveva anche una zecca, cioè a' tempi de' greci coloni. Questa era celebre specialmente ne' secoli duodecimo e decimoquinto, in cui si coniavano monete di ogni sorta.
Ella è opinione dai migliori a- dottata , che i siculi primitivi di origine greca, fuggendo la persecu- zione di Dionigi tiranno di Siracusa, fondassero questa città in epoca anti- troiana. Strabone lo dice chiaramente in poche parole: Grceca esturbsAncon asyracusanis condita, qui Dionysii fu gerani ty ranniderà. Cos'i pure ri- ferisce il Solino, cap. Vili: Notum est Aneonam a siculis constitutarn, e Plinio finalmente: Hit/nana a si- culis condita, ab iisdem colonia Ancon. V. tra i moderni, Agosti- no Peruzzi, canonico di Ferrara, nella Storia di Ancona dalla sua fondazione fino all'anno i532, ed Antonio Leoni, neh' Ancona illu- strata, Ancona, i832.
Passata Ancona sotto il domi- nio degli umbri, e de' greci coloni, per cui ncll iscrizione posta mi pa- lazzo municipale edificalo verso il 1270, chiamasi Ancori Dorica ci- vitas (idei .; indi dominata dai pi- ceni dì origine sabina . che stabili- rono in Ascoli la capitale , diventò
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colonia romana ascritta alla tribù Lemonia , e fu ripopolata a' tempi di Ottaviano Augusto , primo im- peratore romano.
Ebbe molte magistrature il Piceno, sotto l'impero de'Cesari, e nella divi- sione d' Italia fatta da Costantino il Grande, fu diviso in due provi n- cie. La prima fu detta Piceno sub- urbicario , o perchè più prossima alla metropoli, o pei molti pos- sedimenti de' romani magnati, sog- getti alla giurisdizione del vicario di Roma , di cui segnava il con- fine l'Esi, ossia Fiamisino. La se- conda si chiamò Piceno annonario come quella, da cui più ragguar- devole copia traeva Roma di vet- tovaglie , di armi e di soccorsi . Equivaleva questa alla Gallia de'se- noni, dipendendo dal vicario d'Ita- lia , a' quali magistrati 1' italico prefetto pretorio soprastava . Par- tecipò Ancona della misera sorte d' Italia , allorquando l' invasero i goti , mentre Alarico loro re, nel- l'anno 4ioj prese e saccheggiò Ro- ma. Eguale disastro provò dessa per le violenze degli eruli , quando il loro re Odoacre, nel 47 6 , estinto l' impero d'Occidente, e relegato nel- la Campagna l'ultimo Cesare Mo- millo Augustolo, dominata l'Italia da'goti, l' imperatore di Oriente Giu- stiniano I vi speth il valoroso Be- lisario per riacquistarla con pode- roso esercito, il quale entrato in Ro- ma, a' io dicembre 53j , ne discac- ciò i goti, e la ridusse all' ubbidien- za degl'imperatori romani. Indi a- vendo spedito ad Ancona un suo capitano, per nome Giovanni, gli an- conitani spontaneamente si assogget- tarono ai greci.
Asceso al trono de'goli, nel S^i, Totila, Ancona si mantenne devo- ta a Giustiniano I , e sostenne con
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indipendenza e coraggio l'assediò, con cui la investì il goto duce; ma poscia ne fu liberata, verso il 55 1, da'grcci, i quali d'allora in poi con lin- ciarono la distruzione del gotico po- tere in Italia, che finì poco appres- so con Teia, ultimo re de' goti. Fu allora istituita da' greci csarchi di Ravenna , la vecchia e marittima Pentapoli, che comprendeva le cit- tà di Ancona, Sinigaglia, Fano, Pesaro e Rimini. Questa fu deno- minata poi Decapoli, quando una nuova Pentapoli montana, o medi- terranea vi fu aggiunta.
Ancona fece parte dell'esarcato di Ravenna allorché i longobardi, popo- li della Scandinavia, chiamati furono in Italia, nell'anno di Cristo 5o8, da Narsete capitano di Giustiniano I, per alto tradimento. In quell' epoca cominciò il loro regno, fissando il primo re Alboino la sua sede in Pa- via. Per ciò furono costretti gl'im- peratori di Oriente a governar Roma per via di capitani, e Ravenna per esarchi, che durarono 184 anni ( V. Giovanni de Rubeis, TI istori ce Ra- venna; Uh. IV ) . Per tal motivo il rimanente del Piceno di qua del Musone, fu gradatamente invaso dal ducato di Spoleto nella longobarda oligarchia.
Ancona si tenne lungamente in fede de' costantinopolitani regnanti, con leggi e particolari prerogative, finché la grave contesa degl' ico- noclasti, l'alienarono da questa sud- ditanza, e la mossero a sottoporsi al pacifico regime del Pontefice Grego- rio II, verso l'anno 730.
Sebbene i Papi non profittassero dell'esasperazione degli animi, i lon- gobardi trassero nondimeno prelesto di estendere la loro dominazione, e Luitprando prima, e poi Astolfo, di- vennero padroni del Piceno, ove isti-
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tuirono precariamente i duchi di Ancona, di Osimo, di Fermo, ed Ancona fu occupata da' longobardi. Senonchè il Pontefice Stefano II dello III, eletto nel 752, non po- tendo ottenere dal re Astolfo che cessassero le stragi ne'dominii roma- ni, si recò in Francia ad invocar l'aiuto del re Pipino, il quale re- catosi in Italia, costrinse Astolfo a restituire l'esarcato, che avea oc- cupato, e diede alla Chiesa Roma- na le ricuperate terre , colle quali ampliò il principato del Romano Pontefice. Morto poi, nel 7 56, il re Astolfo, il Papa Stefano III con- tribuì perchè nel regno lombardi- co gli succedesse Desiderio, colla condizione però che gli restituisse le città da Pipino donate , o rida- te alla Chiesa, e dal defunto con- tro la data promessa ritenute, fra le quali eranvi Osimo, Ancona ed Umana. Ciò non per tanto , solo Faenza, e il ducato di Ferrara rieb- be il Pontefice, perchè Desiderio, ve- dutosi in possesso della reale digni- tà, non volle condiscendere alla re- stituzione delle altre. Ma il Papa Adriano I, creato nel 772, veden- dosi anche offeso dal re Desiderio , ricorse alle armi di Carlo Magno re di Francia, il quale recatosi a Pa- via, nel 773, fece prigione Deside- rio, e die' fine al regno de' longo- bardi ( V. il Pagi). Fu allora che Cailo Magno restituì Ancona al Sommo Pontefice, col resto delle ec- clesiastiche terre.
Malgrado le provvidenze di Gre- gorio IV, l'anno 83o, riuscì funesto ad Ancona, giacché gli empi sara- ceni la distrussero da capo a fon- do, passandone a fil di spada sii abitanti, e mettendo a fuoco gli edilì- zii. JVè potè il tribolato Pontefice preservarla da lauto disastro, sebbene
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dipoi cooperasse all' immediata sua riedificazione. V. Sovranità de' Ro- mani Pontefici, e Marcì, ove parlasi del Piceno e di Ancona.
Pacca di grandi privilegi Ancona godette a lungo di un temperato reggimento municipale; ma nell' in- cursione normanna andò soletta alle censure del Pontefice Nicolò II, dalle quali colla mediazione del santo Cardinal Pier Damiani vescovo di Ostia, venne assoluta. Usurpata quin- di, nel 1080, dal marchese Guar- nieri di sveva origine , intrusovi dall' imperator Arrigo IV, tutto il Piceno si chiamò Marca di Guar- nirai _, e poi Marca anconitana. Più tardi si arrese, dopo lungo as- sedio, alle armi dell' imperator d'Oc- cidente Lotario II, che essendo stato incoronato, nel 11 33, dal Pontefice Innocenzo II , tutelava gì' interessi della Chiesa; ma in seguito piegò in favore dell' imperator d' Oriente , Emmanuele II, il quale la lasciò governarsi colle proprie leggi sotto la presidenza di un suo legato. In- sorto lo scisma dell' antipapa Vit- tore IV suscitato da Federico I Bar- barossa sommamente irritato col Pa- pa Adriano IV, perchè avea decorato Guglielmo normanno del titolo di re di Sicilia , Ancona soffia dalle armi dello stesso Federico due for- midabili assedii, il primo nel 1 167, quando Alessandro III legittimo Pon- tefice successore di Adriano, tornato di Francia, si era restituito in Ro- ma, da dove tuttavia poco dopo do- vette fuggire a Benevento ( V. Ales- sandro 111); e l'altro, nel 1172, in cui Federico vi spedì l'arcivescovo Cristiano suo luogotenente. La eillà non fu però abbattuta, ma oppose la più eroica resistenza, mentre i magi- strati imploravano il soccorso di Gu- glielmo degli Adelardi, capo della fa-
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zi une guelfa, che favoriva il Papa in della costituzione XII, Sincerila.'; } e- Ferrara, e eli Aldrude conlessa di Bre- manata a'i3 aprile 1217, che si Iet- tinolo. Guglielmo tulle le sue so- gè nel Ioni. Ili del Bollano, parte 1, stanze impegnò per le opportune riferita anche dal Muratori, Jnlimti- leve, ed Aldrude, alla cui coite tatibus E*t. part. I, cap. XLII, i cavalieri più distinti convenivano concesse in feudo la Marca di Anco- nella giovanile vedovanza di lei, na al marchese d'Esle, col tributo propose ad essi , quale amoroso annuale di cento libre di moneta torneo, la liberazione di Ancona, proi'isina. Queste lire, giusta il (.ri- che effettivamente segui nel punto maldi , avevano il valore di i5 in cui la penuria e lo stento face- baiocchi, o d'una lira fiorentina, vano le ultime prove dell' anconi- Nel ii3i, il Pontefice Gregorio tana costanza. Ai 21 luglio 1177, IX fulminò la scomunica contro An- fu conchiusa in Venezia la sospirata cona , che aspirava colle altre città pace tra il Papa e l' imperatore,, di italiche ad un' assoluta indipcndeu- cui le armate furono disfatte dal za; ma le censure furono ben pre- doge Ziani , e di cui il figlio Ot- sto per la restituita tranquillità ri- tone venne fatto prigioniero. Dopo vocate, e d'allora in poi tenne di questa pace Ancona si liberò da quasi sempre il partito guelfo nelle ogni greca dipendenza. italiane discordie, e i suoi amplissimi
A Federico I , nel 1 iqo, successo privilegi non vennero mai meno, il figlio Enrico \ I , questi prepose Circa questo tempo la santa casa
al governo della Marca di Ancona dove prese carne l' unigenito Figlio
il crudele Marcualdo , co' titoli di di Dio, trasportala prima dagli An-
duca di Ravenna , e marchese di geli nella Dalmazia , venne trasle-
Ancona e Molise; ma l'intrepido rita miracolosamente nella Marca
Innocenzo III, adoperando tutta la di Ancona, dove presentemente si
forza delle censure e delle armi , venera nella città di Loreto. P .
ricuperò alla Santa Sede la Marca Santa Casa.
di Ancona, con parecchie città da Creato Papa Bonifacio IX, To-
Enrico "VI occupate, molle delle mazclli, napolitano, nell'anno i3o,3,
quali egli visitò personalmente. Per le città della Marca di Ancona, che
tal motivo spedi nella Marca, in per qualche tempo si erano ribel-
qualità di suo legato, il cugino late alla Chiesa, e aveano seguilo
Cardinal Ottaviano Conti , carnei- il partito dell' antipapa Clemente
lengo della Romana Chiesa, il quale Ali, ebbero ricorso alla clemenza
scacciò interamente dalla provincia di lui , onde Bonifacio IX li assol-
l' usurpatore Marcualdo. Quindi In- vette dalle incorse censure, e creò
nocenzo III fece governarla Marca il suo nipote Andrea, marchese
per mezzo dei Pontificii Cardinali della Marca; ma questi colla morte
legati, godendone il primato Anco- del Papa ne perde la signoria. na , che in progresso divenne anche Nel 1 463 , il Sommo Pontefice
residenza de' marchesi, dai Pontefici Pio li, alfine di liberare l'Oriente
investiti della provincia. Di ciò esiste dalla crudeltà di Maometto li, sol-
un documento nel Pontificalo di lecito contro il turco la guerra, già
Onorio III, Savelli, successore di stabilita nel famoso Congresso di
Innocenzo 111, il quale coll'autontà Mantova. A tal uopo strinse alleali-
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za con Filippo duca di Borgogna, e con Cristoforo Moro, doge di Ve- nezia; e dopo aver disposte le co- se pel governo della Chiesa e dello stato, parti per Ancona, ove giun- se a' 18 giugno i4(34- Quivi ei fu accolto con entusiasmo non sola- mente dagli anconitani , ma ezian- dio da un numero immenso di fo- rastieri recatisi in quella città per essere spettatori di quel fatto me- morando. La spedizione per altro non fu tosto intrapresa, perchè man- cavano le galere de' veneziani , le quali non giunsero in Ancona pri- ma de' 12 agosto. Quantunque al- lora Pio II fosse obbligato a letto per febbre, volle esser condotto al- la sponda del mare per vedere l'in- gresso dell'armata nel porto, e man- dò le sue galere e cinque Cardina- li, ad incontrare il doge Cristoforo. Questo Pontefice però non ebbe il conforto di vedere effettuato il suo diseguo, imperocché dopo due gior- ni fu colto dalla morte.
Verso il i53o, sia per vertenza intorno a' tributi, sia per istabifire salda barriera contro i turchi, e il loro imperatore Solimano, divisò il Pontefice Clemente VII , Medici, fio- rentino, di porre Ancona al livello delle altre città Pontificie , e due anni dopo vi spedì Luigi Gonzaga suo generale, cioè quello stesso, che nel i527, favori la sua fuga da Ro- ma a Viterbo, con parecchi arma- ti, per erigervi forti bastioni, al di sopra di Porta Calamo.
Nel 20 settembre del i533, epo- ca in cui gli autori dicono esser Stata Ancona definitivamente riuni- ta ai domimi ecclesiastici, il prela- to Del lai >a il a , governatore delia Marca, dalia sua residenza di Reca- nati vis' introdusse per la porta del- lo stesso nome alla testa delle suo
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truppe, e poco mancò che un drap- pello di nobile gioventù anconitana accorsa ivi, non attentasse alla sua persona. Il tumulto durò tutta la notte, e nel seguente giorno molte adunate turbe scesero da Capodi- monte per opporre forza a forza ; ma prevalse il consiglio de' seniori, che invocarono la sovrana clemenza. Incominciò da quell'epoca a costruir- si la maggior fortezza, che i succes- sivi Pontefici ingrandirono. Forte severità usò in quella crisi il gover- natore della Marca; ma peggio ado- però il Cardinal Benedetto Accolti originario d'Arezzo, legato a la- tere della Marca dipoi succeduto, sotto il quale cinque gentiluomini rimasero decapitati, cioè Marcanto- nio Antiqui , Leonardo Bonarelli , Giambatista Benincasa, Andrea Bu- scaratti e Romano Giacchelli, e ses- santaquattro si videro esiliati.
Pacifico fu lo stato di Ancona insi- no alla rivoluzione di Francia. Nulla curando i repubblicani francesi , i sagrificii fatti da Pio VI nell'armi- stizio di Bologna, nell' incominciar dell'anno 1797, fecero avanzar le loro truppe , occupando S. Leo , Sinigaglia, Ancona e Macerata, on- de al Papa non restava che la Sa- bina, il Patrimonio e la Campagna romana. Necessità obbligò Pio VI a convenire alle durissime condizio- ni stabilite nella pace di Tolenti- no a' 2 3 febbraio, fra le quali a do- ver ricevere guarnigione francese in Ancona, che il general Rey illuso- riamente nominò per breve ora re- pubblica anconitana con istemnii e colori proprii. Nel 1700 essa sosten- ne il memorabile assedio delle trup- pe austro-russo-turche, in un eol- le masse indisciplinate de popolani , nel quale si distinsero il francese ge- nerale Monier, ed il general Pino,
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da cui ne seguì onorevole capitola- zione.
Ancona ebbe nuovamente guar- nigione francese, e nel 1808, fu in- corporata al regno italico , e fatta metropoli primaria de' tre diparti- menti delle Marche: fu quindi oc- cupata da Murat re di Napoli, che la tolse ai francesi, indi dall'impera- tore Francesco I, ed alla fine fu ren- duta al paterno regime Pontificio di Pio VII, nel luglio i8i5, il qual Pontefice tornò a concederle il por- to franco e il delegato apostolico.
Questa città fu occupata di nuovo dai francesi il 22 febbraio i832. Due battaglioni vi sbarcarono sotto il comando del generale Cubieres , ed a' 3 dicembre 1 838, la sgombrarono.
Ancona in diversi tempi venne vi- sitata da' Romani Pontefici. Pio VI e Pio VII furono gli ultimi ch'es- sa accolse entro le sue mura. Pio VI vi giunse nel suo ritorno da Vien- na, a' i3 giugno 1782. Il suono del- le campane di tutta la città, e gli spari dell' artiglieria ne annunzia- vano il lieto arrivo, e facean eco alle acclamazioni del giubilo comune. Egli smontò al palazzo Acciaiuoli, residenza del Cardinal vescovo Bufalini. Fece conoscere la sua soddisfazione sullo stato del porto, delle fortificazioni, della fabbrica del nuovo braccio, e dei lazzaretti, che, servito dal Cardinal vescovo, volle egli visitare dentro una feluca. Ai 1 7 giugno ce- lebrò la messa nella cattedrale, ed ascoltò quella del suo cappellano: nel sotterraneo venerò il corpo di s. Ciriaco vescovo e martire, e nel- 1' appartamento episcopale, ammise il clero anconitano, e molti nobili, e distinti cittadini^ nonché le auto- rità, al bacio del piede, indi dalla loggia die' al popolo la Pontificia benedizione, e nel dopo pranzo vi-
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sitò di nuovo il porto, e il lazzaretto, partendo la mattina seguente per Loreto dopo avere ricevuto molte dimostrazioni di ossequio.
Pio VII vi si recò nel 1 800, allor- ché, dopo la sua elezione in Vene- zia, recavasi a Roma. L'ingresso in Ancona di quell' immortale Ponte- fice fu per lui un vero trionfo e pegli anconitani una gloria. Parten- do egli, a' 20 giugno, perSinigaglia, proseguì il viaggio per Ancona es- sendo incontrato per lungo tratto della città da folto popolo; poi- ché tutta la marineria del porto in numero di mille e più uomi- ni vestiti in gala, secondo il loro uso, recossi ad incontrarlo verso l' osteria detta del Piano. Colà fra gli evviva e le acclamazioni più fe- stose, e i trasporti del più' devoto en- tusiasmo, si staccarono i cavalli dal- la carrozza del Pontefice, e fece a gara ognuno di tirarla a mano fi- no al palazzo del Cardinal vescovo, entro la città. Tale spettacolo mos- se vivamente la tenerezza del Pon- tefice e della folla degli spettatori, niuno de' quali potè trattenere le la- grime, che la gioia rendeva deliziose. La guarnigione tedesca dell'imperator d' Austria Francesco I, di carissima memoria, gli prestò tutti gli onori mi- litari, e lo accompagnò fino al pa- lazzo vescovile tra gli strepitosi con- centi di scelte bande, uniti al suono delle campane, ed al rimbombo dei cannoni. Il dì seguente, dopo aver celebrato il santo sagrifìcio nella chie- sa di s. Ciriaco, e di aver visitati i sotterranei, ove conservasi intatto il corpo di questo santo, co' suoi com- pagni martiri, Pio VII ammise al ba- cio del piede la primaria nobiltà an- conitana, e poi ogni altro ordine, e quindi riposatosi alquanto, proseguì il viaggio per Loreto.
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Ancona appartiene al dominio della Santa Sede, ed è capoluogo della delegazione anconitana. El- la è sede di un vescovo, che di- pende immediatamente dal Sommo Pontefice. La cattedrale dedicata a Dio ed a s. Ciriaco, ha tre dignità, pri- ma delle quali è l'arcidiacono, do- dici canonici , sei mansionari! detti canonici soprannumerari!, e quattro cappellani. Inoltre ha nove conven- ti di religiosi, tre monisteri di mo- nache, due conservatori i, confrater- nite, orfanotrofio, ospedale e monte di pietà. La tassa è di 443 fiorini. In questa città avvi un tribunale di prima istanza, civile e criminale, ol- tre quelli) di commercio, al quale Pio Vili aggiunse il tribunale di appello per le sole cause commer- ciali. Molti sono i pubblici edificii, che meritano particolare osservazio- ne. Noi però, in ordine al nostro piano, non parleremo in principalità che dei sacri, riportando eziandio ciò che il chiarissimo Castellano Pie- tro nel suo Nuovo .specchio geogra- fico storico politico ec. esattamente riferisce.
La basilica di s. Stefano proto- martire, già eretta dall'imperatrice Galla Placidia sul versante orien- tale dell' Astagno, nel principio del V secolo dell' era cristiana , fu il maggior tempio che Ancona aves- se, e venerando per la relicpiia di un sasso, che è tradizione abbia col- pito santo Stefano nel suo marti- rio, come pure per lo possesso del- le mortali spoglie del patrono s. Ciriaco suo vescovo, e pei prodigii onde Dio glorificò il piissimo man- sionario Costanzo, di cui il Ponte- fice s. Gregorio 1 Magno fa il me- li tato encomio.
L'odierna cattedrale di Ancona rimpiazza probabilmente il silo del
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vetusto tempio di Venere, ch'ebbe in quella città splendido culto. Eira dedicala a s . Lorenzo , quando alla metà del IX secolo vi si ese- gui la solenne traslazione del san- to corpo, da cui prese l' attuai no- me, dopo il diroccamento di s. Ste- fano, seguito per le nemiche in- vasioni. La memoria di quello pe- rò fu ripristinata per l' edificazione di altra chiesa, col titolo di confra- ternita, la quale si dovè demolire in seguito delle fortificazioni eseguite sul finire del secolo passato.
Il tempio di s. Ciriaco ha nella punta del monte Guasco il gotico frontispizio , che fa sì vaga mostra da lungi a chi muove verso Anco- na da! limitrofo ducato di Urbino. L' interno è a tre navate in figura di croce greca, sostenuta da colonne di pietra. Dietro all' ara massima sono collocati i precordii del Pon- tefice Pio li, morto in Ancona. La sua cupola si reputa una delle pri- me e più belle d' Italia. In una delle cappelle laterali si venera la prodigiosa immagine della B. V., dipinta in tela, e da Papa Pio VII, nel 1 8 1 4 j solennemente incoronata. Le sovrasta una elegante loggia donde si mostrano al popolo ne' dì solen- ni molte insigni reliquie, delle quali gì' imperatori greci Paleologi , ed altri personaggi l' arricchirono. In maestoso sarcofago è racchiuso il corpo del patrono s. Ciriaco, che intatto si mostra alla comun divo- zione. Vi sono pure le urne di s. Liberio confessore, di s. Marcelli- no vescovo, le spoglie del b. vesco- vo Antonio Fatati anconitano, e nella superior cappella del Croci- fisso son venerate le ceneri delle ver- gini s. Palazia, e s. Lorenza.
Sono ancora da memorarsi per onorevoli pregi la collegiata ili 8.
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Mariti del popolo, V arciconfraler- niia lateranense del Sacramento nflìciata da numerosi cappellani , e la parrocchiale della Misericordia, eretta ad onore della B. Vergine nel contagio del secolo decimoterzo. Vi sono poi diversi altri templi di elegante moderna architettura, cioè il Gesù, posseduto presentemente dal seminario vescovile; s. Dome- nico, ufficiato dai religiosi dell'Or- dine dei predicatoli, a'quali Bene- detto AHI die' l'oratorio della con- fraternita del Rosario, applicando le rendite al seminario; s. Agostino degli Eremitani.; s. Francesco ad Alto 3 dove si venera il corpo del- l' anconitano b. Gabriele Ferretti , e vi stanziano i minori osservanti. V'ha pure una chiesa degli arme- ni , detta s. Gregorio Illuminatore, e due moni steri delle suore.
Dopo Roma, fu Ancona una del- le prime città, che abbracciarono la religione di Gesù Cristo; e si può ragionevolmente ritenere che vi sie- no stati vescovi lino dal momento, in cui vi fu conosciuto il vangelo. Che se non ci sono pervenuti i lo- ro nomi, ad altro non possiamo a- scriverlo che alla crudele persecu- zione di Diocleziano. Sappiamo pe- rò che s. Ciriaco , martirizzato nel 362, sotto Giuliano apostata, era suo vescovo ( V. s. Ciriaco ). Il canoni- co Luigi Baroni assunse di compro- vare la identità di questo santo con quel vescovo, che, nel 326, additò in Gerusalemme il luogo della croce alla imperatrice s. Elena ( Ancona, i8i3 pel Sartori). L' Ughellio {Italia sacra) all'articolo Anconitani episco- pi parla a lungo sopra tale argo- mento. S. Traso governava quella chiesa nel 498 , ed ebbe il martirio nell'anno 5io. Le reliquie di lui si trovano in Ancona . che lo ve-
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nera tra 1 santi suoi protettori. S. Marcellino fu anch' egli vescovo di questa città, e fioriva circa l'anno del Signore 55o ( V. s. Marcellino ), L' Ughellio (loc. cit.) ne riporta la serie de' vescovi, che in progresso governarono la chiesa di Ancona. Tra questi si distinsero Severo del )()S, di cui parla s. Gregorio Papa , Mauroso, che nel 649 intervenne ad un concilio di Laterano; Bnolcr- gio, che neh' 887 sottoscrisse ad una donazione falla da Teodosio Fir- mano vescovo in favore del moni- stero di s. Croce; Trasone, che vis- se circa il 983, e del quale sappiamo che molto influì nella sentenza, cui Ottone IV imperatore proferì a van- taggio della chiesa di s. Flora are- tina; Gentile, che nel 1 179 sotto- scrisse agli atti di un concilio late- ranense, e sotto la cui reggenza, il Papa Alessandro III concesse al mo- nistero di Nuovoporto un amplis- simo privilegio, di cui 1' Ughellio ri- porta anche il breve; Rufino Lupaio padovano, che viveva circa il 1111; a questo vescovo scrisse una lette- ra il Papa Gregorio IX, in cui gli comandava di ridurre al dovere, sot- to pena di scomunica, tanto le po- destà che il concilio anconitano uni- tosi ai ribelli di santa Chiesa ; Gio- vanni Bono (del), cittadino di An- cona, eletto nel 1243, il quale pre- scrisse, che nessuno della sua diocesi, quando non avesse passati venti- cinque anni, e non fosse bene ad- dottrinato negli stridii, potesse conse- guire un ecclesiastico benefizio ; Ni- colò, inaugurato vescovo nel 1299, che fondò la chiesa dei frati minori; Bartolommeo Viario, cittadino pa- dovano, innalzato alla sede di An- cona nel i38i, e, circa sei anni do- po, decorato della sacra porpora «la Urbano VI ( V. Ulario Bartolom-
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meo, Cardinale); Lorenzo Riccio, fio- rentino, che da Innocenzo VII pro- mosso al vescovato nel 1406, gover- nò la chiesa con massima lode, e sostenne parecchie volte importan- tissimi uffici in diversi concilii ; A- slorgio, trasferito a quella sede nel 1422, nella reggenza del qual vesco- vo Martino V unì alla chiesa di An- cona quella di Umana (Fedi), ed A- storgio fu il primo, che si nominasse vescovo di Ancona ed Umana ; A- gapito, succeduto nel 1460, che fu celebre in dottrina e pietà, morì in Roma, e venne sepolto nella chiesa di S. M. sopra Minerva con ono- revole epitafio; Accolti Pietro, eletto nel i5o5, e sei anni dopo creato Cardinale del titolo di sant' Eusebio ( V. Accolti Pietro, Cardinale ) ; Conti (de) Carlo, che destinato ven- ne a vescovo nel 1 585, e da Clemente Vili fu promosso alla sacra porpora col titolo di s. Grisogono (V. Conti (de) Carlo, Cardinale); Conti Gianni- colo, creato vescovo nel 1 666, dopo lunga vacanza ed anch' egli ascritto al sacro Collegio (V. Conti Giannico- lò, Cardinale) ; Bussi, che nel 1 7 1 0 ■venne trasferito da Tarso ritenen- do il titolo di arcivescovo, e poscia fu creato Cardinale di S. M. in Ara- rceli (V. Bussi, Cardinale); Riganti Nicolò di Molfetta, da Pio VII crea- to Cardinale, nel 1 8 1 6, in quello stes- so concistoro, in cui lo promosse al- la sede di Ancona ( V. Riganti Nicolò, Cardinale). A questo succes- se Cesare Nembrini Pironi-Gonza- ga, nato in Ancona a' 27 novembre 1768, e fatto vescovo della sua patria da Leone XII, a' 24 maggio 1824, indi da Pio Vili, Castiglioni, di Cingoli, benemerito d'Ancona, creato pel primo, a' 27 luglio 1829, Cardinale prete di sant' Anasta- sia, morto a' 5 dicembre 1837, ed
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esposto e sepolto nella cattedrale. La memoria di questo degno Car- dinale sarà in perenne benedizio- ne presso gli anconitani, per lo zelo dell' apostolico ministero, e per tut- to quel gran bene , che generosa- mente fece ad Ancona e ad Umana. Gregorio XVI Sommo Pontefice fe- licemente regnante, coli' elevare al- la sacra porpora Gabriele Ferret- ti, riempì di letizia gli anconitani concittadini di lui. Naccpie egli da no- bile famiglia in Ancona, a' 1 3 gennaio 1 795, e fu provveduto di un canoni- cato nella basilica lateranense. Leo- ne XII, nel concistoro del 2 1 mag- gio 1827, lo avea promosso al ve- scovato di Rieti , ove si rese ce- lebre pel pastorale zelo e valore, che eroicamente dimostrò nel i83i, nel difendere la città contro i ri- belli, impedendo così il loro avvi- cinamento a Roma. Gregorio XVI, in premio delle sue belle azioni, a' 29 luglio 1 833, lo trasferì alla chiesa arcivescovile di Seleucia in partibus, e l' inviò suo nunzio pres- so il re delle due Sicilie, dove in mezzo allo sviluppo del cholera fece prodigii di carità, e si guadagnò a giusto diritto le benedizioni di tutti. Quindi gli conferì il vescovato di Montefìascone e Corneto, a' 1 4 giu- gno 1837, e P°co appresso, a' i5 febbraio 1 838, lo traslatò all'arci- vescovato di Fermo, nel qual an- no, rinunziando il Cardinal Ode- scalchi la sacra porpora , nel con- cistoro de' 3o novembre, il Pon- tefice creò in vece e ri serbò in petto il Ferretti colla onorevole qua- lifica di cgregius wr, che pubblicò po- scia, nel concistoro degli 8 luglio 1 809, Cardinale dell'ordine dei preti, confe- rendogli per titolo la chiesa dei san- ti Quirico e Giulietta ( V. Rie- ti ). Oltre i delti Cardinali , An-
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cona si gloria de' seguenti suoi concittadini decorati della stessa dignità: Costanzo Boccafuoco , o Torri di Sarnano diocesi d'Ancona, creato da Sisto V, nel 1 586, e Giannantonio Manci forte Sperelli, elevalo al Cardinalato, nel 1777, da Pio VI; e fra i Vescovi Cardinali è degno di memoria Marcello d'Aste romano, nell'atto di preconizzare il quale in concistoro, Innocenzo XII diceva, che dava ad Ancona un vescovo santo; ed in tal concetto realmente morì nel 1709, come si legge nella iscrizione lapidaria, che gli anconitani posero nella sala della Ragione.
ANDEOLO (s.), martire nel Vi- Varese, creduto discepolo di s. Po- licarpo, inviato nelle Gallie_, an- nunziò il vangelo a Carpentras e nelle sue vicinanze. Disponevasi a fare il medesimo in Inghil- terra; ma fu, nel 208, sorpreso dal- l' imperatore Severo, che gli fece spaccare la testa con una spada di legno. Ricordasi la sua festività il dì primo maggio.
ANDERIDO. Città vescovile del- la Gallia nell' Aquitania , capitale dei gabali, per cui ebbe eziandio il nome di Gabalo. Era suffraganea dell'arcivescovo di Berry. Essendo sta- ta rovinata, la sede vescovile fu trasfe- rita a Mimato. ^".Gabalo e Mimato.
ANDIRA. Città vescovile della diocesi d' Asia, nella provincia, che ha lo stesso nome, soggetta alla me- tropoli di Efeso.
ANDOCHIO (s.), prete martire, che Reda, Adone e Usuardo voglio- no discepolo di s. Policarpo, portò la luce del vangelo, unitamente a s. Tirso diacono suo condiscepolo, in molte provincie della Gallia, e vi fondò varie chiese. Giunti ambi- due nel territorio di Autiuij ospita-
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ti da certo Felice, ricevettero con lui la palma del martirio, sul finire del secolo secondo. La festa n'è rap- portata al 24 di settembre.
ANDRAPA. Città vescovile di Pa- flagonia, sotto l'arcivescovo di Amasia.
ANDRAVILLA. Città vescovile, di cui parla Papa Innocenzo III, nella sua XXV lettera, diretta al tesoriere di Tebe l'anno 12 io, in data de' 24 marzo.
ANDREA ( s. ), primo discepolo di Gesù Cristo, dopo che era stato discepolo del Precursore di lui, nac- que da un pescatore in Betsaida, piccola città della Galilea appresso il lago di Genesareth. Ei si trovò presente al primo miracolo del Sal- vatore alle nozze di Cana in Gali- lea. Il venerabile Beda lo appella introduttore a Gesù Cristo, perchè associò a sé medesimo Simone, a cui fu dato poscia il nome di Pietro, ed ancora perchè in varie circo- stanze fu impetratole di grazie a prò di queglino, che seguitavano il divino Maestro. Asceso Cristo, e di- sceso Io Spirito santo, Andrea pre- dicò, secondo Origene, nella Scizia; secondo Sofronio, nella Sogdiana e nella Colchide. Tra i santi padri chi lo dice apostolo della Grecia, chi particolarmente dell'Epiro, chi dell' Acaia, dove tutti convengono eh' ei desse la vita per Gesù Cri- sto. S. Sofronio, s. Gaudenzio e santo Agostino il dicono crocifisso; s. Pier Grisologo il vuole confitto ad un albero. La sua memoria si celebra nel giorno 3o novembre. La sua testa si venera nella basilica di s. Pietro in Valicano.
ANDREA (s.), martire. V. s. Pie- tro di Lampsaco.
ANDREA Corsini (s.), vescovo di Fiesole in Toscana, le cui reliquie Papa Eugenio IV permise che si
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esponessero alla pubblica venerazio- ne, e che poscia Urbano Vili an- noverò fra i santi, nacque a Firen- ze il dì 3o novembre 1 3 oa, giorno di s. Andrea apostolo. Ad onta che i genitori adoperato avessero ogni studio per farlo crescere nella cri- stiana pietà, parca da principio che ei si conducesse a vita troppo licen- ziosa; ma, inteso da Pellegrina sua madre, ch'ella a vealo col marito con- secrato al Signore prima ancor del- la nascita, e dolcemente rimprove- rato della sua condotta opposta a quel nobile disegno, mosso e aiu- tato dalla divina grazia, deliberò far- si religioso carmelitano. Celebrato il suo primo sacrifizio in picciolo convento lungi a sette miglia da Firenze, perchè troppo splendida- mente i suoi genitori voleano com- pierne la ceremonia, presto fu ban- ditore del vangelo in Firenze, po- scia a Parigi; quindi in Avignone passò a continuare gli studii, e da ultimo reduce in patria, lo si elesse da un capitolo provinciale a priore di quel convento. I suoi sermoni , ravvalorati da' miracoli e dal dono della profezia,, lo fecero considerare qual secondo apostolo del paese. In questo mezzo vedovata la greg- gia di Fiesole, il capitolo della chie- sa lo elesse a suo vescovo. Non gli valse la fuga : Dio permise che lo si rinvenisse quasi prodigiosamente, ed ei ricevette la unzione episcopa- le, l'anno i36o. Tredici anni incir- ca resse la diocesi -con pastorale carità, con lucidissimi esempli di vita mortificata e penitentissima , dopo i quali intese 1' avvicinarsi dell ultima ora sua con tranquillità e gioia maravigliosa, il dì sesto del i37j, toccando all' incirca il settan- tesimo anno dì età. La festa di lui si celebra nel giorno quattro di febbraio.
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ANDREA (s.) Avellino, chiamalo prima Laneellollo, napoletano, hel- lo di corpo e di spirito, nell' uno e nell' altro diritto dottore, latto sa- cerdote, trattò per alcun tempo mol- te cause nel foro ecclesiastico. Una bugia, che proferì mentre disputava, gli fé' mutare consiglio, e lo indusse a togliersi dal mondo. Così fece ar- rotandosi alla Congregazione tea- tina, dove, per legarsi al dovere di riuscire perfetto, pronunciò due vo- ti particolari, di contraddire, cioè, sempre alla volontà propria, e di crescere in santità ogni giorno più. Le doti dell'animo gli cattivarono speciale stima da Paolo di Arez- zo Cardinale, e da s. Carlo Borro- meo, il primo de' quali impiegol- lo in difficili cure. Chiamato in più luoghi per istabilirvi case del suo Ordine, Dio ne accompagnava le imprese con larghe benedizioni, e accrescea lustro alle virtù di An- drea col dono della profezia e dei miracoli. Indebolito da lunghe fatiche e dalla vecchiezza, fu colto da apo- plessia mentre incominciava la mes- sa, e ottuagenario morì placidamen- te nel 1608, il giorno decimo di novembre, giorno stabilito a festeg- giarne le glorie. AH' intercessione di lui si raccomandano gli apopletici.
ANDREA (s.) di Creta, sopran- nominato il Calibila j o il Cretese, monaco , fu generoso sostenitore della ecclesiastica dottrina, e difensore delle sacre immagini sì potente, che non temè di rinfacciare a Costan- tino Copronimo l'attaccamento alla eresia degl'iconoclasti, e il suo furore contro i cattolici. 11 prìncipe per- tanto, mal sollèrendone la franchezza, lo assoggettò a diverse torture, poi comandò che fosse tolto dal mondo. Andrea rimase vittima della propria costanza nel 7G1, il diciassettesimo
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giorno di ottobre, giorno altresì del del suo benefizio venivano da lui la sua festiva memoria. impiegate nel sovvenire i poveri , i ANDREA de Franchis (b.), ve- prigionieri, gli spedali e persino scovo di Pistoia sua patria. Nato anche i debitori, che non potea- egli nel i335 dalla famiglia Roc- no supplire a' lor doveri. Insorto cagnis o de Franchis di Pistoia , lo scisma dell' antipapa Clemente venne allevato fin da' verdi anni nel- VII, il vescovo Andrea stette sai- la scuola delle cristiane virtù, nelle do alla pietra fondamentale del quali vantaggiò mirabilmente. Pe- vero Pontefice, ed a epiesta man- netrato del nulla delle umane gran- tenne fedele la sua città. Repres- dezze, amando meglio il viver ne- se una guerra civile nata in Pi- gletto nella casa del Signore che stoia per l' ambizione di alcuni, e onorato nelle abitazioni de'peccato- compose dissidi] subito che a lui ri, volò in seno alla pace del chio- ne venne data contezza. Diretta la stro, facendo professione nell'Ordine diocesi per venti tre anni, ritornò de' predicatori. Per l'alta scienza, al suo Ordine de' predicatori , clo- che seppe unire alla soavità de' co- ve spirò nel bacio del Signore l'an- stumi, egli si rese utile alla Chiesa, no r4oo.
e colla sua predicazione condusse sul Non molto dopo vennero spedili retto sentiero molti ostinati pec- alcuni deputati presso la Santa Se- catori. Flagellata l'Italia nel 1 36 1 de, aflìn di ottenere la canonizza- e 1 3y 3 da fierissima peste, si a- zione del santo vescovo. Le istanze perse un amplissimo varco la ca- si raddoppiarono, nel i f> 1 3 , quan- tità del giusto Andrea, che in mez- do fu scoperto il suo corpo incor- zo al contagio, imperterrito si ve- rotto. Istituito quindi il processo , nel dea soccorrere i suoi fratelli, ed susseguente secolo, Renedetlo XIII impavido farsi tutto a tutti. Tanta fece innalzare magnifica statua di virtù ammirata da ognuno, gli prò- marmo in onore di Andrea , e la cacciò la più sincera venerazione dei collocò nella cappella di s. Dome- buoni e dc'perversi ancora, che a lui nico alla Minerva, dandogli il col- si prostravano pentiti, da lui aspetta- to di beato. Abbiamo di lui un vo- vano la parola di consolazione , e lume di panegirici e prediche (jita- lui volevano qual pacificatore tra resimali.
Dio ed essi. La fama ne pervenne ANDR.FA (b.) Caccioii, di chiara al soglio di Pietro, accompagnata prosapia ncll' Umbria , prete secolare dalle più calde istanze del clero e e curato nella diocesi di Spoleto, de' cittadini di Pistoia, che Io do- orbato di madre e sorella, contando mandavano a pastore ; quindi Ur- la età di quarant' anni , entrò nel- bano VI, che allora ne occupava T Ordine di s. Francesco , e ad la sede, ben volentieri acconsentì a esempio di lui predicò la penitenza, sì giusta inchiesta, e creollo vescovo convertì molti peccatori , e fu tau- di Pistoia. Crebbe nella eminenza maturgo. Annunziata per lungo giro del posto il fervore di Andrea per la di tempo la divina parola , riparò virtù, non che il desiderio di vederla ad un solitario convento per appa- seguita da'suoi e principalmente dal recchiarsi alla morte de'giusti. L'an- elerò, alla riforma del quale si ado- no 1294 Ul l'ultimò della sua vita, però con tutto il calore. Le rendite e Renedetlo XIV ne approvò il
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culto, facendone trasportare le reli- quie solennemente.
ANDREA de Conti (b.), nato in Anagni di nobilissima famiglia, vestì l'abito di s. Francesco, patteggiando per umiltà cbe lo si ricevesse nell'Or- dine in qualità di converso. Ales- sandro IV Pontefice fu suo zio. Questi gli esibì la sacra porpora; ma il nipote pose innanzi a tutto la oscurità del chiostro, dove morì nel i3ot>, in odore di santità.
ANDREA Ibernone (b.), frate laico della riforma di s. Pietro d'Al- cantara , insignito del dono de' mi- racoli e della profezia , nacque in Ispagna, e discendeva da famiglia nobile ed antica , decaduta poscia dalla sua grandezza per sinistre vi- cende. San Pasquale Baylon e il b. Giovanni di Ribera ne fecero pubblica la santità; i suoi superiori lo inviarono ai conventi di Murcia, di Valenza e di Gandia, perchè vi riformasse la disciplina col suo fer- vore e co' suoi consigli. Preconobbe la sua morte quattro anni innanzi che avvenisse , e tra i più acerbi patimenti di una malattia dolorosis- sima, pressoché nonagenario, parti- vasi da questa terra nell'aprile 1602. Pio VI Pontefice Sommo, a'22 mag- gio del 1 79 1, pubblicò il decreto della sua beatificazione.
ANDREA Greco (b.), da Pe- schiera, domenicano, il quale non si sa dove abbia vestito l'abito del- l' Ordine , fu sì fedele ai voti della povertà, della castità e della obbe- dienza , che non ebbe a rimprove- rarsi mai di averneli punto né poco trasgrediti. Destinato al gravissimo incarico della predicazione , si me- ritò a corto dire 1' elogio di padre de' poveri , apostolo e angelo della fede. Fu missionario in Valtellina, ne' Grigioni , nella Svizzera , e in
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molte altre parti, combattendo mas- simamente gli errori degli albigesi, de' valdesi e de' cattali, nonché le stolide superstizioni, cbe allignavano ancora dove eziandio altri santi re- ligiosi del suo Ordine aveano intro- dotto il vangelo. Pel corso di oltre quarant' anni sostenne 1' apostolico uffizio : al quale se aggiungansi le continue sue penitenze, ben si vede quanto estenuato di forze ei si ri- manesse. Carico pertanto d' anni e di meriti appresso Dio, volò a Lui nel giorno 18 del i/±85.
ANDREA del Cardo (s.). Or- dine militare. Lo si crede da alcuni istituito in Iscozia da Hungo re dei pitti, o da Acaio I re di Scozia nell' 809 ; altri piuttosto ne attri- buiscono la instituzione a Giaco- mo IV, nel 1 534- Dodici sono i cavalieri di quest'Ordine, che hanno a protettore s. Andrea, e ricono- scono il re per capo. Portano un cordone turchino con medaglia di oro smaltata, da un lato della quale havvi l'effigie di s. Andrea, e dal- l' altro trovasi l' impresa con queste parole : nemo me impune lacesset. Inoltre gli appartenenti a quest' Or- dine portano sul giustacuore e sul mantello al lato sinistro una croce di s. Andrea accantonata con foglie di ruta, il cardo e l' impresa nel mezzo.
ANDREA, Cardinale. Andrea Car- dinale prete di s. Matteo, visse nel Pontificato di Gelasio I, ed è re- gistrato nell' anno 4q4-
ANDREA, Cardinale. Andrea Car- dinal prete di s. Maria in Calisto, cioè di s. Maria in Transteverc, fu presente al concilio celebrato da s. Paolo 1, nel 761.
ANDREA, Cardinale. Andrea Car- dinale vescovo di Palestrina, ottenne la sua dignità circa l'anno 7<>(), dal
AND Pontefice Stefano III, che Io spedi legato a Desiderio, ultimo re dei longobardi.
ANDREAPOLI. Città arcivesco- vile della Scozia meridionale, situata nella provincia Fifa, di cui è capi- tale. Fu decorata dell' arcivescovato dal Sommo Pontefice Sisto IV, nel- 1' anno 1471.
ANDRE APOLI. Città vescovile della Spagna, nella dioeesi di Bur- gos. Essendo slata distrutta, fu rie- dificata da Alfonso IX, re di Ca- stiglia, nel 1 174.
ANDRIA (Àndrien.). Città con residenza vescovile nel regno delle due Sicilie nella terra di Bari. Fu fondata nell'anno 1046 da Pietro Normanno conte di Trani. Eb- be il titolo ducale, dopo che i nor- manni divennero signori delle ter- re napolilane e di Sicilia; indi fu- rono inveititi di quella città i prin- cipi d' Altamura, passando di poi alla famiglia Caraffa. V. Biagio Alto mara; Storia genealogica della famiglia Caraffa, Napoli, per Rail- lard, 1 69 1 .
11 vescovato di Andria è sot- to la metropoli di Trani. Antica è la istituzione di esso, ascriven- dosi al Papa san Gelasio I , il quale vi nominò s. Riccardo verso il 492- La chiesa cattedrale di An- dria, dedicata all'Assunzione di M. V., è ragguardevole pel gran nu- mero delle reliquie, che vi sono de- poste. Il capitolo ha cinque dignità, prima delle quali è l'arcidiacono, cinquanta canonici, quattordici man- sionarii, ed altri preti e chierici. Nel- la cattedrale è in somma venera- zione il corpo di s. Riccardo, suo pri- mo vescovo e patrono : vi sono due conventi di religiosi, un monistero di monache, uno spedale, un conserva- torio, confraternite, un monte di pie-
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tà ed un seminario. Il vescovato di Monte Peloso fu per qualche tempo aggregato a questa dioeesi, ma pre- sentemente n' è separato. La tassa del vescovato di Andria è 1 33 fiorini.
ANDRONICIANI. Discepoli di certo Andronico, il quale s' era da- to agli errori de' severiani. V . Se- veri ani.
ANDRONICO (s.), martire, V. s. Taraco e compagni martiri.
ANDRONICO, Cardinale. Andro- nico, Cardinal prete dei santi dodi- ci apostoli, è ricordato al tempo del Pontefice s. Gregorio I Magno, che salì la cattedra di s. Pietro nel 59o.
ANDROS, nel mare Egeo ( An- drai^. Città vescovile, poi vicariato indipendente, separata dallo stretto dell Eubea meridionale, e da un altro stretto dall' isola di Tenedo. E una delle Cicladi settentrionali, chiamata successivamente, secondo Plinio, coi vari nomi di Cauros, Lasia, Nona- gria, Epagris, Antandrosed Hydrus- sa. Essa è chiamata Andria da An- drus fratello di Eurimaco o di Ananio, padre degli eliotropi , che alcuni chiamano Andrico. Baudrand la po- se sotto 1' arcivescovato di Nassia, e disse che avea un porto comodissimo e sessanta villaggi, ove erano circa sei mila i cristiani, con due vescovi, l'uno greco, e l' altro latino. Innocenzo lì sottopose Andros alla diocesi di Atene, ne si conosce alcun vescovo latino prima del 1272. Oggi An- dros spetta al regno della Grecia. Però vi sono due Andros, la nuova, che è sulla costa orientale, e 1' antica o Andros vecchio, sulla costa occiden- tale. Molto durarono gli ateniesi condotti da Temistocle a conquista- re quest' isola, che fu ripresa dai persiani, passando successivamente ad Alessandro il Grande, ad Anti- 8
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gono, a Tolomeo, ad Attalo re del Ponto, e finalmente ai romani, ai quali succedettero i duchi di Nasso e gli ottomani. Molti monisteri a- veva Andros prima che cadesse sot- to questo ultimo dominio. Ora il .vescovato di Andros è amministra- to dal vescovo di Tine e Micone (Tinien. et Miconen.), diocesi uni- te neh' isola del medesimo nome nell' Arcipelago ( P . Tine e Mico- ne). Esiste in Andros la già cattedral chiesa di s. Andrea. Presentemen- te il vescovo di Tine manda in An- dros alcuni sacerdoti, secondo il bi- sogno, non esistendovi più cattoli- ci indigeni, ma venendone alcuni soltanto in cpialche stagione dalle isole . Andros ha dodicimila abi- tanti.
ANDRUSIÀ. Città vescovile del- l' llliria orientale , nella provincia di Eliade, soggetta alla metropoli di Monembasia. Giorgio Phrantza la crede una delle città appartenenti al Peloponneso.
ANELLO. Piccolo cerchio d'oro, d' argento, o d' altra materia , che si porta in dito per dignità, oper orna- mento. Antichissima n' è la origine. I primi, che lo abbiano usato, sono gli ebrei fino da' tempi de' patriar- chi. La Genesi, nel capo XXXY1II, riferisce che Giuda figliuolo di Gia- cobbe consegnò a Tamar il suo A- nello, o sigillo, in pegno della sua promessa. Sembra nondimeno che l'Anello fosse in uso nello stesso tempo tra gli egizii, poiché, nel ca- po XXXI della Genesi, leggcsi che Faraone pose il suo Anello in dito a Giuseppe come segno dell' autorità di cui lo investiva. Anche gli anti- chi caldei, i babilonesi, i persiani ed i greci adoperavano l'Anello; e ciò apparisce da molli luoghi della sacra Scrittura. Quinto Curzio ri-
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porta che Alessandro sigillava col proprio sigillo le lettere, cui spedi- va in Europa ; e coll'Anello di Da- rio quelle che mandava in Asia. I persiani vogliono che Guiamschild, quarto re della prima loro stirpe, introducesse l' Anello per sigillar le loro lettere e gli altri atti. I sabi- ni adopravano gli Anelli a' tempi di Romolo; essi probabilmente ne adottarono l' uso dai greci ; e dai sabini lo ricevettero i romani, seb- bene alquanto più tardi.
La materia degli Anelli fu va- ria secondo i tempi. Gli antichi li portavano di un sol metallo, ed anche di due, o di misti ( V. Ar- temidoro, lib. II. cap. 5). I roma- ni per qualche tempo si contenta- rono di que' di ferro, e Plinio af- ferma che Mario fosse il primo a portar 1' Anello d' oro nel suo terzo consolato, l'anno di Roma 65o. Talvolta 1' Anello era di ferro ed a- vea il sigillo d' oro , ed altre fiate era concavo; ora la pietra, che lo adornava, era liscia, ed ora scolpi- ta, talora lavorata di rilievo e talo- ra d'incavo: queste dicevansi gem- ma? ectypai , e quelle gemma? scul- ptura prominente.
Variamente eziandio si trova che fosse portato l'Anello. Gli ebrei, come apparisce dal capo XXII di Ge- remia, lo portavano nella mano di- ritta. Avanti che i romani lo aves- sero arricchito di pietre preziose , lo usavano ad arbitrio in una ma- no o nell' altra ; ma dipoi soltanto nella sinistra. Plinio ci assicura che al principio si usavano nel quarto dito, indi nel secondo, finalmente in ognuno; ed egli stesso afferma che i galli ed i britanni antichi lo por- tavano nel dito di mezzo. Aulo Gellio asserisce, che i greci ne aggruppava- no diversi nel quarto dito (lib. X.).
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Al principio si portava un 60I0 Anello, dipoi uno in ciascun dito, ed alla fino, essendo divenuto anche un oggetto di lusso, se n'ebbero mol- ti in ogni dito ( V. Marziale libi XI, cpig. 60). I viaggiatori delle In- die orientali raccontano, che i nazio- nali per lo più lo portano attaccato al naso, alle labbra, alle guancie, alle orecchie e persino al mento. V. Diodoro Siculo, Kb. III.
Gli antichi avevano tre sorta di Anelli. La prima serviva per distin- guere le condizioni e la qualità del- le persone. Secondo Plinio, ne' vetu- sti tempi non permettevasi a' sena- tori di portare l'Anello d'oro se prima non fossero stati ambasciato- ri presso qualche corte straniera: e questo istesso Anello usar non po- tevano che nelle più solenni circo- stanze. Col progresso venne accor- dato simile Anello con viso comune a' senatori, ma non era lecito l' a- doperarlo se prima non l' aveano ricevuto dal pretore. Riservato l'A- nello d' oro come distintivo dei grandi, alla plebe fu concesso d'ar- gento, ed agli schiavi di ferro. Gli Anelli della seconda specie erano gli sponsalizii ( V. Anello pronu- bo), e quelli della terza , detti an- che cirografi , servivano per si- gillare.
Detto ciò intorno agli Anelli de- gli antichi , veniamo a parlare di quelli, che usati furono da' cristiani, ed in ispecial modo dagli ecclesia- stici ; ciò che principalmente è nostro scopo. Sugli Anelli, che portavano i primi cristiani nel dito , era im- presso il nome di G. C, ovvero an- che il segno di croce. Che i primi cristiani usassero 1' Anello, si racco- glie dagli Atti di s. Perpetua. È anche riportato r\e\Y Africa cristiana del Morcelli, all' anno 2o4j cne Sa-
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turo martire, vicino a morire, lasciò al soldato Pudente il suo Anello tinto dello stesso sangue suo: hcere- ditatem pignoris relinquens Mi, et memoriam sanguini.?. In quegli Anel- li che i cristiani, inerendo al costu- me antico, usavano per sigillare, si vedeva impressa una colomba con ramo di pacifico ulivo, ovvero una stella, per indicare la pace recata al mondo dal Redentore, ed il luine delle verità eterne, eh' Egli sparse sulla terra. Vedi Fortunio Liceto, De Anulis anliquorumj come pure Clemente Alessandrino, Pcedagog., lib. Ili, cap. 9.
L'Anello negli ecclesiastici fu sem- pre segno di qualche dignità; quindi egli è un distintivo del Pontefice, de' Cardinali, de' vescovi, degli ab- bati, delle abba desse, ed anche dei dottori nella facoltà teologica. Ad ognuno, per maggior chiarezza, da- remo un particolare articolo, e qui parleremo soltanto dell'Anello in ri- guardo agli altri ecclesiastici di so- pra non menzionati, nonché della significazione di lui.
L'uso dell'Anello d'oro e senza gemma è permesso a' protonotarii apostolici non partecipanti, ed ai canonici delle cattedrali. La sacra Congregazione de' Riti, agli 1 1 feb- braio 1623, proibì però a' protono- tarii di celebrare la messa portan- dolo in dito; divieto confermato, ai 20 novembre 1628 (t. I, pag. 23o de' decreti della medesima), ed ai 22 gennaio i63o. Fu estesa que- sta legge anche ai canonici, secondo i decreti de' 24 novembre 1628, e e dei i3 settembre 1670; quin- di molto più ciò è da inferirsi in ri- guardo a' dottori. L' Anello è con- ceduto anche ai parrochi. S. Carlo Borromeo, Cardinale arcivescovo di Milano, nell'atto che proib» a' sem-
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plici preti di portare l' Anello, lo concesse a'parrochi delle collegiate. Anzi è costume quasi generale d' in- vestire i parrochi ed anche i titola- ti per Anulum et biretum . Però in riguardo a' titolati, l'uso dell'A- nello è biasimevole quando non sie- no fregiati di qualche dignità, che porti giurisdizione, giacché il loro uffizio altro non è che di matricolati, ovvero d'incardinati, che s. Cipria- no appella sporlulanles fratres. Che se non viene concesso l' uso dell'A- nello a' titolati, che hanno pur inve- stitura, molto meno sarà permesso ai semplici sacerdoti. Per quanto spet- ta agli ecclesiastici, Innocenzo III, nel concilio generale XII dell'an- no l a 1 5 3 decretò che non sia lecito usarlo che a quelli , cui es- so conviene per uffizio. Egualmen- te si prescrive nel capo Cleric. qfflc. de vita et honeslate clericorum. Il Sarnelli [Dell'uso degli Anelli per le persone ecclesiastiche, t. I. Let- tere eccles.) spiega il decreto d' In- nocenzo con l' autorità dei seguenti sinodi. Il Toletano del 1481 ordi- nò, che » si astengano gli ecclesia- » stici dal portare l' Anello, qual- » ora non lo usino per essere co- » stituiti in dignità ". Nel sinodo sanese, del i5i^, fu stabilito pegli ecclesiastici, che » non portino gli » Anelli se non costituiti in dignità ". 11 concilio provinciale napoletano confermato da Gregorio XIII, liei 1576, definì, che » gli ecclesiastici » non portino Anelli nelle dita se » non lo richieda un motivo di » dignità, o di onore. " Finalmente il sinodo di Ravenna, del 1607, comandò, che » dall'uso dell' A- » nello si astengano quelli, cui non » competa per uffizio, grado, o di- * gnità.
JVr singoiar privilegio l'uso del-
A NE l'Anello fu conceduto, nel 1 i/[-\, dal Pontefice Lucio II a Roggero II re di Sicilia, in uno alla facoltà di usare la dalmatica, i sandali, la mitra ed il bacolo. Cosi riporta Ottone da Frisigna De gest. Fri- derici libro VII, cap. 28, inler script, rer. ital. tom. VI.
Molti simboli ha l'Anello nel dito degli ecclesiastici. Esso dinota il loro matrimonio spirituale con la Chiesa, e la sua rotondità significa l'eterna vita cui deggiono tener del conti- nuo rivolto il pensiero. Innocenzo III, nella lettera colla quale accompagnò al re d'Inghilterra Riccardo I, Cuor di Leone, il dono di quattro Anelli, spiega il significato delle pietre, che li adornavano. Il verde dello sme- raldo, egli dice, addita ciò che dob- biamo credere ; il ceruleo del zaf- firo , ciò che si deve sperare ; il rosso della granata, quello che dob- biamo amare, e lo splendore del topazio, le virtuose nostre operazio- ni. Vedi su questo argomento Ste- fano Menochio, gesuita (Stuore, cen- turia XL, tom. II). Tra gli altri , scrissero sugli Anelli Francesco de Corte, Synlagma de Anulis , sive Tractatus anulari 's , de, Anulorum origine , virtule ac dì giù tate , An- tuerpiae, 1 706; Bonnani, Gerarchia ecclesiastica, ne' trattati degli Anelli, Roma, 1720; Domenico Macri , Ilierolexicon, Bononisc, 1 7 C> ") .
ANELLO Pescatorio. E proprio del Romano Pontefice. Riceve il suo nome dall' immagine che rappre- senta, cioè s. Pietro in atto di pescare dalla nave. I Papi lo usano affine di mantener viva l'idea, eli era un pescatore quegli, cui fu da (>. C. affidala la supremazia della sua Chiesa, e di cui sono eglino i suc- cessori. Ogni grazia, eh essi conee- dono in forma ili breve, e che hn
ANE per sigillo la figura di fi. Pietro, che getta la rete in mare, l'appel- lano data sotto V Anello del Pesca- tore.
A qual' epoca rimonti la origi- ne eli questo Anello , non è age- volcosa a decidersi, mancandone del tutto i documenti. Cosi confessa il Mahillon, De. re diplomatica, lib. II,
c. 14, § ii.
Sappiamo però che il primo a farne menzione fu Clemente IV, che da Perugia, nel 1263, a' 7 di marzo, scrivendo un breve ad Egi- dio Gross suo nipote, se ne valse come a sigillo . Giusta il Panvi- nio , Platina e Masson, nella vita di detto Papa, egli chiudeva la sua lettera al nipote in questi ter- mini : Non scribimus libi, neque sanguineis nostris sub bulla , sed sub piscaloris sigillo, quo Romani Pontifices in suis secretis ulunlur. Sembra quindi che i Papi lo ado- perassero da qualche tempo, e che se ne servissero soltanto nelle loro lettere private, improntando ne bre- vi e nelle bolle il sigillo di piombo colla incisione delle teste de' ss. apo- stoli Pietro e Paolo e il nome del regnante Pontefice. V. Sigilli Pon- tificii.
Com' è ignota l'origine dell Anello Pcscatorio, è pur indeciso ancora se il sommo Gerarca continuasse ad u- sarlo per le sole lettere segrete. Sap- piamo infatti che Martino V, Colon- na, romano, creato nel i4r7> dires- se un suo breve a certo vescovo ano- nimo a pud ss. apostolos sub Anulo piscaloris j un altro all' arcivescovo di Gnesna sub Anulo, ed un terzo ancora sub Anulo a Guglielmo Ce- sarmi, venticinque giorni dopo averlo creato diacono Cardinale di s. An- gelo , cioè die 1 7 julii anno nono. Quindi sembra che fin d' allora a-
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vesse l'Anello Pcscatorio cominciato a cangiar di uso. Anche il succes- sore Eugenio IV, eletto nel i4-3 r, scrisse sub Anulo nostro secreto , varie lettere da Roma, da Firenze, da Bologna e da Ferrara, pubbli- cate nel concilio generale XVI e nel bollano vaticano. Queste istes- se riporta 1' Ughellio ( Italia sa- cra , tom. II, pag. 87, e toni. V, nonché il Rinaldi pag. 1 290 ) . Tuttavia il dottissimo Cardinale Giuseppe Garampi additò a Gae- tano Cenni , che nell'accademia di Benedetto XIV dovea trattare sul- 1' argomento De Anulo piscaloris et de variis diplomatum inscriplio- nibus et generibus: nelle disserta- zioni poi di storia ecclesiastica Pon- tificia e canonica,, additò la confer- ma fatta da Nicolò V, Parentuccel- li, ad alcuni capitoli, che a tal effetto gli vennero esibiti dalla comunità di Todi. Da questa conferma risulta la continuazione del primitivo uso dell' Anello segreto , poiché il docu- mento, che si conserva in queir ar- chivio di s. Fortunato, presenta due sigilli pendenti , uno in cera rossa coli' impressione dell'Anello Pescato- rio , l'altro in cera verde con l'a- quila, eh' è la insegna della città. Veggasi Gebh. Levin Leudecke, De cera rubra3 Francofurti, 1780; Du- cange In Sigil. j Carpentier In Sigil., tom. III. Ivi nel documento si legge questa sottoscrizione : Petrus de Noxelo Sancliss. D. N. secre- tarius 3 de mandato suce Sanctita- tis , supradictas petitiones , idi mo- ris est, signavi manie propria, et manu prcefati D. N. subscriptas Anulo suo secreto signavi. Datimi Romce eie. Si vegga eziandio la let- tera del p. Giuseppe Maria Paciau- di intorno agli Anelli Pontifìcii, nel tom. XII delle Memorie della Sto-
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ria Letteraria d' Italia j così pure la Dissertazione del p. Anselmo Co- statloni, sopra le pietre anulari col simbolo del pescatore, toni. XII del- la Raccolta di Opuscoli.
Però gli esempli che dopo il Pon- tificato di Calisto III ci si presen- tano di brevi, sigillati coli' Anello del Pescatore, potrebbero far credere che da quel tempo l'uso privato ne cessasse . Ed infatti nell' archivio vaticano esiste un suo breve al conte di Fondi sub Anulo Pisca- toris, die i februarii i4^7, ed un altro al b. Giacomo della Marca suo nunzio in Ungheria con la data Bomce apud s. Petrum sub Anulo Pise a toris, die 2 5 octobris i^5j. Quest'ultimo si legge nel Rinaldi ad ann. 1 4^7- Pi° H scrisse una lettera al re di Francia Carlo VII apud s. Petrum sub Anulo Pisca- tori s , die 24 octobris 1^.58^ Pont, nostri an. I, e nel i463 ne indi- rizzò un' altra all' arcivescovo di Genova, parimenti sub Anulo Pi- scatoris. Il Mabillon attesta di aver veduto molti brevi originali spediti nel secolo XV col sigillo dell'Anello Pescatorio invece del sigillo di piom- bo : Brevibus appensus est Anulus Piscatoris saltem sceculo XV, qualìa sunt brevia Calixli III et Pauli II. Innocenzo Vili aveva istituito un segretario domestico per la estensione de' brevi sub Anulo Piscatoris di- retti a're, a'principi, alle repubbli- che, città, Cardinali assenti, vesco- vi ed altri magnati romani. Veg- gasi il Coellio, Notitia Cardìnala- tus, Romso 1 653 ; De secretariis a- poslolicis, cap. XXII. Leone X di- resse anch' egli un breve a Carlo re di Aragona, Datimi Florenliiv sub Anulo Piscatoris, die a5 fébr. 1 5 1 6, Pontìf. nostri ann. lerlio. Lo stesso Pontefice ne scrisse un altro al re
ANE d'Inghilterra Enrico VIII, al Car- dinale d' York, a Pietro Prisco Gu- glielmucci vescovo Lavellense , al Cardinal Egidio di Viterbo, ai ca- nonici Chieregato e Girolamo de Medici, ecc., e ad ognuno sub Anulo Piscatoris. Vedi Pietro Lazeri, Mi- scellan. Biblioth. collegii romani.
Non vi ha certamente chi igno- ri, che vi sieno due segretarii dei brevi, dopo l' abolizione del col- legio de' segretarii apostolici, fat- ta da Innocenzo XI; uno de' quali, detto comunemente Segretario dei Brevi Pontificii, che risplende per esser posto Cardinalizio Palatino , spedisce ogni altro genere di bre- vi e diplomi sigillati coli' Anel- lo Pescatorio ; e 1' altro, eh' è sem- pre uno de' più dotti e distinti pre- lati, al quale è commessa la cura dei brevi, che si scrivono a'princi- pi , chiamato perciò Segretario dei Brevi ad principes. Questi suggella tali lettere col sigillo gentilizio, il quale si usa per le altre lettere Pon- tifìcie private e segrete, che scrive il prelato Segretario delle lettere latine.
L'Anello Pescatorio veniva fami* gliarmente usato dal Pontefice: ora è custodito dal prelato maestro di camera, e lo si spezza avvenuta che sia la morte di ciaschedun Papa. In tal circostanza un notaio della ca- mera genuflesso , dopo aver letto l' istrumento della ricognizione del cadavere, e di aver ricevuto da mon- signor maestro di camera l'Anello, lo consegna in una borsa al Cardinal camerlengo, il quale nella congrega- zione generale adunata nella stan- za de' paramenti, lo passa al primo maestro di ceremonje, «lai quale si rompe assieme col sigillo di piom- bo delle bolle. 11 Ciacconio è d'opi- nione , che simil costumi' avesse
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cominciamento dopo la morte di Leo- ne X, accaduta il primo dicembre 1 52 i . Eccone le parole : Defuncto Ponti/ice, rampi solet hic Anulus itti et plumbum , qui mos /orlasse a Leonis X obilu priinum ccvpit. Dopo di Leone troviamo memoria che l'Anello sia stato infranto nel- l'esequie di Pio IV, che morì a' io dicembre i565, in quelle di Gre- gorio XIII nel i585, di Urbano VII nel 1590, di Gregorio XIV nel 1 5g 1 , e d' Innocenzo X nel i655. Vedi Cornelio Firmano, No- vendiali esequie eli Pio 1F j Fran- cesco Mucanzio, Descrizione del fu- nerale di Gregorio XIIIj Gattico, pag. l\.5i; Paolo Alalcona, Memorie- deli3 esequie di Gregorio XIV j Ful- vio Servanzio, Descrizione dei fu- nerali d' Innocenzo X. Quest' uso venne confermato anche da Clemen- te XII col chirografo Avendo noi , pubblicato a' 24 dicembre 1732, che si legge nel Bollario toni. XIII, pag. 2^ì-\.. Tuttavia, accaduta la morte di Pio VI, nel 1 799, in Va- lenza, l' Anello non fu rotto colpa le circostanze di que' tempi , che impedirono le consuete ceremonie dell'esequie; ma vi si fece cancellare soltanto il nome di quel Papa, affin- chè fosse inciso il nome del nuovo. L'Anello Pescatorio è consegnato al Pontefice nel giorno della sua elezione , quando i Cardinali gli prestano la prima adorazione. Al- lora il Cardinale camerlengo lo mette in dito al novello Papa, e questi poscia lo restituisce al primo maestro di ceremonie perchè vi sia impresso il nome, ch'egli assunse. Quando il Papa per qualche affare si reca in lontani paesi, nel dichiarare che la Curia Romana e Pontificia resta in Roma come se egli stesso vi risiedes- se., dà in custodia l'Anello Pescatorio
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al Cardinale segretario de' Brevi. Così fece anche Pio VI, quando par- tì per Vienna, nel 1782. Quest'Anel- lo andò soggetto a memorabili vi- cende, sotto il Pontificato di Pio VI, e Pio VII. Venendo invaso, nel 1 798, lo stato ecclesiastico da' repubblicani francesi, insieme alla capitale, non contenti i rivoluzionarii di essersi im- padroniti di tuttociò, che apparte- neva a Pio VI, un giorno mentre questi desinava, si presentò il com- missario Ilaller calvinista, e con baldanza gli disse : Vengo a pren- dere i vostri tesori. L' afflitto Pon- tefice rispose , aver dato quanto avea; ma l'insolente commissario, replicò : avete pero in dito due ric- chi Anelli, datemeli. Pio VI trattosi dal dito il particolare, disse : io pos- so darvi questo eli e mioj ma l'al- tro, eh' era il Pescatorio, dee pas- sare al mio successore. Pieno di col- lera, gridò Haller: io noi soffrirò giarnmaij o voi me lo consegnate sul momento, o userò la forza. Per non esporsi ad una violenza, il Pon- tefice glielo diede: ma siccome, fu trovato di poco valore, nel dì se- guente gli venne restituito.
Anche a Pio VII, deportato dai francesi, nel 1809, si volle togliere l' Anello Pescatorio ; ma egli pri- ma di cederlo al generale Radet , lo fece tagliare nel mezzo. Mon- signor Emmanuele de Gregorio, co- me delegato Pontificio, si recò pres- so il generale Miollis per chieder- glielo, affin di poterne sigillare le bolle e i brevi; ma non volendo il ge- nerale restituirlo, fece fare un sigillo di ferro della forma di uno scudo ro- mano con le figure intere di s. Pietro e s. Paolo, il primo colle chiavi nella mano sinistra, l' altro con un libro e la spada nella destra, e sot- to la iscrizione Pro An. Piscatorio,
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ed intorno alle figure, Pius Papa VII. Con questo sigillò parecchi brevi. L' Anello Pescatorio con altre suppellettili venne trasportato a Pa- rigi, e vi stette fino al 1 8 1 45 in cui salendo al trono di Francia Luigi XV III, venne incaricato lo stesso de Gregorio di recarsi a ricuperarlo in nome di Pio VII, cui finalmente fu restituito. Ma siccome era stato rotto nel mezzo, se ne fece un altro.
Trattano dell' Anello Pescatorio Gaetano Cenni, De Amilo Pisca- toris et variis diplomatimi ìnscriptio- lììbus aegeneribus, 1. 1 delle disserta- zioni postume, Pistoia 1778; Nicola Tolosani, Synonyma Juris Kb. XV cap. 3.; Gerardo de Mastrich, Histov. Juris Eccl.
L' Anello Pescatorio del regnante Pontefice, secondo l'uso, ha nel cer- chio una piastra d' oro di forma ovale con la incisione rappresentante s. Pie- tro in una navicella, alquanto chino ad un remo, che dal mare tira con ambe le mani una rete. Neil' intor- no leggesi la iscrizione : Gregorius XVI Pont. Max. Nel di sotto del- la piastra evvi pure il nome del maggiordomo Pontificio A. Del Dra- go S. P. A. Pr. et Conci. Guber., e quelli dell' incisore N. Cerbara, e de' gioiellieri del Palazzo Apostolico Arcieri e Baldini. Il suo peso è di un' oncia e mezza d' oro.
Nella biblioteca vaticana esiste l'Anello Pescatorio, che usava l'an- tipapa Clemente VII. Pesa un'on- cia e dodici grani d'oro; la forma del sigillo è ottagona coi lati op- posti eguali. Nella parte supcriore in due nicchie di disegno gotico sono incise le teste de' ss. Pietro e Paolo; il primo a destra con bar- ba ricciuta, l'altro a sinistra con barba lunga. Di sotto evvi l'arme gentilizia sostenuta da due angeli
A NE alati e vestiti, sovrastata dal trire- gno e dalle chiavi incrociate. Nel blasone vi è la croce, distintivo della famiglia dell' antipapa, ed intorno al sigillo leggesi Clemcns Papa VII. La parte esteriore, che non attacca col cerchio, è ornata di fregi. Nel cer- chio poi sono ripetute le immagi- ni degli apostoli. Quest' Anello era passato in proprietà di Clemente XI, che lo fece chiudere in nobilissimo astuccio, decorato del suo stemma papale. Dipoi venne in proprietà del regnante Pontefice Gregorio XVI, che ne fece graziosissimo dono alla stessa biblioteca vaticana.
ANELLO de' Papi e Anello Pon- tificale. Oltre 1' Anello Pescatorio, il Romano Pontefice ha due altri Anelli : quello che usa comunemen- te con pietra preziosa, e l' altro che adopera ne'Pontificali,che quindi ap- pellasi Pontificale.
L'uso di questo Anello ne' Pontefici rimonta a' primi tempi della Chiesa. S. Stefano I, eletto nel 257, lo usa- va, ed in quello, che servivagli di sigillo, avea il Pontificio suo nome diviso in due parti da una croce. S. Eusebio, creato nel 3og, porta- va l' Anello e lo adoperava per sigillo.
Giacomo Grimaldi, che descrive la invenzione del corpo di Bonifa- cio Vili, narra che fu trovato esso incorrotto, ed avente nel dito anu- lare della destra mano un anello bellissimo con prezioso zaffiro di gran valore, che, giusta il Mucanzio, ascendeva a trecento scudi.
Neil' inventario di Benedetto XI, Boccassini, trivigiano, morto a Peru- gia a' ti luglio i3o4, prodotto da monsignor Galletti nel suo Vcstarario della santa Romana Chiesa i7'")8, fra le altre preziose lettili del tesoro di lui, si annovera l'Anello Pontificale, portante nel mez-
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zo un zaffiro grande, quattro baia- sci e le perle nel contorno ; inoltre Un altro Anello Pontificale con un balascio in mezzo , quattro perle grosse, e quattro smeraldi nel con- torno.
Il Torrigio nelle Grotte valicane, e Filippo Dionigi, Sacrarum basi- lici? vaticana; cvyptarum monumen- ta, tavola VII, descrivono il depo- sito di Benedetto XI \, morto nel i34.2, e sepolto nella cattedrale di Avignone, ove nella sua figura scol- pita inmarmo vienerappresentato con due chiavi nella mano sinistra, e con l'Anello nel quarto dito della destra. Gio. Burcardo yActa eie remoni arimi) attesta, che Sisto IV, della Rovere, morto a'i3 Agosto i4^4> venne se- polto con 1' Anello prezioso, che a- vea il medesimo valore di quello di Bonifacio Vili. Francesco Cancellie- ri, nella Sagrestia vaticana, Roma 1784, riporta che in quella sagrestia si conserva un Anello d'ottone dora- to, assai grande e con pietra falsa, le lettere PP. SIXTI, e lo stemma di quel Pontefice.
Né fino a quel tempo soltanto ven- ne usato 1' Anello da' Pontefici : an- zi nelle memorie dei loro successo- ri fino a' correnti giorni si fa di quello chiara menzione. Pio VII, Cliiaramonti, ne usava uno d'oro con cammeo bislungo, rappresentante la Beata Vergine; Leone XII, della Gen- ga, ora ne portava uno d'oro con semplice acquamarina, ora un altro egualmente d'oro con cammeo aven- te 1' effigie del Redentore, contornato di brillanti; Pio VIII, Castiglioni, avea un Anello d'oro con ismeraldo contornato di brillanti, e talvolta an- che un altro con zaffiro. 11 regnan- te Pontefice usa ordinariamente un Anello d'oro con semplice acqua- marina.
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Riguardo all'Anello Pontificale, dal codice del cerernoniale valicano presso il Gallico, si rileva quando il Papa debba assumerlo nelT indos- sare i paramenti e quando de- porlo. Presentemente, ne' Pontificali, ecco ciò che si pratica. Questo Anello vicn prima collocato sull'altare in- sieme agli altri paramenti. Intanto che il Pontefice li va prendendo, il sagrista sopra un tondino d'argento dorato lo consegna ad un votante di segnatura, o ad un abbreviatola di parco maggiore, ebe, genuflesso sopra l' ultimo gradino del trono, lo presenta al Cardinale decano, ov- vero ad altro Cardinal vescovo sub- urbicario assistente, da cui gli vien posto nel dito anulare.
Terminato che sia dai musici il Credo della messa , il Papa s' alza per cantare il Dominus vobiscum , e per leggere 1' offertorio j indi per levarsi i guanti depone V Anello , e subito dopo lo riprende , ed i guanti sono consegnati al prelato votante accolito, che resta genu- flesso avanti al Papa, col suddet- to tondino per riceverli . Quan- do il Papa comunica nel Pontifica- le i Cardinali diaconi, il Principe assistente al soglio, i conservatori di Roma, col priore de' Capo-Rio- ni, e gli ambasciatori di Bologna , e di Ferrara, quando vi erano, ed il maestro del sagro ospizio , tut- ti questi baciano l'Anello prima di ricevere la sacra Eucaristia, la qua- le essendo anticamente baciata dai preti e dai diaconi nel riceverla dalla mano del vescovo, ne pro- venne l'attuale rito di baciare al