DIZIONARIO DI liRUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI SPECIALMENTE INTORNO AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA CERARCIII.V DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC. COMPILAZIONE DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO SECONDO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ PIO IX. \0h. LL (wiy&inrva^, Pop. IN V E N E / 1 V DALLA. TIPOGRAFIA K "»I I L I A N A MDCCCLI. DIZIONARIO DI ERUDIZIO^'E STORICO-ECCLESIASTICÀ PAL PAL JLalnzzo Spada. jVel rione Rego- );i , nella piazza Capo ili Ferro , cos\ detta dal nome del cardinale ch'eres- se questo edifizio. con magnifica archi- lettura di Giulio Mazzoni piacentino , secondo la Descrizione del Titi, ma al dire del Cancellieri da Giulio Merisi, nel pontilìcalo di Paolo ili: ben proporzio- nato ne' piani, ha quello nobile con fi- nestre e nicchie con bei profili e con or- namenti discreti, i quali però al di sopra sono abbondanti ma distinti. La faccia- ta è tutta adorna di stucchi e bassorilievi, come Io è pure il cortile , lavori dello stesso architetto , che rappresentano le guerre de' Centauri, oltre molti busti e statue. Il palazzo passò poi in proprietà della famif^lia Mignanelli, e da questa in tempo di Urbano Vili al cardinal Ber- nardino Spada j che lo fece rimodernare e arricchire di vari ornamenti dal Borro- mino, il quale rifece anche la scala, e di più in un giardino al pianterreno eseguì una colonnata dorica, tutta dipinta in pro- spettiva. Si pretende da alcuni che di qui pigliasse il Dernini V idea della sua sca- la regia al Vaticano, quantunque opini il JMdizia, che piuttosto la colonnata do- rica fosse imitata da detta scala, ciò che forse è più probabile, rs'elle salepianter- rene si vedono 8 "randi bassorilievi au- ticlii di marmo bianco, con figure quasi di grandezza naturale, rappresentanti al- trettante storie favolose di Apollo, se- condo il parete di Sante Cartoli, e tro- vate dal cardinal Fabrizio F^eralli nel fabbricare la lunga scala, che scende al tempio di s. Agnese fuori le mura , te- nute in gran conto per la loro eccellen- za. IVella saia superiore trovasi la statua colossale di Pompeo Magno, tutta nuda, la quale ha nella mano sinistra il globo. Questa statua rara e veramente insigne, fu scoperta presso il teatro e la curia di Pompeo sotto Giulio IH, e propriamen- te ne' fondamenti di alcuni edilizi nel vi- colo de' Leulari, vicino al palazzo della Cancelleria. Essa giaceva interrata col capo sotto una casa e il rimanente della figura sotto un'altra, per cui i rispettivi proprietari ciascuno intera la voleva per sé. La qucslioue fu portata ai tribunali, 4 V A L i; i •^'iiiilici harljaraiuciile sentenziarono si segasse la stallia, e ciascuno de* proprie- tari si avesse il pezzo sottostante alla ca- sa (li sua ragione. IMa Giulio 111 impedì 1' esecuzione di sì ernioso decreto, e che il gian Pompeo Ibsse un'altra volta de- capitato, comprandola per 500 scudi, che i litiganti si spartirono, quindi la donò al cardinal Capo di Ferro, che avea im- pedito tanto danno, il cpiale la collocò nel suo palazzo ove si ammira. Gravi ar- cheologi allermano essere questa statua il sinudacro stesso di Pompeo, eietto già nella curia, e ai piedi del quale con sin- golare combinazione i congiurati uccise- ro Giulio Cesare. Si pretende inoltre dai medesimi, che salito Augusto nipote di Cesare all'impero, facesse chiudere la det- ta curia, ordinando che la statua venis- se trasportata nel luogo appunto ove dopo tanti secoli si rinvenne. La sala ove trovasi è tutta dipinta a prospettive , e di più sonovi 20 pitture a fresco che si attribuiscono agli scolari di Giulio roma- no o ai Zuccari. Avendo la statua subi- ta la separazione della testa dal collo, poi gli venne restituita, ed essendo insorti ne- gli archeologi clamorosi dubbi sopra la sua originale identità , furono recitate dissertazioni e stampati opuscoli prò e conerà, per cui ne citerò diverse. Car- lo Fea : Osscn'azioiii intorno alla cele- bre stallia di Pompco,\xo\xìa 1812. Pro- nunziarono nell'accademia d'archeologia contro tali osservazioni, F. Aurelio Vis- conti e il conte Giuseppe Alborghetti , due dissertazioni. Quindi Cancellieri nel pubblicale alcune composizioni poetiche in lode Della statua colossale di Poni- peo Magno esistente nel palazzo dd prin- cipe senatore Giuseppe Spada Feralli, l'illustrò con note, e ci diede l'opuscolo ; So/ietlij ec, Roma 18 12. G. A. Guat- tani poscia stampò in Pioma nel 181 3: La difesa di Pompeo ossia risposta alle osseivazionì dell' av^. C. Fea intorno a quella celebre statua del palazzo Spada. hi fine della quale trovasi la Biilioteca TAL Pompeiana dello stesso Cancellieri : que- sti poi ci dà erudite notizie sulla fami- glia Spada erededei Veralli nella sua Let- tera al cardinal Palletta. Nel t. G, p. 271 delle Opere, lVi Luigi Martorelli vi è la Lettera sulla logica della statua di Pompeo. Oltre di questa 1' edilìzio con- tiene una raccolta di buoni e belli qua- dri,ma solo indicherò i principali. IN'ella 2." anticamera, Davide del Guercino, ri- tratto incognito di Tiziano, la strage de- gl'Innocenti di Testa, la Carità romana di Annibale Caracci. Nella 3." camera la Giuditta e la Lucrezia di Guido , la di- sputa di Gesìi coi dottori di Leonardo da Vinci, il mercato di Napoli e la rivolu- zione di Masaniello di INIichelaiigelo dal- le Bambocciate, la V isitazione di del Sar- to. Nella galleria Cristo preso neh' orto di GherardodelleNolti, la Maddalena di Cagnacci, s. Giovanni di Giulio Pioma- no, il rapimento d' Elena di Guido, Di- done sul rogo del Guercino, Gesù portan- te lacrocedi I\LTulegna,s. Girolamo d'Al- berto Duro. Nella camera che segue. Cri- sto del Caracci, il ritratto di Paolo III del Tiziano, la Maddalena del Guercino, ritratto del cardinal Bernardino Spada di Guido, due amorini di Correggio e pa- recchi stupendi paesi. Si ha del eh. Gae- tano Giordani : //i/o/vzo all'antica ed ec- celsa casa Spada, cenni e note per le il- lustri nozze Spada- Feralli-Fieschi-Ra- vaschieri, Bologna 1846- Palazzo Stoppani o Fidoni. Nel rio- ne s. Eustachio, incontro la chiesa del Su- dario de' savoiardi, mirabile ediflzio che dicesi cretto coi disegni di PialTaele , pei marchesi Callàrelli Minulilli, che il Va- sari crede fosse muralo da Lorenzello scolare di quel sommo. Si pretende, che ddpo essere stato in Valicano, secondo diversi scrittori e Cancellieri [Mercato p. I o e 84, ove riporta notizie sul palaz- zo), vi fosse alloggiato dai Calfarelli Car- lo V, che donò ad essi l'area per edifi- care sul Campidoglio il Palazzo Cafja- rcHij e per memoria di tal dimora del- PAL r iiìipcratore fu collocata una lapide a pie cLlla scala, poi rimossa; tiiciitrc del suo magniiìco ingresso in lloaia si può vedere il voi. XXXV, p, 178. Forse ta- le rimozione ebbe luoi^o per rpianto si Ifg^e nel n.° 3 ) dei Dianodi Roma 1 anni in Laterano, /^.,. nella splendidissima cappella gentilizia descritta a p. 1 9G del Giornale di Roma 1 85o), ed ora è proprietà del figlio d. Alessandro, che Gregorio XVI fece gran croce del- l'ordine di s. Gregorio, liconobbe e di- chiarò" principe di Civiiella Cesi, V., es- sendo pure titolalo di altre signorie e de- PAL 7 corato di altri ordini, ciò che dissi a Co- LON.VA FAMIGLIA, parlando del suo sposali- zio con d. Teresa Coloiuin, celebrato da mg."^ Riario Sforza, attuale cardinale ar- civescovo di Napoli : del busto da lui eretto nella' protomoteca Capitolina a d. Vittoria Colonna, ne trattai nel voi. XLVII, p. 87; degli obelischi poi in- nalzati ai suoi genitori, parlerò a Villa ToRLO.xiA , essendo anche [)roprietario del Palazzo Torlonia a piazza di Ve- nezia, in cui principahnenle si vede quanto sia munifico mecenate delle bel- le arti. Questi fece assai ben disporre ed ornare gli appartamenti interni culla no- ta magnificenza e sonluosilà, con che fu largo di nobilissiuìi addobbi, tenendovi nell'inverno brillanti accademie e società. Palazzo Torlonia in via Condotti. Nel rione Campo ^larzo , con la principale delle tre facciate per la strada di Rocca di Leone , così delta forse da una testa di leone posta in un palazzo al principio della via e nella piazza Toi Ionia. Fu fat- to costruire dai baroni Nunez con ar- chitettura di Gio. Antonio de Rossi, po- scia divenne proprietà di d. Cario Rona- parte principe di .Mussignano e ora di Canino, dal quale lo comprò d. Marino Torlonia (di cui parlai in più luoghi co- me a Conti famiglia e Frascati, già du- ca di Bracciano, V., feudo che pel patto di riversibilità ullimatnenle lo cedette al principe 0(/e5Crt/t7it) duca di Poli e Gua- dagnolo, di cui parlai nel vói. XVII, p. 77, 78, fallo duca l'omano in un ai suoi primogeniti discendenti, dal regnante Pio IX con breve de' 2G febbraio 1847. Il disegno di «juesla làbbrica è buono e so- do,avendo tre facciate; il duca lo ha com- pito in quadro e abbellito assai, valen- dosi del eh. architetto Antonio Sarti, che vi ha fatto anche una bella e ben orna- la scala, e con suo disegno venne deco- lato un piccolo appartamento terreno, ove in diverse camere, oltre non poche opere pregievoli di belle arti, si osserva- no dipinti allegoiici , una delle quali di- 8 P AL pinse luUa lo slesso Sai li che vi eseguì ottimi ornali e ([uadri a fresco, a tempe- ra e a olio sulle paielij olire il quadro (lolla volta, espi iuìeiidovi soggetti allusi- \i olla lilosolia, il tutto con invenzione savia e spiritosa , e con lodevole esecu- zione. Della villa Torlonia a porta l*ia, propiielù di d. Marino, parlerò a Ville DI Roma. Palazzo Toiloìiìa già Pcrospiucl Cor- so. JNel rione Colonnii, passato il palazzo Chigi, in principio cdilicato con architet- ture di Girolamo Rainaldi e proseguito coi disegni di Onorio Lunghi, oltre quan- to Il'cevi Alessandro Specchi. Dai Vero- spi passò in proprietà del duca d. Ma- rino Torlonia. 11 suo principale ingres- so è sul Corso , coti portone decorato di due colonne sorreggenti la loggia. Pri- ma eravi notabile quantità di statue an- tiche, e molti cimba li raccolti in una stan- za, congegnali con tale artifizio, che suo- nandone uno, ch'era il primo, suona- vano tulli gli altri, o pure uno o due so- li a piacimento e lichiesta de'circostanti; l'invenzione si deve a Michele Todini di Saluzzo , che v'impiegò ben 4o anni. IVella volta della galleria si ammirano belle e gentili pitture, eseguite a hesco dall'Albano e reputalecapolavori : vi rap- presentò con isludiale invenzioni i pia- neti e diverse ore del giorno , sotto l'or- me di poetiche allegorie. Pahizzo Torlonia a piazza di J^eiie- zìa. Nel rione Trevi, già de'Fiangipani, indi de'Bigazzini, poi de' conti Bolognet- li, dai quali Io comprò d. Gio. Torlonia duca di Eracciano, che lo arricchì colla usata sua munificenza di quadri e di mo- numenti di scultura aìilichi e moderni. Da ultimo per la generosità del suo 11- glio principe Alessandro, di cui parlai a Palazzo Toelosia in Eorgo, 1' edilizio prese aspelto di reggia delle arti, pei tanti nobilissimi lavori eseguili dai ])iìi cele- brati artisti che ivi si ammirano. L' e- diflzio si compone di due gran palazzi riuniti in uno ( e da ultimo il principe PAL fece abbellire anche il propinquo fab- bricato ed il contiguo palazzino che for- ma angolo alla via di s. Romualdo, e si congiunge alla chiesa di (piel santOj che il duca d. Giovanni acquistò e poi restituì ai Camaldolesi, V . : sul canto- ne di questo cuna (juercia di pietra, slem- ma di Alessandro VII, in memoria di avere allargato e raddrizzato la via del Corso, come narra ilISovacs nella sua vi- ta); il principale prospetto rimane in- contro al palazzo di s. IMarco j l'altro guarda sulla via che dalla piazza de' ss. Apostoli conduce a Colonna Traiana. Ar- chitetto della prima parte del palazzo fu Carlo Fontana, con buona e maestosa facciata e bel portone, ora nobilitato di superbe porle di finissimo lavoro. Esso mette in un gentile portico quadro, tut- to abbellito con statue e bassorilievi, an- tiche e moderne opere; l'atrio ha 4 sta- tue entro nicchie. 11 cortile è doppio e assai elegante^ con due fontane d' acqua Vergine. 1 tre archi in tondo al i ." cor- tile, ove si vedono pitture di prospetti- va, furono così decorali dal Carelli : le lo2UÌe che circondano il cortile da drit- ta e da sinistra contengono ciascuna due filari di statue antiche ben ristorate, ol- tre multi busti ; il pavimento è di mar- mo con figure graftite e intarsiate di piom- bo, bei lavori di Vincenzo Gaiassi. In fondo al 2." cortile è un gran cancello di bronzo, pregievole lavoro d'Augusto Rho' rik, disegno del Carelli: in questo luogo sono pure de' buoni bassorilievi del Ga- iassi, esprimenti figure allegoriche. Le scuderie sono quanto mai si può diree- le^anti e magnifiche. Prima di ascendere la scala si trova una sala di architettura goliga, assai riccamente decorata con fir nestre a vetri coloriti ; in essa è un ca- mino intarsiato di pietre dure, il cui in- taglio è opera del Monachesi. All' uscir di questa sala si osserva il gruppo dei ZeOiri che portano Psiche, scultura egre- gia del Gibson. La scala di recente co- struzione, riesce mirabile per la bellezza PAL PAL 9 de'bianclil marmi di cui è formala, non tri eziamlio ne condusse nella volta ; in die riccìiissima pei^li ornainenli delle pit- mozzo a questa è l'apoteosi di Telemaco ture a cliinroscuio degli egreji^i Toietti , eseguita pure dal Paoletli. L'ornalissima Consoni, Paoletti, Capalli , Uianchini e sala di P>iclie contiene nella volta vari liigioli. Gli apparlatneiili sono verarnen- quadri, in cui Coglietti espresse la storia te signorili e principeschi, forniti dovi- di Psiche; di piti sonovi de' bassorilievi ziosamente delle piìt rare e preziose sup- del Gaiassi, trattanti il medesimo sogget- pelletlili e mobilie. L'anticamera del i.° to. Viene poscia la camera di Diana, ia piano è ornata di 24 colonne; tra gl'in- cui il Podcsti dipinse parecchie favole teicolunni sono 4 "'^''b'6 con statue in di tale dea; Galli, Thorwaldsen e Gaiassi marmo dello Stocchi^ del Dante, del ÌjÌ- scolpirono bassorilievi sul!' argomento, setti e deirAlbertoni,con volta assai rie- Le camere seguenti servono per il letto, ca e bene scompartita. La sala d'angolo per la toletta e per lo spogliatoio: la 1/ è Ija nella volta l'apoteosi d'Eicole, pittu- dipinta a modo delle antiche terme, e re di Laudi. Viene quindi la galleria, il sonovi iG quadretti mitologici di Bigio- cui I." bracciocontiene nella volta le prin- li, oltre molti intaglie altri ricchi e belli cipali gesta d'Achille, lavori del l'aolet- ornali; la 1.^ è adorna di stucchi dorati. ^ a li. Nel braccio del Teseo si vedono nel- e contiene altre pitture di Bigioli; la 3 la volta i fatti di quell'eroe, operati da! è di stile gotico con bizzarre decorazioni j Palagi, e sonovi pure pitture di IMassabò l'ultima è adorna di specchi. Gli appar- e del Toietti. Il 3.° braccio detto delle lamenti situati nel i.° cortile contengono ([uattroEtà, ha buone pitture di Capai- la camera detta de'quattro poeti, con pit- ti. 11 braccio di Bacco ha nella volta di- ture stimabilissime del Consoni; la ca- pinti d'Andrea Pozzi. Il braccio del grup- mera delle illustri italiane, ove sono i di» pò d'Ercole e Lica, in fondo alla galle- pinti del Carta; la camera di llalfaele, ria, è così detto dal gruppo colossale del le cui pitture sono di Bigioli ; la camera gran Canova , che rappresentò quel se- degli artisti, ove ne efligiò alcuni in chia- midio in atto di scagliare in mare il gio- roscuro il Chiarini; la camera degli stuc- vinetto Lica, opera insigne e del le pi ìi bel- chi, eseguiti da della Bitta; la camera del' le che uscirono da quell' esimio scalpel- le prospettive, tutte magistralmente o- lo: inoltre sonovi altre sculture pregie- perale dal Garetti ; la camera delta di volissime, cioè il Vulcano di Tenerani , Traiano, con 1 3 bassorilievi del Troschel, la Flora di Sola, e le statue di Binai- ritraenti le imprese di quel celebre au- di, Bienaitni', Pistrucci, Dante, Galli e gusto. Salili al 3.° piano, si trova V an- Thorwalilsen ; la volta di questo braccio licamcia con pitture di Raimondi: vie- comprende gli affreschi di Podesli, espri- ne poi la cappella ricca di marmi e assai menti fatti mitologici; le due cupolelte bene scompartita; nella volta, fra gì' in- lianno dipinti del Coghelti. Viene poscia tagli dorati, si ammirano pitture di Co- la sala in cui il Camuccini colori il con- stantino lìrumidi; le Virtìi teologali fu- vito degli Dei, ed il Gaietti eseguì gli or- rono scolpite da Carlo Aureli, il Brumidi nati ricchi e gentilissimi. L'anticamera slesso dipinse il quadro dell' altare, col- dei >.° piano ha i fusti delle porle coper- la ss. Trinità , s. Anna , s. Giovanni, s. te di sculture in bronzo di Bhorik, e le Marino, s. Carlo e s. Alessandro; gli A- pitturesonodi Scarabellolto. La sala del- postoli nelle pareti sono pure di Brumi- ta di Telemaco ha nelle pareti 5 quadri di ; le storie del nuovo Testamento, co- di Paoletti , esprimenti le gesta di (piel- lorite ne' vetri delle finestre, sono lavo- l'eioc; vi sono anco bassorilievi di eguale ri del Berlini. Noterò che i santi del qua- argomeato scolpiti da Troschel, che al- dro dell'altare, i due primi sono dei uo- 10 PAL mi portali dai geuiloii del principe, men- tre i seguenti lo sono de' suoi fratelli e del principe stesso; ma d. Carlo commen- datore dell'ordine Gerosolimitano e Pia- no, fu rapito dalla morte l' ultimo del 1847 e compianto da ogni classe di per- sone; dopo essere stato esposto in questo palazzo, fu portato alla chiesa pei solen- ni funerali, con quella straordinaria pom- pa e accompagnamento che si legge nel 11.° I del Diario di Roma e delle Notizie del giorno del 1 84B. A Castel Gandolfo dissi di sua nobile villa , e a Conserva- torio o ritiro del Sacro Cuore, di cui ])arlai ancora a Orfanotrofio, delle sue generose e caritatevoli cure per esso. Pas- sando per una lunga galleria dipinta a fruiti e fiori sulle pareti con quadretti del Bigioli , e nella volta con quadretti di Palmerola, si giunge all'appartamen- to composto di 4 camere. JN'ella i .'^ il Consoni dipinse la Poesia, la Storia, 1 A- stronomia, l'Eloquenza, la Filosofìa ; le altre camere hanno diversi abbellimen- ti. Ritornando alla galleria, da e^sasi en- tra nella sala pompeiana architettata dal Garetti e da lui ornata, ove sono anche i dipinti di Prampolini, rappresentanti le nozze Aldobrandine, la partenza d'Adone e altre antiche composizioni. Segue la ca- mera dedicata alle illustri romane, ove dipinse parecchie storie il Quattrocchi, tutteallusivea celebri fatti di chiare don- ne: in altre camere sono dipinti di Ga- gliardi, e bambocciate di Diofebi. Pietro Vitali ci die, Marmi scolpili esistenti nel palazzo del duca d. Gio. Torloiiia, in- cisi e descritti. Palazzo dell' Unii'ersìtà romana. Nel rione s. Eustachio. l\ Università ro- mana. Palazzo della inaile. ìie\ rione s. Eu- stachio, presso la chiesa di s. Andrea del- la Valle dei Teatini e le antiche terme di Nerone, oggi dei marchesi del Bufalo. Lo fece edificare il cardinale Andrea della Pialle romano, che il Cardella dice che ne* suoi viaggi arrivasse sino in Persia e PAL più oltre : al suo temjio e in questo pa- lazzo , nel i527 pel tremendo sacco di Roma, vi si rifuggiarono molti illustri personaggi. Quivi pure abitò un suo ce- lebre discendente, Pietro della Valle fa- moso viaggiatore, di cui ci diede erudite notizie il cav. Belli nel n.° 2 3 del Diario di Roma 1847, parlando delle case abi- tate in Roma dagli uomini grandi. Egli da'suoi viaggi in Egitto, Gerusalemme e altre lontane regioni, portò in Roma sua patria copiosa raccolta di molti oggetti naturali e curiosità orientali, e ne formò un museo , rendendosi benemerito del- l'archeologia e delle scienze naturali. Ur- bano Vili lo fece cameriere segreto di spada e cappa, enei 1627 gli permise ce- lebrare in Aracoeli sontuosi funerali, che descrissi nel voi. XXVIII, p. 61, a sua moglie Sitti assiria , celebre per avve- nenza, soavi modi e fedeltà coniugale, che sposata in Nardin avea perduto nel gol- fj Persico, onde imbalsamata in Ormus ne avea condotto in Roma la spoglia mor- tale, alla quale egli si riunì nel i652, come riporta il p. Camisiro da Pioma, nelle Memorie storiche della chiesa di s. Ilaria d' Aracoeli. In questo palazzo si conservano alcune insigni rarità, poiché negliscavi fatti sotto PiolVne'Iuoghi pro- pinqui, si rinveimero molti pezzi di cor- nicione, i satiri che ora adornano la sta- tua di Marforio in Campidoglio ( come scrissi a Palazzo Brasciii), ove furono pure trasportate altre sculture, come la testa o busto di Giove eh' era sopra il portone; ed oltre questa si ritrovarono eziandio colonne e capitelli, uno de'quali di smisurata grandezza servì per fare lo scudo dell' arme di Pia IV per la sua Porta Pia. PALENCIA (Palenlin). Città con re- sidenza vescovile di Spagna nella Casli- glia vecchia , capoluogo della provincia omonima, a 4o leghe da Madrid, situa- ta in vasta e fertile pianura chiamala Thierra de Campos, sulla sinistra del Carrion che si attraversa sopra due pon- PAL li in pietra. £ cinta da antica e buona miuaglia, ha strade lai glie, massiujc la Mayor che atliavcisa la ciHà da porla IMonzon a quella del Mercato, e che ha portici con colonne in pietra; le case in generale sono del gusto gotico e como- de; sonovi fontane pubjjliche e ameni passeggi. La cattedrale sotto l'invocazio- ne di s. Antolino martire, è d'ampia e solida struttura, con fonte battesimale e curato. Narra il Rinaldi all'anno loSi the Sancio 111 il Grande redi JNa varrà, perseguitando nella caccia un cinghiale, questi si rifugiò tra le superstiti mura della chiesa di s. Antolino a Iato dell'al- tare, e volendolo il re ferire collo spiedo, alzato il braccio gli ri-mase irrigidito. Co- noscendo il proprio fallo di non avere rispettato il luogo sacro, benché alter- jalo, si raccomandò al santo e per la sua intercessione ricuperò l'uso del braccio. Allora il re nella sua insigne pietà non solo rifabbricò la bellissima chiesa, ma giacendo la cititi sepolta nelle proprie rovine, la riedificò nobilmente. 11 capi- tolo si compone di i3 dignità, essendo la 1." il decano; di 4^ canonici com- presi il teologo e il penitenziere, di 1 1 ralionarii, di io cappellani e altri chie- rici. L'episcopio è alquanto distante dal- la cattedrale, oltre la quale sonovi altre 4 chiese parrocchiali col fonte sacro; i conventi sono 5, i monasteri di religio- se G, gli ospedali 2, piìi confraternite, il seminario e altri stabilimenti. Di detti ospedali uno è assai ben dotalo, ed ev- \\ l'ospizio fondato nel proprio palazzo da Rodrigo Diazde Civar soprannomina- to Cicl, famoso eroe casligliano di Cur- gos del secolo XI, derivato dal titolo El Scici, signore, col qua! titolo lo qualill- carono i mori da lui vinti con la cele- bre battaglia perduta da 5 re moreschi. Rocca di Cid fu detta quella di Temei, donde combatleva con successo i nioii, co' suoi compagni d'arme: a Paleucia si celebrarono le sue nozze con Ximena Goniez, e di lui si narrarono cose favo- lai L II lose, e fu soggetto della tragedia di Cor- neille. La i.a università cristiana fonda- ta in Ispagna dopo l'espulsione de'mori, fu eretta in Paleucia dal re Alfonso VII, e venne poscia trasferita a vSalamanca. In Palencia, Palanlìa o Pallanlia, fio- rirono diversi uomini illustri, fra' quali il celebre scultore F. di Villalpando, il Tescovo Alonso Fernandez Madrid, au- tore dell'istoria di questa città, e D. M. F. Santa-Cruz nominato arcivesco- vo e viceré di Messico, dignità alle qua- li rinunziò per dedicarsi intieramente agli studii ecclesiastici. Quivi da lungo tem- po sono in attività linomate fabbriche di coperte e altre stolfe di lana. La sede vescovile fu eretta ne' primi secoli della Chiesa, sulTraganea di To- ledo, finché Gregorio XIII la dichiarò di Burgos, come lo è ancora. Il i.° ve- scovo fu Nestorio, che dicesi discepolo di S.Giacomo apostolo. Qui furono tenuti a concilii: il i.° nel i i i4 e vi fu scelto il vescovo per Lugo. Arduino t. 6. 11 i." nel i386 dall'anticardinal Pietro di Lu- na legato di Spagna per V antipapa Cle- mente VII, al quale successe col nome di Benedetto XIII. Vi furono presenti Gio- vanni I re diCastiglia, 3 arcivescovi e 2 5 vescovi. Ne' 7 suoi canoni si rinnova- rono le pene contro gli adulteri, sugli ebrei, saraceni, santificazione delle feste, e che i chierici dai vescovi e giudici si esortassero secondo i canoni. Concil. t. C). Nelle Notizie di Roma dal 1733 so- no registrati i vescovi: dal i832 lo è ing."^ Carlo Laborda di Burbanales dio- cesi di Lerida. La diocesi contiene più luoghi e molte parrocchie. Ogni nuovo vescovo è tassalo ne' libri di camera in fiorini 3ooo, ascendendo la mensa a cir- ca i5o,ooo regalium de vellon, gravata di pensioni. PALEOLOGO Teodoro, Cardina- le. Discendente dagl' imperatori d' o- rlenle , figlio di Gianiacopo marchese di Monferrato, datosi alla vita ecclesia- stica , venne a dovizia provveduto di IX PAL pingui nl)l»a7,ie e fatto decano tlel!a col- Ici^iata ili s. Maria di iSaliizzo. Atii- nic'sso tra i protonotaii apostolici, ad i- stanza del re di Cipro suo cogtialo, Pao- lo Il a' I 8 selteml)ie 1467 lo creò car- dinale diacono di s. Teodoro, ed inler- vcnuc al conclave di Sisto IV. S<'p[>e luiire allo splendore della nascita, ciui- iienle virlìi, modestia, tnansueludme e dolcezza di caralteie, che lo rese a mi tempo amabile e rispettabile. l*er dis- grazia fu ferito leggermente colla pun- ta del coltello in un braccio dal suo scal- co, nell'alto di trinciare una vivanda: contaminatosi il sangue, compianto da tulli, mori in Asti nel llore degli anni nel 14^1 o i4B4j tenendo sepolto nella chiesa abbaziale di s. Michele di Lucedo nella tomba de'suoi antenati. PALEOPOLI.Sede vescovile d'Asia nell'esarcato del suo nouje, sotto la me- tropoli d'Efeso, erelta ne! I K secolo. Eb- be 7 vescovi. Orieiis dir. t. I, p. 729. Paleopoli, PalcopoUtan, è un titolo ve- scovile in paiiibus sotto Efeso, che con- feriscono i Papi, e Gregorio XVI a' G giugno 1837 vi nominò mg/ Piaimondo Grillilh domenicano, che fece vicario a- postolico del Capo di Buona Speranza. PALEOPOLI. Sede vescovile della Pamillia seconda, sotto la metropoli di Pirgi, erelta nel V secolo. Si conoscono 2 vescovi. Oriens dir. t. i, p. 1021. PALEOTTO Gabriele, Cardina- le. Patrizio bolognese, perduto il pa- dre in tenera età, si mostrò alieno da- gli studii , ed inclinato alla milizia; ma ferito da un dardo, cede ai consi- gli de' suoi e cambiò inclinazione. Indi pei suoi angelici costumi ed eccellente ingegno, d'anni 24 pi'^se la laurea e fu fatto professore di giurisprudenza nella patria università, con tal plauso che fu detto il secondo Alciato : tra i suoi scolari si contano Scipione Lancellotti poi cardi- nale, e Aldobrandini poi Clemente Vili. JNel I 549 oUeune un canonicato nella calledrale, proseguendo nella cattedra, P A E ed allora compose il trattalo De nothis et spnriis. Dopo avere ricusato i vescovali di iAIajorica, di Ilagusi, di Avignone e la carica di vicelegato di quella città, iion potè dispensarsi quando Paolo IV nel i 5 jG lo fece uditore di rota in luogo del concittadino Pellegrino Fava. Perla la- ma d'integrità e dottrina che si acquistò, Pio IV lo inviò al concilio di Trento, dove ne'gravi incarichi che sostenne in quell'augusta assemblea, in«;ui perseve- rò lino al suo termine, diede saggi lu- minosi di pietà, dottrina e prudenza, per cui i legali nulla facevano senza il di lui consiglio; e della storia che ne scrisse se ne giovò Odorico Rinaldi pe' suoi annali ecclesiastici. Tornato in Roma, ne ricom- pensò il merito Pio IVa'i2 marzoi 56"), creandolo cardinale prete del titolo dei ss. Nereo ed Achilleo, poi cambialo con quello di s. lAIartino a'iMonli, chiesa che ristorò con molta spesa, come apparisce dalla lapide posta fuori della porla mag- giore. Nel i566 s. Pio V lo dichiarò ve- scovo di Bologna, venendo consagiato da s. Carlo Borromeo, che avendolo in al- tissima slima lo consultava negli alTari di sua coscienza e diocesi, e con tal gra- do intervenne al concilio di Ravenna. Con s. Carlo si recò a Torino a vene- rare la sacra vSindone, ed a Ridano lo as- sistè a conferire la cresima, ed alla tras- lazione delle ossa di s. Giovanni Buono nella metropolitana. Egli fu a Bologna ciò che fu s. Carlo a ftlilano. Riformali i costumi del clero, tolti gli spettacoli scandalosi, introdotta l'osservanza delTri- denlino, stabilito 1' uso del catechismo, restituita l'osservanza ne'monasteri, fon- dato il seminario, celebrato ogni anno il sinodo, aperte scuole ai chierici nel- l'episcopio che ristorò, la cattedrale fu pure rislaurata, facendovi incominciare la cupola di 190 palmi d'altezza. Ivi inol- tre istituì confraternite, eresse e dotò ca- se pei catecumeni, pei mendicanti e per le convertite con savie regole. V'intro- dusse i miuislri degl'infermi, cui die la PAL chiesa di s. Colombano, dontle scilo il cardinal Girolamo lioncompaj^iiotnrono trasferiti a quella de'ss. Gregorio e Siro; fjiiindi per lui Bologna si rinnovò nel costume, rillor'i nella religione: Cu profu- so co'poveii, massime colle zitelle perico- lanti, in modo mirabile. In una carestia spalancò i granari ; predicò a tutti l'evan- gelo, insegnò pubblicamente la dottrina cristiana ai fanciulli ; albergava lutti i sacerdoti stranieri, visitava griiifcriui ne- gli ospedali e nelle case, particolarmetj- te i fatnigliari che di tutto provvedeva insieme alle loro mogli e figli, quindi in convalescenza li mandava in villa a ri- stabilirsi, ed in morte amministrava loro i sagramenti e raccomandava l'anima; con essi poi era severo se rei di manca- menti, volendo che la sua famiglia fosse esempio di virtù. Pubblicò in Bologna nel I j8o la raccolta di quanto avea opera- to, col titolo : Episcopale Bononiciiiif. jNcI i583 fece erigere nell'eremo di Ca- maldoli una cella solitaria sotto il titolo di s. Petronio, ove si ritirava per perfe- zionarsi. Sotto di lui Gregorio Xlll ele- vò Bologna a metropolitana, che regalò a suo riguardo della rosa d'oro, e lo an- noverò alla congregazione dell' indice ; indi ottenne per coadiutore il nipote Al- fonso Paleolto, dopo essere stato il i .° arcivescovo di sua patria. Sisto V lo fe- ce prefielto de'iiti e nel i 58() vescovo di Albano, dove celebrò il sinodo, che pure convocò nel vescovato di Sabina, a cui lo trasferì GregorioXlV^ nel i 5() i , ove inol- tre ristorò la cattedrale e aprì il semina- rio che fu uno de'primi dopo il concilio di Tienlo. liestaurò l' antica chiesa di Vescovio, già residenza de' vescovi di Sa- bina, ornandola di pitture e sacre suppel- lettili; e rifabbricalo il contiguo conven- to, lo assegnò ai riformati francescani. Trattandosi in concistoro d'impoire ai sudditi pontificii una gravezza per aiu- tare i cattolici nelle guerre civili di Fran- cia, con zelo egli solo si oppose al P(;iileli- ce e al comune seulimeulo dc'cardinali, e PAL 1 3 benché alcuni ministri di ciò sdegnali fe- cerocheil Papa lo privasse de'ioo scudi al mese che aveagli assegnati attesa la te- nuità di sue rendite, e non piìi lo ammet- tesse all'udienza, proseguì a parlare Iran- co. Penetralo il Papa di sue ragioni, gli restituì la sua grazia e l'assegno. Grego- rioXI V lo deputò sulla riforma dellebol- le ponlificie, mosti andosi egli sempre sen- za riguardi difensore della religione, e nel conclave in cui questi fu elellù gli man- cò un voto ad esser fallo Papa. Coope- rò alla riconciliazione di Enrico IV colla s. Sede presso Clemente Vili, il quale gli affidò l'esame della vita e miracoli del I). Giacinto, che perciò fu canon zzato, e lo fece prefetto della congregazione dei vescovi. E fama costante che conservò sino alla morte la battesimale innocen- za, tenendo sempre in morii ficazione la carne. Divolissimo delia Beata Vergi- ne, nella cattetlrale di Bologna le Ibiulò una sontuosa cappella, con organo, pit- ture, marmi e reliquie, lasciandole in morte molli argenti, come dispose a fa- vore della metropolitana la sua eredità, e la sua biblioteca nell'episcopio a comodo degli ecclesiastici di Bologna. Morì in Uoma d'anni 7 ), nel km)7, ed il cada- vere trasferito in Bologna, fu tumulalo avanti la cappella del ss. Crocefisso nel- la confessione, con breve épilaflio, da lui vivenle composto. Scrisse alcune opere legali, teologiche, morali ed ascetiche, di cui ne fa l'elenco il Torrigio, De script, cani. p. 1 8 ; l'Orlandini ucs^ìi Scrittori bo- lognesi p. ìi^; ed il Fautuzzi, t. 6, p. 242. Le più rinomale sono: De hono seiieclnlis, e De sacri coiisistorii consnl- tationibus. Tulli gli scrittori meritamcnle lo colmarono di elogi, e s. Carlo lochia- mo uomo di grandissima virtù e di sin- goiar pietà fumilo. La sua vita scritta da Angelo Bruni suo famigliare, si leg- ge nel t. G della Raccolta de' pp. ]Mar- lene e Durando, p. iSBy. Quella del p. Alessio Ledcsma barnabita fu slampa- la in Bologna nel i647. li PAL PALERMO {P^normilaiì). Citth con residenza .ucivescovilc , cnpil.tle del re- gno di Sicilia (^''.), capoluogo della pio- ■viiicia e del cantone di Valle di Palermo, sulla costa settentrionale dell'isola, distan- te 45i miglia da Trapani, i oc da Catania, io5da Messina, e 17,'! da Napoli [P\), in un'amena e vasta pianura fecondissi- ma, difesa dai venti meridionali che do- minano in Sicilia, in un cratere semicir- colare, chiusa in parte da montagne sco* scese, come il Pellegrino e l'Orlùio, ed in parte dal ridente golfo del suo nome formato dal mare Tirreno, fia i capi di Zaffarano e tU Gallo. Longitudine orien- tale I i°2; latitudine settentrionale 36" 6'. Questa antica, celebre e magnifica me- li opali è ricca immensamente de'piìi bel- li piodolli che la natura volle special- mente prodigarle, dandole un orizzonte similissimo a quellod'Africa,per cui Dio- doro ed Erodoto simboleggiarono il ge- nio di Palermo seduto sopra conchiglia contornato dalle più squisite e preziosis- sime fruito, intrecciandolo con le cornu- copie dell'abbondanza, affine di esprime- re sì ampio e delizioso giardino. A ca- gione di sua feracità , bellezza , florida ailivilà di commercio, amenità di situa- y.ione, agiatezza e cortesia della più par- te de' suoi abitanti, da molto tempo fu dato a Palermo l'epiteto di felice. Non si può abbastanza dire quanto riesce gradevole soggiorno. È sede d'una cor- te suprema di giustizia, di una gran cor- te civile, dalla quale dipendono i tribu- nali di Palermo, Girgenti, Siracusa, Tra- pani e Caltanisetta; di una gran corte criminale per la provincia di Palermo, di un tribunale civile e di uno di com- uìercio con camera consultiva. Le fun- zioni municipali si esercitano dal senato composto di 6 membri, presieduti dal pretore col sussidio di vari aggiunti. Palermo ha presso a poco la forma di un rettangolo, i cui lati sono rivolti al nord-est, al sud-est, al sud-ovest ed al nord-ovest, e di cui il perimetro è circa PAL mia lega. Il suo circuito è quadrato, con i)astioni e mura per tre quinti logore dal tempo, ha 1 2 porte, ed è inoltre difesa da batterie e da forti, e fra gli altri dal Ca- stello del Molo e dal Castello a Mare. Ve- duta dal mare o dal monte Pellegrino, Palermo offre uw aspetto incantatore , tanfo per le sue torri, cupole, campanili ed altri edifizi, che pei suoi superbi din- torni; ma l'interno veramente non ri- sponde in tutto ad una prospettiva .sì bella. Due strade principali attraversano in tutta la sua ampiezza Palermo : i lo- ro assi tagliansi in angoli retti quasi nel centro e formano la piazza oltagona re- golare di Villona, ornata di belli edifizi di stile dorico, ionico e corintio artisti- camente combinati, decorata delle statue di Carlo V, Fdippo II, Filippo III e Fi- lippo IV, e nel centro della quale evvi la famosa fontana che per grandezza ed architettonici ornamenti merita ogni lo- de; chiamata un tempo piazza del Sole, si chiama Quattro Cantoneri, da che la città fu divisa fra i 4 quartieri di s. Cri- slina, s. Ninfa, s. Oliva e s. Agata : que- sti circondari si chiamano pure del Pa- lazzo reale, del Monte di Pietà, di Ca- stellamare dalla principal fortezza omo- nima,e de'Tribunali. Una di queste due strade, opera del viceré Macheda o Ma- queda che le diede il suo nome, appel- lasi anche strada Nuova; l'altra più bel- la porta il nome di Cassaro e chiamasi pure di Toledo. Cassaro è voce araba e sigiiifica cittadella, castello, fortezza, co- me osserva Muratori. E la cittadella o rocca o castello degli aral)i sorgeva al- l' estremità orientale della città sopra un'altura; quindi il nome della strada che vi conduce. Queste due spaziose stra- de principali hanno belli edifizi tanto pidiblici che particolari, sono ben lastri- cate con marciapiedi. Le case, in genera- le altissime, hanno tetti piatti e balconi con grate: non v' è piazza o capostrada, che non abbia una fontana. Il passeggio più frequentato è la Mari- PAL na fuori di porta Felice e Nuova, nrginedi 80 passi di larghezza, che si eslende kin- go la baia, siuo alia Flora, delizioso giar- dino pubblico, ornato di statue, di fon- tane e di chioscljij il luogo di riunione della sera della maggior parte degli abi- tanti; in vicinanza ovvi nella villa Giu- lia il giardino botanico, ricco di piante esotiche , il cui ingresso ha la forma di un antico tempio. Il palazzo reale, resi- denza del luogotenente generale viceré di Sicilia, presso porta Nuova in bellis- sima situazione, circondato di deliziosi giardini, è composto d' un ammasso di irregolari edilìzi. La rocca degli arabi divenne la reggia de'normanni, i monar- chi de'fjuali la riedificarono e vi fonda- rono il palazzo nuovo o reale, che gran- demente abbellirono, poscia ingrandito, ristorato e ingombrato dai memorati e- difizi ne'successivi regni. Nella parte piìl alla di esso, sulla superstite torre, fu e- retta nel 1791 la specola che s'alza 243 piedi sul livello del mare. Questa spe- cr)la ha un «strumento di passaggi del Piamseden, lungo 6 piedi inglesi, ed il famoso cerchio dello slesso autore di 5 piedi di diametro. Con l'aiuto di questi ilromenli il celebre Piazzi nel gennaio 1801 vide pel primo il pianeta Cerere e fece scoperte che posero il suo nome tra i più insigni astronomi. Annessa al palazzo reale « Porta Nuova, che dan- neggiata dal fulmine, nel 1 668 venne ri- falla: era slata edificata sotto Carlo V, la cui statua di bronzo del siciliano Vol- si è in allo di giurare l'osservanza dei privilegi del regno di Sicilia in mano dell' arcivescovo. La cappella palatina e insigne collegiata di s. Pietro del pa- lazzo reale è singolare monumento, il cui interno aspetto ispira sorpiesa, me- raviglia e mistero. E' di architettura greco-arabanormanna , e nel ristorarla si ebbe la lodevole cura di conservare illeso l'antico. La fondò nel 1 129 Piug- giero II conte di Sicilia, poi Ruggiero I re di Puglia e Sicilia. ludi il successore PAL 1 3f Guglielmo I l'ornò di ricchi musaici nel- lo stile bizantino, rap[)resenlanli storie del vecchio e nuovo Testamento. La piaz- za del palazzo reale è grandissima ed ornala nel mezzo della statua di Fi- lippo IV in bronzo con bassorilievi sul piedistallo : è circondata da 4 minori statue in marmo bianco, simboleggianti le 4 virtù caidinali. La piazza pretoria- na si dislingue per una fontana degna di ammirazione pel suo disegno', scul- ture e bizzarria di costruzione. Quella di s. Domenico si abbellisce colle statue in bronzo di Carlo III e Maria Amalia sua corsorte, e di magnifica colonna sos- tenente la statua di simile metallo della ]>eata Vergine : la facciata della chiesa di s. Domenico forma altro ornamento della piazza. Per non dire di altre, nella piazza di Bologni si eleva la bella sta- tua in bronzo di Filippo V. I palazzi in Palermo sono in molto numero e tutti grandiosi. Oltre l'arcivescovile, si distin- guono il senatorio o pretoriano, che pos- siede due statue antiche e molli fram- menti d'opere greche e romane; quelli de' principi di Butera e Torrerauzzo, e de'duclìi di Gravina e d'Anjou. Le chiese di Palermo sono molte, e meritano quasi tutte particolare atten- zione. La cattedrale, della dagli abitanti madre chiesa, è sacra a Dio sotto l'in- vocazione di Maria Vergine Assunta; la fondò nel i 170 l'arcivescovo Gualtiero II. E' un vasto cdifizio d'imponente a- spetlo, ma d'uno siile misto di gotico e d'arabo-nornianno nell'esterno. La sua forma è quadrilunga con traverse in cro- ce, terminale a ciascuna estremità da 4 finestre di stile gotico; nel centro s'in- nalza una cupola d'architettura italiana. Un ponte unisce al corpo del fabbricato una quinta torre d' altra forma, ma di altezza quasi eguale alle altre. La fac- ciala principale è quella laterale. Si pre- senta sopra una piazza prolungata che la divide dalla via Nuova ; l'insieme se- luiorientale e semi-europeo è grandio- I n P A L P A L socd imponenle; l'inlpinon meno splpn- silo e decnno.La strntla praticala sul tìnr- (lido e ineiio l)ello lielJ'eslciiio, sebljerie so della montagna per giungervi, costò non manchi d'ornati. La volta è soste- somme immense. Nel ifì^t» con magni- unta da 8P- i36. il fonte battesimale e vi si venerano mol- 11 capitolo della metropolitana si compo- te insigni reliquie, fra le quali il corpo ne di tre dignità; la maggiore è il can- dì s. Mamiliano primo arcivescovo di Pa- tore , la 1." l'arcidiacono, la 3.' il deca- lermo e martire, ed in sontuosa cappella no; di 94 canonici compresi il peniten- quello di s. Rosalia vergine patrona ilei- ziere e il teologo, di circa 4o beneficiati la ciltà, in urna di argento di prezioso e di allri preti e chierici : per la cura lavoro, ornata di gemme. Essa santificò delle anime il capitolo vi deputa un be- il JMonte Pellegrino, ove nel secolo XII neflciato detto maestro de'cappeilani, con si ritirò dalle corruzioni del mondo; re- 3 sacerdoti per aiuto. Paolo V col bre- slò sconosciuto il luogo ove riposavano ve Ex debilo, de'iq giugno 1610, con- lesue ossa, finché nel 1625, mentre Pa- cesse ai canonici l'uso della mozzetta e Icrmo era afllilta dalla peste, miracolo- rocchetto; Clemente IX col breve Mi- samenle e mediante una visione avuta nislerii sacri, del 6 agosto 1668, vi ag- da un pio uomo, si rinvenne in una grot- giunse la mitra e la cappa magna ; e Be- ta del monte: portale le reliquie in prò- nedello XIII mediante il breve In beati, cessione intorno alla citlìij prodigiosa- de'2 r gennaio i 729, per maggiormente niente essa e la Sicilia furono liberale decorarli, accordò loro la mozzella nera dal fatale morbo. Il Monte Pellegrino, ne' tempi di quaresima e avvento, per- detto dagli antichi £'/Wo.v, fu celebre sotto che meglio dimostrassero anch'essi la le guerre puniche; Pirro occupò un lem- tristezza da cui la Chiesa in quelli è coni- po il suo castello, che ai romani non riu- presa. Sull'officio arcidiaconale di Pa- sci espugnare contro Amilcare Baicas : lormo, da ultimo furono pubblicati qiie- ivi si facevano segnali per indicare l'ar- sii due opuscoli. Simon Francesco Val- rivo delle navi. La grotta in cui la reale des sacerdote: Ragioni ed anlorità in di- santa menò vita solitaria e contemplati- fesa della giurisdizione dell'arcidiacono va fu cangiala in chiesa, il cui effetto è della melropolilana chiesa di Palermo, meraviglioso, conia di lei statuadi bron- ivi 1841 tipografìa Roberti. Ragionidcl zo dorato, ornata di gioie di gran va» capitolo della cattedrale di Palermo in lore; la corte vi mantiene la collegiata sostegno dell' ofjieio arcidiaconaU\Vix\itv- di circa io sacerdoti compreso il prepo- mo 1842 stamperia Lao. P A L Le chiese parioccliiali in città sono io e circa 8 licl subiuhio, tutte munite del l'onte sacro, ed una delle quali sotto il ti- tolo di s. Pietro è collegiata reale detta (Iella Magione, con decano, soltopriore e i8 canonici, corapiesi i soprannumerari e secondali. Fra le chiese si dislingue quella di s. Giuseppe, ove sono belle e alte colonne di marmo turchino; ricchis- simo di marmi preziosi è anche l'altare maggiore, e vi si osserva una cappella, sotterranea con ornamenti pure ricchissi- mi. Tra i monumenti innalzati d.il [)io zelo degli animosi conquistatori norman- ni, si deve anche noverarsi la chiesa del- la INIartorana di s. INIaria alla Catena, co- s'i chiamata perchè essendo posta all'in- gresso dell'antico porlo, atlaccavasi alle sue mura il capo d' un'enorme catena che il passo del porto chiudeva. Fu fondata da Giorgio Rozio Antichiano, ammira- glio del re Ruggiero I, forse nel i i (3 o nel I I 43 quando fu riccamente dotata; venne quindi consagrata nel 1173. E una delle chiese più rimarchevoli della Si- cilia, strabocchevolmente adornala nel secolo passato : ha stupendi lavori di mu- saico e bellissimi dipinti. Chiamasi an- che di s. Simeone o Simone, e sotto le sue volte nel i283 si congregò la nobiltà siciliana per giurar fede a Pietro 111 d'A- ragona, con che ebbe fine la rivoluzione elle spense tanti francesi ne' famosi ve- speri siciliani. Meritano eziandìo di esse- re ricordate le chiese di s. Matteo o del- l' Anima, di s. Giuseppe de' teatini, del ss. Crocefisso, del Gesù, di s. Domenico, di s. Zita, dell'Angelo Custode, come pu- re l'ialtra detta Olivella, l'oratorio del santo Rosario e di s. Filippo Neri; le qua- li chiese e oratorii sono tutti ricchi di pit- ture e di oggetti d'arte interessanti. De- gne ancora di particolare osservazione SO- DO le catacombe, il cui iugiesso è nella chiesa de'cappucci ni fuori della città; que- ste catacooibe scavate nella viva roccia presentano uno spettacolo straordinario : vi si conservano nelle nicchie molti sche- PAL 17 letri, che nel giorno della coramemora- yione de' defunti dai cappuccini si vesto- no col costume che indossavano in vita, o[)pure secondo eh' essi stabilirono con testamentaria disposizione, aggiungendo i religiosi a ciascuno di essi un cartello col nome del defunto e l'anno di sua mor- te ; pio e morale costume, che desta do- lorose sensazioni. Inoltre Palermo contie- ne 5 ospedali ( in quello di s. Giovanni di Dio de'benfratelli lino dal i83G vi .so- no I jo letti per gi'inliirnii che si curano oraiopalicamente ), un liceo o reale uni- versità fondata nel 1374, ove oltre le 4 facoltà che numerano 3o cattedre, eoa corsi pubblici del sistema omiopatico, ne dipendono gli stabilimenti delle belle arti eia reale tipografia; di più vi sono società letterarie, come l'accademia di scienze, lettere e belle arti divisa in 4 sezioni, uà seminario cospicuo, 3 biblioleche,il mon- te di pietà che per la rivoluzione scop- piata a' I 2 gennaio i84<^ fj incendialo, calcolandosi i pegni perduti lìn valore di 3oo,ooo oncie. Vi sono molti conven- ti di religiosi, monasteri di uionache, in tutti circa 9o;divei'si conservatorii e con- fraternite. Interessante è la pinacoteca, cui potentemente contribuì nella fonda- zione il principe di Belmonle ; il museo archeologico, ricco di abbondante colle- zione di medaglie grecosicule, e clieogni giorno si aumenta di oggetti rari pegli scavi che si fauno in diverse parti dell'i- sola ; la fonderia reale, il banco pubblico regio o cassa di corte o della nazione nel palazzo delle finanze, ed altri stabilimen- ti d'istruzione e di carità : per la benefi- cenza sono destinati, olire il gran ospe- dale degl' inferrai , il conservatorio degli esposti, il real albergo de' poveri e la ca- sa de'pazzi. Del collegio 0 seminario gre- co di Palermo, e delia colonia greca di IMezzcijuso, come del vescovo per leordi- nazioni in tal rito, parlai nel voi. XXXII, p. i52 e i53. Vi risiede altresì un ve- scovo in partii US, ^\ii<.\\cc dell'apostolica legazione , chiamata Moiiarchid di Sici' VOL. LI. i8 1*AL ha. Il porlo di Palermo è piccolo, ma co- modo, sicuro e ben munito: ha il molo con faro, e serve egualmente ai vascelli di linea e alle navi mercantili. Quattro sono le fortezze , cioè del palazzo reale , della Carità, del Castello e del Molo; tre i teatri. Presso l'arsenale si vedono nei sobborghi i moltiplici magazzini, le gran- diose cantine pei vitii siciliani destinati alla esportazione, e gli amplissimi granai. Non manca Palermo d'industria pro- porzionatamente a' suoi mezzi, ed è l'em- porio del commercio siciliano. \i sono fabbriche di seta introdotte verso la me- tà del secolo XI, e già assai più fioren- ti ; di cappelli, tele, guanti di pinne ma- line, panni glossi, ed altre; ollJcine ripu- tate di scultura e doratura in legno; com- pagnie per la gran pesca del tonno, e vi si fa pure traflko di acciughe salate, co- rallo, frutta secche, agrumi ed altro. La pianura nei dintorni mesita bene il no- me di Conca d'oro che ledieronoi poe- ti; disposta in antiteatro, animata dalla più rigogliosa vegetazione, è sparsa di ca- sini, di verzieri, di eleganti giartlini , ed al piede del JMonte Caputo trovasi altro giardino botanico colle piante più rare. 11 fiume Oieto o Ammiraglio mette in mare la sua foce presso l'angolo orien- tale della città, arricchito di numerosi ru- scelli, che vi entiano dopo aver innaffiate le circostanti campagne. Oltre i 4 descrit- ti interni circondarli, altri 4 ^^ ne sono che cbiamansi esterni, cioè del Molo, di Baida^ di Porrazzi e dell'Ortobotanico, ciascuno con villaggi suburbani. Nel cir- condario del Molo, dopo il convento dei minimi, trovasi la real Villa favorita dei colli, e poco lungi la grotta e santuario di s. Rosalia ; in quello di Balda vedesi l'altro real sito di Boccadifalco e il con- vento de'cappuccini. 11 9.° poi e io.°cir- condario di Palermo diconsi della cam- pagna, e sono quelli di s. Lorenzo nella pianura boreale che termina col capo Gal- lo, e di Bagheria, ove fra'vari villaggi è il castello Solunlo acquistato dai romani P A L con l'altro d' Iato; le rovine accennano la passata grandezza. Meritevoli pur di rimarco sono i due castelli nel borgo di Olivazza, di stile moresco, chiamali Ziza e Cuba, dai nomi dei fìgli d'un emiro che li fece costruire dai suoi arabi in mi- rabile situa/ione. Si vede in lontananza l'elevata e bella Monreale. Mette capo a Palermo la gran via rotabile testé costrui- ta da Messina , e le altre nuove comode strade per a Termini, a Trapani, a Cor- leone, a Monreale. Nel distretto di Paler- mo si numerano i circondarii di Monrea- le, di Partinico, di Piana, di Misilme- ri, dell' isola d'Ustica, e di Carini s,\li se- de vescovile, e piùanticamente patria del- la vezzosa Laide rinomata cortigiana di Grecia; a quell'articolo seguendo l'errore d'un geografo, dissi Carini negli Abruz- zi , mentre con contraddizione aggiun- si nella provincia di Palermo ove trova- si : niinns ma liini sit indoclnni esse, qiiam indocilcni. Gli abitanti di questa metro- poli, compresi quelli di tutti i circonda- rii, si fanno ascendere a più di 190,000. Un gran numero di uomini illustri fiori- rono tra' palermitani, in santità di vita, dignità ecclesiastiche, nelle scienze, nelle arti e nelle armi, di moltissimi de' quali fo menzione ai luoghi opportuni; qui so- lo ricorderò : la vergine e martire s. A- gala,il Papa s. Agatone, il vescovo di Ve- rona Giberti, Giuseppe Galeani; Gio. Fi- lippo Ingrassia, nato però in un villaggio dell'isola , illustrò questa città colle sue scoperte in anatomia e medicina. Per sup- plire a questi brevi cenni in cui procu- rai dare un'idea di Palermo e suoi su- buibi, si potrà consultare la Topografìa di P<7/e/7/20 di Scinà, stampata nel 18 18, e l'opera del duca Serra di Falco intito- lata : Le antichità di Sicilia. Piìlevmo, Pano riìws, che i latini chia- marono dipoi Panorniuin , ebbe dispu- tata più volte la sua etimologia; senza ri- portarne le molte opinioni, sembrano ra- gionevoli quelle di Cluvier che pretese derivare la denominazione di Palermo PAL dai (lue molti puoici pan-horuni,v\ie si gniflca riipes cinges. Palermo è citlà ce- lebrata anche presso gli antichi, e Tuci- dide nana, che i fenicii ali arrivo delie colonie greche in Sicilia, fin dal primo secolo della fondazione di Roma, ritira- lonsi a Panoi inosj altri pine riferiscono che i fenicii nella loro prima migrazione trovarono già esistente Palermo; che se Polibio e altri la dicono fondata dai fe- nicii, deve intendersi più popolata colla loro colonia, quindi ingrandita. 1 carta- ginesi che in seguilo se ne impadroni- rono, ne fecero la capitale de' loro posse- dimenti in Sicilia, ed il centro d'un gran commercio. Cadde in potere de' romani nel 255 prima di Gesù Cristo, dopo che Metello sotto le sue mura riportò una compiuta vittoria sui cartaginesi ; i ro- mani le diedero moltissimi privilegi, e fu considerata come citlà libera e alleata. Dai romani passò in dominio ai greci del basso impero, e dall'epistole di s. Gre- gorio I del 5qo si raccoglie chelachie- .sa romana possedeva parecchi patrimo- ni, e tra quelli di Sicilia di alto e supre- mo dominio eravi quello di Palermo, cui dava un distinto amministratore o difeu- .sore o rettore, recLor palrinioiiii Siciliae o rector SiciliiJe, le cui prime stazioni e- rano Palermo e Siracusa , coi nomi e- spressi di patrimonio palerniilaìio e pa- trimonio siracusano. In queste due città risiedevano i ministri della s. Sede, con detto titolo e notari , ed era principale loio uffizio di ricevere le rendite del pa- ti imonio di Sicilia, giacché in arbitrio ri- maneva de'debilori di pagarle o in un luogo o nell'altro. Tutto e meglio può vedersi in Borgia, Breve istoria del do- minio temporale della Sede apostolica nelle due Sicilie. In progresso l'impera- tore Lodovico I il Pio, donò interamen- te alla 5. Sede la Sicilia, nell'H i -;• a Papa s. Pasquale I. 1 saraceni di Kairvau as- salirono Palermo nel! 83o, e ne fecero la conquista noli 835, formandone la ca- pitale de'Ioro stali siciliani ; ed è da que- P A L 19 stVpoca che Palermo incominciò ad es- sere la principale città di tutta 1' isola, percioccliè Snacusa era tuttavia in ma- no de'greci, né quella citlà potè mai ri- prendere il primato, non ostante le di- verse dinastie che successivamente vi do- minarono. 1 pisani nel io3 i la tolsero ai maomettani, quindi cadde m potere dei I\'onnanni(^l^.);'\\ duca Pioberto Guiscar- dodel I o5q, e Ruggiero del io85 vi sta- bilirono la loro reale dimora : d'allora in poi andò soggetta Palermo a tutte le vi- cende, cui soggiacque l'intera Sicilia, che a questo articolo riporterò. Nel declinar del secolo Xll dai normanni passò sotto l'imperiai dominio degli svevi, e nel 1266 sotlo quello degli angioini in Carlo I e suoi francesi. Contro di essi nel 1282 in- sorse la tremenda rivoluzione e strage del vespero Sicilia no, e Palermo ne fu prin- cipale teatro; onde soltentrò sul trono si- ciliano la dinastia d'Aragona del re Pie- tro III, indi nel secolo )^V quella di Fer- dinando V d'Aragona e di tutte le Spa- gne. Nel 164? venne la città funestata da una sommossa, di cui capo fu il cal- deraio Alessio. Una flotta olandese fu ab- bruciata nel suo porto nel 1676 dal du- ca di Vivonne. Nella guerra per la suc- cessione di Spagna, nel 171 3 colla Sici- lia divenne dominio del re di Sardegna; si rese agli spagnuoli il i 3 luglio i 7 18, e dal 1734 vi regna la dinastia Borboni- ca. La corte di Napoli essendovisi rifu- giala nel 1806, gl'inglesi due anni dopo VI portarono fòrze considerabilissime on- de proteggerla, e vi si stabilirono mili- tai mente sino al i8i4- La costituzione data dal re Ferdinando IV nel 181 2 con parlamento, si rinnovò nella rivoluzione del 1820. Quella del 18 12 fu di nuovo [)roclamala dopo l'insurrezione del gen- naio 1848, gloriosamente vinta dal ma- gnanimo re Ferdinando II che regna. Questa città non conserva alcun vestigio di antichi monumenti, ciò che si attri- buisce alle frequenti inondazioni ed ai terremoti che provò, ed alla profondila 20 V A L del snolo, t'ii paiticolarmentc mollo dnn- neg£;iala dalle scosse degli anni i6()'i, ìnf.G, 1823; l'ultima peste che assai l'afilisse fu il cholera del 1837. Lai'edecristiana vi fu promulgata d'or- dine del principe dogli apostoli s. Pietro, e la sede vescovile venne fondata nei pri- mi secoli della Chiesa, e non è ben certa l'epoca in cui fu elevata a meUopolita- na, poiché ira i più antichi prelati di que- sta primaria chiesa de! regno alcuni sono qualificali aici vescovi. Vuoisi che dopo S.Gregorio VII abbia avuto origine ladi- gnilà metropolitica, e che Adriano IV nel I r54 le soltonietlesse per suffraganee, Malta, Mazzara e Girgenli; lo furono pure Terme e Tiiocala. Nel lyyS Pio Vi a Palermo riunì la sede di Monreale, aeque priiicijìaliier , alla quale Pio VII nel 1802 resliluì la dignità arcivescovi- le, tra le cui sulTiaganee è Girgenti. Al presente sono sulfraganee di Palermo le sedi vescovili ò\ Mazzara, Cefalù, e Tra- pani isliiuila da Gregorio XVI nel i844- II primo vescovo di Palermo fu s. Ma- miliano del 297, ed ottenne la palma del martirio nella persecuzione di Dio- cleziano e Massimiano nel 3 io. Furo- no successori Teobaldo del 44?? Grazia- no del 4'Ji > Giustino o Giustiniano del 480; indi Agatone; nel 5qo Vittore, cui scrisse s. Gregorio 1, come a Giovanni ; Felice intervenne al concilio romano del 649; nel 687 Sergio sirio, nel 787 Teo- doro che fu al concilio JNiceno II ; dopo di questi non si hannoaltre notizie sino ad Umberto consacralo arcivescovo di Palermo, altri dicono di Sicilia, poi car- dinale. Piammento che tutti i cardinali arcivescovi di Palermo, hanno biografìe nel Dizionario. Nel io65 Nicodemo ar- civescovo; nel io83 Alcherio, cui scrisse s. Giegorio VII chiamandolo arcivesco- vo; nel I I I 2 Gualterio I normanno; nel I 122 Pietro I traslato da Squillace da Calisto li; nel ii4i Ruggiero Freserà normanno; nel i i44 '-'goj "c' ^ '66 Ste- fano francese figlio del conte di Perche, PAL chiamalo in Sicilia dalla regina I\rarglie- rita n)adre del re (iuglielmo 11, fu pure cancelliere del regno. Nel i 169 Guaite- rio II inglese, cui successe nel 1194 'l fratello Barlolorneo I inglese, trasferito da Girgenli, fatto cancelliere di Sicilia da Guglielmo IH, morì nel 1201 nel mona- stero di s. Gregorio di Girgenti dov'era- si ritirato, essendo stato esiliato dalla sua chiesa per sostenerne con fermezza i dirit- ti. INel 1201 Gualterio IH de Polena o Paleario; nel 1 202 Parisio; nel i 2 i4 Be- rardo de Castaca traslalo da Cari; Leo- nardo eletto da Alessandro IV nel 1261, e da Urbano IV consagrato; nel 1278 Pietro II di Santafede palermitano; nel 1284 Giovanni I Misnellio arcidiacono di Palermo; nel 1294 Teodorico; nel I 29G Tizio de Colle; nel iSoT Bartolo- meo li de'conti d'Antiochia; nel i3ii gli successe il fratello Francesco l cello dal capitolo; nel 1820 Giovanni 11 Or- sini romano; nel i 334 Parisio II; nel ' 338 Teobaldo; nel i35i Piogero de Pulleris consagralo da Clemente VI, indi Otta- viano 1 de Labro palermitano eletto dal capitolo; nel I 36o .Arnaldo IMegliore; nel I 368 Lodovico veneto nominato da Ur- bano V; nel 137 I fr. Matteo Orsini; nel i383 ù. Nicola I di Girgenti de'minori, e per sua rinunzia Lodovico II Bonito. Questi nel i388 celebrò in Palermo un concilio provinciale in cui furono falli di- versi legolamenti sul dovere che hanno i beneficiati di assistere al coro, sui costu- mi degli ecclesiastici, sulla percezione dei fi ulti de' benefìzi, sulla inumaz/one del- lechiese, sulla riparazione da farsi ai luo- ghi santi. Mansi, Sappi, ai coiicilii t. 3, p. 665. Nel 1897 Gilforte Riccobuono arci- diacono di Palermo; nel i4oo Giovan- ni IH de'conti di Procida nominato dal re Martino ; nel i4ii h"- Giovanni IV da Termine generale de'minori, doman- dato dal capitolo e confermato da Gio- vanni XXII I ; nel i4f 4 Ubertino de Ma- rini nobile palermitano , alle preci del P A L P A L 2 1 la legiiin lo elesse il capitolo e fu l'ulti- cesi di Toiios;i. i-5t (r. I\Ialteo Basile tuo pei C'ii sulFiagi restò sulievalo a tjiie- minore ossi-rvanle di l'arete. lyBy De- sta Ctilkdia, e venne consagiato da dello nicnico lìosso celestino napoletano tras- J'apa. ■Nel i434 fi- ^iicola 11 di l'iulisco lato da MeKi e Uapolla. 1748 IV. Giu- cclebeii imo, elle tatto anlioaidinale d il - seppe Melendea minore osservante scal- l'antipapa Felice V, nel voi. IV, p. i(>4 zo di Madrid, trasferito da Potenza, pubblicai l'importante sua biografìa. Nel 1754 Marcello Papiniano Cusano della 1445 ÌMario Orsini vescovo di Oleron ; diocesi di s. Agata de' Goti, traslato da nello stessoannoSimoiieBologna de Dee- Olianlo. i 762 Serafino Filingeri cassi- catelli palermitano; nel i4^'^ Nicola Ili nese di Pia, feudo di sua casa, dioce>i di Puxadesdi Darceìlona;nel i:^Gr' Giovan- Benevento, trasferito da Aceren/a e ìMa- lu V JJorgi di Caitagirone, traslato da Si- tera. 1776 Francesco Sanseverino de' pii ponto; nel i4^9 fi"- Paolo Visconti car- operai della diocesi di Cassano, già ve- uielitano di Palermo; nel i474 Filippo scovo d' Alile, arcivescovo di Palermo e d'AragonaeAu varrà, nipote di Ferdinan- IMonreale unite, i 793 cogli stessi titoli, Fi- do Vtl'Aragona; nel i4>^5 Pietro de Fu- lippo Lopez- yRoyo teatino, della dioce- xo o Foix cardinale; nel 14*^9 Giovan- si di Lecce, traslato da Noia. ior/Vi genovese, morto nel iG24- scovo di Flaviopoli. Nel duomo iuaugu- Cun questi Rocco Pirro nel t. i termina rarono il sinodo, che modestamente ap- la serie degli arcivescovi,iS/c/7/^e sacrof, pollarono congregazione. Indi nel palazzo p. 2, iMclropolitaiiae ecclesiae Panorini- arcivescovile si tennero le congregazioni tanae nolilia. Nelle Notizie di Roma so- e sessioni, per provvedere ai bisogni ed al no registrati i seguenti arcivescovi. 1 -o3 liene delle chiese sicule governate da'no- fr. Giuseppe Gasch de' uiiuimi, della dio- minali pastori. 11 palazzo arcivescovile è 2? 1' A L innanzi la lueliopolitana. L'arcidiocesi è vestii, si estende per circa 80 miglia e con- tiene più luoghi Ogni nuovo arcivesco- vo è tcissiito nelilni della camera apr)Sto- lica in fiorini i 3oo, ascendendo le ren- dile della mensa a i5,ooo scudi romani, gravate di molti pesi. Abbiamo del c;in. Antonino Mongltore panormitano: Bitl- Ine. privilegia, et instninienta Panormi- latine mctropolitanae ecclesiae regni Si- ciliae priniariae, cnllecta, noti<:qiie illu- strala, Panormi 1734, tipys Angeli Fe- iicella. PALESTINA, Paese diCanaan, Gin- dea. Terra Santa, Terrad'I</?W(7ji,?. Tiene il secondo luogo della provincia Samaria, la cui città contende di nobiltà con Gerusalem- me, e sporgea i suoi termini al di là del Giordano nell'antica Perca; le sue città principali sono Dora , Cesarea marittima, Napoli o Nahlus, il monte Carmelo. Il terzo luogo si attribuisce alla Galilea con- finante con la Fenicia, divisa in superiore e inferiore; le sue città più rinomate so- no Cafarnao, Scitopoli, Belsaida, Tibe- riade o Genesareth, Cerasa, Gadara o Gadera, Nazareth. Veniva per ultimo ridumea, assai più vasta delle altre pro- vincie, di cui la maggioi- parte fu aggiun- ta alla dominazione degli Ebrei 0 Israe- liti, allorché le 12 loro tribù ebbero stabilita la sede nelle tre nominate pro- vincie,ecpielli che l'abitavano erano pro- seliti ; le sue città più rilevanti sono Ga- za, Ascalona.Coi\ il Terzi. La Palestina dipende pel governo ecclesiastico dal pa- triarca di Gerusalemme, comedissi a Pa- triarca, pel ristabilito esercizio e resi- denza della giurisdizione in quella me- tropoli dal regnante P/'o /.Y, determinan- done anche i luoghi in cui si deve esten- derPj mediante lettere apostoliche de'23 luglio i847) pi'econizzandovi nel conci- storo de'4 ottobre mg. "^ Giuseppe Valer- zi di Loana diocesi d'Albenga, il quale fece il suo ingresso in Gerusalemme pre- ceduto dalla croce inalbeiata a' 17 gen- naio I 84'^- Alla porta il pascià lo fece salutareda diversi colpidi cannone, e tur- chi, eterodossi ed ebrei, in gran folla pa- cificamente assisterono a questa memo- rabile entrata: dipoi il patriarca tornò in Roma. E' divisa in tre provincie eccle- siastiche, però a tenore delle antiche no- tizie, cioè i.^ a."" e 3.^, di cui ciascuna ha la sua metropoli con vari vescovi sufTia- ganei, delle cui sedi parlo ai loro artico- li, come di tutte le denominazioni che cjui ho scritto in carattere corsivo. Le metro- P A L poli sono Cesarea ( sulla quale vn ledo pure il voi. XXX, p. "Te seg. ) per la i/ Palestina, e giù lo fu di lultcì In Pa- lestina; i^f/to^o// aulicamente, oggi Nazn- relkj per la i.^ Palestina, e Petra per la 3.' A Monte Liraa-q e particolarmente a Guardiamo del s. sepolcro, può vedersi quanto riguarda le vaste missioni di Pa- lestina. La Terra Santa appena fu istitui- to l'ordine Francescano, fu a lui aflìda- ta e meglio più tardi ai benemeriti minori osservanti, che vi sono mantenuti a fron- te di tante crudeltà già usate loro dai mao- mettani, dagli scismatici e dagli eretici. In Siria i cristiani vennero chiamati po- nentini, cos'i tutti quelli che viveano se- condo i riti della chiesa romana. In Pa- lestina si tennero due concilii : il t.° nel 3 i8, il quale fu un conciliabolo a favoie d'Ario; il 2.° nel i 1 l 'i sulla deposizione di Arnoldo patriarca di Gerusalemme. Reg. t. 26; Labbé t. i o ; Arduino t. 6. La Palestina, anticamente abitata dai cananei, prese il nome da una delle loro tribù, quella dei palestini, fìlistini o fdi- stei, che ne occupavano la parte occiden- tale, al dire di Tolomeo, mentre il Ter- zi dice derivare il nome di Palestina da un figlio di Mesram nato da Sem. Que- sta contrada, celebre eziandio come cul- la del cristianesimo, offre uno spettaco- lo interessante nelle sue diverse famose vicende e rivoluzioni : a Gerusalemme ri- portai i cenni istoiici de'principali avve- nimenti sotto il dominio degl' israeliti, de' romani, de' saraceni, de' latini e dei turchi. Dal tempo dei patriarchi fu per- corsa dai pastori , che aveano i loro ca- pi indipendenti, simili a quelli che van- no errando adesso nelle vaste pianure dell'Arabia. Sembra che l'agricoltura vi avesse fatto fra essi considerabili pro- gressi, poiché la sacra Sciitlura la descri- ve come una terra ricchissima e fertilis- sima, ed anche in oggi conserva le trac- ce dell'antica sua fecondità, all'epoca in cui gl'israeliti ne divennero padroni. Gio- suè, successore di ^^osè, la divise fra le P \L ?■? TI trd>ù d' Israele ; nove di esse e por- zione di quella di iMnuasse fiu'ono sta- bilite nella parte occidentale o di qua del Giordano, e le due altre ed il re- stante di quella di Manasse ebbero nella divisione la parte orientale o di là del Giordano. Gl'israeliti dopo essere stati a lungo governati da giudici temporanei, si diedero ad un re nella persona di Sauf- le; sotto i regni di Davide e di Salomo- ne furono uno de'popoli più doridi del- l'Asia: il regno che si estendeva al nord- est sino all'Eufrate avea vari porli sul mare Rosso e sul Mediterraneo, ed il suo commercio competeva con quello di 77- ro j questa prosperità diminuì di molto dalla separazione delle dieci tribù e dallo stabilimento di due regni rivalidi Giu- da ed Israele, e finì coli' essere aumen- tata nelle guerre che fecero i re di Ni- ni ve e di Babilonia, quali non termina- rono che colla schiavitìi degl' israeliti e dei giudei. Ciro permise agli ebrei di ri- tornare nel loro paese, di riedificarvi il tempio e di ristabilire le loro costituzioni ecclesiastiche; la Giudea rimase sogget- ta alla Persia sino alla conquista d'Ales- sandro il Grande. Allo smembramento dell'impelo tli questo conquistatore, fu sottomessa ai Tolomei, poi ai re di Si- ria; tiranneggiata da questi ne scosse il giogo, e i maccabei con una serie di glo- riosi sforzi consolidarono la sua indipen- denza; fu d'allora governata dai re asmo- nei o assamoneicioè Maccabei, de'quali e di tutti i dominatori della Palestina , riportai la cronologia a Giudea. Cad- de po^cia sotto il dominio de'romani che vi stabilirono gli Erodi come tributari , lasciando però gran parte dell'ammini- strazione civile e militare fra le mani dei giudei. A quest'epoca la Giudea divenntj il teatro degli avveniineiiti memorabili ed avventurosi che produssero la reli- gione cristiana. La terra in cui vissero i patriarchi, predissero i profèti, apparve- ro le immagini che figuravano Gesù Cri- pto, questo vide nascere, insegnare, ope- 34 PAL rare, palile e nioiiie per salvezza di tut- to il genere umano. I romani irnlali dalle frequenti ribellioni tie'gludei, pre- sero e distrussero (ieriis.ileaime sotto il coniando di Tito, dispersero tulta la na- zione nelle diverse provincie dell'impe- ro, e da cpiesl'epoca i giudei non potero- no mai più rialzarsi e formare un corpo politico. I romani avcano divisa la par- ie di qua del Giordano nelle Ire tetrar- chie di Giudea propria, Samaria e (la- lilea; il paese all'est del Giordano formò la provincia di Perca. Dopo la conversione al cristianesimo dell'impero romano, la Palestina diven- ne e si mantiene oggetto dell'universale \enerazione, e da tutte parti accorrono i pellegrini a venerai e que'Iuoghi illustrati dalla presenza del Salvatore, come diilii- samente narrai a Gerusalemme. Data la pace alla Chiesa,! catecumeni con viaggi Junglii,come riporta s. Girolamo, De lo- cisHtit'hraicis^anóiixanosL farsi battezza- re nel Giordano in memoria del battesimo quivi ricevuto dal Salvatore. Alcuni prin- cipi fecero prender l'acqua dal celebre fiume, per farvi battezzarci loro lìgli. Il s. Sepolcro è per noi il santuario più veiie- lando, la più pieziosa delle reliquie. Ge- rusalemme che lo contiene coi circostan- ti luoghi, sono contrade in cui 1' aria, l'acqua, la terra, le valli e i monti fan- no pregustare ai fedeli le gioie inelfabili del cielo. 11 p. Menochio nelle Suiore,l. 1, p. 333, tratta delle industrie usate già dai gentili per sopprimere nella Giudea le memorie e la venerazione tic' luoghi santi. Nel IV secolo la madre di Costan- tino l'imperatrice s. Elena visitò la Ter- ra Santa, vi rinvenne la vera Croce e gli altri stromenli della passione del Signo- re , e vi fece costruire que' templi che descrissi a' propri articoli. De' frequentis- simi pellegrinaggi d'ogni nazione a Ter- ra Santa, parlai ne' citati articoli, aven- done anche trattato Bonifacio Stefano Raguseo vescovo di Stagno: De. pertnni cftliu el obseivanlia Tcrrae Sunctae , ti P A L de friicluosa ad eaiiidcm perci^rinatinnc, Vcnetiis 1573. Al principio del VII se- colo la Giudea cadde in potere de'fana- tici saraceni settatori di Maometto. 1 ca- lilli, incon)inciando nel 638 dal conqui- statore Omar, rispettarono da prima i luoghi santi e ne trassero un utile dai pellegiinaggi che vi si facevano; ma il sultano d'Egitto nel 1009 prima, ed i mussulmani che nel io55 se ne resero padroni, li profanarono e commisero o- gni olti-aggio sui pellegrini. Il gran s. Gregorio FII avea concepito il vasto disegno di liberare la Palestina dai mus- sulmani, e già lo avea annunziato, ed avrebbelo mandato ad elfelto se fosse venuta meno la persecuzione di Enrico IV contro di lui e la chiesa romana. Sif- fatte violenze diedero origine alla i." Crociala., promulgala da Urbano II nel 1096: Pietro l'eremita inliammò tutto l'occidente con la lugubre pittura delle condizioni in cui trova vasi la Palestina, e come dolorosamente gravava sul cuo- re ile'ciisliani la vergogna di veder fra le mani de' nemici del cristianesimo i santi luoghi, l'entusiasmo de' popoli pospose in onore della {\tì!ie e del Salvatore, la terra natale alla terra straniera che di- venne il supremo voto di tulli. Nel 1099 Geiusalenune e gran porzione della Giu- dea furono tolte ai mussulmani, e si creò il regno Ialino di Gerusalemme che du- rò 88 anni, duranti i quali la Palestina fu di continuo inondata dal sangue dei cristiani e de' maomettani. L' Europa stanca da una guerra disastrosa e lonta- na, e più non inviando che deboli soc- corsi, Saladino sultano d'Egitto conqui- stò la Giudea e Gerusalemme neh 187; le autorevoli esortazioni de'Papi e il premio dell'indulgenze più volte risvegliarono nt Crocesignali l'entusiasmo religioso al- la ricupera del s. Sepolcro, ma sventu- ratamente colla regione restò in mano de'sultani d'Egitto sino al iSiy, in cui la Palestina cadde in potere di Selim I imperatore de' turchi e fu uaita ali' iin- P A L P A L 23 pero otlomano. Essa aveva cessato da brache saranno rislabilitedaibelgi. Della lungo tempo d'attrarre ratlenzione sotto Palestina, oltre gli autori citati ne'meii- il rapporto politico, allurcliè i francesi tovati articoli, ne trattano. Cristiano A- coinandali da Ijoiiaparlene fecero la con- dricomio: Tlieatrtiia Terme Sanclae, Co- tjuisla nel i'-(K) per al^bandonarla f|iia- Ionia i 5()o. Mariti, Voyn^cs daiis l'iole. si tosto. Ad Egitto parlai delle ultime de Cypie, In Syrìe et la Palesline, mwa vicende politiche del paese. /' lusloire general dti Levant, Neuwied Del prolettorato della sovrana casa di l'^qi. Leonardo Nicolò Frescobaldi , Borbone o della Francia, derivatole an- /' iagi^io in Egitto e in Terra Stinta, l\o- clie dai sovrani angioini Roberto e San- ma 1818. (iiovanni Failoni, Viaggio in eia eiedi presuiilivi clelia cor\n- lia sua sorella, il maggiore de' quali fu il i.° patrono di Paleslrina. Manicio di- fensore di (".asilino. Eliano sofista. Ce- sario console. Numerio Sulfezio o Ful- fezio autore del tempio della Fortuna. Tito Flavio che ottenne i doni militari, tra'quali molli preneslini fiorirono. Q. Cecilio Metello, in Roma tribuno della plebe. Q. Aiiicio edile curule. L. Attilio comico insigne. Diversi militali e mini- stri de'Colonnesi, come Cristoforo Celli e Curzio Castrucci ambasciatori di Fran- cesco Colonna, il i.° al re di JVapoli, il 2." al re di Spagna. Andrea Gacio vesco- vo di Terraciiia. Andrea Borgia vescovo di Segni. Domenico Testa di s. \ ilo na- to in Paleslrina, segielario delle lettere latine di Pio VII, e segrelaiio de' brevi ai principi del medesimo e di Leone XII, Pio Vili e Gregorio X\ I. Adriano Gi- prari abbate generale de' vallombrosani. Sebastiano Fantoni generale de'carmeli- tani; di quest'ordine fu pure il p. Seba- stiano Fan Ioni Castrucci autore de Ila. SVo- ria d^ Avignone, che dedicò al principe IMalìeo Barberini. Persiano Piosa di s. Gi- rolamo della Carità, che ideò \' O'^ pizia della ss. Trinità dei pellegrini di Boma. Angelo A elli filippino. Xicola Angeli dot- tore in decreti. Andrea Fulvio arciprete di s. Maria ad I\lartyres e suo fratello Giovanni, antiquarii e poeti. Agostino Vigorio antiquario. Mariano 'o, di- cendo del territorio preueslino; non che l'emiciclo ove fu affisso il calendario com- pilalo da Yerrio Fiacco, ed un circo ove in mancanza di naumachia si celebrava- no i neltunali : ivi fu posteriormente for- mala la piazza del mercato, denomina- la Macello. Vi si ammiravano antichissi- me terme, sovente riparale dagT impe- ratori, e copiosi ricettacoli di limpide acque non solo contribuivano alla loro comodità, ma agli uside'prenestini. Sotto JXerone i gladiatoii ivi stanziati cercaio- no di sollevarsi, ma fiu'ono repressi dal- la guarnigione cheli custodiva. Domizia- no si portava in Preneste ogni anno nel- 1' A L l'iuini versarlo del suo impero, onde con- sultare le sorli prenestine. Adriano vi edificò una villa, se pur nonèlarammen- lala^ dove Marco Aurelio vi perde il fi- glio Vero di 7 anni. Faustina moglied'An- tonino vi fondò la scuola Fauslitnana per l'educazione delle fiuiciulle; ve n'era al- ila, in un a molli collegi d'arti, come dei mercanti di bestiame, de' pontefici, dei lanii, de'cisiarii o vetturini, de'libeiti, dei fabbri, de'fibbricatori, degli auguslali, de'flamini traiaiiali e de'miuii. Grande afìluenza di gente accorreva a Preneste per consultare lesorti della dea, come fe- ce l'imperatore Alessandro Severo, e da questa molle licchezze ne ricavava; ma dopo che le memorale leggi imperiali ne pioibirono con pene seveie il rito e fe- cero chiudere il tempio, la città necessa- riamente decadde; a ciò si aggiungano le invasioni barbariche menzionale altrove. Tanta ricchezza e sontuosità eravi nel tem- pio, che fece dire al filosofo Cameade: non aver veduto in nessun luogo la For- tuna cotanto fortunata. Psella decadenza dell'impero Frenesie fu compresa nel ducalo romano, e tran- ne le calamità che dal contagio o dalle guerre de' vicini le derivarono, potè sussi- stere nella pianura e sulle rovine del lem- pio ov'erasi eslesa : nel 5 1 o Teodorico re de' goti permise che vi si continuassero a celebrare gli spettacoli. Nel pontificato di s. Gregorio li, essendosi il ducato roma- no verso il 780 dato alia s. Sede, Frene- sie col territorio fu compi esa nel suo do- minio. Molestando Astolfo re de' longo- bardi Roma e Stefano li detto III, essen- dovi accorsi in aiuto i prenestini, in ven- detta il re marciò nel 732 con 6,000 sol- dati ed occupò per capitolazione Prene- ste, che per le devastazioni solfertefu d'uo- po agli abitanti di ritirarsi entro il re- cinto deHabbatlulo tempio della Fortu- na. Frattanto la città andava insensibil- mente cangiando nome, ed al primitivo si andava sostituendo il derivativo, per l'uso che nella decadenza dell'impero pre- r A L valse; imperciocché in luogo di Praene- sfc «.licevano civilas Praenfslìn(j,om\e fa- ciliiienle per corruzione cambiossi il no- me iti Palestri/ia, e ve n'è la memoria in in\ codice farfense dell'SyS di nostra era. In seguilo ora fu Palestrina direltamente soggetta alla chiesa romana, ora dai Papi venne concessa in feudo. E dapprima nel q'-o alla senatrice Stefania, madre di Be- nedettocunte tusculano, iiìleudò a terza gonerazione la città il fratello Giovanni Xllljcol canone di io scudi d'oro e l'ob- bligo di migliorare la città: dalla bolla si determinano per confini del territo- rio, il rio Largo, la via Labicana, il mon- te ÌNIas.simo, il ponte Cicala, l'acqua Alta, la valle di Caniporazio, ed il monte Fo- linario oFaustiuiano. A Stefania successe il figlio Cenedelto, il quale ebbe per suc- cessori i due figli Giovanni e Crescenzio nel IO io: questi incorsero nello sdegno di Benedetto Vili, e Giovanni che s'inti- tolava marchese e duca, si vide costretto a ritirarsi nella rocca di Preneste, dove fu stretto d'assedio nel io i 2, e non fu li- berato se non dopo ch'ebbe promesso di cedere la rocca al Pontefice: la pace de- finitivamente fu poi conchiusa nel ioi5, restando Giovanni pacifico possessore di Palestrina. Nel io43 morto il marchese educa Giovanni, Emilia sua sorella ch'eb- be il titolo di contessa e gli era succeduta nel dominio di Palestrina, essendosi ma- ritata in seconde nozze con un personag- gio della famiglia Colonna (f^.), stipite di essa, trasferì in lui e nella discenden- za r infeudazicne della città, malgrado le condizioni imposte da Giovanni XIII, che la linea investita dovea estinguersi in Emilia. Il Senni dice che il suo matri- monio si celebrò nel lojo, e che da es- so nacque Pietro Colonna, il quale di- venne un potentissimo signore del Lazio. Nel luglio 1 048 in Palestrina si ritirò Da- maso II, non stimando cosa sicura di re- slare in Roma, per ti more degli aderenti di Benedetto IX, probabilmente con animo di passarvi l'estate, ma vi morì poco dopo. P A L 35 Lo sconvolgimento che regnava in quel- l'epoca in tutto il distretto di R.oma, non permise di rivendicare subito l'usurpa- zione derivata dal matrimonio di Emi- lia. Però nel lojq Nicolò II volendo ab- bassare la potenza de' conti tusculani e de' signori di Lamentana o Nomento e di Galera, loro alVini e collegali, chiamò in suo soccoiso Roberto Guiscardo, che co' suoi normanni pose a ferro e a fuo- co il territorio de' prcneslini e quelli di delti alleati. Morta nel 1080 la contes- sa Emilia, ed eslintasi in lei l'infeudazio- ne temporanea di Giovanni XllI a fa- vore di Stefania, s. Gregorio VII inclu- se r agro preneslino nella bolla di sco- munica contro chi tentasse di usurpa- re o ledere le terre della chiesa roma- na. Ma Pietro Colonna figlio di Emilia e parente de' conti tusculani, non si sot- loinise tanto volonlieri a cedere l'investi- tura ottenuta dalla sua bisavola Stefa- nia, insorse nel i loi contro Pasquale II ed occupò Cave, che fu a lui ritolta dal Papa. Nel i loB però unitosi Pietro con Tolomeo conte tusculano, assalì e prese Palestrina, imprigionò Berardi Marsica- no, poi cardinale e venerato per santo, come spedilo contro di lui. Dopo questo flttlo^nel 1 109 tornandoPasquale II dal regno di Napoli, ricuperò i dominìi occu- pati dai ribelli in un alla città. Nel I 1 17 reduce Pasquale II da Be- nevento, e debole per una malattia sof- feita in Anagni, passò in Palestrina, vi consagrò la cattedrale, celebrò le feste di Natale, e vi ricevette gli ambasciatori del- l'imperatore d'oriente Giovanni Comne- no, ai quali raccomandò rivolgere le ar- mi contro i saraceni, unendosi ai crocia- ti. Dopo l'Epifania Pasquale II partì per Roma. Sull'antipapa Teodoiico che Pla- tina dice creato dal popolo di Cave, è a vedersi Genazzano. Profittando Pietro della morte di Pasquale II e de'torbidi di Roma contro il successore Gelasio II, nel I I 18 riprese Palestrina coll'aiuto de'con- ti tusculani. Nel 1 187 provenieuli dal re- 36 P AL gno (li Nnpoli, si fermarono in Pnlcslii- iia Innocenzo il e 1' iuìperaloic Ijotario li the vi perde in Gisone conle d'Ilessia lino de'snoi primi nfriziali,efii ivi sepol- to. Rislabililosi nel i r43 in l'orna il go- \rrno popolate e il senato, venne mossa guei ra ai popoli del Lazio onde ricono- scessero il nuovo reggimento, e Palestri- iia non andò esente da guasti, ma non pare fosse soggiogata. Imperciocché nel I i49, l'itornalo di Francia Eugenio III, e cercando sottomettere colle armi i ro- mani, si andò trattenendo per qualche tempo nelle città conviciiie che aveva- no conservata l'indipendenza, e partico- ItTrmente inPalestrina, di cui era signoie Oddone Colonna figlio di Pietro, e vi di- moiò per qualche tempo. Continuando i romani interrotlamente la guerra , nel 7 184 presero d'assalto Pa!estiina e l'in- cendiarono; venuti poi nel i 188 a con- cordia con Clemente III, dichiararono non aver dominio diletto sopra Palestrina il 2)opolo romano. Ritornò tosto sotto i Co- ]onnesi,enel 1201 n'erano signori Gior- dano ed Oddone, figli d'Oddone seniore mentovato, i quali nel i2o3 accolsero In- nocenzo III, che disgustatosi de'romani si portò in Palestrina e vi dimorò alcuni giorni ne'primi di maggio, trasferendosi a' 7 a Ferentino. Nel 1209 i Colonnesi ripararono in Palestrina, che aveva fama di fortissima. Sostenendo il cardinal Gio- vanni Colonna il partito di Federico II, nel 1241 il teriitorioprenestino fu rispar- miato dagl' imperiali nelle devastazioni fatte ai dintorni di Roma. Dopo la mor- te di Nicolò 111, nel 1280 accesasi in Ro- ma la guerra civile fra gli Orsini suoi pa- renti e gli Annibaldi, questi per essersi i primi ritirati in Palestrina, gl'inseguirono sotto le mura, mettendo a sacco tutto il contado e facendo strage di molli: dopo J'elezione di Martino IV, ternati in Roma gli Orsini, si vendicarono de'nemici. Frat- tanto una tempesta terribile sovrastava a questa città, in parte narrata a Colon- na, Bonifacio Vili, Frangi.^, Frosinone PAL od altrove, essendo i Colonnesi principali sostenitori della imperiale fazione glilhrl- liiia, nemica della guelfa e perciò del Pa- pa. Ad Oddone 11 (in dal 1 252 era suc- ceduto per atto di concordia Oddone HI (iglio di Giordano di lui fratello, ed a que- sto il (iglio suo Giordano 11; da questi nacquero T figli, Giacomo cardinale, Gio- vanni, Oddone, INhitteo e Landolfo. Di Giovanni che mori prima del 1297 ^"* rono figli, Pietro cardinale, Stefano, Gio- vanni, Giacomo soprannomalo Sciarla , Oddone ed Agapito. Questi essendo ere- di diretti del dominio di Palestrina, si ap- poggiarono a! loro zio Giacomo cardina- le; ed al contrario Oddone, Matteo e Lan- dolfo, pretendendo aver parte nella suc- cessione di Giordano li, si rivolsero a Bo- nifacio Vili Papa, il quale volendo oh- !)ligare i primi ad una concordia coi zii, e nello stesso tempo mettere un presidio a Palestrina, per timore dell'aderenza dei Colonnesi con Federico re d'Aragona e di Sicilia, ne seguì rottura formale e fu- neste conseguenze. 1 Colonnesi coi due cardinali ritiran- dosi in Palestrina si posero in piena in- surrezione contro il Pontefice, il quale dopo aver dichiarato i Colonnesi rei di fellonia, e deposti dalla dignità e dal go- dimento de' benellcii i cardinali Pietro e Giacomo, a' 1 4 dicembre 1297 emanò bolla di crociata con indulgenza plenaria a chi avesse prese le armi contro i Co- lonnesi e Palestrina, li scomunicò e ne confiscò i beni. Bonifacio Vili dichiarò capitano contro gl'insorti Landolfo Co- lonna, uno de'pretendenti, ed avendo rac- colto un grand'esercito, cogli aiuti di Fi- renze, Orvieto e Matelica, nel 1298 oc- cupò tutte le terre de'Colonnesi, meno Pa- lestrina, dove si ridussero pure Agapito e Sciarla. Dopo una difesa ostinata e va- lorosa, essi coi due cardinali furono co- stretti in settembre alla resa; portatisi a Rieti ove il Papa dimorava, vestiti a bru- no, scalzi e col cingolo al collo, in pieno concistoro furono perdonati e assolti dal- PAL le censure, facendo loro sperare Bonifa- cio Vili di mantenerli nel possessodella cillà. Questa però d'ordine del Pontefice tu smantellata e distrutta dalle fondamen- ta, tranne la cattedrale, da Teodorico Ra- nieri poi cardinale vescovo, che ne prese il possesso: alcuni seri vono, secondo le con- dizioni accettate dai Colonnesi o per es- sersi ribellati di nuovo. L'aiatro solcò le rovine dc'distrutti palazzi baronali, del- le cospicue abitazioni, delle anticliissiine mura di smisurati macigni, in un al san- tuai io della Fortuna, innalzalo sopra cen- to scaglioni di marmo am[)Ii in modo da salirvi a cavallo, il cpiale dai cittadini era stato convertito in chiesa in onore del- la madre di Dio; indi vi fu sparso del sa- le secondo l'antico costume. Tenuti gli a- bitanti per ribelli e scismatici, vennero loro confiscati i beni, accordando ad essi Bonifacio VII I elicivi dappresso nella pia- nura a pie del tempio, ne'dintorni della Madonna dell'Aquila, poco lunge dalla cattedrale, una nuova città edificassero da chiamaisi Cillà Papale, Civilas Papa' //.v, creandola città vescovile cardinalizia, com'era Palestrina, con bolla de' i 2 giu- gno i2C)g data in Aiiagni. Essendo co- struita di melma e legname, nel i3oo ap- pena nata, per disposizione dello stesso Bonifacio Vili fu atterrata ed arsa, ad eccezione della cattedrale e di poche ca- se propinque. Una delle diverse bolle spe- dite dal Papa per le cose prenestine, del 22 aprile i3o i, dichiarò, che i Colonne- si da lungo tempo possedevano ingiusta- mente questo feudo, ed essendo spirato il termine d'investitura, ciò avevano ri- conosciuto Matteo, Giovanni e France- sco Colonna. Morto Bonifacio Vili nel i3o3, il successore Benedetto XI assol- vette i cardinali Colonna da molte pene, ma proibii riedificare Palestrina. >'el 1 3o4 j)assato a miglior vita dello Papa, i Co- lonnesi domandarono in Campidoglio a Pietro Caclani la riparazione de' d;»nni solFerli per opera dello zio Bonifacio Vili, e della devastazione delle altre loro ter- PAL 37 ve di Colonna, Torre de'marmi. Zagare- lo e altre: Caetani fu conilannato a pia- gare ai Colonnesi ioo,uoo fiorini d' oro, sentenza che inserita nello statuto di Ro- ma, s'ignora se verme eseguita. 1 Colon- nesi furono (piindi dall'eletto Clemente V nel i3()(j pienamente assolti, i cardi- nali ripristinati nella dignità, ed abilita- ti a riedificare la città, per cui il vesco- vo prenestino riprese l'antico suo titolo, in luogo di episcopus Civiiails Papalis. La città sulle rovine del tempio, non che la rocca, si andarono sollevando per o- pera di Stefano Colonna fin dal 1 J07 ; e già nel i327 era sullicientemente forti- ficata da potere resistere, se fosse stata aggredita dalle genti di Lodovico il Ba- varo, poiché Stefano vi si ricovrò, dopo aver col fratello Giacomo contro quel principe affisso in Pioma il processo di Giovanni XXII. Dipoi Stefano vi si ri- tirò ancora nel 1 34^3 con altri Colonne- si, per sottrarsi allo sdegno del famoso tribuno Nicola di Rienzo, finché durò il suo potere sì micidiale a molti Colonne- si. Essendo egli nel i35o risalito al po- tere, spedì a Stefano in Palestrina Duccio de Giubileo e Giovanni Catfarello, per- chè prestasse il suo omaggio; ma Stefa- no in vece li arrestò e mandò le sue gen- ti a fare scorrerie sul territorio romano. Infierito il tribuno, mosse l'esercito con- tro Palestrina, si attendò presso s. Maria della Villa, e vedendo difficile l'espugna- zione si ritirò con animo di tornare ad assalirla. In fatti nel i 3 54 ^^ incaricò Riccardo Annibaldi di Monte Compatri, qual capitano del popolo roniano, ma nep- pure esso pervenne ad impadronirsene, e poco tempo dopo il tribuno fu ucciso, principalmente per le trame dei Colonna. Nel I 378 eletto Libano VI, alcuni car- dinali si ribellarono, favorendo Rober- to di Ginevra amico d'Agapito Colonna, il ((uale fu perciò interposto a mediato- re, ond'cbbe luogo un abboccamento di vari cardinali in una chiesa campestre di Palestrina senza buon risultato , poi- 38 PAL elle Pioberlo insorse col nome di Cle- mente VII, origine del famoso e lagii- mevole scisma d'occidente : come ad es- so, così al di lui successore Benedetto XIII si attaccarono i Colonnesi, ponendosi sotto In protezione della repubblica di Firenze Giovanni e Nicola figli di Stefano; indi ri- cusando da Bonifacio IX la pacificazione a mezzo del vescovo di Polignano de Aldi- ctis, mandato loro amministratore della sede, vollero fare scorrerie sul territorio romano. Sdegnato Bonifacio IX anche per la carcerazione del vescovo, fulminò contro Palestrina varie pene, la sottopose all'interdetto ecclesiastico, e accordò l'in- dulgenze de'crociati a chi avesse preso le armi contro. Quindi la città fu stretta d'assedio dalle milizie napoletane e pon- tificie di Bonifacio IX. da que>ti venne obbligata a sottomettersi con allo di con- cordia nel i4oi ed assolta. Ladislao re di Napoli nel i4i 3 avendo assoggettata Roma co' suoi dintorni, non seppe sof- frire che Palestrina non si ponesse nel suo dominio, onde nel i4'4 fece asse- diarla dal conte di Belcaslro : Giovanni Colonna che vi era dentro, solo dopo due mesi d'assedio a'iT. luglio giurò fe- deltà al re, che riguardò i feudi de" Co- lonnesi come suoi aderenti Nella vacan- za della sede papale, venne in capo a Braccio di Montone, ardito capitano pe- rugino, di conquistare Roma, donde ap- pena entrato Io fugò Sforza Attendolo; ma il celebre Nicolò Piccinino capitano di Braccio, fortificatosi in Palestrina e Zagarolo, come unito a Girolamo Colon- na barone di tali luoghi, incominciò a fare scorrerie sino alle porte di Pioma: ambedue furono dichiarati ribelli della Chiesa, ed a'aS settembre lo Sforza for- mò il campo sotto Palestrina e vi dimo- rò 7 gioini. Dileguossi però immediata- mente questo turbine, allorché fu eletto Papa agli i i novembre Blartino /^Co- lonna, con sommo giubilo de' parenti e de' preneslini, di cui era stalo amniini- slratore del vescovato, annullando la di- P A L chiarazioue del cardinal legato Isolani, che Palestrina era devoluta alla s. Se- de. A distruggere I' eresia de' fraticelli, eh' erasi annidata anche in Palestrina, INIarlinoV v'introdusse nel i4^t)i finii- cescani. Ricf)minciarono i toibidi fra i Colonnesi nel i43 i e la s. Sede, dopo la morte di Martino V,per quanto narrai a CoLOXNA ed Eugenio IY, il quale tut- tavia si pacificò nel i433, prendendo Pa- lestrina sotto la prolezione pontificia. Ec- citata una sedizione da Nicolò Fortebrac- cio capitano del duca di INfilano, a dan- no del Pontefice, nel 1 434 » Colonnesi e Lorenzo signore di Palestrina ne favo- rirono i disegni. Venuti nel i435 a nuo- va concordia, essa {\\ di breve durata, poiché avendo i Colonnesi accolto in Pa- lestrina il rivoluzionario Poncellelto Ve- neranieri e mostrato opposizione ai vo- leri di Eugenio IV, questi sdegnato con- tro di essi, ne decretò l'esterminio: fece capitano delle milizie pontilìcie il famo- so Giovanni flttlleschi ^o\ cardinale, che posto l'assedio a Palestrina a' i giugno i436,dopo ostinata resistenza e dopo essersi impadronito de'feudi del contado, a' i8 agosto, festa di s. Agapito, se ne im- padron'i a patti, salve robe e persone, ri- tirandosi Lorenzo Colonna col suo ba- gaglio e famiglia in Terracina. Da prin- cipio il prelato si contentò di far morire Poncellettoeporre un forte piesidio nel- la piazza; ma nel i437 per sospetti di nuova ribellione si determinò di egua- gliarla al suolo: prefisse agli abitanti 7 giorni di tempo per isloggiare, permise loro di trasportare tanto le suppellettili che il materiale delle case a loro arbi- trio, e con 12 capo-mastri romani a'^o marzo die principio al suo smantella- mento, facendola spianare col ferro e col fuoco; operazione che durò ^o giorni, dicesi all'insaputa di Eugenio IV allora in Ferrara, onde il conciliabolo di Basi- lea ascrisse tanto scempio alla sua tolle- ranza. Gli abitanti si dispersero ne'pae>i circonvicini e molti passarono in Roma. VA L La callcdiiile aiiiora fu smanlellafa ; le (:iim[)aiie, le mostre di inai ino delle por- ti-, i corpi e le reliquie de'santì vennero dal Vitelleschi trasportale a Coriiflo sun patria. Così dopo i Sg anni dalla i. sua distruzione, Galestrina si trovò di nuovo ridotta a un mucchio di rovine infor- mi. Rimasta in cima del monte in piedi la rocca, nel i 438 per timore che Loren- zo macchinasse sorprenderla, fu distrutta fnio al livello delia piazza dai romani Nicolò del rione Colonna e da l'aol(j Pe- tione del rione Ponte, lasciandoli posto sdibandonato e senza guardie. Ael i43() tornato Lorenzo in Zagarolo, vi si forti' fico, onde Vitelleschi espugnò ed arse il luogo, e preso Lorenzo lo mandò pri- gione a Eugenio IV in Bologna, il quale lo pose in libertà. JN'el 144^ dopo il miserabile fine del cardinal Vitelleschi, descritto anche nel voi. XXV, p. 5i, cominciòad annidarsi qualcuna delle famiglie profughe ne' din- torni del demolito palazzo baronale, ed all'aggregato delle capanne ivi princi- piale a costruire dietro la schiena del tem- pio diedero il nome di Scacciato , che rammentava la sofferta disgrazia. Nico- lò V con bolla del 21 aprile i4-+7 'C* stituì al paese e alla cattedrale gli antichi privilegi, diede pieno permesso ai Co- lunnesi di riedificare Paleslrina, capita- le de'feudi ad essi restituiti, ma senza for- tificazioni; prescrizione che sembra es- sere stata presto rimossa, poiché nel 1448 Stefano Colonna che si pose a riedifica- re la città, cinse lo Scacciato di mura merlate e di alcune torri, e vi aprì tre porte, delle di s. Cesario, del ìMurozzoe del Truglio. Dopo quest'epoca Paleslri- na cominciò a prosperare ed estendersi in modo da occupare tutti i ripiani e le lovine dell'antico tempio della Fortuna. La popolazione crescendo anche fuori del I ecinto, dopo 5 anni quella parte la qua- le denominavasi Borgo, fu colla restau- razione delle antiche mura e porle com- presa nella cillà, e risorse dalle sue 10- P A L 3.) vinela calledrale. Nel pontificato di Puo- lo II ebbe luogo la manifestazione della immagine della Madonna del Buon Con- siglio in Genazzano (nel i«S3q in Roma fu pubblicato: Cenni storici sul santità' I io di Maria ss. del Buon Consiglio di Genazzano). Profittò Stefano Colonna dei dissidi col regno di Napoli che ten- nero occupalo Sisto IV, per riedificare nel 1482 anche l'antica rocca sul monte Prenestino,e Francesco Colonna suo suc- cessore fece altresì risorgere il nobile pa- lazzo baronale dello della Cortina, che a foggia di emiciclo alle altre fabbriche sovrasta. A Ge.v azzano ricordai la trista meteora che balenò per breve tempo su Palesti ina e altri feudi de'Colonnesi, al- lorché Cesare Borgia figlio di Alessandro VI sotto vani pretesti ne usurpò la si- gnoria, concedendo il Papa la città al fanciullo Giovanni 4ìorgia, dopo averla dichiarata devoluta al fisco pontificio; ma Giulio II non tardò a ritornare le co- se nel pristino stato, e liberò la città dai malviventi e da una controversia cogli Orsini. Nel iSay andò soggetta alle de- vastazioni delle truppe di Carlo V che aveano saccheggialo R.oma, e poco dopo alla pestilenza. Fu poi militarmente oc- cupala sotto Paolo IV dalle genti del duca d' Alba nel i 556, al modo detto al citato articolo, ma senza turbamento della civile giurisdizione, essendosi anzi nel seguente anno segnata in Cave (F.) la pace, in casa della primaria famiglia Leoncelli, oggi della nobile famiglia Mat- tei. Nel 1572 s. Pio V con bolla viii kal. martii, per accrescere lustro e splen- dore a Paleslrina, che chiamò nobilissi- ma e antichissima, ai baroni conferì il ti- tolo di principato, anche in riguardo di Marcantonio Colonna vincitore a Le- panto. Il cardinal Camillo Borghese si invaghì dell'aria e campagna preuestina, ed avea destinato fabbricarvi una villa sul colle Martino; nel i6o5 divenne Pao- lo V e poi approvò la fondazione del mo- nastero delle Clarisse, da cui uscirono ri- 4o V A L foimalrici di allii. Nel i63o i prcncsli- iii cambiarono signore, dacché France- sco Colonna si trovò obbligato dai do- mestici interessi a vendere s'i cospicuo feudo, ed insieme alle tenute di Mezza Selva e di CorcoIIo ( già c;istello e feu- do) per yy/ijOno scudi, a i6 gennaio; ne divenne compratore Carlo l^arljerini fratello d'Urbano Vili, il quale da Ca- stel Gandolfo vi si portò il sabbaio a' 19 ottobre, avendo seco il nipote d. Taddeo cb'cia divenuto principe per la repenti- na morte del genitore, ed i tre cardinali Barberini, oltre il contestabile Colonna e il cardinal Colonna partiti dal feudo Marino per far corte al Papa. Urbano Vili alloggiò nel palazzo baronale, nel di seguente celebrò in cattedrale, entrò nel monastero delle Clarisse, dotò 3o povere fanciulle e liberò tutti i prigioni. Nel lu- nedi si recò a Genawano, nel martedì vi- de in Paleslrina le chiese e conventi dei carmelitani e francescani, e nel merco- ledì tornò alla villeggiatura di Castel Gandolfo, soddisfatto di tutte le festive dimostrazioni de'prenestini. Di più Ur- bano Vili creò cavalieri 24 preneslini, concessedueannue fiere franche e il mer- cato settimanale : altra fiera franca ac- cordò Clemente XII, ed altra Benedet- to XIV. Narra il Cancellieri nel Merca- to, che nel palazzo baronale fu traspor- tato il letto di Urbano Vili, formato di 4 colonne spirali sul modello di quelle del baldacchino di bronzo da lui eretto nella basilica Vaticana, con decorazioni e bandinelle di scarlato rosso. Siccome i Colonnesi si seppellivano nella cattedrale, trasferirono in lioma nella basilica Li- beriana le ossa de'loro antenati ; i Barbe- rini morti in Palestrina si tumularono in s. Rosalia. Da quell'epoca Palestrina con titolo di principato, tuttora ma sen- za la qualifica di feudo, appartiene alla famiglia Barberini (ì''.). Gregorio XVI portandosi nel i843 in alcune parti del Lazio, il i.° maggio partì da Roma e presso la Colonna venne festeggiato al PAL modo riferito nel voi. XXVIl, p. 3 l 'j ; altrettanto fecero Zagarolo e Palestrina. Passando sotto la città per la via Casi- lina, trovò quasi lutti gli abitanti tripu- dianti e sr.hierati per riceverne la jjene- dizione. Al suono delle bande e all Mauro del 55(), Sergio del 5c)4"i3 incerto. Procu- lo del JC)5, Majorano del G4(), Stefano che nel 679 intervenne al concilio ro- mano, Sergio del 721, Venanzio o Va- Icnzio del 74^, Gregorio o Giorgio car- PAL clinale che consagrò Vaiit'ipnpa Costan- tino di Ncpi [F.) nel 7G7; Andrea cai-- tlinale del 760), Coslanlino ca.\x\'\ua\e (\c\- l'H^G, Teofilallo cardinale del Cf(]o, Stefa- no del c)88 forse cardinale, Pietro cardina- ledel ()()G bibliotecario aposlolico, Pietro cardinale del 1 011, Giovanni di cognome Papaàel io36 cardinale, Uberto dePo- diis o Pog'g/o cardinale del io5(S: tutti i vescovi cardinali avendo biogralìe, in que- ste sono descritte le cose principali die fe- cero perla diocesi. A'^/z/cn cardinale del 1 o58, Brunone Dini cardinale del 1 060, Bernardo o Berardo cardinale beneven- tano del io(3i, morto in Monte Cassino reduce da Gerusalemme; Leoperlo cardi- nale del ioG5, Umberto delle Cantina- te Z7i7///o/J// cardinale del ic-S, Atlone cardinale del i 082, Bernardo o Beroar- do da Benevento cardinale del 1092, Ugone Candido o Bianco cardinale in- truso nel iot)3 dall'antipapa Clemente III; /)//7o/je cardinale del 1 oqc), Corrado cardinale del iio5, Conone cardinale del I 107 legato apostolico in Palestina, da alcuni creduto Io stesso che Corrado o Curione, e vivea nel i i23, in cui gli successe il cardinal Guglielmo ; ma di Conone non feci biografia come non ri- conosciuto da Cardella, mentre il Paii- vinio ne parla nel pontificato di Calisto II, e lo dice legato ai concilii di Colonia e Frizlar, ove però Io dissi celebrato sot- to Gelasio II. iVel t i So l'antipapa Ana- cleto II intruse nella sede di Palestrina il pseudo-vescovo Giovanni. Nel i i4i divenne vescovo il cardinal Stefano di Chalons, da alcuni chiamato beato; nel I i4^ il cardinal s. Guarino , nel i 1 58 il cardinal Giulio, nel i 1G4 il cardinal Ugo \entimiglia non conosciuto da Car- della; nel I 177 il cardinal il7rt/(//er/o, dal Cardella non ricordato per vescovo pro- nestino, altri credono sia il cardinal iMar- cello diacono di s. Giorgio, poi pretedi s. Cecilia. l\el 1 170 il cardinal Bcnere- do o Bernercdo,: nel 1181 o pi ima Pao- lo o Paolino Scolari cardinale, che edi- PAL 4f fico in Roma il Palazzo di s. ]\laria Maggiore [F.), a comodo de' vescovi pre- nestini, indi donalo a quella basilica: nel 1 187 ("u eletto Papa col nomedi C/e- incnte [II, e nominò in sua vece il car- dinal Gherardo o lìlainardo. Nel 1191 il cardinal Giovanni Conti, non riporta- to dal Cardella qual vescovo. Nel 1200 il 1). cardinal Guido de Pare, nel 1207 Guidone o Guido Papnreschi cardinale, nel I 221 il cardii)/il (iuido Pierleoni, nel I23r il cardinal Giacomo Pecoraria, nel 1249 il cardinal Pietro Capocci am- rainistralore, nel i 249 uia incerto il car- dinal Pietro de Barro, nel i252 il car- dinal Stefano Vancha, nel 1273 il car- dinal Vicedoraino de Vicedotnini che nel 1276 divenne Gregorio A7(K.): il Cardella indi registra il cardinal Ghe- rardo Cupalala. Nel 1278 il cardinal Erardo di Lesigni, nel 1281 il cardinal Girolamo yi/z/.vc/o, eletto Papa nel (288 col nome di Nicolo IV (F.), che nomi- nò successore il cardinal Bernardo o Berardo da Cagli. Nel 1294 il cardinal Simone de Beauliciij indi nel 1297 Boni- facio VIII conferì la diocesi in ammini- strazione a Lamberto vicario di Roma e vescovo d'Aquino; nel 1299 il cardinal Teodorico Ranieri vescovo di Città Pa- pale, col quale titolo egli si chiamò sem- pre. Nel i3oGil cardinal Wtivo Taglia- ferro o Taillefer, nel i3i2 il cardinal Guglielmo lìLìudagot, nel i3 22 il car- dinal Pietro de Prato, nel i3Gi il car- dinal Raimoiulo de Caniiliac,ne\ 13^3 il cardinal Simone de Langhani , nel l3r7 il cardinal Giovanni 6Vo,v.?o seguace dell'antipapa Clemente VII, nel 1 385 il cardinal Francesco Frignano, nel 1395 Angelo de Allliclis vescovo di Polignano amministratore, nel i 394 il cardinal An- tonio Gaetani, e per qualche tempo il cardinal Guido Maleseco Malosicco, fat- to dall'antipapa Clemente VII; però nel concilio di Pisa del i4o9) Gaetani pas- sò alla chiesa di Porto, e Malesec restò nella Preucstina. Deve notarsi che Bof 4i P A L nif'acio IX nel i4oi avea dalo per suc- cessore ad Aflliclis nell'ammiiiislrazione Oddone Colonna poi lìlartino F. Nel i^\i il cardinal Angelo di Anna Soin- mariva, nel i43i il cardinal Ugo Lusi' guano, nel i444 '' cardinal Gio. Berar- di di Tagliacozzo, nel i437 per ammi- nistratore temporale Gio. de Grecis ca- nonico di Velletri; nel i44' s'' ^i' ^^^^ in successore e corainendatario Andrea di Montecchio vescovo di Osi mo e vica- rio di Pioma. Nicolò V fece vescovo nel 1449 •' cardinal Giorgio Fieschì , nel 1460 il cardinal Gio. Torrecreniata am- ili inislratore e commendatario, cui nel i463 successe Alessio Cesarei arcivesco- vo di Benevento; nel 1466 il cardinal Alano Ce/;i'o, nel 147^ il cardinal An- gelo Capranica fratello del cardinal Do- menico diocesani, i quali a vantaggio dei sudditi de'Colonnesi principalmente fon- darono il Collegio Capranica. ^e\ i^'j'è il cardinal Marco Barbo, nel i49' '1 car- dinal Gio. Bah'ex, e nell' istesso anno il cardinal Gio. Jllichiel. Nel i^Q^ '' car- dinal Girolamo Basso della Ro\>ere, nel i5o3 il cardinal Lorenzo Cibo de Mari per pochi giorni, e il cardinal Antoniot- to Pallavicino jne\ iSoy il cardinal Gio. Antonio Sangiorgio , nel 1 5o8 il caidi- iiale Bernardino Can'ajal, nel i 5o(") il cardinal Guglielmo ^m50/ze/j nel i5i2 il cardinale Marco Vigerio, nel i5i6 il cardinal Giacomo Serra, nel 1 5 1 7 il car- dinale Francesco Soderini , nel i523 il cardinal Alessandro Farne<;e per un gior- no, poi Paolo III (P^.).^e\ iSaS il car- dinal Antonmaria del Monte, nel 1024 il cardinal Pietro Accolli per pochi gior- ni, il cardinal Marco Cornaro per un mese, e il cardinale Lorenzo Pucci. Nel i53i il cardinal Gio. Piccolomini, nel i533 il cardinale Andrea della falle, nel i534 il cardinale Bonifacio Ferreri, nel i535 il cardinale Lorenzo Campeg- gi, nel 1537 il cardinale Antonio San- Severino, nel • 53c) il cardinale Gianvin- ceuzo Carafa, nel i54i il cardinale A- PAL lessanJro Cesarini, nel i54i d cardinal Francesco Cornaro. Nel 1 543 il cardi- nal Gio. Maria del Monle, nel i T'jo crea- to Papa col nome di Giulio III {^V.). Piacendogli il soggiorno di Palestrina vi aveva fabbricalo un palazzine nella stra- da lunga, e ritenne la sede fino al 24 febbraio in cui la conferì al cardinale Luigi Borbone. ÌSe.\ 1 557 divenne vesco- vo il cardinale Federico Cesi, nel i5<òi il cardinale Gio. Moroni,ne\ i564 il car- dinal Cristofaro Madrucci, nel 1.570 il cardinale Ottone Truclises , nel (573 il cardinal Giulio della Rovere, che vi ce- lebrò il sinodo pubblicato in italiano; nel 1578 il cardinal Gio. Antonio Scrbello- n/, nel i583 il cardinal Francesco Gani- hara,ì\e[ 1587 il cardinal Marcantonio Colonna, che in Zagarolo tenne il sino- do poi stampato; nel i5c)7 vicario apo- stolico Venlidio Amatucci, indi vescovo il cardinal Giulio Antonio Sanlorio; nel 1602 il cardinal Alessandro de Medici, divenuto nel i6o5 Leone XI [F.).^e\ 1606 il cardinal Agostino Valerio, nel 1608 il cardinal Ascanio Colonna per 12 giorni, ed il cardinal Antoimiaria Galli j nel 161 1 il cardinal Gregorio Pe- trocchini, nel 16 12 il cardinal Benedet- to Ginsliniani che celebrò il sinodo, nel 161 5 il cardinale Francesco Maria del Monle, nel 1621 ilcardinalOltavio5^«- dini, nel 1624 il cardinale Andrea Pe- relti, nel 1626 il cardinal Domenico Gin- nasi, nel 1629 il cardinal Marcello Lau- te per 48 giorni, e il cardinal Pietro Pao- lo Crescenzi ; nel 1637 visitatore apo- stolico Giambattista Altieri poi cardina- le, nel i64i il cardinal Guido Bentivo- glio, nel 1644 d cardinal Anfonso della Queva che celebrò il sinodo. Nel i655 il cardinal Bernardino iS)r7(2<^rtf, nel 1660 visitatore apostolico Antonio Severoli ar- civescovo di Nazareth, nel 1661 il car- dinal Antonio Barberini, nella cui as- senza il nipote cardinal Carlo Barberini fece da amministratore e die principio al seminario al dire di Cardella. Clemente PAL X fece vescovo nel iG" i il cardinal Ri- naldo d' Esle, nei iG-i il cardinal Ce- -siire Facchinetti; nel iG'-q lo divenne il cardinal Alderano Cibo, nel 1G80 il car- dinal Lorenzo /?(^7"ir/, nel 1687 il cardi- ci o * nal Antonio Bichi, nel 1691 il cardinal Palazzo yJllieri, nel 1697 il cardinal Lo- dovico Portocanrro. per la cui lonlannn- 7a nel 1702 fu fatto vicario apostolico l'arcidiacono Cesare Petrini prenesliiio, e nel i 708 delegato apostolico Giuseppe Crispini vescovo d'Amelia. Clemente XI dichiarò poi vescovo nel 17 io il cardi- nal Fabrizio Spnrfa, col quale 1' Uglielli compie la serie de' vescovi, Italia sacra t. i,p. I 9 I. Nel I 7 I 7 il cardinal Fran- cesco del Giudice, nel 172 e il cardinal Francesco Barberini, nel 1726 il cardi- nal Tommaso Ruffo che celebrò e slam- ])ò il sinodo, nel l'-Z'Ò il cardinal Gior- i;io Spinola, nel i'-39 il cardinal Gio. Ijatlista Altieri, nel i 740 il cardinal Vin- cenzo Petra, nel 1747 il cardinal Anton Saverio Gentili, nel 1753 il cardinale Giuseppe Spinelli, nel 1759 il cardinal Federico Lante,ae\ 1-63 ilcardina! Gio. Francesco Stoppani, nel \'-'-5 i! cardi- nal Girolamo Spinola, nel 1784 il car- dinal Marc' Antonio Colonna, nel i '"94 il cardinal Leonardo Antonelli, coi qua- le il Petrini termina la serie de'vescovi, che continuerò colle Notizie di Roma. 1800 cardinal Alessandro Mattei che nel 1804 celebrò e stampò in Ialino il si- nodo diocesano; 1809 cardinal Aurelio Rn^'arellaj i 8 14 cardinal Diego Innico Caracciolo j 1 820 cardinal Giuseppe iS'/;/- n^j- per comando di Leone XII nel 1828 il cardinal FranLesco^er/(i:::o// che restò dolente per non aver potuto visitare la diocesi : di questo mio amorevole ho par- lato ancora ( oltre a Pio VII) nel voi. XXVni, p. i4o e 22G, narrando che n'25 giugno 1829 fu a trovarlo il car- dinal Cappellari poi Gregorio XVI. Ci alloggiò nell'episcopio, ed a' 27 insien)e si tornò in Roma, dopo breve fermata a s. Cesario, tenuta del pi iiicipe Rospigliosi, P A L 43 ima volta castello popolato. Nelle citate pagine dichiarai come per tale occasione scrissi le Notizie su Prciiesle antica e mo- derna e de' paesi convicini. Pio Vili nel j83o nominò vescovo il cardinal Carlo I\Iaria Pedicini , e Gregorio XVI il car- dinal Vincenzo Macchi, ora decano del sa- cro collegio, nel concistoro de'i4dicem- bre 1840, ed in (piello de' 22 gennaio 1844 l'odierno c.udinal Castiiiccio Ca- stracane degli Antelminelli di Urbino, da lui consagrato e fatto penitenziere maggiore. Ogni nuovo vescovo è di po- co tassato ne' libri della camera aposto- lica; le rendite accendono a scudi 5oo, gravali di pensione al seminario. La dio- cesi si estende per jo miglia, e contiene molti luoghi, cioè C/7i'e, Rocca di Cave, Olevano e Gennzzano, al quale artico- lo parlai di tutti ; Za^arolo, Gallicano (f^^.); Capranica, s. Vito e Pisciano, di cui dirò a Subiaco; Palliano [T^ .),Sev- rone, descritto nel voi. XXVII, p. 287; Lugnano di cui farò cenno a Velletri, e Castel s. Pietro appendice della città, in principio rammentato nel più rilevan- te. Sulla città e diocesi ne trattano, ol- tre gli storici del Lazio: Josephus Ma- ria Suare^ius, Praenestes antiqua, Ro- niae i655. Sebastiano Fantoni Caslruc- ci, Prenesfe liberata (dalla peste, con no- te storiche), Roma 1G57. Piazza, GerflT- chia cardinalizia, p. 2i3 e seg. della chiesa di Pnlestrina e 4^ delle cardina- lizie. Leonardo Cecconi, Storia di Pale- strina città del prisco Lazio, illustrata con antiche iscrizioni e notizie /inora ine- dite, Ascoli I 756. Antonio Petrini, Di s. Agapito prenestino, della basilica a Ini eretta in Palestrina e delle sue reliquie ivi venerate, Roma ''^93. Pietro Anto- nio Petrini, Memorie Prenestine di.^poste informa di annali, Roma 179?, con appendice d'iscrizioni sacre, onorarie, storiche e mortuarie. PALIANC), P.ileanum , Pallianuni. Comune e governo, capoluogo con resi- denza del governatore, distretto e delc- 44 P A L gazione di Fiosinone, al quale aiiicolo parlai delle comuni di Serrane e Piglio da cui dipendono, diocesi di Piilcsti'ina {t^-), enlro il territorio degli anticlii cr- iiici, 36 miglia distante da Roma. Forte per natura, lu successivamente in varie e- jioche rafl'orzato da mura, torri e bastio- ni, e da una cittadella o fortezzza o ca- stello, specialmente nel secolo XVI ; un solo è l'accesso pel quale vi si può entra- re, ed ancor questo per mezzo d'un pon- te levatoio. 11 luogo è circondato di for- ti mura, con due porle chiamate P>.oma- ua e Regnicola. Tra gli edifizi si distin- guono il palazzo baronaledel principe Co- lonna, ed i [)a!azzi di Tucci, di Petrarca e di Dorascenzi. Tre sono le chiese e due parrocchiali, cioè di s. Anna e di s. An- drea apostolo e patrono di Italiano. La chiesa di s. Andiea è collegiata , gran- de e bella con tre navate; il capitolo si compone della dignità del preposito, di 8 canonici, di i beneficiati; vi sono inol- tre 9 cappellani detti ducali. A questo capitolo nel 1743 Benedetto XIV, ad istanza de'Colonnesi, concesse l'uso della mezzetta paonazza e l'almuzia ai bene- ficiati. In una cappella si venera l'imma- gine miracolosissima della Madonna di Zancati. i'er questa pubblici) il can. Fr. IMartini: Istoria della scoperta, incoro- nazione e traslazione di Diaria ss. nella chiesa di s. Andrea di Paliano, E-oma i833. Il clero è numeroso, e nel subur- bio sonovi i cappuccini ed i passionisti. Vi sono scuole di maschi e femmine, es- sendo le seconde istruite dalle maestre pie, un ospedale e due confraternite. Gli abitanti ascendono a circa 5ooo e fra essi fiorirono diversi uomini illustri, prin- cipalmente nelle armi e nelle scienze. Fa- rò menzione d'alcuni. Crescenzo da Pa- liano valente giureconsulto, che nel i3i I si recò in y^v'/n-zio^ze, spontaneamente di- fese la memoria di Bonifacio FUI dalle accuse e ne uscì con onore, vendicando le calunnie e imposture spacciate contro quel gran Papa; Moele o Michele Tosi, P A L che col Bracalone di Gcnazzano fu imo di quegli eroi che sostennero per onore d'Italia il famoso Z)«e//o \n Barletta [F.), come attesta il Petrini. Ora Paliano van- ta mg.' Andrea Bizzarri canonico Libe- riano, protonotario apostolico partecipan- te e assessore della congregazione de' ve- scovi e regolari; ed ultimamente perdet- te 4 illustri cittadini canonici della col- legiata, cioè: I ." Cesare d'Orazi le cui notizie e quelle di sue dotte opere si leg- gono nell'opuscolo: Som ma di ragioni per assegnare il vero e legittimo autore nella persona del fn d. Cesare Orazi celebre filosofo e teologo dì Paliano all'opera ; Novae disquisitiones de Deo et fragmen- ta coi>mo\o^\ae, pubblicata in Lugano da un anonimo in due volumi, Ferentino i84~; 2.° il dotto Giuseppe d'Orazi; 3." Filippo Sidei i, del quale il d."^ Giusep- pe Tonelli defunto, medico condotto va- lente e amato di Paliano, ci die le noli- zie di sua dottrina e l'iscrizione lapida- ria da lui Composta nel Giornale Ai ca- dico t. 38, p. 367 ; 4-° Francesco Mar- tini mentovato, teologo, filosofo e orato» re insigne, autore d'opere e benemerito della patria. Salubre ed elevata è la si- tuazione di Paliano con fertile territorio, e quello di Preneste si estendeva sino ad esso, IVe'dintorni evali fundus Caesaria- itus, di cui parlai u Genazzano. Il eh. Castellano, Lo stato Pontificio, p. 22 1, dice che nel secolo X sui vicini monti eroici sorgeva popolosa città, ove cercavasi nelle universali angustie rilligio, e denominavasi Capitulnm o Capitula- nunij e che quando gli abitanti, sedate le civili procelle, discesero a piìi tranquilla dimora, piacque loro di chiamarla piut- tosto Pileuni o Pileanum che si converti poscia in Paliano. Però il Ndjby narra che la memoria più antica di Paliano ri- sale al 2.° periodo del secolo VI, poiché nella cronaca Sublacense si ricorda la chiesa di s. Salvatore acquistata da Gio- vanni abbate in Palliano, la quale rifab- Lnicala si vede a destra della via the dal- P A L P A L 4^ l'osteria della Buffala conduce a Piglio ; nel i ^78 il vescovo cardinal Tnich'tesViìp- eclie l'origine del nome deli va da un fon- plico colle rendite alla collegiata di s. An- do della gente Pollia, e lUfniuUix PolUa- diea di Paliano, alla finale già nel i 534 nux per transizione di pionunzia si fece il vescovo cardinal Valle avea attrilnii- Pallianits. Nel i i ^4 i romani sollevati to le rendite della chiesa di s. Giovan- contro il Papa,a'iqaprilepreserola ter- ni di Zanouti, castello diruto nel secolo ra e l'incendiarono. A Gregorio IX ram- precedente. Ritornando al secolo XIV , mentai come nel 1282 quel Pontefice, nel iSyS erano feudatari di Paliano i allinedi porre un termine alle discordie Conli di Segni Ildchrandino ed Adinol- intcsline die laceravano i numerosi abi- fo, e furono come tali riconosciuti da Ur- tanti di'l!a terra con «luella di Serrone, bano VI, ma nel iSSq vennero da lui pei molti baroni che le possedevano, la discacciati, ocome ribelli ocome aderen- occupò colle sue milizie, la cinse di fosse ti allo scisma. Tuttavia il successore Do- e di alto muro, e la munì di una torre nifacio IX li reintegrò, dichiarandoli vi- allissima (lo che fu eseguito nel colmo cnri della terra per 29 anni, investitura (Icll'uiverno stemprandosi la calcina con che Giovanni XXIIl estese a favore di 1- acrpia calda ), ed acquistando dai condo- debrandino fino a terza generazione. La mini Paliano e Serrone per la s. Sede, fimiglia Conli di quell' epoca ne rimase iVegli atti della vendita cui li costrinse in possesso sino a Martino V Colonna, Gregorio IX, si nomina la rocca e castro il quale mentre confermò ad essa tutte Pnlinni, la rocca e castro Serronìs , ed le terre che possedè va^ ad istanza delle i condomini sono Oddone Colonna signo- comunità di Paliano e Serrone infeudò re di Olevano, Trasmondo di Tineto, Lu- di questi in vicariato perpetuo i propri ca da Paliano, Pietro e Bartolomeo Più- nipoti Antonio e Odoardo; laondedaqiud to, Pietro da Paliano, Jacopo ed Unga- tempo le signorie ei titoli de'due luoghi ro, Pietro Vecchio, Tommaso di Psicolò ancora rimane ai Colonnesi. da Aliro, Teobaldo di Gregorio e Nicolò La vicinanzaddi tantipossedimentid<'l- IMacaranno, che s'intitolano tutti Domi- la famiglia Colonna, enumerali a quel- ni de Palliano. A questa prima cessione l'arlicolo ed ai relativi, che attorniavano e vendita accedette nel J236 Guidone di questa terra, dovea condurla prestootar- Gio. Rolando. Si raccoglie dal Petrini , di in loro dominio intiero, che sembra in che a tale epoca erano compadroni efeu- principio solo fosse in parte, divenendo datari di Paliano e Serrone anche Ste- ]ioi uno de'principali feudi di s"» polente fania Rossi da Cave e Gio. Leoni da Pa- stirpe. Nelle vertenze fra wSislo IV ed i liano, famiglie esistenti quando scriveva. Colonnesi, le milizie pontificie, dopo l'e- li vescovo di Paleslrina cardinal Pcco- spugnazione di Crtir e altre terre, asse- raria fondò nell'illustre terra di Paliano diarono Paliano, ov'era Prospero Colon- un monastero di sacre vergini cistercien- na, che la difese valorosamente; ma per si, assegnando loro la chiesa di s. Pietro, togliersi qualunquesospettodegli abitan- fondazione che ricolmò di lodi e bened- li, fece condurre i loro figli in Gcnnzza- cenze Innocenzo IV, la quale però andò no con minaccia di farli trucidare, qiian- a mancare dopo la morte del cardin.de, do non avessero fatto essi il proprio de- che avvenne a'26 giugno T 244-1^'-'"'^ "^"s l^''o nella difesa. Breve però fu l'assedio, rendilesi slabilìunacommeiida,che il Pc- atlcsochè il Papa morì a'i2 agosto, en- ti ini congettura essere quella che con lilo- de le truppe tornarono immediatamente lodi rettoria di Paliano e delSeironesole- a Pioma, e l'rospero ricuperò il possesso va conferirsi ai vescovi prenestini, come delle terre perdute. Alessandro VI, in fi- fu concessa nel 1 32 3 al cardinal Prato, e vere della sua famiglia Borgia , spogliò 46 1' A L chiTeiiiIi i Coloniìcsi, e secondo Calintlii, Stigf^io del PoìUiJlcio stalo, j). S;"^, cjiu;l Papa nel i 5o i nominò Galiano ciltìuiii- «;ale. Giulio li ripiistinòi possessi dei Co- lonnesi, ma avendo questi provocato l'in- degnazione di Clemente VII, nel i'j2(> la contrada soggiaccpiea devastazioni. E- rausiappena rimarginate le piaghedicpie- sto disastro, che nel i54o o i54i, pei" la ribellione de'Colonnesi a Paolo HI, il figlio di questi Pier Luigi Farnese prese Paliano e lo smantellò. Nella sede vacan- te del I 54f), appena defunto Paolo IH, Ascanio Colonna occupò Paliano e altri castelli, per cui i cardinali armarono mi- lizie per sicurezza del Conclave. Neh 553, non senza grave scandalo, invase Palia- no JMarc'Antonio Colonna contro Asca- nio suo padre, con le liuppe che portava a soccorso del regno di Napoli. Egli era ivi quando Paolo IV, temendo che par- teggiasse per Filippo II, col quale era in rottura, lo richiamò nel i556 in Pioma, Marc'Autonio non obbedì, ed il Papa lo privò di Paliano e degli altri feudi, crean- do duca di Paliano il proprio nipote Gio. Caiafa ; in tale circostdnza i Caradeschi ridussero le fortificazioni della terra co- me oggi in gran parte si vedono, in mo- llo di renderla per que'tempi quasi ines- pugnabde. Scoppiata la guerra tra Paolo IV sostenuto dai francesi, e Fdippo II, il Lazio fu inondato da due eserciti. Il duca d'Alba viceré di Napoli preso Frosinone, giunse a Genazzano e Palestrina. I pa- palini e francesi ripresero la seconda, a- vendo già occupato Paliano e Serrone. Trovandosi il duca d'Alba in Genazzano era fra due fuochi, quando JMarc'Anto- nio dai monti di Subiaco sopraggiunse con altra armata, e fece temere ai romani che sarebbe giunto presto dentro Palestri- na. Ildesiderioquindi della pace fu comu- ne, ed ebbe luogo nel iSoy in Cave, con patto che Paliano fosse consegnato ad una terza persona, ovvero smantellato rima- nesse al duca Gio. Carafa. Morendo nel i559 Paolo IV, lAIarc' Antonio ricuperò PAL Paliano: dei rigori esercitati da Pio IV contro Gio. Carafa decapitalo e altri pa- renti, e delle beneficenze aglia [F.) dell' altare. La palla dev'essere di lino, perchè rappresenta la sindone nella qua- le fu ravvolto Cristo; né la parte ante- riore può essere coperta di seta, come de- cretò nel 1701 la congregazione de'rili. La palla dev'essere benedetta e non rica - mata d'oro odi seta. Das. Solerò Papa del I 75fu proibiloalla religiose e diaconesse di toccare le palle sacre, giacché in alcuni ministeri le Diaconesse [F.) seix'ivano la chiesa come una specie di Ostiaric. Alcu- ni si servono di due palle, una per cuopri- re il calice, l'altra per l'ostia. Paolo IV a'suoi teatini concesse l'uso di due palle nel celebrar la messa, l'ima per cuopri- re il calice, come tutti fanno, l'altra per sovrapporla all'ostia, e servirsene meglio che la patena, sebbene usino anche que- sta; quindi naccjue la coutioversia, se i sacerdoti secolari o regolari d'altro ordi- ne, che celebrano la messa nelle chiese de' teatini, potessero servirsi delle loro palle, sulla quale può vedersi Gavanto, Pasqua ligo, Quarti e ÌNIerati citali da Lamberlini, Della s. Messa sez. 1, e. 3, Cj 2. Certo è, che nelle chiese de' teatini, massime in quella di s. Paolo di Napoli, ove riposa il corpo di s. Gaetano loro fon- datore, dai teatini e dai sacerdoti secolari e regolari si usano le due palle, che adottò per la sua diocesi il vescovo di \ erona Gi- beitiamicoecontetDporaneo del santo. I 48 PAL f;reci moderni cìiiomaiio nrfclc,iìq)hcle, la palla colla quale ciio|)ioiio nella messa il disco in cui è riposta l'ostia consagrata, ed il cajicein cui sta il vino ossia il san- gue del Signore. Nel voi. lX,p. 26 e ?.H, parlando della solenne messa die celebra il Papa, dissi che la palla cui cuopresi il calice è delta //o/ci o /ìliola,óe\ (piale vo- cabolo trattano Dncange e Carpcntier in Glossai inni j come pure dell'asterisco o stella d'oro, con la quale cuopresi l'ostia consagrata sulla Patena (^•), acciò nel portarsi dall'altare al trono non sia mos- sa dall'aria o cada sul pavimento, secon- do il rito de'greci, spiegandone il simbo- lico significato Cancellieri, /*o/i//7/<:"c7//, p. G4; come pure parlai del puriflcatoio o palla con merletto e fiocchi d'oro, con la quale cuopresi il calice nel portarsi egual- mente dall'altare al trono. PALLADIO (s.), apostolo degli scoz- zesi. Era diacono della chiesa di R.oma, e non si può dubilarecliesia quello stes- so clic parti da Roma nel 43' per or- dine di Papa s. Celestino I, e fu pri- mo vescovo degli scozzesi che credeva- no in Gesìi Cristo. Secondo alcuni scrit- tori, s. Palladio, la cui missione fu ante- riore a quella di s. Patrizio, venne cac- ciato dal paese dal re di Leinster, e tor- nò nelle parti .settentrionali della Breta- gna, ove dapprima aveva esercitalo il suo zelo. Dal che ne segue, ch'egli era stato mandato a tutta la nazione degli scozze- si, molte colonie dei quali erano passale nel settentrione della Bretagna, e s'insi- gnorironod'una partedel paese conosciu- to sotto il nome di Scozia. La sua mis- sione trovò molti ostacoli e gli costò molti travagli: pure predicò con molto zelo, e vi formò una chiesa numerosa. Gli sto- rici di Scozia dicono che la fede fu ivi stabilita verso l'anno 200, sotto il regno di Donaldo e il pontificalo di s. Vittore 1 ; ma tutti d' accordo affermano che s. Palladio, da essi chiamato Padio, fu il primo vescovo del paese, e gli danno il titolo di primo apostolo della Scozia. E- PAL gli morì verso il 4'J''> ^ Fordun, presso Aberdeen. Le sue reliquie erano antica- mente custodite nel monastero di For- dun, ma nel i4o9 Guglielmo Scenes ar- civescovo di s. Andrea e primate della Scozia, le pose in un'arca nuova, fregia- ta d'oro e di pietre preziose. La lesta di s. Palladio è notata a'(3 di luglio nel bre- viariodi Aberdeen e nei calendari di Sco- zia; ma in alcuni calendari d'Inghilter- ra trovasi a'i5 di dicembre. y.Scozw, Irlanda. Palladio (s.), vescovo di Salntes. Nato da illustri genitori, succedette a Di- dimo sulla sede di Saiutes circa il 'j'-3, e ft.'ce risplendere la sua pietà nella cura che si prese di ornare le chiese e di fab- bricarnedi nuove. Feccia traslazione del- le reliquie di s. Eutropio primo vescovo di Saiutes, e di quelledell'abbate s. Mar- lino. Assistette ai concilii che si tennero a Parigi ed a Macon, l'uno nel SyS, l'al- tro nel '^'Ò'). In quest'ultimo fu deposto Faustino, il quale era slato indebitamen- te consacrato vescovo di Acqs da Palla- dio, che perciò incontrò l'indignazione del re Gontrano. Palladio fu anche accu- sato di favorire i disegni di Fredegonda contro Gontrano; ma questa era una ca- lunnia. Morì alla fine del VI secolo, ed è nominato nel martirologio di Francia a'y di ottobre. PALLAVICINO o PALLAVICINI AxTOMOTTo, Cardinale. Patrizio geno- vese, discendeva da una delle più il- lustri e antiche famiglie d'Italia, che si propagò in Parma, Piacenza, Cre- mona, Genova, Torino e in altre città ove il suo nome è in isplendore. II IVIura- toii nella par. i delle Anticliiià Estensi, non solo enumera gli stati che possedet- te la famiglia Pallavicino, ma dicendo di sua nobiltà, dichiara probabilmente di- scendere dal medesimo ceppo che l'E- stense,della quale trattai a Modeiva. Il suo cognome provenne forse da Obeito mar- chese di Lunigiana nel i i ?.4, che chiama - vasi Pclaviclno ^Qi- soprannome, il qua- PAL le tli volilo suo nome [iioprio e poscin co- giioiiic tic' suoi discenilciili, iiiiil;ilosi in se£[tiito in Pallavicino e da Jilcuiii vol.- f;aitncnte dello Pallavicini. Anloiiiotto dalla Spagna, dove insieme co'snoi fra- telli esercilavasi nella niercalnra, si Ira- sfeiì nel i ("O a Genova e poscia a Pio- nia, ove.fci ammesso tra i famigliari del cai diiiai Cibo, il quale avendolo fallo co- noscere a Sislo IV, restando (piesli sod- disfallo del suo spirito, Io adoprò per al- cun tempo nello scrivere le lettere apo- stoliche, e nel i48i gli conferì il vesco- vato di Veiilimiglia. Ak-ntrestava per par- lire da R(jma, morì il Papa e gli succes- se il deltocardinalecol nomed'Innocen- 7.0 Vili, il cpiale non solo cortesemente lo avca li ottenuto, ma in tempo del con- clave gli avea dato a guardaiv alcune stanze che avea contigue al suo titolo di s. Lorepzo in Lucina, avendolo anche fallo nominare tra i prelati destinali alla custodia del conclave. Quindi lo promos- se subilo a datario, nel quale impiego per la sua integrità e singoiar disinteressasi fece amare da tutta lioma. Avea Anlo- niollosoi tilo dalla natura particolare de- strezza nel maneggiare i cuori altrui, e sapeva a fondo l'arte d'insinuarsi nell'a- nimo delle persone, onde colla dolcezza del tratto e colla soavità delle maniere guadagnava il cuore di chiuncpie tratta- va con lui. Quindiavendo Innocenzo Vili detcrminato di abolire cerli magistrati della cancelleria apostolica ( di cui par- lai nel voi. VII, p. 186) detti strazio- ti [Suaiiotas), istiluili dall'antecosso- re, senza però restituire loro il denaro, per cui mezzo avevano ottennio la ca- rica, essi ne fecero alte querele co' cardi- nali e col Papa, il quale avendoli rimessi al |)ielato, furono da lui accolti con tanta buona grazia, che quantunque pieni di malcotileiilo, pure si chiamarono soddis- fatti, dicendolo incantatore di tulli per le belle parole che usava. Nel i48(-') Innocen- zo Vili inoltre lo fece vescovo Orense e suctfssivameate di Pamplono, di Nicosia, VOL. LI. P A L .Ì9 di Toiirnay, di Cuma, di Lainego, non [>aie di Genova come scrisse qualcuno; in- di a' <) o i\ marzo i48f) lo creò cardi- nale prete di s. Anastasia. Nel pontifica- lo di'Alessandro VI continuò nella .ca- rica di pro-datario, perchè l'avea in mol- ta considerazione, stimandone l'intrepi- dezza e il coraggio. Quanilo Carlo Vili nel fine del i49Ì entrò in Roma, essen- dosi ritiralo il Ponlelìcc in Castel s. An- gelo, il cardinal vemie incaricato di rice- verlo e di trattare con lui, ciò che adem- pì con buon successo. Partito nel maggio i4q^ il >e tla Napoli per Roma, e Ales- sandro VI per Orvieto onde non trovar- visi, il Papa gli afìidò il governo dell'alma città col titolo di legalo apostolico e gli" lasciò la cura di trattare col re , da cui ottenne la resliluzione di tutte le pia'.ze che avCa occupate alla Chiesa. Quantun- que il cardinale fosse di poche lettere, di- venne assai colto ed erudito, per la con- tinua conversazione che faceva coi lette- rati che teneva in casa. Una delle doli però che lo resero commendabile sopra tutto, fu la savia e prudente libertà con cui ne' concistori esternava il suo parere, come praticò con Alessandro VI e Giu- lio II, che nel i5o3 lo fece vescovo di Palestrina. .Benché Giulio II per alcu- ne parole si fosse alquanto sdegnato, lut- tavolla ne fece sempre gran conio, de- stinandolo air importante legazione dei re di Francia e di Spagna in Savona, per conchiudere la lega contro la repubbli- ca di Venezia, e venne distinto da tali principi facendolo camminare in mez- zo di loro e volend(jlo proprio commen- sale. Moslrossi insignemente generoso verso i suoi ben alVelti e con quelli che a lui ricorrevano, somministrando loro de- naro e impegnandosi per essi. Nellaelezio- ne di Pio III si traltòdi elevarlo al pon- tificato, e quando mancòdi vita nel 1307 d'anni (>(>, sinceramente da tutti fu pian- to. Ebbe tomba nella cappella della ba« bilica Vaticana da luì fondala e dotata , ma nella demolizione della tribuna le sue So PAL ceneii nel i >()6 furono trnsffi ile in quel- la di s. Gìo.Ijaltisla nelUciiiesa di s. Ma- ria del Popolo, dove si vede magnifico avello colla sua stalna giacenle sopra ur- na, con nobile epiladio postovi dai proni- poti. PALLAVICINO Giambattista, Car- ilinalc. Genovese, nipote del precedenie, sotto la cui direzione fu educalo, divenne vescovo zelante di Cavaillon e vi ammise i domenicani, intervenendo al concilio di Lalerano V. Perle sue egrègie qualità, scienza, religionee prudenza, LeoneX nel 1.' luglio iSi^, lo creò cardinale prete del titolo di s. Apollinare. In tutti i suoi impieghi si diportò con contegno e mae- *stà senza ostentazione, con illibati costu- mi, fedele nel consiglio, grave ed eloquen- te nel pronunziarlo, onde riuscì gratis- simo a tutti i Papi. Ma d'anni 44 essen- ■do in Fabbrica diocesi di Civita Castella- na per ristabilirsi in salute, vi mori. Tras- portalo il cadavere in Roma, ebbe sepol- tura in chiesa di s. IMaria del Popolo, o- ve nel i 5c)6 il prelato Giambaltisla Pal- lavicino gli eresse onorevole iscrizione. Lasciò diversi legali pii, ed alcuni di gran considerazione, fra' quali nel suo titolo un benefìcio, 4 canonicali e allrellanle prebende, con obbligo di uflìciarvi in de- terminali giorni e celebrare certo nume- ro di messe per l'anima sua. PALLAVICINO Sforza, Cardinale. De' marchesi di Parma, nacque in R.0- nia. Ne' suoi verdi anni diede a conosce- re quanto prometteva il suo felice in- gegno, poiché sostenne solènne dispu- ta per tre o cinque giorni continui su lutla la teologia scolastica, cheavea ap- preso dal de Lugo poi cardinale, nel- la quale fu laureato nel 1628. 11 car- dinal Maurizio di Savoia io ammise nel- la letteraria adunanza che lìoriva nel suo palazzo, e gl'inculcò coltivar la ret- torica e la poesia, come fece, recitandovi aloune prodirzioni. ^ enne puie annove- rato nella celebre accademia degli Uino- risli , merilaudoue il principato per gli PAL argomenti applauditi che vi Irntiò. Inol- tre iece parte del congresso de'dotti che adunavasi presso Virginio Cesarini, e per la fania acquistatasi fu celebrato dal Tassoni nella ScccJiia rapita, l'orlando- si in Roma Chigi, poi Alessandro VII , volle essere raccomandato a Sforza (che poscia ne scrisse la vita) e ne sperimen- tò il patrocinio con introdurlo nella gra- zia pontifìcia. Quantunque primogenito, per la sua soda pietà abbracciò lo sfato ecclesiastico, con mollo piacere di Urba- no Vili che lo ammise in prelatura e nel- lecongregazionidell'immutiità e del buon governo, con pensione di scudi 25o. De- caduto dalla grazia del Papa il segreta- rioCiampoli eridottoa vita privala, Sfor- za continuò nell'amicizia con raro esem- pio, solendo gli altri seguire il corso de- gli avvenimenti, amare per fini secon- dari la posizione non la persona. Tulta- volta le sue fiequenti visite e soccorsi che nell'infortunio faceva all'amico, dispia- cendo a'maligni, provocarono un raflrcd- damento di Urbano Vili versodi lui, che lomossea desiderared'impiegarsi fuori di Roma; laonde nel i632 venne destinato governatore di Jesi, indi d'Orvieto e di Camerino. Mentrepubblicavasi il suopoe- ma de' Fasti sacri da lui dedicalo al Pon- tefice, Dio gli fece conoscere le vanità del mondo e disprezzarle, essendo tutto tran- sitorio, e deliberato di farsi gesuita, fu ammesso nella compagnia nel 1 687, d'an- ni 2t), ad onta della resistenza del padre, cui dispiaceva veder terminala la di lui carriera prelatizia. Nel i63c) fu destina- to a insegnar filosofia nel collegio roma- no,enel i643 venne sostituito nella teo- logia al celebre de Lugo. Questa calledra poi dovè lasciare per l'esame del Cimoso libro di Già iisenio, fa Ito uno de'pri mi con- sultori tra'i3 teologi a ciò destinati, e in- sieme prefello degli sludi del collegio. Già Innocenzo Xloavea ammesso nella con- gregazione deputata ad esauiinare il li- bro ; Della (grandezza (iella cliiesa roma- na stabililu suU'aulorilàdis. Pitti o e s. P AL Piiolo, imii oniidaniiato i)fl i<347. Intnii- lo fu animalo dal cardinal Bernardino Spada a intraprendere la Sloriadelcon- (•ilio di Tri'ìitn. Divenuto Chigi Alessan- dro Vn, ricordevole dell antica amicizia e dei gran merili di Sforza , lo nominò esaminatore de'vescovi e consultore del s. oflÌ7Ìo, e secondo alcuni anche confes- sore, finché nel i(ì5q a' io novembre lo pidjhlicò cardinale prete di s. Susanna, |ìoi di s. Salvatore in Lauro. Avendo ab- bandonato il secolo pei- fuggir gli onori, non sapeva indursi ad accettare la porpo- ra e fu d'uopo che un comando ne vin- cesse la ripugnanza, continuando peiò l'antico tenore di vita sino alla morte. Fu uiipiegato negli affari più gravi, essendo tenuti i suoi voti per oracoli. Mecenate de'Ielterati li amò con elRisione, negra- di la conversazione e per quanto potè aiu- tò. A profonda dottrina accoppiò costan- te pietà, candore di costutni, e zelo ar- dente per la cattolica religione e per l'o- noie della s. Sede. Mori in sede vacante nel iGGt, d'anni 60, senza lasciar modo di fare i funerali, cui supplì il cardinal Flavio Chigi con ?,ooo scudi, ed ebbe se- poltura con lapide elegantemente ornata in s. Andrea de'gesuiti, ov'erasi ritirato da tre mesi, lasciando erede cjuel novi- ziato. Autore di 23 o[)ere stampate e 7 inedite , §e ne legge il catalogo i\e.\V Ale- uto romano ò\ Oldoino e nel p. Affò: Me- nioric della vita e degli, sludi di Sforza cardinal Pallavicino, Venezia 1 780. Fra tutte però la più celebre è la Storia del concilio di Trento, che meritò tante edi- zioni e traduzioni, scritta da luì [)er op- poila a quella malaugmata di fr. Paolo Sarpi, con stile elegante e fiorito, appog- giata a importanti documenti. La pro- lissità sulla controversia era necessaria, per distruggere le cattive impiessioni ca- gionale dall'altra. In quest'opera il car- tlinale ribalte e confuta il Sai pi con (or- za e diligenza, e in modo che ninno potè ragionevolmente confutare Pallavicino, tranne qualche fcinatica declamazione. I» AL 3 1 PALLAVICINO Lazzxho, Cardina- le. Nacque in Genova da stirpe sena- toria, abbracciò Io stato ecclesiastico e si pose al servigio della s. Sede, in cui dopo diverse cariche, divenne decano de' chierici di camera e prefetto del- l'annona e grascia. Avendo prestato l'o- pera sua in tempi difficili e scabrosi coti somma lode, anco come nunzio di Spa- gna, Clemente IX a' 29 novembre 1669 lo creò cardinale diacono, e poi Clemen- te X gli conferì la diaconia di s. Ma- ria in Acquiro. Essendo legato di Bo- logna, il popolo si sollevò per aver di- minuito il peso del pane nella carestia, e corse pericolo di restarne vittima ; il suo ruvido tratto disgustò la nobiltà, e il ri- gore gl'inimico il popolo. Chiuse però in pace in Roma, per lo più cagionevole, la carriera del viver suo, in credito di modesto, prudente e generoso co' pove- ri, nel 1680, d'anni 7", ed ebbe sepol- tura in s. Francesco a Itipa, chiesa da lui rinnovata in un al convento, come dissi nel v(j|. XXVF, p. 160, dove al lato destro della cappella di s. Pasquale il principe Giambattista Rospigliosi gli e- resse un sontuoso mausoleo con elegan- te iscrizione, poiché pel suo fide corn- misso il secondogenito de' Rospigliosi è principe Palla vicmo e signore di Galli- cano (^.). PALLAVICINO OiMzio, Cardinale. Nacque in Genova da nobilissimi geni- tori, e poitalosi in Roma, ebbe da In- nocenzo X il governo di Fabriano, poi quello di Fermo, indi nel 1668 il ve- scovato di Spoleto. Trasferito al titolo arcivescovile d'Efeso, disimpegnò le nun- ziature di Toscana, Colonia e Polonia egregiamente, nell'ultima adoperando- si con zelo per la sacra lega che liberò Vienna dai turchi. A' 2 settembre i68tì Innocenzo Xi lo creò cardinale prete di s. Martino a' Monti, indi legato di Ur- bino. Nel 1691 Innocenzo X.'I lo fece vescovo d'Osinio, ove nel «696 celebrò il sinodo, e con singolare diligenza uè 52 P A L P A L visitò In diocesi. Mon inPiOmanel 1700 cic.iic caidiiiiilo iu;l i " l'jjma egli csem- d'anni (xS, dicesi per dispiacr-re il' essere plaimcnte ricusò la siihliiiie dignità. Per sialo (orleinenle rini[)roverato ded Papa, (ui il Papa nel concistoro de <) settem- pcr esscrvisi portato (piandola sua sa- Ine I'".'i3 |)roniinziò dotta allocuzione», Iute iì)rse faceva temere tli sede vacante: in cui loilò la somma modestia ed eroi- l'Iihe sepoltura nel vestibolo ili sua chiesa ca virtù dei prelato, per aver costanle- con isplendida lapidee magnilìco elogio, meule rinunziato la sacra porpora, che PALLAVICINO PiANUcnOj Canìiua- per replicale volle aveagli olferto, ed ia /('. Sort'i i natali in l'arma da famiglia di tpiello de'.>.3 Io creò patriarca d' Anlio- specchiata nobiltà, ed uscito appena tlagli cliia in partibus; facenilolo esaminatore anni dell'adolescenza fu inviato a Monaco de\escovi. Compianto come padrede'po- di Baviera, dove il duca lo accolse cortese- veri e sollecito commendatore del no* mente. Applicatosi quindi allo studio di minato arcispedale, morì in Pionta a' 23 ambe le leggi, ne riportò nell'università luglio 1749 ^ '" sepolto nella chiesa di meritamente laurea di dottore. Dopo al- s. Spirito avanti l'altare maggiore, cou cune vicende passò in Pionia, e fu inca- iscrizione e stemma eretto lud nipote, ricalo del governo di alcune città, e poi ijuale riporta in un al iilratlo dell' illii- inquisitore a Malta. Piichiamato in Ilo- sire patriarca, d p. Vairani in Ciemoneii- ma, venne fallo segretario del concilio, sium inonni nenia \). 177, in iin a splen- indi governatore di Piouia, cariche eser- dido elogio. Notai nel voi. XLI, p. i 36, citate con fedeltà e decoro ; benché tar- che con questo prelato si confuse dal di da Clemente XI fu creato cardinale Novaes nel l. i\, p. 64, Lazzaro Pai- prete a' 17 maggio 1706, con la chiesa lavicino nato nobilmente in Genova a' dis. Agnese fuori le mura per titolo. Per i3 giugno i6'S4, da Clemente XI a' 10 la sua scienza e dottrina venne ascritto gennaio 1721 fallo arcivescovo di Te- alle primarie congregazioni cardinalizie, be, indi nunzio di Firenze, di cui parlai e mor"i in Roma nel 17 12, d'anni 86, nel voi. XXIX, p. aSo, ed a Maestro sepolto in s. Francesco a Pupa, chiesa da di Camera, morto d'anni 60 passali: lui beneficata, avanti l'altare maggiore, con>e ottimo amico di Benedetto XIV, sotto lapide con bell'elogio. questi gli eresse il monumento sepolcia- PALLAV ICIJNOAntojj Maria. Nacque le con onorevole epilalllo, disegno del nobilmente dai marchesi Pallavicino in cav. Fuga, il quale per errore, lipogra- Cremotiaa'i 7 giugno 1674, e dedicatosi fico nel voi. LXV, p. 174 è chiamato alla romana pi-elatura, diventò votante cardinale, anzi .dopo aver altrove cor- della segnatura di grazia e segretario della retto Novaes ivi anch'io sbagliai, con dire visita apostolica e revisione delle messe, che avea ricusalo la porpora. Come l'aino- BenedelfoXllI nella 1 ."domenica d'olio- re della verità mi fece emendare Novaes, brei724 lo consagrò arcivescovo di Le- cosila stessa mi fa dichiarare essere io panlonellacappella Paolina, coracripoila poi caduto nel medesimo abbaglio. il n.° I I ic)del79/<7/'/o f// /io/«<7, indi assi- PALLA\'1CIN0 LazzaroOpizio, Ozr- slente al .soglio e consultore del s. ofiìzio. dinaie. De'marchesi Pallavicino, nacque Nel 1737 Clemente XII lo promosse a in Genova a'3o ottobre i 7 iq. Fatti rego- commendalore di s. Spirilo, e fu beneme- larmente gli sludi nel collegio Cleoieiili- rilodi si grandioso ospedaie, massime del no di Pioma, in cui entrò nel 1732 qual conservatorio delle proielle. A premiar- convittore; indi fu ammesso in prelatura ne la dottrina, la pietà, la prudenza, la e deputalo nel i'^^") da Benedetto XIV mansuetudine, la soavità de' costumi e ablegatoaposlolicoiuBaviera a portarela la giustizia, Benedetto XIV lo voleva bei reità e cappello cardinalizio al fratello TAL (Iiirinipoialoie, come disM nil voi. IX, jì. I ()u. I" lite dallo stesso PoriUlicegovi'iiia- tore (li Macerata, nel i ." aprile i '- T4 Io j)ieconizzò anivescovo di Lepanto e nun- ziodi Napoli (nel cpial tenipoehbe incom- nienila l'abbazia di s. Solìa di Benevento), donile lo trasferì Clemente Xlil alla nini- ziatina di Madrid. A premiar^ i servigi resi alla s. Sede, Clemente Xlil stesso ai 9.(ysette!nljre i -GG lo creò cardinale [ire- te de'ss. Xereo ed Achilleo, dal «piak' poi j)assò al titolo di s. Pietro in Vincoli. Nel voi. XXXVII, p. 283, riportai la ibr- nialilà con cu', fu (allo legato di Uologna. l'er la riputazione ch'erasi acquistata, ap- pena eletto Clemente XIV lo dichiarò se- gretario di slato, cospicua carica in cui lo confermò subito il successore Pio VI, anche coQjenece^lissimo al re di Spagna, e per compensarlo del triregno che nel conclave fu in punto di ricevere in capo, laond.e esercitò la carica dal 1 7(k) al l'-iSj, e|)Oca di sua morte, avvenuta in lioina a'23 febbraio. Il cadavere fu tras- portalo in .s. Maria sopra IMinerva, ove si celebrò il funerale, indi tumulato se- condo la sua disposizione nella chiesa di s. INicola di Tolentino delle haUislìnc. Appartenne alle piimarie congregazio- ni e tenne molte protellorie. Fu lodato per luodeiMzione e prudenza, ed enco- niialodal Eorgia nelle Memorie edaaltii. PALINSESTI. F. PERr.\MENA. PALLIOj Pallinni. Insigne ornamen- to ecclesiastico e pontificale, insegna d'o- nore e d'autorità, proprio de'sommi Pon- tefici e da questi conceduto ai palriar' chi, primati, mclropolilaiii, e per privi- legio ad altri l'rycoi'/ , portalo sopra le vesti pontificali in segno di giurisdizio- ne: si vuole da Durando, /ìrz//o//^/<' lib. 3, cap. I ", succeduto all'antico Supcrhu- lucrale (^.) del sommo sacerdote, e chia- mato ancora Razionale e Omophoriiim, Scola aposlolalit.i. Stola archicpiscopa- tiis, Stola ponlifìvalis; fu dello anche J'tirjf;iuiìi, perchè si soleva tessere con croci dai frigi, onde talora per il pallio TAL 53 fu preso il fregio della casula o pianeta, chiamato Frixiiim, come rileva Garam- pi, Sii^illo (Iella Oarf. p. 1 10. Non deve- si [ìlio intendere <|ui per la parola pal- lio tiillociò che cuoprc e princi[)almentc quella veste che usavano gli antichi so- prap[)orre alla toga e che diciamo iMan- tfllo o Mantellelta, Gozzetta (^.), paL- lioluin , corto o piccolo forraiuolo e si- niili; ovvero Alaiìtellone (f^.), veste ta- lare antichissima senza maniche con lunghe falde pendenti d'and)o le sjiallc, usata dagli apo.stoli, come riporta lìer- nini, Del tribunale della rota p. 2 i , chia- mata a^\lx pallio; il quale fu detto anche Cappa (f^-). L'antica veste delta pallio era un [)anno (juadrato o quadrangola- re, che posto sopra le spalle cuopriva tutto il corpo, descritto da Tertulliano, De pallio, usata principalmente dai gre- ci, perciò chiamali gens palliata, e .co- mune alle donne; corrispondeva alla to- ga de' romani, ed era anche segno di fi- losofo. I medici lo portavano succinto, perciò delti in Egitto pallioforij questo costume si disse ancora Peonio,da Peo- ne illustre medico degli dei, secondo la mitologia. Fu eziatidio proprio degli e- brci,percui narra Buonarroti, De'velri antichi, fu costume di fare 1' immagine di Gesù Cristo non solo col pallio sulle due spalle, ma anco sulla spalla sinistra solamente, con la destra e suo braccio scoperti. Talora Gesù Cristo si rappresen- tò col pallio nobile raddoppiato come si faceva della toga, secondo il costume dei cinici; questo raddoppiarsi di pallio, du- plicare il pallio, accadeva quando colo- ro che lo portavano, posta una parte di esso sulla spalla sinistra, facevano girare l'altra [)arte dietro alle s[ialle, e i|uesta poi riusciva sollo il braccio destro; ()uin- di la rimandavano per davanti alla spal- la sinistra, soprapponendola su quella porzione di [)allio che già vi era. Il pal- lio di Gesù Cristo era [liultoslo granile, poiché i soldati se lo dividero in j |)arli, ibrsc perchè buone a qualche uso e an- 54 r A L ( () diviso avesse quali he valore. Il pallio semplice o filosolico si vuole anche ado- peralo dagli a[)ostoli, poiché essendo giu- dei, questi l'aveano adottalo ad imitazio- ne de')>apieiili greci, e l'assumevatio sulla tunica o tonaca, come può vedersi in Cancellieri, Dcllt sacre teste, ove dice ritenersi nella metropolitana di Praga parte del pallio di s. Pietro, mandato da Roma dall'imperatore Carlo IV. Adun- que il pallio l'usarono i filosofi e profes- sori delle arti liherali greci, ad imitazio- ne de'quali sapienti l'adottarono i giu- dei; era di forma quadrangolare e di co- lore oscuro, onde ingrato ai romani. I cristiani che menavano vita più auste- ra, detti asceti, lasciando la toga, prese- ro il pallio filosofico portato dagli apo- stoli giudei, e come seguaci della vera sapienza vollero vestir l'abito degli ama- tori di essa; lo portarono le vergini con- sacrale a Dio e in seguito rimase ai soli monaci. Inoltre pallio e palio si dice il haliìacchiiio o omììrella quadrata, chia- mato pure tnappiila o coìiopco, e sotto questo pallio Innocenzo VII e Martino V fecero l'ingresso solenne in Roma; ed il paliotto fu pure chiamalo pallio, e fra i doni ricevuti da s. Giovanni I nel ')25 dall' imperatore Giustino I, vi fu- rono I Spalli! tessuti in oro; già l'impe- ratoie Giustiniano I avea mandati a Pa- pa s. Ormi.sda del 5 14 due pallii per or- namento dell'altare di s. Pietro; de'qua- li doni fatti alle chiese dai principi e dai Papi, nelle vitede'secondi si leggono mol- ti esempi. Pallio fu altresì voce usata per significar panno di seta, come si legge nel Compagnoni , Mem. d' Osimo t. 5, p. i47 ; mentre nel t. i, p. 4, elice che fu ancora un tributo annuo di luoghi sog- getti verso le chiese principali per la fe- sta de'sanli patroni, alle quali offerte u- nivausi cerei e altro, come dissi a Jesi e altrove. Per ultimo dicesi palio, il pan- no o drappo di seta, prezioso talvolta per oro intessuto, che si dà per premio a chi vince nel corso, in latino brUK'iurn P A L e palliniìi ne'tempi barbari, de'quali pa- lli parlai a Carnevale, Giuoco e analo- ghi articoli : e perchè più braccia di det- t(j panno o drappo si dà ai vincitori nel- la corsa de'cavalli, fu chiamato il palio e conere al palio. Il termine di pallio pertanto è nell.» chiesa latina proprio dell'ornamento usa- to dal Papa $n\ Fanone i^T .') e altre ve- sti sacre, e quello che assumono colóro che lo ricevono dai Pontefici sopra la Pianeta (/' .), quando celebiano solenne- mente. Il solo Papa pel suo primato as- soluto può usare il pallio, perchè in esso evvi la pienissima potestà di tutta la Chie- sa universale, in ogni tempo e luogo, nei concili), nelle funzioni degli antichi pos- sessi, non però nelle loro cavalcate, ed il loro cadavere col pallio si espone ne'fu- nerali e si se|)pellisce, e col pallio fu tro- vato quello di s. Leone I morto nel 4^ ' • Quando nel 538 per violenza fu tolto dal collo di s. Silverio Papa, fu detto al clero, che il Pontefice era stato deposto. Gli altri che ne sono fiegiati, possono sol- tanto usarlo nelle rispettive chiese (me- no speciale privilegio ose lo permettesse il prelato della chiesa ov'egli accede) e in certi tempi determinati, non avendo la pienezza di podestà ch'è sola nel roma- no Pontefice, e come chiamati ad eserci- tarne una parte non possono portarlo nelle processioni e in altre occasioni di sortire dalla chiesa; tuttavolta il cardi- nal s. Carlo Borromeo arcivescovo di ]Mi- lano, e il cardinal Orsini arcivescovo di Benevento poi Benedetto XIII, sempre indossarono il pallio ne'concilii provin- ciali. Clemente HI estese l'uso del pal- lio in chi n'è fregiato, a tutta la provin- cia rispetto agli arcivescovi, ed a tutta la diocesi riguardo a' v^escovi, dicendosi chiesa tutto quel luogo in cui esercitano giurisdizione. I tempi stabiliti per por- tare il pallio, cioè soltanto nella messa so- lenne, perchè vocali siint in partein sol- liciuidiais , non in plenitudinein potestà- tis, sono il Natale e seguenti due feste, PA L ncll.i Circoncisione, Epif;ini;i, Joinenica (Ielle palme, giovedì e sah!>alo santo, F^a- sqiia e segiìenli due feste, Ascensione, l'cniecoste e seguenti due feste, s. Gio. battista, tutti gli Apostoli'; nelle 4 feste (Iella Madonna, Concezione, Natività, An- nunziazione e Assunzione ; di s. Miche- le, Ognissanti , nella dedicazione della cliicsa, nella consacrazione de' vescovi, tiiir ordinazione dei chierici, nell' an- niveiNario dcH'olleniito pallio, nelle fe- ste principali della caltediale, e in lut- ti gli altri giorni espiassi nel privilegio di concessione. Il Papa Agapito II del t).\.G mandò a s. Brunone arcivescovo di Colonia e fratello d'Ottone I, il pallio col diritto singolare di poterlo usare ogni qualvolta gli piacesse, e lo riporta Bona, /{fr. li tur. Iib. f,cap. 7.:\; ed Alessandro Il del 1061 die a Lanfranco arcivesco- vo di Cantorbery due palili per grazia speciale, come si legge in una lelteia da esso scritta a quel Papa; itnuiii de alta- ri ex more, alterimi quo sanclilas de- stra missas celebrare constuveral. La forma del pallio sino al secolo XII, per lo più ha quella di un T o di un Y, in- di impiccolita nel secolo XV, e ridotta- la quasi al collo : esso consiste in una spe- cie di stola o fascia stretta o striscia lunga circa c) palmi e larga la 4-^ parte d'un palmo; è simile ad una collana o cerchio, che posta sopra le spalle circonda il pet- to e la schiena, ed in ambedue le parli pendono due appendici, le quali non so- no aggiunte, ma sono le paiti estreme del medesimo pallio. Questo ornamento è' tessuto di candida lana d'agnelli, aven- te 6 croci di talTetlà o seta nera, e gli estremi lembi delle appendici terminano e sono Oliati con piccole lamine di piom- bo coperte di seta nera, allineile non pos>a sconvolgersi intorno al collo; an- ticamente le croci erano rosse. Queste 6 croci sono distribuite con eguali inter- valli, 1 in mezzo alle appendici o lembi, e 4 nella parte che pusa sul petto e spal- le il guisa di collana, cioè 2 in linta so- vraslano cpielle delle appendici e 2 so- no disposte tra le prime. Delle formean- tiche e moderne del pallio quale si vede ne'monumen'i antlihi, pai lano anche il p. Casimiro, Memorie d' araceli , p. i in, e Cancellieri, Possessi p. 4o ' j '' P- ^<^' nanrii, Gerarcli'a crei., il citato Garampi e il Borgia, Illem. t. 1 . La diversità del pallio antico latino dal moderno, sia nella forma e tnateria, si rileva da Innocenzo III, al modo co- m'era stalo ridotto circa il secolo Vllf, De offìc. miss. lib. 3, cap. 63. PalUunt illud, quo majores episcopi ut un tur, eU de candida lana conlextum, desuper hahcns circuluni liumeros constringcnleni, et duas Uncas ab uiraque parte penden- tes, quafuor cruces purpureas aule, re- tro, a dextris, et a sinislris , scd a sini- stri s duplex est, et simplex a dextris. Tres etiam acus attrae injìgnntnr pallio ante prclus, super humeruni, et post tergum, super dexlerum humerum non in/ìgitur. f/aec qualibcl acus pretiosuni continet lapidcin. Il sacro pallio in oggi ado- perato differisce non solo pel diverso colore delle croci, ma anche nelle due striscie pendenti avanti e dietro, le qua- li ne'moderni pallii sono di molto accor- ciate;^ stile incomincialo prima di vSislo IV del 147' > come si raccoglie dal ce- rimoniale di Patrizi, De pallio, et qno- modo traditur, lib. i, sex. i o, cap. 5; e dal sepolcro di quel Papa nella basilica Vati- cana. Il pallio si ferma con tre spdloni detti acus e spinulae auraed'oio o altro metallo, talvolta nella parte superiore ric- chi di gemme, ericordano i 3 Chiodi (^.) con cui fu crocefisso Gesù: gli spilloni o aghi si fermano sulle croci poste nel da- vanti, sull'omero sinistro e nella croce posteriore, cioè al Papa sul fanone, ne- gli altri sulla pianeta; il Garampi parla di diverbi aghi o spilloni gemmali, se- condo l'inventario della guardaroba di Bonifacio VHI e altri inventarli, eoa gioie preziose, come zalUii, balasci, gra- nate e pelle groisc. Quanto alla lana cui 56 P A L P A L forinansi i palili taiilo pd P.ipn clic per le parole: Pasce o\'cs iìica<;, Pitarc rtgiiot quelli cui è concesso, degli agnelli bene- ntcos, si mandano poi dai suoi sui cesso- delti dalla lana de'qnali ricavasi, canaio- ri de corpore s. Pclri, ai prelati the ne gbe notizie, oltre ciò che lipoiteiò, già sono decotali in segno della loro pa.vto- parlai nel voi. XI, p. 27.5, dicendo pure lale carica, come licavasi dalle parole, che Donino aposloUco li odie la basilica presso il Daronio all'anno 104", di Cle- Lateraucnse j)er quanto dirò, e si benedi- mente II a Giovanni vescovo di Saler- conoins. Agnese, l palili risvegliano l'idea no, cui scrisse mandandogli il pallio: In del divino Agnello e del buon Pastore. <7"0, quia de veliere ovis est, inlcllige le Gesù Cristo fu predetto dai profeti sot- oviunipastoreinj anzi anticamente, come to il nome di agnello, il Precursore in lo è nel pallio de'grecì, era espressa nel vederlo esclamò: Ecce ^gmcs Dcij nel- pallio stesso la figura del buon Pastore, l'Apocalisse sotto questa immagine ven- come afferma Daronio all'anno 2 16, nel- ne lappresentato, per cui i cristiani mos- le vesti sacerdotali e nelle altre cose, in si da queste cagioni non solo al cibo eu- diversi modi notali da Buonarroti, con caristicodierono il nome di agnello, ma simbolici emblemi e signidcati. IVell'c- eftjgiarono il Salvatore sotto questa figa- pist. i36, ad Hcnnannunì co'nitcìii lib. ra ne'Ioro monumenti enei C'i7//ce (/'.), i, s. Isidoro Pelusiota dichiarò che il in un alla figura del buon Pastore (^F.), pallio significa la caiità del buon Pasto- simbolo di sua infinita carità, e per me- re evangelico, il quale ricuperata la pe- moria di sua incarnazione e risurrezio- coiella smarrita, se la pone sulle spalle ne, come osserva Buonarroti. 11 Vestri- e la conduce al suo ovile, ed anche il pe- ni, Disserl. sopra l'uso sacro e profano so della carica pastorale, come osserva degli agnelli , riferisce che a Gesù, oltre Piazza nel ììlenolog'o roni. p. f\'ì. Parlan- ti nome di agnello che meritò per la sua do il Bonanm del pallio pontificio e del innocenza, si diede anche il litolodi Pa- suo significalo, lo dice contrassegno della store buono, che costituiva noi sue pe- somma autorità che il Fapa ha su tutte core e agnelli; perciò non mancarono gli le dignità ecclesiastiche, e si spiega nella antichi cristiani di figurare ora gli apo- formola di concessione a chi n'è ornato, sloli, ora i penitenti, ora tutti i fedeli in per una parte d'autorità che in lale oc- loraìa di questi amabili animali, che in- casione gli concede, senza la quale non cominciando da Adamo i primi uomini possono esercitare molte azioni indicati- non sdegnarono farli l'oggetto delle lo- vedi ta!eautoriUL,aventlolodichiarato In- 10 cure e ricchezze. Dalle rappresen- uocenzo III nel cap. 5q. Dicilnr palliiiin lanze del Salvatore in abito di buon Pa- pleniiudo ponlificalis offlr.ii^quoniain in store colla pecora sulle spalle o come a- ipso, et cum ipso confertur pontifica- gnello capo del gregge che lo segue, ne lis ofjìcii plenilndo. Nani anlcqunni me- venne ai vescovi successori degli aposto- (ropolilanns pallio dccorelur non debct li il nome di pastori del gregge cristiano clericos ordinare, pontifices consecrare, e l'insegna del Pastorale (^.); quindi per aut ccclcsias dedicare, nec arcliiepisco- imitare il buon Pastore che sopra le spai- pus appcllari. I misteri e le mistiche le portava la pecora traviala, venne sia- significazioni del pallio sono molte, e di- bililo che indossassero sugli omeri a gui- verse si leggono nel Bonanni, così quelle sa di inozzetta il pallio tessuta di lana delle croci che 1' ardornano e degli spil- degli agnelli. Aggiunge il Vestrini, che Ioni coi quali si ferma. In sostanza, dal- i palili formati di dette lance posti sul cor- la materia con cui è composto il pallio pò di s. l'ielro primo pastore universale e dalla cerimonia della benedizione, so- dcll'ovilc raccomandatogli da Crislo col- no d'avviso gli scrillori sacri, the sia nel PAL pallio raflìgurato Gesù fullosi agnello in olocausto al divin l'ailio; tlovcrsi il gran- de esempio imilare eia! vescovo, e cjtiesli non mai climeiilicaisi d'essere il pastore delle aiiin)e, pasloroviutn^ del quale suo luinistero è un emblema la materia on- d'è conìposto il pallio, per quanto si è già dello. Ecco come Gregorio XVI par- lò di questa insegna neirallocuzi(;iie in cui nel i Hjo dichiarò il patriarca dei Caldei {y.). '» Che però in questo stesso concistoro di buon grado concediamo hi mistica insegna del pallio preso-di sopra il corpo di s. l'ietro principe degli apo- stoli, per essergli consegnalo dopo che secondo la prassi avrà emessa la pio- fessione di fede avanti colui che deleghe- lemodi riceverla: non dubitando nel re- sto che il patriarca non sarà mai per di- menticare che la slessa veste di cui vien decorato, come il santo Pontefice Sim- maco ammoni Teodoro Laureacense. pre- senta il segno della croce, per cui sap- pia dover essere compassionevole coi fra - lelli, ed essere crocefisso con 1' alFelto a- gli allettamenti del mondo. » Mentre il sacro pallio è il dibtintivo di un piìi su- blime sacerdozio, non mostri -al di t'uo- li alcuna pompa e splendore, che anzi è un semplicissimo ornamento di pura la- na semplicemente intessuto, quando per altro alle vesti più preziose si sovrappo- ne, ciò a simbolo della carità, la quale comechè meno splendida lurse appari- sca di ahune più illustri virlù divine ed umane che col[)iscono i sensi e gli ani- mi umani, nulladimeno però essa è su- periore a tutti i doni divini ed umani. Circa l'origine del pallio sacro varie sono le opinioni degli autori ecclesiastici, benché tutti convengano essere anlichis- sima, come apparisce dalle leggi canoni- che, dai decreti pontificii e da altri do- cumenti. A s. Lino immediato successo- re di s. Pietro comuneniente si attribui- sce l'istituzione de'vicri p;dlii, come Pia- lina, lUizio, Illescas, Caccino e altri ; e Puipcrto, Uc dii-in. ofjìc. cap. 27, scrive P A L 57 che sia stalo introdotto dagli apostoli, e pretende che s. Pietro lo conferisse a INIa- teriio vescovo di Treveri : altri vogliono cheil4-Papfto sacro or- namento era già introdotto al tempo di s. I\Iarco Papa del 336, essemlo certo ch'egli ne concesse l'uso al vescovo d'O- slia {y.), il quale con esso consagra il romano Pontefice, come si legge in A- nastasio Bibliotecario. 11 Chardon, i^/o- lia dcsagvainciili, t. 3, cap. q, tratta del- l'origine del pallio, figura e privilegi, ri- ])ortando le diverse opinioni. iXarra che de Marca pretende avere alcuni de'pri- mi Papi usato cautele e precauzioni nel concedere il pallio, non conferendolo u quelli che non erano grati ai principi, cui perciò talvolta domandarono il be- neplacito. I patriarchi d' oriente anche essi ebbero il diritto di concedere il pal- lio ai metropolitani da loro dipendenti, o per concessione pontificia come dirò , o per usurpata autorità ; dopo però l'ac- quisto de'paesi orientali fatto dai crocia- ti, i patriarchi lo domandarono ai Pon- tefici, come venne statuito nel concilio di Lateraiio IV. Essi poi locompaitono ai loro vescovi, previo il giuramento di lé- deltà e obbedienza alla s. Sct\tì che loro prestano quantlo lo licevono. jSei voi. XVIIl, p. 98, e XXXll, p. 147, parlai come Giovanni XI del q3 1 , concesse per brighe il pallio al patriarca di Costanti- nopoli e successori senza ricorrere al Pa- pa, ciò che l'Allacci negì). De itiU-rst.liis \K ?.oj; C(jme hi statuito che i patriar- chi orientali poi lo dumundussero ogni 58 P A L P A L \olfa e qiiinJi conceilcssero ni sulTrngr»- quanto dir?) in fine) dentro nnn cassetta nei, lo dissi nel voi, XXXVII, p. iGìi, di argento doralo, la cni chiave tiene \\\ di ciò, di sua ferina, materia e significa- custodia il [tvei^ello de maestri di cerenio- lo si può vedere Lnilprando,iy rilasciavasi per grandi cagioni, ma giam- cioè dopo il vespero della vigilia de' ss. mai Io dierono gl'iniperatori, come pre- Pietro e Paolo nella basilica Vaticana, ed tese qualche scrittore. Antichissimo è l'ii- in assenza del Papa dal cardinale vesco- so di concedersi il pallio dai Papi, e di- vo che ha intnonalo i vesperi, per lo piii cemmo clie s. Simmaco nel .jo4 lo die a il decano del sacro collegio, ma sull'nlt;i- Teodoro di Loirk metropolitano di Pau- re. Le orazioni per la benedizione dc'pnl- nonia, indi nel )[3 a s. Cesareo vesco- lii sono diversesele fa il Papa ose vi sitp- vo d'Arles. Nei primi secoli si concedeva plisce il cardinale ; si recitano a voce pia- a pochi e di vita santissima. A Vigilio del na,in piedi e senza mitra : nella benedi- 5^o lo domandarono e successivamente 7Ìone ha luogo l'incensazione e l'asiicr- ottennero Anxiaiio e Aureliano arcive- sione con l'acqua benedetta, sommini- scovi d'Arles; ne fecero istanza e Io con- strando al Ponteficerincensicre e l'nsper- seguirono da s. Gregoiio 1 Giovanni e .sorio il cardinal primo prete, non ilcnr- JMariniano arcivescovi di Piavenna, Vigi- dinal vescovo assistente, perche col fine lio arcivescovo d'Arles, e personale Sia- del vespero il suo offizio è terminato, grio vescovo di Autun, cui il Papa dicliia- Qnando la benedizione de'pallii la fa il rò dovere restare soggetto all'arcivesco- cardinale, il bacile che Li contiene si pò- \o di Lione e che solo prendesse il pri- ne sull'altare, senza alcun accompagno mo posto tra' sulTraganei. Da più lettere degli nditoridi rota,avvocaticoncistoria- di s. Gregoiio I si rileva, che non solo i li e altri, come praticasi se l'eseguisce il metropolitani d'Italia reputavano neccs- Papa. Bensì due uditori e due avvocati sario chiedere e impetrare il pallio dalla concistoriali assistono ne'Iati dell'altare s. Sede, ma quelli pure dell'llliiio e di al- alia benedizione, giacché un maestro di tre lontane regioni. 11 Zaccaiia,z//i//-/''r^- cerimonie prende dall'allarista alla Con- bronio, t. 2, p. 79, osserva che l'uso di do- fcssione e riporta ad esso il bacile de'pal- mandare alias. Sede il pallio dagli arci ve- lii. Deve avvertirsi, che siccome i nuovi scovi, sembrastabililonel742,quandonel pallii prima della suddetta vigilia si pon- conciliodi Germaniacclebrato das. Doni- gono dal prefetto di cerimonie ednll'al- facio, coll'interventodi Carlomannoede- larista, circa in numero di i?., nella no- gli ottimati del regnodi Fr;incia, fudecre- minata cassetta, c<7yj.?u/.z paìlìornm, al- tatochei metropolitani dovessero ull'apo- lora il prefetto suole ritrarne altrettan- slolicasedia domandareil pallio e in tul!(> ti { 4o erano quelli del 1G87 ) e in sua le cose seguir canonicamente i precelti di casa li custodisce con decenza per averli s. Pietro, acciocché tra le pecorelle a Ini pronti alToccasione, ovvero come per lo raccomandate venissero noverati ; che col pili si pratica, prima del concistoro eslrae dilatarsi quest'uso, gli arcivescovi coll.i dallacasseltaque'pallii cheoccorrono.Pcr concessione del pallio venivano dal Pa- quanto riguarda l'ingerenza degli udito- pa confermali, riportandone esempi au- ri di rota, si può vedere il Bernini, Del the di concilii che domandarono ai Pou- Iribunnle della vola, p. loq, che riferi- telici confermare l'eletto e decorarlo del sce avere Innocetizo III spedito il pallio pallio : a quell'epoca già si osservava la ad un arcivescovo per un uditore. disciplina, che i metropolitani elettiecou- II pallio è proprio del sommo Pon- secrali, non esercitas^ero le fun/^ioiu ar- tefice nel sacerdozio cristiano, come in tivescovili prima di ricevere il pallio dal- 5 l'arcivescovo di so del secondo pallio die ricevè e impe- iMira,nel il>7() e nel 1670) gli arci vosco- tròdallas. Sede, la tpiale lo concede per- vi di IMarcianopoli ; nel i()ti i palliar- che alla nuova chiesa sia piìi stretto; an- chi di Costantinopoli, Alessandria, Antio- zi ritornando alla prima sede donde fu chia e Gerusalemme; nel 1671 gli arci- traslalo, deve domandare un 3.° e nuo- vescovi di Tarso e di Damasco;nel iGyS vo pallio in vigore di una nuova piovvi- l'arci vescovo di Cesarea, nel 178) il ve- sione, senza il quale non può in essa e- scovo di Babilonia, che nel i8'|r) lo ri- sercilare giurisdizione. Va avvertito che cevcile (le j'itre dal Papa regnante per morenilo colui che abbia consegnilo due avere dichiarato la sede arcivescovile, o tre pallii, deve vestirsi con (jnello del- Siccome il pallio si ritiene sempre, quan- la chiesa che avea per ultima, gli altri si ilo luì arcivescovo di chiesa residenzia- pongono sotto il capo. In caso di perdi- le passa ad una titolare non lo perde, la del pallio, bisogna domandarne altro anzi divenendo poi arcivescovo di altra al Papa, non polendosi usare quello di chiesa lesidenziale ne riceve un altro e altri, essendo un ornamento personale, viene sepolto con due pallii: il cardinal Dal Cardella e da Lello si ha,cheilcar- Cadolini arcivescovo di Spoleto ebbe il ilinal Cardona nel condursi dopo liau- pallìo, quindi arcivescovo titolare di E- ni all'arcivescovato di Monreale, in ma- dessa e lesidenziale di Ferrara perciò ri- re gli fu rubato il pallio dai corsari, lo cevè altro pallio dalle mani di (iregorio che saputo da Clemente VII, senza islan- XVI nella cappella segreta del Vaticano za gliene trasmise allio nel 1 "'>,'), eil car- agli8 febbraio 184.3. L'ai ci vescovo che ha dinal Orsini niedianie moto-pro|)rio pou- dimesso la propria chiesa, conservando il lificio lo consegnò alsuo procuratore, ac- titolo arcivescovile, o che viene traslalo ciò quella chiesa non restasse senza que- a chiesa vescovile o a titolare ancorché st'onore. Avendo Sansone arcivescovo di particolare, non può usare il pallio, ciò Piciins incoronato Luigi VII in Bourges^ che confermò Innocenzo III e la congie- l'arcivescovo di (piesta città pretese che gazione de'riti nel i6o4, quando l'arci ve- nella propria chiesa spellava a lui il ili- scovo di Ragusi fu trasferito a Maiorca; ritto e ricorse a Eugenio III; questi pri- bensìcomehodelto, il pallio rimane pres- vò Sansone del pallio, so l'arcivescovo e con esso si seppellisce II ricevimento del pallio conferisce hx sotto il capo, altrettanto facendosi se chi j»ii;nezza del jtontillcale ollicio. Siccome gode il pallio perla sua chiesa n perpri- li vescovo non ha pieno diritto nel suo \degio, morisse fuori di provincia. Pio\ li \cscovalo se non è consccrato, così l'ar- (Ì2 P A L TAL civescovo nella sun piovinciii non lia il ngnelli, e somministrine la inaleria del pieno polcM e (indie non lia lircvulo il pai- simbolo delia pienezza della paslorale po- lio, e]iiima non può rsercilaie quelloclie desia, derivare alle chiese minori la pro- riguarda l'ordine arcivescovile, per lo ine- pria dignità e lustro, come dal suo ve- ne le cose maggiori e più gravi, come sa- scovo deriva negli altri la assunzione ed rebbe convocare il concilio pfoviuciale , elezione a pastori de' popoli e delle cliie- consecrare i vescovi, dare il crisma, de- se diverse dil mondo. 11 pallio si dà in dicar chiese, ordinare chierici, ed altro Co/if/.?/o/"o, o particolarmente se per gra- cile non può esercitare senza il sagiifizio zia speciale si dà personale, perchè la pe- della messa nelle principali solennità e tizione in concistoro nasce da un dirillo. tempi dichiarati di sopra, e s. Gregorio Gregorio XVI colle sue mani consegnò 1 riprese l'arcivescovo di Ravenna per- privatamente il breve Niìiil certe iiobis che portava il pallio nelle processioni: può if/77//'a,9_, de' i G aprile 1846, ed il pallio imlladimeno accordar facoltà a' vescovi ul cardinale Ugone de la Tour d'Aiiver- di consecrare il suo sulìragaiieo, ed al- gne Lauraguais vescovo d'Arras, con fa- tro fare che sia eseguibile colluso della colta d'usarlo ne'tempi prescritti in Ar- -Stola, cóme consecrar vasi sacri, destina- ras e sua diocesi, concedendolo alla sola re e benedir cimiteri, ec. Però il cardi- sua persona peisingolari meriti che lo di- iial Lodovico di Lorena arcivescovo di stinguono, e per aver piti volle rinunzia- Iieims, quantunque non avesse ricevuto il to arcivescovati per amore di sua chie- pallio, ollenneda Gregorio XIII di poter- sa ; il cardinale s' inginocchiò e il Papa vi convocare il sinodo provinciale. Vedasi senza formalità glielo impose, facendo il Layman, Deauctorilate e(u<;ii pallii, cap. segno della benedizione. 1 cardinali, ben- cunclus n." 2, ed i trattatisti. Perdendo che hanno tutte le insegne vescovili, non 1 arcivescovo il pallio può esercitai'e lesue godono questa del pallio, tranne quelli incondjenze Hiichè ne abbia ricevuto al- costituiti nelle dignità cui è concesso, e tro; il palliodi cui non potè far usoquel- quelli che l'usano per privilegio, lo cui fu accordato, deve bruciarsi e por- Dovendosi fare l'istanza pel pallio nel si le ceneri nel sacrario : tanto decretò la concistoro seguente a quello della pre- congiegazionede'riti nel 1 606. Nelle par- conizzazione delia chiesa, non conceden- ti lontane, con didereuti occasioni o coi- dosi che dopo la spedizione delle bolle, rieri se ne spedirono due per prevenire come disposero s. Pio V e Gregorio XIII, il caso di perdita d"uno;giunti ambedue così l'uditore del Papa accorda dispensa al loro destino, uno si respinge a lio- d' abilitazione per ottenerlo nello stesso ma. Il pallio simbolo della dignità e giù- concistoro. Sul modo di domandare il pal- risdizione metropolitica de' patriarchi , lio in persona o per procura, senza la quale primati, metropolitani o arcivescovi, de- concedesiagli arcivescovi dell'Indie; eco- vesi impetrare entro lo spazio non piti me il prelato uditore abilita a conseguirsi di tre mesi dalla ricevuta conseciazione nellostessoconcistorodellapreconizzazio- episcopale, o conferma se già consecrato, ne, feci parola nel voi. XV, p. 232: quan- l'.rima della quale impetrazione non può ta solennità bisognava per chiederlo an- esercilarsi vcrun alto di giurisdizione o licamente, lo racconta Baronio all'anno funzione vescoN ile o metropolitica al mo- i iS^, n.° 35. Se quello che deve avere do detto, anzi strettamente non si polreb- il pallio è presente in Roma, ne fa egli he assumere il titolo e nome di arcive- stesso l'istanza in concistoro vestito di cap- scovo. Con questa disciplina si è voluto in- pa, insieme a i\n Ak'^'occiIo concistoriale dicare dalla patriarcale e cattedrale basi- (^^.)genufle.s.si, cioè appena terminato il lica Lalcrancnse, neirulh ire al Papa i due coucisloro, prima che il Papa ne parla; i r A L non preieuli dopulann mi piocmntore. Un a V vocale concisloiiii le nello stesso con ■ cislnro non pu?) fare l' istanza per due palili, cos'i dicasi de'procmatori : il primo rsctnpio della postulazione del pallio fat- ta da un avvocalo concistoriale è del i5ic), come riporta il Cartari, ^dvoc. syllabuin,p. io4- Talora per alcune cir- costanze furono accordali senza formale jietizione, come fece Pio VII con diversi nel 1804, con rescritlodcl nominato u- dilore, e perciò dispensò ancora di desti- nare uno speciale procuratore, pagandosi però le consuete propine. Ciò avvenne per- chè il Papa dovea partire per Pai'igi, ed in favore degli arcivescovi di Amalfi, di Trani, di Manfredonia, di Rossano e di lìenecnela o Caraccas. Un cardinale che come arcivescovo o come vescovo d'O- stia ha l'uso del pallio, in concistoro non movendosi dal suo posto, subito dopo pre- conizzato fa personalmente o per procu- ra d'altro caidiiiide la postulazione colla ibrmola,a cui il Pontefice risponde: Pro- pediem dahìrnus. Ecco la forn)o!a pro- nunziata a Gresforio XVI dal cardinal Macelli pel decano cardinal Micara infer- mo. Bealìssiiììc Pater. Ego Piiirentius S.R.E. caidinalls IlJnccJdprocurnlorrcv. card. Jì/icnra cheli ecclcsiae Osliensis prò pai le tjusdcm rei', card, et procuralo- rio nomine inslniiler, instonliiis, et inslan- tixsinie pelo ci tradi etassigiiari pallium decorporcb. PclrisiiiiijUuiii in quo est pie- nitudo poutifìcalis ofììcii.pro ecclesia O- slieiiii iibi commissa. Le altre formoie tli petizioni, cambiali i nomi, sono egua- li. IN'cl voi. XIX, p. 28 r, dissi che secon- do r antica disciplina il cardinal primo diacono o in sua vece il più antico, im- pone ai presenti o consegna ai procura- lori degli assenti il pallio, previo gluru- luento di fedeltà alla s. Sede, dovendo as- sistere a questa tradizione il camerlengo degli uditori di rota, invitalo dal prefet- to delle cci inionie. Per cpiesla imposizio- ne o consegna, nella caj)pella privata del cardinalcbi celebrala uicssa, dopolaqua- PAL 63 le il cirdinal pone indosso il pallio reci- tando un'orazione secondo il pontificale e cerimoniale romano, ed esorta chi lo ha ricevuto 0 custodirlo diligentemente, ed ni procuratori di trasmetterlo ai rispetti- vi prelati, per mezzo di persona sicura. JN'el n.' 17 del Diario di Roma i8o5 si dice del concistoro tenuto da Pio VII nel- l'episcopio di Parigi, e che il procurato- le del metropolitano di llalisbona doman- dò il pallio, rome per sé ft^ce l'arcivesco- vo di Tours. " Essendo quindi pnitiloil Papa dall'episcopio, il cardinal Braschi primo diacono, fece dire la messa da uno de' suoi cappellani, essendo sull' altare i due pallii ; i due arcivescovi di Tours e di Bordeaux (d quale avea già ricevu- to il pallio, ma noneragli ancoraslato im- posto) fatta la professione di fede e pre- slato il giuramento, colle consuete preci die loro il pallio, ed i due arcivescovi die- rono in seguilo la benedizione. Il pallio fuori di Roma si deve rice- vere (la un arcivescovo o vescovo, si in terra che in mare; ma quanto al vesco- vo di Malta, che ne gode il privilegio, non essendovi nell'isola altro vescovo., Pio \ II a'20 settembre 1807 con suo breve de- legò ad imporlo la dignità della cattedra- le, premesso il giuramento del vescovo. All'attuale arcivescovo di Monaco l'im- pose il nunzio apostolico che pontificò nel- la metropolitana, e nel dì seguente seguì l'installazione del prelato nella medesi- ma. Innocenzo VI commise ai cardinali Molile e Tour di dare il pallio al cardi- nal Bertrand, che come vescovo d'Ostia dovea coronare in Roma l'imperatore Carlo IV. Il nunzio Archetti fu delega- to in Pietroburgo a dare il pallio all'ar- civescovo di Mohilo\v da Pio Vi, ed il Bercastel, Storia del crisi, t. 35, p. 1 i i, riprodusse la bella allocuzione pionuii- ziata dal prelato in tale circostanza. Ai cardinali suole imporlo il Papa nella sua cappella segreta; però Urbano VIII ciò fece nella cappella Boighesiana della basilica Liberiana, coi cariliuali Spinola C4 P A L e Alhnrnnz, aicivcscovi di rompn«;loIIn e (Vi Tainnlo; c(^l(;m»'iiU; XI iic;l i 7 i f ) I»T l'Ascensione, avendo cckl)ialo messa nel- la basilica Lafcrancnse, ivi lo diede al car- dinal Aslalli decano. Pio VII nel kStio nella cappella Paolina del Quirinale l'iai- pose al cardinal Soniaglia decano. Gre- i^orio XVI nella cappella segreta del Va- licano lo confer"! a' 2(S-gennaio i84'?- ersioncs, cuni nutbusdani obseri'ationibtis, Ilei in- staclii 1^5^.. J.GavnevVì, Dissert. de usu palla, intei- Disciplina populi Dei, Fleu- ly, eillta a F. A.Zaccaria, Venetiis 1783. Gio. L. Beiti, AnUchilà del pallio e se si concede ai metropolitani? nelle sue Pro- se volgari p. 273, e nel t. 9 delle Dis-- 5r/7.<'rc/. di Zaccaria, p. ii'ò. Dom.Geor- gii, Liturgia liont. Pont., fra le Dissert. recitate ncll'accad. di Benedetto XIV, ri- cordala nel n.° 6721 del Diario di Ro- ma I -j], in una quella diFr. L. Schnell; Del pallio usato dai prelati, e perchè di (Hiesto si servono nell' amministrare il sa' gramento dell'ordine e non in quello del- la confermazione; la vera origine del pal- lio pontificale ; da chi unicamente dipen- da il conferirlo j a chi sia sempre stalo so- lito il sommo Pontefice di conferirlo nel- la chiesa greca e latina, e quale finalmen- te sia l'uso del medesimo. PALLOTTA Gio. Evangelista, Car- dinale. Nac(jue in Caldarola, diocesi di Ca- merino, d'una delle primarie famiglie. lu Roma entrò nella corte del cardinal Peret- tijda cui ottenne il canonicato in s. IVIaria ad Martyres. Divenuto il cardinale Si- sto V, lo lece canonico di s. Pietro , si- gillatore della penitenzieria, segretario de'memoriali e datario, lo consagrò nel i ")ioso Caio-y-Surecla marchese della Itomai)a,clie nel 1808 »sal vessi dal- ia Danimarca, ove Nci[)oleoneravea man- dalo colla divisione spagnuola che servi- va come ausiliaria nelle armale france- si. I dinlorni sono ameni e ben colliva- li, coperti di giardini, orti e case di cam- pagna; vi sono bei passeggi e magnifica certosa. Si pretende clie Palma sia slata fon- data dal console Q. Cecdio Metello; ma di quanto riguarda le sue notizie e vi- cende civili ed ecclesiastiche, lo dissi a Majorca. Welle Notizie di Roma sono re- gistrali i vescovi di Palma o Majorca dal lySo. Solo aggiungerò ai vescovi ripor- tali i seguenti, perchè chiamali simul- taneamente di Palma o Majorca. 1700 Benedetto Panelles benedellino barcello- iiese; 1744 Giuseppe a Zepeda toletano; I 763 Francesco Garrido de la Vega di Tuy ; I 772 Gio. Diaz Guerra di Siviglia; I 778PietroaliubioBenedeltodiCuenca. Pio I X nel 1 847 preconizzò l'attuale mg. llall'aeleManso di Villamayor de Campos diocesi di Leon. Dalla proposizione con- cistoriale si rilevano dilFereuze da quel- la del predecessore, e le noterò. Si dice la cattedrale, vasto e gotico edifizio, de- dicala alla ss. Trinità; la sede suihaga- Dca di Tarragona ; il capitolo con 5 di- gnità ; non si pai la di rendita, né di con- venti e monasteri; 5 essere le chiese par- rocchiali di Palma, 4o quelle della dio- tesi, la quale estendesi a tolta l'isola di Majorca. Un'orribile terremoto de' i/^e i5 maggio i85i, lece morire molli di spavenlo e quasi tulli gli edilizi solfri- rono. PALMATORIA. Strumento ad uso di piattellino con boccinolo o cannello jjer adattarvi una Candela {f^.),cht u^a- 110 nelle sacre funzioni i cardinali, i pre- lati e quelli che ne godono il privilegio, per vedere lume in leggendo. /'. Bugia, Lampadario, Lumi, ove riportai alcune « onccssioui per l'uso. PAL PALMIERI Andrea Matteo, Carde- naie. Napoletano di egregia indole, nel I 5i 8otlenneda Leone X,per rinunzia del zio Vincenzo, l'arcivescovato d'Acerenza e Malera, indi a' 2 i dicembre 1 527 Cle- mente VII locreò cardinale prele di s. Cle- mente ed amministratore di Sarno, per le sue eccellenti qualità e candore di co- slumi, che gli conciliarono pure l'airetto di Carlo V e Paolo III. Questi nel 1 534 lo fece amministratore di Lucerà, e nel 1 535 di Policaslroedi Conserans. Di cuo- re intrepido e magnanimo, e di spirito militare, si esibii ad Adriano VI di soc- correre col proprio denaro e con cjuello degli amici i cavalieri di Rodi assediati dai turchi. Mentre stava per partire col- le genti del Papa per sì gloriosa intra- presa, seppe la perdila di Rodi, per cui poco mancò che ne morisse di dolore. Do- po IO anni rinunziò l'arcivescovato con regresso a favore del fratello France- sco, cui già avea ceduto la sede di Sar- no, ma questi premorto a lui, il cardina- le rientrò in possesso delle due chiese, qua- li nel 1 53 1 definitivamente lasciò. Otten- ne l'amministrazione di Gonza, che do- po breve tempo rinunziò a Troiano Ge- sualdo. Divoto della Madonna, visitò con esemplar pietà il santuario di Loreto, cui lasciò considerabili doni. Mentre era go- vernatore di Milano per Carlo V, morì in Roma nel i537, d'anni 44? c^*-* sepol- to in s. Maria del Popolo. PALMIUA o TADMOR. Sede vesco- vile e grande città della Turchia asia- tica, nella parte nord-est del pascialalico di Damasco, capitale anticamente della Palmirena o regione Palmirena, Paliny- reue. Prese senza dubbio il suo nome dal- le palme che nascono in abbondanza nel deserto sabbioso che la circonda, essen- dovi anche selve di cipressi. Era situala a 35 leghe dalla riva destra dell'Eufra- te, e 60 da Damasco. Non si hanno che congetture sull'origine di Palmira, e de- boli notizie sulla sua singolaresiluazione, sulle fuuli di sue ricchezze, cagione del- PAL l'erezione de'suoi magnifici monumenli, e su molti altri avvenimenti, che limno ignorar l'epoca del suo s[)lendore e quel- la della sua rovina. Secondo la sacra Sciit- tura Salomone fece fabbricare Tadmor o Thoedmor, quasi termine divisorio dei due vasti deserti della Siria e dell'Ara- bia, dopo di aver fatto la conquista del paese di llamath; i greci ed i romani la cliiamarono poscia Palmira, ma gli ara- Li la nominano ancora Tadmor, che significa Palma: era tra gl'imperi dei romani e de* parli. La stona romana fa menzione la prima volta di Palmira, al- lorché Marcantoino sprovvisto di dena- ro, pensò rendersene padrone, e così pro- curarsi i mezzi per pagaie le sue truppe; ma i |)almireni istruiti di tale disegno, benché fosse la città munilissima,si tras- portarono colle loro famiglie e ricchezze di là dell'Eufrate, di cui coi loro arcieri di- fesero così bene il passaggio, che l'armata romana comandata da Emilio fu forza- ta di ritirarsi, rovinando però la città. Palmira era allora capitale di uno stato libero, e l'emporio principale delle mer- canzie che provenivano per via di terra dall'oriente e dall'occidente. Un'iscrizio- ne greca che si legge sopra una colonna fa sapere, che fu eretta da una nazione libera, governata dal senato e dal popolo, alla cui testa era vi un capo o principe; si presume che questa forma di governo de'palmireui durasse fino all'anno 272 di nostra era, in cui l'imperatore Aureliano prese Palmira. Già l' imperatore Adria- no l'avea restaurata e chiamata Adria- nopoli dal suo nome; indi sotto l'impe- ratoreGallieno, Odcnato decurione o ca- po de'palmireui si distinse perla sua po- litica e virtù, per cui l'imperatore lo di- chiarò Augusto, associandolo all'impero: Odcnato fortificò e ingrandì l'almira, e militando pei romani vinse i parti e i per- si, e frenò gli arabi. Dopo la sua morte la moglie Zenobia, del regio sangue dei To- lomei d'Egitto, che regnò in modo tan- to glorioso, iu cuuscgueuza delle sue con- P A L 73 quisle assunse il nome di regina d'Orien- te, «juindiarmò formidabilmente contro i romani, tolse loro gran tratto della Si- ria, dopo avere debellato il re di Persia e soggiogato gli assiri. E noto come Au- reliano marciò contro di essa con tutte le forze deli' impero, che la vinse nelle campagne d'Apamea presso la città di E- mesa, e dopo di aver conquistato Palmi- ra con orribile strage, fece prigioniera la stessa Zenobia colle figlie, che condusse a Roma pel trionfo e cinta di catene d'o- ro. Narra il Terzi che Zenobia, di spiriti generosi e guerrieri, dopo il trionfo riti- rossi nella villa di Tivoli e si fece cristiana; parlava più linguaggi, pose in compendio le storie di Alessandro, e fu peritissima nelle matematiche. Palmira ebbe in se- guilo un governatore romano, e Giusti- niano I la fece restaurare. Presa e ripre- sa in seguito nelle dilferenti guerre che desolarono la regione, oggi Palmira è uu villaggio detto Fa yd, abitalo da poche cen- tinaia di famiglie arabe. Le sue magni- fiche rovine, forse le più sontuose d' A- sia^e dicesi pure di Grecia, restarono sco- nosciute sino al i6() [, essendo le princi- pali quelle di splendidi templi, come del Sole adorato dai palmireni, superbi mau- solei, sepolcri e solido acquedotto. Nel de- serto si trova la valle del Sale, che sommi- nistra sale bianco a Damasco e alle vici- ne città; cjuivi Davide sconfisse i siri. La fede cristiana s'introdusse in Palmira nei primi del IV secolo, segnalata nel 3i i dal martirio di s. Eutropia e delle ss. hU Lia e Leonida sorelle. Divenne sede ve- scovile di Fenicia del Libano, sotto la me- tropoli di Damasco, nel patriarcato d'An- tiochia. JNe furono vescovi i registrati òal- VOriens chrial. t. 2, p. 846 ; Siria sa- cra p. 128. AI presente Palmira, Pai- ììiyren, è un titolo arcivescovile in par- libiis senza sufTraganei, che conferisce la s. Sede. Nominerò tra quelli che ne fu- rono insigniti Filippo Amai abbate di s. Idelfcjuso e confessore di Callo IV re ili S[>.tgna,che morì nel i834 lasciando di- 74 l'AL verse opere, di cui parla il voi. ?., p. jj tlegli Annali delle scienze religiose, nel (|iiale anno aveva pubblicato in IMacb iti, Meditazioni contro il libro inlilolalo le rovine di Pahnira. Pio IX nel concisto- rocle'22 dicembre t84B lo conferì a mg/ Giuseppe de Sylva Torres (del quale par- lai a Imdie Orientali, a Goa, di cui lo fe- ce arcivescovo Gregorio Xf'I, ed ai re- lativi articoli), che nel concistoro de' 17 febbraio i85i dichiarò coadiutore cotL futura successione dell' arcivescovo di Eraga, edoltre la solita proposi/ione con- cistoriale, il Papa pronunziò l'allocuzio- ne Inter noi'os, riportata dagli ninnali del- le scienze relig. serie 2/, voi. 9, p. log. Ivi pure si legge la lettera dell'arcivesco- vo de' 18 novembre i85o a Pio IX, e la risposta di questi de'6 gennaio i85i. PALOSIO o PALOCCl Stcfa.vo, Gzr- dinale.Vali'\z\o romano, canonico Liberia- no e camerlengo del clero, nel 1873 Gre- gorio XI lo fece vescovo di Todi, ove pub- blicò costituzioni di disciplina ecclesiasti- ca. Uibano VI nel dicembre i38i lo creò cardinale prete di s. Marcello, vicario di Roma e camerlengo di s. Chiesa, dichiaran- dolo suo confessore. Concorse all'elezio- ne di Bonifacio IX, che Io nominò arci- prete della basilica Liberiana, ed incaricò di presiedere alla rifazione del tetto del- la basilica di s. Paolo ch'era caduto, e d'e- sigere perciò le decime e contribuzioni imposte. Dopo due anni che rinunziò il vescovato, morì nel 1898 in Roma, e fu sepolto avanti l'altare di s. Girolamo di detta basilica, cui donò la metà del ca- sale di s. Pastore, posto fuori di porta No- inentana. PALTINIERI Simeone, Cardinale, di Padova. Fu nel i 182 creato cardinale da Lucio III, per rispetto del cui nome avendo nella sua arme sostituito al cigno il pesce luccio, fu detto il cardinal del pesce, e morì nel 1200. PALTINILRI Simeone, Cardinale, di IMouselice, diocesi di Padova , dove fu canonico. Dolalo di singolare bcni- PAL gnilù di tratto e gentilezza, nobile per nascita ed elegante nell'aspetto. Am- ministrò la chiesa d'Aveisa, e per l' in- signe sua dottrina e prudenza, Urbano IV nel dicembre 12G1 lo creò cardinale prete di s. IMarlino. Per nere calunnie fu accusato reo, ma senza alcun riguardo alla dignità giudicato rigorosamente, ne uscì innocente, ond'ebbe la legazione del- l' Umbria, Marca , Toscana , Venezia e Lombardia, nella quale eccitò i crocesi- giiali a prendere le armi contro Manfre- di invasore della Sicilia, e in tal carica proseguì sotto Clemente IV, al cui con- clave non intervenne, bensì ai 4 seguen- ti, e morì nel i 27G. PALTOS 0 PALTUS. Sede vescovile della Siria, provincia di Teodoriade, sotto la metropoli di Laodicea, eretta nel V se- colo, e nel XII divenuta arcivescovile. Si conoscono 5 vescovi. Oriens cliriit. t. 2, P-799- PALU' Lodovico, Cardinale. V. il voi. IV, p. i58. PALUDI PONTINE. Nella legazione di Velletri, antica Campania o Campagna romana, nel paese de' volsci. Le paludi denominate anche Elodi, Velabri o Ve- lie trovansi in vari punti dello stato pon- tificio, come esistevano già in gran par- te de'piani d Italia ne'tempide'primi po- poli che vi posero il piede. Questeprin- cipali paludi sono diramate, riconcen- trate, risuddivise e vaste più 0 meno a se- conda del livello del suolo, della quanti- tà delle acque che vi ristagnano o che vi ripullulano, delle materie che vi sono stra- scinale o che vi germogliano, dell'indu- stria praticala, dell'ubertosità nel terre- no circostante e del numero della popo- lazione che le approssima. Di queste pa- ludi le pili eslese sono le Pontine, indi quel- le del Ferrarese in circa 16, che lo smi- surato lialzamento de'fiumi e del mare fa perdere la speranza di ottenerne mag- giore restrizione, e molte sotterranee pol- le mantengono le paludi nella provincia: le paludi asciugate nel Ferrarese dal Ben- P A L Svoglio, cliedeio origine all'omonimo Luogo di Monlc {f^ .). In cpielln tli Bologna Sì contano 6 paludi; multe di queste si potrebbero migliorare, diminuendone la periferia e riducendole alla coltivazione del riso, raa alle altre è impedimento le stesse cagioni del Ferrarese. Nella pro- vincia di Rai'enna la protrazione del lido dà motivo all'aumento delle paludi che sono 5, onde quasi vano riesce qualun- que provvedimento. La valle di Rieti e paludosa e può bonificarsi stante l'utile della caduta e deirinnalzaraento che può ottenersi del terreno dalle torbe del Ve- lino. Le Paludi Pontine sono note fino dal \^i di Roma, nel qual tempo venne costruita la Via Appia e il foro. L'au- mento del lido rende di giorno in gior- no più difficde il loro asciugamento; co- me la natura di quei llumi presenta un ostacolo airefiTetlo delle colmate, lo che bene dimostrò Prony: nel 1778 vi fu a- perto il canale Pio, per dare qualche e- saurimentoa quelle acque ivi permanen- ti. Tanto dichiara il Calindri,vSV7g^^:,'.''o sta- tistico dello stalo pontificio, p. 8', che inoltre osserva, essere di grande ostacolo ai miglioramenti che si potrebbero ese- guire nelle paludi le stagioni eslive, a mo- tivo dell'aria cattiva ciie vi si respiia in tali epoche. Apprendo dal Nicolai, che l'agro o Palude Pontina è una vasta pia- iiiua tli 180 miglia quadrate, chiusa per ima parte dalla catena delle montagne Le- pine fra Cori e Ttrracina, e perla par- ie opposta da un'altura o sia collina, che si stacca dal piede del monte di Cori, e procede seguitamente fino al Monte Cir- cello o Circeo o s. Felice (Z^-). Fra 1' u- iia e l'altra elevazione esiste questo gran piano, chea foggia di conca raccoglie le acque delle alture circonvicine; e perchè inclinalo naturalmente sotto il golfo di Teriacina, quivi lescarica per l'unica foce chiamata di Badino, perchè a ponente vi e il mare Mediterraneo. La pianura è b.ignata dai fiumi Aslura, Ninlèo, Ufen- te e Aiuaseuo, non che dai vusli laghi eli P AL 7 > Fogliano già PomezianOj e Pandonati i fiumi, uscirono dai loro letti e rotti gli argini traboccarono di nuovo e lasciarono mor- te come prima le acque nelle campagne Pontine, il cui territorio divenne domi- nio della chiesa romana sotto s. Grego- rio If, verso il 780. Papa s. Zaccaria ri- cuperò dai longobardi iVbrwrt e Ninfa, le quali con altre città e luoghi, piìi volte furono occupate dai prepotenti signorot- ti romani e altri invasori. Prima di que- sti i feroci saraceni, scorrendo frequen- temente in Italia, con spesse incursio- ni sul nostro litorale da Civitavecchia a Terracina, fuggendo le popolazioni sul- le montagne, le campagne Pontine resta- rono trascurate e in balia delle acque. Fra IMesa ( antica stazione detta ad medias perchè trovasi alla metà delle 19 mi- glia della via lastricata da Traiano ) e Terracina il paese divenne nuovamente in gran parte paludoso, onde diversi Pa- pi ne donarono o venderono le lagune o stagni ad uso di pesca; indi insorsero di- scordie territoriali fra gli abitanti de'cir- costanti luoghi, massime tra Serraoneta cSczze. Eletto nel i 794^ Doiiifacio VI II, fu il primo de" Pontefici, che dopo l'e- spulsione de'goti dall'Italia (non però osò di ricondurre a coltura un paese, ove le acque già da tant'anni solcano ristagna- re, come scrisse il Bolognini) sgombrò le acque paludose del ducato di Sermone- la acquistato dai Cactani suoi nipoti (si- gnori altresì di altri limitrofi luoghi, dei quali parlai altrove, come a Frosi^one e Velletri), col mezzo d'una fossa che sca- vò, non a danno di Sezze, sul cui terri- torio però si rovesciarono poi le acque e fu origine delle accennate contese, |)re- giudizioche devesi piuttosto atlribuire a naturale combinazione. Dimorando 7 Papi in Avignone, le pa- ludi sempre più si allargarono, e lo sci- sma incominciato nel iS'-S impedì ai successori prenderne riparo. Terminalo nel i4'7 coll'elezione di Martino V, a 78 TAL PAL (jucsti pretesero alcuni tlar lodi per ho- le ili Leone X giunsero a turare le boc- liificamcnli ruUi.ciù che non sussiste. Eu- clie tli 13adiuo, ad onta del riportato van- genio IV ordinò de'Iavori alle paludi, che laggio e eoa danno de' terreni ricupera- non furono terminali, e voleva dare allia ti. Sotto Pio IV gli Altemps suoi nipoti direzione al Ninfeo. iSieolò V s'interpose acquistarono le terre poste a collivazio- per le dette discordie senza successo, uè ne da Giuliano. Mentre fr. Felice Perei- iiiandlj ad ellello il nuovo alveo o canale ti era religioso in Sezze diceva pubbli- divisato dal predecessore. Calisto 111 prò- camente, ch'era riservalo a lui tuettere ciuò favorire isezzesi e che si continuas- que'cainpiacollura,e divenuto Papa col se la fossa stabdita da Eugenio IV; ma nome di Sisto V nel i586, pieno di co- non riuscì perla potenza de'conlrari Cae- raggio e di ardore si propose di manda- tani portarlo a couipiaiento uè ad esso, re ad elfotlo il diseccamenlo. Neconces- nè a Pio lì, uè a Paolo II , uè a Si- se l'incarico ad Ascanio Fenizi, architet- sto IV, che prima aveva favorito i Cae- lo d'Urbino, il quale scelse diversi socii Inni; perciò il canale di Eugenio IV per sopperire alla spesa. Rivolte le sue non venne mai prolungato oltre il sito cure alla parte superiore del territorio, detto il Bastione, diuando così le fatali formò un nuovo alveo o canale cui per la dissensioni, adonta che Alessandro VI ri- lunghezza e ampiezza fu datoli nome di chiamasse in vigore la bolla di Pio II Sisto. In breve tempo con esito fortunato sulle bonillcazioiii Pontine. Nessuno dei si acquistarono 92rubbiadi terreno per jnentovali Pontefici pensaronoad asciu- semente, si facilitò lo scolo delle acque su- gare tutta la palude, e farne campi atti periori, migliorando mirabilmente la con. alla coltura, solo procurarono comporre dizione de' più alti terreni. Sisto V ne le ostinate dillbcn/.e fra le popolazioni provò gran piacere e per incoraggire la contendenti, giacche anco ai territoni di prosecuzione dell'opera si recò alle palu- Piperno e Tei racina giunse l'inondazio- di agli i i ottobre 1089 e vi si tratten- ne. Commosso di ciò Leone X, concepì il ne i5 giorni; ma la sua morte avvenuta diseccamenlo della palude per ricavarne nel i5qo, rallentò il valore degl' impre- iitile e troncare le ire, e a spese della ca- sari, e le acque dopo alcuni anni allaga- mera apostolica : cambiato parere ne die rono di nuovo. Allora le comunità Pon- l'incarico al proprio fiatelloOiuliano de line desiderando ricuperare i perduti di- Medici generale delle nulizie, onde l'ese- ritti, ricorsero a Paolo V, che ne com- guisse a sue spese e rischio, donandogli mise l'alfare a un'apposita congregazio- la pianura che avesse liberata dalle ac- ne di cardinali, i quali presero tempera- Iaiillima e Campagna , ed il 8o P A L ireoriK^Jrn Ancrolo Sani. Essi lifeiironn che la nianiiraavea snfric.iente declivio al ma- re per iscaiicarvi le ac(|iie stagnanti , e floversi ridiìrie i fiiinii ai letti fatti da- gli antichi romani. Il prelato pei far ta- cere i contrari nel i ySg pubblicò in Ilo- ina: IMtmoric. deli' antico e presente sta- lo delle Paludi Pontine, rimedi e mezzi per diseecarlc. Ed il geometra in line di eletto libro vi aggiunse : Relazione del- Cnccesso alle Paludi Pontine, esibita con sua pianta, ec. Uicercandosi però impre- sari perchè a loto spese intrapiendesse- ro l'opera, ninno si presentò, istruiti del tiattamento e vicende degli Odescalchi. Clemente XI II risolse di farla a conto del- la camera apostolica, incaricandone con illimitate ficoltà il cardinal Baldassarre Cenci, esci udendo qualunque interloquir- vi compreso il buon governo e la Congre- gazione delle acque {>'■), ed annullando ogni concessione de'Iuoghi paludosi, me- diante compensi ai possessoii delle terre che aveano sollérto. Quando questi in- cominciarono a reclamare mori nel i yGS il cardinale, onde il Papa a'28 novem- bre gli sostituì il cardinal Simone Bonac- corsi egualmente con titolo di delegato e commissario apostolico. Ma la carestia e l'impoverimento dell'erario fece de- sistere di pensare alla continuazione del- l'impresa. Appena Pio VI nel 1770 fu esaltato al pontificato, si presentarono a lui due compagnie di lombardi e francesi, le qua- li si offrirono d'intraprendere con varie condizioni il prosciugamento delle palu- di Pontine. Il Papa rigettò l'orterte e con animo grande vi si accinse egli stesso a conto della camera apostolica, dopo i più accurati esami e investigazioni. Ingran- dì e rettificò il circondario di Clemente Xin,facendodi proprietà camerale iter- reni bonificati, donde il Circondario ca- merale Pontino ebbe origine, contenente 83 miglia quadrate. Ne! 1777 pubblicò. Cedola di motuproprio sulla bonifica- zione delle Paludi Pontine j elesse dirct- P AL tore della bonificazione Gaetano Rapini bolognese, ingegnere idraulico, che meri- tò un busto nella protomoteca del Museo Capitolinole ricevè poi in afìilto generale la bonificazione Pontina ; dichiaròcom- missario legale a riformare la linea del circondario Pontino con facoltà, il giu- reconsulto Giulio Sperandini, poi com- missario della camera aposlolica;ed am- pliandola giurisdizione del tesoriere Pai- lotta, lo costituì giudice esclusivamente ad ogni altro tribunale, per tutte le con- troversie che potessero insorgere, il qua- le legò la slessa giurisdizione privativa a Sperandini. Pio VI propose al Rapini di ripristinarsi lungo la via Appia una linea che convogliasse e menasse al mare tutte le acque della bassa pianura. Tosto che r insigne idraulico studiò tal progetto, e trovando che presentava molti vantaggi sugli altri tutti, si propose eseguirlo, ap- pellandolo il progetto della natura. Di fatti la linea Pia, a tutto diritto da Pio VI denominata, posta nel centro della pa- lude, avendo bastante pendenza per met- tere al mare, e basso livello per racco- glici e le acque delle fosse miliarie, che le furono scavate perpendicolarmente, e per inalveare i maggiori fiumi e canali d'al- ta provenienza, cometa Botte, la Schiaz- za, il Ninfa, la Cavata, la Cavatella, l'U- fenle e l'Amaseno, è l'arteria di mirabi- le rete di confluenti, che raccogliendo le acque tutte che impaludavano il circon- dario, con grande velocità e forza le con- voslia nel Portatore di Badino, che le sca- rica al mare. Questo mirabile stabilimen- to , che crebbe la gloria dell'idraulica italiana e rese celebri i nomi di Rapini, Asloin e Scaccia, deve a Pio VI anche il primo concetto. L'abbandono delle pa- ludi, divenute in parte boscaglie e selve utili per carbone, legname da costruzio- ne e ghianda, non che peschiere natura- li o artificiali per opera de'paesi limitro- fi, che nel disordine delle cose pubbliche se n'erano impadroniti, Pio VI le riven- dicò al governo abolendo le peschiere e PAL ne sbo.f) il Pon- lelìce. Silos rilluslrù con due epigrammi, p. 34'^ Mausolea roin. Pont, li traspor lo del cadavere dal Vaticano in detta chiesa seguì ne! pontificato d' iimoccii/o XI, il quale dichiarò i Pamphilj Confa- lonieir del popolo romano (/^'.) Girolamo ebbe in mogli prima Isa- bella Conti, poi Olitnpia CallareHij e la- sciò Benedetto Pamphilj che a'5 giugno I 726 sposò Teresa Olimpia Borghese. Loro figlio ed ultimo dei Pampini] fu Camillo, che fece la facciata esterna del palazzo al Corso, fabbricò a piazza di Ve- nezia il Palazzo Pamphilj [V.), e ^tv compensare la chiesa di s. Agnese del ric- co Ostcnòorio (f^.), eh' erale stato ru- bato, altro magnifico e prezioso ne do- nò alla medesima. Con lui terminò nel 1760 la nobilissima famiglia Pam- philj, celebre per generosità, magnifi- cenza, soda pietà, profonda religione e per l'esercizio delle più belle virtìi, che in mi ulle ricchezze meritamente eredi- tarono colla primogenitura i Doria Lau- di, d'antica, potente e famigerata fami- glia di Genova, come dissi a quell'arti- colo: la secondogcni tura l'ebbe il secon- lire con ipoteche del fidecommisso dell-i PAM S; dogenitode' Borghesi Aldobrandini, con la villa di Frascati. I Pamphilj ebbero i seguenti 5 cardinali, ed i Doria 6, co- me può vedersi alle loro biografie, 3 dei quali col cognome di DoriaPamphilj. Vedasi G. Sdoppi, Doriariun gentien- siuni genealogia, et ex iis impcratoritni et regimi origo, Auguslne \ indelicoiimi I 63 I . Credesi che venga la famiglia Do- ria da Arduino de' Visconti di Narbona che in Genova sposò una signora delia famiglia Volta ora Cattanei, chiamala Oria, e (piindi il nome Doria alla fami- glia, che tosto divenne chiaiissiina per calore e per ogni altro pregio. Si divi-e in piìi rami, ed in Genova fu una delle 4 più antiche, più nobili e più polenti: Andrea il Grande, fu chiamato padre e liberatore della patria. Giaiuieltifio suo nipote perì nella congiura de' Fieschi (/ .) : il di lui i.° figlio Gio. Andrea e- reditò i possedimenti d'Andrea e fondò la linea de' duchi di Melfi, ducato del regno di Napoli ; il 2." fece quella dei duchi di Tuisi principi d' Avello, che passò nella Colonna. AllroGiovanni An- drea IV duca di Melfi, per la sua ava Anna Pamphilj moria nel 1728, eiedi- lò nel 1760 il [)rincipalo di Laudi ; ai 1 3 maggio Francesco I lo dichiarò prin- cipe dell'impero e di TorrÌ2;ia negli stali sardi, ed a'3o dicembre ereditò i beni e le proprietà de' Pamphilj che aggiunse al suo cognome. Ebbe per fratelli i car- dinali /emonio e Giuseppe, ed ai detli titoli e siguoi ie aggiunse quelli di gran- de di Spagna di prima classe, principe fli Valmonlone nella legazione di Velie- tri, s. Martino, ec. Da Leopolda di Sa- voia Carignano sua consorte, nacquero il principe d. Luigi Gio. Andrea, il car- dinal Giorgio, d. Eleonora, d. Vittoria, ed il virtuoso cav. d. Carlo. Il princi|)e d. Luigi nelle calamitose conseguenze della pace di Tolentino si rese somma- mente benemerito della s. Sede, poiché con atto maii^nanimo fu il solo a garan- 88 P A M piiinogeniliiia l'amphilj l' imprestilo di un milione d'i scudi, a/ione ohe giusta- inente celebrò Baldassari, Rclaz. clc'pa- ti me n li (li Pio VI , t. 2,p.23. D. Lui- gi successe al padre nel i 820 nel prin- cipato e nell'esercizio delle virtù; si di- sliose per esemplarità, singolare umil- tà ed animo generoso pel culto divino e co' poveri ; luoii compianto ne'primi del 1838, e quale l'encomiò il n.° i 2 del Dia- rio di Roma. Nel 1810 erasi sposato al- l'eccelsa dama d. Teresa Orsini de'duclii di Gravina, le cui preclare doti e opere di cristiana pietà Roma ricorda con am- mirazione e gratitudine, come fornita di cuore benefico e umano, onde fu rifugio agl'infelici, e di amabile e colta conver- sazione : i principali campi ov'essa eser- citò la sua ardente carità e zelo furono gli Ospedali dis. Giacomo e del ss. Sai- valore {V.), ed in questo istituì le O- f pedaliere j V Ospizio della ss. Trinila y di cui fu edificanle priora; ed il Conser- vatorio del Refugio {V.), che da lei prin- cipalmente ripete la fondazione. Mon nel 1829, ed il supplimento del n.° 29delle Notizie del giorno, ne pubblicò l'interes- sante necrologia. In essa si legge, che fu benemerita di belle escavazioni d'antichi- tà operale nella magnifica villa Pam- philj e nel vasto lenimento di Lorio o Lorivano sulla via Amelia, presso Castel di Guido dell'ospedale di s. Spirilo, aven- done illustrato i monumenti rinvenuti il celebre Girolamo Amali. Nicolai, Meni, della campagna roni. par. r, p. 72, par- lando della tenuta Eottaccia , succeduta air antica città e castello Lorivano, ove si rinvennero marmi antichi nel 1781, lodando la pietà de' Doria Pamphilj, par- la dell'obbligo ingiunto agli eiedi di te- nervi ospedale per 1 icevervi gì' infermi delle tenute spellanti alla famiglia come delle confinanti, e una carrozza per con- durli negli ospedali di Pioma.Dad. Luigi e da d. Teresa nacquero : r.° d. Andrea in cui il cielo raccolse a dovizia mirabili doti, morto nel i835; 2." d, Leopolda PAM maritata ai principe di Campagnano d. Sigismondo Chigi, defunta; 3." d. Fi- lippo Andrea; 4-° d. Domenico cavalie- re gerosolimitano. Nel i838 a' 2G gen- naio d. Filippo successe nel piincipalo al padre e nel 1 839 sposò lady Maria Tal- boi figlia del benefico conte di Shrew- sbury (di cui parlai a IiVgiiilterra), so- rella di d. Caterina Guendalina che ce lebrai a Borghese famiglia. Da questo matrimonio sono nati: i.° d. Teresa Ma- ria nel 1840; 2.° d. Gio. Andrea, nato nel palazzo di Albano, ove ebbero luogo quelle splendide feste narrale nel n.' 37 delle Notizie del giorno i843; 3.° d. Luigi Andrea nel i845 defunto ; 4-" Guendalina nel 1847- PAÌMl^HILJ Girolamo, Cardinale. Patrizio romano, meritò l'intrinseca ami- cizia del suo direttore spirituale s. Fdip- po Neri. Applicossi allo studio della giu- risprudenza, e pei progre>si che vi lece, Gregorio XIII lo elesse reggente della can- celleria e uditore di rota, nel quale uf- fizio si acquistò straordinaria celebrità di nome. Alieno dai cortigianeschi ossequi, Clemente Vili volendone premiare le virtù, a'9 giugno iGo4 lo creò cartlina- le prete di s. Biagio dell'anello. Paolo V lo nominò vicario di Pvoina, ove morì nel 1610, d'anni 66, per aver dormilo in una camera di fresco imbiancala. Fu sepolto in s. IMaria in Vallicella, con ma- gnilìcD epitaiiio postovi dai nipoti, uno de'quali iu Innocenzo X,alla quale chie- sa e all'annesso oratorio dell'Assunta la- sciò le suppellettili di sua domestica cap > pella. PA .MPtIILJ Gì AMBATTisTA, Cardina- le. F . Lv\ocENzo X Papa. PAMPHILJ Camillo, Cardinale. Pa- trizio romano, nacque in Napoli da Pam- phiiio e da d. Olimpia Maidalchini. Si applicò nella fanciullezza alle arti libe- jali, e sopra ogni altra ebbe la poesia per lui le più grandi attrattive, e com- pose versi; non liascurò la filosofia, le malemaliche e l'archilettura. Divenuto PAM P A RI 89 Papa Io zio Innocenzo X^ subito lo fece generalissimo ili s. Chiesa, ma di nuovo generale delle milizie, e quanto lece lo 111 segno del suo animo incostante, così dissi ne* voi. XXVIII, p. 23T, e XLIII, di quello di sua madie. 11 principe fu p. 28. Questa promozione fu celebrala di tanta pietà, die ai Gesuiti [f^.) rie- con diverse composizioni citate dal Caii- difìcò e magnificamente abbellì la chiesa cellieri nel suo J/e/r<7/o, ove sono molle dis. Aiuheaal Quirinale, facendo allret- erudizioni sui Pamphiij; quella de! Uni- tanto con quella di s. Nicola da Tolen- soni porta per titolo: Le glorie Painpìà- tino, ora delle /)^i«/.v/('/ìp (/^.), restaurau- He, ode con osservazioni storiche. Qiiin- do la chiesa delle cappuccine di s. Lr- di il Papa poco dopo a' i4 novembre bano e donando i5,ooo scudi al con- iG44 Io creò cardinale diacono dis. JMa- servalorio di s. Eufemia, come notai nel ria in Domnica, colla soprintendenza di voi. XIX, p. i.\i). La sua carità verso i tulio lo stalo ecclesiastico, e legato d'A- poveri fu tale, che oltre alle quotidiane \ignone. In ogni aliare mostrò destrezza limosineche loro facevaabbondanteuieu- niirabile, ed usò di sua dignità con tal te, in un giorno dispensò 3, 000 rubbia moderazione e accorgimento, che si rese di grano. Nella chiesa di s. Agostino e- grato non meno ai ministri de' principi resse la nobilissima cappella tli s. Tom- che a questi. La Spagna gli conferì il maso da V illanova, ornandola con sta- pingue arcidiaconato di Toledo, che poi tuee preziosi marmi, ed alla basilica Va- rinunziò a d. Giovanni d' Auslria ; la ticana donò molti candellieri d'argento. Francia gli assegnò la famosa abbazia di PAMl^lllLJ Be\edf,tto, Cardinale. Gorbia ; e la repubblica veneta lo aggre- Romano, nacque dal principe d. Cauiil- gò alla sua nobiltà coi discendenti. In di- Io ni|)()te d'Innocenzo X, e da d. Oliui- versi emergenti di negozi ardui e spino- pia Aldobrandini. Innocenzo XI per re- si, si disinipegnò con somma lode, e ben- stituzioue di cappello, il 1 .° settembie che giovane d'età procedette con pru- 1 68 i lo creòcardinalediacono di s. Alarla denza come un vecchio. JNella guerra di in Portico, donde passò a s. Maria in Via C^7.«/ro seppe scegliere a capi persone de- Lala,e lo fece gran priore gerosolimitano gne, e prontamente (ormò numerose mi- di Roma. Alessandro \lll gli allidò la le- tizie. Procurò di non aggravare tostato gazionedi bologna, InnocenzoXII,lofece con gabelle, di far amare e riverire lo arciprete Liberiano e prefetto di segna- zio severo e di temperamento alquanto tura, e lo prepose a quanto fece a Porto aspro; e sotto la di lui sagace direzione d' Anzo, e per la congregazione che vi conchiuse affari che gli guadagnarono la istituì ordinò che sempre un Pamphilj stima universale. Essendo l'unico rampol- ne fòsse membro; indi lo trasferì all'ar- lo della famiglia Pam/;/*///' (A.), con ap- cipretiua Lateianense, ove con raro e- provazione della matlre volle continuar-- senipio aprì e chiuse la porta santa nel la, per cui a'?, i gennaio 1647 rinunziò 1700 e 1725, e fece le staine de'ss. An- la porpora e sposò d. Olimpia Aldobran- drea e Giovanni. Clemente XI nel i 704 dini, dalla quale riportò due maschi, cioè lo nominò bibliotecario, e come i.°dia- Giainbattista che gli successe nel prmci- cono coronò Innocenzo Xlll. Interven- pato, e Benedetto poi cardinale, oltre 3 ne a 6 conclavi e morì in Roma in quel- femmine. InnocenzoX, credendo vilipe- lo del i'-3o, a' 20 marzo, d'anni 77. sa la dignità cardinalizia per tale rinun- Lasciò immense somme alla famiglia, e zia, l'esiliò a Caprarola, e dichiarò car- fu se[)ollo ins. Agnese senza funebre mo- dinal nipote Camillo Astalli ^cwe poicad- numenlo. de in disgrazia. Rientrato in favore il l'AMlMllLJ COLOXXA Pietro, Cz/- principe nipote, lo nominò Innocenzo X diuidc. /'. Colo.nna Pamphilj. ^. 1» A M PAIMIERS [Ajyaniien). Cillìi con re- sidenza vescovile di Francia, nel diparli- ineiilo dell'Ariège, che forma la diocesi, capoluogo di circondario e di cantone , i8i leghe da Parigi, in fertile pianura sulla destra riva dell'Ariège, sede di Iri- j)uuali e dell'autorità. Assai grande e ben distribuita, la fabbrica non è corrispon- dente Lacattedraledicesidisegnodi Man- sard, è sotto l'invocazione di s. Antoni- no vescovo, con l'episcopio contiguo. Il capitolo si compone di 8 canonici, tuio dei quali è arciprete parroco, e di diversi o- norari, e nelle feste pel divin servigio vi accedono gli alunni del gran seminario, essendoveue altro minore. Vi sono con- fraternite, case religiose, ospedale, teatro e fabl)riche d'acciaio. I dintorni sono fer- tili di grani, fiiitti e pascoli, con sorgen- te ferruginosa e sabbie aurifere. Nel me- dio evo Pamiers si chiamava Fredela.s o Fredtlaluin, poi Jpainiae o Paniiac, e fu capitale dell'antica contea di Foix, ai- quante volte saccheggiata. In sua origine abbazia di s. Antonino di Fredelas, fonda- ta verso la metà del secolo X, fu poi dei canonici regolari di s. Antonio. Insegui- to i conti di Foix avendo fabbricato al- l'intorno e al vicino castello di Pamieis, questo die origine alla città, di cui i con- ti e gli abbati furono consignori. Bonifa- cio Vili a' i6 settembre I2C)5 eresse l'ab- baziale chiesa in cattedrale, e col terri- torio che tolse da Tolosa formò un ve- scovato, che a quell'arcivescovo dichia- rò sulFiaganeo, come lo è ancora. Vi la- sciò il capitolo regolare, l'unico che per lungo tempo rimase nel regno, composto di 6 dignità e g canonici tutti regolari, e 12 semi- prebendati secolari, con 25,ooo lire di rendite pel vescovo, ch'era presi- dente degli slati del contado di Foix e assisteva a que'di Linguadoca. 11 l .° ve- scovo fu s. Lodovico arcivescovo di To- losa, che conservò le due chiese con be- neplacito apostolico ; lo fu pure Jacopo ilei Forno, nato in Saveidun nella dio tesi, che nel j SS.jdiveune BeiicdetloXl l. P A M I successori si leggono nella O.illìu chr. t. 2, par. i, p. i63, e nelle Notizie di Roma. Pio VII nel i8oi la soppresse e ristabilì nel 1817. Gregorio XVI nel i84'j fece l'attuale vescovo mg.' Guido Alouvry della diocesi di Rennes. Ogni nuovo vescovo è lassato in fiorini 370. PAMPLONA {Pampilonen). Città'cou residenza vescovile nella Navaria di Spa- gna e forte, capoluogo di provincia, a 70 leghe da Madrid, sopra un piano eleva- to, la di cui superficie presenta alcune colline, circondata da montagne de' Pi- renei. Occupa una di quelle colline, di forma irregolare, nella fertile valle è sul- la sinistra dell'Arga, e vi sono le princi- pali autorità della provincia. Cinta da uu muro bastionato, difesa da due forti e- sterni e da una lunetta trincierata , ha pure una cittadella al sud costrutta da Fi - lippo li, che nulla risparmiò onde farne il più formidabile baluardo di questa par- te della Spagna. Le strade sono belle, le case senza gusto,e vi sono 6 fonti. Oltre il bel passeggiodiTaconera, venesono 3 al- tri fuori le mura: 6 ponti comunicano alla riva sinistra della riviera, ove stanno il sobborgo Rochapea e quello della Mad- dalena. Pamplona non ha alcun pubbli- co edifizio veramente osservabile, tran- ne il grande palazzo pubblico, sostenuto da arcate, ma senza gusto; la zecca, i pa- lazzi del governatore, de'consigli ove so- no gli archivii, i tribunali e le prigioni. La cattedrale con altissima torre e con battisterio, sacra alla Beata Vei'gine As- sunta, non è rimarcabile che per la sua antica costruzione gotica, grandezza e in- terna ricchezza, in cui è il sepolcro di Car- lo IH d'Evreux, maritod^Eleonora di Ca- stiglia, avendo contiguo l'ampio e como- do episcopio. Il capitolo già de'canonici regolari di s. Agostino, si compone di i 2 dignità, prima delle quali è l'arcidiacono, delle prebende canonicale e teologale, e di alcuni poizionari ealtri chierici ; il par- roco ha cura delle anime. Vi sono altre 3 chiese parrocchiali col fonte sacro, 7 PAM conventi di religiosi, 2 inonaileri di mo- luulie, confraternile, seminario, ospizio pegli esposti, grande ospedale, casa di ri- lugio cou oAìcine di lavoro, collegio e tea- tro. Prima era vi la congregazione de' C<3- noìiici regolali diPmnplona (f^-)- E pa- tria di IMoret storico di Na varrà, di I\li- gueld'AnchetascuUore,di Ilurtado pro- fondo scrittore, del generale Elio, ec. 1 dintorni sono Urlili e si trovano piriti di rame. L^origine della città si perde nella notte del tempo. Pompeo l'ingrandì e la restaurò e gli die il suo iionìe, onde fu chiamala Fompdon, Ponjplona, Pompe- iopolis. Molto sollrì dalle vittorie di Giu- lio Cesare, indi soggiacque ai goti nel V secolo, e cadde in potere de inori verso il ySo. Carlo Magno scacciò spesso tali popoli e loro la tolse nel 778. Divenuta capitale del regno di Navarra (^.)j i re vi fermarono la residenza e sostenne di- versi assedi. Nel \5ii il ducadAllja se ne impadronì, ed i francesi nel i52i fe- cero ogni sforzo per prenderla contro l'e- nergica difesa dis. Ignazio Loiola, il qua- le ebbe infranta la gamba destra che pro- dusse scoraggiamento ne'suoi, per cui ce- derono al nemico preponderante; onde poi derivò la di lui vocazione di abban- ilonare il mondo, divenendoglorioso fon- datore della compagnia di Gesù, ed un gran santo. Di nuovo i francesi l'occupa- rono per sorpresa nel 1 808 e la conseiva- rono sino al 181 3. Cadde egualmente in loro potere nel 1823. Si vuole che gli abitanti fossero i pri- mi navarresi che abbracciarono il ciislia- nesimo. La sede vescovile fu eretta nel V secolo sotto la metropoli di Toledo, don- de Gregorio XIII la fece sulTraganea di Burgos e lo è tuttoi'a. 11 i." vescovo fu s. Firmino, martirizzato ad Amiens, pa- trono della città, ch'ebbe tra'successori s. Maiciano. Per le incursioni de'barba- ri mori messa in disordine la sede vesco- vile, i vescovi di Pamplona la trasporta- rono nel monastero Leirense, situato sul- lo sommila de'Pii enei. SancioIII il Gian P A M 9 I de re di Na varrà perciò ottenne da Pa- pa Giovanni XIX detto XX, che i mo- naci potessero eleggere il vescovo di Pam- plona. ISel 1 oòn si celebrò un concilio in Pamplona, in cui fu essa ristabilita per sede del vescovo, presiedendolo Ponzio vescovo d'Oviedo. Alessandro IV statuì clie il re di Navarra fosse unto e corona- to dal vescovo di Pamplona. Il vescovo Arnaldo di Pnyana nel 1 3 1 '" vi tenne un sinododiocesano. Innocenzo VI nel 1 3 ><) creò cardinale e vescovo di Pamplona il nipote Monlnrco. Nel 14^9 il vescovo cardinal Bcssarioiie vi celebrò un sino- do. Alessandro VI fece vescovo di Pam- plona e cardinale il figlio famoso Cesate Borgia [V.), che rinunziate le dignità restò morto nella battaglia per l'assedio del castello di Viane, diocesi di Pamplo- na, a' 12 marzo iSoy, giorno anniversa- rio del suo possesso come vescovo di es sa. Nel I ji I fu eletto il cardinal Albivt dal capitolo, ma Giulio II ricusò le bol- le per essere intervenuto al conciliabolo di Pisa ; nominò in vece il cardinal Saii- /o/;o, che ricusato dal capitolo, questo fu interdetto, flnchèobbedì. Dipoi Leone X concesse le bolle al cardinal d'AIbrel, ma non ne prese possesso, né godè le rendi- te. Il vescovo cardinal Alessandro Cesa- rini nel i 53 i celebrò il sinodo e pubblicò Slatitln et constitiUiunes. La peste vi lece strage piìi volte, onde in cjuclla del 1721 il popolo fece volo di non rappresenta- re più commedie, ma restandone pregiu- dicato il teatro, proprietà dell'ospizio dei bastardi, Benedetto Xlil commutò il vo- lo con tre esposizioni del ss. Sagramen- lo e una processione per la Purilìcazio- ne, e per ulliino li liberò anche da ciò con somministrare 5oo scudi per la fab- brica della chiesa de'caimelitani di Tu- dela, come si legge nel breve Cimi Sa/i- clissiinns, de' 1 7 marzo i 729. Nelle I\o- tizie di Roma sono registrali i vescovi dal 1735. Lo è dal i83o mg.^ Saverio Andriani di Barcellona. La diocesi è am- pia e contiene <)oo parrocchie. Ogni nno- 9*1 P A INI vo vescovo è lassato in i^joo noriiii, a- venclo eli rendile 3oo,ooo circiter rega- lia (le Vellon, gravati di pensione. PAMPLO.XA NUOVA. F. Nuova I'ami'lona. PANA IMA' {de Panama in Indiis, Fa- naiiiaìien). Città con residenza vescovi- le nell'Arnerica meridionale, nella repub- blica di Colotiìbia, capoluogo del dipar- timento dell'Istmo o Nuova Granala, e della provincia del suo nome, sulla co- sta nord del golfo di Panama, a i6j le- ghe da s. Fede di Cogota, sopra una pic- cola penisola difesa da un proseguimen- to di piccole isole. L'aria è malsana, i ca- lori fortissimi. Guarnita Panama da al- cune opere di forlifica/.ione, si divide in alta e bassa città, e questa ulticua chia- niasi El Farai ed è la più popolala. Ri- marcasi una gran piazza pubblica, l'ospe- dale e la cattedrale, che lia prossimo l'e- piscopio. Quella è dedicata alla Beata Vergine sotto il titolo la antiqua, con ballisterioe 2 parrochi. Il capitolo è com- posto di 4 dignità, essendo la i.'^ il de- cano, q canonici e diversi cappellani e chierici. Vi è altra chiesa parrocchiale col fonte sacro, i\ì\ monastero di monache, coiiCraternile, seminario, collegio con cat- tedre. La rada è bella ma pericolosa, la costa è bassa ed olfre un semplice sbar- co, fermandosi i grossi navigli nell'isole Perico e Flaminco: non ostante il com- mercio è considerabile. Panama significa luogo abbondante in pesce. Allorché gli spagnuoli vi si stabilirono nel i5iS, fon- darono Panama a 4 legbe dall'attuale ; distrutta la prima città nel iGyS da Mor- gan, gli abitanti più bella la ricostruiro- no ili piano migliore. Invano tentarono stabilirvisigli scozzesi nel 1699 sul golfo Darien, e perirono pel clima e per le guer- re ; i francesi stabilitisi nel 1740» furo- no trucidati nel I 754 dagl'indiani a isti- gazione degl'inglesi : il governo spagnuo- lo costruì un furtesuUefrontiere per sog- gelfaie quegi indigeni, l tenibili incen- di del i7'j6 e 17H4 '^ distrussero uuo- P A N vanienle. Fu assai florida quando il com- mercio dell'America meridionale coila Spagna si faceva col mezzo de'galeoni,ed era un emporio di merci d'Europa e di America. Nel 1740 decadde il commer- cio, allorché le ricchezze del Perù furono tiasportale pel mare del sud nell'Atlan- tico raddoppiando il capo Horn, e dac- ché gli altri porti furono ammessi a go- dere la libertà commerciale. Vi si tenne il congresso di tulli i nuovi stati d'Ame- rica separatisi dalla Spagna. La provin- cia di Panama occupa la parte orienta- le del dipartimento dell'lstmoecompren- de l'istmo di Panama ; è rinchiusa fra il golfo omonimo e il mare delle Antille, ed attraversata da una catena di montagne. La sede vescovile, secondo Commanville, fu eretta da Leone X nel i5i5, altri la dicono istituita nel i534 da Clemente VII, indi fatta sulfraganea di Lima nel 1545 da Paolo HI ; ora lo è di s. Fede di Bogota. 11 i." vescovo fu Vincenzo di Pedrosa domenicano. La serie de'vesco- vi nelle Notizie di Roma si cominciò dal I74'2. Al piesenle lo è mg."^ Gianfrance- sco Manfredo già vescovo di Miriofidìin. partibui, fatto nel i84'J> coadiutore del predecessore. La diocesi è amplissima e comprende leprovincie diPanamà e Ve- ragiia. Ogni nuovo vescovo è tassato di 33 fiorini, essendo le rendite 4000 ™0" liete di quelle parti, pagate dal governo. PANAT0RL\. Sede vescovile della Mauritiana Cesariana, nell' Africa occi- dentale, sotto la metropoli di Giulia Ce- sarea. Noi. Afr. PANCERÌNI 0 PANCIERA Antonio, Cardinale. Nacque da nobile e povera famiglia di Portogruaro nel Friuli. Da- tosi alla giurisprudenza, mostrò in Ro- ma tra'notari la sua abilità, e come abbre- viatore lo conobbe Bonifacio IX e fece suo segretario, nel iSpS vescovo di Concor- dia, forse già arcidiacono della cattedra- le, e l'autorizzò ad usar le proprie inse- gne gentilizie de'Tomacelli, come vede- bi nelle monete che coniò qual patriarca PAN v'ol)be occasione nell'invasione degl'ini ■ periali fiancesi, di manifestare di nuovo la coraggiosa sua fedeltà. R.ipristinatonel 18 i4 il governo papale, Pio VII lo di- chiarò delegato di Pesaro e Urbino, indi come benemerito preside lo promosse a segretario di consulla, poscia in premio de' suoi meriti e del lodevole disimpe- gno delle cariche esercitate, il Papa ai IO marzo 1828 lo creò cardinale prete di s. Sabina, e Io fece protettore di Car- toceto e di Cossignano. D'animo paci- fico, di filosofici e semplici costumi, di maniere dolci e cortesi, godè circa 10 mesi la porpora, e d'anni 78 morì inRo- ma d'apoplessia il i." febbraio 1824, tlopo essere intervenuto al conclave per Leone XII, e fu sepolto nel suo titolo. PANDOLFl ALBERICI Francesco 1M\RU, Cardinale. Nacque in Orvieto da nobile e antichissima famiglia a' i 8 mar- zo 1764. Fino dai più verdi anni venne annoverato fra 'canonici della cattedrale, e nel i8i4 Pio VII lo nominò prelato domestico e referendario delle due se- gnature; quindi ebbe luogo fra' ponenti di consulla e ne divenne decano, per cui pili volte funse le veci del segretario, co- me pure fu ascritto Ira' prelati dell' im- munità. Pio Vili lo fece canonico di s. Pietro e nel i83o suo maestro di came- ra, in ((uesto uffizio lo confermò Grego- rioXVI,ea'2 luglio i832 lo pubblicò cardinale prete, avendolo creato a'So set- tembre i83i. Indi per titolo gli conferì la chiesa di s. Prisca, e lo annoverò alle congregazioni dell'indulgenze, consulta, buon governo e acque. Le virtìi eccle- siastiche di cui era adorno, la rettitudi- ne e diligenza con cui esercitò gl'impie- ghi che gli vennero aftldati, la carità e compassione verso gl'indigenti ne forma- rono l'elogio. Morì in Pioma d'anni 71, a'3 giugno i835, e trasportato il cada- vere in ss. Apostoli, il cardinal del Dra- go celebrò la messa di requiem, \f\d\ ven- ne tunnilato nel suo titolo cardinalizio. PANDOLFINI Nicolò, Cardinale. P A .\ PAN 9 > Potriziofiorenlino, da canonico della me- nome, di cui si cosliluiscono molle spe- tropolitana di Firenze, Pio 11 lo nomi- eie e varietì», dipendenti dalle due spe- nò chierico di cameia, Paolo 11 lo fece eie primitive, frumento duro, trllicurii scrittore apostolico, Sisto IV lo incaricò furgi(lum,e il frumento gentile, Irilicum dell'educazione del nipote poi Giulio II, hibcnuim. Nella sacra Scrittura il pano e nel i4''4 'o f''f^''''T*^ vescovo di Pistoia, talvolta significa ogni specie d'alimento, indi governatore di Benevento. Innoccu- come l'accjua significa ogni sorla di he- r.o Vili gli conferì la ricca abbazia di s. vanda, e dicesi figuratamente in diversi Zenone di Pisa, e Giulio li lo volle a suo modi; rpiando noi domandiamo a Dio il segretario e uditore per le cause più gè- nostro pane f/uolidiano, s'intende tutto Jose e interessanti, ascrivendolo alla prò- ciò cli'è necessario alla vita. Gesìi Cristo pria famiglia Rovere. Dicesi che non lo benedì i pani prima di distribuirli alle creò cardinale per essersi opposto alle sue turbe, moltiplicandoli prodigiosamente, opinioni ; ma Leone X vi suppPi all'im- Dio fece a diversi santi operare miraco- provviso e benchr assente il i." luglio li nella moltiplicazionede'pani. Gli ebrei IDI 7, dichiarandolo cardinale prete di cliiamavatio pani di proposizione quelli s. Cesareo. A lodata vita die fine in Pi- che isacerdoti di settimana [)onevano tut- sloia con santa mortc,sinceramente com- ti i giorni di sabbato nel tempio sulla ta- pianto, nel i5i8, d'anni 78, chiaro per vola d'oro, ch'era nel santuario davanti scienza e dottrina, per compassione e li- al Signore; erano 12 per distinguere le beralilà co'poveri,e per l'amore verso la tribìi e non potevano essere mangiati che sua chiesa che governò 44 anni. Coi be- dai sacerdoti, quando ogni settimana si neficii ne accrebbe il lustro, aumentò il rinnovavano. Gli eUreiavevano moltema- collegio de' chierici, fondò il monastero niere di cuocere il pane, ed oltre 1' uso di s. Nicolò e la dignità arcidiaconale, ed ordinario del fuoco, talora lo cuocevano accrebbe le renditedella mensa, onde dai sotto la cenere o sopra lastre di metallo pistoiesi fu chiamato alìVtt uosa mente pa- o sopra pietre riscalda te. 1 romani da prin- dre spirituale, e per amore gli eressero cipio mangiavano il grano crudo o Io fa- una statua. Il cadavere trasferito a Firenze, cevano bollire come il riso ; poi i'abbru- riposa nell'abbazia fiorentina, nella tom- stolironoeNuma istitmuna festa perque^ ba degli antenati. sta .scoperta. Poco dopo cominciarono a PANDOLFO, Cardinale. Fu offerto pestare il grano ne'mortai e a farne una nella puerizia a s. Benedetto in Monte pasta, pei'ciò dai loro vicini furono det- Cassino, ove ne professò la legola, e per le ti niangia polenta. Nel 4'^'^ avanti la no- sue splendide doli Pasquale II del lopq stra era trovarono il modo di fare la pa- lo creò cardinale prete. Non pare che fos- sta forte e poi delle focacce o schiaccia- se vescovo d'Ostia, comealTermano alcu- le, ed ecco fatto il gran passo per ginn- ni, e scrisse i sermoni per le feste di tut- gere all'arte di fare il pane. Questa pe- lo fanno. rò non divenne comune in Roma prima Pane azzimo e Fermentato. /'. dell'anno i5o innanzi della era, e pro- Pane. pagandosi, già al tempo d'Augusto v'e- PANE E Pane BENEDETTO. 11 pnne,pa- lano in Roma da .3oo fornai che Io fa- tiis, è un cibo comunissimo fatto di i'a- cevano o cuocevano, avendo i loro muli- lina di grano o di biade, come orzo, ve- ni, e giunsero a fare il piine così buono na e simili : pane significa anche tutta la e bello come in Alene, dove si faceva il vettovaglia e il vitto necessario. Il grano pane assai prima che in lioina, e forse ai dicesi anche frumento, il quale è propria- lcm[)i vicini all'età di Tritlolento. Dopo niente il seme della pianta dello stesso 1 romani, i primi a cuocere pane sembr;i 96 PAN che fossero gli ahitanti (l(!lle O.iIIie, don- de poi se ne dilatò l'uso per liilta luuo- pn. ^. Annona, Agricoltura egli arlico- li lelalivi. Della distribuzione tlel pane che facevasi nel palazzo pontifìcio, chia- mala parte di palazzo, pancm honona, parlai anche a Palazzi apostolici e di sua origine. Dell'oblazione e tributo di sette pani cj.e il capitolo d'Anagni fa al Papa quando visita le provincie di Ma- rittima e Campagna ogni sabbato, feci pa- rola nel voi. XXVII, p. 275: questo o- niaggio Gregorio XVI lo ricevette due volte, quando si recò a s. Felice (/^.), e quando nel i843 visitò ylnogtiij e Pio IX nel i85o in Fresinone. Furono an- che stabilite distribuzioni di pani ai ca- pitoli, come fece Thalarìi in Lione ( Io notai nel voi. IV, p. 1 63), e si disse pane di capitolo o capitolai e i\i^e.\\o che (juo- lidianamente si distribuiva a ciascun ca- nonico; non che ai poveri, di che si fa men- zione a' loro luoghi, come per feste, e di quella per S.Giovanni in Pioma in s. Gio- vanni della IMalva. trattai ne' voi. XXVI, p. 1G7 e 194, XLV, p. 189. Perchè la chiesa di s. Biagio della pagnotta dicesi COSÌ, ne rendo ragione a Patriarcato ar- meno, parlando di essa in un alla distri- buzione de! pane. Ora passerò a dire del- lEucaristia distinta col nome di pane, e del pane benedetto: la sacra Scrittura chiama altresì la comunione, frazione di pane; perchè la sacra Scrittura non dice tagliare ma frangere il pane anche per l'Eucaristia, il Sarnelli Io spiega nelle Leti, eccl. lelt. 21, t. 3. Pani di cera o sacri furono detti gli Jgmis Dei heiiedelti ( F.), ti- rezza oiiginale la versione de' settanta. Compose l'apologia di Origene, in 5 li- bri,de'quali non ci rimane che il primo, e copiò di pr(;pi io pugno non poche del- lesueopere, di cui fàcea grandissima sti- ma. La sua maniera di vita era austeris- sima: egli aveva distribuito il suo patri- monio ai poveri, e stava nella solitudi- ne, per servire più liberamente a Dio, e darsi alla fatica con minor distrazione. Airestato nel 807, sostenne le più cru- deli tortuie pereonfessare e difendere la sua fede, e dopo essere rimasto pressoché due anni in prigione, pat'i il martirio a Cesarea li 16 febbraio del Sog, con al- tri confessori, de' cui atti parlai a P.ìm- pniLj FAMIGLIA. La sua festa è segnata il J.° di giugno. PAINGE LINGUA. Inno bellissimo in lode dell'istituzione e mistero dell'Euca- ristia e delle specie sagianienlali, che si eanta nelle sue processioni, e con mag- gior frequenza le iiltinje due pai ti, Ta/i- tuni ergo e Genitori, che si cantano pri- ma della benedizione dell'Eucaristia. Da Gennadio e da un antico scoliaste di Sidonio si sostiene che sia stalo compo- sto da Clnudiano Ecdicio Mamerto fia- lello di IMameilo vescovo di A ienna ; da altri si attribuisce a Venanzio Foi luna- to,eche lo compose allorché .s.Radegun- de regina de fianchi portò a Poilieis la leliquia della ss. Croce, donatale da Giu- stino Il iinperalure; da s. Francesco di Sales nel suo T ejcilhun Crucis, a Teo- dolfo vescovo d'Orleans dell 83o, e da Natale Alessandro a s. Tommaso d' A- quino. Abbiamo Traduzio/ie del Pange lingua di un lasiliano , Roma 1 782 . De' due inni, Pange lingua e Lauda Sion dell'angelico dottore, versione di de Ro- gati, Rouia 1792. PANI ACQUA TuEssio o Thejo Ga PAN BRiELE, Cardinale. Spagnuolo, tloltore di Sainmanca, religioso e aicidiacoiio del militare oidiiie cistejciense di Calalrava e del terz'ordine di s. Francesco, per a- ver esercitato con applauso 1' ufllcio di giudice nella regia curia, ad istanza di Fdippo III re di Spagna, Paolo \' ai di- cembre i6i5 lo creò cardinale prete di s. Bartolomeo all'Isola. Nel i (3^5 fu fat- to arcivescovo di Salerno e i.° presiden- te del consiglio di Castiglia, in cui non si mostrò troppo alTezionato alla s. Sede. Nel 1627 traslatoa Malaga, ivi mori nel I (SSo e rimase onorevolmente sepolto. Fu impegnalissimo per la sentenza dell'im- macolata concezione di Maria Vergine. PANIO, Phanarium. Sede vescovile di Tiacia, nella provincia d'Europa, sotto la tneliopoli d'Eraclea, eretta nel secolo 1 V e poi estese la sua giurisdizione su Pio- dosto : elevata nel secolo XVII ad arci- vescovato, gli fu unito Neochorium. Ri- porta 7 vescovi \' Oritiischr.i. i,p. i I20j e t. 3, p. 966. PANISCOLA o PEMSCOLA. Città di Spagna nel legno di Valenza, poco km- gè da Tortosa, ali imboccatura dell^Ebro, delta antican)ente Cresoneio, ove fu te- nulo un concilio ne' primi tempi della Cliiesa.Conie inespugnabile eappartenen- te alla sua casa, nel \^i% in novembre, da Pcrpignano (^'.), vi si ritirò V antipa- pa Btnedftlo XIII[ /^.), e celebrò un con- ciliabolo, clie riporta d'Atticliy, Pile elei cardinali t. 2. U concilio di Costanza fece citare l'antipapa per mezzo di due dottori cliiniacensi di Paniscola, e dopo che fu compilato il [uocesso lo depose dui pontifi- calo. L'ostinalo Benedetto XIII qui morì nel I .° giugno o io settembre «4'^3, altri elicono a'ac) novembre i4'246fL> sepolto nella cliiesa parrocchiale, donde dopo 6 anni fu trasportalo ad lUescus o Iglue- ra d'Aragona, terra di sua famiglia, e se- polto nella fortezza in luogo profano, nel qii.ile si conserva incorrotto nel dominio del conte di Murala, al dire del p. Gia- cobbe, Bill. Poni. p. >.'j7. In Pauiscola PAN 9<) gli successe nell' anlipapato ClemenlK /^/// (/^.), a' IO giugno \\i5 e corona- to a' 17. Dopo la sua rinunzia, Martino V che avea promulgato una crociata con- tro Paniscola, assolvettegli scismatici abi- tanti. Di tutto, oltre i citati articoli, si parla ad Avig>o.\e e Palazzo apostolico d'Avignone. PANNILINI SACRI. La Chiesa giu- dicò conveniente che i pannilini su cui si depone Y Eucaristìa nel tempo del s. sa- grifìzio e quelli usati dai sacerdoti per ce- lebrarlo, fossero consecrati a tal uso con una benedizione particolare. Tali sono le Toi'aglie d'altare, gli Aniitd, i Camici, le Cotteci Corporali, i Purificatori, le Palle (veggansi questi articoli e quanto dissi nel voi. XLIV, p. 2-5). Nell'antica legge Dio avea ordinato di consecrare tutti gli or- namenti del tabernacolo e del tempio; con più ragione conviene che sia osser- vato lo stesso per rapporto alle mense de- gli altari del cristianesimo, su cui il Fi- gliuolo di Dio si degna rendere sé stesso realmente presente e rinnovare il suo sa- grifìzio. La benedizionede'panniliiii d'al- tare cantica, poiché si trova nel sagra- mentario di s. Gregorio I, e Oliato di Mi- levi nel V secolo parla di questi pannilini, e si legge nelle note del p. Menard, p. 197. Ordinò s. Silvestro I che ilsagrifizio non si potesse celebrare in panni dipinti o di seta, ma solamente di puro lino. Quando i pannilini perdono la loro forma, ovve- ro quando non si può piìi farne uso de- cente per le funzioni del santo ministe- ro, perdono la loro benedizione. Non è lecito, senza ofleudere sommamente la decenza, far servire ad usi profani le vec- chie biancherie e gli orniuuenti di chie- sa; ma devonsi abbruciare e gettarne le ceneri in uu luogo che non sia cal[)esla- lo dai passeggieri ; altrettanto si dica de- gli Arredi sacri e òe' Paramenti sacri {f^.), quanto all'uso profano, però quan- do i primi sono fusi o ridotti col fuoco iid altra forma, non sono piìi considera- li ai redi sacri. Di lino bianco fu la pri- 100 PAN ma veste ilei sonimn sacerdote e degli al- tri saceidoli degli ebrei : del vario uso delle vesti di lino ne" primi tem[)i della Chiesa, in cui si eelcbiava la messa con vesti di linocandide, vedasi Conanni, Ge- rarchia, [). ìcp.. Che Pio Vllpioiln l'in- troduzione dell'uso de'tessuti di cotone nelle saeie suppellellili, lo dissi nel voi. XL,p. I 34. f^. Paramenti sacri. Di cer- ti fazzoletti o tovaglioli che s'involgeva- no al collo del Papa, parlai nel voi. XXllI, p. 177. PANOPOLI. Sede vescovile della Te- balde, suffraganea del patriarca d'Ales- sandria. Riporta 6 vescovi VOricnschr. t. 5, p. 602. Panopolij Paiiopokìi, è un titolo vescovile m partibus solio Antiuoe che conferisce il Papa. PANTALEOiNE (s.), medico e mar- tire. Era medico dell'imperatore Gale- lio Massimiano, e professava il cristiane- simo, ma vivendo in mezzo ad una cor- te idolatra, si conformò a poco a poco al- le false massime del mondo, e rinunziò poi alla religione. Per le ammonizioni di un zelante distiano, nomato Ern)olao , detestò però la sua apostasia, e rientrò in seno alla Chiesa, null'altro bramando in appresso che di espiare la sua colpa, spargendo il proprio sangue per la fede. Per meglio prepararsi al martirio , che sperava sofiiire durante la persecuzione di Diocleziano, che infieriva a Nicome- dia nel 3o3, distribuì tutti i suoi beni ai poveri. Poco tempo dopo fu preso in u- iia casa con Ermolao, Ermippo ed Er- mocrate, e con essi sottoposto a diverse torture : indi furono decapitali. I greci mettono s. Pantaleoue nel numero dei grandi martiri. Procopio parla di una chiesa a lui dedicata in Costanti nopolij che fu poi rifabbricala dall' imperatore Giustiniano; e le sue reliquie furono co- là trasportate. Una gran parte se ne con- serva ora in s. Dionigi presso Parigi, ed il capo del santo è custodito a Lione, o- ve credesi portato nel IX secolo. I me- dici onorano s. Pantalcone o Pantaleo PAN come uno de' loro principali protettoli dopo s. Lncn, celebrandosi la sua festa a' 27 di Iu£^Iio. PAjVTALEONE Antero o Auciiero, Cardinale. Nacque in Troyes di oscuri e poveri genitori, arcidiacono di Laon, canonico di Bayeux, lo zio Urbano IV nel dicembre 1261 locreòcardinale prete di s. Prassede, indi gli aflìdò alcune le- gazioni e molto anicchì. Avendo il Pa- pa cooperato all'edificazione della Chiesa di s. Urbano {y.), il cardinale l'aumen- tò e abbellì ; vi fondò una collegiata di canonici, e regalò di sacri ornamenti, pre- ziosi arredi, molli vasi d'oro e d'argen- to, libri colali e sacre immagini. Inter- venne all' elezione di 7 Papi; morì nel 1287 o 1288, e fu sepolto nel titolo, in un avellodi marmocon epitiiffio inversi. PANTALlA.Sede vescovile della Da- cia mediterranea, nella diocesi dell'I Ili- ria orientale, sotto la metropoli di Sar- dica. Orienx chr. t. 2, p. 3 06. PANTEISMO. Sistema filosofico ap- pella to anco ty^jmoi/wjo. Parlando di que- sto il Bergier lo chiama sistema d'ateismo inventato da J^enedetto Spinosa figlio di un giudeo portoghese, che professò l'evan- gelo e morì nel 1677. Consiste priucipal- raente nel sostenere che l'universo è Dio, ovvero che non vi è altro Dio che l'u- niversità degli enti. Quindi ne segue che luttociò che succede è l'etifetto necessario delle leggi eterne e immutabili della na- tura, vale a dire, di un ente infinito e universale, che esiste e necessariamente agisce. E agevole cosa conoscere le assur- de ed empie conseguenze che nascono da questo sistema. Le assurdità empie e de- testabili di Spinosa furono perfettamen- te bene confutale da un grandissimo nu- mero di autori. Il panteismo spinosisti- co dal materiale fu poi portato al mo- rale e prese pi esso i moderni le varie for- me e denominazioni di panteismo, di ra- zionalismo, di socialismo, di comunismo. Contro il panteismo moderno scrissero diversi, e in Pioma i seguenti. Il p. Pian- PAN ciani gesuita uell'analisi dell'opiiscolosul- la filosojiu del crisliaiicsinio di Doulain, che Gregorio XVI avea già esortato con breve (ripoilato negli Annali delle scien- ze rei. voi. I, p. i?.") a rilialtare le sue doltiine eroltenne(come leggesi in delti ninnali v. io., p. 437)> lo dimostra di fa- cile confutazione : l'analisi è nel v. 3, p. 32 I degli stessi Annali. Nel v. i 5, p. 220 si riporta la dissertazione di d. Fili[)po Gerbet vicariogeneraledi iMeaux, uno dei fondatori del giornale X Universilé Ca- tlinlique, con osservazioni sul razionali- smo lllosoflco in Francia o varie forme nell'insegnamento attuale; ed a p. 357 la dissert. (stampata pure a parte nel i8/i'>)> Del panteismo consideralo nelle sue conseguenze sociali, dell'ai). Filippo Perfetti, in cui mostrò (pianto sieno fu- neste le conseguenze sociali del pantei- smo sotto il triplice punto di vista : i.° de'principii morali del panteismo ; 2.° nelle sue conseguenze religiose; 3.° nella l'orma politica che impone alla società. In INIilano nel i84^- fu pubblicato da H. L. C. iNlaret : Sai^gio sul panteismo nelle so- cietà moderne. Egli è anche dotto auto- re della Teodicea cristiana, oi'vero raf- fronto della nozione cristiana colla no- zione razionalista di Dio .'Se ne legge bre- ve analisi nel v. 18, p. 3i5 degli Ann. Nel u." 6c) del Diario di Roma i843 ev- vi un sunto del ragionamento del p. G. Mazio gesuita, in cui prese a dimostra- re lo spirito dell'Hegelismo ne' suoi rap- porti storici edommalici verso la religio- ne cristiana, poiché 1' Hegelismo fu se non l'unica, certo la precipua cagione che ingenerò e alimentò le tre forme, onde 1 inciedidità si veste ai nostri tempi, cioè il panteismo idealistico, d progresso in re- ligione, e il gnosticismo teologico. Nei n. 56 e 89 del Diario di Roma i84"J si palla del ragionamento del p. Benigno ila Vallebnona minore osservante, sulle moderne lllosoliche discipline del razio- nalismo e panteismo; e della dissert. del p. d. Placido de Mauro cassinesc , Del PAN IDI panteismo nella fdosofìa francese modera na. La società nel 1848-184*) ^i* minac- ciata non solamente dall'idra spavente- vole del comunismo, ma dal socialismo, cioè a dire da (juelle dottrine che cora- Ixittendo ad un tempo le proprietà per- sonali e le libertà individuali, vorrebbe- ro strascinare le nazioni all'orlo d'una dissoluzione sociale. Il radicalismo è la guerra dichiarata contro ogni principio che ha servito finora di base alla socie- tà: una osti le opposizione contro ciò ch'el- la considera siccome diritto essenziale al- la sua conservazione ; è la teoria della ne- gazione religiosa. Non vuole più né Chie- sa, né Papa, né gerarchia ecclesiasticaj bensì in tutto eguaglianza, morte ai pre- ti, ai re, ai ricchi, a chiunque ha proprie- tà. Dichiarò il celebre conte Alontalem- bert di recente, che i demagoghi anar- chisti e perturbatori del 1848-1849 fu- rono e sono uomini cbedichiarano da per tutto una guerra implacabile all'umana natura, alle condizioni fondamentali del- la società, alle basi eterne della verità, del diritto e della giustizia sociale. VUnivers^ foglio politico religioso di Parigi, a' 2 3 giu- gno i85o, facendo una chiara definizione del socialismo, lo spiegò." Esso è il pantei- smo con tutte le sue conseguenze politi- che e sociali. Quanto costituisce il pan- teismo come principio é il comunismo come applicazione sociale ". Qual secolo fu più del nostro fecondo di falsi siste- mi, di teorie ingannevoli, di utopie ? Pu- re viene chiamato il secolo de' lumi e del progresso! Quasi tutti quelli che si prefissero rovinare gli stati, incessante- mente lavorarono per distruggere l'idea di Dio e per cancellare il rispetto che gli è dovuto. PANTENO (s.), padredella Chiesa. Si- ciliano di nascita, fioriva nel secolo II, e professava la filosofia stoica. Il suo amo- re alla virtù gl'ispirò della stima pei cri- stiani, e conosciuta la làlsilà delle super- stizioni del paganesimo, a[)rì gli occhiai raggi della lède. Dopo la sua convcrsio- Ì01 PAN ne studiò i liliri santi sotto i discepoli im- mediati degli apostoli, e si recò in Ales- sandria di Egitto, dov' era una celebre scuola fondatavi dai discepoli di s. IMar- co. Fatti rapidi progressi nella scienza delle lettere sacre, quantunque per umil- tà tenesse celato il suo raro insegno, ven- ne suo malgrado conosciuto, e fu perciò posto ad insegnare nella scuola dei fede- li, circa l'anno 179. La sua altitudine, ag- giunta all'ottimo metodo d'insegnamen- to, gli meritò distinta riputazione ; le sue lezioni instillarono nel cuore di chi l'a- scoltava la luce delie scienze e 1' amore delle virtù. Tale testimonianza lende a lui Clemente di Alessandria, uno de'suoi discepoli, il quale Io chiama per la sua eloquenza l'/^pe dì Sicilia. Arrendendo- si alle istanze degl'indiani, che il com- mercio traeva in Alessandria, abbando- nò la sua scuola, per portarsi nelle In- die a combattervi la dottrina de'bracma - ni, col permesso del proprio vescovo De- metrio, che lo fece predicatore del van- gelo per le nazioni orientali. Eusebio ri- ferisce che s. Pnnteno trovò nelle Indie alcuni semi della fede, sparsivi in avan- ti ; vi trovò anche un libro del vangelo di s. Matteo in lingua ebraica, che vi a- vea lasciato s. lìarlolomeo. Piitornato al- cuni anni dopo in Alessandria, continuò ad insegnarvi^ ma solo in privato, essen- do allora quella scuola diretta dal cele- bre Clemente. Egli esercitò quest'impie- go fino al regno di Caiacalla, cioè fino verso l'anno 21 (3. Rufino dice che que- sto sant' uomo terminò con una morte beata una vita nobile ed eccellente. Leg- gesi il suo nome ai 7 di luglio in lutti i martirologi dell'occidente. PANTEON, Pantheon. V. Chies.4 di s. RIaria ad Martyres, Museo Capitoli- no, Palazzo apostolico di s. Maria ad Martyres. A Parigi e Napoli parlo di quelli che ivi sono, cos'i de' principali ai luoghi loio. PANVINIO Onofrio. Nacque a Ve- rona e si fece agostiniano ; come infati- PAO cabile nella letteratura dello antichità ecclesiastiche. Paolo Manuzio lo chia- mava ìu'lluonem antìquariim histnrin- rum. Morì a Palermo nel i 568, d'anni 3(),e lasciò molte opere, di cui ci diede un catalogo il INIafTei, piene di profonda erudizione e dottrina, scritte con molta facilità, nella maggior parte su materie singolari e non trattate. Di lui abbiamo: 1.° Cronaca de Papi e cardinali j 2.° Conliniiazione e annotazioni delle. \'ite de'Papi di Platina, da Sisto 1 1^ fino a. .?. Pio Vj 3." Trattato sulla primazia di s. Pietro j 4-° Trattato sugli antichi riti di seppellire i morti e sui cimiteri de cri- stiani j 5.° Delle sette principali basili- che di Roma j 6.° De\>escovati, titoli e diaconie de cardinali ; 7.° Del battesimo pasquale e origine degli Agnus Dei j 8. Delle sibille e degli oracoli; 9.° De im- perio romano. 11 dottissimo cardinal Mai ne'due ultimi de'dleci volumi del suo Spi- cHegium romanum, di Panvinio ci die- de: I .° De basilica Vaticana ; 2." Com- mentario suW antica famiglia de'Fabi e la moderna de' Massimij 3." Sopra l'o- rigine de'cardinali. Ma di queste e altre opere meglio è a vedersi il Saggiatore, ann. i i.°, p. 7? e 8r, che giustamente osserva che tante opere a slampa e mss. di vario argomento, di gran mole e di o- gni dottrina cumulatissime, ninno le cre- derebbe dettate da un uomo solo in cosi breve giro d'anni, ma si di un'accademia e in volger lungo di tempo; ciò che for- ma il più splendido elogio del Panvinio. PAOLA (s.), vedova. Nacque in Ro- ma a'5 di maggio del 34^, d'illustre pro- genie. Alle prerogative della nascita u- nendo immensi poderi e le più lumino- se qualità dello spirito, si maritò a Tos- soziOjdella famiglia Giulia, ed ebbe quat- tro figlie e un figliuolo. I due sposi mio- slravano a Roma lo spettacolo edifican- te di una vita cristiana; tultavolla la vir- tù di Paola non era ancora giunta a quel grailo di perfezione ch'esige il vangelo, e come ic altre dame sue pari viveva nel- P A O le delizie e nelle moihiilerze , ileillla al lusso ed alle vanità. Essendo rimasta ve- dova in età di 22 anni, risolvette di stac- carsi dal mondo per consacrarsi infera- mente a Dio. Questa sua generosa riso- luzione fu il frutto delle esortazioni di s. Marcella, sua aoiica, la quale edificava tutta Romacolla sua singolare pietà. Pao- la intraprese un tenore di vita dei più austeri, vietandosi l'uso delle carni, del pesce, della uova, del mele e del vino; solo ne' di festivi condiva con un po' tl'o- lio ciò che servi vale tli nutrimento. Per castigare la sua passata delicatezza gia- ceva sulla terra, che copriva con un ci- licio, incessantemente intenta a morti- ficale la sua carne con rigorosi digiuni, e a stringersi sempre più a Dio colle pie lezioni e coH'esercizio continuo dell'ora- zione. Ella spendeva in limosìne non so- lo quello che rispaimiava il.ille sue an- tiche spese ed abbigliamenti mondani, ma eziandio quella porzione di avere di cui potea liberamente disporre. La riunione di molli vescovi in Roma nel 382, le die- de occasionedi fare particolare conoscen- za con alcuni di essi , fra' quali s. Pao- lino di Antiochia e s. Epifanio di Sala- mmo, che alloggiarono in sua casa. Aven- do perduta la maggiore delle sue figlie, nomata Dlesilla,si abbandonòal più pro- fondo dolore; laonde s. Girolamo, ch'e- ra stato suo direttore nei due anni ch'e- gli avea passato a Roma, le scrisse una lettera per confortarla e per ri[)render- la insieme della sua soverchia tenerezza. Paola imparò alla fine a vincere la sua debolezza e a ricopiare in sé stessa il ri- tratto della donna forte. Nel 897 perdet- te anche Paolina sua seconda figlia, ch'o- rasi maritata a s. Pdminacliio (^.). Eu- stochia, eh' era la terza, rimase sempre vergine e non si staccò mai da sua ma- dre. Si accrebbe frattanto in essa il de- siderio della solitudme, a misura che in- terna vasi nella contemplazione, e risolse di abbandonare la casa, i beni, gli amici e lino i suoi ligli, benché fosse Icuerissi- PAO io3 ma madre, avendo già provveduto alla loro educazione cristiana. Quanto più sen- tiva essere doloroso il sagrilizio di que- sta separazione, tanto più si accendeva del desiderio di compirlo. Represso quin- di il materno suo alfetto, s'imbarcò so- pra un vascello, che fere vela verso l' i- sola di Cipro. Dopo essersi trattenuta die- ci giorni a Salamina cons. Epifanio, pas- sò a visitare le celle dei più celebii so- litali d'Egitto e della Siria. Il governa- tore della Palestina aveale fatto prepa- rare a Gerusalemme un palazzo magni- fico ; ma ella volle invece abitare in una meschina cellelta. La vista degli augusti monumenti della nostra redenzione sve- gliò in lei i pili vivi sentimenti di fervo- re. Stabilitasi poi con sua figlia Eusto- chia in Betlemme, si rinchiuse in un me- schino casolare, ponendosi sotto la dire- zione di s. Girolamo. Tre anni appresso fece fabbricare un ospizio sulla strada di Geru'o di elezione, ed uno de' principali strumenti di cui Dio si serv'i per la conversione del mondo. Ri- tirossi in seguito nell'Arabia, in un luo- go poco discosto, ed ignorasi quanto tem- pii abbia passato in quel ritiro. R.itor- nato a Damasco, vi predicò di bel nuo- vo la fede, e confuse gli ebrei eoo una forza maravigliosa ; perlocchè essi for- marono il disegno di farlo morire. 1 fra- telli, per salvarlo, lo calarono di notte in una paniera, da una finestra che riu- sciva sulle mura della città, donde fug- gi furtivamente, e si recò a Gerusalem- me per visitarvi per riverenza il prin- cipe degli apostoli s. Pietro (^.). I di- scepoli al suo arrivo lo temevano, ma Barnaba ^\li suo condiscepolo sotto Ga- maliele, avendolo condotto agli apostoli Pietro e Giacomo, raccontò la sua con- versione e progressi nella fede. Dimorò con s. Pietro i 5 giorni, riconoscendo in lui il capo di tulli e pastore della Chie- sa universale fall(j da Cristo, come os- servano e dichiarano s. Girolamo, s. Ambrogio, Teodoreto ed Ecumenio. An- che colà gli ebrei gli lesero insidie, on- de passò a Cesarea, quindi imbarcoNsi alla volta di Tarso sua patria. Più di 3 PAO TAO 107 anni si occupò a predicare In questo Ilio- ^na e lW Narhona; \l p. Lupi, DisserC. go e nelle contrade vicine alla Cilicia ed t. i , p. 1 Sy, ripugna che l'assumesse nel alla Siria, e le sue predicazioni furono battesimo: su queste ed altre dilFerenti coronate del più felice successo. Nell'ali- opinioni si può vedere il Unronio, an. no 43 di nostra era s. Barnaba lo con- 36, notando die Paolo in ebreo signi- dusse seco in Jiiliochìa, ovedimoraro- fica mirabile. Paolo e Barnaba, lasciata no insieme un anno intero, ammaestran- l' isola di Cipro, si recarono a Pergn o do i fedeli, che incorainciossi allora a Pirgi nella Pamfilia, ove Giovanni Mar- chiamare Crisliani. La carestia che so- co, eh' erasi unito ad essi, li lasciò per pravvenne in quel tempo nella Giudea far ritorno a Gerusalemme. Andarono indusse i fedeli di Antiochia a soccorre- poscia iu Antiochia, capitale della Pisi- re i loro fratelli di Gerusalemme, ac- dia, e Paolo predicò in quella sinagoga cattando per essi, e mandarono loro le due giorni di sabbato. Molti, mossi dai raccolte limosine per mezzo di Paolo e suoi discorsi, credettero in Gesù Cristo, Barnaba, i quali, eseguita la commis- ma i più dei giudei si sollevarono con- sione, ritornarono ad Antiochia. Fu, a tro di lui, e lo cacciarono dal paese in- quanto sembra, in quel tempo, che av- sierae con Barnaba. I due apostoli, do- venne il rapimento di s. Paolo sino al pò aver loro rimproverata con franchez- terzo cielo, del quale parlava i4 anni za una tanta perfidia, e scossa la polve- dopo : per quanto si può apprendere re dai propri calzari, si ritirarono ad /- dalle sue epistole, sembra che nel rapi- conio, dove convertirono molti giudei e mento gli fosse mostrata la conversione gentili, fra' quali s. Tecla, e vi si trat- delle genti, alle quali dovea essere man- tennero lungo tempo per assodare i no- dato, avendo anch'egli ricevuto il dono velli fedeli. Costretti a fuggire di colìi delle lingue. Partito d'Antiochia con s. per sottrarsi al furore degl'increduli, i Barnaba nell'anno 44> *' '■^'^ò a Seleu- quali volevano lapidarli, portarono il eia, ove imbarcossi alla volta di Cipro, vangelo a Lislra, a Dcrbc e in altri luo- Predicò da principio a Salamina nella ghi della Z^/crtO'iiVZj predicando nelle cit- sinagoga, poi attraversò tutto il paese là e nelle campagne. Avendo s. Paolo sa- insino a Pafo, città situata all'opposta nato a Listra uno storpio, che non avea parte dell' isola, e dove risiedeva il prò- mai camminato, il popolo, spettatore di console romano Sergio Paolo, il quale tale miracolo, riguardò i due apostoli si convertì e ricevette il battesimo, mal- siccome iddii, e voleva olfrir loro sagri- grudo gli artificii del mago Eliinao Z?ar- lì/i. Ma quel medesimo popolo, ukIì a j'esu, che opponevasi alla predicazione poco, la[)idò s. Paolo, e lo strascinò co- dell'apostolo, e che divenne cieco tutto me morto fuori della città. Piiavutosi ad un tratto in punizione della sua ma- per la cura che ne presero i fedeli, il lizia. Alcuni scrittori avvisano che l' a- giorno appresso parli con s. Barnaba, e postolo abbia preso il nome di Paolo in venne a Derbe,dove fece moltissimecou- questa circost:mza, e s. Luca lo chiama versioni. Ritornarono ambedue a Listra, solo con questo uella continuazione de- ad Iconio e in altri luoghi, a line di or- gli y^mV; altri Credono ch'egli abbia cam- dinarvi dei preti per ciascuna chiesa; e bialo il nome nella sua conversione, dopo un'assenza di circa 3 anni, si con- ma è pili probabile che l'abbia muta- dussero in Antiochia di Siria. Nei 4 «•> • to dopo di avere ridotto alla fede Scr- ni seguenti, s. Paolo predicò nella Siria gio Paolo suddetto, (piale [ìiimi/.ia di e nella Giudea, e cretlesi che durante sue apostoliche fatiche, che poi fu ve- (jueslo intervallo abbia portato il van- scovo illusile ui molle città della Spa- gelo nell'occidente, sino iu Illinu. Par- io8 l'AO l'AC) Iniido (Ielle sue missioni, egli passa sotto visitò le chiese eli Siria, di Cilicia e di silenzio i miracoli e le conversioni ope- Pisidia; poscia percorse la Licaonia, la rate: dice bensì che durò lunghe fati- Frigia e la Galazia. L'apostolo avea for- che, che ricevè più colpi, e l'u spesso mes- malo il disegno di andare a predicare so in prigione. Si vide sovente presso al- nell'Asia JMinore ; ma essendo slato chia- la morte ed esposto a molti pericoli; i mate da Dio ndla lìlaccdonia, prese se- giudei gli diedero per ben ciiupie volte co Sila, Luca e Tinioteo, che circoncise 3(^ colpi di sferza, e tre volte i roraaiìi (benché la circoncisione dopo la morte di lo bnllerono con verghe. Tre volte fece Gesù Cristo non era obbligatoria, anzi ad naufragio, e passò un dì e una notte nel onta del divieto, si permise come indille- fondo del mare : loccliè viene spiegato in rente lino alla rovina di Gerusalemme) diversi modi, e s. Gio. Crisostomo, Teo- per procacciargli la stimade'giudei e mo- dorelo ed altri intendono in allo mare, strare che nonera nemico della leggejpo- cioè combattendo co'llutti e co' venti do- scia l'ordinò, e venne a Samotracia, isola pò un naufragio. Nell'anno 5i s. Paolo del mare Egeo. 11 dì seguente si trasferì trovavasi in Antiochia, donde per divi- conSilaaNapoli, città marittimadellaMa- na rivelazione si portò al concilio tenu- cedonia,edi là a Filippi, co\oiV\a romana, lo in rpiell'anno a Gcrusaleininc, in cui Tra le persone convertite da s. Paolo, vi (ù esso e s. Barnaba narrarono il successo una mercantessa di porpora chiamala Li- ottenuto fra' gentili colle loro predicazio- dia, la quale ricevette il battesimo con ni, consultando gli apostoli sulla circon- tulta la sua famiglia, ed invitò l'apostolo cisione, cioè s. Pietro e s. Giacomo ve- ad alloggiare in suacasa. Avendos. Pao- scovo della città: s. Pietro sentenziò su lo scacciato il demonio dal corpo di una detta questione. Nello stesso concilio fu schiava, la quale, indovinando, produ- imposto a Paolo e Barnaba la predica- ceva a'suoi padroni un grosso guadagno, zioue e la prolezione de' gentili, mentre costoro irritati sollevarono il popolaccio Pietro avea ricevuto da Dio l'apostolato contro i santi apostoli, e li menarono di- delie genti, predicando anch'egli ai gen- nanzi ai magistrati, che li fecero ver- tili, come Paolo fece il simile cogli ebrei, gheggiare come sediziosi, e cacciare in restando comune ad ambedue la predi- un'oscura prigione. Nella notte avvenne cazione, come avverte s. Girolamo, nel un grande tremuoto, per cui si aprirono che tuttavia fu preferito s. Pietro. Così le porte della carcere, e caddero infranti s. Paolo ricevette l'apostolato. A lui, co- i ceppi de' prigionieri. Il carceriere, cre- me a Barnaba ed a Mattia, sebbene non dendo che quelli che vi erano rinchiusi fossenel numero de' 12 apostoli scelti da fossero fuggiti, stava per uccidersi ; ma Gesù Cristo, fu dato questo titolo e fu s Paolo lo assicurò che ninno erane u- aggregato nel collegio apostolico, perchè scilo. Quest'uomo, mosso dal mii'acolo lo stesso Gesù Cristo avealo chiamato in e dalla bontà dell'apostolo, chiese il bat- modo particolare, e perchè ebbe molta lesimo, come altresì tutta la sua fami- parte in tuttociò che fecero gli apostoli glia. I magistrati ordinarono che i servi perpropagareilcristianesimo.DipoiPao- di Dio fossero posti in libertà, anzi ricu- lo e Barnaba accompagnarono ad An- sando s. Paolo di uscire dalla prigione, tiochia Giuda e Sila, i quali erano stati linchè i magistrali medesimi non si giu- depulati per portarvi le decisioni del con- stitìcassero di avere trattati così indegna- cilio. Dopo aver dimorato alcun temjio mente dei cittadini romani, essisi reca- in questa città, per confermare nella fé- roiio al carcere e li pregarono di uscirne, dei novelli convertiti, s. Paolo scelse Sila Poich'ebbero fondato una florida chie- a compagno de' suoi viaggi apostolici, e sa a Filippi, gli apostoli passarono per P AO Anfipoli e per Apollonin, e rccaronsi a Tcssalonica. Quivi s. l*;iolo predicò Ire ■volte nella sinagoga, converfi alcuni e- hrei e ÌJnon numero tli genliii ; poi su- scitatasi una sedizione, dovette partire ia tempo di notte dalla città con Sila, e se n' andò a Berrca. Forzalo ad al- lontanarsi da quella città, a cagione di un tumulto eh' erasi sollevato, vi lasciò Sila e Timoteo, e prese la via di /tiene (di che meglio parlai nel voi. XXXH, p. \r>J\ e 19.7 ). Ivi preilicò nella sina- goga degli ebrei, annunziando parimen- te il vangelo ai gentili nelle pubbliche piazze ed anche nell* Areopago. Dioni- sio, uno degli areopagili, abbracciò la fede, così pure molle altre persone. Ti- moteo andò a trovare s. Paolo in Ale- ne, ma sembra che Sila sia rimasto più lungo tempo nella Macedonia. L'aposto- lo, dopo aver mandato Timoteo a Tcs- salonica per sostenere quei fedeli, ch'e- rano perseguitali, partì da Atene e re- cossi a Corinto, ove alloggiò in casa ili Aquila e di l'riscilla sua moglie, i quali come lui si procacciavano il sostenta- mento con l'arte scenofàtioria, facendo tende di pelli pei padiglioni del campo: lavorava anche Paolo, com'era solilo fa- re, per non dare motivo a mormorare che predicava col prelesto di girare il mondo e guadagnare, benché era con- cesso ai predicatori evnngelici di rice- vere il vitto, avendolo detto il Signore. Avvegnaché s. Paolo fosse per nobillàe sapere illustre, pure imparò l'arte, così costumando quei che studiavano legge. Devesi notare «he i ss. Aquila e Priscil- la o Prisca giudei di Ponlo, da Roma eransi ritirali a Coiinlo, e poi vi ritor- narono nel luogo ove abilò s. Paolo, cioè nel sito in cui fu eretta la Chiesa di s. Prisca, di che parlai anche nel voi. XXI, p. 3-: diversi autori li dicono conver- tili da s. Paolo, altri battezzati da s. Pie- tro. Un'altra Priscilla [\\ madre di s. Pu- dente che alloggiò s. Pietro, conoscen- dosi sotto il suo nome il celebre cimite- P A O 109 rio di Priscilla, di cui trattai in piìt luo- ghi e nel voi. Xlll, p. i.jo. Da Corinto Paolo scrisse nell'anno 5^ le sue due epistole ai tessalonioesi, le quali sono le prime uscite dalla sua pen- na. Solferse in questa città balliture e molte persecuzioni fattegli dalla malizia dei nemici della verità; tuttavia non cad- de d'animo, attese alla predicazione, e vi operò molte conversioni. Dopo 1 8 me- si prese la via di Cencrea o Ceneri, con intendimento di andare a Gerusalemme per celebrarvi la festa della Pentecoste. Si fece quivi tagliare i capelli per sod- disfare il suo volo di Nazareato , cioè al suo termine o quando alcuno moriva alla loro presenza. Celebrata questa fe- sta a Gerusalemme, ritornò ad Antio- chia; scorse di nuovo la Galazia, la Fri- gia ed altre contrade dell'Asia, incoiag- giando per tutto i fedeli ; ripassò dalla Cappadocia ad Efeso, e vi rimase circa tre anni sempre occupato in istruire nel- le pubbliche piazze e nelle case partico- lari, aflidando il governo della chiesa a Timoteo suo discepolo. Le sue fatiche e i miracoli moltiplicarono prodigiosamen- te in Efeso il numerode'cristiani ;mase vi trnvòdelledisposizioni favorevoli alla pre- dicazione ilei vangelo, ebbe altresì molti avversari, e solfrìdellecrudeli persecuzio- ni ; fu anche esposto alle fiere, ma ne fu liberato da Dio. Due anni innanzi avea da Corinto scritto la sua lettera ai Calati: nel 5(> scrisse da Efeso a que'di Corin- to, poscia andò a Troade^ donde si recò di nuovo nella INIacedonia. Di là scrisse la sua seconda lettera a que'di Corinto, ai quali fece non guari dopo una terza visita. Fu allora, dice s. Agostino, che stabilì il modo con cui dovevasi assistere ai divini misteri, e che ordinò si dovesse ricevere a digiimo il ss. Corpo del Si- gnore. Ivi condannò l'incestuoso, ed i nen)ici stessi di Paolo testificano del suo cehbato, ed è falso che avesse moglie; Ahione lo calunniò co" suoi seguaci che avesse voluto ammogliarsi, ma egli fu no TAO P A O relilje nvanti e dopo l'aposlolalo, ciò iiltitiie parole, il popolo gettò un grido haltiintlo Baionio all'ali. ')'j,n.° 5q eseg. di (iiioie, o domandò la sua moi-le; (piiu- Inoltre in Efeso pali persecuzione da- di il tribuno Io fece entrare nella fcjitez- gli orefici ed argentieri, che per Ini più za, e lo avrebbe fatto frustare, se Paolo non vendevano le immagini di Diana, non gli avesse fallo conoscere ch'era cit- Nel 58 scrisse da Corinto In sua lettera ladino romano. Il giorno appresso Lisia ai romani, nella quale dimostrava un ar- fece dire al gran sacerdote e a quelli che dentissimo desiderio di vederli, ed accer- componevano il concilio dei giudei, di lavali eh' erasi posto in cuore di andare recarsi da lui, per rilevare da essi il ve- a visitarli. Dopo aver soggiornato tre me- ro slato delle cose. Fu condotto anche si nella Grecia e lasciato Tito in Candia s. Paolo, ma allorché volle cominciar a o Creta, alla cura di quella chiesa, partì parlare, il gran sacerdote Anania gli fe- per portine ai fedeli della Giudea le li- ce dare uno schialfo. L'apostolo fece sen- inosine raccolte nella Macedonia e nel- tire 1' ingiustizia dell'onta ch'erasi fatta l'Acaia. Passò qualche tempo a Filippi, ad un uomo innocente, e ch'era tra le ed un mese intero a Troade, ove rese la mani d' un magistrato romano : se ne vita ad un giovinetto, cheseduto sopra la doI.se con Anania, e lo chiamò muro im- finestra, essendosi addormentato men- hiancnlo, cioè ipocrita. La resurrezione tre parlava l'apostolo, cadde dal terzo dì Gesù Cristo essendo l'articolo princi- piano, e fu trasportalo morto. Trascorsi pale della nostra fede, s. Paolo disse che altri paesi, ed imbarcatosi a Tiro, venne non era accusato che per sostenere la re- a Tolemaide, po.sciaa Ulileto e a Cesarea, surrezione de' morti. I farisei, i quali di- ove fu alloggialo da Filippo diacono. Sic- fendevano con zelo questo ultimo pun- come il profeta Agabo di Cesarea, uno to contro i sadiicei, entrarono allora dal- de' discepoli del Signore, predicevagli che la parte dell'apostolo, per guisa che nac- a Gerusalemme sarebbe stato caricalo di que una grande conlesa tra gli stessi giu- ferri, i fedeli lo supplicarono a non an- dei. Essendosi poi formata una congiu- darvi ; ma egli rispose eh' era pronto a ra per trucidare s. Paolo, scoperta dal solFrirenon solo la prigione, ma la stessa figlio di sua sorella, Lisia lo mandò sot- morteper il nome di Gesù Cristo^ e con- lo buona scorta a Cesarea dinanzi al go- tinuò il suo viaggio. Entrò in Gerusa- vernatore Felice. Il gian sacerdote Ana- lemme nel 58, ciica il 23.° anno dopo iiia ve lo seguì coU'oratore Tertullo, il la sua conversione, e la sua prima cura quale lo accusò di far nascere delle tur- fu di distribuire le limosina di cui era bolenze e di predicare la novella reli- stato incaricalo. Ad onta ch'egli ponesse gione de'Nazareni, cioè de' cristiani. L'a- ogni cura per non destare sospetti negli postolo potè tacilmeute provare che noti ebrei, questi non ommisero di suscitare era entralo in alcuna sedizione, e con- ^ il popolo contro di lui, gridando che dis- fesso che adorava Iddio conformemente prezzava il tempio e la legge di Mosè, alla dottrina di quelli che i suoi accusa- e sarebbe stalo ucciso, se Claudio Lisia tori trattavano d'eretici, e che in aspet- tribuno romano non lo avesse tolto dalle tazione del risorgimento generale, cosi mani de' suoi nemici per farlo condurre de' buoni, come de' cattivi , si studiava nella fortezza. Avendogli però il tribù- di menare una vita irieprensibile. Feli- no permesso di parlare al popolo, s. Pao- ce lasciò tuttavia l'apostolo in prigione lo fece un discorso in cui raccontò la ma- per lo spazio di due anni, volendo far co- iiiera miracolosa colla quale era stato sa grata ai giudei. Essendo Porcio Feste convertilo, e la sua missione di predica- successo a Felice nel governo della Giu- re ai gentili. Appena pronunziale queste dea, s. Paolo 111 di nuovo accusalo da- PA O vnnli a Ini Hai j^iiidei ; nin ne appellò al- j'iiiiperatore per non es>eie alilwiidona- to nlla rabbia de' suoi persecutori. Sic- come bisognava mandare s. Paolo a Ro- ma, Feslo lo consegnò ad un centurione cliianialo Giulio, della legione di Augu- sto. Partirono con lui s. Luca, Aristar- co ( macedone cbe accompagnò l'oposto- lo in molli viaggi, poi martire) ed alcu- ni altri cristiani, e s' iml)arcarono tulli ad Adrumelo, porto di elisia, dal quale dopo lunga e penosa navigarione giun- sero a flJnl/n, ove si salvarono purle a nuoto, parte sugli avan7Ì del vascello, che dopo lina fiera burrasca di ì/\ gior- ni colà si ruppe. Gli a])ilanli ricevettero cortesemente i naufiaglii. e pel prodigio operalo da Paolo lo cridctleio un dio. 1/apnstolo co' suoi (•omp.igni tilloggiò in rasa di Publio, al quale risanò il pa- dre : altri portarono i loro malati all'a- poslnlo e restarono guariti. La ricono- sren7a inspirò» quegli abitanti senlunen- ti di venerazione per gli ospili , siccbè sonirninislrarono in copia lutto ciò cli'e- ra loro necessario. S. I^aolo, dopo esser.si fermalo Ire mesi in quell'isola, s'imbar- cò co' suoi compagni alla \olta diPioma, ed approdò iMialnirnte a rozzuoli, pres- so ìNapoli, dove avendo trovalo alcuni criNtiani si fermò. sette giorni con essi. Po- scia prese la strada di Roma (incontralo in quel luogo che dissi ne' voi. XIII, p. 25C), e XXVI, p. i8), e vi giunse, nella pi ima vera dell'anno f) i . Essendo sialo consegnalo ad Afranio Burro prelello del pretorio, venne trattalo con molla umanità, e gli fu anche permesso di star solo con una guardia. Aveva la libertà di predicare il vangelo a quelli che an- davano a lui, e le sue istiuzioni produ- cevano maggior frutto fra' gentili, che non fra gli ebrei. IVel lingo ove l'aposto- lo dimorò, i>lru( lido e battezzando i gen- tili, ftuono erette, la chiesa di s. Paolo alla Regola, che descrissi nel toI. XXV f, p. I 78, e la Chiesa di s. DJarin in via Lata (f.) : iu questo ultimo luogo ubi- PAO III lo e stelle prigione anciic qtiando ritor- nò in Roma. In capo a due anni, non es- sendosi presentato alcun accusatore con- tro di lui, gli fu accordata la sua libe- I azione. Qui finiscono gli /4tti de^li apO' stali di s. Luca, i quali, cominciando dal cap. I 3.°, non sono che la storia de'viag- gi di s. Paolo. Alenlre il santo era pri- gione a Roma, i (ilippesi gli mandarono Epafiodilo loro vescovo, perchè gli con- segnasse dei danari e gli prestasse assi- slenza. L'apostolo scrisse loro una tene- rissiuja lettera, in cui esorlavalia guar- darsi da certi predicatori, che pretende- vano di assoggettare i cristiani alla leg- ge della circoncisione : questa epistola ciedesi scritta l'anno G?,. Circa questo tempo converti Onesimo, schiavo fuggi- tivo di Filemone e lo rinviò al suo pa- drone con una lettera, in cui sollecita- va il perdono e la libertà del colpevo- le, facendolo altresì portatore d'una sua epistola ai colasesi, nella quale da- va ad essi savi coniiigli contro certi di- scepoli di Simon niago, i quali tentava- no d'introdurre fra i fedeli un cullo su- perstizioso degli angeli. Scrisse pure dal- l' Italia la sua letleia agli ebrei, che si colloca verso l'anno 63. Non guari do- po la sua liberazione s. Paolo passò da Roma in Oriente, come aveva promes- so nelle sue epistole. Fece nuovi viaggi, piedicò in diverse contrade, soffrendo ancor prigionie, torture, mali trattamen- ti, e correndo piìi volte pericolo di per- dere la vita. Dalla sua epistola ai ro- mani sembra che avesse deliberato di andare nella Spagna, divisamenlo che non eseguì a detta di Papa Gelasio I, mentre stanno per l'allermaliva molti santi padri greci e latini, riportali da Ba- ronio all'anno 61, n.° 1. INei suoi viag- gi apostolici piantò la fede in tulli quei luoghi descritti ne' rispettivi articoli e nella maggior parte qui ricordali. Giu- sta s. Girolamo scrisse la sua prima let- tera a Timoteo da jVicopoli nell'l^piro: a Tito scrisse dall'Acaia. Riloruò in A- I I ->. PAG sia, e n Troade alloi^'giò in cosa di uno de' fratelli cliiamalo Carpo. l''ece i^li al- tri suoi viaggi iioii senza dinicollà e pe- ncoli, e dall'oriente ritornò in Roma ver- so l'anno G4, altri scrivono prima, altri dopo, tuttoché Dio gli avesse fatto cono- scere ch'ivi avieJjhe sofferto ii martirio. Dimostra s. Dioniijjio di Coiinto ch'era- vi accompagnato da s. Pietro, per soc- correre laChiesa afTlilta da JNerone, pre- dicandovi ambedue nuovamei»le il van- gelo e la pudicizia alle donne, e predi- cendo la rovina di Gerusalemme. Dice s. Gio. Grisoslomo che s. Paolo fu im- prigionalo nel Caicere Mainerliìio per ordine di Nerone, avendo convertita una concubina eh' esso amava perdutamen- te. In tempo della sua prigionia, che de- ve esser diuata circa un anno, guadagnò aGesù Cristo un coppieredell imperato- re, locchè accrebbe di molto la sua colle- ra. Lo stesso s. Paolo ci fa sapere che in f[uel suo disastro fu abbandonalo da tut- ti; ma aggiunge che Dio lo ricolmò di consolazioni e lo fortificò. In rpiel tem- po scrisse la sua seconda lettera a Ti moteo, ed un'altra a quelli d'Efeso, in cui prende il titolo di prigione di Gesù Cristo. Finalmente videavvicinarsi il ter- mine delle sue fatiche e pene: lo Spiri- to santo, secondo Prudenzio, aveagli ri- velato molto prima il giorno e l'ora del- la sua morte. Il suo martirio avvenne il dì 2f) giugno dell' anno 65 o G6 o 69 , essendo diversa l'opinione degT istorici : s. Paolo fu decapitato, e non crocelisso come s. Pietro, perchè era cittadino ro- mano (Buonarroti, Osservazioni sui ve- tri p. 85, spiega perchè il ritratto di s. Paolo in un frammento è collocato qua- si in mezzo ad una cioce), nella via O- stiense , in un luogo chiamato alle ac- que Salvie. Su di the vanno letti gli ar- ticoli, Chiesa de'ss. Vincenzo ed Anasta- sio ALLE tre FONTANE O ALLE ACQUE SAL- VIE, Chiesa di s. Maria in Scala Coeli, Chiesa di s. Paolo alle tre fontane, ove riportai l'opinione del Fea sul corpo di PAO s. Paolo, se riposto nel luogo ove Co- stantino eresse la Chiesa dis. Paolo nella via Ostiense. Si vuole che s. Silvestro ab- bia diviso i corpi de'ss. Pielroe Paolo, col- locandoli a metà nelle loro basiliche di Roma, chiamate Liinina Àposlolorunì_; altri sono d'avviso che ciascima conten- ga il proprio: inoltre collocò le loro Te- ste nell'oratorio di s. Lorenzo o Sanata Sanctoruni, donde Urbano V le traspor- tò nel tabernacolo che sovrasta 1' altare papale della Chiesa di s. Giovanni inLa- terano. II Piazza, Enterologio t. i , p. 4i i , racconta, che non sapendo s. Silvestro I qual fosse il corpo di s. Pietro e quello di s. Paolo, fotta orazione con digiuno, fu rivelato da Dio: che le ossa maggio- ri erano di s. Paolo, le minori di s. Pie- tro. Altre reliquie de'principi degli apo- stoli sono sparse per lutto il mondo, ed un braccio di s. Paolo è nella suddetta chiesa di s. Paolo alla Regola, secondo il Piazza, il quale a' 25 gennaio, 2q e 3o giugno, e I ."agosto registra quelle che so- no in Pioma. Abbiamo dal Raronio, che Giovanni HI mandò i capelli di s. Paolo all'arcivescovo di Vienna; e che l'impe- ratrice Costanza, avendo in Costantino- pbli eretta una chiesa a s. Paolo, doman- dò a s. Gregorio I la sua lesta o parte del corpo; ma il Papa non potendo com- piacerla, promise mandarle porzionedel- le Catene che l'apostolo portò al collo e alle mani, purché riuscisse segarle colla lima. Ria delle reliquie de' ss. apostoli ed epoca del martirio, meglio ne tratto a s. Pietro, come delle loro immagini, e perchè s. Paolo ne' sigilli e ne' monu- menti antichi occupi la parte destra, ed altre notizie riguardanti 1' eloquenlissi- mo dottore delle genti. Bianchini parlan- do de'musaici delle chiese di Roma, ove sono i ritratti de'due apostoli, dice che s. l'ielro vi è rappresentato capilUs uherlini ahundanteni, iisdemquem crispisj e s.Pao- lo recalvastruni supra frontein, nasii aquilino, barba proniissaj il perchè ne prende ragionea giustamente riprendere PAO quei |>il!oii, clic conilo la ragion tUI vero si fanno aidili di ritrarre calvo s. Pitho e capelluto s. Paolo, come osserva l'ulido- li. Questi aggiunge, che nel rappresen- tarsi s. Pietro che parla con s. Paolo, forse voglia alludere all' abhoccanienlo che questi chhe con lui sulla ilottrina di Gesù Cristo ; e dove viceversa è Pao- lo, al rimprovero che da questo ricevè Pietro di troppa umana prudenza, rim- provero che non ruppe menomamente Ira loro il vincolo di carità; e se in uno lo 7elo, nell'altro fece palese la bella vir- ili della umiltà. Ma su questo punto con- troverso e se Pietro Uì il Cefa ammonito da Paolo, lo dico a s. Pietro. Il Saruelli, Leti. eccl. t. I , p. 1 58, ecco come descri- ve reflìgie di s. Paolo. » Era piccolo di corpo e alquanto piegato; di faccio biau' co e neJ sembiante mostrava piìi anni che non avea; la testa piccola, gli occhi graziosi, le ciglia pendenti all' ingiìi ; il naso con grazia curvo e alquanto lungo, la barba folta e parimenti lunga, e tan- to essa come la chioma sparsa di peli canuti ". Il Buonarroti, Osservazioni sui vetri p. 76, lo descrive quasi in egual modo, dicendolo di capo calvo nella par- te davanti , con occhi lioniui, notando, che la chiesa romana ebbe particolnr mi- ra di mantenere le vere immagini de'due principi degli apostoli, per cui in musai- co particolarmente furono collocate nel- le chiese di s. Jgata alla Suburra, di s. Lorenzo fuori le mura, di s. Teodoro, di s. Cecilia, di s. Maria Maggiore ec. IN'el t. 3 dell' Anastasio e nell'appendice si possono vedere le immagini de'due a- posloli delineate da antichissimi monu- menti. Vettori nel Fiorino p. 149? ri- marca, come dette immagini ne' sigilli ponliilcii hanno il labbro supcriore se non raso aifallo, certamente molto accortalo e toso, forse essendosi tagliatoli labbro superiore per prendere il sangue senza pericolo nell'uso dell'Eucaristia, o per pronunziare al popolo più speditamente la parola di Dio; gli spartani facevano al- VOL. II. PAO ii3 freltanlo se magistrali, forse per rende- re pili sonora la pronunzia ne Irequenti discorsi alle pubbliche assemblee. Ordi- nariamente si rappresenta s. Paolo reg- gere una spada, come stromento del suo martirio, al dire di Polidori; o qual sim- bolo della predicazione evangelica , per quanto notai nel voi. XV, p. iio; lo stemma poi della sua basilica, formato da un braccio colla spada impugnata, lo descrissi nel voi. XII, p. 28 i. L'ano- nimo autore: Le chiavi di Pietro e la .^pada di Paolo (Italia i833), dice si- gnificare la prima la potenza spirituale, alludendo alla temporale la seconda, con- cludendo che il clero puii ritenere am- bedue le potenze. Ma delle reliquie e di tulio quanto riguarda i principi degli apostoli, massime nella parte bibliogra- fica, copiosamente ne tratta Cancellie- ri, segnalamenle nelle Memorie delle sa- cre teste. Il p. Papebrochio nel t. S ju- ;?//' de'Bollandisti parla de' monumenti, reliquie, traslazioni, miracoli, apparizio- ni, feste, chiese e altro riguardanti i ss. Pietro e Paolo, non che de gladiis apo- stoloruni , poiché pel coltello usalo da Pietro nel tagliar l'orecchia a Malco, al- cuni intendono la spada; ovvero come pensa il p. 'Menoc\\\o, Stuorc i. ?,,p. 1G4, in significato di punire colle censure ec- clesiastiche. Gli spagnnoli si gloriano pos- sedere la spada di s. Paolo, che si dice donata dal cardinal Albornoz al mona- stero sitlense de'girolamini presso Tole- do: il Papebrochio ne descrisse la forma e l'uso. Ad EiMSTOLE DI s. Paolo, nel no- verarle, accennai alcune delle tante ope- re apocrife elicgli si attribuiscono. Delle epistole e di tutto ciò che appartiene al santo apostolo ne tratto in tulli gli arti- coli che lo riguardano, ed in quelli qui distinti con carattere corsivo. Ad Aposto- lo indicai l'apostolato di s. Paolo, chia- mato per antonomasia Z?/i'//2o, ///?05^o/o e dottore delle genti, per avere il primo predicato l' Evangelo, scritto dai santi Evangelisti. 8 Jwb^nrvairvt, TOP. it4 l'AC) Siccome all' articolo Conversiose n COMMEMOIIAZIONE DI S. PaOI.O IIIÌ liSOlbai in questo di parlare delle tiiic feste, hie- "vemenle 1' eseguisco. Parlando il Uuller della Cesta della Coin'ersione di s. Paolo dice che la Chiesa tiell'istiluirla a'sS gen- naio, ebbe in miia di ringraziare Dio per aver egli operalo un tale prodigio, di proporci un esempio dell'efficacia del- la grazia di Gesù Cristo, di mettere in- nanzi ai penitenti il modello di una vera conversione; oppure come osservano al- tri,onde ringraziare l'Altissimo, [)er aver cangiato prodigiosamente un peccatore in apostolo. ]\el luogo in cui seguì la conversione di s. Paolo, lu poi per me- moria edificata una nobile chiesa, come attesta s. Agostino, serm. 1 4, De coiivcrs. s. PauU. Si parla di cpiesta festa in pa- recchi calendari e messali dell'S." secolo, in qualche martirologio passa pel gior- no di una delle traslazioni del suo cor- po, ed limocenzo HI del i 198 ordinò di celebrarla solennemente. Hssa è stala di obbligo nella maggior parte delle chiese d'occidente, e come si apprende dal con- cilio d'Oiford del 1222 (Labbé t. 2, p. 274), era un tempo nel numero delle le- ste di precetto lu Inghilterra. IVci voi. IX, p. i5o, e Xllj p. 2u3 (non come per errore di slampa nel voi. Vili, p. i^'ì, fu equivocalo colla Coinìncmorazione), lipoitai che Sisto V ordinò che si cele- brasse in questo giorno cappella papale nella basilica di s. Paolo; e ne' voi. IX, p. i5i, e Xll, p. 2o3 e 225, quanto di- spose Gregoiio XVI perla celebrazione della festa in della chiesa, in onore di sì gran maestro, esemplare perfettissimo di ogni virlùai fedeli d'ogni slato. Sotto l'ui- \ocazione della conversione di s. Paolo furono innalzate molle chiese, ed in Ro- ma la Cìiitsa di s. lìlaria della Villoria, mentre la con"i esazione de' chierici re- golari di s. Paolo o haniabilì venne isti- tuita sotto la medesima invocazione. So- no poi iimiuiierevoli i monumenti , le chiese e le funduzioni di pii istituii, ed P A O anche dei vescovati e l'ordine equestre, che (uruno eretti in onore del santo apo- stolo e col di lui nome. Nello stesso gior- no si celebra la festa di s. Anania mar- tire e discepolo di Gesù Cristo che bat- tezzò e istruì s. Paolo, col quale in Da- masco, in Eleuteropoli e altri luoghi di oriente predicò il vangelo, essendo le sue ceneri nella chiesa di s. Pi assede di Roma. Festa della Commemorazione di s. Paolo. Ammirando e venerando la Chie- sa la salda unione, la congiunzione degli animi, tanto nelle fatiche apostoliche, quanto ne' patimenti e nella morie dei ss. Pietro e Paolo principi degli apostoli e sommi campioni del cristianesimo, per cui s. Agostino li chiamò, illi duo uiuiììi crani, nondivisemai la memoria di Pao- lo dalla CLlebrazione delia festività ad onore di Pietro, e viceversa ebbe sem- pre in uso di ricordare il primo vicario di Ciisto nella festa dedicala al dottore delle genti, e perfino stabih che i vesco- vi ad ambedue presentassero uu tributo di religioso omaggio nella visita de' sa- cri liinini. ha festa del natale de' due grandi apostoli, non è a dubitarsi che sia stata celebrata a' 29 giugno subito dopo il loro martirio, poiché come dissi a MARTira e a Festa, già nel 2.° secolo solennizzavasi il giorno della morte dei martiri, detta natale. Quindi sino dai ])rimi secoli della Chiesa, e lo conferma 1' inno di Prudenzio nato verso il 34<^, ed il sagramentario di s. Gelasio 1 Papa del 4^2, iPapi in detto giorno celebra- vano nella basilica di s. Pietro e in quella di s. Paolo quelle sacre funzioni che de- scrissi in piti luoghi e ne'vol. 1\, p. 78, e XXXI V, p. i54- jNon conoscendosi quando tali uffiziature si separassero nei due giorni distinti 29 e 3o giugno, seb- bene si continuasse e tuttota si prosegua nel primo a celebrare la festività de' ss. Pietro e Paolo, s. Gregorio 1 del 590 ne ordinò con decieto apostolico la celebra- zione,che per eoslumeeconsuetudiue del- la romana chiesa era stala stabilita, il cui I PAO rito fin-sn poteva aver cessalo a cagione «Icli'anlieliità e delle rovine spceialmeBtc tlulla hasilica Ostiense. Certo è, per con- senso degli scrittori e del Daronio, che il medesimo s. Gregorio 1 istituì special- mente la festa della Coiniiumonizìone di s. Paolo, da celeln-arsi ai 3o di giu- gno, separandola così dalla festività co- iiuuie a rpiell'apostolo e al suo predilet- to com|)agi)o s. Pietro. La lagione della divisione l'accennai ne'citati luoghi, cioè e principuluiente per il lungo tratto di via e separale fino dal Tevere che dista lia le due basiliclic. Allora la festa della Conunemorazione fu registrata ne'mar- tirologi co'titoli di NalnUs ci celt'hraiio ifrrnm v. I\iuÌi apostoli j di Nulalis s. Ptiiili a postoli j (\i Coinmemoratios. Pun- ii apostoli; di Roinac, imo pcrtotuni or- beni fcsiivitas s. Palili apostoli j e venne solennizzata con quella pompa che con- venivasi al vaso di elezione e al compro- lettore della sede del cristianesimo. Le memorate cerimonie si leggono nel ri- tuale del canonico Benedetto del i i43 intitolato Pollicitiis j pres.so Mabillon , Miiseum ìtaL t. 2, p. i 1 8. CoU'andar del tempo però, variando le cerimonie della festa della Commemorazione, variarono pure i giorni ne' quali il Papa, portan- dosi alla basilica di s. Paolo, vi celebrava o assisteva al sacrifizio coi cardinali e gli altri che hanno luogo nella cappella pon- tificia, oltre il lecarvisi nella ricorrenza delle stazioni, pronunziando sermoni e omelie in lode dell' apostolo. Per le vi- cende de'tempi e trasferimento della se- de in Avignone e successivo grande sci- sma, trasandata lacelebrazionedellepon- lilìcie funzioni nella basilicaOsticnse, Si- sto V vi stabilì le cappelle papali della 2.^ domenica di quaresima , della 4-' del- l'avvento e della Conversione di s. Pao- lo, continuandosi a celebrare il natale e la commemorazione di s. Paolo , come in piìi luoghi narrai; finché Benedetto XIV, al modo detto ne' voi. IX, |). i4<)> 1 jo, XII, p. 202, 22jcseg., e XXIV, I i5 PAO p -111, istituì le cappelle dell'oliava «Iella Itista de'principi degli apostoli nel- le chiese ove sono le loro memorie e nel giorno della Commemorazione nella ba- silica tli s. Paolo, con linlcrvento de' ve- scovi assistenti al soglio; finché Crego- rio XVI rese più solenne nella basilica tale giorno, riunendo al([uanle di quelle cerimonie che già in diversi tempi si u- sarono dalla divozione de'Papi verso il santo apostolo, il che egualmente ri[)ortai ne' ricordali volumi. Paolo (s.), martire in F.gitto. Era capo di Sy cristiani, assai più chiari pei doni della grazia, che per la nascita o per le dovizie, i quali fecero il disegno di predicare il vangelo nell'Egitto loro patria. Paolo presi seco 9 suoi (rateili, andò verso l'oriente, nìcntre llecombo con altri 8 si volse verso tramontana; Teona con e"ual numero ebbe l' incari- o co di predicare nella parte meridionale, toccando a Papia l'occidente insiemeco- gli altri 8 compagni. Onesti santi mis- sionari s'adopciarono con zelo indefesso a far conoscere Gesù Cristo ed istruire gl'ignoranti, mondando da' loro peccali i veri penitenti. Avvertitone 1 imperato- re, fece pigliare questi santi predicatori, ed usò con essi promesse e minaccie per indurli a sagriflcare. Paolo rispose in no- me di tutti, che desideravano più pre- sto morire, che rinunziare alla loro fe- de ; quindi furono tutti condannati a morte. Quelli che aveano picdicato nel- la parte orientale e meridionale dell' E- gitlo furono abbruciali vivi ; a quelli ehe aveano annunziata la fede nei paesi settentrionali venne mozzata la testa, e quelli che aveano alFaticato all'occiden- te furono conntli in croce. Ciò avvenne il giorno 18 gennaio, ma gli alti di que- sti santi martiri non dicono tli «piai anno. PAOLO (s.), martire in Palestina. Uno de'più illustri confessori, che, presi a Ga- za, mentre assistevano alla lettura dei li- bri santi, patiiontj il martirio nella per- secuzione dj Masbiiriiauo Galcrio, sotto iiG PAO PAO Firmilinno {^ovcrnalore (Iella Palfislina, nel (1escilo;e fu seppellilo dallo stesso nel 3o8. C(jiulannato a peiileie la lesla, s. Anlonio, in una fossa portentosa iiien- (jnando il carnelìce era in piocinlo di te scavata da due leoni. Dicesi che il suo troncargliela, chiese un qualche istante, corpo fosse poi lato a Costantinopoli nel ed ottenutolo, pregò ad alta voce il Si- XII secolo, per ordine dell'imperatore giuìie per la pace della Chiesa, pei giù- Michele Comneno. Da (juesla città fu dei e pei pagani, allineile conoscessero la trasportato a Venezia nel i^.jo; quindi verità della liule, pregando eziandio per colla permissione della repubblica vene- tutti quelli ch'erano presenti al suosnp- ta. Luigi 1 re d'Ungheria fece fare una plizio, pel suo giudice, pel principe e fi- terza traslazione delle reliquie del santo, ))o pel suo carnefice. Finita la preghie- che furono deposte a Buda sotto la cu- la presentò il collo, e l'esecutore glielo slodia degli eremili di s. Paolo. Si dà mozzò. La sentenza fu eseguila ai sj di orchnariamenle a s. Paolo il titolo di pii- luglio del detto anno, ed in tal giorno il vio eremita per distinguerlo da altri san- niarlirologio romano ne fa menzione. ti dello stesso nome: la sua festa è no- PAOLO (s.), martire in Roma. /\ tata ai io di gennaio in molli antichi ss. Giovanni e Paoio martiri, Ciuksa de' martirologi d'occidente; rna nel marti- ss. Gio. E Paoio, e Passionisti. jologio romano è posta ai i 5, come nel- PAOLO (s.), primo eiemita. Nacque lAnlologio de'greci. /^. s. Paolo l'Ere- nella bassa Tebaide, ed in età di i5an- mita, ordine religioso. ni perdette i suoi genitori. Istruito ab- PAOLO (s.), // Semplice, anacoreta bastanza nelle lettere greche ed egiziane, della Tebaide. Era un povero ed idiota le doti del suo cuore rispondevano alla lavoratore, di semplici e santi costumi, prontezza del suo ingegno. Viveva pa- e visse dapprima nello slato matrimo- cifìcamenle nella pratica di tulle le cri- niale. In età di 60 anni si ritirò nel de- sliane virlìi, allorché l'imperatore Decio serto, pregando s. Antonio di riceverlo mosse una crudele persecuzione contro nel numero de' suoi discepoli. 11 santo i cristiani nell'anno aSo, per cui si rifu- abbate, esortatolo dapprima a ritornar- giò nel deserto. Ivi scelse per sua dimo- sene a casa,ccKniechè lioppo avanzato in ja una caverna , vicino alla quale eravi età, tocco poi del suo fervore e provala una fonte, colla cui acqua si dissetava, in diverse maniere la sua obbedienza, lo ed una grande palma, delle cui foglie accettò. Paolo seguendo esatlamenle gli tessevasi gli abiti e delle cui frutta nudri- avvisi del suo maestro, pervenne in po- vasi. Aveva 22 anni quando entrò nel co tempo adima eminentesantità. Quan- deserto, ed era sua intenzione di rima- do s. Antonio si fu rassicuralo con ogni nervi finché durasse la persecuzione; ma sorla di prove delle buone disposizioni gustale le dolcezze della vita contempla- del suo discepolo, e lo ebbe perfellamen- liva e penilcnle, risolvette di non piìi te ammaestrato nei doveri della vita soli- rienlrare nel mondo. Fino allelà di 43 tarla, lo mandò ad una celletta lontana anni non visse che delle frutta della sua una lega dalla sua, ove spesso lo anda- palma : in tutto il reslanlc di sua vita va a visitare. Aveva di lui sì alla stima, fu miracolosamente pasciuto da un cor- che proponealo agli altri come modello; \o, che ogni giorno porlavagli mezzo pa- a lui mandava gli ammalali e gli osses- ne. Rimasto sempre sconosciuto, soltanto si eh egli non avea potuto guarire, aveu- poco primadi sua morte perdiviiia rivela- do conosciuto che Dio avea fatto a que- zione si recò a visitarlo il grande s. Aulo- sto Solitario assai maggiori grazie , che nio patriarca de'cenobiti. Morì nel 3^"?., non a sé stesso ; e Paolo non mancava eia di I i3 anni, avendone passali 90 mai di ollenere la loro guarigione colle tn PAO sue preghiere. Morì poco dopo 1' anno 33o. I greci ed i Ialini l'utioiaiio il gior- no 7 di marzo. PAOLO (s.), vescovo di Narhona. Fu mandato da Roma a predicare il vange- lo nelle Gallie, al principio o verso la me- la del secolo 111, e forse vi andò con s. Salurnino di Tolosa. Egli In l'apostolo e il primo vescovo di Narbona. Mollo sof- feise per Gesi^i Cristo, tuttavia non lini la sua vita col martirio. Prudenzio dice che il nome di queslo santo rese celebre la cillà diJNarbona. Onorasi la sua me- moria ni 2 2 di marzo. PAOLO (s.), vescovo di Coita n tino- poli, martire. Nato a Tes>a!onica , era tliacono della chiesa di Costantinopoli nel ^^o, allorché il vescovo Alessandro, mo- rendo, lo nominò suo successore, e quin- di fu collocato su quella sede episcopa- le. Egli aveva un' alliludine singolare alla predicazione, era caldissimo zelato- re della fedo cattolica ed il terrrore del- la sella ariana. Calunniato e deposto pei maneggi degli ariani, protelli dall'im- peratore Costanzo, rilirossi in occidente. Trattenutosi qualche tempo a Treveri, si recò a Roma, ove trovò s. Atanasio, ed intervenne al concilio tenuto da s. Giulio 1 nel 341. Indi per ordine di queslo Pa- pa tornò a Costantinopoli, ma non potè ricuperare il suo seggio che 1' anno se- guente, dopo la morte di Eusebio aria- no, che l'avea occupalo. Gli ariani per altro scelsero a loro vescovo Macedonio, ed in seguito di ciò accadde una violen- ta sedizione nella cillà, per cui l'impera- tore Costanzo cacciò Paolo in esilio. Non »i sa precisamente il luogo in cui il san- to iu esiliato: nel 344 si trovava di nuo- vo a Costantinopoli, venutovi con lettere di raccomandazione di Costante impera- tore d'occidente. Costanzo non acconsentì eh' egli risalisse la sede, che pei timore di tirarsi addosso le armi dell'inipcratore Iralello; ma dopo la morte di (juesli, av- venuta nel 3jo, dichiarossi grandissi- mo proteggitorc degli eretici, e ad isti- P A O 117 gazione di essi il santo vescovo fu un'al- tra volta scaccialo dalla sua sede. Con- dotto dapprima a Tessalonica, senza che gli fosse assegnalo il luogo del suo esilio, i suoi nemici non rimasero dal perse- guitarlo. Carico di ferri lo fecero man- dare a Singara nella Mesopotamia, don- de fu trasportato ad Eraesa nella Siria, dipoi a Cucuso, sui confmi della Cappa- docia e dell' Armenia. Fu ivi linchiuso in un'oscura prigione e lasciato senza al- cun cibo. Dopo 6 giorni, avendolo tro- valo ancor vivo, ebbero la crudeltà di strozzarlo; ma per coprire il loro delit- to pubblicarono essere morto di malat- tia. Il suo martirio avvenne nel 3 To o 35 1. 11 corpo del santo fu portato ad Ancira nella Galazia, poi a Costantino- poli nel 38 1, donde fu traslato a Ve- nezia nel 1226. Quivi si venerarono le sue preziose reliquie nella chiesa di s. LorenzOj (incile ÌJi tempo non mollo lon- tano furono trasferite in Dalmazia, insie- me a diversi altri corpi di santi, de'qua- li andava ricca Venezia. La festa di que- slo santo vescovo e martire si celebra il giorno 7 di giugno. PAOLO (s.), vescovo di Trois-Cha- teaux. nel Delfinalo. JVou si hanno sicu- re notizie intorno la vita di queslo san- to vescovo, il quale sembra essere quel Paolo che sottoscrisse al primo concilio di Valenza l'anno 374- Usuo corpo, ch'e- ra nella cattedrale di Trois-Chateaux, fu brucialo dagli ugonotti nel i'jÓi , non essendo restato che un braccio, eh' era rinchiuso in un reliquiario appartato. Al- cuni marti rologisli erroneamente credet- tero che questo santo fosse un vescovo di Trojes nella Sciampagna. La sua fe- sta è notata il i." di febbraio ne'marli- roloci di Adone e di Usuardo. o Paolo (s.), i. vescovodiLeoninBre- tagna. Scendeva da una illustre famiglia di Cornovaglia, e passò i primi anni al- la scuola di s. lltuto. Si ritirò poi in uu deserto, ove in se ritrasse la vita de" pri- mi anacoreti. Indi passò ncH'Armorico 0 1 1 8 r A () piccola Biclagiiaj osi fermò in im'is(>I.i posta riiripelto alla costiera clic abita- vano gli osistniani, popolo haibaro e in- volto nelle IcmcIjic (.loll'itlolatrin. Qnivi menava ima vita al lutto angelica, non cibandosi clic ili pane, né bevcntlo elie acrpia, e solo nei di festivi aggiungendo un po'di pesce. Si recò poscia a predica- re la fede agli osismiani, con felice suc- cesso, e fu ordinato vescovo; essendo prete fin da quando lasciò la Gran -lire- lagna, l'agli slabi Pi la sua sede a Leon , cillà degli osismiani, che poi prese il suo nome. IS'on pensò quindi che ad adem- piere alle funzioni del suo ministero, e giunse ad estirpare nella sua diocesi tut- te le superstizioni del paganesimo. Aven- dogli il governatore donala una casa nel- l'isola di Bas, egli la cambiò in un mo- nastero, e vi mise dei monaci fervorosi che lo aveaiio seguito nell'Armorico. De- siderando però sempre la solitudine, ri- nunziò lepiscopalo, addossandone il pe- so ad un suo discepolo, aflìne di [)as- sare il rimanente de'suoi giorni nel riti- ro, ove morì ai 12 marzo verso il 5^3, in età di quasi 100 anni. Le sue reliquie furono trasportate a Fleury o s. Bene- detto sulla Loira, al tempo delle scorre- rie dei normanni ; ma furono poscia di- sperse dai calvinisti. La sua festa si cele- bra ai 1 1 di marzo, e nell'antico brevia- rio della diocesi era notata ai 10 di otto- bre, che sembra essere stato il giorno del- ia traslazione delie sue reliquie. PAOLO (s.), vescovo di Verdun. Nac- que in Francia, in quella parte che 1' a- iiouimo autore della sua vita chiama //i- fcnoic. Dopo essere vissuto nel mondo in modo edificanlissimo, ritirossi fra gli eremili dei monli di Vosges presso Tre- veri , e dimoiò (pialclie tempo intorno al monte Gebemia, che dal suo nome fu poi appellalo Paulbcrg o Polbtrg. Po- scia si lece religioso nell'abbazia di Tlio- ley, nella diocesi di Treveri; ma dovelle abitaudonaie la sua solitudine, essendo ilulo elello vescovo di N crduu. ilgli cam- PAO biò ben presto l'aspetto della sua dioce- si, che molti abusi avevano deformato, e .si meriti) la stima dei re DagoI)erlo e Sigeberto di lui figlio, non che l'amici- zia dei vescovi pili celebri per le loro virili, che vantasse allora la Francia. Rb)- rì verso l'anno G3i,e fu seppellito nella chiesa di s. Saturnino, ch'egli stesso avea fililo edificare a Verdun, e che prese po- scia il suo nome. Esso è onoralo il gior- no 8 di febl)raio. PAOLO DI Lathe (s.), anacoreta. Fi- glio di un ulficiale dell' iuq)cro, ucciso combattendo contro i maometlani. Es- sendosi Eudocia sua madre ritirata coi figli nella Bitinia, Paolo dopo la morte di essa si separò dal mondo e si pose sot- to la guida di Pietro aljbate del mona- siero di Caria sul monte Lalre. Rinchiu- sosi in seguito in una grotta sulla cima diffueslo monte, non si cibò per alquan- te settimane che di ghiande verdi , le quali facevangli vomitare infino il san- gue. Do[)0 G mesi l'abbate lo richiamò nel monastero; ma non guari dopo gli permise di seguire la sua vocazione. Si ritirò quindi in una grotta situata sopra un'altissima rupe, ove nei 3 primi anni solFerse grandi tentazioni, di cui trionlo col fervore e colla continuazione delle sue pregliiere. Sparsasi la fama di sua santità, molle persone desiderarono di vi- vere sotto la sua direzione, per cui iti breve egli si formò una laura presso al- la sua caverna. Dopo l'i anni, frastor- nalo dalle frequenti visite che riceveva, andò a nascondersi nel luogo piìia[)par- talo della montagna, venendo però di quando in quando alla sua laura per incoraggile i fratelli. La brama di mag- gior ritiro lo indusse a passare nell'isola di Samo, ed ivi si chiuse in una caverna sopra il monte Ceree; ma fu presto sco- perto, e venuti a lui de'discepoli, ristorò le 3 laure di quest' isola, che i saraceni aveanorovinato. Allorché i monaci di La- tte seppero ch'egli era a Samo, 1' obbli- garono a utoruare fra essi. Iieudulosi PAO alle loro preghiere, visse ivi nella peni- fcn/.a e nella conteniplazinne, e morì nel- l'anno 9)Gj a' I 5 dicetnhre, giorno in cui è onorato dalla chiesa greca. PAOLO DELLA Croce. V. Passiomsti. PAOLO I (s.), Papa XCVL IMoIti lo vo- gliono della famiglia Orsini, e creato cnr- dinalediacono das. Zaccaria, ovvero dal proprio fratello Stefano II detto IH, per Ja cui morte a pieni voti fu eletto l'apu e consecrato a'2f) maggio 7)7. Prima ili questa funzione scrisse lettera a l'ipi- no redi Francia, pregandolo di conti- nuale a norma del patto stabilito col suo predecessore, la di lui protezione in fa- vore de'romani ; dipoi lo scongiurò a co- stringere Desiderio re de' longobardi a rendere interamente alla romana chie- sa tutti i patrimoni e usurpazioni di altri territori! della medesima, benché egli o il fratello avesse contribuito all' innal- zamento al trono di Desiderio. Paolo I si portò da lui in Ravenna , al modo che dirò a Pesaro, a difesa della PeiUapoU e AeW Esarcalo. Nella casa paterna fon- dò il monastero e la Chiesa di s. Sih'e- Siro in Capite {F.). Dai cimiteri traspor- tò in Roma molti corpi santi, in un a quel- lo di s. Petronilla, e li collocò con più decenza. Fece da Padrino (F.) alla fi- glia di L'ipino, col (juale molto si ado- prò per introdurre nel suo regno il cau- to romano. Per la conversione dell' im- jieralore Costantino Copronimo i' esor- tò ellìcacemcnte a lasciar l'eresia degl'i- conoclasti, ma esso nella sua ostinazio- ne ricusò lesuepaterneesortazioni e trat- tò indegnamente i legali apostolici. Go- vernò IO anni e uu mese con mollo sa- pere e prudenza. In una ordinazione creò 3 vescovi, 12 preti e 2 diaconi. INIorì ai a lo zio lo nominò arciprete disila basilica Vaticanaencl 1 446 commendatario del vescovato di Cervia, che cambiò nel i4">i con ([nello di Vicenza e nel ijjO P'^^ '^ lo elesse vescovo di Padova ; per alcun tempo ebbe in commenda la chiesa tito- lare di s. Cecilia, Accompagnò Pio II nei viaggi di Mantova edi Ancona dove con- trasse la peste : come ne fu liberato dal- la Madonna di Loreto che gli predi.sse il ponlillcato, e come da cardinale ne inco- minciò il sontuoso tempio, a Loreto lo narrai; lo zio aveagli predetto che sareb- be stato il 4-° Papa dopo di lui. A quan- to dissi sul conclave, che alcuni voleva- no celebrare in s. Maria della .Mine» va^ ne' voi. X,p. i82,eXV,p. 284, agg'""' gerò che ucl Vulicauo a'27 agosto i jG { 120 PAO si rinchiusero 19 o meglio 21 caitlina- li,enel i .° scrulinioa'So agosto con am- mirazione di tulli e>iSo restò eletto Papa in età di 46 anni, clic cambiò il nome di Pietro in quello di l'aolo II. Aveva egli presopri ma 0 pi II llosto destinava di pren- derei! nome di Forojoso, ilclienon lu am- messo dai cardinali, perchèessendoegli as- sai bello non fosse tenuta vanità, come pure non soddisfece il nome di Marco che avrebbe voluto, ed anche questo lasciò per non darsi a conoscere troppo pro- penso alla sua patria. Fu coronato ai ì6 ovvero a' 19 settembre e nello stes- so giorno con solenne cavalcata si portò a prendere possesso della basilica Late- raiiense. Dopo la sua elezione seguitò l'u- so che avca da cardinale, di vegliar tut- ta la notte, pranzando a ora di vespero e cenando poco prima dell'alba, ond'è che difficilmente sentiva alcuno ad udienza prima di notte. Le prime cure di Paolo li furono la guerra contro i turchi, onde fu largo con Scanderbeig, coi parenti del Paleologo e con Caterina regina di Bosnia: il tutto narrai nel voi. XVllI,p. 59 ed altrove. Come magnifico in tulle le sue azioni, fe- ce un preziosissimo triregno, e riprese gli arcivescovi di Denevento che lo adope- ravano, come loro vieto di farsi precedere dalla ss. Eucaristia. Aumentò le prero- gative de' cardinali, cioè accordò loro la berretta e berrettino rossi, le mitre di da- masco bianco, i banchi piìi alti \\& con- cistori e nelle cappelle papali, le gual- drappe di scarlatto nelle loro mule, ed ai cardinali che non avcano scudi 4ooo di rendita ecclesiastica, assegnò di piat- to 100 scudi d'oro il mese. IVel i466 scomunicò e depose dal regno di Boe- mia Giorgio Pogebrac fiutore degli us- siti ; represse la setta de' halicelli ; ripri- stinò nella basilica Laleranense i Cano- nici regolari eli s. Agostino (^.), deputan- do i secolari a quella di s. Lorenzo a San- da Sanctorinn. Proibì rigorosamente ai legati, governatori e giudici di ricevere PAO donativi e pel piimoafildò il governo del- le fortezze a prelati e a degni eccloiasti- ci. Nel voi. Vlj p. I iq dissi come Paolo 11 abolì certi ulliziali de' brevi, e parlai di Platina, uno d'essi, che si vendicò con calunniarlo, perciò carcerato due vol- te. Piagò severamente la corte d'ogni simonia o estorsione; riformò tutti gli ulliziali e curiali, ed ebbe la casa ri- piena d'uomini onestissimi. \J Accade- mia (l'archeologia {^^.) solfrì alcune vi- cende solfo di lui. Nel )4^7 ""• '' v*^" scovalo tli l'Vigcnto a quello d'Avellino. \ ielò l'affitto de'beni ecclesiastici per più di tre anni, e nel 1468 stabih la pace d'Italia (f^-). Accolse in Roma splendi- damente l'imperatore Federico HI, spen- dendo nell'alloggio sopra 18,000 scudi, facendogli regali preziosi allorché partì, così alla sua comitiva, oltre a trattarlo a sue spese per tutto lo stato ecclesiastico, e al donativo dello stocco e berrettone be- nedelli. La modestia di Paolo lì non permise che Cesare gli tendesse l'ufficio i\\ Paln fremere [(^.): a di lui istanza istituì l'ordine militare di s. Giorgio e il vescovato di Vienna. In due promozio- ni creòqcardinali, fra'quali i nipoti Dar- io, Zeno e Micheli. In altra promozione creò segietamenle 4 cardinali, clie non pubblicali creò di nuovo il successore , tranne Giovanni di Breslavia. Altri pre- teselo che avesse pur creali cardinali U' gone de Contro Itez francese e Lorenzo Barozzi, e gli nitri che registrai nel voi. IX, p. 3o4- L' ingrato Ferdinando I re di Ngli scrittori prolcslau ■ 1 ict PAO PAO ti, seiiiljia inconciliabile con la cllgnilù e pena di morie; cambiava questa pena la fcrnie/za del suo carattere, e come gran- coll'esilio, colla galera, col carcere e col- de [)olitico, quale altri ce lo baiiiio de- la piiglonedi Castel s. Angelo, colla qua- scrilto. Come amantissimo delle antichi- le ridusse non pochi giovani romani sca- la, essendo cardinale da per tutto ne rac- pestrali. Nei voi. IX, p. 291, e X, p. 28, colse e ne formò ricchissimo museo con dichiarai il suo zeloj avvedutezza e sin- copiosissima serie di medaglie, nel discer- golare iuìparzialilà nel creare i cardinali nere le quali avea acquistata tanta peri- e conlerire i benefizi ecclesiastici e digni- zia, che appena le vedeva sapeva dire di tà. Amò e protesse grandemente i Ielle- quale imperatore o imperatrice fossero, rati e tanto più (juauto maggiormente Dopo la sua morte^ oltre gli arazzi e pre- accoppiavano alle lettere la bontà dei ziosissime suppellettili d'oro e argento, costumi , quindi solenne impostura ciò di gemme e pietre preziose, fu trovato nel che alcuni scrisseio incontrario. Sotto suo scrigno sopra un milione di scudi, di lui fu compilato lo statuto di Roma, come all'ermo Fasolo vescovo di Feltie, il e nel Palazzo I^Iassinii (F.) fu intro- quale avea in mano la computisteria del dotta in R.oma l'arte della stampa. Seu- Papa, che furono deposti in Castel s. An- za ledere i doveri imposti al carattere re- geloepoiconsegnatialsuccessoreSistol V. ligioso del Pontefice, molto procurò di- Molli scrittori hanno attaccata la me- verlire il popolo, e al modo detto a Car- moria di questo Pontefice e molli l'han- nevale ni Pvoma, della cui origine parlai no difesa. E" vero ch'egli morì amalo da anche a Giuoco; e siccome fece incomin- pochi e da quasi tutti odiato, senza che ciar le corse per la Via Lata sino al suo apparisca ragione alcuna manifesta; ma palazzo, la via prese il nome di Corso e è vero altresì, che assai più motivo die- il divertiinentodelle maschere venne au- de egli per essere piuttosto lodato che mentalo siccome piacevole al Pontefice, biasimato. Nel cardinalato ebbe ad emulo (Vedasi il llocca. Opera t. i, p. 4^^ • il famoso cardinal Mczzarola, enei ponti- An carnisprivii inala consuetudo ab tth- ficaio a detrattore Platina naWe File de' nicoruni Ittpercaliiini siiperslilione oiigi' Papi piene di calunnie, perchè ne avea neni traimi P ) In questo tempo di Iripu- provocato la carcerazione, benché lo lo- dio fu scoperta una congiura tramata da- dasse nel suo Wbvo y:llU'rcatio, in cui cele- gli accademici memorali, ma Paolo II in biòla paced'Italia.PaololI fu sì liberale e vece di vendicarsi dell'autore Freolo av- limosiniero, che non vi fu povero, il qua- vocato concistoriale, lo perdonò e reinle- le da lui non ricevesse soccorso, segua- grò nelle dignità e onori di cui era sta- tamente con personaggi caduti in di>gia- lo spogliato; e fece continuare i diverti- zia e coi cardinali non ben provvisti. Per menti carnevaleschi, solo facendo girare tutti i rioni di Roma avea persone de- per la città pattuglie di milizie. La slessa slinale a distribuir mensili soccorsi agli generosità e clemenza dimostrò, quando indigenti: visitava talvolta amorevolmeu- giuocaudoa palla un norcino, nel man- te gl'infermi, li consolava con benigne darla forlemeute per aria, esclamò: oli parole e dava loro a bere le medici- potessi mandar così Paolo 11 ! ciò che da ne. Nel i." anno del pontificato mandò lui saputo, con risata udì l'imprecazio- I 00,000 scudi agli ungheri e nel seguen- ne del temerario. Fu benefico anco cogli te altra gran somma, come i più esposti Ebrei (F.). Gli piaceva pranzare in coui- all'invasione de'turchi. Fu si giusto, che pagnia e però spesso avea con sé a ta- non lasciò mai senza castigo i malviveu- vola qualche cardinale o ambasciatore, ti; sì clemente,, che non permise che nel con alcuni prelati e uomini dotti ■ nel voi. suo governo fosse eseguila in alcuno la Xll, p. io, dissi come si recò a uu prau- P AO 7.0 die fiicevnnn i cnidiimli , e i^ltilivo e fiict'lo prese l'iilUnio liioyo tlclla tavola, orilìnaiulo che ninno si movesse. Tra i Poiilcdci non Ih solo Paolo li a essere empiamente calnnniitlo, mentre merita- vano tntt'aitri trattamenti; ma come gli altri anche Paolo II ebbe i suoi ini[)ar- ziali apologisti che ne glorificarono le magnanime azioni, che qui abbiamo in- (hcatoea'loro Inoyhi descritte, ribattendo le altrui imposture, e ilalle confutazio- ni emerse, col tempo che tutto scuopre, la limpida verità. II celebre cardinal Qui- nni pubblicò la vita di cpiesto Poutcdce, iinitamentend una forte apologia di det- to Papa con cpiesto titolo; Pnuli 1 1 vene- ti P. I\I. i'ilae Mich. Cancsiivitcrh, ex co- dice Aii^cUcae bill. (Itsiimpld ,praciiìis- sis ip.tiiis ss. Ponliflcis viìidiciis advcr- sua Plaliiiam, aliosquc dttractores, Ilo- mae yj^o. Più il Quirini trattò di Paolo 11 a p. iG della Tiara e pnrpnrn vene- ta. Abbiamo pure di Gaspare Veronese : De i^estis tempore clenienlissimi Ponlifi- cis Paidi Il,Ub. Ili, presso il ^Minatori, Script, rer. ital. t. 3, par. 2, p. loji- H citato Marini, Archialrii. i, p. i 78, pub- blicò il 1.° di detti libri che il INIuratori mai potè avere e forse nemmeno altri, ove sono descritti i costumi e modi di l'aolo 11 prima e dopo il papato, e qua- le e quanta fosse la famiglia che avea se- co. Vacò la s. Chiesa L'i. giorni. PÀOLO 111, Papa CCXXX. Alessan- dro Farnese, di antichissima famiglia ro- mana, uaccjue in Piuma o secondo alui in Canino feudo di sua casa (per cui ne parlai a Farnese famiglia, ove riportai lutto quanto riguarda questa e Paolo 111, in un ai suo celebre palazzo), a'28 o 2.) febbraio i4G8, da Pier Luigi e (Ìa Gio- ■vannella CaeUiui dei duchi di Sermone- la: altri lo dissero naloa'23eiu Viter- bo. Ne'priu)i suoi anni in Rouiu ebbe per maestri il famoso Pouqii^nio Leti e il dotto Gio. baltiala Pio bolognese , iodi Iraslentosi a Firenze, come di pioulu in- gegno apprese cgrcgiamculc le lettere g» c- PAO 123 clic e hitlne, \c matcniiitiche e In poesir», onde compose versi con facilità. Uestitni- losi in Roma fu fatto successivamente d;i Innocenzo Vili scrittole e protonotarir» apostolico, alcuni lo dicono caduto in di lui disgrazia, per cui partì da Roma ; t!:i Alessandro ^ I tesorieie della camera, e conoscendo il suo merito e quanto di sé pionielleva, di anni ^5 circa a' 21 set- tembre «493 Iocreocardin.de diacono de'ss. Co'inìa e Damiann. chiesa che poi il cardinale conresse ai francescani ilei terz'ordine. Lo stesso Alessaiidio VI nel 1499 o" cojifetì il vescovato di Monle Fiascone, l'inviò legato a Viterbo, e p')i ad incontrare Carlo Vili re di Franci 1. Giulio II nel i5o> gli die in ammini- sti azione la chiesa di BerliiwroenA i ToS quella di Fence, facendolo arcipi-ete del- la Chiesa di s. Gio. in Luterano [F'.). Nel I Tioc) lo nominò vescovo di Parma, nel I n 2 di Falva e Sulmona. Leone X gli affidò nel i ) 1 4 il governo delle chiese di s. Pons e di Benevento; Clemente \'II ii;:l i ^l'S LinaWc t\\ Soana e Anagni , nel i lilo la chiesa di Bitonfo, e nel i533 le dio- cesi di Forti e Sora. Alcuni di questi ve- scovati tenne per poco tempo, altri ri- nunziò con regresso, come praticò con quello di Reoeveiito. Essendo legato del- la ^larca (con lode dal i 5o.'j. al i lio^), passò alla diaconia di s. Eustachio, e co- me r." diacono pubblicò e coronò Leo- ne X, che Io destinò legato all'imperalo- 10 Carlo V, locchè per maLillia non ebbe effetto, ed il sacro collegio l'incaricò d'in- contrare Adriano VI reduce dalla Spa- gna, secondo Cardella. Successivamente fu eziandio vescovo suburbicario di Fra- scali, Sabina, Palestviua , Porlo, ed O- stia e f elicili j e per io anni decano del sacro collegio. Con somma lode nell'.is- sen/.a di Clemente VII, due volte sosten- ne la legazione di Roma, e uel 1 529 li- ccnÙ col carattere di legato l'imperato- re venuto in Italia. Le sue rare qiialilà lo resero lauto grato a Clemente \ II elie viciuu a morire esclamò :Sc il poublka- Ì2.1 PAO to kì coiifeilssc per cieclitìt. io nnnilnrrei nel mio tcstaineiilo il cardiiKil Faincse per mio successore. ]\e'4o anni die il cni-- clinale sostenne con applauso universale l'onore della porpora, intervennea 5 con- clavi. Entralo in quello del iSS^agli i i ottobre, i oj elettori nel i." giorno per ispirazione e nel 2.° per iscrutinio, cioè a' I 3 di detto mes^ lo elessero Papa d'an- ni 67, con schedule aperte (di questa ele- zione e memorabile concia ve parlai ne' voi. XV, p. 3.41, eXXF, P.28G), con partico- lar giubilo de'romani, poiché da Marti- no V non aveano più avuto altro Pon- tefice concittadino, onde furono fai te grati feste e spettacoli magnidci a'aq ottobre e"5novea)bre: il suo parente Ascanio Co- lonna, con Battista Savelli, Giuliano Ce- sariui e altri signori nella piazza dis. Pie- tro iecero un piacevole carosello o gio- stra, poiché armati a cavallo e cogli scoili in due squadre si lanciavano pignatte di terra cotta; indi sulla piazza de'ss. Apo- stoli combatterono colle lancio. Queste eil altre allegrezze si leggono in Cancel- lieri ne' Possessi. Tuttavolla a Colonxa registrai le rotture insorte poi tra il Pa- pa e i Colon nesi. Essendo nato in tem- po di Paolo II prese il nome di Paolo ili : alciuii dicono che si volesse chiamare Onorio \^, ma che i cardinali lo persua- sero a imporsi quello di Paolo. Fu co- ronato martedì 3 noveudjre, nel qual gior- no unì la chiesa di Canne a quella di Na- zareth, ed agli I I aprile 1 53 ) si portò con gran pompa a piendere possesso del- la basilica Lateranense. Scomunicò e privò del regno d'Inghil- terra {P'.) Enrico Vili. Per l'apostasia di Occhino voleva estinguere l'ordine dei Cappuccini {^.), che poi beneficò; indi per r esterminato numero de' Luterani, Calvinisti e altri eretici, avendo delibe- ralo opporsi ai perniciosissimi loro erro- l'i, spedì i suoi nunzi a' principi cristiani per celebrare un concilio generale, clie pubblicò con bolla de'2 giugno 1 5 36, sot- toscritta da 26 cardinali, nel quale anno PAO ricevette in Roma Carlo V, al modo det- to a I.NGREssi IX lloMA, trionfante per hi spedizione di Tunisi, nella quale Virgi- nio Orsini capitanava le galere pontili- eie, e per la vittoria ottenuta il Papa re- galò il celebre Doria dello stocco e ber- rettone beneilelti. Paolo III avea bene- detto la flotta a Civitavecchia (alla cui fortezza fece il maschio): 20,000 schia- vi furono liberati e il famoso Barbaros- sa disfatto. Nel pontificale che il Papa nel giorno di Pasqua celebrò in s. Pietro (non Clemente VII, come Cancellieri riportò a p. 2o3 Aq Possessi), Carlo V vi assistè ve- stito dell'abito imperiale, tenendo lo scet- tro il marchese di Brandeburgo, lo stoc- co mg/deBreses, il globo imperiale Pier Luigi Farnese ; gli levava e metteva la corona Ascanio Colonna, ed il berrettino sotto la corona il marchese del Vasto. Del- l' imprudenza commessa da Carlo V in concistoro, parlai nei voi. XV, p. 1 99. Per luogo della celebrazione del concilio de- stinò Mantova, ne\ i537 Vicenza, e (1- nalmente nel 1542 Trento [V.). Quel zelo che Paolo 111 nudrì per l'intera e- slirpazione dell'eresie, mostrò ancora per la riforma de'coslumije però avendo giù denunzialo il concilio, per ovviar prin- cipalmente a quelle, così per trattare ef- fìcaceinente di questa, nel iSSy formò una congregazione di 9 personaggi per doltriiio, costumi e dignità cospicui, cioè i cardinali Conlarini, Carafa, Sadolelo e Polo s /^/fg'o^o arcivescovo di Salerno, Aleandri arcivescovo di Brindisi, Giber- ti vescovo ili Verona, Cortese abbate cas- sinese e il p. Badia maestro del sacro pa- lazzo,i quali compilando un libro, in cui contenevansi i principali articoli neces- sari alla buona disciplina della Chiesa e all' utile udizio del sovrano Pontefice e de'vescovi, lo presentarono nel i 538 al Papa, il quale non lo pubblicò, perchè nel- l'essere ricevuto dal concilio, acquistasse maggior autorità e forza. I capitoli però allora li pidjblicò in Germania l'eretico Stui mio con spiegazioni tali, che furono PAO cagione che nell'iiulice ile' lihii proibilì si trova il consiglio di questa congrega- zione, come provò il cardinal Quirini, e iioupiacqtieal prolestanteSclielornionel- la sua Episl. ad card. Quirini. Vedasi il p. Catalani, De secr. s. con. Ind. lil). i, p. 4^j^al'>l Alessandro, ///>/. cccl. t. 7, p. 42, il quale riporta questi capitoli, che lurouo pubblicati pure nel 1 53r) in An- versa e nel 161 2 in Parigi insieme cogli alti del sinodo di Pisa per torre lo sci- sma. Dopo la presa di Cissa in Dalmazia falla dai turchi, inquietando questi i ve- neti, a preghiere del Papa rimperalore Carlo V fornì 82 galere e 3G Paolo III, ma non fu felice l'esito, perchè il Doria generale imperiale a Prevesa non volle combattere Barbarossa. Considerando poi Paolo Ili, che la guerra tra Carlo \ e Francesco 1 re di Francia pregiudicava alla religione, nel i538 si abboccò con essi a Nizza (/'^.), accordando al secon- do che i senatori del parlamento di Pa- rigi polesseio nominare ai benefizi, e me- glio lo dissi a Francia : la bolla è nel t. 5 Coli, rcr.cler. Gallic. , cd\2. 1 636. Ot- tenne ima tregua di 10 anni, delta \a tre- gua di Nizza, la città di Novara pel suo figlio Pier Luigi Farnese dall'imperato- re , ma non potè indiuli a recarsi co'lo- 10 vescovi al concilio, che anzi \n Geno- va a loro istanza emanò la bolla di prò- joga: per l'ambizione di Carlo V la lie- gua ebbe breve durata. Frallanto per con- siglio di Ferdinando] re de' romani, spe- dì in Germania il cardinal Aleandri per combinare una concordia tra'callolici e proleslanli ;ma questi lo delusero co'lo- ro raggiri; come pure inviò alla dieta di llalisbona il cardinal Conlarini.ìN'el i53q approvò la compagnia di Gesù, che lau- te conquiste aggiunse alla Chiesa e tan- ta ubertosa messe raccolse nel campo del- le lettere, come dichiaiai a Gesuiti [1'.); ed inoltre approvò il libro degli Eserci- zi spirituali (r.) di s. Ignazio. Confer- mò altresì V arcicon fraternità del ss. Sa- cramento nella chiesa di s. IMuria sopra PAO i2i Minerva; la congregazione de' Somai^'W,malgiado la ripugnan- za di Carlo V, disgustato perchè Paolo III avea infeudalo a Pier Luigi Farnese Par- ma e Piacenza, queste pretendendo suo ilominio del ducalo di Mdano. Per tale discoi dia , Carlo V pubblicò V Interim (/'.), riprovalo dal Pontefice che spedì iiG TAO l'AO liuiiz,! in r.criniinia. Sarà sempre celebre Cnslriissc sul HIoiilc Ji'ciilluo un ])n\onV' in iiieaioria di l'aolo il I, nuli huiu pel suo do, tiemolì il tempio di Pallade nel l()ro costante impegno per la paee della Cliic- loniano; restainòcon somme spese la ha- sa e d'Italia, anzi del mondo, degli uomi- sìlica La le rane zia e e le concesse niolti ni (ino conoscitore, per le sue rare vir- privilegi; ornò con gran magnilicenza la Ili, come per prudenza, giustizia, pietà, basilica Faticana, e tra le cose che fc- gi nudezza d'animo, umanità, clemenza, ce al contiguo Palazzo faticano, qui a ilabil ita, costanza nelle cosca werse, uio- nominerò la magiiilìca cappella Paolina, derazione, liberalità massime coi lette- le pitture della Sistina, e l'annessa sala rati, magnificenza, dottrina e cognizione regia per ricevervi le ambascerie solen- cieile cose divine ed umane; ma ancora ni. JNè a Roma soltanto restrinse Paolo per le belle opere da lui generosamente III le sue benelìcenze. Molte ne compar- eseguile, che lungo sarebbe enumerare, ti al santuario di Loreto (^F.), che visitò, i^^ssendo Roma al tempo di lui deforme ed alia chiesa della Madonna della Quer- per la tpianlità e bruttezza de'vicoli.meu- eia presso l ilerbo (F.), della qiial città tre allora quasi ogni casa era isolata, con fu pure benemerito. A Perugia eresse la summodisp'endio la ridussea miglior for- fortezza, per essere insorti i perugini per ma, spianandogli edilìzi mal fabbricati, gravezze di gabelle;e rese pi li sicura quel- togliendo i vicoli superflui, addrizzando la d'Ancona. Istitrù in diversi tempi mol- le strade e ampliando le piazze, come se ti vescovati, altri dichiarò arcivescovati, ne fa memoria iiell iscrizione con statua Tra' vescovati nominerò s. Tommaso e eretta nel 1 543 in Campidoglio (F.), s. Giacomo di Capoverde nel 1 534 ; An- nella cui piazza trasferì la statua eque- tequaiauel i535; Mechoacan nel i536; stre di bronzo di Marc'Aurelio, e sicco- Cusco nel 1 537 ^ ^ ^4? j Chiapa nel 1 538; ine nel museo Farnesiano trovasi il me- Comayagua nel 1 53t), ossia confermò l'e- diiglionedi tale imperatore col Castore, rezioiie fatta da Clemente VII nel i53i; forse da questa medaglia prese l'idea del Faro nel i 53f), cioè vi trasportò la setìe trasporto, per unire jM. Aurelioalie sta- da Silva, che Commanville protrae al lue colossali di Castore e Polluce: Paolo i5go; Tursi nel i544j Leiria nel i544 111 è stato uno de'primi raccoglitori del- o i545; Miranda nel i 545; Popayan e le medaglie antiche in Italia; la moneta Quito nel i546; Paraguay, Jucalan e paolo prese il nome da lui, prima chia- Merida nel i547; Guatimala nel i534 maiidusi giiilio. Comprò Sg case e le o nel i547; e Portalegre nel i549- demob , per aprire una strada comoda Tra le sedi vescovili elevale al grado ar- che da ponte s. Angelo conducesse a via civescovile, ricorderò Lima nel i53r) o Giulia, che finita nel i 543 restò dal suo \5^Q>; Evora nel i54o; Messico nel nome chiamala Paolina e oggi Paola, i 546 o i 547 ; ^ *• D(Ji'i'"go "el i 547- come se ne vede la iscrizione presso al Istituì il tribunale della Kjta bologiie- j)()nle. Altra via Paolina è quella detta se e concesse privilegi alla rota roma- de'due Macelli, perchè aperta da Paolo na ; restaurò 1' università di INlacerala, IH, presso s. Andrea delle Fratte: la stia- e proibì che ne' luoghi soggetti alla s, da dei Babuino, ov'è \d Foìitanaon\uv\\- Sede si ritenessero i beni dal naufragio ma, fu pure aperta dal Papa, e prose- a terra gettali. Permise ai francescani re- gui la 1.' fino a piazza del Popolo. Fab- citate liiflizio dello Sposalizio della Rea- bricb l'edifizio che dovta servire agli Ur- ta \ ergine, servendosi diquello delia INa- fani[F.), che arricchì di am|)lissimi pri- livila ; e [lose nel numero dei beati Gu- vilegi, come si legge nell'iscrizione posta glielmo cremila di Sicilia, nciia iuio clutsu di s. Manu in Aquuo. i'aolo 111 in i 3 piomoziuui creò b"o.\.\ dissi come due volte liberò Ro- ma dalla carestia. Elevò al cardinalato e ad altre dignità i suoi nipoti, ma poi so- spettando di loro rea condotta, il suo a- more cominciò a ralFieddarsi. Discoperti i loro abusi, con magnanimo eroismo li spogliò delle cariche ed esiliò da R.oma, in un al cardinal Carlo soprintendente di tutti gli alFari : tutto dettagliatamen- te raccontai a Caraffa fa.miglia. Pieno di gaudio vedendosi sciolto dai legami del nepolibmo, trovandosi oppresso dal- le giavi cuie, dui domestici dispiaceri e dall'età, passati tre mesi :pegnato perciò in cattivi alfiui, troppo pronto e impetuoso ne'con- sigli, rese nel suo pontificato poco utili i SUOI distinti talenti e rare viriti. Di que- ste fanno lungo dettaglio gli storici dei Papié particolarmente quelli che ne scris- sero la vita. Tra questi sono Camajo- lo, Castaldo, Antonio Caracciolo : De vi- ta Palili /^, Coloniae Ubioruni 1612 ; Bartolomeo Carrara, sotto il nome ana- grammatico di Carlo Bromato da Era- no : Storia di Paolo IP', Piavenna 1 74^, scritta con molta diffusione, critica e di- ligenza; e Francesco Magio : De ss. Pon- ti fìcis Palili IP' inciilpata vita, disquisì- tionts hisloricae. Di Paolo IV nella zecca pontificia abbiamo 7 coniidi medaglie per lui battute, celebranti diversi suoi fasti, la pace con Filippo II, i provvedimenti per gli ebrei, la venerazione alla casa di Dio. A Caraffa famiglia poi e ne' voi. XXXII, p. 42, XLI, p. 258, XLIV, p. 87, riportai le severità colle quali Pio IV trattò i parenti di Paolo IV, per cui il cardinal Carlo fu strangolato, il duca di Paliano decapitato, il cardinal Alfon- so multalo, ciò che celebrò con meda- glia ; ma riveduti rigorosamente i pro- cessi {.Va s. Pio V e dal sacro collegio, fu- rono dichiarale ingiuste tali sentenze , perciò troncato il capo a Pallantieri go- vernatore di Roma, reintegrati i Caiaffi degli onori e benefizi, colmando di gra- zie e rendite i perseguitati famigliari e ministri di Paolo IV. Del quale abbia- mo ; Z)e symholo ; De emendanda ec- clesia ad Pauluni IIIj Eegulae theali- noritm. \acò la s. Sede 4 mesi e io giorni. PAOLO V, Papa CCXLllI. Camillo Borghese nacque in Roma nobilmente a' I 7 settembre 1 55?., da Marcantonio ce- PAO lebre giureconsulto e da il. Flaminia A- stalli dama romana. Con ottima indole, ebbe dai più verdi anni inclinazione al- le lettere, alla pietà e alle più belle vir- tù ; inanteiuie il candore de'suoi costu- mi iilibiito per tutta la vita, come il te- nero alfetto verso la Beala Vergine, tut- ti preludi della sua futura grandezza. Compiti con successo gli studi, in Peru- gia la filosofìa, in Padova il diritto, re- stituitosi in Roma, trascorse rapidamen- te la carriera degli onori edignità eccle- siasliclie. Ammesso dapprima tra gli av- vocati concistoriali, indi negli abbrevia- tori e referendari d'ambo le segnature, divenne vicario delia basilica di s. Ma- ria Maggiore. Nel i588 Sisto V Io fece vicelcgato di Uologna, che governò con lode di rara prudenza in tempi dilììcili. Gregorio W\ lo sostituì al defunto fra- tello uditore di camera, carica che fini- se con mollo decoro, integrità e giusti- zia, onde Clemente Vili determinò d'in- ' caricarlo della nunziatura straordinaria a Fili()po 11 re di Spagna, con fiicollà di legiilo a lalcrc, uelhi quale si diportò con tal valore, che poco dopo il suo ritorno a'5 giugno I 5g6 lo creò cardinale prete di s. Lusebio , titolo che permutò con quello de'ss. Gio. e Paolo, poi di s. Gri- sogono. Nel i 59- lo fece vescovo di Jesi che dopo due anni linuiiziò, e nel i6o3 lo nominò vicario di ftoma e protettore di Scozia. Essendo della congregazione del s. offizio, ebl;e col cardinal Slòndra- ti la commissione nell'anno santo 1600 di procurare la conversione degli eretici che recavansi a Roma, onde nel solo me- se di luglio 5o abiurarono gli errori , istruiti nelle verità cattoliche, venendo ve- nerato qua! futuro Papa : ne fu presagio quanto dissi parlando di lui e dell'arme a Borghese famiglia, la quale arme al dii di Bzovicj fu meritata dagli antena- ti [)er quanto avevano faticato contro i ghibellini, ^cv Ci\\ con la loro aquila, eb- l)ero il drago de* guelfi. Per morte di Leone XI, agli 8 maggio 160 5 entra- PAO 1 33 lo in conclave, mentre i cardinali re- cavansi in cMpjìclla per adorare il cardi- nal Toschi, il cardinal Raronio protestò che non ne sarebbe utile l'elezione, on- de i colleghi in numero di 82 si volta- rono in favore ilei Baronie stesso, il qua- le energicamente li dissuase, persuaden- doli in favore del cardinal Bellarmino gesuita, che però con vigorosa efllca- cia si sottrasse dal pontificato. Pertanto furono proposti i cardinali ArlgonieBor- ghese, e questo dui cardinoli Montallo e Aldobraiidini, cui accostatisi i cardinali (rancesi e prontamente la maggior par- te degli elettori, il Borghese fu acclama- to Pa|)a la sera de' 16 maggio, d'anni 53, al modo detto a CEr.i,.\ oel concla- ve, e ailoiato. Non essendosi in conclave mai parlalo di lui, nella mattina seguen- te alla 3.^ adorazione in s. Pietro molti diibilavario di sua elezione, alriferire del eeleljie Adriano Politi suosegretario, an- che per la sua fresca età, dimostrando appena \o anni : conosciutasi la sua e- .«;altazioiie, universali furono le allegrez- ze per la riputazione che godeva. A '29, giorno di Pentecoste, fu coronato col no- me di Paolo V, ed a'6 novembre congran pompa si recò a cavallo alla basilica La- ici anen-e pel possesso. Pubblicato il giù- bilfo pernii felice governo, ordinò ai ve- scovi dimoranti in Roma di ritornare al governo delle diocesi, astenendosi nei pri- mi momenti di concederegrazie, onde far- lo maturamente. A Congregazione de au- X11.11S e a Molina, dissi che permise soste- nere la propria sentenza sulla grazia ai domenicani ed ai gesuiti, ai quali ultimi alìidò il collegio scozzese. Un' aspra dilfereiiza colla repubblica di N'enezia, cominciò a rendere rimar- chevole il suo goveriiojdue punti ne fu- rono la cagione. Il primo perchè nel 1 606 furono calcerà ti senza pontificio permes- so .Scipione Saraceni o Sanazino canoni- co di Vicenza, e Brandolino Valmarino o conte Brandolin Val rie Marino di P'or- lì abbate di Narvesa 0 Ncveza, accusati al 1 34 P A O cnniiglio de' dieci di gravi dclilli. L'sil- tio fu per due decreti fmanati d;d seii;i- to : entello del io gennaio iGo3 vietò scilo rigorose pene fondar ospedali, mo- nasteri, congregazioni religiose, chiese e confraternite senza l'autorità del sena- to; l'altro del i6 marzo i6o5 proibì in tnlli gli stali e liioglii della repubblica, come avea fallo nel i53(ì per Venezia e suo ducato, che a titolo di testamen- to, vendila o altra causa, si potesse la- sciar in perpetuo, vendere o alienare i be- ni immobili degli ecclesiastici per pii^i di due anni, né questi li potessero acquista- re senza il consenso del medesimo sena- to. Essendo Paolo V acerrimo difensore dell'immunità ecclesiastica e vedendo questa doppiamente conculcata, siccome Genova avea di recente piegato in occa- sione quasi simile, domando pel nimzio Orazio Mattel la liberazione dei carce- rati, la rivocazione de'decreti, e fece gra- vi lagnanze coll'ambasciatoreiViini. Non desistendo la repubblica dall'operato, ad onta delle ragioni che espose, il Papa ir- ritalo da tale resistenza, nel concistoro de' 17 aprile 1 606, col voto di 4o cardi- nali, tranne uno nato suddito veneto, fece intimare un terribile monitorio in tutto lo stato veneto, con interdello e dichiarazione che se in ^4 giorni non si obbediva, il dose e il senato sarebbe- ro scomunicali, e dopo 3 giorni incorre- rebbero nella slessa pena tutti i sudditi della rcpubljlica, come in fallilo intimò nel concistoro dei i4 maggio. Ma la re- pubblica ordinò sotto pena di perpetuo esilio, che ninno obbedisse all'inlercletto. Qii&l conlegno tennero il nunzio ei re- ligiosi lo riportai ne'vol. XXX, p. i25, XXXVl, p. 55. Dalle due parli usciro- no moltissime scriltnre che dichiarava- no l'animosità de' due partiti, e come la causade'venelieraqnella de'pri nei pi, que- sti per la loro ambizione ne bramavano la vittoria. Nel numero prodigioso di scrit- tori, i veneziani ebbero olire il giurecon- snltoLeschas«iei-, il famoso fr. Paolo Sar- P AG p! e fr. Fulgenzio suo emulo, che fiar- licolarmenfe si distinsero in inveiti ve con- ti o la corte pontificia, a favore della (jua- Ic si resero chiari i cardinali Baronio e Ijeilarmino. Vedasi Fagnani : De /usti- fin et i'nliditalc censurai uni Paitluin T^ P. M. in reinpuhlicain Fcndain ^Womae i()07. Islovia dell' interdc'lto e cose pas- sate fra Paolo V e la repubblica di Ve- nezia, Mirandola i6:?4' i"tto s'incam- minava ad un'aperta guerra fra la repub- blica e la s. Sede, allorché Filippo 111 re di Spagna ofìiì al Papa le truppe che a- vea nel milanese, promettendo di ridur- re i veneti a implorar perdono, mentre segretamente li animava a sostenere la causa comune della sovranità ; ma En- rico IV re di Francia, sempre di buona f<'de attaccalo a Peoma, gli olfrì la sua mediazione e spedì il cardinal Gioiosa ambasciatore a Venezia. Questi prima di [tarlire da Roma, a'22 marzo 1607, ot- tenne da Paolo V piena autorità di as- solvere i veneti dalle censure incorse, di levare l'interdetto e di conchnicler la pa- ce, come si legge nella bulla Ficel illius, de' 4 aprile, Bull. Eoni. t. 5, par. 3, p. 2 52. Ambo le parti rivocarono le inco- minciate ostilità, consegnandosi al car- dinale ai i aprile i due ecclesiastici, e ri- mettendosi in perfetta concordia i dif- ferenti partiti. 1 veneziani promisero spe- dire un auìl)asciatore straordinario per ringraziare il Pontefice di avergli resti- tuito il suo amore, ma non vollero che si parlasse d'assoluzione. Paolo V fu lo- dalo per aver saggiamente retroceduto dall'impegno, piultosto che arrischiare e provocare mali maggiori. Paolo V proibì a' cattolici inglesi di prestar a Giacomo I re d'Inghilterra il Giuramento {V.); confermò l'indulgen- ze per le quarant" orej ricevette solen- ni ambascerie da Etnico IV, dal Giap- pone (V.), e dal re di Congo, di che parlai ne'vol. XII, p. 122, XXVII , p 2750 da'patriarchi di Babilonia e Ar- menia. Terminò la clamorosa questio- PA O ne de' Carmelitani (f^.) stili' iiidulj^eii- ic del Cannine, e represse quella della Concezione. Canonizzò s. Francesca Ro- mana (le cui ohlate nel febbraio iS.To nella basilica Valicana collocarono la sua statua scolpita da Pietro Galli ) , ed il cardinal s. Carlo Borromeo; per equi- pollenza s. Sii vestro Gozzoliiii, e beati- ficò Filippo Neri, Ignazio Loiola, Fran- cesco Saverio, Lodovico Deltiando, Tom- maso di Villanova, Pasquale Baylon, Isidoro agricoltoie^Gioaccliino Piccolo- mini, Teresa del Gesù. Concesse il culto di martire a s. Alberto vescovo di Liegi, ed accrcbbequello di Stanislao Kostka, Lui- gi Gonzaga, Pio V, Giacomo da Vene- zia, Margherita Castellana, Filippo e Pel- legrino serviti. Fece universale la festa di s. Casimiro re di Polonia, quella di s. LbaliloequeUa delle Slimmatedi s. Fran- cesco ; ed istituì le feste de'ss. Angeli Cu- stodi e di S.Lorenzo Giustiniani. Aumen- tò r indulgenze delle y chiese, che fre- (juentemente visitava coi cardinali e ve- scovi, e v'mtrodusse le processioni e il ri- cevervi la comunione. Decretò a tutti i Vescovi dimoranti in curia, la residenza in diocesi. iXon fu minore la cura che diuìostrò pel decoro e accrescimento de- gli ordini religiosi, onde neapprovò mol- ti, come quelli del Carmelo, che unì a'ss. Maurizio e Lazzaro ; i Domenicani ri- formali di Liuguadocajle Orsolinej quel- li di Nostra Signora, della Fluitazione , *ic\ì' Oratorio j de' Dottrinari, óe^U Ere- miti camaldolesi di Monte Corona, del cui eremo di Frascati (F.) fu beneme- rito, come àe Ben fratelli, concedendo ai Cistcrciensi fare gli /4gnus Dei. Ordinò ai regolari l'insegnamento delle lingue e- braica, araba, greca e latina; confermò la congregazione dei preti della chiesa di s. Lorenzo in Dnmaso. Pei cistercieii- si di Spagna stabilì un vicario generale. Esortò Filippo HI percliè nell'Olanda fosse libero l'esercizio del culto cattolico, e da lui ottenne dal regno l'espulsione de mori. Eccitò il duca di Savoia a iinpa- P A O 13 7 dronir»! di Ginevra^ di Cipro. Deplorò la morte di Enrico IV, e pacificò la Francia colla Spagna, la qiird pace si pubblicò con gran feste in Iloma. Montato sul trono francese Luigi XIII, la buona intelligen- za fu alquanto liubata pel libro de! ve- scovo di Scez Suarez condannato dal par- lamento, ma il Papa ottenne la sospen- sione del decreto, anzi conseguì che quel- lo di Ilicher fosse censurato cou)e lesivo alle pontifìcie prerogative. Nel suo zelo indefesso, fece rifiorire la religione in r)uemia. Pviformò i tribunali della curia romana; comprese Comacchio nella bolla in Coena Domini. Per lo splemlida or- namento di Roma Paolo V prese luogo fra i predecessori che più l'abbellirono sontuosamente, con la massima che il fiibbiicare è una carità pubblica. Di quanto magnificamente e con animo grande eseguì, ne parlai principalmen- te a Chiesa di s. Pietro, a Chiesa di s. ìNLaria Maggiore, ove nella sua maravi- gliosa cappella eresse uno stupendo mo- numento di gratitudine a Clemente Vili che lo avea creato cardinale ; a Pauzzo Vaticano, a Palazzo Quirinale, a Fox- tane DI Roma, prendendo il suo nome di Paola 1' acqua che v' introdusse ( i repubblicani del 1849 distrussero la fon- tana di piazza di Castello); a Biblioteca Vaticana, ad Arciuvio della s. Sede. Aprì, ampliò e drizzò molte strade del- l'alma città, prima anguste o storte, tra le quali quella che dalle quattro fontane conduce a s. Maria ìMaggiore, l'altra che da porta del Popolo va a Ponte Molle; con quelle del Trastevere rese vantag- gio alla regione. Aumentò il monastero delle meretrici convertite, eresse un pre- zioso altare nella Chiesadis. Agnese fuo- ri le mura, migliorò il porto di Fano, e fecedi più a quellodi Civitavecchia; com- pì la fortezza di Ferrara, rese più age- vole la navigazione del Tevere^e rifab- bricò il ponte di Ceprano, pel cjuale fu battuta un> medaglia, e ne diseccò le paludi, al dire di Novaes. Lungo assai sa- i36 PAO relibese tiiUe le opere niaqninL-liecli Pao- lo V si volessero rei^i>>trare , facendone parola a'ioio luoghi, e le iscrizioni e ar- mi sue che s'incontrano por lloma e al- trove ne sono lestinionio. Ad onta di ciò, accrebbe il tesoro pontificio di 900,000 scudi; il Cancellieri nelle Dissert. eptslo- lari, p. ig4, dice che ripose più milioni d oro in Castel s. Angelo, e che avendo rinchiuse in un muro 4iieiiosAircs, piomovendo nel 1609 atl arcivescovato l'Iata. Restaura- tore clell.i disciplina ecclesia>tica, curò la felicità del cristianesimo. Oj'nisriorno of- (riva il sacrifizio, premessa la confessio- ne, praticando (jiiolidianainente molli e- serci/.i di pietà, l'er celebiare colla tlo- vnla maestà le pontificie funzioni, fece una picziosa mitra, poiché la magnifi- cenza era ordinaria in tutte le sue azio- ni, e lo dimostrò ancora nella villa IVIon- dragonedi Frascati (F.), cIiedis[)ose per villeggiatura de'Fa[)iedi cui molto si di- lettò. Se non avea die una volgare lel- leralura, era però bene istruito nella dot- trina canonica e beneficiaria, e singolar- mente dotto nella legale. Tutti gl'islori- ci convengono clie il poni ficaio di Pao- lo V sarclibe degno di paragonarsi a tpiel- lo de'piìi glandi Papi, ma viene taccia- to da taluni come troppo attaccato e lar- go di ricchezze co'parenti, di cui assai ne promosse l'ingrandimento, benché ciò o- però al modo detto a IIorguese famiglia, per la (piale acrpiistò anche il Palazzo Dorghesei^l .). Il citalo Cancellieri ripor- ta un brano del contemporaneo diarista Gigli, dell'immediato successore (irego- rio XV, eletto nel 2.° giorno di conclave, del (piale egli scrive. » Quando fu assun- to al ponli(icato,era incrcddjile la espet- tazione che di lui ayea il [ìopolo, come quello che desideroso di cose nuove, era infastidito del lungo pontificato di Paolo V. Ma in pochissimo tempo si conobbe quanto si era ingannato; pcrcliè non solo iKMì avvennero quelle cose di bene, che si era immaginato, ma anzi altre fuori dell'opinione di ognuno, che dispiacque- ro grandemente. Onde tosto, et non oc- cultamente cominciò a richiamare il già morto Papa Paolo V, di maniera tale, che vi fu chi non si vergognò di chiamare il suo nome, appunto sulle orecchie di Gregorio XV, mentre egli passava, llora essendo egli morto, non si può esprime- re, quanto paresse per ciò al po[)o!o di respirare. Perciocché facendo coinpara- PAO i37 tiniie tra il pontificato di Paolo V, et di (jicgoiio XV, era piìi infastidito di 29 mesi di papato di questo, che già n(jn fu- rono di (|uasi 1 G anni di quello. " Nella zecca pontifìcia vi sono 10 conii di sue medaglie, celebranti le sue opere e ge- sta. Queste olire il Bzovio furono descrit- te da molli storici e nel 1 766 da Goujet : Storia del ponli ficaio di Paolo V. Vacò la s. (diicsa I I giorni. l»AOLO, Cardinale. V. Paolo I (s), J'apa. Paolo, Cardinale. Prete cardinale di s. Iìal!)ina, iiell' 853 intervenne al concilio di Roma di s. Leone IV. Paolo, Cardinale. Vescovo cardi- nale d'Albano, fu al concilio di Roma, tenuto nelI'tSGo da Adriano 11 nella ba- silica di s. Pietro. PAOLO, Cardinale. Diacono cardi- nale si trovò al concilio romano, adu- nato da Giovanni Vili neir872. PAOLO (s.) (v. Paidi). Città con re- sidenza vescovile nel Brasile, capoluogo della provincia e comarca omonima, so- pra una piccola altura, nella vasta pia- nura di Piratininga,al confiuente del Ta- mandatahy e deH'flynhangabahu, non lunge dalla riva sinistra del Tietè a 85 leghe da Rio Janeiro, sede d(d governa- tore e autorità della provincia. La situa- zione è deliziosa ed il dima dolce, con belle strade, molle piazze e fonti pub- bliche, bellissimi ponti di pietra. Gli e- difizi piìi notabili sono il palazzo del go- vernatore, già collegio de' gesuiti, 1' an- tico episcopio e il convento de' carmeli- tani. La cattedrale vasta è dedicata alla Beata Vergine Assunta. Il capitolo ècoin- poslo di 4 dignità, di cui è i." l'arcidia-» cono, di I o canonici non compresi il teo- logo e penitenziere,di io cappellani can- tori e di 6 chierici ; un canonico è parroco. Vi sono due alti e chiese parrocchiali con ballislerio, 3 conventi di religiosi, 2 coo- servatorii, diverse confraternite, un ospe- dale militare e il seminario. INell'ultima proposizione dicesi mancare il vescovo 1 38 V A O clell'eplscopio. Avvi pure il liccnja l)iI>Iio- tpcneiin tealio.Tia le manifatture, eccel- lonlisonoi nieil('tli,ecl lia ttitlcle cose ne- cessarie, abbondanti le capre di scella spe- cie. Tanto nella città che ne'clinforni so- llevi bei giardini. Nel i552 i gesuiti No- brega e Ancliieta Pjndarono una colonia, ove esiste attualmente questa città, e travagliarono con successo alla conver- sione della tribù indigena dei guayanas che abitavano il paese; la buona intelli- genza fra i portoghesi e gì' indigeni fece jironlamcnle prosperare questo stabili- mento in modo, che all' epoca iu cui il J'orlogallo e il Brasile pa.ssarono sotto il ilominio di Filippo II re di Spagna, i paulisti furono assai forti , onde resiste- re agli spagnuoli e costituirsi in repub- blica indipendente, che sussistette fino al Hìomento in cui il Portogallo ricuperò la sua indipendenza primitiva. Quantun- que il paese sia ora sguarnito d'oro o di diamanti, nientemeno è visitato poco da- gli stranieri, le uscite essendo guardate da soldati che hanno diritto di arresta- re e di esaminarci viaggiatori. L'inglese Mawe visitò questa città da qualche an- no con peiniesso del governo e fu rice- vuto con ospitalità e benevolenza. La se- de vescovile, ad istanza del re Giovanni V, l'istituì Benedetto XIV colla bolla Candor litcis aelernae, de' 6 dicembre 174", suo Bull. t. 2, p. 1 53,- formando- la con parte della vasta arcidiocesi di Rio Janeiro o Baia di tutti i -Santi o s. Salvatore, di cui la dichiarò sulFraganea come Io è ancora, e nominò i.° vescovo Bernardo Piodriguez Nogueira di Coim- Ijra : consultato da questi se i regolari viventi nelle case de' secolari erano sog- getti agli ordinari, rispose BenedettoXlV plFermalivamente, col breve Pontifìcia^ de'27 maggio i'j^6, Bull. MagJi. t. 17, p. 28. I successori sono riportati dalle JSodzie di Ro'iia. L'ultimo, fatto vescovo nel 1827, era mg.'^Emmanuele Gioacchi- no Gonsalves de Andreade della diocesi di Funcha!,ma di recente la sede è vacan r A o le. La diocesi è ampia; ogni nuovo ve- scovo è tassalo in fiorini 116, con circa 8000 crociali di rendita. PAOLO (s.) DI INllNESOTA {s. Pali- li de Minesola). Città con residenza ve- scovile dell'America settentrionale negli Stati Uniti, eretta dal regnante Pio IX a' iq luglio i85o, col breve Ex debito apostolici rmiìieris, la cui fondazione fu proposta nel concilio 7.° tenuto nel 1849 in Baltimore, creando in i.° vescovo mg.' Giuseppe Crelin a' 23 luglio stesso, e di- chiaiando questa chiesa suffraganea di s. Louif, che a'4 nìaggio 1847 avea eleva- ta ad arcivescovato, cui pure assoggettò le sedi vescovili di Dtibiique , Milwan- Itia, Naski'ille e Chichagia ( questa fu eretta a' 28 novembre i843 ) erette da Gregorio XVI ; alla quale ultima sede nel 1848 Pio IX die in vescovo mg.' Giangiacomo Van der Valde gesuita. Altre notizie non mi è riuscito rilevare né dalla geografia, né dalla congregazio- ne di propagandaj^Jf. PAOLO (s.) PRIMO EREMITA. Oidiiic re- ligioso. E" comune sentenza che s. Pao- lo primo eremita della Tebaide in Egit- to, propriamente istituì in quella regio- ne il monachismo, che s. Antonio abba- te, chiamalo il patriarca de'cenobiti e degli asceti, l'ordinò e regolò. Adunque s. Paolo, secondo l'opinione di s. Giro- lamo che ne scrisse la vita, è il primo autore della vita eremitica: egli non fe- ce regole , bensì col suo esempio allettò molti alla vita religiosa e solitaria. Me- glio trattai altrove questo grave ai'go- mento, di quanto fece s. Paolo e degli altri primi abitatori de'deserti, come nei voi. XX, p. 1 1 2 e I 1 3, XLVI, p. 4 ' e 52, XLIX, p. 70 e 79. Il p. Bonanni che nel Catalogo p. 129 e i3o, ne riporta la figura, insieme a quella de'monaci di s. Paolo, riferisce che trasferito il suo cor- po in Ungheria nel 12 1 5 e collocato nel- la chiesa di s. Lorenzo presso Buda, eb- be origine quest'ordine; ma il p. da La- ura, Compend. par. 2, voi. 2, dice ohe TAO il corpo nel i38i da Venezia fu Jrnsfe- lito al monaslero di s. Lorenzo ove abi- tavano 5oo religiosi che dì e notte can- tavano le divine lodi, divenendo col tem- po l'ordine potente in Ungheria e pro- prietario di terre e piincipali con vas- s;dii signori. Il Sarnelli, Lelt. eccl. t. 8, Icft. I /{., tratta: se avanti s. Paolo pri- mo eremila ve ne siano stati altri ; con- cliinde che prima di lui ninno fu per- t'elto eremita. Istitutore dell'ordine sotto la sua invocazione fu il h. Eusebio no- l)ile di Slrigonia che dalla più tenera età ebbe amore alla solitudine. Per la sua pietà, benché dollo^ sacerdote e canoni- co della cattedrale , rinunziò al vescovo il grado per darsi a vita ritirata e peni- lente, con dispiacere di tutti, risplenden- do per ogni virlìi. Distribuiti i beni ai poveri, nel 15.4^ con alcuni compagni andò nella solitudine di Pisilia, foresta del territorio di Strisfonia, ove nelle ca- verne si fermò con essi ad abitarle me- nando santa vita. Quindi si recarono mol- li da lui per abbracciare lo stato eremi- tico, ponendosi sotto la sua direzione. Co- nobbe in visione che avrebbe tratto più profitto se avesse co' suoi adottato il vi- vere cenobitico, laonde nel I 2 To fabbri- cò vicino la chiesa di s. Croce, a cui /\. anni dopo fu aggiunto il monaslero che vuoisi fondato da Bela IV re d'Unghe- lia, che gh donò molle terre. Avendo allora il b. Eusebio saputo che altri ere- miti vivevano esemplarmente, con rego- la loro data da Bartolomeo vescovo di Cinque Chiese, li pregò a trasmettcrglie 1;), onde farla osservare al monaslero di l'isilia, e avendo loro proposto unirsi in un sol corpo, subito ebbe elFetto. Quelli che a Ini si unirono chiamavansi cremiti di s. Giacomo di Palach , istituiti nel j 2 I "1 da detto vescovo. D.ippoiohè egli, riuniti i molli eremiti del suo tempo, piescrisse loro una regola e edificò un monastero col titolo di s. Giacomodi Pa taclij dotandolo di rendile e riserbando- scne il "o verno. Alla morie di Dartolo- PAO l3;1 meo, per sua disposizione, restò la cura del monastero a F. Antonio, il cpjale la rimise ai vescovi successori del defunto. Achille e poi Ladislao. A F. Antonio a- vendo scritto il b. Eusebio per l'unione, Ladislao confermò la congregazione sot- to l'invocazione di s. Paolo i.° eremita, dichiarato protettore principale. L'ordi- ne ben presto si propagò per l'Ungheria, Alcmagna, Polonia e altre parti. Uniti così gli eremili, elessero per superiore col nome di provinciale il b. Eusebio, che nel 11^1 ottenne una luiova approva- zione dell'ordine da Ladislao. iMa venu- to in cognizione dell'anteriore divieto di Innocenzo HI di stabilirsi nuovi ordini, si recò in Pioma da Urbano IV ed ot- tenne la conferma dell'ordine colla rego- la di s. Agostino, però ritiìeltendolo pel meglio a Paolo vescovo di Vesprin. Ve- dendo questo prelato che i monasteri del b. Eusebio non avevano snflìcienli ren- dite per vivere senza mendicare, nel i 268 in vece della regola di s. Agostino altra ne prescrisse, che alcuni pretendono quel- la di s. Benedetto, ma negli annali del- l'ordine di ciò non si fa menzione. Morì il b. Eusebio santamente a' 20 gennaio 1270 in s. Croce, e dipoi nel I2gy il vescovo d'Agria Andrea die ai religiosi altra regola che osservarono fi- no al i3o8; quando il cardinal Gentile Parlino da IMonlefiore, legato di Clemen- te V in Ungheria, restituì quella di s. Agostino che tuttora professano, e loro permise compilare le costituzioni. Le ap- provò ad istanza di Carlo I re d'Unghe- ria, Papa Giovanni XXI 1 con bolla del novembre iSig (o 1828 secondo No- vaes), con facoltà di eleggersi il generale, esenzione dalle decime delle terre colti- vale dai religiosi, ed altri privilegi. Gre- gorio XI nel i37i enei 1 877, chiaman- do Ordo canonicus l' ordine, lo esentò dnlla giurisdizione degli ordinari, dichia- r mdolo iuìmediata mente soggetto alla s. ^tiiXi.', e ciò a richiesta del le Luigi I. Bo- nifacio IX fece i religiosi parlccipidi tulli i4u l'AO i privilegi (.le'cerlosiiii ne! i3qo,e Mfir- tiiio V coiifeinKimlo tutte qiujsle giazie nel i4i7) loro proil/i passine ad al Irò ordine, senza il beneplacito poiililicio. \. Chiesa di s. Stefano al Monte Celio, tli Roma, narrai come Nicolò V con bolla del i.° maggio i4'H> o nel i 4 ^'T, la die a qnest'oiiline, ecoiue (Gregorio XIII nel i5"8 con l'entrale la concesse al CkUc- gio Germanico IJii^arico (^^.), che la possiede; onde i leligiosi passai-ono ad un piccolo convento presso s. Maiia Mag- giore con chiesa, in cui fermò la residen- za il procuratore generale, finché l'io VI accordò l'nna e l'altra al Cofìservafo- rio della ss. Trinità (f^-), che e-iste, ove descrissi pure la chiesa. Urbano Vili nel 1643 col ])reve Exponi del 7 agostf>, Bull, de j)rop., Append t, ijp. 228, ri- formandone le costituzioni, ne confermò i privilegi, come fece Alessantlro VII nel i658. Clemente X nel 1 676 ordinò che in 8 loro conventi si erigessero studi ; che ninno potesse essere promosso alle dignità dell'ordine se non era dottore in teologia, tranne dispensa del definitorio per gravi ragioni ; che al dottorato po- tesse ammettere il generale dopo rigo- roso esame, e che i dottori di numero li- mitato dal capitolo generale, godessero i privilegi delle università. Pio VII col Jjreve Rcligionis, del 16 aprile 160 5, Bull. coni. t. 12, p. 3o2, confermò l'ele- zione del ministro provinciale di Galizia e la congregazione di tal provincia, desti- nandola casa di probazione e professio- ne. Le osservanze principali di questi re- ligiosi consistono nel mangiar carne tre volte la settimana, eccettuati i tempi vie- tati, ninna cosa prendendo nelle vigilie della Madonna, e in diverse mortificazio- ni; usano panni di lino, e l'abito che pri- ma era scuro fu mutato in bianco circa il i34i,oiò che approvò Urbano V, on- de portano veste, scapolare, e cappuccio attaccato ad una mozzetla di panno. In città usano cappello e lungo mantello nero, che in Germania è bianco, delqual P A O colore da per tulio 1' usano in coro. Il priore generale risiede nel convento del- la provincia o regno in cui è nato, ed ha voto negli stati d'Ungheria e posto tra i prelati. Perle vicende de'tempi l'ordine perde molti conventi. Però questi reli- giosi o monaci, detti ancora Paolini,[i';\ i monasteri che hanno in Polonia, vi è cpiell(j di CzesfochocAviac, ossia Chiaro Monte, residenza del generale, quello di Cracovia in Piupella, quello di LesnioAV ec. : il loro noviziato è in s. Barbara. M(jlli relig osi fiorirono per bontà di vi- ta, per nobiltà, virtù, dottrina, e molti fui'ono vescovi e arcivescovi, Giulio III creando cardinale lìJartinusio VViscno- ■\viski. Vie pure la congregazione degli ere- miti di s. Paolo i.° eremita di Lisbona o l'orlogallo; eccone l'origine. Mcndo Goniez de Simhra, nobile, dopo essersi distinto nelle armi enei i4'5 alla pre- sa di Ceuta, disprezzandogli onori e di- gnità del secolo, si ritirò in una solitudi- ne presso la sua patria Setuval in Por- log ilio, ove fibbricò un oraloiio detto dal suo nome Mendoliva. Pei-severò in questo luogo per molti anni in continue penitenze e orazioni, per cui venuto in slima e gran venerazione, quelli che lo visitavano largamente gli facevano do- ni. Eranvi in Portogallo gli eremiti di Serra Ossa istituiti nel 1186 da Bene- detto romano o da Ferdinando Anez 0 Yanez; essendo morto il loro superioie Giovanni Fernandez, in suo luogo elesse- i-o IMendo, aHìdandosi alla sua direzione. D(jpo a ver inutilmente ricusato, unì gli e- remi che aveva fabbricato a quello di Ser- ra Ossa, e lo dichiarò capo della congre- gazione, cui die nome di s. Paolo i,° e- remila. Il sani' uomo godè ralTetto del re Edoardo, che udiva le sue parole co- me oracoli di un angelo, e pieno d'anni e di meriti morì a'24 gennaio 1481. 11 capitolo nominò successore Lupo di Por- tello e c-jcapilò le costituzioni pel buon regolamento della congregazione, che poi PAO nlquanlo vnrlate approvò nel i )78 Gre- gorio XIII, in un alla c(inli?nna «lell'or- tliiie, per le istanze del cariliiial Enrico poi re, il quale avea stahilil;i la regola di s. Agostino per uni!brniar>i agli ere- miti d'Ungheria. Indi i religiosi si obbli- garono con voti solenni e vestiiono to- naca color tanè, scapolare, mantello e coppello nero; furono promossi agli ordi- ni sacri, si applicarono nllo studio e alla predicazione, onde fondarono un colle- gio in Evora e circa i 6 conventi nel re- sto del Portogallo, tutti soggetti al ge- nerale. Sotto Alessandro VII la con^re- gazione si unì a quella d'Ungheria, ma poi si divise restanilo ognuna col proprio generale, Sfbbt-ne mantengano le stesse osservanze e dilferiscauo solo nell'abito. Innocenzo \1 col breve Exponi nobis , de'23 novembre \&'j<ò, Bull. Ront. t. 8, p. 3o, confermò alcuni statuti dell'ordi- ne. Ahrellanfo fece Pio \1 a' 7 luglio «"'■9 col breve Expedit , menti e ad i- stanza della regina Maria], col breve Sceltila, de' 24 marzo 1 792, Bull. coni. t.6, p. io8,et. q, p. 1 80, delegò il cardinal patiiarca di Lisbona a restituir la pace e tranquillitàalla congregazione, nella qua- le fiorirono religiosi di santa vita, ce!el)ri per dottrina e tlignilìi ecclesiasliclie. Il jMorigia e .dtri parlano d'una congrega- zione di s. Paolo primo eremita, istitinta nella Spagna; ma è pic>b;ibile che non fòsse regolare. Altra ve ne fu in Francia, i cui religiosi erano ót[[\ fiati della nior- tf, perchè in mezzo allo scapolale por- tavano l'efllgie di un teschio di morto, e perchè dicevano a tulli ricordarsi del- la morte: sembra che Urbano Vili l'ab- bia soppiessa. PAOLO (s.), Cavalieri e soldati di s. Paolo. Ordine equestre e collegio di va- cabili hùlwii innumerodi 200 da Pao- lo 111 nel I 540 per sovvenire ai bisogni delia s. Sede, colla bolla /»o«jaou5Po/i//- fex, spedita a' 7 luglio 1547 (riportata ancora a p. i 2 ) delle 3Ieuiorie dtllospe- roii d'oro, Koma 1841), onde contribui- P A O I i r rono 200,000 scudi : ne pallai nel voi. VII, p. I 85, egli unì a quelli iW'Wo Spc- ron d'oro {!'.). Il p. Bonanni nel Cala- lago p. 93, riportando la figura il'un ca- valiere di s. Paolo, coir autorità della bolla d'is^tituzione scrive così. Paolo IH, grato alle sominiiiislrazioni pei bisogni dello sialo, li dichiarò partecipanti e per- petui commensali del palazzo Lateraiien- se ; li aggregò alla nobiltà colle famiglie, con facoltà pure a queste d'inquarlare negli slemmi i gigli farnesiani, propria in- segna. Li autorizzò a conseguire pensio- ni ecclesiastiche fino a 200 scudi, ben- ché godessero l'indulto concesso a'cava- lieri di s. Pietro [J^-), e i privilegi di quel- l'ordine e collegio vacabilista. Acciocché poi fossero distinti fi-a tutti gli ordini e ufìizi della corte romana, prescrisse loro abito nero da portarsi ne'novendiali fu- nerali per molte de' Papi, e di colore rosso nel gioì nodelli! solenne coronazio- ne del Pontefice. Volle di più che nella parte sinistra di tal veste tosse espresso un braccio nudo con in pugno ima spa- da, e questa fosse l'insegna dell'ordine (è slemma ancora del monastero di s. Pao- lo di Roma, come scrissi nel voi. XII, p. 23 I, forse perchè s. Paolo apostolo si rappresenta con ispada impugnala), co- m'è la croce bianca dell'ordine gerosoli- mitano, proibendo Paolo HI. che niun altro potesse portarla, sotto pena di sco- munica e di 1000 scudi. A tempo di Si- sto V questi cavalieri erano ufìizi vacabi- listi che acquistavansi per denaro con fruito; sotto Innocenzo XI quelli di no- mina del vice-cancelliere erano i3, ma gliela tolse. Piiporla il Ricci, De'giubilei universali p. 160 e 3 18, che in quello del 1625 Urbano Vili pose alla custo- dia della porla di s. Paolo 4 cavalieri di quesi' ordine, ordinandogli tenere in mano bacchette con ì'hcih'wrìe: Equiles s. Paulij e che Clemente X in quello del 1675 collocò nella slessa porla san- ta per 1 assistenza i cavalieri di s. Pao- lo, coi banclii e con baslooi con lettere 1 4^ P A o espriineiili il loro iilìi/io. Tìeiietlello XIV jitll' anno snnlo del l'j'jo con tliscorso eccitò i cavalieri eli s. Pietro e s. Paolo a ben guardare le basiliche, acciò non vi si commellessero disordini. Dipoi il col- legio e ordine si esliiise. PAOLO (•;.). Congregazione di chieri- ci regoliii-i Biiniabili [/'.). PAOLO (s.) Apostolo. Pia unione per gli ecclesiastici studenti ed in benefizio de' fedeli d' ogni ceto. Ebbe la pi ima - ria origine nel!' Ospedale di s. Maria della Consolazione, poiché il. Luigi Fe- lici ex gesuita riunì nelle camere prio- rali mg."^ Fortunato Pinchetli, d. Vin- cenzo Fiorini priore, d. P ne avea incominciato la visita. Ritorna- lo a Roma nel 169C) per la sua esalta- zione, si trovò air apertura delle porte sante. Nel settembre 1700 morto Inno- cenzo XII, il successore Clemente XI lo nominò segretario di stato, in cui perse- verò nel lunghissimo pontificato, ed in luogo della linunziatasedegli die una pin- gue abbazia nel cremonese e lo fece pure penitenziere maggiore. Nel conclave gli mancarono tre voli per succedere a Cle- mente XI, e ne impedì l'einttuazione l'e- sclusiva imperiale, in che il cardinale die eroica prova di sua virtìi. L'eletto Inno- cenzo XIII gli commutò il penilenziera- to colla carica di vicario di Roma , e successivamente fu ancora prefetto dei riti, de'vescovi e regolari e segretario del s. ofllzio, non che vescovo di Porto, poi d' Ostia e \ elletri, chiese da lui benefi- cale. IMorì decano del sacro collegio, do- po essere stato più volte visitato da Be- nedetto XIII, a' 12 giugno 1726, d'anni 76. Fu sepolto in s. Marcello al destro lato della cappella di s. Pellegrino, in e- Icgante avello, colla sua efligie scol|)ita in marmososlenuta dalla fama e con bel- lissimo elogio. PAOLUCCI MERLIXI Camillo, Car- dinaie. Nato nobilmente in Forlì, chia- malo in Ilomadallo zio cardinal Fabrizio, que^ti lo fece studiare sotto la direzione di Lamberliui poi Denedelto XIV, nel- la giurisprudenza in cui fu laureato. Cle- mente XI lo ammise tra' famigliari, lo fece canonico Laleranense e ponente del buon governo. Innocenzo XIII l'assegnò per luogdteiienle allo zio; Eenedello XIII lo nominò segretario della cifra, Io fece ar civescovo d'Iconio e dichiarò nunzio pel donativo delle fascie benedette al figlio di Giacomo III, al modo narrato ne' voi. XXXIII, [). 228, XXXV, p. 100. Scon- volta la Polonia per le gan; de'compeli- tori al trono, lo stesso Eenedello XIII nel I 72T lo spedì nunzio e vi fece mo- stra di destrezza e prudenza; Passalo al- la nunziatura di Vienna nel 1738 per IO )4 '^ t|uale nell'epistola 17 s'intitola: Leo Papa Universis per Siciliani constitnlis. Come osservò Cantelio, Ilist.mttr. Uri., t. 2, par. 2, diss. i, cap. 1. Nel secolo VI Ennodio vescovo di Pavia, Cassio- doro e Liberalo solevano chiamar Pa- pa il vescovo romano, e lo attesta Can- telio t. I, par. I, diss. i,cap. i -.ma non era a questo dato tal nome, come ad es- so solo si dava nel fine del IX secolo e principio del X. Imperciocché, assumeu- PAP 147 dosi Arnolfo arcivescovo di Milano nel finir di detto secolo X il titolo di Papac Urbis Jìlcdiolani, per imitare gli antichi vescovi, i quali al [)ari del romano Pon- tefice erano chiamali i'apa, Gregorio V del ()q8 ne fece doglianza, mentre il co- stume, almeno d'Italia, avea introdotto che a'soli successori nella cattedra di s. Pietro si desse questo titolo. Fu stimata sì giusta la lagnanza, che nel concilio di Pavia si decretò, che Arnolfo desistesse dal chiamarsi Papa, a detto amio ripor- tandolo Muratori negli Annali. Ciò non ostante gli scismatici dipoi, a dispetto del romano Pontefice, ch'essi mortalmente odiavano^ cominciarono ad arrogarsi il titolo di Papa , o per meglio dire col Cenni, ad attribuirlo illegitlimamente ad un falso Papa, onde fu d'uoj)0 che s. Gre- gorio VII nel concilio che celebrò in R.o- ma nel 1076 contro gli scismatici, ordi- nasse con decreto rigorosamente che fos- se solatnenle dato al romano Ponteli- ce: e l'attesta il Caronio, \\\ Mar tyr.ro ni. ad diem io januar. et 23 jun. Conven- gono ancora in questo Sirmondo, An- noi, ad Ennodii episl. i,lib. 4;ed il Ma- biUon, De re diploin. lib. 2, cap. 2, § 8; ma sembra non convenirci il Pagi, Bre- viar. gest. RR. PP. t. 3, in Addcnd. p. 588, mentre dice : ncscire a quo acce- perit Canlelius, id in synodo romano sub Gregorio VII sancitum esse : ncque e- nini in decem, quas hic Ponlifex Romac cclcbravit, synodis^ ìmjusniodi decreti ve- stigium aliquod reperitur. Resta però mal- levadore del Cantelio lo stesso Baronio e allri, soggiungendo alle riferite paro- le : flaec in registro cpistolaruni Grego- rii VII, qnod asservatur in bibliotheca Vaticana, ubi canones cj US synodi scri- pli habentur. Il solo patriarca scismatico tli Alessandria continuò a chiamarsi Pa- pa, intitolandosi : N. miseralione divina Papa, et patriarcha magnae urbis Ale- xandriac, et jadex orbis ùerrarum. L'£- chellense asserisce che fu Ilierocla pa- triarca d'Alessandria il 1 ." ad essere ap- i/,8 PAP jtcllalo Papa nel 240. Vetìasi Oriciì.<: dir. t. TI, p. 38o, c Rcnnudot, Litiirg. 01 ie/il. I. I , p. 3o3. Il pali inrca ili Coslaulino- poli (lava al ]*apa il titolo di l^Iarario- lato {f^-)o Beatissifiio. Chiamasi duiKjue IV/pa il romano Pontefice, scriveva un a- uonimo (iaiicese, Des ancslinns cnrintscM, p. 788, perchè egli è il Padre de' ]\i(lii «'d il Padre universale, mentie presiede alla Chiesa universale ed apostolica, oc- cupando il luogo del principe degli a- postoli. Gli eretici non possono soffrire (|ueslonome di Papa: eglino lo danno per ingiuria ai cattolici appellandoli Pnpisti. Scrissero su rpiesto titolo: Cenni, Dis- seri. y.lSum. 5. Gregoiiiis FJIdtcrc- S'trìt: ut Papne nomcii luiicuni csset in iiiiivcrso Orbe christiano, nec licerci ali- eni scipsum, \'tl aliiim co nomine appel- lare,i. i,p. I Si, sciilla in italiano cui li- tolo Ialino. Bracci, Eliniologia de nomi Papa e Pontifcx, Roma iG3o e iGq". Dielman, De\'Ocihus Papaeaetadbii^ dis- sertado historica, Witlembeigae 1G72. Echellense, De orìgine nominis Papae nec non de illius proprielale in Ilom. Pon- tìficc, adeoque de ejiisdem primalu con- tra Seldenum, inp. 1 Eulychii pa(r. A- lexandnni {'indicati, Komae 1 6G i . A ma- te, Lettera, se Ennodio diacono di Pa- via fosse il primo che appropriasse al romano Pontefice la prerogativa di Pa- paPueWe sue Leti, erudite, Genova i -• i5. Wenochio, Siiiore t. 3, p. 89. Per cjual causa il Pontefice romano si chiami Pa- pa. Solleiius, in Diss. fmidam. ad ser. chronol. patriarchar. Alexandr. de o- rigine et nolione nominis Papae. A. L. '^mi\, Lettera sull'origine ed uso del no- ine Papa, Padova 1798. Angelini, Di- scorso ciinosissimo intorno alla muta- zione de'nomi de" Papi nella loro crea- zione, Venezia 1 Sgo. Kon è impedimento al Pontificato [V.), l'oscura e bassa origine; ed a Porpora dico, se può esserlo chi Jìon è cardinale. InnuMìerabili sono gliarlicoli su tutto ciò che riguarda il J'apa, ed eziandio le sue PAP prerogative, podestà e autorità. Sull'in- i'allibililà pontificia nelle decisioni di ie.- de, è vittoriosamente piovalo, che quan- do il Papa definisce ex cathedra, non può errale. In più luoghi e ne'concilii,e in quello stesso di Basilea {T'^.), non che a CosT\NZA, ho detto del primato del Pa- pa di vera e propria giurisdizione, im- mediata e suprema sopra tutta la Chie- sa universale, anche sopra la Chiesa adu- nata in Concilio {J^'.), in virtù del qual primato, che a niun altro vescovo può trasferirsi, può far leggi che obblighino tutta la Chiesa, né vi è bisogno che la Chiesa accetti, come sostiene Zaccaria nel- VAniìfehbronio. La rinnovazione, che si fa talvolta ne'concilii, delle cause defini- te dai romani Pontefici, non è perchè i padri sospettino di una erronea defini- zione. Le opposizioni che talvolta incon- trarono i Pa[)i, non provano l'universal persuasione della i-tfoimabililà dei loro giudizi. Questi i\ue punti, in un agli al- tri argomenti sull'infallibilità pontificia, si possono vedere nel dottissimo p. Cap- pellari, poi Gregorio XVI, liti.ionfo del- la s. Sede. Pio W condannò il pestifero libro (li Joseph Eybel (di cui feci cenno nel voi. XXIX, p. 181): Quid est Papa? Viennae 1792, col breve Super solidi- tate, de'28 novembre 1786, Bull. Cent. t. 7, p. Gr i , da tutte le chiese accet- talo come giudizio dommatico. In Assisi nel 1789 fu stampato; La \'oce di .f. Pie- tro nel brei'e del santo padre Pio ì^ T, che condanna il libro : Quid est Papa? Abbiamo inoltre, del gesuita Giambat- tista Noghera : Cosa e il Papa ? Bas - sano 1783; del p. Tamagna, Origini de' cardinali par. i, cap. i : Che co- sa è il Papa.'' e del p. dementino Cini : Chi e il Papa, riflessioni sulla suprema- zia e prerogative, Roma i835. T'. Cro- NotoGiA DEROMAM Pontefici. Innumera- bili autori si occuparono della storia dei Papi, come quella che comprende e in- teressa lutto il mondo. Se ne potrebbe formare una copiosa biblioteca, come può PA P rilevarsi dagli articoli ljiu;^'i'a(ìci d'ogni l'apa, ove riporto i principali scrittori che delle loro geslaeponli(jcato scrissero nel- le loro opere o con apposite storie, ed in gran nnniero ne furono autori gli stes- si loro famigliari donic>tici o ministri , (juali testimoni delle loro a/.ioni, con im- mensa utilità della storia rcclesiiolica che è cullegala con quella de' sommi l*onte- iìci. Quelli pertanto ch'ebbero tali bio- grafi, come può liscontrarsi ai loro ar- ticoli, piinci|)almente sono s. Giegorio I, s. Leone IX, Gelasio II, buiucenzo IV, (Iregorio XI, Urbano VI, Innocenzo Vii, Gregorio XII, Giovanni XXII I, iNicolò \, Pio II, Leone X, Adriano VI, Gre- gorio XIII, Sisto V, Alessandro VII, Cle- mente XI, Benedetto XIII, Cleaien le XII, j)cr non dire di altri. Si può anche ve- liere Orazioni fu.vedri, ove registrai cpiel- le ancora composte pei Papi defunti dai loro famigliari. Anche i cardinali ebbero i loro domestici biografi, come Paleotti, Millmi, Guidobagni, Gozzadini e altri: i cardinali Dentivoglio e Quirini scrissero da loro la propria storia. Tra quelli che compilarono le vite e la storia generale de'Papi, mi limiteròa ricordare i seguen- ti, An.istasii Bibliolliecarii, De vitis ro- Tiianoruni Ponlifìcuin a b. Petro aposto- lo ad Nicola tini /, acljcctis vilis Adi in- ni II et S/ephani n, anelare Guillcl- iito Bibliothecario, colle note di France- sco Dianchini, Romae 1718. Roselli car- dinale,/io//Ja/Jo/va/i Ponti ficuiiì gesta, da s. Leone IX a Celestino V, inter Script, ilal. iVi Muratori. Platina, f^ite de' sommi Pontefici da s. Pietro fino a Clemente \I, con le note e la cronologia ecclesiasti- ca del Panvinio, Venezia 1715. Baluzio, l'itae Paparnin A^'cnioneasis. Burio , Piomanoruru Pontifieuin bi-evis notitia, Patavii 177.4. Sandini, ritae Pontiftcttni ro'nanornm, Ferrariae 1748. Sangallo, Gesta de'soriinii Pontefici romani, Ve- nezia I 764. Giacobbe, Bibliotheca Pon- iiticia, Parigi iG43. Stella, Storia del- la viUi de sommi Pontefici da s. Pietro PAP 149 Jìrio a Giulio II, Venezia. Papire Mas- soli. Dei vescovi di Roma. Nardi, Com- pendio delle vite de' romani Ponte fiei. Lon- glii, Breviario storico de' Pontefici e dei concila. Pagi, Breviarum Ponlificuni ro- manoruin, Antuerpiae 1717. Panvinio, Cronaca de' Papi cardinali. Ciacconio, f'ita ed azioni de' sonimi Pontefici e dei cardinali fino a Clemente f'' III. Vedali- si le biografìe di Ciacconio, non che di Oldoini e Panvinio per le opere che scris- sero sulle storie de' Papi, (juarnacci, F'i- tae et res gestae Pontiflcum rom., Ro- mae I 701. Ciampini, Examen lib. poni, sìve vilaruin rom. Pontificnm quae sub nomine, Romae 1G88. Del Libro ponti- ficale parlai nel voi. XVlII,p. 3i4- Pa- lazzi, Gesta Pontiflcum romanoruni. Ve- neliis. Piatti , Storia critico-cronologica de' romani Pontefici. Can. Giuseppe de Novaes, Elementi della storia de'sommi Pontefici da s. Pietro sino a Pio VII e a lui dedicati, tomi 17, Roma 1821 pel Bourlié, 3.^ edizione. Del medesimo, Introduzione alle vite de' sommi Ponte- fici 0 sieno dissertazioni storico -crìtiche dell'elezione, coronazione e possesso dei medesimi, tomi due, Pioma 1822, stam- peria dell'ospizio apostolico. Già queste opere aveano meritato de' grandi elogi, come deW Effemeridi letterarie di Roma negli anni 1770, 1777, 17896 1793. Barone Henrion, Storia de'Papi, da s. Pietro fino a Gregorio XVI, tomi due, Torino i84o. II can. d. Giuseppe Graziosi ci chèla dissert. pubblicata negli Annali delle scienze relig. voi. i i, p. 3 j4 • I progres- si della critica, deludendo le mal fon- date speranze de' novatori fornirono nuo- vi e preziosi documenti ad illustrare la storia de'roinani Pontefici. Dice clie illu- strarono I.i storia de'Papi non solo mol- ti cattolici scrittori, Fénelon, Bernard, Frayssinous, Jandot, de s. Victor, Cha- teaubriand, de Maistre Fuger, Le Frano, Pluquet,Raoul-Rochelte, ma ancora trd i dotti protestanti Ancillon , Coquerel, rSo TAP Goiihs , Plniik, INIiillei-, Voigt, Liiclcn, llurter (poi converlito al callolicisiuo, e lo celebrai in (ìi)e della bioiiiafia di s. Gregorio VII), ed altri. Nel voi. i4, p. I G I di detti /annali vi è (stampalo an- che a parte) il Discorso sulla sfori,! dt-i sommi Poììlc/ìri Iclfo iiclV accademia di religionp callolica ili Roma, da mg.'' Ga- spare Grassclliiii chierico di camera, prò presidente del censo, Roma 1842. Egli osserva, che il celebrare il romano pon- tificalo e vendicarlo dalle olFese che la critica inten>peranle o la calunniatrice eresia versò a piene inani stilla storiai del medesimo, egli è lull'uno che celebrare la Chiesa di Gesù Cristo e vendicarla; tan- to la gloria e i destini di lei sono inse- paiabili dalla gloria e da'destini di quel- lo. Gran Itjde e benemerenza acquistaro- no qne'rnagnanimi che impremlendo a trattare con imparzialità della storia ge- nerale 0 speciale de'Papi, felicemente la di Quan- do il suo cadavere fu portato alla chiesa di Laterano, alcuni tristi che non perdo- nano nella loro stoltezza, imprecarono contro di lui, gitlarono fango e pietre contro la bara, appena permisero un luo- go di requie all' estinto. Ma egli potea diredi st, post fata resurgo, ([uanóo nelle istorie e ne' benefatli vive immortale. " Dopo la morte di P^ofo /^ la sua sta- tua fu trattata come fosse stata quella d'un Giuda, benché eretta per gratitu- dine dal senato e popolo romano, ed al- trettanto sarebbe occorso a quella ch'es- si aveano innalzato al gran Sisto V , se non vi si opponevano i suoi affini Or- sini e Colonna. Avea ben ragione Ales- sandro T'II di ricusare simile simula- cro dopo la Pcstdenza (^.), per le cui saggie cure ne fu represso l'impeto de- solante. Per non dire di altri, Pio FU, il cui nome glorioso è elogio, con quan- te nefande salire da alcuni s'imprecò al- la sua memoria ! Nel suddetto discorso si compendia an- cora la storia del pontificato e del suo ministero diviso in quattro epoche, cioè dall' origine a Costantino, da questo al principio del medio evo e verso il 5oo, per tutto il medio evo sino al risorgi- mento della civiltà europea e al i5oo, indi dal secolo X\I all'età presente. In esso precipuamente si ragiona dell' ec- cellenza dello studio della storia de' Pa- pi, quale è risorta ai nostri giorni, con- siderata ne' caratteri generali, che devo- no aversi in vista da coloro che ne in- traprendono la trattazione, dovendosi col- locare alla sua vera luce e ricondurli al- l'età in che vissero, come da ultimo lo- devolmente fece il eh. cav. Luigi Criso- stomo Ferrucci nelle erudite e dotte //i- P A l' ve.sligdzìoni slorico critiche sopra fìoiù- fiìzio / li figliuolo di Ferrnccio, Firenze r 84?- Ora poi ci lia clalo, Coiiliimatio li- broruin Frodoardican. /yeniensis,derorn. Ponti ficibus post Lconein f^Il, Luci 1 8 5o. Ili questo anno il eli. cav. Scolari, Roma e la s. Sede, a p. Gc), ilopo aver dichia- rato, che ogni Papa come uoaio,<'^ ipsa circiiindatus in/ìnnitate, ossei\a circa al- la vita e azioni di alcuni Popi, de'ipiali non so più se l'amor del vero, o l'irre- ligione si adoperarono a screditare: '» Che il cattolico legge le storie dei Pontefici con occhio ben altro che quello degli e- relici o protestanti ; e che ( anco dopo fatta la debita separazione tra i cousigli del Pontefice e quelli del principe), in ciò stesso che piì\ gli potrebbe spiacero (se pur vero) ador)* sempre gli arcani se- greti della onnipotenza divina, uè tiene a scandalo e danno della religione i falli qualunque che da Dio permessi, anche nella persona del suo slesso Vicario in terra, servouo seujpie ai fini della sua gloria e de' suoi arcani diségni. Posta an- che in fatti (e non mai concessa) che sia, la poco lodevole privata vita d'un qual- che sommo Pontefice, non risulterà che sempre più vantaggiosa l'idea di una re- ligione, che anche mal servita dai suoi ministri, nientemeno vince e sta ferma. D'altronde, né bisogna dimenticare l'o- portcthatreses e^^edi s. Paolo ; ne si può ilisconoscere la verità, che ciò non ostan* te iu qualsivoglia romano Pontefice il Jìdcs tua nunquain deJicicL del Salvato- re, sta per oltre 18 secoli immoto". Dopoché la sede della romana chie- sa sorse ove era quella dell'impero del mondo, ed i primi Pontefici raccolse- ro r autorilù e le tradizioni di colui che dalla bocca stessa di Gesù Cristo fu dichiarato fondamento e principe della bua Chiesa, era ben naturale che i [)ri- mi atti cristiani ed i piìi antichi sculto- ri ecclesiastici si volgessero a raccoglierne le gesta , gelosamente custodirle e tra- maudarlc u tulli i fedeli } tpiiudi la blu- P .\ P I M ria delIaChiesa universale divenne indi- visa da quella de'Papi. Ne' secoli barba- ri e oscuri la storia principale è quella del papato; né solo in lloma o dai ro- mani, ma quasi in tutte le chiese e per tutto il mondo furono sparse e conser- vate le memorie storiche de'Papi, perchè con tutte ebbero essi a mescolarsi, da lo- ro o create o approvale o provvedute di pastori o ridotte alla fede, o se tralignanti combattute e dannate; quindi i monu- menti della storia papale vennero raccol- ti sì in oriente che in occidente ne' più celebri e anche remoti chiostri, come nel- le più solenni e pubbliche assemblee o concilii. Autorità suprema de'piincipi e de'popoli, grande avvenimento non ebbe luogo, ne lega si rannodò, né successio- ne si decise, né tregua né pace si strinse, né regni sorsero, né conquiste si forma- rono, né crociate s'intrapresero, né prin- cipi dettarono leggi o cinsero diadema per circa dieci secoli, che i Papi con sa- lutare influenza non vi primeggiassero come re de're; onde storico non avvi in Europa, né forse archivio in alcun regno di essa, che non narri le loro azioni o non ne conservi qualche prezioso docu- mento. Col rinascer delle arti e delle let- tere sorse il lodevole disegno di riunire in un sol corpo la storia di tutta la Chie- sa, quando la malignità degli eretici, sci- smalici ed increduli astrinse dotti uo- mini ad alfrontare le armi, onde la san- tità e dottrina de' Papi si dilaniavano, tale fu la immensa mole de'monunienti d'ogni secolo, che si offrì alle loro ricer- che, che i sommi Baronio, Bellarmino ed altri numerosi grandi scrittori, furo- no insufficienti a tulli poterli raccoglie- re o ordinarli o interpretarli, e (|uelli che vennero dopo continuando la bella impresa, non la condussero a compimen- to, restando per tre secoli la storia dei Pa[)i in molte parti quasi una solenne congiuia contro la verità. Laonde a' no- stri giorni diversi scrittori e taluno pio- teslaute e d'oltremontijpresero a narra- tSi PAP PAI' re con miglior coscienza e più salda dot- rie la più lunga e mai interrotta de' so- Irina la vita di alcun insigne Pontefice, vrani che mai vide il sole, e la più parte onde levarono giustamente tanto grido giunti ai soglio quando giù slancile le di sé, rivendicandone la storia sfigurata forze e curve le spalle, e brevi de' piìi e o calunniiitn, nio//a e tronca, contami- travagliiili gli anni del regno, e nuovo nata e sanguinolenta dalle tante cagioni ciascuno alle arti del medesimo; pure enumerate dal sullodato discorso, che f'e- trovansi quasi tutti uomini singolari cero misero governo della storia per o- e rinomali, chi per santità di vita, chi scurare la gloria de' Papi, massime di per iscienza, chi per insigne prudenza; quelli che particolari passioni denigia- cos'i per tortezza d'animo, ardire diutra- rono nel voluminoso arsenale delle ca- prese, generosità di pensieri, benevolen- Iiumie e menzogne stomachevoli, con i- za senza limiti ; non che pieni di sottile ac- scandalo di tutta quanta la cristianità, corgimento negli allari, grandezza d'im- Le fivliche e severa critica di IVIiiller, pero, eloquenza vincitrice , coraggio in- Raun^er, Leo, Voigt.Ilurter, Hock, Ilau- vincibile, forze instancabili ad ogni trava- ke, Lingnrd e altri, anche stranieri alla glio ; martiri nel tempo delle persecuzio- romatia sede, vollero richiamare alla sto- ni, teologi ne secoli dell'eresie, pacificato- ria veritiera della medesima i loro con- ri tra le rivoluzioni e le guerre; alcun l'ralelli, come fece Gobbet co'suoi ingle- carattere, alcun ingegnoad essi non man- si colla Stori/i della riforma protestante, co, perchè a ciascun bisogno della Cbiesa Noi abbiamo negli atti pubblici de'più e della società essi non rispondessero, né grandi imperi, nelle tradizioni di tutte alcun secolo fu privo di grandi Papi, né le chiose, e fino nella memoria de' popoli alcuna c.itastrof'e nel mondo che non lus- più remoti e piìi barbari la serie delle se o allVontata o assistita o Irionlàta da pili preclare intraprese de' Papi , tli cui alcuno sovrano ingegno tra essi. Altro in ogni terra suonò la voce e si molli- manifesto caratlere della storia del pon- plicarono i beneflcii. Sono latti grandi e liticalo è riposto nella splendida opera solenni il mondo converlitodairidolatria, della divina provvidenza, che tutta quau- la chiesa sedulaal fianco dell'impero, le la l'investe e signores^gia, non solo per ]iiìieospicue chiese nell'oriente e occiden- governare la Chiesa fino alla consuma- le fondale, apostoli spedili alle nazioni zìoirì de' secoli, ma per governare tutti p.ìi crudeli e seUaggie. le baibariehe gli speciali suoi andamenti in questa terre- iirui'ioni nrre>tate. i de\astalori del ro- sire carriera. La storia finalmente de'Pa- niaiio impero uiaiisueliitti , 1" (>ceideiite pi presenta tal prezioso, importante e salvato dalle spaile e dalle ilamnie ilei quasi unico complesso di universali no- iiuissulmnni, la società sostenuta, le A- zioiii, che fu precisamente la primiera ca- meiiclie e le Indie dumeslicale, le scien- gioiie e origine di questa mia <[ualuuqiie 7c e le lettere salvate e protette, le arti opera e Dizionario. recato al più glorioso splendore, e sopra PAPA Giovanxi, Cardinale. Patrizio tuttii la dottrina di Gesù Cristo serba- romano, fu creato canlinale diacono di ta e tramandata immacolata, la libertà, s. .\gala i\d Giovanni \1X detto XX del rindipendenza. la maestà ilella Chiesa fai- i 024 e loseguì in Aquileia quando si recò ta xiueitrice per iq secoli d ogni suo più a consacrare la cattedrale. Xel io36 De- feroce nemico. Onesti e altri latti basta- nedetto IX qli conferì il vescovato di Pa- no a far della storia de Papi la piìi me- lestrina. Dopo essere intervenuto al con- ravigliosa narrazione e cle'l'ontLlìci il più cilio di Lalerano nel io3-, moi-ì in Ro- sublime modello di altissiina mente e di ma nel 1040, d'anni 38, e tu sepolto nella magnaaiuio pello. 1 Papi formano la se- sua diaconia cou iun^jo epitalllo iu versi. PAP PAPARESCHI o PAPA Ghecorio, Cardinale. V. In.\ocf.>/o 11 Papa. PAPARESCHI GREGonio, Cardina- le. Romano, dallo zio Innocenzo li nel clicemhie i\Z\ o i i35 fu creato car- dinale diacono di s. Angelo, mori verso il I i4r. PAPARESCHI Pietro, Cardinale. Romano, dal lìalello Innocenzo li nella (jnaiesima i \^i fu creato cardinale ve- scovo d'Albano, e com[)ì la basilica di s. ISIaria in Trastevere, incominciata a re- st.uuare dal l'ontelìce. lutei venne all'e- lezione di tre Papi e mon sotto Euge- nio HI. PAPA RESCHI Cis ZIO, Cr7r^//irt/<'. Ro- mano, nipote o consanguineo d'Innocen- zo 11, nel marzo i i 58 Adriano IV lo creò cartlinale diacono di s. Adriano, poi A- lessandro IH lo fece prete di s. Cecilia. Singolare per la divozione verso la Ma- donna cui edificò una chiesa, come per la costanza e fermezza con che sostenne Alessandro III; mori nel i i83. l^APARESCHI oPAl'ARONI Cui do, Cardinal ■. Romano, della famiglia d'In- nocenzo li, ad elegante aspetto unì straor- dinaria pazienza e illibali costumi. Cle- mente HI nel settembre i iqo lo creò cartlinale, prima diacono e poi prete di s. Maria in Trastevere e arciprete di s. Pietro. Fu legato di Lombardia e della Marca, nel 1207 vescovo di Palestrina, ritenendo in commenda il titolo. Quale legato d' Innocenzo IH assolvè in Veroli Marcnalilo dalla scomunica. Nella lega- zione di Germania, quantunque si tro- vasse in necessità, non volle ricever do- ni. Avvisalo da visioni soprannaturali , invitò Innocenzo IH a consecrare la sua chiesa titolare, e morì sotto di esso; alcu- ni lo confondono col cardinal Pierleoni. PAPAUOM o PAPARO Giovaxm. Cardinale. Mobile romano , d'elegante aspetto, virliiosissimo, di molta scienza e facondia, nel dì delle ceneri 1 i44Ce'' lestino II lo creò cardinale diacono di s. Adriano, e nel i i 5o Eugenio 111 lo fece PAP i53 prete di s. Lorenzo in Damaso, indi le- gato d'Irlanda, ove per la contrarietà del re Stefano non si recò, bensì nel i i Sa col vescovo di Lismore Cristiano, rice- vuto dal re di Scozia Davide I colle mag- giori dimostrazioni. Celebrò un concilio in Irlanda nel nuovo monastero di ]Mel- lifonte, nel quale furono confermale le 4 sedi arcivescovili, insignite co'pallii cli'e- rasi portato, e riformali molli abusi. Tor- nato in Roma con gran fama di sanlilà, morì nel 1 1 liS circa. PAPAKONI Rolando, Cardinale. "So- bile sanese o francese, monaco di giiui virtìi e straordinaria letteratura, deca- no d' Avranclies , nel 1177 vescovo di Dol, nel I uS3 o I 184 Lucio IH lo creò cardinale diacono di s. Maria in Porti- co, indi spedilo in Inghilterra a pacifl- care il re di Scozia Guglielmo con Gio- vanni arcivescovo di s. Andrea. Urbano IH lo nominò legato di Lombardia, mo- rendo in Pisa nel 1 187, il giorno preco- denle all'elezione di Clemente IH. PAPESSA Giovanna fìnta. /^. Gio- vanna, favola. PAVIA, seu PUPIA. Sede vescovile della provincia proconsolare di Cartagi- ne, neir Africa occidentale, sullraganea della metropoli di Cartagine. Conc. Bo- lli/. Papia, Az/j/cv/, è un titolo vescovile in parLibns sotto Cartagine che conferi- sce il Papa. PAPOIjL(s.), Fammi sancii Papuli. Città vescovile di Francia, dipartimento dell'Ande, canlonediLauragais nella Lin- guadoca, situala in pianura a i83 leghe da Parigi. Era considerabile l'antica ab- bazia di s. Benedetto, fondata sotto l'in- vocazione di s. Papulo martire o Papoul, discepolo di s. Saturnino i ." vescovo di Tolosa. Presso la sua tomba si fabbricò la chiesa con monastero, e se ne attribui- sce la fondazione a Cai lo Magno, o al- meno esisteva neir8i7 : quivi (òr mossi un borgo, che divenne [)iccola citlà,e nel i5i7 il corpo di s. Papulo fu trasferito iu Tolosa nella chiesa di s. Saluruiuo. I II P A P Oiovnnni XXII nel i 3 i 7 l'eresse in cal- Icdialc siifTragatiea di Tolosa, ma il ca- pilolo restò regolare sino al iCì'jo, incili lo secolarizzò Clernenle X. Consisteva nel prevosto, con i i canonici e altri benefi- ciali. Il i.° vescovo fu Bernardo dell'il- lustre famiglia de la Tour di INIirepoix, già abbate, e mori nello slesso 1 3 i 7, suc- ceduto da Miisfujoli poi cardinale. Fra i successori nominerò i cardinali Pietro Crosso, Rupescìssa , M alrosio ,\ tre Sai- viali, come si ha da Clienu, Ardi, et e- pisc. Galliae , p. 53o. ^cWe Notizie di i?OMJa sono registrali i vescovi dal 173). II vescovo Gio. Battista I\I. de IVIailIc de la Tour Landry di Le Mans, traslato da Gap, rinunziò nel 180 i quando Pio VII pel concordato soppresse la sede, e morì nel I 8o5. 11 vescovo assisteva agli stati di Linguadoca, e avea 20,000 lire di ren- dila, contenendo la diocesi 56 parrocchie. PAPPA. Sede vescovile di Pisidia , sotto la metropoli d'Antiochia, eretta nel V secolo. Riporta 4 vescovi V Oriens chr. t. I, p. 1007. PAPPACODA Sigismondo, Cardina- le. Patrizio napoletano, rispettabile pel sapere e virtù, Alessandro VI nel 149^ lo fece vescovo di Venosa e nel i499 <^li Tropea. Avendo aiutato Clemente VII assediato in Castel s. Angelo, in questo dicesi averlo il Papa a'2 I novembre i527 creato cardinale, o destinato alla digni- tà, cui il viceré di Napoli desiderò che fosse preferito altro soggetto a lui assai gradito. Altri riferiscono che elevato al cardinalato, si contentò rimaner vesco- vo per singoiar umiltà, come realmente si legge nell'epitaffio di sua tomba, essen- do morto nella sua diletta chiesa, d'anni 8 i, nel i536. PAPULO(s.), prete martire. Fu a par- te delle fatiche apostoliche di s. Satur- uino primo vescovo di Tolosa, e predicò con lui la fede ai popoli the abitavano al mezzodì della Francia nel III secolo. Patì il martirio al cominciamenlo del re- gno di Dioclcziauo nel Lauragais, iu Liu- P A B guadoca. Ivi ti fabbricò poscia una chie- sa con una badia a lui intitolata , e il luogoov'era posta divenne una città con- siderabile, che prese il nome del santo : f^. s. Papoul. La sua festa è notala il giorno 3 di novembie. PAB.A' [de Farà seit Paran). Città con residenza vescovile dotta ipnve Bclcìi de Parà^y.), del Brasile, capoluogo del- la provincia e del distretto del suo no- me, sulla destra del Tocantin,chiamatr> altresì Para in questo luogo, al confluen- te della Guama in una pianura, a 55o leghe da Rio Janeiro. K d'ameno aspet- to, con strade belle, molte piazze, case so- lide ed eleganti. Rimarchevoli sono il pa- lazzo del governatore e la cattedrale di magnifica strutturadedicataa Maria Ver- gine delle Grazie, con battistcrio e par- roco, avendo incontro l'episcopio. Il ca- pitolo si compone di 4 dignità, i.* delle quali è il decano, di 10 canonici, 8 be- neficiali, IO cappellani cantorie altret- li accoliti, IO ministri del coro e altri ecclesiastici. Vi sono due altre chiese par- rocchiali, col fonte sacro in una, duecon- venti, ospedale, seminariopresso l'episco- pio, già locale de'gesuili, collegio, giar- dino botanico e buon arsenale. Nel por- to i navigli non vi giungono facilmente. I dintorni ch'erano malsani, non han più tal difetto dopo la distruzione delle mac- chie e la moltiplicazione di mandrie. La sede vescovile fu eretta da Clemente XI, con bolla del 4 marzo i 7 1 9, sulTraganea di s. Salvatore. Le Notizie di Fioma\n- cominciarono a riportarne i vescovi dal 1738, e pel I." fr. Guglielmo di s. Giu- seppe dell' ordine di Cristo di Lisbona. Dal 1844 'o ^ mg. "^ Giuseppe Alfonso de Moraes Torres della congregazione del- la missione di E.io Janeiro. La diocesi si estende per tutta la provincia di Para e contiene più di 90 parrocchie. Ogni ve- scovoè tassato 1 16 fiorini, con circa 2400 scudi di rendila. PAR.ACClAi\I GiANDOMEMco, Cardi- nale. Nobile romano, originario di Sie- ^PAR na, unto a'G magi;io i(»47, nvoinlo cor- lispnsto alla vivacità del talento cu'piìi r ipi
  • nominò vescovo di Siniga- glia, ove si diportò come padre amoroso ilei suo popolo ; vi promosse la pietà, e- stirpò gli abusi, pose uomini savi e dot- ti al governo delle parrocchie, la prov- vide nella carestia con profusissima caii- là verso i poveri, e co' soccorsi ottenuti da Ronia la preservò dalle scorrerie dei pirati e turchi di Dolcigno, dalla schia- vitù de'qualj redense ^o marinari, con limosine raccolte per ogni parte e per quelle specialmente da lui contribuite. Ri- chiamato nel 17 17 da Clemente Xl, pei suoi gran meriti lo dichiarò vicario di Roma, rinunziando il vescovato con vi- vo dispiacere de* diocesani. Esercitata If» nuova carica con plauso, integrità e vigi- lanza,morì in Roma agli 8 maggio 1 t2 i , nel giorno in cui nel conclave fu eletto Innocenzo XI li, dal quale era uscito per male, d'anni 70 non compiti. Venne se- polto nella chiesa di s. Rocco in elegan- te e nubile avello col suo busto di mar- mo e iscrizione, nella sua cappella genti- lizia sacra alla Madonna. PARACCIAN'I RUTILI Urbino, Car. dinale. Nobile romano, venne alla luce in Roma agli 8 febbraio 1 7 1 5, ne'colle- gi di Praloc Modena die negli studi chia- P A a i5j re prove del suo acuto e ponolrnnle in- gegno. Benedetto \1V nel febbraio 174' lo ammi>;e in prelatura, essendo già suo cameriere d' onore e priore della colle- giata di s. Maria in Via Lata; indi suc- cessivamente Io annoverò tra'referendaii delledue segnatiu-e, lia'piclali della con- gregazione della fabbrica di s. Pietro, lo nominò luogotenenledeiruditoredellii camera, nel i7')4 "ditore di rota, con- sultore del s. olìizio e de'riti, e votante della congregazione di Fermo. Divenu- to decano della rota. Clemente XIII ai f) luglio '7^4 lo elesse arcivescovo di Fermo, indi a' 26 settembre 1766 creò cardinale prete di s. Calisto. Come arci- vescovo e principe di Fermo fu sollecito della utilità de'diocesani e decoro dellii città, onde molti vantaggi prociu'ò al pub- blico; poiché ottenne al magistrato le ve- sti municipali, due porte ampliate e ab- bellite, migliorate le vie e fatta la ma- gnifica del Girone, aumentati e ripara- ti diversi edifìzi, ottenendo nel i77'2 d;i Clemente XIV 1' edificazione di Castel Clementino colla collegiata di s. Mar- co, in luogo dell'anteriore chiamato Ser- vigliano. Amoroso e zelante pastore, im- plorò pel capitolo della cattedrale vesti paonazze e ad essa donò sacri arredi. Ce- lebrò il sinodo, fu benemerito delle mo- nache di s. Giuliano edi s. Cipriano, mi- gliorò l'episcopio, fece rifiorire il decoro nelle chiese e il divin culto, ed operò quan- to dissi a Fermo. Mai permise che si po- nesse segno di memoria alle cose da lui regalate o erette, essendo a un tempo dis- interessato, magnifico e limosiniero. In- tervenne con arjtorità di consiglio ai con- clavi di Clemente XIV e Pio VI, del qua- le godè l'alletto. Morì in Fermo a'2 gen- naio 1777, d'anni 62 circa, assai pianto, e fu sepolto nella metropolitana, ove gli eresse un monumento il fiatello Gio. Francesco, con isciÌ2Ìone che colle sue notizie riporta il Catalani, De eccl. Fir- iiìaiin, p. 3o6. Di spirilo elevato, di bel- la mente, attivo, retto e dotto giurecon- I jG par p a r sullo, previdente e tli cuor generoso, a- cnìtlaico fiardif, (Iella rjual pni'ol» i gre- niava cl'esseie illuniinato e istruito nel- ci l'ccevo paraclcisos, i'oise j^vesa diì\ per- le cose diocesane, temperandola sua di- siani, ed i ìalm'i paradisus. Pare proba- giiilìi senza avvilirla. Amato e lodato pa- bile che il paradiso terrestre fosse nel- store, ne'soleiiiii funerali pronunziò le- l'Armenia, verso le sorgenti ùell'Eufra- logio funebre d. Nicolò Pietra profosore le, del Tigri, del Faso edell'Arasso, poi- dclorpienza nell'università, che fu stani- che s'incontrano in quel paese i caratle- pafo in Fermo. Delia prelatura istituita ri pe'quali la sacra Scrittura ne indica la dal cardinale feci cenno a Gallese, per- situazione. La più comune sentenza vuo- cliè goduta da mg.*^ iMcola Clarelli Pa- le che il paradiso terrestre sia stato dal racciani, da Gregorio XVI creato cardi- diluvio universale tolto e distrutto. Su naie e vescovo di JÌIonle Fiascone. di esso riunì alcune eriidizioiii Cancel- PARADISO, Paradisus. Luogo dei lieri nelle Dinsci t. episL bibliog., e nelle beati, soggioino della beatitudine eterna, Ossen'. sulla divina commedia di Dan- dove Dio premia i giusti. Come sulla ter- ft?. Sul paradiso celeste di quel divino poe- ra non si conosceva luogo più delizioso ta, il p. Marco Gio. Ponta prepositoge- che un giardino ornalo di fiori e di frut- neiale tle'soniaschi, di recente nell' yJl- ta, si appellò paradiso il luogo dove Dio Itiin n.°i2 e^"), an. i 5, ci die l'eruditis- rende felici per sempre i santi. >'iuiio è simo articolo : Rosa celeste, ossia d Pa- potuto entrare in paradiso pi ima che Gè- radiso di Dante Allighieri delineato se- 8Ù Cristo con la sua risurrezione e asceu- condo l'ordine del lesto e brevemente de- sione ne aprisse le porte, aspettando Tu- scritto. 11 paradiso de'genlili si chiamò mana redenzione i giusti nel Limbo (/^.), Campi elisi, soggiorno destinato ai I\Ia- di verso dal limbo de'batubini moiti seu- ìli [('.), alle anime o alle ombre degli uo- za battesimo, che non possono entrare mini virtuosi che segnalali si erano con in paradiso pel peccato originale. Come azioni utili all'umanità, con fatti eroici si dispula ove fosse situato il paradiso ter- o con un merito luminoso : ivi si eserci- reslre o di Eden, giardino o soggiorno tavano in cose a cui avessero avuto gè- delizioso creato da Dio nel 3.° giorno del nio nella vita. In questo luogo di place- mondo, dove avea collocalo Adamo ed re, di soddisfazione, di riposo e di gioia Eva dopo averli creali e vi stettero finché legnava un'eterna primavera : vi scorre- durò la loro innocenza, quindi discaccia- va il fiume Lete con dolce mormorio e ti per aver disobbedito e peccato man- le sue onde facevano obliare della vita, giando il frutto vietato; molto meno si secondola mitologia. Gli autori che scris- sa dove sia il paradiso celeste, dove spe- sero sui Campi Elisi, li riportò Cancel- riamo andare : vedasi Bergier, Diz. en- lieri a p. 265 del Mercato. Gli antichi cicl. 11 can. D. Danesi, Ragio/iamenti sul- cristiani chiamarono paradiso Vaino o l'Eden, Prato i84'2j lagiona sul siguifl- portico della chiesa, e per l'ordinario vi catodel nome Eden o paradiso terresti e, si trattenevano i penitenti finché erano li- delia situazione geografica nella parte o- cenziati : per aver Papa Dono I lastri- rientaledella terra, più orientale che i de- cale magnificamente di marmi il pavi- serli d' Arabia, alla sorgente di 4 fiumi mento dell'atrio di s. Pietro, fu cliiama- (nella provincia di Erivan o Armenia an- to paradiso. Con questo nome gli eieti- tica alcuni pretendono fosse il giardino di ci adamiti chiamarono le loro chiese de- Eden) ; della sua natura e delizie, de'due testabili. Questo nome talvolta si die an- alberi collocati nel mez70, della felicità che ad alcuna chiesa, ed a città e luoghi, dell'uomo nell'Eden ec. La parola pa- Gli antichi cristiani simboleggiarono il 7-rti//io deriva dall'ebraico o piuttosto dal paradiso ne'fjori e negli alberi colle fo' PAR glie, nei loro monumenti. T.n I,onil)ar(lIa fu cliiamata paradiso d' Italia. Quanto allo stalo ilegli eletli nel pa- indiso celeste, il premio che Dio lia pie- pnrato nel cielo per tulli cpielli che muo- iono in iviato di grazia, ed hanno bastan- temente soddisfatto alle pene dovute ai loro peccati o in questo mondo con le In- diligenze (/^.), e con le opere buone, o nel Pitrgalorio (f^.), si chiama dai ss. A- postoli, ^•ifa eterna. Ne' hbri santi il pa- radiso è indicato ancora con altri nomi. Ira' quali Paradiso, città santa, nuo\'a Giriisalenime, regno di Dio e di Cristo, casa del Padre, convito, nozze dell'a- gnello. E chiamato ancora OV/o, il qua- le vocabolo si piglia dalla Scrittura e nel- l'uso comune, anche per Iddio e [)ei suoi altributi. W sono tre cieli, quello dei pianeti, quello delle stelle fìsse od il fìr- mamento, ed il cielo de'cieli, il ciclo em- pireo o terzo cielo, ch'è la dimora di Dio, degli angeli e di tutti i Ideati, f^. Coro DEGLI AxGFLi. Bisogna guardarsi bene dal credere che esso consista in qualche co- sa di materiale e corporeo. JNon essendo- vi parole che bastino a significarla na- tura di quel premio, per sé stesso inef- fabile, la Scrittura lo accennò con voci di rose, che più da noi si npprez7ano e re- putano beni, e che ne hanno qualche a- nalogia o roppoi to. Gli apostoli però sa- pientemente prescelsero il nome di vita eterna, si perchè la vita e una vita dure- vole e felice, il massimo fra'beni creali, è quello che da noi più che ogni nitro si brama; si perchè veramente quel premio consiste nel posseder Dio che vita essen- ziale e principio della vita di tutti; sì per- chè queste parole escludono ogni idea di materialità. E impossibile concepire lo slato della beatitudine degli eletti, e ciò che Dio ha preparato a clii lo ania, col pieno godimento di lui sommo bene, on- de non resta cosa alcuna da desiderare: l'anima quindi lo conosce con una visio- ne così chiara e perfetta da divenire si- uiilc a lui, come si legge in s. Giovanni. PAR 1 57 E' di fede che la visione intuitiva o co- gnizione di Dio, nella quale consiste es- senzialmente la beatitudine del cielo, è ineguale fra gli eletti; vale a dire, in al- cuni piìi perfetta che in altri, come de- fluì il concilio di Firenze; perchèè mer- cede delle loro biidiie opere, distribuita secondo le leggi della giustizia, lo che in- segna s. Matteo. Questa disuguaglianza .si forma dalla maggiore o minore comu- nicazione del lume di gloria, che Dio in- fonde nell'anima dell'eletto e che perfe- ziona l'intelletto per renilcilo capace di fissarsi in lui. La immunità poi da ogni passione che godono le anime in para- diso, e l'intima loro unione con Dio, ren- de ciascuna perfettamente contenta ue brame. La felieilà degli eletti aviìi rullima sua perfezione nella generale li- surrezione, (piando l'anima di ciascuno s; riunirà al proprio corpo, che l'anima perfezionerà e farà capace di gloria so- prannaturale. Il corpo glorioso riterrà permanentemente in cielo le doli d'itn- j)assibililà, di splendore, di agilità, di spi- ritualità. La considerazione finalmente dcirinellàbileeteino premio riserbalo al- la cristiana virtù c'insegna, che lutti i pia- ceri temporali sono nulla in confronto de' celesti, e ch'è la sonuna stoltezza il perder questi, per l'abuso che si voglia fare di cpielli ; che le tribolazioni di que- sto mondo non stanno in proporzione con la gloria futura che Dio ci ha pro- messa; e perciò dobbiamo sopportare pa- zientemente lutili travagli della vita pre- sente, lo che serve a renderci meritevo- li di quella gloria. Vedasi la bella opera del eh. can. Eronzuoli , ora vescovo di Fiesole, Isliluz. cattoliche, sez. 2 3. Ab- biamo di 'Muv&ion, De Paradiso conila BruncUan, Veronae 1 7 38. De ParadiòO, legnique coelesds gloria, Veneti is i 7 55. PARAFRENIERE. V. Palafreniere. PAR AGRO (s.), martire. F. Iitarco (s.). PARAGUAY [de Paraguay seii Pa- ìaguayen). Città con residenza vescovi- le dell'America meridionale o Indie oc- cidentali, chiamata anche ^«ji/iz/'o/^ej ca- pitale della repubblica di L^araguay, sul- la riva del fiume di questo nome, nella parte superiore ove sbocca il Pilcomayo, a 240 leghe da Buenos- Ayres. Non è re- golai mente fabbricala. La cattedrale buo- no edlfìzio è dedicata all'Assunzione di IMaria Vergine con parroco, ma il bat- listerio è in una chiesa prossima, cos'i l'e- piscopio è poco distante. 11 capiloloècom- poslo di 4 digiiilà, I .^ delle quali è il de- cano, di 2 cauouicij e di allii prcliechie- P A R rici. Vi sono 2 altre chiese parrocchiali, conventi, coni'ralernile, ospedale e semi- nario; il collegio de'gesuili l'occupa il go- verno, e vi Sono belle caserme. Gli abi- tanti sono in gran parte di origine por- toghese, che in vari modi s'induslriano. Il territorio è fertile, l'aria salubree as- sai temperala, onde il terreno è sempre verde. Il Paraguay fu scoperto prima nel i5iGda Giovanni de Solis, poi nel 1 52(J da Sebastiano Cabot , indi d. Pedro de IMendoza governatore sp;ignuolo di Bue- nos-Ayres nel i538 da Juan de Salinas fi-'ce edificare e gettar lefondamenla della città dell'Assunzione, che in principio fu un piccolo forte. Alvarez Nunez, 2." go- vernatore, terminò la scoperta del paese e se ne impadrom ; IMarlinez de Irata, che gli successe, pretese di organizzarvi una specie di regime feudale, dividendo il paese in commende , di cui investì i capi selvaggi. Nel i556 vi approdarono j gesuiti, che colla loro edificante con- duUa e religioso zelo si meritarono l'af- lello delle popolazioni che riunirono iu molli villaggi e incivilirono a poco a po- co, dopo aver fatto loro abbracciare il cristianesimo. La storia la citai nel voi. XLV, p. 25o. Nel iGoqla Spagna sop- presse le coinmendeediede libertà ai ge- suiti di usare qual metodo più loro pia- cesse, togliendoli da ogni sorveglianza dei vicini governatori spagnuoli e proiben- do a tulli l'iiigressu nel Paraguay senza l'assenso de'superiori della compagnia di Gesù. In correspeltivo si obbligarono i gesuiti pagare un testatico sul numero de'coloni e somministrare un contingen- te d'uomini pei regii lavori. Non si può abbastanza altamente encomiare quanto sorprendente ne fosse la mirabile 1 iusci- la, e quanta illibatezza e prudenza usa- rono per condurre i selvaggi a sociale e mansueto vivere; ed il paese divenne sco- pu d'invidia alle più civilizzale contra- de. Tulle quelle orde che a veano resisti- to alle armi portoghesi e spagnuole, di- vennero pacilichc famiijlie, e appresero PAR •lai gesuili colla più |)Uia leligione , le ;iili agrarie e ineccai»icl)e e tuollissiiiii utili nieslieri. Il piiese fu cliiauialo ft-lice e rinnovalo il vivere lianqiiilloe patriar- cale. La gelosia delle corti di Spagna e l^orlogallo incominciò a manifestarsi per la vcni'razioiie in cui erano tenuti i ge- suiti del l'aragnoy, imputando falsamen- te loro mire ambiziose e di guadagno. Il maggior crollo avvenne quando la Spa- gna cede nel i 737 al Portogallo selle /?/- duzioni Gesuitiche del Paraguay, con di- spiacere de' religiosi e de' popoli, i quali fecero resistenze, che provocarono 1' e- spulsione de'gesuiti negli stali portoghesi. Dice il Dergier » fra lutti i missionari, quei che furono più maltrattali sono i gesuiti : gl'increduli non mancarono di raccogliere e commentare tulli i rimpro- veri diesi fecero ad essi. Sono imposlu- le, favole, calunnie quelle che si vomi- tarono contro le loro missioni del Para- guay e della Cina ; non la si risparmiò jillo stesso s. Francesco Saverio. " Una Lieve ma bella descrizione della gran- de e mirabile intrapresa de'gesuiti nel Paiaguay si legge a p. 53 óe Reclami del giudeo errante, ^d 1777 le Riduzioni furono restituite alla Spagna, ed il paese fu quindi continuo campo alle guerre di essa coi portoghesi,! quali riconquistaro- no le Riduzioni. Gli spagnuoli come i por- toghesi vi esercitarono poco potere, fin- ché il Paraguay nel 181 3 proclamò la repubblica, nel 18 i4 elesse il d."^ Fran- cia in dittatore, dichiarandosi definiliva- inenteindipendcntenel 1826. Ild.' Fran- cia fu anche lodalo dal Sallu&li , Storia delle missioni del Chile, t. 2, p. 4"- La sede vescovile fu eretta nel i 547 ^^ ^ào- lo III, sudraganea di Piata, e lo è anco- la. Ke fu I." vescovo Giovanni di Bar- rios della Mercede. Nelle Notizie di Ro- ma sono riportali i successori dal 1739. Lo è dal 1844 mg.' Basilio Lopez fran- cescano del Paraguay, al quale Grego- rio XVI die pernusiliaremg.' Marc'An- tonio I\laiz di questa stessa città e vesco- 1» A R 1 59 vo di Retimo. La diocesi è ampia e coni- jirende il Paraguay, esUndendosi per cir- ca 200 le"he. 0"ni nuovo vescovo è tas- o o salo in fiorini 33 e le rendite sono Gooo monete. PARALAIS. Sede vescovile di Cap- padocia nella provincia di Pisidia, sotto la metropoli d'Antiochia. Riporta 4 ve- scovi V Orieiìs dir. l. i, p. 1057. PAR.ALO. Sede vescovile del basso E- gillo, sotto il patriarcato d'Alessandria. Riporta 4 vescovi l' Oriens chr. l. 2, p. 570. PARAMENTO SACRO, Fesiis .m- era, sacra supcllcx. Veste e abito sa- cerdotale e vescovile^ ornamento eccle- siastico, suppellettile per uso della cliie- sa. Fu dello inissatica paratura, vesti- lìieiitum missale, il paramento necessa- rio per la celebrazione della inessa. Nel- la legge antica Dio prescrisse i più mi- nuti oggetti relativi ai vestimenti dei sa- crificatori, laonde ben a ragione la Chie- sa mollo si occupò de' sacri paramenti, prescrivendoli netli e per quanto possi- l)ile ricchi. Nei primi secoli della Chiesa la forma delle vesti, con cui si celebrava il sagrifìzio , non era diversa da quella delle vesti usuali, e solo ne usavano del- le più nitide di candido lino e prezio- se. In piogresso di tempo mutossi la for- ma dell'abito secolaresco, ma la Chiesa mantenne sempre la primitiva, la quale modificala alquanto e arricchita con or- namenti, è appresso a poco la stessa tut- tora, né è permesso alle chiese partico- lari cangi;irla, come riferisce Bona , De ìthus liturg. lib. I, cap. 24- Tanto lece- remoiiic quanto le vesti e paramenti sa- cri servono a conservare la memoria dei riti della veneranda antichità, ed hanno un senso morale eedificante, perchè qua- si ciascuno esprime un punto de'misteri di redenzione e altri simboli. Benché nei primi tempi si celebrava colle vesti co- muni, come si può vedere In Valfridio cap. 24, non pertanto antichissimo è l'u- so dc'paiauieuli sacri, non però a un lem- iGo PAR j)0 slesso prescrilli, ma a poco n poco ; poiché s. Clcmenle I del ()3 e 4." l'a» pa, presso il Coccio t. 1, ai t. ?., rpi'st. 7, cosi dice, intorno .'igli ornamenti dell'id- tare : Allaris, palla, calhrdra, camìcia- hriaii et vcluin si J"iicrnnt vcliislate con- siiiìipla, incendio lìeiilur j qiioniani non licci ea quae in sancliuirio fuerunt niO' le Iractaii. Ciò confermò il successore s. Anacleto del io3, episL i, t. 2, art. 2, presso Coccio : la soleniinorihns dichits aut sepU'iii, aiit (jiiiuque diacono^ eie. ci suhdiaconos, et veliqnos minislros se- enni liahcal,qui sacris induli veslitnenlis eie. prono slcnl vidtn. li Papa s. Stefano I del 237 islilni la benedizione de'paia- menti sacri e ordinò che i sacerdoti e diaconi non li adoperassero fuori di chie- sa, né i secolaii li potessero usurpare. Che i paramenti, de'quali fanno uso oggidì i sacerdoti nella messa, fossero per fjual- che tempo comuni ai chierici ed ai laici, lo dimostra anche Lamberlini, Z^1'> sacra congregazione rispose: Jiixta votimi caercnioniaruin mi7gislii. Vale a dire, proibì i drappi tessuti eoa vetro per luso sacro. Nel voto si accen- na come essi sono formati, deducendosi dai documenti spedili dal cardinal d'Ar- 1 1 i62 PAR ras e da alcune piancte inancKitc in tlo- no ad alcuni personaggi dislinlissirai di Roma. Quindi prendendosi d.d ceremo- niere ad esaminare se a riguardo della Iralezza de'drappi, della vilezza della ma- teria e della novità della cosa, conveni- va adottarsi nell'uso sacro questo diap- po, e dopo aver brevemente indicato le leggi ecclesiastiche riguardanti la male- ria pei sacri paramenti, coli' interpreta- zione data dagli scrittori ecclesiastici, di- mostrò primieramenie, che sconveniva- no silFatti drappi per grmconveiiienli ai quali potevano soggiacere per la fiagili- là della materia; provò da poi l'uso co- stante della chiesa cattolica fin dai pri- mi secoli, di guarnire con oro , argento e genuiie preziose le vesti sacre; e final- mente espose quanto sia stata sempre sa- lutarmente tenace la Chiesa in riprovare la novità e la moda , che recano grave danno alla santità e al rispetto delle co- se di Dio. Su questo ultimo punto sin- tertenne più degli altri, ricordando alla sacra congregazione con quanta saggez- za si contenne nelle proposizioni del co- tone e delle candele stearine, che volean- si sostituire al lino ed alla cera delle a- pi. Conchiuse il voto con esporre quali fossero gli effetti della moda, che si cer- ca introdurre nel luogo santo, e quindi esternò il sentimento con rispondere ne- gativamente al dubbio proposto. Sulle pa- reli del tempio, se si possono cuoprire di nero mentre sta esposta la ss. Eucaristia, tratta Diclichj Z?/3. ///«/g-.j dicendo afler- mativamenle, tranne l'altare ov'è espo- sta. Apparato o addobbo, Oniamentuiìì, dicesi ordinariamente l'ornamento delle pareli delle chiese fallo con drappi, araz- zi e altro, così paramento, Orualiis ec- i lesiae. MovceìW chiama Alratus, l'appa- rato a morto; J\inplu infesto culla exor- nare, l'addobbare a festa una chiesa. Di questo argomento ne ho parlato in tanti luoghi, particolarmente a Chies.i, Cap- VEl.LE l'ONTIFlCIE, CoLORI ECCLESIASTICI , Festa, Fior.i, Lu.mi, Funerali, Canoniz- P A 11 /AZIONE, ove dissi de'parati o ara/zi par- ticolari delle chiese, e descrivendo que- ste ho notalo se ne posseggono (l'iina ric- chezza singolare, come le coltre inlessu- le d'argento e oro, con fondo di seta o velluto. bianche, rosse, verdi, donate alle basiliche patriarcali dai Papi, come da Urbano Vili, Innocenzo X, Alessandro VII, Innocenzo XI, Innocenzo XII,ec. coi loro slemmi e nome. Si sogliono le chie- se ornare segnatamente con damaschi (dei quali feci parola nel voi. XIX, p, 83 ), broccati, velluti, rasi, talfettano e anche mussolo di colori differenti, in ispecie rosso, con trine e frangie d'argen- to e oro. Le Ghiaie di Tor de specchi , in occasione del s. Sepolcro, apparano le pa- reli della loro chiesa interna con bellis- simi parali di paglia di sorprendente la- voro. Le cappelle ove si fa il s. Sepolcro sono parate di rosso, essendo slati inter- detti gli apparali neri con decreto della congr. de' riti a' 21 gennaio 1662, t. 4> p. i65. PARAVICINI Ottavio, Cardinale. Nobile romano, pei suoi ingenui costumi sino dall'adolescenza divenne caro a s. Filippo Neri, a cui quasi per 20 anni quo- tidianamente ministrò all'altare col ser- virgli la messa, ed ebbe il vantaggio di goderne l'edificante ed amabile conver- sazione. Mentre il santo era in s. Gio- vanni de'Fiorenlini, sovente Ottavio leg- geva alla mensa e venne diretto dal suo padrino cardinal Baronio e forse anche dal cardinal Tarugi. Nel 1 584 Gregorio Xill lo fece vescovo d'Alessandria della Paglia e s. Carlo Borromeo lo consacrò, che seco trallenendolo, l'impiegò nell'in- segnar la dottrina e spiegar il vangelo. A premura del cardinal Sfondrali, poi Gregorio XIV, fu mandato da Sisto V nunzio agli svizzeri, con facoltà di legalo a laterej quindi dal suo patrono a'6 mar- zo 1591 venne creato cardinale prete di s. Gio. a porla Latina, e poscia fu pro- tettore de' camaldolesi e di Germania. Inoltre Gregorio XI Y lo destinò legalo a PAR Idtcrr in Francia per quietare le turbo- lonze della monnrchia, mn non ebbe ef- fetto per morte del Papa. Continuando nell'amicizia di s. Filippo, nelle malattie lo assistè con diligenza e afletto. Inter- venne a 4 conclavi, e morì in Roma nel 1611, d'anni 5(), sepolto nel suo titolo a sinistra dell'altare maggiore, da lui ar- ricchito di preziozo ciborio^ con lapide adorna di slemma ed elogio, postavi dnl nipote Erasmo, cui avea rinunziato il ve- scovato. Deforme di aspetto, fu lodato per ecclesiastiche prerogative d'illibatez- za, prudenza e pazienza, d'acuto e ma- luro talento, e come piissimo e zelante delle ragioni della s. Sede, solo tacciato di avarizia, per cui lasciò considerabili ric- chezze dilapidate dai nipoti. PARDOLFO (s.), abbate di Gueret. Figlio di un agricoltore, nacque circa il 658 nel villaggio di iSardene, presso Gueret, nell'alta iMarca, che faceva allora parte del Limosino. Amando assai il ri- tiro e l'orazione, lasciò la casa paterna e si rinchiuse in un romitorio per darsi unicamente a Dio. Divenuto celebre per la santità della sua vita, fu costretto as- sumere il governo del monastero di Wa- ract, e vi mise una perfetta regolarità. Egli si propose per modelli gli anacoreti pili penitenti, e consecrava all' orazione tutti gì' intervalli diesi trovavano fra le diverse ore dell' ulìicio divino, ricevendo dopo nona i poveri ed i malati che veni- vano a visitarlo. jMorì in età di 80 anni circa, e fu seppellitputa, secondo il gius ca- femmine. Cognato dicesi pure per con- nonico, la persona o antenaie da cui le giunto à\ cognazione, \i\c\yn\\e^ indistin- altre hanno origine. La 2.' linea si chia- tamente nome generico ed il legame di ma//r/.?t'e/'.?rt/eoco//(^z;er<7/f', la quale con- paicnteia Ira tutti i discendenti d' uno tiene le persone discendenti da uno stes- steSso stipite e di uno stesso tronco, tan- so stipite, ossia le persone, una deUe lo per parte de'maschi, quanto per quel- quali non discende dall'altra : tali sono la delle femmine; a dilFerenza deir<7g/i<7- per esempio il fratello, la sorella, il cu- zione che non comprende che i discen- gino, la cugina, ec. Per grado s'intende denti per parte de'maschi da un mede- qui la distanza delle persone cousangui- simo padre, ma in una diversa linea, ed nee Ira di loro mediante lo stipite comu- è una specie pai ticolare di cognazione, la ne. Le regole poi per conoscere i gradi, di quale solo abbraccia i discendenti da ses- consanguinità sono le seguenti : 1 ." In li- so mascolino. Agnati si chiamano anche nea retta o diretta tanti sono i gradi quan- i figli adottivi ; ma essi, a dilferenza degli te sono le persone, eccettuando lo stipite, jiguali nalurali,diconsi agnati civili .Inol- per esempio: il padre è in i.° grado collo Ire r afiuiità è quel legame che si con- stipite, perchè eccettuato questo, rimane tiae per via del matrimonio consumato una sola persona, vale a dire il padre ;co- o di un commercio illecito tra l'uno dei sì l'avo è in 2. "grado, perchè lollo lo sti- congiunli ed i parenti dell'altro : tra gli pile, rimangono due persone, il padre e ebrei vi erano molti gradi d'affinità. L'an- l'avo. 2.°J\eIla linea tra.ii'ersale eguale di tcnato. parens, è il progenitore; antena- [lersona, tanti sono i gradi vicendevolmen- li diconsi coloro che sono nati avanti di te distanti, quantisonoigradi distinti dal- noi. Nel voi. X LUI, p. 28C», dichiarai co- lo stipite. 3.° Nella trasversale ineguale^ ine la parentela si distingue in tre sorti, tanti gradidi personesono distanti, quau- cioè naturale o carnale, spirituale, lega- lo la persona è distante dallo stipite, la le o di adozione. Ad aggiungere qualche quale vieneadessere la più rimota. Quin- nozione alla prima o parentela naturale e di il figlio è iu i.° grado col padre, i ni- diconsanguiiiilà.diròch'essa èuna paren- poti in 2.°, i pronipoti iu 3.°, ed i terzi tela o congiunzione di sangue tra perso- nipoti in ^°. I figli di due fratelli sono ne, o discendenti dallo stesso stipite o stir- consanguinei in 2." grado e col medesi- pe, come sono i fratelli congiunti di co- mo sono distanti dallo stipite comune. Il gnazione, o tra persone, una delle quali fratello del padre e il figlio sono distanti tliscende dall' altra, come sono padre e dal padre in 2." grado, perchè la persona figlio, avo e nipote ec. Queste cogiiazio- pii^i rimota, cioè il figlio del fratello, è dis- ili e parentele tanto in linea retta che tante dall'avo, il quale è lo stipite, in 1° trasversale sono più o meno lontane le grado. Vedasi Diclich, Diz. sacro litnrg., une dalle altre: queste lontananze 0 di- art. jllatrimonio , Traviando della cogna- slanze si chiamano e si distinguono per zione suo impedimento derimente, ripor- linee e gradi. La linea o lignaggio è una landò l'albero di consanguinità, che di- serie di peisone congiunte per sangue, mostra tutti i gradi delle tre indicate li- die cousiste iu certi gradi, ed è di due nee. A Uri ecco come spiegano la parentela P A R naturale. Vi sono tre cose da considera- re : lo stipite, la linea, il grado. Per lo stipite ovvero sorgente, intendesila per- sona da cui discendono tutte le altre e la quale è come il centro che soniininistra il legante prossimo che hanno fra di lo- ro. La linea è la serie e la successione di molte persone, le quali sono del mede- simo sangue, e dividesi in due sorta, la retta e la collaterale. La linea velia ri- guarda, da una parte .gli ascendenti, va- le a dire quelli che ci hanno dato la vita ossiano quelli da cui noi l'abbiamo avu- ta : coM il padre, l'avo e gli altri risalendo sono nell'ordine degli ascendenti. Il figlio, il (jglio del figlio od il nipote e gli altri in .seguito sono nell'ordine de'discenden- li. La linea ìiuUreUao collalcralc è una serie o successione di persone che deri- vano da una sorgente comune, senza di- scendenze le une dalle altre : tali sono i fratelli, i cugini, gli zii,i nipoti, ec. Que- sta linea è eguale o ineguale : essa è e- guale quando due persone trovansi l'u- na e l'altra egualmente distanti dallo sti- pite comune, come il fratello e la sorel- la ; è ineguale e chiamasi anche mista, quanilo una persona è più lontana dal- l'altra, come lo zio e il nipote. Il grado è la disianza in cui i parenti sono gli uni d.igli altri, cioè la misura di prossimità e lontananza di parentado. Le erudizioni principali riguardanti i parenti, le trattai ai loro articoli , come delle /f o/j(77tc conscgueiize. Gm//o 77 del 1 5o3 !ecc cardinali ili versi parenti, maritò sua PAR 167 figlia ad Orsini, e perdonò il nipote du- ca d'Urbino, uccisore del cardinal Ali- dosio, in punto di morte; diversi adottò nella sua famiglia Rovere. Leone X /ile- dici privò detto duca de' suoi stati per darli al proprio nipote, innalzò alla por- pora G parenti compreso il \iipote Cibo, in restituzione del cardinalato ricevuto dall'altro di lui zio Innocenzo Vili, e procurò ad altri stati e ricchezze: adot- tò alcuni nella sua famiglia, y^r/rw/jo Ff si mostrò pienamente spogliato d' incli- nazione ad ingrandu" la sua povera pa- rentela col patrimonio della Chiesa; ri- mandò da Roma con moderato viatico i parenti che vi si erano portali nella spe- ranza di migliorar fortuna all'ombra del Vaticano, dicendo dovere più a Cristo, che alla carne e al sangue: castigò un nipote che avendo un benefizio di 70 ducati oliò ad altro di 100, che poi a preghiere de'cardiuali concesse previa rinunzia del primo. Clemente FU Me- dici assai curò l' ingrandimento e la so* vranità di sua casa. Paolo IH Farnese del 1 534 t creò diversi cardinali parenti, investì di Par- ma, Piacenza e altri leudi della s. SnAa il figlio Pier Luigi; la loro ingratitudine cagionò la sua morte, prima della quale egli stesso deplorò il suo acciecamento. Osserva il Ferlone, Fiaggi de' Papi, p. 3 I q, che i nipoti di essi da loro investiti di slati, nel principato furono sventurati e uccisi, come (potrei aggiungere altri esempi) Cesare Borgia, il duca d'Urbino, Alessandro de Medici e Pier Luigi Far- nese; e che i loro stipiti non oltrepassa- rono il 7.° grado. Giulio III del i55o creò diversi cardinali parenti, fu molto infiuenzato dal fialello; tuttavolta ben- ché troppo affezionato al proprio sangue pubblicò bolla in cui stabilì che due fra- telli carnali non potessero al tempo stes- so es>ere carilinali, ciò che non fu sem- pre osservato, come sotto Urbano VII!, e a'tempi nostri avemmo due fratelli Do- ria cardinali. Marcello 7/ si distinse pel i68 PAR PAR distacco dai congiunti, non permise clie Cardinali, ove feci un catalogo di paren- alcuno si accostasse a llonia, ed ai ne- ti ili Papi e altri creati in giovanile età. poli che vi erano vietò visitarli e non Urbano Vllùpoti,e per lo smisuralo alFetlo al quando si vide sciolto dai legami del ne- proprio sangue, gli concesse ricchezze, o- polismo, esclamò: del nostro pontificalo nori e gradi, a ciò indottoanchedalla cor- anno primo. Pio IF coi\^cvmh\aho\\ni\'\ te adidatrice. Questa non potè persua- Giulio Illj trattò con troppo eccessivo ri- dere Leone XI a crear cardinale il ni- gore i parenti di Paolo IV, fu generose) potè nel suo bievissimo pontillcato. P/'/o- co'suoi, ne creò tre cardinali; un nipofe lo V Borghese grandemente arricchì i fece generale delle milizie ponlilJcie, altro suoi congiunti^ elevandoli alle primarie prefetto delle armi, ed avendo assegna- dignità ecclesiastiche e civili, benchèap- lo 100,000 scudi di dote alla nipote, la pena eletto proibisse per corriere a quelli metà die il successore s. Pio V. Questo di Siena di recarsi in Ptoma; egli però fu benedco e severo coi congiunti, e rein- si regolò col consiglio de'teologi. Grego- legrò giustamente i Carafa : tolse ai be- rio W Ludovisi del 162 i, fu tacciato iiefìeiati la facoltà di rassegnare i bene- di troppa liberalità co' suoi parenti, in fizi ai parenti, non polendo soffrire che ricchezze e dignità, secondo l'ordinario il patrimonio di Gesù Cristo talvolta inveterato costume : il Cancellieri, Z^/.^?. fosse preda de'laici, come dichiarò nulle episl. p. Uj3, nel riportare una storia le disposizioni degli ecclesiastici in fa- inedita del suo pontificato, riferisce che \ovc de ùaslardi. Gregorio XTII Bon- essendo di buone intenzioni, ma così my- <'Ow?/;c/^^/io benelliò ed esaltò i congiunti, le affello che non |)Oteva attendere ai ma vietò alla cognata recarsi in Pujiiia, negozi, onde soleva dire ai parenti : go- e per un tempo rilegò a Perugia il figlio verneme e fé viij e che l'Amidenio lasci'ò avuto prima d'essere chierico; a questo scritto aver Gregorio XV concesso tutta per altro procacciò diversi feudi e lo fé- la mole degli affari al nipote cardinal Lu- ce governatore dì BorgOjò\ Fermo e s^a- dovisi, et Ponlijìcein, nonnìsi conserva- nerale di s. Chiesa. Sisto V Peretti del lioni sui ipsius, et (juieti ioluni se dedis- 1 585 fu amante de'parenti che ricolmò sej ut dieteriiun ipsius ad suos in pulii- di grandezze e dignità; dispose con boi- cutn prodierit. Paseite me, et i'olns prò la che vivente un cardinale non si possa libilo dii'iiias quaerite. Urbano Vili elevare alla porpora il fratello, lo zio, il Barberini creò cardinali il fratello, due nipote o altro parente in i ." o 2.° gra- nipoti e due altri parenti, concedendo do, escludendo dalla dignità gì' illegitti- troppo potere ad essi ed a quelli secola- mi d'ogni condizione seljbene legittimati, ri, con immense ricchezze ed onori : il e (juelli che non abbiano almeno 2 2 an- IMuratoii dice che nel suo pontificato di ni, benché avesse crealo cardinale il nipo- -?. 1 anni, die in ciascun anno un milione te di i/j. Di questo argomento parlai a eh scudi alla sua casa. 11 p. Pallavicino PAR PAR rGr) i^p>;uifn ])OÌ carilinalc, nella vita mss. di nile avesse tanfo dcclainnto siili' abuso Alcssamlio VII, n(t-iÌNce clic avca pics- del iiepotisnio, e in principio non (lasse so di sé due copie d' mi voto de'piimi stiuiz.i in palazzo al nipote poi cardina- leoloi^i e canonisti di Roma, fatto d'ordi- le, onde dopo morto fu segno delle piib- ne d'IihanoA 111, il ipiale secondo il lo- bliilie satire e ingiurie, così i paienli fa- ro consiglio voleva provvedere alla sua voriti,al tempo de'qnali eransi aggiunte coscienza, dóve unaniinemente conven- i i gihelle. Clcincnte IX Rospii^tiosi fu gono , che sia lecito al Papa donare motlerato coi consanguinei, e soleva di- 100,000 scudi l'anno a' propri parenti, re loro ch'erano abbastanza provveduti la (|ual sentenza poi dal p. De Lugo gè- con quanto del suo gli avea rinunziato, suita, ancli'esso elevato alla porpora, fu Clemente X altieri adottò per nipoti i moilerala a 5o,ooo scudi; del medesi- Paluzzi Albcrtoni , e si mostrò con essi ino sentimento fu il p. Pallavicino, (pian- munifico, benché da caidinale riprovava do negli ultimi mesi d'Innocenzo X un il nepotismo, ed approvò il culto imme- zelanle raqsuardevole ecclesiastico ne lo morabile della b. Lodovica Albertoni: 'oa^ richiese. Narra il Novaes di aver letto per l'età e cagionevole salute, abbando- una relazione mss. della morte d'Uiba- nò in gran parte le redini del governo no Vili, ch'egli prima di morire chiamò nelle mani del cardinal Paliizzì, per cui a sé il cardinal De Liig(j e il p. Toitpia- fu detto : Clemente X Papa di nome, il to gesuiti, ambedue sommi e protijiidi cardinal Paliczzi Papa di fatto, che ar- teologi, a'quali espose la qualità e quaii- bitro della corte fu mal veduto. Inno- lità de'beni da lui dati ai parenti, richie- iiocenzo XI Odsscalchi può servir di dendoli del loro parere, esibendosi rito- modello ai virtuosi Pontefici alieni dal- glier loro i beni quando lo reputassero l' ingrandimento de' parenti, i quali gli doveroso alla coscienza, come al Papa fecero molto onore, ai modo celebrato stesso offrì il cardinal nipote favorito, da ai due articoli, Innocf.xzo XI e Odescu- lui di ciò richiesto. Nel seguente ponti- chi famiglia. Agli Altieri- Paluzzi lasciò fìcato I Barberini patirono grandi peri- le cariche secolari, ma ne defalcò gli o- pczie: a tale articolo riportai i molti coi norari. Quando l'ambasciatore imperiale quali Urbano VI II qualificava i parenti, gli disse che il suo sovrano avea preso sot- Innocenzo X Pamj)hilj del 1644 "O'i ^'^ '^i •"*'^'''' prole/rone la di lui famiglia, il fu senza glorie, ma infelice [)er la sua con- J*apa rispose prontamente : Non aver ne dotta co'parenli che ricolmò di onori e casa ne famiglia, tener la dignità i/i prc- ricchezze, donando alla cognata d. Olim- stifo da Dio. In sede vacante i. cardinali pia iMaidalchini somma e nocevote in- fecero il nipote generale di s. Chiesa, fluenza nel governo : rinunziando la por- Alessandro FU [ Otlohoni ripristinò il pora il nipote, per tale adottò l'estraneo nepot-ismo cornine iato dal [)reilecessore ad Astalli, poi caduto in disgi;izia,come di estinguersi: il couciltatlino Palazzi sciit- frcquente accadde ai congiunti. D. Olim- lore delle Fite de' Papi, procurò giuslifl- pia si ricusò, come povera vedova, fargli cario coll'esempio di Gesù Cristo, cheaU la cassa mortuaria e seppellirlo ! Chi vi l'onore dell'apostolato ohiamò molli suoi supplì lo dissi nei voi. VI, p. 206, XXI II, parenti, ma tale autore non si mostrò così p. 8'»., XLI , p. 266. Alessandro VH discreto cogli altri Pontefici. Nel iGc) i gli Chigi che gli successe, ad istanza di di- successe Innncenzo XII Pignatìelli, che versi personaggi, consultò i cardinali in compila giand'opeia incominciata da lu- concisloro per chiamare i parenti a Ro- nocenzo XI. Pertanto colla bolla, /io///. 3r2 e 3t4, cioè erano creali soli e appena terminato il concistoro il Papa gl'imponeva la berretta; le artiglierie di Castel s. angelo e le campane della Cu- ria romana, ne davano il segno alla cit- tà. Del costume di restituire dal Papa la dignità cardinalizia a qualche parente di quello cui l'hanno ricevuta, trattai nei voi. IX, p. 191, XV, p. ic)2, § re seg. In vece dell' Osservandissimo (V.), che i cardinali praticarono fra di loro, il car- PAR (linai nipote riceveva dalle creature o cardinali falli dallo zio, il titolo di Pa- elione coleiulissi/ìio. Dice il Lunadoro, p. ?. I 8, che i cardinali nipoti non restitui- vano visite ai cardinali e agli altri^ tran- ne qualche caso per cortesia edislinzio- ne : però se non erano con bieve dichia- rati cardinnli nipoti con titoli di so|)riii- tendenti o segretari di slato, benché a- ])ilassero il palazzo apostolico, doveano rendere le visite. Che il sacro collegio e la nobiltà, la prelatura e altri visitava- no i nipoti e parenti del l'apa negli an- niversari di sua coronazione, lo descri- ve il Cancellieri, yl7c/7V7/Oj p. iSy. Che i nuovi cardinali subito dopo il ricevi- mento della berretta doveano visitare i parenti che il Papa avea riconosciuti, lo notai nel voi. iX, p. 3 i ?.. E qui av- verto che non sempre i Papi riconob- bero furuiaUnente i parenti, talvolta so- lo alcuno: ce ne dieiono per ultimo e- sempi Leone XII e Pio Vili , al modo riportalo ne'vol. X, p. 2/8, XXVIII, p. 2 j(^. Talvolta l'avviso ai prelati pel car- dinalato i Pontefici lo parteciparono pei nipoti, cos'i Pio VI che pel cardinal bia- schi fece avvisare il governatore Dun^a, e pel duca Craschi l'uditore Campanel- li e Borgia segretario di [)ropaganda. Che i cardinali nipoti accompagnavano i no- velli cardinali al Papa per ricevere la htrrcUa, ciò che fa ora il segretario di stato, e dopo il loro Ingresso in Roma (f'-). Io rammentai pure nel voi. IX, p. 176 e 182. JVella noia stampata degli emolumenli e tnancie che devono i car- dinali nella loro creazione, vi sono regi- strali quelli per la famiglia del cardinal nipote, e in mancanza a quella del se- gretario di sialo; come pure vi sono quel- li pei (aiuiglian ile'parenti del Ponledce. A Lutto, pai landò di quello de'cardina- li, avvertii che i cardinali nipoti non lo fdcesano abitando in palazzo e riportai un'eccc/ione. l'rima di chiudersi il cada- vere [ìonlilicio nella cassa, incombe copri- le il volto o scoprirlo per riconoscerlo, PAR 173 al cardinal fratollo o parente: il modo e gli aneddoti li riportai ne'vol. \'l. p. 200, Mll, p. liS.S, IX, p. i27,XLl,'p. 29Ì- Al cardinal nipote spettava la scelta di chi dovea pronunziar V orazione funebre del defunto zio, e la spesa defunerah an- niversari pel medesimo; parlicolaii an- niversari fecero pure i cardinali proni- poti : può vedersi ne' voi. Vili, p. 1 ;>q, XXVIII, p. 4'^' ÌNelle esef[uie anniversa- rie poi che il successore fa nella cappel- la pontificia al Papa defunto predecesso- re, il nipote di questi pontificava la mes- sa, ciò che eseguisce per mancanza la sua I ."^ creatura. Finalmente noterò che non è impedimenlo a\ Pomi ficaio, /^ rr// (oltre la bassa origine e la patria, come tratto a quell'articolo) la parentela coli' imme- diato predecessore: nel noverare molti di quelli che Io furono, parlerò anche di quelli che più tardi vennero elevali al pontificalo ; ed ai nominali eh' ebbero prima moglie e figli, aggiungerò s. Pie- tro cb'ebbe un figlio ed una figlia, s. Or- misda e Adriano II ch'ebbe una figlia. Papa s. Silverio del 536, era figlio tli s. Ormisda del 5 1 4; s. Gregorio I del k)0 ebbe per prozio s. Felice li dello 111. A Stefano II dello III del 752 successe nel 757 il fialello s. Paolo I. Adriano II deir867 era nipote di Stefano IV e di Sergio II. Romano dell' 897 nacque dal fratello di ìMartino II. Giovanni \1I del ()56 ebbe a pio-zii Sergio III e Gio- vanni XI. A Eenedclto Vili nel 1024 successe il fratello Giovanni XIX detto XX, indi nel 1 o33 il loro nipote Bene- delio IX. Gregorio IX del 1227 ebbe a zio Innocenzo III e per nipote Alessan- dro IV. Celestino IV era nipote di Ur- bano III. Adriano. Y del 1276 nacque dal fratello d' Innocenzo IV. Gregorio XI Vicedomini fu nipote di Gregorio X. Benedetto Xll del i334 era nipote di Giovanni XXII. Da un fratello di Cle- mente \ I nacque 1 allro Gregorio XF del 1070. Gregorio XII ebbe sorel- 1-WV./I i\j ^K- j A \.tfu\, per la Beriola Corraro che fu madre di Eu- 171 l*Ai'^ PAR i^eiiio IV Condidi/ìirii (^f'.y zia di Pao clic nllc'itano l'aiilicii [irospciilìi. Nel ic- lo II, e parente di liiKi (jiiei personaggi cinto dell' antico Campidoglio sono gli nominali a tale articolo, l'io III eia ni- avanzi di basilica convertila a civile nso, potè di Pio II, Giulio II di SistoIV. Leo- e la canonica rinnovata nel i a') i, prege- ne X fu cngino di Clemente VII (die con vole monumento di antica vita comune Innocenzo Vili e due altri Papi, Pon- jC), e to di benediic p d'essere coronala. Nel seinUa compiuto nel j43 quando veii- musaico si rap[)reseiilano i santi protei- ne fatta suH'agi-o di Paienzo la dola/io- tori niailiri, il vescovo EulVasio avente ne di esso, del vescovo e capitolo dalla in mano la flgiua delia chiesa stessa, e pietà parenlina, come rilevasi dal do- 1' arcidiacono suo Claudio e il figlio di cnmento di detto vescovo, importante questi. Pace che la confessione sia avan- peichè dà ancora contezza dell'origine zo di edilizio militare romano; è al lato delle decime e modo d'assegnarle. L'è- sinistro della chiesa e col vestibolo per le didzio è in tutto a forma di perfetta ba- salmodie del clero si compone di 3 celle silica cristiana, tranne la confessione o in forma di croce, conservando all'ester- cella sotterranea. Ila dinanzi il cortile o no quella di torre, ch'era situata sul(^'lm- atrio ove furono collocale le pietre scoi- pidoglio presso il quale fu alzata la ba- pilc e te iscrizioni rinvenute de' tempi silica. Mirabile è l'antica custodia dei- romani. Viene circondato da portico in l'Eucaiistia o gli olii santi, col nome di origine di forma quadra, ornato di co- Etdrasio. La pala dell'aliare maggiore è lonue marmoree, in capo al quale era il d'antica forma, e la pace o relicpiiario baltisterio ottagono con vasca esagona de'tetnpi bizantini, opera di monaco gre- per l'immersione, coperta con ciborio co. il campanile è del secolo XV, e la sostenuto da colonne di prezioso marmo, facciata fu già ricoperta di musaici sa- alcune delle quali abbelliscono un alta- cri, e forse l'interno del tempio n'era re del duomo. Si vedono le mura divi- pure decorato. Il capitolo si conipone sorie, per le quattro classi degli antichi didle dignità dell'arcidiacono, e dell'arci- penitenti. La chiesa è divisa in tre navi, prete die è il curato del duomo ov'è il destinale, quella a destra pegli uomini, sacro fonie (anticamente eranvi inoltre la sinistra per le donne, la media prin- quelle del maestro per le scuole, e due cipalmente pel coro e santuario. Il suo- cimiliarchi o custodi de' sacri tesori e co- lo delle prime era più alzato; tutto il dici), di 8 canonici compresi il pcniten- pavimento eradi vago musaico. Le na- ziere e il teologo, di un mansionario e vate sono separate da colonnati che sos- di altri chierici. In città non vi sono al- Icngono le mura; le colonne sono di tre parrocchie, bensì tre confraternite, preziosi marmi greci con capitelli di va- l'ospedale o casa di ricovero pei poveri, ri intagli, e sopra ciascuna vi è scolpito la biblioteca civica , e secondo 1' ultima il monogramma del vescovo Eufrasio proposizione concistoriale , mancava di costruttore. Il coro più alto del suolo del- seminario. Lo avea fondato il vescovo la nave di mezzo, ebbe ricchissimi mar- Cesare de Noris e dotato con tasse sui dqì, è sovrastato per qualche gradino dal monasteri e chiese; ma per I' infelicità santuario che ha nobile pavimento. L'ai- degli ultimi tempi cessò. Nel i8o()alIa lare sorge ancora isolato, conservandogli soppressione de' conventi, insigni abl)a- l'antica foi ma (piando Io rifece il vesco- zie e monasteri, non altro rimase clie il vo Ottone: ha cdìorio di marmo deco- convento de'francescani entro le mina e rato a musaico, sostenuto da 4 pregiale quello de'domenicani alla iNIadonna de- colonne; la cattedra vescovile e gli stalli gli Angeli nel borgo. Le abbazie erano canonicali sono pure di marmo. L'absi- 12, oltre il monastero di s. Cassiano in de vedesi intarsiata di belli scomparti- Parenzo. Vi si slampa un gioi'nale inti- nieuli di marmi, madreperla e corallo; tolato V hlriaj la città produsse diversi la parte supei iore è pittura a musaico in uomini illustri. iVel borgo di Parenzovi tesselli vitrei colmati e dovati, coH'efljgie è la chiesa della Reata Vergine degli della Beata Vergine col Bambino in at- Angeli, già testimonio della pietà paren- 1 76 l' A II tina, or ancli(; dcIl'iilTezione o f^rfilitiali- ne vci'so 1 odieiiio Ijcnenici ito o zolaiite pastore, per l'erezione della bella statua di ^'osll•a Signora degli Angeli del vene- to piol. Canieroni sul nuovo altare nr)ag- gioi-e nel i(S4') edificalo per volo dalla città. Aui[)io territorio s'ebbe già Pareii- zo, alto a produrre tulio, e fu celebre la lana istriana; grande uso facevasi in an- tico a llouia di sua carne suina. L'agio parenlino e i confini erano guardali da Irequenli fortilizi sulle sommità dei colli, che come gli attuali telegrafi potevano avvisare la citlà; il porto naturale di Torre fu reso piìi sicuro coll'arte. Parenzo, Parctilium, fu comune tra- cico degl' istriani venuti dall' Eusino e fu propizia stazione per le cose di ma- re, cui gl'istriani si dedicarono. Non fu ampio il comune, come ristretto fra i territorii celtici d'Ursaria e Cervaria al- le spiaggie; pure a giudicarne dal porto sicuro e facile, dall'agro fertile, dalla po- sizione nel centro della spiaggia istriana in mare largo, dalia necessità dei paesi fra terra di fare capo in Parenzo, e per la condizione in cui fu posta dai loma- iii, deve ritenersi clic non ultima fosse delleantichecitlà. Caduta 178 anni avan- ti la nostra era nel dominio de' romani, è a credersi die fosse fatta municipio con libero governo, con pienezza di diritti politici, e si congettura che segui i de- stini d' A rpiileia capi tale dell'/i-fz/Vz. Quan- to agli ordinamenti civili e religiosi, pa- re che avesse i duumviri, gli edili, i cen- sori quinquennali; il questore, il cura- tore e altre cariche scelle dai deciu-ioni, i quali erano nominati dai duumviri, dal ceto de' sacerdoti o pontefici, augu- ri, aruspici, od augusta li che formava- no l'ordine medio Ira'decurioni e la ple- be, ed eravi la corporazione degli artie- li. Divenuto Augusto nell anno 3j pri- n)a di nostra era per la vi'.toria d'Azzio padrone dell'unpero, assegnò in premio ai veterani terreni tolti ai municipii, ed in Parenzo mandò una colonia militare PAR ni servigio del mare, che chiamò Ciiilin. lia colonia fu distinta dal municipio, l'orinando essi nella città come due co- rnimi, dicesi la 1 ." ascritta alla tribù Ve- lina, la 2." allaLemonia. Circa il tempo di Nerone la città era cinta di mura, con 3 porte che mettevano a 3 vie principa- li con boigate e sepolcreti, mentre 4 al- meno erano le porle verso il porto cui la cillà era rivolta, non calcolate le al- tre. Nella parte piti alta slava la rocca quadrata,che dal centro dominava cillà e porlo, e formava parte del Campido- glio ov' erano templi, basilica e altri edi- lizi probabilmente d'uso militare. Eian- vi i fori [)lebeo e patrizio o comizio de- corato delle statue de' benemeriti della colonia e degl'imperatori. Di (ionte al co- mizio sorgevano i templi di Nettuno e jMnrte; altro tempio sacro ad Augusto e la curia erano nel foro, (ili abitanti della citlà ascendevano a Gooo, quelli delle borgate a 4000. All'epoca di Au- tonino Pio e circa l'anno 1 5o dell'era corrente si crebbe il novero de'possidenti e il territorio di Parenzo grandemente, abbracciando quanto terreno vi ha tra il Quieto ed il Leme, fra il mare e le somme alture dell' Istria centrale, onde aumenlò in dovizia la città. Parenzo de- cadde sotto Costantino, uè i bcnefìcii di Giuliano e di Teodosio I ripristinarono r antico splendore: fino al io^, in cui passò in dojiiinio de' goti, ebbe comuni le sorli coiristria, quindi fu travagliata dai barbari, benché l'Istria sotto il re Teodorico ebbe la fondazione de' vesco- vati per opera di Papa s. Giovanni [. Nel 539 divenne Parenzo soggetta agli imperatori bizantini d'oriente, e qiianilo Giustiniano I perde l'Italia, nel 568 cir- ca occupata dai longobardi, l' Istria ri- mase all'impero fino al 789 con Raven- na e la Pentapoli; però una parte era stata occupata dai longobardi , onde gli ultimi loro re Desiderio e Adelchi s in- titolarono duchi d'Istria. Sebbene Carlo Magno in detto anno 789 conquistò fi- PAR Siria, le città maiillime cli'erano anda- te esenti dalla dominazione longobardi- ca, solo neir 800 soggiac<{nero n Carlo Magno, e più tardi Capodistria. Avendo Callo Magno preposto al governo della pro\incia un duca poi marchese, cpiesti tentò togliere alle niunicipalilìi le giu- risdizioni e cambiare il reggimento an- tico in feudale; gl'istriani ricorsero a Callo Magno die ripristinò 1' aiiteiiore sistema, indi confermato da Lodovico I; tutta volta le idee predominanti in Eu- ropa presero piede anche in Istria. Vuoi- si che in tempo del doge veneto Pietro Orseolo II, Parenzo colle altre città ma- rittime dell'Istria riconoscessero in certo modo la sovranità della repubblica ve- neta, onde quel doge fu il primo a pren- dere i titoli di doge di Venezia e dell'I- stria e Dalmazia. L' imperatore Ottone I, in adempimento del voto fatto allor- ché la tempesta gettò la sua nave sullo scoglio di Parenzo, restauiò ed abbellì la cattedrale, ed il figlio Ottone II donò alla chiesa e al vescovo alcuni territori! intorno alla città e nell' Istria centrale, oltre le decime. Per tal modo il vesco- vo di Parenzo non solo esercitava la giu- risdizione ecclesiastica, ma di quasi tut- ta la diocesi avea i pubblici proventi e il diritto di pubblico governo, e dispone- vasi a figurare tra i principi del secolo col titolo di conte. Imperciocché , dive- nuta ereditaria nel 1077 la carica di go- vernatore della provincia e patrimonio di nobile lamiglia, le investiture feudali \ennero in moda , e la sola Orsera ri- mase de' vescovi fino agli ultimi tempi ; indi ai vescovi in luogo delle pingui ren- dite e dell'amministrazione, non restò che un tenuissimo censo, segno di do- minio, e la fede non ben forma di po- tenti vassalli che formavano la sua cor- te, per cui la città fu ridotta alla condi- zione che il territorio ed il mare conce- devano. Ma U territorio si era assai ri- stretto, ed il mare tenevasi dai veneti, padroni della navigazioue e del commei- VOL. LI. PAPt 177 ciò. Non radi contatti ebbe Parenzo coi veneti: nel i iGo il doge Morosini gl'im- posc l'annuo tributo di 5000 libbre d'o- lio alla chiesa di s. INIarco, e nel i 1G8 gli fu aggiunta l'imposizione di oo mon- toni; atti che si credettero (ormale dedi- zione in sudditanza od in dominio; pe- rò a torto, perchè né dominio fu conces- so prima del 1267, nò poteva disporre Parenzo di sovranità che non aveva. Dalle donazioni di Ottone II fatte al- l'episcopato parentino, fino al laSo in cui il marchesato d' Istria passò ai pa- triarchi d'Aquileia, i prelati tengono il primo posto nella storia. I marchesi d'I- stria, ereditari dopo il 1077, non prov- videro alle bisogna anche pei frequenti cangiamenti, poiché dagli Eppenstein pas- sò l'Istria agli Sponheim, da questi agli Andechs duchi di Merania nel Tiroloj l'ultimode'quali Enrico fu proscritto per le fellonie commesse e uccisione dell'im- peratore. Gli errori de' marchesi credi- tari non poterono dai patriarchi ripa- rarsi, e l'autorità secolare de' vescovi sce- mò di molto dinanzi ai patriarchi signo- ri temporali e principi dell' impero, pei quali deferì Parenzo, e il comune si rial- zò e insorse contro i vescovi, quindi col- lisioni, scomuniche e interdetti. Alzata Capodislria a comune potente, divisò di assoggettarsi Parenzo, clie in vece si die nel 1 267 ai veneziani, ponendo sotto il presidio di quella repubblica i propri destini, e da altre città e luoghi fu imi- tata; ma i conti d'Istria tennero con ma- no forte tutta l'Istria interna, cioè i du- chi d'Austria potenti. Nella parte vene- ta ogni comune formava provincia e sta- to da sé, e conservarono le antiche for- me di reggimento di tipo romano, sino agli ultimi tempi, venendo Parenzo libe- rata dalle nominate imposte. Tuttavia la saggezza degli ordinamenti pubblici non potè per esterne circostanze ricollo- car Parenzo in quella condizione, ch'eb- be durante l'impero romano e il gover- no degli esarchi di Piavenna. Non appc- 12 178 PAH un ilnlisi i pnrcniini n veneti, si rinno- varono le collisioni de' vescovi, onde per ]a scomunica fidminala, il popolo con alla testa il podestà Soianzo assaltò l'e- piscopio, e il vescovo ripaiò nel castello (li Pisino nel declinar del secolo XIII. IVel I 354 Parenzo soggiacqueal sacclieg- gio, al ferro e fuoco de'genovesi e del lo- ro ammiraglio Paganino Doria; quindi nel i36o la peste scemò assai la popo- lazione, flagello che ripetutosi nel i58o ridusse gli abitanti 0 700, ed appena a 3oo nel iGoi. Ricompostasi dalle civili discordie, ristorò la città ed eresse edi- fìzi. La peste del i63i ridusse agli estre- mi Paienzo, che lungamente restò in isquailore, finché il principe veneto pen- sò a rifare la città, nel 1692 ripopolan- dola con coloni greci tratti da Candia, e nell'agro sparse coloni slavi e albanesi presi da Dalmazia, laonde in poco più d'un secolo la popolazione urbana giun- se a 2000 e a'nostri giorni 25oo. Negli ultimi anni del veneto governo il castel- lo d'Orsera, feudo de' vescovi, venne lo- ro tolto e posto in immediata ammini- strazione del principe, e nuove leggi e miglioramenti preparavausi, quando nel I 797 la repubblica cessò di esistere. Nel 1800 Pio VII, eletto a Venezia, s'imbar- cò a'G giugno, indi il vento contrario lo spinse nel litorale d'Istria a Capodistria, ed a Parenzo ricevuto nel porto dal ve- scovo Francesco Polesini, dal marchese fratello di questi dirigente politico e pre- sidente del tribunale, dal clero e dai no- bili col popolo. Il Papa trattò amoie- volmente il vescovo e ammise gli altri al bacio del piede, accordando diverse gra- zie, fra le quali eresse in capitolo colle- giale i cappellani ed il parroco di Gii- -signano con 1' uso del rocchetto e moz- zelta senza cappuccio, ed altre insegne canonicali, con medaglia d'oro coli' effi- gie del santo prolettore della chiesa e nel rovescio la figura della nave, dicen- do il breve di couce>s,]av.e, in postica na- i'is, (fila ad rcgiones istas appulinuis^ sii V A II ìiìsntlptn cimi inscriplionc meniorinfa' di. Inoltre Pio VII accordò al parroco di Torre di cantar la messa nelle prime ore della sera della vigilia di Natale, on- de sulla chiesa fu collocata un' iscrizio- ne, e altra celebrante l'avvenimento in Parenzo stesso dell'approdo pontifìcio. La città con I' Istria passò all' Austria, sul fine del 180 5 venne unita al resino d'Italia e nel 18 io all' impero francese, indi nel 181 3 ritornò all'Austria. Ve- dasi, I. Lavalli, Voya^^e hislorique ci più- tores(pic df l'Istric , ci de la Dalinnlic, redige d' apivs V itinernire de Cassc^, Paris 1802. D.'^ Pietro Kandler, Cenni al forasticro che visita Parenzo, Trieste 184 ). La fede cristiana vi fu predicala nei primi tempi della Chiesa. Antichissima fu quella in cui i paientiui si radunava- no, forse nelle borgate, sacra a s. Stefa- no in Cimare, poi data a monache. Si ha che Ilario vescovo d' Aquileia propagò molto il cristianesimo nell'Istria, e vuoi- si che nel 3 i 3, data libertà al culto, i cri- stiani parentini avessero chiesa in citt;i e nell'agro si erigesse 1' im[)orlanlissima e miiabile basilica di s. Lorenzo. La se- de vescovile sembra eretta ne'primi del IV secolo, nel 111 o al più tardi nel 080 dice Commanville, Tlist. detontslestcve' schez, epoche forse troppo anteriore e posteriore. A tre epoche diverse si vuo- le attribuire l'origine del vescovato pa- rentino. i.° Nell'occasione che venne martiiizzalo s. Mauro africano patrono, il che avvenne sotto l'imperatore Nume- riano dichiarato Cesare nel 282, morto nel 284, e quando vivea in Pioma il pre- fètto Celerino o Celariano , che Conte- lori, De pracfecto Urbis p. 49? riferisce che lo fu nel 284. H Piazza, Emerolo- gio di Roma, oltre s. Mauro abbate, ri- porta le notizie di 7 martiri omonimi, tre de'quali martirizzati sotto Numeria- no, cioè s. Mauro monaco, s. IMauro ro- mano, e s. I\Iani o il quale venuto in pel- legrinaggio dall' Africa a Roma per ve- P A Pt ncrarc i snci i Liniìni, occupalo per cri- «iti ano coiTiegm la corona del mai tirio nel 28'i, tegistrandolo a' -2?, novembre, mentre in Piirenzo a' 2 i se ne celebra la festa. 1° Quando viveva il vescovo Eufrasio, che fabbricò o rinnovò la cat- tedrale, e secondo gli alti de'conciiii pa- re die fiorisse circa il i>?.~\ , poiché iiel- rUghelli si anticipa e posticipa. 3." Nel i)GC) vivente l'imperatore Ottone I, che fu coronalo in Roma nel 962 da Gio- vanni XII, ritornandovi nel 9663 re- stituirvi Giovanni XIII. A questi e non a Giovanni XII, meglio è attribuire la bolla riportata dallUglielli, con la qua- le il Papa commise a Rodoaldo patriar- ca d'Aquileia di consacrare in suo no- me la cattedrale di Parenzo (da Ottone 1 riedificata o ri-storata) coi vescovi da lui designali, concedendo perciò indul- genza. 11 vescovo di Parenzo di venne suC- fiaganeo del patriarca d' Aquileia, sop- presso questo da Cenedelto XIV ne.H'e- rigcre Udine in arcivescovato, gli sotto- pose Parenzo ; eresse pure in arcivcsco- "vato Gorizia, ma Pio VI ad istanza del- l'imperatore gli tolse il grado metropo- litico e la dichiarò soltanto sede vesco- vile. Finalmente Pio VII nel 1818 di- chiarò Parenzo e Pola suffiaganee del patriarca di Venezia ad heneplariliun sancire Sedisj dipoi Poln (^•) venne unita a Parenzo, imperocché avendo tal Papa, a premura dell'imperatore Fran- cesco I, commesso al vescovo di Gorizia ili occuparsi d' una nuova circoscrizione di diocesi della provincia ecclesiastica tlell'illiria, il successore Leone XII colle lettere aposloliche, Loriiin h. Pclri, dei 3o giugno 1828, stabilì la nuova divi- sione e circoscrizione delle diocesi di Dal- mazia, Istria e litorale Adriatico, unen- do a Parenzo, Pola. Per ultimo d.i Pio Vili, quanto a Gorizia fu variata, colla bolla Iiifiìipcr eniineiili ÀpOstoUcac di- ^uilalis, de' 27 luglio i83o, con la qua- le restituì a Gorizia nuovamente la di- gnità metropolitana e al vescovo l'arci- PAR 179 vescovile, dichiarando tra le altre per suHraganee le sedi di Parenzo e di Pola sua concattedrale. Nel 524 per i.° vescovo fu eletto Eu- frasio, forse decurione di Pola, che al modo detto edificò o rifabbricò la catte- drale, istituì il capitolo e ordinò i mona- steri. Queste benemerenze restarono as- sai oduscatedal suo scisma e delitti, oè si conosce il suo ravvedimento. Poiché seguì i famosi Tre Capitoli, e si mostrò contumace dopo la condanna di essi, in un ai prelati istriani, che solo nel 698 ritornarono all'unione della chiesa cat- tolica: Papa Pelagio I del 555 scrisse a Narsete perché cacciasse dalla sede Eu- frasio, incolpandolo anche d'incesto, d'a- dulterio e d'omicidio. Gli successero, E- lia, Giovanni del 579 che fu al concilio di Grado, Severo, Angelo, Slauiazio , Aurelio che fu al concilio romano del 679, Raschi vio. Questa serie è posposta dall' Ughelli e suoi continuatori, asse- gnando ai vescovi epoche diverse. Lo- renzo fiorì nel secolo IX, indi Giuliano, Domenico, Antonio, Pasino, Flandema- no, Eriperto, Andrea, e Adamo che in- tervenne alla memorata consecrazione della cattedrale, nelle addizioni all' U- ghelli si dice nel 9^1 agli 8 maggio, cui ripugnano gli annotatori per quanto ho riferito. Anzi la consacrazione in altro luogo si anticipa al 935, e Andrea si pos- pone ad Adamo, riportandosi un docu- mento di Sergio IV, col quale reintegrò Andrea dell'usurpato dal patriarca d'A- quileia. Sulispuldo o Sulpado o Sigiin- puldo del 101 4 che donò tre parti di Pesca ria al capitolo e viveva nel 1017; Engelmano 0 Engdamanodel 1028 che donò il monastero di s. Michele di Le- nte a quello di s. Cassiano e nel io4o ile dedicò il tempio. Quindi Arro o Ar- no ; Adelmano cui l'imperatore Enrico IV confermò i privilegi di sua chiesa; Cadolo, Pagano, Bertoldo abbate di s. Nicola di Parenzo dell i i4,Terungo, Ro- demondo, Vincenzo, Uberto del 1 158, i.So PAR J'ieiro del ^ 1^7, a lempo del quale A- Icssanclro III pose la chiesa parenliiia sotto la protezione della s. Sede e vivea nel 1 19 I. Nel 1200 Giovanni, nello stes- so anno Fulclierio che si compose col signore di JNIontonn da lui investito, e vi- veva nel 1217; Adelperto del ì'j.33 a- gli 8 maggio consagiò l'altare maggiore della cattedrale in onore della Beala N'er- gine e de' ss. Giuliano e Demetrio, ri- ponendovi i loro corpi, e rinnovò il di- ploma degli ordinamenti di Eufrasio, solloscritli e confermati dai predecesso- li, l'agano del 19.43 difese virilmente i diritti di sua chiesa ; Giovanni del 1 249 > Ottone di Parenzo del i 254 fece quan- to dissi nella cattedrale, vi pose i corpi de' ss. Proieto e Accolito nell' aitate di s. Anastasia, ed ottenne da Innocenzo IV privilegi ; Bonifacio del i 289, caro aRo- dolfo imperatore ebbe la conferma dei privilegi concessi dai predecessori (Ughel- li, t. I o, p. 1 98, parla della concordia se- guita nel i3o?. tra il vescovo e il comu- ne di Parenzo, ed il conte di Gorizia, nella controversia pel territorio di Tor- re); Gradeo o Graziadei carmelilanodel 1 809; Giovanni Sordelli bolognese do- menicano del 1828, che ritrovali i delti corpi santi, per loro intercessione si eslin- se la peste; nel 1867 Gisberlo Giorgi no- bile veneto, domenicano e insigne teo- logo ; nel i 388 Giovanni veneto carme- litano, prioie del convento di Parenzo; nel i4i2 Fantino Vallaressi nobile ve- neto, eruditissimo nelle lingue latina e greca e per ogni dottrina chiaro, trasla- lo a Creta ; nel 1426 Daniele Scotti di Treviso, Iraslérito da Città Nova, indi passò a Concordia ; nel 1 433 Angelo Ca- vaci, già vescovo di Arba suffraganeo di Zara, e Io diventò anche di Città Nova quando l'uni a Parenzo Eugenio IV nel 1434, colia bolla che citai nel voi. L, p. 2 29;posciadisgiuutaCiltàNovanel i^5i da Nicolò V, fu unita al patriarca di Ve- nezia. A d A ngelo nel 1 44 o t raslato a Tràu, successe Placido Pa vantili padovano, ab- PA R bnte e generale di Vallombrosa, indi tito- lare di Biblo, poi di Torcello. Nel i4">^ Francesco Morosini patrizio veneto, indi amministratore di Recanali e Macerata, governatore di Lorclojiìe\ 147 i Bartolo- meo Barbarigo nobile veneto; nel ì^rG Silvestro Quir ini nobile veneto; nel 1 477 Nicola Franco padovano, poi di Trevi- so; nel i486 Tommaso Calanei berga- masco domenicano, indi di Cervia; nel i486 Gio. Antonio Paverio Baccani di Brescia, canonico parentino; nel 1 5oo Luigi Tassi bergamasco , interveime al concilio Laterano V e fu trasferito a Re- canali; nel i5i6 Girolamo Campeggi bolognese ; nel i533 fu fatto ammini- stratore il cardinal Lorenzo Campeggij nel 1587 Giovanni Campeggi bolognese, nel i553 passò a Bologna; gli successe Pietro Grilli di Brescia che fu al conci- lio di Trento; nel 1578 Cesare de No- ris de'conti di Cipro e Tripoli; nel i ^98 Giovanni Lippornano nobile veneto; nel 1609 Leonardo Tritoni udinese; nel i683 il fratello R^uggiero; nel i644 Gio. Ballista del Giudice; nel 1667 Ni- cola Antonio Petroni Caldana nobile di Pirano ; nel 1671 Alessandro Addasi nobile di Bergamo mollo lodato, canoni- co regolare Lateranense ; nel 1712 An- tonio V^aira veneto, autore d'opere, tias- lato ad Adria ; nel 1718 Pietro de Gras- si nobile di Chioggia, referendario e vi- cario del titolo di s. Marco. Con questi neirUghelli si termina la serie de'vesco- vi, lentia sacra, t. 5, p. 894, t- io, p. 3i I. Nelle Notizie di Roma sono regi- strali : 1781 Vincenzo Mazzoleni dome- nicano di Bergamo, trasferito da Corfù colla ritenzione del titolo arcivescovile. 1742 Gaspare Negri veneto, traslato da Città Nova: l'orazione funebre nella cat- tedrale la pronunziò il can. Filippo Gre- gis, fu stampata e lodata neW Effemeridi (fi Roma 1779, p 2 I 5. 1778 Francesco de' marchesi Polesini di Montona dioce- si di Parenzo, traslato da Pola: sotto di lui, alioichc si regolarono i confini eccle- PAP. slaslici Ira Venezia e l'Aiistiia, nel i "90 l'tiiciizo perde quella [)aite tli diocesi cbe stava enli'o i confini della seconda, la preposilura di Piiiiio e il capitolo di Gè- Diiiio , u' ebbe in compenso il distretto di Pingiienle tolto al vescovo di Trieste, cui poi la restituito. Dopo lunga sede vacante, Leone XII a'c) aprile 189.7 di- cliiaiò vescovo l'attuale mg. Antonio Pelea Ili di Gorizia, professcre di quel se- niiiKiiio e canonico onorario di Trieste. Questo ottimo prelato fu il i.° vescovo di Pareiizo e Pola ; eletto arcivescovo di Zara, ebbe la virtù di rinunziare per ve- ro alletto alla sua chiesa , e per giubilo riconoscente e memoria dell' atto, i pa- rentini eressero quel nobile altare ricor- italo di sopra, piirlaiido della cliiesa del borgo, ed uniti agli altri diocesani gli dedicarono con elegante libro una rac- colta ili belli componimenti , intitolata : Memoriale di gratitudine, Trieste 1 84 J. La diocesi è ampia e contiene 4o par- rocchie. In 31onlona vi è una collegiata insigne antichissima con 5 canonici, de- corati dell'insegne di fiocco, fascia, colla- re e calze color cremesino , e di meda- glia d' oro colle immagini del patrono s. Stefano e di s. INIarco. La chiesa è dise- gno di Palladio, con molle preziose re- liquie, e Ciilice d' oro donato dal princi- pe veneto per l'offerta fatta dal comune d'un gran bosco: la chiave di tali ogget- ti da tempo immemorabile spetta ai no- bili Polesini già de Castro Montone, ed il vivente marchese Fiancesco meritò di essere fregialo delle insegne equestri da Gregorio XVI. Poco lunge vi sono le meravigliose acque termali sulfuree di s. Stefano, e miniere d'allume e vetrio- lo. Il fiume Quieto va a sboccare nel ma- gnifico porto che è fra Città Xuova e Torre, prendendo la denominazione di porto Quieto, ricordato nella storia de- gli Argonauti come Xeiiporto. Fra Pa- renzo e Kovigno è il canale di mare lun- go 7 miglia j alla cui estremità era un anlichissicnu mouasteiu di camaldolesi, PAO i8r e nelle vicinanze trovasi una gran ca- verna che serviva di ricovero a s. Ro- mualdo ; nella chiesa vi si venera una prodigiosa croce. L'ultima proposizione concistoriale pel vescovo di Parenzo, di- ce che è tassato in fiorini 80, aveadone di rentlila 4,'oo circa. PAUETOMO o PORTORASSO. Sede vescovile della Libia INIarmorica, sotto il patriarcato d' Alessandria, eretta nel IV secolo. Giustiniano I la fece for- tificare per arrestare le incursioni dei mauritani. Riporta 3 vescovi l' Orien.i dir. t. '2, p. G3i. Parelouio, Paraeto- ìiii'Uji un titolo vescovile in parlibus sol- lo Dardanide che conferisce il Papa. PARIGI [Parisien). Città con resi- denza arcivescovile, celebre capitale della Francia (^.), una delle più grandi, più popolose, più ricche, più magnifiche, pili industri e più commercianti città dell'u- niverso, come pure per l'estensione, va- rietà e moltitudine di monumenti pub- blici di stpiisilo gusto. Giace in immensa pianura, ad ecceziouedella partedi mez- zodì, dove il terreno s'innalza e forma la così delta montagna di s. Genoveffa; è nella parte settentrionale del regno, sul- le due sponde e sopra due isole della Senna, a ^o leghe in retta linea dalla foce di questa nella Manica , ed a 80 per la tortuosità del fiume. È distante 34 leghe da Dieppe, il porlo della Manica più vicino a Parigi, 4' dalla frontiera dei Paesi Bassi, 67 da quella degli slati prus- siani, 90 dal granducato di Baden, i5tì dalla Spagna, 8j da Londra, e 327 da Roma. L'osservatorio nella parte sud della città, cade sotto 48" 5o' i4 di latitudine. Debbo prima dichiarare, che a cagione dei frequenti mutamenti politici, ed anco recenti, quali ebbero tanta influenza pur sul materiale della città, forse vi saran- no avvenute delle variazioni , dovendo slare a quanto si legge nelle descrizioni stampate e insieme osservare il più gran laconismo, per la natura di questa mia opera. So che per dar lavoro all'immen- i82 PAH sn classe de* braccianti furono operali (•.imbiamenti anche nelle tlenominazio- iii, quintli non rechi meraviglia qualora alcuna cosa non corrisponderà con pre- cisione in (ulto all' attuale stalo dulia vastissima città. Parigi capoluogo del di- partimento della Senna, sino al declinar del febbraio 1848 fu la residenza del re de' francesi e delle camere de' pari e dei deputali, ora è sede del presidente della repubblica francese, dell'assemblea legis- lativa ede'tliversi ministeri: vi risiedeva- no pure le grandi amministrazioni e le di- rezioni generali del reame, la corte di cas- sazione, quella de' conti, ima corte reale dalla quale dipendevano i dipartimen- ti dell'Anbe, d'Eure e Loir, della Mar- na, della Senna, della Senna e Marna, di Senna e Oise, e dell'Yonne ; una cor- te d'assise, il tribunale di 1/ istanza pel dipartimento; l' istituto di Francia, l'u- niversità di Francia e un' accademia 11- niversitaria. E" capoluogo della i.'' di- visione militare, di quella degli argini e ponti, e della forestale: avvi la zecca let- tera A e una fdjbrica di tabacco. In for- ma quasi ovale, è Parigi nella massima sua lunghezza circa due leghe, nella mas- sima larghezza circa una lega e mezza: allri gli danno una superficie di 8 leghe quadrate, e di circonferenza 7 leghe da 2,000 tese. La parte della valle della Sen- na, nella quale si trova questa nobilissima metropoli, rimane circoscritta da colline più o meno elevate ecoslituenli due ca- tene; alcune di tali elevazioni permetto- no di abbracciare in un'occhiata il ma- gnifico complesso di questa sontuosa ca- pitale. La Senna divide Parigi in due parli, r una settentrionale piìi conside- rabile, meridionrde l'altra, formandovi 3 isole: la 1.' discendendo e meno con- sidei'abile è l'isola Louvier, che serve di cantiere per le legna da fuoco; l'isola dis. Luigi resa abitabile sotto Luigi XII F; l'isola del Palazzo o della cos^i detta Cit- tà, occupa il luogo dell' antica Lulezia, bt maggiore delle altre, aumentata da P A P. Enrico IV. Anticamente le Ire parti cui era divisa si chiamavano la Cile, la F'il- Ic, V IJnii'ersìtcj oggi forma un solo ag- gregato soggetto allo slesso regime mu- mcipale e finanziere. Attraversano la Sen- na a Parigi 20 ponti, 12 de'quali in pie- tra: è il i." (juellod'Auslerlitz 0 del giar- dino del re, con soli piloni di pietra e il resto di ferro, incomincialo nel 1802 e terminalo nel 1807 colla spesa di 3 mi- lioni; da questo godesi la pili superba prospettiva sul corso della Senna, ch'en- tra maestosamente nella città pel cana- le. L'isola Louvier è congiiuita al conti- nente pel ponte di Grammont; (Uiellu di s. Lui"i comunica colla terraferma o pel nonle Maria e per altri ponti ; il ponte di s. Carlo serve per l'HòlelDieii; quello di Nostra Donna è il piìi antico, come edificato nel iSo'j; il ponte Nove è decoralo da bellissima statua in bron zo di Enrico IV, opera di Leniot; ele- gante è il ponte dell'Arti, donde si gode uno de' piìi magnifici punti di vista di Parigi ; sono rimarchevoli i ponti delle Tuìleries 0 reale; quello di Luigi XVI o della Concordia, con istatue colossali di marmo bianco d'antichi guerrieri e mi- nistri francesi; il ponte degl' Invalidi ; quello di Jena o della scuola militare co- stato f) milioni, presso il quale sotto l'im- pero era stato incominciato il palazzo pel re di Pioma. Vi sono ancora riviere, canali e porti, con differenti denomina- zioni ed usi. La Bièvre prende il nome di fiume dei Gobelini, attraversa la città e sbocca nel Senna. A fianco e fuori del muro di cinta di Parigi, dominano de' passeggi ( Boule- vards) piantati d'alberi e pochissimo fre- quentali, presso i bastioni o baluardi e- sterni. I passeggi interni sono verso i bastioni vecchi o del nord ed i bastioni nuovi o del mezzod'i : i primi formano una magnifica strada larga , che separa Parigi propriamente dello dai sobborghi Monlinartrc, Poissonniere, s. Dionigi, s. Martino, Tempio, s. Antonio, s. Oiioia- P A R lo oli Roiile; si cliiamnno ancora sob- lìoiglu, s. Germano, s. Michele, s. Gia- como, s. Vittore. Altri gran passeggi pnb- l)lici sono i Campi Elisi, tra il sobborgo ili s. Onorato e la sponda destra del Sen- na, il più sorprendente e maestoso di [di- rigi ed nnode'più magnifici e lieti delle capitali d'Europa. Era i luoghi cui con- ducono i suoi viali e strade, nominerò il palazzo e giardino delle Tuileries , la spianata e albergo degl'invalidi, la jiianura del Campo di INiarte o di ì\bir- zo, destinata piiiicipalmcnte alle gran ri- viste e sul finir dell'estate alle corse dei cavalli pei premi. Nel nord -ovest della città, presso il muro di cinta, sta il gran- ile e superbo parco di Monceaux o Mou- ceaux. Da alcuni anni si sono moltipli- cali in Parigi i passeggi: i piìi belli so- no le gallerie Vivienne e Colbert, la gai- leiia VeroDodal, il passaggio del Salo- mone, quello di Choiseul , quello del Cairo commerciantissimo. Percorrono le strade di Parigi una linea di circa qo leghe, se si entri dalla parte dell'ovest o del nord -ovest; esse colpiscono colla loro lunghezza, regolarità, eleganza e magnificenza di costruzione. Sono lepiìi belle, alla destra della Senna, la strada di Rivoli, lungo il giardino e palazzo delle Tuileries; quelle della Pace e di <'asliglione, delle Piramidi, Nuova Lu- cemburgo e del ?.q luglio (già del duca di Bordeaux), Reale s. Onoralo, s. Fio- rentino, I\Ionte Taborre, Nuova dei Pe- tits-Champs e Vivieime, delle Colonne ornala di pollici sostenuti da colonne, Caumarlin, della Cliaussée o Argine d' A n- tin o del Monte Riauco e Lallltte (già d'Artois), di Provenza, Nuova de'3Ialu- lini e della Ferme o Cassina de'Matuii- ni: le strade Rivoli, Castiglione e Pira- midi, sono spalleggiate da bei fabbricati, i cui pianterreni olTiono una magnifi- ca serie d' arcale, formanti una galleria coperta. Alla sinistra della Senna si fan- no specialMicnle distinguere le strade di Lilla o Borbone, dell' Uuivcrsilà. >>. Do- PAR i83 mcnico-s. Germano, di Grcnellc-s. Ger- mano, di Vareunes e Taranne : le vie ile'sobborghi s. Marcello e s. Vittore aU l'entrare pel sud-est di prima giunta dan- no un' idea svantaggiosa della capitale della Francia, cosniegli accessi meridio- nali del cuore della città. Più grato di- venta r aspello verso V est per le vie s. Antonio, s. Luigi (Marais o Paduli), edel sobborgo s. Antonio; verso il nord le via s. Dionigi, s. INIarlino, Montmartrc e dei sobborghi omonimi; e versoli sud sono da segnalare le vie Tournon e dell' O- deon. Due grandi direzioni di strade at- traversano Parigi; e si possono citare Ire grandi file di strade pel verso longitudi- nale della città ; ed è pur d'uopo mento- vare due file, le quali in una gran par- te di loro estensione disegnano delle cur- ve a UQ di presso parallele ai bastioni vecchi, al nord de'quali si trovano. Nel 1 84^ contavansi per l'illuminazione not- turna delle vie circa i 3, 000 lampioni , cioè 8,000 a olio a lucignoli piatti come si usava prima d'Aigand, 5,ooo a fiam- melle di gas; oltre 4)Coo riverberi. La massima parte della città dal 180G ha numerazione, secondo le strade, di nu- meri rossi, neri e bianchi. Tra le piazze, le più magnifiche sono la piazza della Concordia o di Luigi XVI, la Vendome e quella delCarrousel, La i.'^ specialmente notabile per la sua posizione e punti di vista ed ha all'est il giardino delle Tuileries, in fondo al qua- le è il palazzo dello stesso nome, all' o- vest il viale di Neuilly, la cui prospettiva va adorna d'un arco trionfale, al nord la strada reale, che lascia vedere il bel colonnato della Maddalena, ed al sud il ponte di Luigi XVI, al di là del quale sorge il superbo portico del corpo legis- lativo: di forma ottagona, è lunga 280 metri e 220 larga; in mezzo crgesi un monumento con islatua, innalzato a Lui- gi XVI da Carlo X nel 1826, poi con- sacrato alla Carla. La piazza Vendome furila uu r|uadrilalcro coijli angoli la- i84 PAR gliiili , ed è nel lììezzo tlecorata tla una colonna liioiifiile, imitala clalUiTraiana di Homo, ma in proporzioni maggiori di un 1.»,°: il (nasdiio è di pietra viva, il riveslimento di bronzo; vi si ascende per scala a chiocciola di 176 scalini; basso- rilievi rappresentano sullo stilobate tro- fei militari; quelli che ricingono 11 vol- te il tionco della colonna esprimono la serie delle azioni memorabili del grande esercito nel i8oj; mirabile nionumen- to dovuto a Denon, Goudouin e Lepère. La piazza del Carrousel, vasto paralle- logramma allungato dal nord al sud, gia- ce all'est delle Tuileries, e none dalla cor- te di tal palazzo separato se non da una grata 0 cancello di ferro; l'adorna un arco trionfale eretto nel 1806 a gloria degli e- sercili francesi e composto di 3 archi per larghezza, con arco trasversale : è decorata ciascuna facciata principale da 4 colonne d'ordine corintio, sostenenti un cornicione a risalto con fregio mischio. Le altre piaz- ze principali della parte occidentale del- la divisione a destra della Senna, sono queste: la piazza della Borsa, piantata d'alberi; quella delle Vittorie, semicir- colaie, con istalua equestre in bronzo di Luigi XIV ; la piazza del Palazzo reale; le piazze del Museo, del Louvre e del- l' Oratorio, e quella della Maddalena. Nella parte media della stessa divisione, osservasi la piazza del Castelletto, nel sito d'un'antica fortezza stata sede della giurisdizione del Castelletto e dove tro- vasi la carcere principale della città; è decorata della bella fontana della Pal- ma, rappresentala da una colonna di sti- le egizio in forma di palma , e col cal- mine sormontato dalla statua dorata del- la Vittoria; la piazza irregolarissima del I^alazzo della Città o di Grève, è quel- la in cui si fanno le giustizie. Nella par- te est vedesi la piazza della Bastiglia, pa- rimenti irregolare, con fontana sotto for- ma di enorme elefante di bronzo; a bre- ve distanza incontrasi la piazza Reale o de' Vogesi, che costituisce un quadrato PAR perfetto, circondala d'assai belle case con porticato; occupa essa parte nel silo del palazzo delle Torricelle, abitalo già da Carlo V II, Luigi XII, Enrico II, Cate- rina de Medici, demolito nel i565; in mezzo sorge la statua equestre in mar- mo bianco di Luigi XIIIj ollre4 fonta- ne. La piazza de'Marais o Paduli giace sulla sponda occidentale del canale. Fi- nalmente verso l'estremità orientale di Parigi , trovasi la piazza circolare del Trono. Alla sinistra della Senna, piazze piìi notabili sono quelle del Panlheon, dell' Odeon, s. Sulpizio, di Vauban, di Fonlenoy. Nella parte orientale della cit- tà distingucsi la piazza dell'Atrio di No- stra Donna. Parigi viene in parte provveduta di acqua da 4 acquedotti, alcuni d' opera romana; cioè quello di Cintura, alimen- tato dal bacino di La-Villette; quello dei Prati s. Gervasio e diRomainville; quel- li di Eelleville e d'Arcueil. .Al ponte Nostra Donna avvi una tromba idrau- lica per innalzar 1' acqua in serbatoi; sul- la riviera Debilly è una tromba a fuoco per innalzar l'acqua del Senna a iio piedi e quindi si versa in 4 recipienti; altra tromba a fuoco trovasi sulla riva di Orsay, al Gross-Caillou. Oltre le fon- lane già citate parlandosi delle piazze, parecchie ve ne sono degne d'attenzione: la fontana degli Innocenti al mercato dello stesso nome, elegantissima di for- ma, con bassorilievi di Goiijon, versa ab- bondanti getti d'acqua; il Casteilod'Ac- qua , sopra il bastione s. Martino , pro- duce un etfetto imponente e pittoresco; rimarchevole per struttura e ornati è la fontana di Grenelle, della via del suo nome; quella della Scuola di medicina fìnge una grotta formata da 4 colonne doriche, dietro le quali cade un nappo d'acqua; e quella del quadrivio Gail- lon. In mezzo poi alla spianata degl' In- validi zampilla un fonte, già sormonta- lo dal leone di s. Marco, ed oggi dal busto di Lafayetle: circa 80 sono le lòn- PAR lane di Pnrigi. Ila le case generalmcnle molto alle; parecchie giungono agli 8 piani e per la maggior parie tii pietra. ] francesi sostengono essere Parigi la i ." città crEuropa per la niagninccnza dei palazii. Quello delle Tuileries, giù resi- denza dei re, giace presso la sponda de- stra del .Senna; In incominciato nel i 5G.\ da Caterina defedici, ov'era un castel- luccio della duchessa d'AngouIème ma- dre di Francesco I : primi architetti fu- rono Delorme eBullaii,che costruirono il padiglione del mezzo e le due ali con- tigue; Eiuico IV e Luigi Xlll fecero innalzare coi disegni di Duccrceau i pa- diglioni che seguono, tranne quello del- l'angolo settentrionale, eretto nel iGG4 sotto Luigi }il\, sopra disegni di Le- \au e Dorbay che posero 1' edifìzio in un certo insieme nelle parti; gli orna- menti esterni del palazzo sono un misto degli ordini ionico, corintio e composito, con gran numero di statue e busti in marmo ; nell'interno notasi la scala di o- nore, la sala de' marescialli, il teatro del- la corte. la cappella reale, il salone della pace, la sala del Irono, cpiella del consi- glio; bella e vasta è la corte del palazzo che apresi all'est; un giardino capolavo- ro di Le ^'t)tre dispiegasi all'ovest : lut- to vi è grande, simmetrico senza mono- tonia e di un accordo perfetto, con vi- cino boschetto, e giardino abbellito da 4 vasche d'acqua e statue numerose, 11 palazzo del Louvre all'est del preceden- te, si dice che occupi il sito d' una casa da caccia di Dagoberlo, dai normanni distrutta nel IX secolo; sotto Luigi \ li vi era un castello, che Filippo li Augu- sto fece riparare, monumento che fu de- molito al tempo di Francesco 1, gettan- dosi le fondamenta del corpo di fabbri- cato detto il vecchio Louvre, parte sud- ovestdeiratluale palazzo. Enrico 11, Car- lo IX, Eniico 111, Enrico IV fecero con- tinuare l'edilìzio; Luigi XIV coi disegni del medico Periault ordinò la facciata principale della il colonnulu, uuo dc'più PAR i85 l)cl pezzi d'architettura moderna ; Lui- gi XV fece per qualche tempo continua- re i lavori, che restati per ^o anni in- terrotti, falli ripigliare da Napoleone, og- gi il Louvre terminato forma uno dei più belli palazzi del mondo: i 4 corpi di fabbiiche di cui è composto racchiudo- no un cortile perfettamente quadrato. Una lunga galleria con preziosa raccolta di quadri e statue, che domina lunghes- so la Senna e stabilita sotto Enrico IV e Luigi XIV, riunisce il Louvre alle Tuileries: il piano superiore dell'edilìzio è in parte occupato dal museo reale; in»' altra galleria parallela congiunge le par- ti de'due palazzi piti dal llume lontane. Nelle sale basse del Louvre è distribuito un museo d'antichità. Il palazzo reale al nord-est delle Tui- leries, ed al nord-ovest del Louvre, era la residenza ordinaria del re Luigi Fi- lippo quando era duca d'Orleans e su! principio del suo regno soltanto, indi passando alle Tuileries: costrullo secon- do i disegni di Lemercier dal 1^29 al I G36, sopra le rovine degli ostelli o al- berghi di Rambouillet e di I\Iercoeur, fu prima nominalo Hotel o palazzo Ui- chelieu e poi palazzo Cardinale, perchè fabbricalo pel cardinal Richelieu, il qua- le avendolo lasciato a Luigi XIII perte- slamenlo, Luigi XIV' e sua madre ne fe- cero la loro abitazione e allora prese il nome di Palais Royal. Nel 1692 Luigi XIV lo cedette a Filippo d'Orleans suo fratello, sotto la repubblica lo chiamaro- no palazzo Eguaglianza, indi palazzo del Tribunato. Al palazzo sono annesse al nord pai ecchie gallerie, tre delle quali chiamate gallerie di Pietra furono co- strutte nel 1786, e comprendono cia- scuna 180 archi; la splendida galleria d'Orleans, falla anni addietro e coperta d'invetriata, in luogo delle anliehe gal- lerie di legno, forma uno dei piri ma- gnifici passeggi, indi fu sostituita da al- tra galleria. Questo palazzo, da alcuni chiamalo lu capitale delle 12 cillù che i86 PAR l'oimano Parigi, ora si appella Paiaìs Na- tional. L'atlivilà del coininercio e la ric- «Iiezza delle bolleglie sono in questo Iiio- g(j mirabili, essendo il centro ove aKlui- hcouo i forestieri. Chiamasi giardino il parallelogramma allungato che le galle- rie contornano. Notasi pure la corte di onore, da tre Iati circondata da un co> lonnalo. Il palazzo di Luccmburgo o tiella can)era de' pari (sotto l'impero pa- lazzo del senato conservature), nella par- te meridionale di Parigi, fu principiato liei i6i5 con disegno di Desbrosscs, nel silo d' un palazzo che Maria de JMtdici avea comprato dal duca Piney di Lucem- Lurgo, e compilo nel 1620 ; ha l'ingres- so principale rinìpello alla via Tournon, jilira facciata guarda un superbo giar- dino pubblico decorato da bel bacino di acqua e gremito di statue; un grande ■viale prolungasi sino all'osservatorio : ol- tre alla nuova sala delle sedute o ses- sioni de'pari, osservasi nel palazzo ma- gnifica scala, la sala del trono, quella delta del libro d'oro, la galleria deVp.ia- dri, il museo de'pittori viventi. Sotto di questo e al pianterreno 4 arcale della galleria sono occupate dalla magnifica cappella terminata nel 1 844 j snll'alta- le è un gruppo di marmo, la volta ha pitture come le arcate, che in un agli eleganti e nobili ornamenti vennero ese- guile da valenti artisti. Vicino a questo palazzo sta il Piccolo Lucemburgo, ove fu stabilito il direttorio. 11 palazzo della camera de'depulali (del corpo legislati- vo sotto r impero), \iene formato dalia parte orientale del palazzo Borbone, ed offre di prospetto al ponte di Luigi XVI un magnifico peristilio con 12 colonne corintie, eretto da Poyel nel 1807, con maestosa scala accompagnata da statue colossali; egualmente imponente riesce l'ingresso sulla piazza; si attraversa una bella corte di onore, prima di giungere alla sala delle sessioni, da ultimo ingran- dita e abbellita. Devesi notare però, che la corte di cuore è oggi cambiata iu sa- P A R la grande per 1' assemblea generale. Il palazzo Borbone apparteneva al princi- pe di Borbone Condó, ed ha un vasto e graziosogiardiiio.il [ìalazzo di (Giustizia nella parte occidentale della ciltàj sede delle corti di cassazione, de'conti, reale e d'assise, e del tribunale di i." istanza, occupa lo spazio d'un palazzo che abita- rono i prefetti l'omani, e fu dimora di quasi tutti i re della 1.' stirpe, de' conti di Parigi sotto la 2."* e de'[)rin)i re della 3.^ Il re Roberto li fece rifabbricare l'e- difizio; s. Luigi IX vi fece costruire la camera che porla il suo nome, la sala grande, la gran camera, e nel 1241 la celebre santa cappella, che nel 1248 ai 2? aprile fece consagrare dal legalo car- dinal 0/to//edi Casteiridolfo (^.), e della quale oltreché nel voi. XXVI, p.2q2, par- lai in più luoghi, per le insigni reliquie che vi collocò del ss. legno della Croce, della Corona di spine e d'un Chiodo ser- viti nella passione di Gesù Cristo; per la Corona di spine, per quanto dissi a quell'articolo, il santo re sborsò 160,000 lire, ricevendo ptue la punta della sacra Lancia (/^.),che pose in questa cappel- la. Ne fu aichi tetto Montreuil che formò questa chiesa con disegno magico sul gu- sto arabo, delicato e svelto, ma insieme solido, che sebbene oscillante nella sua erezione ha resistilo ai secoli e alle vi- cende politiche, in uno ai meravigliosi vetri colorali di prodigiosa altezza e rap- presentanti i fatti dell'antico e nuovo Te- stamento. 11 tesoro di questa cappella era d' una magnificenza che sembra fa- volosa e vi comprendeva il celeberrimo cameo esprimente l'apoteosi d'Augusto. Nella rivoluzione del secolo passato, la s. cappella fu deturpata e saccheggiata, distrutte le misteriose e bellissime scul- ture del portico, decapitate le statue dei santi, de' vescovi e de're che ornavano le navate; però le reliquie furono traspor- tate nella metropolitana ove si venerano. Divenuto il luogo un archivio, Luigi Fi- lippo 1 ne ordiuò il suo nobile leslauro, 1» A R quale si prosicgue onclc rtslittiiila ni cul- lo. Questo palazzo suio tlal icgiio di Lui- gi XII fu inleraineiile destinalo all'am- iiiinistrazionedella giustizia: la sala gran- de distiuUa nel 1618 dal fuoco, l"u li- costiuila nel iG.'.s, ed è imponente, es- scudo adoina del monumento di ÌNlalcs- lieibes; altro incendio del 177G fu ca- gione deirabbellimento della facciata. La Conciergerie o ca.sa di custodia , ove si tengono detenuti gli accusati, appartiene al palazzo di Giustizia ; vi si ossei vano pure sulla riviera dell'Orologio Ire tor- ricelle che formavano parte dell'antico palazzo de' re. Magnillco monumento è il palazzo della Borsa e del tribunale di commercio con tutte le sue dipendenze, non cbe del ministro delle finanze : l'e- dilìzio fu incominciato nel 1806 sotto la direzione di Brongniart, nel sito dell'au- lico monastero delle zitelle di s. Tom- maso, e compito nel i 826 colla spesa di circa 7 milioni e mezzo di franchi. Esi- bisce la sua pianta un parallelogramma, releva7Ìone un peri>tiIio peifetto, com- {>osto di G6 colojine corintie e formanti mìa galleria coperta. La sala della Borsa al pianterreno può contenere 2000 per- sone. Il bauco, come dissi a INlEncAME, parlandodell'origine della Borsa, fu isti- tuito nel 1716, non avendo i'arigi al principio di quel secolo alcun centro di commercio o Borsa, e la strada Quin- campoix lo divenne allora afliuendovi persone d'ogni condizione, e da tutte le parti della Francia e d' Euiopn, quindi lu trasferita in [)iazza Vendòme, poi nel palazzo Soissons, ed allora furono istitui- ti Go agenti di cambio o mezzani fra i venditori e compratori . Questa Borsa non èsoloconsecralaalleoperazioni com- merciali, ma è [)iire il centro in cui si o- j>cra la negoziazione degli elfetti pubbli- «;i, ossiano titoli di credito sul pubblico. Termin.ile queste operazioni, col mezzo di sensali liberi, i banchieri operano ne- goziazioni iuìportanti di valtni di com- mercio e di ictlcic di cambio traile so- PAR 187 pra tulle le pin/ze d' Europa. Per ulti- mo ha luogo la Borsa per le mercanzie, succedendo agli speculatori di pubblici capitali i negozianti, e si ed'elluano cou- tiattazioni di molta importanza, all' in- grosso e sui campioni. Vi sono sale pei collegi degli ageiilidi cambio, che lucra- no assai, pei sensali di commercio e pei sensali di assicurazioni. Il palazzo dell'E- liseo Borbone è una superba casa di de- lizia, il cui giardino assai ampio tocca i Campi Elisi: fu costrutto nel 1718 pel conte d'Evreux e fu occupato dalla mar- chesa di Pompadour, dalla duchessa di Borbone, da Gioacchino Murai, da Na- poleone e dalla duchessa di Berry ; at- tualmente vi risiede il presidente della repubblica. Sulla sinistra sponda della Senna sorge il palazzo delle Belle Arti o deirislitulo, eretto nel iGG-i per col- locarvi il collegio Mazzarino o delle Quat- tro Nazioni : la cupola, la facciata, le due fontpne, producono uneffetlo pittoresco; nel 180G fu destinato alle sessioni e al- la biblioteca dell'Istituto. 11 palazzo del- la Legione d'onore è un elegante edilì- zio, occupato dalla grande cancel leria del- la Legione d' onore, i cui emblemi nel settembre 1848 furono alquanto variati dal general Cavaignac presidente del con- siglio de'ministri, ripristinandovi relììirie di Napoleone i .° console col motto: Re- jìubblica Francese, Onore e Patria, sop- primendo la corona che sovrastava la stella. L'antico palazzo arcivescovile, coii- liguo alla chiesa di Nostra Donna, nella ri- voluzione del i83o fu atterrato, per cui da ultimo fu assegnato per episcopio un luogo ampio e decente, non lontano dalla cattedrale. Tra gli edifìzi pid)blici che non han- no titolo di palazzi, si trovano i piìi rag- guardevoli alla sinistra della Senna. Pri- mo a presentarsi è il Pantheon, sul mon- te s. Genoveffa,princi[)iatoncl I 757 con disegno di SoulIIot, e dedicalo alai san- ta patrona di Parigi : l'attuale den(jmi- uaiioue fu dccrclala a' .j aprile I7<)i i88 PAR PAR e destinato ad accogliere le ceneri dei dì Tiirenna erello nel 1800, ed un mo- f^ifindi uomini che avessero bene merita- niiraento alla memoria di Vauban. Nel to della patria. Tornò cliiesa nel 1822, voi. XXXV, |>. 120, descrivendo il luo- e nel i83o (il restituito alla detta desti- £;o di rilegazione e morte di IVapoieone nazione. La piant;i è a croce greca for- (distia faniinlia parlai pure nel voi. XLV, mante 4 navate, con cupola. La faccia- p. i57, i 58, i5f)), narrai come fu Iras- ta principale presenta un portico a pe- portato il cadavere in questa chiesa nel ristilio, imitato dal Pantheon di Roma e 1840 : abbiamo Relazione del traspor- eomposto di 22 colonne corintie che SOS- to delle ceneri di Napoleone j Torino tengono il fionlespizio tiiangolare. La i84i. Ivi gli s'innalzerà un magnifico cupola esterna mostra prima sopra il co- monumento, avendovi contribuito con perto una vasta base quadrata a spigoli un masso di prezioso marmo 1' impera- ritagliata, poi un basamento circolare, tore delle Russie Nicolò I. La scuola mi- sul quale sorge un colonnato, parimente litarealsud ovestdegl'Invalidi ebbeprin- circolare, di 32 colonne, che portano un cipio sotto Luigi XV nel i 7^2, coi dise- cornicione coronato da una galleria sco- giii di Gabriel, e fu destinata all'educa- perla e lastricata a quadrelli ; sopra er- zione gratuita di i 5oo fanciulli nobili e gesi un attico, sul quale posa la gran voi- senza beni di fortuna; il bell'edifizio co- la della cupola, sormontata da una lan- ronato da una cupola, serve oggi di ca- terna circolare ornata da 12 colonne e serma. Decorano la piazza Concordia due ]a cui sommità trovasi a 81 metri dal superbi edilizi, uno de'quali è il palazzo pavimento; in tre cupole spartita inler- del ministero della marina, con ricco eo- liamente, ammirasi sulla •2.' le pitture di lonnato corintio. L'Hotel del ministero Gros. Sei metri sotto il suolo delle na- delle llnanze, via di Rivoli, si fa notare tì, dominano de' vasti ambienti, illumi- per la sua meravigliosa distribuzione in- nati da feritoie in forma di spiragli. L'Hù- terna e pel sommo lusso nelle suppollet- lel od allìergo degl'Invalidi è un altro ca- lili. 11 palazzo della cancelleria di Fran- polavoro dell'architettura francese : in- eia, sulla piazza Vendóme, è nell'uiter- coininciato nel 1671 sotto Luigi XIV, no magnifico. Il palazzo della Città, se- sopra disegni di Bruant, fu compito nel de della prefettura della Senna , giace 1706 (la !\lansard,cui si deve la cupola: presso la riva destra del fiume, verso il niaestosamente svolgesi la facciata dell'e- centro di Parigi; incominciato nel i533, difizio; la porta principale è decorata da ebbe termine nel 1606. È fiancheggia- lui grand'arco fregiato di trofei milita- to da due padiglioni , forati da due ar- ri, ed in mezzo la statua equestre di Lui- chi ; la porta è decorata d'un gran bas- gi XIY ; dinanzi alla spianata giace un' sorilievo rappresentante in bronzo En- ampia corte circondata da portici aper- vico IV a cavallo; l'interno mostra la gran li ad archi. Bellissima è la chiesa con cu- sala già detta del trono e la sala s. Gio- pola e portico con due ordini di colon- vanni dove tengonsi le adunanze di pa- ne; una cinta di ^o colonne domina in- recchie società dotte e letterarie; e pos- torno la cupola, coperta di piombo, ma i siede uno de'migliori orologi d'Europa. trofei d'armi e le 12 grandi coste dora- Parigi ebbe il suo primo Orologio [F.) te gettano da lungi un chiarore che ab- nel 1370 : tra gli abbellimenti innume- baglia,e sul lanternino è una freccia. Nel- revoli che va sempre ricevendo, sono da l'inteino evvi un pavimento di musaico porsi principalmente gli orologi pubbli- mirabile per ricchezza ed eleganza, co- ci a sfera e numeri trasparenti nella not- lonne e pilastri distribuiti con gusto, sei le: è qualche anno che diversi pai lieo- cappelle con pregiate pilLurCj il sepolcro lari iuuominciaiouo a mettere sull'uscio PAR (1<-Ila via il numeio della casa cnn lume dietro, per conoscei-si nel l)iiio. li palaz- zo od Hotel di Soiihise è da liellissime colonne decorato e contiene gli archivii dello stato. La zecca sulla riviera Conti e l'osservatorio al sud di Luceniburgo so- no osservabili edifìzi. La massima chiesa di Parigi è la va- sta ed elegante cattedrale o chiesa me- tropolitana di Nostra Donna, situata nel- la parte orientale della città, ricca d'in- signi reliquie, fra le quali una notabile parte della Corona di spine, della Cro- ce vera e di un Chiodo, già della santa cappella suddescritta, le ossa di s. Gcno- veHh e di altri santi. In occasione che Pio VII si recò in Parigi, la dichiarò basili- ca, colla bolla In supremo milita lìlis ec- clesiae, de'3 marzo i8o5, Bull. Cont. t. I 2, p. 2G8. Si crede che sopra una par- te del suo silo fosse verso 1' anno 23 di nostra era eretto un altare o tempio a Giove, quindi circa la metà del IV seco- lo innalzossi la basilica di s. Stefano nel luogo dove fu poi edidcato l'episcopio : deuìolita nel 12 18 circa, venne sostitui- ta dalla presente cattedrale sacra alla Beata Vergine Assunta, cheavea ricevu- to incominciaraento sino dal 522 sotto Childeberto l,vide il termine nel 11 85 o secondo alcuni nel 1228, ad eccezione della porta meridionale, non terminata che nel 1257, e delle ale e alcune parti del nord, che sono di data ancor poste- riore. La facciata principale olfre uno dei più belli effetti dell'architeltura gotica ; Ire porle confìtte in profonde volte ad archi diagonali danno accesso alla chie- sa; vi si ammirano parecchi ordini di gal- lerie; dal pavimento innal/ansi due gros- se torri quadrate ; il tetto deiredifizio sostiene una coperta di piombo del peso di circa 420,240 hbbie. Tra le sue cam- pane merita menzione la gran cauqiana detta Bourdon o Emmannela, che muo- vono 8 uomini mediante il nuovo modo cui fu sospesa, prima occorrendone il dop- pio, (^iitslo c.'ipolavoro dtllarle campa- PAR 189 naria fu lifuso nel 1G82 con la cam|)a- na fatta circa la line del secolo XIV; dicesi che pesa 82,000 libbre, con 8 pie- di tli altezza e di diametro; è la più gran- de campana di Francia, non cede [icl pe- so e volume che a quelle di Vienna, di Londra e di Mosca , ma le supera per l'ampiezza e gravità del suono. L'inter- no della chiesa ha la lunghezza di 890 piedi con l44 *'' larghezza, 3() de'quali nella nave;vedesi circondata da due or- dini di navi laterali e da una cinta di 4^ cappelle; vasto n'è il coro moguilìcamcn- te ornalo, e vi è il battisterio ; inlioclu- cono la luce nell'edilìzio i r3 (ìneslre ili vetri coloiati e vi spargono \\n chiarore imponente. 11 capitolo si compone della dignità dell'arcidiacono , di 16 canonici titolari compresi 1' arciprete che adem- pie le funzioni di parroco, il teologo ed il penitenziere, e di circa 5o canonici o- norari residenti, oltre i non residenti, di altri sacerdoti, dei pucri de rtioro e de- gli alunni del seminario minore, olire quelli del maggiore nelle feste solenni. Insegna corale del capitolo è la mezzet- ta nera filettata di rosso. L'arcivescovo ha I I vicari generali per assisterlo. Pri- ma il capitolo era composto di 8 digni- tà, maggiore delle quali era il decano, dì 5o canonici e di moltissimi beneficia- li e cappellani : da questo capitolo usci- rono i l*api Gregorio IX, Adriano V, Bo- nifacio Vili, Innocenzo VI, Gregorio XI e Clemente VIII. Le altre chiese piìi ri- marchevoli sono, s. Sulpizio con super- bo portico di Servandoni e due torri di- verse; s. Germano de' Prati, che ha fa- ma della più antica chiesa di Parigi e con- tiene le reliquie del santo ; s. Rocco ov'c gran profusione di ornamenti; s. Eusta- chio ammirabile per là leggerezza e ar- ditezza di costruzione; s. Germano l'Au- xerrois, interessante per la giande anti- chità e struttura gotica (nel i83oin par- te fu demolita e poi venne ristabilita ) ; s. Gervasio presso il palazzo della Cillà, con bella facciata piramidale; s. Stefano i«jo l'AR PAR tlel Molile (li aiclillcUiiia sni'ncenn, Ici^- m ni nord-ovest di detto pnlnzzo è do- gieia e lii/zana, con bella liil>nr)a ; la h'g.nile slnilliiia ; il teatro italiano oo- « Illesa dc'iros[)edale di Val-de-Citàce, con pcia hiiHa sta tra il haslione e la piazza tnagnilìca cupola dipinta ila IMignard ; degl'Italiani ; l'Odeon pei- la tragedia e quella della Salnitriera con cupola otta- la commedia presso il palazzo de' pari, gona;la recente sontuosa chiesa di s.Vin- con Eicciata adorna di peristilio e va i8i5 e i83o: tra le ar- mature d'interesse storico e di bellissimo lavoro per la cesellatura, contasi anche quella del pio Goffredo Buglione. 1 prin- cipi eziandio e i ricchi particolari posseg- gono belle gallerie : notasi particolarmen- te quella del palazzo reale, dove Luigi Fi- lippo adunò una moltitudine d'opere, al- lorché era duca d'Orleans, poi di molto accresciute. Annoverano gli ospedali eòo- spizi civili della gran città, più di i5,ooo letti. L'ospedale primario è l'Hùtel Dieu, fondato nell' Vili secolo da s. Landerico, migliorato nel 1781 da Luigi XV f; è poco convenientemente situato nel centro di Parigi, in popolosissimo quartiere, mal ventilato e sopra due sponde della Senna. Gli altri ospedali sono: quello della Pie- tà, con anfiteatro d'anatomia, fondato nel 1610 da Luigi XIII ; della Carità eretto nel secolo XII ; di s. Antonio incomincia- to nel i 795 ; di Cochin, di Necker e dei fanciulli malati ; di Beaujon fondato nel 1793; di s. Cosimo con clinica di perfe- zionamento della scuola di medicina, or- lo botanico e anfiteatri d' anatomia ; di s. Luigi, il più bello di Parigi, fonda- to da Enrico IV nel iGo"; de' Vene- PAR rei ; la casa ili sanila, dove si esige una I eli ibuzione. vSono ospizi , la casa delle pailoiienli o la Maleinilìi ; dei Irovatel- li o dell' allattaniento; della vecchiaia per le donne o Salnilrieia o Salpelrieie che serve pure ai menlecalti ; degl' in- curabili òoe;V\ìòì.e\<.\e(ju{nzc vingl'! per 3oo ciechi ; degli orfani pei fanciulli di ambo i sessi; l'isliUito di s. Ferina perle persone de'd ne sessi vecchie o inferme, che pagano dozzina ; l'ospizio delle famiglie per gli sposi indigenti, vedovi e vedove a- vanzate in eia; l'ospizio d'Enghien, quel- lo centrale della vaccinazione gratuita, e l'infermeria Maria Teresa; l'ospizio del- la vecchiaia pegli uomini, di Rochefou- cauld. Vi sono 5 ospedali militari, cioè: di Val de Grace, nell'antica abbazia del suo nome; degl' Invalidi suddetto; del Gros- Caillou; degli Uccelli, e di Picpus succur- sale al primo de'nominati. Vi è il monte di pietà a vantaggio de'poveri : l'edifizio fu compito nel i 786. Fra le società di bene- ficenza noterò la filantropica, quella del- la provvidenza, la materna, del sollievo e liberazione de'carcerati, pel migliora- mento delle prigioni, delle fanciulle ab- bandonate o orfane di madre, delle or- fane della Croce, pe'matrimoni de'pove- ri, la cassa di risparmio e di previden- za, per l'istruzione de'giovani savoiardi, l'elvetica di beneficenza, quella protestan- te di previdenza e di soccorsi scambie- voli. Esistono 180 società di mutui soc- co) si tra gli operai , vi è casa di rifugio e lavoro, casa di soccorso pegl'indigeiiti o della filatura. La più antica carcere di Parigi è la Conciergerie o Castellania o casa di custodia, che come si è detto fa parte del palazzo di giustizia : le sue tor- ri, il cortile, l'oscuro corridoio pel qua- le sono introdotti i prigionieri, tutto ha il caretlere spaventoso de'tempi feudali. La Forza è divisa in Grande forza e in Piccola forza : nella i." sono i prevenuti di delitti, nella 2? le meretrici, il cui in- gresso è severo. S. Pelagia racchiude i condannati a pene correzionali, per de- PAR 19? bili cper colpe politiche. La [ìrigioneMa- delonnetles racchiude le donne imputa- le di delitti e condannate,e qualche car- cerata per debiti. Quella di s. Lazzaro con - tiene le femmine condannate per delitti o debiti ; quivi come nella carcere pre- cedente, le prigioniere si occupano a cu- cire, ricamare e filare lana e cotone. La carcere della prefettura di polizia è il luo- go della detenzione temporanea delle per- sone arrestate dalla polizia. L'Hotel Ba- tancourt è casa di correzione pei giovi- notti. I condannati ai ferri, a detenzio- ne o a morte, sono mandati a Bicétre si- no al momento in cui cominciano a su- bire la pena. In via Grès è una casa d'a- silo pe'giovani prigionieri la cui buona condotta nelle altie carceri meritò tal favore. Le prigioni militari sono quelle di IMontaigu e dell'Abbazia. Immensi progressi fece Parigi dal prin- cipio del corrente secolo nell'mdustria , ond' è la prima città manifattrice della Francia, in moltissimi rami di fabbriche e lavorazioni, che lungo sarebbe enume- rare, essendo a tutti noto : solo ricorde- rò come più importanti, le fabbriche di tappeti e tappezzerie alla cui lesta è la bella manifattura dei Gobelini sulla Biè- vre; quelle di merletti, drappi, veli, blon- de, pelli, bronzi, orologi, bigiutterie, chin- caglierie, orificeria e di gioie, di armi, macchine, vernici, mobili, selle, carroz- ze; fonderie di caratteri, lavori di marmo, incisioni, cristalli, strumenti d'ogni spe- cie, litografie, specchi, musaici, ec; men- tre Parigi può dirsi l'emporio del com- mercio di Francia, anche a cagione di sua situazione sopra un fiume navigabi- le, e pei vantaggi che riceve dai suoi ca- nali, e dalle 12 grandi sliade che par- tono dalla città, da quelle ferrate e da più di 900 diligenze che la mettono in comunicazione col rimanente del vastis- simo paese. Innumerabili sono le istitu- zioni, compagnie e stabilimenti commer- ciali. Di videsi Parigi in 1 2 circondarii mu- nicipali, ciascuno de' quali è diretto da U)G PAR nri maire o potlestà, con giuslizia di pa- ce e pnrrocchie. Ogni circondario si sud- divide in 4 fjiiaitieri, avente ciascuno il commissario di polizia. Il consiglio ge- ncinlc del dipartimento della Senna, pre- sieduto dal prefetto , forma il consiglio mnnicipnle della città di Parigi, il cui antico stemma era un vascello. La po- polazione di Parigi, ad onta delle rivo- luzioni e migrazioni, risultava dal censi- mento nel iB47j entro le mura, ad un milione 53,897 abitanti ; nel circonda- rio del nuovo recinto e delle vicinanze a 200,000 abitanti. Da un contempora- neo lagguaglio di Husson ePontoniersi rileva, che dopo il i83o la popolazione aumentò di 800,000 anime per le nu- merose traslocazioni dalle provincie; co- sì pure migliorarono i suoi mezzi di sussi- slenza, più abbondanti e piìi buoni di pri- ma.Giusta tal ragguaglio, la popolazione abitante entro le mura di Parigi è la se- guente: popolazione dimorante 94^,72 i; detta forastiera di passaggio 88,473; guarnigione 19,701 ; totale 1,053,897, meno assai di Londra (F.), che si pre- tende fosse giunta nel 1849 a due mi- lioni e circa 336,ooo, ed ora a circa due milioni e 5oo,ooo compresi i sobborghi : il piesidenteDupin disse nel luglio 1 85 i, che Londra nel 1861 conterà tre milioni d'abitanti. Nondimeno la popolazione di Parigi in 5anni ha ricevuto proporzionati accrescimenti alla niassa de'suoi abitanti e dei forastieri che vi aitluiscono. Quando nel 1846 il bey di Tunisi fu a Parigi, do- po aver ammirato i monumenti e gli edi- lìzi e quelli terminati da Luigi Filippo, incominciati da Napoleone, esclamò : io non ai'ea ancora veduto in Parigi che ima gran città, veggo ora che ce ne so- no parecchie in una. Di fatti dai raggua- gli si ha che la popolazione effettiva pa- rigina è piti forte di quella complessiva delle 11 città più popolate di Francia. Fu stabilito nel 1847 che in tempo di pace la guarnigione di Parigi^ per guar- nire le nuove immense fortificazioni, e- PAR di ficaie da Luigi Filippo per preservar la città da un'armata straniera , in tempo di pace formerebbe una massa di Go,ooo uomini d'ogni arme, oltre leguaidie na- zionali valutale 80,000 uomini. Il corpo de'zappatori- pompieri, bellissimo e nu- meroso, presta i massimi servigi. Vi sono più giardini, dove mediante retribuzio- ne, si fanno feste, giuochi e fuochi d'ar- tifizio. Numerosi sono i caffè ed i risto- ratori o trattorie, nella maggior parte ben tenuti ed elegantissimi : rinomato è il caffè Turco con bel giardino, sul bastio- ne del Tempio. 11 tuono della società va- ria secondo i quartieri. I pariginisono destri, attivi, industrio- si, inventori, benefici ; secondo Mac Car- thy sono però entusiasti, incostanti, sa- tirici, amici del lusso e avidi de'piaceri; il corai?£;io ardente e ceneroso talvolta eccedette ; la conversazione dell'alta so- cietà è spiritosa e gentile; gran parte del- la cittadinanza possiede estesa istruzio- ne, civiltà e maniere piacevolissime; la- boriosa ma poco economa è la bassa clas- se, ama d'istruirsi eincanta pei suoi slan- ci di bontà nativa. Diede Parigi la luce a gran numerodi soggetti illustri per san- tità di vita d'ambo i sessi, dignità eccle- siastiche,un gran numero di prelati e car- dinali; in arti, scienze e armi, ed in tutti i rami delle umane cognizioni. Nelle scien- ze matematiche, fisiche e chimiche si di- stinsero d'Alembert, Amontons, Bailly, Cassini di Thury,Clairault, Godin, Jeau- rat, Lavoisier, Nicole ; furono le scienze geografiche illustrate da d'Anville, liel- lin, Buache, Chardin, Condamine, Nico- ledela Croix,i de Lisle, ]\Ientelle e Vau- gondy ; tra'poeti, i letterati, gl'istorici ed i filosofi rammenterò Bachaumont, Ca- ron di Beaumarchais, i fratelli Boileau, Caylus, Cerceau , Chapelain, Charron , Cottin, Crevier, Dorat, L'Epce, Frcron, Fuzelier,EIvezio, Henault, La Harpe, La Molhe, Le Beau, Legouvé, Le Maistre de Sac y. Lem ierre, Malebranche, Maróchal, Marivaux, Marsollier, INIercier, Molière, PAR JN'ivellc, Chaussce, Pankoucke, Peiiaull, Quesnel, Quinault, Picard, Uacine, Ke- i^iiaicl, Regnier, Desmaiais, Rollili, Giani- battista Rousseau, La Ruc, i Santeuil, .Scai TOH, Sedaine; Voltaire nacqueaChu- tcnay due leglie da Parigi. Quali ei uditi presenlausi Bignon , liouhours , Rude , Dangeau, i due Roberto Stefano e En- rieo Stelinio, Frérct, Le Long,IMaIezieu, IVaudc e Pelis de la Croix. Gli uomini di stato e giureconsulti ])iìi notabili sono: Clermonl-Tonnerre, Ilarlay, Ilérault di àSrclielles, Ilotnian, Lamoignon, IVEales- Jierbes, Matteo IMoK-, Patru, Le Pelle- lior, Riclielieu, Seguier, de Tliou, i 3 Turgot. Tra gli uomini di guerra si leg- gono Catinai , il Gran Condè', Luigi Francesco di Borbone principe di Conti, l'ammiraglio Estaiiig, d'Estrées, il prin- cipe Eugenio di Savoia, e molti re eprin- ci[)i. Furono celebri Boixlenave nella me- dicina, Cadet nella farmacia : in pittura, iiell'iucisione, nella scultura e architet- tura, Bernard, Bertin,Biard,Blanchard, LIanchet, Bouclier, Buono, Boullongne, Daviil, Drouais, Cases,Cliaudet,Cheron, Cochin, Cotte, i 3 Coypel, Uuchange, La Fosse, Fréminet, Gabriel, Galloche, Gou- jon, Guillain, Legros, Le Brun, i due Le- inoine, Lesueur, i due Arduino , Man- sard, Le Nutre, i 3 Le Pautre, Perrault, Sloldlz, i Tardieu e Vouet. Dal novero de' tipografi Irasccgliererao Beys , Cra- moisy, i Didot , Fouruier, e gli Stefano citali come eruditi. La musica die Clé- randjault e Destouches ; l'arte teatrale, LelvaineTalma.Tra le donnepiìi celebri [)cr ispirilo, sapere e talenti, si segnalaro- no Cheron,Deshoulieres, Ilerilierdi Vil- landon,^»inon di Lenclos, Mczières, Plii- lipon. ÌNaturalmenle salubre è l'aria ; le colline che innalzansi al nord difendono al(piunlo la città dai venti freddi. Parec- chi lunghi assai considerabili toccano le mura di Parigi e potrebbero riguardar- si come subborghi di essa. I lerrilurii de'cunlurni iniujcdiali sono stali fcrliliz- .ili e abbelliti dall'industria e coltura. PAR i<)7 Vi è un gran numero di eleganti case di campagna, e celebri sono i boschi di Vin- ccniies e Boulogne assai fretpientati. Le larghe strade, fiancheggiate da grandi ol- mi , annunziano degnamente la metro- poli della Francia, ove si entra per 5(i barriere. La geologia presenta particola- ritèj interessanti , come conchiglie mari- ne e d'acqua dolce, ossami d'animali ter- restri sconosciuti : vi sono numerose ca- ve di pietra da fabbrica, scavi di calce e di gesso. Vedasi T, B. Saint- Victor: l\i- llcau histori(/m: et pitloresrfiie de Paris dcpnis le gauloìs Jusquà /los /oiirSjVn- risi (S'.>.2- iiÌ2'/,c(ì/llla.'!coì\ pianleerami. La nazione de parisii credesi che si componesse di belgi che vennero ad oc- cupare un territorio sulle sponde della Senna e veiso le Ironliere dc'senoni: scel- sero a piazza di guerra la maggiore di 5 isole che allora il fiume formava nel sito dove sorge presentemente Parigi, e tal luogo ricevette il nome di LiUcciay Lolitici, LeucoLetia o Lucotocia, la cui e- timologia, spiegala in varie foggie, è for- se Lut1i-lonez-y {^n\nia7\oi\e in mezzo al fiume). L'anno 5G prima di nostra era si rese padrone di Lulecia Labieuo luo- gotenente di Giulio Cesare, dopo sangui- noso combattimento : prima di darlo, e- lano i parigini usciti dall'isola loro , ed arsa avevano una parte delle loro abi- tazioni. Cesare fece ristabilire la città, la fortificò, e vi trasferì la dieta generale de'galli. Costruirono i romani a poco a poco notabili edifizi, tanto sopra l'isola che nelle vicinanze. Vi stabilirono la re- sidenza del prefetto delle Gallie, il «{uale vi edificò un palazzo nell'ovest dell'iso- le. Dipoi Costanzo Cloro fece erigere al mezzodì della Senna alcune arene, un acquedotto e verisimilmente il palazzo delle Terme, che altri attribuiscono a Giuliano, le cui rovine che veggonsi tut- tora presso la via dell'Arpa, sono i soli residui d'antichità ch'esistono a Parigi : appunto in (|ueslo palazzo fu proclama- lo im[)cralorc o augusto Giuliano 1' A- I 98 P A R postata nel 36o di nostra era, mentre vi avea preso i quartieri d'inverno. Pare che in tale tempo Lutecia ricevesse il ti- tolo di città e il nome di Ptirisii, Luletiae Pansìonim, in francese Paris, in italia- no Parigi. Alcuni imperatori successori di Giuliano abitarono momentaneamen- te cpiesla città, la quale cominciò a di- ventate una delle più importanti della 4.' provincia Lionese. Nel 383 fu l'im- peratore Graziano disfatto da Andraga- zio armato pel tiranno Massimo. Childe- rico I figlio di Meroveo e capo de'fran- chi, tribìi di origine alemanna, ne discac- ciò nel 465 i romani, che l'aveano cinta di fortificazioni, fabbricato vari templi e circhi : altri attribuiscono a Meroveo l'impadronimentodiParigijdopo la scon- fìtta di Attila. Clodoveo I vi stabilì la sede del suo impero nel 5o8 o 5 io; sot- to il suo regno e nel 5i i fece innalzare la basilica de'ss. Pietro e Paolo, e nel 5 1 1 vi fu sepolta s. Genoveffa (F.), che poi prese il suo nome e vi fu fondata un'ab- bazia , avendo preservata la città dagli unni, secondo il Rinaldi, il quale aggiun- ge che nel 588 la città fu consumata da un incendio. Sotto i discendenti di Clo- doveo I, Parigi fu primieramente la ca- pitale d'im regno del suo nome, poi del regno di Neustria, per cui le principali notizie che la riguardano riportai a Fran- cia. Non vi risiederono i re della 2.^ stir- pe, luttavolta Carlo Magno ebbe sopra questa città una felice influenza colla fon- dazione d'una scuola che fu culla dell'u- niversità di Parigi; egli eia stalo consa- grato re da Stefano II detto 11! quando si recò in Francia. I normanni attacca- rono Parigi per la i ." volta neir845, la incendiarono nell' 857, neir872 la die- dero nuovamente al sacco. Fortificatisi i pnrigini nell' 87 7 poterono con prospe- ro successo resistere, allorché i norman- ni tornarono ad assediarli nell'SSS: l'as- sedio durò i3 mesi, nel corso de'quali coraggio e prudenza dispiegarono Eude conte di Parigi ed il vescovo Goziino, e P A R fu levato per conseguenza d'un trattato vergognoso, firmato da Carlo II il (ii os- so. Nel 978 l'imperatore Ottone II, es- sendo in guerra con Lotario re di Fran- cia, giunse vicino a Parigi con 60,000 combattenti. La stirpe de' Capeli risie- dette continuamente in questa città, e fu verosimilmente sotto il regno d'Ugo Cn- peto del 987 che si costruì un muro di cinta intorno al sobborgo eh' erasi for- mato al nord della così detta Città, Gi- te j altri ritardano tale edificazione al tempo di Luigi VI, il quale nel 1 i3i accolse in Parigi Innocenzo II che vi ce- lebiò la settimana santa e la Pascpia con gran magnificenza e divozione: vi fece altresì una solenne cavalcata su caval- lo bianco, cui i baroni a piedi fecero da scudieri, incedendo egli colla tiara in ca- po. Nel I i47 ve la celebrò pure l'al- tro Papa Eugenio III, sotto Luigi VII, che nel dì seguente consagrò la chiesa abbaziale di Montmartre col seguito di molli cardinali e prelati; s. Bernardo gli fece da diacono e Pietro cluniacense da suddiacono: l'abbate regolare di ]Mont- martre sino al declinar del secolo passato avea giurisdizione in alcuni circondarli de' dintorni di Parigi e de* suoi sobbor- ghi. Il medesimo re dipoi ne' primi del I i63 e nella domenica di settuagesima, con grande onore vi ricevette Alessandro III e nella domenica Laetare ebbe da lui in dono la rosa d' oro benedetta, ritor- nandovi il Pontefice nel i i64) avendovi dimorato il resto della quaresima e ce- lebrato la Pasqua. Vi consagrò pure la chiesa di s. Germano dei Prati, alcuni di- cono nella quaresima i 167. Sotto Lui- gi VII si accrebbe considerabilmente il quartiere dell'università nel sud, a mo- tivo della grande quantità di scolari che vi venivano da tutte le parti : nel 1 1 79 si cominciò a fabbricare sul territorio di Laas o Lias che estendevasi alla sinistra della Senna, tra il sito de' ponti attuali di s. Michele e delle Arti. RegnandoFilippolI Auguslo,neli 184 PAR fiiiono lastricate le strade; la nuova cin- ta s'incominciò nel i iqo, quasi rotonda e di cui era centro il mezzo della città, the conteneva 789 jugeri e che racchiu- se [larecchi borglii, cli'eransi successiva- mente formali , cioè il borgo Bello , il borgo Tihoust, i I borgo s. Germano l' A u- xerrois, ed una 4-° parte del borgo l'Ab- bé al nord , ed il borgo s. Genoveffa al sud; la muraglia che la formava ter- minava con 4 glosse torri verso la Sen- na, la quale veniva attraversata con gros- se catene di ferro raccomandate a pali e da battelli sostenute. Nel i iq6 fu inon- dala da uno straripamento della Senna. Deve questa capitale a s. Luigi IX la prima riforma del suo statuto, l'abolizio- ne di'll'anitto e dflla prevoslea di Pari- gi, la creazione ed i primi regolamenti delle comimitù dell'arti e de' mestieri, la polizia della guardia fatta dalla ciltadi- naiiza, lo stabilimento della scuola di chi- rurgia e dell'ospizio de' trecento o (juin- ze-i'ingts, la giurisdizione del Castellet- to, e la creazione de' notali. Un edile o soprintendente sotto Filippo III fu in- caricato del livellamento e della pulitez- za delle strade. Il parlamento, reso sot- to Filippo IV nel i 3 i 3 sedentario a Pa- rigi, vi produsse assai grande incremen- to di popolazione. Avendo Filippo VI invitalo Benedetto XII da Avignone a recarsi in Parigi, fu destinalo un giove- dì pel solenne ingresso, ma il Papa solo nel venerdì vi si portò, onde il popolo per la sua presenza e permesso interpre- tativo, che forse l'avrà conceduto, si ap- profittò di tutte le carni preparate nel uìagniHco convito del giorno preceden- te, donde restò il proveibio, la settima- na di due giovedì. Nel i356 e seguenti scavaronsi fossati intorno la città. Nel I 357 durante la cattivila di Giovanni II, ;.toppiò funesta ribellione, con alla lesta Stefano Marcel prevosto de' mercanti. Odoardo III re d'Inghilterra fece inutili sforzi nel iSfio per impadronirsi di Pa- rigi, ed i sobborghi di *. Germano dei PAR 199 Prati, s. Giacomo e s. Marcello furono arsi afilnchè non cadessero in suo pote- re. Grande mortalità, dalla carestia ca- gionata, segnalò il i3Gi. Carlo V, cui aveano i faziosi sforzato ad allontanarsi da Parigi, vi rientrò nel i 364, '"''' ^^' bandonata al parlamento la residenza reale della città, fissò la sua dimora al- l'Hotel s. Paolo, vicino alla chiesa di tal nome; ed avendo ordinala l'eiezione di una nuova cinta per la parie situata alla destra della Senna, d'allora in poi Pari- gi comprese 1284 jugeri. Si posero le fondamenta del castello della Bastiglia nel 1370, per custodire il tesoro del re e servire alla cillà di difesa. Seguita da turbolenze e da sciagure fu la morie di quel saggio monarca ^ e ribellioni con- trassegnarono il principio del regno di Carlo VI, onde nel i382 Parigi fu pri- vata di sua amministrazione municipale; quindi successero nel i4i8 mortalità e fame spaventevoli, e due anni appresso cadde la capitale in mano agl'inglesi che la conservarono sino al i43G. Carlo VII vi fece il suo ingresso solenne nel i^^j, ma la peste e la fame nuovamente de- solarono Parigi nel i438, e fu vista en- trarvi pel fiume una torma di lupi che devastarono le campagne. Inutile tenta- tivo nel i44' fecero gì' inglesi per sor- prender la città dalla porta s. Giacomo. Nel 1470 furono falli ne'fabbricati della Sorbona i primi saggi della stampa a Parigi; e nel regno di Luigi XI gii abi- tanti giunsero ai 3oo,ooo. Sotto Fran- cesco I tracciaronsi i bastioni del nord, dalla porta s. Antonio a quella s. Ono- rato; numerosiabbellitnenti ebbero luo- go e si videro per la prima volta impie- gati negli edilizi gli ordini greci, e fu fondata la stamperia reale. Neil 563 i ge- suiti vi furono stabiliti. Pei calvinisti e ugonotti le guerre di religione insan- guinarono la cillà; l'orribile strage dei protestanti, il giorno di s. Bartolomeo nel I 172, oscurò il reggimento di Car- lo IX, e nel voi. XXXII, p. ^98, difesi 200 PAR Grt'gorioXIII dalle calunnie tli conniven- za per la medaglia coniala, anzi si ricu- sò scomunicare Enrico IV e il principe di Condè. I l'urori della lega sotto En- rico HI sparsero la miseria e la fame nel popolo, vittima degli stranieri, de' fanatici e d'una nobiltà faziosa; la giornata del- le barricate a' 12 maggio i588 costrinse il re a uscir di Parigi. Nel i5()0 terri- bile fame desolò la città, e durante il bloc- co d'Enrico IV, questi ebbe la generosità di farle passare i viveri. Vi entrò nel 1 594 e fece edillcare le strade Cristina, d'An- giò e la Delfina con piazza; verso la fine del suo regno contava Parigi iGGo jugeri. 6olto Luigi XIU si operò la costru- zione dell'acquedotto Arcueil, l'isola di s. Luigi si cuopri di case, e dal 1624 al 1629 s'ingrandì la città, nel suo recin- to comprendendo le Tuileries, il quar- tiere del Greppo de'Mulini e quello del- la Città Nuova; incominciaronsi le nuo- ve mura sulla sponda della Senna, e la porzione chiamata della Conferenza giun- se alla via s. Onorato, dove si fabbricò la porla omonima ; passarono alle porte Gaillon e Piichelieu, poi per la strada Moiitmartre alla porta di tal nome, e posero capo alle antiche mura di cinta, via s. Dionigi. Verso il 1689 tanto era cresciuto il borgo s. Onorato, che già toccava i villaggi della Ville-l'Evèque e del Koule; in pari tempo si costruì la grande strada del sobborgo s. Antonio e le vieadiacenti, che presto congiungen- dosi ai villaggi di Popiucourt e di Pieuil- ly , formarono un immenso sobborgo, commerciante e industrioso. Le guerre della cos'i detta Fronda contrassegnaro- no il principio del regno di Luigi XIV, e nuova giornata delle barricate accad- de il 27 agosto 1G48, indi nel 1602 il sobborgo s. Antonio fu teatro di sangui- nosa battaglia tra il (irau Condè, capo dei frondalori, e Turenna comandante il partilo regio, che fu costretto a cedere. Numerosi abbellimenti e incrementi con- sideiabili videro nascere il mezzo e la Ci- PAR ne della dominazione di questo monarca, poiché furono aperte piìi di Go nuove strade e per la maggior parte allargate le antiche; spianato il greppo s. Rocco, abbattuti gli antichi bastioni cedettero al nord il luogo a superbi passeggi ador- ni d'alberi; invece degli angusti sportel- li che formavano le porte della città, si videro sorgere imponenti archi Irionlàli; adornarono la capitalele piazze della Vit- toria e Vendùnie; i^Campi Elisi e il giar- dino delle Tuileries offrirono vasti ed ameni passeggi; furono costrutti parec- chi ponti, stabilite nel 16G7 lanterne per r illuminazione delle strade; l'Hotel de- gT Invalidi, il Val de Gràce, la Salni- triera, il Porlo reale oggi ospizio della IMalernità, l'ospizio de'lrovatelli ora de- gli orfani, l'osservatorio, il collegio Maz- zarino, il colonnato del Louvre, la chiesa s, Sulpizio, la manifaltiua de' Gobelini, quella degli specchi, tutte furono creazio- ni di questo regno lungo e luminoso, sot- to del quale la superficie di Parigi fu portata a 8227 jugeri. Cbaillotdivenne sobborgo ; per l'erezione del palazzo di Versailles il re vi andò a risiedervi, e Pa- rigi cessò sino alla rivoluzione di essere il soggiorno della corte. Sotto Luigi XV continuarono coti attività i miglioramen- ti ; nel 1726 fu trovato che il recinto comprendeva 8919 jugeri ; decoraronsi di edifizi i sontuosi sobborghi s. Onora- to e s. Germano ; la chiesa di s. Geno- velTa, le halle delle biade, la scuola mi- litare sorsero; nel 1758 fu istituita la piccola posta, quindi tracciaronsi i ba- stioni del mezzodì, e la piazza della Con- cordia abbellì la parte occidentale ; nel 176G sostituironsi alle lanterne i river- beri. Luigi XVI terminò il collegio rea- le ora di Francia, cominciato sotto Fran- cesco I; vantaggiosi accrescimenti ebbe- ro gli ospedali, furono costruiti parec- chi (ealri, s'innalzarono nel 178G le gal- lerie di pietra del palazzo reale, e la nuo- va cinta dièa Parigi 1' estensione di 99 i o jugeri, ed è quella stessa d'oggidì, Irau- PAR ne al sud-est ove Cu al(|iianlo rimossa e per le eseguile sontuose Ibililìcazioni. A Francia e I.ngiiii.teura avendo eziamlio narrato gli strepitosi avveniuienli, di cui Parigi fu il priucipal teatro dal 17^)9 al i83o, solo qui appena indicherò alcun cenno principale, massime riguardante la città, citando opere che anipiameule supjdiscono. iXel 1789 organizzala la guardia na- zionale,a' I 4 luglio \ì popolo prese la Ba- stiglia ed al G ottobre la corte si Irasfe- r'i a Parigi coll'asseuiblea nazionale. La cillà cessò dall'essere capitale della pro- vincia deirisula di Francia e diventò ca- poluogo del dipartimento di l*arigi, il quale poi assunse il nome della Senna, di- viso in Go distretti. La luiuiicipalità rim- piazzò la [)revostea de' mercanti ; le co- munità de'commercianli e operai furono abolite. A' i3 febbraio i7()0 vennero soppressi gli ordini religiosi, con chespa- I irono I G abbazie, cioè 3 di uomini e i 3 di donne, G3 conventi de'primi e 70 mo- nasteri delle seconde, oltre 80 cappelle. II i.| luglio 1790 ebbe luogo al Campo di Alartela graiide(t;sta della federazio- ne. IVel 1791 i repubblicani distrussero tulle le armi reali, e dichiararono deca- duto Luigi XVI dal trono, sventiualo e virtuoso re che fu decapitalo nel 1793 sulla piazza della Concordia. 11 2 5 feb- braio la [ìlebaglia saccheggiò le spezierie e le bulleghe di commestibili, e l'arigi fu successivamente turbala dai cambia- menti di governo e rivoluzioni : in que- sta agitazione sanguinolenta tullavolla suisero que'slabilimenli di sopra descrit- ti. ÌNel i7()G Parigi fu divisa in 12 mu- nicipalità, e queste in 48 sezioni ; e per le vicende raccontale a Francia, Pio VI mandò a Parigi ambasciatori secolari in- vece del Nunzio {^.), che da secoli vi risiede. Nel 1799 Napoleone Ij(nio|)arte diventò console e Ic'cc le cose già narra- te per abbellimenlo e maggior lustro di Parigi: del concordato stipulato con la s. Sede 0 del cardinal legato perciò man- PAR 201 d.ito a Parigi , parlai anche nel voi. A XXVI I, p. 285, Crealo imperatore ai 18 maggio i8u4, ^^'o f If{f^.) si recò a l'arigi per coronarlo a'2 dicembre, col- le cerimonie dette nel voi. XVII, p. 225, celebrando nell'episcopio Concisione f^.), essemlo giunto nella gran città d 28 no- vembre, alloggialo al palazzo delle Tui- leries, nel |)adiglione detto di Flora. Nel- la festa di Natale il Papa celebrò ponti- lìcalmente nella cattedrale, dando la so- lenne benedizione. Nel tempo della sua dimora in Parigi, Pio VII ricevette le deputazioni del senato, del tribunato, di lutti i corpi dello stato e di vari slabi- limenli, i principali de' quali visitò, re- candosi ad osservarci più grandiosi edi- lìzi e monumenti delle arti di Parigi. Die il pallio all'elellore arcivescovo di ilalis- bona, in s. Sulpizio consagrò due vesco- vi, onorò di sua presenza anche altre chiese e parrocchie: celebrò in s. Tom- maso d'Acpiino, benedì la nuova cappel- la della Madonna in s. Eustachio. J'assò a Versailles, ed in s. Cloud battezzò, al modo dello nel voi. IV, p. 2 1 3, il secon- dogenito di Luigi fratello di Napoleone. Visitò pure gli ospizi e ospedali, e quel- lo de'soido-muti, la biblioteca e la stam- peria im[)eriale. Alle Tuileries fu sorve- glialo 1 igorosanieiile, e da queslo fatico- so viaggio solo ottenne da Napoleone la dichiarazione de'vescovi cosliluzionali di essere ritornati nel grembo della cattoli- ca chiesa, l'assegnazione de'foiuli residua- li ai bisogni del clero, il ristabilimento delle missioni straniere, quello de' preti di s. Lazzaro e delle sorelle della carità. Ogni volta che Pio VII usciva per Pa- rigi, un concorso immenso di poptjlo af- fretta vasi di porsi asuoi piedi, come me- glio dico alla sua biografia, con altro re- lativo alia sua dimora in questa città ed alle vertenze con Napoleone. Ne ri- trassero l'efligie, in marmo Scine, in pit- tura David. 11 Papa partì da Parigi ai 4 aprile 1 80 j. I disastri della Russia tra- scinarono la caduta di Napoleone e l'in- 202 PAR vasioiie (Idia capitate tleU'imtnenso im- pero per parte de' sovrani alleali, arre- stali nondimeno il 3o marzo i8i4 da \igorosa resistenza, indi dopo la capito- lazione vi entrarono il 3 i ; ne risultò il ritorno de'Corboni sul trono e di Luigi XVlll. Non andò guari che Napoleone rientrò in Parigi a'20 marzo 181 5. Do- po 100 giorni di nuovo regno, gli al- leati tornarono a occupar Parigi li 7 lu- glio e fu reintegrato Luigi XVIII, dopo essere stato Napoleone vinto a Waterloo al modo riferito a Paesi Bassi. Rilegato a s. Elena, ivi n)or"i. Vedasi De l'Arde- che, Stona di Napoleone, Torino 1 889. Las Casas, Memoriale di s. Elena 0 Na- poleone in esilio di O Meara ad Jnton- marchi, T ovino i842.Breton, Quadro storico delle battaglie di Fleitrs e TVa- terloo nel 18 i5. Capefigue, Hisloire des traités de 181 5, Paris 1 847. Tliiers, Hi- stoire du consulat et de l'empire, Paris 1847. Istoria del duca di Beichstadt fi- glio dell'imperatore Napoleone compi- lata da 3Iontbel, Bologna 1841. Sotto Luigi XVIII regnò la tranquillità alcu- ni anni, il commercio dalla pace favori- to, divenne insensibilmente florido e nu- merosi progressi fece nella capitale l'in- dustria ; se non che la vecchiezza e le in- fermità del re lasciarono l'amministra- zione in mano d'un ministro poco in ar- monia coll'opinione generale della Fran- cia ; il traffico ne sollri e sparì la fiducia. Il regno di Carlo X ebbe felicissimo incominciamento 5 ma conservò il mini- stero delfratello. Nel novembre 182 7 su- scitatesi turbolenze v'ebbero alquante ar- chibugiate nella via s. Dionigi. Ministri amici delle istituzioni costituzionali rista- bilirono per un momento la calma e le speranze, ma furono sostituiti agli 8 a- gosto 1829 da uomini, cui uno spirito dif- ferente atiiinava; indarno cercarono essi due volte d'ottenere la maggioranza nel- le camere de'depntati, e per giungere al loro scopo fecero al re emanare il 25 luglio i83o ordinanze attentatorie alle liber- P A R tà della Francia e della caria data da Lui- gi XVIII violatrici : subitamente si ordi- nò un'opposizione vigorosa pei tre giorni 27 , 28 e 29 luglio, chiamate gloriose giornate, nelle quali si fecero 4o55 bar- ricate dagli abitanti; si dierono sangui- nosi combattimenti in tutte le parti del- la città, tra il popolo e le truppe regie; ritirate queste, Carlo X fu sforzato ab- dicare e abbandonare la Francia. Erasi il dì 28 formato un reggimento provvi- sionale cofnposto di tre membri , e sino dal 3o luglio furono mirabilmente rista- biliti l'orclineela calcna, soprattutto man- tenuta dalla guardia nazionale, la quale tre anni prima disciolta, allora trovossi ricostituita sotto il comando del general Lafiyelfe. Il 3i luglio il governo prov- visorio concesse i suoi poteri al duca di Orleans (^'.), che a'9 agosto divenne re deTrancesi col nome di Luigi Filippo I. Di quanto precedettee accompagnò que- sta breve e memorabile rivoluzione, par- lai pure a Ijìgiulterra; a Gorizia riparlai della morte di Carlo X e suo figlio duca d'Angoulcmeied a Modena dissi del ma- ritaggiodel loro nipote duca di Bordeaux o conte di Chambord, chiamato Enrico V. A Pio Vili accennai le violenze e il pericolo cui soggiacque mg.*^ di Quelen arcivescovo di Parigi nella rivoluzione; dell'invialo che il prelato spedì al Papa per consultarlo sul giuramento come pa- ri ; dicendo ancora del giuramento del clero e delle preghiere d'uso pel nuovo re, sullo spirito che allora vigeva in Fran- cia, e del riconoscimento che fece di Lui- gi Filippo il Pontefice. Vedasi Thiers , Histoire de la réi'oliitionfrancaise, Bi u- xelles i83o. Capefigue, Hist.coslitutio- nelle et administrati^-e de la France, Bru- xelles 1834. L'Europe depuis l' événe- ìnent de roi Louis Pliilippe, Pdr'is i845- H governo di Luigi Filippo I, accusato di es- sere retrogrado, oligarchico, reo di tradi- mento, di attentati controia libertà, dia- ver fìllio la Francia di luglio segno allo sprezzo e ridicolo d'Europa, fu rovesciato PA U (lai popolo finncese a l^;)rigi il '22,13 e 24 fclibiaio 1 84B, martedì, mercoledì e gio- vedì, cliianiate giornate immortali, con rivoliiziniie maggiore delliiglio i83o. Luigi Filippo I tentò di ricondurre la calma in Parigi col cainbiameiilo del mi- nistero, ma non gli venne fatto eseguire. Abdicò in favore del nipote conte di Pa- rigi, dichiarando reggente sua madre e propria nuora la duchessa d'Orleans. Por- tatasi questa coi due figli alla camera dei deputati, da 3oo di questi fu acclamata reggente, ma una voce rispose non aver- ne il diritto. Creuiieux propose un go- verno provvisorio e fu adottato, per le opinioni di Ledru Rollin fatto ministro deirinterno e di Lamartine eletto mini- stro degli allliri esteri. Intanto il re sul ptnito che il popolo irrompeva alle Tui- leries. colla famiglia reale per Treport si rifugiò in Inghilterra ed a Claremont, sotto il nome di conte di Neuilly, ove morì a'26 agosto i85o;ela duchessa d'Orleans co'figli passò in Germania. Ai 24 febbraio il popolo parigino divenuto padrone di Francia, proclamò la repub- blica (e con solennità si ripetè a'4 mag- gio),abolì gli antichi titoli e qualificazio- ni di nobiltà; proclamò pure un governo provvisorio in nome del popolo francese, con bandiera tricolore dell'antica repub- blica e il motto : Repubblica Francese, ol- ti"e l'insegna nazionale del colore giallo. Dupont de l'Eure fu nominato presiden- te, Garnier Pagès maire di Parigi; si sciolse la camera de'deputati e fu inter- detto a quella de'pari di riunirsi. A'26 il popolo entrò nelle Tuileries, fece man bassa su quanto vi trovò, e l'incendio che vi attaccò presto fu riparato ; il Louvre soggiacque a quasi eguale infortunio : il Irono fu portato a pie della colonna di Luglio e bruciato. 11 castello di Neuilly, proprietà della famiglia Orleans, fu sac- cheggiato e bruciato , come il palazzo reale che fu dichiarato asilo tlegl' invali- di al lavoro; la galleria de'quadri di que- sto soffrì sommamente. Le suppellettili PAR 20 3 delle Tuileries e del palazzo reale si bru- ciarono in mezzo alle loro corti. 1 figli de'oittadini morti combaltendopcr la pa- tria, furono adottati dalla repubblica; la galleria e la libreria del castello di Neuil- ly si poterono salvare. La statua equestre del duca d'Orleans, padre del conte di Parigi, situata al Louvre, a furia di po- polo venne precipitala dal piedistallo. IjC chiese furono religiosamente rispettate e riaperte, riprendendo la celebrazione del- le ordinarie funzioni domenica 27 : in quella di s. Rocco il popolo pose un ma- gnifico Ci'ocefisso trovato nella cappella delle Tuileries, con tutti i vasi sacri e or- namenti della medesima. Dicesi che in questa catastrofe perirono 6000 vittime, con 4^-8 feriti. A vari stabilimenti pub- blici, palazzi, teatri e piazze fu cambialo il nome. M.^ Netlement nel giornale La Mode ha pubblicatola Fila di Luigi Fi- lippo d'Orleans già re de' francesi ^ che tradotta nel nostro idioma da Luigi Sfor- zosi fu riprodotta neW^dlbum anno i 5, n." 8 e seg., ed è del più grande interesso nel descrivere un personaggio che subì tante e diverse vicende, si trovò in tan- te situazioni, contenne tante peripezie, e terminò politicamente in una catastrofe, che nella storia de' secoli moderni non ha esempio. II celebre Thiers parlando di Luigi Filippo disse: » Dio miguardi di non parlar con lispetto fnentr'egli è detronizzato, proscritto e povero. L'ec- cessiva sua prudenza fu cagione di sua rovina: egli nel timore o del liberalismo al di dentro, o dell'ardite intraprese al di fuori, volle contenere un paese , che finì coir uscirgli dalle mani, siccome fa un vapore di troppo compresso ' . Ben presto Parigi fitalmente soggiac- que a nuove svenirne, a più formidabile e spaventevole rivoluzione e terribile guerra civile pel comunismo, che com- batte le proprietà personali, ne'giorni iS, 24, 25 e 26giugno i848,chiamalegfor- nate sanguinose. Le misure cheprese l'as- semblea nazionale per porre un termine 2o4 l'Ali PAR all'abuso iiilroiloUo con la rivoluzione di vata e l' insurrezione fu vinta, con afìì- llibbraio, di mantenere una massa enor- darsi il comando supieuio delle milizie me di lavoranti, che ricevendo il loro sol- al ministro della guerra general Cavai - do giornaliero ricusavasi di lavorare, a- gnac parigino, ch'erasi distinto nelle con- vendo eccitali in essi serio malcontento, qniste dell'Algeria, in un al pieno pote- scoppiaroiio in aperta ribellione, proda- re esecutivo che in lui concenlrò l'assem- mando la repubblica rossa, cioè le prò- blea nazionale: gli fu pure dato il titolo scrizioni e le stragi del 1792 e I793,ac- di [ìresidente del consiglio dei ministri, clamando i detenuti della cospirazione con autorità di eleggere il ministero. Al- del i5 maggio e declamando contro i lorchè i ribelli si ostinarono nella resi- decreli della commis.ìione esecutiva che stenza dentro il boigo s. Antonio , cen- si dimise. L' insurrezione fu gigantesca, tro dell'insuriezione, ne fu commossa la ed i condjaltimenti accanili e micidiali, carità eroica di mg-'^AlTre arcivescovo di e tali che non hanno esenipio nella sto- Parigi, per vedere il suo gregge dilaniar- ria delle rivolte, per l'ostinata lotta eper si e distruggersi; laonde di consensodel le scene orribili d'ambe le pai ti. Quindi general Cavaignac, volle portare agl'in- imniense le rovine e i guasti delle abita- sorti parole di pace e di consolazione fra zioui di molli cittadini, di diversi quar- la strage eia morte, dicendo che il buon tieri e sobborghi. Le magnifiche colonne pastore dei'e dare la sua vita per le. pc- del Pantheon portano le traccie profon- corelle. Presentatosi con la croce e un ra- damenle impresse dalle palle. Innume- mo d'olivo in mano alla sfrenata e for- revoli furono le vie, che presentarono lo sennata gentaglia del popolaccio, questa spettacolo di tremende battaglie. Iribel- ammirando la generosa risoluzione gri- li commisero alti d'maudita ributtante dò: viva l' arcivescovo. Menive il prelato atrocità, come selvaggi nen)ici della pie- sulla barricala avea incominciato la sua là e della civilizzazione. In mezzo a lau- commovente pacifica perorazione, e [ìro- te catastrofi non mancarono rari esem- nunziava parole di riconciliazione e di pi di virtù cittadina e di generoso eroi- perdono, un fatai colpo di fucile morlal- smo, dati dal popolo francese e partico- mente lo ferì nelle reni. Portato nella re- larmente dalle persone religiose de'due sidenza del parroco di s. Antonio, escla- sessi. Gl'insorti si fecero ascendere a cir- mò : che il mio sangue sia l'ulliuio ver- ca4o,ooo,per cui fu necessaria una dop- salo. Nel dì seguente 27 giugno fu Iras- pia forza per vincerli, dopo una resisten- ferito all'arcivescovato, e spnò martire za non meno regolata che disperata. Mai della carità pastorale, di circa 55 anni, tanto sangue francese è stato sparso da con universale tristezza e profondo do- mani francesi. I ribelli furono regolali da lore. Il corpo fu imbalsamato e nella me- parecchi uomini di lesta e di capacità, e tropolilana gli furono celebrati solennis- da altri agitatori di elevata condizione, simi funerali. Quindi fu decretato che contro l'ordine sociale e rincivilimenlo, per otto giorni tutto Parigi portasse se- Inoltre vi si associarono un gran numero gni di lutto , in memoria delle vittime di guardie nazionali dell' 8." e 12." le- dei quattro giorni, alle quali si celebra- gione, ch'erano stale disarmale, con al- rono pompose esequie : l'assemblea na- cuni de'loro udiziali. Le vittime tra mor- zionale ordinò a nome e spese della re- tieferitisifeceroasceudereacircaio,ooo, pubblica un monumento in onore del- e dei IO generali comandanli le truppe l'arcivescovo, da erigersi nella metropo- e le guardie nazionali, 7 restarono feriti lilana. A tenore della costituzione fran- e 2 di essi morirono. Parigi e la Francia cese fatta a Parigi, ed ivi poi solennemen- dalla rovina da cui era minacciata fu sai- te pubblicala a' i2 novembre, a' io di- PAR cenibre 1 848 restò eletto presidcnto del- la repubblica francese Luigi ÌV.-ipoleone lìonaparte, nnlo in Paiigi a' -xo aprile 1808, figlio dell'ex re d'Olanda Luigi fratello di Napoleone. Questo principe contribuii a liberare Roma dall'anarcbia nel 18)9, facendo cessare l'intruso go- vernorepubblicanoe'ripristinanclo il pon- tificio di Pio IX [F.), mediante l'arma- ta francese comandata dal general Ou- dinot di Reggio. Ci ha dato Lamarlirie, Ilistoire de la revolution de 1 848, Bru- xelles I 849. La fede fu predicata in Parigi verso il 24^ ^^^ vescovo s. Dionisio {F ■), man- dato nella GalliadaPapas. Fabiano, ove collocò la sua sede vescovile circa il i5o, onde ne fu il 1° vescovo, com'è venera- to apostolo della Francia ; fu martiriz- zato co' suoi compagni soprala collina ]Montniarlre,cliealcuni traggono da Mon- te martire. I loro corpi furono collocati in Catolacnm, luogo della diocesi ove si edificò una cappella, che poi fu conver- tita in sontuosa chiesa e arricchita di pre- ziosi doni 0 singolari privilegi. Divenne la tomba de re di Francia, ed il deposi- to dell' insegne reali e dell' orifiamma, non che celebre abbazia che per ultimo ebbe la congregazione benedettina di s. Mauro, e finalmente Gregorio XVI v'isti- Im un illustre capitolo, ad istanza del re Luigi Filippo, ma la bolla non ebljc e- secuzione. Il luogo in processo di tempo fu fallo città, col nome di s. Dionigio o Dionisio {V.). Gran questione si eccitò principalmente nel secolo XV ! ! I, per ista- bilire se "<^' Dionysii Parisicnsis apostoli niiracìda, Parisiis iGii ; nelle Aninindversiones in Palladium G a lliae, sen Dionysium Areopagitani Sanihlan- rati, Parisiis i64i ; nella Discussio re- sponsionis de duohus Dionysiis, cum u- triusqiie vita, Parisiis iGj.», contro M il- ici ; sul FÀher de duohus Dionysiis, Pa- risiis iGGo, enei Judiciuni super Petrì Franci colla bolla Mislicam Petti Navicidam, laonde avendogli sottoposto Arras come lo era prima, ora sono soltan- to i primi cinque nominati vescovati i suf- fìaganei dell'arcivescovo di Parigi. Tut- to il VII tomo della Gallia Christiana, impressa a Parigi nel i 744? ^ impiegato in descrivere questa chiesa illustre, che avea di rei\dite 780,000 lire. Il i.°arci- vescovo di Parigi fu il coadiutore del pre- redente Gio. Francesco de Gondy, nomi- nato a' 1 8 novembre 1 622, illustre prela- P A R Io che morì nel 1 654 ^^ ebbe a successo- re Gio. Francesco Paolo de Gondy cardi- nale, detto de Retz. Nel 1 679 Pietro VI àc lìlarra (f^.), nel 16G2 Ardouino de Péréfixede Beaumont, che Clemente IX costrinse a rimettere i tolti giorni festi- vi ; nel 1671 Francesco de Harlay de Champvallon, nel 1693 Luigi Antonio de 7^0(7 ///e^ cardinale, nel 1729 Carlo de Venlimi'.le de Lue traslato da Aix, nel 1746 Giacomo Donne Gigault de Bellefonds morto a'20 luglio, onde a' 19 settembre vi fu traslato da Vienna Cri- stoforo de Beaumont du Bepaire di Sar- lat. Nel 1781 Antonio le Clerc de Jui- gné de Neuchelle , traslato da Chalons sur Marne: ricusò virtuosamente il giu- ramento alla costituzione civile del cleio e ritirossi in Svizzera; mandò la sua ri- nunzia uel i8oi pel concordato, ricusò la sede di Lione e morì a Parigi a' 20 marzo 181 r. Nel concordato Pio VII di- chiarò suffrnganee di Parigi le sedi di Versailles, Meaux, Amiens, Arras, Cam- bray, Soissons, Orleans e Troyes(di poi ristabilì le 5 sunnominate, che sono le at- tuali ), indi nel 1802 nominò arcivesco- vo Gio. Battista de Belloy, già vescovo di Marsiglia^ ove riportai le di lui no- tizie meglio che alla biografia, la qua- le l'hanno tutti i cardinali, fra' quali il Papa lo annoverò nel i8o3, indi sena- tore e morto nel 1808. La sede restò va- cante sino al 18 17, poiché sebbene Na- poleone nominassesuccessori prima Io zio cardinal Fcsch che ricusò, poi nel 18 io il cardinal 3Jaury (del quale nel 1828 si pubblicò in Pariglia Vie avec despic- ces juslifìcatifs^, che accettò ad onta del- le inibizioni di Pio VII, e perciò non ri- cevette l'istituzione canonica. Ritornato Luigi XV III sul trono degli antenati, ot- tenne dal Papa che fossero riorganizza- te le sedi di Francia e nel 1 8 i 7 traslatò da Reims a Parigi il cardinal Alessandro Angelico Talleyrand Per/g'or^. Lo stesso Pio VII nel 18 19 gli die in coadiutore con futura successione Giacinto Lodovi- PAR co «le Qnelcii di Brelai^na, liasfercndolo dal titolo vescovile di Sarnosala all'iwci- vescovile di Tiaianopoli , che nel i 82 i divenne effellivo arci vescovo di sua pa- ti ia, indi pari di Francia. Per sua morte Gregorio XVI nel 1840 Iraslatò a que- sta metropoli, da Pompeiopoli in parli- bus e dalla coadiutoria di Strasburgo, Dionisio Augusto Affre di Latour diocesi di Rhodez, che fu vittima del suo amo- re pel gregge al modo suindicato, per cui Pio IX [F.) gli celebrò solenni esequie e lodò altamente con allocuzione, nel con- cistoro degli II settembre 1848, nel so- stituii gli l'odierno arcivescovo nig/lMa- ria Domenico Augusto Sibour di s. Pao- lo diocesi di Valenza ( fallo vescovo di Digne nel 1889 da Gregorio XVI ), ad istanza del general Cavaignac capo del potere esecutivo. In Parigi sonovi 38 parrocchie coi battisteri, cioè 18 di i." e 2.' classe, e 20 succursali ; quelle del- l'ampia arcidiocesi ascendono 376. Hav- vi il seminario diocesano , ed il piccolo seminario di s. IS'icola, la facollà teolo- gica, la congregazione della Missione, il seminario de Picpiis, quello delle lìJis- sioni straniere, quello di s. Spirito delle flussioni straniere delle colonie, al quale articolo parlai di esse; la congreguzione dis. Sulpizio, quella de'fratelli delle Scuo- le cristiane, ed aìtie religiose e pie d'am- bo i sessi, come delle sorelle della carità, dame del sacro cuore, ec. Inoltre in Pari- gi e neir arcidiocesi sonovi i domenica- ni, de'quali è provinciale il ch.p.Lacor- daire; i gesuiti, di cui è superiore il ce- lebre p. Ravigiian; la congregazione de' preti della misericordia; il seminario de- gl'irlandesi; le agostiniane e le benedet- tine di diversi istituti, le carmelitane, le domenicane, le fedeli compagne di Gesù, le francescane, le dame picpus, ed altre dame e suore sotto diverse denomina- zioni ; l'infermeria di Maria Teresa, ec. Dei collegi che aveano in Parigi gì' in- glesi, gl'irlandesi e gli scozzesi, se ne trat- ta a Inghii,terba,Iiila^da e Scozia. Ogni P A R 207 nuovo arcivescovo è tassato in fiorini 5oo. Concila di Parigi. Il 1 .° dicesi nel 36o, in cui ad istan- za di s. Ilario fu rigettata la formola e- retica del concilio di Rimini. Reg. t. 3; Labbé t. 2; Arduino t. i : questi, la Gal- Ha dir., il Mansi ed altri autori trattano de^ seguenti concilii. Il 2.° nel 3G2 con- tro Saturnino vescovo d'Arles. 11 3.° nel 55 1 o 552, tenuto da 27 vescovi, 6 dei quali erano metropolitani, i quali depo- sero Sadaraco vescovo di Parigi per gra- ve delitto, e gli sostituirono Eusebio. Il 4.° nel 557 con l'intervento di i5 ve- scovi nella maggior parte santi, e parti- colarmente si proibì r usurpazione dei beni di chiesa , e si provvide ai gradi di parentela ne' matrimoni e all'elezio- ne de' vescovi. Il 5." nel 5^3 per termi- nar le questioni tra Chilperico e Sige- berto fratelli delie Gontrano. 11 6.° nel 577 nella chiesa di s. Pietro, contro Pre- testalo vescovo di Rouen, depo'^to come reo d'aver favorito la ribellione di Me- roveo figlio di Chilperico. Il 7.° nel Gi4 o G I 5 composto di tutte le piovincie del- le Gallie, e come il più numeroso di quel- li precedenti tenuti dalle medesime, fu chiamato generale dal concilio diPieiins del G25: venne repressa l'autorità regia suir elezione de' vescovi, e fatti regola- menti per la disciplina ecclesiastica e le donazioni pie. L'S." nel 638. 11 9.° ncl- 1*825, in cui i vescovi approvarono che Adriano II avesse condannato quelli che facevano in pezzi le sacre immagini, non però che si adorassero supersliziosamcn- te, biasimando altresì il Niceno II e quel concilio tenuto dagl'iconoclasti nel 754. Il Rinaldi che lo descrive, lo chiama con- venticola e deplora chi ne pubblicò gli atti, (legni di perpetue tenebre, se non che dalle lettere di Lodovico I rilevasi quanto già era grande la riverenza de- gl'imperatori verso i Papi e l'universale somma podestà di questi. 11 io.° nel- 2o8 P A R r8?,8. L'i i." noir8?,r)5 nclln cliifsa di s. Stefano vecchio, non più esistente, con l'intervento di 4 metropolitani: le costi- tuzioni riguardano i vescovi e la discipli- na, i doveri del re, l'abuso delle regalie e quello de' vescovi nelle cose temporali. ]| i2.° neir832 relativamente ai mona- ci di s. Dionigio. Il iS." teruito nell'S/^r» per terminar quello di Meanx. Il i4*' neir 847 sull'esenzione dell'abbazia di Corljia, e si confermò Iiiomaio in arcive- scovo di Reims. 11 i '")." neir84fì per rim- proverare Nomenoeerr, preteso re di Bre- tagna, per quanto avea fatto nel conci- lio di Piedon. Il i6.°neir853 o più tar- di, d'ordine del vescovo Enea, che per ottenere la sua ordinazione, sottoscrisse gli articoli contro i pelagiani, di s. Pru- denzio di Tours. Il 17.° nel 1006 per confermare la donazione fatta dal vesco- vo Rainaldo a' canonici della cattedrale, approvata anche da Giovanni XVII I det- to XIX. Il 18.° nel 1024, nel quale fu dato il titolo d'apostolo di Limogesa s. Marziale. Il ìq.° nel 10 '^o alla presen- za del re Enrico I, contro l'eresia di Be- rengario sopra l'Eucaristia, e si condan- nò il libro di Giovanni Scoto sullo stes- so argomento. II 20.° nel 1072 per deci- dere le controversie de'monaci di s. Al- bino d'Angerse quelli di Vendòme, per la chiesa di s. Maria di Chardone. Hai." verso il 1074 contro il concubinato dei preti. Il 22." nel 1092 sull'abbazia di s. Cornelio di Compiègne. Il 23.°nel 1 io4 sull'assoluzione del re Filippo I e di Ber- trada mediante giuramento. II 24-° nel I I2f) nell'abbazia di s. Germano ai Pra- ti, in presenza di Luigi VI, per la rifor- ma di molti monasteri e di quello d^Ar- genleuil, cui alle monache si sostituiro- no i monaci di s. Dionigio. Il 25." dopo Pasqua nel 1147, contro gli errori di Gilberto de la Porrce vescovodi Poitiers, presieduto da Papa Eugenio III, assisti- to da molti cardinali e da s. Bernardo, oltre moltissimi dotti, e fu rimessa la de- cisione al concilio che destinò celebrare a PAR ReIms. 11 20." nel i 170 contro ima pro- posizione di Pietro Lombardo dotto ve- scovo di Parigi. II 27.° nel i 1 85 o i 1 8G per la crociata ordinata da Fdippo II. Il 28.° nel I 188 per stabiHr le decime Saladine, pei soccorsi di Palestina, d'or- dine di Filippo II. Il 29." nel I iqtjjSul m;itrimonio(li Filippo II con Ingelburga di Danimarca (argomento trattalo con qualche diffusione a Innocenzo HI). Il 3o.° nel 1201 presieduto dal legato Ot- taviano: convinto d'eresia il valdese E- vraldo, fu bruciato in Nevers ov'era sta- to crudele governatore. Il 3 1 ." nel 1 209 o 1 2 I o contro gli errori di A mauri mor- to in carcere e suoi discepoli, che si con- dannaiono al fuoco; a questo si condan- narono ptue i libri della metafisica di Aristotile. Il 32." nel 12 r 2 presieduto dal cardinal legato Curson, e si fecero molti canoni di riforme, pel clero seco- lare e regolare, le religiose, le abbadesse, gli abliati,gli arcivescovi e vescovi, rin- novandosi la proibizione della riprove- vole festa de pazzi (procurò sopprimer- la anco il cardinal Pietro di Capita , /'.), che facevasi in cattedrale il i.° gennaio. Il 33.° nel I2i5, ove il detto cardinale fece regolamenti per le scuole di Pari- gi. II 34.° nel 1223 contro gli albigesi, tenuto dal cardinal Corrado legato. II 35." nel 1224 sullo stesso aigomento. 11 36." nel i225 contro gli albigesi e per gli affari d'Inghilterra, II 37.° e 38.° nel 1225 nazionale, tenuto da Luigi VIII, e dal legato Romano, il quale in nome del Papa scomunicò Raimondo conte di Tolosa e complici, fautore degli albigesi, disponendosi di sue terre. Il 3q.° nel I22C) : Raimondo conte di Tolosa si pa- cificò mediante trattato colla Chiesa e col re. Il 4o-*' lel 1248 sulla disciplina ecclesiastica. Il 4'-° nel i256 sull'assas- sinio del cantore della chiesa di Char- tres: il maestro de' domenicani si lagnò degli errori che alcuni insegnavano a pregiudizio del suo ordine , onde Saint Amour sempre più si scagliò contro di PAR loro e i minori , con libro dannalo da Alessandro IV. Il 42.° nel 1260, d'or»ii- ne di s. Luigi IX, per implorar l'aiuto del cielo contro le conquiste de' tartari, onde si ordinarono processioni e morti- ficazioni. Il 43.° nel 1261 per confer- mare il decretalo nel precedente. Il 44-° nel I 264, piesieduto dal cardinal liriè poi Martino IV, e da s. Luigi IX, con- tro gli spergiuri e bestemmiatori, e per la decima in aiuto di Cario I d' Anglò per couciuistare il regno di Sicilia. Il 4 >-° nel 1281 di querele contro i religiosi men- dicanli, che predicavano e confosavano nella diocesi senza autorizzazione del- l'ordinario. Il 46." nel 1290 sulla disci- plina ecclesiastica. Il 47-° "*^' ìoa)6. Il 48." nel i3o2 o assemblea, sulle dille- renze insorte per Vininiunilà e altro, tra Bonifacio /-''///e Filippo IV re di Fran- cia. Al Louvre vi si tennero sullo slesso argomento due assemblee nel i 3o3 a' 1 2 marzo e i3 giugno. Il 49° "^l i3io, presieduto dall'arcivescovo di Sens, per pr'eiider notizie sulla vita e opinioni dei templari, quindi giudicati secondo la qua- lità delle colpe. Il 5o.° nel i 3 1 4 provin- ciale, sulla disciplina e giurisdizione ec- clesiastica, presieduto dall'arcivescovo di Sens; si scomunicarono i detentori de- gli ecclesiastici e si vietarono le citazioni generali. 11 5i.° nel i323 o i324 sulla disciplina anche regolare, secondo lo sta- tuto del concilio di Sens. Il 52. "nel 1 3 {43 presieduto dall'arcivescovo di Sens, sul- l'immunità degli ecclesiastici e loro abi- ti, sugli scomunicati e legali pii. Il "tZ." nel 1379 in favore d'Uibano VI. Il 54." nel I 39 I per l'estinzione dello scisma di occidente. Il 55° nel 1 394- '' -**^-° "cl I 3r) j nazionale, per far cessai e lo scisma dell'antipapa Deuedetto XIH, in cui si decise procurare la sua rinunzia e quel- la di Papa Bonifacio IX, cui si manda- rono ambasciatori i duchi di Berry e di Borgogna. Il ^7 .° del i 3f)8 nazionale, de'22 maggio, che privò l'antipapa d'o- gni sua giurisdizione e dell' ubbidienza voi. LI. PAR 209 di Francia; questa sottrazione durò sino a'3o maggio 1 4^3, nel quale il re gli re- stituì l'ubbidienza. Il 58." nel i4o4 P^i' la conservazione de'privilegi durante lo scisma, supplendo i vescovi. Il 5()." nel i4o 6 nazionale, composto diluito il cle- ro di Francia, per terminare lo scisma, e stabilire la convocazione del concilio generale, come di sottrarsi nuovamente dall'antipapa Benedetto XI II, ciò che se- guì a'7 agosto e dellnilivamente a' i o di- cembre, quindi dichiaralo scismatico, e- retico e perturbatore della Chiesa. Il 60." nel i4o8 nazionale, per delibeiare il go- veino della Chiesa e la provvisione de'be- nefizi dinante lo scisma. Il 61. "nel i4'?-9» in cui l'arcivescovo di Sens pubblicò re- golamenti sulla riforma de' costumi, la disciplina e altre materie ecclesiastiche. Il G2." nel I 52 I per nuovi statuti sulla disciplina. 11 63." nel i528, nella chiesa degli agostiniani grandi, presieduto dal cardinal Prato arcivescovo di Sens, con- tro gli errori di Lutero, e vi fecero decre- ti per la fede cattolica e la disciplina. Il 64-° nel 16 12, presieduto dal cardinal Perron arcivescovo di Sens, e vi fu dan- nato il trattalo della podestà ecclesia- stica f\\ Edmondo Richer. Il G5.° nel 1G40, tenuto dal cardinal Gondy i.° ar- civescovo di Parigi , contro il libro di Carlo Hersent, Optali Galli, De cavendo schisniate. I vescovi costituzionali coi giurati del- la cattedrale di Parigi nel 1797 vi ten- nero un adunanza che chiamarono con- cilio nazionale. Le sessioni furono sulla validità de' brevi di Pio VI, che li di- chiarava scismatici ; sulla legittimità dei nuovi vescovi e de'parrochi delia nuova circoscrizione delle diocesi, comechè vi- vessero gli antichi vescovi e parrochi. Adottarono alcuni regolamenti per man- tenere il cullo della chiesa cattolica. A' 19 giugno i8oi Bonaparte permi- se che in Parigi si celebrasse un 2." con- cilio dai vescovi costituzionali, i quali Io appellai-sno, come il i.", concilio nozio- 14 aio P A l\ naie. Il vescovo costituzionale di Blois o Loir-et Cher, il famoso Enrico Gregoiie, costante sostenitore e propagatore della chiesa costituzionale creala nel 1791, pro- nunziò un lungo discorso, in cui difese la filosofia ; parlò con tenerezza della caduci- tà de'troniedel coraggio de'fondatori del- Ja libertà; dichiarò la sua antipatia ver- so i Papi , encotniò gli uomini gianseni- sti che allora dividevano con lui i suoi sentimenti, come Honteim e Tamburi- ni; ardente repubblicano, volle provare coi canoni il favorito suo donima della sovranità del popolo. Nelle sessioni del 2 e del 3 giugno lesse un rapporto sulla li- turgia, ma scandalizzò gli stessi suoi con- fratelli, che combatterono le sue innova- zioni. Il sedicente concilio, benché si fosse proposto trattare de' modi per riconci- liarsi colla s. Sede, e ritornare al centro di unità, occupandosi d'inutilità, il i3 ago- sto i padri ebbero l'avviso che era sta- ta stipulata una convenzione, divenuta poi concordato, tra Pio VII e Bonapar- tei." console, e ricevettero l'oidine di se- pararsi, sciogliendo l'adunanza, che ten- ne l'ultima seduta a' 16 agosto : così di- leguossi al primo sollio avverso, il clero costituzionale di Francia. Nel 181 I agli li giugno Napoleone convocò a Parigi altia assemblea, delta impropriamente coucilionazionale, prin- cipalmente a provvedere all' istituzione canonica de'vescovi nominati alle vacan- ti chiese, che Pio VII giustamente ricu- sava, come negò il formale consenso per la nazionale riunione e deliberazione. A. tale effetto vi riunì i vescovi dell'impe- ro francese e del regno italico, esclusi i detenuti e gli esiliati per non aver giu- rato, e ciò illegalmente, perchè non al so- vrano, ma al primate spetta convocare il concilio nazionale, e questi avrebbe po- tuto chiamale i vescovi francesi, non gli italiani. II governo fece stampare il ceri- moniale, il cui sunto riporta Pistoiesi, f-'ila di Pio FU, t. 3, p. 7 I. L'apertu- ra ebbe luogo a' 17 giugno, con 104 P A 11 padri, cioè G caidiiiali, <) arcivescovi, 3 arcivescovi nominati, 77 vescovi, q ve- scovi nominati; jg de'cpiali [)relati era- no francesi, 43 italiani, 2 tedeschi, imo svizzero, ec. Uniti nelT arcivescovato, col- legialmente si trasferirono al luogo del- la seduta nella metropolitana , sotto la presidenza del primate cardinal Festli arcivescovo di Lione, e fu di quelli che tenne per la supremazia del Papa, men- tre altri si mostrarono caldi per le li- bertà (Iella chiesa e clero gallicano. Egli incominciò con pronunziare ad alla vo- ce il giuraineiilo prescritto da Pio IV : Giuro e protnetto una vera ubbidienza al Pontefice romano, ec. Dal principio si conobbe che tutti i chiamati non era- no disposti a secondar le mire del gover- no, e 4 vescovi francesi dichiararono nel- l'opprovar la radunanza : Salva obedien- da Pontifici debita, perciò puniti da Na- poleone. Si formarono due partiti, quel- lo della corte e quello della religione; ad onore del clero di Francia e d'Italia, la causa della religione trionfò. Napoleone indispettito sciolse il concilio a' io luglio, indi feccgli riprendere le sedule, quan- do già erano partiti da Parigi que' ve- scovi eh' eransi giustamente opposti al- le progettale ecclesiastiche innovazioni. L'arcivescovo di Ravenna Codronclii di- poi lesse il messaggio dell' imperatore al concilio, che riporta il citato storico a p. 87 e seg., il quale lo qualificò diatriba, serie di false recriminazioni , ed infami calunniose accuse contro il Papa. I su- perstiti 80 vescovi, a'5 agosto adottaro- no un nuovo sistema per rimediare alla vacanza delle sedi e per la canonica isti- tuzione negata dal Papa : una loro de- putazione lo sottopose in Savona alla sanzione di Pio VII, il quale per evita- re il minacciante scisma, con alcune clau- sole e con breve 1' approvò provvisoria- mente. Ciò però fu forse il primo passo retrogrado di Pio VII, ma le concessio- ni si accordarono da lui dopo reiterate istanze^ come notai nel voi. XXVII, p. 1' A 11 I 27 e 1 aSj per cui siiMlo proicsiù Tut- tavia non piacque a Napoleone, die so- lo voleva un plenario breve di appro- vazione e licusò quello fallo. Inolile si disgustò coirasst'nihlea, che in vece di Ilario d'in)l)ai;i7zi, lendeva a piecipilar- lo in risoluzioni contrarie alle sue mire, })er cui a mezzo di Digot ministro dei culti, i vescovi furnno invitali a ritorna- re nelle loro diocesi. Tulli gli atti del concilio allora restarono segreti, e avvi- luppali nella folta nebbia del mistero. Ta- le fu la Une di questo memorabile avve- nimento, né j)iìi parlossi di concilio, né di pretensioni d'istituzioni. Vedasi Pio VII , e le belle HJemorie di Picot. IVel settembre iH5o l'odierno arcive- scovo Sibour celebrò un concilio provin- ciale. La i.'^ adunanza generale fu te- nula a' I 7 per verificare i poteri, rego- lare l'ordine del concilio e nominare i teologi, inaugurandolo l'aicivescovo con allocuzione ( li porla la nell' Osservatore dì Roma i8jo,p. 711, in un a quella pro- nunziala per la chiusura alla presenza del nimzio apostolico di Parigi mg.'^ Raf- l'.iele Fornari eia cardinale, cioè a p. ^i^), nella quale ne indicò il fine e i principali lavori cui dovca occuparsi , come sulla restaurazione della Chiesa nei costumi e nella diseij)lina, onde rendere alla religione tutta la sua foi-za e nel tempo slesso lavorare alla restaurazione della società caduta in deplorabili verti- gini ; parlando eziandio del ristabilimen- to de' w'/?ouiti verso la metà del secolo XVI dal duca Ottavio: è provve- duto di specola, di teatri di llsica speri- mentale, di anatomia e di chimica coti laboratorio , di gabinetti di storia natu- rale, d'anatomia a secco ed in cera, di patologia, e di ampie sale; gli appartiene Torto botanico. Vengono di|)oi le scuo- le secondarie e le primarie, le quali ul- time distribuite in 5 quartieri della cit- tà. Per le zitelle della classe media sono scuole gratuite al collegio delle orsoline, per le indigenti quelle delle luigine. Vi sono scuole particolari, anco di sordo- muti, istituita dal sacerdote Antonio Gai- bazzi. 11 già celebre collegio di s. Cate- rina, fondato pei nobili nel 1601, da Ra- nuccio I, fu abolito nel i83i in un al col- legio Lalatla istituito dal prelato parmi- giano Antonio Lalalfa nel i5G3 ed a- perto nel 17) ): di questi due collegi se ne formò un solo nell' edilìzio del primo, col titolo di collegio ducale Maria Luigia, pei nobili e cittadini, continuando i be- nedettini nell'incarico dell'istruzione re- ligiosa e scientifica. 11 seminario vesco- vile allato del duomo, mantiene gratui- tamente due individui per disposizione del cardinal Caselli, e diversi studenti di teologia per suo pio legato. Si adopera all'educazione di nobili e civili fanciul- le il collegio di s. Orsola principiato nel 1582; le orsoline sono soggette imuìe- diatamcnte al principe regnante, e da esso parti per Roma Maria Antonia di Borbone, al modo detto a quell'artico- lo. Nel castello ducale è uno stabilimento di allif-vi niiliiari. Il conservatorio dele 2 1 B PAR Luigiiic per r istiuzionc delle f;inclulle, lo fondò Uosa Orzi, e la sede del luogo in slabdila nel 1798; quello di s. Vin- cenzo de Paoli dille f'iiuciiziiic, il sacer- dote Peroni per ricovero ed educazione delle fiinciulle, verso la metà del secolo passalo ; il conservatorio di Gesù I\Iaria dello delle Ghiseppint per povere don- zelle, si deve a Eugenio Visdoniini, mor- to nel 1622; l'ospizio Biondi o delle AJcirgìien'li/ie nel declinar di detto seco- lo loslalìili il can. Giovanni Biondi, pel ricovero di poveie figlie prossime a pe- licolare. In l'aiuia sono\i 7 conventi o monasteri, 4 di uoiuini compresi i n)i- iiori riformali di s. Pietro d'Alcantara, e 3 di donne, e iq confralernilc : nel già monastero di s. Paolo sono due slau- 2.6 con stupende pitture, una di Correg- gio, l'altra di Araldi o di Cristoforo Ca- sella dello il Temperello. Uno de' più splendidi ornamenti di Parma è la bi- blioteca ducale, collocata nell'edifizio della Pilolta, pregievole anche per am- piezza e dt'coraziom: venne fondala dai ducili Filippo e Ferdinando, per opera del celebre teatino p. Paciaudi, ed aper- ta nel 1760 alla presenza dell' impera- tore Giuseppe II. Vi esisteva la famosa galleria de'quadri, e il medaglierede'F'ar- iiesi die il re Cai lo III trasportò a IVa- poli. Nel 1768 la soppressione de'gesui- ti e quella degli altri conventi vi recò aumenti considerabili di scelle opere, in- «li nel i8i6 grandemente arricchita per l'acquistata libreria del dottissimo orieu- talisla de Rossi. 11 numero totale de' volu- mi della biblioteca si fa ascendere a circa go,ooo olire 60,000 stampe acquisiate da Maria Luigia. E' una delle bibliote- che che agli studenti olfre maggior latitu- dine di tempo. Il collegio de'leologi pos- siede licca biblioteca. Incontro alla pre- ziosa biblioteca ducale è l'accademia del- le belle arti, aperta nel 1702 sotto gli auspicii del duca Filippo, ove esisteva la biblioteca Farnesiana; confermata nel 1760, ne fu benemerito il duca Ferdi- PAR nando, indi beneficata da Maria Luigia; conta I 2 professori maestri, dirigendo le gallerie e le scuole il cav. Paolo Toschi incisore di fama eiu'opea. Primeggiano nella galleria, del Correggio il famigera- to s. Giiolamo, la Madonna della Sco- della, la Deposizione della croce, il mar- tirio di s. Placido e s. Flavia, 1' andala al Calvario, la Madonna della Scala; di Raffaele Sanzio , Gesù Cristo in gloria, e ve ne sono di Francesco e Girolamo IVlazzola, di Tiziano, di Van Dick, de'Ca • racci , del Guercino, ec. Tra le antiche sculture ricorderò le statue colossali di basalle egizio, rappresentanti Ercole, e Bacco con Fauno, rinvenute in Roma negli orli Farnesiani. Si passa quindi al- l'anfiteatro Farnese, edificato nel 1G18 da Ranuccio I, con disegno di A leciti, e prolungalo da Bentivoglio: può conte- iiei e circa ^,5oo persone, e lo descrisse- ro De Lama e Donali. Nell'archivio del- lo slato sono diverse pergamene del se- colo IX. Il ducale museo d'antichità ri- conosce fondatore il duca Filippo, che Jo provvide di bella collezione di meda- glie, aumentò di preziose suppellettili, indi accresciuto cogli scavi di Yeleia,con iscrizioni e bronzi dal duca Ferdinan- do. Maria Luigia l'ampliò e fornì d'ogni maniera d'antichità. Vi sono raccolte di vasi figulini, di vetri antichi colorali, di pitture a fresco, e gli oggetti d'oro tro- vali ne'fondamenli del teatro nuovo. Rac- colte particolari sono primieramente la stupenda e singolare de' punzoni e delle matrici da cui uscirono quegli eleganti e nitidi caratteri, che sono la gloria del principe de' moderni tipografi cav. Bo- doni: il solo Manuale del tipografo im- presso nel 1 8 1 8 può dirsi specchio che ne riverbera tutto il valore. Tale preziosa raccolta, che contiene da 26,000 punzo- ni, e 56,ooo matrici per caratteri di tante lingue e maniere, non disgiunta dall'opera impressa, si conserva presso V illusile vedova, di cui feci cenno nel voi. XLVII, p. 8f), la casa della (piale, P A R V A 11 2 1 9 cliegià filli) vera Arcadia pniinpiisc, con- Inrono il nome i ricovrati all'uscir dal- ticne anche pregievoli dipinti e oggetti l'ospizio: nel i8o7dall'ospedaledeIIa Mi- di Ideile arti. IMcrilano visitarsi lo studio sericordia fu trasferitone! monastero dei- dei lodalo cav. Toschi : il palazzo San- le francescane delle Grazie : vi trovano vitale pei disegni e ipiadri che lacchiude; ricetto i figli dell'uniana fragilità, gli ah- scelto gahinclto di classiche pitture del- I);ui(lonati egli orfani d'auiho i sessi. L'o- I antica scuola parmigiana possiedono i spizio delle orfine è collocato nell'ospe- marchesi Dalla Rosa Prati; in casa del dalc della Misericordia, per servire gl'in- colto Giuseppe Stuardi sono opere di va- feimi; rpiello delle Mendicanti principiò lenti pennelli antichi e moderni comin- nel i 5t)6 pei" ricovero de' fanciulli e lan- ciando da Cimabue, e gran parie dc'car- ciidle mendicanti, ora solo le seconde vi Ioni del divino Correggio ; ricco di opere si ammettono; ipiello delle Arti ricono- di celebri bulini e pennelli è Francesco sce l'oiigine nel iSo'ì dal sacerdote Fer- Callani ; altra interessante e scelta rac- dinando Oddi parmigiano, e venne sta- colta di pittuie trovasi presso il d/Giu- bilito nel convento del Carmine, riceven- seppe Rossi; il conte Filippo Linati ha dovisi i trovatelli, gli orfani poveri egli un prezioso ed esteso gabinetto di mi- abbandonali, indi si occupano ai mestie- nerali da lui formato; altra simile rac- ri : ivi nel iH.'.q fu incominciata la scuo- colta è quella del cav. Bonaventura Por- la di canto; l'ospizio della INhiteruità nel ta dal medesimo riunita ;altra colkzio- 1817, e nel monastero del b" cappuccine ne di mineralogia e conchigliologia la fc- vecchie, Io fondò INIaria Luigia per ri- ceil prof Giambattista Guidolti, iu gran parare le incinte clandestine, con iscuobi numero attinenti alla geologia di questi di ostetricia : i ricovrati in tulli gli ospi- ducati. Delle librerie particolari sono de- zii vestono abito particolare uniforme. Lu glie di special menzione quelle del ha- congregazione di s. Filippo Neri, detta rone Luigi Piolla, dell' ab. Michele Co- della Carità, istituita nel i5oo dal p.Frau- lombo e d i Domenico Olivieri: bella col- cesco Meda minore osservante, con regole lezione di botanica è posseduta da Lui- del p. Pietro Fabrogesuita,èsommatnen- gi Alinovi. te l)eiiemcrita de' poveri della città. Il Parma non è seconda a ninna città del monte della pietà per opera del b. Bcr- suo ordine, anche in liquardo a"!' isti- nardino da Feltre fu istituito dalcomu- ' OD tuli di pubblica beneficenza. L'ospedale ne nel 1488, e confermato da Innocenzo della ."Misericordia dà ricovero a' malati Vili. In Paima sono varie fabbriche e ci vdi e militari, separati convenientemen- manifatture, lanificii, setificii. Vuoisi da le: forse ebbe origine nel secolo XIII dal molti che AntonioZarottoparmigianosia cav. Rodolfo Tanzi, che vi aggiunse l'ai- statoli primo italiano che cominciasse a tre degli e-^posti; successivamente amplia- stampare, e il primo che fondò ima lipo- to e abbellito, massime dal duca Ferdi- grafia nel 1470 in Milano, dopo il quale nando con oratorio di s. Ilario, e può nel 1472 apri in Parma una tipografìa contenere 5oo infermi. Per mezzodì u- Andrea Porlilia, onde l'arte fece prngres- na galleria comunica coli' ospedale ceii- si pei Viotti e vi fu sublimata da Rodo- tralede'pazzi, istituito nell'anticoconven- ni. Troppo lunga leggenda riuscirebbe il lo de'minimi nel 181S da Maria Luiiiia. re"islraie il nome di tutti quelli che il- per lutti i dementì dello stato. Lo spe • lustrarono la patria, essendo Parma fé- dale degli incurabili venne fondato nel race di begl' ingegni anche oggid'i e di i33?, da Ugolino da IVeviano. L'osjii- un merito distinto, solo ne riporterò zio ilegli esposti fu istituito nel 1201 da alquanti che vi sortirono i natali o ne* detto Tanzi, onde per gran tempo ne por- lu"glii che formano il ducalo, avendone 220 PAR copiosamente fiallato il dotto e beneme- rito Ireneo Allò minore osservante, il/c- morie degli scrittori e letterati pnrinigia- ìli, Parma , stamperia reale 1789; An- gelo Pezza na, Me morie degli scrittori e letterati parmigiani raccolte dal p. Jfìl) e contiiiiiate , Parma iB'zG, tipografia Camerale. Inoltre dell'Aliò abbiamo: La zecca e moneta parmigiana illustrata, opera di annotazioni accresciuta, orna- ta coir intera x e rie delle medaglie de' du- chi e principi d' Italia, e data in luce da Guido Antonio Zanetti bolognese, Parma 1788. Se ne legge un sunto nel- V Effemeridi di Roma, 1789. 11 Zanetti fissa l'apertura della zecca in Parma nel 1-207 per la moneta di Filippo re d'Ita- lia, e tratta di quelle coniale per Ottone IV e Federico li in (em[)o di libertà, si- no a quelle di Giovanni XXll; del re di Boemia, degli Scaligeri, de' Visconti; delle monete uscite dalla zecca ne' pontificati di Giulio II, Leone X, Adriano VI, Cle- mente VII e Paolo HI; dei dncbi Far- nesi, in tutti 108 tipi di monete parmi- giane, e 6 I disegni di medaglie, da Paolo 111 in poi. II Muratori nella dissert. 27 di- ce clie probabilmente l'imperatore Cor- rado 11, cbe nel 1087 Tu in Parma, le accordasse il gius dell'oOicina monetaria, constando ciò dalla 1/ sua moneta, clic descrive con altre 5 posteriori. Lo stem- ma del comune di Parma porla una croce a7zurra in campo d'oro, sormonta- ta da una corona. Olire diversi fioriti in santità di vi- ta , in dignità ecclesiaslicbe e nella ve- scovile, pe'quali si può vedere il Garofa- lo, De Sancluario Parmensi, ed oltre l'an- tipapa Guiberto o Clemente IIF, dov'ivo- noi cardinali Gherardo Bianchi, Odoar- do Farnese, Ippolito Rossi , Francesco Maria Farnese , Lanfranco Margotti , Sforza P<7//,7V('c/V20celebre, Ranuccio Pai- lagnano, Francesco Antonio Sanvilale, Ignazio Nasalli: tutti hanno biografie. Fuiono prodi nelle armi Bartolomeo Ger- Biisoue, Ottone Terzi , Rolando Rossi , PAR Sagramoro, Venlui a, Roberto e Galeazzo Sanseverino, Dandaccio, Bonifazio e So- pramonte Lupi, Ugolotto,Biancardo. In giurisprudenza sono famosi Giacopo d'A- rena, Francesco Libaschi, Camillo Plau- zio Pezone, Uberto Bobbio, Alberto Ga- leotti, UgoHno Fontana, Bartolomeo Pra- ti, Battisi,) Aimi, Lelio Bocoli, Paolo Po- liti, Antonio Bertioli, Pier Luigi Politi , Giulio Cesare IMisiuacchi, Pietro Fainar- di. Vengono celebrali tra' medici e chi- rurghi , Ruggiero da Parma , Giovanni da Fusia, Piolaiido C.ipellulo, Giambat- tista Teodosio, Giacopo Scutellari, Pom- peo Sacco, Giuseppe Cervi, Marsilio Ven- turi , il famoso Buonafede Vitali detto l'Anonimo, Flaminio Torriggiani, Pietro Rubini, Pietro Antonio Gasparotti gran- de anatomico, Francesco Cecconi opera- tore chirurgico, Luigi Ambri, Giacomo Tomassini protomedico. Illustrarono l'a- stronomia e le matematiche Biagio Pe- lacani, Nicolò Zucchi gesuita scuopritore delle fascie di Giove e primo a concepir l'idea del telescopio di riflessione; An- gelo Capelli, Federico Sanvitali gesui- ta , SgMgiioni buon fisico e matemati- co. Tra' poeti sono a ricordarsi il ce- lebre Cassio Parmense, Pomponio To- relli, Prospero Manaia, Clemente Bon- di ed altri. Risplenderono nella sto- ria e per grande erudizione e nelle bel- le lettere , Francesco Carpesano, Fran- cesco dal Pozzo detto il Puteolano, Gia- copo Caviceo, Taddeo Ugoletto, Fran- cesco Maria Grapaldo, il benemerito cronista Angelo Ednari da Erba , Enea Vico celebre aicheologo e incisore, Car- lo Ferrante Gianfattori , Vittorio Siri scrittore del famoso Mercurio, Ranuccio Pico, il teologo Simone Cassola, i gesui- ti Benedetto e Francesco Palmia , Gia- como Marmitta, il p. Bordoni scrittore di morale, il celebre p. Benedetto Bac- cbini, Giacopo San vitale gesuita, il p. Ire- neo Affò storiografo patrio , il vescovo AdeodaloTurchi, Antonio Cerali, d. Pie- tro Zani. Il celebre viaggiatore Cornelio PAR IMagnijSmeralcloSmtMiiIili ingegnere, Le- lio Guidoni valenlissiino cliiinico, il ode- Ine botanico Diego Pascal. Scrittori tli co- se «nijitari furono Antonio Cornazzano, Garimberti e A lessandro Cavalca. In mu- sica d. P. Ponzio, Gianmaria Lanfranco, Angelo Capelli ricordalo, e Ferdinando Paer. Per donne di sommo ingigno e col- tura nelle lettere, Rodiana Alberini, Ar- gentina Pallavicino -Piangoni , Ottavia Ijiardi decantata anco per sovrumana bellezza, Barbara Torelli, l'intelice Bar- bara Sanseverini , Eleonora Sanvitali- Tiene che infiammò il cuore al cantore della Gerusalemme. Quanto alle belle arti, primeggiarono nella pittura Cristo- foro Caselli, Michelangelo Anselmi, Gi- rolamo Bedollo detto Mazzola, il pittor delle grazie Francesco Mazzola detto il Pannigiani'iio, G\am\ì:\lùs\.aTmù,\\ cav. Gio. Lanfranchi e altri m(jlfi, e tra'pit- tori di paesi e battaglie si distinsero Giu- lio Grimani , Francesco Monti , Pietro Rocchetti. JVella scultura in bronzo, in legnOjin marmo oin plastica, Andrea Spi- nelli, Paolo Sanquirico, Domenico Fon- tana, Ferdinando Baciocchi, Francesco da Grande da Gonzate, il celebre Gae- tano Gallani anche pittore , Giuseppe Sbravati singolarmente pei soggetti grot- teschi. Nell'architettura Benedetto Ante- lami, Bernardmo Zaccagni, Giambatti- sta Fornovo , Pas(piale e Gianfrancesco Testa, Antonio Brianli, Domenico Cos- setli. Nell'intaglio in rame Francesco Maz- zola, Enea Vico, il suddetto Lanfranco, Pietro Martini, Antonio Isnc, e nelle gem- ine e pietre dure, Donnino da Parma, i Marmitta, Antonio Dordoni ; nell'ori- lìceria \ernazzi, i da Gonzate , e l'ili- berto Bicocchi ; furono egregi coniatori di medaglie, Gianfrancesco da Parma , il da Gonzate, Lodovico I\Iarmilta,i lìon- zagni, \ ighi anche oiefìce, e noi lavori d'intaglio e tarsia, il Bianchino, l'asqua- le e Gianfrancesco Testa, Gio. e Giusep- pe Aristoteli. Per la descrizione e sloiia di Parma si possono leggcic: Bonaven- PAR 2 7,[ tura Angeli, La hislorìa della ciltà di Parma et la dcscritione del fiume Par'' ma, per Erasmo ^'iotlo, Parn)a i'>9i. P. Ireneo Allò, Sloriadella città di Par' nia,'ì\\ stamperia Carmignani i 792. Pao- lo Donali, Nuova descrizione della città di Panna, W\ i8'?.'f pel Paganino. Giu- seppe Certoluzzi, Nuovissima guida per osservare le pitture della ciltà di Par- ma, \\\ i83o tipografia ducale. Ilario Peschieii nel dialetto parmigiano compi- lò un Dizionario. L'origine di Parma è contrastata. Af- fò con altri la dice fondala dai romani, altri l'altribuiscunoai galli boi fpiando oc- cupavano nella valle del Po il tratto di paese che da loro si appellò Gallia Cis- alpina, e che cacciati dai romani pas- sasse sotto il dominio di questi, i (piali per certo vi dedussero una colonia di cittadini loro circa 187 anni avanti l'e- ra correlile, qualche anno dopo che il console M. Emilio Lepido ebbe costrut- ta la via Emilia. L'etimologia del nome si pretende derivi dalla sua (orma come di scudo, o dall'essere riputata scudo con- tro le galliche incursioni. Sino dai pri- mordi era in concetto di valorosa, onde il proconsole C. Claudio si serv'i con van- taggio di sue soldatesche nelle terribili guerre della Liguria. Cicerone poi gli as- segDÒ morale caratlere, nobile e onore- vole. Il ferace suo territoriocome ingom- bro di paludi fu risanalo dal console M. Emilio Scauro con guidar le acque al Po. Quindi fiorì l'agricoltura e le arti della mano e deirinlelletto, sicché Parma sul- lo la repubblica romana ebbeil nomcili licca e colla città, e videsi di nobili or- dini e di particolari distinzioni fregiala. Giulio Cesare preposto al governo della Gallia Togata, in cui Parma era com- presa, conferì a questa colonia il cogno- me di Giulia, al quale essa l'altro accop- piò di Augusta, (yiXanAo il di lui nipote Ottaviano la ristorò de' danni gravissi- mi patiti pe'soldati d'Antonio nel tem- pestoso tvium virato. La nuova legge di 9.2 2 PAR Cristo non pare che bandisse interamen- te fla'parmigiani il gentilesimo^ se non flopo Fanno 3^8 di nostra era. Entrato il secolo V anche Pai-ma soggiacque al- le stragi e spogli cui fu segno Italia nel- l'invasione dei^aibari. Dopo le oppres- sioni gotiche di Alarico e Radagasio, di Attila e suoi uiuii, d' Odoacre e suoi e- ruli, le fu dato riposar sotto l'ombra del regno di Teodorico ostrogoto nel 493, a cui Parma fu di assai cose debitiice, mas- sime per la salubrità della copia d'acqua cui la fece ricca. Spento il dominio goto dall'imperatore greco Giustiniano I per opera di Belisario e IVarsete, avendo oc- cupato anche Parma, la chiauiarono Cri- sopoli, cioè Città Aurea, venendo com- presa neW Esarcato con Piacenza, parte d'Italia governala pei greci ààWtsarca. Mal soddisfatto Narsete per dover tal governo rinunziare a Longino, persuase occupar l'Italia ad Alboino re de' /o«go- hardi nel 5G8. Nella divisione ch'essi fe- cero de' governi con duchi, ne dierono uno a Parma, e dopo io anni h\ ripri- stinato il regio governo. Cominciò in quel tempo la chiesa parmense a crescere di autorità; occupate Parma e Piacenza dai longobardi, l'esarca Romano del 090 le ricuperò e riunì all'esarcato. Per l'eresia degli Iconoclasti [V.) Y\hiì\\i\io%\ il duca- lo romano e l'esarcato, riconobbero ver- so il 780 per loro capo Papa s. Grego- rio II, sotto del quale incominciò il do- minio temporale della s. Sede. A Esarcato narrai, come venendo esso angustialo dal- le armi longobardiche e trovandosi ab- bandonato dai greci, si pose sotto la piotezione della s. Sede, anche io tem- po di Papa s. Zaccaria del 74'? ^ che occupando i longobardi la capitale del- l'esarcato Piavenna e minacciando il du- cato romano, il Pontefice Stefano II det- to HI nel 754 ottenne l'aiuto di Pipino re di Francia, il quale colle armi cacciò ì longobardi e restituì interamente l'e- sarcato e l'Emilia alla s. Sede, amplian- done il principale con altre donazioni di 1> A R città e terre, ciò che confermò Cai lo ÌVIa - gno e i successori, comprendendovi nel- l'esarcato Parma e Piacenza, che il IM ti- ratori pretenderebbe escludere per fare altrettanto con Reggio e Modena, dicen- dole appartenenti al regno d'Italia, pro- vando il contrario il ^icll0^l e l'autore citato delle Rap,ioìii, massime nella par. 8 : Alti di dominio esercitati dai romani Pontefici sopra le città di Parma e Pia- cenza neUenipi antecedenti al ponlijicato di Giulio II, facendo ivi il novero degli imperatori che riconobbero e conferma- rono alla chiesa romana il supremo do- minio su l'arma e Piacenza {f-'^.). Sosten- gono le ragioni della s. Sede, anche Fon- lanini, ed il Cenni, Monumenta do mina- tionis Pontificiae, si\>e codex Carolinus. In questi tenipi essendo le città go- vernale da conti elettivi, sembra che anco Parma avesse il suo, e se deve cre- dersi al Molossi, Carlo Magno nelT 877 ne die la signoria, o fece governatore o conte il ve.scovo Vidiboldo o Guibodo, donde fi derivare il principio della gran- dezza de' pai mensi prelati e della prati- ca loro d'intitolarsi conti; ma 1' Ughelli attribuisce ciò al vescovo Ugo, per con- cessione di Corrado II. Dal diploma di Lodovico 1 Pio, figlio di Carlo Magno, si apprende ch'egli confermò le restitu- zioni e donazioni alla s. Sede, in un alla provincia Emilia che costituiva 1' altra parte dell'esarcato, situata verso la Gal- Va Traspadana o paese di là del Po. Frattanto il sistema feudale si dilatò, e il territorio venne diviso fra piccoli conti rurali, e il parmigiano fu teatro più tar- di di lungo e funesto scisma. Nell'elezio- ne di Alessandro II, l' imperatore Enri- co IV fece eleggere nel 1061 antipapa Cadaloo vescovo di Parma, che prese il nome à' Onorio II (f^-), e nel 1 062 ten- ne in Parma un conciliabolo per la sua pretesa conferma, di cui tratta Mansi, Sappi, ai concila, t. i , p. i 867. Pare che in questi tempi vi fosse ur.a rappresen- tanza popolare, che i conti avessero usui- P A R p.itoìi potere lemporale ai vescovi, e che (|uesli si oonlenlasserc) il'iu vestire i iiìtie- strati municipali. Poco dopo l'eslinzione di dello scisma, allio lurbò la pace del- la Chiesa, poiché Enrico lY fece elegge- re contro s. Gregorio VII nel ro84, l'ar- civescovo di Pia*lenna Giidjerto Correg- gia (della cui potente famiglia feci paro- la nel voi. XLV, p. 9.86 ), che asstmse il nome di Clemente IH [F). A s. Gre- gorio VII la gran contessa Matilde (F.) fece donazione per la chiesa romana dei suoi vasti dominii , fra' quali Parma e Piacenza, come prova anche l'autore del- le Ragioni , par. 7, p. i53, ciò che rati- ficò a Pasquale 11: questo amplissimo patrimonio fu spesso contrastato dagli imperatori colla prepotenza delle armi, col pietesto di essere alcuni feudi impe- riali^ come fece Enrico V appena mor- ta la contessa, occupando Parma e altri luoghi. Dopo il concilio di Guastalla, Pasquale II nel 1106 passò in Parma, consagrò la cattedrale a'26 settembre, e vi confermò ed eseguì il decreto in quel- lo fallo, separando le chiese dell'Emilia dalla metropoli di Ravenna, in pena del suo arcivescovo antipapa, sotlomellen- dole immediatamente alla sede apostoli- ca. Le acerbe inimicizie che bollivano tra'parmigiani e quelli di Borgo s. Don- nino, sfogaronsi nelle guerre del 1 108 e del I 148, terminando con l' incendio di quel luogo nel i 1 52 : altre guerre sos- tenne Parma, specialmente nel ii3i contro i piacentini collegati coi cremo- nesi, e ne usci vittoriosa. I parn)igiani si mostrarono afièzionati a Federico I, ma sostenendo e"Ii contro Alessandro 111 lo o scisma dell'antipapa Fitlore V, il popo- lo ad esempio delle altre città lombarde, tornò all'ubbidienza pontificia e scosso il giogo imperiale si eresse in repubbli- ca ; reggimento che Federico 1 dovè ri- conoscere nel li 83 nella pace di Co- stanza colla lega lombarda, riserhando- si l'investitura de'consoli. Nel 11 87 fu tenuto in Parma im coucilio contro le P A R lìZ violenze de' laici falle ad alcuni eccle- siastici, riportandone i canoni Reg. t. ■28 ; Liibbé t. io; Arduino t. 5. Nel me- desimo anno e nel novembre, Gregorio A'III onorò di sua presenza la città. Noa andò guari che es.sa fu divisa in sangui- nose fazioni, per le civili discordie delle possenti famiglie Rossi, Pallavicino, Cor- reggio e Sanvilali, tutte avide di dominar la patria. Successero micidiali guerre coi piacentini, pel possesso di Borgo s. Don- nino e pel castello di Bargone, avendo alleati i cremonesi, reggiani e modenesi. Innocenzo IH s'interpose come sovrano tra i parmigiani e piacentini, e scrisse a'primi quanto alle spese per la custodia della città e dei castelli, aver comanda- to, che secondo il solito si provvedesse dall'erario papale. Scrisse puie a'vesco- vi dell'Emilia, come a sudditi anche nel temporale della Chiesa, per ricuperare alla sede apostolica le città usurpale : ri- cuperò il castello di Montebello, otten- ne dall'imperatore Filippo la restituzio- ne di parte de'beni di Matilde, investen- do di alcune sue terre Salinguerra To- relli. A oche Federico li riconobbe gli sla- ti o patrimonio della gran contessa ap- partenere alla Chiesa ; ne comandò la re- stituzione , ma poi l'invase e ingiusta- mente ti concesse ad altri. Parma soccor- se nel I 228 il ghibellino Federico II, con milizie che pugnarono vittoriosamente contro i gnelfi bolognesi ; però nel 1 243 divenuto Papa Innocenzo IV, già cano- nico parmense, il legato Gregorio di Mon- telongo con l'aiuto de'fuorusciti ricupe- rò Parma : i Sanvilali ed i Rossi parenti del Papa, uniti ai Corrcggesi, ai Lupi e ad altri fuorusciti guelfi, si ribellarono a Federico II, e combattendo valorosa- mente, entrali in Parma nel i 247 ne cac- ciarono il partito ghibellino. Pieno di sdegno l'imperatore con poderoso eser- cito la cinse d'assedio, costruendo per isvernare una piccola città che chiamò Vittoria, per quella che sperava riporta- re, coniniclteudo uefaude crudeltà per at- 2^4 PAR PAR lenire gli assediali. Questi piofilliindo sotto il soviano dominio della s. Sede, liei I 24<^ ch'era andato a caccia, soccor- mosse gran persecuzione a Gianfjnirico e si dal cardinal L'baltluii assalirono fu- riuscì a coujmovere il popolo contro di riosamenle i Irincieramenli, vi portare- lui. Intanto Piacenza era ritornata sotto no la strage, ed arsero Vittoria che Fé- il pieno dominio e governo della s. Se- derico li avea destinato sostituire a Par- de, unendo al diretto dominio ancoia ma dopo averla atterrata; rientiantlo in l'utde, regnando in Avignone Giovanni città con preziose spoglie e l'imperiai XXII; laonde questo Papa nel i322 diadema , avendo tolto ai cremonesi il scrisse ai parmigiani ed ai Correggi e- carroccio. Costretto alla ritirata, Fede- sortandoli a seguir l'esempio de' piacen- rico li con vergogna passò in Puglia; ma lini. In pari tempo il legato cardinal Pog- i cremonesi suoi allenti nel 1^49 hatte- getto, tratto Rolando dalla parte guelfa, rono le soldatesche pairaigiaue e prese- la città di Parma per opera de' fratelli IO Rrescello. Per quanto Innocenzo IV Rossi si costituì sotto lo speciale gover- si alhilicò per liberare Paima, insieme 110 papale, ed unendo alla sovrana anche al nipote Alberto Fieschi, compensò que- la signoria subalterna, interamente cui sii con investirlo del feudo di Val di C(jntado e territorio si sottomise al Pon- Taro, castello del territorio piacentino e telice, il quale scrisse elogi ai fratelli Ros- sotto il dominio di Piacenza. Quanto al si e al vescovo Ugolino, rallegrandosi pel diadema, dicesi che i parmigiani poi lo ceduto governo al legato, ed al comune donassero ad Enrico VII, mentre asse- della città lodandolo perchè si fosse te- diava Brescia. lalmenle soggettata al particolare e im- II rimanente del secolo XIII si passò mediato governo della sede apostolica. in zulfe e paci effimere tra le fazioni; nel Rolando fu fatto generale della Chiesa, 12GS fu depresso l'inquieto U bei lo Pai- cullo stipendio di qoo fiorini d'oro, e la lavicino e ricuperato Borgo s. Donnino, città consegnò al legato, che andava ad L'anno i3o3 si può dir I esliemo della assediar IMilano, 100 cavalieri, e quelli repubblica parmense, poiché dipoi la cit- di Borgo s. Donnino parimenti si die- ta obbedì quasi continuamente ad un lono alla Chiesa. Nel 1824 il popolo e padrone 0 suo o straniero. In un mo- comunità di Parma portò le suesuppli- mentodi esaltazione s'impose il popolo il che a Giovanni XXII, come a proprio giogo di Guiberto da Correggio, elevau- sovrano, pregandolo a voler concedere dolo alla signoiia : egli espulse da Par- alla fiimiglia Lupi alcuni feudi confisca- ma i Rossi e i Lupi, tolse Reggio agli li dalla Chiesa a Manfredinoe Tomma- Estensi, Brescello ai cremonesi e assog- so Pallavicino, in compenso de'tanti dan- gettò Guastalla. Cresciuto in possanza ni solferti, e di fatto il Papa ne l'investì, anco per niarilaggi, indarno si congiurò onde la famiglia nel 1 828 ne pagò il cen- conlro di lui, finché nel 1 3o8 riuscì cac- so imposto, oltre quello d'un fiorino d'o- ciarlo ai fuorusciti, indi riammesso nel 10 annuo che pagava per Soragna e al- i3oQ. La peste nel i3i6 gravi danni lii feudi, come vassalli della sede apo- recò, e nella lotta tra Roberto re di Na- sto'ica. Qualche anno dopo un Bonifacio poli capo de' guelfi, e l'impeiatore En- Lu[)i marchese di Soragna e cavaliere, rico VII, Guiberto abbracciò il partito fondò generosamente in Firenze il cele- del primo. Abusando perciò del potere, bre ospedale del suo nome, e fu capita- i nemici di questo, Rolando Rossi e Gian- 110 generale de' fiorentini nella guerra quirico Sanvitali, nella sua assenza espul- di Pisa e poi dei veneziani, sepolto nel- sero i Correggeschi e loro partigiani. Ro- la cappella di s. Giacomo da lui eretta landò che voleva doaiinar solo a nome e in s. Antonio in Padova. Ne'primi d a- PAR goslo i3'28 Rolnndo colla sua fiizionc lilxillò Parma alla signoria snbaltcnia della Cliicsa, e col pi clcslo ch'erano op- pressi dagli oflìciali del legalo, li espul- selo. Nel seguente maggio il cardinale dichiarò generale il San vitale e con quel- li di Correggio e l'esercito pontificio fe- ce assediar J*arma, la (jualc per accor- do tornò all'ubbidienza della Chiesa. Il legato vi pose i rettori e gli olllciali con poca gente, donde n'avvenne che nel me- desimo anno tornò a ribellarsi e cadde in potere de'fratelli Rossi, perchè il le- gato dubitando di Rolando lo avea im- prigionato. Temendo poscia i Rossi di potere ritenere la città contro le forze del cardinale, persuasero il popolo a dar- si a Lodovico il Davaro, che vi mandò sua gente e poi la visitò: restituitosi in Germania , nel i33o nominò IMarsilio de Rossi vicario generale dell impero in tutta la Lombardia. Indi a poco passato in Italia Giovanni re di Roemia, lìglio del suddetto Enrico VII, i Rossi gli ri- luiiiziarono il vicariato e ogni ragione di dominio. I Correggesi covavano intan- to il diseguo di dar Parma ad Alberto e Martino della Scala e 1' effettuarono nel r 5 giugno i 335. Gli Scaligeri per sta- biliisi nel dominio procurarono averne il vicariato da Papa Renedetto XII, in- sieme ad alcune città dell'impero, il qua- le essendo vacante ne spellava il gover- no al Pontefice, come capo supremo del- la cristiana lepubblica. All' ambasceria che nel i33g spedirono in Avignone, Eencdello XII dopo alcuni mesi condi- scese per le necessità di Lombardia, a concedere per io anni o piìi a benepla- cito della s. Sede, il vicarialo di Parma, Verona e V iccnza con l'annuo canone di 5, ODO fiorini d'oro, e il peso di mante- nere per tre mesi ogni anno 200 caval- li e 3uo pedoni, per ricuperare e conser- vare i beni e le ragioni della Chiesa: con altri palli Renedetto XII concesse Pia- cenza in vicariato ai Visconti di Mdano, ed infeudò Azzo di Correggio del IMon- \0L. LI. P A R 225 te Castiignano nel territorio parmen- se. I canoni finono fedelmente pagati ai successori di Renedetto XII e sino al I 372. Gli Scaligeri per gratitudine verso la s. Sede, le donarono alcune terre, le quali il Papa lasciò loro in feudo col censo annuo d'una marca d'oro da pa- garsi alla chiesa romana. Sotto gli Scali- geri governarono i Correggesi, che nel 1341 perfidamente pattuirono ili conse- gnare Parma a Luchino Visconti, il qua- le dopo 4a"»i l'avrebbe loro lasciata; ma Azzo Correggio segretamente vendè la città a Obizzo d'Este signore di Fer- rara e IModena, che subito l'occupò. Ve- dendo Obizzo, per la sollevazione del I 345, che non poteva conservarla, la ven- dè al Visconti, cui fu consegnata a' 23 settembre 1 346. Luchino fece man bas- sa sui grandi, privandoli de' feudi e ca- stelli, e nella signoria parmense gli suc- cessero il fratello e i nipoti: oltre le stra- gi delle fazioni, nel i36i pali Parma quella della peste. L'imperatore Carlo IV avendo inte- so che i piacentini ed i parmigiani eran- si sottiatti alla tirannica obbedienza dei Visconti, rimise i piacentini ed i parmi- giani all'arbitrio della romana chiesa, che nel 1372 ricuperò 1' utile dominio di Piacenza e Parma, quali poi Grego- rio XI restitu") loro verso il 1376 per soverchia bontà. Allorquando Gregorio XI ricuperò Piacenza, nominò gli uffi- ciali, ed esercitò vari atti di sovranità, rs'el I 385 i parmigiani passarono nel do- minio di Giangaleazzo Visconti e poi di Gio. Maria, sotto il quale il prode capi- tano Ottone Terzi si i^ice. llianno della patria, sulle rovine de' Correggi, e cac- ciando nel i^o\ Pietro Rossi che l'avea aiutato. Menile guerreggiava col duca di Milano, venne ucciso da Sforza At- tendolo d'ordine di Nicolò d' Este, che fu acclamalo signore; questi fece utili provvedimenti e ristorò l'università. Pel lungo scisma d'occidente, avvenuto nel i3'-S, non poterono i Popi ricuperare il i5 226 PAU tolto: Giovanili XX IH nel i4 12 o i^iS si portò n Parma e poi a Piacenza, ri- conol)l)c i tliiilti e le ragioni della sede apostolica ed esercitò atti sovrani, co- me, per non dire di nllri,la rinnovazio- ne d'investitura ai l'^iesclii dei borgo di Val di Taro nel piacentino, con l'annuo censo d'uno sparviero in segno di vassal- laggio, e giuramento di fedeltà. Intanto il (loca di JMilano Filip[)o Maria riprese Parma nel 14^0, coadiuvato da llolan- do Pallavicino e da Guido Torelli ; nel i447 P^'" sua morte la città proclamò il reggimento libero, non volendo obbe- dire al successore Francesco Sforza. A- vendo a questi però aderito i Rossi e Pallavicino, fu Parma costretta a sotto- mettersi nel i449jCnel i468 venne de- solata dalla pestilenza. A questa succes- sero le stragi delle fazioni de' Correggi, Sanvitali e Pallavicino nella minorità del figlio di Francesco; i Fiossi furono ban- diti e ben accolli da Lodovico il Moro poi duca, sotto il quale nel 149"^ ebbe luogo sulle rive del Taro presso Fornuo- vo, la battaglia tra Carlo \ HI re di Fran- cia e i collegati italiani, che non gli po- terono impedire il ritorno nel regno. Po- scia Luigi XII re di Francia nel i49C) s'impadronì degli stali di Milano, per cui Papa Giulio II si pose in cima de' suoi pensieri ricuperare alla Chiesa il tolto e l'espulsione degli stranieri dall'Italia col- la famosa lega ile! i5 i 2,cnpilanando egli stesso le milizie collegale cogli svizzeri: ri- cuperò Parma e Piacenza alla s. Seìie, loro antica signora e sovrana, dalle mani dei francesi sotto cui erano passate, ag- giungendo agli altri di lei titoli il dirit- to di legittima guerra, i solenni trattati e cessioni. Giulio II n'entrò in possesso coll'approvazione di Massimiliano I im- peratore. Gran rumore si menò da alcu- ni scrittori contro tale occupazione, fa- cendosi anche uso delle calunnie, pie- tendendo negare l'antica sovranità del- la s. Sede su Parma e Piacenza : chi ama l'imparzialità e la giustizia, ne legga le PAR confutazioni appoggiate a documenti, nel Nicholi e nell'anonimo delle Udizioni, massime nelle parti 5." eS-^Morlotiiiilio II il 2 1 febbraio i 5i 3, Parma e Piacen- za furono occupale da Massimiliano Sfor- za duca di Milano. Se non che, eletto Papa Leone X nel mese seguente, ot- tenne quindi nello stesso anno a mezzo di Lorenzo C<7m^pg^g-/, poi cardinale, che le due città fossero restituite alla Chiesa, commettendo di riceverle sotto il domi- nio ecclesiastico al vescovo di Monte Fel- tro, e ricevette solenne ambasceria dei piacentini e parmigiani per giurargli fe- deltà. Leone X ordinò al legato di Bo- logna che le munisse di presidii, negò di concederle in investitura allo Sforza per forse investirne il proprio fratello Giu- liano de ]\iedici,cui però affidò il gover- no, per la custodia delle quali andò col- le milizie ecclesiastiche contro i francesi. IMontato sul trono di Francia Francesco I, subito rivolse i pensieri a Mi!ano,ap- provando al Papa il possesso di Parma e Piacenza. Ma il i3 settembre i5i5, avendo assicurato ai francesi il ducato di IMilano, le due città caddero ben pre- sto in potere del re. Il Papa fulminò le censure contro il re e ministri invasori, prefiggendo i5 giorni alla restituzione di Parma e Piacenza, altrimenti li dichia- rò incorsi nella scomunica , sottoponen- do le città del suo regno all' interdetto e assolvendo i sudditi dal giuramento di fedeltà. Tullavolta si venne a negozia- zioni , togliendo il Papa le guarnigioni da Parma e Piacenza, che furono resti- tuite al duca di Milano per poco tempo e riprese dai francesi. Nel i52i Leone X vedendo che Francesco I pioseguiva a dilazionare la restituzione delle due cit- tà, si collegò coH'imperatore Carlo V, e i loro eserciti restituirono il milanese a Francesco li Sforza ultimo duca, ricu- perando il pontifìcio Parma e Piacenza: Parma fu stretta d'assedio da Prospero Colonna capo delTesercito della lega, ma la città a' 27 settembre si die a Nicolò PAR Vileìli cnpili'.no del Pnpa, con gran fe- sta del popolo e acclamazioni a Lcoue X die poco dopo mon, avendo speso in cjucsta guerra un milione d'oro. In se- de vacante il sacio collegio vi oercilò la sovranilìi, non riuscendo il lonlalivo di Francesco I su Parma. L'elello Adiia- no VI e il successore Clemente VII, con pubbliche ambascerie de'parmigiani e pia- centini, riceveltcìo ilgiiiiamentodircdel- tà, il censo e l'omaggio dai diversi feu- datari, ilepulando governatori, confer- mando statuti, ed esercitandovi pacifica- mente lutti gli atti di sovranità e jjattendo monete, anzi si hanno varie monete di ginlii e di due giulii del cardinal Giovan- ni Salviati legatodi l\arma per Clemente VII. Questo Papa nel IJ27 assediato in Castel s. Angelo dagl' imperiali , die in pegno a Carlo V Parma e Piacenza per sicurezza delle promesse da lui fatte, in un a Castel s. Angelo, ed alle rocche di Ostia, Civitavecchia e Civita Castellana. Nel i5>.8 Parma tornò all'ubbidienza di Roma e poi Piacenza , governate dal legato Salviati. Neil' accordo e lega sot- toscritta il 29 giugno i52q da Cailo V e Clemente VII, il primo si obbligò a difendere e conservare alla Chiesa Parma e Piacenza. Nel I 534 divenne Papa Paolo II 1{V) Farnese, già vescovo di Parma; curando l'ingrandimento di suo figlio Pier Luigi, maritato a Girolama Orsini dc'conli di Pitigliano e di Nola, non potendogli ot- tenere da Carlo V il ducato di IMilanoo lo slato di Siena, benché avesse.il pri- mogenilo Ottavio sposato Margherita fi- glia naturale dell' imperatore , con No- vara per dote, l' investì di altri feudi e poscia invece di Nepi e Camerino, di Par- ma e Piacenza ( onde dai satirici si dis- se : bel cambio ! due gran sale per un ca- merino!), con bolla concistoriale del 26 agosto I 54'), In super eminenti, presso il \Mi\\s^,Sjnc\leE^. ec, t. 4,p. 14%; sotto- .-.critta da ^4 cardinali, e l'annuo censo o tributo alla s. Sede di ij,oo(j ducali d'oro PAR 2i7 in ricognizione del supremo dominio della Chiesa. Ne infeudò pure Ottavio figlio di Pier Luigi e suoi discendenti maschi, eres- se lo due città in ducato e confermò gli statuti di Parma : dipoi i duchi l'arnese solevano mandare iuRotna unambaseia- lore ad ogni nuovo Papa, per fare omag- gio e giurare fedeltà, quindi ve ne tene- vano altro residenziale. Di quanto riguar- da i Farnesi, i personaggi che fiorirono, i loro feudi e possessioni, e persino dell'ar- co trionfale cheeiigevanoi duchi di Par- ma e Piacenza in Roma presso gli orli Farnesiani nel possesso de' Papi, ne trat- to a Farnese famiglia; ed a'Ioro luoghi parlai dell'abboccamento teimto in Dus- setO) città del ducato di Parma nello stato Pallavicino, tra Paolo III e Carlo V. A questi increbbe grandemente l'in- feudazione di Parma e Piacenza, poiché tenea in animo di unirle al ducato di Mi- lano divenuto suo dominio,oude non vi prestò consenso, né chiamò mai Pier Lui- gi col titolo di duca di Parma e Piacen za, fatto anche gonfaloniere di s. Chiesa dal padre. 11 duca prese possesso a' 2 3 settembre con gradimento della plebe <\ dispiacere de'nobili, vedendosi eclissali nel potere; indi benché stabilì ottimi or- dini e formò di sua corte un'accademia, si concitò il malcontento generale per le gravezze imposte. Pel rancore che nutri- vano contro di lui Carlo V e il suo ge- nerale Ferdinando o Ferrante Gonzaga governatore di Milano, protessero in se- greto la congiura di nubili che nel i547 assassinò a' 10 settembre il duca di Pia- cenza , pugnalato dal conte Gio. Fian- Cesco Anguissola. I cittadini gridarono: la Chiesa, la Chiesa, ed il magistrato nel darne parte al Papa si dichiarò inno- cente e restare nella divozione della ro- mana chiesa sua sovrana. Si ha del p. Affò, Vita di Pier Luigi Farnese i.'' du- ca di Parma e Piacenza, Milano 1821. Subito gì' imperiali occuparono Piacen- za, e Fei laute ne prese possesso per Car- lo V, Jislcndendu le sue gculi nel terri-' 228 P A Pc torio parmigiano. In Perugia seppe Pao- lo III la liagedia e ne fu dolenlissirno , come tlclia pcnlil;» tli Piaceiizn, menile Panna fu con'^eivala aili Cliiesa ilal con- te .Sforma di Santa Fiore. Si condolse col- ]'ini]>eraloie dell'uccisione di Pier Luigi edeiroceu[)azione di Piacenza, cCarlo V ne affètto iri.stezza, dichiarò ritenere la città a titolo di d(,-posilOj ma solo suo figlio Filippo II re di Spagna la restituì alias. Sede,secondo il leslanu'iilo paterno econ- venzione di Gant,dopo die l'imperatore avea offerto 4ojOOO ducali d'entrala o lo stalo di Siena, in cambio di Piacenza ; anzi il medesimo si olfiì poi di essere feudatario della Chiesa per Parma e Pia- cenza e di ricompensare Ottavio suo ge- nero. Furono i ministri che impediro- no a Carlo V effettuare la restituzione di Piacenza, e rappresentando a Paolo 111 essere Parma sola inutile alla Chie- sa, reputando le due città di maggior si- curtà per lo stato milanese, gli oIlVi al- tre signorie che rendessero 12,000 dop- pie di più di esse o il ducatodi Calabria. Al duca Ottavio fu consegnata Parma con presidio pontificio; temendo il Papa clic l'imperatore se ne impadronisse, ri- cliiamò il nipote e riunì aidominii della Chiesa Parma ePiacenza, affidando lacu- stodia della prima a Camillo Orsini ge- nerale della medesima. In vece Ottavio fuggito da Pioma, tentò d'impadronir- sene, quindi intavolò trattative coll'impe- jatoie; udite Paolo ili tali cose, fu colto da tanto rammarico, che ne morì a' io novembre i54q. U cardinal Alessandro fratello d'Ottavio ottenne dal sacro col- legio una lettera, in cui si ordinava al go- vernatore Orsini di consegnar la città al duca, secondo l'ordine dato da Paolo III agonizzante, ma egli si rifiutò temendo che non fosse in buoni sentimenti, volendola jestituire al Papa futuro, ricusando pure dagl'imperiali l'offerta di 3o,ooo scudi, se loro l'abbandonava. Nondimeno i car- dinali giurarono che chiunque fosse elet- to dovesse dar Parma ai duca, come fc- PA Pt ce Giulio III, creato a'7 febbraio l 'l'Iio, colla condizione di non ammettervi pre- sidio di princi|ii stranieri, e perchè po- tesse difendersi dagl'imperiali gli assegnò 2,000 scudi al mese. Essendo il territo- rio sempre occupato dagl'imperiali, Ot- tavio non potendo ottenere aiuti da Pio- ma per ricuperarlo, poiché essa non vole- va romperla con Carlo V cui avea doman- dato Piacenza, si posesotlo la protezione di Enrico li re di Francia suocero di suo fratello naturale Orazio: non rimoven- dolo le censure pontificie e le minacoie imperiali, fece fortificare dai francesi la città. Il re mandò un esercito in Italia e il Papa si collegò con Carlo V, il quale gli die 200,000 scudi per pagar le mili- zie da spedirsi contro Ottavio, e Difgo IMcndozza per espugnar Parma e resti- tuirla alla Chiesa. Per tanto Gìidio III dichiarò Ferrante capitano generale del- l'esercitoecciesiastico, che inviòcollo sten- dardo della Chiesa, sotto la condotta del proprio nipote Gio. Battista del Monte e Alessandro Vitelli; nominò il cardi- nal Medici poi Pio IV (che ne era slato governatore di Paolo III) legalo a tal ricupera; ed affidò al Mendozza Ih s[>e- dizione contro Castro [^.), altro feu- do de'Farnese, tenuto da Orazio fumen- talore della ribellione del fialeilo, che fu conquistato dalle milìzie papali e im- periali : in tale articolo e in altri riguar- datili il^'arnese, riportai altre notizie, per- ciò anche relative a Parma e Piacenza , onde sarebbe superfluo ripeterle. Nel i55i non mancò Enrico lì di far pre- sentare alla s. Sede il solito censo nel gior- no di s. Pietro a nome del duca, ma fu rifiutalo. Nel 1 552 ebbe luogo la pace e Ottavio restò in tranquillo possesso del- lo stalo di Parma, pagando alla camera apostolica i censi decorsi. Finalmente nel i556 fu restituita alla Chiesa Piacenza, con patto che il duca vi tenesse presidio spaglinolo, per istaccare Ottavio dal par- tito di Fi ancia. Paolo IV si servì per ta- le restituzione del nunzio Correggio poi P A R caiJin.Tle, premiato dal tinca coi caslelli ili iM(Hlesan()eCorregi;;io ; tiian8 il duca rivolse le sue cure ai sudditi, meiitandosi il nome di Licurgo parmense. Nel i )8o scampò la Congiura del conte Claudio Laudi, fie- ro nemico per l'occupazione di Coigota- io ; indi circa il i585 pei sommi meriti del valoroso figlio Alessandro , che nei Paesi Bassi sosteneva la guerra per la Spagna , ottenne die il castello di Pia- cenza fos.se evacuato dagli spagnuoli. Nel 1 58G a' 18 settembre morì Ot- tavio, lodato anche per splendidezza e ge- nerosilà coi letterati, e gli successe Ales- sandro nato da Margherita, la quale a- vea governalo le Fiandre dal « 5 Tf) al 1 5(J8 : il di lui liglio Ranuccio I prese pos- sesso dello stato in suo nome. Alessan- dro per le sue gesta fu chiamalo ilgr^i- de, combattè i turchi, domò i belgi che goveinò, e ([Ual capo della celebre lega guerreggiò contro Enrico IV redi Fran- cia; morendo a' 2 dicembre i Tq-z in Ar- ras, le spoglie furono trasportate nel- la chiesa della Sleccala. De' suoi fune- rali ceiebi'ati in Roma, parlai nel voi. XXVIII, p. ()0. Ebbe in moglie Maria di Portogallo, figlia di Odoardo fialel- lo del re Giovaimi III, e perciò fu uno de'preteiidenli alla corona di quel regno. Ranuccio I giurò fedellà alla s. Sede e spo- sò Margherita Aldobrandini nipote di Clemente Vili, col quale insorse quella rottura che narrai ne'vol. V, p. 249, e XIV, p. 49; •n*^"l'"e "1:1 XV, p. ?.oi dis- si com'era sialo dannalo a morie da Si- sto V. Fu dedito, come lutti i Farnese, alle pompe e a proteggere i buoni studi; itbbelh Parma, aumentò i suoi feudi per PAR 229 quelli confiscati ai congiurati del iGi i e severamente puniti, fu jdfabile coi po- polani e superstizioso, ftloiì a') marzo i()22 e gli successe il secondogenito O- doardo, perchè il primo Alessandro era sordomuto, governando nella minorità la madre e lo zio cardinal Odoardo. Per le nozze con Margherita de IMedici fi- glia di Cosimo II, Parma fu decorala in varie parli. Funestarono la pace , oltre la peste, la guerra per la successione di Mantova, che seguendo Francia, auda- cemente si alleò contro l'imperatore e la Spagna, ad onta dei consigli e moiiitorii di Urbano Vili, che temeva pegli stati di Parma e Piacenza : fomentato dal fa- vorito ministro Giacomo Gaufridi pro- venzale, per sostenerla impose gabelle e- normi, e creando in Pioma alcuni monti ipotecò le rendite del ducato di Castro, onde isudtliti provarono esorbitanti gra- vezze e diversi luoghi furono occupati daineuiici. L'arabascialoredi Spagna sli- molò il Papa a dichiarare Odoardo de- caduto dal fcudodel ducalo, e d'investir' ne il ni[)ote Taildeo Barberini; e perla delta alleanza colla Francia, il medesi- mo ambasciatore con quello dell'impe- ratore aveano supplicato Urbano Vili di punire Odoardo come suo vassallo. Assediato il duca in Piacenza, per l'in- tervento del l'apa e del cognato Ferdi- nando li nel 1G37 fu segnata la pace, però rinunziando Novara, la cui contea avea ricevuto nel 1 538 Pier Luigi pel figlio. Intanto i Barberini nipoti di Ur- bano Vili aspirando agli stali di Castro e /xoiiciglion<',(.]a prima suscitarono i cre- ditori, indi per diversi motivi si passò ad aperta rottura e guerra : Castro fu occu- palo, il duca scomunicato , e le milizie papali marciarono ancora per recarsi nel parmigiano. Pei essersi collegalo Odoar- docon alili principi italiani, Urbano Vili h) dichiarò reo di fellonia, con confisca lo privò dei feudi, sottopose i di lui stati all' interdetto , chiamandolo negli alti : olini dnx Parmac et Placcntiae, Il duca 23o r A R inviò un escicilo ad Acquaoeiult;iil<; i- già in Roma si Irt'pidavn, ([nandù tu di>- lolto con accorti negoziali, e la buna sca disperse la spetlizione clic per tnarc inviava a Castro; finché nei 1644 per l'interposizione di molti principi, massi- me del redi Francia, colla pace Fu rein- tegrato qnal vassallo della Chiesa de' suoi possedimenti e assolto dalle censore, re- stituendo egli l'ondenoeStellata nel fer- rarese che avea occupato. Tutto si narra a Castro, a Milizie, a Mura di Roma ed in altri relativi articoli. 7/2«0(r/i3o ^Vcon- Jermò a Odoardo il gonfalonierato della Chiesa : il duca mori agli i 1 settembre 1646, d'anni 3^, avido di rinomanza , precipitoso nel risolvere, di svegliato in- g'fgno, facondo, mordace e magnanimo. Gli successe il (ìglio Ranuccio II ancor giovinetto, per cui fu diretto dalla ma- dre e dallo zio cardinal Francesco Ma- ria. I creditori montisti ben presto lo mo- lestarono, ciò che indispose Innocenzo X che riguardava i Farnese quali vassalli ribelli, provocato dal cardinal Panciroli e dalla cognata d. Olimpia; l'irritazione arrivò al colmo per l'uccisione del ve- scovo di Castro, la qnal città fu d'ordi- ne del Papa ridotta lin mucchio di pie- Ire. Ranuccio II spedì nel bolognese un corpo di raccogliticci, che essendo disfat- to presso s. Pietro in Casale dai papa- lini, fece decapitale il generale Gaofridi, divenuto segnodell'odio pubblico, anche j)cr le sue anteriori azioni ; quindi per soddisfare i debili , il duca fu costretto cedere lo stato di Castro e Ronciglione, poi incamerati da Alessandro VII (che ac- cordò al duca il titolo di altezza, Vedi) «e'dominii della s. Sede. Anchequeslo ar- gomento lo trattai a Castro, Farnese ed altrove. Abbiamo, Notizie storiche della casa Farnese, della fa città di Castro, del suo ducato e delle terre e luoghi che lo componevano, con l'aggiunta dei due paesi Latera e Farnese , raccolte e di- sposte dal p. Flaminio Maria Annibali da Latcra^iin. oss., Montefìascouc 1817. PAR Raniiccio II vide i suoi stali aggrava- li dai frequenti passaggi delie truppestra nieie (per cui Innocenzo XII ne lece re- clami all' imperatore) e niorVagli 11 di- cembre i()()4, assai pingue, imperfezione che dall'Aldobrandini era divenuta ere- ditaria in famiglia. Tenne corte splendi- dissima, protesse gli studiosi, innalzò son- tuosi edilìzi ; fu pio e giusto, ed ampliò \i) stato coi feudi di Bardi e Compiano. Ebbe in mogli Margherita di Savoia , Isabella di Modena e Maria d'Este sua cognata : da questa nacquero Francesco Maria e Antonio che gli successero; e da Isabella, Odoardo che morì lasciandola figlia Elisabetta superstite de' Farnese, nata da Dorotea Soda di Neoburgo. Fran- cesco seguì la neutralità adottala dal pa- dre, pure dovè contribuire 36,ooo dop- pie acciò tedeschi e francesi sgombrasse- ro l' Italia, onde tra le imposizioni che ordinò ai sudditi, fuwi quella curiosa di una doppia per ogni cullìa o parrucca. Acquistò per sé e suoi eredi il granmae- strato dell' ordine Costantiniano. Nel I 700 per morte di Cartoli re di Spagna si accese per la successione guerra acca- nita, e ricusò presidio in Parma nel 1702, non potendo permetterlo senza licenza di Clemente XI, di cui alzò la bandie- ra ; tuttavia i tedeschi occuparono alcu- ni luoghi pretesi feudi imperiali. Il Pa- pa scomunicò i ministri imperiali per ie contribuzioni levate ne'ducati di Parma e Piacenza, e Giuseppe I fece occupar Cb- inacchio preteso feudo imperiale, ed e- guali pretensioni affacciò pei due duca- ti. Al suo successore Carlo VI il duca implorò il diritto precario sul marche- sato di Soragna, ch'era del supremo do- minio della sede apostolica, per cui Cle- mente XI lo rimproverò, vietandogli di ricorrere a ninno sui dominii di Parma e Piacenza, tranne il Papa supremo si- gnore di essi; quindi Cleìuente XI s'inter- posenella controversia insorta tra la men- sa vescovile di Parma e il duca, pel feu- do Cornelio. Intanto nel i 7 i4 Elisabet- PAR la Farnese nipote ilei tinca, in seconde nozze sposò Filippo V re di Spagna, per nuuieggio principalmente del curili rial Al- beioni piacentino, onde fu pubblicatoli Ragguaglio ch'Ile nozze della maestà ili Filippo V e di Elisabetta Farnese, ce- lebrate ili Parma nel 1'/ i^. Conseguen- za della guerra lU anche il trattato di Londra ile'2 agosto 17 18, tra l'impero, la Francia, la Spagna e l'Olanda, in cui si arrogarono il diritto di dichiarare su questi ducati e la Toscana, che sarebbe- ro riguardati feudi maschili dell'impe- ro , indi la successione fosse devoluta a d. Carlo Borbone infante di Spagna e primogenito di Elisabetta o agli altri fi- gli e discendenti di Elisabetta, senza con- sultare le persone che li possedevano e pei primi la s. Sede, con sorpresa di tutta l'Europa ; ciò non pertanto i negoziati di Cambiay del 9 dicembre l'j'i'i, e di Vienna del 3o aprile l'-aS, approvaro- no e sanzionarono il decretato. Per n)an- canza di discendenza maschile nella casa Farnese, su Parma e Piacenza come feu- di devoluti alla Chiesa, Innocenzo XIII formalmente protestò a Cambray, con l'imperatore e i principi di Germania , anche per l'annuo tributo di i),ooo scu- di d'oro che da circa due secoli ne ritrae- va la s. Sede : questi giusti lamenti e lega- li dichiarazioni non furono attesi, per- chè mancava la forza materiale per spal- leggiarli, ed in dicenìbre Cailo VI spetri rmveslilura in favore di d. Carlo 1 Bor- bone. A'26 febbraio 1727 mancò di vita senza prole il duca Francesco, dopo aver sposato la vedova del fratello Odoardo, Dorolea Sofia di Neoburgo ; tu probo, e- coiiomo, mecenate degli eruditijde'sag- gi ed onesti di cui si circondò. Gli suc- cesse il fratello Antonio che sposò Enri- thelta diJModena ; Benedetto XllI vole- va che prendesse rinvestitina dalla Chie- sa, e r imperatore Carlo VI pretendeva che la ricevesse dall' imj)cro, ma egli a niuiio la domandò, e mori per uno stra- vizzo di gola a'20 gennaio 1731 : lasciò PAR .'3. erede la prole nascitura, supponendo la duchessa incinta, ed in mancanza il pro- nipote d. Carlo I in conformità de' trat- tati. Con lui si spense la Farnesiana di- nastia, che con otto duchi avea regnato più di i85 anni. Clemente XII intimò subito alla du- chessa ca'ntinistri che rendessero il dovu- to vassallaggio alias. Sede, depulòlogatort laure dì Parma e Piacenza quello di Bolo- gna cardinal Spinola per prenderne il pos- sesso naturale,e commissario apostolico il prelato Giacomo Oddi ; ma a'23 gennaio con armala mano, ne prese possesso il con- te Stani[>a plenipotenziario imperiale a nome di d. Carlo I sotto la protezione del- l'impero , senza curarsi degli stendardi pontificii inalberali a Parma, e delle pro- teste de'minislridi Clemente XII, il quale senza elTelto energicamente scrisse alle corti di Vienna e Madrid, nominando pre- sidente della reggenza il vescovo di Par- ma. L'imperatore si scusò col Papa, rico- nobbe l'ingiustizia del trattato di Londra, ed assicurolloche la s. Sede avrebbe conti- nualo a dare l'investitura e ad esigere il solilo censo. Quindi il eonte can. B.ingliie- r;ì hubdeiegalo del cardinal legato, mi- nacciò la scomunica allo Stampa e sua truppa, prese formale possesso de'ducati e fece affiggere pubblicamente la bolla : Cani bo. me. Anloniua Farnesius^àc''?.o giugno 1731, Bull. Rovi. t. I 3, p. 187, di Clemente XII , nella quale a tenore delle bolle d' investitura di Paolo IH e contro le alienazioni di s. Pio V, dichia- rò vacanti i ducati di Parma e Piacenza e devoluti alla s. Sede nel caso che la du- chessa non partorisse un maschio. Nella speranza di questo, il conte Porta mini- stro in Roma della duchessa, nella vigi- lia di s. Pietro pagò il consueto annuo tributo di 9,000 scudi d'oro , in segno del diretto dominio e sovranità della s. Se- lle sui ducati. Da ambo le parti si con- tinuò a protestare, finché passato il nono mesi: della credula pregnanza di Eiiii- ehetla, si riconobbe con tulle lo foiine 23a PAR non SLissisIcre. Il conte SUimpa a',>.f) di- cembre a/lklò la reggenza dt:'li occuparono io nome della Farnese. Nel quale anno divenuto imperatore Francesco I marito di Ma- ria Teresa, nel i 74(3 i tedeschi lipresero Parma, e dopo assedio sanguinoso a' io agosto anche Piacenza. Di poi in viriti del trattato d'Aquisgrana, de'i8 ottobre j 74H, all'infante d. Filippo, altro figlio di Filippo V ed Elisabetta, furono ceduti i ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, e ne fece prendere possesso nel febbraio I 749> ed egli slesso quindi vi giunse e poi la consorte Luigia primogenita di Luigi XV re di Francia. 11 ducad Filippo coi consigli di Guglielmo Du Tillot emanò leggi e provvisioni, favori i buoni studi e le belle arti. iNel conclave del 1758 per l'elezione di Clemente XIII, alla porta di esso nella vigilia di s. Pietro si aduna- rono tulli i cardinali, e la piena camera apostolica a mezzo del fiscale lesse for- male protesta di devoluzione alla s. Sede degli slati di Parma e Piacenza, come so- leva in tal giorno fare coi Papi e tutto- ra continua con accettazione e protesta di tinelli : il prelato segretario del sacro collegio a suo nome pronunziò il decre- to di approvazione alla protesta, con or- dinedi registrarsi negli alti camerali. Nel- l'ottobre 1764 il duca pubblicò riforme ecclesiastiche, con gran malcontento del clero secolare e regolare e delle mona- che, e dolore di Clemente XI 11 che fece le piùzelanli rimostranze. Morì di vainolo a'i 8 luglio I 765 in Alessandria, e fu va- loroso nelle armi, fermo nel volere^ mae- stoso, d'ingegno collo e pronto, e magni- fico. Gli successe il figlio d. Ferdinando, che in[lueiizalo da Du Tillol proseguì le riforme religiose del padre, con pramma- PAR tica de' 1 6 gennaio i ^(iH tlccrelamlo. i." Che ninno tle' siuliliti potesse i icoiieie ai liibiMiali sli'anicri, né procurarsi be- ndiii e ilignilàecclesiasticlie senza il con- senso (lucale, a." Che lah benefizi e di- giiilà dello slato, non si potessero gode- re dagli esteri, comprese le abbazie e le pensioni. 3." Dichiaiò nullo e senza ef- fetto (jiialunque sciillo, lettera, senten- za, decreto, breve e bolla di Roma o al- ti o luogo, sen7a il regio fXC(j nadir. C\e' niente Xill già irritato grandemente per le anteriori riforme souunanicnte lesive per l'inunuiiità ecclesiastica e l'autorità vescovile, pubblicò a'3ogennaio la costi- tuzione, yllias ad Apostolatus, presso il Guerra, Epit., in cui condannò la pram- matica o editto, lo cassò e abrogò, ilichia- rando incorsi nelle censure pronunziate nella bolla in Coc/ia Dot ni ni, ordinan- do ai vescovi di l'arnia, Piacenza e Bor- go s. Donnino di non permettere l'ese- cuzione delle condannale leggi. Il duca ne proibì la pidjbiicazione, protestò con- trol monilorii ponlilìcii,ed agli 8 lebbra- io espulse dagli stati i gesuiti, do[)o 2o3 anni ch'eranvi stabiliti. Di questo argo- mento e sue conseguenze parlai ue'vol. XIV, p.82,XXX, p. i37,XLVI,p. i3i ed altrove. Il successore Clemente XIV sospese l'elfelto del monitorio e del bre- ve e(nanati dal predecessore, ed assolse il duca, che con sua dispensa nel I7G() sposò Maria Amalia sorella dell'impera- tore Giuseppe lI,indiDu Tillot fu licen- ziato in misura ibrluna : più tardi il du- ca moderò alquanto le ritoime ecclesia- stiche. Recandosi nel i 78?. Pio \ I a Vien- na, il duca fu ad ossequiarlo, cosi nel ri- torno, in Bologna. Perle vicende repub- blicane di Francia, dal 1790 d. Ferdi- nando si mantenne neutrale, ed ebbe ad ambasciatore della repubblica Giuseppe Bonaparte ; tuttavia nel i 7()G il monte di pietà e le casse pubbliche furono spo- gliate, quindi fu forzalo il duca a vistose contribuzioni e grandi sagiilizi. Detroniz- zalo ucl 1 798 Pio VI, ooudollo iu Frau- PAR «33 cianci I 70O) il 1." aprile si fermò in Par- ma e si riposò alciMii giorni nel mona- stero di s. Gio. Evangelista, ricevuto dai monaci, fra'quali eravi il p. Crescini poi vescovo e cardinale : ivi venne profonda- mente ossequialo dal duca e famiglia e dal dotto vescovo cappuccino, autore d o- pere pregievoli, (i-. Diodato Turchi piìi volle,con)e dal cardinal Lorenzaiia,e mo- strò vivo desiderio di restarvi per termi- narvi i suoi gioini, cedendo solo quando gli fu detto che esporrebbe il duca, per cui benché impotente per le sue infer- niilàj si lasciò portar via a' 1 4- Proseguen- do il viaggio si fermò il J'apa a pernot- tare a Borgo s. Donnino, il vescovo Ga- rimberti lo accolse con trasporti di filia- le tenerezza nell'episcopio, ove fu a vi- sitai lo il cardinal Valenli-Gonzaga; nel seguente giorno partì per Piacenza. Il Baldassarij Vu-lnz. de' patinn-iilidi Pio PI, t. 4j P- 3G e 5q , racconta i particolari del soggiorno in'Parma e Borgo s. Don- nino, e la divozione degli abitanti verso il perseguitato capo della Chiesa, Nel seguente giugno il duca si ritirò a Verona per cagione degli eserciti che combattevano i francesi, e nel 1800 po- tè venerare a Venezia il nuovo Papa Pio VII, colla sposa e figlia orsolina. In for- za del trattalo d'Aianjuez de'2 i marzo 1801 , i ducati furono incor[)orati alla re|)ubblica francese, e dato in compenso a d. Lodovico figlio del duca la Tosca- na, con titolo di re d'Elrnria; questi col- la consorte Maria Luisa figlia di Carlo IV, a' I 2 agosto I 8u 1 giunsero in Firen- ze {F). Mentre d. Ferdinando stava an- cora ne' suoi stati, agli 8 ottobre 1802 morì nell'abbazia di Fontevivo, non sen- za sospetto di veleno , da tulli tenera- mente compianto ; versatissimo nelle let- tere e nelle scienze, ne favorì i cultori, fu pio, generoso e fregiato di altre virtìi. A- vea lasciato la vedova per reggente, ma Moreau Saint-Merya'23 ottobre dichia- rò che la sovranità de'ducali era trasfe- rita nella repubblica francese, e come aiu- 234 PAR minislralore generale si nioslrò benigno e giusto. Nel i8(>5 IMo VII iccluce da Parigi, il i.° maggio giunse in Parma, in- contratodai cardinali Caselli, Spina, IJel- lisomi e Opizzoni. Alloggiò nel monaste- ro di s. Gio. Evangelista, ove da monaco eia stalo professore di filosofìa e da car- dinale eravi ritornalo a visitarlo. Nel di seguente celebrò messa in cattedrale, e nelle ore pomeridiane visitò il marchese Luigi Sanvitale, che nel i8i7rece vesco- vo di Borgo s. Donnino, indi nel giorno appresso parfi per Reggio. Nel 1806 Na- poleone richiamò a Parigi IVIoreau, egli successe Jiinot governatore generale mi- litare, cui fu sostituito Pelignon. Nello stesso 1806 i ducati di Parma e Piacen- za furono eretti in titolo di gran feudi imperiali, quindi conferiti il i.° aCam- bacères , ed il 2." a Le Erun, poscia se ne formò il dipartimento del Taro che venne addetto all'impero nel 1808; pe- lò il Borgo Val di Tarò, Bardi e qual- che altro lerritorioche giace sugli Apen- nini si aggregarono al dipartimento a cui quelli diedero nome. Il ducato di Guastal- la conferito a Paolina sorella di Napoleo- ne, fu da essa venduto al regno Italico, ritenendo col marito Borghese il titolo, e poscia unito al dipartimento del Cro- giolo. Nel 1806 a Petisnon degnamente fu dato in successore il prefetto Naidon, ed a (piesti nel 1810 Duponl- del- Porte the vi rimase sino al cadimento dell'im- pero. Nel 1814 seguirono barulFe al Ta- ro e in Parma tra gli austro-napoletani comandati da Nugenl, ed i francesi con- doni da Gicnier. Deposto Napoleone, al- la sua moglie ex imperatrice ì\LTria Lui- gia figlia dell'imperatore d'Austria, pei trattali di Fontaiuebleau del io aprile i8i4j e di Vienna del 9 giugnoi8i5, fu- rono dati in piena proprietà e sovrani- tà i ducali di Parma, Piacenza e Gua- stalla (ne prese possessoa'7 giugno i8i4j lecandovisi a'20 aprile i8i5; parlando meglio di questi trattati a Francia, Ger- mania e altri articoli), tranne quella por- PAR zionedi Icrriloriogià appartenente ai me- desimi sulla riva sinistra del Po. In quel- lo poi di Parigi, de' io giugno 1817 de- finitivamente si convenne, che dopo la morte della duchessa arciduchessa d'Au- stria, i ducali passerebbero a Maria Lui- sa già regina d'Etruiia e vedova del sud- detto re Lodovico ed al loro figlio Lodo- vico II, a'quali fu dato intanto il ducato di Lucca, V. (ove parlai di altre notizie della reale famiglia infante di Spagna) ; e che mancando il secondo senza prole maschile, ritornerebbe il ducato di Par- ma alla casa d'Austria, e quello di Pia- cenza al re di Sardegna, siccome era sla- to stabilito nel 174*^ dal trattato d' A- quisgrana. Maria Luigia oltre le bene- merenze già narrate, ottenne e contribuì all'erezione della sede vescovile di Gua- stalla,e con Gregorio XVI conchiuse un concordalo per la reciproca consegna dei disertori e delinquenti loro sudditi : es- sendo morta in Parma il 18 dicembre 1847, il governo ne spedì subito l'annun- zio all'infante d. Lodovico II. Questi con- fermò provvisoriamente il ministero e da Modena il 2G emanò un proclama con cui assunse il governo de'suoi stali, ed il 3i dicembre fece la sua entrala in Par- ma col principe ereditario. In conseguenza della convenzione 28 novembre 1844, ^o" approvazione del- l'imperatore e del re di Sardegna, ven- nero stabilite per quando il duca Lodo- vico iiiCaiite di Spagna fosse montato sul trono di Parma, alcune permute terri- toriali Ira i governi toscano, modenese e parmigiano, fra le quali il primo o Leo- poldo Il gianduca cedette al duca i vi- cariati e lerritorii di Pontremoli e di Ba- gnone, Filaltiera, Grappoli e Lusuolo , onde agevolare il transito, il commercio, l'iiidusltia tra' detti governi ; invece il duca Lodovico cedette il ducalo di Gua- stalla a Francesco Vduca ili .Modena (che vi si recò la i ." volta a' 1 4 febbraio 1 848) , in cambio di Pielra Santa, che pel trat- tato di Vienna doveva possedere a quel- PAR l'epoca, e die volle ritenere il gianduca, dando in compenso di CViiastnlla al duca di l'arma la delta città di Poiitremoli(F .). Con altra convenzione tra il granduca di Toscana e Lodovico duca di Lucca, tlel 2 giugno 1847 '-' ''' ti lenze 4 otto- bre, il secondo a'S dello stesso mese for- malmente in Modena rinunziò al primo il ducato di Lucca con abdicazione, an- ticipando cosi la reversione che do vea ef- fettuarsi al ricupero degli stati aviti. Leo- poldo Il fece prender subito possesso del Lucchese, cedendo al duca di IMudena i paesi che gli spettavano; rpianto ai vica- riati di Pontremoli e Cagnone con con- venzione de' 1 1 dicembre 1 847 di Firen- ze, furono temporariamente conservati alla Toscana. Quindi essendosi elFettua- ta la successione di Parma e Piacenza, il granduca li cedette il 3 1 al duca in- lanle di S[»agna, e rpiesti ne prese pos- sesso lì 5 gennaio 1848 per un commis- sario. L'infante prese il nome e il titolo di Carlo II di Borbone, infante di Spa- gna, per la grazia di Dio duca di Par- ma e Piacenza, conte di Pontremoli, mar- chese di Villafranca, IMulazzo e Bagno- ne, ec. ;indi cambiò i colori nazionali ros- so e bianco, in giallo e turchino, con coc- carda rossa. Della strada ferrata destinata da Piacenza a Parma dalla predecessora prima di morire, il duca pel meglio or- dinò gli sludi per legare quelle da Pia- cenza al Piemonte e da Parma a Mode- na. Dopo un movimento popolare e le fucilate fitte col presidiodclle truppe au- striache chiamate dal duca, questi a'20 marzo si trovò costretto a costituire una suprema reggenza, cui aftìdò gli stati e la compilazione d'uno statuto fondamenta- le costituzionale, sulla base di quelli del Piemonte e Toscana, o come meglio sli- inassero; aderì alla lega italiana^ alla isli- tuzione della guardia civica , laonde hi inalberata la bandiera tricolore italiana. Nel 11. "57 della Gazzella di Uoinai'Ò^^ si leggono le basi dello statuto fondamen- tale di Parma, con governo monarchico PAR 235 costituzionale, ed il chirografo del duca Carlo II de' ?.r) marzo. Peggiorando la condizione de'tempi, nel declinar di apri- le il duca Carlo II partì dai suoi stali. A cagione della progrediente rivoluzione, costituitasi Piacenza in governo provvi- sorio, nulla volle aver comune con Par- lila. Nel detto mese il governo di l'arma aderì a quello di Milano e nel maggio si unì al Piemonte o regno sardo, median- te 37,250 voti, gli altri voti andarono distribuiti fra Carlo 11 che n'ebbe iG58, gli stati pontificii 53u, la Toscana 1 53 ec. : a' 3o giugno il re di Sardegna fece pren- dere possesso del ducato. Questo stato di cose ebbe termine a' 16 agosto 1848, quando pel conchiuso armistizio entra- rono in Parma le truppe imperiali tede- sche, islallandovi un governo provviso- rio d'ordine del valoroso feld- marescial- lo Radelzky. Ai 2 i questo governo lo ri- conobbe il sovrano Carlo 11, dichiaran- do di voler mantenere illesi i diritti di sovranità sopra i ducati di Parma e Pia- cenza, di Pontremoli, Villafranca, Bagno- ne , Mulazzo ec. Dipoi Carlo li ritirato- si nella sua possessione diWeistropp, fra Dresda e iMeissen, a'i4 marzo 1 849 so- lennemente abdicò ai ducati di Parma e Piacenza e provincie annesse in favore del suo figlio l'uifanle Ferdinando Car- lo di Borbone, che prese il nome di Car- lo HI, e colla reale sua consorte entrò ne'suoi slati a'23 agosto. Già con moto- propri degli II e 12 di tal mese avea riordinato le costituzioni e regolamen- ti del reale ordine di s. Lodo\'ico (/ .). >' L'ordine così riordinato ha il caratte- re d'ordine sì civile che militare, egl'in- signili del medesimo si denominano ca- valieri dtlL' 01 dine di s. Lodo^'ico^ eccet- tuali però gl'individui fregiali della croce di 5." classe, i cjuali si denominano de- corali della croce di s. Lodoi'ico di 5.' classe. Capo e i.'^ dignità dellordine è il gran maestro, di cui è rivestito il so- vrano regnante. Cinque sono dopo il gran macstroducai giudi liconosciulienc qua- 2 3G r A II li l'oidiiie k'ì distingiu', e cosi : gran cio- cij commendiilori, cavalieri tli 1/ classe, cavalieri eli 1." classe, tiecoia li della cro- ce di 5.' classe. 11 nuiHeio dei gran cro- ci è lìssato a 20 ; quello de'commenda- lori a 3o; quello de'cavalieri di i.'' clas- se a 60; quello de'cavalieri di 2.'^ clas- se a (So ; quello de'decorali della croce di 5.' classe a 100, non compresi in tal nu- mero i sovrani, i principi regnanti ed al- tri esteri, ai quali venisse conferita la de- corazione dell'ordine. L'oggetto dell'or- dine si è quellodi rimuneiare edislingue- re chiuntjue per integrità di costumi e per attaccamento al sovrano, per com- inendevoli e virtuose azioni, per impoi-- tanti servigi civili e militari resi allo sla- to, per dottrina od abilità valente, abbia acquistalo la ptdjblica estimazione e la reale benevolenza. L' amministrazione dell'ordine è allldata ad un gian cancel- liere coadiuvato da un segretario e da un archivista. La chiesa dell'oi dine è quella di s. Lodovico di Parma ". La sede vescovile non è certo quando ebbe origine, alcuni dicono nel IV seco- lo, altri nel VII : vedasi il Bordoni, JAe- sauro ecclesiae Pariiieiisis. Essendo suf- fraganea di Milano e poscia di Raveima, nel 1 582 la sottomise a Bologna Grego- rio Xlll: nel vol.XXVlII, p. 344, tlissi come l'io VII l'assoggettò a Genova e poi immediatamente alla s. Sede, come lo è ancora (facentlo altrettanto con Pia- cenza e Boigo s. Donnino), mediante la iiolla, SolliciUido otimiiiin ecclesinruni , t. i5, p. 16, Bull. cont. L'Ughelli, Ila- liasacra t. 2, p. i4o, dice che probabil- mente la fede vi fu promulgata da s. Barnaba o da s. Luciano, e che forse s. Silvestro I gli attribuì il vescovo e pel l.° registra Filippo romano del 3G2 ; l'annotatore parl.i anche d'un Giovanni Tornielli e di s. Ilario vescovo di Poiliers dottore della Chiesa. Indi Enrico del 882, Cipriano che trasferì la sede a Bre- scello ( di questo luogo feci parola nel voi. XL, p. 292), verso il 4^; ah' epe* PAR ca dell'invasione d'Attila. I\Ii limiterò a nominare i successori piìi distinti o ri- ujarclievoli, molti avendo ricevuti insi- gni privilegi da Papi, imperatori e re. Grazioso che intervenne nel 680 al con- cilio di Papa s. Agatone, alcuni scrissero che fosse i! i.° vescovo di Parma certo. Alboino francese del 744? che essendo caro a llachis re de' longobardi, questi concesse am[)lissimo privilegio alla sua chiesa. Vidiboldo o Guibodo nipote dei re di Francia Cailomanno e Carlo I il Calvo, i quali nell'872 e 880 gli conces- sero ampli privilegi e possessioni; morì neir 895. Ercardo del 920, che fu se- gretario di Ugo re d'Italia, dal quale ot- tenne nuovi privilegi per la sua chiesa; Adeodato deh r)4^ ricevette una dona- zione dal re Lotario; Sigefiedo II del 978 ebbe diversi privilegi dagl'impera- tori Ottone II ed Enrico II; Eniicodel 101 5, sotto il quale Enrico II spedì un diploma a Bernardo conte di Parma; U- go del 1027 cancelliere dell'imperatore Corrado II, da cui ottenne grandi privi- legi, con tutto il contado di Parma. Nel 1046 fu eletto vescovo per simonia Ca- dalooo Cadalo Pallavicino veronese, dia- cono e vicedomino della patria cattedra- le; ottenne conferma del contado da En- rico HI, fabbricò splendidamente l'epi- scopio, concorse ai risorgimento della cattedrale, e fondò un monastero in pa- ti ia : protettore de'simoniaci e concubina- ri, nello scisma de'vescovi di Lombardia, fu intruso nell'antipapato col nome d'O- norio Ile consagrato dai vescovi di Ver- celli e Piacenza a'28 ottobre ioGi,indi scomunicalo e deposto, dopo aver per un tempo continuato a governar la chiesa di Parma, ove morì dicesi impenitente e nell'errore. A questa sede v'intruse Ebe- rardo oEurardo, imprigionalo dalla gran contessa Matilde, ed acremente rimpro- veralo da s. Gregorio VII. Nel i 106 il cardinal s. Bernardo Uberli (tutti i car- dinali avendo biografie, in esse parlo di quanto di più importante fecero come PAH PAR 0.^1 vescovi), che ridusse Pnrmn nirii!)l)i<)<) Ciodredo de Vczano, mollo pure l)ria contro gli scismaliti. Lanfranco fiorì in lloma nel i3oo e sepolto in Araceli, nel I I 33, il rpiale fu privalo della di£;ni- Papiniano Rovere toiinese, nel i 3oo da tà da Euc;enio 111 nel i i 4^), come fece Novara (pii fu trasialo e vice CanceiUc- della sede per rihelliune de' pai niij^iani, ;r dis. Chiesa. Nel i 3?.3 Ugolinode Ros- reintcgrala poi nel i i 5() da Adriano IV. si [>aimigiano, de' nobilissimi conti di s. Aicardo Cornazzano del ii6i per Fc- Secondo, mostrò un grandissimo zelo in derico I esercitò la pretura della città, lutloil tempo the anuninistròlasua chic- che gli confermò i privilegi, come a lui li- sa, ma volendo soggettare alla giurisdi- gio, seguendo le parti dell'antipapa Vit- eioiie ecclesiastica alcuni sudditi e vas- tore V, sostenuto dall'imperatore colle salii renitenti, fu in conseguenza d'un urini. Bernardo intervenne nel i i ^r) al nminulinamenlo obbligalo a sortir dal- concilio Laterauo III, ed in grazia di Fc' la diocesi, né vi ritornò che i o anni do- dei ice I ed Enrico VI suo liglio, conse- pò; continuò a governar con molta fer- gn'i nuovo privilegio per la chiesa |iai- mezza e morì nel i 377, per quanto ere- mense. Nel I iQ'ì'Òbizzo 1 della nobilissi- de^i avvelenalo da Bainalx» Visconti in ma e antica famiglia Sanvilale di Parma, jMilano : ampliò l'episcopio, fece la cam- prelaloeloqnenle, dolio iiidiritlo canoni- pana chiamala dal suo nome, e nel di- co e versalissimo negli affari ; ottenne da ploma di Carlo IV è dello principe di EnricoVIjOtlonelVeFedericoll la con- Parma. Nel i/^^iJ Delfino di Pergola, e- feima de'piivilegi della chiesa, e di essa gregio pastore, amato dall'imperatore Si- Ijenemerito mori nel i?,?,^.: con pompa gismondo che gli accordò favori; inler- solemie nel 1207 trasferì il corpo di s. venne al concilio di Basilea, e nel i436 Donnino in Borgo, che ne prese il nome, celebrò il sinodo, quindi trasialo a I\Io- àSnbilo gli successe Grazia, cui scrisse rim- dena nel i4<>3; in vece da lai chiesa pas- l)roveri Gregorio IX, e dedicò l'oralorio so a questa Giacomo Antonio Torre.Nel di s. Croce. Nel 19,37 Mai lino, che per 147^ Sacramoro de Sacramori riminese la sua prodigalità e dilapidazione de'be- .segretario del duca di I\lilano, Iraslerilo Ili ecclesiastici , fu sospeso dall' ammini- «la Piacenza; nel i4<^5. Gio. Giacomo sliazione. Innocenzo IV nel 1243 creò Scldjinali milanese, poi caidinale; nel vescovo Alberto 1 Sanvitale parmigian*), '407 Stefano Taberna uìilanese, eccel- liglio di sua sorella Margherita riescili : lente pastore. Nel i5oo Gio. Antonio fu al concilio di Lione 1 e morì nel i ?.53. Saiì(;ioigio cardinale, milanese, non pia- li successore, l'ollimo .Albeilo li Ansel- cenlino; nel i5of) a'28 marzo Alessan- ini parmigiano, si vuole pure nipote di dro Farnese cardinale e poi Paolo III, Innocenzo IV . C)l)izzo 11 Sanvitale fra- cedendola .sede con regresso nel i5iG lello di Alberto 1, canonico della calte- a Valentino Canlalice, che intervenne diale, nel iiCìo Iraslato da 'J'rlpoli da A- al concilio Lalerano V e morì nel i522. lessandro IV, fu insigne per munificen- Divenne amministratore il celebre Ales- 7a, ecclesiastica erudizione, e pir difen- Sandro Farnese figlio di Pier Luigi, fatto dcre i diritti della chiesa, onde interdisse dall'avo cardinale, che inoltre nel i )3 » il pretore di Parma: Bonifacio VI II nel gli sosliluì I altro nipote Guido Ascanio \ii)% lo trasferì a Ravenna, egli sostituì Sforza de'conli di s. Fiora cardinale; ed Giovanni di Arqualo piacentino, ci.slcr- ebbe a sullraganei Luca Cerati parmi- ciense e cappellano ilei cardinal lìianchi, giano erudito e virtuoso, vescovo /// par- ì\ quale fondò a suo tempo l'abbazia di (ibiix di Coslantina, e Nicola \ iigili bo- s. Martino di V^al Serena; morì in Ronja lognesc vescovo di Marsi. Per cessione 238 P A R di Guido, nel ijGo il fratello Alessaii- i\vo L^'orza cardinale, che celebrò il sino- do nel 1564 e abdicò nel i5j3; gli suc- cesse Ferrante o Ferdinando Farnesedei duchi di Laleraj che in difesa dell' ini- miinilà s' inimicò co" parenti duchi di Parma e per volontario esilio morì in Latera; nel 1602 celebrò il sinodo, con- sacrò la chiesa de'carmelitani e tenne per sulFraganeo e vicario Giovanni ìMozane- ga arcivescovo di Scilopoli in partihiis, Papirio Picedo genovese consigliere di Ranuccio I, nel 1 6 1 6 f u traslato da Bor- go s. Donnino, di somma prudenza e sa- pere; nel 1G14 Alessandro Rossi d'Ischia profondo letteratOj traslalo da Castro e consigliere di detto duca; morto nel 1 6 1 5, gli successe Pompeo Cornazzani nrjb'.le di l'avia, illustre cistcrciense, sepolto in Roma a s. Croce in Gerusalemme nel 1647; furono vicari apostolici Alessan- dro Boschi e Mario Antonini, vescovi di Gerauco e Neocesarea in pariihus. IVel iGji Carlo Nembrini bergamasco, nato nobilmente in Ancona, vicelegatodi For- fi e Ferrara, probo e zelante, restaurò l'episcopio, celebrò il sinodo nel i65qe morì in patria nel 16" 7, Giuseppe Ol- giati patrizio milanese nel i6(:)4, consa- grò la chiesa di s. Lucia, regalò la catte- di-ale, aiimenlò l'episcopio e fece fare pre- diche e missioni di penitenza. Traslato a Como, nel 171 i gli successe Camillo Marazzani nobile piacentino, referenda- rio e prelato domestico, di somma vigi- lanza, visitò la diocesi. Con questi nell L- gbelli si termina la serie de'vescovi, che proseguono le ÌS'olizie di Ronin. Nel 1 7 60 Francesco Pettorelli Lallalta di Parma. Nel i8o4 Carlo Francesco Caselli cav- dinaie, servita di Alessandria, traslato dall'arcivescovato iìi pariihus d'i Sida. Leone XII a'2 3 giugno 1828 fece vesco- vo d. R.eniigio Crescini, nato in Piacen- za da nobile famislia a' 5 mastio i'tdv, monaco cassinese e maestro di teologia, onde per i 5 anni insegnò a'suoi confra- telli le filosofiche e sacre discipline: di- PAR venne abbatedel monastero di s. Gio. E- vangelista di Parma e direttore del col- legio de'nobili, non che professore per ben G lustri, con universale lode e vantaggio, di gius canonico nell'università, di cui fu vice-rettore, cerne presidente generale di sua congregazione. Per la sua gravità, prudenza_, dottrina, probità e felice spe- rienza. Pio Vili ne premiò i molti me- riti, creandolo cardinale prete a'27 lu- glio 1829, e gliene partecipò la notizia pel guardia nobile Giuseppe de'conti An- lamori, latore del berrettino rosso; quin- di nominò ablegato per la tradizione del- la berretta cardinalizia, mg."^ Giulio del- la Porta cameriere segreto. Recatosi nel maggio i83o il cardinale in R.oma, il Papa a"5 luglio gl'impose il cappello car- dinalizio, indi gli aprì la bocca, ed asse- gnò per titolo la chiesa di s. Giovanni a porta Latina , annoverandolo poi alle congregazioni de' vescovi e regolari, im- munità, buon governo e loretana. Aven- do egli solfei to giavissima malattia nel precedente inverno, si trovava debolis- simo quando per amore di restituirsi al- la diocesi, restò inflessibile alle insinua- zioni di prima meglio ristabilirsi. In fat- ti, partilo da Roma il i - luglio, dovette permalaftia di languore fermarsi in Moli- le Fiascoiieall'albergo dell"A(juila bian- ca, ove dopo avere ricevuto i soccorsi della religione con edificante pietà, da tulli compianto per le sue doti singolari, moli a'2 I, in età di '-4 anni. Nella cat- tedrale gli furono celebrali solenni fune- rali dal concittadino e vescovo cardinal Gaz7ola,come nella chiesa di s. Gio. bat- tista (in cui il p. ab. Agostino Gaibarini recitò l'Orazione ec, Parma i83 1 stam- peria Carmignani), indi tumulato nella chiesa di s. Bartolomeo del seminario, ove i fratelli Dionisio e Cesare gli pose- ro una marmorea iscrizione con merita- to elogio, che riporta de Angelis nel Co- ment, di Monte Fiasconep. i58e 180. Altri encomi i si leggono nel n.° 5c) del Duilio di lloiua ì83o. A\cudo omesso PAR il cenno biografico die n suo luogo mi era proposto inserire, vi lio supplito con queste poche parole. Gregorio XVI a' ■28 febbraio iS3i dichiarò vescovo Vi- tale Loschi di Salso diocesi di Piacenza, e per sua morte nel ìì^\3 dichiarò l'o- dierno mg/ Giovanni INeuschel di Sce- pusio, che nel i836 avea da Guastalla Irasl.-ilo a Borgo s. Donnino, già di Troia in partibus. Ampia è la diocesi, ed ogni nuovo vescovo è lassato in ?.ooo fiorini, essendo le rendile circa 4ono scudi. PARNASO o PARNASSO. Sede ^c■ scovile della 3.'^ Cappadocia, sulTraganea della metropoli di Mocesa 0 Mocisso, c- rella nel IV secolo. Riporta 9 vescovi VOrienschr. t. i, p. 4 •(»• Painasso, Przr- na^stn, è ora un titolo vescovile in par- tibus sotto INlocisso o Mocesa che confe- risce la s. Sede. PARO o PAROS o PARONAXIA. Sede vescovile nell'isola del suo nome nel- le Ciciadi centrali, suffraganea di Rodi, poi unita a Nnxos (^ •)• Olire la spiag- gia diversi porti e quello di Naussa è uno de'piìi belli dell'Arcipelago. L'isola fu un tempo celebre per le sue cave di marmo, famoso per la bianchezza e consistenza, col quale fm-ono falli molli capolavori (Iella Scultura (f ■), le cui cave furono abbandonate nella decadenza deli impe- ro, indi di recente scoperte; una cava è tuttora in uso. Nell'isola vi è quali he an- lichilà e vedesi un bassorilievo intagliato nella ru[ie rappresentante una danza di satiri e ninfe. Nel 169.7 qui si compraro- no e trasportarono in Inghilterra i mar- ini d'Arundel chiamali Cronaca di Paro, le cui iscrizioni si riguardano come il mo- numento più autentico della cronologia antica. Diede quesl' isola alla luce Fidia e Prassitele sommi scultori, ed il poeta Archiloco, A ÌNaxos parlai di sua chiesa e popolazione. Paros, Parenen, è anche un titolo vescovile in partibus sotto Rodi, che Pio IX nel 184H conferì al minore osservante vescovo coadiutore del vica- riato apostolico di Xan-tung in Cina. P A R 289 PARROCCHIA, Parodila, Parve- ria. Curia, Ecclesia. Chiesa che ha cu- ra d' anime e nella quale si riuni.«cono gli abitanti del territorio su cui estende- si la giurisdizione spirituale del Parro- co, Curio, Curion, per as.slstere al .ser- vizio divino e per adempiere tutti gli al- ti i doveri della religione, sia nell'istrui- re il popolo ne' divini misteri e [nccetti ecclesiastici, sia nell' amministrare i sa- gramenti. Per parrocchia s' intende an- cora talvolta tutta la diocesi , ed il sa- cerdote che vi è addetto dicesi pure Cu- ralo, Pici'auo , arciprete (/'.): antica- menleerano le parrocchie chiamale chie- se batlcsimali e jiiciij quelle poi appella- le diocesi, se in mollo numero, tbrmava- 1)0 una provincia, onde anche la provin- cia fu chiamala parrocchia: talora signi- ficò il distrello d' un legato pontificio e d' un arcidiacono minore; significò cir- condario d'un monastero, anche di mo- nache. La parrocchia dicesi anche Cura, come il benefizio con cura d'anime e che domanda residenza, e il cui titolare pi- glia pensiero, quanto allo spirituale, di quel numero di persone dimoranti nel determinato territorio. L' erezione dei benefìzi curati si fa quando le parroc- chie sono troppo dislanli dai luoghi sog- getti. Inoltre vi sono \e chiese succursali o sussidiarie, nelle quali si fa il servi- gio parrocchiale per comodità degli abi- tanti troppo lontani dalla parrocchia : dicesi anche annessa la nuova parroc- chia smembrala dall'antica. Inoltre pav- YOCc\Mano,parocJiusoparocìiianus,cU\a- masi il prete rettore della parrocchia, il diocesano, e più comunemente l'abitan- te del territorio d'una parrocchia, il qua- le deve onorare e obbedire il parroco in tutto ciò che concerne la salute spiritua- le e somministrargli il necessario alla vi- ta, come le Decime e le Oblazioni {f ■), per la cura delle anime, non che corri- spondere ai diritti di stola ne' baltesirai, malrimoni e funerali, sanzionali dalla Chiesa. La chiesa parrocchiale si dice 2.ÌO P A II P A R r|ii('lln, (ho lin la cura inlnioic delle n- rif;ine di Roma vi erano le curie: la cti- niine, ce! il sacerdote oddcllu esercila i lia nella sua islituzionc al!io non era che diritti e le facoltà del (oro penitenziale, un tempio pai l'occhiale, e tali erano le non contenzioso: questo sacerdote dice- 3i) curie che stabil'i Romolo. Ad ogni si paroco o parroco, voce greca che si- curia era addetto un sacerdote, che pre- gnifìca dlslrìbutore, poiché ha il diritto siedeva ai sacrifizi e si chiamava <;»r/o/jr, di distribuire i sagianienti e pronuncia- da cui derivò (Va noi il nome di curalo re la parola di Dio a (juella porzione di ossia parroco, mentre le curie si chiama- popolo che ò slata afljdala alla sua cura, vano anche parrocchie. Le curie si divi* per cui dicesi anche curalo, curaiusj devano in decurie, ch'erano di louomi- (juesto vocabolo viene a propiiamentesi- ni, il cui capo dicevasi decurione, e dette gr.'ficare un prete investito duna cura: decurie formavano una centuria compo- il Nardi , Z?e' p(7/'/ot7//, crede che do- stadi i oo uomini, il cui capo era il ccn- Trebbe diisi curalor uon curalus. Vipos- turione; dalle centurie poi si formavano sono essere e vi (uiono più pairochi per le legioni, ch'erano maggiori o minori parrocchia. Deve applicare pel popolo la secondo il numero delle centurie: di tali Messa [F?^\\e\\t domeniche efesie prin- divisioni ne parlo a Caporioni, Capoto- cipali, e questa applicazione e olìerta di r.i, Rioni ni RiOmx. Dai monumenti eccle- sagrifiziù voluta dal concilio di Trento, siastici si apprende che nei primi secoli, sess. 23, cap. de rcjoiiìì,, interpretano i tranneqiialcuna dellepiìigiandi città dei- dottori riferirsi all' iiiipetrazione e non l'impero romano, è didicile trovare l'i- già alla soddisfazione, mentre il parroco slituzione delle parrocchie. Il vescovo era è tenuto a pregare nella messa per le l'unico parroco di tutta la città, ne i pre- j)ecorelle afijdate alla sua cura; alcuni ti ch'egli mand.iva qua e là ad assisterei j)iìi sanamente opinano sia obbligalo ad (edeli potevano chiamarsi parrochi o pa- applicareinsoddisfazione il sagrilizio,an- slori di quel popolo, ma erano semplici che per ragione del diritto che lia alla cooperatori del vescovo, in nome di cui percezione delle decime, e molto più se operavano. Anticamente quelli che avea- le rendile della parrocchia fossero pin- no cura d'anime giuravano obbedienza gui. Adcquataiiìenle a riscjlvere la que- al vescovo e anche al vicario fui'aneo, in slioiie e spiegare il prescritto dalTrideii- Roma al cardinale superiore della chie- tino, può vedersi Saruelli, LtU. cccl. t. sa parrocchiale e al capitolo del circon- .'7, lelt. 1 1, il quale nel t. i,lett. 3o,par- darlo. Negli slessi primitivi tempi i fede- la di quanto devono sapere quelli che si li essendo governati dal vescovo, assistito promuovono a if/K'/Ztà' curali, acciò lo dal suo/j/'CóZ'/VeWoo senato, i fedeli si con- sieno degnamente. JNel Relgio di recente Cessavano al vescovoslesso, e qualche voi- fu pubblicato, del prof, nell'università la dinanzi a lui e insieme a lutto il pres- di Lovanio M. Verhoenen: De praxi a biterio, non essendovi perciò ancora il parochis ohservandaiii cclebratione mis- precetto che obbligasse i diversi celi dei sae prò populoj Hasseleti i84(:). Opera fedeli a confessarsi ea comunicarsi ognu- che compie Taltra dataci nel 1842: Dis- no dal proprio parroco. Il vescovo pre- scrl. canonica de ss. inissae sacrifìcio a siedeva a tutte le assemblee; nella do- parocìàs pio plebe o/J'erendo. Anche i menica i fedeli della ciltà e della cam- pagatii chiamavano paiiocchia, e curati pagna si radunavano nello stesso luogo (juelli ch'erano incaricali di somministra- e vi si olhivail sagrificio dtWEacaiisiia, re le cose necessarie agli ambasciatori il quale era distribuito ai presenti e si pubblici che recavansi a R.oma e ad al- mandava agli assenti o malati pei diaco- Iri ospiti. Presso i romani e fino dall'o- ni. Del pane bencdcUo dit distribuiva la PAR basilica Lateranense nel sabhalo di passio- ne, parlai nel voi. XXF, p. i jj. Gli scrit- toli non sono concordi qnanlo all'origi- ne de'parrochi : gli uni li credono d'isti- tuzione divina, cioè slalìilitida Gesìi Cri- sto stesso nella persona de Discepoli [f'^.), a' quali sieno essi succeduti ; prclentlono gli a Uri che non sieno che di istituzione ec- clesiastica, vale a dire, stabiliti dalla Chie- sa nel processo de'lempi. Il iS'ardi sostie- ne che nei primi tresecolinon vi furono parrocchie, neppure in Roma, e che nel- le città incommciarono dopo il i odo : nel capitolo 32 esamina se i cardinali di- s. Chiesa furono i parrochi e conchiude ne- gativamente. Egli dice che in Rotua e- raavi tante collegiale canonicali per l'uf- fìzialura e assistenza delle aniine_, che tar- di furono erette le parrocchie, quali di- pendevano dai capitoli delle collegiale. A misura che il cristianesimo si esle- se fu d'uopo moltiplicare i soccorsi spiri- tuali e le chiese, ed aumentare il nume- ro dei ministri per celebrare i santi mi- steri e conferire i sagramenli. In Roma il Papa s. Cleto, per ordine di s. Pietro, l'avea divisa in iS parroccliie con altret- tanti preti; Papa s. Evarislo del ri2, essendosi ivi aumentalo il cristianesimo, destino diversi preti pei rioni di Roma nei luoghi o tilolì divenuti poi le chiese più insigni, afiìnchè somministrassero i sagramenli te altro necessario al prolìtto e aumento della religione, e vicendevol- mente al ricevimento dell'occorrenle al soslenlaniento della vita, e questi luoghi così assegnati e distribuiti si dissero an- che parrocchie egli abitanti in esse par- rocchiani. Sotto Papa s. Cornelio del 2 j4 erano in Roma 4^ sacerdoti con altret- tante parrocchie. Il Pontefice s. Dionisio del 26 r fece nuova distribuzione delle parrocchie di Roma e ne assegnò i limili; allrcìlanlo praticò pel cristianesimo, sia colle parrocchie, che coi cimiteri e dio- cesi, ordinando le decime pel manteni- mento de' [)arrochi. Papa s. Marcello I del joj isLiluì 2!) titoli o paiiocclàie la VOL. il. PAR 24t Roma, nelle quali i preti titolari ammi- nistrassero il battesimo e la penitenza a quelli che dal paganesimo si Converti- vano alla fede, e per aver cura della se- poltura de'nìarliri. Papa s. Zosimo del 4' 7 concesse alle parrocchie 1' uso del ctrt'o pasquale, ch'era solo permesso al- le basiliche maggiori. A CAnoiXAtE notai la diversità tra le parrocchie e i titoli, i quali come principali si dissero cardi- nali, nome che passando anco a coloro che le presiedevano, l'assunsero i curati delle principali chiese d'occidenle, finche venneescKisivamenle riserbalo ai compo- nenti il sacro collegio. In Alessandria ai tempi di Costantino le parrocchie già e- rano stabilite nella città e nelle campa- gne, con preti o rettori per governarle. 11 concilio d'Elvira attesta che in quei tempi si afiìdava la condotta d'un popo- lo anche ai diaconi. I canoni del concilio d'Arles del 3i4 provano che fin dal IV secolo nella Gallia v'erano i parrochi, tan- to nella campagna, quanto nelle città, vietando ai diaconi di queste di arrogar- si le attribuzioni che appartengono ai pre- ti, cioè ai parrochi. Da principio le par- rocchie non ebbero lendilc proprie, ma le olTcrle che vi si facevano passavano nelle mani del vescovo, il quale provvede- va al manlenimento delle chiese e degli ecclesiastici ministri che le servivano: nelle parrocchie un prete avea una chia- ve delle oblazioni, un'altra il diacono. In seguito queste offerte furono lasciale al- la chiesa parrocchialcj mediante un an- nuo canone, che si dava al vescovo o al- la cattedrale, laonde da ciò sembraave- re avuto origine il cattedratico, diritto o censo o tributo che pagavasi al vesco- vo da tutti gli ecclesiastici di sua diocesi, prò lionore cathedrne. Aulicamente per erigere o sopprimere una parrocchia ci voleva il consenso de' canonici. Dall' e- rezione di (|uelle di campagna, falle dai signori 0 dal popolo, derivarono i padro- nati e le nomine di esse. I contrassegni che disliuguouo le parrocchie dalle chie- jG 9.42 l'AU se cotmini sono i Fonti hallcstniali, i Ci- wìlcri{y.), le funzioni della chiesa falle da un curato e la peicczione delle deci- me. La divisione delle panoccliie face- vasi in ragione di territorio, ed in pro- porzione ilei nunieio degli ahitanti, dal "vescovo colla semplice comunicazione al governo secolare. I capitoli ed i monasteri si assume- vano anticamente, sotto l'autorità del vescovo, la cura d' istruire i fedeli e di amministrare loro i sagramenti, special- mente a quelli che abitavano in vicinan- za delle loro chiese, lutti i canonici o lutti i religiosi, ciascuno secondo i pro- pri talenti, venivano impiegati in questa opera; si stimò più conveniente in seguito incaiicarne uno solo, il quale ne facesse tutta la sua applicazione e ne rendesse con- io al vescovo ; donde ne viene che in cer- ti capitoli questa cura è addossata ad uno de' canonici o delle dignità, con obbligo agli altri di aiutarlo nelle funzioni cu- riali, e che in altri il capitolo o mona- stero presenta al vescovo un ecclesiasti- co in qualità di vicario peipetuo liguar- do ai monasteri. Negli articoli delle sedi vescovili dico chi è il parroco della cat- tedrale, e del numero delle parrocchie della città, ed in molti anche della dio- cesi. Oltre le parrocchie che i regolari si erano formate vicine al loro chiostro, i vescovi nel IX secolo e anche prima, quando il clero secolare era già immer- so nell'ignoranza, diedero ad essi da reg- gere la maggior parte delle parrocchie della loro diocesi , con la decima e con gli altari, vale a dire con le oblazioni. Si conobbe in seguito che lo slato reli- gioso non era compatibile con le solleci- tudini esteriori delle parrocchie, e me- no ancora col possesso di tanti beni ; quin- di furono richiamati alle parrocchie i chierici secolari, divenuti già idonei per l'emulazione eccitata in essi dalla prefe- renza che necessariamente era stata ac- cordata ai monaci contro il loio stalo. Ma questi monaci si ritennero le dcci- V A il me e la facullà di presentare al vescovo «lei luogo de'preli secolari e anche lego- lari, i «junli reggessero in loro luogo le pnuocchie e rendessero conto dello spi- rituale al vescovo e del temporale al mo- nastero. Tollerarono ciò i vescovi e lo ap- provarono anche e'pressaniente condo- nazioni, tanto erano ben disposti in fa- vore de'monaci in riguardoai servigi che aveano reso e che continuavano a ren- deie alla Chiesa. I capitoli composti in allora per la maggior parie di canonici regolari, ebbero parte a questi favori, donde provenne che il maggior numero delle parrocchie erano di collazione o presentazione de'capitoli o delle congre- gazioni degli stessi canonici. Papa s. Boni- facio IV dichiarò avere i monaci pode- stà di amministrare il battesimo e la pe- nitenza, ed Urbano II ne fece un decre- to nel concilio di Nimes. Nella contro- versia insorta tra i monaci e i preti in- torno all' amministrazione della chiesa paiiocehiale. Papa Giovanni IV dichia- rò, che i pi imi lo potevano in (pielle al- la loro cura commesse; ed Innocenzo llf, Desiala rnonach.: » Peranliquos canones » eliam monachi possuntad ecclesiariim » parochialium regimen et presbyteros -•; ordinari ". Benedetto XI dichiarò: che non erano obbligati a confessarsi di bel nuovo ai loro parrochi, quelli che aves- sero già confessati i loro pefcati ai mo- naci o a qualunque sorla di religiosi. Al- trettanto dichiarò Giovanni XXII, anche per le confessioni nel tempo pasquale, con leslravaganle /-^as elccL, lib. 3, de haerelicis , condannando la sentenza di Giovanni Poliaco, che affermava doversi ripetere al proprio parroco la confessio- ne fatta ai religiosi: ed il Poliaco subilo si sottomise. Noterò, che in oriente an- ticamente i penitenti preferivano i mo- naci agli altri per conlessarsi. Per quan- to, riguarda il ministero della confessio- ne pure de'rcgolari, massime annuale di detto tempo, vedasi Confessione § III, e C(j.\FESsoEE. 11 Tridentino, sess. 25, cap. 1» A 11 (le ;rg, proscrisse che le chiese dc^'icgo- liiii con cura criiiiinie (ossero soggette ai rispettivi ordinari in tnltociò che appar- tiene airamministrazionq de' sacramen- ti, e perciò da e-^si potessero visitarsi : Gre- gorio XV confertnò il decretato, e per- chè vi restavano alcune controversie, Tlencdetlo XIV dichiarò , che i vescovi possono visitare le ihiese parrocchiah ret- te dai regolari, solo eccettuate quelle nelle quali risiede il superiore generale dell'ordine, di cui il parroco è religioso. Dieci case o famiglie, secondo la disci- plina ecclesiastica, sono bastanti per sla- Ijìlire e formare una parrocchia: l'unio- ne delle parrocchie venne proibita dal Tridentino; è poi di necessità che la chie- sa parrocchiale sia eretta con autorità del vescovo, con competente dote, anche con unione di benelìzi semplici non ad- detti a'rcgolari. Gregorio XIII, perchè i parrochi vivessero decentemente, ordinò che non si potessero imporre pensioni sui benelìzi curati, i quali non eccedesse- ro loo scudi di rendita. Kencdetto XIII staliih che in Italia i parrochi do'defun- li che si seppelliscono nelle chiese de're- golari, a queste dassero la quarta parte della cera impiegata nelle esequie intor- no al cadavere e sepia gli altari; e or- dinò ai curali che in tutte le domeniche e feste solenni, dopo l'evangelo della mes- sa parrocchiale, istruissero il popolo nel- le cose appartenenti alla salute eterna, spiegando il vangelo corrente, conccden- tlo I oo giorni d indulgenza ai curali e a chi v'intervenisse. Clemente XIII conces- se a tulle le chiese parrocchiali 1' altare privilegiato , del qual privilegio godes- sero gli altri altari nella commemora- zione e ottava de' defunti. Gli antichi fe- deli dovevano assi>tere alla messa [)ar- rocchiale, ed i ciuali della piimitivo Chie- .sa avanti di cominciarla interrogavano gli astanti per sapere se erano tutti della parrocchia, e se vi erano stranieri si li- cenziavano e mandavano alle loio chie>e: (al precetto è stato abrogalo dulia cou- P A R 2.43 ':!K';ludine contraria, arceltata da tutta l;i Chiesa e dal tacito conscuso di;'parro- clii; laonde ognuno può soddisfare il pre- cetto ecclesiastico di ascoltarla messa nel- la domenica e in altre feste di precello iu qualunque chiesa secolare e regolare, pur- ché non si faccia in disprezzo e odio del proprio parroco. Nel concilio di JNantes del 65G(come riporta iSalale Alessandro t. I Oj p. 4^4) coi due primi canoni si vie- tò ai parrochi di ammettere ad ascoltar la messa nomini di altre parrocchie; ma Clemente Vili riprovò l'opinione chesos- Icneva, pon esser lecito ascoltar la mes- sa nelle chiese non parrocchiali, né con- fessarsi da altri fuori del proprio parro- co, dichiarando lecita l'una e l'altra co- sa. I fedeli debbono essere battezzati nel- la propria parrocchia, c^islendovi il bai- tisterio; con licenza del parroco lo pos- sono altrove, ed Innocenzo XIII ordinò ni parrochi, che tulli i bambini si doves- sero battezzare fra tre giorni dopo la na- scita. Il battesimo ne'primi tempi l'am- ministravano i soli vescovi, e dalle cam- pagne i parrochi gli conducevano i bat- tezzanti. Si cominciò a permetterei! bat- tesimo alle pievi di campagna; non era una privativa del parroco, ma di chi de- stinava il vescovo; il parroco non può battezzare gli adulti. 1 fedeli sono ob- bligati soddisfare il debito pasquale nel- la loro parrocchia: che in essa si deve onninamente soddisfare tal precetto, lo trattai diffusamente a Comunione G III, non che nel voi. XXII, p. i5i, dicendo pure della supposizione che nelle basili- che Lateranense e Vaticana si adempia al precetto ricevendovi 1' Eucaristia. Il concilio'd'Avi"noiiedel iSS? avea ordi- '" li- naio, che solo dai curati 1 parrocchiani ricevessero 1' Eucaristia nel tempo pa- squale. Anticamente i parrochi doveva- no dar noia al vescovo dei non confes- sati e non comunicali per Pasqua : ciò ima volta era incombenza del vicario fo- raneo, ed i fedeli per la confessione por- lavauo l'allcstato del confessore. Oggidì 244 P A R il parroco e olìMigafo dare ni vescovo la noia soltanto dei non comunicati. La r(;munione pasquale non obljlit^a presso il parroco, ma solo in parrocchia; il ve- scovo fa far la pasqua dove vuole, ed il prete non è obbligalo a far pascjua in parrocchia: di lutto tratta il Nardi, co- me dell'obbligo de' pari'oclii della città (V intervenire in cattedrale ne' due sab- ba li santi alla rinnovazione del fonte. In- oltre nella propria parrocchia, quando non avvi cnniterio, si devono seppellire i pnrrocchiani: in quella della donna si celebrano i inalrimoni , le pubblicazio- ni però e denunzie del futuro matrimo- nio hanno luogo nelle due parrocchie degli sposi ; anche per essere promosso a- gli orduii sacrisi fanno le pubblicazioni nella propria parrocchia. Il solocuiatoo chi fa le sue veci può amministrare l'e- strema unzione e gli altri sagramenti a- gl'infermi, che deve visitare e disporli a ben morire. Un solo sacerdote deve es- sere in ogni parrocchia perramministra- zione de'sacramenti e per la cura delle anime; può essere aiutato dal vice par- roco o da altri coadiuvatori, secondo la autorizzazione del concilio di Trento. De- "ve il parroco fare nelle domeniche la dot- trina crisiianaa.'\ fanciidli e fanciulle, aiu- tato da altri; cosi nella quaresima le i- slruzioni per le prime confessioni e co- munioni. Spetta al parroco tenere il regi- stro de'batlezzali, de'sposalizi e de'mor- li, ri lasciandone le fedi a Ile richieste, come le fedi di sopravvivenza pei parrocchiani. Delle chiese parrocchiali di Roma fe- ci parola nel voi. XI, p. 2(34, parlando delle vicarie istituite da s. Pio V. Nel 1824, essendo allora 72 , Leone XII il 1.° novembre colle lettere apostoliche, Super imiversain, prescrisse i limili alle pariocchie, eguagliò il numero delle ani- me quasi di ciascuna, slabiPi congruo sti- pendio ai singoli parrochi, e assegnò lo- ro il distintivo della fascia; diverse par- rocchie soppresse, altre ne confermò, al- tre uè eresse con provvideulissime deler- PAR minazìoni anche sui patronati: a CiiinsKni Roma, hanno articoli tutte quelle che di- stinguerò con carattere cor,sivo, deirallrc indicherò ove ne riportai le notizie o collo stesso carattere o citando i volumi o fra parentesi dicendo il più rimarchevole. Delle soppresse e giù amministrate dal clero secolare, eccone il novero. Le chie- se di s. Diaria ad Marlyrcs, s. Jpolli- ìiare, s. Sah-atore delle Cojìpclle, s. Sal- vatore a Ponte s. Maria, s. Salvatore in Campo già A^W Ospizio della ss. Trinila^ s. Salvatore a' Monti (voi. XLVII, p. 273), s. Maria di Grotlapinla (così det- ta dairimmaginc trovata in una grotta, di che nel voi. XII, p. 68 ; esisteva nel 1343 sacra alla Concezione, ed ha treal- tari, nel maggiore l'efTJgie della Madon- na^ negli altri il Crocefisso di Valtellina e s. Gio. Uallista di Alessandrini; è pa- tronato degli Orsini per essere prossima al Palazzo Pio già di essi), ss. Simeone e Giuda congiunta al Palazzo Gabrielli già Orsini di cui è patronato, s. INIaria in Publicolis patronato de' Santacroce^ s. Maria in Canq^o Carico (forse così det- ta dal palazzo e piazza di Carlo Leoni ivi propinquo: esisteva neli4oO; fu delta Spolia Christi o per quanto dissi nel voi. XV, p. 22, o peicliè vi era sulla porla l'immagine di Cristo rappresentato nel- l'atto d'esser spogliato per la ilagellazio- ne, che Sisto V tolse neirimire alla chie- sa i diritti di quella prossima de' ss. Ci- ro e Giovanni , detta ne' bassi tempi s. Abbaciio: vi fu sostituita l'immagine del- la D. Vergine col Bambino, pittura di Ar- conio; il quadio della Madonna coi ss. Pietro e Paolo è del Milani; altre ei udi- zioni si leggono in Cancellieri, Mercato p. i/\: Clemente XIV la facol lizzò ad erigere il fonte battesimale, così a s. Lu- cia alle botteghe oscure e a s. Stefano del Cacco), s. Biagio della Pagnotta in via Giulia, s. Gio, in Alno (forse così detta da chi la fondò; il quadro dellaNàtivitàdel- l'altaremaggioreè di Amorosi, i tondi su- periori di Viol ; i quadri di s. Anna e di s. PAR Ciò. Evangelista sono ili Passeri e Gio. Conca; il deposito di d. Porfirio Anto- nini lo scolpì Ludovisi: le questioni del parroco colla basilica Vaticana per la co- munione pas([nale, le riportai nel citato articolo Comu.vioxe), s. Venanzio r An- soi'ino (It'canicrinesi (di cui parlai anche nel voi. XLYII, p.270), s.Cvcilia in Tras- tevere^ s. Giacomo a Scossaea\'alli (ne trattai in altri luoghi come nel voi.XXllI, p. 5()), s, Tommaso a Cenci (voi. XLVI, p. 278), s. Stefano in Pescinula (così det- ta o da una piscina odal pesce che vi si \endeva; nel 1750 il parroco d. Filip- po Pioselli la riedificò con disegnodi Per- lelli ; il s. Stefano dell'altare maggiore è di Labruzzi, in quello del Crocefisso, la ^Madonna e la Maddalena sono di Pa- ver, colori s. Railaele il Dorti ; nell'alta- re incontro la Concezione e ne' laterali dipinse Soi\.\no),s. Susanna, s%. Vincen- zo e Anastasio in Arenula(vol. XXlII,p. i4o)> S.Nicola degl'Incoronati (cos'i det- ta dalla famiglia che l'edificò presso le sue case; il quadro di s. Nicola di Cari è del Zucchetti ; ne feci parola altrove e nel voi. L, p. 27), s. Ivo de' Bretoni (voi. XX\ I, p. 229), s. Simeone profeta, 6. Benedetto in Pescinula presso la Scuo- la del principe Massimo, s. Lucia alle Jiolleghe oscure o de' Ginnasi ( e voi. XXXVII, p. 85), s. Lucia della Tinta (e vol.XXIII,p. 142), S.Lorenzo ai Mon- ti (voi. XVII, p. ic)). Delle soppresse e giù in cura del clero regolare, segue il no- vero. La chiesa di s. Salvatore in Onda (voi. XXVI, p. io3, da Gregorio XVI data al servo di Dio d. Vincenzo Pai- lotti per la sua congregazione della Pve- gina degli apostoli ), s. AJaria della Pa- ce (e s. Paolo pia unione), s. Maria in Tri^'io (e voi. XLV, p. i 84 e 18G), s. Maria in Monterone de' Redcntorisli, s. Maria in Poslerula (voi. XI, p. 5i), s. Stejano del Cacco, s. Nicola in Arcione (e voi. XVI, p. 1 3o e I 3 I , voi. XXVI, p. 12), s. Nicola de'Prefetli de' AW/cv//or/, s. Nicola a Cesariui giù dc'Somaschi (ai P A R 245 quali avendo il regnante Pio IX dato la chiesa di s. Alessio, ed ai Trinitari quel- la di s. Grisogono, che essendo de' car- melitani calzati, invece consegnò a que- sh ultimi la chiesa di s. Nicola), s. Fran- cesco di Paola de' Minimi, s. Prassede. Le chiese parrocchiali poi che Leone XII conservò e confermò, sono le seguenti. Del clero secolare, la chiesa di s. Giovan- ni in Laterano,%. Pietro in Valicano (die avendo per concessione d'Innocenzo Vili, per l'esame degli ordini, battesinjo, cresima e processioni, la chiesa de' ss. Michele e Magno per succursale, ch'è la esponente perla parrocchia del Palazzo Valicano, a questo citai ove pubblicai le notizie; sul privilegio della basilica Va- ticana di battezzare chiunque con per- messo del proprio parroco, parlai nel voi. XII,p.242),s. Lorenzoin Damaso,s. Ma- ria in Trastevere,?,. Mariain Via Lala,%. Mariain Cosmedin,%. Eustachio ,%. Mar- co (e Palazzo di s. Marco), s. Maria in Acc/uiro,s. Angelo in Pescaria,s. Nicola in Carcere, ss. Celso e Giuliano, s. Toni- inaso in Parione, s. Giovanni de' Jloren- tini[e Firenze), s. Luigi de/francesi{e voi. XXVI, p. 23 1), s. Caterina della rota ( anticamente fu detta s. IMaria m Ca- tharina, comesi legge in un documento del I i8(j in cui era già parrocchia, for- se perchè edificala da una Caterina, col qual nome appellasi dal secolo XVI: il quadro dell'altare maggiore, dov'è una gloria ili santi, è di Zucca, nelle cappel- le sono pitture di Coppi e Muziani). Le parrocchie del clero regolare conferma- te, sono la chiesa di s. Lorenzo in Luci- na (e Otloùoni), s. Marcello , s. 3Iaria in Via, ss. XII Apostoli (e Palazzo di ss. Apostoli), s. Martino a' Monti, %.3Li- ria sopra Minerva, s. Bartolomeo al' l'Isola, s . Grisogono (ora de' Trinitari) j s. Agostino, ss. Quirico e Giulitta, s. Ila- ria del Popolo, s. Maria in Campitclli, s. Maria in Tra^pontina, s. Spirito in Sas' sia, ss. Vincenzo ed Anastasio a Trevi, s. Andrea delle Fratte, s. Carlo a' Caùnari, 9.46 . r A Pt s. Maria in Monfirclli, s. Sah-alore della Corte de' Minimi. Finalmente Leone XII eresse pai roceliie nelle seguenti cliiese; s. Maria Maggiore (e per cliiesa esponente e tiiraulnnte quella de' ss. f^ìlo e Mode- sto), s. Adriano della Mercede, s. Maria a' Monti [voi. XL\'II,p. 272), s. Giaco- mo in /iiigiisfa, s. Rocco (e Ospedale di s. Fiocco), s. Maria di Loreto o s. Snh'a- tore in Lauro, s. Dorotea (e voi. XXV F, p. 166, XLV,p. i8()). s. Bernardo alle Terme (e voi. XIIT, p. 220), s. Lticiadcl Gonfalone [e voi. II, p 2r)2,XI,p. 287, XVI, p 123 e 128, XLIII, p. 42 ; pren- de il nome dairarciconfrafernita cui ap- partiene, che l'ottenne nel 1264, gii» fi- liale della chiesa e abbazia di s. Biagio della Pagnotta, edesiste presso una delle nia!'"iori chiaviche. 11 sodalizio la riedi- fleò dai fondamenti nel 1700 coi disegni di Marco David: V interno è ben deco- rato con la volta dipinta da Antonio Ke- pi : nella i."^ cappella a destra il s. Fran- cesco di Sales è di Monosilio, rpiella df-i ss. Pietro e Paolo, dopo la statua di s. Lu- cia, è di Mariano Rossi; il s. Bonaventu- ra fu dipinto da Costantini; il cpiadro dell'ultima cappella è d'uno scolare di Pozzi. In questa chiesa è sepolto il cele- bre prelato INicola Maria Nicolai, con monumento scolpito dalcomm. Fabris. IVella sagrestia sull'altare vie altro qua- dro di Costantini, mentre nell'oratorio de'ss. Pietro e Paolo sonovi pitture a fre- sco rappresentanti la cena del Signore e il portar della croce, di Livio Agresti; Gesù avanti Caifasso,di Raffaele da Reg- gio; la Resurrezione di Marco da Sie- na ; la Coronazione di spine e \' Ecce Ho- mo di Cesare Nebbia ; la Flagellazione di Federico Zuccari). Inoltre il Papa dichia- rò parrocchia palatina i Palazzi Late- ranenu^^ faticano e Quirinale e loro a- diacenze, esenti da ogni giurisdizione, soggetti immediatamente alla s. Sede, af- fidando la cura delle anime al prelato sagrista agostiniano, l'oflfìciodi vice-par- roco al sotto- sa«,rÌ!)ta agostiniano pel Va- PA R ficano, ed altro vice-parroco agostiniano pel Qdiiinale, ove fu eretto il fonte bat- tesimale, dovendosi battezzare i nati de- gli altri palazzi nelle contigue basiliche. A Ospizio apostolico ho pur dello che Leone XII l'eresse in parrocchia. Dichia- rai che prima dell'ordinamento delle parrocchie di Roma fatto da Leone XII, esse erano 72, non comprese le y subur- bane, laonde dopo tale disposizione esse sono, in città 44^ "on comprese quelle de'palazzi apostolici e dell' ospizio di s. Michele ed altri luoghi pii, e fuori le mu- ra c), cioè le chiese di s. Paolo , s. Loren- zo, s. Agnese, s. Sebastiano, s. Francesco a lìlonte 3Iario de' Girolaniini del b. Pietro da Pisa, s. Angelo delle Forna- ci,s. 31 a ria del ss. Rosario a Monte Ma- rio da' Predicatori^ cui fu riunita quella di s. Lazzaro (della quale parlai anche ad Ospedale di s. Gallicano), de'ss. 3/ar- cellino e Pietrose voi. XIII, p. i48, e Pa- tena), e di s. Maria del Carmine e di s. Giuseppe fuori tWPorta Portcse. Alcune chiese dell'interno di Roma, comechè si- tuate presso le mura della città, hanno giurisdizione ne'luoghi suburbani, come la basilica Lateranense, che avendo un perimetro di circa miglia 62 vi compren- de la famosa chiesa della Madonna del Divino amore nel castello di Leva, che descrissi nel voi. XVII, p. 18. Abbiamo di Bontus, Notizie archeologiche sulle XLIF chiese parrocchiali di Roma, de- scrizione de' confilli, iìidice delle strade e numeri che si conten"ono in ciascun cir- condario, Roma 1825. Gregorio XVI trasferì nella Chiesa di s. Maria Mad- dalena de^ Ministri degl'infermi, la par- rocchia di s. Lui£[i de' francesi. Antichissimo è il collegio de'parrochi di Roma, Collegium Curionuni, rappre- sentato dal Camerlengo del clero ronia- no (F.), che ne'primi secoli della Ciiiesa si nominava rettore della fraternità dei chierici, il qual titolo ritenne fino al se- colo XII. Questa romana fraternità o col- legio era ccoiposla di canonici e de'par- PAR lochi lidie cìiiese di Roma, ed il Gallet- li, Del fìiimiccro, parla d'un rcltoicdcl 7G1J incnUo della lialornila lialla erii- ditanieiile il Morelli, Riln.<; dandi preshy • Uriuin p. 3o5. Apparteneva ad esso la direzione di tulle le pubbliche funzioni ecclesiaslichc. L'annua elezione del me- desimo fu stabilita da Libano VI , e giusta la disposizione dello statuto dello stesso clero, l'onorevole ofiicio annuale si conferisce alternativamente ad un ca- nonico o ad un parroco secolare. Indetto articolo vi sono notizie pure riguardanti i parrochi , e che il camerlengo con tre parrochi intervennero all' ultimo conci- lio romano: questi ultimi, quali deputati del collegio, furono eletti dai curati nel- la chiesa di s. Lucia de'Ginnasi: si parla ancora della morte e funerale de' parro- chi, e meglio può vedersi, con allre no- zioni riguardanti i curati di Roma, nei Stallila antiqua de officio canierarii ec. ci jurihiis funeralibus cccles. pracscrtiin parochialiuni alinae Urbis , cum additi o- ìiibiis et appendice. Innocenzo XII obbli- gò i parrochi ad intervenire ogni mer- coledì, secondo l'antico costume, alle con- ferenze de' casi di coscienza, sulle quali possono vedersi i voi. XXX,p. 181, XL V, p. ?. 3o: queste però de'parrochi si face- vano nella chiesa di s. Tommaso in Pa- rione, e poi nella chiesa dell' università romana, pel disposto di Alessandro \\\ nel 1 GGu, coir intervento de' professori della medesima , domenicano e conven- tuale, del vicegerenle e camerlengo del clero. Finalmente fu statuito di farsi in s. Salvatore delle Coppelle, ove ha luogo solo una volta l'anno. Clemente XI, ap- pena eletto nel ijoo, chiamò tutti i cu- rati di Roma, e vivamente raccomandò loro di fare il catechismo a'fanciulli. So- gliono i Papi prima di quaresima e nel giovedì di carnevale, ricevere in trono lutti i parrochi col prelato vicegerenle. per esortarli e benedirli per ben predi- care, indi gli ammettono al bacio del piede: iu loro vece poi questo si fa dui P A R 247 cardinali vicari. A Dottrina cristi \nv ho parlato di quella che insegnano nel- le domeniche i parrochi, della disputa che si ià nelle parrocchie, e dei catechi- smi e istruzioni che hanno luogo in qua- resima. A Scuole nottur.ve dirò in quali parrocchie furono istituite; ed in diversi articoli parlai delle pie istituzioni stabi- lite nelle parrocchie. Dipende dal colle- gio de' parrochi il Conservatorio della divina Cleincìiza (Z^-); e nel 1802 gli era stato alTidato il Conservatorio di s. Croce della penitenza [F.). Il Piazza nel- V Eusevolo^io romano trat. 7, cap. 4i e 42, discorre dell'accompagnamento al ss. Viatico e delle confraternite del ss. Sa- gramento istituite nelle parrocchie di Roma. Benedetto XIV nel i n t^t. òono a\ collegio de' pairochi la chiesa di s. Sal- vatore delle Coppelle nel rione s. Eusta- chio, e gli concesse la nomina del cura- to ; quindi nel i 748 accordò l'indulgen- za a quelli che la visiteranno, perchè vi si venera parte del prezioso sangue di Gesù Cristo, postovi da Celestino III a' 26 noveudjre i iq5, dopo averla restau- rata, quando la consagiò in un all'alta- re maggiore, consagrando i due altari laterali due vescovi. Il Bovio, La pietà trionfante p. 176, descrive questa chiesa, come filiale della basilica di s. Lorenzo in Damaso, mentovata nella bolla di Ur- bano II e parrocchia antichissima. Dice che prima si chiamava s. Salvatore del' la Pietà, pel monte che eravi vicino, in- di delle Coppelle, per le botteghe che nel- la propinqua strada vi tenevano i coppel- lari e barilari, donde anche la via ne prese il nome. Vi fu istituita la confra- ternita de' sellali nel \^o\ o i4'4 sotto l'invocazione dì s. Eligio, insieme ai fer- rari ed orefici, i quali ultimi poi passali nella chiesa del santo patrono, vi resta- rono solo i primi ad esercitarsi iu varie opere di pietà ;di essa discorre ancora il Piazza trat. 9, cap. 12; questi nel trat. 7, cap. 3i, parla della confraternita del ss. Sagramcnlo e della Perseveranza ivi 248 PAR fbiRlata nel i (3G'3, col fine tli prcgnre Dio per la perseveranza de' fedeli nel bene o- perare, e per aìulare grinlernii uelle lo- cande ed alberghi, lenendo cura dei lo- ro clletti se muoiono e seppellendone con Slìflragi il cadavere; vestono i coiilVali sacco bianco, inozzella paonazza con fet- tuccia bianca e 1' insegna del ss. Sagrai mento. Il Venuti dice che la compagnia de'guantari viebbeuna cappella. La chie- sa venne ristorata nel passato secolo con archilelline di Carlo de Dominicis. 11 (juadro dell'altare maggiore è di Lelli ; il bel deposito del cardinal Giorgio Spino- la, ornato di marmi, sculture e metalli dorali, è opera di Ludovisi. Sulle parrocchie e sui parrochi, oltre i relativi articoli, si possono consultare i seguenti autori. Wassobrii, Praxis con- cursiiurn ad K'acanles parochialcs ecclcs., Mediolani iGiS.L.h. Thiers, Z->e sloia in archidiaconorum visilalionibus gestan- da a paroecis disceplaiio, Vav\&:\s iQ'j^. Cerimoniale per le chiese parrocchiali minori o di campagna, ordinato da Be- ìiedclloXlIIj Venezia 1 836. Carato, De juribus parochialihus, Mediolani. Reclu- sio. De re. parochiali , Romae lyyS. Traclalus de concarsihiis, ccllaùonibus, et vacalionibiis parochiariim aliorurn- (/uè beneficiorum, Romae i774- Cucca- gni, DeWaulorità e giurisdizione della Chiesa e del romano Pontefice sull'ere- zione e distribuzione de' vescovati e delle parrocchie, Roma 1 788. De re paroeciar li ad elruscuni praesuleni prolusiones , Romae 1S18. A^ueii\, Il parrocchiano istruttore, Venezia i 7 1 5. Garulli, llpar- roco incasa degt infermi, Venezia 17 18. Marangoni, Thesaurus parochorum , Ro- mae 1 726. Mengoni, De eniinentiori pa- rochoruni di gni late super canonicos, Flo- reutiae 1782. Calechismus ad parochos, Romae 1764. G. A. Cornare, De'parro- chi, Brescia 1771. Opera riprovata dalle Effemeridi di Roma 1772, p. 83, perchè, onde deprimere la dignità e giurisdizio- ne episcopale, eguaglia i parrochi qua- PAR si al vescovi, li fa successori de'7 a disce- poli di GesLi Cristo, dal quale protende ri- ceviiio immediatamente l'autorità. Que- ste ed altre stravaganti pretensioni sos- tennero nel secolo passato altri autori, il sinodo di Pistoia (/^.), ed i Giansenisti. Gira Idi j De officio et potestate parochi, addii, ad Barbosa, Romae 1774- ^- A. Feirari, Prerogative del parroco, Roma 1775. Anche di questa opera 1' Effeme- ridi di tale anno a p. 2 i 7 ne dà il giudizio, commendevole nel difendere i diritti par- rocchiali, ma con disquisizioni lontanissi- me dall'argomento. Relotti, Dei parro- chi, Bergamo 1799- P. Tamagna, Origi- ne dc'cardinali, par. 2, cap. 3, de' par- rochi e canonici. Nuova biblioteca perii parrochi e cappellani di campagna, Ve- nezia i8o5-o6. Zucchini, Concordia tra ì parroclii e fabricieri, B.oma 1825. J. Soetler, Monita ad parochos, aliosque sacerdotes animaruni curani habentes, Romae et Novariae 1825. Luigi Nardi, Dei parrochi, opera di antichità sacra e disciplina ecclesiastica, Pesaro 1829. Barbosa, De officio et potestate parochi cum Giraldo a s. Cajetano, B.omae 1 83 1 . Lo spirito del parroco esposto ad un gio- vane sacerdote chiamalo alla cura delle anime, Roma 1 838. Billot, Discorsipar- rocchiali per le domeniche e feste dell'an- no, Alessandria 1842. Montargon, Di- zionario apostolico per uso de' parrochi e predicatori, Venezia 1782. M. Piano, Istruzioni dogmatiche parrocchiali, Mi- lano i84'J. Per impedire l'abuso d'im- porre Nomi ( P\) piofanì o romanzeschi nel battesimo, contro il divieto del can. 3o del concilio ISic'eno, Pietro da Fine stampò in Venezia nel i5G2, Trattato dell' imppsizione de nomi; e Simone Pei- ronet a Torino nel I 706, Catalogo di san- ti celi sante, a uso de' parrochi, per ani- minislrare il santo battesinio. PARUOCCIIIE DI ROMA. F. Par- nOCCHIA. PARROCO. F. Paerocciua. PARRUCCA o PERRUCCA o PE- PAR RUCCA, Cacsaries. Zazzera o cliioma fin- ta, o zazzeia posticcia di capelli, calien- flriiin, fieli crincs: tlicesi pannccliino e volgaimeiilc fioulinOj la parrucca pic- cola: il Sanielli la cliiamò maschera del capo, il Guasco chioma aitelitlta, capel- liera posticcia e auio\il)ile. Il vocabolo parrucca proprianienle deriva dal fran- cese pcrriiqiic, e lu dello anche per ca- pellatura di donna; i greci la chiamaro- no/;roco«j/» w/, cioè aiilcrìor chioma^ [per- chè le greche usavano questo aggiungi- uienlo di capelli su la lionte , e Iric/io- ììia, mentre i latini denominarono ca- pillamcnlum i capelli posticci. Questa va- nità nelle donne esisteva a'iempi di Da- vide, essendo le ebree vaghe di capiglia- ture posticcie, che acaro prezzo conìpra- vano gli altrui capelli biondi per ador- nare il |)roprio capo. L'uso delle parruc- che dalle donne passò negli uomini, nei greci e nella magna Grecia; ed i primi furono i japigi, popoli della Puglia, pri- mi facicm aClrii'enint capiti galcricitluiìiy ttfictitiatn comam adaplavi-rint. Devesi notare che la Japigia è la Terra d' O- IrantOj e siccome in essa liorivano i ta- renlini in ogni sorta di lusso e morbi- dezza, così può darsi ch'essi fossero i pri- mi a usarli in occidente. Nell'oriente già si adoperavano i ca[)elli tìnti dai medi, persiani, lidii e carii in particolare. L'uso delle parrucche in tempo della gentilità fu raio negli uomini e più comune nelle donne principalmente romane, come si apprende dai poeti. Questi narrano di radodelle parrucche degli uomini, i quali non le usavano che [)er travestirsi e non esser conosciuti. Annibale avea par- rucche per diverse età, a fine di fuggire le insidie travestito. Caligola la notte si metteva in pariucca, perchè frequentan- do certi luoghi non fosse conosciuto. Grac- co, uomo di qualità, si trasformava col- la parrucca pei' fare il gladiatore senza essere conosciuto: questi ed altri esempi provano piuttosto, che le parrucche dai gentili non si usassero fra gli uomini che r A R a49 per travestirsi, come fanno icommediai\- li, onde dai gicci tal parrucca è detta phenacn, cioè inìposliua. In fatti i calvi preferivano farsi cuoprire la calvizie con unguento filato, essendo allora usati ad ungersi il capo, ovvero adoperavano una cullia di pelle di capretto col suo pelo, che vestir parrucca d'altii capelli, ed es- ser mostrati a dito come donne. Tra le romane, quelle che o per l'età o per na- turale difetto scarseggiavano di capelli, o che veramente gli aveano tali, che non ricevessero il colore delle misture, non aveano dinicollà di farsi radere o di far- si cader la chioma, toccandola e strofi- nandola con la salamandra colta nell'o- lio. Caduti i capelli, ai adattavano il parrucchino artefatto con tutta diligen- za e lo studio necessario ad ingannare eziandio i piìi curiosi esploratori degli artilìzi donneschi: ciò non fecero benché vecchie, né Giulia madre d'Augusto, né Sestilia moglie di Vitellio. Usavano ca- pelli fìnti tedeschi venuti di Germania e biondi come l'oro, diverse donne romane, e finse benché attempate, Antonia mo- glie di Druso, Vespasia Pollia madre di \espasiano, e Domizia madre d'Adria- no, laonde dicesi che la loro capelliera fosse il parrucchino tedesco : abbiamo nei musei diveisc teste di femmine antiche col parrucchino o capelliera posticcia, ch'é ulteriore prova di tale usanza. In Roma e rimpetto al tempio d Ercole Mu- sagete presso il Circo Flaminio, pubbli- camente si vendevano i colori propri per tingere i capelli e le chiome arlelàlle, che venivano di Germania. Per rmgio- vanire agli occhi altrui, non è facile ri- dire quanti secreti le donne usassero per comunicarli a'ioro capelli : la Germania somministrava le sue erbe; la Francia il suo pestifero sapone, comporto di se- vo e cenere; la Grecia il suo callitricon; l'Egitto le sue more, il lenlisco, la lisi- maca; l'Olanda le sue spume, e l'Italia le acque del Grati e del Clitunno, cuial- Iribui vasi, come alle cose suddette, la qua* ■?. 'io PAR lità tli far biondi i capelli eh' ciano ne- ri o castagni: finasi tulle le feiuniine a- niavano la eliioina bionda sino dal teni- j)0 di Rlenandro comico, come avverte s. Clenienle Alessaudi ino, e quelle che disperavano di renderla tale a mezzodì tinture e di polveri, supplivano con chio- me e parrucihini l)iondi venuti di Ger- mania. Anche i capelli neri furono mollo apprezzali, e gli antichi conoscevano molte cose alle ad annerirei capelli, come il iiii- labolano, il mirto bianco, la foglia di ci- presso, il corimbo, l' ippcricon e l'uova di corvo. Ma i capelli biondi scemando apparentemente gli anni alla donna at- tempala, si determinarono le femmine ad anteporre la bionda capellatura alla ne- ra anche nelle panucche. Che da questa tlebolezza non sieno mai andate esenti le femmine, generalmente parlando, basla consultare i ss. padri, e l'uso del parruc- chinosi trova eziandio fra le auliche don- ne cristiane. Il Doldetli che visitò con mol- ta diligenza i Poliandii sotterranei di Ivoma, rinvenne nel cimitero di Ciriaca un sepolcro d'una s. martire, nel quale osservò alcuni fìnti capelli di lino, tinti a color castagno. Tut'.avolta il Sarnelli, Lett.eccl. t. 3, p. i5i, nel discorso sto- rico-morale contro l'abuso delle peruc- che negli ecclesiastici, nel cap. 5 tratta : Tra'cristiani,per insegnamento apostoli- co, furono le pei ucche vietate alle don- ne; gli uomini non portavano né meno zazzere. JXel iBaq fu stampata a ]Mi la- ne : Varie dì acconciarsi da se il capo insegnata alle signore, con fìguie. Gli scrittori de'primi 1 6 secoli cristiani ninno propriamente parla delle parruc- che negli uomini, bens'i dei strani capelli delle donne ragionano; Tertulliano esa- gera contro le parrucche delle femmine del suo tempo, s. Gregorio Nazianzeno Je proilii alle donne cristiane, s. Girola- mo, s. Paoli no pai la no delle parrucche del- le donne: quegli di cui ragiona s. Asterò del IV secolo è un uomo mascheralo ve- stilo da donna, e delle maschere che si (a- PAR covano nelle calende di gennaio. Fino ai tempi di Alessandro Ales nel i ^..yo e di s. Rernardino nel t.\.\o si parla solo de' ca- pelli [ìosticci delle donne, non degli uomi- ni.Gei lo è, che né ss. padri, né coitituzio- ni apostoliche, uè concilii generali o pro- vinciali parlano di parrucche degli im- milli per 1 6 secoli cristiani. Tutta la Gul- iia era già chiomata, ma al principio dello stabilimento del re^no de' franchi solamente i re aveano il diritto della ca- pigliatura, cioè di portare i capelli lun- glii, e lo mantennero sin verso la metà del secolo XII; poi portarono capelli cor- ti, (jiichè Luigi XIII riprese l'uso de'ca- pelli lunghi, e propriamente nel suo re- gno e verso il iGac) gli uomini comin- ciarono in Francia a portar le parrucche, secondo Tiers, confutato da altri, come si legge nel Calogerà, Opuscoli l. i^, p. 335, ove si dichiara che le parrucche so- no stale praticate prima in Italia che in Francia; mentre nel l. 45, p. 3oi degli slessi Opuscoli si dichiara come la ca- pellatura fu in diversi modi usala dalle nazioni de' germani, merovingi, ec. In principio non si fecero intere, cioè che cuoprissero tutta la lesta, ma solamente freccie di capelli, ed ancora d'una parte sola, e durò lungo tempo, massime in cor- te. Si praticarono nondimeno dipoi da ambedue le parli, ed in fine si venne al- le parrucche intere, le quali in principio erano assai costose e non piacquero a tulli. I cortigiani, quei di pelo rosso ed i tignosi pei primi le adottarono : i pri- mi per delicatezza, come sempre esposti in incedere col capo scoperto; i secondi per v;milà, onde cuoprire ilcolorede'loro capelli, credendosi che Giuda cosi li a- vesse; gli ultimi per necessità e cuoprire lo schifoso male; finalmente i calvi in- cominciarono ad usare le parrucche per cuoprire la loro nudità del capo o per comparire mcn vecchi. L' esempio dei cortigiani fu eziandio imitato dai com- medianti, istiioui e ballerini. Se ne fece- ro alcune chiamate berreltini, perchè i PAR TAR 2 Ti capelli si attaccavano solo inforno i\l Ler- Clemente XT nel ir-oi proIIA n lut- leltino; le altre erano complete e coin- ti i canonici e benefiziali delle hasiliclie, poste di una cuflìa di rete tutta gnerni- collegiate e parrocchie di Roma l'uso del- la di capelli. Circa il iGGo le parrucche le parriicche, sotto pena di essere consi- in Francia e poi in Italia incominciarono derati come assenti, se con esse interve- ad adottarsi da qualche ecclesiastico e nissero al coro ed altre l'on/ioai eccle- pel primo la Riviere morto vescovo di siastiche: i primi a deporre le pairiicche Langres; e come in Francia gli ecclesiasti- fVuonoi canonici Vaticani, alcuni dii'ipja- ci genericamente chiamansi m/ r(7/;Z'(', la- li per aver cortissimi capelli assunsero li parrucchesi disserod'al)bate,ed in priii- berrettini in forcnadi Caiìiniiro (^ .). Sot- cipio furono piccole e corte. Nello slesso to di lui il cardinal iV Archii'n la porta- tempo pochi prelati avendo perduto i va e vi avea cucito il BcrrelUno cardi- capelli, deliberarono di prendere parruc- unlizio C^.). Il cardinal Orsini arcivesco- ca, senza badare alle conseguenze della vo di Benevento ivi nel l'jii fece ptd)< novità, il cui esempio seguirono alcuni blicare da Giuliano Bovicelli tradotta canonici , indi i seiniprebendali , i cap- Vf/islnirc (Ics pcrruques che Giambat- pcllani ed i cantori delie catte ri. Meglio il Guasco parla delle parruc» che e ile'capelli nell'opera: Delle orna' trici e decloro uffizi, ed insieme della sU' PAR perxtlzione de'gentlli nella chioma e del- la cultura della niedesima presso le aii- Itche donne romane, Napoli i 77 5. In es- sa discorre della calvezza abboirita dalle femmine, del capello nero molto stima- to, de'ciipelli sparsi di cenere, de'capelli fiuti trovati ne'sepolcri cristiani, delle di- verse foggie ed erudizioni sulla chioma de'gentili e de'cristiani, della parrucca e sua origine, sulla rasura de'capelli in se- gno di dolore, e di tutte le acconciature del capo. L'uso poi del codino nelle par- rucche e ne' capelli, come il nudriie la barba o il laderla, nel declinar del secolo passato il primo, a' nostri giorni la secon- da, fu riputato segno di parteggiare per qualche idea politica,o di esserle avverso o almeno estraneo. PAPiTENIA. Sede vescovile d'Africa, nella ]\Iauritiana di Sitili e sotto la me- tropoli del suo nome, Ì^M\T\COh\,Parlicula. Piccola par- te dell'ostia consngrata e' piccola ostia per comunicare i fedeli, che si custodi- sce nella Pisside {V-), o si pone dal sa- cerdote consacrante sulla Patena, per distribuirla a chi del popolo brama ri- cevere V Eucaristia (^.)- La patena in alcuni luoghi si sostiene sotto il mento di chi riceve la comunione, benché sul- la balaus'ra siavi la solita tovaglia ; in altri luoghi si usa la palla o piattini ob- lunghi o un pezzo di tavoletta coperta di pannolino, per sottoporla al mento on- de ricevere le particole se cadessero o le particelle di esse. J^. Ostia sac.^a, ove dico pure di quelle cadute e rubate. Il Berlendi, Dell' oblazione p. 20, rende ragione perchè le p^7/Y/co/e sono cos'i chia- mate. Introdotto nella chiesa latina l'u- so di formarsi e cuocersi Wpane pelsa- grifizio in forma sferica e sottilissima, ed a foggia di denaro, nel secolo XII ven- ne da alcuno riprovato, quasi che ad una figura s'i tenue e sottile potesse veramen- te darsi il nome di pane, e poi anche da- gli eretici moderni. Dall' usarsi nel III secolo le patene di vetro, bisogna couvc PAR nire die le oliate doveano già essere tc- iiuissime e sottili, indi cliiaiii;ile ostie co- me surrogate alle olilazioni.'YixUiW'oha le oblazioni sottili in fìirina di denaro, non furono dairunivcrsaiedeila Chiesa si tosto accettate, elle in f|nalche monastero o chiesa secolare non continuasse il co- slume della forma antica del pane, non reso sottile e compresso sotto il ferro, al- meno fuio al I I 5o. rVel tempo slesso, in cui si cominciò la pratica di (pieste obla- zioni sotto forma sottile e sferica, ed a guisa di denaro, s'introdusse ancora quella delle minori per la comunione del popolo, le quali come anticamente era- no ima parie recisa del pane consacra- lo: lUnd quoti in mensa Douiini liene- diciliir, dice s. Agostino, ad dislribitcn- (hini coniiiìiniiitnv, e perciò delle /5i7r^i- colr. Sunto, libi luicharisliaeparlicidani, scrisse s. Gregoiio diTours nel VI sc<'.o- lo, atfjne imponi in. ore tuo, dal quale sono pure chiamate talvolta col nome di ostie : ciò crcdesi fosse praticalo quan- do non si recidevano dal pane consacra- lo, ma esse a parte e distinte dall'obla- la del sacerdote erano consagrale. Poi- ché egli dà loro lai nome in laccoiitnr- ne la consngrazione, come si là ora nel portale all'altare comunicbini o pailico- le, sacrai- parlicidac, distinti dall' ostia del celebrante, e insieme con quella con- sagrarle; il quale nostro uso di ammi- nistrare a' fedeli con particole il sagra- mento dell'Eucaristia, può perciò ilirsi autorizzato dall'anlichilà di i?. e piìi se- coli, e da quanto il Berleudi racconta di s. Martino di Tours. Queste particole in alcune chiese d' oriente si chiamavano margarite, come nel rituale di Gabriele patriarca d'Alessandria, nome conficen- le perchè Gesìi Cristo fu chiamalo mar- garita da diversi ss. padri. Verso la metii del secolo XI nella chiesa lomana non erano per anco in uso le suddette par- ticole ed ostie separale, ma si consngra- Ta un pane grande ed intero, che si di- videva iu molte parli, secondo il numero PAR i^'y-'y de' comunicanti, colla formola : Accipi' te, et comcdite^ hoc est corpus nieus. Tale sembra che fosse nella Chiesa la comune pratica anche nel secolo XII, raccoglien- dosi i minuzzoli o frammenti col Ciic- cliiaro (f^.), ove dissi che le particole talvolta furono chiamale Eulogie C^). Piescrive la di.sciplina ecclesiastica ai par- rochi che sempre si conservino alcime particole pegl'infermi e per gli altri fede- li, in una pisside, come di rinnovarle fre- quentemente; che quelle che sono da consacrarsi sieno fresche; e quando do- vrà consagrarle, devo distribuir piima le vecchie o le assumerà. E necessaria l.i frequente rinnovazione delle pallicele, perchè quantunque più facilmentesi cor- rompa il pane fermentalo, che ['azzimo^ tullavolta anche questo a ciò va sogget- to conservandosi per lungo tempo, e spe- cialmente rinchiuso. Alllnc dunque di impedire una tale corruzione, medianle la quale non si troverebbe pi ìi sagra men- to, la Chiesa ordina che di frequente si rinnovi la consagrazione di particole di recente formate , la qual frequenza s. Carlo Borromeo decretò ad H giorni ad snninìum: il ceremoniale de' vescovi vuole che il ss. Sagramenlo, .9c;«(7m cbdoma' da niutetur et renovetur. A Comunione, massime al ^ 6, bo dello che aulicamen- te si prendeva sulla mano ed i fedeli si comunicavano da per loro e le donne colla mano coperta da un pannolino; \\\ Egitto e altrove si porgeva la comunio- ne col ciiccliiaro, e come si prendc-a il .sangue del Signore nella comunione del- le due .specie; non che del tempo della comunione. Su questo ultimo leggo nel Sallusli, Storia delle missioid, l. i, p. 1 49, che nel la chiesa di s. Luigi della Pun- ta, come nelle altre di quasi tutta l' A- nierica, il sacerdote quando deve comu- nicare i fedeli, dice prima l'introito del- la messa (ino a tulio il Confìteor e dipoi sale all'altare edistribnisce le sacre par- ticole, recitando le altre preci consuete: vi è anche l'altra lodevole costumanza clic il Viatico si accompni^na con islni- nienli musicali a taMil)m<) halleiilc. In Cascia, nella chiesa dc^li agosliniani, si venera la sacra |)aiticola iniiacolusa, che versò sangue nelle maremme sanesi, per pnniie la poca riveienza d'un sacerdote. 1 greci hanno una cerimonia che chia- mano la cerimonia delle parlicole, la (piale consiste nell'olfrii'e in onore di Ma- ria Vergine, di s. Gio. Baltista e di molli altri santi, delle piccole parti d'un pane non consagialo: però l'uso di queste par- ticole non è molto antico. PARZEPEPiTO. Sede vescovile del- l'Armenia maggiore, sotto il cattolico di Sis. Orieiis dir. t. i, p. i44i- PASCASIO RvDCERTO (s.), abbate di Corbia o Corbeja. Nacque nel Soissonese versola line del secolo Vili, e fu allevalo dai monaci di s. Pietro di Soissons. Rice- \ula la tonsura clericale, ritornò nel mon- do, ma poi si ritirò nel monastero di Cor- bia dell'ordine di s. Benedetto, ove fece professionesottos.Adelardo. Datosi a san- ta vita ed allo studio delle scienze religio- se, acquistò moltissime cognizioni, e di- venne assai caro a s. Adelaido, come a Wala fiatello e successore del medesimo. Fu compagno di tutti i loro viaggi, e l'a- nima del loro consiglio ne'più importan- ti all'ari. Nell'8?,2 lo condussero seco in Sassonia per confermare lo slabilimenlo della nuova Corbia. Radberto esercitò nel suo monastero la predicazione, e die- de altresì delle lezioni pubbliche alla gio- venlù, per cui la scuola di Corbia acqui- stò sotto di lui grande celebrila. Nell'H/Ji fu eletto abbate, benché non fosse che diacono; due anni dopo assistette al con- cilio di Parigi, e neir(S4g a quello che si tenneaQuercy contro Gotescalco. Rinun- ciata la sua carica neir85i , si ritirò nel- l'abbazia di s. Ricario per condurrea com- pimento alcune delle sue opere. Dipoi ri- tornò a Corbia, ed ivi visse come prima nella pratica di tutte le virtù. Morì ver- so l'anno 86'j, il dì 26 di aprile, e nel 1 073 il suo corpo fu Irasporlalo nella cut- P AS tediale per l'autorità della s. Sede. Tro- vasi il suo nome nel martirologio galli- cano e in (|uello de'benedctlini. Al)bia- nio di s. Pascasio Radberto: i ." Coni- incutano sopra il vangelo di s. Malleo. 2." Spiegazione del salmo 44- ^"Spie- gazione delle lanienlazìoni di Geremia. 4." Del Corpo e del Sangue di Gesù Gii- slo, libro che mandò con una Lettera A re Carlo il Calvo. 5.° Trattato della fé- de, della speranza e della carità. 6." Le Vile di s. Adelardo e di s. TVala suo fratello. 7.° y4tti dei santi martiri Rnjìno e r'alerio. 8." Trattato del parlo della Beata J'erg'ne. q.° Alcune Poesie. PASCASIO, Cardinale. Diacono,fìo- lì nei pontificati di s. Gelasio ldel49'2, di s. Anastasio li e di s. Simmaco. Fu uomo di eminente sapere e di pari sau- tilà di vita. Scrisse due libri sulla divi- nità delloSpirilo santo, pienidisana dot- ti ina, come afferma s. Gregorio I; si leg- gono nel t. 9, BUjI. Patr., e si conser- vano mss. nella biblioteca Vaticana, se- condo rOlstenio. Favorì per errore le par- ti dell'anlipapa Lorenzo^, e perciò fu da Dio punito severamente col farlo patire nelle terme Angulane, finché per le ora- zioni di Germano vescovo di Capua ne fu liberato, sebbene poco prima di sua morte, avvenuta nel 4^8, si pentì di non aver voluto comunicare con s. Simmaco legittimo Pontefice e di aver favorito tal scisma. Il p. Lupi, Dissert. t. i, p. i35, nel parlare dei diversi Pascasi che si ve- nerano col nome di santo, vi comprende il cartlinale, del quale il marlirologio ro- mano pone la festa a'3 i maggio. II Ba- ronio, in annoi, ad inartyr.^ parla di al- tro Pascasio prete cardinale di s. Euse- bio, die nel tempo del menzionato sci- sma fu nel partito buono di S.Simmaco. PASEMO. Sede vescovile dell'Arme- nia maggiore , sotto il cattolico di Sis. Ebbe per vescovi Adeodato che sottoscris- se al concilio di Sis , e Taddeo cui nel 1 32 t scrisse Giovanni XXII. Oriens dir. l. I, p i44i. PAS l'AS 257 P .\SQl] \ ,Piìschfi . Festn solenniissima bnttcvnsi nel giorno ilcII'er|ii!nozioo pros- istituita (la Gesù Cristo, allorclit; nell'ul- sinianicnle gli succedeva. i\el cap. i7, dei- lima cena da lui fatta con gli apostoli l'Esodo èdesciiflo il modo con cui si do- diede loro a mangiare il suo corpo ed a vea dagli ebrei celebrare «juesta festa: bere il suo sangue, sotto le specie del pa- l'obbligo in essi di far la pasqua era tale, ne e del vino, islitnendo ìa ss. Eucaristia, die cbiunqueavcsse trascuralo ili adeni- cbianiata anclie Pasnua ; e siccome nel pirvi veniva condannato a morie; ma giorno appresso abbandonò il suo corpo rpielli die avevano quaKlie Icgiltimo im- agli ebrei che lo condannarono a moile pedimento potevano dilFerirla al ^.."mcse e fecero crocifiggere, quindi in memoria dell'anno ecclesiastico, che corrispondead di sua risurrezione e perchè in questo gior- aprile ed a maggio. E famosa la questione no passò egli dalla moite alla vita, e con se Gesù Cristo abbia fallala pastpia legale tal passaggio trionfò del demonio, si ce- e giudaica nell'idlimoannodel vivcrsuo: lebra dai cristiani con gran solennità in l'opinione più accettata è che Gesù Cri- tutti gli anni, e fu chiamata la gran Pa- sto ha fatta la pasqua legale nel giovedì squa. jXell'antico linguaggio ilella Chiesa sera, al pari di tutti gli ebrei, mangiando col nome di Pasqua dicevasi il Natale, l'agnellopasquale la vigilia della sua mor- r Tip fa ni a , V Ascciiffione , V Antiotina te. Il vocabolo Faxqna tra'greci è detto (della quale parlo pure nel voi. XLVII, in significato di Passione, perchè nella p. 268) o Domenica in Alhis, la dome- passione ili Cristo noi assieme con esso iiica delle /'/7/wcopasqua florida, la Pen- passiamo dalla morte alla vita; così s. A- tecostc o pasqua rosata o rosa : vedi tali goslino. /^. Lavanda, de'piedi. Nella pa- arlicoli, poiché col nome di/J/75<7«(' si voi- squa degli ebrei sièsempre rawisafouna lero distingue! e lesolennità maggiori del- immagrne ammirabile di Gesù Cristo, fi- l'anno. Gli ebrei diedero il nome di Pa- gura dell' agnello, che ci liberò col suo squa, in significato di salto, passaggio , sangue dalla tirannia del demonio^ e pose transito, dall'ebreo phasc o pasach,a\\a il suggello alla grande opera colla sua ri - festa da loro stabilita in memoria della surrezione : questo mistero noicelebria- liberazione di loro schiavitù e «orlila dal- mo nella domenica che vien dopo il i4- l'Egitto, pen he la nolleche la precedei- giorno della luna di marzo, e questa fe- tc, l'angelo sterminatore che uccise i pri- sta è la vera pasqua do'cristiani. Quau- mogenili degli egiziani oltrepassò o sai- to allo stabilimento delgiornodi dome- tò le case degli ebrei, come segnate del nica, vedasi il voi. XIII, p. 17,6 Palazzo sangue dell'agnello immolato nella vigi- di s. Prassede : si celebra sempre in tal lia, e perciò chiamato agnello pa^qualej giorno, perchè in esso i! Redentore ritor- indichiamarono pasqua anche il bandiet- nò trionfante in vita. /^ Limdo. Il Rinal- to in cui in della festa veniva mangiato di, an. 58, n.^iS?., dichiara dovcrsias. Pie- l'agnello, le vittime particolari diesi ollri- tro lo stabilimento della pasqua nelgior- vano durante la solennità pasquale, i/7^- no di domenica, nel quale la celebrò pu- zzi azzimi di cui si faceva uso in tutta Tot- rein Roma. In sul nascere della Chiesa gli fava di pasqua, non che tutte le cerimo- ebrei convertiti la celebravano in alcuni nie che precedevano e accompagnavano luoghi nel f4-" giorno, cioèinipiello Sles- ia solennità. Gli ebrei celtbiavanola pa- so in cui osservavano gli ebrei la loro pa- squa nel giorno 1 4° del mese nisan , o squa. Gli apostoli lasciarono ad essi hi sia nel giorno del plenilunio del i.°me- libertà di tenere questo loro uso, per mo- se dell'anno sacro, il quale per essi era strare che il vangelo non condannava in quello di cui la più parte ricorreva nel- nulla la legge di Mosè, the Gcsìi Cristo la primavera, in cui la luua l'i.^ o iiu- avca soppresso compiendola. iMa in gc- 7^0 P A S nerale essi ns^scf^naroiio n qnosfa U'^ln la «lonionica clic licn tlielro iniiiieilialamon- te al li^." giorno delia luna di mai 7,0; la chiesa romana e liiUe le chiese furtnale (lai gentili convertili alla fede , tennero sempre questa regola. L'usanza contra- ria fii solamente tollerata per^lcun tem- po, afilnchè la sinagoga fosse sepolta con onore. Ma siccome questa ragione a po- co a poco veni vasi indebolendo, così a misura che la Chiesa si estese, ella sop- presse tutte le osservanze della legge, le quali per la morte del Redentore e per la sanzione e confermazione della novel- la alleanza, aveano cessato intieramente di obbligare 1 veri figli d'Israele, peroc- ché esse non aveano più nessun valore, né significato di sorte. Gli ebrei convertiti alla fede, i quali pretendevano che i cristiani fossero te- nuli ad osservare i precetti cerimoniali pubblicali da ]Mosè, formarono una del- le prime sette che si sono levale nella Chiesa sotto il nome di nazarei. Essi fu- rono condannati sino dalla loro origine, e s. Paolo li confutò nella sua epistola ai galali e in altre ancora. La Chiesa tollerò ne'giudei neofiti l'uso di molte cerimo- nie della loro legge, quasi sino al tempo della distruzione della città e del tempio di Gerusalemme: da quel tempo in poi fui'ono da per tutto dannate come super- stiziose, tranne alcune che continuarono tuttavia pel corso di qualche secolo, li- na era la tolleranza della pratica di quel- le tra le chiese orientali, che celebrava- no la pasqua nel i 4-''g'oi'iio a modo de- gli ebrei. Papa s. Aniceto che seguiva la tradizione di s. Pietro , con celebrar la pasqua nella domenica che segue la i4-^ luna dell'equinozio verno, tollerò in s. Po- licarpo vescovo di Smirne quella di s. Gio- vanni apostolo suo maestro, che la cele- brava in qualsivoglia giorno della setti- mana in cui cadeva dello plenilunio, tra- dizione ricevuta nelle chiese d'Asia , di che tratta il p. Sangallo, Gesta de' Pont. t. 3, p. 20B. Pson essendo stata decisa la PAS questione, Papa s. Vittore I del ìc)\,peV' ehè la tolleranza de'suoi predecessori non fosse reputato consenso, tenne un conci- lio romano, in cui ordinò che la pasqua si celebrasse secondo la tradizione degli apostoli : questa sentenza fu ricevuta dai concini di Cesarea in Palestina, di Lio- ne, di Pontico, di Osroene e di Corin- to, poi come dirò confermata da quello di rsiceal. Ma Policrate vescovo ó' Efeso, radunata ivi un'assemblea di vescovi del- l' Asia minore, stabilì con essi di perse- verare nel rito loro di celebrare la pa- squa nel dì degli ebrei, cioè nello stesso giorno 14" della luna di marzo. Il Pon- tefice minacciò tali vescovi delle censu- re ecclesiastiche, se non si conformavano alle altre chiese, ma egli non andò più oltre a persuasione di s. Ireneojaltri cre- dono cheli scomunicasse, ma che li riam- mise tosto a Ha sua colli unione, ovvero che solo di questa li privasse, interrompendo con loro il commercio delle lettere pa- cifiche e la trasmissione dell'Eucaristia. I sostenitori delle diverse sentenze sono riportati da Novaes, nella vita di s. Vit- tore I. A questi si allribuisce il decreto, che il Battesimo (^''.) solenne non si po- tesse amministrare fuorché la domeni- ca di Pasqua e di Pentecoste, discipli- na dipoi andata in disuso, rimanendo il rito di benedire il Fonte battesimale (V.) nelle vigilie delle due solennità. 11 Pan- filo, Dell'origine degli Agnus Dei, dilfu- samente tratta del ballesimo pasquale. Intanto la maggior parte delle chiese d'A.- sia adottarono mano a mano la pratica di quella di Roma nella celebrazione della pasqua, finché S.Silvestro I nel 325 fece celebrare il concilio (}k'\Nicea /, ad istan- za dell'imperatore Costantino. In esso fu determinato che la pasqua, per non in- contrarsi cogli ebrei, verrebbe dovunque celebrata nella domenica consecutiva al 1 4-^ della luna di marzo, cioè che il gior- no 21 di tal mese fosse la sede dell'equi- nozio verno di primavera, eche nella do- menica seguente alla delta luna, o che P AS cadesse in quello o dopo di esso, si cele- brasse la solentiilà per tutto il mondo cri- sliano. Così vennero fìssati i tciinini pa- squali, cioè il pili ])asso a' ?,?. marzo, il più allo a'■?.!^ aprile. Quelli che vi si op- posero con alcune chiese ed alcuni ve- scovi, malgrado tal decisione, ostinando- si a celebrare la pasqua nel giorno i4-° della luna, furono considerati scismatici, sotto il nome di qua rio deci mani oqua- Uiordcciinani, vale a diie partigiani del quattordicesimo giorno, ch'ebbero per ca- po Blasto filosofo sortito dagli ebrei d'A- sia, e Fiorino suo collega che sostenne la slessa opinione e che abbracciò unita- mente a Blasto le turpitudini e gli erro- ri devalentiniani. JNè mancarono quelli, i quali trattarono i quartodecimani, chia- mati anco lessarccalidi, come eretici, seb- bene non errassero che sopra un punto di disciplina ; a meno che non si voglia dire, che furonvi de' quartodecimani, i quali furono veramente eretici, percliè essi hanno preteso che si dovesse cele- brare la pasqua nel i4-° della luna, ad imitazione degli ebrei ed in forza della leggeebraica. Nel VI e VII secolo lechie- se d' Irlanda e di Scozia furono tratte jielTerrore dei quartodecimani rispetto agli anni in cui cadeva la domenica di pasqua nel i4-" giorno^ uniformandosi negli altri anni al praticato delle altre chiese ; ma dopo il 640 per lettere di Gio- vanni IV prontamente rientrarono nella pratica universale. Nello stesso concilio Niceno fu ordi- nato, clieal patriarca d'Alessandria spet- tasse di pubblicare il giorno in cui cade- va ogni anno la pas(jua, perchè in Ales- sandria pili che in ogni altro luogo si faceva studio di astronomia ; di dove è pervenuto a noi l'uso del Ciclo pasqua- le {f^-), del Numero aureo (/^.), e delle Indizioni ( K). Quindi si dissero Pascila- Ics le lettere che scriveva il patriarca al l'apa^ per avvisar l'epoca in cui ca- deva la solennità di pasqua , pubbli- candosi nelle chiese, al modo detto nel VOL. LI. V A S 257 voi. XXI, p. 2qH. Il SiìvtìcW'ijfjeU. eccl. t. ■?., leti. 36, insegna il modofacili.ssimo per ritrovare ogni anno in perpeluo il giorno di pasqua ; e nel t. 3, lett. 38, co- me la pasqua si regola col plenilunio di marzo : nel t. 6 poi, lett. io, parla della pasqua e suo tempo, che si deve celebra- re di domenica secondo lo stabilimento di s. Pietro, significandosi dal patriarca alessandrino ni Papi, perchè fissero av- visate da lui tutte le chiese ed i fedeli. Ad Anno dissi come derivò il costume di computar l'anno nuovo dalla benedi- zione del Cereo pasquale f'/^'.j, regolan- dosi le altre grandi Feste mobili àeWan- no colla pasqua, che si scrivevano sul ce- rco ( che acceso rappiesenla la risurre- zione e solevasi ornare di iw'or/^ V.)^eaà ExuLTET parlai del preconio pasquale. Papa s. Ilaro nel 463 ordinò a Vittorio d' Aquilania, celebre matematico, che componesse un canone pasquale, con cui si terminasse il disparere fra gli orienta- li e occidentali nella celebrazione della pasqua. Questo can/3ne pasquale di Vit- torio fu spiegato con dotte annotazioni dal p. Bucherio, nella sua Doclrinaleni' porwn, dal cardinal Noris nella Dissrrt. canon, pasqual. di 84 anni latini, e dal Pagi nella Critic. inBaron.an. 463. Col- la correzione del Calendario (^^•), Gre- gorio XIII riparò il disordine sulla ce- lebrazione della solennità di pasqua. Per conoscere il tempo pasquale Clemente XI fece fare nella Chiesa di s. Alarla degli Angeli ( J^.) una meridiana (nella per- fezione sorpassa anche (juelle di Napoli, Venezia, Firenze, Bologna, Siena), altra Pio VII la fece eseguire nel palazzo di Castel Gandolfo (^'•): la Lettera dome- nicale [F.) determina il plenilunio del- la pasqua ; ed a C.\i.exd.\rio parlai an- cora di quelli perpetui, sui diversi gior- ni in cui può cader la pasqua. La festa di pasqua della risurrezione di Gesìi Cri- sto, in ogni tempo fu celebrata colla mag- gior solennità, come la prima delle cin- que principali feste della religione cri- 258 PAS sliann. Vi sono amministi nli con grnn- tle apparato i sagfamenti del battesimo edcll'Eucarislia,c la Chiesa ordina a lut- ti i suoi figli di ricevere 1' ultima sotto pena di scomunica, lisguardando lutti rjnclli che ricusano di adempiere rpicsto precetto, coraegeiile diesi scomunica vo- lontariamente da sé slessa. I fedeli però che non sono in allora pini agli occhi di Dio. sono obbligali a dilFerirela loro pa- squa,e di seguire i consigli del confessore, rimettendola ad altro leuipo, ad esem- pio ili quelli sotto la legge di Mosè, i qua- li avendo contralto alcuna impurità le- gale, non poteano celebrare la festa del- l'agnello pasquale col rimanente della na- zione. Sulla comunione pasquale vedasi Comunione § 111 : abbiamo di d. Luigi Cuccagni, Disscrt. sulla confessione eco- imniione ^;<75<7«<7/e. Per prepararsi a que- sta solennità singolare fra tutte le altre, per i privilegi e per la pompa sua, e per- chè dalla pasqua derivano alla Chiesa le altre principali sue feste, si fa precedere il digiuno di 4ogiorni, la quaresima. S. Gregorio Nazianzeno, Orai, depascha, dice: " Ella è la festa delle feste, la so- lenuilà dellesolennità; ella sorpassa tut- te le altre feste dell' anno, quelle stesse che hanno per oggetto Nostro Signore, in quella guisa che la luce del sole vince quella di tulle le stelle ". Tale eccellen- za e superiorità è dovuta al glande mi- stero della risui'rezione che la Chiesa ce- lebra in questo giorno; mistero grande nelle figure e nelle profezie che l'hanno annunziato ; glande in sé stesso, gran- dissimo ne'suoi frutti. Aulicamente la fe- sta della risurrezione in Francia, in Ita- lia ed in Inghilterra celebravasi col ces- sare dei lavori per tutta la settimana, il quale uso durò sinoal secolo XI; in que- sto s' incomiciò a ridurlo nella i." e 2."^ festa, ed al sabbato in Albis, quindi an- che a questi giorni fu derogato, benché molti si astengano dai lavori nelle due prime. 11 detto sabbato fu detto Paseha clausum, perchè in quel giorno si termi- P AS nava la solennità pasquale: per la me- desima ragione fu anche chiamato Pa- scila inedìum, il mercoledì della mede- sima settimana. Bonifacio Vili permise che «piesta festa si potesse celebrare an- che ne'Iuoghi ove fosse Vinterdetlo, col- le porte aperte. F. Festa e Pentecosth. Riesce opportuno il riprodurre qui u- na parte del proemio che premisi alla mia Descrizione delle pontificie funzio- ni della settimana santa e del soleiuie pon- tificale di Pasqua, che estrassi da que- sto mio Dizionario nel 1842 e pubbli- cai con questi tipi." Nella settimana san- ta la Chiesa si abbandona interamente al pianto, alla mortificazione e alla tristez- za, che subito però nel sabbaio santo di- mentica e tralascia, per intuonare solen- nemente l'angelico inno. Gloria in excel- sis Z?fo. Riprende il cantico dell'allegrez- za, cioè V Alleluia, che avea sospeso sino dal tempo ch'erasi posta in penitenza (e- spressione di letizia che significa Lodate Dio, e corrisponde quasi al f' iva, Evvi- va del nostro volgare ) ; cantico che la Chiesa incessantemente da per tutloripe- te. Quindi essa si adorna a festa, ed al- legra e gioviale, giubila, gode e celebra con tutta la possibile festività la risur- rezione del Salvatore del mondo. Di mo- do che la casa di Dio risuoua di canti , di lodi, di benedizioni e di espressioni di trionfo : Haec dies, quam fecit Domijius, exulletnus,et laetemur in ea. Anticamen- te in tal solennissimo giorno e ne'seguen- ti solevano scambievolmente salutarsi tutti i cristiani con queste parole : Sur- rexit Dominus (ora dicesi Alleluia, buo- na Pasqua, e ([uesla felicitazione alcuno la pratica anche con lettere; il mandarsi le pizze in dono in questo tempo, è un avanzo delle antiche Eulogie o Pane benedetto j Fedi ^ che si mandavano in questa festiva ricorrenza , in cui hanno pur luogo da antichissimo tempo altri scambievoli donativi), cui rispondevasi : Deo gratias, dandosi il bacio di pace (in Roma solevano salutarsi in questo mo- P A S do, Stirrex'tt Dominio vere, e si rispon- deva,/sf appanni Simorii. I greci salu- tavano ne' giorni pasquali colle parole Chrisln.i srtrtrxit , rispondendosi Fere sur rexit, comi: riporta Piazza nel Saudia- no romano p. if)3). Tuttora molti o- rientali Hinno altrettanto nel loro idio- ma ; i greci tanfo cattolici che scismati- ci, in lai solennità si fanno eguale scam- bievole saluto con quesla equivalente e- spressione : Chrisfos ancslij cui viene ri- sposto : AUfìnos anali. Tulli gli armeni egualmente dicono nel loro linguaggio : Chri.slus surrexit a rnorliiisj e dagli altri si risponde : Bciiedicla rcsurreclio Chri- sli. Valeiitiniano II, Teodosio I (il (|uale ordinò le Ferie, A (Y//,pasquaIi rispetto ai giudizi), ed alcuni imperatori d'oriente, per la ricorrenza della pasijua di risur- rezione liberavano tutti i prigioni, eccet- tuati i rei di gravi delitti ". Altre dimo- strazioni che si praticavano o si usano nella festa di pasqua di risurrezione, le notai in diversi luoghi. Circa le lettele di felicitazione, esse non sono molto, co- me piìi proprie del IValale j Udlnvoka anche pei regali , si può vedere M.a.xcia ed il voi. XXllI, p. ì5f\e i55: e come iu tali luoghi parl.ii deile strenne e nel \ol. XXX Vili, p.i46,del!e odierne, spe- cie di libri non sempre morali e istrut- tivi, questo uso in qualche luogo si è in- trodotto anche per pasqua, laonde ne! 184^ in Roma fu stampalo: L'uovo di Pasqua, raeeonto, in regalo a'faneudli per la solenne ricorrenza pasquale, ira- dazione dal tedesco del sacerdote Ferdi- nando Mansi. A Cappelle pontificte, par- lando del sabbato santo, domenica di pa- squa di risrurezione, i .^ e 2.^ festa, e sab- bato in Alhis, non solo trattai delle fun- zioni che ce'ebransi dal Papa, ma anco- ra de'rili antichi, ed ai loro analoghi ar- ticoli sonovi altre nozioni. Quanto al sab- bato santo, tenuta la prima e più solen- ne vigilia ilt'iranno, ricordai che la mes- sa celcbravasi nella notte di pasqua (de- gli uflizi divini cc!cl)rati nelle notti pa- PAS 259 squali, vedasi Garampi, Memorie^. 3 1 8); del ÌAimen Chrisli parlai ancora nel voi. XX\, p. 180. Quanto alla pasqua, dis- si del convito papale, in memoria della pasqua mangiata dagli apostoli col divin INIaeslrOjdi che ragionai eziandio nel voi. XLVin,p. 2 18, dicendo altres'i della be- nedizione dell'agnello, e di questo si pnij vedere Pallio. 11 Veslriiii,iS'o/;r(7/V/vo de- s).i agnelli, dice die dopo la morte del Redentore, benché la Chiesa lasciasse tut- ti i legali sacrifizi e condannasse gli ere- tici seguaci di Ehione, che pretendevano si dovesse mangiare l'agnello pasquale con le cerimonie da Dio prescritte agli ebrei, con tuttociò non lasciò di cibar- sene per la pasqua in meuaoria di Cri- sto;anzi era questo il cibo principale che dopo il digiuno quaresimale gnslavasi dai fedeli prima à' o^n\^\\.vo, ni a nducare pa- scila, e benedicevasi in chiesa solenne- mente nel tempo o dopo la messa. Ma Ugnando questo rito gli eretici, come ho detto nel citato volume, la chiesa roma- na per togliere loro motivo di censura- re, o pel consueto destino delle non co- mandflte costumanze, fu abolito l'uso di benedire in tempo della messa gli umani cibi, come fu dismesso quello die bene- diva il Papa al modo pur detto nell'in- dicalo luogo. Concbiude il Vestrini, che tranne alcune religiose conìunità, pochi oggi hanno il costume di far benedire l'agnello, contenti della benedizione del- l' uo\a. Di alcuni riti eseguili da chiese particolari, vedasi Macri in Pascha. Il cardinal Agostino Valerio ci die: Opu- sculum de henedictione agnoruni Dei il- lusLratuni, Romaer775. Circa alle pon- tificie funzioni di pasqua, devcsi avver- tire che se il Papa non celebra, non si osservano i riti de' due ultimi cardinali diaconi, che al prcfazio porlansi ai due lati dell' altare, e il non rispondere dei cantori al per oniniasaecula iacculoruni prinja di Paternoster. Narra il citalo Piaz- za, che misteriosa è la cerimonia che 11- sano i greci nel giorno di p'i.squa , poi- 26o r A s che per i.TpprcscMilaie il Irionfi) di Cri- sto riportato snirint'cino, la mattina ver- so l'alba e prima di cominciare il mat- lutino si ordina la processione, e serrate le porte della chiesa il vescovo o sacer- dote (ììcc, Vuoili fé i)oiia^, esscudow den- tro un chierico che risponde in hiogo dei demoni: finito il contrasto^ il vescovo per- cuote col piede la porla intuonando le lìarole Christiis resurrcxit, e subì to si spa- lancano le porte della chiesa, alzandosi im lume composto di tre candele e lutto il popolo assistente fa la stessa cerimo- nia, alzando ciascuno il lume di cera che tiene in mano. Delle cerimonie che han- no luogo nel santo sepolcro, si può ve- dere Gerusalemme, ove descrissi tutti i luoghi santi. Dell'ufiiziatura odierna della Pasqua e del Tempo pas(jiiale, dello anche Pen- tecoste, vedasi quegli articoli nel Dìz. sa- cro-liturgico di Diclich. Abbiamo per an- tica tradizione che in questo giorno di pasqua non si prendeva alcuna cosa in cibo dai fedeli, che non fosse prima he- nedetta dai sacerdoti, specialmente per te- ner lontani gl'insulti del demonio , che tentò Cristo nel deserto dopo il digiuno. Perciò inerendo a tale lodevole consue- tudine, un sacerdote in cotta e stola bian- ca, col Whio ed as[ievsor\o,co\\' acqua san- ta, benedice il pane, l'agnello pasquale, se vi sia, le uova, le carni, ed altre cose di simil fatta, colle benedizioni nel ritua- le romano prescritte. Nel sabbato santo i parrochi girano a benedire coll'acqua san- ta le case dei loro parrocchiani ( nel re- carsi il prelato sacrista a benedire le stan- ze pontifìcie, nella camera ov'è il Papa si leva la stola ed a lui dà 1' aspersorio onde la benedica ), ed anche i cibi che debbono servire nella seguente solenni- tà di pasqua ( i parrocchiani sogliono met- tere nel secchietto dell'acqua santa un'of- ferta in denaro pel parroco), fra i quali tutti hanno per costume di mettervi tra i fiori particolarmente le uova (oltre la carne di inaiale ), che sono un simbolo PAS della risnriczibne, e che essendo antica- mente proibite nella quaresima, non me- no delle carni, solavano mangiarsi come tuttora in questo lietogiorno nel ripren- derne l'uso : in questo per segno di so- lennità e allegrezza, tutte le mense si spar- gono di fiori ed erbe odorose. Sopra di questa benedizione possono vedersi Rra- schii, Cotìinientatio de ovis pascìialibus^ Region. I 7o5. Mickelii, Oologia pascila- lisj Darrasladii lyS^. Erdmanni, Com- mcnt.cìe oologia paschalis, hlpaìae i ySG. Ecklitii, Oi'rt pasclialia, in Deliciis poct. scotorum par. i, p. 355. Ilarenbeigius, De ovis pasclialihus, in hihl. Brcniensis t. 6, p. 1026. Piis, Le.y ocufs de pàque, Vandoielle 1786. Per quanto riguarda la pasqua di risurrezione e 1' epoca del- la celebrazione, si possono vedt-re: I\hd- delburgo vescovo di Fossonibronc, Pau- lina, seu de recta paschae celebiatione, et de die passionis D. N. J. C,Forosempro- nii i5i3. Piccolomini ^ De nova eccle- siastici calendariì prò legitinw pascha- liscelebrationis tempore, Sen'is 1578. Pa- sellai agneau, ou explicalìon des cére- inonies , qui Ics j'uifs obseri'oient en la vianducation del agneau de Pasque, Co- logne 1686. Antiquissimi vespcnun pa- schaliuni ritus expositio, Romae 1780. Ciccolini, Forinole analitiche pel calco- lo della pasqua e correzione di quelle di Gauss concritiche osservazioni su quan- to ha scritto del calendario il Delambré, Roma I 8 I 7. Prof Salvatore Proja, Trat- tato storico-teorico-pratico di calendario catto li co, V\.oir\a i83i. Questo chiaro ma- tematico nel n.^^i AlbuinW\ ha pubbli- calo un erudito articolo, sul computo del- la pasqua presso i cristiani, in occasione del solilo timore di giudai/zare, nella ri- correnza della pasqua 1 845. Sul fuoco pasquale, f^. Fuoco. PASQUA Simeone, Cardinale. Detto Simeone Negri o de Nigris, di Taggia nel genovesato, eccellente medico, insigne fi- losofo, profjiido negl'idiomi greco e lati- no, versatissimo uè buoni studi, e non PAS ignaro della teologia; fu pure d'i ottimi costiitniecli meravigliosa [liacevolezza nel ragionare. Di bellissima presenza, godè il favore eraruicizia di granili personag- gi, e fu caro a tutti. Quaulunquesi ten- ne lontano dalle pubbliche faccende, non potè ricusare alciuie aiubasccrie ai l^ipij adidategli dalla sua repubblica, la quale inoltre per l'alta stima che ne faceva lo destinò ambasciatore in Inghilterra per congratularsi pel matrimonio contratto da Filippo li colla regina. Pio IV che dalla puerizia l'avea conosciuto, amato e scello a suo medico, in |)remio delle vir- tìi ilie lo fregiavano e zelo per la reli- gione, nel i'jGi lo fece vescovo di Luni e Sarzana , intervenendo al concilio di Trento, indi a' li marzo ijGT lo creò cardinale prete di s. Sabina. Passati ap- pena 12 mesi, mor") in Roma d'anni 78, e fu sepolto nel suo titolo in semplice ed elegante monumento, erettogli con no- bile epitaffio dal nipote Ottavio. Trasfe- rito poi il cadavere a Genova, fu posto nella tomba de'suoi maggiori, nella chie- sa di s. Maria della Pace, a destra dell'ai- tar maggiore, dove il fratello Stefano gli innalzò un a vello di marmo con bella iscri- zione. Come sobrio ed economo lasciò GujOoo scudi in denari, e buoni mss. ia diverse materie. PASQUALE BAYLO?f(s.), religiosodel- l'ordine di s. Francesco. Nacque a Tor- re-flermosa, piccolo borgo nel regno di Aragona, nel 1 54o,da poveri genitori che coltivavano la terra. Fino all'età di veu- l'anui custodì il gregge, ma pose in ope- ra tutta la sua industria per imparare a leggere ed a scrivere, e si occupò della let- tura di libri di pietà in lutti i momenti ciie la cura del gregge poteva lasciargli, coiiducendo una vita fervorosa ed inno- cente. Abbandonato poscia il luogo na- tio, si recò nel regno di Valenza, ove a qualche distanza da ISIontfort era un con- vento di francescani scalzi o riformati, ap- pellali Zoccolanti, posto in un deserto. Si pose al servigio di uugaslaldo del vicinato PAS 261 per guai'darne gli armenti, e sotto la dire- zione spirilualeili que'religiosi menò vita ritirata e penitente, finché nel 1 564 ve- sti in quel convento l'abito di frate laico. Il suo fervore non finì col noviziato, ma sempre più si accrebbe, e per la sua u- miltà ricusò di entrare nel numero de're- ligiosi da coro, amando di esercitare gli uflici più dimessi della comunità. Mulo diversi con venti, conforme all'uso de! suo ordine, tenendo dovunque un'ammirabile condotta. Essendo il generale del suo or- dine a Parigi, gli fu data commissione di recarsi a lui per affari della provincia. Sen- za sgomentarsi de'molti pericoli che vi do- veva incontrare, essendo gli ugonotti pa- droni di quasi tutte le città per cui do- veva passare, si pose in cammino per la Francia, e fece il viaggio a pie nudi col- l'abito di francescano. In fatti fu soven- te perseguitalo dagli eretici a colpi di ba- stone e sassale: ebbe anche una ferita nel- la S[)alla, per cui rimase storpio tutto il resto di sua vita. Due volte fu arrestato come spia ; ma Dio lo liberò da ogni pe- ricolo. Adempiuta la sua commissione tor- nò nella Spagna, e riprese le sue fatiche e gli ordinari suoi lavori, ne fece mai mot- to dei rischi che avea corso. Negli ulti- mi anni del viver suo passava la maggior parte della notte a pie degli altari, e nou cessava mai d'implorare la grazia di non caderein peccato. Morì santamente a Vil- la Real presso Valenza, a' 17 di maggio i5r)?., in età di 5i anni. Il suo corpo ri- mase esposto per tre giorni, e avvennero molti miracoli. Paolo V lo annoverò tra i beali nel i6i8,ed Alessandio Vili lo ca- nonizzò nel 1690, come con altri dissi nel voi. XXVI, p. 154. PASQUALE 1 (s.), Papa CLEbbe Ro- ma per patria e in ()adre Massimo Ijo- noso, che alcuni dicono della famigia Mas- simo (di cui parlo a Palazzo Massimo), ma non pare che fosse monaco benedet- tino, come vuole Ciacconio. Da fanciullo attese nel palazzo Lateranense a'sacri stu- di e alla salmodia, cs. Leone III gli dio ia iG2 r A s cura la Cliicsa di s. Stefano, ora tlef t;< de' Mori, e lo (cce caidiuaie pretedi s. Pnis- scde, dignità elie nej^a il Pagi. Furono sue delizie le conferenze di spirilo, la pre- ghiera, i digiuni, le vigilie; santo, casto, pio, magnanimo e al sommo compassio- nevole co'poveri. Fu ospitale co'pellegrl- ni die da lontane regioni si pollavano pila visita de'sacri limini; loro sommini- strava il sostentamento e quanto abbiso- gnavano, con ilarità ed espansione di cuo- re. Dotato di sì preclare prerogative, sli- mato e venerato da tulli, con unanime sentimento del clero e popolo romano, contro sua voglia e col nome di Pas(jiia- le I fu sublimato al pontificato a'2 5 gen- naio 817. Rifabbricò la Chiesa di s. Ce- cilia (J^ ), ne ritrovò il corpo e insieme a quelli di altri santi solennemente ivi lo collocò; l'arricchì di doni e vi aggiun- se un cospicuo monastero di monaci. Nel giorno di Pasqua deir823 coronò in Ro- ma imperatore Lotario I figlio di Lodo- vico I, cui conresse l'autorità eh' ebbero sopra i romani gli antichi Iniperatoii{f .). afllne di reprimere la loro audacia con- tro i Papi, avendo egli sofferto mollo , perchè Roma sotto di lui fu lacerata dal- le fazioni, che sono le funeste conseguen- ze dell'anarchia. Scomunicò Leone V im- peratore d'oriente e gl'iconoclasti, e die ricovero ai greci esiliati pel culto delle sacre immagini. Riceveltedallo stesso Lo- dovico I la conferma di quanto i suoi pre- decessori avcano dato o restituito alla ro- mana chiesa, aggiungendovi di più la Si- cilia e la Sardegna. Scrisse vp.iie lettere pel bene del cristianesimo, confermò i pri- vilegi della chiesa di Ravenna, e pernii se ad Ebune arcivescovo di R^eims di predicare il vangelo nel nord, con Alitga rio poi vescovo di Cambray. Governò y anni e 17 giorni : in due ordmazioni creò i5 vescovi, 7 preti e 7 diaconi, oltre 4 cardinali, tra'quali uscirono i Papi Va- lentino, Gregorio IV e Sergio II. Morì a' I o febbraio '61^. Non volendo i roma- ni che fosse sepolto in Valicano, il suc- P A S cessole Eugenio II lo fece tumulare nella Chiesa di s. Prasscde [V.), ch'egli avea magnilicamente abbellita ed in cui avea (allo lid)bricare il suo sepolcro Vacò la s. Sede j» giorni. PASQUALE li, Papa CLXVII. Ra- niero della nobilissima famiglia Ranieri, naccpie da Crescenzio e da Alfrata di Bic- da (y.), o romano come vuole l'abbate Uspergense, in Chrnnico all'anno 1099, p. '^49» ^ forlivese al modo detto nel voi. XXV, p. 2 i5. B'inda giovinetto professò tra' canonici regolari Lateranensi e poi Ira'monaci di Cluny sotto la disciplina dell'abbate Ugo: quivi die tal saggio di prudenza e saviezza che fu giudicalo ido- neo a sostenere presso la s. Sede le ra- gioni e i diritti del suo monastero, quan- tunque non oltrepassasse 20 anni di età. Doveano certamente i suoi talenti esse- re rari e singolari, mentre s. Gregorio VII, a cui erasi in Roma indirizzalo, ne rima- se talmente sorpreso, che l'obbligò a fer- marsij procurò che fosse eletto abbate de' ss. Lorenzo e Stefano fuori le mura, ed inseguitolo creò cardinale prete di s. Cle- mente e abbate di s. Paolo fuori le mura. La nuova dignità non fece che sommi- nistraigli più frequenti e luminose occa- sioni di far risplendere il suo zelo e la sua attività, come dimostrò nella lega- zionedi Spagna, dove terminò felicemen- te le cause che dipendevano dalla s. Se- de, e ristabilì la pace nella chiesa di Cora- postella. Per morte di Urbano II nel 1099, vedendo che si trattava esaltarlo, fuggì da Roma per nascondersi, ma ritrovato per divina disposizione, fu ricondotto nei sacri comizi nella sua chiesa di s. Cle- mente, poi da lui beneficata,. dove con- tro sua voglia a'i3 arrosto fu acclamalo supremo pastore, gridando tutti: s. Pie- fio lo vuole, suo successore; indi consa- grato e coronatoli giorno seguente. Su- bilo si volse a soitomettere l' antipapa Guibertoo Clemente III e gli riuscì cac- ciarlo d'Albano, onde fuggì a Città di Ca- stello, al dire del Ferlone e altri scritto- PA S li, come di Agnello Anastasio, il (juale dice l'antipapa moilo in Città di Castel- lo in Abruzzo, donde fu liasfeiilo in Ra- venna. Ma Corsignani, Reggia marsica- iin t. i,p. 170, racconta die l'antipapa, difeso dalle truppe di Riccardo contedi Capua, si ritirò nella IMarsica nella for- tissima e celebre Alba (di cui parlo a Pe- scixA ) nel logGo nel logt), contro il quale Pasquale II con l'aiuto di Ruggie- ro conte di Sicilia mandò numeroso e- sercilojche allora l'antipapa fuggì nelle montagne di Aquila, dove miseramente morì. 11 governo di Pasquale li, com'è- ragli slato rivelato da un religioso, fu tran- quillo sino circa al 1 i oG, ma poscia pieno di patimenti, e di turbolenze a lui mos- se da Enrico I Ve principalmente da En- rico V che gli oppose tre antipapi, /Al- berto, Ttodorico e Sih'estro //^, contro j quali egli si portò pieno di apostolico coraggio. Avendo condannalo le Investi- iure ecclesiastiche (^P\), ed Enrico IV die le sosteneva, morto questi nel i 106 il fi- glio Enrico V ne seguì le orme, mentre il Papa per fuggire le calamità che gli sovrastavano già era partito per la Ger- mania, e per la Francia per implorar pro- tezione da Filippo I, che avea restituito alla comunione de'Iedeli, pentito del suo adulterio. Da Deiu\'cnto Pasquale II pas- salo a Firenze vi convocò un concilio , poi a Modena, altro ne celebrò a Gua- stalla, donde si trasferì a Panna, a Bor- go s. Donnino, a Verona. Quivi avendo sapulo le insidie che gli tendevano i te- deschi, direttamente si condusse in Fran- cia per la Savoia. Celebrò il Natale nel- la sua antica dimora di Cluuy, coli' in- terventodi molti arcivescovi, vescovi, ab- bati e principali signori del regno, in un al conte di Rochefort siniscalco del re, da questi mandalo perchè !o servisse per tutto. iNel I 107 consagrò varie chiese del reame, celebrò la 4-^ domenica di qua- resima in Tours, indi passò a celebrarla pastjua in Citarti es. Recatosi a s. Dioni- gi, lungo Iciiipu orò diuuuzi alle sue rc- P A S 263 liquìe e portò seco alcuna parte degli a- bili vescovili tinti del di lui sangue. Qui vennero a venerarlo Filippo I e il prin- cipe Luigi suo fratello, egli si prostraro- no ai piedi. Il Papa li alzò e pregò pro- teggere la Chiesa, particolarmente dagli attentati di Enrico V : essi promisero a- micizia ed aiuto, e gliolfrirono il loro re- gno. Siccome poi dovea a Chalons sur Marne conferire cogli ambasciatori di En- rico V, gli dierono per accompagno ar- civescovi, vescovi e l'abbate di s. Dionigi. Gli ambasciatori albergarono a s. Men- go, ed erano l'arcivescovo di Treveri e i vescovi d'Alberstadl e di IMiinster, con alcuni conti e il duca Guelfo che si là- ceva portare innanzi la spada : pareva che si presentassero più per inlimoriic, che per ragionare. Parlò l'arcivescovo nel- le intenzioni di Enrico V, in brevi, ma ef- ficaci parole; rispose in nome del Papa il vescovo di Piacenza in termini concisi e liberi. La conferenza fu senza prodtlo. Pasquale II nel 1107 tornò in Italia, do- po tenuto un concilio in Troia, e visitalo RIoiite Cassino j a' 18 settembre era a Fiesole, e giunto in R.oma vi fu accolto con indicibile consolazione. L'annoappresso partì di nuovo per Be- nevento, ove tenne un concilio; essendo poi sconvolta Roma per sediziotii, si fece scortare dal duca di Gaeta sino ad Al- bano, donde recossi alla sua sede per quie- tare i tumulti e ricuperar le città e i beni della chiesa romana. Dopo due anni e dopo aver giuralo a Sutri di cedere le investiture, vi giunse Eurico V, al modo narralo nel voi. XXIX, p. 1 38, e perchè si ricusò il Papa concedergli l'investiture, a tradimento l'imprigionò coi cardinali e altri (eli traspoi lo nel castello di Tri- bucco in Sabina ), a riguardo de'quali e per le gravi minaccieed ingiurie, non sen- za violenza, contentò con privilegio l'im- peratore e lo coronò nel imi. Penlito PaS({uale II della concessione (argomen- to trattato a Investiture egclesiastichk), volca rinunziare il papato e fuggire in a- 264 I* A S liito religioso all'isole Ponzane nel mar Tiiieno nel reqno eli JN'npoli; in Tcira- cina a'5 kif^lio i i i i Pasquale 11 riprese i cartlinali che coi romani aveano alta- mente clisa[)[>rovato il suo contegno, e jìroinise di emendare un alto, al quale a- vea accondisceso per iscansar la rovina di Roma e d'Italia. In fatti conoscendo che dalia sua annuenza era per nascere uno scisma universale, nel i i 12 nel con- cilio di Latcvano condannò formalmen- te il privilegio accordato e le investiture, il tutto confermando nel concilio di Lalc- raiìO del i i 1 6 : sono a vedersi tali ar- ticoli. Persi violenta concessione ad En- rico V, molli accusarono Pasquale II, di- cendo che piuttosto do vea soffrir la mor- te che accordare una cosa, contro gli sta- tuti dfc'padri; alla potestà secolare. IManel- lostcssu tempo lo difendono egregiamen- te, I\one \\c\V epÌ!,t. 238, e s. Anselmo vescovo di Lucca, lib. i,Jpol.pi'0 Greg. VII in Bill. Palr. t. 4, fondali nelle con- dizioni apposte delle libere elezioni ai ve- scovati ed abbazie, e dell'esclusione di qua- lunque simonia nel dare il possesso del dominio coll'anello e bacolo. Altri l'ac- cusano d'eresia per la slessa concessione, e di questo sentimento furono Guido ar- civescovo di Vienna e suo legato in Fran- cia, poi Calisto il, Giovanni arcivescovo di Lione e Brunone abbate di 3Ionle Gas- sì/ioe. vescovo di Segni, il quale denun- ziando nel 3.° concilio romano il privi- legio conceduto per eretico, e per tale ancora chi lo concesse, fortemente si op- pose Giovanni vescovo eh Gaeta. Ed Ivo- iie già mentovato vi rispose benissimo, che questa conceduta facoltà, che un lai- co dia il possesso de' vescovati, sarebbe e- resia soltanto, quando chi dà il possesso credesse, che con questi segni esterni con- cedesse per sé la spirituale facoltà del ce- leste divi n ministero, ciò che nel caso pre- sente non .succedeva, e però: inanità' Us illa invtslitura per laicos facla alie- ni juris est pen'asio, sacrilega praesuni- pilo, cjuae prò liberlale cccksiat el hone- PAS stale, salvo pncis vinculo, si fieri palesi, ftiiulilus re'icindenda est : ubi ergo sinc schismale auferri non palesi, cuin discre- ta reclanialionc dijferatur. E vaglia il vero, se la facoltà dai laici usurpala di dare il possesso del dominio ecclesiastico fu.sse assolutamente e semplicemente e- resia, non l'avrebbe s. Gregorio Vile al- tri Ponlelici condannata nella sola chie- sa occidentale, ma l'avrebbero ancora con- dannala nell'orientale, ove ossa si usava, come ben conchiude Lambertini, De serv. Dei beati/. ì. i,c. 4i,§ io, n.° 27, p. 243. Dall'altra parte Pasquale li pentito del suo errore lo condannò, ne fece la peni- tenza, e pel resto della sua vita don in tan- ta santità, che meritò di essere celebrato per santo nel menologio benedettino del Cucellino, chea lungo parla di sue egregie virtù negli Annal. bened. an. i 1 1 8,p. 244> e nell'Aquila, Imperli bened. p. 189. Pasquale li approvò 1' ordine Cister- dense e quello di Fonl-Evrauld. Decorò Betlemme della sede vescovile, eresse in metropoli Eourges, e confermò quella di Braga ; consagrò in Pioma la chiesa di s. Maria del Popolo che edificò, quella di s. Matteo in Merulana, quella di s. Adria- no dopo averla riedificata: delle altre da lui consagrate parlo ai luoghi citati, ove si recò ne'suoi viaggi, mentre le nume- rai nel voi. XI, p. 253. Il Cecconi, Del ìito di consecrare le chiese, p. 170, af- feima che Pasquale II consagrò la chie- sa della B, Vergine in Capua, già restau- rata da Desiderio abbate di Monte Cas- sino; ed in Gaeta la cattedrale in onore della B. Vergine, di s. Probo vescovo del- la medesima e di s. Erasmo vescovo e prolettore della cattedrale. Assedialo Be- nevento dai normanni e dal principe di Capua , Pasquale II nel concilio di Ge- praiio diede al duca Guglielmo II nor- manno l'investitura della Puglia, Cala- bria e Sicilia. iNel i i i Salirò concilio ten- ne a Troia, e passato a Benevento vi con- sagrò la chiesa di s. Vincenzo di Voltur- no, ritornando in Roma a'So settembre. PAS Ma nell'anno seguente, per le sedizioni devoniani sosteiiilori del nuovo piefelto di Iioinn, il Papa si ritirò a Sczze e non rientrò in Roma die in eslale avanzalo, poiché sembrava calmato il lumullo. 11 citalo Corsignaiii dice die Pascpuile II nel I I i6 dimorò in Alba nella Marsica, già rifugio dell'antipapa Guibeito. Irri- tiil(j Enrico V delle condanne di Pasrpia- lell,.si compiacque di tale si-ilizionc, riac- cese il furore delle l'azioni, diindo truppe ai ribelli e accordando sua lìglia in mo- glie a Tolomeo capo della fazione. 11 Pa- pa slimòbeuenel i i i 7 di ritirarsi a Mon- te Cassino e poi a Benevento , dove a- vea sicuro asilo dai normanni feudatari, e l'imperatore tornò a llouia coll'eser- cilo e fu coronato dall'antipapa Grego- rio Vili , scomunicato nel concilio di Benevento dal Pontefice. Partilo l'impe- ratore, Pascjuale li nell'autunno si recò in Aliatili, ove si ammalò, e riavutosi al- quanto passò in Palcslriìiii, vi celebrò il ]N'alale,indi entrò coraggiosamente in Ilo- ma con un corpo di soldatesche nel gen- naio I I 18 per liberare la basilica di s. Pietro e sottometterei sediziosi. Tolomeo e il prefetto ne rimasero per modo inti- moriti, che furono i primi a parlare di pace, ma temendo di ottenerla, abbando- narono lelorocase e si occultarono. Men- tre il Papa si adoperava alla libertà di Bonia ricadde infermo per le gravi sue fatiche, e dopo aver creato 81 cardinali, e governato 18 anni, 5 mesi e 7 giorni, ricco non meno di tribolazioni, che di an- ni e di meriti, morì nella notte de'a 1 gen- naio e fu sepolto nella basilica Latera- nense. La sua immagine fu dipinla nel- l'oratorio di s. Nicolò di quel patriarchio, colla corona rotonda, segno di santità e di culto ecclesiastico. La sua vita fu scrit- ta dal coetaneo Pietro Pisano, e inserita da Papebrochio nel Propylaeo, p. 202. Vi è ancora di Gio. Adolfo Hartmann : T'Ita Pasclialis 1 1 ,cuni vilis Fictoris IH ci Libani II, Marburghi 1 737. Vacò la Chiesa tre giorni. P A S 265 PASQUALE Anth'ai'a. F. Antipaia XI. PASQUALE III ANTii'APA.r. Anti- papa XXXI e Carlo Magno. PASQUALE, Cardinale. F. Pasoua- LE I Papa. PASQUALE, Cardinale. Diacono car- dinale, sottoscrisse 1' ingiusto decreto ili Stefano VI detto VII dcir8c)G, contro Formoso. PASQUALI D. Giacomo, Cardinale. Nobile sanese, dice il Novaescitando il Gi- gli, che fu creato cardinale da Giovanni XXI l del i3i6, e moiì in Siena prima che gli arrivasse la nuova di tal dignità, per cui non se ne trova menzione ne'bio- grafi de'caidinali e ne'registri delle pro- mozioni cardinalizie. PASQUINATE o SATIRE. F. Pa- lazzo Brasciii. PASSARI o PASSERI Marcello, Cardi naie, T)\ Ariano, canonicodella cat> tediale, invitato in Roma nel i^qo dal cugino Da Leone uditore del cardinal Cor- sini , si profondò nella giurisprudenza, benché avesse già esercitato l'ufficio d'av- vocato de'poveri e di vicario generale col proprio vescovo. Promosso il cugino ai vescovati d' Isernia e di Melfi , occupò r uditorato col cardinale, a cui fece co- noscere la sna perizia, fedeltà e disinte- resse, tanto nella prefettura di segnatu- la, che nel vescovato di Frascati. Be- nedetto XIII lo nominò canonista del concilio celebrato in Laterano e pensa- va farlo vescovo d'Avellino. Entrato in conclave col cardinale, gli prestò con- siderabili servigi, dando saggio de' suoi talenti : eletto Papa col nome di Clemen- te XII, subito lo dichiarò uditore pon- tificio e canonico Valicano , dignità die modestamente licusò, e pel gradimento del Pontefice fu compensato con pingui benefizi nel regno di Napoli, eletto nel I 7,3 I arcivescovo di Xazianzo, canonista della penilenzieria, ed a' 28 settembre ìr'òZ lo creò cardinale prete di s'. Ma- ria d'Araceli. Gli conlciì la protctloiia 2(3(3 P A S di JMontevcrginej la congregazione del s. ofTìzio e altre, conservandogli la carica di pio -uditore. Lo nominò coi cardinali Nereo Corsini e Genlili per terminar le dispule insorlecol Portogallo sulla prov- vista de' vescovati, onde la sua effigie fu dipinta nel quadro posto per memoria nella biblioteca d'Araceli con (juelle dei colleghi. Intervenne al conclave di Bene- detto XIV e nel 1741 incominciò ad es- sere tormentalo da varie infermità, riu- scendogli inutile il viaggio di Loreto. Mo- li in Romaa'2'j settembre ly-i'j d'an- ni 64, essendo stalo visitatodal Papa nel- la malattia. Fu sepolto in s. Maria in Por- tico, sotto lapide fregiata d'elegante iscri- zione e dell'insegne cardinalizie, postavi dal nipote Giuseppe Antonio Passari. Il Yitale ne patla a lungo con elogio nel- le Blcniorie degli uomini illnslri d'Adria- no, E.oma 1788. PASSAVIA (Passavien). Cittàcon le- sidenza vescovile della Baviera, capoluo- go del circondario del Danubio inferio- re, nel silo in cui il Danubio riceve l'Imi a destra e l'IIz a sinistra, sede delle au- torità. Fu già capitale d'un vescovo so- vrano, che avea rango distinto fra'prin- cipi ecclesiastici dell'impero: l'antico ter- ritorio del vescovato, situato Ira la Ba- viera, la Boemia e l'Alia Austria, com- prendeva la superficie di 60 leghe qua- diate, e fu secolarizzato nel i8o3; dal 18 i5 in poi, la parte situata a ponente deirinn appartiene alla Baviera ed il re- sto all'Austria. V. Germania. Bene dife- sa è la città da 8 forti e dalle fortezze di Oberhaus e d'Unterhaus,ecomponesi di 4 parti: Passavia propria, sulla penisola tra il Danubio e l'Inn; l'Innstadt, sulla sinistra del Danubio ; ed il sobborgo di Anger. Lunghi ponti di legno sul Danu- bio e suirinn, che vi è largo quanto quel primo, stabiliscono le comunicazioni tra le diverse parti di questa citlà, nella quale si entra per 5 porte. Assai bene fabbri- cala Passavia propria, men bene è l'Inn- stadt; l'ilzsladl ed il sobborgo non sono PAS pieni che di piccole case, In gran parte a- bitale da pescatori e da lavoratori. La cattedrale magnifica ed amplissima, con battisterio e contiguo vaslo e antico epi- scopio, è sotto l'invocazione di s. Stefa- no. Il capitolo si compone delle dignità del prevosto e del decano, di 8 canonici, di 6 vicari, colle prebende del teologo e penitenziere : uno de' canonici , coadiu- vato dai cappellani e vicari ha la cura d'anime. Vi sono 3 altre chiese parroc- chiali col fonte sacro, le religiose ingle- si e il seminario. Avvi il liceo nell'anti- co collegio de'gesuiti, scuola d'industria in cui s'insegnano diverse scienze, un o- spizio, 5 ospedali, e delle manifatture di stoviglie, di eccellenti crociuoli e altro, essendovi il coramerciofacilitato dalla na- vigazione del fiume. Presso Ilzstadt e sul Mariahilfberg vi è una cappella, luogo di celebre pellegrinaggio; a poca distan- za osservasi sul Piolhfluss un ponte , il cui arco ha meglio di 200 piedi di cor- da. Nei dintorni di Passavia vedesi il castello di Frendenheim con parco bel- lissimo. Passavia o Passau, Palavia, Ba- codurain, è città antica. Nel q55 vi ten- ne un concilio il vescovo Adalberto, in cui confermò la sua chiesa nel possesso de' beni, che i suoi predecessori aveano accordalo al capitolo. Mansi, Sappi, t. I, p. I 129. Passavia è famosa pel trat- talo ivi conchius.o nel i522, che i pro- testanti tedeschi considerano comela gran carta delle loro libertà religiose, ed il qua- le die luogo al proverbio, Scoine la traii- sazioìiedi Passavia^ come chi dicesse che ognuno si tiene quello che ha : è cono- sciuto sotto il nome di Pace religiosa e ne trattai nel voi. XL, p. igS. La città quasi interamente arsa nel i652,è pure notabile per la rotta che toccò agl'impe- riali nel 1 704 dal duca di Baviera che se n'impadroiù; uiolto solferse pcgli elfet- ti deUa guerra nel 1800, i8o5 e i8og. Clemente XI col breve Pastoralis, de' 1 2 giugno 1713, presso V JppciidiXy Bull. Frop. fide t. 1 , p. 439 , confermò e or- PAS nòdi privilegi e grazie il collegio di Linlz, nlloia nella diocesi di Passavia, de'ss. mar- tiri Emico, Caimto e Olao, per le mis- sioni cattoliclieseUentrionali in Danimar- ca, Norvegia e Svezia. La sede vescovile fu fondala dal duca di Baviera verso il 4'}0, dopo che AUila re degli unni ebbe devastato la Germa- nia e rovinala la città di Lordi, la di cui sede vescovile fu trasferita n Salisburgo, Ja ((ual cosa fu in seguito cagione di gran- di dilferenzc tra gli arcivescovi di Salis- burgo ed i vescovi di Passavia loro suf- fraganei. Commanville riferisce , che il vescovato di Passavia fu istituito circa il !jC)6, gli fu unito nel V^ll secolo l'arci- vescovato di Lordi, da cui fu separalo nell'H > I e fallo sulTraganeo di Salisbur- go, avendo già contenuto nella sua dio- cesi Vienna, ora capilaledell'impero au- striaco; tnllavia vedasi Lorcii. EibenlVi- do o Erebenfredo fu il primo vescovo di Passavia, verso il 598,6 quanto a'succes- sori ne tratta la Storia cccl. (V Alemanna 1. 1, ed Tlansizio, Germaniae sacrae me- tropolis Laiiria censi curii episcopo tu Pe- tnviciisi. Avendo s. Conifucio approvato (|uesla sede, s. Gregorio III nel ySq la confermò. iNe furono vescovi diversi per- sonaggi illustri, ed alcuni cardinali, fra i quali Gianfilip[)0 Laniherg1i,a\cu\\.eixì- pò Innocenzo XII a' 1 4 dicembre i6c)3, sulle dilferenze con vSalisburgo, a favore di questo le determinò, imponendo si- lenzio : gli successe Raimondo Fei dinan- do conte di Piaballa nel 1 7 i 3. Quindi il cardinal Giuseppe Lanibergh nel 1728: egli si adoprò tanto per la sua chiesa, che olire (pianto dissi alla biografia, ottenne ila r.cnedello XIII con la bolla, Arcano (li\'inae provichiiiiae Consilio, del 1.° giu- gno 1728, Bull. Ro'ii. t. 19., p. 47, l'e- senzione di Passavia dalla giurisilizi(jne di Salisburgo, dichiarandola immediata- mente soggetta alla s.Sede; terminò le differenze, e concesse ai vescovi l'usò del pallio e tiella croce avanti; gl'impose lui lasia l'obbligo chccclebrandoconcilii pro- P A S 267 vinciali, dovessero invitare l'arcivescovo di Salisburgo, per esserne presidente co- me melropolilano ; inoltre il Papa con- ferì al capiloio della cattedrale di Passa- via il privilegio di eleggere il vescovo. Le Notizie di Roma registrano i succes- sori. 1763 cardinal Leopoldo Firniian, traslalo da Secovia. 1784 cardinal Giu- se[)pe Francesco di Paola di Awrsperg: nato in Vienna a'3 i gennaio 1734, die saggio di sua pietà, scienza e illibatezza de' costumi, quindi fu (atto canonico di Salisburgo e di Passavia e prevosto di Ardagger, vescovo di La vani, di Gurk, ed dello dal cn[)itolo vescovo di Passa- via ; Giuseppe II Io fece gran croce d'Un- gheria e Pio VI nel 1789 cardinale. Il Cardella gli dedicò il t. 7 delle sue il/c- inorie, e lo loda per pietà insigne, zelo ardente per la religione e per la giusti- zia, generoso co'poveri, vigile e sollecito pastore, munifico coi letterati, modesto e pieno di vii tu : fu sepolto nella catte- drale. Supplisca questo cenno alla breve biografia. Gli fu suffraganeo Tommaso de Thunn di Trento, vescovo di Tira in partibnsj e nel i 797 successore Leopol- do de Thunn di Praga : pel concordato che sollo di lui nel 1817 fu coiichiuso tra il re di Baviera e Pio VII, questi con- cesse al re la nomina del vescovo, sop- jiresse la qualità metropolilica e lo di- diiarò suffraganeo di Monaco, conceden- do il godimentodeiresenziune al Tliuiiii finché fosse vissuto; wm alla diocesi par- te della prepositui a di Bercklolgadeii, sta- bilì il capitolo e la mensa, secondochè riportai al citato articolo. 1827 Carlo Giuseppe de Riccabona, di Cavales diocesi di Trento. Per sua morleGregoiio XVI uel i83() preconizzò l'odierno vescovo mg."^ Enrico llofslaetler dell'arcidiocesi di Monaco. La diocesi è ampia e molli luo- ghi contiene ; molte sono le parrocchie ainmiiiistrate da curali o vicari. Ogni ve- scovo è tassalo in 5on fiorini , esscudo 80UO (pidli di rendila. PASSEiN/10(s.), martire. Secondo una 2G8 P A S antica tindizioiie di alcune cliiescdi Fran- cia, ricevè la corona del martirio nei pri- mi secoli del cristianesimo. E [)robal)de che fosse uno dei primi discepoli di s. Dionisio, che predicò la fede in Francia e fu il primo vescovo di Parigi circa l'an- no aSo. Le reliquie di s. Passenzio si con- servano a s. IMartino dei Campi a Pari- gi, ove divenne celebre il di lui culto, par- ticolarmente dopo il principio del secolo XIV, in cui le sue ossa furono rinchiuse in una cassa d'argentOj con cpielle di s. Albina veigine. La sua festa è notata ai 2 3 di settecnbre. PASSERI ALDOCRANDL\I Clxzio, Cardinale. Nacque nobilmente in Sini- gaglia, dalla famiglia Passeri de'l'erso- neni da Cà Passero ne' confini di Berga- mo, ed ivi trasferita, figlio di Elisabetta sorella di Clemente Vili, fu da questi, meulr'era cardinale, decorato del suo co- gnome Aldobrandini. D'anni i5fu con- dotto in K.oma, per essere educato nelle lettere e ne'costumi nel collegio germa- nico. Indi venne mandato a Perugia e poi a Padova per apprendervi le leggi, e nell'ultima università ottenne la laurea di dottore. In seguito accompagn?) lo zio cardinale nel 1 588 alla legazione di Po- lonia e Germania , il quale lo mandò a Sisto V coll'annunzio di aver pacificato gli austriaci coi polacchi. Divenuto Papa lo zio, e vedendolo dotato di singoiar ca- pacità, rara prudenza e regolare condot- ta, lo fece referendario ed a' i 7 settembre 1 5c)3 lo creò cardinale diaconodi s. Gior- gio, e guardandolo con particolar bene- volenza lo dichiarò segretario di stato, col- r autorità del governo divisa col cardi- nal Pietro Aldobrandini, altro nipote del Pontefice. Pronunziava egli nel sacro col- legio i suoi voti con mirabile saviezza e pari franca libertà: la facilità di prestar^ si a tutti nelle udienze, la gentilezza del tratto e la compostezza di sue azioni gli conciliarono l'amore de'cardinali, di tut- ta Pioma e delle corti estere. Era comune opinione che fosse il nipote favorito; on- PAS de lutti rivolgevansi a lui, massime la prc- latiua, mentre avea soli 10,000 scudi di lendila, benché ben veduto dal Papa, che accompagnò a Ferrara. Da rpii s'involò come amareggiato dall'ambizione del cu- gino cardinal Pietro, che a poco a poco avea a se richiamato tutti gli affari, ed offeso per l'insulto fatto al suo cocchiere da Centurione arcivescovo di Genova e vicelegato di Ferrara, in occasione dei funerali di Filippo II. Partecipò con bi- glietto la partenza al solo Papa, e ben- cliè questi lo richiamasse , egli passò a Venezia e IMilano, ove non amfnise alla sua presenza il cugino che vi aveaaccom- gnato Margherita d'Austria, laquale do- po la partenza del cugino visitò e fu o- norevolmenle ricevuto. Ciò dispiacque a Clemente Vili, che gli scrisse due calde lettere di proprio pugno, speditegli pel di lui segretario Margoni poi cardinale, esortandolo al ritorno, quale elTettuò in Roma passati 7 mesi, ben accolto dal Papa, dal cugino e da tutta la corte. Ptias- sunse gli affari delle provincie alle sue cure commesse e della metà delle nun- ziature, quindi fu fatto prefetto di segna- tura e nel i6o4 legato d'Avignone. Nel- l'anno santo 1600 di frequente nell'ospi- zio della ss. Trinità lavò i piedi ai pel- legrinijgenerosoco'poveri, visitava e con- solava gl'infermi, dotava le zitelle, ed e- sercitavasi in altre insigni opere. Avendo contribuito all'esaltazione di Leone XI, questi lo nominò penitenziere maggiore, benché non sacerdote, ed intervenne an- che a quella di Paolo V, ove molli car- dinali l'aveano giudicato degno del pon- tificato. All'affabilità e magnificenza, se[)- pe unire profonda pietà, zelo per l'altrui salvezza, assiduità alla preghiera , parco nel sonno che prendeva sulla paglia, me- nando vita mortificata e penitente. Me- cenate parzialissimo de'lelterati,ne man- tenne parecchi in propria casa, in cui a- vea formata un'accademia di celebri scien- ziati, stimolandoli a produrre opere de- gne di lóro. Fra questi rispleuderono Pa- PAS trizio, Piaimoncìi, Pasquale vescovo di Casale, JVores e il famoso Toif|ualo Tas- so che gli dedicò il suo poema, per cui richiese al Papa e al senato di conceder- gli la corona d'alloro in Campidoglio, ina attesa la morte di quel sommo non eb- be elTelto. Allorché Tasso era in Iloma, gli accordò tavola e abitazione nel Va- ticano, lo assistè amorevolmente nellul- tima infermità e l'onorò di decorosi fu- nerali. IMorì in Roma nel i.° gennaio i()io, d'anni 5q, e fu sepolto nel suo ti- tolo di s. Pietro in Vincoli, a cui era pas- sato, che dichiarò erede delle sacre sup- pellettili, dove nel destro Iato nel prin- cipio del secolo passato, il principe Giam- battista Pamphilj gli eresse decoroso mausoleo con nobile epitallio. Da d. An- gelo Personeni di Bergamo abbiamo le Not'zi'e genealogiche, storico-critiche e let- terarie del cardinale, gc, Dergamo i 786. PASSERINI Silvio, Cardinale'. Da Cortona, pe'suoi meriti colla casa Medi- ci e più per l'onestà de'suoi costumi, in- tegrità e saviezza ne'gelosi affari, nel 1 .° luglio i5i7 Leone X lo creò cardinale prete di s. Lorenzo in Lucina, pro-data- rio e suo inlimo consigliere. Si prevalse di sua attività e valore nel governo di l'erngia e dell'Umbria, e nel riordinare quello della repubblica di Firenze^ on- de in premio lo invesl'i della signoria di Petrognano, che poi passò nella di lui fa- miglia. Nel i5i8 lo fece vescovo di Sar- no a titolodi amminislrazionee nel i *)?. i di Cortona. Clemente ^]l nel \5i5 lo nominò alla sede di Barcellona e nel i526 a quella d'Asisi. Intervenne al conclave di Adriano VI, che ricevè con altri in Li- vorno. Governò Fuenze nella minorità d'Ippolito e Alessandro de Medici, e dai llorentini fu con essi esiliato. 1 1 satirico Ga- rimberti lo tacciò d'avarizia. Morì nel 1 52f) in Città di Castello, d'anniyo, e tras- ferito in Roma il cadavere fu tumulato nel titolo, ove il nipote Silvio arcivesco* vo di Gonza nel id8- gli eresse un mo- numento con onorevole iscrizione. P A S 2G() PASSIO 0 PASSIONE. Parte dell'e- vangelo che contiene la pa'^sione di Ge- sù Cristo e che cantasi o leggesi nella set- timana santa per ordine di Papa s. A- lessandro I del 121, secondo l'ordine di lem[)o in che sono scritte ; perciò nella domenica delle Palme si legge la lezione della passione secondo s. Matteo, nel mar- tedì santo quella scritta da s. Marco, nel mercoledì santo (juella di s. Luca , nel venerdì santo quella di s. Giovanni. P^. Evangelo, Lezio>e, Mattuti.vo delle TENEBRE. Abbiamo da s. Agostino, che al suo tempo eravi l'uso di leggere in un sol gioino la storia della passione secon- do s. INIatleo, e che avendo esso stabili- to, che negli altri giorni si leggesse an- che quella tlegli altri Evangelisti, era na- to tumulto fra il popolo. Nella chiesa ambrosiana si legge solamente il raccon- to che ne fa s. Matteo, il quale si divide in due lezioni, leggendosi una parte nel giovedì santo e l'altra nel venerdì seguen- te, in cui il diacono si veste di rosso e dello stesso colore pur si ricopre l'altare e si adorna la chiesa ei ministri, in me- moria del sangue preziosissimo di Gesù sparso in questo giorno a prò di tutto il genere umano, alludeudoalle parole pro- feliche : Qiiare ruhrum est veslimcntuni tuiim. Quando poi si pronunzia, et enii- sit spirifnrn, i due suddiaconi tosto spo- gliano r altare, si disnuda la chiesa, e- slinguoiisi i lumi e si sospende il suono delle campane, affine di eccitare tristez- za negli astanti, e di disporre i loro ani- mi all'afflizione nell'udir la predica del- la passione, che si fa immediatamente dopo il vangelo. Della domenica, sabbato e settimana di passione, o Mediana, sa- bato sitientes, edi quanto si fa nella chie- sa romana e cappella pontificia nel pas- sio della domenica delle Palme, e nel pas- sio e sermone della passione del venerdì santo, come degli antichi riti, oltre che in altri luoghi, lo dissi ne' voi. Vili, p. 577, 282, 283, 3o(), 307, XX, p. i82,XXf, p. i57,XXXlV, p. i5, XLlX^p. 69. 270 PAS Dice il Mncri, clic Pasuouarìum fu dila- niato il libro nel quale erano scritti i pas- si! da cantarsi nella settimana santa; e Passionalin lesciilture nelle quali si con- tenevano le passioni de'santi niarliiì, det- te anche Sniirtoralia, donde poiehheo- rigine il lì/tirlirologio, costumandosi an- ticamente leggere [ìubblicamenle in chie- sa gli atti de'marlirijCome al presente si pratica col martirologio, e si aggiungeva un panegirico o omelia. Anticamente il passio si leggeva anche in greco; e sicco- me in alcuni luoghi nel sabbaio santo fa- cevasi la comunione del clero e del po- polo, per dar luogo ad essa, andò in dis- uso la lezione della storia della passio- ne, scritta da s. Marco, che perciò fu tras- ferita alla feria S."" o martedì santo. Si Ila di Juh. Guidetti: Verba Evangclislac, caiitus ccclcsiasticw; P/issioiiis D. N. J. C. seciuìduin IMatiìieiun, 3Inrciuìi, Lu- cani et Joatinem,/uxla rilum cappcllae S. D. N. Papae^ac sacr. Bas. P'at., Ro- mae i58G. Il canto pubblicato da mg. "^ Alfieri, lo rammentai nel voi. XLVIl,p. iSg, i4o. Quanto riguarda gl'istromen- ti e altro della passione di Cristo, si pos- sono vederci loroarticoli, principalmen- te Ceoce reliquia, Chiodi, Lancia, Co- EONA DI SPINE, SpONr.A, CoLOXXA. Nel vol. XV, p. 23, parlai delle rappresentazioni della passione del Signore, che si recita- vano nel Colosseo. Il Garampi nelle 3Je- niorie, p. 284 e seg., riferisce l'antico uso di visitar le chiese nel venerdì santo pro- cessionalmente, in abito penitente; del- le rappresentazioni della passione di Cri- sto , divoti spettacoli che aveano luogo ne' secoli più rozzi, e tuttavia ancora in qualche paese men colto, per figurare con esterne azioni qualche mistero della vita e morte di Gesù Cristo, o di altri santi e sante, donde derivarono consimili sa- cre funzioni, come quella di portare in processione la statua di Cristo morto e deposto dalla croce (come dissi di 3Ja- cerala nel voi. XLl, p. 14), o altre si- mili sacie pompe, ed in Madrid il coslii- PA S me di cnnlarsi un sacro dramma o ra[)- prescntazione nelle sere delle icistc di pa- S(|ua, col solenne intervento della corte : quindi parla di altri usi di rappresenta- le piamente vari misteri e azioni .sacre, e un tempo anche in Roma dalle confra- teruilee da quella della dnllriiia cristi U' naj poiché la memoria dell acerbissima passione di Cristo che si rinnova nella settimana santa, serve di'stimolo a me- ditarla,compassionarla, e dalle anime pe- nitenti in paite imitarla. Vedasi du Guel, Spiegfizioiie del mistero della passione, (li Gcsìi Cristo, Venezia i 78 i . Della Pal- ma, Istoria della s. Passione tratta dai quattro evangeli, Bologna 1788. PASSIONE. Ordine equestre e reli- gioso. Per le guerre tra Carlo VI re di l'rancia e Riccardo 11 re d'Inghilterra, «bbe luogo in Amiens un abboccamento nel I 3q2, nel quale si conchiuse la tre- gua d'un anno. I saggi che consigliava- no i due principi a riconciliarsi ed a ri- volgere le armi contro gl'infedeli che oc- cupavano la Palestina, proposero l'isti- tuzione d' lui ordine equestre e religio- so, onde i cavalieri e 1' esercito alla vi- sta de'santi luoghi che voleansi liberare, e per la memoria della passione di Ge- sù Cristo, facessero eziandio penitenza dei loro peccati ; e mentre liberavano il pae- se dal Redentore santificato, ristabilissero la fede cattolica e si opponessero agli e- relici e scismatici. Piacque il progetto e l'iuono compilati gli statuti pei cavalieri della passione di Gesti Cristo. Venne sta- bilito al governo dell'ordine, in otto lin- gue e nazioni, un gran maestro, prin- cipe e capo di tutti, con abito piìi lun- go de'cavalieri e orlato d'uro, e per in- segna una verga col nome di Gesìi in si- gle nella sommità. Si statuirono i voti d'ubbidienza, povertà e castità coniuga- le. Ai cavalieri Riaccordata veste di panno azzurro, legata con cintura di seta e fib- bia a'iombi, e lunga sino a mezza gam- ba, con cappuccio rosso; manto bianco interamente aperto ai fianchi , e nella P A S pnrte davnnli la croce di pnnno rossa lar- ga Ire dita, prendendone liitla l'esten- sione. L'armatura venne formala di (er- ro, e ricoperta con veste corta, con croce simile alla descritta, nella schiena e nel petto, in mezzo alla quale era una targa che in campo nero racchiudeva la figura dell'agnello, simbolo dell'agonia di Ge- sù : l'elmo era all'antica, e le armi, il pu- gnale e la spada. Furono animesse all'or- dine le vedove, che come i cavalieri do- veano esercitarsi in molte opere di pie- tà, ed in serviregl'inlermi negli spedali : ad esse fu data veste bianca con mani- che rosse, cintura simile orlata d'oro, e mantello bianco più corto, orlato vermi- glio e foderalo di nero, con piccola cro- ce rossa nel lato sinistro; per copertura del capo il velo bianco orlato rosso pen- dente sulle spalle, con crocetta in fronte. Ma questo ordine pel discioglimento del- la tregua o lega ebbe line : ne tratta il p. Bonanni, Catalogo degli ordini par. 4, p. oi'- Insse con alcun altro, lordomnndòin (jual luogo e (la qual vescovo avevano rice- vuti gli altri ordini. Indi portatosi Pao- lo nel marzo 1728 di nuovo col fratello a Monte Argentaro, quivi fermo il do- micilio nel piccolo romitorio di s. Anto- nio, dove impiegandosi tutto in procu- rar la salute delle anime, ricevè alcuni compagni e gillò i fondamenti del suo istituto. Usciva da (piesta solitudine ogni sabbaio e più volle ancora se n'era ri- chiesto, scendeva in Porto Ercole impie- gando la domenica seguente in faie la dottrina cristiana ai fanciulli, istruire e confessare gli adulti. Tanto aveva a cuo- re che i fanciidli s'istruisseio nella dot- Irina cristiana, sì necessaria e di tanta importanza la credeva, che nelle regole stabilì che si potessero impiegare in que- sto ùflìcio nei paesi vicini ancora i cliieri ci, qualora i sacerdoti non bastassero. Quindi com'erano chiamati dai vescovi, come dal suo vescovo di Soana Salvi, si portavano a fai- le missioni nelle loro diocesi, nelle quali colia vece e colle ope- re facevano moltissime conversioni, spes- so durando in questo laborioso ministero anche Ire mesi, girando luogo per luogo senza ripo'^o, e confermando so\enlel)io con prodigi la loro predicazione. La cit- tà d' Orbelello contribuì moltissimo per la fdjbrica del pi imo ritiro, che il p. Paolo stabilì di fondare nel luogo in cui è presentemente, avendone ricevuto dal ciclo speciale rivelazione, onde fu com- pita con quella della chii-jii auucisa nel PAS 275 i^T'", cda'i ( diocnd)re vi fu cclebrat.i la [trinia messa. Seguitando egli a farlo missioni, ed aumentandosi il numero di quelli che tratti dalla fama di sue vir- iti andavano ad unirsi n lui, risolvette; di riportarsi in Roma per ottcmie di Denedetto XIV l'approvazione dulie re- gole, per l'esame delle (piali il Pa[)n de- putò i cardinali Coriaduii e Ilezzonico poi Clemente XIII, e l'nbb. Pietro Ga- iagiii,allc di cui relazioni e con (pialclie mulazioiip, le approvò con resciilto dei I T marzo i 7 /j ' > e dopo altro esjune de'cardinali Albani^ («entili e Besozzi le confermò con ljrevede'28 marzo fiG. Intanto essendo slati fondali óui^ altri ritiri pres.so Vetralla e Soriano, si venne all'elezione del preposito generale e fu eletto Io stesso p. Paolo, il quale negli altri seguenti capitoli fu sem[)re confer- mato nell'unizio, che secondo le regole dovea durare 6 anni, supplendo le di- spense pontificie implorate dai religiosi^ ad onta di sua ripugnanza. Anche qiu?- sta illustre conqresrazione fu se^no aca- lunnie, giustificale dai cardinali deputali a esaminarle, e dichiarate false da Bene- detto XIV. Proseguendo il p. Paolo a far missioni e inqiicgaisi in 0[)ere vantaggiose al pros- simo, polì: fondare altri 9 ritiri e un mo- nastero di monache Passionislc (/^.) del suo istituto in Corneto, colle medesime osservanze de' religiosi. A perfettamentii stabilire la congregazione, si rivolse a Cle- mente XIY, cui [)iù volte avea chiara- mente predetto il pontificalo. II Papa lo con)[)iac(pie, dopo aver fatto rivedetele regole e moderare in alcuni punii, come nel rigore de'digiuni e del sonno, appro- vandcìle in un nll'islituto, colla bolla Su- premi Jposiolatiix , de' iG novembre I '■'kj, erigendolo canonicamente in con- ereuazione, ficcordiMido^li molle grazie e privilegi, e dichiarandola sotto la pro- tezione e icumedialamente soggetta al!^ s. Sede. Frattanto i religiosi abitavana in Uoiua il piccolo ospizio del ss. Cro* -- l'jC) PAS fìsso, Ticino nlla cliiesa di s. Giovanni in Lalcrano: il locale dipoi venne in pio- piielà dc'Campana, e l'avo dell' odierno conimendaloie Gio. l*iclio,diretloie ge- nerale del ìuontc. di pietà, convcrfi in no- ])ile sanlnaiio e cappella la camera alji- tata dal p. Paolo, e ciò a consiglio di Pio VI che di frequente si recava alla con- tigua villetta, e nel 1846 fu visitata dal legnante Pio IX, in occasione che si re- cò a vedeie i grandiosi abljcllinienti ed eleganti miglioramenti del luogo, ope- jati con gtisto e discernimento dal com- mendalore, ed il suo prezioso museo di marmi scritti e figurati , nonché di pre- gevoli sculture e terre cotte dovizioso. Benefico Clemente XIV colla congrega- zione, pensò di provvederla di coiiioila casa in E.oma, ed avendo un giorno in- ' terrogalo il procuratore generale se il p. Paolo avea avuto un fratello, compagno nel vivere religioso, chiamato Giovanni (morto nel 17G5 santamente e sepolto nel ritiro di s. Michele Arcangelo pres- so Vetralla), e quando intese di sì. ripi- gliò suJ)ilo: Jonnnes etPaiilus, senza di più spiegarsi. Poscia concesse alla con- gregazione, secondo anteriore predizione del fondatore, la chiesa de'ss. Gio. e Pao- lo con l'annesso monastero, che i reliqio- si passarono ad abitarvi a' 9 dicembre 1773. K incredibile 1' intima ed amica relazione tra il Pontefice e il p. Paolo; spesso il primo s'inlerteneva con lui ore ed ore, e da simili conversazioni riceve- va tanfo conforto e consolazione , che mal volentieii si separava dal buon ser- vo di Dio, col quale si consigliava per ricevere direzione della sua anima. Op- pi-esso finalmente il p. Paolo dal peso degli anni, dalle fatiche e penitenze, cad- de in grave malattia, che fece temere di sua vita. In questo tempo fu consolato dalla visita di Pio VI, che con bolla del i5 settembre 1775, nuovamente con- fermò le regole e l' istituto, dopo esame de'cardinali Zelada e Lanze. 1 patimenti e le sventure di cui fu gloriosa vittima PAS quel Pontefice, il p. Paolo piìi volle pre- disse, (iiimto il iS (li ottobre, mimilo de' ss. .sagramonti, dopo aver dato a'suoi fratelli i piìi belli esempi e saggi consi- gli, ed avendo ricevuto una visione che lo invitava al paradiso, mentre gli si leg- geva la passione secondo s. Giovanni, dol- cemente spirò, d'anni 82, alla presenza de'religiosi e del vescovo d'Amelia Slroz- zieri, uno di essi, piangendo tutti di te- nerezza. Moltissimo fu \\ popolo concor- so al funerale, che acclamandolo per san- to, si procurò le sue reliquie, e fu sepol- to nella detta chiesa. Confermò Dio con vari prodigi la santità del suo servo, on- de poco dopo s'incominciarono i proces- si di sue virtù per la canonizzazione. Pio VI a'2?. dicembre 1784 lo dichiarò ve- nerabile, Pio VII a' 18 febbraio 1821 ne approvò le virtù in grado eroico, ed ai 4 giugno I 83q alla presenza di Gregorio XVI (assai benevolo colla congregazione) si posero per la terza volta alia discussio- ne due portentose sanazioni operate da Dio a sua intercessione, essendo postilla- tore della causa il r.'no p. Antonio di s, Giacomo, attuale preposito generale, che nel conclave del i 846 meritò essere pre- scelto dal sacro collegio a suo confesso- re. A' 25 febbraio i85i Pio IX porta- tosi nell'interna e grandiosa cappella del ritiro diPvoma, giorno sacro alla comme- morazione della Passione di G. C, fece pubblicare il decreto di un miracolo di terzo genere operato da Dio ad interces- sione del ven. Paolo. Abbiamo del p. Vincenzo Maria di s. Paolo passionisla : Fila del ven. Paolo della Croce, eslrat- ta da^ processi ordinarie dedicala a Pio /^/j Roma 1786. Ivi nel 1821 altra ne fu stampala. Un'esatta biografìa la scris- se d. Giovanni Semeria, Storia eccl. di Genova, p. 277. Pio VII col breve Gravissimas in'er cnras, de'") agosto 1801, Bull. Coni. t. II, p. 186, confermò alla congregazione la protezione della sede apostolica: e nel i8o3 a'20 maggio, col breve Qniim, lo- P AS co citato l. la, p. 'j-3, provvide agli uf- lizi vacaiili. Si professa in (jiieslo istituto la vita mista, [)oicliè i religiosi debbono attendere alla propria santificazione ed a fpiella del piossiaio. Dopo un anno di noviziato fanno professione de' voli sem- plici,di povertà, castità e obbedienza, cui aggiinigono il 4-° di promuovere ne'fe- deli la divozione alla passione di Gesù Cristo, ed il giurainenlo di perseverare nella congregazione, da cuie dai voti può dispensare il preposito generale, col pa- rere e voto de' due consultori generali, diri provinciale e del superiore della ca- sa nella quale trovasi il soggetto che deve esseie licenziato. Osseivano vita comune erigorosa povertà, onde non possono [)0S- sedere beni stabili , né peculii partico- lari : sono loro solo permessi gli orli e qualche pezzo di terreno contiguo ai loro ritiri. Vivono perciò di liniosine mendi- cale massime in tempodelle raccolte, seb- bene possano ricevere limosine assegna- te in perpetuo dai divoli ; ricevono solo messe manuali e avventizie , non legali peipelui. Lfliziano in coio di notte e di giorno e praticano diversi pii esercizi e di- giuni. Fuiilo il coiso degli sludi, si ap[)li- tano alla salute de'pi ossimi, in ascollar le confessioni, dai e ne'Ioro ritiri esercizi spi- rituali sì ad ecclesiastici che secolari, co- me pure al clero, al popolo, ai seiìiina- risti, alle monache e ad altre comunità. li loro vietato predicar quaresimali, do- ^cndn pi incipalmenle impiegarsi in fare catechismi e missioni ne'Iuoghi ove sono chiamali. Richiesti dai legittimi superio- ri, quelli che sono abili, devono portarsi alle missioni tra gl'infedeli, ed a procu- rare la conversione degli eretici ; hanno Sei case di ritiro in Inghilterra, non che missioni in Bulgaria sulla riva destra del Danubio, nell'Oceania e in altre parli del mondo, sotto la congregazione di propa- ganda fide. L' abito dei passionisi con- siste in tonaca di panno nero, ruvido e grosso, legala con cintura di cuoio, e del- la slcisa materia sono il collare e il num- PAS 277 tello clie scende fino alle ginocchia; nel- la parte sinistra di questo e in (juello del- la tonaca portano i sacerdoti ed i chie- rici una targa di panno nero in forma di cuore, sulla quale vi è altro cuore so- vrastalo da croce, l'uno e l'altro formali con filetto bianco, avente dentro queste lettere : Jesu Api Passio, con sotto Ire chiodi, il tutto eziandio di filello bianco. Di (pieslo cuore si fregiano i professi, ed i laici o conversi lo portano solo nell'a- Lito. Incedono scalzi coi soli sandali : in casa i sacerdoti usano berretta chiericale, fuori adoperano il cappello con gran fal- de alzate nelle parli laterali. Quando non sono infermi, dormono vestili su sacco- ni di paglia e fanno uso di sudari di la- na, non essendo permessi que'di lino che nelle malattie, ne'viaggi e nelle missioni. Questa btnemerita ed esemplare congre- gazione conta molti religiosi che fiuri- runo in santità di vita,dollrina e dignità episcopale, come da ultimo i vescovi di Nicopoli e Civita Castellana (^.), oltre il ven. Fincenzo Maria Strambi vescovo di Macerata e Tolentino , di cui parlai nel voi. XLI, p. 88. Le loro case si chia- mano Ritiri, perchè dcbbonsi fondare al- quanto separali dalla popolazione: uno di questi è sul culmine del famoso Mon- te Albano o Cave, nella diocesi di Fra- scati, alto più di 2q38 piedi parigini so- pra il livello del mare, di cui e del sot- toposto lago parlai in più luoghi, come ne' voi. J, p. if)o, X, p. i54, XXVll,p. 1 74 e seg., XXXVII, p. 2 1 3, XLllI, p. Si, Alile notizie si possono leggere nel Piazza, Gerarchiacardinalizia, p. 285 e 294» che narra come vi si recarono Pio li e Alessandro Vii; enei Xibby, Ana- lisi de dintorni di Roma t. i, p. i 1 o. Si sale il monte da tre parti, che tutte fan- no capo a Rocca di Papa : da Frascati per la valle Albana e la selva della Mo- lara ; da Frascati e Marino per la selva di Rocca di Papa ; da Castel Gamlolfo, Albano e 1' Ariccia per le così dette gal- lerie di Palazzola e la selva di Rocca di 27S P A S papa. La tlisl.iny.a da tulli (incsll punii V di circa 5 miglia. La cliicsa era prima esco'^'i, simbolo di giuiisdizione e di potestà come Pastore ( F.) delle peco- relle, non viene dal litnOy ma àApedoj per dire vescovo si diceva virga pasto- ralis. 11 pastorale si porla colla mano si- PAS iiislra come più vicina al cuore, e la par- te curva si volta verso il popolo ; nelle messe de'morti non si adopera. Si bene- iIìlc dal coDsagranle e si consegna con formola al nuovo vescovo nella sua con- sagrazionc, che riportai a Bagolo pasto- r.ALE. Veniva tolto a chi si toglieva il vescovato; i vescovi lo portavano anche ne'concilii. Il pastorale per privilegio l'u- sano gli abbati (però con velo pendente a distinzione de'vcscovi, secondo le leggi ecclesiastiche e il decreto della congrega- zione de'riti I 7 sellemhre i 65f)), le alba- desse, ed alcune dignità ecclesiastiche e secolari: ne'pritni tempi della Chiesa fu usato dai soli vescovi e da alcuni sacer- doti orientali. Del pastorale dei vescovi greci parlai ancora nel voi. XXXII, p. I 4^ ; quelli de'vescovi maroniti e rute- ni terminavano con la croce: di quelli de' vescovi armeni ne fo parola a Pa- triarcato ARMENO, ove dico pure del ba- colode'varlabieli o dottori armeni : il pa- .«^lorale degli abbati greci è in forma di T. I cardinali preti, sebbene non vesco- vi, ne hanno l'uso nella vestizione e pro- fessione delle monache, e quando danno la benedizione ne'loro titoli. I cardinali diaconi non possono usarlo (non essendo loro permesso assumere i paramenti sa- gri fuori delle funzioni delle cappelle pa- pali), ma se per dispensa pontifìcia sono autorizzati a fare quelle sacre funzioni in cui il cardinal prete lo adopera, in (juesti casi è loro lecito di farne uso. A Investi- ture EccLESiASTicnE dissi clie i principi e signori secolari nel dare i possessi delle cose e le investiture, anche delle chiese e benefìzi ecclesiastici, solevano darle per i'irgam ovvero per baciilurii, nonché per anriliun,a\lìa insegna vescovile. Del pa- storale e altre insegne cui si adornano gli stemmi de'vescovi, vedasi il seguente ar- ticolo. PASTORALE, Epìstola pasioralis. Lettera che il nuovo vescovo indirizza al clero e popolo di sua diocesi nel gior- no della consaj^razioue, o qualche gior- PAS i7») no dopo la sua traslazione da altra sede, con la quale partecipa la sua elezione u fa precedere la sua andata in diocesi, se già in essa non risieda, ed eleva per la prima volla la sua voce pastoiale al di- letto gregge commesso al suo governo e Cina. Le lettere pastorali le fanno anche gli abbati mitrali e gli abbati commen- datari iiiillius dioecesìs: un esempio lo riportai nel voi. XXIII, p. iSq : ne ho Iella una del i83j del prefetto apostolico della Martinica, nel i 8 jo divenuta se- de vescovile. Sono dettate dallo spirilo di sapienza e di carità, con imzione di grpzia ed affetto , proprio del padre a- nioroso, avvertendo con parole e senten- ze di pastoie zelante e sollecito della sa- lute dei diocesani suoi figli. Osserva il Parisi, Istruzioni t. 2, p. 24 ', che i due vescovi diOsimo, cardinal Lanfreditu e mg."^ Compagnoni, degni da paragonar- si ai vescoNi de'secoli felici della Chiesa, non iscrissero lettere pastoiali, ma affret- tarono il loro cammino nella diocesi per fare questo ofllcio os ad osj il che mg.' Compagnoni eseguì colla prima sua O- mclia (^.), che pubblicò colle stampe in italiano per essere compresa da tutto il popolo, essendo consueto imprimersi in latino. Le lettere pastorali si sono costu- mate sino dai primi tempi della Chiesa dai vescovi, per istruzione del proprio gregge; e s. Ignazio vescovo di Antio- chia scrisse lettere pastorali a diverse chiese. Le lettere pastorali si chiamarono anche pacifiche, le quali si usarono dai novelli vescovi con iscrivere al clero e popolo diocesano. Con la lettera pastora- le il nuovo pastore annunzia al pro[irio gregge la dignità cui è slato innalzalo per benignila del Papa, e destinazione del sovrano, se questi per concessione del- la sede apostolica gode il privilegio del- la nomina o presentazione, ovvero per ele- zione di (|ue'pochi capitoli che ne godono il pontificio indulto. Dichiarala pochez- za di sue fjrze, in confi onlo della gravez- za e peso foriuidabile del vescovato, quin- 28o P A S tli pieno di /iilucia confida nel possente aiuto e lume della divina misericordia, per guidine nelle vie della salute il gi"eg- ge alìidafogli ; invocando a un tempo la cooperazione del clero secolare e regola- re, e leoraziorii delle sacre vergini, pro- mettendo vicppiìi infiammare ogni clas- se di persone all'adempimento dei pro- pri doveri. Quindi esorta e rammenta le più salutari sentenze degli Apostoli, dei Padri, e le parole dello stesso fondato- re della Chiesa Gesù Cristo. Termina la lettera pastorale, con raccomandarsi alle preghiere di tutti, a Dio, alla Beata Ver- gine ed ai santi patroni, perchè anco^-a conservi e prosperi il Pontefice e il pro- prio sovrano (talvolta vi si comprende il vescovo che lo ha consagrato), e lo ren- da degno pastore, compartendo ad ogni ceto, con pienezza di paterno affetto la sua pastorale benedizione. 11 Sarnelli, Memorie degli arcivescovi di Benevento, p. lyS e 184, riporta due lettere pasto- rali del cardinal Orsini, poi Benedetto XIII, una alla sua diocesi di Cesena per la sua traslazione a Benevento, l'altra a rpiesta provincia ecclesiastica per la sua esaltazione a metropolitano della mede- sima. I vescovi che sono consagrati in Piuma, pubblicano la loro lettera pasto- rale eoi tipi romani nel giorno di lorocon- sagrazione, con data fuori di quella porta della ci uà che conduce a Ila sua diocesi; in- dil'umilianoal Papa edispensaiioal sacro collegio, alla primaria prelatura, ed alla famiglia intima pontifìcia, per cui sono possessore d'una preziosa collezione di let- tere pastorali dal 1826 al i 84*3 inclusi- ve, ed anche molte di quelle de' vescovi the non recandosi in Roma non ha luo- go la dispensa, solo rassegnandola al Pa- pa, come degli spagnoli in ispagnolo, edei francesi in liancese. Perchè si compren- da il titolo de' vescovi, i saluti che fauno e le date che pongono nelle pastorali, ne riporterò alcuni esempi. Deve prima av- vertirsi, che sogliono i vescovi talvolta pubblicare in diocesi altre pastorali, per PAS argomenti ed oggetti diversi. Noterò an- cora , che ne' frontespizi delle pastorali si leggono questi titoli: Jtpislola naslo- ndis ad cleruni et populuin civilatis et dioccesis Florentinae. Lettera pastorale al clero e popolo della città e diocesi di Venezia. E siccome nello stesso fronte- spizio h'io)prime l'arme del vescovo so- vrastata dal cappello, sotto di questo e in cima alla larga dello stemma si pone la croce con quelle sbarre o traverse, die notai nel voi. XVllI, p. 11^ e 262: il cardinal decano avendo l'uso del pallio, come vescovo d'Ostia e Velletri, adorna con quello la parte supeiiore dello stem- ma; altrettanto fanno molti di quelli che hanno l'uso del pallio. Inoltre questi stem- mi si adornano con la mitra, il pastorale e altre insegne, corone, manti, epigrafi, croci di decorazione, rami di palma e oli- vo, lìgi^ire di animali e altro, ed i vesco- vi sovrani vi pongono anche la spada. Incomincierò con alcuni esempi di titoli latini, perchè così stampate le pastorali, indi produrrò quelli latini e italiani, cioè pastorali che furono pubblicate ne' due idiomi, e terminerò con quelli italiani ; e questi esempi potranno servire per l'ar- ticolo Vescovo {V .). Ferdinandus Minucci Dei et aposto- licae sedis gratta archiepiscopus Fio- rentinus, SS. D. N. Leonis Papae XII proelatus doniesticus et pontifìcio solio afsìslens, nec non sacri rotnaid iniperii prinreps. Venerahilibus fratribus, dile- ctissiniisJÌUis, dignitatibus et canonicisj clero, populoque suae civilatis ci dioecC' sìs saliileni, et benedictioneni a Domino. Daluin Romae extra portam Flaminiam tertio lìonasfebruarii anni 1 828, domini' ca vrptuagesima ipsonostrae consecratio- nis die. — Joannes Maria exconiitibus Mastai Ferretti patricius Senogalliensis et Àiiconitanus, Dei et aposlolicae sedis gratin archiepiscopus Spoletinns, SS. D. N. Lconis Papae XII praesuldoinesti- CHS et pontificio solio adstans. Venerabi' libiis fruir ib US, ac dilectissiniis in Chnslo P A S fiUh y collegio canoiiicomm, anìinanini ciiralonbics, uliiqitt elevo opli/nalibiis,ac popitlo iinh'trso cliocccsis suae,paccni,et sattittina Domino sempilcrnarn. Dabaiìi lioiiiac culra porlani l'iainiiiiam III ilo- ìiajunias sacro Pcnlccoslcs (lic,ìpso con- secratioiiì's nostra e on. 18-27. — Nos Franciscus Xa^'erius y divina inìseratìone acsedis npostolicae gralia episropiis Ila- tisboncnsis eie. P'encrabili clero dioecc' seos noilrae, salutcni ci benedictioncni a Domino. iVonachi , doniinica Penteco- iles, in die consccrationis, iG/naiì i833. riaiiciscus Xaverius episcopus llatisbo- iiensis. -— Benedielus tit. s. Clemenlis S. E. R. presbylcr card. Cnprllelù archi- preshyler ecclesiae nielrop. Caesaraugu- stae, Dei el apoilolicae sedis gralia epi- scopiis Rcatinus. Fcnerabilibiis fralri- hus, ae dilcelis in Chrislo fìliis collegio canonicornni j aniinarinn curaloribus , utrique clero, oplinialibn.i, ac populo «- ni\cr!'0 dioecesis snae, pacem elsaluleni a Domino sempittmani. Dal. extra por- tani Sidariani die sacro D. iM. Piigiiii in Coeliim cvectac ipso coiisecralioiùs no- slrne. An. i833. Ecco gli esempi dello pastorali in ialino e in italiano, ma life- liiì) per pi ima quella ilei noslio idioma^ l'altra iti (jiiello Ialino. Jacopo Bionico per divina misericordia patriarca di Ve- nezia e primate della Dalmazia, gran dignitario, cappellano della corona del regno lombardo-veneto, a tutto il clero e popolo della città e diocesi di Venezia. Grazia e pace a voi da Dio Padre e dal IV. S. Gesìi Cristo. Dal palazzo ve- scovile di Ceneda questo dì 26 agosto 1 827. -^ Jacopo patriarca. — Philippus Jndice Caracciolo e congregationis ora- torii s. Phdippi Nerii, Dei et apostolicae sedis gralia, archiepiscopn^, et patricius IWapolitanus. f enerabilibits frairtbus, dileclisque fìliis, capitnlo, parochis cae^ terisque, omnibus in sortem Domini vo- catis, salulem in Domino sempilernain. Dalum JYeapoli ex archiepiscopali pala- tic prid. idus niaJiLs i833, ipsa posscs- PAS aSt sionìs die. "Ecco le italiane: /g'^^Tfz'o Ciò- del titolo di s. Susanna, della S. R. C- prete cardinale Cadolini, per la grazici di Dio e della s. Sede arcivescovo di Fer- rara. A tutto il suo dilettissimo giegge, grazia, salute e pace da Dio Padre e (hi Cesìi Cristo IV. S. Dato in Roma fila- li della porta Flaminia, questo di l 'ifeb' braio dell'anno di nostra salute 1 843. — Saverio Sante Raffaele Casanelli d' /- stria per la divina misericordia e per Vauturilà della s. Sede apostolica vesco- vo d' Ajaccio, protonotaro apostolico, prelato domestico della santità di lY. S. Gregorio Papa XFI. Al clero ed ai fe- deli della nostra diocesi, salute e benedi- zione nelN.S. GesiiCristo. Data aAuch, uelpalazzo arcivescovile, li 8 del mese di dicembre 1 833, g /orno della nostra con- sagrazione. -^ S. S. Uall'aele vescovo di Ajaccio. — . Pietro Francesco per divina misericordia vescovo di Porto, s. Riifina e Civitavecchia cardinale Galefji, della S. R. C. camerlengo, abbate perpetuo commendatario ed ordinario di Subia- co, arciprete della sacrosanta bas. Va- ticana. Ai venerabili fratelli e figli di- letti in Gesù Cristo, capitolo, clero e po- polo della diocesi ce. salute, pace e bene- dizione. Dato in Roma {>\ noti) dal pa- lazzo di nostra residenza il giorno sacro alla gì. Assunzione di Maria ss. 1 5 agosto I 83o. ■^^ì'. F. cardinale vescovo di Por- to, s. llulìna e Civitavecchia. Noterò, che nelle pastorali de' cardinali de Gregorio e Fai za cappa, che successi vainenle Gre- gorio X\'l Iraslalòalle sudilelle chiese, le date sono, Dabani Roinac e Da tuia Ilo- mae, sema ['extra portam, slWe che prò- babilmenle usano i vescovi di Porlo (V .), perchè l'antica loro diocesi estendevasi in una parte di Ilonia. Abbiamo di Fr, G. A. di s. Alberto, Lettere pastorali, Roma i7()3 in 4 volumi. PASTÓRE (s.), abbate. V. Peme.ne o Pastore (s.). PASTOUE (s.), martire. V. Giusto e Pasture (ss.). 283 J»AS PASTORE. Pastor. Uomo die ilce- ^clle da Dio la ujissione ed il caralteie d'islriiiic i fedeli ed ainininisliai' loro i mezzi di saliile clie Dìo lia stabiliti. Lo slesso Dio non isdegnò nell' evangelo di prendere questo titolo per rapporto al suo jiop()lo : i piofcli lo diedero al Messia, pre- dicendo la stia vcmita. Il detto \ angelo si legge nella 2. "domenica di Pas presso il Calogerà t. 4ij P- 3i4;ed il p. l*aoli nella Disscit. de patena, de cali- cibus et de iniagine Boni Pa<:loiis in ei sculpi solita, INeapoli i']^'^- L"'imma- gine del Pa>tor buono in vaiie forme fu adoperala in delti monumenti per memo- ria dell' incarnazione, per simbolo dilla risurrezione, per rincoramenlo de'fedeli, in atto melanconico per aver perduto la pecorella, o giulivo con essa sulle spal- le conducendola all'ovile do[)o il ritio- \amento; con cento pecore, figura di lut- to il gregge; tra due pecore, esprimenti Gerusalemme e Betlemme. Le pecore e gli agnelli ne'medesimi monumenti an- tichi si vedono vicini ad un edilizio col nome di Gerusalemme, in signilìcato dei l'edeli usciti dall'ebraismo; o vicini a fab- briche denominate Betlemme, in signi- lìcato de'converliti dal gentilesimo. An- che raguello figura Gesù Cristo ne'ino- P AS numenli e ne'slmboli. Inoltre Gesù Cri- 6to fu detto Aicipastorc, da s. Pietro, Piinccps pastoruni, da s. Paolo, Pasto- reni magnum Oi'iuni, i\a s. Damaso \,Sunì- vms Paslor. Di (jueslo nome e carattere di pastore Gesù Cristo ne invest"i s. Pie- tro,^rtf.sce Oi'cs nieas , pasce agnos meos, ondei Papi di luì successori sono chiama- li, pastori de' pastori, e pastori unii'er- sali. Per conseguenza bisogna che invi- gilino sopra tutte le chiese, con giurisdi- zione (il solo Papa l'ha in tutta la Chiesa, i vescovi solo nelle loro diocesi), prove- nendo la parola pastore, dal pascere con giurisdizione. Ne investì pure gli altri apostoli e i vescovi loro successori, per continuarne le funzioni sino alla fine dei secoli. Incaricandoli di questo dolce, ca- ritatevole, paterno governo, ordine) ai fe- deli che avessero per essi docilità, som- missione, confidenza, da cui sono carat- terizzale lesue pecorelle. 1 vescovi, come pastori del gregge cristiano, si servono del pedo, o sia bastone o verga o bacolo pastorale j ed a Pallio parlando del buon pastore, dissi perchè sì forma con lana di agnello, e che ne sono decorati in se- gno della pastorale loro carica. Anche t parrochi deputali alla cura spirituale del- le anime, da alcuni (confutati dal Nardi, De' parrochi) sono denoLuinati pastori, e le [ìiccole parrocchie di Olanda e dei Paesi Bassi, si dicono pastoralij così al- trove; anzi il nome dì pastori se lo ap- propriarono i falsi ministri della pretesa chiesa riformata. Il Nardi, De'parrochi, lungamente parla di quanto riguaida questo argomento, dicendo pure, che s. Germano [>alriarca dì Costantinopoli in senso mistico chiamò pastori i diaconi: talvolta lurono chiamati pastori gli ab- bati, siccome fanno 1' uflizìo di pastore sopra i moir^ó, e pastore leabbadesse/y^tt- bus CUI a inonasterioruin est comissa. PASTORELLI o PASTORALI. Ere- tici e vagabondi. Verso il xi'^o in Ger- mania e in Francia ebbe origine la setta, per l'apostata cistcrciense Jacopo unglie- V A S rese, il quale pioclaniaocìo molte prcle- ^e livciaziuni, [)iL'tru;ò la crociala per li- jieiare s. Luigi IX re di Francia iinpri- f^ioiialo neli.i guerra nanla. Un gran lui- mero di contadini e di pastori, ingannati dalle sue persuasive, che Gesù Cristo il buon Pastore voleva servirsi di pastori per liberare il migliore de're, si unirono a lui divisi in compagnie, con bandiere aventi di[)inlo l'agnello, e presero le ar- mi per la crociala. Invece, predicavano contro il Papa, la fede, il (.■lero,ecomnict- tevano assassinii contro gli ecclesiastici, onde nella maggior parte furono uccisi. Ili- comparvero nel i3jto,e Giovanni XXII ordinò die fossero repressi e dispersi. PASTOIU. Custodi di greggi e ar men- ti. Come i Jìlagi furono le piimizie dei gentili, cioè i primi adoratori di Gesù Ciisto in Dclhiiiine nel Presepio, cos'i fra gli ebrei furono i pastori cusludi del gregge: colla loro chiamata il Salvatore tolse ogni distinzione, e collcgolli in uno slesso vincolo di icdc e di carila. Appe- na nato Gesù Cristo un angelo si pre- sentò ai vicini pastori, circa un miglio distante, che presso la torre di Gader o Eller guardavano le loro gregge, ed una luce chiarissima rispleudè intorno a Io- io. Attoniti s'intimorirono grandemeu- le, ma l'angelo disse loro: Non lemeU'^ ptrciocclùi io vi reco una buona nuova, che sarà di allegrezza grande a tulio il popolo j e questa è che oggi nella città di Davide e nato il Salvatore, che e il Cristo. Ed ecco il contrassegno al quale lo riconoscerete. Troverete un bambino fasciato, giacente in una mangiatoia. JE di subitosi uni all'angelo una molti- tudine di spiriti celesti che lodavano Dio e dicevano: Gloria in excelsis Deo {f^.), cioè, Gloria a Dio nel piìi alto de'cieli, e pace in terra agli uomini di buona vo- lontà. Poiché gli angeli si furono parti- ti, stupefalli i pastori dissero tra loro : passiamo sino a Dellemme, e vediamo <]uanlo è avvenuto e che il Signore ci ha mauifcslalo. S'incamminarono aduutjue P A S 2^3 in fretta; e trovarono Maria, Giuseppe ed il Bambino che giaceva in una man- giatoia. Resi eh' ebbero pei primi i loro omaggi al Messia, come respiritu;de de- gli uomini, se ne tornarono alle loro greg- ge, glorilicando e lodando Dio. Cos\ il Salvatore volle ricevere le primizie di venerazione da uomini semplici, oscuri e poveri, lontani per la loro maniera di vi- ta dai prim:i[)ali pericoli del mondo e con- sc'giieiitcmeiite piii suscettivi di quell'a- more e spirito di ritiralezza, umilia e pe- nitenza, che Gesù Cristo è venuto a rac- comandare sopra la terra. Il Zaccaria, Disse/ 1. l. 2, dissert. i o, o ragionamento sulla nascita di Gesù Cristo, racconta (pianto si fa in memoria de'furtunati pa- stoii, nella notte di JNalale nelle chiese di Laon,di Nantes e di Rouen, e ciò che pralicavasi in quella di Siena. Dice del- le diverse o|iinioni sul numero dei pa- stori, che i più vogliono 3, e sui loro no- mi; mentre s. Luca nel vangelo li tacque, e quanto al ninnerò parlo in pluiale. Certo è che l'imperalrice s. Elena, nella torre di Eder e nel luogo dell' apparizio- ne dell' angelo alzò un magnifico tempio agli Angeli e ai 3 l'astori, i corpi dei qua- li, almeno sino alla metà del secolo IX, vi riposavano a gran venerazione degli stessi infedeli, e reputati per santi. Pre- tendono gli spagnuoli, che intorno al 9(30 fossero trasportati a Ledesma; ivi certa- mente hanno cullo, come pur lo hanno in Francia, nella Sicilia e in altri luo- ghi. Diverse erudizioni sui pastori chia- mati dall' angelo (che comunemente ere- desi r arcangelo Gabriele) al presepio , riporta il Cancellieri, Notizie del N alale. Abbiamo del p. Trainili, De paHoriLus vocatis per Aui^elum ad praesepe, i\Ies- sanae ly-zs, P. Carlo Francesco di s. Gi- rolamo, Pensieri divoti, intitolati, tre Pa- stori, tre Re, tre fJambini al s. Presepio, Siena 168G. P. Trombelli in t. 3 Pitae. B. I iig., diss. '2 0: De Angelo pastoribus Cìirisli orlmn nuntianle, defpie pastori- bus ipsis. Di questo annunzio , figurato 284. l'A'^ nel hacio che liccvcva il Pnpn, vedasi il \ol. IX, [). ly, secondo Innocenzo HI, De iiiysl. Jì/issdc lib. 2, e. 2. 'PATAUA o PATEREA.Setle vesco- vile di Licia, sulìiaganea della nieliopoli (li Mila, creila nel IV secolo: avea un jKii lo e tnolli templi, (la i quali il celebre di Apollo; \i uac'jue s. Nicolò arcivesco- vo di ìMira. Uipoita, oltre s. IMelodio, 6 ■vescovi ì'Oricns dir. t. i, p. 977. Pale- rea o Patata, Palaren, è nn titolo vesco- vile in parlibus sotto IMira, e Pio IX nel 1847 lo conferì a rag/ Giuseppe Novel- la ujinoie riformalo, coadiulote del vica- rio apostolico di Hu-c]uang nella Cina. PATAUINI o PATElllNI. Eretici del secolo XII, così chiamali o perchè deri- vanli da Pulara, o dall'erelico Paterno che -sparse i suoi errori nella Dosuia, ov- vero tlalle due prime parole del Pater no- sU'r,\ti quali credevano bastar recitare per Salvarsi, od anche dal Ialino pnti^e'ioèsoi'' flit e, perchè si vantarono soffrire perse- cuzioni per sostenere la verità. Sull'eti- mologia dei paUirini eruditamente scris- se il IMuralori ; e sopra il titolo (\\ pala- lina, una dissertazione il Garampi, Me- morie, p. i65. Si credono derivali o si (,'onfuseio cogli albigesi e valdesi. Nell'I- talia, e specialmente nella Lombardia e in Milano, professavano i patarini \\nta- iiicheisnio , con a Uri errori dei gnoslici^ allo disprezzo e fiera avversione contro i sacerdoti e pastori della chiesa cattoli- ca, né volevano riconoscere in loro alcu- na autorità, condannando il matrimonio; per questo un tempo si chiamarono pa- tarini quei cattolici che lo riprovavano ne' chierici che mal sollrivano le leg- gi del celibato e si aaimogliavano, laon- de questi concubinari per la disapprova- zione dei loro matrinìoni, li trattarono per eretici manichei. Nel concilio LalC' rano HI del i 1 79 da Alessandro 111 fu- rono scomunicali i patarini o catari e gli albigesi. Nel secolo XIII talmente ac- crebbe per la Lombardia il veleno dei paluriui, o nuovi manichei , che coulro PAX di ossi il vescovo di Ferrara invocò il Ixrac- ciò di Ottone IV; indi nel i^ao l'im- peratore Federico II, nello sleiso gioiiio che lo coronò Onorio III , pubblicò un famoso editto, in cui tra le altre cose si legge: Cazaro';, Patareiios, Leoni stas , Speronistas, Arnaldistax, Circunicisos, el atnnes liaerelieos utrinsqiic sexus , quo- dunque nomine eenseantiir , perpetua (hvnnanius infamia, difTidamua , atque hannimus. Quelli che sono qui cliiamati gazari, furono gli stessi che i calhari, del qual nouje si gloriavano questi nuo- vi manichei : il volgo li chianiava pata- rini, anzi sotto questo nome si compre- sero tutti gli eretici che allora infesta- vano la Chiesa di Dio ; ne presero anche vari altri, secondo i capi, come bidgari, e poveii di Lione. Piiferiscc il IMuratori, diaerl. Go, che dopo il 1 000 cominciò in Italia alcuni semidei manicheismo, ere- sia non mai estinta nell'oriente, e allora vigorosa in Armenia e Bidgaria ; gente furba, ipocrita, che con mille inganni co- priva rem[)ia sua dottrina, che fatalmen- te si propagò pure in altre parti d' Eu- ropa, spargendo per tutto il suo impla- cabile odio contio i sacerdoti cattolici e la loro autorità. Roma, Vilerbo, Orvie- to e la Pioinagna ancora ne fingono in- festale, onde contro di loro energicamen- te procedette la inquisizione, ed i dome- nicani ne furono zelanti propugnatori. Fra i Papi che si distinsero nello zelo per estirpar questi eretici, vanomiuato Inno- cenzo III. PATENA, Patena. Vaso sacro a so- niigliatiza di piattello, che serve a cuo- prire il Calice (^F.), edè della slessa ma- teria, non che a ricevere e raccogliere le particole o frammenti dell' Ostia (F.), questa e -la Particola (^F.),co^ve.\\ào%\ l'o- stia colla Palla [y.), la quale i teatini 11- sanocome patena. Talvolta si sostiene da un chierico nella comunione colle partico- le, massime se le somministra il vescovo o altro prelato, per maggior maestà della ceremouia, ISclla liturgia di s. Giacomo PAX eli lama vnsi (ìlscns, e nell'Ordine romano patina, cioè [)iatlcIlo. E' necessaria pei- la Mcssa^ e il disopra deve essere diiralo , quando non ne dispensi l'indigenza. De- ve essere consagrata dal vescovo, e per- decomeil calice la consagrazione per soz- riire e rottura; e (piando si rinnova la doratura non la perde. E permesso toc- carla solamente a quelli die .sono negli ordini sacri , come determinò s. Sisto I del I 32. Nei primi secoli della Chiesa le patene erano di legno o di vetro, come dissi a Calice; e s. Zedlrino Papa r7/(vj/7'/J nrs^en- team Cìirystnaleni ohlulil.C)i\epini, Della chiesa r/e' ss. Silvestro e flJartiiio p. /^o, dice che s. Silvestro I le donò una patena dargeii- to di IO libbre, la quale mentre il sacer- dote distribuiva l'ostia consagrata al po- polo, era sostenuta da due ministri; oltre 3 altre patene, ?, di libbre io l'ima, l'al- tra di 5 e dorata. Papa s. Sisto 111 donò alla Basilica Liberiana tre patene di ar- gentodi libbre 6o.Nel5ct5 rimperaloie (iiiislino I regalò al Papa s. Giovanni I una patena d'oro ornata di preziose gem- me, del peso di 9.0 libbre. Alla liasilica Lateranense s. Gregorio li olhì un calice d'oro gemmato di libbre 3o, con patena d'oro di libbie 28 e mezza; e s. Grego- rio III un calice di argento di libbre 2(), ed una gran patena d'oro gemmala di libbre 20. Adriano I donò alla basilicri Liberiana un calice con patena d'oro di lihbi e 20. Di questi ed altri donativi trat- ta ancora il Severaiio nelle Memorie sa- cre. Si usarono patene cupe anche nei secoli successivi ; ed in Germania si ve- dono ancora patene le quali hanno un pollice di profondità ; tale è rpiella che mostrasi nel tesoro del capitolo di Dele- mont, diocesi di liasilea, e di cui pieten- desi essersene servito s. Germano primo abbate di Grandfdsnel secolo Vili. An- ticamente colla patena si dava la Pace della messa [V-)- Osserva il Macri, che anticamente l'accolito teneva la patena coperta col velo, come fa oggidì il sud- diacono nella messa cantata, con la ma- no destra (ed elevata, cioè da dopo l'o- blazione sino al fine del Pater noster ) , poiché al dire di Durando per la sua ro- 2.ÌG P A T ttjiidifìi è sinil)ol() della cleinilà; laonde come si lcf;ge in un antico codice dulia messa, il siiddiacono ptJila la patena col- la (k'sira, por denotare la eerl;i speranza della gloria futura e della vera allegrez- 73, avendo poco piinia portato nella si- nistra il calice, simbolo dei patimenti di questa vita. Per la slessa ragione dal sud- diacono si lascia di so.slener la patena Jicl- la messa dei eh l'unii , perchè in questa devesi escludere ogni segno di allegre?,- z.a. Nelle messe privatesi nasconde la pa- tena sotto il corporale, perchè i misteri divini devono celarsi. Innocenzo 111 in- segna, che la patena involta nel velo, ov- vero nascosta sotloii corporale, denota la Ioga tlegli apostoli in tem[)o della passio- tu;scoperla poi e consegnata al sacerdote, dimostra come Cristo risuscitato richiamò il suogregge disperso. Quando l'accnlilo S()leva tenere la patena involta, questo la eon'^cgnava al suddiacono al principio del canone, il quale la passava al suddiaco- no regionario quando si cominciava il Pater noster : giunto poi il celebrante alle parole, ah oi/uii tiirhatìone, l'arcidia- cono la piendeva dalle mani del sud- diacono regionario , per consegnarla al secondo diacono. Tutte queste cerenio- nie, spiega l'Amalario, denotare le dili- genze usate dalle donne e dai discepoli Giusepj)e e Nicodemo intorno alla sepol- tura di Cristo : conforme a questo senso allegorico, s. Germano è di parere, che la patena significhi il feretro sul quale lu portato alla sepoltura il corpo di Cii- sto. INel giovedì santo in Lione si ri[)o- neva il corpo del Signore fra due pate- ne, e vi si univa il testo degli evangeli, racchiudendosi tutto fra due scodelle di argento. 1 greci sopra la patena pongo- no una stella, asteriscns , in modo di cro- ce, per sostenere allo il velo, acciò non tocidii il pane preparato, figura della stel- la dei magi che posò sul presepio, come si raccoglie dalle parole che pronunzia il sacerdote nel depoire la «Iella sulla pa- tena. Sogliono ancora neltaic e nurili- P A T care la patena con sponga piccola, la qua- le c\\\;\n\ano sanctam .<.y;o//^'/i'///i, conser- vandola dentro il cor[)orale piegato. An- che \\ Papa nei pontificali usa l' asterisco o stella, come dissi nel voi. IX, p. 9,8. (ili aiuieni in luogo della patena ado- praiio un altro calice, in cui compongono il pane per la consagrazione. Sul rito ili usare la [)alena nella messa, vedasi Diclich, Dtz. sac. Ut., in Patena. PATERÌMLLTO (s.), martire. Egi- ziano, uomo di rara dottrina e di gran- de cslimazionejai quale Eusebio e s. Pan- filo mand.uono la loro apologia di Oi i- gene. Fu brucialo vivo per la fede al leinpo della persecuzione diOalerio Mas- simiano, insieme con Peleo, Nilo ed E- lia, ch'eiano anch'essi come lui condan- nati alle miniere di Palestina. Se ne ce- hfbra la memoria il giorno iq settembre. In Roma eravi una chiesa sacra a s. Pa- termuzioo Patei'uiullo, ove ora è il cjau- slro degli Ebrei (^ .). PATERNI ANI. Eretici del IV secolo, ch'ebbero per capo Paterno di Paflago- nia. Sostenevano che il demonio aveva crealo la carne e lutto ciò ch'era visibi- le; condannavano il matrimonio, e si ab- bandonavano perciò a tutte le volultìi carnali, credendo di non commettere al- cun peccato, purché impedissero la gene- razione. PATERNITÀ', Paternitas. Titolo che si dà ai religiosi, e si dava anticamente anche ad altre persone costituite in di- gnità, come ai sacerdoti, convenendo loro il titolo di padre. 11 Parisi, Istruzioni L 3, p. 4'^j parlando del titolo Paternità^ dice convenirsi già ai vescovi e abbati , ch'esercitavano autorità sopra i loro sud- diti, massime nei tempi di mezzo, chia- mandosi padre ogni superiore. Il Sade- lelo trattò di Paternitas reverenda, mg.' du Più vescovo di Riex. Il Vannozzi ri- ferisce essere il titolo di Paternità pro- prio dei frali che usano il cappuccio; e che i cardinali dovrebbero trattarsi col Fraleniilà, perchè danno al Papa il li- PAX (olo di padre. I religiosi nionnci ed i chie- rici regolari , dice il Parisi, binmano il titolo di Rivcrenzajmn il Bembo die l'o- stra palernilù a Fascitelio monaco cas- sincse, lasciando il Don. II Tasso scrisse all'abbate Grillo beiicdcttiiio, K'oslrn pa- ternità e vostra signoria, anche senza il Don. Il ic di Polonia nel i58r, scriven- do al cardinal legato, nella mansione e nel corpo fece Paternitas veslra reveren- dissima jco%\ anche l'imperatore. Al pre- sente i cardinali danno ai generali degli ordini e con"re£;a7Ìoni reli''iose il ll.mo Padre, F.ra Palernilù lima, di /^.ra Paternità R.rna j così agli abbati gene- rali. Ai procuratori generali religiosi, .17o/- to Fi. do Padre, o R.nio Padre, F.ra Pa- ternità R.ma, di F.ra Paternità R.nia j allrellanlo ai primari regolari giadiia- ti. Agli altri religiosi, P^ra Paternità, e di T .ra Paternità. Paternità è pure a- slrallo di padre, o per qualità reale di padre, o per paternità spirituale, allean- za che si contrae tra colui che battezza o cresima, con colui che riceve questi sa- gramenli. F. Padre e Padrino. PATKRxNO o PADERNO (s.), vesco- vo di Vannes. Nacque nell'Armorico cir- ca il \c)0, e si rese monaco nella contea di Cardigan, nel paese di Galles. La sua santità lo lece dipoi eleggere a superio- re dei religiosi di (juesla contrada, ove fondò dei monasteri e delle chiese, una delle quali fu chiamata dal suo nome Llan-Patern-Vaur.Voi\.a\os\ a trovar suo padre, eh 'erasi ritirato a condiu" vita solitaria in blanda, pacificò ivi due re che si facevano guerra sanguinosa, e ac- compagnò di poi s. Davide a Gerusalem- me, ove fu consagrato vescovo da Gio- vanni 111 patriarca di questa città. Ri- tornato nel paese di Galles, vi dimorò (jualche tempo; poi ripassò nell'Armo- rico e divenne vescovo di Vannes. Edi- ficò un monasteio vicino a questa città; diede belle prove di sua dolcezza e pa- zienza, ponendo in non cale gli oltraggi che gli furono (ulti per upcia di alcuni P A T 287 falsi fratelli,! quali avevano irritalo con- tro di lui alipianti vescovi della provin- cia ; ma il timore di veder rinnovellare le discordie, lo indusse a ritirarsi tra i francesi, e finì i suoi giorni fuori della città di Vannes, verso l'anno .Iij!). La sua festa è segnata il i5 d'aprile. PATER INC) (s.), vescovo d' A vranchcs. Nacque a Poitiers, ove suo padre teneva un ragguardevole ufìizio. Allevato nelle DO massime della pietà cristiana, abbracciò in eia giovanile lo stalo monastico nell'ab- bazia d'Ansion, detta poscia di s. Jouin, nella diocesi di Poitiers. Dipoi per avan- zar sempre più nelle vie della perfezione, rilirossi nella foresta di Scicy, nella dio- cesi di Coulances, con un altro religioso della stessa couiunilà, per nome Scubi- lione. Ordinato piele da Leonziano ve- scovo di Coulances, predicò il vangelo ngl'idolalri del paese, e ne convertì una moltitudine, avendo per cooperatori nel- le sue missioni s. Senatore o Scnicro, s. ^'aldo vescovo d'Evreux ed il santo pre- te Aroasle, i quali vivevano anch'essi nel deserto di Scicy. Riuscì a far demolire un antico tempio dogi' idolatri eh' eia stato in grande venerazione presso i gau- lesi, e contribuì alla fondazione di pa- recchi monasteri. Le sue virlìi Io innal- rarono al seggio episcopale d' A vranches, e goveinafa per i3 anni la sua diocesi con n)olla edilìcazione, morì verso il 5G j, il giorno medesimo che s. Scubilione. Furono ambedue riposti nell'oratorio di Scicy, che divenne una chiesa parroc- chiale della di s. Paterno sul mare. La festa di s. Paterno vescovo d'Avranches, che alcuni autori malamente confuselo con quello di Vannes, si celebra a' 16 di aprile, ed esso è protettore di molle chie- se di Normandia. PATERNO (s.), monaco. Nato nel ter- ritorio di Coulances, mostrò fino dalla sua giovinezza un sommo ardere nella pratica della povertà, delle umiliazioni, e nclloausterilà della penilcnza Lasciato il monastero di s. Paterno d'Avrauclies, 288 P A T PAX in cui orasi illiraln, pass?) nlc.iin tempo ili giorni (Iella Cliit'<;a, e pieclsninenle come quello (li s. l'iclio i\'\ oiiik;, n('lla (rKjccsi o^^i bi lecila, fi)rn)(j una parie piinci[)ale di Sens, e poscia si ritiri» nell'altro poco del culto piiliblico, onde li'ovasi in tnllcle Jontano di s. Pietro il f ivo. Gh onori ciie lihnt^ic e lingue; e tulli i fedeli l'iianno le sue virili gli meritarono, lo indussero senipreavula in uso e nel massimo rispet- a lasciare questo monastero per tornare to. Oltre un brevissimo proemio, l'orazio- a quello di Yonne, quivi spelando di vi- ne domenicale conlienc 7 petizioni; lepri- veie piìifacilmeiite nell'oscurità ; ma non me 4 sono dirette ad ottenere il l^ene ; vi giiuise, essendo >talo trucidalo nella le idiime 3 ad essere liberati dal male, foresta di Sergincs da alcuni ladri, cli'egli Oiianlo al bene, prima chiediamo quello si era posto ad esoilare perchè' mutasse- clie termina direltamenle nell'onore di 10 vita. Si colloca la sua morte circa il Dio, poi il sommo bene nostro; quindi 726. l'agli fu onorato come martire, e le il melilo per conseguirlo; inoltre le gra- Rue relicpiie furono portale nel X secolo zie per l'acquisto del merito ci beni tem- al monasleio di s. Salvatore di Bray sul- porali. Quanto al male, prima doman- la Senna. E menzionalo nel martirolo- diamo che ci sierio rimessi i peccati, di- gio romano a' 12 di novembre. poi l'aiuto per non caderci di nuovo; fi- PATER.NOSTER, Paternostro, O- naimenle la liberazione da ogni male rnlio Dominica. Orazione dei cristiani temporale ed eterno. Una bella spiega- insegnala da Cristo, che per eccellenza è zione del proemio del Paternoster e del- anche chiamata orazioìie domenicale , le 7 petizioni si [)uò leggere nel eh. can, della così, perchè comincia colle parole Eronziioli, Islitnz. cattoliche,^. 70 e seg. Pater iioster, padre nostro. Paternostri I cristiani cattolici congiungono ordina- si dicono ptu'e le pallottoline maggiori riamente alla orazione domenicale la sa- del Rosario {^F .) e della Corona divO' lutazione angelica i\eUnVy4ve3Iaria[P'.), zionale (^.), a distinzione delle minori, e l'inno G/0/7V7 Patri^F.). Osserva il Ga- che si dicono Avemmarie , ed anche si rampi nelle lìJemorie, p. ?.o3 , che nel prendono per tutta la corona. Gesìi Cri- 12G8 già erasi introdotto l'usodi accop- sto ammaestrando ed esortando i suoi di- piare la salutazione angelica colla reci- scepoli alla orazione, disse loro, quando tazione dell'orazione domenicale, di che Toi pregate, dite così : Pater nosler qui scrisse pure il p. ^lix\ì\\\on,Praef.inacta es ili coelis, ec.Quesla preghiera, esivat- ss. ord. s. Bened., saec. V, § 119. II p. ta dal santo cvangclo, è slata insegnala Chardon, Storia dei sagr. t. 1, p. 44i •'• a viva voce da Gesù Cristo agli aposto- porla la spiegazione della oiazione do- li , e perciò dicesi orazione domenicale, tnenicale, deil' antico messale gallicano. E indubitatamente la piìi eccellente di Per le indulgenze concesse alla recita del qualunque altia orazione, per la dtgni- Pater Noster, Ave Maria e Gloria Pa- là del suo autore di vino, e per la sapicu- tri, vedasi la Pvaccolta delle indulgenze. za di lui che ha sapulo in pochissime pa- La Dlessa (F.) in principio si compose iole riuniie quanto di necessario e di u- della consagrazione e del Pater noster. tile possiamo desiderare e domandare a Questa orazione nella Chiesa si recita eoa Dio, per la felicità nostra temporale ed diversi riti ed in Ire modi nelle sagre eterna, e l'ordine con cui devesi doman- funzioni; cioè segretamente, con voceal- dare. I più antichi padri ne fecero i più la, sottovoce o con voce chiara: il i. grandi elogi, e la considerarono come un mtido si pratica nel principio e nel line conipendiodella moralecrisliana, ecome delle ore canoniclie, per dimostrare co- il fondamento e modello di tulle le pie- me [ìiesso Dio bastano le voci del cuore ghiere. Questa preghiera fino dai piimi e la interna divozione per essere csau- PAT dili ; il 1° raodo si usa nelle preci delle laudi e vespri, per significare l'unanime concordia ed il cristiano consenso nel chie- dere le grazie del cielo, che però s. Be- nedetto ordinò ai suoi monaci, che re- citassero questa orazione sempre ad alta voce in tutte le ore, per denotare la fra- terna concordia e sradicare le spine del- le avversioni che sogliono pullulare nel- la vita comune e monastica. Perla me- desima ragione anticamente nella basili- ca Lateranense in tutte le ore canoniche si recitava ad alta voce, per essere tìgura della celeste Gerusalemme, nella quale regna perpetua pace , come pure per es- sere slata dedicata al Salvatore autore della orazione. Finalmente il 3.'' modo piì.1 frequentato è il recitare le prime ed ultime parole ad alta voce, volendosi in tal maniera mostrare, come tutti confer- mano le petizioni fatte segretamente dal celebrante. I catecumeni non potevano le- citamente pronunziare tale oiazione,per non essere ancora annoverati tra i figli dell'eterno Padre ; che però s. Ambro- gio ragionando con un novello battezza- to, lo esortò a recitarla : Auolle ocitlos ad Palrcm, qid te per Flliiim redeniily et die Pater noster j per la medesima ragione s. Agostino esortò i competenti o catecumeni, vicini a ricevere il batte- simo, d' impararla a mente, per recitar- la nel snbbato santo, dopo ricevuto il battesimo. Cos'i il IMacri. Le costituzio- ni apostoliche ed i concilii di Girona e di Toledo ordinnrono di recitar questa orazione nell'onicio divino almeno tre vol- te al giorno. 11 Zaccaria nelle Dissert. trat- ta, quando s' incominciò a premetterla al mattutino, ncJ t. 2, diss. 6 : Si espon- gono e s'illustrano i vari usi ai quali la Chiesa applica VÀve Maria. Anticamen- te dopo il Pater noster della messa da- masi il bacio di pace : perchè non si ri- sponda Amen, al per omnia saecida sae- culornm che precede l'orazione, nel gior- no di Pasqua al Papa, lo dissi nel voi. IX, p. 27. Nella chiesa ambrosiana il sa- VOL. II. PAT 289 cerdote che celebra la messa, dopo di aver fatta la consagrnzione, posta la particella dell' ostia nel calice, che ricuopre colla patena, e fatta la gcnullessione, dice il confratlorio o antifona, quindi sotto voce oremus, ed a voce chiara il prologo alla orazione domenicale: Praceepti"! saluta- rihus monili et divina insti tutioite formati oudemus dicerc ( prologo che cambiasi nel gioved'isantoe ne! giorno di Pasqua); recita quindi il Pater noster. In questo la chiesa ambrosiana in altri tempi dopo il panem nostrum, in vece di quolidia- ìuinij diceva supersuhslantialem, come leggesi in s. Matteo, cioè il pane eucari- stico. Inoltre la stessa chiesa recita l'ora- zione domenicale dopo quella del sini- . bolo apostolico, nell'amministrazione del battesimo. Vedasi Diclich, Diz. sacr. li- tur., della orazione domenicale e saluta- zione angelica neli'ufllzio, e della orazio- ne domenicale nella messa. Rocca, Ope- ra, t. 2, diss. 12 e i3. Sposizione intor- no all'orazione domenicale. Sette sette- nari intorno alle sette petizioni dell'ora- zione domenicale. Walchius, De usti 0- rationis Donnnieae apud veteres chri- stianos,Jenae 17G0. Sarnelli, Lett.eccl. t. 4, lett. 36: Se la Chiesa ha istituito i sacramentali, come fra questi si annovera il Pater Noster istituito da Gesù Cristo? Bonelli, Meditationes in oralione Domi- nica, salutatione Anc^elica , et symholo apostolico, Romae 1 582. P. Segneri, Di- chiarazione del Paternoster, Roma 1 824. Rencivenni, Volgarizzamento del Pater noster, con illustrazioni dell'ab. Rigoli, Firenze 1828. Bleton, Oeuvres comple- te s savoir: Traile sur le Pater, Ave et le Credo, ec, le s. Bosair, ec, Lyon i835. Essendo Pio VII nel i8o5 in Parigi, e visitando la stamperia imperiale, vide che i I 5o torchi stampavano l'orazione do- menicale in altrettante lingue, cioè 4^ dell'Asia, 73 dell'Europa, i3 dell'Afri- ca, e 18 dell'America, conquesto titolo: Ma rcel , O ratio Doni in ica CL lingu is ver- sa, et propriis cujusque lingiiis caracle- '9 :igo PAT vibiis expressa, Parisiis i8o5. Dipoi il celebre tipografo Bodoni nel 1808 pub- blicò questa orazione, in cui oltre i det- ti caratteri, trovansi di più il caldeo, il si- liaco, il fenicio, il palniireno, il bracina- iiico, il nialabarico e sanscrito, il tibeli- cOjilgiorgiaiio, l'etrusco, l'illirico, l'ebrai- to teutonico, il gotico d'Ulfila, ed il puni- co; senza qui dire degli altri pregi poli- glollici di questa meravigliosa edizione. PATRASSO Leonardo, Cardinale. Nacque in A latri verso il 1 2 3o, da Pietro Patriisso di nobilissima stirpe e signore di una poizione del castello di Guarci- 110, essendo la madre figlia di Filippo di Jeune della fèimigliii dei Conti di Segni e sorella di Alessandro IV. Ebbe a ger- mana Emilia Patrasso, che congiunta in matrimonio con Loffredo Gaelani, fu ma- dre di Bonifacio Vili, ed a zio paterno Benedetto arcivescovo di Patrasso , dal nome della (|ual città questa illustre fa- miglia assunse il cognome di Patrasso. Eli uomo di allo merito e profonda dot- trina, e nella età di 17 anni fu fatto ca- nonico della cattedrale di Alatri sua pa- tria, dove il capitolo nel 1290 lo elesse proprio vescovo, ciò che confermò a' 16 settembre Nicolò IV. LozioBonifacioVllI nel I 295 Io trasferì a Jesi, nel I 297 ad A- versa, la quale fu da lui tenuta in com- menda quando lo promosse ad arcivesco- vo di Capua nel 1 299, dopo avergli nel- l'anno precedente commendate le chiese d'Ostia e Vellelri. Quindi a'a marzo 1 3oo lo creò cardinale vescovo di Albano, inter- venendo poi alle elezioni di Benedetto XI e Clemente V. Allorché ClemenleV sta- bilì la residenza in Francia, egli dovette recarvisi. Fu spedilo poscia dal medesimo neh 3 i i in Italia, con la qualifica di legalo all'imperatore Enrico VII, che si liova- va all'assedio di Brescia, onde conciliare le vertenze, e muoverlo al perdono e alla pace colle città italiane, cui era in guer- la. Terminati gli affari, cadde infer- mo colpito da fiera epidenìia, contratta nel campo imperiale. In tale slato por- PAT tossi a Lucca, ma appena giuntovi, ag- gravatosi il male, morì di anni più di 80. Fu sepolto nella chiesa dei domenicani, dove tuttora alla di lui tomba se ne vede l'eOigie, colle insegne di sua famiglia. PATRASSO^ Palme. Città vescovile dell'Acaia in Morea, nel golfo del suo no- me, l'antica Aioe, fondata, come preten- dono gli abitanti, da Eumelo allievo di Trittolemo, ingrandita e circondala di mura da Patreo. Fu falla colonia roma- na al tempo di Augusto. 1 veneziani se ne impadronirono nel 1G87, e ne con- servarono il dominio sino al 171G, che cadde in mano dei turchi,! quali la ùìxa- manoBaclrao Baliahrada. Oggi appar- tiene al nuovo regno di Grecia, ed è ca- poluogo della divisione amministrativa dell'Acaia. In questi ultimi tempi fu qua- si interamente distrutta, ed il nuovo go- verno si propose ristabilirla colla mag- gior magnificenza, e vi risiede un metro- politano greco. Questa città è celebre pel martirio e crocefìssione di s. Andrea a- postolo, che vi predicò la fede e vi dimo- rò lungo tempo adempiendo il ministe- ro apostolico; ed avendo battezzata Mas- similla moglie di Egeo proconsole, que- sti prima lo condannò alle verghe, poi allacroce, cui il santo si avvicinò coi tras- porti pili vivi di gioia. Secondo l'opinio- ne più comune la croce fu falla di due tronconi di legno obbliquamenle incro- ciali nel mezzo, rappresentanti la lettera X, dalla quale egli predicò due giorni. Da Patrasso fu portata nel monastero di Weaune. presso Marsiglia, indi nell'ab- bazia di s. Vittore nel i2 5o, ed aven- done ottenuto porzione Filippo il Buono duca di Borgogna, la pose in Brusselles, e in onore di s. Andrea istituì l'ordine del Toson d'oro. In Patrasso tuttora ri- mangono le vestigia di un monastero con chiesa sotto la invocazione di s. An- drea, e si vede paiie del suo sepolcro. Al dire d'altri nel 357 ^" trasferito da Pa- trasso a Costantinopoli il corpo di s. An- drea, con quelli di s. Luca e di s. Timo- PAT leo, (• furono lulli tic-posti nella cliiesa dei ss. Apostoli, operando Dio in quella occasione diversi miracoli. Le ihiese di Milano, di .\o!a e di Brescia ebbero al- cune porzioni di ciuestc reliquie. Si vuole che l'abbate Regolo portasse da Patrasso nel 36c) , o piuttosto da Costantinopoli nella t9(Oc/V7 alcune reliquie del san lo a po- stolo, forse un braccio, fabbricandogli una chiesa ut-Ila città di s. Andrea o Andrea- poli, con monastero. Ad Osped.vledel ss. Salvatore ho dello, che nella sua chiesa di s. Andrea, s. Giegorio 1 vi pose un brac- cio di tale apostolo, portalo da Costan- tinopoli. Nel (ine dell' articolo Ospedale Di s. Si-iP.iTO, parlando de la chiesa, dissi col Piazza, che Pio II le donò il brac- cio 0 parie di uno di essi di s. Andrea apostolo. Nel voi. IX, p. 280 dissi, come l'imperatore latino d'oriente avendo re- galato al cardinal Pietro di Capua il cor- po di s. Andrea, egli Io donò alla chiesa cattedrale di sua patria Amalfi, la quale è sotto l'invocazione del medesimo san- to, Tommaso Paleologo fratello dell'ul- limo imperatore greco, dopo la invasio- ne dell' impero operata dai turchi , te- mendo della testa di s. Andrea, che con molto onore si venerava in Patrasso, nel i46'2 la donò a Pio II, che la collocò nel- la basilica "Vaticana consolennissima Pro- cessione {f' ■)' In Patrasso da ultimo vi è siala aperta e benedetta una chiesa, sot- to il titolo di s. Andrea, con parroco ; e vi sono molle chiese scismatiche, due o- spedali ed un pubblico ginnasio, in cui s'insegna pure l'idioma latino. I conven- tuali vi ebbero ospizio, e vi hanno a[ier- to scuola anche gii americani. La popo- lazione cattolica per lo più è italiana. La sede vescovile fu eretta nel 3 jo, snlTraganea di Corinto; nel secolo VI divenne meiropoli, co' vescovati suffra- ganti di Cristianopoli o Arcadia , Olena «> Caminilza, Elis o Belvedere, Corone e IModone, dignità che confermò nel seco- lo IX Niceforo I, indi nel XIII fu elevata ad esarcato di Acaia , con più di mille PAT 291 parrocchie sotto la sua giurisdizione. Il I." vescovo fu Slratocle fratello del pro- console di Acaia , battezzato da s. An- drea ed ordinalo poi vescovo : gli succes- sero i riportati dall' Oriens dir. t. 2, p. 178, mentre nel l. 3, p. 1028, si legge la serie di alcuni vescovi Ialini dal 1207 al 14B5. Benedetto d'Alatii arcivescovo di Patrasso, prese t]ueslo titolo per cogno- me della sua illustre famiglia, ed ebbe a nipote il celebre cardinal Leonardo Pd' trasso (F.). Al presente Patrasso, Pa- tracerijè un titolo arcivescovile iVi pa/'ft'- bits, con Caminitza, Olena, Auguslopoli e Modone per titolari suifraganei. Per morte di Paolo Filipponi, Gregorio XV'I dichiarò arcivescovo di l'atiasso mg.'^ Celestino Maria Code di Siponto, già pre- posilo generale dei liguorini e confes- sore di Ferdinando li re del regno delle due Sicilie. PATRASSO o ISEOPATRA o NO- VA PATRASSO,iYoi'rte Pntrae, o Pa- trae ThessalicacCilìli vescovile dellapro- vincia di Tessaglia, sotto la metropoli di Larissa, indi nel secolo Vili o IX eretta in metropoli della 2." Tessaglia, e le fu- rono assegnati per sulfraganei i vescovi di Galaza o Gasala, Cutziagra, Sibieti o Sibicum,e diBariaueo Bariana.ll 1° ve- scovo fu Erodione, uno dei 72 discepo- li e parente di s. Paolo, ordinato dagli aposloli , indi marlirizzalo dai gentili e tiaigiudei peraver sostenuto le verità del- la fede di Gesù Cristo. Gli successero quel- li registrati neW'Oiiens chr. t. 2, p. I23; nel t. 3, p. ioi4è riportata la serie dei vescovi latini. PATRIA, Patria. Luogo dove si na- sce o donde si trae l'origine. .Nella sa- cra Scrittura si prende per la famiglia ; la patria celeste significa il paradiso eia sua eterna beatitudine ; patria vox si- gnifica la lingua del paese in cui si nac- que. La patria si distingue in patria di o- rigine, di nascila e di residenza o citta - dinaiua. Molli ricoiiosconoducluogh: per patria, l'uno dove son nati, l'altro d(jn- 295 P A T de Io loi'o famiglia trae l'oi igine 0 per lo più vi risiede, poiché la sorte delle fami- glie non è immobile. Fu uno stoicismo tii Panezio, nato in Rodi, il ricusare il tliriUo di cittadinanza offertogli dagli a- tcniesi, con dire : che un uomo modesto dovea contentarsi di una sola patria. Ciò fece per imitare Zenone di Cittia nel- l'isola di Cipro, fondatore della scuola stoica, il quale per timore di oiTendere i suoi concittadini, non volle accettare la stessa grazia dagli ateniesi, che lo aveva- no fatto. depositario delle chiavi di Ate- ne. Diversi personaggi meritaronsi il ti- tolo di padre della patria. Questa spes- .so è ingrata, laonde il poter vivere in pa- tria con piena riputazione è fortuna ra- rissima, e pochi sono i confortati con pa- tria lode. INIolli grandi uomini si lagna- rono della noncuranza dei cittadini be- nemeriti ed illustri; altri dovettero aspet- tar di fuoi'i la loro fama ; ma il tempo imraancabilmentescuopre la verità, e ren- de anche in patria giustizia, ordinaria- mente ritardata dopo la morte, e nona lutti. Quando Beccaria era chiesto pro- fessore di fuori, Raunitz scriveva : Non farebbe onore al governo il vedersi pre- venuto dagli esteri nella stima dovuta agl'ingegni. Fatalmente, alle dignità d'or- dinario sono scala i parenti, la nobiltà , le ricchezze, l'ambizione; diiVicilmente ci perviene il solo merito. Vedasi il p. Me- nochio, Stuore t. 2, p. 3o4, dell'amore della patria : il suo eccesso degenera in malattia, chiamala noslomania , lllopa- tridomania, nostalgia, nostrassia, patopa- trialgia. Insopportabile e irresistibile do- lorosa volontà di rivedere la patria, i pa- renti e gli oggetti a noi cari. A questa tri- stezza vanno molto soggetti gli ungari, gli svizzeri ed altri. Didcis amorpatriae. iSon è impedimento al supremo pontifi- calo romano, la patria o la nazione qual- siasi di chi ne ha il merito, imperocché di tutte le nazioni vi sono stati Papi. Altrettanto dicasi dei cardinali, come si [>uò vedere alle loro biografie e ne'luoghi PAX in cui ebbero i natali o da'quali derivaro- no. Il concilio di Trento ordinò che si eleg- gessero da tutte le nazioni cristiane, quan- do sieno idonei ; ed il simile statuì Si- sto V. A Protettore dico delle protet- torie di nazioni, città e luoghi, che eser- citano i cardinali presso la sede aposto- lica. Ora vado a riportare per ordine alfabetico le diverse patrie dei Papi, non senza avvertire che essendo di molti con- trastata, meglio è leggere le biografie di ognuno, ed i luoghi donde derivarono o nacquero. Agli stessi articoli si potrà co- noscere le beneficenze e la propensione de' Pontefici verso la patria ed i concit- tadini, f^. Pontificato, Cronologia pei Pontefici, ove riporto pure quelle degli Antipapi {f'.)i e Parenti per ciò che ri- guarda il nepotismo. A Natale parlai delle feste natalizie, anche anniversarie. Africa, s. Vittore I e s. Melchiade , il quale dicesi pure di Madrid. Anngni , Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio Vili. Antiochia , Gio- vanni V e s. Sergio I. ^(y»///^, s. Agato- ne. Aquiltia, s. Pio I. Ardea, Leone V. Ascoli, Nicolò IV. Alene, s. Anacleto, s. Igino e s. Sisto II. Baviera, Damaso li. Belluno, Gregorio XVI (può vedersi an- che Feltre). Benevento, %. Felice IV, \ it- tore III e Gregorio Vili. Bellenune, s. Evaristo. Betsaida, s. Pietro i." sommo Pontefice. Bieda, Sabiniano o di Poker' ra, e Pasquale II, che i forlivesi con pro- ve chiamano concittadino, per quanto dis- si a FoRii. Bologna, hxic'io li, Gregorio XIII, Innocenzo IX, Gregorio XV e Be- nedetto XIV. Bordeaux, Clemente V, che stabilì in Francia e in Avignone la re- sidenza pontificia , onde vi restò anche pei sei successori francesi ( per cui non furono piìi eletti Papi di tal nazione per timore che riportassero in Francia la re- sidenza papale), della quale nazione fu- rono quasi tutti i cardinali da loro crea- ti. Cagliari, s. Ilaro. Cahors , Giovanni XXII. Candia, Alessandro V, o bologne- se o novarese come pretendono alcuni.. PAX CapiicJ, nonifacio V, o napolitano, e O- noiio I. Cesarea di Cappacìociti, s. Zo- siino. Cesena, Pio VI e Pio VII. Cin- goli, Pio Vili. Cina di Castello, Cele- stino II. Co/zio, ven. Innocenzo XI. Cor- sica, Formoso , o di Porto o romano. Fermo o Rapagnano, Giovanni XVII det- to X^'I1I. Firenze, Leone X, Clemente VII, Clemente Vili, Leone XI, Urbano Vili e Clemente XII. Fondi, s. Solerò. Francia, oltre i rammentati, Silvestro ll.Xicoiò 11, Urbano II , Calisto II, Ur- bano IV, Clemente IV, IMarlino IV, b. Eetiedelto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Uibano V (siccome del grande O- meio, selle diversi luoghi si contendono la gloria di avergli dato i natali ), e Gre- gorio XI , che restituì a Roma la resi- denza. Fi osinone, s. Ormisda e s. Sìlve- rio. Gaeta, Gelasio II. Gallese o 3 fon- te-Fiascone, Martino II e Romano. Gen- ga, Leone XII. Genova, Innocenzo IV, Adriano V e Innocenzo Vili. Germa- nia, vedasi il voi. XXIX, p. 98. Geru- salemme, Teodoro I. Gravina, Benedet- to XIII. Greciao Magna Grecia, vedasi il voi. XXXII, p. i36e I 3", ove rimar- cai le astuzie dei greci in lare annovera- re al sacro collegio gli orientali, onde es- sere eletti l'api. Groltanìan\Shto V. I- mola, Onorio II, che i bolognesi chia- mano concittadino. Inglulteria, Aóv'.auo IV. Italia, si possono conoscere dai luo- ghi qui citati, che le appartengono. Inn- spruck, Vittore II. Lucca, s. Lucio I, o romano, e Lucio III. Luni, s. Eutichiano. BFdano, Alessandro lì, Urbano III, Cele- .slino IV, Pio IV e Gregorio XIV. Mon- ferrato, s. Innocenzo I d'Alba, altri pre- tendono d'Albano. Napoli, s. Bonifacio IV, s. Leone lì, Stefano IH detto IV, Ur- bano VI, Boni fiicio IX, Giovanni XX IH (ihe il cav. de Rivaz, Descript, de Vile lilsihiii, dice ischiano ), Paolo IV e In- nocenzo W\. Nicopoli,s. Eleutero. Ori- stagno , s. Simmaco. Pavia , Giovanni XIV. Piacenza, b. Gregorio X e Gre- gorioXl Vice-domini. 7V.y«, Eugenio HI. PAX 2(j3 Pistoia, Clemente IX. Portogallo, s. Da- maso I e Giovanni XXI. lìonia, s. Cle- to, 3.° sommo l'ontefìce, s. Clemente I, s. Alessandrol, s. Sisto I, s. Zellerino, s. Ca- listo I, s. Urbano ì, s. Fonziano, s. Fa- biano, s. Cornelio, s. Lucio I o di Luc- ca, s. Stefano I, s. Felice I, s. Marcelli- no, s. IMarcello I, s. Marco, s. Giulio I,s. Liberio, s. Felice II, s. Silicio, s. Anasta- sio I, s. Bonifacio I, s. Celestino I, s. Si- .sto III, s. Leone I che altri dicono tosca- no, s. Felice HI, s. Gelasio I, s. Anasta- sio II, s. Bonifacio II, s. Giovanni 11, s. AgapitoI,Vigilio, Pelagio I, Giovanni HI, Benedetto I , Pelagio H, s. Gregorio I, Bonifacio IH, s. Adeodato I, Severi- no, s. Eugenio I, Adeodato II, Dono I, s. Benedetto li, s. Gregorio 11, Stefano II, Stefano III, s. Paolo l, Adriano I, s. Leone 111, Stefano V, s. Pasquale I, Eu- genio 11, ^'al'Jnlino, Gregorio IV, Ser- gio li, s. Leone IV, Benedetto HI, s. JNi- colò I, Adriano H, Giovanni Vili, Adria- no IH, Stefano V detto VI, Bonifacio VI, Stefano VII, Teodoro 11, Benedetto IV, Cristoforo, Sergio IH, Anastasio HI, Gio- vanni X, Leone VI, Steflmo \ìì\, Gio- vanni XI, Leone VII, Stefano detto IX, Martino HI, Agapito II, Giovanni XII , Benedetto V, Giovanni XIII, Dono II, Benedetto VI, Bonifacio VII, Benedet- to VII , Giovanni XV , Gio vaimi XV'I, Giovanni XIX, Sergio IV, Benedetto Vili, Giovanni XX, Benedetto IX, Gre- gorio VI, s. Gregorio VII che altri fanno di Soana, Innocenzo II, Anastasio IV , Clemente IH, Celestino III, Onorio HI, Nicolò 1 1 1, Onorio 1 V, Martino V che me- ritò il titolo di padre della patria (fra le interpretazioni che si danno al titolo Papa, avvi quella di PAter PAtrioe) , Paolo HI, Giulio IH, Urbano VII, Pao- lo V, Innocenzo X, ClementeX e Inno- cenzo XIII. Rossano, Giovanni VII. Sa- bina, Landò. Sanlarcangelo , Clemente XIV. Sa rzana, '^\co\o V. Sassonia, Gre- gorio V e Clemente li. Savoia, Innocen- zo V. Savona, Sisto IV e Giulio II. Se- 20)4 I* A T gni, s. Vitaliano. Sicilia ('^.). Siena, s. Giovanni I, Pio II, Pio III e Alessandro VII. Sinigaglia, Pio IX. Siria e Soria, s. Aniceto, Sisinnio, Costantino, s. Gre- i^orio HI e .s. Zaccaria. iVo<7^J<2, Alessandro III. Spalatro,s. Caio. Sulmona, s. Ce- lestino Ve Innocenzo VII. Tivoli, s. Sim- plicio e Giovanni IX. Todi, s. Martino I. Tortona, s. Pio V. Tracia, Conijuc. Treviso, b. Uenedetto XI. Ur-bino, Cle- mente XI. Utrecht, Adriano VI (in mor- te di questo insigne Papa, penna satirica scrisse sulla porta del medico. Liberato- ri patriae). Valenza di Spagna, Calisto III e Alessandro VI. Venezia, Grego- lio XII, Eugenio IV, Paolo !I, Ale.ssan- dro Vili e Clemente XIll. Volterra, 'i. Lino immediato successore di s. Pietro, e Sabiniano. Zara, Giovanni IV. PATRIARCA, Palriarcha. Uno dei primi padri, capodif.imiglia. Questo no me si applica agli antichi padri o capi delle generazioni che sono nominate nel- l'antico Testamento, da A damo primo no- mo, a Giacobbe autore delle tribìi d'/- s racle j ed anclie ai supremi magistrati degli cére/ dopo la dis'ruzione di Geru- salemme; imperocché dopo tale eccidio il prefetto delle sinagoghe sparse nell'oc- cidente egualmente che nell'oriente, ap- pellavasi patriarca, di che oltre i ss. E- pifanio e Girolamo, Teodoreto ed altri padri fanno testimonianza, e Adriano im- peratore in una lettera al console Ser- ■viano, ed il codice Teodosiano lib. i6, tit. 8, 1. 2g. Il p. IVIenochio , Sfuore t. 2, della dignità patriarcale, p. 353, dice che la voce patriarca è greca, e significa il primo da! quale una famiglia o una tribìi conosce la sua origine; così anche chiamansi patriarchi i 12 figli di Gia- cobbe, perchè da essi fiirono propagate le tribù israelitiche. In questo stesso sen- so e significalo si sogliono chiamar pa- triarchi grislilulori e fondatori degli or- dini regolari, come s. Antonio, s. Basilio, s. Benedetto, s. Domenico, s. Francesco ed altri, perchè sonostati primi padri spi- P A T 1 ituali di tutta la moltitudine che abbrac- ciò e seguì i loro benemeriti istituti. Si può anche dire, che patriarca equivalga a patrias arschion, cognationis princepi, quello eh' è il capo o superiore di una tribù odi una famiglia, ancorché ([uella tribù o famiglia non abbia avuto da lui l'origine.Nella chiesa cristiana ha titolo di Patriarca (^.) quel prelato superiore e capo di una moltitudine di cristiani , o quello titolare e di onore. Del libro, De hencdirtionibus patriarcharum , quanto all'autore è a vedersi Zaccaria, Storia leti. voi. 3, p, 27. De Calada, Dehenedictio- ìiihus patriarcharum, e.lecla sacra, Lug- diini 1 637. Serica cronol. patriarcharum, ducani,ct iconuni, Y^om^e. i 724 A.Augu- stini, Z?e beatitudine sanclorum patriar- charum prophetarum,Yeneì'n<ì 1763. L. Polidori, Dissert. epist. intorno agli usi dell'antica vita patriarcale,M)\nnoiSi.G. Vedasi i continuatori del Hutler, Feste nio - bili, p.4^4) della legge dei primi patriar- chi, o slato della i-eligione avanti Mosè. Monarchico fu il reggimento delle società familiari nel governo patriarcale, poiché il più anziano divenuto padre di nume- ro>issima famiglia, in tempo in cui si vi- veva secoli, ebbe sopra di essa per na- turale diritto assoluta potestà, benché i figli adulti avessero contratte nozze e fos- sero padri anch'essi, gli derivò il nome di patriarca, che suona quanto il primo dei padri;eieditaria nei primogeniti era que- sta monarchia. Le insegne di questo do- mestico principato furono 1' anello o si- gillo, l'armilla 0 benda, di cui nelle par- ti d'oriente ornavansi il capo le persone costituite in dignità, ed il bastone, non già rozzo, ma lavorato, e col pomo rap- presentante o fiore o uccello od altro, dal che vuoisi derivare il liuto 0 bastone au- gurale degli antichi sacerdoti, e lo scet- tro che hanno tuttora i sovrani, per de- notare autorità di comando; laonde i pri- mi patiiarchi furono pastori, monarclii esacerdoti della vita e della religionedo- mestica. PAT PATRIARCA, Palrìarcha. Titolo ve- scovile (.li dignità ecclesiastica, superiore a quella àt metropolitani o arcivescovi , il cui vocabolo significa principe dei pa- dri, secondo Macri, e derivante da quel- lo del Patriarca [V.) dell' antico Testa- mento. I moscoviti chiamano il patriar- ca Archipopoj ed i goti e vandali sole- vano dare il titolo di patii;irclu ai lo- ro vescovi ; cosi gli eretici ariani, e poi altri eretici e scismatici. Vi sono patriar- chi di giurisdizione, che la esercitano nel Palriarcalo (^•), e di onore, di titolo o in partibus, sì in oriente che in occiden- te , cattolici , ed eterodossi o scismatici. Di questi ultimi e orientali, alcuni han- no il titolo di Caltolico {P^.), e delle di- verse nazioni che hanno patriarchi acat- tolici, se ne tratta ai loro articoli. Altre nazioni hanno patriarchi cattolici e sci- smatici : i primi sono soggetti alla sede apostolica ed al sommo Pontefice supre- mo gerarca ; anch'essi hanno articoli. [ patriarchi istituiti dopo i primi ed anti- chi , si chiamano patriarchi di favore e di privilegio, come osserva il Panciroli, Tesori nascosti, p. 129, ediz. del 1600. Parlando il p. Menochio, Stuore, t. 2, p. 353, del nome, dignità, numero ed or- dine dei patriarchi , dice così chiamarsi quei prelati, che sono capi e superiori di una notabile moltitudine di fedeli, ripar- lila sotto vari arcivescovi e vescovi, pre- rogativa e maggioranza concessa dai Pa- pi ; e che fu costume degli ariani di chia- mare patriarchi i loro vescovi principa- li, facendo poi il medesimo altri eretici, separati dalla comunione cattolica. I pa- triarchi di giurisdizione hanno dei dirit- ti di onore e di giurisdizione : il diritto di onore è la preminenza sopra gli altri metropolitani ; il diritto di giurisdizione è il diritto di ordinare i uielropolilani del loro patriarcato, di convocare co^ici- /// composti di lutti i \ esco vi del loro pa- triarcato, e di avere una ispezione gene- rale sopra tutte le proviucie ecclesiasti- che che ne dipendono. La giurisdizione PAT 29) dei patriarchi non è la slessa per lutto : ella si riduce in alcuni luoghi a qualche diritto, come quello di conici mare i ve- scovi : gli Apocrisari della s. Sede, se de- corati del nome e grado di legali, precede • vano i patriarchi. Da una lettera di Eu- genio III, scritta alsacrocollegiodcl i i/j.^, sembra raccogliersi, che allora in digni- tà i patriarchi fossero su[)eriori agli stessi Cardinali {V.);mi\ ciò non ebbepiìi luo- go, specialmente dopo la costituzioneZV^o/t mediocri j di Eugenio IV, al piìi allo apice essendo pervenuta la sublime dignità car- dinalizia, diminuitasi perla invasione fat- ta dagl'infedeli dei patriarcali, la pali iar- cale dignità. Talvolta alcuni vescovi as- sumevano le qualità di patriarchi, come 13ourges primate di Aquitania in Fran- cia, per privilegio concesso all'arcivesco- vo Rodolfo da s. Nicolò I;altretlanto di- casi di alcuni vescovi, come di s. ìVazaro arcivescovo di Lione, e Prisco suo succes- sore, oltre Chelidonio arcivescovo di Be- sancon. Osserva il IMacri, che in princi- pio tre soli erano i patriarchi in tutta la chiesa cattolica, cioè il Papa patriarca di Europa, l'Alessandrino dell' Africa e l'Antiocheno dell'Asia, quante erano le parli del mondo allora conosciuto; ed il primo anche patriarca dei patriarchi, pa- store egiudice universaledi tutte le chie- se, come lo sarà sino alla fine ilei secoli, inclusivamente alle scoperte America ed Oceania, ed altre parti che si potessero scuoprire. Le dette tre sedi di fondazio- ne apostolica in Roma, Alessandria ed AiUiochia, rappresentarono una chiesa ad instar Trinitalis, come scrisse s. Simma- co Papa. Nel concilio Nictno /fu dato quasi il titolo di patriarca al vescovo di Gerusalemme, o per dir meglio si rico- uobbero i suoi privilegi, poiché solo ot tenne i diritti melropolitani in quello di CaL edonia, cùìKiha disapprovò s. Leone I, determinandosi però pienamente iu quello di Costantinopoli del 5 T3 sotto Pa- pa Vigilio, iu considerazione della città, come culla della religione cristiana e san- 2<)6 P A T tilicala dal prezioso sangue di Gesù Cii- sto, conK;fi)ialo poi nella tlignità di 4- patriarca da Innocenzo III. 11 vescovo di (Joslùiiliiiopoli per !a preminenza della titlà imperiale pretese non solo il titolo di patriarca, ma il secondo luogo dopo il Papa, ed a tal efletto nel concilio di Coslanlinopoli del 38 1, benché la sua chiesa uou fosse apostolica, fece aggiun- gere un canone in suo favore, dupo la condanna del patriarca Alessandrino e la paiteuza de' [>onlifìcii legali, perciò non riconosciuto dai Papi, e lo riprovarono principalmente s. Damaso I, s. Leone 1, s. GelasioI e s, jNicolò I ; finché nel concilio Laltrano IV lo dichiarò per privilegio Innocenzo 111, anche in riguardo di Co- stantino ilGrande f'undatore di quella cit- tà e tanto benemerito della Chiesa uni- versale, argomento che toccai anche nel voi. XXXV, p. 260 e 261, narrando le prerogative che gli concesse tal Papa do- po a verloconsagrato.Finaluiente nel con- cilio di Firenze^ nel riconoscersi il pri- nialo della sede apostolica su tutta la ter- lajsecondo gli altri concilii ecumenici e il disposto da GesLi Cristo, venne ricono- sciuto l'ordine de'palriarchi maggiori do- po il Pontefice romano, quelli di Costan- tmopoli, Alessandria, Antiochia e Geru- salemme, lasciando inlatti i loro privi- legi e diritti : sul patriarca di Costanti- nopoli perciò Eugenio IV emanò la bol- la Conseidiciite. Di tutto e con dettaglio ne parlo ai loro articoli ed a quello de' concilii. Vedasi il Uodotà, Del rito gre- co, die nana come il vescovo di Bisan- zio o Coslanlinopoli insorse su lutti i pa- triarchi d'oriente, e delle cliiese che sot- trasse all'obbedienza del Papa in Cala- Ijria e Sicilia, non che del loro orgoglio e pretensioni. V. Grecia. JN'el voi. XXIX, p. 74 e 7.J», riportai l'origine de' patriarchi d' Alessandria e d'Antiochia, de' primati e metropolitani, non che degli altri patriaichi, l'influen- za e giurisdizione de' quali s'ingrandì al cessar dell'uso frequente de' concilii prò- PAX vinciali o nazionali ; dissi del Patriar- chio che i quattro patriarciii maggiori aveano ciascuno quando recavansi in Ro- ma, presso le basiliche patriarcali (le no- verai nel voi. XI5 p. 260), così dette o dalle nominate abitazioni e patriarchìi, 0 perchè istiluile in memoria de'patriar- cali ; e che i patriarchi di giurisdizione precedono quelli di titolo, in un alloro intervento alle Cappelle pontificie (ove non solo dissi quanto li riguarda, ma che sebbene titolari , quando celebrano in esse la messa, sotto al lovo faldislo rio si pone un piccolo tappeto e sulla can- cellala si accendono sei candele, per di- slinzione e come si pratica coi cardinali). ìXel voi. XI, p. 216 e 2 1 7, parlai dell'o- rigine delle diverse chiese e di quelle chiamale apostoliche, matrici e originali, cioè le patriarcali, da cui derivarono al- tre. Verso il 570 cominciossi a chiama- re patriarca il prelato à' Aquileia, in oc- casione dello scisma de' vescovi della Ve- nezia, dell' Istria e della Liguria, pei Tre Capitoli; i quali vescovi divisi dalla chiesa romana nominarono il vescovo aquileiese patriarca, titolo che gli restò per dissimulazione della sede apostolica o tacila concessione pel bene della pace, finché poi i Papi lo riconobbero prinio pielalo d'Italia, ammettendolo a sedere alla loro destra, con precedenza all'arci- vescovo di Ravenna che prendeva luogo alla sinistra. A PoLAho detto il modo con cui era ricevuto e alloggiato il patriarca di Aquileia. Nel 6o5 il patriarcato d'A- quileia, sostenuto dai longobardi, fu divi- ao, ed eretto quello di Grado, protetto dal Papa e dall'esarca, il quale dipoi Ni- colò V nel i45i trasferì a Venezia , sop- primendo pili tardi il patriarcato aqui- leiese Benedetto XIV. Indi successiva- mente per le diverse nazioni cattoliche di Oliente >>' istituirono patriarcati, che poi indicherò, mentre gli scismatici fecero al- tieltanto, come descrivo a' loro luoghi. Ad istanza de' re di Spagna la s. Sede nei primi del secolo XVI eresse il titolo PAX di patriarca i]c\\' Indie occldcntnli, al qua- le orticolo con clilfusionc tl(^scri^si come è privo di giurisdizione, e ijuali cariclie vanno coiigiuntea questa semplice digni- tà di mero titolo, inl'erioie all'arcivesco- vo e vescovo litolare : alla serie che di tali patriarchi potei formare, aggiunge- rò l'attuale. A presentazione d' Isabella .11 regina di Spagna, il regnante Pio IX nel 184? preconizzò palriaica dell'Indie occidenlali mg/ Antonio l'osada lluhiii de Celis di Oviedo, che avea rinunziato la sede di Carlagena nel regno di iVur- eia a Leone Xll, che lo dichiarò prela- to domestico, indi fece le veci dell'arci- vescovo d'Aixinlcrn)0, come si legge nel- la proposizione concistoriale pel titolo pa- triarcale. Dipoi la regina nominò tale pi fi- lato suo cappellano, primo elemosiniere, gran cancelliere degli ordini di Carlo HI e d'Isabella la Cattolica, e vicario gene- rale dell'eseicito e dell'aruìata spagnuo- la, secondo il consueto. L'uliimo patriar- cato istituito, di (avoreepi ivilegi(j, ètpiel- lodi Lisbona, da Clemente XI nel 17 iG, ad istanza del re, per le Indie portoghe- si. Ecco il novero degli odierni patriar- chi, loro diocesi e titoli , riportalo dalle Notizie di Roma, i quali tutti hanno ar- ticoli. Costantinopoli, Alessandria e An- tiocliin in parlihus o titolari; Gcrusaleni' vie, Pentzia j Indie occidentali titolare; e Lisbona, di rito latino, come tutti i pre- cedenti. 1 patriarcati delle nazioni orien- tali che trcvansi nell'Asia e che senza me- .scolarsi o conlondersi fra loro, (juanlun- queper lo piùabitiiio il medesimo paese, hanno conservato la loro lingua, il loro rito e la loro gerarchia, iti un colla fedo cattolica e la dipendenza dal capo supre- mo della Chiesa, sono i tnelcìiiti, i maro- niti, i siri, i caldei, gli armeni, i quali han- no i seguenti patriarcati col loro parti- colare patriarca e cosi registrati , dopo Lisbona, nelle citate Notizie. Antiochia dei greci ///(7c7tiO (meglio ne tratto a IMel- cuiTi), Antiochia de' maroniti (meglio ne trailo a Maro.mti), Antiochia de ili i (lue- P A T 2i)7 glio ne tratto a Siria ), Babilonia ( vedi ancora Caldea e Mesoi'OTamia ), Cilicio, degli armeni [\ed\ pure Patriarcato ar- meno ). 11 vescovo di Roma e patriarca il'occidente, è per diritto divino il capo di tutta la Chiesa, e perciò nomina o ap- prova i suddetti patriarchi, e conferisce loro il Pallio (^.); questo però non lo godono quelli in partibiis, né quello tito- lare dell'Indie. Solo nel \Gji fu accor- dato il pallio ai patriarchi in parlibiis. 11 Papa s. Zellerino del 2o3, al dire di Anastasio, vietò ai patriarchi di senten- ziare i vescovi, senza l'autorilà del som- mo Pontefice. Dell' autorità primaziale di questo in tutta la Chiesa, in confer- mare o ri[)rovare l'elezioni de' patriar- chi orientali, come dell'autorità patriar- cale de' Papi sulle elezioni vescovili del patriarcato occidentale, come esercitata nell'Italia, llliria, Gallia, Spagna e A- tVica, oltre quanto dissi a Metroi'olita- No, tratta il Zaccaria, par. '.> ùcW And' febbronio cap. 4, ed a p. 1 1 3, che le de- posizioni de'patriarchi esser doveano cou- lermate dal romano Pontefice, apparte- nendo solo alla di lui autorità ammettere le rinunzie de' vescovi e sciogliere quel vincolo spirituale, che stringe il vescovo colla sua chiesa. Pelagio 11 del .j'/8 proi- bì ai patriarchi il titolo di Lni^'crsale (/^.)j siccome soltanto proprio del Papa (/^.), il quale nome s. Gregorio VII nel 1 07(5 vietò a tutti d'usarlo, che prima si attribuivano alcuni e particolarmente i patriarchi di Costantinopoli e di Ales- sandria ( sul quale è a vedersi Egitto, Etiovia). Gregorio XI nel 1878 ordinò che i patriarchi non potessero portare a- vanti la cioce in presenza de' cardinali, massime se fossero legali o nunzi della sede apostolica. Dice il ìMacri,a Patriar- cita, che i quattro grandi patriarchi, cioè Costantinopolitano, Alessandrino, An- tiocheno e Gerosolimitano, possono por- tare la croce patriarcale con due sbarre o traverse, non solo nelle loro diocesi, uui per lullo il mondo, eccetto che ncllu ciL- 21,8 p A r tà ove risiede il Pupa od il suo legalo rt Intere: quanto a tulio il mondo avver- tirà, non per giurisdizione, ma per una certa preminenza della cospicua dignità patriarcale. Questo punto, della croce con due sbarre o traverse, lo trattai a Croce astata e Croce roNTiFiriA, per e- liminarne gli errori : in essi si rileva che la croce a due o tre traverse in occidente fu invenzione artistica (i capricci degli ar- tisti non fan no autori là nella chiesa di Dio) solo elfjgiula nei monumenti e posta negli stemmi ed insegne de'patriarchi, tanto di giurisdizione che z*/i^^r^/Z'/io Angelelli, di- cendosi che la s. Sede era per lo piti soli- ta conferire i titoli patriarcali a soggetti residenti in Roma, in contemplazione del- l'assistenza e servigio che rendono nello cappelle pontifìcie e nelle basiliche pa- triarcali, per rendere più decorose le sa- cre funzioni, onde sono sempre P'escovi assistenti al soglio pontificio ( F .), absqne vocalioiie : perciò la palma, la candela, il libretto nella processione del Corpus Domini, l'hanno come i cardinali. In det- to articolo parlando delle cavalcale, dirò quanto riguarda i patriarchi. A Vescovo, oltre altre notizie sui patriarchi titolari, parlerò de' vescovi titolarlo in partibus. I patriarchi in partibus si eleggono \ 3oo PAX dal sommo Pontefice per tener viva la ineiuoria delle illustri chiese cui sono no- minali e che ora sono sotto il dominio ottomano. l'enedettoXII nel iS'i'), nel congedare da Avignone i prelati che a- \eano abbandonato le loro chiese e nel contlannar le commende, lasciò quelle che godevano i cardinali ed i patriarchi litolari dell'oriente, che fuori di esse non aveano altre provviste. Anche Gregorio XI nel 1 375 obbligò i prelati ordinari alla residenza di loro chiese, tranne i pa- triarchi titolari d'oliente. Giulio Ili con- cesse, iiidiiUa , et privilegia jhilriarcha- rum, archicpiscoporuni^ tt cpiscoponun in cappella snniini Pont, assistcìitinm, presso il Bull. Rom. t. 5, par. i,p. 4'^; e Gregoiio XV accordò privilegia et in- dulia palnarcharunij archiepiscoporum , ci cpiscoporum in cappella assislenlium, loco citato, t. IO, p. Zj(). Ai primi 4 pa- triarchi di Costantinopoli, d'Alessandria, d'Antiochia e di Gerusalemme, Benedet- to XI II colla costituzione, /?ow/(7/?f/.y Po/i- tifex, de'3o settembre i 724, Bull. t. i i, par. 2, p. 359, concesse l'uso della moz- zella sulla mantelletla paonazza. Bene- detto XIV col seguente decreto de' 6 lu- glio 1752, diretto al cardinal Portocar- rero, volle aggiungei'e allre prerogative a quelle che godevano. » Avendo la lei. me. di Benedetto Xlll nostro benefatto- re decorato di alcune prerogative i 4 patriarchi di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, che dalla s. Sfìàn si eleggono per mantener viva la memoria delle predette illustri chiese, che ora gemono sotto il giogo oltoniano. Noi non solo confermiamo le predette prero- gative, ma colla pienezza della nostra au- torità aggiungiamo ancor la seguente. Com'è noto a ciascuno, frequenti sono le consagrazioni de' vescovi che si fanno in Pioma, e benché ne'sagri canoni sia sta- bilito l'ordine de' consagratoli, non vi è però simile ordine praticalo in Roma, eleggendo ogni consagrando il vescovo che lo deve consagrare, esibendo unnio- PAX moriate all' uditore del Papa in cui dà parte dell'elezione del consagiatore, chie- dendo l'approvazione di sua Santità. iSoi non intendiamo di privare i consagranti del diritto di cui sono in possesso, di sce- gliere nel modo predetto il consagrato- re, ma unicamente intendiamo di stabi- lire su ciò le regole seguenti. Ritrovan- do il consagrando qualche cardinale che assuma di far la funzione della consagra- zione, non s'innova cosa veruna e si lo- da che COSI si faccia; essendo la dignità cardinalizia superiore alla patriarcale , giusta le apostoliche costituzioni . Non trovandosi poi cardinale che voglia far la funzione della consagrazione, deter- miniamo ch'essa si faccia da uno de' pa- triarchi residenti in Roma, cioè oda quel- lo di Costantinopoli, o da quello d'Ales- sandria, 0 da quello d' Antiochia, o da quello di Gerusalemme; eccettuato però il caso in cui si trattasse di vescovo sullra- ganeo, e che in Roma vi fosse il suo me- tropolitano ; volendo in questo caso che non ritrovandosi cardinale che faccia la funzione, essa si faccia dal metropolita- no e non dal patriarca. Che se poi per qualche impedimento non vi fosse car- dinale, uè vi fosse patriarca, né metro- politano residente in Roma, che voles- sero o potessero fare la consagrazione, possa il consagrando eleggere qualsi voglia arcivescovo o vescovo di quelli che sono in Roma, acciò lo consagri: e da qua- lunque de'soprannominati si faccia la fun- zione, inerendo agli antichi e recenti ca- noni della Chiesa, sempie il faccia col- l'assistenza di due vescovi. Ed il presen- te nostro decreto, dettato da Noi, acciò abbia tutta la sua forma autentica, lo sottoscriviamo di nostro carattere, e lo sigilliamo col nostro sigillo. Benediclus PP. XIF.» Le consagrazioni de' vesco- vi in Roma le fanno i cardinali, ed i pa- triarchi sogliono assisterli, anche con al- tro arci vescovo o vescovo. Clemente XI V stabilì e approvò il ceremoniale eie re- gole pei funerali de' patriarchi. Nel voi. PAT XT, p. 3G, dissi come Clcmcnlc XIV con- fermò ai patriarciii l'uso tlf^'cinlll e (joc- chetti neri ai cavalli (il Falaschi, T^n ge- rarchia ecclesiastica, lipoitaeido la fi- gura del patriarca, a p. 3o dice già con- cessi da Clemente IX), poi convertiti in paonazzo con guide e guarnizioni simi- li, di seta e di lana, avendo anche l'uso della carrozza detta frullone, come i cardinali e prelati eli fiocchetti, e della carrozza nobile. Del cappello de'patriar- chi s'i ecclesiastico, die semipontificale, parlai nel voi. IX, p, 194 e 19^1 ed il primo nero con fettuccia e fiocchi di seta ■verde, con oro frammischialo, per con- cessione di Leone XII. IN'ella mattina che il patriarca si pie- conizza in concistoro mediante proposi- zione, mezz'ora prima egli con carrozza nobile, servi con livree di gala, maestro di camera 0 gentiluomo, cappellano e ca- meriere, recasi nell' aiilicamera segreta pontificia, vestito d'abito prelatizio di niantelletta e berretta nera piegala. Que- sta (juando non l'usa si pone entro iìiz- zolelto di seta paonazza con intorno mcr- letlo d'oro. Durante il concistoro si pon- gono i fiocchi e ciufli di seta paonazza ai cavalli. Terminato il concistoro riceve genuflesso dal l'apa la mozzetta, che glie- la impone e abboJtona nella parte supe- riore, avendola il cameriere portata en- tro fazzoletto come il descritto; se il pa- triarca novello non è già vescovo, il Papa gì impone prima il /orr/jr/Zo. All' uscire delia sala pontificia, il patriarca assume perla prima volta il detto cappello con fiocco verde intersiato d'oro, portato an- ch' esso dentro liizzolelto. Indi il patriar- ca si porla a visitare i cardinali segretario di slato, vice-cancelliere, e i .^ diacono, al quale presta il giuramento proprio dei vcsco^'i. Nelle ore pomeridiane deve lare in formalità la visita della basilica ^ a- ticana, cioè con carrozza nobile, prece- duta da na servo di vanguardia, ince- dendo presso la testa de'cavalli il garzo- ne di scuderia, alla portiera il decano con PAT :^oi livrea di gala come gli altri famigliari, ed appresso di essa gli altri servi. iVella carrozza il patriarca viene accompagnato dalla nominata sua anlicanieia, portan- do il cameriere la berretta entro il faz- zoletto. Eseguita la visita, collo slesso metodo, si reca a far quella del cardinal decano, facendosi in precedenza annun- ziare dalla vanguardia. In seguilo e a comodo, e in abito di mozzetta, passa a visitare il restante del sacro collegio. La o precedenza tia' patriarchi non deriva dall'anzianità di promozione, ma dall'or- dine gerarchico di sopra descritto. Fuo- ri di Boma il patriarca porla dovunque il rocchetto scoperto, non facendo allo- ra uso della r/iaiitclletla, e precede tulli gli altri vescovi, come in Roma. Con al- tro messale hanno il bacio del vangelo, celebrando un cardinale nella propria cappella, eia pace. Debbono i patriarchi essere visitali dai novelli prelati, vesco- vi, ambasciatori (e altri diplomatici) cui mandano la carro7za di corteggio nell'in- gresso : una delle due cappe nere, mae- stro di camera o gentiluomo, ovvero il cappellano l'accompagna e complimenta, egualmente uno di essi fa le visite di calore appena pubblicati i cardinali e al- tre di formalità e corteggio. I patriaichi poi visitano i delti cardinali nel seguen- te giorno o in quello appresso, ordinaria- mente nelle ore antimeridiane: prima tutti e quattro uniti facevano le visite ai cardinali nuovi. In queste e altre visite di formalità, incombe ai loro decani e- sploiarel'ora per eseguirlali visite, onde evitare incontri con altri , ognuno do- vendo solo far le visite, anche per non incontrarsi co'principi assistenti al soglio ed ambasciatori. Dal novello cardinale il patriarca è ricevuto dalla sua anlica- meia al ripiano della scala ov'è smonta- to, ivi poi dalla slessa accompagnato, e dal cardinale sulla porta dell' anticame- ra, come nel partire: lostesso trattamen- to il patriarca 1 iicvedai nuoviandjascia- tori, alloichè li visita. Vedasi i voi. IX, 3o2 PAT p. I ^G, eXV, [). 243,e alili reliilivi luo- ghi. Pi ice vendo i pai ri archi il caldina le nuovo, scendono a mela della scala a iiiconliarlo; siedono di piospello, ma al- qiianlo voltali; indi accompagnano alla carrozza il cardinale e ne chiudono Io sportello. Nelle visite de' prelati di fioc- chetti, l'ora si concerta prima tra' deca- ni; sono ricevuti alla fine delle scale dal- la famiglia, e dal prelato alla porta del- l'anticamera: il visitalo siede di contro al visitante, indi l'accompagna fin fuori della sala e la famiglia alla carrozza; po- scia si rende lo slesso Iratlainpiito ai me- desimi nella restituzione della visita. I ])alriarchi ricevono gì' intimi delle cap- pelle personalmente dai ciirsoii pontifi- e//. Sui funerali de'paf riarchi vedasi i voi. IX, p. 148, e XXVIII, p. 5'j, 59 e 66, in cui I iporto ancora due esempi di (piel- li falli celehrare dai l*api : di quelli del patriarca di Gerusalemme Fenzi , dive- nuto decano di tulli 1 vescovi del mon- do cattolico, si legga il n." 5 del Diario di Ruma 1829. Sui patriarchi si posso- no consultare: Andreucii, De palriar- chis, Piomae i ^G5,e nel lib. i,Hierarch. eccles. Placidi, Diss. canonica de palliar- chis, Piomae 1776. Nell'accademia dei concilii di Benedetto XiV fu recitata da Lazeri la Dissert. sul nome, le pierogn- tii'C e lejimzioni de' patriarchi, ed il tem- po della loro islitnzione. iSe parla il n.° 4399 del Diario di Roma i 74^- PÀTRI ARCATO,Prt/r/a/c/2/7/a5. Xi- lolo di giurisdizione sottoposta al Patriar- ca (^''.), la cui residenza dicesi palriar- chia o Patriai-ehio (/ •). 11 nome di pa- triarcato fu dalo a ciò che chiamavasi anticamente Diocesi (f^), vale a dire a molte province, le quali non formavano die un corpo sotto una città più conside- rabile, la quale era governata da uno stes- so vicario del prefetto del pretorio. Essen- dosi la Chiesa slabdita secondo le forme dell'impero, come già dissi a Gerarchia ECCLESIASTICA ed alliove, fece essa pure delle chiese di delle provincie un corpo PAT sotto la giurisdizione del vescovo delle clt- là piincipidi chiamalo Esarca { P^.),o PU' triarca^W primo però a questo soggetto, quindi le loro diocesi composte di diverse Provincie si ò'xs^evo Esarcalo ecclesiastico (/^^.), o Pnlriarcalo. Eranvi in Oricnlc 5 diocesi di tal natura: r£g;7/osottoil vesco- vo d'y^/e.s.?a/if?A/<7j l'oriente propriamen- te detto sotto quello iX Aiiliochiaj V Asia S(jlto quello d'£y(.«Oj il Ponto e. la Tracia, che ne'primi tempi non aveano vescovi i quali avessero giurisdizione sopra tutta la diocesi. Essendo poi stata la città di Bi- sanzio eretta in città e sede imperiale e nominala Costantinopoli, divenne capi- tale della diocesi di Tracia e poi del Pon- to, anzi dell'Asia; inoltre vennero attac- cate al vescovo di Gerusalemme, per o- norare la città in cui era nata la religio- ne cristiana, alcune provincie della Pa- leslina, in modo che vi ebbero 4 patriar- chi maggiori nell' oriente e altrettanti patriarcati, cioè Costantinopoli, Alessan- dria, Antiochia e Gerusalemme, donde deiivaiono altri patriarcati minori, cat- tolici o scismatici, rammentali a Patriar- ca, dicendo di loro origine e di quanto li riguaida. bivaso l'oriente dagl'infede- li, i patriarcati divennero titolari e con- feriti con rito Ialino, con un numero di chiese arcivescovili e vescovili dipenden- ti pure titoli, onde conservare come dei patriarcati cos'i delle sedi vescovili le il- lustri memorie; nel i 847 è stato ristabi- lito il patriarcato di Gerusalemme con residenza e giurisdizione regolata dalla Congregazione di propagandafìdc {f^-)j da cui dipendono tutti i patriarcati orien- tali cattolici de' diversi riti, cioè armeni^ caldei, melehilì, maroniti e siri, che sono le nazioni cattoliche che hanno patriarca- ti. In Occidente \\ patriarcato di Pioma, che fu sempre superiore a quelli d'orien- te, comprendeva ['Italia, le Gallie, la Spagna, V Africa, le isole appartenenti a quelle provinciejla Gran- Bretagna, V Ir- landa, la Scozia, VJlliria, ed anche la Tracia, almeno ne'tempi successivi. Piìi r A T tardi in occiilcnle furono istiluili i pa- triarcati à' ^quileia, Grado , Venezia, Lisbona, oltre il titolare dell'/Hr/Zeom- denfali peróh senza patriarcato; poscia il palriarcato di Grado fu trasferito a Ve- nezia da Nicolò V, e quello d'Aquileia sop- presso da Benedetto XI V. Vedasi la diss. di Sclielstrate, sui patriarcati d'oriente e sul patriarcato d'occidente; il p. Carlo di s. Paolo nella Gè agra phi a sacra; il p. Tomassino, par. i, cap. 7, dove parla diffusa mente de'patriarcati. Dissert. de Palriarchadt romano, liahita a p. Victo- ria a s. Mathilde die i4 maii i 756, nel t. 2 delle Dixserl. ìslor. scientifiche erti' dite del IMazzucclielli. Octaviani, De i'e- terihiis finihiis romani Palriarchalus di- sqiiisilio, Neapoli 1828. De Vico, Dissert. super finibits dioecesis romanac,el super facilitate eligendi metropolitam , Piomae 1725. SS. b. N. Benedicto Papae XIII de provincia romana, ejnsrpie episcopis sii/Tra ga nei s, disceptalio Dionisii Piera- go5///;/, RotTiae 1 725el Ravennae '727. Tutti i patriarcati hanno articoli, ben- ché non uniti alla sede apostolica. PATRI ARCATO A RIMENO, Prt/nVjr. chalus /4rnieniis, e ^EGVo antico di Ar- menia. L'Armenia è un'antica e grande contrada dell'Asia maggiore o occidenta- le, confinante cogl'imperi russo e ottoma- no e colla Persia, tra'quali è ora divisa. Prima si distingueva in maggiore e mi- nore, o glande e piccola, formando un vasto quadrilatero. L'Armenia maggio- re chiusa al sud dai gioghi del monte Tauro, chela separavano dalla JMesopo- tamia e dalla Siria, avea al nord la Col- chide, l'iberia e l'Albania orientale, al- l'est l'Armenia media, ed all'ovest l'Ar- menia minore e 1' Eufrnlc. L'Armenia minore comprendeva la porte orientale della Capp.itiocia, situala sulla riva si- nistra dell'Eufrate e toccante l'Armenia maggiore. \J Armenia maggiore o l'Ar- menia propriamente detta, era un paese assai montagnoso, e vari grandi fiumi vi avcano le loro sorgenti, come 1' Eu- P A T 3()3 frale, il Tigri, l'Arasse 0 Fasi 0 Rion, ol- tre l'ampio lago Arisca. Le città piìi gran- di erano Artaxata, Amida o Tigranocer- la, Sebaste, Tcodosiopoli o Erzernm. Questo paese, dopo essere stato soggetto ai gran monarchi d'oriente, fu goveina- to da satrapi dei re di Pernia. \'i domi- naiono i Scleucidi sino alla sconfìtta di Antioco avuta dai romani, ed allora i governatori delle città di qualche dipar- timento si resero indipendenti precaria- mente, indi soggiogati dai romani e dai parli. Questi riguardarono rArnienia co- me il partaggio di un discendente degli Arsacidi. Infine alla caduta del greco im- pero e dopo la formazione di quello dei persiani attuali e degli ottomani, 1' Ar- menia fu divisa fia queste due potenze, cioè in Armenia turca e in Armenia per- siana. La pioviiicia della Turchia asia- tica, limitrofa alla Persia, corrisponde a ciò che gli antichi chiamarono Armenia maggiore: ha per capitale Erzerum o Tcodosiopoli, e le città principali so- no : Amida o Diarhekir , Actaniar in mezzo al lago di Van , la Cilicia con iS"/.? già capitale del regno di tal nome, e Selcuciaj Tarso, Edcssa , Nisihi; la Cap- padocia magna o marittima eh' ebbe a metropoli Sebaste, non che Cesarea e Tiana , Mocesa 0 GiustinianopoU , per non dire di altre principali città, tutte le nominate avendo articoli, come le altre che distinguerò eziandio con carattere cor- sivo. L'Armenia persiana ha per capitale Erivan, successa a Valarsciahnt o fa- g'anr/(7Z'<7/, presso di cui fuediflralo il fa- moso monastero di /'r-A//wz///oEci ni iazin, antica sede del primario palriaica arme- no. Erivan è la provincia più occidentale e contiene una parte dell'antica Arme- nia, confinante coll'Armenia soggetta ai turchi e con quella caduta sotto il do- minio de' russi : in questa provincia si preteiitìe fosse il giardino di Edeno^a/vz- diso terrestre, e contiene il celebre mon- te Araraf. kW Armenia /;?///or<", gli abi- tanti diedero tal nome, per essere di ori- 3o4 PAT ginc nrmrna , ma era compiosa nella Cappa(locia,e.'- Giovanni diLusi- sure ecclesiastiche contio di lui e de'suoi guano ledi CiproGiW C erusaleninic, e col sudditi. A p. 61G riferisce che Innocenzo nome di Costantino IH lo coronarono iu HI nel 1204 commiseal legato cardinal Sis, come figlio d'Isabella principessa di Pietro di Capita pacificare il re col con- Aimenia edi Maurizio contedi Tuo fia- le di Tripoli e altri signori franchi che tello di Eurico II re di Cipro. Isabella era 3o8 PAT sorella ilei re TorosooTeotloroT IT, il qua- le avea sposato Mnrgljeiil;i di Lusii^jimno, figlia di Ugo III re di Cipro. Questo Gio- vanni mentre regnava Leone V eia sla- to chiamalo in Cilicia, fatto bailo e gran principed'Armenia.cui successero quegli altri Lusignano registrati a Cilicia. de- gnando Leone VI. fililo coronare da Pa- pa Urbano V in Sis, la Cilicia fu assa- lita dagli eserciti di Esciref Sciaban sul- tano d' Egitto, che vinto il contestabile Libarid, a gran prezzo i! re comprò la pace. In seguilo informato il sultano de- gli ambasciatori inv'atida Leone VI al- le corti d'Europa a fine di trarne soc- corso, si determinò di annichilare il re- gno d'Armenia. La capilale Sis fu presa e bruciata nel iSyi, ed il re vinto e feri- to si ricovrò in montagne inaccessibili. Tornalo però nel iSyS in Tarso, Uo\b sua moglie Maria, che credutolo morto, era vicina a sposare Ottone di Brunswich destinato a re d'Armenia. Leone VI ri- Tendicò i propri diritti, cercò d'intavola- re negoziazioni col sultano d'Egitto, ma questi invece nel 13^4 ricominciò con furore la guerra; prese tutte le città e castella fedeli al re, che arresosi prigio- niero nel 1875, fu condotto colla fami- glia al Cairo, dove rimase sino al i382, morendo senza figli in Parigi nel 1 3q3 a' 29 novembre. Finito con lui il regno di Armenia , Jacopo I Lusignano re di Cipro e di Gerusalemme, ne prese il ti- tolo, e si fece co'onare solennemente re ci' Armenia. E come i successori conti- nuarono a portare tale titolo, la super- stite Maria trasmise i tre regi titoli alla casa di Savoia, che li assunse e porla al modo die ho detto ne'vol. XIII, p. iqo, XXX, p. 69, 72, intitolandosi re di Sar- degna, Cipro, Gernsaletnmee Armenia. Finito il regno armeno di Cilicia, dopo alcune altre vicende, la Persia passò a possedere la parte orientale, confinante colle sue frontiere. Il leslo dell' antico regno d' Armenia venne sottomesso al- l'inipero oUomano, sia nella conquista PAT deirEgilto, che nelle altre, quindi lo di- vise in molti pascialatici, retti da pascià. IN'el principio del secolo presente la Kus- sin, dopo essersi già impadronita della Giorgia, la dichiarò provincia russa , e penetrata in altre provincie armene, nel 1827 occupò l'importante piaz/.a d' E- rivan. Cenni storici sulle notizie ecclesiastiche dell' Armenia e suoi patriarcali scis' tnatici : del patriarcato cattolico del' la Cilicia j dell'arcivescovato di Leo- poli j dell' arcivescovato primaziale di Costantinopoli, e prefetto civile de'cat- tolìcij degli armeni di altri luoghi, e de' monaci niechitaristi e antoniani. Abagaro o Abgaro re di Edessa istrui- to de' miracoli che Gesù Cristo andava operando nella Giudea, e eh' era perse- guitato dagli ebrei, per mezzo de'suoi le- gati gl'invio una lettera invitandolo a portarsi da lui, e nel medesimo tempo li- berarlo dalla malattia ond'era afflitto. I legati si presentarono al Redentore nel giorno in cui egli gloriosamente fece l'in- gresso in Geiusalemme, al cui tempio in nome del reoiliironosagrifizi al vero Dio. Anane primo tra essi , come esercitato nella pittura, venne pure incaricato da Abagaro di fare il ritratto di Gesìi Cri- sto, nel caso che ricusasse d'accettare l'in- vito della lettera, e glielo portasse; ma A nane per quanto si studiasse non riu- scì di ritrarre il divin volto. Il Signo- re, mosso a compassione de'suoi inutili sforzi, impresse prodigiosamente sulla tela la sua elfjgie, ed i legatila recarono al re, insiemecon lettera di risposta scrit- ta da s. Tommaso o da s. Taddeo. Que- sta e l'altra del re si leggono in Eusel)io Cesariense lib. i , e. i 3, ed in Natale Ales- sandro, Hist. cccl., saec. IV, e. 6, a. 5 ; però la risposta si tiene da alcuni apo- crifa, per non averne fallo menzione i pa- dri del jNiceno I, che preferirono conqui- dere Ario colla testimonianza delle di- vine scritture, e per essere giudicata a- PAX PAX 3o9 pociifa, cioè non esservi certezza di sua Vascidagliian armeno volle Irasportarla iiiilenlicilà, da s. Gelasio 1 nel concilio a Cnslantinopoli, lua per la resistenza rotuario del \()^ ; tultavolta diversi de- degli edcssiani li costrinse a cedergliela gli antichi scrittori non la rifiutarono, e con un esercito. 11 giorno dell'Assunzio- sono citali dal Sarnelli, LcK. eccl. t. 4i "^ giunse il pregiato tesoro nella chiesa p. 3. Eccone il contenuto: Bealo sia co- di !\I;uia Vergine presso Costantinopoli, ini, che senza vedermi creile in vie, es- ed il giorno seguente tutto il clero e il sendo scritto che quelli che mi i-edraii' popolo processionaltnenle la trasportò ia no non crederanno in me , e r/uelli che città, dove fu conservata sino al iSa^, non mi vedranno crederanno e conse- in cui fu trasferita in Roma nella Chiesa guiranno la vita. Quanto a (j nello che mi di s. SiU'estro in Capile (/^.), come alfer- scrivi di desiderare che io ti venga a mail P\aiia, Emerologio di Roma t. i, trovare, sappi che io debbo fare qui tutte p. 4^3, digressione 38, Iconologia del quelle cose per le quali sono stalo man- volto vcn. del Salvatore mandato al re dato. e poi chele avrò effettuate debbo ri- Abagaro. Però la pia tradizione e la cri- tornare a cìii mi ha mandato, ed allora tica assolutamente vuoleche l'immagine ti manderò un mio di<;cepolo, il quale ti che ivi venerasi sia una copia miraco- sanerà e comunicherà la vita a te ed ai losamente ritratta dalforigìnale, il quale tuoi. Abagaro ricevuta dai legati la ri- lealmente trovasi in Genova nella chie- sposla col prezioso dono, adorò il ritrai- sa di s. Bartolomeo, già de' basiliani ar- to divino con fede, e lo fece collocare sul- meni (di questi monaci stabilitisi in Ge- la parte superiore della porta di Edessa, nova e nell'Italia, e della congregazione limovendo un bassorilievo profano, cun de'monaci armeni di s. Basilio parlai nel cornice dorata e iscrizione, ordinando voi. IV, p. i8o e i8 r ), ivi portata verso che non si lasciasse alcuno entrare in cit- la mela del secolo XIV: analoghe notizie là, senza aver prima adorata la sacra im- già produssi nei voi. X\l, p. >7,XXV1IF, niagine. Dopo Scanni, il figlio e succes- p. 273, XXX, p. 2G0, XXXIV, p. 8. sore di Abagaro, ritornato all'idolatria, Fanno testimonianza del sacro velo o le- meditava l'empio progetto di togliere la la s. Efrem, s. Gregorio lì, i padri del sacra imujagiiie e ristabilirvi invece uu Niceno II, la vita di s. Alessio, ed il Ser- idolo al cullo pubblico, quando Adde ve- pos. Compendio ist. voi. i, p. i ')8, il qua- scovo della città radunò alcuni de'fedeli, le inoltre scioglie le obbiezioni fatte con- te di notte tempo segretamente fece fare tro l'autenticità della riferita lettera. Ma- una profonda nicchia nel muro sotto il sito rangoni, Ist. di s. Sanctorum, descrive le medesimo dove stava, ed ivi la ripose ac- immagini acìieropite (non fatte per ma- cesavi avanti una lampada, indi fece ri- no d'uomo) del ss. Salvatore e la storia murare r apertura senza segno alcuno, di cpiella di s. Silvestro in Capite credu- Nel 539 quando Cosroel re di Persiaassah la di Abagaro, portata in Roma sotto In- Edessa, i cittadini costernati ricorsi a Dio nocenzo 111 (pai landò pure delle lettere con pubbliche preghiere, per una rivela- del re e di G. C), dalla quale già se n'e- zione ch'ebbe il vescovo, disfatta li.' super- ra prodigiosamente impressa altra che flciedel muro, trovarono con la l.impada dice venerarsi in Genova, ricordando an- ancora ardente, la sacra immagine, eia che il trattato di Giacchetti : Iconologia sua figura anche impressa sul mattoneche Salvatoris, sive de imagine^ Salvatoris la coprivi., restando la città liberata dai ad regcm Àbagaruni missa. llSemeria, persiani. Mentre l'immagine si conserva- «arra che Gio. Paleologo la dunòal doge va in Edessa colla massima venerazione, ili Genova Leonardo Monlaldo, citando uei 944 l'imperatore dc'greci Romano Gielsero: Sintagma de imagmibus non 3 I o P A T ìnanufdcliihisl. Bjzmil., ed il C;ilc;iyiil- ni, Dell' iiiimagiiìe Edcssena. Uipoi la il Piazza, lù/H'iologio, t. i, p. 534. *^''^-' '' ' ^ iigosto la chiesa orientale celebra la nie- ujoria della traslazione della s. immagine a Costantinopoli, e fa un elenco degli au- tori che scrissero della medesima. Dopo l'ascensione al cielo del Signo- re, l'ajìostolo s. Tommaso inviò in Edes- sa Taddeo, imo de'72 discepoli, che giun- to alla presenza di Abagaro, dicesi che agli occhi di questi divenisse il suo vol- to splendente, onde il re prostrandosi a lui con meiaviglia de'circostanti gli disse: Se sei per a\'\.'cnlnra il discepolo che il glorioso Gesìi Cristo a me promise d'in- K'iare non puoi guarirmi dal male? Tad- deo rispose: Se III credi in Gesìi Cristo figlio di Dio la tua domanda sarà esau- dita. Allora il re soggimise : lo credo in luì , e nel padre di liti, ed anzi s-oleva andar colle mie armate a sterminare la nazione giudaica, cJif lo ha crocefisso, se non fo-^si slato ratleniito dai romani. Quindi Taddeo lo convertì alla fede cri- stiana insieme con tutta la città, e im- postegli le mani lo guarì insieme al prin- cipe Adde ed a quanti infeimi gli furo- no pr(;sentaii. Tennero chiusi i templi degl'idoli, le statue furono coperte di can- na, e sebbene uiuno fosse stato forzalo a convertirsi, pure grande fu il numero di quelli che [Mofessarono il vangelo. Inol- ile la tradizione naira che Abagaro pre- go l'impeiatore Tiberio a ordinare l'u- ni versai culto di Gesù Cristo e n'ebbe in risposta non volervi aderire il senato, ma potere ognuno individualmente ricono- scere Gesù per Dio, e quanto alla diluì crocifissione (atta dagli ebrei, voler dar- ne esemplar castigo, come avesse ridot- te le Spagne. S.Taddeo detto Giuda i\po- stolo, che gli armeni riconoscono pure per promulgatore della fede, per ordine di Sanalruce fu martirizzato nella pro- vincia di Artasia. Due anni dopo entrò nell'Armenia l'apostolo s. Bartolomeo per predicarvi la fede, ed auch'egli fu dal PAT re Sanatruce fallo marliri/zare , scorti- care, crocifiggere e flagellare in Urpiana nella provincia d'Artasia, o come vuole il Ijutler in Albanopoli o Albania o Al- vania, provincia al nord-est dell'Arme- nia. Per un abbaglio nel voi. 1, p. 181» erroneamente ciò si riportò a Albania di Epiro nella lìlacedonia ,\aon(\e anco- ra r Albanopoli e Cabalaca o Cabalu- ca ivi nominate debbonsi intendere cit- tà d'Albania o Alvania d' Asia, benché l'Albania di Epiro el)be a capitale altra Albanopoli. A s. Bartolomeo si attri- buisce la fondazione della sede vescovile d'.Anzeva. Intanto i germi della fede svi- lupparono a stento, l'idolatria riaccpaislò veneratori; pei tumulti de'sacerdoti de- gl'idoli, fiere persecuzioni diminuivano il numero de'convei liti, di cui la maggior parte suggellavano la fede con un glo- rioso martirio. Tra le famiglie che con- servavano il cristianesimo predicalo dai ss. Taddeo e Bartolomeo, disperse e qua- si perdute nella totalità della nazione ri- caduta nell'idolatria, una fu quella in cui venne educato s. Gregorio V Illunima- are chiaramente il che. La liturgia primitiva fu conservata; purgatorio, né la immediata retribuzio- si tenne fermo d'usare il vino puro Sen- ne dopo la morte; nel rito di ollrire nel- za mescolanza di acqua; il rigore de'ili- la messa il puro vino senza ac(|ua, e nel giuni e astinenze, che sempre segnalò la cantare il /mtzg/'o rt/?^('//co coll'aggiunta disciplina armena, fu egualmente man- proibita, lìestano quindi disobbcdiciiti tenuto. Ijciichè gli armeni fossero dis- alle prescrizioni d'Innocenzo HI edi Eu- giunti dalla chiesa greca e dal resto dei- genio IV. r^atale fu lo sci>ma alla prò- la cristianità, la massa de'fedeli seguiva sperila dell'Armenia: separata dai siri, i suoi pastori, senza entrare nelle disqui- odiati da essa perchè volevano assogget- sizioni teologiche, per le quali la nazio- lare la sede patriarcale dell'Armenia al- ne veniva dalle altre divisa, mentre la la chiesa di Siria; divisa dalla comnnio» maggior parte del clero stesso, amando ne de'gieci e da tutta la chiesa occidcn- l'unione e la pace, gemeva in segreto sul- tale a motivo della nuova sua condizio- le scissure. 1 piìi esaltali trascinavano gli ne politica, si trovò quindi confinata nel- altri, poi atterrili dalle conseguenze rin- la propria individualità. Peiduli gli al- sanivano, per cui v'ebbero nella chiesa leali che poteano difenderla contro laPer- armena per oltre un secolo degli ondeg- sia,a questa invece fu costretta ricorre- gianienli continui. Nel voi. XVlll,p. 287, re per combattere i greci. 11 patriarca parlai della festa della Croce presso gli Mosè convocò un concilio in Tuin nel armeni, per 1' invenzione miracolosa di 552, e stabilì Vera degli armeni, che ri- lui pezzo della vera, già portala in Arme- porlai nel voi. X\ll,p. i 5. L'im|)erato- nia d.illoma da s. llipsima (dellaquale re Eraclio ritornando nel 622 vincitore parlai pure nel voi. XXX, p. 2G0). 11 [)a- di Cosroe 11 re di Pernia, impegnò il pa- Iriarca Giovanni lY ebbe il mento di reci- 3i4 l'AT tlere i monofisili e di assicurare l'ultima 8crie tle'patriarclii oiloclo,ssi,succLcIiili a s. Giegoiio; imperocché tla questi a Giu- vaniii IV scorsero ^i6 anni, e circa 35 patriarchi occuparono successi vameiile la sede: i 22 primi, sino a Nersele 11, eb- bero una fede senza macchia, il che non puòdiisi de'6 patriarchi succeduti a Ner- icte 111, i quali più o meno partecipa- rono alle opposizioni e agli scismi. Gli altri anteriori a Giovanni IV furmaiio 1 ultima certa serie de' patriarchi orlo- dossi. Dipoi fu difllcile il riconoscere la purità della fede: alcuni trasportati da zelo nazionale, si scalenaiono contro il concilio di Calcedonia e lo riguaidaiono come un atto arbitrario della chiesa gre- ca, altri rimasero in assoluto silenzio, pa- recchi infine difendendo la dualità della natura, non ebbero tutta la chiarezza nel manifestar la loro fede. Le relazioni de- gli armeni cattolici colla s. Sede in que- sti tempi proseguivano a sussistere, co- me rilevasi da un documento del 649 circa, pubblicato dal Galletti nel Primi- cero p. 36. Da esso rilevasi che in Roma esisteva un njonastero di monache ar- mene, detto de'Renati, sotto l'invocazio- ne di s. Lucia: il Grimaldi opinò che fosse ov' è tuttora la chiesa di s. Lucia della Tinta, eò. il Galletti nelle vicinanze di s. Pietro, poiché presso le basiliche degli apostoli eranvi eretti monasteri e ospizi per le nazioni straniere. A bbiamo da I\Ial- Jio, Martinelli e Ciampini, che esisteva una chiesa di s. Gregorio degli armeni con ospizio annesso nella via di Bor^o, quasi rimpetto alla penitenzieria; e fino al pontificato d'Innocenzo VII si aveva nello stesso Borgo una contrada detta Z?e/rt/v7J/«/, parlandone egli in una bolla del i4o6. iNell'8 i 3 passata sotto il domi- nio de'saraceni l'Armenia, gli armeni sci- smalici si costituii ouo un cattolico o pa- tiiarca, che innanzi al califfo Narisseni si dichiarò capo della nazione e indipen- dente dalla chiesa cattolica, e fissò la sua residenza in Vagarsciabat capitale del- PAT l'Armenia, già residenza del palriarca cattolico che la trasportò" in Sebaste ca- pitale della Cappadocia; caduta questa in mano de'turchi, passò in altri luoghi ed a Sis, e tuttora viene quella sede in- vasa da altro patriarca scismatico. Diccsi però quello di Vagarsciabat patriarca di Ezmiazin dal monastero vicino a Vagar- eciabat, ed è il primo de'4 maggiori j)a- triarchi scismatici, preminenza che si- no al i554 si era sempre data a quello di Sis, per cui anch'egli inlitolavasi cat- tolico. Le invasioni e le guerre crudeli degli arabi misero per poco un termine nel- r Armenia alle discussioni religiose : il continuo spavento della nazione, non da- va modo ai vescovi ed ai principi di rac- cogliersi per trattare le questioni teolo- giche; oltre di che il vincitore volendo imporre ai vinti la religione maometta- na con ogni persecuzione, eccitava gli spi- rili a difendere la fede piuttosto colle armi del martirio, che con quelle della dialettica. Ma quando nell'85q la prin- cipesca famiglia de'Bagratidi rese vani i disegni de'mussulmani, e che il valoroso Achod rilevò il trono dell' Armenia, la pace risorta apri di bel nuovo il libero corso alle controversie religiose. 11 famo- so Fozio patriarca di Costantinopoli, pri- ma di consumare lo scisma de'greci dal- la chiesa Ialina, avea procurato la riu- nione dell'armena, si collo scrivere al pa- lriarca Zaccaria I, per dilucidare alcuni punti del concilio ca!cedonese,che col di- struggere r antipatia della nazione pei greci. Ad interposizione dell'arcivescovo di Nicea, per alcun tempo la concordia si rannodò, e riunitosi un concilio furo- no accolte le decisioni di Calcedonia, ana- tematizzandosi quelle di Manazgherte e di Te vino. Poco dopo la sede patriarcale fu illustrata da Mascidolz o Masdoz, do- tato di vasto sapere e compilatore del ri- tuale e della raccolta degl'inni che por- ta il suo nome, A lui fu sostituito Gio- vanni VI detto Vislorico per eccellenza, PAT l'AT 3i5 a cagione dello splendore e origin;ililà livoho a procurnr (|ticlla colla chiesa ar- tici suo siile. Ma la pacificazione del niena (da cui paiimcnli i greci vivevano mentovato concilio di Zaccaria I non (jiiasi sempre disuniti pressoché dai tem- durò molto : il partito nazionale il più jii del concilio di Cali:edonia), e la mor* opposto a'greci la distrusse a mano a ma- te di Nersele Glajese o Clajonse e del pa- nOjad outadeglislorzi di (juellodeirunio- Iriarca Degha di lui successore (il quiile «e, e nel comiin-iar del secolo Xll la di- j>er convincere parecchi sacerdoti e nio- \isione si accrebbe al segno, d'esser d'uo- nnci armeni deviali dai donimi cattolici, pò a nuovi mezzi di conciliazione. Occu- provò loro 1' andata a Uoma di s. Cre- pando degnamente la sede patriarcale di gorio Ilhuiiinatore, e la conferma in pa- Ezmiazin Gregorio 111, questi ricevette tiiarca dell' Armenia di s. Silvestro I), daPapa Innocenzoll leinsegiiepatriarca- non meno che alcuni atti arbitrari dei li, indi spedì legati al Ponteilce Eugenio gieci, fecero svanire le felici speranze; llldeli i4 Jj perlcdilUrenzeco'greci: sue- perchè dall'avversione contro i greci, cedutogli il fiatelluNcrsete Clajense,con- cui pur dovevano in parte la loro sacra tinuò la perfetta unione alla sede aposlo- e morale istituzione, si passò all'odio, e lica e concepì il generoso disegno di re- la separazione delle due chiese fu sde- oare l'ultimo colpo allo spirilo di discor- gnosaracniecompila. Ampio documento dia che dilaniava la Chiesa. Lo succedei- di tali relii^iose negoziazioni fu la tnissio- te Giegorio IV soprannoniato Degha,ni- ne in Armenia e la disputa del fdosofo potè del medesimo. Esso riunì un gran Teorinno col patriarca INersele Glajese concilio a Romela o Tarso, dove s.iVersete nel 1170, che fu stampata nel i 5G8 in detto Lampronese fece il discorso, con- grecoe latino da Leunclavio, nella quale siderale uno de'più belli monumenti del- si dibattono i principali punti di liiscre- l'armena eloquenza. Le proposizioni fai- panza tra le due chiese. In due codici te dal patriarca furono: i.° Anatematiz- vaticani si legge una seconda disputa del zare i partigiani dell'unità della natura, medesimo Teorinno col patriarca, tenu- cioèEuliche,Dioscoro, Timoteo, Eluro e lanci i 1 72, e quella coi siri giacobiti, gli altri loro aderenti. 2.° Confessare che donde si conoscono le differenze non me- GesìiCristoè figlio unico, solo Cristo, so- no che le congruenze tra i greci, i siri e lo Dio, ipostasi una, senza divisione, senza gli armeni, la fede e tlisciplina principal- cangiamento, senza alterazione, senza mente degli ullimi. Separati gli armeni confusione. 3.° Riconoscere le sue due dai greci, sebbene restassero uniti alla nature nell'unità della divinità, e la uni- sede apostolica e al resto della cri>liani- tà nella dualità delle nature, per avere là, pure per le tante invasioni turchesche il medesimo Cristo due operazioni con- e persiane, si trovarono ridotti in un i- formi alla sua natura, l'una divina, l'altia soiamento che non fu meno funesto dal umana, senza che sieno perciò contrarie, lato religioso, che da quello intellettua- Tali furono le principali proposizioni le e politico. Tuttavia proseguirono le a cui la maggiorità de'prelali ivi raccol- relazioni colla s. Sede, e Papa Celestino ti aderì con sommissione ed umiltà. Ner- III fece coronare colle insegne reali Leo- sete Lampronese fulminò coi tratti del- ne II il Grande, re della stirpe de'Rubeni- la sua eloquenza i fautori dei torbidi ec- ti; altriciòattribuironoa Innocenzo III, il clesiastici, e già speravasi una concilia- quale comedissialla sua Ijiografla e diso- zione delìniliva. La morte però nel i iiSo pra, ebbe bensì molte relazioni co'sovrani dell'inqicratore Emanuele Comiieno, il e pali iarchi armeni e s'interpose eziantlifi <[uale avendo senza lelice esilo tratlatu nelle vertenze politiche pel principato
  • aiivan, e lo spedì ueìrorieale per la PAT conversione degli scismatici. In Armenia istruendo colle paiole e assidua predica- zione, ed edificando coll'esempio, coope- rò al bene della cattolica fede e giunse a convertire un monastero di monaci ba- siliani che lo elessero a capo, ond'egli li unì ai domenicani che lo aveano segui- to, con l'abito e costituzioni del proprio ordine e la regola di s. Agostino, e po- scia parte di essi presero il nome d\fraU imiti , sotto la direzione di Giovanni de Kerni vartabiedo, il quale si propose di riunire la chiesa armena a quella d'occi- dente. Stabilitisi i domenicani tra gli ar- meni, giunsero ad avere 8 conventi e si formarono in provincia, ciò che meglio dissi a Naxivan , donde derivarono gli armeni che sono in Smirne. Sulle opere del b. Bartolomeo, riportate nella bio- grafia coll'autorità di biografi domeni- cani, va avvertilo che non si conosce la tratluzione in lingua armena del Salterio e de' quattro libri di s. Tonìmaso contro i gentili; la 3." parte poi della Somma teologica, solo fu tradotta dal teologo Giovanni Bluz e dal vescovo Zaccaria Zoizorese, ambo armeni. Le opere del b. Earlolomeo sono i Commenti sopra i sei giorni della creazione j \nv\eprecU' che composte prima in lingua persiana, della quale ebbecognizione nelle sue lun- ghe missioni in Persia; ed i Commenti sul- l'ei'afìgelo di s. Giovanni: queste opere, tranne le prediche, furono trasportate in armeno dall'originale latino, parte per cura di studenti armeni del Ialino, e par- te per mano dello stesso autore che pos- sedeva anche il linguaggio armeno. Do- po la sua morte iy^m^/ ì^/jj^z introdusse- ro nella nazione i riti domenicani, i quali cagionarono i luttuosi tumulti da cui fu turbata in quell' epoca 1' Armenia e di cui ancora ne sperimenta le funeste con- seguenze.Questa società traducendo mol- le opere e organizzando missionari, si propagò nel paese, ove sulle prime fu ben accolla e riverita. MuW falso zelo col qua- le que'laliuiVimpeguarouo ia certe di' PAX PAX 3i7 spnte e vecliife opposte allo sp'riJn pub- lio fiondale, che incomincialo n Ferva' l)lico, e pel clivisanieiilo tl'al-oliie i riti rn, proseguì in Firenze nel i.^Sq. jN'tl- iiazionali per sostituirvi quello de' do- l'invitarvi gli armeni, scrisse a Costanti- tnenicani, risvegliarono 1' attenzione fra no V! patriarca di Ezmiazin, rigtiarda- i capi del partito contrario, e formossi to come il supremo di Arn)enia e mag- ona scuola rivale. Ne fu fondatore Gre- giore di quello di Sis, poiché nella sola gorio superiore del celebre monasteio di l'ersia il suo patriarcato si componeva DateVjUOtno violento e superbo, che prò- di "iq vescovati, oltre quelli posti in Tur- mosse una polemica acerba e passionata chia. Nel lispondergii Costantino VI, che contro i fratelli uniti, attaccò la chiesa avrebbe volentieri mandalo i suoi depu- greca e latina, ne conlento di opporsi ad tati, come altri suoi predecessori, ricoidò ogni specie di accomodamento, mise in l'andata di s. Gregoiio Illuminatole al opera tulli i mezzi propii a fomentare Papa s. Silvestro I. I legali armeni giun- la divisione. Il suo argomento principale sero in Firenze dopo la partenza dei gre- era ratlaccamento degli avversari ad una ci, sottoscrissero l'unione della chiesa o- chiesa straniera, che cercava, a suo avvi- rientale con la latina, furono ricolmati so, di rovesciare la chiesa aimena, la sua di palerna accoglienza da Eugenio IV, il indipendenza ed antiche costituzioni. Ta- quale qualificò tanto essi, quaiilotulla la li parole ebbero un'accoglienza troppo nazione, contermini di molta onoranza, (iicile nello spiiito della mollitudinc, né In segno poi di perfettissima unione con- i fratelli uniti poterono più mandar ad segnò loro il suo famoso decreto o istru- elTelto le lodevoli loro intenzioni, non pe- 7\oae, Exidlnle Deo, [tuhhWcalo ne\ i44' rò quanto ai riti nazionali ortodossi. Per- ( in esso il Papa dice , che lo scisma ar- ciò tornarono inutili le sollecitudini di meno conilo la s. Sede durava .già da Papa liciiedeUo XII, il quale profìltan- 900 e più anni, credendolo incomincia- do di alcuni ambasciatori del re Leone topocodopoii conciliocalcedonesc,com'è V, che imploravano soccorsi contro le comprovato dal fallo dell' iniquo conci- continue scorrerie degl'infedeli, scri.^se al liabolo di Tevin), di cui feci cenno nel patriarca Jacopo 11 sulla verità dei doni- voi. XXV, p. 69 e 70, ed altrove. Que- mi. Il patriarca convocò i suoi vescovi sto ricevimento nella chiesa romana de- iu concilio, condannò gli errori, invian- gli armeni e deigiacobiti, il Papa subito doiie le decisioni al Papa in Avignone. lece incidere per memoria nelle porle di Tulio divenne inutile, essendo il germe bronzo della basilica N'aticana, con quei del male piìi potente di (jutllo del bene, versi che riportai nei voi. I, p. 28, e XXX, Nel i35i Clemente VI Papa, a purgare p. 199. Riorto intanto il patriarca Co- le perniciose dissensioni armene intor- stanlino VI , e poco dopo il successore 110 al concilio calcedonese, onde ridune GiuseppellI, insorsero le dissensioni mo- alla purità della fede cattolica quelli che tivaledai cambiamenti della sede palriar- lo rifiutavano, prese il mezzo di obbli- cale. I primi patriarchi risicdorono nella gare la nazione coi benefizi, procurando cillà di Vagnrsciabat o mon;islero d l.z- che alcuni principi inviassero soccorso niiazin, ora sotto il dominio russo, scella contro i mussulmani che la molestavano, a capitale dagli antichi re, ed onorata dal- ed altrettanto fece Gregorio XI nel 1379., la residenza di s. Gregorio Illuminalo- finchè al sultano di Egitto riuscì d' im- re, ma cacciati dai conquistatori, prima posscssarsi del regno. si rifugiarono nel 4 >2 in Tuin, e succes- Eugenio IV avendo risoluto di opera- sivamenle, al modo narrato nel voi. XXII, re la riunione delle chiese di oriente al- p. ?. j 1 , nel 998 in Ani o Anus, nel 1064 la romana, stabilì di celebrare un conci- iu Tauplur, nel i i i3 a Monlenero in 3 1 8 l' A T V A T Cilicia, nel ì i^y a Ilromgla o Rome- ne costituito capo della nazione armena, lii, liei I2t)4 in Sis fino a Giuseppe III come iuog(Uenente di detto sultano, e per- defunto nel i4Ì7- Avendo il successole ciò anche i cattolici fatalmente nel civi- (Gregorio IX fallo innovazioni, insorsero le divennero a lui soggetti. Altri dicono, i vescovi e il clero, ed eletto Siriaco pa- che veramenlecircail i6o7gliarmenisci- Iriarca con titolo di C<7//o//to, questi ri- smatici cominciarono ad avere un eccle- slabili la residenza in.Ezmiazin, reslau- siastico in Costantinopoli col titolo di pa- do a quella di Sis solo il secondo posto. Iriarca, ([uale vicario di quello di Ezmia- JNel luogo citalo dissi pure , come fino zin, anzi talvolta non fu insignito del ca- dal I I i3 David arcivescovo di Agtamnr ratiere vescovile: per tal motivo venne si rese indipendente dal patriarca Gre- consideralo per uno dei due patriarchi gorio III, e prese il titolo di patriarca : minori degli scismatici. Però il patriarca questo però fu sempre abborrilo dagli armeno di Costantinopoli, col favore dei- stessi scismatici, comequelio che fu caro la corte, sempre usò del pioprio credito, ai maomettani, tenuto per intruso e sci- al line eziandio di estendere diritti so- smatico, benché egli pretendesse essere pra quelli dei patriarchi suoi rivali, ed i vero successore di s. Gregorio, perchè nel cattolici solFrirono quanto narrai al luo- Inogo un tempo fu trasferita la sede pa- go citato descrivendo il pati iarcalo. Tut- triarcale. Questo patriarca di Agtamar tavollaa fronte delie persecuzioni, in mez- piìi volte chiese e talora ottenne l'asso- zo alle dispute teologiche, e malgrado gli luzione dai patriarchi di Ezminzin. Non sforzi del numerosissimo partito scisma- lia ciliù sotto di sé, ma solo ville e terre, lieo per islaccarla dalla chiesa romana , fra le quali una detta IMuscè, in cui è la costante conservossi una gran porzione chiesa e monastero Gurp-Garabaiet, cioè di armeni veramente cattolici , tenera- del s. Precursore, pel vanto di posseder- mente attaccati alla s. Sede, che in ogni ne le reliquie. In questa chiesa, bencliè epoca loro si dimostrò madre alfeltuosa posta in luogo solitario, avvi grandissi- e provvida: la chiesa di questa porzione DIO concorso di ogni sorla di persone , di armeni si perpetuò, avendo il proprio anche di turchi, per la super>tizione di clero secolare e regolare, i propri teolo- potervi acquistare buona voce e l'arte del gi e mettendosi in corrispondenza coi canto. Così la chiesa armena Irovossi di- Papi secondo i bisogni. Si può dire, che visa nei tre patriarcati di Ezmiazin, di questa porzione di fedeli rappresenti la Sis e di Agtamar, il primo nella Persia, partepiìiinlelligenledellanazione,equeI- gli altri nella Turchia. la che più comprese il principio della ca- La conquista di Costantinopoli, fatta rità e della unione evangelica , laonde nel 1453 da'liu'chi, recò un nuovo cangia- ninna relazione esiste fra la chiesa cat- niento nello stalo della chiesa armena, tolica armena e la scismatica ; niun ma- poichè Maometto II vi chiamò dipoi, con trimonio ha luogo fra i membri di esse, buon numero di famiglie armene, Gioac- La discordia ecclesiastica e civile è stata chinoarcivescovoarmeiiodi Bursao /*/•«- in ogni tempo la velenosa sorgente, che 5^, già capitale della Z?(//'»V7, e diedegli il ha infettalo d' ogni maniera di mali la titolo di Patrik o patriarca di Costantino- nazione armena, la quale nondimeno è polijCon quella giurisdizionecheaccennai sempre stimabile e degna di compassio- ne! voi. X Vili, p.i i3; istituzione che se- ne e di aiuto, pel costante ed eroico suo gnò l'ultima decadenza dellachiesa aime- amore al cristianesimo,epel rigore di vi- na,per le sue ulteriori divisioni, e per la ta con cui lo professa. In diverse epoche j)0lenza ed influenza che acquistò questo parecchi armeni scismatici rientrarono quarto patriarcato, il cui patriarca veu- nel grerabodella chiesa cattolica, ediver- PAT si vescovi e patriarchi preslarono ublii- (Jienza al romano Pontelice, ed abiura- rono gli eri'ori. Michele di Sebaste pa- triarca di Eciniiazin o Ezmiazin nel i iGo o i564 in^'iò a Roma Se[)her Abngaro suo oratore, supplicando il Papa con let- tera di voler rinnovare la convenzione fatta lia s. Silvestro I e s. Grei^orio, di- chiarando apostata e ribelle al secondo chiunque non ammettesse la cattedra di s. Pietro superiore a tutte le altre, ed il Papa l'io IV capo e padre di tulli i cri- stiani. Fra gli articoli della prr^fessione di fede, che il procuratore del patriarca espose a Pio IV, riferii il canone statui- to tra gli armeni fino dal tempo dell'Il- luminatore, di ricorrere cioè soltanto al romano Pontefice per poter assolvere dal- la scomunica quelli ch'erano slati fulmi- nati di tal pena da qualche patriarca o vescovo , defunti senza averli prima ri- conciliali con la Chiesa. Gli armeni cat- tolici s'ebbero da Pio IV e dal succes- sore immediato s. Pio V, chiesa, ospizio e ospptlide nazionale, che descriverò in fine. Gregorio XllI ricevette ecohnòdi benefizi l'arcivescovo di Naxivan, Paolo Cittadini domenicano, ed al modo che ri- portai nel »ol. XIV, p. i44. Gregorio XllI nel i584 ordinò con bolla l'ere- zione in Roma di un collegio per la edu- cazione ecclesiastica e scientifica della na- zione armena, e decretò che intanto si provvedesse alle necessarie spese colle ren- dite della camera apostolica. Il prelato Cittadini, intento anch'esso a quest'ope- ra, si poitò in America a raccogliere li- mosine, e nel ritorno nioiì in Ispagna. Essendo anche mancato a'vivi nel i585 Gregorio XllI, la fondazione del collegio non ebbe elTelto, e s'ignora l'uso dei soc- corsi ricavati dall'America. Abbas I il Grande, che montò sul trono di Persia nel i58>, per le coiiquisteda lui fatte in Ar- menia, dicesi che conducesse nel Ghilan, provincia di sorprendente fertilità, for- mante una parte dell' Ircania degli an- tichi, 23,000 famiglie aimenC; che fon- PAT 3 19 darono anche in .Tidfi una colonia im- portante, ed una chiesa retta da un pa- triarca particolare e scismatico come i suoi soggetti, ed ecco un quinto patriar- cato armeno di Ganzar o Canzasar, uno dei due o tre minori. E cos'i detto per- chè il paliiarca risiede in Cangia o Gau- gia, città della provincia di Albania d'A- sia nell' licauia o Iberia, che compren- de il litorale del mar Caspio. Prende il nome di patriarca, non perchè pietend.i la dignità di cattolico, ma perchèsuppone che s. Gregorio nipote dell'Illuminatore, da questi (osse tnanilato primo vescovo in Albania e a Cangia, con autorità di cat- tolico e vice patriarca degli albani e di Canzasar, indipendente da qualunque al- tra sede. Imperocché questi armeni af- fermano, che l'Illuminatole ricevesse d i 3 ricevette da Mei- chisedecco patriarca di Armenia un'am- basceria, per unirsi alla chiesa romana, di che tratta il Piazzi, Storia de' Pont. t. 1 2, p. 03. 11 successore Gregorio XV nel 16?. '2 istituì la benemerita CongregaziO' ne di propaganda fide (f^.), dalla (pia- le la nazionearmena ricevette i più gran- di benefizi e spirituali soccorsi, roppresen- 320 PAX PAT tondo la s. Sede nelle parli dc^l'infede- me avea slahililo per gli armeni di Eu- Ji. Sotto Urbano Vili c!>be origine in ropa, ma nulla rispose la corte; però in Roma il celebralissinio Collegio I rhnrio ultimo diiò (juanto ora è stalo stabilito ( f .), ove sempre vi l'in'ono ammessi per per (jnegli armeni. A Minghema, pjirlnn- filimiii i giovani armeni, e vi borii ono tio «lelT Imerezia o lineria o Gmgislan , in dignità ccciesinsticbe , virili e dotlri- e del Concaso, dico degli armeni s'i sci- na. Avendoin essoii fratello cardinal Bar- smatici clie callolici stabiliti in quelle re- Jierini fondalo posti di alunni, vi com- gioni ; ed a GioacìA dissi, che vi hanno prese gli arroeiii, in mancanza dei primi al presetite r'.iicse ed arcivescovo. Rilor- nominali, conte narrai a dello articolo, naiido ad UibaiiO VII!, nel i (540 speilì fd L'rbano Vili approvò la fondazio- col l)ieve Nulla in orbe, del i6 luglio, !ie. Qui noterò che il cardinal Leonardo loco citalo, p. 221, il p. l'aolo Pyroraal- Antonelli morendo, nel 181 i, lasciò ere- li domenicano, al patriarca d' Eziniazin de la lodata congregazione, con un mol- Filippo, esortandolo alla unione, e ricor- tiplico. per formare un fondo capace di dandogli quelle segnile sotto s. Silvestro nianleiiere stabilmente nel suo collegio I ed Eugenio IV. Altro patriarcato nel Urbano 12 alunni della nazione armena, 1 (00 fu eretto in G ernsalenune.^e\ \ ino da lui specialmente prediletta, essendo molti armeni essendo passati ad abitare stato da prelato enei i 757 eletto primi- in quella città, per assisterli fu depula- cero della chiesa nazionale di s. ftlaria lo un arcivescovo armeno , il quale do- Egiziaca in Roma. All'articolo Leopoli, pò quattro secoli e mezzo, nel suddet- arcivescovato armeno nel regno di Gali- lo anno ottenne dal patriarca di Ezinia- 7Ìa, dissi degli armeni stabiliti in Russia, zin lafacoltà di consagrare il crisma, che Galizia, Lodomiria, Moldavia e Vallachia conipele ai soli patriarchi nella discipli- fìno dal secolo IX; ivi è pure descritta na orientale, lasnde 1' arcivescovo si di- la giurisdizione dell'arcivescovo. Vedasi chiaro indipendente e prese il titolo di il breve Quae,i\i Urbano Vili, dei 16 lu- patriarca, uno dei duco tre minori tra gli glio iG/^Q, Bull, de prop.Jìcle t.ì ,p. 100. .scismatici, ripetendo la sua primaria o- G!i armeni scismatici sparsi nella Rus- rigine dai calilìì di 'Egitto, ed è polente, sia e Polonia dipendevano avanti la e- IS'el 1G63 il patriarca Giacob successore rezione della sede di Leopoli dal vesco- di Filippo, scrisse ad Alessandro VII, con \ndi Caminicck o Kamiuieck, che v\guav- termini pieni di divozione ed ossequio^ davano come sesto patriarcato armeno,di- di volersi portare a Roma per l'unione venutoli vescovo patriarca quando ollen- con 25 vescovi ed altrettanti vartabieti, ne la facoltà di consagrare il crisma. Nei ma nel viaggio ammalatosi, morì in Co- dominii russi d' Asia gli armeni sono in stantiiiopoli. Solto detto Papa il nunzio Giorgia, Ac.d/iche o Akalzik, Kars, E- di Polonia Pignaltelli, poi InnocenzoXII, rivan , Astrakan e Rasan ; per cui for- ivi liportò o confermò gli armeni all' u- niossi altro patriarcato scismatico di Gior- nilà della fede. Nel 1668 Clemente IX già, uno dei quattro maggiori. Nella Gior- ottenne colle sue sollecitudini ed esorta- già si trovano circa 2000 famiglie catto- zioni, che Jacopo patriarca dell'Armenia lidie armene; molto maggiore è il nu- maggiore si uniformasse al rito romano mero in Akalzik e Kars , essendovisi 1 i- di mischiare l'acqua col vino nella mes- fugiati molli tlall'Armenia maggiore. Ul- sa. Avendo Simeone patriarca di Sirvan o timamenlein Rasan eranoSoo, in Astra- Ganzar scril'o a InnocenzoXII nel iGg?, kan 600. Pei cattolici la Russia avea do- consensipienididivozioneperla s. Sede,il inandato un vescovo; la s. Sede accon- Papa gli rispose col hveve LiUera.- in brillanli, della specie die suol cunfe- se .sempre la residenza del generale e prò- riisi ni metropolitani sudditi ottomani, curatore generale, lo sliidenlalo e no- con facnlt.'i ili Irasfeiirsi ai suoi sucics- viziato che nonduncno fioriscono, Nel sori. Di piìi gli concesse il proprio impe- VOI. LI. ^-i 329. PAX liale ritrailo dipìnto in tela , per collo- carsi nella sala del monastero di Roma, l'arme imperiale per sitiuiisi sulla porla di esso, ed un magnifico stendardo di se- ta con in mezzo la figura del sole , per innalzarsi nelle festive ricorrenze sopra il monastero; dichiarando nel relativo di- ploma, di ricevere il monastero ed i mo- naci sotto la benevola sua protezione, e laccomandarlo a quella del Papa, in un al p. ab. Arsenio. Fra i cattolici armeni, che fuggiti dal- le persecuzioni si rifugiarono sul Monte Libano, vi fu Abramo arcivescovo arme- no cattolico di Aleppo, che divenne poi patriarca di Cilicia (^ .), ed ecco come avvenne. Circa il 171 5 l'inglese Char- mel protestante residente in Aleppo, ab- bracciò lo scisma degli armeni. Per ope- ra di fjuesti seguì una fiera persecuzione contro i cattolici, e tra gli oppressi si trovò \\ prelato, che fu esilialo nell'isola di Ruad. Da questa potè uscirne libero nel J721, onde portatosi nel Monte Libano si ri- coverò presso i monaci anloniani nel 1722. JN'on potendo ritornare alla pro- pria diocesi, nel i 740 dai vescovi catto- lici di Aleppo o Berrea, di 3Iardin e di Kelle o Chillis fu eletto in patriarca. Re- catosi in Roma, lo riconobbe Renedelto XIV , appro\ando il nuovo patriarcato cattolico, gli conferì il pallio, e prese il nome di Pietro I. Questo patriarca nel suo ritorno da Ron)a, continuò a stare presso i monaci anloniani, e nel morire laccomandò che i suoi successori procu- rassero di avere residenza a parte: in con- seguenza fu fabbricata a Bzommar la chie- sa dell'Assunzione di Maria \ ergine ed il contiguo seminario. Il patriarca di Ci- licia tiene un procuratore generale pres- so la s. Sede. INon esistendo al Monte Li- bano famiglie armene, per la libertà ac- cordala ai culti dall'impero ollomano, ora il patriarca armeno passerà a stabi- lire la sua residenza in qualche città di sua diocesi. Nel voi. XXXIX, p. 89, nar- rando lo stabilimento degli armeni in Li- PAT vorno, dissi che nel 1701 vi fabbricaro- no la chiesa che posseggono, insieme ad altre loro notizie. Clcnénte XI nel 1710 diresse ad Alessandro patriarca armeno il breve Magna charitalc, dei i5 mar- zo, che si legge nel Bull. Appendix t. i , p. 3c)4; lo esortò ad abbracciare le veri- tà cattoliche interamente, dalle quali al- quanto discostavasi, egli mandò stampa- ta la formula degli articoli di fede, aOin- cliè la sottoscrivesse non meno colla pen- na che col cuore; inoltre lo eccitò a pro- muovere con ogni studio l'incremento del cattulicismo, unitamente ai missionari di propaganda fide dimoranti tra gli ar- meni. iXel voi. XLllI, p.220, riportai le gravi vertenze insorte contro il patriarca de'maroniti, al cui danno si unirono di- versi vescovi armeni, ma per le provvi- denze di Clemente XI, quel prelato ven- ne giustificato. Dal breve prodotto nella sua raccolta, t. 2, p. 489, si rileva la con- solazione provala dal Papa per l'abiura degli errori di Anastasio arcivescovo di Nicosia di rito armeno. JNello stesso pon- tificalo di Clemente XI, e verso il 1718 gli armeni di Transilvania per opera dei monaci mechilarisli di Venezia e del ve- scovo latino, furono riuniti alla chiesa ro- mana : più tardi e nel i74' fecero istan- za per avere un vescovo del loro rito, ma la congregazione di propaganda non li e- saud'i, temendo che la concessione un gior- no potesse rinnovare lo scisma. Dopo la morte dell'imperatore Carlo \'I, accadu- ta nel I 789, gli armeni che si trovavano in L/igheria, per la presa di Belgrado si portarono a Xeoplanla. Nel 1756 Bene- detto XIV concesse il pallio a Gazeno e- lelto patriarca dei maroniti, già arcive- scovo degli armeni di Cipro; enei 1707 colla bolla Gra\,'issìniam, presso il Bidl. t. 19, p. 264, stabilì gl'interrogatorii che doveansi fare ai novelli vescovi armeni, prescrivendo che le rispostesi dovessero mandare alla congregazione di propagan- da fide. Questa nel pontificalo di Bene- detto XIV negò agli armeni di Costan- P A T liiiopoli, (li aTcre un loro capo ecclesia- .".lieo, iiidipeiulente dairaulorità Ialina di <|iiel vicario apostolico. In Ancona gli ar- meni h;mno la chiesa dedicala a s. Grego- rio llliiniiiialoie, con rellorc e rendile, di cui è protelloie il cardinal prefello di propaganda ^)/o /<7;Y;ore ; ivi sonovi pu- re monachearniene venule da Caslel Fi- dardo, diocesi di Osimo, doveeransi ri- tirate circa il I 788, fuggile d'Ancira per nietlersi in salvo dalle persecuzioni dei turchi. Vi comprarono casa, vivendo in comune coi lavori delle proprie mani; da Pio V I e dalla propaganda ebbero as- segni per loro aiuto. Nel voi. XLVI, p. 17, parlai del vicario apostolico degli ar- meni cattolici di Russia, eletto nel 1809 da Pio V 1 1. Questo Papa col bi ève Inter celerà jììivìlegia,àe.' 10 settembre 1819, Bull. A j) pendi X t. 2, p. Sa 7, e Bull. Coni. t. I 5, p. 249 , concesse all'imperatore d' Austria, come sovrano di parie della Polonia, la nomina dell'arcivescovo arme- no di Leopoli, scegliendolo dai tre indivi- dui da presentarsi dal clero armeno di della chiesa, salvi i diritti di propaganda. Nell'erezione del patriarcato callolico di Cilicia, gli armeni di Aleppo o Berrea si erano emancipali dalla dipenden7a de- gli scismatici. Questo esempio fece nascere anche negli armeni di Costantinopoli il desiderio di liberarsi dal giogo da cui erano oppiessi , per parte del patriarca scismatico; ma a quell'epoca restarono infruttuosi i loro tentativi. Ai mali cagio- nali dagli eretici, si aggiunsero molti dis- ordini Ira gli slessi armeni cattolici. Per porvi qualche riparo, Benedetto XIV no- minò un vicario apostolico del loro rito, senza giurisdizione, e insignito del carat- tere vescovile (ve ne furono tre, e l'ul- timo fu Papas vescovo di Tilopoli), do- vendo eleggersi e dipendere dal vicario patriarcale Ialino residente in Costan- tinopoli. Questa provvidenza fu insufll- cienle a porre in salvo gli armeni catto- lici dalle vessazioni degli oppressori sci- smalici, che volevano i cattolici nelle lo- PAT 3.>.3 ro chiese per comunicare In dhinis. La pcr>ecuzione piìi o meno feroce, o pal- liala o audacemente scopetta dur?> lino al 1 827, in cui divenne terribile. Senza ri- guardo di olà, sesso e condizione, con rigo- ri e crudeltà fiuono gli armeni cattolici esiliati, perseguitali, spogliali dei beni e dispersi. Ne restarono profondamente pe- netrati Leone XII, ed il cardinal Cappel- lari, poi Gregorio XVI, prefello genera- le di propaganda, il quale sempre con alIisUuosa tenerezza amo, protesse e be- neficò la nazione armena. Non solo dal- la sede apostolica si praticarono energici nOizi colle potenze amiche, ma in Roma solennemente s'implorò il divino aiuto, il che notai nel voi. XIV, p. 221. Ma quanto precede , accompagnò e segin il lagrimevole novero di tanti mali, come delle felici e avventurose conse2uenze , con dettaglio lo pubblicai nel voi. XVIII, da p. I i4 sino a p. ii5. Ivi narrai i mo- tivi delle diverse persecuzioni e proscri- zioni, e tutti i gravi avvenimenti che pro- dussero ; che in conseguenza della pace di Adrianopoli, per le vittorie riportale dalla Russia sugli ottomani, e ad istan- za dell'imperatore Nicolò I, e massima- mente del redi Francia Carlo X, come protettore dei cattolici in Levante, e di al- tri sovrani, come dell'imperatore d'Au- stria e loro ministri , per la protezione che accordarono agli ai meni cattolici, il sultano IMahmoud lì s' indusse a ricono- scerne l'innocenza, a richiamar gli esi- liali reintegrandoli dei beni, ed emanci- parli dal patriarca scismatico diCoslan- tinopoli;di accordare libertà religiosa di pubblico cullo, e porraeltere loro un ca- po spirituale (con litolodi Piscopos os- sia vescovo ), che fosse mallevadore di tulli gli armeni cattolici dell'impero ot- tomano , perciò liberandoli dalla giuris- dizione del patriarca scismatico arme- no; non che di poter fabbricare per tut- to l'impero chiese pel culto callolico, co- me venne eseguito, senza rivendicar quel- le già usurpale dagli scismatici. Raccontai Sai P A T P A T inoltre, che l'io Vili ( non giiulicanilosi la croce. Finiilineiile il rt-gnaule Pio IX, (jppoiluno ili tni>ifeiiie la sede del pii- proseguendo lai lallazione (letali jilliiii ec- tiiatca di Cilicia in CoslaiitiiiO[)oli, per clesiaslici eolla Uussia, tanto bene inco- divcrseragioni, e per la grande lonlaiian- uiiiiciala da (Iregoiio XVI, a' 3 agoslo za delle sue chiese da delta ineliopoli ) 1H47 convenne coi plenipotenziaii di esclusivamente a consiglio e merito del (piella su diversi ailicoli, in cui si piov- doltissimo e zelanlissitno cardinal Cap- vide al gran numero dei cattolici anne- pellari, nel 1 83() istituì in Costantinopoli ni che nei dominii russi sono privi del pro- la sede metropolitica primazialepegli ar- pno vescovo nelle diocesi di Kainìiiìfck meni cattolici, solo dipendente dalla sede o Cnmenieck, e di Kcr.wn o Cìierson, cil- nposlolira, con arcivescovo decorato di tà tlulla Russia europea, capoluogo del pallio; che il cardinale nel pontificio no- governo omonimo, a 35 leghe da Odes- me con eloquente lettera si congratulò sa, la quale portò un colpo mortale al del fausto avvenimento colla intera na- llorido suo commercio. Kerson, fonda- zione armena, invitandola alia scamhie- ta nel 177B principalmente dal priu- vole concordia. Finalmente dissi, come cipe Potemkin, ch'è sepolto nella calte- perlebrighedegli scisuìatici ilsultanoob- tirale, fu da l'io IX eielta in sede vesco- biigò gli armeni cattolici ad eleggere uu vile, con suifiaganeo iiiiV^/vv/oìv. Pertan- soggettodiversoilall'arcivescovo, per pre- toquantaagli armeni, ecco ciòche si cou- felto e capo civile di essi e di (pielli di chiuse negli articoli della convenzione che tutto l'inìpero, e come venne stabilita la riporleròa PoLO?fiA.VIll. Finchèsarà no- giurisdizioneecclesiastica e la politica. Im- minato un vescovo cattolico di 1 ito arme- perocchè ambedue do vea no essere riuni- no, si provvederci ai bisogni spirituali de- tenel primate, maavendo la sublime Por- gli aiiiieni cattolici esistenti nelle diocesi di ta spedito il diploma oBerat di capo del- Kerson o Cìierson (hi Ponto Eiissinoi^F.) la nazionea personaggiodiverso, il primo e Camenieck, a[)plicando loro ledisposi- linunziò l'autorità temporale, riservali- zioiii del§f)del concilio LaleraiLO //'del diìsi la spirituale. Il Beiat fu anche pub- 1 "21 5 (cioè da a molti vescovi armeni^cioè ((uadro dell'Angelo custode di Pietro da di Sebaste, Marcia o Mardin, Cesarea Cortona, di cui secondo il Venuti, Roma di Cnppadocia, Cipro, Ca/fa, Jgatopo- inodenia, p. 434) ^ pure la immagine in // e di Edessa : nel 1713 si trovavano muro della Beata Vergine col Bambino, ancora in R.oma, non putendo lilornare il quale con una mano benedice, coll'al- nelle diocesi senza comunicare //ti^//i'WJ.s tra tiene un pane. Il ^om\>e\\\ , Raccolta cogli ecclesiastici ; niuno però era stato delle immaginici. 3, p. 187, nel ripor- esclusivamente destinato per l' ordina- tarla dice in vece essere dipinta sul le- zioiie degli aluimi nazionali e pei ponti- gno, e la crede portata di Grecia nella ticali. Il p. Giacomo Villot gesuita sug- persecuzione iconoclasta , indi [)iù volte gerì che si adunassero in s. Maria Egi- restaurata (e forse ancora «lai Cortona), ziaca, e che ivi attendessero all' uflizia- e assai venerata in più luoghi della chie- tura armena : quantuncpie il progetto sa,finchèsolto Benedetto XIII venne col- non fosse abbracciato, pure può riguar- locata sull'altare n)aggiore. Il suo altare darsi come il principio dei vescovi arme- Paolo V avea già dichiaralo privilegia- ni residenziali per le ordinazioni, pon- to, e Gregorio XV che gli successe, da tificali ed assistenza alle cappelle [lonti- cardinale spesso la visitava. Pei suoi prò- licie, per le quali il palazzo apostolico digi il capitolo Vaticano a'3i gennaio manda loro un frullone o carrozza. Gre- 1671 impose la corona d' oro alla Ma- gorio arcivescovo di Edessa fu il primo donna e al Bambino.Dentrola chiesa ora ad abitare stabilmente nel suddeltoo- nonesisle altro fresco, fuori di (piello del- spizio col titolo di duettore ; cominciò la Madonna, che gli armeni hanno lias- a promuovere agli ordini sagri, ed a ferito ad un altare laterale, dedicato al- chiamarsi vescovo ordinante. Morto nel la medesima. Xella chiesa gli armeni vi ly?, 1 gli successe Vertanes arcivescovo celebrano \\ pontificale nel sabbato san- di Cesarea, indi nel 1760 Giuseppe ar- to, ed anche nella festa di s. Biagio, con civescovo di Edessa, nel «767 Simone dislrdjuzionedel pane benedetto ; ma nel Umudian vescovo di Ancira.nel 1774 sabbaio sauto del 18 )i, per dare un mag- Samuele vescovo di Bitinia , che rinun- giore sfogo ai forestieri, lo celebrarono ziando nello slcsso anno, fu sostituito du 33o PAT CleniciiteXIV Paolo Leoiiiaii .irci vesco- \ucli Acalxicliealuniiodi propaganda; pò- kcia Stefano Autaiilil ci'Acalziclie, quiu- tli Atanasio Sarafian monaco antoniano; liei 181 5 Pio VII (ece vescovo di Teo- do!)io[)oli e residente in Roma, Gregoiio Ij.icliinaiili d'AcalzicIie ; Giegorio XVI dicliiatò nel 1882 arcivescovo di Calci- ile Paolo Marusci di Coslanlinopoli a- Imino di propaganda , coadiutore del precedente, poi ellellivo, trasferito me- ritamente alla sede [>rimaziale Costanti- iiopolilaiiu. 11 medesimo Gregorio XVI, al modo detto nel voi. XLIV, p. 59, e nel i838 elesse l'odierno mg."^ Ignazio Papasian di Costantinopoli, mecliitarista ed arcivescovo di Taron , allìdando in seguito l'amministrazione dell'ospizio al p. Edoardo llurmuz mechitarisla di Co- stantinopoli, ora mg.' arcivescovo di Si- race e di lui coadiutore, per nomina del regnante Pio IX de' 1 2 settembre 1 847- H vescovo ordinante prò tempore gode dal- la dateria scudi 36 mensili. Al vescovo Varlanes nel 1727 fu concessa la facoltà di conferire il titolo di vartabiet (prero- gativa die i vescovi ordinari armeni di- cono godere per consuetudine di loro di- gnità) o dottorato, nella collazione del quale si praticano sagre cerimonie, es- sendo il grado in mollo pregio Ira gli armeni, ed a quelli che hanno 12 gradi di dottoratosi conferisce \' anello dt dot- tori. Il dottorato si concede ai sacerdoti secolari o regolari soltanto, che sieno ido- nei ad insegnare e predicare, come rile- \A\ nel voi. XLlVj p. 54- Nei puntidcali armeni si trovano per essi due benedi- zioni, una antica e breve usata dai ve- scovi cattolici, l'altra dilfusa e piena di errori degli scismatici. Per insegna han- no [)ure un bacolo, diverso dai vescovile, come diiò. Delle sagre vesti armene. Uamitto ar- meno sta attaccato all'omerale, il quale (orma come una corona intorno alla mi- tra ed al collo dalla parte di dietro, ap- puggiaudosi sugli omeri : ma alcuni de- PAX gli armeni cattolici per maggior polizia, oltre a detto amilto, ch'è per lo più di colore, hanno adottato dai latini l'uso del vero aniitto bianco sotto il camice, men- tre l'altro si mette presentemente tra il camice ed il piviale. Il camiee armeno non dill'erisce di forma né di materia da quello dei latini ; ma gli armeni soglio- no fare la pettina di stolFa disegnata, i lembi e le braccia gli orlano della me- desima stollà in vece di merletto. Il ma- nipolo armeno non è uno solo, ma due, ed in forma di bracciali che coprono le braccia del sacerdote fino al gomito, e che stando il sacerdote a braccia aperte formano croce insieme colla stola da- vanti. La stola armena è una striscia lar- ga, che scende dal collo fino ai piedi per la parte davanti del sacerdote. Quando il chierico si ordina in suddiacono, il ve- scovo gì' impone sul braccio sinistro, in segno del giogo di Gesù Cristo, una stri- scia lunga rivoltata, la quale forma la sloia armena. Ordinandosi poi il suddia - cono in diacono, il vescovo gli trasferi- sce la stessa stola dal braccio all' omero sinistro , lasciandogliela cadere giù da- vanti e di dietro fino a terra. Quando finalmente il diacono si ordina in sacer- dote, il vescovo ravvo"liendogli intorno al collo la parte di dietro della stola, glie- la lascia cadere giù dall'omero alla parte davanti, imponendogli a tutti e due gli omeri il giogo di Gesù Cristo, come in fatti glielo dice colla formola. Cosi am- bedue le estremità della stola, riunendosi alla parte davanti del sacerdote, forma- no una sola striscia larga^ coprendogli il petto fino a terra. Il ciiigolo armeno è una fascia di quattro dita di larghezza in circa, l'estremità della quale si uniscono con fibbia grande sul petto del sacerdote. 11 piviale di cui si servono gli armeni in- vece della pianeta latina, non dillerisce da quello dei latini, se non che non a- vendone il cappuccio. Questo a[)parato proviene originariamente dalla toga sa- cerdotale dei greci, the gli armeni han- PAT no aperto per comodo tlalla parte davan- ti, mentre i latini l'iianno aperto per le pinti laterali. Tutti i descritti jìnnimcnù e vesl'i sagre sono comuni pel vescovo e pel sacerdote, ma la mitra vescovile pres- so gli armeni è simile alla latina, tran- ne le distinzioni dichiarate a quell'arti- colo, mentre la sacerdotale è pressoché come la mitra vescovile dei greci. U pal- lio de' vescovi armeni è una striscia più di due canne di lunghezza e di im pal- mo di larghezza : esso si forma di stolìa ricca trinata d'oro e ricamata, e copre al vescovo gli omeri e le parti davanti e di dietro, presentando da per tulio la foima di croce. Però il pallio che conce- de il Papa è come quello dei Ialini. L'ai- chino è un paramento vescovile di forma quadrala, che si appende per un ango- lo, dal cingolo alla parie sinistra. W pa- storale vescovile degli armeni è siunlea quello dei latini, nicnlrc il bacolo dei varlabiet o dottorale, ha la borchia for- mala da due serpenti allortigliali col re- sto del corpo, stando colla lesta uno ver- so l'altro, simile al bacolo di Esculapio, per contrassegnare la cura che i dottori devono avere delle anime, quali medici spirituali. Quando il vescovo assiste alle finizioni ecclesiastiche, si veste di un pi- viale della medesima anzidetta lòrma , ma di seta semplice e di colore paonazzo, il quale tiene il luogo della cappa pre- latizia presso gli armeni : così appunto il vescovo armeno assiste alle Cappelle pontiticie, ove pure lo descrissi, in ini a quando assume i paramenti sagri, cil a ciò che li liguarda. Quanto ai colori ce- clesiaslicij gli armeni non hanno una distinzione esalta come i latini, ma s(j1- lanlo per le feste principali, come pel Aa- tale e Pasqua si servono del colore bian- co, per la Pentecoste del color rosso, e pei defunti del colore paonazzo o nero. Inol- tre i vescovi hanno l'uso della ^^o^e/^r^ (orale e i\e\\'aiiello vescovile. iVegli arti- coli riguardanti le vesti sagre riportai altre notizie. 11 p. Bonanni nella Gerar- P A T 33 1 chia ecclex. p. 3i4, parlando degli arme- ni, ci ila le figure del vescovo, del diaco- no e suddiacono e quella del i." si ve- de ancora nel Falaschi, La gerarchia cc- cles. p- 4' 5 ""^^ Capparroni è sbagliato col greco. I libri lilurgiei sono: i." Il Breviario Q Giamakirk, contenente le preghiere che si debbono recitare nei diversi momenti della giornata. ?.."L'//2/mr;o oSciarngan o collana di gemme, raccolta d' inni e di prose in lode di Dio e dei principali santi della chiesa armena. 3. "Il Giascioz o collezione di tulle le lezioni dell'anno. 4." IL^/<'''5'7'<'0 Corhertadedpr,ossia la li- turgia. 5." 1 1 Riluale o Mascidolz, che ser- ve alle dilferenti cerimonie. Sugli arme- ni, oltre le opere citate di sopra e quelle mentovale nel voi. XLIV, p. 58 e 62, come della Storia letteraria armena, si po'^sono vedeie: Alphahetum armenum, citm piatf. Cìiri<;t./linadiitii, additis orai. (lomtnic.,.inlnL ang., init. cvang. s. Joan- iiis, clcanlic. poenilentiae, Romae i 78 |. Jo. Agop, Grammatica armena Ialine cxplicata, Romae 167.5. Dictionariuni latino-arniPHuni ex praecipnis arnienia- cae linguae scriptoribus concinnatum , Ilomae iri.\. Ciemens Galano, Conci- liationesecclesiae armenae cani romana exipsis armenornm palrum,el docloruni testimoniis, in duas parles historialent et controversialem divisae, cum inlerprc- tatione latina, Romae iG5V/o- ria di Armenia , Venezia s. Lazzaro 1 '84- Domenico Scslini, Dissert. sopra alcune monete armene de' principi Rtipinen.'ti del- la collezione Ainslieana, hwomo 1790, colle notizie delle | dinastie o famiglie reali degli armeni , la serie cronologica dei re dtll'ulliina e loro gesta, con Te- >86089 332 PAX PAX lenco (Ielle clllà in cui hnmio risicdnlo i nnvicli ex gesuita, Dissert. polcniica-cri' re aimeni delle diverse stirpi. Saint Mar- ticn sopra gli armeni j Compendio slo- tin, fllcmoircs ìiiit. et ^cographiques sur rico della nazione armena. Mosè di Co- V Armenie, Paris 1818. Vahram, Chro- ren, Storia o collana degli storici arme- Jìicle ofthe A rmcnian, ec.,han(ìi a ì H3 ì . ni, versione italiana illustrala dai nio- Uaillionis, Armeni Jiist. orient. Suijii au- naci armeni iiiecliitaristi, ritoccata qiutn- tori che trattano della conversione degli to allo stile da N. Tommaseo, Venezia, armeni, si può vedere Martinetti, Teso- tipografia armena di s. Lazzaro i84i. IO delle antichità t. 2,p.c)4j mentre nel Sacerdote d. Giuseppe Cappelletti, VAr- t. I discorre di Haico progenitore degli menia e altre opere, per non citare altri armeni. Abbiamo inoltre, Giuseppe Mari- benemeriti scrittori. FINE DEL VOLUME CINQUANTESllMOPRIMO. BX 841 .1167 1840 SMCR Moron i , Gaetano , 1802-1883. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica AFK-9455 (awsk)