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DIZIONARIO

DI liRUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA CERARCIII.V DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

\0h. LL

(wiy&inrva^, Pop. IN V E N E / 1 V

DALLA. TIPOGRAFIA K "»I I L I A N A MDCCCLI.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIO^'E

STORICO-ECCLESIASTICÀ

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JLalnzzo Spada. jVel rione Rego- );i , nella piazza Capo ili Ferro , cos\ detta dal nome del cardinale ch'eres- se questo edifizio. con magnifica archi- lettura di Giulio Mazzoni piacentino , secondo la Descrizione del Titi, ma al dire del Cancellieri da Giulio Merisi, nel pontilìcalo di Paolo ili: ben proporzio- nato ne' piani, ha quello nobile con fi- nestre e nicchie con bei profili e con or- namenti discreti, i quali però al di sopra sono abbondanti ma distinti. La faccia- ta è tutta adorna di stucchi e bassorilievi, come Io è pure il cortile , lavori dello stesso architetto , che rappresentano le guerre de' Centauri, oltre molti busti e statue. Il palazzo passò poi in proprietà della famif^lia Mignanelli, e da questa in tempo di Urbano Vili al cardinal Ber- nardino Spada j che lo fece rimodernare e arricchire di vari ornamenti dal Borro- mino, il quale rifece anche la scala, e di più in un giardino al pianterreno eseguì una colonnata dorica, tutta dipinta in pro- spettiva. Si pretende da alcuni che di qui pigliasse il Dernini V idea della sua sca-

la regia al Vaticano, quantunque opini il JMdizia, che piuttosto la colonnata do- rica fosse imitata da detta scala, ciò che forse è più probabile, rs'elle salepianter- rene si vedono 8 "randi bassorilievi au- ticlii di marmo bianco, con figure quasi di grandezza naturale, rappresentanti al- trettante storie favolose di Apollo, se- condo il parete di Sante Cartoli, e tro- vate dal cardinal Fabrizio F^eralli nel fabbricare la lunga scala, che scende al tempio di s. Agnese fuori le mura , te- nute in gran conto per la loro eccellen- za. IVella saia superiore trovasi la statua colossale di Pompeo Magno, tutta nuda, la quale ha nella mano sinistra il globo. Questa statua rara e veramente insigne, fu scoperta presso il teatro e la curia di Pompeo sotto Giulio IH, e propriamen- te ne' fondamenti di alcuni edilizi nel vi- colo de' Leulari, vicino al palazzo della Cancelleria. Essa giaceva interrata col capo sotto una casa e il rimanente della figura sotto un'altra, per cui i rispettivi proprietari ciascuno intera la voleva per sé. La qucslioue fu portata ai tribunali,

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i; i •^'iiiilici harljaraiuciile sentenziarono si segasse la stallia, e ciascuno de* proprie- tari si avesse il pezzo sottostante alla ca- sa (li sua ragione. IMa Giulio 111 impedì 1' esecuzione di ernioso decreto, e che il gian Pompeo Ibsse un'altra volta de- capitato, comprandola per 500 scudi, che i litiganti si spartirono, quindi la donò al cardinal Capo di Ferro, che avea im- pedito tanto danno, il cpiale la collocò nel suo palazzo ove si ammira. Gravi ar- cheologi allermano essere questa statua il sinudacro stesso di Pompeo, eietto già nella curia, e ai piedi del quale con sin- golare combinazione i congiurati uccise- ro Giulio Cesare. Si pretende inoltre dai medesimi, che salito Augusto nipote di Cesare all'impero, facesse chiudere la det- ta curia, ordinando che la statua venis- se trasportata nel luogo appunto ove dopo tanti secoli si rinvenne. La sala ove trovasi è tutta dipinta a prospettive , e di più sonovi 20 pitture a fresco che si attribuiscono agli scolari di Giulio roma- no o ai Zuccari. Avendo la statua subi- ta la separazione della testa dal collo, poi gli venne restituita, ed essendo insorti ne- gli archeologi clamorosi dubbi sopra la sua originale identità , furono recitate dissertazioni e stampati opuscoli prò e conerà, per cui ne citerò diverse. Car- lo Fea : Osscn'azioiii intorno alla cele- bre stallia di Pompco,\xo\xìa 1812. Pro- nunziarono nell'accademia d'archeologia contro tali osservazioni, F. Aurelio Vis- conti e il conte Giuseppe Alborghetti , due dissertazioni. Quindi Cancellieri nel pubblicale alcune composizioni poetiche in lode Della statua colossale di Poni- peo Magno esistente nel palazzo dd prin- cipe senatore Giuseppe Spada Feralli, l'illustrò con note, e ci diede l'opuscolo ; So/ietlij ec, Roma 18 12. G. A. Guat- tani poscia stampò in Pioma nel 181 3: La difesa di Pompeo ossia risposta alle osseivazionì dell' av^. C. Fea intorno a quella celebre statua del palazzo Spada. hi fine della quale trovasi la Biilioteca

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Pompeiana dello stesso Cancellieri : que- sti poi ci erudite notizie sulla fami- glia Spada erededei Veralli nella sua Let- tera al cardinal Palletta. Nel t. G, p. 271 delle Opere, lVi Luigi Martorelli vi è la Lettera sulla logica della statua di Pompeo. Oltre di questa 1' edilìzio con- tiene una raccolta di buoni e belli qua- dri,ma solo indicherò i principali. IN'ella 2." anticamera, Davide del Guercino, ri- tratto incognito di Tiziano, la strage de- gl'Innocenti di Testa, la Carità romana di Annibale Caracci. Nella 3." camera la Giuditta e la Lucrezia di Guido , la di- sputa di Gesìi coi dottori di Leonardo da Vinci, il mercato di Napoli e la rivolu- zione di Masaniello di INIichelaiigelo dal- le Bambocciate, la V isitazione di del Sar- to. Nella galleria Cristo preso neh' orto di GherardodelleNolti, la Maddalena di Cagnacci, s. Giovanni di Giulio Pioma- no, il rapimento d' Elena di Guido, Di- done sul rogo del Guercino, Gesù portan- te lacrocedi I\LTulegna,s. Girolamo d'Al- berto Duro. Nella camera che segue. Cri- sto del Caracci, il ritratto di Paolo III del Tiziano, la Maddalena del Guercino, ritratto del cardinal Bernardino Spada di Guido, due amorini di Correggio e pa- recchi stupendi paesi. Si ha del eh. Gae- tano Giordani : //i/o/vzo all'antica ed ec- celsa casa Spada, cenni e note per le il- lustri nozze Spada- Feralli-Fieschi-Ra- vaschieri, Bologna 1846-

Palazzo Stoppani o Fidoni. Nel rio- ne s. Eustachio, incontro la chiesa del Su- dario de' savoiardi, mirabile ediflzio che dicesi cretto coi disegni di PialTaele , pei marchesi Callàrelli Minulilli, che il Va- sari crede fosse muralo da Lorenzello scolare di quel sommo. Si pretende, che ddpo essere stato in Valicano, secondo diversi scrittori e Cancellieri [Mercato p. I o e 84, ove riporta notizie sul palaz- zo), vi fosse alloggiato dai Calfarelli Car- lo V, che donò ad essi l'area per edifi- care sul Campidoglio il Palazzo Cafja- rcHij e per memoria di tal dimora del-

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r iiìipcratore fu collocata una lapide a pie cLlla scala, poi rimossa; tiiciitrc del suo magniiìco ingresso in lloaia si può vedere il voi. XXXV, p, 178. Forse ta- le rimozione ebbe luoi^o per rpianto si Ifg^e nel n.° 3 ) dei Dianodi Roma 1 <S 1 9. » Carlo V nel 1 TSGiion istellealtrimeu- ti in questo palazzo, creduto disegno di Rairaclc, come erroneamente leggesi in piìi libri. Egli in vero dal 5 aprile mer- coledì di l^assione, fino al giorno 1 8 iii cui ripartì da Roma, ebbe alloggio nel pontilicio palazzetto di liei vedere detto d'Innocenzo \ 111 presso il Vaticano, me- glio dappoi accomodato da Pio IV per ricevervi ospiti principi '. A Paìazzo Va- ticano dissi altrettanto, e citai i luoghi in cui lo avea ripetuto. Dipoi acquistò il palazzo il cardinal iV^o/YW/j/j donde pas- sò ai Schincliinelli, indi al cardinal Pie- tro f ilio ni e suoi eredi. Il i." piano è d'un rustico akjuanto riseulito e con cor- nici di soverchio aggettale alle finestre. 11 2.° piano è con colonne doriche binate; le finestre sono ornate con molto buon garbo, e ciascuna ha per davanti una bella ringhiera di pietra, che sporgendo in fuori lascia libera la veduta da una all' altra , togliendo così 1' impedimento che vi avrebbero opposto le colonne; il cornicione è liscio e benissimo adattato, però l'attico superiore nel i8oi fu ag- giunto con disegno di Nicola Sansimoni o Giansimoni, e non fa bene. Le parti in- terne sono grandiose, la scala è comoda e a meraviglia ricavata ; manca di con- veniente cortile perchè il disegno non fu mai compito, tuttavia riesce uno de' pa- lazzi più vaghi di Roma e piuttosto gra- ve. iNell'appartamento pianterreno il car- dinal Viiloni fece dipingere bellissimi uc- celli di diverse specie, inoltre in questo palazzo si conservano le famose tavole prenestine di marnio, d' un antico ca- lendario romano trovalo nei lyyS in J'alcst/i/iii y.i'v opera del vescovo cardi- nal Stoppain, cioè i frammenti de' fasti di Q. ^ errio Fiacco ricordali da Svelo-

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nio. Essi furono illustrali con dolla ope- ra dal Foggini, e dati alla lucenti 1 8 » T, dopo restaurati, dal eh. Nd)by con sup- piiinenti d' ordine del cardinal Vidoni proprietario de' medesimi. Nello scava- re i l'ondamenli di questo palazzo si rin- venne un'antica e rozza statua mutila- ta, che fu posta in una nicchia del con- tiguo vicolo rispondente alla via papa- le e al palazzo Valle, quindi più tardi fu dato alla statua deforme come al vi- colo il nome di abate Luigi. Questo dice- si ebbe origine dal nome di certo abate Luigi sagrestano della suddetta chiesa dei savoiardi, eh' era come la statua di for- me sfigurate e ridicole, e pel suo goffo ed arguto contegno resosi assai cognito, per bizzarria satiricamente molti comin- ciarono a chiamare la vicina statua col di lui nóme, e gli restò divenendo famo- sa pei satirici. Il Cancellieri ci erudi- te notizie sulla medesima, e sulle altre statue che per vituperare la fama altrui si fecero parlai-e in diversi lem[)i dai mal- dicenti detrattori, citandone i hbri e il ìMonilore di Roma del i''o8 (sul ([uale può vedersi Diario di Roma) che ne trat- tarono, massime de' dialoghi tra VabaCe Luigi e gli altri simulacri interlocutori, nel illercalo, p. 1 5f) e i Go, di cui darò un estratto. Spesso i mordaci poeti in Ro- ma, per divulgare senza e-'porsi i loro motteggi, aggiunsero ne' loro dialoghi satirici ( per divertirsi e ridere ad altrui spese, talvolta non senza dire qualche ve- rità e sensate cose) per interlocutori le statue e simulacri famosi e tanto rinoma- li di Marjorio e Pasqui/w, dei quali par- lai a .Museo Capitolino e Palazzo Rua- scHi; del Facchino sotto il palazzo Si- monelli ora Piombino, del quale feci pa- rola nei voi. XXV, p. 1 "8, XL, p. 112; di Miidonna poi Madama Lucrezia che descrissi nel voi. XI I, p. 88; del Bahui- «o, statua ch'è sulla fontana nella via del suo nome già ricordata nel voi. XXV, descrivendo il fonie a p. 179 , rappre- senlaule un satiro barbuto o Sileno co-

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ricalo, con zampogna o organo pastora' le in mano; dell' abaie Luigi, ed anche di Scaiidcrbci^Ji, di cui pallai a Croia, Albakia, Epiro, IMacedoma e altrove, pel suo rilialto posto sulla facciata della ca- sa che abitò iu Roma , come descrissi a Albania, e perchè non sene perdesse la memoria, essendo stata la casa riedificata nel 1843, sul nuovo portone e stala col- locata r antica elìjgie con sua iscrizione. Lo Sprengero, in Roma nos-'a, stampala nel 1660 in Francfort, indica in questo modo gli amici coi quali Pasquino suol fare i suoi dialoghi: II a ec stala a, Ir une us ad Carojfae [da\ nome dell'aulico padro- ne del palazzo Braschi) palatium posilus, liahe.1 convii'ales duo, Facclitnum in via Lata, et iMarforium in Capitolio. Pas- (juinum nohilihus, Marforiuni ci\ibus, Facchinum pltbi destinanl. Di molle le- pide e argute satire, che la maldicenza o la calunnia pose iu bocca ai descritti si- mulacri, a' loro luoghi le riporlo : la sa- tira ch'è così facile ai romani, fu ed è sem- pre eziandio il condimento de' diverti- menli del Carnevale di Roma, del quale parlai ancora a Giuoco.

Palazzo Slrozzi, Nel rione Pigna, nel- la piazza (delta ancora delle Stimma- te dalla chiesa deW Arciconfra(ernila) e presso il vicolo del suo nome. La parte più antica appartenne ai Rustici , la più moderna agli Olgiali che fu architettata da Maderno ; 1 interno è bene spartito. An- ticamente nel palazzo eranvi molli mo- numenti di scultura e buoni quadri, ma quasi tutto il duca Strozzi trasportò a Fi- renzB ordinario suo soggiorno.

Palazzo della Tipografia e Calcogra- fia camerale. Nel rione Trevi, presso la fontana omonima. Fu edificato dordme del cardinale Luigi Cornaro veneto, con architettura biasimevole di Giacomo del Duca siciliano , scolare del Buonarroti. Dipoi passò in proprietà di d. Olimpia Waidalchini-Pamphi!] cognata d'Inno- cenzo A che r abitò, ed appartiene an- cora alla famiglia Pamphilj Doria. Me-

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diante annua corrisposta lo prese la came- ra apostolica e vi pose la stamperia del governo, da ultimo grandemente miglio- rata ne' caratteri e ne'torchi. A Palazzo Vaticano celebrai Pio IV iiilroduttore in esso della stamperia camerale, e Sisto V che pure ne fu benemerito. Presso e contiguo a questo palazzo della slampe- ria Gregorio X\ 1 nel i83t, con disegno del cav. Luigi Valadier , vi eresse altro edifizio, sovrastato nel prospetto dal suo stemma, per uso stabile della celebratis- sima calcografia camerale e dell'archivio della stamperia. Il n.° 5i del Diario di Roma i83- fece la descrizione dell'edifi- zio e riportò l'iscrizione in marmo posta sopra la porta : Calcografìa camerale ed archivio della stamperia. 1 83^. L'impor- tante stabilimento della calcografia mol- lo egli protesse, per viemmaggiormente promovere l'arte d'intagliare e incidere iu rame (d'alcune incisioni fulte da lui ese- guire feci motto nel voi. XLVlI,p. 94, 106, I i4,ollre l'avere ordinalo le descri- zioni de' musei Gregoriano Egizio e Late- ranensecon rami), per cui vi si rinven- gono in copia le migliori stampe per ven- dersi, come si può leggere nel Catalogo delle stampe della Calcografia camera- le incise a bulino ed all' acqua forte, Ro- ma 1842. Lo stabilimento della calco- grafia ebbe origine da Benedetto XIV perconlo della camera apostolica, già pos- seditrice di una ricchissima e preziosa rac- colta di rami fatti incidere dai Papi in ono- re delle arti, ed a vantaggio dei disegna- tori, incisori e calcografi. 1 Pontefici suc- cessori, massime Pio VI e Pio VII, au- mentarono magnificamente l'importanza dei classico stabilimento, a cui furono u- nite le celebri calcografie Volpato, Cano- va eCamuccini, quindi per volere di Gre- gorio XVI la celeberrima dei Piranesi (vi- si tata da Pio VI come raccontali cav. Belli a p. 93 Delle case abitate in Roma da pa- recchi uomini illuslri) nel 1839 veiuie acquistata con aumento di gloria pel Pa- pa mecenate delle belle arti e degli artisti.

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Palazzo Torlonia in Borgo. Nel no- ne del suo nome, incontro alla fontana di s. Giacomo Scossacavalli che descrissi nel voi. XXV, p. i yS. L' eresse il cardi- nale Adriano Citslellenseo Castelli (P'.), (ne parlai pure nel voi. XVII, p. i53 ) per suo uso con architetture di lirainau- te Lazzeri, e però vi si vede Io stesso an- damento di quello della Cancelleria ; il divario solo è nelle finestre quadrango- lari del pianterreno e ne' pilastri corinti più binali : il cornicione è semplice ed assai bello; non essendo la porta di Dra- niante, discorda colla fabbrica, ed anche il cortile fu rifatto: è solido, di bella for- ma, e con facciala di travertini. Il car- dinale lo donò ad Enrico Vili re d' In- ghilterra che l'assegnò per abitazione d^'ì suoi ambasciatori in Roma, e poi dal re fu regalato al cardinal Lorenzo Cam- peggi con 6,000 scudi per compirlo, ol- tre IO supeibi cavalli, e gran quantità di vasellame d' oro e d' argento, come narra Cardella , Memorie t. P* 32. Il Venuti dice che poscia passò in pote- re de'CoIonnesi, dai quali lo acquistò In- nocenzo XII per fondarvi un collegio ec- clesiastico di sacerdoti, trasferito da Cle- mente XI all'ospizio di Ponte Sisto, co- me raccontai nel voi. XXIX, p. 280 e 281, e che per 1 4,000 scudi lo comprò la famiglia Giraud dalla camera apo- stolica, onorato più volle della presen- za di Pio VI, quando lo abitava il car- dinal Giraud. A Musaico dissi come lo acquistò la rev. fabbrica di s. Pietro col- locandovi lo studio di tal arte, la quale indi lo vendette al duca d.Gio. Torlonia (che celebrai in più luoghi, come di d. Anna sua consorte, tumulati nella Chie- sa di s.Gio\>anni in Laterano, /^.,. nella splendidissima cappella gentilizia descritta a p. 1 9G del Giornale di Roma 1 85o), ed ora è proprietà del figlio d. Alessandro, che Gregorio XVI fece gran croce del- l'ordine di s. Gregorio, liconobbe e di- chiarò" principe di Civiiella Cesi, V., es- sendo pure titolalo di altre signorie e de-

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corato di altri ordini, ciò che dissi a Co- LON.VA FAMIGLIA, parlando del suo sposali- zio con d. Teresa Coloiuin, celebrato da mg."^ Riario Sforza, attuale cardinale ar- civescovo di Napoli : del busto da lui eretto nella' protomoteca Capitolina a d. Vittoria Colonna, ne trattai nel voi. XLVII, p. 87; degli obelischi poi in- nalzati ai suoi genitori, parlerò a Villa ToRLO.xiA , essendo anche [)roprietario del Palazzo Torlonia a piazza di Ve- nezia, in cui principahnenle si vede quanto sia munifico mecenate delle bel- le arti. Questi fece assai ben disporre ed ornare gli appartamenti interni culla no- ta magnificenza e sonluosilà, con che fu largo di nobilissiuìi addobbi, tenendovi nell'inverno brillanti accademie e società. Palazzo Torlonia in via Condotti. Nel rione Campo ^larzo , con la principale delle tre facciate per la strada di Rocca di Leone , così delta forse da una testa di leone posta in un palazzo al principio della via e nella piazza Toi Ionia. Fu fat- to costruire dai baroni Nunez con ar- chitettura di Gio. Antonio de Rossi, po- scia divenne proprietà di d. Cario Rona- parte principe di .Mussignano e ora di Canino, dal quale lo comprò d. Marino Torlonia (di cui parlai in più luoghi co- me a Conti famiglia e Frascati, già du- ca di Bracciano, V., feudo che pel patto di riversibilità ullimatnenle lo cedette al principe 0(/e5Crt/t7it) duca di Poli e Gua- dagnolo, di cui parlai nel vói. XVII, p. 77, 78, fallo duca l'omano in un ai suoi primogeniti discendenti, dal regnante Pio IX con breve de' 2G febbraio 1847. Il disegno di «juesla làbbrica è buono e so- do,avendo tre facciate; il duca lo ha com- pito in quadro e abbellito assai, valen- dosi del eh. architetto Antonio Sarti, che vi ha fatto anche una bella e ben orna- la scala, e con suo disegno venne deco- lato un piccolo appartamento terreno, ove in diverse camere, oltre non poche opere pregievoli di belle arti, si osserva- no dipinti allegoiici , una delle quali di-

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pinse luUa lo slesso Sai li che vi eseguì ottimi ornali e ([uadri a fresco, a tempe- ra e a olio sulle paielij olire il quadro (lolla volta, espi iuìeiidovi soggetti allusi- \i olla lilosolia, il tutto con invenzione savia e spiritosa , e con lodevole esecu- zione. Della villa Torlonia a porta l*ia, propiielù di d. Marino, parlerò a Ville DI Roma.

Palazzo Toiloìiìa già Pcrospiucl Cor- so. JNel rione Colonnii, passato il palazzo Chigi, in principio cdilicato con architet- ture di Girolamo Rainaldi e proseguito coi disegni di Onorio Lunghi, oltre quan- to Il'cevi Alessandro Specchi. Dai Vero- spi passò in proprietà del duca d. Ma- rino Torlonia. 11 suo principale ingres- so è sul Corso , coti portone decorato di due colonne sorreggenti la loggia. Pri- ma eravi notabile quantità di statue an- tiche, e molti cimba li raccolti in una stan- za, congegnali con tale artifizio, che suo- nandone uno, ch'era il primo, suona- vano tulli gli altri, o pure uno o due so- li a piacimento e lichiesta de'circostanti; l'invenzione si deve a Michele Todini di Saluzzo , che v'impiegò ben 4o anni. IVella volta della galleria si ammirano belle e gentili pitture, eseguite a hesco dall'Albano e reputalecapolavori : vi rap- presentò con isludiale invenzioni i pia- neti e diverse ore del giorno , sotto l'or- me di poetiche allegorie.

Pahizzo Torlonia a piazza di J^eiie- zìa. Nel rione Trevi, già de'Fiangipani, indi de'Bigazzini, poi de' conti Bolognet- li, dai quali Io comprò d. Gio. Torlonia duca di Eracciano, che lo arricchì colla usata sua munificenza di quadri e di mo- numenti di scultura aìilichi e moderni. Da ultimo per la generosità del suo 11- glio principe Alessandro, di cui parlai a Palazzo Toelosia in Eorgo, 1' edilizio prese aspelto di reggia delle arti, pei tanti nobilissimi lavori eseguili dai ])iìi cele- brati artisti che ivi si ammirano. L' e- diflzio si compone di due gran palazzi riuniti in uno ( e da ultimo il principe

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fece abbellire anche il propinquo fab- bricato ed il contiguo palazzino che for- ma angolo alla via di s. Romualdo, e si congiunge alla chiesa di (piel santOj che il duca d. Giovanni acquistò e poi restituì ai Camaldolesi, V . : sul canto- ne di questo cuna (juercia di pietra, slem- ma di Alessandro VII, in memoria di avere allargato e raddrizzato la via del Corso, come narra ilISovacs nella sua vi- ta); il principale prospetto rimane in- contro al palazzo di s. IMarco j l'altro guarda sulla via che dalla piazza de' ss. Apostoli conduce a Colonna Traiana. Ar- chitetto della prima parte del palazzo fu Carlo Fontana, con buona e maestosa facciata e bel portone, ora nobilitato di superbe porle di finissimo lavoro. Esso mette in un gentile portico quadro, tut- to abbellito con statue e bassorilievi, an- tiche e moderne opere; l'atrio ha 4 sta- tue entro nicchie. 11 cortile è doppio e assai elegante^ con due fontane d' acqua Vergine. 1 tre archi in tondo al i ." cor- tile, ove si vedono pitture di prospetti- va, furono così decorali dal Carelli : le lo2UÌe che circondano il cortile da drit- ta e da sinistra contengono ciascuna due filari di statue antiche ben ristorate, ol- tre multi busti ; il pavimento è di mar- mo con figure graftite e intarsiate di piom- bo, bei lavori di Vincenzo Gaiassi. In fondo al 2." cortile è un gran cancello di bronzo, pregievole lavoro d'Augusto Rho' rik, disegno del Carelli: in questo luogo sono pure de' buoni bassorilievi del Ga- iassi, esprimenti figure allegoriche. Le scuderie sono quanto mai si può diree- le^anti e magnifiche. Prima di ascendere la scala si trova una sala di architettura goliga, assai riccamente decorata con fir nestre a vetri coloriti ; in essa è un ca- mino intarsiato di pietre dure, il cui in- taglio è opera del Monachesi. All' uscir di questa sala si osserva il gruppo dei ZeOiri che portano Psiche, scultura egre- gia del Gibson. La scala di recente co- struzione, riesce mirabile per la bellezza

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de'bianclil marmi di cui è formala, non tri eziamlio ne condusse nella volta ; in

die riccìiissima pei^li ornainenli delle pit- mozzo a questa è l'apoteosi di Telemaco

ture a cliinroscuio degli egreji^i Toietti , eseguita pure dal Paoletli. L'ornalissima

Consoni, Paoletti, Capalli , Uianchini e sala di P>iclie contiene nella volta vari

liigioli. Gli apparlatneiili sono verarnen- quadri, in cui Coglietti espresse la storia

te signorili e principeschi, forniti dovi- di Psiche; di piti sonovi de' bassorilievi

ziosamente delle piìt rare e preziose sup- del Gaiassi, trattanti il medesimo sogget-

pelletlili e mobilie. L'anticamera del i.° to. Viene poscia la camera di Diana, ia

piano è ornata di 24 colonne; tra gl'in- cui il Podcsti dipinse parecchie favole

teicolunni sono 4 "'^''b'6 con statue in di tale dea; Galli, Thorwaldsen e Gaiassi

marmo dello Stocchi^ del Dante, del ÌjÌ- scolpirono bassorilievi sul!' argomento,

setti e deirAlbertoni,con volta assai rie- Le camere seguenti servono per il letto,

ca e bene scompartita. La sala d'angolo per la toletta e per lo spogliatoio: la 1/ è

Ija nella volta l'apoteosi d'Eicole, pittu- dipinta a modo delle antiche terme, e

re di Laudi. Viene quindi la galleria, il sonovi iG quadretti mitologici di Bigio-

cui I." bracciocontiene nella volta le prin- li, oltre molti intaglie altri ricchi e belli

cipali gesta d'Achille, lavori del l'aolet- ornali; la 1.^ è adorna di stucchi dorati.

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li. Nel braccio del Teseo si vedono nel- e contiene altre pitture di Bigioli; la 3 la volta i fatti di quell'eroe, operati da! è di stile gotico con bizzarre decorazioni j Palagi, e sonovi pure pitture di IMassabò l'ultima è adorna di specchi. Gli appar- e del Toietti. Il 3.° braccio detto delle lamenti situati nel i.° cortile contengono ([uattroEtà, ha buone pitture di Capai- la camera detta de'quattro poeti, con pit- ti. 11 braccio di Bacco ha nella volta di- ture stimabilissime del Consoni; la ca- pinti d'Andrea Pozzi. Il braccio del grup- mera delle illustri italiane, ove sono i di» d'Ercole e Lica, in fondo alla galle- pinti del Carta; la camera di llalfaele, ria, è così detto dal gruppo colossale del le cui pitture sono di Bigioli ; la camera gran Canova , che rappresentò quel se- degli artisti, ove ne efligiò alcuni in chia- midio in atto di scagliare in mare il gio- roscuro il Chiarini; la camera degli stuc- vinetto Lica, opera insigne e del le pi ìi bel- chi, eseguiti da della Bitta; la camera del' le che uscirono da quell' esimio scalpel- le prospettive, tutte magistralmente o- lo: inoltre sonovi altre sculture pregie- perale dal Garetti ; la camera delta di volissime, cioè il Vulcano di Tenerani , Traiano, con 1 3 bassorilievi del Troschel, la Flora di Sola, e le statue di Binai- ritraenti le imprese di quel celebre au- di, Bienaitni', Pistrucci, Dante, Galli e gusto. Salili al 3.° piano, si trova V an- Thorwalilsen ; la volta di questo braccio licamcia con pitture di Raimondi: vie- comprende gli affreschi di Podesli, espri- ne poi la cappella ricca di marmi e assai menti fatti mitologici; le due cupolelte bene scompartita; nella volta, fra gì' in- lianno dipinti del Coghelti. Viene poscia tagli dorati, si ammirano pitture di Co- la sala in cui il Camuccini colori il con- stantino lìrumidi; le Virtìi teologali fu- vito degli Dei, ed il Gaietti eseguì gli or- rono scolpite da Carlo Aureli, il Brumidi nati ricchi e gentilissimi. L'anticamera slesso dipinse il quadro dell' altare, col- dei >.° piano ha i fusti delle porle coper- la ss. Trinità , s. Anna , s. Giovanni, s. te di sculture in bronzo di Bhorik, e le Marino, s. Carlo e s. Alessandro; gli A- pitturesonodi Scarabellolto. La sala del- postoli nelle pareti sono pure di Brumi- ta di Telemaco ha nelle pareti 5 quadri di ; le storie del nuovo Testamento, co- di Paoletti , esprimenti le gesta di (piel- lorite ne' vetri delle finestre, sono lavo- l'eioc; vi sono anco bassorilievi di eguale ri del Berlini. Noterò che i santi del qua- argomeato scolpiti da Troschel, che al- dro dell'altare, i due primi sono dei uo-

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mi portali dai geuiloii del principe, men- tre i seguenti lo sono de' suoi fratelli e del principe stesso; ma d. Carlo commen- datore dell'ordine Gerosolimitano e Pia- no, fu rapito dalla morte l' ultimo del 1847 e compianto da ogni classe di per- sone; dopo essere stato esposto in questo palazzo, fu portato alla chiesa pei solen- ni funerali, con quella straordinaria pom- pa e accompagnamento che si legge nel 11.° I del Diario di Roma e delle Notizie del giorno del 1 84B. A Castel Gandolfo dissi di sua nobile villa , e a Conserva- torio o ritiro del Sacro Cuore, di cui ])arlai ancora a Orfanotrofio, delle sue generose e caritatevoli cure per esso. Pas- sando per una lunga galleria dipinta a fruiti e fiori sulle pareti con quadretti del Bigioli , e nella volta con quadretti di Palmerola, si giunge all'appartamen- to composto di 4 camere. JN'ella i .'^ il Consoni dipinse la Poesia, la Storia, 1 A- stronomia, l'Eloquenza, la Filosofìa ; le altre camere hanno diversi abbellimen- ti. Ritornando alla galleria, da e^sasi en- tra nella sala pompeiana architettata dal Garetti e da lui ornata, ove sono anche i dipinti di Prampolini, rappresentanti le nozze Aldobrandine, la partenza d'Adone e altre antiche composizioni. Segue la ca- mera dedicata alle illustri romane, ove dipinse parecchie storie il Quattrocchi, tutteallusivea celebri fatti di chiare don- ne: in altre camere sono dipinti di Ga- gliardi, e bambocciate di Diofebi. Pietro Vitali ci die, Marmi scolpili esistenti nel palazzo del duca d. Gio. Torloiiia, in- cisi e descritti.

Palazzo dell' Unii'ersìtà romana. Nel rione s. Eustachio. l\ Università ro- mana.

Palazzo della inaile. ìie\ rione s. Eu- stachio, presso la chiesa di s. Andrea del- la Valle dei Teatini e le antiche terme di Nerone, oggi dei marchesi del Bufalo. Lo fece edificare il cardinale Andrea della Pialle romano, che il Cardella dice che ne* suoi viaggi arrivasse sino in Persia e

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più oltre : al suo temjio e in questo pa- lazzo , nel i527 pel tremendo sacco di Roma, vi si rifuggiarono molti illustri personaggi. Quivi pure abitò un suo ce- lebre discendente, Pietro della Valle fa- moso viaggiatore, di cui ci diede erudite notizie il cav. Belli nel n.° 2 3 del Diario di Roma 1847, parlando delle case abi- tate in Roma dagli uomini grandi. Egli da'suoi viaggi in Egitto, Gerusalemme e altre lontane regioni, portò in Roma sua patria copiosa raccolta di molti oggetti naturali e curiosità orientali, e ne formò un museo , rendendosi benemerito del- l'archeologia e delle scienze naturali. Ur- bano Vili lo fece cameriere segreto di spada e cappa, enei 1627 gli permise ce- lebrare in Aracoeli sontuosi funerali, che descrissi nel voi. XXVIII, p. 61, a sua moglie Sitti assiria , celebre per avve- nenza, soavi modi e fedeltà coniugale, che sposata in Nardin avea perduto nel gol- fj Persico, onde imbalsamata in Ormus ne avea condotto in Roma la spoglia mor- tale, alla quale egli si riunì nel i652, come riporta il p. Camisiro da Pioma, nelle Memorie storiche della chiesa di s. Ilaria d' Aracoeli. In questo palazzo si conservano alcune insigni rarità, poiché negliscavi fatti sotto PiolVne'Iuoghi pro- pinqui, si rinveimero molti pezzi di cor- nicione, i satiri che ora adornano la sta- tua di Marforio in Campidoglio ( come scrissi a Palazzo Brasciii), ove furono pure trasportate altre sculture, come la testa o busto di Giove eh' era sopra il portone; ed oltre questa si ritrovarono eziandio colonne e capitelli, uno de'quali di smisurata grandezza servì per fare lo scudo dell' arme di Pia IV per la sua Porta Pia.

PALENCIA (Palenlin). Città con re- sidenza vescovile di Spagna nella Casli- glia vecchia , capoluogo della provincia omonima, a 4o leghe da Madrid, situa- ta in vasta e fertile pianura chiamala Thierra de Campos, sulla sinistra del Carrion che si attraversa sopra due pon-

PAL li in pietra. £ cinta da antica e buona miuaglia, ha strade lai glie, massiujc la Mayor che atliavcisa la ciHà da porla IMonzon a quella del Mercato, e che ha portici con colonne in pietra; le case in generale sono del gusto gotico e como- de; sonovi fontane pubjjliche e ameni passeggi. La cattedrale sotto l'invocazio- ne di s. Antolino martire, è d'ampia e solida struttura, con fonte battesimale e curato. Narra il Rinaldi all'anno loSi the Sancio 111 il Grande redi JNa varrà, perseguitando nella caccia un cinghiale, questi si rifugiò tra le superstiti mura della chiesa di s. Antolino a Iato dell'al- tare, e volendolo il re ferire collo spiedo, alzato il braccio gli ri-mase irrigidito. Co- noscendo il proprio fallo di non avere rispettato il luogo sacro, benché alter- jalo, si raccomandò al santo e per la sua intercessione ricuperò l'uso del braccio. Allora il re nella sua insigne pietà non solo rifabbricò la bellissima chiesa, ma giacendo la cititi sepolta nelle proprie rovine, la riedificò nobilmente. 11 capi- tolo si compone di i3 dignità, essendo la 1." il decano; di 4^ canonici com- presi il teologo e il penitenziere, di 1 1 ralionarii, di io cappellani e altri chie- rici. L'episcopio è alquanto distante dal- la cattedrale, oltre la quale sonovi altre 4 chiese parrocchiali col fonte sacro; i conventi sono 5, i monasteri di religio- se G, gli ospedali 2, piìi confraternite, il seminario e altri stabilimenti. Di detti ospedali uno è assai ben dotalo, ed ev- \\ l'ospizio fondato nel proprio palazzo da Rodrigo Diazde Civar soprannomina- to Cicl, famoso eroe casligliano di Cur- gos del secolo XI, derivato dal titolo El Scici, signore, col qua! titolo lo qualill- carono i mori da lui vinti con la cele- bre battaglia perduta da 5 re moreschi. Rocca di Cid fu detta quella di Temei, donde combatleva con successo i nioii, co' suoi compagni d'arme: a Paleucia si celebrarono le sue nozze con Ximena Goniez, e di lui si narrarono cose favo-

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lose, e fu soggetto della tragedia di Cor- neille. La i.a università cristiana fonda- ta in Ispagna dopo l'espulsione de'mori, fu eretta in Paleucia dal re Alfonso VII, e venne poscia trasferita a vSalamanca. In Palencia, Palanlìa o Pallanlia, fio- rirono diversi uomini illustri, fra' quali il celebre scultore F. di Villalpando, il Tescovo Alonso Fernandez Madrid, au- tore dell'istoria di questa città, e D. M. F. Santa-Cruz nominato arcivesco- vo e viceré di Messico, dignità alle qua- li rinunziò per dedicarsi intieramente agli studii ecclesiastici. Quivi da lungo tem- po sono in attività linomate fabbriche di coperte e altre stolfe di lana.

La sede vescovile fu eretta ne' primi secoli della Chiesa, sulTraganea di To- ledo, finché Gregorio XIII la dichiarò di Burgos, come lo è ancora. Il i.° ve- scovo fu Nestorio, che dicesi discepolo di S.Giacomo apostolo. Qui furono tenuti a concilii: il i.° nel i i i4 e vi fu scelto il vescovo per Lugo. Arduino t. 6. 11 i." nel i386 dall'anticardinal Pietro di Lu- na legato di Spagna per V antipapa Cle- mente VII, al quale successe col nome di Benedetto XIII. Vi furono presenti Gio- vanni I re diCastiglia, 3 arcivescovi e 2 5 vescovi. Ne' 7 suoi canoni si rinnova- rono le pene contro gli adulteri, sugli ebrei, saraceni, santificazione delle feste, e che i chierici dai vescovi e giudici si esortassero secondo i canoni. Concil. t. C). Nelle Notizie di Roma dal 1733 so- no registrati i vescovi: dal i832 lo è ing."^ Carlo Laborda di Burbanales dio- cesi di Lerida. La diocesi contiene più luoghi e molte parrocchie. Ogni nuovo vescovo è tassalo ne' libri di camera in fiorini 3ooo, ascendendo la mensa a cir- ca i5o,ooo regalium de vellon, gravata di pensioni.

PALEOLOGO Teodoro, Cardina- le. Discendente dagl' imperatori d' o- rlenle , figlio di Gianiacopo marchese di Monferrato, datosi alla vita ecclesia- stica , venne a dovizia provveduto di

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pingui nl)l»a7,ie e fatto decano tlel!a col- Ici^iata ili s. Maria di iSaliizzo. Atii- nic'sso tra i protonotaii apostolici, ad i- stanza del re di Cipro suo cogtialo, Pao- lo Il a' I 8 selteml)ie 1467 lo creò car- dinale diacono di s. Teodoro, ed inler- vcnuc al conclave di Sisto IV. S<'p[>e luiire allo splendore della nascita, ciui- iienle virlìi, modestia, tnansueludme e dolcezza di caralteie, che lo rese a mi tempo amabile e rispettabile. l*er dis- grazia fu ferito leggermente colla pun- ta del coltello in un braccio dal suo scal- co, nell'alto di trinciare una vivanda: contaminatosi il sangue, compianto da tulli, mori in Asti nel llore degli anni nel 14^1 o i4B4j tenendo sepolto nella chiesa abbaziale di s. Michele di Lucedo nella tomba de'suoi antenati.

PALEOPOLI.Sede vescovile d'Asia nell'esarcato del suo nouje, sotto la me- tropoli d'Efeso, erelta ne! I K secolo. Eb- be 7 vescovi. Orieiis dir. t. I, p. 729. Paleopoli, PalcopoUtan, è un titolo ve- scovile in paiiibus sotto Efeso, che con- feriscono i Papi, e Gregorio XVI a' G giugno 1837 vi nominò mg/ Piaimondo Grillilh domenicano, che fece vicario a- postolico del Capo di Buona Speranza.

PALEOPOLI. Sede vescovile della Pamillia seconda, sotto la metropoli di Pirgi, erelta nel V secolo. Si conoscono 2 vescovi. Oriens dir. t. i, p. 1021.

PALEOTTO Gabriele, Cardina- le. Patrizio bolognese, perduto il pa- dre in tenera età, si mostrò alieno da- gli studii , ed inclinato alla milizia; ma ferito da un dardo, cede ai consi- gli de' suoi e cambiò inclinazione. Indi pei suoi angelici costumi ed eccellente ingegno, d'anni 24 pi'^se la laurea e fu fatto professore di giurisprudenza nella patria università, con tal plauso che fu detto il secondo Alciato : tra i suoi scolari si contano Scipione Lancellotti poi cardi- nale, e Aldobrandini poi Clemente Vili. JNel I 549 oUeune un canonicato nella calledrale, proseguendo nella cattedra,

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ed allora compose il trattalo De nothis et spnriis. Dopo avere ricusato i vescovali di iAIajorica, di Ilagusi, di Avignone e la carica di vicelegato di quella città, iion potè dispensarsi quando Paolo IV nel i 5 jG lo fece uditore di rota in luogo del concittadino Pellegrino Fava. Perla la- ma d'integrità e dottrina che si acquistò, Pio IV lo inviò al concilio di Trento, dove ne'gravi incarichi che sostenne in quell'augusta assemblea, in«;ui perseve- rò lino al suo termine, diede saggi lu- minosi di pietà, dottrina e prudenza, per cui i legali nulla facevano senza il di lui consiglio; e della storia che ne scrisse se ne giovò Odorico Rinaldi pe' suoi annali ecclesiastici. Tornato in Roma, ne ricom- pensò il merito Pio IVa'i2 marzoi 56"), creandolo cardinale prete del titolo dei ss. Nereo ed Achilleo, poi cambialo con quello di s. lAIartino a'iMonli, chiesa che ristorò con molta spesa, come apparisce dalla lapide posta fuori della porla mag- giore. Nel i566 s. Pio V lo dichiarò ve- scovo di Bologna, venendo consagiato da s. Carlo Borromeo, che avendolo in al- tissima slima lo consultava negli alTari di sua coscienza e diocesi, e con tal gra- do intervenne al concilio di Ravenna. Con s. Carlo si recò a Torino a vene- rare la sacra vSindone, ed a Ridano lo as- sistè a conferire la cresima, ed alla tras- lazione delle ossa di s. Giovanni Buono nella metropolitana. Egli fu a Bologna ciò che fu s. Carlo a ftlilano. Riformali i costumi del clero, tolti gli spettacoli scandalosi, introdotta l'osservanza delTri- denlino, stabilito 1' uso del catechismo, restituita l'osservanza ne'monasteri, fon- dato il seminario, celebrato ogni anno il sinodo, aperte scuole ai chierici nel- l'episcopio che ristorò, la cattedrale fu pure rislaurata, facendovi incominciare la cupola di 190 palmi d'altezza. Ivi inol- tre istituì confraternite, eresse e dotò ca- se pei catecumeni, pei mendicanti e per le convertite con savie regole. V'intro- dusse i miuislri degl'infermi, cui die la

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chiesa di s. Colombano, dontle scilo il cardinal Girolamo lioncompaj^iiotnrono trasferiti a quella de'ss. Gregorio e Siro; fjiiindi per lui Bologna si rinnovò nel costume, rillor'i nella religione: Cu profu- so co'poveii, massime colle zitelle perico- lanti, in modo mirabile. In una carestia spalancò i granari ; predicò a tutti l'evan- gelo, insegnò pubblicamente la dottrina cristiana ai fanciulli ; albergava lutti i sacerdoti stranieri, visitava griiifcriui ne- gli ospedali e nelle case, particolarmetj- te i fatnigliari che di tutto provvedeva insieme alle loro mogli e figli, quindi in convalescenza li mandava in villa a ri- stabilirsi, ed in morte amministrava loro i sagramenti e raccomandava l'anima; con essi poi era severo se rei di manca- menti, volendo che la sua famiglia fosse esempio di virtù. Pubblicò in Bologna nel I j8o la raccolta di quanto avea opera- to, col titolo : Episcopale Bononiciiiif. jNcI i583 fece erigere nell'eremo di Ca- maldoli una cella solitaria sotto il titolo di s. Petronio, ove si ritirava per perfe- zionarsi. Sotto di lui Gregorio Xlll ele- vò Bologna a metropolitana, che regalò a suo riguardo della rosa d'oro, e lo an- noverò alla congregazione dell' indice ; indi ottenne per coadiutore il nipote Al- fonso Paleolto, dopo essere stato il i arcivescovo di sua patria. Sisto V lo fe- ce prefielto de'iiti e nel i 58() vescovo di Albano, dove celebrò il sinodo, che pure convocò nel vescovato di Sabina, a cui lo trasferì GregorioXlV^ nel i 5() i , ove inol- tre ristorò la cattedrale e aprì il semina- rio che fu uno de'primi dopo il concilio di Tienlo. liestaurò l' antica chiesa di Vescovio, già residenza de' vescovi di Sa- bina, ornandola di pitture e sacre suppel- lettili; e rifabbricalo il contiguo conven- to, lo assegnò ai riformati francescani. Trattandosi in concistoro d'impoire ai sudditi pontificii una gravezza per aiu- tare i cattolici nelle guerre civili di Fran- cia, con zelo egli solo si oppose al P(;iileli- ce e al comune seulimeulo dc'cardinali, e

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benché alcuni ministri di ciò sdegnali fe- cerocheil Papa lo privasse de'ioo scudi al mese che aveagli assegnati attesa la te- nuità di sue rendite, e non piìi lo ammet- tesse all'udienza, proseguì a parlare Iran- co. Penetralo il Papa di sue ragioni, gli restituì la sua grazia e l'assegno. Grego- rioXI V lo deputò sulla riforma dellebol- le ponlificie, mosti andosi egli sempre sen- za riguardi difensore della religione, e nel conclave in cui questi fu elellù gli man- cò un voto ad esser fallo Papa. Coope- rò alla riconciliazione di Enrico IV colla s. Sede presso Clemente Vili, il quale gli affidò l'esame della vita e miracoli del I). Giacinto, che perciò fu canon zzato, e lo fece prefetto della congregazione dei vescovi. E fama costante che conservò sino alla morte la battesimale innocen- za, tenendo sempre in morii ficazione la carne. Divolissimo delia Beata Vergi- ne, nella cattetlrale di Bologna le Ibiulò una sontuosa cappella, con organo, pit- ture, marmi e reliquie, lasciandole in morte molli argenti, come dispose a fa- vore della metropolitana la sua eredità, e la sua biblioteca nell'episcopio a comodo degli ecclesiastici di Bologna. Morì in Uoma d'anni 7 ), nel km)7, ed il cada- vere trasferito in Bologna, fu tumulalo avanti la cappella del ss. Crocefisso nel- la confessione, con breve épilaflio, da lui vivenle composto. Scrisse alcune opere legali, teologiche, morali ed ascetiche, di cui ne fa l'elenco il Torrigio, De script, cani. p. 1 8 ; l'Orlandini ucs^ìi Scrittori bo- lognesi p. ìi^; ed il Fautuzzi, t. 6, p. 242. Le più rinomale sono: De hono seiieclnlis, e De sacri coiisistorii consnl- tationibus. Tulli gli scrittori meritamcnle lo colmarono di elogi, e s. Carlo lochia- mo uomo di grandissima virtù e di sin- goiar pietà fumilo. La sua vita scritta da Angelo Bruni suo famigliare, si leg- ge nel t. G della Raccolta de' pp. ]Mar- lene e Durando, p. iSBy. Quella del p. Alessio Ledcsma barnabita fu slampa- la in Bologna nel i647.

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PALERMO {P^normilaiì). Citth con residenza .ucivescovilc , cnpil.tle del re- gno di Sicilia (^''.), capoluogo della pio- ■viiicia e del cantone di Valle di Palermo, sulla costa settentrionale dell'isola, distan- te 45i miglia da Trapani, i oc da Catania, io5da Messina, e 17,'! da Napoli [P\), in un'amena e vasta pianura fecondissi- ma, difesa dai venti meridionali che do- minano in Sicilia, in un cratere semicir- colare, chiusa in parte da montagne sco* scese, come il Pellegrino e l'Orlùio, ed in parte dal ridente golfo del suo nome formato dal mare Tirreno, fia i capi di Zaffarano e tU Gallo. Longitudine orien- tale I i°2; latitudine settentrionale 36" 6'. Questa antica, celebre e magnifica me- li opali è ricca immensamente de'piìi bel- li piodolli che la natura volle special- mente prodigarle, dandole un orizzonte similissimo a quellod'Africa,per cui Dio- doro ed Erodoto simboleggiarono il ge- nio di Palermo seduto sopra conchiglia contornato dalle più squisite e preziosis- sime fruito, intrecciandolo con le cornu- copie dell'abbondanza, affine di esprime- re sì ampio e delizioso giardino. A ca- gione di sua feracità , bellezza , florida ailivilà di commercio, amenità di situa- y.ione, agiatezza e cortesia della più par- te de' suoi abitanti, da molto tempo fu dato a Palermo l'epiteto di felice. Non si può abbastanza dire quanto riesce gradevole soggiorno. È sede d'una cor- te suprema di giustizia, di una gran cor- te civile, dalla quale dipendono i tribu- nali di Palermo, Girgenti, Siracusa, Tra- pani e Caltanisetta; di una gran corte criminale per la provincia di Palermo, di un tribunale civile e di uno di com- uìercio con camera consultiva. Le fun- zioni municipali si esercitano dal senato composto di 6 membri, presieduti dal pretore col sussidio di vari aggiunti.

Palermo ha presso a poco la forma di un rettangolo, i cui lati sono rivolti al nord-est, al sud-est, al sud-ovest ed al nord-ovest, e di cui il perimetro è circa

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mia lega. Il suo circuito è quadrato, con i)astioni e mura per tre quinti logore dal tempo, ha 1 2 porte, ed è inoltre difesa da batterie e da forti, e fra gli altri dal Ca- stello del Molo e dal Castello a Mare. Ve- duta dal mare o dal monte Pellegrino, Palermo offre uw aspetto incantatore , tanfo per le sue torri, cupole, campanili ed altri edifizi, che pei suoi superbi din- torni; ma l'interno veramente non ri- sponde in tutto ad una prospettiva .sì bella. Due strade principali attraversano in tutta la sua ampiezza Palermo : i lo- ro assi tagliansi in angoli retti quasi nel centro e formano la piazza oltagona re- golare di Villona, ornata di belli edifizi di stile dorico, ionico e corintio artisti- camente combinati, decorata delle statue di Carlo V, Fdippo II, Filippo III e Fi- lippo IV, e nel centro della quale evvi la famosa fontana che per grandezza ed architettonici ornamenti merita ogni lo- de; chiamata un tempo piazza del Sole, si chiama Quattro Cantoneri, da che la città fu divisa fra i 4 quartieri di s. Cri- slina, s. Ninfa, s. Oliva e s. Agata : que- sti circondari si chiamano pure del Pa- lazzo reale, del Monte di Pietà, di Ca- stellamare dalla principal fortezza omo- nima,e de'Tribunali. Una di queste due strade, opera del viceré Macheda o Ma- queda che le diede il suo nome, appel- lasi anche strada Nuova; l'altra più bel- la porta il nome di Cassaro e chiamasi pure di Toledo. Cassaro è voce araba e sigiiifica cittadella, castello, fortezza, co- me osserva Muratori. E la cittadella o rocca o castello degli aral)i sorgeva al- l' estremità orientale della città sopra un'altura; quindi il nome della strada che vi conduce. Queste due spaziose stra- de principali hanno belli edifizi tanto pidiblici che particolari, sono ben lastri- cate con marciapiedi. Le case, in genera- le altissime, hanno tetti piatti e balconi con grate: non v' è piazza o capostrada, che non abbia una fontana.

Il passeggio più frequentato è la Mari-

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na fuori di porta Felice e Nuova, nrginedi 80 passi di larghezza, che si eslende kin- go la baia, siuo alia Flora, delizioso giar- dino pubblico, ornato di statue, di fon- tane e di chioscljij il luogo di riunione della sera della maggior parte degli abi- tanti; in vicinanza ovvi nella villa Giu- lia il giardino botanico, ricco di piante esotiche , il cui ingresso ha la forma di un antico tempio. Il palazzo reale, resi- denza del luogotenente generale viceré di Sicilia, presso porta Nuova in bellis- sima situazione, circondato di deliziosi giardini, è composto d' un ammasso di irregolari edilìzi. La rocca degli arabi divenne la reggia de'normanni, i monar- chi de'fjuali la riedificarono e vi fonda- rono il palazzo nuovo o reale, che gran- demente abbellirono, poscia ingrandito, ristorato e ingombrato dai memorati e- difizi ne'successivi regni. Nella parte piìl alla di esso, sulla superstite torre, fu e- retta nel 1791 la specola che s'alza 243 piedi sul livello del mare. Questa spe- cr)la ha un «strumento di passaggi del Piamseden, lungo 6 piedi inglesi, ed il famoso cerchio dello slesso autore di 5 piedi di diametro. Con l'aiuto di questi ilromenli il celebre Piazzi nel gennaio 1801 vide pel primo il pianeta Cerere e fece scoperte che posero il suo nome tra i più insigni astronomi. Annessa al palazzo reale « Porta Nuova, che dan- neggiata dal fulmine, nel 1 668 venne ri- falla: era slata edificata sotto Carlo V, la cui statua di bronzo del siciliano Vol- si è in allo di giurare l'osservanza dei privilegi del regno di Sicilia in mano dell' arcivescovo. La cappella palatina e insigne collegiata di s. Pietro del pa- lazzo reale è singolare monumento, il cui interno aspetto ispira sorpiesa, me- raviglia e mistero. E' di architettura greco-arabanormanna , e nel ristorarla si ebbe la lodevole cura di conservare illeso l'antico. La fondò nel 1 129 Piug- giero II conte di Sicilia, poi Ruggiero I re di Puglia e Sicilia. ludi il successore

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Guglielmo I l'ornò di ricchi musaici nel- lo stile bizantino, rap[)resenlanli storie del vecchio e nuovo Testamento. La piaz- za del palazzo reale è grandissima ed ornala nel mezzo della statua di Fi- lippo IV in bronzo con bassorilievi sul piedistallo : è circondata da 4 minori statue in marmo bianco, simboleggianti le 4 virtù caidinali. La piazza pretoria- na si dislingue per una fontana degna di ammirazione pel suo disegno', scul- ture e bizzarria di costruzione. Quella di s. Domenico si abbellisce colle statue in bronzo di Carlo III e Maria Amalia sua corsorte, e di magnifica colonna sos- tenente la statua di simile metallo della ]>eata Vergine : la facciata della chiesa di s. Domenico forma altro ornamento della piazza. Per non dire di altre, nella piazza di Bologni si eleva la bella sta- tua in bronzo di Filippo V. I palazzi in Palermo sono in molto numero e tutti grandiosi. Oltre l'arcivescovile, si distin- guono il senatorio o pretoriano, che pos- siede due statue antiche e molli fram- menti d'opere greche e romane; quelli de' principi di Butera e Torrerauzzo, e de'duclìi di Gravina e d'Anjou.

Le chiese di Palermo sono molte, e meritano quasi tutte particolare atten- zione. La cattedrale, della dagli abitanti madre chiesa, è sacra a Dio sotto l'in- vocazione di Maria Vergine Assunta; la fondò nel i 170 l'arcivescovo Gualtiero II. E' un vasto cdifizio d'imponente a- spetlo, ma d'uno siile misto di gotico e d'arabo-nornianno nell'esterno. La sua forma è quadrilunga con traverse in cro- ce, terminale a ciascuna estremità da 4 finestre di stile gotico; nel centro s'in- nalza una cupola d'architettura italiana. Un ponte unisce al corpo del fabbricato una quinta torre d' altra forma, ma di altezza quasi eguale alle altre. La fac- ciala principale è quella laterale. Si pre- senta sopra una piazza prolungata che la divide dalla via Nuova ; l'insieme se- luiorientale e semi-europeo è grandio-

I n P A L P A L socd imponenle; l'inlpinon meno splpn- silo e decnno.La strntla praticala sul tìnr- (lido e ineiio l)ello lielJ'eslciiio, sebljerie so della montagna per giungervi, costò non manchi d'ornati. La volta è soste- somme immense. Nel ifì^t» con magni- unta da 8<j colonne di granito orientale; lica [)ompa ecclesiastica fu istituita in Pa- l'altare maggiore è d'una stupenda rie- lernio a' i 5 agosto una solennissima festa tliezza, e distinguesi per una colonna di annua, che vi attrae una folla immensa lapislazzuli di straordinaria dimensione; di |)opolo. In tal giorno la metropolitana in esso vi sono le statue dei 12 Apostoli, è illuminata da tanti ceri, che appena la scolpile dal rinomalo Antonio Palermi- vista vi si può fissare, essendo indescri- tano. Si osservano pine in questa me- vihile la divozione verso s. Rosalia dei tropolitana, come ne' sotterranei, molti palermitani, de'siciliani e di altri popoli, mausolei di marmo bianco e di porli- Nel iGSG si eresse il monastero delle do che contengono le ceneri di antichi l)enedeltine di s. Rosalia, cui Urbano monarchi, massime normanni : sono ri- Vili mandò due abiti benedetti, e per- marchevoli le tombe di Ruggiero I re di mise loro portare una croce d' argento Sicilia, di due imperatori, di due impe- sul petto, secondo la forma di quella tro- ralrici e di gran numero di vescovi e vata sulla santa : di queste monache trat- arcivescovi, olire altri personaggi. Vi è tail p. Bonanni, Catalogo par. 4>P- i36. il fonte battesimale e vi si venerano mol- 11 capitolo della metropolitana si compo- te insigni reliquie, fra le quali il corpo ne di tre dignità; la maggiore è il can- dì s. Mamiliano primo arcivescovo di Pa- tore , la 1." l'arcidiacono, la 3.' il deca- lermo e martire, ed in sontuosa cappella no; di 94 canonici compresi il peniten- quello di s. Rosalia vergine patrona ilei- ziere e il teologo, di circa 4o beneficiati la ciltà, in urna di argento di prezioso e di allri preti e chierici : per la cura lavoro, ornata di gemme. Essa santificò delle anime il capitolo vi deputa un be- il JMonte Pellegrino, ove nel secolo XII neflciato detto maestro de'cappeilani, con si ritirò dalle corruzioni del mondo; re- 3 sacerdoti per aiuto. Paolo V col bre- slò sconosciuto il luogo ove riposavano ve Ex debilo, de'iq giugno 1610, con- lesue ossa, finché nel 1625, mentre Pa- cesse ai canonici l'uso della mozzetta e Icrmo era afllilta dalla peste, miracolo- rocchetto; Clemente IX col breve Mi- samenle e mediante una visione avuta nislerii sacri, del 6 agosto 1668, vi ag- da un pio uomo, si rinvenne in una grot- giunse la mitra e la cappa magna ; e Be- ta del monte: portale le reliquie in prò- nedello XIII mediante il breve In beati, cessione intorno alla citlìij prodigiosa- de'2 r gennaio i 729, per maggiormente niente essa e la Sicilia furono liberale decorarli, accordò loro la mozzella nera dal fatale morbo. Il Monte Pellegrino, ne' tempi di quaresima e avvento, per- detto dagli antichi £'/Wo.v, fu celebre sotto che meglio dimostrassero anch'essi la le guerre puniche; Pirro occupò un lem- tristezza da cui la Chiesa in quelli è coni- po il suo castello, che ai romani non riu- presa. Sull'officio arcidiaconale di Pa- sci espugnare contro Amilcare Baicas : lormo, da ultimo furono pubblicati qiie- ivi si facevano segnali per indicare l'ar- sii due opuscoli. Simon Francesco Val- rivo delle navi. La grotta in cui la reale des sacerdote: Ragioni ed anlorità in di- santa menò vita solitaria e contemplati- fesa della giurisdizione dell'arcidiacono va fu cangiala in chiesa, il cui effetto è della melropolilana chiesa di Palermo, meraviglioso, conia di lei statuadi bron- ivi 1841 tipografìa Roberti. Ragionidcl zo dorato, ornata di gioie di gran va» capitolo della cattedrale di Palermo in lore; la corte vi mantiene la collegiata sostegno dell' ofjieio arcidiaconaU\Vix\itv- di circa io sacerdoti compreso il prepo- mo 1842 stamperia Lao.

P A L Le chiese parioccliiali in città sono io e circa 8 licl subiuhio, tutte munite del l'onte sacro, ed una delle quali sotto il ti- tolo di s. Pietro è collegiata reale detta (Iella Magione, con decano, soltopriore e i8 canonici, corapiesi i soprannumerari e secondali. Fra le chiese si dislingue quella di s. Giuseppe, ove sono belle e alte colonne di marmo turchino; ricchis- simo di marmi preziosi è anche l'altare maggiore, e vi si osserva una cappella, sotterranea con ornamenti pure ricchissi- mi. Tra i monumenti innalzati d.il [)io zelo degli animosi conquistatori norman- ni, si deve anche noverarsi la chiesa del- la INIartorana di s. INIaria alla Catena, co- s'i chiamata perchè essendo posta all'in- gresso dell'antico porlo, atlaccavasi alle sue mura il capo d' un'enorme catena che il passo del porto chiudeva. Fu fondata da Giorgio Rozio Antichiano, ammira- glio del re Ruggiero I, forse nel i i (3 o nel I I 43 quando fu riccamente dotata; venne quindi consagrata nel 1173. E una delle chiese più rimarchevoli della Si- cilia, strabocchevolmente adornala nel secolo passato : ha stupendi lavori di mu- saico e bellissimi dipinti. Chiamasi an- che di s. Simeone o Simone, e sotto le sue volte nel i283 si congregò la nobiltà siciliana per giurar fede a Pietro 111 d'A- ragona, con che ebbe fine la rivoluzione elle spense tanti francesi ne' famosi ve- speri siciliani. Meritano eziandìo di esse- re ricordate le chiese di s. Matteo o del- l' Anima, di s. Giuseppe de' teatini, del ss. Crocefisso, del Gesù, di s. Domenico, di s. Zita, dell'Angelo Custode, come pu- re l'ialtra detta Olivella, l'oratorio del santo Rosario e di s. Filippo Neri; le qua- li chiese e oratorii sono tutti ricchi di pit- ture e di oggetti d'arte interessanti. De- gne ancora di particolare osservazione SO- DO le catacombe, il cui iugiesso è nella chiesa de'cappucci ni fuori della città; que- ste catacooibe scavate nella viva roccia presentano uno spettacolo straordinario : vi si conservano nelle nicchie molti sche-

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letri, che nel giorno della coramemora- yione de' defunti dai cappuccini si vesto- no col costume che indossavano in vita, o[)pure secondo eh' essi stabilirono con testamentaria disposizione, aggiungendo i religiosi a ciascuno di essi un cartello col nome del defunto e l'anno di sua mor- te ; pio e morale costume, che desta do- lorose sensazioni. Inoltre Palermo contie- ne 5 ospedali ( in quello di s. Giovanni di Dio de'benfratelli lino dal i83G vi .so- no I jo letti per gi'inliirnii che si curano oraiopalicamente ), un liceo o reale uni- versità fondata nel 1374, ove oltre le 4 facoltà che numerano 3o cattedre, eoa corsi pubblici del sistema omiopatico, ne dipendono gli stabilimenti delle belle arti eia reale tipografia; di più vi sono società letterarie, come l'accademia di scienze, lettere e belle arti divisa in 4 sezioni, seminario cospicuo, 3 biblioleche,il mon- te di pietà che per la rivoluzione scop- piata a' I 2 gennaio i84<^ fj incendialo, calcolandosi i pegni perduti lìn valore di 3oo,ooo oncie. Vi sono molti conven- ti di religiosi, monasteri di uionache, in tutti circa 9o;divei'si conservatorii e con- fraternite. Interessante è la pinacoteca, cui potentemente contribuì nella fonda- zione il principe di Belmonle ; il museo archeologico, ricco di abbondante colle- zione di medaglie grecosicule, e clieogni giorno si aumenta di oggetti rari pegli scavi che si fauno in diverse parti dell'i- sola ; la fonderia reale, il banco pubblico regio o cassa di corte o della nazione nel palazzo delle finanze, ed altri stabilimen- ti d'istruzione e di carità : per la benefi- cenza sono destinati, olire il gran ospe- dale degl' inferrai , il conservatorio degli esposti, il real albergo de' poveri e la ca- sa de'pazzi. Del collegio 0 seminario gre- co di Palermo, e delia colonia greca di IMezzcijuso, come del vescovo per leordi- nazioni in tal rito, parlai nel voi. XXXII, p. i52 e i53. Vi risiede altresì un ve- scovo in partii US, ^\ii<.\\cc dell'apostolica legazione , chiamata Moiiarchid di Sici'

VOL. LI.

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ha. Il porlo di Palermo è piccolo, ma co- modo, sicuro e ben munito: ha il molo con faro, e serve egualmente ai vascelli di linea e alle navi mercantili. Quattro sono le fortezze , cioè del palazzo reale , della Carità, del Castello e del Molo; tre i teatri. Presso l'arsenale si vedono nei sobborghi i moltiplici magazzini, le gran- diose cantine pei vitii siciliani destinati alla esportazione, e gli amplissimi granai. Non manca Palermo d'industria pro- porzionatamente a' suoi mezzi, ed è l'em- porio del commercio siciliano. \i sono fabbriche di seta introdotte verso la me- tà del secolo XI, e già assai più fioren- ti ; di cappelli, tele, guanti di pinne ma- line, panni glossi, ed altre; ollJcine ripu- tate di scultura e doratura in legno; com- pagnie per la gran pesca del tonno, e vi si fa pure traflko di acciughe salate, co- rallo, frutta secche, agrumi ed altro. La pianura nei dintorni mesita bene il no- me di Conca d'oro che ledieronoi poe- ti; disposta in antiteatro, animata dalla più rigogliosa vegetazione, è sparsa di ca- sini, di verzieri, di eleganti giartlini , ed al piede del JMonte Caputo trovasi altro giardino botanico colle piante più rare. 11 fiume Oieto o Ammiraglio mette in mare la sua foce presso l'angolo orien- tale della città, arricchito di numerosi ru- scelli, che vi entiano dopo aver innaffiate le circostanti campagne. Oltre i 4 descrit- ti interni circondarli, altri 4 ^^ ne sono che cbiamansi esterni, cioè del Molo, di Baida^ di Porrazzi e dell'Ortobotanico, ciascuno con villaggi suburbani. Nel cir- condario del Molo, dopo il convento dei minimi, trovasi la real Villa favorita dei colli, e poco lungi la grotta e santuario di s. Rosalia ; in quello di Balda vedesi l'altro real sito di Boccadifalco e il con- vento de'cappuccini. 11 9.° poi e io.°cir- condario di Palermo diconsi della cam- pagna, e sono quelli di s. Lorenzo nella pianura boreale che termina col capo Gal- lo, e di Bagheria, ove fra'vari villaggi è il castello Solunlo acquistato dai romani

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con l'altro d' Iato; le rovine accennano la passata grandezza. Meritevoli pur di rimarco sono i due castelli nel borgo di Olivazza, di stile moresco, chiamali Ziza e Cuba, dai nomi dei fìgli d'un emiro che li fece costruire dai suoi arabi in mi- rabile situa/ione. Si vede in lontananza l'elevata e bella Monreale. Mette capo a Palermo la gran via rotabile testé costrui- ta da Messina , e le altre nuove comode strade per a Termini, a Trapani, a Cor- leone, a Monreale. Nel distretto di Paler- mo si numerano i circondarii di Monrea- le, di Partinico, di Piana, di Misilme- ri, dell' isola d'Ustica, e di Carini s,\li se- de vescovile, e piùanticamente patria del- la vezzosa Laide rinomata cortigiana di Grecia; a quell'articolo seguendo l'errore d'un geografo, dissi Carini negli Abruz- zi , mentre con contraddizione aggiun- si nella provincia di Palermo ove trova- si : niinns ma liini sit indoclnni esse, qiiam indocilcni. Gli abitanti di questa metro- poli, compresi quelli di tutti i circonda- rii, si fanno ascendere a più di 190,000. Un gran numero di uomini illustri fiori- rono tra' palermitani, in santità di vita, dignità ecclesiastiche, nelle scienze, nelle arti e nelle armi, di moltissimi de' quali fo menzione ai luoghi opportuni; qui so- lo ricorderò : la vergine e martire s. A- gala,il Papa s. Agatone, il vescovo di Ve- rona Giberti, Giuseppe Galeani; Gio. Fi- lippo Ingrassia, nato però in un villaggio dell'isola , illustrò questa città colle sue scoperte in anatomia e medicina. Per sup- plire a questi brevi cenni in cui procu- rai dare un'idea di Palermo e suoi su- buibi, si potrà consultare la Topografìa di P<7/e/7/20 di Scinà, stampata nel 18 18, e l'opera del duca Serra di Falco intito- lata : Le antichità di Sicilia.

Piìlevmo, Pano riìws, che i latini chia- marono dipoi Panorniuin , ebbe dispu- tata più volte la sua etimologia; senza ri- portarne le molte opinioni, sembrano ra- gionevoli quelle di Cluvier che pretese derivare la denominazione di Palermo

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dai (lue molti puoici pan-horuni,v\ie si gniflca riipes cinges. Palermo è citlà ce- lebrata anche presso gli antichi, e Tuci- dide nana, che i fenicii ali arrivo delie colonie greche in Sicilia, fin dal primo secolo della fondazione di Roma, ritira- lonsi a Panoi inosj altri pine riferiscono che i fenicii nella loro prima migrazione trovarono già esistente Palermo; che se Polibio e altri la dicono fondata dai fe- nicii, deve intendersi più popolata colla loro colonia, quindi ingrandita. 1 carta- ginesi che in seguilo se ne impadroni- rono, ne fecero la capitale de' loro posse- dimenti in Sicilia, ed il centro d'un gran commercio. Cadde in potere de' romani nel 255 prima di Gesù Cristo, dopo che Metello sotto le sue mura riportò una compiuta vittoria sui cartaginesi ; i ro- mani le diedero moltissimi privilegi, e fu considerata come citlà libera e alleata. Dai romani passò in dominio ai greci del basso impero, e dall'epistole di s. Gre- gorio I del 5qo si raccoglie chelachie- .sa romana possedeva parecchi patrimo- ni, e tra quelli di Sicilia di alto e supre- mo dominio eravi quello di Palermo, cui dava un distinto amministratore o difeu- .sore o rettore, recLor palrinioiiii Siciliae o rector SiciliiJe, le cui prime stazioni e- rano Palermo e Siracusa , coi nomi e- spressi di patrimonio palerniilaìio e pa- trimonio siracusano. In queste due città risiedevano i ministri della s. Sede, con detto titolo e notari , ed era principale loio uffizio di ricevere le rendite del pa- ti imonio di Sicilia, giacché in arbitrio ri- maneva de'debilori di pagarle o in un luogo o nell'altro. Tutto e meglio può vedersi in Borgia, Breve istoria del do- minio temporale della Sede apostolica nelle due Sicilie. In progresso l'impera- tore Lodovico I il Pio, donò interamen- te alla 5. Sede la Sicilia, nell'H i -;• a Papa s. Pasquale I. 1 saraceni di Kairvau as- salirono Palermo nel! 83o, e ne fecero la conquista noli 835, formandone la ca- pitale de'Ioro stali siciliani ; ed è da que-

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stVpoca che Palermo incominciò ad es- sere la principale città di tutta 1' isola, percioccliè Snacusa era tuttavia in ma- no de'greci, quella citlà potè mai ri- prendere il primato, non ostante le di- verse dinastie che successivamente vi do- minarono. 1 pisani nel io3 i la tolsero ai maomettani, quindi cadde m potere dei I\'onnanni(^l^.);'\\ duca Pioberto Guiscar- dodel I o5q, e Ruggiero del io85 vi sta- bilirono la loro reale dimora : d'allora in poi andò soggetta Palermo a tutte le vi- cende, cui soggiacque l'intera Sicilia, che a questo articolo riporterò. Nel declinar del secolo Xll dai normanni passò sotto l'imperiai dominio degli svevi, e nel 1266 sotlo quello degli angioini in Carlo I e suoi francesi. Contro di essi nel 1282 in- sorse la tremenda rivoluzione e strage del vespero Sicilia no, e Palermo ne fu prin- cipale teatro; onde soltentrò sul trono si- ciliano la dinastia d'Aragona del re Pie- tro III, indi nel secolo )^V quella di Fer- dinando V d'Aragona e di tutte le Spa- gne. Nel 164? venne la città funestata da una sommossa, di cui capo fu il cal- deraio Alessio. Una flotta olandese fu ab- bruciata nel suo porto nel 1676 dal du- ca di Vivonne. Nella guerra per la suc- cessione di Spagna, nel 171 3 colla Sici- lia divenne dominio del re di Sardegna; si rese agli spagnuoli il i 3 luglio i 7 18, e dal 1734 vi regna la dinastia Borboni- ca. La corte di Napoli essendovisi rifu- giala nel 1806, gl'inglesi due anni dopo VI portarono fòrze considerabilissime on- de proteggerla, e vi si stabilirono mili- tai mente sino al i8i4- La costituzione data dal re Ferdinando IV nel 181 2 con parlamento, si rinnovò nella rivoluzione del 1820. Quella del 18 12 fu di nuovo [)roclamala dopo l'insurrezione del gen- naio 1848, gloriosamente vinta dal ma- gnanimo re Ferdinando II che regna. Questa città non conserva alcun vestigio di antichi monumenti, ciò che si attri- buisce alle frequenti inondazioni ed ai terremoti che provò, ed alla profondila

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del snolo, t'ii paiticolarmentc mollo dnn- neg£;iala dalle scosse degli anni i6()'i, ìnf.G, 1823; l'ultima peste che assai l'afilisse fu il cholera del 1837.

Lai'edecristiana vi fu promulgata d'or- dine del principe dogli apostoli s. Pietro, e la sede vescovile venne fondata nei pri- mi secoli della Chiesa, e non è ben certa l'epoca in cui fu elevata a meUopolita- na, poiché ira i più antichi prelati di que- sta primaria chiesa de! regno alcuni sono qualificali aici vescovi. Vuoisi che dopo S.Gregorio VII abbia avuto origine ladi- gnilà metropolitica, e che Adriano IV nel

I r54 le soltonietlesse per suffraganee, Malta, Mazzara e Girgenli; lo furono pure Terme e Tiiocala. Nel lyyS Pio Vi a Palermo riunì la sede di Monreale, aeque priiicijìaliier , alla quale Pio VII nel 1802 resliluì la dignità arcivescovi- le, tra le cui sulTiaganee è Girgenti. Al presente sono sulfraganee di Palermo le sedi vescovili ò\ Mazzara, Cefalù, e Tra- pani isliiuila da Gregorio XVI nel i844-

II primo vescovo di Palermo fu s. Ma- miliano del 297, ed ottenne la palma del martirio nella persecuzione di Dio- cleziano e Massimiano nel 3 io. Furo- no successori Teobaldo del 44?? Grazia- no del 4'Ji > Giustino o Giustiniano del 480; indi Agatone; nel 5qo Vittore, cui scrisse s. Gregorio 1, come a Giovanni ; Felice intervenne al concilio romano del 649; nel 687 Sergio sirio, nel 787 Teo- doro che fu al concilio JNiceno II ; dopo di questi non si hannoaltre notizie sino ad Umberto consacralo arcivescovo di Palermo, altri dicono di Sicilia, poi car- dinale. Piammento che tutti i cardinali arcivescovi di Palermo, hanno biografìe nel Dizionario. Nel io65 Nicodemo ar- civescovo; nel io83 Alcherio, cui scrisse s. Giegorio VII chiamandolo arcivesco- vo; nel I I I 2 Gualterio I normanno; nel I 122 Pietro I traslato da Squillace da Calisto li; nel ii4i Ruggiero Freserà normanno; nel i i44 '-'goj "c' ^ '66 Ste- fano francese figlio del conte di Perche,

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chiamalo in Sicilia dalla regina I\rarglie- rita n)adre del re (iuglielmo 11, fu pure cancelliere del regno. Nel i 169 Guaite- rio II inglese, cui successe nel 1194 'l fratello Barlolorneo I inglese, trasferito da Girgenli, fatto cancelliere di Sicilia da Guglielmo IH, morì nel 1201 nel mona- stero di s. Gregorio di Girgenti dov'era- si ritirato, essendo stato esiliato dalla sua chiesa per sostenerne con fermezza i dirit- ti. INel 1201 Gualterio IH de Polena o Paleario; nel 1 202 Parisio; nel i 2 i4 Be- rardo de Castaca traslalo da Cari; Leo- nardo eletto da Alessandro IV nel 1261, e da Urbano IV consagrato; nel 1278 Pietro II di Santafede palermitano; nel 1284 Giovanni I Misnellio arcidiacono di Palermo; nel 1294 Teodorico; nel I 29G Tizio de Colle; nel iSoT Bartolo- meo li de'conti d'Antiochia; nel i3ii gli successe il fratello Francesco l cello dal capitolo; nel 1820 Giovanni 11 Or- sini romano; nel i 334 Parisio II; nel ' 338 Teobaldo; nel i35i Piogero de Pulleris consagralo da Clemente VI, indi Otta- viano 1 de Labro palermitano eletto dal capitolo; nel I 36o .Arnaldo IMegliore; nel I 368 Lodovico veneto nominato da Ur- bano V; nel 137 I fr. Matteo Orsini; nel i383 ù. Nicola I di Girgenti de'minori, e per sua rinunzia Lodovico II Bonito. Questi nel i388 celebrò in Palermo un concilio provinciale in cui furono falli di- versi legolamenti sul dovere che hanno i beneficiati di assistere al coro, sui costu- mi degli ecclesiastici, sulla percezione dei fi ulti de' benefìzi, sulla inumaz/one del- lechiese, sulla riparazione da farsi ai luo- ghi santi. Mansi, Sappi, ai coiicilii t. 3, p. 665.

Nel 1897 Gilforte Riccobuono arci- diacono di Palermo; nel i4oo Giovan- ni IH de'conti di Procida nominato dal re Martino ; nel i4ii h"- Giovanni IV da Termine generale de'minori, doman- dato dal capitolo e confermato da Gio- vanni XXII I ; nel i4f 4 Ubertino de Ma- rini nobile palermitano , alle preci del

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la legiiin lo elesse il capitolo e fu l'ulti- cesi di Toiios;i. i-5t (r. I\Ialteo Basile tuo pei C'ii sulFiagi restò sulievalo a tjiie- minore ossi-rvanle di l'arete. lyBy De- sta Ctilkdia, e venne consagiato da dello nicnico lìosso celestino napoletano tras- J'apa. ■Nel i434 fi- ^iicola 11 di l'iulisco lato da MeKi e Uapolla. 1748 IV. Giu- cclebeii imo, elle tatto anlioaidinale d il - seppe Melendea minore osservante scal- l'antipapa Felice V, nel voi. IV, p. i(>4 zo di Madrid, trasferito da Potenza, pubblicai l'importante sua biografìa. Nel 1754 Marcello Papiniano Cusano della 1445 ÌMario Orsini vescovo di Oleron ; diocesi di s. Agata de' Goti, traslato da nello stessoannoSimoiieBologna de Dee- Olianlo. i 762 Serafino Filingeri cassi- catelli palermitano; nel i4^'^ Nicola Ili nese di Pia, feudo di sua casa, dioce>i di Puxadesdi Darceìlona;nel i:^Gr' Giovan- Benevento, trasferito da Aceren/a e ìMa- lu V JJorgi di Caitagirone, traslato da Si- tera. 1776 Francesco Sanseverino de' pii ponto; nel i4^9 fi"- Paolo Visconti car- operai della diocesi di Cassano, già ve- uielitano di Palermo; nel i474 Filippo scovo d' Alile, arcivescovo di Palermo e d'AragonaeAu varrà, nipote di Ferdinan- IMonreale unite, i 793 cogli stessi titoli, Fi- do Vtl'Aragona; nel i4>^5 Pietro de Fu- lippo Lopez- yRoyo teatino, della dioce- xo o Foix cardinale; nel 14*^9 Giovan- si di Lecce, traslato da Noia. i<So?. Do- ni VI di Paternione benedethno, priore menico P/n^'//7/e/// di Ci^lnionte napolela- e arcidiacono di Catania sua patiia,quin- no, poi cardinale. i8o3 Kalfaele M-orini- di vicerèdi Sicilia nel i4t)4i ' J'oGt: i,)oq: le teatino napoletano, trasferito da Cosen- iiferisce il Pirro che nell'elii di qo anni, za, arcivescovo di Palermo. 18 iG cardi- cK'ocaliis filli a Poiitìficej uL adcanlina- nai Pietro (^/v/i'z/j^t. Nel concistoro dei iiLus iipicciii eveheretur,t\y\ov\^oco\.kinì- i5 aprile i833 Gregorio XVI piecuniz- po dopo in principio del i5i i ; ma non arcivescovo Gaetano Maria Trigona e iiportandoIoilCardella,chenellesue Me- Parisi, cht a iZ giugno creò cardinale. //iO/ve esaminò i registri concistoriali, non Per sua morte, lo stesso Gregorio XVI feci la sua biografia. Francesco li cardi- nel concistoro de'2 1 febbraio i83e) pre- nal Reiiìolino nel ijii per nomina di coniz/.ò l'odierno arcivescovo Ferdinando Feidinando V fu fatto arcivescovo ; gli IMaria Pignalelli nobile napoletano, pre- successe nel iSig il celebre cardinale Ir. posilo generale de' teatini e consuilore Tommasode / YoCaietano;nel laaoGio- della congregazione di propagand 1, ed in vanni VII Carandolet decano di Besancon; quello degli 8 luglio lo creò cardi naie, con- nel 1 545 Pietro IV de 2\igLiai'ia,\w\ci\v- ferendogli per titolo la chiesa di s. lAIaria dinale; nel i55q Francesco 111 de Ilo- della Vittoria. A'2 giugno i85o, sotto la rosco-y-Arccspagnuolo;nel iSG^fr. Ot- presidenza del cardinal Pignatelli arci- taviano li Preconio siciliano de'conven- vescovo, si congregarono i vescovi di Si- tuali; nel i568 Giovanni Vili Cengria cilia, cioè gli arcivescovi di JMonieale e spagnuolo; nel 1 57 i Giacomo Lomellini di Siracusa, ed i vescovi di Girgenti, di llodi ; nel i5'-2 CesareMarulli di xMes- Mazzara, Cefalìi, Piazza , Caltanisetta e Sina ;nel t:78q Diego de liaedo spagnuo- Lipari, oltre il cappellano maggiore del- lo ; nel 1G08 il cardinal Giovanni o Gian- la real cappella palatina di s. Pietro, ve- neltino £>or/Vi genovese, morto nel iG24- scovo di Flaviopoli. Nel duomo iuaugu- Cun questi Rocco Pirro nel t. i termina rarono il sinodo, che modestamente ap- la serie degli arcivescovi,iS/c/7/^e sacrof, pollarono congregazione. Indi nel palazzo p. 2, iMclropolitaiiae ecclesiae Panorini- arcivescovile si tennero le congregazioni tanae nolilia. Nelle Notizie di Roma so- e sessioni, per provvedere ai bisogni ed al no registrati i seguenti arcivescovi. 1 -o3 liene delle chiese sicule governate da'no- fr. Giuseppe Gasch de' uiiuimi, della dio- minali pastori. 11 palazzo arcivescovile è

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innanzi la lueliopolitana. L'arcidiocesi è vestii, si estende per circa 80 miglia e con- tiene più luoghi Ogni nuovo arcivesco- vo è tcissiito nelilni della camera apr)Sto- lica in fiorini i 3oo, ascendendo le ren- dile della mensa a i5,ooo scudi romani, gravate di molti pesi. Abbiamo del c;in. Antonino Mongltore panormitano: Bitl- Ine. privilegia, et instninienta Panormi- latine mctropolitanae ecclesiae regni Si- ciliae priniariae, cnllecta, noti<:qiie illu- strala, Panormi 1734, tipys Angeli Fe- iicella.

PALESTINA, Paese diCanaan, Gin- dea. Terra Santa, Terrad'I<<raello, Ter- ra promessa, Siria Palestina. Contrada della Turchia in Asia, nel sud della Si- ria o Soria : la maggior parte è compre- sa ne' pascialati di Damasco e d' ^cri. Ha per confine, a mezzogiorno le al te mon- tagne che la separano dall'ardente atmos- fera degli arabi deserti; a ponente inol- trando verso il nord è bagnata dal Me- diterraneo che di l'infrescanti venticelli sovente l'avviva; ed a settentrione dalla catena del Libano che la mette al coper- to da'rigidi aquiloni. Delle sue diverse accennate denominazioni e loro etimolo- gia parlai a Giudea, il nome Palestina, che in ebraico significa ch'è coperto, ba- gnato, si fa derivare dalla parola palaseli. Questo nome si può prendere in un si- gnificato esteso, od in un senso limita- to. La Palestina presa in un senso limi- tato, significa il paese de' filistei o pnle- stini, che occupavano rjiiella parte della terra promessa che si estende lungo il iMe- diterraneo, da Gazaaì mezzodì, fino ver- so Lidda al settentrione. Quando il tei-- mine di Palestina in un senso più este- so significa tutto il paese di Canaan o Chanaan, tutta la terra promessa, tanto di qua che di del Giordano: sebbene al più delle volte venga circoscritta al so- lo paese di qua da tal fiume; dimodoché negli ultimi tempi la Giudea e la Pale- .stina passavano per la stessa cosa. Secon- do il Terzi, Siria sacra, la Palestina si

PA L compone di 4 pi'ovincie, capo delle qua- li è la Giudea emetropoli Gernsaleiiìme : nella stessa regione è Gerico , Joppe o Jaffa, Ebron, ifi>/?W(7ji,?. Tiene il secondo luogo della provincia Samaria, la cui città contende di nobiltà con Gerusalem- me, e sporgea i suoi termini al di del Giordano nell'antica Perca; le sue città principali sono Dora , Cesarea marittima, Napoli o Nahlus, il monte Carmelo. Il terzo luogo si attribuisce alla Galilea con- finante con la Fenicia, divisa in superiore e inferiore; le sue città più rinomate so- no Cafarnao, Scitopoli, Belsaida, Tibe- riade o Genesareth, Cerasa, Gadara o Gadera, Nazareth. Veniva per ultimo ridumea, assai più vasta delle altre pro- vincie, di cui la maggioi- parte fu aggiun- ta alla dominazione degli Ebrei 0 Israe- liti, allorché le 12 loro tribù ebbero stabilita la sede nelle tre nominate pro- vincie,ecpielli che l'abitavano erano pro- seliti ; le sue città più rilevanti sono Ga- za, Ascalona.Coi\ il Terzi. La Palestina dipende pel governo ecclesiastico dal pa- triarca di Gerusalemme, comedissi a Pa- triarca, pel ristabilito esercizio e resi- denza della giurisdizione in quella me- tropoli dal regnante P/'o /.Y, determinan- done anche i luoghi in cui si deve esten- derPj mediante lettere apostoliche de'23 luglio i847) pi'econizzandovi nel conci- storo de'4 ottobre mg. "^ Giuseppe Valer- zi di Loana diocesi d'Albenga, il quale fece il suo ingresso in Gerusalemme pre- ceduto dalla croce inalbeiata a' 17 gen- naio I 84'^- Alla porta il pascià lo fece salutareda diversi colpidi cannone, e tur- chi, eterodossi ed ebrei, in gran folla pa- cificamente assisterono a questa memo- rabile entrata: dipoi il patriarca tornò in Roma. E' divisa in tre provincie eccle- siastiche, però a tenore delle antiche no- tizie, cioè i.^ a."" e 3.^, di cui ciascuna ha la sua metropoli con vari vescovi sufTia- ganei, delle cui sedi parlo ai loro artico- li, come di tutte le denominazioni che cjui ho scritto in carattere corsivo. Le metro-

P A L poli sono Cesarea ( sulla quale vn ledo pure il voi. XXX, p. "Te seg. ) per la i/ Palestina, e giù lo fu di lultcì In Pa- lestina; i^f/to^o// aulicamente, oggi Nazn- relkj per la i.^ Palestina, e Petra per la 3.' A Monte Liraa-q e particolarmente a Guardiamo del s. sepolcro, può vedersi quanto riguarda le vaste missioni di Pa- lestina. La Terra Santa appena fu istitui- to l'ordine Francescano, fu a lui aflìda- ta e meglio più tardi ai benemeriti minori osservanti, che vi sono mantenuti a fron- te di tante crudeltà già usate loro dai mao- mettani, dagli scismatici e dagli eretici. In Siria i cristiani vennero chiamati po- nentini, cos'i tutti quelli che viveano se- condo i riti della chiesa romana. In Pa- lestina si tennero due concilii : il t.° nel 3 i8, il quale fu un conciliabolo a favoie d'Ario; il 2.° nel i 1 l 'i sulla deposizione di Arnoldo patriarca di Gerusalemme. Reg. t. 26; Labbé t. i o ; Arduino t. 6. La Palestina, anticamente abitata dai cananei, prese il nome da una delle loro tribù, quella dei palestini, fìlistini o fdi- stei, che ne occupavano la parte occiden- tale, al dire di Tolomeo, mentre il Ter- zi dice derivare il nome di Palestina da un figlio di Mesram nato da Sem. Que- sta contrada, celebre eziandio come cul- la del cristianesimo, offre uno spettaco- lo interessante nelle sue diverse famose vicende e rivoluzioni : a Gerusalemme ri- portai i cenni istoiici de'principali avve- nimenti sotto il dominio degl' israeliti, de' romani, de' saraceni, de' latini e dei turchi. Dal tempo dei patriarchi fu per- corsa dai pastori , che aveano i loro ca- pi indipendenti, simili a quelli che van- no errando adesso nelle vaste pianure dell'Arabia. Sembra che l'agricoltura vi avesse fatto fra essi considerabili pro- gressi, poiché la sacra Sciitlura la descri- ve come una terra ricchissima e fertilis- sima, ed anche in oggi conserva le trac- ce dell'antica sua fecondità, all'epoca in cui gl'israeliti ne divennero padroni. Gio- suè, successore di ^^osè, la divise fra le

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TI trd>ù d' Israele ; nove di esse e por- zione di quella di iMnuasse fiu'ono sta- bilite nella parte occidentale o di qua del Giordano, e le due altre ed il re- stante di quella di Manasse ebbero nella divisione la parte orientale o di del Giordano. Gl'israeliti dopo essere stati a lungo governati da giudici temporanei, si diedero ad un re nella persona di Sauf- le; sotto i regni di Davide e di Salomo- ne furono uno de'popoli più doridi del- l'Asia: il regno che si estendeva al nord- est sino all'Eufrate avea vari porli sul mare Rosso e sul Mediterraneo, ed il suo commercio competeva con quello di 77- ro j questa prosperità diminuì di molto dalla separazione delle dieci tribù e dallo stabilimento di due regni rivalidi Giu- da ed Israele, e finì coli' essere aumen- tata nelle guerre che fecero i re di Ni- ni ve e di Babilonia, quali non termina- rono che colla schiavitìi degl' israeliti e dei giudei. Ciro permise agli ebrei di ri- tornare nel loro paese, di riedificarvi il tempio e di ristabilire le loro costituzioni ecclesiastiche; la Giudea rimase sogget- ta alla Persia sino alla conquista d'Ales- sandro il Grande. Allo smembramento dell'impelo tli questo conquistatore, fu sottomessa ai Tolomei, poi ai re di Si- ria; tiranneggiata da questi ne scosse il giogo, e i maccabei con una serie di glo- riosi sforzi consolidarono la sua indipen- denza; fu d'allora governata dai re asmo- nei o assamoneicioè Maccabei, de'quali e di tutti i dominatori della Palestina , riportai la cronologia a Giudea. Cad- de po^cia sotto il dominio de'romani che vi stabilirono gli Erodi come tributari , lasciando però gran parte dell'ammini- strazione civile e militare fra le mani dei giudei. A quest'epoca la Giudea divenntj il teatro degli avveniineiiti memorabili ed avventurosi che produssero la reli- gione cristiana. La terra in cui vissero i patriarchi, predissero i profèti, apparve- ro le immagini che figuravano Gesù Cri- pto, questo vide nascere, insegnare, ope-

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rare, palile e nioiiie per salvezza di tut- to il genere umano. I romani irnlali dalle frequenti ribellioni tie'gludei, pre- sero e distrussero (ieriis.ileaime sotto il coniando di Tito, dispersero tulta la na- zione nelle diverse provincie dell'impe- ro, e da cpiesl'epoca i giudei non potero- no mai più rialzarsi e formare un corpo politico. I romani avcano divisa la par- ie di qua del Giordano nelle Ire tetrar- chie di Giudea propria, Samaria e (la- lilea; il paese all'est del Giordano formò la provincia di Perca.

Dopo la conversione al cristianesimo dell'impero romano, la Palestina diven- ne e si mantiene oggetto dell'universale \enerazione, e da tutte parti accorrono i pellegrini a venerai e que'Iuoghi illustrati dalla presenza del Salvatore, come diilii- samente narrai a Gerusalemme. Data la pace alla Chiesa,! catecumeni con viaggi Junglii,come riporta s. Girolamo, De lo- cisHtit'hraicis^anóiixanosL farsi battezza- re nel Giordano in memoria del battesimo quivi ricevuto dal Salvatore. Alcuni prin- cipi fecero prender l'acqua dal celebre fiume, per farvi battezzarci loro lìgli. Il s. Sepolcro è per noi il santuario più veiie- lando, la più pieziosa delle reliquie. Ge- rusalemme che lo contiene coi circostan- ti luoghi, sono contrade in cui 1' aria, l'acqua, la terra, le valli e i monti fan- no pregustare ai fedeli le gioie inelfabili del cielo. 11 p. Menochio nelle Suiore,l. 1, p. 333, tratta delle industrie usate già dai gentili per sopprimere nella Giudea le memorie e la venerazione tic' luoghi santi. Nel IV secolo la madre di Costan- tino l'imperatrice s. Elena visitò la Ter- ra Santa, vi rinvenne la vera Croce e gli altri stromenli della passione del Signo- re , e vi fece costruire que' templi che descrissi a' propri articoli. De' frequentis- simi pellegrinaggi d'ogni nazione a Ter- ra Santa, parlai ne' citati articoli, aven- done anche trattato Bonifacio Stefano Raguseo vescovo di Stagno: De. pertnni cftliu el obseivanlia Tcrrae Sunctae , ti

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de friicluosa ad eaiiidcm perci^rinatinnc, Vcnetiis 1573. Al principio del VII se- colo la Giudea cadde in potere de'fana- tici saraceni settatori di Maometto. 1 ca- lilli, incon)inciando nel 638 dal conqui- statore Omar, rispettarono da prima i luoghi santi e ne trassero un utile dai pellegiinaggi che vi si facevano; ma il sultano d'Egitto nel 1009 prima, ed i mussulmani che nel io55 se ne resero padroni, li profanarono e commisero o- gni olti-aggio sui pellegrini. Il gran s. Gregorio FII avea concepito il vasto disegno di liberare la Palestina dai mus- sulmani, e già lo avea annunziato, ed avrebbelo mandato ad elfelto se fosse venuta meno la persecuzione di Enrico IV contro di lui e la chiesa romana. Sif- fatte violenze diedero origine alla i." Crociala., promulgala da Urbano II nel 1096: Pietro l'eremita inliammò tutto l'occidente con la lugubre pittura delle condizioni in cui trova vasi la Palestina, e come dolorosamente gravava sul cuo- re ile'ciisliani la vergogna di veder fra le mani de' nemici del cristianesimo i santi luoghi, l'entusiasmo de' popoli pospose in onore della {\tì!ie e del Salvatore, la terra natale alla terra straniera che di- venne il supremo voto di tulli. Nel 1099 Geiusalenune e gran porzione della Giu- dea furono tolte ai mussulmani, e si creò il regno Ialino di Gerusalemme che du- rò 88 anni, duranti i quali la Palestina fu di continuo inondata dal sangue dei cristiani e de' maomettani. L' Europa stanca da una guerra disastrosa e lonta- na, e più non inviando che deboli soc- corsi, Saladino sultano d'Egitto conqui- stò la Giudea e Gerusalemme neh 187; le autorevoli esortazioni de'Papi e il premio dell'indulgenze più volte risvegliarono nt Crocesignali l'entusiasmo religioso al- la ricupera del s. Sepolcro, ma sventu- ratamente colla regione restò in mano de'sultani d'Egitto sino al iSiy, in cui la Palestina cadde in potere di Selim I imperatore de' turchi e fu uaita ali' iin-

P A L P A L 23 pero otlomano. Essa aveva cessato da brache saranno rislabilitedaibelgi. Della lungo tempo d'attrarre ratlenzione sotto Palestina, oltre gli autori citati ne'meii- il rapporto politico, allurcliè i francesi tovati articoli, ne trattano. Cristiano A- coinandali da Ijoiiaparlene fecero la con- dricomio: Tlieatrtiia Terme Sanclae, Co- tjuisla nel i'-(K) per al^bandonarla f|iia- Ionia i 5()o. Mariti, Voyn^cs daiis l'iole. si tosto. Ad Egitto parlai delle ultime de Cypie, In Syrìe et la Palesline, mwa vicende politiche del paese. /' lusloire general dti Levant, Neuwied Del prolettorato della sovrana casa di l'^qi. Leonardo Nicolò Frescobaldi , Borbone o della Francia, derivatole an- /' iagi^io in Egitto e in Terra Stinta, l\o- clie dai sovrani angioini Roberto e San- ma 1818. (iiovanni Failoni, Viaggio in eia eiedi presuiilivi clelia cor<ina di (ie- Siria e nella Tena Santa, preceduto rnsalenirac, in favore de' cristiani Ialini da notizie geografiche delle di\'erse re- detti franchi, dinjoranti in oriente e par- trioni di quegli abilnnti , coi piani del- ticolarniente nella Palestina, ncgl' in- l'aulica e. nuoi'a Gcritsaleinntc, e colla teressi politici, che ne'religio'^i, trattai a pianta del gran tempio del s. Sepolcro, Francia, Costantinopoli, Gerus.\lemme, Verona i833. Terre sainte illnstrée,Vi\' GuARniANO DEL s. Sf.i'olcro, Oriente, ris 1837. Ponjoulat, Istoria di Gerusa- Grecia, nel voi. XXXII, p. 1 58 e seg. lemme, IMilanu i834- Questione dei Ino- Ivi e altrove pure dissi della protezione gìii santi , per Eugenio Bore, Parigi i85o. e tutela esercitala dalla Francia sulla Un estratto di cpieslo libro è nella serie custodia de' luoghi santi, segnatamente 2.^ degli Annali delle scienze religione, pei francescani sul s. Sepolcro, in che voi. 9, p. 1 55. 11 benemerito autore egre- presero talvolta parte diversi pii nionar- giameiile difende i francescani contro chi e la repubblica veneta, per le auto- gl'intiiglii criminosi de' monaci scisina- revoli sollecitudini de' Papi. iVarrai an- liei greci spogliatori di diversi santuari Cora le visite e custodia de'Iuoghi santi, in Terra Santa ; dimostrando, che 78 an- insieme al (ìriuano ottenutone! 1 6qo da ni avanti la t."" crociata trovano reli- Leopoldo I imperatore e da Luigi XIV g'osi francesi stabiliti a Gerusalemuie, re di Francia, sulla restituzione a'Irance- come risulta dall'alto autentico del sul- scani de'Iuoghi santi, loro tolti dagli sci- lano IMonzaffer che proibì molestare i smalici nel i6''4, come della protezione religiosi y/YT/R'/tf. Riporta la serie de'de- accordata da Carlo VI imperatore e da creli falli dai sultani ottomani e da'loro Carir) IV di Borbone re di Spagna ai piedecessori, che attribuisce la proprietà medesimi santi luoghi e lorocuslodi fran- dei santi luoghi de' religiosi franchi sino cescani. Sono noli i posteriori accordi al iGyS, data della 1 ." ca[)itolazione che tra la Francia e la Porla Ottomana, per riconosca il diritto formale di prolezio- i quali s' impegnò la seconda di conser- ne de' luoghi santi spellante a Francia, vare oi cattolici latini i santuarii e Ino- Stabilisce lo stalo dell'attuai questione, gin di visitazione nella Terra Santa, nel- dichiarando ciò che richiedono i franca- le cui mani erano da lcm[)o iminemo- scani di Terra Santa e con esso loro tul- rabile, avanti i soldani d'Egitto e le con- ta intiera la catlolicità, contro ideili lo- cpiisle ottomane. Inoltre saranno ripri- ro persecutori. Spera che la Francia Ca- stinate nel tempio del s. Sepolcro le tom- valere il suo titolo secolare di proteg- be dei re Golfredo di Buglione e Baldo- gilrice de' luoghi santi. In falli, la Frau- vino conti di Fiandra (che con iscrizio- eia pel suo ambasciatore ha eseguite di- ne descrissi a Gerusalemme), risparmia- ploinaliche rappiesenlanze alla sublime le nell'incendio del 1808, e che per mali- Porta, per rivendicare i santuari usur- guilii vennero poco dopo diblrulle ; sem- pali dai greci nella Palestina, Samaria e

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Giudea, ed il governo oUomano per le capitolazioni con Francesco I ha ricono- sciuto il diritto di prolettorato garantito a Francia da solenni e antichi concor- dati, trattandosi ora di determinare qua- li sono i santuari usurpati dai greci.

PA lesti; 1 N a ( Praenestin ) . Città con residenza vescovilesuburbicaria, nel- lo stato pontificio, governo del distretto di Tivoli nella comarca di P».oma, po- sta nel centro del Lazio (^.), appoggia- la alla f]ilda d'un monte, ch'è uno degli ultimi conlralForti dell' Apennino , nel quale va a terminare il monte Gliceslio, distante da Roma circa 24 miglia, nella via Labicana, così detta da Labico[!^.). Celebre è negli atti de'martiri la via La- bicana o Lavicana e Prenestina, per aver- vi in esse in gran numero sostenuto il martirio, poiché fuori della porta Esqui- lina era solito di punire i rei, tali es- sendo tenuti i cristiani dai gentili, e di darvi loro sepoltura. Il Piazza, parlando di tal via, dice che vi sostennero il mar- tirio i ss. Primitivo (di cui vedasi il voi. XXVIII, p. 85 e 86), Zotico e Amanzio, e che vi fu in essa la chiesa di s. Gia- nuario. Del cimiterio a Tor Pignattara, ne tenni proposito ne'vol. X, p. 235, XII, p. 78, XIll, p. 148. Da piima la città era sulla più elevata cima dell' antica cittadella, sul monte Preneslino, ove si vede un recinto di case con rocca, e l'an- tichissima chiesa parrocchiale da cui eb- be il nome di Castel s. Pietro, come de- dicata al principe degli apostoli, il quale, narrala tradizione, piantòquivi prima di ogn'altro luogo del Lazio la religione cri- stiana, onde vi fu posta la di lui statua in marmo, somigliante a quella di bron- zo della basilica Vaticana; altri la dico- no di stile berninesco, ma fu scolpita da l^ì^ discepolo ili Rusconi. Dicesi pure che contribuì alla predicazione del vangelo s. Paolo, onde nella chiesa fu per me- moria collocata una croce, trasportata a Comete colle reliquie di detti santi apo- stoli, ed il cardinal Barberini potè ricu-

P A L perare uno de'due denti di s. Paolo. Su questa vetta fu già contiguo alla chiesa un monastero di benedettini sotto V in- vocazione di s. Pietro, fiorendo a' tempi di s. Gregorio I, il quale vuoisi che pri- ma di essere elevato al pontificato vi di- morasse alcun tempo. Airufilziatura del- la chiesa successero i preti e l'arciprete con collegiata. La descrive il Piazza, che fece la visita della diocesi, in un ai 7 suoi altari, alla chiesa di s. Maria di IMonte- rolo fuori la porta del castello, al pa- lazzo de'Colonnesi nella sommità di es- so, ove visse santamente la beata Mar- gherita Colonna figlia di Udone princi» pe di Palestrina, con diverse nobili ro- mane, come in monastero, trasferito poi in R^oma presso la Chiesa di s. Silve- stro in Capile ( ^. ) , ove riposano le sue ceneri : nel 1848 il regnante Pio IX ne approvò il cullo immemorabile, con officio e messa. In questo castello fu te- nuto in orrida prigione il b. fr. Jacopo- ne di Todi francescano. Clemente XII nel 1782 restaurò la chiesa di s. Pietro con architetture di Michetti, e pitture nella volta del Costanzi; onde d'antico non avvi che una parte della mura a poliedri, ed un piedistallo con iscrizione, che serve di vaso per l'acqua santa. In essa è un buon quadro di Pietro da Cor- tona^ rappresentante Gesù Cristo che af- fida il gregge a s. Pietro: quel celebre artista già d'ordine di Urbano Vili ave- va restaurata la chiesa e fatto il porti- co. La chiesa fu peròconsagrata nel 1792 a' I 8 novembre dal vescovo d'Anastasio- poli Graziosi nobile preneslino, vicario generale e ausiliare. Come luogo fortifi- cato, questa cittadella è un posto assai vantaggioso, poiché domina tutte le ter- re d' intorno 2 i45 piedi sul livello del mare, e perciò Pirro vi salì nel venir contro Roma per spiarne la posizione. Questo sito fu scelto dai Colonnesi come centro del loro dominio ne'tempi bassi; ancora conservasi la fortezza de' Colon- nesi d'opera saracinesca, sebbene diroo-

TAL cala, e sulla porla se ne vede lo stemma colle iniziali di Stefano Colonna, che nel 1 SS-i riedificò la città col monte e la rocca. Nel comune di Castel s. Pietro vi stanziano circa 5oo abitanti: esso dipen- fle come il comune di Zagarolo dal go- verno di Palestrina, il cui governatore risiede in questa città. La città attuale è intieramente fondata sulle rovine del magnifico tempio della Fortima, per cui è quasi di forma rettangolare, e s'iimnl- za su vari ripiani in modo piramidale, come un ergevasi il tempio. E cinta di muraglie, colle polle di s. Martino, del Sole, delie Monache, Porlella, dei Cappuccini e di s. Francesco, oltre due antiche chiuse. Presso alcune si vedono torri quadrilatere e costruzioni diirercnti «:ome a poligoni, e di opera quadrata e laterizia. Diversi monumenti singolari fu- rono scoperti in Palestrina; nel lìluseo l^" alienilo sonovi varie statue e bassoi'i- lievi; e nel suo Aluseo Gregoriano Tja- leranense (/^.), Gregorio XVI vi collo- cò il celebre Anlinoo.

La città modeina non presenta alcun edifizio propriamente degno di essere par- ticolarmente ricordato; le case dalla par- ie inferiore sono ben fabbricate; il giar- dino Barberini è ridotto ad un orto, che non ricorda la primitiva magnificenza, se non per le statue mutile e tronche qua e abbandonale, per im bassorilie- vo bacchico e per vari piedistalli con an- tiche iscrizioni. Nella parte superiore il palazzo baronale è fabbricato sulle ro- vine dell'emiciclo nel ripiano della Cor- lina, con architettura corretta del decli- nar del secolo XV; contiene oltre il ce- lebre musaico, di cui pallerò, molti frammenti antichi di scultura e varie iscrizioni, fra le quali la famosa della Fortuna, una alla Pace Augusta, l'altra alla Sicurezza Augusta eretta dai decu- rioni e dal popolo prenestino. Olire la Fortuna in l'reneste vi ebbero templi f iiove,Esculnpio, Igia, Serapide e gli dei Penati. Va";a è la chiesa baronale di s.

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Rosalia, tutta incrostata di alabastri e marmi fini, nella quale si mostra un grup- po della Pietà ricavato nel masso vivo della rupe, ma non finito, che dicesi di Michelangelo, mentre piuttosto risente lo stile di Bernini. Fu dedicata a tal santa per essersi ritrovato il corpo a Palermo sotto Urbano Vili, e per avere quella città sperimentato la cessazione della pe- ste; invocandone il patrocinio i Hailie- rini ed i prenestini, aiuh'essi ne restaro- no illesi. Incominciata dal principe d. Taddeo, con architetture del Contini, nel 1677 ''"^ compì il figlio d. Maffeo. Nel 1692 s. Rosalia fu dichiarata 3.'^ patro- na della città. Altre chiese sono «agre al- la IMadonna del Truglio, a s. Biagio, al- l'Annunziata con (jiiadro di Maratta, a s. Antonio, a s. Andrea, a s. Francesco, a s. Girolamo, a s. Egidio, a s. Maria degli Angeli. La cattedrale è dedicata a Dio sotto l'invocazione di s. Agapito mar- tire, cittadino e patrono di Palestrina e sua diocesi, il cui corpo ivi è in venera- zione con altre insigni relicjuie. Circa il 274 s. Agapito nativo di Palestrina, gio- vinetto di i5 anni, per professare la fe- de di Gesù Cristo, quivi dall'imperatore Aureliano e alla sua presenza fi fatto flagellare, indi tormentare e inutilmente esporre nell'anfiteatro di Palestrina alle fiere, venendo decapitato nel luogo ove fu edificata la cattedrale: i ss. Anastasio e Porfirio, il i tratto dal suo esempio, il 2." suo istruttore, ebbero pure la co- rona del martirio, i quadri de'quali nella cattedrale dipinse l'Onofri. Il corpo di s. Agapito, sepolto un miglio lunge dalla città, fu poi verso il ()'j \ trasferito nella sua basilica, nella cappella scavata sot- terra, detta la grotta di s. Agapito, ove furono poscia riposti i corpi de'ss. Gor- diano e Abundio, colle reliquie di s. ]Mi- liano e di s. Ninfa. Nel r r 16 a' 1 4 gen- naio il vescovo Conone cardinale la i;on- sagrò, ma i tre corpi furono dal Vitel- leschi mandati a Corneto sua patria, ove si venerano nella chiesa de' fianccscaiii.

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e solo polè ricuperarsene le relirpiiecnn alde di altri santi per autorità d' Inno- cenzo Vili e Sisto V, non che di d. Tad- deo Barl)erini e dei cardinal Fiancesco nipoti d'Urbano Vili. Questa cattedrale già era stata ristorala e migliorala da s. Leone li 1, quando a' iG dicembre i i 17 la consagrò solennemente Pascpialell a preghiera di Cenone. Nel 1299 Bonilii- ciò Vili vi fece erigere un aliare a s. Ro- iiilàcio; spogliala e distrutta sotto Eu- genio IV, Wicolò V ne promosse la lie- didcazione, ch'eseguì il vescovo cardinal Barbo e compì l'altro vescovo cardinal Basso della Rovere. Il cardinal Del Mon- te adornò la cappella antichissima del Salvatore; il cardinal Giulio della Pio- vere prolungò il coro ; i Colonnesi edi- ficarono la cappella di s. Lorenzo pei- lo- ro sepoltura; il cardinal Marc' Antonio Colonna seniore l'eoe il trono vescovile di marmcj, indi furono ridotti gli altari con cpialche simmetria. L' altare mag- giore era in mezzo al coro con cpiaciro donalo da Curzio Caslrucci, il quale dal Sicciolante vi fece espiimere la decolla- zione di s. Agapito, indi trasferito in sa- grestia,quando nel i65i il cardinal Que- va trasportò l'altare in fondo della tri- buna con quadro del martire dipinto da Camassei. Il cardinal Porlocarrero nel I 706 con architetture di Sebastiani risar- cì la cattedrale, la ridusse in buona forma ed abbellì la nave maggiore; all'ingres- so poi del presbiterio fece erigere con fi- ni uìarini colorili le cappelle di s. Idel- fonso e di s. Teresa. ìNel 1729 sopra i 12 archi della nave maggiore s'incomin- ciò a collocarvi altrettanti quadri del CTÌanquinzio rappresentanti i diversi mar- tirii solferli da s. Agapito. L'ampia cap- pella del Salvatore nel 1750 venne re- staurata e abbellita. Wel 1777 il eardi- iial Spinola riportò l'altare maggiore in mezzo al coro, lo formò di marmo, co- me il pulpito, le balaustre ed i segni della sacra. 11 cardinal Pedicini fece la facciata e il cancello di ferro del purlico.

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Olire la parrocchia della cattedrale, vi sono due altre chiese parrotcliiali, tut- te con fonte sacro. Incattediale n' è cu- ralo un canonico eletto per concorso e a|)provalo dal vescovo. Il capitolo si com- pone della dignità dell'arcidiacono, eret- ta da Pio IV (nel 1 I9'2 avea l'arcipre- te), di 'J! I canonici comprese le preben- de di teologo e |ienitenzieie (sino dal 1 639 e 1 64 I ), di 9 beneficiati e di altri preti e chierici addetti al divino servigio. 1 canonici avevano 1 insegna corale del- l'almuzia, e Benedetto XIV nel 1743 Imo concesse la cappa magna ad istanza del cardinal Petra, Vi sono in città 5 conventi di religiosi, francescani rifor- mali, carmelitani, cappuccini, Irinitarii e ddttrinarii benemeriti dell'educazione pubblica; 2 monasteri di monache, cioè le Clarisse làrnesiaiie, di cui parlai nel voi. XXVI, p. i85, e le monache del Ijambin Gesù per istruire le fanciullecoii educandato, fondate dal cardinal Fran- cesco Barberini, con breve d'Innocenzo X.\\\, Alias prò parlCj del io settembre 1723, nella chiesa e monastero di s. An- drea già delle farnesiane, e donò loro i corpi dei ss. Cecilio e Stratonica marti- ri. Vi sono 6 confraternite, del Ci ocelis- sOjdelSagramento, del Piosario, del Car- mine, degli Angeli custodi, delle Stim- mate; la I .^ fondò l'ospedale. Due cou- servatorii,il monte di pietà istituito nel 1 568 dall' encomiato sodalizio, contri- buendovi Angelo Villi ; mentre nel 1 632 fondò il frumentario il principe d. Tad- deo con statuii stampati. 11 seminario in- cominciò nel 1669, ti asportalo nel 1739 dal cardinal Spinelli nel vecchio episco- pio ridoltoopportunamente, cui neh 774 il cardinal Stoppani provvide di scelta libreria. 11 palazzo vescovile è alquanto distante dalla cattedrale: l'antico tu fab- bricato sul delubro del lempiodella For- tuna, nel " i5o3 lo lestaurò il cardinal Basso suddetto, in tempo che avea l'in- gresso dietro la cappella del Salvatore; io ampliò quiudi e uiigliorò il cardinal

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Snntoiio nel 1602^ come pur fece il car- dinal Peietti, finché il dello cardinal Spi- nelli lo convertì in seminario^ fabbrican- dovi nelle case ove esso era l'episcopio, presso la chiesa di s. Eligio. Pio VI or- dinò il restauro dell' aciinedotlo pubbli- co, ed interpose la sua autoiilà per la costruzione d'una nuova fonie sulla piaz- za d'Alto. In Paleslrina antichissima è l'origine de'suoi magistrati, decurioni e consiglieri municipali; i decurioni erano due, detti duumviri. ISe'secoli bassi as- siiusero il titolo nobile e militai e di con- testabili, e in numero di 4 eletti da cia- scuno de'4 ([uartieri cui era divisa la cit- tà. Nel i44-^ eranvi 1 4 nobili governa- tori, uHìciali civici; indi Eugenio IV sop- presse il consiglio democratico o parla- mento civico. Di|ioi nel i542 si stabiPi che i consiglieri fossero 32, 8 per quar- tiere, poscia aumentali a ^o. Dopo di- ^ersi cambiamenti, venne stabilito quel magistrato comunale come in tulli i r?iic- nicipii dello slato pontifìcio, col gonfalo- ìiitre. Lo statuto municipale venne ri- formato dui cittadini e dal barone, cir- ca il i483. I paesi di Castel- J/gido (di cui parlai nel voi. XXV 11, p. lyq) e di Znncati (ne fo cenno a Papiano), che di- pendevano dal governo di Paleslrina, og- gi sono ridotti a tenute, il i." fu distrut- to nel 1 1 87, il 2." nel i497-

In Paleslrina evvi dal secolo XVI il consolato dell'agricoltura, di cui è pro- tettore s. Gordiano, al quale nel secolo XVII eresse una cappella decorosa nella chiesa di s. Egidio: nel 1681 riformò e slampò i suoi statuti. Essendosi Ibrmala un'accademia intitolata ùe^V Incostanti , nel i6()2 pubblicò una raccolta de' com- ponimenli recitati, colla tipografia pid)- blica eretta nella città poco piima, la quale continuò fino alla mela del secolo passalo. Essendo in essa molli cittadini ascritti a\V Accademia d' Arcadia, da questa nel lySi ottennero l'erezione di una colonia, che si stabih a' 5 ottobre. In ogni tempo fiorirono prenestini illu-

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stri, onorati con islalua e simili dimo- strazioni pubbliche, benemeiiti della pa- tiia, distinti nel civile, nel militare e nell'ecclesiastico, nelle scienze e nelle ar- ti, nelle opere di pietà e in altro, lutti no- tati dai patrii istorici avv. Pelrini, e ve- scovo di Moiilalto Ceccotii, autoie di varie opere; ne accennerò i principali. \ errio Fiacco grammatico, autore del celebre calendario o fasti, i cui frammen- ti (piivi rinvenuti nella contrada del- le Qiiadrelle, sono in lioma nel Palaz- zo Sinppani (1^.) : fu precettore dc'nipo- ti d'Augusto, Caio e Lucio figli di C>\n- lia sua sorella, il maggiore de' quali fu il i.° patrono di Paleslrina. Manicio di- fensore di (".asilino. Eliano sofista. Ce- sario console. Numerio Sulfezio o Ful- fezio autore del tempio della Fortuna. Tito Flavio che ottenne i doni militari, tra'quali molli preneslini fiorirono. Q. Cecilio Metello, in Roma tribuno della plebe. Q. Aiiicio edile curule. L. Attilio comico insigne. Diversi militali e mini- stri de'Colonnesi, come Cristoforo Celli e Curzio Castrucci ambasciatori di Fran- cesco Colonna, il i.° al re di JVapoli, il 2." al re di Spagna. Andrea Gacio vesco- vo di Terraciiia. Andrea Borgia vescovo di Segni. Domenico Testa di s. \ ilo na- to in Paleslrina, segielario delle lettere latine di Pio VII, e segrelaiio de' brevi ai principi del medesimo e di Leone XII, Pio Vili e Gregorio X\ I. Adriano Gi- prari abbate generale de' vallombrosani. Sebastiano Fantoni generale de'carmeli- tani; di quest'ordine fu pure il p. Seba- stiano Fan Ioni Castrucci autore de Ila. SVo- ria d^ Avignone, che dedicò al principe IMalìeo Barberini. Persiano Piosa di s. Gi- rolamo della Carità, che ideò \' O'^ pizia della ss. Trinità dei pellegrini di Boma. Angelo A elli filippino. Xicola Angeli dot- tore in decreti. Andrea Fulvio arciprete di s. Maria ad I\lartyres e suo fratello Giovanni, antiquarii e poeti. Agostino Vigorio antiquario. Mariano <leBlaiichel- lisLeouaidi ItUeralo. Lucio Antonio Fa-

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bi giuieconsulto. Gianfrancesco Jacobel- canonista. Gio. Pier Luigi da Palestri- iia principe della musica socra, al qua- le articolo parlai di lui ed a Museo Ca- riTOLiNO pel suo busto collocalo nella protocuoleca. Giuseppe Agapito Cecconi fu uno de'restauialori in lioma dell'ac- cademia degl'Infecondi. Eugenio Michet- ti anatomico. Agapito Colersi compila- tore dell'officio proprio di s. Agapito. Pietro Petrini bibliotecario della Barberi- na. Cesare Mocci avvocato. Fabio Cristo- fari musaicista. Agapito Bernardini de- lineatore. Giuseppe Lucchini Segoiuii pittore e autore de' quadri di s. Crispino ni cattedrale, di s. Felice ai cappuccini, di s. Isidoro nell'Annunziata , de'ss. An- tonio e Pasquale ai fiancescani, e de'ss. Francesco e Gordiano alle Stimmate. Si tengono in Palestrina due fiere, a'i4 di- gesto e g novembre; conta quasi 5ooo abitanti. Presso Prenesle furono ville .sontuose degli antichi romani ; una ve n'ebbe Phnio il giovane, altra il celebre Simmaco. L'opportunità delle copiose cavedi buona creta accostumò i preue- stini ad impiegarci loro servine' lavo- ri figulini, ove l'annotazione del giorno e del console fu utile alle investigazioni storiche. Nel 1846 in Fiocca di Cave, (li- stante 3 miglia dalla città, Antonio M.it- tei, uno de'prmii possidenti, nella vicina montagna dopo perseveranti investiga- zioni rinvenne bellissime brecce che non la cedono in consistenza, vivacità e va- rietà alle più celebrale brecce orientali; ne attivò la cava, da cui in abbondante copia ne estrasse 8 diverse specie, gra- ziose e distinte nelle loro maccbie. Il clima di Palestrina è puro e fresco ; fu- rono lodati i suoi vini, le sue rose, le sue nocciole, e la fertilità del lerritorio ab- bondante di elei.

Palestrina, del suo nome antico si leg- gono tre etimologie : Fraenesle, chnlas PraenesLina- rellesuina, Piaestnno- Pa- uestre, derivanti da elei, per l'abbondan/.a di tali alberi, o da Prencsteo figlio di La-

PAL tino, nato da Ulisse e da Circe. Secondo Virgilio ne fu fondatore Ceculo figlio di "Vulcano, stipile della gente Cecilia; stan- do a tal tradizione la città venne fonda- ta circa i tempi in cui Enea si recò ia Italia, contro il quale Ceculo prese le ar- mi, con gli altri principi latini. Ma Vir- gilio stesso fa dire ad Evandro di aver ucciso in gioventìi il re Erilo Praeneste sub ì'psa, comech'egli avesse regnalo net- la contrada prima di Ceculo; da ciò de- riverebbe contraddizione, imperciocché il monte e la selva d'elei che lo copriva, po- teva aver di già presso gli aborigeni e pe- lasgi il nome di Prenesle, che poi Cecu- lo die alla città ivi fondata. Da Solino Jìpparisce che Prenesle era stata edifica- la dal nipote d' Ulisse, che i preneslini davano per fondatore Ceculo, rinvenuto f inciullo presso fuochi fortuiti, donde de- livò la tradizione di essere figlio di Vul- cano. Strabone dice che Tibur e Pr^o «eite credevansi città greche, e che dap- prima Prenesle fu chiamata Priiiislo, da prini o elei, vocabolo esprimente mol- te corone, forse dai vari recinti di mu- ra che la cingevano, o dalle corone di el- ei cui solevano incoronarsi gli abitanti, per cui era stata detta anche Stffane o Pilislefane, in significato pure di corone o molte corone. E difficile separare dal favoloso la fondazione del regno Prene- slino e di Frenesie, la quale si fa rimon- tare a i5 secoli avanti l'era nostra, po- polala d'aborigeni, indi da coloni frigi, greci e latini. Narrali Petrini, che appe- na giunto Evandro nel Lazio venne a battaglia col principe Erilo e l'uccise, di- cendosi questo figlio di Feronia o Giu- none ( poi con Giove ) adorata dai pre- neslini. Quindi come avendo Prenesle i suoi re, alla venula di Enea vi regnava Ceculo, e che ne fu pure re Telegono fi- glio d'Ulisse fratello del re Latino, il cui figlio Prenesteo vuoisi egualmente re di Prenesle, ed a Telegono attribuisce Pe- trini l'introduzione d'una colonia greca. Dipoi 1079 anni circa avanti Gesù Cri-

P A L sto, Latino Silvio terzo re d'Alba (di cui parlai a Lazio), ridusse Frenesie sotto il suo dominio e vi mandò una colonia. Pri- ma della fondazione di Roma, Numerio SulFezio prenestino elevò il vastissimo tempio alla Fortuna, dopo che ammoni- to da sogni tagliò un macigno o selce, dal quale uscirono fuori incise in legno di quercia le famose sorti prenestine, cioè scacchi o tasselli scritti in lettere antiche. Nello stesso tempo scorse miele da un olivo piantato presso il tempio, onde per ingiunzione degli aruspici, che pi edissero la futura celebrità di quelle sorti, queste vennero deposte in cassetta fatta con le- gno di tal pianta , donde si tiravano le sorti e le risposte per ordine della Fortu- na, oracolo che presto diventò rinoma- tissimo. E' probabile che ove si custodi- vano le sorti, venisse collocato il gruppo della Fortuna assisa, allattante Giove e Giunone: da ogni parici superstiziosi cor- sero a consultarne l'oracolo. Il Petrini è di parere che il tempio comprendesse due sacrari, onde contenere i due luoghi ove Numerio lece credere apparsi gli accen- nati portenti, per indurre i preneslini al- l'edificazione del tempio con smisurali macigni poligoni irregolari : uno dei sa- crari o santuario si disse Acclein Forlu- nae, l'altro o delubro, Delubrum Forili- nae. Furono addetti ministri al suo cul- to, e fra quelli che vi si recarono a sagri- flcare, nominerò Prusia re di Bilinia col figlio jNicooiede. Nata la città sulla som- mità del monte, gli abitanti scesero quin- di alla f.ildaper approssimarsi al tempio. La fama del tempio e delle sorti prene- stine andò crescendo di credito, quando Preneste divenula colonia romana, ces- sala la gelosia del senato romano, che ri- pugnava agli oracoli estranei, fu quindi l'oracolo consultato non solo dai magi- stiali, ma sovente dopo la caduta della repul)blica favorito dagl'imperatori sles- si : la legge però di Costanzo emanala nel 353 di nostra era contro il culto antico, e soprattutto quella di Valeutiuiano 11 e

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Teodosio I promulgala nel 891, posero ter- mine alla celebrità di questo antico de- lubro del Lazio, e col farlo chiudere e la- sciarlo in abbandono ne prepararono la rovina. Le successive scorrerie de'barba- ri mossero gli abitanti a riparare fra le sue rovine : i portici ed i delubri furono ridotti ad abituri moderni, ed a poco a poco questa mole immensa scomparve. Rimaneva però ancora intatta una gran parte delle magnifiche sue soslruzioni, le antiche scale marmoree servivano an- cora per le comunicazioni degli abitanti e conservavano la loro magnificenza, e vedevasi torreggiare sulla sommità dei ri- piani il tempio rotondo della dea ch'era VAedes Fortuitae,(ìove dicesi avea esi- stito il suddetto olivo, alKn-chè nel 1298 per ordine di Bonifacio Vili furono sman- tellate le sostruzioni, distrutte le scale, at- terrato il portico semicircolare e demo- lito il tempio rotondo. E quello che per la solidità resistette al piccone e al fuoco di delta epoca, lu deformato dagli abitu- ri della popolazione e dalla successiva di- struzione del 1 437 fatta per opera del V i- lelleschi. La riedificazione ulteriore del- la città sugli avanzi del tempio della For- tuna apportò nuovi guasti, e prova di fat- to è lo stato in che vedesi ridotta una del- le magnifiche sale chiuse nel seminario. Essendo il tempio addossato alla falda del monte, venne iimalzato sopra vari ripia- ni a guisa di scaglioni o terrazzi, con co- struzioni di 4 epoche diverse. Di questo tempio A. Nibby nel 1825 pubblicò: Jl (empio della Forlwia Preneslina, memo- ria con tavole e splendida edizione a spe- -so dell'imperatore delle Russie Alessan- dro I, quindi la riepilogò nel t. 2, p. 4?^ i\M Analiii de dintorni di Roma.

La colonia d'Alba rimase fedele alla metropoli, finché ipiesta non fu soggiogala e distrutta da Tulio Ostilio 3." re di Roma. Dopo quell'epoca Preneste ricuperando rinilipendenza si resse da sé, si ricor- tla più il suo nome fino al 21 T di Roma, in che i prcnesliui si coUegaruno ai lati-

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Ili per tistalìilire i Taiqiilnii : dopo due anni e poco prima ddìn liallnglia al la- go Regillo, Preiieste si staccò dalla ioga e riaccostossi ai romani, onde più tardi le sue tene soggiacquero alle depredazio- ni degli ernici e de'volsci nel 291. Ve- nuta meno la forza romana per l'inva- sione de' galli, i prcnestini si lasciarono sedurre d;ii volsci e si allearono con loro a danno di Roma nel 372, facendo scor- 1 erie nel territorio de'tusculani, de'gabi- iii e de' lavicani. I romani non volevano credeie a questa defezione, però nel 874 essa di vemie aperta sotto Velletri, percui fu loro formalmente dichiarata la guer- ra. Ma i prenestini invece uniti ai volsci presero Salrico colonia romana, usando "vilmente della vittoria ; quindi Camdlo li ruppe presso le mura della colonia da loro conquistata. Nell'anno seguenlei prc- nestini profittando delle dissensioni dei romani, devastarono le terre nemiche, ed osarono attendarsi presso la porta Colli- na di R^omae quindi sulle rive dell'Allia, ])onendo a sacco le feire convicine. E- lelto dai romani in dittatore Cincinnato, questi in 20 giorni li mise in rotta e gl'in- seguì fino a l'renesle, espugnò gli 8 op- pidi o terre fortificate dipendenti da lo- ro, prese Velletri e forzò Prenestead ar- rendersi;di Irasportòin R.omasul Cam- pidoglio la statua di Giove Imperatore, che come trofeo fu collocata nel teujpio di GioveCapitolino con iscrizione che de- notava le castella conquistate da Cincin- nato. Rimase ambigua la fede de' prene- stini, poiché nel 876 corse fuma che met- tessero in movimento i Ialini. Mantenne- ro tuttavia la pace sino al 4i^,hi che si collegarono coi tiburtini e coi veliterni a difesa di Pedo ( Gallicano) contro i lomani, i quali però sotto Pedo li vin- sero comandati da Furio Camillo, e li multarono d'una parte delle terre. Indi i prenestini divennero soci del popolo io- mano e poco appresso si trasfusero in Ro- ma le due famiglie Cecilia ed Auicia, che divennero tanto illustri e famose, e la sc-

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conda massime nella decadenza dell'im- pero. iN'el 473 avanzantlosi l*irio per la vi» latina verso Roma, sali sulla rocca e cittadella di Preneste (poiché i prenesti- ni da tale sommità già erano scesi nella falda del monte per approssimarsi al tem- pio della Fortuna), onde incutere timo- re ai romani e prendere un'idea giusta delle vicinanze della città : spaventato pe- rò dalia difficoltà dell'impresa, retroce- dette colle sue genti. In quella circostan- za i principali prenestini furono come o- staggi trasportati in Roma e chiusi den- tro l'erario. J3opo quell'epoca fino al 536 non si ricordano più i prenestini Pre- neste, tranne la proibizione del senato a Lutazio di consultare le sorti della For- tuna Preiiestina. Nel detto anno i prene- stini non giunsero in tempo a partecipa- re della battaglia di Canne vinta dai car- taginesi, onde il pretore prenestino Ma- nicioo Marco Anicio loro condottiero con altri distaccamenti romani e latini si ac- quartierarono in Casilino, come notai a pERur.iA. In quel frangente avvedutisi che gli abitanti avrebbero aperto le porte al vincitore, furono portati dalla necessità a ucciderli e si fortificarono in un alla coor- te perugina. Questo pugno di circa 1000 soldati arrestò le conquiste e le vittorie d'Annibale, fece per vari mesi una dife- sa eroica, e forzato dalla fame e ridotto a metà, ottenne dal vincitore patti ono- revoli. A Manicio o Marco Anicio fu e- retta nel foro prenestino una statua lo- ricata, ed il senato romano in ricompen- sa ai prodi ripatriati assegnò stipendio doppio, 5 anni di esenzione dal servizio e i diritti della romana cittadinanza, o- noreche essi ricusarono, preferendo l'iu- dipendenza patria.

Nel 534 a Preneste si unirono gli e- serciti per opporsi sul Metauroad Asdru- bale fratello d'Annibale, indi segin la pa- ce coi cartaginesi. Preneste nel 5^7 cor- se grave pericolo perla cospirazione tra- mata dagli schiavi, e nel 58 i si sottomise alle orgogliose esigenze del console Po-

PAL stumio, nel recarsi a sagrificare alla For- Uina. Nel 6G4 circa avendo Pi eiieslr- ri- cusalo di prendere palle nella i^iierra so- ciale, i romani la dichiararono municipio col diritto del suQragio ne'comizi, ascri- vendo i cittadini alle io tribìi aggiunte alle 3 ) antiche, indi fra queste vennero distribuiti pel fiìvore di Mario figlio del \ccchio I\lario. Nella guerra di Siila la città andò soggetta ad un cecidio, poiché essendosi ritirato in essa il giovane ÌMa- rio dopo la battaglia di Sacriporto coi rimasugli della sua gente, Siila afiìdò a Luciczio Ofelia la cura di circonvallare la piazza. Preneste dovette arrendersi a discrezione, e Mario procurando salvar- si per uno de' tanti cunicoli che forava- no il monte, stretto dalla necessità si fe- ce uccidere dal servo ; dopo questo fatto Siila assimse il cognome di Felice. Por- tatosi a Preneste si mise a processare ogni abitante e molti ne punì ; ma stanco della formalità de'giudizi, spietatamente mandò a morte i superstiti i?,jOOo cit- tadini. Si narra che volendo accordare la vita a chi loavea ospitato, questi sdegnan- do ripetere la vita dallo sterminatore del- ia patria, postosi nella turba si fece ucci- dere. Siila distrusse la città, ingrandì sul- le rovine di questa il tempio della For- tuna, e ne fondò una nuova nella pianu- ra soggiacente a pie del tempio, che mi- se nel rango delle colonie militari, popo- landola di soldati veterani, e delle donne e raga7zi prcnestini scampati coi piti ro- busti dallo scempio e da lui venduti al- l'incanto; indi l'ascrisse alla tribù Mene- nia. Poscia trasportò seco i ricchi tesori, compresi quelli di Mario. Fu Siila che per volo di aver vinto Giugurta in Africa, adornò il delubro della Fortuna Preiie- stina col prezioso nmsaico figuralo, no- bilissima greca opera. Contiene esso clli- giate con tasselli di pietra dura a vari co- lori immenso numero di figure, di uo- mini, di animali, di navi, di edifizi, di ve- getabili, in uno spazio di 2G palmi di lar- ghezza su ■?. I di altezza, che desta il più

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alto stupore, ed il fatto egizio che vi si rappresenta, da molli dotti variamente interpretalo, è secondo piìi probabile con- gettura dell'avv. Cecconi la ferace inon- dazione del Nilo. Gli archeologi ne fecero segno di varie delineazioni e spiegazioni. Si credelte esprimere le vicissitudini del- la fortuna; il viaggio d'Alessandro all'o- racolo d'Ammone; un fatto incognito di Siila; il corso del Nilo; una carta geo- grafica de'paesi intorno a quel fiume; l'in- contro di Elena con IMenelao in Egitto; l'imbarco de'grani da quello per Roma; il viaggio di Adriano ad Elefantine, e le feste a lui date. Vedasi Spreti, Compen- dio dell'arte dc'imisaici, p. 33 eseg. Avv. Luigi Cecconi, DelpaviincnJo in musaico rinvenuto nel tempio della Fortuna Pre- nestina , interpretazione , fioma 1827. Car- lo Fea, L'Egitto conquistato dall' impe- ratore Cesare Ottm'iano Augusto sopra Cleopatra e 31. Antonio, rappresentato nel celebre mosaico di Falestrina, Roma i82'7. Subito lo confulò l'avv. Cecconi : Aggiunta all'opuscolo del pavimento in musaico, ec, Roma 1828. Questo insi- gne musaico nel 1640 fu trasportato nel palazzo Barberini, ove si vede, d'ordine del cardinal Francesco Barberini, colla direzione de'migliori artefici e de'più ce- lebri eruditi del tempo, e specialmente di Pietro da Cortona. In Palestrina furono pure scoperti altri musaici, de'quali trat- ta Petrilli. Inoltre Siila guarnì di por- tici il solario di Preneste, ove un gnomo- ne indicava le ore, come dissi a Orolo- gio, cioè nella basilica Emilia e Fulvia, della quale abbiamo del lodato avv. Cec- coni pronipote del vescovo di tal cogno- me: Dissertazione sopra la har'lica E- milia e Fulvia Prcnestina, Roma 1840. La previdenza di Cicerone liberò Pre- neste di nuovi guai collo sventare Scon- giura di Caldina, il quale doveva nelle calende di novembre farvi massa, e costi- tuirla, come luogo di molta importanza, fljite per siluazione e per mura, centro delle sue sediziose operazioni. Duraute il 3

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Iriumviralo vi si fortificò Lucio Antonio console e fratello di Riarco, e quando que- sti passò a trincerarsi in Perugia, Ful- via sua cognata co'4 fif?liuoli vi manten- ne vivo il |)arlito anloiiiano, e dopo la perdita di Lucio vi si ritirò Tiberio Clau- dio INerone, il solo ch'ebbe onta di ese- fiuire la defezione da' vessilli antoniani. Dopo la battaglia d'Azio, divenuto Au- gusto pacifico possessore dell' impero, amò molto il soggiorno di questa città e vi si recava a villeggiare in lettiga. Mol- lo la frequentò ancbe Orazio e la nomi- na fra' luoghi prediletti, e la ricordai a Ge- NAzzANO.Tdoerionemico degli oracoli, vo- lendo distruggerli, ne fu distornato dal- la maestà e opulenza del tempio della Fortuna, ovvero per essersi risanato da una malattia mortale nella villa di Clau- dio, posta presso la città nel territorio pre- nestino, per cui ripristinò la città di nuo- vo al grado di municipio di 3/ classe. Il- lustre continuò ad essere Frenesie per la .sua antichità e per le pubbliche fabbri- die onde brillava. Era fra queste rimar- chevole l'ampio foro, che a due ripiani dalle radici del tempio si estendeva fino alla viaPreuestina; portici, statue, edifizi lo rendevano adorno, come rilevasi dai monumenti rinvenuti. Aveva inoltre un magnifico teatro, eretto sotto l'impero di Claudio, il quale vi ebbe la ricordala vil- la Claudia, di cui parlai a Ge\azza>'o, di- cendo del territorio preueslino; non che l'emiciclo ove fu affisso il calendario com- pilalo da Yerrio Fiacco, ed un circo ove in mancanza di naumachia si celebrava- no i neltunali : ivi fu posteriormente for- mala la piazza del mercato, denomina- la Macello. Vi si ammiravano antichissi- me terme, sovente riparale dagT impe- ratori, e copiosi ricettacoli di limpide acque non solo contribuivano alla loro comodità, ma agli uside'prenestini. Sotto JXerone i gladiatoii ivi stanziati cercaio- no di sollevarsi, ma fiu'ono repressi dal- la guarnigione cheli custodiva. Domizia- no si portava in Preneste ogni anno nel-

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l'iuini versarlo del suo impero, onde con- sultare le sorli prenestine. Adriano vi edificò una villa, se pur nonèlarammen- lala^ dove Marco Aurelio vi perde il fi- glio Vero di 7 anni. Faustina moglied'An- tonino vi fondò la scuola Fauslitnana per l'educazione delle fiuiciulle; ve n'era al- ila, in un a molli collegi d'arti, come dei mercanti di bestiame, de' pontefici, dei lanii, de'cisiarii o vetturini, de'libeiti, dei fabbri, de'fibbricatori, degli auguslali, de'flamini traiaiiali e de'miuii. Grande afìluenza di gente accorreva a Preneste per consultare lesorti della dea, come fe- ce l'imperatore Alessandro Severo, e da questa molle licchezze ne ricavava; ma dopo che le memorale leggi imperiali ne pioibirono con pene seveie il rito e fe- cero chiudere il tempio, la città necessa- riamente decadde; a ciò si aggiungano le invasioni barbariche menzionale altrove. Tanta ricchezza e sontuosità eravi nel tem- pio, che fece dire al filosofo Cameade: non aver veduto in nessun luogo la For- tuna cotanto fortunata.

Psella decadenza dell'impero Frenesie fu compresa nel ducalo romano, e tran- ne le calamità che dal contagio o dalle guerre de' vicini le derivarono, potè sussi- stere nella pianura e sulle rovine del lem- pio ov'erasi eslesa : nel 5 1 o Teodorico re de' goti permise che vi si continuassero a celebrare gli spettacoli. Nel pontificato di s. Gregorio li, essendosi il ducato roma- no verso il 780 dato alia s. Sede, Frene- sie col territorio fu compi esa nel suo do- minio. Molestando Astolfo re de' longo- bardi Roma e Stefano li detto III, essen- dovi accorsi in aiuto i prenestini, in ven- detta il re marciò nel 732 con 6,000 sol- dati ed occupò per capitolazione Prene- ste, che per le devastazioni solfertefu d'uo- po agli abitanti di ritirarsi entro il re- cinto deHabbatlulo tempio della Fortu- na. Frattanto la città andava insensibil- mente cangiando nome, ed al primitivo si andava sostituendo il derivativo, per l'uso che nella decadenza dell'impero pre-

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valse; imperciocché in luogo di Praene- sfc «.licevano civilas Praenfslìn(j,om\e fa- ciliiienle per corruzione cambiossi il no- me iti Palestri/ia, e ve n'è la memoria in in\ codice farfense dell'SyS di nostra era. In seguilo ora fu Palestrina direltamente soggetta alla chiesa romana, ora dai Papi venne concessa in feudo. E dapprima nel q'-o alla senatrice Stefania, madre di Be- nedettocunte tusculano, iiìleudò a terza gonerazione la città il fratello Giovanni Xllljcol canone di io scudi d'oro e l'ob- bligo di migliorare la città: dalla bolla si determinano per confini del territo- rio, il rio Largo, la via Labicana, il mon- te ÌNIas.simo, il ponte Cicala, l'acqua Alta, la valle di Caniporazio, ed il monte Fo- linario oFaustiuiano. A Stefania successe il figlio Cenedelto, il quale ebbe per suc- cessori i due figli Giovanni e Crescenzio nel IO io: questi incorsero nello sdegno di Benedetto Vili, e Giovanni che s'inti- tolava marchese e duca, si vide costretto a ritirarsi nella rocca di Preneste, dove fu stretto d'assedio nel io i 2, e non fu li- berato se non dopo ch'ebbe promesso di cedere la rocca al Pontefice: la pace de- finitivamente fu poi conchiusa nel ioi5, restando Giovanni pacifico possessore di Palestrina. Nel io43 morto il marchese educa Giovanni, Emilia sua sorella ch'eb- be il titolo di contessa e gli era succeduta nel dominio di Palestrina, essendosi ma- ritata in seconde nozze con un personag- gio della famiglia Colonna (f^.), stipite di essa, trasferì in lui e nella discenden- za r infeudazicne della città, malgrado le condizioni imposte da Giovanni XIII, che la linea investita dovea estinguersi in Emilia. Il Senni dice che il suo matri- monio si celebrò nel lojo, e che da es- so nacque Pietro Colonna, il quale di- venne un potentissimo signore del Lazio. Nel luglio 1 048 in Palestrina si ritirò Da- maso II, non stimando cosa sicura di re- slare in Roma, per ti more degli aderenti di Benedetto IX, probabilmente con animo di passarvi l'estate, ma vi morì poco dopo.

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Lo sconvolgimento che regnava in quel- l'epoca in tutto il distretto di R.oma, non permise di rivendicare subito l'usurpa- zione derivata dal matrimonio di Emi- lia. Però nel lojq Nicolò II volendo ab- bassare la potenza de' conti tusculani e de' signori di Lamentana o Nomento e di Galera, loro alVini e collegali, chiamò in suo soccoiso Roberto Guiscardo, che co' suoi normanni pose a ferro e a fuo- co il territorio de' prcneslini e quelli di delti alleati. Morta nel 1080 la contes- sa Emilia, ed eslintasi in lei l'infeudazio- ne temporanea di Giovanni XllI a fa- vore di Stefania, s. Gregorio VII inclu- se r agro preneslino nella bolla di sco- munica contro chi tentasse di usurpa- re o ledere le terre della chiesa roma- na. Ma Pietro Colonna figlio di Emilia e parente de' conti tusculani, non si sot- loinise tanto volonlieri a cedere l'investi- tura ottenuta dalla sua bisavola Stefa- nia, insorse nel i loi contro Pasquale II ed occupò Cave, che fu a lui ritolta dal Papa. Nel i loB però unitosi Pietro con Tolomeo conte tusculano, assalì e prese Palestrina, imprigionò Berardi Marsica- no, poi cardinale e venerato per santo, come spedilo contro di lui. Dopo questo flttlo^nel 1 109 tornandoPasquale II dal regno di Napoli, ricuperò i dominìi occu- pati dai ribelli in un alla città.

Nel I 1 17 reduce Pasquale II da Be- nevento, e debole per una malattia sof- feita in Anagni, passò in Palestrina, vi consagrò la cattedrale, celebrò le feste di Natale, e vi ricevette gli ambasciatori del- l'imperatore d'oriente Giovanni Comne- no, ai quali raccomandò rivolgere le ar- mi contro i saraceni, unendosi ai crocia- ti. Dopo l'Epifania Pasquale II partì per Roma. Sull'antipapa Teodoiico che Pla- tina dice creato dal popolo di Cave, è a vedersi Genazzano. Profittando Pietro della morte di Pasquale II e de'torbidi di Roma contro il successore Gelasio II, nel I I 18 riprese Palestrina coll'aiuto de'con- ti tusculani. Nel 1 187 provenieuli dal re-

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gno (li Nnpoli, si fermarono in Pnlcslii- iia Innocenzo il e 1' iuìperaloic Ijotario li the vi perde in Gisone conle d'Ilessia lino de'snoi primi nfriziali,efii ivi sepol- to. Rislabililosi nel i r43 in l'orna il go- \rrno popolate e il senato, venne mossa guei ra ai popoli del Lazio onde ricono- scessero il nuovo reggimento, e Palestri- iia non andò esente da guasti, ma non pare fosse soggiogata. Imperciocché nel I i49, l'itornalo di Francia Eugenio III, e cercando sottomettere colle armi i ro- mani, si andò trattenendo per qualche tempo nelle città conviciiie che aveva- no conservata l'indipendenza, e partico- ItTrmente inPalestrina, di cui era signoie Oddone Colonna figlio di Pietro, e vi di- moiò per qualche tempo. Continuando i romani interrotlamente la guerra , nel 7 184 presero d'assalto Pa!estiina e l'in- cendiarono; venuti poi nel i 188 a con- cordia con Clemente III, dichiararono non aver dominio diletto sopra Palestrina il 2)opolo romano. Ritornò tosto sotto i Co- ]onnesi,enel 1201 n'erano signori Gior- dano ed Oddone, figli d'Oddone seniore mentovato, i quali nel i2o3 accolsero In- nocenzo III, che disgustatosi de'romani si portò in Palestrina e vi dimorò alcuni giorni ne'primi di maggio, trasferendosi a' 7 a Ferentino. Nel 1209 i Colonnesi ripararono in Palestrina, che aveva fama di fortissima. Sostenendo il cardinal Gio- vanni Colonna il partito di Federico II, nel 1241 il teriitorioprenestino fu rispar- miato dagl' imperiali nelle devastazioni fatte ai dintorni di Roma. Dopo la mor- te di Nicolò 111, nel 1280 accesasi in Ro- ma la guerra civile fra gli Orsini suoi pa- renti e gli Annibaldi, questi per essersi i primi ritirati in Palestrina, gl'inseguirono sotto le mura, mettendo a sacco tutto il contado e facendo strage di molli: dopo J'elezione di Martino IV, ternati in Roma gli Orsini, si vendicarono de'nemici. Frat- tanto una tempesta terribile sovrastava a questa città, in parte narrata a Colon- na, Bonifacio Vili, Frangi.^, Frosinone

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od altrove, essendo i Colonnesi principali sostenitori della imperiale fazione glilhrl- liiia, nemica della guelfa e perciò del Pa- pa. Ad Oddone 11 (in dal 1 252 era suc- ceduto per atto di concordia Oddone HI (iglio di Giordano di lui fratello, ed a que- sto il (iglio suo Giordano 11; da questi nacquero T figli, Giacomo cardinale, Gio- vanni, Oddone, INhitteo e Landolfo. Di Giovanni che mori prima del 1297 ^"* rono figli, Pietro cardinale, Stefano, Gio- vanni, Giacomo soprannomalo Sciarla , Oddone ed Agapito. Questi essendo ere- di diretti del dominio di Palestrina, si ap- poggiarono a! loro zio Giacomo cardina- le; ed al contrario Oddone, Matteo e Lan- dolfo, pretendendo aver parte nella suc- cessione di Giordano li, si rivolsero a Bo- nifacio Vili Papa, il quale volendo oh- !)ligare i primi ad una concordia coi zii, e nello stesso tempo mettere un presidio a Palestrina, per timore dell'aderenza dei Colonnesi con Federico re d'Aragona e di Sicilia, ne seguì rottura formale e fu- neste conseguenze.

1 Colonnesi coi due cardinali ritiran- dosi in Palestrina si posero in piena in- surrezione contro il Pontefice, il quale dopo aver dichiarato i Colonnesi rei di fellonia, e deposti dalla dignità e dal go- dimento de' benellcii i cardinali Pietro e Giacomo, a' 1 4 dicembre 1297 emanò bolla di crociata con indulgenza plenaria a chi avesse prese le armi contro i Co- lonnesi e Palestrina, li scomunicò e ne confiscò i beni. Bonifacio Vili dichiarò capitano contro gl'insorti Landolfo Co- lonna, uno de'pretendenti, ed avendo rac- colto un grand'esercito, cogli aiuti di Fi- renze, Orvieto e Matelica, nel 1298 oc- cupò tutte le terre de'Colonnesi, meno Pa- lestrina, dove si ridussero pure Agapito e Sciarla. Dopo una difesa ostinata e va- lorosa, essi coi due cardinali furono co- stretti in settembre alla resa; portatisi a Rieti ove il Papa dimorava, vestiti a bru- no, scalzi e col cingolo al collo, in pieno concistoro furono perdonati e assolti dal-

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le censure, facendo loro sperare Bonifa- cio Vili di mantenerli nel possessodella cillà. Questa però d'ordine del Pontefice tu smantellata e distrutta dalle fondamen- ta, tranne la cattedrale, da Teodorico Ra- nieri poi cardinale vescovo, che ne prese il possesso: alcuni seri vono, secondo le con- dizioni accettate dai Colonnesi o per es- sersi ribellati di nuovo. L'aiatro solcò le rovine dc'distrutti palazzi baronali, del- le cospicue abitazioni, delle anticliissiine mura di smisurati macigni, in un al san- tuai io della Fortuna, innalzalo sopra cen- to scaglioni di marmo am[)Ii in modo da salirvi a cavallo, il cpiale dai cittadini era stato convertito in chiesa in onore del- la madre di Dio; indi vi fu sparso del sa- le secondo l'antico costume. Tenuti gli a- bitanti per ribelli e scismatici, vennero loro confiscati i beni, accordando ad essi Bonifacio VII I elicivi dappresso nella pia- nura a pie del tempio, ne'dintorni della Madonna dell'Aquila, poco lunge dalla cattedrale, una nuova città edificassero da chiamaisi Cillà Papale, Civilas Papa' //.v, creandola città vescovile cardinalizia, com'era Palestrina, con bolla de' i 2 giu- gno i2C)g data in Aiiagni. Essendo co- struita di melma e legname, nel i3oo ap- pena nata, per disposizione dello stesso Bonifacio Vili fu atterrata ed arsa, ad eccezione della cattedrale e di poche ca- se propinque. Una delle diverse bolle spe- dite dal Papa per le cose prenestine, del 22 aprile i3o i, dichiarò, che i Colonne- si da lungo tempo possedevano ingiusta- mente questo feudo, ed essendo spirato il termine d'investitura, ciò avevano ri- conosciuto Matteo, Giovanni e France- sco Colonna. Morto Bonifacio Vili nel i3o3, il successore Benedetto XI assol- vette i cardinali Colonna da molte pene, ma proibii riedificare Palestrina. >'el 1 3o4 j)assato a miglior vita dello Papa, i Co- lonnesi domandarono in Campidoglio a Pietro Caclani la riparazione de' d;»nni solFerli per opera dello zio Bonifacio Vili, e della devastazione delle altre loro ter-

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ve di Colonna, Torre de'marmi. Zagare- lo e altre: Caetani fu conilannato a pia- gare ai Colonnesi ioo,uoo fiorini d' oro, sentenza che inserita nello statuto di Ro- ma, s'ignora se verme eseguita. 1 Colon- nesi furono (piindi dall'eletto Clemente V nel i3()(j pienamente assolti, i cardi- nali ripristinati nella dignità, ed abilita- ti a riedificare la città, per cui il vesco- vo prenestino riprese l'antico suo titolo, in luogo di episcopus Civiiails Papalis. La città sulle rovine del tempio, non che la rocca, si andarono sollevando per o- pera di Stefano Colonna fin dal 1 J07 ; e già nel i327 era sullicientemente forti- ficata da potere resistere, se fosse stata aggredita dalle genti di Lodovico il Ba- varo, poiché Stefano vi si ricovrò, dopo aver col fratello Giacomo contro quel principe affisso in Pioma il processo di Giovanni XXII. Dipoi Stefano vi si ri- tirò ancora nel 1 34^3 con altri Colonne- si, per sottrarsi allo sdegno del famoso tribuno Nicola di Rienzo, finché durò il suo potere micidiale a molti Colonne- si. Essendo egli nel i35o risalito al po- tere, spedì a Stefano in Palestrina Duccio de Giubileo e Giovanni Catfarello, per- chè prestasse il suo omaggio; ma Stefa- no in vece li arrestò e mandò le sue gen- ti a fare scorrerie sul territorio romano. Infierito il tribuno, mosse l'esercito con- tro Palestrina, si attendò presso s. Maria della Villa, e vedendo difficile l'espugna- zione si ritirò con animo di tornare ad assalirla. In fatti nel i 3 54 ^^ incaricò Riccardo Annibaldi di Monte Compatri, qual capitano del popolo roniano, ma nep- pure esso pervenne ad impadronirsene, e poco tempo dopo il tribuno fu ucciso, principalmente per le trame dei Colonna. Nel I 378 eletto Libano VI, alcuni car- dinali si ribellarono, favorendo Rober- to di Ginevra amico d'Agapito Colonna, il ((uale fu perciò interposto a mediato- re, ond'cbbe luogo un abboccamento di vari cardinali in una chiesa campestre di Palestrina senza buon risultato , poi-

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elle Pioberlo insorse col nome di Cle- mente VII, origine del famoso e lagii- mevole scisma d'occidente : come ad es- so, così al di lui successore Benedetto XIII si attaccarono i Colonnesi, ponendosi sotto In protezione della repubblica di Firenze Giovanni e Nicola figli di Stefano; indi ri- cusando da Bonifacio IX la pacificazione a mezzo del vescovo di Polignano de Aldi- ctis, mandato loro amministratore della sede, vollero fare scorrerie sul territorio romano. Sdegnato Bonifacio IX anche per la carcerazione del vescovo, fulminò contro Palestrina varie pene, la sottopose all'interdetto ecclesiastico, e accordò l'in- dulgenze de'crociati a chi avesse preso le armi contro. Quindi la città fu stretta d'assedio dalle milizie napoletane e pon- tificie di Bonifacio IX. da que>ti venne obbligata a sottomettersi con allo di con- cordia nel i4oi ed assolta. Ladislao re di Napoli nel i4i 3 avendo assoggettata Roma co' suoi dintorni, non seppe sof- frire che Palestrina non si ponesse nel suo dominio, onde nel i4'4 fece asse- diarla dal conte di Belcaslro : Giovanni Colonna che vi era dentro, solo dopo due mesi d'assedio a'iT. luglio giurò fe- deltà al re, che riguardò i feudi de" Co- lonnesi come suoi aderenti Nella vacan- za della sede papale, venne in capo a Braccio di Montone, ardito capitano pe- rugino, di conquistare Roma, donde ap- pena entrato Io fugò Sforza Attendolo; ma il celebre Nicolò Piccinino capitano di Braccio, fortificatosi in Palestrina e Zagarolo, come unito a Girolamo Colon- na barone di tali luoghi, incominciò a fare scorrerie sino alle porte di Pioma: ambedue furono dichiarati ribelli della Chiesa, ed a'aS settembre lo Sforza for- mò il campo sotto Palestrina e vi dimo- rò 7 gioini. Dileguossi però immediata- mente questo turbine, allorché fu eletto Papa agli i i novembre Blartino /^Co- lonna, con sommo giubilo de' parenti e de' preneslini, di cui era stalo amniini- slratore del vescovato, annullando la di-

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chiarazioue del cardinal legato Isolani, che Palestrina era devoluta alla s. Se- de. A distruggere I' eresia de' fraticelli, eh' erasi annidata anche in Palestrina, INIarlinoV v'introdusse nel i4^t)i finii- cescani. Ricf)minciarono i toibidi fra i Colonnesi nel i43 i e la s. Sede, dopo la morte di Martino V,per quanto narrai a CoLOXNA ed Eugenio IY, il quale tut- tavia si pacificò nel i433, prendendo Pa- lestrina sotto la prolezione pontificia. Ec- citata una sedizione da Nicolò Fortebrac- cio capitano del duca di INfilano, a dan- no del Pontefice, nel 1 434 » Colonnesi e Lorenzo signore di Palestrina ne favo- rirono i disegni. Venuti nel i435 a nuo- va concordia, essa {\\ di breve durata, poiché avendo i Colonnesi accolto in Pa- lestrina il rivoluzionario Poncellelto Ve- neranieri e mostrato opposizione ai vo- leri di Eugenio IV, questi sdegnato con- tro di essi, ne decretò l'esterminio: fece capitano delle milizie pontilìcie il famo- so Giovanni flttlleschi ^o\ cardinale, che posto l'assedio a Palestrina a' i giugno i436,dopo ostinata resistenza e dopo essersi impadronito de'feudi del contado, a' i8 agosto, festa di s. Agapito, se ne im- padron'i a patti, salve robe e persone, ri- tirandosi Lorenzo Colonna col suo ba- gaglio e famiglia in Terracina. Da prin- cipio il prelato si contentò di far morire Poncellettoeporre un forte piesidio nel- la piazza; ma nel i437 per sospetti di nuova ribellione si determinò di egua- gliarla al suolo: prefisse agli abitanti 7 giorni di tempo per isloggiare, permise loro di trasportare tanto le suppellettili che il materiale delle case a loro arbi- trio, e con 12 capo-mastri romani a'^o marzo die principio al suo smantella- mento, facendola spianare col ferro e col fuoco; operazione che durò ^o giorni, dicesi all'insaputa di Eugenio IV allora in Ferrara, onde il conciliabolo di Basi- lea ascrisse tanto scempio alla sua tolle- ranza. Gli abitanti si dispersero ne'pae>i circonvicini e molti passarono in Roma.

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La callcdiiile aiiiora fu smanlellafa ; le (:iim[)aiie, le mostre di inai ino delle por- ti-, i corpi e le reliquie de'santì vennero dal Vitelleschi trasportale a Coriiflo sun patria. Così dopo i Sg anni dalla i. sua distruzione, Galestrina si trovò di nuovo ridotta a un mucchio di rovine infor- mi. Rimasta in cima del monte in piedi la rocca, nel i 438 per timore che Loren- zo macchinasse sorprenderla, fu distrutta fnio al livello delia piazza dai romani Nicolò del rione Colonna e da l'aol(j Pe- tione del rione Ponte, lasciandoli posto sdibandonato e senza guardie. Ael i43() tornato Lorenzo in Zagarolo, vi si forti' fico, onde Vitelleschi espugnò ed arse il luogo, e preso Lorenzo lo mandò pri- gione a Eugenio IV in Bologna, il quale lo pose in libertà.

JN'el 144^ dopo il miserabile fine del cardinal Vitelleschi, descritto anche nel voi. XXV, p. 5i, cominciòad annidarsi qualcuna delle famiglie profughe ne' din- torni del demolito palazzo baronale, ed all'aggregato delle capanne ivi princi- piale a costruire dietro la schiena del tem- pio diedero il nome di Scacciato , che rammentava la sofferta disgrazia. Nico- lò V con bolla del 21 aprile i4-+7 'C* stituì al paese e alla cattedrale gli antichi privilegi, diede pieno permesso ai Co- lunnesi di riedificare Paleslrina, capita- le de'feudi ad essi restituiti, ma senza for- tificazioni; prescrizione che sembra es- sere stata presto rimossa, poiché nel 1448 Stefano Colonna che si pose a riedifica- re la città, cinse lo Scacciato di mura merlate e di alcune torri, e vi aprì tre porte, delle di s. Cesario, del ìMurozzoe del Truglio. Dopo quest'epoca Paleslri- na cominciò a prosperare ed estendersi in modo da occupare tutti i ripiani e le lovine dell'antico tempio della Fortuna. La popolazione crescendo anche fuori del I ecinto, dopo 5 anni quella parte la qua- le denominavasi Borgo, fu colla restau- razione delle antiche mura e porle com- presa nella cillà, e risorse dalle sue 10-

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vinela calledrale. Nel pontificato di Puo- lo II ebbe luogo la manifestazione della immagine della Madonna del Buon Con- siglio in Genazzano (nel i«S3q in Roma fu pubblicato: Cenni storici sul santità' I io di Maria ss. del Buon Consiglio di Genazzano). Profittò Stefano Colonna dei dissidi col regno di Napoli che ten- nero occupalo Sisto IV, per riedificare nel 1482 anche l'antica rocca sul monte Prenestino,e Francesco Colonna suo suc- cessore fece altresì risorgere il nobile pa- lazzo baronale dello della Cortina, che a foggia di emiciclo alle altre fabbriche sovrasta. A Ge.v azzano ricordai la trista meteora che balenò per breve tempo su Palesti ina e altri feudi de'Colonnesi, al- lorché Cesare Borgia figlio di Alessandro VI sotto vani pretesti ne usurpò la si- gnoria, concedendo il Papa la città al fanciullo Giovanni 4ìorgia, dopo averla dichiarata devoluta al fisco pontificio; ma Giulio II non tardò a ritornare le co- se nel pristino stato, e liberò la città dai malviventi e da una controversia cogli Orsini. Nel iSay andò soggetta alle de- vastazioni delle truppe di Carlo V che aveano saccheggialo R.oma, e poco dopo alla pestilenza. Fu poi militarmente oc- cupala sotto Paolo IV dalle genti del duca d' Alba nel i 556, al modo detto al citato articolo, ma senza turbamento della civile giurisdizione, essendosi anzi nel seguente anno segnata in Cave (F.) la pace, in casa della primaria famiglia Leoncelli, oggi della nobile famiglia Mat- tei. Nel 1572 s. Pio V con bolla viii kal. martii, per accrescere lustro e splen- dore a Paleslrina, che chiamò nobilissi- ma e antichissima, ai baroni conferì il ti- tolo di principato, anche in riguardo di Marcantonio Colonna vincitore a Le- panto. Il cardinal Camillo Borghese si invaghì dell'aria e campagna preuestina, ed avea destinato fabbricarvi una villa sul colle Martino; nel i6o5 divenne Pao- lo V e poi approvò la fondazione del mo- nastero delle Clarisse, da cui uscirono ri-

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foimalrici di allii. Nel i63o i prcncsli- iii cambiarono signore, dacché France- sco Colonna si trovò obbligato dai do- mestici interessi a vendere s'i cospicuo feudo, ed insieme alle tenute di Mezza Selva e di CorcoIIo ( già c;istello e feu- do) per yy/ijOno scudi, a i6 gennaio; ne divenne compratore Carlo l^arljerini fratello d'Urbano Vili, il quale da Ca- stel Gandolfo vi si portò il sabbaio a' 19 ottobre, avendo seco il nipote d. Taddeo cb'cia divenuto principe per la repenti- na morte del genitore, ed i tre cardinali Barberini, oltre il contestabile Colonna e il cardinal Colonna partiti dal feudo Marino per far corte al Papa. Urbano Vili alloggiò nel palazzo baronale, nel di seguente celebrò in cattedrale, entrò nel monastero delle Clarisse, dotò 3o povere fanciulle e liberò tutti i prigioni. Nel lu- nedi si recò a Genawano, nel martedì vi- de in Paleslrina le chiese e conventi dei carmelitani e francescani, e nel merco- ledì tornò alla villeggiatura di Castel Gandolfo, soddisfatto di tutte le festive dimostrazioni de'prenestini. Di più Ur- bano Vili creò cavalieri 24 preneslini, concessedueannue fiere franche e il mer- cato settimanale : altra fiera franca ac- cordò Clemente XII, ed altra Benedet- to XIV. Narra il Cancellieri nel Merca- to, che nel palazzo baronale fu traspor- tato il letto di Urbano Vili, formato di 4 colonne spirali sul modello di quelle del baldacchino di bronzo da lui eretto nella basilica Vaticana, con decorazioni e bandinelle di scarlato rosso. Siccome i Colonnesi si seppellivano nella cattedrale, trasferirono in lioma nella basilica Li- beriana le ossa de'loro antenati ; i Barbe- rini morti in Palestrina si tumularono in s. Rosalia. Da quell'epoca Palestrina con titolo di principato, tuttora ma sen- za la qualifica di feudo, appartiene alla famiglia Barberini (ì''.). Gregorio XVI portandosi nel i843 in alcune parti del Lazio, il i.° maggio partì da Roma e presso la Colonna venne festeggiato al

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modo riferito nel voi. XXVIl, p. 3 l 'j ; altrettanto fecero Zagarolo e Palestrina. Passando sotto la città per la via Casi- lina, trovò quasi lutti gli abitanti tripu- dianti e sr.hierati per riceverne la jjene- dizione. Al suono delle bande e all<j spa- ro delle artiglierie discese nel padiglio- ne con trono, formato con ricchi arazzi e con portiere degli antichi cardinali ve- -scovi, e benignamente ammise al bacio del piede il prenestino mg.^ Aronne, da lui (alto ausiliare e vescovo di Lislri [l.) (dal l'a[)a regnante trasferito a Montai- lo), il clero secolare e regolare, il nume- roso seminario e la magistratura clie a- veagli presentate le chiavi della città in vicinanza di un maestoso arco trionfale decorato del pontifìcio slemma e di quel- li de' cardinali vescovo e protettore del comune, di buon disegno e superba pro- spettiva, eretto dal gonfuloniere con ana- loghe iscrizioni riportate a p. i 3 della Relazione del viaggio, e dal n." 4^ del Diario di Roma. Palestrina nel giugno e luglio 1 844 ^^ afflitta da frequenti scos- se di terremoto che danneggiò alcuni e- difizi, ed a't) maggio iS^q soggiacque al fatto d'arme ch'ebbe luogo tra i repub- blicani comandati da Garibaldi, eie trup- pe di Ferdinando II re delle due Sicilie che difendeva il Papa.

La Incedei vangelo è tradizione che sia stata portata in Paleslrina dai ss. Pietro e Paolo, e che il i.° vi fondò la sede ve- scovile, una delle sei cardinalizie subur- bicarie immediatamente soggetta alla s. Sede, coirie una delle collaterali al ro- mano Pontefice, ed ebbe il suo vicedo- mino. 11 I vescovo che si conosca è s. Secondo o Secondino che fu al concilio tenuto da s. Melchiade in Laterano nel 3 I 3 ; il 2.° è Gennaro del 4tJ'j; indi Ro- molo o Romano del 4c)4 > Mauro del 55(), Sergio del 5c)4"i3 incerto. Procu- lo del JC)5, Majorano del G4(), Stefano che nel 679 intervenne al concilio ro- mano, Sergio del 721, Venanzio o Va- Icnzio del 74^, Gregorio o Giorgio car-

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clinale che consagrò Vaiit'ipnpa Costan- tino di Ncpi [F.) nel 7G7; Andrea cai-- tlinale del 760), Coslanlino ca.\x\'\ua\e (\c\- l'H^G, Teofilallo cardinale del Cf(]o, Stefa- no del c)88 forse cardinale, Pietro cardina- ledel ()()G bibliotecario aposlolico, Pietro cardinale del 1 011, Giovanni di cognome Papaàel io36 cardinale, Uberto dePo- diis o Pog'g/o cardinale del io5(S: tutti i vescovi cardinali avendo biogralìe, in que- ste sono descritte le cose principali die fe- cero perla diocesi. A'^/z/cn cardinale del 1 o58, Brunone Dini cardinale del 1 060, Bernardo o Berardo cardinale beneven- tano del io(3i, morto in Monte Cassino reduce da Gerusalemme; Leoperlo cardi- nale del ioG5, Umberto delle Cantina- te Z7i7///o/J// cardinale del ic-S, Atlone cardinale del i 082, Bernardo o Beroar- do da Benevento cardinale del 1092, Ugone Candido o Bianco cardinale in- truso nel iot)3 dall'antipapa Clemente III; /)//7o/je cardinale del 1 oqc), Corrado cardinale del iio5, Conone cardinale del I 107 legato apostolico in Palestina, da alcuni creduto Io stesso che Corrado o Curione, e vivea nel i i23, in cui gli successe il cardinal Guglielmo ; ma di Conone non feci biografia come non ri- conosciuto da Cardella, mentre il Paii- vinio ne parla nel pontificato di Calisto II, e lo dice legato ai concilii di Colonia e Frizlar, ove però Io dissi celebrato sot- to Gelasio II. iVel t i So l'antipapa Ana- cleto II intruse nella sede di Palestrina il pseudo-vescovo Giovanni. Nel i i4i divenne vescovo il cardinal Stefano di Chalons, da alcuni chiamato beato; nel I i4^ il cardinal s. Guarino , nel i 1 58 il cardinal Giulio, nel i 1G4 il cardinal Ugo \entimiglia non conosciuto da Car- della; nel I 177 il cardinal il7rt/(//er/o, dal Cardella non ricordato per vescovo pro- nestino, altri credono sia il cardinal iMar- cello diacono di s. Giorgio, poi pretedi s. Cecilia. l\el 1 170 il cardinal Bcnere- do o Bernercdo,: nel 1181 o pi ima Pao- lo o Paolino Scolari cardinale, che edi-

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fico in Roma il Palazzo di s. ]\laria Maggiore [F.), a comodo de' vescovi pre- nestini, indi donalo a quella basilica: nel 1 187 ("u eletto Papa col nomedi C/e- incnte [II, e nominò in sua vece il car- dinal Gherardo o lìlainardo. Nel 1191 il cardinal Giovanni Conti, non riporta- to dal Cardella qual vescovo. Nel 1200 il 1). cardinal Guido de Pare, nel 1207 Guidone o Guido Papnreschi cardinale, nel I 221 il cardii)/il (iuido Pierleoni, nel I23r il cardinal Giacomo Pecoraria, nel 1249 il cardinal Pietro Capocci am- rainistralore, nel i 249 uia incerto il car- dinal Pietro de Barro, nel i252 il car- dinal Stefano Vancha, nel 1273 il car- dinal Vicedoraino de Vicedotnini che nel 1276 divenne Gregorio A7(K.): il Cardella indi registra il cardinal Ghe- rardo Cupalala. Nel 1278 il cardinal Erardo di Lesigni, nel 1281 il cardinal Girolamo yi/z/.vc/o, eletto Papa nel (288 col nome di Nicolo IV (F.), che nomi- nò successore il cardinal Bernardo o Berardo da Cagli. Nel 1294 il cardinal Simone de Beauliciij indi nel 1297 Boni- facio VIII conferì la diocesi in ammini- strazione a Lamberto vicario di Roma e vescovo d'Aquino; nel 1299 il cardinal Teodorico Ranieri vescovo di Città Pa- pale, col quale titolo egli si chiamò sem- pre. Nel i3oGil cardinal Wtivo Taglia- ferro o Taillefer, nel i3i2 il cardinal Guglielmo lìLìudagot, nel i3 22 il car- dinal Pietro de Prato, nel i3Gi il car- dinal Raimoiulo de Caniiliac,ne\ 13^3 il cardinal Simone de Langhani , nel l3r7 il cardinal Giovanni 6Vo,v.?o seguace dell'antipapa Clemente VII, nel 1 385 il cardinal Francesco Frignano, nel 1395 Angelo de Allliclis vescovo di Polignano amministratore, nel i 394 il cardinal An- tonio Gaetani, e per qualche tempo il cardinal Guido Maleseco Malosicco, fat- to dall'antipapa Clemente VII; però nel concilio di Pisa del i4o9) Gaetani pas- sò alla chiesa di Porto, e Malesec restò nella Preucstina. Deve notarsi che Bof

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nif'acio IX nel i4oi avea dalo per suc- cessore ad Aflliclis nell'ammiiiislrazione Oddone Colonna poi lìlartino F. Nel i^\i il cardinal Angelo di Anna Soin- mariva, nel i43i il cardinal Ugo Lusi' guano, nel i444 '' cardinal Gio. Berar- di di Tagliacozzo, nel i437 per ammi- nistratore temporale Gio. de Grecis ca- nonico di Velletri; nel i44' s'' ^i' ^^^^ in successore e corainendatario Andrea di Montecchio vescovo di Osi mo e vica- rio di Pioma. Nicolò V fece vescovo nel 1449 •' cardinal Giorgio Fieschì , nel 1460 il cardinal Gio. Torrecreniata am- ili inislratore e commendatario, cui nel i463 successe Alessio Cesarei arcivesco- vo di Benevento; nel 1466 il cardinal Alano Ce/;i'o, nel 147^ il cardinal An- gelo Capranica fratello del cardinal Do- menico diocesani, i quali a vantaggio dei sudditi de'Colonnesi principalmente fon- darono il Collegio Capranica. ^e\ i^'j'è il cardinal Marco Barbo, nel i49' '1 car- dinal Gio. Bah'ex, e nell' istesso anno il cardinal Gio. Jllichiel. Nel i^Q^ '' car- dinal Girolamo Basso della Ro\>ere, nel i5o3 il cardinal Lorenzo Cibo de Mari per pochi giorni, e il cardinal Antoniot- to Pallavicino jne\ iSoy il cardinal Gio. Antonio Sangiorgio , nel 1 5o8 il caidi- iiale Bernardino Can'ajal, nel i 5o(") il cardinal Guglielmo ^m50/ze/j nel i5i2 il cardinale Marco Vigerio, nel i5i6 il cardinal Giacomo Serra, nel 1 5 1 7 il car- dinale Francesco Soderini , nel i523 il cardinal Alessandro Farne<;e per un gior- no, poi Paolo III (P^.).^e\ iSaS il car- dinal Antonmaria del Monte, nel 1024 il cardinal Pietro Accolli per pochi gior- ni, il cardinal Marco Cornaro per un mese, e il cardinale Lorenzo Pucci. Nel i53i il cardinal Gio. Piccolomini, nel i533 il cardinale Andrea della falle, nel i534 il cardinale Bonifacio Ferreri, nel i535 il cardinale Lorenzo Campeg- gi, nel 1537 il cardinale Antonio San- Severino, nel 53c) il cardinale Gianvin- ceuzo Carafa, nel i54i il cardinale A-

PAL lessanJro Cesarini, nel i54i d cardinal Francesco Cornaro. Nel 1 543 il cardi- nal Gio. Maria del Monle, nel i T'jo crea- to Papa col nome di Giulio III {^V.). Piacendogli il soggiorno di Palestrina vi aveva fabbricalo un palazzine nella stra- da lunga, e ritenne la sede fino al 24 febbraio in cui la conferì al cardinale Luigi Borbone. ÌSe.\ 1 557 divenne vesco- vo il cardinale Federico Cesi, nel i5<òi il cardinale Gio. Moroni,ne\ i564 il car- dinal Cristofaro Madrucci, nel 1.570 il cardinale Ottone Truclises , nel (573 il cardinal Giulio della Rovere, che vi ce- lebrò il sinodo pubblicato in italiano; nel 1578 il cardinal Gio. Antonio Scrbello- n/, nel i583 il cardinal Francesco Gani- hara,ì\e[ 1587 il cardinal Marcantonio Colonna, che in Zagarolo tenne il sino- do poi stampato; nel i5c)7 vicario apo- stolico Venlidio Amatucci, indi vescovo il cardinal Giulio Antonio Sanlorio; nel 1602 il cardinal Alessandro de Medici, divenuto nel i6o5 Leone XI [F.).^e\ 1606 il cardinal Agostino Valerio, nel 1608 il cardinal Ascanio Colonna per 12 giorni, ed il cardinal Antoimiaria Galli j nel 161 1 il cardinal Gregorio Pe- trocchini, nel 16 12 il cardinal Benedet- to Ginsliniani che celebrò il sinodo, nel 161 5 il cardinale Francesco Maria del Monle, nel 1621 ilcardinalOltavio5^«- dini, nel 1624 il cardinale Andrea Pe- relti, nel 1626 il cardinal Domenico Gin- nasi, nel 1629 il cardinal Marcello Lau- te per 48 giorni, e il cardinal Pietro Pao- lo Crescenzi ; nel 1637 visitatore apo- stolico Giambattista Altieri poi cardina- le, nel i64i il cardinal Guido Bentivo- glio, nel 1644 d cardinal Anfonso della Queva che celebrò il sinodo. Nel i655 il cardinal Bernardino iS)r7(2<^rtf, nel 1660 visitatore apostolico Antonio Severoli ar- civescovo di Nazareth, nel 1661 il car- dinal Antonio Barberini, nella cui as- senza il nipote cardinal Carlo Barberini fece da amministratore e die principio al seminario al dire di Cardella. Clemente

PAL X fece vescovo nel iG" i il cardinal Ri- naldo d' Esle, nei iG-i il cardinal Ce- -siire Facchinetti; nel iG'-q lo divenne il cardinal Alderano Cibo, nel 1G80 il car- dinal Lorenzo /?(^7"ir/, nel 1687 il cardi- ci o *

nal Antonio Bichi, nel 1691 il cardinal Palazzo yJllieri, nel 1697 il cardinal Lo- dovico Portocanrro. per la cui lonlannn- 7a nel 1702 fu fatto vicario apostolico l'arcidiacono Cesare Petrini prenesliiio, e nel i 708 delegato apostolico Giuseppe Crispini vescovo d'Amelia. Clemente XI dichiarò poi vescovo nel 17 io il cardi- nal Fabrizio Spnrfa, col quale 1' Uglielli compie la serie de' vescovi, Italia sacra t. i,p. I 9 I. Nel I 7 I 7 il cardinal Fran- cesco del Giudice, nel 172 e il cardinal Francesco Barberini, nel 1726 il cardi- nal Tommaso Ruffo che celebrò e slam- ])ò il sinodo, nel l'-Z'Ò il cardinal Gior- i;io Spinola, nel i'-39 il cardinal Gio. Ijatlista Altieri, nel i 740 il cardinal Vin- cenzo Petra, nel 1747 il cardinal Anton Saverio Gentili, nel 1753 il cardinale Giuseppe Spinelli, nel 1759 il cardinal Federico Lante,ae\ 1-63 ilcardina! Gio. Francesco Stoppani, nel \'-'-5 i! cardi- nal Girolamo Spinola, nel 1784 il car- dinal Marc' Antonio Colonna, nel i '"94 il cardinal Leonardo Antonelli, coi qua- le il Petrini termina la serie de'vescovi, che continuerò colle Notizie di Roma. 1800 cardinal Alessandro Mattei che nel 1804 celebrò e stampò in Ialino il si- nodo diocesano; 1809 cardinal Aurelio Rn^'arellaj i 8 14 cardinal Diego Innico Caracciolo j 1 820 cardinal Giuseppe iS'/;/- n^j- per comando di Leone XII nel 1828 il cardinal FranLesco^er/(i:::o// che restò dolente per non aver potuto visitare la diocesi : di questo mio amorevole ho par- lato ancora ( oltre a Pio VII) nel voi. XXVni, p. i4o e 22G, narrando che n'25 giugno 1829 fu a trovarlo il car- dinal Cappellari poi Gregorio XVI. Ci alloggiò nell'episcopio, ed a' 27 insien)e si tornò in Roma, dopo breve fermata a s. Cesario, tenuta del pi iiicipe Rospigliosi,

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ima volta castello popolato. Nelle citate pagine dichiarai come per tale occasione scrissi le Notizie su Prciiesle antica e mo- derna e de' paesi convicini. Pio Vili nel j83o nominò vescovo il cardinal Carlo I\Iaria Pedicini , e Gregorio XVI il car- dinal Vincenzo Macchi, ora decano del sa- cro collegio, nel concistoro de'i4dicem- bre 1840, ed in (piello de' 22 gennaio 1844 l'odierno c.udinal Castiiiccio Ca- stracane degli Antelminelli di Urbino, da lui consagrato e fatto penitenziere maggiore. Ogni nuovo vescovo è di po- co tassato ne' libri della camera aposto- lica; le rendite accendono a scudi 5oo, gravali di pensione al seminario. La dio- cesi si estende per jo miglia, e contiene molti luoghi, cioè C/7i'e, Rocca di Cave, Olevano e Gennzzano, al quale artico- lo parlai di tutti ; Za^arolo, Gallicano (f^^.); Capranica, s. Vito e Pisciano, di cui dirò a Subiaco; Palliano [T^ .),Sev- rone, descritto nel voi. XXVII, p. 287; Lugnano di cui farò cenno a Velletri, e Castel s. Pietro appendice della città, in principio rammentato nel più rilevan- te. Sulla città e diocesi ne trattano, ol- tre gli storici del Lazio: Josephus Ma- ria Suare^ius, Praenestes antiqua, Ro- niae i655. Sebastiano Fantoni Caslruc- ci, Prenesfe liberata (dalla peste, con no- te storiche), Roma 1G57. Piazza, GerflT- chia cardinalizia, p. 2i3 e seg. della chiesa di Pnlestrina e 4^ delle cardina- lizie. Leonardo Cecconi, Storia di Pale- strina città del prisco Lazio, illustrata con antiche iscrizioni e notizie /inora ine- dite, Ascoli I 756. Antonio Petrini, Di s. Agapito prenestino, della basilica a Ini eretta in Palestrina e delle sue reliquie ivi venerate, Roma ''^93. Pietro Anto- nio Petrini, Memorie Prenestine di.^poste informa di annali, Roma 179?, con appendice d'iscrizioni sacre, onorarie, storiche e mortuarie.

PALIANC), P.ileanum , Pallianuni. Comune e governo, capoluogo con resi- denza del governatore, distretto e delc-

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gazione di Fiosinone, al quale aiiicolo parlai delle comuni di Serrane e Piglio da cui dipendono, diocesi di Piilcsti'ina {t^-), enlro il territorio degli anticlii cr- iiici, 36 miglia distante da Roma. Forte per natura, lu successivamente in varie e- jioche rafl'orzato da mura, torri e bastio- ni, e da una cittadella o fortezzza o ca- stello, specialmente nel secolo XVI ; un solo è l'accesso pel quale vi si può entra- re, ed ancor questo per mezzo d'un pon- te levatoio. 11 luogo è circondato di for- ti mura, con due porle chiamate P>.oma- ua e Regnicola. Tra gli edifizi si distin- guono il palazzo baronaledel principe Co- lonna, ed i [)a!azzi di Tucci, di Petrarca e di Dorascenzi. Tre sono le chiese e due parrocchiali, cioè di s. Anna e di s. An- drea apostolo e patrono di Italiano. La chiesa di s. Andiea è collegiata , gran- de e bella con tre navate; il capitolo si compone della dignità del preposito, di 8 canonici, di i beneficiati; vi sono inol- tre 9 cappellani detti ducali. A questo capitolo nel 1743 Benedetto XIV, ad istanza de'Colonnesi, concesse l'uso della mezzetta paonazza e l'almuzia ai bene- ficiati. In una cappella si venera l'imma- gine miracolosissima della Madonna di Zancati. i'er questa pubblici) il can. Fr. IMartini: Istoria della scoperta, incoro- nazione e traslazione di Diaria ss. nella chiesa di s. Andrea di Paliano, E-oma i833. Il clero è numeroso, e nel subur- bio sonovi i cappuccini ed i passionisti. Vi sono scuole di maschi e femmine, es- sendo le seconde istruite dalle maestre pie, un ospedale e due confraternite. Gli abitanti ascendono a circa 5ooo e fra essi fiorirono diversi uomini illustri, prin- cipalmente nelle armi e nelle scienze. Fa- rò menzione d'alcuni. Crescenzo da Pa- liano valente giureconsulto, che nel i3i I si recò in y^v'/n-zio^ze, spontaneamente di- fese la memoria di Bonifacio FUI dalle accuse e ne uscì con onore, vendicando le calunnie e imposture spacciate contro quel gran Papa; Moele o Michele Tosi,

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che col Bracalone di Gcnazzano fu imo di quegli eroi che sostennero per onore d'Italia il famoso Z)«e//o \n Barletta [F.), come attesta il Petrini. Ora Paliano van- ta mg.' Andrea Bizzarri canonico Libe- riano, protonotario apostolico partecipan- te e assessore della congregazione de' ve- scovi e regolari; ed ultimamente perdet- te 4 illustri cittadini canonici della col- legiata, cioè: I ." Cesare d'Orazi le cui notizie e quelle di sue dotte opere si leg- gono nell'opuscolo: Som ma di ragioni per assegnare il vero e legittimo autore nella persona del fn d. Cesare Orazi celebre filosofo e teologo Paliano all'opera ; Novae disquisitiones de Deo et fragmen- ta coi>mo\o^\ae, pubblicata in Lugano da un anonimo in due volumi, Ferentino i84~; 2.° il dotto Giuseppe d'Orazi; 3." Filippo Sidei i, del quale il d."^ Giusep- pe Tonelli defunto, medico condotto va- lente e amato di Paliano, ci die le noli- zie di sua dottrina e l'iscrizione lapida- ria da lui Composta nel Giornale Ai ca- dico t. 38, p. 367 ; 4-° Francesco Mar- tini mentovato, teologo, filosofo e orato» re insigne, autore d'opere e benemerito della patria. Salubre ed elevata è la si- tuazione di Paliano con fertile territorio, e quello di Preneste si estendeva sino ad esso, IVe'dintorni evali fundus Caesaria- itus, di cui parlai u Genazzano.

Il eh. Castellano, Lo stato Pontificio, p. 22 1, dice che nel secolo X sui vicini monti eroici sorgeva popolosa città, ove cercavasi nelle universali angustie rilligio, e denominavasi Capitulnm o Capitula- nunij e che quando gli abitanti, sedate le civili procelle, discesero a piìi tranquilla dimora, piacque loro di chiamarla piut- tosto Pileuni o Pileanum che si converti poscia in Paliano. Però il Ndjby narra che la memoria più antica di Paliano ri- sale al 2.° periodo del secolo VI, poiché nella cronaca Sublacense si ricorda la chiesa di s. Salvatore acquistata da Gio- vanni abbate in Palliano, la quale rifab- Lnicala si vede a destra della via the dal-

P A L P A L 4^ l'osteria della Buffala conduce a Piglio ; nel i ^78 il vescovo cardinal Tnich'tesViìp- eclie l'origine del nome deli va da un fon- plico colle rendite alla collegiata di s. An- do della gente Pollia, e lUfniuUix PolUa- diea di Paliano, alla finale già nel i 534 nux per transizione di pionunzia si fece il vescovo cardinal Valle avea attrilnii- Pallianits. Nel i i ^4 i romani sollevati to le rendite della chiesa di s. Giovan- contro il Papa,a'iqaprilepreserola ter- ni di Zanouti, castello diruto nel secolo ra e l'incendiarono. A Gregorio IX ram- precedente. Ritornando al secolo XIV , mentai come nel 1282 quel Pontefice, nel iSyS erano feudatari di Paliano i allinedi porre un termine alle discordie Conli di Segni Ildchrandino ed Adinol- intcsline die laceravano i numerosi abi- fo, e furono come tali riconosciuti da Ur- tanti di'l!a terra con «luella di Serrone, bano VI, ma nel iSSq vennero da lui pei molti baroni che le possedevano, la discacciati, ocome ribelli ocome aderen- occupò colle sue milizie, la cinse di fosse ti allo scisma. Tuttavia il successore Do- e di alto muro, e la munì di una torre nifacio IX li reintegrò, dichiarandoli vi- allissima (lo che fu eseguito nel colmo cnri della terra per 29 anni, investitura (Icll'uiverno stemprandosi la calcina con che Giovanni XXIIl estese a favore di 1- acrpia calda ), ed acquistando dai condo- debrandino fino a terza generazione. La mini Paliano e Serrone per la s. Sede, fimiglia Conli di quell' epoca ne rimase iVegli atti della vendita cui li costrinse in possesso sino a Martino V Colonna, Gregorio IX, si nomina la rocca e castro il quale mentre confermò ad essa tutte Pnlinni, la rocca e castro Serronìs , ed le terre che possedè va^ ad istanza delle i condomini sono Oddone Colonna signo- comunità di Paliano e Serrone infeudò re di Olevano, Trasmondo di Tineto, Lu- di questi in vicariato perpetuo i propri ca da Paliano, Pietro e Bartolomeo Più- nipoti Antonio e Odoardo; laondedaqiud to, Pietro da Paliano, Jacopo ed Unga- tempo le signorie ei titoli de'due luoghi ro, Pietro Vecchio, Tommaso di Psicolò ancora rimane ai Colonnesi. da Aliro, Teobaldo di Gregorio e Nicolò La vicinanzaddi tantipossedimentid<'l- IMacaranno, che s'intitolano tutti Domi- la famiglia Colonna, enumerali a quel- ni de Palliano. A questa prima cessione l'arlicolo ed ai relativi, che attorniavano e vendita accedette nel J236 Guidone di questa terra, dovea condurla prestootar- Gio. Rolando. Si raccoglie dal Petrini , di in loro dominio intiero, che sembra in che a tale epoca erano compadroni efeu- principio solo fosse in parte, divenendo datari di Paliano e Serrone anche Ste- ]ioi uno de'principali feudi di s"» polente fania Rossi da Cave e Gio. Leoni da Pa- stirpe. Nelle vertenze fra wSislo IV ed i liano, famiglie esistenti quando scriveva. Colonnesi, le milizie pontificie, dopo l'e- li vescovo di Paleslrina cardinal Pcco- spugnazione di Crtir e altre terre, asse- raria fondò nell'illustre terra di Paliano diarono Paliano, ov'era Prospero Colon- un monastero di sacre vergini cistercien- na, che la difese valorosamente; ma per si, assegnando loro la chiesa di s. Pietro, togliersi qualunquesospettodegli abitan- fondazione che ricolmò di lodi e bened- li, fece condurre i loro figli in Gcnnzza- cenze Innocenzo IV, la quale però andò no con minaccia di farli trucidare, qiian- a mancare dopo la morte del cardin.de, do non avessero fatto essi il proprio de- che avvenne a'26 giugno T 244-1^'-'"'^ "^"s l^''o nella difesa. Breve però fu l'assedio, rendilesi slabilìunacommeiida,che il Pc- atlcsochè il Papa morì a'i2 agosto, en- ti ini congettura essere quella che con lilo- de le truppe tornarono immediatamente lodi rettoria di Paliano e delSeironesole- a Pioma, e l'rospero ricuperò il possesso va conferirsi ai vescovi prenestini, come delle terre perdute. Alessandro VI, in fi- fu concessa nel 1 32 3 al cardinal Prato, e vere della sua famiglia Borgia , spogliò

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chiTeiiiIi i Coloniìcsi, e secondo Calintlii, Stigf^io del PoìUiJlcio stalo, j). S;"^, cjiu;l Papa nel i 5o i nominò Galiano ciltìuiii- «;ale. Giulio li ripiistinòi possessi dei Co- lonnesi, ma avendo questi provocato l'in- degnazione di Clemente VII, nel i'j2(> la contrada soggiaccpiea devastazioni. E- rausiappena rimarginate le piaghedicpie- sto disastro, che nel i54o o i54i, pei" la ribellione de'Colonnesi a Paolo HI, il figlio di questi Pier Luigi Farnese prese Paliano e lo smantellò. Nella sede vacan- te del I 54f), appena defunto Paolo IH, Ascanio Colonna occupò Paliano e altri castelli, per cui i cardinali armarono mi- lizie per sicurezza del Conclave. Neh 553, non senza grave scandalo, invase Palia- no JMarc'Antonio Colonna contro Asca- nio suo padre, con le liuppe che portava a soccorso del regno di Napoli. Egli era ivi quando Paolo IV, temendo che par- teggiasse per Filippo II, col quale era in rottura, lo richiamò nel i556 in Pioma, Marc'Autonio non obbedì, ed il Papa lo privò di Paliano e degli altri feudi, crean- do duca di Paliano il proprio nipote Gio. Caiafa ; in tale circostdnza i Caradeschi ridussero le fortificazioni della terra co- me oggi in gran parte si vedono, in mo- llo di renderla per que'tempi quasi ines- pugnabde. Scoppiata la guerra tra Paolo IV sostenuto dai francesi, e Fdippo II, il Lazio fu inondato da due eserciti. Il duca d'Alba viceré di Napoli preso Frosinone, giunse a Genazzano e Palestrina. I pa- palini e francesi ripresero la seconda, a- vendo già occupato Paliano e Serrone. Trovandosi il duca d'Alba in Genazzano era fra due fuochi, quando JMarc'Anto- nio dai monti di Subiaco sopraggiunse con altra armata, e fece temere ai romani che sarebbe giunto presto dentro Palestri- na. Ildesiderioquindi della pace fu comu- ne, ed ebbe luogo nel iSoy in Cave, con patto che Paliano fosse consegnato ad una terza persona, ovvero smantellato rima- nesse al duca Gio. Carafa. Morendo nel i559 Paolo IV, lAIarc' Antonio ricuperò

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Paliano: dei rigori esercitati da Pio IV contro Gio. Carafa decapitalo e altri pa- renti, e delle beneficenze <t giustizia resa ai Caralfeschi da s. Pio V, parlai a Ca- r.AiAFAMir.LiA. Da qucll'cpoca la casa Co- lonna resiò in pacifico possesso di Palia- no, solo peidèil diritto baronale, quan- do a' nostri leujpi furono aboliti i/èur//. liacconta il Cecconi che nel 1570 per le premure dello stesso Marc' Antonio vincitore a Lepanto, il vescovo cardinal Ti iiclises eresse la chiesa di s. Andrea in collegiata, unendovi i beni della chiesa antica di s. Maria, poi oratorio della for- tezza, oltre i memorati. Quindi Marc'Au- tonio rinnovò dai fondamenti la chiesa, fabbricandovi nella parte inferiore una nobilissima tomba per e suoi, nel coro superiore aggiunse una maestosa cappel- la con epitalli de'Colonnesi ivi sepolti, al lato della quale fu poi aggiunta una va- ga cappella piena di reliquie. Inoltre Marc'Autonio circondò di mura e baloar- di la fortezza, e la provvide d'artiglieria e di armeria, con particolare comandan- te. Nel i584 i Colonnesi in luogo ame- no e delizioso edificarono la chiesa e il convento de'cappuccini. Nel 1750 il se- minario prenestino , essendo vivente il ven. Paolo fondatore da'passionisti, a que- sti donò la chiesa di s. Maria diPugHano già de' conventuali nel territorio di Pa- liano; i religiosi ristorarono il conventino formandovi un ritiro, ed abbellendo la chiesa che nel 1765 consagrò il cardinal Stoppani. Nel 1796 il contestabile d. Fi- lippo donò a Pio VI 1 2 cannoni di bron- zo di questa fortezza, onde armarsi con- tro i francesi, i quali però presero e sac- clif^ggiarono la fortezza, ne demolirono le fortificazioni, portandone via 200 car- ri di spoglie, nelle quali erano molte ar- mature rabescale d'oro : di poi oltre le or- dinarie conlribuzioni,obbligarono il con- testabile a pagare scudi 62,c)5o, come si legge nella Relazione de' patimenti di Pio FI, p. 359. t. 2 di Baldassari. Nel pon- tificato di Gregorio XVI il principe d.

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Aspreiio Colonna donò alla camera apo- stolica la foltezza, e vi si formarono del- le carceri. Altre notizie su Paliano si pos- sono leggere in Piazza, Gerarchia car- iìitializia p. 23f); in Cecconi, Storia di Palf.striiia ; in Petrini, Memorie Preiie- siine ; ed in JNibby, Analisi dc'dinforni di Roma, t. 2, il cui articolo colla vedu- ta del castello di Paliano fu riprodotto ì\it\W4lbiim an. VII, p. 16!^.

^ khXOTTO, Arac aniìculnm, velimi, velamc/i. Arnese checuopre luparie di- nanzi dell'altare, che dicesi anco fron- tale e pallio. Originariamente questo pa- ramento dell'altare era una semplice cor- tina che serviva a impedire die la polve- re non recasse guasto alle casse contenen- ti le reliquie de'sanli collocate sotto i me- desimi altari. Il paliotto o frontale si for- ma di stoffe differenti, del colore secon- «lo le rubriche; come pure ricamato a co- lori o con oro e argento, con guarnizio- ne di trine e frangie simili. Inoltre sono- M paliotti di madreperla, di argento e di altri metalli, di musaico e di altre mate- rie, come rilevai ai loro luoghi, con istem- mi, immagini di santi e altre figure. Quelli nobilissimi che servono per la canonizza- zione de'santi, sogliono i Papi donarli alla l)asilica Vaticana per l'ai tare papale, ch'es- sendo isolalo ha due lati e perciò due pa- liotti, come per ultimo fece Gregorio XVI. Dei paliotti di madreperla e d'arazzo del- la cappella pontifìcia, feci paiola nel voi. VI II, p. I 39 e 2q2 ; di altro sontuoso paliotto della stessa cappella, donato a Leone X dal re di Portogallo, ne parla Baldassari, Relazione de' patimenti di Pio J'I, t. 2, p. i4- Sul paliotto si possono leg- gere i relativi articoli, non che Mensa dell'altare e Pallio.

PALITH. Luogo presso IMagonza, do- ve fu tenuto un concilio nel 1029. L'ar- civescovo di Magonza vi rinunziò alle sue pretensioni sul monastero di Gander- sheim e ne lasciò la giurisdizione al ve- scovo di Ilildesheim. Reg. t. 2?; Labbó t. g; Arduino l. G.

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PALLA o PALA. Quadrello di finis- sima biancheria ossia tela ben insaldata, o retta talvolta da un cartone, ad uso di cuoprire il Calice (f^-), nel tempo della Messa {f^.), dall'olìerlorio alla comunio- ne, non che l'ostia sulla patena. Questo piccolo Corporale [F.) è detto Palla a palliando, secondo INIacri. Dicesi anche animetta ptichè racchiudesi nel corpora- le, siccome anima nel corpo. Aulicamen- te chiiidevasi il calice colla palla, ch'era molto grande, come usano ancora i cer- tosini, anzi formava parte dello stesso cor- porale ravvolto sopra il calice; quindi chia- mossi palla cor/;orrt//.?, perchè la sempli- ce voce palla significa la 2^o^>aglia [F.) dell' altare. La palla dev'essere di lino, perchè rappresenta la sindone nella qua- le fu ravvolto Cristo; la parte ante- riore può essere coperta di seta, come de- cretò nel 1701 la congregazione de'rili. La palla dev'essere benedetta e non rica - mata d'oro odi seta. Das. Solerò Papa del I 75fu proibiloalla religiose e diaconesse di toccare le palle sacre, giacché in alcuni ministeri le Diaconesse [F.) seix'ivano la chiesa come una specie di Ostiaric. Alcu- ni si servono di due palle, una per cuopri- re il calice, l'altra per l'ostia. Paolo IV a'suoi teatini concesse l'uso di due palle nel celebrar la messa, l'ima per cuopri- re il calice, come tutti fanno, l'altra per sovrapporla all'ostia, e servirsene meglio che la patena, sebbene usino anche que- sta; quindi naccjue la coutioversia, se i sacerdoti secolari o regolari d'altro ordi- ne, che celebrano la messa nelle chiese de' teatini, potessero servirsi delle loro palle, sulla quale può vedersi Gavanto, Pasqua ligo, Quarti e ÌNIerati citali da Lamberlini, Della s. Messa sez. 1, e. 3, Cj 2. Certo è, che nelle chiese de' teatini, massime in quella di s. Paolo di Napoli, ove riposa il corpo di s. Gaetano loro fon- datore, dai teatini e dai sacerdoti secolari e regolari si usano le due palle, che adottò per la sua diocesi il vescovo di \ erona Gi- beitiamicoecontetDporaneo del santo. I

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f;reci moderni cìiiomaiio nrfclc,iìq)hcle, la palla colla quale ciio|)ioiio nella messa il disco in cui è riposta l'ostia consagrata, ed il cajicein cui sta il vino ossia il san- gue del Signore. Nel voi. lX,p. 26 e ?.H, parlando della solenne messa die celebra il Papa, dissi che la palla cui cuopresi il calice è delta //o/ci o /ìliola,óe\ (piale vo- cabolo trattano Dncange e Carpcntier in Glossai inni j come pure dell'asterisco o stella d'oro, con la quale cuopresi l'ostia consagrata sulla Patena (^•), acciò nel portarsi dall'altare al trono non sia mos- sa dall'aria o cada sul pavimento, secon- do il rito de'greci, spiegandone il simbo- lico significato Cancellieri, /*o/i//7/<:"c7//, p. G4; come pure parlai del puriflcatoio o palla con merletto e fiocchi d'oro, con la quale cuopresi il calice nel portarsi egual- mente dall'altare al trono.

PALLADIO (s.), apostolo degli scoz- zesi. Era diacono della chiesa di R.oma, e non si può dubilarecliesia quello stes- so clic parti da Roma nel 43' per or- dine di Papa s. Celestino I, e fu pri- mo vescovo degli scozzesi che credeva- no in Gesìi Cristo. Secondo alcuni scrit- tori, s. Palladio, la cui missione fu ante- riore a quella di s. Patrizio, venne cac- ciato dal paese dal re di Leinster, e tor- nò nelle parti .settentrionali della Breta- gna, ove dapprima aveva esercitalo il suo zelo. Dal che ne segue, ch'egli era stato mandato a tutta la nazione degli scozze- si, molte colonie dei quali erano passale nel settentrione della Bretagna, e s'insi- gnorironod'una partedel paese conosciu- to sotto il nome di Scozia. La sua mis- sione trovò molti ostacoli e gli costò molti travagli: pure predicò con molto zelo, e vi formò una chiesa numerosa. Gli sto- rici di Scozia dicono che la fede fu ivi stabilita verso l'anno 200, sotto il regno di Donaldo e il pontificalo di s. Vittore 1 ; ma tutti d' accordo affermano che s. Palladio, da essi chiamato Padio, fu il primo vescovo del paese, e gli danno il titolo di primo apostolo della Scozia. E-

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gli morì verso il 4'J''> ^ Fordun, presso Aberdeen. Le sue reliquie erano antica- mente custodite nel monastero di For- dun, ma nel i4o9 Guglielmo Scenes ar- civescovo di s. Andrea e primate della Scozia, le pose in un'arca nuova, fregia- ta d'oro e di pietre preziose. La lesta di s. Palladio è notata a'(3 di luglio nel bre- viariodi Aberdeen e nei calendari di Sco- zia; ma in alcuni calendari d'Inghilter- ra trovasi a'i5 di dicembre. y.Scozw, Irlanda.

Palladio (s.), vescovo di Salntes. Nato da illustri genitori, succedette a Di- dimo sulla sede di Saiutes circa il 'j'-3, e ft.'ce risplendere la sua pietà nella cura che si prese di ornare le chiese e di fab- bricarnedi nuove. Feccia traslazione del- le reliquie di s. Eutropio primo vescovo di Saiutes, e di quelledell'abbate s. Mar- lino. Assistette ai concilii che si tennero a Parigi ed a Macon, l'uno nel SyS, l'al- tro nel '^'Ò'). In quest'ultimo fu deposto Faustino, il quale era slato indebitamen- te consacrato vescovo di Acqs da Palla- dio, che perciò incontrò l'indignazione del re Gontrano. Palladio fu anche accu- sato di favorire i disegni di Fredegonda contro Gontrano; ma questa era una ca- lunnia. Morì alla fine del VI secolo, ed è nominato nel martirologio di Francia a'y di ottobre.

PALLAVICINO o PALLAVICINI AxTOMOTTo, Cardinale. Patrizio geno- vese, discendeva da una delle più il- lustri e antiche famiglie d'Italia, che si propagò in Parma, Piacenza, Cre- mona, Genova, Torino e in altre città ove il suo nome è in isplendore. II IVIura- toii nella par. i delle Anticliiià Estensi, non solo enumera gli stati che possedet- te la famiglia Pallavicino, ma dicendo di sua nobiltà, dichiara probabilmente di- scendere dal medesimo ceppo che l'E- stense,della quale trattai a Modeiva. Il suo cognome provenne forse da Obeito mar- chese di Lunigiana nel i i ?.4, che chiama - vasi Pclaviclno ^Qi- soprannome, il qua-

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le tli volilo suo nome [iioprio e poscin co- giioiiic tic' suoi discenilciili, iiiiil;ilosi in se£[tiito in Pallavicino e da Jilcuiii vol.- f;aitncnte dello Pallavicini. Anloiiiotto dalla Spagna, dove insieme co'snoi fra- telli esercilavasi nella niercalnra, si Ira- sfeiì nel i ("O a Genova e poscia a Pio- nia, ove.fci ammesso tra i famigliari del cai diiiai Cibo, il quale avendolo fallo co- noscere a Sislo IV, restando (piesli sod- disfallo del suo spirito, Io adoprò per al- cun tempo nello scrivere le lettere apo- stoliche, e nel i48i gli conferì il vesco- vato di Veiilimiglia. Ak-ntrestava per par- lire da R(jma, morì il Papa e gli succes- se il deltocardinalecol nomed'Innocen- 7.0 Vili, il cpiale non solo cortesemente lo avca li ottenuto, ma in tempo del con- clave gli avea dato a guardaiv alcune stanze che avea contigue al suo titolo di s. Lorepzo in Lucina, avendolo anche fallo nominare tra i prelati destinali alla custodia del conclave. Quindi lo promos- se subilo a datario, nel quale impiego per la sua integrità e singoiar disinteressasi fece amare da tutta lioma. Avea Anlo- niollosoi tilo dalla natura particolare de- strezza nel maneggiare i cuori altrui, e sapeva a fondo l'arte d'insinuarsi nell'a- nimo delle persone, onde colla dolcezza del tratto e colla soavità delle maniere guadagnava il cuore di chiuncpie tratta- va con lui. Quindiavendo Innocenzo Vili detcrminato di abolire cerli magistrati della cancelleria apostolica ( di cui par- lai nel voi. VII, p. 186) detti strazio- ti [Suaiiotas), istiluili dall'antecosso- re, senza però restituire loro il denaro, per cui mezzo avevano ottennio la ca- rica, essi ne fecero alte querele co' cardi- nali e col Papa, il quale avendoli rimessi al |)ielato, furono da lui accolti con tanta buona grazia, che quantunque pieni di malcotileiilo, pure si chiamarono soddis- fatti, dicendolo incantatore di tulli per le belle parole che usava. Nel i48(-') Innocen- zo Vili inoltre lo fece vescovo Orense e suctfssivameate di Pamplono, di Nicosia,

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di Toiirnay, di Cuma, di Lainego, non [>aie di Genova come scrisse qualcuno; in- di a' <) o i\ marzo i48f) lo creò cardi- nale prete di s. Anastasia. Nel pontifica- lo di'Alessandro VI continuò nella .ca- rica di pro-datario, perchè l'avea in mol- ta considerazione, stimandone l'intrepi- dezza e il coraggio. Quanilo Carlo Vili nel fine del i49Ì entrò in Roma, essen- dosi ritiralo il Ponlelìcc in Castel s. An- gelo, il cardinal vemie incaricato di rice- verlo e di trattare con lui, ciò che adem- pì con buon successo. Partito nel maggio i4q^ il >e tla Napoli per Roma, e Ales- sandro VI per Orvieto onde non trovar- visi, il Papa gli afìidò il governo dell'alma città col titolo di legalo apostolico e gli" lasciò la cura di trattare col re , da cui ottenne la resliluzione di tutte le pia'.ze che avCa occupate alla Chiesa. Quantun- que il cardinale fosse di poche lettere, di- venne assai colto ed erudito, per la con- tinua conversazione che faceva coi lette- rati che teneva in casa. Una delle doli però che lo resero commendabile sopra tutto, fu la savia e prudente libertà con cui ne' concistori esternava il suo parere, come praticò con Alessandro VI e Giu- lio II, che nel i5o3 lo fece vescovo di Palestrina. .Benché Giulio II per alcu- ne parole si fosse alquanto sdegnato, lut- tavolla ne fece sempre gran conio, de- stinandolo air importante legazione dei re di Francia e di Spagna in Savona, per conchiudere la lega contro la repubbli- ca di Venezia, e venne distinto da tali principi facendolo camminare in mez- zo di loro e volend(jlo proprio commen- sale. Moslrossi insignemente generoso verso i suoi ben alVelti e con quelli che a lui ricorrevano, somministrando loro de- naro e impegnandosi per essi. Nellaelezio- ne di Pio III si traltòdi elevarlo al pon- tificato, e quando mancòdi vita nel 1307 d'anni (>(>, sinceramente da tutti fu pian- to. Ebbe tomba nella cappella della ba« bilica Vaticana da luì fondala e dotata , ma nella demolizione della tribuna le sue

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ceneii nel i >()6 furono trnsffi ile in quel- la di s. Gìo.Ijaltisla nelUciiiesa di s. Ma- ria del Popolo, dove si vede magnifico avello colla sua stalna giacenle sopra ur- na, con nobile epiladio postovi dai proni- poti.

PALLAVICINO Giambattista, Car- ilinalc. Genovese, nipote del precedenie, sotto la cui direzione fu educalo, divenne vescovo zelante di Cavaillon e vi ammise i domenicani, intervenendo al concilio di Lalerano V. Perle sue egrègie qualità, scienza, religionee prudenza, LeoneX nel 1.' luglio iSi^, lo creò cardinale prete del titolo di s. Apollinare. In tutti i suoi impieghi si diportò con contegno e mae- *stà senza ostentazione, con illibati costu- mi, fedele nel consiglio, grave ed eloquen- te nel pronunziarlo, onde riuscì gratis- simo a tutti i Papi. Ma d'anni 44 essen- ■do in Fabbrica diocesi di Civita Castella- na per ristabilirsi in salute, vi mori. Tras- portalo il cadavere in Roma, ebbe sepol- tura in chiesa di s. IMaria del Popolo, o- ve nel i 5c)6 il prelato Giambaltisla Pal- lavicino gli eresse onorevole iscrizione. Lasciò diversi legali pii, ed alcuni di gran considerazione, fra' quali nel suo titolo un benefìcio, 4 canonicali e allrellanle prebende, con obbligo di uflìciarvi in de- terminali giorni e celebrare certo nume- ro di messe per l'anima sua.

PALLAVICINO Sforza, Cardinale. De' marchesi di Parma, nacque in R.0- nia. Ne' suoi verdi anni diede a conosce- re quanto prometteva il suo felice in- gegno, poiché sostenne solènne dispu- ta per tre o cinque giorni continui su lutla la teologia scolastica, cheavea ap- preso dal de Lugo poi cardinale, nel- la quale fu laureato nel 1628. 11 car- dinal Maurizio di Savoia io ammise nel- la letteraria adunanza che lìoriva nel suo palazzo, e gl'inculcò coltivar la ret- torica e la poesia, come fece, recitandovi aloune prodirzioni. ^ enne puie annove- rato nella celebre accademia degli Uino- risli , merilaudoue il principato per gli

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argomenti applauditi che vi Irntiò. Inol- tre iece parte del congresso de'dotti che adunavasi presso Virginio Cesarini, e per la fania acquistatasi fu celebrato dal Tassoni nella ScccJiia rapita, l'orlando- si in Roma Chigi, poi Alessandro VII , volle essere raccomandato a Sforza (che poscia ne scrisse la vita) e ne sperimen- tò il patrocinio con introdurlo nella gra- zia pontifìcia. Quantunque primogenito, per la sua soda pietà abbracciò lo sfato ecclesiastico, con mollo piacere di Urba- no Vili che lo ammise in prelatura e nel- lecongregazionidell'immutiità e del buon governo, con pensione di scudi 25o. De- caduto dalla grazia del Papa il segreta- rioCiampoli eridottoa vita privala, Sfor- za continuò nell'amicizia con raro esem- pio, solendo gli altri seguire il corso de- gli avvenimenti, amare per fini secon- dari la posizione non la persona. Tulta- volta le sue fiequenti visite e soccorsi che nell'infortunio faceva all'amico, dispia- cendo a'maligni, provocarono un raflrcd- damento di Urbano Vili versodi lui, che lomossea desiderared'impiegarsi fuori di Roma; laonde nel i632 venne destinato governatore di Jesi, indi d'Orvieto e di Camerino. Mentrepubblicavasi il suopoe- ma de' Fasti sacri da lui dedicalo al Pon- tefice, Dio gli fece conoscere le vanità del mondo e disprezzarle, essendo tutto tran- sitorio, e deliberato di farsi gesuita, fu ammesso nella compagnia nel 1 687, d'an- ni 2t), ad onta della resistenza del padre, cui dispiaceva veder terminala la di lui carriera prelatizia. Nel i63c) fu destina- to a insegnar filosofia nel collegio roma- no,enel i643 venne sostituito nella teo- logia al celebre de Lugo. Questa calledra poi dovè lasciare per l'esame del Cimoso libro di Già iisenio, fa Ito uno de'pri mi con- sultori tra'i3 teologi a ciò destinati, e in- sieme prefello degli sludi del collegio. Già Innocenzo Xloavea ammesso nella con- gregazione deputata ad esauiinare il li- bro ; Della (grandezza (iella cliiesa roma- na stabililu suU'aulorilàdis. Pitti o e s.

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Piiolo, imii oniidaniiato i)fl i<347. Intnii- lo fu animalo dal cardinal Bernardino Spada a intraprendere la Sloriadelcon- (•ilio di Tri'ìitn. Divenuto Chigi Alessan- dro Vn, ricordevole dell antica amicizia e dei gran merili di Sforza , lo nominò esaminatore de'vescovi e consultore del s. oflÌ7Ìo, e secondo alcuni anche confes- sore, finché nel i(ì5q a' io novembre lo pidjhlicò cardinale prete di s. Susanna, |ìoi di s. Salvatore in Lauro. Avendo ab- bandonato il secolo pei- fuggir gli onori, non sapeva indursi ad accettare la porpo- ra e fu d'uopo che un comando ne vin- cesse la ripugnanza, continuando peiò l'antico tenore di vita sino alla morte. Fu uiipiegato negli affari più gravi, essendo tenuti i suoi voti per oracoli. Mecenate de'Ielterati li amò con elRisione, negra- di la conversazione e per quanto potè aiu- tò. A profonda dottrina accoppiò costan- te pietà, candore di costutni, e zelo ar- dente per la cattolica religione e per l'o- noie della s. Sede. Mori in sede vacante nel iGGt, d'anni 60, senza lasciar modo di fare i funerali, cui supplì il cardinal Flavio Chigi con ?,ooo scudi, ed ebbe se- poltura con lapide elegantemente ornata in s. Andrea de'gesuiti, ov'erasi ritirato da tre mesi, lasciando erede cjuel novi- ziato. Autore di 23 o[)ere stampate e 7 inedite , §e ne legge il catalogo i\e.\V Ale- uto romano ò\ Oldoino e nel p. Affò: Me- nioric della vita e degli, sludi di Sforza cardinal Pallavicino, Venezia 1 780. Fra tutte però la più celebre è la Storia del concilio di Trento, che meritò tante edi- zioni e traduzioni, scritta da luì [)er op- poila a quella malaugmata di fr. Paolo Sarpi, con stile elegante e fiorito, appog- giata a importanti documenti. La pro- lissità sulla controversia era necessaria, per distruggere le cattive impiessioni ca- gionale dall'altra. In quest'opera il car- tlinale ribalte e confuta il Sai pi con (or- za e diligenza, e in modo che ninno potè ragionevolmente confutare Pallavicino, tranne qualche fcinatica declamazione.

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PALLAVICINO Lazzxho, Cardina- le. Nacque in Genova da stirpe sena- toria, abbracciò Io stato ecclesiastico e si pose al servigio della s. Sede, in cui dopo diverse cariche, divenne decano de' chierici di camera e prefetto del- l'annona e grascia. Avendo prestato l'o- pera sua in tempi difficili e scabrosi coti somma lode, anco come nunzio di Spa- gna, Clemente IX a' 29 novembre 1669 lo creò cardinale diacono, e poi Clemen- te X gli conferì la diaconia di s. Ma- ria in Acquiro. Essendo legato di Bo- logna, il popolo si sollevò per aver di- minuito il peso del pane nella carestia, e corse pericolo di restarne vittima ; il suo ruvido tratto disgustò la nobiltà, e il ri- gore gl'inimico il popolo. Chiuse però in pace in Roma, per lo più cagionevole, la carriera del viver suo, in credito di modesto, prudente e generoso co' pove- ri, nel 1680, d'anni 7", ed ebbe sepol- tura in s. Francesco a Itipa, chiesa da lui rinnovata in un al convento, come dissi nel v(j|. XXVF, p. 160, dove al lato destro della cappella di s. Pasquale il principe Giambattista Rospigliosi gli e- resse un sontuoso mausoleo con elegan- te iscrizione, poiché pel suo fide corn- misso il secondogenito de' Rospigliosi è principe Palla vicmo e signore di Galli- cano (^.).

PALLAVICINO OiMzio, Cardinale. Nacque in Genova da nobilissimi geni- tori, e poitalosi in Roma, ebbe da In- nocenzo X il governo di Fabriano, poi quello di Fermo, indi nel 1668 il ve- scovato di Spoleto. Trasferito al titolo arcivescovile d'Efeso, disimpegnò le nun- ziature di Toscana, Colonia e Polonia egregiamente, nell'ultima adoperando- si con zelo per la sacra lega che liberò Vienna dai turchi. A' 2 settembre i68tì Innocenzo Xi lo creò cardinale prete di s. Martino a' Monti, indi legato di Ur- bino. Nel 1691 Innocenzo X.'I lo fece vescovo d'Osinio, ove nel «696 celebrò il sinodo, e con singolare diligenza

52 P A L P A L visitò In diocesi. Mon inPiOmanel 1700 cic.iic caidiiiiilo iu;l i " l'jjma egli csem- d'anni (xS, dicesi per dispiacr-re il' essere plaimcnte ricusò la siihliiiie dignità. Per sialo (orleinenle rini[)roverato ded Papa, (ui il Papa nel concistoro de <) settem- pcr esscrvisi portato (piandola sua sa- Ine I'".'i3 |)roniinziò dotta allocuzione», Iute iì)rse faceva temere tli sede vacante: in cui loilò la somma modestia ed eroi- l'Iihe sepoltura nel vestibolo ili sua chiesa ca virtù dei prelato, per aver costanle- con isplendida lapidee magnilìco elogio, meule rinunziato la sacra porpora, che PALLAVICINO PiANUcnOj Canìiua- per replicale volle aveagli olferto, ed ia /('. Sort'i i natali in l'arma da famiglia di tpiello de'.>.3 Io creò patriarca d' Anlio- specchiata nobiltà, ed uscito appena tlagli cliia in partibus; facenilolo esaminatore anni dell'adolescenza fu inviato a Monaco de\escovi. Compianto come padrede'po- di Baviera, dove il duca lo accolse cortese- veri e sollecito commendatore del no* mente. Applicatosi quindi allo studio di minato arcispedale, morì in Pionta a' 23 ambe le leggi, ne riportò nell'università luglio 1749 ^ '" sepolto nella chiesa di meritamente laurea di dottore. Dopo al- s. Spirito avanti l'altare maggiore, cou cune vicende passò in Pionia, e fu inca- iscrizione e stemma eretto lud nipote, ricalo del governo di alcune città, e poi ijuale riporta in un al iilratlo dell' illii- inquisitore a Malta. Piichiamato in Ilo- sire patriarca, d p. Vairani in Ciemoneii- ma, venne fallo segretario del concilio, sium inonni nenia \). 177, in iin a splen- indi governatore di Piouia, cariche eser- dido elogio. Notai nel voi. XLI, p. i 36, citate con fedeltà e decoro ; benché tar- che con questo prelato si confuse dal di da Clemente XI fu creato cardinale Novaes nel l. i\, p. 64, Lazzaro Pai- prete a' 17 maggio 1706, con la chiesa lavicino nato nobilmente in Genova a' dis. Agnese fuori le mura per titolo. Per i3 giugno i6'S4, da Clemente XI a' 10 la sua scienza e dottrina venne ascritto gennaio 1721 fallo arcivescovo di Te- alle primarie congregazioni cardinalizie, be, indi nunzio di Firenze, di cui parlai e mor"i in Roma nel 17 12, d'anni 86, nel voi. XXIX, p. aSo, ed a Maestro sepolto in s. Francesco a Pupa, chiesa da di Camera, morto d'anni 60 passali: lui beneficata, avanti l'altare maggiore, con>e ottimo amico di Benedetto XIV, sotto lapide con bell'elogio. questi gli eresse il monumento sepolcia- PALLAV ICIJNOAntojj Maria. Nacque le con onorevole epilalllo, disegno del nobilmente dai marchesi Pallavicino in cav. Fuga, il quale per errore, lipogra- Cremotiaa'i 7 giugno 1674, e dedicatosi fico nel voi. LXV, p. 174 è chiamato alla romana pi-elatura, diventò votante cardinale, anzi .dopo aver altrove cor- della segnatura di grazia e segretario della retto Novaes ivi anch'io sbagliai, con dire visita apostolica e revisione delle messe, che avea ricusalo la porpora. Come l'aino- BenedelfoXllI nella 1 ."domenica d'olio- re della verità mi fece emendare Novaes, brei724 lo consagrò arcivescovo di Le- cosila stessa mi fa dichiarare essere io panlonellacappella Paolina, coracripoila poi caduto nel medesimo abbaglio. il n.° I I ic)del79/<7/'/o f// /io/«<7, indi assi- PALLA\'1CIN0 LazzaroOpizio, Ozr- slente al .soglio e consultore del s. ofiìzio. dinaie. De'marchesi Pallavicino, nacque Nel 1737 Clemente XII lo promosse a in Genova a'3o ottobre i 7 iq. Fatti rego- commendalore di s. Spirilo, e fu beneme- larmente gli sludi nel collegio Cleoieiili- rilodi si grandioso ospedaie, massime del no di Pioma, in cui entrò nel 1732 qual conservatorio delle proielle. A premiar- convittore; indi fu ammesso in prelatura ne la dottrina, la pietà, la prudenza, la e deputalo nel i'^^") da Benedetto XIV mansuetudine, la soavità de' costumi e ablegatoaposlolicoiuBaviera a portarela la giustizia, Benedetto XIV lo voleva bei reità e cappello cardinalizio al fratello

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(Iiirinipoialoie, come disM nil voi. IX, jì. I ()u. I" lite dallo stesso PoriUlicegovi'iiia- tore (li Macerata, nel i ." aprile i '- T4 Io j)ieconizzò anivescovo di Lepanto e nun- ziodi Napoli (nel cpial tenipoehbe incom- nienila l'abbazia di s. Solìa di Benevento), donile lo trasferì Clemente Xlil alla nini- ziatina di Madrid. A premiar^ i servigi resi alla s. Sede, Clemente Xlil stesso ai 9.(ysette!nljre i -GG lo creò cardinale [ire- te de'ss. Xereo ed Achilleo, dal «piak' poi j)assò al titolo di s. Pietro in Vincoli. Nel voi. XXXVII, p. 283, riportai la ibr- nialilà con cu', fu (allo legato di Uologna. l'er la riputazione ch'erasi acquistata, ap- pena eletto Clemente XIV lo dichiarò se- gretario di slato, cospicua carica in cui lo confermò subito il successore Pio VI, anche coQjenece^lissimo al re di Spagna, e per compensarlo del triregno che nel conclave fu in punto di ricevere in capo, laond.e esercitò la carica dal 1 7(k) al l'-iSj, e|)Oca di sua morte, avvenuta in lioina a'23 febbraio. Il cadavere fu tras- portalo in .s. Maria sopra IMinerva, ove si celebrò il funerale, indi tumulato se- condo la sua disposizione nella chiesa di s. INicola di Tolentino delle haUislìnc. Appartenne alle piimarie congregazio- ni e tenne molte protellorie. Fu lodato per luodeiMzione e prudenza, ed enco- niialodal Eorgia nelle Memorie edaaltii.

PALINSESTI. F. PERr.\MENA.

PALLIOj Pallinni. Insigne ornamen- to ecclesiastico e pontificale, insegna d'o- nore e d'autorità, proprio de'sommi Pon- tefici e da questi conceduto ai palriar' chi, primati, mclropolilaiii, e per privi- legio ad altri l'rycoi'/ , portalo sopra le vesti pontificali in segno di giurisdizio- ne: si vuole da Durando, /ìrz//o//^/<' lib. 3, cap. I ", succeduto all'antico Supcrhu- lucrale (^.) del sommo sacerdote, e chia- mato ancora Razionale e Omophoriiim, Scola aposlolalit.i. Stola archicpiscopa- tiis, Stola ponlifìvalis; fu dello anche J'tirjf;iuiìi, perchè si soleva tessere con croci dai frigi, onde talora per il pallio

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fu preso il fregio della casula o pianeta, chiamato Frixiiim, come rileva Garam- pi, Sii^illo (Iella Oarf. p. 1 10. Non deve- si [ìlio intendere <|ui per la parola pal- lio tiillociò che cuoprc e princi[)almentc quella veste che usavano gli antichi so- prap[)orre alla toga e che diciamo iMan- tfllo o Mantellelta, Gozzetta (^.), paL- lioluin , corto o piccolo forraiuolo e si- niili; ovvero Alaiìtellone (f^.), veste ta- lare antichissima senza maniche con lunghe falde pendenti d'and)o le sjiallc, usata dagli apo.stoli, come riporta lìer- nini, Del tribunale della rota p. 2 i , chia- mata a^\lx pallio; il quale fu detto anche Cappa (f^-). L'antica veste delta pallio era un [)anno (juadrato o quadrangola- re, che posto sopra le spalle cuopriva tutto il corpo, descritto da Tertulliano, De pallio, usata principalmente dai gre- ci, perciò chiamali gens palliata, e .co- mune alle donne; corrispondeva alla to- ga de' romani, ed era anche segno di fi- losofo. I medici lo portavano succinto, perciò delti in Egitto pallioforij questo costume si disse ancora Peonio,da Peo- ne illustre medico degli dei, secondo la mitologia. Fu eziatidio proprio degli e- brci,percui narra Buonarroti, De'velri antichi, fu costume di fare 1' immagine di Gesù Cristo non solo col pallio sulle due spalle, ma anco sulla spalla sinistra solamente, con la destra e suo braccio scoperti. Talora Gesù Cristo si rappresen- tò col pallio nobile raddoppiato come si faceva della toga, secondo il costume dei cinici; questo raddoppiarsi di pallio, du- plicare il pallio, accadeva quando colo- ro che lo portavano, posta una parte di esso sulla spalla sinistra, facevano girare l'altra [)arte dietro alle s[ialle, e i|uesta poi riusciva sollo il braccio destro; ()uin- di la rimandavano per davanti alla spal- la sinistra, soprapponendola su quella porzione di [)allio che già vi era. Il pal- lio di Gesù Cristo era [liultoslo granile, poiché i soldati se lo dividero in j |)arli, ibrsc perchè buone a qualche uso e an-

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( () diviso avesse quali he valore. Il pallio semplice o filosolico si vuole anche ado- peralo dagli a[)ostoli, poiché essendo giu- dei, questi l'aveano adottalo ad imitazio- ne de')>apieiili greci, e l'assumevatio sulla tunica o tonaca, come può vedersi in Cancellieri, Dcllt sacre teste, ove dice ritenersi nella metropolitana di Praga parte del pallio di s. Pietro, mandato da Roma dall'imperatore Carlo IV. Adun- que il pallio l'usarono i filosofi e profes- sori delle arti liherali greci, ad imitazio- ne de'quali sapienti l'adottarono i giu- dei; era di forma quadrangolare e di co- lore oscuro, onde ingrato ai romani. I cristiani che menavano vita più auste- ra, detti asceti, lasciando la toga, prese- ro il pallio filosofico portato dagli apo- stoli giudei, e come seguaci della vera sapienza vollero vestir l'abito degli ama- tori di essa; lo portarono le vergini con- sacrale a Dio e in seguito rimase ai soli monaci. Inoltre pallio e palio si dice il haliìacchiiio o omììrella quadrata, chia- mato pure tnappiila o coìiopco, e sotto questo pallio Innocenzo VII e Martino V fecero l'ingresso solenne in Roma; ed il paliotto fu pure chiamalo pallio, e fra i doni ricevuti da s. Giovanni I nel ')25 dall' imperatore Giustino I, vi fu- rono I Spalli! tessuti in oro; già l'impe- ratoie Giustiniano I avea mandati a Pa- pa s. Ormi.sda del 5 14 due pallii per or- namento dell'altare di s. Pietro; de'qua- li doni fatti alle chiese dai principi e dai Papi, nelle vitede'secondi si leggono mol- ti esempi. Pallio fu altresì voce usata per significar panno di seta, come si legge nel Compagnoni , Mem. d' Osimo t. 5, p. i47 ; mentre nel t. i, p. 4, elice che fu ancora un tributo annuo di luoghi sog- getti verso le chiese principali per la fe- sta de'sanli patroni, alle quali offerte u- nivausi cerei e altro, come dissi a Jesi e altrove. Per ultimo dicesi palio, il pan- no o drappo di seta, prezioso talvolta per oro intessuto, che si per premio a chi vince nel corso, in latino brUK'iurn

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e palliniìi ne'tempi barbari, de'quali pa- lli parlai a Carnevale, Giuoco e analo- ghi articoli : e perchè più braccia di det- t(j panno o drappo si ai vincitori nel- la corsa de'cavalli, fu chiamato il palio e conere al palio.

Il termine di pallio pertanto è nell.» chiesa latina proprio dell'ornamento usa- to dal Papa $n\ Fanone i^T .') e altre ve- sti sacre, e quello che assumono colóro che lo ricevono dai Pontefici sopra la Pianeta (/' .), quando celebiano solenne- mente. Il solo Papa pel suo primato as- soluto può usare il pallio, perchè in esso evvi la pienissima potestà di tutta la Chie- sa universale, in ogni tempo e luogo, nei concili), nelle funzioni degli antichi pos- sessi, non però nelle loro cavalcate, ed il loro cadavere col pallio si espone ne'fu- nerali e si se|)pellisce, e col pallio fu tro- vato quello di s. Leone I morto nel 4^ ' Quando nel 538 per violenza fu tolto dal collo di s. Silverio Papa, fu detto al clero, che il Pontefice era stato deposto. Gli altri che ne sono fiegiati, possono sol- tanto usarlo nelle rispettive chiese (me- no speciale privilegio ose lo permettesse il prelato della chiesa ov'egli accede) e in certi tempi determinati, non avendo la pienezza di podestà ch'è sola nel roma- no Pontefice, e come chiamati ad eserci- tarne una parte non possono portarlo nelle processioni e in altre occasioni di sortire dalla chiesa; tuttavolta il cardi- nal s. Carlo Borromeo arcivescovo di ]Mi- lano, e il cardinal Orsini arcivescovo di Benevento poi Benedetto XIII, sempre indossarono il pallio ne'concilii provin- ciali. Clemente HI estese l'uso del pal- lio in chi n'è fregiato, a tutta la provin- cia rispetto agli arcivescovi, ed a tutta la diocesi riguardo a' v^escovi, dicendosi chiesa tutto quel luogo in cui esercitano giurisdizione. I tempi stabiliti per por- tare il pallio, cioè soltanto nella messa so- lenne, perchè vocali siint in partein sol- liciuidiais , non in plenitudinein potestà- tis, sono il Natale e seguenti due feste,

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ncll.i Circoncisione, Epif;ini;i, Joinenica (Ielle palme, giovedì e sah!>alo santo, F^a- sqiia e segiìenli due feste, Ascensione, l'cniecoste e seguenti due feste, s. Gio. battista, tutti gli Apostoli'; nelle 4 feste (Iella Madonna, Concezione, Natività, An- nunziazione e Assunzione ; di s. Miche- le, Ognissanti , nella dedicazione della cliicsa, nella consacrazione de' vescovi, tiiir ordinazione dei chierici, nell' an- niveiNario dcH'olleniito pallio, nelle fe- ste principali della caltediale, e in lut- ti gli altri giorni espiassi nel privilegio di concessione. Il Papa Agapito II del t).\.G mandò a s. Brunone arcivescovo di Colonia e fratello d'Ottone I, il pallio col diritto singolare di poterlo usare ogni qualvolta gli piacesse, e lo riporta Bona, /{fr. li tur. Iib. f,cap. 7.:\; ed Alessandro Il del 1061 die a Lanfranco arcivesco- vo di Cantorbery due palili per grazia speciale, come si legge in una lelteia da esso scritta a quel Papa; itnuiii de alta- ri ex more, alterimi quo sanclilas de- stra missas celebrare constuveral. La forma del pallio sino al secolo XII, per lo più ha quella di un T o di un Y, in- di impiccolita nel secolo XV, e ridotta- la quasi al collo : esso consiste in una spe- cie di stola o fascia stretta o striscia lunga circa c) palmi e larga la 4-^ parte d'un palmo; è simile ad una collana o cerchio, che posta sopra le spalle circonda il pet- to e la schiena, ed in ambedue le parli pendono due appendici, le quali non so- no aggiunte, ma sono le paiti estreme del medesimo pallio. Questo ornamento è' tessuto di candida lana d'agnelli, aven- te 6 croci di talTetlà o seta nera, e gli estremi lembi delle appendici terminano e sono Oliati con piccole lamine di piom- bo coperte di seta nera, allineile non pos>a sconvolgersi intorno al collo; an- ticamente le croci erano rosse. Queste 6 croci sono distribuite con eguali inter- valli, 1 in mezzo alle appendici o lembi, e 4 nella parte che pusa sul petto e spal- le il guisa di collana, cioè 2 in linta so-

vraslano cpielle delle appendici e 2 so- no disposte tra le prime. Delle formean- tiche e moderne del pallio quale si vede ne'monumen'i antlihi, pai lano anche il p. Casimiro, Memorie d' araceli , p. i in, e Cancellieri, Possessi p. 4o ' j '' P- ^<^' nanrii, Gerarcli'a crei., il citato Garampi e il Borgia, Illem. t. 1 .

La diversità del pallio antico latino dal moderno, sia nella forma e tnateria, si rileva da Innocenzo III, al modo co- m'era stalo ridotto circa il secolo Vllf, De offìc. miss. lib. 3, cap. 63. PalUunt illud, quo majores episcopi ut un tur, eU de candida lana conlextum, desuper hahcns circuluni liumeros constringcnleni, et duas Uncas ab uiraque parte penden- tes, quafuor cruces purpureas aule, re- tro, a dextris, et a sinislris , scd a sini- stri s duplex est, et simplex a dextris. Tres etiam acus attrae injìgnntnr pallio ante prclus, super humeruni, et post tergum, super dexlerum humerum non in/ìgitur. f/aec qualibcl acus pretiosuni continet lapidcin. Il sacro pallio in oggi ado- perato differisce non solo pel diverso colore delle croci, ma anche nelle due striscie pendenti avanti e dietro, le qua- li ne'moderni pallii sono di molto accor- ciate;^ stile incomincialo prima di vSislo IV del 147' > come si raccoglie dal ce- rimoniale di Patrizi, De pallio, et qno- modo traditur, lib. i, sex. i o, cap. 5; e dal sepolcro di quel Papa nella basilica Vati- cana. Il pallio si ferma con tre spdloni detti acus e spinulae auraed'oio o altro metallo, talvolta nella parte superiore ric- chi di gemme, ericordano i 3 Chiodi (^.) con cui fu crocefisso Gesù: gli spilloni o aghi si fermano sulle croci poste nel da- vanti, sull'omero sinistro e nella croce posteriore, cioè al Papa sul fanone, ne- gli altri sulla pianeta; il Garampi parla di diverbi aghi o spilloni gemmali, se- condo l'inventario della guardaroba di Bonifacio VHI e altri inventarli, eoa gioie preziose, come zalUii, balasci, gra- nate e pelle groisc. Quanto alla lana cui

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forinansi i palili taiilo pd P.ipn clic per le parole: Pasce o\'cs iìica<;, Pitarc rtgiiot quelli cui è concesso, degli agnelli bene- ntcos, si mandano poi dai suoi sui cesso- delti dalla lana de'qnali ricavasi, canaio- ri de corpore s. Pclri, ai prelati the ne gbe notizie, oltre ciò che lipoiteiò, già sono decotali in segno della loro pa.vto- parlai nel voi. XI, p. 27.5, dicendo pure lale carica, come licavasi dalle parole, che Donino aposloUco li odie la basilica presso il Daronio all'anno 104", di Cle- Lateraucnse j)er quanto dirò, e si benedi- mente II a Giovanni vescovo di Saler- conoins. Agnese, l palili risvegliano l'idea no, cui scrisse mandandogli il pallio: In del divino Agnello e del buon Pastore. <7"0, quia de veliere ovis est, inlcllige le Gesù Cristo fu predetto dai profeti sot- oviunipastoreinj anzi anticamente, come to il nome di agnello, il Precursore in lo è nel pallio de'grecì, era espressa nel vederlo esclamò: Ecce ^gmcs Dcij nel- pallio stesso la figura del buon Pastore, l'Apocalisse sotto questa immagine ven- come afferma Daronio all'anno 2 16, nel- ne lappresentato, per cui i cristiani mos- le vesti sacerdotali e nelle altre cose, in si da queste cagioni non solo al cibo eu- diversi modi notali da Buonarroti, con caristicodierono il nome di agnello, ma simbolici emblemi e signidcati. IVell'c- eftjgiarono il Salvatore sotto questa figa- pist. i36, ad Hcnnannunì co'nitcìii lib. ra ne'Ioro monumenti enei C'i7//ce (/'.), i, s. Isidoro Pelusiota dichiarò che il in un alla figura del buon Pastore (^F.), pallio significa la caiità del buon Pasto- simbolo di sua infinita carità, e per me- re evangelico, il quale ricuperata la pe- moria di sua incarnazione e risurrezio- coiella smarrita, se la pone sulle spalle ne, come osserva Buonarroti. 11 Vestri- e la conduce al suo ovile, ed anche il pe- ni, Disserl. sopra l'uso sacro e profano so della carica pastorale, come osserva degli agnelli , riferisce che a Gesù, oltre Piazza nel ììlenolog'o roni. p. f\'ì. Parlan- ti nome di agnello che meritò per la sua do il Bonanm del pallio pontificio e del innocenza, si diede anche il litolodi Pa- suo significalo, lo dice contrassegno della store buono, che costituiva noi sue pe- somma autorità che il Fapa ha su tutte core e agnelli; perciò non mancarono gli le dignità ecclesiastiche, e si spiega nella antichi cristiani di figurare ora gli apo- formola di concessione a chi n'è ornato, sloli, ora i penitenti, ora tutti i fedeli in per una parte d'autorità che in lale oc- loraìa di questi amabili animali, che in- casione gli concede, senza la quale non cominciando da Adamo i primi uomini possono esercitare molte azioni indicati- non sdegnarono farli l'oggetto delle lo- vedi ta!eautoriUL,aventlolodichiarato In- 10 cure e ricchezze. Dalle rappresen- uocenzo III nel cap. 5q. Dicilnr palliiiin lanze del Salvatore in abito di buon Pa- pleniiudo ponlificalis offlr.ii^quoniain in store colla pecora sulle spalle o come a- ipso, et cum ipso confertur pontifica- gnello capo del gregge che lo segue, ne lis ofjìcii plenilndo. Nani anlcqunni me- venne ai vescovi successori degli aposto- (ropolilanns pallio dccorelur non debct li il nome di pastori del gregge cristiano clericos ordinare, pontifices consecrare, e l'insegna del Pastorale (^.); quindi per aut ccclcsias dedicare, nec arcliiepisco- imitare il buon Pastore che sopra le spai- pus appcllari. I misteri e le mistiche le portava la pecora traviala, venne sia- significazioni del pallio sono molte, e di- bililo che indossassero sugli omeri a gui- verse si leggono nel Bonanni, così quelle sa di inozzetta il pallio tessuta di lana delle croci che 1' ardornano e degli spil- degli agnelli. Aggiunge il Vestrini, che Ioni coi quali si ferma. In sostanza, dal- i palili formati di dette lance posti sul cor- la materia con cui è composto il pallio di s. l'ielro primo pastore universale e dalla cerimonia della benedizione, so- dcll'ovilc raccomandatogli da Crislo col- no d'avviso gli scrillori sacri, the sia nel

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pallio raflìgurato Gesù fullosi agnello in olocausto al divin l'ailio; tlovcrsi il gran- de esempio imilare eia! vescovo, e cjtiesli non mai climeiilicaisi d'essere il pastore delle aiiin)e, pasloroviutn^ del quale suo luinistero è un emblema la materia on- d'è conìposto il pallio, per quanto si è già dello. Ecco come Gregorio XVI par- lò di questa insegna neirallocuzi(;iie in cui nel i Hjo dichiarò il patriarca dei Caldei {y.). Che però in questo stesso concistoro di buon grado concediamo hi mistica insegna del pallio preso-di sopra il corpo di s. l'ietro principe degli apo- stoli, per essergli consegnalo dopo che secondo la prassi avrà emessa la pio- fessione di fede avanti colui che deleghe- lemodi riceverla: non dubitando nel re- sto che il patriarca non sarà mai per di- menticare che la slessa veste di cui vien decorato, come il santo Pontefice Sim- maco ammoni Teodoro Laureacense. pre- senta il segno della croce, per cui sap- pia dover essere compassionevole coi fra - lelli, ed essere crocefisso con 1' alFelto a- gli allettamenti del mondo. » Mentre il sacro pallio è il dibtintivo di un piìi su- blime sacerdozio, non mostri -al di t'uo- li alcuna pompa e splendore, che anzi è un semplicissimo ornamento di pura la- na semplicemente intessuto, quando per altro alle vesti più preziose si sovrappo- ne, ciò a simbolo della carità, la quale comechè meno splendida lurse appari- sca di ahune più illustri virlù divine ed umane che col[)iscono i sensi e gli ani- mi umani, nulladimeno però essa è su- periore a tutti i doni divini ed umani.

Circa l'origine del pallio sacro varie sono le opinioni degli autori ecclesiastici, benché tutti convengano essere anlichis- sima, come apparisce dalle leggi canoni- che, dai decreti pontificii e da altri do- cumenti. A s. Lino immediato successo- re di s. Pietro comuneniente si attribui- sce l'istituzione de'vicri p;dlii, come Pia- lina, lUizio, Illescas, Caccino e altri ; e Puipcrto, Uc dii-in. ofjìc. cap. 27, scrive

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che sia stalo introdotto dagli apostoli, e pretende che s. Pietro lo conferisse a INIa- teriio vescovo di Treveri : altri vogliono cheil4-Papf<s. Clemente I abbia dato il palliu agli arcivescovi. hi vece siap[)ren(le dal Baronio all'anno 33G,n." G3, che fi- no all'anno 32 dell'impero di Costanti- no il Grande, in verun luogo viene fatta menzione del pallio pontificale, quindi non pare probabile che gli apostoli ab- biano avuto un tale uso, poiché sembra che Uu[)erlò abbia piuttosto inteso par- lare di quel pallio o mantello di cui ser- vivansi i cristiani nella primitiva Chiesa. li però indubitato che (|ue)>to sacro or- namento era già introdotto al tempo di s. I\Iarco Papa del 336, essemlo certo ch'egli ne concesse l'uso al vescovo d'O- slia {y.), il quale con esso consagra il romano Pontefice, come si legge in A- nastasio Bibliotecario. 11 Chardon, i^/o- lia dcsagvainciili, t. 3, cap. q, tratta del- l'origine del pallio, figura e privilegi, ri- ])ortando le diverse opinioni. iXarra che de Marca pretende avere alcuni de'pri- mi Papi usato cautele e precauzioni nel concedere il pallio, non conferendolo u quelli che non erano grati ai principi, cui perciò talvolta domandarono il be- neplacito. I patriarchi d' oriente anche essi ebbero il diritto di concedere il pal- lio ai metropolitani da loro dipendenti, o per concessione pontificia come dirò , o per usurpata autorità ; dopo però l'ac- quisto de'paesi orientali fatto dai crocia- ti, i patriarchi lo domandarono ai Pon- tefici, come venne statuito nel concilio di Lateraiio IV. Essi poi locompaitono ai loro vescovi, previo il giuramento di lé- deltà e obbedienza alla s. Sct\tì che loro prestano quantlo lo licevono. jSei voi. XVIIl, p. 98, e XXXll, p. 147, parlai come Giovanni XI del q3 1 , concesse per brighe il pallio al patriarca di Costanti- nopoli e successori senza ricorrere al Pa- pa, ciò che l'Allacci negì). De itiU-rst.liis \K ?.oj; C(jme hi statuito che i patriar- chi orientali poi lo dumundussero ogni

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\olfa e qiiinJi conceilcssero ni sulTrngr»- quanto dir?) in fine) dentro nnn cassetta nei, lo dissi nel voi, XXXVII, p. iGìi, di argento doralo, la cni chiave tiene \\\ di ciò, di sua ferina, materia e significa- custodia il [tvei^ello de maestri di cerenio- lo si può vedere Lnilprando,iy<fvvy:)/. rer. nie, die dopo aver ricevuto dal Papa la Jtal. t. 2, p. 4^<'^ ; ]!oiia, Rer. lifiirg. lib. lana, la fa filare e tesserne i pallii, ed il J, cap. 24, § i(ì; e Goai-, Eiicliologin/n INIacri dice che prima anche ciò incom- graec. p. 2'58. L'antico pallio de' gieci beva al decano di rota. Al Pontefice in era chiamato O/iiophorion,