C3 Y&é DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI SPECIALMENTE INTORNO AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC. COMPILAZIONE DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO SECONDO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ PIO IX. VOL. LV. IN VENEZIA BALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLII. ^ S* \ * > v ^j DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA POV POV 1 OVERO. Egens, Egenus, Inops, Mendicus, Pauper.Cheha scarsità e man- camento delle cose che gli bisognano; contrario di ricco. La povertà volontaria è lodata nel vangelo, come la i .a delle beatitudini. Gesù. Cristo l'ha santificata nella sua persona e in quella de'suoi ge- nitori, in quella de'suoi apostoli e de'più perfetti discepoli. Mala povertà involon- taria, soprattutto quando essa è estrema, è uno scoglio sì grande perla virtù, che Salomone domandando a Dio che lo pre- servasse dagli scogli contro i quali corrono pericolo di urtare coloro che posseggono grandi ricchezze, lo supplicò altresì per- chè non permettesse d'essere esposto ai pericoli d'una estrema miseria. La pover- tà è considerata in alcuni luoghi della s. Scrittura come un castigo e talvolta co- me una prova. Non vi è nulla di più rac- comandalo nella legge antica e nuova quanto l'elemosina e la compassione pei poveri; essendo l'elemosina un douo fat- to ai poveri per motivo di carità e per sol- levarli. Mg.r Bronzuoli, Istituzioni cai' toliche, dice che le buone operechesi pos- sono fare dal cristiano, tanto comandate, quanto eseguite di propria elezione, e che formano l'osservanza della legge e l'eser- cizio delle virtù, soglionsi anche riportare a 3 soli capi, cioè all'orazione, al digiu- no, all'elemosina ; nella parola elemosi- na s'includono tutte le opere di miseri- cordia corporali e spirituali. Vi sono dei poveri industriosi e onesti che vivono del- le loro braccia, ma non tutti apparten- gono a questa classe; vi sono molti di quelli che quantunque il vogliano non possono guadagnare il pane coli' opera delle proprie mani, ed altri che quantun- que molto fatichino, non giungono però a procurarsi il necessariosostentamento. Di- ce ilcardinal Monchini, Degl'istituti di ca- rità, che questi secondi a parlar propria- mente diconsi i poveri : e perchè gli ope- rai possono facilmente cadere in questa condizione, a voler abbracciare il sog- getto nella sua universalità, non vi si pos- sono escludere. Ma lo statode'primièan- cor più infelice, e voglionsi dinotare con più accurato termine indigenti. In una parola, indigente è quegli che nou ha nul- 4 pov la e però si trova in estrema necessità,; povero chi ha poco e però si trova in ne- cessità anch'egli, ma solo comune: la re- ligiosa carità invita al soccorso dell'uno e dell'altro. Sembra che nelle provincie d'oriente, culla del cristianesimo, si apris- sero i primi pietosi asili e si destinassero ai Pellegrini (V.): ben presto vi si prese cura altresì degl'infermi, quindi degli or- fani, de'vecchi, degl'invalidi, de'mendi- ci. Col volgere del tempo furono istituiti Ordini militari ed equestri (f), non che ospitalari per esercitarsi nell'ospitalità e nel ricovrare i poveri malati. Galvagni, Il povero, distingue due sorte di poveri, di Gesù Cristo e del demonio. I poveri di Cristo, pazienti, umili, modesti econ- tenti dello stato in cui si trovano posti dal- la divina provvidenza e del sussidio che ricevono, non si saziano di ringraziareld- dio e benedicono quelli che lo fanno. I poveri del demonio, nemici del buon or» dine, infingardi, mentitori, ubhriachi e disonesti, mormorano sempre, non sono mai contenti, sempre petulanti; se rin- chiusi in qualche stabilimento di pubbli- ca beneficenza, maledicono i fondatori e gli amministratori. Mg.rCiofi vescovo di Chiusi e Pienza osserva in una pastora- le, che la Chiesa fino dal suo principio mise in onore la povertà, visto nascere nella miseria il Redentore: essa sa che vi saranno sempre tra noi de'poveri, sa che bene spesso la povertà è il frutto de'vizi e delle passioni; e mentre combatte le cause e gli elFetli, porge benefica la ma- no a chiunque ne rimase vittima quan- tunque volontaria. Insegna che la cari- tà è il vincolo della perfezione, che uni- sce e conserva le altre virtù, per cui l'uo- mo si rende perfetto; insegna l'amore ai patimenti, e addita i tesori di virtù, a'qua- li nascosti nella povertà e nel dolore apre la via colla povertà volontaria e colle vo- lontarie privazioni. Applaude a tutte le sagge prove che la società immagina a miglioramento della miseria, chiede solo di esservi unita, onde prestarvi lo spirito POV del cristianesimo; che la moderna filan- tropia non è già quella carità tanto da Gesù Cristo raccomandata, quando dis- se: ama il tuo prossimo come te stesso, fa del bene a tutti per amor mio. I ne- mici del cristianesimo, gelosi della virtù ch'esso insinua, soppressero il nomedi ca- rità, sostituendo quello di filantropia. Ma fu la caritàcristiana che innalzò tra noi gli asilide'poveri ede'malati, degli orfanelli e delle vedove, e vennero in soccorso di detti asili i moderni, quando si trattò di presie- dervi per lucro e interesse, diminuendo così quelle rendile destinate al sollievo degl'infelici. Questa tanto celebrata filan- tropia non ha indotto sin qua alcuno a consacrarsi Missionario (F^),o suora del- la Carità(F.), per tutto il corso della vi- ta a traversar mari, a curare le più schi- fose malattie, a sprezzare il pericolo del contatto pestifero e della morte; e ciò non per acquistar la fama del mondo, ma per piacere a Gesù Cristo, cjie fu piagato e confitto in croce per noi. La Chiesa com - balle nelle sue causela povertà, ma vuole che si rifletta che il Salvatore nacque po« veroin un Presepio[Jr.) per insegnar la po- ca stima ch'ei fece de'comodi terreni; essa vuole che si rifletta, che se nascemmo tra gli agi fu pure suo dono, che di questo dono facciamo parte ai poverelli che lan- guiscono; che Gesù Cristo reputerà fat- to a se stesso quanto faremo ai disgra- ziati e ci colmerà di premi. La Chiesa vuole e comanda che si soccorrino i mi- seriche per malattia o altri casi sonoespo- sii a strettezze. La beneficenza è un do- vere pel ricco, per lo stalo. nel limite di sua potenza, un benefizio della religione che comanda di porgere aiuto ai nostri simili bisognosi. Ma il socialismo o Pan' teismo {V-)> il più assurdo e funesto tra i vaneggiamenti, dice all'uomo: tulli i beni di questo mondo sono di tuo dirit- to; la proprietà è furto. La religione al contrario proclama: ama il tuo prossimo, comanda con dolcezza se devi comanda- re, obbedisci con gioia se devi obbedire, POV il mio regno non è di questo mondo, il più umile della terra sarà il più innal- zato nel cielo. Roma centro della religione d'amore, che ha per principio l'amar il proprio si- mile come se stesso, seguitando la vera indole della carità cristiana, ridonda di ■venerande e benefiche istituzioni versoi poveri e gl'infelici. E ben può dirsi cat- tolica la carità romana, poiché quasi tut- te le nazioni contribuironoa fondarvi uti- li istituti, Ospizi, Ospedali, Collegi, Do- ti (F.) e altri soccorsi, essendo grandis- simo il numero delle Arciconfraternile e Confraternite che fra gl'istituti limosi - nieri tengono il primo luogo, come per l'esercizio di tante opere di carità cristia- na, anche a vantaggio delle Verghile Ve~ dove {V.), e d' ogni specie di bisognosi. ] Papi luminosamente cooperarono alle tante belle opere che risplendono nell'al- ma città in favore de'poveri d'ambo i ses- si, col proprio peculio, con l'erario pub- blico e colle casse de Lotti (F.), della Da- teria e de Brevi (F.)j cardinali, prelati, signori e persone d'ambo i sessi ne imi- tarono i generosi esempi, come vado ce- lebrando in tutta quanta questa mia ope- ra. E impossibile impresa il volere no- verare tutte le limosine, che sotto svaria- te forme e maniere si distribuiscono ai poveri d'ogni specie nella beneficenlissi- ma Roma, oltre le private largizioni pe- riodiche o mensili d'ogni ceto di perso- ne. Ad Elemosiniere parlai dell'uffizio dell'elemosiniere, dell'antico Sacellario cui spettava dare le limosine del Papa, poi chiamalo Elemosiniere del Papa(F.), e degli elemosinieri de'sovrani. A questo articolo feci la storia di tale ministro e della Elemosineria apostolica. Dei tanti diversi modi e tempi dell'elemosina fatta esemplarmente dai Papi colle stesse lo- ro mani, essendone restata memoria nel Succintorio (V), o per mezzo d'altri con ispleudida generosità e animo veramen- te paterno; avendo notato quali Ponte- fici vi si distinsero, siuo a imbandire il POV 5 Pranzo ai poveri nel proprio Palazzo a- poslolico, oltre la Lavanda de' piedi (V.). Ad Elemosina discorsi del precetto e vir- tù dell'elemosina a chi può farla, e del vantaggio immenso che se ne ritrae. Che le Oblazioni (Pedi, dicendo a questo ar- ticolo che la Chiesa le ricusò da quelli che opprimevano i poveri eche questi era- no dispensati dalle oblazioni) si divide- vano in 3 parti (quanto alla durata di tal disciplina V. Palazzo), una delle quali pei poveri e Pellegrini (V.). Avvertirò con Berlendi p. 170, Delle oblazioni, che i poveri non avendo che olferirepel sa- grifìzio se non il desiderio, acciò non re- stassero privi del frutto del sagrifizio, il sacerdote per renderli partecipi in tal mo- do a Dio li raccomandava: Suscipe Deus miniera eorum,qui offèrre volunt, et non habent. Ciò anche in ordine ai defunti, cheavendoavutoun tal volere, non han- no avuto poi il potere; poiché essendo an- che i poveri membri della Chiesa, non era conveniente chele loro anime restassero senza sulfragio perchè i lóro parenti si pre- sentavano senza oblazione. Inollrea Ele- mosina ricordai le antiche Collette(F) o\e si facevano le Collette d : questua (F.) pei poveri; la grande carità de'primi fedeli, si- no a vendersi Schiavi(V.) per nutrire ipo- veri; delle necessità di questi, delle provvi- denze prescsull'elemosineda'concilii, e su- gli antichi accattoni : dissi pure delle mae- stre pie, dellespezierie, de'medici, chirur- gi e levatrici pei poveri di tutti i rioni, dal Papa regnante attribuitealmunicipioro- mano. 1 Diaconi Cardinali (F.) furono istituiti dai Papi, dopo quelli degli apo- stoli,anche per soccorrere ipoveri,e pren- der cura degli orfani e de' pupilli, onde ebbero case, ospizio e ospedale per ricet- tarli,alimentarli e curarli, presso le Dia- conie [V.), essendo le maniche larghe del- la dalmatica simbolo di loro liberalità; mentre le Diaconesse (F.) presero cura delle povere orfane. A Matricola (V.) ragionai ancora di quella che ne' primi secoli della Chiesa conteneva la lista dei 6 POV poveri de'due sessi, alimentati a spese del- la medesima, specialmente le vedovee pu- pilli, con rendite chiamate vialricularii, nella casa detta Matricida pauperum , contigua al tempio, ove abitavano que' po- veri denominati matricolari. A Difenso- re parlai purede'difensori de'poveri e del popolo, non che della Chiesa, come quel la chesempre prese la protezione de'poveri, afflitti, vedove, orfani, contro gli oppres- sori, potendo giudicar le cause tra'poveri e il popolo minuto sino a una certa som- ma. Il Patrizio di Roma (P\) doveva di- fenderei poveri. A Possesso de'Papi ram - mentai l'anlico rito di tal funzione, di spargere monete al popolo, con versetti risguardanti i poveri. A Difensori della chiesa romana istituiti ne'pi imi suoi tem- pi, notai che loro spettava patrocinar le cause anche de' poveri, perciò spediti dai Papi in remote parti per accorrere inaiulo a quelli che imploravano l'autorità della s. Sede. Ivi dissi ancora de'7 difensori re- gionari di Roma, istituiti o meglio sta- biliti da s. Gregorio I, che si mandava- no per le provincie anche per distribui- re ai poveri i danari lasciati dai testatori, e come a questi difensori successero gli avvocati concistoriali (V.). A questo ar- ticolo parlai di uno del medesimo cospi- cuo collegio, che funge l'antichissimo e ri • levante ufficio di Avvocato de poveri, per l'obbligo che ha di difenderli, massime se carcerali o condannali a morie, dicendo che prima avea parte doppia dal palazzo apostolico, come famigliare del Papa, con altroché lo riguarda. Morcelli lo chiama advocatus plebis, advocalus populi, ad- vocatus public. A Concistoro lo ricordai per le perorazioni che vi fanno perle Ca- nonizzazioni, e di quelle che si fecero sino ad Urbano Vili su gravissime cau- se criminali. A Camera apostolica ripar- lai dell'avvocato de'poveri per appaile- nerea quel tribunale,del suo posto in cap- pella pontificia, del suo titolo di monsi- gnore e abitodistinto di manlclletlone, e che non può trattare altre cause olire POV quelle del proprio onorevolissimo uilicio. A Mantellone non solo meglio dissi del suo abito, ma che non può ammogliarsi dopo essere insignito della carica. A Go- vernatore di Roma egualmente ne tenni proposito, comechè fece parte del suo tri- bunale,inun agli altri procuratori dei po- veri subalterni, dicendo del loro accesso alla visita delle prigioni, nonché alla visita generale delle carceri con altre notizie. O- ra fa parte del Tribunale crimina le di Ro- ma, componendosi la procura de' pove- ri, di mg.r Filippo Baffi avvocato de'pove- ri, edi mg.r Bonaventura Orfei avvocato dei poveri coadiutore d'Orvieto, di 4 Pro- curatori de'poveri, d'un procuratore ag- giunto, d'altro onorario, del procuratore dei poveri per la carità de' carcerati, e del sollecitatore delle cause de'poveri. A No- menclatore dissi che a lui è succeduto l'av- vocato de' poveri, altri dicono 1' Uditore della camera: il nomenclatore cavalcava vicino al Papa per ricevere i Memoriali [V.) di chi avea bisogno di aiuto, di gra- zia o di soccorso. Cartari, Syllabum ad- vocalorum s. Consistorii, riporta le no- tizie di molti avvocati de'poveri, profon- di giureconsulti, insieme a quelle del dot- tissimo padre di Paolo V, cioè Marc'An- tonio Borghese decano degli avvocati con- cistoriali, che si meritò il titolo di padre e protettore de'poveri: nel moto-proprio di elogio splendido di s. Pio V, ed in cui si parla delle grandi sue benemerenze e del- le attribuzioni e prerogative del nobile e meri torio uflìzio.questo magistrato si chia- ma Advocati pauperum, uffizio stabilito ab antiquo, ad defensionem pauperum, praesertim carceratorumj e uella lapide sepolcrale, Magno pauperum advocalo. Garampi, Osserv. delle monete poni. p. 278, nel documento della zecca di Roma del i545j rogato da diversi camerali e dall'avvocato de'poveri Gio. Luigi d'A- ragona, che lo era fino dal 1 l'òi, avverte che i De Rubeis nel Defensor redivivus, Roma 1657, a p. 28K nel darci il cata- logo di quelli che hanno esercitato l'uf- POV fizio di avvocato de'poveri nella curia ro- mana , essendo assai digiuno quanto ai tempi più antichi e senza notare il tempo in cui visseciascuno, ne riportai seguenti, e potranno servii edi supplemento a detta opera e a quella di Cartari. Gio. Bruni Doknsis advocatuspauperum in romana curia seguitò Papa Urbano V allorché da Avignone si trasferì a Roma nel 1367. Gio. deMilisdi Eugenio IV. AntonioRo- selli d'Arezzo insignegiureconsulto. Lelio della Valle del 1472. Francesco Pellati da Padova del i479- Coronato Planca ammesso nell'officio da A lessandro V I nel i495. Paolo Planca del i5o4; gli suc- cesse nel 1 5i 1 Melchiorre Baldassini. Ve- spasiano Cesi del 1 53 1 . Pietro Paolo San- guinei del i548. M. A. Borghese sud- detto lo era già nel 1 54*). cui successe nel 1574 Lorenzo Campeggi arcidiacono di Bologna. Vedi Plettemberg, Notitiacon- greg. p. 55 1 , De procuratore pauperum, parlando di questo e di quello del soda- lizio di s. Girolamo della carità. Piazza riell' Eusevologio trat. 3 , cap. 5: Del- l'avvocalo e procuratore de'poveri, eru- ditamente discorre di loro origine e pre- gi, come di quanto fecero le altre nazio- ni, anche gentili e idolatre per la difesa de' poveri. Del modo come procedono alla difesa de' poveri, colla prescrizione di s. Pio V che debbono rilasciarsi i car- cerati per debiti se non sono mantenuti in prigione dai creditori, in uno alle be- nefiche disposizioni degl'imperatori e dei Papi. Riporta il giuramento imposto da Innocenzo li agli avvocati e procuratori de' poveri, non che le belle prescrizioni di Paolo V all' avvocato de' poveri per la loro difesa e patrocinio, dovendone vi- sitare spesso le carceri o per mezzo de- gli altri procuratori o sostituti. Dal Rinaldi si apprende come sin dal principio del cristianesimo solevano i po- veri mendicar fuori delle chiese nel por- tico, non essendo loro lecito entrare in chiesa a domandare limosina, bensì co- me agli altri era loro aperta la chiesa per POV 7 far orazione ed essere ammessi alla sa- gra mensa insieme coi principi. I poveri abitavanoallora fuori della Porta Ostien- se e la Porta Trigemina, e vi riceveva- no la limosina, come attestano Plinio e Plauto, dicendo Ammiano che poi la lo- ro abitazione fu trasportata al Vaticano. I poveri di ciascun rione di Roma, sta- vano sotto la cura di 7 cardinali diaconi; il Papa ne sapeva il numero, e li soste- neva abbondantemente. Papa s. Solerò del 175 fu sommamente liberale co'bi- sognosi ed aumentò generosamente il pio costume usato fino dalla nascente Chiesa dai 12 suoi predecessori, nel soccorrere con copioso sovvenimento i poveri, anche di rimotissimi luoghi e nelle più lonta- ne parti del mondo. Malgrado le perse- cuzioni nel pontificato di s. Cornelio del 254 in Roma si contava numeroso clero, i5oo vedove e moltissimi poveri , tutti mantenuti dalla pietosa carità della chie- sa romana. Nel concilio romano tenuto da s. Silvestro I alla presenza di Costan- tino, venne stabilito che la 4-a parte del- le rendile della Chiesa fosse impiegata a beneficio de'poveri e degl'infermi. Nel 4oo circa si aprì in Trastevere un Ospe- dale pei malati, mentre altri se ne erige- vano a Ostia ed a Porto, i quali istituti se cedono per anteriorità di tempo a quel- li aperti in oriente, furono al certo i pri- mi d'Italia e delle regioni occidentali. In Roma le più nobili e antiche matrone, i patrizi e persone consolari, e soprattutto i Papi, furono esempi di carità fin dai pri- mi secoli e in ogni tempo, imperocché in Roma si tenne sempre carissima questa splendida eredità trasmessale da'suoi il* lustri antenati, sicché può affermarsi con sicurezza che nessun'allra metropoli ne fu più doviziosa. Nicolai, Meni, sull'an- nona di Roma, celebra i frequenti sussidi che i Papi distribuivano alla plebe di Ro- ma, specialmente in tempo di calamità, sino dai primi secoli della Chiesa, e delle loro paterne cure ne'tempi di carestie, on • de provvedere la città de'generi necessari 8 PO V ni sostentamento. Nel L 3, p. 377 e seg. degli Alti di archeologia si contengono le 3 seguenti erudite e importanti disser- tazioni. Di Nicola Ratti, Sopra gli stabi- limenti di pubblica beneficenza degli an- tichi romani: Delle opere" di pubblica be- neficenza de' cristiani de' primi tre secoli. Di Giuseppe de Mattheis, Sulle inferme- rie degli antiehie loro differenza dai mo- derni ospedali. Nella i.a Ratti, nell'illu- strare gli stabilimenti di pubblica benefi- cenza degli antichi romani, diceche non ve ne furono sotto la repubblica, in cui a Roma non v' erano indigenti e persone prive d'ogni maniera di sostentamento, uè oziosi a carico dello stato, perchè ogni cittadino dovea esercitare un impiego o un mestiere, almeno e quasi tutti erano agricoltori e militari. Nondimeno nel voi. IX, p. 264 riportai l'erezione del tempio alla Pietà romana, in onore di quella fi- glia, che alimentò il carcerato genitore, portandosi poi alla propinqua Colonna lattaria del Foro Olitorio i bambini spu- ri per trovare le nutrici (della pia casa degli esposti trattai a Ospedale di s. Svi- bito). Col declinar della repubblica ab- bandonate le antiche virtù, la sobrietà, e introdotto il fatale Lusso^P^.), si scon- volse e disorganizzò l'ordine pubblico; a tuttociò si aggiunga la popolazione man- data alle colonie 3 le guerre civili e le pro- scrizioni, che fecero restare prive di sussi- stenza una classe di persone, che necessa- riamente ricadde a carico delle altre clas- si de'cittadini e del pubblico, sì in Roma che nell'Italia. In questo stato trovavasi la regione quando Augusto divenne im- peratore, il quale compassionando la mi- seria di tanti infelici, nel fare il giro del- l' Italia fece una distribuzione pecunia- ria a ciascun padre di famiglia in pro- porzione del numero de'figli, e colla plebe di Roma fu più generoso, ed in tempi di carestia dispensò grano, 0 gratuitamente o a bassissimo prezzo, com'erasi talvolta praticato dalla repubblica mensualmen- te. Ciò fomentando l'ozio e l'infinga! dag- POV gine in pregiudizio della coltivazione del- le terre, indusse Augusto a ridurre tali distribuzioni frumentarie per quadrime- stri. Nérva però fu il 1 .° istitutore, quin- di Traiano, dei sussidi alimentari a van- taggio di Roma e degli oppidi d'Italia pei poveri d'ogni età, oltre i congiariodonio largizioni di grano e altri generi, che go- deva la capitale (larghi donativi che ave- vano luogo nelle festi ve ricorrenze, e di cui trattai altrove, gratificazione che la prepo- tente soldatesca e la turbolenta e petulan- te plebe pretese poi per obbligo). Quest'e- sempio fu imitato da molti ricchi privali romani edi non poche città d'Italia, ed A- driano favori e protesse questa beneficen- za, cosi Antonino eM. Aurelio, de'quali le rispettive mogli si distinsero per que- sta parte al pari di loro. Tutto variò sotto Comodo, che non prendendo cura degli afFurj, molto meno si occupò della pubbli- ca beneficenza. Nella peste poi che nel 1 8 1 afflisse I talia, per morte perirono i padro- ni de'terreni che corrispondevano annuo censo agi' istituti alimentari, e niuno ac- correndo a rimediarvi cessarono a un trat- to le rendite, per cui Elvio Pertinace fu costretto farli cessare. Dipoi nel secolo IV sMncontrauo esempi di distribuzioni fru- mentarie sotto gl'imperatori cristiani. A queste beneficenze sovrastava il prefetto degli alimenti. Il mensile assegnamento del vitto della femmina era un terzo meno del maschio, mentre i maschi alimentari erano nel numero di gran lunga superiore a quello delle femmine e poco più della io." parte. Al convitto alimentare non si ammettevano i due sessi prima de' 9 anni, e ne godevano sino al i41efemmi« ne, sino al 18 i maschi, cioè gl'italiani, mentre gli abitanti di Roma sino dall'in- fanzia si ammettevano alla percezione. Ratti crede che in alcuni luoghi d' Ita- lia i fanciulli e fanciulle povere fossero alimentate in case di convitto, avendosi in mira l'educazione peraverne utili citta- dini : altri istituti alimentari furono ope- ra di privati cittadini. Ma di questi stabir PO V li menti di pubblica beneficenza di Roma pagana, n' ebbe assai piùe piùpregievoli Roma cristiana fin dai primi secoli; i pri- mi furono l'è (Ietto di sentimenti d'urna* nità, i secondi il prodotto dello spirito di carità evangelica , sentimento tanto più nobile, perchè della legge di natura è più perfètta la legge di grazia, onde dai pri- mi cristiani si aprì vasto campo alle più belle opere di beneficenza. JNella 2.a dis- sertazione Ratti fa considerare, che in- nanzi che la religione di Cristo divenisse quella dell'impero pacificamente, e fin- ché fu punito il pubblico esercizio di es- sa, fu allora che più risplendette la fra- terna carità de'fedeli tanto inculcata dal divin legislatore, e lasciò esempi così lu- minosi, che invano se ne cercherebbero di simili nelle altre religioni. Ricorda la ge- nerale e spontanea comunione de'beni che fu introdotta sotto gli apostoli, che trat- tai a Diacono, a Gerusalemme ove inco- minciò, e negK articoli relativi (a Disci- plina regolare parlai della vita comune del clero), con generale vicendevole bene- ficenza, che si rese necessaria ne'secoli di Persecuzione (F.)j mentre pii personag- gi e divote matrone ne' propri fondi die- rono onorata sepoltura ai martiri e altri defunti, edificando Cimiteri e Catacom- be {V.). Ricorda l'istituzione di Papa s. Fabiano de'7 memorati Diaconi della Chiesa romana, terminando la comunan- za de'beni ne'primi del IV secolo al fi- nire delle persecuzioni (dopo le quali i soc- corsi della privata beneficenza non furo- no più sufficienti al sollievo delle umane miserie, o per l'aumento de'bisognosi o perchè si scemò il primo fervore della ca- rità, di che si lagnò s. Gio. Crisostomo, in Manli. 27, io, Homil.25). JNelle Car- ceri (F.) i Confessori della Ftde{fr.) ri- ceverono ogni sorte di aiuto dai loro fra- telli,così quelli condannati negli scavi ad metallo, sormontando per questi carita- tevoli uffici i più grandi ostacoli e gravi pericoli. A cagione de'frequenli martini, moltissime donne rimasero prive de'luro POV 9 mariti, moltissimi fanciulli de'loro geni- tori, quindi come già rilevai, dall'unione de' fedeli e dalle chiese particolari erano mantenute le vedove egli orfani de' quo- tidiani alimenti e dell' occorrente vestia- rio ; beneficenza che si estese per tutta quanta la Chiesa, e finché il bisogho lo ri- chiese, dimostrandosi maggiore la libera- lità de'cristiani verso gli orfani de'mar- tiri. Questi alimentati non vanno confusi coi mendici pubblici, che si radunavano presso le carceri de'confessori, o avanti i monumenti de'martiri, e vi ricevevano la limosina da'fedeli che in folla viaccorreva- no, in quella guisa medesima che poi il luogo destinato ai mendici fu il portico esterno delle chiese dopo l'atrio, aderen- tealle porte delle medesime. Interessòpu- re il cuore benefico de'primitivi cristiani tutti quelli che per vecchiezza o infermi- tà erano divenuti inabili a esercitare un mestiere, dal quale potessero ritrarre il sostentamento. La beneficenza degli an- tichi cristiani era diretta a sov venire i veri impotenti, di venuti tali o per moti vodelle, persecuzioni o per cause naturali; quei che lo fossero stati per inclinazione alla "vita oziosa o per avversione al travaglio, non entra vano in questo numero. Agi' in- fermi somministra vano i necessari alimen- ti e nelle proprie case apprestavano loro gli opportuni rimedi,amorevolmeute ser- vendoli nelle cose più vili , non esclusi quelli che cadevano malati nelle Pesti- lenze (f-), imitati dai posteriori Ospe- dalieri e Ospedaliere {V.). Pei medesimi primi cristiani fu opera benefica la pub- blica ospitalità, quale fu praticata anche dagli antichi romani e da altre nazioni , come dissi a Ospizio. Fu tanto affettuo- sa ed esemplare, clie mosse l'invidiosis- simo Giuliano apostata, per fare risorge- re il paganesimo, ad ordinare al sacerdo- te degl'idoli Arsace, di stabilire in ciascu- na città case o ospizi pei pellegrini e pei poveri, affinchè i gentili non fossero in ciò inferiori ai cristiani, come toccai a Ospedale. Ad evitar le frodi depellegri* io POV ni impostori, anche i cristiani usarono le tessere ospitali e poi le lettere formate, ed in Roma si esercitò mirabilmente l'o- spitalità,ove accorrevano i fedeli qual cen- tro del cristianesimo e capitale dell'im- pero, d'onde ebbero origine i tanti ospe- dali e ospizi che vanta, come descrissi a Ospedali di Roma, a Ospizi di Roma, a Pel- legrinaggio parlando delle case e bagni (questi si erigevano presso le chiese per lavarvi i pellegrini, come notai a Lavan- da delle MANi)convertiti in alberghi ospi- tali alle radici del Viminale ed Esquili- no, regione in cui secondo Baronio esi- stevano molti alloggi de'pellegrini, ma non pare essendo piuttosto la Vaticana. A Palazzi di Roma accennai le provviden- ze de'Papi contro gli abusi de'proprietari delle case, a vantaggio de'pellegrini e dei poveri. Nella 3.a dissertazione il doti. De Mattheis sulle infermerie o ricettacoli di infermi presso gli antichi, a differenza dei moderni ospedali, prova che vi furono presso i greci e presso i romàni, e spe- cialmente dopo che le malattie divennero assai frequenti, anche pegli schiavi, per interesse de'proprietari più che per uma- nità, avendone pure il bestiame ammor- bato, chiamandosi siffatti ricettacoli va- letudinarium : anche le milizie ne dovea- no avere pei' accogliere i feriti e gl'infer- mi. Presso gli antichi le case stesse dei medici e le loro officine o botteghe servi- vano a ricevere i malati anche a dimora, per meglio assisterli e sottoporli a cure più o meno lunghe, come al presente si pratica da alcuni medicj di Germania e di Francia, a convitto o pensione. In que- sto senso adopravano gli antichi la paro- la Medicina (V.), vale a dire officina di medico fornita d'istromenti e di farma- chi, oveaccoglievansi gl'infermi o per me- dicarli o per curarli se vi restavano , lo che accennai a Medico. Però i veri ospe- dali e le pubbliche infermerie degli an- tichi greci e romani erano i templi delle deità salutari, come Esculapio, i suoi fi- gli, ed i numi protettori dell'umana sa- POV Iute, come Apollo, Se-rapide, Minerva, Lucina, ec: ivi accorrevanoin folla gl'in- fermi d'ogni specie, per esser guariti dal medico potere di que'numi, che lo eser- citavano per mezzo de' loro sacerdoti fur- bi e avidi de'grandidoni che percepivano per l'interpretazione de'sogni e pei rime- di vani e superstiziosi che insegnavano, onde Luciano chiamò il tempio d'Escu- lapio in Pergamo: bottega del nume. In Roma fu prescelta l'isola Tiberina, fra i ponti Cestio e Fabricio, a contenere il tempio e la casa d'Esculapio, ove surse poi \' Ospedale di s. Gio. di Dio, tanto benemerito dell'umanità languente,men- tre ivi si esponevano o abbandonavano gli schiavi incurabili, che! se guarivano di- venivano liberi. I ricoveri e infermerie presso i templi sorgevano ne' luoghi più salubri, con bagni, abitazioni e altre co- modità. Essendo tenuti per santuari, il non ricuperare lasanitàeilmalesitodella cura si ascriveva a mancanza di fiducia o di obbedienza alle prescrizioni. Sulle porte o parelio colonne di questi templi, detti anche Asclepii, a pubblico vantag- giosi scrivevano i farmachi di nuovo sco- perti, e con iscrizioni si scolpivano le sto- rie delle guarigioni. Altre infermerie era- no quelle di ricchi proprietari, destinate a ricevere i loro servi malati. Ma il bal- samo soavissimo della carità che dirige i nostri stabilimenti di tal genere, non era conosciuto dai gentili : sotto l'influs- so benefico di tal sentimento, provenne una nuova specie di ospitalità e di bene- ficenza , unicamente a favore della po- vertà e del bisogno. GÌ' infermi più po- veri , più schifosi , i più derelitti , i più incurabili, sono nella morale cristiana i soli prescelti e distinti. De Mattheis ri- tiene che avanti il IV secolo e di s. Fa- biola, che celebra prima istitutrice degli ospedali in Roma anzi del cristianesimo, ne in oriente, ne in occidente esistessero tra'cristiani case e ospedali particolar- mente destinati a ricevere infermi, mas- sime i poveri; bensì pare che in oriente POV oltre i luoghi per accogliere i forestieri e pellegrini che si recavano a visitare i santi luoghi di Palestina {V.), dipoi si moltiplicassero le infermerie e ospizi dei lebbrosi, chiamati in seguito Lazzaret- ti ( V. ) , assistiti da' monaci di s. Basi- lio che ne viene considerato principale i- stitutore, e da altri ospitatali; utilissimi stabilimenti con chiese contigue, desti- nati ad accogliere i poveri infermi, som- ministrando loro gratuitamente alloggio, ■vitto e assistenza religiosa e medica, che si propagarono ovunque a precipua utilità de'poveri, onde Giustiniano I concesse e- senzioni e privilegi per favorirne la mol- tiplicazione , rifabbricando magnifica- mente quello eretto da Sansone in Co- stantinopoli, ed erigendone altro in An- tiochia. Nella i.a città Alessio Comneno il seniore fondò nel secolo XI il più no- bile, vasto e sontuoso stabilimento di tal natura che sia stato fabbricato non solo in oriente, ma in qualunque altra parte del mondo; era una specie di città che occorrevano 24 ore per vederla, popo- lata da circa 10,000 poveri invalidi d'o- gni specie, orfani, feriti; ammalati, e tutti provveduti assai bene d'ogni cosa. Anche in occidente e prima del 1000 si molti- plicarono per ogni dove presso le Chiese ei Monasteri^.) ospizi pegl'infermi po- veri e pei pellegrini, come si apprende dalla storia degli Ordini religiosi (V.)t tanto benemeriti de'poveri. Dopo il 1 000 tali luoghi incominciarono ad essere più. ampi e più ricchi, meglio diretti e gover- nati, e quasi ogni genere di malattia co- minciò ad avere il proprio ospedale, co- me pei Pazzi (F.), Alle opere di carità cristiana verso i poveri fu lodevolmen- te accoppiato lo studio della salute, on- de gli ospedali come gli antichi Ascle- pii e meglio contribuirono grandemen- te all' incremento della Medicina , co- me già notai a quell' articolo coli' au- torità eziandio del De Maltheis tanto dotto Dell' arte salutare. Della disser- tazione poi che questi fece Degli accat' POV . t toni deJ tempi antichi, già parlai a Elemo- sina. A Elemosiniere del Papa riportai mol- ti de'Pontefici che ne'bassi tempi furono veramente padri de'poveri, qui aggiun- gerò s. Felice III detto IV , Pelagio II, Severino, Teodoro I, Conone, Costanti- no, s. Gregorio III, Eugenio II, Grego- rio IV, Benedetto 111, e per non diredi altri, descritti nelle biografie, Stefano V detto VI dell' 885, che pei poveri e per riscattare gli schiavi eminentemente si di- stinse. II Muratori trattò nella Dissert. 37 : Degli spedali de'pellegrini, inalati, fanciulli esposti de' tempi di mezzo, es- sendo .stati i poveri grandemente a cuo- re ne'secoli chiamati barbari, anche pei tanti pii luoghi fondati per essi. Impe- rocché dopo la declinazione del romano impero, nellosfoggiodi liberalità de'fede- li verso i sacri templi, i collegi de' cano- nici ed i monasteri non furono trascu- rate le turbe de'poveri e bisognosi, pre- dicandosi da per tutto con quanta pre- mura Iddio nelle divine scritture racco- mandi la misericordia versoi poveri, con promesse di splendidi premi ai miseri- cordiosi, anche come efficace aiuto e suf- fragio pei fedeli Defunti (P.) le cui ani- me penavano in Purgatorio \W. .). Perciò anche ne' secoli rozzi e di ferro la mu- nificenza de' cristiani verso i poveri fa grandissima e maggiore de' posteriori. Primieramente l'illustre storico fa osser- vare, che di tutte le facoltà trasferite dai fedeli nelle chiese e monasteri o lasciatela morte, n' erano una volta partecipi an- che i poveri; giacché si donavano i Beni (F.) agli ecclesiastici con questa condi- zione o tacita o aperta, che ne servissero le rendite per ornamento delle chiese, per l'alimento ai sagri ministri, e insieme per- chè il popolo de'poveri per quanto fos- se possibile ricevesse aiuto e sollievo dal- l'erario loro: innumerabili furono i ca- noni dei concilìi ed i passi de' ss. Padri che in proposito riunì Tomassini nella par. 3, lib. 3 de Beneficiis. L'imperato- 12 POV re Lodovico I neli'8i 6 statuì ne' Capi- tolari, Uh. 1, cap. 80, qual parte delle rendite ecclesiastiche si dovesse conferi- re a' poveri, acciocché l'umana malizia non assorbisse quello ch'era destinato dai canoni a sollievo della povera gente, ri- guardandosi que' beni patrimoni a pau- perum, non già de'soli chierici e mona- ci. Inoltre gran copia di liuiosine quoti- diane raccoglievano allora i poveri dal- la carila de'fedeli, molli de'quali lascia- vano l'intiera eredità o una porzione per distribuirsi subito a' poveri e bisogno* si. In tali secoli fu pio costume a bene- ficenza della povertà la frequente fonda- zione di luoghi pii per gl'infermi, per i pellegrini , per i fanciulli esposti e altri fanciulli poveri, per gli orfani, per gl'in- validi, per i poveri vecchi, in una paro- la per ogni sorta di miserabili e bisogno- si, di maniera che ognuno di essi trova- va dove ricorrere per sollievo alle pro- prie necessità, per abitazione, vitto e cu- ra nelle infermità, con assistenza eziandio spirituale. Gareggiarono perciò in Italia i fedeli per fondare somiglianti case di per- petua carila, non meno nelle città, che fuori dicesse, reputandosi il maggior de- coro degli ecclesiastici e insieme de'laici il far simili fondazioni , anche con ispe- ranza di conseguirei! regnode'cieli. Mu- ratori dichiara, che per l'esercizio della carità furono commendati assaissimo i Papi ed i vescovi, mentre nelle iscrizio- ni sepolcrali di molti Papi, la più. usata loro lode fu quella di aver sovvenuto i poveri; le monache ed i religiosi non tra- scurarono questo elogio, massime i mo- naci. Particolarmente fu in uso di quei tempi il fabbricare ospizi di carità per sussidio e comodo de'pellegrini, dove si doveano passare i fiumi senza ponte e va- licare le cime de'monti. Andati in disuso i pubblici alberghi degli antichi romani, principalmente nelle stazioni delle Posta (f/.)} dopo l'invasioni barbariche, riferi- sce Muratori, a poco a poco si rinnova- rono segnatamente nel secolo IX, iusie- POV me alle osterie o taverne, le quali come le caritatevoli ospitalità particolari pati- rono inconvenienti per parte di pellegri- ni e poveri, ladri e di male affare, onde in alcuni luoghi furono proibite le oste- rie, per la mancanza delle quali si aumen- tò il numero degli ospizi pei viandanti. A. cagione della malattia del Fuoco [F.) sa- cro , molti ospedali vennero eretti per curarlo. I Papi ed i vescovi, gl'impera- tori, i re ed altri principi protessero tut- ti gli stabilimenti a vantaggio de'poveri, furono larghi di beneficenze e privilegi, e moltissimi furono da loro fondati. Il medesimo Muratori nel libro Della ca- rità cristiana, a quo multi ex neotheri- cis hauriunt, cap. 3i, dice: » Si dovreb- be toglierete mai si polesse, la mendici- tà tutta di mezzo alle città ben regolate, enongià per locontrario accrescerla. Per quanto è in vostra mano (grida lo stesso Dio nel Deuteronomio ) fate che non vi sia fra voi alcun povero e bisognoso ". L'origine del rispettabile collegio dei Procuratori del s. palazzo apostolico (y.) risale al pontificato d'Innocenzo II deli 3oo, anche per tutelare i diritti de'po- veri, de'quali dice Fanucci, Opere pie di Romajp. 121, esserecostume, ad ogni cau- sa per cui venissero richiesti di patrocinio, estrarre a sorte il nomedi unode'colleghi, e se il procuratore sortito per qualchegiu- sta ragione non piacesse al povero, altro surrogarne in egual modo, perchè l'assi- stito avesse piena fiducia nel suo difenso- re. 11 magnifico ospedale di s. Spirilo di Roma lo dobbiamo a Innocenzo III, co- me il Conservatorio delle proictte (P.), figlie di poveri genitori o abbandonate: all'articolo Ospedale di s. Spirito parlai del benefico istituto pei bambini esposti e abbandonati. Questo Papa approvò l'ordi ne/llendicante. ( A7.) francescano dei minori, miracolo della provvidenza, che fondato nella più stretta povertà, si dif- fuse in tutto il mondo: gli ordini men- dicanti vivono di elemosina, altri lo sono per privilegio. A detto articolo pai lai del- POV In famosa questione della povertà di Ge- sù Cristo e degli apostoli, e delle false dottrine che ne derivarono, sostenute da diversi eretici , terminata da Giovanni XXII. Alessandro Vnon avendo Parenti (f'.),\>i'ese in loro luogo i poveri, cui da- va quanto avea, per cui diceva ch'era sta- to vescovo ricco, cardinale povero e Pa- pa mendico, con allusione all'ordinedei mendicanti francescani in cui avea pro- fessato. Al citato articolo dissi pure, che gli ecclesiastici possono aiutare i paren- ti, come lo sono tenuti pei poveri. Eu- genio IV e Nicolò V furono assai aman- ti de'poveri, ed il secondo precipuamen- te coi nobili ridotti in povertà; altrettan- to può dirsi di Paolo II, il quale per tut- ti i rioni di Roma avea persone destina- te a distribuire mensili limosine ai roma- ni indigenti, ed ai cardinali privi di ren- dite stabilì il piatto di cardinale povero ossia il Piatto cardinalizio {^-)- Que- sto Papa fu il i.° ad approvare a utilità de'poveri i Monti di pietà (I7-), al quale articolo parlai di quelli frumentari e del Monte di pietà di Roma, con quanto fe- cero i Papi per frenare le usure gravose, a vantaggio de'bisognosi. Nel pontifica- to di Paolo III i curiali fondarono YAr- ciconfralernìta per prendere la cura di educare e istituire nelle arti i poveri or- fani d'ambo i sessi, di che trattai nel voi. XIX, p. 33, ove descrissi la bella istitu- zione di s. Ivo che tanto onora la curia romana , per la caritatevole difesa che prende ne'tribunali delle cause civili dei poveri, orfani, pupilli, minori e delle ve- dove, contro i prepolenti. Inoltre a p. 39 parlai dell'arciconfraternita di s. Girola- mo della carità (Z7.), la quale patrocinia eziandio ne'tribunali le cause de' pupilli e delle vedove, e sollecita il disbrigo del- le cause de'carcerati, come della Prela- tura (JT.) Amadori istituita pel patroci- nio de' poveri. Ad Arciconfraternite e Confraternite ne descrissi le principali istituzioni, nella maggior parte benefiche pei poveri. Il nipote di Paolo 111, cardi? POV '3 nal Alessandro Farnese, fondò diversi pi i luoghi, onde gli orfani, le vergini, le ve- dove, gli schiavi , gli esuli ed i misera- bili ebbero sempre in lui un padre , un tutore e un benigno avvocato. Altro car- dinale di Paolo 111 fu Gio. Alvarez di Toledo, diesi meritòil titolo dipadredei poveri per le sue limosine. Nel voi. XXI, p. 171 ricordai l'istituzione fatta sotto Pio IV dell' Arciconfralernita de' ss. A- postoli (/ .)con spezierie e medici percu- rare i poveri e soccorrerli con limosine. Nel suo pontificato morVil cardinal Er- cole Gonzaga, che distribuì a'poveri più di 565,ooo scudi. Nipote di Pio IV fu ilcardmal s. Carlo Borromeo, che in un sol giorno distribuì 4o.,ooo scudi ai po- veri e 20,000 in un altro. Il concittadi- no Piazza nel Menologio romano, p. 378, dice che nella cappella a lui dedicata nel- la chiesa d'Araceli si espone la di lui bor- sa, con cui in Roma fece quelle limosi- ne per le quali fu denominato padre dei poveri. Osservò il cardinal Monchini nel e. ^Degl'istituti di pubblicacarità in Ro- ma, che collo spuntar del secolo XVI si cambiò fortemente la condizione econo- mica e politica della città e d'Italia, per- chè il commercio che avea fatte ricche le repubbliche italiane fuggì dal Mediter- raneo, scoperta l'America e il passaggio alle Indie pel Capo di buona Speranza; più alla commerciale libertà di tali re- pubbliche essendoprevalsi i privilegi del- le maestranze o università artistiche, la ricchezza di pochi produsse miseria in molti. La condizione di Roma si fece sfa- vorevole anche pei diminuiti soccorsi del- la cristianità, a cagione della defezione dell'Inghilterra, di gran parte di Germa- nia e di altri paesi dall'ubbidienza della s. Sede, quindi quegli accattoni ch'erano poco molesti ne'secoli precedenti, comin- ciarono a divenire assai pesanti e petu- lanti, per cui seriamente si applicarono i Papi a bandir la mendicità (come no- tai nel voi. L, p. 6), con fondare istitu- ti per racchiudervi i poveri questuanti 1 4 pov e vaganti per le strade, vecchi, donzelle e fanciulli, cui aprironsi ricoveri negli O- spizi di Roma (/^.) e ne' Conservatorii di Roma (f7-), per reprimere l'ozioso ac- cattonaggio e le sue funeste conseguen- ze. Il Piazza nelle Opere pie di Roma,p. 72 , e nell' Eusevologio romano ( dedi- cato ai poveri di Gesù Cristo),, p. 56, ri- ferisce, che desideralissima in ogni tempo fu in Roma, anzi necessaria la provviden- za che i poveri non vadino mendicando per la città, né per le chiese, pel disturbo e distrazione che recano colle loro impor- tunità, oltre l'irriverenza che cagionano ne' sagri templi , nella celebrazione e- ziandio de'di vini uffizi, e il disturbo del- le private orazioni de' fedeli. A togliere tal pernicioso abuso, s. Pio V con bolla proibì rigorosamente a'poveri mendican- ti di vagar nellechiese accattando limo- sine, esortando il popolo a non darle, co- me corruttela assai disdicevolè ne'luoghi sagri, come fomento all'insolenza di mol- te persone vagabonde, che vivendo ozio- se e viziose, tolgono le limosino alle per- sone veramente miserabili per difetto di beni di fortuna oper disgrazie corporali. Per lostesso motivo nella chiesa di Milano fece simile divieto s. Carlo, onde snidare dal suo popolo sì molesta turba d' inu- tile e perniciosa gente , stabilendo pene ai custodi delle chiese se l'avessero tolle- rala. GregorioXIII, nell'intendimento di togliere affatto i mendicanti da Roma, ne affidò la cura a\Y Ospizio della ss. Tri- nila de' pellegrini e convalescenti (F.)t onde i poveri furono riuniti nel mona- stero contiguo alla Chiesadis. Sislo(F.)t al mòdo che narrai nel voi. XXIX , p. 279. Ivi purdissi comeil sodalizio otten- ne da Sisto V di essere sgravato da que- sto peso, ma volendo il Papa efficacemen- te sbandir da Roma la mendicità e i dan- ni degli oziosi questuanti, fabbricò l'ospi- zio a pon le Sisto e vi trasporlo i inendi- ci de' due sessi del monastero suddetto. Inoltre Sisto V applicò i frutti di 1 00,000 scudi da impiegarsi ogni anno per doti POV alle vergini pencolanti e per liberar dalle carceri i debitori. Imitatore di sua muni- ficenza co'poveri fu il nipote cardinal A- lessandroPer^«/(F.).ALANAnotaiquan- to l'animarono s. Pio V e Sisto V, ed al- tri Papi inclusivamente a Gregorio XVI (e lo rilevai anche nel voi. L,p. i4), per togliere dall'ozio e dalla miseria uomini e donne. Urbano VII nel i5o,o si fece descrivere tulli i poveri di Roma per soc- correrli, e voleva pagare i debiti de'luo- ghi pii di tutto lo stato , quando fu ra- pito dalla morte. Gregorio XIV che gli successe si distinse co' poveri , massime nella tremenda carestiadi grano: ad An- nona e ad Agricoltura parlai delle pon- tificie benemerenze per la classe indigen- te. Clemente Vili fu assai pietoso e lar- go co' poveri, massime neWAnno santo (/^.), tempo in cui i Papi, i cardinali e altri furono generosi coi pellegrini e coi bisognosi: fu munifico cogl' indigenti il nipote cardinal Pietro A Idobr andini (di cui meglio nel vol.XXVII,p. 157). Nar- rano Piazza a p. ^^uStW'Eusev. ed il car- dinal Monchini, Istituti voi. 1, p. i4r> che i romani ciechi e storpi de'due ses- si, come le vecchie inabili al lavoro, e- sclusi i ragazzi e le ragazze, fino al de- clinar del secolo passato, formavano un tempo in Roma la compagnia di s. Eli- sabetta o della Visitazione. Pare, che ve- dendosi non potersi togliere dalla ciltà l'accattonaggio, almeno si volle discipli- narli con vincoli religiosi. Questa aggre- gazione formatasi nell' ospizio presso la chiesa di s. Sisto, da Paolo V nel 161 3 fu canonicamente eretta e trasferita da detta chiesa ad un oratorio già esistente presso la parrocchia di s. Lucia del gon- falone, ove adempivano a diverse prati- che religiose, vestendo gli uomini abito celeste. Il cieco guidato dallo storpio cui egli sorreggeva, e scortati dalla milizia, facevano nell' anno una processione di penitenza visitando 4 chiese. Chi ad es- sa non apparteneva non poteva questua- re per la città; si permetteva ciò tal voi- POV ta ai forastieri nell'inverno, quindi si ri- mandavano ai loro paesi. Esercitavano anche fra loro la carità, massime se in- fermi. Nelle domeniche il camerlengo storpio, il signore e il guardiano ciechi, accompagnali da 2 violini, da una viola e da un poeta, andavano pei caffè, oste- rie e altri luoghi offrendo tabacco, quin- di improvvisavano e cantavano orazioni sagre. Il denaro raccolto, tranne una pic- cola porzione per loro, Io portavano all'o- ratorio per la festa titolare. De'ciechi sor- do-muti feci parola nel voi. L, p. 26, ed il cav. Renzi ci diede un trattato Sugli ospìzi de ciechi e siili' indole morale di questi, pubblicato in Napoli. De' ciechi delle Qu aranlJ ore vedasi tale articolo. Paolo V, splendido in tutte le sue azioni, nel suo pontificato di circa 16 anni di- spensò manualmente un milione e mez- zo di scudi d'oro, oltre a 800,000 scudi che impiegò nell' annona, dicendo con Gregorio XIII, che il fabbbricare era ca- rità pubblica. Tra'cardinali che creò, fu- rono teneramente propensi egenerosi coi poveri Gaspare Borgia, Baldassare San- doval, Francesco Rojas Sandoval, Ago- stino Spinola. Altro porporato limosi me- ro fu Lodovico Ludovisi nipote di Gre- gorio XV, anche per maritare le zitelle e rimuovere dal male le Meretrici (f^.). Urbano Vili nel 1682 istituì l'uffi- cio di avvocato de'poveri nelle cause ci- vili , al quale dovesse nominarsi un no- bile cittadino , dal prefetto o senatore di Roma, al modo detto nel voi. XIX , p. 4i. Nel voi. XXIII, p. i38 riportai l'istituzione de' nobili aulici , a sollievo di quelli bisognosi, di cui fu benefattore Urbano VIII; e nel voi. L, p. 2 19 rac- contai le provvidenze prese da Urbano Vili sul gran numero de'poveri, e quel- le d'Innocenzo X, il quale come dichia- rai nel voi. XLV, p. 22 3, istituì il giu- dice de'poveri senza appello, da cui de- rivò il giudice delle mercedi. Questo Pa- pa fu affettuosissimo coi poveri, al modo detto nella biografia: il suo nipote Ca- POV i5 millo Pamphilf (/'.) fu magnificamen- te liberale cogl'indigenti. Nella sede va- cante per l'elezione d'Innocenzo X cosa fece di limosina il cardinal Lante, può vedersi nel voi. XXXVII, p. 1 13. Ap- pena fu eletto Alessandro VII, fece ven- dere le suppellettili cardinalizie in van- taggio de'poveri, acciò gli ottenessero da Dio un salutare governo della Chiesa. A Innocenzo XI celebrai la sua innata libe- ralità coi poveri, che esercitò in più mo- di: lo imitarono in parte i suoi cardi- nali Francesco Bonvisi, e Stefano Ca- mus che lasciò l'eredità ai poveri. Inno- cenzo XI nel i685 approvò la congre- gazione della Divina pietà con molti pri- vilegi, istituita pei poveri vergognosi dal sacerdote Giovanni Stanchi, onde racco- gliere limosine da dispensarsi a povere e onorate famiglie, nella chiesa di s. Ve- nanzio, donde fu trasferita propinqua al Ponte quattro Capi (fr.). Prima i confra- ti o deputati, con sacco paonazzo questua- vano alla porta delle chiese. Mirabile è il modo che adopera nella distribuzione dei soccorsi, celebrato da Piazza nell'jEWei'o/. p. 146, e dal cardinal Monchini, Istituti t. 1 , p. 1 96. Ciascun rione di Roma ha un deputato, assistito da due visitatori, i qua- li prima verificano i bisogni. Ne'soccorsi si preferiscono i generi al denaro, savia- mente piuttosto ad una famiglia che ne risenta sollievo, di quello che poco a mol- te: gl'infermi, le zitelle pericolanti, le ve- dove, le maritale derelitte, i carcerati, i disimpiegati ed i pellegrinanti egualmen- te sono presi di mira nelle diverse bene- ficenze. Ordinariamente consistono i soc- corsi in letti, vesti, pagamento di pigio- ne, riscossione di pegni- e distribuzione di pane 3 volte all'anno, e quando la con- gregazione ha cognizione di qualche ur- gente bisogno di povera e onorata fami- glia; questi si chiamano casi segreti cui sono destinati 4 deputati, i quali non re- gistrano i sussidiati. Il sodalizio si carica di distribuire le limosine che riceve, nel modo il più giusto. Il marchese Giusep- iG POV pe Origo che lodai a Pompieri, gli lasciò gran parte di sue sostanze, ascendendo quelle del pio luogo circa ad annui scu- di 5,ooo. Ad Ospizio apostolico di s. Mi- chele a Ripa grandemente celebrai i be- nemeriti fondatori di sì meraviglioso sta- bilimento, ed i successivi benefattori, pre- cipuamente il principalissimo e magna- nimo Innocenzo XII {fr.)> ove sono zi- telle e fanciulli poveri, ed i vecchi e vec- chie invalide. Riuniti dal Papa in detto ospizio i poveri, in quello a ponte Sisto ■vi fu trasferito l'istituto pei poveri sacer- doti, come raccontai nel voi. XXIX, p. 28 1, finché Gregorio XVI Io concesse al- l'ordine Gerosolimitano, con diverse con- dizioni. Innocenzo XII formò il grandioso stabilimento per toglierela pubblica men- dicità; prese i poveri per parenti, e lasciò adessi la sua eredità; in questo Io imitò Fe- derico Cacciala lui creato cardinale, già elemosiniere d'Innocenzo XI. Quanto fu limosiniero Clemente XI,\o rimarcainel- Ja sua biografìa, ed il b. Tommasi da lui creato cardinale, risplendette per amore verso i poveri, componendo la famiglia di gente deforme, come accennai nel voi. XXIII, p. i3i; altro suo cardinale fu O- descalchi Erba che distribuì ai bisognosi un milione e 100,000 lire imperiali. Re- nedetto XIII fu un altro padrede'pove- ri, che essendo arcivescovo di Beneven- to propagò i monti frimientari e fatto Pa- pa insinuava ai vescovi che si recavano in Roma a procurarne l'istituzione nelle loro diocesi: di recente li ha lodevolmen- te promossi il magnanimo Ferdinando II re delle due Sicilie. Fornir la semenza, riscuoterla dopo.il raccolto con lenuissi- moaumenlOjdareilcontoincapoaun an- no, ecco la somma deregolamenti impo- sti agli amministratori degli utilissimi e benefici monti fiumentari. Negli annali rivili del regno delle due Sicilie fase. 3g il cav. Fittoli ci diede: De' monti frumcn- tari. Benedetto XIII ripristinò ai padri di 1 ■>. figli la franchigia ed esenzione del- la gabella del vino, di che e di quanto è in POV vigore parlai ne' voi. XX, p. 161, LUI, p. 1 go; solo qui aggiungo, che se tale padre è di condizione nobile gode annui scudi 1 00, come sotto Gregorio XVI fu accordato ad un uffiziale degli svizzeri, benché non na- to nobile, ma per appartenere alla fami- glia nobile pontificia. Nella chiesa di s. Stefino in Piscinola (di cui nel voi. LI, p. 245, filiale della chiesa di s. Lorenzo in Damaso,ondeneparlaBovio, Lapietà trionfante p. 1 85, dicendola probabil- mente edificata da un re d'Ungheria , cioè incontro la chiesa di s. Lucia del gonfalo- ne; pare che passasse alla nazione boema con ospedale di cui trattai nel voi. XXIX, p. 1 1 4> divenne collegiata e l'ebbero in cura canonici ungheresi), così detta dal- l'esservi statonel luogo il mercatooi ban- chi del pesce, prima che si trasferisse al- trove, il sacerdote Pietro Mire nel 1747 vi fondò la congregazione del sussidio ec- clesiastico, sotto l'invocazione della ss. Concezione e de'ss. Pietro e Paolo, com- posta di 1 a sacerdoti, i quali prendono cura di altrettanti poveri chierici romani e studenti, che sono soccorsi nelle feste di Natale e di s. Pietro: divenuti preti ter- mina il sussidio e l'amorevole vigilanza dell'istituto. I chierici si esercitano in det- ta chiesa in varie opere di pietà, adde- strandosi alla predicazione, e fanno il ca- techismo nelle proprie parrocchie. In fa- vore de'poveri Clemente XIII, come altri suoi predecessori, prese cura dell'abbon- danza de'commestibili, come dissi ad An- nona parlando de'pozzi dell'olio fatti da lui costruire9ul!a^v7zz2a di Termini ^pres- so i granai, di cui feci menzione nei voi. XL1V, p. 236, L, p.18 ed altrove (locali vastissimi, chedopo l'abolizione del com- mercio libero di Pio VII, e dopo essersi conosciuto pregiudizievole l'acquisto di grano, olio e altri generi annonari per parte del governo,con lodevole pensamen- to furono impiegati a beneficio dell'uma- nità per diminuire la pubblica mendici- tà), accorrendo al sollievo di tutti nella carestia che tanto afflisse, facendo aprire POV POV 17 in Roma un altro (bino per rione, oltre monasteri e conservatorii bisognosi, pe- frequenti e copiosissime distribuzioni di gli esercizi spirituali e per mantenere pò- limosine. Siccome per la penuria de'vi- veri giovanetti ne'pubblici istituti, che fu veri i poveri delle circostanti provincie il principalescopodella benefattrice, dap- si rifugiarono in Pioma, il Papa ordinò poiché sono innumerevoli le Congrega- che gli uomini si riunissero in un reclu- zioni, Luoghi pii3 Pie unioni che furono sorio di detta piazza, e le donne coi figli istituitepelbenespiritualeelasaluteeter- di tenera età in nitro locale propinquo nade'poveri, come ancoragli stabilimen- a s. Anastasia, facendoli alimentare con ti di pubblica istruzione, di che tratto nei pane, minestra e carne; gli uomini asce- tanti articoli che li riguardano. Pio VII seroa 3ooo,ledonnecoifanciulli a 5ooo, prese diverse provvidenze, massime nel assistendo i primi nello spirituale i gesui- 18 16, per liberare Roma oppressa da un ti, gli altri diversi preti col vicegerente, grandissimo numero di accattoni, veri o Nelle inondazioni del Tevere (V.), Pio simulati o per speculazione, che turbava - VI fece distribuire panein quantità e ca- no la pubblica quiete anche ne'luoghi sa* ritatevole assistenza alle povere famiglie gii, eccitando i facoltosi aconcorrereallo bloccate dall'acqua, carità che ha luogo stabilimentod'un luogo pio, onde poieb- in simili disastri, e ne'tempi delle nevi e be origine ['Ospizio di s. Maria degli An- "delle grandi pioggie,come toccherò a del- geli. Avendo il Papa esentato dal paga- to articolo. Ne' primordi del corrente se- mento delle tasse di registro la congre- colo Gregorio Chiesa lasciò 1 0,000 scu- gazione di s. Ivo che difende i poveri, que- di al cardinal vicario, acciò n'erogasse il sii per tutto lo stato esentò dall'obbligo frutto per sollevare le povere zitelleche di registrare e di pagar le lasse di regi- possono pericolare. Il medesimo cardina- stro negli atti giudiziali delle proprie cau- le e mg.r vicegerente dispensano isoccor- se inclusi vamentealle sentenze. Nel 1820 si ordinati nel 18 12 da mg. r Severo Car- Benedetto Greco d'Olevano fece quella migliano de'marchesi d'Acquaviva colla generosa lascila per le povere condanna - sua eredità, per le persone più derelitte te, che dichiarai ne' Voi. XXVIII, p. 2 1 3, e più bisognose, vecchi impotenti, infèr- XLIV, p. 237. Assai benemerito si rese mi, vedove, pupilli orfani, ciechi e storpi Leone XII per eliminare l'accattonaggio inabili, a que'senza appoggi e protezioni, agl'incapaci a procacciarsi il proprio ali- mento o che colle loro fatiche non pos- sono sostentare le proprie famiglie, esclu- dendo gli oziosi o viziosi, o caduti in mi- seria per loro colpa, esigendo e preferen- massime nel le chiese, ove pose svizzeri per espellerli; avendo parlato a Elemosiniere della bella istituzione della commissione de' sussidi, e dell'incremento dato all' O- spizio di s. Maria degli Angeli. Le suore della Carità (l7.), da tal Papa e dal pre- do ne'sussidiati i timorati di Dio che fre- decessoreintrodottenell'O^er/a/ei/e/^. quentano i sagramenti, che educano be- Salvatore, furono approva te da Gregorio ne i figli e li mandano alla dottrina cri- XVI e da questi propagate nel Conserva- stiana, in fine la somministrazione di let- torio del Rifugio, e negli Ospedali di s. ti per separare i maschi dalle femmine. Gallicano, s. Giacomo, s.Spirilo,neìqiìa- Nell'anno seguente 1 8 1 3 la contessa Gi- le di recente sono state aumentate an- rolama Carpegna vedova Cavalieri lasciò che pel noviziato stabilitovi, a corporale il suo patrimonio per opere di pietà, dal e spirituale vantaggio delle povere infer- quale ne stabilì Pio VII 25,ooo scudi, me e infermi. Il pontificato di Gregorio il resto avendolo preteso i parenti fu lo- XVI fu assai benefico pei poveri, anche ro concesso. Col fruttatosi eressero 3 cap- nel morale per l' istituzione delle Scuo- pellanie, si accordarono annui assegni a le notturne {V), per quanto operò col- vol. lv. _ _— — ^ - « — *V*"k 2 .8 POV l' Ospizio apostolico di s. ( Michele, per quanto fece nella Pestilenza ( V), per l'or- dinamento ed accrescimen lo dell' Ospizio dis. Maria degli Angeli (V.), propinquo al quale eresse l'istituto de'sordo-muti, che descrissi a quell'articolo, per l'au- mento di Orfanotrofi, per quanto dissi a Elemosiniere ed a Conservatorio del buon Pastore, per quanto operò colla commissione de' sussidi cui accrebbe il reddito colla cassa de' Lotti {V.), con ap- provare e incoraggiare i promotori delle casse di risparmio, onde fioriscono in Ro- ma, Forlì, Bologna, Ravenna, SpoIeto,Ri- mini ed altri luoghi, delle quali erudita- mente scrisse il lodato cardinal Monchi- ni, e "quelli che citai in molti de'luoghi ove sono, avendo parlato di loro origine nel 1778 in Amburgo, e in Ginevra nel 1782, e loro mirabile propagamento , Mengigi coll'articolo che si legge nel Sup- plemento al n.° 63 del Diario di Roma i843, ed il Malcus, Sulle casse di ri- sparmio in Europa, Heidelberg 1 838. Osserva il i.° che le consorterie di arti e mestieri in Italia, o Università artisti- che, le corporazioni degli artefici coi lo- ro capi in Francia, le società degli ope- rai pei soccorsi mutui in Inghilterra, pos- sono riguardarsi come altrettante casse di risparmio prima che queste s'istituis- sero , e forse da esse possono essere de- rivate. In Roma si pubblicò il Regola- mento per l'istituzione della cassa di ri- sparmio, Roma i836, nel quale annosi .stampò pure Altra istruzione sulla cassa, e dal 1837 i progressivi annui bilanci. Questo felice concepimento di carità e di politica economia Via prodotto nelle clas- si povera e media, giacché la povertà è relativa anche alla condizione delle per- sone, eccellenti risultamenti morali, re- ligiosi ed economici. Si può depositare col fruito del 4 pei' 100 da un paolo a 20 scudi per volta, e si può ritirare il de- posito, quanto e sino scudi 10 subito, il resto dopo 1 5 giorni. 11 risparmio non è solamente utile al popolo, ma anche POV alle classi medie che sogliono pur trop- po essere abituate a spendere più di quan • to guadagnano, precipuamente nel ripro- vevole e fatalissimo lusso che prima avea santissime e salutari prammatiche , concie vi era anche nel Lutto (V.), divenuto quasi ornamentale e ostentati vo senza di- stinzione. Il medesimo Papa dal cardina- le segretario per gli affari di stato interni nel 1837 fece promulgare l'editto, col quale si proibì l'accattare in Roma sen- za permesso del governo, i! quale rilasciò una patente ed una placca per conoscersi quelli che furono abilitati a questuare, cioè que'poveri che non potevano lucra- re il pane colle proprie fatiche, e soltanto dal levare del sole sino all'Ave Maria del- la sera; gli statisti e esteri si rimanda- ronoalleloro patrie. Si deve anche a Gre- gorio XVI l'accrescimento de' fondi pei pubblici lavori, detti volgarmente di be- neficenza, già riattivati da Leone XII e aumentati da Pio VIII, assegnando 1000 scudi per settimana. Gregorio XIII, Si- sto V, Paolo V e Innocenzo XII già vi si erano distinti, dimodoché il sussidio ai po- veri validide'/raW/ici'/awr/stabilito nei- l'amministrazione imperiale francese, in sostanza è molto antico in Roma. Sono diretti da una commissione presieduta dal cardinal presidente de' sussidi, ma il regnante Pio IX col moto-proprio sul se- nato di Roma deli.0 ottobre 1847 l'attri- buì al municipio di Roma e poi ne rein- tegrò i' encomiata commissione: quan- to ha fatto questo Papa pei poveri, lo ac- cennai al suo articolo. Del resto, de'prin- cipali stabilimenti a benefizio de'poveri e di tante notizie che li riguardano, ne tratto agli articoli relativi, ed in quelli de- gli stati, città e luoghi ove sono. I men- dicanti che vanno accattando di città in città, ritengonsi domiciliati nel luogo ove trovansi attualmente, al pari de'soldati; dal che ne consegue, non aver essi altri vescovi e curati propri, se non che quelli de'luoghi ne'quali si trovano. Su questo argomento de'poveri si possono consul- i POV tai e. Mebochio, Sluore t. 3, cent, i o, cap. 5 e 6: Dell'amore di gran personaggi ver- so i poveri, i aitali anticamente non si la~ sciavano mendicar nelle chiese j Indu- stria de' poveri per cavar limosine. Sar- nelli, Lett. eccl.: Della povertà conlenta e che non e giusto motivo il trasferimen- to de' vescovi per la povertà delle chiese, t. 3, let. 2. Se agli ordini sagri debbonsi promuovere poveri e ricchi, t. 5, let. 36. Ipoveri non devono essere disprezzati^ e de' poveri dispirito, t. i o, let. 4g- Nel voi. i 7 , p. 264 degli Annali delle scienze re- li g. si loda il Ragionamento di mg.r Gio. Corboli -Bussi: Sulla mendicità e sulla beneficenza presso i gentili, presso i cat- tolici e presso i protestanti. Carlo Ilario- ne Peti Iti, Saggio sulla mendicità, ed isti- tuti di beneficenza, Torino i83y. Felice Ciccognaui, Dissertatio de mendicantibus validis, Romae 1 844- Giambattista Gal- vagni, Il povero, il lavoro , la questua , ossia l'istituto di lavoro e beneficenza, Ro- vigo 1 846. L'opera del cardinal Monchi- ni, lib. 1, cap. 25: Concordia de' pria- cipii dell'economia politica e della cari- tà cristiana pel benessere del povero; lib. 2, cap. 1 : Condizione morale e intellet- tuale del povero. Giuseppe M.a barone de Gerando, // visitatore del povero, Mi- lano 1828, traduzione del conte Schiz- zi. Le visiteur dupauvre, Bruxelles! 838. De la bienfaisancc publique, Paris 1 83g. A Pio VII dissi come il de Geraudo fe- ce parte della consulta straordinaria pegli stati romani nel 1809, nel qual tempo pose affetto alla città e università di Pe- rugia, alla quale lasciò in morte la Gran- de opera sull'Egitto, compilata da quei dotti che accompagnarono Napoleone in quella regione, della quale parlai nel voi. XXI, p. 1 23. De Geraudo fu uno di quei grandi uomini che hanno contribuito a ridurre la beneficenza a scienza positiva, essendo stato in corrispondenza co'prin- cipali filantropi del mondo intero. Le sue opere si distribuiscono in tre classi : Fi- losofia > Amminisli azione 3 Beneficenza. P O Z 19 L'elenco si legge nella Notizia necrolo- gica del barone de Gerando di Boula- tignet, versione italiana dell' avv. Filip- po Friggeri, Perugia 1 844- POVERO DI LIONE. V. Valdesi, Lione. POVERO VOLONTARIO. Ordine religioso che non esiste più. Si vuole co- minciato nel decliuar del secolo XIV e nel i47° abbracciò la regola di s. Ago- stino, formando una congregazione di semplici laici , i quali si occupavano di diversi mestieri e servivano i malati se erano richiesti. Vivevano di limosine da loro questuate in tutti i giorni. Il loro vestito era grigio, con scapulare e cap- puccio neri in casa, fuori usavano la cap- pa grigia. In Fiandra le vesti erano co- lor tanè o lionato scuro , e portavano sempre uu lungo bastone cuti in cima un piccolo Crocefisso. POZZO, Puteus. Luogo cavato a fon- do in fin che si trovi l'acqua viva per be- re o altro : dicesi Cisterna quel ricetto a guisa di pozzo, nel quale si raccoglie e si conserva 1' acqua piovana. Il contorno degli antichi pozzi era d'una intiera pie- tra, scavata alla guisa delle are rotonde. I pozzi italiani o modenesi delti artesia- ni, o pozzi forati o trivellati , sono fon- tane salienti che si fanuo zampillare dal- la superficie del terreno, anche da una profondità maggiore di 3oo piedi ; e quelle acque sono tanto limpide e pure, che in alcuni paesi sono le sole che si a- doperino.agli usi ordinari della vita. Nel- la s. Scrittura in diversi luoghi si fa men- zione de'pozzi e sottq questo nome s'in- tendono talvulta le Fontane {V.). 11 poz- zo di Giacobbe , quello della Samarita- na sono i più rinomali per quanto vi av- venne. Gli antichi romani chiamarono Puleal una bocca di pozzo o ara vuota che si poneva sui luoghi dove il fulmi- ne ascondevasi sotterra, affinchè non si profanasse col camminarvi sopra e re- stasse sempre a cielo scoperto. Nel foro romano Bravi il Puleal del pretore L. 20 POZ Scribonio Libone presso l'arco di Fabia- no, da lui edificato in luogo toccato dal fulmine, e fu detto pozzo sacro: avendo poi tal pretore introdotto 1' uso di am- ministrare ivi dappresso la giustizia, P«- teal divenne sinonimo di Tribunal. Can- cellieri nelle Selle cose fatali di Roma p. 22, riporta diversi autori che tratta- rono De Puteali Scribonii Libonìs. Nei bassi tempi e di poi per Roma si vende- ■va YAcqua cavata dai pozzi e dalle fon- tane particolari. Dei pozzi più rinomati parlai in diversi articoli, come del Poz- zo di s. Patrìzio, ad Irlanda e Down; del Pozzo d'Orvieto, a Orvieto. Il bel pozzo eh' è nel mezzo del cortile della canonica contigua alla Chiesa di s. Pie- tro in Vincoli, con decorazioni di mar- mo bianco ed eleganti sculture, è dise- gno di Michelangelo, quantunque il Ti- fi lo dica di Simon Mosca. I pozzi servi- rono di Martirio [V.) e dierono origine a diverse chiese, come all'antica catte- drale di Porlo (V-) quello in cui fu get- tato s. Ippolito. Il pozzo in cui fu butta- to s. Calisto I è nella Cliiesa di s. Cali- sto (V.), ove si beve l'acqua per divozio- ne, e vi è la pietra che gli fu attaccata al collo, al dire del Piazza nel Menologio ro- mano, le cui acque celebra come salutifere e venerabili, ovvero nella propinqua basi- lica di s.Mariain Trastevere, secondo Se- verano, Meni, sacre. Questi parla de'poz- zi esistenti nelle catacombe e cimiteri, e di quello ove furono nascosti i corpi dei ss. Pietro e Paolo (V.), nonché de' pozzi o puticoli de' romani fuori della porta Esquilina, dove si gettavano e putreface- vano i cadaveri de' plebei e malfattori, sebbene altri collocarono tali pozzi altro- ve ; certo è che il luogo fu frequente car- BtGcìna di cristiani nelle persecuzioni. Nella Chiesa di i. Pudenziana (V.) que- sta santa vi seppellì 3ooo martiri, e nel- la cappella di s. Pastore li venera il poz- zo ove la santa con una spugna vi spre- meva il loro sangue, clic raccoglieva nel luogo del martirio, in cui ora è la Chic- POZ sa de' ss. Vito e Modesto. Nella Chiesa di s. Lorenzo in Lucina {V.)v\ è un poz- zo in cui si crede vi sieno molti corpi di ss. martiri, dicendo Piazza nel Santuario romano che di quell'acqua si beveva per molte infermità. La Chiesa di s. Maria in Via (V.) fu fabbricata per l'immagi- ne di Maria Vergine dipinta sopra una pietraegalleggiante sull'acqua che da un pozzo sboccava in gran quantità. Dice Piazza che in tal pozzo vi fu posta una pietra di quello su cui sedè Gesù Cristo nel colloquio colla Samaritana. POZZO, Cardinale. V. Pur. POZZOBONIÌLL1 Giuseppe, Cardi- naie. Patrizio milanese, si aprì la strada agli onori ecclesiastici con soda dottrina e colle più belle virtù. Successivamente nella chiesa di Milano fu canonico , de- cano, visitatore della diocesi e vicario del- le monache, per morte del cardinal Stam- pa vicario capitolare, e da Benedetto XIV nominato arciprete; quindi senza che Io immaginasse fatto nel 1743 arcivescovo di Milano, ed a'q settembre lo creò car- dinale prete di s. Maria in Via, consa- grandolo il Papa nella chiesa di s. Car- lo al Corso. Diede principio al governo della sua diocesi con adempiere nella sua persona quel tanto ch'esigeva negli al- tri. Frequenti e piene di gravità e zelo erano le sue prediche; assidua la sua as- sistenza alle accademie per promuovere nel clero la sana dottrina e il gusto pei buoni studi; industriose le maniere per destare la pietà e la divozione. Genero- so e compassionevole colle povere fami- glie, impiegò le proprie rendite nel sol- levar le loro miserie. Non lasciò di visi- tare con indefessa sollecitudine la diocesi, penetrando ne' luoghi più montuosi e inaccessibili, e d'intervenire con assidua frequenza nelle chiese in tempo della dot- trina, come d'istruire ne'divini misteri il suo popolo. Fu ai conclavi di Clemente XIII e Clemente XIV, non intervenne a quello per Pio VI , morendo in Milano nel 1783, d'unni 87, dopo aver governa- POZ ta la sua chiesa santamente, e istituiti e- redi i poveri. Fu sepolto nella metropo- litana con onorevole epitaffio, universal- mente compianto. POZZUOLI (Puteolan). Città con re- sidenza vescovile del regno delle due Si- cilie nella provincia di Napoli, capoluo- go di distretto e di cantone, sopra una piccola baia della costa nord del golfo di Napoli, da cui è distante leghe 2 172, ap- poggiandosi alle falde d'un monte, il qua- le sporgendo nel mare forma un picco- lo capo, nell'antica Campania Felice. Se- de d'un tribunale civile e piazza di guer- ra di 5.a classe. La costa vi forma un porto naturale perfettamente riparato. La cattedrale è fabbricata sulle rovine d'un tempio dedicato ad Augusto da Lu- cio Calfurnio sotto il nome di Giove. E' intitolata al diacono martire s. Proculo, di cui ivi si venera il capo , ed uno dei compagni di s. Gennaro, con battisterio e cura d'anime affidata al capitolo che vi nomina il vicario curato approvato dal vescovo. Il capitolo si compone di 3 di- gnità, il decano, l'arcidiacono, il canto- re, di i3 canonici compresi il peniten- ziere e il teologo , di 16 beneficiati , di 6 mansionari e di altri preti e chierici. L'episcopio ed il seminario sono aderen- ti alla cattedrale , e come questa buoni edifici. Vi sono inoltre nella città due al- tre chiese parrocchiali coKs. fonte, alcu- ni conventi di religiosi, un monastero di monache, di versi sodalizi, ospedale e mon- te di pietà. Nella piazza sorge da un la- to sopra colonna la statua con isplendi- do elogio del benemerito vescovo Mar- tino de Leon eCardenas agosti nianospa- gnuolo, insigne teologo, di candidi costu- mi, caritatevole, che rifabbricò dai fon- damenti e ornò la cattedrale con pittu- re e marmi, la forni di sagre suppellet- tili, fece esprimervi con colori la serie dei vescovi e la consagrò neh 634» aumentò l'episcopio ed i redditi della mensa; in- grandì l'area della propinqua piazza, vi aprì la via e vi eresse il fonte, ed in al- POZ 21 tri edifìci migliorò la coudizione della cit- tà. Dall'altro lato della piazza sorge la statua consolare con maestoso panneg- giamento, rinvenuta nel 1704 presso il giardino del palazzo vicereale, rappre- sentante Q. Flavio Mesio Egnazio Lol- liano protettore di Pozzuoli. Non è a ta- cersi il bel monumento di marmo bian- co che servì forse di piedistallo ad una statua di Tiberio, vedendosi nel basso- rilievo scolpite 1 4- provincie dell'Asia, da quell'imperatore sovvenute largamente in occasione d'un orribile terremoto. At- tiva vi è la pesca, ed il territorio produ- ce buoni frutti, ottimi vini e legumi ab- bondanti, e l'industria vi annovera una rinomata fabbrica di saponi. Una brec- cia rossastra vulcanicache trovasi in quei contorni, e che si usa per fare un cemen- to della maggior solidità nelle opere mu- rarie, specialmente nelle idrauliche, dal- la città prese il nome di pozzolana, e fu poi dato alle simili materie terrose cac- ciate fuori da' vulcani che trovansiin altri luoghi, come ne'dintorni di Roma abbon- dantemente e di eccellentequalità. La co- modità e l'importanza di questa terra la fece adotta re e ricercare in Francia e in al- tri stati europei. Celebrato fu soprattutto in Pozzuoli il porto, che ancora è ben sicu- ro e potrebbe offrire comoda stazione al naviglio napoletano ed ai bastimenti mer- cantili : nella remota età veniva guarnito da 25 robusti pilastri insieme collegali con solidissimi archi che costituivano un piano e ameno passeggio, cuichiamossi per eccellenza Moles Puteolana e corrot- tamente Molo di Pozzuoli, avendosi me- morie de'riattamenti di Antonino Pio. Il volgo deturpando la storia, denominollo Ponte di Caligola, confondendo quest'o- pera col Ponte di barche, mediante il qua- le l'imperatore Caio percorreva a caval- lo la marittima via da Pozzuoli a Baia, ponte famoso che incominciava all'estre- mità di detto molo, di cui più pilastri sono ancora in piedi e vedesi sott' acqua una parte degli archi, ed attraversando una 22 POZ patte della baia avea circa 176 di lega in linea retta. Ne' remoti tempi fu amenissima, salu- berrima e di sontuose ville ridondante , comedi folta popolazione, la costiera oc- cidentale di Napoli , che dalla punta di Posilipo si estende infìno al capo Mise- no {P-), formandosi nell'intervallo il va- ghissimo golfo puteolano. Nella nostra età, sia pei naturali fenomeni, o per le neglette acque minerali o pei variati co- stumi, tutto vi è solitudine, ed anche l'ae- re è divenuto dannoso pei stagnanti la- ghi. Non si muove passo per questa clas- sica regióne, donde trassero i pagani le più sublimi'mitologiche idee, senza che ti arrestino le meraviglie naturali. Ap- pena usciti dalla grotta posilipana, si pre- sentano gì' immensi campi Flegrei, e ti rassembra ne' solforosi laghi, ne' monti fiammanti, nelle bocche vulcaniche ri- mirar tuttora i contrassegni della teme- raria pugna titanica, ed Ercole agitante la clava micidiale esterminar que'feroci. Gli elisi campi (di cui a Paradiso), l'a- cheronzia palude, l'ingresso all'Averno, così graficamente da Virgilio descritti , ti penetrano d'alto inconcepibile stupo- re. E ben ti avvedi di calcar la beata ter- ra, ove trovò requie il saggio Ulisse dal suo vagare, e dove in magnifiche case di piacere correvano i più celebri personag- gi dell'antica Roma. Nulla è paragona- bileal magico incanto che i moderni pun- ti di vista producono e le vetuste rimem- branze. Se non ti spiacc deviare un mo- mento dalla nuova via de' Bagnoli, ove l'altra si riunisce che costeggia Posilipo, tisi presenta il rotondo lago Aniano det- to Agnano, che ha più di mezza lega di perimetro e vi svolazzano frequenti uc- celli acquatici. L'acqua talora vi sobbol- le, e le arse materie e le piriti giustifica- no P opinione che vi ardesse ne' remoti tempi un vulcano. Su d' una sponda si apre la piccola grotta delta del Cane; lo sprigionamento del gas acido carbonico 1 he s' innalzi ad un palmo dal terreno POZ per la sua gravità maggiore specificata- mente dell' aria atmosferica , si chiami» dagli antichi mofeta sulfurea e ne descri- vono con esagerazione i mortiferi effetti. E certo però che un lume acceso a quel livello subito si estingue, e che negli a- rumali che ne respirano l'esalazioni pro- duce secondo la diversa costituzione più o meno pericolose asfissie. A pochi passi so- no le stufe dette di s. Germano, per avervi albergalo per malattia quel celebre ve- scovo capuano. Vi sono 8 piccole came- re ove per P incessante decomposizione delle piriti sottoposte si sprigiona il calo- rico e aggiunge nelle prime 4 siuo a3o gradi del termometro di Reaumur, e nel- le altre 4 che più si addentrano nella col- lina fino a 4o, superandosi il calore del- l'acqua bollente dal gas solforoso uscen- te dagli elevati pertugi. Antiche celle di bagni si trovano al di sopra, che furono forse le terme Angolane (incuipatìilcar- dinale Pascasio, Fedi) ovvero accessori! delle ville lucullane. Grandi sono i van- taggi traiti dalPuso delle fumigazioni sul- furee nelle stufe artificiali di Assalili! , maggiori se ne ponno trarre da questi na- turali e più attivi sudatoria Alle falde di Montesecco scaturisce l'acqua de'Piscia- relli e da per tutto sono sparse le vulca- niche materie,eil gas solforoso esce dal- le screpolature, sviluppandosi portento- so calore nelle varie sue grotte. Di egual natura è la Solfatara, altro estinto vul- cano che gli antichi chiamarono Forum Vulcani }z consiste in pianura lunga 1 3oo palmi e larga 100, circondata da colline, e risponde a' campi Flegrei. In alcuni luo- ghi il calore supera 80 gradi e senza fuo- co artificiale vi si fa bollir l'acqua e si purifica lo zolfo nelle rinomate fabbri- che. Dalle screpolature o fumarole tal- volta escono fiamme. Lungo l'antica stra- da consolare per a Pozzuoli, die si chia- mò Antiniana, sul vertice de' colli Leu- cogei è un antico e lungo sepolcreto. In prossimità poi s'innalza la chiesa dedi- cata a s. Gennaro, nel luogo ove fu de- POZ collato co'martiri compagni, di che feci parola a Napoli, ove fu eretto un altare di fino marmo con isculture del Vacca- ro. La cappella che lo contiene è bene ornata, col busto del santo e la pietra in- sanguinata ovecadde.I cappuccini vi han- no il convento e vi si gode la vista di e- stesissimo orizzonte e su tutto il delizio- so cratere puteolano. Domina queste con- trade, che precedono Pozzuoli, la mon- tagna che racchiude la real caccia di A- struni, famosa campagna circolare cinta da monti e ornata da spessi boschi e da 3 angusti laghi. Si vedono gli avanzi di un vulcano, ad ogni passo scaturendo le acque minerali e termali. Diverse pisci- ne e serbatoi d'acqua s'incontrano nel- l'avvicinarsi per questo lato a Pozzuoli, e ad una vasta e ben conservata si discen- de nella Villa del principe di Cardilo, e- dificata sopra l'antico fòro, presso la qua- le si vede qualche traccia d'acquedotto, onde 1' acqua del Serino probabilmente si trasmetteva alla piscina di Cauli. Le altre due piscine si vedono nella Villa del duca di Lusciano, ed altra di esse di- cesi il Laberinto per la moltitudine e ir- regolarità delle camerette che la compon • gono. Si giunge poi al trivioformatodal- la via Campana boreale, dalla Cumana occidentale edall'orientale Anliniana. Da ogni banda qui s'incontrano sepolcri e ve ne ha magnifici presso la chiesa di s. Vi- to, l'un de'quali ha 45 nicchie per urne, e l'altro a due piani desta l'ammirazio- ne dell'osservatore per la grandiosità del lavoro. L'odierna via per giungere a Poz- zuoli lungo la marina, venne agevolata dal viceré Parafan de Rivera nel 1571, incominciando da Bagnoli a tagliar da ci- ma a fondo il Monte Dolce di fragile tu- fo, ed il Monte Olibano di materia cal- carea ricoperta d'ammassi di lava duris- sima dai prossimi vulcani eruttata, ve- dendosi entro gli scavi vestigia dell'acque- dotto. Non solo il nome di Bagnoli ri- corda i celebri bagni minerali già ivi an- ticamente esistenti , essendovi avanzi di POZ 23 solidissime costruzioni , ma tutta la via n'è disseminata, senza che si faccia uso della grotta per salutari stufe con un ca- lorico di 4o gradi. La cospicua città di Pozzuoli ebbe un tempo la più alta rinomanza, e la sua o- rigine rimonta per lo meno a due secoli e mezzo innanzi a Roma: secondo Strabone la edificarono i cumani, al dire di altri al tempo di Policrate vi cercarono ricovero i samii, la favola dicendola eretta dal fi- glio di Nettuno. T suoi nomi di Puleoli e Dìcearchia&i credono sinonimi dedot- ti dal rendervisi esattamente giustizia , sebbene altri traggano il primo dal pu- tire del zolfo o dalla moltitudine de' poz- zi , ed altri controvertono se in origine fosse detta Puteoli, quindi dai greci Di' cearchia, e poi fendutole dai romani il nome primiero, oppure se dell'odierna denominazione stati sieno autori i roma- ni medesimi. Divenne Pozzuoli il com- raerciale emporio, ove confluivano le ric- chezze orientali , perfino da Tiro e da Berito , e molti mercanti alessandrini e sirii vi prendevano stanza. Prima Fabio Massimo e poi Augusto vi dedussero una colonia, essendo municipio romano, co- me la chiama Cicerone, et gitasi pusil- lam Romani. A bordo della nave mer- cantile alessandrina Castore e Polluce vi fu tratto l'apostolo s. Paolo , proceden- do da Cesarea a Roma per sostenere il giudizio di appellazione a Cesare che a- vea provocato. L. Cornelio Siila elesse Pozzuoli a suo pacifico ritiro dopo abdi- cata !a dittatura, e molti famosi romani vi ebbero ville e delizie; introdottivi quin- di dagl' imperatori di Roma, che inco- minciando da Augusto ne amarono il soggiorno, la mollezza, il lusso, gli spet- tacoli, sicché dopo quella città teneva il principale posto. Dopo i terribili danni ch'ebbe a soffrire in rimota epoca da An- nibale, e quindi uel medio evo dai goti, dai longobardi , dai saraceni e dal fon- datore della pirateria algerina, l'eruzio- ne della Solfatara del 1 198, poi i terre- 24 poz moti deli 448 e deli 538 la rovinarono e resero deserta. Estendevasi da prima insino alla via Campana e trova varisi nel suo recinto i due templi di Diana e di Net- tuno, le reliquie de'quali veggonsi ora al- l'esterno, ed il superbo anfiteatro, detto ad imitazione di Roma Colosseo ed an- che Carceri per esservi stali esposti mi- gliaia di martiri alle fiere, e specialmen- te s. Gennaro co' suoi compagni nella persecuzione di Diocleziano : la prigione del sauto nel 1689 fu ridotta a cappella. L'edilìzio capace di 25,ooo spettatori, dà idea della popolazione di Pozzuoli. Dal lato occidentale facevauo pure par- te della città il magnifico tempio di Se- rapide, disotterrato per cura di re Car- lo Borbone, ov'era il Serapeum, vasta parte dell'edilìzio, nella quale tratta van- si gì' infermi incurabili , e si vede pure la gran piazza , sulla quale sono erette 16 colonne di marmo cipollino che do- veano sostenere una gran cupola. Intor- no al basamento stavano 12 marmorei vasi cilindrici da serbar l'acque salutari o lustrali, e ne rimangono due. Vi sono ancora qui prossimi de'sudatorii. Vicino al mare sono gli avanzi de'due templi del- l'Onore e delle Ninfe* Nello scavare il terreno trovansi sempre nell'area di Poz- zuoli numismi , monete, corniole, cam- mei e pietre preziose. Ridotto Pozzuoli ad uno scheletro di città, salutò ristorato- re della sua grandezza il viceré Pietro di Toledo sotto il regno di Carlo V, il qua- le fahbricandovi un sontuoso palazzo vi- cereale, trasse cosi i grandi di Napoli a imitarlo. Si comprendono nel distretto di Pozzuoli i circondari di Marano, Pro- cida, Ischia e Foria. La città conta cir- ca 12,000 abitanti, compresi i villaggi di Bacoli e Nisita, la quale è un'isola roton- da con uhertose vigne e fruiti squisiti , col Porlo Pavone di comodo accesso, ed ove Porzia* ingoiò i carboni ardenti, ri- nomala pure per altre memorie. Dei fa- sti di Pozzuoli e de' suoi uomini illustri scrisse Giulio Cesare Capaccio, Pulcola- POZ na historia cui accessit de balneis libel- bis, Neapolii6o4- La vera antichità di Pozzuolo, Napoli 1607. Il vangelo vi fu predicato da s. Patrona, uno de'7 2 discepoli del Redentore, allievo de'ss. Pietro e Paolo, e ne fu il 1 .° vescovo: converfi colle sue prediche molti infedeli a Gesù Cristo, e governò contemporanea- mente alla chiesa di Pozzuoli quella di Napoli, come era in uso ne' primi lem- pi del cristianesimo. Gli successe s. Celso di lui allievo, ordinato nell'anno 60 da s. Pietro, che convertì quasi tutta la dio- cesi e morì nell'anno 80, celebrandosene la festa a Pozzuoli il 5 novembre. Que- sta sede da tempo immemorabile su lira - ganea della metropolitana di Napoli lo è tuttora. La chiesa puteolanaè insigne per la copia de'suoi martiri , per molte prerogative e privilegi concessi dai Papi edai sovrani. Dopo s. Celso fiorì per san* tità il vescovo Giovanni, indi Florenzio che pe'suoi demeriti fu deposto, Teodo- ro di santa vita , Giuliano dottissimo e legalo di s. Leone I al concilio d'Efeso, e Stefano. Nominerò i vescovi più insi- gni. Dopo Gaudioso del 680 vacò lo se- de sino a Leone deho3o,che rinunzia- to il vescovato si ritirò all'eremo. Dona- to fiorì nel 1 1 1 9 e ricuperò da Roberto e Giordano principi di Capua i diritti e pos- sessioni di sua chiesa. Mauro del 1 135 ottenne da Riccardo principe di Capua la conferma delle decime in favore del- la cattedrale: altre decime re Carlo I con- cesseal vescovo Angelo nel 1 277. Landol- fo de'nobilissimi Capecelatro del 1 344» Nicola del 1389, Tommaso Brancacci traslato da Triedrico nel i4o5 e poi car- dinale. Gli successe Lorenzo de Gilotto vescovo di Vesti, a cui Giovanna II con- fermò le decime. Fr. Lorenzo de'inino- ri nel 1 435. Lodovico di Costanzo di po- tente famiglia neli447- Giacomo Orsi- ni romano del 1 49^- Antonio Jaconi di Lecce deli494> virtuosissimo. Neli5i4 Leone X fece commendatario il cardinal Bernardo Divizi, Nel 1 537 da Ugcnio fu PRA trasferito Carlo Borromeo nobile mila- nese , chiaro per pietà e dottrina. Gio. Matteo Castaldo nobile napoletano del i5/[i , benemerito pastore, restaurò la cattedrale rovinata dal terremoto e dal fuoco: per questi Sebastiano monaco o» livetano e suo correligioso scrisse V opu- scolo , De dìguitate et antiqui tale eccle- n'ae Puteolanae. Leonardo Vairo bene- ventano canonico regolale lateranense del 1587, per la sua dottrina e probità fu ornamento di questa sede. Girolamo Bernardo de Quirosspagnuolocistereien- se deli6o4- Fr. Martino de Leon e Car- denas sullodato, per ventura di questa chiesa neh 63 1 vi fu traslato da Triven- to, celebrò il sinodo, fece rifiorire la di- sciplina ecclesiastica , edificò tutti colle sue virtù, fu padre de'poveri ede'luoghi pii, nel i65o fu trasferito a Palermo col- le dignità di arcivescovo, luogotenente e capitano generale del regno di Sicilia, ove morì neh 655, avendone celebrato le ge- sta l'Uglielli, Italia sacra t. 6, p. 2676 286. Carlo de Palma teatino, insigne teo- logo del 1675. Pietro Cavalcante nobile di Cosenza dotto teatino del 161 3, col quale termina nell' Ughelli la serie dei vescovi, proseguita dalle Notizie di Ro- ma. Per morte di Pietro Ignazio Marol- da, Gregorio XVI nel i8{3 preconizzò l'attuale vescovo mg.r Raffaele Purpodi Sorrenlo,giàcanonico teologo di sua pa- tria e vicario generale. La diocesi si e- stende per 24 miglia di territorio e con- tiene 4 luoghi. Ogni vescovo è tassato in fiorini 1 33, ascendendo le rendite della mensa a circa 3,ooo ducati napoletani. PRAGA (Pragen). Città con residen- za arcivescovile, celebre ed antica, capi- tale del regno di Boemia (J7.), di cui oc- cupa appresso a poco il centro, tra i cir- coli di Raurzim e di Rakonitz, a 54 le- ghe da Vienna. E' pur sede del soprin- tendente della Confessione augustana (%'■), la cui giurisdizione si estende so- pra tutto il regno, d'un governo genera- le militare, delle corti di giustizia e del- PRA 25 le primarie autorità della Boemia, come di quelle del circolo diKaurzim.È cin- ta da un muro e da un fosso di circa 3 leghe 172 di circuito, ed attraversala dal sud al nord dalla Moldau, che vi forma parecchie isole e la divide in due porzio- ni ineguali riunite da un bel ponte di pie- tra di 16 archi, lungo 1 790 piedi, ed or- nato di statue di santi, tutte di metallo, tranne due di pietra, tra le quali si ve- nera particolarmente quella di s. Gio- vanni Nepomuceno maestosamente at- teggiata, il quale d'ordine di re Vence- slao VI fu gettato da questo ponte nel fiume (per cui si suole erigere la statua del santo ne'ponli), essendo il ponte de- corato di emblemi riguardanti quel pro- tomartire del segreto della confessione , per cui meritò che dopo 342 anni fosse trovata incorrotta e fresca la sua lingua, come si legge nella bolla In sede, del 1 2 agosto 1624, di Urbano Vili. La porzio- ne più ragguardevole della città occupa la destra sponda , ed ha il sobborgo di Smichow . In 4 parti si divide Praga : i.° la Città Vecchia, Altsladl, bislunga di forma, che estendesi lungo la destra sponda del fiume, e racchiude il quar- tiere degli ebrei, Judenstadtj 1° la Cit- tà Nuova, Neustadt, che avvolge l'anti- ca all'est, al nord-est ed al sud-est ; 3.° il I Inu Ischi n, sulla sinistra della Moldau e fabbricata sopra una montagna scosce- sa, donde si gode di bellissima vista sul fiume e su gran parte della città; 4° il Lato Piccolo, Eleinseite, all'est ed al nord del Hradschin, e che dicesi la parte più antica della città ; al sud di Praga è il Wischerad appartenente al circolo di Kaurzim, cioè l'antica cittadella che tro- vasi ancora benissimo fortificala e che contiene l'arsenale. Quantunque la città sia munita ed abitata da più di 120,000 anime, è troppo estesa e dominata dalle alture troppo vicine per essere capace di lunga difesa. Le strade vi sono in gene- rale dritte, regolari e guernite di mar- ciapiedi ; le più belle trovatisi nella Cit- 26 P R A tà Nuova ; le case per la più parte sono costrutte in pietra sul gusto moderno, così i palazzi. Tra le piazze pubbliche si os- serva nella Città Vecchia il Grosse-Ring, il Kleine Ring, il Kohlmarkt, il Tandel- markt; nella Città Nuova il Grosse-Vich- markt, massima piazza di Praga, ed il B.ossmarkt; nel Lato Piccolo il Ring eia Welsclierplatz ; nel Hradschin il Hrad- schiner-Ring e laLoretto-pIatz. Vi ha u- na quantità di edifizi pubblici ; si fanno specialmente distinguere I' cstello della città situato sul Grosse- Ring e adorno d'una torre con bell'orologio, di una co- lonna sormontata dalla statua della B. Vergine in bronzo dorato, e d'una fonte con vasca a 1 2 faccie, nel centro delle qua • li su piedistallo sorge una statua. La cat- tedrale ampia e di magnifica architet- tura gotica, per la sua situazione sul fian- co della montagna Hradschin ', olfre un aspetto imponentissimo; è sotto l'invo- cazione di s. Vito martire e racchiude le tombedi parecchi sovrani di Boemia, fra le quali quella di s. Venceslaore di Boe- mia che fece fabbricare questa chiesa, ed avente un prezioso tesoro. Tra le insigni" reliquie vi è in grandissima venerazione il corpo di s. Giovanni Nepomuceno, già canonico della medesima. Papebrochio, Junii p. 4^2> narra che Gio.Pessina de- cano di Praga, poi vescovo di Samandria, tessendo l'elenco delle reliquie di questa metropolitana, dice che Carlo IV impe- ratore vi mandòda Roma parte delle os- sa de'ss. Pietro e Paolo, e parte del pal- lio del i.°: di più che Carlo IV ottenne parte del bacolo dello stesso s. Pietro e lo fece rinchiudere nel pastorale dell'ar- civescovo di Praga, col quale, officiante archiepiscopo, sole t sibi subdiaconns con • celebrare. Le dignità del capitolo, che hanno l'uso della mitra nelle solennità, sono notate nel voi. XLV, p. 279; esso si compone di due dignità ^ prima delle quali è il preposto, di 12 canonici com- presi il teologo e penitenziere, 3 vicari sii, 5 sallerisli, diversi beneficiati, ed al- PRA tri ecclesiastici addetti al divino servigio, cui assistono anche i seminaristi. Vi è il fonte sagro e la cura d'anime esercitata dal curato cappellano della cattedrale , dalla quale è alquanto distante il palaz- zo arcivescovile, grande edifizio. Inoltre vi sono altre 22 chiese parrocchiali con battisterio e due collegiate: la chiesa di s. Giacomo è sormontata da alta torre, e di cui si ammira l'altare maggiore, co- me pure la cappella della B. Vergi ne or- nata di due belle colonne di cristallo di rocca. Vi sono 1 1 conventi di religiosi, 4 monasteri di monache , 5 ospedali e orfanotrofi , il monte di pietà , ed il se- minario, la cui fondazione approvò Ur- bano Vili col breve Romanus Ponti/ex, de'22 dicembre 1628, Bull, de prop.fi- del.i, p. 92, ad istanza dell'arcivescovo cardinal de Harrach, e lo fece degno di tutti i privilegi che godono i seminari pontificii. Rimarcabile è l'abbazia delle benedettine di s. Giorgio, ch'è il piìi an- tico monastero di tutta la Boemia, fon- dalo verso ilyg 1 dalla principessa Milada sorella di Boleslao il Pio duca di Boemia. L'abbadessa, che d'ordinario è una prin- cipessa, godeva in passato dell'autorità sovrana, ed ha ancora il diritto dimet- tere la corona sulla testa della regina nel giorno dell'incoronazione. Questo mona- stero è esente dalla giurisdizione dell'or- dinario e soggetto immediatamente al Papa. I protestanti vi hannodue chiese; vi è l'ospizio per le partorienti, un gran teatro, un sontuoso palazzo municipale decorato delle statue de' re di Boemia. Sul molo fu eretto un monumento a Fran- cesco I, colla statua colossale in bronzo che lo rappresenta, ed adornato da 8 sta- tue scolpite da Max, ed esprimenti 8 cir- coli boemi,. oltre altre 8 piccole figure. L'università situata nella Città Vecchia e che ricevette il nome di Carlo Ferdi- nando, è la più antica della Germania ; fondata nel 1 34.7 dall'imperatore Carlo IV, Papa Clemente VI a di lui ittanza l'approvò e ornò di privilegi colla bolla PRA la snpremaè dignitatis, 7 kal. fcbr. an. v, Bull, cit., Appendix t. 1, p. 5. Da questa università sorti I' eresiarca Gio. Huss boemo, fatto bruciare nel \[\.\5 dal concilio di Costanza, pena che soffri an- cora il suo discepolo Girolamo da Pra- ga, professore di teologia, ambedue se- guaci degli errori di TViclefo. L'univer- sità nel secolo XV godeva molta riputa- zione, ed oggi pure è in rinomanza, con- tando circa 55 professori e intorno a 1 4oo studenti , munita di copiosa biblioteca, osservatorio , gabinetti di fisica e storia naturale, e d'istituti artistici e scientifici. Praga ha 3 pubbliche biblioteche forni- te di stanze per lettura: quella dell'uni- versità con33oomss. e 109,529 volu- mi di tutti i rami della letteratura ; la biblioteca del museo boemo con 1 200 mss., 5ooo opere stampate nazionali, 7000 storiche di varia sorte e i5,ooo vo- lumi; la biblioteca della società industria- le di Praga con 5oo opere in 10,000 vo- lumi. Praga ha inoltre 22 biblioteche private, fra le quali quella del principe diKinski con4o,ooo volumi, quella del- la società agricola nazionale con 4°°° volumi, e il gabinetto di lettura della fa- coltà medica. con 3ooo volumi. Nell'ar- chivio civico si trovano olire a i3oo vo- lumi di antichi mss. della città, il più an- tico èdel 1 3 1 o. Altri stabilimenti d'istru- zione pubblica, di scienze e arti sono 3 ginnasi, scuola normale, scuola politec- nica, di disegno, di pittura, conservatorio di musica, l'accademia delle scienze as- sai inpregio nella Germania, edallredot- te società; quella del museo nazionale è ricca ancora di oggetti d'arte e di storia naturale: da ultimo questo museo con graudi spese andavasi riordinando, e Schwanlhaler lavorava in Monaco per 2 1 statue di bronzo, che il mecenate delle arti possidente Veith gli ordinò pel Pan- theon boemo di Liboch. Sino dal pon- tificato di Gregorio XIII, come si ha dal p. Maffei, Annali t. 4> all'anno i5y5, si trova in Praga stabilito da quel Papa il PRA 27 pontifìcio collegio di s. Bartolomeo pergli scolari della nazione tedesca, collegio che Urbano Vili colla bolla Quoniam divi- nac, presso il Bull, de prop. fidel.i, p. 5i, riformò e ristabilì, riducendo a 20 gli alunni ch'erano 4o e sottoponendolo ai cardinali della congregazione di pro- paganda fide, iaqualedava al nunzio di Vienna ampie facoltà pel buon regola* mento di esso: era diretto dai gesuiti, ed avea dalla s. Sedei 53o talleri. In Praga nel 1 58o fu istituito un convitto dis. Ven- ceslao de'poveri studenti, ch'ebbe un as- segno annuo somministrato dall'ospeda- le de'boetni di Roma , del quale parlai nel voi. XXIX, p. 1 14, ed a Povero. A Uro seminario e collegio esisteva in Praga sot- to la denominazione di s. Norberto, fon- dato dall' abbate de' premostratensi pei suoi canonici e pei chierici secolari, che Urbano Vili approvò col breve AUiludo divinae, a'3o luglio 1 63q, Bull, cit.p. 107. Urbano Vili confermò i privilegi con- cessi da Gregorio XV al collegio dis. Gia- como del convento de'minori conventua- li, mediante il breve Alias, de'2 settem- bre 1625, Bull, cit., Appendix t. i,p. 162. Sembra ancora degno di memoria, che i beni ecclesiastici di questo regno, essendo stati invasi dagli eretici seguaci di Lutero, riceveva il clero un compen- so sulla cassa del sale, e di questa inden- nizzazione si trattò a lungo nella detta congregazione di propaganda. Contiene questa città manifatture di stoffa d' oro e di argento, seterie, cotoncrie, minute- rie fine e false, strumenti di musica e di matematica, fabbriche di maioliche, bir- rerie considerabili, manifatture d' armi e tabacchi. Questa città è il centro del commercio della Boemia ed il deposito generale del regno, e vi si fanno molti affari di transito ; vi si contano meglio clie 3o grandi case di' commercio, quasi la metà delle quali ebree, mentre parec- chi ebrei si dedicano alla politura degli eccellenti cristalli di Boemia. Praga fu patria di molli uomini illusili che fiori- 28 P ■ A rono nelle armi, nelle scienze e nelle di- gnità ecclesiastiche e "civili; di alcuni car- dinali avendone parlato a Boemia. Praga è una città antica, ed alcuni cre- dono che sia la CasurgistW Tolomeo, masi Tageneralmented'accordo nel considerar- la come la Boviasmum di Strahone o la Marobadum di Tolomeo. Nel XV secolo fu lungamente turbata pergli eretici Us- siti (V.). L'imperatore Ridolfo II vista- bili la sede dell'impero, ma nel 1612 il successore e. fratello Mattia la restituì a Vienna. Essendo morto nel 1619,! boe- mi già ribellati con gettare dalle finestre del palazzo di Praga i ministri cattolici, si mostrarono contrari anche col nuovo imperatore Ferdinando li , offrendo il trono a Federico V elettore Palatino , al modo detto a Palàtinato, a Boemia ed a Germania. Quindi cogli aiuti di Pao- lo V dagl'imperiali nel 1620 si die sotto le mura di Praga tremenda battaglia, che perdette il Pala tino col la sconfitta de'boe- ini, onde seguì la presa della città; quin- di Ferdinando li ricuperò tutta la Boe- mia e altre provincie. Nel 1741 s'impa- dronirono della città i francesi, che nel- l'anno seguente vi furono bloccali dall'e- sercito imperiale, ed il 2 gennaio 1743 rendettero la piazza, uscendone cogli o- nori della guerra, dopo essersi segnalali con vigorosa resistenza. 1 prussiani se ne rendettero padroni nel 1 744> ma gl'im- periali la ricuperarono in quello stesso anno; nel 1757 poi soffri molto per la guerra tra gli austriaci ed i prussiani medesimi, i quali rumatala in parte col bombardamento, non però se la potero- no pigliare. A' 14 settembre 1847 P''aga fu per la 1 .'' volta illuminata a gas, in o- nore del giorno natalizio dell'arciduca Stefano, Per l'insurrezione del 1 848, nel giugno fu bombardata, per cui restò in diverse parti incendiata , venendo però vinta la rivoluzione e distrutte le barri- cate. Nel declinar di detto anno avendo l' imperatore Ferdinando 1 abdicato al- l' impero, dipoi coli' imperatrice stabilì FRA l'ordinaria sua residenza in Praga. Ne i85i il ceto commerciale ha fatto conia- re, in memoria dell'apertura della stra- da ferrata di Fraga-Dresda , una meda- glia incisa da Seidau , che da una parte rappresenta la Boemia e la Sassonia in atto di porgersi la mano da una carroz- za a vapore, dall'altra la così detta Tor- re del ponte della Città Vecchia. La sede vescovile fu eretta nel 971, Comnianville protraendo l'istituzione al 998, sufFraganea di Magonza. Di linaio o Dietrnaro, monaco benedettino di Mag- dehurgo, viene riconosciuto come il i." vescovo di Praga e morì nel 980, gettan- do orribili grida pel timore di andare nelle pene eterne, per aver trascurato i doveri del proprio stato, e ricercato con passione gli onori e piaceri mondani. Suo successore fu s. Adalberto conte di Wog- tiech nel g83 , parente dell'imperatore Ottone II, chiamato l'apostolodella Boe- mia, Ungheria, Moravia, e Polonia do- ve lasciò il fratello Gaudenzio i.° vesco- vo di Gnesna. Egli erasi trovato presen- te all'infelice morte di Dilmaro,onde pre- so da spavento e compunzione detestò i suoi falli, si rivestì di cilizio e distribuì larghe limosine a'poveri. Elelto vescovo non più fu veduto ridere, dicendo: >» E' molto agevol cosa portare una mitra e un pastorale; ma è ben assai terribile do- ver render conto d' un vescovato al su- premo giudice de'vivi e de'morli ". Fe- ce il suo ingresso in Praga a piedi nudi, quindi divise le rendite in 4 parti, per lu chiesa, pei canonici , pei bisognosi e per sé. La diocesi era allora nel più deplora- bile stato. Una parte di quelli che l'abi- tavano erano ancora avvolti fra le tene- bre dell'idolatria; gli altri professando il cristianesimo, disonoravano la loro fede coi piìi detestabili vizi. Adalberto si ado- però a tutto potere per far fiorire la ve- ra pietà, rna invano, per cui si dedicò al- la conversione degl'idolatri delle memo- rate regioni , venendo dai boemi truci- dati diversi parenti, saccheggiati e iucen- PRA diati i loro beni. Patì glorioso martirio in Polonia, ed il suo corpo venerasi nella cattedrale diGnesna. Gli storici della fa- miglia Orsini fanno di questa s. Adalber- to e altro vescovo di Praga chiamato Gau- denzio, forse il fratello del santo e vesco- vo di Gnesna. Fragli altri vescovi di Pra- ga noterò, s. Severo Berzkowsky, morto nel i 067, dopo aver dato il consenso che la sede vescovile d' Olmiitz (^.)> da tanti anni unita a Praga, fosse separata e fatta suffraganea di Magonza; s. Andrea di Guttensteyn, che fu perseguitatoe man- dato in esilio da Premislao re di Boemia e morì in Roma nel 1224. L'ultimo dei vescovi di Praga fu Giovanni di Driazez, discendente dalla famiglia reale di Boe- mia, prevosto di Wischehrad, canonico di Praga ei.° priore del convento dis. Gio. di Gerusalemme a Praga, eletto vescovo neli3oi e morto neh 343. Narra Rinal- di all'anno i344>n-°64j che i demeriti di Enrico arcivescovo di Magonza e del suo chiericato , tolsero la Boemia dalla sua giurisdizione , anche per I' odio che nutriva contro Enrico il marchesediTl/o- ravia [V.) Carlo ( poi imperatore Carlo IV) figlio di Giovanni re di Boemia, co- me osserva Vettori, Fiorino d 'oro, p. 72. Vi contribuì l' imprudenza del vescovo di Wratislavia Nauchero, il quale mal- contento di re Giovanni, per certa dif- ferenza lo chiamò regolo e richiesto dal- l'offeso re di dichiararsi, gli rispose: » Chi non ha nel suo regno alcun metropoli- tano,e nella sua coronazione conduce con preghiere e con prezzo gli arcivescovi (di Magonza), egli è regolo, e fra tutti i re cattolici il minimo ". Allora Giovanni, aiutato da Filippo VI redi Francia, pre- gò caldamente Clemente VI di elevare la chiesa di Praga in arcivescovato e me- tropolitana, e fu esaudito pienamente nel 1 343, togliendola dalla giurisdizione me- tropolitica di Magonza ; allora essendo vescovo di Praga Ernesto Pardubiez o Pardubicio ne divenne il i.° arcivesco- vo. Il Papa formò isuflraganei con eri- PR A 29 gere in vescovato l'abbazia premostra- tense diLittomische! o Lylhoniysliense (soppresso poi le turbolenze degli ussiti), che altri chiamarono o confusero con Leitrnerilz( P'.), e dismembrò da Magon- za il vescovo d'Olmiitz, e quello di Meis- seu in Sassonia da Magdeburgo, come afferma Micovia, Rerum Polonicarwn lib. 4 : eretti poi i vescovati di Leitme- ritz, Konigtgratz e BudweU, questi sol- tanto restarono suffraganei di Praga e lo sono tuttora, giacché Littomischel e Meis- sen furono soppressi, ed Olrniitz diven- ne arcivescovato. Ernesto fu inoltre da Clemente VI decorato del pallio solen- nemente, in vigore della bolla Atteneteti- tes Pragensem ecclesiam nwgnae, de'25 agosto i344>^fó^- Rom.t. 3, par. 2, p. 2g5, e lo conferma Stranskiz nella sua Repubblica Boernaj per cui furono de- volute le ragioni di ungere i novelli re di Boemia all'arcivescovo di Praga e co- me prima in questa città, ad esclusione degli arcivescovi di Magonza (P.), an- che pel diploma speditoa'5 maggio 1 34^- Inoltre I' arcivescovo di Praga ebbe da Clemente VI il titolo di legato della s. Sede, in seguito la dignità di primate ed il grado di principe dell'impero. Non debbo tacere, che da quanto riporta Vet- tori, pare che già Benedetto XII prede- cessore di Clemente VI, con diploma dei 9 ottobre i34' avesse ordinato, che sen- za derogare all'avvenire si facesse peral- lora in Praga la coronazione, e si unges- se in re Carlo primogenito di re Giovan- ni e Bianca sua consorte in regina della Boemia ad hoc ipsius regis accedente consensu. Morì il 1 ,° arcivescovo Ernesto nel 1 347 e gli successe Tommaso Gio. Oczko (f' .) di Wallassim, già vescovo di Olmiitz, che neh 365 ottenne da Urba- no V il titolo di legato nato della s. Sede e fu creato cardinale da Urbano VI. L'ar- civescovo Corrado de V edite r.° vescovo di Verden poi d'Olmiitz e neh4i3 ar- civescovo di Praga , dopo di avere per qualche tempo governato con prudenza 3o PRA e zelo l'arcidiocesi, dichiarossi protetto- re degli eretici ussiti, mettendosi alla lo- ro testa quando saccheggiavano i mona- steri, ed è perciò che Martino V lo de- pose nel 1426, morendo Corrado 5 anni dopo. Martino V fece amministratore Gio. Bacca di Praga, già vescovo di Lit- tomischel (Sior. eccl. d'Alemagnai. 2, p. 172) e d'Ohniitz, e nello stesso 1426 (non 1406 per errore tipografico quali- ficato nella biografia) lo creò cardinale: col zelo e colle armi combattè gli ussi- ti e ne riuscì vittorioso in diverse batta- glie , facendo l'ufficio d' intrepido capi- tano , poi nel i4^o sepolto nella catte- drale di Vaccia. Giovanni di Rochizana o Rockyczana, distinto personaggio di Boemia, pretese all'arcivescovato vacan- te di Praga verso il 1 436, ma siccome a- pcrtarueute favoriva l'eresie di Wiclefo e di Huss, così venne escluso dal conci- lio di Basilea e da Eugenio IV , poi ri- conosciuto dal conciliabolo di Basilea, al modo detto a Boemia, ove parlai ancora della legazione del cardinal Carvajal a Praga, e quanto questa città soffri per le gravi turbolenze degli eretici principal- mente suscitale da Ziska e dai taboriti, che vi distrussero le chiese ed i mona- steri, massacrarono la maggior parte dei cattolici, e misero tutto a fuoco ed a san- gue. Continuando Rochizana nell'usur- pazione, restò vacante e quasi soppressa la sede per molti anni , solo la s. Sede sempre zelante pel bene de' veri fedeli^ in quel disastrosissimo periododi tempo no» minò di quando in quando amministra- tori all'illustre chiesa,come Corrado ba io- ne di Zwole vescovo d'Ohniitz nel 1 434» Filiberto di Montjoyeux vescovo di Cou- tances nel 1 4^9> Giovanni di Doba ve- scovo d'Eichstadt nel 1462. Nuove stra- gi di religiosi e spogliamene di mona- steri fecero nel 1 474 8n eretici in Praga. Ad Alessandro \1 finalmente riuscì ri- conciliare colla chiesa romana i pragesi, dopo aver essi riconosciuti i loro errori. Racconta Rinaldi all'annoi 493 che A- PRA lessa ndro VI, fallo legato Orso vescovo di Trani, l'incaricò di tal missione, per cui ottenne che i pragesi, condannati gli errori, promettesero osservare perpetua - mente i riti e le verità cattoliche, paci- ficando ancora i principi boemi. Avendo re Ferdinando I ottenuto da Giulio III il ristabilimento dell'arcivescovo di Pra- ga, neh 562 vi nominò Antonio di Mu- glitzdi Moravia, già vescovo di Vienna, il quale fu ambasciatore imperiale al con- cilio di Trento e inori neh 58o. Quan- to ai successori fino al principio del pas- sato secolo, vedasi la Storia eccles. di Germania t. 2 , p. j3 (, e da quell' e- poca sino ad oggi le Notìzie di Roma. Essendo arcivescovo Gio. Maurizio de Manderscheid , Clemente XIII col bre- ve Apostolicae benignalis, degli 8 mar- zo 1763, Ball, cont.t. 2,p. 336, abrogò il privilegio d'esenzione concesso da Boni- facio IX al capitolo Viscehradense, e lo sottopose alla giurisdizione dell'arcive- scovo di Praga. Gregorio XVI neh 83?. fece suflfraganeo e vescovo di Satala in parlibas I' attuale mg.1 Gio. Francesco Tippmann della diocesi di Praga, quin- di neh 838 preconizzò arcivescovo Lui- gi Antonio libero barone di Shrenk. Per sua morte Pio IXa'20 maggio i85o vi trasferì l'odierno cardinal Schwartzem- berg, di cui ue'vol. XXI, p. 1 64) XXXII, p. 324- L'arcidiocesi è assai vasta, conte- nendo diverse città, castella e luoghi. O- gni arcivescovo è tassato in fiorini 2800, le rendite ascendono a circa 60,000 fio- rini di convenzione, gravate dall'annua pensione di 8000 in favore del vescovo di Budweis e d'un luogo pio. Concila di Praga. Il 1 ,° fu celebrato dall'arcivescovo Er- nesto, ed in esso si fecero regolamenti re- lativi alla cognizione ed alla fede della Trinità, all'osservanza de'decreli dei si- nodi, alle elezioni, ai benefizi e all'eser- ciziodelle cariche e dignità ecclesiastiche , all'alienazione de'beni di chiesa, alle se- P R A polirne, ai monaci e monache, alla con* sagrazione delle chiese e degli altari, al- la messa, al battesimo, ec. Mansi, Suppl. ai concilii t. 3, p. 543. Il 2.0 fu tenuto nel i4o5 contro 1' antipapa Benedetto XIII. Il 3." nel f4o8 contro i wiclefiti. lì 4-° nel i434 per la riunione degli us- siti. Labbét. 1 1. Arduino t. 7. Cochlaeus, Hist. Hussit. PRAMMATICA o PRAGMATICA, Lex sumptuaria. Riforma delle pompe, delle vesti , del lutto , de' titoli, fieno e limite al lusso, alle spese pubbliche e pri- vate; legge suntuaria, municipale, di con- suetudine, del quale argomento tratto a Legge, Vesti, Convito, Funerali, Lut- to, Titoli di onore e relativi articoli, principalmente a Lusso. PRAMMATICA SANZIONE, Prag- matica sanctione. Questo termine che dal latino sanctio, ordinanza, legge, sta- tuto, e dal greco pragma, affare , viene usato particolarmente per distinguere le ordinanze che concernono i grandi affa- ri dello stato, della chiesa, delle comu- nità, oppure le ordinanze che si faceva- no per affari pubblici colla riunione e col consiglio di molti dotti giureconsulti, o finalmente quelle che i re e gli altri prin- cipi sovrani facevano in un'assemblea composta di grandi. Molle costituzioni imperiali , riguardanti massime i diritti e le successioni degli Elettori dell'impe- ro (/ .), ottennero il nome di pramma- tica sanzione e sotto questo veggonsi re- gistrate nel corpo del diritto germanico, nelle leggi imperiali raccolte da Golda- sto. Parlerò de' due famosi regolamenti di Francia che portano il medesimo ti- tolo, il i.° supposto e creduto promul- gato da s. Luigi IX , il i.° emanato da Carlo VII. Mentre s. Luigi IX nel 1269 si preparava al viaggio d'oltremare per la crociata, per gli aiuti della quale im- plorò coi franchi la mediazione della s. Sede, ad onta ancora di sua pietà e ma- gnanimità si pretende che facesse un'or- dinanza col titolo di Prammatica san- P R A 3 1 zione, divisa in G articoli; bensì istituì un consiglio di coscienza presieduto dal ve- scovo di Parigi, cui raccomandò non no- minare che gli ecclesiastici più pii e più atti a servire utilmente la Chiesa colla convenevole distribuzione delle loro ren- dite, onde assicurare ottime elezioni ca- noniche. Il i.° riguarda le chiese, i pre- lati, i patroni ed i collatori ordinari dei benefizi, i quali godranno de'loro diritti e giurisdizione. Il 2.0 che le chiese cat- tedrali e altre avranno la libertà delle e- lezioni. Il 3.° che la simonia sarà bandi- ta dal regno. Il 4-° che le promozioni, collazioni, provvisioni e deposizioni di pre- lature ed altri benefìzi e uffìzi ecclesia- stici, si faranno secondo il diritto comu- ne de' concilii e le istituzioni degli anti- chi padri. Il 5.° che le libertà, le franchi- gie, i privilegi accordati dal ré dì Fran- cia alle chiese, monasteri e altri luoghi pii, ed anche alle persone ecclesiastiche, saranno conservate. Il 6.° riguarda le tas- se pecuniarie a vantaggio della chiesa ro- mana. Diversi scrittori sono d'avviso che questa prammatica non sia di Luigi IX, sebbene sia citala negli articoli presentati a Luigi XI negli stati riuniti a Tourse nell'atto d'appello dell'università di Pa- rigi del 1 49 1 , e per vera l'abbiano cre- duta il p. Alessandro e Velley : altri at- tribuiscono a s. Luigi IX solo i primi 5 articoli. Si riporta nel t. 7 de' Concilii d'Arduino, ed affatto supposta la dichia- ra Tomassini, De velerà et nova eccles. disc. par. 2, I. 2, cap. 3, e par. 3, lib. /, cap. 43, e dimostra Lambertini, De ser- i'orum Dei beat. lib. 3, cap. 36, sì per- chè solo se ne parlò circa due secoli do- po la morte del santo re, come ancora perchè se fosse stata vera se ne sarebbero serviti i francesi nelle discordie tra Boni- facio Vili e Filippo IV. I Bollandisti se- guirono l'opinione di Tomassini ad dieni 25 aug., per la qual sentenza propende il p. Griflèt, Istoria di Francia. Di re- cente la provò con buone ragioni, criti- ca ed erudizione una favola, tendente a 32 P R A palliare col manto della sant'ila l' ingiu- stizia e la prepotenza, il libro encomiato dagli Annali delle scienze rei. serie 2.a, voi. 6, p. 3o5: Della Prammatica san- zione attribuita a s. Luigi IX per Rd. Tlwmassy antico allievo della scuola rea- le di CharlreSj Parigi i844- Avendo il conciliabolo di Basilea (l7.) molte cose disposto sopra la riforma dei benefìzi e sopra il giudizio delle cause, Carlo VII re di Francia, prima zelante di riconciliare coi Papa quella congre- ga, poi vietato a'vescovi d'intervenire al concilio generale da Eugenio IV presie- duto in Ferrara (F.) e sempre più ade- rente a quegli scismatici, attento a pro- cacciarsi de' vantaggi allora die la Chiesa, sconvolto l'ordine delle cose, travaglia- va nella divisione dello scisma, come os- serva Bernini , Hist. dell' eresie t. 4> P- 237, nel i438 a' 7 giugno convocò, se- condochè narrai ne' voi. II, p. 2i3, e XXVI j p. 3i5, una grande assemblea a Bourges (F.) di vescovi ed ecclesiastici francesi contaminati dagli erronei princi- pii de'padri basileesi e coll'intervento dei loro legati (secondo alcuno pure di quel- li d'Eugenio IV). La presiedè il re assi- stito da Luigi il Delfino suo figlio , da molti principi del sangue e da numeroso stuolo di potenti signori. In questa assem- blea secondo la mente de'basileesi e i de- creti spediti al re, tendenti al ristabi- limento della libertà nelle elezioni ca- noniche, pregandolo farli ricevere nel suo regno, tali decreti furono la base del- la formazione della costituzione o rego- lamento di disciplina ecclesiastica in 2 3 articoli, con varie modificazioni rela- tive alle libertà della chiesa gallicana, che si disse Prammatica sanzione, cioè costituzione riformatoria di alcuni dai basileesi chiamati abusi o inconvenienze. Essa riconoscendo 1' autorità de' conci- li'! ecumenici superiore a quella de' Pa- pi, tutta si raggirò nell'abolizione delle censure ecclesiastiche e delle antiche Ap- pellazioni interposte al Papa, e nella PRA proibizione di conferir prebende, abba- zie, vescovati ecommendea persone non nazionali francesi, venendo così tolta al Pontefice quasi ogni facoltà di conferir benefizi, e di giudicar le cause ecclesia- stiche del regno di Francia , perciò in- giuriosa a lui, al suo regno ed alias. Se- de, onde fu causa e fomento di mille di- sordini. Osserva Rinaldi a tale anno, che i francesi non ricevettero tutti i decreti del conciliabolo, ma quelli che loro piac- quero ; ma mentre i prelati si sottraeva- no dall' autorità pontificia, colla pram- matica si sottomisero alla servitù laica- le. Bercastel , Storia del cristianesimo , narra che dopo la traslazione de'Papi in Avignone, i re e il clero di Francia si tro- varono privati de'loro migliori diritti al- la collazione de'benefizi, per mezzo del- le riserve e aspettative principiate in A- vignone, per disporne anche prima che i medesimi fossero vacanti. Laonde fu questo il motivo per cui precipuamente i francesi seguirono il concilio di Basilea, quindi per trovar qualche via di conci- liazione tra esso ed Eugenio IV, o alme- no per resistere alle conseguenze d' una discordia, che faceva languir la discipli- na nella più parte della Chiesa, si venne alla compilazione della prammatica san- zione, sempre dipoi tanto cara ai france- si, sino a nominarsi da alcuni il baluar- do di loro chiesa. Abbracciata e promul- gata siffatta prammatica da Carlo VII a*7 luglio come legge del regno e regi- strala nel parlamento, tutto si risvegliò lo zelo sacerdotale di Eugenio IV che la condannò solennemente con autorità a- postolica, come afferma Novaes, e fece pòi grandi istanze al re perchè l'annullasse quando si ritirò dal conciliabolo , come riporta Rinaldi all'anno i44o>n.° 4- ^c- cone i 23 articoli o titoli, che subito ap- provò il conciliabolo di Basilea. i.° Ap- prova il pseudo-concilio di Basilea e lo dichiara superiore al Papa, il quale solo col suo parere potrà destinare i luoghi pei concilii. 2.0 Prescrive chele elezioni PRA sieno falle liberamente da coloro cui ap- partengono di diritto. 3.° Abolisce tutte le riserve generali e particolari de'bene- fìzi. 4-° Proibisce le grazie o nomine a- speltative. 5.° Vuole che ne'Iuoghi lon- tani 4 giorni da Roma, le cause sieno deci- se dai giudici che ne hanno diritto, tran- ne le cause maggiori enunziate nelle leg- gi e quelle concernenti le elezioni delle chiese cattedrali ede'monasteri. 6.° Trat- ta de frivolis appellaliouibus. 7.0 Ordi- na che colui il quale avendo un titolo colorato avrà posseduto un benefizio per tre anni pacificamente e non l'avrà ot- tenuto per intrusione o per forza , non debba più esser molestato. 8.° Tratta de nuin. et qual. card. g.° Tratta de annot. io.0 Tratta de quomodo divinimi offi- cium sii celebrandum. 1 1 .° Tratta de quo tempore quisquis debeai esse in eho> ro. 12.0 Tratta de qualiler horae cano- nicae sunt dicendae extra chorum. i3.° Tratta de his qui tempore divinorum af- fi dorimi vaganlur per ecclesiam. i4-° Tratta de tabula pendente in choro.i5.° Tratta de his qui in missa non complent Credo, velcantanl cantilenas. 1 6.° Trat- ta de lenentibus capitula tempore missae, parrocchiale o solenne, senza un'urgen- te necessità venne proibito. 17.0 Tratta de pignorantibus cullimi divinimi , ciò ch'è proibito. 1 8.° Tratta de spectaculis in ecclesia nonfaciendis. 1 q.° De con- cubinariis } ordina che il concubinario pubblico, senza alcuna eccezione, sia so- speso ipso facto e privato di tutti i suoi benefizi , se egli non abbandona la sua concubina , appena ne sia avvertito dal suo superiore. 20.0 Della comunicazione cogli scomunicati. 2 1 ,°T ratta de interdici, indijjtrenler non ponend. 22.0 Riguarda le enunciazioni nelle lettere apostoliche, che un tale è privalo del suo benefizio o di altro diritto. 23.° Contiene la con- clusione della chiesa gallicana pel rice- vimento de'decreti ovvero del sedicente concilio di Basilea. V. Primato, Benefi- zi ECCLESIASTICI, CONCILIO, GaILIA , Da- VOL. LV. PRA 33 teria, Bretagna, nella quale in parte la permise Nicolò V. Pio II come quello che avea cancel- lato e annullato tutto ciò eh' egli stesso avea da privato dettato in favore del con* ciliabolodi Basilea contro Eugenio IV, e precedentemente ritrattate le opinioni manifestate contro le prerogative della s. Sede con lettera a Giordano rettore del- l'uni versila di Colonia (esistente nella Bi- blioteca Chigìana, Vedi) ,'come quello che prima del pontificato avea potentemen- te impugnato questa prammatica nel suo libro De moribus Germanorum , repli- catamene pregò Carlo VII perchè l'a- brogasse. Venendo poi rimproverato dal re con una lettera d'essere a luimal'af- fetto, si giustificò pienamente con un bre- ve diretto a tal sovrano, presso mg.r Bian- chini, Parergon ad examen libri Ponti- fìcalis, sive Epistola Pii II ad Carolimi FU regem Franciae ab haereticis de- pravata et a Launojana calamuia via- dicata, Romaei688. Quindi Pio II con maggior risentimento se ne querelò nel- l'assemblea di Mantova^.), cogli am- basciatori di Carlo VII , perchè ancora si sosteneva in Francia la prammatica , mentre era ingiuriosissima all' autorità papale, sebbene chiamasse il re difenso- re della fede. Si difesero gli ambasciato- ri col dichiarare la legale convocazione del concilio di Basilea, che perciò il re a- vea creduto dover accettarne i decreti, con alcune modificazioni e addizioni con- venienti alle consuetudini del regno e alla condizione de' tempi, le quali non dero- gavano in ninna maniera ai privilegi del- la s. Sede. Tornali in Francia gli amba- sciatori e riferite le parole di Pio II , il procuratore generale Dauret d'ordine del re, senza riguardo aila proibizione fatta da Pio II d'appellare dai suoi giudizi al concilio, appellò al prossimo concilio ge- nerale tuttociò che avea detto il Papa in- torno alla prammatica sanzione, onde prevenire gl'inconvenienti che potessero succedere in caso di scomunica, su di che 3 34 PRA si presero misure nel parlamento. Mor- to nel 1461 Carlo VII, gli successe il fi- glio Luigi XI, al quale subito si rivolse Pio lì, domandando pel nunzio Geojfroy l'abolizione della prammatica, come na- ta nello scisma e come distruttiva del diritto del Papa , da cui derivano tutte le sacre leggi. Luigi XI vi acconsentì e l'abrogò, più per condiscendenza di com- piacere Pio 11, che per risoluta riprova- zione. Vedasi 1' epistola del re al Papa presso Rinaldi, all'anno i46i,n.° 188; Labbé, Coutil, t. 14, p- 97> Natal Ales- sandr., Hisl. eccl. t. 8, dissert. 1 1; Char- las, De liberlatib.eccles. Gallica ime ,lib. 1, cap. 16. La nuova fu ricevuta in Ro- ma con solenne applauso; ma il parla- mento, i prelati di Francia e altri dei clero non desisterono dall' osservare la pram- matica. Anche il re, non vedendo man- tenute le promesse di riconoscenza fat- tegli da Pio II, non si prese molta cura di fare eseguire la sua dichiarazione, a- vendogli fatto impressione le rimostran- ze energiche del parlamento e dell'uni- versità sui vantaggi riportati dalla pram- matica, massime per le chiese provviste di buoni prelati. Terminando di vivere Pio II nel i4^4i la prammatica d'ordine regio ritornò al suo antico vigore , per cui il successore Paolo II a mezzo de' cardinali Geoffroy e Salve (/^.) volle tentare l' esecuzione dell'abolizione, impegnando il parlainen- to a verificare le lettere patenti colle qua- li Luigi XI l'avea soppressa: però il pro- curatore Gio. di Romano vi si oppose vigorosamente , dicendo tra le altre ra- gioni, che l'abolir l'ordine delle antiche elezioni era un togliere agli ordinari il diritto di eleggere , ristabilir le riserve, le espettati ve, l'evocazioni in prima istan- za delle cause alla corte di Roma ; un togliere ai patroni il diritto di presen- tare ai benefizi, e agli ordinari quello di conferirli, il che non poteva a meno di non introdurre nella chiesa gallicana una orribile confusione: di più Y università PRA. appellò al futuro concilio di tutti gli at- tentati occorsi e da farsi contro questa legge. Inoltre il clero di Francia ricu- sò di ricevere un breve di Sisto IV, fu indocile alle ammonizioni d' Innocenzo Vili e di Alessandro VI fatte sotto re Carlo Vili ; può quindi facilmente im- maginarsi qual disordine invadesse le co- se ecclesiastiche del regno. In questo sta- to di cose , non sembrando a Giulio II lasciar trascorrere altro tempo per sanar questa piaga della Chiesa, regnando Lui- gi XII, ne intraprese coraggiosamente la cura nel concilio generale di Lalerano f, che descrissi a tale articolo, nella cui 4 • ' sessione volle che si leggesse la revoca fatta da Luigi XI, per venire al decre- to conciliare della totale abolizione, al modo riportato dal citato Bernini e da me nel medesimo concilio. In questo alto preparatorio si citarono i padri francesi a dire le loro ragioni, perchè abolir non si dovesse la prammatica sanzione. La risoluzione di Giulio li riuscì sensibilis- sima a Luigi XII pei gravi dissapori in- sorti tra loro, e ne portò ulte doglianze quasi a tutti i potentati cristiani , que- relandosi del Papa, che togliere a lui vo- lesse il più prezioso gioiello di sua coro- na. Essendo morto Giulio II, continuò la celebrazione del concilio Leone X, laon- de Luigi XII vi aderì , rinunziò al con- ciliabolo di Pisa e pocodopo morì. Que- sto Papa portassi in Bologna (/".) nel 1 5 1 5 per abboccarsi col nuovo re diFi an- cia Francesco 1 (di che parlai purea Fran- cia ) , il quale con caldissime istanze lo supplicò, che abrogandosi nel concilio la prammatica sanzione, gli fosse permes- so proporre in luogo di quella altri pro- getti di disciplina, che poscia, muniti di apostolica autorità, servissero di norma in tutto il suo reame. Assentì ilPapa al- le preghiere di Francesco I, e di comu- ne accordo concertati gli articoli della nuova disciplina , col Concordato tra Leone X e Francesco I{Tr.), il Papa for- malmente abrogandola Prammatica , lo PRA sanzionò colle bolle, Primitiva ilici eccle- sia, de' 1 8 agosto 1 5 1 6; Paslor aelernus, de' 19 dicembrei5i6; Divina disponen- te, de' 1 9 dicembre i5i6; Romanus Pon- ti fex, del i .° ottobre 1 5 1 7, Bull. Hom. t. 3, par. 3, p. 43o, 433, 442 e 443, Sa- cro approdante concilio. In tal modo si conchiuse quel celebre concordato, segna- tamente per quei motivi che indussero i Papi a convenire a concordati, e che di- chiarai a Pace. La bolla JPrts,for,colIa qua- le Leone X condannò, annullòe riprovò la Prammatica sanzione, con plauso e gene- rale approvazione fu letta a' 19 dicembre 1 5 1 6 nella sessione 1 1 .a del concilio Lu- terano, in cui rimarcai in che consisto- no le differenze tra la soppressa pram- matica e il convenuto e sostituito con- cordato , il quale precipuamente estinse le elezioni ai benefìzi, molto allora tra- lignate dall'antica loro purità e sogget- te a infiniti abusi, a cui vari illustri pre- lati della stessa chiesa di Francia giudi- carono conveniente tale rimedio, come riferisce Bercastel. In conseguenza, con- servandosi nel concordato alcuni rego- lamenti della prammatica, le elezioni del- le prelature ecclesiastiche, che per la prammatica erano libere ai re di Fran- cia, pel concordato restarono di nomina regia , ma soggette alla suprema ponti- ficia approvazione, per convalidarle col- l'autorità apostolica. Clemente VII creò cardinale Antonio de Prato o Pradt, per aver contribuito all' abolizione definiti- va della prammatica e alla conclusione del concordato. Nella Chronica latina pubblicata nell'i Monumenta histor. pa- triae, t. 3, p. 619, viene qualificata la prammatica la maggior peste della Chie- sa, stabilita nel concilio di Basilea. Non- dimeno i francesi non acconsentirono su- bito che fosse cassata, come notai al ci- tato Concordalo j anzi negli stati di Blois del 1576 si trattò di rimetterla in vi- gore, mediante un ardito ragionamento deli.0 presidente del parlamento, che per altro non produsse alcun effetto, sebbe- PBA 35 ne la chiamasse Palladio della Fran- cia. PRANZO, Prandium. Il desinare, il mangiare. Remotissima è la consuetudi- ne di congregarsi gli uomini a mensa , onde col cibo ristorare il corpo e dare e- ziandio breve riposo alle membra stan- che e faticate dalle giornaliere occupa- zioni, onde diversi autori scrissero intor- no all'uso delle mense e del modo di ce- lebrare i conviti, cosi Erodoto, Strabo- ne, Plutarco, Mela, Stuchio, Ciacconioe Bulangero. Il costume di cibarsi con par- simonia fu proprio di tutti i popoli, tan- to nella loro primitiva semplicità, quan- to nell'adolescenza. Ma tal costume de- generò ben presto, e si sostituirono son- tuose mense, e alle ruvide sedie si sosti- tuirono letti con morbide piume. Perciò si promulgarono leggi suntuarie di pram- matiche^ ma con poco successo. Gli egizi anticamente sedevano a mensa, ma non apparecchiavano le tavole; venivano lo- ro successivamente portati i piatti, affin- chè ciascuno si servisse a piacere. I ric- chi al fine de' conviti facevano presenta- re ai convitati il simulacro di una mum- mia, dicendo loro : Mangiate e state al- legri, che in breve sarete simili a questo. I primi greci erano grandi mangiatori, ed il cibo più ordinario fu il grano edi legumi, come gli egizi ed i romani; spre- giavano il pesce come troppo delicato e leggero. Gli ebrei adottarono il costu- me di cibarsi parcamente in comune in vari tempi dell'anno; dipoi la legge scritta ordinò i conviti religiosi nelle fe- ste di Pasqua e Pentecoste {V.) e nella solennità de' 'Tabernacoli {V.): tali con- viti si ripetevano negli sposalizi o altre liete circostanze. Gli ebrei dividevano in due mense i loro conviti; nella i. ci- bavansi delle carni della vittima , nella 2.a portavano le frutta e facevano gira- re il vino con la tazza detta delle bene- dizioni e delle lodi , dai brindisi ed ac- clamazioni che facevano. Come altre na- zioni gli ebrei mangiavano giacendo. Nei 36 PRA tempi eroici facevano d' ordinario due pasti il giorno, l'uno a mezzodì, l'altro la sera; questo ultimo era più abbondan- te e considerabile, l'altro era una specie di colazione, non pasto o pranzo. Gli spar- tani mangiavano insieme, ed il loro ali- mento era assai parco e regolato dalla legge die toccai a Grecia e relativi arti- coli. Gli aborigeni avvezzavano i figli a cibarsi di frutta e bere acqua, della qua- le parlo pure a Fontane e Pozzi. 1 siba- riti, popoli della Calabria, attesero smo- deratamente agli agi, alle delizie, ai pas- satempi, alle gozzoviglie, per cui furono ritenuti inventori di cibi delicati e demoti- viti. Erano tanto dediti al mangiare che premiavano gl'inventori di nuove vivan- de e nuovi intingoli, ed anche li corona- vano. Gli epicurei fecero consistere il be- ne principale nel piacere, uno de'qualie- ra il mangiare assai e delicatamente. I romani (licevano 3 pasti; colazione, de- sinareeeena: la colazione di mattina con- sisteva ordinariamente in pane inzuppa- to al vino; il pranzo era una specie di déjeunerj la cena era il più importante de' loro pasti e corrispondeva al nostro pranzo: talvolta dopo la cena facevano un quarto pasto, una specie di merenda (pomeridiana), equivalente alla nostra ce- na. Pranzavano all' ora 6.a cioè a mez- zodì, cenavano all'ora q.a sebbene ognu- no poteva sciegliere l'ora a piacer suo. Si ricava da Isidoro, Stor. Aug. t. r, n.° 38, che gli antichi imbandivano lauti pranzi a vanti d'intraprendere qualche fiera pu- gna : Proprie, a pud veteres prandi 'uni vo- rallini fuissc omnern militimi cibimi ante pugnam. Poiché per la testimonianza di Casaubono, parandium ancora dicevasi, quasi pararci militcs ad pugnam, cui aule pugnarti fumerelur. In questa occasione si beveva gran varietà di l/ino(f/.), co- me si legge nel Calogeri, Opuscoli t. 3jt p. a3o. Convertitasi la romana parsimo- nia in istra vizzo abbominevole, si pubbli- carono leggi suntuarie di prammatiche per porvi un limite, come si può vedere PRA in Paolo Manuzio, De legibus,eà in Apu- leio, T^ttno d'oro, lib. io. I romani gia- cevano a mensa 5 per Ietto: i letti li por- tò in Roma da Cartagine Scipione Afri- cano e perciò chiamati punicani, poi ar- chiani dal fabbro Archia che li imitò, ed anche tricliniares^B distinzione de'letli cu- biculares desti ria ti al riposo. Il lussogiun- se a formare mense di legno prezioso, co- perle di lamine d'argento e oro e di ric- che coltri: ornavansi con vasi di tali me- talli, di superbo lavoro. Il solenne con- vito de' romani si divideva in due portate o parti : la i." era destinata al servizio delle carni e del pesce; la 2." per le frut- ta e pel vino. I commensali si portavano ade mense colle vesti cenaloria, Inclina' ria,convivalis e facevano brindisi alla 2.a tavola, bevendo in onore di Bacco, degli altri dei massime ai tutelari, e degli uo- mini che si volevano onorare. In mezzo della tavola si poneva il vaso cratere pie- no di vino e in questo ognuno attingeva il suo vaso, come praticavano gli ebrei. Le mense, i letti, i pavimenti si sparge- vano di fiori e d'acque odorifere, anzi di tratto in trattosi versavano profumi so- pra i convitati. In alcuni luoghi i pigmei ed i nani servivano ne'convili al lusso dei grandi: i romani storpiavano in culla i bambini, per impedire che crescessero re- stando nani. De'buftòni e improvvisatori cheassistevanoallemense dei grandi, par- lai nel voi. XXXI, p. i y5. Alla seconda portata o tavola i romani ponevano i dei /r/rtw(A\),o lari o geni domestici, sia per religione, che per ornamento, donde eb- be origine il dessert che serve per la se- conda portata, sebbene si ponga in mez- zo di essa per ornamento la parte deco- rativa e consistente in vasi con fiori, la- vori di fini marmi, metalli ed altro. Tra i romani l'infimo lungo nel teatro era pei senatori, e il supremo pei plebei; nel trion- fo l'ultimo luogo era per l'imperatore, nel convito quello del console: nel sedere, nel camminare, alla mensa, l'ultimo luogo veniva ad essere il primo. Per gli antichi PR A romani e delle loro mense e banchetti, si possono leggere, Descrizione de' riti de- gli antichi romani: delle mense devonia- ni. Compendio delle antichità romane: de'banchetti de'romani. Buonarroti nei t'asidi vetro eruditamente parla de' con- vili reali, di quelli con divertimenti di rap- presentazionij balli, armeggiamenti, suo- ni, canti, con intervento di poeti a reci- tare sopra le azioni de'maggiori per istru- zione de'figliuoli, sopra le favole degli dei e sopra cose di filosofia; dell'antico uso d'introdurre ne'banchetti una figura che rappresentasse lo scheletro dell'uomo,per prenderne un incentivo più forte ed ef- ficace di affrettarsi (come rimarcai negli egizi) a godere pazzamente di tutte le de- lizie e dissolutezze. Discorre pure de'con- vili ne'giorni natalizi degli imperatori, de'pubblici fatti da principi, consoli e ma- gistrati in occasione di giuochi, e regali in essi dati; de'conviti fatti dagli amici ai vincitori dei giuochi, o dai vincitori medesimi, e di quelli imbanditi in Roma ai vincitori de'circensi ; de'conviti trion- fali de'trionfanti e di quelli epinicei dati dai vincitori di battaglie; de'conviti agapi e pel Battesimo (P '.). Mai-torelli, Opere t. l, p. i85 ci diede la Dissertazione del' la cena de'romani. I setlemviri Epuloni e i Tizi, anziché sacerdoti, erano cuochi, ed anche ogni Sagrifizio avea termine col banchetto. Altri li chiamano una specie di sacerdoti, che supplivano ai pontefici per presiedere ai convili in onore di Gio- ve e degli altri dei. Formavano un col- legio e aveano 1' incarico di fare osser- vare le ceremonie ne' conviti sagri e nei pubblici sagrifizi, riportando ai pontefici i disordini quando accadevano. .Nel 553 di Roma ne furono istituiti 3 , poi ne furono aggiunti altri 4 , finché il ditta- tore Cesare ne creò altri 3, e in tutti fu- rono io. Si costruirono cucine grandio- se e proporzionate all'eccesso della lau- tezza delle cene e de' pranzi. Inoltre su questo argomento si possono vedere: Ere- tam M.} Mensa romana sive urbana vi. PRA 37 ctus. Cortìì, Deprandiiac cenae modo, Romae Aldus i56si, et Venetiae i565. Petioni, arbitri de victu romanorutn et de sanitale luenda, Romae i 58 1 . Pisa- nelli, Trattalo della natura dei cibi e del bere, Venezia 1587. Peulingeri, Sermo- nes convivales, Yienaae 1689. Vittorio Lancellotli, Lo scalco pratico, Roma 1627. Antonio Persio, Del bere caldo co- stumato dagli antichi romani, Venezia i683. Fr. Ganassoni, Opuscoli Caloge- ro, t. 44- Parere intorno al mangiare de- gli antichi romani. Filippo Venuti, Dis- seri, di Cortona, t. 5: Del nettare e del- l'ambrosia cibo e bevanda degli dei. Me- morie sloriche sopra l'uso della ciocco- lata in tempo di digiuno, Venezia 1 748. Pietro Ciacconio, De triclinio, sive de mo- do convivandi, apud priscos romanosy Lipsiae 1 758. Lezione accademica delle cene sontuose de'romani, negli Opuscoli di G. B. Vivo raccolti e pubblicati da C. A. de Rosa, Napoli 18 18. Giuseppe d'E- ste, Ragionamento sul così detto Dessert delle tavole moderne, Roma 1829. Nel- V Album t. 1 4, p- 273 si riporta la de- scrizionediunbanchettosotto Luigi XIV, e si cita un manuale di cucina del i655, degno d'essere studiato dai moderni Lu- culli : Delizie della campagna o manna- lecite insegna a preparare per l'uso della vita quanto cresce sulla terra e nelle ac- que. Neil' agosto 1 85 1 fu famoso il con- vito dato dalla città di Parigi splendida- mente a lord maire e altri della muni- cipalità di Londra, in cui Chevet, inca- ricato delle mense, accumulò tutte le me- raviglie del genio gastronomico della na- zione: la lista delle vivande che fu data agli invitati fa comprendere come gl'in- signi gastronomi, di cui Chevet seguì le norme, Crillat-Savarin, Grimod, de-la- Heynièree Carème, hanno un merito di- stinto. Abbiamo molti trattati sulla cu- cina, come il Cuciniere perfetto italiano, Firenze 1826. I greci chiamarono Ar- chimargirus il soprastante alle vettova- glie; Archioenochus il coppiere maggio- 38 PRA re o capo de' coppieri ; Architriclìnus o Triclini archa soprastante o capo del con- vito,© capo del luogo ov'erano 3 Ietti so- pra i quali si giaceva per mangiare: fu costume degli ebrei assegnare nelle nozze un capo, acciò colla sua presenza e au- torità ordinasse il convito con modestia e quiete. Del modo di cibarsi, de' cibi piti usa- ti, e de' vasi e altre suppellettili adope- rate parlai in moltissimi articoli e prin- cipalmente ne'seguenti; mentre a Digiu- no, santa e morale astinenza dalla qua- lità e quantità di alcuni cibi, che include la virtù della temperanza, dichiarai che fu praticato dai popoli i più antichi an- che idolatri, dicendo pure delle ore del mangiare, come di alcuni cibi e bevande. Del famoso convito di Baldassare feci menzione nel voi. XLII, p. 1 35 e altrove. A Convito parlai degli splendidi desinari O cene, dell'uso de'con viti in tutte le na- zioni, della s. Scrittura, del Salvatore, de'primi cristiani in cui cantavano inni e salmi, si segnavano colla croce, facen- dosi questo cogli anelli segnatorii (di cui Boldetti ne' Cimiteri de 'ss. Martiri lib. 2, rnp. i4) dal più degno della famiglia sui cibi e le vivande; della sagra lettura a mensa e del ringraziamento a Dio dopo di essa (7^. Benedicite, anche per la so- lenne mensa del Papa e per quella che serve ai pellegrini); de'conviti funebri de- gli antichi cristiani; de'banchelti imban- diti dagli ecclesiastici e dai secolari; co- mesi debbano dare e come vi si deve sta- re, lodando il tacere e il silenzio, con di- versi esempi della sacra o morale lettu- ra praticata a mensa anche da molti so- vrani e personaggi; nonché sulla bene- dizione de'cibi, di che trattai pure nel voi. LI, p. 260. Come e dell'ora in cui man- giavano e bevevano gli antichi cristiani, e delle preghiere che prima e dopo vi fa- cevano.Delle leggi suntuariedi/?/Y7wiwrf- tica. Del convito d'Assuero, de' persiani e di altri. Della mensa in cui il re vedeva i convitali senza esser veduto, e dello sta- PRA rea mensa sedendo sui letti, mangiando di fianco per facilitar la digestione, poi- ché corcandosi dalla parte del piloro o ori- fìzio inferiore dello stomaco,aveapiùcam- po il cibo d'insinuarsi e di triturarsi ne- gli intestini. Per quali circostanze si ce- lebrarono i conviti. De'conviti delle cord bandite {V. Giuoco). Di alcuni pomposi conviti, come di quello del patriarca di Mosca nel suo installamento, e di quello ch'ebbe luogo nel i838 in Milano per la coronazionedell'imperatore Ferdinan- do I, qual re del regno lombardo-vene- to, in cui intervenne il nunzio pontificio. A Lavanda de'hedi dissi che ne derivò l'uso dal camminare a piedi e per non lordare i letti mangiando a tavola, ed an- che dal bagnarsi prima di prender il ci- bo, come rimarcai a Letto, dicendo dei lettisterni o conviti solenni cui invila vali- si gli dei ( a Gemma notai che con que- ste si ornarono i Ietti, formarono i vasi delle bevande e si posero co'fìori tra'frut- ti); che nel convito di Pasqua (F.) de- gli Ebrei (V.) due erano le lavande , e parlai d'altre loro cene: nello stesso ar- ticolo Lavanda deViedi narrai come i Pa- pi dopo averla fatta ai Pellegrini o Po- veri (P-), servono loro a mensa. Anche nel Triclinio [V.) pontifìcio si sedeva su banchi in forma di letti, perciò chiamati Icllislerni. A BAGNienel voi. XXXVII, p. 1 ( ) ì notai che prima di porsi a mensa vi si lavavano i gentili ed i cristiani; e siccome in detto articolo dissi che gli antichi man- giavano una volta al giorno, intesi parlare de' greci, i quali propriamente facevano verso sera un pasto solido e succoso, al quale si preparavano con una leggera co- lazione nel mattino o al mezzodì. Venuto Platone in Italia meravigliò che allora gli abitanti facessero due pasti al giorno, cioè le persone sobrie; i soldati, gli ope- rai e le persone dedite ai travagli face- vano 3 pasti, colazione, pranzo e cena, e talvolta anche la merenda nell'estate. L'aw. Camilli, Album 1. 13, p. 349, pub- blicò un saggio de'conviti e delle cucine PR A degli antichi greci, registrando gli scritto- ri greci sull'arte del cucinare, oltre la Ga- stronomia, poema di cucine in versi di Ar- chestrato, che qualificò l'opera più dotta e compiuta in argomento. Ad Agapi, pasti, cene o hanchetti fatti dai primitivi cristiani ne' Cimiteri o Ca- tacombe (P*.), e poi nelle chiese o loro vestiboli con fratellevole concordia, par- lai delle loro diverse specie per fomen- lare la carità cristiana e sollevare i poveri, cioè nuziali o connubiali se pel Matri- monio {V.); natalizie e onomastiche {V, Nome e Nata le) se correva la festa di qual- che Martire (^.)j funerarie se per occa- sione di esequie ai Defunti (f/-)- A Fu- nerali con qualche diffusione trattai delle cene o banchetti funerariide'genlili, in cui avea luogo il bagno; delle agapi funerali de'cristiani, ed anche delle natalizie pei martiri ; de'cibi che si ponevano sulle se- polture [V. Lutto), con distribuzioni ai poveri eziandio di limosinejcome de'pran- zi lasciali pei suffragi anni versarli o Com- memorazione de' fedeli defunti (ad Anni- versario de'defunti ed altrove parlai del- la distribuzione di fave ai poveri per ta- le ricorrenza, dell'origine della quale me- glio a s. Odilone). Inoltre dissi ad Agapi, che ne'primi tempi della Chiesa desunte le agapi dai precetti ceremoniali mosai- ci, Deuteronomio cap. i4> v. 2 4 a 28, in seguito degenerate in abusi gravi, furono proibite, indi definitivamente soppresse nel secolo XV, solo ne restòqualche vesti- gio in diverse chiese. Le feste de' Pazzi(f:/.) ebbero origine dalle innocenti agapi. A Brindisi, invito o saluto diesi fa a pranzo in atto di bere, ragionai delle antiche ac- clamazioni convivali e loro ceremonie (an- che a Laudi), ricordando quello fitto alla salute di Giacomo III da Clemente XIII nella sontuosa mensa in cui ammise il fi- glio cardinal York che avea consagrato vescovo, altro ai cardinali commensali, altro al sagro collegio; e quello detto per Gregorio XVI. A p. 627 del Diario di Cccconi si legge, che Clemente XI aven- P R A 39 do promosso al cardinalato Gualtieri nun- zio in Francia, con breve scritto di pro- prio pugno delegò Luigi XIV a impor- gli la berretta. Questa il re gli pose sul capo a'4 agosto 1706 nella cappella di Versailles dopo la messa, tenendo poi a desinare il cardinale, il quale sedette in distanza di 4 luoghi dal re. Luigi XIV nel bere alla salute del Papa, si levò in piedi e si scuoprì, poi si rimise a sedere e bevette col capo coperto, stando il car- dinale in piedi e scoperto. Quindi il car- dinale volendo bere alla salute delie, si scuoprì e si levò in piedi, bevendo in que- sta positura. Tra gli antichi danesi la fe- sta di Natale si chiamava del corno, per quello che vuotavano pieno di vino per la solennità. In tal giorno i norvegi beve- vano in onore di s. Olao , da cui avea- no ricevuto la fede cattolica, e per abo- lir l'uso di bere in onore delle false di- vinità. Tra gl'irlandesi si beveva in onore di Gesù Cristo e de'santi, in corni dorati. Pegli abusi introdotti fu proibito di bere in amorem sanclorum, dal concilio di Nan- tes, presso Incuiaro di Reims, in cap. ad Presbytcros, e. 1 4- A Cappelle pontificie, nella generica descrizionedelleantichesa- gre funzioni celebrate da'Papi, raccontai i solenni conviti disposti in più mense, una delle quali era pel Pontefice vestito (di questo, oltre la mitra, lodichiarai nel voi. XLII, p. 1 70) pontificalmente con mitra aurifregiata, piviale rosso e Fanone (V.), alla cui destra e sinistra eranoquelledei vescovi, preti e diaconi cardinali, e in ap- presso le altre de'prelati e signori, e me- glio dichiarai nel voi. IX, p. 1 16: che i cardinali sedevano alla mensa per ordine con mitra bianca, ed aveano superpelli- cium(o Colla,Vedì)cum camisiis, et man- teIlo. 11 cardinal Stefaneschi nel codice va- ticano presso Gallico, Acta caeremonia- Ha t. 1, p. 28, scrive : Cardinales omnes tamsaeculares, quam religiosi, habebunt cottas ,cum succissive camisiis (rochetis) albis, et mitris simplicibus de guarnello (panno di bombagia, imperocché fu Pao • 4o PRA lo II che loro le concesse di seta a lavo- ro di damasco) incapile, et manlellisad scapulas: sed religiosi habebunt manlel- limi coloris suae religionis : et ita parali comedent, et alii praelati similiter. Ter- minato il convito, riconducevasi dai car- dinali il Papa alla sua camera, ibique se- dei in faldistorio, ipso et eis paratis, ut Juerunt in mensa. Dopoch'erasi spogliato il Papa degli abiti sagri, i cardinali ed i prelati tornavano alle loro abitazioni,*:»/?! milris equitanles, et parali, sicut incoine- slioneslelerunl.lnohve riportai come nella solenne messa e dopo {'Agnus Dei, il iVo- menclalore (Pr.) che chiamava o nomina- va quei chesi dovevano invitare alla men- sa pontificia, il Sacellario (V.), e il no- taio del Vicedomino (V.), ascendevano all'altare per prender i nomi dal Papa dei commensali: il i ."invitava quelli prò- priamente per la tavola del Papa; il 3.° quelli della mensa del vicedomino (co- me pur dissi nel voi. IX, p. io e 1 1 5). Che ne'vesperi di Pasqua i primati della chiesa romana si refocillavano con be- vande di vini diversi, pachis, pactysi, e la return vimini, ciò che si continuava a fare sino a tutta la domenica in Albis> al modo riportato pure nel voi. XLI, p. 243 e 244- Parlai del pranzo del giorno di Na- tale (/'. e ne parlai ancora ne' voi, lX,p. 1 i5, XXI, p. 161) nel triclinio del Pa- lazzo Laleranense (F .), dopo le 3 Messe, come dell'ordine in cui sedevano a men- sai cardinali,! vescovi e gli altri. Del pran- zo nel giorno di Pasqua (V.) nel tricli- nio leoniano, ove mangiavano sull'accu- bito o lettislernio intorno alla mensa del Papa in figura de' 12 apostoli, cioè 5 Car- dinali, 5 Diaconi, il Primicero{F '.), ed il Priore basilicario sedente su sgabello: si benediceva l'agnello dal Papa, il quale in memoria dell'ultima cena del Signore, ne poneva un poco in bocca del priore di- cendo: Quod facis,fac citius, sicut ille accepit ad damnationem, tu accipe ad irntissionem. 11 resto dell'agnello dava agli altri i i personaggi che seco man- PRA giavano,ead altri a piacere. Versola me- tà del convito l'arcidiacono faceva legge- re al diacono una lezione e poi gli faceva cenno di finire. Allora il Papa ordinava all'accolito che chiamasse i Cantori pon- tificii per cantare la sequenza, indi rice- vevano come pel Natale una moneta e dal Papa una gran tazza piena di vino già da lui gustalo, come narrai a tale articolo (e nel voi. VIII, p. 3 i e seg.), ove dissi del canto eseguito dai cantori ne'solenni conviti del Papa. Ne'due giorni seguenti alla Pasqua si faceva nel triclinio il me- desimo convito, senza la rappresentanza dell'agnello. Noterò che nel voi. XLVI1I, p. 2i 8, dicendo delle oblazioni che si fa- cevano all'altare in commestibili, parlai dell'agnello arrostito che si benediceva dal Papa nel giorno di Pasqua, prima all'al- tare, poi in una sala lateranense della ba- silica Leoniana, ed a chi lo dava a man- giare in figura della cena del Signore. Nel medesimo articolo Cappelle pontificie (e nel voi. Vili, p. 296 e 3oo) descrissi la tavola che nel giovedì santo s'imban- disce dal Papa ai i3 apostoli e come la serve (non sogliono assistervi i cardinali, pure nel 1846 Gregorio XVI permise al cardinal La Tour vescovo d'Arras che se- desse dopo l'ultimo apostolo su d'una se- dia a bracciuoli, vestito dell'abito cardi- nalizio paonazzo: tutte le volte che il Pa- pa si avvicinava a lui, egli si alzava d'in- chinava): delle tavole del giovedì e ve- nerdì santo (ne.W Ordine romano XIII, n. 29,51 legge cheinquesto giorno il Papa non dava alla sua famiglia veruna vivan- da cotta, né vino da bere, ma solo erbe, Pane ed Acqua, V.) che il palazzo apo- stolico dava ai cardinali (le quali già si facevano nel 1G27 e meglio stabilite da Clemente XI, come osservò Cancellieri, Settimana santa, p. 226), ed al princi- pe assistente al soglio, come di altre ta- vole che aveano luogo; descrivendo al- tresì la mensa che i conservatori di Ro- ma facevano imbandire ai pellegrini 111 sede vacuale, ed altre notizie di essa ri PRA poitaiaLAVAjfDADE'piEDr, mentre nel voi. XLIX notai la disposizione in vigore. A Cena dissi di quella del Signore eseguita nel cenacolo di Gerusalemme (F-), in cui Gesù Cristo istituì la ss. Eucaristia (F.), dopo la Lavanda de'piedi agli apostoli, per memoria delle quali si fanno dal Papa nel giovedì santo a 1 3 sacerdoti; della ce- na in figura dell'antica refezione sum- nientovata, che avea luogo nella notte di Natale ne Palazzi apostolici Quirinale e Faticano (ai quali articoli rimarco i luo- ghi ove pranza il Papa sotto baldacchi- no, ed ovest fecero conviti, lo che dichia- rai pure negli altri simili palazzi), la quale cena descrissi nel voi. IX, p. io4> in uno alla cantata che sole va farsi; come ancora trattai delle cene di Quaresima (Ir.),de\- l' Avvento (Ir.), e di digiuno, non che del modo di sedere a mensa degli antichi. Qui aggiungerò che ad Anni santi riportai quando i Pontefici somministrarono le vivande ne\V Ospizi ode Ila ss. Trinità dei pellegrini (fr.), a quelli che vi sono ospi- tati, e le altre mense da loro servite o nel proprio palazzo o in altri locali ove allog- giarono vescovi, ecclesiastici d'oltieraonte e pò veri pellegrini. Per la mensa del giove- dì santo ricordai nel voi. L1I, p. 1 63 che il comune di Perugia somministrava buon pesce; il nunzio di Napoli varie casse di mostaccioli, canditi, conserve di frutti e uva ; ed il tesoriere della provincia di Ferrara scatole di caviale (preparato pei primi dai sibariti, come rile vòTafuri,iT>e/- tere) e de'sturioni pescali nel Po: al pre- sente solo da Ferrara vengono tali pesci e caviale. Anticamente lo stesso Papa in- terveniva alla cena del giovedì santo al modo già detto, con piviale rosso, e fano- ne sul capo colla mitra sopra, lìlus. hai. t. 2, p. 487; restandovi pure a desinare i cardinali coi descritti paramenti sagri, dicendo il citato Gattico a p. 3o,quibus omnibus lolis danlur species, et vinum. Questa doppia distribuzione che il Papa iuceviiai cardinali di spezie edi vino, cam- biato poi in rinfreschi rigenti uni 3aptarum* PRA 4t que aquarum, come li chiama Cencio Ca- merario neh' Ordine XII, spesso si trova rammentata; poiché a p. 8 1 si diceche nella vigilia di Natale, redeuntead aulam Papae, ubi parala sunt vina multa et di- versa, et claretum, et species eo- dem die Poenilentiarii cum eorutn fami' liis, et Eleemosinarius , et Vicecancella- rius cum tota cancellala vtniunt videre Paparn, et Papam dat omnibus species, et vinum. Il clareto si nomina spesso ne- gli Ordtni\romanij Vegio lo chiamò opti- mum vinum, oplimus aromatibus tondi' tum; i Bullandisti, aromaticum vinumj Marlene e Durando^ecoc/z^/jj vinum fa- clitium, dulce pigmentum, gcrmanis da- rei,gallis kipocras. L'autore del ceremo- niale, parlando del solenne convito papa- le, dice: Ponuntur deinde vinum, et con- fectiones, sive species. Si può dunque cre- dere che con queste parole sieno indicate le confetture o il pepe, il quale dabalur in collatione post prandium, anche nel giorno diPasqua,comedissi nel voi. Vili, p. 1 1 9, e come si legge in Gattico p. 427- Anno i4'o Barellinone die dominicae Paschae, Benedictus XIII Petrus de Lu- na dedit piper in collatione. Di che for- se rimane un vestigio ne'garofani dispen- sati dal capitolo lateranense, come notai nel voi. XII, p. 40, e nelledispensedi pe- pe che in alcuni tempi fanno diversi so- dalizi. A Ebrei dissi del loro tributo d'u- na libbra di pepe, piperis, e due di can- nella, cinnamomo. Moretti, De presby- terium p. 222 e 232 , parla di doni e distribuzioni di pepe, piper in collatio- ne post prandium, largizione che faceva il Papa nel giorno di Pasqua. » Donis, et praestationibus nobilioris,cariorisque generis accensebatur piper , antequam , patefactis industria nationum maribus, ac detectis ignotis regionibus , veteres ai-ornatimi species copiosiores fierent, no- vaeque adveherentur in Europam". Nel voi. I, p. i85, parlai della cena che il cardinal vescovo di Albano dava alla cu- ria nella vigilia di Natale, cui donava 4» TRA. due porci ; ad vesperas et ad vigiliani dtbet (nel palazzo del cardinale) ibi re- tnanere Ponti/ex per totani noctem, co- me riporta l' Ordine romano XI ; e il XV, post vesperas fìt potus in aula. Di alcuni rinfreschi per la festa di s. Loren- zo e per l'Ascensione si legge nel Gatti- co p. 86, infesto s. Laurenli si moraretur d. Papa juxla eccl. s. Lau- rentìi, habel vesperos solemnes canlan- dos in ecclesia, et datar potus praelalis in aida; ed alla pag. 88 e 89, sunl ve- speri papale s solemnes in vigiliis Ascen- sionis cantatali in ecclesia, et dalur po~ tusin aula. A Banchetti o splendidi con- viti riportai diversi canoni che ne vieta- no l'accesso agli ecclesiastici, e che la ta- vola de'cardinali dev'esser specchio di moderazione (meglio nel voi. XXIII, p. i36 : s. Eusebio Papa del 3og prescris- se moderazione ai vescovi nelle mense); che in quello de' Papi i principi sovrani e ambasciatori davano loro l'acqua per la Lavanda delle mani (F.), servivano de'due primi piatti e versavano nel bic- chiere per la 1.* volta il vino. Ricordai i banchetti splendidissimi per l'Elezione, Consagrazione, Coronazione e Possesso del Papa (f.), e dei cardinali, ambascia- tori ed altri personaggi che vi era no con- vitati, tolti e aboliti da s. Pio V, Grego- rio XIII e Sisto V, come pur notai nei voi. VIII, p. 162, XXI, p. 170 e 171, e ne derivò l'uso della dispensa a'poveri di un paolo per la coronazione, e di un gros- so nell' Anniversario della coronazione nel cortile di Belvedere, imperocché tale banchetto talvolta si faceva anche per l'anniversario. A Conclave e Cella par- lai ove pranzarono i Papi appena eletti, che per la confusione talvolta solo pote- rono refocillarsi. A Conclave e Dapiferi trattai della quantità del cibo prescritto ai cardinali in conclave, somministrato loro dai dapiferi. Galletti, Del primicc- ro a p. 87, parla di Giacinto dapifero del Papa del 1 1 \ 1 , in cui regnava In- nocenzo II. Nardi, De' parrochi t. a, p. PRA 206, parla de' Subpulmentari e de' Da- piferi della s. Sede; crede i primi prepo- sti forse alla cura de' cibi, i secondi per- sone nobili che servivano a tavola; e che nel 1 177 Alessandro III mandòa pren- der possesso di Bertinoro e suo contado, che Cavalcante suo signore in morire a- vea lasciato alla s. Sede suprema signora del medesimo, un cardinale, un suddia- cono ed un suo dapifero. Nardi parla pu- re de' Paracellari della s. Sede, che ras- somigliaai moderni impiegati della guar- daroba e Floreria pontificia (P-). Dice però Macri, Not. de'vocab., che Paracel* larius era uffizio del palazzo apostolico, il quale avea la cura di distribuire ai po- veri tutto quello che rimaneva alla men- sa del Papa, e cli'era ancora chiamatoci- pulmenlarius, uno de'quali fu suddiaco- no, aggiungendo che sotto Adriano I la dispensa pontifìcia fu nomata Paracel- larium. Anticamente nella mattina del concistoro pubblico, in cui i nuovi car- dinali ricevevano il cappello dal Papa, tanto essi che i cardinali vecchi restava- no a pranzo col Papa. Il Lonigo, Delle vesti purpuree p. 4^ e 5o, riferisce che ai banchetti solenni ai quali interveniva anticamente ilPonteficeco'paramenti sa- gri ne'giorni di sua coronazione, di Nata- le, Pasqua e di s. Pietro, sedevano i car- dinali colia cotta sopra il rocchetto, con manlelletto paonazzo sopra la cotta lun- go fino a terra senza coda e aperto di- nanzi sino ai piedi, senza manicheo fo- rame alcuno alle braccia e colla mitra in testa. 1 cardinali religiosi vestivano nello stesso modo, del colore dell'ordine a cui appartenevano, assumendo la cotta sulle vesti comuni per non usare il rocchetto. Ai banchetti ordinari senza paramenti, i cardinali intervenivano col mautelletto sopra il rocchetto senza la mozze Ila, ed il più anziano di promozione dava lo a- sciugamani al Papa, prima e dopo il ban- chetto. Che in tali vesti intervenivano al pranzo pontificio, per la benedizione de- gli Agnus Dei, de'quali parlai ancora nel PRA voi. IX, p. 35. Come vestivano i cardi- nali ne'pranzi del giovedì e venerdì santo, lo dichiarai nel voi. Vili, p.3o i ; come al- la cena e cantata nel voi. IX, p.io5. L'ac- qua ne' pranzi solenni la versa sulle ma- ni del Papa il cameriere segreto coppie- re, di cui parlai nel voi. VII, p. 2 5, a Fa- miglia pontificia e negli articoli che lo ri- guardano, ovvero un cardinale, il mag- giordomojiin principe, essendovene esem- pi. Nel vol.VIIIsp. 443 rammentai l'usodi farsi de'concerti cantati alla mensa papa- le nel 1 .° d'anno. A Coronazione degl'im- peratori e ad Imperatore descrissi queste funzioni eseguite dai Papi, i quali poi trat- tarono a convito solenne i medesimi, non le imperatrici benché le avessero coro- nate, le quali erano convitate in altra ca- mera, lo che praticò Clemente lì, con En- rico IH ed Agnese. Talvolta pranzaro- no gl'imperatori al palazzo Laleranense, senza il Papa, come Federico III. In Bo- logna Carlo V non pranzò con Clemente VII; bensì l'imperatore al primo atto di bere s' alzò dalla sua sedia e con graziose parole disse un brindisi al Papa; per que- sto, e inchinandosi insegno di gradimen- to, rispose il nipote cardinal Ippolito de Medici; gli altri convitati di seguito imi- tarono l'imperatore, e quindi fu bevuto alla salute e onoranza del l'imperatrice as- sente, del redi Boemia edell'infante reale principe di Spagna, fratello e figlio di Car- lo V, come si legge in Giordani, Della venuta in Bologna di Clemente VII e Carlo Vy p. i43, che descrive il magni- fico pranzo di cui feci parola nel voi. XV 1 1, p. 22 5. Inoltre a Imperatore ricordai il convito sontuosissimo che si faceva in A- quisgrana per la sua prima coronazione. E ad Elettori dell' impero dissi che il conte Palatino era lo scalco e l'arcida- pifero che portava le vivande in tavola; ed il re di Boemia avea l'uffizio di gran coppiere e dava da bere al nuovo impe- ratore ne'solenni conviti la prima volta e colla corona in capo o senza. Antica- mente l'elettore di Baviera era l'orrida* PRA 43 pifero e ne'solenni banchetti portava ili.0 alla mensadell'imperatore4scodelle d'ar- gento coi cibi. L' elettore di Brandebur- go, quale arcicameriere, ne'pranzi solen- ni porgeva da lavare le mani all'impera- tore. Riporta il p. Tosti, nella Storia della lega lombarda, che Federico I prenden- do in Pavia la Corona di ferro nel dì del- la Pasqua, dopo la mensa tenne lauto ban- chetto, cui fece sedere i vescovi ed i gran- di feudatari di Lombardia, egli colla co- rona in capo, i vescovi colle mitre. An- che nelle coronazioni de're, i Papi li ten- nero alla loro mensa, in cui ricevettero l'acqua alle mani egli altri ossequi toc- cati di sopra, mentre gl'imperatori nella Cavalcata fungevano l'uffizio di Pala- freniere (V.)t gli uni e gli altri colla co- rona in capo. Ai sagri o solenni conviti de'Papi pre- siedeva e dirigeva la mensa il Vicedo- mino, poi Maggiordomo : a questo arti- colo trattai di quanto Io riguarda, e che spetta a lui di servire a mensa nel gio- vedì santo i 1 3 apostoli ( che prima uno di questi era confrate della dottrina cri- stiana, lo notai nel voi. XX, p. 249) se il Papa non fa la funzione; che il prela- to se non è prete benedice la mensa un vescovo o \ Elemosiniere (lr.')jclie invi- tava i cardinali alla mensa del giovedì e venerdì santo, ed alla cena della vigilia di Natale, oltre quelle tavole che tuttora imbandisce ai primari della famiglia pon- tificia ne'due primi giorni; e che ne' Viag- gi e Villeggiature de'Papi (V.J, invila i commensali ai pranzi cui presiedere al- la mensa interviene il Papa, questi li de- stina , nel qual caso lo Scalco (V.) e il coppiere prestano qualche assistenza in principio a piacere del Papa, presentando il i.° la minestra, il 1° versando vino nel bicchiere, indi in lutto sunnWsceV Aiutati- te di camera (V.) eh' è quello che sem- pre serve a mensa il Pontefice sia dome- stica che solenne, non dovendo servire altri , ne muoversi dal fianco del Papa, cui presenta le vivande e altro, e versa il 44 PRA. vino e T acqua ne) bicchiere. In questi pranzi la tavola del Papa è aderenteal- ìa mensa degli altri, ma circa un palmo più. alla, sedendo in sedia a bracciuoli e su pradella. Ne'pranzi solenni il coppie- re e lo scalco devono prestare servizio in tutto il tempo che dura la mensa , coa- diuvati dall'aiutante di camera, il quale è assistito dai famigli pontificii chiama- ti impropriamente scopatori segreti. Di- minuiti gli uffizi della Famiglia ponti- ficia {V.) e semplificate le ceremonie e costumanze riguardanti la mensa ponti- ficia, anche se il Papa pranza in pubblico, cioè se animelle cardinali, prelati e altri peisonaggie l'intima famiglia nobile, tut- to procede con semplicità e con poca eti- chetta. Al presente ne'pranzi ordinari è il credenziere che mette i piatti intavola, li leva, scalca, distribuisce i vini (non essen- dovi più il bottigliere, esercitandone il cre- denziere le veci) e dirige la mensa ; lo aiu- tano gli scopatori segreti, i palafrenieri e altri inservienti.il Papa benedice la men- sa, e quando beve la prima volta tutti devono genuflettere (su di che può ve- dersi il voi. XXXVII, p. 1 88); i cardi- nali ed i vescovi si alzano in piedi e fanno un inchino, i cardinali cavandosi il ber- rettino rosso. Altre particolarità speciali le dirò in seguito. A Maestro del s. o- srizio, ministro laico palatino, raccontai che anticamente avea la cura del desina- re e della cena di que' cardinali che ce- lebravano nella basilica Vaticana. Spet- tava a lui domandare al Papa chi do- veasi invitare a mensa, per regolarsi nel £ue le provviste corrispondenti : che in tempo di desinare si chiudevano le porte di palazzo e posava le chiavi sulla mensa del Papa o le consegnava al Camerlengo, se questo primario ministro pranzava o pernottava in palazzo. Nell'ora del pran- zo e della cena faceva suonar \aCampa- nao Campanella^.) di palazzo (ciòche ricorda l'usodella campana Pulnumtaria, di cui parlò Stuchii, ^Nltdr. Conv.ì. 12, la qua le si usa va nelle vaste abitazioni dc'ina- PRA gnali per radunare le persone a mensa) e assisteva il Pontefice durante la mensa; presiedeva all'assaggio delle vivande edel- le bibite prima diesi ponessero sulla men- sa pontificia (quanto si fa ora perla mes- sa solenne, lo toccai nel voi. L, p. 43) , questa terminata somministrava al Pa- pa il rocchetto, la mozzetta e l'acqua al- le mani se non vi era persona a lui su- periore. Alla sua tavola invitava militi e altri. Inoltre presiedeva all'imbandigione de'solenni conviti nel palazzo apostolico nel giorno della coronazione del Papa, nel giovedì santo e in altri. A Famiglia pontificia, a Palazzi apostolici, a Mag- giordomo, riportai il novero delle oflìci- ne e dispense palatine de' commestibili , della cantina, della panetteria, della cu- cina, della credenza, del lineilo, de'luo- ghi ove si mangiava e altro. Siccome in molte ingerenze dell'antico Vicedoniino successe il Maestro del sagro ospizio, le attribuzioni di questi furono poi riunite nel prelato maggiordomo e prefetto dei palazzi apostolici. All' articolo Foriere maggiore, offiziale laico palatino, narrai che ne' solenni pranzi pontificii eserci- ta delle ingerenze dipendentemente dal maggiordomo, e che ne'viaggi del Papa lo precede, prepara gli alloggi, fa imban- dire le mense pel Pontefice e per la cor- te, supplendo il maestro di casa in sua assenza. A Maestro di casa oe'sagri pa- lazzi apostolici enumerai le attribuzio- ni di questo offiziale laico palatino, del- la cura che aveva della mensa pontificia e lavanda delle mani del Papa, come dei pranzi e delle cene che si davano in pa- lazzo ai famigliari pontificii o ad invitati cardinali e signori ; che in nome del Pa- pa presentava i donativi di copiosi com- mestibili ai sovrani e ambasciatori nel lo- ro arrivo in Roma, e se i secondi appro- davano in Civitavecchia erano trattali di pranzo, da lui, dai bussolanti, dallo scal- co della foresteria e da altri famigliari ; della mensa palatina che imbandiva nel- la villeggiatura di Castel Gandoljoy di- PRA cencio chi v'interveniva, come dell'attua- li sue attribuzioni in tal tempo e ali re cir- costanze, circa i pranzi e le cene de'pa- latini ; del pranzo annuale che il Papa dava in palazzo agli Uditori di rota , e di quelli che ai medesimi offriva il cardi- nal cancelliere. Quanto agli ambasciato- ri aggiungerò con Amati, annotatore del Maestro di camera del Sestini nel 1 634- » Il Papa suole onorare gli ambascia- tori (/^.) regi straordinari d'ubbidienza, col tenerli una volta a mangiar seco : questo onore è stato fatto anche ai due capi delle due case Colonnae Orsini; da s. Pio V a M. Antonio Colonna nel ri- torno dalla guerra navale (di cui nel voi. XXXV, p. 180), e da Clemente Vili a d. Virginio Orsini allorché si trattenne alcuni giorni per diporto a Palo (di che parlai a Porto); il quale onore non fa il Papa agli ambasciatori benché regi e straordinari se non sono d' ubbidienza , non solo in Roma, ma neppure in Fra- scati e in Castel Gandolfo , dove vanno essi molte volte a trovare sua Santità e sono trattenuti a mangiare dal cardinal nipote del Papa ". A Bussolanti, fami- gliari palatini, già divisi in Bussolanti, Camerieri extra e Scudieri, dissi che fra i primi erano lo scalco della foresteria di palazzo e il trinciante, fra 'secondi il sot- to scalco e due trincianti della foreste- ria, che i terzi versavano l'acqua alle ma- ni del Papa in alcune funzioni. Che i bussolanti nel giovedì santo assistono al- la tavola de'pellegrini e fanno altrettan- to ne'solenni conviti de' Papi ; assisteva- no alle mense de'cardinali nel giovedì e •venerdì santo, ed alla cena di Natale. Che il bussolante sotto -guardaroba assiste quelli che fanno da apostoli , li accom- pagna alla colazione e alla mensa dopo la Lavanda de piedi ', leggendo alla stes- sa mensa dopo il Caudatario del Papa {V)- Nell'articolo Mazzieri del Papa e nel voi. Vili, p. 234 , rilevai che dalla cucina della foresteria pontifìcia piglia- vano le torte e le portavano ai cardina- P R A 4$ li che aveano cantalo messa nella cap- pella palatina, o assistita quella del Pa- pa o cantato l'evangelo. Che ne'pranzi in cui i Papi vi ammisero cardinali, amba- sciatori e altri personaggi o principi, ac- compagnavano lo scalco e il coppiere ; questi pranzi anticamente si facevano nei primi 9 giorni dopo l'elezione. A Fami- glia de'cardinali e prelati parlai anco- ra de'loro coppieri, scalchi, credenzieri e cuochi, come de'sodalizi de'nobili aulici, de'cuochi,de'credenzieri e pasticcieri (dei fornari , osti e altri a Università' arti- stiche); ricordando nel voi. VJIIjp.'ìSoe 3o2 quelle colazioni che dal palazzo pon- tifìcio ricevevano i famigliari de' cardi- nali nelle sagre funzioni, ede'pranzi nel giovedì e venerdì santo. 11 Sestini, Mae,~ stro di camera cap, 4 1> riporta che i car- dinali legati o altri in ospitare personag- gi anche reali, allorché gì' imbandivano la mensa pubblica vestivano per distin- zione 1' abito cardinalizio col rocchetto scoperto , per gli altri non assumevano il rocchetto. Nel cap. 11 dice che i car- dinali intervenivano alle ceremonie degli sposalizi e al banchetto pure in abito car- dinalizio col rocchetto scoperto; se trat- tenevansi al ballo, indossavano sottana e ferrai uolone. Delle parti di palazzo o pane di onore parlai in più luoghi, cioè delle quotidiane e altre distribuzioni di pane, vino, commestibili e altro che da- va il palazzo apostolico, e chi ne gode- va, come ne'vol.XLI, p. 9.87, L, p. 2o5 ossia Palazzo apostolico, ove feci memo- ria dell'antica vita comune che ivi si u- sava ; quali persone il Papa invitava a mensa pel Nomenclatorej de'luoghi o ti- nelli, caenaculum, t rie Un aria, ove si ci- bava la famiglia pontificia; delle vivande che si cucinavano nelle officine palatine pel gran numero de' famigliari, per cui eranvi i cacciatori per somministrare i prodotti della Caccia (V), e de'tributi di questa perciò imposti dai Papi. Che intermesso l'uso della mensa ai famiglia- ri s'introdussero le parti di palazzo, pri- 46 P R A ma copiose, poi modificate, indi soppres- se nel fine del passato secolo. All'arti- colo Famiglia pontificia, nel pubblicare diversi anticbi ruoli, riportai gli uffizia- li della panetteria, cucina, tinello, creden- za, cantina e foresteria pontificie, tan- to per la persona del Papa , che de' fo- resteri e de' famigliari palatini. Nel se- colo XIII eravi la Coquina parva et ma' gnaj i brodariij Yosliario o custode del- le porte della cucina, I' arcicuoco, il su- perquoqus. A Maggiordomo, in descrive- re l'antico / icfdoiniiìo i .° minisi io del- la casa del Papa, descrissi quanto riguar- da l'antica vita comune tenuta nel me- desimo palazzo, essendo egli preposto al sostentamento del Papa e de'famigliari; che nel Patriarchio ospitava i forestieri e li riceveva alla sua mensa nel Vicedo,- minio, ove pure ammetteva gli ufliziali maggiori della s. Sede nelle solennità, e dove li faceva refocillare in alcune fun- zioni con iscelte bevande e vini preliba- ti, per tornare a cantare dopo ristorati, cioè in sedili intorno al Triclinio j che di questi ve n'erano parecchi nel Late- rano pei sagri conviti papali , quali di- rigeva e presiedeva. A Palazzo Vatica- no parlai delpollaro, del custode dell'or- to o giardiniere e del fornaio, che caval- cavano ve possessi e altre funzioni. Ve- dasi il Caerem. Rom. sectio 3.a De con- vivio solcmni Pontificis cimi cardinali- bus, et praelalis, p. 29. Caerem. elecl'iO' nis et coronationis Ponlf., Francofurti 1732 et Romae : De. convivio solemni Pontificis cimi cardinalibus et praela- tis e. 1 1, p. 186. Vergeri, Ord. eligendi Pontificii; Tubingae 1 556 : De convivio solcmni Pont, cimi cardinalibus et prae- lalis, e. 4- Quanto riguarda la lavanda delle mani Io riportai nel voi. XXXVII, p. 188; quanto spetta al maggiordomo nel voi. XLI , p. 286. In capite aulae erit suggeslum , ad quod triplici grada ascendtlur, longumpro latitudine aulae. In medio surget quadrus thalamus pal- mi altitudine, super quo paratur meri- PRA saePapae. Apudparietcm erit sedes pa - palis, ad quam parvo, et demum ma- gno scabello ascendetur. Ornabilurque sedes panno aureo pendente super ca- put. Mensa erit alla ad justam proporlio- nem sedeniis. Ad dexteram aulae par- te m par abitar prò cardinalibus, eie. Ma- gister domus provideal in tempore de or- dine, et modo ferculorum de servitori' bus, quis primus et secundus, et quis a- lius debet portare fercula. Pontifex re- mota prius mensa ad partem sedeat in sede. Cardinale^, et principis alii stent ante paratos mensae . . . Dopo la lavan- da, Papa benedicit mensam , stans capi- le nudo, et lune diaconi assistimi. Fini- ta benedictione sedet, et diaconi vadunt ad loca sua. Primum ferculum por labi t nobilior princeps , sive imperator , sive rex sitj secundimi ferculum dignior a- lius post eum, et sic successive j et por- tato ferculo , quisque sedei si debet se- dece ... Quimi Papae bibel,consueverunt omnes astantes, prae ter episcopos et su- perioris dignitalis viros, genufleclere ... Omnibus lolis redduntur gratiae per Pa- paia stanlem, ut prius. Ora riunirò alcu- ne altre erudizioni speciali , relative al modo di cibarsi de' Papi, ed ai loro so- lenni pranzi. Papa s. Gregorio I del 5go per l'ar- dente sua carità ogni giorno nel suo pa- lazzo faceva imbandire la mensa a 12 poveri e li serviva a mensa, ed un gior- no peri 3.° vi si assise un Angelo, quel- lo di cui parlai nel voi. XII, p. 49: laon- de da questo pio costume di s. Grego- rio 1 isuccessori fecero altrettanto al mo- do che narrai nel voi. XXI, p. 1 58, 1 6\ e altrove (ivi celebrai i Papi s. Zaccaria, Adriano 1 , s. Nicolò I e Adriano II, pel pranzo e alimenti che facevano sommi- nistrare ai poveri). Riporta il Libro Pon- tificale, che Carlo Magno allorché ven- ne in Roma nel 774 stette a mensa vi- cino a Papa Adriano I, dopo la solenne messa, e l'ospitò , ed altrettanto fece s. Leone III, come notai a Palazzo Vati- PRA cvjfo, dicendo della gran sala pei convi- ti edificata da questo ultimo. A s. Nico- lò I raccontai die solennemente convitò nell'858 l'imperatore Lodovico II, il qua- le fece altrettanto al Papa a Tordi Quin- to lungi dalla porta del Popolo 3 miglia e 3/4 ( ora i prati omonimi hanno due fondi cosi detti dalia torre distrutta , appartenenti alla basilica Vaticana per quanto dirò a Primicerio, e al princi- pe Borghese). Rinaldi all'anno 867, n.° 7 riporta, che essendo divulgato che A- driano II volesse annullare i decreti del predecessore s. Nicolò I , i vescovi occi- dentali gli scrissero solenni lelttvc in lo- de del defunto. » Or essendosi per tal cagione alcuni servi di Dio greci e d'al- tre nazioni dimoranti in Roma, ritratti occultamente dal collegio del santissimo Adriano li, egli l'invitò la 6.a feria del- la seltuagesima a convito, secondo il co- stume, ma in maggior numero dell'or- dinario, e con esempio di molta umiltà diede a tutti l'acqua alle mani , pose le vivande in tavola e porse da bere. E (che sapeva non aver fatto nessun altro Pon- tefice) affinchè più volontieri si mettes- sero a desinare, si pose a tavola con es- so loro. E lodando Dio con cantici spi- rituali, si levò e gittossi in terra, dicen- do: Prego vi e supplichevolmente vi chieg- go o padri, fratelli e figliuoli, che faccia- te orazione al Signore per la chiesa cat- tolica e pel cristianissimo nostro figliuo- lo Lodovico li imperatore, acciò voglia sottomettere al dominio di lui la nazio- ne de' saraceni per nostra perpetua pa- ce. Anche orate per me fragile e debole, acciocché Cristo mi dia grazia e virtù di santamente governare tanta moltitudi- ne della sua chiesa, il qual Signore com- mise al b. Pietro apostolo, che reggesse tutti quelli ch'egli col suo sangue pre- zioso ricomperò. E rispondendo essi a gran voce, che anzi egli dovea porgere preghiere per loro, essendo più accetto a Dio, il Pontefice soggiunsecollelagrime. Conciosiachè il pregar per li buoni è tra PRA 47 render grazie al donatore d'ogni bene , io domando, che avendo voi memoria nelle vostre orazioni del santissimo e cat- tolico Papa Nicolò I padre e predecessore mio, rendiate graziealla di vi ria bontà ,che mossasi a compassione della sua chiesa l'abbia elettoa rimedio de'mali del mon- do. Le quali parole non sì tosto ebbero udito que'servi del Signore, cioè i geroso- limitani, gli antiocheni, gli alessandrini, i costantinopolitani , alcuni de' quali e- rano ambasciatori de' principi del mon- do, che in subita meraviglia venuti e qua- si attoniti a chiarissima voce dissero: Deo gratias, Deo gratias, il quale ha dato per capo della sua chiesa te , che fai al tuo predecessore tanta riverenza. Deo gra- tias, Deo gratias, il quale non ha posto nella sede del suo apostolo un Papa a- postatico; il quale collocato ha i fonda- menti della sua casa non su l'arena, ma sopra fermissima pietra ; il quale t' ha fatto succedere al santissimo Nicolò I e mantenere i decreti di lui. Cessi dunque l'invidia e la sinistra fama pur cessi. E sì (con acclamazione convivale) gridaro- no tre volte: Al nostro signore Adria- no II eletto da Dio sommo Pontefice e Papa universale vita lunga. Dopo que- sto, Adriano! I imponendo col cenno del- la mano silenzio, intonò ( questa accla- mazione convivale): Al reverendissimo, santissimo e cattolico don Nicolò I, de- stinato da Dio sommo Pontefice e Pa- pa universale sempiterna memoria j il che disse tre volte. Al nuovo Elia vita perenne e gloria immarcescibile; simil- mente tre fiate disse : Al nuovo Finces, che merita gli ornamenti dell'eterno sa- cerdozio, eterna salulej si disse pur tre volte, e altrettante: Ai seguaci suoi pace e grazia ". Stefano V detto VI dell'885, chiamava ogni giorno a pranzo i nobili caduti in po- vertà. Leggo in Borgia, Memorie di Be- nevento t. 3, p. 128, che nel 1 137 In- nocenzo II convalidò il diritto de' Papi di confermare l'abbate di Monte Cassi- 48 PRA no, e eli essere in quel monnslero trattali di pranzo e alloggio nell'andare e ritorna- re da Benevento, cosa che in que'tenipi as- sai spesso accadeva. Alessandro III perdo- nò l'antipapa Calisto III del suo scisma e con carità lo fece sedere alla sua mensa. In- nocenzo III imbandiva la sua tavola con tre soli piatti (come costantemente ammi- rai per più di i i anni praticarsi da Gre- gorio XVI nel cardinalato e nel ponti- ficato, il cui semplicissimo pranzo si com- pose di tre frugalissime vivande; in pro- porzione la sobrietà del vino fu maggio- re e più parca della mensa, non avendo mai adatto usalo di bere liquori : meglio spero celebrarne le virtù con apposita o- pera); dopo a ver coronato imperatole Ot- tone IV lo tenne a mensa, facendo questi imbandire un banchetto a tutti gli abitan- ti di Roma (ridotti allora a 35,ooo come notò Cancellieri, Aria, p. 1 9), lo che ripor- tai nel voi. XXXV, p. 2 7 1 .Nel voi. XV, p. 192 dissi che s. Celestino V creò un cardi- nale a cena. Eletto nel 1 294 a successore Bonifacio Vili, nel giorno della corona- zione e possesso gli addestrarono a pie- di la chinea Carlo II re di Napoli e Car- lo Martello suo figlio, detto re d' Un- gheria, i quali colla corona reale in te- sta Io servirono in quel giorno in tavo- la delle due prime vivande e poi resta- rono ancor essi al convito coi cardinali: altro simile anteriore esempio 1' accen- nai nel voi. XXXVII, p. 187. A Curso- ri apostolici notai che attingevano l'ac- qua che beveva Bonifacio Vili, il qua- le nella prigione d'Anagni, come riferii nel voi. XIV, p. 283, per timore di ve- leno non si cibava die di ovi : al citato articolo dissi della vivanda , bevande o colazione che ricevevano i cursori dai car- dinali, se li trovavano a tavola nelle in- timazioni. Nel voi. XXVII, p. 275 dissi dell'obbligo del vescovo'e capitolo di A- nagni,di offrire ogni sabbato 7 pania'Pa- pi, recandosi nelle provinciedi Marittima e Campagna. Se il b. Benedetto XII morì per fichi avvelenati, vedasi i voi. V, p. 5, PRA LII, p.164. Giovanni XXII, fece nutrire nel suo palazzo coi cibi della sua mensa l'antipapa Nicolò V, dopo la sua conver- sione. Del magnifico banchetto dato nel 1 34o in Parigi a Benedetto XII, per cui il popolo mangiò la carne di venerdì, si può leggere tale articolo. Nel voi. Ili, p. 193 raccontai come una squadra d'as- sassini bloccò Avignone, ed a che costrin- se Urbano V: Novaes chiama il capo Arnaldo de Servole detto l'arciprete, che vi fu accolto come fosse un figlio del re di Francia, che più volte mangiò a men- sa col Papa e coi cardinali. Portatosi Ur- bano V in Roma, nel 1369 imbandì un solenne pranzo all'imperatore d'oriente Giovanni I Paleologo, per 1' abiura che ricordai nel voi. XL1X, p. 3o4- Euge- nio IV (P.) , mentre mangiava voleva sapere cosa di lui si diceva, pel fine vir- tuoso che notai nel voi. VII, p. 23. Ni- colò V eletto nel 1 447 > ^ece restare a pranzo nello stesso giorno nel Vaticano la maggior parte de'cardinali; poscia fu calunniato, come altri , di dilettarsi dei vini squisiti. Pio II nel giorno della co- ronazione e possesso con reale convito nel palazzo Lateranense trattò i cardinali, gli ambasciatori de' sovrani , gli ottimati et proceribus di Roma. Ne' viaggi ricevè in Firenze splendido banchetto da Co- simo de Medici , in Ferrara magnifico pranzo da Borso d'Este. Sempre ameno cogli amici, alcuni ne voleva ogni giorno a mensa, la quale ordinaria mente face- va imbandire ad aria aperta : modera- tissimo, fu contrario ai cibi delicati o con ricercatezza conditi (come lo fu l'enco- miato Gregorio XVI). A Paolo II rile- vai che gli piaceva pranzare in compa- gnia (oggidì è inveterata consuetudine che il Papa pranza sempre solo, tranne qualche rara volta nell'ottobre in giar- dino o in qualche gita ne'suburbi di Ro- ma, con qualche cardinale, prelato, fa- migliari e alcun personaggio, e talvolta coi religiosi de' conventi o monasteri in cui si recano , locchè notai parlando di PR A tali luoghi ; bensì sogliono i Papi gradi- re la semplice compagnia di qualche in- timo famigliare, e talvolta pure di alcun personaggio, il quale fanno sedere), ri- portai l'improvvisata che fece a un pranzo di cardinali, e che come nel cardinalato, vegliando la notte, soleva pranzare a ora di vespero e cenare verso l'alba, talvol- ta in giardino, confutando le calunnie contro di lui lanciate. A Palazzo aposto- lico di s. Marco dissi de'banchetti dati in esso, anche nel Carnevale di Roma (al quale articolo, a Carnevale, a Giuoco e nel voi. L, p. 73, trattai de relativi sol- lazzi, se il vocabolo derivò dal tralasciar- si l'uso della carne) , che imbandiva al senato romano ed ai forestieri : per la pace d'Italia e per amore verso il popo- lo romano die un sontuoso convito, e fu coniata la medaglia descritta dal p. Bo- nanni, Numism. Pont. t. 1, p. 87, coi cor- ni dell'abbondanza e l'epigrafe : Convi- viurn pub. erga populum romanurn. Ro' ma. Paulus Ilvenetus P. M. Pacisfund. Innocenzo Vili dopo essersi coronato in Vaticano, si portò con magnifica caval- cata al Lalerano pel possesso ; quindi/e- cit prandium solus ami suis domesticisj i cardinali pranzarono nella canonica; per gli officiali della curia e baronaggio romano furono imbandite molle mense con abbondanza di cibi, cum magna coti' fusione. Nel i4^9 stampò in Roma l'in- signe medico Gabriele Zerbi di Verona e dedicò a Innocenzo Vili: Gerentoco- mia, opera intorno al metodo di vivere pei vecchi, del vitto, del vestito e delle loro occupazioni. A Medico parlai delle opere scritte pel sano nutrimento e flo- rida conservazione de' Papi : si può ve- dere anche il voi. LII, p. 226. Eletto nel 1492 Alessandro VI fece restare a pran- zo il cardinal Ascanio Sforza e alcuni al- tri. Mentre il suo figlio Cesare voleva in una cena presso il cardinal Castelli av- velenare i cardinali, ne restò invece vit- tima col padre, il quale ne mori secondo alcunij Cesare fu messo subilo dentro un VOL. LV. P R A 49 bove ucciso allora, perde i capelli e mu- tò la pelle: tutto riportai ne' voi. I, p. 242, VI, p. 46, LI, p. 128. Giulio li nella sua elezione trattenne alla sua men- sa diversi cardinali : il solenne convito del possesso viene descritto ne' Possessi raccolti da Cancellieri p. 59. Il Papa man- giò con diversi cardinali, altri pranzaro- no nella camera de'canonici. In palatio card. Eslensis ordinetur et repareturlo- cuspro colanone Papae, et cardinalium: et in domo de Mellinis prò praelatis, et offìcialibus capellae. Palatiwn s. Joan- nis reaptetur, ubi opus est. A p. 62 e 65 si descrive il convito di Leone X per la medesima funzione del possesso che Giu- lio II avea separata dalla coronazione. De'solenni conviti dati da Agostino Chi- gi a Leone X ed al sagro collegio dei car- dinali, parlai ne' voi. XIII, p. 77 e 78, XXIII, p. 207 e 208. Alla sua biografia ed a Poesia dissi dei versi che Leone X gradiva sentire improvvisati a mensa con allegrie non lodate. Del solenne convito imbandito in Campidoglio^ per la crea- zione in patrizi romani del fratello Giu- liano e del nipote Lorenzo, ne pubblicò la descrizione il comm.r Visconti nel t. 4-» p. 264 e 272 dell' Album. Adriano VI nel giorno della coronazione fece il con- vito nella sala d'Innocenzo Vili in Va- ticano. La sua morte fu attribuita alla birra che beveva, o al pranzo che nel con- vento della Chiesa di s. Martino gli die il cardinal Carvajal a'5 agoslo, nel ritor- no da s. Maria Maggiore per la festa del- la Neve, affermando l'Ortiz che non man- giò. Nel voi. XXVII, p. 12 rimarcai co- me Clemente VII in Marsiglia si assise a mensa colla regina di Francia , ad onta che il Caeretn. Rom. di Patrizi prescri- veva : Numquam aliqua mulier come- di tinpraesenlia Papae, etiamsi esset ini- peratrix, regina vel Pontificis consan- guinea. La morte di Clemente VII si cre- de provenuta dal cambiamento del teno- re di vita nel cibarsi. Paolo III amava avere presenti alla sua mensa filosofi e 4 5o PRA teologi, cui somministrava argomenti per istruttivi ragionamenti. Giulio HI che nel 1 55o gli successe, tenne a pranzo nel dì dell'esaltazione quasi tutti i caldina» li: alla biografia osservai che dai cibi gros- solani essendo passato ai delicati, lo con- dussero al sepolcro ; e che banchettava spesso i cardinali nelle frequenti ricrea- zioni che si prendeva alla sua Villa dì Papa Giulio. Celebrai Marcello II (F.) per la sua parsimonia anche nelle sup- pellettili della mensa , ove si faceva leg- gere la scrittura o i padri. Paolo IV ad onta della sua virtuosa sobrietà ne' cibi e nel vino, tenne solenne convito per la coronazione, e voleva che s' imbandisse la domestica mensa da principe : ne'suoi austeri costumi pure in carnevale invi- tava a pranzo tutti i cardinali. Le belle particolarità si possono leggere ne'vol. X, p. 93, XLI, p. 258, LI, p. 1 29, 1 3o e i32. Pio IV nel dì del possesso si fermò a pranzo in Castel s. Angelo (^.), indi nell'anni versai io di sua coronazione pran- zò in pubblico nella sala di Costantino al Vaticano, col sagro collegio egli am- basciatori pegli sponsali del nipote, che descrissi anco ne'vol. XXV111, p. 233, XLV, p. 1 12. I 1000 scudi annui che si spendevano nel banchetto pei cardinali e ambasciatori, nell'anniversario della co- ronazione^. Pio V li dispose in favore dei poveri ede'monasteri econvenli bisogno- si. Alle moderate spese che nel cardinalato faceva per la mensa, s.PioV divenuto Pa- pa aggiunse 4paoli il giorno. Auche Gre- gorio XIII non permettendo il convito, soccorse copiosamente i poveri e i luoghi pii;magnificoin tutto, pel pranzo non vo- leva che si spendesse piò di mezzo scu- do. Sisto V dopo il possesso si recò a pran- zo cogli ambasciatori del Giappone^.), che gli versarono l'acqua sulle mani, nel* la sua vigna a s. Maria Maggiore ; ma non volle l'aulico convito, tanto piò che allora in Hoina cravi penuria di viveri. Di Gregorio XIV abbiamo: // solertissi- mo convito /allo in Roma nel giorno di PRA sua coronazione coi cardinali e prelati della corte e molti altri personaggi di conto, Venezia 1 590. Nel palazzo di s. Marco trattò di lautissimo ospizio Al- fonso li duca di Ferrara; altrettanto fe- ce Innocenzo IX col duca di Mantova: questo Papa si cibava una volta il gior- no, cioè la sera. Clemente Vili teneva ogni giorno accanto alla sua mensa tanti poveri, quanti erano gli anni del suo pon- tificato; a questi versava l'acqua sulle ma- ni, benediceva la tavola e regalava di qual- che piatto della sua. A Ferrara descrissi i matrimoni che vi fece Clemente Vili tra Margherita d'Austria e Filippo HI re di Spagna assente, e di Alberto d'Austria ex cardinale con Isabella di Spagna. Ab- biamo da Ferlone , De' viaggi de' Papi, che Clemente Vili nobilmente alloggiò la regina Margherita nel Castello ov'e- gli abitava, componendosi il suo seguito e quelli dell'arciduchessa madre e del co- gnato arciduca Alberto di 7,000 perso- ne, compresi i grandi di Spagna, baroni e nobili. Il Papa invitò la regina a pran- zo. Un palmo distante la mensa pontifì- cia e un poco più bassa era quella del- la reginaj alla quale contigua fu l'altra della madre e del cognato. L'etichetta delle mense fu osservata scrupolosamen- te, anche pegli scalchi e pei piatti. Nella cattedrale Clemente Vili fece gli sponsa- li, pontificando la messa dello Spirito san- to. Letto dal papa l'offertorio dal trono, due cardinal lanciarono a levare la regina dalla sua tribuna e la condussero ai pie- di del Pontefice, con l'arciduca Alberto procuratore del re di Spagna, e li con- giunse in matrimonio. Partita dal soglio la sposa , Clemente Vili sposò Alberto con l'infanta Isabella, per la quale fece da procuratore il duca di Sessa : 1' arci- duca ringraziò il Papa, dopo avergli ba- ciato i piedi, la mano e il volto. Alla co- munione dal trono il Papa die I' Euca- ristia alle due arciduchesse, ad Alberto ed a Sessa: gli ambasciatori imperiali , veneto e bolognese versarono l'acqua sul- PR A le pontificie mani. Indi la regina ricevè in ginocchio da Clemente Vili la rosa doro benedetta. Nel dì seguente il Papa imbandì ai medesimi nuova mensa, e la replicò nel dì appresso, donando alla re- gina la carrozza di velluto cremisi mes- sa a oro, colla quale l'avea fatta incon- trare da due cardinali legati. Urbano VI II creò il nipote d. Taddeo Barberini pre- fetto di Roma, indi lo tenne a desinar seco in mensa distinta. A Morte ( ove ripar- lo de'con vili funebri) notai che Alessan- dro VII per averla presente., la fece di- pingere sui piatti e scodelle della mensa e scolpile nella tazza d'argento in cui be- veva : a Letterato dissi quale tratteni- mento faceva dopo la mensa. J\Tel voi. XXXV, p. 1 82 trattai dell'ingresso solen- ne in Roma di Cristina regina di Svezia, ed a Confermazione riportai quella che le somministrò Alessandro VII, alloggian- dola nel Palazzo faticano: la mattina seguente il Papa 1* invitò a pranzo, e la sua tavola fu inferiore d'un palmo a quel- la del Pontefice, con partecipare del suo baldacchino. Mentre desina vano fece bre- ve ragionamento sagro il gesuita p. O- liva predicatore apostolico,ed il resto del tempo si passò col canto di parole spiri- tuali. Levate le mense, la regina si fermò per alcun tempo a discorrere con Ales- sandro VII , il quale poi la visitò nelle sue stanze, come avea fatto ClementeVI II in Ferrara colla regina di Spagna. Cle- mente IX ogui giorno faceva nel palaz- zo imbandire il pranzo a 12 pellegrini, e spesso dava loro le pietanze e da bere. Innocenzo XII, padre de'poveri, non vo- leva spendere più di 3 paoli pel desina- re, poiché la sera secondo le stagioni pren- deva la cioccolata o il sorbetto. Modera- to Clemente XI nella tavola , durante questa si faceva leggere un libro spiri- tuale ; digiunava spesso e ne' tre piatti delle vivande voleva spenderei 5 baioc- chi. Benedetto XIII soleva andare a pran- zo ne' rcfellorii de' domenicani già suoi col-religiosi uè' conventi della Minerva, P R A 5 . de'penitenzieri liberiani, di «.Clemente, di s. Matteo in Merulana, di s. Sabina, di Monte Mario {F.), assumendo l'abi- to dell'ordine, e con questo interveniva al refettorio de'minori osservanti d'Ara- celi nella festa di S.Francesco e poi inco- ro. A Ospedali di Roma raccontai come Clemente XI e Benedetto XIII serviva- no gì' infermi nel desinare, ricreandoli con dolci e brugne : altrettanto fece Be- nedetto XIII recandosi a Benevento. Nel 1725 [nel Diario di Roma n.° 1 173 si legge come Benedetto XIII , dopo aver consagrato vescovo il cardinal Ottobo- ni, 1' ammise a mensa coi cardinali assi- stenti. Nel n.°2472 del Diario di Roma del 1733 si descrive l'alloggio dato da Clemente XII nel palazzo Quirinale, al viceré di Sicilia conte d. Giulio Viscon- ti milanese, dopo averlo fatto incontrare a Civita Castellana. In tavola separata lo tenne alla sua mensa, ricevendo dal vi- ceré il tovagliolo quando si lavò le ma- ni, sedendo il Papa sotto baldacchino. La mensa era adornata di eleganti trionfi , due de'quali decoravano l'altra. 11 vice- ré genuflesse alla benedizione della men- sa, e portatosi alla sua, avendo rice- vuto il segno colla benedizione , sedette e si coprì. III. "cappellano segreto lesse: De officio principi christiani del cardi- nal Bellarmino , indi si fecero concerti dai cantori coll'organo. Dopo il pranzo in uno sgabello a sé vicino trattenne alquan • to il viceré in conversazione. La sala e- ra piena di prelati e nobili, collocati en- tro steccato. Dipoi gli fece mostrare in s. Pietro le reliquie maggiori, e lo regalò d'un corpo di s. Clemente, di Agnus Dei, de'4 Evangelisti in arazzo copie di Gui- do, e di due corone di lapislazzuli con in- dulgenze. Benedetto XIV fu parco nel vitto, percolazione prendeva il thè e la sera il calle. Fu a pranzo a Marino } a a Porlo, a Frascati (F.) nella villa Ruf- lineila, ed altri luoghi cornea Porlo d'An- zio. A Castel Gandolfo parlai del pran- zo solenne (atto da Clemente XIII per la fe P R A consagrazionein vescovi de'cardinali O- descalchi e Valenti, descritto dal n.°6 ^97 del Diàrio di Roma del 1 j5g (altra Re- lazione stampò a parte Gio. Reffini), col- le medesime ceremonie e splendidezza di quello imbandito nel Quirinale e servi- to dai primari della corte pontificia, per la consagrazione fatta dal Papa del car- dinal Yorck, descritto nel n." 6456 del Diario di Roma 1 758» Nella sala duca- le del palazzo Quirinale si alzò il trono con baldacchino, sotto il quale era la men- sa pel solo Papa, in terra sopra elevato gradino era gran tavola bislunga deco- rata con 3 bellissimi trionfi. In qualche distanza a destra altra oblunga , ornala di 20 graziosi trionfi di cristallo guar- niti di vari dolci, pei 9 cardinali assisten- ti e palatini invitati dal maggiordomo, e pel consagrato, i quali v'intervennero in abito, solo deponendo la mozzetta come fece il Papa, a mezzo del maestro di ca- mera, che rimase col rocchetto scoperto, mentre i cardinali restarono col rocchet- to coperto dalla mantelletta e sedendo su sgabelli. Il cardinal York versò l'acqua sulle manidi Clemente XIII, i bussolanti fecero il simile coi cardinali ai loro posti. 11 caudatario lesse la benedizione della mensa, cui risposero i cantori pontificii e la comparti il Papa ; allora il maggior- domo pose la bavarola o salvietta al Pa- pa:quindi tal cappellano fece la lettura d'alcuni capitoli delle opere di s. Gre- gorio 1 , fino alla i.a volta che beve il Papa , il quale fece sapere dal ceremo- niere che beveva come ho detto di so- pra : allora i cardinali si alzarono in pie- di e levaronsi le berrette dal capo , gli altri e gli spettatori genuflessero. 11 cop- piere avea fatta la pregustazione del vi- no e dell'acqua chedovea bere Clemen- te XIII, ed i prelati Gazzoli e Rinali gli presentarono ogni volta le sottocoppe: assistevano la mensa papale gli altri ca- merieri segreti, compreso il medico. I car- dinali aveano ai fianchi i propri maestri di camera ed i coppieri, che porgevano PRA e levavano i tondini e davano loro da bere. 11 servizio della tavola pontifìcia era di argento dorato , quello della ta- vola de'cardinali di argento, la quale era diretta dal foriere maggiore. Dopo la let- tura i cantori cominciarono alcuni mot- tetti sagri con organo, violoncello e con- trabasso, e proseguirono fino al termine delconvito.il Papa dallasua mensa man- dò a quella de'cardinali, pel suo scalco accompagnato dal coppiere, un bacile di sturione e a Uro di fagiani portati dai bus- solanti. 11 caudatario fece il ringrazia- mento. Levate le tovaglie si servì il caffè, il Papa e i cardinali si lavarono le ma- ni e ripresero le mozzette ; indi i cardi- nali in semicircolo si trattennero su sga- belliin breve colloquio col Papa, ringra- ziandolo dell' onore compartito, ed ac- compagnatolo alle sue stanze si ritiraro- no. In diversi ripari furono ammesse ad osservare il magnifico trattamento , la prelatura e la nobiltà, in un distinto luo- go collocandosi i due nipoti del Papa con- vittori nel seminario romano. Nei voi. VI, p. 98, XI, p. i3o, narrai come Pio VI recatosi in Cesena sua patria, ammi- se alla sua mensa tutti i parenti , com- prese le donne ed i fanciulli. GÌ' insulti che Pio VI ricevette a mensa nell'inva- sione de' repubblicani francesi , li notai alla biografia e nel voi. II, p. 63. All'ar- ticolo Pio IX accennai quando desinò colla real famiglia dei monarchi delle due Sicilie a Gaeta, a Poi liei, a Napoli, a Ca- serta, a Castel Gandolfo. PR ASSE ANI. Eretici seguaci di Pras- sea o Praxea filosofo della Frigia, che fu condannalo in un concilio da Papa s. Vit- tore I che mori nel 20 3, perchè erronea- mente sosteneva che non era vi che una persona sola in Dio, che era Padre, Fi- glio e Spirito santo , sotto differenti of- fizi : da ciò concludeva che il Padre e- rasi incarnato, ed avea patito sulla cro- ce. I Noeziani _, i Sabelliani, i Monar- chici, i Palropatsiani^F.), impilarono il medesimo errore. Tertulliano lo con- PRA futòcon molta forza: Contra Praxeam, cap. 2. PRASSEDE(s.), vergine. Nobilissima romana, figlia del senatore Putlente , e sorella di s. Pudenziana. Viveva nel pon- tificato di s. Pio I, eletto nel i58. De- dita assiduamente alla preghiera, alle ve- glie e ai digiuni, edificò la città di Roma collo splendore di sue virtù, impiegan- do le sue ricchezze a sollievo dei pove- ri e pei bisogni della Chiesa. Alimentan- do in sua casa molti cristiani nella per- secuzione , l' imperatore Antonino Pio ordinò che ivi si uccidessero, ed ella ne seppellì i corpi nel cimiterio di s. Priscil- la. Morì in pace e fu sepolta presso a sua sorella sulla via Salaria. V. Chiesa di s. Prassede e Palazzo apostolico di s. Prassede. Beda e gli altri martirologisti le danno il nome di vergine, e la sua fe- sta si celebra il 21 di luglio. PRAT o PRATO Antonio, Cardina- le. Francese de' Verrieres, nacque in Issoi- re nell'Ai vernia e divenne avvocato. Am- ministrate con lode in Francia le più co- spicue cariche e di maestro delle suppli- che nel 1 5o5 di Luigi XII, 1 .° presiden- te del parlamento di Parigi nel 1507 e gran cancelliere del regno nel 1 5 1 5, nel- la prigionia di Francesco I fu associato dalla regina madre al governo della mo- narchia, valendosene negli affari più ri- levanti, pel credito che godeva d'uno dei più gran politici del suo tempo, onde po- tè determinar il re ad abolir la Pramma- tica Sanzione (F.), ed al concordato con Leone X. Dalla moglie de Veni ebbe nu- merosa prole, che morta nel 1 5 1 7, nella florida età di 3o anni si dedicò allo stato ecclesiastico, fu fatto canonico di Meaux e abbate di Fleury, e da Clemente VII nel 1 5a 5 arcivescovo di Sens, a fronte che il capitolo avesse eletto l'arcidiaco- no. Lo stesso Papa nel 1 528 gli aggiun- se la chiesa d'Alby, poi quelle di Meaux, Valenza, Die e Gap, e ad istanza di Fran- cesco Iedella regina a'2 1 novembre 1027 lo creò cardinale prete di s. Anastasia e PRA 53 nel i52g legato a latere in Francia, ove fece la ceremonia della coronazione della regina Eleonora sorella di Carlo V, on- de Clemente VII gli mandò a Parigi il cappello e le altre insegne cardinalizie ch'egli ricevè solennemente nella chiesa degli agostiniani. Nel 1 526 fece celebra- re un concilio in Sens, altro ne tenne a Parigi nel i528. Ricolmò di favori l'o- spedale Lusitano, che aumentò d'un brac- cio e considerabilmente nelle rendile, e fondò un convento ai minimi in Beaure- gard, diocesi di Clermont. Benché favo- rito da Carlo V e Francesco I, indarno vagheggiò il papato. Con rimorsi per non essere mai stato nella sua chiesa di Sens, morì d'anni 68 nel i538, nel castello di Nantovillet da lui fabbricato, dopo esser divenuto tanto pingue, che per sostenere il suo ventre fu d'uopo incavargli la ta- vola innanzi. Ebbe onorevole sepolcro in delta metropolitana. PRATA Pietro, Cardinale. Vedi il voi. Ili, p. 216. PRATIS o PRATO 0 PRETIS Pie- tuo, Cardinale. V. Desprez. PRATO ALBERTI o ALBERTINI, Cardinale. V. Alberti Nicolò, ed i voi. XXI, p. 223, XXVI, p. 3oi, XXXIII, p. 184. PRATO (Praten). Città con residen- za vescovile nel granducato di Toscana, nobile, industriosa e bella, già fino al se- colo XVII uno de'4 primari castelli d'I- talia , capoluogo di comunità e di giu- risdizione nel compartimento di Firenze da cui è distante circa 1 1 miglia e io da Pistoia, sede d un vicario regio e di al- tre autorità, giace sulla riva destra del fiume Bisenzio, in amena, fertile e irri- gata pianura. Tra le fabbriche pubbliche d'antica costruzione è il Castello dell'Im- peratore ora detto Fortezza, il palazzo pre- torio già del popolo rifatto nel secoloX VI, il casone de'conti Alberti, il palazzo Da- tini ridotto a residenza del Ceppo dei pò- veri.Fra le buone fabbriche moderne può contarsi il monastero e la chiesa di s. Vin- 54 PRA cenzo straricca d'ornati, il grandioso edi- fizio del collegio Cicognoni, e l'elegante teatro costruito nel i83o, senza dire di molti palazzi de'parlicoIari,'avendo quel- lo de'Vaj bel cortile e grazioso oratorio. Vi sono 5 fonti pubbliche d'acqua pota- bile, essendo la più copiosa in piazza del duomo. La cattedrale sotto l'invocazione di s. Stefano protomartire con battiste- ro e cura d'anime, è un antico edilìzio riedificato verso il 1 200 e aumentato nel 1 3 1 7 forse dal celebre Giovanni di Ni- cola Pisano, del quale pur si crede la gran- diosa torre quadrata o campanile: que- sto tempio è incrostato nell'interno e nel- l'esterno di bel serpentino verde e nero del vicino Monferrato a strisce alternanti con quelle di pietra alberese di tinta bian- castra. Ha 5 navale e quella di mezzo con colonne e basi di serpentino. Sulla porta principale si ammira bellissimo bassori- lievo di terra invetriata, di*cui il famoso Luca della Robbia è reputato autore. Del maestro di Donatelloè il pergamo di mar- mo con mirabili e artificiose sculture,esi- Meute sull'angolo della facciata, donde si mostra al popolo la sagra Cintola di Ma- ria Vergine, di cui feci parola a Cintura (fz), che dicesi portata dalla Soria circa il 1 1 1 1 da un pratese che l'avea ricevuta per dote della povera giovine da lui spo- sata. Questa insigne reliquia si conserva nella ricchissima cappella de\\a sagra Cin- loia dipinta da Gaddi e restaurata dall'a- bilissimo pratese Marini, con cancello di- segnato da Filippo Brunellesco: la sta- tuina della B. Vergine sull'altareè di Gio- vanni Pisano, ed i lavori dell'altare an- tico riposti nella contigua sagrestia della sagra Cintola sono di scuola pisana. Nel luglio 1 3 1 1 fu tentato il furto di questa venerabile memoria, e nel 1 399 con so- lenne rito qui fu collocata. Si ha di Giu- seppe Bianchini, Notizie isteriche intor- no alla sacratissima Cintola di Maria / ergine, che si conserva nella città di Prato in 7b.?Cflrt se ne trova menzione ai tempi de' patriarchi. Imperocché fu co- stume nella mosaica Sinagoga, che nelle pubbliche assemblee del sabbato si leg- gessero alcuni luoghi della scrittura , e che poi i rabbini interpretandoli ne trae- vano argomento di morale esortazione. Questo costume consagrato dall'esempio medesimo del divin Maestro e dagli apo- stoli ( Luca iv, 16 ; Act. xiv, i4), pas- sò alla Chiesa cattolica, la quale lo riten- ne come il più ordinario e più legittimo modo di predicare a' Fedeli. A Lwgua dissi in quale idioma predicarono Gesù Cristo e gli apostoli ; ed a Predicatore apostolico dirò del predicare in volga- re. Con vari nomi furono dai padri chia- mate le prediche. I padri greci le nomi- narono Omelie {f.), che fra tutti i ge- neri di cristiana predicazione è il più an- tico, e più costantemente raccomandato nella Chiesa. I padri latini le chiamaro- no Sermoni (V.) o trattati : della paro- la Sermo ne abbiamo prove ne'sermoni di s. Agostino. Frequente fu pure il vo- cabolo di Trattati , sebbene fu pure u- sato per significare le formole di fede , e le sessioni de'vescovi per gli affari del- la Chiesa. Francesco Bernardino Ferrari, De ritti sacrarum ecclesiae catholicac veteris concionimi, Mediolani 1620 , et Veronae 1 y3 1, vuoleche la parola Tra- ctatus specialmente significhi quelle pre- diche, nelle quali si spiegava qualche luo- go della s. scrittura, anzi che la stessa co- sa fosse Trattato , ed Esposizione o le- zione della s. scrittura. Nondimeno al- tri scrittori non seguono intieramente VOL. LV. PRE G.o l'opinione di Ferrari, e s. Agostino gene- ralmente chiamò trattati le sue prediche; altri notano differenza tra il trattato e il sermone, che prima dicevansi trattati i soli sermoni de' vescovi , e sermoni si chiamarono i discorsi di tutti gli eccle- siastici ; dipoi furono detti trattati i ra- gionamenti loro,comedel prete Origene. Le prediche si trovano dette anche Di- sputationes, massime quelle che tratta- vano punti di religione contro gli eretici, ovvero contenevano istruzioni sulla 9. scrittura, controverse o dubbie. Le pre- diche furono eziandio denominate Dot- trine , o conferenze ascetiche. Col nome di Locuzione le dichiararono diversi, co- me Tertulliano, s. Gregorio I e altri. Francesco A.Zaccaria, Dissert. t. 2, Del- le antiche concioni ecclesiastiche, divide le prediche, secondo il metodo usato dai padri, in due classi. La 1 ." è di quelle ch'e- vanolibere o non legate a verun capo del- la scrittura, e queste furono per lo più estemporanee; l'altra classe furono le te- stuali , comechè concepite per spiegare uno o più testi della scrittura, ed avea- no il loro esordio o principio o prologo; per altro e specialmente quando le pre- diche erano concatenate, solevano i pa- dri per tutto esordio brevemente ripe- tere l'argomeuto della precedente ome- lia, e soggiungere quello che intendeva- no trattare. Non mancano per altro ome- lie, in cui l'esordio non è che la sempli- ce proposizione. 11 corpo dell'omelia era composto quasi sempre in due parti, una esegetica,nella quale spiega vasi il testo let- teralmente o allegoricamente; l'altra mo- rale, in cui s'inveiva contro i vizi,o alla virtù si studiava d'infiammare gli ascol- tanti. Ordinariamente così terminavano le omelie, ovvero con qualche buon au- gurioagli uditori, ocon preghiera a quei santi che si erano celebrati, e quasi sem- pre coll'invocazione e lode della ss. Tri- nità. La lingua era greca o latina, secon- do le nazioni ; i nomi che i predicatori davano agli ascoltanti, erano vostra san- 5 66 PRE tifa, vostra carità,santa fraternità, fra- telli carissimi, dilezion vostra, dilettissi- mi e somiglianti , i quali erano nali dai nomi d'i fratelli e di santi con che scam- bievolmente chiamavansi i primi cri* sliani. 11 vescovo come ministro della predi- cazione ha obbligo di predicare, ed è il solo che può delegare a predicare il prete e il diacono : anticamente non predica- va che il vescovo, talora faceva recita- re le proprie omelie dai diaconi e preti. In Roma fuori del Papa niun vescovo poteva predicare. Non potevano i vesco- vi predicare pubblicamente nelle altre diocesi senza licenza dell'ordinario, ben- sì scambievolmente i vescovi s'invitava- no a predicare nella propria città e dio- cesi. Tardi i vescovi commisero ai preti la predicazione maggiore. I primi esempi che si conoscano di sacerdoti incaricati dai vescovi di predicare sono, nelle chie- se orientali, di Origene (secondo alcuni prima che fosse prete) e di s. Gio. Criso- stomo; nelle chiese occidentali, di s. Fe- lice di Nolaedi s. Agostino. Sugli esempi apostolici che i ss. Stefano e Filippo dia- coni predicarono il vangelo, i vescovi tal- volta permisero a'diaconi la predicazio- ne , massime in tempo di persecuzione a sui principii di qualche novella chie- sa. I canonici furono i primi a prèdica* re , quindi furono delegati anche i dia* coni , i monaci ed altri religiosi. Ad e- sempio che Gesù Cristo e gli apostoli pre- dicarono da luoghi elevati per essere me- glio intesi (comeda luogo elevato perora- vano gli oratori, ed i capitani e gl'impera- tori facevano leloro arringhe eallocuzio- ni a'soldati), i preti, i diaconi egli altri dal- V Ambone (/"'.) o pulpito predicarono al modo descritto a Pulpito; anche i vescovi talvolta dall'ambone predicavano, spe- cialmente quando grande era il numero del popolo: alcuna volta i preti e gl'inferio- ri ministri predicarono in piedi, forse dal* l'altare, senza salire sul pulpito: i vescovi anche dalla cattedra., alle volle coperta PRE di onorevoli tapezzerie. In alcuni luoghi i preti non potevano predicare che in pre - senza del vescovo, d' onde ebbe origino di domandarsi dal predicatore la bene- dizione del vescovo presente alla predi- ca. I tempi destinati alle prediche erano primamente le domeniche , in secondo luogo le altre feste; anche neh.0 giorno in cui i vescovi erano creati, predicava- no al popolo, e l'anniversario di tal crea- zione era pure giorno di predica; inoltre lo era nelle consagrazioni di chiese, di al* tari, di vescovi. Talvolta si predicava nel- le vigilie delle solennità, ed in alcuni gior- ni feriali destinati alle prediche. In certi luoghi il sabbato e la domenica; oltre questa, in altri il mercoledì e venerdì ; alle volle si predicava ogni giorno, mas- simamente nella Quaresima (F.) , poi anche ne\V Avvento ( V.). Anche nella set- timana di Pasqua eravi predica ogni dì. Quanto all' ora, si predicava ordinaria- mente nella mattina, alle volte dopo il pranzo, tale altra mattina e giorno, ed an- che la sera. Per lo più subito dopo letto Y Evangelo della messa (/^.) faceasi la pre- dica: a tale articolo notai che s. Cesareo dopo l'evangelo faceva chiudere le porte della chiesa, affinchè il popolo restasse a sentire il sermone. Quando s. Gregorio I non poteva predicare, faceva leggere la sua omelia da un notaro regionario. Inal- cuue chiese d'oriente fu costumechedo* pò aver predicato uno, seguisse un altro, e dopo questo un terzo. 11 predicatore innanzi dJandare in pul- pito si raccoglieva un poco nel segreta- rio o salutatorio e si raccomandava a Dio. Se il predicatore era vescovo sette dia- coni l'assistevano sul pulpito, secondo il decretato da Papas.Evaristo : se non era vescovoandava prima a prendere la bene- dizione dal suo prelato. Forse montato sul pulpito il predicatore colla mano inti- mava silenzio agli ascoltanti, come in più occasioni fecero gli apostoli. Cominciava dal farsi il segno della croce. L'uso del- la lecita delire Maria (P.) al princi- PRE pio della predica o dopo l'esordio, si vuole introdotto da Papa Urbano II, secondo Burio, Vitae Pont., ciò che altri attri- buiscono a s. Domenico o a s. Vincenzo Ferreri; è probabile che prima si faces- se qualche orazione innanzi la predica, almeno gli antichi padri avanti di sermo- nare frequentemente imploravano le o- razioni del popolo. Alle volte il predica- tore tornava a leggere il sagro testo già letto o d'altro sagro libro, essendo costu- me de'predicalori di portare sul pulpito il codice degli evangeli o della s. scrit- tura, e talvolta pure codici de' ss. padri per leggervi qualche testo. Innanzi l'e- sordio alcuna volta in poche parole si accennava l'argomento della predica. Se il predicatore era vescovo, sul principio pregava agli ascoltanti la pacecon varie forinole : Grada vobis , et pax a Dco Palre nostro et Domino Jesu diritto: Gratia Domini Dei nostri Jesu Chi isti, et caritas Dei Patris 3 et communicatio Spiritus sancii sit cttrn omnibus i'obis , Amen. Le più usate erano : Pax omni- bus: Pax vobis (fy.). Il popolo rispon- deva : Cum spirilu tuo. Quando sovra- stava qualche calamitàosi fosse dissipato il pericolo o il danno, solevasi dar prin- cipio col Benedictus Deus. 1 preti e cle- ro, e sino gli abbati, come discepoli do- vevano udire la predica del vescovo. Si scomunicava chi fosse sortito di chiesa mentre il vescovo predicava. Doveva il vescovo predicare ogni domenica sotto gravi pene, anzi dovea perciò lasciare le altre cose : gran conto si faceva de'sermo- ni de' vescovi. Sembra che gli antichi padri poco o nulla gestissero. In Italia predica- vano sedendo; in Africa e nell'Asia in piedi, se deboli sedevano. Un'ora circa dura va la predica, e forse misura vasi colla clepsydra (di cui a Orologio). Nella predica propo- ne vasi alle volte l'argomento della futura; imploravansi le orazioni degli ascoltanti; il giorno dell'Epifania s'intimava la Pa- squa; anche il principio della quaresima dentro la predica era costume di denun- PRE 67 ziare; bandivasi pure agli uditori, che ma- nifestassero se alcuno ne sapessero ereti- co. Quando sovrastavano i giorni delle pubbliche Collette di questua (Tr.) pei poveri, si avvertiva il popolo di venirvi con buone limosine per sovvenirli. Ol- tre queste collette, nel tempo della pre- dica si raccomandava l'elemosina, pres- soché al modo nostro. Finita la predica, facevano comune orazione il predicato- re e il popolo. Quanto agli uditori del- le antiche prediche, vi erano ammessi, ol- tre i fedeli, anche i catecumeni, gli ener- gumeni, i penitenti, eziandio gl'infedeli, i gentili, i giudei, gli eretici : finita la pre- dica e fatte alcune preci sopra lutti, era- no licenziati, ed allora cominciava la Mes- sa (F.) de'fedeli. Fu costume de'padri di voltarsi ora agli eretici, ora a'giudei, ora a'gentili, dirizzando loro espressamente il discorso; ed è perciò che parlavano con riserva de'sagri misteri, per la Discipli- na dell'Arcano (F.). Nelle Gallie e nel- le Spagne i soli fedeli potevano udire le prediche, finche si mutò questa discipli- na ne'concilii d'Oranges nel 44 l > di Va- lenza nel 546. Ne' tempi delle persecu- zioni e prima dell' introduzione delle Campane (^.), i fedeli erano invitati al- le prediche collo strepito delle tabelle (di cui nel voi. Vili, p. 291), dai Diaconi, e dai Cursori (F.) sui quali ripugna l'Us- serio nelle note a\V epistola di s. Ignazio. Il luogo in cui slavano gli uditori alle prediche era distribuito cosi : gli eccle- siastici entro i cancelli del coro erano se- parati dai laici, le donne divise dagli uo- mini, e ancora dalle maritate e dalle ve- dove erano separate le fanciulle, al mo- do detto a Chiesa ed analoghi articoli. In alcuni luoghi sedevano, in altri sta- vano in piedi a udir la predica , in altri soltanto sedevano sinché veniva il vesco- vo per predicare, e allora si rizzavano; a- gl'infermi davasi licenza di sedere; i vec- chi ed i deboli si appoggiavano al basto- ne e lo deponevano alla lettura del van- gelo. L' uso di acclamare il predicatore 68 PRE da principio fu convenevole alla venera- zione che si deve alla casa di Dio, ma di- poi divenne abuso : le forinole d' accla- mazione erano gridare, Amen, Amen, o che il predicatore era Ortodosso (V.) o che era un tredicesimo apostolo. Varie poi erano le maniere di plauso; muover le mani, pestare co'piedi, volgersi dall'u- na all'altra banda, spiegar per aria i faz- zoletti, scuotere penne d' uccelli, toccar l'armi. Vedasi il citato Ferrari, De ve- teribus acclamalionibus etplausu. I pa- dri tollerarono per degni motivi questo abuso : Io biasimarono s. Gio. Crisosto- mo e s. Agostino. Durarono le acclama- zioni sino a'tempi di s. Bernardo nel se- colo XII; un qualche vestigio ne resta in alcun luogo, ed in segno di plauso spu- tano al fine dell' esordio o della prima parte, come osserva Zaccaria, almeno al suo tempo; ora si applaudono general- mente con composizioni poetiche in lode del predicatore, col farne il ritratto econ altre dimostrazioni. Fu già uso anche tra i greci di scrivere con abbreviature le pre- diche mentre si recitavano, quindi soven- te miseramente tronche girarono le pre- diche. A Letterato riportai esempi di uditori che ritenevano a mente le predi- che., di altri che le dettavano, e d'un pre- dicatore che ritenne a memoria il qua- resimale perduto in mare : il citato Va- lentini se udiva predica o lezione la reci- tava tutta senza lasciarne o mutarne pa- rola ; Domenico A. Franceschi talvolta ripeteva quasi intieramente qualche pre- dica udita: riportai ancora vari esempi di oratori che perderono la memoria e si confusero nella perorazione ; Bartolo- meo Sozzino si confuse innanzi Alessan- dro VI ; l'eloquentissimo predicatore p. Vipera conventuale si dimenticò di qua- si tutte le cose per la mente stanca datante fatiche. Ne'bassi tempi nelle prediche si parlava un linguaggio (fr. Lingua), che partecipava molto del latino, come pro- vano fra le altre le prediche del p. Bar- letta. Fino al tempo di s. Pio V vi era- PRE no de'Iuoghi in Calabria, in cui si parla- va latino. Francesco Colonna autore del- l'opera del Polifìlo pretese sul principio del i5oo di restituire in Italia uno stile di scrivere, che avesse del latino; contro la quale novità inveì Aonio Baleario iu un dialogo che si legge in fine della sua grammatica latina, opera di egual rarità a quella del Polifìlo, di cui parla Cancel- lieri, Mercato p. 177, e Settimana san- ta p. 244- Domenico M.d Manni dimo- strò non essere vero che nelle chiese si predicasse solo iu latino, come alcuno pretese , poiché ivi si predicò anche in volgare, non solo nel secolo XV, ma an- che sul principio del precedente. Si può vedere la sua erudita prefazione al t. 1 delle Prediche di F. Giordano p. 36. Il dirittodi approvare i predicatori ap- partiene ai vescovi nella loro diocesi, on- de possono negare il permesso di predi- care a chi loro piace, senza che vengano obbligati ad accordarlo, ed i religiosi seb- bene esenti non possono predicare nelle chiese stesse de'loro monasteri e conven- ti senza la benedizione del vescovo, né contro la sua volontà. Iparrochi non han- no bisogno della espressa approvazione del vescovo per predicare nelle loro par- rocchie, perchè la predicazione è una fun- zione attaccata al titolo del loro benefi- zio. Essi possono, se vogliono predicare, impedire a qualunque altro sacerdote se- colare o regolare di predicare nelle loro parrocchie. Non avvi che il solo vescovo ed in persona, il quale in qualità di pri- mo pastore di tutta la sua diocesi, possa predicare nella parrocchia d'un parroco senza bisogno del suo consenso. Allor- quando i parrochi trascurano di predi- care, il vescovo dà l'incarico ad altri pre- dicatori perchè predichino nelle loro par- rocchie ed alle loro spese. Il concilio dì Trento ordinòa'Ptf/rocVw (//.), che in tut- ti i giorni festivi o solenni dovessero spie- gare in lingua volgare la divina parola e le salutari istruzioni, spiegando V/ivan- gelo, nella Messa, quasi interpreti del me- PRE desimo, dopo letto l' evangelo. Il Nardi, De' parrochi, riporta importanti nozioni sulla predicazione, massime nel t. i, cap. io: Sul predicare e catechizzare, di chi siano propri. Anticamente i vescovi do- vevano girare per la diocesi per predi- carvi. Dovevano allora i parrochi andare coi parrocchiani ne'luoghi fissati per udir- vi la predica del vescovo. Il vescovo al- lora dovea essere mantenuto. Talora il popolo della diocesi doveva venire in cit- tà alla predica del vescovo. Talvolta il vescovo mandava per la diocesi predica- tori a spese de'parrochi. Più tardi fu da- ta la predicazione agli Arcidiaconi (F.) nel visitare la diocesi : fu data anche agli arcidiaconi minori, che pure erano ca- nonici, nel visitare il loro arcidiaconato. I vescovi andavano all'armata per pre- dicarvi, benedirvi e riconciliarvi i pub- blici penitenti. Anticamente si riservaro- no anche la predicazione minore o cate- chistica. Alle monache si predicava con licenza del vescovo: per la catechistica alle monache tocca all'abbadessa; per quella ai regolari non in sacris tocca a uno deputato dal loro superiore. Il ve- scovo per la predicazione maggiore non può delegare che i soli preti e diaconi ; per la minore o catechistica può delegar tutti, anche i laici; Io stesso dicasi perle scuole sacre. Il parroco non ha la pre- dicazione maggiore, bensì la minore o ca- techistica. Tutti i preti che dicono messa negli oratorii rurali debbono nella festa catechizzare e istruire il popolo. II vesco- vo deve con grande attenzione vegliare sulla predicazione e sulla catechistica. Non si può predicare dall'altare col capo co- perto di berretta o altro. Vi è la scomu- nica a chi predica senza licenza del ve- scovo. I preti che predicavano dovevano e debbono chiedere pubblicamente la be- nedizione al vescovo. A forma del decre- tato del concilio di Trento, confermato da Urbano Vili, i predicatori dell'av- vento e della quaresima devono pren- dere prima la benedizione dell'ordinario. PRE 69 Borgia arcivescovo di Fermo, come ve- desi dalle di lui Omelie {dette in varie funzioni pontificali nella stessa città dal 17 53 fino alla festa dell' Assunta del 1 758, Fermo 1 75g) dedicate a Clemen- te XIII, ai predicatori di quaresima dava a tutti in una volta in cattedrale la be- nedizione e gl'istruiva. Tali omelie sono 28, le ultime 3 sono espressamente per la benedizione de 'predicatori. Nella 1 ."leg- go che a motivo del terribile terremoto di Lisbona, inculcò ai sacri oratori di an- nunziare al popolo la Penitenza(V.)}xim- co e sicuro scampo da tanto male: che i predicatori supplendo le veci de' vescovi in ogni luogo della città, massimamen- te nel tempo di quaresima, perciò devo- no predicare, non in persuasibilibus hu- manae sapientiae verbiss sed in ostensio~ ne spiritus, et virlutisj oltre diversi op- portuni ricordi per esercitare con pro- fitto l'apostolico ministero. Nella 2.a si cerca la cagione per cui da tanti predi- catori e da tante prediche si ricava poco profitto : da un fatto notabile registrato negli Alti Apost. cap. 19, v. i3, si de- duce essere necessaria ne'sacri oratori la purità dell'intenzione, e un ardente de- siderio tutto diretto alla gloria di Dio e alla conversione de'peccatori, lodandosi l'uso d'uno stile facile e adattato alla scar- sa capacità di parte dell'uditorio, ma av- valorato sempre da un tenore di vita ir- reprensibile. Nella 3.a proposto l'esempio di Gesù Cristo e il suo celebre sermone del monte, si esortano i predicatori a es- sere brevi, chiari, sugosi e ben acconci a persuader gli uditori, i quali quasi per la maggior parte sogliono essere persone volgari ed idiote: raccomandò loro d'in- sistere spesso nelle prediche per la buo- na educazione e cristiana istruzione dei fanciulli e delle fanciulle, come pure di fare in un giorno festivo di consenso dei vicari foranei la predica controia bestem- mia. In Roma la benedizione ai parrochi per la predicazione catechistica, ed ai pre- dicatori per la predicazione maggiore la 7o PItE dà il Papa prima della quaresima con a- naloga esortazione, ovvero supplisce il cardinal vicario, come si legge nel n.°2002 del Diario di Roma 1794» dicendosi che il cardinal Corsini in tale occasione fece un dotto e zelante discorso ai parrochi, esortandoli ad aver cura delleanimeloro affidate; che altro sermone fece ai pre- dicatori, esortandoli specialmente a non fare dissertazioni filosofiche e di gius pub- blico, ma promulgare le massime e la mo- rale evangelica, colle interpretazioni dei santi padri, ed in tal guisa rendere utile la loro predicazione alla moltitudine del popolo. Di quanto praticano i Pontefici, eccone il ceremoniale. Nel giovedì di car- nevale si recano nelle pontifìcie stanze il segretario del tribunale del vicariato col- la formola della professione di fede e l'e- lenco de'predicatori; mg.r vicegerenle, i parrochi delle Parrocchie di Roma (/"'.) ed i predicatori. Mg.r vicegerente nel- l'anticamera d'onore seduto in un banco al muro riceve la professione de'predica- tori, ai quali il prefetto delle ceremouie già ha fatto deporre il cappello, ed il man- tello se religiosi. Il predicatore della ba- silica Lateranense genuflesso avanti il vi- cegerente legge senso per senso, e gli al- tri predicatori genuflessi in circolo ripe- tono le sue parole: in fine ognuno fa il giuramento, Sic me Deus ad/uvei, ba- ciando il Crocefisso emettendo la mano sul vangelo. Quindi il detto ceremouiere introduce il vicegerente, il segretario ed i parrochi dal Papa, il quale vestito con soltana e mozzetta siede in Irono avente ai lati il maggiordomo e il maestro di ca- mera, e da una parte i camerieri segreti e d'onore. Il vicegerente, il segretario, i parrochi, in circolo si prostrano avanti al Papa e si alzano se ne fa cenno. 11 Pa- pa, fatta analoga esortazione, gli ammet- te al bacio del piede e benedice. Parliti i parrochi sono ammessi i predicatori,! quali devono dire al Papa la chiesa ove predicano, e praticano quanto si è detto de'pan'ochi, ricevono l'esortazione, la he- PRE nedizione e partono. Nel n.° 4o5 del Dia - rio di Roma del 1 720, si legge come Cle- mente XI esortò i predicatori quaresima- li a predicare con istile veramente apo- stolico, gli ammise al bacio del piede e benedì. Nel n.° 22 3 del Diario di Roma del i8o3 è riportato, che nella feria 5/ di sessagesima i parrocchi di Roma uni- tamente ai predicatori destinali ad an- nunziare la divina parola sì al popolo, come alle monache ne' propri monasteri e conservatorii nella prossima quaresima, conforme il consueto si portarono al pa- lazzo Quirinale; nelle stanze pontificie i predicatori fecero avanti il vicegerente la solenne professione di fede; quindi i me- desimi insieme coi parrochi dal cardinal vicario e dal vicegerente furono presen- tati a Pio VII, il quale con dotto e fer- voroso discorso inculcò vivamente a tutti d'inveire contro il libertinaggio ed il vi- zio, non che contro i profanatori del tem- pio di Dio, indi compartì loro la bene- dizione apostolica. Nel n.° 1 3 del Diario di Roma del 1847 si legge, che agli 1 1 febbraio tutti i banditori evangelici de- stinati nella prossima quaresima a pro- mulgare dal pergamo la dottrina di Ge- sù Cristo aveano prestato il giuramento consueto a mg.r vicegerente, quindi il re- gnante Pio IX, secondo l'antico costu- me, li convocò tutti in una sala del Qui- rinale e tenne loro discorso sul gran mi- nistero a cui venivano chiamali, alla pre- senza del vicegerente, del segretario del vicariato,degl'individui della camera se- greta, avendo ai lati il maggiordomo e il maestro di camera. Disse che la parola di Dio non ha bisogno di Panegirico (F-), imperocché porta l'elogio in se slessa, ap- pena di lei s'imprende a far motto. Che Dio mandò la parola sua nel mondo, e questa s'incarnò, commettendo l'ufficio di far circolare la religione vera per mez- zo della predicazione al suo vicario, e que- sto n'suoi successori, e da questi fa echeg- giarsi per l'universo fino alla consuma- zione de'secoli per mezzo de'ba odi tori e- . PRE angelici. Fece considerare, che in quel momento ricevevano dal Pastore de Pa- stori la facoltà di predicarla dai pulpiti. Invocò su loro lo spirito di Dio, e ricor- dò che i caratteri di questo spirito sono due: la fortezza e la dolcezza. E virtù san- ta del primo strappare i peccatori dagli adescamenti della colpa, sbarazzarli dal vischio delle prave abitudini ; è dono del secondo l'allettare soavemente con pie- tosi artifizi i colpevoli, sì che il pie che stornarono dall'ovile di Cristo, di Cristo all'ovile riportino. Poi aggiunse,cheque- sto è poco, se non s'imita meglio Gesù Cristo, predicando con l'esempio : esem - pio che riveli spirito di carità, di umiltà, di castità. Quindi terminò facendo loro coraggio, ed animandoli a porsi con ge- neroso e santo ardimento all'opera; non stando in forse, che fruito larghissimo a- vrebbero raccolto dalle loro evangeliche quaresimali fatiche. Dipoi il Papa am- mise al bacio del piede tutti i predicatori edi parrochi. All'articolo PioIX feci men- zione di altri sermoni pronunziati in pub- blico. Gli antichi Papi incominciando da s. Pietro (^.),di frequente predicavano, distinguendosi s. Leone I e s. Gregorio I ne'primi secoli; poi vanno nominati A- ariano 1 \Innocenzo 1 Inclemente IV; A- li'ssandroIIIchepred\cò in Venezia avan- ti Federico I, come notai a Pulpito; Gio- vanni XXIIin Avignone e sul Purgatorio {V.)j Giulio III, che recitò un'orazione essendo ancor giovane nel concilio di Lu- terano V, e altra nella domenica di Pas- sione avanti Adriano VI; Sisto Scheda religioso illustrò molti pulpiti d'Italia; Be- nedetto XIII,d\ cui scrisse il p.GaelanoM." da Bergamo cappuccino, nel libro: L'Uo- ino apostolico al pulpito, Venezia i 762, che predicò da cardinale e da Papa 4^92 volte, oltre le Pastorali (V.) che scrisse per istruzione del gregge, e spiegava la Dottrina cristiana (V.) ai fanciulli; o- gni sabbato udiva il sermone del p. Ca- ra vita gesuita. Benedetto À7f nell'aprile la visita apostolica nella basilica Latera- PRE 71 nense, istruì nella dottrina cristiana i fan- ciulli della parrocchia. Leone X [Ida pre- lato recitò avanti Pio VI l'orazione fu- nebre per Giuseppe II: a Orazione per l'elezione de'Pontefici, che si fa al sacro collegio, parlai ancora delle Orazioni fu- nebri pei Papiche si pronunziano ne'no- vendiali avanti l'assoluzione. All'articolo Cappelle pontificie notai in quali anti- che funzioni i Papi, i cardinali ed i ve- scovi predicavano: tra'cardinali predica- tori si distinsero, Ruffini, Canisio, Lo- rerio, Berlrano, Petow, Baronio, Tole- do, Bellarmino, Micara già Predicatore apostolico (V). Ad Anni santi riportai le prediche in essi fatti dai cardinali. Il cardinal71/orr<7 compilò un dizionario per l'arte del predicare coi passi della sacra scrittura. A Bolle, a Encicliche, a Let- tere apostoliche trattai di quelle colle quali i Pontefici istruiscono tutto il mon- do cattolico, ed aCoNcisTORO ragionai del- le allocuzioni che vi pronunziano. Tal- volta i Papi sono andati ad ascoltare i pre- dicatori quaresimali in s. Pietro. Clemen- te XI nel 1 7 1 9 calò dal contiguo palazzo alla basilica per la predica pomeridiana del giorno di Pasqua. Gregorio XVI tal- volta andò nel coretto della stessa chiesa per ascolta requalche predica lore.Nelvol. Vili, p. 3o2 notai, che uno de'migliori predicatori quaresimali faceva il discorso ai cardinali dopo il pranzo del giovedì santo, che suole udirsi dal Papa dietro la bussola. I cardinali nelle chiese ove so- no arcipreti, titolari o diaconi, assistono alle prediche in cappa e vesti paonazze, ed il caudatario è tutto vestito di uero. Nelle altre chiese sogliono andare in abi- to corto ne' coretti , ovvero in qualche cappella. I Papi furono sempre zelanti e sol- leciti della predicazione, come dimostrai in tanti articoli e principalmente a Mis- sioni pontificie. Paolo III approvò gli Esercizi spirituali di s. Ignazio (V.). Gregorio XIII prescrisse l'istruzione cat- tolica e la predica agli ebrei di Roma, co- 70 P R E me riportai nel voi. XXI, p. a 3. 11 suo predecessore s. Pio V, secondo il concilio di Trento, ordinò l'erezione delle congre- gazioni della Dottrina cristiana (f^.), ove dissi delle benemerenze di Clemente Vili e successori, edella istruzione che ne fan- no i parroclii nelle domeniche, come dei catechismi istituiti da BenedettoXIVnel- la quaresima, pei sagramenti della peni- tenza e della Eucaristia. Delle prediche di Roma ne parlò l'Amidenio, Depieta- le romana, p. 123. A Oratorio toccai de'notturni ove si fanno prediche. A Mis- sione parlai delle missioni ordinarie e straordinarie fondate in Roma; di quel- le pei Giubilei (P~.) e altre circostanze ; delle diversecongregazioni omonime col santo fine di predicare, il quale l'hanno molti Ordini religiosi, come i Predica' tori, i Gesuiti, i Pii operai, i signori del- la Missione, i Francescani, i Pas sioni- sti e tanti altri, come si può vedere ai lo- ro articoli. A Gerusalemme, ed a Guar- diano dei s. Sepolcro dissi delle questue ordinate nelle prediche dell'avvento e della quaresima dai Papi pei luoghi san- ti, alla liberazione de'quali fecero predi- care la Crociala {f^.)j ed a Schiavi delle pontificie ingiunzioni ai predicatori pel- le limosine a vantaggio di essi e pel loro riscatto. Ecco le rubriche che sulla Pre- dica pubblicò Diclich nel Diz. sacro-li-; turgico. Se si deve fare nella messa so- lenne, si faccia dopo l'evangelo se deve versar su questo, altrimenti si deve fare Ila la messa; la consuetudine però di- spensa da questa prassi, cosi nella recita de'pancgirici: anticamente si predicava dopo il Credo. Dopo l'offertorio è vietalo qualunque sacro ragionamento. Se il ce- lebrante predica, sederà sopra uno scan- no nudo in cornu Evangelii col capo co- perto, o senza pianeta in pulpito. Il dia- cono e suddiacono sederanno sopra uno scanno nudo, fuori però dell'altare colla faccia ad esso volta e col ca*po coperto, o potranno sedere dove sedevano col cele- brinlcnientresi cantava il Gloria. I3aul- PRE dry insegna che i prepositi e altri inferio- ri al vescovo,che predicano all'ai tare,deb- bono stare col capo scoperto in cornu E- vangelii, né si estingueranno i cerei del- l'altare. Se altra persona in luogo del ce- lebrante dovesse predicare, prima che a- scenda il pulpito se sia chierico assumerà la colta, e anche la stola se sacerdote; in Roma la stola nou si assume per riveren- za al Papa che l'usa sempre anche fuori dell'amministrazione de'sagramenti. Se l'oratore è regolare rimarrà vestito del solo suo abito; se canonico o dignitario, predicherà colla cappa o colla almuzia sopra il rocchetto; se poi sia vescovo e non celebri solennemente, sarà vestito del suo abito ordinario, aggiuntavi la stola sulla mani .elicila o sulla mozzetto per chi ne ha l'uso; né ad esso conviene l'assi- stenza de'canonici e delle dignità, perchè questa compete soltanto al vescovo che predica col piviale e colla mitra : se pre- dicherà fuori di diocesi non userà la moz- zetta,ma la mantelletta. Se si predica in- nanzi al cardinal legato della s. Sede, al patriarca, all'arcivescovo, o al vescovo ne'luoghi di sua giurisdizione, allora l'o- ratore colle dovute riverenze, prima di ascendere al pulpito, genuflesso chiederà la benedizione, sia ecclesiastico secolare o regolare, dicendo: Jube donine bene- dicere. Se sia qualche dignità o canoni- co, profondamente inchinato chiederà la benedizione. I vescovi non la domanda- no né agli altri vescovi, né ai cardinali. Dopo che l'oratore avrà asceso il pulpi- to, tosto farà alla Croce o all'altare un profondo inchino o genuflessione sevi sia in esso il ss. Sagramento, poi saluterà il clero e il popolo. Se vi sono prelati, pri- mati o principi, si dovranno salutare col capo scoperto prima del popolo. Se vi so- no i canonici, il magistrato o governatore del luogo devesi fare altrettanto, distin- guendo il suffraganeo se vi è sedente nel presbiterio. Se saluta i ministri dell'al- tare, questi possono corrispondere sco- prendosi il capo. Fatte poi dall'oratore PRE le dovute riverenze, sederà, si coprirà il capo; dopo breve momento si alzerà, sco- prirà ecolle mani giunte, tenendo la ber- retta innanzi al petto se l'usa, cogli oc- chi alzati a Dio, si farà il segno di croce, dicendo sotto voce: In nomine Patris, ec. e nel fine giungerà le mani, dicendo: A- men. Genuflesso subito verso l'altare, di- rà a chiara voce l'Ave Maria } non mai la Regina Coelij compiuta la quale, sor- gerà, si coprirà il capo, incomincerà il ser- mone e Io proseguirà. Nel fine benedirà il popolo, purché non sia presente il ve- scovo del luogo, che se vi è qualche al- tro gran prelato, prima di benedire gli al- tri s'inchinerà profondamente a lui, e poi volto dall'altra parte benedirà il popolo. Finalmente, se la predica si fa o in pul- pito, o innanzi l'altare i« conni Evan- gW»,quando il ss. Sagramento è esposto, l'oratore starà sempre coi capo scoperto. Sulla predicazione e sui predicatori si possono consultare i seguenti autori. Me- nochio, Stuo re t. 2, cent. 6, e. 46 e seg. De' riti degli ebrei circa le prediche delle loro sinagoghe. De' riti antichi de' cristia- ni circa le prediche. Se le prediche de~ vono essere brevi o lunghe. Se nelle pre- diche si devono addurre autori profani. Qual sorte d'eloquenza convenga ai pre- dicalori. Sainelli, Lelt.eccl. t. 3, lett. 4&: Non doversi dal curato intermettere la predicazione benché vi sia della gente che si stanchi di udirlo; t. io, lett. 35: Se al chierico d'ordini minori sia lecito il pre- dicare. Gio. Sigismondo Susckio, De mo- re surge ndi, standique in ecclesia quurn divinaverba /'ecita/ifr/r,Magdeburg 1 732. G. 13. Braschi, Idea del pulpito mitrato, Roma 1725. Lohner, Bibliolheca ma- nualis concionaloria, Venetiis 1730. Bi- blioteca predicabile o scienza universale del pulpito, Venezia 1775. Houdry, Bi- bliolheca concionaloria continens helices christianae praecipua argumenta, Ve • netiis 1750. Musatti, Prediche, Venezia 1772. Dell'arte della parola considerata ne' vari modi della sua espressione, sia PRE 73 che si legga, sia che in qualunque ma- niera si reciti, lettere, Milano 1827. Di queste bellissime lettere del eh. Compa- gnoni sono rimarchevoli pel mio argo- mento tre. 1 7.' L'eloquenza sacra è la so- la che nello stato presente sia aperta agli ingegni italiani. Vantaggi che ha sopra gli altri l'oratore sacro, edifticoltà rispet- tive. I santi padri sono i suoi veri mo- delli. i8.a Di alcune parti che nella co- struzione delle prediche paiono atte a ri- cevere qualche perfezionamento. 19. "Del- l'azione oratoria. Necessità speciale del predicatore per formarsi una buona vo- ce. Precetti generali dell'azione oratoria applicati ad ogni particola!' caso. Adeo- dato Turchi, Opereinedile, omeliee pre- diche, Modena 18 18. G. J. Montanari, Discorso sulla eloquenza sacra, Pesaro 1 833 : osserva la diversità che passa tra l'eloquenza sacra francese e quella degli italiani, i quali declamano i loro discorsi, mentre i francesi li leggono,giovando me- glio alla commozione e alla persuasione il metodo italiano. Collezione di oratori sacri francesi, Firenze 1 835. Gio. Finaz- zi, Dell'omelia nel voi. 9, p. 358 degli Annali delle scienze relig., serie 2.'n L'elo- quenza moderna del pulpito, opuscolo dedicato alla s. Sede apostolica ed ai vescovi cattolici, Modena 1 836. Giusep- pe Defendi, Lettere intorno alla s. elo- quenza, Parma 1 844- Gaetano Lenzi, Lettere intorno all' eloquenza singolar- mente del pergamo, Imola 1 844- Antonio Rosmini, Dell'ecclesiastica eloquenza di- scorso, Milano i832. Giovanni Granel- li, Opere ossiano lezioni della s. scrittu- ra, prediche e panegirici, Venezia 1 828. Felice Peraldi, Lettera sulla predicazio- ne, Lucca i833. Francesco Finetti, Sto- ria evangelica esposta in sagre lezioni, Roma 1 836. Storia dell'antico Testamen- to esposta in sagre lezioni, Roma i83g. Atti apostolici esposti in sagre lezioni, Roma i83g. Prediche postume, Roma 1 843. Panegirici e discorsi sagri, Roma 1 845. Gorla, Prediche quaresimali, Ve- 74 PRE nezia 1703. Bourdaloue, Quaresimale, Venezia 1 7 1 3. Di Fromentiere, Quare- simale, Milano 1730. Giroust, Quare- simale, Venezia 1 734. Simonetta, Qua- resiniate, Venezia 1 736. Siniscalchi, Qua- resimale, Venezia 1 738. Manfredi, Qua- resimale, Venezia 1748. Segneri, Qua- resimale, Roma 1752. Rossi, Quaresima- le, Venezia 1 764. Tornielli, Quaresima- 7e,Cassanoi76g. Granelli, Predìchequa- resimali e panegirici, Venezia 1772. An- selmo, Prediche quaresimali , Venezia. Venini, Prediche quaresimali, Venezia 1 796. Trento, Prediche quaresimali, Ve- nezia 1798. Deani, Quaresimale, Brescia 1825. Buffa, Prediche quaresimali ele- zioni sagre, Milano i833. Quaresimale formalo dalle prediche più scelte de' mi- gliori autori sagri italiani, Parma 1 844- PREDICATORE. V. Predica. PREDICATORE APOSTOLICO. Ponlificiae Aulae Orator, Concionator Palata apostolici. Religioso dell'esempla- re e benemerito ordine de' Cappuccini ( Fedi, avendone parlalo pure in altri luoghi, come nel voi. XXVI, p. 168 e 169), che predica nell'avvento e nella quaresima nell'aula pontificia al più ve- nerando consesso, cioè al sommo Ponte- fice, al sagro collegio de'cardinali, ai ve- scovi, ai prelati e ad altri notabili perso- naggi. Lo nomina il Papa con biglietto del maggiordomo , scegliendolo fra' più dotti e facondi oratori di cui l'encomia- lo ordine è doviziosamente fornito. Fa parte della famiglia nobile pontificia, ed ha luogo nella Cappella papale tra' pro- curatori degli ordini regolari e il Con- fessore della famiglia pontificia ( V '.). Dal palazzo apostolico ha l'uso della carrozza detta frullone, la dispensa delle medaglie d'argento, e riceve mensili scudi 4$, fa- cendo l'ordinaria residenza nel conven- to de' cappuccini di Roma. L'onorevole e distinto uffizio fu disimpegnato da illu- stri soggetti che risplenderono per pro- fonda scienza , per maschia eloquenza , per vivo zelo nell'apostolico ministero e PRE per l'ornamento di altre virtù, onde mol- ti meritarono d'essere confessori de' Pa- pi e da loro ebbero cospicui incarichi , e furono insigniti delle dignità cardinalizia e vescovile. Prima di parlare del luogo e modo come predica il predicatore apo- stolico, accennerò quanto a Predica (F.) e in altri articoli trattai sulle prediche, sermoni , discorsi , orazioni pronunziate innanzi all' augusta presenza del Papa , de'cardinali, de' vescovi e altri dignitari, perchè meglio si conosca lo stabilimen- to del rispettabile e gravissimo uffìzio del predicatore apstolico. Nel voi. Vili, p. 236 ragionai delle prediche e discorsi , come del modo cui si recitano nelle Cap- pelle pontificie (F.), dopo che li ha rive- duti il p. maestro del s. palazzo. Che men- tre il predicatore o sermonatore , dopo avere alquanto orato verso l'altare, ge- nuflesso recita 1' Ave Maria ( nel qual tempo tutti debbono gemi/lettere, secon- do il Ceremoniale di s. romana chiesa), dai Mazzieri (V.) si chiude la porta che conduce al presbiterio e ninno può en- trarvi né sortirvi durante la predica o re- citazione del discorso o Orazione fune- bre (F-) , in modo che venendo un car- dinale in detto tempo si trattiene fuori fi- noal termine. Della domanda chel'orato- re fa ai piedi del Papa, dopo il vangelo, del- la benedizione e dell'indulgenza(non nelle cappelledell' Ascensione e dell'Assunta, a cagione della solenne benedizione); con quale formola la promulga (ricevendola dal ceremoniere) dopocheha terminato (va notato che l'oratore nell'incomincia- re la predica o il discorso, nominando il Papa si scuopreil capo e genuflette verso di lui), della quale parlai anche a p. 248 (e nel voi. XXXIV, p. 278 per l'antica formola); dell'indulgenza che egualmen- te si concede quando non ha luogo la pre- dica osermone,pubblicandola il celebran- te, lo che rilevai pure a p. 253, la quale si domanda dal 2.0 ceremoniere, ed al- lora la pubblica il celebrante prima di dire l'è vangelo di s. Giovanni colla for- PRE mola che trova posta nel messale. Assen- te il Papa, il ceremoniere conduce l'ora- tore avanti il celebrante e genuflesso gli bacia l' anello, gli chiede la benedizione e l'indulgenza (già concessa dal Papa), e cominciando la predica non genuflette nominandoil Papa. Dell'antichissimo uso eli fare prediche e sermoni in latino nel- la cappella pontificia sopra l'evangelo cor- rente , ed a chi spettava nominarne gli oratori. Che anticamente predicavano e sermocinavano que' medesimi che cele- bravano la messa, i Papi, i cardinali , i vescovi, i prelati; e ciò anche descriven- do a Cappelle pontificie e cardinalizie, individualmente le funzioni d' ognuna, ove raccolsi altre speciali erudizioni, ol- tre il di più che notai descrivendo le cor- porazioni religiose e i collegi cui appar- tengono quelli che predicano o sermo- neggiano. Se il Papa legge Y Omelia (V^ dopo il vangelo, il cardinal vescovo assi- stenle pubblica l'indulgenza. Che sebbe- ne ora in cappella pontificia si predichi e sermoneggi in idioma latino , vi sono esempi che fu fatto in altre lingue, spie- gando perchè il predicatore apostolico soltanto predica in italiano. Come della lingua italiana parlai a Italia ed a Lin- gua, a questa ultima ed a Lazio discor- si della latina, dichiarandola propria del- la Chiesa e del Papa, perciò esso udire le prediche in latino, stando dietro una bus- sola privatamente quando leascoltr. in i- taliano; inoltre a Lingua ragionai della celebrazione de'divini uffizi in latino che non s'intende da tutti : si può vedereLi- turgia (nel voi. 9, p. 3 degli Annali del- le scienze relìg. serie 2.a vi è l'importan- te Ragionamento siili' uso della lingua latina, di Rari). Fontanini, Eloquenza ital. p. 268, rese ragione per cui il Pa- pa ascolta le prediche del predicatore a- postolico in sito nascosto, dicendo che il rito di predicareinchiesainlatinoenonin volgare, si mantenne sino ai secoli a noi vi- cini e in Roma durava ancora (su di che può vedersi quanto ho notato a Predica); PRE 75 mcntreincappella pontificiaal Papa eal- la gerarchia ecclesiastica, con lui rappre- sentante laChiesa, è in osservanza l'antico l'ito di predicare in latino. Ma Zeno, Leti. t.2, p.423, contraddice l'opinione di Fon- tanini, solo accorda che ciò sia seguito al più, prima del secolo XIII, ma non in appresso, dimostrando che è stata sem- pre usata la predicazione in volgare nel- le chiese di città e di campagna, poiché non fu mai prescritto dalla Chiesa, che anco le prediche fossero latine al pari del- la sagra ufficiatura e della liturgia. Nel più volte citato luogo e articolo, rimar- cando a chi spetta sermoneggiare, dissi di quali discorsi se ne fa la stampa (al pre- sente, mentre prima se ne stampavano un maggiore numero, come notai ai ri- spettivi luoghi) e la dispensa alla porta della cappella pontificia e della camera de' paramenti al termine della funzione n chi vi ha luogo, compresi i ceremonic- ri, oltre un esemplare pel loro archivio per la collezione, e quello che si umilia al Pontefice. Finalmente nelle p. 3o2 e 3i5 dissi dei sermoni recitali ai cardi- nali che intervenivano ai pranzi del gio- vedì e venerdì santo, nel 1 .° giorno in ita- liano, nel 2.0 in latino, che talora i Pa- pi udirono dietro la bussola. A Orazio- ne per l'elezione de'Pontefici, ed Ora- zione funebre pei Papi, parlai di chi le pronunzia e il modo, come di chi li de- stina : a Funerali delle orazioni pei so- vrani e altri principi defunti recitale nel- la pontificia cappella. A Maestro del s. palazzo apostolico descrissi le sue prero- gati vee autorità, nella quale si compren- de la revisione e approvazione delle pre- diche, sermoni e orazioni funebri che si dicono nella cappella pontificia; che pri- ma nominava i soggetti che dovevano pronunziarli, quali potea ri prendere pub- blicamente se lo merita va no eziandio pre- sente il Papa; parlai di sua origine sot- to Onorio III che l'incaricò di predicare e catechizzare la fa miglia pontificia e quel- le de' cardinali e prelati, mentre questi 76 PUE erano a trattare col Pontefice gli affari; quindi istituite da Paolo IV le prediche dell'avvento e di quaresima nel palazzo apostolico, il maestro del s. palazzo con- temporaneamente fece altrettanto, nel Quirinale nella Cappella paolina , nel Vaticano nella Cappella segreta di Gre- gorio XIII o sala contigua; affermando- lo il de Luca, Rom. Cur. relat. par. 2, disc. 8, n.° 8, ed il Catalano, De Magistro s. pal.ap. p. 16. Aumentate poi ledi lui incombenze, si fece supplire dal p. com- pagno, il quale tuttora l' eseguisce , ve- nendo anche stabilito, che il medesimo facesse ai famigliari palatini l'istruzione catechistica per le annue comunioni ge- nerali , di che feci parola nel voi. XLI, p. 292. L'origine delle prediche nell'avvento e nella quaresima nell'aula pontificia ri- sale a Paolo IV deli 555, riportando il p. Carrara, Storia di Paolo IV, t. 2, p. 5oi. » Nel palazzo apostolico introdus- se una novità, cioè un predicatore, di- nanzi a cui si radunassero i cardinali e prelati di Roma, e che lorodovessespie- gare le verità, ed inculcare le massime convenienti al loro stato. Novità che se allora fece strepito come odiosa , ades- so pel continuato uso come decorosa e giusta pacificamente viene praticata. Ma predicava anch'egli ai cardinali e prela- ti ne'concistori, nelle congregazioni e in altri incontri : Riforma, riforma all'ec- clesiastica gerarchia ". Aggiungequesta testimonianza dell'altro storico Carac- ciolo : Palatinas concìones instituitquas audiebat clanculum, inclusus lignea ceU lula. Lunadoro , Relazione della corte di Roma, edizione del 1646, a p. 121 ri- ferisce: » Ordinariamente l'avvento e la quaresima una volta la settimana si pre- dica innanzi al Papa Clemente Vili. La Santità sua sia in una bussola dove non ù veduta da nessuno, nella propria stan- ca, dov'è il predicatore che sta in pulpi- tetto all' ordinario. Li signori cardinali seggono per ordine come in concistoro, PRE e vi hanno da stare con cappa paonaz- za; e li venerdì di marzo dopo la predi- ca il Papa cala in s. Pietro , accompa- gnato dal s. collegio. Usava ancora Cle- mente Vili farsi sermoneggiare in cap- pella la sera; chi faceva il sermone sede- va in uno sgancilo nella porta della cap- pella,ma in luogo che il Papa noi vedesse, ed i cardinali sedevano intorno al predi- catore ne' soliti sgabelli d'appoggio, stan- do con l'abito di cardinale. Ma fuori della cappella ordinariamente quelli sermoni li facevano i predicatori che predicavano per le chiese di Roma, che in questo mo- do la Santità sua veni va a sentire la mag- gior parte di loro, e se trovava de' pre- dicatori valenti, che li dessero gusto, da- va loro delle pensioni, e alcuni ne face- va vescovi. Sermoneggiavano alcune vol- te i signori cardinali Tarugi , Baronio, Bellarmino, Antonianie Monopoli (Mar- zali), e assistevano sempre a questi ser- moni tutti li cardinali di palazzo, che al- cune volte furono al numero di 10 ".Del frequente sermoneggiare per le chiese dai cardinali nell'anno santo 1600, par- la pure Ricci , De giubilei , p. 116. Se- slini, 77 maestro di camera, stampato nel i634, cap. 12, dice che i cardinali usavano la cappa paonazza a tutte lepre- diche che si fanno nel palazzo apostoli- co, come in altre chiese, tranne nelle fe- ste solenni. Aggiungerò, che se ha luo- go la predica ne' venerdì di marzo dopo Pasqua , in questi i cardinali incedono in vesti e tutto altro rosso , bensì colla cappa paonazza. Gabriele Chiabrera, ce- lebre poeta di Savona morto nel 1637, scrive nella propria vita e si gloria, che da Urbano Vili fu ammesso nella bus- sola ad ascoltare con lui tutta la predi- ca, ed il Giustiniani, Lett. memorabili t. 3, p. 247> lo conferma. Questa bussola è di noce con grata o gelosia simile e ten- dine di seta rossa: chi vi ammette il Pa- pa, lo dissi ne' voi. Vili, p. 273, IX, p. 1 54, insieme al modocui v'incedono chi vi ha luogo. Nel n.° 5574 del Diario PRE di Rornai'j53 si legge, che GiacomoIII re cattolico d'Inghilterra ascoltò la pre- dica dell'avvento dietro una bussola, co- me Benedetto XIV in altra, nel palaz- zo Quirinale. La predica dell' avvento e della qua- resima si fa nel Palazzo Faticano o Pa- lazzo Quirinale [F.) ove abita il Papa, nella sala del concistoro se nel Vaticano, nella 2/ camera della gran galleria (co- me in dicembre 1839 ) o in altra se nel Quirinale. Sotto il baldacchino si colloca il pulpito nel luogo del trono, baldacchi- no che prima si levava per la predica : rimpeUo vi è sempre il Crocefisso} da un lato la bussola ove siede il Papa, col mag- giordomo e maestro di camera su due sgabelli. In un quadrato di banchi siedo- no i cardinali per ordine. Dietroal qua- le ne' tre lati sono banchi pei vescovi , prelati, capi degli ordini religiosi e altri che hanno luogo in cappella , compresi gl'individui della camera segreta eccle- siastica : possono intervenirv i anche i ve- scovi eletti, benché non preconizzati in concistoro; mg.r maestro di camera può accordare licenza a qualche ecclesiastico forestiere che lo desideri, i quali restano in piedi tra la portiera e la porta in mo- do di non essere veduti , la quale porta custodisce un bussolante. I cardinali che arrivano cominciata la predica non pos- sono più. entrare nella sala: si trattengo- no con un ceremoniere nella cappella se- greta del Papa se al Vaticano, nella sa- grestia se al Quirinale. Un cardinale vol- le entrare alla predica benché comincia- ta; il predicatore si trattenne dal prose- guire finché non fu seduto. Altro busso- lante sta in piedi vicino al pulpito, met- te e leva la tavoletta ove siede il predi- catore apostolico. Il laico cappuccino del predicatore, sta in piedi alla destra del pulpito. La predica dell'avvento ha luo- go ne'mercoledì , ma nelle due settima- ne, nelle quali cadono le feste di s. Lu- cia edis. Tommaso, in questi giorni, pur- ché uou vengano di domenica. Se la fe- PRE 77 sta dell' Immacolata Concezione si cele- bra nel mercoledì, la predica si trasferi- sce al venerdì. La predica di quaresima* ha luogo in tutti i venerdì , in vece di quella del venerdì santo perla Passione, si fa il martedì santo. Beuché non sia en- trata laquaresitna, si fa la predica ali.° venerdì di marzo, e nel venerdì poste- riore alla Passione quando é ancora nel mese di marzo. Se la festa di s. Tommaso d'Aquino vienedi venerdì, celebrandosi la cappella semipapale, si anticipa la predi- ca nel mercoledì. Notai nel voi. lX,p. 137, che se la cappella di s. Francesca cade di venerdì ha luogo la predica, e la cappel- la si celebra il giorno innanzi, ovvero si canta la sola compieta nello stesso gior- no. Vacò la predica a'7 aprilei843 per malattia del predicatore. Neil' avvento i845 vacò una predica e altra fu trasfe- rita, per le due visite che fece a Grego- rio XVI l'imperatore delle Russie Nico- lò I. A'27 marzo 1846 «I predicatore a- postolico dopo l'esordio, sentendosi man- care, si pose a sedere e tralasciò di pro- seguire, essendo debole per indisposizio- ne di stomaco. Gregorio XVI braman- do che si ristabilisse bene, non volle che predicasse nelle altre dm: prediche de'3 f marzo e del martedì santo. Di vacanze di predica per impotenza del predicato- re apostolico vi sono altri esempi, come di sostituzioni. Leggo nel n.° 2002 dei Diari di Roma 1794, che per indisposi- zione del predicatore apostolico, Pio VI vi surrogò mg/ Cristiani sagrista , che ammalandosi (n.° 2006), avendolo fatto sapere al Papa nella slessa mattina che dovea predicare, Pio VI con una carrozza fece subito prendere il p. Luigi Costagu- ti agostiniano e predicatore in s. Agosti- no, il quale supplì egregiamente, anche una 2. "volta (n.° 2008). Ristabilitosi mg/ sagrista, pronunziò la 4-' predica ( n. 20 io), quindi ne recitò altre 3, con che compì il corso quaresimale ( n.° 2012 , 201 4)- I giorni della predica sono indi- cati uell'opuscolo annuale, di cui fecipa- 78 PRE rola nel voi. IX, p. i3s : se avviene va- riazione, il prefetto delle ceremonie eoa «ìschedula ne avverte il predicatore, il sa- gro collegio e gli altri, ed eccone un e- sempio. Monitum. Concio inPalatio a- poslolico quae tempore Advenlus in li- bello notatiti' habenda die o.? mensis de- cembris fer. 4 hoc anno habebilur die 3o novembris, in quam inciditfestum s. Andrene apostoli. Allorché vacala pre- dica il disintimo lo fa mg.r maestro dica- mera al prefetto delle ceremonie, come notai nel voi. XLI, p. i/f-i, il quale con ischedula stampata avvisa i cardinali e chi altri vi hanno luogo, ed il predica- tore se l'impedimento proviene dal Pa- pa. Eccone un esempio. Monitum. Die 7 aprilis feria 3." majoris hebdomadae, vacabit concio in Palatio apostolico. — Joseph de Ligne apost. cacrem. praefe- ctus. Se il Papa è assente da Roma, come quando Pio VI nel 1 782 andò a Vienna, ovvero è incomodato, la predica ha luo- go e nel palazzo di ordinaria residenza, come la visita della basilica Vaticana nei venerdì di marzo. In questo caso il pre- fetto delle ceremonie domanda al car- dinale più anziano il permesso di fare in- cominciare la predica. Allora un cere- moniere conduce nella sala il predicato- re apostolico senza domandare e pren- dere la benedizione pontificia , ne altra, restando il ceremoniere nella sala e siede in tempo della predica. Salito il predi- catore sul pulpito, genuflette al Croce- fisso, fa il saluto ingiroaicardinali edo- po la prima parola dice Eininentissinii padri, & prosiegue senza alcuna variazio- ne. Il predicatore apostolico condotto col suo laico dal convento de'cappuccini col frullone al pontificio palazzo, si trattie- ne in qualche cappella o sagrestia , ov- vero in una camera, nella quale il creden- ziere segreto del Papa lo serve di cioccola- ta , cade o altro che desideri. L' ultimo ceremoniere a ora della predica lo va n prendere e Io porla presso la bussola ove il Papa l'ascolta, levandosi il mantello PRE che consegna al compagno. All'arrivo del Papa il predicatore s'inginocchio, bacia il piede e domanda la benedizione dicen- do :Jube Donine benedicere. E condotto quindi dal ceremoniere al pulpito , nel quale asceso, genuflette primaal Crocefis- so, poi verso il Papa, senza il saluto in giro ai cardinali. Alzati gli occhi al cielo si fa il segno della croce e quindi recita ingi • nocchio V Ave Maria: siede e comincia la predica senz'altro genuflessione. Dopo la prima parie avvisa all'eccelso uditorio il giorno della predica futura e l'ora quan- do debba variarsi. Finita la predica il me- desimo ceremoniere conduce il predica- tore dove sorte il Papa dalla bussola e genuflesso gli bacia il piede. Avantiedo- po le predicazioni dell'avvento e di qua- resima il predicatore apostolico si reca ad ossequiare il Papa. Prima di produrre un elenco di quei predicatori apostolici che mi fu dato rin- venire nelle mie studiose ricerche, dopo V istituzione dell'uffizio, parlerò di due più antichi. Leggo in Benoffi, Storia mi- noritica, p. 1 66, che Martino V nel 1 422 volle predicatore apostolico il sanese fr. Antonio da Massa de'minorij dotto pre- dicatore, già suo nunzio apostolico in Costantinopoli, indi nel \lp-Z lo desti- nò vicario apostolico dell'ordine dei mi- nori francescani, il quale lo creò poi ge- nerale , ed il Papa vescovo di Massa e Populonia. Leggo ne'dueBaldassini, No- tizie di Jesi, p. 197, Memorie, p. 2 3 {, che il ven. fr. Francesco Ripanti di Je- si, zelante e sapiente predicatore, mino- re osservante, fu fatto predicatore apo- stolico e procurò presso il Papa Clemen- te VII la riforma dell' ordine ; verso il I 534 passò nell'ordine de'cappuccini, ne divenne generale e mori santamenle nel i549- *n ceile Notizie bibliografiche tro- vai di un Mautini o Manlini : Prediche dette nel palazzo apostolico, Roma 1 532. II gran Papa s. l'io V amando la com- pagnia di Gesù, come si badai suoi sto- rici, dopo averle affidato la penitenzie- PRE ria Vaticana, decretò che fosse gesuita il predicatore apostolico : fu il primo il p. Benedetto Palmi j poi il p. Emmanue- le Sa; quindi il p. Alfonso Salmerong\k compagno di s. Ignazio e teologo di Pao- lo III al concilio di Trento; indi il p. Fran- cesco Toledo (Z^.) celebre predicatore e profondo teologo, egualmente nominalo da s, Pio V, confermato dal successore Gregorio XIII come suo predicatore or- dinario nel pontificio palazzo, come di- ce Novaes, e continuò con plauso ad es- serlo ne'pon tifica ti di Sisto V , Urbano VII, Gregorio XIV, Innocenzo IX e Cle- mente Vili, dimorando nel palazzo apo- stolico, confessore eziandio di Clemente Vili che nel i593 lo creò cardinale, ed alle biografie riportole notizie de'predi- calori apostolici elevati a sì sublime gra- do. Altro predicatore apostolico di Cle- mente Vili fu il domenicano p. Bran- di , di cui parlai nel voi. XIX, p. 252. Indi fu celebre predicatore del palazzo apostolico fi*. Anselmo Manali cappuc- cino che neli6o4 Clemente Vili elevò al carditialato.il Papa gli sostituì nell'uf- fizio fi*. Pietro della Madonna della Pe- gna carmelitano spagnuolo , poi confes- sore di Leone XI che assistè in morte. Il p. Girolamo da Narni cappuccino e celebre predicatore apostolico , contri- buì a persuadere Gregorio XV ad isti- tuire la mirabile Propaganda fide. Ur- bano Vili aglii i giugno 1629 fece pre- dicalore apostolico fr. Nicola Riccardi maestro del s. palazzo, morto nel i63g a'3o maggio e lodato da Fontana, Syl- labus rnagistr. p. 1 6 1 , e da Catalano, De magislro, p. 16. Racconta il diarista Gi- gli, che nel i643 era predicatore aposto- lico il p. (Luigi) Albrizio gesuita, il qua- le fu privato dell'uffizio, per aver delto una sentenza che sembrava favorire le domande che allora faceva al Papa il du- ca di Parma (F.). Di questo religioso abbiamo: Prediche falle nel palazzo a- postolico, Roma e Venezia due volumi. Nell'appendice al t. 2 de' Diari di mg.r PRE 79 Dini prefello delle ceremonie pontificie, vi sono le notizie di alcuni predicatori ringraziati coli* assegno di scudi sei al mese. Il p. Gio. Paolo Oliva genovese fu predicatore apostolico d' Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX e Cle- menteX, avendoritenuto l'impiego ben- ché assunto al generalato neh 644 e '° fu sino alla morte avvenuta a'26 novem- bre 168 1, lasciando : Prediche delle nel palazzo apostolico, Roma 1670 tre vo- lumi. Di lui parlano Alegambe, Bill, script. S. /., e Galeoti, Imagines prae- pos. S. J. A Innocenzo Xdissich'erasuo confessore e che lo dispose a ben mori- re; a Pranzo che predicò a quello di A- lessandro VII e della regina Cristina. Pel conclave del 1676 per morte di Clemen- te X ed elezione d'Innocenzo Xi", fu fat- to confessore del s. collegio il p. Bona- ventura da Recanali cappuccino e predi- catore apostolico, del quale sono ìePrc- diche dette nel palazzo apostolico , Ve- nezia 1709. Innocenzo XI nel 1688 di- chiarò fr. Tommaso M3 Ferrari dome- nicano maestro del s. palazzo e predi- catore apostolico, onde di lui scrisse Ca- talano a p. i 6 : Romani evocatus ab In- nocentio XI magisler s. palatii, et con- cionalor palalii apostolici, anno scilicct 1688 conslilutus juit ... e che, ut Poti- tificem , et purpuratos patres suis con- cionibus mirifica Spirilus sancii unctio- ne perfusis per quadragesimalis tempo- ris curriculum in admirationem rapue- rit. Innocenzo XII nel 1 Gq1) cieò Ferra- ri cardinale. Questo Papa avendo Ietto il Quaresimale lìti p. Paolo Segneri ge- suita, stampato in Firenze nel 1679, per la splendida riputazione che gli procac- ciò, desiderò di sentirlo nel Vaticano, e Segneri vi predicò nel 1692. In mezzo alla corte pontificia ed ai più distinti dignitari ecclesiastici, il religioso conser- vò le sue abitudini semplici e modeste, ed occupossi indefessamente alle curedel suo apostolico ministero. Inoltre il Papa lo fece suo teologo, e morì nel 1694, in 80 PRE cui a Napoli furono stampale le sue Pre- diche dette nel palazzzo apostolico. In- nocenzo XII di moto-proprio elesse pre- dicatoreapostolico fr. Francesco M." Ca- sini d'Arezzo rinomato oratore, lo che riuscì di tanta soddisfazione del s. colle- gio, che nominò due cardinali a ringra- ziare il Papa per sì bella scelta, come no- tai alla sua biografia, mentre a Confes- sore del Papa registrai come lo fu d'In- nocenzo XII. Continuando col successo- re Clemente XI l'apostolico ministero, a questi tanto piacque , che in premio di sua dottrina e zelo, a'3o gennaio 17 i3 Io creò cardinale, facendolo proseguire a predicare nella quaresima (ino all'av- vento seguente, dopo il quale cessò dal cospicuo incarico che avea esercitato i5 anni: di lui si hanno, Prediche dette nel palazzo apostolico, Milano 1714» *• 3, 1722, t. 4> Venezia 1724, t. 3. Lessi in certe memorie mss. che il cardinal Ca- sini predicava sul pulpito coperto d' un cielo paonazzo con frangie d'oro, ed alla scaletta per ascendervi si fece un para- petto. Qui noterò che nelle citate Noli- zie bibliografiche trovai di un Pietro Fal- le : Prediche dette nel palazzo aposto- lico, Venezia 1713. Rilevo dal diarista Cecconi, Roma sacra, p. 63g, che Cle- mente XI fece dopo il precedente, pre- dicatore apostolico il p. Pellegrini della missione. Innocenzo XIII nel 1 721 di- chiarò predicatore apostolico fr. Bona- ventura Barberini da Ferrara cappuc- cino , che divenne generale del suo or- dine. Racconta Petrilli, Memorie Prene- sline, p. 272, che il p. Bonaventura per molti anni nella stagione di estatesi por- tò nel convento de' cappuccini di Pale- strina e procurò delle somministrazioni, con cui formò una scelta biblioteca che donò al convento: ne ampliò la fabbri- ca, e restaurò il recinto della clausura, e la chiesa che nel 1 726 fece solennemen- te consagrare dal cardinal Barberini pro- tettore dell' ordine. Da altre memorie apprendo, chela biblioteca la destinò per PRE uso de'predicatori apostolici successori, i quali perciò sogliono recarvisi nella sta- gione estiva, diche trovo testimonianza anco in Falaschi, sebbene non esatto, Ge- rarchia eccl. p.ioi,del Predicatore a- postolico. Il Novaes nella Stor. de' Pont., 1. 1 3, p. 264, narra, che avendo Clemente XII voluto che lo assistesse in morte, con apostolica libertà fr. Bonaventura l'esortò a pentirsi di qualunque difetto che avesse potuto commettere nel supremo pontifi- cato. Rispose il Papa: che per tal mo- tivo non avea di che dolersi, mentre per quello che si ricordava, avea sempre pro- curato di amministrarlo il meglio possi- bile. E ripigliando il religioso, che il Pon- tefice può essere reo di qualche ommis- sione, Clemente XII lo assicurò, che nep- pure di questo sentiva rimorso di coscien- za. Nel conclave del 1 74° per la sede va- cante di tal Papa, il p. Bonaventura, ben- ché non decorato della porpora, con ra- ro esempio ebbe 9 voti pel pontificato, come rimarcai in diversi luoghi: l'elet- to Benedetto XIV subito lo creò arcive- scovo di Ferrara (F.) , dopo che avea per 22 anni disimpegnato il predicato- rato apostolico , onde avea domandato d' esserne esouerato per riposo. Del p. Barberini vi sono le Prediche dette al palazzo apostolico, Venezia 17 52 tre to- mi. Benedetto XIV gli die in successo- re fr. Michelangelo Franceschi da Reg- gio, lodato dalCatalano citato: quindi col- la bolla 7 5, Inclytum fratrum minorimi, de'2 marzo 1743, Bull. Bened. XIV, t. 1 , in perpetuo stabilì 1' onorevolissimo uffizio di predicatore apostolico neh' or- dine de' cappuccini, imperocché, dice il dotto Pontefice: abundal cappuccino- rum religio illustribus concioiialoribus , et melius in ore cappuccini, quam cujus- cuinque alterius sonanl veritales , quac in pulpito, Papae, cardinalibus ,etprae- latis annunciari debent.Neì 1 j55 lostes- so Benedetto XIV nominò predicatore apostolico il p. Francesco Maria da Ber- gamo, autore di quell' opera che citai n PRE Predica. Clemente XIV nel 1773 con- ferì l'uffizio al p. Giuseppe Maria Luigi da Lugano. Pio VI successivamente fe- ce tre predicatori apostolici, nel 1 786 il p. Pietro da Como; neh 791 il p: Pie- ranlonio da Parma j neh 79 3 il p. Gio- vanni dal Bosco di Lugano. Altrettanti ne nominò Pio VII, nel 1800 il p. Fede- rico das. Giovanni; neh8i7 il p. Giu- seppe Mafia da Pesciaj nel 18 19 il p. Lodovico Micara da Frascati. Questo ultimo, come dissi alla sua biografia, fu pubblicato cardinale da Leone XII a' 1 3 marzo 1826, continuando a predicare nella quaresima colla cappa cardinalizia; quindi gli diede in successore il p. Loren- zo Serafini da Camerata che il s. colle- gio nel 1829 elesse a proprio confessore del conclave. Amato daGregorioXVI, lo volle a confessore nelle villeggiature di Castel Gandolfo, da dove il Papa piti vol- te si portò a pranzo nel refettorio de'cap- puccini d'Albano, nel quale convento il religioso passava alcuni mesi dell'anno, ammettendolo alla pontificia mensa coi correligiosi da lui egualmenteassai amati, vantandosi di avere avuto a zio un cap- puccino di santa vita. A Corico dissi che Gregorio XVI conferì nel 1840 quel ti- tolo colla dignità vescovile al p. Loren- zo, che morendo nel 1 845» fu tumulato nella chiesa de'cappuccini di Roma, con quella lapide marmorea che riporta il n.° 2 delle Notizie del giorno 1 846. Grego- rio XVI nello stesso annoi 840 nominò predicatore apostolico il p. Luigi Petro- ni da Bagnaja procuratore generale dei cappuccini, come si legge nel n.°35 del Diario di Roma 1 840 de'2 maggio, poi generale del suo ordine, morto in Vi- terbo a' 1 4 ottobre 1 845, e sepolto nella chiesa de' cappuccini con iscrizione in marmo riportata nell' Elogio funebre pro- nunziato ne' solenni funerali fatti nel- la chiesa dell' ordine in Roma, dal p. m. Angelo Vincenzo Modena de'predicato- ri, Roma 1 845. Gregorio XVI elesse pre- dicatore apostolico ilp. Ignazio da Ro- vai. TiV. PRE 81 vereto, fatto come il predecessore consul- tore della congregazione de' riti, morto a'21 aprile 1847, e meritò quell'elogio che è nel n.° 33 del Diario di Roma 1 847; mentre nel n.°5i si riporta la nomina del regnantePio IX con bigliettodel mag- giordomo,del p.Nazarioda Prato, il qua- le rinunziò poco dopo. Finalmente lo stes- so Papa ai 25 novembre 1847 scelse a predicatore apostolico l'odierno rmo. p. Lorenzo da Brisighella definitore gene- rale dell'ordine e consultore della con- gregazione de'riti. PREDICATORI, Ordine religioso. Così chiamato da Innocenzo III, secondo le antiche tradizioni dell'ordine conser- vate nel Chronicon Magistrorum gen. p. 6. Venne da questo, che Innocenzo HI volendo scrivereas. Domenico ed ai suoi compagni nelle parti di Tolosa, chiama- to lo scrittore delle lettere apostoliche, gli disse : Scrìvi a frate Domenico e suoi sodi. Poscia ripensando alquanto, sog- giunse: Mainò così, ma scrivi a frale Do- menico, ed a coloro che predicano insie- me a lui. Finalmente considerando an- cor meglio, ordinò cne si scrivesse aìMae- slro Domenico e Frati Predicatori. Ma- gistro Dominico et Fratribus Praedica- toribus. Laonde da quel tempo e con tal nome, col quale li nominò Innocenzo III, cominciarono a chiamarsi nella curia ro- mana ed ovunque Frati Predicatori. Ap- provato da Innocenzo III, indi il succes- sore Onorio III lo confermò, e commise al suo glorioso fondatore s. Domenico {V.), che Dante qualificò « Della fede cristia- na il forte atleta » l'istruire nella scien- za de'santi le sommità del sacerdozio e la famiglia pontificia fra le pareti me- desime del Palazzo apostolico (F.), e quindi a lui ed all'ordine suo assegnò in perpetuo 1' uffizio ed il titolo illustre di Maestro del sacro palazzo apostolico (V.). Non è poi vero, come scrissero al- cuni, che Onorio III volle che dalla sua straordinaria eloquenza apostolica l'or- dine si denominasse ptrcagion d'onore, 6 82 P R E l'ordine de j roti predicatori, mentre già godeva di questo nome. Tultavolta dal nome del santo istitutore Domenico, Do- menicani eziandio si appellano i religiosi die professano la di lui regola, non che Domenicane le religiose o monache al medesimo ordine addette, de' vari rami in cui venne l'ordinedi viso in diversi tem- pi colla qualifica di mendicante. Dio su- scitò questo celeberrimo e benemerentis- simo istituto, quando la Chiesa ne avea bisogno, come il Francescano (P.), e co- me quello altro miracolo della provvi- denza l'ordine de'predicatori si diffuse mirabilmente per tutto il mondo, mo- strandosi ovunque sempre sollecito della gloria di Dio e della salute eterna delle anime. Imperocché s. Domenico suo pa- triarca, divoralo com'era da ardentissi- mo zelo, non si con tentò di travagliarselo nel campo evangelico, ove tanta zizzania aveva sparso il nemico dell'umanità nel- l'empia eresia degli albigesi, la di cui con- versione viene riguardata come il mag- giorde'mira coli, per a venie arrestato l'im- petuoso torrente; ma concepì etl effettuò il generoso disegno cu associare a sé una schiera di eletti compagni, i quali accop- piando gli esercizi della vita monastica a- gli sludi delle scienze sacre, si rendessero abili a predicare l'evangelo, a difendere la purità della fede, e a diffondere per tut- to quell'incendio di carità, di cui era sim- bolo la fiaccola portata in bocca dal ca- gnolino, e veduto in sogno misterioso dal- la madre innanzi di darlo alla luce, che , partorito incendiava tutto il mondo;sim- boloche fu adottato per insegna e stemma dell'ordine. La 15. Vergine Maria ispirò a s. Domenico il felice pensiero d'istituire ad onor suo e di propagare per tutta la terra la santa divozione del Rosario (F.), di cui parlai ancora a Corona dìvozio- nale; divozione che salvò tante volle il popolo cristiano da gravissimi imminenti disastri, per averne zelato i domenicani costantemente l'incremento. L'ordinedei predicatori o domenicani die alla Chiesa PRE un grandissimo numero di martiri, di san- ti e sante, con moltissimi personaggi il- lustri per nascila , per dottrina e per le dignità ecclesiastiche, vescovile, cardina- lizia e pontificia ; si distinse per meravi- gliose imprese, a vantaggio della Chiesa e de'popoli; dal suo ceppo derivarono mol- ti istituti religiosi d'ambo i sessi, ospi- talari ed equestri, ed i cui fasti sono re- gistrati in voluminose opere.Eaonde par- lando di esso con venerazione per dovere istorico in tutto questo mio Dizionario, qui appresso mi limiterò ad un sunto di quanto lo riguarda, incominciandodall'o- rigine,colle notizie di alcuna dellesue con- gregazioni, delle chiese che ha in Roma, co Ile missioni ad esse affidale, nonché de- scrivendoilsecondoordineele chiese che in Roma posseggono le monache, ed in- fine dicendo del terz'ordine. E' gloria del- l'ordine domenicano l'essere stato sem- pre uno, senza scisma, senza separazione, senza riforma, ma sempre con la slessa legislazione, regola e costituzioni per tut- ti. L'ordine è composto di provincie, le provincie di conventi. Le regole non ob- bligano a peccalo, ed i superiori posso- no dispensare intorno alle medesime. Quindi le congregazioni dell'ordine do- menicano non sono sfmili a quelle che for- mano speciali corporazioni nell'ordine di s. Benedetto, ma esse si devono conside- rare,come in sostanza propriamente fu- rono e sono, alcuni conventi ove si fa uso più parco delle dispense e vita più au- stera. Le congregazioni non hanno mai avolo luogo e voce ne'capitoli generali dell'ordine, né voce attiva per eleggere il generale. Per la visione accennata, gl'illustri e nobilissimi genitori di s. Domenico s'im- pegnarono a curarne l'educazione, quan- do, esercitando già la virtù, di 6 anni Io consegnarono al dotto e degno zio ma- terno arciprete di Gumiel d'Issan, poco distante dalla comune patria Cala roga o Calaruega della vecchia Casliglia. Pro- fittando de'virtuosi esempi clic riceveva PRE e colla sua bella inclinazione a santificar- si, divenne segno agli elogi di chi lo am- mirava. Di i4anni fu mandatoalle scuo- le di Palenza, dove allora fioriva la più. celebre università delle Spagne, le quali poco stante furono trasferite a Salaman- ca. Fece ivi rapidi avanzamenti nella ret- torica, nella filosofia e nella teologia, e acquistò perfetta conoscenza della scrit- tura e de'padri; lontano sempre dalle va- ne allegiezze de'mondani, ed applicato alla pielà e alla mortificazione, *per io anni si astenne adatto dall'uso del vino. Ottenuta nella università la laurea di dot- tore, vi spiegò con somma lode le divine scritture: la sua dottrina e la esemplare sua condotta gli procacciarono eslimato- ri, prendendosi cura degli orfani, delle ve- dove e de'poveri,a favore de'quali vendè i libri e le suppellettili. Per l'ardente sua carità voleva vendere se stesso per ri- scattare uno schiavo, e piangendo i pec- cali altrui, co'suui efficaci ragionamenti converti a penitenza moltissimi. Conci- liatasi coi suoi grandi talenti singolare ri- putazione in chi lo conosceva, era con- sultato qual uomo pieno di sapienza e d'intelletto, e comedo etlore esperto nelle vie della perfezione. Questo concetto in- dusse il proprio vescovo d'Osma Azebe- do ad ammettere s. Domenico tra'cano- niei regolari di s. Agostino, che nella ri- forma del suo capitolo avea introdotto nella cattedrale: appena nel i 198 il sali- to entrò in possesso di sua prebenda e ne vesfi l'abito di sottana nera e rocchet- to, brillò come un astro novello nella chie- sa d'Osma, massime nella predicazione. In breve il vescovo l'ordinò sacerdote e nominò capo o sottopriore del capitolo. Intanto re Alfonso IX volendo dare a suo figlio Ferdinando in isposa la figlia del conte della Marca, destinò per le trat- tative Azebedo, il quale condusse seco s. Domeuico. Giunti a Tolosa capitale del- la Linguadoca, dove l'eresia degli Albi- gesi (/'.) piìi che altrove erasi moltipli- cata, il santo potè subito convertire il pa- PRE 8ì drone della casa che gli alloggiava. Con - chiuso l'affare del matrimonio, il vesco- vo con s. Domenico tornarono in Ispa- gna, indi furono rimandati in Francia a prendere la sposa, cui in ve^ce assisterono a'funerali. Allora si determinarono recar- si in Roma, ove narrando a Innocenzo III i mali che recavano gli eretici, ottennero licenza di fermarsi in Linguadoca per at- tendere alla conversione degli eretici, il Papa limitando al vescovo lo spazio di 1 anni. L'eresia degli albigesi minacciava di gravissimi mali la Chiesa, mentre chi la professava trucidavano i preti, spezza- vano gli arredi sacri, convertivano i pa- ramenti in abiti femminili, e colle armi commettevano ogni sorte d'iniquità (tie trattai in tanti articoli, come ad Avigno- ne e nelle biografie d' Innocenzo III, O- norio III e Gregorio IX, per non dire altri). Ritornati ambedue in Francia si unirono nell'apostolico ministero ai le- gati pontificii, ai quali s. Domenico, do- po fervide orazioni easprepenitenze,per- suase che se volevano ricavarne frutto, bisognava come gli apostoli viaggiare a piedi senza fasto, provvisione o denaro, vivere e predicare comeessi, per opporre ali' eretica pravità, 1' umiltà e la virtù. Pel primo s. Domenico* col suo vescovo pose in pratica quanto avea propostoci che fu poi imitato dai missionari, dai le- gali, dai vescovi e da altri prelati con feli- ce successo. Dopo qualche tempo s. Do- menico restò come capo e superiore a so- stenere tutto il peso della missione: la proseguì con vivissimo zelo e invitto co- raggio per io anni, espouendo se stesso che anelava di sagrifìcare la vita per Ge- sù Cristo, alle insidie e insulti degli ere- tici che più volte tentarono di trucidar- lo. Li attaccava e convinceva colle dispu- te pubbliche e priva te, li confondeva e av- vili va con islupendi miracoli che per vir- tù divina operava, e cogli scritti pieni di dottrina e di vittoriose ragioni; ed il li- bro da lui composto in difesa delle ve- rità cattoliche, gittate dai nemici 3 volle 84 PRE nel fuoco, sempre saltò intatto dalle fiam- me, siccome avvenne di altro foglio del santo in cui avea riportato testimonian- ze scritturali per illuminare l'eretica ce- cità. In questo#lempo S.Domenico, mosso da lume soprannaturale, dalla tenera di- vozione per la ss. Vergine oppugnata da- gli albigesi, e da fervore per la salute delle anime, pel primo cominciò a predicare la salutevole divozione del Rosario, spie- gando ai popoli i misteri della nostra re- denzione e le grandezze di Maria, che re- citando il medesimo debbonsi meditare. Innumerabili furono i peccatori e gli ere- tici, che con questo efficacissimo mezzo convertì e illuminò, confermando Iddio con prodigi quanto riuscisse accetta. a lui e alla sua Madre questa formola di pre- ghiera, dipoi cotanto propagata, quale potente rimedio per abbattere l'eresia e ogni sorte di vizi. Si sentiva s. Domenico trafìtto di do- lore, considerando che a'figli de'cattolici mancava il soccorso per avere una buona ed ucazione, donde a v veni va ch'erano tra- scurati nella giovinezza, o cadevano in precettori che corrompevano la purità de'costumi e della loro fede. Egli cercò di arrestare il male dalla sua sorgente, ed aiutato dalle liberalità di molti vesco- vi, fondò nel 1206 il monastero di Pro- ville o Provilla, assoggettando le religio- se che vi si ritirarono alla regola di s. A- gostino, e diede loro alcune costituzioni particolari; monastero che fu riguardato da alcuni la culla delle domenicane e dei domenicani, e ne parlerò meglio trattan- do del secondo ordine, il quale dopo l'isti- tuzione dell'ordine de'predicatori vi fu annoverato, ed ecco perchè sebbene isti- tuito prima è il secondo, essendo il pri- moquello degli uomini. Quanto alla fon- dazione del monastero di Proville fu cosa isolata per bisogno locale;. perciò stret- tamente ragionando non fu creazione d'alcun ordine né primo né secondo. La religione domenicana cominciò coi frati che predicavano e non con le monache PRE che educavano le fanciulle a Pro ville. Nel 1207 molte persone di alto lignaggio ri- nunciarono all'eresia, onde molti Cistcr- ciensi {V?) ritornarono a Castello, ed il santo vescovo d' Osma alla sua diocesi. Allora s. Domenico, eh' egli avea scelto per succedergli nell'incarico di superiore della missione nella Linguadoca, e che Innocenzo III nello stesso anno confermò nell'uffizio, fece delle savie regole perla condotta de'missionari chefaticavano in- sieme con lui. Alcuni scrittori prendono da ciò la data dell'origine dell'ordine dei predicatori, altri la ritardano dopo l'isti- tuzione dell'ordine della milizia di Gesù Cristo, di cui parlai nel voi. XXX, p. 1 o5, mentre a p. 106 descrissi l'ordine equestre di Gesù Cristo, s. Domenico e s. Pietro martire. Da questo si fa deriva- re il terz 'ordine di religiose viventi ne'mo- nasteri, o nelle proprie case con certi re- golari esercizi per santificare i doveri del- la vita civile, e di terziari che ne osser- vano le regole nelle proprie case. Por- tando s. Domenico l'abito de'canonici re- golari di s. Agostino e seguendone la re- gola,era sempre acceso d'un vivissimo desiderio di eccitare lo spirito apostolico ne'ministri del Signore, lo scandalo d'al- cuno de'quali era servilo di pretesto al- l'eresia. Egli sapeva bene che questo spi- rito avea per fondamento il disprezzo del mondo ed un perfetto distaccamento dai beni caduchi. Avvisò quindi che il mezzo più. certo di riuscirvi era quello d'istitui- re un ordine di uomini religiosi, i quali accoppiassero gli esercizi del ritiro e della contemplazione, allo studio delle scienze ecclesiastiche, affinchè potessero applicar- si alle funzioni della vita pastorale, e spe- cialmente alla predicazione. Il precipuo suo scopo era di moltiplicare con ciò nel- la Chiesa i predicatori zelanti, i quali coi discorsi ed esempi fossero in islato di spar- gere la luce della fede e di difenderla, di accendere il fuoco della divina carità, e di aiutare i pastori a guarire le piaghe che il vizio e l'eresia avevano fatto alla PRE loro greggia. Dopo aver fatto lungo tem- po orazione per conoscere la volontà di Dio sopra il suo disegno, lo comunicò ai vescovi di Linguadoca e di Provenza, i qualj tutfci vi applaudirono e lo pressa- rono a condurlo ad effetto. Era da tutti stimato degno di essere il padre de'pre- dicalori, come quello che n'era il perfetto modello. Nel i 207 invitòa seguirlo quelli che ben conosceva essere animati dal suo spirilo, e 16 si unirono a lui , di cui 8 erano francesi, 7 spagnuoli ed uno in- glese. Fra questi furongil fratello Marco o MamesoMamete (beatificato per equi- pollenza da Gregorio XVI: l'altro fratel- lo Antonio sacerdote morì in concetto di santità in un ospedale, nel quale erasi de- dicato al servizio de'poveri), Guglielmo Clareti, Domenico detto lo spagnuolo perchè di tal nazione, i fratelli Pietro e Tommaso Cellani o Sillan di Tolosa che cederono la propria casa presso portaNar- bona, dove il santo fece coi compagni la prima dimora. Di poi nel 12 i5 per ri- stabilire il suo ordine con l'approvazio- ne della s. Sede, si portò in Roma con fr. Giovanni di Navarra, in compagnia di Folco vescovo di Tolosa che si recava al concilio generale di Laterano IV per la condanna degli errori degli albigesi. Innocenzo III che governava la Chiesa lo accolse con contrassegui di grande affe- zione, avendo inteso parlare della sua san- tità e zelo per annunziare la parola di Dio. Il Papa che avea egli stesso scritto il de- creto conciliare che ha per oggetto d'in- culcare la predicazione, per istruire l'i- gnoranza e combattere l'eresia, non potè che lodare il divisamente del santo, ma essendo stato decretato nel concilio, cui assistette s. Domenico, che in vece di ap- provare nuovi ordini religiosi si riformas- serogliesistenti,fece delle difficoltà. Frat- tanto Innocenzo III, come avea avuta vi- sione per l'ordine di s. Francesco, l'ebbe per s. Domenico, e gli sembrò vedere la chiesa del Laterano cadente e s. Dome- nico reggerla colle spalle affinchè non PRE 85 crollasse. Allora il Papa chiamato il san- to, gli approvò a voce l'istituto da lui fon- dato e gli promise di confermarlo, qua- lora avesse scelto co'suoi religiosi una del- le regole approvate dalla Chiesa. Men- tre s. Domenico trovavasi in Roma con- trasse amicizia con s. Francesco e diven- ne intima per questa visione. Orando s. Domenico una notte, gli sembrò vedere Gesù. Cristo adirato con 3 freccie in ma- no in alto di scagliarle.contro il mondo, per le grandi scelleraggini che vi si com- mettevano, e che si placava alle preghie- re della B. Vergine, prostrata a lui ed in atto di presentargli Domenico e France- sco, i quali avrebbero atteso alla con- versione de' peccatori. Il di seguente s. Domenico incontrato s. Francesco , che mai avea veduto, Io abbracciò, baciò e gli disse : Tu sei il mio compagno , noi faticheremo insieme; stiamo uniti e nes- suno ci potrà vincere. Gli narrò quin- di la visione, ed i due santi strinsero tra loro perfetta amicizia e fratellanza, esor- tando poi i rispettivi figli e discepoli acon- servarla sempre scambievole e cordiale, come eseguirono e dura ancora al modo che notai nel voi. XXV I? p. 56. Ritor- nato s. Domenico in Linguadoca e rife- rito ai compagni quanto gli avea detto Innocenzo IH, dopo molte orazioni per intendere da Dio a quale regola si doves- sero appiglia re, convennero di abbraccia- re la regola di s. Agostino , che pure si era segnalato nel predicare, e vi aggiun- sero alcune osservanze tratte da quella de'premostratensi, con certe costituzioni particolari. I principali articoli coman- dano il silenzio e di non parlare tra re- ligiosi senza licenza del superiore; il di- giuno dai e 4 di settembre sino a Pasqua; l'astinenza continua dalle carni, fuorché in caso d'infermità; V uso della lana in vece del lino, una rigorosa povertà* ed altre molte austerità ed asprezze. Si di- spose che i frati vivessero di limosine, ma non fu proibito alle case di avere al- cuni beni, purché fossero posseduti in co- 86 P.R E , mime. A Comumone ed a Messa parlai de'particolari riti de'domenicani per la liturgia speciale nella celebrazione del s. sacrifizio, oltre un rito particolare per la recita dell'uffizio divino, ch'è quella del messale di Parigi, al dire eziandio del p. Le Bruii, x\e\V ExpUcatio missae t. 4,dis- sert. 1 5, art. 4. Pei' rendere s. Domenico più utile l'ordine suo, mandò un certo numero de'suoi discepoli nellaSpagna, in Portogallo, ed aJParigi col fratello Mar- co o Mames, inculcando loro l'umiltà, il disprezzo di se stessi e la fidanza in Dio, con cui sarebbero vincitori nella guerra ch'e- rano per sostenere contro il mondo depra- vato e le forze infernali. La straordina- ria riputazione che si guadagnarono i no- velli religiosi, trasse nell'ordine molti e- ruditi dottori e uomini di grandissimo merito: ben presto si videro conventi in Lione, a Montpellier, a Bajona e in mol- te altre città di Francia. Nel 12 16 s. Do- menico tornò in Roma, ricevuto nel Pa- lazzo apostolico dì s. Sabina (V .) dal nuovo Papa Onorio III con dimostrazio- ni di paterna amorevolezza, ed in esso ap- provò l'ordine de'predicatori colla bolla Religiosam vilam, de'22 dicembre, Bull. Rom. t. 3, par. 1 , p. 178, che si legge anche'nel bollarlo domenicano. Fu il pri- mo s. Domenico ad obbligatisi, rinno- vando solennemente i voti e la profes- sione nelle mani dello stesso Papa, che lo costituì (prima s'intitolava superiore) maestro generale di tutto l'ordine, con fa- coltà di ammettere all'abito e alla profes- sione i suoi compagni e altri, di eleggerei superiori e gli ufìiziali. Dopo un esito co- sì felice s. Domenico tornò a Tolosa, ed eb- be laconsolazionédi veder compita la fab- brica del convento di s. Romano in quel- la città, che fu il primodcll'ordine dome- nica tio, mediante la diligenza de'suoi frati, il cui numero erasi aumentato, e le libe- ralità del vescovo, di Tolosa e di Simone contedi Monlfort. Subito si applicò il san- to a ristabilir la disciplina regolare egli affari domestici ; ricevè dai compagni i PRE voti religiosi, seguitando con essi a por- tar l'abito de'canonici regolari, ch'egli a- vea ricevuto dal vescovo d'Osma, con- sistente in sottana nera con sopra il roc- chetto, come apparisce da alcune antiche pitture del santo e de'suoi primi disce- poli, i quali continuò a mandare in di- verse parti perchè si affaticassero nella predicazione. Disposte così le cose, il santo intrapre- se nuovamente il viaggio d'Italia, fondan- do diversi conventi ne'luoghi pei quali passava; e siccome avea risoluto di por- tarsi poi nell'Africa perannunziare il van- gelo agl'infedeli, incaricò del governo del- l'ordine fi*. Matteo priore del convento di Parigi, il quale ebbe il titolo che però finì con lui di abbate generale, sebbene non avendo s. Domenico passato l'Italia, fr. Matteo ese.icitògiurisdizione nella sola provincia di Francia, di cui mentre era provinciale fondò il convento nella sua patria, che per essere posto nella via dis. Giacomo in quel regno derivò ai dome- nicani il nome di Jacobins o Giacobini, vocabolo innocentissimo fino al declinar del secolo passato, in cui mutò senso e divenne segno a fazione quando il locale fu preso dai nuovi pigionali che dichia- rai all'articolo omonimo. Giunto s. Do- menico in Roma ebbe subito da Onorio HI la Chiesa di s. Sisto (fr.), ove istituì la divozione del s. Rosario per Romn,col- l'abitazione annessa, invitandolo a fon- darvi un convento. Il santo perdargliene la forma I' edificò di nuovo colle limosi- ne de' fedeli, presso i quali sempre più. acquistava gran concetto per la predica- zione e pei strepitosi miracoli, risuscitan- do un muratore morto sotto le rovine d'una grotta di detta fabbrica, ed un fan- ciullo spirato nel tempo che la madre ascoltava la sua predica nella chiesa ili s. Marco. Eranvi delle religiose in Roma che non osservavano la Clausura, altre erano disperse in piccoli monasteri, ed al- tre vivevano COparenti e amici. A rime- diarvi non riuscì Innocenzo III, onde ()• PRE norio III diede la cura di questa riforma a s. Domenico, il quale per riuscirvi ot- tenne il concorso di 3 cardinali, Conti poi Gregorio IX, Romanis e Stefano Cecca- no. Trovò molte difficoltà nelle monache di s. Maria nella regione di Trastevere, ma colle sue maniere le persuase a pas- sare con altre religiose nello slesso suo convento di s. Sisto e le obbligò tutte a "vivere in perpetua clausura, adottando esse la sua regola. Essendo stato il con- vento di s. Sisto ceduto alle religiose, O- uorio III die a s. Domenico la Chiesa di s. Sabina (Jr-), con una parte del conti- guo palazzo apostolico per abitazione dei frali e per le scuole palatine che loro af- fidò, come narrai a Lettori del sacro palazzo. Indi per quanto riportai ne'vol. Vili, p. 236, XLI, p. 20 1, ed a Predi- catore apostolico, in questa pontificia residenza e nel 12 18 Onorio 111 istituì l'onorifico e autorevole uflìziodi Maestro del s. palazzo apostolico , nominò pel 1 .° s. Domenico e lo stabili in perpetuo nel suo ordine che tuttora n'è in possesso. Dice Novaes, che i predicatori nel con- vento di s. Sabina nel 1219 mutarono l'abito in quello che presentemente por- tano. Il p. Bonanni, Catalogo degli or- dini rei. a p. 86 ne riporta la figura e dice: Hanno questi religiosi la veste o to- naca, la pazienza o scapolare e cappuc- ciotondo e largo, tutto bianco, e fuori di con venloassumono inoltre una cappa ne- ra più corta della veste con altro cap- puccio simile. La qual veste la B. Ver- gine prescrisse al ven. maestro fi*. Regi- naldo, alFennando'10 anche il p. generale Bandelio, ne Commentari delle costitii' zioni, dist. i,cap. 1 5. Aggiungerò che la materia di lana di tali abiti è di scotto o saia, usando calze bianche e cappello ecclesiastico: dal cingolo di cuoio tengo- no appeso il rosario. A Mozzetta e Man- telletta parlai degli abiti de'cardinali e vescovi domenicani. Gli storici dell'ordi- ne narrano ches. Domenico indetto con- vento ricevè diversi discepoli, fra'quali i PRE 87 polacchi s. Giacinto e s. Ceslao, e mutò l'abito di canonico regolare in quello che ora usano i domenicani, perchè la B. Ver- gine apparve a Reginaldo canonico d'Or- leans gravemente infermo, l'esortò a en- trare nell'ordine de'predica tori, mostran- dogli l'abito che avrebbedovuto portare, ed in fatti Io assunse nel farsi religioso. I laici o exinversi portano la sola tonaca bianca; la cappa, lo scapolare e il cappuc- cio sono neri. Nota, il p. Malvenda negli Annali dell'ordine p. 214, che la tonaca e la cappa già si usavano dai domenica- ni prima della visione di Reginaldo, e che la B. Vergine aggiunse il solo scapo- lare bianco. 11 p. Flaminio, Istoria lib. 2-, spiega il significato dell'abito: la to- naca bianca significa la purità delìammo che deve avere chi la porta; la cappa ne- ra essere simbolo di pianto, di penitenza e di macerazione della carne. I religiosi di Spagna e Portogallo portarono cappe bigie fino al generalato del p. Marziale Auribel, die gli obbligò ad usare le nere. In questo tempo s. Domenico inviò i suoi religiosi in Polonia per istabilirvi il suo istituto. Terminati gli affari pei quali il santo erasi portato in Pioma, ne partì a piedi per passare nella Spagna, e nel viaggio si trattenne alcuni giorni in Bo- logna nel convento di s. Maria della Ma- scareila del suo ordine; quindi da quello di s. Romano di Tolosa giunto in lspa- gna, visitò i conventi fondati dai suoi com- pagni, ed egli stesso ne eresse degli altri, come in Segovia e Madrid. Recatosi po- scia a Parigi, inviò diversi religiosi in mol- te città di Francia, come in Avignone, ed anche nella Scozia a richiesta di re Alessandro II, per predicarvi e fondarvi conventi; mentre altri ne fondò poi egli medesimo tanto in quel regno, che ad A • sti e a Bergamo in Italia, dove essendo ritornato si fermò per qualche tempo a Bologna co'suoi religiosi ch'erano passati a s. Nicolò delle Vigne, così detto dai ter- reni adiacenti, di cui è superstite una cap- pella, imperocché per cessione del suolo 88 PRE fatta dagli Andolò o Carbonesi al b. Re- ginaldo, fu eretto l'attuale tempio dal 1 2 i g al 1 22 i . In Bologna ricevè la pro- fessione di altri religiosi, altri ne inviò a predicare e fondar conventi nella Tosca- na, in Lombardia, nella Catalogna. Per Firenze si recò a Viterbo ov'era Onorio 111, indi in Roma a riprendervi i suoi uf- fici, dopo di avere da per tutto colle sue orazioni ottenuto da Dio molti prodigi; ivi rivide l'amato S.Francesco. Nel 1220 tornò inBologna percelebrarvi nellaPen- lecoste il i.u capitolo generale, a cui in- tervennero i frati d'Italia, di Francia e di Spagna. Vi furono stabilite diverse leg- gi conducenti all'osservanza della regola, alla disciplina e al buon ordinamentodel crescente ordine. Quanto alla povertà fu ordinalo che in avvenire non si riceves- sero più possessio'.i ne rendite, e che si rinunziassero quelle di Tolosa. Il santo con sincera umiltà pregò di essere depo- sto dal generalato, ma di commi consen- so volendosi superiore dell'ordine finché viveva, si piegòalla volontà de'padri. Ter- minato il capitolo scorse molte città di Lombardia efecevi nuove fondazioni, co- s'i di Brescia, di Faenza, di Viterbo. Re- stituitosi in Roma vi stabilì meglio le co- sedell'ordine. Ritornato a Bologna econ- tando già l'ordine 60 conventi, nel 1 22 1 vi celebrò il 2.0 capitolo generale, in cui fu diviso l'ordine in 8 provincie, Spagna, Tolosa, Francia, Lombardia, Roma, Pro- venza, Alemagna e Inghilterra, assegnan- do ad ognuna un capo col titolo di prio- re provinciale: fu inculcala con calore la predicazione e raccomandato efficace- mente lo studio della teologia, per ircir piegarsi con frutto nell'apostolico mini- stero. Il santo esorlò tutti a leggere so- vente le divine scritture, ed a portar seco il vangelo di s. Matteo e l'epistole cano- niche. Spedi religiosi in.diversi paesi, spe- cialmente nel!' Ungheria, ove fr. Paolo /ondò i conventi di Gevcr e Vesprim, coq- vi rtendo molli idolatri di Croazia, Schia - vonia, Transilvanin, Vallachia, Moldq- PRE via, Bosnia e Servia, e soffrì il martirio con 90 religiosi del suo ordine. Ne man- dò ancora in Irlanda, ne'paesi del Nord, come inlsvezia(di recente GregorioXVI riconobbe il culto del b. Enrico Susone svedese) e Norvegia, nella Grecia, nella Palestina e in altri luoghi di Levante, in Marocco: i3 domenicani diretti da fr. Gilberto andati inInghilterra,aveano fat- to edificare conventi aCantorbery, a Lon- dra, a Oxford. Il fondatore passò in Ve- nezia per abboccarsi col legato cardinal Conti, e dopo il giro di alcune città tornò a Bologna; quivi un angelo Io avvertì che presto avrebbe ricevuto il premio in paradiso, onde egli disse ad alcuni che morirebbe prima della festa dell'Assun- ta. Caduto gravemente infermo negli ul- timi di luglio 1221 nel convento di s. Ni- colò, dal suo nome delto poi s. Domeni- co, muuito de'ss. sagramenli, dopo aver benedetto i suoi figli e raccomandato lo- ro la carità, la povertà, l'umiltà e le al- tre virtù, tenendo le mani alzale verso il cielo, soavemente volò in paradiso, il ve- nerdì 6 agosto all'ora 6.a d'anni 5i . Im- menso fu il concorso di popolo per ve- nerarne il sacro corpo, che Dio illustrò con molli miracoli nel sepolcro di detta chiesa, ove si venera in quella mirabile arca marmorea scolpita nelia36da Ni- cola Pisano , col superbo coperchio la- voro esimio di Nicolò da Barri delto-per- ciò dell' Arca s avendovi lavoralo anebe l'eccellente scultore bolognese Corlelli- ni. Questo magnifico tempio, uno de'più vasti di Bologna, non che ricco di cose d'arti e di storiche patrie memorie, fu con- sagrato nel i25i da Innocenzo IV. Mi- nacciando rovina e contribuendovi Be- nedetto XIII ne fu incominciato il restau- ro nel 1730 con disegni di Francesco Dotti. Di recente altro superbo e magni- fico restauro ed abbellimento lo ricevet- te per opera di fr. Girolamo Bianchedi converso domenicano di Faenza,che dal- la natura ricevuto il genio delle arti, fu l'anima di grandi e faticosi lavori, mira- PRE bilmente facendo da architetto, da mec- canico, da plasticatore, da intagliatore, onde giustamentecolmatodi lodi, losplen- dido tempio potè riaprirsi nella festa del santo nel 1 844> come si legge nel n.° 65 del Diario di Roma. Vedasi Leandri Al- berti ord. praed., Declivi Dominici obi- tu etsepultura, Bononiae i535. March. Virgilio Davia, Memorie storico-artisti- che intorno all'arca dis. Domenico , Bo- logna i 838. Di sue esequie, canonizzazio- ne, festa e biografi, parlai al suo articolo. Nella basilica Vaticana I* ordine pose la sua statua tra quelle de'fondatori di or- dini religiosi, facendola scolpire da Pietro le Gros. Nel 1111 i predicatori radunati nel ca- pitolo generale di Parigi elessero generale ilb. Giordano di Sassonia, che spedii suoi frati in Germania, ovefondarono 4 nuovi conventi; e nella Palestina, onde l'ordine sotto di lui seguitò a moltiplicarsi tanto, che nell'altro capitolo tenuto a Parigi nel 1228 furono erette 4 nuove provincie, cioè di Grecia, Polonia, Danimarca e Ter- ra santa. Fiorendo per molti uomini insi- gni in dottrina esuntitù, Gregorio IX potè trarre dall'ordine 33 vescovi, oltre il pa- triarca d'Antiochia e 9 legati. Questo Pa- pa dopo il 1 229 approvò il tribunale del- l'inquisizione istituito in Tolosa da Inno- cenzo IH, ne nominòinquisitori idomeni- cani,com mettendo all'oidi ne il gravissimo uffizio dell'inquisizione, sebbene in altri luoghi he' primi tempi l'esercitassero altri religiosi, e nella stessa Tolosaall'inquisito- re domenicano fu dato a compagno un francescano. L' Inquisizione^.) già esi- steva quando Innocenzo 111 più formal- mente la propagò ad insinuazione di s, Domenico, e secondo alcuni lo fece 1 .° in- quisitore per impedire la funesta diffu* sione dell'eresia albigese; altri dannoquer sto onore a s. Pietro protomartire del- l'inquisizione. Però nella guerra de'cro- ciati contro i crudeli albigesi, s. Dome- nico assistè a una battaglia col Crocefis- so in mano, che fu trafitto dalle frecci? PRE 89 nemiche; in quella combattuta da Mont- fort ne'campi di Mureto,s. Domenico qua- le altro Mosè sulla montagna, se ne stava orando a pie degli altari, perchè Iddio be- nedicesse le armi cattoliche e convertisse i pertinaci albigesi, che per le loro furiose devastazioni, protetti dai conti di Tolosa, di Foix e di Bearn, costrinsero i cattolici ad armarsi per respingere la forza colla forza. Ches. Domenico in quelleguerre fa- cesse orazione e non avesse parte alcuna bellicosa, fu vittoriosamente provato da gravissimi scrittori. Qui aggiungerò, che da Giulio III che nominò Commissario del s. offìzio (tr.) fr. Michele Ghislieri domenicano, poi glorioso s. Pio V, sem- pre l'ordine ha goduto questo importan- tissimo posto, e chi lo esercita risiede coi religiosi suoi compagni domenicani nel palazzo della s. Inquisizione di Pioma, es- sendone maestro di casa uno de conversi. Anche a Congregazione della s. Inqui- sizione dichiarai, che Innocenzo 111 dopo i cisterciensi, delegò inquisitori in Fran- cia i predicatori, avendo meglio a Inqui- sizioNEdistinto i due s. Pietro martiri del- l'inquisizione, quel di Castel Nuovo no- minato cisterciense, l'altro di Verona do- menicano, pel quale ogni anno si celebra nella chiesa principale dell'ordine in Ro- ma la cappella cardinalizia che descrissi nel voi. IX, p. 137. Il generale b. Gior- dano governò i5 anni l'ordine, e navi- gando per la Palestina restò sommerso in vista di Tolemaide. Nel 1237 Rieletto successore s. Raimondo di Pegnafort, che ridusse in iscritto le costituzioni, edivi-» dendole in due parti diede loro miglior forma: in un capitolo generale fece de- cretare che i generali potessero rinun- ziare il generalato e che la loro rinunzia dovesse essere ammessa, del qual decreto si approfittò egli medesimo, rinunzian- dolo dopo due anni, per cui fu eletto in sua vece il p. Giovanni di Waldesusen di Weslfalia. Nell'anzidetto capitolo del 1228 furono fatte delle costituzioni, nelle quali fu confermato quanto s. Domenico 9° PRE avea ordinato nel capitolo del 1220 in- torno alle possessioni e beni stabili, cioè di rinunziare gli accettati e di non rice- verne più in avvenire, tanto più che il santo nell'ultima infermità avea minac- ciato la divina indignazione e la sua con- tro chi avesse introdotto di nuovo l'uso di possederli. Furono poi queste costitu- zioni dispensate da vari Papi e con fa- cilità, perchè l'ordine de'predicatori fu istituito e canonicamente confermato nel 12 16 con tutti i terreni, entrate e ren- dite, che allora già possedeva ed avreb- be potuto possedere in avvenire: dice O- norio IH nella sua bolla a S.Domenico: Confinnamusordinc.nl tinnii, cuni omni- bus castri*, et possessionibus habitis et hàbtiidis. In vigore di queste dispense pertanto furono i frati predicatori resti- tuiti allo stato della primitiva istituzio- ne, e quindi è che Clemente IV conce- dendo loro di poter lecitamente succede- re nell'eredità, colla bolla Obtentu divini nomini*, e Sisto IV, e poscia il concilio di Trento accordando loro la facoltà di possedere in tulli i conventi presenti e fu- turi, non li dispensarono dalla regola, ma soltanto dalle costituzioni; e perciò di- venuti possidenti per tali dispense, non mutarono la formola della professione, ch'è sempre quella fatta dai loro primi padri, i quali in realtà furono possidenti in virtù della propria regola, benché poi si costituissero mendicanti per costituzio- ne, la quale, come dicono i canonisti, può mutarsi senza pregiudizio dell'essenziale dell' istituto, consistente nella regola. Sebbene Clemente IV nella citala bolla Obtentu, come è riportato nel bollano de'predicatori, altro non coucede a que- sti se non che possono, honorum posses- sioneut apprchendere, ac véndere libere bona ipsa, torumque pretium in utilità- lem eorum converlere, lo che non è di- chiararli possidenti, o dar loro la facoltà di possedere beni stabili, come ognun ve- de. Nel 1276 l'ordine ebbe il 1." Papa domenicano in Innocenzo V ; il 2.0 fu PRE il b. Benedetto XI, già generale del me- desimo, che creò cardinali i domenicani Alberti di Prato, Mahlesfedd, e Winter- bum. A Francescano ordine parlai del- la famosa questione eccitata nel 1 322 tra i domenicani ed i francescani , sopra la povertà di Cristo e degli apostoli, che e- stinse Giovanni XXII. Quest'ordine eb- be sempre un solo generale che lo gover- nò sua vita durante, se si eccettui il tem- po dello scisma, chedopo la morte di Gre- gorio XI durò sino a Martino V, poiché allora fu che nel capitolo generale tenu- to in Bologna nel i38o ebbe due gene- rali eletti dai diversi partiti. Seguitò cosi fino al 14.18 in cui Martino V soggettò tutto l'ordine al p. fr. Leandro da Firen- ze ch'era stato eletto dalle provincie d'I- talia e dalle altre unite, e sotto il di lui successore p. fr. Bartolomeo Texier, per privilegioconceduto dallo stesso Martino V, cominciò l'ordine a possedere univer- salmente beni stabili e rendite fisse. Elevato al pontificato s. Pio V, gloria di quest'ordine, ne fu magnanimo bene- ■ fattore. Avendo dichiarato quali fossero gli ordini mendicanti, decretò che tale veramente si riconoscesse quello de'pre- dicatori, sebbene possedesse in comune beni stabili, volendo che godesse de'pri- vilegi conceduti dalla s. Sede, così alle monache domenicane. Indi derogando a qualunque concessione o consuetudine in contrario, colla bolla Divina disponente, de'27 agosto f 568, presso CherubiuijSta - bili che all'ordine di s. Domenico si do- vesse la precedenza e il luogo più degno sopra gli altri ordini de' fra li mendicanti, tanto nella cappella pontificia e ne'con- cilii , quanto nelle processioni ed altre pubbliche funzioni. Ai domenicani con- segnò il coUegio de Penitenzieri Liberia- ni (f^.) j e creando cardinale il nipote fr. Michele Bottelli domenicano, gli ordinò di continuare a vestirne l'abito e di non usare il cappello rosso. Inoltre elevò al cardinalato gli altri domenicani, Bianchi e Giustiniani, il quale colla qualifica di PRE generale dell'ordine era intervenuto al concilio di Trento. Il concilio di Trento avendo istituito la Congregazione del- l'Indice (V.), ne fece segretario un do- menicano; quindi s. Pio V un conven- tuale; ma Gregorio XIII nel i58o aven- do in sua assenza fatto il domenicano p. Gio. Battista Lancio, il cospicuo uffizio del segretario deU'Indicc (/^.) restò rid- i' ordine. Inoltre Gregorio XIII stabili l'istruzione cattolica per gli ebrei di Ro- ma, e ne affidò la predica ad un dome- nicano,al modo cbe narrai nel voi. XXI, p. 23. Clemente Vili colla bolla Inter caetera , de' i5 settembre 1592, Bull. Born. t. 5, par. I, p. 395, assegnò ai do- menicani negli atti pubblici e privati il luogo più degno, dopo i canonici rego- lari, chierici regolari e secolari, ed i mo- naci degli ordini antichi. Quindi nel 1 602 restituì all'ordine la chiesa di s. Sisto in Roma , coli' annesso convento. Allorché nel 1672 Clemente Xcreòcardinale Vin- cenzo M.a Or^'/zf domenicano, avendone 3 volte ricusata la dignità, fu d'uopo per- chè l'accettasse del precetto d'ubbidienza del p. Roccaberti generale. Eletto Papa nel 1 724 col nome di Benedetto XUI, fu ripugnante nel dare il suo consenso, e so« locedettequandodalp. geuerale Pipiagli fu imposto per ubbidienza, avendolo nel cardinalato tenuto sempre per suo su- periore; volle poi nell'atto di accetta- zione, che vi si dicesse appartenere al- l'ordine di s. Domenico. Nella medaglia del possesso vi fece esprimere s. Dome- nico i-n gloria con angeli, e sotto il cane con torcia accesa. in bocca, allusivo allo stemma dell'ordine. Di frequente si por- tava nel coro delle chitfse dell'ordine a salmeggiare coi frati, mangiava nei loro réfeltorii coll'abito religioso, baciando la mano al p. generale. Il nipote duca Or- sini asseguò 600 scudi annui napoletani, con polizza anticipata, al cardinale Pipia quando fu elevato a tpie.sta dignità dal- lo zio,egli mandò 3 carrozze e livree pel suo servizio : e per la gratitudine che la PRE 91 sua casa professava all' ordine, coli' ap- provazione dello stesso Benedetto XUI, stabilì in perpetuo, che la sua famiglia somministrasse eguale pensione al car- dinale domenicano prò tempore. Mentre Benedetto XIII era cardinale, l'ordine contava 3 altri porporati, Kovard, Ca- pizucchi e Ferrari: esso ne creò 4j Pi~ pia colla ritenzione del generalato fino al seguente capitolo, Gotti, Seller i e Fcr- reri. Il successore Clemente XII, come dissi a Dottore, autorizzò i domenica- ni a conferirne il grado agli scolari teo- logi. Sarebbe troppo lungo il riportare tutti gl'insigni privilegi che meritamente gode questo préclarissimo ordine, trat- tandone i suoi storici ed il bollano pro- prio; come sarebbe tentare l'impossibile il voler qui riferire il bene immenso fatto in ogni tempo dai frati predicatori alla Chiesa. Basti il dire che non si radunò mai o provinciale o generale concilio,. in cui la sapienza domenicana non si al- zasse tra' primi a difesa del dogma ed a sterminio dell'eresia; che in moltissime università del mondo cattolico, special- mente le teologiche discipline, furono con successo insegnale dai figli di s. Do- menico; e che non v'ebbe convento in cui fra gli esercizi di pietà non si col- tivassero indefessamente le scienze sagre e profaue, a vantaggio non solo de'gio- vani allievi religiosi, ma di tutti eziandio i chierici secolari che amarono profittar- ne e vi trovavano sempre scuole gratui- te, libri opportuni, saggi e amorosi mae- stri; i quali esercizi edificanti, la coltura delle scienze, e l'utile insegnamento tut- tora fioriscono, solo a cagione de'politict sconvolgimenti del passato secolo e del corrente, comeèawenulo in tutte lecor- porazioni religiose, sonodiminuitelepro- vincie dell'ordine, come il numero dei conventi e il novero de'religiosi, mentre prima giunse ad avere ^5 provincie o congregazroni, di alcune poche delle «pia- li vado a dare un cenno, onde potersi prendere un' idea delle molte altre. 92 PRE Di alcune provincie o congregazioni dell' o rdin e de' Predica tori. L'ordine di S.Domenico ossia de'pre- dicatori, è stato ancor egli soggetto di quando in quando, come tutti gli altri, a qualche rilassamento, a cui sempre si op- posero con ripararvi con pronto successo j generali, ed altri zelanti religiosi, che inai mancarono nell'ordine domenicano, i quali in diversi conventi fecero rigo- rosamente osservare le regole e menando vita più austera, come accennai in prin- cipio. Verso il i 389 il generale b. Cor- rado di Prussia restituì la regolare os- servanza a tutti i conventi di Germania, ne' quali era decaduta fin dal 1 349 a'" lorchè la peste proveniente dall'Asia de- solò quasi tutta Europa. Nel 1^01 il b. Bartolomeo di s. Domenico di Siena re- staurò la medesima osservanza ne'con- ■venti d'Italia, ne'quali era rilassata a mo- tivo della stessa pestilenza, che fu cagione di altrettanto nella maggior parte degli ordini regolari. Il p. Bartolomeo Texier francese, già ricordato, generale dell'or- dine, impiegò la sua autorità per man- tenerla o restituirla in tutti i conventi, e nel suo zelo eresse ancora la Congre- gazione d'Aragona che durò gr anni, tlopo i quali passò a formare una pro- vincia dell'ordine. Molto celebre astata la Congregazione di Lombardia, a cui diede principio il p. Matteo Boniparti o Bonimperti di Novara, eletto poi perla santità della vita vescovo di Mantova. II p. generale Gioacchino Tulliani accordò a questa congregazione molti privilegi, ma con tutto ciò durando ancora il suo governo fu smembrata, ed i conventi di s. Sabina di Roma, di Pisa, Ili s. Gemi- liiano, di Viterbo, di Siena e di s. Marco di Firenze si unirono, separandosi dagli altri, per formarne altra che fu detta Con* gregazione di Toscana, incominciata nel l493 dal p. Girolamo Savonarola fer» farete. Dopo 5 anni si riunì alla congre- gazione di Lombardia, la quale nel 1 53 1 , essendo generale il p. Paolo Botligellada PRE Pavia, che n'era stato due volte vicario generale, fu estinta ed eretta in provincia da Clemente VII, il quale fece lo stesso anche colla Congregazione di Calabria. Fu eretta ancora la Congregazione d'O- landa, che comprendeva 28 conventi, al- cuni de'quali si erano separati da quella di Lombardia; ma nel 1 5 1 4 Leone X, ad istanza di Luigi XII re di Francia, or- dinò al generale p. Tommaso Gaetano, di separare i conventi di questa congre gazione situati nella Francia e di forma re di questi la Congregazione Gallica na, i di cui religiosi si fecero allora degl statuti più austeri di quelli degli olande si. 11 medesimo Papa accordò alla Gal lioana tutte le grazie, ch'erano moltissi me, delle quali godeva la congregazione d'Olanda, e nel i5i8 rinnovando e ac crescendo con un breve gli slessi privi legi alla congregazione olandese, dichia rò di concederli ancora a quella di Fran eia, ed approvò l'autorità del vicario gè nerale di questa ultima. Verso il fine de medesimo secolo il p. Paolino Bernar dini lucchese istituì la Congregazione d, s. Caterina di Siena nell'Abruzzo, ac cresciuta dipoi coli' aiuto del p. Nicolò Masio da Perugia, che di questa mede sima congregazione fu vicario generale Il p. Paolino morì nel i583, ed il p. Ni colò verso il 1 6 1 1 nel convento di s. Do menico di Chieti, ambedue con fama di gran santità. Quasi nello stesso tempo e nel/ 5g6ilp. Sebastiano Michaelis, il qua- le si era fatto religioso in Marsiglia, fon- dò in Tolosa la Congregazione di Occi- tania o hinguadoca , di cui fu il 1 ,° vica- rio generale, approvata nel 1608 da Pao- lo V; sotto la protezione di re Enrico IV, fabbricò io Parigi-in vias. Onoralo il con- vento dell' Annunziata, in cui morì nel 1 6 1 8, dopo le sue gloriose fatichee le pa- titecontraddizioni. Nel 1669 questa con- gregazione fu da Clemente IX eretta in provincia sótto il titolo di s. Luigi, ed era la 45/ e ultima provincia de' domeni- cani, come in provincia furono erette le PRE Congregazioni di Faglisi, dell Abruzzo e alcune altre. Negli ultimi tempi riten- nero il nome di congregazione ed erano governate dai vicari generali coi soggetti conventi, ed alcuna con monasteri di mo- nache: la Congregazione di s. Vincenzo Ferreri o di Brettagna nella provincia di Parigi, aveva i4 conventi; quella de- gli Angeli in Provenza 6; quella di Al- sazia 4 di frati e 8 di monache; quella del Nome di Gesù nell'isole Antille d'A- merica un convento e 20 parrocchie; quella di s. Domenico in altra isola d'A- merica os. Domingo 2 conventi e 10 cure; quella di s. Sabina di Roma 8 conventi; quella di s. Marco di Firenze 6; quella di Venezia del b. Giacomo Salomoni 7 ; quella à\Napoli dellaMa donna della Sa- nità 1 3; quella di s. Domenico Soriano in Sardegna 1 o e un monastero di monache; quella di s. Marco de' Gavoni nel regno di Napoli 1 3. Nelle congregazioni di Bret- tagna, degli Angeli e de'Gavotti i priori de'conventi avevano voce ne'capitoli pro- vinciali delle rispettive provincie, e dopo dato il voto per l'elezione del provinciale si radunavano nel d'i seguente, ed eleg- gevano essi soli il loro vicario generale. La congregazione di s. Sabina di Roma non interveniva al capitolo della provin- cia di Lombardia, dalla quale anticamen- te dipendeva, e il provinciale di questa non aveva alcun gius di visitarne la con- gregazione, siccome neppur quello di Ve- nezia interveniva a quello di sua provin- cia, ma il provinciale di questa aveva il diritto della visita onoraria nella sua con- gregazione. I vicari generali di Alsazia e di Sardegna non dipendevano da alcuna provincia, ma erano eletti dal generale, che nominava ancor quelli dell'Ameri- ca. Tutti i vicari non aveano autorità se non dopo confermati dal generale di tut- to l'ordine. Non differivano tutte le no- minate congregazioni dalla religione ma- dre, che nell'astinenza dalle carni, la qua- le si osservava in esse rigorosamente, e nell'abito di lana alquanto più grosso, P R E ma, ivi 1641. Un pellegrino da Gerusa- lemme la porlo in Roma («embra prima PRE de' tempi di s. Gregorio I, imperocché questo Papa la portò in processione nel giorno di Pasqua, con quelle della basi- lica Liberiana e d'Araceli), e da esso per visione l'ottenne il pioTempuio, il quale la ripose nella chiesa dis. Agata in Tras- tevere, che poi prese il nome di s. Ma- ria delle Grazie per quelle che faceva, e in Torre (forse per quella accanto eleva- ta nell' 848 da s. Leone IV in ripa del Tevere, poiché al presente lachiesina di s. Maria in Torre, dai marinai chiama- ta s. Maria del buon viaggio, rimane con- giunta all'ospizio apostolico, dal lato che guarda il fiume) o Tempulo, apparte- nente alle monache benedettine. Papa Sergio 111 del go4 la fece trasportare al- la basilica Lateranense, ma nella seguen- te notte prodigiosamente l'immagine tor- nò nella sua chiesa , onde il Papa donò ricchi assegni al monastero, e si aumen- tò la divozione per essa del popolo roma- no; restando pel patrocinio suo le mona- che in s. Sisto esenti dalle barbarie del mentovalo saccheggio. Terminato sotto GregorioXIII l'edilìzio del monastero a- gli 8 febbraio i5j5 visi trasferirono da s. Sisto 62 monache colla santa imma- gine, collocandola poi nella chiesa ove si venera a'3o luglio 1640 con solennissima pompa, in cui prese parte tutta la città, ed il capitolo Vaticano nel 1 64 J la coro- nò con corona d'oro, come si legge in Bom- belli, Raccolta delle immaginii. 3, p. 5 r . A p. 5g parla della coronazione seguita nel 1647 dell'altra miracolosa Madonna delle Grotte, egualmente portala in que- sto luogo da s. Sisto, il cui Bambino la B. Vergine nel 1570 pose nelle braccia di suor Filippa. Quando s. Pio V con- cesse questo sito , esso apparteneva alle monache terziarie domenicane di s. Ma- ria della Neve, le quali si ritirarono in- sieme con altre terziarie dell'ordine dette le monache di s. Caterina, che abitava- no vicino alla chiesa di s. Maria sopra Minerva, in una casetta ov'era morta la santa : dipoi queste religiose con l'aiuto PRE di Porzia Massimi eressero un nobile mo- nastero sotto il titolo di s. Caterina da Siena, e commutando il 3.°ordinecol a.° ne professarono la regola. Avendo tro- vato le monache di s. Sisto un ampio lo- cale da potervi innalzare una comoda fab- brica, diedero subito mano all'opera, for- marono un nobile interno coro o chiesa, che arricchirono di reliquie e della mano di s. Caterina, collocando sulP altare la detla immagine di s. Maria delle Grotte j ed in vece della precedente chiesuola con un solo altare (secondo Martinelli, Roma sacra , p. 36g, era dedicata a s. Maria e giuspatronato di Nicola Conti signore di Poli), dierono principio a quella che no- bilissima si ammira, trasferendovi anco- ra dalla chiesa di s. Sisto un antico Cro- cefisso trafitto con 4 chiodi, che si crede già esistesse a s. Sisto quando consagrò quel tempio s. Silvestro I in onore di s. Sisto 1 1; queste monache posseggono e ve- nerano altra immagine della B. Vergi- ne detta di s. Aurea per esservi dipinto ai lati il suo martirio. Quanto alla chie- sa di s. Maria in Torre o Tempulo, fu data ai dottrinari di s. Agata nella stes- sa regione. Inoltre il Torriggio parla del monastero di s. Sisto e suoi benefattori, principalmente Onorio III , Innocenzo IV, Benedetto XI, Gregorio XI;che Eu- genio IV vi riunì le benedettine del vi- cino monastero di s. Cesario ; che Leone X vi riunì le domenicane di s. Aurea del monastero posto a strada Giulia nel luo- go detto Castrimi Senensej che anche le «benedettine del monastero de' ss. Cosma e Damiano in Trastevere furono traspor- tate in s. Sisto ed unite alle domenica- ne, dicendo pure de'divoti della B. Ver- gine che si fecero oblati nel monastero di s. Sisto. Prosperando il monastero dei ss. Domenico e Sisto, per la purezza del- l'aria si aumentò il numero delle signore romane, laonde ora si compone di qua- si tutte nobili. Ed è perciò che neliGi i ampliarono decorosamente il monastero sutlo Paolo V, quindi nel pontificato di PRE io? Urbano Vili riedificarono eziandio ma- gnilicentemente la chiesa, con facciata esterna di travertino e con architettura di Vincenzo della Greca, cui si ascende per doppia grandiosa scala. Entrando in chiesa nella i.a cappella a sinistra Roma- nelli dipinse il quadro della Madonna del Rosario , s. Domenico e s. Caterina ; la tavola dell'altare seguente si crede d'Al- legrini ; il Cristo in croce della cappella che segue è copia d'altro quadro del Lan- franco. La tribuna era stata colorita da Baglioni,che vi avea rappresentati i fat- ti di s. Domenico; oggi però si vedono a fresco di Baldini la battaglia , di Genti- le l'Evangelo di s. Domenico illeso nelle fiamme mentre i libri degli eretici resta- no consunti. Del Gentile sono pure le pit- ture che decorano l' immagine della B. Vergine delle Grazie trasportatavi da s. Sisto. Le pitture della volta e della tri- buna sono di Canuti , e figurano la glo- ria dell' ordine de' predicatori , espressa nelle immagini del fondatore e delle san- te domenicane. Nella cappella seguente Mola rappresentò s. Domenico portato a Soriano da tre sante. Il s. Pietro mar- tire nel seguente altare è un'imitazione di quello del Tiziano. Nell'ultima cappel- la architettata da Bernini , le statue del Redentoree della Maddalena sonodi Rag- gi. In questa chiesa, che risplende per mar- mi, pitture e stucchi a oro, si celebrano le feste di s. Domenico a' 4 agosto, di s. Sisto II a' 6; ed il senato romano ogni quadriennio fa l'oblazione del calice d'ar- gento con torcie di cera. Chiesa dis. Caterina da Siena a Mon- te Magnanapoli. Nel rione Monti, nella contrada detta ne' tempi bassi Dalnea Pauli, per esservi ivi stati i bagni del con- sole Paolo Emilio, sulla quale etimolo- gia Cancellieri die erudite notizie uè Pos- sessi e nei Mercato. Il contiguo mona- stero contiene quell'alta e gigantesca tor- re d'ottima costruzione, di cui parlai nel voi. XVII, p. yo ed altrove. Conti e Ric- chebach , Posizione geogr. de luoghi di io6 PRE Roma, p. 77, la dicono eretta sotto In- nocenzo III verso il i2i5, perciò poste- riore a Nerone, del quale il volgo le ha dato il nome; ma altri l'attribuiscono al 12 io e a Pandolfo della Suburra sena- tore di Roma; certo è che la sua forma la dimostra eretta in tempo di fazioni ci- vili. 11 monastero ebbe origine da quello di s. Caterina, che accennai nel preceden- te articolo, e lo fondò nel i563 Porzia Massimi figlia di Luca e di Virginia Co- lonna , la quale rimasta vedova di Gio. Ranista Salviali neli573 vi si rinchiuse. Narra Novaes, nella Vita di Gregorio XIII , che volendo stabilire il collegio de'.neofiti o catecumeni nella casa ove già •visse e morì s. Caterina da Siena, levan- do le monache che ivi erano sotto V in- vocazione della santa, edificò loro un mo- nastero più comodo nel Monte Magna- napoli. Avrà forse ingrandito quello del- la Massimo, o con essa contribuito po- tentemente all'edificazione e sistemazio- ne. Quando il Panciroli nel 1600 pub- blicò i Tesori nascoiti, era del 3.° ordi- ne, poi lodivenne del i.° La chiesa fu rin- novata ne'primi anni del secoloXVIIcon architettura di Gio. Rattista Soria e con facciata di travertino. L'interno è orna- to di marmi e di stucchi dorati. Nella i.a cappella a sinistra Nelli dipinse s. Nicola; i 3 Arcangeli nella cappella seguente sono di Fabio della Cornia, ma le pitture del- la volta sono di Tedesco. Nella 3/ cap- pella vicino alla sagrestia, Passeri colori la B. Vergine del Rosario, nella volta Spe- ranza vi espresse variestoriedellass. Ver- gine; il sott'arco fu dipinto da Ruggieri. 1 due ovati sopra la sagrestia sono di Pas- seri. L'altare maggiore decorato di 4 co- lonne di marmo bianco e nero, fu edificalo coi disegni del maltese Cafa , che vi scol- pì ancora in rilievo la statua di s. Cate- rina che è il più bello ornamento della chiesa. Nella cappella seguente s. Dome- nico che risuscita il fanciullo è di Pucci- ni, del Vasconio sono i freschi. La glo- ria con vari santi nella cappella appresso PRE sono pitture di Garzi. Tutte le pitture dell' ultima cappella di s. Maria Madda- lena, effigiata in atto di comunicarsi, so- no di Luti. La chiesa fu consagrata nel 1640 e vi si celebra la festa della santa titolare a'3o aprile o la domenica dopo. In tempo del governo imperiale france- se, nel monastero fu collocata la fabbri- ca de'tabacchi; ma dopo il ritorno di Pio VII vi furono ripristinate le monache. Ad Adoratrici perpetue del divin Sa- cramento, nel vol.XLII, p. 58 ed altrove riportai come Gregorio XVI concesse a tali monache il monastero e chiesa di s. Maddalena al Quirinale nel 1 838, trasfe- rendo le poche religiose domenicane ga- votte che l'abitavano in questo di s. Ca- terina: il monastero neh 58 1 l'aveva e- retto Maddalena Orsini e vi prese l'abi- to religioso , quindi sotto Clemente XI fu rifatta la chiesa con disegno di Borio- ni; il quadro dell'altare maggiore è del- la scuola de'Caracci, la volta e le lunette di Garzi; il senato ogni quadriennio fa l'offerta del calice e delle torcie. Chiesa della ss. Annunziata. Nel rio- ne Monti all'Arco de' Pantani, presso gli avanzi del tempio di Marte Ultore e del recinto del foro d' Augusto, già sagra a s. Basilio e dei monaci del suo ordine. A quanto dissi ad Annunziata monache, a Neofite per quelle che vi sono, colloca- tevi nel 1 566 da s. Pio V, e nel vol.XL VI I, p. 271, 274, 275, aggiungerò, che nel- la chiesa il quadro dell'Annunziata del- l'altare maggiore è di Lapis da Cagli; le pitture a fresco all'intorno sono di Moti- . tagna : i quadri degli altari laterali dis. Basilio, dis. Gio. Battista e di s. Giaco- mo l'eseguì Consolano. Oltre la festa ti- tolare a'25 marzo, vi si celebra quella di s. Basilio a' 1 \ giugno. Del ter z ordine di s. Domenico. Gli albigesi sovvertendo i cattolici per trarli ai loro errori, se non riuscivano sfo- gavano la loro rabbia con crudeltà inau- dite e con violenze, sagrificando le [ter- sone e spogliandole de' beni. Lo zelo di P II E cui s. Domenico ardeva perla chiesa cat- tolica e pei suoi figli lo spronò a porre ri- medio a tanti mali. Dopo averne delibe- rato con persone savie e zelanti della reli- gione, si determinò di fondare nel 1209 o 12 io un terz'ordine ovvero una santa milìzia oordiuemilitareintitolatodi Ge- sù Cristo , il cui articolo citai in princi- pio, composto d'uomini di provota virtù, obbligo de' quali fosse di prender le ar- mi e combattere secondo i bisogni della Chiesa per opporsi alle usurpazióni e uc- cisioni degli eretici, e per la difesa e ricu- pero de'beni e diritti delle chiese. L'ab- bandono quasi generale cui si vide tal- volta ridotto Simone di Monfort coman- dante de'crociati, per la partenza di que- sti , fu altro motivo di stabilire questa milizia, in cui il conte volle esservi rice- vuto, come si rileva da un breve d'Inno- cenzo III de*28 giugnoi2io. Vi ammi- se s. Domenico gli uomini eziandio am- mogliati, ma con di verse cautele, affinchè il loro impegno non potesse pregiudica- re alla pace e tranquillità delle famiglie, non dovendo tornare a danno de' parti- coiai i lo stabilito pel bene comune. Vo- lendo le spose e le figlie di quelli chea- veano abbracciatoquesto terz'ordine, ol- tre avere dato il loro consenso, eziandio partecipare al fruttospirituale degli eser- cizi e buone opere loro, s. Domenico le aggregò alla sagra milizia, acciocché an- cora esse combattessero per la Chiesa con orazioni e colla pratica delle virtù cristia- ne e con opere di misericordia, onde si chiamarono suore della milizia di Gesù Cristo. Agli uomini e alle donne a voce prescrisse una certa regola di condotta, una forma d'abito bianco e nero per e- sprimere l'innocenza e l'umiltà, ed alcu- ne preghiere. Il fervore e buon esempio furono cos'i efficaci, che molte vedove e vergini fecero istanza d'essere annovera- te nel terz' ordine, il quale divenne ben presto celebre e si dilatò poi tanto, quan- to l' ordine slesso de' frati predicatori. Morto poscia il foudatore e ascritto nel PRE 107 catalogo de' santi, determinarono, gli a- scrittial terz'ordinedi farsi chiamare fra- telli della penitenza; poiché essendo ter- minati gli eretici e cessato l'istituto di combatterli s non rimaneva loro altra guerra che col nemico interiore e le pro- prie passioni, laonde fu l'ordine della mi- lizia di Gesù Cristo chiamato terz' ordi- ne della penitenza di s. Domenico. Tra le persone de'due sessi che in questa pro- fessione seguitarono a vivere , vi furono in grandissimo numero, commeiidevoli per sublime pietà, ed appartenenti ad o- goì ceto,ecclesiasticie laici, di cui gli an- nali dell' ordine domenicano sono pieni di elogi, massime pel gran numero delle sinte e beate che diede questo terz'ordi- ne. La i." che si meritò il titolo di bea- ta fu la b. Margherita d'Ipri che abbrac- ciò l'istituto nel 1228. Altre accese del divino amore e a più alta perfezione a- spirando,si separarono dal mondo, e sen- za abbracciare lo stato religioso, ai loro statuti aggiunsero la clausura e il volo semplice di castità. La b. Emilia di Ver- celli nel 1 255 fondò uno di quesli mona- steri, di cui poi fu fatta priora dai supe- riori dell' ordine , contribuendo col suo esempio e saggio governo alla perfezione d'un gran numero di vergini. Non aven- do s. Domenico dato al suo terz'ordine regola alcuna in iscritto, accadde che le superiore de'monasteri o congregazioni, e talvolta i loro direttori vi mischiarono alcune pratiche, che non erano sempre conformi agli statuti. Ad evitare la confu- sione che ne proveniva, le suore d'Italia pregarono il p. Muzio di Zamora 7. "ge- nerale dell'ordine de'predicatori, di fis- sare una perfetta conformità in tutte le case e congregazioni del terz'ordine. In quésta occasione la regola data das. Do- menico di viva voce fu scritta, e distri- buita poi da un successore nel 1 285 , e fu chiamata la Regola del terz'ordine, che approvarono neh4o5 Innocenzo VII, e neh 43c) Eugenio IV. Adunque il terz'or- dine di s. Domenico fu diviso in più va- io8 PRE mi ed ebbe diversi stati. Gli uomini fu- rono i primi ad abbracciarlo: tra le don- ne che vollero poi esservi ricevute, alcu- ne si rinchiusero ne'chiostrie vissero po- co differente dalle religiose, le cui auste- rifa erano minori; tal sorte di monache si moltipJicò assai in Europa e in Ame- rica, essendo vere monache e religiose di voti solenni. Sono però in maggior nu- mero i terziarie le terziarie che nelle ca- se de'Ioro congiunti, nel mezzo delle lo- ro famiglie, procurano di santificarsi tra i doveri della vita civile, con regolati eser- cizi didivozioneecon una parte delle pra- tiche del chiostro : nel numero di queste terziarie furono s. Caterina da Siena che contribuì alla restituzione della residen- za pontificia in Roma ( per le cui stim- mate fu grave questione sopita da Sisto IV, mentre per quelle della b. Lucia di Narni, pure del 3."ordine, si riconobbe- ro); s. Rosa di Lima che per tutta I' A- ruei ica diffuse il buon odore di Cristo ; la b. Colomba da Rieti, la b. Benvenuta Balani d'Udine, la b. Osanna Andreasis di Mantova, s. Caterina Ricci, ealtre bea- te. Verso il declinar del secolo XVII il p. Piccini domenicano veneto istituì in Conegliano un monastero di terziarie,la I.* delle quali fu suor Giacinta Bosso ve- neziana, le quali nel 1690 in Macerala con essa fondarono quel monastero per 1' adorazione del ss. Sagramento, di cui parlai nel voi. Ij p. 9 5, con austerissime costituzioni. Più comunemente in Italia, nella Spagna, nel Perù, in Avignone si videro suore portare in pubblico l'abito religioso, visitando modestamenteecon- solando gl'infermi, gli afflitti, i poveri. Pel buon odoredi santità e cristiane virtù, che questo terz' ordine sparse nella Chiesa, massime nel fervore del suo principio, mosse Gregorio IX a scrivere al b. Gior- dano 2.0 generale de' fra ti predicatori, per ordinargli a coltivarlo sempre con dili- genza e a dilatarlo di più. I successori O- noriolV, Giovanni XXII, Innocenzo VII, Eugenio IV , Sisto IV, Alessandro VI, PRE Giulio II, Leone X, Paolo III, s. Pio V, Clemente Vili e Urbano Vili lodarono assai il terz'ordine e gli accordarono di- versi privilegi. BenedetloXIII nellabol- la Pretiosus rinnovò le lodi date dai pre- decessori e confermò lutti i privilegi, per muovere più efficacemente i frati e le suo- re a compiere sempre con fervore tutte le obbligazioni della loro regola per la pro- pria perfezione e ad edificazione altrui. Il p. Bonanni, Catalogo degli ordini,^. 48, riporta la figura della monaca domenica- na del terz' ordine, vestita con tonaca e scapolare bianco e manto nero pendente dalla testa ai piedi, mentre sul capo usa- no un velo bianco. PREDIZIONI. V. Profezie. PREFAZIO, Praejatio. Orazione che precede immediatamente il Canone (P.) della Messa (P.), parte di questa e qua- si preparazione al sagrifizio o rendimen- to di grazie a Dio per quanto è per e- seguirsi. Dice Piscicelli, Riti della messa par. 4> che la Chiesa venera tanto il ca- none, come quello che in sé contiene l'a- zione del sagrifizio, che prima abbia prin- cipio, s'introduce colla Prefazione, la qua- le per brevità chiamasi in latino Praefa- tic (nel!' errata-corrige scrive Praepha- tio), in italiano Prefazio. Nel rito gotico il Prefazio è chiamato Immolazione, nel mozarabico Illazione, e nel gallicano Con- testazione. Gli scrittori di Liturgia (V.) e insegnano che questa preghiera ed a- zione di grazie che serve di preparazio- ne alla consagrazione trovasi in tutti i vec- chi sagramentari e nelle liturgie le più antiche, come in quelle di s. Giacomo , di s. Basilio, di s. Gio. Crisostomo, delle costituzioni apostoliche. Fino dal 3.° se- colo s. Cipriano ne parlò nel suo tratta- to dell' orazione domenicale, con queste parole: Ideo,et sacerdos ante orationem, praefatione praemissa , praeparal fra- trum mentes dicendo, Sursum corda. I padri del 4-° secolo ne fanno spesso men- zione. Alcuni reputano autori del Prefa- zio i Papi s. Dionisio del 261, o s. Leo- PRE ne Idei 44°> ° s- Gelasio I del 492, che Durando, lib. 4, e. 33 dice che ordinò si cantasse nella messa. Novaes afferma che s. Gelasio 1 alle antiche Prefazioni del- la messa ne aggiunse delle altre. Si leg- ge nel libro Pontificale, che s. Gelasio I ferii sacramenlorum Praefationes, et o- raliones cauto sermone, onde alcuni cre- derono essere stato 1' autore delle Prefa- zioni; maLambertini, Del sacrifizio del* la messa t. 2, par. 43 sez. I, n. 192, con Gavanto , Bona e Meniti, opina che ciò devesi intendere cosi, che s. Gelasio I ne abbia fatte alcune, non già che sia stato ili. "ad introdurre nella messa questa ora- zione, facendosene prima menzione nel- la liturgia di s. Giacomo, e nelle opere di s. Cipriano e di s. Cirillo più antichi di dello Papa; per lo che insegnano i men- tovati scrittori, doversi attribuire questa istituzione agli apostoli, ovvero agli uomi- ni apostolici. Secondo la risposta di Pe- lagio Il del £78 ai vescovi di Germania e di Francia, cpist. 4, sono q le Prefazio- ni, cioè 1.'1 del Natale, 2.a dell'Epifania, 3." della Quaresima e in tempo di digiu- no, 4-3 della Croce, 5." della Pasqua, 6.a dell' Ascensione, 7." dello Spirito santo, 8.° della ss. Trinità (la quale per decreto di Clemente XI 11 de'3 gennaio 1 759, che si legge nel t. 9 Decrel. S. R. C. n.° 1 602, si deve dire in tutte le domeniche dell'an- no, nelle quali non è assegnata Prefazio- ne propria), 9/ degli Apostoli ( le quali sono riferite nel can. Invenìmus, de cpns. disi, i), ed a queste, al dire dello stesso IVovaes, nel concilio di Piacenza aggiun- se Urbano li nel iog5 la io.'1 della B. Vergine (Bona, Liturg. cap. 1 o, § 3, e Di- vina psaltnod. cap. i2,§ 2), ch'egli avea composto mentre era cardinale (come di- ce Poggiali nella Storia di Piacenza, seb- bene altri l'attribuiscano a s. Brunone, per cui Ruinarl nella Storia letteraria di Francia, ne crede incerto l'autore), can- tandola egli stesso nel celebrar la messa nella chiesa di s. Maria di Campagna di Piacenza, la quale non avea prima del- PRE 109 la messa composta, ma in essa gli fu dal cielo, ispirala, come riferisce Battaglili! nel 1. 1 , Misi. um\>. Concilior. ad an. 5qo, p. 3o2, e dallo Spirito sanlo, con istupore di lutto il popolo presente, come vuole Macri nella Not.de' vocab. eccl., a Prae- fatio. Siccome poi diverse sono le feste della Madonna, cosi la Chiesa a tenore di queste feste comincia il prefazio proprio : Et te in Assumptionej Et te in Nari la- te, ec. In quanto alla festa della Conce- zione (P\) soleva dirsi , Et te in Conce- pitone,ma. Gregorio XVI permise e Pio IX(F.)\\a poi prescritto che si debba di- re, Et te in Immaculala Concepitone. I francescani hanno unaPrefazionepropria del sanlo loro fondatore, che fu compo- sta dal b. Giovanni d' Alvernia, e la di- cono nelle messe dei sanli»del loro ordi- ne. Il Pagi nella Vita di Pelagio II, n.° 17, e Bona, Rer. litur. lib. 2, cap. io, n.° 3 , dubitano con gravi fondamenti, che possono vedersi anche in Merali t. i,par. I, n.° 6, della verità di questa lettera di Pelagio II, ma certo è che ne' Messali dopo 1200 anni non si trovano che le 9 Prefazioni riferite nel decreto di Pelagio II, alle quali fu aggiunta dipoi un'anti- chissima comune, che credesi di s. Gela- sio I o di s. Gregorio I, e l'altra della B. Vergine , laonde oggi sono 11 le Prefa- zioni di cui si serve la chiesa romana. Ve- dasi Giorgi, Liturgia Rom. Pont. Il Mu- ratori nella Liturgia romana osserva, che erasi finora creduto che prima di s. Gre- gorio I avesse la chiesa romana molti Pre- fazi e che altri ne aggiungesse quel Pa- pa, altri ne riformasse. Laonde Bona re- puta falsa la lettera di Pelagio li a'vescovi suddetti, in cui asseriva che a que' tempi la chiesa romana non usava che 9 Pre- fazi, quindi ne verrebbe che s. Gregorio I troppi più ne avesse fatti, il che non pa- re verosimile in un Papa immediato suc- cessore di Pelagio II e tenace delle sagre costumanze. E siccome nel Sagramenta- 1 io di s.Gregorio I pubblicato da Menar- dosonovipiù Prefazi, Muratori li dichia- i.io PRE io aggiunti, non da Grimoldo abbate o da Roclrado prete, come altri dissero, ma da A Icuino abbate, di die fa testimonian- za Micrologo autore del secolo XI. I greci non barino cbe una Prefazione, die si dice in tutte le messe. I mozarabi hanno Pre- fazioni proprie, nelle quali si parla o del mistero della festa cbe si celebra , o dei ineriti del santo in onore del quale si ce- lebra la messa. Nei nuovi messali delle diverse diocesi furonocollocati nuovi Pre- fazi per tutte le solennità , composti sul modello degli antichi. Nella liturgia del- la cbiesa Ambrosiana a tutte le messe , fuorché ad alcune de' santi cbe l'hanno comune, sono assegnati i Prefazi propri, die si variano secondo la diversità delle feste e de'giorni. Di molti di tali Prefazi se ne fa autore s. Ambrogio, il di cui sti- le in alcuni si ravvisa; sebbene poi altri ne'secoli bassi siano stali intrusi assai sci- piti e barbari, per cui furono nelle poste- riori riforme levati dai messali. Vedasi Fumagalli, Antich.Longob.Milan.t. 3. 11 Prefazio lo definisce Piscicelli ren- dimento di grazie a Dio pel gran prodi- gio, che in virtù delle divine parole è per eseguirsi, mentre facendosi questo rendi- mento di grazie imita la Chiesa il divino istitutore, il quale prima di consagrare nell'ultima cena il pane e il vino, ringra- ziò l'eterno Padre, gratias agensfregil, et dixit, ec, e per ringraziare degnamente annunzia il sacerdote di bel nuovo al po- pola la santa unioneconDio, mentre dopo Je parole dell'ultima segreta, Per omnia soccida saccidorum, stando in mezzo del- l'altare e deposte sopra di esso le mani, seguila a dire con voce alta Dominus vobiscum (senza però rivoltarsi al popo- lo, o perchè coll'aver detto prima Orale fralres , si è come congedato da esso, o perchè secondo le antiche liturgie serran- dosi le porte del santuario e tirandosi pri- ma del Prefazio alcune cortine attorno all'altare, fu riputato inutile che il sacer- dote si rivoltasse per salutare il popolo, die non poteva vedere), ed immediata - PRE mente si risponde dal ministro o dai can- tori pel popolo, Et cum spirila tuo: al- za le bracciagià estese sino al petto in mo- do che una palma guardi 1' altra e dice Sursum corda; e gli si replica, grazie al cielo abbiamo unito i nostri cuori al Si- gnove}Habemus ad Dominumj per tan- to bene adunque alza le mani sinoal pet- to e poi l'unisce e solleva lo sguardo in al- to, ripigliando il sacerdote, Gratias aga- mus Domino Deo nostro, e tosto china il capo alla croce; egli è degno, egli è giu- sto, rispondesi, Dignum, etjustum est. Fi- nite queste divote espressioni del popolo per la voce del ministro o de'cantori, il sacerdote alzate ed estese come prima le mani incomincia o prosiegue come dice Diclich il Prefazio, Vere dignum et fu- stimi est. Quando dice, Per Christian Do- minimi nostrum non china il capo ( lo chi- na nella Prefazione della B. Vergine, e con una inchinazione maggiore fa altrettan- to verso la croce nel pronunciare il nome Jesum, ciò cbe fa pure il ministro). Di- cesi con voce alta e chiara o intelligibile, essendo un fervore sincero, sì del sacer- dote come del popolo, questo ringrazia- mento che si fa al divino benefattore; e non contenta la Chiesa della propria esul- tanza in ringraziare il suoDio,invita an- che gli angeli, come pure il cielo e la ter- ra e gli uomini, acciò tutti dicano insie- me: Sanctus Sanctus Sanctus. Dipiùs'in- vitano gli angeli a cantarlo come Tri- sagio {V.) e canto angelico, avendolo la Chiesa preso da Isaia che rapito in ispi- rilo 1' udì cantare alternativamente dai serafini. Alle parole del trisngio, per de- notare maggiore riverenza al santo dei santi unisce il sacerdote le mani innanzi al petto col capo chinato alquanto , ed abbassa la voce, in modo però che sia u- dito, e con questa variazione di voce in- tende di risvegliare sempre più l' atten- zione degli astanti, che è l'oggetto prin- cipale della Chiesa , siccome il suonare diesi fa del Campanello (V.), altro non è che per avvertire il popolo darsi prin- PRE cipio dal sacerdote a quel canone che o- perar deve il miracolo della transustan- ziazione del pane e del vino in Corpo e Sangue di Gesù Cristo, e quindi appli- cati tutti a raddoppiare la riverenza, il rispetto, il silenzio, la meditazione, dicesi tre volte Sanctus per adorare Dio uno e trino nelle persone (nelle messe cantate al detto suono si unisce quello delle Campa' ne per invitare i fedeli a trovarsi presenti a Ila Consagrazione ed Elevazione dell' O- slia). Segue il sacerdote a dire, ma sotto voce : Dominus Deus Sabaoth, pieni sunt coeli,el terra gloria tua, Hosanna in ex- eelsis, ed erigendosi dice Benedictus tjui venit in nomine Domini, e si fa il segno della croce. \J Hosanna (a questo arti- colo dichiarai perchè si dicedue volte con quel che segue) in excelsis, ed il Dominus Deus Sabaoth con quel che segue, che di- cesi sotto voce, Pisciceli! è di parere es- sere provenuto dalle messe solenni, in cui cantandosi dal coro il Sanctus , il cele- brante insieme coi ministri con voce bas- sa lo recita. Si nomina Iddio Signore de- gli eserciti, Dominus Deus Sabaoth,che in ebreo significa armate ed eserciti, eia Chiesa come le altre parole l'usa nel tra- durla in latino, poiché è ben giusto a- d ora re il Signore qual Dio degli eserciti, perchè Egli cosi si gloriò nominarsi e si compiace d'essere nominato dal popolo eletto , e perchè Egli è padrone di tut- tociò che vi è di bello , di delizioso e di grande ne' cieli, e di tuttociò che nasce, fruttifica e vive sulla terra , perciò sog- giunge il sacerdote pieni sunt coeli et ter- ra gloria tua. Ma l'amore e la gratitu- dine di cui meritamente per Gesù suo spo- so è ricolma la sua Chiesa, dopo il canti- co in onore della sagrosanla Triade, non le permettono si tralasci d'onorare in que- sta occasione il suo Redentore, ed è per- ciò che prosegue festosamente adireZte- nediclus qui venit, ed a questo Benedictus il sacerdote si erige nella persona e si fa il segno della croce, perchè in questa il Verbo umanato rese il dovuto onore al- PRE ni l'eterno Padre; al Trisagio s'inchina coti riverenza perchè adora il gran Dio con umiltà e tremore (cui allude il suono dei campanelli degli orientali, come n olai nel voi. XXV, p. 91), laddove il Benediciti* eh 'è acclamazione di gioia (come rilevai a Hosanna) esige azione festevole. Que- sto inno o cantico, qaantunque di gioia e di allegrezza, è slato ed è di sì gran di- vozione, che la Chiesa ha stabilito che si dica anco ne'giorni di penitenza e perfi- no nelle messe de' defunti. Dato fine al Prefazio , si dà principio alla grande a- zione del sagrifizio e pertanto il sacerdo- te alza le mani e gli occhi al cielo e di- ce : Te igilur. 11 Diclich, Diz. sacro-litur- gico, all'articolo Praefatio avverte, che si dice come si trova notato nell'ordine della messa : e quelle Prefazioni che si dicono nella quaresima, nel tempo di pas- sione enei tempo pasquale, o che vengo- no assegnate come proprie fra le Ottave (si eccettua però la festa di s. Gio. Evan- gelista, nella quale sebbene abbia la pre- fazione propria, pur si dice quella de Na- tivitate, per antico uso della cappella pa- pale.Si devono eccettuare eziandio la mes- sa d' una feria privilegiata, come quella delle litanie maggiori nella festa di s. Mar- co , secondo la sua rubrica propria, e la messa della feria 4-a delle tempora, che occorre nell'ottava della Natività di Ma- ria Vergine, nelle quali messe si dice la prefazione comune, come decretò la s. con. de'rili, la quale inoltre ordinò. » Qui in sabbaio recitat officium B. M. Virginis volens celebrare missam votivam de san- cto,nondebet dicere Praefationem B. M. Virginis, sed communem ". Le messe vo- tive del s. Natale non hanno altra Prefa- zione , che quella de Nativitate, per la stessa ragione addotta per la festa di s. Giovanni Evangelista), si dicono eziandio nelle domeniche e nelle feste, che in quei tempi si celebrano, purché le dette feste non abbiano la Prefazione propria. Sefia l'ottava di qualche festa occorra una fe- sta delle maggiori, che non ha prefazio- ii2 PRE ne propria , si dirà quella dell' ottava , quantunque di essa notisi faccia comme- morazione nella messa, Nelle messe si dice la Prefazione propria, se l'abbiano; se poi non vi siasi diranno quelle de tempore o dell'ottava, fra la quale accaderà di cele- brare la messo; altrimenti si dirà la Pre- fazione comune. E' quando si celebra so- lennemente qualche messa votiva per una causa pubblica, allora si dirà la Prefa- zione incanto solenne, come ne' Doppi. Nelle messe de'defunti,in qualunque tem- po, sempre si dice la Prefazione comu- ne. Leggo nel Macri, che si deve dire il Prefazio comune nelle vigilie di s. Gio. Battista e de' ss. Pietro e Paolo, se ven- gono fra l'ottava del Corpus Domini, co- me decretò la s. cong. de'riti. Nola Can- cellieri, Lett. sul Dominus, che l' antica formola del Prefazio che comunemente si dice, Domine sancte, Pater omnipotens, aeterne Deus, è malamente interpunta e cantata, dovendosi dire : Domine san- de Pater (come Gesù. Cristo medesimo pregando il divin Padre chiamollo Pa- ter sancte), omnipotens aeterne Deus. Sul Prefaziosi possono leggere, oltre i citati scrittori, e gli articoli a questo relativi, Musica sagra e Organo, anche Henr. Gravius,Z?e rilibus antiquis Baplismi, et Confessionibus, et Praefalionibus, Co- loniaei53i. Fr. Ant. De Monelia, Sur- sum corda, Bononiaei522. Barili. Bor- snoei, De formula, Sur sum corda, dis- seti, dune, Hafniae 1696, 1698. Adam Rechenbergius, De formula Sursum cor- da, Lipsiaei7o4elin ejus Exercit. ad N. T., et Hist. Eccles. ^Lipsiae 1 707. Bingha- miis, Deusitata Praefalione, dieta Sur- sum corda, t. 6, p. 3o(). PREFETTO, Magister, Praeftctus. Preposto, che è sopra gli alili, che tiene ragione o grado di dignità. Un tempo vi erano in Roma molte sorte di prefetti, le cui funzioni erano assai diverse. Que- sto nome sotto la repubblica era dato ad alcuni magistrati della città ed ai gover- natori d'Italia, i quali luoghi e giurisdi- PRE zioni perciò si dissero Pi 4 PRE ni, Origine e progressi del cittadino e del governo civile di Roma, ivi ij63. Con questo vocabolo sì denominarono tlai Papi diversi uflìziali della s. Sede, ci- vili ed ecclesiastici, uggendosi in Morcelli la nomenclatura di molli nell'idioma la- tino. Di questi titoli e uffìzi di prefètti ne parlo ai loro articoli. I prefetti navali , di cui parlai nel voi. XLIIJ, p. 22 ed al- trove, sono i più antichi uffiziali della s. Sede che ebbero il titolo di prefetto, ve- stivano coi piviali e portavano bandiere corrispondenti alle insegne de' rioni di Roma. Dal secolo XV ebbe origine il pre- letto della Biblioteca Vaticana (ne'primi tempi in uno a\V Archivio, presieduta dal Primicerio della s. Sede, Vedi, poi dai cardinali vescovi di Selva Candida, e lo riportai a Porto), come notai a Bibliote- cario dis. Chiesa, e meglio nel voi. XLII, p. 24 '> cne ben presto ne fu aggiunto altro, e sono gli odierni i.° e 1° prefetti O custodi di detta Libreria. Egualmente hanno il titolo di prefetto i bibliotecari delle Biblioteche Casanalensee Angelica (V.).Neì tribunale della Dateria aposto- lica sono antichissimi il Prefetto dell'of- ficio per obitum, il Prefetto del conces- simi, jl Prefetto delle date (a Primicerio dellas. Sede dissi ch'era incombenza sua il datate le bolle e i Diplomi pontifìcii colla formola, Dalum per manum N. Pri- micerii, ingerenza che poi passò al Bi- bliotecario di s. Chiesa), de'quali ragio- nai nel voi. XIX, p. 123, i4', i43> J44- All'antica carica del Prefetto dell' anno- na e col medesimo titolo successe il pre- lato Chierico di Camera (V.), pel quale si può vedere anche Agricoltura e An • kona. A detto articolo Chierici di Ca- mera dissi del decano ch'è prefetto del- l'ergastolo di Cornelo. Anticamente i se- gretari de' Brevi (f\) etano prelati, con titolo ili Prefetto de' brevi o della segna- tura de brevi; avevano posto in cappella «: l'uso del fiocco paonazzo al cappello, quando pochi prelati lo potevano usare: si vedanoi voi. Vili, p. Ì06, IX, p. 199. PRE Agli antichissimi Archivisti della Chiesa romana (V.)} de'quali parlai ancora a Notaro e in altri luoghi, degli Archivi della s. Sede {V.), successero idue pre- lati Prefetti dell'archivio Vaticano fon- dato da Clemente Vili e da Paolo V, il i.° de'quali perfezionò ancora quello di Castel s. Angelo ch'ebbe pure il suo pre- fetto, avendolo notato eziandio nel voi. Xj p. 187 e j 88. Il Castellano di Castel s. Angelo (V.) godeva talvolta anche il titolo di prefetto del medesimo. A Ma- rina, a Porti ed altrove notai che vi fu il cardinal Prefetto delle pontificie galere, e che il prelato Tesoriere (V.) esercitò la carica di Prefetto o commissario del mare o della marina pontificia, delle ga- lere, fortezze, torri, porti, spiaggie o ripe marittime. Di poi fu data la prefettura ad un chierico di camera, anche col titolo di Prefetto di Castel s. Angelo, indi suc- cessero variazioni. Il prelato Maggiordo- mo (V.) era prefetto de'ss. palazzi apo- stolici^ èantico uffizio: il Papa che regna ha diviso la prefettura, dichiarando un cardiuale Prefetto de' ss. palazzi aposto- lici, come riportai nel voi. L, p. 196. il i.° de Maestri delle ceremonie pontifìcie (/'.) ha il titolo di Prefetto delle cere- monie pontificie. A Depositerà Urba- ni rimarcai che n' è sempre prefetto il cardinal camerlengo. A Congregazioni cardinalizie trattai di tutte , inclusiva* mente a quelle che più non esistono, in uno alla loro origine che risale al stcolo XVI, ad ognuna delle quali il Papa no- mina per prefetto un cardinale, per cui ad ognuna ne formai la serie, notando nel voi. XVI, p. 1 38 e 139 ciò elle piti particolarmente riguarda i cardinali pre- fetti, i pro-prefetti, o chi ne fa le veci nella loro assenza o impotenza : che il cardinal Decano (fr.) è sempre prefetto del la con - gregazioue ceremoniale; che la Congre- gazione di propaganda fide ha 3 cardi - nali prefetti, cioè il Prefetto generale, il Prefetto dell'economia, il Prefetto della stamperia, la quale prefettura suole e- PI! E sercitarsi dui primo.; che della Congre- gazione della rev. fabbrica di *. Pietro n'è sempre prefetto l'arciprete. NeHo stes- so articolo notai pure che il Papa suo- le ritenere le prefetture delle congrega- zioni della s. romana ed universale in- quisizione, della visita apostòlica e del- la concistoriale, come per ultimi fecero Gregorio XVI ed il regnante Pio IX. Del resto il titolo di prefetto fu attribui- to a diversi individui. Nel voi. XXXI V, p. 3q dissi che il prefetto dell'immunità ha ingerenza sulla cappella cardinalizia di S.Tommaso. Quando Leone XI 1 si por- tò nel 1828 al Collegio Urbano per una novena, il cardinal Cappellai'! l'incontrò e apri lo sportello della carrozza, come prefetto di propaganda, benché ivi fosse il decano del s. collegio; poi il cardinale die la benedizione col Santissimo. Chia- masi Prefello il superiore d' una delle Prefetture delle missioni apostoliche^7 .); Prefetto generale il superiore generale de' Ministri degl' infermi (f^); ne' Col- legi e Seminari quello che presiede agli studi, ed altri ancora che sono preposti a vari uffizi minori ; vi sono i prefetti del- le congregazioni pie, degli oratorii, della dottrina cristiana, ed altri. PREFETTO DI ROMA, Praefectus AlmaeVrbis. Primaria, nobilissima*; au- torevole dignità della città di Roma, che ebbe origine prima del senato romano (7^.) e dei comizi, da Romolo i.° re dei ro- mani, quando (come dice Dionisio d'Ali- caruasso) ordinò alle tribù e alle curie che ognuna eleggesse 3 senatori dentro alla sua compagnia, uno n'elesse egli medesi- mo per dar loro norma in affare di tanto peso edichiarollo insieme senatore e pre- fetto pei' governare la città quando egli ne partisse coll'esercito. Questa dignità durò per 23oo anni sino a Urbano Vili che nominò l'ultimo prefetto di Roma, re- standola dignità sospesa, ma non estinta. Come Romolo creò il prefetto di Roma, così sempre fu crealo dai re successori, dal dittatore e dai consoli che nella re- v u e 1 1 ; pubblica tenevano luogodi principe, sen- za consultarne il senato e fuori de'comizi. Sotto i re la carica fu a vita, sotto la re- pubblica e gli annui magistrati non ebbe più tal durata, perchè niuna carica per- petua avea luogo nella repubblica. L'es- sere.il prefetto eletto dal principe fuori de'comizi, non godendo perciò l'onore di magistrato e perciò non avendo autorità di consultare il senato e di radunare i co- mizi, non poteva in conseguenza niente deliberare o risolvere nelle grandi emer- genze,adducendone le proveil Cenni con- tro le asserzioni di Livio e le sue interpre- tazioni. Solo nel dedinar della repubbli- ca il prefetto ebbe l'autorità di radunare il popolo e il senato in assenza de' con- soli, prima essendogli stata contrastata. Avanti di questa epoca la podestà del pre- fetto consisteva nel comandare le trup- pe destinate alla difesa di Roma e ad in- vigilare sugli andamenti de'cittadini per prevenire i disordi ni con avvisarne il prin- cipe, ed a riparare a quegli sconcerti, che senza senato e comizi potevano rimediarsi con privata autorità e consiglio.Nell'anno di Roma 3 1 2 colla formazione del poi tan- to temuto magistrato de'censori si dimi- nuirono per allora le brighe del prefetto, indi nel 387 o 388 i tribuni con podestà consolare, non partendo mai tutti daRo- ma, tolsero il bisogno del prefetto, crean- do il Pretore (F.), magistrato il più ri- spettabile dopo i consoli, amministrando nella loro assenza la giustizia in Roma, solo restandovi il prefetto delle Ferie la- tine (tr.), di cui feci cenno a Prefetto. Risorse la dignità di Prefetto di Roma quando Augusto sulle rovine della repub- blica rinnovò il governo monarchico, imi- tando e di gran lunga oltrepassando il fondatore di Roma : giacché di questo le disposizioni urbane si restrinsero entro gli angusti termini de Monti di Roma (f^.), da lui racchiusi nel circuito, dove quelle d'Augusto riguardar doveano un vastissimo impero e un'ampia illustre ca- pitale di vaste proviueie in oriente eoe- nG PRE cidente. In quanto a Roma, col consiglio dèi suo gran ministro Ciluio Mecenate, egli la divise in proporzione della esten- sione in i4 regioni o Rioni, ed assegnò loro annui magistrati: ordinò anche Ita- lia e la divise in 1 1 gran regioni con sta- bilirvi 4 prefetture. Accrebbe alcuni dei magistrati antichi e fra gli altri la pre- tura, e ne istituì molli di nuovi; e tutti questi magistrati, comprese le prefetture azioni del Giornale Pisano, in cui la detta serie si supplisce in assai luoghi e si emenda, Bologna 1772. Ne parlano Y Effemeridi di Roma 1772, p. 33g. Let- tera scritta a mg.r Guarnacci dall' ab. Amaduzzi sopra la difesa per la serie de' Prefetti di Roma del p. Corsini, Pisa 1 773. Lettera di Clemente Cardinali in- torno la serie de' Prefetti di Roma redat- ta da Eduardo Corsini, Velletri 1 836. Fu riprodotta con Aggiunte nel voi. 2, p. i5 e 235 degli Atti della società Ve* Ulema. Oltre la controversia per questa serie, nel t. 1 degli Annali leller. d'Ita' Ha p. 4j si rende conto d' un'altra que- stione insorta tra il p. Branda che soste- neva doversi dire Praef. Urbis, e il can. Irico che sosteneva doversi scriverePrae/! Urbi. Le relazioni principali tra' prefetti di Roma ed i Papi, prima che questi dive- nissero sovrani temporali, sono le seguen- ti. Ermete del i32 circa fu convertito con tutta la sua famiglia da s. Alessandro I e patì glorioso martirio. Viene dai critici tenuta apocrifa la lettera scritta da s. Dio- nisio al prefetto Urbano. L'antipapa Or- sicino fu cacciato da Roma parlando degli ar- civescovi di Lione, che amministravano il governo temporale pel senescalco, sen- za interloquire nelle cause criminali e in quelle massimamenteche esigevano pena di sangue, per cui gli davano l'autorità rog/ioscendi et defìniendi , nello stesso mo- do che il prefetto di Roma, qui punien- dis criminibus specialiter praeest, prae- jeclurae suae auctoritatem a domino Pa- pa recipere dicitur. Ut et in dominion Laetare, expleta solemni processione, in qua rosam auream idem summus Poti' ti/ex circum portai, ipsum quasi prò de- biti exequutione eadetn rosa remunerai. Nel r5o6 Giulio II nel dì della Purifi- cazione die la candela al prefetto prima de'vescovi assistenti al soglio e del prin- cipe di Macedonia. Nel precedente anno e per tal funzione, reliclo majori cereo, (pieni ad Pontificis dexteram lenebal, ce- retini ab ipso minorem anteSalernitanum principali acccpit, qui tanica accepcrat ante praesides assistens. Ma devesi te; ner presente che allora il prefetto era il duca d'Urbino. Nel solenne ingresso che fece Giulio II in Bologna cavalcava dopo gli ambasciatori, sosteneva la fimbria o coda posteriore del manto papale e lo co- priva con l'ombrella. Nella processione del Corpus Domini sostenne il lembo po- steriore del manto di Giulio II nel recarsi alla cappella e poscia incedette nella pro- cessione dopo il principe di Macedonia, cogli ambasciatori di Francia e di Vene- zia : con questi sostenne l'asta del ponti- ficio baldacchino quadrato. Il prefetto interveniva alla solenne funzione della lavanda de'piedi dell'immagine del ss. Salvatore, istituita da s. Leone IV nel- 1' 847> come narrai ne' voi. IX, p. 83, XLIX, p. 287. Al prefetto apparteneva nel giorno di s. Andrea al Vaticano som- PRE. 119 ministrare al Papa i cerei, era ammesso al solenne convito e riceveva le decime. Nelle funzioni che il Papa celebrava nel- la basilica Lateranense, il prefètto vi as- sisteva coi Giudici (F.) Palatini (f'-)j con questi e altri primari uffiziali della s. Sede ne'primi secoli interveniva a\VE- lezione del Pontefice. Allorché l'impera- tore veniva in Roma, il prefetto l'incon- trava, e nell'ingresso della cittàsosleneva l'asta del baldacchino quadrato, con quei personaggi che indicai nel voi. XXXV, p. 173 e 174: i conservatori di Roma conducevano il cavallo pel freno, che nel discendere prendevano il prefetto e il se- natore, ed il i.° sorreggeva la staffa nel discenderel'imperatore. Il prefetto di Ro- ma nell'ingresso di Lodovico il Bavaro lo precedeva; così nel 1468 quando tor- nò in Roma Federico III, dopo il re d'Un- gheria e Boemia cavalcava il prefetto or- nato di sue insegne, seguito dall'impera- tore in mezzo a due cardinali. Nella co- ronazione dell'imperatore o quando con solenne pompa fece il suo solenne ingres- so in Roma, gli andava innanzi colla spa- da imperiale nuda, come aveano prati- cato cogl'im pera tori romani i prefetti del pretorio, ed i proto-spatari con quelli di oriente. Tanto eseguì nelle coronazioni d'Enrico VII e Carlo IV. In Bologna per la coronazione di Carlo V, nella splendi- dissima cavalcata che in più luoghi de- scrissi, Francesco M.a I della Rovere du- ca d'Urbinoe prefetto di Roma fatto dal- lo zio Giulio II, col marchese di Mon- ferrato, il duca di Baviera e il duca di Sa- voia, cavalcava per 3.° Come prefetto di Roma vestiva la dalmatica di raso cre- misi che sino alle ginocchia gli cadeva, con manto di broccato d'oro e allacciato alla spalla destra. In capo aveva un ber- rettone a forma di piramide, lungo e co- perto di raso rosso, con fodera d'armel- lino, splendido per oro e gemme, con alla sommità rotonda e bianca duestriscie au- ree formanti la croce. Gli pendevano sul- le spalle due altre strisele rosse colle croci lao PRE di trine d'oro a guisa delle Gode delle mi- tre vescovili. Egli teneva lo stocco o spa- da dell'imperatore ben ornata di gemme nell'elsa e nella vagina. Dopo che Carlo V per circa 6 passi guidò per la briglia la chinea che cavalcava Clemente Vlf, ad istanza di questi montò sul suo ca- vallo, sorreggendo la staffa il prefetto di Roma. Nel convito imperiale, questi sedè nella mensa poco disgiunta dall'impera- tore con 4 cardinali e i nominati princi- pi. Dice Giovio che lo creò cavaliere, co- me solevano fare gl'imperatori dopo co- ronati sul Ponte s. Angelo (P.), con di- Tersi. Della podestà, giurisdizione e preroga- tive Contelori tratta ai e. 4 e 5, ed il Co- heW'io, Noi. cardinalalus,p. i56: dell'an- tica ne parlai in principioenel voi. XXXI, p. 3o8. Amplissima era l'antica podestà e giurisdizione sotto i Cesari e sotto ire goti tanto in Roma che nel suo distretto e Co- marca [V.) nel raggio di ioo miglia, nel criminale e nel civile, cui appellava- no dai pretori delle provincie chi si cre- deva gravato de' loro giudizi , essendo molti gli avvocali che ricorrevano al sup tribunale. Presiedeva ai pubblici spetta- coli, puniva i servi infedeli, nominava i curatori e tutori, vegliava sugli artefici e venditori de'commestibili, alla ripara- zione de'pubblici edifizi, sulle pubbliche strade contro i ladri, e sopra altre cose, venendo la sua podestà e giurisdizione ampliala o ristretta secondo la volontà de'principi. Sotto i Papi conservò diverse delle memorate e altre attribuzioni. A- driano I di comune consenso coi romani, volendo punire il misfatto commesso nel- le persone de'due- primari palatini Cri» stofano e Sergio, d" cui pàrlaGalletti, Del primicero p. 5i, Jussit contradere Cai- vulum eubicularium,el Campanos Prat- fedo Urbis, ut more homicidarum eosco- ram universo populo cxaminaret. Nel loto nella causa tra Ugo abbate di Far- la e altri giudicò il prefetto. Calisto II nel i 123 concesse a questo magistrato giu- PRE risdizione sulla Città Leonia a [F.). Inno- cenzo III aggiunse al prefetto il cardinal Gregorio diacono per provvedere energi- camente contro i ladroni. Il prefetto crea- va i giudici ed i notari ne' secoli XIII e XIV, usando nel diploma questa fòi mo- la: » Ego N. Dei graliasacrae romanae praefecturae judex et scrinarius ". Cali- sto III nel 14^7 e Alessandro VI nel i497 gli restituirono la giurisdizione sui ca- stelli, »» Vetus Civitas, Montagnola, Ca- prarola, Vetralla, Carbonianum, Julia- nellum, Tulpha nova,praelerea Castrum Valeranum, Rispampanum, Orchia seu Orclae, Arx Mons Romanus, Mons Ma- jor, Casamarii, et alia quaedam, quorum regimen ac dominatus Urbanae oliai praefecturae conjuncta erant". Vedasi il p. Casimiro, Memorie de' conventi della provincia romana, p. 54- 11 prefetto co- niava anche la moneta, di che parla Con- telori riproducendone due con sei pani e la lettera P, Praefecti, dicendo essere loro insegna l'aquila che sostiene una ro- sa, per quella che gli donavano i Papi, ed i sei pani che ogni giorno riceveva in Roma da ciascun fòrmi ro per la sorve- glianza che esercita va sul pane ealtre vet- tovaglie, perchè osserva Nicolai t. 3,p. 6 r , chene'lempi di mezzo tra gli antichi ma- gistrati della città più stabilmente si tro- va la carica del prefetto di Roma, essen- do molto probabile che avesse la ispezio- ne egiurisdizione sopra l'annona. GÌ' im- peratori ed i Pontefici concessero ai pre- fetti di Roma diverse prerogative. Nel senato era il primo a parlare. Venne de- coralo deJti Ioli d' Illuslre,d' Illustrissima, di Gloriosissimo, di Eminentissimo, il quale titolo si dava anche al prefetto del pretorio, come notano Salmasio, Depri- mala Papae p. 1 55, e Seldeno, De titulis honorum 1. 1, p. 6G8. Seri vendogli o par- landogli si usavano quelli di tua magni- tudo , sincerilas _, illustris auctorìtas , sublimilas, nobilitas, exiniiclas ,ampli- ludo, eminenlia, gravitas, culmen, ma- gnificentia. Fu equiparato al prefètto del PRE pretorio. e al maestro de'militi. Da Adria- no I a Benedetto X poco si conoscono le prerogative del prefettodi Roma. DaGre- gorio XI ad Eugenio IV egualmente, a cagione del grande e lungo scisma, co- me per l'assenza de'Papi da Roma. Così Contelori descrive i rapporti tra il pre- fetto e i magistrati del municipio roma- no, ossia della precedenza del prefetto sul senatore, sui conservatori e sul vessilli- fero o gonfaloniere di Roma, tutti ma- gistrati primari, ma inferiori al prefetto. « Atq-ue ut ab Urbis senatore ordiamur, eum ubique,Praefecto loci dignitate ces- sisse, neque uspiam ea de re in contro- versia m venisse reperio. Ex eoflt non mo- do Urbis conservatores, sed etiam populi romani vexilliferum (V. Gonfaloniere della s. r. Chiesa, dal quale si rileva cbe maggiore, di questi era la dignità del pre- fetto), qui dignitate senatori inferiores sunt, praefecto posthaberi. Atque, haec ut juredebentur, ita semper servata fuis- se memoriae proditum est ''. A Paggio dissi di quelli del prefetto di Roma e co- me nobilmente vestivano nelle cavalcate colla livrea del prefetto, precedendolo con una frusta in mano, in segno che casti- gava i malfattori. Il Vitale, De senatori di Roma, riportando l'ordine e la magni- ficenza de'magistrati romani nelle pub- bliche cavalcate, nel tempo che il Papa colla corte stava in Avignone, scrive che dopo gli oratori dei re, de'principi e re- pubbliche, preceduto dai paggi del gon- faloniere e propri » seguiva il Prefetto di Roma a man dritta del Confaloriiero. E questo officio dopo il Senatore ha il pri- mo luogo, esercitato da baroni romani (massime dai Caelani e Orsini, f.)jet avendo carico di mantenere la patria ab- bondante, e di tenere purgate e sicure le strade della campagna di Roma, nette da la troni et assassini, e con vigore li ca- stigava Dietro a questo venivano 4 paggi, i palafrenieri, i gentiluomini, gli a- labardieridel seuatore,il quale cavalcava con maestà". Laonde chiaro risulta che PRE 121 a quell'epoca il senatore di Roma era di- gnità maggioredel prefetto. Daidiaridei maestri delle ceremonie, in gran parte pubblicati dal p. Gattico, si apprende co- me ne'posteriori tempi il prefetto di Ro- ma era trattato nella cappella pontifìcia e nelle pubbliche funzioni, divenuto però quanto all'esercizio della carica prelato Governatore di Roma j imperocché es- sendo i duchi d' Urbino (panche prefèt- ti, rare volte si recavano in Roma. Conte- lori riporta molti tratti ditalidiari,ed al- cuni appunto riguardano i governatori di Roma, la loro assistenza alle sagre funzio- ni papali, la precedenza sugli ambascia- tori incappella e nelle cavalca te. Nel i5oG Giulio II pranzando coi cardinali nel mo- nastero di s. Paolo a'-i5 gennaio, fece as- sidere a mensa solo praefectus, così nel convito di Pasqua il nipote prefetto di Roma; nel pranzo fatto nel Valicano pel matrimonio di Felice figlia del Papa con Orsini, pracfectus post cardinalessedit, secundum illuni Urbis gubernator, dei/i- ceps suo ordine regis Galliae, atque Ili' spaniae oratores. Nello stesso anno Giu- lio li recandosi da Ferrara a Imola, il nipote duca d'Urbino e prefetto di Roma cavalcò tra due cardinali. Recandosi in Roma il prefetto era incontrato da una cavalcata de'famigliari del Papa, de' car- dinali e de'baroni romani, che descrive Contelori, insieme a quella per l'ultimo prefetto reduce dall'aver preso possesso dello stato d'Urbino in nome dello zio Urbano VIII, anche coi famigli degli am- basciatori. Nella distribuzione delle pal- me nel i5o5 e i5o6, in questo tempo il prefetto palmata gestabat ad Pontifi- cis dexleram, princeps vero Salernita- nus, atque Urbis senator gestabant ad sinistram. Garampi citato a p. 6 1 parla del sigillo del prefetto di Roma Pietro de Vico, rappresentante l'immagine d'u- na donna colla spada (segno della giu- stizia, dice Valesio) in una mano e colla rosa nell'altra coll'iscrizione abbreviata: Signuta pracfcctoriae dignitàtis, perde- i22 l'UE notare che quella figura rappresentava l,i Prefettura di Roma. Vettori nel Fio- rino d'oro p. i 29 diede un intaglio in le- gno col sigillo del prefetto, colla detta fi- gura sedente su trono adorno delle teste di cane (per simbolo di fedeltà, dice Va- lesio), egualeaquelloch'è nell'arco trion- fale della basilica Liberiana, nella cui pre- della è l'epigrafe: Justilia indicat. Late- ralmente sono 3 figure in atto di suppli- care,alcuna anche genuflessa, ed una pre- sentando istanza , sovrastate da due i- scrizioni. Dice là 1/ All'inai Papae Ma- rais Aurea Rosaj la »;- Sig. Praefeclo- riae dignità ùs. Sotto alla predella si leg- ge: Haéc die. fideliter scrii, notarli et/'u- dices,con l'aquila coi 6 pani. Intorno al sigillo è l'iscrizione: Joannes Dei gratia Ahnae Urbis Praefectus Cesare absen- te sanimi Pontifìcis daclor. Sotto nella maggior parte del diametro vi è l'epigra- fe: hnperii sacri jasliliae cani mucrone. Il citalo p. Casimiro a p. 386 dice clie il sigillo della prefettura che usava Gio- vanni de Vico prefetto di Roma nel 1 34', si vede impresso con incisione nella Sto- ria di T'iterbo del Bussi (Garampi ritie- ne che questi errò sul nome, essendo il sigillo di. Pietro), illustrato dal Valesio. Osservo che nel Bussi a p. 20*1, il sigillo è eguale a quello di Vettori, meno qual- che piccola diversità; esse consistono, che nell'ultima epigrafe è detto: Juslicieq. inaerò; che in vece delle 6 figure ne so- no scolpite 4, cioè 2 giudici in ginocchio col motto sotto, Judicet, e sopra Jusleju- dicanl, con un libro a piedi della Prefet- tura; e dall'altra parte 2 notali in simile atto con un calamaio, sotto vi è Notarii, e sopra Dieta ips. fidclltè. scribi". Si al- lude alla vigilanza del prefello nello sce- gliere giudici e notali dotli e fedeli: i primi hanno il cappuccio, forse segno di giurisdizione. L'aquila arme dell'impero romano lo divenne della prefettura e pro- babilmente l'adottò la famiglia de Vico, per il lungo tempo che eserciti) la digni- tà : i pani ricordano quelli che vi prefetto PRE soleva avere dai fornì della città ogni gior- no nel medio evo, dice Nerini,che ripor- ta diverse notizie sui prefetti di Roma, De tempio ss. Bonifacii et Alexii. Can- cellieri ne' Possessi p. 499 crede che il Palazzo di Firenze (f.) in Roma fosse già del prefetto di Roma o della fami- glia de Vico che ne' vecchi mss. è detta anche de'PrefeUi, il quale nella confisca de'beni fatta ad essa da Calisto III, co- me edifizio spettante alla prefettura lo die al nipote quandogli conferì la digni- tà, il quale in più luoghi vi fece dipin- gere sul muro, graffito a chiaroscuro, il bove stemma gentilizio de'Leuzuoli Bor- gia. Da questa denominazione la vicina chiesa di s. Nicola de' Predicatori (P.) prese il titolo di s. Nicola de' Prefetti, ed in una bolla di Urbano II presso Mont- faucon, Diar. ital. p. 244» e scritto de Praefecto, che il volgo dice de' Perfelti. Serie deJ prefetti di Roma in tempo dei sovrani Pontefici. Gaetano Cenni, Dissert. 10 del Pre- fetto di Roma, supplì a Contelori nel ri- portare le notizie di alcuni prefetti di Ro- ma, dal fine del regno longobardo fino a Innocenzo III, cioè dal 774circa ah rg8, per più di 4oo anni, lasciando così Con- telori correre l'opinione di coloro, i quali leggermente credono avere avuta gl'im- peratori suprema giurisdizione in Roma (cièche confutai in moltissimi articoli ed a Placito) e ne'di lei magistrati ; tanto più che gli atti del medesimo Innocenzo III , se non si esamina direttamente la Storia, parche confermino tale falsissima opinione. Mentre che i Papi assoluti si- gnori di Roma e dello stato della Chiesa fin da s. Gregorio II, prima ancora che ristabilissero l'Impero (P.) ài Occidente, non si spogliarono mai del loro diritto, molto meno lo perdettero, benché ora dal - l'incostanza de' sudditi, ora dalle usur- pazioni imperiali fosse loro contrastato. Appena ripristinato l'impero da s. Leo- ne III in Carlo Magno, i successori fu- PRE rono costretti dalla instabilità de'roma- ni a chiamare in aiuto gl'imperatori Ca- rolingi, e questi in tali occasioni ebbero autorità delegata negli affari- anche più gelosi del principato e del sacerdozio; ma non però si arrogarono essi mai alcun di- ritto pontificio , come osarono fare Fe- derico I e suo figlio Enrico VI, ai quali spettano i memorati atti. Pertanto indi- cherò le cose principali di detti prefetti diRorna colla scorta di Cenni, e di quan- to mi riuscì riunire, avendo presente e profittando di ciò che scrisse il Carli , Ossen'azioni in quanto appartiene alla zecca pontificia e a Roma, opera loda- ta dal Zaccaria , Storia letteraria d' 7- lalia t. 3, con importanti rilievi. Nel- l'andare unite alla podestà del Papa le forze imperiali , ne nacquero frequenti sedizioni in Roma, che andarono per lo più a finire nella mutazione di governo. Cominciò la i .a vivente ancora Carlo Ma- gno, iiquale da alcuni e da Torrigio, Grot- te vaticane, p. 269, citando Alamanni, De late.r. par iet., dicesi che fu anche pre- fetto di Roma, forse perchè ne'mooumen- ti ci viene rappresentato con berrettone in testa, e come dice Eginardo, era solito vestirsi con longa tunica et clamyde a- mie tua, come suole figurarsi il prefettodi Roma. Che a suo tempo enell'Boolo era Costantino Orsini, lo afferma Contelori, Da questa epoca e per più d'un secolo Ro- ma non ebbe prefetto, cioè fino al 928, al dire di Cenni, non intendendosi perciò come ebbe Muratori a far le meraviglie trovando nel g65 il prefetto Pietro men- tovato dalconlinuatore diReginonee da Contelori, quando erano già 38 anni da che era stato nel 928 sotto Leone VI in una nuova sedizione ristabilito , benché in compagnia di due consoli e de'tribuni della plebe, il qual governo durò a tutto il secolo X; finché avvedutisi i Papi mi- drirsi nella podestà consolare i semi di sedizione, ridussero il governo, aiutandoli gl'imperatori, al solo prefetto, il quale tra gli scismi orribili degli Antipapi (f/.)) ra- PRE p* 3 re volle scompagnali da sedizioni, conti- nuò fino a buona parte del secoloXH.Qui termina Cenni e tace fino al 1 1 4o, per cui riempirò il vuoto. Pompili Olivieri, lise- nato romano, p. 166, confutò Platina, per avere asserito che nel pontificato di Gio- vanni XII in Roma erano creati due con- soli l'anno, e un prefetto della nobiltà, il quale rendesse ragione al popolo, e dalla plebe si creavano 12 decarconi (o-tribuni della plebe o caporioni), i quali sostenes- sero 1' officio del senato. Narra poi che Giovanni X1II{ V.), essendosi inimicati i romani, Roffredo prefetto di Roma lo po- se in Castel s. Angelo , indi cacciò dalla città. Ne prese le difese Ottone I, per cui i romani lo richiamarono, ma l'impera- tore fece impiccare i3 de'principaii ro- mani o tribuni , e secondo Baronio fece cavar dal sepolcro il cadavere di Roffre- do, squartare in pezzi e attaccare in va- rie forche. A Pietro poi successore di Rof- fredo nella prefettura, dopo avergli fatto radere la barba e attaccare pei capelli al cavallo di Costantino, a ritroso sopra un asino (con un campanello alla coda, dissi nel voi. VII, p. 1 1 5) con un otre in testa e due alle coscie, lo mandò a girare per la città zimbello del popolo, battuto con verghe; indi posto in oscura prigione vi restò lungo tempo, finche fu esiliato da Roma. Tuttociòcon qualche piccola dif- ferenza Io racconta pure Contelori. Fer- rucci, Investigazioni su Bonifazio VII , p". io, riferisce che Ottone I abolì la ca- rica di prefetto; nondimeno nel 794 Cre- scenzo Nomentanoera capo d'una fazio- ne popolare, con attribuzione equivalen- te a prefetto o decarcone: di questo fa- moso personaggio che s'insignorì di Ro- ma, trattai nel voi. XLVIII, p. g4- Con- telori lo registra prefetto di Roma al ioo3, laonde non pare esatto quanto si legge nel Compendio della famiglia Trasmondo, p. 79, che Contelori loavea riportatoal 990, bensì è vero che il Nomentanoera stato punito nel 998, per curii prefetto deve essere quello che 1' erudito storico lai PRE riporta, Crescenzo figlio ilei conte Berar- do seniore. Altro prefètto di Roma è Cre- scenzo conte di Sabina, tanto ili voi ito dai l'api, che morì nel i o i o, e da cui si vuole discesa la nobilissima famiglia Crescenzi, per cui nelioi i lo divenne il preceden- le; ed Galletti citato dall'eliconi iato sto- rico, sull'opera di Gobio, ne parla anco- ra, e de'suoi giudicati a p. 80 del Primi' cero , chiamandolo Crescenzo glorioso prefetto di Roma. Questo Crescenzo di Berardo fu detto de Arce, de Turre} del Castello munito, perchè stabilitosi presso il foro di Nerva lo cinse di torri e di ben muniti ripari. Così in vece di uno,inquei tempi vi furono successivamente 3 Cre- scenzi prefetti dell'alma città. Furono in- di prefetti, nel 1060 Giovanni, nel 1061 Stefano, nel 1076 Cencio o Cinzio, che crudelmente oltraggiò s. Gregorio Vile fu punito, di cui parlai nel voi. XXXII, p. 216 e seg. , ed all' articolo Ponte s. Angelo. Nel 1080 Riccardo de Vico, nel 1088 Benedetto', nel 1 ogg Pietro de Vico. Per sua morte il figlio Pietro, gio- cane di pochi anni, col favore- di alcu- ni romani prelese di succedere nella pre- fettina, con quella sedizione del 1 1 16 che accennai nel voi. Ll,p. i65; ma Pasquale Il la die a Pierleoni, il quale ebbe colla fazione contraria gran contrasto , come leggo in Carli. Notabili sono le parole del Papa nell'in vestirlo; Quianostra, inquit, ante tempus occupant, merito et non sua in tempore perdant. Vade Pelre , et tu Constantine selex omnibus quae ad prae- fec.turam pcrtinentad curìae commoduni in testimonio venerabile hujus nostri dia- coni le inveslias. Nel 1 1 18 appena eletto Gelasio 1I(V.), fu imprigionatóda Fran- gipane , ma Pietro Pierleoni, che il Pa- pa nel divider le cariche avea conferma- to nella prefettura urbana, lo liberò e l'aiu- tò a fuggire. Il successore Calisto II, per l'abuso che facevasidel privilegio poc'an- zi ila lui accordato al prelètto di succe- dere nell'eredità di coloro che morivano senza figli nella Città Leonina, dove egli PRE avea giurisdizione, con bolla de! 1 1 23 lo privò di tal diritto. Neh i3o Ugo figlio ili Leone Frangipane seguì le parti del- l'antipapa Anacleto li contro Innocenzo lì. Nel 1 1 34 Tebaldo e Pietro Lattoni. Sdegnati i romani irragionevolmente con Innocenzo II per non aver voluto loro ac- cordare di vendicarsi a loro talento de'ti- burtini, mutarono il governo municipa- le, ristabilendo il senato, cui diedero per capo il Patrizio (V.), a ciò istigati da Ar- naldo da Brescia {F/.), le cui false e per- verse dottrine il Papa avea condannate nel conciliogeneraledi Lalerano 77, qua- le fanatico eresiarca e nemico furibondo della sovranità pontificia e delle posses- sioni ecclesiastiche e Mani (Z7.) morte. Delle sedizioni de' romani ne' successivi pontificati, infiammati dagli errori del perturbatore Arnaldo, parlai ancora nel voi. XLVI,p. 1 1 3, per cui vollero interve- nire all'elezione di Celestino II nel r 1 4-3. Sotto il successore Lucio II elevarono al patriziato Giordano, cui volevano ubbidi- re come a principe, con che restò allora abolito il prefetto, intimando al Papa di deporre nelle sue mani i diritti regali, e giusta i falsi principii d'Arnaldo doversi con tentare per se e pel clero delle decime e oblazioni de'fedeli. Lucio II restò vittima del suo coraggio col quale voleva caccia- re dal Campidoglio patrizio e senatori. Divenuti più orgogliosi i romani e volen- do nel 1 14^ impugnar l'elezione di Eu- genio III, se non confermava le innovazio- ni da loro fatte, il Papa partì da Roma, e come racconta Muratori, vi ritornò l'e- resiarca Arnaldospargendovi liberamen- te il veleno di sua dottrina, ad onta che Innocenzo II l'avesse espulso da Italia, fo- mentandoil popolo alla libertàea restau- rare l'antica repubblica, privando il Pa- pa dell' autorità civile, per cui Eugenio HI avvertì con lettera il clero romano con- tro le fallaci lusinghe dell'insidioso sci- smatico. Inferocito il popolo si diede ad atterrare i magnifici palazzi e le torri dei nobili che abbonivano queste sacrileghe PRE novità, e le case de'cardinali, alcuni dei quali ne riportarono ferite. Venuti poi i romani a concordia con Eugenio III, que- sti m contentò che sussistesse il penato con senatori deputati dalla pontificia'autori- tà , ma ordinò che abolito il patrizio si rimettesse nel primiero decoro la digni- tà del prefetto di Roma, che sarebbe e- Jetto dai Pontefici, ed a prestare l'ubbi- dienza dovuta ai Papi padroni legittimi; quindi è manifesto perchè Lucio II ed Eu- genio III tanta premura avessero che dai sediziosi romani abolito il patriziato si re- stituisse la prefettura , dipendendo essa assolutamente dai Papi, come riflette Cai' • li. Nondimeno per le violenze de'romani arnaldisti il Papa parti daRoma nel i 1 5o, e- vi ritornò nell'ottobre 1 i52 perla nuo- va pace fatta co'romani. Gli successe A - nastasio IV, sotto il quale Arnaldo prese maggior audacia ad eccitare e sedurre il popolo colle sue utopie e co'suoi condan- nati errori, dispregiando la scomunica e 1' esilio da Roma, da cui era allacciato. Il prefetto venne ristabilito ed a tempo di Adriano IV lo era nel i i 55 Pietro del Papa. Per quanto dissi nel voi. XXXVI, p. 5i ed altrove, i romani dopo l'inter- detto d'Adriano IP (P~.), esiliarono da Roma e dal contado Arnaldo ed isuoiset- tatori, ma non cessando l'agitatore dalle riprovevoli e false sue dottrine, veneralo quale profeta presso i Visconti di Cam- pagna o Campagnatico in Val d'Ombro- ne a Bricole in Val d' Orcia, ed avvici- nandosi a Roma Federico I per esservi coronalo, il Papa gli domandò che facesse prendere l'eretico, il quale arrestalo fu consegnato al prefetto di Roma, che lo fe- ce morire strangolalo alle forche, per le tante sentenze che aveano colpito la sua malvagità; ed affinchè la scipcca plebe non lo venerasse come martire, fu in Ro- ma bruciato il cadavere e gittate le ce- neri nel fiume; s. Bernardo, che ne fu il martello, lo chiamò pesle, dicendo ai ro- mani, che mentre i loro padri a veano sog- gettalo l'universo a Roma, allora rende- PRE ia5 vano questa la favola di quello per A mal- do.Contro gli antichi e moderni apologisti benissimo chiari le cose riguardanti i nar- rati fatti d'Arnaldo la Civiltà cattolica nei voi. 4. p. 35 e 129 : però e per quanto vado a dire, non posso convenire intie- ramente nell'asserzione. » Il prefetto di Roma rendeva sì omaggio al Papa, m?i rappresentava l'imperatore, da cui in se- gno del suo potere riceveva una spada: questo uso non fu abolito che posterior- mente sotto Innocenzo Ili ". Per quan- to dichiarai nel voi. XXIX, p. 142, do- po la coronazione insorse accanita zulfa tra'romani ed i tedeschi; oltre i 1000 che de'primi morirono, Federico I ne fece da 200 prigionieri, che liberò alle suppliche d'Adriano IV, venendo consegnati a Pie- tro prefetto di Roma. Neh i5g per l'elezione di Alessandro III, insorse l'antipapa Vittore V, che Fe- derico I sostenne colle armi,prolugando- si lo scisma da altri 3 pseudo-pontefici. Uno di questi, Pasquale III, neh 166 in presenza de' vescovi e religio sor uni di Lombardia e Toscana elesse per prefetto Giovanni Frangipani figlio del preceden- te, cui Adriano IV avea dato 2000 mar- che d'argento. Federico I blandis verbis allocutus legalòs romanorum eos d'uni- sit, et in Urbem legavil Otlwnem Pala- tiimm, et Heribertum Acquea, archiepi- scopimi quibus mandavil... consensu prae- sulisj atque lotius populi veterem reno- vare senalum, reddere primaevo prae- fedo j ura vigori. Nel 1 170 Otto o forse Ottaviano del Papa prefetto, quiConstan- tiani imperalricein ex Apulia redeuntem ad itnperalorem deduxit. Riferisce Carli che Federico 1 ne' tanti tumillti eccitati contro la Chiesa, s'impadronì anche del- la prefettura urbana; che però nelle ca- pitolazioni di pace stabilite in Anagni trai suoi ministri e i cardinali deputati da A- lessandro III fu convenuto espressamen- te: Possessionem quoque praefcc tu rae Ur- bis d. imperator libere et plenarie resti- tu€l d. Papae Alexandro et romanae ec- 1*6 P R E desine, e nel fine i ministri medesimi si obbligarono con giuramento; che d. im- perator d. Papae Alexandre) et sneces- soribus suis, elpraefecluram Urbis, et ler- rant comitissae Matildis restituet. Quali capitoli, sebbene neh 177 fossero mutati da Federico I in Venezia, nondimeno fu osservato il patto di rimettere in mano del Papa la prefettura urbana ; per cui nel 1178 avendo il suddetto Giovanni prefetto fa volito l'antipapaCalisto III con- tro Alessandro 111 , questi vedendolo ai suoi piedi compunto dell'errore, con atto generoso lo perdonò e confermò nel gra- do. Cenni riporta Una testimonianza, dal- la quale sembra non esservi dubbio che a tempo d'Alessandro III vi fosse il pre- fetto da lui dipendente, benché resti oscu- ro quanto durasse. Lucio III e Urbano III dovettero star lontani daRoma per le per- turbazioni non finite. Di Gregorio Vili del 1 1 87 riferisce Vitali citato, che non potè altro ottenere dai romani, mediante l'interposizione di Annibale degli Anni- baldi del Coliseo, che di nuovo fosse tol- to il patrizio e restituito il prefètto: ma il senato restò nella stessa forma di prima e proseguì. a far coniare la sua Moneta, al quale articolo molte nozioni relative a queste rivoluzioni riportai. Ivi parlai ancora della celebre concordia fatta nel 1 187 tra' romani e Clemente III , nella quale fu pure stabilito, come riporta No- ■vaes citando il libro de' Censi della chie- sa romana, che levato il titolo e la digni- tà di patrizio , sarà restituito il prefello di Roma. Vitali narra che Clemente III tollerando il governo del senato, concor- dò che prender si dovesse dal Pontefice l'investitura delle dignità per Mantum o altra veste magnifica, della quale erano dal Pnpa rivestiti i senatori ed il prelèt- to urbano (piando ricevevano l'investitu- ra. Torrigio citato a p. 396 dichiara che in un isttomento del 1 190 lesse Pietro Paolo Angelo Andrea Matlei , sacrac prarfccltirae aacloritale jndex et noia- rius. Delle vertenze tra Celestino 111 e PRE l'imperatore Enrico VI traltaiancora nel- la biografia d' Innocenzo III ed a Ger- mania. Avendo Enrico VI invasa 1' Ita- lia e occupato poco meno che tutto lo sta - to della'Chiesa, tra'pregiudizi che recò a Celestino 111, creò a suo talento il prefetto di Roma e l'obbligò al giuramento di fe- deltà all'imperatore, nella persona di Pie- tro j ad onta che suo padre Federico 1 a- vesse rinunziato ad eguale usurpazione. Nel voi. XXXV, p. 222 e 223 raccontai che nel 1 198 Iunocenzo III, chiamato il prefetto Pietro, l'obbligò a prestargli il giuramento d'ubbidienza e fedeltà, e che altrettanto fece col senatore nel concisto- ro di Laterano; per cui Muratori scrisse: Spirò qui l'ultimo fiato 1' autorità degli Augusti in Roma. Hurter nella Storia di quel Papa, lib. 2 , narra che Innocenzo IH il giorno dopo la sua consagrazione chiamò il prefetto a prestar giuramento » di non alienare né dare a pegno né a feudo alcuno de'dominii a lui confidati, di rintracciare i diritti e le tasse della chie- sa romana, d' impossessarsene e di con- servarle; di custodir fedelmente le castel- la, di non lasciarvi entrar chicchesia e di non fabbricarne alcuno senza 1' autoriz- zazione del Papa; di render conto in ogni tempo dell'esercizio della sua carica e di licenziarsene ad ogni richiesta. In luogo della spada che soleva essergli data dal- l'imperatore (il manto dice INovaes), il Papa lo vestì pubblicamente d'un man- to in segno della sua investitura, e gli fe- ce presente d' una coppa d' argento, co- me simbolo della sua benevolenza da su- premo signore-". Brevemente, ma nella sostanza disse altrettanto Contelori. Pe- rò Carli e Cenni egregiamente difendono questo punto dall' asserzione generica e illimitata di alcuni storici seguaci d'un a- nonimo pubblicato da Baluzio, che ripor- tarono nominare l'imperatore il prefetto di Roma e dipendere assolutamente da lui lìtio ali 198; rimarcando le contrad- dizioni di silfalti scrittori uell' allennan: che il prefetto ul Papa rendeva omaggio, PRE dall'imperatore prendeva la spada nuda in seguo di sua podestà, ma piuttosto al dire di altri come da patrizio e Difenso- re della Chiesa (F.)} dovendo sostenere in Roma le sue veci (come notò Geroo), quando la storia e' insegna che per pre- potenza ciò fecero soltanto Federico I ed Enrico VI. Anzi Carli dice che il prefet- to andò ai piedi d'Innocenzo III, temen- do d'esser privato della prefettura, a giu- rargli fedeltà, ligium homininm, e che il Papa col nuovamente investirlo per Mari- timi, venne a dichiarar nulla l'imperiale elezione, e col dono gli diede un contras- segno d'averlo restituito alla grazia della Chiesa. Osserva Cenni che eziandio Inno- cenzo HI provò la sedizione de' romani, e per compiacere il popolo accrehbe nel i2o3 i senatori fino a 56, ma ben tosto i romani si trovarono pentiti; ed oppressi dalle tirannie e dall'ingiustizie, supplica- rono il Papa a ridurre il senato a un so- lo senatore,, come egli voleva fare, e ta- le con poca variazione ha poiduratosem- pre fino al presente. In quello passò al- lora l'autorità del prefetto, rimanendo a questo l'amministrazione civile di Roma e del Patrimonio ad nutum del Pontefi- ce e della Chiesa , coiti' è manifesto dal giuramento di fedeltà ; Et quandocum- que j'ussus a Domino Papa , vel ab ec- clesia romana, integre et libere resigna- bo. Dopo Innocenzo III, pretende Cenni (giacché in Contelori leggo Teobaldo dei 1219; Gotlofredo suo figlio suddiacono e cappellano del Papa, legato di Sarde- gna e Corsica del 1224» Giovanni di Po- li conte d'Alba e senatore deli23o; Pie- tro de Fico del 1 297; Manfredoàeì 1 3o4; Giovanni de Fico del 1 346 che fu depo- sto dalla prefettura dal famoso tribuno Cola di Rienzo, ma fatta la sottomissio- ne ne fu reintegrato, inseguito giurò ub- bidienza aNegato cardinal Alboruoz; Pie- tro de Fico del 1 366) che per più di 1 00 anni poca o ninna menzioneincontrasi del- la prefettura, finché abbracciando anche essa il pessimo costume di quella età, non PRE 127 ebbe degeneralo in tirannide, la quale vieppiù si accrebbe un secolo dopo, quan- do ne!i3o5 fu trasferita la sede in Fran- cia e in Avignone (F.). Abusatisi allora i prefetti della fede giurata al Papa e al- la Chiesa, tentaronodi perpetuarsi in ca- sa, contro ogni legge, la giurisdizione fi- dala, loro pel bene della repubblica. Non più intenti a conservare il patrimonio del- la sposa di Cristo, si diedero a fomentar sedizioni e ad attizzar città malcontente affinchè ribellassero , e fecero in somma oggetto di rapina ciò che con sagrameli - ti eransi obbligati a custodire. Tale trovò la prefettura di RomaGre- gorio XI, quando neh 377 restituì la re- sidenza pontificia a Roma ; imperocché Francesco de Fico potentissimo prefet- to fin dalr36(j, era divenuto tiranno di Filerbo{F.), ed avea usurpaloaltri luo- ghi della s. Sede; nondimeno si trovò co- stretto a pacificarsi con lui, e siccome gli era nata una figlia, da Viterbo la fece por- tare in Roma, la battezzò e le die il proprio nome. Tuttavolta il prefetto perseverò nelle prepotenze, per cui nel 1 378 da Ur- bano VI ebbe un aspro rimprovero il car- dinal d'Ambuosa (cosi lo chiama Cenni) perchè aderiva al tiranno. Nel gran sci- sma insorto contro Urbano VI per ope- ra dell'antipapa Clemente FU, tra 'suoi principali fautori vi fu Francesco , che mostraudosisempreavversOjilPapa man- dò un esercito a combatterlo, per cui nel 1387 fu ucciso da Angelo di Palino, il quale poi da un naturale del defunto fu fatto in minuti pezzi e dato per pasto ai cani, come apprendo dal Russi. In vece Contelori nel 1378-1379 registra dopo Francesco il prefetto Angelode Fico pu- re seguace dell'antipapa, ed ilNovaes scris- se che fu fatto a pezzi dai soldati d' Ur- bano^!. Cardella poi nella biografia del cardinal Gherardo Puy (F.), chiamato 1' abbate di Monte Maggiore, riferisce ch'ebbe amari rimproveri da Urbano V I per aver consegnata la fortezza di Castel s. Angelo a Pietro prefello di Roma; la- 128 PRE vorendo poi il cardinale l'intrusione del- l'antipapa. Nel 1 390G/0. Sciarmele. Vico nel pontificato di Bonifazio IX profittan- do dello scisma , occupò diversi domina della Chiesa, saccheggiò Nepi e fu tiran- no di Viterbo. Il prefetto Giovanni de fico non fu diverso dai predecessori, e terminato lo scisma nell'elezione di Mar- tino V, questi neh 4^0 gli condpnò ogni crimine commesso nella precedente epo- ca. Gli successe nella prefettura il figlio Giacomo de Fico, che ribellatosi ad Eu- genio IV , volendo questi finirla con sì torbida e sediziosa famiglia e insieme li- berare Viterbo dal suo giogo, nel i4^4 spedì un formidabile esercito capitanato dal famoso Vitelleschi, che vinto il tiran- no e presolo con la famiglia , tutti fece uccidere nel i435. Trovandosi il Papa in Firenze , nel 1 435 investì per Mantum della prefettura Francesco Orsini conte di Trani, col diploma Duin ad insignem, riportalo da Contelori, colla fede del giu- ramento che prestò. In questo tempo, co- me descrissi a Governatore di Roma, già fioriva questo nuovo magistrato, che fa- cente le vecidel cardinal Camerlengo ( V .), riunì le antiche prerogative del prefello di Roma, la quale carica era divenuta più onorifica che autorevole, con diverse pre- roga ti ve di quelle ch'erano state attribuite a\ senatore, la cui giurisdizione venne così diminuita. 11 prefetto Orsini nella coro- nazione falla da Nicolò V a Federico 1 1 T, porlo lostocco imperiale, dopo averlo in- contrato nella venula in Roma. Calisto III neh 4^6 dichiarò prefetto Gio. An- tonio Orsini conte di Tagliacozzo e Al- ba; indi nel i4^7 C1'e° prefetto il nipote Pietro Borgia, di cui parlai nel voi. VI, p. \">, aggiunse alla dignità una corona, per cui ne'prefetti seguenti si trova la fra- se coronamento, e gli concesse le terre e palazzo confiscati alla famiglia de Vico. Queste terre erano quelle della giurisdi- zione che enumerai di sopra, avvertendo Galletti nel ìestarario di s. Chiesa, p. 37, che la pontificia disposizione sulle ter- PRE re non ebbe effetto, o perchè Calisto III morì nel 1 /\.!)S, o perchè Sicuranza e Me- nelao figli di Giacomo de Vico persistes- sero nella contumacia di non rilasciare i castelli che aveano occupati. Pio li nel i458 nominò prefetto Antonio Colonna principe di Salerno, e nel diploma d'in- vestitura, con distinzione non mai usata per l'addietro, vi comprese il di lui pri- mogenito, esempio imitato dai successo- ri che estesero la concessione fino a 3.a generazione; inoltre Pio II partendo pel congresso di Mantova lo lasciò al gover- no di Roma. Mentre il senatore nel se- colo XIV avea presa la precedenza sul prefetto , questo si reintegrò nella supe- riorità, lo che destò meraviglia in Fede- rico 111 quando ri tornò in Roma sotto Pao- lo II. Agostino Patrizi che fu spettatore della comparsa pubblica, così descrisse il maestoso vestire del prefetto Colonna, che peli.0 assunse la mentovata specie di co- rona. Pileurn in capite gestans oblungum, vittis ab aure pendentibus inmodum tia- ra e pontificalis, coloris autem rubei, ac signis quibusdam in longum porrectis di- stinctum. Essendo prefetto Pietro Anto- nio Colonna figlio d'Antonio, fu abroga- to in concistoro nel 1 4-7 1 a' i3 febbraio da Sisto IV, il quale ai i5 creò prefetto il nipote Leonardo della Rovere (/.), in- di nel 1 47^ l'altro nipote Giovanni, il cui fratello fu poi Giulio II. Il figlio di Gio- vanni, Francesco Maria della Rovere di annii i,per disposizione del defunto Si- sto IV divenne prefetto-neli5oi,con ap- provazione d'Alessandro VI : fu poi du- ca d'Urbino e lo zio Giulio II gli conces- se la prefettura a 3.a generazione, onde nel i5i3 pel possesso di Leone X inter- venne alla funzione e gli addestrò il ca- vallo, incedendo nella cavalcata dopo il senatore e i principi assistenti al soglio. Leone X neh 5 1 6,per que'moti vi che pro- dussi nel vol.LII,p. 199, spogliò Francesco M." I della prefettura e dello slato d'Ur- bino, e tutto conferì al proprio ni potè Lo- renzo de Medici, che morto ueh 5 1 9, gli PRE sostituì Giovanni Maria barano duca di Camerino nel luglio i520 e la succes- sione al primogenito. Adriano VI nel mar- io i523 reintegrò di tutto il Roveresco. Dopo la sua morte Paolo 111 fece prefet- to il nipote Ottavio Farnese duca di Par- ma (/ "'".), neh 538 in concistoro, benché avesse i5 anni e ad onta che domanda- va la carica Guidobaldo 11 figlio del de- funto, secondo il privilegio di Giulio li. Ottavio avendo dimessa la prefettura , Paolo III nell'aprile 1 547 la conferì al di lui fratello Orazio, cui in sede vacante i cardinali affidarono la custodia di Ro- ma. Alla sua morte Paolo IV nel giugno 1 555 fece prefetto Guidobaldo II duca d'Urbino, e neh 574 '° divenne il figlio Francesco Maria II che terminò di vi- vere a'28 aprile i63i, ricadendo lo sta- to alla s. Sede e restando vacante la ca- rica. Urbano Vili in concistoro nel Qui- rinale creò prefetto di Roma a'12 mag- gio 1 63 1 il proprio nipote Taddeo Bar- Verini principe di Palesi rina} del quale discorsi nel voi. I V, p. 1 1 2 e 1 1 3 ed al- trove, mentre qual generale della Chiesa stava colle milizie al campo. Narra Tor- rigio contemporaneo a p. 269, che fece l'ingresso in Roma con molto splendore domenica 3 agosto per la porta del Po- polo sino al suo palazzo posto quasi in* contro la chiesa di s. Salvatore in Cam- po, con numerosa comitiva di gran per- sonaggi e titolati, e nella mattina del 6 nella cappella apostolica del Quirinaleal- la presenza di 3o cardinali, il Papa con grandissima solennità gli die 1' antico a- bito prezioso del prefetto, cioè dalmati- ca, manto ec, indi lo ritenne seco a pran- zo in mensa distinta, e ad ore 22 con no- bilissima cavalcata e l' accompagno dei principi e conservatori di Roma ritornò al suo palazzo , alla cui pompa accorse quasi tutta. Roma. A' 20 settembre per memoria dai conservatori di Roma fu po- sta in Campidoglio un'iscrizione marmo- rea, che riporta Torrigio. Finalmente nel- la domenica laetare del i632 (nella ca« VOL. LV. PRE 129 mera de' paramenti del Vaticano , dice Novaes) Urbano VIII gli diede solenne- mente la Rosa d'oro benedetta e fu ac- compagnato da 34 cardinali, incedendo il prefetto fra'due primi diaconi France- sco Barberini e Ippolito Aldobrandini con molto applauso. Collasua morte avvenu- ta nel 1647 questa cospicua dignità non venne più conferita ad altre famiglie. Per lui Contelori compose e dedicò il libro : DeAlmac Urbis Praefecto, Michele Lo- nigo pubblicò; Lettera intorno all'ufficio del prefetto di Roma ad Urbano FUI che per la morte del duca d' Urbino lo conferì fino alla 3." generazione a Tad- deo suo nipote, che ne prese possesso con solennissima cavalcata, nelle Lettere me- morabili di Michele Giustiniani, t. i,p. 76. Notai nel detto voi. IV, p. 1 14, che quando Innocenzo X nel i652 creò car- dinale Carlo figlio primogenito di Tad- deo, lo facoltizzò a ritenere la carica di prefetto di Roma, essendo successo al pa- dre, come leggo in Ciacconio, ViL Pont, et Cardinalium t. 4> P- 696. Anche Lu- nadoro (ediz. del 1646), Rèlaz. della cor- te di Roma, p. 27, dice che la prefettura la conferì Urbano Vili a 3." generazio- ne, ed in fatti lessi in un ruolo palatino del 1706 : d. Urbano Barberini prefetto di Roma. Prima di Urbano, in cui si e- stinse la linea mascolina de' Barberini, lo fu d. Maffeo secondogenito di d. Taddeo, che morì nel i685, per cui sembra che il cardinale a lui cedesse l'onore, perchè morì nel 1704: tutto ho potuto verifi- care nell'archivio dell'eccellentissima ca- sa. Ma di questi tre successori di d. Tad- deo, non se ne fa menzione dagli stori- ci, per quanto ho potuto leggere, tran- ne Cardella sul cardinale; tutti dicendo ultimo prefetto d. Taddeo. In una delle relazioni del possesso d'Innocenzo X, i ca- po-rioni sono chiamati partiitm Urbis praefecli 3 quello di Trastevere partis Transtiberinae prarfectus, ed il senatore di Roma praefcctus civitatis supremus. Cancellieri nel Mercato, stampato nel 9 i3o PRE 1 8 1 r , dice che allora era prefetto di Ro- ma per P imperatore Napoleone (ma di- verso dall' antico) il barone Camillo de Tournon. Sallengre in Thes. p. 5i 8, pro- dusse la serie de'prefetli di Roma sino al i63o. PREFETTURA, Magisterium.Prae- feclura. Dignità di Prefetto [F.). Le pre- fetture romane erano alcune Città (F.) d' Italia (F.)} governate da prefetti an- nuali mandati dal Pretore (F.) urbano o di Roma , sotto la repubblica e sotto ]Ji raperò di cui erano riguardate suddi- te, senza que'diritti che godevano le Co- lonie [V.) ed i Municipii (F.), e perciò ad essi inferiori, imperocché gli abitanti non solo non aveano proprie leggi , ma non potevano creare magistrati, e sicco- me i magistrati che le governavano si de- nominavano prefetti, cosi le città e i loro governi si dissero prefetture; tali essendo divenute quelle colonie e que'municipii che ribellali ai romani e decadendo dal loro grado, vennero spogliati della loro libertà, prerogative e diritti, cessando di essere Comunità (F.) e venendo gover- nate colle leggi romane. Inoltre l'infeli- ce condizione di prefettura portava di conseguenza la privazione del dominio delle terre e delle rendite a piacimento de'vincilori, i quali per mezzo del reggi- mento del prefetto imponevano leggi ai soggiogatie facevano tuttociòche per con- quista si poteva fare sì nel pubblico che nel privato. Di alcune città che merita- rono siffatta degradazione parlai ad Ita- lia. Queste prefetture erano costituite di due specie, l'una portava seco quelle cit- tà, nelle quali si mandavano i prefetti creati col suffragio, chiamate Decempo- pulit e Ricchi, Reggia de' volsci, p. i4, pone in questa condizione Capua, Cuma, Casilino, Volturno, Linterno, Pozzuoli, Acerra, Suessa, A Iella, Calutia; quelle di altra specie erano Fondi, Forrrtia, Cere, Venafro, Piperno, Anagni , Prosinone, Reata, Saturnia, Nursia, Lanuvio, Ilo vil- li, A rpino e moltealtre, alle quali da Ilo- PRE ma s'inviava ogni anno col prefetto delle leggi il pretore urbano. Nel Lazio (F.) o vicino ad esso, alcune città non erano ne colonie, né municipii , né prefetture, come Tivoli , Palestrina, Napoli e altre, che vivevano con leggi diverse e coi loro magistrati a seconda delle convenzioni fat- te coi romani, e si nominavano città fede- rate, per socialeamicizia e alleanza; poiché alcune erano in tutto libere, altre tributa- rie, altre stipendiate, altre delle fundi pò- puli , cioè quelle le quali si arrogavano qualche legge privata come propria e fatta inRoma. A vverte Ricchi, che questa gene- rale distinzione di città, terre e castelli segui inltalia avanti la legge Giulia eguer- ra Marsia , mentre a tempo di Cicerone le colonie e prefetture si chiamarono pu- re municipii. Anche Adami , Storia di Folsenol. 2,p.44>dice che incerti tempi si confusero i metodi de'governi, ed i no- mi cui distinguevansi le città, laonde un medesimo paese or dicevasi colonia, or prefettura , or municipio. Marangoni , Meni. diNovana, p. 200, parlando delle prefetture del Piceno, osserva, che la vir- tù e temperanza degliantichi romani, do- po le conquiste, volendo le città e provin- eie amiche e non ischiave, dopo averle per qualche tempo tenute nella condizione dì prefetture , donavano loro il titolo ed i privilegi di municipio o di colonia , col fus del suffragio. In tal guisa , come av- venne alle città e prefetture del Piceno, ripigliavano l'antico essere di repubbliche, rimanendo libere coli' uso delle proprie leggi e de' suoi magistrati. Vedi Compa- gnoni, Memorie à! Osimo, t. 1, p. xxxix. Fu la legge Giulia per la quale tutte le città italiane furono ammesse alla citta- dinanza romana , e molte cambiarono i nomi di colonia, o municipio, o prefet- tura. Nelle prefetture il primo ordine dei cittadini chiamavasi convento. Si può ve- dere Pomponio Festo, De veter. verb. si- gnif, all'articolo Praefeclura. Sigonio , De antiquo furo Ital., cap. de Praefectu- ris. Prefetture si dissero anche i gover- PRE ni delle provi nciej e la prefettura d'A- lessandria d'Egitto ebbe il titolo d'Augu- stale dall'imperatore Augusto. Così pre- fetture furono dette quelle Provincie\V!) d'Italia soggette al Prefetto diRoma(Pr.)e alla sua prefettura. A Ducato dissi che diversi ebbero origine dalle prefetture , conferite dagl' imperatori ai benemeriti della corte. 11 vocabolo poi si rese comu- ne e inerente all'esercizio e alla giurisdi- zione di prefetto, anche nelle cose eccle- siastiche , come i cardinali prefetti delle Congregazioni cardinalizie , dicendosi Prefetture delle missioni apostoliche quel- le Missioni governate da un missionario prefetto. PREFETTURE delle missioni apo- stoliche e pontificie. Luoghi delle Mis- sioni Pontificie (/"*".) di tutte le parti del mondo, ne' paesi idolatri , degl' infedeli, degli eterodossi o di culto misto, gover- nate da un Missionario ( V.) ecclesia- stico secolare o regolare. Il sommo Pon- tefice per mezzo della Congregazione di propaganda fide dà la Missione (Jr-) ai missionari destinati a predicare il van- gelo per convertire gì' infedeli ed i pa- gani , o pel mantenimento della fede in istruire e coltivare i cattolici, e condurre nella via della salute eterna gli eretici e gli scismatici nelle indicate regioni, i quali missionari sono subordinali e regolati o dai vicari apostolici o dai prefetti- delle missioni apostoliche cui la sagra congre- gazione comunica le necessarie opportu- ne facoltà, piti o meno estese nelle forino- le, secondo i luoghi ed i bisogni spirituali delle popolazioni, per l'amministrazione de' sagramenli, e per adempiere il mini- stero di tutte le funzioni ecclesiastiche, ed alcune vescovili ne' luoghi remoti e lon- tani dai vescovi; istituisce prefetture apo- stoliche, determinando 1' estensione ed i contini del territorio di loro giurisdizio- ne come fossero diocesi o provinole eccle- siastiche, e tali si possono chiamare quel- le che hanno un'immensa estensione. Al- cune prefetture temporaneamente sono PRE i3t governate da vice -prefetti, e tanto que- sti che i prefetti debbono fare alla con- gregazione di propaganda la relazione dello stato delle loro, missioni dettaglia- ta, secondo le prescrizioni contenute nel t. i, p. 233 e seg. del Bull, de prop. fi- de. Fiorendovi il cristianesimo, e per la troppo grande vastità delle prefetture, sono poi elevate a Vicariati apostolici (f-), ed allora vengono d'ordinario sot- tomesse alla giurisdizione d'un vescovo in partibus residenziale. 1 Papi eziandio per l'organo di detta congregazione cardina- lizia accordarono a diversi prefetti delle missioni gli abiti prelatizi, privilegi e pre- rogative particolari ; come ancora asse- gnarono ad ordini e congregazioni re- golari e altre pie istituzioni, una o piti prefetture, massimamente se quelle cor- porazioni furono benemerite della mis- sione , per essere affidate ai zelanti loro membri, per l'uniformità e piena cogni- zione della coltivazione di quelle vigne del Signore, delle quali missioni parlai, oltre ai citali articoli, anche a quelli di ta- li ordini , congregazioni e pie istituzioni. Così la s. Sede conserva non interrottala successione de' presidi ecclesiastici, rim- piazzando con degna scelta i prefetti che dispensa dairesercitarel'oflìzio, o i defun- ti; accoglie le loro domande, concede sus- sidi , sebbene alcune prefetture hanno proprie rendite pel mantenimento della missione, altre venendo sostenute con as- segni annuali o della congregazione di propaganda, o della pia opera della Pro- pagazione della fede (fr.)} o da quella del- le Missioni straniere (^.),o da altre si- mili istituzioni, ad altre accorrendovi la pietà de'fedeli colle oblazioni. Inoltre sol- lecita e provvida la s. Sede , con lettere accorda grazie, di cui è fonte inesauribi- le pel bene spirituale de' fedeli , scioglie dubbi , decide le questioni , termina le controversie, mantiene l'autorità, rinvi- gorisce la disciplina, emana decreti e con- ferma colla sua autorità suprema le ec- clesiastiche costituzioni dalle autorità lo- i32 PRE cali ne* sinodi o in qualunque altra ma- niera statuite. Roma centro della cristia- nità deve necessariamente esserlo di tut- te le missioni cattoliche. Nel citato arti- colo CONGREGAZIONE DI PROPAGANDA FIDE riportai il catalogo non solo de' vicariati e prefetture apostoliche ad essa soggette meli' africa, America, Asia, Europa, O- ceania, ma de'patriarcati, arcivescovati, vescovati e delegazioni apostoliche di Gre- cia, Mesopotamia, Monte Libano e Per- sia {fr.)3 da essa dipendenti per la s. Se- de, i quali e le quali tutti hanno articoli in questa mia opera. Delle prefetture al- lora esistenti, cioè ne'primi del 1842, al- cune divennero vescovati, come Guada- lupe e Martinica, delle quali trattai nel voi. XLV, p. 256 e 257, e della 2.a an • che nel voi. XXX, p. 1 3 1 , ed a Pio IX perchè neli85o l'eresse in diocesi vesco- vili e provvide di vescovi ; altre furono dichiarate vicariati apostolici, come Abis- sinia, Tunisi, Curacao, Surinam,Batavia e Australia neW Oceania (V.), Madaga- scar e l'isola di Borbone, delle quali per- ciò parleròa Vicariati apostolici. Al pre- sente esistono le seguenti prefetture apo- stoliche. Africa: i.° Congo, vedi il vol.XLVIII, p. 32, e s. Salvatore di Congo. i.° Ma- rocco (F.). 3.° Nossibè, s. Maria e Ma- yotte nell'isole Comore, nella parte set- tentrionale di Mozambico, che hanno re particolarie trafficano coi portoghesi, es- sendo gli abitanti idolatri e maomettani nella maggior parte. Gl'indigeni ricevet- tero fra loro degli arabi naufragati, e ne adottarono i costumi e la religione mao- mettana. Patirono molto dai pirati del Madagascar, ove nel secolo XVlIessen- dovisi fondata una colonia francese sulle rovine della fortezza demolita e già de- gli olandesi, ne eressero un'altra; indi dai signori della Missione (F.), che si erano imbarcati sui vascelli di Francia, fu ope- rata con tanto zelo per la propagazione della fede, che in pochissimo tempo con- vertirono 5ooo barbari e vi fu stabilita PRE la missione e data in governo a delti pa- dri,componendola d'un prefetto e 8 mis- sionari, i quali vi continuarono sino al 1668. Vi furono ancora un tempo gli ago- sliniani, nel 1642 i carmelitani destinali dalla congregazione di propaganda, cui poi tolse la prefettura, che nel 1697 die agli agostiniani scalzi. Di questa missione parlai nel voi. XLV, p. 255. Le isole Nos- sibè, s. Maria e Mayotte nel 1 848 furono separate da Madagascar, allorché questa prefettura fu eretta in vicariato, e di esse venneformata l'omonima prefettura apo- stolica. 4-° Senegal, ne trattai ne'detti voi. XLV, p. 256,XLVIII,p. 32. 5.° Tri- poli (F.). America: i.°Cajenna,vediil voi. XLV, p. 256 (per le colonie francesi anche il voi. XXVI, p. 247): a Prigioni ho detto che la Francia ha formato nella Gujana la sede de'suoi stabilimenti penitenziari. 2.cS.PietroeMiquelon,vediil vol.XLV, p. 257. 3. Nell'America meridionale v'è un prefetto apostolico, che dirige le mis- sioni composte da diverse corporazioni religiose in aiuto de' vescovi residenziali. 1 Minori osservanti (F.) hanno collegi nella Bolivia, nel Messico, nel Chili, nel Perù, in Panama con religiosi per le mis- sioni. Asia: i.° Hong-Kong, vedi il vol.XL, p. 22 1 . Qui noterò, die mentre a Pekiivo e nel voi. XLV, p, 248 mi rallegrai sulla condizione del cristianesimo nella Cina, ora apprendo dalle pubbliche notizie de- gli Annali della propagazione della fé- i/e, che la persecuzione abbia cominciato a funestare le cristianità di quel vasto im- pero, in Pekino, nel Toncbino occidentale col martirio del sacerdoleSchoefller, nella Cocincina, e cheil missionario Guillemin fu in preda a crudeli violenze, perchè la sua cappella vicino a Hong-Kong fu di- strutta, alcune famiglie gittate in prigio- ne, un giovine morto sotto le catene, ed il missionario Vachal spirò in carcere. Il reTu-Ducha rinnovato i decreti di per- secuzione, e dichiarato che farà cacciai PRE i»el fonti o del mare o de'fiumi i missio- nari, ed i loro ricettatori farà tagliare a pezzi, i. "Colonie francesi nell' Indie orien- tali {T'.), essendo in Pondichery la resi- denza della prefettura, vedi voi. XXXI V, p. 236 e seg. e 263. Europa: i.° Mesolcina e Calanca nel- la Svizzera (P.). 2.° Rezia ue'Grigioni, nella Svizzera {F-)- Altre prefetture apostoliche sono quel- le di Bagdad {Vedi in uno a Caldea), prefettura dei carmelitani scalzi. Bey- rulh o Berito (F-), de' cappuccini. Cai- ro de' minori riformati, vedi voi. XXI, p. 1 36. Costantinopoli diverse prefettu- re descritte nel voi. XVIII, p. 107 eseg. Diarbekir {V)t de' Cappuccini {V.), ed i voi. VI, p. 245, XLVU , p. 20. Gad- da in Arabia de'serviti, vedi voi. XXI, p. 1 36. Giorgia (f-), de'cappuccini. las- si (/"'.), de'couventuali, vedi voi. XLVI, p. 27. Mossul (Fr.), de'domenicani. Al- tre prefetture per le vicende de' tempi non più esistono, come di Mosca (f^-)j di Bahia e Fernambuco in Rio Janeiro (F.), e il voi. XXVI, p. 170. Delle altre missioni che non sono vicariati o prefet- ture o delegazioni, tratto ai rispettivi ar- ticoli, e principalmente citerò Guardia- no del s. Sepolcro. Ecco un'altra pietra pel mio grandioso edilìzio, col quale in- tesi supplire, nelle proporzioni imposte alla condizione di questo mio Dizionario, al divisamente concepito dal celebre car- dinal Garainpi (/".), come dichiarai in altri luoghi e nel voi. XLV, p. 241. Per- ciò non senza religiosa compiacenza spe- ro e mi lusingo di avere pel primo riem- pito un tanto vuoto, ciò che piacque spon- taneamente e apertamente dichiarare ad uno de più illustri geografi de'nostri tem- pi, il eh. avv. Pietro Castellano autore di diverse opere e benemerito pel suo clas- sico Specchio geografico -storico politico di tutte le nazioni del globo in io gros- si tomi , per la lettera autografa e non provocata che favori scrivermi a' 24set- te mbre i85i . » Le compiego il Pro- PRE i33 gr anima sinoUÌco(della Palingenesia ita- liana tratta dalla statistica generale del- l''orbe cattolico apostolico romano) e l'ul- timo manifesto della Palingenesia succe- duto a quello della statistica cattolica . . . La menzione onorevole di Lei e de' suoi dotti lavori si ripeterà per dovere ad ogni pagina, ma frattanto leggerà nel mani- fèsto la mia ingenua confessione, che sen- za la sua opera, del mio scritto neppure avrei potuto coltivare il pensiere". Al- tri non fecero così, sebbene profittarono de'miei indefessi e coscienziosi studi; anzi dopo essersi armati di lente, cercarono qualche ragnatela nel vasto e dovizioso museo! Ciò non mi sorprende, poiché ne insegna l'istoria maestra della vita, che il gran Colombo volendo confondere la malignità degl'invidiosi suoi emoli, fece quanto vado a ricordare. Alcuni di essi estenuavano il merito nelle sue scoperte d'America, che spacciavano per assai fa- cili e casuali, sostenendo che soltanto si dovessero a poca arditezza e a molta for- tuna. Egli dunque scherzando, propose loro di trovare il modo di far stare ritto di punta un uovo sopra di un piano. Tut- ti si provarono, un dopo l'altro, ma niu- no il seppe fare. Colombo allora sorriden- do, schiacciò alquanto la punta dell'uo- vo e comprimendolo un poco sulla tavo- la, Io fece restar fermo ed in piedi. Beffan- dolo tutti, dissero immantinente, che in quel modo nulla era più agevole. Non uiego, rispose Colombo. A buon conto niuno di voi ha sapulo pensarvi. In que- sta guisa ho io scoperto le Indie. Dopo il fatto ciascuno sa fare. Mi sarà condo- nato questo parlare, se si leggerà quanto dissi ne' voi. XL1V, p. i43, L, p. 223, ed a Letterato, sempre essendo il mio precipuo fine quello indicato nei voi. XXIII, p. 3 . , XXXVI, p. 1 74, XLI, p. 218. PREGHIERA, Orazione, Precatio, Prex} Preces, Supplicalio, Oralio. La preghiera o l'orazione, ch'è antica quan- to il mondo, considerata nel più lato sen- i34 PRE so, è una elevazione dell'anima a Dio. In questo senso ogni pensiero di Dio, con- giunto con un buon movimento della vo- lontà, è una preghiera. L'orazione pro- priamente delta è una domanda fatta a Dio di qualche cosa conveniente, che pos- sa servire alla sua gloria e alla nostra sa- lute. L' Adorazione {V?)} i Cantici^.) di lode, il rendimento di grazie de'bene- fìzi ricevuti, e l'impetrazione de'nuovi, l'offerta di se stesso, i santi desiderii, le buone risoluzioni, con domandargli per- dono de'peccati, e il soccorso nelle pri- vate e nelle pubbliche necessità, tuttociò chiamasi preghiera in un senso genera- le. Tale si è la definizione che ne danno i ss. padri Basilio, Agostino, Gio. Dama- sceno e Tommaso d' Aquino. Quindi la preghiera si fa in due maniere, o solo in- ternamente, o internamente ed esterna- mente iusieme, che equivale all'orazione mentale e vocale. L'orazione mentale è quella in cui nel silenzio della lingua si applica solamente lo spirito alla conside- razione della deformità d'un vizio e della bellezza d'una virtù, d'una verità, d'un mistero della religione, per eccitare la vo- lontà a produrre di voti affetti e a formare delle buone risoluzioni. La vocale è quella in cui si esprimono i pensieri del cuore con parole corrispondenti. Da questa de- finizione si rileva, che l'attenzione della mentee l'affetto del cuore formano l'ani- ma della orazione vocale. La preghiera vocale poi è di due specie, privata e pub- blica : la prima è quella che si fa dalla persona privata e in proprio suo nome; la pubblica è quella che si fu dalla Chiesa per mezzo de'suoi ministri. A questa spe- cie appartiene il sacrifizio della Messa (V.), che i primi cristiani chiamarono orazione solenne; il divino Uffìzio (F.), anche qua ndo. si reciti privatamente dalle persone dedicate al servizio della Chiesa, le solenni preghiere e le supplicazioni, come le litanie e le processioni intimate ai fedeli dal superiore ecclesiastico. Inoltre la preghiera pubblica, fatta dai fedeli riu- PUE ritti insieme, è più efficace della partico- lare, perchè tutta la Chiesa che prega ha maggior forza per ottenere ciò ch'essa do- manda, e perchè quelli che pregano con tiepidezza partecipano al fervore de'per- felti pregando con essi. Gesù Cristo ha detto : Allorché due o tre persone saran- no radunate in mionome, io sarò in mez- zo ad esse. Egli vi si trova dunque a più forte ragione quando tutta la Chiesa è ra- dunata. L'orazione per gli adulti è di ne- cessità assoluta per salvarsi; in quanto che Dio ha stabilito e ordinato che per l'orazione, siccome mezzo convenientissi- mo, si ottengano gli aiuti indispensabili per conseguire l'eterna salute. Pregate ed otterrete,itu perocché chiunque prega ri- ceve. E ogni qualunque cosa chedoman- derete nell'orazione, credendola otterre- te. È essenziale piegare in nome e pei me- riti di Gesù Cristo, avendoci promesso che suo Padre non esaudirebbe le nostre orazioni che allorquando le avessimo fat- te in suo nome. Il precetto poi esplicito di Gesù Cristo, l'esempio di lui che be- ne spesso passava le notti in pregare Id- dio, determinano anche più chiaramente questa obbligazione. Urge il precetto del- la preghiera nelle tentazioni, nel doversi eccitare a contrizione, nel dovere riceve- re i sagrameuti, intraprendere arduo ne- gozio e massimamente in pericolo di mor- te. E cosa poi utilissima che si faccia in ogni tempo, e specialmente ne'giorui fe- stivi per santificarli, e al principio e al termine d'ogni giorno; e ciò con quegli esercizi di pietà, i quali sogliono com- prendere gli alti de'principali doveri del- l'uomo verso Dio. Benché Iddio per la sua infinita sapienza conosca le nostre richie- ste, quando gli sono fatte colla mente sol- tanto, nondimeno devesi praticare anche l'orazione vocale, sia per eccitare cou l'e- sterno segno della voce l'affetto interio- re, sia per dare a Dio un tributo d'onore coll'anima e col corpo, essendo l'uomo a lui debitore dell'una e l'ultra sostanza; sia per dimostrare che l'affetto veemente PRE per cui arde il cuore, ridonda anche nel corpo.La necessità della preghiera non de- roga alla somma liberalità di Dio, per la quale parrebbe che dovesse elargire i suoi doni senza die gli fossero domandati. Im- perocché, oltre al conferirci di fatto alcu- ne grazie, senza che gli sieno da noi richie- ste., a nostra grande utilità ha ordinato poi che tante altre non si ricevano , se non per la preghiera, porgendoci così l'occa- sione di tener viva la fede, di muoverci a confidenza verso di lui, di esercitar l'u- miltà nella confessione delle nostre mi- serie e bisogni. La preghiera fatta a Dio con fede, con confidenza, con perseveran- za, e nel nome di Gesù Cristo, è infalli- bilmente esaudita in tempo congruo, se- condo i divini consigli, quando è fatta per sé, e purché se fatta per altri, questi non \i pongano ostacolo. Chiedere pel no- me di Gesù Cristo, vuol dire chiedere pei meriti di lui, e chiedere quello che ap- partiene alla grazia e alla gloria e che con- tribuisce al conseguimento di essa : le co- se temporali, quando sieno oneste e buo- ne per loro stesse, possono pure doman- darsi, ma sempre secondariamente e con spirito di rassegnazione. La promessa in- defettibile di Gesù Cristo di esaudire le orazioni nostre, non cade su queste cose temporali, se non quando alla mente o- gniscente di Dio esse compariscono cer- tamente utili per la nostra eterna salute. La Chiesa sempre animata dalla carità, non esclude alcuno dal partecipare del frutto delle orazioni sue. Offerendo il sa- crifizio incruento, il sacerdote dice: Di- nanzi alla divina maestà tua salga in odo- re di soavità per la salute nostra e di tut- to il mondo, nessuno eccettuato. Si pre- ga adunque per tutti gli uomini giusti o peccatori, amici o nemici: si prega anche per gl'infedeli, per gli eretici e scismati- ci; purché non si considerino come mem- bri della Chiesa, e per loro si domanda la fede, la grazia della conversione e la remozione de'castighi temporali ed eter- ni. A Timoteo scrisse s. Paolo: Racco- PRE i35 mando prima di tutto che si facciano sup- pliche, orazioni* voti, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i regi, e per tutti i costituiti in posto sublime. L'obbligo di pregare per tutti gli uomini è fondato sul precetto che ci obbliga ad aver ca- rità per lutti gli uomini, e ad amare il prossimo come noi stessi, come dichia* ra s. Tommaso. L'ordine delle preghiere che si fanno a Dio consiste: a pregare per se stesso, per coloro che ci sono più spe- cialmente uniti coi vincoli della carne e del sangue, per quelli che ci tengono luo- go di padre come i pastori e i superiori temporali, per quelli cui abbiamo qualche obbligazione, ec. Nel Paternoster (^r-), o orazione domenicale, si contengono tut- te quelle cose che si possono domandare e sperare da Dio. L'orazione squarcia le nubi della tribolazione e assicura la pa- ce, come dice s. Gregorio Nisseno. Mai Israele supplicò invano il Dio de'suoi pa- dri nel suo pellegrinaggio verso la terra promessa, e mai pregò indarno la Chiesa il suo Maestro e Signore nel cammino al- la celeste Gerusalemme. Un popolo che prega è invincibile in Dio. Imperocché non solamente Cristo egli Angeli si uni- scono pietosi a coloro che pregano, dice Origene; ma ancora i santi di Dio ne pren- dono parte onde assicurare alla preghie- ra fatta con ispirilo di umiltà e di divo- zione la sua efficacia. E' l'orazione un'o- pera essenzialmente buona, che conduce l'anima alla prosperità. Quindi le belle immaginide'ss. padri Ambrogio, Loren- zo Giustiniani e Bonaventura; ora danno le ali all'orazione per ispiegare la sua pie- na efficacia, ora la rappresentano sotto la forma di grazioso uccellino che penetra nel gabinetto di Dio, ora all'armatura di un guerriero che sta in propria tutela , ora ad un Incenso ( V.) odoroso che spi - ra soavità dinanzi al Signore. I pregi prin- cipali della preghiera sono tre: i.° che il cuore sia puro, e chi opera bene è si- mile a chi prega senza interruzione; 2.0 che l'orazione nasca propriamente dal i36 PRE cuore e non dalla lingua, e sia fondata nelloslanciodegli affetti, non già nel mo- to o qualità dell'espressione; 3.° che l'o- razione sia continua, senza interporre di- mora, dissero il Salvatore e s. Paolo, ciò che può anco intendersi dirigendo con- tinuamente a Dio le stesse proprie ope- razioni cou una locuzione mentale, pie- gando il cuore del supremo giudice le continue orazioni. Inoltre l'orazione ha la virtù di soddisfare perchè è un'opera laboriosa e penosa, alla quale Dio ha pro- messo la remissione delle pene dovute al peccato, e perchè rinchiude in sé l'ubbi- dienza e l'umiliazione dell'uomo in pre- senza della maestà divina. Essa è qual- che volta impetratoria senza essere me- ritoria, né soddisfaltoria; tali sono le pre- ghiere che i santi fanno per noi in cielo. La preghiera ottiene qualche volta una cosa e ne merita un'altra. I difetti prin- cipali della preghiera sono tre: t.° che non sia timida; 2.0 che non sia temera- ria per eccesso di fiducia, onde non può essere disgiunta dal dovuto rispetto; 3.° non dev'essere tiepida o mista d'indiffe- renza odi rincrescimento. Vi sono diver- si errori sulla preghiera, in cui caddero i pagani, i pelagiani, i messaliani, i vicle- fiti ed altri eretici, oltre i quietisti. Con- tro i vodpsi , i viclefiti, i luterani, i cab vinisli,il concilio di Trento definì essere permesso e utile di pregare i Santi (F.), che regnano in cielo, perchè intercedano per noi presso Dio; però invocandoli dob- biamo aver presente; che nulla possono ottenere senza la mediazione di Gesù Cri- sto. V. Culto. Non si deve pregare pei santi che sono nel cielo, perchè essi non hanno bisogno di nulla; si può nondi- meno chiedere qualche gloria accidenta- Je pei santi. Quanto alle anime del Pur- gatorio (fr.)t vi sono de'teologi che pen- sano esser cosa vana il pregarle, altri so- stengono che possono ottenere pei vivi, perchè non si può dire che Dio abhia sta» 1>ilito il contrario. Però il pregare per loro ( huona e utile coso, e fu sempre in uso PRE nella Chiesa, raccomandandolo i ss. padri e tutte le liturgie.Delle preghiere pe'morti parlai in diversi articoli. /^.Commemora- zione de'fedeli defunti. Non si può pre- gare pei dannati, sì perche essi non sono più uniti col vincolo della carità, per mez- zo della quale i vivi comunicano le loro opere buone ai morti, come perchè essi sono giunti a quel termine fatale edim- mutabile, in cui hanno ricevuto l'ultimo castigo dovuto alle loro colpe, cioè l'eter- na dannazione, che non può essere né tol- ta, né diminuita : Dio però colla sua as- soluta e straordinaria potenza può far tut- to. A Inferno dissi favola la pretesa li- berazione di Traiano infedele, persecu- tore della Chiesa, senza battesimo né pe- nitenza. Il tempio o Chiesa (F.) è chiamata la casa dell'orazione. I primitivi cristiani oravano nelle Catacombe e Cimiteri(F .), nell'epoca delle atroci persecuzioni, ve- nendo costi-etti in Congregazioni divole (V.) ad intervenire ai Divini uffizi [V.)y e praticare i santi Riti (Z7".) nelle latebre di tali luoghi d'infortunio e d'affanno, però nobilitati dal consesso de'padri del- la Chiesa e santificati per la celebrazione del divino sagrifizio dalla presenza di Dio vi vente. Severano, Memorie sacre p. 3o8, riporta l'orazione particolare detta dai vescovi, nel congresso de'cristiani de'pri- mi secoli. Deus et Pater D. 2V. Jesu Cliri- sti, qui dispersa congregai, et congregata conservaSj auge /idem, et fiduciam ser- vis luis. A Genuflessione parlai dell'uso di pregare genuflessi e che non è essen- ziale alla preghiera; degli antichi cristia- ni che da Pasqua a Pentecoste (fr.) ora- vano in piedi; dell'elevazione e distensio- ne delle mani, disapprovando Tertullia- no il sedere (Z7". Genuflessorio e il voi. XI, p. 25g); e dissi inoltre delle diverse genuflessioni, e di quelle di culto e di ri- verenza. Ad Inchino elNciiiNAziON Binan- do si devono fare o nella celebrazione del- le sagre ceremonie o nelle orazioni: r. Nome di Gesù. In America e altrove al- PRE forche le Campane danno il segno del - l'Angelus Domini (F.)t al mezzodì e nel cominciar della notte, nelle pubbliche vie si fermano i pedoni , adorando in pie- di col capo chino la gran Madre di Dio fino al 3.° tocco della campana. LeBrun, Explicalion des prieres, racconta che ne'primi quattro secoli della Chiesa non vi fu cosa tanto raccomandata, quan- to P orare in piedi nelle domeniche e in tutto il tempo pasquale, poiché i fede- li vollero onorare in tal guisa la risurre- zione di Gesù Cristo, per far conoscere, anche colla positura del corpo, la spe- ranza che nutrivano di partecipare della gloriosa risurrezione e ascensione di lui. Anzi Tertulliano, De Corona e. 3, non solo dice che nelle domeniche e dalla Pa- squa sino alla Pentecoste non s'inginoc- chiavano punto per 5o giorni, ma che l'avevano come per peccato. Questo rito tuttora si osserva, e lo stesso in tutte le domeniche dell'anno, le quali sono spe- cialmente consagrate a onorare il miste- ro della risurrezione. Osserva Butler nel- le Feste mobili p. 4oo, che tale rito è os- servato negli uffizi pubblici, ed è una pra- tica lodevole il conformarvisi almeno in parte nelle nostre particolari orazioni. Ma se preghiamo in presenza degli altri dob- biamo evitare ogni singolarità affettata che potrebbe offendere o scandalezzare; cosa savia è allora non («costarsi dall'uso. A Evangelio e a Te Deum dissi che nel- la loro recita o canto si deve stare in pie- di. Sarnelli, Lelt. eccl. t, 5, lett. 2: Che l'uomo deve orare col capo scoperto e la donna col capo coperto, scioglie diverse difficoltà e rende ragione di tali usi, che io toccai a Berretta, Berrettino, Paruc- ca e altre coperture del capo, ed a Don- na. Sarnelli nelle pubbliche preci incul- ca agli uomini l'orare col capo scoperto, per cui inveisce contro le perucche , ri- cordando al sesso femminile le prescri- zioni di s. Paolo e di diversi Papi d'in- cedere nelle chiese col capo coperto e velato ; aggiungendo che si deve orare PRE i37 con ambedue le ginocchia piegate, il che senon fosse rimarcabile, non avrebbe Id- dio fatto notare nella s. Scrittura, Reg. 3, 54> che Salomone così orò nel suo tem- pio, utrumque eniin genu in terram fi- xeralj et manus expanderal in coeluni. Abbiamo di s. Giacomo apostolo detto il Minore, ch'era tanto assiduo nel pregare genuflesso e per umiltà colla fronte sulla terra, che gli si formarono calli tanto sul- le ginocchia, che sulla fronte. I ss. Pietro e Paolo s'inginocchiarono per fare ora- zione, nel volo di Simon mago. Donati ne' Dittici p. 1 18 parla dell'orazione fat- ta colle mani aperte ed alzate, anche dai gentili. Il vedere ne' monumenti le mani alzate verso il cielo, fu pure talvolta segno di orazione, quantunque conciò mostrasi qualche volta ancora l'azione del bene- dire. Riporta le testimonianze di Tertul- liano, Pamelio, Muratori e altri. Nel voi. XXXIV, p. io parlai dell'immagine di Maria Vergine dipinta nel cimiterio di Ciriaca colle braccia aperte e sostenute dai ss. Pietro e Paolo in allodi pregare, rilevando che il simile si ha di Mosè, co- me di sua efficacia. Gli antichi cristiani alzando le mani, quando oravano, le te- nevano ancora talvolta in forma di cro- ce, per dimostrare la rimembranza an- cora cogli atti esterni che sempre inter- namente avevano della passione di Gesù. Cristo. Vicino a morte s. Ambrogio, col- le mani in croce porgeva fervorose preci all'Altissimo. Eusebio racconta che Co- stantino fece scolpire la sua effigie nelle medaglie d'oro col volto rivolto verso il cielo, e le mani aperte a guisa di chi fa orazione. Altri vuole che simil gesto sia fatto per rappresentare l'elevazione dei nostri cuori alle cose celesti, e tale uso conferma s. Gio. Crisostomo nello spiegar le parole del salmo i4o. Borgia, Meni, di Benevento t. r, p. 1 4-8, parlando del- l'antico rito di orare colle mani distese, dice che ve n'è rimasto qualche vestigio ne'sacerdoti, quando celebrano la messa e proferiscono le sacre orazioni; osservali- i38 PRE do che anco gli ebrei oravano con le ma- ni alza te, e specialmente Davide, uso pra- ticato pure dai gentili. Anche Buonarro- ti, T etri antichi p. me 270, parla del- l'uso restato a'sacerdoti nelle sacre pre- ghiere specialmente della messa, di tener le braccia in gesto di orazione, non del tutto nel modo antico, secondo il quale, egli dice, si tenevano le braccia totalmen- te distese in fuori a forma di croce. 11 me- desirnoap. 78 racconta chegli ebrei nel- le pubbliche orazioni e particolarmente il popolo minuto, fu solito di portare so- pra le spalle e sopra gli abiti un panno, e si crede che fosse una specie à'Efod, sem- plice e piccolo manto che circondava le spalle e qualche volta si affibbiava e con- giungeva sul petto. Crede quindi che al- trettanto praticassero i primi cristiani nel tempo della preghiera, ritenendo verosi- mile che nel comandare s. Paolo alle don- ne di stare in cliiesa col capo velato, e vo- lendo che gli uomini stieno scoperti, in- tenda di questi veli o manti usati dai due sessi nelle loro di vote adunanze, e che essi dierono occasione a quell'apostolica or- dinazione. India p. 120 dichiara con mo- numenti, essere stata consuetudine degli antichi cristiani di starecolle mani e brac- cia distese quando facevano le loro pre- ghiere , esprimendosi quasi un modello ed una immagine della passione; e sic- come il martirio è il cimento più forte, quindi è che molti ss. martiri nel tempo istesso de'loro tormenti, per ottenere da Dio costanza e valore in quel fiero con- trasto, stavano orando, qualora il poteva- no, colle braccia distese in modo di cro- ce, come in un vetro fu rappresentala s. Agnesenelle Gamme. Eusebio vide un san- to giovane che nel martirio stette sem- pre in orazione, colle inani alzate e diste- se. Altrettanto si ha de'ss. Fruttuoso e Augurio, dicendosi di loro, che bruciati i legami einginncchioni,t/z signoquetro- phaei Doni in i consti tuli, Doni inuni depre- cabantur. Anche Buonarroti afferma che fu uni versai costume presso quasi tutte PRE le nazioni nell'atto dell'orare, il tenere le braccia alzate e distese, ed in questa guisa porgeva le preghiere ai falsi dei la folle gentilità: così fecero gli ebrei, Mo- sè, e Daniele nel lago de' leoni; laonde stima probabile che questo rito sia de- rivato dalla prima legge di natura. Es- sendo anticamente comune a tutti i fe- deli questo modo di stare nell'orazione, in un Eucologiode'greci avanti certe pre- ghiere si dice al popolo: Alzate le mani vostre. Dalle pitture de' sacri cimiteri si Tede il costume di orare in piedi, impe- rocché quantunque vi fosse il rito di se- dere, dopo data o intimata l'orazione, con dire Oremus (f.), tacciato come di su- perstizioso da Tertulliano (neW Edipo di Sofoclei t ebani siedono nell'atto di sup- plicare), come già notai, e vi fosse quello di fare orazione in ginocchioni, ed altre volte col volto e colla persona prostrala per terra (di che trattano Tertulliano, ad TJxorem I. 2, e. 8, et Advers. Marc. I. 3, e. 18, et Apol. e. 4o; Eusebio in Isaiam e. 49i »• 23; il Nazianzeno, Orai. XI, p. 1 83 ; Prudenzio, De s. Laur.j s. Girola- mo, De vita s. ffilarìonis, et Epist. 1 3 ad Paulinunt), pur tuttavia quello di stare in piedi era più usato e comune. In que- sto c'insegna la Chiesa, secondo s. Basi- lio lib. de Spirita Sanclo, di dover noi anteporre i beni eterni a tutti gli altri, quasi trasportandoci con quell'ammoni- zione sensibile dalle cose presenti alle fu- ture, ed inoltre ogni volta che c'inginoc- chiamo e di nuovo ci rizziamo nella po- situra in piedi, mostriamo che noi, i qua- li a cagione del peccato eravamo afflitti ed in terra, siamo richiamati al cielo per mezzo di colui che ci creò; alludendo il santo a quel rito del Flectamus genita, conservato rn alcuni giorni ancora dalla Chiesa, dell'inginocchiarsi il popolo nel- l'atto di dire o inlimare l'orazione il sa- cerdote, e rizzarsi e stare in piedi nel tem- po dell'orazione,al Levate. De'catecume- 11 i e neofiti parimenti si ha, che oravano in piedi, colla differenza solamente, che PRE dove i fedeli tenevano la faccia mediocre- mente elevata, facevano tenere ai cate- cumeni il capo basso, non avendo essi an- cora ottenuto, medianteil battesimo, l'a- dozionee la confidenza di figliuoli di Dio. A Oriente notai il costume de'primi cri- stiani di orare verso quella parte, per mol- ti misteri e ad imitazione degli apostoli. Si può vedere anche Severano, Memo- r/ep. 55, e Rinaldi agli anni 34, n.° 232, 58, n.° io5, 106, e nel n.° 109 e 1 io tratta de'di versi modi d'orare, notando che i fedeli, trovandosi in qualche gran calamità, costumavano pregare prostrati in terra; nel n.°i 1 1 che tutti i fedeli de- vono slare nell'orazione con riverenza, modestia e umiltà anche esteriormente; che talora alcuno si batteva il petto, co- me fece il pubblicano che meritò gli elogi del Piedenlore, il quale segno mostra il pentimento del peccato [V. Penitenza); e cosi coloro che dopo la passione di Cri- sto tornavano dal Calvario baltevansi il petto. Di questo parlò s. Nicolò I nelle risposte ai bulgari e circa al rito di con- giungere e piegare le mani, dice fra le al- tre queste parole: » Quid aliud isti a- gunt, qui manus suas corani Domino li- gant, nisi Domino quodammodo dicant: Domine ne manus mea ligari praecipias, utmittas in tenebrasexteriores;quoniam ecce ego jam eas ligavi, et ecce in flagella paralus sum ". Furono anche soliti i fe- deli di porgere a Diodivote preghiere au- dando in Processione (V.) , di che par- lano Tertulliano ad Uxor., lib. 2, e. 4» e s. Girolamo, Epist. 7, 12 e 22 : del- le processioni si fa menzione nel conci- lio di Laodicea. Che le stesse si chia- massero Litania (F.), perchè pubblica- mente s'intimavano per placare Iddio, Io dichiarano molti esempi. Sulla distri- buzione delle ore per pregare, ne par- lai a Ore canoniche. Delle preghiere che si fanno in latino e perchè, e del loro valore benché non s'intenda quell' idio- ma, ragionai a Lingua. Dell' uso di la- varsi le mani prima di entrare iti chiesa PRE 139 a fare orazione, trattai a Lavanda delle MUTI. A Oremus o invito all'orazione, che termina con V Amen (V.), dissi dell' in- timo o forinola: H umiliale capita vestra Deoj degl'inviti Fleclamus genita e Le- vate, e nel voi. XXIX, p. 19020: notai ancora perchè non si dice il Fleclamus genita pregando per gli ebrei. A Dittici rimarcai, che non solo in essi erano regi- strati i sovrani, ma che se ne faceva com- memorazione nella messa; erano poi can- cellati quando abbandonavano la fede or- todossa. Neil' annalista Rinaldi si legge come i primitivi cristiani oravano ezian- dio per gl'imperatori gentili e per la pro- sperità dell'impero romano: per le loro preghiere a Dio gì' imperatori ottennero diverse vittorie. Quanto alle orazioni che la Chiesa fa per gl'imperatori, vedasi E- xuLTET.eilvol.XXXIV, p.146. Nel voi. XXVIj p. 272 riportai che Adriano I istituì l'uso di fare orazione nella messa pel re di Francia, costume che venne ab- braccialo dai regni cattolici, onde pre- gare pel proprio sovrano; ed a p. 293 dissi dell'indulgenze concesse dai Papi a chi pregava Dio per la felicità del re e del regno di Francia. Papa s. Pio V concesse ai vescovi e sacerdoti spaglinoli di no- minare il re nel Canone della messa ( V.). Però convenendo alla maestà della no- stra religione l'orare pei principi secola- ri, come prescrive s. Paolo, ad Thimo- leus 2, e fu sempre 1' uso della Chiesa , non può tuttavia la podestà secolare sta- bilire uè ordinare queste preci, come già scrisse il grande Osio vescovo di Cordova all'imperatore Costanzo: Tibi Deus ini- perium iradidit, nobis guae sutit Dei ec; quindi Benedetto XIV perchè non pre- valesse l'abuso a questa incontrastabile massima della Chiesa, colla bolla Quem- admodum j de' 22 marzo 1 743., Bull, Magri, t. 16, p. i45, avvertì tulli i ve- scovi, che ad essi solo spettava il diritto di ordinare le preghiere pubbliche; che se la podestà secolure li pregherà di or- i4o PRE «linai le, eglino Io facciano; se però senza il loro permesso la podestà le ordinerà, i vescovi dovranno opporvisi, anzi non cedendo quella alla loro resistenza, usino i vescovi de'loro diritti e de'rimedi ec- clesiastici a ciò necessari. Il medesimo Be- nedetto XIV per maggiormente accresce- re l'uso dell'orazione mentale, non sola- mente confermò tutte le indulgenze già concedute a quelli che la facessero, colla bolla Quemadmodum, de'16 dicembre 1746, loc. cit. t. 17, p. 22, ma vi aggiun- se l'indulgenza di 7 anni e 7 quarantene a quelli che ne insegnassero ad altri il metodo per farla, e indulgenza plenaria tanto a questi, quanto a coloro che im- parassero questo metodo, i quali si con- fesseranno e comunicheranno una volta il mese, pregando nello stesso tempo i ve- scovi che esortassero i fedeli a così pio esercizio. Innumerabili sono\e Indulgen- ze (V.) concesse per le diverse specie di orazioni e pie opere, riportate nella Rac- colta di orazioni e opere pie per le quali sono slate, concedute dai sommi Ponte- fici le s. Indulgenze, Roma 1 84 1 • Egual- mente non si possono enumerare i pro- digi ei portenti, le grazie spirituali e tem- porali ottenute da Dio pel potente mez- zo della preghiera tanto a lui gradita.! santi, i beati, i servi di Dio ne formarono il loro principale pascolo. Racconta Rinal- di di s. Ludgero vescovo di Munster, che chiamato 3 volte da Carlo Magno men- tre salmeggia va co'suoi, solo vi andò dopo terminato. A vendo perciò trovalo inquie- to l'imperatore, perchè gl'invidiosi avea- 110 dipinto il ritardo come un dispregio della maestà sovrana, rispose al rimpro- vero : che sebbene sempre era stato som- messo ai di lui ordini, non dubitò di pre- ferire Dio a lui in ogni cosa, anco per le imperiali ingiunzioni, che nell'affidargli la cura pastorale, gli dichiarò dover pri- ma servire a Dio e poi soddisfare al so- vrano volere; non essere stala irriveren- za il ritardo, ma soddisfazione di debito ai Signore, e perciò più pronto offrirsi PRE al suo servigio. Carlo restò edificato, e colmò d'elogi il santo vescovo. Con tanto fervore pregano i santi, che moltissimi meritarono elevazioni edestasi durante la preghiera, sollevandosi in alto anche genuflessi e colle braccia stese, per gode- re ledelizieineffabiliches'incontrano nel- le consolazioni celesti, circondati di bril- lante splendore. Di questo dono di Dio parla il dotto annotatore di Butler, Vite de' padri, martiri e altri principali santi, in quella di s. Filippo Neri, narrando le sue miracolose elevazioni, e quelle di s. Ignazio Lojola,di s. Domenico, di s.Dun- stano, di s. Filippo Benizi, di s. Gaetano, di s. Alberto di Sicilia, del b. Bernardo Tolomei, di s. Francesco d'Assisi, di s. Edmondo arcivescovo diCantorbery, e di s. Teresa. Finalmente dicesi anche ora- zione certa preghiera ch'è propria del- l'offizio del giorno o per la commemora- zione delle feste e ferie, e che èquasi sem- pre preceduta da un'antifona oda un ver- setto. L'orazionedel giorno termina le lo- di, prima, terza, sesta, nona, ed i vesperi. Vedasi Diclich, Diz. sacro- liturgico, O- razione dell'uffizio: Orazione della messa o colletta: Oraziou»? domenicale e Salu- tazione angelica nell'uffizio: Orazioni di rito semidoppio, delle feste, ottave, ferie, messe votive. Gli articoli poi di questa mia opera sono in grandissimo numero, che lungo sarebbe indicarli, sia riguar- danti la preghiera, sia per tuttociò che si comprende nella categoria ampia delle preghiere e delle orazioni. Si possono con - sultare: Pr. Pelliccia, De Christ. eccl. tuni publica, tum privata prece prò princi- bus, Neapoli 1 778. S. Alfonso de Liguo- ri, Del gran mezzo della preghi era. io. Pricaeus et Claudius Expencaens, De o- ranlium, sive sid>latis inter precandum manibus. Coro. Seb.Schurtzfleischii,/?/*- sert. de Chirotonia, Vittebergae 1 68(>,et inter ejusdem Dissert. historico politicns t. 2, n.°Oy. Adam Rechenbergius, De eie- catione manum inter precandum , Li - psiae 1 688, et in ejus Exercil. in N. C, 1 PRE i4^. De more manus et digitos inler oranclum complicarteli, Lipsie. P. Luigi Tappa rei li gesuita, Ragionamento sulla reghiera cattolica considerata in ordine alla civiltà de' popoli. Nel voi. 3, p. i53 Annali delle scienze relig., serie 2." PREJETTO (s.), vescovo di Clermont e martire, detto in Francia s. Prix o Priest. Nacquein Alvergna,efu iniziato nel ser- vigio ecclesiastico da s. Genesio arcidia- cono e poi vescovo di Al vergna. Esercitò da prima il suo zelo nella parrocchia d'Is- soire, poscia nel monastero delle religio- se di Candedin. Eletto vescovo di Cler- mont nel 666 , fondò monasteri, chiese, ospedali, stabilì case di carità per prov- vedere ai bisogni dei miserabili , e si a- doperò a far fiorire nella sua vasta dioce- si le pratiche di religione e il fervore cri- stiano. P*rejetto dovette recarsi alla corte per gli affari della diocesi, ed in quel tem- po Ettore patrizio di Marsiglia, che avea rapito una delle suediocesanee commessi altri misfatti, venne condannato alla mor- te dal re Childerico. I partigiani di Et- tore riguardarono la sua morte come una conseguenza dei lagni che Prejetto avea fatto al re contro di lui; quindi mentre il santo vescovo ritornava dalla corte lo fecero assassinare a Volvic, insieme ad un sant'uomo chiamato Amaritio, che lo accompagnava. Ciò avvenne nel 674 a' 2 5 gennaio , nel qual giorno si celebra la sua festa, avendone la Francia onorata la memoria subito dopo la sua morte. La maggior parte delle sue reliquie si con- servano nell'abbazia di Flavigny. PRELATI Pietro, Cardinale. Fran- cese, che Frizonio dice creato cardinale da Giovanni XXII, ma non vi è nel registro del s. collegio, né tra'cardinali di Panvi- nio eCiacconio, ed il Contelori lo esclude espressamente dal numero de' cardinali. PRELATO, Antisles, Praesul. Quel- lo che ha la dignità ecclesiastica con giu- risdizione, come cardinale, vescovo, ab- bate esimili; dicendosi Prelatura la di- gnità de'prelali, Praesulis dignitas. Così PRE 141 il Da. della lingua italiana. Alcuni opi- nano che impropriamente si chiamino prelati i referendari di segnatura, ed i fa- migliari del Papa prelati domestici, men- tre questi sebbene abbiano un grado di dignità non hanno giurisdizione, non pre- siedono, cosa essenziale per un vero pre- lato, che vuol dire presiedere, essere su- periore, dal verbo latino praeesse. Feli- ci,nell' Onomasticum romanum, chiama la prelatura, honores ecclesiastici, digni- talis gradus. Morcelli qualifica il prelato di Roma, Antist.es urbanus; ed il prelato domestico di sua Santità, Adleclus inter antistes domus Ponti/., Anlistes domus Pont. Max. Nardi, Deparrochi voi. 1, p. 3g5, definisce la prelatura, nel senso generale, un grado onorifico con giuris- dizione sui sudditi, che propriamente col vocabolo prelato senz'altro aggi un to s'in- tende il vescovo, e quando si vogliono no- minare altri prelati, vi si mette l'aggiun- to o di regolari, o di esenti ec, per di- stinguerli. Quantunque questi pure sieno nella classe de'prelati, pure vi è la dif- ferenza, che hanno la giurisdizione per concessioneecclesiastica, mentre i vescovi sono posti da Dio al regime, pel quale hanno Praelationisconsecralione.m,a per- ciò ne'primi secoli la parola Praeses, si- nonimo di Praelatus, era adoperata per significare il solo vescovo. Prelati mag- giori sono i vescovi, ed i cardinali perla parte che hanno al regime della Chiesa universale. Prelati minori sono le persone di grado inferiore ai mentovati, e che ab- biano I' onorifica distinzione di grado e la giurisdizione esterna. 1 prelati minori sono in gran numero: tra questi i prin- cipali sono gli ordinari nullius3 gli esenti, gli abbati, gli aventi usi di pontificali con giurisdizione, i superiori supremi o pro- vinciali de'regolari, i vicari generali, gli arcidiaconi antichi; gl'inferiori tra questi prelati minori sono, per esempio, i supe- riori de'con venti, le abbadesse (come le chiamò nell'8 1 3 il concilio di Reims, e nell'816 il concilio d'Aquisgrana, e au- i4* PRE che pastore), ec., i quali anch'essi sono veri prelati, perchè hanno una giurisdi- zione, benché assai limitata, esterna e rea- le sui sudditi, che possono comandare e punire. Vi sono ancora altri che hanno l'ombra della prelatura, o per grado ono- rifico o per qualchegiurisdizione esterna, cornei corepiscopi nell'antichità, a'quali con minori facoltà successero i vicari fo- ranei, ed altri notati da Nardi. Aggiunge che prelati erano appellati i capi delle collegiate e le dignità de'capitoli, e pre- lato era il preposto de'capitoli che pre- siedeva alle canoniche. Il concilio di Toul dell' 859 chiamò prelato chiunque pre- siede ad una comunità religiosa. Delledi- ■verse classi de' prelati parlò ancora Bo- naccorsi, Del protonotariato p. 55 e seg. 1 prelati della s. Sede sono veri prelati, perchè oltre la precedenza, hanno anche delle incombenzedi giurisdizione, le qua- li riguardano la cattedra apostolica, e quindi il regime universale. La remota antichità della prelatura romana, Nardi la fa risalire ai 7.5 preti e 7 diaconi che ne'primi tempi della Chiesa formavano il presbiterio del Papa, o sagro senato ro- mano {V. Sagro collegio). Aggiungerò che fiorivano ancora i notari regionari, poi Protonolari apostolici (F.)}ed i Di- fensori dtllachiesa romana ( V.), poi ,4i>- vocati concistoriali^^ .),lull\ primari pre- lati. Vi erano io 1 chierici, tra suddiaconi regionari e minoristi, uomini di matura età al servizio della s. Sede pel regime universale, e che servivano nelle funzioni ecclesiastiche pontifìcie, ed erano ciò che è oggidì la prelatura, essendo allora tali chierici della sede apostolica in grandis- sima stima, per cui di versi suddiaconi fu- rono elevati al vescovato. Nel pontificalo di s. Gregorio I abbiamo più esempi di notari, di suddiaconi e di rettori cui com- mise gravi aftari delle chiese, de' vescovi, presiedere alle loro elezioni, vegliare sul- la loro condotta, riprenderli e anche pu- nirli. Inoltre a'tempi di s. Gregorio I i Patrimoni della chiesa (F.) erano go- PRE vernati dai rettori, difensori, notari, car- tulari o archivisti, diaconi e suddiaconi, tutti primari chierici della romana chie- sa, ed in alcuni vi esercitavano anche il dominio temporale, tutti ministri mag- giori della s. Sede che formavano, come oggidì, il fiore della prelatura romana ; inferiori ai cardinali, superiori ai preti, diaconi ed altri ecclesiastici minori. Nar- di somiglia i prelati maggiori e minori antichi, agli odierni prelati di mantel- letta e manlellonej i quali tutti giurava- no ubbidienza e fedeltà al Papa e rende- vano conto al medesimo dell'operato, co- me fa oggidì la prelatura romana. Il nu- mero di tali prelati si aumentò colla pro- pagazione del cristianesimo e col la Sovra- aita pontificia (/"'.), incominciata con s. Gregorio II dopo il 726. Tali prelati nei patrimoni avevano la loro corte, di per- sone condotte da Roma, come notari, di- fensori, azionari; poscia divennero Go- vernatone Delegali ( V.) delle città e Pro- vincie. Quindi ne'primi dell'VIH secolo già erano primari uffiziali della s. Sede i prelati Primicero, Secondicero, Arcario o Tesoriere, Saccellario, Proloscrinario , Prìmicero deJ difensori 3 Nomenclatore (V.), che formavano le 7 più grandi cari- che palatine. Di questi e altri uffizi prelati- zi ne ragionai anche a Camera apostolica. \ Legati, gli Jpocrisarieà i Nunzi (V.), sono altri prelati di prim'ordine, che nei primi secoli della Chiesa erano dai Papi spediti in tutto il mondo. Antichissima origine hanno pure i prelati Cubiculari ( V.) della Famiglia Pontificia ( V.), sot- to la direzione del Vicedomino (V.), cui successe WMaggiordomo 3 con titolo e pre- rogative di prelati domestici, famigliari e commensali del Papa,qualifiche e privile- gi che furono estesi ai prelati domestici, titolo che godono i vescovi assistenti al so- glio ed altri prelati : il novero dei prelati domestici di sua Santità si legge nelle ttt- nua\\ Notizie di Roma, dopo i Camerieri segreti partecipanti (^.).Nel VI eVII se- colo già vi erano i consiglieri della s. Se- PRE de, poiché s. Gregorio I scrisse a Teodo- ro Consiliarium nostrum, forse quel Teo- doro che il precedessere Pelagio II chia- mò magnifici Consiliari nostri. Nel 63g fioriva Giovanni servus Dei Consiliarius apostolicae sedis. Sotto Stefano III tro- vasi Cristoforo Primicerius et Consilia- rius. Questo uffizio, dice Nardi, spesso fu dato ai vescovi, e Giovanni VIII lo con- ferì agl'imperatori Carlo il Calvo e Lo- dovico ilBalbo; indi nell'88onominaVal- perto episcopo Consiliario nostro, presso Ughelli, leggendosi nel Mansi, un prete Consiliarios nostros di quelPapa.La mag- gior parte de' nominati ministri e digni- tari formavano collegi prelatizi, e diversi aveano per capo il primicero, che ne'col- legi de'prelati successivi si disse presiden- te e più comunemente decano. Gli odier- ni collegi prelatizi sono quelli de Vescovi assistenti al soglio, de"* Prolonotari apo- stolici, Uditori di Rota, Chierici di ca- mera, Ponenti di Consulta, Potanti di segnatura, Abbreviatoti di parco mag- giore (V.), ec. Avendo parlato ai rispet- tivi articoli d'ogni ceto prelatizio e di cia- scuna carica prelatizia, come de'prelati di Mantellone (V.), lungo sarebbe qui il riepilogarli, avendo articoli anche quei collegi e-ministeri prelatizi che più non esistono, a tutti avendo i Papi accordato privilegi, prerogative e distinzioni, egual- mente da me notati. Il Parisi, Istruzioni per la segreteria t. 2, p. 1 5j, dice che il nome di prelatoabbraccia tutti i Patriar- chi, Arcivescovi, Vescovi (V.), ed altri che servono il Papa e la s. Sede in vari oflici e magistrature della corte e dello stato pontifìcio, e che hanno l'uso del- l'abito prelatizio e manlelletta. Nei voi. VII, p. 241, VIII, p. 1 44» dissiche i 3 canonici Lnteraneu.se, Vaticano e Libe- riano, appena sono eletti a ministri assi- stenti delle cappelle pontificie,sono ascrit- ti fra'prelati Domestici. Essi sono i primi prelati domestici, poiché lo sono colla no- mina all'officio senza bisogno di biglietto di prelato domestico, essendo inclusa que- PRE i43 sta nomina nell'altra di ministro alle cap- pelle pontificie. Non sono Referendari di segnatura (V.), e solo possono prestare il giuramento in segnatura, con che di- ventano referendari, se hanno il biglietto di prelato domestico diviso dall'altro, perchè quello e non questo dà loro il di- ritto di prestare il giuramento. Dovendo i prelati concorrere al go- verno della Chiesa universale, come esa- minatori della Congregazione dell'esame (V.), Prefetti, Consultori, Segretari del- le congregazioni cardinalizie (V .),ec, ed al governo temporale dei domiuii pon- tificii (Paolo II affidò loro la custodia del- le fortezze, e Paolo IV in diverse provin- ole ai legali sostituì prelati governatori), quali Presidenti, Delegali, ec, devono ri- splendere per pietà, virtù, dottrina, zelo ed esemplarità, imperocché dal loro il- lustre e cospicuo ceto, dopo avere eser- citato gravi uffizi ed eminenti^ cariche, vengono dal Papa elevati oal venerando episcopato o alla sublime dignità di Car- dinale (P.), quindi elettori del Papastes- so. Delle loro qualità parlai in più luoghi, come a Chierico, Digttità', Carica, Lus- so, Corte, Promozione , Famigliari dei prelati, ec. Vedasi il moto- proprio di Paolo III, Cum sicut, de'2 1 aprilet545, Bull. Rom. t. 4> pai'- *> P- 232: Fa- miliareset servi lores praelatorum roma- nae curiae, salarium, et stipendium prò biennio tantum, et infra annum a die o- bilus illorum petere possint. Per quan- to riguarda il coruccio e quarantena pei famigli de'cardmali,ne trattai anche nel voi. XL, p. 206: pei famigli de'prelati si può inoltre leggere Palafreniere. Mar- tinelli, Codice de' doveri, p. l5a e 56l, avverte che i prelati della romana Cu- ria (V.), detti prelati secolari, siano inca- rica o senza , sono considerati come su- periori ecclesiastici, e sono ad essi appli- cabili i doveri prescritti in quanto ai pre- Iati domestici nella bolla 7." d'Innocenzo X, Etsiea,e in quella d'Alessandro VII, In sublimi, de 22 agosto 1 656: in quan- 144 PRE Ioni prelati assistenti in corte onella cap- pella pontificia, delti anche di mantello- ne, nella bolla Romanorum di Giulio III, nella bolla 32 Ci rcumspecla di Gregorio XV, trovansi molti privilegi e prerogati- ve loro concesse. Bisogna però avere pre- senti le bolle limitative di tali privilegi , cioè la 45 di Pio IV, e la 60 dis. Pio V. Quanto poi ai prelati in genere, tra cui si comprendono estensivamente anco i cardinali, bisogna aggiungere alla rubri- ca de'loro doveri, il testo canonico nel cap. ClemensSy qu. i.»Clemens tamquamqui omnibus praeesse le noveris , singulto, prout potueris juva, et singulos releva, qui etsingulorumonus, etsollicitudinem por- las ". Vedasi anche la bolla xi di Paolo V, In Maximis , § 12, che si riferisce a tutti i prelati della Corte di Roma (F.). Dice dunque Martinetti che il dettaglio de' doveri de'superiori, in genere appar- tiene ad ogni sorta di superiori , tanto della gerarchia ecclesiastica che secolare, forma un ramo della filosofìa morale , chiamata Poliarchia, ossia prudente e re- ligiosa supremazia. Questi sono : Avere timore di Dio e fiducia in esso. Umanità e cortesia cogl' inferiori. Usare modesto contegno. Esercitare la clemenza. Avere animo pronto e sollecito per le necessità degl'inferiori. Candore e sincerità ne'fal- ti e nelle parole. Animo grato ai benefizi ancorché si ripetano dagl'inferiori. Man- tenere le promesse. Conservare silenzio ne' segreti affidati. Essere magnanimo e generoso. Dimostrare fortezza nelle av- versità, maturi tàne'consigli, costanza nel- le esecuzioni degli ordini dati, amore del- la giustizia. Osservare in tutte le azioni la temperanza e la riservatezza. Evitare d'interloquire sopra cièche s'ignora. Fug- gire T estrema fiducia e l' estrema diffi- denza. Non attribuire a taluno un pote- re soverchio sugli altri inferiori. Ne'rap- porti assumere la difesa della persona in- colpata. Punire l'invidia e l'emulazione. Allontanare i dell'allori. Disapprovare gli adulatori, che in parte inganuuuo, inpar- PRE le deludono i superiori. Fuggirla super- bia. Moderar l'ira che collegata al pote- re rende fulminante e vitando. Evitar l'e- strema severità e 1' estrema indulgenza. Essere famigliare con tutti. Avercura de- gl'infermi. Stimare e avere riguardo per le persone attempate. Studiar la condot- ta degl'inferiori. Non pronunciare la dis- grazia d'alcun inferiore, senza fargli noti i motivi. Finalmente osservare per la pro- sperità dell'erario e degli amministrati i precettidella scienza economica parte del- l'elica, norma e regola d'ogni umana am- ministrazione, come della prosperità del buon reggimento d'ogni governo politi- co e privato. Tra' Papi che fecero accurata inqui- sizione sopra i costumi de' prelati , per rimunerare gli esemplari e correggere e lasciar in dimenticanza nelle promozio- ni e provviste quelli che non si emenda- vano, Alessandro VII certamente va no- minato, ed a lui dobbiamo la bolla Ales- sandrina, Inter caeteras, degli 1 1 giugno 1 65g, Bull. Rom. t. 5, par. 5, p. 1 1 , nel- la quale prescrisse quanto è necessario per ottenere la prelatura romana della s. Se- de, delta di giustizia per quanto vado a narrare , chiamandosi prelatura di gra- zia quella che conferisce il Papa per suo beneplacito , derogando a questa bolla , mentre delle prelature particolari genti- lizie e altre simili parlerò dopo. Pertan- to, secondo la bolla Alessandrina, il can- didato che aspira a servire la sede apo- stolica con la prelatura di giustizia, deve sottoporsi ad un processo, ed esibire i seguenti documenti. i.° Fede del batte- simo. 2.0 Attestato de'buoni costumi. 3.1' Documenti che provino se la propria fa- miglia è addetta ad alcun patriziato , se abbia esercitate cariche onorifiche nella magistratura, o che sia almeno di civile condizione, la quale sia qualunque non è impedimento neppure a\ Pontificato (/'.). 4-° Se ecclesiastico, la fede del chiericato, ovvero la dimissoria del vescovo se sacer- dote. 5.°A ttestato degli studi fatti alla leu- PRE rica legale per 5 anni , e non provando ciò ottenerne la deroga, 6." Attestato di avere esercitato la pratica legale nel foro per due anni, e mancando esibirne la de- roga. 7.0 Presentare la laurea originale, e qualora non l'abbia domandare la pro- roga per prenderla. 8.° Possedere una rendita netta di scudi i5oo, la quale de- ve provarsi con I' esistenza di tanti fon- di di proprietà dell'aspirante o per asse- gno a lui fatto dai parenti , su di che si richiedono i seguenti documenti, a) Pro- venienza de'fondi.£) Trascrizione a favo- re dell'aspirante, e) Fede catastale dell'e- stimo de'fondi.^) Perizie de'fondi. e) Fe- de d'iscrizioni anteriori all'acquisto.^) Fe- de del conservatore delle ipoteche , che provi se vi sono iscrizioni posteriori,e qua- lora non vi sieno, documento negativo. g) Se non è sacerdote, 1' atto di emanci- pazione dal padre, h) Fede del parroco provante il numero de' figli viventi per calcolare le legittime. Devesi però nota- re, che fra le rendite che si possono esi- bire per la prelatura, in primo luogo vi sono le rendite de' benefizi ecclesiastici. Pronti che sieno tutti questi documenti, e previo il rescritto del Papa che ammet- tendo alla prelatura di giustizia l'aspiran- te, autorizzi il cardinal prefetto del su- premo tribunale della Segnatura di giu- stizia (/^.), alla formazione del processo, il candidato presenta tutte le carte a quel prelato Potante di segnatura {f), il qua- le destinato dal cardinale deve formare il processo e che perciò prende il nome di po- nente. Dal votante si consegnano i docu- menti al cancelliere, e questi compila il processo. Allorché tutto è compito, 1' a- spirante con due testimoni che conosca- no perfettamente il candidato e la sua famiglia, sono chiamati presso mg.T po- nente e prestano il giuramento per con- fermare la verità e la lealtà de'documen- ti inseriti nel processo. Dopo ciò, nella i." adunanza del tribunale di segnatura pre- sieduta dal cardinal prefetto, si propone il candidato, ed a questo oggetto alcuni voi. tv. PRE i4^ giorni prima va in giro da lutti i prelati vo- tanti il processo, quindi nel tribunale si discute prima a voce, e se talvolta si bra- mano dai votanti degli schiarimenti senza passare il bussolo si dà il dilata, per dar tempo d'impinguare il processo, diversa- mente si passa il bussolo, e ciascun pre- lato dà il suo volo con palla biancao ne- r#,a seconda del suo coscienzioso convin- cimento, se favorevole o contrario. Il car- dinal prefetto ha due voti, i sette prela- ti votanti uno per ciascuno. Perchè l'a- spirante sia ammesso alla prelatura di giustizia, occorre che riporti due terzi di voti favorevoli, altrimenti resta escluso. Ottenuto il candidato il pieno de' voti ne- cessari, mg.r ponente gliene dà subito l'av- viso dell'esito favorevole^ ed allora l'aspi- rante eletto prelato per la prossima se- gnatura si porta in veste talare a far vi- sita a tutti i votanti, e poscia nel giorno dell'adunanza si trova nella sala del tri- bunale dei palazzo apostolico ove abita il Papa, e dal prelato ponente viene in- trodotto nella sala dell'adunanza. Quivi fa la spiegazione di due testi, uno civile, l'altro canonico, e poi esce lasciando soli i prelati votanti giudici, dai quali si deve per la seconda volta votare. Ultimata la votazione, di nuovo mg.r ponente intro- duce nella sala l'aspirante eletto e ringra- zia il Iribunaledelln definiti vaammissio- ne concessa nella prelatura della s. Sede. Quindi presta il solito giuramento, fa la prescritta professione di fede, e vieneara- messo tra'prelati Referendari dell'una e dell'altra segnatura. 11 cardinal prefetto gì' impone la mantelletta nera, la quale col resto dell' abito si porta nero, finché il Papa non conferisceal nuovo prelato di giustizia qualche carica, ovvero Io dispen- sa, per cui dal color nero passa al pao- nazzo, assumendo poi il Rocchetto (f.), come nelle funzioni delle Cappelle pon- tificie. Dopo il prestato Giuramento (/^.) T eletto e novello prelato deve tosto pre- sentarsi in abito al bacio dei piedi del Pon- tefice, e così vestilo visitare tutti i cardi- io i46 PRE nali ed i primari prelati. Quanto alla vo- luta rendita, si suole derogare alla com- pleta cifra indicata, però non meno d'an- nui scudi 1000. Pio VII colla bolla Post diulurnas del 1800, De/urisd. trìb. et fu- diclini § 1 1, decretò: » Si avrà in conto di requisito per coloro che aspirano met- tersi in prelatura , la frequenza da essi praticata dello studio di alcuno dei Po- nenti di consulla, come lo è la frequen- za dello studio di uh qualche Isolante di segnatura, e l'assistenza in qualità di se- greto presso gli Uditori di rota. Merita- no leggersi le gravi parole pronunziate da Leone XII sulle promozioni-, che ri- portai nel voi. XXXVIII , p. 69. Il re- gnante Pio IX col moto-proprio de' 12 giugno 1847, dichiarò nel cap. 3, §20: « Le nomine sovrane de'prelati a qualun- que carica o impiego sarannospedite dal- la segreteria di stato indipendentemen- te dal consiglio de' ministri. Si ritengo- no come nomine prelatizie quelle del- l'avvocato dei Poveri (F.) , dell'avvoca- to generale del Fisco (F.), del procura- tore fiscale generale, e del Commissa- rio della camera apostolica (Fedi: per- chè questi 4 pielati sono volgarmente chiamati prelati di mantelletlone dalla forma dell' abito, lo dissi a Mantellone), e quelle pure degli avvocati concistoriali". Le nomine si fanno per biglietto del car- dinal segretario distato, e per moltissime occorre quindi la spedizione del breve a- postolico. Diverse famiglie magnatizie per fon- dazione di qualche illustre individuo del- le medesime posseggono prelature con apposite rendite, che sono del genere dei legati pii , ed inalienabili senza il bene- placito apostolico j le quali rendite si fruiscono da quel parente o altri, secon- do le disposizioni dell' istitutore della prelatura, che viene nominato prelato. Il possessore di questa rendita doman- da al Papa, che per la via di giustizia o di grazia sia annoverato fra i prelati. Al- cune di queste istituzioni preseli Tono che PRE nella vacanza della prelatura le rendi* te si rinvestino in aumento de' fondi del- la prelatura stessa, altre che sieno godu- te dalla famiglia. Una delle ultime isti- tuzioni di questo genere la fece Pio Vili (F.) a favore de'suoi nobili congiunti. Vi sono de'municipii e delle corporazioni che hanno la nomina delle prelature istitui- te da quelli che loro gliene concesse il conferimento. Per privilegio de'Papi di- verse dignità ecclesiastiche godono il ti- tolo e le prerogative di prelati domesti- ci della s. Sede; altre e molti capitoli, tut- te o parte delle vesti prelatizie. Anche in alcuno degli ordini equestri gli ecclesia- stici che ne sono decorati godono l'abito prelatizio ed i privilegi de' prelati dome- stici, come quello di s. Michele di Bavie- ra (F~.)j altri godono i privilegi de'pro- tonotari apostolici; in altri i soli superio- ri o dignitari di tali ordini sono insigniti della prelatura per concessioni pontifìcie. Nel voi. XIX, p. 36, descrivendo la con- gregazione di s. Ivo di Roma, che difen- de i miseri che non hanno mezzi da far valere le loro ragioni, parlai della prelatu- ra di abbreviatore che si gode da uno dei confrati. Appresso la pubblicazione e ac- clamazione fatta nella congregazione ge- nerale di s. Ivo, dell'elezione al l'ahbre via- toria majoris praesidenliae , il cardinal protettore della medesima, consuo bigliet- to e nomina formale, con ferisce tal prela- tura all'eletto. Merita poi particolare de- scrizione la benefica istituzione della cele- bre prelatura Amadori, della quale feci parola altrove e nel detto voi. p. 3q, die amministra l'arciconfraternita di s. Gi- rolamo(F.). Felice Amadori nobile fio- rentino, commiserando Io stalo di tante povere vedove, pupilli, orfani ealtre per- sone indigenti, che non aveauo in Roma il modo di sostenere in giudizio i loro di- ritti per mancanza de'mezzi necessari, ed avendo esso un pingue patrimonio, pen- sò per quanto poteva provvedervi colle proprie sostanze, ed a tale effetto con te- stamento aperto li 29 aprile 1G39 pergli PRE alti del Forizza notaro dell'A.C, istiluì colia sua eredità e dopo la morte del fra- tello ultimo di sua famiglia , una prela- tura che doveva sempre appellarsi prc~ latura Amadori, acciò il prelato tutto si dedicasséal patrocinio de' veri poveri, do- vendo chi la goderebbe assumere il suo cognome e stemma, e destinando per pre- lato, prima uno de'suoi parenti, ein man- canza di questi un nobile fiorentino, e se questi non vi fosse, altro idoneo soggetto, accordando la nomina al decano de'pre- lati uditori di rota ed altri uditori, col- le norme da esso prescritte di scegliere il migliore tra' concorrenti, ingiungendo che il prelato scelto dovesse essere lau- reato in legge e farsi sacerdote se non lo fosse. Volle pure che il prelato avesse sem- pre per assistenti un uditore e un solle- citatore o curiale, i quali dovessero subi- re esame in pieno uditorio della rota, e dal tribunale ricevesseroapprovazioneal merito , applauso alla dottrina ed ecci- tamento alla virtù, come riferisce Berni- ni, II tribunale della rota, p. 1 55. Dispo- se inoltre che tutti e tre dovessero atten- dere al patrocinio gratuito di tutte e sin- gole le liti civili e di povere vedove, pu- pilli, orfani e altri miserabili di qualun- que nazione, che avessero causa in Ro- ma ; provvedendo che i registri di tutti gii atti delle cause difese fossero sottoscrit- ti dal decano della rota , e si conservas- sero in libri conformi negli archivi del nominato sodalizio e nello studio del pre- lato. Il testamento assegnò al prelato scu- di 1 200 all'anno, vietandoal medesimo di far coabitar seco parenti e di tenere con- versazione, dovendo egli coabitare e con- vivere coi detti suoi assistenti, a'quali sta- bili congruo stipendio , mentre il resto delle rendite si dovevano impiegare nel- le liti da sostenersi. Destinò per abitazio- ne del prelato l'appartamento del i.° pia- no al Corso, allora presso l'arco così det- to di Portogallo (di cui a Palazzo Or- toboni FiANo),ed ora nella stessa via n.° i65. Per opera di Clemente IX fu scel- PRE j47 to pel 1." al godimento della prelatura Amadori, Antonio Malagonelli Amadori che recitò quelle due orazioni che nomi- nai nel voi. XL1X, p. 5i, e stampate in Roma, la i."n*li66q, la 2/ nel 16760 sta ancora nelle sue Oralioncs , Romae 1 Gq5. Egli morì a'9 settembre 1 709 di anni 63, come riporta Novaes, Dissert. t. 1 , p. 266 e 299. Forse il 2.0 a godere questa prelatura fu quel prelato Vincen- zo Amadori già Manieri, avvocato conci- storiale, votante e referendario di segna- tura, che in concistoro a'26 aprile 1 7 12 pronunziò l'orazione perla canonizzazio- ne che Clemente XI fecedelb. Felice da Canlalice, come leggo in Chiapponi, Ada canon., p. 72. Leggo pure nel Renazzi , Storia dell' università L 4> p- ^9, 61 e 62, diverse notizie del Manieri qual ret- tore della medesima, votante di segnatu- ra, lodalo per la sua gran perizia nel di- fendere le liti nel foro. A Lanfredim A- madori celebrai tale prelato che meritò questa prelatura in un modo distinto e poi il cardinalato. 11 vivente cardinal Pie- colomiui, di cui feci parola nel voi. LII, p. 292, godè questa prelatura, che però a cagione de'tempi essendo diminuite le rendile, il prelato che la gode ora riceve annui scudi 600, adempiendo le dispo- sizioni del benigno istitutore con l'assi- stenza d'un curiale, per lo stipendio del quale e per le spese inerenti del foro s'im- piegano circa altri scudi 200 all' anno. L' attuale possessore della prelatura A- madori è l'avv.° Pellegrini, ma non ha indossato le insegne prelatizie; percepi- sce gli scudi 600 annui e difende le cause. Il Parisi nel citato luogo , riferisce : » Che il titolo ordinario de' prelati, sta- bilito dalla congregazione ceremoniale, è quello d' Illustrissimo e Reverendissimo {V.), e di Monsignore (F.). Nel che tut- ti i prelati si cousiderauo egualmente ; né veruno di essi, benché nato di fami- glia che gode Y Eccellenza (?r.), può pre- tender di più. Egli è vero che da qual- che tempo, non si sa però con quale au- 148 PRE torità, si è insensibilmente introdotto con- tro il divieto de' decreti della s. congre- gazione ceremoniale , nelle lettere, non già nelle stampe, il titolo di Eccellenza Reverendissima per i prelati di nascita principesca, e per alcuni ch'esercitano le principali magistrature. I cardinali per altro, osservando le regole prescritte uei già detti decreti, non debbono a qualun- que) prelato dare altro titolo che quello d' Illustrissimo e Reverendissimo. 11 ce- remoniale che deve usare un prelato con ciascun ceto di persone, potrà vedersi ne- gli esempi delle lettere che porremo qui appresso ". Il titolano per un cardinale dà l' Illustrissimo e Reverendissimo Si- gnore a tutti i patriarchi, ai nunzi, ai ve- scovi principi di Germania, purché loro non competi altro trattamento per na- scita : in corpo della lettera Mostra Si- gnoria Illustrissima e Reverendissima. Meno questo ultimo titolo nel corpo del- la lettera,nelrestoiltrattamentoèeguale ai 4 prelati di fiocchetti , all' uditore e maestro di camera del Papa, ai segretari delle prime congregazioni , ai prelati in cariche cardinalizie , ed a tulli i prelati di case principesche, ed a tutto il resto della prelatura, con qualche variazione nella chiusa della lettera e nella sotto- scrizione. Ai prelati di mantellone i car- dinali danno ['Illustrissimo Signore. Di- ce Urbano Vili in una bolla , che tutti i prelati sono eguali pel titolo. Fatto è che l'Eccellenza Reverendissima è dive- nuto un titolo che a tutto pasto si dà a chi gode il titolo di Monsignore,coù non vi è più distinzione tra i gradi della Ge- rarchia ecclesiastica della romana pre- latura, ed a Camera segreta dichiarai di quali prelati si compone. Gli abiti del pre- lato si compongonodel Cappello (F.) con quei cordoni e fiocchi che dichiarai a quel- l'articolo ed agli altri delle rispettive ca- tegorie cui appartiene; del Collare (/*.) di seta paonazza , del quale colore sono la Sottana (F.), la Fascia (F.), la Man- telletta (F.)t la Mozzetla ( F.) per chi ne PRE ha P uso, e la Cappa (F.), la quale in Roma non si spiega che dal Commenda- tore dì s. Spirilo (F.) nella sua chiesa, e dagli Uditori di rota nella messa che a- scoltano nella riapertura del tribunale. Usano ancora il Rocchetto (F.), eia Ber- retta (F.) clericale nera, quale un servo porta dentro un velo di seta paonazza. 1 prelati vicari delle basiliche e altre chiese di Roma incedono nelle medesi- me in mantelletta ;.così i prelati primi- ceri o governatori delle confraternite. Nelle cavalcate pei Possessi de' Papi (F.) cavalcano al modo che dissi ai relativi articoli di ciascun ceto o carica ed a Man- tellone. Per le diversità darò un cenno, traendolo da quello del 1846 descritto dad. Giovanni Arcieri segretario del mae- stro di camera. 1 camerieri soprannume- rari e d'onore, non che i partecipanti, ca- valcarono cavalli bardati con gualdrappe e testiere di panno nero, staffe e fibbiami dorati, vestiti di sottane efasciepaonazze, con cappe di saia rossa con mostre e cap- puccio di amuerre scarlatto, il quale por- tavano in testa, con guanti di seta paonaz- za a maglia, che usarono tutti i seguen- ti. I cappellani segreti crocifero e cauda- tario procederemo con cavalli similmen- te forniti , ma il i.° in mantellone pao- nazzo, il 2.0 come i camerieri segreti. 11 governatore di Roma con rocchetto e mantelletta, cappello usuale, e gualdrap- pa di panno paonazzo, con frangie di se- ta di tal colore e fiocchi intarsiati in oro, essendola testiera del cavallo di velluto paonazzo con guaruimeuti dorati. 11 mae- stro di camera con rocchetto e mantel- letta paonazza , cappello usuale e gual- drappa paonazza. Il maggiordomo come il governatore, ma in vece della mantel- letta, la cappa col cappuccio in testa coi cappello pontificale nero foderato di se- ta paonazza e cordoni coi. fiocchi rossi. Gli arcivescovi e vescovi in rocchetto e cappa con cappello pontificale nero fo- derato di seta verde, con cordoni e fioc- chi simili , cavalcando cavalli con guai- PRE frappe di panno paonazzo, guarnite di seta simile e guarnimenti di metallo. I protoffotari apostolici vestiti di cappe e cappuccio e cappello pontificale nero , foderato di seta paonazza con cordoni e fiocchi rossi , con gualdrappe di panno paonazzo e testiera guarnita di seta si- mile con guarnizioni di metallo. Gli udi- tori di rota sopra cavalli bardati di pan- no paonazzo con testiera di seta simile e guarnimenti di metallo, con cappa e cap- pello pontificale nero foderato di pao- nazzo, con fiocchi e cordoni di tal colo- re. I chierici di camera con cavalli simil- mente bardati, con cappe e cappelli pon- tificali simili. I votanti di segnatura in rocchetto e cappa , cappelli e cavalli e- gualmente ornati. Il reggente della can- celleria e gli abbreviatoli, con bardatu- re del cavallo di panno nero, rocchetto, cappa e cappello semi-pontificale sopra la testa. I referendari con gualdrappe ne- re , in rocchetto, mantelletta e cappello semi-pontificale. All' articolo Cappello de' prelati parlai ancora del fiocco pao- nazzo concesso temporaneamente per qualche circostanza, come per gli Alle- gati (V.) delle Berrette cardinalizie e altro (per cui sono a vedersi gli articoli Cardinale, Cappello cardinalizio, Rosa d'oro, Stocco e berrettone, Fascie be- nedette, per alcuna delle quali cose al ren- ditore si dà talvolta il titolo di nunzio), as- sumendo pure le calze paonazze. Ivi dissi pure de'fiocchi de'cappelli prelatizi, che sovrastano gli stemmi de'prelati. 11 Parisi t. 3, p. 1 66, parlando dell'ornamentodel- Ie armi gentilizie ne' cappelli cardinalizi e prelatizi , dice che il cappello co' suoi cordoni ha 3 ordini di fiocchi pendenti, cioè 6 fiocchi per parte, benché alcuni as- segnino ai cardinali 5 ordini, agli arcive- scovi 4» ai vescovi e prelati semplici 3, e agli altri che hanno il privilegio di porta- re sulle insegne gentilizie il cappello, come i protonota ri non partecipanti, 2 ordini, i e 2, ovvero 1,2 e i. Sarnelli, Leti. eccl. t. 6,lett. 5g: Perchè la prelatura nelle lette- PRE 149 re missive oggi usa un piccolo suggellet- to; dice doversi credere che i prelati ab- biano richiamato l'uso antico, quando il Sigillo (7^.) non era più grande della pie- tra d'un anello, colla quale suggellavano nella cera; perchè prima che s'inventas- se l'ostia, colla cera delle Lettere episto- lari o missive (V.) si chiudevano, come oggi more majorum il Papa usa ne'bre- vi. Noterò che Sarnelli sembra parlare propriamente del sigillo de'prelati vesco- vi. Il l'oiianni, Gerarchia ecclesiastica, p. 398, riporta la figura del prelato in mantelletta con berretta aperta in mano, quale tengono chiusa nel fare le visite, deponendola quando vanno a\\' Udienza del Papa (P.). Del colore paonazzo o vio- laceo degli abiti de'prelati, e dell'origine dell'abito prelatizio, oltre i citati articoli riguardanti le vesti di essi, ne trattai nei voi. VII, p. 28, XXIII, p. 36, Coloriec- clesiastici, Mantellone. Ne tratta pure il citato Bernini. Nel voi. XVIII, p. 265 dissi come i prelati portano la croce di decorazione siili' abito corto nero detto di abbate : si può vedere anche Commenda» tore di s. Spirito, Collana, Croce pet- torale. Con detto abito i prelati porta- no il collare paonazzo, del quale colore sono le calze, e il ferraiuolo di panno nel- l'inverno, che usano pure sull'abito pre- latizio, ed i Guanti (fr-), non che il cap- pello ecclesiastico con fiocco del colore ch'è proprio di sua condizione. Tanto con tale abito, che colla mantelletta incedo- no col servo, e colla seconda anche colla carrozza. A Conclave narrai che in tale tempo, prima di Clemente XII , diversi prelati avevano le vesti di coruccio. Nel voi. Vili, p. igo ed altrove notai come devono vestire i prelati in sede vacante, cioè di nero , così nelle cappelle de' no- vendiali pel Papa defunto, tranne quelle eccezioni che rimarcai ancora nel voi. IX, p. ii)-). A stabilire con più regolarità il metodo , con cui debba accedersi all' u- dienza del sommo Pontefice, volendosi provvedere al decoro ed all'onore non del- i So P R E le persone soltanto, ma ben ancodelle lo- ro dignità, per comando del Papa Pio IX fu pubblicato il decreto, Firma perma- nente, che voltato in italiano dice: » Ri- manendo ferma la regola che gli Em. Sig.i cardinali ed i prelati vadano all'udienza ordinaria vestiti cogli abiti cardinalizi a seconda del tempo, ovvero coi rispettivi abiti prelatizi , si comanda che relativa- mente alle udienze private, cioè ne'gior- ni e nelle ore nellequali vacano le udien- ze ordinarie, gliEm. Sig.i cardinali ed i prelati non usino più gli abiti corti, o co- me chiamano d' abbate , ma i cardinali indossino la veste talare nera colle orla- ture, bottoni ed asole rosse, colla fascia rossa senza i fiocchi d' oro , ma soltanto con una frangia alta circa 4 dita , e col ferra iuolone. rosso o paonazzo a seconda del tempo : i prelati abbiano la sottana nera colle orlature, bottoni ed asole co- lor rubino, colla fascia paonazza senza i fiocchi, e col ferraiuolone paonazzo; i pre- lati poi di mantellone usino la veste ne- ra, coi bottoni, asole, orlature paonazze, colla fascia paonazza senza i fiocchi, e col ferraiuolone nero. Tal sorte di vesti po- tranno adoperarsi nell'uso della vita pri- vata. Dalla segreteria della s. e. ceremo- riiale li 7 gennaio 1 85 1. V. Card. Macchi prefetto. Giuseppe de Ligne segretario". A Cappelle pontificie e cardinalizie ho descritto tuttociò che riguarda il po- sto che vi hanno i prelati e la parte che hanno nellefunzioni ecclesiastiche, equau- do assumono i paramenti sagri o la cot- ta, contenendosi I* articolo ne' voi. Vili e IX (le pontificie incominciano a p. i >4 deli.0, le cardinalizie a p. 122 del 2.0): indicheròqui qualche cosa, mentre quei prelati che non hanno posto in cappella, se v'intervengono in abito prelatizio , si collocano in piedi a eornu epistolae del- l'altare. Nel voi. Vili, p. i43 dissi dei ministri e inservienti delle cappelle pa- latine, come de'3 prelati canonici delle pa- triarcali; a p. l5l come i prelati incede- vano nelle Cavalcate delle cappelle, ed PUE a p. 171 come in quelle à^ Possessi dei Papi, anche quando si procedeva in pa- ramenti sagri, e di quanto si praticò sen- za le cavalcate solenni; a p. 2i5 de'pre- lati che hanno luogo in cappella, e ordi- ne di loro precedenza , anche nel sedere e nelle processioni , nel recarsi al trono pontificio eall'adorazione della croce (per la quale meglio a p. 3oge nel voi. XVII I, p. 23g). A p. 227e23oil modo col qua- le i prelati si recano alle cappelle (Z7. Ca- vallo, Carrozza e il voi. XLIX, p. 1 1 e 12). A p.23i notizie generiche, come sul- l'ordine della processione e delle messe che cantano i vescovi. A p. 270 de'libri che nel dì delle Ceneri si dispensano per le o- razioni delle Stazionij qui poi aggiunge- rò, che ilceremonierenel distribuirli av- visa il cardinal decano ed i prelati deca- ni de' diversi collegi prelatizi, che dopo spogliatoi! Papa nella Camera de' para- menti(V.), vadino a domandare le indul- genze per le stazioni da lucrarsi nelle lo- ro privatecappelle, i cardinali ed i prelati de' collegi prelatizi. Dopoché il Papa ha deposto gli abiti sagri e ripreso la moz- zetta, il cardinalegli baciala mano,ipre- lati il piede, domandano V indulgenza e loro viene accordata. A p. 2 36 delle pre- diche o sermoni o orazioni de'prelati, di che trattai anche a Orazione per l' ele- zione de'Papi, e Orazioni funebri pei Pa- pi, mentre per quelle de' sovrani si può vedere p. 1c)5 e il voi. XXVIII , p. 63 (per l'intervento de'prelati alle prediche palatine, V. Predicatore apostolico). A p. 241 e nel voi. IX, p. 56 e 57, come i prelati sono intimati all'intervento del- le cappelle. A p. 243 quanto si pratica nelle cappelle ordinarie, tutto avendo de- scritto nelle altre (chi deve genuflelteie quando il Papa benedice osi lava le ma- ni, ne ragionai eziandio ne* voi. X\l\( p. 23, XXXVII, p. 188). A p. 252 co- sa si pratica e ove siedono i prelati nel- l'assenza del Papa, dovendoci egualmen- te intervenire la prelatura, per (pianto di rimarchevole notai a p. 253. A voler di- PRE chiarare con più precisione quanto riguar- da i prelati, se nelle funzioni palatine,an- corchè si celebrino nelle chiese di Roma, non interviene il Papa, aggiungerò que- ste notizie, che ricavo dalle Indicazioni pei maestri di ceremonie di rng.r Forni- ci, come pure nltre spettanti alle Cappel- le prelatizie (f^.). Ordine di sedere as- sente il Papa. I vescovi assistenti prendo- no luogo tra'non assistenti, conservando la precedenza di loro consagrazione (ma dopo i prelati di fiocchetti). La prelatura conserva lostesso ordine, esollanto quan- do è iu piedi si alza e si trattiene avan- ti gli scalini rivolta verso l'altare. I prin- cipi assistenti al soglio, i conservatori di Roma e la famiglia pontificia, sono i soli che non intervengono. Tutti gli altri che hanno luogo in cappella dovrebbero in- tervenire e siedonoai loro stalli. Per quel- lo poi che riguarda ogni funzione, a suo luogo ne tratto. Descrivo le Cappelle pre- latizie nel voi. IX, p. 1 47 > sebbene ne riparli negli articoli relativi : per quan- to riguarda le cappelle funerali meglio nel voi. XXIX, p. 55eseg., 66 eseg.,per tutti i prelati, e con più dettaglio ne'ri- spettivi articoli de' collegi e cariche dei prelati, anche di mantellone. Noterò, che essendo morto a'3 agosto 1 845 nig.r A- lessi segretario del concilio e della resi- denza de' vescovi, ed abbreviatoredi par- co maggiore, lasciò nel testamento ad ar- bitrio di Gregorio XVI (cui lasciò un di- voto ed elegante quadretto, che posseggo per dono pontificio) di destinare il luo- go della sepoltura ed il funerale. Il Papa stabilì perla prima la chiesa di s. Carlo ai Catinari, perchè il prelato abitava nella contigua casa; quanto alla pompa funebre la lasciò a beneplacito dell'esecutore te- stamentario. Perle sette (l'8.a la celebra- no i cardinali) cappelle poi prelatizie che in Roma si celebrano nelle chiese indi- cale in detto articolo, per l'otta vario so- leunedella festa de'ss. Pielroe Paolo(f/^.)) il decanodi ciascun collegio prelatizio in- vita il vescovo celebrante , prende la li- PRE i5i cenza pei pontificali, ed intima l'ora ai prelati suoi colleghi. Il custode de' cappel- la ni cantori della cappella pontifìcia pren - de l'ora da detto decano, l'intima al 3.° e 4-° maestri delle cerenionie , ai quali spet- tano queste cappelle, ai ministri sagri, ai chierici, sottochierico e al collegio di det- ti cantori. Per ogni cappella sono fissati scudi 8o,da pagarsi 3 parli dal Papa, 2 dal rotolo del s. collegio, una dalla date- ria, altra dalla segreteria de'brevi, e l'al- tra dal monte di pietà : mg/ maggiordo- mo presiede a tutte queste spese. Per la paratura e cera, in ogni chiesa si dà un compenso. La Floreria apostolica pensa ai banchi ed ai parati o tappeti pei me- desimi. I prelati si adunano nel luogo per es->i preparato ed assumono le cappe quan- do il vescovo è vestito. Nel sortire dalla sagrestia ricevono l'aspersorio per conlat- to dal sagrestano o altro sacerdote in col- ta. Si portano prima alla visita del Sagra - mento, quindi al luogo destinato, prece- duti dal 3.° ceremoniere , che poi va ad assistere il vescovo , mentre il 4-° lo ha fatto vestire e resta con esso. Nell'acces- so i prelati salutano il vescovo,che loro cor- risponde alzandosi in piedi. Non si pren- de licenza per cominciare la messa , ma arrivali allo stallo, il vescovosaluta i pre- lati e comincia la messa. La messa si can • ta de die infra octavam, Gloria, Credo, unica orazione, senza neppur quella del- la domenica, la quale però esiste nel mes- sale falto stampare da BenedettoXIV, e si dice nella domenica che cade fra l'ot- tava. Nella Commemorazione di s. Pao- lo si canta la propria, comeanche nell'ot- tava. 1 prelati sonoturificatiffajt?//ci ductu e ricevono la pace ( oltre quanto dissi a Cappelle pontificie, si veda Incenso e In- censazione, Pace della messa). Finita la messa visitano, oltre il ss. Sagramento, in s. Paolo l'altare del Crocefisso (il de- cano de' vescovi assistenti prima doman- dava il rescritto per celebrare sull'altare papale, ma per quanto riportai nel voi. Ll,p. il 5, e nel voi. IX, p. <5i pel re- ifc» PRE scritto cìi autorizzazione di Benedetto XIV che riprodussi, non ha più luogo l'istan- za), in s. Pudenziana l'altare di s. Pietro, in s. Maria in via Lata la cappella de'ss. Pietro e Paolo nel sotterraneo, in s. Pietro jn Vincoli la cappella del sotterraneo, co- sì in s. Pietro in Carcere, in s. Pietro Mon- torio la cappella nel cortile del chiostro o tempio di Bramante. Di tutte queste chie- se trattai ai loro articoli, e per quella di s. Pietro in Carcere nel voi. LUI, p. 20. Ab- biamo di Gio. Pietro Simonetti : Breve ragguaglio delle 8 chiese destinate da Be- nedetto XI F per Voltavano de'ss. Pietro e Paolo, Roma 1 744- Delle memorie dei ss. Apostoli che sono in dette chiese, ne parlai pure nel voi. IX, p.i5o. Della cu- stodia del conclave affidata ai prelati e quali, in uno al Maestro del s. palazzo (F.), ragionai ne' voi. XV, p. 3oo, 3o5, XLI, p. 29/L Dei prelati chehanno Ino go in Concistoro, vedi tale articolo. Del le precedenze de'prelati parlai ancora ne voi. XVI, p,i35, XXIX, p. 77, a Conci storo, a Maestro di camera, come nel voi XV, p. 227, 246, 247, essendo dispen Rati daW'Esame i prelati esaminatori, u ditori di iota, consultoridel s. offizio, fa* tendo la sola presentazione ; come lo fu un avvocatoconcistoriale, Io dissi nel voi, XXII, p. 72. Delle precedente nelle Pro* mozioni [V.) cardinalizie de'prelati, ob tre quanto notai a Cardinale, ne'luoghi analoghi e nel voi. L, p. 84, eccone l'oiv dine di precedenza : patriarchi, arcivescor \ i, vescovi, prelati di fiocchetti, protono- tari apostolici partecipanti, uditori di ro- ta,essendo per tale considerato il p. mae- stro del s. palazzo , chierici di camera , segretari. L'assessore della Congregazio- nedel s. ojjlzio (F.) 0 s. Inquisizione ( V.), qualora non sia vescovo o prolonotario apostolico partecipante, non baia prece- denza sopra i prelati segretari allorché sono creati insieme cardinali. Per ultimo sono promulgati i religiosi, ancorché sie- 110 generali del proprio ordine o congre- gazione, tranne il detto p. maestro. Les- PRE si in un ceremòniale, che! prelati si scuo- pronodel berretlinoai soli cardinali, con- siderandoli come tanti vescovi in diocesi. Per la ricorrenza del s. Natale eperl'an- niver sarto della coronazione del Papat i prelati si portano in anticamera ponti- ficia per segnarsi nel fòglio delle felicita- zioni, il quale poi vienedal prelato mae- stro di camera sottoposto alla lettura del Pontefice. Dice il Parisi t. 2, p. 237, che ordinariamente i prelati scrivono lette- re di buone feste al proprio sovrano , quando il prelato sia di famiglia prima- ria e incarica distinta; ai cardinali, ai nun- zi, ai ministri principali del suo sovrano, e ad altri signori cui hanno o dipendenza o relazione. Allorché i cardinali si reca- no alla visita della basilica Vaticana , e del cardinal decano, dopo avere ricevu- to il Cappello cardinalizio (^.), come se prendono Possesso delle Protettone e ilei loro Titoli e Diaconie, ovvero si portano ad assistere alle Co/ic/hsio/h (/■'^lorode- dicate, incedono con prelati nella propria carrozza, Inoltre i prelati fecero corteggio ne'pubblici Ingressi in Roma (Pr.) ai car- dinali ed ambasciatori. Narra il diarista Cecconi, che ne' pontificati di Clemente XI e Benedetto XIII, il cardinal Albani nipote dei primo si portò ad un'accade- mia nel collegio Nazareno dedicata al Pa- pa, col corteggio di 5o prelati nel 1718; in un'accademia del collegio romano il medesimo vi si recò con 60 prelati nel 1720; ed allorché l'ambasciatole impe- riale Raunitz fu all'udienza formale di Benedetto XIII, avea nel seguito 5o pre- lati. Di questi corteggi di prelati nelle fun- zioni, ed anche coi cardinali legati per l'a- pertura e chiusura delle Porle sante (F.), tenni proposito ai loro luoghi. Nelle bio- grafie de'cardinali e in altri articoli nar- rai come anticamente i cardinali nella lo - ro splendida corte avevano vescovi , al- tri prelati e personaggi dotti ed eruditi. Ai rispettivi articoli dico di quanto han- no di onorario i prelati secondo le cari- che, e nel voi. XXXVII, p. 288 ripor- PRE lai gli assegnamenti de'prelati pro-legali, \\ce-legali, delegati, presidente della Co- marca di Roma e commissario apostoli- co di Loreto. Sino al termine del secolo pascalo, oltre i prelati palatini, ia prela- tura era registrata ne' ruoli del palazzo apostolico per la parte di palazzo (voi. L, p. 2o5, 206), cioè pane, ciambelle e vino. La godevano i vescovi assistenti al soglio, i prelati di fiocchetti, i protonota- ii,gli uditori di rota, i chierici di came- ra,} segretari di diverse congregazioni, i ■votanti di segnatura, i ponenti di consul- ta, igiudici di Montecitorio, i prelati do- mestici, quelli della penitenzieria, della cancelleria in uno agli abbrevia tori, della dateria, de'brevi, i referendari, gli avvo- cati concistoriali, ec. Molle cariche car- dinalizie erano anticamente prelatizie, e Je notai ne'rispettivi articoli, per cui per molto tempo alcune conservarono il prò, e da ultimo lo usava il segretario de'me- morìalij lo conserva ancora il datario. Meglio è a vedersi i loro articoli , così quello di Cancelliere di s. Chiesa, per- chè s'intitola vice. In diverse cariche pre- latizie , se vengono ritenute dal prelato divenuto cardinale, o per poco o per lun- go tempo, prende il titolo di prò. I Prelati di fiocchetti, così denominati per quelli che usano ai cavalli delle loro carrozze in uno ai ciuffi, sono: Governa- tore di Roma come V ice- Camerlengo , Uditore della camera, Tesoriere, Mag- giordomo (F.), Questi sono i primi pre- lati della romana prelatura della s. Se- de, e propriamente il primo è l'Uditore della camera, sebbene lo preceda il Go- vernatore di Roma come Vice- Camer- lengo, come noto a tali articoli. Oltre ciò che di loro ho detto di sopra particolar- mente e genericamente, ed oltre quanto dico negli articoli loro oche li riguarda- no, solo qui aggiungerò o ripeterò che parlai de'loro treni di frullone e altra car- rozza, i cui cavalli hanno ciuffi e fiocchet- ti di seta paonazza (il colore rosso fu proi- bito per decreto della congregazione ce- PRE i53 remoniale), distinzioneche godonoanche i Patriarchi (Vedi, avendo pure parlato delle visite che fanno a'prelati di fiocchet- ti), usando 1' uditore della camera l'om- brellino, ne'vol. VIII,p. 23o, X, p. 121, Xl,p. 36,XLlX,p. 1 1. 11 prelato vescovo Vicegerente (V.) ha l'uso de'fiocchi e ciuffi, verdi a'cavalli; non pare che risultino da concessioni quelli che tal volta adoperano alcuni vescovi nelle solenni funzioni. Per le cappelle pontificie e altre sagre fun- zioni papali sono intimati dai Cursori a- postolici(V.), così ai Concistori (V.). Nel- le cappelle siedono come dissi nel voi. VII f, p. 2 18 é 222; se sono arcivescovi, come dichiarai parlando del maggiordomo nel voi. XLI, p. 290 e 291, assumono il pi- viale e prendono luogo fra gli assistenti al soglio, così l'uditore della camera e il tesoriere (ricevendo egualmente la palma, la candela e gli Agnus Dei come i. car- dinali), tranne il governatore per ciò che notai nel voi. XXXII, p. 29; dicendo al- tresì che quando i vescovi assumono il piviale, i prelati di fiocchetti passano al banco de'protonotari apostolici, che sie- dono dopo loro. Come incedono nelle pro- cessioni,oltreildettonel voi. Vili, p.2 16, è notato nella descrizione delle proces- sioni. Sul modo d'incedere all'adorazio- ne della croce, può leggersi anche i voi. XVIII , p. 289, XLI, p- 29 . . Nelle in- censazioni vieneprima incensato il gover- natore, poi il principe assistente al soglio, indi gli altri prelati di fiocchetti, poscia i vescovi assistenti chesiedono dopo dies- si. Il prete assistente nelle cappelle ordi- narie, e P uditore di rota ne' pontificali danno la pace al governatore, e quest'ila comunica ai colleghi prelati di fiocchet- ti, l'ultimo de' quali la passa ai vescovi non assistenti nelle cappelle ordinarie, ai protonotari ne' pontificali. In conseguen- za, quando è assenteil governatore, tan- to l'incensazione che la pacela riceve pri- ma il detto principe, poi gli altri prela» ti di fiocchetti. Questi, come tutta la pre- latura, sono tenuti a fare le visite ai cai- !54 PRE dinali nuovi, patriarchi, prelati di fioc- chetti, ambasciatori ec.,al modo detto e- ziaudio a Patriarca. Nell'odierno ponti- ficato cessando la carica di governatore di Roma, mg.r Savelli che n'era investi- to , restando colla cospicua qualifica di Vice- Camerlengo di s. Chiesa (V.), con- tinuò a godere le prerogative inerenti e sedere sopra l'uditore della camera, con precedenza sul Principe assistente al so- glio (V.), laonde va alla sua destra nelle processioni e prima di lui riceve l'incensa- tura, la pace, le candele, le ceneri, le pal- me , gli Agnus Dei. Cessando ancora il le so ri e re {f7.), nel rinunziare la carica mg.r Monchini , il Papa gli conservò gli onori annessi ai prelati di fiocchetti, co- me riporta iln.°7 i della Gazzetta di Ro- ma de'2.5 aprile 1848. Nel Giornale di Roma n." 64 del 1 852 si legge , che il Papa nominò commissario straordinario per le 4 legazioni di Romagna mg.r Ga- spare Grassellini, cogli onori di prelato di fiocchetto. E ciò perchè l'illustre pre- lato, essendo stato governatore di Roma e vice-camerlengo, era stato ancora pre- lato di fiocchetto. Nel voi. XXVIII , p. 56, 57, 58, 66 e 67, descrissi i funerali de' prelati di fiocchetti, e del loro inter- vento ai medesimi, notando perchè ad up funere intervenne il solo maggior- domo. Ordinariamente i prelati di fioc- chetti non sono mai canonici delle pa- triarcali basiliche di Roma; nondimeno trovo due esempi in contrario. Monsi- gnor Giuliano Cesarini^P '.) era canoni- co della basilica Vaticana, ed insieme u- ditore generaledella camera, come appa- risce da islromento degli 1 1 marzo i427 per gli atti del Toti notaro pubblico e della basilica: Martino V segretamente lo creò cardinale a'24 maggio 1 426, o ai 26 secondo Ciacconio, ma avendolo ri- servato in petto, solo lo pubblicò agli 8 novembre 1 "pò, come dichiara Ratti , Della famiglia Sforza t. 2, p. 253 e 266, divenendo poi arciprete della stessa ba- silica. Leggo nel iìombeWì, Raccolta del- PRE le immagini coronate dal capitolo di s. Pietro^.Z, p. 2, che mg/Lodovico Bian- chetti maggiordomo di Gregorio XIII e canonico della Vaticana nel 1579, Ol'no di scelti marmi 1' altare della Madonna della Colonna di detta basilica (di cui nel voi. XII, p. 276), altri abbellimenti a- vendoli fatti il fratello cardinal Lorenzo Bianchetti (V.)t al quale articolo Io dis- si in véce Maestro di camera, e meglio nella serie di questi nel voi. XLI, p.i 33, non avendolo trovato maggiordomo nel- le ricerche da me fatte neh' archivio del Palazzo apostolico. Siccome tali esempi sono antichissimi, forse in quelle epoche non erano quelle cariche di fiocchetti : certo è che Urbano Vili concesse i ciuffi e fiocchi rossi ai cavalli de'cardinali; Cle- mente XII i fiocchetti neri al maggior- domo, e Clemente XIV confermò quelli pure neri de' patriarchi, poi cambiati in paonazzo; laonde pare che in tal conces- sione fosse allora il maggiordomo dichia- rato prelato di fiocchetti. A'giorni nostri furono fatti, maggiordomo mg.r Naro (V.) poi cardinale, mg/della Porta (V.) uditore della camera poi cardinale, i qua- li conservarono il canonicato Vaticano, perchè ambedue erano giubilati. Sopra il prelato si possono leggere: Mosconii, De majestale mililiaeecclesiasdcae, Ve- netiis 1 602. Tamburinio, Dej'ure abba- in 'ii et aliorum praelatorwn, Lugduni 1 64o. Castori , Istituzione cristiana per chi desidera vivere in corte, Roma i (54 2. Manzini, // principe ecclesiastico, Bolo- gna 1 644- Da Ponte, Specchio del vesco- vo e del prelato, Roma 169 1. Più gli ar- ticoli relativi in questa mia opera; il Gior- nale della voce della ragione, che s' in- cominciòa pubblicare nel i832; e le mol- te opere erudite di mg.1* Mario Felice Pe- raldi chierico di camera vi venie, sulla ro- mana prelatura. Cancellieri ne' Possessi tratta qual sia la probabilità che hanno i prelati di divenir cardinali : nella Let- tera al d.r Ko reff racconta che il p. Cor- dala scrisse una utile e lunga Istruzio- PRE neper un giovine che vuole entrare ih pre- latura,a l'indirizzò a mg. ^Bonaccorai se- gretario de' vescovi e regolari. Lunadoro, Relazione della corte di Roma (ediz. del 1646), p. 241, tratta: Ordine della pre- cedenza degli ecclesiastici o prelati. La precedenza tra'patriarchi si chiamò Pro- catedria, vocabolo greco che significaprio- 1 ila di sedere o precedenza nel consesso de' patri archi. PRELATURA. F. Prelato. PREMISLIA oPrzemisliaoPrzemysl {Premislien). Città con residenza vesco- vile nella Gallizia, della Polonia austria- ca , capoluogo di circondario a 6 leghe da Jaroslaw e 1 9 da Leopoli o Lembergh, è cinta di mura con castello sopra alta rupe, presso il fiume San. La cattedrale è solido ed elegante edificio , sotto l' in- vocazione di s. Gio. Callista, con baltiste- rio eh' è l'unico della città : le è vicino l'episcopio, ampio e decente. 11 ca piloto si compone delle dignità del preposto, decano e scolastico, avendo la 1/ I' uso della mitra, e di altrettanti canonici. Vi sono 4 vicari, cui è affidata la cura d'a- nime sotto la direzione di un canonico che è il parroco della cattedrale, altro cano- nico è rettore del seminario, gli alunni «lei quale servono alla divina oflìciatura. Non vi è altra parrocchia, bensì un mo- nastero di benedettini, altro di monache, confraternite e ospedale. La sede vesco- vile fu eretta nel 1 3j5 da Gregorio XI se- condo Commanville, sufliaganea di Leo- poli, di cui Io è tuttora. I vescovi del se- colo passato sono riportati nelle Notizie di Roma. Per morte di mg.r Saverio Za- cliariasievicz, a? 27 luglio 1 847 P'° IX dichiarò vescovo l'attuale mg.r France- sco Saverio Wierzchleyski diViznia-Po- remba diocesi di Tarnovia, già canonico della metropolitana di Leopoli. La dio- cesi è vasta, comprende if5 parrocchie e molti luoghi. Ogni nuovo vescovoè tas- sato iu fiorini i5o, essendo le rendiledel- la mensa circa i4>ooo fiorini di conven- zione. PRE 1 35 PREMISLIA o Przemislia ( Premi- slien). Vescovato di rito greco-ruteno, il cui vescovo risiede \i\ Premislia (V-), ove ha la cattedrale del proprio rito e al Ire cbiese. Vi è il monastero di s. Salvatore, i cui monaci posseggono le ville Slrazo- vica e Busoca, reclamate però dall'ordi- nario, essendo state donate nel «292 da Leone duca di R.ussia. Nel sinodo di Za- m osci a fu stabilito di ridurre i monaste- ri della gran Russia in congregazioni, e ciò specialmente nella diocesi di Premislia. In seguito di che, nel capitolo generale tenuto nella cattedrale di Leopolifu po- sta in opera la riduzione e furono i mo- naci esentati dalla giurisdizione de' vesco- vi, ciò che approvò Benedetto XIV nel 1 y44 c°Ha bolla Inter plures. Havvi an- cora lo spedale, il ginnasio e la scuola. La sede vescovile fu eretta nel secolo Xlll , secondo Coni man vi Ile, suffraganeadiKio- via dello stesso rito ruteno, ed un tempo fu riunita a Riovia. Il vescovo Michele Ropistenski sottoscrisse la lettera del con- cilio di Russia, mandata nel i5q5 a Cle- mente Vili per l'unione colla chiesa ro- mana. 11 vescovo Silvestro Ulebitzi fu al concilio di Moldavia nel 1642, Oriens christ. 1. 1, p. 1 284. Il vescovo di Premi- slia con quello di Leopoli nel 17^1 do- mandarono a Benedetto XIV di passare al rito latino, ma il Papa col breve P'e- strae ad nos, de' 18 settembre, Bull, de prop. fide, Appendix t. 2, p. i5g, glielo vietò,a tenore del decreto ditJrbano VIII. Nella 3.a divisione della Polonia tutti i vescovi ruteni passarono sotto il domi- nio della Russia, tranue quelli di Presmi- lia e Leopoli. In questa diocesi furono ridotte le feste stabilite nel sinodo di Za- moscia a' 18 settembre 1 780, come lo era- no slate negli altri domimi della casa di Austria. Pio Vllcolla bolla Operosa, dei 24 settembre i8o5, Bull. coni, t.12, p. 38 i , distribuì i luoghi in varie diocesi della Polonia austriaca , come in quella di Premislia. Inoltre Pio VII nel 1807 elevando Leopoli {Tr.) di rito ruteno al i56 P R E grado arcivescovile, ne dichiarò suffra- ganeo il vescovo di Premislia , che lo è ancora, al quale unì i titoli vescovili di Sanoehìa e Samboria del medesimo ri- to, coi quandi denomina. Sanochia o Sa- ìioky città della Gallicia-polono-austria- ca,é capoluogo di circolo, situata in mez- zo ad una pianura assai estesa sulla spon- da sinistra del San. Ha castello munito e la scuola. Samboria o Sambor, altra cit- tà della Gallicia-polono-austriaca, è capo» luogo di circolo, in un'ampia pianura sul- la sponda sinistra del Dniester, che un poco inferiormente riceve lo Strwiaz. E assai ben fabbricata. Ha chiesa decanale di rito latino, e altra di rito greco-rute- no, ospedale, ginnasio, scuola ch'eia prin- cipale del circolo, ed il tribunale crimi- nale , oltre l' intendenza delle saline di Drohobicz. Pio VII neli8i8 fece vesco- vo di Premislia , Sanochia e Samboria , Giovanni Snigurski. Pio IX nel 1848 gli die per successore mg.r Gregorio Sachi- mowiez di Podberga arcidiocesi di Leo- poli , che Gregorio XVI nel 1841 avea fitto vescovo di Pompeiopoli inpartibus. Questo Papa a'27 febbraio 1846 indiriz- zò la lettera Inter gravissimas, presso gli annali delle scienze relig. serie 2.a, voi. a, p. 385, al predecessore, ed al vesco- vo di rito latino di Premislia, acciò in- culcassero ai loro diocesani la fedeltà e l'ubbidienza all'imperatore d'Austria lo- ro sovrano. La mensa vescovile ha di rendita circa scudi 1200. PREMONSTRATENSI o PREMO- STRATENSl. Ordine de' canonici re- golari,chiamati anche Canonici bianchi, istituiti da s. Norberto (P.) poi arcive- scovo di Magdcburgo (F.), de'quali trat- tai nel voi. VII, p. 265 e 266. Inoltre il santo istituì anche le Canonichesse Pre- monstralcnsi (V .). Nell'ordine fiorirono canonici illustri per dottrina e per san- tità di vita , oltre il cardinal Giovanni Bucca [V.), Benedetto XIII colla bolla Etnanavit, degli 8 marzo 1728, conces- se a tutto l' ordine nremonstratense di PRE fare l'uffizio de'ss. Gilberto abbate, Ger- laco eremita, Scardo confessore, de' bb. Godifredo, Federico, Ermanno Giusep- pe e Gertrude vergine, tutti del medesi- mo ordine ; a questo inoltre a* 12 apri- le con altra bolla Etnanavil > accordò l'uffizio e messa di 3 loro santi vescovi, Eumodo , Isfrido e Lodolfo. I premon- stratensi aveano in R.oma il collegio di s. Norberto, fondato nel 1 63 1 da Giovan- ni da Preuk canonico della cattedrale di Varmia, ricco di benefìzi ecclesiastici che volle impiegare con questa istituzione a vantaggio de' prossimi ed alla conversio- ne de'parenti infetti di eresia. Ne affidò la cura ai premonstratensi e vi doveano essere ammessi pei primi i suoi parenti nati nella Prussia reale o ducale, o nel vescovato di Varmia : pel collegio il fon- datore prescrisse il tempo, la nomina, gli studi, i fondi, le rendite. Vi risiedeva il procuratore de'premonstratensi di Pra- ga , che amministrava le missioni della Lusazia, delle quali parlai ne' voi. XXIX, p.io3,e XLIV, p. i46. L'ultimo presi- dente del collegio morì nel 18 12, e fino al 1817 ne fu amministratore Giacomo Enea di Chataud : allora restava al col- legio, oltre il locale e la chiesa, i giardini e una vigna ai monti Parioli. Il mona- stero e la chiesa Gregorio XVI la diede alle monache figlie del Calvario [V), che dirigono e curano le donzelle dell' Ospi- zio di s. Maria degli Angeli (F.), i qua- li edilìzi il Papa visitò molte volle per la benevolenza con cui riguardava le ot- time religiose che beneficò in vita e in morte, ond'esse gli celebrano due annui anniversari di gratitudine, virtù tanto più mirabile in quanto che ai nostri in- felici giorni è divenuta rara. La chiesina e monastero di s. Norberto è situata nel rione Monti , lungo la bella strada che dalle Quattro Fontane conduce a s. Ma- ria Maggiore. E adorna con buoni mar- ini e altri abbellimenti : i due quadri de- gli altari laterali sono pitture di Stefano Pozzi discepolo di Masucci. Vi si celebra PRE la festa di s. Norberto a'6 giugno e non agli 1 1 luglio come altri scrissero. 11 Do- limi ni, Catalogo degli ordini 1. 1, p. a 2, 23, 24» tratta de'canonici premonstraten- si e riporta 3 figure vestite con rocchet- to e alniuzia d' armellino, con tonaca e scapolare, e quella dell' abbate in cap- pa, mozzetta e croce pettorale , teneudo il pastorale. Nel t. 2 parla delle monache premonstratensi, e riproduce la figura di esse presa dall' immagine di s. Gertrude maestra delle medesime nel monastero d'AIdeberga. PRENETO o PRONETTO. Sede ve- scovile della i.aBitinia, eretta nel VI se- colo, sotto la metropoli di Nicomedia.L' O- riens dir. 1. 1, p. 621 riporta 5 vescovi. PREPENESSO o PREPENNISSO. Sede vescovile della Frigia Salutare, eret- ta nel V secolo, suffraganea di Sinnada, di cui un solo vescovo registra 1' Oriens chr. t. 1 , p. 84g. PREPOSTO, PROPOSTO, PRE- POS1TO , PREVOSTO. Praepositus, Magisler. Ufficio e titolo di dignità e di beneficio ecclesiastico in alcuni capitoli ed in altre chiese cattedrali, collegiale; ed alcune volte, come osserva Alacri in Praepositus, significava ne' primi secoli il vescovo ( cosi Berlendi , Oblazioni, p. 1 16), altre volle il vicario, ovvero l'eco- nomo della chiesa (lo dissi nel voi. XIX, p. 2g5) in tempo di sede vacante. Mor- celli chiama Magisler, Praepositus il pre- posto : Praepositus anche il vicario fora- neo e il prevosto delle chiese. Il prevo- sto in alcuni ordini militari equestri è il grande uffiziale che ha cura delle cere- monie: vi furono molti prevosti neglior- ditii di s. Michele, dello Spirito santo, di s. Luigi, di s. Lazzaro,del Carmelo. Pre- posto dicesi pure il capo, il prefetto, il superiore di diversi uffici civili. Osserva Adami, Storia di Volseno t. 2, p. 1 45, che tra gli uffizi militari degli antichi io- maui eravi il Preposito, impiego poco di- verso da quello de' tribuni militari, coi quali comandavano le coorti, e si tenue o- PRE i57 norevole Y esercizio di tale prepositura. Nelle congregazioni de'chierici regolari, il superiore generale ordiuariameute si de- nomina Preposito, come in quelle de'tea- tini, barnabiti, somaschi, gesuiti, chierici minori, scuole pie, dottrinari, pii operai, passionisi, lo che si può vedere ne'loro ar- ticoli : vedi pure Generale de' religio- si. Dicesi Prepostura, Propostato, Prepo- stalo, Prevoslura, Prcposilura, Propo- situra, Propostia, Pràeposilura, l'ufficio e la dignità di preposto. A Cella parlai dell'antiche prepositure monastiche. Nar- di, De' parrochij chiama Prevosto la di- gnità omonima del capitolo, che antica- mente era Prelato (V •) quando presie- devano domesticamente alle canoniche o case canonicali , di cui erano capi , cosi chiamandoli il concilio d'Aquisgrana del- l'83o, ed in una epistola dell'imperato- re Lodovico, prelato chiamò s. Gregorio VII il prevosto di Chiusi; era prelato, per- chè avea giurisdizione sul buon ordine della canonica, che inoltre avea altri mi- nistri e cariche canonicali, come il Vice- domino o economo, da cui dipendeva il canonico Cellerario. Il prevosto presiede- va alla casa e vita comune de'chierici (del- la quale trattai anche a Canonico, a Cle- ro, non esigendosi Decima dai beni dei canonici viventi in comune, i quali dalla canonica ricevevano vitto, alloggio e ve- stito) e portamento degl'individui entro la medesima, i quali erano parecchi ol- tre i canonici, suddiaconi, minoristi cat- tedrali, seminaristi , vivendo in comune con essi auche i vescovi. In conseguenza dice Nardi , che il prevosto non era an- ticamente dignità capi tolareo per dir me- glio dignità ecclesiastica, ma era il cano- nico capo delia casa canonicale; talvolta era prevosto un canonico diacono , ora un canonico prete, ora l'arciprete o l'ar- cidiacono, ed era eletto dagli altri cano- nici per un tempo determinato. Non so- lo era eletto dai canonici, ma negli aflari d'importanza doveva consultare i mede- simi. Fu in tempi più bassi anche chiù- i58 PRE unito Prìor canonicontm. Egli col ve- scovo stabiliva le preghiere nell' alzarsi, il martirologio, ed altre cose per vari tem- pi dell'anno. Avea l'incombenza di visi- tare nelle domeniche coll'arcidiacono le carceri per vedere com'erano ben tenu- tele puniva i trasgressori delle leggi ca- nonicali, contro il buon ordine della ca- nonica. Per le di lui belle attribuzioni fu pure chiamato Archicanonicus, come nel concilio tt' Aquisgrana dell' 8 16 , nel si- nodo di Veroli dell'i i i i, in cui il prevo- sto o archicanonico era l'arcidiacono. Nel- l'azione 2.adel concilio generale Niceno 2.0 vi è sottoscritto Leone prete dellas. chiesa Costantinopoli tana a nome dell'arci vesco- vo di Sida; e nella 3.a azione si sottoscrive Leo Praepositus , et locum retinms me- tropoleos Sidae. All'unno 523 abbiamo il preposi to della bas.lica Vaticana, cioè il capo di quel capitolo. In una lettera d'incmaro di Reims è nominato il Prae- posilo et canonicis ecclesiae Remensis : Lamberto vescovo d'Arras, scrivendo a Manasse preposilo, al decano e agli altri del capitolo di Reims, dà loro i titoli di Reverendìs Patribus, e l'epiteto di San- clitalis vestrae. A'iempi d' Incraaro era prevosto de'canonici di Reims Gislolclo. Nel concilio di Chalonssur Saondell'837 o 83q mentovasi Leuterio prevosto e av- vocato d'un capitolo di canonici. Nel 1 og5, come rilevasi dal concilio di Piacenza,! prevosti delle cattedrali mettevano degli ecclesiastici o preti minori nelle cappel- le o oralorii urbani del capitolo. Nel ca- pitolare Aquisgranense dell' 8 1 3, ancor- ché non fosse prete , il preposto poteva dare la benedizione al lettore, e poteva scomunicare nel furto occulto. In un di- ploma delio55del capitolo di Piacenza, tra'capitolari vi è un diacono preposito. Il vescovo di Soissons s. Arnolfo fu pri- ma arcidiacono Mormorimi et ecclesiae s. Audomari Praepositus, Nel secolo XII s. Anselmo, prima di essere vescovo, fu Praepositus della chiesa di Ginevra :s. Francesco di Sala 4 secoli dopo fu cziau- p a e dio preposto di Ginevra. Del prevosto s'incontrano frequenti menzioni anche dei tempi più bassi, come nel concilio di Ma- gonza dell'8 1 3, e successivamente in quel- li di Reims dell'87 1 (il prevoslodella cat- tedrale viene chiamato Praesides3 ed a- vea giurisdizione esterna sugli uomini del - la chiesa), di Vienna, di Bourges. Anche le collegiate a veano il loro prevosto, e nel- le città grandi erano frequenti, sebbene più. comunemente fu detto Priore il pre- vosto delle collegiate e talora anche arci- prete. Del prevosto di Verona si fa men- zione nel 1 o38. Urbano II chiamò eximio Praeposito quello della collegiata di Gesù Nazareno in Ispagna. Nella bolla di Boni- facio VII Idei i3oi al vescovo d'Anagni, si legge che il prevosto era eletto dai canoni- ci (di sue insegne parlai nel voi. II, p. 34), che vi veano in vita comune, poteva sco- municare e sospendere tutti gl'individui del clero cattedrale, e correggere le man- canze leggiere, riservando al vescovo le gravi. Il preposto poi non poteva essere so- speso o scomunicalo dal vescovo, senza il consenso della maggior parte del capi- tolo. Ne' bassi tempi ed anche oggidì in molti luoghi il prevosto o il decano del capitolo ha la cura d'anime dei canonici e altri beneficiati della cattedrale. Non fa quindi specie che in certe cattedrali sia divenuta una Dignità ecclesiastica^.), come riporto a'ioro luoghi (parlando iti molti delle loro prerogative e distinzio- ni concesse loro dai Papi), quella che una volta era la sola presidenza della canoni- ca, e di essa capo domestico. PRESAGIO. V. Predizioni. PRESANTIFICATE. Ostie consagra, tene'giorni precedenti, quindi dicesi Mes~ sa dei presanli/ìcati quella in cui il cele- brante olire all'altare e consuma alla co- munione le specie Eucaristiche consagra- te nella vigilia o ne' giorni precedenti , laonde tale messa è senza consagrazio- ue. Nel 692 decretò il concilio di Carta- gine che in quaresima si debba celebra- re tulli i giorni la messa de' presantificati, PRE tranne i sabbali, le domeniche e il gior- no della ss. Annunziala. Nella chiesa la- lina si celebra la messa de* presanlificati solo nel venerdì santo- ( che il cardinal Tommasi chiama uffizio della feria VI in Parasceve),come descrissi ne' voi. Vili, p. 3o4, XLIV, p. 271 ; ma nella chiesa greca viene celebrala ancora in tutta la quaresima , eccettuati i sabbati e le do- meniche. Questa disciplina fu stabilita da diversi concilii. V. Pane azzimo e fermen- tato. Christ. Claii, Disputatici hislorica de die magnae Parasceve, Lipsiaei697. Vili ibrord Deschardes, Feria VI sive ej'us dignitas , et opera sacra ejusdem diei, Mechliniae 1 653. Jo. Dav. Thoenuiker, De missa praesanctificaloi uni, Vitteber- gaeiyi 1. Hen.Rixnerus, De communio- neprae$anctifìcalorum,}le\imteà\\i6'/o, e nel libro, De laica, et peregrina commu- ni one. Al'azio, De concord, eccles. orient. etoccid. Le Brun, Exphcationde la mes- se, t. 2, p. 372. Benedetto XIV, De fé- slis, p. 146. Sarnelli, Leti. eccl. t. 9, lett. 4, Spiegazione della forma del presbi- terato e della messa del venerdì santo. PRESB1TERA o PRESB1TERES- SA, Presbylera. Presso gli ebrei ed i pa- dri della primitiva chiesa fu costume de- putare alcune vergini al ministero eccle- siastico, cioè alla custodia de' templi, ed a quanto descrissi a Diaconessa (7^.)^ per- chè erano così chiamate, o Presbiteres- se o Prelesse j imperocché quelle donne maritate le quali consentivano che i loro mariti si ordinassero Suddiaconi o Dia- coni (V.), venivano appellate suddiaco- nesse e diaconesse, se Preti {V.), Presbi- tere o Presbiteresse o Pretesse, se Vesco- vi {V .),V escove, Epìscopae. Se mori va- no iloro mariti, egualmente non poteva- no congiungersi con altri in Matrimonio (V.), essendo loro proibito, e costumava- no ritirarsi ne'monasteri e larvi anche la professione religiosa. Nel concilio di Ro- ma del 731 , s. Gregorio II (come dissi nel voi. XLVI, p. $), decretò: Se alcu- no sposa una presbileressa, cioè quella il PRE i59 cui marito è stato ordinalo prete, sia a- natema. Altrettanto aveano fulminato i concilii di Calcedonia nel 45 1 e d'Orleans nel 533, per quelle donne che aveano ri- cevuto la consagrazione di presbiteresse o diaconesse. Altre diaconesse o presbi- teresse erano alcune donne vergini , di senno e prudenza mature, almeno di 4» anni, le quali al dire di Davanzati, No- tizie del pellegrino , p. 121, in un certo modo venivano come ordinate e consa- grate dal Papa (comedissia Diaconessa) e dai vescovi coll'imposizione delle ma- ni; per la quale funzione , sebbene non ricevevano Ordine [V.) alcuno, essendo di questoalfatto incapaci lefemmine(nul- la vi sarebbe di più sconvenevole che di dar loro l'impero sopra l'uomo nelle co- se sante, perciò nessuna femmina fu mai onorata del sacerdozio nella vera reli- gione, né sotto la legge mosaica, uè sotto l'evangelica), con tuttocin venivano di- stinte con questi nomi: di questa ordina- zione o benedizione si fa menzione nel canone 1 5 di Calcedonia, ove si nota che prima di detta età era alla donna proi- bito tal consagrazione, ed anche nel si- nodo Trullano. AggiungeDavanzali,che nel decreto di s. Bai tolomeo apostolo si prescrive la forma di della ordinazio- ne, nella quale il vescovo alla presenza de'preti e diaconi imponeva le mani al- le ordinando colla recita di alcune pre- ci; e perchè questa ordinazione non im- primeva carattere alcuno, e non è sagra- mentale, perciò le diaconesse e le presbi- teresse in chiesa rimanevano nel solito luogo laicale. Dell'uflizio e impiego del- le presbiteresse, dice Davanzati, che avea- no cura delle vedove perchè adempisse- ro le costituzioni apostoliche e prestas- sero ubbidienza ai vescovi , ai preti , ai diaconi, ec. Istruivano quelle che dovea- no ricevere il battesimo per immersione; assistevano alle porte e steccali delle chie- se, e come ostiarie introducevano in es- se le donne nel malroneo o luogo sepa- rato dagli uomini; dispensavano le olici- i6o PRE te eie limosine che si raccoglievano per le vedove e altre donne bisognose; vigi- lavano sui costumi delle donne e perciò aveano autorità di entrare liberamente nelle loro case, per osservare e informar- ci come del tenore di vita, cosìi de' loro bisogni, per aiutarle secondo le necessità, e rimuoverle dai pericoli, laonde colle lo- ro visite le tenevano in soggezione, come insinuano le costituzioni apostoliche. Nei monasteri le diaconesse e le presbiteres- se portavano abito distinto e aveano po- destà di dar principio alle ore canoniche, cornee registi-aio nel Pontificale roma- no, tit. de benedici, et consecr. Virg. Ri- naldi all'anno 34> n.° 289, riferisce che presbilera fu delta non solo la moglie di chi si fosse ordinato prete, che vive- \ano separatamente celibi, ma ancora la donna vecchia e le vedove, come dichia- ra il concilio di Laodicea , facendosene menzione anche ne'concilii diTours e di Auxerre. Riferisce Piazza, Gerarchia, p. 7 1 6, che le presbitere o presbiteresse so- no mogli de'sacerdoli Greci (V.), i quali tutti, tranne i monaci, ne prendono una soltanto e vergine, prima di ricevere il diaconato. Attesta Macri, Vocaboli eccl. alla voce Presbytera , che le presbiteresse greche dopo la morte del marito non pos- sono più maritarsi; e che questo nome si- gnificò ancora le matrone che custodiva- no le chiese, chiamate anche Matricuriae. PRESBITERATO. V. Sacerdozio. PRESBITERI AN 1 . Eretici Calvinisti (/r.) rigidi che seguono alla lettera gli er- rori e le riprovevoli massime dell'eresiar- ca Calvino, per cui pretendono debba es- sere la Chiesa governala dai soli Preti{V.y, che la scrittura non fa alcuna differenza tra' preti ed i vescovi; e che il vescovato, come venne stabilito dalla Chiesa, non è d' istituzione divina; che se in principio della Chiesa vi furono de'preti che ven- nero chiamati vescovi , era questa sem- plice denominazione esteriore, che i pre- ti stessi aveano data ai loro confratelli, e che potevano rivocare. I presbiteriani si PRE trovano particolarmente in Ginevra, e so- no assai numerosi in Inghilterra ,ove di- sprezzando gli episcopali , vi furono tra ledue sette forti e deplorabili dissensioni; dappoiché gli episcopali protestanti han- no ivi conservata la gerarchia ecclesiasti- ca j qual era nella chiesa romana, ad on- ta che se ne divisero, e sebbene professi- no molti degli errori de'calvinisti, credo- no che non vi possa essere religione cri- stiana senza la successione dell'episcopato. PRESBITERO, Cardinale. Nelle tem- pora di dicembre 1 1 38 Innocenzo II Io creò cardinale prete di s. Pudenziana , e sottoscrisse una bolla nel i i4° a favore di s. Salvatore di Viviano. PRESBITERO o PRESBITERIO, Presbylerium. Questo vocabolo, oltre il significare la dignità sacerdotale, Prcsby- ter, sebbene ne'primi secoli il solo vesco- \o si chiamava Sacerdote (V.), esprime ancora quattro cose. r.° La parte interio- re del coro della chiesa, vicino all'altare maggiore, destinato pei preti. 2.°La casa parrocchiale coni igua alla chiesa. 3.° L'an - tico senato del Papa, ora sagro collegio, e del vescovo o sia l'odierno capitolo.4-* I donativi di moneta che facevano i Pa- pi al clero di Roma e ad altri della curia romana; ed anche le distribuzioni cano- nicali de' vescovi. i.° Macri, Noi. de vocaboli eccl. , chia- ma Presbylerium la parte interiore del Coro{V .), vicino a\V Altare (V.) maggio- re, notando che s. Cipriano disse, Exci' tari de presbiterio , in significato di de- gradazione dall'ordine presbiterale, ov- vero essere scacciato dal coro assegnato ai presbiteri e altri ecclesiastici. A Chie- sa, parlando della struttura delle antiche chiese, dissi del luogo più cospicuo ove sedeva il vescovo o capo degli ecclesiasti- ci , detto Sintrontoj del luogo destinato ai soli ecclesiastici ossia il Santuario, il Sagrario o Berna vicino all' altare , lo stesso luogo chiamato Coro o Presbiterio, Abside, contenente il trono del vescovo e le sedie pei preti in semicerchio, esseu- PRE done interdetto l'accesso ai laici, per de* creto di s. Leonel: V. Coro. .Nel santua- rio vi erano due luoghi, l'uno destinato alle oblazioni, l'altro pei diaconi e per- ciò detto Diaconico, ed occupava Io spa- zio fra l'altare e i cancelli, ora chiamalo Presbiterio, sebbene Diaconico si chia- mò pure la Sagrestia , ed il luogo pel ministero ecclesiastico, ed anche per al- loggiarvi i pellegrini. Costadoni, Osser- vaz. intorno alla chiesa cattedrale di Tor- cetto, presso Calogeri t. 43 , ne riporta il disegno del presbiterio antico posto in fondo alla navata di mezzo , ove il clero sfava assiso secondo il suo rango nelle ec- clesiastiche funzioni, lenendo in mezzo il ■vescovo, conforme al costume antichissi- mo della Chiesa, secondo le prescrizioni delle costituzioni apostoliche. Questo pre* sbiterio chiamossi ne' primi secoli anche Exedra per la Cattedra o Trotio (f\) del vescovo, ma Origene, il concilio d'And- ra, altri concilii e molli autori antichi e de'tempi di mezzo lo denominarono pre- sbiterio, ed ove il vescovo in conscssupre- sbyterorum sublimior sedeal, che essen- do in fondo alla chiesa tutto il popolo facilmente lo vedeva in uno all'alta rc.Gal- Jetti, Del primicero, p. i 3, narra che giun- to il Papa nel mezzo del presbiterio, qui- vi si levava la mitra dal capo : del pre- sbiteriodella cappella pontificia parlai nei ■voi. VIIl,p.22 l. Anche al presente chia- masi presbiterio il luogo della chiesa in cui trovasi la sedia del prelato, cogli stal- li pei sacerdoti e altri ministri, o che la sedia sia dietro l'altare maggiore, o che sia di fianco al medesimo, venendo ordi- nariamente munito di balaustrata o can- celli per impedirne l'ingresso al popolo, dovendosi nel presbiterio celebrare la mes- sa e le sagre funzioni. Il presbiterio che contiene l'altare principale, si fa più alto del piano della chiesa, per godere le fun- zioni, che riescono più maestose, comu- nemente con forma quadrilatera; deve es- sere spazioso e proporzionato alla cele- brazione de'diviui uffici e de'sagri miste- VOL. LV, PRE 161 ri. Il presbiterio non solo fu proprio della chiesa occidentaleo latina, ma anche del- l'orientale. Il can. Stracchi, Serie de* ve- scovi faentini p. 66, riferisce che fino dai tempi degli apostoli ciascun vescovo del- la chiesa d'oriente aveva il suo clero det' to anche presbiterio, che si componeva de' diversi ordini degli ecclesiastici del- la rispettiva diocesi. Erano tra' primi i preti o seniori, e i diaconiche assisteva- no il vescovo nelle sagre funzioni uni- tamente ai chierici minori, ai quali tutti si concedeva nella chiesa un luogo distin- to, ove non erano ammessi i laici, deno- minato Presbyterium, come si chiama pu- re al presente. Una con tesa insorta in Ilo- veredo tra il clero e i fratelli d'una laica compagnia , che in esclusione di quello, a titolo ili padronato, volevano arrogar- si gli scanni più distinti del recinto inte- riore o sia del presbiterio, indusse 1' ab. Gio. Battista Graser a comporre e pub- blicare: Dcpresbyterio, et in eo sedendo jure dispula thy Tridenti 1779, avendolo già fatto stampare nel 17^2 in italiano a Mantova. Pertanto colle antichità ebrai- che, cristiane e gentilesche prova che sem- pre ai ministri del culto fu accordato un luogo distinto e separato dagli altri; do- po aver ben definito il presbiterio, non pregiudicando la moderna struttura del- le chiese all'antica disciplina del luogo distinto che debbono occupare gli eccle- siastici , combattendo con solide ragioni l'insorto abuso. 2.0 Presbiterio e altresì una casa vici- na alla chiesa peralloggiarequelli che la ulìiziano e custodiscono, onde essere più pronti al divino servigio ed all'assisten- za spirituale del popolo. I concilii e par- ticolarmente quellodi Trento, statuirono che ciascuna chiesa parrocchiale debba a - vere un presbiterio per alloggiare il Par* roco (P^.) a spese degli abitanti o delle rendite della parrocchia. Si chiamò Dia- conico, oltre una parte interioredel tem- pio e la sagrestia, anche quel luogo con- tiguo alle chiese ove il vescovo ospitava i 1 1 162 PRE pellegrini, e le antiche Diaconie cardina- lizie {fr.) di Roma aveano propinquo alle chiese l'ospizio e l'ospedale per soccorrere i poveri e curare gl'infermi, dette anche case ministeriali, e vi abitavano i diaconi stessi. I cardinali preti ebbero case e abi- tazioni annesse alle loro chiese titolari o Titoli cardinalizi (Jr.), come i Canonici e il Clero (V.) la canonica o abitazione,! vescovi presso le cattedrali l' Episcopio (Z^.), i patriarchi in Roma annesso alle basiliche patriarcali il Patriarchio {V.). 3." Presbiterio venne appellato l'anti- co senato del Papa e del vescovo, corri- spondente all'attuale Sagro collegio (T7.), ed al Capitolo (V.) o corpo e collegio ca- nonicale. Macri e Zaccaria chiamano col- legio o radunanza di sacerdoti della chie- sa romana, l'antico Presbyteri uni, ora sa- gro Concistoro {fr.) de' Cardinali (>^.), cleri romani se/ratiis, Compresbyterium, come dichiarai a Concistoro succeduto al presbiterio de'primi Papi, in cui discu- tevano e risolvevano gli affari della Chie- sa universale. Chardon, Storia de' Sagra- menti t. 2, p. 83, riferisce che nella pri- mitiva Chiesa essendo i fedeli governa- ti dal vescovo , insieme coi sacerdoti la confessione facevasi a lui, e qualche vol- ta dinanzi a lui e agli altri sacerdoti, che si chiamavano il senato o il presbilerioj dipoi essendo il vescovo e il senato eccle- siastico troppo aggravato d'altre occupa- zioni, fu destinato il Penitenziere {V .) per ascoltare i Penitenti (/^.).Nardi, De parrò- chi t. 2, p. 1 5 1, eruditamente tratta del- le antiche prerogative de' cardinali di s. romana chiesa, dicendo che i preti e dia- coni del presbiterio romano, o siano i car- dinali, formavano il consiglio del romano Pontefice, che consultava in tulle le oc- correnze. A questi erano quasi di conti- nuo uniti i P escovi suburbicari (f/.) , e qualche al Irò vescovo che fosse stato chia- mato a consulto; per cui questo consesso era quel concilio permanente del Papa, del quale si fa menzione in tanti monumen- ti de'primi secoli. Nell'antichità spesso PRE vedesi contraili Presbylerium della chie- sa romana per qualche affare, come dal- la lettera di s. Vittore I delig4. Ne'pri- mi secoli il sacro collegio o senato o pre- sbiterio della s. romana chiesa conviveva col sommo Pontefice, come si apprende da Baronio e dalle lettere di s. Pio I del i58, da quella di s. Cornelio del 254 e da altri monumenti, ciò che rendeva an- che più facili le adunanze consigliar'!. Nel- Yepist. 55 s. Cipriano chiama i cardina- nah^oWegxo florentissimum elcum Cor- nelio praesidenlem. Questo Papa nella lettera 5.a dice : omni igilur aclu ad me periato placuit contraili Presbylerium. Adfuerunt eliani episcopi auinque. Lo stesso VanEspen conviene che questo presbiterio era il collegio de'preli e dia- coni o sia il senato della chiesa romana. Nel 253 per la sede vacante di s. Fabia- no il presbiterio romano assumendo il go- verno della Chiesa, secondo il consueto te- stificato da s. Cipriano del li secolo, scrisse alpresbiteriodi Cartagine, «essendo i pre- sidi ed i custodi del gregge in luogo del Padre, Noi tutti vegliar dobbiamo per il corpo della Chiesa universale, i cui mem- bri sono sparsi per tutte le varie provin- cie". Però il presbiterio romano lasciava irresoluti quegli affari di esclusiva spet- tanza del Papa. S. Sisto HI del 432 ra- dunò il presbiterio de'preli e diaconi per trattarvi importantissime cose , e vi fece gran figura Leone diacono, forse il car- dinale che gli successe col nome di s. Leo- ne 1. Neil' epistola di s. Felice II dello HI del 483 contro Gnaffeo vescovo in- truso d' Antiochia, dice il Papa : « Fir- ma sii haec tua deposilio a me, et ab bis qui una mecum apostolicum thronum re- gunt". Daiconcilii romani risulla, che nel presbiterio del Papa sempre interveniva- no i cardinali preti e diaconi, i quali vi sottoscrivevano, ciò che non accadeva ai presbilerii delle altre chiese, ove tenevan- si concili], e nelle dette sottoscrizioni non aveano luogo quelle degli oltii semplici preti e diaconi , essendo singolare privi- PRE legio del presbiterio romano il sottoscri- versi ne'concilii. Nella lettera di s. Boni- facio 1 1 del 53o,si legge : »Quam ad rem faciendam memorato Episcopo mea di- veda secundaprotinusquae Praesbyterio uni verso complacuitauctoritatem manda- vi". Quando frequentemente de' Papi dei primi secoli leggesi: hicfecitconstitntum in basìlica N.} non erano che adunanze del presbiterio, oggidì diciamo Concistoro, ch'è sinonimo del cum concilio sedis snae di s. Felice III, ch'era il concilio perma- nente de' vescovi suburbicari, de* preti e diaconi del presbiterio, tutti cardinali di s. Chiesa. I monumenti de'seguen ti seco- li sono corrispondenti in tutto. Piutto- sto è da rimarcarsi , che già nel IX se- colo 1' eletto Papa faceva una protesta, che naturalmente doveva essere in uso assai prima, dopo l'Elezione^.), di man- tenere le cose spirituali e temporali, e di far tutto col com\g\\o fìliorummeorum S. R. E. Cardi nalium, ciò che si fa anche oggidì, come descrissi a Professione di fede, parlando pure del giuramento del nuovo Papa. Nello stesso secolo Giovanni VIII nella costituzione intitolata dejure Cardinalium, prescrive che due volte al mese si radunino in un titolo o diaconia per esaminarvi la condotta degli eccle- siastici inferiori; e riguardo agli ecclesia- stici superiori , come quilibel praepositi se erga subdilos habeant , ed ecco le o- dierne Congregazioni cardinalizie (Z7".). Dalla medesima si apprende che i cardi- nali facevano gli abbati de' monasteri , quando mancavano, dandone parte al Pa- pa. Riconosce ne' cardinali il sagro col- legio, ed i 70 seniori che assistevano Mo- sè. Vi si confermano i loro beni, e l'uso antichissimo loro, che »in principalibus ecclesiis juxta primatum vestrae emise- crationis vicissim officia divina peragere", come fanno appunto al presente nelle Cappelle pontificie e cardinalizie. Ma ciò che più conta per questo argomento, vi si vede l'uso che tutti i cardinali due vol- te alla settimana si dovessero portare al PRE i63 palazzo apostolico, secondo la costituzio- ne di s. Leone IV, » propter sollicitudi- nem ecclesiarum , et clericorum earum- demdisciplinam ".Era il concistoro, e co- me riflette Tomassini : » Quis ambiget, quin hujusmodi presbyterorum et dia- conorum collegiura in eamdem cupida- retur gloriae , et auctoiitatis societatem cum apostolicae sedis Praesule". Anche fuori di Roma il Papaeraassistitodal pre- sbiterio cardinalizio, cioè dal consiglio di que'cardinali che seco conduceva. Nel se- colo XI, nel concilio di Reims, s. Leone IX fu circondato dai cardinali nelle fun- zioni, come Alessandro II nella consagra - zione della basilica di Monte Cassino. Nel secolo seguente Arnulfo vescovo Luxo- viense chiama il corpo de' cardinali Col' legiuni sanctum, come appunto denomi- niamo il sagro collegio, vocabolo che venne sostituito al Presbiterio della chie- sa romana. Del presbiterio del Papa e de'diversi tre gradi di quelli che lo com- ponevano, trattai a Primicerio della s. Sede, come pure nel voi. XV, p. 1 89 e 190. Zaccaria nell' Anti-Ftbbronìo t. 2, p. 464? ''iporta la disciplina che osserva- vano i Papi nel mandare i loro decreti o dal loro presbiterio o da un concilio romano. Anche il Presbiterio del vesco- vo esisteva ne' primi secoli della Chiesa^ come descrive Tamagna, Origini de car- dinali par. 2, p. 79, ricercando l'origi- ne del Clero. Gli apostoli in molte chie- se posero a presiederle un vescovo e un diacono , ove i neofiti non erano molti. Nelle altre chiese in cui fioriva la molti- plicità de'fedeli, più copioso era il nume- ro de'preti e de'diaconi, forma ntiuna spe- cie di presbiterio, capo de'qualiera il ve- scovo, che ne' piccoli paesi e luoghi ru- rali governava a mezzo de'parrochi. Da tale clero ebbero origine le Collegiate{V .)t ed ove probabilmente non eranvi Core- piscopi(V.)o altri rappresentanti vesco- vili : dipoi le collegiate furono introdot- te anche nelle città vescovili per aiuto della cattedrale. Della città poi egli coi 164 l'RE PRE «noi preti, diaconi e chierici area cura, e il consenso del suo presbiterio dispor- Questo clero si disse fin dai primi secoli, re di veruna cosa riguardante i beni di Presbiterio del vescovo, col quale il ve- chiesa, espressamente lo comanda il 4 ' -° scovo regolava tutti gli affari della chie- de'canoni apostolici, i canoni antioche- sa; e quando nelle città si aumentarono ni del 34' , il canone 33 del concilio a- le chiese e le parrocchie, tutte lefunzio- fricano. Qualunque volta che il vesco- ni parrocchiali si fecero sempre dal ve- vo solennemente e pubblicamente agi- scovo col suo presbiterio; laonde la prin- va, era circondato e assistito dal presbite- cipale chiesa del vescovo fu detta matri- rio o collegio del suo clero e senato. Tra ce e cattedrale, ed i suoi preti e diaconi, le altre ingerenze die spettavano al pre- principalijOrdinari e poi canonici, forman- sbiterio del vescovo, era il dover istruire ti il clero episcopale, il consiglio, il pre- i parrochi, consigliare assiduamente il ve- sbiterio, il senato del vescovo. Di questo scovo in qualunque causa. Morto il ve- presbiterio episcopale parla s. Ignazio nel scovo, tutti gli all'ari della diocesi erano li secolo agli efesii, composto di preti e affidati alla cura del presbiterio, celebra- diaconi, dicendo dell'unità necessaria del va il funerale, faceva l'inventario di tut- presbiteriocol vescovo, come lecordeso- ti i beni della chiesa, governandola chie- no unite alla cetra. Nell'epistola ai ma- sa finché durava la sede vacante, come gnesiani si esprime quasi nello stesso mo- Io faceva nell'assenza del vescovo, tran- cio : "Presiedendo il vescovo in luogo di ne l'esercizio degli atti giurisdizionali, che Dio, i preti in luogo del senato apostoli- sono privativi del vescovo. Ai concilii ge- co, ed i miei carissimi diaconi, ai quali è nerali interveniva qualche membro del affidato il ministero di Gesù Cristo. Nul- presbiterio, o come compagno del vesco- la sia in voi che possa dividervi, ma vi- vooquale ambasciatore o legato della sua vete unanimi col vescovo e co'presiden- chiesa. Osserva Nardi, che se il presbite- ti per rappresentare e insegnare l'incor- rio nulla poteva fare dei sagro ministero ruttela". Nelle costituzioni apostoliche si senza il vescovo, anche il vescovo nei ca- legge: » I preti occuperanno il luogo de- nonici avea consiglieri e senatori non ili gli apostoli , come consiglieri del vesco- nome, ma di fatto. Non faceva cosa im- vo e corona della chiesa ; giacché il sine- portante senza sentirli, benché non fosse drio sono ed il senato ecclesiastico ". I obbligalo a seguirne il parere; ed alcuni componenti il presbiterio, coi vescovo bat- atti, appunto come l'odierna disciplina, tezzavano, imponevano la penitenza, con- erano nulli se non avesse sentito il pre- ferivano gli ordini, catechizzavano, pren- sbiterio o sia il capitolo, come non po- devano cura del funerale pel vescovo de- leva giudicar le cause senza l'intervento funto, ad essi ne' primi secoli era riser- del suo senato , essendo il presbiterio il bata l'elezione del successore eia scelta collegio de'preti ediaconi cattedrali. An- sopra un di loro per lo più cadeva, esem- che i canonici diaconi erano e chiama- pie le maggiori dignità del clero erano vansi in presbyterii /to/ion?, cioè di esse- ai medesimi conferite. Se v'era distinto- re del presbiterio. Così i canonici delle zione , privilegio, onorificenza ecclesia- collegiate,preti e diaconi, furonodetti po- stica, pel presbiterio ecclesiastico sembra- sbyterium. Per onorare i melili slraor- va istituita. Questi dunque erano quasi dinari d'un Confessore della fede (A'.), sempre e in ogni affale i consiglieri, gli talvolta si fece membro del presbiterio, assessori, i coadiutori del vescovo: senza come praticò s. Cipriano col presbiterio di essi non poteva il vescovo disporre in cartaginese, ciò ch'era una grande ele- veruncontode'beni della sua chiesa. Che vazione, come si esprime Tomassini che il vescovo non poteva senza il consiglio riporta diversi esempi di questo onore, PRE che si comparti anco a qualche prete o diacono minore. Dice Nardi: » i canoni- ci fanno circolo al vescovo assistente alla messa cantata, al Kyrie, Gloria , Sanctus e Agnus Dei (come fauno i cardinali nel- le cappelle col Papa); e tale è il signifi- calo di formare i canouici un corpo solo col vescovo pioppo, che non debbono fa- re detto circolo a ^ laluuque altro , an- corché si trattasse di l 7 superiore al pro- prio vescovo, il quale a. ìstessealla mes- sa cantata, fosse anche il i metropolitano, o uu cardinale, o legato pontificio, o an- che un vescovo amministratore, evicario apostolico della stessa chiesa ". Insegui- to il presbiterio prese il nome di Capi- tolo. 4.° Presbiterio si appellò altresì quel donativo di monete che gli antichi Pa- pi facevano al clero e alle chiese di Ro- ma , agli ufiiziali del palazzo apostolico e della curia romana, come presbiterio furono chiamate le distribuzioni cano- nicali de'vescovi. Riferisce Macri, che il vocabolo presbylerium significa ancora uu certo donativo, il quale soleva fare il Papa nel giorno che pigliava possesso nella chiesa Lateranense , ove ai cardi- nali poneva nella mitra due scudi d'oro per ciascuno, con due grossi d' argento. Ai vescovi e altri prelati uno scudo d'o- ro e un grosso d'argento. Forse fu così denominato perchè si distribuiva dentro il presbiterio della chiesa, sebbene Cen- cio Camerario nel suo Ceremoniale fa menzione d'altra sorte di moneta, la qua- le soleva in quel secolo distribuire il Papa per presbiterio. All'articolo Denari trat- tai del valore di quelli che si distribuivano dai Papi nel dare il presbiterio, chiamali denari di Pavia o pavesi, bizantini, provi- sini, marabottini,malechini soldi e altre specie di Moneta(fr.). Abbiamo da Gio- vanni Diacono 1. 2, n.° 26, che s. Gre- gorio I del 5go nel giorno di Pasqua di- stribuiva delle monete d'oro ai vescovi e cardinali preti e diaconi, et aliisaxio- niaùcis cioè persone in dignità, che si pie- PRE i65 sentavano ad osculimi pacis. Macri, ver- bo Axiomatici, li chiama officiali della Chiesa , voce greca che dice significare habenles dignitatem : il salario che si da- va a questi officiali chiama vasi axioinad- cum. Neil' Ordo offleiorum ecclesiae La- teranensis si legge che nel dare il prio- re de' cardinali diaconi certe monete ai cantori laleranensi , questi a quello ba- ciavano la mano, presenti il Papa e il pre- sbiterio romano o sagro collegio. A Can- tori roNTincnePitANzo narrai dell'inter- vento del primicero de'cantori alla men- sa papale, del vino che riceveva la scuo- la de'cautori dal Papa, e de'presbiterii di un bizanzio nella mattina di Pasqua e di Natale , mentre al primicero avea dato 3 soldi e la mancia, e 2 al secondicela»; le bibite si davano anche ne'vesperi. In quello della 3.a domenica dell'avvento il Papa metteva in bocca una moneta d'o- ro a chi aveva intonala la 5.a antifona, come notai nel voi. IX, p. 99. Nei voi. Vili, p. 169, XLVI, p. no riportai che tra le ceremonie della cousagrazio- ne del Papa, già neh' 827 era in uso il solenne banchetto o pranzo ed i donati- vi detti presbiterii al senato romano, ai giudici, agli avvocati, agli scrinar!, ec. e al popolo romano : altrettanto si prati- cò nell'847 Per s- Leone I V, il quale nel- l'ottava dell'Assunta distribuì moneta ef- fettiva. A Moneta raccontai le ribellio- ni de' romani del secolo XII, e la con- cordia fatta nel 1 188 con Clemente III, cui restituirono il diritto di battere mo- neta, obbligandosi il Papa di dare nuo- vamente ai senatori i benefizi e presbi- terii; nonché ai giudici, avvocati e seri- nari, ordinati dal Pontefice, ed agli uf- ficiali del senato i soliti presbiterii. Fino a'tempi di s. Gregorio VI I presso la Chie- sa di s. Maria in Acquiro (F.) si usò questa ceremonia. » Sabbato de Albis.... omnes archipresbyteri xvm diaconia- rum, expeclant d. Papa in campo, ante Palatium, sub Fullonia.... Deinde archi- presbyter cum clericis pouuut coronas 166 PRE ad pedes ejus Domnus archipresby- ter s. Maria in Aquiro coronanti et gal- 1 1.1 ni, et accipi l unum bizantino) et quar- tana Archipresbyter s. Maria in via Lata ( della qual chiesa era commenda l'altra) coronam et vulpeculam>nonliga- tam, quae fugit, et Papa dat archipre- sbyterobyzaulium".Nei vol.XlX,p.3o, XXI, p. 160 e 161, cioè a Curia roma- na ed Elemosiniere, descrissi la strada che faceva il Papa recandosi dal Vatica- no alla basilica Lateranense, ed il getti- to de' denari che in diversi punti della strada papale si faceva al popolo dal si- niscalco o soldano, e dai curiali (già si praticava ne'primi del secolo XII: a dar- ne un'idea dirò, che per tutta la regio- ne di Parione si davano 6 libbre di pro- visini; sino alla casa de'Massimii2 soldi provisini; sino alla torre di Oddone figlio di Romano io soldi provisini , come si legge in Mabillon, Mus. Ilal. t. 2, Ordo romanus XII, § 17, De presbyterio quo dalur prò arcubust ossia della tassa che il camerlengo pagava ne'di versi luoghi di Roma, dove solevano erigersi degli ar- chi per festeggiare il Papa nella sua ca- valcata,in certi giorni dell'anno) che ri- cevevano il presbiterio, cioè dopo la co- ronazione pel possesso, nella 3. festa di Pasqua ed in altre circostanze; inoltre notai a p. 1 56 che il Papa usava iltSbe- ci rito rio (f.) per sostenere la borsa del- le limosiue che faceva di propria mano, insieme al rito di spargere due volte mo- nete nelle ceremouie del possesso, pro- nunziando alcune sentenze scritturali, ciò che ricordai pure nel voi. Vili, p. 173 ed a Povero. De' presbiteri"! distribuiti nel- le sagre funzioni a quelli che vi assiste- vano, iuclusivamente ai Mandatari ed ai Maggiorènti (F.) o stimolati, trattai a Cah'eile pontificie e De' l'elativi arti- coli, come ne' voi. Vili, p. 1 1 7 e 6eg., e JX, p. io,i 16, ricevendo gli abbati dal- ie abbazie privilegiate 3 soldi ciascuno per presbiterio : nel giorno di Natale il Prefetto di Roma (V.) uvea 20 ioidi, il PRE primicero de'giudici 4j gu &Uri propor- zionatamente. Garampi, Sigillo della Garfagnanap. 74eseg.,riferisceche per le litanie di s. Marco universi mitrati per- cepivano separatamente dal rimanente del clero 4° soldi dalla Confessione di s. Pietro, ossia dalle Oblazioni (V.) che i fedeli facevano ai Liminì degli Apostoli (/^.Jjfra'quali mitrati eranocompresi car- dinali, vescovi e abbati privilegiati (del- le oblazioni chespettavano al vescovo di Porto e Selva Candida, Vedi). Se in oc- casione del presbiterio che distribuivasi solennemente per Natale o per Pasqua, aliquis abbas mitralus praesens fuerit (d. Papae), dat ei unum melequinum, et 12 den. papienses; e questa era la di- stribuzione che competeva a ogni cardi- nale. Il malechino era moneta d'oro co- mune in Europa nel secolo XII , inter- messa sulla metà del seguente , equiva- lente a 6 soldi e 3 denari tornesi piccoli; poco piò valeva il bizanzoe l'obolo d'o- ro: quando il malechino cessò d'aver cor- so, nel secolo XIV i presbiterii si distri- buivano in monete correnti, ragguaglia- te al valore antico de'malechini e de'pa- vesi, cioè computando per ogni male* chino 6 grossi tornesi buoni d' argento, 10 de' quali equivalevano a un fiorino d'oro. Il p. Casimiro, Meni. dis. Maria in Araceli, già una delle abbazie privi- legiate, a p. 1 5 dice che nella processio- ne di s. Marco, dalla basilica Lateranen- se alla Vaticana, col Papa, i vescovi, i cardinali e tutto il clero di Roma, rice- veva per questa funzione tre soldi, cia- scunode'qualiPanvinio valutò uno scudo e mezzo d'oro e Ciacconioqualtro. A Li- tanie maggiori parlai del presbiterio che tuttora si distribuisce nella propria ba- silica dal capitolo Vaticano ai capitoli delle basiliche e collegiate di Roma , al camerlengo del clero, ed a tutti i parro- chi della città, nel giorno di s. Marco per la processione. Cancellieri nelle Notizie della festa di Natale a p. 37, parla del doppio presbiterio clic il Pupa dopo la PRE PRE 3.a messa celebrata nella basilica Vatica- na o Liberiana, nel Patriarchio Lalera- tiense (P.), ove l'accompagnava in pro- cessione tutta la curia , dava a tutti gli ordini, come nel giorno di sua coronazio- ne, del giovedì santo e di Pasqua. Il can. Benedetto ne fece la descrizione prima della metà del secolo XII. » Ibi dat pre- sbyterium omnibus ordiuibus. Iste vero die Natalis Domini, et die s. Paschae dat omnibus prioribus rnanum , idest pre- sbyterium duplum. Praefecto scilicet 20 solid. Dominus Papa, et manum; Primi- cerium judicum 4 solid. et manum; u- nicuique judicum 4 solid. Priori episco- pò 4 solid. et manum; unicuique episco- porum 3 solid. Priori cardinali 4 solid. et manum; unicuique cardinali 3 solid. Ar- chid. 3 solid. et manum ; unicuique dia- conorum 3 solid. Primicerio cantorum 3 solid. et manum. Secundicerio cantorum 2 solid. Priori basilicario 2 solici, et ma- num et 8 denarii prò konorantia; uni- cuique cantori 2 solid.; unicuique sub- diacono 2 solid. Priori regionario 2 solid. et manum; unicuique eorum 2 solid.; u- nicuique acolytho 2 solid. Duobus dilun- gariis 8 solid. Scrinariis io solid. Majo- rentibus 5 solid. Draconariis 3 solid. et aliis ordinibus,sicutmosest". Cencio Ca- merario che fece eguale descrizione nei primi del secolo XII l'incomincia in al- tro modo. » Deinde judices ducunt eum usquead locum illuni, ubi datur presby- terium. Tunc vero exuunt eum pianeta, et apposito manto super scapulas, sedet in Fonslatorio, seu Cathedra, et largitur presbyterium cunctis ordinibus propria maim taliter". Qui descrive questo rito con termini diversi, nominando oltre i soldi, melequinos, et marabolinostel de> narios papienses. Mabillon spiegò il vo- cabolo Mancia per derivazione di ma- num usato dal can.° Benedetto, ma Can- cellieri crede che voglia soltanto indicar-' si il bacio della mano, che il Papa accor- dava ai più degni, dopo aver loro dato il presbiterio, come fanno tuttora i cardi- 167 nali baciando la mano sotto l'aurifrigio del manto nel recarsi in paramenti sa- gri all' ubbidienza, e baciando la mano nuda dopo avere ricevuto nella mitra il presbiterio di due medaglie d'argento. Nel ceremoniale di Gregorio X del r 27 1 pubblicato da Mabillon, ecco il modo con cui distribuì vasi dal Papa il presbiterio nel giorno di sua coronazione, nel gio- vedì santo e nel Natale. wlpsePapa se- det in sede, et quilibet cardi nalis et p rac- la tus vadit coram eo,et flexis genibus e- xuetsibimet cardinalissive praelatus mi- tram, et tenet apertam ante Papam; et ipse proiicit illam pecuniam, quam dat ei in uno scypho argenteo camerarius ; et ille qui recipit pecuniam in mitram, oscula tur genu domini Papae". Dopo la distribuzione del presbiterio seguiva il so- lenne Convito. Osserva Garampi, che del- le distribuzioni di presbiterio nel giove- dì santo e nel Natale, ne ha trovate me- morie anche sulla metà del secolo XIV, allorché i Papi risiedevano in Avignone. Si continuava la stessa tassa anticamen- te prescritta , se non che le monete ivi nominate, che allora erano disusate, li- ducevansi alla corrente, secondo la tra- dizione che si avea del loro antico valore. Siccome il Papa anticamente dopo es- sersi consagrato e coronalo nella basili- ca Vaticana, passava subito alla Latera- nense a prendervi possesso, nella strada che percorreva, dalle chiese in essa esi- stenti riceveva da ognuna l'incensazione con l'Incensiere^.), per cui dava a que- ste chiese il presbiterio prò thuribulo da- to, che Mabillon enumera nel § xvm col quantitativo de'soldi, descrivendo nel se- guente quello che si distribuiva alle scuo- le e Università artistiche, e persino 20 soldi agli ebrei, pei servigi che presta- vano alla curia romana. Nel voi. Vili, p.173 notai, che con Leone X termina- rono molte delle ceremonie che facevan- si ne' Possessi (J*.), la qual funzione es- sendo poi stata separata da quella della Corona%ione{F.)} invece dell'antico pre - i68 PRE sbiterio i Papi incominciarono a dispen- sare medaglie d'oro e di argento sommi- nistrate loro dal cardinal primo diacono, che le riceve dal prelato Tesoriere (I7.). Come e da chi si ricevono queste meda- glie, e ciò che si suole incidervi, oltre il citato articolo Possessi, si può vedere nei Tol.VIII:p.i84,i85,XLl,p.i48,XLIV, p. 76, Lll,p. 70: per gli altri che rice- vono le medaglie lo notai ai Ioroartico- li. Per gli Avvocali concistoriali o Di- fensori,\\Cailav\,Advocat. syllabum }xxq tratta a p. 1 1 7, dicendo ancora di quello che ricevevano dagl'imperatori, insieme ad altri , nella loro coronazione. Nella lettera di Clemente V per la coronazio- ne dell'imperatore Enrico VII, dice Vi» la\e, De' senatori p. 209, che nel n.°i3 si parla de' presbiteri! soliti darsi dagl'im- peratori nell' atto della coronazione, ai cardinali, con lori, uni versila del clero ro- mano, cappellani, ec., non che si dovea- no dare al prefetto di Roma, al senatore e ad altri officiali. Quando propriamen- te le medaglie d'oro e d'argento si so- stituirono al presbiterio nella funzione del possesso s'ignora; solo si conosce che Pio VI fu l'ultimo a dare ai cardinali il presbiterio, dopo avergli baciato la mar no sotto il fregio del manto, d'una me- daglia d' oro ed altra d' argento nella mitra, dopo che gli ribaciarono la mar no nuda (i cardinali a Pio Vili per re- cargli meno incomodo baciarono solo la mano nuda, e ricevuto il presbiterio par* tirono), ePio VII il primo a distribuir- ne due di argento nella stessa guisa, fa- cendone dare due simili al senatore co- me principe assistente al soglio. Nondi- meno farò qualche estratto dalla colle- zione che de' Possessi ci diede Cancellie- ri. Nella coronazione d'Innocenzo II del 1 i3o si legge: » dat presbyterium sine manibus in palatio Lateraucnse, celebrat convivium." In quella di Celestino II del I 1 43: » tale presbylcrium, et taliler da- lum acci pinot quale in die Paschae re- 1 ipiunl. Snbdiaconi autcm sjngulisingu- PRE los melequinos habent: quod tamen non fìtinaliqua praedictarum soletnnitalum. Non (lanini- enim eis, sìcut ibidem scri- ptum plenius invenilur, eliamsi 3o vel amplius essent 12 melechini. Uni versa e etiam scholae palatii clerici romauis pio thuribulis, judaeis prò repraesentalione legis, laicis romanis prò arcu, tale pre- sbyterium datur, et taliler, qualiterda- tur incoronalionibus aliis d. Papae. Pio- cerna insuper, et marescallus tam de co- mestione, quam de aliis donariis remu- neranti!!' similiter, excepto quod capita porcorum aplata non habent, neque cla- retum (specie di vino). Familia quoque, et curiales presbyterium habeut juxta ca- merarii voluntalem". Innocenzo 111 nel 1 1 98 diede il presbiterio» inLaleraneu- se palatio in domum majorem, quae Leo- niana vocatur, presbyterio per ordiucm distributo, solemue convivium celebra - vii". Di Urbano VI del i 378 si dice: nel- la basilica Lateranense » certuni nume- rum monetarum, quae in coronalione summi Pontificisconsueverunt cardina- libus dari, receperunt". anche Liguano riferisce che fu distribuita » certa pecu- niae summa inter cardinales, quae pecu- nia vocatur presby Ieri uni." Nel possesso d'Innocenzo Vili nel i4^4> eg'' Sl Pose a sedere nella cappella di s. Silvestro e die il presbiterio, che riceveva dal teso- riere: i cardinali lo riceverono tenendo in mano la mitra, indi baciandogli la ma- no, gli altri baciarono il piede. I cardi- nali ebbero 2 ducati e 2 carlini; i prelati un ducato e un carlino, cioè i suddiaco- ni, gli uditori di rota, i chierici di came- ra, gli accoliti e gli altri inclusive ai pre- fetti navali, ed il maestro delle ceremo- nie Burcardo. Altrettanto si praticò da Giulio II nel i5o3 , dai cardinali e dai protonotari ai prefetti navali, e compresi i canonici e cappellani Lateranensi. Leo- ne X nel 1 5 1 3 ai cardinali distribuì per presbiterio due ducati e due giuli, agli al- tri un ducato e un giulio. Paolo III nel j533feceesoguire!edislnbuzioindeMc- PRE naro,che soleva gitlarsi in vari luoghi, e diede il presbiterio a'cardinali. Paolo IV nel 1 555 bultò denari al popolo, altret- tanto fece Pio IV nel i55g, ma per rac- coglierlo ne morirono i o, e 4° restarono malconci; per cui il successore s. Pio V neli566,adevitaresimili disgrazie, ne a- boli l'uso,efece distribuire a'poveri quan- to soleva gettarsi, ond'ebbe origine la di- spensa del paolo e del grosso che fa ì'Ele- mosiniere del Papa [F.). Sisto Vnel i585 non distribuì presbiterio, riferendo Gat- tico, Ada caeremonialia: » Ponti (ex n ul - luiu presbyterium,necmedaliasdeditcar- dinalibus, sicut multi ahi Pontificesfece- runt in ecclesia s. Joannis." Egualmente non lo diedero Gregorio XIV e Innocen- zo IX, affermandolo anche Gattico. Gre- gorio XIV separò la funzione della co- ronazione da quella del possesso, onde es- sendovi tempo a coniare le medaglie, que- ste furono sostituite ai presbiteri'! j ma nella funzione dal Papa si diedero ai so- li cardinali, e agli altri particolarmente dal tesoriere, maggiordomo e maestro di camera. Il cardinal Gesualdo decano del s. collegio e prefetto de'riti, acciò non an- dasse in disuso la ceremonia del presbi- terio, procurò chesi ristabilisse per Gre- gorio XIV e Innocenzo IX, ma non es- sendo inordine le monete e medaglie non ebbe luogo, per cui e pel 2° il tesoriere se ne scusò con diversi cardinali. Nel 1 5ga persuase Clemente Vili di ripristinarlo, onde questo Papa distribuì tuedaglied'o- ro e d'argento colla sua effigie, e collo stes- so vocabolo di presbiterio le distribuì po- nendole nelle mitre de'cardinali, sommi- nistrandole il tesoriere. Al decano ne die- de 4> due d'oro e due d'argento, e altret- tante ai cardinali che solevano aver dop- pie lo Candele e le Palme (F.), così al- l'arciprete per l'orazione fatta, ed al car- dinal Montalto 6,agli altri cardinali una d'oro e l'altra d'argento: per essere il Pa-> pa stanco non die il presbiterio ai vesco- vi, ma ordinòche si mandasse a casa; gli altri prelati euflìziali non l'ebbero. Pao? PRE 169 Io V nel i6o5 diede ai cardinali il pre- sbitero, mediante una medaglia d'oro e l'altra d'argento nelia sala Lateranense, al solilo dopo le Laudi{V.). Urbano Vili non distribuì il presbiterio delle meda- glie, ma le fece dare dal tesoriere, secon- do la distribuzionedelle candelee palme, a chi spettano, incominciando dai cardi- nali,cui le consegnò il Papa, ed inclusi- vamente agli ambasciatori e principi as- sistenti al soglio. Innocenzo X neh 644» dice Novaes, che distribuì ai cardinali e principi romani medaglie d'oro e d'ar- gento. Cancellieri riporta, che le meda- glie furono distribuite a tutti quelli cui appartengono, anche con porzioni dop- pie e triple secondo gli ufììzi: dalla log- gia Lateranense i cardinali Este e Orsi- ni, ed il maggiordomo Cibo gettarono monete nuove d'argento al popolo. Al- trettanto nel 1 655 fecero i cardinali e il tesoriere per Alessandro VII colle sue mo- nete nuove d'argento. Le medaglie del presbiterio furono majoris formae: a quelli che aveano più d'un ullìcio per o- gnunofudata una medaglia d'oro. A Me- daglie pontificie dissi che il conio più antico della zecca pontificia di quella del possesso è di Alessandro VII del iG55, e la i.a colla parola Possessio quella del successore Clemente IX. Per questo Pa- pa il tesoriere diede le medaglie agli am- bascia tori ed ai principi assistenti al so- glio. Per Clemente X i cardinali ebbero per presbiterio duo numisma ta intusmi* tram: agli ambasciatori e principi del so- glio le distribuì il tesoriere. D'Innocen- zo XI del 1676 si legge, che diede per presbiterio a ciascun cardinale nell'aper- tura della mitra due mortele, una d'oro, l'altra d'argento di diverso conio da quel- le per distribuirsi al popolo, ciò che per la calca non fu eseguito. Il successore Ales- sandro Vili die medaglie per presbite- rio, così Innocenzo XII e tutti, gli altri fino al presente. Benedetto XI II le fece dare anche a tutto il clero Lateranense, Chiamasi anche presbiterio l'oblazio- i7o PRE ne che il Papa lascia sull'altare papale La - teranense in una borsa, come notai a Pos- sesso. Nel voi. VII, p. 3o3 trattai delle o- blazioni che si fanno al Papa per la ca- nonizzatone, ed a p. 3 i 8 di quelle che fa il Papa alla chiesa in cui la celebra. Quando il Papa canta pontificalmente la messa riceve dal cardinal arciprete e dal capitolo Vaticano perla Coronazione,Pa- squa, s. Pietro e Natale il presbiterio di 25 giulii yoro missa bene cantala; ed an- cora riceve eguale presbiterio dal cardi- nal arciprete e dal capitolo Liberiano, per quella che canta la notte di Natale: tutto ciò, come dell'uso di tal presbiterio, descrissi nel voi. IX, p. 32, 8 r, 1 18. Di simile presbiterio pel pontificale della ca- nonizzazione, parla Chiapponi, Ada ca- nonizationis p. 236. Gattico p. 424 vv~ ferisce il presbiterio presentato dal car- dinal arciprete Vaticano dopo la messa della coronazione d'Innocenzo XI. Nel diario di Alaleona si legge, che Paolo V avendo nel 1 6 14 cantato pontificalmen- te la messa in s. Agnese fuori le mura, il cardinal Sfondrati commendatario del- la medesima diede al Papa una borsa di tela d'argento con monete prò missa be- ne cantata, et solito presbyterio. Nel voi. Vili, p. 2 i5 riportai un altro caso, che pontificando Benedetto XIII in s. Agosti- no ricevè dal litolare il consueto presbi- terio, altrettanto fece il cardinal Cozza ti- tolare di s. Maria in Araceli, quando Be- nedetto XIII viandòa pontificare la mes- sa. Nel voi. XIX, p. 284 dissi che il Papa donandolo al cardinal diacono ministran- te, questi lo regala al proprio caudata- rio. Questo uso è antico, attestando Ma- cri in Presbyterium, di aver veduto nel 1649 il cardinal Raggi donarlo al suo caudatario. Il presbiterio prò missa be- ne cantata non è stato sempre lo stesso, poiché narra Paride de Grassis, che a Leo- ne X in Firenze nel giorno di Natale ri- chiese: « an canonici praeparare debe- rentbursellam, sicut canonici s. l'etri de Urbe, quam donaut Pontifici post rais- PRE sam canta tatn? et hoc remiti! arbitrio ca* nonicorum, et meo; et fecimus, quod pri- mus canonicus cum archidiacono dona- vi! bursellam Papae de raso cai-basino rubro, con i5 solidis, et ipse postea eam donavit cardinali de Petruciis, qui Evan- gelium dixit." Finalmente farò menzio- ne degli stipendi o distribuzioni canoni- cali, che si chiamavano Presbyteria, ap- punto, come dice Nardi, perchè il vescovo distribuiva ai preti e diaconi cattedrali o sia canonici, gli stipendi e le oblazioni, e talora anche faceva delle straordinarie largizioni a ciascuno de'medesimijcheap- pellavansi parimenti Presbyteria e se ne fa frequente menzione nelle vilede'Pa- pi: il Pontefice s. Zaccaria » dilettele- rum valde, atque presbyteria eis annue in duplo et amplius ejus tribuit;" e che anco il Papa avea le sue distribuzioni, esse pure appellate presbyteria, q spesso ne'monumenti antichi s'incontra, pre* sbyleria dimisìt clero. Il concilio di Me- nda del 666 stabilì, che delle oblazioni de'fedeli raccolte in chiesa nella festa, il vescovo ne faccia 3 parti, una per se, una pei preti e diaconi o sia canonici, secon- do la dignità e l'ordine, senza alcuna ri- serva; quindi la 3.a parte si distribuisse dal primicero ai suddiaconi e agli altri chierici, a norma della diligenza di cia- scuno. V. Prebenda. Su di tutto questo argomento eruditamente scrisse il cano- nico di s. Maria in Trastevere Pietro Mo- retti, Rilus danài presbyterium Papae, cardinalibus et clericis nonnullarum ec- clesiarum Urbis Romae investigalus, et explanatus, Lucubralio aereis tabulis et notis ornata, Romae 17126 1741- Bo- n a nni, Numismata Ponlificum t. 2, p. 709. Giyl\.\co,Acta caeremonìalia p. 4g3. PRESBURGO, Posonium. Città li- bera e. regia d'Ungheria, antica capitale di questo regno, capoluogo di comitato e di marca, residenza ordinaria dell'ar- civescovo di Gran o Strigonia^.),* 12 leghe da Vienna, sulla sinistra sponda del Danubio, che vi si divide in più rami e clic PRE si varca per un ponte volante. Giace so- pra una collina che domina vasta pianu- ra, a pie d'un ammasso di montagne, con castello; non ha più le fortificazioni che la separavano dai suoi sobborghi, in cui sono le più belle case e le migliori piaz- ze, delle quali però la città ne ha due as- sai belle e decorate da fouti ed altro. La cattedrale è sotto l'iu vocazione di s. Mar- tino, di stile gotico, spaziosa e sormon- tata da alto campanile: nella cappella di s. Giovanni facevasi un tempo l'incoro- nazione de're d'Ungheria. Vi sono altre chiese, conventi e monasteri, due prepo- sture, orfanotrofio, ospedale, accademia di letteratura slava, archiginnasio, semi- nario, non che sinagoga pegli ebrei e gin- nasio luterauo, il principale del regno. E' notabile il palazzo del principe palatino, quello della città, quello del governatore, il mercato e le caserme: vicino alla città è un amenissimo passeggio, il paese din- torno è fertile in grano ebuoni vini. Sem- bra che Presburgo fosse fondata dai ja- zigi lungo tempo prima che i romani sog- giogassero il paese. Fu capitale dell'Un- gheria sino all'imperatore Giuseppe li, che ne trasferì il titolo a Buda. Molto sof- fri per assedi ed incendi: enti ole sue mu- ra in diverse epoche accaddero sangui- nose fazioni tra gl'imperiali e i malcon- tenti ungheresi. Dopo la guerra del 1 8o5 tra la Francia e l'Austria, quivi fu con- chiuso un trattalo di pace a'26 dicem- bre. Iti Presburgo il celebre cardinal Gen- tile Parano da Monlefìore} legalo diCle- inente V in Ungheria, tenne un concilio a' 1 o novembre 1 309, in cui furono fatti 9 canoni di disciplina. Nel 7.°si trattano da eretici tutti quelli i quali restauo sco- municati per un anno. JNeH'8.° fu proi- bito alle donne cristiane di maritarsi co- gl'infedeli. Labbé t. 9. PRESENTAZIONE della B. Vergi- ne al Tempio. Festa in cui la Chiesa ce- lebra tale memoria della Madre di Dio, perchè l'antica tradizione insegna che la ss. Vergiue fino dall' infanzia fu offerta a PRE i7i Dio nel tempio, il che diede origine alla festa in discorso che celebrasi a' 21 no- vembre,chiumata dai greci Entrata della s. tergine nel tempio. Questa festa della Presentazione è più antica fra'greci che fi ■«'Ialini. Se ne fa menzione ne'più an- tichi martirologi, ne parla il Sinassario di Basilio Porfirogenito, la costituzione dell'imperatore Emmanuele Comneno del 1 143 riferita da Balsamone, in No- mocan. Pholii tit. 7, e. 1 , e le Tavole Mo- schov iti cheti Papebrochio,percui abbia- mo molti discorsi sulla medesima festa, di Germano patriarca di Costantinopoli nel secolo XI II, dell'altro patriarca s. Tu - ribio, come di altri. In occidente incomin- ciò a celebrarsi d'ordine di Gregorio XI nel 1372, quando Filippo di Maiziers can- celliere e ambasciatore di Pietro II re di Cipro, a nome di questi presentò al Papa l'uffizio di tal festività messo in note co- me si cantava in oriente, acciò l'appro- vasse e ne introducesse l'osservanza tra i latini. Gregorio XI l'approvò con de- creto, fece celebrare la festa nella chiesa de'frati minori d'Avignone ove risiedeva, e stabilì per la festa il detto giorno. Si ricava dal diploma riportato da Launojo, Ilistor.SchoLNavarrae par. i,cap. io, p. 78, che Carlo V re di Francia, a cui l'ambasciatore avea notificato tale festa de'greci, la fece solennizzare a Parigi nel- la s. Cappella, in presenza del nunzio apo- stolico, quindi si propagò quasi per tutto l'occidente. Macri in Praesenlatio dice che detto uffizio mss. è nel codice Vit- torino di Parigi. Pio II e Paolo II, che gli successe nel «464» vieppiù conferma- rono questa festa per secondare la pielà di Guglielmo duca di Sassonia, accordan- do varie indulgenze, le quali Sisto IV con- cesse per la festa della Concezione nel 1477 e l'aggiunse a quelle di precetto. Avendo s. Pio V soppresso il breviario del cardinal Quiguones, ove la medesima festa era inserita, fu levata la celebrazio- ne della Presentazione come poco antica, e tolta dal breviario romano da lui ri- i73 PRE formato, finché si esaminassero le lezio- ni. Nondimeno Gregorio XIII suo suc- cessore,alle premure di Filippo II re di Spagna, condiscese che si celebrasse nei suoi domimi. Ad istanza del dotto p. Tur- riaui gesuita, e uer aver dimostrato col- l'autorilà de' ss. padri greci e latini che la festa anticamente si celebrava non me- no nella cbiesa orientale, die nella occi- dentale, Sisto V con decreto del i585 la ripristinò nel calendario, mediante la co- stituzione Intemeralae, del i. "settembre, Bull. Rom. t. 2 del Cherubini, e t. 4, par. 4, p. 1 42 del Cocquelines, e con rito dop- pio per tutta la Chiesa, come all'erma Zac- caria, Dissevt. t. 2, dissert. 5, § 7. Il zelo «lei gesuita gli meritò d'essere chiamato da questa mortai vita nel giorno di tal festività, come osservò Niccolo Antonio, Bibl. Hisp. t. 2, p. 372. Però l'uffizio del quale oggi si fa uso, venne corretto ed emendato sotlo Clemente Vili. Grato il piissimo Ferdinando li re delle due Si- cilie ai segnalati favori da lui ottenuti da Dio, per l'intercessione della li. Ver- gine a favore del regno, domandò e ot- tenne per esso dal Papa Pio IX la cele- brazione di questa festa, col decreto Ut Btalissimam Fìrginem, de'3o novembre 1849, che si legge nel n.° 146 del Gior- naie di Roma. Sotto questo titolo della Presentazione della B. Vergine furono istituite leseguenti congregazioni religio- se. Vedi Bollandisti, Acta ss. Mail t. 8, p. 110; Lamberlini, Defestis B. M.V. cap. 1 4, n.° 7.i *en. Cathsio gesuita, De jMaria Deipara Virgine lib. 2, cap. 12, n." 96; Raynaud, Oper. t. 7, pun. 3, 11. ° 1, in Dipiicis Marianis ; Gavanto, De f-stis ss. di'cemb . sed. 7, cap. 1 3, n.° 2 1 . Morcelli denominò questa festa, Mariae /Irginis ad leniplum (leditela?, D. N. Virgini puellae a parcnlibus in teinplum deductae. J'RLSENTAZIONEdella B. Vagi- ne. Congregazioni di religiose: ne cono- *co4sotlo questa denominazione. 1 ."Pro- gettata nel 1618 dalla pia donzella Giù • PRE v;|mna di Cambiay, non ebbe poi effetto. 2." La fondò Nicola Sanguin vescovo di Senlis, ove la stabilì nel i63o per l'ap- provazione di Urbano VIII del 1628,0011 la regola di s. Agostino, e ne compilò le costituzioni, che poi cambiò il successore Dionisio Sanguin, in vigore delle quali le monache furono obbligate a fare già - tuitamenle la scuola alle fanciulle, reci- tare ogni giorno l'uffizio breve della Ma- donna, digiunare nelle vigilie del ss. Sa- gramento, delle feste di precetto della B. Vergine, di s. Agostino, e nel dì prece- dente all'elezione della superiora; asti- nenza ne'mercoledì, disciplina ne'veuer- dì, dopo la festa della Presentazione e do- po fatti gli esercizi. Per abito fu statuito, veste di saia bianca lunga olirei piedi e altra di saia nera legata con cintura di lana, soggolo di telabianca, benda e velo nero; per le converse il vestito fu asse- gnato più corto. 3.° Nel 1664 la fondò inMorbegno nella Valtellina il visitatore apostolico di questa, Federico Borromeo poi arcivescovodi Milano e cardinale, ad istanza di Carlo Busca arciprete del luo- go e di alcune zitelle di famiglie distiate che desideravano vivere e ritirarsi in co- mune a servire Iddio. L'istituto fu poco dopo approvato dall'ordinario mg.1' Tur- giani, in n." di 33 olitele converse, con voti solenni, rigorosa clausura, regola di s. Agostino, e costituzioni scritte dal p. Bartolomeo Pusterla gesuita, ed estratte da quelle della sua compagnia, con veste nera, scapolare bianco, e velo sul quale fu posta la croce nera. Ne riporta la ligu- la il Bonanni, Catalogo p. 85, e ne trat- ta pure come di quelle di Senlis il p. da Latera, Compendio della storia degli or- dini regolari, p. 227 e 229. 4-° La con- gregazione delle sorelle religiose eretta nella città di Cork in Irlanda, per cui ne feci parola a quell'articolo, per la carita- tevole istruzione nelle scuole delle fan- ciulle, specialmente povere, ne' principi! della religione e della pietà cristiana pre- cipuamente, con clausura e voti. Fu fon» PRE data ila Onorata Nagle e approvala da Pio VI e dal successivo decreto della con- gregazione di propaganda, il quale fu con- fermato da Pio VII ad istanza del vesco- vo di Cork Francesco Moylan, colla bolla Pastorali so fficii, de'gapiile i 8o5, ripor- »tata colle regole e costituzioni approvate dai vescovi d'Irlanda, in cui si propagò con successo la congregazione, nel Bull, de prop. fide t. 4> P- 3o6, e nel t. 1 2, p. 278 del Bull. coni. PRESEPE o PRESEPIO, Praesepe, Praesepium. Stalla, ed anche la mangia- . toia che si pone nella stalla, detta pure greppia, arnese o luogo dove si mette il mangiare innanzi alle bestie: però per il luogo ove nacque Gesù Cristo, comedi- venuto il più degno, si chiamò 5. Prese- pio la mangiatoia e il luogo stesso. A Ma- ria Vergine ed a Gesù Cristo narrai l'av- venturoso parto della divina Madie e la nascita temporale del Salvatore del mon- do,la quale sublimò il cuore umano, ren- dendogli agevolissimo loamarlo. Volendo parlare dell'origine de' presepi che si rap- presentano nelle private abitazioni o nel- le pubbliche chiese, nell'annua festevole ricorrenza del Natale, portentoso prin- cipio di nostra religione, trovo opportu- no di prima ricordare i principali luoghi in cui trattai dell'argomento, premetten- do inoltre a maggiore intelligenza , che la B. Vergine da Nazareth (f^.), recan- dosi a Betlemme con s. Giuseppe (^.), e non avendo potuto trovare un posto, un alloggio nell'albergo o osteria, detto Di- versorium, si rifugiarono nella stalla del medesimo, ch'era una grotta o caverna scavata nella rupe e da alcuni chiamata capanna. Il dotto vescovo Sarnelli, Lelt. eccl. t. 4> 'ett. 1 2 : Diversorio che cosa sia, riferisce ch'era fuori «Iella città verso oriente, per cui s. Giuseppe ad essa tornò per pigliar lume e altre cose necessarie. Quindi la B. Vergine rapita fuori de'sen- si nel punto della mezzanotte, in un luo- go più appartato e in una giotticella o piccola stalla a sinistra della grotta roag- PRE i73 gìore, partorì il figlio di Dio, che pei ri- gori del freddo e dopo averlo adorato Io fasciò con pannicelli e lo pose nel prese- pio o mangiatoia di legno sopra fieno, ac- costandovi il bue che seco avea condotto per sagrificare (altri aggiungonoe lo stes- so Sarnelli altrove, ch'era vi pure l'asino) acciò col fiato lo riscaldasse. Tornato s. Giuseppe vide nel presepio una luce ri- splendente, trovò il nato Dio e l'adori. Intanto un angelo annunziò ai vicini pa stori ch'era nato il Salvator del mondo e che lo troverebbero fasciato e giacente in una mangiatoia , positum in praese- piOj indi cantando con altri angeli l'in- no Gloria in excelsis Deoj poscia i pa- stori si portarono ad adorarlo, ed altret- tanto più tardi eseguirono i ss. Magi. Del bue e dell'asino s. Luca non ne fa men- zione; pure si crede comunemente che vi fossero presso la mangiatoia, l'orse fonda- li sopra i vaticini d'Abacuc e d'Isaia r, 3.Garampi, Memorie^. 71, osserva che in vari antichi monumenti è rappresen- tato il presepio di Gesù Cristo, col bue e coll'asino; e fin dal IV secolo si crede di cosi poter alludere alla conversione dei popoli, gentile ed ebreo (o all'uno e al- l'altro testamento, dalla cui lezione si ac- quista la cognizione di Dio; ovvero che si rimproverino gli ebrei d'ingratitudine in non riconoscere i benefìzi ricevuti da Dio, quantunque il bue riconosca il suo padrone e l'asino la sua mangiatoia), on- de la Chiesa dice nell'uffizio della Cir- concisione: In medio duo rum ammaliarli jacehat in praesepio, et fulgebat incoc- loj e nell'ullizio della Natività, ut amma- lia viderent Dominimi natimi jacentem in praesepio. Inoltre Garampi cita vari autori che illustrarono gli antichi mo- numenti spettanti al presepio di Cristo. Donati, De dittici p.2o5, descrivendo un trittico col presepio, il Bambino ravvolto in fasce sopra la mangiatoia (gli ebrei con fasce erano soliti di ravvolgere anche i defunti, come gli egizi), ove sono scolpite le teste del bue e dell'asino in allo di vi- i74 PRE scaldare il nato Bambino, come nel ve- tro aulico del museo Vettori, dice che quantunque questi due animali si veda- nosempre ne'monumenti rappresentanti questo sagro mistero, tuttavia non è si- curo che si trovassero presenti alla na- scita del Redentore: il Baroni o, che ad- duce molti padri per l'opinione favorevo- le, viene contraddetto da quegli scrittori che opinano potersi spiegare in senso al- legorico, e nella stessa maniera viene in- terpretalo da s. GregorioNazianzeno e da Prudenzio, i quali pare che ammettino per vera questa tradizione, che si è resa così celebre da'pittori e scultori italiani. Però Cancellieri nelle Notizie della notte e festa di Natale, cap. 33 : Se nel prese- pio /ossero il bue e l'asino, dice che seb- bene gli evangelisti nulla ne scrissero, pu- re anlicbissimi monumenti e la non in- terrotta tradizione della chiesa greca e latina non ce ne lascia dubitare, siccome fondata sulla fede de'primitivi cristiani, ed appoggiata agli oracoli de'profeli. Can - cellieri cita gli scrittori ed i ss. padri che difesero o parlarono di questa tradizio- ne, la quale secondo Tillemont, Baillet e Calmet non è anteriore al V secolo, ciò che non si può accordare, vedendosi rap- presentala in monumenti molto più an- tichi, quali sono il citato vetro detto pa- sta aulica, illustrato da Vettori e da Go- ri, attribuito alla metà del III secolo, e il sarcofago riferito da Bottari e da altri, più di tutti avendone ragionato Trom- belli, De cultu sanclorum t. 4> cap. Zj. 1 1 Quaresm io, Elucid. Terrae sanctae lib. 6, e. '), riferisce che alcuni credono che la B. Vergine venissea Betlemme seden- do sull'asino, e che il bue fosse portato da s. Giuseppe per venderlo o per sagri- ficarlo. Ma senza ricorrere a questo mo- tivo, niente di più facile che si trovassero nella stalla, ch'era destinata per ricevere gli animali. A Betlemme dichiarai che il presepio, capanna, diversorio che serviva di stalla ad un albergo era fuori della città; che PRE a mezzanotte nacque il Riparatore del ge- nere umano; che volendolo Erode sagri - ficare fu portato in Egitlo(\edi voi. XXI, p. 127) da Maria e da Giuseppe, indi se- gui la strage degl' Innocenti (V.)j del- le profanazioni cui soggiacque il santo luogo del Presepio, detta cappella o grot- ta della Natività, della sontuosa basilica nella quale fu racchiuso e che descrissi, détta anche della Natività, in uno ai Pel- legrinaggi a tal santuario; che la città fu eretta in sede vescovile e arcivescovile (ad onore di essa furono istituiti gli or- dini di Betlemme, de' Betlemmiti^de Bel- . lemmiticl, Vedì,\\ 2.°coll'insegna della stella de' Magi, il 3.° con quella del Pre- sepio); chi custodisce il s. luogo (anche ne'vol. XXX, p. 48 e 5g, LI, p. i\, ed a Guardiano del s. Sepolcro) e il villag- gio de'Pastori in amenissima pianura ad un 4-°di lega dalla città in fondo alla valle. Nel 1. 1 SdeW'Album p. 366 si legge la nar- razione della festa della nascita di Gesù Cristo, celebrata aBetlemme dai france- scani che ne abitano il con vento, con pro- cessione che nel i845 rifecero dopo 80 an- ni di sospensione, per le prepotenze ed u- surpazioui dei greci scismatici sul santua • rio dels. Presepio, cioè partendo dalla lo- ro chiesa di s. Caterina vergine e martire, e ponendo nella s. Grotta il s. Bambino di cera situato in un canestro di fiori esalan- ti i più grati profumi, poi ravvolto in pan- nicelli, indi deposto nella mangiatoia ri- petendosi le parole del vangelo : Et recli- navi t eumin Praesepio, quia non erateis locus in Diversorio. Dopo di verse cereuio- nie e preghiere allusive al gran mistero, il divin simulacro fu riportato nella chie- sa di s. Caterina. A Palestina e negli ar- ticoli ivi citati parlai diffusamente di quei santi luoghi e loro custodie affidate ai re- ligiosi cattolici europei, detti franchi o la- tini, ciò che risale al secolo XI avanti le Crociate, venendo protette dai sultani fi- no al secolo XIII. Ma nel seguente inco- minciate le persecuzioni,re Roberto eSan - ciad'Angiò comprarono ai religiosi le ca- PRE se che abitavano, come si ha dalla bolla Graiias agimus, di Clemente VI, e dai posteriori diplomi turchi del i5o4ei6ao conceduti alla Francia per l'antico pro- tettorato sui luoghi santi. Nondimeno l'ingordigia de'pascià e la gelosia de'greci scismatici non rispettarono più i diritti di proprietà, ne i trattati. Gli scismatici nel 1 63 i incominciarono le loro mene per ispogliarei cattolici della chiesa della Na- tività in Betlemme,colgiardinoall'orien- te, finche illuminato il sultano dell'in- giustizie e venalità de'suoi ministri, rese giustizia ai cattolici per le proprietà sui luoghi santi. Ciò risulta dai trattati colla Francia del 1673 e 1690, in cui fu de- finito; doversi riguardare come proprie- tà de' religiosi franchi le due cupole del s. Sepolcro, la metà del Calvario, i 7 ar- chi della Madonna, la Pietra dell'unzio- ne, la chiesa, il giardino e il cimiterio di Betlemme, non che la cappella della Na- tività. Tali possessi furono goduti paci- ficamente sino al 17^7, quando i greci scismatici ingiustamente eper denaroot- tennero la cappella sotterranea del s. Se- polcro e della B. Vergine, la cupola del s. Sepolcro, la chiesa di Betlemme, una chiave della grotta dellaNati vita. Pei nuo- vi insulti e incendio del s. Sepolcro ope- rato nel 1808 dagli scismatici onde poter ricostruire il tempio affine d'impossessar- sene, la Francia protestò appellando al trattato del 1690. Da quell'epoca a oggi corsero anni di fluttuazione, finché per l'alta protezione che godono dalla Russia i greci scismatici, si temeva che la Porla ottomana volesse finirla, accordando alle due confessioni eguale facoltà d'usai e dei luoghi santi. Se ciò effettuavasi , inutil- mente avrebbe V Europa cattolica pro- digato fatiche, sangue e tesori, per la li- berazioneeacquistode'luoghi santi, prin- cipali de'quali sono il santuario di Bet- lemme e il s. Sepolcro. Però leggo con re- ligiosa consolazione nella Civiltà cattoli- ca dell'aprile 1 852, t. 9, p.108, la pub- blicazione del nuovo trattalo conchiuso PRE l75 a Costantinopoli tra la Francia e la Por- ta ottomana, wllsig. Lavallette ha otte- nuto pei cattolici il libero uso della chie- sa di Betlemme, colla proprietà deJdue giardini che vi sono congiunti, la parte inferiore della chiesa del s. Sepolcro, la partecipazionedel sepolcro diMaria ss. sul Cedron, la facoltà di edificare una nuova chiesa a Béjetdjella vicino a Betleem, e di fare qualunque aumento o miglioria alle chiese ed ai conventi che ora essi posseg* gono. Né contento a questi così reali van- taggi ha inserito nella trattazione la for- inola di riserva pei diritti antichi e inalie- nabili}co\\a quale fassi luogo per l'avve- nire a chiedere condizioni anche miglio- ri". Essendo questo accordo riuscito sfa- vorevole ai greci scismatici , essi ne re- starono dolentissimi. Intorno alla magni- fica chiesa di Betlemme, già luogo del na- scimento del Salvatore, si può vedere: Viaggio da Venezia al .*. Sepolcro e al Monte Sinai, del p. Noè francescano, Treviso 1 79 1 . La Terra Santa (Torino 1837) p. 99 eseg., con la descrizione di Betlemme, dell'interno della chiesa e del- la messa della mezzanotte di Natale, a quell'ora di riscatto, in cui in tutte le chie- se dell'uni verso cattolico il bambino Gesù, ricevegli omaggi di tutti quanti i fedeli cri • stiani che sono sulla terra. Presso queslo santuario divotamente lungo tempo di- morarono s. Girolamo, s. Paola e s. Eu~ stochia (V.) sua figlia, queste sepolte nella chiesetta presso Betlemme, il s. dottore fu trasportato in Roma e posto propin- quo alla cappella del Presepio in s. Ma- ria Maggiore, affinchè neppure le ossa restassero divise dal s. Presepio che tanto avea venerato vivente, colle dette san- te divotissime di sì gran tesoro. All'ar- ticolo Fascie (perchè in memoria delle quali i Papi donino Fascie benedette , meglio lo dissi nel voi. LI V, p. 27o)par- lai de' pannilini cui fu ravvolto il divi- no Infante, di loro venerazione e dove si conservano. A Gloria in excelsis Deo, dissi di quest' inno dagli angeli cantato i76 PRE nette nascita di Gesù Cristo, e adottato dalla Chiesa che Io tralascia per mestizia nella festa de'ss. Innocenti, mentre il ve- scovo di Betlemme lo cantava ogni gior- no, con quanto si pratica nel santuario di Loreto (/^.). Dichiarai a Pastori che furono i primi adoratori fra gli ebrei del ii;»lo Bambino nel presepio, per avviso dell' angelo cui loro annunziò la seguita nascila,del loro numero e ove sono i cor- pi. Sarnelli t. 7, lett. 32 : Quanti furono gli Erodi, e perche l'Angelo non disse ai pastori, andate a tal presepio. Seguen- do s. Cipriano, dice che ne fu guida 1' an- gelo, con una luce invisibile ; ovvero al dire di Natale Alessandro, per superno istinto si diressero al presepio. A Magi notai chi fossero, e come preceduti da una stellasi recarono al presepio per of- frire doni al Bambino nel i3.° giorno di sua nascita, figurando essi leprimiziedei gentili in adorare Gesù Cristo; mentre a Epifania e Befana dissi con quali riti e costumanze se ne celebra la memoria. A Natale la celebrai metropoli dellefe- ste, che die principio e\Y Era cristiana (!' \)3 in uno al significato delle 3 Messe (/^.), la 2.a ricordando l'adorazione dei pastori, e quale propriamente fu il fau- sto giorno della nascita del Redentore. A Festa narrai quella stravagante degli asini che avea luogo per la solennità del Natale, abolita poi con censure ecclesia- stiche ; ed a Beauvais a'i4 gennaio per rappresentare il ritorno di Maria Vergine cols. Bambino dall'Egitto, nella cui mes- sa il popolo replicava Hinharn, imitan- do il ragghiare dell'asino (di quello ca- valcato dal Redentore nell'ingresso in Gè- I usalcmmc, parlai a Palma e IIosann a). II Zaccaria nelle Dissertazioni, ci die la 7."; Sul tempo in cui Cristo bambino di- morò in Egitto. A Chiesa di s. Mari a Mag- giore , detta ancora s. Maria del Pre- sepe, notai che con questo titolo Gre- gorio IV (.-resse un altare nella Chiesa di s. Maria in Trastevere (/ '.), perchè circa il (i \>. ivi si trasportò una poi zio- PRE ne della pietra su cui nacque il Salvato- re, e parte della s. Culla o legni o tavole grosse e rozze che formavano la mangia- toia del presepio sul quale giacque ap- pena nato il Redentore nella grolla di Bet- lemme. Bianchini nel t. 3 d'Anastasio ci diede : De translalione sacrorum Cuna- bulorum, ac Praesepio Domini, nec non corporis b. Hieronymi ab ecclesia Bel- Iheemiiica adbasilicam Liberianam. Più, DedominicaeNativitatis Praesepi, ac ve- nera bilibus Cunis infantiae Christi Domi- ni, Romae 1727. In detto articolo dissi dellesagre Fasce e pannicelli (delle quali insigni reliquie parla ancora Severano, Memorie p.j 11 e 71 3), come del fienosi! cui riposaronoefurono ravvolte le divine membra, narrando che laCulla si conserva nella cappella del Crocefisso; che Sisto V nella magnifica cappella da lui edificata fece trasportare l'antica cappella del Pre- sepio,che descrissi insieme al suo altare pa- pale; che il Papa nella vigilia di Natale tal- volta celebra all'altro -«iltare papale il ve- spero pontificale, il Mattutino (/■'.) nel inedesimoaltareo in quello della cappel- la del Presepio, e la Messa (A'.) solenne prima della mezzanotte nel i.° altare, as- sistendo poi i cardinali ai secondi vespe- ri ; che la Culla chiusa in cas9a d'argen- to, framezzata di cristalli affinchè possa osservarsi dai divoli fedeli, insieme a quel- la porzione del le s. Fasce e del Fieno col- locate in due vasetti, colla figura del s. Bambino in oro effettivo in atto di he- nedire,da un altare della cappella inter- na della sagrestia ove si espone e s'incen- sa nella notte di Natale, viene trasporta- ta sotto baldacchino (^.Ombrellino) con solenne processione per tutta la chiesa, recandola- sopra le spalle 4 canonici pre- ceduti da tutto il capitolo, esponendosi sopra l'altare maggiore (se il Papa ivi ar- siste al mattutino, la s. Culla ti porta ed espone in tempo del canto del Te Dram), ove resta al pubblico culto fino alla sera seguente, riportandosi con poinpn "ella sagrestia; funzioni tutte celebranti la uà- PRE , a Mg.1' Francesco Brivio mi- lanese del 1798, diversi de'qualì dipoi furono elevati al cardinalato. Dalle No- 184 PRE tizie di Roma, cioè da quelle che furono stampate, ricavo i seguenti presidi. 1 80 1 Dolt. Pier Simone Galli. 1 802 Mg.r Lui- gi Pandolfì poi cardinale. 1 808 Mg.'' Do- menico de Simoni. Occupato Io stato pon - tifìcio dai francesi, nella ristorazione del governo Pio VII non ripristinò il presi - dato, ma ne assegnò i luoghi alle Dele- gazioni (V.) di Fermo con s. Vittoria , e di Ascoli con Montalto. PRESIDE e PRESIDENTE, Praeses, Magister, Praefectus, Praepositus. Co- lui che presiede a qualche cosa o a qual- che opera, ad uffizio; che è il capo d'una adunanza o corporazione, congregazione, concilio, accademia, tribunale, e per Io più si dice de'magistrati; che ha carica, da presedere o presiedere, soprintende- re, aver maggioranza, autorità, governo o presidenza, aucloritas, magisleriumj dicendosi presidato il dominio, il gover- no, il distretto del preside, Praesidalus; presidentato l'ufficio, la dignità, il domi- nio del presidente. Il titolo di preside nel- la s. Scrittura è dato ai governatori della Giudea, dopo che il paese fu ridotto a provincia romana. I presidi delle provin- cie o procuratori di Cesare erano uffi- ziali istituiti da Augusto per governare le provincie più esposte alle incursioni ne- miche, munite di piazze forti e castella con presidio di guarnigione d'armati, se- condo la divisione da lui fatta, lasciando al senalola cura di quelle più tranquille: essi erano luogotenenti o legati consolari o semplicemente consolari: avevano di- ritto di portar la spada e l'abito militare e di poter condannare a morte un rnili^ te, che non potevano i consoli. Avevano il costume di scrivere le cose di gran mo- mento all'imperatore, e Claudio li teme- va assai, perchè erano soliti macchinare cose nuove, mentre Adriano punì seve- ramente i presidenti e procuratori delle provincie trovati in colpa, come riporta l'annalista Rinaldi. Da questi pur si ap- prende, che nel concilio d'Ailesove in- tervenne Costantino, yenendoesclusidal- PRE le magistrature gli eretici e gli scismati- ci, si determinò che i presidi delle pro- vincieegli altri magistrali cristiani,quan- do erano promossi ricevessero le lettere ecclesiastiche, ed i vescovi de'luoghi te- nessero cura di loro e bisognando li ca- stigassero col le censure del la Chiesa. Com- pagnoni, De' presidi della Marca, dice che preside nel suo nome generale com- prende ogni reggente di provincia: lo stes- so che pretore o proconsole, il consolare, il correttore, il prefetto, il legalo, l'esar- ca, il conte, il marchese, il rettore, il luo- gotenente, il vice-legato, il governatore ge- nerale. Si possono vedere gli articoli di detti nomi distinti in carattere corsivo, SoVRANlTAPONTIFICIAe Pp.IMICEHIODEI.L A. s. Sede, ove notai che ne'primi tempi del dominio di essa i primati e magnali seco- lari aveano parte nel governo, ed erano impiegati nelle legazioni per a Ha ri diffi- cili e nel governo delle città. In Roma nella curia e governamento della s. Se- de e nello stato pontificio, molte cariche ebbero ed hanno il titolo di Preside, col quale genericamente si appellano i Lega- ti e Delegali delle provincie, e di Presi- dente. A Delegazioni e Legazioni aposto- liche dello stato pontifìcio e negli articoli che li risguardano parlai de' presidi delle provincie antichi e odierni, come del pre- sidente della legazione e provincia d' Ur- bino cardinale o prelato, ed era posto car- dinalizio,con altro prelato vice-presiden- te; del presidente d' Avignone e contea Venaissina prelato, e del preside del Pre- sidato di Montalto egualmente prelato. In Romaeravi il prelato presidente della Contorca di Roma (?r.) , ma a Pio IX dissi come nel fine d'ottobre 1847 cessò, ve- nendo conferita subito la carica ad un cardinale col titolo di Presidente di Ro- ma e Comarca, con l'esercizio della su- periore autorità non solo sopra tutta la Comarca, come l'avea esercitata il prela- to, ma eziandio sopra il consiglio e ma- gistratura municipale di Roma, conser- vandosi quel medesimo ministero che a- PRE \ea assistilo il prelato, onde assisterlo ne- gli affari comunali eprovinciali. Nell'arti- coloPio IX dissi ancora cerne in novembre 1 85o aumentò il Circondario di Roma e Comarca colle provincie di Viterbo, Ci- vitavecchia e Orvieto, conferendo al car- dinale le attribueioni di legato. Inoltre in detto articolo riportai che nell'otto- bre 1847 cessò la carica del carcuna' l>ve' sidente della Congregazione di revisione (K.), e in diversi tempi le cariche prela- tizie de' Chierici di Camera (J7.), cioè del presidente delle armi o Milizie pontifi- cie (V), del presidente d' Acque e. Strade (f.), del quale pure parlai a Congrega- zione delle acque: ai chierici di camera appartengono le presidenzedegliy^rc/t'V/ {[''.)-, AeW Annona [F.) e grascia (ne par- lai anche a Prefetto e in più luoghi); delle Zecche (F.), e degli uffizi del bollo ori ed argenti; deW Ospizio apostolico di s. Michelejed al decano la presidenza del- la congregazionecriminalecamerale, che si compone del prelato uditore del ca- merlengo ed\ due giudici camerali. A Ca- mera apostolica e nel vol.IX,p. 198, nar- rai che fino al 1828 ebbe un prelato pre- sidente. Vi è il cardinale presidente dei sussidi, di cui parlai a Elemosiniere, Po- vero, Ospizio dis. Maria degli Angeli, istituito da Leone XIIj il cardinal pre- sidente de' Spogli (F.), che riunisce la pre- fettura dell'economia nella Congregazio- ne di propaganda fide (f.)j il cardinal presidente del Censo (/r.), di cui meglio a Congregazione del censo (Galletti, Fri- micero p. 1 82, pubblicando un documen- to dell'822, parla del Magister censio Ur- bis Romae, e pensa che fosse stato uffizio secolare del comune della città, pei censi e tributi che gli doveano i romani); il cardinal presidente della Congregazione speciale per la riedificazione della basi- lica di s. Paolo (^r.)j il cardinal presi- dente della Congregazione della visita apostolica (?'.), che è il cardinal vicario, essendone prefetto \\ Papa; il cardinal pre- sidente del consiglio de* Ministri (!'.) e PRE 1 8-» del consiglio di stalo istituito da Pio IX (^.), o Segretario di stato {f^.)j il cardi- nal presidente del convitto ed istruzione de'sordo-muti presso l'Ospizio di s. Ma- ria degli Angeli (Z^.). Prima era presiden- te della Congregazione speciale sanitaria (P .) il cardinal segretario per gli affini di stato interni, ed ora lo è il prelato mi- nistro dell'interno. Vi sono i prelati pre- sidenti dello studio del Musaico (^ •), dei Tribunalidi Roma(Pr.), dell' Accademia ecclesiastica (F), restaurata da Pio IX (/^.): di più ad Accademie parlai de'di- versi presidenti delle medesime, ecclesia- stici e secolari, Ira 'primi nominerò quello prelato dell'accademia di religione cat- tolica, talvolta cardinale come al presen- te; tra'secondi quello dell'accademia di s. Luca (dell'attuale suo locale parlai nel voi. L II, p. 278) che gode il titolo di prin- cipe e quegli onori riportati a Cavalieri ordine de'presidenti, ec, ordine che pel i.° ebbe il celebre barone Vincenzo Ca- muccini.Di frequente si conferisce dal Pa- pa il titolo di presidente a qualche precaria commissione o congregazione : attual- mente vi sono ancora il cardinal presidente della commissione per l'ammortizzazio- ne della carta monetata, ed il prelato pre- sidente della commissione degli ospedali di Roma, de'quali parlai a Pio IX che li nominò. Antichissimo è l'uffizio nella Can-> celleria di s. Chiesa del presidente del piombo , ora depositario generale del piombo, che essendo prelato godequel di- stintivo che accennai a Piombo, indicando i luoghi ove parlo di lui, come ne' voi. VII, p. 1 58,XV1, p. 292, ed ha posto in cappel- la come dissi nel voi. VII, p. 299. Dei 1 4 presidenti de' Rioni di Roma e loro presi- denze regionarie ne trattai a Capo Rioni e nel voi. XXXII, p. i3 e 16, cioè a Go- vernatore di Roma, ove ragiono della po- lizia (anche a Prefetto, a Pompieri e al- trove per l'antica), attualmente per di- sposizione di Pio IX affidata al prelato direttore generale, da cui dipendono i presidenti regionari. A Museo e Proto ? i86 PRE motecaCipitoi ina dissi del presidente an- tiquario, a Università romana de'presi- tli-nti de'collegi, ed in altri articoli de'di- versi presidenti: hanno finalmente que- lito titolo i superiori generali delle con- gregazioni benedettine de' Cisterciensi e de'Cassinesi (V.), non che la presidente delle Oblate di S.Francesca romana(fr.). Morcelli riporta molti eleganti vocaboli latini del titolo di preside e presidente. PRESTI MONIO , Praestimonium. Beneficio ecclesiastico senza titolo di be- nefìcio, onde differisce dal beneficio sem- plice, col peso di qualche opera pia, ol- tre le Ore canoniche ( V.), da eseguirsi dal possessore, o destinato a qualche gio- vane ecclesiastico per aiutarlo a termina- re i suoi studi ed a servire la Chiesa. Il concilio di Trento usò questo vocabolo quando decretò la tassa da imporsi dal vescovo sopra i beni ecclesiastici pel man- tenimento del seminario. Dice Macri, che in Ispagna si praticano i preslimoni , e sono cosi denominati perchè il possessore deve prestare qualche opera pia imposta dal fondatore. Cecconi, De' 'seminari :, os- serva che in vigore del decreto Tridenti- no, i preslimoni o presti moniali si possono unire eapplicareal seminario, perchè so- no benefizi semplici senza obblighi perso- nali, qua lifìcandoli, sii pendio detratto dai beni ecclesiastici che suol dividersi tra i canonici ovvero tra'chierici in vantaggio del loro onesto trattamento; e quando questo assegnamento sia stabile e perpe- tuo, assume la natura di beneficio, e non avendo annesso I' obbligo personale po- trà unirsi al seminario. Preslimoni si dis- sero pure certi uffizi perpetui dati ai sa- cerdoti attaccali a capitoli o altre chiese, od ti religiosi ai quali pagavansi delle mes- se,che celebravano a titolo di loro sus- sistenza. PRETE. V. Sacerdote e Preti. PRETEGIANNI o JANNI. V. Nesto- riani, Abissisia, Etiopia, ossia i voi. 1, p. a8,XX.II,p. 1 35, 139, i4«- Aggiungerò con Du Cange, che questo re cos'i s'inti- PRE tolava come discendente da un Giovan- ni preie nestoriano. Altri vogliono che sia- si così chiamato per umiltà. Volterrano, Diario t. a 3, Rer. Ilalicar. p. 1 56, dice: » Christian! sunt, quibus rex i 1 le imperi- tal, quem nos Presto Joanne vulgo dici- mus".Si possono vedere^ Damiano Gioes, De fide Religione moribusque aethiopurn, sub imperio preciosi Johannis 3 quemvul- guru PresbylerumJohannem vocanl,Va- risiis i54i. G. Lodolfo, Hist. Aethiopae, sive regni Abyssinorum , quod vulgo per- peram Presby ter i Johannis vocantur3iz- nae 1 676.Dicterico Luders, DehisL imp. Abyssin. quod sub Presb. Joh. esse di- ci tur, Viteb. 167 1. PRETESTATO ( s. ) , vescovo di Rouen. Non si conosce il tempo e il luo- go della sua nascita. Fu eletto vescovo di Rouen nel 54g ed assistè al concilio di Parigi nel 55j, non chea quello di Tours tenuto nel 566. Lo zelo con cui s'oppo- neva alle ingiustizie della regina Frede- gonda moglie di Chilperico, e ne censu- rava le sregolatezze, gli attirò l'odio di questa malvagia principessa e l'espose a crudeli persecuzioni. Dopo la morte di Sigeberto re d'Austrasia, che Fredegon- da avea fatto assassinare , Chilperico re di Parigi e di Soissons mandò suo figlio Meroveo per impadronirsi di Poitiers e di altri luoghi soggetti al regno d'Austra- sia. Meroveo invece di eseguire gli ordi- ni di suo padre, recossi segretamente a Rouen, ov'era la sua zia Brunechilde, ve- dova di Sigeberto, per la quale avendo una violenta passione, le propose di spo- sarla , né ella ricusò. Pretestato, temen- do le conseguenze d' un commercio sì scandaloso, li congiunse in matrimonio. Chilperico irritato contro Pretestato, che gli fu dato a credere complice della ri- bellione del figlio, convocò a Parigi un concilio per farlo condannare, l'anno 577. S. Gregorio di Tours prese ivi le sue di- fese ,e Pretestato confessò di aver fallo il matrimonio, ma sostenne di non ave- re avuto alcuna parte alla ribellione di PRE Meroveo. Se non che essendo sialo male consiglialo da alcuni officiali della cor- te, che gli rappresentarono essere impru- denza il questionare col re, e che più gli gioverebbe confessarsi reo del supposto delitto, assicurandolo che avrebbe otte- nuto grazia dal re, il credulo vescovo fu colto al laccio, ed ebbe la debolezza di acconsentire a ciò che si esigeva da lui per perderlo. Su questa confessione Pretesta- to fu condannato dal concilio, ed il re lo mandò in esilio in una piccola isola della bassa Normandia presso Coulances. Pre- testato espiò nell' esilio la sua debolezza colla penitenza, e diede un luminoso esem- pio delle più eroiche virtù. Dopo la mor- te di Chilperico, trucidato a Chelles nel 584, il santo vescovo fu rimesso sulla sua sede, e l'anno susseguente assistè al 1° concilio di Macon, ove fece molti discor- si e propose delle saggie regole per la con- servazione della disciplina. Continuò ad invigilare con sollecitudine alla diletta sua greggia , e procurò colle sue esortazioni di far conoscere a Fredegonda l'enormi- tà de' suoi delitti , per cui essa deliberò di spacciarsi di lui. II santo vescovo fu assassinato mentre cantava il mattutino col suo clero, in giorno di domenica nel 586. 1! martirologio romano ne fu men- zione a'24 di febbraio : alcuni autori met- tono la sua morte a'i4 eli aprile, suppo- nendo che fosse stato trucidato il giorno di Pasqua. PRETI CARDINALI.Dell'origine,di- gnità, prerogative, vesti, insegne, creazio- ne e funerali de'cardinali dell'ordine dei preti, il secondo de'tre di cui si compone la gerarchia cardinalizia del Sagro Col' legio (V.), de' Vescovi) Preti e Diaconi, diffusamente ragionai a Cardinali di s. ROMANA CHIESA, TlTOLI CARDINALIZI, PRE- SBITERIO, e negli altri moltissimi articoli in cui trattai di lutto quanto può riguar- dare i cardinali preti, che lungo assai sa- rebbe se volessi semplicementeaccennar- li, ed ove riportai eziandio le tante opere che ne parlano. 1 1 nome di Sacerdote (F.) PRE .87 si usa nella Chiesa per significare il prete o sagro ministrodell'altare, eziandio non provvisto di veruna dignità, benefìcio, l'i- tolo o prebenda, ed i cardinali litolari piuttosto sono stati chiamati preti diesa- cerdoti, come più cospicuo nella Chiesa, lasciato il secondo come più comune a tutto il clero; prete come proprio della legge nuova, sacerdote come universale e già comune agli ebrei e gentili, come osserva Piazza, Gerarchia cardinalizia p. 363. Ad Arciprete Io dissi i.° e su- periore tra'preti. Questo titolo, al dire di Piazza, significa capo,priore,seniore-, pre- sidenteo primo de'preti, perchè presiede loro in ordine dell'uffìzio sacerdotale; non che primo tra le dignilà de'capitoli, co- me de'gradi minori il i.° è il presbite- rato o sacerdozio. Il primo de'cardinali preti si denominò fino dalla più remola antichità col titolo di arciprete, sino al secolo XII in cui incominciò a intitolar- si Prior presbyterorutn cardi nalium, co- me il primo de Diaconi Cardinali (V.J, e arcidiacono , Prior diaconorum car- dinalium. V, Priore. Nel concilio li Ni- ceno del 787 uno de'legali apostolici era il cardinal arciprete, che viene chiamalo Pe.tr uni priinuin presbyterum, cioè nella vita di s. Tarasio. In detto concilio poi vi è espressamente chiamato anche Pri- ma tem presbyterorwn, e certo era il pri- mo prete del mondo, non che Archipre- sbylerum apostolicae cathedrae. A Pe- nitenziere maggiore dissi cheanticamen- te lo era l'arciprete di s. romana chiesa o i.° cardinale dell'ordine de'preti. Mei 1 1 18 si trova Amicus presbyler cardi- nalis s. Crucis S. R. E. Archi pre sby ter, e forse fu una delle ultime volte, poiché nel 1 i43 comincia a leggersi Prior pre- sbyterorum, come negli anniseguenti. Gli ordini gerarchici de'cardinali preti e dei cardinali diaconi è di remotissima ori- gine, ed anteriori all'ordine de'cardinali Vescovi (V.): per lungo tempo s'ignorò il nome di cardinale vescovo. Stefano 111 nel concilio del 769 fa di loro menzione, ■ 88 PRE .miai! vescovi cardinali ebdomadari e ce- lebranti per turno in luogo del Papa nel- la patriarcale basilica o Chiesa dis. Gio- vannini Laterano (f7.). Egualmente nel- le patriarcali basiliche o Chiese di s. Pie- tro, di s. Paolo, di s. Maria Maggiore e di s. Lorenzo fuori le mura {f7.), sette cardinali preti facevano ogni giorno l'uf- ihÀaluvaEbdomadaria (P .), e quali li no- minai a quegli articoli ed a Titoli, cele- brando pel Pontefice sull'altare papale. JNel i 1 8 i il i.° de'cardinali vescovi s'in- titolava Episcopus Ostiensis Prior, sive decanus episcoporum. V. Decano del s. Collegio. Nel i 1 85 si ha , Albertus de M^orra bcneventanus presbyter cardina- lis ti tuli s. Lati reni ii in Lucina S.R. E. cancellarius Prior presbyterorumj e nel i 187 Diaconus cardinalis s. Marine in Cosmedin Prior diaconorum.Tlranoc[ue- sii i capi d'ordine de'cardinali vescovi, preti e diaconi: il solo i.° de' vescovi ri- tenne il titolo di decano, gli altri lascia- l"ono quello di Priore (/r.), giacché co- minciava ad essere con frequenza assun- to da ecclesiastici minori; e s'intitolaro- no Primo Prete e Primo Diacono. Anticamente e per quanto dichiarai ai loro articoli, i cardinali diaconi forse su- perarono in potere i cardinali preti, stante le particolari ingerenze sul Patrimonio della Chiesa, ed altre gravi e importanti iucumbenze. I Papi però sempre si ser- virono indifferentemente, anche nella ca- rica di Legato(Pr.), de'cardinali preti, co- me de' cardinali diaconi. In Sede vacan- te (?'.)> come gli odierni capi d'ordine, il 1 ,° de'preti e il i.° de'diaconi reggevano le redini della s. Sede e la governavano: ciò che fanno al presente lo dichiarai a Congbeg azioni cardinalizie che si aduna- no nella sede vacante, a Conclave, a E- lezione del Papa; avendo trattatoa Con- sagrazionedel PApA,diquanto si fa se l'e- letto è semplice prete 0 diacono nell'or- dine sagro. Ne'concilii si sottoscrivevano tanto i cardinali preti, che i cardinali dia- coni (prima de' vescov imperché eguali,sal- PRE vo l'ordine sagro; i preti mettevano il titolo (non erano già chiamati cardinali dal ti- tolo, ma cardinali della s. Sede o s. roma- na chiesa ; il titolo era un aggiunto poste- riore alla sostanza della cosa), e i diaconi ora la chiesa diaconale o diaconia, ora la regione sulla quale aveano giurisdizione inclusivamente al clero. Nel 494sol'os- Gelasio I si trovano i nomide'cardiuali preti coi loro titoli e poscia un gran nu- mero di arcipreti. I cardinali preti e dia- coni nella chiesa romana furono sempre affattodi versi dal numeroso stuolo di pre- ti e diaconi minori, i quali trova vansi in Roma in tanti collegi o capitoli, per la diurna e notturna salmodia, pel servigio in comune, e per hebdomadas distribui- to agl'individui, pei bisogni del popolo, malati, ec. In detto pontificato si vedono 28 preti cardinali, quanti erano allora i titoli cardinalizi presbiterali, il i.°de'qua- li è segnato Presbyter in titillo s. Praxc- dis S. R. E, Arclv presbyter, cioè il r ." dei preti cardinali; poi vedonsi i 7 diaconi cardinali, il 1 ,° de'quali si segna S. R. E. A rchidi aconiti, et in regione terlia dia- conus cardinalis etdecima. Quel segnar- si prete ed arciprete della s. romana chie - sa, diacono ed arcidiacono, mostra l'im- portanza diesi metteva nell'apparlenere al Presbiterio pontificio, o senato apo- stolico de'cardinali, ad onta della poten- za immensa della carica di arciprete e ar- cidiacono, che si mentova come aggiun- to. Inoltre vi sono 28 arcipreti di 28 ti- toli diversi, per ognuno de'quali vi è men- tovalo il cardinale: non erano ne parrò- chi, ne preti semplici. In tale secolo non eravi che un arciprete per diocesi, e que- sto era il 1 ." de'preti cattedrali, i quali per lo meno doveano essere 12, con 7 diaconi, i.° de'quali era l'arcidiacono: in Roma però non si trovano arcidiaconi subalterni, essendo troppo grande la po- tenza della carica del cardinal arcidiaco- no, perchè questo nome si accomunasse ad ecclesiastici inferiori. Se in Roma fu- rono parecchi arcipreti, e ne feci il novero PRE nel ARCIPRETE DELLE CHIESE E BASILICHE DI Roma, mio solo come altro ve era l'arcipre- te del presbiterio del Papa o sia del sagro collegio; gli al tri si con veni vano alla nobil- tà delle Collegiate della chiesa romana (i canonici delle basiliche e collegiale di Roma precedono i canonici cattedrali an- che nelle rispettive diocesi, non quanto all'antichità, ma all'essere del clero ro- mano, che dopo i cardinali più da vicino rappresenta la chiesa romana e suo pre- sbiterio: un canonico di s. Giovanni in La tetano è sempre il prete assistente al celebrante nelle Cappelle pontificie, ed è Prelato, Vedi), alla maestra della capi- tale del cristianesimo, al servizio della sede apostolica in tanti impieghi subal- terni, come lo erano i 28 arcipreti che in sostanza erano preti minori e diverta del tutto ai 28 preti cardinali magnali e senato della slessa chiesa romana, che facevano il memorato servizio ebdoma- dario in 4 patriarcali basiliche, 7 per ca- dauna. Questi arcipreti minori bensì a- veano preti e diaconi nelle loro chiese, come può vedersi in Ciacconio, Panvi- nio, Tamagna e Nardi. Per esempio, in vn monumento antico si trova notato : Setvus Dei Preshyter in ùlulo s. Cimieri- tis, e vi si vede anche l'arciprete di s. Cle- mente ed il cardinal preledi s. Clemen- te ; così dicasi di altri titoli, ove vedon- si preti, l'arciprete e il cardinale tito- lare del titolo , e questo solo assume il titolo di cardinale prete. Nel pontificalo di s. Simmaco del 499> l'arciprete car- dinale era allora Lorenzo ùluli s. Praxe- dis e'eoutemporaneamente vi si vedono altri preti nello stesso titolo, come vari se ne vedono in ciascun titolo, in guisa che i titoli erano a quell'epoca 28, ed i preti ivi mentovati 68 : i preti cardinali occupano il i.° posto, gli arcipreti il 2.0, laonde si deduce che gli arcipreti erano minori de'prcti cardinali, ina dopo il car- dinal titolare di quel titolo erauo i capi delle collegiate e per questo titolo ono- rati, per dignità rispetto ai preti inferio- PRE 189 ri, de'quali egli era il i.° e ne tenea cu- ra. Arroge quanto leggo in Crescimbe- ni, Istoria di s. Giovanni a porta Lati' na p. 368, parlando della differenza tra i cardinali preti de'titoli di Roma e gli arcipreti de'medesimi titoli, alfermamlo che essi non erano né cardinali, ne tito- lari, ma capi de'collegi o per meglio di- re delle collegiate in essi titoli esistenti, e a differenza del prete cardinale, appel- lato prete del titolo, si chiamavano ar- cipreti nel titolo, nella qual guisa si di- cevano anche i preti che loro erano su- bordinati, comesi raccoglie da un conci- lio romano di s. Simmaco, ove si leggo- no sottoscritti 3 col medesimo titolo di s. Anastasia, cioè: » Anastasius presb. card. tit. s. virg. et mari. Anastasiae ". Quesloera il cardinal titolare. >• Julianus archipresb. in titulos. virg. et marf. A- nastasiae". Questo era l'arciprete." Julia- nus presbyler in titulo s. virg. et mari. A- naslasiae". Questo era un semplice prete della collegiata. La ragione poiché così si chiamassero e sottoscrivessero, la reti- dePiazza, Gerarchia cardinalizia p.328. » Ed è da singolarmente osservarsi che la maggior parte de'titoli cardinalizi era- no collegiate de'canonici secolari, nelle quali erano i loro arcipreti, l'autorità e la prerogativa dei quali, perchè non pa- resse competere all'eccellenza del prete cardinale nella medesima chiesa, s'inti- tolavano non arcipreti della detta chie- sa, ma arcipreti in essa; e li preti car- dinali, per ragione di maggioranza, chia- ma vansi assolutamente Preti di tal titolo. Così pure li preti di qualche chiesa, che fosse titolo di cardinale, non si chiama- vano Preti del titolo, ma Preti nel tal ti- tolo." Talvolta questi arcipreti si trova- no detti A rchipresby Ieri titilli j non per- tanto può concludersi che fossero cardi- nali titolari, mentre gli uni erano distinti dagli altri, come ne convince l'intitola- zione della bolla o lettera di s. Gregorio 1, esistente in marmo nella Chiesa de' ss. Gio. e Paolo, in cui si legge: » Gregorio* 1 9o PRE Episcopusservusservorutn Dei. Dilectis- simis in Christofìliis Deusdedil Cardina- li, et Johanni Archìpresbytero tiluli ss. Jonnnis et Pauli ". JNel concilio romano del 5o2 l'arciprete vero della chiesa ro- mana o sia l'arciprete cardinale s'intitola Presbyter cardinalis in titillo s. Silvestri Archipresbyler S. R. E., cioè non arci- prete delle basiliche Laleranense o Va- ticana, o di un titolo primario o di altra chiesa, come face va noi ricordati arcipreti minori, ma arciprete della s. romana chie- sa, come l'arcidiacono appellavasi Sedis apostoticae ovvero S. R. E., non mai del- la diaconia o regione. L'arciprete non avea un titolo che fos- se fisso al primo de'preti cardinali, come non eravialcunadiaconia o regione fissa per I' arcidiacono cardinalizio, come no- tai a Diaconie cardinalizie; nondimeno Piazza riconosce per i .° titolo cardi indizio l'insigne Chiesa dis. Mariani Trastevere (Z^.), che ha le prerogative d' essere la I." in Roma dedicata alla B. Vergine, co- me lai." ad essere consagrata da unPa- pa martire, e la i .a Parrocchia di Roma (/^.). AdeltoarticoIoCHiESAdichiaraiche il titolare era pure arciprete, o qualei.° prete o perchè eravi annessa la dignità arcipretale, sebbene in progresso di tem- po fu stabilito dalla consuetudine, che al cardinali.0 prete venga conferita per ti- tolo la Chiesa di s. Lorenzo in Lucina (A7.), della quale e del palazzo già del ti- tolare parlai ancora ne'vol.L,p. 72, LII, p. 281, essendo per la l.1 in Roma de- dicata al s. arcidiacono della chiesa ro- mana , dicendo Piazza che in compenso del palazzo i Chierici regolari minori as- segnarono al cardinal 1 ,° prete annui scu- di 800, e celebrandola quale uno de'pri- mi e più antichi titoli cardinalizi e pos- seduta dal cardinal 1 .° prete. Anticamen- le prestavano l'accennala assistenza ebdo- madaria il titolare cardinale di s. Maria in Trastevere la domenica in s. Pietro, il titolare cardinale di s. Lorenzo in Lu- cina il martedì ins. Lorenzo fuori le imi> P B E ra. Diversi Papi aumentarono i titoli dei cardinali preti, e Sisto V li stabilì a 5o. A tempo di s. Marcello I del 3o4 i tito- li cardinalizi erano riguardali come dio- cesi, riferendolo Anastasio Bibliotecario. ATitoli dico che i cardinali preti vi hanno giurisdizione vescovile o quasi vescovile, potendo scomunicare anche nel circonda- rio, benedire, conferire benefizi ecclesia- stici, anche in altre chiese, come nel voi. XII, p. 3 16, ec. AOzione trattai del pas- saggio de'cardinuli diaconi all'ordine dei cardinali preti, e di questi a quello dei cardinali vescovi subui bicari. I cardina- li preti possono essere arcipreti di alcu- na basilica patriarcale (de'quali tratto ad Arciprete delle chiese e basiliche pa- triarcali di Roma, e meglio negli artico- li delle medesime; nel voi. XII, p. 3o8 riportai che venne detto Protopresbyler) e ritenere per indulto pontificio il titolo, come al presente il cardinal Barberini ar- ciprete Laleranense, del titolo di s. Maria in Trastevere; egualmente i cardinali ve- scovi suburbicari perdispensa apostolica possono ritenere in commenda il titolo che prima aveano, come l'attuale cardinal Brignole vescovo di Sabina, commenda- tario del titolo di s. Cecilia. Un cardi- nale dell'ordine de'preti può oltre il tito- lo averne altro in commenda, come fece il cardinal Fesch (F.) i.° prete, morto nel 1 839, ciò che meglio dichiarai a Com- menda, con altri analoghi esempi. A Dia- conie cardinalizie feci menzione di alcu- no di quei cardinali dell'ordine de' dia- coni, che a un tempo erano vescovi or- dinari e abbati nullius; di que' diaconi cardinali che si ordinarono preti senza passate a quest'ordine; di que' preti che creati cardinali furono posti nell'ordine de' diaconi; viceversa de' cardinali preti che ricevettero il presbiterato dopo mol- ti anni che appartenevanoaU'ordine,non essendolo quando vi furono collocati : dis- si pure delle diaconie conferite per tito- li presbiterali , e di questi dati per dia- conie. A Ordinazioni DE'PoHMWCiripor- PRE lai il numero de' pie li ordinati dai Papi ne'primi secoli. I) cardinale i.° prete, co- me il cardinale i .° diacono, ne godono il titolo ancorché sieno assenti da Roma , ed il i.° anche il titolo presbiterale di s. Lorenzo in Lucina. Vi furono cardinali primi preti che non ebbero tale titolo : l'ultimo esempio lo die il cardinal B ran- ca doro (F.), arcivescovo di Fermo, mor- to nel 1837. I cardinali preti, se insigniti della dignità vescovile, possono consagra- re in Roma i vescovi, ed esercitale altre funzioni proprie del grado episcopale, co- me toccai nel voi. LI, p. 3oo e ne' rela- tivi luoghi. Per assenza e impotenza del cardinal 1 .° prete, come del cardinal i.° diacono, il più antico cardinale dell'or- dine per promulgazione ne esercita le ve- ci. In sede vacante per turno tutti i car- dinali dell'ordine de'preli esercitano l'uf- fìzio di capo d'ordine, con quelle partico- larità che notai ai citati articoli. Delle particolari prerogative dell'ordinede'car- dinali preti , del cardinal 1 .° prete e dei preti cardinali discorro ai rispettivi arti- coli. Nel 1780, come si ha dal n.° 562 del Diario di Berna, Pio VI stabilì che in mancanza d'un cardinaledella Marca d'Ancona, il i.° cardinale prete sia pro- tettore della cappella Sistina nella Chie- sa dis. Diaria 111 aliare (/-" '.), della fina- le feci parola eziandio nel voi. LII,p. 3o2. Anticamente le chiese subui bicarie ve- nivano proposte in concistoro dal cardi- nali.0 prete, dopo averne fatto il proces- so, ciò che ricordai nei voi. X, p. 1 5, XV, p. 221. A Famiglia de' cardinali ed a Palafreniere dissi quanto spetta alle fa- miglie de'cardinali preti, massime la no- mina al palafrenierato o compenso per ogni nuovo Papa, e per quando muore al- cun palafreniere, pel rimpiazzo che si fa dai primi cardinali preti. A Cappelle pontificie ed in tutti gli ar- ticoli riguardanti le sagre funzioni ho det- tagliatamente descritto tutto quanto il ri- guardante i cardinali preti, quando loro incombe celebrare pontili calciente inuau- PRE 191 zi al Papa, intuonare i vesperi efare le al- tre funzioni, con le particolarità proprie d'ognuna, anche assente il Papa. Piazza nel Menci, remano, p. 2 3, dice che i car- dinali preti solevano nelle feste più solen- ni celebrare col Papa,dal quale riceve va no anche l'Eucaristia, per rappresentare Ge- sù Cristo nell' ultima cena cogli aposto- li. E per questo celebrando il Papa pon- tificalmente,! cardinali preti vestono la Pianeta [V.) , mentre i vescovi porta- no il Piviale (che prima ne' vesperi as- sumevano tutti i cardinali, ed ora i car- dinali preti nelle funzioni che lo prescri- vono, come nelle solenni assoluzioni dei Novendiali pel Papa defunto) perchè as- sistono e non concelebrano. Il Nardi, Dei parrochi, tra le tante nozioni che riporta sui caldina li preti, riferisce che anticamen- te nella messa pontificale si comunicavano i vescovi, cardinali preti e diaconi, e for- se i primari prelati. A Cappelle pontifi- cie parlai ani he del sedere e del modo d'incedere nelle processioni. In mancan- za de'cardinali diaconi suppliscono i car- dinali preti, come per Pasqua 1846 fece il cardinal Piccolomini nel porsi lateral- mente all'altare poco prima del Pre/a- zio. Leggo nelle Brevi indicazioni pei ce- remonieri pontificii che in qualunque fun- zione, nel caso che mancassero cardina- li diaconi, devonosuppliregli ultimi car- dinali preti, ma in abiti diaconali. Quan- do vi è un solo cardinale diacono, fa da 2.° un cardinale prete all'assistenza del trono del Papa, sebbene nelle altre cose i cardinali preti hanno la precedenza sui cardinali diaconi. Se oltre i cardinali dia- coni assistenti al trono ve n' è un altro solo, questi siede nello stallo de'cardinali preti, dopo l'ultimo di questi, come notai anche nel voi. XIX, p. 281. Similmente nelle processioni se vi è un solocardinal diacono, si accompagna con l'ultimo car- dinale prete. Il cardinale 1. "prete in tutte le funzioni pontifìcie esercita particolari incumbenze,assislito dal 4-° ceremoniere; a ricapitolarne le principali dirò. Uno de- 192 PRE .gli uffizi del cardinali.0 prete è di som- ministrare I' Incenso [V.) al Papa nelle messe, vesperi, ed in qualunque altra cir- costanza, in cui debba servire 1* incenso, edi porgergli \' Aspersorio (/^.Jcoll'acqua benedetta quando ne debba far uso, in- elusivamente alle benedizioni della Rosa d'oro e dello Stocco e berrettone, che si fanno nella Camera de' paramenti (F.). Tre volte nella messa de' vi vi somministra l'incenso, cioè la i .a dopo aver resa l'ub- bidienza si Papa e salutati i cardinali as- sistenti; la 2.a quando il prelatodiacono ha baciato il piede al Papa prima del van- gelo; la 3." quando il celebrante ascende all'altare dopo aver letto l'offertorio. Nel- le messe de'morti due volte somministra l'incenso, cioè dopo letto l'offertorio, ed allorché si ripete il Libera me Domine per l'assoluzione, finita la messa. Nei vesperi somministra l' incenso quando si canta l'antifona dei Magnificai. Riceve sempre la navicella dell'incenso dal ceremonie- re, prende il cucchiarino, lo bacia e nel consegnarlo al Papa gli bacia l'anello di- cendo: Benedicite Beatissime Pater, me- no che quando il ss. Sagramento è espo- sto e nell'assoluzione de'morti, nelle qua- li circostanze non bacia l'anello, ma di- ce: Benedìcite, e colle medesime forma- lità riprende il cucchiarino e postolo nel- la navicella restituisce tutto al ceremo- niere. Incensa il Papa genuflesso ( per quanto dissi ne' voi. Vili, p. 248, X, p. 266) sull'ullimograclinodel trono,quan- do il Papa è seduto, 1' incensa in piedi quando il Papa è egualmente in piedi. Tre volte incensa il Papa nelle messe dei vivi : la 1." quandoè compita l'ubbidien- za de'cardinali diaconi ; la 2.' dopo che ha baciato il vangelo ; la 3.a dopo che il celebrante ha incensato l'altare per l'of- fertorio. Quindi peli." tra 'cardinali vie- ne incensalo dal prelato diacono, al suo posto nel ripiano del trono. Nelle messe ila morto incensa il Papa una sola vol- ti», dopo l'incensazione del celebrante. Nei vesperi iuceusa il Papa quando questi è P I E tornalo al Irono, dopo aver incensalo l'al- ta re. Scende ini inedia tamente dal suo stal- lo dopo aver lai." volta nella messa dei vivi somministrato l'incenso al Papa do- po la sua ubbidienza; nella 2/ dopo il van- gelo va al suo posto nel circolo cogli al- tri cardinali quando vi sia il Credo, ed allo stallo quando vi sia il discorso : in tutte le oltre funzioni nelle quali deve somministrare l'incenso o l'acqua bene- detta, ritorna per breviorem in mezzo ai conservatori, sempre al suo stallo quando il Papa ha fallo l'incensazione. Per l'as- sistenza al Trono {V.) è sempre avver- tito ed accompagnalo dal ceremoniere. Sul ripiano del trono siede su sgabello a sinistra del Papa voltando le spalle all'al- tare,in cappa sciolta, colla berretta in ma- no e col capo scoperto, alquanto distan- te dal cardinal 2.0 diacono.Ogni volta che portasi alla delta assistenza, fa prima ri- verenza all'altare e quindi al Papa, come dopo incensato il Papa torna al suo stal- lo o al circolo cogli altri cardinali, fa in- chino prima al Papa e quindi all'altare. Assiste al trono quando si canta il Glo- ria, l'Epistola,]' Evangelo, il Credo, Y Of- fertorio fino al Fere digiuna ec. del Pre- fazio. Nelle messe di requiem e feriali va all'assistenza dopo I' orazione quando si canta l'epistola. Ne' vesperi al principio deli.0 salmo fino al termine. Altro offi- cio del cardinal prete assistente è di som- ministrare al Papa la Pace della messa (V.). Falla la genuflessione ulroque ge- nti, dopo aver detto al circolo de'cardi- nali l'Agnus Dei, è avvertito ed accom- pagnato dal ceremoniere per ascendere colla cappa distesa all' altare. Ivi giunto alla destra del celebrante genuflette ulro- que. genti, bacia fallare, riceve la pace dal celebrante, e ripetuta la slessa genuflessio- ne si porta al trono e comunica la pace al Papa dicendo : Pax tecuinj e quindi senza fai e inchino a'diaconiassislenlisceude/;*'/' breviorem al suo stallo, ove dopo esservi asceso, comunica la pace al prelato pieU: assistente dell'altare che ivi si trova in PRE piviale, dicendogli: Pax tècum j \tvi\ det- to prelato la comunica al cardinal i.° ve- scovo, al cardinal saprete* ali." de'car- dinali diaconi del loro stallo, e agli altri personaggi. Standoal trono per l'assisten- za, sta in piedi quando fannoaltrettanto i cardinali diaconi assistenti. Mentre il cardinale i .° prete eseguisce le narrate a- zioni, il detto ceremoniere sostiene lo stra- scico della cappa. Inoltre nella Lavanda delle mani (/'.) del Papa spelta al car- dinal i.° prete di presentargli in un piat- to il manlile o asciugamano, avendo no- talo a tale articolo quando ciò incombe al cardinal vescovo, e descrivendo le fun- zioni a Cappèlle pontificie , ove ripor- tai tutte le altre azioni e assistenze in cui ha parte il cardinal i.° prete, principal- mente nel canto delle Laudi (fr.), nella Consagrazione o benedizione del Papa e nel Possesso (J7-.), come perla benedizio- ne (\e'Pallii(Pr.). Nei vesperi e messe pon- tificali del Papa il cardinal vescovo de- cano o altro del suo ordine funge l'uffi- zio di vescovo assistente all'altare e al trono, riunendo ancora gli uffizi del cardi- nal i ."prele. Nel concilio romano celebra- to da Benedetto XIII, fece da prete assi- stente un cardinale prete in piviale, così quando il Papa celebrò la solenne messa pei padri del concilio defunti. Notai a Pro- cessione che recandosi in esse il Papa a chiese che non hanno arci prete o al Irò car- dinale persuperiore,il cardinal i /'prete o più anziano gli presenta a baciare il Cro- cefisso, gli somministra l'aspersorio e lo incensa. A Concistoro dissi che in queslo dopo il cardinal i.° prete sedevano i pri- mogeniti de're e le regine. Nel vol< IX, p. 19 riportai il significato del bacio e am- plesso dei 3 ultimi cardinali preti ne'pon- tifìcali, quando vanno incontro al Papa, che dal trono ove ha intonato l'ora di Ter- za s'incammina processionalmente all'al- tare. Qui aggiungerò che il bacio e am- plesso di detti cardinali nell'altare, e de' 3 primi cardinali diaconi dopo che il Papa tra salilo all'altare, prima d' incensarlo, VOL. LV. PRE H)3 era in uso anche nella domenica delle Pal- me, nel sabbato santo, nel giorno di Pa- squa e nella processione di sua coronazio- ne,Come si ha dal Gallico, Ada caeremo- nialia. A Portogallo notai, che il car- dinal Enrico divenuto re, ed usando in vece della corona la berretta cardinali- zia, fu detto Prete-Re. PRETORE, Praelor. Nome che in o- rigine si diede a molte magistrature pres- so i romani, anche militari. Si disse Prc- loria la dignità del pretore, Praelura j Pretorio[V ,)\\ luogo dove risiedeva il pre- tore a rendere ragione, ed anco quartie- ree padiglione. Il 2. ° onore del magistra- to ordinario fu in Roma quello del pre- tore. Seguì la creazione del 1 .° nel 387 o 388 di Roma in Spurio Furio Camillo, per amministrare la giustizia e per due cause; i.a acciò si comunicasse il conso- lato de'patrizi colla plebe; 2." per giudi- care le differenze de'cittadini, mentre es- sendo! consoli impegnati in continueguer- re, non potevano assistere a ogni cosa, e perciò il pretore poneva le bilancie nelle sue monete. Bisognava essere di famiglia patrizia per ottenere la carica di pretore; ma nel 4' 7 di Roma vi furono abilitati anche i plebei '.quando il popolo nel387 ottenne che uno de'consoli fosse preso dal suo celo, avea concesso a' senatori il pre- tore dell'ordine de'patrizi. Colla istitu- zione di questo magistrato diminuì l'au- torità del Prefetto di Roma ( J7".). Fu crea- to il pretore ne' comizi delle curie colle medesime facoltà de'consoli, e perciò tal- volta si nominò loro collega. Nel 5io o 5 1 1 di Roma si aggiunse altro pretore det- to Pellegrino o giudice degli stranieri, che giudicasse tra' cittadini e pellegrini , pél gran numerodegli stranieri stabiliti inRo- ma; mentre l'altro doveva giudicare i soli cittadini, e perciò detto Urbano, cioè giu- dice de'cittadini, il quale avea più pote- re del pellegrino. Nel 5a6 furono eletti due pretori pet'la Sicilia edue per la Sar- degna; indi anche due per la Spagna, do- po la conquista di quelle e altre regioni. i3 j94 PRE Questi pretori delle provincie erano ma- gistrati che le governavano , che ammi- nistravano la giustizia e comandavano le truppe in tempo di guerra durante l'an- no della loro magistratura. Siila nella sua dittatura enei 672 di Roma creò due altri pretori. Essendo varie le opinioni sul nu- mero de'pretori, si dice che Giulio Cesare nelyoydi Roma necreòioepoi aumentò di altri 4 e 5, ritornando a io dopo la sua morte: altri dicono chene creasse due soli chiamati cereales, per aver cura dei viveri e far trasportare in Roma il fru- mento, mentre altri vogliouoche fossero edili. Augusto ne fece 1 2 e successivamen- te 16 : Claudio ne aggiuuse due che giu- dicassero le cause de'fedecornmessi, detti fedecommes sarti , perchè li giudicassero in ultima istanza, ma Brio a una certa som- ma. Di questi Tito ne levò uno, che poi rimise Nerva acciò giudicasse tra'privati e il fiscoye fu chiamato Fiscale. M. Au- relio istituì il pretore tutelare pei delitti di tutela. Nella decadenza dell' impero diminuì il numero de'pretori, ed a'tem- pi di Valentiniano e Marciano se ne crea- vano soli 3 , finché furono aboliti sotto Giustiniano Idei 527 di nostra era. I pre- tori erano eletti dal popolo convocalo per centurie, nel i.° giorno dell'anno, dopo aver fatto preci e offerto unsagrifizioin Campidoglio. Per essere pretore bisogna- va avere 4° anni. Le distinzioni della di- gnità de' pretori erano primieramente l'accompagno di 6 littori co'fasci, almeno fuori della città e non meno di 2 : ave- vano uffiziali subalterni, come gli scribi, gli accensi ec. Vestivano la Toga (/'.) pretesta ornata di porpora, come i con- soli , sedevano nella sedia curule in tri- bunale ch'era luogo eminente, ed erano portati in sedia d'avorio: quando con- dannavano a morte o ad altro supplizio, lasciavano la veste ordinaria e ne vesti* vano una di lutto. Dall' onore della di- gnità grande di questo uflìzio fu chiama- to j'us hoiiorarium; Biondo dice il preto- re urbano 3.°magislralodidignilàinRo- PRE ma. Usavano l'asta e il coltello o spada, l'una segno di giurisdizione, l'altro di li- tigio o questione. Il potere de'pretori era molto esteso, potevano modificar le leg- gi, abrogarle e farne delle nuove, donde avviene che nelle leggi romane si fa spes- so menzione dell'itilo del pretore. Essi convocavano il senato e il popolo, quan- do lo credevano a proposito; in una pa- rola, quando i consoli eranoassenti e an- davano a comandar le armate, essi avea* no tutta l'autorità in Roma. Spettava a loro registrare i nomi degli schiavi , ai quali davasi la libertà, ed aggiudicare ai creditori i beni dei debitori loro. Erano altresì i protettori delle vedove e degli or- fani. Le matrone romane raduna vansio- gni anno nel loro palazzo pretoriale per celebrarvi la festa e i misteri di Cibele, a' quali era vietato sotto pena di bando di assistervi gli uomini. Ai pretori era af- fidata la cura de'sagrifizi che si facevano a spese pubbliche, comede'giuochi, mas- sime que' del circo, come i Megalensi, i Floreali che si eseguivano con grande spe- sa e pompa facendosi de'regalijdi esigere sarta teda , essendo la censura vacante, con ordine del senato : l'uffizio più spe- ciale era la giurisdizione, laonde e pei mol- teplici uffizi non potevano assentarsi da Roma che per io giorni. Consisteva la giurisdizione in lutti i giudizi privati o pubblici : ai privati presiedevano l'urba- no e il pellegrino; ai pubblici aulicamen- te assisteva il popolo, che per esercitare la giudicatura creavano il questore o il dittatore; i triumviri giudicavano i servi e quelli d'infima condizione ; gli edili le cose spettanti al loro offizio. Aumentati gli affari della repubblica, fu stabilito nel 6o5 di Roma, che i due pretori urbano e pellegrino esercitassero la consueta giu- risdizione nelle cause privale de' parti- colari, e gli altri 4 soprintendessero al- le questioni delle cause capitali di delit- ti pubblici, decretale dal senato e dette perpetue. Le prime questioni perpetue furono quelle delle estorsioni commesse PRE dai magistrati e dai giudici; l'ambito os- sia il broglio; i delitti di lesa maestà ro- mana o contro il popolo e la libertà , o contro i privilegi de'romani; il peculato o furto del denaro pubblico; i titoli delle quali sono detti \n Ialino: de Rrpctundis, de Ambi tu, deMajeslale> de Peculato, e varie altre: Siila aggiunse quelle del Fai so,\\ qual giudizio si estendeva contro gli adulteratori della moneta, sicari, parrici- di, venefici. I pretori si dividevano a sor- te le questioni risolute nel senato, e molte volte due pretori presiedevano ad una causa, altre volte unonegiudicava due. Il pretore urbano era il più onorevole degli altri , come conservatore del diritto ro- mano ecustode de'dirilti de'quiriti, e dai suoi editti si regolavano gli altri preto- ri ; perciò fu detto maggiore e massi- mo : d'ordinario era solo, ma la molte- plicità delle liti obbligò a dargli un col- lega. Il pretore urbano o di Roma man- dava i prefetti alle Prefetture {V .) d' I- lalia. Nel principio del magistrato il pre- tore urbano proponeva la formola, cioè 1' editto, secondo il quale nell'anno del suo esercizio dovea giudicare di quelle co- se spettanti alla sua giurisdizione, edillo che rinnovandosi ogni anno era detto leg- ge annua. Ma perchè i pretori o per far grazia o per ambizione soventeabusava- no e non giudicavano a dovere, nel 686 di Roma, a raffrenarli, dalla legge Corne- lia di C. Cornelio tribuno della plebe, fu ordinato che i pretori dovessero onnina- mente giudicare a tenore dell' editto da essi pubblicalo. A tempo d'Adriano, Sai- vio Giuliocosommogiureconsullo raccol- se in un volume tutti, gli editli de'preto- ri. II pretore esercitava la sua podestà col- le parole : Do, Dico, Abdico, che espri- mevano la sua giurisdizione. La i .' signi- ficava la podestà de beni, delle possessio- ni, delazioni, ec; la 2.a della ragioneo sen- tenza da darsi; la 3.* di giudicare e d'e- seguire. Giudicava il pretore nelle cause leggiere sedente nel tribunale, e negli af- fari più rilevanti o per decreto o come si TRE 191? suol dire de plano (o ritto), o per libello, e ciò faceva ne' giorni nefasti, perchè le suddette 3parolesi ponevano ad esecuzio- ne in questi giorni. Tutte le suddette co- se con piena podestà furono esercitate dai pretori nella libertà della repubblica, ma poi negli ultimi dell'impero non rimase loro altra facoltà, che la ispezione de'giuo- chi e pubblici spettacoli, essendosi prefet- ti (F.) del pretorio usurpate tutte le loro funzioni. A questi pretori successero i Po- destà, Governatori, Giudici [V.) e altri: vedi pure Tribunale, Legge. In fatti l'A- dami, Storia di Volseno t. 2 , p. 124 e seg., nel parlare delle diverse specie de- gli antichi pretori e loro uffìzi, di quel- li dell'Elruria e dell'Umbria, narra che i fiorentini nel 1 1 1 5 nel nuovo magistra- to vi compresero due pretori simili a quel- li degli antichi romani, uno urbano, l'al- tro pellegrino con annua podestà. Ver- so questa epoca anche di versi luoghi del- lo stato pontificio istituirono un magistra» to che chiamarono pretore. A Ravenna e altre città di Romagna parlai dei loro pretori ; così negli articoli delle città del- la Marca dei medesimi magistrati. Bai- dassini, Memorie di Jesi, parlando a p* 388 de'podestà (che dice originati dopo cessato il dominio de' consoli, soppresso da Papa Alessandro III), dice che eser- citando nelle città libere poco meno che sovrana autorità , la loro corte si chia- mava pretoria per servizio della giusti- zia; che neh 3oy fu pretore di Firenze un Bisaccione di Jesi, succeduto da Or- manno; e che nel 1462 Angelo Ghisi- lieri jesino andò pretore a Lucca e la- sciò di sé gran nome. Calcagni, Memo- rie storiche di Recanati, p. 109, raccon- ta che tale città lungamente si governò a repubblica, poiché dalle memorie an- tiche, che cominciano nel i<±i5, rilevasi ch'ebbe la dignità di pretore, dei duum- viri ed altre. Il pretore era eletto dal con- siglio generale e godeva decoroso tratta» mento. Dovea essere insignito di qualche carica militare ed equestre; dovea tene- 1 96 P R E re due giudici, uno de' quali fosse slato laureato in legge nelle università di Bo- logna o Perugia o Padova. Avea 4 nota* ri, 4 staffieri, 2 paggi e4 cavalli, coll'ob- bligodi farne la comparsa ogni settima- na avanti il magistrato. Il giudice delle appellazioni riceveva le accuse contro il pretore e altri magistrali. Pel manteni- mento della pace v'erano 4 deputati det- ti Pennonieri, ai quali il pretore dava a ciascuno una bandiera coll'arme della cit- tà,alla presenza del magistrato. Ancheal- tre città ebbero i pretori , come Osi/no (V.), poiché i governatori delle città e luoghi dellostato ecclesiastico furono chia- mati pretori. Leoni, Ancona illustrata p. 221, all'anno i44-^> dice che a quest'e- poca pretore e podestà era la stessa cosa. In moltissime città e luoghi dello stato pontifìcio in progresso di tempo essendo cessali i pretori, Leone XII li ripristinò uniformemente nelle Delegazioni e te- gazioni(F.), proseguirono sotto Pio Vili, e Gregorio XVI li tolse, per quelle prov- videnze narrate a detto articolo. PRETORIO, Praetorium. Luogo do- ve risiede il Pretore (P.) , e rende ra- gione nel tribunale. Il vocabolo Pretore, Praelor, derivando dal verbo protette o praeire s come osservano Tito Livio e Cicerone, significa presidente, coman- dante, generale e capitano d' armata ; e coloro i quali comandavano le truppe di- venivano giudici delle cause civili e cri- minali durante il quartiere d' inverno o in tempo di pace. Per questa ragione ap- punto cliiama vasi pretorio il padiglione del generale, la casa del pretore e il luo- go ove amministrava la giustizia, il quar- tiere dove alloggiavano in Roma i preto- riani, guardia imperiale comandata dal Prefetto (J'.)del pretorio, col quale no- me si chiamò pure il luogo o tribunale di tal prefetto, ovvero la sala d'udienza per la giustizia nel palazzo imperiale. Pre- torioancornsi disseil luogo o palazzo do- ve risiedeva il pretore provinciale e do- ve i magistrati facevano ragione; in ogni PRI città romana erane uno. Si dà nel van- gelo il nome di pretorio alla casa del go- vernatore di Gerusalemme (F .), manda- tovi dai romani : ivi tenevasi anche il tri- bunale di giustizia , dove fu presentato Gesù Cristo. Pretorio si disse pure la ca- sa delle sontuose villeggiature de'grandi di Roma. Il pretorio o padiglione o ten- da del capo supremo dell' esercito , era collocato nel sito più acconcio a soprav- vedere tutto il campo e nel mezzo d'una piazza quadra, avente negli angoli le ten- de dell'esercito. Nel pretorio il generale adunava gli uffiziali per deliberare e di- sporre; ivi stavano le aquile delle legio- ni, ivi erano le are o altari, ivi era il tri- bunale ove amministravasi la giustizia ci- vile e criminale fra' soldati. Per segnale del combattimento ergevasi sopra il pre- torio lo stendardo rosso. PREVALITANA. Antica provincia della diocesi deh' Mi ri a orientale, che ta- ceva parte dell' antica Macedonia , ed e- stendevasi da Epidamno alla Dalmazia, comprendendo gran parte della Dalma- zia mediterranea. A tempo di s. Gregorio I avea per metropoli Scodra o Scutari capitale dell' Albania, chiesa che succes- sivamente passò sotto i metropolitani di Dormo, di Dioclea, d'Anti vari, secondo YOriens chr. t. 2,p. 275. PREVESA. r. N.copoli d'Epiro. PREVOSTO. V. Preposto. PRIA o PRIE Renato o Reginaldo, Cardinale. D'illustre e nobile famiglia di Bourges, datosi ne' verdi anni alla vita ec- clesiastica , ottenne la dignità di grande arcidiacono in patria , e nel i5o2 Ales- sandro VI lo fece vescovo di Bajeux. Giu- lio Il a'4 gennaio 1 507 lo creò cardinale prete di s. Lucia inSeptisolio. Si diceche alla nuova di sua promozione non dasse segno di allegrezza, ricevendo le insegne cardinalizie in Lione nella chiesa de'do- menicani dal cardinal d' Amboise , alla presenza di Luigi XII. Dipoi a'9.4 otto- bre i5i l il Papa lo depose dalla dignità cardinalizia e vescovile, non tanto per es- Pili sere stato uno óV Scardinali autori del conciliabolo di Pisa {F-), quanto per es- sere partito da Roma senza il suo permes- so , essendosi obbligato con giuramento e sotto pena della privazione di qualun- que dignità ecclesiastica a non assentai*- sene. Avendo poi detestato e condannato l'empia con venticola, e accettato il concilio generale di Letterario V (P.), fu da Leo- ite X restituito a tutti gli onori, e nel i 5 i \ trasferito a Limoges, a cui era stato elet- to fin dal i5io , ritardato avendone il possesso le li ti mosse dai competitori. Do- po aver celebrato i solenni funerali alla regina Anna, cui intervennero 3 vescovi, morì in Beziers nel 1 5 1 6. Fu sepolto nella cappella di s. Fausto con magnifico epi- tau*ìo,nel monastero de'cisterciensi di Pra- tea, che Jongelino crede ne fosse abbate. PRIENE.Sede vescovile di Caria sot- to la metropoli d'Efeso, eretta nel V se- colo e da alcuni chiamata Cadmaea,al' l'imboccatura del Meandro, che vuoisi patria di Biante, uno de'7 sapienti di Gre- cia. Riporta 4 vescovi i'Oriens chr. t. 1, p. 717.. PRIGIONE, Career. Luogo pubblico destinalo a custodirei delinquenti, e tal- volta anche gli Schiavi (f.) , ed i debi- tori se obbligati colla persona, o per truf- fa o per fallimento, di che feci parola a Mercante. Ad Amburgo le pene del fal- limento fraudolento, per legge del seco- lo XIV , in cui la lega anseatica era al colmo di sua grandezza, consistono nel porre sulla porta principale della borsa un gran cartello nero, in cui a caratteri bianchi è il nome del fallito, indi si suo- na per due ore la campana della torre della medesima, delta del disonore: an- ticamente il carnefice bruciava sulla piaz- za pubblica le lettere di cittadinanza e le patenti di commerciante del fallito. Delle pie istituzioni per l' aiuto cari- tatevole de' carcerati e prigioni trattai in diversi articoli , così di quelle per la redenzione degli schiavi ; avendo notato a Pasqua que'carcerati che si liberavano PRI i97 per quella festa. In tempo delle prime Per- secuzioni (F.) i cristiani celebravano le sagre adunanze nelle carceri. A Carcere parlai delle prigioni di diverse nazioni, e di quelle cui soggiacquero! Papi, mas- sime de' primi secoli, come delle carceri ove furono s. Pietro (F~.) e s. Paolo (F.). A Carceri di Roma descrissi le antiche eie pi esenti, in uno alle benefiche istituzioni a favore de' prigioni, di che riparlai a s. Girolamo della carità ed aGovERNATORE di Roma, dicendo della visita graziosa. Nel voi. XL1X notai l'esonerazione del peso che avea l'ospedale del ss. Salvatore per le carceri Capitoline, che ora non esisto- no più; nel voi. L, p. 8 e 9 ricordai i luo- ghi ove ragionai del luogo pei ragazzi di- scoli, delle prigioni per le donne di mala vita o ree di delitti comuni. Inoltre si può vedere Maresciallo, Luogotenente, Ca- stel s. Angelo, Marina e Porti, in cui discorsi de'bagni, delle darsene e delle ga- lere. E veramente cosa mirabile che Ro- ma cattolica e lo stato suo furono sem- pre alla testa de' savi e veramente pro- ficui progressi. Così prima che i cittadi- ni di Filadelfia ponessero mano a miglio- rare su nuovi metodi ogni specie di ca- se e di prigioni, prima che apparisse Io stabilimento di Gand, e che i desideriidi Howard si compissero a Glocester , già in Roma il gran Clemente XI ne avea dato il segnale e fruttuosi saggi nel me- raviglioso carcere di s. Michele. Ora neh le carceri di Termini o Terme Dioole- zianesi proseguono alacremente! restau- ri cominciati, tanto per le sale de'giova- netti, quanto per quelle dell'età più at- tempate. Delle 1 1 che dovranno essere rifatte, 6 sono intieramente compiute. Ciascuna fu resa più ampia, e potrà con- tenere comodamente sino a 60 detenuti : le finestre tolte dalla facciata esteriore dell' edilìzio riescono ai cortili interni e ai giardini ; e con ciò le sale guadagna- no di luce e di aria ; ed i ventilatori alti e bassi sono già stabiliti da per tutto. La cappella nuovamente costrutta, fu beue> K|8 PIÙ Presby teros et Car- dinaie* Diaconos, qui dignitate et aneto- ritate reliquosantecellunt ";quindi è che 5oo anni dopo i cardinali sono così men- tovati nel concilio di Compostella del 1 1 i4, can. 18. » Pontifici atque aposto- licae Sedis Primatibus referaturet deter- tninetur". Primi sono chiamati i cardi- nali da s. Martino I del 649 nella lette- ra 1 5; e Primates di nuovo in Adriano I nel 772 souochiamati. A Primiceriodel- ia e. Sede dissi, con Cenni e Galletti, me- glio Primati e Proceri, il 2.0 grado delle dignità palatine ; anzi parlai ancora dei primati laici. Primaziale chiamasi il titolo e la di- pendenza de'primati; quindi sede prima- ziale, chiesa cattedrale primaziale e me- tropolitana, autorità primaziale ec. : sic- come chiamasi primazia la giurisdizione del primate, od il capoluogo dell' esten- sione territoriale su cui esercita il prela- to primate la sua autorità. Questo pri- mate, che ha una superiorità digiurisdi- zioue sopra metropolitani, arcivescovati e vescovati, è un arcivescovo {V.) , che come notai a Gerarchia ecclesiastica e Metropolitano, è superiore ai metropo- litani, benché questi nella frase degli an- tichi canoni furono denominati primati. Quello ch'è nell'Occidente il primate, è nell' Oriente 1' Esarca (V.), inferiore al patriarca, superiore ai metropolitani e presidente di più provincie ecclesiastiche dette Esarcalo. Il Mafriano (V.) è una dignità ecclesiastica de'giacobiti, simile a quella de'primati orientali, poiché pre- P R I MI siede a più provincie ecclesiastiche. Aldo grado ecclesiastico della gerarchia orien - tale è il Cattolico (^.), dignità patriar- cale, talvolta denominata primaziale. Nel concilio generale di Costantinopoli I tlel 38 1 fu dato a quel vescovo il primato do- po il Papa supremo Gerarca, ma s. Da- rnaso I non l'approvò, né i successori fi- no ad Innocenzo III. Tale prerogativa l'ebbe il vescovo di Costantinopoli per la preminenza della città imperiale. Dice Sirmondo che l'origine de'primati deri- va dalle grandi Provincie^.) suddivise dagl'imperatori, che le une nominavansi prime (ciò che toccai a Metropoli) e le altre seconde 0 secondarie, terziarie, ec; quindi chiamaronsi primati i metropoli- tani, cioè i vescovi delle città eh' erano capitali della provincia avanti la divisto* ne, e perciò superiori trovavansi ai ve- scovi di quelle provincie inferiori, sepa- rate dalla primaria provincia. I primati furono stabiliti per la maggior parte nei regni, perchè una giurisdizione esercita- vano sui vescovi del regno medesimo. Papa s. Aniceto del 167 dicesi che ab- bia decretato che niun arcivescovo, sen- za particola!' prerogativa, si prendesse il titolo di primate. Papas. Zeferinodel2o3, dice l'Anastasio, che ordinò che nessun patriarca, primate ed arcivescovo potes- se sentenziar vescovi senz'autorità del Papa. De /ure divino il sommo Pontefì.- ce(/^.)hail Primato {V!) sopra tutta la Chiesa; inoltre è patriarca d' Occidente e primate d'Italia : il VI sinodo lo chiamò Primate della Chiesa. Durante il corso de' primi secoli il vescovo di Cartagine (J7.) assumeva il titolo di primate d'A- frica , ed era indipendente dal patriarca d'Alessandria: sui primati dell'Africa può anche vedersi il voi. XL1V, p. 3i6, di- cendo Zaccaria, in africa tot erant Pri' mates,quol Provinciale. Il Terzi pure nel- la Siria sacra, p. 389, descrive il prima- te di Cartagine e la sua amplissima giu- risdizione, immediatamente soggetta alla s. Sede, da cui riceveva il Pallio (^-)> 202 PRI insegna d'onore e d'autorità propria an- cora dei primati. Sei erano le provincia ecclesiastiche subalterne di questo pri- mate, ed in esse si numeravano 545 chie- se arcivescovili e vescovili sulìraganee , sebbene Ferrari non gliene ammise che 125. Però nell'Africa, come altrove, tal- volta fu dato anche il titolo di primate al vescovo d' un semplice luogo , o per l'anzianità dell'ordinazione o per l'an- tichità della chiesa, perciò eletta chiesa madre o prima sede. Dal Pontefice s. Zosimo I del 4' 7 fu fatto vicario o pri- mate nelle Gallie (P.) l'arcivescovo di Reims, ciò che confermò Adriano I : ciò che concesse s. Zosimo a quello d'Arles lo dissi nel voi. XLIV, p. 3i8.Ne'primi XI secoli della Chiesa nelle Gallie fu il ti- tolo di primate un semplice titolo d' o- nore, accordato tal volta all'antichità del- l'ordinazione e talvolta al merito perso- nale, ma senza alcuna preminenza e su- periorità di diritto. Malgrado tutto il cre- dito che s. Leone I erasi giustamente ac- quistato colle sue virtù e colla sua dot- trina, non potè riuscire a fare accettare alla chiesa delle Gallie che fossero in es- sa stabiliti differenti primati , dai quali dovessero dipenderei vari metropolitani. L'attaccamento della chiesa gallicana al- le sue antiche usanze non diede accesso ad una tale innovazione. Avendo s. Ilario vescovo d'Arles deposto dalla sede di Be- sancon Celidonio,per I' Appellazione^.) che questi fece a s. Leone I, fu reintegra- to. Papa s. Simplicio nel 482 fece primo primate della Spagna o Andalusia e Por- togallo il vescovo di Siviglia, con prero- gativa personale, che consisteva nel com- mettergli il Papa le sue veci per l'osser- vanza de'canoni, come dichiaraPagi,Z?/'ci\ Pont., e senza pregiudizio de' metropo- litani; e come dice s. Gregorio I nel lib. 5, Epist. 54. per meglio conservare l'in- tegrità della fede cattolica , per togliere le discordie tra' fratelli e per definii* le cause, dovendosi le più importanti ripor- tare alla i. Sede. Papa s. Ormisda del 5 1 4 PRI coW'EpisL a4 feCe primate dellaSpagna il vescovo di Tarragona , confermando quello di Siviglia , con prerogativa per- sonale soltanto, ossiasuo Sicario. A Me- tropolitano ricordai i contrasti incomin- ciati nel V secolo pel primato tra' vesco- vi d'Arles e di Vienna. Nel 545 Papa Vi- gilio fece primate il vescovo d'Arles nel regno di Francia soggetto a Childeberto I , commettendogli le sue veci in quelle Provincie, ma con prerogativa persona- le. Si vuole che l'arcivescovo di Sens otte- nesse iltitolodiprimatedaGiovanni VI II dell'872. Alessandro II nel 1068 ornò il vescovo di Lucca, del titolo di primate, ritenendo egli il governo di quella chie- sa. Alcuni pretendono che prima di s. Gre- gorio VII deli 073 nonsi conoscesse nel- le Gallie propriamente l'autorità di alcun primate, traune i titoli o qualche nomi- na personale, ovvero di vicario o Legato (ff.) del Papa nella regione : quel Pon- tefice però accordò il diritto di primazia all'arcivescovo di Lione sulle 4 provincie lionesi, cioè di Lione, di Rouen, di Tours e di Sensj quindi l'arcivescovo di Rouen ne fu sottratto con bolla di Calisto II del 1 1 19 e per diritto di possesso allegato da quel prelato, nel quale fu mantenuto con decreto del consiglio di stato del 1702. La primazia di Bourget sopra il vescovo di Alby come primate d'Aquitania (per privilegio fu Patriarca, V.) fu stipulata nel 1678 all'atto dell'elevazione del ve- scovato d'Alby in metropoli, e indi coli- fermato con provvisorio decreto sovrano. Tutti i suddetti primati di Francia, in uno a quello di Bordeaux, non ne hanno che il titolo e lo portano ancora perchè alcu- ni de'loro predecessori hanno una volta goduto delle prerogative che vi erano ag- giunte : altrettanto dicasi di alcuni pri- mati di altri stati e regni. L'arcivesco- vo di Lione è il solo in Francia che eser- citi la giurisdizione primaziale. Urbano li nel 1088 dichiarò primate di tutta la Spagna 1' arcivescovo di Toledo. Di al- tri primati , come dell' arcivescovo di PIÙ Braga pel Portogallo, dell'arcivescovo eli Cantorbery per 1' Inghilterra , del- l'arcivescovo d' Armagli per V Irlanda (anche lord della gran Bretagna ), di Scozia, di Polonia, d'Ungheria, di Ger- mania, della Dalmazia eh' è il patriar- ca di Venezia, ec, ne tratto ai loro ar- ticoli, [/ultimo arcivescovo primate isti- tuito dalla s. Sede è quello di Costanti- nopoli (P~.), pegli armeni, per disposizio- ne di Pio Vili. Giusta la vigente disci- plina, i primati hanno la precedenza su- gli arcivescovi dipendenti dalla loro giu- risdizione, convocano e presiedono ai co/i- cìUi nazionali composti de'loro metropo- litani, e giudicano in appello delle cau- te trattale nelle provincie soggette alla loro primazia, per non dire di altre pre- minenze e prerogative: sul sedere ne'cou- cilii, l'indicai nel voi. XV, p. 170, 178. 11 Papa Dell'inviare l1 Encìcliche o Lette- re apostoliche all' episcopato di tutto il mondo cattolico, usa la forinola: » Ad ouunes Patriarchas, Prirnales, Archiepi- scopos et Episcopos, VenerabilesFratres, Salulem et apostolica in henediclionem". Sui primatisipossonoconsultare, Touias- sini, Uc benefic. e. 3. 7. 8; Leone Ailazio, De concord, utriusqne eccles. lib. 1 , e. a5; quelle opere che citai nella biografìa di de Marca; Zaccaria, Onontaslicon rituale, in Fri mas ed Exarchus. PRIMATO, Primatus. Diritto di oc- cupare il primo posto. 11 principaleluogo i>ì d'onore, si d'autorità. Per diritto e i- stituzione divinai! Sommo Pontefice (F.) gode il primato tanto d'onore che di giu- risdizione, ed è il capo augusto di tutta la chiesa universale : questue venerando domina di fede cattolica. Essendo egli il Pastore (f.) di tutta quanta la chiesa cattolica, ed il Successore (F.) del prin- cipe degli Apostoli, ha come quello l'i- slessa sua suprema autorità e giurisdi- zione nella medesima : quindi tutti i Fe- deli (lr.), senza eccezione veruna, gli de- vono rispetto e ubbidienza; ed è perciò che il sagrosanto concilio generale diTreu- PRI ao3 lo, conformemente a quanto era stato già stabilito in quello di Firenze, disse e de- cretò: Che il sommo Pontefice è il P'i- cario di Dio (F.) su questa terra e che ha primazia suprema su tutte le chiese. Sess. 6, De Reform. cap. i.Sess.i5, De Poenit. cap. 7. Bergier , Diz. teologico , co'comtnenti del p. abbate Biagi, all'arti- colo Primato, dice: » Alla parola Papa provammo che il Sommo Pontefice iu qualità di successore di s. Pietro nella se- de di Roma, ha nella chiesa universale il primato non solo di onore e di prefe- renza, ma di autorità edigiurisdizioue". Il dotto Zaccaria ned' Anti-Febbronio o sia Storia del primato del Papa ne pri- mi 8 secoli della chiesa, par. 2.a,egregia- ineute trattò i seguenti punti : wll Papa può essere sotto vari aspetti considera- to, i quali aspetti talvolta furono confu- si ne'loro diritti. Suo primato come spie- gato da Febbronio {V. Hontheim), è pri- mato di vera e propria giurisdizione uni- versale, anche sopra la chiesa adunata in concilio, di giurisdizione immediata so- pra tutta la chiesa. Il Papa iu virtù del suo primato può far leggi che obblighi- no tutta la chiesa, né v'ha mestiere che la chiesa leaccetti perchè obblighino. Co- me sia soggetto ai canoni. Non può es- sere spogliato del suo primato , che ad altro vescovo si trasferisca. E' infallibile nelle decisioni di fede. Tempora I suo do- minio, se abbia contribuito a stabilirne la spiritual monarchia ( V. Sovranità* pontificia). Se il suo primato sia d'osta- colo alla riunione de' protestanti. Disci- plina che osservavano i Papi nel manda- re i loro decreti , o dal loro Presbiterio (/^.), o da un concilio romano. Autori- tà de'loro detti in propria causa". Il dot- tissimo p. ab. Cappellaio, poi gran Pon- tefice Gregorio XVI, nella sua opera: 77 trionfo della s. Sede e della Chiesa, magi- stralmente sviluppa il sublime argomen- to del pontificio primato, provandolo: Inseparabile dalla persona del Papa. Al dogma del primato è essenziale il privi- ao [ P R l \e»\o dell'infallibilità. La distinzione tra Sede e Pontefice, introdotta dai novato- ri, tende alla distruzione del primato del romano Pontefice. E' intrinseco al pri- mato il diritto di rappresentare la chie- sa e 1' esercizio libero di questo diritto. Nel voi. i, serie 2.a, p. 292 degli anna- li delle scienze religiose fu pubblicato uu monumento prezioso dell'antica fede del- la chiesa d'oriente sul primato della chie- sa romana, di un antico patriarca di Co- stantinopoli, scritto in vasta opera gre- ca in difesa delle sagre immagini contro gì' iconoclasti, anteriore oltre mezzo se- colo allo scismatico Fozio e contempora- neo a quella persecuzione. La nuova pro- va alla gravissima autorità che ci sommi- nistra la vetusta tradizione su tal punto di dottrina dommatica, dice così : « Fu radunato il Niceno II concilio equissima- mente e con somma legittimità; poiché secondo le stabili antiche divine regole, ■vi teneva il più degno luogo e presiede- va parte notabile dell'occidentale supre- mo clero, cioè dell'antica Roma; senza il quale unni domina, che nella chiesa si e- sauiini, quantunque per decreti canonici e per sacerdotale consuetudine fosse sta- to già ammesso, ciò nulla ostante non mai si riguarderà come approvato e dedotto ad assoluta definizione e pratica ; impe- rocché quella chiesa gode il primato del sacerdozio; e tale dignità ritiene cornea lei trasmessa dai due supremi apostoli Pie» ti o e Paolo ". In tutto questo mio Dizionario tratto del primato del romano Ponte/ice (F '.), con un copioso complesso d'erudizioni, sic- come immenso e sagro argomento,di que- sto domma della cattolica fede; ed esso è tale che non ve n'ha di maggior impor- tanza per la Romana Sede e per Roma cristiana e papale, vogliati] dire le prero- gali ve conferite da Cristo a s. Pietro, nel- le quii li è riposto cjuel di vino primato d'u- nni e ed eccellenza e di vera su prema giu- risdizione nel reggimento della chiesa di Cristo, indi trasfuso rte'romani Pontefici PRI suoi successori, quale organo infallibile di verità costituito da Dio a salute degli uo- mini; onde questa Roma (F.) è fatta ca- po e centro del cristianesimo, vincolo di comunione e maestra universale a tutte le genti, e donde scaturiscono tutte le sue glorie e grandezze. Non debbo qui fare da teologo, pure il miglior metodo per di- fendere la religione cattolica e il suo pri- mato, provarne la verità e celebrarne le glorie, è il raccontarne la storio. Qui dun- que mi limiterò ad accennare 1' analogo contenuto di alcuni articoli, che indiche- rò in piccole maiuscole, distinguendo in carattere corsivo altre voci, alle quali pu- re ne tratto , altrimenti riuscirebbe as- sai prolissa una completa dimostrazione, in raccogliere qui come in un fuoco tutti i raggi sparsi in questa mia opera in fa- vore dell'origine e natura del primato e- sistente nel Papa e nella sua chiesa ro- mana , per le testimonianze che ricaviti dalla s. scrittura e dall'ecclesiastica e uni- versale tradizione. A Chiesa dichiarai che il Papa è il capo visibile della chiesa mi- litante o società de' fedeli, sulla terra vi- cario di Gesù Cristo che ti' è il capo in- visibile : come tale fu il Papa sempre ri- conosciuto, e denominato nel 3.° concilio generale vescovo Universale (F.) e del- la chiesa cattolica, dicendo degl'innume- rabili epiteti e titoli onorevolissimi con cui venne chiamato il Pontefice romano (anche a Nome de'Papi). Che la chiesa è inoltre indefettibile e noti può perire, co- me una per lo Spirito santo che abita in lei, santa, cattolica e apostolica, com'è infallibile; inutilmente quindi fu combat- tuta la chieia cattolica nel suo principio vitale dell'unità, sotto il governo del ro- mano Pontefice, il quale n'è il centro. Ag • giungerò che s, Marcello! del 3o4 scris- se a'vesoovi d'Antiochia, chela chiesa ro- mana dovea chiamarsi primateecapodi tutte le altre, e che niun concilio polca- si celebrare senza l'autorità del Papa. Il primato della latina chiesa è anche indi- cato nel cauto che faceasi in Costantino- Pili poli dell'Evangelo latino prima del gre- co , come notai nel voi. IX, p. 2 r , per quello che si canta in Roma ne' pontifi- cali del Papa. A Gerarchia ecclesiasti- ca dissi che n' è supremo Gerarca (Tr.) il Papa, gerarca de'gerarchi; ch'è fonda- ta da Gesù Cristo nel principe degli apo- stolici.0 Pontefice s. Pietro, alla cui bio- grafìa eziandio parlai del suo primato e di quello de' successori, fonte d'ogni ec- clesiastica giurisdizione, e come da esso emani l'armonico ordinamento di tutta l'ecclesiastica gerarchia, per le due pote- stà che in sé riunisce, di ordine e di giuris- dizione. A Patriarca osservai che il Pa- pa è il patriarca de' patriarchi, pastore e giudice universale di tutte le chiese e di tutto il mondo, come lo sarà sino alla fi- ne de' secoli ; avendo pure il concilio di Firenze riconosciuto il primato della se- de apostolica su tutta quanta la terra, se- condo gli altri concilii ecumenici. Dell'au- torità principale del Papa sopra tutta la cbiesa, esercitata eziandio nel conferma- re o riprovare le elezioni de' patriarchi orientali; come dell'autorità patriarcale de'Papi sulle elezioni primaziali, arcive- scovili e vescovili del patriarcato occiden- tale sempre esercitata, spettando al solo Papa sciogliere i vescovi dal vincolo spi- rituale che hanno colle loro chiese. A Pri- mate e Metropolitano egualmente trat- tai della supremazia del Papa compren- sivamente alla deposizione, e ne riportai esempi; riproducendo l'opinamento del p. Amort,non parzialissimo della papale giurisdizione, ch'è meglio le cause de' ve- scovi si giudichino a Roma, che ne'con- cilii provinciali. ACmAviragionai di que- sto simbolo del supremo potere spiritua- le di legare e sciogliere^ di aprire echiu- dere il cielo, di governare la chiesa colla suprema cura pastorale di tutto il greg- ge Cri stiano j siccome attributi del Papa conferiti da Gesù Cristo nella persona di s. Pietro, come solo fondamento e capo della chiesa universale ; cioè gli diede il primato di onore e il primalodi giuriseli- P R I 20? zione tanto sopra gli apostoli, che sopra la chiesa universale; il patronato della casa di Dio, la tutela delia città di Dio; il potere di emanare leggi spirituali , di confermare i suoi fratelli riuniti o disper- si nelle loro pasture; poteri tutti di cui godono i di lui successori Pontefici roma- ni, ai quali di mano in mano passa la cu- ra pastorale del cristianesimo. Ne ripor- tai gli altri significati, anche per que'mo minienti che rappresentano s. Pietro con 3 chiavi. A Fede o credenza di nostra s. religione rimarcai che le decisioni in ma teria di fede, fatte dalla chiesa universa- le e dal Papa , per Condanne di errori (F'), e sui donimi, sono di fede. A Bea- tificazione e Canonizzazione riportai co- me il Papa nella pienezza di sua autori- tà ordina a tutte le chiese ed a tutti i fe- deli di venerare per beati e santi chi ne crede meritevoli: può vedersi anche Cul- to, Liturgia, Riti, per l'autorità die vi esercita il Papa, dottore e maestro uni- versale. A Disciplina ecclesiastica nar- rai che appartiene principalmente al Pa- pa il modificarla o variarla senza cam- biare il suo spirito e l'esteriore discipli- na, e ciò secondo le particolari circostan- ze de'tempiede'luoghijCon prudente con- discendenza. A Matrimonio, sacramento e unione indissolubile dell'uomo e della donna, dimostrai come il Papa può scio- glierlo e accordare il Divorzio (F.), con- cedendo Dispensa [V.) dagl'impedimen- ti. A Penitenziere, Penitenziere maggio - REj Penitenzieria trattai della podestà di ritenere e rimettere i peccali, dell'asso- luzione dei casi riservati privativamente al Papa, inclusivamenle ai voli religiosi, disciplina antichissima della chiesa. A In- dulgenza tenni proposito della remissio- ne della pena canonica e temporale do- vuta pel peccato , che concede la chiesa a mezzo de'vescovi e del Papa con potere di giurisdizione ; ma che lutti riguardo al Papa sono convenuti, ch'egli solo ab- bia senza limiti potere e autorità di con- cedere indulgenze a lutti i fedeli, sì pie- ao6 PRI narie the «il Ire, avendo i Papi stabiliti gli Anni Santi ed i Giubilei (Tr.)i notando quali limitate indulgenze possono conce- dere i cardinali e i vescovi. Quanto al po- tere d'infliggere e togliere le censure, il Papa dopo Monitorio ( V.) pubbl ica V In- terdetto e la Scomunica (J7-), con inter- dire e separare dalla chiesa chi ne puni- sce; poscia colla slessa potestà assolve e concede le Assoluzioni dalle censure e Pe- ne ecclesiastiche (T r.). Ad Appellazioni alla s. Sede provai che il Papa per ne- cessaria conseguenza del suo primato di diritto le riceveda tutte le parti del mon- do cattolico , affinchè giusta la sua sen- tenza pronunziata con pienissima giuris- dizione, venga riformato il giudizio, co- me quello che per divina istituzione ne ha il potere, qual successore di s. Pietro, stabilito pastore della chiesa universale, nella quale tiene il primato anche al di sopra di tutti i vescovi: come n'esercitò il diritto sino dai primi secoli del Cristia- iiesiino, ne riportai esempi e prove. Inol- tre a Commissioni dichiarai che di legit- tima conseguenza il Papa può commet- tere ad alcuno da lui delegato le cause, delle quali èstatointerposto l'appello del- la sede apostolica, essendo di loro natu- ra i pontificii giudicali irreformabili, pel suo venerando capo d'ordine e di giuris- dizione , dicendo pure delle norme che hanno luogo. Non la finirei più, se di lutti gli articoli relativi al primato volessi par- lare: principalmente si possono vedere gli articoli de'concilii generali di Laterano, di Costantinopoli, di Firenze, di Trento, di Costanza, di Basileacsiio conciliabolo, Missioni pontificie, Sede apostolica , s. Gregorio VII, Innocenzo III, Pio IX. A Concilio dissi che i condili confessano il primato pontificio, esistito prima di loro; che il Papa ha giurisdizione su tutta la chiesa, che non potrà mai eirarenella fe- de (eziandio a s. Pietro ed u Papa), se- condo la divina promessa, che la sua fe- de non verrà mai meno e che gli sforzi dell'inferno non prevaleranno né avran- PRI no giammai forza sulla chiesa , di cui è pietra fondamentale; cheha diriltodi-con- vocare i concilii generali e di presiederli, anche per mezzo de'suoi Legati (^.), al- trimenti non sono Ecumenici {Jr.)j che i concilii non hanno autorità senza la con- ferma del romano Pontefice, cui va sem- pre unita l'adesione della chiesa cattoli- ca, né occorre che la dieno in un sinodo romano; della potestà del Papa sopra il concilio; avendo ancora detto delle scan- dalose reità delle appellazioni dal Papa al concilio. A Mano ed a s. Pietro spie- gai che la diversa situazione come talvol- ta sono rappresentate ne' monumenti e sigilli le effigie de'ss. Pietro ePaolo, non pregiudica affatto al primato del primo e alla suprema potestà a lui unicamente concessa da Gesù Cristo, avendo mostra- to in quella biografìa: che le prerogative conferite da Cristo a Pietro furono pro- prie e singolari di Pietro solo; acchiuse- ro un'intrinseca eccellenza sopra quello che fu da Cristo compartito a tutti gli nitri apostoli ; contennero una vera su- periore autorità e giurisdizione nel go- verno della chiesa, dai quali elementi si formò il divino primato del principe de- gli Apostoli : come Pietro esercitò tutte le parti di supremo capo, maestro, legis- latore, vindice, giudice, quali si addice- vano al suo primato. Finalmente a Giu- ramento,formale religiosa promessa, rac- contai come i Papi con autorità aposto- lica li sciolsero, eparlai del Dictatus Pa* pae attribuito a s. Gregorio VII, in uno all'autorità de' Papi sopra i sovrani, i quali la riconobbero ne'tanti modi chece- lebrai in molti articoli a loro onore; men- tre ad Imperatore discorsi del ristabili- mentodell'impero occidentaleoperato dai Papi, e quanto riguarda le due podestà, argomento che svolsi in non pochi luo- ghi, come a Concordato, a Pace. A Pa- squale II e Pio VII riportai le loro eroi- che ritrattazioni per le concessioni fatte agl'imperatori Enrico V e Napoleone. Alle relative opere che qua e là citai PRI si possono aggiungere: Giuseppe Esleve, De pò testa le Pontifici:, Coloniae i58o. // primato del romano Pontefice difeso, Bavenna 1769. Orsi (F.) cardinale, le sue opere. S. Bernardo, De romani Pon- lificis furisdictione, Romae 1 79 1 . Rosko- vany , De primatu romani Pontifici s , Aug.Vindel. 1 834- Giuseppe Ignazio Mo- reno, Saggio sopra il primato del Papa, specialmente per quanto spetta alla isti- tuzione de'vescovi, Lima 1 836. Opera as- sai lodata nel voi. 6, p. 4^6 degli Annali delle scienze relig., per dottrina e robu- stezza d' argomenti contro le perniciose dottrine de' nemici del primato. Nel voi. 8, p.i 55 viene encomiata qual tesoro di vasta erudizione e di prove trattate con logica profondità, l'opera delD.rRolhen- see : // primato del Papa in tutù i secoli dclcrislianesimo,Nagouia i836. Il pri- malo della sede apostolica e l'autorità dei concilii generali di fesi inuna serie di let- tere indirette al Rmo. d.r J. H. Hopkins vescovo della chiesa episcopale protestan- te di Pennoni, da mg.r Francesco Pa- trizio Kenrick, vescovo di Araili, e coa- diutore del vescovo di Filadelfia, ivi 1 838. Nel voi. g, p. 146 della 2.* serie, con ben giusti elogi encomia l'autore dell'opusco- lo : La Cattedra di Pietro fondamento della Chiesa, fonte della giurisdizione , centro dell'unità, per Tommaso Gugliel- mo Allies autore dell' opuscolo intitolato: La Chiesa anglicana purgala dall' im- putazione di scisma, Napoli i85o. Così questo chiaro scrittore anglicano riparò agli errori contenuti nella 1." opera e si fece fervente cattolico; con che condan- nò di scisma e di eresia quellachiesa an- glicana che prima avea diféso e di cui era stato ministro, riconoscendo che al- tra vera chiesa non v'ha, che quella fon- data nella Cattedra di s. Pietro (F.) , e in comunione con essa ( F. Eresia). La Civiltà cattolica, nel voi. 4> P- 4 '5, non solo ricolmò di lodi per sì capitale argo- mento di domma cattolico il medesimo valoroso controversista Allies, perchè in PRI 307 detta pretesa chiesa il cardine della con- troversia sta nel punto del primato del Papa, ma ci diede succinta, importante e lucida analisi di sua opera. Nel voi. 5 poi a p. 1 14 la Civiltà annunciò la pubbli- cazionee fece rilevarci grandi meriti del- l'esimia e dotta opera del celebre: Caro- li Passaglia e soc. Jesu in romano col' legio theol. prof. Commenlarius de prae- rogativìs h. Pelri aposlolorum principia auctorilate divinar um litterarum compro- batis , Ratisbonae i85o. Imperocché il profondo teologo ben meritò della verità e scienza cattolica, per aver ex professo vittoriosamente confutato e combattuto colle stesse loro armi i protestanti avver- si al primato di s. Pietro, i quali, come d'ogni altro domma cattolico, si accam- pano e si trincerano nella sola s. Scrit- tura, il cui vero senso sempre con nuove, capricciose, sofistiche e cavillose interpre- tazioni applicano , onde sostenere la de- plorabile originedel protestantesimo, che nata nel negar il domma del primato, il protestante torna al vero ovile col ricono- scerlo. Terminerò col ricordare : Che \[ romano Pontefice è monarca supremo nella chiesa e come tale nel governo del- la medesima non puòesseregiudicato da 11css.no. Questa proposizione è di fede ; e Antonio de Oominicis , che negava il regime della chiesa essere monarchico, fu condannato siccome scismatico ed ereti- co. Scrive Gersone , De sta tu ecclesiae : «L'ordine episcopale va ragionevolmen- te soggetto ad un monarca supremo, per conservare l'unità della fede ".Quando s. Simmaco nel 5oo convocò il sinodo Pal- mare nel portico Vaticano e si volle sog- gettare al giudizio di 125 vescovi, questi nel dichiarar la sua innocenza protesta- rono: «11 vescovo della romana sede noti deve so£[«iaceie all'esame de'vescovi mi- nori ". Per le istanze di s. Leone III in- vitati i vescovi delle Galliee d'Italia da Carlo Magno a pronunziare giudiziosul- le accuse fatte contro di s. Leone ili me- desimo, risposero concordemente:» Noi 2o8 P R I non giudichiamo il capo di tutte le chiese, poiciiè si appartiene a questa cattedra e al suo pastore* vicario di Gesù Cristo, il giudicare noi tutti. Quanto ad essa sap- piamo per antica consuetudine che ninno Jo giudica. E noi ubbidiamo a ciò che il sommo Pontefice avrà stabilito ". Nel- I' assemblea del clero di Francia del 20 gcnuaioi626 venne proclamato solenne- mente : Che tutti i vescovi rispetterebbe- ro il santo Padre , il capo visibile della chiesa universale e successore di s. Pie- tro, sul quale Gesù Cristo ha fondato la sua chiesa dandogli le chiavi del cielo col- l'infallibilità della fede,che si è veduto mi- racolosamente durare immutabile ne'suoi successori sino al presente. Nell'assemblea del 1682 disse il gran Bossuet : «Non si dica che il ministero di s. Pietro finì con lui. Egli parlerà sempre nella sua sede... La chiesa romana ammaestrala da s. Pie- tro e dai suoi successori non conosce e- resia. La fede romana è sempre la fede della chiesa. Pietro rimane sempre il fon- damento de'fedeli ne'suoi successori". In forza del primato d'autorità appartiene al Papa la potestà suprema e indipen- dente di far leggi universali per tutta la chiesa, di regolarne la disciplina, e di ob- bligare i fedeli, a qualunque nazione ap- partengano, alla loro osservanza, costrin- gendo anche con salutari penei ripugnan- ti e contumaci. La proposizione contrad- dittoria a questa fu già riprovala come e- relica dalla facoltà di Parigi nel 161 7, e come tale anche risulta nella condanna della proposizione 4-a del sinodo o con- ciliabolo di Pistoia, fatta da Pio VI nel- la bolla dommatica , Auclovem fidei. Il Papa non è solo il difensore, il custode, l'interprete de'sagri Canoni (/'.); egli ha pienissima autorità di stabilirne de'nuo- vi. Canonum Condilorem lo appella lo stesso Bossuet nella prefazione alla Dife- ta della dichiarazione j e nella Gallia or' lodo ssa confessa che come capo della chie- sa ha lnii.i l,i forza di far eseguile i suoi decreti. Questo doppio potere di reggere PRI e d' insegnare, nel pontifìcio primato di divino giure, fu sempre confessato e ri- conosciuto dall'Occidente e dall'Oriente cattolico. Risalendo all'antica civiltà ro- mana, sempre si fa innanzi questo potere medesimo, questa cattedra apostolica di s. Pietro, grandeggiante e autorevole in tutte le chiese dell'orbe cristiano. Nou vi è monarchia europea che possa a gran pezza aggiungere la sua antichità : bensì il pontificio primato ha veglialo sul pri- mo nascere di loro tutte, ne ha educato 1' incremento, assistito allo svolgimento, resa durevole la loro maturità. Mentre ogni cosa intorno a lui , imperi , razze, costumi, coltura, lettere, sede di politico potere, sede di civile preponderanza, di continuo si Ira mula, esso solo, senza esem- pio somigliante, da ben 18 secoli si sta sal- do, inalterabile e tenace de'suoi diritti. A. queste poche testimonianze sul primato del Papa e sua chiesa romana , porrò il suggello colle parole del dottore s. Ago- stino: « Quod credunt, credo; quod te- nent, teneo; quod praedicant, praedico; istis crede et mihi credis; acquiesce islis, et quiescis me. Quod invenerunt in Ec- clesia tenuerunl; quod didicerunt, quod a patribus acceperunt, hoc filiis tradide- runt ". V. Pontificato. PRIMICERIO oPBIMlCERO, Fri- micerius. Il primo, il capo, nome che si attribuì ai principali ulliziali di ciascun ordine. Il primicerio nelle dignità eccle- siastiche dopo VA rei diacono e V Arcipre- te. (fr.) egualmente teneva ili.0 posto, e questo titolo si può applicare a qualun- que capo o primo in qualunque corpo- razione, congregazione e in qualunque altra adunanza, inclusi vamente alle Ar- ci confraternite o Confraternite e Univer- sità artistiche {fr-), a quello che nel ruo- lo , albo o tabella viene pel primo de- scritto, per lo più prelato, che talvolta ha il titolo di governatore. In latti nel diritto civile e nell'ecclesiastico si fa men- zione del primicerio; nel codice civile ili Giustiniano vi è il titolo: Del Frunice- riu r/Ojl* il, t. 7; ed in tutti gli uffici auli- camente eravi il primicerio, come il se- condicerio, terzicerio, ec, per designare il 1 .°, il 2.0, il 3.°ec. Cujacio fa menzione del primicerio de'cubiculari, de'mensori, de'tesorieri: Cassiodoro parla del primi- cerio de'JYotari (f'.),che noi chiamiamo capo notaro ; in somma il primo in or- dine, in qualunque impiego, carica e oc- cupazione: i notari della chiesa di Costan- tinopoli ancora aveano il primicerio o gran primicerio e arcidiacono, secondo Nardi. Egualeappellazioneebberoi mem- bri degli uffici militari e altri civili, e gli imperatori sene servirono per distingue- re i primari delle loro corti, come i Papi nella propria. Si è usato questo nome, ed ha secondo alcuni avuto la sua origine, perchè prima dell'invenzione della carta e delle membrane si scriveva in tavolet- te, foglie e altre materie preparate con cera, sopra delle quali si scriveva con u- no stile di ferro o di altra materia (come facciamo noi colla Penna, V.), e quello che veniva pel i.° notalo dicevasi/jw/i/- ctrio, chi nel i.° poslo secondicerio, chi per ultimo ulti micelio. Dallo scrivere sul- la cera, Capicerio fu sinonimo di Primi- cerio, cioè il i.° inscritto nella matricola o catalogo che si chiama cera, secondo alcuni. Cassiodoro chiama il sigillatore delle pubbliche patenti protocerius. Al- tri credonoche il capicerio fosse una spe- cie di Sagrista, raccoglitore delle Can- itele, come custode de' Lumi (F.). Galletti coIl'autoritàdelBrissonioe di Suida spie- ga il vocabolo Primicero, il primo nel- l'ordine, vale a dire che la voce Primi- cero non è congiunta, ma semplice, e uni- Tersale a tutti quelli che tengono i primi luoghi in qualsivoglia ordine. Perciò da s. Agostino e neh' Istoria di Gerusalem- me di s. Basilio di Nola, s. Pietro è chia- malo primicerio degli apostoli : I.vone di Chartres parlando del suo primato, nel Semi, in Calli, s. Petr. scrisse: conslitui- tur pos t Deuin primicerius. In questo sen- so s. Bernardo elegantemente chiamò la vol. ir. P R I 209 B. Vergine : Virginum primiceria. Nel sermone 2 1 di s. Agostino, il i.° martire della chiesa cattolica s. Stefano è deno- minato primicerio de' Martiri. Macri nel- la Nat. de' vocaboli eccl., alla voce Pri- micerius,\o definisce: talvolta dignità ec- clesiastica, la quale era capo di tutti i chie- rici e di grande autorità, ovvero il i.°o capo di qualsivoglia ufficio, come il pri- micerio o capo de Cantori (P.); il pri- micerio o capo de' Lettori (Pjj ilsopra- stante di palazzo, primicerius aulaej il primicerio de' Difensori (P.), capo degli avvocati, del quale parlai in diversi ar- ticoli (ed anche a Primicerio della s. Se- de, in uno ai difensori); il capo dell'or- dine de' Diaconi{V.) cardinali, diaconus cardinalis primicerius (o Prior). Per In medesima ragionefu dalncmarodiReims chiamato primicerium Drogone vescovo, perchè era stato destinato dal Papa suo vicario in Francia. Quanto al primicerio capo de'cantori o maestro del coroe nelle chiese Cattedrali dignità ecclesiastica, ne parlai ad Arcicantore, Cantore, Pre- centore: coi'due primi vocaboli si chia- mò propriamente il primicerio de'can- tori, col 3.° il secondicerio de'medesimi, ossia il compagno dell'altro, sebbene in alcune chiese anch'egli ebbe il nome di primicerio, come fu pure dignità eccle- siastica. Dice Sarnelli che Celestino III accordò la mitra alle 4 dignità della me- tropolitana di Manfredonia: arciprete, arcidiacono, primicerio o cantore, secon- dicerio o precettore; notando che in al- cune cattedrali si chiama corista un sem- plice prete direttore de cantori, Borgia, Memorie di Benevento t. 3, parla del pri- micerio di quella chiesa capo delle scuole del 1236, cui si apparteneva deputarvi i maestri, intitolandosi: » D. Robertus Dei gratia ecclesiae Beneventanae Pri- micerius, et magister scholarum ". Leggo in Vermiglioli, Lezioni di diritto canoni- co, voi. 1, p. 235: dell' officio del Pri- micerio, che questi ossia il 1 ."cantore ven • ne chiamalo anche maestro di scuoiare '4 2 IO PIÙ i chierici minori apprendevano il canto e i primi erndimenti della grammatica. Che al medesimo spelta la distribuzione de'cerei da portarsi, e secondo altri por- lava il cereo avanti il vescovo o avanti il re. Inoltre che 'vi era altra scuola per quelli che apprendevano la teologia e le cose sagre, e chi era il i.° dicevasi Pri- micerio e si distingueva dal cantore. Os- serva Nardi, Deparrochi t. 2, che il pri- micerio de'cantori era un primicerio dei minori, cioè primicerio d'una sola scuo- la, come primicerio minore era il primi- cerio della scuola de'lettori ; che furonvi ancora il primicerio della scuola degli o- stiari, ed esisteva una tale scuola in Tar- ragona nel 5 16; il primicerio degli ac- coliti, de'notari e altri primiceri più o me- no glandi, più o meno rispettabili secon- dochè era in maggiore o minore stima il collegio al quale presiedevano. Talvolta un canonico presiedeva-a ciascuna di tali scuole. Dopo il primicerio minore capo della scuola o collegio, vi erano il secon- dicelo che faceva le veci in caso di bi- sogno del primicerio, quindi il tertius } quàrlus, quintus, sexlus, seplimus, senza aggiunta di cerius, i quali doveano ren- dere conto del loro operato, come i no- lari, al capitolo o presbiterio. Così erano mentovati i notali della chiesa di Raven- na. Il Primicerio della s. Sede (fr.) lo era i\e Notati e poi de' Giudici (^/). Nella chiesa romana vi fu il Primicerio de'caii' tori, prelato dignitario della s. Sede eca- po delle loro scuole : ne parlai a Bacio di Pace, Cantori pontificii, Musica sagra, Orfanotrofio, Pranzo, Feruia, Presbi- terio^ altri articoli, come nel voi. Vili, p. i45, 1 46. Questa scuola e collegio in- terveniva all'elezione del Papa, ed il pri- miceriosi sottoscriveva dopo l'ultimo car- dinale diacono. Tuttora è illustre il col- legio de'cappellani cantori della cappella pontificia, e forma un ceto canonicale, dovendo essere ciascun cantore almeno chierico tonsurato, vivere in istato celibe ed incedere in obito ecclesiastico. P R I Quanto poi al Primicerio, altra dignità ecclesiastica delle Cattedrali, detta Pri- micerialo, egli esercita uffizi, giurisdizio- ne, e gode prerogative secondo i luoghi. Nardi, Dei p arrochì t. 2, cap. 28: Sulle antiche cariche capitolari ,d\ce che quella di Primicerio incominciò di buon'ora, poi- ché il concilio di Merida del 666 vuole che in ogni cattedrale non manchi l'ar- cidiacono, l'arciprete, elPrimiclerum}c\\e dal can. 14 vedesi essere quello che pre- siedeva al clero minore, cioè ai suddiaco- ni e altri chierici inferiori; quasi Primi- clerium, cioè primo o capo del clero mi- nore. Ne'concilii di Toledo del 655, 683 e 688 si mentova il primicerio di Tole- do, come pure parlasi del primicerio nella regola di Grodogango, in s. Isidoro e in altri monumenti. In un diploma del 903 è mentovato, dopo l'arciprete e l'arcidia- cono, il primicerio di Piacenza; in altro del 967 la chiesa di Ferrara avea il pri- micerio; in altro del 996 si trova il pri- micerio, il custode, il cantore, cariche ca- pitolari della chiesa di Arezzo. Nel mede- simo secolo X già l'avea la cattedrale di Parma, e considerata dignità, del quale feci cenno nel voi. LI,p, 214, parlando ancoradeliSV/grwta^.^edi opuscoli che trattano ancora genericamente del pri- micerio delle cattedrali. Tra' canonici cattedrali di Milano nel 1 1 44 sonovi il primicerio prete ed il primicerio dei lettori, il maestro de' cantori. Nel 1290 la chiesa di Rimini avea il primicerio dei chierici. Oltre il primicerio maggiore ca- nonico che presiedeva al clero minore, vi furono (e forse sonovi) i primiceri mi- nori, detti pure secondiceri, i quali pre- siedevano ai collegi privati,chiamati scuo- le. II primicerio vero o sia il maggiore, oltre la detta presidenza, avea cura degli oratorii,de'chierici e loro ordine nel sal- meggiare, correggeva i suoi inferiori de- linquenti; hasilicarios ipse consti tuit, in- combenza di grande autorità, cioè quel- la di mettere gli ecclesiastici che crede- va nelle basiliche; ed in tempi posici io- PRI ri matricularios disponi t, vicarie che ve- nir doveano alla città a certe uffiziatu- re, le quali erano composte di varie se- zioni di clero, che aveano ciascuna il lo- ro primicerio minore.Della cera che ri- maneva nelle basiliche, tre parti tocca- vano al primicerio e al prete che vi di- ceva la messa , forse canonico ; giacché si dice che la 4-a palle sarà del basilica- rio. Nel Ma itene possono vedersi le mol- te scuole, e forse nel V secolo esisteva il primicerius cantorum s. Ecclesiae Nea- politemele. Noterò che in quella metropo- litana vi è V Arci primicerio, e l'ebbero ancora altre chiese. Nardi rileva dal con- cilio d'Auxerre del 578 YArchisubdia- conus per primicerio o capo de'suddia- coni. Nella cattedrale di Metz era vi il pri- micerio o primiero, qual i.' dignità. La metropolitana di Venezia aveva il primi- cerio di s. Marco, che godeva prerogative vescovili e l'uso de'ponlificali. Di molli" primiceri delle cattedrali e altre chiese fo menzione ai loro articoli, come del Se- condicerio (Z7.). Fra le altre hanno pri- micerio dignità, Borgo s. Donnino, Reg- gio, Mantova, Metz, ec. Di altri primi- ceri tratta Chiapponi, Ada canoniz. p. 284 : De primicerio, ed anche dell' au- la imperiale di diverse specie, delle de- nominazioni e uffizi de'quali parlai aCoR- te e in molti analoghi articoli. Galletti, Del primicero della s. Sede, discorre an- cora delle diverse qualità de' primiceri dell'impero, de'collegi, degli uffizi, di or- dinazioni e di arti. PRIMICERIO 0 Primicero della s. Sede. Dignità e uffiziale maggiore della Sede apostolica edel Palazzo Lateranen- se{F.), Primicero tle'collegi de'7 Notari poi detto de'7 Giudici palatini^.). Gae- tano Cenni, Dissert. l. 1 : Disseriazione ir, dell'origine, incombenze e dignità del Primicerio e Secondicerio della chiesa romana, con severa critica volle ripur- gare questi due primari de'sette uffizi pa- latini dal di più che loroattribuironoPan- vinio, Rasponi e Mabillon. I selle uffizi PRI 211 furono : Primicerio, Secorulicerio, Arca - rioo Tesoriere, Sacellario, Proloscrina- rio, Primicerio de'DiJensori, Nomencla tore. Di tutti scrissi articoli : il vocabolo Primicerio , che Galletti chiama Primi- cero, Io spiegai a Primicerio: col Secondi- cerio furono così per eccellenza denomi- nati quelli del collegio de'notari regiona- ri ovvero Primicerio e Secondicerio del- la s. Sede. Cenni dichiara che i 3 memo- rati scrittori seguendo Giovanni Diaco- no della basilica Lateranense nel trattato: De ecclesia La leranensi (sulla critica di Cenni contro Giovanni va letto Cancel- lieri, Meni, delle sagre leste, p. g), inter- pretavonoi' A nwiiniculalor per l'uvvoca- to de Poveri (Z7.), mentre quell'uffizio fu adatto ignoto agli antichi, e probabilmen- te fu preso Nominculalor o Nomenclato- re, uffizio celebre palatino, per Ammini- culator, chiamato da Paminioeda altri erroneamente Adminiculator. Galletti lo credette sinonimo di Nomenclatore (/'.). Vuole Cenni il primicerio de'notari regio- nari tanto antico quanto lo sono i notai 1 medesimijche in principio nonfu altroché il primo u decano eli quel corpo o collegio. Siccomeinotari,aImodoeperl'uffizioche narrai al loro articolo, furono istituiti dui discepolo e successore di s. Pietro Papa s. Clemente I del 93, così dopo il colle- gio o Presbiterio (F.) de' Preti e Diaconi è il più antico della chiesa romana, ed in questa istituzione fu imitata dalle al- tre, come dissi a Notari e altrove, come lo fu nei Difensori (f^.), e Secondiceri (Ir.).\\ Pontefice divise Roma in 7 regio- ni ecclesiastiche, non unendone due delle antiche in una,comechè ripartita da Au- gustoin 1 4 legioni o Rioni di Roma [f^.), ma piuttosto assegnando confini propor- zionati più o meno ampli, secondochè i cristiani ne'rispettivi luoghi più o meno abbondavano, al dire di Galletti. Queste 7 regioni s. Clemente I le assegnò ai 7 nolari regionari, perchè ciascuno tenesse nella sua conto degli a\.i\à& Martiri ( f^ .), ritenendoli il Papa necessari per animare ai ->. P R I i fedeli a imitarne gli esempi, donile tras- sero origine i Martirologi (P-), come il cospicuo collegio de'prelati Prolonotari apostolici (F-). Anticamente questi no- tari furono chierici, ma di un grado in- feriore ai suddiaconi, forse il i.° grado del chiericato; in seguito si coniugarono, indi tornarono ad esser chierici. Dappoi- ché e pei tanti esempi che riporterò e per aver eziandio letto in Zaccaria,i5Vo/7Vz lelt. t. 6, p. 579, che il p. ah. Nerini, De tem- pio et coenobio ss. Bonifacii et Alexii (p. 3 84 avendolo riscontrato), dimostra ave- re mg.r Giorgi avuto ragione di scrivere nelle note al Baronio all'anno 8176 924, che i primiceri e così pure i secondiceri della sede aposlolica potevano aver mo- glie, anzi aggiungerò che l'ebbero e no- bilissime quelli che lessi nel Nerini stesso e nel Galletti. Inoltre trovo in Garampi, Memorie della b. Chiara p. 54o, che ap- provando l'asserto dal p. Nerini, riporta una testimonianza del ioi3 di altro pri- micerio maritato, ed osserva, che il pri- miceriato della sede apostolica nel secolo XI non era uffizio che esigesse ordine sa- gro, e che soslenevasi da persone nobili e potenti, che anco a veano moglie. Quali uffizi calamitosi esercitassero il primicerio e i Notari in tempo delle Persecuzioni (^V), a quell'articolo lo riportai, in uno alle nuove incombenze loro affidate da s. Giulio I del 336, espressamente nomi- nandosi nella disposizione, Primiceriuni notariorum, il quale era stato applicato in una delle 7 regioni a raccogliere gli alti de'marliri, come ciascuno de'colleghi nel- la sua. Pel decreto però di s. Giulio I, il primicerio divenne presidente del colle- gio con uffizi così ragguardevoli, che lo costituirono uno de' principali ministri della s. Seóe. Di tali uffizi o incombenze con Cenni e con quanto altrove riportai, ne descriverò tre più singolari e che ab- bracciano diverse delle minori, comuni anche ad altri uffizi palatini; due spet- tanti al governo di s. Chiesa, ed una al servigio del Papa nel divin ministero. PIÙ La prima e più antica era quella di presiedere all' uffizio de' notari. Questa non era limitata ai soli atti pubblici di donazioni, permutazioni e simili, come delle cause de' chierici , sostituite da s. Giulio I dopo le persecuzioni, alla com- pilazione e registro degli atti de'marliri, delle quali si trovano esempi sino al se- colo XI in Bianchini, Anastasio t. 3, p. 8; ma estendevasi alle scritture domina- tiche, agli atti de'concilii e agli altri do- cumenti che formavano la Biblioteca del- la s. Sede (^r-), la quale per lungo tem- po perseverò indistinta dal suo Archìvio (Z^.). Al primicerio fu affidata la custo- dia dello scrigno o archivio pontificio , donde poi estraeva ed esibiva ne'concilii romani 1 documenti per decifrare e ri- solvere le questioni. Quindi abbiamo che Papa Vigilio nel 544> dopo aver fatto leggere parte del poema sagro di Ara- tore ligure (cardinale secondo Cardel- la e Pasolini , il quale lo vuole raven- nate), fatto da re Teodorico conte del- le cose domestiche e private, forse sud- diacono della chiesa romana (errò Mu- ratori nella patria e nel grado ecclesia- stico), alla sua presenza sedente nel Pre- sbiterio (/"■.), e a quella numerosa de've- scovi, de' cardinali e dell'alto clero in- nanzi alla Confessione di s. Pielro{V.)t e dopo di averlo replica tamente fatto leg- gere tutto in più giorni nella chiesa di s. Pietro in Vincoli per soddisfare le bra- me universali del clero,aviclo a que'tem- pi di simile sacro pascolo, il Papa conse- gnò il codice a Surgenzio primicerio dei notari perchè lo riponesse nell'archivio della chiesa romana, scrinioecclesiae, co- me contenente in versi eroici gli Alti de- gli Apostoli descritti da s. Luca. Stefano III detto IV allorché nel 769 volle in- formare il concilio Lateranense dell'ini- qua invasione di Costantino, disse ai pa- dri : » Ecce dilectus filius noster Chri- slophorus Primicerius, quae scit ea di- cat". Ond'egli che già avea fatto epilogar gli alti di essa dallo scrinano, ne prò- PRI dusse il compendio, premettendo le do- vute scuse. Gran prova del continuato e- sercizio di questa prima incombenza sa- rebbero i privilegi, le lettere e Bolle{F'.) ponlificiescritte dallo scrinano notaro re- gionario dipendente dal primicerio* seb- bene non tutte hanno la data di questi, come l'hanno quelle di Adriano I pel mo- nastero di s.Dionisio; «scriptum per ma- numChristophori notarii et scrinarli se- dis noslrae in mense junio, ind. ix. Be- nevalete (di questa forinola parlai a Di- ploma ; della differenza della scrittura dalla spedizione, a Data: qui aggiungerò, che scrivendosi le bolle da un notaro re- gionario, alle volle anche scrinano, o da un semplice scrinano della s.Sede, il da- ta/7*,cioèlaspedizionedelle medesime fa- cevasi o dal primicerio o da altri ufllziali maggiori della s, Sede). Datum calendis julii per manum Anastasii Primicerii". Le hanno pure le bolle di s. Leone III per la rinnovazione del primato diCantor- bery, per manum Eusta thii Prìrniceriij molte di s. Nicolò I, per manum Tiberii Primicerii; molte altre di Giovanni VIII, per manum Christophori Primiceriij di Stefano V per la cattedrale di Piacen- za, per manum Zachariae Primicerii j e finalmente quella bolla di Leone VII del g38 per manum Nicolai Primice- rii sttmmae aposlolicae sedis. Dopo la quale epoca o poco appresso (anche ciò facevano i Secondiceri t'e ne riporterò prove anche più innanzi di detta epoca) si trova privativamente esercitato tale uf- fizio dal Bibliotecario (Vittore II dichia- rò perpetuo bibliotecario il cardinal ve- scovo di Selva Candida, secondo le con- cessioni di Marino I e Sergio III, di cui trattai a Porto) e dal Cancelliere (P7.). Tuttavolla si legge aver segnato bolle e privilegi contemporaneamente Teofilat- to secondicelo, Teodoro e Gregorio no- menclatori, e Stefano primicerio de Di- fensori della chiesa romana (^r.)J e so- pra tutto il bibliotecario. Cenni è d'av- viso, che fin dall'VIII secolo il primice- P R I 3 1 3 rio presiedesse all'archivio e alla biblio- teca, benché questa avesse già il suo par- ticolare uffizio o ministro, poiché il i.° bibliotecario di cui si fa menzione è del collegio sottoposto al primicerio, cioè s. Gregorio II, il quale sotto s. Sergio I fu fatto suddiacono e saccellario , e gli fu commessa la cura della biblioteca. Ma in- di in poi salendo a poco a poco in ripu- tazione il bibliotecario, per essere dive- nuto uffizio de' prelati de' monasteri, e de'diaconi, preti e vescovi cardinali, tut- ti ordini superiori al collegio di cui era presidente il primicerio, fu stabilito che l'incombenza di datare e segnar le bolle e i Diplomi (Iz.) pontificii, non l'avesse il primicerio senon in due casi, o in man- canza del bibliotecario, o per non essere tale uffizio in persona di alcuno degli or- dini superiori. E poi certissimo, che il bi- bliotecario della s. Sededopo la metà del IX secolo era in auge di dignità, e che il primicerio esercitò l'uffizio di segnar le bolle, benché interrottamente, sin verso la metà del secolo X, cioè finché l'eser- citarono privatamente il bibliotecario e cancelliere della s. Sede. Né si oppongo- no all'asserto da Cenni le bolle tolte dal registro di Subiaco e attribuite a s. Gre- gorio I. L'altra incombenza del primicerio spettante al governo di s. Chiesa, sebbe- ne non tanto antica né di lunga durata, e molto più ragguardevole della prima, fu il celebre triumvirato che compone- va con l'arciprete o primo cardinale Pre- te (A'.) e ['Arcidiacono (Z^.), sopra cui si appoggiava tutto il governo della s. Se- de, vacante la medesima, come notai nel voi. XXI, p. 2 i5,di che abbiamo qualche ombra nei cardinali capi d'ordine nella Sede vacante e Conclave (^.), avendo di loro trattato il libro Diurno (V.) : III. Archipresbyler, III. Archidiaconus, 111. Primicerius servanles locus s. Sedis aposlolicae. Lo slesso accadeva nell' as- senza del Papa, comesi rileva pure dal- la lettera di s. Martino I(F.) aleoùo' £i4 PRi io, con cui dolendosi dal luogo del suo esilio, per essergli stato creato il succes- sore s. Eugenio I : »In absenlia Pontifi- cis, Archidiaconus et Archipresbyter et Primicerius locum praesentat Pontifì- cis". Quanto al variato ordine di nomi- narsi da s. Martino I prima l'arcidiaco- no e poi l'arciprete, non deve intendersi come spiegarono Garnier e Pagi senio- re, poiché avverte Cenni, che molto di- verso era il governo della s. Sede allor- ché era vacante, da quello dell'assenza del Papa , imperocché allora i triumviri si scrivevano; servanles locum s. Sedis. Ma assente il Papa, locum praesentabanl Ponlìficisy quindi non deve meraviglia- re che l'arcidiacono Vicario del Papa (V.), come insegnano gli Ordini romani (l:/.) antichi e la disciplina della chiesa romana, vivente il Papa tenesse il pri- mo luogo e dal Papa medesimo fosse pre- ferito all'arciprete. Baronio scrive che il primicerio benché semplice chierico po- teva crearsi Papa : « Nisi contigeret, ut ex illis tribusunuseligereturPontifex". Queste due singolarissime incombenze del primicerio erano da gran tempo an - date in disuso, cioè quando scrisse ve- ramente o quando si pretende dai sun- nominati tre scrittori corretti da Cenni , che scrivesse Giovanni Diacono della ba- silica Lateranense che viveva nel i i5o, (nel 684 già era cessato il governo trium- virale nella sede vacante de'3 mentovati personaggi), i quali scrittori commen- tandolo spossessarono del loro antichis- simo diritto i due cardinali diaconi assi- stenti, egli avvocali concistoriali, che sen- za dubbio sono gli antichi difensori re- gionari, dell'onore loro dovuto, cioè par- lando delle funzioni e cappelle pontificie, l'intervento alle quali del primicerio e se- condicerio, Cenni qualifica terza loro in- combenza, volendo anche in questo cor- reggerei ci tati autori.con dichiarare quan- to propriamente si conviene ai due ufi* ziali maggiori palatini e della s. Sede. Con tutta l'ammirazione pel dotto e critico PR1 Cenni, convengo quanto ai cardinali dia- coni, perchè distingue i tempi della pre- caria assistenza del primicerio e secondi- cerio al Papa, da quella immemorabile e continua de'due primi cardinali diaconi; ma tèmo che abbia confuso gli Uditori di rota (V), cappellani e suddiaconi a- postolici già difensori e giudici palatini, il primicerio de'quali come il secondice- rio in progresso furono chiamali quelli de' notari , cogli Avvocati concistoriali, come apparirà dal contesto che vado a riportare, sulle funzioni del primicerio e secondicelo de' notari regionari. Della parte che questi due ufh'ziali ne avevano, comedi quella del primicerio de' difen- sori, con l'autorità di Galletti, lo descris- si a Cappelle pontificie [V.) e in lutti i luoghi ove ne riparlai, come a Presbite- rio {T/ .) per quello che ricevevano dal Pa- pa, e segnatamente nei voi. Vili, p. 1 1 7 1 18, 119, 120, XVII, p. 11 5, riportan- do la coronazione fatta da Clemente li nel 1046 di Enrico III imperatore, e la parte assai onorifica che vi ebbero il pri- micerio e il secondicerio de' Giudici pala- tini, che allora erano gli stessi primicerio e secondicerio de' notari : ne'quali luoghi dissi pure dell'intervento de'notari regio- nari, de'difensori e de'giudici, figurando principalmente il primicerio de'notari re- gionari, il quale col primicerio de'difen- sori, col secondicerio de'notari prestava assistenza al Papa, come fanno i due car- dinali primi diaconi, e nel Pranzo (V.) di Pasqua,pressola mensa del Papa si asside- va in quella de'5 cardinali preti e altret- tanti diaconi. Nelle funzioni papali molti primari ufliziali della s. Sede indossavano il Piviale (r.),comc i difensori, i giudici, gliscrinari, i prefetti navali, de'quali uf- fiziali laici parlai nel voi. XLII1, p. ?.?., dicendo che assumevano, oltre la cotta e il camice, il piviale all'apostolica, cioè col braccio dritto scoperto, nel modo che ora usano gli avvocati concistoriali. Di que- sti l'antico ceremoniale romano dice: "Se 'telai ii et advocati super vestes coiti u PRI nes habeant pluviale eum apertura super huraerum dextrum, et almucia super si- nistruca". In luogo dell'alrauzia ora han- no le pelli di armellino sulla cappa : a Mattutino dissi come vestivano, se il Pa • pa assumeva la cappa. Narra Cenni che nelle processioni so- lenni il Papa incedeva in Cavalcata (al quale articolo col Galletti descrissi l' in- tervento di tutti gli uffiziali in discorso , allecavalcate per l'elezione del Papa, ed altre funzioni : si può vedere anche Ca- vallo e Possesso), e il primicerio de'no- tarilo precedeva : «Qui antera eum equi- tantes praecedunt hi sunt , Diaconus,Pri- micerius, et duo Notarii regionarii,Defen- sores regionarii,subdiacon. regionarii" se- condo gli Ordini romani i .°e 3.°E quando il Papa sceso da cavallo entrava in chiesa, vi entrava wsustentatus a Diaconibus,qui eum susceperint de sellano descenden- lem", o come si legge in altro Ordine:»qui eum descendentem a sellano accipiunt ob- viis, utaiuntmanibus". Tal era la pratica del IX secolo, in cui maggiormente fioriva 1' uffizio del primicerio de'notari regio- nari. Perciò Pasquale primicerio enipote di Adriano I, quando si feceincoutroas. Leone III (V.) pieno di mal talento per l'esecrando sacrilegio che meditava, non si scusò altrimenti diaver mancato al suo preteso dovere d'accompagnarlo col se- condicerio dexlra laevaque , ma pregò il Papa a perdonargli l'essere senza 1' a- bito sagro : Quia infinnus surn, et ideo sine piartela veni. Dopo il iooo quando nelle sagre funzioni era più. onorato il Primicerio de' cantori (ne parlai a Pri- micerio), che quello de'notari, allora chia- mato Primicerius judicum , in due sole occasioni, nemmeno spettanti alla funzio- ne, si trova accempagnato il Pontefice , dexlra laevaque dalla basilica di Zacca- ria fino in camera : il giorno di Natale quando tornato da s. Maria Maggiore era soeso da cavallo, dopo le solite Laudi ( Fe- di, cioè di acclamazioni), Primicerius de- fensorum, etsecundicerius suscipiunt eum PRI 2*5 per manus, elducuntusque in canterani: e il giorno di Pasqua nello stesso modo, colla sola diversità, che suscipilur a Pri- micerio, et Secundicerius judicum depo- nitcoronam. Del resto anche dopo il i ooo si troverà il Papa sostenuto da due dia- coni, laonde Cenni dichiara falsissimo che i cardinali diaconi abbiano ereditato dal primicerio e dal secondicerio l'onore d'as- sistere il Papa, come pretesero gl'inter- preti di Giovanni Diacono, Panvinio, Ra- sponi e Mabillon. Non è già affatto falso che il primicerio e secondicerio de'nota- ri esercitassero 1' uffizio de' due diaconi assistenti, ma in 3 sole occasioni suppli- vano ai medesimi occupati in altro, in- sieme col primicerio de' difensori , cioè quando i diaconi accompagnato dexlra laevaque il Papa nel sagrario, uscivano a vestirsi degli abiti sagri alla porta di esso; mentre contemporaneamente ve- stendosiin pontificali il Papa,servito come oggi clegl' indumenti pontificii dai Sud- diaconi (F.), il primicerio e secondicerio de'notari, come attestano d'accordo ice- remoniali antichi, cotnpomintvestimenla ejus ut benesedeant. La 2.a occasionedel- la supplenza del primicerio e secondice- rio avveniva quando occupati i cardi- nali diaconi all'altare in tempo dell' O- blazione {f^.)3 il Papa descendit ad Se- natorium tenente manuin ejus,dexleram primicerio notar iorum, et primicerio de- fensorum sinislram, e tornava al Soglio (F.) sostenuto dal secondicerio a sinistra. £ finalmente, quando in tempo della comunioue similmente occupati i diaconi assistenti,! due primiceri accompagnava- no il Papa al senatorio o luogo ove sta- vano i magnati secolari. I cardinali dia- coni poi appena vestiti e rientrati nel sa- g rari o, il Papa vestito anch'esso,» elevati» se dat inanimi dexteram arcidiacono (o priore o i.° de'cardinali diaconi), et sini- stranti secundo, vel qui fuerit in ordine". Così dopo l'oblazione, sbrigatisi dal lo- ro uffizio, » ascendimi diaconi ad Pon- tiiìcem.Quos videntcs primicerius, secuu- 216 PKI diceri ns , el primicerius defensorum re- giooariorumj et notari regionarii,et de- feusores regionarii, descendunt de acie- bus, ut sedent in loco suo". Terminata la comunione, » surgitPontifexcum archi- diacono, ec. "Con questi racconti, crede Cenni di avere rivendicato dalle altrui interpretazioni i cardinali diaconi e l'an- tichissimo illustre collegio degli avvocati dels. Concistoro, dalle usurpazioni in fa- vore del primicerio e secondiceriode'no- tari regionari. Agli esternati miei dubbi, aggiungo l'invito di consultarsi Bernino, 11 tribunale del s. Rota, p. 1 20 e seg., e per l'analogia dell'assistenza che presta- no al Papa in diversi modi , gli artico- li Uditori di Rota, Protonotari apo- stolici, Falda , Manto, Genuflessorio ; mentre dagli uffizi degli avvocati conci- storiali non mi pare che risulti l'asser- zione del benemerito Cenni. Questo inol- tre parla del diritto attribuito da Gio- vanni Diacono della lettura della 7." e 8.a Lezione (F.) del Mattutino (V.) al primicerio e secondicelo, riportando al- cuni ceremouiali delle uffiziature. In quel- la notturna di s. Pietro la cantava il i.° suddiacono de' 7 basilicali o palatini o priore basilicario; così as. Maria Maggio- re, ed a s. Paolo ovei monaci leggevano le tre prime. Solo nella festa di s. Pietro} dopo i canonici, leggevano la4-ae la 5.a i giudici , rimanendone una ai vescovi, altra ai cardinali, perchè l'S." impreteri- bilmente dovea leggersi dadetlosuddia- cono; finché fu stabilito che le 3 ultime le leggessero i due cardinali diaconi as- sislenti, e dopo il Papa. Nel voi. IX, p. 1 08 e seg. parlai del mattutino e lezio- ni che si cantano nella notte di Natale nella cappella papale, riportando diversi ceremouiali , colle varianti avvenute di tempo in tempo. Altre incombenze del primicerio e se- condicerio de'nolari, ch'ebbe in comune cogli altri primari uffizi palatini, Cenni dice che furono l'intervento ai congressi ilei clero o Presbiterio, di concorrere con PIÙ esso all' Elezione del Papa (F.), di assi- sterlo ne'grandi affari in Roma coll'ope- ra e col consiglio, pressoi principi col ca- rattere di Legati (F.) ; ma volle anche queste attribuzioni ripurgare da quanto ne dissero i più volle nominati interpre- ti di Giovanni Diacono, fino ad asserire, che al primicerio ed al secondicelo, ob- sequebanlurornnes palatii ordines, et of- ficia. Quanto al primicerio conviene nel- lasublimità del grado, riguardo aisecon- dicerio con testimonianze di s. Gregorio I apparisce soltanto notaro regionario. All' incontro, Cristoforo primicerio da Stefano IV viene chiamato Primicerius et Consiliarius, illustre ufficio di cui trat- tai a Presbiterio e che i Papi conferiva- no a'vescovi e cardinali, e fino agl'impe- ratori Carlo il Calvo e Lodovico il Bal- bo, per disposizione di Giovanni Vili: Te quoque, carissime fili, auctoritate s. Spi- ritus Dei nostri . . . . a secretis constititto meum Consiliarium. E di Teodoro pri- micerio, dice Anastasio 1 Dudum Pos. et duce, postmodum vero Primicerio t. no- slrae Ecclesiae. Da tali singolari esempi, dice Cenni, che non si deve inferire, che il Primiceriato fosse maggiore del con- sigliere, del console, del duca. Proceri o primati del clero romano furono chiama- ti da Anastasio il primicerio e il secon* dicerio de' notari: Proceribus ecclesiae, Primatibus ecclesiae j ma dopo i Sacerdo- tes che comprendeva dapprima i soli car- dinali preti e diaconi, detti Primati[F.) della chiesa romana , poi anche i 7 ve- scovi cardinali suburbicari, e per ultimo gli abbati o prefetti de' monasteri. o ab- bazie privilegiate (di cui nel voi. Vili, p. i 16 ed altrove), che formavano ili. "gra- do della gerarchia ; il 2.0 si componeva di tutti gli uffìzi palatini , tranne quelli della I." classe e in conseguenza de'detli proceri e primati ; la 3." de' notari, sud- diaconi e difensori senza dignità palatina, accoliti o ceroferari, e gli altri ordini mi- nori. Cenni ravvisa ora nellai." il Sagro Collegio, nella 2.'1 la Prelatura, ucllu3,' PRI il Clero romano. La somma dignità del primicerio e secondicerio era d' avere il i.u luogo in tulle le sagre funzioni, nel- l 'assistenza o servizio del Papa , e nelle legazioni tra quei della a." classe. Allor- ché Papa Costantino nel 710 si portò a Costantinopoli alla corte di Oriente, lo accompagnarono vescovi, preti e diaconi, e dopo di essi Giorgio secondicerio, Gio- vanni primo difensore, Cosimo mediano, Sisiunio nomenclatore, Sergio •orinario, Doroteo e Giuliano suddiaconi. Nel753 accompagnarono alla corte di Francia Stefino li dello III, olire i vescovi, preti e diaconi, Ambrogio primicerio, Danila- ciò secundum, Leone e Cristoforo regio- nari. Papa s. Zaccaria spedi a Pavia al re Luitprando per legali, Denedetto ve- scovo Vicedomino (P '.), dignità del palaz- zo apostolico (cui successe il maggiordo- mo ) che avea cura di tutta la famiglia pontifìcia e de'forastieri, insieme ad Am- brogio primicerium notariorum, con let- tere e con doni. Nel 743 da Ravenna s. Zaccaria vi rispedì Stefano prete e Am- brogio primicerio per notificargli il suo arrivo e poi si recò da lui. Stefano III sud- detto inviò una legazione ad Astolfo re dei longobardi , cioè suum germanum san- ctissimo scilicet Paolo diacono (cardina- le e poi Paolo l),con Ambrogio primice- rio ( nel 752 , con doni per conchiudere la pace, ed ottennero tregua di 4" anni, che il barbaro non osservò, per cui il Pa- pa intraprese col medesimo il detto viag- gio di Francia). Adriano I del 772 spedi legali a re Desiderio, Pardo prefetto del monastero di s. Saba, e A nastasipi." di- fensore, essendo antichissima costuman- za di preferir gli abbati alla a." classe della gerarchia. Se la legazione si com- metteva ai primati o uffizi palatini della 2.* classe, questi aveano la precedenza fi- no dai suddiaconi, La slessa prerogativa aveano i primati, eperconseguenza il pri- micerio e secondicerio ch'erano i più rag- guardevoli, ne'congressi del clero, ne'qua- li col medesimo sedevano assente il Pa- P B. I 217 pa, secondo il loro antichissimo privile- gio; non mai sedevano presente il Papa in tali congressi, presbiteri! o concilii,ove secondo Cernii non era lecito che seder- vi vescovi e cardinali. Noterò con Nar- di, che il primicerio, il secondicerio, i notari doveano rendere conto del loro operato in conspectu presbyterorum et diaconorum. Nel concilio di Stefano III detto IV del 769, in cui intervennero i proceri del clero, fra questi in piedi e fuori del circolo fu ammesso Cristoforo primicerio de'notari della s. Sede e con- sigliere : con questa testimonianza Cen- ni ribatte le asserzioni di Giovanni Dia- cono e suoi interpreti, che gli accordaro- no la precedenza sui vescovi, che anzi per- derono quella sui suddiaconi quandu il suddiaconato divenne ordine sagro mag- giore^! più lardi nel secolo XI. Da indi in poi il primicerio e secondicerio , non perchè cogli altri 5 uffìzi palatini fossero creati cardinali da Alessandro III del 1 i5g , come Panvinio e Mabillon inse- gnano, ma perchè furono introdotti dai Papi altri più rispettabili uffizi, restaro- no poco distinti dai laici, com'è notato ne- gli ordini romani, che gli accompagnano col Prefello di Roma (Vedi, però cospi- cua dignità): così conchiude Cenni. La dissertazione di Cenni con altre i- nedite, fu da lui letta neh' accademia di Benedetto XIV e alla sua presenza, come all'erma Novaes nella vita di quel Papa, quindi nel 1 778 furono dopo la di lui mor- te pubblicate in Pistoia dal nipote, cioè dopo che il p. ab. Pier Luigi Galletti nel 1776 in Roma avea stampala e dedica- ta a Pio VI: Del Primicerio della s. se- de apostolica e di altri uffizioli maggiori del sagro palagio Laleranense , opera. Laonde ognuno seguì il proprio partico- lare proponimento. Senza detrarre del merito della dissertazione di Cenni, auto- re eziandio di quella del governo in Sede vacante del primicerio de'notari, e di cui parlerò a quell' articolo, certamente mi sembra più assai interessante l'opera del 2.8 FRI Galletti, per avere con grande erudizio- ne e critica trattato-di lutti i 7 summen- tovati uffiziali maggiori palatini, e per a- verla arricchita di note e d'un'appendice di documenti. Da questa estrarrò quelle nozioni che non trovai in Cenni, in uno olle varianti, e parlerò meglio del Secon- dicero per unità d' argomento, e così ne risparmierò uno speciale articolo, ripor- tando d'aruhedue gli uffizi le serie dateci da Galletti, come ho fatto delle altre di- gnità palatine, ancorché non trattate da quel, benemerito scrittore, tranne del Ve- statario, di cui pubblicò un Discorso, e ne profittai , e rimarcando nelle notizie d'ognuno le cose più importanti al primi- cerato e secondicerato. Non si può sapere con certezza se si ascendeva dal notaria- to al primicerato per anzianità o per e- lezionedelPapa; nondimeno Galletti in- clina a credere che piuttosto si ottenesse per anzianità, avendola veduta osservare da altri collegi della chiesa romana, co- me in quello de'cantori : nella corte im- periale , che avea pure il suo primicero de'notari, n'era eletto al grado quello che adempiuto l'uffizio del notariato n'era di- venuto il più degno. Inoltre ritiene che probabilmente l'uffizio di primicero non terminava colla morte del Papa, ma era perpetuo in chi una volta l'occupava. Cen- ni nulla disse de'primiceri e secoudiceri coniugati; Nerini , Zaccaria e Garampi, coll'autorilà eziandio de' quali lo notai, pubblicarono lelorooperenel 1 752, 1 754 e 1755. Galletti dice, che dal primicero dipendevano gli altri uffiziali palatini del- l'ordine chericale, i quali tulli erano al- le volte coniugati. Che nel secolo XI Ser- gio e Giovanni primiceri della s. Sede eb- bero moglie, non essendo cosa nuova, die uomini impiegati nel medesimo uffizio fossero coniugati, poiché Geronziodel565 l'avea nvuta e fu sepolto con un suo pic- colo figlio, come leggesi nel suo epitaffio. L'intervento alle funzioni papali delle Cappelk pontificie, Cavalcate, e Coro- nazione dell' imperatore, del primicero, PRI secondicero e altri uffiziali di cui tratta Galletti, già dichiarai che colla scorta di questi lo descrissi a'ci tati articoli. Avverte Galletti, che Panvinio nell'opuscolo, /«« terpretatìo vocimi, non fece bene a distin- guere e considerare per tre uffizi diver- si il Primicero della s. Sede, dal Primi- cero de'notari e dal Primicero de'giudi- ci che sono veramente la stessa cosa e importano il medesimo uffizio; come ri- pugna all'assertiva che il primicerolegges- se l'8.a lezione sopra de' vescovi, secondo il libro di Giovanni Diacono che censu- ra , dicendolo accozzamento di vecchie memorie degli uffiziali palatini dell'or- dine chericale, peraltro* da non doversi trascurare affatto e ne dà erudite notizie. Ne'concilii,dice Galletti, che il primicerio suggeriva ai Papi e faceva loro istanze, ch'erano supplicati di voler trattare; col di lui mezzo si concedeva l'ingresso a quei che in essi aveano da ragionar di loro cau- se, e talvolta eslraeva dai padri le dottri- ne opportune, perspiegare e confermare il domma cattolico. Abbiamo veduto Cen- ni alquanto deprimere il primicero nel concilio: però come lui Galletti dice che uelI'VIII secolo sono detti ora Proceres, ora PrìmatesW Primicero ecoloro che oc- cupavanoglialtri uffizi palatini, cioè il Se- condicene Arcario o Tesoriere, il Sacci- lario, il Nomenclatore, il Primicero dei Difensori, ed il Proloscrinarioj avverten- do che Baronio malamente intese, che si dovessero credere i cardinali preti e diaco- ni (e con lui Nardi, onde lo dissi a Prima- te); i suddetti uffiziali erano primi nell'or • dine de'chierici, non già per rapporto ai cardinali, i quali per la loro dignità, dopo il Papa, non potevano avere nella chiesa romana chi potesse essere di maggior gra- do, ma per rapporto al restante del cle- ro, ed agli uffizi importantissimi che e- sercitavano con vera giurisdizione. Vi e- rano poi anche i primati laici, com'era- no i duchi e consoli, i quali aveano il ti- tolo di eminenlissimi, i maestri de'miliii e sopra tutti il superista, ch'era il l.°dei PRI Magnati secolari, secondo il continuatore di Luif piando: Ex printalibus Romanae vivila tis Stephanusfilius Johannis stipe- rista, dopo de'quali ne annovera altri i o. 11 libro pontificale dis. Leone IV fa men- zione di Graziano em nientissimo maestro a1 e' mìliti, e del romano palagio egregio stipe.risia e consigliere, e poco pia sotto lo chiama Gratianus Romanae Urbis sii- perìsta. Dal ceto di questi primati si as- sumevano i governatori delle città, i du- chi de'militi, ed erano anch'essi non me- no del primicero e degli altri chierici uf- fiziali adoperati ne' più scabrosi affari e nelle più difficili legazioni; anzi ne'primi. tempi della Sovranità pontificia [V.) a- veano parte nell'amministrazione del go- verno. Neh" Vili secolo tali pontificii m'i- nibii erano "anche detti servilia, cospicui personaggi : con questo titolo Adriano I chiamò il bibliotecario, il sacellario, il notaio, il giudice. Galletti afferma che non si può dubitare che il primicero del- la s. Sede non fòsse la prima dignità del Palazzo apostolico (f^.), e non ottenes- se quella che oggi nella corte de' prin- cipi dicesi di primo ministro e nella pon- tificia si detrominaòegyeftz/70 distalo^ V.). N' è una prova il trasmettere che face- vano i vescovi al primicero gli alti delle loro cause } acciocché perle di lui mani passassero poi in quelle del Papa: il pri- micerio Geronzio d'illustre stirpe, coll'o- pera sua e ministero contribuì alla glo- ria del pontificato del suo parente s. Or- misda (V.) del 5i4, per la destrezza e nobiltà del pensare, nel condurre e ma- neggiare gli affari. Da s. Paolo I si ap- prende che Cristoforo primicerio era sta- to il i ° ministro e consigliere di Stefano II detto III suo fratello, e lo era di lui slesso. Ne'secoli anteriori aliooo, come i Papi, i primiceri usavano di appende- re ai loro atti la bolla di piombo col no- me proprio da una parte , chiamando Galletti princi polissimo il posto del pri- mi cerato, come primo Primicero e mag- giore di quello de'difensori; e perciò del- PRI »*9 to Primicero della s. Sede , del quale si trova memoria auchene'tempi dis. Giu- lio I del 336, capo de' notari regionari della chiesa romana, detti poi Protono- tari apostolici, principale collegio prela- tizio della corte pontificia. Serie de' primiceri della s. Sede apostolica. 544 Surgenzio fiorito sotto Papa Vi- gilio, già ne parlai. 565 Geronzio di cui ne celebrai le preclare gesta, morendo ric- co d'anni e di meri ti. 593 Stefano che fa \n Dalmazia per affari rilevanti dis. Grego- rio I. 5g3 Gaudioso ebbe nello stessoan- no il p'rimicerato ovvero lo fu prima del precedente. 640 Giovanni, sotto del qua- le la chiesa romana nella sede vacante e finché l'eletto Papa non era confermato {V. Elezione) e consagra lo o benedetto, o nella sua assenza, era retta dall'arcipre- te, dall'arcidiacono e dal primicero dei notari, e con singolare esempio da un 4° personaggio chiamato consigliere; rap- presentanza o luogotenenza riguardante fammi Distrazione particola re dell'econo- mico, e non quello ch'era esercizio di po- destà pontificia sulla chiesa universale; nondimeno nel primicerato di Giovanni essendo stato elètto Giovanni IV, il clero romano rispose alla lettera de' .vescovi e abbati irlandesi sullaPasquaesuI pelagia- nismo. Nel titolo della lettera si legge pri- ma il nome dell'arciprete, Ilarioarcipre- te, etservans locum s. Sedis aposlolicae, poi di Giovauoi diacono (il Papa, per cui Novaes disse che la scrisse lui), in Deino- mine eleclusjtem Johannes pr'unicerius et servans locum s. Sedis aposlolicae, e Giovanni servus Dei consiliarius ejusdeni aposlolicae sedis. Avverte Galletti, che tuttavolta a tre soli spettava siffatto go- vernamento e maeslevole uffizio,, non a- vendovi luogo l'eletto Papa, altrimenti ivi sarebbe stalo nominalo prima degli altri, tanto vi ebbe luogo Papa Giovanni perchè si trovava arcidiacono; quanto al consigliere aggiunto, può credersi che so- stituisse un 4-° personaggio, allorché uno 220 PIÙ de'triumviri fosse eletto a Papa, essendo il consigliere una delle più ragguardevoli dignità della chiesa romana, e nelle cause temporali di maggior importanza era in- terrogato per udirsene il suo parere. 649 Teofìlatto, il quale come assai versato ne- gli studi teologici, fece singoiar comparsa nel concilioLateranensedi io5 vescovi, o- ve fu il 1 .°a parlare, pregando s. Martino I chedichiarasseal sagro consesso la cagio- ne per cui l'avea ivi convocato, ciò che dal Papa prontamente si fece. Indi Pa- squale no taro regionario lesse le lettere di scusa di Mauro vescovo di Ravenna, per non esservi potuto venir in persona. Nella 2.'sessioneil Papa ordinò col mezzo dilectissimum primicerium et nolarios, s'introducessero quelli che avevano da esporre circa la causa dei monoteliti. Al- lora Teofìlatto ottenne dal Papa ches'in- troducesseil vescovo di Dori, indi gli fece istanza che si ricevesse il suo libello in greco, per cui un notaro regionario lo les- se in latino. Inoltre Teofìlatto propose al Papa, che molti abbati, preti e monaci greci, che da parecchi anni abitavano in Roma, chiedevano di essere presentati, e furono esauditi. Di più si ha dagli atti di questo concilio, che il prirnicero de'no- tari d'ordine di s. Martino 1 estrasse dai ss. padri i testimoni che facevano a pro- posito del domina cattolico, ed i testimo- ni degli eretici per mostrar la novità del- l'opinione monotelitica. 65g Gaudenzio, dai monumenti del quale si prova la pre- rogativa del prirnicero, che i vescovi gli trasmettevano gli atti delle loro cause, perchè li sottomettesse al Papa; proba- bilmente quel Gaudenzio di cui Mura- tori riporta la bolla plumbea, leggendosi da una banda Gandenlii, dall'altra Pri- micerii; venne riferita ancora da Fico- ronzii quale attribuì al prirnicero inge- j-enzeche non gli spellano, almenoa quel- lo della s. Sede. Agatone fiorì soltos. Zac- caria del 7 4 • > e ne fa menzione Anasta- «io.743^/H/>rog70,unode'più illustri per- sonaggi de'suoi tempi, come rilevasi dal PRI suo nobile epitaffio e da insigni monu- menti: narrai le sue solenni legazioni, e s. Zaccaria si prevalse di lui per magni- ficamente decorare il Triclinio suo nel patriarchio Lateranense. Nel memorato viaggio con Stefano detto III morì di feb- bre nel 753 nel monastero di s. Mauri- zio de'Vallesi, e trasferito il corpo in Ro- ma fu sepolto nella basilica Vaticana. 764 Cristoforo anche consigliere, come dissi di sopra con altre sue notizie, potentis- simo, onde nel 768 col' figlio Sergio sa- cellario, e Valdiperlo prete, potè cac- ciare V Antipapa Costantino (fr.)} fratel- lo di Tolone duca o governatore di Ne- pi (f.) , cogli aiuti somministrati da re Desiderio e da Teodicio duca di Spoleto, cooperando Demetrio secondicerio che con Grazioso cartolario o archivista (poi duca o governatole di qualche città) uc- cisero Tolone. Insorto quindi l'Antipapa Filippo (f^.), abbate della Chiesa de ss. Vito e Modesto (f^.), Cristoforo l'indus- se a tornare al monastero, indi nel se- guente giorno fece adunare i primati del clero e delia milizia, l'esercito e i citta- dini, e tulli dopo maturo esame conven- nero nell'elezione di Stefano IV. Questi nel celebre rammentato couciliodel 769 ingiunse a Cristoforo di fare un'esatta e- sposizione dell'intrusione di Costantino, il quale pure fu udito, sebbene privo de- gli occhi (cavatigli secondo il frequente barbaro coslume d'allora e durò sino ver- so la fine del secolo XII), ed in mezzo al sinodo il prirnicero fece quell'eloquente narrativa che riporta Galletti, dicendo che la faceva ex persona universalis Dei s. romanae ecclesiae, dalla quale espres- sione si comprende che dopo quella del Papa, non poteva esser maggiore la rap- presentanza della di lui dignità primice- rale. Ma Stefano IV, prevalendosi dell'o- pera di Cristoforo e di Sergio suo figlio secondicerio e nomenclatore, già sacella- rio,per indurre Desiderioa restituir quan- to avea usurpato alla Chiesa, condottosi in Roma quel principe con inganni fece PIÙ cavnrgli occhi a Cristoforo che ne morì di spasimo nel 769, e Sergio imprigionalo fu poi ucciso in Anagni: più tardi Adria- no I fece seppellire onorevolmente i loro cadaveri in s. Pietro. 770 Teodato pa- rente di Adriano I, da console e duca di- venne primicero, e col figlio fu insigne benefattore e ristoratore da'fondamenti della Chiesa di s. Angelo in Pescheria {V), prò intercessionem animae suae et remedium omnium peccatorum. Giovan- ni senz'anno; così Mastalo che però fiori sotto Adriano I del 772,3! quale moren- do lasciò a sua disposizione porzione del- l'eredità, perchè l'erogasse in sollievo dei poveri; gli eredi piamente vi unirono la parte loro spettante e consistente in 200 soldi mancosi d'oro (circa 420 scudi), in fondi colla chiesa di s. Leucio nella via Flaminia presso Tordi Quinto (pochi pas- si dopo, e Galletti ne vide gli avanzi), che il Papa ristorò e donò con altre posses- sioni a s. Pietro. 786 Anastasio vissesot- to Adriano I. 799 Pasquale primicero e indegno nipote di Adriano I, di cui già feci cenno, crudelissimamente fece di tut- to con Campolo sacellario per uccidere s. Leone III[V.)} che rifugiossi in Fran- cia da Carlo Magno, al quale i sacrileghi calunniarono il Papa e incendiarono al- cuni fondi di s. Pietro. Ritornato il Papa a Roma, i ribaldi furono esiliati. 802 jEm- stazio subito successe a Pasquale appena fu privato del primicerato, forse quell'Eli- stazio che essendo duca e poi diacono di- spensatore o amministratore, donò vari beni a s. Maria in Cosmedin. 82 1 Teo- doro primicero con Floro furono manda- ti da s. Pasquale I legati a Lodovico I,per assistere alle nozze di sua figlia, indi nel- T82 3 con Leone suo genero e nomencla- tore, dai loro emoli furono privati prima degli occhi e poi della vita, essendo im- probabili le calunnie sparse sulPapa. 829 Cirino intervenne a un Placito (f^)} che si tenne nel palazzo Laleranensee riguar- dante la Camera apostolica. 843 Nicolò. 852 Leone. Dopo 1852 Tiberio primi- P R I 221 cerio santissimo della sede apostolica sot- tos. Nicolò I dell' 858. 872 Sergio in- tervenne ad un placito. Gregorio il cui fi- glio Giorgio vestarario fu scomunicato neU'876 da Giovanni VI II, reo di molti delitti. 876 Cristoforo fiorì sotto Gio- vanni Vili. 889 Zaccaria visse nel pon- tificato di Stefano detto VI. 900 leeone primicero a'tempi di Benedetto IV. 924 Sergio che colla moglie Agata nobilissi- ma donarono al monastero di s. Vito l'o- ratorio e la casa di s. Teodoro presso Por- ta Maggiore. g3 1 Stefano trovasi nel pa- pato di Stefano VII detto Vili. g38 Ni- colò viveva sotto Leone VII. 947 Ste- fano sottoscrisse una donazione. Galletti qui pone Angelo primicero che pare ri- vestito della dignità cardinalizia (non lo trovo in Cardella). 963 Giovanni. 963 buonfigliuolo o Buon figlio (V-), cardi- nale diacono e primicero, ed intervenne pure al conciliabolo del 963 contro Gio- vanni XII (V.): Bonfilius e gran primi- cerio palatino lo chiama Nardi, De par- rochi t. 2, p. 2o4> mentre a p. 202 de- nomina questa dignità Primicerio mag- giore. Egli opina che ogni collegio pre- latizio maggiore o minore avesse il pri- micerio ed il secondicerio, tutti soggetti al gran primicerio e secondicerio palati- ni. Osserva Galletti, che il primicerato si occupava ora da chi era coniugato, edora da chi era e dovea esser celibe. g83 Ste- fano intervenne al piacilo tenuto nella basilica Vaticana innanzi Benedetto VII e ne lesse le carte. 986 Pietro prete e pri - micero. Orso sotto Silvestro il del 999- ioti Giovanni per provvidenza di Dio primicero, con Giovanni primicero de'di- fensori e altri, fu al placito o giudicato te- nuto per lechiesedi s. Maria es. Benedet- to (di cui parlai ne' voi. XII, p. 7 7, XXV I, p.228), in seguilo di altro placito, ed ebbe in moglie Sette nobilissima donna. roi3 Gregorio aRipa primicero. 1 oi^Benedct- to intervenne ad un concilio di Giovanni detto XX, Dei gr alia solertissimo primi- cerio s. apostolicae sedis. 1 o44 Teudaldo o.ii PRI fu al sinodo di Benedetto IX. i o5o Sicone. iiel concilio di s. Leone IX per la cano- nizzazionedi s.Gerardo vescovo di Toul, si sottoscrisse primicerio della chiesa ro- mana,dopo i diaconi e prima degli ab- bati. 1060 Giovanni. 1098 Paolo fau- toredelPantipapaClementellI. 1 xo'jFe- rucio. 1 1 38 Galgano. 1 139 Pietro giu- dicee primiceri). 1 1 60 Pietro come il pre- decessore Galgano consultò il senato ro- mano in una causa a sentenziare in fa- vore d'una delle parti ecclesiastiche liti- ganti. 1 191 Cencio. 1 195 Sassone pri- micherii, cui il senatore di Piuma delegò l'appellazione della causa tra'monasteri di s. Silvestro in Capite e di s. Maria in Via Lata, primi cerum judicumj ma poi Innocenzo III dichiarò quanto al senato- re, che i giudici laici non hanno giuris- dizione sulle persone e beni degli eccle- siastici. 1 1 1 2 o 1 227 Pietro di Paolo Ru- bei forse primicero de'giudici. Consolino primicero de'giudici e scrinarlo. 1297 Stefano della nobilissima famiglia Papa- ioni, primicerius judicum. Dopo questo tempo e principalmente nel seguente se- colo pel Irasferimentodella residenza pon- tifìcia in Avignone, essendosi dai Papi creali altri uffizi nella Curia e Famiglia pontificia, cessarono quelli nobilissimi e ragguardevoli del primicero e secondi- cero, avendo ne'rispettivi articoli trattato delle sostituite dignità e cariche palatine. L'antichissima Chiesa di s. Salvatore in Primicero, nel rione Ponte, di cui parlai ne'vol. 11, p. 309, XI, p. 279, s'iguora se la fondò un primicero o vi abitò vicino, o se appartenesse al primicero della chiesa romana. Del secondicero della s. Sede apostolica. Il secondicero o secondicerio, Secundi' cerins, come ho dello a Primicerio, nel- l'antichità l'ebbero diversi ullizi,corpora- zioni, chiese, scuole e collegi, cioè quelli e quelle ch'ebbero il primicerio, e iu di verse cattedrali e collegiate vi furono ancora i canonici secondiceli, detti pui e primiceri PRI minori. In questo articolo poi ho rilevato cogli antichi monumenti, che quando Uro- vasi un soggetto detto assolutamente Pri- micero, si deve intendere che fosse pri- micero dejwtari regionari, cos'i avviene eziandio del Secondicero, il quale in quel nobilissimo collegio occupa va il 1. ° posto, nella chiesa romana costituiva una del- le più ragguardevoli dignità, e nel pa- lazzoLaleranense era il 2." uffiziale mag-.^ gioie della s. Sede apostolica. Inoltre ne ho indicato le incombenze, citando i luo- ghi ove trattai di lui e degli altri secon- dicela, sia per l'inlervento nelle solenni comparse della corte pontifìcia, che alle sagre funzioni che celebrava o assisteva il Papa. 11 secondicero come il primicero fu esercitato dai Papi in diversi impor- tantissimi ministeri, tanto all'estero con legazioni, quanto in Roma per l'alta di- rezionedegli affari, oltre l'essere il 2.°no- taro regionario tra'7 che formavano il ce- lebre collegio, cui successe quello de'pro- lonolari apostolici. In sostanza e in molla parte, le ingerenze del secondicero erano quelle stesse che si esercitavano dal pri- micero, e qualche altra più particolare l'andrò descrivendo nel riportare la se- rie che ne formòGallet ti, tenni nando que- sta dignità come l'altra nel secolo XIV. Il 1 ." secondicero di cui si ha memoria è Mena. Vacando la s. Sede nel 536 per morte di s. Agabito I, seguila in Costan- tinopoli, nel concilio che si celebrò dal patriarca Menna, comparisce un Mena lettore e secondicero de'notari dell'antica Roma. Dopo lesottoscrizioni de'padri, al- l'azione 1 .'' si soggiunge; » Et post leclio- nem libellorum Meuas venerabili* leclor, acsecuudiceriusnotarioruniantiquaeRo- mae, ptotulit actum synodalis epistolac scriptae a sanclae memoriae Agapeto, et legit per dictiones latiuas; interprelatio- nem auteni legit Christodorusdiaconus, et notarius secretarius, quae sic habet, eie." nella qual forma egli è altra volla mentovato negli atti di quel concilio. Al- cuni auni prima un Meua notaio, che può FRI benissimo esser questo, era asceso poi al grado di secondicene nel concilio romano che s. Bonifacio II tenne in consistono b. Andrene ripostoli nel 532, e lesse tutti gli atti che bisognarono. 60 i s. Palerio famigliare di s. Gregorio I e perciò chie- rico e degno per santità e dottrina, da lui fatto secondicerio, ex libris ipsiiu ali- qua ulilia defloravit. Sotto di lui il se- condicerio aveva l'uffizio di portare al Pa- pa l'ambasciata di chi desiderava presen- targlisi, come esercita ora il Maestro di camera {V.). Forse questo s. Paterio è quello stesso notaro della chiesa romana, cui s. Gregorio I dettò la lettera a Vin- co ruale difensore nel 5g5. Egli è poi quel- lo che pubblicò il volume, Testimonio' rum, preso dai libri di quel Papa: i Mau- rino diedero per intiera l'opera di Pale- rio e gli attribuirono il titolo di santo, come è nominato negli antichissimi co- dici e nel martirologio romano. 7 ìoGre- gorio s'imbarcò in detto anno con Papa Costantino pel viaggio di Costantinopoli, come accennai superiormente, e altri lo chiamano Giorgio, abitando colà il pa- lazzo di Galla Placidia augusta, destinato pei Papi e pe'suoi nunzi quando anda- vano a Costantinopoli. ySi Bonifazio ac- compagnò in Francia Stefano dello III come descrissi. 768 Demetrio fu uno de- gli uccisori di Totone duca di JSepi, in difesa della s. Sede per lo scisma narra- to. 768 Sergio figlio del celebre Cristo- foro pi irnicero e già sacellario, in detto anno Stefano detto IV lo elevò alle di- gnità palatinedi secondicelo e di nomen- clatore, fu spedilo in Francia per trattare gravi affari con Pipino e Carlomanno,ed ebbe quell'infelice lì ne che raccontai. Gre- gorio fiorì sotto Adriano I del 772, e re- sta incerto se dell'eredità del primicero Masullo lasciò la sua porzione al Papa per averlo elevato al posto di secondice- lo, ovvero che tali suoi beni dovessero restare addetti alla mensa dello stesso uf- fìzio. 822 Trasmondo santissimo secon- dicelo fu marito di Filippa illustrissima PRI 223 donna : che de'secondiceri ve ne furono diversi coniugati, lo provai in principio dell'articolo. 843 Giorgio intervennealla stipulazione di un contratto. 854 Teo- filalio si legge in una bolla di s. Leone IV, per manum Teoflacli secundicerii s. Sedi* apostolicae. Nell'ottobre 855, e nel- J'857 spedì diplomi per Benedetto III e continuava nell'uffizio neil'872. Galletti non dice niente, perchè il seguente sem- bri alterare la cronologia de'secondiceri. 855 Adriano insigne secondicene si tro- vò all'elezione di Benedetto III, ed il de- creto d'elezione fu mandalo a Lotario I e Lodovico II imperatori, onde ricono- sciuta la validità dell'elezione spedissero i messi per assistere alla solenne consa- grazione,costume saggiamente introdot- tonon per aspettare l'assenso, come dice Muratori, ma per così impedire gli scismi, lo che provai a Consacrazione e Esclu- siva. Intanto insorto V Antipapa Anasta- sio [V) , i cui partigiani procurata con inganno l' imperiai protezione di Lodo- vico li , questi mandò i suoi messi in Roma, che Benedetto HI volle far in- contrare presso la chiesa di s. Leucio da due vescovi venerabili e forniti di scien- za, ma l'intruso fece arrestare i due ve- scovi. Allora Benedetto III spedì ai messi Adriano insignem secundicerium s. Sedis apostolicae, con Gregorio duca. I messi ritenuti sotto buona custodia Adriano e Graziano superista del sagro patriarchio (principale dignitario pala tino coniugato, Romance w bis superista si dice Graziano sotto s. Leone IV), con Teodoro scrina- no, si portarono a Ponte Molle oveavea- no invitato il clero, il senato e popolo ro- mano per intendere la mente dell'impe- ratore. Con questo prelesto condussero Anastasio in Roma, il quale subito fece arrestare e spogliare Benedetto HI. Op- postosi energicamente il popolo, e veden- do i messi che non si poteva sostenere il pseudo-papa, lo cacciarono e riconobbe- ro il legittimo. 872 Paolo si legge sotto- scritto nella bolla di Adriano 11 diretta 2 24 P«'l a Giovanni vescovo d'Arezzo con la con- cessione di poter edificare il monastero dis. Maria in Bagno ne'confini di Tosca- na e di Emilia : Scriptum per inanimi Pan li scrina rii secu n elicei in s s. Sedi* a pò • stoheae. 876 Stefano, forse figlio di Gre- gorio primicero e fratello di Giorgio ve- slarario: fu condannatoe scomunicato da Giovanni Vili, per avere aperta «'sara- ceni di lui /àmiliarissi.mi la porta s. Pan- crazio per danneggiare Roma, per aver spogliato diverse chiese, accresciuti i vec- chi tributi con estorsioni, ed acconsentito n tutte le malvagità commesse dal fra- tello. q43 Gregorio si trova in una bolla di Marino II. » Datum.... per manum GregoriiDei providentia secundis cerii s. Sedis apostolicae anno Dei propitio pon- tificatus,ec." 94 5 Giorgio intervenne ad una donazione d'Alberico principe sena- tore di Roma e altri del castello diMaz- zano alla chiesa dei ss. Andrea e Gregorio: >- Dei providentia secundicerus s. Sedis apostolicae". In una bolla di Giovanni XII del 957 riportata da Mabillonsi leg- ge: » Datum per inanimi Georgii secon- di episcopi s. Sedis apostolicae." Galletti nota \' evvore óe\ secundi episcopi, doven- dosi scrivere secundieerii. Nel 9 58 il Pa- pa si recò a Subiaco per rogare un at'to pel monastero, alla presenza de' venera- bili vescovi.... e de' romani giudici Gior- gio secondicerio, Leone protoscrinario,ec. In altra sottoscrizione si legge: » Geor- giusDei providentia secundicerius judi- cum". Dopo aver firmato altri diplomi, verso il 963 si dimise o gli convenne de- porre i'ulìizio di secondicerio, si fece mo- naco nel monastero di Subiaco e ne di- venne abbate. Quindi errò Marlene nel ri- portare la bolla dell'erezione di Magde- borgo in arcivescovato, comedi Giovanni Xll,mentrcèdi Giovanni XIII del 9670 968: Data per manum Georgii sreundia- lii (secondari s\ dicevano quelli che atte- nevano il secondo luogo) s. Sedi s apostoli- cae. Si deve probabilmente leggere: « per immi'im Guidonis episcopi Sylva e Candì* PRI dae ecclesiaeet bihliothecariis. Sedis apo- stolicae". Nelle carte antiche riguardanti Giorgio, bensì è detto: » Georgius vir venerabilis et ex apostolicae Secondiano religiosus abbas. " 1014 Giovanni nel placito con cui Benedetto Vili restituì a Farfa Bocchignano si dice: qui et Me- Ho secundicerius,annoveinlo con altri uf- fìziali maggiori intervenuti all'atto. Egli qui non si sottoscrisse, ma bensì: Bene' diclus Dei gratia secundicerius s. Sedis apostolicae, ciò che Galletti procura con- ciliare, che il i.° già fosse stato secondi - cero e ne ritenesse il titolo per onore, ed il 2.0 surrogato ne esercitasse le funzioni nel xoi4- Opino che altrettanto possa congetturarsi de'secondiceri Adriano e Teofilatto sotto s. Leone IV e Benedetto III. Benedetto secondicelo visse nel pon- tificato di Giovanni detto XX del 1024 e intervenne al suo concilio Lateranense di cui s'ignora l'anno. 1060 Sassone giu- dice e secondicero che intervenne all'atto di Stefania vedova di Giorgio arcario col monastero dis. Ciriaco, insieme ali'arca- rio, al protoscrinario ed al i.° difensore. In un istromento di Nicolò II si sottoscris- se: » Ego Saxo Domini gratia secundi- cerius sanctae apostolicae sedis interfui". 1086 Fenicio. 1 107 Leone con Fenicio primicero dierono fine alla controversia fra s. Cosmato in Mica aurea (di questa voce nel voi. XLV, p. 189) e Obicione: probabilmente fu sepolto in s. Paolo fuori le mura. 1 rio Gregorio Dei gratia se- cundicherius si legge in una carta. 1 1 53 Gregorio è mentovato in un atto ch'ebbe luogo con Roberto i-.° difensore e abbate di Grotlaferrata, alla presenza di Ana- stasio IV e di molti cardinali : continua- va ad essere secondicelo nel r 162, in cui con altri giudici intervenne alla sentenza pronunziata dal senato romano a favore delle monache di s. Maria in via Lata o s.Ciriaco, per la Colonna Traiana e at- tinenze. 1191 Fenicio intervenne alla concordia tra dette monache-per una tor- re. 1 iq5 Oddone Pazzi secondicero è PRI mentovato* nella carta in cui i Caparro- nis rifiutano a Celestino III la loro por- zione suCivita Castellana. 12 17 Giovan- ni già protoscrinario intervenne allo stru- mento col quale l'abbadessa di s. Ciriaco costituì Simeone in precettore della chie- sa e spedale di s. Lorenzo de Obras se cundicerii judicum. INel secolo XII era in Roma la chiesa di s. Maria del Secondi- cero: Sini baldo n'era arciprete nel 1 1 19, e nella chiesa di s. Giovanni all'Isola si sottoscrisse tra'principali del clero roma- no, laudo et confirmo, alla lettera con cui fu confermala l'elezione di Calisto li av- venuta in Cluny, Panciroli e Martinelli la crederono situata nel rione Ponte, ma da una carta del 1243, riportata dal Ne- ridi) si apprende che esisteva e confinava colla chiesa di s. Maria in Gradellis, la quale era poco lungi dal Seltizonio tra il Colosseo e le chiese di s. Gregorio e di s. Stefano Rotondo nel rione Monti. Nell'or- dine romano di Cenciosi diceche avea- 110 per presbiterio, s. Maria de Gradella 6 denari, s. Mariae Secundicerii 6 de- nari. PRIMI o PRIMIS Giovanni, Cardi- nale.T)\ Messina, vestì nel 1422 l'abito cassinese in s. Giustina di Padova, dove per la sua insigne pietà e scienza fu fat- to abbate, passò poi in Roma al gover- no del monastero di s. Paolo e due volte fu presidente della congregazione, nella quale per i5 anni fu ancora defìnilore. Per quanto fece per pacificare re Alfon- so d'Aragona con Renato d'Angiò pre- tendente al regno di Napoli, per la quie- te d'Italia, Eugenio IV ne ricompensò Io zelo a' 16 dicembre 1 44^ creandolo car- dinale prete di s. Sabina. Fondò in Ca- tania l'università a vantaggio e decoro di Sicilia, ed ottenne da detti re e Papa amplissimi privilegi. Morì in Napoli nel 1 449> dopo 2 5 mesi di cardinalato, e fu sepolto nella chiesa cassinese di s. Seve- rino con iscrizione in versi, meritando un illustre elogio nelle opere di s. Antoni- no, dicendolo zelatore della religione, e voi. I.V, PRI fc>$ per prudenza, erudizione e saviezza co- spicuo, essendosene servito il Papa ne- gli affari più ardui della s. Sede. PRIMlSCRINIOoPROTOSCRINA- RIO. V. Archivisti dellachiesaromana e Sgrinari. PRIMNESIA; Sede vescovile della Frigia Salutare sotto la metropoli di Sin- nada, eretta nel IV secolo, indi chiama- ta Prornisus. L'Orienschr. riporta 7 ve- scovi, t. 1, p. 844- PRIMOeFELICIANO (ss.), martiri; Erano fratelli e vissero più. anni a Roma nella pratica di tutte le opere buone, di- stribuendo larghe limosine ai poveri , e confortando nella persecuzione i confes- sori di Gesù Cristo, ai quali prestavano assiduamente servigio nelle prigioni. A- vendo gl'idolatri domandata la loro mor- te, Diocleziano e Massimiano Ercole cir- ca il 286 ordinarono che fossero presi e posti in carcere, e fattili crudelmentefla- gellare li mandarono a Promoto giudice di Nomento» Ivi furono insieme assogget- tati a di verse torture, poscia separatamen- te tormentati per indurli ad offrire in- censo agl'idoli; ma nulla potè smuovere la loro costanza e furono condannati a perdere la testa, ciò che fu eseguito a'g di giugno. I cristiani raccolsero i loro cor- pi e li seppellirono presso Nomento. I no- mi di questi due sauti sono registrati in detto giorno negli antichi martirologi di occidente e nel Sagramentariodi s. Gre- gorio I il Grande; Verso l'anno 645» Papa Teodoro I ordiuò che le loro reliquie fos- sero trasportate a Roma e deposte nella chiesa di s. Stefano sul monte Celio. PRIMOLO (s.), martire. V. Monta- no (s.). PRINCIPATO, Principalus, Domi- natus. Titolo del dominio e grado del Principe {V.), ed esercizio del potere so- vrano : per metafora vale, preminenza, maggioranza, princeps focus* Principati è anche nome di una delle gerarchie del Coro degliangeli fP '.). Principati si chia- marono i Feudi (F.). Per principato di- i5 aa6 PRI cesi lo sfato d'un Impero, di un Regno, d' una Repubblica , d' un Granducato , d'un Ducato, d'un Margraviato (F '.) ec, in fine d'una estensione di paese sotto la dominazione di un capo istesso o di un medesimo governo qualunque. Sagro principato si dice il Pontificato (F.), sia per l'augusta dignità spirituale e prima- ziale che ha su tutta la Chiesa il Papa (F,), sia pel dominio temporale che e- sercita sulla Sovranità della s. Sede^F.). I sovrani elevano al grado di principati le signorie e possessioni per ricompensa di servigi prestali dai possessori, o ad i- stanza di questi, donde gliene deriva il titolo e le prerogati ve principesche di No- bile (F.) di primo rango. PRINCIPE, Princeps, Dynasta.Que- gli che gode il dominio e il grado del Principato (F.), ed è il titolo onorifico che generalmente si dà ad ognuno che hastatoesignoria grande,dicendosi prin- cipi i fratelli e nipoti del principe. Prin- cipe ereditario si dice il primogenito o l'erede presuntivo dello stato, degl' im- peratori, de're e di altri sovrani cui deve succedere, egualmente chiamandosi prin- cipi semplicemente o con titoli di signo- rie gli altri figli, fratelli o nipoti, ed an- che duchi e conti. In Portogallo , nella Spagna, in Parma (F.) tutti gì' indivi- dui della famiglia reale hanno il titolo A' Infante e d'Infanta (F.). Oltre quan- to ho detto su questo titolo principesco ai citati articoli, aggiungerò: che alcuni credono provenire il nome dai romani o dai greci che costumavano chiamare in- funli i figli, henchè avanzati in età : al- tri credono che in Ispagna sia derivalo il nome d'infante dall'innocenza de'popo- li, poiché non solo non debbono offen- dere alcuno, ma seguire e mantenere la giustizia , non che uhhidire al re come gl'infanti. Principessa, Princeps Femina seu Foemina, è la moglie ola vedova del principe. Il Papa è il successore del prin- cipe degli apostoli s. Pietro, principe so- vrano de'dominii della s. Sede. Cancel- PRI Iteri, Meni, delle sagre Teste de' ss. Pie* Irò e Paolo, parla d'una moneta coll'e- pigrafe, Romani Principesj e s. Bernar- do li acclamò gloriosi principes terrae. 1 cardinali sono i principi della s. romana chiesa, e moltissimi vescovi, arcivescovi ed abbati sino agli ultimi tempi furono sovrani degli stati temporali col titolo di principe, molli de'quali tuttora ci si de- nominano. Rileva Macri , che ne' bassi tempi si appellò Princeps monasterii il superiore maggiore. Inoltre questo no- me si prende qualche volta perii primo, il principale , come si dissero i principi delle tribù d'Israele, i principi de'sacer- doti che servivano al tempio di Gerusa- lemme, od i capi delle famiglie sacerdo- tali de'medesimi israeliti, i quali denomi- narono principe della sinagoga quello che presiedeva alle loro assemblee reli- giose. Osserva il cardinal de Luca, che il titolo di principe presso gli ebrei, greci, Ialini e altre nazioni per lungo tempo al- tro non significò che capo, che primo, il più degno nelle assemblee ed autore di alcunacosa; in questo senso in epoche più "vicine i più grandi ed illustri letterati ed artisti sono stati chiamali per antonoma- sia principi della lelteratura,deII'erudìzio- ne, della poesia, della musica, del disegno, della pittura, della scultura e così in al- tre scienze ed arti belle: a Cavalieri pre- sidenti DELLA. PONTIFICIA ACCADEMIA DI S. Luca, dissi che hanno il titolo di prin- cipe, il quale lo hanno pure altre acca- demie. Nella milizia romana si appella- vano principi i soldati della 2.a fila, più validi e prodi nelle armi, seguitanti l'e- sercito dopo la i.a fronte. E così nomi- navano principe chi nella città era sopra glialtri autorevole, ed occupavail i. "luo- go, come il console, il dittatore e simili, sebbene non assoluti signori delle altrui sostanzee della vita, ma solo distinti nel- le prerogative, negli ossequi e in altre onorificenze. I romani avevano in uso di chiamare principe del senato il Patrizia ( Fr.),c\ic soprastaudo agli altri per merito PM ed autorità, rappresentava il l." iti quel- rntiguslo consesso. Giulio Cesare pare che pel i .° assumesse il nome di principe, che allora nulla più significava che il i.°fra i cittadini. Indi A ugusto bramoso che i suoi nipoti Caio e Lucio s'innamorassero della virtù, voi le infiammar! i chiamandoli prin- cipi della gioventù, titolo che poscia gli imperatori diederoai loro figli, edaquelli che adottavano per successori. In Italia, incominciando dall'impero di Giustinia- no I, mentre crescevano le novità per le incursioni de'barbari, la dignità princi- pesca si cube per titolo minore a quella A' Imperatore e di Re {V), come d'ogni altro che fosse sovrano e indipendente, ma prossimo ad essi e superiore al Duca, al Marchese, al Conte, e più tardi a\ Mar- gravio, al Lord (f^.), ed a quegli altri titolali o dignitari di cui trattai ai loro articoli, ed a lutti quelli riguardanti l'e- rudizione diplomatica ed araldica. Mol- tissimi di quelli che godono questo ono- revolissimo e nobilissimo titolo presso le nazioni in cui è in uso, non posseggono al- cun diritto sovrano, risolvendosi nel solo nome principesco e in quello meramente di appartenere alla più elevata classedei Nobili (/'.), bensì godendo distinzioni e prerogative secondo i luoghi e le consue- tudini araldiche di precedenza. Muratori, Dissertazioni sopra le anti- chità italiane, dissert. 54-a tratta: Dei principi e tiranni d! Italia. Dopo aver egli descritto i popoli liberi d'Italia, rac- conta come la maggior parte d'essi passò sotto il dominio de'principi, oppure op- pressi dai tiranni impararono ad ubbi- dire, con riposar poi sotto il buon go- verno di legittimi signori. L'Italia non fu mai priva ili principi, da che l'invasero le barbare nazioni. Muratori preude in largo significalo il nome di principe, per significar coloro, che non già portavano il titolo d'imperatore o di re, ma pure e- rano gran signori, e i primi maggioren- ti, perchè comandavano a qualche po- polo o reggevano qualche provincia od!- P Pi I %ij tàj sia per autorità ricevuta dal re, sia proveniente dall'elezione del popolo, o peraltro titolo legittimo usato dalle gen- ti. Preso più strettamente questo nome, anticamente conveniva ai soli imperato- ri, reo signori, che non di pende vano dalla superiorità di alcun signore temporale. Sotto il dominio de're longobardi e fian- chi, anzi anche sotto gl'imperatori di Ger- mania, il ruolo di questi principi minori era costituì lodai duchi diBenevento,Spo- leto, Toscana e Friuli, de'quali parlai an- che a Italia. Abbattuto il regno de'lon- goliardi, i beneventani cominciarono ad attribuirsi l'autocrazia o potere indipeu- dente e assoluto; ma questa fu lungo tem- po instabile, studiandosi gl'imperatori di mantenere anche sopra quelle contrade i loro diritti. Verso il 774 il duca Arigiso Il prese il titolo di principe nel suo più stretto significato, per essere considerato qual supremo sovrano del ducato di Be- nevento, non soggetto a Carlo Magno, il quale colla depressione di Desiderio re de'longobardi, s'era impadronito del ri- manente del regno. Cosi i dominanti di Salerno e Capua, nati più tardi, assun- sero il titolo di principi, cioè di sovrani, tuttoché i signori di Napoli restaronocon - tenti del nome di duchi, maestri de'rni- liti o generali della milizia o consoli, seb- bene erano da annoverarsi tra i principi: eletti questi ultimi dal popolo, da cui e talvolta dagl'imperatori d'oriente conse- guivano l'autorità. Non dissomiglianti fu- rono una volta i Dogi{Pr.) di Venezia. Inoltre ne' vecchi secoli nella classe dei principi entravano anche i duchi, i mar- chesi e conti, essendo per tali riguardati, così purealcuui arcivescovi e vescovi, co- me i potenti abbati, venendo chiamati primiores regni, principes regni. Quello cheavvenue in Italia si praticò parimenti in Germania e in Francia (F.), chia- mati regniprincipum. Ma di tanti antichi duchi,inarchesiecontiprincipeschi,tran- nele sovrane case di Modena e di Savoia, e tranne i Colonna, gli Orsini, i Caeta- 22&x P R I ni, gli Sforza-Cesarini e a\lv\ Baroni ro- mani (al qualearticolo dissi che non pren- devano investitura dai Papi pei feudi che passavano per discendenza, onde enfati- camente Cancellieri disse ne Possessi p. 162, che potrebbero meritamente chia- marsi lauti regoli i baroni e principi ro- mani) che conservano le reliquie delle lo- ro già possenti famiglie, tutti sparirono col decorrere i secoli. Quanto alle città libere e come la loro signoria passò in mano di principi o ti- ranni ne'secoli addietro, la principal ca- gione della mutazione di governo s'hada attribuire al furore delle fazioni Guelfa e Ghibellina (F.). Ad altre città fu imposto il giogo o dal volere degl' imperatori, o dalla potenza superiore delle vicinecittà o de'principi confinanti; o puredall'indu- stria o dalla prepotenza di qualche ambi- zioso cittadino, talvolta col consenso, e talvolta a dispetto degli altri concittadi- ni. Non si devono però trattar da tiranni senza veruna differenza tutti i principi, come fecero alcuni con tutti quelli che si- gnoreggiarono dopo il secolo XII, se pu- re non usarono la voce nell'antichissimo suo significato denotante i re e i regoli. Se le città per le intestine ed ostinate di- scordie e conflitti de'signorotti talvolta elessero per capo, capitano, Podestà (F.)t o signore qualche illustre personaggio, questi con la prudenza unita al potere, riuscirono a dominar gli animi e fecero colle loro saggie provvidenze rifiorire le città; seda Omero l'impero di molti non fu creduto buono, preferendo il governo monarchico, tanto più questo sidoveaa- dottare da quellecittàsconcertatee piene d'irreconciliabili fazioni o tirannelti,che il principe o capo del popolo repressero o pacificarono. Però avvenne, che o per ineriti o per prepotenza quei capopopoli o podestà o principi conservarono il po- tere nella discendenza e formarono prin- cipati fatti riconoscere e consolidare da- gl'imperatori, divenendo così vicari im- periali, o marchesi, conti o principi del- PRI V lmpero(F.), ùe'quaW trattò imbolilo- tizia de'principi del sagro tornano impe- ro. I tanti esempi si possono leggere negli articoli Milano, Ferrara, Verona, Ra- venna, Mantova, Padova, Pavia, Lucca, Rimini, ForlÌjBologna, Urbino, Foligno, Camerino, ec. , in molti de'quali furono costretti i Papi accordare le città in vi- cariato con investiture mediante annui tributi e censi, onde poi ne'secoli XIV e XV principalmente repressero molte u- surpazioni. Quanto ai Feudi (F.), i Papi regolarono il potere de'principi e baroni dello stato pontificio colla Congregazio- ne del Buon governo ( F,), colla Congre- gazione della s. Consulta (F.), colla Con- gregazione sopra i baroni dello stalo ec- elesiastico. Talvolta i Comuni (V.) con- servarono parte d'autorità e giurisdizio- ne, dimodoché il principe non era che ca- podel popolo, capitanodella milizia, am- ministratore della pace e della guerra, e godente parte delle regalie proprie della sovranità. Non si può del tolto negare che dopo il 1200 l'Italia producesse di non pochi tiranni, che imposero il giogo della servitù alle proprie città e perciò tiran- nicamente ne cominciarono il dominio e il principato, per la cieca cupidigia di re- gnare a loro talento; e siccome trovaro- no opposizione in chi difendeva la patria libertà, insorsero crudelissime oppressio- ni, sostenendosi nel procuratosi principa- to colla forza, onde i miseri cittadini li proclamarono per tiranni, e tali furono anche tra congiunti, cui tolsero la vita per soppiantarli nella signoria. Per più secoli poi durò la razza di questi tirannetli, né solamente nel la storia d'Italia, ma in quel- la ancora delle altre nazioni, s'incontrn alcuno di simili malvagi e prepotenti uomini. Proprio di questi piccoli tiranni era di suscitar guerra contro i men po- tenti, e d'infestar le strade a guisa d'as- sassini, talmente che non era mai sicuro il passare per la loro giurisdizione. Quanto più nobili o ricchi erano i pellegrini o viandanti, tanto più grande era il loro PRI pericolo di essere imprigionati, e forzati poscia a redimere la loro libertà con e- sborso di molto oro. Coll'andar de'secoli e nello stabilirsi i diversi sovrani princi- pali cui è divisa l'Italia ed il resto d'Eu- ropa, cessarono questi piccoli e infesti pre- polenti. Fra gli stali d'Italia in cui il numero dei principi titolari è maggiore, debbonsi no- minale quelli de'dominii pontifìcii e del regno delle due Sicilie, e tra le città in cui abbondano Roma e Napoli. Nel rea- mcdelledue Sicilie ebbe origine dalle di- verse dinastie che vi regnarono o prete- sero il dominio, onde per le guerre tra glisvevi,gli angioini egli aragonesi, o- guuua delle parli rimeritò con soverchia abbondanza di titoli i propri fautori ese- guaci. In Roma derivò dagli antichi e po- tenti baroni, alcuni de'quali ancora con lustro fioriscono, anche per le disposizio- ni di Fidecommesso (nel voi. XXVII, p. 2()o dissi che la prima primogenitura di cui si ha notizia in Roma, l'istituì Luca Massimo col titolo di marchesato, in Prof- sedi, acquistato nel i 544)> non cne da di- plomi imperiali in tempi che si rilascia- vano con molta facilità e con troppi esle- si privilegi e prerogative, ovvero per libe- ralità de'Papi, particolarmente coi loro Parenti(F.)y\ quali furono fregiati di tito- li e onorificenze anche da altri monarchi, come descrivo ne'moltissirai articoli delle principali famiglie. Abusando i principi e baroni romani delle principesche Frati' clugie (F-), di tempo in tempoi Papi ne dovettero frenare gli abusi e finirono con abolirle, eziandio per togliere gli eccessi derivali da quelle degli ambasciatori; a- vendo Alessandro VII proibito loro il ti- tolo di Altezza {F.)% che godono molti principi di Germania, in uuo all'altro ti- tolo di Serenissimo (F.). Loro proprio ti- tolo è quello di Eccellenza ( V.), ed anche di Don (F.)} e di Donna (F.) alle princi- pesse; ma particolarmente del primoa'no- stri giorni se ne fa un intemperante e ri- dicolo abuso, in modo che la gerarchia e PRI 229 prammatica civile, che sarebbe tanto uti - le e impedirebbe molti gravi mali, è poco distinta, come Dell'ostentante Lutto e nel rovinosissimo Lusso (F.). Cancellieri, Campane p. 184, dice ch'era privilegio degli ambasciatori e de'principi teneresui loro palazzi la Campanella ; il: simile dissi a questo articolo, in uno all'uso chese ne faceva. Molti sono gli articoli in cui di- scorro delle prerogative antiche e odier- ne de'principi, massime romani, come Pa- lazzo, oltre la descrizione de' loro prin- cipali palazzi che riportai a F 'alazzi diRo' ma (F.), dicendo ancora delle loro gal- leriedi superbi quadri, musei, biblioteche e ville. De'funerali de'principi e princi- pesse, comedi altri signori romani, parlai nel voi. XXVI li, p. 6i, 63, 69, 7 1. A. Famiglie nobili di Roma, a Nobile e No- biltà, a Famigliare, ed ancora Famiglia de'cardinali e Palafreniere, comein al- tri relativi articoli, dissi moltecose riguar- danti le famiglie principesche romane e i loro famigliari, ed anche morali. Tut- tora sogliono i Papi decorare mediante breve apostolico qualche personaggio e famiglia del titolo e prerogative di prin- cipe, come di duca e altri, come praticò Gregorio XVI;edaPio IX riportai quelli da lui fatti, oltre la rinunzia de' Feudi (al qual articolo vi sono nozioni appar- tenenti ai principi romani) di quelli che tuttora li possedevano; così a Pio Vili, a Leone XII, a Pio VII, Di questo ulti- mo e come notai altrove, si legge nel nu- mero 25 del Diario di Roma 1 b* 1 6, di a- ver elevato alla dignità di principe ro- mano, mediante il consueto breve aposto- lico^ tenente maresciallo austriaco conte Nugent, al quale consegnò tal diploma colle sue mani; avendo già rimarcato a Carrozza (F.), che Pio VII fece ascen- dere nella sua il detto principe. Riporta Artaud, Storia di Leone XII, 1. 1, p. 106, che conferì l'onorevole titolo di principe romano per sé e suoi discendenti nell'or- dine che piacesse al titolare di stabilire, al visconte fratello del cardinal derilioni a3o PR1 Tonitene, di cui e famiglia, comechè degli antichi Chiaramonti, parlai anche a Pio VII. A Camerlengo di s. Chiesa dichia- rai, che dehhono prestare giuramento di fedeltà alias. Sede a quel cardinale, i no- delli principi, duchi, marchesi e conti, «piando il titolo viene conferito per bre- \e. Riporta il n.° 64^0 del Diario di Ro- ma iy58.»> Il duca d. Giuseppe Grillo si portò avanti il cardinal camerlengo a prestare il giuramento di fedeltà come principe romano, di poi in forma pub- blica si presentò a'piedi di ClementeXIII, dov'ebbe il trattamento da principe ro- mano di i.° rango, ed in questa occasio- ne fece mostra di sontuosa corte, carroz- ze e bellissime livree; nello stesso giorno dopo il pranzo fu alla visita del cardinal decano e poscia visitò lutti i cardinali". E- gualmente descrivendo le funzioni de'Pa- pi e il loro possesso, ed altre pubbliche e solenni comparse, dico quanto è relati- vo ui principi romani e alle loro prece- denze, delle quali parlai eziandio nel de- scrivere il loro intervento alle Cavalcate e Cappelle pontificie (V-), chiamati già minoris polenliae ne ceremoriuxW, ne' voi. Vili, p. 222, 224, ALI, p. 187 ed in al- tri. Mei Ceremoniale stampato d'ordine di Leone X, lib. 3, sect. 2, de ordine se- dtndi in cappella, si assegna il luogo al soglio pontificio pel senatore di Roma, conservatori, ambasciatori e altri baro- ni romani nel 2.0 e 3." grado del soglio; ciò diesi conferma ne\Ceremoniale stam- pato nel 1 56o, lib. 5, de incensatione al- taris, ove si parla de' duchi minori. Al- lorché i Papi nel recarsi alle cappelle e- rano accompagnali a cavallo dal Princi- pe assistente al soglio (f.), facevano al- trettanto alcuni principi o baroni roma- ni ; per cui osservando Clemente XI che il duca Al, ilici (voi. ALI II, p. 3oo) noti lasciava di corteggiarlo nelle funzioni del- le cavalcate, portando anche seco a caval- lo il suo figlio, nella cavalcata per la ss. Annunziata deli 7 19 Io dichiarò princi- pe di i.° rango, egli fece godere questa PIÙ grazia con ammetterlo all' Udienza (/".) in quella occasione con la Spada (/'.) e il cappello. Ne'possessi de'Papi inter- veniva il baronaggio e nobiltà romana risplendente per preziose e superbe vesti, tempestate di gemme di gran valore, con magnifiche collane d'oro, cavalcando ge- nerosi ca vali i, e ci rconda la di stallieri , pa - lafrenieri, paggi e lacchè elegantemente vestiti, essendovi gara fra 'principi e altri titolati per figurare e fare onore al Pa- pa. Erano preceduti dai loro Gentiluo- mini e Maestri di camera (F.) , ince- dendo il baronaggio ordinariamente do- po i Camerieri del Papa (F.) portatori de'4 cappelli pontificali; talora, per le- vare etichette, cavalcarono avanti la fa- miglia pontificia o coi camerieri di spa- da e cappa del Papa o coi loro Foriere e Cavallerizzo, e più aulicamente coi Ca- po-Rioni e Gonfaloniere del senato e po- polo romano(F.):pub vedersi anche Mae- stri di Strada, Paggio, Prefetto di Ro- ma, Ingressi solenni in Roma, nel quale dicendo di quello de cardinali, raccontò de'genliluominiche vi mandavano i prin- cipi, come ora fauno nella loro promozio- ne alla porpora, oltre la visita personale colle nobilissime consorti. Tale assisten- za e intervento alle pontificie cappelle e cavalcale terminò nel secolo passato, ed ora oltre il Maestro del s. Ospizio, il Se- nalore di Roma coi conservatori in rap- presentanza del baronaggio e popolo ro- mano, non intervengono alle funzioni pa- pali altri nobili laici, ad eccezione del Principe assistente al soglio pontificio (F.)} che come il più degno prende luo- go nel ripiano del trono. A Carrozza par- lai dc'trcni de'cardinali principi, de'prin- cipi assistenti al soglio, degli ambascia- tori e de' principi romani, e del gran nu- mero di carrozze che si videro in alcu- ne solenni pompe o d'Ingressi in Roma (F.\, ed anchedell'ombrellino che si por- ta sulle carrozze e avanti i detti perso* uaggi , anche nei funerali. A Cavalli , degli ornamenti d'oro usati dai cardi- PRI nali principi, dai principi assistenti al soglio, dagli ambasciatori e dai principi romani, nei finimenti de'medesirai, e di quelli funebri simili, ancbe per le prin- cipesse. A Baldacchino, insegna di di- gnità principesca, notai che 1' usano in sala e nella camera del trono, o d'udien- za o d' etichetta , oltre gli ambasciatori ed i principi assistenti al soglio, gli al- tri principi romani ed alcuni marchesi. Ad Ombrellino, altra insegna di distin- zione principesca, ed eziandio di giuris- dizione , riparlai meglio de' baldacchini e loro uso che ne fanno i delti ambascia- tori, principi assistenti al soglio, altri prin- cipi e marchesi romani, come de'loro di- versi colori, dichiarando altresì con più precisione quanto riguarda i cavalli e car- rozze, anche del magistrato municipale di Roma per le ultime pontifìcie dispo- sizioni. Tuttavolta e siccome argomento che niuno in Roma trattò, almeno e per quanto sia a mia cognizione, di tutto farò più completa dichiarazione. Fra le pre- rogative de'principi assistenti al soglio, degli altri principi o duchi romani, dei marchesi delti di baldacchino, oltre gli ambasciatori, vi sono le seguenti sui bal- dacchini e treni di carrozze e cavalli. Quanto ai colori essi variano a seconda di quelli adottati per tradizione o per qual- che memoria illustre dalle rispettive fa- miglie come colori gentilizi. Per cui molti adoperano il colore rosso, altri il celeste, qualcuno il verde anche per avvicinarsi in certo modo alla tinta del precedente, non essendovi propriamente una pram- matica di uniformità, laonde riescono dif- ficili le ricerche e la trattazione di que- ste particolarità, per cui mi furono ri- chieste come per l'argomento del Lullo e altri non pochi. Osserverò che i Colon- na per privilegio, oltre i baldacchini, usa- no il colore rosso anche nelle seterie dei finimenti e flocchi de'cavalli, i quali or- nano con ciuffi come i cardinali (a que- sti li concesse Urbano Vili), massime nel treno del Colonnese principe assistente PRI *3i al soglio pontificio. Questa prerogativa de'ciuffi e seterie di colore rosso, si vuole derivata da s. Pio V, il quale nel 1572 elevando Paliano (^.)in principato, con moto-proprio posto poi in forma di breve da Paolo V, concesse ai Colonna tutte le preminenze che godevano i principi mag- giori, come gli altri grandi principi feu- dataiide'dominii della Chiesa, cioè i du- chi di Urbino, di Ferrara, di Parma e Piacenza. Tutti gli altri comunemente adoperano ne'baldacchini il colore rosso, e negli ombrellini e seterie de'cavalli il celeste, qualcuno il verde: altri usano bal- dacchini, ombrellini e seterie de'cavalli, tutto celeste o verde: i cuscini si fanno del colore dell'ombrellino. A lcuni poi dei uominati personaggi tengono il baldac- chino solo in sala. 11 Baldacchino si alza nella sala e nella camera detta del tro- no. Insala il baldacchino è di panno con trine e frangie di seta, ordinariamente gialle o di altro colore proporzionato a quello del medesimo. Simile al baldac- chino è il dossello, eziandio nelle guar- nizioni, nel cui mezzo è lo slemma gen- tilizio. Innanzi e a ridosso del dossello si eleva un bancone con copertone del me- desimo panno ( o di pelle di corame o altra specie colorate sulla tavola), egual- mente colle dette trine e frangie. So- pra alla tavola e accosto alla parete del dossello si pone uno o due scalini o cas- sette oblunghe (3 scalini usano alcuna delle famiglie che s'imparentarono con sovrani, come segno de'gradini del trono reale, come la Doria, le quali famiglie costumano in questi stemmi di non in- quartale l'arme della moglie se non è di stirpe sovrana), per custodire le torcia di cera, le quali si pongono sul torciero (co- me si fa pure nella sala del Papa, la qua- le non ha baldacchino, e in quelle de'car- dinali, nelle occasioni che vado a dire) nelleseredi visite oconversazioni,o quan- do è venuto un cardinale, un ambascia- tore, un principe o simili personaggi. A- vauti al tavolone molti per maggior de- 33i PRI coro erigono una balaustrata di legno co- lorata, che armonizzi col resto, he por- tiere o tende delle porle, nel drappo tal- volta sono più nobili del baldacchino, e- guale essendo il colore, con guarnizioni simili e stemma in mezzo. Nella stanza chiamata del trono o dell'udienza, il bal- dacchino e il dossello sono d'eleganti drap- pi di damaschi o altri intessuli, talvolta frammisti a oro, come d'oro o intarsiate con seta sono le fiangie, le trine e altri ornamenti. Nel centro del dossello si ap- pende il quadro col ritratto del Papa re- gnante (gli ambasciatori quello del pro- prio sovrano, cornei nunzi all'estero quel- lo del Papa). Rivolta al dossello è una se- dia a bracciuoli coperta di seta o di vel- luto, con dorature e altri ornati; gli scalini o predelle non hanno luogo, ma un pic- colo strato o tappeto si pone sotto la se- dia. L'addobbo della camera nelle pareti e nelle finestre, 'come il tappetodel pavi- mento, deve armonizzare col baldacchi- no edosselloanche nel colore, così le sup- pellettili. Lunadoro, Relazione della cor- te dì Roma (edizione del 1646) p. i38 dice: «Può e deve tenere il cardinale un baldacchino di panno rosso ben ricamato con sue armi in sala sopra la credenza, et un altro baldacchino nell'anticamera; l'hanno sempre usato tenerlo i cardinali di nascita eminente. Come ancora i car- dinali nati principi ne sogliono tener più di due, et a'piedi de'baldacchini, che si tengono per le stanze, vi va sempre un bello strato di tappeto, o altro panno, et sotto il baldacchino vi si tiene una sedia voltala dove si siede, alla cascata di detto baldacchino." L'ombrellino è di seta, tal- volta damascata, con cordoni e fiocchi si- mili frammisti a oro, con copertina di tela del medesimo colore. Si appende in sala da un lato e fuori del dossello: dalla parte opposta si attacca un cuscino co- perto dello stesso drappo o di panno, con trine e frangi e come il baldacchino. L'om • brellino si adopera nelle uscite di forma- lità, i principi assistenti al soglio nel re- PRI carsi alle cappelle e funzioni pontificie, portandosi innanzi da un servo (come si pratica nella pompa funebre), ponendosi sul cielo della carrozza nel destro lalo della parte posteriore, cioè quando den- tro la medesima è il principe. Le seterie ed i fiocchi de'fìnimenti de'cavalli e le lo- ro intrecciature, sono di seta frammiste a oro, cioè ai cavalli della carrozza no- bile, la quale pure si guarnisce con se- terie e ornamenti d'oro relativi, pel tre- no di formalità, ed i principi assistenti al soglio l'usano nel recarsi a dette funzio- ni, con altra di seguito e due nelle feste o ricorrenze solenni, le quali carrozze di corteggio tanto nelle seterie che nel la qua- lità e guarnizioni devono distinguersi pro- porzionatamente al grado. Prima gli am- basciatori ed i principi usavano fiocchi d'oro ai cavalli delle loro carrozze di eti- chetta, cosi i principi romani: eccone ut) esempio, che servirà pure per altre no- tizie analoghe a questo articolo, e lo ri- cavo dal n.° 6780 del Diario di Roma del 1760. » Sua eccellenza il sig.rd. Fi- lippo Orsini, martedì mattina all'effetto di portarsi all'udienza della Santità di No- stro Signore, partì dal palazzo regio in piazza Farnese, ove dimora con l'Eni.0 Orsini suo genitore, ministro plenipoten- ziario di S. M. il re delle due Sicilie, con treno nobile nuovo di carrozze,fìocchi d'o- ro, ombrello,e servitù in pomposa nuova livrea di scarlatto rosso ben guarnita di trina, e camisciuole gallonate d'argento, e con suoi paggi in una delle carrozze di seguito riccamente vestiti, e con tal de- corosa comparsa si condusse al Quirina? le, ove quasi contemporaneamente giun- se ancora in altro treno nobile ilsig/ car- dinale suo padre, secondo il giorno e l'ora all'eminenza sua accordata, quale entra tu all'udienza di Nostro Signore, essendosi fermato in anticamera d'onore sua eccel- lenza il sig.r duca di Gravina suo figlio, fu poi fatto passare da mg.1' maestro di camera nella camera segreta, e di lì, quan- do la Santità Sua comandò, fu introdotto PR1 covi ispada e cappello all'udienza di Sua Santità, presentandolo Io stesso sig.r car- dinale al Papa come nuovo duca di Gra- vina ; rassegnandosi così alla Santità Sua il sig.r duca fu accolto con atti di somma clemenza, come pure il sig.rcardinalesuo padre; e datogli Sua Santità il congedo si condussero unitamente prima alla vi- sita dell'Em.0 Rezzonico nipote di Nostro Signore, indi a quella dell'Erri.0 Torreg- giasi segretario di sialo, ne' loro rispetti- vi appartamenti nello stesso palazzo Qui- rinale, e trattenutisi qualche tempo iu discorso coi suddetti porporati, si resti- tuirono ciascuno coi loro treni di carroz- ze, separatamente alla loro suddetta re- sidenza in piazza Farnese. Come poi so- gliono praticare i novelli principi dipor- tarsi nel giorno stesso il dopo pranzo alla -visita di s.Pietro in Vaticano, e dell'Era, decano del s. collegio, vi andò l'eccellen- za sua verso le ore 22 nella medesima pubblica forma " indi ne'seguenti gior- ni visitò tutti i cardinali. Altrettanto tut- tora si pratica dai principi, duchi e altri signori, quando succedono ai genitori, o se mancanti di essi, quando sono dive- Muli maggiori di età. Diverse erudizioni sui principi anche sovrani, si possono leggere nell'indicedel- l'annalista Rinaldi: eccone alcune indi- cazioni dedotte dalla storia. I principi dei sacerdoti non aveano nel sinedrio prero- gativa di luogo, né altro segno d'onore, per prescrizione d'Erode. I principi sono d'ordine inferiore ai sagri ministri (quan« lo alle distinzioni del bacio del libro del- X Evangelo o Messale, del bacio di Pace della Messa , dell' Incensazione e altro che la chiesa accorda ai principi, in questi e iu altri articoli lo notai, come a Laico), ed i cristiani devouo essere ubbidienti e soggetti ai principi. Esempiodi modestia cristiana die s. Atanasio nello scusaregli errori de'principi. Quando procurano il bene della religione sono prosperati da Dio. I principi facilmente sono sospinti in erroreedifliciliucnle si correggono. 1 peo- PRI 233 cali loro contro i diritti ecclesiastici, dan- no forza e vigore ai nemicijsono prospe- rati quando perseguitano l'empietà. Il ti- mor di Dio recò solo ai principi la feli- cità, e l'oifesa di lui è la rovina loro. Deb- bono venerare , non maltrattare le cose ecclesiastiche. I principi malvagi furono lasciali da Dio regnare, e lungamente pei peccati degli uomini. Con l'ubbidienza e venerazione verso la sede apostolica sta- biliscono se stessi e lo stalo, facendo al contrario si tirano addossoogui male:coin- battendo la chiesa eoffendendola, distrug- gono il proprio regno. Nell'emendazione de' peccali de' fedeli si deve incominciar dai principi, altrimenti vana torna ogni fatica e mortificazione.Fu degna idea d'un principe cristiano (così s. Luigi IX e al- tri), s. Enrico imperatore: prima che si ponesse a giudicare ed a trattare gli af« fari del regno, faceva orazione e limosi- ne. I principi facilmente dalla virtù pas- sano al vizio. Manuello imperatore die e- sempio di ottimo principe , annullando con legge quello che avea malamente or- dinato. Molte altre analoghe erudizioni si possono leggere nelle Sluore del p. Me- nochio. De'doveri de'principi, ed anche de'sudditi, tenni proprosilo in più luoghi, come a Re. De' donativi che i Papi so- gliono fare ai principi, V. Rosa d'oro, Fa- scie, Stocco e Berrettone; ed a Funerali quelli che celebrano pei sovrani defunti. II cardinal de Luca ci die : 77 principe cristiano pratico , Roma 1680. Andrea Mendo, Il principe perfetto, ed i mini- stri adattali, documenti politici e morali corredali d'emblemi, Roma 1816. PRINCIPE assistente al soglio pon- tificio, Stator proxirnus a solio Pontifi- cis maximi, come lo chiama Morcelli. La maggiore tra le dignità laicali che hanno luogo nella cappella pontificia, ed in tut- te le sagre funzioni che assiste e celebra il Papa, oltre ai concistori pubblici , co- me quello che in tutto il tempo della fun- zione sta in piedi sopra il ripiano del Tro- no (fy.) pontificio a destra del cardinale 2.34 P^1 i.° diacono che siede accanto al lato de- stro del Papa, ricevendo dopo il gover- natore come vice-camerlengo e prima de- gli altri Prelati [V.) di fiocchetti sul tro- no medesimo l'incensazione e la pace. Di questo onorevolissimo posto ne dà la ra- gione mistica Mucanzio, presso i Bollati- disti, Ada ss. Jan. t. 7, p. 166, n.°438. 1 principi assistenti al soglio pontificio, per privilegio perpetuo fino dal secolo XVI sono i due nobilissimi capi delle ec- celse e antichissime famiglie romane Co- lonna e Orsini (F.) , che a vicenda uno per volta adempiono allo splendido uffizio. Talvolta i Papi compartirono questo o- nore e il cospicuo grado di assistente al soglio per concessione personale , anche ad altri principi e insigni personaggi. An- ticamente assistevano eziandio al trono papale il Prefetto di Roma, gli Ambascia' tori (F-.) ed altri Principi (^.), simulta- neamente a questi due principi Colonna e Orsini, detti per eccellenza principi as- sistenti al soglio pontificio, uno de'quali con un ambasciatore e standoli principe alla sinistra del trono (perchè gli amba- sciatori aveano la precedenza sui princi- pi assistenti al soglio ) contemporanea- mente somministravano al Papa le can- dele e le palme benedette per la dispen- sa e gli prestavano tutti quei distinti uf- fizi che qui accennerò, avendone tratta- to di tutti e colle particolarità che gli sono proprie in tutti i relativi articoli e princi- palmente a Cappelle pontificie. Lunado- 10, Relazione della corte di Roma (ediz. del 1646), p.io4, dice che i cardinali do- po avere resa sul ripiano del trono l'ub- bidienza al Papa , salutano i due cardi- nali diaconi assistenti , gli ambasciatori, ed i principi del soglio, ciò che tuttora fan- no, meno i secondi che non più assistono. Riceve dal cursore apostolico l'intimo e con i -elicili ila quando vi è, a tutte le cap- pelle, solenni funzioni papali e concistori pubblici. Qualora il Papa non intervie- ne alla funzione, il prelato maestro di ca- mera ne previene il principe, perchè se ne PRI astenga, intervenendo egli soltanto quan- do il Pontefice la celebra o vi assiste, essen- do il di lui uffizio specialmente addetto alla sua augusta persona. Quando il prin- cipe interviene si reca nella camera se- greta contigua a quella ove risiede il Pa- pa, e col Governatore di Roma (P.) lo precede alla camera de' paramenti. Se la funzione si celebra nelle chiese di Roma, il principe si porta ad attendere il Papa nelle sagrestie delle medesime; ma se il Papa abita nel palazzo Vaticano e la fun- zione ha luogo nella propinqua basilica, il principe si reca nella delta camera se- greta, alla quale dopo la funzione accom- pagna il Papa, ciò praticando sempre con quelle delle cappelle pontificie palatine del palazzoche abita il Papa. Allorquan- do i Papi si portavano in quattro di det- techiese con Cavalcata (P.) solenne, ciò che durò sino e inclusive a Pio VI, v'in- terveniva il principe a cavallo col gover- natore di Roma, servito da due paggi, dal decano e dai suoi staffieri , seguiti dalla croce papale e circondati dalla guardia svizzera, dopo aver sostenuto al Papa la staffa per montare sul suo cavallo e que- sto guidato a mano sino alla metà delle piazze Vaticana o Quirinale, subentran- do poi a prendere le redini i conservato- ri e priori de'caporioni, uffizio che eser- citarono imperatori , re e altri sovrani, come descrissi a Palafreniere; ed il car- dinal vescovo di Selva Candida (di cui a Porto) anticamente per sostenere la staf- fa avea in dono i pontificii guanti. La car- rozza del principe col maestro di came- ra e il gentiluomoseguiva quelle del Papa. Siccome questi dopo la funzione tornava alla sua residenza in carrozza, il princi- pe reslava in sua libertà. Se poi il Papa in dette cavalcate solenni vi andava in carrozza , questa precedevano a cavallo il governatore e il principe. Prima sole- vano i Papi portarsi alle funzioni delle cappelle delle chiese di Roma in carroz- za o in sedia scoperta con l'accompagna- mento a cavallo del principe assistente PR I al soglio, di nitri principi e del magistra- to romano. Questo accompagnamento a cavallo del principe assistente ebbe luo- go anche quando il Papa si recòsempli- cernente a visitarequalche chiesa. Ne por- terò due esempi. Leggo nel n.° ^43 del Diario di Roma i 7 1 9, che Clemeute XI dal Quirinale si portò in carrozza alla ba- silica Vaticana per la cappella della Cat- tedra , dopo la quale passò a visitare il ss. Sagramento solennemente esposto in s. Marcello, servito a cavallo dal conte- stabile Colonna e conservatori del popo- lo romano che aveano assistito al soglio. E nel n.° 68 1 del Diario eli Roma 1 72 1 , che Innocenzo XIII per la festa di s. Ce- cilia andò a visitarne la chiesa , accom- pagnalo a cavallo dal duca di Polidichia- rato principe assistente al soglio. Le altre cavalcale in cui cavalcava il principe as- sistente al soglio erano quelle del Pos- sesso (/^.) del Papa, nelle quali rendeva al capo della Chiesa il narralo omaggio, nel montare a cavallo e nel condurre que- sto per un tratto di strada, subentrando i conservatoli pel resto della via. Nella raccolta delle relazioni de Pos- sessi che pubblicò Cancellieri, trovo per la i.a volta l' intervento del principe nel 1 5 1 3 per quello di Leone X. Dopo il se- natore, Principes de solio cum officiali- bus honorariis , indi il duca d'Urbino pre- fetto di Roma: in altra relazione sono e- numerati Fabrizio Colonna e Giulio Or- sini, avendo in mezzo Gio. Giordano Or- sini, quindi i Savelli, i Conti e altri baro- ni, come altri Orsini; dunque erano quei principi che collettivamente assistevano il trono, tranne il Colonneseche già era insignito della singolare qualifica di prin- cipe assistente oper dir meglio esercita- va la sua assistenza nel ripiano del tro- no, mentre gli altri ne occupavano i gra- dini siccome toccai a Pbinciì'e. Nel posses- so di Gregorio XIV deli 5go Michele Pe- retti cavalcò avanti gli ambasciatori, do- po i quali il Governatore, nel quale arti- colo riportai più esempi del suo incede- PRI a35 re cogli ambasciatori. Nel i6o5 per Leo- ne XI cavalcò Virginio Orsini, seguito da- gli ambasciatori. Ordinariamente i prin- cipi assistenti ne' precedenti possessi era- no andati cogli altri principi e baroni ro- mani. Ed i nipoti de'Papi cavalcavano e- gualmente innanzi o con gli ambasciato- tori, essendo spesso Generali di s. Chie- sa (^.). Neh623 pel possesso d'Urbano VIII vi fu questione tra i conservatori di Roma e d. Filippo Colonna, che i primi volevano precedere-.il Papa decise in fa- vore del principe assistente al soglio e lo fece andare a sinistra del proprio nipote d. Antonio Barberini, ma i conservatori protestarono sul j'us della precedenza. Narra Cancellieri ne Possessi, p. 202, che la pretensione de'conservatori si fondava per aver preceduto d. Virginio Orsini nel- la cavalcata di Leone XI; ma d. Filippo Colonna rispose che si servissero del lo- ro privilegio con casa Orsini, ma non con casa Colonna, che loro avea sempre pre- ceduto , come nella cavalcata del gene- rale Aldobrandini nel 1^95. Dipoi in quel- la pel prefetto di Roma Barberini, d. Mar- c'Antonio ebbe la mano diritta dall'Or- sini. Altra grave controversia insorse sul- la precedenza tra'priucipi e il Savelli am- basciatore imperiale, nel possesso d'In- nocenzo X , e lutti cavalcarono innanzi al governatore, il quale sempre ebbe su lutti la mano. In altra relazione le<™oche DO i principi e baroni romani cavalcarono prima de'cubiculari del Papa, e che Sa- velli andò alla sinistra del governatore, essendo anche maresciallo di s. Chiesa (/^.). Nel 1667 chiaramente si legge, che per Clemente IX, il governatore proce- deva in mezzo all'ambasciatore di Frauda ed al contestabile Colonna. A Pbesbite- rio raccontai che in questa funzione es- sendo succeduta agli antichi presbiterii la dispensa delle medaglie ai soli cardi- nali e poi pai ticolarmenle agli altri, i Pa- pi volleradistinguereil principe assisten- te con farglielesomministrare subito ap- pena distribuite al trono, a mezzo del te- 236 PRI sonerò, così agli ambasciatori. Anche nella cavalcata del possesso il principe del so- glio era corteggiato dai suoi paggi, deca- no e staffieri in ricche livree. Nel 1676 pel possesso di Innocenzo XI altra con- troversia ebbe luogo sulla precedenza, non volendo gli ambasciatori cavalcare col principe, al modo riportato a Governa- tore. Per Alessandro Vili dopo gli am- basciatori cavalcarono il principe Ode- scalchi generale di s. Chiesa, col conte- stabile Colonna; dopo la funzione il Papa ritornò al palazzo Quirinale egualmente com'era andato in Lettiga (f^.), servito dai principi del soglio, prelati, litolati e cavalieri. Per Innocenzo XII neh 6q~i ca- valcarono il contestabile Colonna, gli am- basciatori e il governatore. Nel voi. I, p. 3oo eseg., trattando del posto degli am- basciatori ne' possessi e cappelle, pallai della precedenza che 1' ambasciatore di Bologna voleva sul contestabile, di quel- la di Marti nilz ambasciatore imperiale che esigette in detto possesso sul princi- pe medesimo, per cui il Papa ordinò al Colonna che senza pregiudizio di sue ra- gioni precedesse: dipoi Martinitz voleva esigerla anche sul governatore, e non vol- le dare la pace sul trono al contestabile Colonna, col pretesto di essere feudatario d'un sovrano della sua imperiale famiglia austriaca; inoltre la pace fu pure negata sotto Clemente XI dall' ambascialo!' ve- neto e poi passata nel 1 709 da altro am- basciatore imperiale, questioni che ripro- dussi anche altrove, come nel voi. IX, j). 36 1. E siccome per queste pretensio- ni nel pontificato di Clemente XI cessa- rono gli ambasciatori d'intervenire alle funzioni ecappelle pontificie, ovesostene- Aimo lo strascico della Fulda e del Man- /o(/".) pontificio, e som ministra vano l'ac- qua per la Lavanda delle mani(F.) al- ternativamente col principe assistente al soglio, a questo restò l'onore di essere il solo laico sul ripiano del trono papale, oltre il sorreggere Io strascico, e in sua uiancauza suppliscono a sostenere lo stia- P R l scico il Senatore ed i Conservatori, e do- po essi il Maestro del sagro ospizio (F.)', il principe versa per ultimo, come il più degno, t'acqua sulle pontificie mani. Les- si d'un pontificale di Clemente XI, che l'acqua alle mani la dierono, 1." l'amba- sciatore di Ferrara, 2.0 il secondo conser- vatore, 3.° il pri uio conservatore, 4-° l'am- basciatore veneto, non essendo interve- nuto il principe del soglio. Inoltre il prin- cipe assistente al soglio cogli ambascia- tori sosteneva l'asta del baldacchino, sot- to il quale procedeva il Papa dopo l'aper- tura della Porla santa (A.). Leggo nel Diario mss. del ceremoniere di Clemen- te XI mg.r Cassina , che nel vespero so- lenne della festa di s. Pietro deh 707, es- sendo intervenuto l'ambasciatore veneto Nani, che si ricusava di dare la pace al contestabile principe assistente al soglio, per 1' abuso in ciò introdotto uel 1692 dal suo predecessore Contarmi e dal ce- sareo Lieclrestciu, per cui la repubblica aveagli inculcalo di nulla innovare; laon- de e di consenso del Papa il principe si collocò a sinistra del soglio restando solo a diritta il veneto. Molli furono i discor- si e ricorsi fatti col cardinal Otloboni (for- se come protettore della cappella ponti- eia, di cui nel voi. Vili, p. 37) e con d. Orazio Albani fratello del Papa. Questi si portò dal Cassina a domandargli se vi erano esempi sull'assistenza al trono nel- le due parli destra e sinistra, egli rispo- se affermativamente, massime nelle fun- zioni delle candeleedelle palme per som- ministrarle al Papa , come dai seguenti. Nel 1 656 l'ambasciatore di Venezia era a destra e d. M, A. Colonna a sinistra col- le palme. Nel 1 67 71'amba sciatore diFrau- cia a destra e il principe a sinistra colle palme, Ncllostesso modo colle candele si praticò neh678, 1679, 1682, nel quale auno eravi l'ambasciatore di Francia e Lorenzo Colonna duca di Paliano. Nel 1695 l'ambasciatore veneto e il Colonna, ih .° a destra, il 2.0 a sinistra, palma de- UtlerunC, Ma ostinandosi il Nani di non PR1 voler passare la pace al principe assisten- te ni soglio, per le ulteriori istruzioni a- vute dalla sua repubblica, uè convenen- do a Clemente XI tollerare ulteriormente siffatte pretensioni, non fece più invitare alla cappella l'ambasciatore, terminando così la cumulativa assistenza al trono de- gli ambasciatori, coi principi assistenti al soglio pontificio, che restò unicamente a questi. Già lo stesso Papa non avea voluto permettere nel suo possesso , che il duca di Parma gli sostenesse la staffa eguidasse il cavallo, ma si servì del contestabile Co- lonna principe assistente al soglio, che da allora in poi senza il concorso degli amba- sciatori continuò a farealtrettantone'pos- sessi dei seguenti pontificati sino e inclu- sive a Pio VI che lo prese a cavallo, do- po il quale incedendo i successori in car- rozza a detta solenne pompa, il principe assistente al soglio non vi ha luogo nel- l'andata e ritorno, bensì si trova nel por- tico della basilica Lateranense pel resto della funzione. Ne' possessi di Clemente XIII e Clemente XIV, il governatore di Roma e il principe assistente al soglio li accompagnarono a cavallo, benché quei Papi nel ritorno andassero in carrozza. Neil' ultimo possesso preso nel 1846 da Pio IX, il principe Orsini assistente al so- glio e senatore di Roma, ricevè da mg/ tesoriere due medaglie d' argento, dopo che il Papa le avea date per presbiterio ai cardinali. E per finirla colle cavalca- te aggiungerò, che nel voi. XXlV,p.i47 rimarcai, che nel solenne ingresso di Cle- mente Vili in Ferrala, fu preceduto dai principi del soglio pontificio, cavalcando dopo gli ambasciatori. Ripeto, che tultociò che riguarda l'in- tervento alle pontificie funzioni de'prin- cipi assistenti al soglio pontifìcio, e quan- to in esse esercitano nel servire il Ponte- fice vestito degli abiti pontificali, con det- taglio lo descrissi a Cappelle pontificie, negli articoli citati ed altri, come a Ca- nonizz azione ed in quelli analoghi. Nel- le processioni e all'adorazione della croce P R I 337 (dicuipurene'vol.XVHT,p.'239,XXXH, p. 3o, avendo nel voi. XLI, p. 29 1 notato un caso, in cui procedendo col governato- re e maggiordomo, ebbe su quest'ultimo la precedenza ), il principe assistente in- cedeva col governatore di Roma a sini- stra, ed al presente col prelatodi fiocchet- ti Vice-camerlengo di s. Chiesa (/^.), ri- cevendo dopo di questi l' incensazione e la pace, e dalle mani del Papa e sul tro- no riceve le candele, le ceneri, le palme, gli Agnus Dei j\a comunione nelle solennità di Pasqua e Natale pel 1 .° la riceve tra'no- bili laici che visonoammessi,dopo i cardi- nali diaconi. Egualmente ai luoghi ricor- dati ho detto quando e come sostiene i lembi dello strascico della falda e manto dpi Pontefice (uffizio che esercitarono di- versi sovrani), il quale comincia a sorreg- gere quando il Papa dalla camera de'pa- lamenti o sagrestie si porta in cappelle o nelle chiese al luogo della funzione; non che quando e come versa l'acqua sulle pontificie mani genuflesso. Il Papa nella funzione delle candele benedette ne ri- ceve tre, due grandi ed una piccola, li prefetto delle ceremonie ripone pel Pa- pa una delle grandi, altra simile conse- gna al principe assistente al soglio, il qua- le la tiene accesa nella processione e nel- la messa a' suoi tempi; dopo la quale la lascia smorzata in un lato del trono, ove si reca a prenderla un suo famigliare per- chè rimane al principe. Il medesimo pre- fetto consegna la candela piccola al ca- meriere segreto coppiere, il quale la reg- ge quando non la tiene il Papa, e poi gli resta insieme al paramano. 1 tempi in cui il Papa tiene questa candela piccola, so- no quando incede in processione sulla sedia gestatoria , e nella messa durante la lettura dell'evangelo, e dall'elevazio- ne sino dopo la comunione ; pe' quali tempi il cameriere segreto coppiere la consegna al cardinale i.°diacono che la pone in mano al Papa. Nella funzione e messa delle palme benedette, in tut- to quanto si pratica lo stesso. Quando il 238 PR I principe assistente alsoglionon intervie- ne alte pontifìcie funzioni ninno occupa il suo decoroso posto: lo strascico allora lo sorreggono il senatore o il conservato- re di Roma più antico, e dal proprio po- sto; i medesimi in vece del principe as- sistente, nelle funzioni delle candele e delle palme sostengono quelle del Papa e restano ad essi. Inoltre il principe as- sistente al soglio, quando pei soli cardi- nali la sera della vigilia di Natale si fa- ceva la cantata e la cena nel palazzo a- postolico, e quando nel medesimo s' im- bandivano i pranzi (questi e quella de- scritti ne'vol. Vili, p. 3oi e 3 i 5, IX, p. i o4) nel giovedì e venerdì santo (per cui Galletti lo paragona all'antico Primice- rio della s. Sede, Vedi, anche nel prece- dere il Papa quando non sostiene lo stra- scico, poiché nel giorno di Pasqua pran- zava con io cardinali nell'ultimo luogo alla mensa pontificia), aveva la singolare distinzione di esservi egli soltanto ammes- so. Il principe assistente al soglio si reca alle nominate funzioni pontificie con l'ac- compagno delle così dette cappe nere gen- tiluomo e maestro di camera, e con quel treno nobile che indicai ne'vol. Vili, p. 23 i, X, p. 12 i, e meglio a Principe, ove dico ancora del baldacchino che alza in sala e nella camera del trono (al quale articolo discorro pure della pompafune- bre), ed altro, ricevendo gli onori mili- tari dai quartieri delle milizie innanzi ai quali passa. Con questo medesimo treno principesco visita i nuovi cardinali, con quelle particolarità che notai ne'vol. IX, p. i 77, XV, p. 243 e altrove;avendo det- to a Campanella, prerogativa de'principi, che nel fare le visite ai nuovi cardinali i principi assistenti al soglio, come gli am- basciatori e nipoti del Papa , la campa- nella del visitato doveva suonare nell'en- trata e nella partenza. Quanto alle ve- sti che indossa e l'abito antico tutto ne- ro de'principi romani, semplice e nobile, ed era eguale a quelli del Foriere mag- giore e del Cavallerizzo maggiore del Va • PRI pa fino al 1846: ne riporta la figura Fa- laschi, La gerarchia ecclesiastica,^, ii". Esso si compone di calze di seta, calzoni corti, gonnella , abito di corte o di città come vogliam dire, corpetto, mantello grandioso di seta e nelle solennità lista- to di alti merletti pure neri; cappello, e scarpe con fibbie; collare o bragiuole, e manichetti di merletto bianco; spada al fianco con impugnatura di acciaio. Nelle Notizie di Roma i principi assistenti al soglio sono riportati dopo mg.r vice-ca- merlengo e prima degli altri prelati di fiocchetti. Ora vado a parlare della ori- gine degli attuali principi assistenti al so- glio , le cui nobilissime famiglie godono in perpetuo dell'onorificenza; e degli al- tri che fecero i Papi , nelle persone sol- tanto di alcuni personaggi, senza che la prerogativa passasse alla loro famiglia. Due sono stale sempre le famiglie no- bilissime romane che hanno goduto il pri- vilegio di assistere al soglio pontificio, la Colonna e la Orsini ne' loro primogeni- ti,in mancanza de'quali i secondogeniti, i quali hanno portato il titolo di Prin- cipi assistenti al soglio pontificio. Ripor- ta Cancellieri ne Possessi, p.202,che nel- lo Statuto di Roma si nomina prima la casa Orsina che la Colonna, omnesex n- traque domo Ursinorum , et Colomnen- sium. Nel ceremoniale ove si prescrive l'incontro dell'imperatore, si diceche ve- nendo a Roma, il capo della casa Orsina coi suoi parenti devonoincontrarlo a Pon- te Molle, e il capo di casa Colonna a Vi- terbo, come ebbe luogo nel i4?2 per Fe- derico III, e lo notai nel voi. XXXV, p. 174. Per lo che sembra che la preceden- za tra le due case dovesse averla la Or- sina, ma la Colonna trovasi di avere as- sistito prima di essa al trono papale nel- la cappella palatina e altre pontificie (un- zioni. Giulio II beneficòe s'ini[):irentòcoi Colonna^ cogli Orsini, onde vuoisi da al- cuno, che pel famoso trattato di pace col quale pacificò le due potenti famiglie, al modo narratoa quegli articoli, sia derivata PRI alla i /la singolare prerogativa di principe assistente al soglio pontificio. Però comu- nemente si crede che Giulio li abbia com - partito questo onore ai Colonnesi fino dal i5o3, mentre la detta concordia si sti- pulò nel i5i i. In prova di che si legge ne' Diari dei ceremoniere con temporaneo Paride de Grassis, che a' i5 agosto i5o3 nella festa dell'Assunzione di Maria Ver- gine, nella messa in s. Maria Maggiore, Papa praesente, Prospero Colonna tam- quam dux Trajectifu it in stala ducis idem ante mazzeriis ad dexleram Papae, et d. Constanti nus adsinislras. Ma deve es- sere sbaglio di data,imperocchèallora vi- veva Alessandro VI ed era infermo, mo- rendo a' 18 o 19 agosto i5o4- *» P. Co- llimila dux Trajecti etFundorum comes in vig. Epiphaniae ad vesperas stelit in gradibus solii supra senatorem,quod mul- ti prima facie quasi improbarunt caere- moniariis. Tamen memor, quod de anno superiori jam stetisset Prosper in eo lo- cum in die Assumplionis B. M.V. inec- cles. s. M. M. posui eumdem,ut alio qui positus fuerat, quoti card, de Medicis, qui fuit postmodum Leo X, dixit verum es- se, quod caeremoniarius dixerat, et bo- num esse, quod fccerat. i5j4 diei 1 febr. inanniversuriisJulii II, Prospei Columna dux Trajecti comparuit infra missam, et Papa jussit eum poni ad dexleram suam subduce Bari, filioMediolani ducis. i5i6 dom. Adventus Prosper Columna stetit in gradu solii sublimi apud Papam , sic Papa volente , et jubenle. 1 5i 7 die pe- nult. maii in vig. Pentecostes fuerunt ve- sperae Papa praesente, qui mihi manda- ci, ut honorem d. Prosper de Columna ducem Trajecti, et petii, analiquid par- ticulare placent, et remisit omnia mihi. Sic ego feci, quod portare! caudam plu- vialis , et in cappella esset stans ad de- xleram solii, de senatore si veneri t, con- currentis quod faceret , ut sibi placeret. Ex Diar. Blas. de Caesena sub Hadriani Vi. i52i die veneris 26 dee. in festo s. Stephani lll.mus d. Ascanius Columna, PRI a39 ut dux, habuit locum iu solio Papae. Sac- Clem. VII i529diedom. i,mens.ang. in cappella habita prò publicatione foe- deris inter Papam , et imperatorem , ac regem Ferdinandum Hungariae regem, supervenit princeps d. Filiberlus Oran- ges, qui stelit in solio , et apud eum A- scanniti) Columma , qui dux Taleacotii, inde sena toc, licetPapanoluisset,de Asca- niodixi, quod alia sicstelit, et tuncacquie- vit ". A Paolo III narrai che nel ponti- ficale celebrato nel 1 536 alla presenza di Carlo V , a questi gli levava e metteva la corona Ascanio Colonna, ed il berret- tino sotto la corona il marchese del Va- sto. Nel voi. XLIX, p. 1 5 1, dichiarai che Pio IV nel i56o favorendo Paolo Gior- dano Orsini, con erigere in ducato Brac- ciano (Z7".) e in marchesato Anguillaia, feudi degli Orsini , questi in quell'anno cominciarono ad assistere al soglio pon- tifìcio senza pregiudizio dei Colonna; ed in fatti il contemporaneo storico Rossi riferisce che nel i568 die 12 funi» in ve~ speris Trinitatis, M. Ani. Columna dux Taleacotii (di questo ducato parlai a Pe- scina ) caudam pluvialis portavit } et in cappella fuit in solio sibi debito, tamquant principi de minoribus. Apprendo da Gal- tico, Acta caerem., p. 395, che nel 1 585» perla coronazione di Sisto V: In solio ste- lerunt senator Urbis pritnus, deinde ora- tor Galliae, oralor Venetiarum) i nipo- ti del re di Giappone, d. Giacomo Bon- compagno duca di Sora e generale della Chiesa, il marchese di Soriano governa- tore di Borgo, il marchese di Riano luo- gotenente generale della Chiesa : in g'a- dibus solii sederunt conservatores Urbis, ed altri nobili giapponesi e altri baroni. » Primi, qui tulerunt baldacchinum ad aula ducali usque ad porticum s. Petri fuerunt oratores , et nobiles majores de solio. Secundi a porticu usque ad aliare ss. Sacramenti in capellas. A ndreae fue- runt nobiles barones. Tertii a capellas. Andreae " a quella di s. Pietro ove do- vea il Papa celebrare, furono i cavalieri a4o PRI di s. Pietro. Quarti, dopo la messa da det- ta cappella di s. Pietro al luogo della co- ronazione portarono le aste il senatore, i conservatoli,! caporioni. Leggo in Rat- ti, Della famiglia Sforza 1. 1 , p. 288, che Gregorio XIII (egli sbaglia o per errore di stampa in dire Gregorio XlV)avea fatto assistente al soglio pontifìcio il pa- rente Mario I Sforza conte di s. Fiora , luogotenente generale di s. Chiesa. Nella messa solenne che il Papa celebrò nel Na- tale 1 584 scrive Alaleona:» Adfuit ora tot* regischristianissimi paratus (eli quel ve- lo che si pone sulle spalle a chi versa l'ac- qua sulle mani pontifìcie, voi* XXXVII, p. 186), et orator Poloniae simililer pa- ratus, gubernalor (forsedi Borgo, voi. VI, p.6),et quatuor nobiles sedentes (bisogna dire che prima sedessero, ora stando sem- pre diritti, se pure non sedevano sui gra- di o dopo come i conservatori , che sie- dono sotto il senatore o sul gradino do- po la predella dello stesso ripiano del tro- no ove siede il senatore , mentre i prin- cipi stanno sempre diritti sul ripiano) in solio, qui dederunt aquarn manibus Pa- pae. . . . Ponti fex quatuor lavit manus in m'issa; primus fuit ut supra dixi qui de- dit aquam manibus Papaejsecundus fuit marchioRianijterliuslllmusMariusSfor- tia; quartus orator Bononiae". Pag. 35 1 e 36o, che Sisto V nel 1 585 fece il pro- nipote Michele Peretti, d'anni otto, assi- slente al sogliopontifìcio, governatore di Borgo, carica propria de'nipoli del Papa, e poi capitano della sua guardia. Il cere- pioniere Alaleona descrivendo la funzione della2.'\lomenica dell'avvento 1 585 regi- strò (Tempesti, Stor.di Sisto Vt p.8, dice che l' Alaleona descrive nel Diario de 1 7 maggio 1 586, che Roma vide sedere in parte presso l'augusto trono di Sisto V, Michele Peretti): filmo D. Michael?. Pe- rdio pronepotc Ponlifìcis,et Burgiguber- nalore annorumoclo in solio. HPapal'a- vea emancipato dalla podestà paterna. Ratti aggiunge a p. 35g, che Sisto V nel medesimo giorno 20 marzo 1 58q maritò PRI lesue pronipoti, Flavia a Virginio Orsini duca di Bracciano, Orsina a M.Antonio Colonna duca di Paliano {f^.). » Ad in- tuito di queste nozze, tanto il Colonna che l'Orsini (erano cugini e tenevano in Roma la maggioranza e il i.° luogo fra tutti i baroni romani) furono fatti assi- fi tenti al soglio, e sembra che una tale o- norifìcenza perpetuata in ambedue le fa- miglie da quel tempo si abbia a ripetere, e che alla medesima si debba riferire ciò che racconta il Tempesti, che Sisto V per togliere qualunque motivo di differenza tra'due primari baroni romani, dichiarò che precedesse chi avanzasse l'altro in etìi" ( aggiungerò col Tempesti, decretandoli nel resto eguali). Altrettanto riporta No- vaes nella Storia di Sisto Ir> e che dichia- rò ambedue le famiglie con quelle de' Con- ti e Savelli le più. illustri e più antiche di Roma, e tra le principali d'Italia. 11 si- mile riportai ne'vol. XIV, p. 292, XLIX, p. 159 ed altrove. Dal medesimo Ratti, t. i, p. 3oi e 3o3 abbiamo , che Paolo I Sforza marchese di Proceno fu luogote- nente generale di s. Chiesa sotto Grego- rioXIV eInnocenzo IX, e come tale, per testimonianza d'Alaleona, ne'due ponti- ficati in tutte le funzioni venne annove- rato tra gli assistenti al trono pontifìcio. Come tale intervenne alla solenne caval- cata che fece in Roma il duca di Monte Marciano, dallo zio Gregorio XIV dichia- rato generalissimo delle truppe ecclesia- stiche contro gli ugonotti, nella qual fun- zione il Papa benedì le bandiere e die al duca il bastone del comando in s. Ma- ria Maggiore alla presenza di 38 cardi- nali; la 1 .'delle quali bandiere portò Pao- lo , la 2.a Pietro Caetani comandante la cavalleria. »»In sequela di questa sua de- corosa carica, Paolo godette ancor l'ono- re di essere principe assistente al soglio, quale erasi similmente goduto dal di lui fratello Mario ". Alaleona nel descrivere l'ordine della cavalcata pel possesso di Gregorio XV nel 1621, racconta. » Jo. Geoigius Al- PRI dobrandinus, princeps Bassani, marilus Excmae d. comilissae Hippolitae nepotis Papae, quem Exc.mo d. Jo. Georgiurn Pa- pa declaravit suum nepotera cum omni- bus honoribus, et privilegiis nepolum Pa- pae. Idcirco erit unus de stanlibus in so- lio". V. Ludovisi famiglia. A questo arti- colo dissi ancora che Nicola Ludovisi ni- pote di Gregorio XV sposò d. Costanza Pamphilj^V.) nipote d'Innocenzo X, il quale lo dichiarò principe assistente al soglio pontificio, generale della Marina e galere pontificie. Bisogna dire che gli Or- sini avessero intermesso l'assistenza al tro- no pontificio) giacché Clemente XI di- chiarò principe assistente al soglio d. Fi- lippo Orsini duca di Gravina, edì Colon- nesi gli contrastarono tale prerogativa. Senza garantirlo, riporterò l'asserto da Falaschi. » Nel secolo XVII si accese una viva questione fra le due grandi famiglie Colonna e Orsini, la quale fu finita me- diante una transazione di perfetta alter- nativa, approvata da Alessandro VII, Cle- mente X e Benedetto XIII ". Nel 1721 a' 14 maggio Innocenzo XIII dichiarò con breve apostolico principe assistente al so- glio d. Carlo albani nipote del predeces- sore Clemente XI, come leggo in Novaes t.12, p. 3, e riportai nel voi. XIV, p.6 r. Con l' autorità di tale storico nel voi. XV1I, p. 80 narrai, che Innocenzo XIII fece pure principe assistente al soglio il proprio fratello d. GiuseppeLotario Con- ti C7.)» mediante breve apostolico dei rq novembre 1721, data o sbagliata ovve- ro il breve fu spedito dopo l'esercizio del- l' eccelso uffizio , perchè trovo ne' Pos- sessi di Cancellieri, che Innocenzo XIII prese possesso a' 16 di detto mese »ed a sinistra di mg.r Ill.mo governatore caval- còl'Ecc.mo ti. Giuseppe Lotario Copti du- ca di Poli fratellodi N. S. dichiarato prin- cipe del soglio". Il diarista contempora- neo Cecconi, nella Roma sacra e moder- na di Posteria, p. 7 io, riferisce che nella coronazione di Benedetto XIII nel 1723 assisteva al soglio il contestabile Colon - vol. i.v. PRI i4» na, il quale diede a lavare le mani al Pa- pa "Stando in piedi i cardinali, i patriar- chi, gli arcivescovi e vescovi, assistenti e non assistenti al soglio , e inginocchioni tutto il resto della prelatura, capi degli ordini religiosi, e principi laici che hanno luogo in cappella, come prescrive il ce* remoniale romano (e lo dimostrai a La- vanda delle mahi), nel lib. 3,cap. Quan- do Papa lavat manus ".Pel possesso pre- so a'24 settembre! 72-4) dice Cancellieri^ che il nipote d. Filippo Orsini duca di Gravina, Princeps pontificio solio assi- stens, i conservatorie priore de'caporio- ni, stratoris officio functi sitnt, avendo il duca condotto pel cordone il cavallo su cui era montato il Papa , dal Quirinale alla chiesa di s. Silvestro, ivi subentran- do i primi due conservatori, reggendo le staffe il terzo conservatore e il priore dei capo-rioni, Osservò Novaes nella Storia di Benedetto XIII , ed io nel voi. V, p. ig, che il contestabile Colonna cedette a questo Papa le sue ragioni, per le quali dal pontificato di Clemente XI (e non co- me disse Falaschi), contraslava al duca di Gravina (forse perchè di altra linea, per essersi estinta nel 1698 quella cui fu fatta la concessione), mediante la conve- nuta alternativa tra'principi e capi del- le due illustri case, nella perpetua prero- gativa dell'assistenza al trono pontificio. Clemente XII eletto nel 1730 nell'anno seguente con breve de'2 3 giugno (come notai nel voi. XVII, p. 282, ed il Novaes nel 1. 1 3, p. 1 5g), nominò il nipote d. Bar- tolomeo Corsini principe assistente al so- glio. Nelle poche funzioni che assistè quel Papa quasi cieco, d. Bartolomeo talvolta intervenne al trono insieme al contesta- bile Colonna, come neh 731 alla cappel- la della 2.' domenica dell'avvento ( n.° 2242 Diario di Roma)j nella 3.' vi fu il solo contestabile, che fu purealla canta- ta e cena della vigilia di Natale (n.i 2i4^> 2248); quindi perla Pasqua deli 733 (n.° 2447 ) assisterono al soglio il principe Corsini ed il contestabile d. Fabrizio Co- 16 *4a PR\ lonna ; cantò la messa il cardinal sotto- decano, checomunicò i soli cardinali dia- coni. Benedetto XIV nel 1743 creò car- dinale il principe assistente al soglio d. Domenico Orsini, pronipote di Benedet- to XIII; e nel 1747 accordò al contesta- bile Colonna, come principe assistente al soglio, che in occasione che si porli con treno nobile o forma pubblica alle cap- pelle e altre funzioni, gli vengano pre- sentate le armi dai quartieri di Berna e di Castel s. Angelo, non che dai palatini corazze ecavalleggierì (cui successero le Guardie nobili), come si può vedere nel n.° 4659 del Diario di Roma. Divenuto maggiore il duca di Gravina d. Filippo Orsini figlio del suddetto cardinale, come principe romano e assistente al soglio, nel modo e con quella pompa che descrissi a Principe, si portò a farsi riconoscere da Clemente XIII, indi visitò la basilica Va- ticana e il sagro collegio. Si legge nel n.° 6783 del Diario di Roma del 1760, che avendo il duca supplicato il Papa a con- cedergli la presentazione delle armi da tutti i corpi di guardia della milizia pon- tifìcia, come Benedetto XI V 1' avea ac- cordata all'altro principe assistente al so- glio , Clemente XIII con biglietto di se- greteria di stato de' 19 dicembre l'esau- dì, per quando avesse preso possesso del- la sua nobilissima prerogativa , il quale lo implorò il duca dallo stesso Papa con permettergli intervenire ad una delle cap- pelle delle ss. feste di Natale, a vendo quasi esaurite le visite ai cardinali; laonde Cle- mente XIII gli fece sapere pel prefetto delle ceremonie che vi si recasse nella 2.* festa, ed a tale effetto ricevè pure l'invito dal cursore pontificio. Allora il duca si recò a partecipare il tutto al suo illustre collega contestabile Colonna, che si portò a ringraziarne ilPapa. Quindi nel ^"6786 dello stesso Diario, nel pubblicarsi la ce- lebrazione della cappella di s. Stefano, si dice ancora: » In questa cappella si por» tò per la 1.* volta ad assistere al soglio pontificio come principe del medesimo, PIÙ sua eccellenza il sig. d. Filippo^Orsini du- ca di Gravina, che vi andò col suo pom- poso nobilissimo treno nuovo di carroz- ze , con paggi in una di esse di seguito, e con numerosa servitù in vaga e ricca livrea; e fu onorata l'eccellenza sua, se- condo la benigna concessione di sua San- tità , della presentazione delle armi dalle guardie de'cavalleggieri, corazze e solda- ti rossi, nel passare avanti di esse. Oltre di tale assistenza al soglio del sig.r duca, ebbe anche sua Beatitudine quella de'si- gnori conservatori e priore del popolo ro- mano, del sig.r ambasciatore di Bologna e del maestro del sagro ospizio, ciascuno ai loro luoghi destinati ".Nella seguente cappella fu al soglio d. Lorenzo Colonna gran contestabile, giusta l'alternativa nel porlarsialpontifìciosogliofra'suddettidue principi. Nel n.° 68 1 9 del Diario di Ro' mai 761 si dichiara, che Clemente XIII avea nominato il proprio nipote d. Lo- dovico Rezzonico principe assistente al soglio, che assistè la 1 .a volta nel mattut- ino delle tenebre del mercoledì santo , insieme all' altro principe Orsini. Dipoi il Papa fece senatore di Boma l'altro ni- pote d. Abbondio Bezzonico. Fino a tutto il pontificatodi Pio Vii principi assisten- ti al soglio a veano la parte di pane, ciam- belle e vino dal palazzo apostolico, detta panetn honoris, e venivano registrali fra i signori graziosi della corte papale ; T a- veano pure i cardinali, gli ambasciatori, la prelatura e persino la regina vedova di Polonia quando dimorò in Boma : di queste parti trattai nel voi. L, p 2o5 e 206, ed i registri sono ne' ruoli dell'ar- chivio del palazzo apostolico. In essi lessi ne'ponlificali di Clemente XI II, Clemen- te XIV e Pio VI i principi assistenti al soglio, Bezzonico, Colonna e Orsini, ri- cevere tali parti.- Eletto nel 1800 a Venezia Pio VII, essendo morto il principe Bezzonico, e trovandosi il contestabile d. Filippo Co- lonna avanzato in età, ivi si portò il se- natore Bezzonico e domandò al Papa di PRI potere assistere al trono come il fratello, ed il Papa lo dichiarò principe assisten- te al soglio, continuando ad essere sena- tore di Roma, onde come principe assi- stente al soglio assistè in Venezia al pon- tificale della coronazione. Per sua mor- te Pio VIIneli8i4 fece senatore il mar- chese Patrizi, e perchè non mancasse l'as- sistenza al trono, essendo assente da Ro- ma il principe Orsini e il contestabile più vecchio (mori nel 1 8 1 6), per mezzo di bi - ghetto del cardinal segretario di stato e del n.°48 del Diario di Roma i 8 \/\ di- chiarò: » S. E. il sig.r marchese Patrizi senatore di Roma è stato autorizzato a poter assistere al trono pontificio". Al- la morte di questi Pio VII elesse sena- tore il principe d. Tommaso Corsini nel 1 8 1 8, e con altro simile biglietto l'abili- tò alla medesima assistenza, comefece per la sua rinunzia col nuovo senatore prin- cipe d. Emilio Altieri, al cui tempo il prin- cipe d. Domenico Orsini (divenuto nel 1824 xvui duca di Gravina) alternati- vamente assistette al trono, indi per mor- te dell'Altieri nel 1 834 f*u ^atto senato- re di Roma da Gregorio XVI. Però que- sto Papa dichiarò con biglietto del car- dinal segretario di stato a'primi due mae- stri delle cereraonie, che d'allora in poi il senatore non potesse più esercitare l'uf- fizio di principe assistente al soglio, vo- lendo che esclusivamente lo godessero i capi delle famiglie Colonna e Orsini; laonde il senatore tornò a sedere suli.° gradino dopo la predella alla stessa par- te destra del soglio. Tutto e meglio nar- rai ne' voi. I, p. 288, Vili, p. 223. L'al- ternativa fu ripristinata colla venuta in Roma del principe d. Giovanni Colonna che riassunse la prerogativa nel pontifi- cale di Natale 1847, come riporta il n.° io4 del Diario di Roma. Il regnante Pio IX, volendo dare una solenne dimostra- zione di stima e benevolenza a d. Alfon- so d'Avalos marchese di Pescara e Va- sto (di cui nel voi. LUI, p. 2 1 7), nel no- vembre 1 85o con breve apostolico gli cou- PRI 243 feri il titolo di principe assistente al so- glio pontificio, aumentando cos\ le no- bilissime prerogative gentilizie e perso- nali, di cui è dovizioso questo eminente personaggio. Delle glorie di sua celebre famiglia discorro in più luoghi, come nei voi. Ili, p. i5i, XXXV, p. 178 e seg., XLVII, p. 87, LII, p. 24, LUI, p. 78. PRINCIPIO (s.), vescovo di Soissons. Fratello di s. Remigio vescovo di Reims, fu formato alla perfezione da maestri ch'e- rano vissuti nel celebre monastero di Le- rins. Governò santamente la sua diocesi pel corso di molti anni , e mori sul co- minciare del VI secolo. Le sue reliquie, ch'erano state trasportate nella cattedra- le di Soissons, furono bruciate dagli u- gonotti nel secolo XVI: si conserva un di lui braccio nella collegiata di s Amato a Douai. Il martirologio romano nota la sua festa ai 25 di settembre. S. Sidonio Apollinare rende a lui e a s. Remigio la più onorevole testimonianza. PRIORATO. V. Priore. PRIORE (s.), eremita. Originario di Egitto, abbandonò in età giovanile la ca- sa paterna e andò a porsi sotto la guida di s. Antonio, di cui fu uno de'primi di- scepoli. Fatti rapidi progressi nella perfe- zione, chiese a s. Antonio il permesso di menare vita eremitica, e pose sua stanza nel deserto di Nitria, ove distaccalo dal mondo e da sé stesso, visse nella morti- ficazione , nutrendosi di solo pane e di alcune olive. Dopo circa 5o anni da che era uscito della sua patria, per comando di s. Antonio andò a visitare sua sorella cbe desiderava di vederlo: le parlò ad oc- chi chiusi e non volle entrare neppure in casa. Si mise poscia a far orazione, e ritornò nella solitudine. Mori in età di quasi 100 anni , alla fine del IV secolo. Leggesi in Palladioche fu favorito del do- no dei miracoli , ed è onorato dai' greci il 1 7 di giugno. PRIORE, Prior. Colui eh' è nell' uf- fizio del Priorato o Prioratico (Magiste- riunì, Praefeclura, Prioralus^o magi- 244 pRI strale» (ìe'priori, del gonfaloniere e priori di Fano del 1621, de'priori di Fermo del 1623. Dell'origine del governo municipale delle città, castella, terre, ed altra specie di comuni ne trattai a Comunità o Comu- ne. Di quello parziale de'luoghi e de'lo- ro civici magistrati ne parlai in moltis- simi articoli de'luoghi stessi. In progres- sodi tempo, stabiliti nello stato pontificio i maestrati comunali con uffiziali di titolo uniforme, comunemente si determinaro- no il Gonfaloniere } il Priore, il Sindaco, eleggendosi a queste onoranze pubbliche i primari della città, comune o luogo, quel- li che si distinguevano per senno , spe- rienza negli affari e probità , per lo più preferendosi i nobili e quelli d'illustri e antiche famiglie, possidenti e altri idonei, principalmente i benemeriti; qualità per altro che non sempre si verificarono del tutto, per la malizia delle passioni uma- ne, e per legare cittadine e municipali, nulla essendo perfetto tra gli uomini;giac- chè il potere desta gelosia, ed è segno al- la facile censura, massime degl'inscienti e degl'indiscreti. Come sono ragguarde- voli i gonfalonieri delle città , così sono rispettabili i priori delle comuni rappre- sentanti e capi del luogo e del popolo (co- me nelle debite proporzioni lo sono i Sin- daci, Fedi). Le quali cariche onorano e nobilitano la persona e la famiglia, se già non lo fossero, per la civica amministra- zione cui presiedono , perchè ad essa fu • rono chiamati per l'onorevole riputazio- ne che godevano, dalla maggioranza dei consiglieri e per l'approvazione che me- ritarono dal governo pontificio, esercitan- do autorità e giurisdizione; come doven- ^48 PRI do fare gli onori del paese, curarne le reti- dite,il decoro e incremento del comune,l'e- secuzione degli statuti comunali,in somma figurando il primo cittadino nella nobile e autorevole rappresentanza di tutti* sul quale di conseguenza naturale riverbera- no i pregi e le prerogative patrie. Dissi a Nobile che l'occupare i seggi delle prin- cipali magistrature sempre recò lustro al- la persona e alla famiglia, tanto più che i corpi municipali aggregano alla loro no- biltà e cittadinanza gli estranei in segno di particolare considerazione. Dichiarai pure che si diviene nobile anche per l'e- sercizio delle onorarne pubbliche, del de- curionato e cariche civili, colla gradua- zione relativa; mentre tra le antichissime nazioni reputatami nobili coloroche ve- nivano distinti dalla pubblica fiducia della comunità del popolo, in affidargli il loro governamento. Fra' romani eziandio l'e- sercizio delle magistrature edilizie, di cui parlai in tanti articoli, onorando e nobi- litando le persone, tramandavano inoltre il titolo di nobile ai discendenti. Trovo a proposito di riportare quanto nel cita- to articolo indicai delColucci, tanto pro- fondamente istruito delle prerogative co- munali, e servirà per altri argomenti an- cora. Nel Discorso istorico di Afonie Casi siano, Terra del Piceno, di Scaramuccia, a p. 60 questi riporta del celebre e poi tente Carlo Malatesta, chesi era insignori • to della medesima, la lettera che neh 4* 5 scrisse al magistrato comunale, con qtie* sto titolo : Nobilibus,ct egregi is viris, Po- testali, Prioriùus, et Communi Monlis s, Mariae in Cassiano, Amicis carissimis, Alla parola e titolo Nobilibus il Colucci fece questa nota. «Osservo che al magi- strato delle Terre (dicesi Terra per luo- go, provincia, paese, regione, locus, regio; nel senso nostro, per Castel murato, Op- pidum. A Città dissi perchè la s. Sede nelle bolle chiama paese e terra la città quando non è vescovile) anche da perso- ne graduate e in carica, com' era il Ma- latesta nel secolo XV e prima e dopo au- PRI cora, come damigliaiadi tantidocumen- ti apparisce, si dava comunemente il ti- tolo di Nobili, nella stessa guisa che si dava af magistrati delle Ciltà{F.). Cosa che al presente cagionerebbe grande am- mirazione presso taluni individui di qual- che Città, dove si pensa che questo titolo sia una privativa delle sole Città. Eppu- re la condizione di esse Terre di que'tem- pi era la stessa che quella de' tempi no- stri ( pubblicò il voi. 28 delle Antichità picene che contiene il Discorso nel «796, morì nel 1809, lo celebrai nel voi. LII, p. 2g5), e come oggi le Città sono distin- te dalle Terre, così egualmente allora si distinguevano, senza pregiudizio però dei titoli che a ciascuna si competeva di no- biltà rispettiva. E a dir vero qual sareb- be mai la ragione, per cui si volesse ciò contrastare alle Terre in concorrenza col- le Città, e per cui le sole Città se ne vor- rebbero stare con una tal privativa? Se basta il solo titolo di Città la cosa ando- rebbe in piano; ma questo a* mio credere non porta seco una simile privativa as- soluta, ma al più potrà essere rispettiva, per cui la nobiltà delle Città avesse un maggior pregio di onore proporzionato al grado maggiore che le distingue sopra le Terre, ma non mai tale da escludere un tal grado minore competente alle Terre, le quali si regolano colle proprie muni- cipali leggi comesi regolano le Città;han- no i magistrati distinti in gradi , hanno questi i titoli di Gonfalonieri e di Prio- ri, come le Città. Vestono colle insegne simili a quelli della Città; escludono dal i.° grado chi ha esercitato o esercita ar- te meccanica, e prima di farlo ascendere ad esso grado fanno che passi per gl'in- fimi, come nelle Città; e quel che più in • teressa, le Terre non riconoscono che la dipendenza del principe sovrano, ch'è il sommo romano Pontefice, e i supremi tribunali da lui destinati nella città me- tropoli dello stato (J7. Congregazione so-? fra i baroni dello stato ecclesiastico, Congregazione Fermana, Cpngregazionk PRI DEL BUON GOVERNO, CONGREGAZIONE DELLA *. Consulta, Ponenti delle medesime), da cui si manda i giusdicenti col titolo di Po- destà odi Governatori {V.)i a quellegui- se che ad alcuna delle Città si manda il Prelato a governarle. Che se questi re- spetlivi podestà governatori non prelati dipendono dal prelato governatore 'della città in cui questo risiede, ciò accade per facilitare ai tribunali supremi il buon re- golamento, e la spedizione degli affari ri- spettivi, né può bastaread indurne a dan- no di esse Terre la privativa di certi ti- toli, che non si possono loro contendere., anche per la ragione del possesso in cui troviamo essere slati da molti secoli in qua. E per questo io credo certamente, che ne' registri delle adunanze generali della provincia, che si tengono di tempo in tempo inLoreto colla presidenza dimg.r go vernatoi e generale della Marca, coll'in- tervenlo di un individuo perciascuna co- munità, tanto delle Città che delle Ter- re, a qualunque di essi soggetti o sia di Terreo sia di Città, o sia nominalo in comune, o sia nominalo particolarmente, senza la menoma eccezione, e senza che i deputati delle Città che vi sono, l'abbia- no mai contrastato, si dà il titolo di No- bilis Vir, che equivale all'italiano Nobil Uomo ; i quali atti non già privati , ma pubblici , quanto è pubblica 1' adunanza stessa chiamata Congregazione generale delia Marca, si stampano ogni volta esi mandano ai supremi tribunali di Roma, dai quali non si è mai veduto impedii' questo che lalun altro crederebbe abuso (altri ignoranza o adulazione per parte di quello che dà questo giusto titolo, tot che finalmente pel vitale riflesso, che seb- bene ad alcuno aristarco o saccente non credesse meritarlo la persona cui si dà, sostengo che sempre lo si dovrà alla rap» presentanza ) di titolo, nel tempo che è un dovere, ed una conservazione di usan- za più antica, autenticata da migliaia di documenti. Sopra di questo punto scris» se già un tempo una bellissima e alti et • P R I 249 tanto erudita e dotta dissertazione il ce- lebre e infelice insieme ab. Ruggieri, che si conserva inedita presso l'ab. Fortuna- to Benigni. Forse a suo tempo o questa verrà inserita in uno de'miei volumi, o io scriverò fondatamente e più a lungo su di tale argomento, intorno a cui ho detto così di corsa quel che basta per una no- ta. Non lascio per altro di qui preveni- re il cortese lettore , che per quanto io credo doverosamente convenire alle Ter- re della provincia nostra il titolo di No- bile, non intendo per questo di sostenere, che un tal genere di nobiltà dir si possa nobiltà generosa suflìciente a provare le qualità d'un soggetto per essere creduto abile agli onori delle croci più insigni ca- valleresche , o delle più nobili religioni (cioè ordini equestri regolari). Perciò dis- si da principio doversi considerare que- sta nobiltà come rispettiva, e di quel gra- do che si conviene ad una Terra in con- fronto delle Città che sono per grado mag- giori delle Terre, onde la nobiltà della Cit- tà sarà più cospicua, ma non per questa esclusiva di quella nobiltà chesi conviene alle Terre fino al segno di pretendere che ai primi cittadini di queste non si per- metta di dare il titolo di Nobile, nel tem- po che i primi cittadini delle Citlà abu- sivamente si arrogano esi danno il tito- lo di Eccellenza (f.) proprio solo dei Principi (r.), come quello deW Illustris- simo {P".} è stato sempre proprio dei pri- mi cittadini ( ora poi che si dà quasi a tutti e che è tanto degradato, molto più sarà convenevole distinguere il Priore co- munale nella sua onorifica rappresentan- za di tutti gli ordini del Castello, Terra o Paese o Comunità) sì delle Terre, che del- le Città, dopo che cessò l'uso del titolo di Messer (F.) ". A Governatore riprodussi la nota de- gli antichi governi dello stato ecclesiasti- co ne' primi del secolo XVII. A Delega- zioni e Legazioni riportai la divisione in provincie sotto Pio VI coi presidi cardi- nali, prelati, e governatori nominati dal- 2?0 PRI Ja consulta; l'istituzione di Pio VII del- le delegazioni, coi governatori nominali per breve, e la classificazione delle pro- vincie; il riparto più regolare del terri- torio de' pontificii dominii effettuato da Leone XII nel 1827, in uno alla relativa divisione per podesterie, con disposizioni sulle comunità: finalmente le disposizio- ni emanate da Gregorio XVI sull'ordi- namento amministrativo delle comunità e provincie,con aumento del numero delle delegazioni, facendo pubblicare nel 1 833 il riparto territoriale; soppresse i pode- stà, ed accrebbe il numero de' governa- tori laici sottola dipendenza del cardinal segretario per gli affari di stato interni, cui sottopose le comunità pur da lui rior- ganizzate, insieme ai consigli comunita- ti vi e provinciali, tutto potendosi vedere nella Raccolta delle leggi voi. 6. Quanto riguarda i Gonfalonieri, i Priori, i Sin- daci, Io indicai a Gonfaioniere. Il re- gnante Pio IX fece nuova divisione ter- ritoriale e decretò la legge sui comuni dello stato, nel declinar deli 85o, che bre- vemente indicai nel voi. LIII,p. 229. Quanto ai comuni furono classificali in 5 classi: i.a di quelli che hanno una popo- lazione maggiore di 25,ooo abitanti; 2/ di quelli che hanno una popolazione mag- giore di 10,000 e non eccedente Ì20,ooo;3. di quelli che hanno una popolazione mag- giore di 5,ooo e non superiore di 10,000; 4-a di quelli che hanno una popolazione superioreaiijOooenon eccedente i 5,ooo; 5.'' di quelli che hanno una popolazione non maggiore di 1,000 abitanti. I luoghi aggregali si ritengono come frazioni di un solo ed individuo comune : gli appo- diati conservarono la propria esistenza , abbenchèdipendenti dal comune princi- pale. Quanto alle rappresentanze muni- cipali fu disposto. Ogni comune è rap- presentato da un consiglio e da una ma- gistratura municipale, Ilconsiglioècom- posto di 36 individui ne' comuni di i.a classe; di 3o in quelli della 2.*; di 24 in quelli di 3.*; di 16 in quelli di 4-*; di io PRI in quell'idi 5." Un numero di consiglieri stabilito in proporzione delledi verse clas- si de' comuni è destinato alla magistra- tura, la quale si compone: di un capo e 8 magistrati ne' comuni di i.' classe; di un capo e 6 magistrati ne'coniuni di 2/ e di 3.' classe; di un capo e di 4 magi- strati ne'comuni di 4-* classe; di un capo e di due magistrati ne comuni di Sgelas- se. Il solo capo della magistratura può essere scello anche fuori del consiglio; qualora sia scelto tra 'consiglieri, il di lui posto viene rimpiazzato. Questi nelle cit- tà si distingue col nome di Gonfalonie- re, negli altri luoghi si chiama Prioreji membri della magistratura si chiamano anziani. Un Sindaco e due aggiunti rap- presentano gli appodiati. I capi delle ma- gistrature di Roma e Rologna portano il nome di Senatori j i magistrati portano quello di Conservatori. Fanno parte di ogni consiglio con voto due deputati ec- clesiastici nominati dall'ordinario, che rappresentano il clero secolare e regola- re ed i luoghi pii. Vi è un solo deputa- to ecclesiastico ne'consigli de' comuni di 4-a e5.a classe. I capi delle magistrature ed i sindaci si rinnovano al finire di cia- scun triennio nel giorno di s. Lucia. Si rinnovano in ogni triennio per metà i consiglieri ed i magistrati : lai." voltacol mezzo dell'estrazione a sorte, quindi per turno di anzianità. Uno de'due deputati ecclesiastici , e 1' unico deputato ne' con- sigli di 4-a edi5." classe, come pure uno dei due aggiunti negli appodiati, si rin- novano nello stesso modo in ogni trien- nio. Le funzioni de'consiglieri, del capo e de'membri della magistratura, del sin- daco e degli aggiunti sono totalmente gratuite. L'autorità del governo provve- de alla nomina de'capi e de'membri delle magistrature,alla osservanza delle norme opportune per la elezione de'consiglieri, alla regolarità degli atti e della gestione, ed ai bisogni straordinari de' comuni. I capi delle magistrature nelle città o Gon- falonieri sono nominali dui Papa : i ma- FRI gi si rati, i Priori, i Sindaci e gli aggiun- ti dal delegato; tutti sulle terne proposte da'consigli. Occorrendoal capo della ma- gistratura per l'esercizio dellesue funzio- ni 1' uso della forza pubblica, egli ne fa la richiesta all'autorità governativa. Il cardinal legato può destituire i membri della magistratura, il sindaco, gli aggiun- ti, i consiglieri, disciogliere il consiglio e ordinarne la rinnovazione. La destituzio- ne del capo della magistratura gonfalo- niere e priore è riservata al Papa. 1 distin- tivi e abiti decurionali de'priori e degli anziani ordinariamente sono il rubbone nero, con fascia e fiocchi , e berretta ; e molti con que' pai ticolari distintivi pro- pri de' privilegi che godono. PRISCA (s.), vergine e martire. Dama romana, battezzata da s. Pietro (F.), chia- mata la protomartire delle donne nell'oc- cidente, siccome s. Tecla lo è dell'orien- te, come leggo in Piazza, Emerologio di Roma p. 591. Dopo aver solìerto molti tormenti per la fede di Gesù Cristo, fu decapitata verso l'anno 275, al dire di Butler. Le sue reliquie o meglio il suo corpo si custodisce a Roma in un'antica chiesa che porta il suo nome, e ch'è un titolo cardinalizio. Z7. Chiesa di s. Prisca. Ivi si vuole che fosse battezzata, ed ove si crede che abitasse s. Paolo (^.), il quale de' suoi parenti fa menzione nelle epistole, secondo il citato Piazza. Essa è nominata nel Sagramentario di s. Gre- gorio 1 il Grande, e in quasi tutti i mar- tirologi latini ai 18 di gennaio. Questa s. Prisca fu confusa e chiamata col nome di s. Priscilla moglie di s. Aquila, ambo ebrei, onde vanno letti i citati articoli e quanto dissi nel voi. XXI, p. 3j. Altra s. Priscilla fu moglie e madre de'due ce- lebri Pudenti che albergarono in Roma s. Pietro, de'quali trattai in tanti luoghi, come nel voi. L, p. 23o, ed abbiamo il celebre cimiterio o catacomba di s. Pri- scilla , di cui parlai ne' voi. X, p. 234, XIII, p. 1 49 e r^° eu< altrove. Il critico ed erudito annotatore di Butler avverte PRI 2^1 della tradizione di Roma, la quale porta che s. Pietro consagi ò un altare nella chie- sa di s. Prisca, e vi battezzò in un'urna di pietra ancora esistente. Crede proba- bile che ivi fosse la casa d'Aquila e Pri- scilla di cui parla s. Paolo, il quale chia- ma anche col nome di Prisca l'ebrea Pri- scilla, ed ivi da loro fu alloggiato: che i greci celebrano l'uffizio di s. Aquila, co- me d'un apostolo, a'4 luglio,ma nel mar- tirologio romano agli 8 insieme alla fe- sta di s. Priscilla, ed onorati nella chie- sa di s. Prisca vergine e martire, di cui sono con essa patroni titolari, veneran- dosi parte delle loro reliquie sotto l'al- tare maggiore. Ciò concorda col citato Piazza, il quale a p. 463, parlando agli 8 luglio della festa de' ss. Aquila e Pri- scilla li dice dall'Asia venuti in Roma, e che presero casa o la fabbricarono sul- l'Aventino, e quivi fecero amicizia con s. Pietro , il quale ad una fonte detta di Fauno diede il battesimo a molti. Con- vertirono perciò la casa in chiesa, la qua- le da essi prese il nomee il titolo. Cac- ciati poi gli ebrei di Roma da Claudio Cesare, andarono a Corinto, ove trovaro- no s. Paolo e con esso si trattennero, di- cendoli poi morti in Efeso, donde i mo- naci greci portarono in detta chiesa i lo- ro corpi in tempo degl'iconoclasti. E che la loro chiesa, ove aveano abitato co'ss. Pietro e Paolo, poi prese il nome di s. Prisca : s. Pietro battezzando i fedeli, s. Paolo lavorando con loro i padiglioni. Anche il dotto Raoul-Rochette, Le ca- tacombe di Romana p. 3g, parlando del- la chiesa di s. Prisca, la chiama figlia di senatore romano »che fu, come si crede, battezzata da s. Pietro medesimo, ed è venera ta siccome la 1 .' fra le donne a pa- tire il martirio. Il corpo suo fu deposto in un'urna che ha la forma d'un altare antico. Questo sepolcro fu posto a Prisca in mezzo alla sua propria camera, nel pa- lazzo di suo padre, di cui si veggono an- che oggidì le fondamenta sul monte A- ventiuo". Lasciando io la questione, se 253 PIÙ In chiesa di s. Prisca fosse la casa di que- sta ode' ss. Aquila e Priscilla, e le altre intricatissime sui loro nomi, mi limiterò ad un opinamento sull'epoca della mor- te di s. Prisca che Butler riporta ali an- no 275 , che sarebbe anacronismo con l'asserto di tanti scrittori, ciò facendo siccome seguace del dottissimo e bene- merito biografo de'santi. Pertanto osser- vo, che nel 275 regnava Aureliano suc- cessore di Claudio il Gotico che sembra morto nel 270 , quindi gli scrittori del martirio di s. Prisca o protraendolo di po- chi anni o sbagliandone la data, invece di riportarlo al tempo dell' imperatore Claudio Cesare figlio di Druso che espul- se gli ebrei da Roma, forse seguirono l'e- poca di Claudio il Gotico o poco dopo, come altri fecero con epoca anticipata di s. Tolomeo promulgatore dell'evangelo in Polimarzio (F.), che fiori sotto Clau- dio il Gotico, non nell'impero di Claudio Cesare. Mi conferma in questo sospetto quanto il marchese Melchiorri descriven- do la chiesa di s. Prisca dice di essa nella Guida di Roma: » Sotto Claudio Goti- co spenta col martirio s. Prisca, vi fu de- positato il suo corpo". PRISCA o PR1SNA. Sede vescovile di Macedonia sotto la metropoli di Durazzo, eretta nel V secolo. Il p. Bremond, Bull, crd. praed. t. 2, p. 47°> 'a crede lo stesso che derida o Ocrida{V^). Due vescovi latini la governarono: Andrea morto nel i4°4> e Giorgio Pandusio domenicano eletto da Bonifacio IX nello stesso anno a' 12 maggio. Oriens chr. t. 3, p. g54- PR l SCI LLI A N I ST I , Priscillianistae. Eretici discepoli di Priscilliano spagnuo- lo, nobile, ricco, dotto, eloquente, auste- ro ne'costumi e nel modo di vivere. Fu istruito da Marco di .Melili, il quale dal- l'Egitto passato nella Spagna vi avea o- peralo molti prestigi e inganni di false ap- parenze. Priscilliano non fu minore del suo maestro, nò in i scienza magica, né in ipocrisia. Sostenne i principali errori dei Manichei e di Noeto maestro de'Noczia- PRI Ut (f.), e le abbominazionì de Gnostici (P-). L'errore che sembra a lui proprio, è di aver insegnato eh' è permesso di fare de' falsi giuramenti pei pFopri interessi ; e che gli uomini erano soggetti a stelle fatali. A vendutitelo nel suo partito mol- ti del popolo e alcuni vescovi, si fece or- dinare vescovo d' Avila , quindi fu con- dannato co' suoi segnaci nel concilio di Saragozza (F.) del 38o. Si portò a Ro- ma per giustificarsi con s. Damaso I; ma questi non volle neppure ammetterlo al- la sua presenza. Nel 385 fu eziandio con- dannato co' suoi errori e seguaci da Pa- _|)a s. Siricio e dal concilio di Bordeaux. Essendosi appellato a Massimo, cheavea usurpato l' impero e risiedeva a Treve- ri, fu condannato alla decapitazione coi suoi settari, ciò che fu eseguito. S. Leo- ne I nel 447 s* applicò con energico ze- lo ad abbattere il priscillianismo che re- cava gravi danni, con lettera che scris- se a s. Turribio vescovo d'Astorga, con- fermando tutte le precedenti condanne, che letta nel concilio di Braga del 563, ed essendosi da questo prese le stesse de- terminazioni , questi settari non tarda- rono a sparire. Vedasi Gii- vesti , De hi- storia priscillianistaruni disserlalio3 Ro- mae 1750. PRISCO, MALCO ed ALESSAN- DRO (ss.), martiri. Vivevano santamen- te ritirati nella campagna, presso Cesarea in Palestina, allorché riaccesosi il fuoco della persecuzione sotto l'impero di Va- leriano, desiderando essi di dare il pro- prio sangue per la fede, recaronsi a Ce- sarea, ovesi presentarono spontaneamen- te al governatore e gli dichiararono di essere cristiani. Il loro generoso conle- gno, che fece maravigliar tutti, accese di furore il giudice, il quale ordinò all'istan- te che fossero posti a diverse maniere di tortura, e poi li condannò ad essere di- vorali dalle bestie feroci. In questo modo consumarono il loro martirio l'anno 260. Questi tre santi sono nominati nel mar- tirologio romano il giorno 28 di marzo. PRI PRISCO (s.), martire. Fu decapitato a Toussi sulla Yonne, nella diocesi d'Au- sérre, con molli altri cristiani. Si collo- ca il suo martirio sotto Aureliano verso l'anno 273, e se ne celebra la festa ai 26 di maggio. Cotto suo discepolo ne rac- colse la testa ( V. s. Cotto ), che fu poi miracolosamente scoperta da s. Germa- no d' Auxerrej e posta in una chiesa da esso fatta fabbricare. Si collocarono delle relique di s. Prisco e di s. Cotto presso i frati del 3." ordine Picpus a Parigi. PRIULI Lorenzo, Cardinale. Vene- to di senatoria stirpe, esercitò con deco- ro splendide ambascerie per la sua re- pubblica nelle primarie corti d'Europa, fra le quali a Francesco I granduca di Toscana, a Filippo II re di Spagna, a Enrico III re di Francia, ed a Gregorio XIII e Sisto V. Siccome istruito non me- no nelle umane, che nelle divine lettere, nel i5c)i fu eletto patriarca di Venezia. Penetrato dal zelo per l'onore di Dio e por la salute delle anime, si applicò con sollecito fervore alla riforma del clero e delle monache, nella quale opera diede luminosi contrassegni di pietà, religio- ne, prudenza e fermezza d'animo. Due volte celebrò il sinodo, in cui promulgò utilissimi decreti; assegnò stabile abita- zione ai chierici del seminario, veglian- do con indefessa cura sulla loro condot- ta, sui costumi e sul progresso degli stu- di. Pel suo raro merito e senza che nep- pure lo immaginasse, Clemente Vili a' 5 giugno 1596 lo creò cardinale prete e gl'invio la berretta cardinalizia per Al- fonso Colonna, il quale fu alloggiato no- bilmente dal cardinale e ben accollo dal doge. La presentazione della berretta eb- be luogo nella basilica patriarcale di 9. Pietro di Castello il giorno 2 1 dello stes- so mese, e poscia privatamente il cardi- nale 91 recò a visitare il doge, che colla signoria solennemente gli restituì la vi- sita. Dipoi il cardinale formalmente si portò in collegio con numeroso corteg- gio e con tulli i prelati ch'erano in Ve- PRI a53 nezia, incontrato a mezze 9cale dal do- ge. Il cardinale donò all' ablegato 5oo scudi e una collana del valore di i5o. Tanto e meglio si può vedere in Parisi, Istruzioni t. i, p. 233 e seg. Portatosi il cardinale in Roma, gli fu conferita per titolo la chiesa di s. Maria in Traspon- tina. In Venezia giltò la prima pietra per la chiesa de' teatini, abbellì la facciata della patriarcale di scelti marmi, e trasfe- rì in nobile altare le reliquie del b. poi s. Lorenzo Giustiniani. Continuando il suo pastorale ministero, tutto amorevole pel gregge, passò al Signore ne'primidel 1600 e fu sepolto nella patriarcale con breve iscrizione, lasciando memoria e ri- putazione di personaggio di carattere gra- ve e serio, fermo e costante nelle risolu- zioni , esatto nei proprio dovere ed a- mante della giustizia. PRIULI Matteo, Cardinale. Figlio di Antonio che fu poi doge di Venezia, fu chiamato a Roma da Paolo V e fatto ca- meriere d'onore, indi a' 19 settembre 1616 lo creò cardinale diacono e poi pre- te di s. Girolamo degli Schiavoni, cam- biato in seguito col. titolo di s. Marco. Quantunque fosse d' un temperamento satio e robusto, divenuto appena cardi- nale, cominciò a dare in calli va disposi- zione, per cui ridottosi a estrema debo- lezza, uscì dal mondo nel 1624, d'anni 47, dopo essere intervenuto a due con- clavi. Ebbe sepoltura nella sua titolare presso l'altare maggiore, col solo nome inciso a lettere maiuscole sopra la lapi- de sepolcrale. PRIULI Pietro, Cardinale. Nacque in Venezia da senatoria famiglia e nipo- te dal canto materno d'Alessandro VIII, sotto Innocenzo XII si pose in prelatu- ra e divenne presidente, indi chierico di camera. Clemente XI a' 17 maggio 1706 lo creò cardinale diacono di s. Adriano, per gratitudine alla memoria d'Alessan- dro Vili, da cui avea ricevuto la porpo- ra. Nel 1 708 contro sua voglia il Papa lo promosse a vescovo di Bergamo, consa- 2?4 pR! glandolo in s. Maria Maggiore. Gover- nò quella chiesa 4 lustri, applicato inde- fessamente a promuovere il cullo divino e la salute delle anime, che efficacemen- te procurava per mezzo dell'esercizio fre- quente de' catechismi e della dottrina cristiana , delle fervorose prediche , die faceva egli slesso, e dell' assistenza con- tinua e mai interrotta onde prestavasi a- gli esami non meno de' confessori , che degli ordinandi. Celebrò nel 1725 il si- nodo diocesano in cui furono stabilite sa- vissime leggi per la riforma de' costumi e per la disciplina del clero. Ad esempio degli antichi vescovi si spogliò di tutta l'argenteria, compresa quella della cap- pella domestica, per contribuire alle spe- se della guerra contro i turchi. Genero- so co' poveri, talvolta pagava le tasse per le dispense matrimoniali per coloro che vivendo nel peccato non aveano modo onde supplirvi. Dimessa la diaconia pas- sòall'ordine de'preti e al titolo di s. Mar- co; e dopo essere intervenuto a due con- clavi, chiuse con santa morte la lodevo- le vita nel 1728 in Venezia, d'anni 5q. Trasferito il corpo a Bergamo, fu sepol- to nella cattedrale. PR1ULI Luigi, Cardinale. Di sena- toria famiglia veneta e nipote del cardi- nal Basadonna per cauto di madre, in- clinato fin dall'adolescenza allo stato ec- clesiastico, fu provveduto d' insigni ab- bazie e fatto da Alessandro Vili nel 1689 uditore di rota , in cui con fama di sin- golare probità e giustizia perseverò qua- si 5 lustri, onde in premio Clemente XI a' 1 8 maggio 1 7 1 2 lo creò cardinale pre- te di s. Marcello, donde ottenne il titolo di s. Marco, venendo annoverato in di- verse congregazioni cardinalizie. Nel voi. XI, p. 1 3 riportai il ceremcuiiale col qua- le Clemente XI formalmente creò cava- liere aurato l'ambasciatore Duodo, con- dotto in carrozza da questo cardinale. Mot) in Roma nel 1720, d'anni 70, e fu tumulato nella titolare in magnifico e son- t uoso monuoiento/Jinato di statue scolpi- Pili te egregiamente, col suo busto espresso in fino marmo, sotto cui leggesi onorevole iscrizione. Con suobenefìco testamentodi- spose generosamente di sua eredità- a fa- vore de'suoi parenti o concittadini, per la buona educazione della gioventù nobile, da mantenersi in Roma in qualche colle- gio, cioè di vitto e, di funzioni. Ne attribuì la nomina al cardinale veneto e uditore di rota prò tempore. Inoltre dispose, che in mancanza di nobili parenti o nobili con- cittadini da nominarsi a detti posti, le rendile si erogassero in vantaggio, metà alla fraternità di Venezia , metà all' O- spizio della ss. Trinità de' pellegrini (lr.) di Roma. .Ora questa n'è l'amministra- trice , e siccome le rendite costituite in luoghi di Monti sono diminuite, così per due posti contribuisce mensilmente a o- gnuno circa scudi quindici, de' quali il Collegio dementino (Jr.')) che fu lo stabi- lito a ricevere ideltigiovani,ora ne pren- de pel vitto 1 1, restando al nobile alun- no quasi scudi 4 per vestirsi e per tutte le altre spese che sono alquanto superiori; poiché spetta all'alunno fornirsi di letto, mobilie, biancherie e altro, come se in- fermo il curarsi, ec. In mancanza del car- dinale veneto, occorre l'intervenzione del Papa per effettuare le nomine, per le au- torizzazioni necessarie. PR1ULI Antonio Marino, Cardina- le. Nobile veneziano, nacque a'2 5 agosto 1 707, e dedicatosi al servizio della Chie- sa, dopo i relativi studi, fu ammesso nella romana prelatura e da Clemente XII nul concistoro de'ig dicembre 1 738 fu pre- conizzato vescovo di Vicenza. Esercitan- do lodevolmente tutti i doveri d'un ec- cellente pastore, il suo concittadino Cle- mente XI 1 1 nella 1 .a promozione del suo pontificato, agli 11 settembre 1758 lo creò cardinale dell'ordine de'preti. Nel ii.° 6438 del Diario di Roma si legge che l'ambasciatore della repubblica veneta, con ricco treno e corteggio si portò dal Papa a ringraziarlo anche per parte del doge e signoria, dell'onore compartito a PIÙ questo patrizio veneto; e che Clemente XIII spedi ablegato al cardinalecolla ber- retta rossa no g.r Felice Savorgnano ve- neto, suo cameriere segreto partecipan- te.Portatosi il cardinaleinRoma nel i 7^9 per ringraziare di persona il Papa e ri- cevere le insegne di sua dignità, aven- dolo Clemente XIII dispensato dal fare V Ingresso solenne in Roma (Z^.), da lui gli fu imposto il cappello cardinaliziosab- bato 2 giugno ( perchè il Papa essendo indisposto non potè far la funzione a'3 1 maggiocomeavea stabilito)vigi!iadiPen- tecoste, laonde a cagione del vespero so- lenne eseguì nel dì seguente le visite del- la basilica Vaticana e del cardinal deca- no con gran corteggio. Essendo allora u- so (come notai nel voi. IX, p. 1 8 1 e 3 1 2) che i nuovi cardinali pel ricevimento del cappello ornavano con maestosi abbel- limenti le facciate de'palazzi ove abita- vano, il cardinale alloggiando nel Pa- lazzo Oitoboni Fiano ne die commissio- ne all'architetto Giansimoni, che vi cor- rispose con grandiosa macchina di nobi- le disegno, e decorazioni di statue sim- boleggianti le 4 Virtù, cardinali, la Po- testà pontifìcia e la Clemenza, di colon- ne, di pilastri, di animali in rilievo, di pitture fra le quali la veneta -Repubblica personificata, lo stemma gentilizio del porporato, le Virtù teologali, la Giusti- zia e la Pace. Campeggiava l'arme di Cle- mente XI II ornatissima e con analoga iscrizione, con laterali pitture a chiaro- scuro esprimenti l'Idolatria abbattuta dal Zelo; la Chiesa trionfante dell'ere- sia, assistila dalla Fede e dalla Carila; Roma presentata dalla Chiesa alla Fe- de, colla Mansuetudine accanto che cal- pesta le armi dell'antica potenza demen- tili e rompe l'asta marziale, con a lato il Tevere co 'suoi attributi. Tutta la mac- china per 3 sere fu splendidamente il- luminata, incominciandosi da quella di Pentecoste, nelle quali nel palazzo si di- spensarono decorosi rinfreschi alla nobil- tà, rallegrando il popolo due orchestre PRI a55 di suonatori; mentre l'ambasciatore ve- neto nelle medesime sere illuminò a tor- eie ed a fiaccole il Palazzo di s. Mar- co. Di tutto ne riporta la descrizione il n.° 654o del Diario di Roma. Quindi il cardinale ricevè per titolo cardinalizio la chiesa di s. Marco, e fu annoverato al- le congregazioni del concilio, vescovi e regolari, riti, indulgenze e sagre reliquie. 11 cardinale colle sue virtù e zelo vesco- vile meritòdi essere dallo stesso Clemen- te XIII a'6 aprile 1767 trasferito alla sede di Padova, già governata nel car- dinalato dal Papa. Mentre il cardinale trovavasi in Treville, luogo di villeggia- tura di sua nobilissima casa, a'26 otto- bre 1772 fu colpito dalla morte, in età di 65 anni, dopo essere intervenuto al conclave per Clemente XIV. Trasportato il cadavere in Padova, fu sepolto nella cattedrale, lasciando di se onorevole me- moria, per le belle quali là di cui era ador- no. Di questa cospicua famiglia vi sarebbe stato probabilmente un 6.°cardinale,se non moriva nel fiore dell'età. Fu questi il prelato Giovanni Priuli patrizio vene- to, che nel 1 790 la sua repubblica no- minò uditore di rota e fu l'ultimo. Eser- citò l'uditorato sino ai primi del 1 798, in cui fu invasa Roma dai francesi, onde fu costretto ripatriare.Nel 1800 ripristina- lo il governo pontificio tornò ad eserci- tare il suo onorevole uffizio, quando col- pito da penosissima malattia, ne morì d'anni 38 nell'ottobre 180 i,venendotu- mulalo nella chiesa di s. Marco con mar- morea iscrizione. Fu pianto dalla ma- dre, da due fratelli e da quanti ammi- ravano in lui un vero ministro del Si- gnore, pel tenore di vila esemplare che modestamente menava, per cui si rese a tutti amabile ed accettissimo. PRI V ATO (s.), vescovo e martire. Era vescovo del paese di Gevaudan in Fran- cia, la cui sede vescovile al presente è a Mende. E" probabile che risiedesse nel- l'antica città di Anderita, la quale prese poscia il nome di Gabaies; perciò s. Gre- 256 PRO goi io di Tours Io chiama vescovo di Ga- bales, e i suoi successori prendevano an- cora questo titolo nell'876, né comincia- rono ad essere chiamati \escovi di Men- de se non nel secolo XI. Leggesi nella sua ■vita , che ritiravasi spesso in una grotta jiosta sopra la cima d' un monte presso Mende, e che ivi si deliziava tra l'orazio- ne, le veglie e il digiuno. Mentre faticava alla sua santificazione e a quella del suo gregge, i germani fecero un'irruzione nel- le Gallie , sotto la condotta del loro re Croco. Questi barbari essendo entrati nel Gevaudan , trovarono il santo nella sua grotta, e lo uccisero a furia di percosse, per avere rifiutato di sagrificare ai loro idoli. S. Privato è nominato nei più an- tichi martirologi il giorno 2 1 di agosto. Secondo s. Gregorio di Tours ed altri, esso viveva poco dopo la metà del HI se- colo, al tempodegl'imperatori Valeriano e Gallieno: altri locollocano nel V secolo. PROBATA. Sede vescovile della me- tropoli d'Adrianopoli in Tracia, eretta nel IX secolo. Riporta un vescovo YO- riens chr. t. 1, p. 1 1 85. PROBIANO, Cardinale. Prete del ti- tolo di s. Eusebio, vivente nel 4q4 sotto s. Gelasio I. PROBO (s.), martire. V. Taraco(s.). PROCESSIONE, Processio, Suppli- catto, Pompa. L'andare che fanno per Io più gli ecclesiastici attorno in ordinan- za, cantando salmi e altre orazioni in lo- de di Dio, e perciò fu detta anche /Ve- ghiera {f^-)- Altri la definiscono cammi- no o marcia solenne del clero e del po- polo che si fa nell'interno delle chiese, rei anche fuori, cantando Inni, Salmi, Li- tanie, ec. Zaccaria, Onomasticon ritua- le : Processio et Processus, idem sunt, et prirnum processus, et processio signi/i- rat, incessimi militimi, populi, cleri, ad locum aliquem ordinatim cunciis ; Itine cum impevalores aliquo irent,puta in vil- lani processione/il, ani processimi facere dicebantur. Il p. Bernardo da Venezia annotatore della Storia de' Sugl'amenti PRO diChardon, t. i,p. 333, opina: Che pro- cessione anticamente chiamavasi non so- lo quel giro che ora si fa, ma eziandio la radunanza del popolo nella chiesa: in tal senso l'adopraronos. Leone I, Epist. 82, ad Diosc. episcj Ennodio in vit. s. Epi- phan.; s. Girolamo nell' Epist. 22, sicco- me esserva il Menard, m not.adSagram. s. Greg. p. 177. Per altro anche nel no- stro senso la processione è molto arili- ca, poiché s. Ambrogio nel l'£/?w/. 29 de- scrive i cristiani, che ordinati cantavano per via. Spetta al vescovo l'indicare e re- golare le processioni e le altre preghiere pubbliche, come decise il conciliodiTren- to, sess. 25, cap. 6, de Beform.j avendo inoltre commendate quelle della ss. Eu- caristia, in opposizione agli errori di Be- rengario, WiclefTo, Calvino, Lutero e di tutti i loro seguaci. L'osservanza o va- riazione della disciplina appartiene alla Congregazione de' riti (/^.), a ciò depu- tata dal Papa. Nelle processioni pontifi- cie, regolate dai Maestri delle ceremonie pontificie^ .^xì e giudice il cardinalfV/o- re (/z.) de' diaconi o 1 ,° diacono, per cui in segno di giurisdizione usa in esse la Ferula(E.)\ se è impotente o assente, con- segna la ferula al 2.° che lo supplisce. Nelle processioni si procede a coppia, due a due, e denota, secondo Macri, la mis- sione de'discepoli inviati da Cristo a pre- dicare, citando s. Bernardo, in Semi, de Purif. j altrettanto diceSarnelli. Aggi un- geMacri,chei greci nelle processioni sem- pre portano il libro de'santi Evangeli: nella chiesa di Costantinopoli chi avea l'ofiìzio di portarlo era detto Praejeclitf Evangelio. Anticamente nella processio- ne della benedizione delle palme che fa- ceva il Papa, eravi pure il rito di por- tare sopra feretro il testo del vangelo, e lo notai nel voi. Vili, p. 282. Ruperto, De Divin. off. cap. 8, dicecheanlicamen- te in tutte le domeniche si faceva la pro- cessione in memoria della resurrezione di Cristo, nella quale il prelato o altro superiore andava avanti a lutti gli ec- PRO cleslastici, i quali lo seguivano, in me- moria degli apostoli e discepoli che se- guirono Cristo risuscitato,che li avea pre- ceduti nella Galilea, per cui il luogo do- ve terminava la processione si diceva Ga- lileac.Y)\ molte processioni particolari che nelle chiese si fanno in memoria di qual- che mistero, o altro, ne parlo ai loro luo- ghi. Precedono le processioni i Manda- tari, i Mazzieri, i Mansionari (antica- mente pei Papi, i Maggiorenti^ Vedi, detti stimulad, e altri nominati a Guardie, a Cursori, ec), i chierici mazzieri o custodi ostiari della chiesa, seguono le insegne di Stendardi o Bandiere, la Croce asta- ta, il Crocefisso (I ">), e le sagre Imma- gini (^.)j accompagnate da Lumi {V.)i mentre quelle delle basiliche di Roma so- no pure precedute dal Campanello e dal Padiglione (V.), non invece delle trom- be e de'padiglioni campali secondo l'or- dinanza militare cui marciarono gl'israe- liti portando l'Arca, come vorrebbero spiegare Macri (tuttavoltain alcune pro- cessioni hanno luogo i suonatori di mu- sicali strumenti) e Sa nielli, avendo detto a Ombrellino o Baldacchino (fr.) quan- to oltre la ss. Eucaristia^ può portare processionalmentesottodiesso. Dellean- tiche processioni che facevano i Papi alle Basiliche^StazionieChiese di Roma{f/'.)i come di quelle che oggi celebrano o as- sistono, ampiamente ne feci la descrizio- ne a Cappelle P0NTiFiciE,insieme alle pro- cessioni delle candele o Purificazione^.), dellePalme e del Corpus Dominij a Ca- nonizzazione, negli altri loro articoli, ed in quelli che poi ricorderò parlando del- l'origine di diverse processioni e di quel- le fatte per bisogni e pubbliche calami- tà, o avvenimenti straordinari. A Letto de paramenti (V.), che si erige nella Ca- mera de' paramenti {V.\ ove il Papa si veste degli abiti sagri, lo dissi derivato dall'andare i Papi talvolta a piedi scalzi nelle processioni, stazioni o altre sagre funzioni, o semplicemente a piedi, onde in diversi luoghi, a motivo delle lunghe VOL. LV. PRO a5? distanze, per la loro avanzata età sole- vano riposarsi, e anche fare la Lavanda de1 piedi (V.), imbrattati di fango o di polvere. Diverse pontificie processioni,ol- tre quelle del Possesso, furono celebrate con medaglie, così quelle d'Innocenzo X per l'apertura della Porla santa (f7.), in cui fu rappresentato in processione sotto baldacchino; d'Alessandro VII figurato sulla macchina (il i.°ad usarla), portato in alto sotto baldacchino per la proces- sione del Corpus Dominij di Clemente XI in processione coli' immagine del ss. Salvatore di Sancta Sane tortini, prece* duto da padiglione; di BenedettoXI II con processione per l'incominciamento del- V Anno santo (V.), al quale articolo par- lai delle principali processioni che si fe- cero in ciascuno. Secondo l'opinione piò comune le pro- cessioni incominciarono presso i cristiani quando gli antichi vescovi solevano cele- brare il servigio divino non solamente nella loro chiesa cattedrale, ma anche nel- le altre chiese della città vescovile, prin- cipalmente alle tombe de' Martiri {V!) nel giorno delle loro feste dette Natale^ ovvero per la Traslazione delle loro Re- liquie (V.), e v'incedevano col clero e po- polo , ciò che pure si chiamò Stazione. Così quando il vescovo doveva celebrare nella chiesa cattedrale, il clero delle altre chiese vi andava in processione col popolo per assistere alla messa pontificale. Non pare che le processioni colla ss. Eucari- stia (Ir.) si facessero ne' primi tre secoli della Chiesa, come tempi di persecuzio- ne e in cui si tenevano nascoste le cose sante; precauzione che fu altresì osserva- ta nel principio del IV secolo, in cui fu data pace alla Chiesa da Costantino, an- che in riflesso de'molti ebrei egentili che accedevano nelle sagre radunanze e tem- pli de'cristiani, oltre l'intervento de' neo- filie catecumeni, ai quali si occultavano la piena conoscenza de'divini misteri, per le prudentissime ragioni che dissi in più luoghi, volute dalla disciplina deW'arca- '7 258 PRO ho, per cui alcuni protraggono ilpriucipio delle processioni della ss. Eucaristia ver- so il VII secolo circa, le solennissime per la festa del Corpus Domini spettando al secolo XIII come dirò. L'origine e l'uso delle processioni si pretese erroneamen- te da alcuni derivatodal gentilesimo, col- le Lustrazioni ed Espiazioni (P.) super- stiziose, nelle quali costumavano i pagani far precedere un giramento, e l'andare circondando uomini, città ecampagne che si doveano purgare. I romani antichi fa- cevano di queste processioni per ottenere la pioggia, con portare dentro Roma la pietra Manale che si conservava nel tem- pio di Marte fuori di porta Capena, con diverse ceremonie. Ripugna questa sup- posta derivazione alla sana critica, e piut- tosto come opina Marangoni, Delle cose gentilesche e profane trasportate a uso det- te chiese, p.97, le processioni ebhero origi- ne dalla divina scrittura edall'evangelo. Egli pertanto ritiene, che l'ordine di Dio dato agli ebrei nell'accompagnare l'Ar- ca, nel trasportarla da unluogoad un al- tro, fu senza dubbio di processione , in una delle quali Davide coll'arpa la pre- cedeva cantando i suoi salmi. Già colla medesima Arca sette volte erasi girato intorno alle mura di Gerico. Similmen- te solenne fu la processione fatta da Sa- lomone nel portare l'Arca, H Tabernaco- lo ed i vasi sagri nel tempio di Gerusa- lemme {V.). Si può vedere il p. Meno- chio, Stuore t. », p. 234: Alcuni riti de- gli antichi ebrei appartenenti all'orazio- ne pubblica e corrispondenti alle nostre litanie e processioni. Modello poi delle nostre processioni fu il solenne ingresso di Gesù Cristo in detta città fra gli Ro- sanna {Ir.), co' suoi discepoli, accompa- gnato dalle turbe co'rami di Palma (A.) e olivo; quindi l'uso delle processioni non fu dedotto dai gentili, ma si ha per la tra- dizione degli apostoli, parlandone Ter- tulliano, lib. 1 , f/xor., e s. Basilio nella vi- ta di s. Gregorio Taumaturgo, oltre mol - ii antichi padri presso Baronio all'anno PRO 58, lì." £ 1 2, in cui si dice ch'erano soliti i fedeli di porgereaDio divote preghiere andando in processione, e farsene men- zione nel concilio di Laodicea del 1 V se • colo. Inoltre Baronio all'anno 3q8 rife- risce altra testimonianza sull' uso antico delle processioni. Narra di s. Porfirio ve- scovo di Gaza, che avendo gl'idolatri at- tribuito alla sua venutala siccità che pa- tiva il paese } i cristiani lo pregarono a orare per impetrare da Dio la bramata pioggia. II santo perciò ordinò il digiuno, ed in chiesa la celebrazione delle vigilie in continua orazione; indi fatto giorno, preceduti dalla croce, recitando nel cam- mino inni , andarono processionalmente a pregare in due chiese, e poco dopo cad- de dal cielo acqua abbondante. A Litania. o Letama ne riportai i diversi significa- ti, principalmente come Processioni e sup- plicazioni pubbliche. A Litanie de'san- ti parlai di queste, che si sogliono can- tare nelle processioni. A s. Mamerto ve- scovo di Vienna nel Delfìnato di comun consenso si attribuisce nel 4^2 o dopo l'istituzione o ripristinazione delle Lita- nie minori delle Rotazioni (V.) , che il concilio di Magonza e vari monumenti chiamano Litania maggiore } come notò Marlene, De amia, eccl. disciplina cap. 17, e ciò pel gran concorso di popolo a preferenza di altre processioni;quindi nel 798 o 80 1 si adottarono nella chiesa ro- mana da s. Leone III. Sono tre proces- sioni che si celebrano ne'3giorni che pre- cedono la festa dell' Ascensione. Le Ro- gazioni o preghiere pubbliche furono or- dinate dalla Chiesa in questa stagione co- me tempo in cui d'ordinario si fa la guer- ra, e nel quale i frutti della terra essen- do ancora in fiore sono esposti a molti pericoli, come dichiarò il concilio di Co- lonia del i536. In Roma fu tralasciato il digiuno , perchè non adattato alla le- tizia del tempo pasquale,benchè coman- dato dal concilio d' Orleans : nel secolo XIII erano chiamate le Rogazioni, Jcju- nium triduanum in vigilia Ascensioni* , PRO e nel ceremouiale di Gregorio X si pre- scriveva la sola astinenza dalle carni nei primi due giorni., e nel 3.° poi il digiu- no. Quello che fa la chiesa ambrosiana dopo l'Ascensione è in compenso del di- giuno ommessone'primi 3 giorni di Qua- resima. Le Rogazionio processioni dun- que furono stabilite per tutto il cristia- nesimo, per V allontanamento dei divini flagelli, e la conservazione de'frulti del- la terra. Sarnelli, Leti. eccl. t. g, lett. 35: Della istituzione delle Rogazioni o Lita- nie minori, e di altre processioni. Le Li' tanie maggiori (V.) furono ampliate e propagate da s. Gregorio I del5c)0, e so- no una processione solenne che si cele- bra a'^5 aprile, dalla chiesa dis. Marco alla basilica di s. Pietro. Nel medesimo articolo dissi perchè fu detta Processio septiformis, e parlai delle altre processio- ni ordinate in Roma da s. Gregorio! per la Pestilenza (P.), incui si portarono di- verse prodigiose immagini della B. Ver- gine, fra le quali si vuole ancora quella ch'è nella chiesa de'ss. Domenico e Sisto delle monache dell'ordine de' Predicato- ri (V-). Dice Macri che la processione di litanie maggiori fu chiamata Processio nigra, perchè si ricoprivano le croci e gli altari con veli neri. Qui noterò, che Ni- colò V per implorare da Dio pace alla Chiesa e tra'principi cristiani, n'%5 aprile 1 44^ con solenne processione dalla ba- silica Vaticana, siccome abitava il conti- guo palazzo, si recò a piedi alla Chiesa di s. Marco, accompagnatodal s. collegio e dalla corte, non che da tutti quelli che sono obbligati intervenire alla Litania maggiore j dichiarando con una costitu- zione che per-avere invertito l'ordine an- tico , per cui la processione dalla chiesa di s. Marco si porla a quella dis. Pietro, niun pregiudizio derivasse al rito, ed al- la basilica e capitolo Vaticano. Nel 663 portandosi in Roma l'impe- ratore Costante, benché eretico monote- lita, Papa s. Vitaliano l'incontrò proces- sionalraente con tutto il clero e con som- PRO a59 ma pompa, 6 miglia fuori della città, on- de averlo favorevole a sé e alla Chiesa. V. Ingressi solenni in Roma. Della celebre processione ordinata da s. Leone IV in R.oma , della immagine acheropita del ss. Salvatore per la festa dell' Assunta , parlai ne' voi. IX , p. 83, XXXVII , p. 2o3, XLI, p. 195. Oltre le antichissime accennate processioni della ss. Eucaristia, ed oltre quella della messa de' Presantifì- cati{fr.)Ae\ venerdì santo (la congrega- zione de' riti proibì che in detta processio- ne si portasse il calice entro una bara: ben- sì permise la processione del Cristo morto, come dissi di quella di Macerata nel voi. XLI, p. 1 4 ; in alcuni luoghi era proibito con scomunica l'interventoalle donne, co- me leggo nel Suppl. al Gior.eccl. diRoma 17 91, p. i5), nel secolo XI o prima s'in- cominciò quella di portarla nella dome- nica delle Palme racchiusa in un' arca o cassa con que'riti che riporta Chardon, Storia de' Sagr. t. 1, p. 335 , dicendola istituita per onorare il trionfale ingresso del Salvatore in Gerusalemme seguito in tal giorno. Inoltre descrive quella di Ro- han, prima del mattutino, perchè antica- mente la ceremonia s'incomincia vaa mez- zanotte. Ivi fa menzione di altra antichis- sima processione in memoria della Ri- surrezione di Gesù Cristo, in Beauvais e altri luoghi, con prendere nella mattina di Pasqua solennemente il calice in cui sta il Corpo del Signore, ove un fanciul- lo fa da Angelo. Le più celebri proces- sioni in tutta la chiesa cattolica sono quel- le solennissime del ss. Sagramento, fat- te nel giorno e durante tutta l'ottava del- la festa del Corpus Domini. V. Corpo di Cristo. Al fine di santamente regolare e insieme accrescere ne'fedeli il culto di la- tria interno , e l'esterno conseguente al domma cattolico della presenza reale di Gesù Cristo nell'eucaristico sagramento, venne istituita da Urbano IV la solenne festività del Corpus Domini. Dalla sua celebrità e per la particolare venerazio- ne per Gesù Sagrameotato , torna sem- a6o PRO prc lielissima e con spirituali vantaggi pei fedeli; imperocchècollesolenni e pom- pose ceremonie che accompagnano la pro- cessione, mostra la Chiesa la vittoria ri- portata su tutti gli eretici e gli errori vo- mitati dalle esecrande loro bocche contro 1' Eucaristia, volendo eziandio in tal mo- do la Chiesa riparare le irriverenze che ne'sagri templi si commettono verso il Si- gnore, a vista del più bel testimonio del suo infinito amore per gli uomini, poiché con un prodigio di affetto trovò la manie- ra di restar fra noi corporalmente fino al terminare de'secoli. Delle pubbliche e so- lenni processioni colla ss. Eucaristia che nelle festede'ss. Martiri specialmente eb- bero luogo nellaChiesa verso il secolo VI F, feci cenno di sopra: della pubblica esposi- zione di essa, oltre quanto dissi a Euca- ristia, V. QuARAisTOREesua processione, ed Ostia. Come si celebra la festa e la processionedel Corpus Domini dal Papa in Roma ( il cui regolamento ogni volta pubblica il cardinal vicario), diffusamen- telonarraine'vol. IX, p. 43 e seg.,XVH, p. 249, XLI, p. 29 r, XLIX,p. 2o3, in- sieme alla descrizione di simili processio- ni che si fanno con intervento del Papa dalle basiliche Lateranense e Vaticana, come si celebra assente o impotente il Papa, ed in sede vacante. Ivi parlai al- tresì dell'origine della festa e processio- ne ordinate da Urbano IV , confermate e ampliate da Clemente V, massime da Giovanni XXII propagatore della pro- cessione e promotore zelante della cele- brazione della festa, per la quale alcuni erano renitenti. Per l'origine della festa si può ancora leggere la moderna ope- ra del p. V. Decharopes liguorino : La pih bella memoria della storia di Lie- gi, ivi i845- Allorché i Papi si trovaro- no a Castel Gandolfo (F '.) non manca- rono d'ivi celebrare festa e processione, mentre il s. collegio fece altrettanto in Roma. Oltre quanto dissi nel voi. IX, p. G3,se il Papa non interviene, aggiunge- rò, che non si portano in processione le PRO mitre e i triregni; la croce papale si por- ta dal suddiacono della cappella parato in tonacella;si portano due soli candel- lieri dagli accoliti della cappella, i quali portano ancora gl'incensieri; il prete as- sistente fa da diacono, il diacono da sud- diacono. Interviene il maestro del sagro ospizio, così il governatore o vice-camer- lengo che suol precedere il Papa pel buon ordine, ma incede dopo il Santissi- mo coi prelati di fiocchetti. Non interven- gono il principe assistente al soglio, ne il senatore e conservatori di Roma, per cui le aste del baldacchino le sostengono dai pili dell' acqua santa fino all'altare del- la Confessione quelli che ne sono soste- nitori avanti il senato romano. I prelati referendari pei primi e come intervenisse il Papa devono portare le aste del bal- dacchino : nel 1684 si ricusarono, e con edificazione supplirono gli uditori di ro- ta ed alcuni chierici di camera. Leguar- die nobili e le altre palatine non inter- vengono, per cui non ha luogo il cordo- ne che le seconde sogliono tirare in mez- zo alla chiesa di S.Pietro: gli svizzeri non assumono corazza, altrettanto si pratica ne'pontificali. Si rileva dal n.°4i del Dia- rio di Roma 1 845, che sebbene Grego- rio XVI non v' intervenne, vi mandò i bussolanti^ i cappellani segreti, i came- rieri di onore e segre ti, tanto secolari qua n- to ecclesiastici. Nel secolo passato la pio- cessione era assai più numerosa, per l'in- tervento de' Vacabilisti (V.) ealtri di cui feci cenno nel detto volume, p. 62, il cui novero del 1 653 si legge in Cohellio, No- titia card. p. 243. Inoltre in Roma le basiliche e le chiese celebrano altre so- lenni processioni, anche coli' intervento delle Arciconfraternile e Confratcr/iile (V.) , molte delle quali ivi e altrove fu- rono istituite per accompagnare proces- sionalmente il ss. Sagramento agl'infu- mi, pure per Viatico (J7.), a vendo noia- to nel voi. II, p. 3o5 cheqtiella della chie- sa di s. Maria sopra Minerva si fa pre- cedere dal Padiglione , come tenuta la PRO i." che venne istituita ad onore del ss. Sa - gramento. Nel voi. IX, p.128, i33, 1 34 narrai come v' intervengono i cardinali, eziandio a quelleche celebrano alcuni so- dalizi, e delle due cappelleche celebrano in onore della pubblica esposizione del ss. Sagramento. Tra le processioni solen- ni che pel Corpus Domini ban no luogo nello stato ecclesiastico, meritano ricor- darsi quelle di Bologna che in giro de- cennale spettano di farsi ad ogni parroc- chia urbana, e che col nome di Addobbi di Bologna sono molto rinomate , con- correndovi gli stranieri ad ammirarne la magnificenza della pompa e la vaghezza degli apparati. Questa solenne funzione porge motivo al progressivo restauro e abbellimento interno della città,dappoi- chè i proprietari degli edifici per ove pas- sa la processione con nobile gara gradata- mente rendono più decorosa l'illustre Bo- logna, oltre il perenne benefizio di dare lavoro agli artisti. L'istituzione risale al 1 5(36 per opera del vescovo cardinal Pei' leolli. Interrotta nelle politiche vicende del fine del passato e principio del corren- te secolo, l'odierno cardinal arcivescovo Opizzoni la ristaili Ti , ed ebbe la soave compiacenza di vedersi con plauso com- piutamente ubbidito dall'amore de'suoi figli bolognesi, onde dal 1816 al i845 già avea celebrato un trentennio, e tre volte rinnovato il decennale turno, per cui fu ivi pubblicato 1' importante opu- scolo: La pompa decennale dell' Elica' ristico Sacramento per la parrocchia me- tropolitana di s. Pietro di Bologna, ed i restauri massimi nel i845, Relazione di Salvatore Mazzi. All' articolo Genzano descrissi la processione del Corpus Do- mini colla famosa infiorata. Tra le processioni fatte colla massima pompa nella traslazione delle reliquie in- signi di principali santi, certamentee pel complesso delle circostanze e per quanto citai in vari articoli , va descritta quella eseguita in Roma dal gran Pio II, col s. collegio e gerarchia ecclesiastica e civile, PRO 261 pel ricevimento della Testa dell'apostolo s. Andrea, forse discepolo di s. Gio. Bat- tista, 1 ,° discepolo di Gesù Cristo cui con- dusse il fratello s. Pietro ( a questa bio- grafia aggiunsi altre nozioni sul fratello e se era maggiore d'età), ed il quale bat- tezzò ambedue e fece suo vicario s. Pie- tro, argomento che dovetti trattare in più luoghi. Ed in fatti a Patrasso parlai del- l'apostolato, martirio e crocefissione ivi seguita di s. Andrea e di sua croce (del- l'uso che ne fanno i cardinali nella Cel- la, Vedi), per la quale fu istituito il co- spicuo ordine del Town d'oro (Fedi: a Russia e Scozia dico de'due ordini eque- stri di s. Andreà)j de' luoghi ove si ve- nerano le sue reliquie (inclusivamentea quelle date da Pio li alla chiesa dell' 0- spedale di s. Spirito), come di quelle che vado a descrivere. Nel 1 4^3 occupata Co - stantinopoli (V .) da Maometto II impe- ratore de' turchi , coli' uccisione di Co- stantino XII Paleologo ultimo impera- tore de'greci, ebbe fine l'impero ài Orien- te. I fratelli del Paleologo , Demetrio e Tommaso Despoti (V.) del Peloponne- so o Morea {V\ ad onta del sommo ze- lo che poneva Nicolò V per indurre i principi cristiani alla ricupera del gre- co impero e degli sforzi fatti dal succes- sore Calisto 111 per abbassare 1' orgo- glio ottomano, vedendo impossibile riac- quistare il perduto trono, ed avendo do- vuto cedere Corinto, Patrasso ed altre delle migliori città , Demetrio acquistò delle possessioni , e si pose sotto la pro- tezione de'lurchi; ma Tommaso fu co- stretto dalle armi turchesche, colla mo- glie e diversi nobili greci, a rifugiarsi nel- l'isola di s. Maria vicino all'Epiro, por- tando seco la preziosa Testa con altre reliquie di s. Andrea, perchè temeva che in Patrasso sarebbero profanate e distrut- te. Diversi principi cristiani gli offrirono grosse somme di denaro per possedere un tanto tesoro, e Pio li come quello che teneva rivolta la mente all'oriente e che in cima de'suoi pensieri aveva di guer- 262 PRO reggiare coi principi cristiani la crescen- te potenza ottomana, con porsi alla testa della crociata a salvamento del cristia- nesimo, inviò a Tommaso ambasciatori onde gliela concedesse, poiché da niuno fuori che dal Papa si poteva convenien- temente custodire, dovendo la lesta del s. Apostolo riposare ove giacevano le ossa del suo glorioso fratello, altrimenti sareb- be caduto ncir indignazione del santo : promise Tommaso di contentare Pio II, e di portare il sagro capo egli slesso. Narra- no, Leoni, Ancona illustrata, p. 227 , e Peruzzi, Storia d' Ancona, p. 329, che nel 1462 da Corfù approdò in Ancona il despota (a' 16 novembre dice il 2.0) col- la lesta di s. Andrea, quasi a titolo di raccomandazione per ricuperare i suoi dominii, e fu ricevuto dal cardinal Oliva (/^.) speditoappositamentedal Papa qua- le legato a latere per ricevere l' insigne reliquia. Ambedue furono accolli degna- mente dagli anconitani, e trattati splen- didamente a pubbliche spese. Riconosci u tasi dal cardinale l'autenticità della reli- quia, da lui e dal principe fu con solen- ne pompa di processione, accompagnala dal clero, dal senato e dal popolo con fiac- cole e doppieri, tra l'armonia de' sagri cantici e il suono festoso delle campane, alla chiesa di s. Onofrio fuori porta Ca- po di Monte e quivi depositala alla pub- blica venerazione. Lo stesso Pio li , che ne' Commentari lib. 8 riporta la descri- zione di questo racconto, dice chiaramen- te che la s. Testa approdò in Ancona nel 1461 felicemente e non senza prodigio, per le tante tempeste che in quell'anno vi furono in mare. Intanto e come dissi ne' voi. XVIII, p. 57,XLIX, p.2g4,Tom- maso si portò in Roma , benignamente accollo da Pioli che gli assegnò per a- bitazione le case dell'ospedale di s. Spi- rito e 3oo scudi il mese, cui i cardinali ne aggiunsero 200, poscia in quaresima gli donò la Rosa d'oro. D' ordine del Papa il cardinal Oliva portò la s. Testa colla do- vuta venerazione e pompa nella rocca di PRO Narni, in custodia di quel castellano 0 pre- fetto e con molti lumi di continuo accesi; indi passati alcuni mesi e terminate le guerre coi Malatesta, il Papa inviò a Nar- ni tre cardinali a prenderla e condurla in Roma, capo de'quali era il celebre Bcs- sarione (di cui anchenel voi. XXXIII, p. 58). Pieno di fervoroso zelo, Pio II vol- le celebrare sì faustissima circostanza con molti preparativi, ed a tale effello pub- blicò per tutta Italia indulgenza di gene- rale perdono, anche a tutti quelli che si fossero trovati in Roma nel giorno del ricevimento della s. Tesla. Abbiamo da Cancellieri, Meni, delle Teste de' ss. Pie- tro e Paolo, p. 33 , che voleva il Papa per accrescer pompa alla splendidissima processione, condurvi le medesime sacre Teste, ma non si potè eseguire pel gran peso de' busti che allora le contenevano e altri impedimenti, come pel riflesso di perdere qualche gemma di quelle che le ornavano, onde si contentò di stabilire, che quando in avvenire fosse occorso por- tare iu processione la testa di s. Andrea, nel dopo pranzo nella basilica Lateranen- se si dovessero mostrare quelle de' prin- cipi degli apostoli. Sulle leste de'principi degli apostoli qui avvertirò con Cancel- lieri, che prima del secolo XIV erano por- tabili, avendo io notato nel voi. XXXII, p. 260, che nella processione fatta a pie- di nudi da Gregorio IX alla basilica Va- ticana portandoegli il legnodella ss. Cro- ce, si condussero le ss. Teste, le quali poi il Papa mostrò ai popolo siili' ambone. Egualmente in processione eransi porta- te dal predecessore Onorio III alla basi- lica Liberiana a piedi ignudi per la cro- ciala di Terra santa. Nel voi. Vili , p. 3o5, coll'autorità dell' Ordine romano XI Ideilo stesso Onorio III, narrai che nel venerdì santo si estraevano dalla custo- dia le ss. Teste per venerarle e baciarle. Nel medesimo Ordine si apprende ancora che per la festa dell'Esaltazione della cro- ce il Papa faceva altra estrazione delle ss. Tote, che consegnava ai cardinali col PRO legno della ss. Croce, per pollarsi in pro- cessione alla vicina chiesa di s. Silvestro. I cardinali deputati a prendere in Narni la testa di s. Andrea, con ogni riverenza arrivarono a Ponte Molle o Milvio^f.) nella domenica delle Palme io aprile 1 4.62, la posero nella torre del ponte, re- stando in custodia nella notte due arci- vescovi. Nel dopo pranzo il Papa si recò nel convento della Chiesa dis. Maria del Popolo per essere più vicino nel di seguen- te al gran ricevimento, pernottando nel medesimo. A fronte del tempo minaccio- sissimo , i tre cardinali legati incolumi giunsero nella mattina seguente in delta chiesa; quindi il Papa da loro preceduto in magnifica cavalcata si recò al Ponte, accompagnato da lutto il clero romano, da'principi romani, dagli oratori dei prin- cipi, dagli abbati, vescovi ecardinali, tut- ti con palme in mano ricevute nel dì pre- cedente (così nel voi. LI, p. 68), oltre una immensa quantità di popolo. Presso il Ponte erasi eretto un gran palco capace di contenere Pontefice e clero, sorgendo nel mezzo l'altare. Alla vicinanza di que- sto luogo, ciascuno smontò da cavallo, ed assunti gli abiti sagri bianchi e lemitrechi ne avea l'uso, con ordine la processione e cantando ascese una delle due scale del pal- co, per l'altra salendo il cardinal Bessario- ne in mezzo ai due colleghi, colla s. Testa dentro urna, che depositò sull'altare, tra' sagri cantici e innumerabili lumi. 11 car- dinale aprì la custodia, e riconosciuti i si- gilli , consegnò nelle mani del Papa con religiose lagrime la testa di s. Andrea apostolo; e Pio II tutto profondamente commosso inginocchiatosi innanzi la re- liquia pronunziò con tremula voce quel- l'eloquente sermone che leggesi ne Coni- mentari: Advenisti tandem sacratissi' munì. Questa orazione fece lagrimar tut- ti e invocare il patrocinio del s. Aposto- lo. Il Papa baciato pel primo il veneran- do Capo, lo die a baciare a tutto il clero che lo circondava e disse un Oremus da lui composto. Fatta da Pio II l'ostensio- PRO a63 ne al popolo della reliquia, tra gli altis- simi gridi di compunzionedegli spettatori, intuonò il Te Deumt e poi l'inno, Primus hic Jesum sequitur vocanlem, composto per suo ordine dal vescovo d'Ancona A- gapitoCenciRuslici romano, scese in mez- zo ad una vasta siepe di lumi (trentami- la torcie e candelotti dissi nel voi. VII , p. 2o5 , seguendo Cancellieri, Novaes e altri ) , portando egli stesso 1' urna fino alla città, accompagnato dal s. collegio, prelatura e da tutti i summentovati con palme nelle mani, secondo 1' ordine ge- rarchico, ma stentatamente per l'indicibi- le calca ( nel luogo ove si fermò il Papa colla s. Testa, Giulio III eresse il bellis- simo tempietto in onore del santo , per quanto dissi nel voi. VII, p. 193 ). Ar- rivato il Papa alla Porta Flaminia , fu venerata la s. reliquia profondamente da una porzione del clero romano che ivi 1' aspettava, ed entrato nella propinqua chiesa di s. Maria del Popolo la depositò sull'altare maggiore, lasciando custodi di- versi vescovi, e passando egli a dormire in una stanza contigua. Dirottissima piog- gia cadde in tutta la notte, che afflisse il Pontefice, romani e forestieri che in im- menso numero da Italia e oltremonte e- ransi recati per vedere questa solennità. Non senza prodigio un sole brillante venne a rallegrare il seguente mattino martedì santo 12 aprile (pridie idus aprilis dice Pio li, benché diversi scrittori dissero ai 1 3, altri ai 2 1 e ai 23). Giulivo il popolo romano e vestito a festa, abbellì le strade per cui dovea transitare la processione, volendo in ogni modo onorare l'augusto fratello del suo gran protettore, con fre- schi e olezzanti fiori, drappi e altri orna- menti, avendo congegnato rami d'alberi a riparo del sole : in alcuni luoghi avea eretto altari, ove ardevano lumi e profu- mi; in altri i sagri cantici erano accom- pagnati dal suono degl' istrumenti , con fanciulli vestiti da angeli , ed ovunque vedevasi effigiato il s. Apostolo. Le abi- tazioni e le loggie de'grancli, come i bai- 264 PRO coni, erano mirabilmente adornate, mas- sime quelle de'cardinali decorate con va- ghi disegni, fra'quali per isquisitezza di gusto portò il vanto il vicecancelliere car- dinal Borgia poi Alessandro VI : ivi l'oro era profuso, con altre cose, orchestre ar- moniose, parati eleganti e carmi in lode del santo e di Pio II. In somma tutti gli abitanti fecero a gara per fare omaggio a tant'ospite. Ad onta che le strade fos- sero fangose, il Papa per riverenza volle che si procedesse a piedi; solo permise ai cardinali e prelati più vecchi e malsani di aspettarlo in s. Pietro, ma tranne un cardinale e pochi prelati, tutti si assog- gettarono al lungo e disagiato cammino. Vi erano tutti i sacerdoti delle chiese di Roma, portandole reliquie de'santi. An- davano in isplendide veslimenta i citta- dini romani , i conservatori, i caporioni col priore e gli altri magistrati civici, gli oratori de'principi esteri, i baroni romani con ceri ardenti e palme secondo l'ordi- ne del grado. Parte degli oratori e dei baroni incedevano vicini a Pio II, por- tando le aste del baldacchino. La pro- cessione entrò nella basilica Vaticana , mentre il Papa ancora avea da uscire dalla chiesa , percorrendo le vie di Ri? pelta, Pantheon, s. Eustachio, via Papa? le sino al palazzo Massimi, Campo di tia- re, Cancelleria ( allora nel Palazzo Cer sarini), Ponte s. Angelo e Borgo. Fu spet? tacolo di commovimento generale e divo- 10 il giunger del Papa nella piazza Va- ticana colla preziosa urna, e salita lanuor va scala da lui fatta alla basilica, rivolto? si alla moltitudine le mostrò la reliquia e con essa tutti benedì. Entrato il Papa nell' augusto tempio risplendente per la copia della luminaria , tra il canto dei tori eilsuonodegliorgani, furesolospet- tacolo più toccante e sorprendente. Pio 11 depositò sull'altare papale che sovra- ita la tomba di s. Pietro il prezioso Ca- po del fratello, e permise che tutto il cie- lo lo venerasse e baciasse. Allora il dot- Ifnimo cardinal Bcssarione con nobile PRO facondia die termine alla funzione, di cui Roma non più videe forse giammai po- trà rivedere lasomigliante. A Ospizio del- la ss. Trinità" de'pellegrini indicai l'e- dicola o tempietto eretto da Pio 11 colla statua di s. Andrea, nel luogo ove ricevè la s. reliquia, ed accanto una piccola cap- pella con indulgenza plenaria, luoghi che s. Pio V concesse al sodalizio , onde pei restauri che vi fece nel 1 566 e per la ca- setta che propinqua vi costruì, dissi con Nibby eretta la cappella da U'arcicon fra- ternità ; Pio VII fece voltar la statua dal- la parte del Ponte quando lo restaurò , sostituendo alla pesante cupola quella o- dierna di lavagne a squamine. Pel di più, come pel cinuiterio che pure accennai, ve- dasi T importante opuscolo ( lodato nel Suppl. al n.°6 i del Diario di Roma 1 847 ): Solenne ricevimento della testa di s. An~ drea apostolo e cappella presso al Pon- te Milvio a lui consagrata , narrazione islorica di Egidio Fortini, Roma 1 847 e 1848. A Chiesa di s. Pietro in Vatica- no raccontai, come Pio II collocò la te- sta di s. Andrea nel ciborio e altare che fabbricò in una cappella (dotata da Fran- cesco Bandi ni Piccolomini, ed eretta da Pio II con obbligo di messe), nella quale fu sepolto, come lo furono il nipote Pio III e Adriano VI; che Paolo V demolen- do la cappella, le sculture furono traspor-r tate nelle grotte Vaticane ne'luoghi che indicai, i corpi di Pio 11 e Pio III nella Chiesa di s. Andrea della Valle (f.), quello di Adriano VI nella chiesa di s. Maria dell' Anima (V.)j e perchè la s, Testa fosse in luogo più sicuro, Paolo V la collocò nella nicchia o pilone di s. E- Iena (dal diroccamento della cappella ove stava sino al collocamento ove trovasi, la s. Testa, col Volto santo e la sagra Lan- cia furono portate nell'archivio della ba- silica e chiuse in una cassa di ferro con 3 chiavi, una delle quali la custodì il Pa- pa : nel i656 la volle vedere Alessandro VII colle altre nominate reliquie nella nicchia ove gelosamente si conservano e PRO poi fu riportata al suo luogo ) ove si e- spone la coltre de'ss. Martiri. Nella lette- ra chei romani scrissero neh 522 a Adria- no VI perchè dalla Spagna si portasse in Roma, ov'era stato eletto benché assen- te, per affrettarlo gli dissero, come leggo in Cancellieri, Meni, p.35: Dimmi ti pn* go,o santo Padre, che cosa più gloriosa, più grata e più beata in questa vita pub essere, che venerare e baciare le Teste dei principi degli apostoli e capitani della Chiesa, com'è di s. Pietro, di s. Paolo e di s. Andrea? Questa triplice e inespri- mibile consolazione , per mia gran ven- tura provai. Imperocché, rinnovandosi nel 1 84o le autentiche alle reliquie della basilica Vaticana, il Pontefice Gregorio XVI volle venerare nelle sue camere la testa di s. Andrea. Gli fu portala nella domenica di Passione a' 5 aprile dai ca- nonici, e si degnò colle sue mani darme- la a baciare, donandomi della bambagia ch'era dentro nel cranio. Questo fu uno de'più bei giorni memorabili di mia vi- ta, fra 'quali devo celebrare quelli in cui e per due diverse volte il medesimo be- nigno Papa mi fece baciare nel luogostes- so ove si custodiscono le reliquie maggio- ri della ss. Croce, della s. Lancia e del Volto santo. A cagione poi di grato ani- mo verso 1' ottimo mg.r Antonio Rossi- Vaccari prete assistentedella cappella pon- tificia e canonico Lateranense , per suo gentile invito mi die a baciare e fervoro- samente ribaciare i principali tesori del- l'alma Roma mia patria, intendo dire le Teste de' ss. Pietro e Paolo, in occasione di quanto rimarcai nel voi. LUI, p. 23 1, A p. 195 e 196 deplorai il desolante ra- pimento della Testa di s. Andrea nel mar- zo 1848 (a' io si conobbe 1' esecrabile rubamento), quanto si fece per rinvenir- la» ciò che avvenuto ih.0 aprile, il Papa Pio IX consolennissima processione dalla chiesa di s. Andrea della Valle la restituì «'dia basilica Vaticana, tutto descrivendo la Gazzetta di Roma ne'n.i 54, 55, 56 e 57. AflJittissimi ilPapaetiUta, Romane! PRO 265 tristissimo avvenimento, quando si seppe che prodigiosamente erasi ritrovata l'in- signe reliquia fuori di Porta s. Pancrazio, coi sigilli intatti e l'argento liquefatto e ammassato colle pietre preziose, il giubi- lo fu universale come la luminaria, com- presa la cupolae tempio Vaticano, suonan- do per mezz'ora tutte le campane della città, e si cantarono inni di ringraziamen- to a Dio. Portatasi immediatamentealPa- pa,tripudiante la espose nella sua cappella segreta delQuirinale,ovenefece la legale ricognizione alla presenza del s. collegio, firmandosi l'atto da due protonotari a- postolici. Nella mattina del 5 dal capito- lo di s. Pietro fu trasportata processio- nalmente nella chiesa di s. Andrea della Valle, indi nelle ore pomeridiane seguì il trasferimento nella basilica Vaticana con solennissima processione. Procede- va il clero regolare e secolare colle pro- prie insegne, avendo ciascun individuo un cereo acceso e cantando inni e sal- mi. Dopo due accoliti cogl' incensieri , 4 canonici vaticani in dalmatiche rosse sostenevano l'elegante urna contenente la testa di s. Andrea, intorno alla quale incedevano 4 vescovi in piviale rosso e mitra. Le aste del baldacchino che la ri- copriva, erano sostenute dai camerieri se- greti e di onore ecclesiastici. Ai lati pro- cedevano ancora il senatore e conserva- tori di Roma, ed i religiosi teatini in cot- ta con torcie accese, facendo corona alla reliquia stessa le guardie nobili, i mazzie- ri pontificii e gli svizzeri, come al Papa che in mozzetta e portando la torcia se- guiva coi cardinali in cappe rosse egual- mente con torcie. Queste tenevano anco- ra i patriarchi, gli arcivescovi, i vescovi, i collegi de'prelati, i camerieri segreti di spada e cappa e altri; indi procedevano il tenente generale della guardia civica con un seguito di ufficialità d'ogni arma. Im- menso fu il popolo accorso,a vendo il Papa concesso indulgenza plenaria, ed essendo sfarzosamente adornati i balconi e le fine- stre. Giunta la sagra reliquia uella basilica 266 PRO tli s. Pielro, e recitatesi le analoghe preci, colla stessa il Papa benedì tutti. Nella se- ra vi fu generale illuminazione, in uno alla cupola e tempio Vaticano per invito del senato romano. Colla stessa indulgen- za fu nella basilica celebrato solenne tri- duo in ringraziamento a Dio, ed in ono- re del s. Apostolo, la cui testa fu ripor- tata al suo luogo e munita di più forte custodia. A Lancia reliquia insigne, e ad In- gressi solenni in Roma, descrissi come da Ancona e per Narni con somma venera- zione e solenni processioni fu portata in Roma, e con quale splendidissima pro- cessione, nella quale intervenne l'amba- sciatore turco, Innocenzo Vili la collocò nella basilica Vaticana. Processo e Pro- cessione chiamavasi il Possesso (^.) che prendono i Papi della basilica Lateranen • se, nome che incominciò sotto Sisto IV, perchè in questa solenne funzione, cogli stessi abiti sagri che a veano servito per la Consacrazione del Papa, in maestosa ca- valcata si procedeva dalla basilica Vati- cana alla Lateranense, colla ss. Eucari- stia che precede i Papi ( P.), per ultima- re alcune ceremonie: sulla ss. Eucaristia si veda Chardon, Storia de' sacramenti t. 1, p. 346. Giulio II del i5o3 fu ih.0 a separare dalla funzione della Coronazio- ne la processione 0 Possesso, sebbene an- ch'egli lo prese in uno a quelli che caval- carono in abiti sagri. Tultavolta fu il suc- cessore Leone X che nel i5i3 per ulti- mo prese possesso coi paramenti sagri , facendosi precedere dalla ss. Eucaristia, laonde non avendo questa più. luogo nei posteriori possessi, come neppure le ve- sti sagre, e l'erezione degli altari eretti da tutte le chiese nel passaggio della pro- cessione, incensandosi da ognuna il Papa, il possesso cessò d' essere propriamente processione e divenne una solenne caval- cala per la funzione della formalità col- la basilica Lateranense loro cattedrale , per riguardo al vescovatodi Roma. Leg- go in Torrigio, Grotte valicane p. 232 PRO e 265, che Leone Xa'12 maggioi5i8, pei gravi pericoli che sovrastavano all'I- talia pei guerreschi movimenti che fa- cevano i turchi, a piedi nudi col s. col- legio e il clero romano processionalmen- te si portò da s. Pietro a s. Maria sopra Minerva, colla Testa di s. Andrea, colla s. Lancia, colle ini magini di s.Maria Mag- giore e di s. Maria in Portico, e con la Testa di s. Gio. Ranista che si conserva in s. Silvestro in Capite. Nelle strade fu- rono eretti 1 5 altari ornati con molte in- signi reliquie,ed ove di quando in quan- do si posavano quelle della processione. Il concorso fu così numeroso, che sem- brò tutta Italia fosse concorsa in Roma. Di altra processione di s. Pio V per lo stesso grave motivo parlai nel voi. XVIII, p. 70. Nel i5y6 per quell' epidemia che ricordai nel voi. XIII, p. 2*>6, che afflis- se la Germania, Francia, Spagna, Italia e incrudelì aspramente negli stati di Ve- nezia e Milano , Gregorio XIII oltre le molte orazioni e limosine fatte per implo- rare da Diomisericordia,andò processio- nalmente a piedi scalzi con tutto il clero e la corte dal Vaticano alla chiesa di s. Maria del Popolo. Altre due solenni pro- cessioni fece Gregorio XIII, nel 1 578 per collocare nella basilica Vaticana l'imma- gine della E». Vergine del Soccorso, nel- l'altare detto della Madonna,ene\i5So per riporvi in questo il corpo di s. Gre- gorio Nazianzeno: ne trattai ne' voi. IV, p. 3o6,XII, p. 260, XIV, p. 22. Sisto V introdusse l'uso di pubblicarsi dal Papa nel principio del pontificato uo Giubileo straordinario con indulgenza plenaria , per implorare da Dio un salutare gover- no della repubblica cristiana, con pro- cessioni (eglilafece dalla chiesa d'Araceli a quella di s. Maria Maggiore) che fino a Pio VI (v'intervenne nel 1779 e fu di penitenza per la inaudita siccità) celebra- rono i Pontefici, con tutto il clero seco- lare e regolare, col s. collegio e con tutti quelli che hanno luogo nella cappella pa- pale, compresi il principe assistente al so- PRO glio, il senato romano, gli ambasciatoli delle città suddite. Ordinariamente la processione partiva dalla Chiesa dis. Ma- ria degli Angeli, traversava la Villa Montallo ora Massimo, per abbreviare la strada, e si recava nella Chiesa di s. Maria Maggiore, essendo la Piazza di Termini, ed i viali della villa coperti di tende, come si pratica nella pontificia pro- cessione del Corpus Domini, recitando tutti le litanie de' santi, seguita dalle guardie palatine, dalle milizie e dal po- polo. Il Papa talvolta celebrava la mes- sa nella detta cbiesa, ricevuto alla porta dal cardinal litolare, che gli offriva l'a- spersorio e poi gli somministrava il mari- tile nelle lavande delle mani : alla pro- cessione v'incedeva con mozzelta di la- na, stola e camauro, con la corona e il li- bro delle litanie e preci in mano, ed i car- dinali con abito paonazzo. Alla metà del cammino si staccava il cardinale arcipre- te di s. Maria Maggiore, per ricevervi il Pontefice, sulla porta dandogli a baciare il Crocefisso, mentre il Papa era genu- flesso sopra un cuscino, indi gli presen- tava l'aspersorio e l'incensava tre volte, Di tutte queste processioni, come di altre che si fecero per pubbliche calamità, e del ceremoniale, ne tenni proposito nei voi. Vili, p. 2 1 o, XXXI, p. 1 26 e seg. Di quelle che traversarono la detta villa da Clemente IX nel 1667 all'ultima di Pio VI nel 1779, ne riporta ancora le notizie il principe Massimo: Notiziedella villa Alassimo. Nel voi. XXV, p. 20, ed a Pokte Rotto, parlai della magnifica processione seguita sotto Clemente Vili, coll'intervenlo del s. collegio, per la tras- lazione de' corpi de' ss. Proto e Giacinto nella chiesa di s. Giovanni de'fiorenlini. Narra Adami, Osserv. per regolare 1/ co- ro della cap. pont. p. 73, che Innocen- zo XI nel 1678 per implorare dalla di- vina pietà l'aiuto pei bisogni di s. Chiesa e pace tra'principi cristiani, fece fare nel- la 2.'1 festa di Pentecoste una solenne pro- cessione di tutto il clero secolare e rego- PRO 2G7 lare, dalla basilica Vaticana alla chiesa di s. Spirito in Sassia, intervenendovi do- po aver celebralo la messa nel coro dei canonici, concedendo Indulgenza piena* ria {V.) in forma di giubileo, e così se- guitò ogni anno del suo pontificato, on- de l'imitarono diversi de'suoi successo- ri. In questa funzione il Papa celebrava messa bassa alla presenza del s. collegio; all'offertorio i cantori pontificii cantava- no il mottetto Exullate Deo, a due cori, del Palestrina, cioè dopoché il Papaavea detto: Dominus vohiscum e 1' Oremus. Si diceva ancora un altro mottetto nel- l'Elevazione. Terminatala messa, i can- tori si portavano all'altare papale, ov'e- ra esposto il ss. Sagramento. Venuto il Papa coi cardinali, due soprani davano principio all'antifona: Sancta Maria, et omnes sancti, e poi alle litanie maggio- ri ; e dopo Sancta Maria ora prò nobis, cominciavano i cantori a defilare due a due appresso i camerieri segreti. Giun- to il Papa alla chiesa di s. Spirito, i can- tori terminavano Yv\\\a\oKyrie\Ir.), do- po del quale il Papa intonava il Pater noster. Seguiva il canto del salino, la re- cita de' versetti che faceva il Papa, cui rispondevano i cantori e in fine dell'ora- zione rispondevano Amen. Detto da due soprani il verso, Exaudiat nosec. R. Et eustodìatnos ec.,il Papa diceva: \. Sit nomen Domini benedictum. Rj. Ex hoc mine, et usaue in saeculum. yty. Adjulo- rium nostrum in nomine Domini. R>. Qui jecil coelum, et terram, e data la bene- dizione, i cantori rispondevano Amen, terminandosi la funzione. Non interve- nendo il Papa, il cardinale più degno fa- ceva egual funzione. Clemente XI fece molte processioni, con indulgenza plena- ria, che riportai ne' voi. Vili , p. 21 r, XXXI, p. 128, per tutli que'molivi che ivi narrai. Le celebrò pure pei terremoti del 1703 e 1 705 con abito di penitenza, dalla chiesa dt s. Maria in Trastevere a s. Pietro, ordinando quel digiuno nella vigilia della Purificazione , e quel Te 2G8 PRO Deurn dopo la messa della cappella pon- tificia che tuttora si osserva, come indi- cai nel voi. Vili, p. 267, e siccome il vo- to della vigilia per Roma erasi termina- to nel i8o3, Pio VII lo rinnovò in per- petuo. Altra processione fece Clemente XI alla basilica Vaticana, prima di con- dannar le opere di Qttesnello. Altra nel i 709 dalia chiesa della Minerva a s. Pie- tro per l'occupazione di Cotnacchio, col- l' immagine acheropila del ss. Salvato- re, che fece esporre nella basilica per 8 giorni, dopoi quali con altra solenne pro- cessione si portò alla basilica Laleranen- se e dopo restituì la sagra immagine al santuario delle Scale sanie. Chiapponi, Ada canonìz., descrive alcune processio- ni, Processìo seti supplicatici generalis, di Clemente XI, quella per la canoniz- zazione da lui celebrata; quelle cogli sten- dardi, Vexdli, de' nuovi beali canoniz- zali; quella a s. Spirito, in cui il cardinale prete più anziano sulla porta della chie- sa die a baciar la croce o Crocefisso al Papa, presentò l'aspersorio e fece porre l'incenso nell'incensiere per incensarlo (inoltre il detto i.° prete suppliva pei ti- tolari o altri cardinali superiori di chie- se non presenti); quelle delle Litanie mag» gioii e delle Litanie minori o legazio- ni. Le processioni di Benedetto XIII le notai a Giubilei, che cambiò il rito di andare a s. Maria Maggiore, recandosi dalla chiesa della Minerva del sud onli- ne de'predicatori a quella de'fìlippini co- me divotissiino di s.Filippo; lo variò pu- re nella processione del Corpus Domini, incui a piedi volle portare il Santissimo, ad esempio di altri predecessori: nel 1 724 col rosario e appoggiato al suo baston- cello, segui la solenne processione che per la festa del ss. Rosario (T'.) celebrano i domenicani nella chiesa di s. Maria so- pra Minerva. Nel voi. LUI, p. 2 1 dichia- rai la disposizione di Benedetto XIV per celebrare solennemenle Voltavano de'ss. Pietro e Paolo, la mattina dai Prelatizi7'.) con cappelle, nelle ore pomeridiane dal- PRO le Confraternite {V '.)cou processioni nel- le diverse chiese in cui sono le loro me- morie : le processioni fatte alle mede- sime nel 1844 'e descrive il n.° 5j del Diario di Roma. Delle processioni fatte da LeoneXII nell'anno santo senza^c^r- pc(fr.)e coi soli Sandali (^.), ne parlai nel voi. II, p. i43 e i44- Quelle fatte da Gregorio XVI per la pestilenza del cho- lera coll'immaginedi s. Maria Maggiore, le notai nel voi. LII, p. 237 ; quelle di Pio IX, al suo articolo. Sulle processioni abbiamo : Nic. Sera ri i , De sacris eccl. cath.processionibus , Coloniae 1607. Jac. Gretsero, De calli, ecclesiae processioni' bus et supplicationibus,\n«okla(ìi\ 1 734. Nic. Sanderi, Accelariolum adSerarium, Grelscrumque, De ri tu catholicarum pro- cessionimi, Ipris 1640. Jacob. Eveillon, De processionibus ecclcsiaslicisj Parisiis 1641 .Christ. Lupi, Dissert. ix de sacris processionibus, Bruxellis 1690. Elide du Pin, Bibl. eccl. scriptor. 1. 1 8, p. 1 35. Pro- cessionale Anibrosianum, aliaque a Li- perno in Bibl. theol. atipie Euchologium Jac. Goari p. 770. Gisb. Voetius, t. 3, Dito, select. p. 960, De variis proces- sionimi generibus Menardus ad Sacra- vientariuin Gregorii M. p. 1 77. M. Va- tar, Des processions de l'Eglise, des leurs antiqiiilez, ulilitez, et des manieres dey bien assister, Paris 1705. Catalani, Ri- tuali Roni.: Ritus eccl. rom. in processio- nibus sacris, t. 2, p. i5o. Paoli M. Quar- ti, Diga aelherea de processionibus ec- clesiaslicis, de Lilaniis sanclorum, de sa- cris benediclionibus , Venetiis 1 665 et Coloniae 1672. Sarnclli, Lett. eccl. t. 5, lett. 1 1 : Processioni sono come sagre spe- dizioni : Che una confraternita debba a- vere l'insegne diverse dalle allre. Sallu- sti, Storia delle missioni t. 1, p. 8 1 e seg.: Delle pubbliche processioni di Genova. Diclich, Diz, sacro -liturgico : Delle pro- cessioni e loro regole generali. PROCESSO e MARTINI ANO (ss.), martiri. Erano nel numero di quelli che abbracciarono il cristianesimo per la pie- PRO dicazione di s. Pietro e di s. Paolo. Se- condo 1' autore de' loro atti , essi erano guardiani del carcere Mamertino , ove i due apostoli gl'istruirono e battezzarono mentre vi stavano rinchiusi. Anch' essi suggellarono la loro fede col martirio, che subirono sotto Nerone, non molto tempo dopo dei gloriosi loro maestri. S. Grego- rio I il Grande neh' omelia intorno alla loro festa, che recitò in una chiesa ove ri- posavano i loro corpi, dice che a quelle tombe gli ammalati ricevevano la salute, gli energumeni erano liberati, egli sper- giuri tormentati da' demoni. Caduta in rovina quella chiesa, il Papa Pasquale I trasferì le reliquie dei due martiri in quel- la di s. Pietro sul monte Vaticano. 11 lo- ro nome si legge nei più antichi marti- rologi, e sono onorati il giorno 2 di luglio. A Chiesa di s. Pietro in Vaticano par- lai della sontuosa cappella che ivi è loro dedicata. PROCLO (s.), arcivescovo di Costan- tinopoli. Nacque a Costantinopoli ed an- cora assai giovine fu fatto lettore di quella chiesa. Si dedicò con ardore agli studi e fu per qualche tempo discepolo di s. Gio. Crisostomo, che Io unì a se in uflìzio di segretario. Successivamente fu elevato al diaconato e al sacerdozio. Sisinnio arci- vescovo di Costantinopoli l'ordinò arci- vescovo di Cizico metropoli dell'Ellespon- to; ma questa ordinazione essendo stata senza effetto per l'opposizione di que'di Cizico , Proclo rimase a Costantinopoli, dove si acquistò grande riputazione col- le sue predicazioni. Eletto Nestorio alla sede di Costantinopoli, cominciò sparge- re a poco a poco i suoi errori, cui Pro- clo non temè di combattere pubblicamen- te in di lui presenza. Nestorio fu deposto nel 43 1; gli successe Massimiano che mo- rì tre anni dopo, ed allora fu eletto Proclo. Governò con bontà e dolcezza, e visse in perfetta unione col Papa, con s. Cirillo d'Alessandria econ Giovannid' Antiochia. I vescovi armeni lo consultarono circa la dottrina e gli scritti di Teodoro vescovo PRO 269 di Mopstiestia , e la risposta che diede loro nel 436, è la più celebre delle sue o- pere. Egli vi condanna la dottrina di cui si trattava, come favoreggiante il nesto- nanismo , e spiega quella della Chiesa sopra l'Incarnazione, esortandogli arme- ni a seguire la dottrina di s. Basilio e di s. Gregorio Nazianzeno. Nel terremoto che aftlisse diverse contrade dell'oriente nel 44?> s- Proclo seguì i suoi diocesani, che avendo abbandonato Costantinopoli, erravano qua e là ne'campi; li consolava ed esortavali ad implorare la divina mi- sericordia, col ripetere il Trisagio (?'.). Morì a'24 ottobre dello stesso anno 447> nel qual giorno si celebra la sua festa , essendo nominato nei menologi de'greci e nel calendario moscovita. Dalle opere che ci restano di s. Proclo si vede che i suoi lumi erano eguali al suo zelo. Le sue lettere hanno per oggetto precipuo le questioni che insorsero al suo tempo sopra l'Incarnazione. Alcunedellesue o- melie, che abbiamo in numerodi 20, so- no un elogio della B. Vergine, e vi si pro- va che le viene dato a giusta ragione il titolo di Madre di Dio; le altre trattano in gran parte dei misteri di Gesù Cristo, e contengono delle istruzioni sulle prin- cipali feste dell'anno. Gli orientali attri- buiscono a s. Proclo V ultima revisione della liturgia di s. Gio. Crisostomo o del- la chiesa di Costantinopoli, e quella di s. Giacomo o della chiesa di Gerusalemme. PROCONSOLE. F. Pbomncia. PROCOPIO (s.), martire in Palestina. Nato in Gerusalemme, si ritirò a Belhsan o Scitopoli, ove fu ordinato lettore ed e- sorcista. Visse in una perfetta castità e nella pratica delle più grandi austerità , cibandosi di solo pane ed acqua, e passa- va anche due o tre giorni senza mangia- re. Possedeva perfettamente la scienza dei greci, ma era ancor più versato nella co- gnizione dei libri santi , colla lettura e meditazione de'quali nudriva e rafforza- va l'anima sua. Giunti in Palestina gli editti di Diocleziano contro i cristiani , 270 P I o nell'aprile del 3o3, s. Procopio fu il pri- mo fedele di quella contrada che versò il sangue per Gesù Cristo. Arrestato a Belhsan e condotto a Cesarea con molti altri cristiani^ fu da Paolino governato- re della provincia condannalo ad essere decapitato. S. Procopio è onorato dai gre- ci col titolo di gran marlire,e\a sua fe- sta si celebra il giorno 8 di luglio. PROCOPIO, Cardinale. Prete del ti- tolo di s. Ciriaco, fiori nel 743 sotto Pa- pa s. Zaccaria. PROCURATORI di Collegio del sa- grò palazzo apostolico, Sacri palalii apostolici causarum e collegio patroni. JVJorcelli chiama il curiale o procuratore di collegio, di palazzo in Roma, Palronus decurialis sacri palatii; il procuratore, iVoc-Mrafor.Collegioantichissimo, rispet- tabile e illustre, composto di 24 indivi- dui presi dal fiore de' difensori e procu- ratori del sagro Tribunale della rota ro- mana^.). Il seniore di essi ha il titolo di decano. Gode molte e distinte prerogative e privilegi, fra'quali la libertà di sceglie- re esclusivamente fra' procuratori rotali, quelli chegiudica meritevoli di rimpiazza- re i posti vacanti; l'onored'intervenireedi siedere nelle Cappelle pontificie, al quale articolo riportai tuttociò che li riguarda nelle sagre funzioni e processioni cui ce- lebra o assiste il Papa, con abito decoroso di cappa spiegata e nera (non paonazza come si legge a p. 26 del Commentario sulla processione del ss. Sagramento ), che descrissi nel voi. Vili, p. 92, oltre la fascia e berretta ecclesiastica. La cappa fuori delle cappelle pontificie non si spie- ga, ponendosi sulle spalle come una man- tella, ciò i procuratori praticano nella fe- sta di s. Michele, e in altri luoghi e circo- stanze, come ne'loro funerali, ed in quel- li degli uditori di rota cui intervengono, ciò che notai nel voi. XXVIII, p. 68; laonde si suol dire cappa rivolta, la cap- pa non ispiegata. Sempre il collegio eb- be impegno co'suoi suffragi di eleggere procuratori rotali idonei e chiari per vii- PRO tu morali e religiose, nell'onesto eserci- zio del loro nobile, importante e geloso uffizio, ed insieme periti nella giurispru- denza, onde riuscire decorosamente nel- l'esperimento legale che si fa innanzi al prelatodecanodcgli Vditoridi rola(fr.), ed aumentare il lustro del ceto. A mag- gior chiarezza delle mieerudite ricerche, premetterò quanto del collegio scrisse l'autore (Villetti nel 1781) della Pratica della curia romana t opera ristampata con osservazioni alle seguite variazioni nel 1 8 1 5, t. 2, cap. 2 : Della sacra Rota. » Questo tribunale della rota ha pure i suoi curiali, che si chiamano Sacri pa- latii apostolici causarum patroni, dei quali però non è prefisso il numero, ma si ammettono ad arbitrio del tribunale previo examme avanti mg.r decano e due de'curiali di collegio; e questa ammissio- ne si fa ogni 5 o 6 anni. Questi soli cu- riali così approvati, de'quali se ne stam- pa l'elenco, possono scrivere nelle cause che si trattano in rota. Dal ceto di que- sti curiali se ne scelgono 24,iquali si chia- mano Curiali di collegio, e godono gli onori e prerogative che competono agli avvocati. Hanno inoltre l'uso della fascia e berretta, ed ascendono alle cariche di commissario gerierale della r. camera e di sostituti commissari per ohilum di da- teria, presidente della segreteria de'mon- ti (luoghi), e fiscale della rev. fabbrica di s. Pietro in vigore di una costituzio- ne di Clemente XIII, e questo numero de'curiali di collegio, quando si trova mancante, si riempie a scelta del collegio medesimo. Gli avvocati possono scrivere in questo tribunale, e chi vorrà mettersi in avvocatura basterà che abbia il pri- vilegio del dottorato, faccia un memo- riale a mg.1' decano della rota, e se non è del ceto de'curiali rotali, allora sotto- scriverà una scrittura come curiale, ed il giorno dell'informazione si presenti a tutti gli uditori di rota, pregandoli a vo- lergli permettere di esercitare l'avvoca- tura". I curiali o procuratori rotali, ed PRO i procuratori di collegio intervengono a quella pompa chiamala, Cavalcata de- gli uditori della s. Rota romana (V.) , per la riapertura del tribunale, inceden- dovi al modo che ivi descrissi, tanto del- l'antiche cavalcate, insieme a quanto ora praticasi. Del nobilissimo e gravissimo, dignitoso e paterno officio di avvocalo, di difensore, di patrocinatore, parlai in molti articoli e particolarmente a Curia romana, Avvocati concistoriali, Difen- sori, Difensori della chiesa romana, Po- vero, Giurisprudenza, Legge, Diritto, Tribunali. Si chiama procuratore colui il quale è incaricato della procura di un altro, e che traila in suo nome, Actor: neli835ein 7 voi. Carlo Chiappini pub- blicò in Macerata, // Procura tote. Quin- di procuratore ad negolia dicesi quello cui si dà procura per trattare gli all'ari 0 negoziare: procuratore ad lites quegli che ha procura per difendere le cause dei clienti in giudizio, le cui funzionigli ven- gono attribuite per decreto giudiziario. Il procuratore ad lites, rappresentando i clienti, è incaricalo e responsabile deci- toli e documenti che gli sono affidati, di stendere gli atli nelle debite forme per la regolarità, l'ordine giudiziario,e di por- re le liti in istalo da poter essere giudi- cate. Può il procuratore ad lites difen- dere le cause tanto verbalmente, che per iscritto, purché ne sia espressamente au- torizzalo, il chealtribuisceal procuratore ad lites anche le funzioni di avvocato; di modo che può patrocinare ogni que- stione di diritto, o di formatila senza il ministero dell'avvocato; ma questi non può dispensarsi dal ministero del procu- ratore ail lites perchè incaricato di rap- presentare le parti esclusivamente a qua- lunque altro. Vermiglioli, Lezioni di di- ritto canonico t. 1, lez. 38 : Dei procu- ratori, li dichiara differenti dagli avvo- cati, mentre quelli non fanno che assi- stere la persona e scrivono in diritto, quando i procuratori sono quelli che as- sumono in sé la causa e la mutano sulla PPiO 271 norma della prassi giudiziaria, quando sono procuratori alle liti, per cui i pro- curatori altri sono quelli che vengono co- stituiti pegli affari, altri alle liti, e questi diconsi difensori j generalmente il pro- curatore da Cicerone fu detto Sicario dell'altrui diritto. Aggiunge, che secondo l'antico diritto non poteva giudizialmen- te agirsi che per sé stesso e in propria persona e non per altri, mentre nessuno ordinariamente poteva agire per altri, perchè l'agire essendo atto civile e legit- timo, questo richiede il principale, e sic- come l'azione è un diritto di agire in giu- dizio per a ver quello che si compete al pe- tente, così essendo un altro chechiede non chiederebbe per sé, ma per altri. Da que- sta regola dice ch'erano eccetluate le cau- se che riguardavano il popolo, la liber- tà, la lutela, ed in forza della legge Osti- lia pei furti che si commettevano contro quelli ch'erano presso i nemici o assenti pel pubblico servizio, per le quali perso- ne ognuno che poteva stare in giudizio poteva soltanto agire, attesa la difficoltà che tulio il popolo potesse convocarsi a trattar le loro cause, ed anche per que- sto non distrarre da tante opere che ta- ceva a pubblico vantaggio, pel comodo d'agire per urgenza e per togliere la con- fusione che ne sarebbe avvenuta. Quin- di Vermiglioli passa a fare la dislinzio- nesulle diverse specie de'procuratori, fra i quali annovera gli apocrisari o Nunzi (}'.), avvertendo però che il nunzio ese- guisce soltanto e manifesta il semplice e nudo fatto, come organo che annunzia ed eslerna la volontà del committente. Dichiara in fine, non convenire agli ec- clesiastici fare da procuratori, per le ra- gioni che si adducono dal 3.° concilio di Cartagine, meno che pegli affari della Chiesa, di misere persone e per loro stes- si, se non avessero congruo patrimonio, o ecclesiastico benefìcio bastante per de- corosamente sostentarsi. Ecco il canone del concilio: » Ut episcopi, et presby te- ri , et diaconi , vel clerici non sint con- 272 PRO ductores, neque procuratores privato- rum, neque ullo turpi., vel inhonesto ne- gotio victumquaerant quia respicere de- bent quia scriptum est: Nemo militari Deo implìcetse negotiis saecularibus " . Potrà bensì l'ecclesiastico far l'avvocato ne'tribunali ecclesiastici, scrivendo solo in diritto. Delle diverse specie de'procu- ratori eavvocali della curia romana trat- tano ancora: Cohellio, Notilia Cardino.- latus, etdepraecipuis romanaeaulae of- ficialibus j Plettenberg, Notilia Congre- gationum,el Tribunalium Curiaeroma- naej Manzi, De advocatis, procuratori- bus , defensor/bus età; Golini, Deprocu- raloribusj Costantini, De officio procu- ratoris fiscalis, del quale parlai a Fisco. L'origine de'procuratori di collegio ri- sale al pontificato d1 Innocenzo II [V.) del 1 i3o, dicendosi nel breve apostoli- co Superni: Nani ree. me. Innocentini II, qui in liane apostolicam sederti an- no Domini 1 i3o invitta assumptus est, annuum stipendium, sivehonorariumju- dicibus (F. Gitroicie il vol.XLVI,p. 1 1 3), advocalis, vel patronis romanae Urbis, de Camera sua constituisse traditur eo- rum fide solemni j tiramento adstricta in haec verba. «Ego etc. juro, quod ab bac bora in antea piacila, vel negolia romano- rum, in quibus advocalus ero, vel patro- nns, romanos maliliose non impugnabo, ■vel defendam, sedpro conscientia a Deo milii praestita secundum conslituliones, et leges, ac bonos mores ea tractabo; et postquam justitia de iisdem causisame cognita fuerit, si requisitus fuero, judi- cibus patefaciam; et eis in ipso judicio assensum meum adliibebo; pretium ex- inde non accipiam, uec per me, nec per inlerpositam personam suscipi permit- Udì; et si susceptum fuerit, postquam sci vero, infra quindecim dies illud reddi faciali) ; et patrocinium meum alieni ba- lenìi causanti, si ab eorogatus fuero, ma- Io studio non negabo". Questo giuramen- to si prestava sotto Innocenzo II anebe dai giudici e avvocali della corte roma- PRO ria; ne riporta l'intiera fòrmola Piazza, Eusevologio romano,lval. 3,cap. 5, laon- de riporterò quanto ommise il breve, do- po la parola negabo. » Salvisbeneficiis, quae babemus ab ecclesiis, vel aliis; et exceptis sententiis valentibus duodecim denarios quae gratis, et sine exceptione nobisofferuntur; baec omnia observabo bona fide, sine fraude, et malo ingeuio, quamdiu Papa Innocentius, vel succes- soribus suis centum libras valentem, de- nariorum Papalium, nobis advocatis, et judicibus annis singulis solvere perseve- rabnnt ". In conferma ebe il collegio dei procuratori ripete il suo principio da In- nocenzo II, o almeno gli diede una specie di forma di corporazione, leggo nel n. 1 1 9 dell'officiale Giornale, di Roma i 85o, ebe il ceto de'procuratori di collegio volendo felicitare il ritorno alla sua sede del re- gnante/,/o/^L(F.),mg.vAngeloM.,, Van- nini (attuale commissario generale della rev. cani, ap.), decano del collegio, ac- compagnato dagli altri componenti lo slesso collegio, gli significò con acconce parole i sentimenti di singoiar attacca- mento verso la s. Sede onde il collegio dei procuratori erasi sempre distinto, ram- mentando la sua antiebissima istituzio- ne, ed i benigni riguardi avuti da In- nocenzo li. In pari tempo il prelato de- cano partecipò al Papa come il collegio, giusta il diritto ebe ne ba dalle sue co- stituzioni, avesse nominati altri 8 a com- pletare il numero di 24 di cui esso col- legio si compone,avendo in vista di pre- scegliere tra ''curiali rotali persone non meno meritevoli per dottrina e onestà che per provata fedeltà alla causa del Pa- pato, onde la curia romana e segnata- mente il collegio de' procuratori ebbe in ogni tempo a segnalarsi. Il santo Padre corrispose con parole amorevoli, e si de- gnò mostrare gradimento. Nel citato bre- ve, e come indicai nel voi. XIX, p. 3o e 33, inoltre è dello, che nel 1 54 8 Paolo III per dimostrare l'animo suo alle be- nemerenze del collegio, con lettera apo- PRO stolica in forma di breve, gli concesse luo- go nelle cappelle pontificie e nelle pub- bliche processioni, dopo gli avvocati con- cistoriali. Qui noterò, che antichissimo è simile intervento degli avvocati e per- sone di curia, massime i curiali e giudici palatini (anche alla Elezione de Papi), alle pontifìcie funzioni, come descrissi nei citati e altri articoli, avendo ricordato a Curia gl'intervenliallecavalcatepei Pos- sessi, ne'quali ricevevano il Presbiterio (Z7.). Nel 1601 fu pubblicato in Roma l' importante Trattato delle opere pie di Roma, di Fanucci, sul quale io e chi mi precedette studiammo. Nel cap. 3 del lib. i : Del collegio de' procura lori delle cau- se, si apprende. Che dopo gli uditori di rota e notali del sagro palazzo, e gli av- vocali concistoriali con bell'ordine fu po- sto il collegio de' procuratori delle cau- se, ordinato nel i 34o (in Avignone) da Benedetto XII insieme con quello degli avvocati concistoriali. Avere una bella cappella sotto l'invocazione di s. Miche- le arcangelo suo protettore {coelestìs fu- stiliae ministri, dicono gli Stallila del col- legio), nella Chiesa di s. Eustachio (F.)3 dal collegio fornita d'ornamenti e sagri paramenti necessari, con cappellano che continuamente vi celebra la messa. Nel- la festa di s. Michele si cantava la messa e il vespero solennemente e con musica, avendo fatto un bell'apparato. Celebra- vano ancora la festa di s. Lorenzo mar- tire nella chiesa di s. Lorenzolo in Bor- go {de'Scolopi, Fedi), a\\a quale interve- nivano quasi tutti collegialmente. Avea- no il luogo del loro collegio nella Riton- da (o Chiesa di s. Maria ad Martyres o Pantheon, Fedi)j e quando vacava l'ar- cipretato della medesima, erano soliti a- verneil giuspatronatoe la presentazione. Morendo alcuno del collegio l'accompa- gnavano alla sepoltura e dentro l'oliava gli celebravano l'uffizio de'defunti,e nel- la commemorazione di questi un anni- versario generale per le anime de'colle- ghi trapassati. Difendevano le cause e liti VOL. tv. PRO 273 de'poveri senza alcun premio,ma solo per carità e per amor di Dio. In ciò teneva- no quest'ordine. Imbossolavano le poliz- ze coi nomi e cognomi de' collegiali, e quello che ne usciva dovea prendere con pietà, gran cura e diligenza la difesa di quel povero che avea implorato il patro- cinio. Qualora poi al povero fosse sospet- to l'uscito a sorte o per qualche giusta ragione non ne avesse piena fiducia, se n'estraeva altro per contentarlo piena- mente. Renazzi, Storia dell'università di Roma voi. 4» P- 4°j come Fanucci riten- ne l'originedi questo antico collegio con- temporanea a quella degli avvocati con- cistoriali: dovea dire piuttosto riordina- mento, necessario dopo il trasferimento della residenza del Papa e della curia in Avignone (F.), ove rimase in 7 pontifi- cati, restandone pi iva Roma dal i3o5al 1 3y7, perchè quando i Papi risiedeva- no in Avignone, come formossi la ma- tricola degli avvocati che soli potessero in avvenire perorare in concistoro avanti al Papa le cause contenziose, così egual- mente la matricola si formò de'procura- tori,aiqua!i soltanto fosse ivipermessodi proporle e atlitarle. Afferma Renazzi che questa è l'opinione d'alcuni, citando Ve- stri III prax. e Fanucci, adottata dal car- dinal de Luca, Relal. Rom. Cur. cap. 2, Disc. 46, § v, n.° 106, che chiaramente scrisse in Avignone e nel 1 34o da Bene- detto XII avesse principio il collegio dei Procuratori concistoriali jàoèslabilmen- te eresse in collegio il ceto. Siccome però in progresso non più le cause contenzio- se (come notai a Concistoro e Congre- gazioni cardinalizie, ma più tardi) agi- ronsi nel. concistoro pontifìcio, ma ven- nero dai Papi delegate a diversi ceti ec- clesiastici, addetti al loro servizio, donde provennero i tribunali degli uditori di rota (lo credo e dimostrerò assai ante- riore) e de Chierici di Camera (F.) apo- stolica ; perciò non occorrendo ulterior- mente nel concistoro l'opera de'procura- tori, cessò a questi la primitiva denomi- 18 *74 PRO nazione di concistoriali, e con quella in- cominciarono essi a designarsi di Piocu- ratori delle cause del sagro palazzo a- postolico, cioè attitabili ne' tribunali eser- centi nel dello palazzo la cognizione e de- cisione delle cause contenziose, qual de- nominazione ancora ritengono (stampò l'opera nel i8o5). Inoltre nel breve Superni si celebra Paolo V deli6o5, il quale con breve ri- portato da Costantini, Rot. Decis. 5 1 8, n.° 45 (come quello che qual membro di questo collegio copiosamente ne trat- ta), rimarcando essere stalo costante uso, in parità di circostanze, di preferire nelle ammissioni i figli e nipoti di quelli che furono al collegio già ascritti, nell* ap- provare e confermare gli usi e gli Stallila, the avea fatti rivedere al celebre prelato Gio. Battista Coccino decano degli udi- tori della romana rota , die più stabile forma al collegio, che secondo l'espres- sioni di Renazzi, essendo stalo sino allora recettizio,\o rese numerario, delerm ina li- do che iu avvenire fosse composto di 24 procuratori, scelti tra'procuratori appro- vati dalla s. rota più abili e accredi tati per onestà, costumatezza, probità e dottrina nell'esercizio di aitila re e trattare le cau- se del foro, dovendosi un riguardo alla nobiltà de'uatali. Concesse Paolo V al col- legio diversi privilegi, ed in segno delle prerogative di poter patrocinare le cau- te nel tribunale della rota, come di trat- tare qualunque negozio, gli accordò la Berretta (#\J ecclesiastica ed il mantel- lo. Paolo V encomiò i titoli di lodevoli benemerenze del collegio nel trattare i pubblici negozi, la gratuita difesa e pa- trocinio de'po veri, per cui si meritò dai predecessori che dal loro celo si prendes- te il Commissario generale della came- ra ( V.\ Prelato (V.) di Manlellone, il Prefetto per obititm (P.) della dateria , i Luogotenenti (V.) civili e del Tribuna' le del Governo {P-), ed altri oflìci. Os- serva ttenazzi che il collegio fiorì sempre nella curia romana per soggetti che lo PRO hanno illustrato anche con opere legali date alle stampe, come pure per le di- gnità cui furono innalzati,eziandio avanti Paolo V; imperocché nel i5gg era sla- to sublimato alcardinalalo Domenico To- sdii, ed io aggiungerò nella biografia che lo si voleva acclamar Papa. Anche Re- nazzi parla del privilegio di Paolo 111, dell'intervento di due procuratori colle- giali nelle cappelle papali, e dell'intiero collegio nelle processioni e altre funzio- ni pubbliche, procedendovi dopo gli av- vocati concistoriali. Dice pure che il col- legio godeva il gius di nominare l'arci- preledella chiesa collegiata di s. Maria ad Marlyres. Noterò che aulicamente il col- legio officiava nella suddetta chiesa di s. Lorenzolo, poi passò a quella di s. Maria ad Marlyres: accantoa s. Lorenzolo vi è il palazzo Serristori, sul quale il collegio go- de annuo canone, dicesi per disposizione del cardinal Armellini. L'Amydeno, De pietale romana, pubblicata neh 625,par- landò della caritatevole difesa de'poveri, rende il seguente elogio ai procuratori di collegio:» Praestaturetiam juxlacaussa- rumdefensioabalio longe antiquiori Cu- riaeProcuratorumins.Eustachiifundato collegio, e quo pauperibusassigna tur pro- curatores, qui eorum caussis adsint ini- mo ipsum sacrae Rotae tribunal siquis pauperem se ostenderit ne ob inopiam, caussam, et ex ea jus oriens deserei e co- gatur eidem procuratorem, etadvocalus destinai, ac scriptum abactuario nullo praemio exhibendas decernit." Leggo nel Traclatus s. Rotae del decano della me- desima Emerix, tit. 36: De Collegio pro- curalorum causarum palatii apostolici, che prima di Paolo V si componeva di 1 o, onde quel Papa l'aumentò a 2.4, do- po che il decano Coccino rivide e corres- se gli statuti. Che alla cavalcata e alle ese- quie degli uditori di rota erano invitati i procuratori di collegio, i quali per la festa di s. Michele invitavano gli uditori e gli avvocati concistoriali nella lorocap- pella. Che nel 1676 insorse controversia PRO tra i procuratori collegiali e i procura- tori rotali, circa lo scrivere nel tribuna- Fé, ma sebbene composta dagli uditori Taja e Visconti poi si rinnovò. Vedasi la Decis. cor. Moline* 24 martiix 702, lam super petilorio, quarn super possessorio. Piazza nella Gerarchi a cardinalizia che pubblicò nel 1 703 (oltre quanto analoga- mente disse neìSanluario romano pub- blicato nel 1675 a p. 326, e nell' Emerolo- giostampatoneh7ig ap. 607) h p. 854 descrivendo i pregi della diaconia cardi- nalizia di s. Eustachio, dice che ivi il col- legio de' procuratori della s. rota aveva il giuspatronato della cappella di s. Mi- chele arcangelo, al quale celebrava con solennità la festa della dedicazione a'29 settembre, come suo protettore e difen- sore della chiesa, perchè gli si attribuisce tenere le bilancie della giustizia de'meriti e demeriti de'fedeli. In questa cappella intervenivano gli uditori di rota, gli av- vocati concistoriali e tutti gli avvocali e curiali della curia romana, recitandovi il sermone un alunno del collegio Naza- reno degli scolopi. Anche Piazza crede che la prima origine del collegio derivi nel 1 34o da Benedetto XII, e che dopo varie vicende riprese il suo antico lustro e splendore per Paolo V, il quale sliman - dolo molto utile al pubblico e di decoro alla romana curia, gli die nuove regole e statuti, e acciocché fosse più cospicuo lo compose di 2.4scelti procuratori di ma- tura età, di esemplari costumi, di lunga sperienza legale, passando prima d'esse- re ammessi a severo esame per scanda- gliarne il merito. Quindi dover giurare fedeltà alias. Sede, patrocinargralù ipo- veri, vedove e pupilli, astenersi dal di- fendere cause ingiuste, per cui il collegio acquistò grandissimo credito, chiaman- dolo seminario di pubblici manlenitori della giustizia, strenui difensori delle leg- gi civili e canoniche ; laonde alcuni fu- rono elevati alla porpora cardinalizia, al- la dignità vescovile, alla custodia del pa- trimonio apostolico, alle prelature ed al- PRO a75 le presidenze di tribunali e governi, men- tre Mario Perusco fu promotore della fe- de al concilio di balenino V. Dice anco- raché il ven. Innocenzo XI ebbe in sì gran stima la fedeltà, prudenza e rettitudine de' procuratori di collegio, che ordinò ad essi soli doversi affidar le cause più gravi e più gelose, anche delle beatifica- zioni e canonizzazioni, decreto che pun- tualmente osservò la congregazione dei riti. In fine che tra le sue prerogative il collegio gode la precedenza a tutti gli al- tri curiali, e che vennero ammessi quali consultori nella congregazione di rifor- ma, comechè tenuti oracoli nelle mate- rie più ardue della romana curia. Apprendo da Berniuo , // tribunale, della s. Rota, Roma 1 7 1 7, p. 20 1, par- lando della giudicatura del medesimo, che le cause che si propongono nell'au- ditorio e diconsi rotali, ad esclusione d'o - gni altro, solo è permesso avanzarne la procura a distinti e precisi procuratori che parimenti diconsi rotali, da'quali è formato un collegio, che si mantiene iu tanta riputazione e onore, che in man- canza d'alcuno di essi s'affollano i con- correnti per riempirne il luogo. Da essi poi si richiede un forte esame avanti il decano della rota coll'assislenza de'più anziani de'procuratori collegiali, con la cui approvazione essi riportano un po- tente attestato di soli poter essere am- messi alla procura delle cause rotali. Pre- gio non men decoroso a loro che rimar- cabile al tribunale, al progetto delle cui cause è scelto il fiore della curia roma- na. A'25 dicembre i5o2 il cardinal Pic- colomini diacono di s. Eustachio, il ca- pitolo ed i canonici aveano concesso al collegio de'procuratori l'uso della cap- pella di s. Michele iu detta chiesa, per e- sercitarvi le loro opere di pietà, celebrar- vi la festa con dare due ducati d'oro al capitolo se vi assisteva, eziandio con fa- coltà di celebrare i funerali a que'pro- curatori che si tumulavano nella sepol- tura dui coll«gio fabbricata. Insorte rè- 276 PRO plicate vertenze per l'ufficiatura, avendo il collegio chiusa la cappella con ferrata, non che pel l'istauro (riuscì maestosa e vi fu eretto un bellissimo deposito di pie- tre rare a mg.r Cavalieri segretario di pro- paganda) e altra sepoltura, Benedetto XIII imposto silenzio alle liti, rivocò la concessione col moto-pi opvìoEssendoper anche, de'26 marzo 1729, Bull. Rom. t. i3, p. 3cji. Per dette controversie ri- levo da Reuazzi che fino dal 1708 per annuenza del collegio rettorale i procu- ratori di collegio incominciarono a ce- lebrare con nobile apparato la festa di s. Michele nella chiesa dell' Università ro- mana (P.), coll'intervento degli uditori di rota, avvocati concistoriali e altri di- stinti avvocati (si prosiegue tuttora, poi- ché il n.° 226 del Giornale di Roma 1 85o Io riporta, insieme ai nomi degli 8 nuo- vi procuratori suindicati di recente am- messi nel collegio), ai quali si fa la di- stribuzione di mazzi di fiori finti; canta la messa solenne il i.° custode della Bi- blioteca Alessandrina, e dopo recita una orazione latina in lode del s. Arcangelo un alunno del Seminario Vaticano. Ol- tre a ciò Renazzi rimarca checirca a tal tempo deve anche il collegio aver otte- nuto la facoltà di adunarsi in una delle sale dell'università. Leggo nel p. Erra, Storia della chiesa di s. Maria in Por- tico di Campitela {P .), che i padri Chie- rici regolari della Madredi Dio jtiel 1 738 concedettero al collegio de' procuratori delle cause del s. palazzo apostolico la cappella di s. Michele (la i.'a destra del- l'ingresso della chiesa), la quale fino al 1728 era servita per passare dalla chie- sa alla sagrestia vecchia e nel decennio seguente era stata dedicata al ss. Croce- fisso. Il collegio in parie l'ornò con iscel- te pietre, ed il quadro di s. Michele (tra- sportalo da s. Eustachio, come rileva- no 'fili, Descriz. delle pitture j e Nibby, Roma urli 838) al quale dedicò la cappel- li, the è una delle bellissime opere del cav. .Sebastiano Conca. Dice inoltre che con PRO buona musica vi facevano cantar due messe l'anno, una pei defunti del colle- gio,l'altra per mg/ProsperoTurchi com- missario della camera; e con simile mes- sa è suffragato ciascun procuratore in morte, coll'assistenza del collegio a tut- te. Qui hanno la loro sepoltura con que- sta iscrizione: Colleg.S. P. A. — Caus. — Patron. In questa cappella i detti religio- si solevano rappresentare il Presepio. Cle- mente XIII, già uditore di rota, amore- vole con questo rispettabile collegio, do- po aver fatto esaminare i riformati sta- tuti dal collegio, li confermò con paiole di lode e con compartire nuovi privilegi e onori, aumentando il numero de'cospi- cui impieghi legali da conferirsi privati- vamente ai procuratori collegiali, e attri- buendo loro di usare nelle funzioni e atti pubblici la berretta già da Paolo V con- cessa, e di cingere sulla veste talare una fascia nera a contrassegno di distinzione e di onore. Il Papa ciò fece col mento- vato breve, Superni disposinone consi' Hi, de'3o marzo 1 765, e v'inserì gli Sla- ttila, stampandosi a parte in detto anno cogli autori che trattano delle preroga- tive del collegio. E' riportato pure da Re- nazzi a p. 442 senza gli Slatina, e con questi dal Bull. Rom. coni. t. 3, p. 108. In questi statuti nel cap. 3 è stabilita la forma dell'ammissione, da farsi nella sala dell'università romana a pluralità di suf- fragi decomponenti il collegio. Dopo se- guita la elezione, si eleggono dal ceto stes- so tra'seniori due esaminatori, quindi se ne dà partecipazione al decano della rota perchè stabilisca il giorno, onde avanti di lui gli eletti subiscano l'esame di quel- la decretale che debbono spiegare, pas- sate le 24 ore dacché a loro è stata co- municata, dovendo in giure quanto in pratica rispondere a que' punti che agli esaminatori e al decano della rota pia- cerà proporre. Riusciti idonei, in altro giornoalla presenza del collegio e del me- desimo decano della rota, in ginocchio fanno la professione e il giuramento: di PRO fedelmente per la giustizia e senza ter- giversazioni difendere le cause, je di ricu- sar quelle che sembrassero ingiuste, ve- gliando poi all'esecuzione del promesso i due deputati difensori. Il cap. i i.° trat- ta del patrocinio de'poveri; il 12.0 che possono scrivere e difendere le cause co- me gli avvocati. Confermando dunque Clemente XIII gli anteriori privilegi, e nominatamente gl'impieghi che al col- legio si conferivano per disposizione di Paolo V e notati di sopra, in perpetuo confermò pure quelli de' 3 procuratori o sostituti della Camera apostolica (F.), di fiscale della Congregazione della rev. fabbrica di s. Pietro {V.) , di segretario e amministratore de Luoghi di Monte (V.). Renazzi che fece di comune ragio- ne la sua Storia ne'primi del corrente se- colo e quando mg.1' Nicola M.' Nicolai (profondamente erudi lo nelle cosecame- rali di cui ci die pregiate opere) fu fatto commissario generale della camera, ce- lebra i tanti pregi del collegio, si gloria di avervi fatto parte il suo degno geni- tore qual i.° sostituto commissario del- la camera apostolica; e qual primario e onorevolissimo collegio tra'procuratori che trattano le cause nella curia roma- na, ebbe sempre sopra di essi il diritto di precedenza, in contraddittorio giudi- zio solennemente comprovato, citando le Rot. Decis. rjfì. e 773 cor. di Molin; laonde avere il collegio sempre esatto e godere tuttora in Roma la pubblica sti- ma e i riguardi di tutti i tribunali della curia romana, specialmente di quello del- la rota nelle materie di pratica forense, su cui nasca controversia, la quale suole richiederei! voto del collegio: ed inoltre l'esame pel notariato, il privato diritto di esser scelti in curatori de'futuri ai fi- decommissi o primogeniture chiamati, oltre il godere parecchie lucrose e con- siderabili cariche legali per antica con- suetudine o concessione de'Papi annesse al collegio. Continuando il collegio nella generale estimazione, Leone XII con le PRO 377 sue concessioni pose il suggello al com- plesso di sì decorose e utili prerogative. Primamente con l'onorevolissimo bre- ve Magnimi quiddam,de'2. 1 giugno 1 82.5 e stampato , con ampli encomi esaltò il collegio, rammentando i suoi pregi e le grazie de'suoi predecessori,ripristinò l'in- terrotto intervento alle cappelle pontifi- cie con quelle vesti che nominai: » Ve- ste cuculiata, qua utuntur s. concistoria- lis aulae advocati, cum sola differenza, quod loco saguli coloris violacei habeant sagulum coloris nigri, quodque capu- tium, loco mustellae albae, et serici ru- bei, sit omni tempore serico nigro sub- sulum; eaque vestis superponatur tuni- cae panni nigri tempore hyemis, et se- rici nigri tempore aestivo, ornatae, utso- let, fascia cum floccis nigris". Stabili che dovessero intervenire due procura- tori nelle funzioni ordinarie, non meno di 4 né più di 6 nelle solenni, dovendo sedere e incedere nelle processioni dopo i procuratori generali e il Confessore del- la famiglia pontificia (F.). Conferman- do tutti i privilegi goduti dal collegio per ulterior premio alla sua dottrina, probi- tà e diligenza. Finalmente col moto pro- prio de' 2 1 dicembre 1828, del quale par- lai a Congregazione delle acque (Nico- lai, Presidenza delle strade e acque ne fa menzione nel t. 2, p. 1 66 ; Fea nella Sto- ria delle acque a p. 1 86), LeoneXII con- ferì al collegio gl'importanti uffici di Fi- scale delle Strade e di Fiscale delle Ac- que, Fiscalis viarum, Fiscalis aquarum. Il successore Pio Vili fece decidere una questione insorta tra il rispettabile decano della rota ed il collegio de' pro- curatori, sull'antica prerogativa che ili." gode d'un autorevole commendatizia nel- la presentazione che suol fare al collegio d'un curiale o procuratore rotale, nel ca- so di concorso ai posti vacanti de' procu- ratori del medesimo. Pertanto deputò una congregazione di cardinali composta degli eminentissimi Pacca, Dandini e Cri - staldi, la quale dopo avere attentameli- 378 PRO te esamiuate le ragioni addotte tarilo da mg.r decano della rota , quanto dal de- cano de'procuratori di collegio, decise ad unanimità che la presentazione solita far- si dali.° in caso di vacanze aperte nello stesso collegio »-non può e non deve esse- re considerata che come una commendati- zia autorevole, e che essa non deve rigi-tai - darsi come un diritto a cui non possa far- si opposizione". Questa decisione fu ap- provala dal Papa, e di suo ordine a' 16 agosto 1829 comunicata alle parti con- tendenti dal segretario di stato cardinal Albani, il quale scrisse inoltre al decano de'procuratori : » Tanto si notifica, on- de specialmente per la espressa sanzione data dal santo Padre a questa decisione, deliba colla medesima imporsi silenzio ad ogni ulteriore reclamazione., e si passi senz'altroa provvedere in conformità del- la medesima tanto la vacanza attualmen- te aperta nel collegio de'curiali, quanto ogni altra che col decorso del tempo verrà ad aprirsi". Il fatto del 1829 si rinnovò fra mg/ decano della rota ed il collegio dei procuratori nel 1 85o. Laonde il Papa Pio IX, con dispaccio de'20 settembre della prefettura de'sagri palazzi apostolici, or- dinò :» che in vista delle particolari cir- costanze avea disposto che l'installazione de'nuovi curiali di collegio , senza nulla innovare alle disposizioni preesistenti, do- vesseaverluogoperqueslasola volta pres- so lo stesso cardinal prefetto de'sagri pa- lazzi apostolici " ed il giorno 27 settem- bre i85o ebbe il suo pieno effètto. I mem- bri del collegio col decano si leggono nel- le annuali Notizie di Roma, nella cate- goria Collegio de' Procuratori del s. Pa- lazzo. Allorché sono eletti, -si pubblicano nel giornale officiale di Roma, ed ai me- morati esempi aggiungerò il n.° 72 del Diario di Roma i829,ediln.° 17 dello stesso Diario i844>,,endendo conto delle sessioni perciò tenute nelP università ro- mana presiedute dal decano o pro-deca- no del medesimo. PROCURATORI GENERALI DE- PIIO GLI' ORDINI RELIGIOSI, Procuralo- res generales ordinimi. Religiosi che eser- citano la ragguardevole carica e offizio di trattare i negozi, gli affari e le cause dei rispettivi Ordini religiosi o Congrega- zioni di comunità {J^.), e de* loro indi- vidui correligiosi o confratelli, in Roma presso la s. Sede, nel le congregazioni car- dinalizie, ne'tribunali ecclesiastici e altri. L' offizio di procuratore generale è una carica onorevole e distinta che talvolta il superiore generale, ed ordinariamente l'ordine o la congregazione conferisce ad alcuno de' primari e sperimentati suoi in- dividui per la fiducia che vi ripone, sce- gliendo al delicato e laborioso incarico quello di cui hanno prove di attività, dili- genza, prudenza, e che fornito sia di quelle cognizioni necessarie al trattamento de- gli affari. Questa elezione ha luogo ne'ca- pitoli generali per lo più ad triennium, dopo il quale il definitorio generale con- ferma gli attuali procuratori o ne elegge altri. Talvolta i generali sogliono propor- re ai capitoli e definitorii qualche reli- gioso che credono opportuno. Siffatta di- sciplina varia secondo le regole e costi- tuzioni de'rispettìvi ordini e congregazio- ni, essendovene anche ad setsennium. I procuratori generali degli ordini e con- gregazioni monastiche e quelli de' cano- nici regolari sono anche abbati, e talvol- ta eziandio abbati di governo de' mona- steri e canoniche di Roma. In alcuni or- dini vi è il vice procuratore generale, al- meno per assenza o impotenza de'procu- ratori, i quali sogliono avere un religio- so compagno, oltre il converto. Anche le monache nelle loro clausure hanno le procuratrici, come le hanno alcune loro congregazioni e denominate procurataci generali. Destinato il procuratore gene- rale al servizio di tutto I' ordine o con- gregazione, è in conseguenza di tutte le sue provincie, conventi, monasteri, col- legi o case , il rappresentante del mede- simo, quello che veglia al suo decoro, ai suoi bisogni. L'origine de'procuratori gè- PRO nerali nella curia romana è antichissima, come ho rimarcato negli articoli speciali che li riguardano, ed incominciò in dif- ferenti epoche, a seconda di quelle dell'i- stituzione di sua corporazione, o de'loro bisogni spirituali e temporali colla sede apostolica, per ottenere dalla sua mater- na benignità indulti, dispense, benepla- citi, privilegi, indulgenze e altre grazie, non che per rispondere del proprio or- cline o congregazione. Anteriore o con- temporanea all'origine de'procuratori ge- nerali fu quella del Protettore [F.) de- gli ordini e congregazioni religiose, nel quale articolo pure parlo de'procuratori generali. I procuratori generali dimora- rono sempre ne' conventi , monasteri e ospizi di Roma o de'luoghi ne'quali per le vicende de'tempi si trasferì la romana curia col Papa; quindi furono a Perugia, Orvieto, Asisiy Filerbo, Anagni e pre- cipuamente in Avignone, ove fecero re- sidenza diversi Papi. Avvicinando i pro- curatori generali i Pontefici, i cardinali, la prelatura, poterono essere conosciuti t ineriti di moltissimi, venendo impiegati in gravissimi affari della Chiesa e fatti con- sultori, esaminatori, vescovi e cardinali, e qualcuno fu degno del sommo ponti- ficalo, come Sisto IV, Sisto V e Grego- rio XVI. Piacque alla s. Sede di qualifi- care molti de'procuratori generali, massi • me degli ordini Mendicanti (F.)t con dare ad essi luogo nelle Cappelle ponti fìjcie{f' '.), anche delle congregazioni monastiche o- rientali, e con ammetterli a sermoneg- giare e predicare nelle slesse cappelle in tempo della messa solenne, cioè nelle do- meniche dell'avvento e di quaresima, co- me per altre ricorrenze, e con quelle pre- cedenze che con diffusione descrissi al ci- tato articolo. I procuratori godono ne'lo- roordi ni e congregazioni distinzioni e pri - vilegi, venendo eletti per quel tempo che prescrivono le loro regole e costituzioni. Ordinariamente i procuratori hanno pro- prio sigillo , il quale andò sottoposto a cambiamenti. In alcuni ordini regolari vi PRO 27^ hanno de'procuratori delle missioni loro affidale, delle quali parlai ai loro artico- li. F. Religiosi e Religiose. PRODIGIO. F. Miracolo. PROFESSIONE DI FEDE, Projes- sio F'idei, Sac'ramentum ex formula ca- thoì cae professionis dicere. Dichiarazio- ne. pubblica„ed in iscritto sulla credenza della Fede (F.) Cattolica (F.) , o Con- fessione /li fede (F.)j dichiarazione so- lenne della propria credenza sulla reli- gione, che anticamente si faceva innanzi le reliquie de'martirio sull'ambone, co- me dissi a Pulpito, sul quale ne'concilii si pronunzia dal Papa e dagli altri , al modo che descrissi nel voi. XV, p. i 74- E antichissima, e nel libro Diurno (F.) sono registrate le forinole delle profes- sioni di fede fatte dai romani Pontefici. F. Simbolo. Dichiara Derni no, Istoria di tutte l'eresie, che la confessione o profes- sione di fede spetta al Pontefice della me- desima, il Papa, senza la cui approvazio- ne, o consenso de'suoi legati, mai in tutti i concili*! fu stabilita alcuna confessione o professione di fede. Quella che il dottore s. Basilio mandò a Giuliano apostata, era concepita così : » Secundum immacula- tam f idem chrislianorum , quam divini- tus sumus sorliti , confiteor et polliceoi credere in unum Deum Patrem omnipo- tentem, Deum Patrem , Deum Filium , Deum Spiritimi sanclum unum Deum, tria adoro et glorifico. Confiteor auteiu incarnatati! Filii dispensationem, et Dei genitricem s. Mariam qùae illuni secun- dum cameni peperit. Suscipioautem,et sanctos Apostolos, Prophetas et Marty- res, et ad supplicalionem quae est a Deum hos invoco, ut per eos, idestper jnterven- tionetn eorum, propitius mi hi sit mise- ricors Deus,etculparum mihi redemptio fiat, et condonetur. Unde et characlere* Imaginem eorum honoro et adoro. Prae- cipue cum hoc traditimi a sanctis Apo- stolis, et non prohibitum sit, quiu et in omnibus ecclesiis nostris ostenditur de- pictum ". Papa s. Ormisda del 5i4 *• ?.8o PRO ▼endo ricevuto dall'imperatore Anasta- sio ambasciatori laici in negozio di reli- gione e scoperti quali eretici, li rimandò a Costantinopoli, notificando all'impera- tore, che la nostra volontà si conosce più dai fatti che dalle parole; ed acciocché il cattivo esito del l'affare si attribuisse ai raggiri dell'imperatore e non a lui, spe- di in oriente molte lettere pei suoi legati al medesimo, al vescovo, al clero e altri personaggi, tutte ripiene di santo zelo, e loro diede una nuova confessione di fede, acciò la sottoscrivesse chi voleva comuni- car colla s. Sede, tutto narrando il citato Bernino, parlando di questa professione di fede prescritta agli orientali. L' impera- tore Giustino I fu ili. ° imperatore ad es- sere incoronato nel 525 dal Papa che fu s. Giovanni I , ma prima della benedi- zione fece la professione di fede a voce e in iscritto, rito che poi fu sempre pra- ticato nella coronazione dell'Imperatore (J7.), con formola che ivi riportai. Ve- dasi Marlene , De anliq. eccl. ritib. lib. 2, cap. 9. Quando l'imperatore Giovan- ni I Paleologo abiurò gli errori de'greci a Urbano V, fece la professione di fede. Giustiniano I nel 536 voleva obbligare Papa s. Agapito I a comunicare con An- timo vescovo eretico , al che vigorosa- mente ricusandosi il Pontefice, a questi I imperatore ravveduto trasmise la pro- fessione di fede, di proprio pugno sotto- scritta, che si legge in Labbé, Condì, t. 4, p. 1801. Papa s. Gregorio I nel 590, dopo la sua elezione, nel la lettera che scris- se ai patriarchi di oriente, inserì la sua professione di fede, secondo la disciplina d'allora, e confermò il decretato cle'con- cilii di Pficea, Costantinopoli I., Efeso, Calcedonia e quello di Costantinopoli detto Quinto sinodo. V. Lettere apo- stoliche , Giudizi di Dio, Giuramento, Purgazione, in cui parlo delle diverse spe- cie delle professioni di fede. Teodoro I nel 648 scomunicò il patriarca Paolo , perchè ad onta della professione di fede era tornato agli errori dc'monotcliti. Nar- PRO ra Torrigìo, Grotte Vaticane,^. 177, che Felice arcivescovo di Ravenna, avendo fatto in Roma la professione di fede con- tro sua voglia , e di ciò accortosi Papa Costantino, nel 713 la fece porre in i- scrittura sull'altare di s. Pietro, dove mi- racolosamente fu trovata quasi tutta bru- ciata, laonde Felice pentitosi dell'errore e fatta penitenza, divenne di vita santis- sima. A Chiesa di s. Pietro in Vaticano, parlando dell'aitare papale che sovrasta la tomba del principe degli apostoli, ho detto che avanti di esso gl'imperatori cat- tolici si d'oriente che d'occidertte faceva- no la professione di fede, ed i calunniati dichiaravano la propria innocenza. Nel- l'opuscolo, «Se al romano Pontefice con- venga di abitare a s. Pietro , p. 44> os* serva 1' Olstenio che nella basilica Vati- cana il Papa nella sua consagrazione pre- slava il giuramento sul corpo di s. Pie- tro , de bene administrando Pontifica- tu,con formola riportata nel Diurno cap. 9. Qui nel medesimo tempo il Pontefice faceva la professione di fede, e ne man- dava copia a' principi e patriarchi , po- nendo l'originale sul corpo di s. Pietro, come si ha dal cap. iodi detto libro. In- di faceva la prima e solenne allocuzione al popolo, pregando poi pel felice gover- no della cristianità nel Pontificato (P.), il che corrisponde- alle odierne Encicli- che e Giubilei (^.). Si può eziandio ve- dere Elezione de' sommi pontefici, ed E- sclusiva. Novaes nel t. 2 delle Dìssert. sulle vi- te de' Papi, a p. 58 dice che nel VI se- colo era in uso che i Pontefici dopo la loro elezione facessero immantinente la professione di fede , in cui confessavano di tener la fede del concilio di Calcedo- nia (P.) e degli altri concilii generali, e poi l'inviavano alle altre chiese. Ciacco- lilo afferma che Bonifacio Vili la fece nella sua consagrazione; ma il Pagi lo confuta nel Breviar. gesl. Rom. Pont., di- cendola supposta, e che già i Pontefici da gran tempo prima erano soliti di fai la, PRO com'è manifesto dalla solenne profes- sione , eh' essi prestavano allorché eletti Papi erano sul punto di consagrarsi , la qual forinola viene riferita da Baronio, Annoi, eccl. an. 869, n.° 5g, e da molte altre pubblicate da Garnier nel libro Diurno Rom. Pont.- Oltre di che s. Ge- lasio I eletto nel 4g2J in una lettera pres- so Labbé, Concil. t. 4> P- « '63, dice a- pertamente : »Mos est romanae ecclesiae sacerdoti noviterconstituto formam fidei suae ad s. Ecclesiam prorogare". Di s. Gre- gorio 1, allegato da Novaes, lo dissi diso- pra. La stessa professione di fede, dopo la loro canonica elezione, trasmettevano ai sovrani,- chiamandola sinodica, non solo per autenticare la legittima loro promo- zione, ma anche per dare ad essi una re- gola di credere , dovendo ai donimi del romano Pontefice uniformarsi ogni prin- cipe cattolico, ogni imperatore, ogni re, come disse Venanzio Fortuna lo7 adJust. lib., p. 3^1. Stima dunque il critico Pa- gi che l'usanza di fare la professione di fede, subito che il Papa è eletto, sia ces- sata iu Urbano II del 1088, poiché dal- la lettera circolare di sua elezione, pres- so Mabillon, Mas. Ital. t. 1, par. 2, p. 4^, si legge: wConstat Urbanum II non ernisisse fidei professionem , a romani* Pontificibus emitti solitam , sed tantum declarasse se in omnibus Gregorii VII , decessoris sui vestigiis inhaesurum". Sem- bra però a Garnier, nelle note al citalo libro Diurno cap. i, §§ 33 e 35, p. 170, che tale uso cominciasse a cessare nel- l'intervallo tra il pontificato di Bonifacio "Vili, mentre il Ciacconio da questi lo fa derivare, al concilio di Costanza. «Nana Constantientes eam formulam velut an- tiquitatam, aliquatenus revocare velie ad usum visi sunt cum sess. 3g statuerunt, qua formula summusPontifex, antequam ipsius electio publicaretur , fidem suam profiteretur". Vedasi Lambertini, De ca- non, ss. lib. 8, cap. 12, n.° 3. Il p. Bec- chetti, descrivendo nella Storia ecclesia- stica i fasti del concilio di Costanza, tratta PRO 281 eruditamente di questa professione di fe- de, ed è di sentimento chei Papi comin- ciassero a cessare di farla fino da Clemen- te V, quando trasferì la residenza in A- vignone,dove trascurarono questo uso romano. Al presente appena eletto il Papa sot- toscrive le lettere di partecipazione di sua esaltazione ai cardinali che non si reca- rono al conclave, ed a tutti i sovrani, co- me di Gregorio XVI dissi nel voi. XV , p.'3l7. Quindi nel i.° concistoro segreto checonvoca, visi reca in pivialerossoemi- tra d'oro (mentre agli altri segreti ince- de colla falda, mozzetta e stola), ringra- zia il sagro collegio di averlo elevato al pontificato, poi giura formalmente di os- servare le bolle e costituzioni apostoliche o pontificie (le notai nelvol.XV, p. 24^ e 287 ed altrove), dopo la loro lettura, e pronunzia la professione di fede. Tutto dissi a Concistoro e articoli relativi, e no- minatamente parlando di Gregorio XII F, BenedettoXIII, Clemente XIV, Pio Vili, Gregorio XVI. Nella schedula stampata chedistribuisconoi cursori apostolici per detto concistoro si dice (per quelle di Pio Vili e di Gregorio XVI): » MoxSan- ctitas sua, rebus consistorialibus abso- lutis, inviolabilem nonnullarum praede- cessorum suorum constitutionum obser- vantiam promittet, atque jurabit ". Nel voi. XV, p. 245 riportai come Gregorio XVI prestò il giuramento di osservare le costituzioni apostoliche , enumerando le principali, ratificandolo col tatto degli e- vangeli. Nel n.° 60 del Diario di Roma 1846 si legge come il regnante Pio IX nel suo i.° concistoro espresse le più di- stinte grazie al s. collegio con dotta ed elegante allocuzione, cui rispose il cardi- nal Macchi sotto decano in nome e per parte de'suoi colleghi con analogo discor- so. In fine il Papafece giusta il costume la professione della fede, e prestò il giu- ramentoallccoslituzioni apostoliche. An- ticamente nei conclavi sisolevanodai car- dinali formare, sottoscrivere e giurare 282 PRO alcuni capitoli, perla buona amministra- zione del pontificato e altro, quali rati- fjcava l'eletto Papa : ne parlai inpiu luo- ghi e ne' voi. XV, p. 280,284, 285, LI I, p. 275 e 276. Inoltre a Presbiterio del Papa dissi che questo già nel IX secolo era solito di promettere il mantenimen- to delle cose spirituali e temporali. Leg- go in Riganti, De Prolonotariis, p. 3i, che anticamente spettava ai notari della s. Sede lo scrivere la professione di fede, che i Papi facevano avanti la consagra - zione , dopo di che i notari la sottoscri- vevano per autenticità del seguito atto. Inoltre i Papi rinnovano la professione di fede prima di morire, ed a Penitenziere maggiore notai che talvolta essi la lessero per mancanza di forze nell'agonizzante Pontefice. A Estrema unzione parlai di quei Papi che la ricevettero due volte, e che peraltreltante fecero la professione di fede'. Il ven. Innocenzo XI toccò colla ma- no la formola della professione di fede , in segno di piena adesione. Clemente XI Ja fece sottoscrivere dal maggiordomo nel timore che gli si volesse far firmare qual- che carta in bene del cardinal nipote: glie- l'avea presentata il prefetto de' ceremo- nieri. Innocenzo XIII la sottoscrisse a te- nore del costume. Egualmente volle sot- toscriverla Benedetto XIV, dopo diche segnò ancora il decreto di beatificazione del ven. Francesco di Girolamo gesuita, al dire di Novaes; leggo però nell'interes- hanlissimo Mss. del successivo conclave, che il decreto constare de virtutibus di tal servo di Dio l'avea pubblicatone! gior- no avanti, per cui uscì il motto : Infine dilcxit eos. Più, che il Papa due volte si comunicò per Viatico, ricevè l'estrema unzione e fece la professione di fede, cioè nel 1756 e nel 1758 epoca della morte. Temendosi della vita di Clemente XIII, dopo l'estrema unzione gli fu letta la for- inola della professione di fede, ed egli la sottoscrisse seguendo il costante costume de' buoi predecessori , indi guarì. E per non dire di altri, Pio VI avanti di rice- PRO vere il Viatico, alla presenza de'suoi fa- migliari, avendo assunto i preti gli abiti sacerdotali , fece leggere dal maestro di camera la professione di fede cattolica ro- mana, l'accompagnò coli' intelletto, indi la confermò col porre una mano sul pro- prio petto, l'altra sopra l'evangelo. I cardinali prima di ricevere il cappello cardinalizio, e nel giorno del loro ingres- so in conclave giurano le medesime e al- tre costituzioni apostoliche, e nella i," di dette funzioni fanno ilgiuramento anche di fedeltà alias. Sede ed al Papa, il qua- le giuramento rinnovano in altre parti- colari circostanze: lo si può vedere ne' voi. IX, p. 177,184, i85, 25i,XVjp. 269, XVI , p. 3oo e 3 io. II cardinale poi che fuori di Roma riceve la Berretta cardi- nalizia {V.)t deve prima fare il giura- mento di fedeltà al Papa nelle mani del- Yablegato apostolico, ed alla presenza di persona costituita in ecclesiastica dignità, come dissi a Ravenna, parlando del giura- mento del cardinal Baluffi. Ogni cardinal Camerlengo del s. Collegio (P.) presta giuramento al Papa pel fedele esercizio del suo uffizio. Benedetto XIV fece stampa- re in Roma neh 755: Conslitutiones a- postolicae et decreta consistorialia quae furanlur, ac formula /tiramenti praesta- ri solita a S. R. E. Cardinalibus, durn ad cardinalalum promoventur. Il giura- mento de'cardinalt viene da alcuni chia- mato anche professione di fede, ed è un trasunto delle bolle e costituzioni pon- tificie e.dei decreti concistoriali che giu- rano ; a me propriamente non pare, co- me si potrà dedurre da' seguenti argo- menti , non riguardanti dommi di fede. Le bolle e costituzioni pontificie sono: 1 .* Admonet nos, di s. Pio V , in cui si proibisce alienare e infeudare le città e luoghi del dominio temporale e Sovra- nità della s. romana chiesa. 2.* Roma- nus Ponlifex, di Sisto V, sulla visita dei sagri Limi ni ( prima anche quelle dello stesso Papa sul tesoro da lui riposto in Castel s. Angelo : Ad clavum, Anno su- PRO periore, Elsi nos). 3." Qtiac ab hac s. Sede, d'Innocenzo IX, di estensione e con- ferma della bolla di s. Pio V e delle np- provazioni di Gregorio XIII , Sisto V e Gregorio XIV. 4-* 4d Romani, di Cle- mente Vili, confermatola di quelle di s. Pio Ve Innocenzo IX. 5." Romanum de- cet, di Gregorio XV, di applicazione al- la congregazione depropagandafidejsuV l'emolumento dell'anello cardinalizio. 6." Ad Romani, di Urbano Vili, di confer- ma alla bolla di Gregorio XV, su\Y ele- zione de' Papi e suo ceremoniale. 7/ Mi- li tantis ecclesiae,à' Innocenzo X, in fa- vore del titolo, iusegne ed eguaglianza dei cardinali. 8.a Inter caeteras,d\ Alessan- dro VII, pel divieto di alienare i domimi della Chiesa. g.a Romanum decet Poti- tijlcem, d'Innocenzo XII, sul beneficare con moderazione i parenti. I decreti con- cistoriali sono : i .° Sanctissimus Domi- nus, di Clemente Vili, declaratorio cir- ca la disposizione di Gregorio XIV e re- lativo alla bolla dis. PioV. 2.0 Cognitus, di Urbano Vili , sulla devoluzione del ducato d' Urbino. 3° Probe, di Alessan- dro VII, suir incorporazione ai dominii della s. Sede del ducato di Castro e del- lo slato di Roiìciglione. Paolo IV fu l'autore della professione di fede che fanno i Fescovi {V.), nel pren- dere possesso del vescovato; ed altrettan- to voleva prescrivere ai Predicatori (!'.), ai quali poi venne imposta. Pio IV colla bolla In sacrosancla, de' i3 novembre i564> Bull. Rom. t. 4j P«t- 2 y p. 201, istituì la forinola e professione di fede da recitarsi da qualunque persona, che fosse promossaa qualsivoglia magistero di scuo- le pubbliche, di università e arti libera- li. Inoltre nello stesso giorno Pio IV col- la bolla lnjunctum nobis, riportata a p. 204, prescrisse la forinola della professio- ne di fede ortodossa da farsi dai provvisti de'beneflzi ecclesiastici curati, cauonici, e dalle dignità, come delle chiese abbazia- li e monasteri nullius, ed altri luoghi di ordini regolari e militari, inclusivamen- PRO a83 te ai trasferimenti alle cattedrali, ezian- dio esistenti nelle parti degl'infedeli; la quale professione di fede, come dissi nel voi. XV, p. 226, i nuovi vescovi la fan- no in curia avanti' la Proposizione [V.) del concistoro; se fuori di Roma, ai nun- zi o a chi n'è deputato dalla s. Sede; se presenti in curia, all' Uditore del Papa (F.), con quelle avvertenze ivi notate e oltre il giuramento, ivi parlandodi quello edella professione di fede de'vescovi cardi - nali. La forinola del giuramento di fedeltà da prestarsi dai vescovi e da altri prelati che sono tenuti a prestarlo, con qualche variazione secondo la persona ed i casi, si legge neWeDec retali 1. 2, tit.24, Dejurejti- rando,c. 4 che incomincia: Ego N. Episco- pio, Il concilio di Trento ricevette con ve- nerazione il decreto di Pio IV, il quale fu poi appio vaio colle bolle di Gregorio XIV nel «591, di Urbano Vili uel 1627, di Benedetto XIV nel 1740 e 1757. Sicco- me pel decretato nel i63o da Urbano Vili i cardinali doveano emettere la pro- fessione di fede nelle mani di chi li con- sagrava , furono dispensati dallo stesso BenedeltoXIV, autorizzandoli a farla nel- la propria cappella innanzi 1' immagine del Crocefisso, prescrivendo che dovesse- ro sottoscrivere la forinola in principio e nel fine della stessa, per poi inserirsi nel processo formatosopra lostatodellechie- se , sia nelle promozioni, sia nelle trasla- zionij essendo la professione di fede ne- cessaria a tutti i vescovi ne'due casi, an- zi indispensabile, giacché è per rationeec- clesìae , non ratione personam. Sisto V colla bolla Romanus Pontifex,\\ aggiun- se il giuramento di fedeltà alla s. Sec\e ed al Papa. Poscia Urbano Vili ordinò nel 1625, che nell'Italia ed isole adiacenti il giurameli tosi debba fare insieme alla pro- fessione di fede entro il termine di tre mesi; in Germania, Ungheria, Francia e Spagna dentro quattro mesi ; Polonia e Portogallo nello spazio di cinque, e nel- )' Indie orientali e occidentali entro tre anni. I cardinali presenti incuria presta- 284 PR° no il giuramento nelle mani del Papa al fine del concistoro in cui sono preconiz- zati: i cardinali assenti lo mandano in Ro- ma e talvolta non lo prestano, non es- sendo ai cardinali strettamente obbliga- torio di prestarlo, dopo quello emesso pri- ma di ricevere il cappello cardinalizio. A. chi e come in Roma i vescovi fanno la professione di fede lo dissi a Concistoro, e precisamente nel voi. XV, p. 235. Ve- dasi Rrocardo, Professio Fidei Catholi- cae secundum veras verae fidei regulas explicata , Venetiis 1760. Ferrari, Bi- blioteca canonica, verbo Fidei profes- sio, in cui enumera tutti quelli che devono fare la professione di fede, incoraiuciando dai battezzandi, giudici, medici, chirur- ghi , confessori, ec. Anche in diversi or- dini militari ed equestri, chi vi è ammes- so deve fare la professione di fede : la for- inola di quella de' ss. Maurizio e Lazza- ro si legge nel Ceremoniale del mede- simo ordine a p. 8. JNel Pontificale Ro- inanimi : De consecral. electi episcopi, vi è la formola del giuramento; e nell'Or- bo ad Synoduni pure vi è la formola del giuramento. Delle professioni di fede de- gli orientali e degli acattolici o eterodos- si ritornati alla fede cattolica, ne parlo ai loro molti articoli. Delle strane diversità di confessioni o professioni di fededei set- tari ed eretici, egualmente parlo ai loro articoli, come ad Augustana confessio- ne, Confessione di fede, Interim, Lute- rani , Protestanti. Vedasi I' opuscolo : Cerimonie sagre o solenne professione di fede al catlolicismo di Giacomo Lom- broso, letterato israelita, nella chiesa dei pp. Barnabiti di Moncalieri il dì 28 ot- tobre 1 84-4-- PROFESSIONE RELIGIOSA, Pro- fessio volorumj Professione solenne, Pro- fessio solernnisjV rofessionedi 3 voti, Pro- fessio ternaria^ Professione di 4voli , Pro- fessio quaternaria: così Felici ntW'Ono- masticarli romanum. Promessa pubblica e solenne che fa un Religioso (Pr.) od li- na Religiosa (f.) di osservare i 3 Foli PRO (Z7.) di povertà, di castità e ubbidienza, ed altro a seconda dell'istituto, non che la regola dell' ordine o congregazione che abbracciò. PROFETA, Propheta, Vales. Que- gli cheantivede e annunzia il futuro, col- la Profezia, Prophetia, Vaticinium, os- sia quel che si predice: Profetessa, Pro- phetissa, donna che profeta o profetiz- za. Osserva Macri che Profeta, oltre il significare quello che predice le cose fu- ture, Videns, nel nuovo Testamento si è *■* estesa a maggior significazione, partico- larmente presso s. Paolo, dove significa espositore che dichiara le cose oscure del- la Scrittura, e di tali persone, uomini e donne, ve n'era nella primitiva chiesa tanta quantità, che fu necessitato 1' apo- stolo a ridurli a qualche ordine e regola nel parlare in pubblico. Agli ebrei fu det- to: Prophetabunt filii veslri etfiliaeve- slrae, e contano 7 profetesse. Se ne co- noscono 6, l'altra è contro versa, cioè: Ma- ria sorella di Mosè, Deboia che giudicò gl'israeliti e combattè per es>i, Anna ma- dre di Samuele, Abigail, Holda, Esther: la 7-a chi dice le 4 ostetrici o levatrici del- l'Egitto riunendole in una, chi vuole Sa- ra, i più propendono per Giuditta. Pro- fetesse de'gentili furono le Sibille. La Scrittura chiama i profeti uomini di Dio, angeli e inviati del Signore. La via or- dinaria perla quale Iddio comunicavasi ai profeti era l'ispirazione, illuminando il loro spirito, ed eccitando la loro volon- tà a pubblicare ciò eh' egli faceva loro conoscere interiormente. E" in questo sen- so che si ritengono profeti tutti gli au- tori de'libri canonici. Dio si comunicò al- tresì per mezzo di sogni e di visioni, co- me a Giacobbe ed a s. Pietro; in una nuvola come ad A bramo, a Giobbe ed a Mosè, ed a quest'ultimo anche per mez- zo d'una voce articolata nel roveto ar- dente e sul Monte Sinai, ed a Samuele mentre dormiva nel tempio. Degli Ora- coli (F.) che Dio rese a mezzo dell' urini e ihuininini feci paróla a Efod. A Giudea PRO riportai la cronologia de'profeti, cioè 4 maggiorinosi chiamati perchè le loro pro- fezie sono più lunghe e più estese, !2 mi- nori , e altri i5 che sogliono porsi nel novero de'profeti ebrei: Baruch viene or- dinariamente compreso con Geremia. Nell'antico Testamento abbiamo gli scrit- ti de'profeti maggiori e de'profeti mino- ri: degli altri non è rimasto alcuno scrit- to o almeno non giunse sino a noi. Nel nuovo Testamento si rammentano altri profeti, e sono celebri negli Atti degli a- postoli le 4fig'ie vergini di Filippoevan- gelista, le quali profetizzavano, oltre s. Giovanni per la sua Apocalisse: nello stesso nuovo Testamento si contano 3 al- tre profetesse, la B. Vergine, s. Elisabet- ta ed Anna figlia di Phanuele. I profeti del nuovo Testamento sono di missione straordinaria, come gli apostoli e gli e- vangelisti. Secondo s. Agostino i profèti erano i teologi, i dottori e le guide del popolo ebreo nelle vie della salute. Essi viveano d'ordinario separati dal popolo nel ritiro alla campagna o fra comunità, ove occupavansi co'loro discepoli nella preghiera ,nello studio e nel travaglio ma- nuale, in un modo però che non fosse in- compatibile colla tranquillità richiesta dal loro carattere. Le loro dimore fab- bricate da essi medesimi erano semplicis- sime. I loro abiti erano dimessi ed il lo- ro cibo assai frugale. Benché tutti non osservassero la continenza, non tenevano donne nelle loro comunità, e scorgesi in tutti i loro scritti la loro riservatezza a riguardo del sesso. Molti vennero assai maltrattati a motivo delle loro predizio- ni: alcuni furono pure messi a morte in modo crudele. La Chiesa gli onora, li no- mina nelle litanie de'santi, legge le loro profezie, e ne venera alcuni; ad altri fu- rono erette delle chiese, e Macri dice che si chiamò Propheteum tale chiesa, par- lando delle reliquie di s. Samuele pro- feta. In molle chiese vediamo le imma- gini de'profeti o le rappresentazioni del- le cose da loro profetizzale, massime quel- PRO 285 le relative ai misteri della nostra s. reli- gione. Nella basilica Lateranense, prima chiesa del mondo, decorano la nave prin- cipale, oltre le sta tue colossali de'i 2 Apo- stoli, sopra di esse altrettanti quadri in forma oVale dipinti a olio da abili artisti rappresentanti ii2Profeli,secondoleloro predizioni e con analoghe epigrafi, essen- do fra ledette statue ed ovali egual nume- ro di bassorilievi di stucco esprimenti fi- gure dell'antico e nuovo Testamento. Si vede il profeta Abdia in atto di ascoltare la tromba del giudizio universale; Isaia in atto di leggere il codice profetico su cui è il nome di Maria, e sotto il piede il motto della sua predizione; Michea che predisse a Betlemme la nascila del Re- dentore, figurala col presepio e la croce; Joele sedente in atto di meditare la ve- nuta dello Spirilo santo, simboleggiata dalia colomba e dalle lingue di fuoco; Giona assiso sopra un colle sotto albero d'edera secco, colla balena alla sinistra e l'Angelo in aria che rimette la spada nel fodero, in segno del perdono dalo da Dioa'penitenti niniviti; Osea con un fan- ciullo a'piedi con chiodi, e alla destra il Redentore col vessillo trionfale in segno di sua risurrezione da lui predetta; Da- niele tra due Angeli, uno de'quali gli ad- dita la croce, l'altro accenna in terra due leoni, dal lago de'quali uscì illeso, olire la fascia del zodiaco per indicar il mese di marzo, nella cui luna fu consumata la passione di Gesù Cristo, da Daniele va- ticinata; Barue colla croce sostenuta da un Angelo e con tavola nelle mani in cui scrisse la venuta del Figlio di Dio nel mondo ; Geremia piangente, coll'Angelo che gli tocca il ginocchio con verga, e gli accenna in aria la pentola ardente in si- gnificato dell'ira divina, ed in lontanan- za Gerusalemme che rovina; Ezechiele che vede la gloria di Dio, figurala nel misterioso carrotiralo da 4 animali, che indicano gli attributi de'4 evangelisti; Amos pastore con alcune pecorelle e la croce in alto colla luna e il sole eclissa- ?.S6 PUÒ lo nell'ora in cui Cristo spirò; Nuhum «edente, con Angelo che tiene la croce e la palma, in segno del trionfo riportato da Cristo sul peccato. Si chiamano profezie gli scritti e le pre- dizioni de'profeti, ed esse vennero sempre considerate nella Chiesa come una delle prove più costanti e più sensibili della verità della religione cristiana. L'aposto- lo s. Pietro avea per l'autorità delle pro- fezie sì grande deferenza, che preferì le parole de'profeti a quanto vedeva co' suoi propri occhi; giacché dopo aver riferito il gran miracolo della trasfigurazione di Gesù Cristo,di cui fu testimonio, aggiun- ge che noi ne abbiamo una certezza an- cora maggiore della di vi uilà di Gesù Cri- sto, del suo regno e della sua «loria ne- gli scritti de'profeti. La ragione che ne adduce si è che la conoscenza dell'avve- nire non appartiene che a Dio, e che è impossibile ch'essa pervenga (ino agli uo- mini in altra maniera che per divina ispi- razione. Cosi le parole de'profeti sono le parole di Dio stesso. Egli è perciò che Gesù Cristo nel vangelo, gli apostoli nel- le loro epistole, ed i padri nelle apologie che hanno fatte in difesa del cristianesi- mo, particolarmente dimostrano che le profezie de'profeti si verificarono collo stabilimento della religione cristiana. Es- si non potevano in fatti convincere gl'in- creduli in un modo più efficace, e s. Ago- stino osserva che i pagani non trovaro- no nitro mezzo di resistere alla forza di queste prove, se non che dicendo che le profezie erano stale fatte dopo avvenute le cose predette: ma il santo medesimo dimostra in più luoghi la falsità di que- sta obbiezione. Egli si appella alla testi- monianza stessa degli ebrei, nemici di no- stra religione, e prova colla loro stessa confessione l'antichità delle nostre pro- fezie, di cui essi medesimi furono i de- positarli, e che vennero sin da principio scritte nella loro lingua. La Chiesa ha introdotto molle di queste profezie nei suoi uffizi. Nel voi. Vili, p. 2.85 e 3o6 PRO parlai delle Lamentazioni (/'.), o me- stissimi cantici di Geremia, che si canta- no negli uffizi delle tenebre della setti- mana santa; e della profezia d'Osea che si dice il venerdì santo: nel voi. JX, p. 5 parlai delle XII Lezioni^.) della scrit- tura che sono dette profezie, dopo la be- nedizione del Cereo; le quali profezie si leggono senza titolo e sono tramezzate da'eantici, tratti, orazioni, collette, che tuttealltidorioalZ?rf/te.?i//ioJ ch'è la prin- cipale funzione del sabbato santo, come il i . e più necessario sagra mento. Nella vigilia di Pentecoste dopo l'ora di nona si leggono le 6 profezie, col l'ordine no- tato nel messale romano, senza titolo e senza candele accese sino al priuci pio del- la messa, come nel sabbato santo, in fi- ne delle quali si dicono le orazioni, sen- za l'invito alla Preghiera (/^.), del Fle- ctamus genita, per essere tempo pasqua- le, come dichiarano i commentatori li- turgici. Terminato il canto delle profe- zie, dove vi è il Fonte battesimale, si os- serva il prescritto dal messale, premesso l'intiero titolo; non essendovi, finita l'ul- tima profezia colla sua orazione, si can- tano le Litanie de'santi. Nel voi. XXIV, p. 223, ricordai l'uso di certe rappresen- tanze di profeti con recite di profezie, che si facevano in quelle feste, che poi la Chiesa proibì. Amplissimo numero di va- ticini e predizioni de* profeti raccolsero Eusebio nel lib. i della Dimostrazione evangelica, e l'autore dell'opera, De prò- missionibus et praedictionibus Dei, par. 3, cap. 35; poscia altri fecero il simile, come Uezio, in Dem. Ei'ang.j Wils in Miscel. sacr.j ed il Fabricio, Salutari* lux Evangelii toti orbi per divina m gra- tiani exoriens. Ruperli Abbatis, Coni' meniti riorum in prophetas et alia opera, i 52y. Elarione, 1 dodici profeti minori , Foligno i/49- Antonino Barcellona, Pa- rafrasi delle profezie de'profeti maggio- ri, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele: Parafrasi delle profezie de' profeti mi- nori: Osea, G ioide, Amos, Abdia, Gio- PRO na, Michea, JVahum, Alante, So fonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, "Venezia 1 827. Navarro, Illustrazioni sui profeti Ezechiele e Davide con il testo, Napoli 1 845. Heumann de Lehniun, Prophetie avec nolespar Z?om>ero/., Bruxelles 1 846. Cancellieri, Notizie sulla nascila del Re- dentore, ap. 48 riporta un elenco di scrit- tori sui profeti che la predissero coi loro vaticini ; imperocché la venuta del Mes- sia [V.) fu annunziata dai profeti e con varie figure adombrata nel vecchio Te- slamento, principalmente da Giacobbe, Davide, Isaia, ec. Fu attribuito a Papa s. Telesforo del 142 un libro di profe- zie, che mss. si conservava in Venezia; ma questo, secondo i critici, è opera di nitro Telesforo romito del 1 386, come attestano Wion, in Ligno Crucis, e Pos- sevino, in Apparati!. Avvertirò poi con Sarnelli, Leti. eccl. t. 7, lelt. 5i, come alcuni limino slimato, che oltre a'sacer- doti e re, si ungessero ancora i profeti, fondandosi nelle parole del 3.° libro de' Re, cap. 19, dove Dio 01 dina a Elia, che unga redi Soria Azael, d'Israele Jehu, ed Eliseo profeta; ma quella parola ungere significa solamente designare e deputa- re, come nel cap. 98 de' Giudici. E di fat- to Elia non unse Azael, e Jehu fu unto da altro profeta ; ne si trova nella Scrit- tura che questa ceremonia di ungere si facesse coi profeti. Sono famose le profezie fatte sui roma- ni Pontefici, per cui non posso tralascia- re di riportarne qualche erudizione. A s. Malachia {Tr. ) arcivescovo d'Armagli furono attribuite volgarmente quelle pro- fezie sui Papi che incominciano con Ce- lestino Il del 1 143, mentre il preleso autore morì nel 1 148. Il primo a pub- blicarle fu il p. Arnoldo Wion benedet- tino, Ligno vitae, lib. 2, cap. 4°, p. 3o, il quale vivendo nel 1 595, cioè 447 anni dopo s. Malachia, non dice da chi le ri- cevette. Varie edizioni ne furono fatte, correndo ognuno a questi libri sibillini, cornea fogli caduti dal cielo. Fu il p. Me- PRO 287 neslrier gesuita che nel 1689 levò la ma- schera a tali imposlure,talmente che stol- to sarebbe chi ora non le tenesse per quel che sono, come dichiara Novaes nella StO' ri-a de' Pontefici j sebbene nel t. 3, p. 4^ e seg. le riporta, per compiacere quelli che si dilettano di simili profezie, con ap- plicate una qualche stentata spiegazione ;id ognuna, che a dire il vero non può essere più stiracchiata, laonde non lecre- do convenienti di riproduzione. In fatti presso i critici, ad onta della loro rino- manza, queste sedicenti profezie presto caddero in discredilo, onde i sensati le disprezzano e non curano. Ebbero non- dimeno tenaci difensori, per un malin- teso spirito di pietà e di eccessiva credu- lità,che li strascinòsenza badarealla pru- dente critica. Oltre che Wion non sep- pe rendere ragione da chi ricavasse que- ste profezie, niuno scrittore a s. Malachia coevo ne fa menzione, inclusivamente al suo amicissimo s. Bernardo, il quale ne scrisse la vita con molla diligenza. Inol- tre in quesle profezie 8 antipapi si po- sero tra'legil timi Pontefici, meno dueche li qualifica per quel che furono,senza vo- lere rimarcare i gravi sbagli cronologici, mentre Dio non rivela le cose false, ed è perciò che niun caso fecero di queste fallaci profezie Baronio, Spondano, Bzo- vio, Rainaldi e molti altri. Novaes slima che sieno state composte nel 1 5go e fab- bricate nel tempo del conclave in cui usci eletto Gregorio XIV, dai partigiani del cardinal Simoncelli (F.) di Orvieto, che essi designarono colla profezia: De anti- quitale Urbis. Quindi è ch'essendo faci- le l'indovinar le cose passate, queste pro- fezie dal suo principio fino a detto an- no, cioè da Celestino II a Gregorio XIV, facilmente si accomodano ai Papi suc- cessivamente eletti; agli altri poi inco- minciando da Gregorio XIV, siccome bi- sognava indovinare il futuro, esse non si possono applicare se non che con violen- za e coti isforzo. Finora furono applicate b 101 tra Papi e pseudo-pontefici; re 288 PRO stano le seguenti: 102 Lumen in coelo. io3 Jgnis ardens. io4 Religio depopu- lata. 1 o5 Fides intrepida. 106 Pastor angelicus. 1 07 Pastor et nauta. 1 08 Flos fio rum. 109 De, medieUile luna. 1 io De labore solis. 1 1 r Gloria olivae. 111 In persectilione extrema s. r. ecclesiaesede- bit Petrus (vedi Nome de'Papi) romanus (in alcuni codici si legge secundus), qui pascei oves in'multis tribulationìbus,qui- bus transactis civilas Seplicollis dime- tur, etjudex treme.ndusju.dica.bit (altri leggono vindicabit) populum suum. A- men. Se altro non vi fosse per doverle credere una favola, basterebbe l'osser- vare che per mezzo di esse noi non po- tremmo più ignorare l'epoca della finedel mondo, che Gesù Cristo espressamente disse non avrebbero saputo mai i suoi ca- ri apostoli , ne i seguaci suoi. Stando a quesle volgari profezie di poco si potreb- be sbagliare il tempo dell'estremo giu- dizio, che da esse viene determinato. Ad onta delle tante marchecherendonosup- positi/.ie le dette profezie, tuttavia furo- no pubblicate moltissime volte, trovan- do in ogni tempo creduli che le ritenne- ro per tali. Dopo il Wionchenel i5g5 le stampò in Venezia, abbiamo Girola- mo Giannini domenicano, Vaticini del- l'abbate Malachiaarcivescovo Armaca • no, tradotti dal latino, Venezia 1601, i65o, 1689. In questo anno si pubbli- carono pure in Roma e in diversi altri luoghi, come si ha daMassingam che l'in- serì nel Florcleg. ss. Hiber., Parisiis 1 624. Daniele G. Mollerò, Dissert. hist. de Ma- lachia propheta pontificio, Altorf 1 706. Profezia veridica di tutti i sommi Pon- tefici (cioè da Celestino II) sino alla fi- ne del mondo, fatta da s. Malachia, Ve- nezia 1670, 1075, 172 1. Gio. Germano cisterciense, Addizione apologelico-isto- ritaalla predizione circa i romani Pon- tefici ec, Napoli 1675. Profezia de' som- mi Pont. rom. con illustrazioni e note, Ferrara '794- fra i critici che le con- futarono souo da preferirsi i ISolluudisli, PRO nel Propylaeo ad Act. ss. Maxi, par. 1 , append. 4- Francesco Carriere conven- tuale, Hist. cronol, Pontificum rom. cum praesignationefulurorum ex s. Malachia Lugduni 1602, i663, 16945 Venezia 1697. Gio. Pietro Graffio, diretto da Sa- muele Andrea, volle sostenere contro la lodata opera di Carriere la verità delle profezie: Disquìsilio hislor. de successio' nibus Pont. Rom. secundum praenota- tionum Malachiae hiberno adscriptam, Marburgi 1677. Claudio Fr. Menestrier gesuita celebre per la sua erudizione, fu il più forte avversario di queste profezie: Réfulalion des prophetiesfaussement al- tribuées à s. Malachie sur les elcclions des Papes, Paris 1689. Contro di lui e il Carriere insorse il luterano Teodoro Grugero: Commentano hist. de succes- sione continua Pont. Rom. secundum va- licinia Malachiae, a dubiis vindicata, Wittebergae 1723. Angelo Gastaldi dot- to barnabita confutò benissimo queste profezie inventate dal capriccio d'un am- bizioso, con dissertazione inserita nel t. 2 della Nuova raccolta degli opuscoli scientifici, Venezia 1787. Altre profezie sui Papi priucipalmen- te, e si conobbero prima di quelle sedi- centi di s. Malachia, sono del p. Gioac- chino abbate della congregazione di Fio- rì o Florense , e di Anselmo vescovo di Marsico Nuovo (Pr.) , suo contempora- neo, che furono pubblicate dopo Bonifa- cio Vili. Del dotto e b.p. Gioacchino(f/.) cisterciense, nato in Colico di Cosenza in Calabria, fondatore di sua congregazio- ne eabbate del monastero di Coraci, mor- to prima deli2i5, e che visse ne'ponti- ficati di Lucio III, Urbano 111, Gregorio Vili, Clemente III, Celestino 111 e Inno- cenzo III, colla noia di sue opere che sot- topose al giudizio della Chiesa, parlai an- che ne' voi. XI 11 , p. 217 , 2 18 , 2 19 , XXXVII, p. i54- Ivi dissi che tra le mol- te grazie, di cui Dio volle arricchirlo, una fu quella del dono della profezia , colla «piale gli venne fallo di predire molte co- PRO se, e clie Innocenzo III condannò una delle sue opere sulla ss. Trinità, ma fu errore di mente, non di volontà : d'ordi- ne di Clemente III scrisse sul commen- to dell'Apocalisse. Tali profezie si conob- bero neli25o, ePapebrocbio in Co nata Chron. hist. dissert. 4f>P- 342> confutò le 1 5 profezie da Nicolò III a Urbano VI> le quali furono più volte pubblicate e so- damente confutate in uno alle tante in- terpretazioni die loro si diedero. Si dice cbe furono opera del p. Gioacchino, o ese- guite secondo lesuepredizioui,a!cuneem- blematiclie figure di animali in mosaico nel pavimento della chiesa di s. Marco in Venezia, che si vogliono allusive alle ri- voluzioni e guerre civili che successero dopo di lui ; così pure le immagini de'ss. Francesco e Domenico sopra l'arco della porta del Tesoro, che si pretendono poste per vaticinare gli ordini Francescano e dei Predicatóri non ancora istituiti, seb* bene vivessero i suddetti due santi che poi li fondarono. Le accennate figure si crede che fossero eseguite prima che venissero alla luce le profezie, sulle quali tanto spe- cularono i curiosi per indovinare la suc- cessione dei Papi. In Venezia sembra che le sue opere perla i .' volta fossero stampa- te nel \5i<] apud Lazzarum de Soardis, indi neh 5 19 per Simeonde Le vre, poscia nel 1 5ie 'e proseguì a tutto il pontificato di Benedetto XIV. Nel ri- produrle con qualcbe rettificazione, ho la compiacenza di avere riempita la no- tabile lacuna dal 1 y58 a oggi, colle bio- grafie de'cardinali che in questo mio Di- zionario vado pubblicando, e tanto alle biografie estratte daCardella,che in quel- le di olia compilazione, non manco ri- portale quanto è relativo all'epoca e al- tro della promozione. Il novero delle pro- mozioni falle in Concistoro, a questo ar- ticolo (od alle biografie de'Papi) lo ripor- tai, da Gregorio IX del 1227 finoe in- clusi ve aquelledi Pio VII, notando l'epo- che, i giorni e altre analoghe notizie, co- me il numero de'cardinali delle promo- zioni, cogli aneddoti, e rimarcando i car- dinali divenuti Papi; laonde qui appres- so noterò quanto credei meglio riserba- re per questo articolo, in gran parte a- vendovi già supplito colle riepilogazioni fatte di sopra. Anticamente adunandosi il concistoro 3 volte per ogni settimana, e facendosi principalmente le promozio- ni nelle Quattro tempora, spesso ebbero luogo nel dì delle ceneri e ne'sabbati san- ti. Come Clemente IV, Onorio IV del 1285 creò un solo cardinale. 11 fratello Pandolfo Savelli loavea stimolato a pro- muoverne degli altri, e per moltiplicare i monumenti alla sua memoria ne'poste- ri, e per beneficare qualcuno de'suoi con- sanguinei; ma Onorio IV rispose costati- temente: >» Monumenta, quae ab alio- rumfactispendent,essefallacesatqueina- nesraerces; ad romanam purpuram vi- ros tantum bouosac doctos esse assumen- PRO 297 dos ". Tanto notò Oldoino nelle Addi- zioni a Ciacconio. Innocenzo VI nel gioì'* no di Natale i35a creò cardinale il ni- pote Alberti. Eugenio IV avendo creato cardinali Parentucelli e Carvajal, men- tre erano legati in Gerjnania,mandò loro incontro fino a Porta del Popolo (V .) i cappelli cardinalizi, perchè entrassero in Roma più onorati. A Ingressi solen- ni ijt Roma trattai del ceremoniale pei cardinali che veni vano a prendere il Cap- pello, ed a quest'articolo quello che per distinzione i Papi mandarono a qualcu- no contemporaneamente alla loro pro- mozione. Nel Gattico, Aclacaerem. p. 87 e seg. è riportato il novero de' giorni, in guì non si adunava il concistoro. Leone X in una promozione creò 3 r cardinali. Osserva Piazza nella Gerarchia cardi- nalizia p. 358, che avendo il Papa pen- sato di crearne 3o, e trovando di avere dimenticato un personaggio di merito grande, ve lo aggiunse, per cui ebbe ori- gine il volgare motto: Chi fa trenta fa trentuno. Fu il i.° a passare il numero di 53 cardinali, essendo nel suo pontifi- calo giunti al numero di 65 viventi, se- condoPiazza. Tra 'cardinali LeoneXcom- prese più d'una terza parte de' Protono- tari apostolici, al quale articolo notai i 6 chierici di camera creali cardinali da Alessandro Vili nel suo breve pontifi- cato. Nel voi. IX, p. 287 parlai del nu- mero di tali cardinali e di quello degli altri Papi che ne crearono molti, inclu-r sivamente a Pio VII che superò tutti, perchè in 2 1 promozioni ne creò 98. Ri- leva Ratti, Della famiglia Sforza, t. 1, p. 399, che Gregorio XIII creò cardinale Francesco Sforza con improvvisa promo- zione, senza averne dato precedente av- viso al s. collegio in altro concistoro, co- me era costume, e dell'averla eseguita in giorno di lunedì, quando fino allora co- stantemente il venerdì era il giorno del- le promozioni cardinalizie, come si rileva dagli Atti concistoriali e dai Diari dei maestri delle ceremonie. Rimarcai nei 398 PRO menzionali articoli che nel i585 Sisto V stabilì il numero de'cardiuali a 70, e che fossero eletti da tutte le nazioni; e che le promozioni cardinalizie si debbano fare nel solo mese di dicembre in giorni di Digiuno {V-), secondo l'antico costume durato più di 600 anni, cioè nelle Quat- tro tempora (f/.). Questa ultima dispo- sizione non fu osservata, neppure dagli immediati successori. Gregorio XIV con- fermò il decretato di Pio IV sulle scom- messe che si facevano nelle promozioni, con tristi conseguenze: ne parlai nel voi. L, p. 3oi. Nel breve pontificato di Leo- ne XI non volle creare cardinale nem- meno il nipote, ad onta degli stimoli che ne ricevette. Paolo V in io promozioni creò 60 cardinali, cioè 1 3 romani, 1 o sta- tisti, 7 fiorentini, 5 napoletani e veneti, 9 spagnuoli e francesi, 6 lombardi, 5 ge- novesi, 4 tedeschi e un savoiardo: fra'qua- li io stali famigliari di sua casa Borghese o suoi, 4 parenti, 3 domenicani e un con- ventuale. Non badando ai natali, tenne per fermo che le sole azioni distinguono gli uomini, volendo premiare il solo me- lilo. Avrà avuto presente la sentenza di Minuzio: Omnes pari sorte nascimur, so- la virlule distinguitnur. Su questo pro- posito ricorderò che Sigismondo impe- ratore preferiva nella sua corte i nobili per virtù e per dottrina ai nobili per san- gue, dicendo: »> Che gli uomini d'inge- gno e di valore eccellenti hanno la loro nobiltà dalla natura e da Dio; e gli altri da' principi, che agli antenati de'medesi- mi diedero titoli eslati". Si può aggiun- gere il riflesso di Vasari, che riportai nel voi. XXIII, p.2o3. AvendoVannozzimanifestatocheGre- gorio XV voleva promoverlo alla porpo- ra, il Papa gli ordinò colla propria pen- na di cassare il suo nome dalla nota dei promovendi, come narrai nel voi. IX,p. 3o8,insiemcal nome che tra'promoven- di fece segnare Alessandro Vili all'Alba* ni, poi Clemente XI. In r) promozioni Ur- bano Vili creò 78 cardinuli e altri 4 non PRO potè pubblicare. Dei primi, 5 furono re- ligiosi, 7 promossi ad istanza de'sovra ni, 24 romani, io statisti e altrettanti fio- rentini, 18 italiani, fra'quali 6 genovesi, 5 francesi, 4 spagnuoli, 2 tedeschi e un polacco. Tra'medesimi 5 erano suoi pa- renti, 12 stati famigliari, 7 de'quali in- timi. Alessandro VII nel i.° concistoro ripetè al s. collegio nel ringraziarlo quello che gli avea detto nella sua promozione al pontificato: » Che s. Francesco di Sa- les insegna che l'uomo ecclesiastico nulla deve cercare e nulla deve ricusare, e per- ciò si era uniformato al volere de'cardi- nali"(^. Rinunzia del pontificato). Nel promuovere il nipote alla porpora, non volle farlo solo comeaveano praticato i predecessori coi loro; onde in una fece due promozioni, il nipote lo proclamò in principio del concistoro e nel fine 8 cardinali, fra'quali Paolucci che da 3o anni era segretario del concilio edelPim- munilà. Ad istanza di Cristina regina di Svezia elevò Conti al cardinalato. Cle- mente IX per quelle della madre del re di Spagna fece il simile coti Portocarre- ro; e siccome in questa promozione creò ancora un cardinale a premura del redi Francia, l'imperatore pretese che si do- vesse fare anche quel personaggio da lui nominato. Ma il Papa fece rispondere che la s. Sede poteva procedere alla promo- zione di tali cardinali senza mescolarvi le convenienze di altri monarchi; altri- menti Venezia, Portogallo e Polonia po- tevano affacciare egual pretensione. In- nocenzo XI in due promozioni creò 43 cardinali, per le quali si fece quel disli- eo che riportai nel voi. VI, p. i53. Fra essi 4 d'ano concittadini e 7 religiosi: non curò le commendatizie de'principi quan- do non erano degne di lui e di loro. In- nocenzo XII solo dopo 4 co"a maggior parte de'principi e delle città imperiali, chesi osservasse il decreto imperiale pub- blicato a Worms contro gli eretici, con altre ordinazioni che arrestavano e fre- na vanoi progressi dell'eresia. Ma i prin- cipi infetti dal luteranismo, cioè Giovan- ni elettore di Sassonia, Giorgio elettore di Brandeburgo, Ernesto e Francesco duchi di Luneburgo, Filippo landgravio d'Assia e Wolfango principe d'Anhalt, colle r4 città di Argentina, Norimber- ga, Ulma, Costanza, Rutelingia, Wi'-se- mio, Meminga, Lindo, Campaduno, Ail- brun, Isnat, Wissemburg, Norlinda e s. Gallo, tutti protestarono contro il decre- to della dieta, appellandosi all'imperato- re e al futuro concilio, per la quale pro- testa acquistarono i luterani il nOme di Protestanti, che un tempo dagli altri ere- tici li distingueva. Questo nome, prima particolare ai luterani, si rese poi comu- ne a tutte le altre sette, le quali tutte a- dottarono tale protesta contro un decreto che le feriva tutte egualmente. Vedasi Pallavicini, Hisl. cono. Tridenl., lib. 2, cap. 18, e Thuauo, Hist. lib. 1, p. 85. Quindi si può giudicaredei progressi che avea fatti il luteranismo pochi anni do- po la sua origine. Ma questa fu l'opera della politica,anzichèdella religionejque- sta lega protestante erasi non meno for- mata contro la Chiesa cattolica, che con- tro la suprema autorità dell'imperatore, come narrai a Luterani, Germania e re- lativi articoli. Nella dieta d'Augusta del i53o i protestanti vi presentarono la lo- 3.2 PRO io confessione di fede, che prese il nome di Augustana confessione (/^.) , quale Carlo V fece proscrivere dai deputali cat- tolici che vi formavano la maggiorità. A Confessione di fede (Pr.) parlai delle tan- tespeciedi Professione di Fede (V .)3delle diversesettede'prolestanti, di sovente da Joro cambiale. Bossuet nella Storiadelle variazioni delle chiese protestanti, dimo- strò l'incostanza e lecontraddizioni di tut- te queste confessioni di fede. A riparare i gravi danni delle molteplici eresie, Pao- lo Illstabilì la celebrazione del concilio generale, a fronte delle contrarietà dei principi tedeschi fautori delle medesime, e si aprì in Trento (F.) nel 1 54-5 • In- terrotto dalla peste e dubitando Carlo V in tale intervallo di qualche sconvolgi- mento, concepì il chimerico disegno di pacificar Germania con conciliar la fede colleresia, a mezzo di una formola di fe- de che fosse interinalmente dottrinale re- gola pei cattolici e protestanti, sino alla decisione del concilio. Fatto comporre questo mostruoso regolamento prowi- sorio, col nome d'Interini {F.)} lo fece pubblicare nel 1 548 nella dieta d'Augu- sta. Disgustò lutto il cristianesimo e mol- ti protestanti lo rigettarono, onde deri- varono altre sette e guerre, venendo ri- provato dalla s. Sede. Quindi nel i552 nella dieta di Passavia (ove per errore tipografico fu impresso 1 522) si conchiu- se il fumoso trattalo, chiamato la Pace (/^.) religiosa, definito in Augusta nel i555, che i protestanti riguardano co- me la gran carta, il fondamento e il prin- cipio delle loro libertà religiose. Nella pace di Wesifalia (^-), conseguenza dei famosi Congressi di Munstere di Osna- bruch ( V.), per un nuovo sistema politico e religioso d'Europa, fu concessa la li- bertà di coscienza, ed il libero esercizio della pretesa riforma protestante, ai prin- cipi della quale comunione furono con- cessi molti beni ecclesiastici, anche delle molte sedi vescovili abolite, con egua- glianza Ua'cattolici e protestanti, ad on- PRO ta delle proteste del pontificio nunzio, condannandola Innocenzo X come per- versa ed empia. Di altre paci e trattati favorevoli ai protestanti, come degli al- tri beni ecclesiastici con dominii sovrani dati nel principio del corrente secolo ai principi protestanti e altri, ad onta delle energiche rimostranze di Pio VII, trattai a Reo ali a, Germania, Luterani e altri ar- ticoli; mentre a Concordati (altri li ripor- to negli articoli degli stati coi quali furono conchiusi) e Matrimonio riportai le pon- tificie concessioni, per quei motivi che no- tai a Pace, parlando dello spirito de'con- cordati e delle cause che li determina- rono. Al focolare di PViltetnberga, donde si propagava da Lutero e suoi discepoli la pestilenza della supposta riforma, suc- cesse Berlino; dappoiché avendo Alberto gran maestro dell'ordine teutonico ab- bracciato la confessione augustana, la Prussia (P-), per la celebre università di Berlino sua capitale, divenne come il nu- cleo del protestantismo di Germania; in- di Berlino per opera principalmente di Federico li fu stabilito come un punto principale del triangolo della strategica protestante. Altro divenne Ginevra, ove Cai vi no esercitò un assoluto potere,quan- do Rousseau e compagni vi propagaro- no il protestantismo e il filosofismo. Ter- zo punto centrale del protestantismo di- ventò Londra, dopo l'apostasia di Enri- co Vili. Da questi Ire luoghi principal- menle si diffuse e sostenne il piolestau- tismo, per le caltedredi errore che vi fu- rono erette, per le stampe corruttrici, pel convegno de'protestanti più ardenti, on- de rovesciare troni ed altari. In mezzo a tante sciagure cagionate dai protestanti, la divina provvidenza oppose l'intrepido zelo e costanza de'Papi, e la cooperazio- ne di tanti benemeriti vescovi e scrittori ecclesiastici, che si fecero baluardo ine- spugnabile onde resistere ai progressi del- la sedicente riforma. Contro di questa per mirabile disposizione della divina piov- PRO videnza suscitò s. Ignazio fondatore dei Gesuiti (P.), per opporli ai pretesi rifor- matori apostati contemporanei. Questi a- postolici combattenti colla voce,col!a pen- na ecoll'esempio fecero fronte al torrente dell'eretica pravità, ed a compensare le perdite della Chiesa le procacciarono altri figli e nazioni nell'Asia enell'America, in che furono eziandio benemeriti altri or- dini religiosi, che la provvidenza di trat- to in tratto pose a difesa e sostegno della Chiesa; onde isterilito il protestantismo dalla lunga lotta, trionfò più vigorosa e più potente la religione cattolica, colle immense nuove conquiste di questo stes- so secolo, in cui il protestantismo rice- vette colpi mortali. La luce della verità da una parte nelle menti de'più profondi pensatori anche protestanti, e la eman- cipazione de'ealtolici d'Inghilterra nel 1829, fecero abiurare ad un gran nu- mero gli errori della riforma protestan- te, ed abbracciare con tenera edificazio- ne il cattolicismo, cioè ai seguaci di Lu- tero, Calvino ed Enrico Vili. Le tre città del cosi detto triangolo protestante, pel numero crescente de'cattolici e per l'ere- zione delle chiese, vanno perdendo mol- to dell'antica forza. Ginevra per la Sviz- zera, Berlino per la Germania, Londra, per l'Inghilterra (Ir-), non sono più il centro esclusivo de'soli protestanti; non sono più esclusive officine da cui si sten- deva sopra l'Europa la fosca e pestifera luce del protestantismo. Londra ormai conta meglio che 200,000 cattolici, Gi- nevra più di 1 1,000, ed in Berlino il suo novero è in progressivo aumento, anche per la tolleranza del governo e per la sti- ma che ha il re pei cattolici. Inoltre Lon- dra ti presenta il protestantismo che si discioglie in un numero infinito di sette, le quali non hanno forse più nulla di co- mune fra di esse se nou l'avversione ere • ditata dai primi padri della pretesa rifor- ma contro la vera Religione {^-). Il movi- mento religioso verso la chiesa cattolica si scorge anche ne'protestauli d'America, PRO 3i3 che appartengono alla setta degli episco- pali, di cui parlai a Inghilterra. Questa setta è figlia della chiesa anglicana, colla quale conserva una specie d'unione, mal- grado la separazione politica degli Stali Uniti dall'Inghilterra. Il partito puseista è in maggioranza tra'vescovi protestanti d'America, ed i ministri americani tengo- no vive relazioni colla scuola puseista di Oxford: si cercano a gara de'lumi e degli schiarimenti. I luterani alemanni si con- servano in America come corpo distinto da circa due secoli, in numero di circa 5oo,ooo,con un 600 loro ministri. L'u- nità costante e mirabile nella chiesa cat- tolica, governata dalla sapienza de'Papi, giudici infallibili de'suoi domini, è un'ul- teriore prova di crederla opera eli vinti; tale unità si desidera ma non si osserva nel protestantismo, benché egli conosca essere l'unità di dottrina un mezzo sicu- ro per la conservazione e durata, e ben- ché abbia provato e fatto ogni sforzo per ottenerla, non vi riuscì giammai, perchè il principio su cui si fonda non influisce né tende all'unione, ma conduce per ne- cessità alle dissensioni, ai dispareri. L'u- nità e fermezza della chiesa cattolica, e la debolezza del protestantismo ben si conobbe e confessò apertamente dai più dotti e principali protestanti, avendo più forza la lode in bocca de'uemici, sicco- me proveniente da solenne convinzione. Scrisse Lutero a Zuinglio: » Se lunga sarà la durata del mondo, per le diverse interpretazioni della Scrittura che al pre- sente vanno in corso, sarà di nuovo ne- cessario a conservare l'unità della fede, di accogliere i decreti de'concilii, e rifug- gire ad essi". Melantone dichiarò»» che la monarchia del Papa varrebbe pur mol- to per conservare fra si diverse nazioni l'uniformità di dottrina". Calvino enco- miando l'unità della Chiesa è costretto confessarla ancor divina: » Iddio collocò la sede del suo culto in mezzo alla terra, a lei prepose un Pontefice unico, in cui tutti riguardando viemmeglio conservai- 3.4 PRO sero Panila". Tommaso Beza nella let- tera ad Andrea Dudizio, parlando della «uà setta, angosciosamente si esprime: »» Anche me tormentarono que' pensieri che tu descrivi: vedo che i nostri vanno vagando ad ogni vento di dottrina, e tra- sportati in alto ora piegano in questa, ora in quell'altra parte. Potrai forse sa- pere qual sia oggi la loro sentenza intor- no alla religione; ma qual sia per esser domani non potrai con certezza affermar- lo. In qual capo di religione fra loro con- vengono le chiese, che intimarono guer- ra al sommo Pontefice? Se percorri da capo a fondo tutte le cose, troverai che affatto nulla si afferma da uno, che tosto non sia taccialo dall'altro d'empietà ". Finalmente, per non dire di altri molti, il saggio e dotto Grozio, che alcuni vo- gliono morto cattolico, ci disse altre ve- lila. Nell'opera, Votimi prò paceEccle- ."f/V/c,esplicitamente protesta che le dispu- te non finiranno giammai senza il prin- cipato del Papa. In altra opera poi dice i:he» i dommi della fede s'abbiano da de- cidere colla tradizione ed autorità della Chiesa, non già colla sola s. Scrittura". Parecchi polemici hanno trionfalmente dimostrato che la sola dottrina cattolica influisce essenzialmente al progresso ci- vile; mentre il protestantismo non pre- sentando altro carattere che quello del- l'incostanza ne'suoi insegnamenti, è as- solutamente incapace di provvedere ai bisogni del cuore umano, che lende o- gnora al conseguimento del suo destino. Inoltre il protestantismoco'suoiprincipii, ben lungi dal giovare all'incivilimento, ha tenuto ogni via di far ritornare i po- poli agli antichi morali disordini, essen- done prova gli scandali dati da Lutero, da Enrico Vili e da quanti ne seguiro- no leorine. A Itri polemici provarono,nel- J'argomenlo sullo sviluppo esulleultime Jasi del protestantismo, sua indole e na- tura, che il suo variare perpetuo ed il passare di assurdo in assurdo è un effet- to naturale de'falsi principi! adessoine- PRO renti. Sulla dichiarazionede' principi pro- testanti fatta a Pio VII sulla elezione dei ■vescovi, parlai nel voi. Llll,p. 166. V. Cattolicismo, Chiesa, Eresia, Eretico, Fede, Primato. De la Forestci diede: Metodo d'istru- zione per ricondurre i pretesi riformati alla chiesa cattolica romana, Roma 1 825.Giuseppe Bruna ti: Notizia de' pro- testanti convertiti alla religione catto- lica dal 1794 al 1837, Milano 1837. Lo stato attuale del protestantismo in Inghilterra, e massime le opinioni che esprime intorno alla regola di fede, fu P argomento di quella dissertazione del cardinal Wiseman che tra le sue opere citai all'articolo Mellipotamo , già suo titolo vescovile, donde Pio IX lo elevò al- la metropolitana di TVestminster (V.), nel ripristinare la gerarchia ecclesiastica in Inghilterra, che accennai nel voi. LUI, p. 228. Nel 1841 io Parigi venne stam- pato: Tableau general des principales conversions qui ont eu lieti panni les prò- teslants, et autres religi orinai res depuis le commencement du XIX siede. Nel 1842 in Barcellona il sacerdote spagnuolo Gia- como Balmes pubblicò : Il protestantesi- mo paragonato col cattolicismo ne' suoi rapporti colla civiltà europea. Meritò la traduzione in diverse lingue e gli encomi dei compilatori degli annali delle scienze religiose e della Civiltà cattolica, che ne diedero un estratto: gli AnnalineWn serie 1 ,a t. 1 5, serie 2." t. 5 e 6; la Civiltà nel t. 6. H. Smith : Breve istoria della rifor- ma protestante , principalmente del suo nascere e progredimento in Inghilterra, in una serie di conferenze, tenute dai piii segnalati istorici protestanti de' tempi an- dati e presenti, Londra 1 842. P. Giovan- ni Perrone gesuita : Sul titolo di Chiesa cattolica che si attribuiscono le comu- nioni separale dalla Chiesa romana. Ap- pendice alla dissert. sulla denominazio- ne die la Chiesa cattolica dà alle co- munioni da lei divise di eretiche e di sci- smatiche. Annali serie i.' 1. 17, serie 2. PRO t. 8. Del medesimo : Esame della Pasto- rale emanata dal sinodo della ehiesa e- piscopale protestante negli Stati Uniti di America, Roma 1 845. In questo anno il d.r Guglielmo Binder di Wiirtemberg protestante rientrò nel grembo della chie- sa cattolica, già autore lodatissimo dell'o- pera : Protestantismo nella sua interna dissoluzione , con die scuoprì le piaghe dell'eresia protestante. Egli imitò il suo degno amicod.'Hurter, inelogiodelqua- le pubblicò l'opuscolo : Federico Hurtery il rigenerato. Di questo dotto storico fe- ci anche io i dovuti encomi nel mio ar- ticolo Innocenzo III, riportando in line l'elenco di sue opere, anche riguardanti il protestantismo svizzero. D. H. Carus: Lettere a Emmanuele o immagini rap- presentatrici del tempo pei protestanti e i cattolici , Ausburgo i845. D.r F. A. Staudenmaier: Essenza della Chiesa cat- tolica esposta in relazione ai suoi avver- sari, Friburgo di Drisgovia i845. Ivi nel 1846 del medesimo : Alla pace religio- sa dell'avvenire, con una esposizione del - l'essenza e dello sviluppo del protestan- tesimo (Annali 2.* serie, t. 5). P. Agosti- no Theiner : Storia del ritorno alla Chie- sa cattolica delle case regnanti di Brun- swick e di Sassonia, e del ristabilimen- to del culto cattolico in quegli stali, con altre conversioni, Napoli i85o. Del me- desimo: Dell'introduzione del protestan- tismo in Italia, tentala per le mene dei no- velli banditori di errori nelle recenti con- giunture di Roma , o sìa la Chiesa cat- tolica dìfesacolla testimonianza de' pro- testanti, Napoli i85o (Civiltà cattolica t. 3; Annali 2.a serie, t. 9). Tra'5o mo- tivi che indussero il duca di Brunswick alla fede romana cattolica, vi furono : Che la religione inventata daLutero e da Cal- vino è un guazzabuglio di diverse antiche dannate eresie. Che le vere no te della chie- sa di Gesù. Cristo sono la sua unità, san- tità, cattolicità ossia universalità, e l'ori- gine apostolica: mentre nelle nuovamen- te riformale, o piuttosto deformate dai PRO 3ii luterani e calvinisti non si ritrovano sif- fatti caratteri. Che Cristo nell'inviare al- la conquista del mondo pagano i suoi a- postoli, diede loro facoltà di operare pro- digi conforme alla sua promessa. Ma gli autori delle sette non hanno mai fatto alcun miracolo per autenticar la loro de- stinazione, anzi non hanno potuto mai risanare un cavallo storpialo. Cardinal Gaetano Balufli : Intorno alla riforma, ed ai tentativi per introdurla in Italia^ \- molai85o (Giornale di Romai85o, n.° 125). A Pio IX notaiquantoqueslo Pon- tefice declamò contro siffatti tentati vi. Nel n.° 2 3 del Giornale Romano del 1848 si legge, avere Pio IX pronunziato que- ste memorabili parole nell'occasione che indicai nel voi. LUI, p. 200. m A' nostri tempi .... si osa introdurre nell' Italia tutta cattolica, e finanche nel centro del- la cristianità, il protestantismo; e che co- storo, se dall'una porte palesano i desi- deri ardenti della Bastonatila italiana , vorrebbero dall'altra servirsi d'un mezzo abbominevole che è fallo proprio per di- struggerla ; e mentre la Germania, ani- mata dallo stesso spirito, conosce che uà gravissimo ostacolo per ottenere l'inten- to consiste nella diversità della religione, e i protestanti fanno progetti d' unione, si vedono in Italia alcuni che con immen- so scandalo religioso e con immenso dan- no politico, pretendono d' introdurre il pessimo seme dèlia separazione dall'uni - là della fede, per ottenere V unità della nazione. Ecco dove conduce 1' acceca- mento delle passioni : pieghiamo Iddio che diradi queste tenebre, e stiamo si- curi delle divine promesse, che le porte dell' inferno non prevarranno contro la Chiesa ". A Posnania parlai dell' iniqua e nuova confessione di fede di Ronge e compagni, tra'quali insorse poi scisma, ed ebbe origine la setta Protestante cattoli- ca, divisione che desolò il protestantismo alemanno, dicendo pure quanto contro Ronge e seguaci operò Gregorio XVI, e della riprovazione che ne fece Pio IX. P, 3i6 PRO Gabr. M.a Bibbia, // proleslanlismo e la moderna democrazia confrontali fra lo- ro, Roma 1 85o (Civiltà t. 4)- Il protestan- tismo e l'unità sociale,nel 1. 1 della Civil- tà cattolica. Nel n.°5 dell' Osservatore ro- mano dei i85a vi èunimportantearticdo del giornale tedesco: Il Corrispondente del nord delC Alemagna, organo della set- ta luterana a Meckleuibourg, uno fra' più ardenti avversari del cattolicismo al di là dal Reno, il quale ora ha cambialo opinio- ne e linguaggio, proclamando che la sola Chiesa è l'arbitra legittima delle coscien- ze, per cui una crisi salutare accenna ma- nifestarsi nel protestantismo. Uditami »Noi siamo luterani d'origine e di educa- zione, e per vero non è una passione col- pevole quella che ci mena ad allontanarci dal luogo che ci vide nascere. Non abbia- mo in vista separandoci, né un bene tem- porale, né alcun personale interesse: ma come potremmo noi rimanere più. a lun- go in una chiesa in cui v' ha disunione, debolezza, mine? Ora tal è la chiesa lu- terana. Noi abbiamo la presunzione di fondare la nostra fede sulla Bibbia e di respingere chi la combatte: ma tutti con- vengono che la Bibbia è un libro pieno di oscurità e difficoltà . . . L' interpreta- zione sicura, invariabile, quale possiede la chiesa cattolica, manca ai luterani. Non solo i nostri teologi disputano a diritto od a rovescio sulla canonicità di tale o tale altro libro, cancellando con un trat- to di penna o un capitolo od un para- grafo, ma cadono altresì in gravi dispa- reri allorquando si tratta della spiegazio- ne dique'brani stessi, de'quali hannocon- fessata l'autenticità ...Questo è il caso no- stro. Pullula in mozzo a noi un miscuglio di opinioni contraddittorie die danno o- rigine alle più tristi riflessioni. Noi ab- biamo de'predica tori vecchi luterani, de- gli ortodossi, de'pielisli, de' sopranuatu- i alisti, de'razioualisti con tutte le mezze tinte che impaslanogli uni agli altri. Nelle t> tesse cattedre si odono esposto le più con- traddittorie opinioni sulle più sacro sa n- PRO te cose. Ecco dove consiste il loro insegna- mento. A chi possono dar fede le comu- nità in mezzodì queste variazioni diame- tralmente opposte sovra punti fondamen- tali? ... La chiesa luterana non ci olire su questo nò principio, uè decisione. Essa ali opposto lascia i suoi ministri liberi di decidere come meglio l'intendono; lesue pecorelle libere di vagare in questo labe- rinto di contraddizioni. Ma questo disac- cordo si manifesta in tutto ciò che ha re- lazione col cullo esteriore, non meno che nell'insegnameulo teologico. In quasi tut- te le comuni le cose liturgiche souo ab- bandonate al capriccio individuale , del pari che il vestiario de'dignitari della chie- sa ... Povera ed umile serva del gover- no, la chiesa luterana vive delle moleco- le che cadono dalla tavola del suo padro- ne. Ecco il quadro dell'interno della co- munione luterana. La sua esistenza non offre che disunione, fiacchezza, impoten- za ... E' un tronco putrido che il primo sbuffo della tempesta getterà a terra. Non è delle nostre forze infondergli la vita, e non ci terremo stretti a lui per non corre- re con lui all'estrema ed inevitabile perdi- zione. Noi vogliamo salvare il nostro cri- stianesimo : noi andremo là ove la Chie- sa sa quello che la Scrittura dice : ove la Chiesa prescrive ciò che i suoi ministri devono insegnare, ciòche i fedeli devono apprendere: ove si sopravvede alla uni- formità del culto : ove lutto è solenne, eccelso, in armonia col cuore ecoll'ado- razioue:ove un capo spirituale non si chi- na innanzi alle potenze della terra , ma solo innanzi a Dio: ove le comuni han- no tuttora conservata la fede, la discipli- na , i costumi religiosi : ove la Chiesa è realmente edifica la su d'una rupe contro la quale le porte dell'inferno non prevar- ranno. Dispiacenti ci separiamo dalla ca- sa de' nostri padri, ma pur ci separiamo. Sorgete, andiamo a Roma ". Finirò col dire : Che le armi de' protestanti contro i cattolici sono calunnie, discorsi indecen- ti , e sfacciale bugie, senza alcun solido PR O argomento, onde sostenere il loro assun- to. Che lo scadimento del protestantismo è generale. Che le vecchie sette sono ab- bandonale per l'indifferentismo religio- so, o per nuovi errori falsamente più se- ducenti. Che la vera nostra religione rac- coglie le membra sparse di quelle povere sedicenti chiese,, che sbalzate qua e là da ogni vento di erronee dottrine, senza ti- mone, senza piloto, vanno più tosto o più tardi a rompere contro lo scoglio della fralezza , che è inseparabile da lutto ciò che non si solleva al di sopra dell'uomo. Il movimento poi religioso, che spinge verso il catolicismo gli uomini sinceri e illuminati della chiesa anglicana , è per certo uno degli avvenimenti più segna- lati di nostra portentosa epoca; imperoc- ché vi ha contribuito \\Puseismo(V.). Il ritorno alla fede cattolica continua in Ger- mania. La chiesa vi gode finalmente, al- meno in certe conlrade;di una parte dei suoi diritti e de' suoi legittimi privilegi. La voce dei missionari cattolici può far- si ora sentire nella più gran parte della Confederazione, e delle missioni di recen- te fatte dai gesuiti e redentorisli toccherò a Prussia. PROTETTORE, Proteclor , Patro- nus, Cuslos, Defensor, Parens, Pretese*, Tutor, Propugnator. Quello che proteg- ge, difensore del protetto, che tiene pro- tezione di persone, luoghi, corporazioni, ec, dicendosi protettorato, Patrocinami, l'ufficio del protettore, ed anche Padro- nato o Patronato [V.), nel quale artico- lo dissi che tali nomi si davano ai protet- tori delle Città, Comunità, e Collegi d 'ar- ti o Università artistiche {f/-). A Patri- zio narrai la divisione degli ordini della città di Roma fatta dal suo fondatole Ro- molo, in patrizi ed in cittadini o plebei; quindi per unire i patrizi (detti anche in- genui e divisi in majorum genlium , ed altri minorimi, che cavandosi dalla plebe divenivano senatori) coi cittadini con re- ciproci legami , ordinò che ciascun ple- beo eleggesse di proprio arbitrio un pa- P R O 3 i 7 trizio a suo padrone o patrono o protet- tore, di cui egli si chiamava perciò clien- te, cliens, aderente o partigiano, cioè si poneva sotto la sua protezione, e in ri- compensa parteggiava con lui } onde la protezione e l'aderenza fu detta cliente- la, fides ,patrocinium, tutela . Indicai l'uf- fìzio del padrone nel difendere il cliente, e fare per esso tutto ciò che il padre o- pera pei figli; come pure parlai de'dove- ri del cliente verso il padrone o protet- tore, in aiutarlo colle proprie forze e so- stanze; che se il cliente moriva senza te- stamento , il padrone diveniva legittimo erede e tutore de' superstiti figli. Se ai palloni mancava denaro per collocare in matrimonio le loro figliuole, i clienti vi concorrevano del proprio. Presi i pa- troni in guerra, i clienti li riscattavano, e trovandosi in Roma li corteggiavano. Quindi è che fra gli uni e gli altri era una corrispondenza così perfetta e inviolabile, perchè fu creduta necessaria siffatta armo- nia pel mantenimentodegli stati tra'mem- bri più cospicui della repubblica romana. Nelle famiglie progrediva la clientela con egual sistema nella discendenza, e sempre con tale religione, che agli ospiti ed ai con- giunsi si preponevano i clienti e si conside- ravano nel i ."grado dopo i pupilli, come all'incontro i patroni erano dai clienti su- bitodopoi! padre n qualunquealtroante- posti. De'padroni e delle clientele tratta- rono molti scrittori, fra'quali Aulo Gellio, Noct. Attic. lib. 5, e. i 3, e il suo commen- tatore Doìeto; Sigonio, De antiquo jure Jtaliae lib. i ; Paolo Manuzio, De, Sena- tu romano cap. i . Oltre le clientele pri- vale istituite da Romolo, fra'patrizi ed i plebei, come abbiamo da Plutarco lib. e Antiquit.,x\e furono eziandio altre usate dai greci , chiamando i difensori PatrO' nos, vocabolo abbraccialo dai latini e pra- ticato assai nelle lapidi. Molte di queste clientele privale ebbero i primari di Ro- ma nelle provincie, onde Giulio Cesare, Bel. civil.hb. i, scrisse che Pompeo gran profìtto traeva da quelle che avea nella 3i8 PRO Spagna. Tra' romani furono ancora le clientele pubbliche , colle quali qualche onorato cittadino o cavaliere, Procura- tore s , procurava in Roma i vantaggi di alcuna città o repubblica forastiera e par- ticolarmente nelle liti ; poiché Asconio , in Divinatione,dhse : Qui alterimi dcftn- dit in judicio, Patronus dicilur si orator est. Si apprende da Dionigi d'Alien nas- se, Delle cose antiche di Roma, che le cit- tà, le comunità ed i collegi delle artiche si davano alla clientela de'cittadini roma- ni più potenti, ch'erano tenuti di conto e d' autorità in Roma, ivi aveano i loro patroni, ai quali sovente rimetteva il se- nato lecontroversiedellecillàe dellegen- ti che aveano in clientela, e ne ratificava le decisioni. Anche Appiano, Guerre ci' vili, dice che ogni città avea in Roma il patrono; reca le fòrmule col le quali le cit- tà eleggevano i patroni, dove osserva, che prendevano decreti per la loro elezione e gl'incidevano in tavoledi rame, faceva- no la tessera ospitale (di che a Ospizio e altrove); mandavano talvolta i magistra- ti in figura di legati al patrono, col mez- IO de' quali lo pregavano a permettere che fosse posta nella sua casa la tavola col decreto di elezione, e che frequente- mente innalzavano delle statue ai loro pa- troni, come si ricava da Cicerone, da Pli- nio, da Apuleio, dagli scrittori posteriori e dai monumenti che ci restarono. 1 colle- gi e corpi degli artieri non solo aveano i loro patroni , ma talvolta un solo corpo o arte avea più patroni, tra 'quali uno il i , posto occupava per lo spazio di 5 an- ni, e questo era chiamato quinquennale, e chi era uscito di carica quinquennali' zio : in molte iscrizioni se ne trova fre- quente menzione. Leggo in Carli, Delle antichità di Capodistria, eh' era princi- pai cura d' ogni Colonia (F.) o città con- federata (di cui anche a Prefettura), lo scegliersi in Roma un patrono ovvero pro- lettore che vi agisse gli affari suoi; onde Marsiglia ebbe Pompeo e Cesare; Sira- cusa M. Marcello; Bologna gli Anlouii ; PRO gli allobrogi Q. Fabio; Durazzo e Capua Cicerone, cui aveano anche eretta una statua dorata ; e così le altre tutte. Questi patroni si acquistavano dalle città, parti- colarmente dopo che aveano loro dato o- spizio, come fecero 4 città d' Africa con C. Silio, come si ricava da 4 tavolette di bronzo illustrate dai Malfai, Ist. diplom., p. 38, nelle quali si legge che le città lo elessero per patrono, esibendo esse a lui la loro clientela , ed egli a loro la sua protezione. Ogni città ordinariamen- te eleggeva in Roma un protettore, pi- solilo nella persona di qualche senato- re, ed eglino si gloriavano delle cliente- le delle città. Era officio del prolettore il proteggere le città e i clienti in ogni loro occorrenza , come di difenderli se accusati , e di procurar loro quanto era di maggior utile e onore. Aggiunge Car- li, che se nel romano governo era neces- sità e costume che ogni città e Munici- pio (F.) avesse in Roma il suo protetto- re, ragionevole cosa è il credere che l'I- stria pure avesse il suo, essendo in lei e municipi e colonie, ed in fatti avea in Ro- ma per patroni i Crassi, già insigne fami- glia popolare. Colucci, antichità picene t. 6, p. 1 06, riporta quanto scrisse sui pa- troni il conte Macinici li. Egli dice che in due classi ne' tempi antichi si distin- guevano! patroni o protettori delle città. Furono que' della i/ distinti e primari personaggi di Roma, che dalle città non solo, ma anche dalle provincie e dalle stes- se nazioni venivano eletti in protettori ; così Svetonio in Augusto avverte che i bolognesi erano allora sotto la protezio- ne degli Antonii, «Antoniorum clientela antiquitus erant ".Lo stesso autore par- lando ili Tiberio riferisce : »Per Siciliani quoque et Achajam jam circumductus, et Lacedeoioniis publice,qui in tutela Clau- diorum erant demandatus; " e Cicero- ne nell'orazione per L. Siila, parlando dei Pompeiani, che intorno a lui si vedeva» no, dice : •» Ex hac frequenlia colonoruoi houestiss'unoi •imi homiuum, qui si adsunt PRO (intelligere poleslis) laborant hunc Pa- lionum , Defensorem , Custodenti illius coloniae, si in oroni fortuna, atque omni honori incoi umera habere non potue- runt, in hoc tamen casu,quo afflictus ja- cet, per vos tutari , conservarique cu- piunt". L'altra classe dei protettori si co- stituiva dai più ragguardevoli cittadini della stessa città, che dopo a ver esercitate nella propria patria le più cospicue ma- gistrature , ed essere passati per tutti i gradi di esse, erano dalla medesima a ca- gione di onore eletti e denominati patro- ni e protettori della slessa. Il medesimo Colucci, Trej a illustrata, p. 4°, nell'af- feimare in Romolo l'introduzionede'pro- tettori e tutori de' plebei, aggiunge che ancora ai coloni e confederati del popo- lo romano diede facoltà di eleggersi un patrono tra'cittadini romani, della cui o» pera si potessero prevalere nelle occorren- ze, oin Roma oaltrove; quindi parla di C. C'a m u rio procuratore di Augusto e pro- tettore del municipio di Tieia, al quale i treiesi per decreto de'decurioni eresse- ro nella di lui patria Altidio una statua con lapide. Anticamente i Papi dichiaravano pro- tettori della chiesa romana il Patrìzio di Roma (V .), V Imperatore (/'•), o altro so- vrano, per cui conferivano all'imperato- re i I ti tol odi Difensore della Chiesa o del- la fede (V.)j ai quali articoli e ne'rela- tivijComeGERMANU, Placito, ben dichia- rai in che consistesse questo protettora- to o avvocazia, che gli scrittori nemici o poco favorevoli alla Sovranità pontificia (F.), non poco alterarono a danno della medesima, confondendo la podestà dele- gata a loro dai Papi, con l'autorità che pretesero attribuire agl'imperatori. Fino all'estinzione dell'impero romano- ger- manico, ne'primi del corrente secolo, gli imperatori s'intitolavano avvocati della s. Sede e della Chiesa, massime nelle al- locuzioni che i loro rappresentanti face- vano ai cardinali in Conclave, usando an- che la frase di primo monarca della cri- PRO 3 19 stìanità. Analoghe nozioni riportai a Cri- stianissimo e Cattolico, titoli dati dai Pa- pi ai sovrani di Francia e di Spagna. A Difensori ragionai delle diverse specie degli antichi difensore prolettori, visdo- niini, tutori, avvocati, procuratori (di cui nel voi. XIX, p. 4o), oltre altre denomi- nazioni, che proteggevano le città, le chie- se, i monasteri, le parrocchie, i roveri (V')%\\ popolo; dissi della qualità de'loro uffizi nel curare gl'interessi de'loro pro- tetti, difendendoli col loro patrocinio dal- le oppressioni, in giudizio e colle armi, vegliando al mantenimento de'privilegi e delle possessioni, massime nella sede va- cante. Questi protettori, ad esempio di quelli della repubblica romana, de'quali parlai a Difensori, furono istituiti e de- putati dai Papi, dai vescovi, dai concilii, dagl'imperatori e altri principi, a tutela e difesa delle chiese, dellecittà e delle per- sone che ne abbisognavano se senza clien- tela o protezione. Inoltre raccontai la dif- ferente autorità di questi difensori patro- ni, ordinariamente laici, che in seguito molti di vennero eredi lari e feudatari del- le chiese, e quindi terminarono per es- sersi abusati del loro protettorato; onde il concilio di Colonia del 1 3 1 o proibì ai protettori de'dirilti delle chiese di nulla esigere per le loro funzioni. I Papi po- sero sotto la protezione della s. Sede (F.) i Patrimoni, gli Stali tributari (^-), le Chiese, le Diocesi, i Monasteri, gli Or- dini religiosi, i Luoghi pii, e al tre corpo- razioni, concedendo ['Esenzione e V Im- munità {F.), con privilegi e prerogati- ve. Egualmente molti sovrani accorda- rono la loro protezione e privilegi a chie- se, abbazie, città e corporazioni civili ed ecclesiastiche. Ne'secoli XIII, XIV ese- guenti ebbero origine le protettone dei Cardinali {P.), presso il Papa e la sede apostolica, di ordini religiosi, chiese e mo- nasteri; di pie istituzioni, come di ospe- dali, confraternite, conservatorii e altro; di slati e nazioni, o regni e repubbliche, di città, castelli e terre; di stabilimenti 320 PRO d'istruzione, collegi, università, accade- mie e persino della biblioteca Vaticana e della cappella pontifìcia; alcuna delle quali protettone talora i cardinali esalta- ti al pontificato sogliono ritenere. 1 moti- \i per cui furono istituite siffatte protet- tone, si rileveranno nelle descrizioni par- ziali che vado a farne, come delle loro pre- rogative e autorità, oltrequantoaccennai nel voi. IX, p. 286 sulle diverse protetto- rie. Tutte queste e altre protettone, tran- ne l'eccezioni che farò, si conferiscono dal Papa per biglietto di segreteria di stato, cuisieguela spedizione -del breve apostoli- co, dopo l'accettazionedelcardinaleeletto in protettore. Le protettone il Papa le attribuisce ai cardinali, o per spontanea volontà o ad istanza di chi ne brama la protezione. Accettata la protettoria^ il car- dinale ne prende possesso di persona se in Roma, per procuratore se nello stato papale o altrove, elevandosi il suo stem- ma sulla porta principale delle chiese, ca- se religiose, stabilimenti e palazzi muni- cipali, nella principale sala de' quali luo- ghi si suole collocare anche il suo ritrat- to o dipinto o scolpito. Per le beneme- renze di tanti cardinali protettori, in mol- tissimi luoghi sono perpetuate le loro be- neficenze con iscrizioni e busti marmo- rei e con pitture. Il cardinal protettore ne'bisogni dei protetti raccomanda al Pa- pa od a chi si conviene le domande dei medesimi, e secondo il suo zelo e potere agisce a vantaggio di chi gode il suo pa- trocinio, dei di cui effetti in un gran nu- mero di articoli celebrai le tante memo- rie, avendo notato in moltissime delle loro biografie quali protettone ebbero : il novero di quelle de' cardinali viventi si legge nelle Notizie di Roma. Ordina- riamente i cardinali che non risiedono nello stato pontificio non hanno protet- tone, ed alcuno che vi risiede ama d'es- serne dispensato. Prima di parlare indi- vidualmente delle nominate protettone cardinalizie, dirò qualche cosa de'santi protettori che il Papa ad istanza di so- PRO vrani, vescovi, nazioni, provincie, città e ordini religiosi, accorda e assegna loro in patrocinatori presso l'onnipotente Redei re e Signore dei dominanti; essendo la chiesa cattolica sotto la protezionedel suo divino fondatore Gesù Cristo, i\e\\a Ma- dre di Dio, la B. Vergine Maria, sine la- be originali concepta, dell'arcangelo s. Michele, equindi singolarmente de'prin- cipi degli apostoli i ss. Pietro e Paolo. 11 cardinal de Luca, parlando della sa- gra e cardinalizia Congregazione de' riti (J7.^ avverte che nella medesima si tratta delle protezioni delle città, provincie, re- gni e nazioni, le quali vogliono eleggere qualche santo per tutelare e protettore, non potendo ciò fare senza licenza e ap- provazione della sedeaposlolica ossia del Papa, il quale procede col voto di tale congregazione, come per assegnarne la celebrazione della Festa (/^.), dell'uffizio e della messa, e con quale rito. Deve no- tarsi che i santi protettori, Coelestes Pa- troni, sono di diverse specie, protettori principali, comprotettori e protettori or- dinari, secondo la condizione de'quali la congregazione de'riti stabilisceil modo di celebrarne le feste econ quali riti. Nel voi. VII, p. 3 12 riportai come Urbano Vili decretò che isoli santi canonizzati posso- no darsi in prolettori di regni, città, ordi- ni religiosi, ec. ; e che la festa di precetto si osservasse pei soli protettori principali. Nondimeno ivi riprodussi alcuni esempi in contrario per ambedue i casi, per par- ticolare indulto de'Pontefìci, e che anco le sante possono essere protettrici prin- cipali. Nel voi. XXXVI, p. 27 notai che Innocenzo XI confermò l'elezione che i vicari apostolici della Cina aveano fatta di s. Giuseppe sposo della R. Vergine in protettore delle loro missioni. Benedetto XIII dichiarò prolettore degli scolari s. Luigi Gonzaga della compagnia di Ge- sù, la quale venera per protettore della buona fama s. Giovanni Nepomuceno. In moltissimi articoli di stati, regni, ordini regolari e altre corporazioni, tratto dei PRO oro santi protettori, come delle solen- nità e dimostrazioni festive che si fanno in questa occasione, degne di particolare menzione. Fino dai primi tempi le città costumarono battere le loro monete col- l'immagine del santo protettore e difen- sore. A Reliquie notai con quanta gelosia le custodiscono le città e i luoghi che le posseggono. Pare che dal secolo XI II gli ordini religiosi ad ogni lovoProvincia^.) abbiano preso un santo per protettore. Di- clich, Diz. sacro -liturgico, nell'articolo: Patrono principale del luogo e titolare d'una chiesa } dice che differiscono tra lo- ro, poiché il patrono è quello che fu elet- to primo dall'ordinario insieme col po- polo, o perchè fu il i.° vescovo del luo- go, o vi fu seppellito, o quai cittadino, ovvero perchè sovvenne mirabilmente alle necessità di quel popolo, o per altre simili cause. Il titolare poi d'una chiesa a quella spetta soltanto, sotto la cui in- vocazione fu dedicata. Il patrono riguar- da più. chiese, come preso a protettore da molti cleri e da molti popoli in un so- lo luogo abitanti, come in una città o in una diocesi. Più, il titolare d'una chiesa è un solo, o se sono più non si prendo- no che sotto il nome d'un solo: al con- trario vi possono essere più patroni d'un luogo soltanto. Sì fa uffizio di rito dop- pio di i .' classe con ottava tanto del pa- trono principale, quanto del titolare di una chiesa. Pernia congregazione de'riti decretò: m i.° De Protectore principalis civitatisdebet celebrari officium cum o- ctava per civitatem et dioecesim sub ri- tu duplici primae classis, tam apud sae- culaies, quam 3pud regulares utriusque sexus, sed isti sine octava. Debet fieri in tota dioecesi officium cum octava Titu- laris ecclesiae cathedralis, seu patroni : i.° De Patrono,seuTitulari ecclesiae, de- bet Meri officium sub ritu duplici primae classis cum octava a clero ipsi adscripto, etiamsi ecclesia non fu e ri t consecra ta, sed tantum benedicta: 3.° Si festum pi-aedi- VOL. LV. PRO 32i ctum erit de Patrono loci, etc. officium c-ri t celebra ndiK» sub ritu secundae clas- sis cum octava ab omnibus sacerdotibus saecularibus ejusdem.Si vero festum etc. eritTitulares tantum ecclesiae parochia- lis, officium celebrandum erit sub ritu primae classis cum octava, ab iis sacer- dotibus tantum, qui addicti sunt servi- tio i I li us parochialis, et non ab aliis". Se siano più patroni o più titolari, il di lo- ro offizio sarà doppio semplice, ma sen- za ottava, perchè questa si concede al pa- trono principale o titolare d'una chiesa soltanto; anzi nemmeno la loro festa sa- rà di i.a classe. La festa del detto patro- no principale, ec. quantunque si escluda fra le ottave di Pasqua e di Pentecoste e nella settimana santa, ha luogo però nell'ottava dell'Epifania, la quale esclu- de tutte le altre feste di rito doppio. Nel giorno poi 8.° dell'Epifania, se cade il detto patrono, si trasferisce. Tanta è poi la di lui solennità, che se cade in qual- che vigilia, che si prescriva nel calenda- rio con digiuno di precetto, non si fa al- cuna commemorazione della vigilia nel- l'uflizio; nella mensa però si deve digiu- nare, purché non si anticipi il digiuno nel giorno precedente. Questa solennità ha i vesperi intieri, purché non concorra colle feste di Gesù Cristo di i." classe o della B. Vergine Assunta, ovvero della dedicazione della propria chiesa. Le le- zioni del i.° notturno saranno del co- mune, quando non ve ne sieno di pro- prie, e non mai de scriptum occurren- te, ad majorem celebrilatem. Del patro- no delle città si deve celebrare l'8.' dal clero secolare, ma non dal regolare, giu- sta i decreti de'riti. I patroni poi meno principali d'un luogo o d'una chiesa si ce- lebreranno sotto il rito di doppio mag- giore senza 8.a; dovendosi attendere al decreto de'riti: » Religiosi nontenentur recitare dePatronis minusprincipalibus, nisi sint descripti in calendario romano, vel dictorurn religiosorum proprio." 21 322 PRO Prole' tori degli ordini e congregazioni religiose. L'ordine Francescano (fr.)de'm ino- ri fu ih. "ordine ch'ebbe a prolettore un cardinale presso la s. Sede, e forse fu il i.° ancora a godere questo vantaggio , non essendomi riuscito trovarealtre pro- tettone cardinalizie avanti di questa. Nel voi. XXVI, p. 5i e 57 dissi che Inno- cenzo III ad istanza di s. Francesco d'A- sisi deputò il nipote cardinale Ugolino Conti in protettore del suo ordine ; al- trettanto fece Onorio III che gli successe nel 1216, mentre nel 1 227 per morte di questi divenne Papa il cardinale col no- me di Gregorio IX, secondo la predizione di s. Francesco. Anche il Bercastel con- viene in questo principio de' cardinali protettori di ordini, St. del cristianesi- mo t. i4, n.° 373. Egli riferisce che s. Francesco ben informato che il suo or- dine avea de'nemici in Roma, e riceven- do le lagnanze di molti de' suoi confra- telli sulla durezza di alcuni prelati a lo- ro riguardo, prese la risoluzione di chie- dere allo stesso Innocenzo III un protet- tore pei fratelli presso il Papa. Il cardi- nal Conti gli avea protestalo in termini espressi di essere tutto suo: questi tor- nato in Roma dalla sua legazione di To- scana, impegnò non senza stento l'umile Francesco a predicare alla presenza del- lo zio Innocenzo III e del sagro collegio; e l'eseguì prodigiosamente, per essersi di- menticato quanto si era proposto, e con tanta forza ed unzione,cheilPapae tut- ta la corte ne restarono commossi, onde il Papa ricolmò di carezze dopo il ser- mone s. Francesco alla presenza del ni- pote. Allora ilsantodissea Innocenzolll: «Santo Padre, io sono confuso della tua bontà per me e per i poveri nostri fra- telli ; ma mi rimprovererei , come tolti alla Chiesa, i momenti preziosi che noi in- voleremmo al capo di essa, in mezzo agli importanti affari di cui esso è aggrava- to. Accordaci questo cardinale per trat- tare i nostri interessi, sotto lu tua auto- PRO rità ". Acconsentì Innocenzo III alla do- manda, e il cardinal Ugolino fu il 1 ."pro- tettore de'frati minori, ad imitazione dei quali la maggior parte degli altri ordini si procurò colfandar del tempo de'car- d inali protettori. Alessandro IV del 1 2 54 non volle dare protettore all'ordine fran- cescano, riservando per sé questo officio, lo che fece con molta utilità e consola- zione dell'ordine. Nel 1279 essendo Pa- pa Nicolò III, dice il p. Piatti, il capitolo generale lo su pplicò che si degnasse essere protettore o d'assegnargli un cardinale. Rispose Nicolò HI ch'egli stesso voleva es- sere il protettore (secondo la predizione di s. Francesco); ma perchè la regola voleva che un cardinale fosse pure prolettore, vollesaperechi desideravano si nominas- se, ed avendo inteso il cardinai Matteo Rosso Orsini suo cugino, l'approvò ed a lui rivolto gli disse: Fra tutte le grazie e onori che noi vi potremmo fare, nin- no stimiamo maggiore di questa prote- zione che vi diamo di questo sagro or- dine, quale sommamente vi raccoman- diamo, acciò lo difendiate e con somma cura proteggiate; sciogliendosi in lagrime che commossero tutti. Ripresoli discor- so soggiunse : Vi raccomandiamo que- st'ordine, avvertendovi che non ha biso- gno che v'intromettiate nel governo, per- chè non mancano in esso uomini savi e zelanti, che lo reggeranno come convie- ne: officio vostro solamente sarà difen- derlo nelle occasioni , e non permettere che dai malevoli gli sia fatta ingiuria o torto. Il 2.0 esempio che trovai sopra di un protettore cardinale d'ordine religioso fu nel 1298, quando Bonifacio Vili diede la protettoria dell' ordine de' Guglielmiti {V.) al cardinal Boccatniti (f.) o Bocca- mazza. Gli stessi motivi che mossero s. Francesco a domandare un proiettore presso la s. Sede, determinarono questo e gli altri ordini a tenere nella curia romana o residenza papale un loro religioso Pro- curatore generale {V-)- Nel 1 370 Grego- rioXI moderò gli abusi de'cardinali pio- P B O lettori dell'ordine francescano, mediante la bolla Cu nato s Christifideles. Si appren- de da Tomassini, De vel. etnov. eccl. disc. t. i,l.?., ci 1.4,0. 1 1, che Martino V proibì: » ne prò ordinimi, religiosorumque, aut personarum particularium protectione, Cardinalis aliquid pecunia percipiant, e- tiam a sponte ofTerenlibus". Il francesca- no Sisto IV stabili i limiti di tal protezione colla bolla Sancta Minorimi religio j fa- cendo altrettanto il nipote Giulio II, col- la costituzione Exponi. Abbiamo poi la costituzione d' Innocenzo XII, cbe mo- derò l'autorità de' cardinali protettori : Chrisli/idelium, eleganti mclhodo, et or- dine memoralas confirmat , declami , ampliai, et ad omnes regularium orili- nes estendi lab omnibus cardinalibus prò- tectoribus pracmanibus super habendas. Riferisce il cardinal de Luca nel Cardi- nal pratico cap. 1 5, in cui tratta de'car- dinali protettori : » Nelle religioni così dell'ordine monastico come del mendi- cante si può dire cbe sia una cosa gene- rale, cioè cbe ogni religione o congrega- zione cbe sia separala dalle altre, benché dell' istesso originario istituto , abbia il suo cardinal prolettore. Ma nelle altre degli ordini chericali e militari ( lo ba l'ordine Gerosolimitano, fr.) l'uso pitico- mune è in contrario che non l'abbiano. E di queste protezioni non è proibita la moltiplicità in un cardinale, ad arbitrio del Papa. Regolarmente e di sua natura questa protezione non dà giurisdizione o prelatura nella religione; cbe però giu- ridicamente il protettore non si può di- re d'essa prelato o superiore , conforme si dicono il generale, i provinciali e gli altri superiori locali, consistendo princi- palmente I' uffizio suo nel proteggere e difendere appresso il Papa e nelle s. con- gregazioni cardinalizie, e coi principi e altri co' quali faccia di bisogno, le pre- rogative e i privilegi della religione, e fa- re il di più che riguardi il suo beneficio, ed acciò non sia oppressa. Ma perchè il Papa e le s. congregazioni , particola!' - PRO 3^3 mente quella de'regolari, e gli altri su- periori maggiori sogliono molto deferi- re al cardinal protettore, ed a quello mol- te cose ri mettere, ed anche appoggiargli la presidenza de' Capitoli (A^.) e delle congregazioni generali, quando seguono in Roma, conforme per la più frequen- te pratica suol seguire; ed anche i reli- giosi sogliono fare il ricorso al medesi- mo cardinal protettore, quando si stima- no gravati dal generale o dagli altri su- periori : quindi segue cbe la loro autori- tà sia grande, però non è in tutte le re- ligioni eguale, perchè inalcunesarà mag- giore ed in altre sarà minore, secondo- che porti l'introduzione dell'uso, ovve- ro l'ampiezza maggiore o minore delle facoltà, che dal Papa loro si diano. Ed auche in gran parte ciò dipende dal ge- nio di quel cardinale, imperocché in una slessa religione la pratica frequentemen- te dell'età nostra ha insegnato e tut- tavia alla giornata insegna, che un pro- tettore ( forse più lodevolmente) mollo poco e quasi per nulla s'intrighi, eccet- to in quel che riguardi la prolezione del- la religione, ch'è propriamente l'uffizio suo ; ed un altro suo predecessore o suc- cessore voglia riconoscere come si por- tano il cuoco, il canovaio e il portinaio, non che i superiori locali o generali o pro- vinciali; anzi intrigarsi ne'fatti de' reli- giosi particolari tra essi, che però non è materia capace d'una regola certa e ge- nerale. Bensì che disponendosi lodevol- mente per le costituzioni e decreti apo- stolici, che le cause de'regolari non deb- bano uscir fuori della propria religione, ed i superiori, tra questi vanno compu- tati la s. Congregazione de' regolari (P.), ed anche il cardinal protettore, al quale, conforme si è detto, molte cose si soglio- no rimettere, ovvero commettere". Il p. Menochio, Sluore t. 3, cent. 1 1, cap. 5 : Consigli dati dal p. Girolamo Piatti al cardinal Flaminio Piatti suo fratello , circa la prolezione delle religioni. Do- po avere riportato quanto disse Nicolò III 3^4 PRO al cardinal Matteo, il p. Piatti soggiun- ge: »Le ragioni per le quali conviene che i protettori appunto si governino con- forme al sentimento di quel Papa, lai.a è perchè essendo il corpo della religione composto di superiori e di sudditi, la ra- gione vuole che questo buon concerto non s'interrompa o guasti , altrimenti si scomporrebbe tutta la costruzione della fabbrica, se chi non è superiore s'inge- risse a comandare e ordinare nella reli- gione. 2.a I cardinali per molto virtuosi che sieno e prudenti, ad ogni modo non essendo stati religiosi, non possono così bene sapere quello che alla religione e a quelli che in essa vivono sia spediente e utile, ovvero al contrario inconveniente e dannoso, quanto lo sanno e intendono i prelati delle medesime religioni. 3.aNon possono i cardinali protettori avere tan- ta cognizione delle qualità de' soggetti particolari, quanta ne hanno i superiori, che con il lungo tratto intimamente li hanno conosciuti. 4'" Grande inconve- niente seguirebbe e danno alle religioni, se i religiosi si accorgessero di poter a- vere adito al protettore e col favore di lui potersi sottrarre dall' ubbidienza e correzione del suo prelato regolare, per- chè così sarebbe indebolito il vigore del- la disciplina, e sarebbe aperta una gran porla alla rilassatezza dell'osservanza. Non doversi dar facile ascolto alle dela- zioni e querele senza ragione, lasciando che i provinciali provvedano ai disordi- ni, ed il generale o capitolo se riguardas- se i provinciali; dovendo sempre il pro- tettore lasciar che le cose procedano per la via ordinaria, senza intromettersi e turbare il governo de' prelati regolari. Che se le cose fossero ridotte a non po- tersi rimediare, allora si dovrebbe tro- vare l'opportuno provvedimento con mo- derazione e maniera, che tutto si regoli e riformi conforme all'istituto dell'ordi- ne, con scegliere dalla medesima religio- ne i meritevoli per la riforma". V. Men- dicatiti, Ordini religiosi, Disciplinare- PRO golare, Monaco, Monaca, Canonici re- golari, Religiosi. Dice Novaes nella Sto- ria di Giulio III, che questo Papa or- dinò che i religiosi per essere promossi al vescovato abbisognavano anche del con- senso del protettore. Nel voi. Vili, p. 2i5 riportai che dopo l'elezione de'nuovi ge- nerali, i cardinali protettori insieme ai religiosi li portavano a baciare il piede al Papa nella cappella pontificia e seden- te in trono, i protettori prendendo il luo- go in cui siede il cardinal i.° prete: ciò avea luogo dopo la funzione , ed ordi- nariamente dopo il canto del vespero. Nel voi. IX, p. i 37 dissi che il cardinal protettore degli Olivetani invita il s. col- legio e Io riceve alla cappella cardina- lizia di s. Francesca Romana; a p. i4r che il cardinal protettore del collegio dei conventuali di s. Bonaventura invita e riceve i cardinali per la cappella cardi- nalizia in onore di tal santo; a p.i46 che il cardinal protettore delle monache e Conservatorio dis. Caterina, per la cap- pella cardinalizia per tal santa, invita e riceve il sagro collegio. Pio VI fu protet- tore dell'ordine de'predicatori. Pio VII assunse le protettone della sua congre- gazione cassinese, dell'ordine de'predica- tori, della congregazione del ss. Reden- tore, e del conservatorio e monache di s. Dionigio alle 4 fontane. Riporterò qualche esempio de' solenni possessi presi dai cardinali protettori de- gli ordini regolari o di qualche monaste- ro di monache, che desumo dai Diaridi Roma, onde rilevarne l'ordinario ceremo- niale, e le variazioni secondo i luoghi e gli ordini, le cui particolarità non sono senza interesse, massime in argomento del quale forse niuno si occupò. Nel n.° 1 1 5i dell' anno 1786 si riporta la descrizione del possesso preso dal cardinal Boncom- pagni segretario distato,della protettoria di tutto l'ordine de' Cappuccini (P .), con- feritagli con Molo-proprio di PioVl. Por- tatosi alla loro chiesa con nobile treno (preceduto dai servitori a piedi coll'om- PRO brellino e ildecano alla portiera), si tro- varono alla portiera della carrozza il p. guardiano del convento coi segretari del p. generale, e fra il suono della banda mi- litare entrò in chiesa, ove ricevè l'asper- sorio dal p. generale, che era alla testa del definitorio generale e provinciale. Do- po P adorazione del ss. Sagramento , il cardinale por tossi in coro tutto nobilmen- te parato con damaschi e velluti, con fran- gieelrined'oro; ed assisosi sulla sedia sot- to baldacchino, e lettosi dal maestro delle ceremonie il breve con cui il Papa lo de- putava protettore, ammise all' amplesso il p. generale ed i superiori, al bacio del- la porpora i chierici ed i laici, mentre si sparavano salve di mortari (di questi spa- li trovai diversi esempi ne' Diari, sia pel possesso delle protettone, sia al giungere del cardinal protettore nella chiesa ove si solennizzava la festa). Indi il cardinale fece un discorso latino ai religiosi, in cui dimostrò il suo contento, perchè alla na- turale propensione sua e di tutta la fami- glia pei cappuccini, ora vedevasiaggiun - to P aggradilo titolo di loro protettore, confidando che nelle ardue incombenze affidategli dal Papa , gli avrebbero colle loro orazioni impetrala da Dio la neces- saria assistenza. Rispose il p. generale, di- mostrando l'obbligazione che professava la povera religione de'cappuccini al Pa- pa, per averle dato un si degno protet- tore, e l'obbligazione che professava lo stesso ordine al cardinal protettore per aver accettato tal caritativo impiego. Di poi il cardinale si portò alla cella del p. generale, ove amàbilmente si trattenne al- quanto con esso e coi primari dell'ordi- ne; indi parti dal convento (si suole fare un'abbondante limosina a' poveri). No- terò, che nel n.° 117 del Giornale di Roma, descrivendosi egual possesso del cardinal Fornari , si aggiunge, che fu cantato il Te Deum, e che il cardinale diede la benedizione, visitando poi nel- le celle i cappuccini infermi. Nei n.i 1272 e 1278 dell'anno 1787 si leggono le PRO 325 relazioni de' possessi presi dal cardinal Braschi nipote di Pio VI, delle protet- tone della congregazione camaldolese e di tutto l'ordine Francescano, attribui- tegli dallo zio. Col treno di fiocchi e in a- bito si condusse alla chiesa di s. Romualdo de' Camaldolesi (F.), donde ascese al con • tiguo ospizio, ricevuto dal p. ab. procu- ratore generale alla testa de' superiori e monaci della congregazione. Assiso in tro- no con dossello e senza baldacchino, per non potersi erigere nelle case de'regola- ri, fu letta la bolla di destinazione al pro- tettorato; indi il cardinale ricevè all'am- plesso il p. procuratore, e al bacio della mano gli altri. 11 p. ab. procuratore pre- sentò al protettore un prezioso reliquia- rio con entro un pezzo d'osso di s. Gre- gorio I,ed un commentario della propria congregazione,facendo dispensare un lau- to rinfresco adattalo a) tempo quaresima- le. Collo stesso treno il cardinale in altro giorno si portò al conventodi s. Maria in Araceli ( la chiesa ha il suo cardinal li- tolare, nondimeno si rileverà da altri ca- si che in altre simili i protettori degli or- dini le visitarono) ricevuto dal p. procu- ratore generale e dagli altri superiori e religiosi del convento , ed accompagnato nella biblioteca nobilmente fatta ornare per uno speciale riguardo al nipote del Pontefice, ed ivi accolto dal p. generale. Si lesse il breve, il cardinal fece la con- sueta allocuzione, ed ammise all'abbrac- cio il p. generale e superiori dell'ordine, ed al bacio della porpora gli altri religiosi. Il p. guardiano del convento gli offrì una mappa di fiori finti con l'immagine in se- ta di s. Francesco, ed altro religioso una lunga ed erudita iscrizione. Quindi il car- dinale passò al convento de' ss. Cosma e Damiano del Ttrz' ordine di s. France- sco , ricevuto a suono di banda di stru- menti dai superiori e religiosi. In una sa- la vagamente apparata il cardinale si as- sise nel trono; quindi fu letto il breve, e pronunziata dal cardinale l'allocuzione, rispose con altra il p. generale, che pie- òj.u può sento al cardinale le reliquie de'ss. Fran- cesco, Cosma e Damiano, e fece servire il rinfresco proporzionato al digiuno qua- resimale. Nel u.°66 dell'annoi 8 16 si ri- porta il possesso del cardinal Albani de- stinato da Pio VII protettore dell'ordine de Servì di Maria (f.). Alla porta della chiesa di s. Marcello il p. vicario genera- le ricevè il cardinale, coi religiosi anche degli altri conventi dell'ordine esistenti in Roma. Dopo breve orazione al ss. Sagra- mento, il cardinale sali nella libreria del propinquo convento nobilmente addob- bata, ed ivi lettosi il breve del Papa e ri- cevuti gli omaggi del p. vicario e religio- si, il cardinale nell'allocuzione rammen- tò con lodi la storia della fondazione e progressi dell'ordine e degli uomini insi- gni in esso fiutiti , ed in seguito mandò ai religiosi un sontuoso presente di com- mestibili da potersi godere da loro per più giorni (ordinariamente si manda li- na vitella e altro, secondo il numero dei religiosi e la generosità del protettore ; altri offrono qualche arredo o paramen- to sagro). Nel n.°3o dell'annoi 838 è de- scritto il formale possesso preso dal cardi • nal Brignole,datodaGregorioXVIa pro- tettore del 3.° ordine di s. Francesco. 11 cardinale fu ricevuto sulla porta della chiesa de'ss. Cosma e Damiano dal p. ge- nerale Conticelli coi religiosi del conven- to. Venerato il ss. Sacramento, passò nel convento, ove in una cappella inchinata la Croce e assiso in sedia fece ad alta vo- ce leggere dal maestro delle cereraonie pontificie il breve; quindi ricevè all'am- plesso il p. generale, al bacio dell'anello il p. procuratore generale e i religiosi sa- cerdoti, al bacio della porpora i laici. Di- poi il p. generale diresse al cardinale pro- tettore un breve discorso, esternando in nome dell'ordine il gradimento perla ot- tenuta grazia sovrana nella di lui perso- na, cui raccomandò sé e l'ordine. Il cai- dinalccon riposta desunta dalla s. Scrit- tura commendò il regolare istituto, im- pegnò gl'individui di esso alla piena ed P lì O esatta osservanza delle proprie regole e costituzioni; animò i giovani studenti al- la pietà e all'indefesso studio, onde porsi in grado d'essere utili all'ordine, e alla Chiesa nel sostenerla contro chi preten- deva abbatterla, non che a giovarei pros- simi. Vennein seguito cantalo il Te Deum in ringraziamento al Signore, terminalo il quale e col medesimo nobile treno il cardinale si restituì alla propria residen- za, accompagnaloalla porta delconvenlo e alla carrozza dal p. generale, dal p. pro- curatore generale e dagli altri religiosi. Ne'seguenti Diari dì Roma dei 1 843 sono riportati i possessi delle protettone con- ferite da Gregorio XVI. Nel n.° i i quel- la del cardinal Acton dell'ordine della Penitenza (V.), che portatosi nella chie- sa di s. Maria delle Grazie,dopo orato, a- scese al trono, fece leggere il breve, ri- cevè l'atto di ubbidienza dalla religiosa famiglia, e cantatosi l'inno Ambrogiano e le litanie Lauretane, il cardinale com- parti la benedizione col ss.Sagramento. Passato nel convento, il cardinale con pa- terna e commovente allocuzione animò i religiosi a corrispondere con zelo alla loro vocazione e a promuovere sempre più il decoro del loro santo istituto. Nel n.° 12 vi è il possesso della protettoria del cardinal Acton della congregazione Cassìnese (Z7".), concessa dal Papa ad i- stanza del p. ab. procuratore generale. Il cardinale corteggiato da due prelati in abito si portò nelle ore pomeridiane al monastero di s. Calisto, ricevuto alla porta dai monaci e dal p. ab. procura- tore generale e abbate di governo dello stesso monastero, ed accompagnato al- l'aula capitolare ornata dignitosamente con damaschi e con magnifico trono. In esso il cardinale si assise per sentire la let- tura del breve apostolico, in cui colle pa- role più onorevoli e benigne era espres- sa la pontificia adesione di porre sotto il valevole patrocinio d' un porporato ri- eolmo d'ogni virtù l'intero ordine bc- uedelliuo cassi nese. Alla quale lettura le PRO ce seguilo l'allocuzione italiana del cardi- nale, che commosse il cuore di tutti pel- le espressioni tutte piene di dolcezza e di spirito veramente evangelico; per le di- mostrazioni di zelo in ogni cosa che po- tesse influire allo splendore dell'ordine monastico ; e per le savie considerazioni dette con bello stile oratorio intorno alle glorie del benemerito ordine. Il p. ab. procuratore rese ossequiose azioni di gra- zie al Papa per aver concesso un tanto porporato a vigile protettore, e a questi per essersi compiaciuto corrispondere ai desideri dell'ordine. Indi egli e 3 altri p. abbati furono dal cardinale ammessi al- l'abbraccio, ed i monaci al bacio dell'a- nello cardinalizio. Nel n.° 58 è descritto il possesso del cardinal Corsi protettore della congregazione de' Vallombrosani (f^.). Il cardinale col seguito di 3 prelati si portò al monastero di s. Prassede, rice- vuto alla porteria dal p. ab. di governo del monastero medesimo, e da altri ab- bati, fra'quali il p. procuratore generale, in uno alla monastica famiglia. Nel salo- ne decorosamente parato e con trono, ove si assise il cardinale, il p. priore lesse il biglietto di nomina alla protettoria, ed a nome della congregazione pel procurato- re generale di essa indirizzò al porporato paiole di comune esultanza e di amplis- sime azioni di grazie. A queste il cardi- nale rispose con senno e zelo , addimo- strando il suo gradimento, ed animando i religiosi vallombrosani a seguir gli esem- pi di virtù e di applicazione ad ogni ge- nere di studi, dati dai loro padri sotto il vessillo del s. Istitutore. Ammise di poi all'amplesso gli abbati, al bacio dell'anel- lo i monaci., al bacio della porpora i con- versi, terminando la ceremonia col pren- dere dalle mani del p. ab. superiore il li- bro della regola di s. Benedetto, colle co- stituzioni di s. Gio. Gualberto istitutore della congregazione. Indi calò nell'atti- gua chiesa e comparti la benedizione col Santissimo , esposto pel triduo di detto santo. Nel u.° 76 dell'annoi 844 è ripor- PRO 327 tato il possesso del cardinal Castracane, della congregazione de' Canonici regolari Lateranensi (V.) , a richiesta del defini- torio generale concesso in protettore da Gregorio XVI. Il cardinale in compagnia di 3 prelati fu ricevuto alla porta della canonica di s. Pietro iti Vincoli da tutta la comunità religiosa, e passato nelle de- corate stanze della procura generale, se- dendo in trono , dopo la lettura del bi- glietto di nomina della segreteria di sta- to, recitò uà gravissimo discorso allusivo alla circostanza e onorevole per la con- gregazione. A questo fece dignitosa rispo- sta il p. ab. vice- procuratore generale, che descrivendo i benefizi recati al suo ordi- ne dal defunto protettore , mostrava le più vive speranze nella sapienza e nelle ottime disposizioni del successore. Rice- vuto il cardinale il consueto omaggio di tutta la comunità, in altra sala, ov'erasi eretto un altare , si cantò il Te Deuin, dopo il quale il cardinal si trattenne be- nignamente coi religiosi canonici regola- ri, coi capi di vari ordini regolari e con altre distinte persone, che si sogliono in- vitare in queste solennità. Nel n.° 4o del- l'anno 1847 s' riporta il solenne possesso del cardinal Ostini perla protettoria del- l'ordine Cisterciense[ V.)t per nomina del regnante Pio IX. Con treno il cardinale si portò nel monastero di s. Bernardo, ed assiso in trono in ampia aula interna e facendogli corona tutti i monaci, dopo il consueto atto di fedele sudditanza, rivol- se loro un affettuoso discorso, e per 1' a- morechegli portava dichiarò che sempre gli avrebbe protetti. Il p. ab. visitatore maggiore,ringraziato il Papa pel benefizio di aver concesso sì illustre protettore, lo- dò questi e chea vrebbe certamente adem- piuto a tutti que'sacri doveri, che sono gli attributi necessari d'un sincero e operoso proteggitore. Intuonatosi il Te Deum dal p. ab. presidente generale, il cardinale con tutti i monaci processionalmente reca- ronsi alla vicina cappella, ed ivi il protet- tore a tulli impartì la trina benedizione. 3*8 PRO Anche le congregazioni e monasteri di monache hanno il cardinal protettore , così i loro Conservatorii^.), presiedendo alle elezioni delle abbadesse e superiore. ^'.Clausura e Religiosa. Pel possesso ri- porterò esempi per quelli del monastero e chiesa delle agostiniane monache dei ss. Bambino Gesù ( V.) di Roma. Nel n.° i g3o del Diario di Roma del i 793 si legge, che avendo Pio VI fatto loro protettore il car- dinal Zelada 3 questi in abito e treno si condusse a detta chiesa, ove venerato Ge- sù sagramentato, si pose poscia a sedere sotto piccolo trono con dossello presso l'altare maggiore, e lettosi il biglietto di nomina, le monache due a due si porta- rono a baciargli la mano, e le converse la sagra porpora ; ciò fatto il cardinale intuonò il Te Deum , ed in fine benedì la comunità religiosa eil popolo accorso, passando quindi nel monastero. Nel n.° 2060 dell'anno 1 794 il nuovo protettore delle monache del monastero di Palesili - na, cardinal Doria, deputò a prendere per lui il possesso mg. r Graziosi vescovo d'A- nastasiopoli, vicario generale di tal dio- cesi, il quale celebrò la messa nella loro chiesa di s. Andrea e poi intuouò il Te Deum. Nel n.°i 16 dell'anno 1802 si di- ce, che per morte del cardinal Zelada, Pio VII die per protettore alle monachediRo- ma il cardinalRoverella, il quale si portò a prenderne il possesso formale, ricevuto Milla porta della chiesa da mg.r Riganti e dagli altri deputati del monastero. Dopo avere orato avanti Gesù sagramentato, il cardinale si trasferì all'altare maggiore, ove postosi a sedere avanti il dossello, fu letto il breve di nomina; indi ammiseal- i'amplesso i deputati, al bacio della ma- no le monache, al bacio del lembo della porpora le converse, e poscia diresse al- la comunità un ben concepito discorso. Dopo aver inluonato il Te Deum, per la sagrestia entrò nel monastero , ove pre- murosamente volle informarsi degl'inte- ressi del medesimo, e tornato a casa man- dò in dono un gì ossopcsce ombrina euua PRO vitella mongana viva. Nella suddetta chie- sa i cardinali prolettori hanno consagrati diversi vescovi; tra' benefattori protetto- ri di queste monache ricorderò Clemente XII, che da cardinale n'era stato protet- tore. Protettori d'imperi, regni e nazioni. Dice il Plato, De Cardinalis p. 370, che leprotletoriede'regni sembrano con- sàgrate dalla gerarchia celeste, di cui è copia l'ecclesiastica : dappoiché abbiamo da Daniele, io, e dall' Apocalisse, 2 e 3, che la Persia ha il suo Angelo protet- tore {V. Coro degli Angeli, ove parlo di s. Michele protettore primario della Chie- sa e di diversi ordini religiosi, e de' ss. Angeli da Dio posti a nostra custodia e protezione); così Smirne e Laodicea era- no protette dal proprio Angelo presso il trono di Dio. Vari Papi econcilii rego- larono il patrocinio de'cardinali sui re- gni e nazioni presso la s. Sede e l'augusto suo Capo, avendo un tempo fallo a gara col tributo del Denaro di s. Pietro (f^.), e col dichiarare i \ovo Slati tributari del- la s. Sede (F.). Nel voi. IX, p. 284, di- mostrando la sublimità della dignità del cardinalato, vi compresi l'antica onore- volissima e grave rappresentanza de'car- dinali nell'essere richiesti dai sovrani, dalle repubbliche e dai magistrati muni- cipali per protettori presso il Papa e la sede apostolica degl'imperi, di legni, di stati, di città, quando i monarchi e le nazioni invocavano il sommo Pontefice arbitro ue'loro più grandi interessi, an- che a patrocinio de' sudditi e de' popoli pei loro bisogni, precipuamente di que- gP individui che si recavauo nella curia romana, cioè ove risiedeva il Papa. Sic- come questa protezione riusciva potente ed efficace, essendone insorti non pochi abusi, dissi che Urbano VI del 1 378 vol- le porvi un freno nelle provvisioni, pen- sioni e doni che ricevevano i cardinali protettori, talvolta con pregiudizio della Chiesa e della giustizia, dai principi, dui- P R O le comunità, dalle persone ad cs.se appar- tenenti. Ricordai che Martino V fin dal 1 4» 7 dichiarò la sua disapprovazione su cjueste protettone, e poi proibì le protezio- ni cardinalizie in favore de're e de'princi- pi, acciò fossero liberi i cardinali nel servi- re la chiesa romana e il Papa; che Alessan- dro VIsu questo delicato punto rinnovò i rigori de'predecessori, e che Leone X nel concilio generale di Laterano V regolò siffatte protettone cardinalizie di princi- pi e comunità. L'influenza molte volte pregiudizievole, per servire il sovrano del di cui regno erano protettori, esercitata ne Conclavi) per l'Elezione o Esclusiva de' Papi, dai cardinali protettori, ed a seconda delle istruzioni che aveano da loro o dagli ambasciatori, si può osser- varla in quegli articoli, segnatamente quando riunirono la qualifica di amba- sciatori col nome di ministri presso la s, ifc/ede'medesimi monarchi. Artaud nel- la Storia di Pio VII, t. i, p. 293, par- lando della destinazione del cardinal Fesch(F.) in ambasciatore della repub- blica francese, per destinazione del nipote Napoleone, dice ch'era forse questa la pri- ma volta che la corte di Roma si affli"- o geva nel vedere un cardinale succedere a Cacault ministro laico. Artaud tutto di- volo di questo ultimo e informatissimo di nostre cose, volle ignorare i tanti pre- cedenti esempi, anche recenti di Francia stessa. Aggiunge, che quanto al titolo di ambasciatore la corte romana reclamò , sostenendo che nessun cardinale avea preso giammai questo titolo, e facendo osservare che mg.r Rochechoart vescovo, ch'era ambasciatore in Roma nel 1761, pubblicato cardinale a*2 3 novembre, ces- sò d'essere ambasciatore e prese il titolo di ministro plenipotenziario. Il governo pontificio, dice Artaud, s'appoggiava ad una decisione del concilio di Basilea, sess. 2 3, De qualit. cardinal.) che proibisce ai cardinali di prendere il titolo di am- basciatori, anche del loro proprio sovra- no; si citava inoltre l'esempio del cardi- VOL. LV. PRO 329 nal d ' Eslouteville e del cardinal Borgia de Montreal, e che Leone X avea con- fermata questa determinazione : >» Gli ambasciatori de'principi, creati cardinali, cessino d' essere ambasciatori {?.), per- chè diventano altrettante membra misti- che del sommo Pontefice ". Di più l'Ar- taud riporta il seguente dispaccio del se- gretario di stato cardinal Consalvi. » Un cardinale fa parte del sagro collegio; e da questo procede che presso la Corte di Roma {Jr.: osserva Artaud che mentre Consalvi usava questa espressione, il car- dinal Pacca nelle sue Memorie fa le me- raviglie perchè i ministri esteri si giovino della stessa espressione) non è permesso ad un ambasciatore di spiegare il suo carat- tere pubblico (con l'Ingresso solenne in Roma, fr.) e d'ottenere una udienza pub- blica dal santo Padre, se oltre alle lettere di credito indirizzate al sommo Pontefi- ce, egli non è latore delle lettere che l'ac- creditano individualmente presso ciascun cardinale, lettere che deve presentare egli stesso in una visita pubblica di for- malità al cardinal Decano {V.\ Ciò po- stole un cardinale potesse prendere pub- blicamente il titolo di ambasciatore, sa- rebbe allora nella medesima persona e nel medesimo punto l'attivo ed il passivo, il che si oppone ad ogni regola. Il cere- moniale de'pubblici ambasciatori è fissa- to con una etichetta ed una regolarità tali, che nel corpo diplomatico {V. Di- plomazia) non ammettono eccezione al- cuna. Queste regole non potrebbero più osservarsi se fra'pubblici ambasciatori si ritrovasse un cardinale ; poiché le regole e le onorificenze dovute alla dignità car- dinalizia sarebbero in contraddizionecon quelle dovute alla rappresentanza di un ambasciatore. Dietro questa riflessione il cardinal Fesch non può essere che mini- stro plenipotenziario". Conchiude Ar- taud: » E questo in fatti era il titolo che prendeva allora il cardinal Fabrizio Ruf- fo j ed a' tempi del cardinale de Bernis questo augusto abbassamento era stato 21* 33o PRO spinto ancor più. in là, poiché quel car- dinale si dava il solo titolo d' incaricato degli affari di Francia". Trovai opportu- no riportare qui questo importante docu- mento, sia per i rapporti che vi furono tra i cardinali protettori degli stati este- ri, detti anche protettori delle corone, e gli ambasciatori di queste, onde nelle loro assenze o impotenze ne funsero le veci ; sia per avvertenza che talvolta seguendo gli storici qualificai col titolo di ambascia- tori i cardinali, essendomi di frequente avvenuto, come notò Artaud sul vocabolo Corte di Roma, che mentre gli uni ne- ganoun titolo, una qualificagli altri l'ac- cordano, essendo del pari ambedue au- torevoli. Osserva Parisi, Istruzioni, t. 2, p. 1 5i, parlando della consuetudine col- la quale i sovrani cattolici deputano in Roma un cardinale col titolo di protet- tore, che questi sogliono essere per lo più nazionali, sebbene molti furono scelti tra 'cardinali italiani e anche romani, co- me i cardinali Scipione e Francesco Bor- ghese che furono protettori dell'impero, ed altri a'nostri tempi (1785). Talvolta i cardinali protettori d' un regno ne fu- rono anche i ministri plenipotenziari, come lo fu delle due Sicilie il cardinal Orsini, morto 11^1789, il quale per un tempo fu contemporaneamente protet- tore interino della corona di Francia. In pari tempo un cardinale fu protettore di regni e stati diversi, come il cardinal Al- bani morto nel 1 834 , protettore della oanone Auslriaca,e degli antichi e nuovi slati del re di Sardegna, non che della 1 «pubblica di s. Marino. Al presente di questa è protettore il cardinal Macchi, e degli stati sardi il cardinal Lambruschini. Qualche cardinale è protettore di alcu- na congregazione religiosa, confraternita o capitolo, ancorché non sieno nello stato pontificio; come il cardinal Lambruschi- ni che lo è della congregazione degli obla- ti di Maria Vergine fondata in Pinero- lo; il cardinal Brignole della confraternita delle s. Stimmate in Firenze, dc'copiloli PRO della cattedrale di Brugnato e della in- signe collegiata di Seslri, della chiesa col- legiata di Porto Maurizio, del santuario di Nostra Signora in s. Remo, della con- gregazione de'preti missionari di s. Carlo in Savona, del monastero delle monache benedettine di Lapo diocesi di Fiesole ; il cardinale Spinola è protettore del ca- pitolo della cattedrale basilica di Parma: altre simili protettone tiene in Firenze e in Fiesole il cardinal Corsi, per non dire di altri. Fino al declinar del secolo passato aveano cardinali protettori V Im- pero, gli stati Austriaci, Francia, Spa- gna, Portogallo, due Sicilie, Sardegna, Polonia, ec. : l' aveano ancora i regni a- cattolici, ma a cagione de collegi o altri stabilimenti nazionali. Talvolta i cardi- nali furono protettori di qualche cantone cattolico della Svizzera, ed il cardinal Cappellai'!, poi Gregorio XVI, nel luglio 1 827 accettò di essere protettore di quel- lo de'Grigioni. Dice Parisi, Istruzioni l. 2, p. 1 52, che i cardinali per le protetto- rie delle corone solevano tenere un se- gretario nazionale a parte, benché sotto Innocenzo X il cardinal d'Este protettore di Francia operò colla corte in maniera che il suo proprio segretario servisse an- che per gli affari della protettoria. An- ticamente l'aveano pure altri regni, co- me Inghilterra, Irlanda, Scozia3 ec. Di- verse prerogative proprie de' cardinali protettori delle corone V esercitano gli ambasciatori ed i ministri diplomatici, sia nelle chiese, ospedali e ospizi nazionali, che in altro, come rimarcai in detti ar- ticoli o in quelli degli stati e regni. Nel voi. IX, p. i43 notai che per la cappella cardinalizia di s. Luigi IX redi Francia, il cardinal protettore della corona o il cardinal ministro invitava e riceveva i cardinali; in sua mancanza supplisce il cardinal decano, ricevendo però insieme all'ambasciatore o ministro. Ne' voi. I,p. 3o6, XLl,p. 290, dissi che i cardinali protettori di Polonia e degli Armeni no- minavano un individuo per fare da pel- PRO leprino o apostolo alla lavanda de' piedi che fa loro il Papa nel giovedì santo, cui poi imbandisce la mensa e serve, spet- tando ora la nomina a quelli ivi notati. Leggo ne'n.i 57ge58o de Diaridi Roma dei 1721, che per morte di Clemente XI e per parie de'sovrani delle loro corone fecero al s. collegio le condoglianze i car- dinali protettori , Gualtieri d'Inghilterra (cioè pel re cattolico Giacomo HI resi- dente in Roma) e incaricalo d'affari di sua maestà Britannica, Conti di Porto- gallo (sebbene le facesse anche l'ambascia- tore de Mel|o), Albani di Polonia, Allann comprotettore di Germania, de' regni, del- le provincie e domimi ereditari di casa d' Austria, e ministro dell'imperatore, qon allocuzione che ivi si riporta. Dagli slessi Diari di Roma rilevo che i cardinali pro- lettori solevano presentare al Papa la pri- ma volta il nuovo ambasciatore, con quel ceremoniaie che riportai nella biogra- fìa del cardinale Luigi Prudi, parlando dell' ambasciatore di Venezia, tenendo- si eguale ceremoniaie per altri amba- sciatori, come per quello di Portogallo. Nella Cronaca della venuta in Bologna di Clemente VII e Carlo V } con note del Giordani, a p. 99 e 1 08, si dice che per asserzione con giuramento delle prodotte testimonianze del cardinal Accolti protet- tore di Spagna, in favore dell'imperato- re Carlo V, Clemente VII ordinò in con- cistoro, presenti i cardinali, la coronazio- ne colla corona di ferro, che eseguì. Indi nel pubblico concistoro tenuto a'?.!) feb- braio i53o il cardinal Accolti nella sua dignità di protettore della Spagna pre- sentò nuova istanza, come avea fatto per l'altra coronazione, acciocché fosse rico- nosciuto Carlo V per legittima elezione imperatore, allegando che per atti bene- meriti del monarca dalla Santità sua non solo gli fosse conceduta l'imperiai corona, ma eziandio per le mani di sua Santità venisse solennemente coronato. Dal Papa, inteso il parere de'cardinali, fu determi- nalo che nel modo richiesto s'iucoronas* PRO 33i se e lo effettuò. Inoltre i cardinali protet- tori trattavano ne'concistori gli affari del- le corone, massime prima che fossero isti- tuite le Congregazioni cardinalizie (/'.) da Sisto V (con che volle rimuovere e- ziandio gli abusi de'cardinali protettori, che toccai nel voi. XV, p. 216), e pro- ponevano tutte le chiese cattedrali, mo- nasteri nullius e benefìzi maggiori con- cistoriali (che qualificai pure nel voi. XV, p. 2 3o), che erano sotto le loro protetto - rie, tanto elettivi, che a nomina o pre- sentazione, e ne ricevevano emolumenti, confermati da Sisto V e altri Papi. In as- senza de'cardinali protettori delle corone, il proporre in concistoro le loro chiese era incombenza del cardinal Camerlengo del s. Collegio^. ).Ma Clemente XI non po- tendo tollerare che un cardinal prolet- tore d'un regno o repubblica talvolta pro- ponesse in concistoro un numero mag- giore di vescovati e abbazie del Papa stesso, incominciò a proporle lui; in che fu imitalo da'successori. A tenore delle disposizioni di Gregorio XI V e di Urba- no VIII, i protettori facevano i processi agli eletti, domandandone prima licenza al Papa per supplica o verbalmente, in ossequio della suprema di lui autorità, trattandosi di doverli compilare in Roma. Ma proponendo lo stesso Pontefice, i pro- cessi li faceva l' Uditore del Papa, essen- do regola generale di formarsi i processi sempre avanti il ponente o relatore. Di conseguenza con proporre il Papa tutte le chiese cessò ne'prolettori eziandio l'in- gerenza de'processi./^. Concistoro, Pro- posizione, Chierici del s. collegio o na- zionali, de'quali parlo pure nel voi. XV, p. 237. 11 cardinal de Luca, nel Cardinale pratico, cap. 1 5, n.°i6, ecco quanto dice delle protettone de'cardinali. «L'officio di protettori di regni e nazioni propria- mente consiste nel promuovere in con- cistoro (pubblicò l'opera avanti Clemen- te XI ), ed altrove, dove abbisogna, ap- presso il Papa, il s. collegio e altri, gì' in- 332 PRO teressi e le prerogative di que' regni e principati, de'quali s'ha la protezione; sì che sono come una specie di promotori ne' collegi, ovvero di ponenti ne' tribu- nali, come più informali de' costumi, dei privilegi e delle prerogative. E partico- larmente per la più frequente pratica consiste tale officio nel proporre nel con- cistoro quelle chiese metropolitane, o cattedrali, o monasteri, così di qua, co- me di là da'monli, le quali si provvedo- no a nomina o presentazione o postula- zione di quel re o principe, o veramente ad elezione o postulazione de' capitoli ; sicché conforme nelle altre chiese, le quali sono di libera provvisione del Papa, dal medesimo a suo arbitrio in ciascuna si deputano i cardinali perla proposizio- ne, e questo è officio lìsso del protetto- re di quel regno o principato. Come an- cora officio di questi suol essere in pro- muovere in nome del re o del regno la Canonizzazione o Beatificazione ( P.) di qualche servo di Dio nazionale, oche per altro rispetto vi si abbia qualche parti- colare divozione, con altre somiglianti funzioni. Auzi in siffatta carica si soglio- no occupar due cardinali, uno con quel- la di protettore ordinario, e 1' altro con quella di comprotettore, come un com- pagno o sostituto del primo, le di cui veci supplisca nel caso dell'assenza o di alcun impedimento. Per que' cardinali nazio- nali o in altro modo affezionati per tito- li di gratitudine, e per altro rispello ai re e principi, tale ufficio si deve eserci- tare compatibilmente con quello del car- dinale, che vuol dire di giudice o di con- sigliere, come per una specie di pouente ovvero di promotore, come sopra, non già di parte interessata o veramente di avvocato e procuratore di quella; sicché le parli primarie e principali consistono nella carica di cardinale, e questa di pro- tettore è accessoria e consecutiva, ma non già che 1' accessorio distrugga il princi- pale, e che l'accidente tolga, ovvero im- pedisca la sostanza". Finalmente il cai- PRO dinal de Luca, cap. 8., n.° 6, rammenta a'cardinali i sagri obblighi della loro su- blime dignità, i giuramenti o Professio- ni di fede [V.) fatti, e quanto debbono alla s. Sede e al supremo suo capo, onde nel procurare i vantaggi de' principi e nazioni, il loro patrocinio non deve per nulla vulnerare i riguardi, che devono avere sempre presenti alla loro duplice e gelosa qualifica di assessori e consiglie- ri del supremo giudice , eh' è il Papa ; onde disdirebbe 1' uffizio di partigiano, avvocato o procuratore delle parli. Protettori di città, terre e castella. Oltre quanto ho detto di sopra e nei rispettivi articoli di città e comuni dello stato pontifìcio sui cardinali prolettori, anche questi sono assai antichi, mentre notai pure come nelle occorrenze o per fare omaggio al nuovo Papa le città e comuni spedirono a Roma, o nel luogo in cui risiedeva il Papa, oratori e amba- sciatori, quasi tutte costumando avere in Roma un procuratore o un agente che tratti i loro affari. Bologna e Ferrara (F.) tennero lungamente un ambascia- tore residenziale in Roma, che interve- niva alle Cappelle e Cavalcale pontificie (J^.)con alternativa, e somministrava l'acqua alle mani del Papa, come i Prin- cipi assistenti al soglio (A\). Nella morte de'Papi solevano fare le condoglianze al sagro collegio, come ho letto ne' Diari di Roniaj l'ultimo esempio fu per la mor- te di Clemente XIV, tanto dell'amba- sciatore di Bologna (la serie de'quali dal 1 554 al 179^ Sl 'egoe a P* '35 delle Notizie della chiesa de ss. Gio. e Petro- nio, di Cancellieri ), che del residente o rappresentante di Ferrara, come allora si chiamava. Dice Parisi, nelle Istruzio- ni t. 2, p. 2g3, che quando una città o alcune terre cospicue si determinano di eleggere un cardinale protettore, fanno prima esplorare dal loro agente se il cardi- nale che si ha in vista sia in grado di accet- tare la protettoria, e quindi annuendosi PRO propone in consiglio; che senza mettere in forse una cosa patentemente utile, né esporre la convenienza d' un porporato, lo elegge per acclamazione, ancorché per solennità maggiore si suole fare prece- dere la formalità dello scrutinio, quindi se ne dà avviso all'eletto, secondo l'esem- pio di lettera che produce. Di tale ele- zione si dà parte con altra lettera al car- dinal segretario di stato o al cardinal ni- pote, per sottometterla al Papa, ripor- tando altre module per domande diver- se. Si torna a scrivere ringraziamenti do- po I' accettazione, ed annualmente per la ricorrenza del s. Natale per felicitare il protettore e sempre più raccomandare alla sua protezione il comune. Nella bio- grafia del cardinal Pelagrua dissi che nel « 3 i i i holognesi l'elessero in prolet- tore di Bologna. Un altro antico esem- pio lo leggo in Acquacotta, Memorie di Maidica p. 117, nelf elezione che fece in di lei protettore del cardinal Giovan- ni (Gaetano Orsini diacono) di s. Teodo- ro, legato apostolico residente in Firen- ze. Questi nel 1 326 accettò la tutela, prò- tectoriatn et polest ariani communis ve- stris, e ringraziò Maidica con lettera per avergli fatto giungere la somma di 60 fiorini a titolo d'onorario, promettendole in ogni incontro assistenza e favore. A Podestà notai che furono eletti a questo uffizio nel 1288 Nicolò IV da Ascoli, nel 1 299 Bonifacio Vili da Velletri. Del do- no di valore mandato da Jesi al cardi- nal s. Carlo Borromeo, quando nel i563 lo elesse a protettore, feci cenno nel voi. XXXVI, p. 3oo. Questi doni ai protet- tori sogliono farli diverse città tuttora, mentre diverse città nella delta ricorren- za della nascita del Redentore sogliono offrire un saggio di qualche prodotto più particolare del luogo; delle quali dimo- strazioui parlai a Natale, Pasqua ed ar- ticoli ivi citati. Può essere protettore an- che il proprio vescovo; tali furono i car- dinali Falzacappa di Albano , e Macchi di Paleslrina. Talvolta vi è anche il com- PRO 333 protettore; per lo più qualche cardina- le concittadino, o ascritto alla nobiltà del luogo. In occasione di queste protetto- rie si fanno feste e dimostrazioni di gio- ia; ciò che praticò Ferrara pel cardinal Fransoni (delle sue beneficenze a Reca- nati di cui è protettore , parlai a quel- l'articolo) lo riportai nel voi. XXIV, p. 173 ; quello che praticò Gubbio pel car- dinal Mattei, nel voi. XXXIII, p. i63. In morte le città sogliono celebrare so- lenni funerali ai loro amorevoli protet- tori, come eseguì Pergola (/^.) con Gre- gorio XVI, che da Papa ritenne la pro- tettoria del capitolo e della città, assunta da cardinale, avendola in più modi be- neficata. Pio VII da Papa fu protettore della provincia di Sabina. Talvolta i car- dinali protettori prendono possesso di persona, come fece il cardinal Tosti con Gemano (F '.); tale altra deputano il ve- scovo o altro prelato. Nel o.° 37 del Dia~ rio di RomaiSfò si legge, che mg.rPila delegato di Prosinone si portò a Ponte- corvo per prendere a nome del cardinal Ferretti il formale possesso di protettore della città, che Gregorio XVI annuendo al voto unanime della popolazione con- ferì tal protettoria al cardinale. Il pre- lato fu perciò incontrato dal governatore e dal magistrato municipale fuori della città, e quindi ricevuto all'ingresso della medesima dalle altre autorità civili e militari e dai principali cittadini, al suo- no della banda civica e con festivo con- corso di numeroso popolo. Nel maggior tempio vi fu messa solenne , con iscelta musica vocale e istromentale: cantato il Te Deum, fu data la benedizione col ss. Sagramento. Mentre quindi fra il giubi- lo del frequente popolo, giusta il costu- me, si ergeva nel palazzo comunale lo stemma gentilizio del cardinale, si elar- givano limosine a' poveri. Il gonfalonie- re con acconcie parole dichiarò il tripu- dio della città per godere di un protet- tore in personaggio così distinto, per a- vaio la città ammirato quando vi esercitò 334 r R ° il sacro ministero del missionario, e per averne sperimentato il patrocinio quan- do era nunzio apostolico presso la real corte di Napoli. All'imbrunir della sera tutta la città si vide rischiarata da bril- lante illuminazione, distinguendosi per la ricchezza de' lumi e delle fiaccole il pro- spetto del palazzo municipale. Fu final- mente incendiata una macchina di fuochi artifìziali ed innalzato un globo areosta- lieo, mentre tra i concerti della banda e tra'ripetuti colpi di ritortali udi vasi echeg- giare il nomedel Papa edel cardinal pro- tettore. Nel n.° 46delle Notizie del gior- no i844» s* 'eSSe 'a descrizione del pos- sesso del cardinal De Angelis qual pro- tettore della città di Corneto, di cui era slato vescovo, presoda mg.rMilesi-Piro- ui-Ferretli, preside della provincia di Ci- vitavecchia, delegato a questo atto. Egli pertanto si trasferì in formalità alla re- sidenza municipale, e fu alla porta rice- vuto dall'autorità governativa e dal ma- gistrato in abito decurionale. Asceso alle camere del comune, si fece a rispondere parole di tutta amorevolezza in nome del cardinal protettore, a que' sentimenti di gioia e di rispetto che il magistrato ci vi- co gli esternava come interprete dell'in- tera città, dichiarando che avrebbe inde- lebilmente conservata la memoria di sì bel giorno, come quello che li ricongiun- geva al già amatissimo vescovo; intanto che fra il suono de'sagri bronzi, lo spa- io de' mortari ed i concerti della banda civica, la popolazione applaudiva all' in- nalzamento dello stemma del protetto- re sulla facciata del palazzo municipale. Quindi il prelato, insieme alle nominate autorità , accompagnato dalla milizia e dalla banda, si portò a piedi e in forma pubblica alla cattedrale, dove ricevuto al- la porta da) capitoloassislè alla messa so- lenne checelebrò mg. rQuaglia allora udi- tore di rota e cornetano, ed all'inno Airi- hrosiano che venne eseguito dai cantan- ti della cappella. Terminata la funzione, il prelato ringraziò il clero, e dispensato PRO il magistrato dall' accompagnarlo, si re- stituì in carrozza alla propria abitazione. Nella sera fu elevato un globo apostati- co di vaga forma, e generale fu l'illumi- nazione, intervenendo il rappresentante del protettore all'accademia vocale e i- strumentale che si tenne nella sala della filarmonica. Dal n.°6o, del Diario diRo- via del i845 si apprende come la Terra di Castel Bolognese avendo celebrato con pubblici segni di gioia il giorno in cui il il suo benefattore cardinal Zacchia fu in- signito della porpora da Gregorio XVI, quindi per averlo il Papa concesso a pro- tettore, lo accolse nelle sue mura con o- noie voli dimostrazioni. Mossero ad in- contrarlo a Faenza le autorità civili ed ecclesiastiche del luogo, e nel giorno sta- bilito per le maggiori feste furono sov- venuti i poveri con replicate limosino e 4 zitelle dotate; si cantò il Te Dcuni e nella sera il cardinale si recò a Ila residen- za comunaleonorevolmenle ricevuto, ve- nendogli offerti alcuni componimenti poe- tici, pregando il priore comunale, che , com' egli vi leggerebbe dentro espresso con sincerità l'animo del popolo alla sua protezione affidato, così quelli volesse a - ver cari, ed esso popolo conservare nella sua grazia mai sempre. Poiché il magi- strato ebbe posto fine al suo dire, il car- dinale proferì un discorso molto affettuo- so, del quale eccone un cenno. Comin- ciò con render grazie degli onori fattigli, ed in particolar modo di averlo scelto a protettore. Toccò appresso delle obbli- gazioni che stringono un protettore, e di quello insieme che i protetti devono fa- re : che quanto è ufficio del primo cura- re e difenderei vantaggi e i diritti de'se- condi, altrettanto s' appartiene a questi procacciare di meritarsi quelle cure con la soggezione ed obbedienza alle leggi , alle autorità, al legittimo governo. Se- guì dichiarando, che quantunque il no- me datogli di concittadino veramente, se- condo i natali, non gli conveniva, egli tuttavia se ne compiaceva, ed avealo già- PRO to assai, per questa ragione, che non la sola nascita, tna la dimora altresì e le re- Iasioni d'interesse e di parentela , che si hanno con un luogo, giustificano quel ti- tolo : onde e come protettore, ecomecon- cittadino terrebbe egli in ogni tempo e con ogni studio l'animo rivolto al bene di coloro, che gli si erano commessi dal Papa. Volse in (ine la parola al magistra- to, edi cuore lo confortò, che volesse con- giungere sollecitamente le sue alle cure di lui , e adoperare, qual buon padre di famiglia, che sia conservata fra il diletto popolo la concordia e la pace , senza di che tornerebbe vano ogni intendimento anche ottimo di chi regge. Il discorso fu accolto con tali dimostrazioni di giubilo, che più volte la sala echeggiò di unani- mi e sincerissimi evviva. Nei citati arti- coli sulle città e comuni, ed in quelli dei magistrati municipali sonovi notizie sul reggimento comunale, mentre a Priore dissi della distinzione che vi ètra le città e le terre, ma che ognuna ha la sua no- biltà relativa, comecol titolo di nobili si debbano distinguere i gonfalonieri ed i priori municipali. Nonsolo i cardinali pro- tettori vengono aggregali al patriziato e nobiltà de'luoghi da loro protetti, ma tal- volta si suole aggregarvi le loro famiglie, come pure si costuma coi presidi gover- nativi. Nelle città e nelle terre, diverse chiese, monasteri, ospedali, accademie, stabilimenti d'istruzione e di beneficen- za, confraternite , ed altre corporazioni, sogliono avere un cardinale per protet- tore particolare, che alcuna volta è quel- lo medesimo del comune. Il cardinal Gan- ganelli essendo protettore del capitolo e canonici della cattedrale di s. Angelo in "Vado (della quale città il padre era sta- to medico), delle confraternite degli A- gonizzanti di Monte Falcone, e della Mi- sericordia di foggio Mirteto, divenuto Clemente XIV volle ritenerle. Pio VII accettò la protettoria dell'arciconfrater- nita di s. Maria degli Orti di Recanati. A Perugia raccontai, come Gregorio XVI PRO 335 si dichiarò protettore di quel sodalizio della ss. Vergine Addolorata. Proiettori di chiese, cappèlle, arcicon- fr ate mite e confraternite, ospedali e collegi. Oltre quanto dissi di sopra sugli an- tichi protettori e difensori delle chiese, ed oltre ciò che notai sui cardinali pro- tettori di chiese, sodalizi, stabilimenti di beneficenza e d'istruzione, parlando dei protettori di ordini religiosi e di religio- se; di regni e nazioni, sia in Roma e nel- lo stato pontificio, che fuori di questo; come di città e terre, tutte queste specie di protezioni, di cui vado a parlare, sono antiche, e alcuna quanto le precedenti de- scritte. II cardinal de Luca, nel Cardina- le pratico, n.°4, riferisce: «Che altre spe- cie di protettone de' cardinali sono quel- le di alcune chiese, monasteri, ovvero congregazioni e corporazioni ecclesiasti- che, particolarmente dentro di Roma, co- me per esempio sono le A rei confrater- nite della ss. Annunziata, del ss. Croce- fisso di s. Marcello, della ss. Trinità dei pellegrini, del Gonfalone, de ss. Apostoli (ne parlo anche a Povero), de' Catecu- meni e Neofiti, delle due cappelle Sisti- na e Paolina nella Chiesa di s. Maria Maggiore, e simili, in qualche copia; ed anche fuori di Roma vi è quella della s. Casa di Loreto (^.), alla quale pare che fra tutte sia dovuto il primo luogo, per l'ampiezza della giurisdizione e moltitu- dine de'sudditi. E questa specie è di di- versa natura, perchè il cardinal prolet- tore non solamente ha la soprintenden- za del governo di quel luogo odi quella università, come di essa capo e presiden- te, ma ancora è come un prelato ordina- rio colla piena giurisdizione e cognizio- ne delle cause appartenenti a quel cor- po o luogo, a guisa degli arcipreti delle basiliche, con la privativa (a suo tempo esisteva) ad ogni altro giudice o tribuna- le, per quel che nelle opere legali si di- scorre. Anzi alcuui di essi e particola!- 336 PRO mente l'accennato della s. Casa di Lore- to, sono come specie di vescovi e di or- dinari coi sudditi, anche nella cura sa- gramentale, oltre la giurisdizionale, con- fórme più di proposito in occasione dica- si seguiti di ciò si discorre nel Teatro sot- to la materia della giurisdizione, cosi del suddetto protettore della s. Casa, come di quelli delle cappelle Sistina e Paolina nella basilica di s. Maria Maggiore esi- mili, non essendo materia capace d'una regola certa e generale egualmente ap- plicabile a tutti per lo diverso tenore dei privilegi di maggiore o minore ampiez- za;sicchè il lutto dipendedallecircostan- ze del fatto e de'casi particolari, in quel modo che segue negli arcipreti delle ba- siliche e in alcuni cardinali titolari". Nel voi. LII, p. 3o2 e articoli relativi parlai (oltre della proteltoria della chiesa di s. Salvatore e collegio Piceuo) delle 3 pro- tettone istituite da Sisto V pel cardinale più antico della Marca, del collegio Mon- tallo di Bologna, del collegio di s. Bona- ventura di Roma (della cappella cardi- nalizia lo-toccai dicendo de'protettori de- gli ordini), e della cappella Sistina nella chiesa di s. Maria Maggiore; mentre a Preti cardinali, dichiarai chi supplisce in mancanza d'alcuno di detti cardinali. Quanto alla cappella Paolina e Borghe- siana si può vedere Chiesa di s. Marca Maggiore, ed il voi. IX, p. gy, ove dico perchè incombe al cardinal protettore della medesima cantare la messa incap- pella pontifìcia per la festa dell'Imma- colata Concezione. Questo protettore lo nomina il principe Borghese, ed è per lo più un parente di sua nobilissima fami- glia. Recandosi il Papa nella basilica a celebrare le funzioni in essa e nella cap- pella, all'ingresso della prima lo riceve il cardinal arciprete, all'ingresso della se- conda il cardinal protettore: l'ultimo e- sempio si rileva dal n.° 7 1 del Giornale di Roma\Sf)2t poiché nella cappella Pio IX celebrò messa, nella basilica benecli «>olennemeutc la grande nuova campa - PRO na rifusa, essendosi rotta quella rifusa e benedetta da GregorioXVl. A suo luo- go notai, che pel vespero solenne della fe- sta della Madonna della Neve, l'invito dei cardinali e il ricevimento lo fa il cardi- nal arciprete, essendo funzione del capi- tolo. Ne' voi. VIII,p. 37,XLI,p. 288 rac- contai, che Sisto V stabilì meglio il car- dinal protettore de' Cantori della cap- pella pontifìcia) ne feci il novero e di- chiarai che uel 1798 l'abolì Pio VI. Qui noterò che nel palazzo apostolico avvi un altro protettore, cioè della biblioteca Va- ticana o sia il bibliotecario di s. Chiesa, e lo notai pure nel voi. XLII, p. 241- Le notizie sui protettori delle chiese sono i- nerenti a quelli cui appartengono, come ordini religiosi, monache, confraternite, ospedali, ec, per cui alle loro categorie ne tratto. Solo qui aggiungerò, che è an- tico uso nelle feste o esposizioni solenni del ss. Sagrameuto, di esporre nelle chie- se il ritratto del Papa, e nelle chiese di prolettone cardinalizie (o titolari o dia- conie) anche quello del cardinal protet- tore, il quale suole mandare due nobili portiere col suo stemma, che si appendo- no alle pareti. Nella Chiesa di s. Igna- zio {y.)t nelle solennità tuttora si usano le ricche portiere della casa principesca Ludovisi,acui appartiene il cardinal La- dovisi che l'edificò, essendovi sulla porta principale il di lui stemma. Nelle chiese nazionali si espone in dette festive circo- stanze il ritratto del Papa e quello del sovrano regnante; ma se il Papa vi ce- lebra o assiste alla funzione, il secondo non si espone. Per impedire che si espo- nesse il ritratto de' pretendenti al duca- to di Milano nella chiesa di s. Carlo al Corso, Clemente XI die origine alla cap- pella papale che vi si celebra, come rac- contai nel voi. IX, p. 92, venendo riee • vuto e accompagnato il EWpa dal cardi- nale protettore del sodalizio. A Chiesa dei ss. Celso e Giuliano resi ragione perchè suole essere protettore della chiesa e del capitolo il Papa; lo fu Pio VII comesi PRO riporta nelle Notizie di Roma, lo è il re- gnante Pio JX. Leggo nel n.° 34 delle Notizie del giorno i 847, che il Papa ac- colse la deputazione del capitolo de'ss. Cel- so e Giuliano di Roma, per ringraziar- lod'essersi degnato ad esempio de' pre- decessori accettarne la prolettoria. Del cardinal protettore della Chiesa di s. A- gnese in piazza Navona e sue dipenden- ze, e dell'abbazia nullius di s. Martino, che nomina il principe Doria-Pamphilj ne parlai a Pamphilj famiglia, godendo prerogative e giurisdizione. L' A rciconfraternite e le Confraternite hanno il cardinal protettore, che talvolta è anche visitatore apostolico, e di sopra in diversi luoghi ne feci cenno, massime dicendodi quelli esistenti fuori di Roma. Nel voi. IX, p. 128 pallai delle proces- sioni cui intervengono i protettori. Lo- nigo, Delle vesti purpuree p. 38, dice che i cardinali protettori o commendatori, nelle chiese e luoghi di loro protezione o commende vestono del colore confor- me al tempo e giorno corrente, colla cap- pa paonazza, eccettuali i 3 giorni di Na- tale, Pasqua e Pentecoste, e nell'8.a del Corpus Domini alle processioni, messe e ▼esperi che si cantassero in dette protet- tone o commende col ss. Sagramento e- sposto sopra l'altare, perchè in tali gior- ni e azioni potranno portare lecappe ros- se. Nel voi. Vili, p. i5o notai che do- po la cappella della ss. A nnunziata il car- dinal protettore di quest' arci confrater- nita sale al trono e siede nel luogo del i.° prete, per assistere al Papa nell'am- ruetlere al bacio del piede alcune delle dotate dal sodalizio per monacarsi; a p. 12 1 che prima il cardinal protettore del- la congregazione dell'Assunta de'nobili, esistente nella chiesa del Gesù (di cui an- che nel voi. XXX, p. 180), riceveva il s. collegio e il Papa pel Te Deum nell'ul- timo dì dell'anno; a p. i34che il mede- simo protettore anticamente faceva l'in- vito e riceveva i cardinali in delta chie- sa, per la cappella cardinalizia di Quia- PRO 337 quagesima; ed a p. i44 c^e •' cardinal protettore dell' A rciconfraternita del ss. Croce/isso, invita e riceve il s. collegio in s. Marcello perla cappella cardinalizia. Del cardinal protettore dell'arciconfra temila, ospedale e Ospizio della ss. Trinità de' pellegrini,vedas\ tale articolo, ove dico co- me riceve il Papa quando c'interviene. I cardinali protettori de'sodalizi chedistri- buisconodoti,godono la nomina d'alcuna: di queste confraternite trattoancheadU- mvebsita artistiche. L' origine di questi sodalizi risalendo al secolo XIII, ed attri- buendosi la fondazione di quella del Gon- falone (ne parlai anche nel voi. LI, p. 246) al cardinal s. Bonaventura Fidanza.nesa- rà stato anebe protettore; certo è che siffat- ti cardinali protettori sono antichissimi. JNel voi. XX, p. 249 riportai che Paolo V ritenne nel pontificato la protettoci! del- l' arciconfraternila della Dottrina Cri- stiana, quale affidò poi al cardinal Fica- rio ed a 'suoi successori. Il cardinal vicario ed il cardinal prefetto della Congregazio- ne di propaganda fide (/\)hannodiverse protettone annesse alla carica. Clemente XIV ritenne la protettori* che avea da cardinale, della confraternita e universi- tà di s. Barbara de librari. Gregorio X VI fece altrettanto coli' ' Arciconfraternitadel ss. Sagramento e di s. Maria della Ne- ve (P '.), nominando vice protettore il cardinal Polidori. Quanto alle ceremo- nie del possesso di queste protettone, ec- cone qualche esempio. Nel n.° 1 276 del Diario di Roma dell'anno 1787 si leg- ge, che il cardinal Antonio Doria in abito e treno si portò all'oratorio dell'arcicon- fra temila del ss.Crocefìsso vagamenteap- parato pel suo possesso, essendo ricevuto dai cavalieri deputati e fratellanza in sac- co, e al suono di armoniosa sinfonia. Do- po breve orazione, il cardinale si pose a sedere sotto il trono, ove lettosi il pon- tifìcio breve di Pio VII colla nomina di visitatore e protettore, ammise all'am- plesso i deputati, ed al bacio della por- pora la fratellanza, terminando la fuu- 338 PRO zione col canlo del Te Deum in musica. Indi il cardinale passato in sagrestia, il fratello guardiano con un complimento gli presentò lo statuto del sodalizio no- bilmente legato, ed un'elegante mappa di fiori fìnti ; poscia il cardinale par l'i, la- sciando ai poveri abbondante limosina. Nel n.° 45 del Diario di Roma 1 840 si dice che il cardinal Lambruschini, fatto da Gregorio XVI protettore dell' Arci- confraternita di s. Maria dell'orazione e morie (di cui parlo ancora a Quaranta- ore, per averle istituitein Roma), si portò a prendere il possesso accompagnato da 3 prelati confrati, fra' quali mg.r Van- nicelli governaloredi Roma. Fu ricevuto alla porta della chiesa da mg.r Capacci- ni governatore del sodai izio,dalducaTor- Ionia e altri guardiani. Dopo avere orato innanzi il ss. Sagramento solennemente esposto, passò il cardinale nell'oratorio decentemente addobbato e corredalo di ben disposta illuminazione, venendo can- tato nell'ingresso il versetto: Ecce Sa- ccrdos magnus. Salito il cardinale sul trono, il notaio del sodalizio lesse l'atto del possesso, indi mg.r Capaccini in no- me di tutta la pia corporazione gli rese le grazie per l'onore compartitogli. Il car- dinale rispose con modi amorevoli e di sua piena soddisfazione,dichiarandosi del sodalizio padre e fratello. Dopo di che gli furono presentate da mg.1 Capaccini in un bacile le chiavi, gli statuti e il cam- panello, com'è di stile (crederei che la presentazione delle chiavi fosse in segno d'autorità, quella dello statuto perchè lo faccia osservare, quella del campanello perchè con questo s'imponesilenzió nelle calorose discussioni e si chiamano i su- balterni): il cardinale ammise all'abbrac- cio i superiori, la fratellanza al bacio della porpora, raenlre l'orchestra eseguiva ar- moniose suonate. Alzatosi il cardinale in - tuonò il Te Deum, che venne cantato da scelta musica, terminato il quale si trat- tenne graziosamente coi conflati, nella sala delle congregazioni. Nel n.° 65 del PUÒ Diario di detto anno si descrive il posses- so del cardinal Patrizi della Chiesa e ar- ciconfi maternità di s. Maria de' Miracoli, accompagnato da 3 prelati uditori di ro- ta. Fu ricevuto alla porta della chiesa dal prelato primicerio in mantelletla, e dai guardiani vestiti di sacco. Salutato Gesù sagramentato, ascese al trono in mezzo a numerosa fratellanza, e dal segretario fu Ietto l'atto del possesso, terminato il qua- le s' intuonò l'inno Ambrosiano cantato da scelta musica. Dopo ciò furono ras- segnate al cardinale, da mg.r primicerio e dal guardiano, io un bacile, le chiavi, gli statuti e il campanello, a seconda del- le regole statutarie, ammettendo in segui- to il cardinale gli officiali maggiori al- l'abbraccio, i sacerdoti al bacio della ma- no, la fratellanza aquellodellasagra por- pora. Indi il cardinale si recò nelP ora- torio nobilmente ornato e illuminato, e dal trono pronunziò un'allocuzione per imprimere vieppiù nell'animo de' con- frali la devozione alla B. Vergine, una reliquia della quale gli fu presentata in- sieme a un carme che prese ad argomen- to il possesso; trattenendosi poscia al- quanto in piacevole colloquio cogli uffi- ciali. Nel n.° 9 del Diario di Roma 1 844 si riporta la relazione del possesso di pro- tettore della chiesa e arciconfralernita della ss. Trinità de'pellegrini,del cardi- nal Brignole, con treno nobile e il corteg- gio di 3 prelati. Fu ricevuto col suono delle campane , da mg.1" primicerio in mantelletla, dai guardiani e dalla fratel- lanza nella chiesa riccamente addobbata e rischiarata da molti ceri. Asceso il cardi- nale sul dossello entro il presbiterio del- l'altare maggiore, dopo avere adorato il ss. Sagramento, il segretario del sodali- zio lesse l'atto del possesso, il prelato pri- micerio presentò al protettore le chiavi e lo statuto, indi dopo il consueto omag- gio, il priore dell'ospizio intuonò l'inno Ambrosiano, proseguito dai cantanti, e in fine il cardinale comparti a tutti la triplice benedizione. PRO I Collega le Accadetine}\t Università ff.j hanno cardinali protettori, ed il car- dinal Cappellari, poi Gregorio XVI, fu protettore dell' università di Macerala, della quale era stato visitatore apostolico prima del cardinalato. Nel n.° 8a5o del Diario di Roma del 1 77 i si riporta il pos- sesso preso dal cardinal Marefoschi co- me protettore del regno d' Irlanda, nel convento <\e francescani irlandesi di s. Isidoro, come per quel luogo e collegio, colle solite formalità. Nel n.°8286 dello slesso anno vi è la descrizione del pos- sesso della protettola del pontificio Col' legio ClemenlìnOy del cardinale Borghe- se, come più prossimo parente degli Al- dobrandino perchè Clemente Vili di tal famiglia lo fondò. 11 cardinale vi si recò in fiocchi con nobile treno di carrozze, ricevuto dal p. assistente generale de'so- maschi che l'hanno in cura e rettore del collegio, dagli altri padri e dai cavalieri convittori, e passò nella stanza de'Pon- tefici, cosi detta per ivi riceversi quelli che onorano l'istituto, ove fu servito in un alla sua corte nobile di copioso rin- fresco. Indi si trasferì a visitare nella ma- gnifica cappella il ss. Sagrauaenlo, don- desi portò nella bella libreria, ove fu let- ta la bolla di Clemente Vili riguardan- te l'istituzione del protettore, e colle so- lite formalità prese possesso della protet- toria, recitando quel discorso che ripor- ta il Parisi bibliotecario della casa Bor- ghese, nelle Istruzioni t.2,p. 1 52, in cui dichiarò il lodevole scopo che si propose i I Papa fondatore nell'islituii e il collegio, cioè per rendere i giovani nobili , colla pietà e colla disciplina delle buone arti, cittadini utili alla chiesa e allo stato, fine che il glorioso istitutore conseguì per i tanti eminenti personaggi che vi ricevet- tero l'istruzione; the trovandosi perlai bolla costituito protettore dell' insigne collegio, e perciò obbligato di contribuire a quell'eccellente fine per cui fu eretto, se ne compiaceva per quanto poteva ridon- dare a) pubblico bene, aggiungendo nuovi PRO 33