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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SAirri, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI COHCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NO!f CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LVI.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLII.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIOx\E
S T OR I CO -ECCLESI ASTICA
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rROTONOTARI APOSTOLICI,
Protonolariis apostoUcis. Sono di 3 spe- cie. I.* I piotonotari apostolici nwmer^ri e partecipanti, così delti dal loro stabile numero e dagli emolumenti che parteci- pano, formanti il cospicuo collegio prela- tizio di primo rango, tanto celebre per la sua antichità , come per le distinte pre- minenze e rare prerogative di cui venne fi-egiato in ogni tempo. 2.^ I protonotari apostolici soprannumerari non parteci- panti che non fanno parte di detto illu- stre collegio, né godono veruno emolu- mento, bensì posseggono tutti i privilegi de'partecipanti, tranne alcuni particolari propri del collegio, essendo chiamati ad instar partecipantium, cioè a gu\sa e simi- litudine de'partecipanti. 3.^1 protonotari apostolici titolari o di onore, differiscono dagli altri protonotari che sono veri pre- lati, ed essi non lo sono, anche nell'abito prelatizio che è nero, mentre i nominati l'hanno paonazzo. I notari furono così detti perchè in origine servivansi delle abbreviature o sieno note per scrivere ve- locemente, quindi Protonotaro, Prolono»
la rius, con voce greco-latina fu dello il primo notaro. Nella chiesa di Costanti- nopoli il protonotaro era il primo ufficia- le del secondo ordine clericale, a cui toc- cava esaminare i lettori della chiesa, scri- veva i testamenti e le manumissioni degli schiavi, non che scriveva le lettere e man- dava gli ordini del patriarca agli altri pa- triarchi, agli arcivescovi ed ai vescovi che riconoscevano la sua autorità. Io che ri- levasi da Macri, Noi. de'vocab. ecclesia' stici^e da altri. Osserva Tomassini, che a tempo di Carlo Magno, quello che pri- mo era tra'notari della chiesa, appella- vasi Arcinotaro o Protonotaro. Marini negli Archiatri, fa menzione del Protono- /ano delia curia Capitolina, ch'era nomi- nato dal Papa. Dipoi il protouotarato ca- pitolino, ossia delia civica magistratura romana, venne dai Papi attribuito al Senatore di Roma, il quale Io faceva e- sercitare mediante corrisposta da un no- taro del suo tribunale, che perciò pren- deva il nomedii.° notaro 0 protonotaro, e durò finché nell'ottobre 1847 '"'^ eoa detta curia soppresso, quando il regnante
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Pio IX ristabilì il Municipio romano. Nel 1 83 1 si slam pò in Roma : Statala ven. Collega dd. Notarioruni Curiae Capi- tolinae eorumqiie facullas et privilegia. Air articolo Notaro, come di quello che scrive e nota le cose e gli atti pubbli- ci, parlai meglio delle sue diverse eti- mologie, denomÌDi)zioni e modi di scri- vere; rilevando ancora l'antichità e im- portanza del nobile e grave officio, il qua- le Io fu di dignità nella chiesa romana fino dai primi secoli e di due sorta, cioè ordinari e regionari, venendo promossi a questi gradi quelli che li meritavano pei servigi resi alla stessa chiesa, narran- do altresì a chi in progresso di tempo fa dato il privilegio di crearli e come ne ve- nivano investiti. Fu sempre in tanta esti- mazione e singolare pregio il grado di prò- tonotario apostolico, anche come dignità della chiesa,che nella gerarchia della pre- latura, dopo i vescovi è il più onorevole e distinto; ondei Papi volendo levare al cardinalato senza precedente carriera pre- latizia i propri nipoti (come per l'ultimo fece Clemente XII), ed i figli o parenti di sovrani o grandi principi, ovvero qualche ragguardevolissimo personaggio, o con- giunto di quel Papa che gli ave^no crea- ti cardinali, per restituzione dell'onorifì- cenza, senz'altro prima espressamente li dichiararono prelati protonotari sopran- numerari, di che si può vedere moltis- simi esempi nelle biografìe de'cardinali, ritenendolo degno della graduazione per l'immediata promozione alla sublime di- gnità cardinalizia. Riferisce Marchesi, De/ proto notariato p. i6, che Leone X nel- la celebre promozione di 3o (3 1) cardi- nali, senz'altro requisito e graduazione vi comprese i4 protonotari per chiarez- za di sangue (3 erano suoi nipoti), per autorità e per virtù meritevoli di essere a quell'eminente posto esaltati, né con al- tra qualificazione vennero promossi, a ri- serva di due poc'anzi entrati nell'ordine episcopale e riportandone i nomi,coiros- servazione, che forse non si leggerà ac-
PUÒ daduto il somigliante nelle altre classi del- la prelatura. Veramente, avendo esami- nato detta Promozione (f^.), trovai che IO propriamente non aveano altra qua- lifica, anzi Cesi era pure reggente nellii cancelleria. Noterò ancora, che Alessan - dro Vili nel suo breve pontificato creò 1 4 cardinali in 3 promozioni; nella i." il proprio pronipote senza essere investito di alcuna carica; nella -2.' di i i cardinali fra'(|uali un altro pronipote e 5 chierici di camera, però uno era divenuto teso- riere; nella 3." un chierico di camera, ed un affine senza carica. Si disse, che tanti chierici di camera promossi in breve tem- po, ebbe per fine di fare introitare alla camera buona somma di denaro, essen- do allora uffizi venali e Placabili (f^.), Olì' de il successore Innocenzo XII ne abolì la vendita. Marchesi,oltre l'antipapa Cle- mente VII, riporta i seguenti Papi stati protonotari apostolici. Adriano l,cioèno- taro apostolico regionario,BonifacioVIII, Gregorio XI, Bonifacio IX, Giovanni XXIII, Martino V, Eugenio IV, Paolo II, Pio IH, Leone X, Paolo III, Marcello li, Pio IV, Paolo V, Urbano VIII, In- nocenzo XI. Aggiungerò, oltre s. Damaso Idei 367,Clemente XIII del 1758,6 quei Papi che per essere stati canonici delle Basiliche patriarcali di Roma, andaro- no fregiati del protonotariato prima del pontificato, per privilegio concesso a quel- le insigni chiese.
L'origine del nobilissimo collegio dei protonotari apostolici di i." classe, detti partecipanti o di numero, la riportai al ci- tato articolo NoTARO, e meglio ed anche coH'autorità di Cenni e Galletti a Primi- cerio DELLA s. Sede, insieme alle impor- tanti notizie de' primiceri e secondiceri della stessa sede apostolica, ragguardevo- li e amplissime dignità della chiesa roma- na, come de'selte notari regionari e altri notai i apostolici, loro molteplici e auto- revoli incombenzee preminenze, quali uf- fiziali del sagvo PalazzoLateranense{P^.), piiaieggiaodo tra gli uffizi palatini quelli
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del primicerio, e del seconcliceno, il qua- le essendo custode de'sagri scrigni o Ar- chivio della s. Sede (F.), divenne anco- ra Bibliotecario di s. Chiesa (F.). Nei medesimi articoli dichiarai, che a sì co- spicui notari nel secolo XIV successe- ro i protonolari apostolici per consen- so de* tanti scrittori che vanta il colle- gio de' Protonolari apostolici di nume- ro fisso, ad instar de' quali i Papi isti- tuirono i soprannumerari; indi istituiro- no ancora gli onorari o titolari, e quel- li vacabili, de'quali lutti infine ne darò le notizie. Adunque l'origine antichissi- ma de'protonotari apostolici, come gli ac- cennati ed altri scrittori, la feci derivare dalle disposizioni del 4-° Papa s. Clemen- te I del 93, quando divise Roma in 7 re- gioni ecclesiastiche, perchè reputando ne- cessaria e utile la compilazione degli atti àe" Martiri (V.)^ per eccitare i fedeli a seguirne l'eroico esempio, a ciascuna po- se un nolaro, che perciò si chiamò nota- vo regionario j per raccoglierli, sceglien- do a questo geloso uffizio persone di pro- vala integrità, diligenza e fedeltà, deno- minandosi il loro capo Priniicero, quan- do formarono collegio o scuola (Zaccaria ritiene che nel 544 8'^ fosse formata). A questi ordinò scrivere con pubblica fede le genuine gesta de'primi gloriosi cara- pioni del cristianesimo, le loro azioni più eroiche, la specie de'supplizi, la qualità delle morti, il luogo del martirio, il sito del sepolcro o catacombe, acciò per la fu- ria delle Persecuzioni [P^.) non se ne per- desse la memoria, e per la varietà e vi- cende de'tempi non se ne confondessero le testimonianze sincere, ondePiazza chia- mò i notari regionari, primogeniti pre- lati della chiesa universale, DeWEusevo- logio romano trai. 5, cap. 26: Del col- legio de'protonotari apostolici. Zaccaria, Disseri. t. I , dissert. 9, Sopra i notai ecclesiastici , citando Zornio : De nota- rionini in prima ecclesia iisu, crede che s. Clemente I scegliesse i 7 notari regiona- ri da que'uolari cristiani che periti nello
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«cri vere con note, si frammischiavano tra gli altri spettatori de' giudizi, e con gran- dissima celerità quanto ai martiri acca- deva, extra cancellos obduclo velo scri- vevano, e poi con bel carattere lo rico- piavano per uso delle chiese. Si chiama- vano Exceptores e pare che V Ecceltora- to fosse il 1 .° grado nel chiericato. Indi Papa s. Antero per ricercare con diligen- za e riporre negli archivi delle chiese gli atti de'marliri, che i notarr raccoglieva- no con somma fedeltà, patì il marlirio nel 2 38. Gli successe s. Fabiano, il quale per maggiore precauzione e scrupolosa esattezza, destinò 7 suddiaconi, uno per regione, affinchè soprintendessero e ve- gliassero sui notari e gli assistessero in opera tanto santa, ed ancora perchè scri- vessero gli atti distesamente e non con iscrittura accorciata e abbreviature co- me solevano fare, donde ebbero princi- pio i Martirologi [F.), e quindi li depo- nessero nello sciinio santo o archivio, del quale divennero custodi con altri mini- stri notari, ma detti scrinari, che più tar- di furono I 2, e poi essendosi aumentati, verso il secolo IX ebbero a capo il Pro- toscrinario[F.). In questo archi vio o seri - nio ben presto si formò un prezioso te- soro e miniera inesausta della chiesa, per- chè eziandio vi si posero gli atti de'con- cilii, l'epistole indirizzateai Papi, e le co- pie di quelle che essi scrivevano per re- gola di fede e di disciplina ecclesiastica. Cessate le persecuzioni della chiesa, e per- ciò l'occasione di scrivere le passioni dei martiri, s. Giulio I del 336 diede ai notari regionari nuove incombenze e pubblica autorità in servigio della s. Sede e dei Pa- pi, e per le cause degli ecclesiastici, doven- do scriverne, registrarne e conservarne i documenti, le ordinazioni e lelettere pon- tificie, e tener conto di tutto quanto spet- tava alla chiesa romana; essendo in se- guito impiegati in gravissimi affari, nel governo Ae. Patrimoni della s. Sede (^'.), e spediti legati e nunzi della medesima in diverse regioni. Anche questa istitu-
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zionedeifa chiesa romana, fu imitala dal- le altre chiese d'oriente e d'occidente, le quali talvolta fecero da essi correggere i codici mss. A. Martire celebrai la dili- genza de' vescovi in far registrare ne'Dìt' liei [F.) e sagre tavole i martiri, anche al tempo delle persecuzioni. Inoltre par- lai a Martire dei differenti awirfe^wtìtr- liri, come di quelli proconsolari o presi- diali, di cui trattai anche a Provincia par- landode'proconsoli, dicendo legali gli at- ti scritti dai notari gentili e perchè. la seguito dai notari regionari derivò la Cancellerìa apostolica [F .), della quale fanno parte tuttora i protonotaridi nu- mero, essendo notaro della s. Sede e del sagro Concistoro il cardinal Fice- Can- celliere. Nel più volte citato articolo Pri- micerio DELLA s. Sede, narrai ch'egli col secondicerio e coi notari regionari inter- veniva alle elezioni de' Papi, ed a tutte le funzioni che celebravano pubbliche e palatine. Di più, che il primicerio ne'pri- mi secoli fece parie del sagro triumvira- to che governava la Chiesa in sede va- cante, nell'assenza del Papa, e finché il nuovo eletto non era ordinato, come ca- po delle dignità palatine, avendo pure luogo ne'concilii. Un notaro regionario, la festa innanzi che si avesse la Stazione, l'intimava e avvertiva in qual luogo do- vesseadunarsi il popolo' e il clero, e do- ve sarebbe andata la processione col Pa- pa. Vi sono esempi che un notaro regio- nario esercitò anche 1' uffizio di scrina- rio. Accresciuto poi iu Roma di molto il numero de' notari comuni, quelli della s. Sede, cioè i 7 notari regionari, per la toro antichità e per il lustro delle loro beneme- renze egrado eie vato,per distinzione ed ec- cellenza furono purechiamali Protonota- ri, ed eziandìo Protonotari apostolici, heU' che come osserva Cassaneo, j« Syntagm. jur. univ. lib. if, cap. 4 1 > n.° 8, nelle boi - le e costituzioni pontificie si sottoscrives- sero col solo nome di notaro. Con Gal- letti a Protoscrinario potei registrarne due col titolo di protouolario; Giorgio
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dell'827 prolonotariì patriarchio Late- ranensij Melchisedech del go5, protone- tarli s. Sedis aposlolìcae: di più dice Gal- letti, che protonolario, protoscrinario e primiscrinio vuol dire una slessa cosa. Os- serva inoltre Galletti che il decano del collegio degli attuali protonotari, rappre- senta l'antico Primicerio, il quale era il decano dell'antico collegio de'nolari re- gionari, e sembra che ci di venisse per an- zianità; e Nardi, De'parrochi t. 2,p. 2o4, celebrando i protonotari apostolici, ritie- ne che da' primi tempi della Chiesa, dac- ché cominciaronoaservivla,con serienon interrotta tuttora fioriscano. Riganti, De protonotarii p. 22, n." 97, Protonotarii, idest, primi notarli, seu principes /iota- riorum, Jiierunt appellati. A p. 2.5, n.° 128 aggiunge che compete loro il titolo di Magistri, e scrivendo Innocenzo III a Massimo notaro, lo chiamò Magistro Maximo notario nostro.
Dopo il lungo e funesto scisma, deri- vato dalla lunga assenza de'Papi da Ro- ma che soggiornarono in Avignone, elet- to Martino V nel i4'7 «'idonò la pace alla Chiesa e riordinò gli uffici della cu- ria romana. Quindi colla hoWa In A pò- stolicae saedis, stabilì a favore de'prolo- notari partecipanti le tasse sulla spedizio- nedelle bolle di provvista delle chiese ve- scovili e abbazieconcisloriali, per la sot- toscrizione delIebolleapostoliche.Da tem • pò immemorabile godendo i protonotari partecipanti la precedenza sugli arcive- scovi e vescovi, anche nelle cappelle pon- tificie, nel celebre congresso convocato in Mantova [F^) da Pio li insorsero di- vette questioni di preminenze sui posti da sedere, e gli arcivescovi e vescovi ri- corsero al Papa per vedersi preceduti dai protonotari partecipanti, mentre nel sa- gro ministero erano successori degli apo- stoli. Pio II prendendo in considerazio- ne le loro rimostranze, colla bolla Cuin servare in rebus ordìneni, data in Man- tova a' 12 giugno 14^9» Bull. lioni. t. 3, par. 3, p. Q7, accordò agli arcivescovi e
PRO vescovi la precedenza sui prolonolari, i
quali sono da lui chiamati: »» Notariorum nostrorum.quo vulgo Piotonolarios, qua- si per excellentiam quamdatn, non ab re, consuetudo vocitat". Su di che osservò CoheUio, Notilia cardi nalaius^cap. i8 : De protonolariis apostolicis , per dare maggiore risalto all'eminenza del proto- notariato: •» Dignitas veroadeoexcellens in ecclesia Dei fui tjUtusque ad Pii II tem- pora episcopos praecessisse ex ejusdem Pontificissanclione innotescal". Cheru- bini giuniore ecco come spiegala disposi- zione di Pio 1 1, nel compend. addici. Bui- lam Schol. 2: Citr episcopis haec prae- cedentia debetiir? Quia episcopi locuni tenent Apostolorum, protonolarii aiiteni assìniilantur Evangelistis, ciini sint de- pittati ad scribenda acta Pontijicis. Per compensare Pio II il discapito de'proto- notari, colla stessa costituzionestabiPi, che 4 de'piìi anziani del numero ne'concistori pubblici e seraipubblici vi dovessero as- sistere in luogo più decoroso presso il Pa- pa, ed in loro assenza altrettanti de'so- prannumeri li supplissero: presentemen- te i soprannumerari non suppliscono a quelli di numero. » In consistoriis vero publicis ( ubi de rebus, quae geruntur, ut aulhentica conficiant ìnstrumenta ro- gari consueverunt ) quatuor ex iis, qui numerarli dicuntur, et eisdem absenti- bus, totidem ex aliis secundura institu- tionera eorum seniores juxta gradum a- postolici soliìhonorabìliorem teneant lo- cum, sedique noslrae proximiores assi- deaut". Oltre a ciò, Pio lì dopo la pro- mulgazione della bolla, a decoro del col- legio de'protonotari, conferì il protono- tariato a Lodovico d'Albret della regia stirpe di Francia, ed a Francesco Gon- zaga figlio del marchese di Mantova, clie poco dopo creò cardinali. Paolo II sta- bilì che non si potessero creare protono- tari se non di 20 anni, costumandosi di- spensare dall'età i nipoti de'Papi, e dei principi o loro figli; ma il rocchetto solo compiti i 10 anni potessero assumerlo.
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Nel voi, VII, p. 180 notai che Alessan- dro VI, in virtù di santa obbedienza e sot- to pena di scomunica, proibì agli uffiziali di cancelleria di sottoscrivere le lettere di spedizione di bolle pei benefizi con- cistoriali, come vescovati e abbazie aim/- liiiSjSe prima non avesse posto la sua fir- ma un protonotaro partecipante; e che la disposizione avendola approvata Giu- lio II nel i5o6 con costituzione de' 17 marzo, si eseguisce ora dal segretario del collegio. Adriano VI col moto-proprio che ricordai nel voi. Vili, p. 253, dispo- se che 3 protonotari apostolici parteci- panti intervenissero sempre alle cappel- le, sotto pena di scomunica, e quando il Papa celebrare personaliter contingente vi debbono assistere lutti. Sisto Vnel ri- formare e ampliare gli uffizi f'acabUi, colla bolla Romanus PonlifeXjde 1 6 no- vembre i585, Bull. Rom. ì. 4, par. 4» p. 1 6 r , al numero de'7 protonotari par- tecipanti aggiunse altri 5, formando il collegio di 1 2 prelati, CoUegiuni notario' rum sedis apostolicae de numero par- tecipantium, ordinando che ogni prolo- notariatosi dovesse comprare collo sbor- so di scudi 1 2, 5oo, laonde introitò il te- soro pontificio scudi 62,5oo, aggiungen - do al collegio l'annua rendita dì scudi 1980 da pagai-si dalla camera apostoli- ca, cioè da prelevarsi dai dazi delle do- gane e tesorerie della provincia del Pa- trimonio di Viterbo ossia di Bieda,eda quella di Spoleto. Osserva il commenta- tore della Relazione della corte di Ro- ma ne! I 774>chequantunque ii2 proto- notariati erano venali per acquistarsi me- diante il pagamento della nominala som- ma, però non si soleva concederli che a ragguardevoli e idonei personaggi; ed in fatti il cardinal Petra, Comment. ad Con- stit. Pii II, t. 5, n. 22 e 2g, encomia il col- legio con queste splendide parole. "Hujus- modi protonolariorum collegiura semper fuit in maxima veneratione, lum quiii ut plurimum nobiliores ex familiìs Ila- iiac, dum praelaliliura gradura assum-
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psere, Ingiedi solebant, tum quia ex eo ingei)s cai'dinalium nutnerus, et derauin ex lionorabiliori loco,quem obtinent su- per omnes praelalos". Vedasi il Rigan- ti, De protonotariisy p. 53, n.° 2, p. 76, n.° I : » Suuima tamen praefatae, non obdignitalem protonolariatus persolvi- tur, sed proptertemporalia emolumenta ofBcioadnexa". Inoltre Sisto V colla bol- la Laudahilissedis apostolicae, de'5 feb- braio i586, presso detto Bull. p. i63, confermò i tanti privilegi (eccettuati i re- vocati dal concilio di Trento), emolu- luenli e prerogative del collegio de'pro- tonolari apostolici partecipanti, ed altri molti benignamente concesse. 11 Luna- dorochequalcheanno dopo scrisse la Re- lazionedella corte di Roma, riferisce che 1' offizio di protonotario partecipante si comprava per settemila scudi d'oro (cioè 1 2,55o d'argento) e fruttava 4oo annui scudi d'oro (660 d'argento), narrando che quando Clemente Vili in Ferrara (/^.) congiunse in matrimonio 1' arcidu- chessa d'Austria Margherita con Filippo III re di Spagna per procura, ne fece ro- gare solenne islrumentoda mg/ Barbe- rini protonotario partecipante, poi Ur- bano Vili, come afferma anche Amyde- nio, Depielate romana p. 2 1 7, De prò- thonolariis apostolicis. Aggiungerò che rogò pure l'atto dello sposalizio tra l'ar- ciduca d'Austria yVlberto e Isabella so- rella di detto re, fatto dallo stesso Papa. Volendo Clemente Vili innalzare al car- dinalato il gran Baronio annalista e suo confessore, sapendo quanto abborrisse le dignità ecclesiastiche, pochi mesi prima e sedente in trono lo dichiarò protono- tario apostolico, con precetto rigoroso d'ubbidienza; ed irremovibile nelsuo in- tendimento, non cedendo dlle angoscio- se preghiere e ragioni di Baronio, a for- za lo fece spogliare degli abiti e vestire i prelatizi che appositamente avea ordi- nati. Non si può leggere senza edificazio- ne morale il bel contrasto tra il saldo Pon- tefice e il ripugnante Baronio, la cui te-
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nacità dovette suo malgrado cedere, ri- portandone la descrizione dello stesso Ba- ronio il p. Menoehio, Sttiore t. 3, cent. 9, cap. 66.
Gregorio XVnell'istituire la beneme- rentissi ma Congregazione de propaganda fide (/^.) vi annoverò il prelato Agucchi protonotario apostolico , come dissi nel voi. XVI, p. 243 e 254» parlando dell' i- stituzione fatta dal successore Urbano Vili dell' intervento d''un protonotario partecipante a detta congregazione , per registrare gli atti di quelli che soffrirono il martirio per la propagazione della fede e compilarne il processo , come pratica- vano gli antichi protonolari : aggiungerò le promesse notizie sul protonotario sta- tuilo da Urbano Vili, importanti nel ri- flesso della rinnovazione dell' originario olfìzio e per esercitarsi nella vastissima e immensa giurisdizione del cosmopoli- tico sagro istituto. L'elezione del proto- notario apostolico della s. congregazio- ne di propaganda si trova registrata ne- gli atti dell' adunanza o congregazione generale tenuta avanti Urbano Vili ai 6 febbraio 1626 col seguente decreto, nel quale viene specificalo anche 1' og-- getto. M Quoniam freqnenter in eccle- ya Dei , et potissimum haec nostra ae- tate propter diversas haereses pessimo- rum hominum malitia exortas, calholici diris infidelium, vel haereticorum perse-» cutionibus, exilia, carceres, aliasquepoe- nas , et denique mortem ipsam fortiter sustinent prò calholica fide, et multoties contingit, ut in sagra congregatione de il- lorum confessionibus, gestis ac martyriis fiat relatio. Patres veterum Poulificum permotiexeraplo, unanimi consensu cen- suerunt unum ex protonotariis'apostoli- cis in ipsa congregatione ad scribendum esse, qui confessorum, et marlyruui ge- sta quae in ea referentur, scribat, ut et tantorum virorum praestanlissima virtus ad Dei gloriam,ipsorumque laudem itn- mortalitati consecretur, et posteris exem- pla verae fortitudinis ad imitanduw re-
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linquantiir, et cum iuter Palres diiccpta- 'relnr de protonotario apostolico in eoa- gregatiune adsciscendo SS. D. N. Caidi- nalibus omnibus approbantibus,elegit in ptolonotiuiutn s. Congregalionis R. D. Pelrum Sanesiuui". Di poi Urbano Vili nella congiegazione generale de'3o giu- gno 1626, udito il parere de'cardioali, so- stituì a detto prelato mg/ Antonio San- tacroce, e nella congregazione de' 9 no- vembre ordinò la spediaioue del breve, nel quale, premessa la succinta storia dei 7 notari istituiti da s. Clemente 1, si con- cessero in perpetuo dal Papa quelle fa- coltà che esercitavano tali notari, e quel- la fede in loro sì riponesse, che a quelli si avea. » i.°Ut facilius, et certius rela- tionem in eadera s. cong. facere valeat de gestis martyrum, qui quocumque in loco Orbis terrarum a die institutae cong. de prop. (Ide passi sunl, aut infuturum patientur, testisin romana curia repertos, aut reperiendos d. ptis" gestis informatos recipeie, et examiuare possit, eorumque examina seu processus in publicam , et aulheuticam forniam redigere.etexami- nibus, ac processibus praefatisabeo sub- scriptis, et subsignatis, piena fìdes, sicut ptor septera notariorum a Clemente I praefato institutorum atte stationibu.s, et scripluris habeatur. 2. °Quod de ptis' ge- stis martyrum scripturas quascumque undequaque Romani altatas examinare, et illas, cum opus fuerit, in curia reco- gnosci facere per habentis notas maous, et sigilla in eadem curia repertos. 3.° Quod quarumcumque scripturarura ad mar- tyrum gesta pertinentium, quae ad ejus manus pervenient, transumpta cooficere, illasque authenticare possit, et valeat, transumptisqué ptis" ab eo subscriptis, et subsignatis piena fides, sicut origioalibus, penes ipsum existentibus adhibeatur ". Al prelato Santacroce successe mg. ^ Rai- mondi, al quale Urbano VIU nella con- gregazione de'6 settembre 1 63 o, nel ca- so d'impedimento o di assenza, surrogò mg.' Coi si. Dell'adunanza de' i4 luglio
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1643 si legge :wSS. D. N. ne s. congre-
gatiodiutius prothonotario apostolico ca- reat, mandavit R.mo Aloisium Homo- daeum prothonotarium apostolicum ex collegio partecipantium intimari, ut eidem congregationi, duranti absentia RR.DD. Corsii, et Raimondi, iuterveniat". In se- guito variato il sistema di adunare la con- gregazione di propaganda avanti il Pa- pa^ sembra che il protonotario apostoli- co fosse nominato dal Pontefice prima nelle udienze del prelato segretario, quin- di con biglietto di segreteria di stato. Nel- l'udienza de' ig gennaio 1682 Innocenzo XI a proposizione del segretario nominò mg."^ Farsetti. A'22 novembre 1 697 prin- cipiò la serie de'protonotari apostolici del- la congregazione nominati dal Papa In- nocenzo XII con biglietto di segreteria di slato , cioè da mg.*" Costaguti all'o- dierno mg.r Prospero Caterini nominato da Gregorio XVI anche consultore della medesima congregazione, come si legge nel n.°i6 del Diario di Roma iS^3,oia decano dell'illustre collegio, ed esercente questa onorifica carica. iSeliSiy per as- senza da Roma del protonotario mg.' U- golini, con bigliellode' 1 1 maggio fu sur- rogalo mg.'Riario, ambedue al presente cardinali. Ho letto in alcune memorie, che per assenza o infermità de'prelati se- gretari di propaganda, ne fece le veci mg.* protonotario apostolico di propaganda. Inoltre Urbano Vili nell'attribuire alla Congregazione de'riU[F'.) la compilazio- ne degli atti del martirio de'23 Martiri del Giappone (/^.), chefulai.' causa dei martiri dalla medesima trattata e con- chiusa, secondo Lambertiiii poi Benedet- to XIV, De canon. SS. Febr. t. i,lib. ijCap. 3o,n.°7, stabilì che di essa faces- se sempre parte un prelato protonotario apostolico partecipante, come dissi an- cora nel voi. VII, p. 3 1 3, onde esercita- re l'antichissimo officio. Gli atti del loro martirio si vedono ne'Bollandisti,.r^cf. SS. Febi\ l. \, p. 740. Marcliesi, p. io, dice che spetta ai protonotari partecipanti la
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struttura de'processi della Beatificazione e Canonizzazione (F'.) de'sanli, avendo a questo eflelto decretato Urbano Vili a* 12 marzo 1642 (come affermano, De Luca, Relat. Curiae rom. disc. 44- "-"s^ e Matta, De canoniz. sanclor. par 3, cap. 2, p. 4^7)» ^^^ '3 fabbrica de'processi e l'esame de'testimonisi dovesse fare avan- ti un protonotario del numero de' parte- cipanti; che per maggior cautela fossero .sottoscritti , e che il notaro destinato a ricevere le deposizioni de' testimoni ed a metterle in iscritto, esser dovesse in tut- to a disposizione e subordinalo al proto- notario. A Ili Scapi che abbracciai! det- to decreto, ne aggiunse altro il cit. Lam- l)ertini, 1. 1, cap. 7, ciocche deve farsi la scelta del protonotario dal Papa, cui si ap- partiene di conoscere il fondo della dot- trina e il merito del soggetto, e che per taleelezione egli acquista il grado di con- sultore della stessa congregazione de'ri- ti, dimodoché senza la di lui presenza e ratifica sarebbe invalido ogni atto , e le prove in una materia così gelosa verreb- bero come insussistenti e illegittime ri- gettate. In mancanza del segretario della congregazione de'riti, supph il protono- tario, come sotto Clemente XI fece Col- Jicola, per l'infermità del segretario In- ghirami. Il protonotario interviene alla funzione della Beatificazione e della Ca- nonizzazione, ricevendo le vite e le im- magini del beato o santo, e per la cano- nizzazione anche un quadro grande del medesimo dipinto a olio, come lo ricevono gli altri consultori. Attualmenteè proto- notario apostolico, per scelta fatta dal re- gnante Pio IX, mg.^ Stefano Bruti, co- me si legge neWeNotizie di Roma del 1 852. Alessandro VII col breve jElr romani Pontlficis, de' 4 settembre i &5& , Bull. Rom. t. 6, par. 4> p» 37, confermò i pri- vilegi, onori,preminenze e prerogaii ve dei protonotari apostolici de numero par le- cipantiuntj particolarmente quelli con- cessi da Sisto V nel 1 586 e da Urbano Vili con breve de'5 settembre 1 639,000-
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cedendo le medaglie d'oro e di argen- to a ciascuno de' 11 prelati del collegio, che si sogliono incidere e dispensare nel- la funzione del possesso, e per la festa dei ss. Pietro e Paolo in signum honoris. Nel n.° 8234 del Diario di Roma del 1771 si riporta che mg. "^ Gio. Archinto (perchè divenuto maggiordomo , come nel voi. XLI,p. 272), avendo venduto il suo pro- tonotariato apostolico partecipante, Io comprò l'ab. Giuseppe Pignattelli, cugi- no di mg."^ Francesco (poi cardinale) pa- rimenti del medesimo collegio, e ne pre- se colle solite formalità il possesso, ed assunse 1' abito prelatizio. Il collegio al- l'epoca dell* invasione francese, in virtù della bolla di Sisto V godeva annui scu- di 1 584, più dalle porzioni delle tasse chia- vaaleseruilia minuta (pvovenìenl'ì dall'an- ; nate e da altro, e di cui a Dateria e al- trove), scudi 649. Essendo gli uffici dei protonotari partecipanti vacabili , i pos- sessori di essi a seconda delle leggi di quel governo liquidarono i loro crediti, ed eb- beognuno pelcapitaledi franchi i 3,586, la rendita assegnata di franchi i 358. Sic- come questa rendita consisteva in cartel- le di rescrizione (^lìeWequaVi nel voi. XL, p. 159), col mezzo delle quali furono com- prati beni delle corporazioni religiose det- te mani morte (per quanto dissi nel voi. XLII, p. i3o e i3i), così dopo il ripri- stinamenlo del governo pontificio avendo dovuto la camera apostolica competìsare i proprietari di que'beni, fece sue le ren- dite de' vacabili liquidati, in conseguenza di che tutti i proventi certi del collegio divennero camerali. Non successe però lo stesso degl'incerti derivanti dalle lauree, mentre essendo abolito a quel tempo il collegio de' protonotari, non si esercita- vano più gli antichi privilegi , ne la ca- mera li poteva esercitare. Ma quando nel 1814 dopo il ritorno di Pio VII il colle- gio rientrò nel rango primiero, cominciò nuovamente ad esercitare que' privilegi che gli furono conservati, e far sue le re- lative propine, come ancora ottenne che
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PRO a lilolo di esercizi fossero prelevali dalle somme de'vacabili scudi 2^: 5o, ed a que- sti siaggiungesseroaltriscudiio.perchèsi credè lipi istillato all'assistenza incancel- leiia. Per non dire altro , la quota che il collegio ritrae dalla camera, ad essala riversa come succeduta ai diritti de'va- cabilisti, detratti gli esercizi e le tasse di cancelleria, e l'emolumento mensile del segretario del collegio. Laonde gli emo- lumenti restati al collegio sono circa scu- di 638 annui, ripartiti come segue. Scu- di 168 pel mensai^ato di quel prelato che assiste alle cappelle (sebbene i protono- tari partecipanti v'intervengono in mag- gior numero, ed anche a tutte le proces- sioni, concistori e altre solenni funzioni), 126 per l'assistenza in cancelleria, i44 per 6 lauree a scudi 24 per ciascuna, 200 per tasse di canceileriaoconcistoriali.il prolonotariato partecipante vacava per morte, per professione religiosa, per ma- trimonio, per libera dimissione, per pro- mozione al cardinalato ed alle chiese ve- scovili o abbaziali administraùonemha- benteni, dice Riganti. Per l'accennata li- quidazione de'vacabili, il cospicuo colle- gio de''protonotari apostolici partecipan- ti formandosi soltanto de' superstiti pre- Iati Pialletti e Ugolini, che avendo liqui- dali i loro vacabili colla loro promozio- ne si andava ad estinguere il collegio rae-» desimo, il PonteficeGregorioXVI a man- tenere il lustro di questo ceto de Prelati (^.), 4 giorni prima di elevare al cardi- nalato mg.'" Ugolini, coir autorità della costituzione Ncminem certe lalel,Ae°\\% febbraio i838, dopo aver celebrato l'o- rigine e le beuemerenze del collegio, de- rogando alle costituzioni di Sisto V , lo ripristinò nel suo primiero splendore e nel numero della sua antica istituzione, for- uiandolodiy prelati ecol titolo: Collrg'min Protonotarioruni aposlolicorum parleci- pantiuntj dichiarando che vi ammette- rebbe, « viris, qui et laudem virtutum, et eximiis in rem ad sacram et publi- cam oieritis probatissimi, a i>^ubis , et a
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Romanis Pontificibus successoribus No- stris erunt adlegendi. Tis vero sic adle- ctis et renunciatis, omnia et singula jura, privilegia, indulta,honores, et emolumen- la, quibus «idem Protonotarii apostolici partecipantes, exercitii titulo, adhuc po- titi sunt, omnino conferimus, atljicimue, et attribuimus". Nel n.°i 6 del Diario di Roma i838 si pubblicò questa pontifi- cia disposizione,dicendosicheil Papa con biglietti della segreteria per gli affari di sta- to interni nominò a tale ecclesiastica di- gnità i mg.i Mangelli-Orsi, Nardi-Valen- tini, Vannicelli-Casoni, Meli -Lupi -Sor.!- gna, Cagiano de .Azevedo, Medici di Otta- jano, i quali 6 prelati sono stati ammessi in esso collegio, dopo averne otlenutodat- la dateria apostolica la corrispondente schedola di molo proprio : così preceden- do ad essi nig.^ Pianetti vescovo di Vi- terbo e Toscanella, già appartenente al prefato collegio, fu completo il numero dei 7 protonotari apostolici partecipanti, ri- pristinato colla prefata costituzione. Tut- ta la curia romana applaudì all'operato dal gran Pontefice, per aver conservato il 1° collegio de'prelati della s. Sede, le cui glorie sono congiunte con quelle del- la venerabile antichità che vanta, e ven- ne solennizzato l'avvenimento con quel- l'accademia di cui parlai nel voi. XLVII, p. 58, leggendosi nella dissertazione che ■vi fu pronunziata gli encomi per la ri- prìstinazione d' un collegio così nobile e che per primo fu fondalo in Roma, al- l'antico numero di soli 7 protonotari, de' quali era principale ufficio raccoglie- re, trascrivere e custodire le memorie e i fatti de' prodi atleti di Gesù Cristo, perchè Roma cristiana fiooda'primi tem- pi conobbe assai bene quanta verace glo- ria e utilità a lei derivasse dai trionfi di que'magnanimi e fu sollecita de'suoi fa- sti. "Collegio, che eziandio ne'secoli a noi vicini è stalo illustrato, per tacer d'altri molti, dai nomi di s. Gaetano da Tiene fondatore de'7e^^>»'(^.), dis. CarloBor- romeo cardinale (nipote di Pio IV che
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con bolla degli 8 novembre 1 564 aumen- tò i privilegi del collegio), del ven. car- dinal Baronio, e del ven. Innocenzo XI ". Indi Gregorio XVI nominò mg.'' Meli- Lupi-Soragna (ora uditore della camera apostolica e qua] pretato di fioccheUi non appartiene più al collegio) consultore del- la s. e. de'riti e protonotario apostolico di essa congregazione, e mg,'" Cagiano de A- zevedo consultore della s. e. di propagan- day?fi?e e protonotario apostolico della me- desima congregazione. Non contento Gre- gorio XVI di avere quasi richiamato a nuova vita l'antichissima istituzione, be- nignamente esaltò al cardinalato diversi personaggi del novello collegio, cioè nel 1839 i mg.i Pianetti e Vannicelli ; nel 1843 mg. "^ Mangelli; nel 1844 » mg. i Ca- giano e Simonctti; inoltre ammise nel collegio i prelati Antonelli, Roberti e Viz- zardelli che meditarono il cardinalato dal regnante Pio IX {^■), laonde l'odierno collegio rapidamente va ad emulare le glorie dell'antico.
Prerogative, privilegi e altre notizie sul collegio de' protonolari apostolici par- tecipanti.
L' abito de' protonotari apostolici è quello del Prelato, che prima era distin- to dagli altri prelati, non essendo a tut- ti concesso il co/ore paonazzo e il rocchet- to, sopra il quale assumono la ww/zfe//ef- ta o la cappa. Prima dalla camera apo- stolica alla morte del Papa ricevevano le vesti prelatizie di lutto o coruccio nere, per la coronazione del nuovo quelle pao- nazze, con)e pure attestano Lunadoro e Piazza. Leggo nel Bovio, La pietà trion^ fante, p. 192, parlando degli ufUìziali di cancelleria apostolica: Protonotari apo- stolici partecipanti ^ che usando al cappel- lo il cordone e fiocco nero, citando Co- hellio che ne fu testimonio contempora- neo , Paolo V glieli concesse paonazzi , quando cioè gli altri prelati li portavano neri. Ciò e meglio notai a Cappello dei PRELATI, riportando il decreto e dicendo
PRO ancora, che per avere Alessandro VII ac- cordalo eguali cordoni e fiocchi paonazzi agli Uditori di rota (^.)e Clemente X ai Chierici di camera {V.), prerogativa sino allora goduta dai soli protonotari , vedendosi questi privali del particolare distintivo, domandarono al Papa d'intar- siare l'argento nel cordone e fiocchi; ma la congregazione de'cardinali perciò de- putata, con quella discussione e decreto che riprodussi, dispose che potessero u- sare il cordone ed i fiocchi rosacei o ros- si , quali tuttora adoffferano ne' cappelli usuali e ne' cappelli pontificali che assu- mono nelle cavalcate; ma ivi pure rimar- cai, che le concessioni pontificie ai diver- si collegi e ceti prelatizi pel colore de'cor- doni e fiocchi, non fu pei cappelli usuali, sibbene pei pontificali e semi-pontificali, e neaddussi le prove, per dichiararne l'in- valsa consuetudine dell' uso domestico. Marchesi a p. 29, discorrendo delle que- rele fatte dai protonotari quando videro e- stesa ad altri ciò ch'era loro privativa ono- rificenza, diceche mosso Clemente X da sì giuste doglianze, e dal riflesso che merita- va il protonotariato di essere distinto an- cora nel seguo, essendo già stato accorda- to il cordone e fiocco d'oro ai cardinali (con fettuccia rossa, e al cappello nero, sen- za farsi innovazione al vero Cappello car- dinalizio, Fe^//), per l'a vanti da essi usa- to di seta color porporino, diede ai pro- tonotari così cospicuo distintivo. Questo stesso cordone e fiocco senz' oro, alcuni cardinali sogliono usarlo in campagna e ne' viaggi, portando in sede vacante la semplice fettuccia rossa senza oro, anche nel cappello rosso; nel qual tempo e come dissi nel luogo citato e altrove, tutti i pre- lati ad eccezione dei vescovi sostituiscono al cappello una fettuccia di seta nera per segnale di lutto; e che però i soli mag- giordomo e maestro dicamera, ed i pro- tonotari apostolici continuano a portare l'usuale, finché il cadavere del Papa non è sepolto. Questa particolarità ne'proto- notari apostolici sarà derivata dall'esse-
PRO re eglino stali i più antichi prelati della Famiglia ponlificia (f^.J, e consideran- dosi tuttora famigliari e commensali del Papa , come dichiarano le bolle spedile in loro favore, per cui sino a che non fu abolita neil'incominciar del corrente se- colo la parte di palazzo ( di cui nel voi. L, p. 2o5 ), ogni protonotario riceveva dalla panetterìa e tinello del palazzo a- postolico quotidiane distribuzioni di pa- ne, ciambelle e vino. Distintivo de'pro- tonotari è pure 1' Anello (P' .) d' oro , il quale non possono usare i prolonotari so- prannumerari, di cui parlerò poi, cele- brando la messa. Intervengono in cappa a tutte ìeCappelle pontificie, aWeProcessio- ni, alle Cavalcate come dei Possessi e ad alcune Cappelle prelatizie i»\ modo e con quelle particolarità che descrissi con det- taglio a tali articoli. Alle cappelle e altre funzioni pontifìcie, colla distinzione d'es- sere intimati , come pure rilevò Piazza, dal Cursore apostolico (/■^) , nella per- sona del decano del collegio. Questo di- vide l'assistenza e il servigio che i prolo- notari partecipanti prestano in dette cap- pelle e finzioni al Papa in quattro trime- stri, in ognuno de'quali tre protonotari disimpegnano le onorevoli incombenze, benché v' intervengano in numero mag- giore, massime nelle solennità e processio- ni. Siedono nel decoroso banco dietro ai cardinali diaconi , e nell'ordine gerarchico sono dopoi vescovi consagrati, ed i 4p'e- lati di fiocchetti; ma a' tempi del Mar- chesi, che pubblicò l'opera nel i yS r , non \i era compreso il maggiordomo. Questi, al dire di Riganti e prima che fosse anno- ■verato tra'prelati di fiocchetti, s'era pro- tonotario soprannumero, sedeva pel t ."nel banco de'prolonotari partecipanti : a suo tempo (lySi) i protonotari cedevano la precedenza ai soli prelati di fiocchetti go- vernatore, uditore della camera e tesorie- re, oltre i vescovi. I detti pielali di fioc- chetti quando devono cedere il loro po- sto ai vescovi, in occasione che vestono gli abiti sagri, si recano al banco de'pro-
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tonotari e siedono prima di loro, come il banco più onorifico della prelatura, della quale tranne ì banchi de' vescovi ed i del- ti prelati di fiocchetti, le altre classi sie- dono in banchi minori o sopra gli ultimi gradini del trono papale o del presbite- rio. Nel voi. XLI, p. 142 dissi perchè Gre- gorio XVI stabilì, che quando il maestro di camera non è vescovosia fatto subilo protonotario soprannumero e sieda do- po il I ."protonotario partecipole. Mar- chesi a p. 2 3 crede che sarebbe dovuta ai protonotari la precedenza sui nunzi , quando sono fuori di loro giurisdizione o non fossero consagrati vescovi; di più ri- ferisce, che fu posta in dibattimento e de- cisa la precedenza , che controversa ad essi veniva dal Sagrista del Papa [P'.) quando non è ve$co\o,l^e\i' incensazione, nel ricever la pace, ìe candele, \e ceneri, mediante il decreto della congregazione de'riti de' 12 febbraio 1098, confermato a'27 luglio 1601. In questo venne Fiso- luto, che non solo si compete ai protono- tari la preferenza dal sagrista in tutti t mentovati atti, ma per troncare ogni fu- tura vertenza anche dal commendatore dis. Spirito ,àa\\ archimandrita di Messi' na, e dagli aZiia/i generali che hanno l'u- so della mitra nella cappella papale, de- creto che fu poiratificatoa'i Sluglio 1 65 1. I protonotari partecipanti nelle pontificie funzioni attendono il Papa nella Carne» ra de' paramenti {f.), ove assunti il Pa- pa gli abiti sagri al Letto de' paramenti {/'.), il prefetto de'mae5/r/</e//e crremo- nie pontificie consegna a due de'detli pro- tonotari i lembi o fimbrie anteriori della pontificia veste chiamata Falda (F.), le quali lasciano giunto che sia il Papa al GemiflessorÌG[T'' .), detto pure Faldisto- rio {1^-), da CUI alzandosi il Papa suben- trano a prendere i lembi della falda gli uditori di rota quali suddiaconi aposto- lici ecappellani del Papa, che perciòfan- no altrettanto alle occorrenze del rima- nente della funzione. Terminata la qua- le, nell'alzarsi il Papa dal genuflessorio,
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i mentovali prolouotari riprendono ilein* bi della falda e la sorreggono sino al let- to de'paiauienti. In t(iancanza de'prolo* notali partecipanti non suppliscono i so- prannumerari, ma gli uditori dirota.L'e* sercizio di questo uffizio è assai onorevo- le pei protonotari, perchè incedono im- mediatamente a fianco del Papa, proce- dendo appresso di loro i due cardinali primi diaconi sostenitori delle fimbrie del Manto ponlificale{V .). Affermano Piazza ap.^S I , e Marchesi a p.26,che in mancan- za del Principe assistente al soglio, degli .•^///^fl.yt'/Vz/or; (quando intervenivano alle cappelle) ode' vescovi(temo ch'equivochi- no per quando ilPapa assumeva la C^y^^rt, Fedi), sostenitoi'i dello strascico o estre- mità posteriore della falda (che sostengo- no \\ Senatore e Conservatori)^ spetta a sorieggerlo a'protonotari apostolici. Deve notarsi che nella funzione della Lavan- da de' piedi (/^.) che fa il Papa nel gio- vedì santo, non essendo propriamente dai liturgici considerata per finizione eccle- siastica, si appartieneai protonotari apo- stolici il sostenere i lembi della falda pa- pale dal letto de'paramenli al trono del luogo della lavanda , così nel regresso. Leggo nel Gardellini, Decreta s. Riluuni t. 7, Siippl. p. S5 : Feria FI in Para- sceve SS. D. N, fimbrias deferre ad cn- bicnlarios intimos periinet, cimi eo die smnnius Pontifex sìt absqué pluviali j qua in re nulluni proionotariis praej'u- diciunt vidttur afferri, qui solemnitati- bus aliis eidem summo Pontifici cum plu- viali, et mitra eo in ministerio solentin- servire. Che quando il Papa indossava la cappa, come nel venerdì santo, due ca- merieri segreti sostenevano le fimbrie an- teriori della falda e leposteriori collo stra- fici co i vescovi assistenti al soglio, lo dissi nel voi. Vili, p. 84- Se il Papa dalla ca- mera de' paramenti recasi alla Sedia gC' slatoria (^.),comee particolarmente nei pontificali, egualmente sostengono i lem- bi della falda i protonotari partecipanti; indi essi precedono di poco la sedia gè-
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slatoria, al modo che ai rispettivi luoghi dichiarai, per esser pronti a riprenderli nel discendere che fa il Papa dalla sedia per recarsi al genuflessorio per venerare il ss. Sagramento. Indi alzatosi, i proto- notari tornano a pigliar V estremità an- teriore della falda , ed accompagnano il Papa alla sedia : altrettanto praticano nel recesso.
1 protonotari apostolici non s'ingeri- scono del servizio ecclesiastico delle cap- pelle pontificie e pontificali, nondimeno ho osservato e descritto quanto qui ri- cordo. Nelle due benedizioni che dà il Pa- pa nelle cappelle dopo l'evangelo e il ser- mone, ascende al trono il i.° de'protono- lari partecipanti e gli sostiene genuflet- tendo ( che tutti debbono genuflettere quando il Papa benedice in cappella^ lianne i cardinali, ed i vescovi e gli ab- bati se sono in paramenti sagri, lo ripor- tai ne'vol. XXIX, p. 23, e XXX VII, p. 189) una parte della fimbria del manto dalla parte sinistra, ed altrettanto ha luo- go nelle solenni benedizioni che il Papa comparte dalle loggie maggiori delle ba- siliche patriarcali. Ne'vol. V,p. 72,XXI, p. iS'j, col Moretti dichiarai che non si può darne una ragionevole spiegazione, e forsericorda il sollevar quella borsa o sac- cone che il Papa portava perfare elemo- sina, la quale recava qualche impedimen- to all'alzamento delle braccia, come si usa senza bisogno alzar la Pianeta (F.) nel tempo dell'elevazione, benché cessata la causa della sua antica ampiezza che im- pediva alquanto 1' azione delle braccia. Alcuni opinano, che accedendo il proto- notario al trono a sostenere il lembo del manto, nell'atto della benedizione, la di lui presenza venga ritenuta conveniente per la legalità dell'atto medesimo. Sicco- me anticamente i protonotari precede- vano ai vescovi assistenti al soglio, e in- combendo a questi di sostenere la can- dela quando legge il Papa (il perchè lo notai nel voi. XL, p. i33), se non inter- vengono supplisce un protouotario par-
PRO tecipante , come accennai nel voi. XLI, p. I 7 3, per cui siede nel loro banco : nel - l'anniversario de' defunti i844 ^'ò fece mg."" MeliLupi-Soragna , che vidi e re- gistrai, onde qui ne fo memoria. Inoltre ili mancanza del necessario numero dei vescovi assistenti al soglio, per portare le iisle del Baldacchino ( del quale parlai il oche a OMBEEtLiyo), quando il Papa por- ta il ss. Sagramento, suppliscono i proto- iiotari apostolici come il collegio più de- qno della prelatura. I protonotari inter- \ engono alle cavalcate pel Possesso dei Papi [f-".) , e nelle relazioni. raccolte da Cancellieri nelle più antiche li trovo com- presi tra il generico nome di Praelati. La I.' volta che sono espressamrtile no- minali, fu nel possesso di ìXicolò V nel i447- Id quello d' Innocenzo Vili del 1 484 si legge: Prolonolarii in eoriim cap- pis, cavalcando dopo il vice-camerlengo e seguiti dall' uditore e correttore delle contraddette. Nel i5i3 per Leone X in cappa e galerati. Nel 1 Sgo nel possesso di Gregorio XIV in mantelletti e rocchetti, preceduti dai vescovi assistenti al soglio, e seguiti da molti prelati e referendari. Per Paolo V neh 60 5, enei 162 i per Gre- gorio XV, Prolonotarii de numero cum magnis mantelUs , el caputiis circa hu- meros, et galeris pontifìcalibus. Nel 1 644 per Innocenzo X, numerum protonotarii apostolici , quibus capita violacei galeri tegebant. Per Clemente X nel 1670, do- po i vescovi assistenti, Prolonotarii denU' mero partecipantiunifindutiniagnis mari' lelliy et caputiis violaceis , et pileis ponti' ficalibus saprà bireta in capite, equitan- tes mulas phaleratas stragulis, et habe- nis de lana violacea, indi. cavalcando gli arcivescovi e i vescovi non assistenti. Nel 1691 pel possesso d'Innocenzo XII, con mantelloni, rocchetti e cappucci al collo e cappelli iu testa, cavalcando mule con gualdrappe pontificali. Nel voi. XLI, p. 286 riportai diversi posteriori esempi, in cui il maggiordomo cavalcò in mezzo a due protouotari. Per Clemente XIV nel
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1 769 incedevanoi protonotari dopoi pre* lati di fiocchetti con ampli mantelli, cap- pucci e cappelli pontificali , sopra mule bardate di paonazzo e finimenti dorati, seguiti dai vescovi non assistenti e refe- rendari; così per Pio VI e Pio VII. Nel- la cavalcata del 1846 pel possesso di Pio IX, dopo gli arcivescovi e vescovi assi- slenti al soglio, seguivano i protonotari apostolici, tan to partecipanti che sopi-an- numerari, vestiti incappa con cappuccio e cappello pontificale nero, foderato di seta paonazza, con cordoni e fiocchi dì seta rossi, cavalcando cavalli con gual- drappa di panno paonazzo e testiera guar- nita di seta simile , con guarnimenti di metallo; indi procedevano gli uditori di rota etì i chierici di camera. Osserva Mar- chesi a p. 28, che nellesolenni Cavalca' te {^F.) per l'incontro di qualche potenta- to o de'cardinali che vengono in Roma a prendere il cappello cardinalizio, i pro- tonotari precedevano gli arcivescovi e ve- scovi non assistenti al soglio, e ciò per due motivi che adduce de LucaiVi Relat.rom. cur. disc. 44j cioè dalla rappresentanza di famigliari pontificii edalla qualità del vestitOjporlando in quel la funzione la cap. pa magna col cappello rosso (cioè rosaceo o di seta cremisi ) in capo, mentre i ve- scovi non assistenti cavalcano in abito pri- vato, e colla semplice mantelletta sopra il rocchetto. F. Ingressi solenni ts Ro- MA.Nelle4 annue cavalcateper lecappel- le della ss. Annunziata, s. Filippo, Nati- vità della B. Vergine, e s. Carlo, i proto- notari cavalcavano nel modo che descrissi nel voi. Vili, p. i5i, dopo i prelati di fiocchetti, seguiti dagli arcivescovi e ve- scovi non assistenti. Nel voi. X, p. 3o5, 3o6, 3o8, XXYIlI,p. 53 e 54 riportai il ceremoniale col quale i protonotari par- tecipanti intervennero alle cavalcate fu- nebti, pei sovrani e persone reali tiefim- te , e pei cardinali decano, camerlengo, penitenziere maggiore, e vice- cancellie- re. I protonotari partecipanti hanno luo- go ne' concilii ; neh' ultimo celebralo iu
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Roma da BenedeUo XIII, mg.»' Farsetti chiamò prima a nome tutti i cardinali e gli altri intervenuti; egli con mg."^ Ceva, quali notavi del concilio, rogarono l'atto delle celebrate sessioni, e si sottoscrissero per r autenticità, cloche narrai nel voi. XV, p. 173, 174, 179; e Marchesi ne fa parola a p. 1 o, essendo necessaria la loro presenza, non meno ne'concilii, che nei concistori pubblici e semi-pubblici, e v'in- cedono incappa. Nel voi. VII, p. 290, 291, 3oi parlai del luogo chene'conci- slori per la Canonizzazione occupano i protonotari partecipanti, secondo il dispo- sto di Pio II (anche nel voi. XV, p. 2 55, nelle seguenti riportando le schednle ove sono nominati i protonotari per l'invito e per l'esercizio del loro ministeit)); di- cendo pure, che votala la canonizzazione, dal procuratore fiscale si fa istanza ai pro- tonotari che se ne stipuli pubblico istro- mento , rispondendo il protonotario più anziano: Confìcienius , chiamando i ca- pierieri segreti ivi presenti in testimoni. Che nel giorno della solenne canonizza- zione, dopo che il Pontefice ne •ha pro- nunziato il decreto, l'avvocato concisto- rialechenehafatlola postulazione, rivol- to ai protonotari con formola li pregaa rogare il pubblico islroraento per eterna memoria, per cui il decano o più anziano de' preiati protonotari risponde : Con/i- ciemus, e prende i detti camerieri segreti per testimoni , con che si compie 1' atto solenne. Anticamente i protonotari par- tecipanti ne'concistori registravano! pon- tificii decreti, ciò che fa ovaW Segretario del concistoro. Prima cheSistoV istituis- se le nuove Congregazioni cardinalizie (f^), trattandosi ne Concistori [f^.) tutti gli affari, assai frequente era l'accesso in quelli pubblici de' protonotari partecipan- ti, ond'essere pronti pei rogiti occorren- ti; ed è perciò che si trovavano presenti eziandio ne' concistori in cui i Papi for- malmente ricevevano gli ambasciatori nella presentazione delle credenziali , o davano l'investiture dei domiuii tempo-
PRO rali della «.Sede, per farne il rogito, co- me ri|ìortai nel voi. XV, p. 209. Pertan- to neir articolo Concistoro trattai dei protonotari apostolici partecipanti come ministri del sagro concistoro, di cuiedel- la s. Sede n'è primario notaro il cardi- nal/^/ce-crtt/jce//jere^£ s. Chiesa, il quale ne'concistori segreti registra e fa fede del- le creazioni e pubblicazioni de'cardiuali, e delle provviste de' vescovati e abbazie nuUius, la quale serve di base alla spedi- zione delle bolle; avvi pure il notaro del concistoro pei processi de' vescovi. Nel me- desimo articolo Concistoro o voi. XV, p. 288, 248, 25 1, dissi come i protonotari partecipanti vi hanno posto distinto, e che eziandio vi rogano gli atti per la so- lenne rinunzia della sagra Porpora car- dinalizia, con ceremoniale che riportai a questo articolo, come per altri atti; ed è perciò che nelle note delle tasse che pa- gano i novelli vescovi, ve ne sono in fa- vore de'protonotari partecipanti. Ne'con- cistori dal letto de' paramenti al trono pontificio dell' aula concistoriale, sì nel- l'egresso che nel regresso, due protono- tari partecipanti sostengono le estremità anteriori della falda. Chiapponi, Acta ca- noniz., tratta degli uffizi de'protonotari, tanto per la falda, che pei rogiti de'con- cistori semipubblici , pei voti e sentenze pronunziate dai cardinali, patriarchi, ar- civescovi e vescovi, come del decreto del- la celebrata canonizzazione. I protonota- ri partecipanti nella funzione per l' in- gresso de'cardinali in Co«c/rtve(/^.) giu- rano per la dilìgente custodia delie rote del medesimo, ed ordinariamente hanno quelle sotto il palazzetto del segretario del- la cifra, nell'estremità del Palazzo Qui- rinale verso le 4 fontane, ene'giorni che esercitano tale custodia sono trattali a mensa dal maggiordomo, come governa- tore del conclave.
A Cappelle prelatizie e meglio a Pre- lato parlai della cappella che celebra- no i protonotari apostolici nell'ottava dei ss. Pietro e Paolo , come delle cappelle
PRO pei funerali de'prolonolari defunti col- l'intervento del collegio, nel voi. XX VI 1 1, p. 68. Inoltre il collegio sempre intervie- ne, ed assiste in decorosi stalli alla nriessa pontificata da un vescovo nella Chiesa di s. Andrea della Falle de'leatini, per la solenne festa di s. Gaetano Tiene pa- triarca di tutto il clericato regolare, pa- dre e principale intercessore della divina provvidenza (si celebra ancora in s. Do- rotea, di cui nel voi. XXVI, p.i 66, per avervi il santo istituito l'oratorio e soda- lizio del Divino amore, pei prelati, secon- do r Einerologìo di Piazza), che appar- tenne al medesimo collegio e n'è protet- tore, come si pubblica dai giornali uffi- ciali di Roma, per cui citerò il n." 65 del Diario di RomaìSoS, in cui si parladel- la consueta oblazione che i protonolarì partecipanti fanno al santodi 12 torcie; il n." 65 del Diario di Roma i843; ed ed il u."] 82 del Giornale di Roma i85i, ove puie si dice che vi assiste ancora il capitolo de'canouici della basilica e chie- sa di s. Lorenzo in Daniaso y per avere ufìiziato in detta chiesa de'teatini quan- do si restaurava la loro basilica. Abbia- mo dal p. Hartmann, l'ila di s. Gaeta- no, n.° 4? e seg. (dell'edizione di Roma a me dedicata nel noverobrei846), che Giulio II venuto in cognizione de'gran- di meriti, santità di vita e profonda dot- trina di Gaetano Tiene lo chiamò a se e potè in lui ammirarvi maggiori virtù di quelle celebrate dalla fama;quindi lo vol- le nel palazzoapostolico per suo famigliare eprelato domestico (nella biografia lo dis- si anchechierico di camera, per quanto les- si nel citato Diario del 1 808), sperando la riformadella corte pel suoesempio. Il san- to benché presto divenuto in grazia e con- fidenza del gran Pontefice, si mantenne u- mile, né si lasciò abbagliare dai seducenti splendori della corle.Vacato per morie un sublime grado di protonotariato parteci- pante, benché fosse vagheggiato da mol- ti anziani e benemeriti della corte, Giu- lio Il verso il i5o8 io conferì al giova-
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ne Gaetano, conoscendovi un merito su- periore e da essei e preferito agli altri, an- che per servirsene per coadiutore nel go- verno di s. Chiesa. Questa prelatura era in que'tempi in tanta stima, che chi n'era investito credeasi prossimo al cardinala- to. Accettò s. Gaetano, benché con ri- trosia del suo genioumile, per non resi- stere alla volontà di Dio e per non dis- gustare il Papa da cui era tanto amato (per sua morte nel 1 5 1 3 ottenne da Leo- ne X di rinunziare la prelatura e ritirar- si dalla corte ). Però in questo grado si portò con tanta modestia, e con un tiat- to sì affabile e dimesso, che non potevasi distinguere se non per l'abito prelatizio, abbassandosi sotto gli altri protonotari suoi colleghi, come di tutti servo e^di tulli il minimo. IVIa dispose Iddio, in premio di quella sua umiltà, che l'eccelso colle- gio de'prolonolari partecipanti, per de- creto a tutti voti emanato nel 1676 (per averlo canonizzato nel 1671 Clemente X), ogni anno nella festa del santo assista alla messa solenne cantala nella chiesa teatina di s. Andrea, con rocchetto e cap- pa magna, e coll'ofFerla annua di 12 lor- de di cera veneta di buon peso, in ossequio e venerazione del loro santo collega, ripu- tandosi per molto avventurati è gloriosi d'aver avuto nel loro nobilissimo ordine un sì gran santo.
Il novero dellealtre prerogative e pri- vilegi con cui i Papi fregiarono questo col- legio prelatizio, riuscirebbe troppo lun- go se potessi farlo, e suppliranno i molti trattatisti che citerò in fine, quindi mi limiteròad accennarne i principali, anche per quanto mi resta a dire de'prolono- lari soprannumerari e de'prolonolari ti- tolari. Leone X ne confermò i privilegi colla hoWaRtgìrnini universalis ecclesiae; Paolo III avendone concesso de'singolari ai Referendari {T'.), Sisto V colla bolla Laitdabilis, li eslese ai protonotari par- tecipanti, la cui sostanza è che i prelati cociore benefìzi, prebende, beni, cappel- lanij famigliari e servi, debbano andare
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esenti dalla visita, correzione, superiorità e dal dominio degli ordinali locali, du- rante il corso di loro vita, non dovendo soggiacere alle pubbliche decime, gabelle e dazi, se non imposti dall'autorità della s.SedejComechè a questa immediatamen- te soggetti e perciò liberi da qualunque altra giurisdizione. Né solamente gli esen- tò dalla spirituale giurisdizione che si compete ai vescovi e altri prelati, ma an- cora dalla temporale de'presidi, de'gover- natori e di qualunque superiore per di- gnità ecclesiastica e ci vile costituita, come de'delegati,suddelegati della s. Sede, non dovendosi riconoscere che il supremo tri- bunale pontificio.avanti il quale si doves- sero convenire, incorrendosi pena di nul- lità e attentato chi fabbricasse processi contro i prelati. ìNon solo Sisto V colla comunicazione de'privilegi de'prelali re- ferendari, come osserva Marchesi, accor- dò a'protonotari apostolici l'mdulto del- l'altare portatile, che per concessioni gra- tuite e rimuneratorie si estende ai pro- tonotari soprannumerari, che entrano a parte delle prerogative onorifiche, non delle lucrative;ma volle ampliarne la fa- coltà. Ai protonotari dunque è permes- so d'innalzare l'altare portatile in qua- lunque luogo idoneo benché non sagro, ed anche ne'tempi deW Interdetto (>^ .), purché essi non siano stati provocatori o abbiano data occasionea quella grave pe- na ecclesiastica; non chedi trasferirlo ove loro piace, senza ingerenza degli ordina- vi: secondo Macri, con l'intervento alla messa de'loro famigliari, la quale posso- no anticipare prima dell'aurora e pospor- la dopo mezzodì. Opina Marchesi p. 4^, che sebbene questo privilegio fu nel lyoS da Clemente XI ristretto, col moto- pro- prio che vieta ai vescovi e altri prelati maggiori l'erezione degli altari fuori del- le loro abitazioni nelle case laicali, cui se- guì la restrittiva del memoralo concilio romano, per altro moderato pei vescovi, cioè che non si debba intendere de'Iuo- ghi dove per viaggi o per la visita fosse -
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ro ospitati, nondimeno la legge crede nou j debba estendersi sopra le persone non espresse; laonde avendo i protonotari ac- ! quislalo per titolo oneroso e rimunera- torio tale prerogativa, crede non potersi togliere o diminuire senza speciale di- chiarazione del Papa, per cui anche in Roma i protonotari continuaronoa frui- re dell'indulto. In questi oratorii viene lo- ro permesso di celebrare o di ascoltare la messa, anche ne'giorni più solenni e che si sogliono eccettuare ai nobili laici, spiegando pure in senso favorevole il con- trario decreto riferito da Merati. Egual- mente Sisto V, come avea fatto Paolo III coi referendari, che loro concesse le in- segne pontificali dentro le chiese abba- ziali da loro tenute in commenda, per meglio condecorare il protonotariato, m diede facoltà agl'insigniti del grado sa- I cerdotale di pontificare nelle messe so- lenni in qualunque chiesa ancorché cal- leàva\e,mitra et (fuibuscumg ne aliis pori' tìficalihus insignibus, fuori della romana curia,di consenso del vescovo qualora fos- se presente. In Roma poi ed in ogni luo- go assumono e depongono i paramenti sagri all'altare, usano il canone e l'istro- mento palmatoria delta bugia, portano l'anello con gemma nel celebrare, ser- vendosi alla lavanda delle mani del ba- cile e boccale d'argento o altro metallo, tutte antiche prerogative, che vennero riconosciute dai cardinali e dal segreta- rio Febei della congregazione de'riti, e da una dichiarazione di mg.'^Gambarucci prefetlodelle ceremonie pontificie. Inol- tre Sisto V compartì facoltàa'protonolari partecipanti di creare in Roma collegial- mente adunati, e fuori in ogni parte per commissione e in nome comune e anche proprio, dottori di legge civile e canoni- ca, e d'ogni allra facoltà e scienza lette- raria; d'istituire notari senza numero li- mitato, per fare autentici documenti; di cancellare le macchie del nascimento, con tibilitare per l'illegittimità de'natali gli spuri alle cariche pubbliche e alle sue-
PRO cessióni, purcliè l'abilitazione non sia in pregiudizio de'Iegittimi, oè si tratti d en- liteusi o altri beni dipendenti dalle chie* se; di eleggere ogni anno un protonota - rio di titolo o d' onore , extra iirbem , la nomina del quale andar dovesse per turno tra'r più antichi; e di spedire le lettele declaratorie, per l'esenzioni spet- tanti a questi protoiiotari; diede loro l'au- torità di formare nuovi statuti, pel buon regola mento e decoro del collegio, dichia- rando, che nell'atto stesso in cui sono atn- iDessi nel numero, si riputassero descritti nel ruolo ùe'preluli domestici, de'fami- gliari poutiGciie de'referendari di segna- tura, entrando a parte delle loro esen- zioni e prerogative; che ad essi si doves- se somminisli-are la poi*zione giornaliera del pane chiamalo onorario, ^a/iem Ao- itoiisj che nella cappella si dassero loro le cancLle,ìe palme e gli Agnus /)e/,del- la stessa qualità che si distribuisce ai ve- scovi; che non solo accordava loro l'uso del rocchetto e della cappa magna, ma anche come gli altri della famiglia pon- tilicia le vesti lugubri alla morte de' Pa- pi e le violacee nella crea/ione de' suc- cessori ; che quando il Papa con solenne pompa cavalca^ dovessero intervenire al- la cavalcata immediatamente dopo e nel modo stesso che i vescovi assistenti al so- glio; di potersi eleggere un confessore approvato, cui il Papa conferisce la fa- coltà di assolverli una volta l'anno da'casi riservati alla s. Sede, tranne 5; di libe- rarli dalie censure incorse e di cui fos- sero allacciati, e di commutar loro i voti in altre opere pie; l'abilitazione di con- seguire benefizi e prebende di paesi stra- nierij come fossero nazionali. Ai proto- notari furono conce-^^e gratis le spedizio- ni delle bolle apostoliche per qualunque beneficio ecclesiastico e pontificia prov- vista; venne dato il permesso di tenere armi per loro ed affini e pei propri do- mestici, dato l'indulto di poter disporre anche de'beni di chiesa sino alla somma di 7.000 ducali d'oro, come affermano
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Riganti, Lunadoro e Piazza: il i." ag- giunge chea veano luogo neWeàixc segna- ture, il 2.° che il più anziano avea luo- go in quella di grazia, e quelli che citi- no dottori dell'una e 1' altra legge veni- vano ammessi nel numero de'referenda • ri. Quantoalla facoltà di conferire la lau- rea dottorale, dopo avere nel concorso scandagliato il fondo del sapere de'lau- reaudi, nelle materie legali e canoniche, i protonotari ne furono privati da Cle- mente YIII per Roma e suo distretto, concedendone la privativa agli avvoca- ti concistoriali; ma Uibano Vili nel 1629 ai 5 settembre modificò il divieto, accordando loro la creazione di quattro dottori nella curia di Pioma per ogni an- no, ma famigliari o di condizione po- vera. Poscia Benedetto XIV colla costi- tuzione Inter co^picuos ^ de' 29 agosto 1744» ch'è la 106 del t. i del suo Bul- lar., per terminare le controversie perciò insorte ti-a'collegi de'protonotari e degli avvocati concistoriali, avendo avocalo a se la causa e la decisione, dopo aver loro imposto silenzio, a quello de'protonotari tolse la facoltà di creare dottori gli as- senti dalla curia romana, per ovviare a qualunque pericolo cagionalo da lontane relazioni di laureare qualche eterodosso o non idoneo sojzgetto, ed in vece rirao- vendo la clausola imposta daUrbanoVI II, concesse al ColUgiuni Nostroruni et Sedis apostolicae Notariorum, Prolonotarìo- rum nuncupaloruni de numero parleci- pantium, di poter promuovere in Roma ogni anno con diligente esame personale sei soggetti al grado dottorale in altero velutroquejure, e fossero riconosciuti co- me laureati dall'università romana. An- che il privilegio di potere eleggere e inve- stire i Dotaridel loro uffìzio fu contraria- to, dappoiché sembrando al collegiode- gli archivi pregiudizievole, in forza delle disposizioni di Giulio li a suo favore fece le sue rimostranze. Tultavollaead onta della riforma fatta da Paolo V , ove si vieta ai protonotari di creare notari (t di
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esercitare in Roma e sue dipendenze la giurisdizione , ne fu reintegrato per un chirografo dello stesso Piipa. «Perla pre- sente ordiniamo, che essendo stati li det- ti NostriProlonotari apostolici in tale pos- sesso avanti la nostra Riforma, per l'av- venire tanto il detto Collegio congrega- to, quanto ciascuno de' Nostri Protono- tari apostolici partecipanti, possa conti- nuare di crear Notavi tanto in Roma, quanto fuori, conforme ai suddetti loro indulti e privilegi, siccome per il passalo hanno fatto, e non altrimenti, nonostan- te I9 suddetta Riforma".Ne'vol. XLVIII, p. 122, L, p. 189 ed in altri luoghi ri- cordai l'eccessive facoltà concesse a molti di creare notari con degradamento del nobile e delicato ufllzio e pregiudizievoli conseguenze. Oltre quanto ho detto di sopra sulle precedenze de'protonolari.di- ce il Marchesi a p. 23,ch'è rimarcabile quella che essendo alcuno di loro cano- nico d'una delle 3 patriarcali basiliche di Roma che hanno capitolo di clero se- colare, loro è dovuta, quando però vo- gliono intervenirvi nell'abito proprio dei proloootari, come consta da vari decreti della congregazione de'riti,e in partico- Iaredaquellode'4niaggioi6i 7. II decre- to secondo Ferrari, ^iZ'//o/., verbo Proto- notarli, è AeXiGi 3, appi-ovato da Paolo V econcepiloin questi termini: »Itemprae- cedunt omnes canonicos patriarchalium Urbis, tam in ipsispatriarchalibus, quam in quibuscumquecalhedralibus extra Ur- bem". B.ìganli tratta della precedenza dei protonotari partecipanti sopra i canoni- ci delle basiliche patriarcali di Roma , ed altri canonici e dignità capitolari sì in Roma che altrove; come pure sopra i generali degli ordini regolari a p. loi, n." 38 e seg. Nel voi. XVI, p. i35, no- tando l'ordine gerarchico come siedono i consultori della congregazione del s. uf- fizio, che serve di norma, rimarcai la pre- cedenza del protonotario partecipante: che questa nel caso e per promozione car- dinalizia noD godono i non partecipanti
PRO sì può vedere il voi. L, p. 84- Dice Ma- cri, che i protonotari partecipanti, rinun- ziando l'uHicio colla pontificia annuen- za, dopo il possesso di i o anni, godono i medesimi privilegi per lo spazio di 5 an- ni; ma però non possono adoprare il roc- chetto in Roma, ed in cappella devono sedere dopo gli uditori di rota ed i chie- rici di camera, a tenore della costituzio- ne di Sisto V. Quindi Urbano Vili am- pliò tal facoltà, con dichiarare nel 1629, che rinunziando dopo 3 anni, godino gli accennati privilegi. Non solo i protono- tari dopo la professione di fede prescrit- ta da Pio IV prestano il giuramento di fedeltà , di difendere le ragioni della s. Sede, e di bene esercitare l'offizio, ma al- tro giuramento prestano nelle mani del cardinal prefetto di segnatura, quali re- ferendari della medesima.
Prelati protonotari apostolici soprannu- merari non partecipanti, che godono tutti i privilegi degli altrlpartecipanli.
Nella Relazione della corte di Roma di Lunadoro, accresciuta da Zaccaria, si legge : »» Oltre i protonotari partecipan- ti vi sono i protonotari soprannumerari non partecipanti j che il Papa crea a suo piacere, accordando loro tutti gli onori de' protonotari partecipanti, onde siedo- no in cappella con esso loro, portano le medesime insegne, e trattine gli emolu- menti, godono de' medesimi privilegi e piecedono come essi tutti i prelati non consagrati vescovi. Il quale distintivo di onore d'ordinario suol darsi al nipote del Papa (lo dichiarai di sopra), all'uditore santissimo, al segretario di consulta, e ad altri qualificati prelati". Lunadoro nel- r edizione del 1646 a p. 242, parlando delle precedenze, riferisce: che dopo i pro- tonotari partecipanti, gli uditori di rota, i chierici di camera ed i referendari, ven- gono i protonotari non partecipanti, i quali precedono i protonotari fatti dai le- gati ancorché 10 anni prima : i prelati noa partecipanti sono noraiuali dal Papa it^
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due modi, per bolla con la spesa dì scu- di 200,perbieve segreto qual grazia sin- golare. Bergamaschi, Óello sprone d'oro p. 4i)«>eldifenderei cavalieri di tale or- dine, censurati pel loro eccessivo numero (prodotto da quelli ch'erano autorizzati a conferirlo), difende pure il prolouota- riato soprannumeraiMO, che a suo tempo e nel 1695 era giunto a pari condizione. >j Corre a questo proposilo la parità del protonotarialo apostolico, che si sa esse- re una delle più antiche prelature della s. romana chiesa. Che se bene il di lei splendore si conservi più decorosamente ne'protonotari partecipanti, cioè in quei 12 che costituiscono il collegio de'proto- notari chiamati partecipanti dalla parte o sia entrata che partecipano, e questi per ordinario sono persone non solamen- te di qualificata condizione, ma di rag- guardevole entrata ; non è però, che gli altri protonotari apostolici , i quali non sono nel numero di que' 1 2, non sieno ve- ri protonotari, e che non abbiano l'istes- so protonotariato come quelli del colle- gio, tuttoché non godino le medesime en- trale e tutti i medesimi privilegi, e conse- guentemente questi protonotari strana- merari o d'onore, come vogliam chiamar- li, sono senza dubbio veri protonotari, veri prelati, costituiti in dignità ecclesia- stica, capaci delle Commissioni (l.) apo- stoliche , solite a delegarsi solamente a persone che sieno titolate di dignità ec- clesiastica, che però la s. chiesa conferisce loro le vere insegne e ornamenti di pre- lato, come il cappello col cordone e fioc- co all'uso degli altri prelati della roma- na corte, la mantelletta, fascia, soltana e abili paonazzi, l'uso del rocchetto col- le maniche strette, la precedenza sopra le altre dignità ecclesiastiche, che non so- no prelature, sopra lutti i canonici e pie- posti , decani , arcipreti o altri ofliciali, tanto di collegiale, quanto di cattedrali, quando però non vanno iu corpo colle- gialmente; sopra i provinciali e generali delle religioni, eccettuati quelli che sodo
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prelati di mitra e bastone pastorale, tan- to nelle processioni, sessioni, incensatu- re, nelle distribuzioni delle candele, cene- ri e palme, quanto iu altre funzioni; on- de come osserva il Fabri, De protonota- ri apostolici, per 1' uso e stile della ro- mana corte, si nominano anche nelle pub- bliche scritture col titolo di Reverendis- simi, e nelle sinodi diocesane o provincia- li, almeno con que' titoli , con i quali si sogliono onorare le maggiori dignità del- la diocesi o provincia. E tutto questo si è più volte dalle supreme congregazioni di Roma dichiarato, e in fatti si stila ap- presso delle curie perite, e si deve per ra- gione della vera e indubitata prelatura, per la quale vengono i protonotari non partecipanti e stranumerari ad esser an- cora veri domestici e famigliari del Pa- pa, eziandio nelle materie riguardanti le affezioni e riserve de benefizi, acni sono soggetti gli altri prelati. E pure non si può negare, che anche questa prelatura non sia molto decaduta di stima, per la moltitudineequalità de'protonotari,che non tengono conto della lorodignità.Con tultociò sarebbe solennissimo sproposito il dire ch'il protonolariato non è quel- l'antica prelatura e dignità e che il pro- tonotaro non è degno d'alcuna stima, né onore nella romana chiesa, e che non se gli deve ne ornamento prelatesco, né o- nore,nè precedenza, né privilegio, ne no- me di protonotario , né distinzione al- cuna sopra i semplici ecclesiastici, contro la disposizione de'sacri ceremoniali e di tanti decreti de'supremi tribunali di Ro- ma, e che si possono tra' ridìcoli nume- rare tanti personaggi qualificali, i quali s'ornano con quella prelatura, e vili mol- ti offici della romana corte, che dai som- mi Pontefici alla medesima vengono an- nessi, e che i Papi hanno avviliti i sog- getti destinati alla porpoia cardinalizia, col dichiararli prima espressamente pro- tonotari apostolici solamente onorari. Può ben dirsi, che qualche protonotaro apostolico non si rende stinìabile e ono-
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levole , e che avvilisce ia se ii prolono- tariato, ma giammai si potrà dire, che la dignità di protonotaro sia vile e non de- gna d'essere venerala e counumerala fra le prelature e dignità della Chiesa. Inol- tre, se non ci uianca la fede, potressimo mai noi dire essere vile , né indegno di stima il sagtosanto sacerdozio, perchè a persone di bassi natali vien conferito? o pure perchè da alcuni sacerdoti viene av- vilito? " Il libro fu stampato in Torino, e dal Bergamascliiprioredi Cambiano de- dicato al nunzio apostolico mgT Strozzi. Pio VII nella bolla Cum iimunieripe'ì prolonotari titolari, ecco come si espri- me sui pronotari soprannumerari. >'§3. Cum vero praeter slatos hosce protono- larios, qui deimmero partaci pantium vo- cati sunt, alios eliam, qui iisdem forsitan adjutoies adstarent, viros, et laude vir- tulum, et nobilitali generis, et meritis in rem , et sacram , et publicam probalis- siuaos in Urbe elegerinl Romani Pontifl' cis, eos etiam omnibus, quibus prolono- tariorum collegium potitur privilegiis , honorisque iosignibusauctos decrevere". Il Riganti, De protonotariis : De proto- notarii apostolici supra ntimeruni, dice che sogliono i Pontefici nominarvi qual- che benemerito e insigne prelato della cu- ria per condecorarlo d'una maggiore o- norifìcenza, Prae-mles forniti di virtù, di sangue illustre, e tali furono Baronio, no- minato in principio, e Sirleto, poi cardi- nali. Che questi prolonotari godono tul- le le prerogative, le preminenze, i privi- legi de'protonotari partecipanti, eccettua- ta la partecipazione degli emolumenti. In cappella pontificia siedono nel banco dei prolonotari partecipanti, cioè dopo di lo- ro, avanti 1' uditore delle contraddette, del presidente del piombo e del commen- datore di s. Spirilo. » Sed protonotariis partecipantibus reservalur hoccasu pri- valivum munus accedendi ad soliiim Ponlificium, et exercitiumquarumcuro- que aliarum funclionum, quae per ipsos soiilae suol exetceri", tranne il sosleui-
P R O mento della falda, come già notai. Fuori della cappella pontificia i prolonotari soprannumerari cedono la precedenza ni chierici di camera. Dimesso l'offizio col permessodel Papa, godono i privilegi per un quinquennio, ma senza l'uso del roc- rhelto, ed in cappella debbono cedere la precedenza agli uditori di rota ed ai chierici di camera. Il prefetto de' Mae- stri delle ceremonie pontificie (/'.) si eie - de prolonolario apostolico nato, perchè v\t\V Elezione del Papa (^.), appena ha dato il consenso, roga il solenne atto di acccttazione alla presenza del s. collegio, ed io ebbi la consolazione di trovarmi presente a quello rogato da mg.^ Zucche per il sommo Pontefice Gregorio XVI. Nel voi. VII, p. 29 «raccontai che nel con- cistoro semipubblico per la canonizzazio- ne de'sauti decretata da Benedetto XIV, per mancanza de'protonotari partecipan- ti rogò l'alto il prefetto de'maestri delle ceremonie. I canonici delle patriarcali ba- siliche di s. Giovanni, di s. Pietro e di s. Maria Maggiore ritengono godere il pri- vilegio del protonotario apostolico, pe'pri - Vi legi loro concessi da'Pa pi. I canonici di s. Giovanni sono prolonotari per bolla di Paolo IH (che colla costituzione Sanctis- si/nns, de'22 dicembre 1 534, Bull. Rom. t. 4> pa''- i>P- ' '9> nel dichiararci fami- gliari e continui commensali del Papa, vi comprese i p«'olonotari),ma non prestaro- no mai al cardinal camerlengo il giura- mento: nel voi. XXXII, p. 82 i dissi che Gregorio XVI confermò tulli i privilegi della basilica ecapitoloLaleranense. Nel- l'opuscolo di Profili per l'esaltazioue al cardinalato di Antonio Pallotla, a p. 1 7 si legge, che essendo canonico col suo in- stancabile zelo rivendicò ai suoi colleghi i canonici di s. Pietro, in vigore della bol- la di Sisto IV, Licei ex debito (che ho riscontrato nel Bull. Vat. t. 2, p. 206, in cui creò i canonici notari e cappellani del- ia s. Sede, dichiarandoli fimigliari e com- mensali del Papa, con T obbligo di do- ver prestare il consueto giuramento di
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I fedeltà al cardinal camerlengo), il privi- legio del piotonotariato apostolico, abs-
: que ulto onere, et soluùone, e ,da potersi godere, etiamsi canonici esse desierUit, tostochè abbiano prestalo il loro giura- mento avanti il cardinal camerlengo, a- vendone riportato l'opportuno attestato, di cui si prevalsero i mg." Baglioni, Gi- gliati, Guerrieri, Mastai, Merli, Benigni, Clarelli ora cardinale, e altri successiva- mente con carriere che li portò al cardi- nalato. Anche Riganti rileva l'indulto di Sisto IV in favore de'canonioi Vaticani, di poter ritenere il protonotariato , di- ìiiisso etiarn canonicalu. I canonici di s. Maria Maggiore si considerano protono- tari apostolici, in forza della cumulativa de'privilegi delle nominate basiliche, lo- ro conferita dai Papi, confermata e am- pliata da Gregorio XPV (F.) nel 1 838. Afferma Riganti a p. 1 34 che » Prolonota- rii partecipanti, soli sunt sedis npostolicae ofHciales, qui juramentum praestare nou tenentur. Repraehenditque Vitalinus pro- lonolarios illos qui jurant,et cappam, et rocchettum e manibus Camerari! Papae accipiunt". Parlando poi de'protonota- ri titolari, del giuramento e professione di fede che debbono emettere, dice a p. i65: >• Omissio praefdta non impedii, quod illius beneficia sint reservationi a- postolicaeobnoxia ". Indi a p. 86: " O- missa a protonotario partecipante profes- sione fldei, protonotariatus privilegium non amittitur". Il novero de' protooota- ri soprannumerari, col nome e cognome secondo l'epoca del conferito protonota- riato e del giuramento fatto, si legge nel- le annuali Notizie di Roma^ ed al pre- sente sono circa 80.
Dei protonotari apostolici titolari o onorari, e de' protonotari vacabilisti.
Gli scrittori de' protonotari apostoli- ci li divisero in 3 classi e categorie. Nel- la i.' pongono il collegio de' protonotari partecipanti, composto di prelati di di- gnità detti maggiori , nou che dell'illustre
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ceto de' protonotari soprannumerari, ex- tranumerari, extra nuineruni. Nella 2.' considerano i protonotari creati dai Pa- pi e dai diversi privilegiati, che denomi- nano minori, litolari, onorari. Nella 3.* i protonotari divenuti tali in ragione de- gli uffizi P''acabili da loro acquistati. A- vendo parlato della i.' classe, dirò delle altre due. ^a^vàx, De parrocchia. 2,p.4i9, ragionando della gerarchia ecclesiasti- ca, pone i protonotari apostolici non par- tecipanti, e creati ad instar partecipati- tiiirrij nella gerarchia di grado (posto di onore e coudizione diversa dagli altri), dopo i canonici delle cattedrali e colle- giate; aggiungendo, che a tale gerarchia non appartengono che ole persone in giu- risdizione, o in prelatura maggiore oaii- nore, anche senza giurisdizione ; e quelli che sono in dignità o quasi dignitas, co- me si esprimono i canonisti parlando dei canonici, e tutti coloro che appartengo- no realmente come membri ad un cor- po che abbia o giurisdizione, o prelatura, o dignità; quindi conchiude, che i pro- tonotari vi appartengono solo per la pro- venienza dalla chiesa madre o maestra. Nella Relazione della corte di Roma di Lunadoro, con noie di Zaccaria, parlan- do nel e. 37 del Collegio de' protonotari, dice che vi sono x protonotari apostolici titolari o sia di mero titolo, e sono quelli a'quali è pur concesso vestire abito pre- latizio nelle funzioni ecclesiastiche anco- ra, ed un conveniente posto secondo le regole del ceremoniale. Eglino godono inoltre il privilegio del foro nelle cause ci- vili e criminali, ed esenti sono dalla giu- risdizione dell' ordinario per quello ap- partiensi a cause nou eccedenti la som- ma di scudi 25 a norma della costituzio- ne 1 o." di Leone X, Reginiini. Tali pro- tonotari non solo possono essere creali dal Papa, ma dai cardinali , ed eziandio da que' molti che il Riganti annovera , in CoinmenL ad Reg. Cancel., reg. i, § 4» n. 45. Il Lunadoro nell'edizione del 1 646, a p. 24^ riferisce, che iprolonotaii fatti
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dai cardinali legati cedevano la prece- denza a quelli filili dal l^apa; che fuori di Berna possono usare le vesti paonazze col rocchetto , ma in Roma devono andare vestiti di nero, pur da prelati, ma senza rocchetto. Osserva Marchesi, Del prolO' notariato, p.56, che questi protonotari so- no creati coll'autorità pontificia da'cardi- uali LegatiyAaxP escavi assistenti al soglio (A^.), dal collegio de'notari partecipanti, e da altri privilegiati, e perciò erano sparsi in numero prodigioso per le città eie pro- vincie , imperocché gli autorizzati a no- minarli non aveano sempre le dovute cir- cospczioni in ricercarne le qualità ed i requisiti, e sebbene godano nobili privi- legi, sono però sottoposti alla giurisdizio- ne de* vescovi nel civile e nel criminale, e come scrive de Luca, Helat. Roin. Ciir. disc. 44» "O" hanno rango di prelatura : prolonotariis sirnplicis absqiie praelatU' /YZ, come lichiama il Papa nel distingue- re i partecipanti e soprannumeri. Rigan- ti, dice che il Protonolarialus apostoli- CHS titularis licei non sit dignìlas in ca- thedrali, aitt collegiata, est tamen dignì- las in ecclesia romana, et quidetn cuni honore conjuncta. Nella dissert. 4 i Pfo- tonotari apostolici a quihiis creari pos- simi, dichiara che il solo Papa crea eco- slituisce i protonotari apostolici, sieno di numero partecipanti, sieno soprannumeri seu extraordtnarios,^\e\\o\\\.o\in\ seti ho- Aior<7noi',mediante breve apostolico. Par- ticolarmente nomina protonotari litolari o onorari quegl' individui della Famiglia pontificia ( nel quale articolo riprodussi il breve di Pio VI) a lui piti intimi o più accetti, come ancora i Conclavisti (^^.), ed i Dapiferi {F.) de'cardinali che inter- vennero al conclave in cui fu elevato al pontificato, oltre altri privilegi che ripor- tai a tali articoli. E inoltre annesso il pro- tonotarialo titolare a diverse prelature e altre dignità, come i prelati referenda- ri, abbreviatori e altri ; come a diverse dignità e canonici delle cattedrali, per cui Riganti nota , che Clemeule Vii lo con-
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cesse air arcidiacono, dignità e canonici della metropolitana di Firenze; s. Pio V ai canonici della metropolitana di Napo- li; Benedetto XIV alledignilà e canonici di Padova. Qui noterò che in alcune catte- drali, come rimarcai ai loro articoli, tra ledignità del capitolo vi è quella del Pro- tonotario, così a Gerace. Urbano Vili fe- ce protonotario d' onore 1' archivista di Monte Cassino, poiché i regolari con pon- tificio indulto possono esserlo. Per ponti- fìcia, facoltà prima creavano protonota- ri apostolici i cardinali capi d' ordine in Conclave , cioè que' conclavisti che cre- devano degni dell'onore; i cardinali £e- gati(F.)alatere\t\\\al\ ai sovrani, opre- posti al governo delle Provincie, autoriz- zati ancora a creare i conti Palatini (f'^.), ordinariamente col numero determinato di 1 5, la cui facoltà per breve si rinnovava ogni triennio. I legati al di là de' monti godevano illimitala facoltà, così i legati di' Avignone {^.), ed anche i prò- legali ed i vice-legati di tal dominio della chie- sa romana : Sisto IV al nipote cardinal Rovere , poi Giulio II , senza restrizione amplissima facoltà gli concesse. Sembra che eziandio godessero il privilegio i car- dinali legali deputati all'apertura e chiu- sura delle Porle sanie [f^.), I f^escovias- sislenli al soglio (/^) eranofacoltizzatia nominare 3 protonotari apostolici titolari. I iVi<«z/(/^.)godevano eguale prerogati va, con numero determinalo. Il collegiodei protonotari partecipanti a mezzo di questi collegialmente uniti, uno l'anno, per indul- to di Sisto V. Tra'tanli privilegi che Pao- lo IH concesse agli Sforza conti di s. Fio- ra, ora duca Sforza Ceitìfrm/, insieme al cavalierato dello speron d'oro e al titolo di conte palatino, l'autorizzò in perpetuo a creare protonotari, prerogative che il duca esercitò fino agli ullimi tempi, con diplomi dati in Genzano. 11 privilegio lo riprodusse Ratti, Della famiglia Sforza, 1. 1, p. 264 e seg. Trovo notato nelle mie memorie mss. die la congr. de'riti in una Tiburliua,coudecretode'2 1 murzoi 744
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permise l'uso delle vesti violaceecol roc- chello nelle funzioni ecclesiastiche all'ar- cipiete di Casape d. Giacinto M.* Bezzi, die li duca Sforza-Cesarini avea nomi- nalu pi'otonolario apostolico. Kolò Fer- rari in Bibliolheca : "Pi oloiìolav'iaius ve- ro, qui concedi solet Comitibus domus Sfoitiae, reser?ationemnon inducit, Nec cum admillìt secietaria Brevium ". 1 car- dinali, ed i vescovi e aicivescovi assisten- ti al soglio, conferivano i pictonotariati (ed i cavalierati con titolo di conte pala- lino) con lettere patenti , la cui foroiola riporta Parisi (quella pei cavalierati a p. 5), a p. 8 del t. 4 j Istruzioni per la se- greUiria, con l'avvertenza che la decora- ?ione del piotonotai iato non poteva con- cedersi che a persone ecclesiastiche. Nella forniola era citato il breve facoltativo e si diceva che per autorità di esso, in di- Cloe s. Stdif Notarios , Protonotarios nuncupatos creandi, recipiendi et adtnit- tendi ... cum faculUile ulendi dumtaxat extra Urbeni hahilu praelatitio, ir/ vio- lacei coloriSy et rocchetto, galeroque prae- latitio in stemmate, sii'e stemma tibus ap- ponendi .... concedendogli tavi dejure (juani de consuetudine, tutti gli onori, pri- vilegi, prerogative, indulti, favori, grazie, esenzioni dalla s. Sede accordate ai prò- tonotari apostolici, colla condizione di fa- re il giuramento o professione di fede nel- le mani di persona costituita in dignità ecclesiastica. Se il diploma o lettera pa- tente si spediva in Roma, la data si face- va sempre come scritta fuori d'una por- ta dell'alma città : Extra Portam Fla- miniam o altra che portava alla legazio- ne o al vescovato di chi nominava, come si pratica per le \e\.\.evt Pastorali [J'.), q ciò in riverenza alla suprema autorità del Papa, niuno potendo esercitarla nel luo- go di sua residenza. Riganti a p. 86, n.° 64 riporta la disposizione di Alessandro VII colla quale prescrisse la suddetta for- mola pel protonotariato da conferirsi dai privilegiati, colla clausola di far la pro- lc»siooe di fede e il giurameulo di fedel-
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tà dentro il termine di 3 mesi, sotto di- verse pene in caso d'inadempimento, e prima di esercitare rutfizio, come dice a p. i65, n.° 59 e seg. riparlandone.
Alacri nella Not. dcvocaboli eccl., a ProtonotariuSy riferisce che la 3." specie de' protonotari è quella, la quale viene unitaconqualchecaricaed officio,di que- sta specie sono protonotari tutti i concla- visti ecclesiastici, i cavalieri della Can- celleria apostolica ( F^.), gli Scrittori apo- slolici(P\), i famigliari del Papa, non am- mogliali, ma chierici. Parlando di tal tri- bunale il Bovio p. 192 , dice che la 2.* specie de' protonotari apostolici è quella de' creati dal Papa, dai cardinali legnti elatere, odai medesimi protonotari par- tecipanfi,anlicaraenleinstimae moltobe- ne appiezzati, ma presentemente (i 729) sono resi vili , come osservò Sisto IV in Extravag. 1 ,§ Quoniam de fregna et pa- ce, per la gran moltitudine : Hodie tamen proptermoltiludineniviluerunt.D\ce\ao\- tre, che la 3.' specie de'protonotari, so- no quelli cui a motivo dell'ufiìzio il pro- tonotariato è congiunto, come sono gli scrittori apostolici, i cavalieri di s. Pie- tro (/'.), quelli del Giglio (/".), ed al- tri fcimigliari del Papa, i quali dal Cas- saneo in Gloria mundi sono chiamali straordinari, molto accreditali, mentre si preferiscono ad ogni altro del clero, ed hanno il privilegio di portare il rocchet- to, purché arrivino all'età di 20 anni, al- trimenti non erano né dell'offizio, nédel privilegio capaci, giusta il dispostodi Pao- lo II. Anche Piazza qualifica per 2.* sor- te de'protonotari i creati dal Papa odai cardinali legati a latere,e talvolta dal col- legio de'partecipanti, ma essendone cre- sciuto (nel 1698) mollo il numero, si era non poco diminuita. Per 3.' sorte quali- fica i protonotari cui va annesso di sua natura qualche oQìzioocarica^ come negli scrittori apostolici, ne'soldati o cavalieri di s. Pietro, del Giglio, e altri famigliari del Papa, che ne sieno capaci. Hanno tut- te queste due specie di protonotari la pre-
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Jazione ad ogni altro chierico secolare , essendo questa dichiara la per vera digni- lìi, e possono portare il rocchetto e man- lellelta breve , colla veste eziandio pao- nazza, ma fuori di Roma; devono perciò avere 20 anni, e dopo un anno dell'ot- tentita dignità dei protonotariato devo- no promuoversi al suddiaconato, sotto pe- na di nullità di detto privilegio. Riganti, tra'protonotari che vi divenivano in vir- tù degli uflìzi Placabili, ohvegVi scritto- ri e cavalieri del Giglio, vi novera i ca- valieri Pìi, Lauretani, di s. Paolo (F.) e simili. À comodo de'litigandi avendo i Papi permesso che si giudicassero le cau- se ecclesiastiche fuori della curia roma- na, di frequente si commettevano a per- sone che mancavano di capacità e buo- na fede, abusi che derivavano dal gran numero de' protonotari titolari, a'quali ancorché non forniti derequisiti oppor- tuni, si affidavano come costituiti in di- gnità ecclesiastica. A rimediarvi , Bene- detto XIV considerando che altri Papi e il concilio di Trento aveano procurato di piovvedervicon prescrivereclienefos- scro eletti i giudici ne' sinodi diocesani e provinciali, riflettendo che questi soleva- no differirsi, autorizzò i vescovi coi capi^ toli a eleggerli, colla bolla Quamvis, dei 26 agosto 1 74 1> ^^'^ '^ 28 del suo Bull, t. r. Dovendo riportare la bolla di Pio VII, anche per coii-ispondere alle richie- ste fattemi, mi limiterò a qualche cenno delle cose principali e degli antichi pri- vilegi de' protonotari titolari detti anche f.r/rfl!/iHnierK//i,coirautorità del Ferrari e del Macri, essendo loro vietato benedi- re i paramenti sagri , e di prenderli al- l'altare per la celebrazione della messa, ma in sagrestia, né possono portare l'a- nello con gemma mentre celebrano la messa, bens'i quello di semplice oro come dissi ad Anello. Precedono i canonici nelle cattedrali , non quando sono con- gregali capitolarmente, ed Urbano Vili confermò il decreto de'ri ti, col breve Ciwi sicut, de'5 settembre 164^, Bull. Rem.
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t. 6, par. 2, p. 341. Il canonico prolo- notario può in coro adoprare la soltana paonazza, mentre però porla gli altri a- biti. canonicali. Essendo canonici devono in coro portare gli abiti degli altri cano- nici, e non quelli di protonotario , altri- menti non partecipano delle distribuzio- ni. Dopo gli abbati e non sopra debbono sedere. Possono predicare in manlelletta e rocchetto. I benefìzi de'prolonotari so- no riservati alla s. Sede. Possono essere deputali in giudici apostolici e sinodali, in conservatori de' privilegi de' regolari, ed in altre cause che loro commette las. Sede,e per delegati. £a:^rac«riar7i e sen- za il pregiudizio de' partecipanti scrivono gli attide'marliri, i processi per lecanoniz- zazioni, e possono rogare altri atti eccle- siastici. Siccome nell'offizio sono come i partecipanti, ed essendo costituiti in di- gnità ecclesiastica, possono ottenere ed e- sercitare qualunque uffìzio, non che ri- cevere le professioni di fede. Tanto i ti- tolari creati dal Papa, che da quelli che ne aveano il privilegio, o per conseguen- za del loro offizio , sono offìziali della s. Sede. Sono veri fam ìgliari del Papa . Nei Decreta della congregazione de'riti, molti riguardano i protonotari, esono citati nel l. 6, par. I ,p. 57. Pio VII rivocòai privile- giati di creare protonotari titolari, tranne al collegio de'prolonotari partecipanti.
Pio VII volendo rimuovere gli abu- si invalsi tra' protonotari litolari, stabi- lire migliori norme sulla loro elezione e sui privilegi in loro favore, emanò la bolla Cum innumeri a' 1 5 dicembre 1818, riportata nel detto t. 6, p. Sj e seg. dei Decreta aulhentica e. s. Rituum , e nel Bull. coni. t. i5, p. i4i> confermando quanto la particolare congregazione dei riti da lui incaricata avea stabilito. De- crelumde privilegiis Protonotariorum ti- tularium seu honorariorum. »§ 5. Quam- quam plura de protonolariis, quos litu- lares, seu honorarios dicunt, a s. Rituum congregatione decreta edita sint , prout videre est in nuperrima decretorunvejus-
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dem coUectione; eipeiienlia lamen com- perlum est , compluies abusus percre- buis.'e illorum culpa, qui nullis, licei ut plurimum nominibus commendati , ta- lem honorem asseqiiutijVel jura sibi ?in- clicareaiidenf,quibiis careni omnino, vel clelalaedignilalisinsigniaiudecoreadmo- dumadhibeiiljUlnedum ipsorum splen- dorem haud referant prò dignitate, sed labem poliusordini specialissimo parent. Cum ilaque crebrae de iis ex poslulatio- iies ad vSS. D. N. Piiim VII, burnii iter ttiam nomine pluriura episcoporum sint perlalae, Sanctitassua rem universam di- sculiendam commisit congregationi par- liculari Eminentissimorum et RR. DD. cardiuaiiuro de Somalia s. Riluiira con- picgalionis praefecli, Lilla, et Antonii ab A uria, qui una cum ejusdem s. Rituum congregalionis assessore, et altero ex a- posto! iairum caeremoniarum magislris, meqne jnfrascripto secrelario , omnibus pi aedili facultalibusnecessariis, et oppor- timis, remedia proponerenl, quae expe- dire magis viderentur , et cerlas praefe- nirenl condiliones, et leges , quibus eo- nundtm privilegiorum modus, et usus conlineretur ".
» § 6. Quare habito ad infrascriptiim die conventu in aedibus memorati EE. et RR. DD. cardinalis de Somalia prae- fedo, omnìbusque, serio , diligenterfjue perpensis, id in primis communi senten- tia visum est decernere, ut nimirum per- sonarum delectus baberetur in protono- tariatushonore deferendo, ut nonnisi, qui rite, booeste, ac prò dignitate id honoris sustinere valeant, eodem ornentur. Pro- ferantur idcirco testimonia, quibus con- stet indubie. i." De nobili, vel honesla familiae conditione. i.° De aetale saltem annorum viginliquinque. 3." De stalu clericali, et caelibi. 4-° De laiu'ea doclo- ratus in utroque jure, vel in s. theologia a probata uni versitate, vel a collegio prò- . tonolariorum partecipantium vile tribu- ta. 5.° De morum honestate, et gravita- te, ac de bona apud omnes exisliinattO'
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ne. 6." De annuo censo sculoruro saltem bìscentum, vel ex patrimonii bonis, vel ex perpetuispensionibus, vel execclesia- sticis beneficiis. Sitpraetereapetitio testi- monio commendata ordinarii,qui, et de rebus hicadnotati$,ob sibi tradita docu- menta edoceat, et personara idoneamse censere testelur, quae officium protono- tarli titularis assequatur, illudque cum decore substineat. Quae quidem omnia liiculenterprobandaessecautum est;quo- ties de honorario protonotarialu asse- quendo postulatio praebeatur,sive pera- poslolicas literas, si ve per diploma, quod a collegio protonotariorum partecipan- tium tribuatur, seu a caeleris quibusli- bet, qui jure gaudent illum conferendi". >^§ r. Hisce de electione protonotario- rum titularium constitutis, cura eos lon- ge differre palam sit ab illis, qui sunt de collegio parteci pantium, vel ad instar par- tecipantium a SS. Domino Nostro ex ro- raanae curiae piaelati adsciscuntur, de- cretum est ea dumtaxat privilegia, jura, exempliones, praeeminentias, praeroga- tivas iisdem competere, quae intra singit- lalim enumerantur : aliis proinde qui- buscuraquepraesenli decreto non descri- ptis, irriti? declaratis, et deleli*, et ahva- gntis, nipote quae ex falsa plerumque dìplomatum interpretalione,vel ex prava consuetudine, vel alio quovis praelextu usurpabanlur, iisque insuper moderalis, ac reformalis, quae licei alias Iribueren- tur,gliscenlibus lamen malis,occasionem praebuisse dignoscunlur. [r.° Igitur jus erit protonotariis apostolicis tìtularibus extra url)emdumlaxnt, et quando eo lo- ci ubi degunt, oonadsit summus Ponti- fex, uti habito praelatitio, videlicet veste talari, et palliolo nuncupato mantelletto nigri coloris. 2° Eo habitu praelatitio nigri coloris cum rocchetto subtus pal- liolum uti poterunl protonotarii in pu- blicis supplicationìbus, aliisque ecclesiae functionibus;in reliquisverorccchettum dimittant,siniulque sciant sese, licei for- te, plures insiroui couveniant nonexin-
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de consti luere collegium, nec corporatos ceiiseri. 3." Usus collaiis, et calìgaruin coloris violacei omninointei'dicitui', ilein et vitta seu cordula in pileu coloris vio- lacei, seu etiam, quo nonnullorutn auda- cia eiupit, rosacei, aut rubei, quae nigii diinitaxalcolorisessepoterunt: ejusdem coloris sii pariler pileum cum lemni- scis steiutualibus imponendum. 4-°Pi"o* tonotarii titulaies, qui dignitate, uutca- nonicatu potiiuitur, habilum geslent sui ot'dinis, non vero piaelalitium in choro, coque consideant in loco, queiu ex be- neficio eos cleceat: quodsihabitu prae- lalitio uti velini, distributionibus quoti- dianis piivenlur, quae sodalibus accre- scaiit. S.^Habitupraelatitio induli omni- bus clet'icis , sacerdotibus simplicibus , el etiam canunicis praefetendi sunt sin- gulatim sumptis, non vero in collegium coeunlibus. Neutiquam etiam praeferen- dos se esse arbilrentur, aut apostolicis nunciis,aul ulriusquesignatui'aet'efei'en- daiiis, aliisve ex romanae curiae prae- sulibus, etiamsi nulluni ex sui mimeris insignibus il geslent, dummodode ipso- rum gradu non latealj iteni nec antecel- lanl vicaiiisgeneralibus, aut capitulari* bus, aut abbalibus. 6.° Sacrum operan- tes a simplicibus sacerdotibus minime dilTerunt; idciccosacrasvestesinduant in sacrario, uno tantum ministro utantur, ipsique calicem deferant, detegant, eoo- periant: ilem libri missarum fbiia evol- vant; vetanlur praelerea palmatoriam, canonem, annulum, pìioleum adhibere. y." Quando adstant ad sacra cum habitu praelatitio non genufleclant, sed caput inclinent, uti in more est apud canonicos cathedralium : duplici duclu ihurifìcen- tur: consideant vero in loco per caerimo- Diale episcoporum constitulo. 8.° Confi- cere possunt acta de causis beatificatio- nis,et canonizationisServorum Dei: quo tamen privilegio utinequeantsieoloci al- tersit e protonotariis partecipantibus. g." Item rite eliguntur in conservatores or- dinum regularium, io judices syuodalcs,
PRO incommissarios apostolicos, et judices, a summo Ponlifice adsciscendos prò causis ecclesìaslicis, et beneficiariis. Item apud ipsos professionem fidei recte emittunt, qui ex officio ad eamdem astringuntur. Item coram Ipsispensiones transferri pos- sunt ab iis, qui eo gaudent pri vilegio. i o." Beneficia eorum,qui protonolarialum ti- tularem per apostolicas literas, vel per diploma collegi protonotariorum parte- ci pantium assequutisunt,nonnisi ab apo- stolica sede conferri possunt. i i.° Io ci- vilibusnegotiis, nec non in criminalibus, alque in vitae disciplina, ordinariis lo- corum obnoxios piane se esse noverinl, nullaque ratione ab ipsorum jurisdictio- ne liberos se comminiscantur. i2.°Etsi habitum praelalitium non geslent, gau- dent tamen privilegio fori, dummodo in hubitu, et tonsura incedant. i3.° Fa* tuiliarìbus Papae minime accensentur, cum hoc privilegio gaudeanlprolonotarii dimitaxale partecipantibus, vel romanae curine preiati qui ex Ponlifiois benigni- tate iisdem aequiparantur. 1 4-° Quae hic percensenlur privilegia ea sunt, quibus dumtaxal protonolani titulares donatos se sciant, qui secus facere, aliisque prae- ter memorata privilegiis ac juribus uti auserint, si ab ordinario, tamquam ab apostolica sede delegalo, semel, et bis ad- moniti non paruerint, eo ipso privatos delato honore se sciant. i5.° Tandem qui protonotarialu titulari donati sint,vel per apostolicas literas, vel alio legitimo diplo- mate, nequeantuti ipsius juribus ab hu- jusce decreti praestitutum conslabilitis, nisi antea, vel apostolicas literas, vel di- ploma ipsum in officio secretarli collegi! protonotariorunì de numero partecipan- tiumexhibuerinl, qui in codicem referat nomen,cognomen,aeta lem, patria ai,qua- litates novi protonotarii titulans,ac prae- lerea diem ad quam, vel breve, vel di ploma datum est. Idem porro protono tariatus privilegium in secretaria proto- notariorum parteoipantium recognilum exhibeaut ordinario, apud quem, vel a-
PRO pud alinm personam in eccleslasllca di- giiitate conslitutam fidei piofessionem (cioè quella di Pio IV di cui parlai a Pbo- FEssio.vE DI FEDE, chiamata volgarmente Piana), et fjdelitatis juramentum erait- tanl (la formola sta nel iib. 2 delle De- cretali a\ titolo 24 De jurej tirando, cap. 4 , che incomincia Ego N. Episcoptis, con variare il titolo e alcune parole). Quibus peractis fas ipsis si habitum sui gradus iliduere, ofFiciuro tenere, uli privilegiis, honoribus , praerogativis, quorum no- tula fypis impressa (si deve intendere dei ripoitali 1 5 articolij non esistendo stam- pata a parte), et ab alìquo ex protouoia- nis partecipantibus subscripta, et obsi- pnata iisdem tradetur, ne quid adversus liaec decreta, ex ipsorum ignoratione pe- ragi contingat. Quare tum literae apo- slolicae in forma brevis, tum diplomata, quibus protonotarii titulares creantur concinnanda erunt juxla hujusce decreti sententiam, ne qua ibidem ab eo aliena describantur ".
* § 8. KLhiI autem hoc decreto immu- tatum censeatur de ampliorìbus privile- giis,quibus collegia quaedam, et capitu- la ex apostolico indulto, etiam ad instar protonotariorum partecipantium alicubi gaudeant. Leges tamen,etconditiones in iisdem indultis praefinitae accurate, reti- gioseque serventur; ncque ulti fassitcon- cessionis limitespro suo arbitrio praeter- gredi, vel in romana curia id genus in- signia deferre, vel sibi singulatim, et ex- tra collegii functìones attributaexistima- re, quae corpori tantummodosunt col- lata. Demum eadem particularis congre- gatiocensuit rogandumesse Sanctitatem suam, ut singola hoc decreto propesila dignelur consti tutione apostolica confir- mare. Die 2 7 aprilis 1818. Qui segue la sottoscrizione del cardinal Somaglia, di mg.'' Sala segretario de'riti, il decreto e l'approvazione di Pio VII, colla deroga- zione delle clausole necessarie e oppor- tune. »>Si quisautem hoc attentare prae- sumpserit, iodignalionem omnipotentìs
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Dei, ac BB. Petri et Pauli apostolorum ejus se noverit incursurura ". Trattano dei protonotari apostolici: P. Vincenti, Teatro degli nomini illustri che furono protonotari nel regno diNapoli, ivi 1607. Hier. Fabri, Tractalus de protonotariis apostolicis eorumque dignitale etnninere, Rononiae 1 672. Plettemberg,iVo/. Con- gregalionum et Tribunalium p. 34c)eseg. Ciampini, De P^ice- Cancella rio, p. i 1 1. Jo. Battista Sacchetti, Privilegia protho- notarioruni apostolicoruni tani de nume- ro partecipantium nuncupat. Roniae exi- stentmm, quani exiraordinariorum seii honorariorum uhique terranim degen- tium cumprimaei'a eorumdem insti tulio- ne, ipsis nontantuni sedEpiscopis eorum- que f'icariisy omnibusquejurisdictioneni ecclesiasticani exercentibus e/c.,Romae 1 6()3. Jos. h'ìganù, De protonotariis apo- stolicis tani de numero partecipantium, quam supranumenim , nec non tittiUt- ribus seu non partecipantibus, Romae 1751. Giorgio Viviano Marchesi Buo- naccorsi, /antichità ed eccellenza del pro- tonotariato apostolico partecipante,colle pili scelte notizie de'santi, sommi Ponte- fici, cardinali e prelati che ne sono stati insigniti sino al presente. Faenza 1751. A. H. Andreucci, Hier. eccl. t. i,p. 99. De protonotariis apostolicis e numero partecipantium.
PROTO PAPA, Proiopapas. Titolo della chiesa greca, in significato di pri- mo padre, priuìo prete, cioè Arciprete^ ed anche il i.° dignitario d''una comuni- tà religiosa, d'una chiesa parrocchiale. Il protopapa nella chiesa di s. Sofia di Co- stantinopoli era in tal pregio d'onore, che nelle funzioni eccle>iastiche occupava do- po il patriarca il i.°luogo, essendo capo del tribunale ecclesiastico, ed era chiamato flJagnus Piotopapas. L'imperatoregre- co in della metropoli avea ancor lui nel- la sua cappella la dignità di protopopa, che presiedeva al clero patriarcale e al clero palatino. Il Carafa, De captila re- gis, cap. 3 : De magno capellano, tiat-
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10 del prolopapa del palazzo degl'impe- ratori d'Oliente, seti primis palatìi pre- sbyter. I greci scismatici danno il nume di Papas ai loro preti , ai loro vescovi ed ai patriarchi; ed i turchi chiamano Papassi i sacerdoti cristiani, come notai a Papa , col qual titolo s'intende gene- ralmenteperanlonoinasia il sommo Pon- lefìce, capo della chiesa cattolica roma- na. Dice Bergier alla voce Papa, che il prelato greco della chiesa di Corfìi pren- de il nome di Protopnpa; e che Scali- gero osservò costumare gli etiopi di ap- pellare Papasath i loro preti , Episco- pasalh i loro vescovi, nondimeno fa no- tare che tali termini sono della lingua e- tiope. Gl'indiani del Perù chiamavano il loro sominosacerdotePdf^aj. Delle vo- ci Papa e Protopapa usate dai greci di- scorre eruditamente Pauli nella Dissert. de ritu ecclesiae Ne.rilinae p. i oi5 e seg.
11 can. Morisani pubblicò la Diatriba de Prolopapis,mpoì\ i yGB.Nel vol.XXXII, p. i52, ed a Messina descrìssi il proto- papa,dignità della collegiata dis. Maria del Grafleo. Rodotà, Del rito greco in I- talia t. I, p. 265, diceche nel governo de'vescovi greci si'inlrodusseronellechie- se delle provincie napoletane quelle gre- che costumanze,delle quali ancora si con- servano le vestigie. Ritengono alcune i nomi greci denotanti dignità e uffizi. Reg- gio (^'".), con molte chiese di sua dipen- denza,quelle di Messina, à\ Dova, iì'\ Op- pido, di Nardo ed'ì Belmonle fanno pom- pa del greco nome di protopapa che ar- ciprete dinota. Aggiunge Rodotà, che di questa eminente dignità narrano le pre- rogative e ne descrivono il ministero e l'uffizio, Codino, Gretsero, Goar, Meur- sio, Ducange, Allazio. La chiesa del pro- topapa di R.eggio è dis. Agata della stessa diocesi, la quale in uno a quella di Mes- sina con greco nome s'intitolano ctìJ//o/i- <7ie, voce altre volte adoperala per espri- mere la cattedrale, ed anche la chiesa ma- trice o parrocchiale; laonde convien di- re, che parrocchiali fossero le chiese di
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Reggio e di Messina e altre dai greci sta- bilite nelle provincie de'due regni di Na- poli e Sicilia, col nome di cattoliche.
PROTOSCRLMARIO, Profó5c/m/Vr- rius^Priniiscrinius. Ilcapo degli Scriniari della sede apostolica. Ad Archivi e Ar- chivisti DELLA s. Sede dissi che l'arcliivio ne'primi tempi della Chiesa fu detto an- che Biblioteca della s. Sede (T-^.) , chia- mato ancora Scrigno e Scrinio santo, in- cominciato da s. Pietro e poi aumentato cogli atti che vi deposero i Notari regio- nari istiluiti da s. Clemente I,edailoro successori essendosi aumentate di mollo le gravi incombenze, furono dati in aiu- to 1 2 notari per custodia dell'archivio o scrinio santo, che come gli archivisti de- gli antichi romani furono denominati Scriniari. Che questi eziandio esercitaro- no l'ufficio di notari sotto la dire/ione dei medesimi notari regionari, con iscrivere anch'essi gli atti de' martiri, e poi finite le Persecuzioni della Chiesa (f^.), impie- gati a scrivere l'epistole pontificie,! pub- blici istromenti, leggevanoe pubblicava- no gli altide'concilii, ed esercitavano al- tri onorevoli uffizi. Soggetti prima al Pri- micerio della s. Sede {F'.) ossia de'nota- ri regionari, più tardi e nel IX secolo eb- bero per capo il Protoscriniarìoo Primi' scrinio, appellato pure Archivista e Bi- bliotecario (J^.). Rimarcai in fine, che il protoscriuariato o primiscrinialo diven- ne un rispettabile uffizio tra' primi 7 uf- flziali maggiori del sagro palazzo Lateia- uense, chiamando Macri il protoscrinia- rio, gran cancelliere. A Protonotari a- posTOLici , comechè successi ai notari re- gionari , dichiarai che dalla loro impor- tante officina derivò la Cancelleria apo- stolica [F.)j ma Galletti non crede che il cancelliere di s. Chiesa fosse il proto- scriniariooprimiscrinio, il quale spesso e- ziandiofu chiamato Bibliotecario, finché poi le due ragguardevoli cariche furono separate affatto, per molto tempo eserci- tando l'uflizio di bibliotecario il Secon- dicero notaio regionario, di cui parlai
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al citalo arlicolo Primicero. Nondimeno Zaccaria, neWa Dissertazione sopra i no- tai ecclesiastici, chiama il proloscriniario anche Cancelliere^ coli' autorità di Pau- vinio, dicendo che i 12 scriniari aggiunti ai notali regionari aveano per loro impie- go lo scrivere soltanto quegli atti eccle- siastici che dal protoscrioiarioocancellie' re erano a nome del Papa dettali , come bollé,privilegi,altide'conciliiesomiglian- ti. Parlando Zaccaria degli sa'iniari, dice che tale fu sotto Papa Marino lo scriniario Gioigio scrittore della pontifìcia lettera a Gerardo vescovo di Lodi ; tale sotto s. Leone IVneU'SSc Stefano; talenelioi 3 Roccione; tale nel 1079 Angelo, neli i5g Andrea^ nel 1 191 Crescenzio, nel 1204 Giovanni. Conviene conPanvinio, che non di rado si unirono in una sola persona i due impieghi di notaio regionario e di Scriniario della chiesa romana. Una bol- la di s. Leone IV deir852 fu scritta per inanus Nicolai Nolarii atqueRegionariì, et Scriniarii Sanctae nostrae romanae Ecclesìae. Un'altra di Benedetto Vi 11 del 101 3 è dala per manus Benedicti Rfgio' nariìNotarii^etScriniariis. romanae Ec' ctfsiae. Da quanto dissi a Nome dei Pa- pi sul nome imposto a Pasquale 11, pare cheMacri la ritenesse prerogativa del Ca- poscrinario, cioè de'protonotarii egli di- ce. Riganti citandolo, nel suo dotto trat- tato de Proionotariis a p. 3o, n.° 2 3 ri- ferisce: Aderat quoque inter Notarios se- dis aposlolicae Primoscrinius,qui eliam Proloscriniarìus dìcehalur ^ prima rius nempe Archivista, cui in romana eccle- sia archivii cura inerat, et sub se duode- cim habeat Scriniarios, qui omnium quo- que actorum civilium instrumenta forma- bant. Nec adalium,quam ad Primiscri- uium spectabat Pontifici noviterelectono- men in baptismate sortitum ad ejus libi- tum mutare. Intieramente non posso con- venirvi, per quanto dissi a Nome dei Pa- pi. Riganti dice del Protoscriniarius, seu Primoscrinius Aotarionim , qui archivio romanae ecclesiae praesidebaL
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Galletti, Del primicero della s. Sede e di altri uffìziali maggiori del sagro pa- lagio Lateranense, a p. i33 discorre del Pratose rimario e riporta la seguente se- rie.Intendevano! romani per iScr/gnoquel luogo, in cui erano custodite le scrittoi e di qualunque genereesse si fossero. Quei scrigni, che servivano alla conservazione delle carte spettanti al pul^blico, aveano i suoi uffìziali, ì quali iS'cnn/an si appeU lavano. Nella chiesa romana, dice il Pan • vinio, erano 12 scriniari, i quali avevano in mano lo scrigno della sede apostolica, e servivano a formare gli atti pubblici. Galletti senza affermare sul preciso nu- mero, soggiunge che certamente scrive- vano le lettere apostoliche, e questa era privata loro incombenza, poiché s. Nico- lò I dell' 858 nella sua epistola 27 dice che non avea potuto dare certa risposta in un preciso tempo, perchè i suoi scri- niari aveano le vacanze. Quegli che pre- siedeva a questi scriniari dicevasi prolo- scriniario o primiscriuio,priinoscrinio,o- pinando Galletti che questa non fosse una carica delle più antiche,sebbene da Gio- vanni diacono si faccia precedere al primi- cerio de' Difensori [f^.) ed al Nomencla- tore (/^.) , poiché in progresso di tempo gli scriniari si staccarono dal corpode'no- tai regionari e se ne formò un collegio a parte col suo capoprotoscriniario, il quale talvolta fu denominato semplicemente Proto. Neir82 7 Galletti per i .° pone Gre- gorio protoscrinario, perché si nomina ia una bolla di Gregorio IV', presso Mura- tori : Scripta per manus Gregorii pro- toscrinani patriarchio Lateranensi, Nel Bollarlo romano in vece si legge : Scripta per manum Gregorii prothonotarii in pa- triarchio Lateranensi. Indi Giuseppe pri- miscrinio deir862 che intervenne al con- cilio di s. Nicolò I, e si soltoscrissepnV/K- scrinius romanus immediatamente dopo Elia oblazionario e dopo tutti i suddia- coni. Anastasio primiscrinii dell' SrS, sottoscritto in una boHadata per lui: for- se era anche bibliotecario, 0 passò a que-
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sto uffizio òaprimiscvìniQ. Benedetto dei' 1*897, ed era visitatore del monastero di s. Erasmo al Monte Celio : intervenne al concilio deirSpB di Giovanni IX, in cui furono cassati gli alti contro Form oso, ed è chiamato protoscrìniariiis. fllelckise- dechde] c)0 5 protonotario, leggendosi nel privilegio di Sergio III al vescovo di Sel- va Candida : Scriptum per nianus Mei- chisedech protonotarii s. Sedis apostoli' cae. Forse questi è quel medesimo Mel- chisedech che da scriniario passò a proto- scrìniario e che scrisse una bolla di Ser- gio II deir847, quindi piotonotario, che da un documento si vede di verso dal can- celliere ch'era Teofilatto. Qualche vol- ta il cancelliere si chiamò archicancel- liete e archiscriniario j e bibliotecario ^ ufiizio che talora simultaneamente fun- se. Tuttavolta Galletti non conviene che l'archiscriniario fosse il cancelliere, per- chè protonotaio, protoscrinarìo e primi- scrinio dice che vuol dire una stessa co- sa, ed udQzin li diversi dal cancelliere. Pie- tro del 940 arciscriniario v. roinanaeeC' clesiae. Nel 94'2 Leone protoscrinario, poi antipapa Leone FUI , si sottoscrisse in una carta : Leo Dei pietale prolhoscri- niaritis s. Sedis apostolicae. Nelg58 an- dò a Subiaco con Giovanni XII, ed è no- minato Leonent venerabdein s. romanae tcclesiae protoscriniariiwi, mine in ea- detìi sedi Petri vicarium, ed era laico quantunque per la carica dovesse essere chierico. Nel 963 si trova Gregorio archi' notaio, lo stesso che protoscriaiario. y^zo- «cdel c)65 protoscrinario fu spedito dai romani col vescovo diSutri legato all'im- peratore Ottone I per trattare del suc- cessore da darsi a detto antipapa, e per- ciò partigiani degli scismatici; ma l'eletto Giovanni XIII fece tagliare ad Azone la lingua , il naso e due dita. Stefano del 978 arch scrinio j lo stesso che protoscri- niario, ed era nolaro regionario. Azone del 983 che si sottoscrisse: /^zo Dei pietà- te proloscriniarius et apocrisariiis roma' nae ecclcsiae, essendo anche nunzio apo-
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stolico. Stefano del 989 primiscrinio s. ^ r. ecclesiae. Nel 992 Leone , Dei pietà- 1 te prothoxcriniarius. Indi Stefano proto- AcnViirtno sotto Giovanni XIX detto XX del 1024'. viveva ancora neh o38. Ser- gio del 1039 protoscriniario : in un pri- vilegio si legge: scriptum per manum Ser- gii archiscrivii sacri pala ti i. Nel i o44 Giovanni priniiscriniiLateranensis pala- ta, ^eì lo'ì'j Pietro, archiscriniarii s. r. ecclesiae. Nel 1 060 Giovanni, Dei gratin Proto; ed in altro documento : Ego Jo' hannes Dei gralia s. apostolicae sedis Proto. Nel 1073 Pietro protoscriniario della sede apostolica. Mardone del 1 1 Sg protoscriniario. Giovanni del i igS pro- toscriniario/Wea:; dipoi ascese al grado di secondicero. Poscia i notari si nomi- navano ancora àa\ Prefetto di Roma[F .\ onde s'intitolava : Ego N. Deigratia s. . romanae praefectura Judex et Scrina^ 1 rius.
PROTOSINCELLO, Protosyncellus. Dignità ecclesiastica della chiesa greca, capo óe'sincelli o di quelli che abitavano e alloggiavano nel patriarchio di Costan- tinopoli. Era come il vicario del patriar- ca, anzi destinato suo successore , e per- ciò eletto dal capitolo e dall'imperatore. .|
PROTOTRONO. Primo trono, pri- \ ma cattedra o sede. Nella chiesa greca chiamavasi prototrono il primo vescovo d'una provincia ecclesiastica, ovvero quel- lo che occupava il r." posto presso il pa- triarca, o dopo il metropolitano. Gugliel- mo die il titolo di prototrono al patriar- ca d'Antiochia, perchè fra' i3 arcivesco- vi che sino dal tempo degli apostoli a- veanooccupato quella sede, quello di Ti- ro ottenne il i.° luogo.
PROVA. F. Giudizi DI Dio, Purga-
ZIONI.
PROVENZA. Antica provincia della Francia (^.), limitata al nord dal Dc/- /?«fl;o(A^), al nord ovest dal contado Fé- naissin (F.), all'ovest dalla Linguadoca, al sud dal Mediterraneo, ed all' est «lal- l'italia : suoi limiti naturali fuiooo oltre
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ii mare, il Rodano, il Varo, le Alpi, la Du- lenza. Sua capitale Àix (/^'.), tlivideva- si in Alla-Piovenza e in Bassa Proven- za ; comprendeva 1 1 vicariali, coi quali si formarono i dipartimenti delle Boc- che del Rodano, del Varo e delle Bas- se Alpi , la parte orientale di quello di Valchiusa, ed una piccolissima parte del- l'altro della Dróme. L' Alta-Provenza è montagnosa, con buoni pascoli, nume- rosi bestiami, con clima temperato nelle valli, freddissimo sulle alture. La Bassa- Provenza ha temperatura calda, e som- ministra olio rinomato. I provenzali so- no dotati di gran vivacità di spirito. La lingua romano-provenzale fiorì moltis- simo in Italia ne'secoli XI, XII, XIII, e da cui tutta s'informò la lingua e poesia toscana. Neh 723 in Avignone si pubbli- cò di Saverio Andrea Pellas: Diclionnaire proi'encal elfrancois. Degli antichi e fa- mosi poeti provenzali delti Trovatori ^ parlai a Poesia e in altri articoli. I pochi galli che anlicamenle abitarono qtiesla regione, furono gli anatilii, i desuviates, i vulgienles, i salyes o salici, i suelteri, i camalullici, i deceates, i suetri, i nerusi, i sanili ed i verucini. 1 focesi usciti dal- l' Asia minore vi fondarono Marsiglia {f-). Suscitate discordie tra' marsigliesi ed i salii, domandarono i primi aiuto ai romani e fu mandato da Roma a soste- nerli il console Fulvio verso l'anno \i5 avanti la nostra era. D'allora in poi i conquistatori del mondo gettarono le fondamenta del loro dominio nella Gal- lia,edil paese che fu da prima loro sotto- posto chia mossi Provincia romana, Aon- de venne poi il nome di Provenza. Que- sta Provincia ebbe in seguito la denomi- nazione di Narbonese e fu suddivisa in 5 Provincie : la i .^ Narbonese, la 2.* Nar- bonese, la Viennese, le Alpi Marittime, e le Alpi Greche o Pennine ; ed è alle parli meridionali della Viennese, della 2.' Narbonese e delle Alpi Marittime che corrispondeva la Provenza qual era sta- ta nel secolo XVIII. f^. Galiu. Nel se-
VOL. LVI.
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colò V s'impadronì del paese Enrico II re de'visigoti, e suo figlio Alarico ne godet- te sino alla battaglia di Vouillé, dove fu vinlo ed ucciso. Tecdorico re de' goti o ostrogoti ricevette la Provenza dai visi- goti , e le impedì di cadere in potere di Clodoveo I ; ma non tardarono molto gli ostrogoti a vedersi forzati a cederla ai re franchi. All'epoca del partaggio del- l'impero di Luigi il Dabbene, toccò a Lo- tario, il quale lasciatala a Carlo, uno dei suoi figliuoli, fece parte del regno della ^o/gog/jfl-Cisjurana. Divenuto padrone della regione Carlo il Calvo, ne affidò il governo a Rosone, che se ne fece elegge- re re, e poi d'allora lo sialo prese il nome di regno à'yirles o di Provenza e sussi- stette sinoal secolo XI, che si fusenell'/m- pero [V.) di Germania (/^•), nel quale a- vea la Provenzali titolodi contea. La se- rie de'conli ereditari di Provenza inco- mincia nel I o63 con Bertrando o Ber- tranno che neh 08 r offrì tutta la contea a s. Pietro, facendola tributaria della s. Sede, come aHerma Borgia, Memorie di Benevento t. 1 , p. 106, e riportai a Re- galia. Gli successero, nel logS Stefa- nelto, nel i i 3o Gerberga o Gilberto, nel I 1 1 2 Raimondo Berengario I , nel ii3o Berengario, nel i r44 Raimon- do Berengario II, nel 1 166 Alfonso I e Raimondo Berengario III, nel i ig6 Al- fonso II, nel 1209 Raimondo Berenga- rio iV {V. Innocenzo IH), che altri chia- mano VI [V. Avignone), famoso soste- nitore degli albìgesi, per cui lo combat- terono diverse crociale j perdette diversi stati, e la contea f'enaissina diventò do- minio della chiesa romana, con altre terre. Nel 1245 divennero conlessa e conte di Provenza, Beatrice erede del bel pae- se, e Carlo I d'Angiò re di Sicilia, il qua- le n'ebbe l'investitura nel 1278 dall'im- peratore Rodolfo I , e fu lo stipite degli Angioini signori di Provenza. Nel i285 successe Carlo II re di Napoli, a tempo del quale Papa Clemente V neXi'òoS coti stupore di tutto il mondo stabilì la resi-
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ileuza pontificia in Provenza, ove resta- rono altri sei Papi, cioè Giovanni Ji XI ly Benedetto Xll, Clemente FI, Innocen- zo FI, Urbano F, Gregorio'XI.CÌemen- te V prima dimorò nel Fenaissine poi passò in Avignone che fu il luogo della slabile residenza, ed ove venne a render- gli omaggio nel iSog il nuovo conte di Provenza Roberto pel regno di Napoli. Divenuta contessa di Provenza Giovan- na 1 regina di Napoli neh 343, e trovan- dosi poi in Avignone nel i348 lo vendè a Clemente VJ, coli' approvazione del- l'imperatore Carlo IV, con che liberò lo stato Avignonese e la Provenza dal lega- me dell'impero. Nel i377 Gregorio XI restituì a Roma la residenza papale; ma alcuni cardinalf, preferendo il delizioso soggiorno di Provenza, restarono in Avi- gnone. Al successore Urbano VI si ribel- larono diversi cardinali che sospiravano le delizie di Provenza, onde avendo elet- to l'antipapa Clemente FU, con questi tornarono a dimorare in Avignone, ove successe nell' antipoutificato Benedet- to XIII. Col soggiorno lunghissimo di più d'un secolo di 7 Papi e di 2 Antipa- pi in Provenza, la regione fu testimone di grandi avvenimenti , moltissiuri pro- venzali furono creati cardinali e alcuni anche Papi; quindi immenso ne fu il lu- stro e i vantaggi che derivarono alla Pro- venza, giunta a tanta potenza e ricchez- za, ed ove furono eretti sontuosi monu- menti,in gran parte distrùtti dal fanati- smo antireligioso de'crudeli ugonotti. Nel i382diventòconledi Provenza il re Lui- gi I, nel 1 384 Luigi II, nel i4'7 Luigi III, neli434Renato, neli48o Carlo III, tutti Angioini, per la morte del quale nel 1481 Luigi XI re di Francia pretese che quel principe lo avesse istituito suo erede, e dichiarò la Provenza riunita alla mo- ìiarchia francese. Dopo la morte del re, Renalo di Lorena\o\\e far valere le sue pretensioni sudila successione diRenatosuo avo materno, ma indarno perchè re Carlo Vili unì in perpetuo la provincia alla co-
PRO rona nel «487. Siccome la Provenza non era ancora riunita a tal corona all'epoca della Prammatica sanzione [F.) , cui si riferiscono le disposizioni del Concorda- to tra Leone X e Francesco I ( F.), così i Papi protestarono perchè dovea restare paese d'obbedienza, cioè nella medesima sommessione in cui era sotto i conti di Provenza verso la s. Sede. Inconseguen- za di queste proteste re Francesco I ri- cevè nel 1 5 16 da Leone X un indulto per la nomina de' vescovati e altri bene- fizi concistoriali di Provenza. Quell' in- dulto conteneva una clausola particola- re sull'obbligo di nominare nello spazio di 6 mesi a die vacationis. La Provenza era soggetta alla legazione apostolica di Avignone; l'espeltativa de'graduati non avea luogo in questa provincia. Nel de- clinar del secolo passato la rivoluzione francese tolse alla sovranità della s. Sede gli stati temporali di Provenza,cioè lo sta- to d'Avignonee il contado Venaissin, col- le città vescovili di Carpentrasso, Cavail- lon e Faison. Per la Provenza ci ripas- sò Pio FU [F.) nel 1809 pel suo -vio- lento trasporto in Francia, il quale Papa fece solenni proteste per la ricupera de- gli stati provenzali.
PROVIDENCE (Providen). Città eoa residenza vescovile dell'America setten- trionale degli Slati Uniti, nell'Ohio o se- condoaltri nellostato dell'Isola di Rodi o Rhode-Islaud con porto, uno de'due suoi capoluoghi, e capoluogo della contea del suo nome, a 1 20 leghe da Washington, sul fiume Pro vidence che immediata men- te sotto riceve a sinistra il Seekhonk. a 4 leghe dalla baia di Naragansett. £' be- ne fabbricata, e molte case ne sono ele- ganti, ed in bella situazione. Un grandio- so ponte lungo 90 piedi congiunge le due parti della città, che ha la corte di giu- stizia. La cattedrale è sotto l'invocazione de'ss. Pietro e Paolo. Vi hanno templi i battisti, i congregazionalisti , gli episco- pali, i quacherì, i metodisli, gli univer- salisti e la setta degli africani : tra' tem-
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pli congregazionalisti, quelli de'melodisli e degli episcopali sono i più belli edifizi di questo genere che esistano negli Stati U- nili. L'università è frequentatissima; fon- data nel 1764 a Varren, qui fu traspor- tata nel 17 70, ed haunbell'edifizio. Hav- vi biblioteca pubblica, collegio di qua- cheri , accademie, banche, compagnie di assicurazioni. Vi sono fabbriche e mani- fatture, con estesissimo commercio, che lende la città sommamente fiorente. Il fiume è navigabile, ed il canale di Mas- sachusets ne aumentò il commercio. Un poco all' est della città si attraversa il Seekhonk sopra due belli ponti. IN'e'con- torni si osserva il fenomeno delle rupi tremule; una di esse, ch'eia maggiore, for- masi d'un masso di granito di 1 80^000 libbre, cui s' imprime con piccola leva un moto d'oscillazione, del qual fenome- no ha Viterbo iu Europa l'esempio. La città fu fondata nel 1 636 da Rodger Vil- liams, che potè formare ili." stabilimen- to , in cui venne introdotta una perfetta tolleranza religiosa nel nuovo emisfero. La sede vescovile di Providence o Prov- videnza, ad istanza del 6.° concilio di Bal- timora la istituì il regnante Pio IX con breve deh ." maggio 1847, dichiaiandola suffraganea dell'arcivescovo di Baltimo- ra, e trasferendovi il vescovo che Grego- rio XVI avea dato ad Harffoid[f^.).
PROVliVCIA, Proi'/ncza. Regione , spazio di paese contenuto sotto un nome. I romani chiamarono provincie tutti gli stati o paesi da essi conquistati fuori del- l'Italia, poiché PfOi'inda è cosi detta da procitt vincendo , da procnl miscere, o secondo Pesto da provincere o antiviri' cere. Si chiamò Provenza quella prima provincia meridionale di Francia che i romani conquistarono nelle Gallie, per- chè l'avevano denominata provincia. Pe- rò la prima provincia o regione cui im- posero tal nome fu la Sicilia , dicendo suburbane quelle d' Italia. 1 romani ri- ducevano in provincia il paese del>ella- to togliendogli le sue leggi, assoggettao-
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dolo alle romane e mandandovi un Pro- console^uB Pretore, ed un Questore (P^.). Dice Cicerone che provincia è una re- gione, la quale il popolo provicit o prò- cui vicilj e perchè ogni anno si dava fa- coltà a qualcheduno di governarla, per- ciò fu presa la voce per ogni ufficio. Il no- me di Proconsole pressoi romani fu dato a colui che governava una provincia col- la stessa autorità come se fosse console; aveano il comando della milizia, e lagiu- risdizione e cognizione delle cause, il go- verno e l'amministrazione di tuttociòche apparteneva alla provincia, nella quale si regolavano a similitudine dell'ammini- strazione di Roma. Sotto la repubblica erano fatti proconsoli dei privali; ed ai tempi degl'imperatori romani chiamossi proconsole colui, ch'era scelto dal senato per governare una delle provincie dette senatorie o del popolo. Iproconsolisichia- maronoancl>e Propretori, i quali aveano subordinali i Questori, ed i Legali che non erano meno di tre, ed esercitando l'uffìzio di vicari de'loro presidi. La dif- ferenza tra i proconsoli ed i propielori consisteva che i primi aveano 12 littori, i secondi 6, quindi proporzionati erano la corte e l'esercito. I proconsoli derivando dal consolato e da quelli ch'ei-ano stati consoli in Roma, aveano il governo d'una delle provincie consolari tratta a sorte. Amministra vano giustizia, e comandava- no quell'armata ch'era loro toccata pa- rimenti in sorte. L'estate ordinariamen- te era destinalo alla guerra, e l'inverno era impiegato agli esercizi della loro giù- lisdizione. La lorocarica non duravache un anno, a meno che il senato non giu- dicasse espedienledi prolungarla;ma non giudicavano da se solii processi, ed avea- no seco loro degli assessori osìia degli al- tri giudici, ch'erano perciò stipendiali dal pubblico. Quantunque i proconsoli a ves- serò nelle rispeltive provincie la stessa autorità, le slesse insegue, gli stessi uflì- ziali, ed il numero slesso di littori e di fasci che aveano i consoli, nondimeno
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quando erati colà un console essi non a- veano autorità alcuna, e la loro autorità non eslenclevasi fuori del loro governo, quando che i consoli aveano un'autorità assoluta in tutte le provincie dell'impe- ro romano. Allorché i consoli erano lon- tani da Roma^ nella loro assenza i pro- consoli aveano l'autorità di convocare il senato e il popolo. I proconsoli avanti di par li re per le Provincie olFri vano nel Cam- pidoglio, e poi vestiti col paludamento, ch'era la veste imperatoria, si accinge- vano al viaggio accompagnati dai littori coi fasci e dagli amici che li corteggia- vano per qualche spazio fuori della cit- tà. L'annuo ufficio computandosi dal giorno dell'ingresso nella provincia, ter- minato che fosse, il proconsole consegna- va al successore la provincia e l'esercito; se il successore non era giunto, partiva lasciando il questore che suppliva sino alla venuta del nuovo proconsole. La par- tenza onninamente doveasi effettuare dentro il termine di 3o giorni, deponen- do il proconsole in due città della pro- vincia tutte le ragioni di essa. Giunto in Roma vi entrava privatamente, se non richiedeva il trionfo,nel qual caso restan- do fuori della città, convocato il senato nel tempio di Bellona o in altro luogo, gli esponeva tutto quello che avea ope- rato nella provincia. Se aveano ben go- vernato, venivano molto onorati, fino ad innalzar loro statue e trofei. Avendo Au- gusto diviso l'impero romano in due par- ti, ritenne per se le provincie più forti, le altre affidò al governo del senato e po- polo romano. Le provincie imperiali fu- ronodiviseinaSdiocesi, in 1 4 delle quali Augusto mandò procuratori o Rettori, i quali nell'assenza, impotenza o morie de'proconsoli li supplivano per interim; le più importanti erano la Spagna, con Tarragona e la Lusitania, tutta la Gal- lia, con Narbona, Lione, Aquitania, Cel- tica co'loro popoli e colonie, la cui di- visione si può vedere ai loro articoli: più la Celisiria, Cilicia, Cipro,£gitto. Le prò-
PRO vincie senatorie o del popolo erano A- frica, Numidia, Asia, Epiro, (irecia, Dal- mazia, Macedonia, Sicilia, Creta, Cire- ne, Bilinia, Ponto, Sardegna e la Spagna Betica. In seguilo crebbe e variò il nu- nièro e la divisione delle provincie: fu- rono distinte in grandi e piccole; deno- minate I.' 2.* e 3.% orientale ed occi- dentale, maggiore e minore, citeriore ed ulteriore, esterna ed interna : alcune fu- rono chiamate salutari, per le acque me- dicinali che contenevano. Si dissero pro- vincie fruméntarie quelle fertili di biade che ne provvedevano Roma, come Sici- lia, Africa, Sardegna, Spagna, Beozia, Ma- cedonia, Chersoneso, Asia, A.ssiria, Egit- to. Suburbane furono dette le provincie d'Italia (A'.), ed anche Annonarie per contribuire veltovagHeall'AnnonadiRo- ma: a PlCE^o parlai dell'Annonai-io e del Subuibicario. Ai Prefelli del Pretorio (f^-) erano subordinati i vicari dello sles- so prefetto ed i proconsoli. Adriano per l'Italia destinò 4 proconsoli con pienis- sima giurisdizione, anche sopra le cose sagre, anzi la prima cosa loro era visi- tare d'ufficio i sagri templi, onde per- seguitarono crudelmente i cristiani, an- che senza editto dell'imperatore. Si chia- maronoatti proconsolari de' Martiri^ F.)^ quelh ch'erano fatti dai proconsoli, pre- sidenti, procuratori o prefetti nelle pro- vincie. Sarnelli, ZrC/^ eccl. t. 7, lett. 53: Degli alti proconsolari de santi martiri. Questi atti li scrivevano e raccoglievano i Notari i^V.) cristiani^ istituili in Roma da s. Clemente I e poi propagati nelle altre chiese. Eranvi anche i notari gen- tili che scrivevano gli atti avanti il giu- dice che esaminava i Confessori della fe- de e\\ condanxìava a\ tormenti e alla mor- te; e siccome nelle provincie questo giu- dizio spettava ai proconsoli, così questi atti si denominarono proconsolari. Que- sti atti de'nolari gentili erano verissimi, perchè lo scrivere falsità sulle pubbliche tavole era delitto di lesa maestà, e sic- come tornavano a gloria de'cristiaui,mol-
PRO ti ne fece bruciare Diocleziano : di quelli che restarono se ne giovò Baronie, ripor- tandone qualche saggio Sarnelli. Di que- sti alti proconsolari o presidiali meglio ne parlai a Martire. Degli avvocati pro- vinciali parlai a Curia, e de' magistrati provinciali ai loro articoli: dal celo dei primi si eleggevano i prefetti esottopre- fetli delle Provincie.
In processo di lerapo leprovincie cam- biarono denominazione, come in tanti luoghi rimarcai, cosi da Ducato venne la dignità del Duca governatore dell'o- monima provincia. Marca fu della una gr.Tu provincia, ed anche frontiera, e chi vi sovrastava si disse Marchese,'\n Ger- mania margravio. Negli articoli de'ri- ' spettivi stali riportai i diversi nomi cui I furono e sono qualificate le provincie, col novero di quelle d'ognuno. Delle pro- vincie temporali della s. Sede, loro an- tica e odierna divisione, parlai a De- tEGAziopri e Legazioni APOSTOLICHE, Pre- siDATi, Patrimoni, Pentapoli, in uno al- la più recente nel voi. LIII^ p. 229, go- vernate dai Legati, Delegati, Governa- tori e Presidi, Cardinali, Prelati e al- tri, l cardinali legati preposti al gover- no delle provincie pontificie,furouo pa- ragonati agli antichi proconsoli, ed il Ri- ganti, De Protonotarii p. 54, tratta di tutte le onorificenze e autorità loro con- cesse. Borgi.a nelle Memorie di Benevento \. 3, p. 297, parlando dell'anlicadivisio- ne delle provincie della chiesa romana, dice che il cardinal Bertrando nel 1 347 da Avignone Clemente VI lo mandò in Italia con titolo di vicario generale delle terre e provincie della Chiesa, cioè » in Urbe ejusque dislriclu, Campania, INla- ritima. Patrimonio b. Petriin Tuscia,du- calu Spoletano, Marchiae Anconilanae, et Romandiolae piovinciis, ac civitalibus et terris omnibus romanae ecclesiae me- diate vel immediate subjectis perllaliam conslilutis". Così Clemente \1 ridusse a sei le provincie pontificie, oltre Roma e suo disUelto, non compreso Benevento,
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Avignone e la contea Venalssinn, ed al- tri luoghi. Anche Innocenzo VI, allorché costituì vicario generale di tutto lo sialo ecclesiastico il celebre cardinal Albornoz, contò sei provincie, cioè il Patrimonio di s. Pietro, la Marca d'Ancona, il ducato di Spoleti, la Romagna, la Campagna e la Maremma. Avverte Borgia, che non deve recar meraviglia, che in altre carte di que'tempi si mentovino come provin- cie della chiesa il Montefeltro, la Massa Trabaria (di cui a Presidati), e le Terre Arnolfe, poiché queste, sebbene tali fos- sero, non formavano ad ogni modo corpo a parte, ma d'ordinario dipendevano il Montefeltro dal relloie di Romagna, la Massa Trabaria da quello della Marca, e le Terre Arnolfe da quello del ducato di Spoleti. Gli antichi presidi di queste Provincie si chiamavano Rettore (^.).
A Diocesi ecclesiastica parlai delle pro- vincie ecclesiastiche, e dissi di quelledio- cesi formate di più provincie e soggette ad un Primate o Metropolitano [V.); e- gualmeute chiamasi Patriarcato [V .) la riunione di diverse diocesi sotto la giu- risdizione del Patriarca. Nella chiesa o- rienlale Esarcato ecclesiastico o Diocesi (/'.) fu delta la riunione di più provin- cie ecclesiastiche presiedute dal vescovo Esarca, Primate o Metropolitano di più provincie. Anche diverse provincie eccle- siastiche furono dette dalla loro divisio- ne i.^e 2.^ come in molle d'Oriente, ed in Eurppa particolarmente nelle Gallie. Nell'ordine civile il regno delle due Si- cilie tuttora ce ne dà esempi. Nei citali e altri articoli narrai che Costantino sta- bilì grandi diocesi, che comprendevano parecchie provincie e parecchi governi. h' Impero (^'.), compresa Roma e le cit- tà e luoghi suburbaui, fu diviso in i4pi"0- vincie, le quali contenevano 120 provin- cie o paesi geografici : a ciascuna provin- cia era preposto un proconsole che risie- deva nella C/«à capitale oMetropoU ( f^ .), avente ciascuna diocesi un vicario del- l'iniperalore, che abitava nella cillà prin •
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cipale del suo distretto: anche i governa- tori delle Provincie risiedevano nella ca- pitale di esse, donde recavansi a visitare personalmente le altre cittadella provin- cia. Quindi l'ordine ecclesiastico fu rego- lato sovente sul governo civile, la Chiesa adottò tali divisioni per armonizzare col governanaento temporale. A Pentavoli parlai de'vocaholi con che venne espres- sa la riunione di più città. Negli ordini e congregazioni religiose fu imitata la di- visione della Chiesa, con distribuire i loro conventi, monasteri e case regolari per Provincie. Fu verso il secolo XIII circa che gli ordini religiosi cominciarono a di- vidersi in Provincie, alle quali dierono per titolo e nome quello d'un santo che pren- devano per pro^c/tore, o quello della pro- vincia civile o ecclesiastica in cui erano i detti conventi, monasteri o case, ed an- phe alla B, Vergine, al suo Divin Figlio, •nlla ss. Trinità: dal che derivò il nome di Provinciale o(\'\ superiore al capo della medesima provincia, A'oWnc?a/j.9j stabi- lito al disopra de'superiori particolari e locali. Il provinciale ha però maggiore o minore autorità secondo le disposizio- ni delle regole e costituzioni di ciascun prdine o congregazione. Sulla divisione degli ordini militari e regolari si possono vedere i loro articoli, come Gerosolimi- tano. Inoltre provinciale si dice per abi- tatore in provincia, a differenza di chi abi- ta nella metropoli, prov'/«cirt/w. Anche le Provincie furono personificale : nel- l'antico Campidoglio erano tante statue quante le provincie del mondo soggio- gate da' romani, e ognuna con qualche attributo esprimente la sua più partico- lare proprietà. Se vinte furono rappt'e- seutate, in segno di dolore e di mestizia, pon la guancia o il viso appoggiato sulle mani o sui gomiti; furono collocale ac- canto le statue degl'imperatori in atto di portar loro de'doni o prodotti principali del loro suolo, ovvero ai loro piedi in se- gno di ossequio e di debellamento. Nelle medflglie precipuamente vennero figura-
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te le Provincie co' loro straordinari avve- nimenti.
PROVINCIALE. F. Provincia, Or-
DIM RELIGIOSI, RELIGIOSO.
PROVINS. Città di Francia, diparli, mento di Senna e Marna, capoluogo di circondario e di cantone, in una valle a- mena, in riva al Durtein e alle Vouzie. E sede di varie autorità, «ha belle piazze, con diversi stabilimenti scientifici e reli- giosi, ed è cinta di alte e grosse mura e da baloardi. Sotto i romani la città alta fu pregievole e ne conserva memorie. Considerabile n'èil commercio, rinoma- te le rose. Fu patria di uomini illustri, come di Tebaldo IV duca di Sciampa- gna e di Brie, e re di Navarra. L'origine è antichissima, ed a tempo di Carlo Ma- gno eravi una fabbrica di monete; Abe- lardo vi riparòper qualche tempo. I coni» di Vermandois, di Blois, di Chartres la possederono a lungo. Presto fiori pel sog- giorno de'conti di Sciampagna,anche nel- le manifatture, ma la sua posizione van- taggiosa le riuscì fatale nelle gnerie; pre- sa e ripresa diverse volte, soggiacque a gravi danni. Vi fu tenuto un concilio nel i25i sulla scomunica: Marlene, Colle' zi OH e, 7.
PRUDENZIO (s), vescovo di Troyes. Nativo di Spagna, passò in Francia per sottrarsi al furore degl'infedeli, cangian- do il suo nome di Galindo in quello di Prudenzio. Pel suo merito neir84o o 845 fu collocato sulla sede episcopale di Tro- yes, e fu uno de'più dotti prelati della chiesa gallicana. Ebbe molla parte alla disputa che suscitossi al suo tempo sulla grazia e sulla predestinazione, ed otten- ne da Papa s. Nicolò I neir859 la con- ferma dei 6 canoni stabiliti nel concilio di Valenza deir855 sopra questo argo- mento. Temendo inoltre che si abusasse a favore del pelagianismo degli articoli ch'egli stesso aveva approvati nel sino- do di Quercy delI'SSS, scrisse per con- futare il cattivo senso che sarebbesi po- tuto dar loro, e per solidamente dichia-
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rare la credenza della Chiesa sopra la gra- zia di Gesù Cristo. Lo zelo che s. Pru- denzio avea sempre mostrato pel man- tenimento della disciplina e per l'aboli- zione degli abusi, gli procacciò una par- ticolare venerazione, e Io fece eleggere, insieme a Lupo da Ferrieres, per dar o- pera alla riforma di lutti i monasteri di Francia ; alia quale importante commis- - one soddisfece con pari ardore e sag-
zza. Cessò di vivere a'6 d'aprile 86 j. ' onservansi a Troyes le sue reliquie, e il di lui nome è inserito nei martirologi di Francia. Gli scritti che ci rimangono di s. Prudenzio sono : un Trattato sopra In predestinazione , contro Giovanni Sco- to detto l'Erigena; molte Lettere; un Di- scorso in onore di s. Maura, vergine di Troyes. Furono stampati nella Bibliote- ca del Padri.
PRUSAoBURSAfPnwe/?;. Città con residenza vescovile, già capitale dell'an- tica Bitinia, ora delIaTurchia asiatica nel- l'Anatolia, capoluogo del sangiacato di Rhodavendkiar a 17 leghe da Nicome- dia e 1-2 da Costantinopoli, chiamata an- cora Brousse, e Prusaad Olynipiim per- chè costruita in parte sul monte Olim- po. Domina una bella e fertile pianura coperta di gelsi e irrigata da molli ru- scelli. Ha due leghe di giro, compresi i sobborghi, ed è cinta di mura antichis- sime. Sopra una roccia apicco,Ìa quale s'innalza qua«i nel centro della città, ev- vi un castello che si crede occupare il luo- go dell'antica Prusa : una delle torri di questo castello si dice eretta da Comneno Lascaris. Le moschee inn.° 36 5 circa so- no il principale ornamento della città, massime quelle de'sultani Achmed ed O- smano: diverse altre moschee racchiu- dono i sepolcri de'principi ottomani che quivi regnarono prima della presa di Co- stantinopoli. Si contano in Prusa 7 ba- gni pubblici, oltre quelli d'acque termali, i cui edifìci sono assai beili: ha pure mol- le fontane, bazari, fondaclii e manifat- ture d'oro e d'argento, tappeti, tessuti di
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seta e di cotone: il suo commercio dì seta grezza,considerata la migliore della Tiu-- chia, è significante. Conta 5o, 000 abitan- ti, turchi, greci, armeni ed ebrei. I greci abitano un sobborgo, con 3 chiese ed il metropolitano. Gli armeni dimorano in altro sobborgo, con chiesa e arcivescova- to: gli ebrei hanno 4 sinagoghe. Ad una lega circa Irovansi que'bagni caldi tanto celebri. Il re Prusia o Prusa I è riguar- dato come fondatore di questa città, che divenne la capitale e residenza de' re di Bitinia' che in n." di 39 regnarono sulla i*egione, fino a Nicomede III che lasciò suo erede il popolo romano. Dopo la con- quista del paese fatta dai romani piìinon si parla di Prusa nella storia, che all'epo- ca dei suo splendore sotto i greci impe- ratori. Nel 94? Seid-ed-Deoulet, principe della casa di Hadaman in Arabia, la pre- se d'assalto e la saccheggiò. I greci se ne resero padroni di nuovo e la ritennero sino al i356, nel quale si rese dopo un lungo assedio ad Orcano figlio di Otto- mano, il quale la fece sua residenza e cit- tà capitale di tutto il suo regno. Timur se ne impadronì dopo la battaglia d'An- cira. Fu quasi del tutto ricostruita da Maometto II, e servì di residenza ai pri- mi sovrani della casa ottomana sino al regno d'Amurat I, che trasportò la sede dell'impero ad Adrianopoli. E" celebre ancora questa città pel tradimentodiPru- sa o Prusia II re di Bitinia, famoso per la sua servile divozione al senato roma- no, poiché quando Annibale si ritirò nei suoi stati, Roma gl'intimo odi consegnar- lo odi ucciderlo, al che stando il re per uniformarsi, Annibale lo prevenne av- velenandosi: gli successe Nicomede II suo figlio, 1 48 anni avanti la nostra ei'a. Pru - sa èpur memorabile pel supplizio di Ba- jazet I imperatore de'turchijviutoda Ta- merlano in quella terribile battaglia, una delle più sanguinose che conosca la sto- ria, che avendo rinchiuso il prigioniero Bnjazet 1 in una gabbia di fèiTO, contro questa si ruppe la testa.
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Prusa appartenne alla provincia odio- cesi ecclesiastica o esarcato di Ponto, eret- ta in sede vescovile nel I V secolo, suffraga - nea di Nicoinedia, nell'XI divenne arci- vescovato onorario, ciò che Comraanvil- Je protrae al secolo XIII. Negli alti dei concilii sì chiama anche Therpoli. 11 i.° vescovo fu Alessandro chiamato col tito- lo di martire ne'Menei greci sotto li io giugno. Gli successe s./'a/r/c/of'^.^ mar- tire. La sede fu poscia occupata da Gior- gio, che fu al concilio di Nicea, ed a lui succedette s. Timoteo che ricevala co- rona del martirio sotto Giuliano 1 apo- stata, che i Menci greci nominano ai io giugno : era onorato a Costantinopoli in cui forse patì il martirio, venerandosi già le sue reliquie nella chiesa del suo nome. Eostazio è nominato fra'padii del con- cilio generale di Costantinopoli. Nel voi. XVIlI,p.i I 3 raccontai, che Maometto li dopo aver preso Costantinopoli neh 453 vi fece trasportar Gioacchino arcivesco- vo armeno di Prusa, con buon numero di famiglie di sua nazione. II p. LeQuien ut\V Oriens chr. t. i, p. 6i6, registra 22 tra vescovi e arcivescovi inclusive a Ci- rillo metropolita Prusae del 1721. Nel detto voi. p. 109 e 125 riportai alcune notizie sul pro-vicariato de' latini e sul vicariato degli armeni cattolici. Ne' voi. LI, p. 324, LUI, p. 225 dissi che il re- gnante Pio IX a'3o aprile i85o ripristi- nò o istituì la sede vescovile armena di Prusa o Bursa, suflfraganea del primate di Costantinopoli, nominandovi per ve- scovo mg."^ Gregorio Bahadur. L'attuale monarca ottomano con firmano del 19 a- goslo i85r,gli concesse pieno potere ci- vile sopra i diocesani armeni cattolici; al- trettantoaccordòai vescovi armeni d'An- cira, Eizerum e Trebisonda nel Ponto. Leggo nel n." 44 <^^^' Giornale di Roma i852, che nella tliocesi di Bursa o Prusa si è manifestato un movimento religioso in favore del cattolicismo: già nel villag- gio GolKazasy circa 200 tiftuiglie arme- ne scismatiche si dichiararono cattoliche;
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in quello di Murat già altri armeni sci- smatici aveano firmato un atto pel me- desimo scopo, e simili buone disposizio- ni aveano luogo in altri prossimi villag- gi. Mg.*" vescovo Bahadur si adopera a tal uopo con molto zelo e concertandosi pure con mg.^Hassun arcivescovo prima • te degli armeni di Costantinopoli, onde que'connazionali abbianoidonei sacerdo- ti per istruttori,esieno tutelati dalla per- secuzione del patriarca scismatico.
PRUSA o PRUSIA, Sec\e vescovile dell'Asia minore nell'interno della Bili- nia (oveeranvi 5 città omonime con que- sta, secondo Mazocchi, citalo dal Zacca- ria, Storia lelter. t. 3, p. 44^)» provin- cia d'Onoriade nell'esarcato di Ponto, presso il fiume Ippio, nel paese degli E- racleoti. Fu eretta nel IV secolo sotto la metropoli di Claudiopoli. Ne fui. "vesco- vo Esichio o Ischio che fu al concilio Ni- ceno I: quinto vescovo fu s. Paolo che i Menologi greci ricordano a'7 maggio. Leone fu il 7.° de' vescovi che registra l'O- riens chr. l. i, p. 58o. Prusa, Prnssen, è un titolo vescovile in partibus, suffraga- neo dell'arcivescovo pure mpa/V/Aus di Claudiopoli. Ne' voi. XXXI V, p. 237, XLVI,p. 1 4 riportai che lo fu Sierakow- ski, ora lo è mg.'' Marion.
PRUSSIA, Borussìa. Regno dell'Eu- ropa centrale tra 49° i o'e 55° 52' di latitu- dine nord e tra 3"^ 35' e 20° 3 \ di longi- tudine est. Questa monarchia si compo- ne degli stali prussiani che si dividono in due parti principali, una orientale, l'al- tra occidentale: la i."* è la più ragguar- devole e forma il nucleo del regno, ab- bracciando le Provincie della Prussia o- rientale, una volta Prussia Ducale, del- la Prussia occidentale, un tempo Prus- sia Reale o Polacca, di Posnania o Po- sen, di Biandeburgo, di Pomerania , di Slesia o Silesia, e di Sassonia, le 4 ulti- me delle quali sono in Germania; i suoi limiti sono al nord il granducato di Me- cklenburgo e il Baltico ; all'est Cracovia e l'impero russo, principalmenle la parte
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formante il regno di PoIonia,»erso il quale vieneil limite formatodalla Prosna, dalla Dre-wenz, dalla Soldau e dalla Szeszuppe; al sud il granducato di Sassonia Weimar, 1 ducali di SassoniaCoburgo-Gotha e di Sassonia Hidelburghausen , il regno di Sassonia e l'imperod'Austria; finalmente all'ovest l'Assia Elettorale, il regno di Au- nover e il ducatodi Biunswickjda questa parte deglislali prussiani dipendono i pae- si diZiegenriick e di Schleusingen, inca- strati ira'ducatidi Sassonia, ed i principali di Schwarzburg e di Reuss. La parte oc- cidentale che si ebbe il nome di grandu- cato del Basso-Reno, sta intieramente compresa nella Germania, ed abbraccia le Provincie di Westfalia, di Cleves-Berg e del Basso-Reno, viene limitala al nord dall' Annover, all'est dai principali di Lip- pa, dal ducato di Brunswick, dall' Assia Elettorale , dal principato di Waldeck, dall'Assia Darmstadt e dal ducatodi rs'as- sau;alsudestdai possedimenti del ducalo d'Oldenburgo, dal ducalo di Sassonia- Co- burgo-Golba, e dall'Assia-Homburgojal sud dalla Francia, ed all'ovest dai Pae- si Bassi ; a questa divisione attaccandosi il territorio di Welzlar , incastrato tra l'Assia-Darmstadt ed il ^Nassau, e quello di Liide, tra'principati di Waldeck e di Lippa. Oltre le provincie suindicate, il re di Prussia possiede il principato diNeuchà- tel, il quale però ultimamente si sottrasse dal suo dominio, e non avea per l'arami- nistrazionenessunarelazione col resto del- la monarchia, formando un cantone del- la confederazione svizzera. Questo prin- cipato dopo il 1707 riconobbe in re Fe- derico I il più prossimo erede degli estin- ti suoi signori, percui nella pace d Utrecht fu riconosciuto principe di Neuchàtel e di Valengin. La costituzione di Neuchà- tel fu dal re sanzionata , confermale le franchigie de'sudditi, e i diritti del prin- cipe vi furono esercitati da un governato- re reale e da un consiglio di stalo scelto tia'cittadini del paese. I diritti del redi Prussia furono sempre esercitati con mi-
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te e paterna autorità. Nel 181 5 ammesso
il principato nella confederazione sviz- zera in qualità di cantone, il re di Prus- sia ne' rapporti federali non si riservò alcuna ingerenza, lasciando al principa- to ne' suoi doveri federali piena libertà d' azione. Lontano dalla Prussia e con- giunto alla Svizzera, il vincolo del re col principato era di atfelto e di beneficen- za : nominava il governatore, non perce- piva tributi, soccorreva ne'bisogni il pic- colo stato e gli elargiva molti vantaggi, massime commerciali. La fazione radica- le sciolse e conculcò senza diritto i rap- porti di legittima dipendenza del canto- ne di Neuchàtel dal redi Prussia. L'en- tusiasmo prodotto negli animi dalla ri- voluzione di Parigi del 24 febbraio 1848, indussea'28 il comitato patriottico di La- Chauxde-Fondsa convocarepel i .° mar- zo tutti gli altri comitati del cantone; ma senza aspettare tal tempo innalzò la ban- diera federale e si dichiarò in rivolta con- tro il governo del cantone principato: al- trettanto si fece in Lode e altrove. I regi rappresenlaiili vedendo ripugnante la municipalità a contribuire alla difesa, tra- sportarono via dal castello quanto vi si trovava , indi partirono per Berlino, ed il consiglio di slato si sciolse. Però nel de- corso maggio i85a le 5 grandi potenze hanno in Londra firmato un protocollo, in cui riconoscendo il celebre trattato di Vienna del i 8 1 5 pegli affari di Svizzera, segnatamente si sono occupati di Neu- chàtel, dichiarando che la confederazio- ne Elvetica deve reintegrare la Prussia di quel cantone nella sua legittima au- torità sovrana. F. Svizzera. Nel passa- to anno la monarchia prussiana si è au- mentata coU'incorporazione de principa- ti d' Hohenzollern, cioè d* Hechingen e di Sigmariiigen, essendo i principi com- pensati con pensioni oltre i beni privati, che in caso di estinzione delle loro linee mascoline passano in proprietà del redi Prussia come capo di tutta l'illustre ean^ lichissirao stirpe degli Hoheuzollein. Il
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re alliiale Federico Guglielmo IV si re- eòa prentleie possesso de'principali, ed ai 23 agosto 1 85 1 ebbe luogo in Hechin- gen la fesla d' omaggio, ove il re asceso il Irono sotto la quercia ricevè l'omaggio de' deputali de' due paesi e pei primi Io piestarono i principi di Furstenberg , e di Tliurn e Taxis. Il re pronunziò un commovente discorso , per trovarsi nel luogo nativo di sua nobilissima prosapia quale sovrano, benché da 5 secoli il suo ramo era divenutostraniero al paese; in- di seguirono il giuramento di fedeltà e fragorosi applausi. Lo stato d'Hohenzol- leru si trova ne'limiti dell'antico circolo di Svevia, con territorio montuoso e fo- l'ondo, avente circa 67,000 abitanti, la maggior parte cattolici sotto la giurisdi- zione ecclesiastica del vescovo di Costan- za, con 5 città, 8 borgate e 92 villaggi. I due principali prendono nome dalle lo- ro capitali, Hechingen e Sigmaringen.
L'estensione della monarchia prussia- na è bizzarramente frastagliata ; la sola «livisioneorientale viene bagnala dal ma- re, e possiede sul Baltico un* estensione di circa 180 leghe, colle isole Wolin, U- .sedom, e Riigen che lo stretto di Stral- .suiida separa dal continente. In dette co- ste sono frequenti e comode baie. Il Re- no, il Weser, roder, il Vistola, il Pregel, ed il Meinel o Niemen, arricchiti per via da copiosi affluenti , recano all' Oceano abbondante tributo, ed i 4 ultimi forma- no colle loro foci i tre considerabili am- massi d'acqua dolce, che laghi si polreb- bono chiamare e si denominano Stetti- ner-Haff, FrichHaff, CurischeHaff, i quali per la loro comunicazione col ma- re possono considerarsi per golfi. Nota- bile è anche il fiume Roer , che appar- tiene al bacino della Mosa. Si numerano a centinaia i laghi , specialmente nella Prussia propria o orientale, e nella Po- merania, essendo i pih ragguardevoli lo Spirding, il Drausen, il Ruppin, l'Uker, il Madue, due di Mansfeld. La naviga- zione interna da Thornfìnoad Àmbur-
PRU go viene agevolala per vari canali co- struiti alla comunicazione del Pregel col Memel, del Vistola col Nelze e coU'Oder, deirOder collo Spree, e dello Spree col- l'Elba. L'Oder è quello che ha il più lun- go corso negli stati prussiani, e che può es- sere considerato come il corso d'acqua più importante della monarchia. Le coste del- la parie orientale sono passabilmente fredde; la stagione vi è navigabile, spesso rigida e umida, chei venti freddi del nord spogliano delle sue qualità nocive. Sic- come l'estate vi è caldissimo, gli anni u- midi sono più produttivi degli asciutti. Le Provincie non marittime, Posnania, Brandeburgo, Slesia, Sassonia e tutta la parte occidentale degli stati prussiani , posseggono in generale un clima più mite e meglio eguale; ciò nondimeno la lem- peratura varia colle diverse posizioni del paese. Tuttavolta non è in parte alcuna nocevole alla salute o alla vegetazione, e pochi slati europei vi sono dove la po- polazione sia più favorita : rare sono le malattie epidemiche. In generale il suo- lo non è per tutto produttivo , fertile e fecondo; alcune parti sono paludose, al- tre sabbionive. Molte selve sono in Prus- sia; proprietà private o nazionali, sono tutte soggelteall'amministrazione de'bo- schi, essendo più boschive le provincie del- le due Prussie, la Pomerania e il Bran- deburgo. Leproduzioni agricole sono ab- bondanti, ma la vile è più ben coltivata sulle sponde del Renoedella Mosella. Vi sono molte piante che rendono utile al- l'industria e al commercio. La Prussia si può dire paese agricola , sebbene i pro- dotti del suolo non sieuo svariatissimi , i più essenziali tra essi sono assai abbon- danti per bastare ai bisogni delle popo- lazioni.;!! secondo ramo dell'industria ru- rale, il mantenimento de'besliami, viene curato in Prussia, f.ivorila in più provin- cie di belle praterie, ed avendosi in altre ricorso a prati arlifiziali. Traglianima- li domestici, si notano icavalli: quellidel- la Prussia orientale -iescouo vigorosi e
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pieni d'ardore, ottimi per la cavalleria ; quelli della Prussia occidentale soppor- tano meno la fatica. In poco numero si trovano i buoi, ne servono in generale che all'agricoltura per arare. Yi sono in ab- bondanza le pecore, le capre , i porci di cui si fa molto uso, essendo rinomati i pro- sciutti di Weslfalia edi Pomerania. Co- piosi sono gli animali selvatici , come la selvaggina, sulle coste e ne'fiumi i pesci, essendo importanti i prodotti delle api, della cocciniglia polacca ede'bachida se- f T. Non manca di ricchezze minerali. Nel- le Provincie sassoni trovasi molto sale, e carbone fossile; rare e non ricche sono le miniere di ferro, rame, piombo, vitriolo, allume e nitro. Taluna offre poco argen- to. Verso la Slesia incontrasi agate, dia- spri e cristalli di quarzo che diconsi din- l'.innli.La produzione specialedella Prus- sia però consiste nell'ambra gialla, di cui è ampia sorgente nello Smaland,esi pe- sca alla profondità di circa loo piedi in un banco di terra formalo dal Frich-Haft'. La Slesia ha pureil benefìciodelle acque minerali, ed un bagno caldo gode rino- manza presso Francfort sull'Oder. Si tro- vano ancora diaspri, onici , serpentino , marmo, ocria, creta rossa, tripoli, mar- na, terra da porcellane, terra da follone, pietre da macina. Le raanifalture prus- siane sino agli ultimi tempi non hanno occupato in Europa considerevole ra ngo, ma successivamente si sviluppò grande attività industriale in molti distretti, on- de riesce importantissima l'industria. Si distinguono le tele di Weslfalia e di Sle- s a, ed i tessuti di lana de' paesi renani. \ i sono filature di cotone, fabbriche no- tabili di cuoi, stoviglie, vetro, carta, ta- bacco, amido, potassa, birra; bellissimi la- vori di ferro, pregiati panni fini e di al- tra specie; lavori di rame, di ottone, di oro e d'argento ; rafllnerie di zucclieru; grande estensione iia preso da molli anni la fabbricazione della seta ; Berlino pos- siede una superba manifattura di porcel- lana ; sono segnalate le oriuolerie di tal
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città e di Friedriechstal. Vanno pur nomi- nale le manifatture i\e\\' azzurro o hlenii di Prussia di Querbncli, Hasserod e Al- lent>crg; il hleau di Prussia fu scoperto a Berlino neh 7 io daDippel celebre chimi- co, ovvero secondo altri da Diesbach fab- bricatore di colmi: il processo di questa fabbricazione nel 1724 fu pubblicato in Francia da Woodward. Vi sono ancora ii\hh\\c\^eAe\pnissiato di ferro per tinge- re la seta col bleau di Prussia j e i\tWÌ acido prussico scoperto nel i 780 da Sheele, che gli die questo nome per averlo ottenuto i\aì bleau di Prussia. Altre principali ma- nifatture sono quelle della cerusa di Ber- lino e altri luoghi, e quelle della robbia dì Slesia. E' ragguardevole il commercio di spedizione, di transito e di commissione. Favorisce il commercio interno ima bella navigazione di corsi d'acqua e di canali, come le strade ferrate e le linee telegrafi- che, che per la loro unione colie austria- che, mediante l'estrema stazione telegra- fica di Colonia sul Reno, si comunica da Berlino con Parigi circa in 2^ ove. Berli- no è il centro comune e il punto di par- tenza della gran rete delle ferrovie del Nord. Delle 7 grandi linee che si dirigo- no da quella capitale, 6 sono ora in eser- cizio e compiutamente terminate. Lai. lega Berlino con Amburgo; la 2.' col- l'Annover e Dusseldorf; la 3.^ con Halle e Cassel, e per un tronco con Lipsia; la 4.' si du'ige nell'Alta-Slesia, con un tron- co sopra Cracovia; la 5.^ segue a setten- trione il corso deU'OJer sino a Stellino : le altre due linee vanno, una a Strelilz, e l'altra a Broncherg nel ducato di Po- sen. In Prussia lo stalo evitò sempre di prendere parte diretta s\ alla costruzio- ne, che air esercizio delle ferrovie ; ma incoraggiò le compagnie, e aiutò i priva- ti con sovvenzioni, riservandosi il diritto di riprenderle dopo 3o anni. La costru- zione delle strade ferrale in Germania , per le sue condizioni economiche, nel costo è comparativamente meno eleva- lo che nelle altre parti d'Europa. Le
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principali piazze coinmercianli sono Ber- lino, Breslavia , Magdebuigo, Colonia, NaiiQjburgo, Franclòrl suirOder, Thoin, PosnaniajEifuit, Norclhaosen, MiilUau- scn, Minden, Muiislei', Aqiiisgiana, Co- bU;n7,a, Elberfeld, ee. 11 commercio ester- no liakiogoprincipalmenle, per terra col- la Russia, Austria, regno di Polonia, sta- li di Germania centrale, Francia e Pae- si Bassi; per mare colla Russia, Svezia, Danimarca, Ingbilterra, Paesi Bassi, Spa- gna, Stali Uniti. Le piazze e porli raa- rillìmi più importanti sonoDanzica, Rò- nigsberga , Elbinga, Meme!, Stellino, Slralsunda e Colberga e la monarchia ha una suflìcienle marineria mercantile e di- versi legni da guerra, dappoiché il nasci- mento della tnarina da guerra devesi al- la risoluzione presa dal governo nel 1 84B, di non più pagai e alla confederazione ger- manica la sua tangente per la marina te- desca, ma d'impiegare direttamente tali somme alle costruzioni di navi per la di- Tesa delle coste e deporti del mare Balti- lico, come pei bisogni del commercio ma- rittimo e della emigrazione in America. Laonde si convertirono alcune navi mer- cantili in navi da guerra, altre se ne co- struirono di nuovo anche a vapore.
distati prussiani sono divisi in lopro- vincie, non compreso il principato di Neu- chàlel, né i recenti d' Hohenzollern. Le Provincie sono divise in 27 reggenze, le quali abbracciano 337 circoli: ecco il pro- spetto delle Provincie, reggenze e capo- luoghi, avendo articoli in questo mio Di- vonario que' luoghi ove fu o esiste sede vescovile o se vi fu tenuto qualche conci- lio; di altri ne parlo in quelli che vi han- no relazione, oltre Germania (^■). Pro- vincia di Prussia occidentale o reale , o già Prussia degli antichi re di Po/o'uVz (/^.), capoluogo Rònigsberga, reggenze Rònig- bberga e Gumbinnen. Provincia di Prus- sia orientale già de'ca valieriTeutonici vas- salli degli antichi re di Polonia, capoluo- go Danzica, reggenze Danzica eMarien- ^«erdei. Provincia di Posuania o Pose»,
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capoluogo Posnania, reggenze Posnania e Bromberga. Provincia di Brandebui-go, capoluogo Berlino e capitale della mo- narchia, una delle più belle città d' Eu- ropa, residenza ordinaria del re, sede dei ministri e delle amministrazioni e tribu- nali superiori; reggenze Berlino, Potsdam e Francfort suH' Oder. Provincia di Po* merania , capoluogo Stellino , reggenze Stellino, Còsiin, Slralsunda. Provincia di Slesia o Silesia, capoluogo Breslavia, reg- genze Breslavia, Oppeln, Liegnitz. Pro- vincia di Sassonia, capoluogo Magdebur- go, reggenze Magdeburgo, Merseburgo, Erftu't. Provincia di Weslfalia, capoluogo IMiiiister, reggenze Miinster, Minden, A» iensberga.ProvinciadiCleves-Berg,capo- luogo Colonia, reggenze Colonia, Dussel- ford. Provincia del Basso- Reno, capoluo- go Aquisgrana, reggenze Coblenza, Tre- veri, Aquisgrana. Talune di queste città come Colonia, Aquisgrana, Treveri, si fanno distinguere per alta antichità e il- lustri memorie storiche : parecchie sono delle più belle d'Europa, come Berlino, Potsdam , Dusseldorf Secondo il docu- mento autentico pubblicato nel i85i sul censimento della monarchia prussiana , per la statistica incominciala nel 1849, non compresi i principali d' Hohenzol- lern,quasi un 3.°della popolazione abita i borghi che sono 347 > ' ^'"^SS'j ' casali, le colonie, il resto dimora nelle 980 cit- tà, gli altri accennati luoghi abitati som- mando a 79,942. In tutto gli abitanti e- rano i6 milioni e più di 3ii mila, dei quali IO milioni professano la religione protestante evangelica , 6 milioni la cat- tolica, 2 r 9,000 la mosaica, i4,odo la me- nonnita, laoo la sisteiiialica. Si osservò, che dal 1846 il totale della popolazione erasi aumentata di circa 220,000 anime, ad onta dell'emigrazione e de'clamorosi avvenimenti politici che rapidamente si succedettero. Nel 1837, secondo il rappor- to ofììciale di Von HofFmann direttore della statistica del regno , la popolazione prussiana si componeva di 14,098,125
anime: delle quali 8,6o4,748 apparte- nevauoalla chiesa unita evangelica opius- i^iaiia, per la maggior parte abitanti lun- go il Basso Reno, in Lituania, in West- lalia e in gran parte di Slesia; 5,294,008 appartenevano alla chiesa cattolica roma- na; i,3oo alia chiesa greca; 1 4,49^ ^^'^' no mennonitì o fratelli moravi;) 88,579 erano giudei, nella priucipal parte dimo- lanti nell'antico suolo polacco, de' quali I 02,917 godevano de' diritti civili, come sudditi prussiani. La nazione che abita gli stati prussiani, si compone di due razze primarie : la razza tedesca, che v' entra per quasi 6 settimi e la razza slava di- visa in più rami, come i polacchi, i wen- dij i lituani, i lettoni, i curi e gli hallo- ni : vi hanno pure de'francesi che vi ri- pararono in conseguenza della ri vocazio- ne dell' editto di JNantes già emanato in favore de'proteslanli, massime calvinisti e ugonotti, e da ultimo se ne calcolava- no più di 10,000. La lingua tedesca, di cui pallai a Germania e a Lingua, gene- ralmente usata in Prussia, ha due dialetti, l'alto e il basso tedesco; questo ultimo si parla tra il Reno e l'Elba, e in una par- te del Brandeburgo; l'alto tedesco che vie- ne parlato a Berlino è l'idioma più dif- fuso : è quello delie alte classi della so- cietà, delle scienze e del foro, tra le qua- li è pur famigliare la favella francese. I lituani e slesiani si valgono del loro idio- ma polacco; nella Lusazia e Misnia il ser- bo o wendo prevale, derivando dal ramo slavo occidentale. INe'contorni delle Ar- denne si parla un dialetto misto di fran- cese e tedesco. Diversi dialetti slavi, co- me il polacco e il lettone, Irovansi in uso nella parte orientale. 1 prussiani sono di- visi in 5 classi : nobili, cittadini, conladi- ni, militari ed ecclesiastici,! quali ultimi sono più di 5o,ooo. I nobili iPormano in- torno a 20,000 famiglie; quelli che sono proprietari di beni signoriligià immedia- ti, godono di vari privilegi , i principali tra'quali sono: l'eguaglianza di nascita coi principi sovrani, il titolo d' altezza negli
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atti pubblici , r esenzione dal servizio e dagli alloggi militari , dalle tasse perso- nali, dal diritto di bollo e dall' imposta prediale; l'esercizio della giurisdizione ci- vile, criminale, fondiaria e di polizia, se- condo le leggi vigenti; l'esenzione per es- si dalla giurisdizione de'tribunali ordina- ri negli affari civili, ed il diritto di essere giudicati dai loro pari in materia crimi- nale; il diritto di riscuotere imposte di- rette : ma il contadino può liberarsi da questi oneri annui e diventare proprie- tario assoluto del terreno che possiede, pagando un capitale equivalente ai ca- richi dé'quali si trovano aggravati i suoi beni. Inoltre! nobili non possono aliena- re le loro signorie se non ad individui di nascita eguale e col consenso dei re , al quale il nuovo proprietario prestar de- ve il giuramento.
Si professano dai prussiani quattro re- ligioni : il PioleslantisTìio {V.) o la reli- gione Ei'angelica (/^.) , che annovera il massimo numero di settatori e compren- de i Luterani e i Calvinisti[P'.), cui so- no uniti e quasi confusi gli hermiUi^ gli ussiti) i gichteliani, ec; il Caltolicisnio, professato da ben più d' un terzo degli abitanti; la religione Mennonita (A^.), ol- tre i sociniani; e finalmente la religione degli Ebrei [F.). Prima della costituzio- ne del 1848 il protestantismo era la re- ligione dello stato ; però i settatori delle altre religioni erano egualmente aniniis- sibili agl'impieghi, poiché libero era ed è l'esercizio del cullo per tutte le profes- sioni religiose. Vi sono due vescovi evan- gelici, r uno a Berlino, l'altro a Rònig- sberga : la gerarchia ecclesiastica evan- gelica offre quindi de'soprintendenti ge- nerali, de'soprintendenti arcipreti, ispet- tori, decani, pi epostì, ministri di parroc- chie. Ogni provincia ha un sinodo, ed ha pure il suo ciascun circolo. Tiensi a Ber- lino ogni 5 anniunsinodogenerale, e un concistoro in ogni provincia. Layng cal- vinista scozzese, nelle Osservazioni d'un viaggiatore j riprodotte nel 1. 1 5, p. 1 6 de-
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gli Annali (Ielle scienze reHgioseji]€Scr\- vendo l'amalgama delle chiese luterana e calvinista, per compone l'evangelica, riferisce. •> Il dì 3o giugno 1817 un or- dine del ministro degli alFari interni a- boli i nomi delle chiese luterana e rifor» mata (o calvinista), ed eziandio Io stesso distintivo nome ò\ eh io, a pio ( està n te, che aveva un significato storico, ed ingiunse e comandò che tulli facessero uso del so- lo nome dì chiesa evangelica. Avendo già una chiesa, e anche denominata con un proprio nome, i pochi che si prendevano pensiero di (juesle cose cominciarono a ri- flettere in che cosa stesse la dilFerenza tra <]uesta nuova chiesa prussiana, e tra le chiese di Lutero e di Calvino. Queste due chiese sono separate non solamente, come diceva il regio editto, acagionediesteriore diversità, ma per di.screpanze dottrinali ed esienziali. 11 calvinismo, tal quale e- sisle nella Svizzera e nella Scozia, diver- sifica e nelle dottrine e ne' riti ecclesia- stici dal luteranismo, tal quale esiste nel- la Danimarca e in altre contrade pura- mente luterane della Germania, assai più di quello che diversifica il luteranismo stesso dalla chiesa caltolica romana. Ma in quali cose concorda o discorda la nuo- va chiesa prussiana, da questi due princi- pali ran)i della religione protestante? Ben presto si scoprì che il sinodo di Berlino, il quale abolendo il luteranismo e il cal- \inisn)o, ed il protestantismo fin anche del medesimo nome, aveva raflàzzonato questa terza cosa solo per condiscendere al volere del re j non considerò adatto i principii di dottrina, ma solo la dill'eren- za de'riti esteriori; e rendendosi colpevo- le di un equivoco indegno di ministri cri- stiani e di nomini chesiedono a consiglio per deliberare di cose ecclesiastiche , com- pilarono un codice di questi riti esterio- ri in guisa, cheogni uomo luterano ocal- vinisla potesse con coscienza tranquilla ( per quanto vi possa esseie tranquillità di coscienza do\e non havvi libertà elet- ti va) partecipare ul sagramculo della Ce-
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7ia del Signore in questa nuova chiesa e- vangelica prussiana, senza lasciar di es- sere per questo né luterano né calvinista com'era per lo innanzi. Questa maniera di racconciar le cose di religione forse sa- 1 rà frullo di abile destrezza, ma non sarà* mai onesta ". Altri brani daW Osserva- zioni d'ìhayn^ li riportai nel voi. XXXV, p. 1 5o. 1 n conseguenza del concordato del i8ai I tra Papa Pio VII e re Federico Gu- glielmo III, di cui parlerò verso il fine, la chiesa caltolica tiene negli stali prussiani due arcivescovati, Colonia e Posnania o Posen, e sei vescovati; cioè Mnnslcr, Pa- (lerhona e Z'/ew/7 su draga nei di Colonia; Cnlrna sudi-aganeo di Posnania; Bresla- via e IVarniia o Ermolund immediata- mente soggetti alla s. Sede, alla quale è pure soggetto il vescovato di Supraslia di ritom/e«oo greco-unito. Le già mis- sioni settentrionali di Germania e dipen- tlenli dalla Congregazione de propagan- da fide, coinpvendevauo nella monarchia prussiana il governo spirituale de'catlo- lici delle vaste provincie di Brandcbitr' go, di Ponierania, della Lusazia nel cir- colo di Sassonia. In forza di detta con- venzione e delia pontifìcia bolla De sa- lute aninianini , quelle di Brandeburgo e di Pomerania furono riunite alla dio- cesi di Bresla via della anche PVratisla- via, lullavolta ancora conservano qual- che rapporto e relazioni dirette con pro- paganda fide. Oltre quanto dissi nel voi. XXIX, p. 102, parlando delle missioni di Germania, su quelle sottoposte al ve- scovo di Breslavia di Brandeburgo e Po- merania, aggiungerò che ne parlai anco- ra quanto alla prima anche a Brande- burgo, ed a Berlino che n è la capitale, a Francfort sul Meno dicendo di quello suir Oder, i\ Magdeburgo e ad Hal o Halla , in Berlino essendovi un preposto delegato del vescovo di Breslavia. Quan- to alla Pomerania, la Svezia aveva una 7.'' parte di questa provincia, e l'isola di Bugcn nel Baltico, ma la cedette alla Da- ìùniarca in compenso della Norvegia. 11
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re dì DaniiDorca le lasciò intieramente alla Prussia , prendendosi il ducalo di Lauemburgo. In Slralsunda , in cui nel I i4<' si trovava un vescovo cattolico, la casa parrocchiale con orto nel 1780 la propaganda l'acquistò per 6000 talleri, e pel vescovo di Breslavia vi esercitò la f^iurisdizione il detto preposto di Derli- 110. Si venera apostolo della Pomerania s. Ottone vescovo di Bamberga , poiché (juando Boleslao I Vduca di Polonia con- (juistò parte della regione, pregò il santo (li recarsi ad ammaestrare nelle verità del cristianesimo gì' idolatri pomerani. Portatosi nella Pomerania orientale vi battezzò Uratislao II duca dell'alta Po- merania nel I 1 24 colla maggior parte dei suoi sudditi. Ma essendo poi ricaduti Stet- tino e Giuliers nell'idolatria, ad onta dei preti che ovunque area lasciati pei biso- gni de'converfiti, traversata di nuovo la Polonia e la Prussia, vi tornò nel i 128, e non solo richiamòla professione del cri- stianesimo nelle due città , ma portò la luce del vangelo ad altri popoli barbari. j Quanto poi alla Lusazia, cìvco\o d\ Sas- I Sonia, oltre quanto dissi nel voi. citato, p,io3, meglio ne parlai a Meissen oMi- sNUj perchè un tempo fece parte di que- sto vescovato, ed ora vi è il vicario apo- stolico dei vicariato di Misuia e Lusazia. Dal I .° fascicolo degli Annali di Berli- no per la educazione e l' insegnamento , si apprende che nel declinar del «847 r odierno re avea intenzione di fondare una università puramente cattolica. Allo- ra esistevano per gli studi d^l cleio catto- lico i seminari di Miinsfer, Paderbona, Treviri, Posnania, Pelplin, e Braunsberg oBrunsberga collegio pontificio islituilo da Gregorio XIII, e mantenutodalla da- teria apostolica, come dissi altrove, nella diocesi di Warmia. Altri sludi cattolici sono le cattedre di teologia cattolica al- le università di Breslavia e di Bona o Ben- iia {V.). Si diceva che Miinster proba- bilmente diventerebbe la sede delia nuo- va università cattolica. Quando la Prus-
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sìa s'impossesso di quella parte di Polo- nia che tuttora domina, tolse ai cattolici I 3o chiese e le diede ai protestanti , fra le quali quella bellissima di s. Croce fon- dala in Breslavia da s. Edwige duchessa di Slesia e legina di Polonia. In Roma l'ordine Teutonic8 vi teneva un oratore o rappresentante , come quello che era sottopostoall'immediata dipendenza del- la s. Sede, per cui ne' Possessi de' Papi tali procuratori intervenivano alla solen- ne cavalcata: per quello d'Innocenzo Vili neh 484) e pei' quel Io di LeoneXneliSi 3 cavalcarono col vessillo dell'ordine, in- sieme col Gerosolimitano. Gli elettori di Colonia e gli altri principi ecclesiastici de'dominii formanti parte della monar- chia egualmente tenevano in Roma pres- so la s. Sede un agente d'affari. Nel pon- tificalo di Pio VI il re di Prussia inco- minciò a tenervi un residente regio, in- caricato di trattare gli affari ecclesiasii- ci; ed in quello di Pio VII un invinio straordinario e ministro plenipotenziario con legazione, che prima tenne residen- za nel Palazzo Savelli o Orsini, poi nel Palazzo Caffarelli ove tuttora dimora. Nel voi. XXIX, p. io5 ei I I parlai de- gli ospedali nazionali esistenti in Roma pei teutonici e per le teutoniche. Inoltre la Prussia tiene consoli residenti nello sla- to pontificio, cioè in Roma, in Civitavec- chia, in Ancona.
La Prussia è uno di que' paesi d'Eu- ropa dove meglio sono coltivate le lette- re e le scienze, e più dal governo favo- rite : il sovrano suole incoraggire e ono- rare anche i letterati egli artisti esteri. L'accademia reale delle scienze di Berli- no la fondò nel 1744 ^'^^^'"^0 '' ilg/r/zi- de, che da prima la compose in gran par- te di forastieri e con biblioteca. Trova'^i nella slessa città l'accademia regia delle belle arti, quella delle scienze, una so- cietà di geografia, il ginnasio Joachiin- sthal, così chiamato dalla città omonima, ove fu fondato dall'elettore Gioacchino e inaugurato nel 1607, ed in Berlino tra-
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sferilo nel 1 685. Il ginnasio lulerano fon- dato in un antico convento di francesca- ni, cui fu riunito nel 1767 quellodi Coln. La biblioteca reale ricca di più di 1 80,000 volumi, e dove si depongono due esem- plari di tutte le opere che si pubblicano negli slati prussiani. L università istituita nel paliizzo Enrico nel 18 io, con 4 fa- coltà. L'osservatorio, un teatro e musei d'anatomia e zoologia, un gabinetto di medaglie, altro di mineralogia, il collegio di medicina, seminari di teologia e filo- sofìa, accademie e scuole militari, scuole di disegno e architettura, istituto de'sor- do-muli e pei ciechi. Per la più parte le grandi città della monarchia hanno anch'esse molti de' nominati stabilimen- ti e dotte società. Le università sono 7, compresa la memorata di Berlino, per le quali il governo impiega annualmente circa franchi 1 ,800,000 ; le altre sono Kònigsberga,IBreslavia, Bona, Mùuster, Halla , Greiswald; Halla ha inoltre di rendita 112,000 franchi, e Greiswald 225,000. Nelle Provincie vi sono pure un certo numero di ginnasi, più o meno ce- lebri; società nelle diverse reggenze fa- cilitano l'istruzione ai giovani senza for- tuna, dappoiché un'ordinanza obbliga i parenti a far fiequentare le scuole ai fan- ciulli sino dall'età di 5 o 6 anni. In Bre- slavia ed a Kònigsberga vi sono istituti pei sordo-muti : due case di educazione pegli orfani militari a Potsdam e ad A nna- burgo; una scuola di navigazione a Dan- zica, con scuole d'industria, di veterina- ria , di militari, e medico-chirurgica. Il carattere e il costume della nazione o mo- narchia varia a norma de'popoli che la compongono. Vivaci ed ingegnosi i sas- soni, robusti eattivi islesiani, che coi boe- mi fraternizzano, alquanto gravi e taci- turni gli abitanti della vera Prussia, più colti que'che dimorano sul Reno. Poco familiarmente usano gli alemanni co'sle- siani, è meno ancora co'polacchi.LaPrus- sia essendo essenzialmente militare,eseb- bene questo spirito abbia considerabil-
PRU mente nociuto a'progressi della scientifica educazione, pure le classi colte hanno in pochi anni percorso rapidissima carriera, e l'istruzione è ormai operosa da per tut- to. Nelle astronomiche e geografiche co- gnizioni si distinsero i prussiani, ed il so- lo Copernico valse per renderli a niun al- tro popolo secondi. Dai diversi paesi cui si forma la possente monarchia prussia- na, fiorirono un gran numero d'illustri e celebri personaggi, per santità di vita, dignità ecclesiastiche, nelle scienze, nelle lettere, nelle arti e nelle armi, de'prin- cipali avendone parlato a'Iuoghi loro, ed a Germania con l'elenco de'Papi e cardi* nali tedeschi, de'quali tutti scrissi la bio- grafia, comede'santi e beati riportati da Butler, mentrea Promozione registrai gli ultimi elevati alla sagra porpora. I più distinti prussiani, oltre quelli già nomi- nati e che nominerò, nelle scienze, arti, politica e nella guerra, sono i seguenti. Adelung, Aldegrever, Ancillon, Archen- holtz, Arndt, Beethoven, Boehm.Bulow^, Burger, Buch-Hufeland, Chladni, Clo- vtz, Cornelius, Diebitsch-Zaballzunski , Diesbach, Fahrenheit, Fichte, Forster, Garve, Gleim, Goerres, Goltsched, Ha- chert, Hamatm, Hardenberg, Haugwitz, Herder, Hertzberg, Hippel, Hoffmann Federico, HofFmann Enrico Teodoro, Humboldt Cristiano Guglielmo, Hum- boldt Alessandro, Jacobi, Jahn , Kant, Kleist de Nollendorf, Lutzow, Mechel, Meyerbeer, Mùller, Nicolai, Niemeyer, Potter, Ramler, ReinhardtjScharnhorst, Schill, Schlejrmacher , Schvrerin , Sey- dlilz, Spurzheim, Stein, Trench, Wer- ner, Winckel ma nn,Wolf Cristiano, Zie- then, ec. ec. I principali storici degli stati prussiani sono: il nominato Archenholtz, Pòlitz, IManso, Rancke, e Voigt storico eziandio di s. Gregorio VII.
Il governo era una monarchia assolu- ta, poiché non era il potere sovrano limi- tato dagli stati provinciali. Dell'atto costi- tuzionale concesso dal monarca regnan- te parlerò in fine. La corona è ereditaria
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pei due sessi; l'erede presuntivo porta il lifolo di principe di Prussia, o più di so- vente di principe reale, o luogotenente di Prussia , ed all'età di i8 anni diviene maggiore. Fino al 1848 appartenendo il governo al re esclusivamente, lo eserci- tava col concorso del consiglio di stato, delministerodislatoedel nainislero par- ticolare. Il consiglio di stato era compo- sto del presidente e del 2.° presidente, de'principi della casa reale dell'età di 18 anni, de'ministri privati di stato, de'co- mandanti generali e de'presidenli supre- mi delle Provincie, di 60 uffiziali di sta- to, a'quali la confidenza del governo ac- cordava volo e seduta nel consiglio. Il mi- nistero di stato si componeva del princi- pe reale di Prussia, e di tutti i ministri di slato privati in attività di servigio. I ministeri particolari erano nove, cioè: 1 ." il ministerodella casa del re,divisoin due dipartimenti; 2. "della guerra, in due di- partimenti; 3.° deicidio, istruzione pub- blica e allari di medicina, in Irediparli- inenti; 4-° l'amministrazioue del tesoro e delle zecche; 5.° della revisione delle leggi; 6.° degli affari esteri ; 7.° degli af- fari interni; 8.° della giustizia; 9.° delle finanze, diviso in 4 direzioni. La corte ha le sue grandi cariche, comedi granciam- berlano, di gran maresciallo, ec. Vi sono inoltre delie autorità centrali o superio- ri, subordinate o coordinate ai vari di- partimenti del ministero, secondo le loro rispettive attribuzioni. Ogni provincia viene amministrata da un presidente su- periore; alla testa di ciascun circolo tro- vasi un collegio di reggenza, diviso in due parti, una delle quali intende ai parti- colari dipendenti dalle attribuzioni dei ministeri dell'interno, della polizia, della guerra e degli affari esteri, l'altra a quan- to concerne le finanze, il commercio e gli edifizi; ciascuna ha il suo direttore, as- sistito da numeroso consiglio. Anche i cir- coli hanno de'consigli, formati dagl'im- piegati superiori. Il codice generale che segue la giustizia degli stati prussìani,è il voi. LVI.
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landrecht pubblicato nel 1 794» P^''^ al'a sinistra del Reno si servono, con alcune modificazioni, del codice francese. Il i.° grado dell'amministrazione giudiziaria consiste in giurisdizioni patrimoniali pei conladmi, giustizie urbane e territoriali pei cittadini, ed alcune corti di baliaggi ereditari pei nobili. La giurisdizione di 1.' istanza componesi di corti superiori ; ve ne ha generalmente una per reggen- za. Siede a Berlino un tribunale supre- mo di appello. Imponente potenza mili- tare ha la Prussia: sul piede di pace com- ponesi di 122,000 uomini, sul piede di guerra può facilmente mettere sotto le armi 5oo,ooo uomini. Alia morte del gran Federico li l'esercito prussiano contava 200,000 uomini, la piti parte disertori di tutte le nazioni o arruolati volontari, radunati in lutti i circoli dell'impero: al- la guerra del 1806 annoverava 25o,ooo uomini. La landwehr di i .' e 2.^ cateso-
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ria è composta di cavalleria , fanteria e artiglieria, e forma 36 reggimenti: questa landwehr è. una specie di guardia na- zionale. Dicesi landslurm la leva in mas- sa degli uomini dall'età di i 7 anni, sino a quella di 5o, capaci di portar le armi; viene richiesta in caso di pericolo immi- nente, mediante ordinanza regia. Tutti i prussiani sono tenuti al servigio mili- tare dai 20 ai 5o anni, ma non fanno servigio regolare che ne'primi 5 anni, an- zi non passano se non i primi 3 sotto le bandiere, venendo in seguito in tempo di pace rimandati alle case loro, donde non escono che per un servigio tempo- raneo sino al termine del 5.° anno, ed allora sono isprilji sulla landwehr. 11 re è il capo supremo di tutto l'esercito. La monarchia prussiana è spartita in 8 cir- coscrizioni-territoriali, ciascuna addetta al reclutamento d'un corpo di esercito. Le rimonte della cavalleria nulla costa- no allo stato, ad eccezione de'reggimenli de'corazzieri; chi possiede 3 cavalli è ob- bligato a somministrarne uno allo squa- drone del suo circolo; se il numero dei
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cavalli nccessfiri nonècompilo, leaulori- tà legali obbligano i proprietari di teiie a fornirli, oppure fanno pagare ai con- tribuenti la corrispondente quota. La Prussia è dopo la Francia lo stato d'Eu- ropa die possiede maggior numero di for- tezze. Oltre Berlino, residenza regia, an- che Rònigsberga e Breslavia godono tal- volta di simile vantaggio. I principali ca- stelli del re sono San Souci presso Pots- dam, e Charlotlemburgo nella slessa reg- genza, ambedue nella provincia di Bian- deburgo.ll castello reale di San Souci so- pra un'amena altura, presenta un bell'a- spetto, non ha che un piano, ed a ciascu- na estremità un padiglione rotondo, in uno de'quali si trova la biblioteca di Fe- derico II e contiene una galleria di qua- dri: un bel parco ne dipende, dove si os- serva il palazzo di marmo. Ivi mori detto principe che l'avea fatto edificare e'fut- tone il suo ritiro favorito. Charlottem- burgo sulla riva sinistra della Sprée, de- ve la sua origine a Sofia Carlotta 2.' con- sorte di re Federico F, che \i fece erigere un superbo castello, che in progresso ri- cevè sempre accrescimenti e abbellimen- ti, massime sotto Federico li, che lo for- ni di stupende collezioni in ogni genere di antichità, di giardini, di parchi: nei giardini si alzò un bel monumento alla regina Luigia sposa di Federico Gugliel- mo III.
A Elettori del s. romano impero, e ad Imperatore, parlai dell'originedi quel supremo collegio di principi sovrani, del- l'elezione che facevano dell'imperatore, come dell'estinzione dell'impero e del col- legio avvenuta nel 1 80.6. 1)issi ancora che l'elettore di Brandeburgo,che avea il i ° marchesato della cristianità per dominio, era arcicameriere dell'imperatore, e per- ciò appena eletto gli poneva in dito l'a- nello ov'era l'imperiale sigillo; che por- lava lo scettro imperiale innanzi l'impe- ratore , alla destra del duca ed elettore di Baviera, il quale avea a sinistra l'elet- tor« PalalÌD0}che ne'solenni con vili por-
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geva l'acqua alle mani dell'imperatore: in detta elezione avea il 6.° voto, ed i suoi sudditi non potevano appellare all'im- pero. A Branpeburgo e altrove narrai, che l'eccelsa dinastia degli Hohenzollerii a'24 ottobre 1273 ebbe la dignità di Z»k/'- gravio (di cui nel voi. XLII, p, 3oi)di Norimbeiga, celebre città ora della Ba- viera, che nel medio evo fu residenza im- periale e perciò vi si custodiva il manto dell'imperatore; quella di principe del- l'impero a' 16 marzo 1872; ([uella di margravio (di cui nel voi. XLII, p. 3oo) o marchese di Brandeburgo nel i4i5; quella di e/eWore dell'impero a' 18 aprile 14 1 7; quella dirediPrussiaa'i8gennaio 1701. Triplice titolo ha il monarca di Prussia , quello di re di Prussia, ch'è il maggiore, di margravio di Brandeburgo, sovrano e signore di Slesia e della contea di Glalz, di granduca del Basso-Reno e di Posnania, duca di Sassonia; burgravio di Norimberga, /rt/ir/graf/o (di cui nel voi. XLII, p. 3oo) di Turingia, margravio dell'Alta e Bassa Lusazia, principe d'O- range, Neuchàtel e Vallengin; conte di Hohenzollern, signore del paese di Ro- stock, Stargard, Lauemburgo e Butow, ec. Cornell titolo, cosi triplici sono learmi regie: l'oggetto principale n'è l'aquila (di cui nel voi. XXXI V,p. 1 15) di Prussia, colla corona regia in capo e la cifra F. R. in oro sul petto, tenendo fra gli arti- gli, a diritta lo scettro d'oro, a sinistra il globo imperiale,coirepigrafeGo/«2i7fi«y. Secondo l'ordinanza regia de' 22 mag- gio 1818, la bandiera ordinaria del re- gno è bianca e nera, in modo che la ban- da bianca si trovi lia due bande nere, senz'aquila: è libero ai capitani dei ba- stimenti mercantili di scrivere sulla ban- da bianca il nome della città e della pro- vincia alla quale appartengono; ma la bandiera regia è tutta bianca e porta in mezzo r aquila regia, e sulla parte sini- stra dell'alio una croce di ferro. Vi sono otto ordini equestri e cavallereschi, i ."del- la FtdcUà 0 Àquila Nera (^.); 1° del-
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V Àquila rossa islituilo nel 16G0 col no- me di Concordia da Cristiano Erneslo margravio di Brandeburgo-Bayreuth, il distintivo del quale portavasi pendente al collo, appeso ad un nastro turchino. Lo fondò per piemiare i suoi sudditi, dai quali fu mirabilmente aiutato nella pa- cificazione de'suoi stati, ed acciocché da loro si ricordasse, che solo dalla Concor- dia polevasi sperar la page e la forza do- mestica. A Cristiano succedette nel mar- £:raviatoGiorgioGuglielrao,che nel gior- no di sua inaugurazione del 17 12 rifor- Ilio l'ordine e lo chiamò della Sincerità, volendo che la croce avesse nastro rosso i un filo d'oro all'intornoe nel mezzo, tes- ato a foggia di catena. I cavalieri por- tavano al collo la decorazione e ne'gior- 111 solenni la ponevano sull'abito.Nel 1 784 il margravio Federico Carlo, che riunì il territorio di Bayreuthalla linea colla- terale di Culmbach, cambiò «ome all'or- ci me e l'appellò ùeW Jqidla rossa di Bran- dtburgOf formando la decorazione con croce d'orosmaltatainbianco,avente nel mezzo un'aquila rossa col motto: Toujnrs le nicme, e nel rovescio la cifi-a del prin- cipe regnante coU'attuale leggenda: Sin- cere el conslanter. Il successore margra- vio Federico aggiunse al numero dei ca- valieri 12 giancroci. In seguito sotto gli ultimi raargrav- della linea Bayreulh- Cuimbach venne meno di lustro, per la facilità cui fu concesso anche a persone che non lo meritavano, per cui il margravio Cristiano Federico Carlo Alessandro, vo- lendo ripristinarne lo splendore, lo rifor- mò con nuovi statuti de'aS giugno i 777, cambiandone il nastro in color bianco trapuntato in color d' arancio. Il re di Prussia Federico li nel 1791, divenuto proprietario de' ricordati principali , lo divenne ancora dell'ordine, che con di- ploma de' 1 1 giugno 1 792C0II0CÒ in digni- tà dopo quello àéX Aquila nera, con un piccolo cambiamento nelle insegne. Il re Federico Guglielmo 111 con diploma dei I o geunalo 1 8 1 o aggiunse all'ordine due
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nuove classi e una medaglia di Merito ili altre due. Dipoi a' 18 gennaio i83o con regia ordinanza divise iu due parti la 2.* classe, e alla i.* di queste assegnò ima piastra o placca per distintivo par- ticolare.Quanto alle medaglie,quella del- la I.' classe era d'oro, la 2.' d'argento; nel 181 4 la medaglia d'oro il detto re la mutò in una croce d'argento, e questa classe per la detta sua ordinanza del 1 83o diventò la 4-" classe dell'ordine dell'A- quila rossa. !Neir ordinanza del 18 «o il re ha stabilito che chiunque ottiene un ordine prussiano come distinzione di me- rito, debba incominciare da questa 4-* classe, e se passa alla 3.' la riceve con una rosetta. Con ordinanza inoltre del 18 gennaio 181 i il re avea decretato, che un cavaliere passando da classe inferio- re ad altra superiore, porterebbe 3 fron- de di quercia unite all'anello da cui pen- de la croce. La 2.' classe della medaglia d'argento, che si porta alla bottoniera col nastro dell'ordine dell'Aquila rossa, sus- siste come decorazione geiwrale. Tanto leggo neW AlmanachdeGothapour Tan- «te 1 8 3 7 . Ordres de cìievalerie p • 4 " • ^ ■* del Merito {l\); 4-° di s. Giovanni (/''.) in luogo del soppresso ordine G e roso li mila- no,HÌ modo che dissi nel voi. XXIX, p.276 e agS; 5." di Luigia j 6° Croce di Ferro (/'.). Inoltre Federico Guglielmo III il i .' febbraio i835 istituì la decorazione del inerito per quelli che avessero salvato al- cuno da qualche grave pericolo. Alma- nach p. 5o. 7.° Il re Federico Guglielmo I V nel 1 843 ristabilì l'ordine delCigno già istituito da Gioacchiuo I elettore di Bran- deburgo del i499j po' abolito nel i53o da Gioacchino II quando abbracciò l'ere- sia di Lutero, in onore della B. Vergine Maria, la cui immagine in rilievo fu po- sta nella placca di decorazione, per ricom- pensare le virtù religiose. Nel ripristinar- lo il monarca regnante, e perchè acqui- stasse maggior lustro, di propria mano e con solennità, in presenza di tutta la cor- te, ne decorò con l'insegna iu brillaoU la
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regnante regina sua consorte, Elisabetta Luisa figlia del i .° re di Baviera Massimi - lianoGiuseppea lui maritata nel 1 8?.3. Vi fu gi?i alti'o ordine del Cigno (f^.), nel du- cato di Cleves, che alcuni attribuirono n Beatrice duchessa di Cleves, forse ripristi- nalo da Gioacchino I. Neln,°fì5del Dia- rio di Roma i 847 si legge, che il re Fe- derico Guglielmo IV ha creato un nuo- vo ordine o piuttosto decorazione cavai- ]eresca,desti nata esci usi va mente all'agri- coltura, ossia a rimunerare lepersoneche si distinguono maggiormente nella parte teorica o pratica di questa scienza, o con nuove invenzioni e scoperte, o con intro- durre miglioramenti. La medaglia o deco- razione ha da un lato l'effigie del re e dal- l'altra l'iscrizione : Per merito agrario^ dentro una ghirlanda intrecciata di spi- ghe di grano, di pampini di viti e di rami d'olivo. 8. "Finalmenteil n.°248del Gior- nale di Roma i85i riporta, che il gior- nale ufficiale del governo a Berlino pub- blicò gli statuti dell'ordine della Casa reale d' Hohenzolletn, creato dal re Fe- derico Guglielmo IV a'2 3 agosto, che fu il giorno in cui gli prestarono giuramen- to i principati d'Hohenzollern. Quest'or- dine si è consagrato a perpetuar la me- moria delsuccessivo ingrandimento del- la signoria della regia stirpe prussiana, e perciò porta per di visa il molto: VomFels zwn Meer. 11 re è il gran maestro del- l'ordine, il quale si divide in due sezioni, ciascuna delle quali èsuddivisa in 3 clas- si speciali. Tra i primi ad essere stati de- corati del nuovo ordine sono, il i." mi- nistro Manteuffel, e l'ex ministro gene- rale Radowitz, entrambi nominati dal re commendatori. Di tutti i nominati ordi- ni il re ne è il gran maestro.
Il nome di Prussia viene da quello dei borussi, popolo sarmata che con altri a- bitava la regione oggi formante la Prus- sia orientale e la Prussia occidentale, i quali abitanti erano i più selvaggidi lutti i pagani del settentrione. Essi si piglia- vano poca cura della bellezza de'templi,
PRU adoravano i loro idoli sotto le querele, ed immolavano loro i prigionieri. Altri riferiscono, che la gotica tribù degli oe- stiì,che dell'Elettro faceva antichissima- mente co'circostan ti popoli mercato,tras- se lo sguardo degli europei su questo an- golo di terra selvaggio ed ignoto. Si con- fusero questi primitivi abitatori colle pur barbare tribù de' peucini, de'sudavii edei gnlindi, e furono poi vittime delle san- guinose incursioni, che i venedi-slavi e- sercitarono in quella contrada. Verso il secolo X s'incominciò a darsi il nome di Prussia al suolo di questi popoli ragu- nalicci, quasi Pro- Russi, per essere alla Russia [P'.) propinqui. Nelle Memorie sopra la casa di Brandeburgo, di Fede- rico II re di Prussia, si legge che la con- versione al cristianesimo di Brandebur- go fu cominciata dal zelo di Carlo Ma- gno, che mori neir8i4, e terminata nel 9-28 sotto l'imperatore Enrico I l'Uccel- latore, il quale sottomise intieramente ii paese, come toccai a Bratjdeburgo. Alcu- ni attribuiscono a s. Remberto arcivesco- vo di Brema di aver pel i,° incominciata la predicazione del vangelo in questi pae- si, poiché la sede d'Amburgo essendo sla- ta unita a quella di Brema, questa ultima chiesa era divenuta metropoli di tutta la Germania settentrionale, laonde s, Rem- berto predicò la fede di Gesù Cristo agli slavi, e ai vandali abitanti della regione di Brandeburgo: il santo mori nell'SSS. A PoLOMA narrai come s. Adalberto ve- scovo di Praga (/^,), vedendo l'ineffica- cia delle sue ardenti sollecitudini per la sua diocesi, pel vivo zelo da cui era ani- mato per la gloria di Dio, e pel vantag- gio spirituale di quelli che viveano nelle infelici tenebredell'idolatria, col permes- so di Papa Giovanni XV si assentò dal vescovato; quindi nel suo ritorno, veden- do rinnovarsi le persecuzioni, si recò in Polonia alla conversione de'superstiti i- dolatri. Passò poscia con suo fratelloGau- denzio e conBenedetto compagni delle sue fatiche apostoliche nella Prussia, la qua-
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le secondo diversi scrittori non era siala ancora illuminata dalla lucedell'evange- lo. Dopo l'esito felicissimo che le sue pre- dicazioni ebbero in Danzica, si portò in una piccola isola ove fu gravemente mal- trattato: trasferitosi in altro luogo non fu meglio accolto, e mentre stava per par- tirne a' 23 aprile pg" fu martirizzato; Benedetto e Gaudenzio furono condotti in ischiavitù. Il suo corpo si venera nella cattedrale di Gnesna, ed ha il titolo di apostolo di Prussia, sebbene non abbia seminalo la fede che in Danzica. 11 p. Pau- re mWe Annotazioni alle Tab. Clironol. p. 178 di Musanzio,dice che nel pontificato di Gregorio V, cui si attribuisce l'istituzio- ne del collegio degli elettori dell'impero, il duca Voldimiro di Prussia co'suoi vassalli si convertissero alla fede verso il 997 per Io zelo del vescovo Adalberto. Forse s. Ottone di Bamberga nelle due volte che traversò la Prussia ne'primi anni del se- colo XII, per evangelizzare la Pomera- nia, siccome convertì pure altri popoli barbari di quelle regioni, probabilmen- te anche in questo paese avrà esercitato il suo apostolico ministero. Nondimeno al principio del secolo XIII quasi tutti gli abitanti della Prussia gemevano nella più stupida pagana superstizione, ed erranti pei boschi uccidevano gli hnimali, ne tra- cannavano il sangue, acquistando ripro- vevole rinomanza per la molestia di a- troci scoi rerie sui popoli circostanti, non essendo riuscito a tre re di Polonia chia- mali Boleslao di soggiogarli, finché vi po- sero fine i cavalieri teutonici, conquistan- done il paese e procurando loro missio- nari che gl'istruirono nella religione cri- stiana.
L'insigne e potente ordine militare e regolare Teutonico ebbe l'origine prin- cipalmente dai tedeschi neh «'27 in Ge- rusalemme,indi da diversi ulìizialidi^Ae- Hirte di LubeccaóvcaWi 190 in Acri colla regola di s. Agostino^quaudo fu canonica- mente approvato nel I 192 da Papa Cele- stino 111, coi privilegi de'templuri e altri
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ospedalieri, permettendo al gran maestro di prendere per arme una croce di panno nero in campo bianco. Oltre l'ospitalità e l'assistenza degl' infermi, i cavalieri teuto- nici fecero volo di difendere la Chiesa e la Palestina o Terra santa, ove ben pre- sto divennero formidabili ai saraceni. Nar- ra il p. Helyot, Storia degli ordini reli- giosi e militari, che essendo la Prussia a- bitata da popoli barbari, i quali non a- vendo alcunacognizionedel vero Dio sa- grificavano agl'idoli. Cristiano 1 dell'or- dine cistcrciense e primo vescovo di Prus- sia , fu mandalo in questo paese , acciò dalla stolta idolatria richiamasse alla ve- la religione i suoi abitatori ; ma ciò fu invano, anzi si crede, che perciò inaspri- ti perseguitassero i cristiani loro vicini, coi quali fino a quel tempo era passata ami- chevole corrispondenza. In questo tem- po regnavano sul paese di Brandeburgo i discendenti di Alberto l'Orso dello il Bel' lo, margravio di Brandeburgo e fondato- re di questa illustre stirpe, il quale popolò i suoi stati di olandesi, fiamminghi e altri stranieri rovinati nelle fortune, come pure introdusse nel margraviato i cavalieri ge- rosolimitani, essendo morto fin dal 1 170. Pertanto gl'idolatri della Prussia entra- rono impetuosamente nel territorio di Culma,e uccidendo o imprigionando qua- si lutti gli abitanti, convertirono la pro- vincia in ispavenlosa solitudine. Corrado duca di Masovia e di Cujavia, cui alcuni danno il titolo di duca di Polonia, cono- scendosi impotente di fare argine al fu- rore de'barbari prussiani, per non essersi subito opposto alle loro violenze, fu ca- gione che si rendessero più indolenti e piombassero sulla Polonia, ove commi- sero orribili crudeltà. Incenerirono i più magnifici edifizi, uccisero tutti gli uomini in età avanzata, e condussero prigionieri gli altri uomini ed i fanciulli. Traùne Plosko, forte castello, non vi fu paeseche andasse esente da tante calamità. Peri- rono pel fuoco i5o chiese parrocchiali e moltissimi monasteri d'ambo isessi:a pie
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tlegli altari trucidarono que' sacerdoti e religiosi che vi si erano rifugiati, non ri- spettando i feroci invasori neppur quelli che celebravano i divini misteri, empia- mente strappando dalle loro mani l'Ostia sagra che calpestarono coi piedi. Rapiro- no i sagri vasi per servirsene in usi pro- fani, e dalle clausure trassero a forza le sante' vergini, che sagrifìcaronoalle loro brutali passioni. La colluvie di tante or- ribili crudeltà costrinse il duca Corrado a .seguire il consiglio del vescovo Cristia- no e d'alcuni signori della corte, e ad i- «tituire l'ordine militare à' Obi'iìio[T^.), asoaiiglianzade'cavalieridi Lh>onia[r.) delti anche Porla spade o Spadaccini (di poi ambedue gli ordini si unirono al Teutonico), il cui principale istituto fosse quello di difendere il paese dalle frequen- ti e desolanti incursioni degl'idolatri prus- siani, le terre de'quali se a vesserò conqui- stato dovessero con lui dividersi. Ciò sa- pulo dai prussiani,. con poderoso esercito assediarono il castello d'Obrino, residen- za de' cavalieri, i quali avviliti non osa- rono uscirne, tollerando gl'insulti e le pro- vocazioni anche de'pochi idolatri che re- cavaiisi sino sotto le mura. Non avendo potuto i (Cavalieri d'Obrino corrisponde- re alle speranze del duca Corrado, e ve- dendo questi i suoi dominii bersaglio del- la rabbia e furorede'prussiani, spedì una solenne ambasceria ai celebri cavalieri teutonici, pregando il gran maestro Her- man de Salza ad allearsi con lui e sommi- nistrargli validi soccorsi nell'estrema ne- cessità in cui Irovavasi, con trasferire la principale residenza dell'ordine ne' suoi stati , cedendo a lui le proviucie di Cal- ma e Lubonia o Livonia, insieme a quan- to conquistasse sui prussiani, per posse- derlo con dominio assoluto e indipenden- te. Accettate dal gran maestro le offerte, anche per gli stimoli di Papa Onorio 111, dell' iujperatore Federico li e di molti principi di Germania, i quali gli promise- ro soccorso di truppe e di consiglio, man- dò in Polonia Landisberg con altro cavu-
PPiU licre per verificare le proposte degli am- basciatori e riconoscere le provincie di Culma e Lubonia. I cavalieri trovarono la .sola duchessa Aglasia, perchè il mari- to duca Corrado erasi portato a visitare alcune lontane provincie. Poco dopo il loro arrivo i prussiani tornarono a met- tere a ferro e fuoco il paese, onde a pre- mura della duchessa unitisi i cavalieri al- le truppe, ad onta della loro perizia e mi- litare valore, i prussiani le disfecero e fu- garono , ne imprigionarono il capo, re- stando mortalmente feriti i due cavalie- ri. Questa sconfitta obbligò Conado a nuovamente domandare e con maggior ellicacia il soccorso de'cavalieri teutonici, e fece loro spedire lettere patenti sulla cessione delle provincie di Culma e Lu- bonia, come di quanto conquistassero nel- la Prussia, con documento approvalo dal Papa cui l'ordine era immediatamente soggetto. Intanto guariti Laiidisberg col compagno, Corrado fece per loro edifi- care il castello o fortezza di Vogelsank, onde opporsi ai prussiani e avere un luo- go di difesa. Il gran maestro avendo de- lìnitivamente accettato le offerte, spedì in Polonia il cav, Herman Balka col gra- do di provveditore e maestro provincia- le. Quindi i teutonici con esercito di cir- ca 20,000 uonfini presero possesso delle provincie, e coll'aiuto de'polacclii sot;gio- garono i prussiani idolatri del palatina- to di Culma , oude incominciarono con successo a farvi predicare il vangelo.
L'annalista Rinaldi all'anno 1220, n." 4o , racconta che Onorio III ammonì i novelli cristiani di Prussia, che di fresco aveano ricevuto il battesimo, che doves. sero essere riconoscenti a Dio per tanto benefìcio, conservassero la ricevuta fede, \i vesserò virtuosamente, né si contristas- sero per le tribolazioni cui erano espo- sti ai nemici, dovendo gioire di essere ol- traggiati per Gesù Cristo, il quale gli a- VI ebbe immancabii mente assisti ti, com'e- gli promise loro aiuto e protezione. Indi Onorio III neh 2 25 spedì Gugluiiiio ve-
PRU «covo di Modena legaloaposlolico, a pro- pagar l'evangelo nella Li venia o Lubo-' jiia e nella Prussia. Nel i23o i teutonici lipoiiarono altre villorie ed estesero le loro conquiste sui prussiani o pruteni i- (lolatii, capitanati dal cav. Teodorico di J^ernlieim maresciallo generale, che fece fabbricare il forte di Kessow. Gregorio IX con autorità apostolica confermò il convenuto tra'teulonici e il duca Corrado, fece pubblicarla crociata contro detti ido- latri, concedendo a quelli che prendereb- 1 )ero la croce e combattessero contro Prus- •-a, le stesse ind ulgenze accordate alle Cro ■ date (f^\) di Palestina : di più il Papa commutò il voto fatto dai boemi di anda- re oltre mare,ordinandolorochesi recas- sero a combattere i prussiani, in soccorso de'leufonici. Rinaldi all'anno i232,n.°6 e j, riporta la commovente lettera di Gre- gorio IX sulle atrocità commesse da det- ti idolatri, sapule da quello che gli avea- no scritto i vescovi IMazoviese e Wrati- slaviese, i loro capitoli ed altri, in cui si dice che aveano arso ne'confìni di Prus- sia dai 0,000 e più ville, ucciso 20,000 fedeli e 5j000 fatti prigioni, onde i cri- stiani si erano nascosti nelle selve. Que- sti racconti debbono piuttosto riferirsi ai tempi precedenti e successivi. 11 maestro provinciale Balka, con l'aiuto de' croce- signati, in poco tempo fece grandi pro- j^ressi nella Prussia, imperocché con nu- merosa armata passò la Vistola, riportò tliversi vantaggi, nel paese di Culm get- tò le fondamenta del castello di Tliorn, che poi divenne città; indi proseguendo le conquiste, nel i23r ridusse Culma a città, ed armate delle barche scendendo per la Vistola s'impadronì dell'isola Quid- zin, ove avendo fabbricalo un forte, nel 12 33 chiamò l'isola s. Maria. In seguito pegli aiuti di Burcardo burgravio di Mag- deburgo,di Corrado duca di Masoviajdel suo figlio ^liezka duca di Cujavia, di Enrico duca di Cracovia, di Ottone du- ca di Gnesna, e di Svventopolo duca di Pomerania , riportò nuove vittorie sui
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prussiani e fece costruire una città presso il forte dell' isola s. Maria. Quasi nello stesso tempo gì' irritati prussiani riuni- l'ono un forte corpo di truppe per attac- care i cavalieri col favore de' ghiacci e rigori della stagione: ma il maestro pro- vinciale co' suoi li prevennero, entrando nel territorio diReysen in cui fecero dei prigioni e uccisero moltissimi paesani; in- di si scagliarono sui prussiani e gli scon- fissero in modo che ne morirono 5,ooo. Abbandonata del tutto dai prussiani la provincia di Culma, Herman Balka fece sulle frontiere fabbricare il castello di Pic- den qualbaloardoalleloroincursioni. Al- l'anno 1234 riporta Rinaldi al n.° 44'^ incessanti premure di Gregorio IX pei convertili prussiani e peicrocesignati, in- viando per legato a'quei popoli il suddet- to Guglielmo vescovo di Modena, o con- fermandolo nella legazione, ingiunta già al vescovo di Semìgallia nelle provincia di Livonia, Prussia, Gollandia, Vinlan- dia, Estonia, Semìgallia, Curlandia e al- tre convicine parti, dandogli autorità di unire o dividere i vescovati, di crear ve- .scovi e consagrarli, o di trasferirli da una
chiesa ad altra. Inoltre Gresorio IX di
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questa missione ne scrisse ai popoli del set- tentrione, ordinando loro di ricevere o- norevolraente il pontificio legato, il quale lasciata la sede di Modena, con acceso zelo si esponeva volontieri a qualunque peri- colo per acquistare anime a Dio. All'an- no 1236, n.° 6r, aggiunge Rinaldi, che nella Prussia avendo ricevuto tanti po- poli il battesimo, onde polevansi erigere vescovati, scrisse aGuolielmo legato e già
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vescovo di Modena , che col consiglio di uomini esperti e prudenti , assegnasse a ciascun vescovato i confini, e consagrasse vescovi tre frati domenicani acciò promo- vessero il bene di que' popoli. In questo tempo i prussiani o pruteni idolatri fe- cero grande uccisione di crociati e altri chesi erano portati a predicar la fede nel- la Livonia verso la festa di s. Maurizio, essendo cagione di questa calamità la di-
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scordia nata tra il re di Danimarca ed i cavalieri, per una rocca posta in talecon- trada già spettante al re, onde Gregorio IX ordinò ai teutonici la restituzione, ed al re danese di rimborsare l'ordine di (pianto vi avea speso. All'anno 1 244) o." 52, Rinaldi racconta, che il duca d'Au- stria vedendo che nella Prussia gl^idola- tri tenevano i teutonici in agitazione, e pieno di desiderio di propagare il nome cristiano, preparò un forte esercito, per cui Innocenzo IV concesse a chi ne se- guiva le bandiere le indulgenze proposte dal concilio generale a chi andava in aiuto di Terra santa. Ma perchè gl'infedeli si debbono non tanto abbattere colle armi, quanto allettare alla cognizione delie ve- rità cattoliche colla predicazione, vi man- dòdiversi missionari, e Domenico d'Ara- gona frate minore di singoiar virtù. Al- l'anno 1245, n." 82, lo slesso Rinaldi ci (lice che Sw^antopelcoduca di Pomerania avendo tirannescamente usurpalo quel ducato , ed i cavalieri religiosi teutonici combatluto i prussiani o pruleni pagani, nemici della nazione polacca, conquistato più città e luoghi, come indotto molti a ricevere il battesimo, questi il duca pro- curò di sedurre per farli ritornare all'er- rore, onde invasi di furore improvvisa- mente tagliarono a pezzi e uccisero tulli i polacchi e tedeschi cattolici dimoran- ti nella Prussia, eleggendosi a principe Swantopelco stesso. Questi per equilibra- re le sue fori.e a quelle de' polacchi e dei teutonici, fece lega coi lituani, coi jaczvin- ghi e con altri pagani; indi rolla la con- chiusa pace corsero su Culuia che tante spese e sangue avea costalo a' cavalieri, la manomisero e costrinsero i convertiti a tornare al paganesimo. Venuto di tut- to in cognizione Innocenzo IV., ne fu af- flitto, vedendo pericolare la religione cri- sliana in Prussia, laonde invitò i cava- lieri tedeschi ed i crocesignati a repri- mere i comuni nemici , scrivendo ai se- dodi perchè si ritirassero dal duca diPo- »nerauia. O lire a ciò, eccitò lo zelo dcll'ur-
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civescovodi Gnesna e quello de'suoi suf- fragane!, ad ammonirlo onde riparasse il mal fatto, e se non si correggeva lo sco- municassero solennemente col consueto rito ecclesiastico. Aggi unse, che se il mal- vagio principe, già altra volta scomuni- cato pe'suoi enormi misfatti, restasse in- sensibile a tali ammonizioni, disprezzan- do le chiavi della Chiesa, e continuasse a perseguitare i fedeli, invocassero contro di lui il braccio secolare. Non andò guari, che Casimiro duca di Cujavia, con eser- cito vittorioso percorse la Pomerania e mise in rotta il duca ed i prussiani con grande strage. Ma il duca avendo giurato ad Opizo abbate di Mezano e legato del- la s. Sede in Polonia, ch'erasi portato in Prussia ed in Pomerania, di ritirarsi dai prussiani e mai più danneggiare i cristia- ni, fu assolto dalle censure. Nel 1 247 In- nocenzo IV spedi legato apostolico in Po- merania, Polonia e Germania il cardinal Capocci; indi nel i25r egualmente per legato inviò in Pomerania , Livonia e Prussia Jacopo Panlaleone che nel 1 261 divenne Urbano IV. Nell'anno prece- dente riporta Rinaldi al n.° 22 , die aven- do i cavalieri fallo una rocca sul monle s. Giorgio, riuscendo gravissimo ai prus- siani infedeli ed ai lituani, questi con due eserciti si portarono in Curlandia a com- batterli; li vinsero e obbligarono alcune rocche ad arrendersi. Avvisato Alessan- dro IV dai cavalieri, secondo le loro pre- ghiere fece in queste regioni predicare dai chierici dell' ordine la croce contro i ne- mici della s. fede; e per meglio determi- nare i popoli a combattere, promise loro di ricevere sotto la sua papale prolezione le terre che avessero conquislale. Contem- poraneamente Mendoco MendoK'o princi- pe di Lituania, con vigoroso esercito piom- bò sulle terre cristiane, guastò Masovia e arse Plosko;quindi passando in Prussia ne uccise i cattolici, diroccò le recenti chiese e fece copiosissitna preda. Eurico mar- chese di Misnia nello slesso armo si por- tò con 5oo guerrieri valorosi ìu soccorso
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de'cavalieri, per adempiere il volo fallo rli combattere per la lede; entrò in Po- tiierania e postala a ferro e fuoco, obbligò quegli abitanti che non lo professavano ad abbracciare il cristianesimo, ed a sotto- mellersi a! dominio de'teutonici. Armati pui due vascelli scorse il golfo di FriscbalF per rendere sicura la navigazione, resa pe- licolosa dai corsari idolatri, che d'allora in poi non osarono più infestare. Enrico tornò in Misnia, lasciando ai cavalieri i enliluoniini che l'aveano seguito, con aiuto de'quali i teutonici soggiogarono I pogesani e fabbricarono nel 1827 El- Ijiuga.
Frattanto i teutonici portarono le glo- riose loro armi contro i vermalandesi, i bartesi ed i natangeni, popoli della Prus- sia; ma nella spediiione marittima del gol- fo di Frischaff restarono uccisi quelli che l'aveano intrapresa. Per vendicarsene, il maestro provinciale con poderosa arma- la navale nel i33q fece prendere la for- tezza di Balga. Conoscendo i prussiani rimportauza di essa, risolvettero di ricu- perarla, recandosi all'assedio con Piopso loro capitano che vi perde la vita, onde dovettero ritirarsi , e molte famiglie di Barga e della provincia di Verraanlanda abbracciarono iicrislianesimo.Indi i prus- siani fabbricarono nelle vicinanze i forti di Partegal e Strandon per circondare i teutonici, i quali invece altro ne costrui- rono e nominaronlo Schinkenberg. Con l'aiuto di Pomraado che segretamente a- \ea abbracciato la fede, i cavalieri coi rin- forzi condotti dal duca di BrunsAvick e Luneburgo disfecero i nemici fieramen- te, ed occuparono Partegal, indi conqui- starono le Provincie di Vermanlanda,di Natangen e di Barto,i cui abitanti rinun- ziato il falso cullo degl' idoli riceverono il battesimo : i cavalieri per assicurare il conquistalo, eressero le fortezze di Cris- bur^o, Barlenstein, Wisemburgo, Resel, Brumberg ed Helberg. Queste conquiste resero assai potente l'ordme Teutonico, ma lo divcQue ancor più quando vi riunì
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quello de'cavalieri Porla spade che lo rese padrone della Livonia. Oltre quanto dissi agliarlicoli citali de'cavalieri Portaspade o Spadaccini o di Livonia, a maggiore in- telligenza aggiungerò col p. Helyot. Avea- no i re di Danimarca e di Svezia inutd- mente tentato nel corso di più secoli di soggiogare la Livonia, e rimuovere i po- poli dall'idolatria, le loro conquiste aven- do poca durata; ma questa gloria era ri- servata all'inclita nazione alemanna, che intieramente li soggiogò e guadagnò al- la religione cattolica. Circa il i i 58 al- cuni mercanti di Brema e di Lubecca na- vigando a Wisby, allora piazza di grau commercio nell'isola di Gothland, furo- no spinti ove il Duna mette foce nel ma- re, e vi si stabilirono pel traflìco che gli permisero gli .abitanti. Avendo fabbrica- to una cappella in cui facevano celebi-a- re i divini misteri, a loro esempio eper- suazione alcuni signori di que' paesi pro- fessaropo il cristianesimo, onde l'arci- vescovo di Brema consagrò vescovo di Livonia Meoardo per istruire e propagar la fede , cui successe Bertoldo ucciso dai pagani nel i iqi; indi Alberto I che dif- fuse il cristianesimo e per assicurare que- sto e -il conquisto della Livonia fondò il detto ordine militare, lo pose colla pro- vincia sotto la protezione di Maria Ver- gine, con l'obbligo ne'cavalieri di difen- dere la s. Sede, avendogli il Papa Inno- cenzo ili coir approvazione dell'ordine concesso lultociòche avessero conquista- to sugi' infedeli , essendo precipuo scopo di questa cavalleresca milizia la difesa dei cristiani. In falli s'impadronirono di mol- te Provincie della Livonia propngandovi il cristianesimo, profittando delle conqui- ste che ^Valdemaro II re di Danimarca avea fatte e perdute per causa turpe; ma ai danesi unitisi i livonii, per far loro va- lida resistenza i Poita spade si trasfuse- ro coll'ordine Teutonico, ciò che appro- vò Gregorio IX, ma conservando il loro particolare gran maestro. Divenuti per» ciò poleulissimi i teutonici, poterono cuin*
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pieie il conquisto di Prussia, fonclaivi 4 vescovati e 5 in Livonia,i quali coi loro canonici vestirono l'abito dell'ordine, di- \idendo la sovianilà co' cavalieri dellelo- ro diocesi, piincipalniente nelle città ve- scovili : il solo arcivescovo di iViga eser- citava pieno diritto temporale sopra io fortezze o castelli, lo che in parte cagio- nò la rovina dell'ordine, per le intestine guerre che insorsero tra' vescovi e cava- lieri, succèdendo frequenti e sanguinose battaglie. Quantunque i cavalieri impie» gasserò tutte le loroforze e valore^e ve- nissero di continuo soccorsi dalla Germa- nia, e dai Papi che di tanto in tanto ac- cordarono in loro favore lecrociate, non- dimeno convenne loro molto fiticare e spargere sangue per mantenere sotto l'ub- bidienza dell' ordine i prussiani , i quali di sovente ne scuotevano il giogo, col- l'aiuto de* principi vicini ingelositi della gloria e somma potenza de'cavalieri, ri- tornando quindi all' adorazione elei falsi Dei. La prima apostasia di questi popoli successe nel 1240, onde i cavalieri pote- rono con 3 anni di tremenda guerra in- fienarli. Nel 1260 ribellatisi di nuovo, durò la guerra i5 anni. Seguì la 3.* in- surrezione sotto il gran maestro Annone, e durò 7 anni; la 4-' cominciata nel 1286, ebbe fine in un anno; la 5.* e ultima suc- cesse nel 1295, con la quale avendo i ca- valieri nuovamente soggettato i prussia- ni, pel gran numero di fortezze e castelli che fabbricò 1' ordine non poterono più sottrarsi dal suo dominio. Grandi ancora fiuono i pr.ogressi dell' ordine nella Li- vonia, che dopo averla per intiero sog- giogata, conquistò pure la Curlandia eia Semigailia; dopo di che i cavalieri impie- garono tutte le loro cure per mantenersi in pacifico possesso di quanto a veano col- le armi conquistato, dovendo far fronte alle aggiessioni freq'uenti de' confinanti, massime russi e moscoviti , con gloriose vittorie. Però nel 1291 sotto l'X! gran niaestro Corrado, Acri (V.) principal ca- sa dell'ordine fu presa dal soldano d'E-
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gitto, onde il restante de'cavalieri fu ob- bligato ad abbondonarla Palesùna[y.). Dimorarono per qualche tempo in Ve- nezia, indi scelsero la città di Marburgo nell'Assia che dichiararono principale re- sidenza; ma il gran maestro Goffredo di Hohenlohe nel 1 3 06 la trasferì nella Prus- sia occidentale, nella città di Marienbur- go, ove nel vecchio castello fecero la re- sidenza i gran maestri, già capoluogo del palatinato del suo nome, avendovi l'or- dine edificato una fortezza. Da quel tem- po in poi non vi furono in Prussia mae- • stri provinciali, imperocché il gran mae- stro governò dasela provincia. Dali292 fino al i34i fuvvi quasi sempre guerra ostinala tra' cavalieri ed i vescovi di Li- vonia, questi per volersene intieramente impadronire, quelli perimpedirlo e dimi- nuirne l'autorità; però per respingere il comune nemico vi fu unione, e sospen- devano le loro pretensioni. Da una bol- la di Clemente V si apprende, che l'ar- civescovo di Riga avea i4 vescovati suf- fraganei,che i teutonici ne aveano deso- lati 7, che degli altri restati 4 piuvvede- i vano i commendatori chi loro piaceva , " facendoli eleggere dai propri cappellani che aveano sostituiti ni canonici, talvolta impadronendosi anche delle rendite, on- de il Papa ordinò un'esatta inquisizione. Verso il I 369 ordinò Urbano Vche l'or- dine rinunziasse a qualunque pretensio- ne sull'arcivescovo di Riga, e che questi non pili esigesse giuramento dal maestro di Li vonia, Bonifacio IX io favore de'ca- valieri decise che l'arcivescovo ed i ca- nonici riprendessero l'abito dell'ordine che aveano deposto, e per contentare l'ar- civescovo lo dichiarò patriarca di Litua-' nia {f^-)j ma gli altri vescovi non vollero sottomettersi, ed alleati coi lituani, russi e samogizii, nel i3g4 ebbe luogo sanguinosa battaglia, tuttavia si riunirono nel 1395. Sotto il governo del gran maestro Corra- Jj do de Jungingeu, il re di Polonia Jagel- ^ Ione profittando delle turbolenze che tra- vagliavano i teutonici, con Witoldo du-
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ca di Lituania allaccò la Prussia, ma fu respinto e nel 1 4o3 si segnò !a pace. Qne- '•ìiì ruppe il nuovo gran maeslro Uirico tialello del precedente: ciò obbligò Ja- ctllone ad unir le sue foi-zecon Witojdo, formando un esercitodiiSo, eoo combat- tenti, mentre il maestro ne avea 83, ooo: labaltagliadeli5luglioi4i i presso Tim- iieberg fu tanto sanguinosa che vi resta- rono sul campo 1 00,000 morti, cioè 60,000 regi, e 4o,ooo teutonici co! grnn maestro e lutti i generali. Tutta volta Ja- gellone dovè far la pace. Fino dal i 3-8 il glande scisma affliggeva la Chiesa, sos- tenuto prima dall' antipapa Clemente VII residente \n Avignone C^.), poi dal successore Benedetto XIII : Germania , Polonia, Prussia e 1' ordine Teutonico si mantennero nell'ubbidienza de'Iegitlimi Pontéfici, tanto residenti in Avignone, che in Pioma, tenendovi in ambedue le città i loro rappresentanti piesso la s. Sede ; quindi a por fine allo scisma si celebra- rono! conciiii di Pisae di Costanza C^.). Ora passo a narrare la serie degli e- Icltori di Brandeburgo, da cui di-icesero i re di Prussia della regnante stirpe, a- vendo detto a Bra.'Tdeburgo quali dina- stie fino a questo tempo lo dominarono, esercitando la dignità elettorale. Fede- I ico 1 figlio di Federico V burgravio di Norimberga della casa di Huhenzolleru, per le sue ricchezze e capacità, per tem- po si procacciò gran credito nell'impero
e molto contribuì all' elezione di Si"i-
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sraondo imperatore, che in ricompensa gli cede tutto il paese di Brandeburgo col titolo di margravio, riservandosi la di- gnità elettorale. Federico 1 si portò nei nuovo dominio a prenderne possesso, ri- cevè a Neubrandeburgo l'atto del giura- mento dalla maggior parte dei signori, e coloro che si ricusarono furono costret- ti in breve dalla fcyza delle iirmi. Chia- mato nel i4i5 alla dieta di Costanza il nuovo margravio vi esercitò la più gran- de influenza e diresse il consiglio dell'im- peraloie. Avendo Sigismondo bisogno di
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denaro, Federico I gli prestò 4o,ooo scu- di d'oro e ottenne in ricambio per una dichiarazione sottoscritta ai 3o aprile i4'5, meglio convalidata nel 1417, i ti- toli di elettore di Brandeburgo e di ar- ciciamberlano del sagro impero. A Co- STAXZA dissi che accompagnò l'imperato- re al concilio, e con esso addestrò nel pos- sesso il cavallo del Papa Martino V che vi fu eletto nel 1417- Questi della fìimi- glia Colonna, che si diceva imparentata cogli Hohenzollern, lo colmò di contras- segni d'onore. Ritornato nell'elettorato, s'impegnò a indurre i boemi a riconosce- re per re Sigismondo , colla condizione che questi l'aiuterebbe a conquistar la Matx^a Uckerana, invasa dai duchi di Po- merania, e gli riuscì; non però fu felice coi boemi. Per compere e trattali ingran- dì le sue conquiste, morendo nel i44o in Cadoltzburgo, dopo aver diviso i suoi stali tra'4 figli. Gli successe il secondogeni- to Federico 1 1 detto Dente di ferro a mo- tivo della sua forza, ma Fedeiico II scris- se che doveasi chiamare il Magnanimo, perchè ricusò la corona di Boemia che ii Papa gli offrì per ispogliarne Giorgio Po- diebi-ad, e la corona di Polonia cui di- chiarò non accettare se non la rifiutasse prima Casimiro iV. Tale generosità tro- vò ammiratori, e un ingiato: i primi fu- rono i popoli della Lusazia, i quali toc- chi dalle virtù di Federico II si diedero a lui, il secondo fu Giorgio che portò la guerra ne! Brandeburgo, perchè