This is a digitai copy of a book that was preserved for generations on library shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project to make the world's books discoverable online.

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject to copyright or whose legai copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover.

Marks, notations and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the publisher to a library and finally to you.

Usage guidelines

Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we bave taken steps to prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying.

We also ask that you:

+ Make non- commercial use of the file s We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for personal, non-commercial purposes.

+ Refrain from automated querying Do not send automated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the use of public domain materials for these purposes and may be able to help.

+ Maintain attribution The Google "watermark" you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find additional materials through Google Book Search. Please do not remove it.

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other countries. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner any where in the world. Copyright infringement liability can be quite severe.

About Google Book Search

Google's mission is to organize the world's Information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web

at http : //books . google . com/|

Il "Trionfo della croce "

di Fra Girolamo Savonarola

Girolamo Savonarola

Digitized by

Google

Digitized by

Google

r

Digitized by

Goo^^

Digitized by

Google

Digitized by

Google

Digitized by

Google

?c:?v ^ •-""■• "^•"'^-•- ' .-•' ""' "^j^ ^ ,

propbibtì letteraria

Digitized by

Google

Digitized by

Google

mmmw^^-

SAN PIETRO MARTIRE

SOTTO LE SEMBIANZE DI FRA GIROLAMO SAVONAROLA DIPINTO DA FRA BARTOLOMMKO DELLA PORTA

Digitized by

Google

Digitized by

Google

Siena, Tip. edit. S. Bernardino

Digitized by

Google

Digitized by

Google

Digitized by

Google

Digitized by

Google

vili

zioni di malevoli, veniva detto seminatore di pernicioso domma, in scandalo e fattura delle anime semplici, e al po- polo veniva comandato di evitarlo come sospetto di eresia.

Rare volte nella storia erasi veduta una persecuzione ordita con eguale astuzia e abilmente preparata; non- dimeno il Savonarola aspettavasi da vario tempo quel colpo; e qualche giorno prima dell'arrivo del breve in Firenze, giustificandosi in una bellissima lettera presso il pontefice Alessandro VI, gli diceva: « lo sempre mi sottoposi al gastigo, « e quante volle occorra, son qua per sottopormivi ora e « sempre. Che io pure son peccatore, il quale grido con « quanto ho di voce di far penitenza dei peccati, di emen- « dare i costumi e di tornare alla Fede del nostro Signor « Gesù Cristo, mentre mi adopro di riaccendere nei cuori « degli uomini la Fede cristiana quasi estinta; e penso di « stampare fra poco, che così piace a Dio, V opera del « Trionfo di Cristo^ per corroborare la Fede. Dal qual Jibro « apparirà manifestamente, se io sia seminatore d' eresie « (che tolga Iddio!) o non piuttosto di Fede catto- « lica » (1).

Dopo la pubblicazione del breve, il Savonarola ritirato nella solitudine della sua cella profittava di quel silenzio iper darsi « con attivila veramente incredibile » (2) alla pub- blicazione di nuovi trattati, primo fra tutti il Trionfo; che scrivendo verso quel tempo V Apologetico, ove si pur- gava delle accuse contenute nel breve, poteva già dire : « Quanto sia falso che io abbia insegnato domma perver- « so, lo attestano i libri da me stampati, e quanto con « celere penna è stato raccolto delle mie predicazioni; « mentre fra tanti scritti pubblicati fin qui e da me sem-

(1) Vedi il lesto latino di questa lettera nel Q,\ìèW{ Addii, ad vit. JV. Hxeronymi Sav. Ioann. Pici Mirandul. Com. Parisiis 1674, pag. 1^. La traduzione italiana fattane dal Guasti può trovarsi pubblicata nell'opu- scolo: Il Domenicano Savonarola e la riforma, del P. Procter. Milano 1896. pag. 57.

(2) Villari, Storia di F. (?. Savonarola, Ed. 1887. Voi. IL p. 63.

Digitized by

Google

':ìSR5r^r-''

« pre soltoposli alla correzione

« na, nessun errore ancora è

« chiaramente indicherà il libro

« che sta per uscire alia luce

« resti così lontana dall' Ordine

« dogma, mentre sempre è sta

« ed estirpatore delle eresie e

« difensore della Cattolica Fede

Un accenno all' opera del T

abbiamo nel celebre dialogo del

cato, secondo ogni probabilità, ^

Nella seconda parte sono interlc

e il Frate così parla:

« Avendo io dato opera alqi filosofia, cominciai tacitamente mo che noi con grande fatica molte cose inutili; e per il co cose utili e necessarie. Onde, sempre con velocità cammin deliberai , posposta ogni altra agli occhi il fme della umana tutte le mie forze di pervenir non avessi alcuno dubbio del manco, acciocché con maggioi in giorno più mi eccitassi alle ciai ad investigare più esqui quali la Fede nostra si potess per divina ispirazione le trovs che, etiam senza il lume sopra può solvere per quelle ogni nostro libro della verità della

(1) Apologeticum Fratrum Congreg pag. 75.

(2) Fu scritto e pubblicato dal Savoi cimile alle prime edizioni del Trionfo^ ( italiana da un suo discepolo, e stampata

Digitized by

Goo^^

.7^^pPfffi=^^^

« Croce del Signore per ordine apertamente ho dichiarato; « dal quale (se per avventura è pervenuto alle tue manij « puoi avere inleso ogni cosa: non lo hai tu visto? »

Ed Eliphaz risponde: « Certo si, io Tho veduto, et etiam « con avidità letto ed esaminato; e per quello tu mostri « di credere la Fede cristiana non solo per lumesopran- « naturale, ma ancora per il lume naturale » .

Ed alquanto più sotto, parlando con Rechima, altro interlocutore del dialogo, Fra Girolamo, dopo aver accennato al lume profetico concessogli da Dio, aggiunge : « lo confesso che il lume della Fede è per tale mezzo tanto « cresciuto in me, che quelle cose le quali appartengono « a essa Fede di Cristo io già non le creda, ma quasi le « sappia e tocchi con mano; di che ne rende testimonio « il nostro libro del Trionfo della Fede ».

E Rechima risponde : « lo te lo concedo; imperocché « esso libro prova tanto bene la cosa, che io penso esse- « re indarno il domandartene più ».

E più sotto ancora, avendo manifestato Fra Girolamo il desiderio suo ardente che la Fede quasi spenta risorga per tutto, e la certezza che Iddio non abbia abbandonato la Chiesa sua, Techima, altro interlocutore, gli risponde : « Certamente io mi persuado cosi; poiché per confirma- « zione della Fede tu hai durato tanta fatica, come dimo- « stra il tuo libro del Trionfo della Croce ».

Possiamo adunque tener per sicuro che V opera del Trionfo fu scritta dal Savonarola nelP estate del 1497, in mezzo ai travagli di vario genere da cui era afflitto; non ultimo quello di una terribile pestilenza che desolò la città e non risparmiò quel florido convento di San Mar- co, ove il Savonarola rimase, come egli dice a consolare i tribolati » (1).

Che il Savonarola non scrivesse di propria mano, ma dettasse questo libro, e sian perciò insostenibili le asser-

(1) Vinari (1. e.) p. 41.

Digitized by

Google

Digitized by

Google

3»: *

xii

Esaminando questo lavoro veramente monumentale (1), indarno si cercherebbe di trovarvi traccia della sollecitu- dine con cui fu dettato. La prontezza d' ingegno di Fra Girolamo e la lunga preparazione di studii che egli pre- mise air esercizio del suo ministero apostolico si scuopre ad evidenza in tutte le sue opere; particolarmente nelle moltissime prediche, che, quantunque preparate giorno per giorno, son piene di una dottrina teologica e scrilturale da stupirne. Dobbiamo tuttavia riflettere che nel distender quest' opera non si propose Fra Girolamo d' insegnar nuove dottrine, ma di dare piuttosto un ordine apologe- tico scientifico, che per quei tempi fu perfetto, ai mate- riali già da gran tempo preparati: e poco di nuovo si ri- chiedeva. Mediante un' accurata ricerca potrebbe trovarsi quasi tutta la materia del Trionfo nelle oltre quattrocento prediche del Frate e nelle altre opere di lui, tra le quali cito a preferenza i due dialoghi tra lo spirilo e V anima e la ragione e il senso, che portano ambedue il titolo di Solatium itineris mei. Il Savonarola non li pubblicò (2),

(1) Il Perrens (p. 351) dice che il Savonarola in quest'opera lenta di dimostrare i dammi della fede secondo le leggi della ragione. Nulla di più falso. Il Savonarola con San Tommaso sapeva che ea quae fidei sunt non sunt tentanda probare demonstrative, (P. I qu. XXXII. Art. 1. Cf. Trionfo libro III, cap. I.) intese mai di provare altro che la credibi- lità dei misteri e l* irragionevolezza di chi li impugna.

(2) Non conosco edizioni di questi due dialoghi anteriori a quelle di Venezia del 1536 e 1537. Non sarà discaro ai lettori aver qui uno sche- ma del primo e più completo dei due dialoghi, che è quello tra lo spi- rito e r anima :

Libro I. De Beo. Esistenza di Dio, suoi attribuir. Dio creatore ; provvidenza e onnipotenza. Felicil;'« infinita di Dio. Dio beatitudine suprema dell' uomo. Immortalità dell' anima. Elevazione dell' uomo air ordine soprannaturale.

Libro II. De Messia contra Hebraeos. Gesù Nazareno è il vero Messia. Le profezie adempiute; le settimane di Daniele; le particola- rità della vita e morte di Gesù Cristo descritte nel Vecchio Testamen- to. — Pene degli Ebrei per non aver creduto al Messia. Obiezioni degli Ebrei e loro soluzione.

Libro III. De articulis fidei contra Philosophos. Unità e Trinità di

Digitized by

Google

Digitized by

Google

' r=T^E|Jr

n^

XIV

luvie pagana rimastavi, e come si adoprasse a convertire in feste cristiane quelle inverecondie (1), Propose anch'egli il suo Trionfo; che, predicatore di Gesù Crocifìsso, un trionfo solo ei conosceva , quello di Gesù Cristo su tutti gli errori e le vanità del secolo ; quello della Fede, che, vittoriosa d' ogni tirannia e d* ogni sofìsma, rimase nel cuore del popolo cristiano fonte perenne della bontà della vita; quello della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, romana, monumento storico indistruttibile della divinila del suo Fondatore. Ed in quest' opera che (salvo brevi opu- scoli posteriori^ fu T ultima eh' ei compose, volle assom- mare e coordinare air idea grandiosa di quel Trionfo di Cristo tutta la dottrina sparsa negli scritti suoi precedenti. 11 Trionfo della Croce per Fra Girolamo Savonarola fu quello che per San Tommaso d' Aquino era slata la Somma Teologica; né, particolarmente in riguardo al rigore del metodo del raziocinio, di tanto maestro ei si mostrò men degno discepolo, quantunque con umiltà dicesse: « Lui fu « veramente profondo; e quando voglio divenire piccolino, « lo leggo ; e parmi che lui sia gigante, et io nulla » (2j. Il Trionfo della Croce è come una teologia fondamen- tale od una somma apologetica della Religione Cristiana. É pei tempi del Savonarola quello che pei tempi di San Tommaso fu la Somma contro i Gentili. Il grande errore di quello scorcio del secolo XV era l'umanesimo, che, mu- tato nome, divenne poi il razionalismo e il naturfilismo moderno. Il Savonarola, persuaso con San Tommaso e colla dottrina della Chiesa che nulla di solido può opporre la ragione umana contro la Fede, e convinto altresì che con quelli che disprezzano la Fede e ogni divina rivelazione non restino altre armi che quelle della ragione naturale, a que- ste solo apprendendosi, stabilisce con solida argomenta-

ci) Vedi particolarmente il Luotto, Vero Savonarola^ capitolo XII, pag. 132.

(^) Predica XI sopra V Esodo.

Digitized by

Goo^^

Digitized by

Google

XVI

à e di azione; e stabilita così per forza di ragione Tesi- nza del soprannaturale e nelF ordine di conoscibilità e r ordine di efficienza, viene alla dimostrazione della idibilità dei principali misteri, e delta ^ragionevolezza di anto appartiene ai Sacramenti, al culto ed alla liturgia Ila Chiesa cattolica.

Prendendo finalmente ad esaminare tutte le altre re- ioni, non solo esistenti , ma possibili , che riduce a

, quella dei filosofi , quella degli astrologi , quella ^li idolatri , quella degli Ebrei , quella degli eretici [quella dei Maomettani, e scopertone gli errori e l' im- lenza a produrre la bontà della vita , ne conchiude 1 maggior diritto la verità della Fede Cattolica, e rie- oga con mano maestra tutto V ordine delle sue argo- ntazioni.

Se varie e preziose particolarità dottrinali, emanazioni onde dei principii di San Tommaso, gettano qua e gli sprazzi di luce sui dommi del Cristianesimo (1), mo- mento solido in sua difesa e V ordine meraviglioso e il ovo processo rigorosamente analitico di tutto il lavoro.

s' ingannò il Villari allorché, togliendo in esame questo oro, disse il Savonarola « glorioso iniziatore nel secolo Jecimoquinto di quella nobile scuola che si onorò più lardi dei grandi nomi del Bossuet e del Leibnitz (^2)». lo la credo » scriveva il Lacordaire all' Abate Mix (3) la prima apologia del Cristianesimo per la sua data, e non è certo T ultima per il genio. Differisce nel suo dise- gno da tutte quelle che V hanno preceduta e da tutte quelle che T hanno seguita, e T originalità vi <> grande |uanto la profondità. Grazie a voi, io spero, sarà letta

;i) Vedasi in particolare come il Savonarola abbia falla sua la dot-

a di Sari Tommaso sulla Trinila nel capitolo III del 111 libro, che è

riassunto esattissimo di tutto il trattato De Trinitate.

Q) V. Villari voi. Il pag. 69 ; e osserva la nota apposta dall' autore

ome del Leibuilz.

3) Le Triomphe de la Croìx. Paris 1855. pag. VII.

Digitized by

Goo^^

VTP'v;^ V-

XVII

« quest' opera; e sarà questa un' utile resurrezi* « alla gloria del Savonarola, uno degli uomini « eloquenti che siano stati giammai, e più utile « quelli che cercano la luce fra le tenebre di quesl

Sebbene in generale poco curante della fon vonarola, dettando quest' opera, volle porre un speciale anche air eleganza dello stile e alla li lingua. Il latino del Savonarola si legge volenti perdere il filosofo e il teologo, spesso diment scolastico e ritroviamo V oratore e il poeta che luogo tocca veramente il sublime. Vedasi parti allorché immagina Cristo poverello e sconosciut alla conquista di Koma meditando il trionfo dell e r omaggio futuro dell'Imperatore Romano dina del Pescatore di Galilea (Lib. Il, cap. XIII); rimprovera ai Giudei V ostinazione nel disconosc sia aspettato (Lib. IV, cap. V); o quando alla delle siHle ereticali oppone la stabilità delh Roma e l'unità del suo governo monarchico so tefice Romano, combattendo così d' un colpo ictu, tutte le eresie esistenti e possibili (Lib VI); e giudicheremo chef poco di meglio sap versi forse oggidì.

Nondimeno l'esigenza stessa della materia Savonarola, che scriveva particolarmente pei de qua e termini filosofici e scolastici ; e la bi postasi lo costrinse a dare sovente una forma \ suoi argomenti ; sicché, affacciatosi in molti d' intelligenti di latino il desiderio d' aver l'opera volgare, il Savonarola, mentre per altre opere lentieri lasciato la cura della versione al Beni altri suoi amici e discepoli, si accinse da s(> a voro, appunto per potersi a suo agio discostar naie, ove e come lo credesse opportuno per V

Savona itoiJk - Triumphus Crucift

Digitized by

Google

'"^T^PT^

n

XVIIl

del popolo (1). L'edizione italiana fu pubblicata subito dopo la latina nelle stesse forme e coi medesimi tipi, con una prefazione del Benivieni che qui è debito riportar per in- tiero :

Maestro Domenico Benivieni fiorentino, Canonico di Santo Lorenzo, a tutta la generazione umana.

Non mi sono potuto contenere, o universa generazione umana, e pel gaudio ineffabile che in me sento, e per la grande ammira- zione della bontà divina, che, non potendo con tutti li uomini per corporale presenza e allegrarmi e giabilare delli immensi benefìcii in questi tempi dal sommo Dio alla sua Ohiesa concessi, almeno questo non facci per lettera. Ballegratevi dunque voi tutti viventi, esilarate e* vostri cuori, e allo eterno e magno Dio rendete meco grazie infinite, poiché s* è degnato a' nostri giorni farci partecipi de' suoi grandi e occulti tesori , manifestandoci pel suo Santo Profeta e Padre nostro singolare Frate Hieronymo da Ferrara non solamente le gran cose future ab aeUrno dal sommo Dio pre- viste e ordinate e a' nostri tempi propinque, ma ancora per lui illuminandoci del vero modo del ben vivere cristiano , e dèlia ve- rità della Fede di Gesù Cristo ; intanto che alli tempi nostri si conviene il profetico detto : Il popolo die camminava nelle tenebre vide una gran hice^ e aUi abitanti nella regione delV ombra della morte è nata la luce. E acciocché ancora ai posteri e agli as- senti questo gran lume risplendesse, è piaciuto alla bontà divina che in scritti rimanga di quello perenne memoria, come si vede per li libri a questo proposito dal detto venerando Padre compo- sti e publicati, nel numero de* quali si manifesta in pubblico que- sto magno e glorioso Trionfo della Oroce di Gesti Cristo, nel quale per divino e nuovo lume e per celesti e inaudite ragioni si dichiara e appare la pura e solida verità della Fede di Cristo. Eallegratevi dunque, fedeli, e a Dio grazie rendete, il quale per vo- stro conforto di gran dono vi ha fatti degni. E voi debili nella Fede, con gaudio ricevete questo tesoro a voi da Dio per confir- marvi e sondarvi mandaco. Voi altri della Fede al tutto ciechi non per mera malizia, ma per grande ignoranza, disponetevi per

(1) È quindi falsissima e appena degna di esser riportala 1* opinione di alcuni che dissero T opera prima scritta in italiano e poi tradotta in latino. Vedi per esempio V Argellali, Biblioteca dei Volgarizzatori, Tomo III, pag. 335, nota m.

Digitized by

Google

XIX

qaesta opera a ricevere il divino lume della san sto. Ma voi in tatto ostinati nel male vivere, tei stiani, impagliatori della verità conosciuta, non d perchè sempre avete fatto , fate e farete resist< Santo , ma almeno vergognatevi e confondete\? vostre inique e false calunnie contro alla dottrini Profeta , anzi di Cristo , perchè ora mai per qm e per lo altre sue a tutto il mondo è fatto mi perverso dogma, o eretica pravità (come andate gerendo e seminando) ma pura, sincera e solida trina di questo Venerando Padre alli tempi nostri alli uomini mandata per rinnovare la sua Santa Ob ancora ha voluto patire la morte della Croce, della Trionfo voi, Fedeli di Cristo, lietamente ricevete. A laude e gloria del magno e sommo Dio onnipot

La pubblicazione dei due testi latino e fronte nella presente nostra edizione darà di far degli utili confronti, ed apprender come possano talvolta rendersi intelligibil stesse verità più astruse. Vero è che il Sav roso assai più di persuadere la sua tesi ci abbrevia sovente le sue argomentazioni to, non potrebbe essere utile che ai dotti ; eoe cap. II, r accenno filosofico al lume dell' ii nel libro III, cap. Vili, V argomento filosofi come due corpi non possano occupare un go, e la traduzione di certi termini, come Il libro, finis cuius e finis quo, o di cei in fine al cap. XII del libro II, quella ose tele sol et homo generant hominem ; siccoi di rado, ditTonde il suo dire più che nel la prova nei termini dialettici resterebbe alqua quella desunta dal moto dell' universo a pi za di Dio (Lib. I cap. VI), alcune prove ( deir anima (Lib. I cap. XIV), e dove con scuopre nella parte spirituale dell' uomo della Trinità (Lib. Ili cap. III). Quindi è ci

Digitized by

QiOo^<t

XX

celebre Index codicum Bibliothecce Magliabechiance. voi. fi, col. 546, scriveva: «Ex hoc liiculentissime discimus Hiéro- « nymum verbum verbo, quemadmodum fidus interpres, red- « dere minime curasse; immo, servalo sermonis sensu, quae- « dam immutasse, quaedam vero addidisse, vel substulisse; ne « indoctis philosophicae loculiones et sententiae officerent ». Ma r intento del Savonarola e il metodo da lui seguito in questa versione meglio che da altri possiamo appren- derlo da lui medesimo nel Proemio da lui premesso alla edizione italiana:

Proemio di Frate Ieronimo Savonarola da Ferrara del- \J Ordine de' Frati Predicatori nel libro della veritI DELLA Fede sopra il Trionfo della Croce di Cristo.

Il libro della verità della Fede sopra il Trionfo della Croce di Cristo da noi iu lingua latina composto, ha tanto eccitato il desiderio delli fedeli illitterati, che hanno cominciato a murmurare con^ il padre della famiglia, dicendo che con ciò sia cosa che loro abbino lavorato in la vigna di Cristo, e forse piti che molti litterati, non è cosa giusta che sieno defraudati in questa parte, cioè, che loro non sieno partecipi della intelligenza di tanto Trionfo, essendo la Fede comune a tutte le coudizioni delli uomini^ e non essendo appresso Dio distinzione di persone. Perchè dunque io mi sono fatto debitore alli dotti e alli indotti, sono costretto dalla istanza delle preghiere loro a fare vulgare quello che prima avevo fatto latino, sapiendo maxime che, se noi faccio io, sarà fatto da altri, e forse incongruamente ; perchè, facendolo altri che lo autore, sarà costretto seguitare il latino, per non si disformare dalle sentenze. La quale cosa non sarìa molto utile alli vulgari^ per essere in molte parti pieno di sentenze e termini iilosofìci , li quali convenientemente non pare che li debba mutare e trarre al basso, so non lo autore. Nostra intenzione dunque non è ti*adurre il libro in vulgare, di parola in parola, di sentenza in sentenza, ma di dire tutto quello che nel libro si contiene, con quello medesimo ordine, procedendo di capitolo iu capitolo e dicendo in ogni capi- tolo tutta la sentenza in lui contenta, in quel modo e con quelle accomodate parole, aggiungendo e minuendo, secondo che mi parrà che sia utile alle persone per le quali abbiamo presa questa fatica.

Digitized by

Google

Digitized by

Google

XXII

« stanza di quattro secoli noi gli mandiamo un saluto a(Tet- « tuoso ». Ma a me piace notare come tra gli altri libri del Sa- vonarola (1) San Filippo prediligesse il Trionfo della Croce. « Leggeva spesso, dice il Card. Capecelatro, le opere del « Savonarola, massime quella del Trionfo della Croce, e di « esse pasceva i suoi figli spirituali » (2). certo s' in- gannava; che profondo conoscitore qual era del cuore umano, ei doveva bene intendere quanta potenza abbia a mante- ner la bontà della vita e il sentimento della propria di- gnità r altissima idea della grandezza di Cristo, della no- biltà della Fede e della immortai vigoria della Chiesa no- stra madre.

Delle molte edizioni pubblicate fin qui, sia del testo la- tino, sia del volgare, e delle varie traduzioni ho raccolto con quanta cura ho potuto una Bibliografia che terrà die- tro a questa introduzione. Le edizioni che ho potuto con- sultare qui in Firenze, che di opere savonaroliane è ric- chissima, salgono al numero di 32; pretendo di averle enumerate tutte; anzi son certo che qualche altra ne ri- mane; ma ho preferito lasciarla, piuttosto che registrarla senza averla avuta sotto i miei occhi (3). Le bibliografie di quest' opera compilate fin qui sono scarse e per di più inesatte; il Brunet, che è il più completo, ne tralascia una buona metà; gli altri non raggiungono la diecina.

(1) Nella ricchissima Collezione Capponi nella Biblioteca Nazionale di Firenze trovasi il Compendium Eevelationum del Savonarola colla firma autografa di S. Filippo Neri.

(2) Vita di S. Filippo Neri, Libro lì, cap. 5.

(3) Tali sarebbero una traduzione francese fatta da Paul du Mont, Dovysien, stampata a Douay, J. Bogart 1558 in piccolo, registrata dal Brunet, e alcune edizioni di Firenze e di Venezia e qualche traduzione oltre quelle registrate nella Bibliografia. Devo qui attestare la mia speciale gratitudine sia al Rev.mo Mons. Calosi Rettore del Seminario Fiorentino per cui cortesia ho potuto avere le due splendide copie del 1497 sulle quali è stata fatta questa ristampa, appartenenti alla biblioteca del Seminario Arcivescovile, sia air illustre Sig. Leone Olski presso di cui ho potuto consultare rarissime edizioni di quest' opera.

Digitized by

Google

xxin

Tra le molte e varie edizioni nessuna oltrepassa le due prime sia per ricchezza di tipi e bellezza di forma, sia per correttezza, avuto riguardo al tempo. Sono stupende le poche copie in membranis che rimangono dell' edizione la- tina e ricche di finissime miniature. La più splendida tra le posteriori è quella di Basilea del 1540 in foglio^ regi- strata nella Bibliografia al n.<> XV che coli' Esposizione del Miserere fa seguito ai 4 libri di Paolo Cortesio. Degna poi di esser ricordata è quella fatta in Roma nel 1646 in un picco- lo ed elegante volume pei W^\ à\ Propaganda Fide (1) per espressa volontà del Card. Antonio Barberini, Cappuccino, fratello di Urbano Vili. Nel 2^ codicillo del suo testamen- to che si conserva nell'Archivio dei PP. Cappuccini della Pro- vincia Romana, il Cardinale ordina < che si faccia ristam- « pare in buona forma dopo la sua morte dall' erede un

* libro intitolato Triumphus Crucis del Padre Savonarola « domenicano, col salmo Miserere dell' istesso autore in « fine dell' Opera; e si debbono spend."^® in d.* stampa « scudi 500 moneta » . Quest' edizione nella Bibliografia porta il n.<> XXII.

Altro non mi resta a dire che delle norme seguite nel curare questa nuova edizione. La prima pubblicazione tanto del testo latino quanto del volgare, fatta certamente sotto gli occhi del Savonarola medesimo, è di assoluta superio- rità su tutte le seguenti; e su questa soltanto è stata fatta redizione presente per quel che riguarda i due testi. Al latino, che è correttissimo, non è stato necessario fare altre modificazioni che la soppressione di tutte le abbre- viazioni e r aggiunta dell' ortografia e punteggiatura mo- derna. Era inoltre necessario aggiungere le citazioni dei

(1) Il Perrens anche nella terza edizione del suo libro dice : « La « Compagnie de Jesus, doni il flattail la scerete faiblesse en meltanl la « philosophie au service de la religion, raccuoillit avec une faveure con- « stante, et le fit imprimer a plusieurs éditions dans Ics Annales de la

propagaHon de la foi » p. 351. Domando se possan dirsi più spropositi in meno parole. E V autore si vanta di rigorosa esattezza! (p. 2).

Digitized by

Goo^^

XXIV

testi scritturali, e che questi fossero riportati in corsivo ogni volta che il Savonarola stesso li allega come testimo- nianze. Talora però tanto i testi della Sacra Scrittura come quelli dei Padri e di San Tommaso, formano come un cor- po solo col testo, poiché, senza citarli come testimonianze, il Savonarola (a cui la Scrittura particolarmente era fami- liarissima) quasi senza avvedersene li inserisce nel suo discorso; e in tal caso ho omesso il corsivo (1). Maggiori mutazioni sono state necessarie nel testo italiano, udito anche il parere di ottimi letterati, tra cui nomino con onore e gratitudine il Cav. Alessandro Gherardi, che mi è stato largo di consiglio e di aiuto. Riproducendo l'italiano del quattrocento con tutte le sue scorrezioni non avrei fatto che un lavoro di curiosità bibliografica non leggibile che da pochissimi. Qui adunque non solo ho dovuto to- gliere tutte le abbreviazioni e rifar per intiero la punteg- giatura, ma modificare tutta l'ortografia delle parole e rad- drizzare i modi ormai troppo antiquati; non essendovi ora ragione alcuna di scrivere le uirgine per le vergini, uechio per oecchiOy duci milia per due mita^ epso per esso, le ope- ratione per le operazioni ecc. Nessuna mutazione però, a mio credere è stata tale da togliere al testo il suo carat- tere e la sua fisonomia; si troveranno quindi lasciate varie forme verbali e parecchi vocaboli un poco antiquati, come reprobare^ subiugare^ everso, (ip)wopinquare^ espedire, estra- rlo, architettore^ suspizione, rememorare, e tutte quelle parole prettamente latine che il Savonarola inserisce nelle sue opere e nelle stesse prediche, come etiam, praeterea,

(1) Posson vedersi fra i molli 1 seguenti luoghi: A pag. 126 le parole tanquam liberi sub grada constituti son di Sani' Agostino nella Regola; A pag. 272 parlando della Cresima la dice necessaria, perchè «meZiita es^ vita hominis super terram et oportet nos per muUas tribulationes introire in regnum Dei » A pag. 298: « Quoniam vero invisibilia Dei per ea que facta sunt intellectu conspicmntur^ nrìateriales ecclesias aediiìcamus. etc » A pag. 300: « Ecclesiae cultum ab eo solum inslitui potuisse qui illumi" nat omnem hominem venientem in hunc mundum ». A pag. 368: « Chri- stus advenit . . . et sui eum non receperunt » etc.

Digitized by

Google

XXV

item, che erano allora anche in uso nel comune parlare. Il qual metodo io lo vedo seguito presso a poco dal Villari e dal Casanova nella loro preziosa raccolta recentemente pubblicata: « Nella stampa, essi dicono, restammo fedeli « alle forme antiche, conservando tutto ciò che esse hanno « di proprio e di sostanziale, rammodernando solo 1' orto- grafia, come richiedeva P indole di questo volume, di cui « desideravamo rendere a tutti agevole la lettura (1) ».

Tra le molte edizioni di quest' opera nessuna va ac- compagnata da annotazioni air infuori di quella di Firenze del 1764, che è assai ricca di note lasciate manoscritte dal P. Raimondo Corsi dei Predicatori del Convento di S. Mar- co, e pubblicate dopo la sua morte. (2) Le ho raccolte e aggiunte tutte in appendice, perchè degne, a mio parere, d' esser conservate, sia per le molte ed erudite citazioni di parecchi autori antichi e moderni, sia per varie osser- vazioni teologiche su diversi punti del testo.

Termino augurando che il libro del Trionfo della Croce ritorni nel suo primiero onore (3) da cui forse decadde per le nebbie addensatesi dalla umana ingratitudine sopra r uomo che lo scrisse. Giacche, è inutile dissimularlo, tra l'autore e Topera sua non possiamo mai far tanta separazione

(1) P. Villari e Casanova, Scelta di prediche e scritti di Fra 04- rolamo Savonarola con nuovi documenti intorno alla sua vita, Firenze, Sansoni, 1898, pag. VI.

(2) Il P. Raimondo Corsi nato in Livorno ai primi di Giugno del 1721 vesti V abito domenicano il 25 marzo 1736 in San Domenico di Fiesole, donde passò poi al Convento di San Marco, ove si segnalò per bontà di vita e rara dottrina. Scrisse per utilità dei fedeli la Storia ecclesiastica deir Antico Testamento e le Vite degli uomini illustri dei primi secoli della Chiesa. Predicò con frutto la parola di Dio; e nei suoi conventi insegnò con lode ora la Sacra Teologia, ora la Filosofia, ora la Sacra Eloquenza. Colto da febbre maligna nell' ancor fresca età di anni 46, mori santamente nel convento di San Marco a di 22 Marzo 1767. {Chron. Conv. S, Dom: de Fcesulis. Lih, III Registrorum Conv, S. Marci, ITe- crologium FF, defunctorum Conv, 8. Marci),

(3) Cinquant^anni dopo la morte di Fra Girolamo erano già state fat- te di quest' opera almeno diciassette edizioni.

Digitized by

Google

XXVI

' onore o dalla disistima dell' autore non venga ad re od a perdere V opera quelP estrinseco pregio nene dalla estimazione, degli uomini. Oggi, grazie a figura del Savonarola è risorta splendida e bella;

udito un suo grande confratello e per di più e di Santa Chiesa ed Arcivescovo della città che mo già preparava il rogo, giunger perfino a dar ^narola il modello al suo clero per lo zelo arden- del ritorno dei popoli a Gesù Cristo. I tempi no- mo con quelli del Savonarola molta somiglianza, anesimo», diceva bene Cesare Guasti, «risorge, meno Lo che nel secolo del Poliziano e di Lorenzo il ifico, ma risorge; e il culto della natura soppianta to della ragione, dopo che questo ebbe soppiantato i della fede (l) •. Non uno, ma cento Savonarola Tei alia moderna età per agevolarle un pieno e

ritorno a queir unica verità che trovasi in Cristo ire. Ma intanto quello che fu in Fra Girolamo il ) pensiero della vita fino a quando salendo i gra- ir asta ferale recitava il Credo a voce sommessa, ifo della Croce ^ sia V oggetto continuo delle nostre il fine supremo d'ogni nostra fatica, le suo confratello e suo devoto ammiratore basti iresente d' aver potuto unire questo modesto tribu- )ri del maggio che nel luogo del supplizio del cele- te di San Marco sparge Firenze in questo giorno »i chiude il quarto centenario dalla sua morte.

Domenico di Fiesole, 23 Maggio 1899.

P. Lodovico Ferretti de' Pred.

Carteggio inedito di Cesare Guasti nel periodico IV Cente- a morte di Fra Girolamo Savonarola, pag. 320.

Digitized by

Google

BIBLIOGRAFIA DELL' OPEf

I. (1497) Occhietto gotico : ([ Fratria Hieronymi de Ferrari ci8 I De veritate Fidei. Segue, verao, la ([ Tabnia Capito volamine continent. | . Libri primi Capita . | . Proaemium. et TRIS HIERONYMI SAVONAROLAE | FERRAMENSIS ORI RI|TATE FIDEI IN DOMINICAE CRV|CI8 TRIVMPHVM L d PROOEMIVM . I gLORIOSVM CRVCIS TRIUM-|phum etc, iniziali minuscole. Regiatro : Le prime due carte senza segi demi di 8 carlCy segnati a-m, z, iii, iiii. In tutto carte 98 non i complete sono di 34, 35 e 36 linee. Ultima carta, verso, i^ periam per infinita asDcula saecaloram Amen. | . LAVS DEO. In 4^ grande.

Qaeata è la prima edizione del Trionfo della Croce, fatta ce come ai rileva dalla lettera del Savonarola a Papa Alei Maggio 1497. Se ne trovano varie copie in menibranis colle colori e la prima iniziale G del proemio stupendamente i tante il Frate in atto di predicare, indicante colla dostr tiene alzato colla ainistra. A piedi della ateasa pagina ì copie in membranis trovasi miniato uno atemma, probabilme per cui fu destinato o a cui appartenne il volume. Le co] una lettera minuacola nsllo spazio laaciato per le iniziali

II. (1497) ([ -Libro di Frate Hieronymo da Ferrara d( pre|dicatori : della uerita della Fede Chriftiana^ fopra | el Glor Croce di Chrifto. | ([ Tauola de capitoli ecc^ Nel foglio 2^, ò vola, segue : ([ Maeftro Domenico Beninieui Fiorentino canonie a tacta la generatione humana. | NOn mi fono potuto, ecc. Ni hemio di Frate Hieronymo Savonarola da Ferrara^ del or|di tori : nel libro della nerita della Fede ; fopra el | Triumpho e

I EL libro, ecc. A piò di pagina : ([ Libro Primo della uerita trinpho della Cro^|ce di Chrifto compofto da Frate Hieronymo ra|ra del ordine de frati predicatori. Nel verao: PROHEMIO. (< pbo eco. Carattere tondo; iniziali dei capitoli inquadrate con fic V iniziale del Proemio a carte 3 verao, del cap. I a e. 4 e del i iniziale minuscola al proemio del III e del IV libro. Regiatro senza segnatura; poi 7 quaderni di 8 carte, segnati a-g, z o h-k di 6 carte segnate 2, 3 ; e i quaderno 1 di 8 carte segni carte 84 non numerate. Le pagine complete sono di 35 e 36 line

Digitized by

Google

XXVIIl

ultima linea : Potestà A Imperio p infinita fecula feculorum. Amen. s. u. t. In grande,

edizione è in tatto conforme alla latina segnata N. I, e fatta eriden- ente cogli stessi tipi, subito dopo di essa ; cioè nello stesso anno 1497. te copie di questa edizione italiana sono meno ricche di margini.

1504. Oochietto : Fratris Hieronymi | de Ferrarla Triu- | phus Crucis | de e I Fidei. | Segue, verso, la ({ Tabula capitulorum : que in bo6 volumine >nt. Fol. 3 recto: ([ Fratris Hieronymi lauonarole Ferrarienfis ordinis | pre- um de veritate fidei in domtnice Crucis trium- | phum. Liber priraus. | ([ um. I gLoriosu crucis eie. Nel verso, dopo 14 linae diproemiOt sta lo slemma ampatore colle lettere LS | O m globo sormontato da una croce a doppia a; disegno rettangolare in campo nero. A carta 4. recto (f De modo proce- ca p. j I oPortet etc. Carattere gotico, iniziali minuscole Registro : A A, uadcrni 24 di 4 carte segnati ii, iii ; in tutto carte 96 numerate in cifre arabe,

per ripetizione di numerazione nel quaderno M, ne siano segnate 92, Le pagine e sono di 33 linee. A carta segnata 91, verso: ... p infi- | nit« focaia |. Amen. Laus deo. | ([ Uenetijs p Lazarum de Soardis : qui obtinuit

I Ueueto anno dni M. D. iij. q uallus possit iprimere : | nec imprimi facere ini dnio fub. pena vt patet in suis | puilegiis. Die 4. Tannarij 1504. ([ umo regi dicatur vocibus oris. ([ Q. iam non ceffet merces condigna la- ([ Fata regunt finem : fpero dij cepta fecundent. Segue a carta segnata idioe del registro ove si riportano le prime parole delle prime 3 carie di oia- ladei'no, In 8.o

1504. Occhietto in carattere tondo in questa forma :

Tri- um- phus Crucis : De veritate fidei . Fra . Hierony- mi de Ferrarla . Pre- dica toris. verso, ([ Tabula capitulorum in carattere tondo; e poi in gotico . Primi ap. etc. Al foglio 3, recto: Fratris Hieronymi fauonarole | Ferrariesta: \ predicatorum | de ueritate fidai in dominice crucis | trinmphum. Liber pri- Prohemium. | GLoriofum etc, Carattere gotioOf eccetto i titoli dei proemii lo: Triumphus Crucis liber.... che ricorre sopra ogni pagina, Registro: 15 ni segnati A-0, ii, iii, iiii P, ii, iii ; in tutto carte 115, non numerate. Le complete sono di 31 linee. In fine : ([ Finito hoc opere triuphantiffìmo eia triu- I pho : Ex arcbetypo impresso Uenetijs p Lazaru de | Soardis : qui it a dnio Ueneto Anno domini | M. D. iij q nuUus poffit imprimere: nec li fa'cere in eorum dnio sub pena vt patet in fuis priuile- | gijs. Die iiij. ij. M. quigentefimo quarto. | Sit laus et gloria christo. In 8^ piccolo.

1505. Lo fottiliffìmo et devotiffimo libro della Ve | rita della Fede ana dimandato Triu- | pho della Croce di Crifto: compofto in la | tino

Reverendo Padre Frate Hiero- | nymo Sauonarola da Ferrara dellordi-

Digitized by

Google

XXIX

ne de | li Frati Predicatori: E dapoi tradacto in nul | gare per esso Frate Hiero- ny-nio : a consola- | tiene delle persone meno litterate. Poi vignetta del frate in cella damanti al Crocifisso^ e a^ pie di pagina in gotico grande : Con priuilegio. Segucj verso, ([ incomincia la Tauola fopra el libro eco. Nel foglio 3, verso, ([ Proheraio di Frate Hieronimo ecc. EL libro della oerìta ecc. Nel foglio 4, recto, dopo le ultime 3 linee del proemio: ([ I^ibro primo della nerita della Fede ecc. IL glorioso Triapho ecc. Carattere tondo; iniziali inquadrate e fiorite, di varie forme e dimensioni. Reg^istro; Quaderni 2P, segnati A-Z, AA-FF, tutti di 4 carte segnate ìì, iii; in tutto carte 116 numerate. Le pagine complete sono di 29 o 30 li- »w Ultima carta^ recto, linea 14 : potestà ^ imperio p infinita secnla seculoif Amen. | Lans Deo. | (J Impreffo in Venetia per Lazaro di Soardi Nel sino | del. 1505. A di 22. di Febraro. Oo gratia ^ privilegio | Al di sotto sta la marea dello stampatorCt colle lettere LS | O in un circolo sormontato da una droce a doppia traversa ; disegno bianco rettangolare in campo nero. Il verso è bianco. In S.o

VI. 1508. Occhietto : Fratris Hieronymi | de Ferraria Trin | phus Crucis | de ventate | Fidei. | cnm gratia &, privilegio. Segue, verso, la ([ Tabula capitulo- ram : qn» in hoc volumine contiuetur. Fol. 3 : ([ Fratris Hieronymi sauonaro* le Ferrariensis ordinis | predicatornm de veritate fidei in domìnice crucis trinoi I phum. Liber primus. | Proeminm. Carattere goticOf iniziali maiuscole inqua- drate con fregi e figure assai svariate. Registro: A, D, F, Q-R ij, 3, 4, 5. quaderni ; B, C, E, G-N ij. iij, duerni. In tutto carte 95 numerate^ e 1 in fine non numerata. Le pagine complete sono di 33 e 34 linee. A carta 96^ verso, Un. 29 :

Amen. Laus Deo. C: 96: d Venetiis p Lazarnm de Soardis q obtinuit a pa-

tritiis I Veneto, q niillns iprìmere: ueo iprimi facere in eor. dnio | audet sb pena vt patet i suis pvilegijs. Die. 18. lulij. 1508. ([ Laus sunirao regi dicatur Tocibns oris : ([ Quod iam non cesset merces condigna laboris. ([ Fata regunt finem : spero dii copta secnndent. Segue la marca dello stampatore colle iniziali. Il . . S. O In un circolo sormontato da una croce a doppia traversa^ disegno bianco in campo nero. Il verso è bianco In 8,^

VII. (1508f) d FRATRIS HIERONYMI SAVONA | ROLAE FERRARIENSIS ORD. I FRED. DE VERITATE FIDEI | IN DOMINICAE CRV | CIS TRI- VMPHVM I LIBER PRI | MVS. | PROEMIVM. | GLORIOSVM crucis etc. Al foglio 2^: ([ De modo procedendi caput primum | Oportet etc. Carattere tondo; iniziali dei capitoti inquadrate con fiori o piccole figure Registro : Quaderni 17 di 8 oartCf segnati a-p, z, 3, iiii o 4; ultimo quaderno di 4 carte^ se- gnato f,fz. In tutto earte 140 non numerate. Le pagine complete sono di 28 o 29 linee. Al fine della carta 3^ dell* ultimo quaderno^ recto; potestas <f* impin p Ifi- nita ssBCola sffionloif Ame | LAVS DEO. Segue j verso, la ([ Tabula etc. in 3 pagine piene, poi FINIS. s. 1. a. e n. t. In 8'» piccolo.

Sebbene qaest' edizione latina sia senza alcuna indicazione di data o nota tipo- grafica, pure trovasi nella collezione Capponi unita con altri opuscoli stampati evidentemente cogli stessi tipi e nello stesso formato, e in fine si legge : Im- pressnni Florentiae »jmo a Christiana falute | . D. Vili, supra mille, menfe | feptembri.

Vili. 1516. d LIBRO DI FRATE RIERO - | nymo da Ferrara dello or- dioe de Frati | predicatori : della verità della | de Chridiana - fopra il glo I riofo Triopbo della | Croce di Chrijfto. Frontespizio con Hcco contorno di fre-

Digitized by

Google

XXX

angoli ; a piedi uno stemma bianco entro una corona d* alloro ^ e ai i. In mezMO un Crocifisso raggiante y sorretto dal Padre Etemo con ioli attorno. Tra la testa del Padre e quella del Figlio scorgesi appe- tì simboli dello Spirito Santo. Nel verso del frontespizio: (f Maeftro ivieni Fiorentino canonico | di fancto Lorenzo a tacta la genera» I Non mi fono eco. Nel foglio 2, dopo 7 linee della prefa4sione del 3 : (l Prohemio di Frate Hieronymo eco. A piò di pagina, in tre Zi- primo della nerità della Fede ecc. Nel verso, l.a linea : EL Glo- », eco. Carattere tondo ; iniziali dei proemii e del oap. I del I li- con fiori, le altre gotiche. Registro : Quaderni 10, dei quali i i a-g, z, 3. iiii, sono di 8 carte, V 8o h, z, 3, di 6 carte ; il i, di 8 carte, e il 10<> k 2.3, di 6 carte; in tutto 76 car- e. Le pagine complete sono di 39 linee. Alla fine della carta 74 i & Imperio per' infinita fecula fecnlorum. | QAMEN. Le ultime ngono la ([ Tauola de Capitoli ; che contengono in tucto quefbo carta, recto, dopo 20Jiinee di tavola : ([ FINIS | ([ Finito il Tri- 'ede Stampato in Fireze dio. Ste- | phauo di Carlo da Pania Ad . L. ano. M.D.XVl | A dT XXV. d Aprile. Poi piccola vignetta col ia Vergine e San Giovanni. Il verso è bianco In 8o.

Fratrìs Hyeronymi (carattere gotico) Sauouarolao, Ferrarienfìsj Or- lO- I rara, Triumphus crucis, de fidei ueritate. | Post noussima im- ias Ve I netiis excuffam. Denao nunc pri | rou a bone docto theo- Tim recognìtus, | canctisq mendis ex | purgatus. | «f- | Poi incisione Ila scrivente innanzi a un Crocifisso. Nello sgabello del frate è raffigu- di leone. Sul banco vedesi un orologio a polveì'C. Nel verso : ([ Ta- :um etc. Nel foglio III recto: De triumpho crucis Prooemiu >, iniziali molto svariate ed alcune con teste di santi. Registro: 14 quo- te segnati A-O ii. iii. iii, in tutto carte CXII numerate in cifre re- ne complete sono di 32 linee. In fine: ([ Finit solennifTimu opu- tuor libris di | stinctu: de ueritate fidei catbolicae: asditu ab exi- fratre Hieronymo Sauonarola: ferrariesi: | ImprefTumq Venetijs entia per Luca | olcbiensem artium et legum profeflbrem. Anno UCXVII. Die nero octauo mesis lunìi. | In 8.^ piccolo.

([ Lo fottilissimo & denòtissimo libro del- | la Verità della fede nandato | Triumpho della croce di Chrifto copolìio | in latino per Patre Frate Hie | ronymo Sauonarola da ferrara dellordi- | ne delli Dri. £ dapoi traduclo | in uulgare per elfo frate hieronymo: a con-

perfone meno li iterate. Poi vignetta del frate in cella davanti al Cro- verso: ([ Incomincia la Tauola sopra el libro del Triumpho | della to. Nel foglio III, verso: (J Prohemio di Frate Hieronymo Sano. Ta I ra del ordine eco. Nel foglio IIII dopo 3 linee di Proemio: imo della uerita dela fede sopra el Triupho | ecc. IL glorioso Carattere tondo, iniziali svariate; alcune inquadrate con fregi a na- ri figure di santi o di angeli, alcuìie gotiche semplici di varie dimensioni. 15 quaderni; il primo segnato A, ii, iii, di quattro carte, i seguenti \\, di 8 carte ciascuno, V ultimo P, ii, iii, iiii, v, di 10 carte; in tutto aerate con cifre romane. Le pagine complete sono di 28 linee. Ultima

(l ImprefTo in Veuetia per Bernardino Benalio | Nel anno del CCCXVIII I A di . V . di Marzo. | (f FINIS | In 8.^

Digitized by

Google

"'^T'

XXXI

XI. 1521. Fra tris Hieronymi Sa- | uonarole FerrarieDfìs Ord torà I Triumphos craois de fidei veritate. Post | nouissimam impr Ve- I Detijs excuffam. Denuo Dunc | primu a bene dooto Theo | lo| reco I gnitus: cactisq. | medis ex- | parga | tas. | *{» | Poi vignetta dei ve davanti al Crocifisso, Segue^ verso: De triampho crucis Repertorii la capitoloif qne in hoc volumine otinent. | Libri primi capita. ([ Fratris HieroDyoii Sauonarole Ferrariesis Or- | dinis Praedicato tate fidei: ìd domini- | ce Crucis trinmphnm, Prohemium. | Gloriosu tere gotico; iniziali gotiche semplici, eccettuate alcune inquadrate con fii Proemio alV opera^ è grande^ inquadraci, con un fregio a fiori e un ohe stuma una tromba; quella del Gap. I del /o libro è la lettera 0 /< grossa corona di spine che racchiude V emblema delV Ordine Francescane ferite di O. Cristo e di S, Francesco; il tutto inqtuidrato, con due eroe goti superion, Registro : 14 quaderni; i primi 13 di S carie, segm 4, V ultimo segnato 0 2, di 4 carte; in tutto carte 108 numerate, l plete sono di 32 e 33 linee. In fine a e. 107 recto: ([Finit sol pnscuin: in qnatiior libris di- | ftinctn : de ventate fidei Catholic exi - I mio theologo fratre Hieronymo Sauona- | rola : Terrari snmq. | Ueue- | tiis per Alexandrnm de biado- | nis. Anno dui M. Die. xiiij. menfis Nouebris. | «f- | Segud verso, una figura rappresentai seduta su due leoni^ colla spada e le bilance nelle mani, e due stemm superiori delV inquadratura. V ultimo foglio è bianco. In S.<*

XII. 1524. Triupho della Croce di (gotico) | Chrifto volgare: dell I fede Chriftiana. Composto per | il Renerendo Padre Frate | Hierc

ro- J la da Ferrara, del or- | dine delli Frati | Predicatori (tona tespisio inquadrato con fregio assai fine e vignetta del Crocifisso con J ranni e la città di Gerusalemme in lontananza. Segue, verso, il ([ Pr carattere gotico; e al foglio II recto, in carattere tondo : ([ Incorni: libro della uerita del- | la fedo sopra èi Triupho della Croce de Chri glorioso triupho ecc. Tutto il testo è in carattere tondo; iniziali go\ eccetto quelle dei proemii e quella del cap. I del 1 libro che sono inqua e figure. Registro : 18 quaderni di 8 carte, segnati A S ii, iii, ii te 144 numerate con cifre romane. Le pagine complete sono di 27 linee. sto: testa A impio p infinita fecula feculoru. Ame. | ([ Laus omn I (l Stampato in Vinegia presso la Parochia di | San Moyse, nell luftiniane, sotto | le forme & diligenza di Francesco Bindoni, & ) ^ compagni, nelf anuo. M.D.XXIIII. del Mese di Giugno. Segue nelle la Tauola in carattere gotico. In 8.^

XIII. 1524. Triumphus Crucis, De ventate fidei | Fra. Hierony ria prsedica | toris. | Segue un* incisione grande rappresentante una i tre curiose figure di artisti. Nel torchio è scritto in gotico: Prelu Asce vedesi una sigla sormontata da una piccola croce e formata dalle Itile intrecciate e I B ai lati. A piò di pagina: Venudatur in sedibus Ai verso: Tabula capitulorum etc. Nel foglio 5.® recto: Fratris Hieroi rola Ferrariesis, ordinis Predioatorum | de veritate fidei in dnicse pbum. Liber Primus | Procemium. Carattere tondo, iniziali semplic dei proemii, che sono inquadrate, con fiori. Registro: 16 quaderni; i %

segnati A-0 ii, iii, iiii, v. V ultimo di 4 fogli segnato P, ii. iii.

Digitized by

Goo^^

XXXII

fogli non numerati. Le pagine compiei sono di 31 linee, Ultimo foglio ^ verso : Finis. Rvrsvm lu Typographia Ascensiana Calendis Decemb. MDXXIIII. In 8,^ piccolo,

XIV. 1535. Triampho della Croce di (carattere gotico) \ Chrìsto volgare : del- la Verità della | fede Christiana. Composto per il Renerendo Padre Frate | Hiero- nymo Savonaro- | la da Ferrara, dellor- | dine delli Frati | Predicatori, {carattere tondo) I ♦{* I Sotto il titolo vignetta rappresentante il Crocifisso colla Vergine, San Gio- vanni e S, Maria Maddalena e la città di Gerusalemme in distanza. Segue, verso, in carattere gotico: ([ Prohemio di Frate Hieronymo eoe. Il libro ece. Nel foglio 29: (J Incomincia il primo libro ecc, EL gloriofo trinmpho ecc. Carattere tondo fino alla fine. Iniziali gotiche stimplici^ quelle dei proemii sono inqìtadrate con fiori efigu^ re. Registro: 18 quaderni segnati A. S. ii. iii. iiii, in tutto carte 144 numerate con cifre romane. Le pagine complète sono di 27 linee, In fine, a carta CXLII., ver- so : Laus onnipotenti Deo. | Stampato in Vinegia per Benedetto | de Bendoni M. D. XXXV. I del mese de Mazo. Segue a carte CXLIII e CXLIV (non numerate) la Tabula in carattere tondo. Il verso delV ultima carta è bianco. In 8.^

XV. 1540. PAULI CORTESI! | sacrarum literarvm omnium qub | discipli- narum scieutia snmmi viri, Lib. IIII in quibus divinitus complecti- | tur tum qua» Bunt apud Dinos Augnstinum, Hieronymum, | Chrysostomum A huius classis reli- quos, tum qusB D. | Thomas, Magister fententiarnm A | eius loci reliqni ha- bent. I Hieronymi Sauonarol» opera adiunximus, autorem eifdem peni | tus eru- ditionis A spiri tus dotibus prieditum. Segue una figura simbolica rappresentante una mano che colpisce con un grosso martello una rupe che schizza fiamme; e dalV alto una faccia tì^a le nubi soffia fuoco. Poi segue: Quicumq. igiturcupit recto indicare de uero Christian» religionis dogmate in mi- | feranda huins temporis fententia- rnm &, indiciorum concertatione, hsBC legat, A \ coguoscat breuibns, qnae snnt apud alios per plurima prolixe diffufa volumina. | Porro mirabili rerum scienti» in bis autoribuB coniunctam habes ( linguse puritatem A facundiam, ut res maxi- m», dictio I nis elegantia expolitsB, gratiores (ìnt. | Basilb^g pbr Henricvm Pb- trvm I Mbnsb Avgvsto. Anno | m. d. xl. A pag. 117 (Quad. K, 6o foglio) : HIERONYMI SA- | vonarolab Ferraribnsis dk yb j ritate Mei, Liber primus. I Proobmivm I Qloriosvm crucis etc. Carattere tondo; iniziali semplici, eccetto quelle dei Proemii, che sono grandi, inquadrate con curiose figure di putti ignudi, ed altre piccole inquadrate con fiori a varii capitoli. Le pagine complete sono di 40 linee.

Termina V opera del Trionfo a pag. 252 {Quad. X, 6^ foglio), e segue V esposizione sul salmo Miserere. In fine è ripetuto: Basileae per Henricvm Petrvm etc. Infoi.

XVI. 1547. TRIOMPHO DELLA | CROCE DI CHRISTO, i della verità DELLA I fede Chriftiaua, compofto per il Renerendo | Padre Frate Hieronymo Sa- nonarola da j Ferrara, dell'ordine de i Frati | Predicatori Segue una vignetta rappresentante la speranza raffigurata in una donna circondata da ogni sorta di em- blemi di ricchezza, dignità e potenza, e rivolta verso il cielo, da cui ssaturisce una gran luce. Attorno a questa figura è scritto : In quefte vanita ohe ogni un difia | Non poner tfta fporauza, ma fìcuro | Scorgi il camin, ch'ai fommo ben t'inuia. | In Veuetia al fogno della fperanza MD XL VII. Segue al foglio 2o la Tauola di tutti i capitoli ecc. Nel foglio 3, verso, il Proemio; e nel foglio 4, recto, il Libro primo. Carattere tutto corsivo, iniziali dei Proemi e del capitolo lo del lo libro

Digitized by

Google

XXXUI

inquadrate con figure rappresentanti fatti biblici, Registro: 13 quaderni di 8 fogli segnati A-N 2, 3, 4; in tutto fogli 104 numerati. Le pagine complete sono di 30 linee,

In 8.0

XVII. 1548. (( El trinmpho de la Cruz d xpo | alias. La verdad d la fee. Sobre el mefmo triampho | Hecho por el exelete doctor Fray HieroDimo Sauo | Darola de Ferrara. £n en lengua Latina &. Toscana. Y | agora tradusido en nro Tolgar. Por Juan Lorenzo | otanati Floretiuo, vexino d Ualladolid. En este ano | de M. D. xlviij. | -«l* Con Privilegio Imperiai. ♦{♦ | Questo titolo^ in carattere go- tico, sta in fronte al volume sotto una grande arme gentilizia incisa in legno. Segue, verso, col tHvlo : El Principe, la facoltà concessa in data del 14 Settembre 1548, allo stampat^yre Francesco Hernandez de Cordala, firmata Yo el Principe. Por man- dato de sa Alteza. Francisco de Ledesma; tutto in carattere gotico. Segue ad k\\ la dedica Q Al Illustrissimo Senor don | Claudio Fernandez do Quinones | Conde de Luna. Sùc.y in carattere tondo, eccetto la 1 linea che è in gotico. Xel verso segue la tavola 4iMa in gotico: Q Comien^a la Tabla etc. A e. 4, verso, Q El traduzi- dor al Leotor (gotico). EL christiano y deuocto lector, etc. {carattere tondo), A o. 5 recto ^ PROHEMIO DE FRAY HIERONI ^ \ mo Sauonarola ecc. {tondo). EL libro de la verdad etc. {gotico). Nel verso : (f LIBRO PRIMERO DE LA VER {tondo) I dad d la etc. {gotico). Segue tutto in caratteri gotici. Iniziali inquadrate ^ assai varie, piìi grandi quelle dei Proemi. Registro: 12 quaderni ; il primo A, ii^ ili, di 4 carte. In tutto carte 88 numerate cominciando dalla 5, colla dicitura: foL V, fo). VI etc. In fine, ult. caria, recto: 4* Impreso en la insigne ♦!♦ | 7 muy noble villa de Ualladolid (Pincia otro | tiempo llamada) Por Francisco Fernade^ de Cordona Impreffor. Junto a | Ins Escuelas mayores. Fue vi | sto y esaminado, y, co li I cencia impresso. | Acabose a. xxv dias de | lulio defte ano de | M. D. xlviij. I ♦{♦ I *t* ingenium volitet «f- {poi un putto ignudo sopra un globo alalo colla sigla CR) •{♦ Paupertas deprimit ipsuni ♦{♦ | In 4o piccolo.

XVIII. (15...) Las obras | Que hallan | roman^adas del exce- j lente doctor fray Hieronymo Sauo- | narola de Ferrara. | Lo contenido oneste libro le hallara | bollendo ìa hoja. Segìte un* incisione quadrata che racchiude un tondo, ove son rap- presentante due cicogne che si disputano un pesce. Attorno sono scritte le parole : Pie- tas . homini . tutissima . virtns . Negli angoli son 4 teste di montone. A pie di pagina : Fue imprelTo eula villa de Anuers en | casa de Martin Nucio. j Con pri- nilegìo Imperiai. Nel verso : Contiene se oneste | libro La expoficion fobre el Pa- ter nofter, | In te domine fperavi, | Misererò mei deus, y | Qui regis Ifrael. | El triumpho de la crnz de Crìfto | Alias. | La verdad de fé. A carta 93 ( M5 ) recto : El Trinmpho de | la. Cruz de Christo alias | La verdad dola fee. Sobre el mef- mo trium- I pho. Heoho por el exceleto doctor Fray | Hieronymo Sauonarola Ferra | ra en lengua Latina & Toscana, | Y agora traduzido en nuestro rulgar por Inan Lorenzo | Otananti Fiorentino | vezino de Yallado | lid. | Sotto è ripetuta Vincisione del P frontespizio; e a pie di pagina : Fue impreflb, etc, come sopra. Segue nel verso : Al Illustrissimo Se- | nor don Claudio Fernandez de | Quinones code de Lana etc.; e a carta 94, recto : El traduzidor al | Lector. Nel verso : Pruhemio etc,

Iniziali dei proemii inquadrate con fiori e figure. In alcune è ripetuta in varie nui- niere la lotta dei due uccelli, come nel frontespizio ; le altre son semplici. Regi- stro di tutto il volume : Quaderni 28 segnati A>Z, Aa-Ee 2, 8, 4, 5. In tutto carte 224 numerate, A carta 220y verso : Comien^a la ta | bla sobre el Libro | del trinmpho de la Cruz de Chrif | to nuefbro senor. s, d In 8.^

Savonarola - Triumphus Crucis ***

Digitized by

Google

XXXIV

XIX. 1601. Le I Triomphe | de la religion | Catholiqiie Apostoli | que «fc Romai- ne, du reu. Pére | Hye- j rosrae Sauouarole, Religieux de | Pordre des lacopins, de Ferraire, | diui8é en quatre Liures, ea quels l' Aucteur | prouue la véri de la Foy, par les seu- | les reigles de Pbilosophìe, contro les Iiiifs, Mahometaus, Turcz, Idolatres, | Athées, Payens, Heretiques & Infi | delles, «fc très expresse- ment eoDtre la | doctrine de Caluio | tradaict du latiu par A. D' Escarras | A Pa- ris I chez Abel U Angelier, au | premier pillier de la grand' Sai- j le du Palaia | 1601 I Avec Privilège du Roy | Nel foglio 3^ : A Monaeigneur | V illustrissime et Re- I uerendisslme Mesire Alphose D^ El | bene, Euesque & Seigneur temporel | d* Alby, Conseiller de l' Estat & | prive Conseil du Roy ] Autboiue d' Escarras» Cbanoiue | & Succentur cu sou Eglise | Cathedralle S | Monseigneur; Taudis que votre ville | d' Alby estoit tonte en feu, etc. La dedica occupa 15 fogli. Segue la Ge- nealogie I abregée de la mai | sou de d' Elbene. V opera comincia al foglio 19, in fronte al quale vedesi un fregio con una testa di leone; e poi : Le ] Triomphe de la Religion | Catholique Apo | stolique Romaiue | Liure Premier | Le Triomphe de la Religion etc. Carattere tondo] varie iniziali fiorite Registro: 23 quaderni segnati */ y? **/> **y> ^f ^f y> *yV A.-X, ìJ, Hj, in tutto pagine 36-252 numerata. Le pagine complete sono di 28 linee, In fine: par tous les siècle» | Amo. | Fin. In 12<*.

n Traduttore nella dedica si occupa principalmente della genealogia della fami- glia d' Elbene, ed accenna ad una sua opera su questo stesso soggetto dedi- cata allo stesso personaggio.

XX. 1633. HiERONYMi Savonarolae I Ferrariensis I TRIVMPHUS CRVCIS \ sive I De veritate Fidei. | Libri IV. | Receus iu lucem editus. Segue la figura di un agricoltorej col motto: fac et spera. Poi: Lugduni Batavorum. Ex Officina lo- annis Maire. | cId . Io cxxxiii. Al foglio 2^: Tipographus j Lectori. | Lector candide etc, Xel verso : Index capituni Carattere tondo, Proemii in corsivo Registro: Dopo il P quaderno segnato * 2, * 3 comincia la numerazione ; quaderni 16 di 24 pagine, segnate A-Q 2, 3, 4, 5. 6. L' ultimo R di 16 pagine ; in tutto pagin*ì 400 numerate. In 12.^

Riportiamo la breve prefazione del tipografo : Typographus lectori. Lector Can- dide, Hieronymi Savonarolae Ferrariensis, Triumphus Crucis libi damus: sed rerum, legitimumque ; non oicóxtov aut nothum in quo nihil mutatum est, praeter inttrpun- ctiones quasdam, quae in authographo minus apte cohaerere videbantur. Authoris prestantiam non aliunde melius quam ex ipsius scriptis inteUigps. Caetera eiusdem opuscula brevi dabimus, quae non minus utilia et grata fore confidimus. Interim no- stro labore ufere, & Vale. Molto probabilmente erra il tipografo nel dire d^aver avuto in mano V autografo. La promessa di dare anche altri opuscoli del Sa- vonarola fu mantenuta; e colla stessa data e pei medesimi tipi abbiamo al- tri 5 volumetti di opere dal Frate, editi per cura di Giovanni Balesdens che il Quétif (Add. ad vit. Ioaun. Pici, Parisiis 1674, p. 618) chiama e uomo eruditissimo >.

XXI. 1633. R. Patris Fr. } HIERONYMI SAVONAROLAE | Ferrariex8I3 | Ordinis Priedicatorum | TRIUMPHUS CRUCIS | SIVE | De Veritate Fidei | Libri IV. I Recens in lucem editus. \ Antverpi^, | Apud Henricvm Aertssens | cIoIdxxxhi (sicj. La 1^ pagina è tutta incisa, e sul titolo ha una figura di frate Domenicano inginocchiato dinanzi al Crocifisso mandante raggi. Undici teste di angioli variamente disposti fra U nubi attorniano il Crocifisso, e un angelo in figura intiera sorregge una corona sopra la Croce. Xel foglio 2o , verso, »' ha V approvazione firmata Antverpiae, I August. 1633. I. ESTRIX PLEBANUS, & Libr. Censor.

Digitized by

Goo^^

Autverp. Tutto il reato è identico colla precedente edizione di Leida, anzi è mente la stessa edizione, cambiato il frontespizio^ ed aggiunta V approvazione

Degno di osservazione è l' elogio del Censore, che dell' opera dice : Se antruenda', ac pietati instruendie, unde unicnique hatirire liceat scientiam quae proficuam erit si iterato tyj^is mandetur.

XXII (I646f, IIiBRONYMi Savonarol.e I Ferrariensis | TRIVMPHVS C SIVK I De veritate Fidei | libri iv | et Meditatio ejiisdeni iu Psalmum J Segue nel frontespizio un medaglione che rappresenta il Redentore con uno s\ in atto di benedire gli apostoli raffigurati in un gruppo dinanzi. Attorno < glione sta scritto *^ kvntes. in. vniveksvm. mv^ndvm. pr^edicate. evan CRBAT. Poi: RoiiuB Typis sacne congregationis De Propag. Fide, superio missii. Nel foglio 2.<* Index capituni etc. - Carattere tondo; quello dei j in corsivo. Innanzi ad ogni libro è ripetuto il titolo delVopera. La numerai mincia dopo Vindice. L* intero volume è di pag. 498, e V opera del Trionft a pag. 429, s. d. In I6.0

U edizione, è certaineate posteriore al 23 Agosto 1646, uel qual giorno Antonio Barberini, Cappuccino, del titolo di S. Onofrio, fratello di Vili, lasciava per testamento 500 scndi per questa ristampa. Il P. Qu< il 1670 scriveva: e Tanti liliellu»* iste est habitus, ut et Antonius S. < Cardinalis Barberinus ex Capuccinorum Ordine Minorum assnmpti e ni PapiB VIII germanns frater suprema) voluntatis suse tabulis J « Angusti 1646 datìs, edendo illi opusculo et psal. 50 Miscrere etc. e e ne, aureos quingentos assignarit, edendumque omnino hieredibus imp< Si sa che il Card. Barberini mori l'il Settembre dello stesso anno 164 è aosai probabile che 1' edizione appartenga a quest' anno o al segue

XXIII. 1661. The Truth of The Christian Faith ; or the Triumph of 1 of Christ, by Hieronymus Savonarola, done iuto English out of the own Italian copy etc, printed by John Field printer to the University, C 1661. Segue una lettera di dedica To the much honoiired Francis S. John, in S pagine, quindi il giudizio del Commines sul Savonarola, in 6 pagine, } fazione delV autore in altre 6 pagine Carattere inglese detto e English », per pagina; pagine 468, più 32 non numerate, in tutte 500, La tavola e comprende 10 pagine. In 12.^

La dedica è firmata con due iniziali W. B. Il traduttore è evideutemen cano ; e dice tra le altre cose che il Savonarola visse nelle dense t papismo! Tutto quanto riguarda la dottrina e i riti della Chiesa cj stato dal traduttore tralasciato ; particolarmente gli ultimi 6 capitol libro e il capitolo 6 del IV libro.

XXIV. 1662. Hleronymi Savonarol.e | ferkariensis | TRIUMPHl GIS I siVE I DE veritate fidei I libri IV I Receus in lucem editus | siis, I Apud Sebastiaunm Martin | Typograpbum Juratum uia Scoti» | s S. Ioanuis EnangelistiB | M. DC.LXII. Innanzi al titolo sta un incisio: rappresentante la Croce portata in trionfo da un soldato seguito da altri, ci armi e trofei. A destra del soldato sta un sacerdote. Incisione di F. Chau 3.0 foglio segnato I : Hierouymi Savonarolus | ferrariensis | Triumphus sive I de veritate fidei. | Liber primus | Procemium. | Gloriosvm. etc. tondOf minutissimo; Quello dei proemii è in corsivo. Iniziali semplici, eca

Digitized by

Goo^^

XXXVI

dei proemiif che sono inquadrate f con fiori. Innanzi a ogni libro è ripetuto il titolo. Registro: 16 quaderni segnati A-P ii^ iii, iiii di 12 pagine e Q ii di 8 pagine; in tatto pagine 188 numerate. A pag. 186: ludex capitum. In fine : Finia indioi» capitutn. In 12,o

Questa edizioue fa pabbltcata insieme al Trattato del Card. Bellarmino : De arte bene moriendi e dae opuscoli ascetici intitolati : Semita paradisi e tractatus de pace animcdf che in varie copie si trovano legati insieme.

XXV. 1666. R. PATRIS | FR. HIERONYMI | SAVONAROLAE | FERRA- RIENSI8 I Ordinis Praedicatorum | TRIUMPHUS | CRUCIS, | sive de veri- tate Fidei | Lib. IV, | Recens in Iiicem Editus curA Reuerendi | P. Fr. Ste- pbani Money | Ordiuis Praedicatorum. | Gratianopoli, j Apud Audream Ga!!e, Typograpbum | et Bibliopolam. | M. DC. LXVI. | Cum Approbatione Doctorum. Segue a o. 2^ recto la dedica: Illustrissimo, nobilissimo, generosi ssimoq. Domino D. Alexandro de Berenger, Domino du Gua, de la Ferrière, de Vif, de Baillans^ de Palanfray, du Geneuray, des Amieus, &c. A e. 7, recto, sta V Approvazione in data del 29 Maggio 1666, firmata dai due dottori in S. Teologia Bernard e Rouffle. Segue, retro, V Approvazione dei Dottori delV Ordine Domenicano, Fr. Domiuions Blardbn e Fr, Jacobus Desbleyus. A e 8, recto è stampata V ode asclepiadea di Giovanni Pico della Mirandola in lode del Savonarola, che comincia : Quo te. sancte Pater, nomine nnncnpeniT ecc. A o. 9 sta la prefazione col titolo: Typographus !e- otori, trascritta a lettera dalV edizione di Leida del 163S e da noi sopra riportata, A e. 10, 11 e 12 r' è Tlndex capitum. Dopo queste 24 pagine non numerate, sotto un fregio portante il nome di Gesù, comincia il testo in pagine 308 numerate, I pro- loghi sono in carattere corsivo, tutto il resto in carattere tondo. In 12.*>

Neil' ampollosa dedica son levate a cielo le virtii guerresche del personaggio a cui ò fatta; e gli viene augurato che il trionfo della Croce coroni le sue belli- che vittorie. Degna d' et*ser riportata è 1' Approvazione dei Teologi di Gre- noble: < Triumphum Crucis a Reverendo Padre Uieronymo Savonarola composi- tum, iterum praclo mandavi non velai pietas, postulai ratio. Bona quibus Eccle- Siam ansit inccssanter efflagitanl. » E noli' A}»pr»)vazioue dei Dottori dell' Or- dine si dice : « Snuctitas, doctrinw profunditas^ et fidcs orthodoxa 'Priumphi Crucis jam pridem a Reverendo adniodnm et doctissimo Patre Hieronymo Savonarola Or- dinis Praedicatorum micantissimo Inmine compositi, et in lucevi editi, postulant e ut iterum praelo excudaiur. »

XXVI. 1698. Fe est abelecida | sobuk a Cruz dk Christo ) triumfante. | LIVRO AUREO | composto pelo excellento Doutor | Fr. Hieronymo Savonarola DE Ferrara, | em Lingua Latina & Toscana : traduzido na Caste- | Ihaua por por IoaoLourenvo Otauai.ti Fiorentino ; I «fc na Portugueza, &acrefcentado | PELO P. M. Fr. liOQUE DE | santa tueresa, | Religiofo da Ordem de NofTa senhora do I carmb da Obfervaucia : | Dedicado | ao illustrissimo, e reverendissimo SENiioR I DOM Fr. JOSEPH | de LANCAfrito, ( Bifpo Inquifìdor Goral do Confelho

' S. Magestade, &c. | Lisboa, «a officina de Miguel Deslandes, ImprefTor de 8.

Htade I Coni todas na liceu^^s uecefsarias. Anno de 1698. Xcl 2^ foglio,

i'' è la dedica: Ao illustrissimo, ete., come nel fronttspizio, e sopra di essa

uno stemma in un fregio. Questa dedica è in 8 pagine, in corsivo, firmata Fr,

de S. Tlieresia. Segue il Prologo do Traductor ao ! Lcytor, in 8 pagine;

ve tondo; quindi il Prologo de Fr. Hieronymo Savonarola <le Feirara, 2 pa-

Altre 7 pagine sono occupate da attestati e licenze di revisori, inquisitori ecc.,

8 pagine dalV Index do los livros e Capitulos etc, e poi comincia la numera-

Digitized by

Google

XXXTH

rione delle pagine che «owo 260, A pagina 3, dopo 7 linee del j^roemio al libro I, comincia il Cap. I a due colonne ; e così prosegue tutta V opera, in carattei'e tondo, In fine : Laus Deo. In 4,o

XXVII. 1767. Occhietto: Hieronymi Savonarolae Trivraphvs Crvcis. Frontespizio: Hieronyini Savonarolae Ord. Praed. Trivmphvs Crvcis, sive de Ventate Fidei Libri IV. Cvra adnotatioQÌbvs Raymvndi Corsii eivadem ordiDÌs. Floreutice MDCCLXVII. Ex Typographia Petri Caietaui Viviani. Snperioniin Permiffa. J pag. V: Praefa- tio. QUa ingeuii ete. A pag. VII: Index capitvm. La numerazione in cifre arabe comincia dal Proemio, Carattere tondo, eccetto i proemii, che sono in corsivo : pagine XI 1-4 80 ; le pagine complete sono di 29 linee. Le annotazioni del P, Corsi sono a pie di pagina in carattere tondo minuto, In 12,o

La prefazione ci sembra \dei^na d' esser riportata : Qua ingenii, doctrinwque laude Hieronimus Saronarola extremo fere swculo XF claruerity quibusque operibus rem ChriMianam publicam dilarit, dicerem equidem copiose^ nisi et syncronoSy eique ae- taii suppares et recentiores eliam soriplores haud sane paucos egregit hoc fuisse la- bore perfunctus scirem, Eius est praeter ceteros insignis liber, quem propterea Triuui- phuni Crucis inscribendum dnxit^ quod eo tamettìi paucis, at omnis ferme continea- tnr Christianae Religionis adversus impios illiu^ oppugnatores defensio. Buius opu- sculij et saepe alias^ et commodo demum Missionarioram, quos dicimus, Sacrae Con- gregationis de Propaganda Fide typis vulgati, cum exempla univei'sa distracta e9sent, adnotationibus illustrahdi norisque foì^iis excudendi consilium ceperat Bay- mundus Corsius Ord. Praedicatorutn^ remque eo deduxerat, nt brevi sine dubio per- fecisset, ni nobiSj reique litterariae pubblicae praereptus immaturo interitu fuisset. Perfecla autem a nobis haec haec editio est, quod et nolUmus frustra hunc tantum laborem fuisse susceptum a Corsie, et rem gratam viri^ entditis facturos arbitraremur.

XXVIII. 1845. Occhietto: Hieronymi Savonarolie Triumpbus Crucis. Nel versoi Paris. I.-B. Gros Imprimeur de la Conr Royale. Rue dn Foin-Saint Jacques, 18. Frontespizio: Hieronymi Savonarolae Ferrariensis Ordinis Pnedicatorum, Triumpbus Crucis, 8ive de veritate Fidei, Libri IV. Editio nova, cum praefatione, in qua de Hieronymi Savonarola spiritu propbetico, excommnnicatione, morte, et a nonnul- lis ei tributa sanctitate, prosertim agitur. Curante G. G. Presbytero, Regi» uni- versi tatis Bibliotbecario adjuncto. Paris Loisel Libraire, Rue Saint-Iacques, 125^ Siroa, imprimeur-libraire, rue des Noyers, 37. Blauc-Montanier, Rue Pavée Saint- André-des-arts, 14, 1845. Carattere tondo, le pagine complete sono di 38 linee; pagine ¥111-216, Nelle ultime 2 pagine r' è V Index capitum. In 8o grande,

Qaesta edizione fa parte di un volume intitolato . Pantheon Ecclesiastioum. Apolo- gista^ adversus rationalistas, Deistas et naturalistas. La 1a opera è quella di Ugo Grozio : De veritate religionis Christianae, la è il Trionfo. Nella prefazione r editore giudica del Savonarola assai sinistramente, e non vuol difendere condannare i magistrati fiorentini cbe lo mandarono alla morte. varie notìzie storiche e bibliografiche, e conchiude col $ dei Bollandisti intorno al Savonarola tratto dagli Acta Sanctorum, t. V. Maij. p. 234.

XXIX. 1848. Trionfo della Croce di Cristo o sia della Verità della Fede Cri- stiana di Fra Girolamo Savonarola da Ferrara. Versione dal latino dello stesso autore ridotta a corretta lezione dall' edizion Veneziana del 1535 per cura del Parroco Nicola Montemanni. Novi ; dalla Tipografia Moretti 1847. Sulla copertina 1?' è la data del 1848, Precede V opera una prefazione del Montemanni al Benevolo Lettore, seguita da un cenno storico sul Savonarola tratto dagli annali del MuratoH, anno 1498, e da un giudizio del Segni tratto dal 1^ libro delle Storie Fiorentine.

Digitized by

Google

XXXVIII

t XII pagine segue il Proemio del Savonarola, in corsivo, in 2 pagine. J/ Libro o comincia la numerazione in cifre arabe. Il proemio del primo libro rien dello gno dell' opera. Carattere tondo, pagine XIV-262 ; le pagine complete sono 9 linee. A pag. 257 r' e V Indice, e a pag. 261, dopo V indice : Visto si per- e la stampa Novi il 24 Marzo 1848. Giuseppe Verri Revin. In I2.o

lXX. 1855. Occhietto: Le Triomphe de la Croix. Xel verso: Paris, impri- e de W. Remquet et Cie, rue Garaucière, 5, derrière Saint Siilpice. Fronte- o: Le Triomphe de la Croix de Jerome Savonarole, tradiiit du latin par M. C<^leste Alix, Chapelain de Saiute-Geueviève, Pròtre sdcnlier du tiers-ordre iaint Dominique. Dódié an R. P. Lacordairo. Seguon le parole del Pico (vita Hier. cap. XIII) : Ex omnibus quio umquam cuderit operibus etc. Segue la C. 1). e a pie di pagina: Paris, Charles Douuiol, Librairc-Éditeur, rue de :non, n. 29. 1855. A pag. V v^ è la lettera di dedica Au róvérend Pére Lacor- ò Provincial des Frères Précheurs, firmata C. Alix; e- a paq. VII la risposta P. Lacordaire colla data: Sorèze 13 aoùt 1854, firmata Fr. Henri-Dominique >rdaire Provincial des Frères Pr^'oheurs. A pag. IX leggesi la Próface du tra- eur firmata C. Alix, colla data : Paris 15 aoùt 1854. Carattere tondo, linee ìer pagina ; pagine XII'294. A pag. 289 r' ha un' appendice intitolata : Note sur ìibylles. A pag. 291-294 v^ ha la Table des Matières. In 12.o

iXXI. 1868. The Triumph of the Cross, by Jerome Savonarola, translated from Latin, with Notes and a Biographical Sketch, by O' Dell Trarers Hill, F. R. 5. London: Hodder & Stoaghou 27, Paternoster Row, MDCCCLXVIII Le II, III, ir, sono bianche; le pp. VI e VII contengono una breve prefazione^ p. VI-XI la Tavola, le pp. XIII-XLIII una breve vita del Savonarola (Biogra- al Sketch), le pp. XLIV-XLVII un elenco degli scritti del Frate, e nelle pp. VII e XLVIII sono numerati 13 autori che hanno scritto di Lui, Carattere in» » e pica >; pagine XLVIII-258; le pagine complete sono di 29 linee. In 12^.

a biografia, l'autore, anglicano, si mostra pieno di ammirazione verso il Sa- k^onarola, che chiama uomo grande, desideroso non della distruzione, ma della purificazione déilla Chiesa Romana, nel cui seno visse e morì. Riconosce per- ciò vano lo sforzo degli scrittori tedeschi, particolarmente del Meyer, di vo- lerlo annoverare tra i i)recursori di Lutero. Ma nella traduzione, con imper- ilonabile ingiuria il traduttore omette vari! capitoli in cui il Savonarola si manifesta fedelissimo alle dottrine e ai riti cattolici, come il 1^, il 15^, il 16^, D il 18^ del III libro, totalmente tralasciati, e tutta la parte del capitolo 6^ rlel libro IV, ove il Savonarola rende egregia testimonianza all' autorità della Chiesa Romana e del Sommo Pontefice, che dimostra Vicario di Gesti Cristo e successore di San Pietro. Questa traduzione è accompagnata da brevi note che principalmente contengono citazioni.

XXXII. 1898. Des Fr. Hierouymus Savonarola, Ord. P.. Triumph des Kreuzes. Verherrlichung der christlichen Religiou an der Neige des 19. lahrhnndert» dem Lateinschen iibersekt von Dr. C. Seltmann Domcapitular iu Hreslau. slau. G, P. Aderholz' Buchhandlung: 1898, Xel verso: Mìt oberhirtlic<her Ge- miguug. A pag, 3: Dorwort. A pag. 8, dopo le ultime 16 linee della prefa^ e: Breslau deu 29 Marz 1898. Der IJcberseker. A pag. 9: luhaltsverzeichnik, pag. 13: Erstes Buch. Volume di pag. 216. In fine delV ultima pagina: d vou R, Nischtow.sty in Breslau. In 8.o

la prefazione il traduttore espone l'intento che ebbe nel mandare in luce que- sto lavoro. Egli crede che sia d' interesse generale e scientifico il far cono-

Digitized by

Google

Digitized by

Google

-«*

■>i-

Fratrìs Hìeronyml Ferrariensìs Ord. Praed. De veritate Fideì in Domìnicae Crucis Triumphum.

Tabula capitulorum quae in hoo volumine continentur.

LIBBI PRIMI CAPITA.

Prooemium

De modo procedendi .......

De Triiimpho Christi, ande fid^i argumeuta elicitintar PositioDes ab omnibuB concedendae ....

Solutio obiectoram coutra «lictas positiones

De ordine procedendi ......

Denm esse

Deam non esse corpus, nec corporis formani, nec aliquid

compositom .........

Deum esse perfectum, et summum bonum, infìnitae potentìae,

ubique, immutabilem, et aetemum ....

Denm esse unum

In Deo esse intellectum perfectamqae rerum cognitionem^

eumque non necessitate naturae agere, sed voluntate . Deum habere rerum omnium providentiam De fine hominis, ad quem divina dirigitur providentia . Finem hominis ultimum in praesenti vita non esse . Animam hominis esse imm#rtalem .....

Gap.

I.

Cap.

II.

Gap.

III.

Cap.

IV.

Cap.

V.

Cap.

VI.

Pag.

Cap. VII.

Gap. Vili.

< 34

Cap. IX.

< 38

Cap. X.

38

Cap. XI.

é u

Cap. XII.

48

Cap. XIII.

« 50

Cap. XIV.

58

2 6

8 14 18 24 26

32

CAPITA SBCUNDI LIBRI.

Prooemium de ordine procedendi .

Aliquam veram esse Relligionem Gap. I.

Duplioem esse Dei cultum ...... Cap. II.

Nullam Christiana vita inveniri meliorem . . . Cap. III.

Vltimo Christian» vitae fine meliorem nuUum excogitari posse. Cap. IV.

NuUum ad beatitudinem medium Christiana vita melius in- veniri Cap. V.

Per RelIìgioneDi christianam homines certissime ad beatitu- dinem perduci ........ Cap. VI.

Pag.

68 70 72 74 76

82

86

Digitized by

Google

Digitized by

Google

se verani, quod optimae vi-

Cap. VII. Pag. 88

3 ìQuititur, esse a Doo . Cap. Vili. e 96 Christiauorum Fidein esse

Cap. IX. 106

Fidem esse veram . . Cap. X. e 112

jtFectibas Fidein esse veram. Cap. XI. « 118

effectibus Fidem esse veram. Cap. XII. « 128 ìt primum a potentia, Fidem

Cap. XIII. « 134

reram .... Cap. XIV. e 150 eram .... Cap. XV. < 162 bonitate simul, Fidem esse Cap. XVI. « 174

PITA TERTIl LIBRI.

infinita facere posse, qnae cedant .... uhristiana credit Relligio . lihil impossibile, uihil irra-

nihil impossibile, uibil irra-

e rationalis sauctifìcatione, 3ctioDe , nihil impossibile ,

\ damuatoruni convenieuter

iti ìucarnatione uihil impos- bionabile sentire [lec impossibilem, uec irra- oonvenientissimam fuisse. tna Relligio asserit, nec im- rentia .... mmauitatis eius mysteria , idem decreta rationabiliter

Pag. 180

Cap.

I.

< 184

Cap.

II.

« 188

C«p.

III.

« 192

Cap.

IV.

« 204

Cap.

V.

« 208

Cap.

VI.

< 214

Cap.

VII.

< 216

Cap.

Vili.

« 222

Cap.

IX.

< 230

Cap. X. « 240

ritatis praecepta, totiiis vi-

mtissime ponere . . Cap. XI. e 248

ceilentissimam esse . Cap. XII. Pag. 254

Digitized by

Google

Digitized by

Google

XLIV

ladicialem Ecolesiae doctrinam maxime rationabilem esse Ecolesiae Sacramenta convenienter a Christo ìnstitata faisse Nnmeram Sacramentorum rationabilem esse Ritus Sacramentorum convenientes ac rationabiles esse Solationes obiectoram circa Sacramentam Eucharistiae Caerimonias Ecclesiae rationabiles esse ...

5. Gap.

XIII. 260

Gap.

XIV. « 268

Gap.

XV. « 270

Gap.

XVI. 274

Gap.

XVII. « 288

Gap.

XVIII « 296

LIBBI QVARTI CAPITA.

Prooemium

Nnllam Relligionem, praeter Gbristianam, veram esse Relligiones a philosophis traditas, defectanm et erromm

plenas fnisse

Traditiones astrologomm penitus inutiles ac saperstitiosas

esse

Idolatraram sectam omnium vanissimam esse . ludaicae perfìdiae, superstitionisque confutatio . Haereticorum omne dogma falsum ac perversum ense Mahumetanorum sectam omni ratione carere Ghristianam Relligionem omni no veram et stabilem esse . Totius operis epilogus .......

Gap. I. Gap. II.

Pag.

302 306

308

Gap.

III.

320

Gap.

IV.

« 338

Gap.

V.

348

Gap.

VI.

< 368

Gap.

VII.

f 374

Gap.

Vili.

« 388

Gap.

IX.

< 392

Finis indicis capitvm.

Digitized by

Google

Digitized by

Google

Digitized by

Google

ERITATE FIDEI

E CRVCIS TRIVMPHVM

DELLA FEDE CRISTIANA TRIONFO DELLA CROCE DI CRISTO

Digitized by

Google

[

>j Fratris HIERONYMI SAVONAROLAE

"J., ' Fkrraribnsis

'-, Okdinis Praedicatobum

DE VERITATE FIDEI IN DOMINICAE CRUCIS TRIVMPHVM

LIBER PRIMVS

PROOEMIVM

Gloriosum Crucis triumphum, cantra hujus saeculi sapieiìtes, gar rulosque sophista^j arduum profecto, ac supra vires, temporibus tamen nostris utile opus ac necessarium, divina ope fretus aggredior. Quam- vis enim ex innumeris Domini nostri Jesu Christi operibus^ ac cele- bratis toto orbe miraculis, sacrisque Theologorum monumentis, fides omni ex parte adeo fundata et stabilita sit ut de illa amplius in- dagarij nedum ambigere, superfluum curiosumque videattir ; plerique tamen hac tempestate mortales ita peccatorum sordibus volutantury ut ad veritatis lucem caligantes caelestia prò ridiculo habeant, ac divina miracula quasi deliramenta contemnant. Nos itaque, quos nimirum zelus d'Omus Dei comedit, praeterita ac paene aboleta in inemoriam re- vocantes quasi somniculosos excitare conabimur, Lieet autem fides ex causis principiisque nnturalibus dsmonstrari non possit, ex manife- stis tamen efectibus validissimas rationes adducemus, qua^ nemo sanaci mentis inficiari poter it. Non quod fides iis tantummodo innitatur, cum (teste Apostolo) donum illa sit Dei, noa ex operibiis, ne quis glo- rietur (Ephes, li, S-9); sed ut earum subsidio nuiantes ba^ibus soli- datis consistnnt ; increduli ad recipiendum supernaturale fidd lumen disponantur ; fìdeles autem his instructi arvm centra impi^s oppugna-

Digitized by

Google

LIBRO PRIMO DELLA VERITÀ DELLA FEDE

SOPRA AL TRIONFO DELLA CROCE DI CRISTO composto da Frate lERONIMO SAVONAROLA

DA Ferrara dell' Ordine dei Frati Predicatori

PROEMIO.

Il glorioso trionfo della Croce ha in tanti misterii che, vo- lendolo io descrivere contro la empia garrulità delli savii di questo mondo, certo abbraccio una opera che è sopra le mie forze» Ma spero che il Signore sarà nostro adiutore. E avvengachè la fede, per le mirabili opere del nostro Salvatore lesù Cristo a tutto il mondo manifeste e per le dottrina delli sacri teologi, sia per tal modo fon- data e stabilita che oramai parrà cosa supeìHua investigare piic oltre; nientedimeno alcuni nelli vizii involti sono tanto accecati in questo tempo che nel mezzo giorno palpano le tenebre^ e però U cose celesti, divine e ammirande dispregiano. Per la qual cosa, ecci- t<ito dal zelo della casa di Dio, intendo, quanto di sopra sarò aiu- tato, di ridurre a memoria alti mortali le cose di Cristo passate nelli cuori loro estinte per eccitarli dal grave sonno dal quale sono oppressi. E benché la fede non si possi dimostrare per cause e prin- cipii naturali, nientedimeno, dalle cose che per il passato si sono v^iste et continuamente si vedono nella Chiesa, si possono raccorre cosi forti ragioni che nessuno di sana mente vi potrà resistere, Xiuno creda però che la fede proceda da queste ragioni; anzi (come dice lo Apostolo) è doDO di Dio, dato alli uomini uon per merito alcuno ma

Digitized by

Qoo^^

4

tores procedanty passimqtie illorum insipientiam detegenUs, simpUce» ah eoruììi faucibus incautosque eripiant. Neqiie vero est mir hac de re ftdei merito derogari quu putetj propterea quod tritum illud sii, fideiìi non hàbere meritum, cui liumana ratio praebet experimentum. Ad eo» enim hoc tantum refertur^ qui nonnisi rationibus coacti credere volunt. Qui autem primum divino munere constantissime fidem amplexi, se in- super atque alios in ea rationibus confirmare contendunt, hi sunt prae- cipue commendandi, Principe Apostolorum Petro ita nos exhortante : Dominum autem Ohristum sanctificate in cordibus vestris, parati senipor ad satisfactionem omui poscenti vos ratiouem de ea, quae in vobis est, fide et spe (1 Petr. IT, 15), Quia ergo rationibus dum- taxat disputare contendimus, nullius auctoritati innitemur, atque ita^ in toto opere progrediemur ac si nulli hominum quantumlibet sapienti^ sed soli rationi, ex iis quae videmus et experimur, credendum sit, Ea- tioni enim naturali omnes assentiri coguntur, Quoniam vero cum sa- pientibus hujus saeculi nobis modo a^endum est, quos domestici et nudi sermonis lectio plm*umque fastidit, consueta^ simplicitatis nostrae me- tani paululum in hujus operis stilo prò illorum satisfact'wne trans- grediemur.

i noti I II

Digitized by

Goo^^

per Sila benignità, acciocché veruno non si possi di gloriare. Ma noi formeremo queste ragioni per confirmare coloro che in essa va- cillano e per disporre gli increduli a ricevere il lume sopranaiu- rale di quella, et per armare li fideli, acciocché con esse possino com- battere contro alli empii, dimostrando la loro insipienza, per cavare loro delle mani li semplici e innocenti da loro ingannati. E questo non è derogare alla fede ; benché sia trito proverbio che la fede non ha merito quando è provata da ragione nmana ; perchè questo si rife- risce a quelli che altrimenti non vogliono credere, e però credendo so- lamente perchè sono convinti da ragione, non hanno merito alcuno del suo credere : ma colui che prima da Dio illuminato senza altre prtiove abbraccia la fede, se poi per conjirmare et li altri va inve- stigando le ragioni di quella, appresso Dio et li uomini merita com- mendazione, esortandoci il Principe dclli Apostoli santo Pietro e dicendo: Santificate nelli vostri cuori il Signore Cristo, e siate ap- parecchiati a satisfare ad ognuno che vi chiede ragiono di quella fede e speranza che è in voi. E perchè in questo libro noi vogliamo di- sputare solamente con ragioni, non ci fonderemo in alcuna autorità, ma per tal modo procederemo come se non si avessi a credere a ve- runo uomo del mondo quantunque sapiente, ma solo alla ragione na- turale. Alla quale ogni uomo, che non é pazzo, è costretto a con- sentire.

-s^-oOs^=0<x=*

Digitized by

Google

CAPVT I.

9

DE MODO PROCEDENDI

Oportet Jiutera nos ad cognitiouern invisibilium per visibilia devenire: omnis enira nostra cognitio incipit a sensu; sensus vero, ea solum, quae extrinsecus sunt accidentia cognoscit; intellectus autem, subtilitate sua, rerum substantiam penetrat, quarum con- sideratione ad cognitionem inmaterialium et invisibilium re- rum elevatur. Dum enim substantiam et proprietates, ordinem, causas et motum rerum visibilium speculatur, per haec in sub- stantiarum separatarum et Dei notionem quodammodo manudu- citur et sublimatur : quemadmodum etinm per accidentia et motus, operationesve hominis extrinsecas, ad latentis animae in- teriorisque hominis, ac Invisibilium suimet partium, intelligen- tiam pervenit. Colllgentes igitur philosophi prae oculis universum, coelos scilicet et ornatum eorum atque influxum, nec non eie- mentorum proprietates, actiones, mixtionesque eorum multimo- das, compositarum rerum varietates, motus et proprias passiones, mirabilem denique ordinem et mundi hujus visibilis magnitudi- nem et pulchrìtudinem, ad invisibilia suspicienda, mentis aciern erexerunt. Quibus inveutis, eorum naturas et proprietates, quali- tercumque potuerunt, investigare conati sunt. Sicut ergo ipsi phi- losophi res naturales esse opera Dei cognoverunt per quae in ejus virtutis et gloriae cognitionem perveniri potest, ita quae fiunt in Ecclesia Christi sensibus et ratione perceptibilia estendere volumus esse ejusdem opera Dei, per quae ad notitiam majesta- tis et gloriae lesu Christi, qui nobis invisibilis est, pervenire possumus.

Digitized by

Goo^^

CAPITOLO I.

DEL MODO DEL PROCEDERE.

Noi bisogna per le cose visibili venire in cognizione delle invisibili : perchè ogni nostra cognizione comincia dal senso, il quale solamente conosce li accidenti corporali estrinseci : ma lo intelletto nostro, per la sua sottilità, penetra ifisino alla sostanza delle cose naturali, dalla considerazione delle quali si leva alla cognizione delle cose invisibili e immateriali. Però che, specu- lando la sostanza e proprietà, l'ordine, le cause e il movimento delle cose visibili, si conduce a poco a poco alla cognizione delle sostanze invisibili, e finalmente della maestà divina; in quel mo- do che per li accidenti e operazioni dello uomo estrinseche ve- niamo in cognizione della anima nostra e delle parti sue invisi- bili. I filosofi dunque, contemplando questo universo, cioè li cieli e il loro ornato e influsso, e similmente li elomenti con le loro proprietà, operazioni e diverse mistioni, la varietà delle cose com- poste di essi elementi, e li moti e proprie perfezioni, e finalmen- te il mirabile ordine, la grandezza e bellezza di questo mondo visibile, levarono li occhi della mente a speculare le cose invisi- bili; le quali poi che ebbero trovate, si sforzarono quanto poterono di investigare le loro nature e proprietà. Cosi dunque, come essi filosofi per questa via conobbero le cose naturali essere opere di Dio, per le quali si può pervenire in cognizione della sua virtù e gloria infinita, cosi noi vogliamo mostrare che le opere che si sono viste e vedonsi nella Chiesa di Dio sono opere divine; per le quali possiamo venire a notizia della glorìa e maestà infinita del nostro Salvatore lesù CristQ a noi invisibile.

Digitized by

Google

8

Quemadmodum igitur omnia, quae Deus fecit in universo, phi- ophi aggregaverunl, oportet quoque nos colligere quaecumque ristus in mundo operatus est. Et sicut ex miris naturae operibus llosophi coacti sunt confiteri Deura esse primam orauium cau- n, et opus naturae esse opus intelligentiae non errantis, hoc , Dei; ita ex adrairandis Christi operibus ostendere volumus oadera Christum Crucifixum esse priraam omnium causam, et ius operationes esse Dei operationes, qui errare non potest. Nec nen propterea asserere volumus nos ob has rationes credere, que enim harum arguraentationum virtute Christiana raens ad ìdendum impellitur, alioquiu de hujusmodi rebus non fides, sed inio haberetur; virtute aulem haec credimus lurainis exDeo no- i superimturaliler infusi. Deinde his rationibus fldelium aniraos icriores reddimus et conflrraamus, incredulis adversariis demon- antes, fidem a nobis, non leviteret inaniter, sed graviter sapien- simeque teneri. Ut autem melius universa diversorum temporum clesiae opera, tam praesentis quam praeteritae, in unum collecta te oculos staluamus, ad simiJitudinem et comparationera univer- sub effigie currus triumphalis singula inferius describemus.

CAPVT II.

DE TRIVMPHO CHRISTI, VNDE FIDEI ARGVMENTA ELICIVNTVR.

Deus enim, cum sit infìnitae potentiae, sapientiae et bonitatis, n potest per unam tantum creaturam nisi imperfecte cognosci. lilosophi siquidem in taiitae majestatis notitiam ex ordine uni- rsi potissimum devenerunt ; qui ordo non ex una dumtaxat , sed ex innuraeris fere constai, quas non multa cum difflcul- te prae oculis siraul slatuere potuerunt , cum sint omnes na- rali quodam vincalo ita connexae, ut alia ex alia pendeat. rtus quoque et sapientia Christi non ex uno ejus opere statìm terit apprehendi. Verum si omnia iilius gesta et effectus, qui de emanarunt conspectui nostro pariter offeramus, non unam atum rationem sed multas ex ipsis colligentes, compelletur mirum cujuslibet hominis intellectus fateri, Christum Crucifixum se verum Deum. Quia si unica operatio et argumentatio minus

Digitized by

Google

9

In quel modo dunque che filosofi congregarono dinanzi alli occhi loro tutte le cose visibili dello universo, e per le ma- ravigliose opere della natura furono costretti a confessare Dio essere prima causa di ogni co^ix e le opere della natura essere opere di uno intelletto che non può errare, cioè di Dio, cosi a noi bisogna raccorre insieme tutte le opere di Cristo maravi- gliose, per le quali vogliamo dimostrare esso essere prima causa di ogni cosa, e tutte le sue operazione essere procedute da Dio, che non può errare. Non che per queste ragioni (come abbia- mo detto) li cristiani credano, li quali sono fermi nella fede per il lume sopranaturale a loro dato da Dio (altrimenti la nostra non saria fede, ma opinione); ma con queste si confermano e con- fortano li cristiani, e alli avversarli della fede si dimostra che noi non crediamo queste cose leggermente, anzi con somma gra- vità e sapienza. Per potere dunque meglio congregare dinanzi alli occhi di ogni uomo le opere di Cristo, che si sono fatte e continuamente si fanno nella Chiesa, le descriveremo qui di sotto, in figura d'uno carro trionfale, il quale avrà similitudine con tutto r universo.

CAPITOLO II.

DEL TRIONFO DI CRISTO, DAL QUALE SI CAVA LI ARGOMENTI DELLA FEDE.

Essendo Dio di potenza, sapienza e bontà infinita, per una sola creatura non si poteva conoscere se non molto imperfet- tamente ; e però li filosofi vennero in cognizione della sua maestà per T ordine dello universo: il quale non resulta da una sola creatura, m:i quasi da innumerabili; le quali, per il vincolo naturale che hanno insieme dependendo una dall'altra, facilmente poterono congregare tutte insieme innanzi alli occhi loro. E si- milmente la virtù e sapienza e bontà di Cristo non si può intendere per una sola opera sua; ma se noi congreghiamo tutte le cose maravigliose, che lui ha fatte, dinanzi alli occhi della mente nostra, da quelle raccogliendo non una sola, ma molte ragioni, saremo costretti a confessare che Cristo Crocifisso è vero Dio: perchè se una operazione o argomentazione non ci

Digitized by

Google

■'^^3gmr^j-""V^'-*^' ..- -^ -. - - . .- - ^ -^ "i^T»'?

10

sufflcìat, omnes taraen simul coUectae eam vim habebunt ut quispiara, nisi protervae mentis, dissentire non possit. Verum quia praeterita et praesentia Christi opera non facile conspectui sese offerunt, sicut naturalia, cura quibus quotidie versamur, et quae miro sub coelo ordine connectuntur, opportunum diixi ea, ad sensibilem iraaginera sub specie currus triumphalis redacta, cuilibet, etìam rudi ingenio» quasi palpanda proponere, ut non tantum singula seorsum , sed cuncta pariter contemplemur.

Primum itaque -Ante ora constituamus currum quatuor vec- tum rotis, et super eo more triumphantis Christum, spinis coro- natum, innumeris probris et contumeliis, atque atrocissimo et turpissimo supplicii ac mortis genere cruentati corporis cicatri- ces et vulnera ostendentem : quibus, non aliis armis, cunctii su- begit et captivam in altura duxit captivitatera. Ejusque vertici micantibus radiis lucidissimus Immineat globus trina facie Tri- nitatem eflBngens, qui totum ipsura Christura, ejusque Ecclesiam inenarrabili circumfiiso splendore prorsus illustret. Ohristus vero laeva Crucem teneat, cura caeteris passionis suae aculeis et in- struraentis : utriusque Testaraenti voluraen dextra complectens. luxta pedes, cura superposita bestia, stet calix; et circa ipsum di- stincta vasa aquae, vini, olei, et balsami, cura reliquis sacra- mentorura Ecclesiae signis. Mox infra gradum Christi sedeat piissima ejus mater Virgo Maria. Ad haec, infra ipsius Virginis gradum, circumquaque disposita sint aurea, argentea, et cristal- lina vasa, caelaturis et gerarais ornata pretiosis, non nisi ossi- bus et cineribus referta mortuorum. Ante currum statina Apo- stoli et Praedicatores omnes quasi vebiculum trahentes assi- stant : praeeuntibus Patriarchis et Prophetis veteris Testamenti cura innumera virorum et mulierum caterva. Currum circum- stent amplissima utriusque sexus et cujuslibet conditionis ag- mina Martyrum, circa quos sint universi Doctoree sacri libros apertos ulraque manu gestantes. Currum dehinc sequalur infini- ta multitudo utriusque sexus et omnis generis et sortis homi- num, ludeorum scilicel, Graecorum, Latinorum ac barbarorum, tara divitura quam pauperum, sapientum, eruditorura, idiotarum, cujuslibet aetatis, plaudentium. In circuitu antera horura om-

Digitized by

Google

11

costringerà, tutte però insieme raccolte avranno tal forza che ciascuno, che non sarà di mente proterva, bisognerà che li con- senta. Ma perchè non è cosi facile a offerire nel cospetto dejli uomini tutte le opere di Cristo, come le cose naturali, le quali sotto il cielo sono con mirabile ordine insieme costrette, mi è parso cosa necessaria raccogliere tutte sotto ìmagine d'uno carro trionfale , acciò che ancora ogni basso ingegno le possa tutte insieme contemplare.

Prima dunque poniamo dinanzi alli occhi nostri uno carro di quattro ruote, e sopra di lui Cristo, a modo di trionfante, coronato di spine e tutto impiagato; per il quale si dimostri tutta la sua passione e morte, con che superò tutto il mondo. E sopra al capo suo sia una luce come uno solo che abbia tre faccio in figura della santa Trinità, dalle quali proceda mi- rabile splendore che illustri la sua umanità con tutta la Chiesa. Nella mano sinistra di Cristo sia la Croce con tutti li altri instrunienti della sua passione, e nella destra la Sérittura del vecchio e nuovo testamento. Appresso ai piedi poni il calice con la ostia e altri vasi di olio e di balsamo, con li altri se- gni delli sacramenti della Chiesa. Sotto a questo primo grado, dove è Cristo, sia la piissima Madre di Dio vergine Maria; infra il grado della quale siano ordinati incorno intorno vasi di oro e d' argento e di pietre preziose, pieni di cenere e di ossa di morti. Dinanzi al carro sieno li Apostoli e Predicatori, in modo che paia che tirino il carro; alli quali precedano li Patriarchi e Propheti, con innumerabile moltitudine di uomini e di donne del vecchio testamento. Intorno al carro, come una corona, sia grandissima moltitudine di Martiri ; circa li quali sieno li Dot- tori della Chiesa con libri aperti in mano, e circa loro innu- merabile moltitudine di vergini e vergine ornate di gigli. Dipoi dietro al carro seguiti infinita moltitudine di uomini e di don- ne di ogni condizione, cioè Giudei, Greci, Latini, barbari; ricchi, poveri, dotti, indotti, piccoli, grandi, vecchi e giovani: li quali tutti con uno cuore laudino Cristo. Et intorno a tutta questa

Digitized by

Google

12

nium, tara praecedentium quara sequentium triumphalis pom- pam currus, ponamus innumeras hostium turraas, Ecclesiam totis viribus oppugnantes; imperatores scilicet, reges , piincì- pes et potenles hujus saeculi ; sapientes quoque et philoso- phos et hereticos , ac ex omnium gentiura et linguarura popu- lis, servis et libeiis, maribus ac foeminis, inflnitam sortis cujus- curaque frequentiam. Inxta hos prophana deorum simulachra et idola, constrata, diruta et comminuta describantur; nec non libri haereticorum combusti, confutataque caeterarum sectarum dogmata, cuUus denique omnis aliarum relligionum deiectus et eversus.

Hujusmodi ergo currus, ante oculos nostros descriptus et constitutus, erit quasi quoddam universum, unde novam philo- sophiam elicere valeamus. Pro prima siquidem causa et prò in- visibilibus, ad quorum cognitionem per visibilia nituntur philo- sophi pervenire, in vertice Christi radiantem globum lucidissi- mum statulmus, vice sanctissimae et individuae Trinitatis, quam summum Deum esse confitemur ; atque ipsum Christum qui nobis invisibilis est, caeteris undique supereminentem; cui innu- meros angelorum et animarum beatarum cboros assistere credl- mus: ad quorum cognitionem et scientiam, ex iis quae supra et circa currum visibilia collocavi mus, pervenire conabiraur. Sicut antera philosophi post invisibilia coelum dicunt esse principa- lem omnium, qiiae infra ipsum generantur, causam ; ita et nos Crucera et pjissìonera Christi post divinitatera ponimus princi- palera causara gratiarura Ecclesiae, et nostrae saUitis. Et sicut post coelura succedunt eleraenta, ita post passionera Christi se- quuntur ecclesiastica Sacramenta. Et quemadmodura dementa virtutem oranera habent a coelo, ita Sacramenta virtutem a passione Christi consequentur. Post eleraenta vero semina in mundo et agentia particularia ponimus. Pro seminibu8k ergo in Triumpho nostro doctrinam accipimus evangelicara, sanctorumque opera et exempla, quorum ossa ac cineres nos meraores reddunt: eorum namque monumentis, meritis et exemplis, Ecclesia quo- tidie claris ac fructuosis operibus foecundatur. Insuper prò particularibus agentibus descripsiraus apostolos, patriarchas, pro-

Digitized by

Google

13

moltitudine nominata, cosi del vecchio come del nuovo testa mento, poniamo innumerabili schiere di inimici e contrarli ali Chiesa di Cristo ; cioè imperatori, re, principi, potenti, savi filosofi, eretici, servi, liberi, maschi, femine, e gente di ogc lingua e nazione : appresso de' qualf sieno descritti gli ido prostrati e conminuti, e' libri degli eretici arsi, e tutte le sett contrarie a Cristo confutate, e ogni altra religione eversa reprobata.

Questo carro dunque, descritto e ordinato dinanzi alli oc chi nostri, sarà quasi come uno nuovo mondo, dal quale cave remo una nuova filosofia : però che per la prima causa per le cose invisibili, alla cognizione delle quali li filosofi s sforzarono pervenire mediante le visibili, noi abbiamo post sopra il capo di Cristo la effìgie della santa Trinità, la qual confessiamo essere vero Dio ; e dinanzi a essa sta Cristo i quanto uomo, con infinita moltitudine di Angeli e anime beate che sono a noi cose invisibili. Alla cognizione et scientia dell quali, per le cose visibili che abbiamo collocate circa il carrc ci sforzeremo pervenire. £♦ cosi come filosofi dopo le se stanze invisibili dicono il cielo essere la principale causa dell cose sotto di lui generate, cosi noi diciamo che, da poi la divi na Maestri invisibile, la principale causa delle grazie e dell nostra salute è la Croce e la passione di Cristo. E cosi com da poi il cielo succedono li elementi li quali da esso hanno e gni sua virtù, cosi etiarn^ da poi la passione di Cristo sega tano li ecclesiastici sacramenti , li quali da essa conseguitan ogni sua virtù. Da poi li elementi nel mondo seguitano le se mente e le cause particolari. Per le semente dunque, nel Tr onfo nostro poniamo la dottrina evan{»elica, con le opere buoni esempli delli santi, le ossa e cenere delli quali sono r posti onorevolmente per memoria in preziosissimi sepolcri; pe che dalla memoria de' loro meriti e fruttose operazioni cor tinuamenle fruttifica la Chiesa. Per le cause particolari, abbifi mo descritto li apostoli, patriarchi, profeti, martiri e dotte

Digitized by

Google

14

phetas, raartyres ac doctores, qui dura viverent universum ter- rarum orbem suis praedicationibus in Chrisro regeneraverunt. Sancii enira, dum Christo cooperantur, particularia agentia recte vocari possunt: eorum vero scripta, bona opera et exempla, quae saepissime in Ecclesia recoluntur, nobis semina bene vivendi procul dubio existunt. Postremo in hoc mundo corporeo sequun- tur effectus, prò quibus amplissimam hominum multitudiuem cujuslibet conditionis descripsimus, ad Ciiristum exemplis et adhortationibus Sanctorum conversara, quae cum pie tum etiam sanctissime vixit. Sed quia in rebus naturaiibus omnis motus est de contrario in contrariura, et generatio unius est corruptio alterius, in orani generatione pugnantia invicem contraria requi- runtur, ubi semper major praevalet virtus. Propterea hostes Ciiristi et Ecclesiae eorumque errores uudique, Christo duce, fu- gatos et evulsos in hoc mundo descripsimus. Porro ex quatuor rotis, quatuor mundi partes inteliiguntur, per fidem et veritatem Christi miriflce illustratae.

Sicut ergo philosophi prae oculis habèntes ordinem universi et ejus effectus considerantes, admiratione et ardore discendi, ipsas naturalium effectuum causas perquirendo, paulatimque ab inferioribus ad superiora ascendendo, ad cognitionem divinae maje- statis et invisibilium pervenerunt; ita et nos si Triumphi et descri- ptionis hujus imaginem, prae ter itosque et quotidianos effectus hinc elicitos diligentius perscrutati fuerimus, incipiemus admirari, et eorum causas inquirere: et per hoc ad divinitatem Christi et invisibilia majestalis ejus cognoscenda gradatim transferemur.

CAPVT III.

POSITIONES OMNIBVS CONCEDENDAE.

Ut autem in hac nostra disputatione congrue procedamus, sciendum est, oportere disputantes in aliquo semper vel in qui- busdam convenire; alioquin, si in omnibus dissiderent, non haberet disputatio locum. Ea vero, in quibus semper conveniunt dispu- tantes, sunt omnibus aeque notissima, quae vel sensu vel indu- ctione cognoscuntur, vel eis virtute luminis intellectus agentis,

Digitized by

Google

15

ri, quali, mentre che vissono, rigenerarono in Cristo con le *sue predicazioni tutto V universo. Finalmente in questo mondo seguitano li effetti, cioè le cose prodotte e generate dalle cause prenominate, per li quali abbiamo descritta amplissima molti- tudine di uomini e di donne, convertiti a Cristo per le predica- zioni e esempii de' santi. Ma perchè nelle cose naturali ogni movimento è da uno contrario all'altro, in ogni generazione si trovano due contrarli che combattono insieme, tra li quali chi ha più forza supera. Nella generazione spirituale, avendo Cristo con li suoi eletti superato li suoi avversarli , per questo abbia- mo descritto intorno al trionfo li inimici della Chiesa in tutto prostrati. Le quattro ruote del carro significano le quattro parti di questo mondo volubile, le quali Cristo ha illustrate e mira- bilmente a subiette.

Come dunque li filosofi avendo dinanzi alli occhi V ordine dello universo, e considerando li mirabili effetti della natura per desiderio di imparare, cercando le cause loro, a poco a poco dalle cose inferiori salendo alle superiori, pervennero alla cognizione delle cose invisibili e della divina Maestà, cosi noi, se diligente- mente scruteremo le cose che ha fatte Cristo e fa continuamen- te nella Chiesa sua, figurate in questo Trionfo, comincieremo a maravigliarci, e cercare con desiderio le cause loro , e per questo a poco a poco perverremo alla cognizione delle cose in- visibili e della divina maestà di Cristo.

CAPITOLO III.

POSIZIONE E PRINCIPII NOTI E MANIFESTI.

Ma acciocché noi procediamo ordinatamente in questa nostra disputazione, è da sapere che bisogna li disputanti sempre conve- nire in qualche cosa; perchè, se in ogni cosa si discordassino, non avrebbe luogo la disputa. Sappi dunque che li disputanti sempre si concordano in alcuni principii, li quali sono cosi manifesti che

Digitized by

Google

16

3roponuntur, statina assentimur; licet in multis etiam pos- )nvenire disputantes, non aeque omnibus, sed ipsis tantum- notis. Oportet ergo nos notissinaa quaedam quasi fùnda-

proponere; quae si negarentur, oranici nostra disputatio etur, quia contra negantes principia non est disputandum. s enim negaret aliquid moveri, velut Zeno, cura eo phy- disputare non posset, cum physlcus omnia vei quaedam i praesupponat. Conveniamus ergo in hoc priraum, scilicet

Christum a Judaeis esse crucifixum et ab omnibus fere US prò Deo habitum et adoratum: hoc enim cunctis, tara fide- luam infidelibus, piane constat; quod haeretici, Judaei, Mahu- i, et omnes gentilium et barbarorura linguae, fatentur; et itio perpetua successione Christiani eum, ad haec usque ra, ila coluerunt. Libri quoque de' ipso Christo, ejusque jia, quocumque idioraate editi, tara fidelium quam adversa- (ì, ubique terrarura vulgati, abunde nobis perhibent testi- im. Nulla denique mundi regio aut angulus vix relictus lus, ubi christianarum ecclesiarum monumenta non extent; iliquis fere invenitur in orbe locus, in quo vel Jesus ;us Crucillxus tamquam Verus Deus non adoretur, aut re- is temporibus ibidem non fuerit adoratus, vel saltem ubi ,nt a Christianis eumdem ut verum Deura hactenus cul- et in praesentia coli : unde Infideles eum vocant Deum ianorum. Quamobrem delirum et stultum foret id negare omnium ora, scripta, vestigia et antiqua monumenta te- ir. De aliis consequenter in Triumpho designatis idem asse- : videlicet de confessione et adoratione sanctissimae Tri- 3, Crucis, Eucharistiae, Virginis Mariae atque sanctorum, m cineres et ossa, loculis recondita pretiosis, in toto ter- 1 orbe notissimum est a Christianis summa in veneratione i, ut etiam hactenus habita sunt. Atque etiam notura est, )los Crucis Christi praecones extitisse et ante eos Hebraei i prophetas et patriarchas, hinc martyres et sacros eccle- loctores, infinltam quoque monachorum, clericorum, relli- 'um et saecularium multitudinera Christum inviolabiliter

Digitized by

Google

17

niuno uomo li nega : benché essi concordino ancora in alcune cose non cosi note a tutti li uomini. Bisogna dunque a noi fare fondamento in alcune proposizioni notissime; le quali quando ci fossino negate, non potremmo disputare; perchè chi nega le cose note e i primi principii è stolto, e conira lui non è da disputare. Prima dunque vogliamo che li nostri avversarli confessino insie- .me con noi che Gesù Cristo Nazareno fu crocifisso dalli Giudei, e di poi fu quasi da tutto il mondo adorato per Dio, come al pre- sente è adorato da noi cristiani. Questo è manifesto cosi alli in- fedeli, come a' fedeli; questo confessano i Giudei, gli eretici, i Mao- mettani, i Greci, i Latini, i barbari, e tutte le lingue. E da poi che venne Cristo, successivamente, di generazione in generazione, è stato cosi da ogni uomo confessato insino a questa ora presente. Testificano ancora questo li libri di lui scritti in tutte le lingue, cosi delli cristiani come delli avversarli, vulgati per tutto il mon- do. Anco)-a questo manifesta la memoria delle chiese di Cristo al presente in diverse parti del mondo ruinate, intanto che non si ^ trova quasi luogo nel mondo, dove, o veramente non si adori Cri- pto crocifisso come vero Dio, o non sia stato adorato per li tempi passati, 0 almeno non si sappia che dalli cristiani sia stato e sia, al presente adorato; onde li infedeli lo domandano il Dio dei cristiani. Se dunque è cosa stolta negare quello che testifica ogni lingua e tutti i libri e infinite memorie, ohi negasse Gesù Cristo essere stato crocifisso da' Giudei e quasi in ogni parte del mondo essere stato adorato per Dio, senza dubbio sarebbe stolto niuno deverebbe con lui disputare. Similmente, come abbia- mo detto di Cristo, diciamo della confessione e adorazione del- la santissima Trinità, della Croce, della Eucaristia, della Ver- gine Maria e delli altri santi; cioè, che sono stati in somma veneraziojae per li tempi passati, ed al presente sono, appresso alli cristiani. E per simili evidenze è noto' a ognuno che li Apo- ^U^if prima pescatori, hanno predicato la Croce di Cristo, e Ànoan^i a ioro è stato il popolo ebraico «e li patrianchi e li jiToféti, e da ;ppi loro li gloriosi martiri e ii sacri doiiori della Chiesa e le immacolate vergini e infinita multitudine di monachi, clerici, religiosi e secolari : li quali inviolabilmente

Savona Ito LA - Triumphus Cruci9. 2

Digitized by

Google

- 18

confitentium in liuno. usque diem praecessìsse; tyrannos quoque et philosophos , oratores , aliosque innumeros constat centra Ecclesiam et fldem Christi acerrime pugnasse. Ex prsedicatione item Crucis Christi prostrata deorum simulacra, mundi sublatos^ errores, regera denique Romanorum piscatori colla subiecisse; et innumeras haereticorura turbas cura libris et iniquis suis dog- matibus ad nihilum redactas esse, luce clarius est Haec ergo, et bis similia, quae in trac tatù nobis occurrent, probare non oportet; sed ea taraquam omnino vera supponiraus; velutì etiam quae oculis cernimus naturalia, vel prima scientiarum principia^ quae ab omnibus afHrmantur, non probamus; quia lumine intel- lectus ea statim apprehendimus, constantissimeque tenemus. Ne- minem enim sanae mentis putamus talia negaturum, quae publico conspectui manifeste se otferunt. Perspicuum namque est non solum a populo rito Christiane, qui non parvam orbis possidet partem, verum etiam a plerisque latissimarum regionum populis, licet variis implicentur erroribus, in India et in aliis mundi partibus, paone omnia haec indubitata fide summaque veneratione coli et quotidie renovari. Quinimmo, Mahumetani, gens innumerabilis, apud quos certa extant fldei nostrae argu- menta, procul dubio Christum apud se regnasse mirabiliaque multa fecisse testautur: ncque eum modo haud impune blasphe- mant, sed etiam venerantur. Si ergo dementis est ea negare, quae cunctis perspicua sunt, et manibuij quodammodo attre- ctantur, profecto quae diximus negare nemo poterit, nisi omnem prorsus effugiat veritatem, eique impudenter ac insipienter obsi- stat.

CAPVT IV.

SOLVTIO OBIECTORVM CONTEA DICTAS POSITIONES.

Sed objiciat forte quispiam, mirabile esse neminem historio- graphorum gentilium haec suis scriptis mandasse, quae profecto, si vera essent, non fuissent ab eis silentio praetermissa. Quia enim

Digitized by

Google

19

hanno seguitato Cristo. È finalmente noto che sono stati li ti- ranni e sapienti di questo mondo li quali acerrimamente hanno pugnato centra la Chiesa; e che sono stati prostrati li idoli e li errori diabolici nel mondo sparsi; e che lo Imperatore Romano si è umiliato e subietto a uno pescatore; e che sono stati ri- dotti a nulla li ef^tici con li loro libri. Dico dunque che que- ste cose sono tanto note, che non hanno bisogno di probazione: e però presupporremo vere come presuppongono i filosofi i loro primi principii nelle scienze; perchè non pensiamo che da uomo di sano intelletto si possono tali cose negare : poiché, in- sino al tempo presente, non solamente li cristiani le confessano e onorano; ma anche molti altri popoli e amplìssime Provincie, come sono gli Indiani, ed appresso ancora li Maomettani, che sono innumerabili, sono manifesti indizi della verità delle cose predette, e confessano Cristo avere regnato in quelle parti, e lo laudano con la sua Madre, puniendo gravemente chi il blasfe- mia, benché sieno poi implicati in molti errori. Essendo dunque queste cose cosi manifeste che si può dire che si tocchino con mano, certo non le può negare se non chi è pazzo, o chi senza vergogna con protervia vuol fuggire la verità.

CAPITOLO IV.

RISPOSTE ALLE OBIEZIONI CONTEA LE PREDETTE POSIZIONI.

Ma potria forse dire alcuno che, se queste cose fussino vere, maravigliosa cosa parrebbe che alcuno istoriografo, o oratore pa- gano non ne avessi fatta menzione. Non avendo dunque loro

Digitized by

Google

20

non admiretur eos diligentissime bella regum et magnorum vi- rorum gesta descripsisse : hoc autem Christi opus, quo nuUum majus nullumque mirabìlius ac niagfes in toto teirarum orbe praedicatum celebratumque inveniri potest, prorsus omisisse? Tametsi a multis contradicentibus testi monium facti confirma- tum sit : dum ea, qoae scriptis suis carpunt, ostenderint pòtius- quam confutarint.

Responderaus tamen falsum esse quod nemo gentilium Chri- sti et Ecclesiae opera commendaverit. Quinimmo ex hi^ plurimi doctissimi et gravissimi viri elegantes copioseque scripserunt, qui, auditis et perspectis Christi operibus ejusque sanctorum, ad fldem conversi sunt, ac libros innumerabiles de eorum laudibus ediderunt, ubìque terrarum postea vulgatos; sicut in Ecclesia legi quotidie cernimus. Quod si rursns obiiciatur, non haecdum in gentilitate permanserunt, .sed post christianitatis votum eos tractasse, atque idcirco haberi de ventate suspectos; responde- raus hinc magis fidei nostrae veritatem declarari, cum non so- lum perpetuis chartis laudes et opera Christi et Ecclesiae extu- lerint, sed re ipsa imitari non dubitarint, dum, relictis erroribus et idolis suis, plurimi eonim prò hac ipsa fide proprium inde san- guinem effuderunt. Non enim Christi et Ecclesiae praeconia^ Christiani solum ab infantia in fide hac instituti celebrarunt, ac talia passi sunt; verum etiam innumeri diversarum nationum et lin- guarum eruditissimi ac praes tantissimi viri, nonnisi post raaturos annos fide susceptn, eadem peregerunt. Quid autem mirum, si in- creduli, contumaces atque superbi, qui, etiam inspectis miraculis, donum fidei ex proprio demerito non receperunt, in arcum pra- vum conversi sunt, nihil oranino de tam magnifico opere seri- bere curantes, sed ejus doctrinam depravare conantes, summo studio elaboraverunt, ut Christi meraoriam et Ecclesiae funditus delerent? Majus autem robur ipsius fidei ventali praestiterunt^ qui ex infideUtafee ad sacrum biitptisma conversi, eam uonfioJum efficaci praedicatione scriptisque ac bonis opcjribus commendarunt, sed etiam immania tormenta prò ea defendendfi inique servunda oanstantissime pertulerunt, quam si, i^n 'errore inUdeBttìtie "pewe- verantes, magnifica «uper hrs voluraina edidieeettt.

Digitized by

Google

21

fattone alcuna menzione nei loro scritti, pare che non sie^o ve- re, ma finte tali cose. Certamente pare ad alcuni cosa maravi- gliosa, avendo loro descritto diligentissimamente le guerre delii re, e le opere dell! uomini grandi, ed essendo le opere di Cristo maggiori e più mirabili, celebrate e predicate in tutto il mondo, che abbeno cosi quelle passate con silenzio; avvenga che alcuni di loro in qualche passo, volendo contradire, abbi renduto testi- monio che non sia stata cosa finta.

Ma noi rispondiamo a questo, dicendo essere falso che ninno Istoriografo gentile abbia scritto di Cristo e della Chiesa sua: anzi innumerabili dottissimi e gravissimi uomini Greci e Latini e ebrei e di altre nazioni copiosamente e con eleganza, hanno non solamente scritte le laudi di Cristo, ma si sono anche con- vertiti alla fede ed hanno quello in ogni luogo predicato , e' libri de' quali sono per tutto vulgati. E se alcuno rispon- desse che è vero che hanno scritto di Cristo dapoi che sono fatti cristiani, ma noi parliamo de* gentili rimasti nella loro Icfedelità, a questo noi diciamo, che tanto più la fede nostra hanno confermata, quanto che non solamente hanno scritto le biudi di Cristo e della Chiesa, ma anche non hanno dubitato, lasciando li errori, di seguitarlo, e per lui spargere il proprio svolgile: perchè non solamente li cristiani dalla sua infanzia nutriti nella fede hanno scritto le opere di Cristo, ma an- che innumerabili di diverse lingue, uomini dottissimi e pre- stantissimi , li quali dopo la etA matura si convertirono alla fede. E questo è massimo argomento della verità delle predette cose; perchè molto più hanno, dimostrato la ''fede nostra esser vera^ quando la hanno approvata e difesa, non solo con la penna, ma eziandio con le opere e con il proprio sangue, che se fussino stati nella sua infedelità e avessino scritto gran volumi delle laudi di Cristo. Che meraviglia è se li increduli, contumaci e superbi, non si sono curati di scrivere le opere magnifiche di Cristo, quando, vedendo ancora li miracoli suoi, per li loro proprii demeriti non hanno consentito alla fede?

Digitized by

Google

22

Praeterea, hujus rei duplex causa reddi potest, videlicet Dei providentia et hominum caecitas. Credimus enim Deum omnia tam spiritualia quam corporalia movere, omniumque habere prò- videntiam (ut paulo post ostendemus), ne)ninemque idcirco ad seri- bendum mover! posse, nisi a Deo prius moveatur, cum nihil agore possit causa secunda, nisi a superiore sit prius mota. Quae- stionem ergo ad primam causam resolventes, quaerentibus quare Deus gentiles historiographos ad Christi et discipuloFum ejus opera describenda minime commoverit, respondemus, quod cum Deus omnia recto ordine agat, utitur mediis conyenientibus ad operum suorum productionera. Cum ergo opera Christi et Eccle- siae sint mundissima et divina (ut inferius probabimus), gentiles vero essent immundi et peccatorum sordibus pieni , non erat conveniens ut talibus mediis Deus ad opera sua exaranda ute- retur.

Ad haec, cum Christus sit veritas, et ad hoc venerit in mun- dum, ut testimonium perhibeat ventati, non decebat, ut viri nugaces, et pieni mendaciis, cujusmodi extiterunt poetae, oratores- que gentilium, immaculatam hanc veritatem contrectarent, qui suos principes carminibus et orationibus mendacissime saepe ex- ornant et homines scelestissimos nonnunquam ad sydera extol- lunt; ideo libros suos mendaciis implessent, et limpidum veritatis fontem coeno confudissent.

Oratores quoque gentilium utebantur eloquentia ratione na- turali inventa, magisque linguam suam magnificare, quam veri- tati insistere cupiebant. Cum ergo Ohristi opera sint supra ratio- nem humanam, ut deinceps probabimus, non congruebat tales viros, qui solo lumino naturali ducebantur, eis se immiscere, quae lumen naturale transgrediuntur.

Causa quoque fuit eorum caecit^ls. Peccata siquidem excae- cant homines ; cumque ii essent peccatis obruti, et praesertim vento superbiae tumidi, atque inanis gloria cupidi, obscuratum est insipiens cor eorum et magnalia Dei cognoscere nequiverunt; ita ut nec illuminationes caecorum, nec suscitationes mortuorum, nec alia Christi miracula et discipulorum eius adverterent, aut alicujus existimationis putarent. Ideoque de hujusmodi rebus ni-

Digitized by

Google

- 23

Rispondiamo ancora che li gentili istoriografl non hanno scritte le laudi di Cristo per due cause : una è la providentia divina, l'altra è la loro cecità. Noi crediamo che Dio muova le cose corporali e spirituali ed abbia provvidenza di ogni cosa, come dimostreremo di sotto. E però ninno può moversi a scri- vere cosa alcuna, se prima non è mosso da Dio, perchè la causa seconda non può operare se non è mossa dalla prima. Quando tu dunque domandi : che vuol dire che li istoriografl gentili non hanno scritto di Cristo ? ti rispondo : Perchè la provvidenza di- vina non li ha mossi.

E questo ha fatto per tre ra'gioni. Prima, perdiè procedendo lei ordinatamente in ogni cosa, usa convenienti mezzi alle sue opere. Essendo dunque le opere di Cristo e della Chiesa mon- dissime e divine, ed essendo li gentili istoriografl immondi di infedeltà e di altri peccati; come mezzi non convenienti, non li volse muovere usare a scrivere le opere di Cristo.

Secondo, essendo Cristo la prima Verità, e venendo nel mon- do per rendere testimonio a essa verità, non era decente che la divina provvidenza lasciasse scrivere le opere e laudi di Cristo a uomini loquaci e bugiardi, quali sono stati li poeti, oratori e istoriografl gentili, li quali con molte bugie hanno commendato li uomini scelleratissimi e hanno pieni e* libri loro di falsità, delle quali, se avessino scritto di Cristo, averianó maculata la sua purissima verità.

Terzo, li oratori gentili non aveano altra eloquenza che quel- la che fu trovata dalla ragione naturale: per la quale cercavano più tosto magniflcare se medesimi, che narrare la verità delle cose. Essendo dunque le opere di Cristo sopra ogni ragione naturale, manifesta cosa è che tali uomini non erano convenienti mezzi a descriverle; e però la provvidenza divina li escluse da tale oflflcio.

La causa ancora perchè non scrisseno le laudi di Cristo fu la cecità loro causata da' peccati, massime dal peccato della super- bia e vanagloria: per li quali tanto fu oscurato il cor loro, che le mirabili opere di Cristo, cioè le illuminationi de'ciechi, le resurrezioni de morti e simili altre, che non possono essere fatte

Digitized by

Google

24

hil scrìpserunt, sed tamquam contemptibilia aut superstiliosa neglexerunt.

Praeterea, cum Christiaai idolorum everHionem prìncipìt>us et populis suadere conarenlur, illorum cultum detestantes, a poetis et oratoribus, qui ab incuuabulis in prophanorum Deorum laudi- bus et fabulis enutriti erant et in iis ingenium attriverant, sum- mo odio habebantur; tum quia illi studi um et operam se perdi- ^isse conspiciebant, tum ut tyrannis, qui saepe Christiani» valde infensi erant, magis placerent. Ideo de admirandis Ctiristi ope- ribus, aut nibil prorsus, aut in contemptum potius contumeliam- <iue scripsere.

Postremo, cum videamus oratores ac poetas omnes et hujus saeculi sapientes ardentissimo studio apud principes atque ma- gnates laudem, gratiam benevoientiaraque captare, propter qood eos extollentes eorumque adversarios depriraentes multa men- dacia confìngunt; bis artibus nil favoris aut praemii apud Ohri- stianos, qui veritatis sunt amatores et paupertatis cuUores^ spe- rare poterant. Itaque nemo mirari debet si Cbristi opera tacue- runt, Verum, postquam terrenum imperìum coepit Ecclesia pos- sidere, non defuere varii scriptores qui principum ac praesulum laudes, vel maxime falsas, carminibus et historiis celebrarunt^ Talibus antera veritas non eget. Satius ergo fuit ut intactam il- lam indigni auctores ac vani testes omnino reliquerint.

OAPVT V.

DE OE^DINfi PBOCEDBNDI.

Cum itaque invisibilia Dei per visibilia cognoseantuFt scien- dum est quaedam invisibilia Dei esse, quae per eius visibilia opera, naturali virtule luitiinis intellectus agentis^ cognosei pos- sunt ; ad quae etiam piiilosophi pervenerunt ; ut : Deum esse, et ipsum esse unum, et actum- purum, et similia. Quaedam autem invisibilia Dei nulla ratione bumana investigar! pos* sunt. Nemini enim dubium esse debet infinita esse intelligi* bilium divinorum secreta quae bumanae rationis capacìtatenx penitus excedunt: cum videamus in specie humana, in qua.

Digitized by

Google

25

se non da Dio, non erano appresso di loro di e però come ciechi e frenetici non si curaronc

Oltre a questo, essendo loro nutriti dalla ii e laudi delli idoli, avevano in odio gli crist stavano il culto della idolatria, e però non s appartenesse a laude della Chiesa, si per lo contra lei, si perchè gli parca di avere per mancando la idolatria; si eziandio per pia quali pei'8eguita[va]no gli cristiani.

Ancora è da sapere che tali poeti e o sempre cose terrene, cercano la grazia de' pi e con loro versi e prose li esaltano falsissira stelle, per conseguitare da loro qualche pre porale, il quale non potevano conseguitare i passati, amatori della verità e cultori del dunque maraviglia alcuna, se non scrisseno poi che non potevano appresso li cristiani veruno. Ma ora, poi che la Chiesa ha prese no, non mancano li oratori e li poeti, li q laude de' principi e de' prelati assai volte ce pare dunque per queste ragioni che e' non 86 li autori de* gentili non hanno scrìtte le C(

CAPO V.

DE L* ORDINE DEL PROCEDEI

Cognoscendo dunque noi le cose invisibili sapere che sono alcune cose invisibili di Dio, conoscere per virtù naturale del nostro inlelletU della natura; come sono queste, cioè: che Di* Dio solo, e quello di semplice sustanza, e s alla cognizione delle quali pervennero li tre cose invisibili di Dio sono che non si ] per ragione umana. E di questo ninno si d però che noi vediamo nelli uomini, che s

Digitized by

Google

26

homincs quoad naturam sunt aequales^ a luagnls philosopbis sub- tilia quaedara intelligi, ad quae nullo modo puerorum vel rudium hominum intellectus ascendit. Cum ergo Deus homines excedat influite^ in eo pariter infinita necessario sunt, quae nuUus crea- tus intellectus penetrare aut scrutari queat ; praesertim cum in rebus sensibilibus cognoscendis, quas assidue tractamus, defectum scientiae nostrae experiamur, proprietates eorum pluriraas igno- rantes. Quanto ergo magis in Deo id existimandum est, cura re- rum sensibilium eflfectus, per quos in ejus cognitionem devenimus, non modo primam eausam non adaequent, verum etiam ab eo remotissime distent? Quapropter ex iis de Deo perquam pauca intelligere valemus. Quae igitur sola fide tenemus, supra bumani ingenii vires esse dicimus; ut: Deum esse trìnum, et ipsum esse hominem, et (taotera hujusmodi, quae per rationes, seu per ef- fectus naturales, invenire non possumus. Ex efifectibus tamen 8U- pernaturalibus possumus aliquo modo de eis fieri certiores; nam sicut efFeetus naturales nosin cognitionem Dei perducunt, et has proposiliones esse veras indicanl, videlicet: quod Deus est, idem- que unus et infinitus; neque tamen per ipsos cognoscimus Deum sicuti est, nec ejus substantiam videmus; ita etiam per superna- turales effectus possumus fieri certiores de veritate harum pro- positionum, scilicet: quod Deus est trinus, et quod Dei Filius Deus est et bomo. Attamen per ipsos comprehendere non vale- mus Deum trinura et Deum hominem, prout est.

Quia ergo gratia praesupponit naturam, primo agemus de iis Dei invisibilibus, quae per effectus naturales investigari possunt; deinde de iis quae per supernaturales effectus aliquo modo per- cipinntur. Verum, quia plures et pbilosophi et catholici doctores de primis invisibilibus suffìcientissime tractarunt, pauca super bis affferemus, cum ab illis adeo sint effìcaciter probata, ut nul- lus pateat dubitationi locus.

OAPVT VI.

DEVM ESSE

Primum itaque necessarium est probare Deum esse. Sed quia multitudinis usus in nominandis rebus tenendus est, et de su-

Digitized by

Google

27

natura, che alcuni filosofi intendono certo cose alte e sottil alia cognizione delle quali e' fanciulli e li uomini bassi d' ing gno non possono pervenire. Quanto maggiormente dunque d( verno credere essere in Dio infiniti segreti, li quali niuno ìj telletto creato non può investigare? massime conoscendo n< e provando il difetto della nostra scienza: poiché delle cose ci ogni di palpiamo, abbiamo poca, anzi quasi niuna cognizion Quanto dunque minore cognizione averemo di Dio il qua supera ogni cosa in infinito? Le cose dunque divine che non possono investigare per ragioni naturali, sono quelle che n< crediamo per fede; come è: che Dio è trino ed uno, e che Salvatore Gesù Cristo è Dio e uomo ; e simili altre verità : ] quali avvenga che non si possine provare per effetti e ragi ni naturali, niente di meno per li effetti soprannaturali possìan certificarci molto; perchè cosi come per li effetti naturali noi con< sciamo queste proposizioni essere ver»^, cioè: Dio è, ed è uno e infinito; e niente di meno per quelli non conosciamo però Di come egli è, vediamo la sua sostanza, cosi ancora per li e fotti soprannaturali possiamo certificarci della verità di quesl proposizioni; cioè: Dio è trino ed uno, e che il Figliuol di Dio Dio ed uomo: niente di meno per essi non possiamo compreiidei o vedere quella verità come la è in se medesima.

Perchè dunque la grazia presuppone la natura, prima tratt remo delle cose invisibili di Dio, le quali si possono per g effetti naturali investigare; dipoi di quelle che si possono conc scere per li effetti soprannaturali: benché delle prime ne tratter mo brevemente, perchè li filosofi e dottori cattolici n' hann trattato cosi sufficientemente, che non hanno lasciato loco, i mio parere, da potere dubitare.

CAPO VI.

CHE DIO È.

Prima dunque è necessario provare che Dio è, a volere ci: tutto il nostro processo non sia vano. E perchè in nominare 1

Digitized by

Google

28

scìre quid nominis, necesse est priraum in- omen Dei accipiant homines. Certum est au- )ei nuncupatione intelligunt quoddam sum- primum motorem, alii primam causam et 'erum, alii verosumraum bonum vel primam rere. Sive ergo per Deura intelligamus pri- ) primam causam, vel primum principium, a, vel primam veritatem, vel aliquid huju- est per philosophorum demonstratioues nos eum esse: quas prò ordine libri brevissime

iipimus aliqua in hoc mundo moveri : omne ir, necesse est ab alio moveri, cum nihil pos- tu et inpotentia secundum idem. Sed in mo- on est procedere in infinitum; quia noa esset ovens, et per consequens nec aliquid aliud; inda non movent, nisi per hoc quod sunt a e est igitur devenire ad unum primum mo- vocant.

Digitized by

Google

29 -

cose si debbe servare Tuso della moltitudine, bisogna pr pere quel che Intendono li uomini per questo nome : certa cosa è che ogni uomo per questo nome intende no una cosa somma ed eccellentissima sopra tutte le altre: 1 alcuni domandano primo motore, altri prima causa e principio, alcuni altri sommo bene e prima verità. Sia no dunque Dio come si voglia, pur che tu intenda come i ognuno, cioè, Dio essere somma ed eccellentissima natur nifesta cosa è per le dimostrazioni de' filosofi, che bisogi fessare essere Dio 5 delle quali, per servare V ordine de brevemente ne diremo alcune.

Prima li filosofi provano efficacissimamente che og sa che si muove è mossa da altri : e benché V uomo e male si muova se medesimo, dicono che altra cosa è che muove e altra quella che è mossa; perchè V anima 1 ed il corpo è mosso; onde, partendosi l'anima dal corpo, il corpo immobile. E perchè ogni movimento sotto al ci pende dal movimento del cielo, bisogna che qualche si muova quel gran corpo; perchè, come è detto, ciò che si è mosso da altri. Dimandano dunque se quella sosta muove 0 no. So tu rispondi che la non si muove, coi no quella essere Dio, perchè per questo nome Dio intenc primo motore, il quale muove tutte le altre cose e muove lui ; et se tu di' che la si muove, immediate conc che bisogna che la sia mossa da altri. Dimandano dun quello che la muove, s' el si muove lui 0 no. E se tu ris no ; per la ragione detta concludono che egli è Dio. Se elle el si muove; dunque, ti replicano, è mosso da altri. E quello altro fanno quelle medesime domande, e concludoi o vero bisogna pervenire ad uno primo motore, o dire ch( moventi infiniti , e che non se ne trovi veruno prin questo è cosa assurda in filosofia: perchè non trovando mo, dalla virtù del quale tutti li altri dipendono^ seg che niente si muovesse e che le cose altissime fussino ordine. Dunque bisogna dare uno primo motore, il quale e no Dio.

Digitized by

Google

so- lile argumentura adducunt ratione causae eflScientis. Inve- enim in his sensibilibus esse causarum efflcientium ordi- lec taraen in eis invenitur, nec est possibile, aliquid esse 1 efficientem sui ipsius, quia sic esset prius seipso, quod possibile. Cum ergo nec in hujusmodi causis sit procedere nitum, ex eo quod secundae causae non agunt nisi in vir- ìmae, necesse est dare aliquam primam causam efficientem, oranes communi consensu Deum nominant. leterea, cum in rebus aliquid inveniatur magis aut minus i, verum, et ens; non potest hoc esse in diversis, nisi prout vel minus appropinquant alieni sumrao bono, vel summo rei summo enti. Oportet ergo esse aliquid in rebus optimum, mum et nobilissimum ens, quod Deum simili modo appellane iemus insuper ea, quae cognitione carent, operari propter

quia semper, aut frequentius, eodem modo operantur, ac uos per debita media consequuntur. Unde patet quod non a led ab intentione alicujus intellectus ea dirigentis, sic pro- t: quem intellectum Deum vocant.

ibus etiam hoc signum addere possumus, quod nulla incli- naturalis frustra esse potest, ut liquet per omnia nalura- am animata quam inanimata, discurrenti. Naturalìter au- mnos homines inclinantur ad credendum aliquem esse universi gubernatorem, quem Deum vocant. Cujus signum lod nemo numquam, nisi mente captus, consistere in hoc , ut firmiter sentiret Deum non esse. Nulla denique gens, 5ra, tam barbara est, quae non Deum aliquo modo fatea- uod per omnium aetatum curricula in haec usque tempo- q[ue terrarum observatum est. Quod autem omnibus et omni re convenit naturale esse videtur. Caeterum, quia in repen- ujusque habitus et inclinatio naturae maxime dignoscitur, ex aturaliter nobis insertam Dei cognitionem comprehendere nus. Videmus enim in repentinis periculis omnes homines,

humano auxilio destitutos conspiciunt, naturali quodam in- a, non ratione eos movente, ad superiora converti; quia natu-

ad suam causam converti tur effectus. Quamobrem manifeste naturaliter nobis insertum esse, quod sit aliquod primum

principium et gubernator universi, quem Deum appellant.

Digitized by

Google

31

Simile ragione cavano dall* ordine delle cause. Perché ve- diamo molte cose in questo mondo essere causate; e non è possibi- le che alcuna cosa si possa fare se medesima. Con ciò sia dunque che noi vediamo molte cause concorrere ad uno medesimo effet- to, ed una essere superiore air altra, è necessario o procedere in infinito, che è cosa inconveniente, come abbiamo detto di sopra de' motori, ovvero pervenire a prima causa, la quale ogni uomo confessa essere Dio.

Ancora noi vediamo nelle cose naturali una essere migliore e più vera e più perfetta dell' altra: la quale cosa non può es- sere, se non per maggiore appropinquàzione a qualche sommo bene o sommo vero o somma perfezione;. Bisogna dunque con- cedere che sia nel mondo qualche cosa somma, la quale non può essere altro che Dio.

Ancora noi vediamo le cose naturali, che sono senza intellet- to, procedere ordinatamente dalli loro principii al fine per li debiti mezzi; la qual cosa non può essere a caso; perchè o sem- pre, o quasi sempre, cosi operano. Bisogna dunque che questo proceda dallo ordine di< qualche intelletto che lo dirizzi: il quale che può essere altro che Dio ?

A queste ragioni possiamo aggiungere questo segno, che ninna inclinazione naturale può essere vana : ma noi vediamo che tutti li uomini sono inclinati dalla natura a credere che sia Dio: perchè dal principio del mondo insino a questa ora presente non fu mai gente cosi barbara e fera, che non con- fessasse essere Dio, come appare per diversi culti supersti- ziosi e sacritìcii. Essendo dunque questa cosa comune in ogni tempo a tutti li uomini, bisogna dire che la proceda da instinto naturale. Oltre a questo noi vediamo tutti gli uomini quando si vedono costituti in qualche pericolo repentino e destituti da ogni umano adiutorio, subito per instinto naturale convertirsi alle cause superiori ed invocare lo adiutorio di Dio; per la qual cosa appare essere inserto naturalmente nella mente umana che sia Dio. r

Digitized by

Google

32

CAPVT VII.

DEVM NON ESSE CORPVS, NEC gORPORIS FORMAM, NEC ALIQVID COMPOSITVM.

Deum vero non esse corpus, nec corporis forraam, nec aliquid ►mpositum, sed actum purum, nerao philosophorum ambigit. )rpus enim (ut ipsi philosophi probant) non movetur nisi ab io motum. Si ergo Deus esset corpus, non esset primum mo- ?ns immobile. Praeterea non esset etiam in entibus nobilissi- um ; manifestum est enira spiritum esse corpore nobiliorem. ?m, cum actus simpliciter ex natura sit prior potentia, quia hil potest reduci in actum nisi per ens actu , si Deus esset rpus, esset ens in potentia; et sic non esset primum ens.

Non est etiam alicuius corporis forma. Id enim quod per se ,bet esse, nobilius est eo quod esse habet in alio. Omnis au- ra forma corporis existit in alio. Cum igitui* Deus sit ens nobi- simum, ceu prima essendi causa^ non potest esse alicuius corpo- j forma. Praeterea, ipsa corporis forma non est ipsa res, quae ex et materia componitur, sed est essendi principium. Totum ergo mpositum est aliquid, quod nec est forma tantum, nec mate- i solaj et est perfectius quam materia et forma, cum totum

perfectius suis partibus. Si ergo Deus esset corporis forma,

n esset ens perfectissimum, quia aliquid esset eo perfectius.

aeterea, quod venit in alicuius compositionem, non est primo

per se agens. Non enim manus agit, sed homo per manum.

ergo Deus esset corporis forma, non esset primo et per se

ens, et per consequens non esset prima causa.

Sicut autem Deus non venit in alicuius rei compositionem, , nec ipse compositus est, sed actus purus : non enim esse ìi et sua essentia differunt ; alioquin esset «ens per participa- nem et non per essentiam, et sic aliquid eo prius esset; quia me quod est per participationem , dependet ab eo quod est I' essentiam. Cum igitur Deus sit primum ens, a quo depen- t omne ens, oportet quod quidquid est in Deo sit essentìaliter eo, id est quod non differat a sua essentia ; et sic sequilur

Digitized by

Google

33

CAPITOLO VII.

CHE DIO NON È CORPO, FORMA DI CORPC COSA COMPOSTA.

Dio non essere corpo forma di corpo cosa ma atto puro e semplice sostanza, ninno vero filose perocché, essendo Dio il primo motore Immobile, è impc sia corpo: perchè ninno corpo può muovere altri, se si muove lui. E oltre a questo, essendo più nobile lo il corpo, se Dio fusse corpo, non saria cosa nobilissiri essendo retto il corpo dallo spirito, se Dio fusse corpo, 11 primo rettore.

Non può ancora essere forma di corpo, come 1' anir del corpo umano; perchè ogni cosa, che ha lo essere molto più nobile che quella che ha lo essere in alti dunque Dio nobilissimo sopra ogni cosa, ha il suo e e non in corpo alcuno. Ancora le cose composte di di forma sono più perfette che la sua materia sola e ma sola: perchè il tutto sempre è più perfetto che le Se dunque Dio fusse forma corpo, qualche cosa sai fetta di Dio, perchè tutto quel composto saria più pt la sua forma. Ancora seguiteria, che Dio non potesse e se medesimo: perchè la forma, cosi come la non ha lo e Irt materia, cosi non può operare senza quella. Non sai Dio la prima causa, la quale non ha bisogno di altr operazioni.

Ancora è manifesto che Dio non è cosa composta puro e semplice sostanza, perchè ogni cosa composi da altri; perocché noi vediamo che li corpi composti dalli semplici. Essendo dunque Dio prima causa, la qi pende da altri, anzi ogni cosa dipende da lei, seguiti non sia cosa composta, ma atto puro. Ancora, se Dio

Savonarola - Triumphu» Cruda.

Digitized by

Google

34

Deum esse actum purum. Item, ciim orane compositum sit poste- rius suis componentibus, et ab eis pendeat, et ex necessitate causara habeat, quia ea, quae sunt secundura se diversa^ non conveniunt in unum nisi per aliquam causam ipsa unientem, sequeretur Deum non esse priraum ens a quo omnia alia entia derlvantur, nec primam causam efficientem; quod jam improba- tum est.

CAPVT Vili.

DEVM ESSE PERFECTVM ET SVMMVM BONVM, INFINITAE POTENTIAE, VBIQVE, IMMVTABILEM ET AETERNVM.

Si ergo confiteamur, sicut oportet, Deum esse actum purum, ipsum quoque esse perfectum et summum bonum, et inflnitae potentiae et ubique, immutabilem et aeternum confiteri validis- simis rationibus compellemur. Deum namque esse perfectum et summum bonum, si ipse est actus purus, manifestissima ratione probatur. Esse ,enim per se subsistens continet totam perfectio- nem essendi; quemadmodum si quis per se caler esset, totam con- tineret essentialiter calorìs perfectioiiem. Cum ergo Deus sit actus purus et esse per se subsistens, nihil de perfectione es- sendi ei deesse potest. Omnium autem perfectiones pertineut ad essendi perfectionem, quia res dicuntur perfectae per hoc, quod aliquo modo liabent esse; unde sequitur nihil bonitalis et per- fectionis Deo deesse.

Sicut autem ex hoc quod Deus est actus purus, sequitur i- psum esse summum bonum, ita ex eodem sequitur ipsum esse in- flnitum, et inflnitae potentiae. Inflnitum enim dicitur aliquid ex eo quod non est finitura. Unaquaeque antera forraa in se con- siderata ad multa communis est; et per hoc dicitur infinita. Cum vero recipitur in raateria, fit forraa hujus rei determinata; et sic dicitur finiri. Cum igitur Deus sit actus purus, et esse suum non sit in aliquo receptum, sed sit per se subsistens, manifestum est quod Deus non est finitus, sed raaxirae forraalis et infìnitus.

Id antera quod est maxime omnium formale, est ipsum esse. Et cum unumquodque, ea ratione qua est in actu et perfectum.

Digitized by

Google

35

composta, seguiterla che non fusse la prima e principal del mondo. Perchè il composto seguita sempre le sue non precede a quelle, la unione delle quali non può ess non da qualche causa che preceda il tutto. Bisogna dunq eludere che Dio è sostanza semplice ed atto purissimo.

CAPITOLO Vili.

CHE DIO È PERFETTO E SOMMO BENE E INFINITA POTE: E IN OGNI LUOGO E IMMUTABILE E ETERNO.

Se noi dunque confessiamo (come è necessario) che atto puro, siamo ancora costretti a dire, che lui è pei sommo bene e infinita potenza e in ogni loco e imra e eterno. Perocché ogni cosa immateriale quanto è più se tanto è più perfetta. Essendo dunque Dio senza alcuna c( zione, atto puro e in sommo grado di semplicitA, bisogi che in lui sia somma bontà e perfezione.

E perchè ogni cosa quanto è più elevata dalla mater più formale, tanto è di maggiore virtù e potenza, essendo ] vatissimo da ogni imperfezione e in sommo grado di for perchè lui è atto puro, è necessario dire che lui sia infini infinita potenza. E perchè cosi come gli effetti particolai ducono alle cause particolari, cosi g\ì effetti universali ali universali; Essendo dunque lo essere delle cose effetto univ Simo, perchè è comune a tutte le cose, bisogna che queste proceda da causa universalissima, la quale è Dio; il qu; solamente è causa in dare questo essere, ma eziandio in vario. E perchè bisogna che quando causa opera, coi

Digitized by

Google

36

t principiura alicujus activuin (patitur autem ^ unumquodque •out est deficiens et imperfectiirn) cum Deus sit perfectissimus

actus purus, raanifestum est quod ei maxime competit princi- ura activura et habere potentiam infìnitam; ipse enim se tota rit, et nihil habet poteiitiae passivae.

Ex hoc etiam sequitur Deum ubique esse indivisibiliter. portet enim omne agens ei conjungi in quod immediate agit; lia movens et motum simul esse oportet. Cum ergo Deus sit ima et universalis omnium causa, et sit actus purus et suum sius esse, oportet quod omne aliud esse productum sit proprius 18 effectus; sicut igniri est proprius ignis eflfectus. Et cum Deus sit nnium causa, non solum in fieri, sed etiam in esse, ipsum 5um adesse rebus oportet, non solum prima inchoatione, sed lamdiu in esse conservantur. Et cum esse sit unicuique rei maxi- e intimum (est enim formale respectu omnium, quae sunt in re) firmare oportet Deum omnibus in rebus valde intimum esse.

Cum insuper Deus sit omnino indivisibilis, utpote quia est tus purus, necesse est fateri ipsum esse in quali bet re, et in lalibet cnjuslibet rei parte totum et indivisum.

Ex bis quoque quae dieta sunt, concluditur ipsum esse omni-

immutabilem et aeternumj quia actus purus nuUam potest vipere mutationem; oportet enim id quod mutatur esse aliquo Ddo in potentia; quia motus est actus entis in potentia in antum hujusmodi, ut philosophi probant.

Hinc itaque arguitur ipsum esse aeternum; quia nisi esset ternus, esset mutabilis; et per consequens in eo esset potentia ssiva; et sic non esset actus purus, quod superius redargu- m est.

Praeterea; si Deus non esset aeternus, vel principium, vel em, vel utrumque simul haberet. Sed hoc est impossibile, ia si haberet principium, jam non esset ipse Deus, sed ejua incipium, quia non esset actus purus, sed haberet esse ab alio !eptum. Si fine clauderetur, consequenter esset mortalis, vel nihilum resolubilis ; atque ita non haberet potentiam inflni- n, sed aliqua praeesset illi potentia, quae in nihilum vertere im posset.

Digitized by

Google

Digitized by

Google

38

CAPVT IX.

DEVM ESSE VNVM.

lum quoque esse unum ex eisdem principiis constat. Illud unde singulare est hoc aliquid. nullo modo est multis com- labile. Cum ergo Deus sìt ipsum suum esse, suaque natura, US purus, aliunde quam a natura sua habere non potest Deus et ut sit hic Deus. Ergo illud, unde Deus est hoc 1, est ipsa natura. Quare ejus natura non est pluribus com- abilis. Impossibile est igitur plures ess^ Deos. aeterea, cum Deus totam in se contineat essendi perfectionem jtura est), si essent plures Dii, oporteret eos inter se differre. d igitur conveniret uni, quod non altei'i: et si hoc esset priva- n esset simpliciter perfectus; si vero perfectio, alteri eorum ìt. Impossibile est ergo plura esse quae comprehendant to- ì se essendi perfectionem. Plures ergo Dei esse non possunt. in et entia cuncta videmus esse invicem bene ordinata, ilia aliis deserviunt. Quae autem divisa sunt, in unum or-

non convenirent, nisi ab uno aliquo ordinarentur. Melius in unum ordinem multa per unum quam per plures redi- ^ Oportet igitur primum, omnia in unum ordinem redigens,

tantum esse, quod est Deus. Cujus etiam argumentum est, n naturalibus, ubi manifeste apparet aliquod regimen, ut bus, per unum multitudiuem ordinari videmus. Et cum ars ur naturam, conspicuum est omne hominum regimen cujus- le conditionis aliquo modo reduci ad unum ; nullumque 3n posse durare, nisi ad unius regentis arbitrium quovis reducatur.

CAPVT X.

:) ESSE INTELLECTVM, PERFECTAMQVE RERVM COGNITIONEM, dqVE NON NECESSITATE NATVRAE AGERE, SED VOLVNTATE.

praedictis etiani perspicuum est in Deo esse intellectum nitionem rerum peifectam, et nihil ipsum ex necessitate

Digitized by

Google

- 39

CAPITOLO IX.

CHE DIO È UNO.

Dio ancora essere uno, e che non sia più Dei, manifi si prova : perchè la natura divina non si può commu altri, essendo semplicissima. Imperocché noi vediamo natura che è coraraunicata a più individui, patisce com massime perchè bisogna che patisca diversità di esser impossibile che sieno più cose che abbia[no] la natura

Ancora se fussino più Dei, bisogneria che fussino r uno dall' altro. Dunque quella cosa per la quale se ferenti, o saria cosa perfetta, o imperfetta: se imperfe che la avesse non sarebbe Dio ; perchè Dio è tutto pe perfetta, quello che non la avesse, non sarebbe Dio, p desima ragione. Impossibile è dunque che sieno più D(

Ancora noi vediamo tutte le cose dello universo ei mamente ordinate, le quali non potrebbono convenire uno ordine, se non fussino disposte da uno. Perocché mol le cose diverse si reducono ad uno ordine per uno ch< Ancora noi vediamo nelle cose naturali, nelle quali ap ' che reggimento, come nelle ape e nelle grue e nelle delle anime la moltitudine essere regolata per uno. V arte seguita la natura, vediamo che tutti i buoni gov( ni finalmente si risolvono ad uno ; altrimenti le parti ^ verebbono e non potrebbe stare il reggimento. Essend< il governo dello universo primo fra gli altri e perfetti^ sogna dire in lui essere uno solo principe e governato] le è Dio.

CAPITOLO X.

CHE Dio CONOSCE PERFETTAMENTE OGNI COSA, E CHE EC PER PROPRIA VOLONTÀ E NON PER NECESSITÀ DI NA

Dalle predette cose possiamo intendere che in Dio ( cognizione. Perocché noi vediamo nelle cose naturali e

Digitized by

Google

40 ~

agere, sed per intellectura et voluntatem. In rebus enim natu- ralibuSj videmus quod rerum natura cognoscentium majorena habet amplitudinem et extensionem natura non cognoscentium. Non cognoscentia enim non habent nisi formam suani; sed cogno- scentia apta sunt habere etiam formam rei alienae; nam species <-ogniti est in cognoscente. Cum ergo coarctatio formae sit per materiam, patet quod imraaterialitas alicujus rei est ratio, quod sit cognitiva : et ideo secundum immaterialilatis modum est modus cognitionis. Unde plantae proptersuam materiali tatem nihil cognoscunt; sensus vero cognitivus est, quia perceptivus est specierum si ne materia; multoqué magis inteliectus, quia magìs recedit a materia. Cum ergo Deus sit in summo immaterialitatis gradu, quia est actus purus, sequitur quod ipse sit in summo cogni- tionis. Unde oportet dicere, quod Deus omnia perfecte cognoscit.

Quia vero (ut saepe dictum est) Deus est actus purus et summe simplex, non potest dici quod cognoscat recipìendo spe- cies rerum, quemadmodum sensus et inteliectus noster: sed quod ìpse sit suus inteliectus et sua sapìentia; et quidquid cognoscit per seipsum cognoscit. Cum ergo secundum immaterialitatis mo- dum sit cognitionis modus, et ipse sit in summo immaterialitatis, sequitur qìiod ipse seipsum perfecte cognoscat, totamque suam virtutem comprehendat ; immo quod sit ipsa cognitio et sapien- tia. Cum autem alicujus rei virtus perfecte cognosci non possit, nisi omnia cognoscantur ad quae se virtus extendit; virtus vero divina se extendat ad omnia, quia est prima causa omnium ef- fectìva, et inflnitae potentiae, patet quod Deus, cognoscendo se- ipsum, omnia alia cognoscit. In seipso enim omnia alia a se vi- det, in quantum ejus essentia omnium aliorum ab ipso simili- tudinem continet. Quod ex hoc patet, quia propria uniuscujusque natura consistit prout aliquo' modo divinae perfectionis est par- ticeps. Cum ergo Deus seipsum perfecte cognoscat, oportet eum quoque modos omnes cognoscere, quibus ab aliis sua perfectia est participabilis. Atque ita singulos cognoscit rerum omnium essendi modos.

Ideo stulta est positio quorumdam dicentium a Deo superio- ra solum, non inferiora, nisi universaliter confuseque cognoseL

Digitized by

Google

41

che hanno cognizione, hanno ancora la naiur estensa di quelle che non hanno cognizione; pere sono informate dalla forma propria, ma etiam r delle altre cose nella loro potenza conoscitiva. a loro, perchè hanno la natura più elevata dal questo si trae che ogni forma conoscitiva quai dalla materia, tanto è di più ampia e di più p< Essendo dunque Dio atto puro, cioè elevato d da ogni possibilità, seguita che lui sia in somii zione e che il suo intelletto si estenda ad ogni

E per questa medesima ragione possiamo i non conosce come gli uomini, cioè ricevendo la cose nel suo intelletto e imparando di n»iovo; pliee sostanza, bisogna dire che la sua sapienza sia la sua natui^a, e lui sia essa sapienza; la qi plico e non distinta in parti, bisogna dire che 1 cosa insieme per se medesima. E perchè non è Dio che esso Dio e essa sapienza divina, bisog pienza di Dio comprenda tutta la sua virtù. J divina si estende ad infinite cose, è necessario e conosce cose infinite; perchè non si può perfet una virtù, se non si conosce tutte le cose che

E però è stolta la opinione di alcuni che dicoi] cose superiori determinatamente, ma confusamer

Digitized by

Google

42

1 quippe est asserere, quod homo aliqua cogno9cat, cognoscit Deus. Neque minus stultum est dicere ho- iqua perfectius quam Deum cogaoscere. Si ergo haec listincte et particulariter homo novit, quomodo poterit lare a Deo haec universaliter tantum et confuse intel- ) videmus in rebus naturalibus quod quanto aliqua vir- linentior et perfectior, tanto etiam ad plura se exten- etrabilior est. Cumque itaque divinus intellectus sit erfectus et eminentissimus, negari non potest, quin letrans profundissime cognoscat. Cumque sit immuta- eternus, cogimur confiteri non solum ei fuisse omnia postquam facta sunt, sed etiam antequam fierent. Non accipit scientiam a rebus, sed ipsius scientia est cau-

r;imusquod Deus, non necessitate naturae, sed per intel- voluntatem, omnia agit. Cum enira intellectus et natura )ter finera, natura vero finem et media non cognoscat, t ut agenti per naturam praeslituatur finis, ad quem i aliquo intellectu media necessaria ordinentur. Quare ens per intellectum et voluntatem prius esse agente m. Et cum primum in ordine agentium sit Deus, neces- itur quod ipse per intellectutn et voluntatem agat.

ea; omne agens per naturam uno et eodem modo sem- ur, nisi impediatur; quia agit secundum quod est tale; u tale est, non nisi tale facit. Si ergo Deus ageret m, cum in se omnem conti neat essendi perfectionem, ab eo produci aliquid indeterminatum et infinitum in uod fieri non potest.

rea; secundum hoc eflfectus a causa agente procedunt quod in ea praeexìstunt; quia omne agens agit sibi m ergo Deus sit totus intellectus, ejus effectus in ipso at secundum modum intelligibilem; et sic per modum 3m ab eo procedunt: quod est procedere ab intellectu o per voluntatem.

Digitized by

Google

- 43

le cose particolari che si fanno in terra. Certo è cosa ri< mare che l'uomo conosca quello che non conosce Dio, r uomo conosca più perfettamente qualche cosa che I que r uomo conosce queste cose particolari distinta può dire che Dio le conosca solamente in universale mente, se non chi è pazzo? massime che noi vediamc naturali che quanto una virtù, o vero potenza, è più più perfetta, si estende etiam a più cose ed è più pene de noi proviamo negli ingegni umani, che quanto Si] vati, tanto si estendono a più cose, e quelle penetrane mente. Conciosia dunque che lo intelletto divino sia perfezione e eminenza, bisogna dire che profondissiir penetra ogni cosa. Ed essendo immutabile e eterno, siai a confessare che lui ha sempre conosciuto e sempre sempre conoscerà ad un medesimo modo, non solami passate, presenti e future, ma etiam tutte quelle, ch( fare e non le farà mai, le quali sono infinite volte ii

Ancora affermiamo che Dio quel che fa, non open sita di natura, ma per intelletto e volontà: perocché v la natura nelle sue operazioni procede ordinatamente do alcuna cognizione, è necessario dire che la sia r qualche intelletto superiore; perchè T ordine è cosa tiene allo intelletto; e però è necessario- che sia prii letto ordinante che la natura ordinata. Essendo adunc mo principio di ogni cosa, è necessario dire che nor necessità di natura, ma per intelletto e volontà.

Ancora vediamo che quello che opera per necessi ra è tratto dall' impeto naturale a fare lo effetto si quanto può: essendo dunque Dio di potenza inflnit tratto per impeto di natura ad operare, o che è' U\\ cose infinite, che è impossibile; o, non potendosi rice potenza, non si farla cosa alcuna. E però noi diciani opera le cose secondo che le sono in lui come in sendo dunque tutte nel suo intelletto come è nello ini P edificatore la casa che e' vuol fare, cosi come Tedif fica mediante la sua intelligenza e libero arbitrio, e tutte le cose mediante il suo intelletto e libero arbitr

Digitized by

Goo^^

-^l^T*?^^"'

44

CAPVT XI.

r DEVM HABERE RERVM OMNIVM PROVIDENTIAM.

Si igitur haec ita se habent, nemo poterit jam dubitare, Deum non solum habere rerum omnium naturalium prò viden tiara, sed eliam rerum quarumcumque humanarum, vel minimarum. Pro- videntia enim est ratio ordinis rerum ad iinem; Deus autem est prima omnium causa, in eflfectum plus influens quam secunda. Quia ergo Deus in omnibus rebus operatur, non necessitate natu- rae, sed intellectu et voluntate, cum sit summa sapientia cui com- petit cuncta bene ordinare recteque disponeie, patet nihil Deum agere, quin sit optime ordinatum. Oportet ergo esse in Deo rationem ordinis omnium rerum ad finem, omniumque gerere providentiam.

Videntes itaque phiiosophi in cunctis naturaiibus rebus mi- rum ordinem, intellexerunt stultum esse dicere, Deum earum providentiam non liabere. Verum difficultas fuit rationalis crea- turae in rebus humanis, in quibus omnia videntur esse confusa. Sed si recte consideretur, profecto comperiemus non esse minus stultum dicere Deum non habere providentiam hominum, quam naturalìum rerum quarum ipse homo est tìnis. Quanto enim ali- qua sunt in universo nobiliora, tanto plus participant ordinis, in quo bonum universi consistit Si igitur res naturales, et quoad substantiam et quoad operationem, cadunt sub ordinem divinae providentiae, multo magis homo cum operationibus suis.

Insuper, quae sunt propinquiora fini, magis sub ordine conti- nentur, qui est ad finem, quam remotìora; quia illis mediis alia ordinantur ad finem. Homines autem, eorumque operationes. prò- pinquius ordinantur ad Deum sicut ad finem, quam actiones a- liarura rerum naturalium : ideo magis subeunt ordinem divinae providentiae quam res naturales.

Praeterea gubernatio divinae providentiae ex amore divino prò veni t, quo Deus tamquam prima causa res a se factas et a

Digitized by

Google

45

CAPITOLO XI.

CHE DIO HA PROVIDENZA DI TUTTE LE CO

Essendo dunque vero quel che abbiamo detto di potrà oramai dubitare che Dio non abbia providei le cose, non solamente naturali, ma etiam umane perchè providenza non è altro che una cognizione delle cose con proposito di ridurle per i debiti mez: Operando dunque Dio in tutte le cose come prima diante il suo intelletto determinato dal libero arbit do lui somma sapienza, alla quale appartiene dispc ordinare tutte le cose, bisogna dire che in Dio sia videnza di tutte le cose.

Vedendo dunque i filosofi le operazioni della nalu rabile ordine, intesono essere stolta cosa dire che I providenza delle cose naturali; ma la difficoltà lorc cose umane, nelle quali ogni cosa pare confuso e inor alcuno di loro disse, che di queste Dio non avea Certo, se noi consideriamo bene, troveremo non essere cosa dire Dio non avere providenza delle cose umai cose naturali: perchè noi vediamo che quanto le ce nobili, tanto sono più ordinate : perocché nell' ordir consiste il bene dell* universo. Essendo dunque V uoi ma creatura, se le operazioni della natura cadono s( della divina providenza, maggiormente dobbiamo delle operazioni umane.

Ancora noi vediamo che gli savi provisori hanno i videnza e maggiore sollecitudiiie delle cose che se pinque al fine, che di quelle che sono più remote. E que Puomo più propinquo a Dio, che è fine di ogni ( cose naturali, le quali sono ordinate all' uomo come no razionabilmente può pensare che Dio abbia prc queste e non dell' uomo.

Praeterea la gubernazione della divina provide] dal suo divino amore, per il quale Dio ama le cose

Digitized by

Google

- 46

ergo Deus aliqua majori amore ovidentiam cadunt. Certum est au- lat, quam res naturaies; ut scitiir )na contulitw

um tendimus in cognitionem causa- li t a Deo tamquam a prima causa, eflfectus primae. Videmas autem secundis causis suorum eflfectuum ;a virtute conantur eos per debita iuod quidem non nisi ex magna lum ergo est, quod prima causa, ^ suorum habeat eflfectuum provi- t ejus effectus, omnes ejus opera- tam hominum, quam humanarum

humauarum providentiam non ha- iitellectum et voluntatem, aut hoc do tribueretur, quod est falsum, ta, et omnia operetur in omnibus; ignorantiae, quod superi us est im- :i, quod est centra ejus bonitatem. US suum, nec aliqua causa suum ut sapiens est illa actio, quae igno- }rorsus omittit. Item, cum Deus sìt no modo cuncta bonitate exsuperat. US quod excellentis bonitatis et sa- cultas detur, rebus humanis provi- ne magis Deus.

Digitized by

Google

Digitized by

Google

48

CAPVT. XII.

DE FINE HOMINÌS, AD QVEM DIVINA DIRIGITVR PROVIDENTIA.

iÌH vero ad providentiara pertinet res ad fines suos per de- media movere et ordinare, cum non omnium sit unus pro- 3 finis, necesse est diversiraode ad suos fines per eam diversa ri. Quae igitur ratione carent ad suos fines Deus naturali t inclinatione, quae provenit ex forma, ita ut potius agan- uam agant. Homo vero qui est liberi arbitrii, aliquid de di- providentia participat; et ideo ad finem suum a Deo i^a tur, ut etiam seipsum moveat ad illum, et in hoc Deo coo- Lir, operationes suas dirigens ad aliquem optatum et prae- um sibi finem. Ad ipsum ergo hominem attinet omni stu- c diligentia inquirere ultimum finem, ad quem divina pro- tra rationalem animam ordinavit et movet, nec non debita % quibus certissime ad ipsum, Deo disponente, pervenitur,

et sua omnia recto instituere et ordinare possit. bilosophi itaque magna diligentia haec investigare conati Et sicut natura ex imperfecto gradati m tendit ad perfectum^ t ipsi in elucidanda ventate successiva investigatione ma- )rofecerunt. Antiquiores enim de hac materia imperfectci "uernnt; posteriores vero nova prioribus conferentes, veri- le propius accedentes, aliquid melius enuntiarunt. Quapro- excellentissimi philosophorura rationibus efficacissimis diffì- nt humanae vitae finem esse divinorum contemplationem.

enim sola et propria est hominis operatio, ad nihil aliud ata tamquam ad finem, sed propter seipsam desiderata, nemque Deo et substantiis separatis coniungens; ad quam ipse est magis sufficiens sibi, quam ad omnes alias opera- s; quia ad eam rerum exteriorum adminiculo minus eget. aec insuper est rerum finis omnium ad hominem pertinen-

Ad contempiationis enim perfectionem exigitur corporis imitas, ad quam omnis ars humanae vitae necessaria ordi- '. Et cum ad eam pariter quies a perturbationibus passio-

Digitized by

Google

49

CAPITOLO XII.

DEL FINE DELL* UOMO AL QUALE È DIRETT( DALLA PROVIDENZA DIVINA.

E perchè alla previdenza appartiene muovere le subiette al fine per debiti mezzi, avendo loro diversi fi è necessario ancora che abbino diversi mezzi. E p irrazionabili sono mosse da Dio al fine loro per instin più tosto condotte e menate da altri, che da se me vernate. Ma V uomo, che ha libero arbitrio, può a medesimo previdenza; e però è cosi mosso da Dio che ancora muove se medesimo, operando insieme con que appartiene all' uomo cercare con ogni studio e < suo ultimo fine, al quale è stato ordinato dalla di^ denza e li debiti mezzi da pervenire a quello, accie ordinare la sua vita conformemente alla divina prov

La qual cosa con gran diligenza si sono sforzati gare )i filosofi: e come la natura procede di imperi fetto, cosi i primi filosofi investigarono il sopradetto 1 fattamente; dipoi, venendo altri eccellentissimi con ra efficaci, hanno diffinito il fine della umana vita ess( templazione delle cose divine: perchè questa sola è i razione deir uomo e non è ordinata ad altro come ^ è per desiderata , e congiunge V uomo a Dio. . ancora è tanto T uomo per sufficiente, che ha b quella di poche cose esteriori.

E, brevemente, questo è il fine di tutte le cose che all'uomo; perocché tutte le cose naturali sono oidina deir uomo; e il corpo air anima ; e tutte le potenze servono a questa contemplazione, richiedendosi a le

Savonarola - Ti-inmphus Cruciai.

Digitized by

Google

50

numque sedatio per prudentiam et virtutes morales et ab exte- rioribus tranquillitas reqairatur, ad quam totius vitae civiìis re- gimcQ coordinatur: manifestum est, si haec recte considerentur, omnia tam naturae, quatn artis officia ad veritatis contemplatio- nem, tamquam ad finem ordinari.

Cura igitur haec ita sint, fatendum est divinam providentiam movere homines ad virtutes morales, ut per eas ad sui conterapla- tionem perveniant et bene beateque vivant. Verum, quia unum- quodque movet Deussecundum inditae formae exigentiam, cum hominem liberae voluntatis fecerit, ipsum quoque nonnisi invio- lata libertate movet. Si ergo proprio arbitrio moventis Dei inspira- tieni non repugnaverit, certissime ad finem suum per debita me- dia perducetur.

CAPVT XIII.

FINEM HOMINIS VLTIMVM IN PRAESENTI VITA NON ESSE-

Sed fortasse subtilìter considerantibus difficile, imo impossi- bile, videbitur homines in praesenti vita huiusmodi beaMtudi- nem consequi. Non enim tenuissima quaeque divinorum con- templatio hominem beatum reddit: quia beatitudo est ultima hominis perfectio: unde perfectissimam eius operationem esse oportet, quae in contemplatione Dei perfecta prò humanae con- ditionis captu consistit. Ad quam pauci vel forte nulli hominum poterunt pervenire, cum talis contemplatio sunimum postulet humanae cognitionis gradum: quo paucissimi perveniunt, vel ex mala corporis dispositione, quia, cum anima nostra mediis phantasmatibus et corporeis instrumentis cognitionem acquirat, plerique adeo obtusi et complexione naturali male aflfecti sunt, ut vix parva capere possint; vel propter rei familiaris necessi- tatem plurimos a sublimi contemplatione coelestium vel retra- hentem vel Impedientem, ne veris studiis inhaereant, quae totum hominem sibi deposcunt. Cum ergo oporteat ad hauc contenapla- tionem hominem esse natura bene dispositum, et a mundanis curis et implicationibus penitus absolutum, inter mortales hujus-

Digitized by

Google

51

dalle perturbazioni e passioni corporali, alla quale quiete è o nato tutto il reggimento civile, in cui sono incluse tutte le a E però è cosa manifesta che tutte le cose naturali e artiflc sono ordinate a questa contemplazione come ad ultimo fine quale la divina provvidenza mediante le virtù morali muove t ^11 uomini, i quali, per avere il libero arbitrio, sempre mu liberamente. E però, se saranno consenzienti alla mozione d divina previdenza, senza dubbio per li debiti mezzi perverrà al loro desiderato fine.

CAPITOLO XIII.

CHE l' ultimo fine DELL' UOMO NON È IN QUESTA VITA PRESENTE.

Ma forse considerando noi sottilmente queste cose, troverà essere difficile, anzi impossibile, che in questa vita presente 1 mo conseguiti il suo ultimo fine: perchè ogni contemplazi delle cose divine non fa V uomo beato, essendo la beatitudin ultima sua perfezione. E però la contemplazione di Dio, ch( r uomo beato, bisogna che sia perfetta di quella perfezione d quale è capace la condizione umana. E a questa contempla ne pochi, o forse ninno potrà pervenire in questa vita prese perchè la richiede uno sommo grado di cognizione, al quaU maggior parte degli uomini non possono salire; alcuni per mala disposizione del corpo e de' sensi interiori , li quali r anima per instrumenti della sua cognizione; e però alcuni no cosi male disposti che a pena possono intendere le cose nifestissime; alcuni altri sono impediti da questo studio pe] cara familiare o civile e per molte altre necessità umane, le quali sono ritratti dalla prefata contemplazione: e però chissimi uomini si possono dedicare a questo studio. Li q ancora quando totalmente ad esso si mancipassino^ non potr

Digitized by

Google

OS vel raros comperies; qui etiam si reperiantur, ad divinorum conteraplationem non nisi longissirao tem-

ejus profunditatera poterunt pervenire. Cum eniin 3r sensibilia cognoscamus, multa praeintelligere opor- n ad summum intelligibile perveniamus. Unde Phi- phisicam, quae circa divina versatur, tradunt ultimo ara : praesertim quia ad eius contemplalionem (ut 3untas cordis et omnium passionum auimae sensibi- M, sedatio est. Anima enim, sedendo a passionibus et )rporis quiescendo, tic prudens. Quo magna assuetu- igili cura perpaucis vix in senectute pervenire con-

itaque multi adhuc juvene» ex hac vita decedant, 3 admodum, vel fere nulli, virtutibus et divinorum ni incumbant, superest ut etiam pauci, et fere nulli,, tem assequantur.

quoque investigando, pauciores invenias, qui ad irum cognitionem contemplationemque perveniant.

enim ob infirraitatem intellectus nostri etiam in ilibus falluntur homines ; tum quia sensus a quo

incipit cognitio, nos plerumque decipit; unde multi e quantitatis esse arbitrantur. Imaginatio quoque ;ellectura, ita ut multls difficile fuerit credere esse antias incorporeas. Discursus etiam ipsius intelle- rectus nos frequentissime falli t ; ex quo persaepe •abilem et interdum sophisticam rationem prò de-

recipimus; quod excellentissimorum virorum inter im opiniones variae attestantur. Item passiones ani- e consuetudines variaeque honiinum affectiones eos itione veritalis earum rerum impediunt, cum quibus .ntur. Quanto igitur magis ex hujusmodi impedi- )rum contemplatio impedietur? Inveniemus itaque lominum fieri posse beatos; quod valde absurdum titudo sit ultimus humanae vitae finis, qui ad omnes 1 si nulla alia beatitudo, iiisi quae in humanis ha-

Digitized by

Google

53

pervenire alla perfezione di questa cognizione e contemplazione, se non in longissimo tempo: si perchè a lei precede la cognizio- ne di molte altre cose, si etiam perchè a essa è necessaria la purità del core e la quiete delle passioni dell'anima con la pos- sessione delle virtù morali, le quali cose si acquistano appena cella vecchiezza, etiam da quelli che si esercitano diligente- mente. Essendo dunque nel mondo una infinita gioventù, e po- tendosi dare pochi alla contemplazione della verità, seguita che pochi e quasi ninno potrà pervenire a questa felicità.

E certo ne troveremo ancora mance se noi considereremo più sottilmente la inlirmità dello intelletto umano, il quale in molti modi è decepto nella cognizione delle cose naturali. Quanto mag- giormente nelle divine? Perochè molte volte è ingannato dal sen- so, dal quale comincia ogni nostra cognizione, come quando l'oc- chio vede il sole quasi cìDme una piccola sfera, essendo maggiore di tutta la terra. La imaginazione ancora in tanto obnubila lo intelletto di alcuni che e* non possono credere che sieno altre cose che le corporali. Ancora siamo ingannati molte volte dallo inordinato discorso del nostro intelletto, stimando molte volte le ragioni false e sofistiche essere vere e dimostrative, come prova la varietà delle opinioni degli uomini valenti. Dipoi impedisco- no ancora la nostra cognizione le passioni della anima e varie affezioni e prave consuetudini. Se dunque queste cose tanto av- viluppano lo intelletto nostro che delle cose naturali acquista poca cognizione, quanto minore cognizione averà delle cose di- vine? Le quali cose se noi considereremo diligentemente, cono- sceremo che pochissimi uomini possono pervenire alla beatitu- dine, se la beatitudine è solo in questa vita presente: perchè da quella sarebbero esclusi fanciulli, giovani, donne e tutti quelli che non sono atti ad imparare scienza e quelli che sono occu-

Digitized by

Google

' T

54

potest, mortalibus concederetur, profecto pueri et iuvenes et totum genus humanum, quasi necessario illa privarentur.

Sed diligentius adhuc animadvertentes arguemus in hac vita im hominis beatitudlnem inveniri norì^posse. Nara,cum bea- lo sit summura hominis bonum, non admittit secum aliquid i; cumque sit per se sufficiens bonum, oportet, illa acquisita, 1 amplius homini deesse. Sed quis in hac vita inveniri st, qui ita sibi sufficiat, ut re nulla indigeat et ab omnl rtunio raaloque sit iilaesus ne tutus? Cum huraana natura nultipliciter serva, multisque casibus ac detrimentis obnoxia. e saepius apparentem plurimorum felicitatem calamitas in- ipit, ut de Priamo legitur, et quotidiana experimenta nobis udunt.

i^raeterea, vel si quis hanc beatitudlnem assequatur, non >tur qua ratione possit vere dici beatus. Nam beatitudo, cum iltimus finis, est quies cordis humani. Omnes autem homi-

naturaliter scire desiderant ; et ideo hoc desiderium, cum latura insitura, quiescere non potest, donec ad optatam per- iat cognitionem. Plurima vero sunt et paone infinita, etiam rebus naturalibus desiderata , quorum cognitionem nun- n humanus assequitur iutellectus. Quod ex hoc maxime unente colligi potest : quia scilicet cum innumeri excelleuti nio philosophi ab exordio mundi ad haec usque tempora iri omnia naturae secreta conati sint, multo tamen plura ìrsunt ignorata, quam scita sint ab eis, vel cognita. lidem jue ipsi falentur maximam eorum partem, quae scimus, imam eorum esse, quae ignoramus. Unde adhuc se ulti mas m differentias nescire testantur, quarum loco in definitio- is nomina accidentium ponunt. Si itaque adeo intellectus er caligai ad naturalia, quanto minus ad supernaturalia pe- anda poterit elevari? Quae igitur ipsius Dei cognitio natura-

iiobis in hac vita conceditur, perexigua est et valde in-

Digitized by

Google

pati nel governo delle cose umane, e finalmente quasi tut generazione umana non potrebbe pervenire alla sua beati tu La qual cosa è molto assurda, essendo la beatitudine il fine umana vita, el quale debba convenire a tutti gli uomini ferentemente.

Ma se noi ancora considereremo più diligentemente q materia, troveremo che è impossibile V uomo essere bea questa vita presente; perchè, essendo la beatitudine il se bene dell'uomo, non patisce seco alcuno male; e essendo per sufficiente, acquistato che sia, non resta all' uomo ] desiderare altra cosa, perchè col sommo bene viene ogni bene. Ma quale uomo in questa vita può essere cosi per flciente, che non abbia biso^^no di qualche cosa, sia libero curo da ogni male, essendo la natura nostra in molti modi i e sottoposta a molti infortuni! ? Onde spesso alcuni reputai liei, come si legge di Priamo, sono stati subito intercet molte calamità, come dimostra la esperienza quotidiana.

Ma posto ancora che qualcheduno conseguitasse la pei contemplazione delle cose divine, quanto patisce questa n vita mortale, e avesse tutti gli altri beni della vita pres non si vede però che veramente si possi domandare beato, ma, perchè essendo la beatitudine quiete del cuore urna desiderando ogni uomo naturalmente di sapere, non si ved me si possi al tutto quietare il cuore dell' uomo : perchè molte cos«, e quasi infinite, in questo mondo, la coì^nizione quali è molto desiderata dagli uomini, e nientedimeno a e non sono ancora pervenuti. Perocché essendo stati itmui bili eccellenti filosofi dal principio del mondo insino a e tempo, e avendosi sforzato di scrutare tutti i secreti delh tura, nientedimeno molte più sono le cose da loro non i che quelle che hanno conosciute. Onde loro medesimi d che la massima parte delle cose che noi sappiamo è la ma di quelle che noi non conosciamo. E confessano ancon non avevano perfetta cognizione delle cose che e' conosce Se dunque lo intelletto nostro tanto manca nella cognizioii le cose naturali, quanto maggiormente sarà infermo nelle

Digitized by

Google

^^wj^srvrw^"

56

-certa. Ideo naturale horoinis desiderium in tam hebeti et mo- dica rerum naturaiium divinarumque cognitione quiescere non poterit: quin immo quanto magis in hac cognitione proflciet, vehe- mentiori affeotu ad eam feretur; quia omnis motus uaturalis in fine vehementìor quam in principio existit. Et sic semper tanto veheraentius cor humanum in Deum movebitur^ quanto in ejus cognitione magis profecerit. Nunquam ergo quiescere poterit, cum ad ejus perfectam contemplationera in hac vita nequeat pervenire. Quia (ut inquit Philosophus) sicut se habet oculus noctuae ad lucem soìis, ita se habet intellectus noster ad mani- festissima naturae.

Caeterum, si quis in hac cognitione divinorumque contem- platione post multos diuturnosque labores hanc animi quietem adipiscatur, adhuc non constai quomodo hic possit vere dici beatus, cum ad eam, instante jam morte, pervenerit, quam omnino vi lare non potest. Videmus enim cunctis hominibus a natura vel maximum inesse desiderium perennitatis, cum vel per sobolis propagai ionem, vel per alia opera immortales effici vehe- menter desiderent. Non potest autem vir sapiens morte non tri- stari, si nulla extet alia vita praeter hanc qua vivimus: non enim potest vir sapiens malum non odisse. Quod vero malum potest ei niajus adveaire, quam preciosissimae ac beatae vitae tantopere concupitae privatio per mortem? Cujus meditatio fre- quenssapientem decet. Nec potest de morte ipsa non quandoque cogitare, cum non brutorum vita, sed rationali utatur. Profecto eum qui prò hujusmodi vita acquirenda tanto studio, , cura et labore terapus omne contriverit, illamque postmodum celerrime omnino, incertoque termino ac vario eventu sit amissurus, beatum dixerit nerao.

Ex praedictis itaque colligitur, nisi alìam vitam posuerimus, nihil homi ne infelicius esse ac miserabilius. Caetera enim non ^lifficulter flnes suos, duce natura, consequi videmus. Homo vero

Digitized by

Google

soprannaturali e divine? Per la qual cosa appare che il cuore umano non può quietarsi in cosi poca cognizione, desiderando sempre di sapere. Anzi quanto più conoscerà Dìo, tanto con mag gior desiderio si estenderà alla cognizione perfetta di quello ; perchè ogni movimento naturale sempre è più veloce nel iBne che nel principio. Non potendo dunque in questa vita pervenire alla perfetta cognizione di Dio, seguita che egli non potrà in questa vita mai veramente essere beato.

Ma posto ancora che T uomo pervenisse a perfetta cognizione delle cose naturali e divine, non appare però per questo che possa in questa vita veramente essere beato ; perchè a tale cognizione non perviene V uomo, se non quando si appro- pinqua alla morte, cioè nella vecchiezza: e dato ancora che gì: pervenisse in gioventù, non può però fuggire la morte, la quale ogni ora gli può sopravvenire. Essendo dunque naturalissimo b ciascuno il desiderio di vivere sempre, onde ciascheduno cere* di farsi immortale, o nella generazione de' figliuoli o in altre opere eccellenti, se non è altra vita che questa, non potrà Tuo mo savio, e quello che noi abbiamo posto essere bealo, non tri starsi, non dico pur della presenza, ma della memoria della morte; perchè non può V uomo savio, amando veementemente Is vita perfetta, non avere in odio la distruzione di quella, massime avendo acquistato tal vita con molte fatiche e grande lunghezza di tempo. si può dire che lui non penserà della morte: per- chè questo non appartiene all'uomo savio, ma a quelli che vivo no senza ragione. Certo ninno dimanderà beato colui che tutto il tempo della vita sua si è affaticato per acquistare questa feli cita, la quale non può ritenere, e della quale è incerto se ha avere buono fine, o cattivo; essendo ancora soggetto a vari] eventi di questo mondo maligno.

Appare dunque per le ragioni sopradette, che, se non è altra vita che questa, non si trova cosa più infelice e più miserabile deir uomo ; perchè tutte le altre cose, guidate dalla natura, eoe

Digitized by

Google

58

infinitis amini corporisque circumvallatus perturbationibus ac molestiis, beatitudinem tanto desiderio peroptatam, invenire non possit? aut, si quis invenerit, tandem post diuturni temporis vi- gilias et sudores raaximos nequeat reti nere ? Hoc autem quara sit absurdura in nobilissima omnium creatura vel rudissimus quisque poterit indicare.

CAPVT XIV.

ANIMAM HOMINIS ESSE IMMORTALEM.

Si quis ergo praedicta recte consideret, non poterit dubitare aliam esse vitam et animam esse imniortalem. Si enim Deus rerum humanarum providentiam habet, ad quam pertinet res ad suos fiues per debita media perducere, cum finis hominis non sit in vita praesenti, oportet aliam concedere vitam, in qua homo beatitudinem assequatur.

Praeteiea, hominis operatio, quae est intelligere, cum ad im- materialia et universalia se extendat, indicat aliquid in homine immateriale et incorruptibile esse; de quo diversi diversa sensere. Sed revera nisi hoc incorruptibile esse ponamus animam intel- lectivam, eamque esse hominis formam, infinitos inde prove- nientes errores evitare non possumus. Homo enim speciera sortitur per hoc quod est rationalis et habens intellectum. Si ergo substantia intellectualis non sit hominis forma, non appa- ret quali ter homo speciem suam sortiatur per hoc quod est intellectualis vel rationalis; unumquodque enim a forma spe- ciem suscipit. Et ideo in homine penero oporteret aliam formam a qua esse acciperet. Si ergo haec non esset forma intellectualis, homo a brutis specie non differret per hoc, quod homo ratio- nalis est, bruta vero irrationabilia; quod omnes negant.

Praeterea, operationes vitae comparantur ad animam, sicut actus secundi ad primura : actus aulem primus in eodem prae- cedit tempore actum secundum; sicut scientia est ante actura

Digitized by

Google

59

poca difficoltà conseguitano i loro fli infinite perturbazioni e molestie, ov fine, o, se pur Io trova, da poi moli dolo acquistato, noi può ritenere. Oi nella più nobil creatura che si ve semplice uomo il sapria giudicare.

CAPITOLO :

CHE L* ANIMA DELL' UOM

Se dunque noi consideriamo rette non potremo credere che non sia ui dell' uomo non sia immortale, perei delle cose umane, alla quale appai suo fine, se il fine dell' uomo non è sogna mettere un' altra vita, nella beatitudine. Altrimenti non si potvhì previdenza delle cose umane.

Certo ogni ragione vuole che i immortale ; perchè V operazione del dere da virtù corporea, perocché la porali e aggiunge insino a Dio. E q filosofi a confessare che nell' uomo ( immateriale. Ma perchè è molto diffl una sostanza immateriale possa esse sono state le loro opinioni circa qi 1' uomo, il quale domanda intelle ma intellettiva, forma del corpo ui mente negare; perchè ogni uomo co dagli altri animali, perchè lui è raz qual cosa non sarebbe vera, se Tan ma dell' uomo ; perchè la distinzion all' altra procede tutta dalla forma.

Ancora ognuno confessa che la j ne dell' uomo è lo intendere e razic che l'uomo sia principio di questa o

Digitized by

Google

eo- li. In quocumque igitur aliqua vitae operatio inveni- animam ponere oportet, quae ad illam operationem ', sicut actiis primus ad secundura. Anima enim est

vitae, ejusque operationum. Sed homo propriam e excellentem supra quam caetera animantia opera- rne est intelligere et ratiooinari. Haec itaque sua lominis, qua homo est, operatio. Oporlet igitur in nere hujus operationis principium informans homi-

scilicet se habeat ad intelligere et ratiocniari sicut US ad secundum.

insuper seipsum movens coraponitur ex movente et 3t autem seipsum homo, sicut caetera animalia. Cum Lim principium motus in homine sit intellectus et lominem componi necesse est ex substantia intelle- luam ex forma, et corpore tamquam ex materia.

substantia intellectualis, quam vocamus aniinam,non )ris forma, nulla apparerei ratione, quomodo puer, homo dici posset, cum adhuc operationes non habeat nec etiam apparerei quomodo dici posset hominem si homo non esset aliquid compositum ex anima et itiones enim sunt suppositorum. Intelligere igitur et non esset propria hominis operatio, sed alterius intel- luae ab homine haberet esse distinctum ; nisi forte ne dicatur, hominem ex anima et corpore non esse 1, sed esse solam animam corpori, sicut motorem junctam. Quod si quis concesserit inflnitis implica- is.

inim homo non erit animai sensibile. Deinde sequere- iscessum animae a corpore, corpus ejusque partes eciei reraanere; recedente enim motore a mobili, spe- s non vai-iatur. Praeterea hominis corpus non viveret n intellectivam, nec per conjunctionem animae intel- mo generare tur. Mobile enim applicatione motoiis ad

Digitized by

Google

61

composto di materia e di forma, non si può dire che P uom« principio di questa operazione per virtù della materia, ma per virtù aella forma; la quale non può essere altro che V ma intellettiva: dunque V anima intellettiva è forma dell' u

Ancora vediamo che V uomo si muove se medesimo ( fanno gli altri animali: conciosia dunque che gli altri anii muovano il proprio corpo per virtù della sua forma che è nima loro, seguita che ancora V uomo muova se medesime virtù dell'anima sua. Ora noi proviamo per esperienza eh intelletto e la volontà muove e governa tutto V uomo; bis« dunque dire che 1' anima intellettiva e volitiva sia forma r uomo.

Ancora, se Fanima razionale non fosse forma dell'uomo, si potrebbe intendere come il fanciullo che non ha^ ancor; operazione dello intelletto fosse uomo: in che modo si j attribuire lo intendere all'uomo che non usa ragione. Perchè i sostanza razionale non è forma dell' uomo, ma è per s stente, certo non V uomo, ma quella sostanza é quella ch( r operazione dello intelletto: se forse qualcheduno non die con Platone che l'uomo non è composto dell'anima e del c( ma che sola V anima é uomo, congiunta al corpo come m( al mobile; ed essa é quella che intende ed opera. Ma chi t questa opinione non sfuggirà molti inconvenienti.

Prima seguiterà, se Tanima é tutto l'uomo ita che il corpo sia uomo, che Tuomo non sia sensibile; e che quando Taniii partirà dal corpo, rimarrà il corpo in quella medesima inte^ che prima; perché noi vediamo che la sostanza della cosa ci muove, non si varia, quando si parte il motore da lei; e cos guita che il corpo umano non vive per T anima intellettiva

Digitized by

Google

n

62

psum minime generatur. Ubi ergo esset hominis generatio, si ec ipsa anima generatur, nec corpus quod generatur est homo? ibi ergo patres? ubi fllii ? Haec et hujusmodi absurda urgent OS, qui ponunt animam intellectivam non esse corporis for- aam. Cum ergo cognitio veritatis sit obiectorum solutio, et qui licunt animam intellectivam esse formam corporis, omnes eva- lant difficultates , manifestum est hanc esse verissimam senten- iani: non enim absurdum est animam intellectualem esse corpo- is formam, supremamque illius partem esse a corpore, idest ab rgano corporeo separatam. Cum enim ipsa anima naturalium it formarum suprema et inmaterialium ultima, non est mirum i utriusque sapit naturam extremi, ut sit partim separata, par- imque conjuncta. linde a quibusdam nexus mundi appellatur, [uod per eam suprema irais in naturae ordine copulentur.

Cum ergo ita sit, necesse est dicere eam esse immortalem et incorruptibilem. Omnis namque substantia intellectualis incor- [•uptibilis est.

Perfectiones enim oportet cum suis perfectibilibus habere proportionem. Proprium vero hominis perfectivum, ut homo, aliquid est universale et incorruptibile; quia propria ejus per-

Digitized by

Google

ione di essa a lui; perchè niuno kgiunto il suo motore. E cosi ces- ^erchè 1' anima, secondo Plato- dunque il corpo umano uomo, ira r altro uomo ; perchè il e l'anima uniti ancora, secon- i, che non è generata, è uomo. i non sarà padri, figliuoli. $surditi\ accadono a coloro che Ha cosa che nelP uomo è intel- lone bisogna dire essere immor- , Conciosia dunque che quelli essere forma del corpo si libe- facilmente solvino ogni argo- i cosa è che la loro opinione è agnizione della verità facilmente aque l'anima intellettiva supre- materiali per la sua perfezione, anze incorporee e immateriali; >a della natura degli estremi; e della natura delle forme infe- forma del corpo umano ; ma )ne, mediante la quale è simile a dal corpo, in tale modo, cioè, congiunta a organo corporeo E però da alcuni è domandata si congiungono 1q cose infime

inabilmente dire altrimenti, bi- ttiva essere forma dell' uomo : e pò, bisogna però dire che la sia iza intellettuale è incorruttibile.

molte ragioni.

3 bisogna che sia proporzionata e. Essendo dunque la perfezione

le cose universali e incorruttibili

Digitized by

Google

64

ere. Cura ergo intellectio proprie loquendo uni-

iptibiliumque sit, asserere oportet aniraam in-

^uptibilem esse.

mae huraanae perfectio in abstractione quadam

it : ita quod quanto magis ad incorporea et im-

tur, tanto amplius perficitur. Fatuum est ergo

paratione a corpore corrumpi; nihil enina ex eo

[uo magis perfìcitur; nec sinaul potest aliquid

3orruptionemque tendere.

ir ejus perfectionein in abstractione a corpore

consistere, corruptionem vero per ejus separa-

esse, inanis est responsio. Quia rei operati© itiamque deraonstrat: unumquodque enim prout ropria rei operatio sequi tur propriam ipsius natu- igitur alicujus rei perfici operatio, nisi prout ejus ;ur. Si ergo horainis operatio, ut homo est, per torpore perfìcitur, nulla ratione dici potest subs- itellectivae corrumpi, dum separatur a corpore. tura insitura hominibus cunctis, ut quodam- )mpellantur animam esse immortalem. Unde

titubatione in sententia mortalitatis animae

patet ex sollicita omnium inquisitione : om- s naturali inciinatione et vehementi quodam gere cupiunt. Tum maxime philosophi in hac rsati attritique sunt: de qua materia poetae, n docti quam indocti, varia conscripsere. Si ergo ihil agunt frustra, haec hominum tam vehe- t naturale intelligendi desideri um vanum esse

si anima sit mortalis, profecto centra evenit; nanis est hujusmodi naturalis inclinatio et sol- iitiae, deceptionisque fomentum. Cum ergo ab- it hoc Deo et naturae adscribere, palam fit ex mam esse immortalem; quod ideo homini a Deo t de alia vita sollicitus, ad quam proficiscens ve- nem tantummodo consequi potest. Et sic conclu- m non esse vanum, sed perniile et necessarium.

Digitized by

Google

65

e massime Dio, nella contemplazione beatitudine, bisogna dire che ancora 1

Secondo, noi vediamo l'anima dell'u» quanto più la è astratta dalle cose coi cose incorporali e divine. Stolta cosa e si corrompa nella separazione del cor la segregazione del corpo fosse insiera zione.

E se qualcheduno dicesse che la p( la astrazione del corpo per operazione corruzione viene dalla separazione d essere ; questa risposta è vana , pere seguita la natura; e però non è possil zione diventa perfetta, la natura di) rompa. È dunque contro ogni ragione tiva si corrompa, quando la si separa

E questo ancora dimostra la natura uomini, per virtù della quale sono sene che ha essere da poi la morte ; e nli che non sia qualche altra vita; il che tazione dei filosofi, e^ quali molto hanr tarla, della quale hanno scritto varie ( dotti e indotti, per il gran desideri questo passo. Il quale desiderio sare r uomo, se V anima intellettiva fosse i mente sarla di ninna utilità dell* uonc danno; perchè sarebbe causa di tristezj sie. Ma se noi poniamo V anima iute seguita questo desiderio naturale non utile e necessario ; perchè eccita V uo vita e tendere alla sua vera beati ludin

Savonarola - Triumphus Crucis.

m^

Digitized by

Google

DUS ilit<

a q uor

h q

1 0

;a

sin a d

Digitized by

Google

Digitized by

Google

LIBER SECV^JTDVS

PROOEMIVM DE ORDINE PROCEDENDI.

Cum superiori libro de iis tractaverìnius, quae ratio naturalis per se capere potest, quantum huic intentioni nostras sufficere putavimus, reli- quum est ut ad ea conveHamur, quae rationein ipsam natural^n exce- dunt; ut tam per hasc naturalia, quam per ea quae a Ghristofacta sutU,. Fidem Christianam verissimam esse ostendamus. Et quia praesentia nie- lius quam praeterita cognoscuntur, facilitisque praeteritis, quam praesen- tibus fides abrogar l potest, primo rationum fundamenta pommus in iis^ quae, cum quotidie in Ecclesia a Vhristianis fieri cernantur et ad senstim^ pateant, negare nemo potest, Loquor autem non de malorum Christiano- rum operibus, qui potiuH ab Ecclesia sechisi sunt, sed de his quae a boni» fiunt; qui non tantum nomine, sed operibus sunt Christiani. Deinde ra- tlones adducemus super iis stabilitas quae gessit Christus et quae muni- bus exploratissima sunt: praesentia siquidem praMeritis fidem astriwnt manifestam. Quia vero principalis effectus ad quem omnis Ecclesiae ten- dit institutio, est justitia et irreprehensibilis vita, dicente Salvatore no- stro: Ego veni ut vitam liabeant et abundantius habeaut (Joann. X, 10); primo probabimus Christi Fidem esse veram per rationes in ipsa bona Christianorum vita, secundo in liujtismodi vitae causa, tertio demum in ejus effectu veì'e Jundatas ; et in his omnia fere, quae in ipsius Dei nostri Ecchsia militante nunc fiunt, suo ordine compie-^ ciemur.

Digitized by

Google

Digitized by

Google

CAPVT I.

AI.IQVAM VERAM ESSE RELLIGIONEM.

t igitur praecedentibus sequentia connectaraus, ex iis quae sunt, necessarium est quemlibet hominem confiteri aliquam rris veram esse relligionera. Relligionem autem vocamus am cultura Deo exhibitura, tamquam universali omnium ìpio et gubernatori. Omnis enim effectus quemdam exhibet causae cultura, dura ad eara sese convertens, ipsamque immodo invocans, ei se subiicere, ac similera efficere co- . Quod nìhil aiiud quam retributionem quamdam honoris (lit, ut ab ea magis, magisque perficiatur. Cura ergo Deus liversalis omnium causa, a quo coelum et natura atque bonum est, patet in homine, naturalera insti nctum esse opor- ut se ad Deum convertens ipsum invocet, eique se subiiciat, load possi t, ei similis fìat» et ab eo perficiatur. Quod nihil est, quam Deum colere. Cura ergo naturalis inclinatio vana non possit, necesse est concedere aliquara inter homines n inveniri relligionem.

d haec, cura ad ipsura Deum colendum, sicut omnis effe- ad suara causam, homo naturaliter inclinatus, rationahs sit, le arbitrii, non agitur quemadmodura caetera naturaiia, seW um agit. Et quia in multis naturalis ratio deficit, si prop- tantura horaines oberrent, ut nullus adhuc verus Dei cul- iiveniatur, auferatur oportet ab hominibus Dei providentia, in hoc quod pernecessarium et naturale est, eis raimine deat; quandoquidera per verum Dei cultura il ad suum fl- perducuntur. Hoc antera superius piane redargutum est.

Digitized by

Google

CAPITOLO I.

CHE NEL MONDO È QUALCHE VERA RELIGIONE.

Per congìungere le cose precedenti con le seguenti, da qi che abbiamo detto di sopra bisogna confessare che in terra trovi qualche religione, o culto divino santo e vero. Religio e culto domandiamo uno debito onore esibito a Dio come principio universale e governatore e fine di ogni cosa. Ora i vediamo che ogni effetto naturalmente si converte alla sua cau e a quella si sottomette per farsi simile a lei, quasi invocaudi e pregandola che abbia cura di sé. La quale cosa non p^ altro che esibire culto e onore alla sua causa. Essendo dunq V uomo effetto di Dio, seguita che in lui sia uno naturale stinto di convertirsi a Dio, e sottomettersi e assimiliarsi a 1 ed invocarlo per avere da lui la sua bejititudine. L^ quali o razioni sono tutte operazioni di religione e cullo divino. S essendo dunque mai in vano alcuna inclinazione naturale, è cessano concedere che Dio abbi dato alli uomini qualche v< religione: iiltrimenti questa inclinazione naturale saria vana.

Questo ancora più conferma un' altra ragione : perchè Bendo Tuomo razionale, ed avendo il libero arbitrio, e mancar la ragione in molte cose e massime nelle cose divine ; se I non li avesse dimostrato qualche vero culto, andrebbe V uo vagando, e non Iroveria mezzo da pervenire alla sua bei tudine, come fecero gli pagani innanzi che venisse Cristo cosi seguiterebbe che quel suo naturale istinto fusse vano che la previdenza di Dio avesse mancato a V uomo di qi che gli è necessario alla sua salute-

Digitized by

Google

72

ine hoininum genus in quolibet aevo, nti, fuisse divino cultui diversimode

inditum certuni est. Naturale enira est, inibus et in omni tempore convenit. in mundo verus Dei cultus, frustra sit minis indinatio, eum ad suuni linem juo sequeretur ipsuna Deum irratio-

quara rationali hominì providisse. causa, quoad fieri potest, in suum ef- lerfectìonertlque transfundat intendens captu recipientis, sibi similem reddere, sit sumrae bonus et prima omnium ctioni horainum, quorum ^ratia omnia s intendit. Cum igitur ipsius hominis lo se Deo et in eo venerando potissime onera maxime pertinet , bine sequitur

relligionem dari oportere.

CAPVT II.

M ESSE DEI CVLTVM.

it dupliciter ab hominibus venerari, e, duplicem quoque cultura ponere de- et exteriorem. Interiorem dicirauseum, nteliectus et voluntatisexhibetur. Exte- oris officia, cerimoniasque et sacritìcia lateria sit propter formam, nemini du- n ad interiorem ordinari eique servire. Dei cultura diciraus esse rectitudinem ac ìnterioris, qua Deus maxime honoratur. s causa in sui perfectione eflfectus ma- ifices in operum suorum consumatione effectus homine nobilior invenitur, qui auto magis suam causara, idest Deum, 3ctior erit, quo sanctius vivet: sancti- ninis perfectio, qua etiara totus homo

Digitized by

Google

73

E che il culto divino sia insito naturalmente alP i manifesto per questo, che in ogni generazione di uomii passati come presenti, sempre è slato questo culto ; errassìno in diversi modi. Se dunque questa naturale i zione è vana, Dio avrebbe provisto meglio alle creature nali che all' uomo.

Inoltre, ogni causa naturalmente trasfonde la sua 1 perfezion«3 nel suo effetto, per farlo simile a quant capace. Essendo dunque Dio prima causa d' ogni cosa e bene, molto maggiormente che le altre irause cerca di in la bontà sua nell' uomo per redurlo alla beatitudine. ] dunque la perfezione dell' uomo il culto interiore, per i si sottomette a Dio, manifesta cosa è che Dio non lo ha in tutto di questo culto : bisogna dunque dire che s qualche vero culto nel mondo.

CAPITOLO IL

CHE È UNO CULTO DIVINO INTERIORE E UNO ALTRO ESTER

E perchè Dio può essere onorato dagli uomini in du( cioè collo spirito e col corpo, diciamo che un culto è ii e r altro esteriore. Lo interiore si esibisce a Dio con 1 letto e con la volontà. Lo esteriore si esibisce per gli ofi porali e cerimonie e sacrificii.

Interiore culto dunque propriamente è la rettitudine < verso Dio e la perfezione della vita dell' uomo. E questo mo così. Il culto divino è principalmente ordinato ad e Dio; ma l'uomo non può più onorare Dio che per la pe della sua vita, come ogni effetto nella sua perfezione n mente onora la sua causa : onde gli artefici acquistano e gloria nella perfezione delle opere loro. Non essendo du questo mondo alcuno effetto più degno dell' uomo, niun

Digitized by

Google

74

peificitur. Ergo in bona et perfecta hominis vita Deo praecipuus aonor persolvitur. Et sic verus et integei' Dei cullus est ips;i )ptimi viri vita et operatio in D(;um relata.

Itera Deutn non solura propter se veneramur et colimus, sed ut ab eo etiara felicitatem et quae ad hominem spectant bona ìonsequaraur. Oultus ergo Dei verus est raediura et disposi tio là. haec bona consequenda ; agentia siquidem dispositìonera su- biecti exigunt. Cura ergo manifestum sit ad ipsam felicitatem et buiusmodi bona a Deo impetranda raulto perfectius hominem per bonam vitara, quam per sacriflcia, cerimoniasque disponi, ionstat verum Dei cultura esse rectitudinera vitae.

Praeterea, cura Deus non sit corpus, sed actus purus, homo per rectitudinera cordisque puritatera fit Deo similior quam per fictus exteriores; et ideo perfectius Deus spiritu quam corpore colitur. Spiritus enini est Deus; et eos qui adorant eum, in spiritu et veritate oporfet adorare, (Ioann. IV, 24.).

CAPVT III.

NVLLAM CHRISTIANA VITA INVENIRI MELIOREM.

Nulla antera vita raelior et sanctior, quam cristiana, inveniri aut excogitari potest. Nam inter cuncta viventiura genera, ea quae- solara aniraara habent vegetativam (ut plantae) infimum vitae a^radum sortiuntur. Aniraaliura antera vita raultis distinguitur grcidibus, quorura alius alio perfectior est; ille enìra vitae sen- sibilis gradus perfectior in animalibus est, qui cognitionis sensi- bilis est magis particeps. Cura antera intellectiva cognitio sen- sibilera excedat, perfectiorera vitae graduni horainibus, quam brutis tribuiraus. In quibus etiara diversos vitae gradus quoad perfectionera, non quoad essentiara, ponimus. Illos enim, qui ratione duce in omnibus operantur, iis praeferimus, qui sensi- bus obsequentes, ratione postposita, tota via aberrant ; quia quanto raagis voluptatibus addicti ab ea recedunt, tanto rainus participant hominis, et brutis efHciuntur sirailiores. Qui vero ma- gis rationi inserviunt et concupiscibileni partera coercent, plus

Digitized by

Google

lora quanto più è perfetto in ^

onore che Tuomo può esibì

ita, e cosi seguita che queste

Dio non solamente per onon jui la nostra felicità. Dunque sizione e mezzo nostro da pe nque la buona vita miglior ra he gli sacrifici! e ceriraoni ita sìa molto più vei-o culto

orpo, ma atto puro, certa ce rfetlo culto per la purità del che Dio è spirito; e chi adoro tà.

OLO III.

5LI0RE VITA DELLA CRISTIANA

;o divino la perfezioìie della rovare pensare migliore on si possa trovare pei ne cristiana. E che non si ; ^ita della cristiana, non ci ido per gli gradi della vita, i li é più perfetta che quella •a sono diversi gradi di vita é lo animale é sostanza sens vi la negli animali che pari Con ciò sia dunque che h sensibile, certa cosa é che vita che negli altri animali, iiversi gradi di vita, non qi irfezione ; perché essendo V

Digitized by

Google

76

Q bruti. Cura ergo vita hominis sit bruto- % haud dubiura est quin inter homines illi ationera dominam amplectuntur. Ubi etiam differunt. Cum enim araplius intellectus imorem veritatis spiritualium rerum, quam tìm veritatis de Deo cognìtae perflciatur, Blictis corporalibus, contemplatione et amo- ivina evehitur, tanto magis perflcitur eius orem nanciscitur vitara. Sed vita christia- a tendit, ut, posthabitis creaturis omnibus im corporeis, per contemplationem et amo- ' transfundat et fiat unns spiritus cum Deo. Bniri nequeat vita, quam haec, quae homi- ultimo fini coniungit, patet nullam vita Chri-

ìominis vita, ut homo est (ut supra jam di- nis modo aestimatur. Quanto, ergo rationa- anto dignior iudicabitur. Quare cum veri lino contra rationem agere velint , fateri eras gentes ac nationes nullam Christianae am.

lis vita ad contemplationem Dei tendit et 1 qua purgatissinia mentis serenitas exigi- d passioni bus et affectibus subiectus raini- plationi rerum divinarum. At nulla vita in- beriorem purgatioremque reddat hominem , 1, relictis omnibìis, soli Deo sese coniungere uic dignitate atque excellentia praestat.

CAPVT IV.

lANAE VITAE FINE MELIOREM NVLLVM EXCOGITARI POSSE.

tendamus Christiana vita meliorem inveniri

ad bonam vitam principaliter requirantur,

et quae ad finem sunt cum ipso fine pro-

Digitized by

Google

77

razionale, quelli hanno più perfetto grado di vita che più vivo- no secondo la ragione : poiché chi non vive secondo la ragio- ne è piuttosto bestia che uomo. Tra quelli ancora che vivono secondo la ragione sono diversi gradi: perchè, essendo ordinata tutta ia vita razionale alla contemplazione delle cose eterne, quanto uno più, lasciando le cose terrene, per contemplazione e amore si congiunge alle cose eterne, tanto partecipa più perfetto grado di vita. Con ciò sia dunque che la vita cristiana tutta con- sista in alienarsi, non solamente dalle cose temporali, ma etiam da ogni amore proprio, e accostarsi per amore e contemplazio- ne a Dio, per assimigliarsi in tutto a lui e diventare, quanto è possibile, una medesima cosa con esso lui ; appare manifesta- mente che non si può trovare pensare iliigliore vita della cristiana.

Itenij come abbiamo detto di sopra, quanto V uomo più se- guita la ragione, tanto é partecipe di più perfetto grado di vita. Con ciò sia dunque che la vita cristiana non faccia permetta alcuna cosa, etiatn minima, contraria alla ragione, anzi total- mente si sottometta alle leggi divine, manifesta cosa è che ninna altra vita la può eccedere.

Praeterea, la buona vita dell' uomo é ordinata come a fine alla contemplazione delle cose divine, alla quale si richiede una somma purità di cuore. Con ciò sia dunque che non si trovi, possa trovare più perfetta purgazione e contemplazione divina della cristiana, come noi proveremo appresso, seguita che non si possa trovare migliore vita che la cristiana.

CAPITOLO IV.

CHE NON SI PUÒ TROVARE PENSARE MIGLIORE FINE DI QUELLO AL QUALE È ORDINATA LA VITA CRISTIANA.

Ma per dimostrar meglio ninna vita potersi trovare migliore della cristiana, proveremo prima che non si può trovare mìglio- re line, più consonante alla ragione, migliori mezzi da

Digitized by

Goo^^

78

labentia, demonstremus primo nullum flnem huma- >, ad quem tendunt Christiani, dari meliorem, nec li consonum: deinde ea, quibus ad eum finera abeis •fectissima esse probabimus, et cum ipso optimam )portionem.

ir ad flnem, patet. Nam duplex est hominis finis, is cuius et finis quo: hoc est: ipsa res ad quam ten- ie fruitio. Cum igitur nihil praestantius ac raelius ìxcogitari, atque Christiani humanae vitae finem sta- i, cuius gratia omnia faciunt; perspicuum est quoad finem inveniri posse meliorem. Fides quoque ad vi- ruitionem Dei non per creaturas, sed per essentiam > nullus perfectior actus reperilur. Dum erini per ionem et fruitionem Deo coniunj^ntur homo, ultima le perficitur; supra quam nil amplius optare licet, ;it bonum^ quo nihil inajus excogitari potest. Bm vero humani generis esse apertam Dei visionem itur rationibus. lam enim superius probatum est ho- )raesenti vita beari non posse. Cum ergo beatitudo ; veritatis conteraplatio, haec expectanda est in ah'a

0 in futura vita ponamus humanae vitae finem esse onem primae veritatis cognitae non per speciem prò- per eftectus, multis afficiemur difficultatibus. Primo pparet quoniodo in huiusraodi contemplatione huma-

desiderium prorsus quiescere. Si enim anima ratio- >ore seiuncta effectus non solum materialium, sed spiri- que immaterialiumque substantiarum cognoverit, aut t imperfecte hanc cognitionem habebit. Si imperfecte, e imperfectiim de Deo cognitionem, contemplationem- 3tur. Cum vero onine imperfectum suam appetat per- sicut materia formam et turpe pulchrum, in eiusmo- ne sibi non satisfaciens anima quietem reperire non

1 ex hominum patet studio, quorum intellectus in co- nfusa minime quiescens omni opere ac labore ad per - fnitionem pervenire contendit. Sin autem perfeclam iilorum effectuum cognitionem, mox desiderabit eorum

Digitized by

Google

79

pervenire a quello, che quelli i quali predica la reli stiana; perchè, provato questo, avremo lo intento, aver na vita tutta la sua perfezione dal fine e mezzi da pc quello.

Quanto al fine dunque è manifesto; perchè il fine stiana vita è Dio e la visione e fruizione di esso Di< trovando dunque più eccellente fine di Dio, da quest certo che non si trova raii^lioi-e fine di quello che ] dottrina cristiana. Quanto alla parte ancora della visi< zione è manifesto; perchè la religione cristiana noi fine della umana vita essere la visione e fruizione ( ■quale si acquista per mezzo della creatura, ma quella { le si vede e abbraccia Dio a faccia a facciei. Della qi ne e fruizione non si può trovare altra migliore.

E che questa aperta visione e fruizione di Dio sia il unnana vita, si può provare con manifestissime ragioi perchè, avendo noi provato di sopra che la beatitudin mo non può essere in questa vita presente, e che hi la sia nell'altra vita, non volendo che V uomo sia fatr< se nelF altra vita non avesse altra felicità che co contemplare Dio mediante le creature, posto etiam ci nosca tutte cosi le spiritu^^li come le corporali, non aj come per questo il core umano in tutto sia quieto e ì gelido la beatitudine la quiete del cuore umano. Pere delle creature avrà perfetta cognizione, o imperfetta. { fetta, non potrà essere quieto: perchè ogni cosa imperi Talmente desidera la sua perfezione, e non si può infino che non Tha trovata. Onde per esperienza si ve uomini che hanno imperfetta e confusa cognizione nat cercano di pervenire alla cognizione particolare e dìi perfetti!, dunque conoscerà che dipendono da qualche però desidereranno naturalmente di conoscere quella, naturalissimo airuomo, veduto lo effetto, desiderare la ( della causa: e non ha mai vera quiete insino che

Digitized by

Google

80

cognoscere causam; quia omnes homines natura scire desiderar! t, et scire est rei causam cognoscere. Quod autem naturale est, auferri non potest. Aut cum omnis motus naturalìs in fine quam ia principio sit velocior. tanto vehementius cognitionem causae desiderabit, ((uanto perfectius ipsias effectus cognoverit. Non li- quet ergo quomodo naturale hominis desiderium nisi Deum vi- deat, possit omnino quiescere. Quod etiara hoc probatur expe- rimento, Cerniraus enìm nulla re finita animi capacìtatem ira- pleri posse: posito enim quocumque finito, intellectus noster ali- qnid ultra scraper apprehendit. Unde praesupposita qualibet li- nea finita, nuraeroque finito, nunquara superaddendi facultas in animo terrainatur; et haec est ratio infiniti apud raatheraaticos tara in nuraeris, quara in lineis auguraenti. Cura igitur cuiuscum- que infra Deura substantiae araplitudo sit finita, intellectus no- ster donec divinara substantiara attigerit, satiari non potest. Quippe quae sola^ cura sit actus purus, ut dixiraus, nullo circura- scribitur fine. Rationabiliter itaque poni non potest alium hu- raanae vitae finera deberi, quara cura quera fides nostra de- cernit, hoc est divinae essentiae visionera. Ipsura vero Deum esse ultiraura in quo aniraa conquiescit, luce clarius est. Oranis enim raotus naturalis ad aliquera tendit ultiraura terrainura, ad quera cura pervenerit raobile quiescit. Cura ergo infra Deura nulla huraani cordis substantia terrainare desideriura possit, dicimus, quod solura quando Deum de facie ad faciera intuebitur, tum de- mura vere quiescet; quandoquidem cura nihil Deo sit raajus, nihil prorsus ad satietatis curaulura accedere poterit. Ncque inferiorura desiderio afficietur; tura quia penitus ea nihili pendet, eo quod finiti ad infinitura nulla sit proportio; tura quia nihil est in ullo eflfectu, quin excellentius in priraa causa inveniatur, atque ita nihil ei de- siderabile deerit; tura quia intellectus noster exactissirae perficie- tur: ex quo enira ad supremum intelligibile evehetur, procul du- bio caetera intelligibilia, ad quae naturaliter inclinatur, facillime apprehendet. Quaravis enira sensura excellens sensibile corrumpat, contra taraen excellens intelligibile perficit intellectum.

Sciendum est autera, quod cura Deus sit infinitus et extra cujuslibet substantiae ordinera, intellectus noster propria ìpsius

Digitized by

Google

81 ~

trovata; e tanto più veementemente la desidera quanto sce in cognizione; così come quanto la cosa grave è più in gravità, tanto con maggiore veemenza discende al cen sendo dunque 1' uomo tanto più perfetto e più beato, più cresce in cognizione delle cose divine, e crescendoli derio di avere cognizione perfetta di quelle, quanto più 1 sce, certa cosa è che questo movimento del cuore ums cesserà mai insino a tanto che non tocca V ultimo suo quale non può essere altro che Dioj perchè noi vediai esperienza che il core umano non si può empiere e di alcuna cosa finita. Onde lo intelletto nostro è più an tutte le cose finite; perchè non è cosa alcuna conosciuta che non sia superata dalla sua capacità, però che sempr capace d' intendere più cose quanto più ne intende. ; dunque ogni cosa che è sotto Dìo finita, e essendo capac Siro intelletto di cose infinite, potendo lui sempre agg ad ogni gran numero senza fine, bisogna dire che ni un tura possa empiere la decima parte della capacità de umano. È dunque non solamente razionabile, ma ezian cessarlo, confessare che la beatitudine dell* uomo consist visione di Dio, il quale solo è infinito e maggiore d umano. Certo, secondo ogni filosofia, ogni movimento natura a qualche termine, al quale quando il mobile perviene, s Non si trovando dunque altro termine del desiderio umi Dio. bisogna definire esso essere il termine e riposo della umana^ al quale quando V uomo sarà pervenuto, non gli r( desiderare altro ; perchè le altre cose, a comparazione reputerà nulla, non essendo comparazione dal finito allo si perchè ogni perfezione che si trova nel mondo è molto cellen temente in Dio, come in causa. E però avendo Dìo, a^