I L VÌNCISLAO Per Mujica DA RAPPRESENTARSI Nella Sala de' Signori Capranica nel Carnevale dell'Anno MDCCXVI. Si vendono a Pafquino nella Librarla di Pie- tro Leoni air Infegna di S. Gio. di Dio . In ROMA, per il Bernabò , l'Anno 17 ló. Con liceti's^ii de' Superiori . 3 ARGOMENTO, n^CISL^O I[e di Tolonìa ebbe due figliuoli , Cafimiro , eMejjandio: il primo di ge- nio altiero y feroce ^ e Ufci- vo : // fecondo di tempera- mento dolce y e moderato • Tutti e due s'invaghirono di Erenice Trinci" pejfa del fangue , dijcendente dagli antichi I{e di Volontà , ma con inten'jQone molto diverfa . Cafimiro l'amò con illecita paffione . %Àleffian» dro con penfiero di farla fuaSpofa. Qj^egli non ebbe riguardo dì render pubblico a tutta la Corte iUfuo amore , e qucfii conofciuto il genio violento di fuo Fratello , ad ogni altro nafcofe il fuo , fuorché all' amata Erenice , c all'amico Ernando , Generale , e Favorito del I\e 5 an'^^i perchè temeva della ferocia di Ca^ fimiro , pregò l'amico a fingerfi appafjlonato per Erenice , affinchè col di lui me:^^ poteff: più fìcuramente parlare delia fua palone alla Trinci peffa . Tanto fece per impegno di ^mi* cì':^ia Ernando, quantunque pofcia li cofiafft caro Vìmpegno , per l'amore y che in lui fi ac- ce'^i verfo alla fit jfa Erenice . I{iufcì la cof^ ii* Ul maniera , che Cafimiro credè ^ che U fofjh 4 rivale nclVctmoYc il Generale^ non il Fratello^ e da quefla fua ingannevol credeti:^a nafc(LJ Vintreccio principale del Drama. La morte d'^leffandro , raccufa d*Erenice , la condan- na , e la corona's^ione dì Cajìmiro nella forma , che fi rapprefentano , fono a's^tonì tratte dalla flcffa fonte ^ da cui futratto il fuggetto: Gli amorì di Caftmìro con Lucinia fono d'ìnven- Tijonc del Toeta Itali ano j quale per fua difcol* pa ti fa notOy che le parole l>{umi, Deità , Fa* to , &c. fono le confuete efpreffwnì de' compO' nìmenti poetici 5 non fentimenti di cuore , e di penna , che fi protefia Cattolica . I MPRIMATUR, Si vidcbiturRcvcrendiflìmo Patri Magi- ftro Saeri Palatii Apoftolici . "Jy;. Card. Caracciolus Vrc-Vicarius • Imprimatur, Fr. Grcgorius Seller! Sac Apod. Palatii Magiftcr, Ordinis Prcedicatorum . IN- 5 INTERLOCUXORIr V I N C I S L A O Re di Polonia : // S!gn. Gio. Francefco Cofianti:^i Firtuofo dclld [{eal Cappella di 'N^apolì . CASIMIRO fuo Figlio ; // Sìg. Francefco Vitali . ALESSANDRO altro fuo Figlio; // Sìg^ Innocen'^o Baldini . ERENICE Principcfla Polacca difcen- dente dagr antichi Re di Polonia ; Il Sìg. Giovanni Offi : allievo del Sign. Francefco Gafparlnì . LUCINDA Regina di Lituania: Il Sig. Domenico Genevefi y Firtuofo ddl* Eccellentifs. Sìg. ^mbafciador Cefareo . ERNANDO Generale , c favorito di Vinciflao : // Sig. Matteo Berfcelli . GERILDA Damigella di Lucinda ; // sig. Andrea Frane! • GILDO Servo di Cafimiro : // Sig. Flo^ rido Matteucci . LaMujica è del Sign. Francefco Mancini , di- retta dal Sig. Francefco Gafparìnì con moke ^rie delVifttfjo, quali faranno contrafegna- te con quefio fegno A $ Muta^ Mutazioni di Scene . ATTO PRIMO Piazza preparata per il Trionfo di Er- nando . Appurra menti di Ercnice contigui al Giardino. Sala con Trono. ATTO SECON DO. Cortile, 1 nogo dcrtinato a' Spettacoli • Camera di Cafiniiro . ATTO TERZO^ Prigione . Stanze Reali, Gran Reggia . Ingegniere delle Scene : li Signor Francefco Bibiena , PRJMO INTERMEZZO. Trafmutàzione del Trono in Drago, dal* la bocca del quale, efcono cinque Moftri , che fi mutano in altri Perfo- naggi per comporre il Ballo . SECONDO INTERMEZZO. ^ Trafmutazioni di cinque Cufcini , ìn^ Ballerini • AT- ATTO L SCENA PRIMA. Piazza preparata per il Trionfo di Ernando. Mrnando con fcguito di Soldati e dlScbUvì y poi yincislaOi Caftmiro , & ^Alefj andrò . Ern. I ^ EL Sarmatico Regno . (aarca ; I ■ Del Boriftene algente alto Mo- Vinciflao Tempre invitto : Già il iuperbo Moldavo Morde i tuoi Ceppi, €ì contun^ace Adrafto Dcir Alme più rubelle Grand" cfempio , e gran pena j Da più colpi trafitto La sù riftro confefla Neil' aperte Tue piaghe il fuo delitto . Vinc. Le tue vittorie , Ernando > So(i degne del tuo nome , c fon maggiori Del poter noftro : hai vinto , Ma di tanta tua gloria é noftro il frutto; Vieni , onde al fen ti ftringa V abbraccia O forte del mio Regno Difefa , e primo amor . Cdf. ( Fremo di fdegno • ) ' ^4l€ff. AgrampleiTrdcl Padre^un mio fucceda. Amico Duce . s'abbracciano A 4 Ern. 8 ATTO Ern. Oh feoiprc Generofo Akflandro . Vin. Cafimiro , e tu fo!o AI Vincicor nieghi gì' ampleffi ? Caf. Ernando Ne* tuoi Reali ampleffi ebbe anche i mici . Ern* Servo ti fono . Caf. Anzi Rivai mi fei . Vinc. Sin* or fterili applaufi Diedi al valor d'Ernando . I tuoi trionfi Chiedono un maggior prezzo • Ei me lo ad- Ern. Gran Re tutto ti deggio • ( diti . Vìnc. Il tuorifpetto Non dee lafciarnii ingrato : Chiedi . Ern. Temo nel prezzo Parer vii , non audace . Vìnc. Vii non fia ciò , che puote Graffetri meritar del tuo gran Core . Ern. Ti arride ilmor : Sol per te chiedo . piano ad vdleffandro ^leff. Oh Amico . piano ad Ernando . Ern. Dirò poiché l'Imponi , Ma non fenza roflbr , non fenza pena. Tutto il premio eh' io cerco In fe racchiude un volto • C^f. (Iniquo ?) Fine. Ernando Amante ? Ern. Perdona* Amor fol diede Più zelo al Cor , più fìimolo alla fede . Fine. Favella . €af. (Ah più noi fofFro . ) Ern. PRIMO. 9 Ern. L'Amor , Sire • . . . • Ccf. Ammiitifd, Troppo altero Vaflallo , Frena il volo al tuo amore,o nel tuo fangue. Ne ammorzarò le fiamme . Ama là dove Non ofFendi il tuo Prence , o le si audaci Nutrì gli affetti , ama fofFrendo, e taci . £77^ Se devo in feno afcondere La fiamma del mio Cor , Io non potrò refìftcre Air afprorio dolor ; E pur per non offenderci Queft' Anima fia vittima D'un infelice amor . Sedevo, ^c. SCENA II. Vìncìslào , Caftmiro.:» & ^ le ff andrò . Fine. Tn U dell'Amico Ernando (gli , JL Siegui Aleflandro le veftigia , e di- Che a tal grado alzerò la fua fortuna , Che non fiachi'l forpafS (Dei . Quaggiù fuor che il fuo Re, fuor che gli Caf. E eh* ei tema gì' aggiungi . In qualunque deftin gli fdegni miei . ^kff. Tanto efporrò, ma troppo ingiufto fti. Parto , dirò che fperi , * Dirò che. tema ancor ; Se pure i fuoi penfieri San ceder al timor . Parto , &c. A 5 SCE^ IO ATTO SCENA IIL VìncìsUo 3 c Cajìmiro . yi/K. Ammiro , cotefta VJ Tua fupcrba fierezza V^uol privar d\in Padre,e me d^Hn figlio. Caf. Del tuo poter , della mia vita, ò Sire , Ufa a tuo grado , il fofFrirò con quefta , Che tu chiami fierezza , & è virtude , Ma che un baffo vapore , Che un mio Servo , un Ernando Mi fia rivai , eh' ci mi contenda , e ufurpi II poffefTo d'un bene , Noi fofFrirò . Sento che m'empie un Core Forte a ceder la vita , e non l'amore • Vìnc. Vedrem ciò che far polTa , ( tanto , Mio mal grado , il tuo amor , ma fappi in- (gno. Che un reo Vaflfallo arma d'un Re lo fde- E che prima che a te , fui Padre al Regno . Pria che Padre aflSfo in Soglio 3 A punirdc' rei Torgoglio Q^fto braccio fulminò . Or vedrai , che Genitore A l tuo fdegno, al tuo furore Giufte leggi dar faprò . Pria , &c. SCE- PRIMO. SCENA IV. Cafttnìro , e Gildo . Gii p R^fto , pretto Signor . . . Caf. JT Che v'é ? Che apporti ? Gii. Gran cofa^cofa graiidc^anzi graiidiffima. La Signora . . • Caf. Erenice? Gii. Cibò queir altra • • Caf* Chi mai ? Gii. La Principefla . .... Caf. Di Lituania? CìL Appumo. Caf. Lticinda? é morta forfè i Gii. Oibò : é più viva , Che non fono li vivi , Alior che ftanno in vita . E qui giunta é poch* anzi . Caf Oh Dei? Luciuda? Gii. lofteflb La viddi in viril manto Mentito il feflb , e co* fuoi fidi accanto • Caf. Turbatricc odiofa Deir amor mio fen viene . Gii. Che faremo ò Signor ? Caf. Che far pofs' io ? GT affetti a lei dovuti Mi ha rapiti Erenice . Gii. E ancor Gerilda avrà h' miei rifiuti , Che con Elifa vivo più. felice j A 6 ^ E fc 12 ATTO E fe crede colei , Che io la voglia adorar , affé la sbaglia , Gildo non vuol amare un'anticaglia . Eccole là Padrone . Caf. Ofierveròs'édefla, Gì!. Si che pur troppo fono , oh confufione . SCENA V, LHCÌnda da Vomo , e Ceri Ida anche da Vonio , con feguito , e detti in difparte. Lue. Ueft* aura che refpira Chi tanto il Core adora , M'alletta , mi riftora E fa contento il Cor . . . Ger. Mia Signora ? Lue. Che chiedi? Ger. Olfcrvalà. Caf » ( Pur troppo Gildo é deffa . ) CU. ( Quefta è la Principefl'a, E quell'altra é la Serva in verità . ) Lue. ( In qual bramato oggetto Vi afEfl'ate o miei lumi ì ) Ger, ( Il mio Gildo v'é ancora . ) Caf. ( Finger mi giovi . ) Ccr. ( A tefen viene •) Lue. Oh Numi?) Caf Stranier, che tale a quelle fpoglie,a quefti Tuoi Compagni, o Cuitodi a me rafl'embri, E qual da (iiiglior Ciclo all'orfè algenti Por- PRIMO. 13 Forte caglon ti trafle ? ( vo , Lue. ( Non mi rav vifa) a mia gran fprte afcri- Che dal Ciel Lituano Qui giunco appena , ove drizzai la meta Te incontri , eccelfo Prence . CaJ. A te, che altrove Giamai non viddi, ove fui noto, e quando? Lue. In Lituania , ov' ebbi L'alto onor d^'nchinarti (Ah ? Quali diffi il fier deftin d'amarti . Ger. Gildo? da parte tra loro Gii Chi fci 3 che chiedi , Gcr. Sono anch' io forattiero , Ma t'ho altrove parlato • E gran cofe t'ho adir . Gii Relloobligato, Caf. Qual ti appelli ? Lue* Lucindo . Caf. L'uffizio tuo? Lue. Di Segretario in grado A Lucinda fcrvia . Caf. Lucinda? Lue^ Si l'Erede Del Lituanio Regno . Gii. Non laconofco in verità • come fopra . Cer. ( Che indegno • ) Caf. Tu con Lucinda ? Lue. lofeco Era il giorno primier , che i lumi tuoi S'incontraro co' fuoi . (fé Giorno (ahi giorno fatal)che in voi s'acce- Scambievol flemma ; lofeco Allor 14 ATTO Allor che le giurarti eterno amore, E allor , che tu partirti , Io fol fui tcftimon dd fuo dolore • ( Fiflb m'ofl'crva ) ornai Ti dovria fovve4ìir, ch'entro a fei lune Tornare a lei giurarti ; Pur due volt^ d'allora Compi l'anno il k)o corfo , e non tornarti ( Mi fera ? ) e non ancora Ti Ibvvicn qual io fia , Io che fili t^ftiiìion delle fue pene , De' giuramenti tuoi ? Caf. Non mi fo yvieìie . Ger. Et ancor fai del fordo? come fopra . Pur ti voleva ben ? Gii. Non mi ricordo . Li4c* Non ti fov viene ? Ingrato . ♦ • Caf. A chi favelli? Li4c. A te, a te . Cosi m'impofc il dirti La tua fedel LiKÌnda;c le ( mi aggiunfe ) E fe nulla ottener puoi da quel Core , Fa eh' io'l fappia , onde pofl'a Eftingucr nel miofangue il mio dolore . Caf. Fole mi narri . C^. E del kio rio tormento come fopra Più memoria non hai l Gii. Non mi rammento . Lt4£. ( O dal Crudele io fon tradirai o finge .) Caf. Ma dovunque tu venga, £ qualunque fii tu Parti o Lticindo 4 e non cercar di piiì • Ti P R i M O. 15 Ti configl io a far ritorno. Parti > va 5 Ne cercar piii di cosi : Lungo foggiorno Tifaràfolo Di pianto , c duolo Cagione un di • Ticonliglio, &:c. SCENA VI. Lue inda y Cerìlda > e Gildo • Lue. Osi mi lafcia ii Traditore ingrato ? Vwi A! men tu fervo amato >^ Dimmi che lj:?erar deggio ? (mi? Mi ha tradiro il i! mio Spofo? o vuoltradir- Arde per altra , o finge ? Del mio fato il tenor fvelami tu ? Gii. Parti o Lucindo , e non cercar di più . Cer. Dove vai ? Gii. vado via* Ger. No , qui t'arrefta , c pria Mi devi dir , fe mi ravviii tu . Gii. Parti tu ancora , e non cercar di più . Ger. Ti ferma ! G//, Ho gran da fare • Ger. Et io ti feguirò^t'ho da parlare . partono SCE- 16 ATTO S C E N A VII. Lucinda fola . H* IO non cerchi di più ! folo a tal fip.e Mi pareli dal mio Regno , Grado , e feflb mentii , Yofferfi tanto Viiò faperlp ^ e pur temo , Che il faperlo mi fia cagion di pianto . Aveva Tldol mio Bel volto , e Cor fede!, Quando parti da me . Or che Io trovo , ( oh Dio > Ha la beltà il Crudel , Ma non ha più la fe. Aveva, &:c. SCENA Vili. Appartamenti di Ereaice contigui ai Giardino. Erenicej poi ^lejfandro^ed Ernando . COme vd dal bofco al prato Sofpirando TUfignuolo , Vola l'alma a! fuo tefor . E pur dirgli m'é negato , Frena, ocaro, il tuo granduolo. Sei la pace del mio cor . Come, &c. Taci P R I M O. ^ 17 Taci Erenice , il caro ben qui giunge ; E feco é il Duce , il folo Teftimonio fedel del noftro amore , Brama sì di goder, ma taci o core . £rw. Bella Erenice? Eren, Invitto Ernando ? £rn. ( Oh viiìa . ) Ercn. x^irombra de* tuoi lauri La comun libertà pofa ficura . ^ltj[. E de* tuoi rifchi il noftro bene,é Topra. Ern. Se voi lieti non rendo ( po > Nulla oprai^nulla ottenni. Egli ha gran tcm- Ch' ardono del tuo bello, e ben cu 'I fai Cafimiro, e Aleffandro . Quefti temendo il fuo rivai Geraiano Nafcofe il foco e col mio labro efpofe Le fue fiamme amprofe ; L'odio di Cafimiro , Credutomi rivai , tutto In me cadde , E in me fol rifpetcò Tamor Paterno ; La Moldavia rubella Mi efentò dalla Reggia : Io viniì , e'I prezzo Efferdovea Erenice Sol per render voi lieti ( e me infelice • ) Eren. Corgenerofo. •^^/^^jf/". E grande. Ern* Godea , che a me tenuti Fofte di tanto^i Gafimiro allora Fremè , fi oppofe, minacciò , compiacqui A! fuor furor ; tolfi congedo , c tacqui . Eren. Perfido ! Ern. Or la dimora Ecom- ATTO E' (^ornmiine periglio . t^^lejf. Ma qiiaPé il tuo configlio ? £rrL Pria, che ri forga il giorno Stringavi Spofi un maritale ampleffo . .^lef]. E poi? £rn. Riparo allora Non avrà il tatto: al mio configllo, al nodo Non difuguale il Padre Darà raHenfo, edel rivai Germano Sarà impotente ogni furore» o vano. ^kjf. Me fortunato appieno Se tu vi affenti • Eren. Oh Dio! ^lejf. Che paventi Erenice ? Eren. L*e(fere così prefto si felice . ^lej[. Temi il nial non il bene • Eren. Offendo Toneftà . m/ilejf. Prendi mia vita 5 Spofa mi fei . Neil' atto facro invoco L'amor , la fede , Ernando • "iven. Ti cedo , e Spofa ceco t'abbraccio ♦ Parti Pria che il German qui ti forprenda . "lUlj. Verrò cii^to dall'ombre A trovar pace a te mia vita appreso . 'trw. C Io fui del mio morir fabro a me fteflfo. ) "^leff^ Col piacer 5 che fiere miei Vaghi lumi del mio bene * Da voi parto , e tornerò i Se il mio Sol , cara tu fei , Pili del di rombre ferenc Per te lieto mirerò . CoK &c. PRIMO. SCENA IX. Erenice , ed' Ernando . Eren. D Acc al Regno recarti , e gioje a noi IT Ernando generofo ; ^ Ma tu cosi penfoio ? E che ti affligge ? Ern. Bella del mio gran duolo Non chiedermi il perche ; * Saper ti bafti folo (e fe . Che fono il mio tornaento amore> SCENA X. Cafimìroy Erenice ^ ed Ernando* Felici Amanti , il mio Importuno venir cqfio non privi Del piacer d'una^iìla i voftri lumi . Eren. Se fai d'efler molefto a che ne vieni ? Caf Perche rffpetp Ernando Su gl'occhi d^Erfenice un mio comando » Ern^ Equalfiamai?, Caf. Da lei , che adori, or prendi L'ultimo addio . Ern. Perche ? Caf. Perche Ernando è Vaflallo, ed io fon Ré. Ern. L'amar beltà , che tu pur ami , o Prence Non é olFefa al tuo grado , F omaggio, che fi rende al beh che piace . Neir 20 ATTO Neiramormio fon giudo , c non audace . Caf. E giufto anch'io laro in punirti, a troppo Tua baldanza s'inoltra • in atto di por mano alla fpacia . Ercn. E a troppo ancora Ti trafporta lo fdcgno . Partiti o Duce . Ern. Addio Signor per poco Tempra , o lòfpendi almen Todio mortale i Entro al venturo giorno Non farò qua! mi credi , il tuo rivale . SCENA XI. Ereniccy e Caftmìro . Eren. Afimiro ? Caf. VJ Mia Cara? £mi« Anche per te fiaqucfto L'ultimo addio , che da Erenicc or prendi . Cdf. Come? Ere. L'amor d'Ernando - Grande olFefa é al tuo grado ; L'Amor di Cafimiro Più grave ofFefa é aironor mio . Caf. Perché? Ere. Erenice è Vaflfalla , e tu fei Re ? Caf. ( Si vendica d'Ernando ) Tua beltade ha l'impero , Sul Cor di Cafimiro . Eren. II mio divieto Dunque ti fia comando . Caf. P R. I M O. 21 Caf. Quefto e'I tuo fol comando , Cui ubbidir non polTo . Ercn. Che dunque brami, Caf^ '^more . Ere. Quefto è il tuo fol desio , Cui ne ubbidir > ne compiacer pois' io . Ingannatore ; Con quefto core Non giova il fingere , Ne fofpirar . Lufinghe , e vezzi Minacele , e fprezzi Saprò deridere ; Non ti vuòamar • Ingannatore 3 SCENA XII. Cafmlrofolo . A Mare , amar fi puote Beltà più ingiufta,e più fuperba? oh Dio! Dell* ingrata Erenice Si ferve amor per caftigarmi ; ei gode , Che mia pena ora lia il fuo rigore . Di qual fallo fon reo ì rifpondi ò core • Perche mio cor, perche Ti fcuoti in fen cosi? ^ Parla, rifpondi, dì , Chi palpitar ti fa? Amar, tradir, e che Si vii dunque fei tu ; Mio 22 ATTO Mio cor non tenner più : Si può cangiar beltà . Perche, &c. SCENA XIII. Gildo , e poi Gcrilda • 6/7(/. IVT^^^ più dove andare , xNL Non sò dove girare , Non c'c alcun buco in Corre, Ove non fono entrato , E pur Gerilda ogn'or m'hà feguitato . Oh perfida mia Verte Tu fci troppo arrabiata > e non t'adulo , Non sò che far per tormela d*appre(jò . Cer. Pur mi farà permeilo Dirti quattro parole . Gild. Vofignoria che vuole ? Cer. Lafcio da parte molto, Che dir dovrei , perche hai tu atteftato Il nome di Gcrilda efferti ignoto ? Cild, In quanto al nome fo!,io mi c'accordo j Poiché fe mal , fe mal non mi ricordo In un Libro rhò letto ; Ma poi circa al fuo afpetto , Non rhò veduto mai , Ne già mai ci parlai . Ger. Come non la vedetti ? Come non ci parlarti ? Se in Lituania amor U prometterti . Fedeltà !e giurarti , t:n parti iti poi tatto piangente , Pro- PRIMO. lì Promettendo cornar. Gii. Menti . Ger. Chi mente cava la Spada. Gii. Ne mene' io per la gola . ( Vò maledir quando ne fu parola. ) Gcr. Dunque tu la conofci? Gii. Mi par . . . Ger- Non c*è mi par , di la conofci ? Gii. ( Quel ferro mi fpaventa . Tiemo da capo a pie ) Ger. Tu tremi ? e che cos'è ? Gii. Patifco certo male , Che quaPora m'alTale M*é neceflario far molto eflercizio , E confulcaco il Medico aVhd detto Se tu non vuoi tremare Camina pure , e mai non ti fermare . Ger. Qui Medico non v'è , ne medicina ^ Di; conofci Gerilda? Gii Dì ciò, che vuoi eh' io dica, Che i! dirò , che in me manca la favella . Ger, Gerilda non foa' io ? Gii. Sì , che fei quella . Ger. Ah infedele , e negarti . . . Gii. Bafti , Gerilda baiti , Ger. Di conofcermi tu . Gii. Gerilda oh Dio non piiu Ger. Ora ti voglio uccidere . Gii. Pietà, ben mio, pietà . Ger. ( Mi fà pur ridere . ) Gii. Infodera ben mio Ger. Non vc^iio infoderar Ti 24 A T T O Gii. Ti modera cor mio Cer. Non mi vuò moderar. Gii. Io fono già pentito Cer. Pentito? Gii. E ripentito , Non farmi più tremar . Infodera, &c. Ger. Ti voglio fodisfar. pone dentro la Criidel mi forti Spada. Gii. E' vero. . . . Ger. Pria mi negalii . . . • Gii. F vero Ger. Meco fingerti .... Gii. E' vero Ger. Poi ti pentirti . . . Gii. E' vero. Ger. Ora tu m'ami ? Gii. A qnefto Cé tempo di penfar. Ccr. E il brando ardito , e Icfto Ritorno a s(odcva,r,cava la Spada SCENA XIV. Sala con Trono . Vìncìslao > e Cafimìro confeguìto . Vìnc. T? Iglio nel forte Ernando^ Jr Ti propongo un'efenpio Di virtiì generofa . Tu fu Tormeidi lui Saggio PRIMO. 25 Saggio camina ; e degno Sarai deiramor mio 5 (arai del Regno . Caf. Anche la gloria, o Padre, Deir aver vinto è tuo retaggio ; vinfe Coir Armi tue^col tuo gran nome Ernando. Tu Cuore , ed ei Minìftro, Tu reggefti la mano , ei llrinfe il Brando . Vìnc. Venga il Nunzio flranicr. alle Guardie, e fede nel Trono . Caf. (Chi farà mai? forfè Q Lucinda ? ah cor, che far dovrai ! ) SCENA XV. Lucinda con feguito^ e detti. Lue. T"^E1 Sarmatico Cielo inclito Giove, JlJ Per cui la fredda Viftula, è fuperba Piiideiriftro, e del Tebro, Rè, la cui minor gloria é la fortuna , Quella , che eftinto il Genitor Guftavo, Di Lituania or regge Le belle fpiaggie , il fertil fuol , Lucinda ^ A te , la cui gran fama , Non v'é cui nota , ò Vincislao, non fia^ Per alto affar me fuo Miniftro invia . Vinc. Di si illuftre Donzella , La cui virtù fublime E' freggio al debil feffo, invidia al forte , Ch'io fervir poffa a cenni è mia gran forte . Caf. (Oh Dei?fia meglio allontanarmi.) in atto dipartire . ^ B ' Lue. 26 ATTO Lue. Arrefta Principe, 1 paflì , a quanto Dir mi riman' , ti viiòprcfente. Caf. ( Oh inciampo ) Cortili Signor mente Tuffizio, e'I grado. Lue. Io mentir Cafimiro? Qiicfto, che al Re prefento Foglio fedel, qucftodirà fe io mento . Lucinda porge al I{e una Lettera , che few- bra di Credeni^a > // B^e lapre , e leggen- dola guarda il Figlio . Lue. (L'empio fi turba , e impallidifce) Vinc. ( Oh note ! ) Caj. ( Nieghifi tutto a chi provar no! puotc) (queftc Vinc. (CheIe(S! Ah figlio. Figlio opre fon Degne di te, degne del Sangue ond'efci ? Tu Cavalier? Tu Prence? ^Scende dal Trono. - Caf. A che ? Fine. Rimira gli da la Lettera . Quei Caratteri impreffi, Son di tua man ? li riconofci ? leggi , Leggi pure a gran voce , e del tuo errore Dia principio alla pena il tuo rofforc» Caf. legge. Ter qu anto ha di più [acro Il Trence Cafimiro a te promette La maritai f ^4a fede : tA te Lucinda Erede Del I{tgno Lituano , E fegua il cor ciò , che dettò la mano • Lue. (Infido cor) Vmc. Leggefti? aqualdifefa Tua PRIMO- 27 Tua innocenza commetti? Caf. Or ora il difli , un mentitore è quefti. Lue. ( Oh Dei ) Caf. E perche alcun della mendace accufa Teftimon più non refti , Lacerato in più parti, Or te foglio infedele , il pie calpcfti . /traccia in mille parti la Cartate la calpejia. Vinc. Tant'ofa? Lue. Catimiro, Meatitor mi dicefii ? |n campo chiufo^ A (ingoiar tenzone Forte guerrier per nafcica, e per grado Tuo egual , che meco io tradì j Da' Lituani Lidi , Per mia bocca or c'invita , E tua pena farà la tua mentita . Caf. Il paragon deir Armi io non ricufo • Lue. Anzi che cada il Sole Tu Re il concedi . Vinc. Aflènto : E (Incettatore io ne farò . Lue. Pafpetto Colà al cimento . Caf. Io la disfida accetto . Lue. T'attendo in Campo armato Mendace Cavalier , Ingrato Amante . Colà decida il fato S'io fono menfogncr , Se tu incoftante . T'attendo ;&c. Vinc, Cafiniiro innocente li z Ver- 28 ATTO Vorrebbe , e pur non sà crederti il coi Guarda , che dell' errore Parto non fvano un dì le tue rulne . Che de* Superbi é Tempre infaufto il line • SCENA XV L Cafmìro folo. A Mor tu mi vuoi mprto , E d'efferti fcdel Itrbo il coftume • Se in pili beltà t'adoro , Con me ti fdegni a torto , Che fe cangio l'Aitar , non cangio Nume . Come il Ciel cangia vicende Cosi cangio anch' io l'amor ; Che più dolce amor fi rende Nel cangiar l'oggetto al cor . SCENA XVII. CildOi epoiGerilda. Ger. Ra il tempo mj pare V-/ Un poco di parlare Perche già fono intefa Come tu m^hai offefa j Onde facciam duello Che vendicar mi vuò . Gii. Un pò bel bello . Sentiamo la ragione . Ger. Ti par poca ragione L'aver- PRIMO. 29 L'avermi tiilafciaro, Ed eflerti d'Elici innamorato? G/7. Tutto quello và bene ; Però fe a forte avviene , ^ Che tu rimanghi uccifa . Cer. Tu allor farai d'Elifa . G/7. E fe , ch^il Cicl non voglia ( Sia detto in fondo al mare ) Nel tempo del pugnare In terra uccifo io refto , Senti che punto è quefto ; Allor che morirò Ne fuo 5 ne tuo farò . Ger. Ciò non importa . QìL A te Se non importa, molto importa a me . Onde puoi , fe ti pare , Con Elifa pugnare , E chi di voi vittoriofa refta , Sarà mia Spofa, e allof farem la fefta . Cer. BonifSmo é il penfiero, ed io Tapprovo.' Con la tua Elifa pugnerò , ma voglio , Che tu il Giudice fu del gran duello . ai. Sì sì : ma chi ad Elifa Della disfida porterà il cartello? Ger. A quefto io penfarò , TofFefa io fono , E della noftra pugna Il Giudice tu fei vanne fui Trono . G/7. Or vado , il Cielo te la mandi buona , Che fe ben porci un groffo pettabbotto , Elifa ti farà reftar di fotto . Cer. Vanne eh' or or vedrai in difparte B 3 Quel 50 ATTO Quel che io sò far con quefta mia bacchetta, Che donata mi fu da un cerco Mago . Col farlo fpiritare di paura, Deir ofFefo amor mio vuò far vendetta , CU. In trono eccomi già Ma Elifaora dov'è ? Ger. Or ora qui verrà , Nafcofa , e fotto a te . GiV. Ma dove dove ftà Io non la fento affé, qui il tro- no fi muta in un gran Drago . Gerilda mia pietà , Chi mi foccorre ohimè • Ger» Così cosi fi fà A chi mancò di fè . CU Ah che tu mingannafti Gerilda mia diletta. E quelta , quefta Elifa ? Ger. Afpetta afpetta . qui efcono dalla bocca del Drago cinque mofiri • Ecco qui la tua Elifa , EqueWi accanto alci Sono i fuoi Cicisbei . Guarda . fi mutano ì Moflri in cinque altre figure , che foi forman$ un ballo . Che dici? Gii. Il labro più noi niega Elifa è un' infedele , e tu una ftrcga . parte. Ger. Gildo Gildo ove vai, tu fuggi ? afcolta. Te la farò fcontare un'altra volta . Bruttaccio impertinente Te rhò , te Thò fonata Queft' PRIMO. SI Queft* alma vendicata, Già fcherza , e brilla in me . Su via diletta gente Per darmi più contento Or frettolofo , or lento Danzando muovi il pie • Bruttacelo, &c. Jegueil Ballo . Fine dell'Atto Primo\ B 4 ATTO 3t ATTO IL SCENA PRIMA. Cortile . Ernando , poi Mrenìce . (infeno Ern. "¥ On molto andrà-, che d'Erenice Godrà rAmico : Io*l nodo X ^ Strinfi ; afficttai ; cor hebbi a ( Lagrime non ufcite ) (farlo, e'I lodo. Ere. Ernando a cercar vengo Nel piacer de tuoi lumi Una parte del mio : 10 più volte npofi 11 mio cor nel tuo feiio , io ve'l lafciai , Perche quel di Aleflandro in lui trovai . Ern. Ripigliati, Erenice, Ripigliati il tuo core 5 Ch'ei mal foggiorna in compagnia del mio, E per fole conforto Mi lafcia nel partir T ultimo addio • Ere. Che? un'ingiufto divieto Tanto rifpetti ? e tanto Temi nella mia vifta D'irritar Cafimiro ? Ern. Altro temo, Erenice: altro fofpiro . Ere. Che mai? Ern. ATTO secondo; 55 Erri. Già nel mio core Son reo > lafcia , che almeno Nel tuo viva innocente . ^ Ere. Ancor ten prego : aprimi il cor , favella: Ern. SiaTubbidirti, o bella Gran parte di difcolpa al mio delitto ; Parli il labro , e'I confefli , Se pure a te (incora Non diHer grocchi miei, che il cor ti adora. Ere. Tu fcherzi , o sì amorofo A favor d' Aleflandro ancor mi parli ? JETO.Chi può mirar quegrocchi,e non amarli? Ere. Non é capace Ernando Di tal viltà • Dar fede (core, Deggio , più che al fuo labro , al fuo gran Fuor che di gloria , egli non fcnte amore . Ern. Non fento amor? t'amo Erenice,t'amo , Ma da Amico , e da forte , Senza desìo, fenza fperanza famo • Ere. E m'ami al fin vuoi dirmi , Ma col cor d* Alefliindro il mio Teforo . Ern. Si , sì , t'amo col fuo , col mio t'adoro . Ere. vorrefti ancor farau adirar, ma in vano. Ern. Temono i rei la loro colpa j Io folo Temo la mia innocenza ; Voglio e (Ter reo , ne pollo : Deh? più credi, Erenice, Se'l nieghi alle mie voci , al tuo fembiante.- Ere. Vanne. Ti credo Amico: e non Amante, Ern. Per faper s'io fono amante , Balta fol per breve iltante I miei Lumi rimirar . B % Coi 54 ATTO Co i lor guardi afflitti , c mefti, Sapran qiiefti La mia pena palefar. Perfaper,&c. SCENA I L Erenke fola. S' E* ver 5 che m*ami Ernando , Miabeltadc> io compiango i tuoi trioi Fuor del mio Spofo ogn*altra Tua Vittoria detefto, ogn*altro onore ; Ne ti chiedo trofei doppo il fuo core . Sì candida, e si bella Non é la Tortorella , Quanto di quefto cor La fedeltà . Ne mai fiamma rubella JI chiaro fuo candor Macchiar potrà . Sì candida , &c. SCENA III. Cajìmro ? e detta . Caf. T? Eh'ce incontro ? arrefta Jr Bella Erenice , il piede ; Quel che ti vedi innante Non é pili Cafimiro , Queir importuno, e troppo ardito amante Egli SECONDO* 35 Egli é il Prence , e TErcde Del Polonico Scettro , Tuo amator , ma pudico , e che deftina (Regina* Te al fuo Regno , e al fuo amor moglie, e Ere. Come ? tu Cafimiro , Erede > e Prence Del Polonico Scettro , Chiedi in moglie Erenice ? Caf. Si Principerà, a quella fiamma,ond'ar(i Purgai quanto d'impuro avea neil alma . Sarai mia Spofa . Ere. Io Cafimiro? Caf. E meco Tu regnerai" felice . Ere. Non troverai Lucinda in Erenice • Lafciami pur d'amar , Che ad altri vuò ferbar L'alma, e la fede • Non è per te il mio cor. Se gli prometti amor y Nò, non ti crede • Lafcianìi, &c. SCENA IV. ' Cajimìro , e poi Gildo • Caf. "Vif le delufe fperanze, IVI Non andrete impunite D'un tal rifiuto . G/7. Appunto, Ch' io ti volea , t'ho giù nto. B 6 Caf. 36 ATTO Caf. Che arrechi ? G/7. Adagio un poco , Lafci ami prender fiato , Che caminato hò ranco - In cercarti per tutto , Che addoffo non mi trovo un pelo afcuitto. Caf. Che v'é di nuovo ? CU. Il fuoco, ch'hai neirofla. Per Erenice , ammorza^. Caf. L'offerta d*un Diadema 5 Che le fece il mio amor , fprezza Tingrata . Gii. La fprezza Signor sì , E farà d'altro Spofa in quefto di . Caf. Come? Spofa Erenice? oh Dei ! ma dove? Quando ? con chi ? G/7. Nella ventura notte Si ftringe il nodo, ma con chi non so. Caf. Cosi vicina è ancor la mia fciagura ? E certo *1 fai ? Gii. Poc'anzi Da una fua Damigella , Con cui faccio l'amore , II tutto intefi . Caf. Ah troppo Troppo incenderti . Gii. E* tempo .... Caf. E' tempo sì di vendicarmi , iniqua ? Ma nel rivai fuperbo Ti punirò . Gii. Vedi Signor .... Caf. Non pili . Parto col mio furor ; tu taci il tutto . Gii. SECONDO. 57 Non parlerò :( Stragi prevedo', e lutto.) D'ire armato il braccio forte Stragi, e morte fpargerà . Daolmi folo , che il Rivale Sotto il Brando mio Reale Di cader la gloria havrà . &'ire, &c. S C E N A V- Luogo deftinato a' Spettacoli . Lucinda con feguìto . Lue. Q Ommi Dei , menti eterne ^ Da voti miei tanto ftancati, e tanto Dair infedel mio Spofo Spergiurati , e fcherniti : Se mai sii TAre voftre Vittime elette io fei cader ; fe a voi Giunfer mai con grincenfi Gl'innocenti miei prieghi , a me volgete Raggi propizi , e in quefta Fatai temuta arena Finite la mia vita , o la mia pena . SCENA VI. Vinci sUo con feguito , e detti . Vinci Mpazienza , e fdegno 1 Ben qui ti traffe frettolofo; Lue. Sono Anche i più brevi indugi A chi Gii. Caf. 38 ATTO A chi cerca vendetta, ore di pena . Vinc. Straniencadente è il Sole ; e meglio fora Sofpender Tire al di venturo , c l'armi . Luc.^ Tanto rimane, ò Sire, Di giorno ancor , che fine havrà la pugna . Giudice, e Ré tùftefTo L'ora afl'egnafti, e'I Campo, ed or paventi ? Vinc. Pugnifì pur. Nonentran nel mio core Deboli affetti , c n'é viltà sbandita; E feora temo, temo L'innocenza del figlio , e nonjla vita . SCENA VII. Cajìmiro con feguitOy e detti . Caf. Vita, ed innocenza XI Affidata al miobraccio,é già ficura. Lue. Impotente é l'ardire in alma impura. V itici slao và a federe fui Trono . O tu, che ancor non veggio Qua! ti debba chiamar nemico, ò amico, Poffibil fia, ch'efpor tu voglia al fiero Sanguinofo cimento , e fama , e vita ? E ingiufto fofterrai la tua mentita? Dimmi , di , Cafimiro : Ignoto il volto T'é di Lucinda , e'I nome ? Fede non le giurafli? Cafimiro non la guarda. Amor non promettefli? £ dir tu') puoi? Tu foftencr ? Scuotiti al fin ; ritorni La perduta ragion . Già per mia bocca L'amorofa Lucinda or si ti dice . . . SECONDO. 39 Cara parte di queft'alma Torna , torna a confolarml Spofo amato . . . Airarmi^airarmi • Cava la Spada. Caf. Traditore, Più che amore ; Brami piaghete vuoi fvenarmi? Lue. Caf. Airarmi, all'armi. Cara, &c. Lue. Dunque all' armi (pergiuro . dà di nta^-o Seguali il tuo furor. alla Spadai. Caf. Sei tu quel fort-e Campion , che a darmi morte Sin dal Ciel Liruan reco tracfti ? LuL. Io quegli fono, e meco Hò la ragion delParmi 3 Meco i Numi traditi. La Fede vilipefa, i tuoi fpergiuri • Su ftringi il ferro , e temi Le piaghe, che ricevi. Ma più quelle, che fai : Più del tuo fangu^, Temi il mio fangue , e fia Il tuo rifchio maggior la morte mia . Ma che diffi mia morte ? La tua , la tua voglio : Perfido all'armi . Ben faprà queft'acciaro A quel core infedel farfi la ftrada . Caf. ( Io volgerò contro coftei la fpada ? ) Lue. Che fai ? che miri ? ornai , O ti difendi , ò ti trafiggo inerme . Caf-PugniCì al nuovo giorno: (Ernandointàro A udrò a punir di quel!' ingrata accanto . ( Lue. 40 ATTO Lue. Nò nò pugna volerti, epugna or voglio, O tu cadrai , o qui cader degg' io . Caf. Tolgali queft'inciampo air amor mio . Sei vinto. fegue il duello • Lue. Io cedo, o forte Di Donna vincitor, dammi la morte . Caj. Che Donna? Luc^ E fingi ancora ? Or via mi fvena , Sia gloria tua l'aver Lucinda uccifa Doppo averla tradita , E fia poca fierezza, Doppo il tradito amor, torle la vita . Caf. Padre, già*! diffi, un mentitore è dcffo\ Menti già il grado , ed or mentifce il feflb . SCENA Vili. yìncìslao , e Lueinda . Vìne. C"C Ugge la mia prefenza Il colpevole Figlio) Col tacermi il tuo grado , e la tua forte , M'offendetti , o Regina . Lue. A che fcoprirla , o Sire , Quando dovrei fino a me fteffa ignota Nel più profondo orrore Sepellir la mia pena , e il mio roffore • Ma il mio labro ammutiica , e parli folo Per impetrar giuftizia, o almen pietade , Di Lucinda infelice il pianto , c'i duolo . Vine. Il poter di Monarca > L'autorità di Padre L S'ul secondo: 41 Sii*I cor dd Figlio a tuo favore impegno . Netta ragion confida , Neiramor noftro , e raflferena il Ciglio . Sarà tuo Spofo , ò non farà mio Figlio . Lue. Men dalla tua virtude , alto Regnante , Attender non potea Lucinda atnante . Son Regina , e fon tradita , Il mio onore , e la mia vita Tu difendi, o giufto Ré . Nel tuo Figlio é la mia forte : O il Crudel mi dia la morte , O in amor mi ferbi fé - Son, &c. SCENA IX. Vìncìslao fola . DA te configlio o Amor.ralma non chiede; Son Padre c ver , ma fon Regnante an- La già promeffa fede ( cora , Alla Vergin Real ferbi il mio Figlio , E allor di Padre avrà da me graffetti ; Ma fe infido , e incoftante Il giuramento fprezza , ei provi allora Il rigor d'un giuftiffimo Regnante . Spefib vola un baffo affetto ^ A ofcurar d'un Rege il feno . Ma fe impera Aftrea fui Trono Col rigore , o col perdono , Lo dilegua in un baleno . Spcflb , &c. SCE- ATTO SCENA X. Gerilddy e Gildo • Ger. T Odato il Cieltcon qiiefte vefti addoflb JL-i Panni d'efler un* altra, E affé che Gildo, affé Con quella burla avrà meflb giudizio , E che quefta non c Bellezza , che dcbb' effer difprezzata Per una vii frafchetta , Che in Corte con ogn'un fà la Civetta • Che Gildo per Elifa m'abbandoni , Nò nò ch'io non comporto, E fe ci cafca più , lo voglio morto . Con le Donne , o folli Amanti, Mai non fate il bell'umore , Perche al fin ce la perdete . Sotto i noftri guard* infanti Farfarello Ita celato , Se da voi vien ftuzzicato s Poco gufto ci averete • Con, &c* Ecco che Gildo viene . Gii. Oh forte! Più che altrove Mifpingelapaura, Sempre mi veggo avanti Quefta fcontrafattiffima figura • G^y. E ben, Gildo, vedetti Come ti ferbi Elifa tua la fede ? Mirarti quanti, e quanti v^aica" SECONDO. 43 Cafcamorti , ed amanti eli' abbia intorno ? Gii. Tutte le Donne fono a unamauicra . Elifa c una pettegola , ma tu Stretta Parente fei di Berzebii . Ger. Il Ciclo me ne fcampi , Quello 5 eh' io faccip , il fò Con un fegreto fol . GiL Creder noi poflb ; Credo ben , ch'abbi addodb Una legion di fpiriti ferrata , E per qucfto tu lei così abbottata . Cer. Oh via lafciam le burle . Io vuò , che tu fii mio 5 che fola m*ami , Altrimenti ben fai S'hò il modo da potermi vendicare . G/7.( Di finger mi convien per il timore. Fin che fuggir poffo di qua ) Cer. Che dici? OH. Penfaiido flò che t'amerei , ma • . T Ger. Che? Gii. Hògran timor di quella tua bacchetta ; Perche , fe un dì ti pare , In Cervo , in Bove, mi puoi trasformare . Cer. Non paventar nò nò ; ftatti pur cheto , Hanno tutte le Donne un tal fegreto . Dunque fido m'adori ? G/7. Si la bellezza tua fol bramo, c venero Per te fon divenuto un grancio tenero . E tu pur m'ami ? Ger. Io temo Di non reftar per te bnigiata tutta ( ta ♦ Dalla fiamma d'amor,ch'hò in petto accol- G/V. 44 ATTO CU. Nòjiion temer : La flanza è fatta a voi ta. Cer. Mi vuoi bene ? Gii. Oh quante pene Quefto core , che t'adora , 4c Per te ogn' or foffrendo và . Ger. Ti fon cara ? Gii. Uh quanto é amara A queft'alma la dimora , In cui lungi da te ftà . Gii. Mio teforo, mia bella, mia vaga . Per te amore mi fece la piaga • Cer. Mia fperan2a,mio bene gradito 3 Tu farai Tottavo marito^ PofTeffore di quella beltà . Mi vuoi 5 &c. SCENA XI. Camera di Cafimiro con Tavolino, e Sedia . yìncislao , e poi Gildo . Vinc. Eh mi lafcia tormento penofo, I J Che il ripofo Vai togliendo da quefto mio fen. Gildo dove é il mio Figlio ? Gii. Io qui l'attendo . yìnc. Oh Dio , l'alma prcfaga M'é di fventure , e per Ernando io temo . Gii. Venir noi veggio ancora • Vinc. Gildo, chiamili il Duce Ernando. Gii. A lui vado veloce • fartc. SCE- SECONDO. 4S SCENA XII. Vinci sUo y poi Cafimiro con flile infan- guinato in mano . Vinc.ll Purcrcfcenelfeno, fcende %ficina ^ al Tavolino . E TafFanno , ci timor ; qual notte é qiiefta , la cui fognanfi orrori ad occhi aperti ? Cor di Rè , cor di Padre Quale acciar ti trafigge ? E qual gran male Tutto gelar fà nelle vene il fangue ? Il fupplizio de' rei Prova queft' alma, e in che vi ofFefi ò Dei ? appoggiando/i al tavolino fi copre gl'occhi con la mano . Entra Cafimiro con ftile infanguinato . Caf. Dolci brame di vendetta , Già la vittima cade . Cafimiro volendo porre lo (iile fui tavolino vede il Vadre nello flejlfo momento, in cui il Tadre al'^ando gl'occhi vede il Figlio, rinc. Sparite , oh della mente Torbide larve . . . Figlio . • • . Caf. Padre.... ( oh ftelle!) ymc. Che acciaro é quel ? Che fangue Ne ftilla ancor! Qual colpo Medici 5 e qual facefti ? Che orror , che turbamento Ti fparge ii volto ? C^/.(AhchedirQ?) Fine. 46 ATTO /"■///r* llifpondi, Caf. Signor • • • • Fine. Parla. Caf. Poch'anzi . . Andai . . . venni . . . l'amore . . . Lo fdegno • . . ( una , ne l'altra Mancan le voci ; attonito rifpondo ) Nulla , o Padre , dir poffo, e mi confondo . Fine. Gran timido é un gran reo : Errarti ò. Figlio , e gravemente errarti : Ragion mi rendi or di quel fangue • Cj/. Quefto Prepara pur contro il mio fen, prepara Le più atroci vendette , Quefto ( il dirò ) del mio rivale é fangue : Sangue è d'Ernando . Fine. Oh Dei? Ernando è morto ? Caf. Edio Io ne fui l'omicida . Fine. Perfido ! Ernando é morto ? Céif. E ragion n'ebbi . Fine. Di fvenarmi in quel Core Ragione averti ? Barbaro fpietato Tu pur morrai . Vendicherò ... SCENA XIIL Ernando i e detti. llrn. \ Tuoi cenni i\ Qui pronto • . • • secondo; 47 yìKc. Ernando vive ? Ernando amico . Caf. rvive il Rivai? Vuoi m'ingannafte^ò lumi, O tu man mi tradirti ? ) yinc. Ma noi dicefti , ò Figlio , Poe' anzi eftinto ? Caf. Io fon confufo . Vinc. Ah Duce , lo moria per dolor della tua morte . Ern. Io morto ? Hò vita , hò fpirto Ma per ferbarlo in tuo fervizio , o Sire, Così Ernando , così dee fol morire • yinc* Sò la tua fede . Caf. Oh ferro tra fc. In qual fenot'immerfi ? Qual mifero fvenai ? Cicli perverfi ! SCENA XIV. Erenìce , e detti . S'inginocchia a piedi di yìncislao* Eren. C Ignor, che il tuo potere ( te , ^ Fra giuftizia, e pietà libri egualmen- Difenfor delle Leggi , Scudo del r Innocenza, Giudo Ré, giufto Padre , ceco a tuoi piedi PrincìpefTa dolente . Chiedo la mia vendetta > Chiedo la tua , lagrime chiedo, e fangue ; Ti vuò Giudice,e Padrejah rendi al mondo A prò del giufto, ed a terror dell' Empio Di virtù, di fortezza un raro efempio . yinc. 4S ATTO Vìnc. Sorgi Erenice, e la vendetta attendi , Che il tuo dolor mi chiede . Eren. Qual' io (ìa ben t'e noto • Vìnc. A' tuoi grand'Avi Quel Diadema,ch*io cingo, ornò le tempie. Eren^ Senza offenderti, o Sire, Amar potea Tun de^ciioi Figli ? Vìnc. Amore Non é mai colpa , ove Toggetto è pari • £m/. Del pari ambo i tuoi Figli Per me avvampar ; ma il foco Flì fenfo in Calimiro , Fiì virtù in Aleflandro : Piacque il pudico amante 3 odiai Timpuro; A mor j che ftrinfe i cori , Strinfe le deftre , e fiì fegreto il nodo Per tema del Rivai , non per tua ofFcfa . Caf. ( Mio rivale il Germano ? ) hre. In queiU notte appunto A me recar Conforte il primo ampicffo Egli dovea ; Torà vicina , e d'ombre Sparfo era il Ciel , quand'egli Ne' tetti miei , fuUe mie Soglie 3 e quafi Su gl'occhi mici trafitto . . ahimè • . perdona La libertà del pianto .... Freddo, efanime, efangue , Versò da più ferite , e Talma, e'I fangue% Vinc. Come? morto Aleffandro? ì rn. Mifero Prence ! Qaf. ( Oh cieco Furor , dove m'hai tratto ! Io fratricida ! ) Ere. Sì , morto è l'Infelice \ e allora ch'io| Ti SECONDÒ. 49 Ti miri vendicata , Ti feguirò agi' Elifi , ombra adorata . yinc. S'agita al Tribunal della vendetta La mia , non la tua Caufa . Ereniceove éil reo? 'Eren. Quando tu'l fappia Havrai cor di punirlo ? yinc. Sia qua! fi vuoI,pronta é la fcure;il capo Vi perderà , già data Data hò Tineforabile fentenza : Giuftizia c Tira , ed il rigor clenlen:5a • Erew. Non tei dica Ercnice, il cor tei àicz TeM dica il guardo : hai Tuccifor prcfentìff- Queir orror , quel pallore , aditando Caji- miro , che ftd confuf o • Qnegr occhi a terra fiffi , II filenzio del labro , e più di tutto Quel ferro ancor fumanrc Della ftraggc fraterna , a te già grida , Che un Figlio del tuo Figlio é l'omicida . yinc. Già cedo al nuovo affanno . Caf. ( Oh deftra ! oh ferro l) lajcia cadere hflite dalla mano. Ern. Miferabil Padre ! Erew, Cafimiro Tuccife . Ei fece un colpo Degno di lui : Se noi punifci ^ o Sire * Avido ancor di fanguc Verrà quello a votar , eh' hai nelle vene • L'uccifor di un Fratello EfTerlo può d*un Padre . Vendetta , o Re vendetta X>i te , di me : Ragion , natura , amore C L4 50 ATTO La dimanda al tuo Core : Se Kè 5 fe Padre a me negar la puoi , Numi del Ciel a voi la chiedo , a voi . yinc. Parla ! Le tue difcolpe Giudice attendo . Caf. Il Ciel volefle , o Sire , Che del misfatto enorme , Come n'é il cor > foffc innocente il braccio, Son reo , fon fratricida > Non ho difcolpe > il mio fuppH^io è glufto, Io ftcflTo mi condanno j io fteflb aborro Q^fta vita infelice Dal mio Ré condannata 5 c da Ercnicc • Fine. Và Principerà , ed a me lafcia il pefo Della commun vendetta. I.ren\ Deftra Rcal ti bacio , E'I mifero amor mio da te rafpetta . Col piacer di vendicarmi Cara fpeme a confolarmi Per te riede nel miq cor : ( Ma faprò , già vendicata Poi Kguirti ombra adorata Tutta fede , e tutto amor . ) Col>&:c. SCENA XV. yincìsUOy Cafmìro , ed Ernando . yinc. T\ Eó convinto , la fp^da Xv Deponi j o Cafimiro . Caf. La Spada ? Vint. SECONDO. 31 Vinc. Si la Spada. Caf. Eccola , o Rè ; già il core Difpongo a fofFerir mali più atroci . Ern. ( Qoal raggio a noi volgcfte Altri fcrocij) yìnc. Nella vicina Torre Sia cuftodito il Prence . Tu colà attèndi il tuo deftin . Caf. OfFefo Or che deggio lafciarti , Già fentg in me la tua fierezza . Vinc. Parti. Caf. Da te parto , e parto afflitta^ O mio Giudice , o mio Re , Volea dir mio Genitor . M4 poi tacqui il dolce nome , Che pili aggrava il mio delitto, E più accrefce il tuo dolor • Date,&c# SCENA XVI. VincìslcLOi c doppo Iminda ve/lita da Òonna • (pofolo yinc^ ^^^^ P^'" Padre,Ernando»un col- X\ Mi privò di due Figli. Ern. Cafimiro ancor vive. yinc. Chi è vicino a morir può dirfi eftinto . Ern. Un Padre Ré> può ben falvare un Figlio. yinc. Se'l danna il Rc,tion può falvarlo il Pa- Ern. Dunque il Prence condanni ? . ( dre # Vinc. In noi condanno , 11 (angue del Fratel chied? il fuo faiigue * C ^ Er«r. 52 ATTO Fsn. F tuo Figlio. Fine. Ma reo r Ern. Natura offendi , Se vibri il colpo . Fine. E fe noi vibro, il Cielo . fopragiunge Morirà Cafimiro* . Lue inda . lue. ( Oh Dio pur troppo Il fuo periglio è certo. ) Fine. ( Lungi teneri affetti • ) Tu va mio Nunzio a lui , digli , che forte Nel dì venturo ei fi difponga a morte . SCENA XVII. LueindUi FineislaOi ed Ernando • Lue. 'Kl Bl di venturo a morte ! ^ ( po X\l Perdona o Ré : Di Cafimiro il ca- Con Tamor mio dalle tucleggi efento . E* Rè di Lituania Tal lo dichiaro , e un Ré non dee Ubbidir l'altrui Leggi ; Rifpetta il grado, e il tuo rigor correggi • Fine. Regina , ci Ré non era Nel far la colpa , e la fua colpa il trova Suddito di mie leggi : Rilpetta il giufìo, e l'amor tuo correggi . Lue. Quefta e o Ré Ja tua fede ? Così mi fpofi al Fig Ho ? Cafimiro mi rendi ? O dal Figlio ,o dal Padre , O due volte ingannata alma infelice : Mi- SECONDO. 5^ MifeiM , e in che pofs' io ripor più fpcne ! Vìnc. Della Rea! promerta or mi fovviene^ Regina il pianto afFrena : Spofo Tavrai, ne mancherò di fede • Dal duro offizio , o Eraando Già ti difpenfo • Erti. lorubbidiacon p.cna. Lue. Mio cor refpira • Vinc. Or vanne Al colpevole Figlio , e fij che fciolto Venga alle Regie nozze . Ern. Io pronto . • . . Lue. Ah Sire All'amor mio permetti , Che nunzio io fia di lieto avvifo al Prence . Vìnc. Ti fi compiaccia. Andiamo Darò i cenni opportuni , onde a ce s'apra Della Torre ri ngreflb ; Lue. Ma fe il Prence al mio amore Perfift^ ingrato ? Vine. Eh non temer Regina Sarai fua Spofa, e ferberò la fede . Lue. Lieta gode quell'alma, e più non chiede. ^ Corro lieta al caro bene A fpezzar Tafpre catene , E tornarlo in libertà . Quefta prova del mio amore, Il primiero eftinto ardore 3 Forfi in lui rifveglierà . Volo\ &c* C 5 SCE- 54 ATTO SCENA XVIII. ^ Ernando folo. DI così ftrani cafl Il fin qual fia ? Sarà pietofo , o giuft© lì Real Genitore ? Temo ancor Ja pietà di quel gran Core . Ma tu che peiìfi Ernando ? Vendicarti ? Ma dove ? In chi , neiruccifor-FratelIo ì La fierezza del colpo . Cadria nel Padre , e non farla vendetta • Ma Erenice il vuol m.orto , elil Tuo furore j Dei lufingar per ottenere aciv^te ì Nò, nò più gencrofo Ti voglio Ernando . A prefervar fi attenda L*Erede alla Corona , il Figlio al Padre . Diam lagrimcnon fangue . Andiam gli iBe- A placar d'EreniCe . In sì nobili' fenfi Ualnfia s'iinpieghi,e all'amor fao non penfi* Sofpendi o fido core Le brame del tuo amore , È fervi a quel dover , Che é figlio di virtù • Prove d'dnór , di fede 11^ Giel da te richiede ; Siaqucfto il tuo piacer , E non cercar di più . ( Sofpendi, &c. SCE- SECONDO. 55 SCENA ;^ix. Cerilda, epoiGild$. Ger. "p Er difcx)prir , fe ancora JL Gildo mi fcrbi fede Io qui portato hò il piede . Ma Gildo già fcn viene , Viiò rcftar' all'ofcuro , E meglio fcoprirò , s*ei fia fperguiro . fpegne li lumi, cheflanno fopra HTav9ltnii e ftede f 7pra la f e di a • Gii. Soli' io , o non fon' io ? Mi parve da lontano Veder iume ... . Ger. Ah inumano ! fingendo la Vx>cs Gii Saldo fatdo cor mio i Che voce mai fentifti ? Ger. Perche mai mi ferifti ? Gii. Aimé ! Che qupfta:^ Tanima Deiructifo Alelfandro j Kleglio é partir • . . . Ger. Ah Gildo! Gii. Buona memoria ! Oh come Morto ancor fi rammenta il mio bel nome! Ger. Vieni , ch'io fono Elifa, Che qui fon fiata uccifa . G/7. EIifa?Oimé! Chi e flato, glifi accofla. Che t 'ha cosi trattato ? Ger. Non sò: un certo giovin forafliero. Che con braccio fevero Q4 Fc- 56 ATTO Ferendo diflc , per ladeftra mia Quefto colpo Gerilda a te rinvia • G//. Ah Gerilda crudele ^ Figlia d'una montagna ! Ma la ferita ov'è? Cer. In mezzo al petto • Oh Dio! G/7. Animo su, cor mio, Gcr. Vanne a prender un lume. Gii. Vado ben mio, ma non morire, afpctta • Cer. Vanne pure . Gii. Oh Gerilda maledetta ! Gen Glie rhò fatta pulita , E già mi fon chiarita , Che ancora per Elifa ei fente amore , Ma di fua infedeltà vuò vendicarmi . fi copre il vìfo con il faxx^lctto • Gi7. Eccomi quà col lume , con un Candelig-- Mio belliffimo Nume . Moftrami la ferita ; Cara dolce mia vita ; Scuopriti il volto , Elifa anima mia . Ger. Il malan , che ti dia • ft fcopre il volto , t Gildo refta immobile con il lume in tàano guardandola . Vedi, chi Elifa, Io fono. Son Gerilda crudele , Figh'a d'una montagna , Gerilda maledetta : Guarda, olTerva crudeL (Pur ce l'ho colto. ) //. ( Qui ripiego ci viiol : Mi fìngo ftolto . ) Giove non penfar già , a Cerinda . re m mano ^ Ch'io SECONDO. 57 Ch1o fia venuto qua , Che da i fuln)ini tuoi voglia fpkndore • Ger.( Che favellar?) Dunque tu fei • . . . Gii. Sette . fofa il candeliere in terra . Ger. Nò nò.non vuò giocarjdico che tutte . • . G/7. Otto. Ger. Non gioco nò : fetitimi due . ^ . • G^Quattro. Venga da ber ch'hò guadagnato. Cer. Hò gran dubbio, che pazzo egli fi fingas Ma fia come fi vuole j io sò, che ancora Spafima per Elifa , e ch*è un frabbutto : Ondeprertodi tutto Vuò che fi penta > e con un' altra burla j Che già grhò preparata O fcoprirò , s'è ver che matto ei fia , O almen vendicherò Tingiuria mia . CìL Mia cara Venere * Già tutto in cenere Son io per te . Ger. Eh eh' ei ftà in tono ^ Se il bellocci] buono Conofce in mc# Gii. Ma chi fei tii Vecchia bavofa Gobba fchifofa ? Ger. Veggo in effetto , Che il poveretto E* pazzo affé • Mia cara, &c. C 5 Gii. 5S ATT O G/7, Oh quanto mai fon ftracco Lafciami ripofare un poco qua . Ger, Si sì fieclici pure ; io vuò partire , Che già mi fcnto tutta intenerire . ifm i Cufcìni fi cangiano in figure , che foman$ un balk . Fine deirJttó Secondo . ATTO ATTO Ili SCENA PRIMA. Prigione. Cajìtmro incatenato • OVfi fiere? Che fate Spirti di Cafimiro ? Io di Ré Figlio, Io di pili Regni Erede : lo tra marmi riftretco? Io ceppi al piede ? Dure ritorte Con braccio forte Vifciiòterò, Vi fpezzerò . Dorè , &c. Vuole il Padre, ch'io mora? Ahi ! Che farò? Ch' io mora ? E' tanto grave il mio de4|rto? Ah sì ! Per me cadde il Frate! j ma cadde Senza colpa del Core • Volea morto il Rivai > n^ha colpa amore. Amor si,si>tùfoIo Sei mia gran colpa.Ohd^Ereniccoh troppo Bellezze a me fatali , ìO vi detcfto . Son mifero , fon reo , fon fratricida > Perche v'amai , fono /pergiuro ancora , Spergiuro, ed empio a chi fedel m'adora . Ombre fquallide , furie d' Amor ic Sù' venite Tormentate, C 6 La- 60 ATTO Lacerate Quefto Cor . Date morte ... ah nò fermate, E lafciatc Tanto folo a me di vita, Che dir pofla lagrimando Cara Spofa federio t'ho tradita . Gildo , Lucinda , e detto . G/7. T Ucinda a te fen viene* ( Dei ! Caf. JLj Lucinda a me? Per qual dettino? Oh Lue. Secondi amor propizio i voti miei • Caf. Regina ( dir non ofo Lucinda, Spofa , nomi In bocca sì crudei troppo foavi ) La forte mia ; tu vieni Nunzia delia mia morte > e fpettatrice • Volentierla ricevo , Ma la ricevo in pena ^ D'averti, iniquo, o mia fedel , tradita i . Se pur la ria ientenza , Sul labro tuo morte non è , ma vita . Lue. ( Caro.dpior ! ) Cuftodi AI pie di Cafimiro jSi tolgan le ritorte • G/7. L'impone il Re . Caf. Checagiamentoc queflo? JLuc. Da me la morte attendi ? SCENA II. Da TERZO. 6l Da me Crudel ? Caf. Datccheoflfefi-». Lue. Ingrato ! Caf. Ben , ne hò dolor i ma indegno pi tua pietade io fono > Ed or Bella a' tuoi piedi Chiedo la pena mia j non il perdono . Lue. Cafimiro , altra pena Non chiedo a te, che l'amor tuo j del primo Tuo pianto io fon contenta. Godo di perdonarti, E la vendetta mia fiaTabbracciarti . Caf. Ed é vero o mia Spofa , Che non fia inganno il mio gioir Lue. Ti accerti Anche il labro Real • CaJ. Già tutto oblio Vicino a te mio bene , i mali miei . Lue. Io ti ottenni il perdon , temer non dei . IJ Ke ci attende, andiamo o cara gioja ! Caf. Oh forte! (te, ^ 2 Ne fciolga un sì bel laccio altri, che mor- ire. Vieni . Caf. Vengo ; ma concedi • • • Lue. Che ? mio bene? Caf. Ch' a* tuoi piedi Chieda pria. No ti perdono , Cara parte del mio Cor • Sei la calma del mio Cor • T'ho tradita ... Ediot^abbraccio^. lue. Caf. Caf. 6z ATTO CaJ. T'ho fuggita LUc. Ed io t'VHaccio Con più force , e falde amor . Caf. Ed io torno at primo amor . SCENA IIL Stanze Reali . yiHcisla^ , e pòi Gildo . Fine. XTO5 Spoiìfali più infoliti,c più ftrani i\l Polonia nòn vederti j Onor li chiede , impegno Li ftringe ; e qaefta Reggia Air apparato lerve, e li feftcggia: Ahi ? Che mentre nel petto Di Giudice , e di Re fento il rigore . L'Amor di Genitore Con più forza conerà fta , E a foffrir tanti affai ti il cor non balìa . Gì/. S'avanza , a* cenni tuoi La Regal coppia* yinu Vcnga^ Tu CÌÒ5 ch^impofi, ad affrettar t*ÌQvìa* Al principiò dell' opra Ben corrifponda il Hnc . S C E N A I V. VmcislM yCafmiro , e Lucinda • Vìnc. "C Iglio j in onta a tue colpe (attendi Som Padre ancora • AUor che morte Agr TER Zp, 61 Agrimeei t^iavito, e ti jjrclenton In Lucinda u»na Spofa : Tutto altro oggi attende ri ,^ c Chiede Fuor che un tal dono . Abbilo a grado : il Tuo dover , mio cofnando> e più tua fede # Lue. ( Che mai dirà ? ) Caf. Deh ! Come £' poflibik ó Padre , Che sì tofto fi cangi La forte mia? Dovea morir . . . yiHc. Eh lafcià La meitioria funcfta Penfa or folo a goder . Tua Spofa è quefta. C^if. Caro pili della vita M*é il dono tuo , Io accetto Non perche tu, ma perche amor lo impone; £' alla bella Lucinda Non mi fpofa il timor, ma la ragione . Lue. E di gioja non moro ? yine. Or quefta Gemma Confermi a lei la maritai tua fede . Da un\4nelÌo a Cafitkìro, ché poi lo pene alla deflra di Lucinda . i Caf. Ma più di quefta Gemma j Te la conferma il core • \Lue. Mio conforto * \Caf. Mio ben . a 2. Mio dolce amore • yine. Spofi , sì cari ampleffi Lafciar fi denno in libertà j O/. Due volte Mi foftc Padre. Lue. 64 ATTO Lue. Evita Tideggxoanch'io . Fine. Regina Airamor tuo fi é fodisfattoi Lue. A pieno. Fine. Sei paga ? Lue. In Cafimiro- Tutta lieta è xjueft'alma , e più non chiede . Fine. Egli é tuo Spofo, ed io ferbai la fede . Lue. Sì laferbalH . Fine. Addio. Null'altro, o Spofì Qui far mi refta , or che la fé ferbai j Ma Cafimiro • • • • • Caf. Padre. Fine. Deggio altrui pur ferbarla.Oggi morrai. farts . SCENA V. Cafimiro, e Lucìnda. (dre? Lut.r^Cgi morrai? Dirlo ha potuto un Pa- Lucinda udirlo? Oggi morrai? Spie- Giudice 5 iniquo Ke . Cosi mi ferbi (tato La fé per più tradirmi? Mi dai lo Spofo > e mei ritogli ? O tutto Ripigliati il tuo dono , o tutto il rendi ; Se mi fei più crude! meno mi offendi » E tu che fai ? Che non ti fcuoti ? Caf. Oh Dio! Lucinda anima mia Che far 5 che dir pofs'io , TERZO. 6j Mifera Sj^ofa ? Giunta A vederti tradire > A vedermi morire . Lue. Morir? Me forfi credi Si vii , si poco amante, Chefoffcrir'ilpofla? Meco hòGuerrieri,hò meco ardirc,hò meco, Amor y forza , e ragione • O/. Un foccorfo rifiuto, Ch'efler può mio delitto , e tuo periglio Il Re mi è Padre, io fon Vaflallo, e Figlio . Lue. Crudel , fci Spofo ancora ; Serbi ij nome di Figlio a chi t'uccide , Nieghi il nome di Spofo a chi t'adora. Caf. Anzi quefto é'I fol nome , Che più m'é caro , io meco Porterollo agl'Elifi, ombra collante , E là dirò , fon di Lucinda amaixtC t . Lue. Va pur ; ti écara, il veggio , La morte tua, vanne l'incontra : airempio Carnefice fà core , e'I colpo affretta ; Ma fappi , io pur morrò Dai ferro uccifa , o dal dolor • Caf. Tu piangi ? Tergi le luci, addio mio ben • Lue. Tu parti? Caf. Più foffrirnon pofs'io La pietà di quel pianto; andrò men forte , Se più ti miro.andrò mia cara a morte * A morir vado coftante Idol mio , lungi da te ; La 66 ATTO La fortezza il core amante Avrà eguale alla mia fc • A morir, &c. S C E N A VI. Correte a rivi ^ a fiumi amare lagrime . Tolto da me lo Spofo Hà Tultimo congedo . Più non lo rivedrò . Barbaro Padre Miferabile Spofo! Ingiufti Numi ! f Sii lagrime correte a rivi a fiumi . { armi f Ma a ciie giova qui il pianto ? Alf armi air Già che tutto difpero Tutto ardifci , o Lncinda ; Apriti a forza f Nella Reggia Tlngreffo • Ecco gli parmi Di fvcMr il Tiranno Di dar morte a' Cuftodi , Di dar vita al mio Spofo , ed abbracciarlo i Fuori di ceppi ... ahi ! dove fon? che parlo? Parlo ; ma fi confonde Soprale labra il cor, E' un rio dolor Rìfpondc Oggi il tuo ben morrà . Sona. . . fe4;iza il miobené Sola col mio martoro , E parmi , ch^ riftoro , Sol morte mi darà . Parlo, &c. SCE- TERZO. 67 SCENA VII. Ernandó , ed Erentee con ferro 4 Ila mékè . Ejì . TP Utca é einca Papolo feroce L La Sarmadc^ Regkia : ogn'un la Chiede di Cafimiro ; (vita Teco fra lor paflai , ne kchi 'I guardo Torvo a noi non voIgelTe ? ancor nei petto . Mitrem* il cor . Er». SI prefto Si awilifce il tuo fdegno ? Ere. Nò nò, mota il Crudele,e pera il Regno. trn. Pera anche iJ Rd , ma'l colpo Efca dalla tua mano. Em lo fvenar Vincislao? Er«. Sì , quelle fon Je Reggie Stanze . Ere. Ernaiido Cerco vendetta j e non infamia . Erw. Il ferro, Lì^'n.'lfJt^'^"'' fendei Figlio, hà prima I.Ì quel del Padre a penetrar . che importa. Che tu'l comandi, o'I vibri? tre. Come, vai tanto adunque D un Reo la vita? Er«. Parmi Tutta incendio, e tuffarmi Veder la Reggia , ahi dove andra^ino, dove E ire a cader , su tè cadf au . sù lè ' Mi- 6$ ATTO Mifera Patria , e miferabii Ré ! Ere. Ma che dee farfi ? Erri. Alfolpenfarviio tremo, (m Sudo, m'agghiaccio. Io primo offefo,io pri Rinunzio alla vendetta , e getto il ferro . GenerofaErenice Nel tuo dolor la tua ragione afcolta Perdona a Cafimiro , anzi perdona Alla Patria , al Monarca, alla tua Gloria ; Con si bella vendetta Meglio noi placherem l'ombra diletta . Ere. Io dar perdono ? Ernando . r . • Ern. S'apre Tufcio Real , vanne , ed implora Al Regio pié Ere. Vuò penfar meglio ancora . Lafciatemi lin momento ^ Penfieri di vendetta In pace il cor . Se il braccio mio s'afFretta , Lo fdegno fuo pavento , PiùcheTaltrui furor. Lafciatemi , &c. SCENA VllL Ernando foto. SEguiam fuoi pa(S. Un fol rifiuto Ernando Non fianchi il tuo fofFrir, né lo fgomenti Virtude al cor ti parla: ella s'afcolti • Afpro é vero il camin , che lei n'addita , Ma ogni duro periglio Rea- TERZO. 69 Renderà più foave al fido core Il fervido defio di gloria , e onore . Nocchicr , che falva il Legno •^r In dolce calma , e bella Alcun prcggio non hà • Ma quei di gloria è degno » Che in fiera atra procella Sicuro al Porto va . Nocchier, &c. ^efta Scena 1 a. dopfo la Scena XV. «OSCENA IX. Gildo y e Gerilda . Gii. T) Er feguitar la finta mia pazzia L Mi fon cinta la gonna. Ma però non vorria, Che Gerilda credeffe efTer' io Donna . Eccola , che fen viene Gildo coraggio su portati bene t Là là là là và và Là là và va. Ger. O Gildo miferabile , infelice l Gii. O là chi fei , che quà ne vieni ? Ger. Io dubito. Che cortui non m'inganni , Lo vò fcoprir G/7. Vattene via pur fubito . Ger. Uh caro Gildo mio , vieni pur quà , ^ Ch'io del tuo mal già fento gran pietà. G/7. Là vàia, và là và. Ger. Mi fa ancor dubitare; Onde voglio motoe , Che 70 ATTO Che fuor di me mi porti i! grave affaqno, E su ringanHator cadrà l'inganno . Deh fenti Gildo mio . Gii. Eh Gildp non fgn'io , Gildo é uno ftolto Al grai) feno , al bel vQJto , & alla gonna Tu non cpi^ofci ^ncor ch'io fono Donna . Ger. Dunque Gildo non fei • Gii. Nò chg non fono . Cer. Ah Riia gr4P Dea perdono Se non t'ho conofciuta , Quando fon qui venuta^ Che m'4bbagliò de* tuoi be' lumi il Sole GiL Sta a veder che cortei Ha voltato da ver le carriole . Ger, Pietà, gran Dea, pietà Rendimi Qildo mio per carità . Gii. La grazia t'é concefl'a , Ma Gildo a ritrovar vanne tu ftefla Ger. Lo vò cercare Fin che trovare Mi fia permefTo . Oh quello é dcflb T'ho da pigliare Nò,non fcapparc T'ho prefogià. O poverello Cosi bel bello Pur t'ho arrivato: Oh m'c fcappato Fato Ajuto , ajuto Per carità. -Lo vò,&c. Gii. TERZO. 71 G/7. Gcrilda , che cos* hai Ornai ritorna in te. Perche a! veder fei nutt^ più di me . Ger. Tu il matto folo fei , non io la matta • G/7. Orsù alziamola patta, Ch' io già pentito fono Di quanto t'hò ingannato, E tu tutto mi vedrai tutto mutato . Ger. E la tua Elifa . G/7. Aqucfta Non penfa più la tefla . Ger. Temo, che tu m'inganni . Gii. S'io t'inganno mia bella Tò , eh* io pofla morir, fra cento altri anni . Ger. Dunque m'ami ? Gii. Ad amarti Già il mio cor s'apparecchia, E per Confprte ancor ti prenderei , Ma poi pcofo , che lèi troppo .... Ger. Che? G/7. Nulla , nulla Signora Dico , che tu fci bella, e buona robba , Ma e un peccato, che fii un poco . . . Ger. Come? Or via non più parole G/7. Ho penfato , t jfcenfara , Ma PO. rifol,o, e iwn ftò più perpMo Oh vii fateianio i patti . CU 72 ATTO G/7, Che patti? io mi rimetto . E con le condizioni , che ti pare , Pur ch'io poffa campare Per mia Spofa legitima riaccetto . G er. Quando fei mio Conforte In confeguenza è tua la robba . G/7. Ma non vò gelofia . Ger. Anch'io vò libertà D'andar a fpaffo , al Gioco A Comcdie , e Feftini , In Campagna, ai Giardini, e a la Verdura . GìL Va pur dove ti par , che fei ficura . 4 2 Oh chegulto, che gioja, e contento • In feno mi fento Ti ringrazio Cupido mio caro Ger. Orche inSpofo il mioGildo averò GìL Or che in Spofa Gerilda averò Ger. Idoluccio . Gii. Mia bella Spofetta • a 2 Tu fei la ricetta Per cui' quel gran male D'amor fanerò . Ohche^&rc. SCE- TERZO. 73 SCENA X. yincìslao con Guardie. AMe guidifi il Figlio . Giorno 3 oh quanto diverfo Da quel 5 che ti fperai ! giorno fatale ! Ne i Trionfi d'Ernando Oggi gioje fognava , e nelli Figli Oggi devo morir . Itene j e i lieti Apparati d*amor cangiate , amici , In funeftc gramagh'c , e in bara il Trono . Più Vincislao, più Genitor non fono . SCENA X L Cafìmiro con Gnardìe , e detto . Caf. p Roftrato al Regio piede A Incerto fra il timore ^ e la fperaiiza Eccomi . yìnc. Sorgi ( anima mia , coftanza , ) Caf. Nelle tue mani é il mio deftin • Fine. Mio Figlio Reo ti conofci? Caf. Efenza La tuapiecà fono di vita indegno. yinc. Cieco vibrarti il ferro Fra Tombre . Caf. lì ferro ftrinfi , e fui fpietato . yinc. Alelfandro ucciderti. D Caf. 74 ATTO I Caf. II mio Germano uccifi . yinc. Morto Ernaiido volerti, il Duce invitte Caf. E del colpo Terror fù più delitto • | yinc. Sciife non hai. | Caf. Vhò , ma le taccio , o Sire , Se difcolpe cercaffi , io farei ingiufto , Sarò più reo , j>erche tu fia più giufto . yinc.iVkn meno il cor)dammi le braccia o F Caf. Ré , Padre . ( glie yinc. E prendi in quefto L'ultimo abbracciamento . Caf. L'ultimo? Fine. Ahi pena! CaJ. Ahi forte! Fine. Or vanne , o Figlio . CaJ. Ove Signor? Vinc. A morte . Caf. A morte ? yinc. Sì , ma vanne Non reo, ma generofo . Un cor vi porta Degno di Ré , che non imiti il mio • A me fol lafcia i pianti, a me i dolori ^ E infegnami coftanza alìoi^ che mori . Caf. Bafta ch'io fia tuo Figlio l] Per gir coftante a morte y \ Che intrepido il mio ciglio j La morte incontrerà . ( Solo slo mi rammento La mia fede! Conforte , Penfando al fuo tormento Vardir mancando và . ) Bifta,&c. SCE- TERZO. 75 SCENA XIL yincìsUo , poi Eunice . Fine. T Mportuno dover quanto mi cofti ! Eren.L Vengo.... Fine. Erenice ad affrettar fe vieni Del reo Figlio la pena, Rifparmia i voti . A te della vendetta Debitor più non fono : Il Figlio condannato affolve il Padre # Ere». E tene affol ve ancora. La pietà d' Erenice Per me non vegga il Regno La Patria in armi, la pietà in efiglio : Air ombra d'Alcffandro Bafti il mio pianto , e ti ridono il Figlio. Fine. Nò, oon la tua pietà, io non m'alfoivoi Se reftano impunite Paflfan le colpe in Legge , l i-^i E non le teme il volgo ; , . Se refcmpio del Rè notila correg^ * SCENA XIII. Ernando , e detti. Ern. K Neh' Io Sire . . • Fine, rx Opportuno Tu giungi Amico.In si gran vuopo io cerco O ragione , o conforto . I> 2 Ern. 76 ATTO Erw.Per chieder Grazie al Regio pie mi porto* Fine. L'avrai , quando anche fu (Te i La metà del mio Trono . Er«. Ti chiedo. Vinc* E che? Ern. Del Principe ii perdono . Fine. Conae? Ern. N'han la tua fede i voti mici . In ciò non Ré , ma dcbitor mi fei . Vinc* Tutto a te deggio, e Regno, e vita ; folo La mia Giuftizia, Tonor mio , la facra Cuftodia delle Leggi io non ti deggio . Erw.Prencipe al tuo deftin fcampo non veggip* S C E N A X I V- Gildo , e detti . Gih p Refto , Signore ali-armi . Vinc.J^ Gildo che fia? Eren. Oh Dei! Ern. Che avvenne? Gii. Il Prence . . . . yinc. Morì ? per efler giufto Già finii d'efler Padre. GiL Ohnonécjuefto F più grave il periglio La Corona perdetti non il Figlio • yinc. Che ? vive Cafimiro ? Gii. E vivo il vuole La Milizia , la Plebe, ed il Senato : Grhanno rotti li ceppi, e nel tumulto , E fra TERZO. 77 E fra gr altri Lucinda , Che rutta brava , e fiera Sembra la Dea Guerriera . V/«r. Sì 5 sì , Popoli , Ernando , Erenice , Lucinda , da fe pajfeggiando Dover 5 pietà , Legge , natura a tutti Sodisfarò, fodisfarò a me fteflb . Seguami ogn' uno . II Mondo Apprenderà dame. Ciò, che può la pìetade in cor di Padre , Ciò 5 che può la giuftizia in cor di Ré . L'arte sì di ben regnar Da me il Mondo apprenderà Ei vedrà , che so ferbar La giuftizia , e la pietà . SCENA XV- Erenice fola . aUando o adorato Spofo ^Sperai teco goder tutto il mio bene , i rovo per la tua morte affanni , e pene Per me fra Terbe , e i fiori •ìV La Serpe fi celò • Comparve la fperanza Vezzofa nel fembiante. Ma perfida incollante Per me poi finioftrò. Per, &c- SCE- 78 ATTO S C E N A XVI. Gran Reggia . Caftmìro con fpada alla mano , Lucinda ^ T opali , e Soldati . Lue. T r Iva, e Regni Cafimiro . Viva , viva. Caf. V Duci, Soldati, Popoli, Lucinda Qual zelo v'arma , qual furor vi move 2 Dunque in onta del Padre Vivrò più reo? Dovrò la vita al voftro Tumultuofo amore? Doppo unGerman con minor colpa uccifo, Ucciderò con più mia colpa un Padre ? Non è quefta la vita. Ch'io chieder poflo; ah! prima Rendetemi i miei ceppi , Traetemi al fupplizio, o queflo ferro Trafiggerammi ; e tu datti al fin pace , Mio folo amor, mio fol dolor in quefta Sorte mia difperata Raro efempio di fc, Spofa adorata . Lue. Empio , ingrato , crudele , Tu mi amafti ? tu m'ami ? ahi fiera forte , E voi lifciar la Spofa tua fedele , Per incontrar con gloria tua la morte? CE- TERZO. 79 SCENA ULTIMA, j VìncìsUo , Erenice , Ernando , Gerìlda , ' Gildo , e detti • I Vinc. p D é vero , e Io veggio ! iC^A> ^ Padre , e Signor, ritorno Volontario a' tuoi ceppi , Depongo ancor la fpada , e piego il capo ♦ Yinc.Popoìi da quel giorno, in cui vi piacque, va a federe fui Trono . Pormi in fronte il Diadema, in man Io fcec- Refi Giuftizia , e fui (tro, Minili ro delle Leggi , e non Sovrano . Ora non fia , eh' io chiuda Coningiufta pietade, e Regno , e vita . Si deve un Fratricida Punir nel Figlio . Il condannai ; la Legge Re mi trovò non Padre , Voi noi volefte ; edora Padre , non Re mi troverà l'amore • Figlio ti accorta . Caf.^ Al Soglio I Piego umil le ginocchia . Caf. afcende al I grado del Trono , e s'inginocchia innan'^^i al Vadre . Lue. ( Non anche o cor t'intendo. ) Ger. ( Che mai farà ? ) GìL (; Ancor non lo comprendo . ) (grande yinc. Qual Re av