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MARIA PAD1LLA
MELODRAMMA IH TRE ATTI
DA RAPPRESENTARSI
MEL «AM TEATRO LA FEMICE
IL CARNOVALE E QUADRAGESIMA 1842-43.
VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA DI GIUSEPPE SVIOLINAR! in Rugagiuffii, San Zaccaria, N. 4^79*
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Digitized by thè Internet Archive in 2019 with funding from University of North Carolina at Chapel Hill
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MUSIKtllldiSMSJfhive.org/details/mariapadillameloOOross
UNC-CHAPEL HILL
Ikoftssori b’©al)cstr>T.
Maestro al Cembalo
C ARCANO LUIGI.
Primo Violino e Direttore dell’Orchestra MARES GAETANO.
Primo Violino pei Balli GALLO ANTONIO.
Vice-Direttore (l’Orchestra FIORIO GAETANO.
Violino
spalla al Direttore BALLESTRA LUIGE
Primo Violino dei secondi per l’Opera
MOZZETTI PIETRO.
Primo Violoncello all’Opera CAMPAGNA ANTONIO.
Primo Contrabbasso dell’Opera TONASSI DANIELE.
Violino
spalla al primo Violino pei Balli AVOGADRO PIETRO.
Primo Violino dei secondi pel Ballo
CAPITAN IO GIROLAMO.
Primo Violoncello al Bailo BARIN GIACOMO.
Pri ino Contrabbasso al Ballo ARPE SANI GIOVANNI.
Prima Viola RIZZI FRANCESCO.
Primo Oboè e Corno Inglese
FACCHINETTI GIUSEPPE.
Primo Flauto ed Ottavino Altro Flauto ed Olt. in sost. al primo MARTORATI GIOVANNI. SALVETTI ANGELO.
Primo Clarino e Quartino PEZZANA LODOVICO.
Primo Corno della prima coppia ZIFRA ANTONIO.
Prima Tromba a Chiave FABBRIS GIOVANNI.
Primo Fagotto D’AZZl VINCENZO.
Bombardone
RIZZOLI FERDINANDO.
Primo Corno della seconda coppia MARZOLA PLACIDO.
Prima Tromba da Tiro MOLNUS GIUSEPPE.
Clarin Basso FORNAI! I PIETRO.
Arpa
TREVISAN LUIGI.
Timpani
FILIMACO ANTONIO.
4
PERSONAGGI
p. FEBEO, Principe di Castiglia Si £j. Badiali Cesare .
Il Duca RAMIRO d’Albuquerque Sig. Ve Kunert Francesca ,
D. RUIZ di Padilla (a)
Sig. Barioni Fortunato.
D. LUIGI C onte d’Aguilar Sig. Collinari Stefano ,
P. ALFONSO di Pardo Sig. iV. IV.
BIANCA di Francia Sign. N. N.
P. MARIA PAPILLA
Sign. Loevve Sofia.
D. INES PAPILLA
Sig. Granchi Almerinda.
FRANCISCA, Aja delle Padilla Sig. Suini Laura.
Cori e Comparse.
Dame - Gentiluomini Grandi e Bignitarj Casigliani e Francesi Cacciatori - Vassalli di Padilla - Guardie Reali Paggi e Scudieri Casigliani e Francesi.
L'azione è in Castiglia.
Nel primo atto entro il Castello di Padilla, nel secondo e nel terzo in Siviglia.
L’epoca al fine del Regno di Alfonso II, ed al principio di quello di D. Pedro, oltre la metà del secolo XIV.
Parole di Gaetano Rossi.
Musica del sig. Maestro Cavaliere Gaetano Donizzett
figlie di Ruiz$
(a) Pronunciasi Padiglia,
&
ATTO P II I JU O
SCENA PRIMA
Àtrio di stile moresco nel Castello di Padilla.
Gradinate che conducono agli appartamenti. Nel fondo terrazzo
dal quale scorgesi il mare*
Scudieri, Domestici, Paggi, Ancelle di Padilla traversano Patrio* Alcuni paggi introducono gentiluomini , congiunti di Padilla e Dame negli appartamenti. Voci lontane che vengono accostali-* dosi, accompagnate da chitarre e campestri stronfienti. Alcuni gentiluomini ed alcune dame fermatisi ad attendere-, dietro loro Paggi e Scudieri.
ìoro MJ/i queste ridènti - pacifiche valli
V’unite, o vassalli, - donzelle, pastor 5 Venite al castello - che giorno è di festa -, - Bel nodo s’appresta - d’imene e d’amor.
( compariscono i Vassalli recando mazzi di fiori, cestelli or¬ nati di nastri contenenti frutta ed altri doni. Si avanzano
verso la scala, dalla quale scenderanno, preceduti da Paggi e seguiti da Scudieri , DONNA INES e DON LUIGI ) Coppia eletta, noi t’offriamo Puro omaggio in questi fior’.
Tutto esulta in queste arene Alla festa dell’ imene •
Voti ardenti al cielo alziamo Che a te gioje alterni Amor.
Ines ÀI vostro puro omaggio,
A que’ voti sinceri, oh ! come è grato,
Fidi vassalli, e gode il nostro core. (volgendosi con Ah! SÌ* tutto mel dice, tenerezza a D. Luigi)
Tutto sperar mi fa... sarò felice. - Eran già create in cielo
Le nostr’alfne a eguale ardore :
Quai due fior’ su di uno stelo*
Grebber esse per l’amore.
6
Innocente e cara speme Questo amore lusingò :
Or ne torna il cielo insieme,
E nostr’alme consolò. - Lui. Sola tu comprender puoi
Il supremo mio contento :
Questo core e non l’accento Palesare a te lo può.
Cono Giusto il cielo a tal contento
Cosi fido amor serbò.
Ines Sorridi, o caro sposo,
All’avvénir beato Che vedo a noi serbato Dal cielo e dall’ amor.
Di gioje a tanto eccesso Angusto io sento il petto ...
Dividi, o mio diletto,
L’ebbrezza del mio cor.
Lui. Qual avvenir beato
Dal cielo è a noi serbato !
Io tutta già divido L’ebbrezza del tuo cor.
Cono Sì - un avvenir beato
Dal cielo è a voi serbato !
E dividiam l’ ebbrezza,
Sposi de’ vostri cor.
Lui. Ad affrettar vo’ il sacro rito. - Giunti Vedi amici e congiunti.
Il cugin nostro, Alfonso,
Condurrà dalla caccia il favorito Del P rence, Mendez ... ospite gradito Altre fiate fra noi.
Ikes Ci onora. - Ah ! pochi
Istanti ancor ...
Lui. Poi mia ! (le bacia la mano, cpiindi parte
Ines Per sempre... e così fìa col seguito)
Compita appieno allora
La mia felicità. (vedendo Maria che viene dal fondo le
muove incontro)
SCENA IL
0. MARIA e della.
7
Ines {abbracciandola) Diletta Suora!
Mie. Abbracciami - qui ... senti : (portandosi la mano d’Ines Come il tuo balza questo core. - Intesi al petto) Que’ concenti, que’ voti, giubilava Alla tua gioja 3 - assortalo, là, pensava Al mio sogno diletto.
Ei mi promise un trono. (con esaltazione)
Ines E tu vi pensi ancora ?
Mah. Ei mi persegue ognora
Qual cenno del destino ... e ne accarezzo Con voluttà il pensiero ... Odi : un Amore Cinto di regai serio, me, dall’ara Al suo trono guidava.
Quai dolci sguardi mi volgea ! tremava La sua nella mia mano ... era il sentiero Tutto sparso di fiori 3 Echeggiavan melodiosi cori 3
Delle araldiche trombe (con entusiasmo crescente) Allo squillar 3 del popol, della Corte Era i plausi, fra gli evviva
Il mio nome s’udiva... e del trionfo)
Salutata Regina ... (col tuono e l’alto della compiacenza Ines Tu deliri! (suono di caccia lontano)
Della caccia i segnali. - Arriveranno Alfonso e Mendez.
Mar. (colpita) Mendez !
Qual turbamento è il mio ! (commossa)
Ines Quel Mendez t’ama; (marcata)
Mar. Ah suora!... E l’amo anch’ io.
Ah ! non sai quale incanto si cela In quel giovin sì altero e si vago 5 Veggo in esso parlante l’ imago Dell’amor che a me in sogno s’offrì.
Ha uno sguardo ... un sì dolce sorriso ...
Clie al destino il mio cor s’abbandona.
Egli cinto non è di corona,
Ma par nato per cingerla un dì.
8
Ines Tu deliri d’orgoglio, d’amore,
E ti rendi infelice così.
SCENA III.
FRANCISCA e dette,
Poi D. PEDRO, D. ALFONSO DI PARDO accompagnati da D. LUIGI con seguito di Scudieri ecc. ecc.
Fran. Don Alfonso di Pardo e il Conte Mendez Nel castello inoltraro. Don Luigi Ad accoglierli mosse.
Ines Maria !...
Mar. Sorella !... Come il cor si scosse!
Fran. Eccoli.
Arf. Al vostro fortunato imene
Giulivo accórro, o dolci miei congiunti •,
E Mendez pur ...
Pe». Sì ! anch’ io
Vengo i voti ad unir a quei del mio Fido Alfonso, o bell’ Ines ... ed a voi ...
Adorabil Maria... quanto anelavo Questo istante ... ah ! volava già il mio core Della gioja al soggiorno e dell’amore.
Lieto fra voi ritorno,
Vostri piacer’ divido,
E al bel pensier sorrido Di consolato amor.
Di meritata gioja
Il vostro core è pieno ...
Ah sì ! per me sereno Brilla tal giorno ancor.
Ines, Mar. È il nostro cor felice
e Lui. In così lieto giorno:
Possa ogni cosa intorno Far voi felice ancor.
Alf. e Fra. Consoli sì bel giorno
D’ogni alma i voti ardenti ...
S’affrettino i momenti Sperati dull’amor.
9
E'B .
Ah sì ! qual voce d’Àngelo Che segna il mio contento,
Mi scese al coi* racconto Che gioja mi annunziò.
Un solo è il voto mio : (guardalo tenera¬
mente Maria)
Celeste ben desio ...
Allora il più felice D’ogni mortai sarò.
Lui. Or al tempio moviam, diletti amici.
Mai con più lieti auspici Nodo si strinse.
*
Ines E più lieti se all’ara
Col nostro gentil ospite, o sorella,
Pronuba m’accompagni.
P ed. Di sì bella
Sorte appagato, altero io sono.
Mar. Io l’amo
Tanto, e felice la mia suora io bramo.
Per. E aneli" io v’adoro, o cara Maria : sperar mi lice ?...
Lui. All’ara.
Mar. (marcala a D. Pedro) All’ara! (tutti s’avviano.
(j)desi dopo breve momento il seguente Coro di dentro)
(additando D. Pedro)
(cautamente)
O coppia diletta, - benigna deh ! accetta I voti, l’omaggio - di le, di candor.
Il ciel di chi fama - secondi la brama : Di gioje costanti - rallegri il tuo cor. -
SCENA IV.
Stanza nell’appart amento di D. Maria.
Porte laterali. Una finestra aperta nel fondo. Tavolino alla de¬ stra con occorrente per iscrivere, qualche libro ecl un astuccio d’ebano con fregi d’oro.
Un l’aggio depone una lucerna accesa e si ritira - Poi D. MA¬ RIA, finalmente FRANGISCA. - Cessano i concenti che udì-* vansi di lontano \ e tutto intorno è silenzio e tranquillità.
Mar. Diletta suora ! - Ella è felice, e vede Pioto eli rose l’avvenire - e il mio ?
E quel Mendez ? - Qual Dio,
O propizio, o fatai, cpii lo condusse ?
Qual da suoi modi appar denso mistero ! - FraN. Ah! signora ... (entrando agitatissima)
Mar. Franeisca ! (fissandola sorpresa)
Fran. Ohimè ! nefando
Tradimento!... Celatevi... rapirvi Pel verone si tenta. Il guardiano Del castel fu sedotto Dall’oro o dal timore :
Fra Pombre io tutto intesi. -
Mar. (con ansia) ^ E il rapitore ?
Fran. Tremo in nomarlo. È D. Pedro.
Mar. (colpita) Chi ?
Fran. Il figlio
Del Re.
Mar. Del Re !
Fran. Sì! sotto il nome ascoso
Di quel Mendez ...
Mar. (vivamente) Ah !... Mendez ... ei ... la gioja De’miei sogni ! - E destino
Fia dunque ?... (pensosa ed agitata)
Fran. Nel giardino (ritirandosi dalla finestra
D’ incerti passi odo romor. alla quale spiava)
Mar. (deliberata) Va : taci. -
Fran. E sola ? (con inquietudine)
Mar. Qual mai t’agita timore ? (levando dall’a¬
stuccio un pugnale, c traendolo animosamente) Ho meco un ferro, e de* Padilla il core. (ad un suo
cenno, Franeisca parte)
SCENA V.
D. MARIA e D. PEDRO.
Mar. Ecco!... lanciar le corde! (dopo aver ascoltato alla finestra) Si ascende ! - (collocasi presso il tavolino)
Ped. (comparisce al di fuori della finestra, la sormonta e balza
Eccomi alfine nella stanza)
Nel cielo a cui sospiro.
Mar. Don Pedro di Castiglia !
Ped. (trovandosi innanzi a D. Maria fiera ne lf aspetto- e col pu¬ gnale alzato, rimane colpito ed immob.) Oh ciel!.. che miro!
Oli Maria ! (sommessamente e volendo accostarsele) Mar. Non un sol passo !
Ped. Quel pugnai ?
Mar. Difende onore.
Ped. Non temete ... perdonate
All’amore ...
Mar. (con disprezzo) Oh !... quale amor !
Mar. a 2. Ped.
Cuore innocente e tenero Ah! no, mio ben, non credere Contaminar credesti -, A un innocente errore.
Come il tuo nome, infingere L’inganno ah! tu perdonami, Ardente amor sapesti -, Finsi per troppo amore !
E poi lasciar la vittima Quale di Mendez tenero, Fra lagrime al rossor. Tale del Prence è il cor.
Ma l innocenza ha un angelo Placati ornai, bell’angelo, Che veglia ognor su lei ! Serena i mesti rai !
Degno d’amor credendoti, Tu sempre il dolce, runico Amato io ben t’avrei j Affetto mio sarai ...
Or che la benda squarciasi Vita ridona a un misero :
T odia e ti spregia il cor. Vivi per lui d’amor. -
Mar. (con Oh ! mio padre ! - Tu lontano affanno Quando l’onta mia saprai,
Tu vendetta ne vorrai !... (con esaltazione cre- E il tuo sangue forse ... Oli I) io ! scente)
Quel di lui che indegno ... ah ! il mio,
Prima il mio si versi... (per uccidersi)
Ped. (scosso e trattenendole con amore il braccio) Arresta,
Sposa mia.
Mar. (colpita) Ah !
Ped. (colla massima tenerezza) Vivi per me.
M AR. Io !... tua sposa ! (fissandolo)
Ped. (con dignità) Il giuro !
Mar. (marcata e solennemente) E a Dio
Dunque giuralo, su questo,
Simbol sacro a nostra fè. (offerindogli allo sguardo il pugn.e segnandone l’impugnatura a forma «li croce)
Ped. Si - lo giuro a Dio ! (scoprendosi il capo)
Mah. (col suono e l’atto della compiacenza e del trionfo fra sA)
(Qual gioia!)
!*En. È già l’alba : Don Alfonso
Là n’attende. - Vieni, (prendendola per la mano) Mar. (come sopra) (Ai trono !)
#2 A *e , o car°’ ***, abbandon0
me’ a t a
Ped,
Mar.
Pfii),
Mar.
Ped.
Mab.
a%
Sempre ah! sempre mi0 tu sei
a
Si compì de’voti miei Il più tenero e fedel.
Ah ! felice troppo io sono :
È delirio il mio contento.
Sì - rapito è tal momento Ad un’estasi del ciel.
Ma se tu ... se il He ... Maria ... (guardandola Cihe mai t agita ? inquieto)
Non sia
Or palese il nostro imene ...
Yonno impormi altre catene.
Ma tu mio ...
Sì ! E la tua fama?
(dopo breve titubanza)
Vedi quanto Maria t’ama ...
Tu per me sei l’universo,
Fama e oboi* t’ immolerò, (gettandosi nelle di a te o Hi’ n , lui braccia1!
A o car , abbandono *>
me a ’ t
Sempre ali ! sempre mi° tu sei !
Si compì de’voti miei Il più tenero e fedel.
Ah ! felice troppo io sono :
È delirio il mio contento,
Si - rapito è tal momento Ad un’estasi del ciel.
CALA LA TELA.
ATTO SECONDO
SC E HA PRIMA
Sala in un palazzo di Siviglia dono di D. Pedro, ora divenuld Re, a D. Maria Padilla. Spirano ovunque l'eleganza e la ric¬ chezza. Dal fondo, veggonsi i vaghi giardini, ne’quali D. Ma¬ ria dà splendida festa a D. Pedro. Lateralmente si comunica agli appartamenti.
GENTILUOMINI e DAME in variati sfarzosi costumi che arrivano ammirando.
Coro Generale.
ella reggia dell’amore,
Nel soggiorno dei piacer’*
Al cantar del trovatore Fate plauso, o cavalierh La Padilla celebrate •
Ella è l’astro di beltà ;
Ma più l’alma n’esaltate :
Sempre volta alla pietà.
Alla Spagna in cìvil guerra Ella pace ridonò ;
Ella è un angelo che in terra Dio pei miseri inviò. à parvi Ma nemici, e pur tanti a lei sono
Che le accresce il fulgore del trono !
La Regina ... il ministro geloso,
Offron segni d’un fremito ascoso.
Dalla Senna, regai fidanzata,
Bianca è già ver Castiglia avviata;
Indecisa Don Pedro tuttora,
Di Padilla sol pensa all’amoi\
Per lei sola ritarda quel l’ora
Che promette alla patria splendor.
Ti •emi !... guai !...
Deh ! .silenzio in suo tetto
Donne
Tutti
I.
IL
Tutti
a 2.
Il dispetto - freniamo nel cor. - Nella reggia dell’amore,
Nel soggiorno dei piacer’,
Al cantar del trovatore
Fate plauso, o eavalier’. (sperdonsi per varie
parti)
SCENA IL
Il DUCA g D. RUIZ da una porla a sinistra.
Ru iz Quale dopo tant’anni
O Duca, mi rivedi. - Sconosciuto...
Nel mistero qui inoltro. - S’ è ecclissato Il Sole dei Padilla, è lacerato
II cuor di padre da una serpe - orrenda, (cupamente) Tacila, inseparabile, una larva Mangoscia i dì, le notti mi funesta...
L’ idea dell’onta mia... di queir iniqua,
Che fremo di nomar ! - la prediletta, (con tenerezza) Ra delizia colei del genitore!,.. (con impeto)
Perfida!... ed or l’eterno mio rossore!
Il sentiero di mia vita
Sparso il cielo avea di fiori -,
Mi cingeva il crin d’allori,
Ero amato dal mio Re.
E il suo indegno successore Mi rapisce e figlia e onore!...
Questa, amico, è la mercede Del mio sangue e di mia fe\
Duca Ti compiango ! - (Più s’ irriti !)
Tedi ... ammira la sua reggia!
Ruiz Reggia odiata !
Duca Ella festeggia
Pedro amante ...
Ruiz Oh ! taci, taci !...
Gronda sangue questo cor.
Ma una gioja ancor mi resta ...
È l’estremo mio sorriso.
Fra i piaceri di lor festa
• Mia vendetta io compirò. Sul reale seduttore L’onta mia rovescerò ; Quell’ infida nel rossore Amici piè cader vedrò.
SCENA III.
(partono verso i giardini)
Donna MARIA in ricco e sfarzoso costume : le cinge la fronte uno splendido fregio a torma di diadema. - Una collana di perle col ritratto di D. Pedro le scendo sul petto. - Ella con¬ duce D. INES modestamente abbigliala.
M ar. Ines!... mia dolce suora ! Qui, lontane
Da una folla importuna. - E il tuo consorte ?
Ines Ei s’arrestò alle porte
l)i tua Reggia... Non osa. Tu lo sai Che sua vita è in periglio, dacché uccise L’ indegno D. Alfonso,
Complice reo di quel Mendez. - Don Pedro Giurò vendetta dello spento amico.
Mar. Il Re gli perdonò,
Ines Come !
Mar. Il tuo sp#so
Succede al capitano Delle guardie reali.
Ines Ognor la mia
Generosa Maria !
Mar. Dimmi... ah ! non oso ..«
E mio padre ?
Ines Compreso
Nel perdon che ottenesti A 'reali parenti eh’ ei segtùa Nella rivolta, ritornò.
Mar. ' Parlasti
A lui di me ?
Ines Parlai : piansi ... ma !...
Mar. Oh Dio !
T’ intendo. - Padre mio !
Sei vendicato già.
Ines
Maria !... che veggo !
Una lagrima !
Mar. E quante,
Sola, non confortata, io ne versai ! Ines Tu sei dunque infelice ?
Mar. Nell’ambito
Ines
Mar.
Ines
Mau.
Ines
Mar.
Ines
Mar.
Ines
Mar.
Ines
Mar.
Ines
Splendore d’una corte,
In braccio dell’amore ... ho in cor la morte ! - A figlia incauta di reo trascorso,
Il cielo vindice manda il rimorso,
E la memoria di suo candor.
Tu la delizia del padre allor !
Quel padre in lagrime a me s’affaccia :
D’onta nel fremito ei mi minaccia...
Par che una folgore m’annienti allor.
Ah ! troppo costami un cieco amor !
Oh ! triste e misera è ben tua sorte !
Bagni di lagrime vili ritorte,
Che non puoi sciogliere, e baci ognor.
Toglimi a estrema orribil tema. (facendo forza a Di’: nel furore di sua vendetta sè stessa)
Dal genitore ... ftii ... maledetta ?
In suo trasporto all’anatema
Scioglieva il labbro ... io lo baciai ...
Proruppe in pianto... io lo calmai ...
a 2.
Ah !... grazie, o Dio consolator ! (con espresso
Il suo perdono io spero ancor. di gioja)
Ah !... grazie, o Dio consolator !
Che a noi la renda io spero ancor.
Ines, vederlo ... (deliberata)
E vuoi ?...
Prostrarmi a’ piedi suoi.
Fia vero ? e quando ?
Attendimi.
Dopo la festa !...
Ah sì !... a 2.
Di pace a noi bell’ iride Brilli dal eie! sereno :
Conforti ornai quest’anima
T7
Da lungo sospirar.
Dì pure gioje ai palpiti Ritorni il cuor nel seno -,
E il ciel vorrà sorriderci,
E i voti secondar. - (suono di trombe di dentro) Ines Qual suon ?
Mar. T’accheta : annunziano
Le trombe il Re ...
Ines Maria !
Mar. Non dubitare, abbracciami :
Fissa è la sorte mia ...
Ines Degna di noi, di te ?
Mar. Voliam del padre al piè. -
« £ Di pace a noi bell’ iride
Brilli da Ciel sereno :
Conforti ornai quest’anima Da lungo sospirar.
Di pure gioje ai palpiti Ritorni il cor nel seno *,
E il ciel vorrà sorriderci,
E i voti secondar. - (partono)
SCENA IV.
D. PEDRO, il DUCA, GENTILUOMINI, PAGGI
e Guardie.
Per. Allei Pvegina madre,
O Duca, rispondete che domani A lei mi recherò. -
Duca Nuovi son giunti
Messi di Francia.
Ped. E quanto
Importuni ! Li udremo : andate intanto,
E riedete. (II duca parte) - O Maria !
Mi richiami alla gioja. (avviandosi)
SCENA V.
D. RUIZ, D. PEDRO e GENTILUOMINI.
RuiZ (dal fondo) (Egli là ila !)
Gentil. Ma chi s’inoltra?.. Vecchio ignòto.. Altèro
i8
Agli atti.
Ruiz Cavalieri,
Jn questa giovin corte Giungo steamer : desio Vedere il Re.
Gentiluomini T'avanza.
Ruiz
Ped.
Ruiz
Ped.
Ilei:
E qual ?
Son io !...
Voi don Pedro ? Il Re voi ?
CHc bramate?
À che in me così il guardo (issate ?
10 lo vedo alla fin quest'augusto .. Degno figlio <P Alfonso il Re giusto ! Degli oppressi ecco il forte sostegno, La speranza, l'orgoglio del Regno.
Se d'un Dio sulla terra è l’ imago, Vendicarmi egli deve e lo può. -
Gent. (Q uali accenti !)
p£D« Don Pedro sa come
Si punisca ... Chi siete ?... qual nome ?
11 mio nome ?... più nome non ho.
Qual parlar ! -
Ma so il vostro, e poss’ io Rammenlarvelo, o Re.
Il nome mio ?
In Castiglia v’ha un sol che l’ ignori ? Il mio nome è flagello dei Mori. Chiedi all’orbe, e di Pedro il valore Udrai l’orbe stupito narrar. - Solo i vili, cui sono terrore,
Me crudele fra i regi nomar.
Pure il nome che solo vi spella Tal non è.
Qaal fia dunque ? parlate. Vile, infame !
E tant’osi?...
ironia) (con fiera
Ruiz
Ped.
Ruiz
Ped,
Ruiz
Ped.
Ruiz
P
ED.
Gentiluomini Vendetta! (cavand<
le spade ed avventandosi
Ruiz Oh! qual nobii furor!... vi calmate :
Tante braccia a scavare una tomba?
>9
Sono inerme, alti prodi... mirate. »
La mia spada alle soglie deposi...
Ped. E qui osasti ?...
Ruiz E più ancora oserò. -
Deir oltraggio la macchia nefanda,
Vuol che il sangue d’un vile si spanda.
Re !... se hai cuore ... una gelida mano T’offre il guanto. - (gettandogli il guanto sul petto) Ped. Una spada!...
Gentiluomini S'uccida ! -
Ruiz Oh mia gioja ! -
Ped. Yendetta farò.
Pedro
a 2 Ruiz
„ Sovra il vii che m’ha insultato „ Allorché dal ciel guidalo Tutto irrompe il mio furore. ,, Il mio brando punitore,
,, Il mio brando nel suo core ,, Nel ferir quell’empio cuore
„ Colpi a colpi addoppierà. „ La sua rabbia spegnerà,
„ Ti vedrò cader spirante, „ Solo allor dirò il mio nome :
Nè placarmi tu potrai, „ Nell’udirlo agghiaderai !
„ Senza preoe e tomba, errante ,, Sulle fùlgide tue chiome
,, Il tuo cenere n’andrà - „ Onta eterna allor cadrà. -
Gent. (a D, Pedro) « La tua vita è sacra al regno.
« Noi punir saprem l’ indegno ;
« Ei morrà ...
Ruiz
Ped.
Ruiz
Ped.
« Ma non inulto ! (poi volg. a D. Ped.) ìì Lava or tu, se il puoi, l’ insulto.
Sciagurato ! sien le verghe Il supplizio del demente.
Vile! un ferro,., un ferro...
Ola. (avanzano le guardie)
D. Ruiz a 2 D. Ped.
E le folgore del cielo Te primiero non colpisce, Ed ancora non punisce De’regnanti il disonor ? Va, quest’anima è maggiore Di tua barbara vendetta,
li’ ira già d’un rege offeso In le piomba e ti colpisce, Sempre il cielo ai Re s’unisce Gonfio i vili Iraditor.
Sol per piangere vivrai,
Sovra l’onta che f aspetta •
Tu vorrai dal ciel vendetta, Ma fia sordo il cielo allor.
Fia tua vita maledette Nell’ infamia, nel rossor.
k (D. Ruiz è trascinalo dai soldati)
20
D.
Coro
Ped.
Coro
Ped.
Mar.
Ped.
Mar.
Duca
Mar. Ines a 2 Duca
Mar.
Ines
Ped.
Mar.
Ped.
Mar.
Mar.
SCENA VI.
PEDRO : GENTILUOMINI, DAME, CAVALIERI* indi Donna MARIA, D. INES, poi il DUCA.
Vada, soffra quel protervo Degna pena a tanto ardire;
De’piaceri che ha turbato Ora tornisi a gioire.
Della festa la regina Ecco a noi ...
Maria !..
Mio sire ! '
Odo pianto, grida intorno ...
Chi funesta un sì bel giorno ?
A quei mesti lunghi gemiti Agghiacciarmi intesi il cor; Grazia chiedo.
Un veglio altero Sconosciuto ... tu non sai ...
Ye ne prego.
Tardi ornai,
Figlia incauta, per tuo padre La pietà ti scende in cor. - Padre ?
Padre !..
Che mai dice ?
Egli è vittima infelice Di supplizio infame e rio.
Oh mio Padre !
Oh padre mio I (Che mai feci in mio furor !)
Ma - le luci al suolo hai fisse ...
Dunque il vero - il vero ei disse ? Noi conobbi ... e di sfidarmi Stolto ardiva ...
E l’odo ancor ? Tutti
Ah! scatena sul mio capo Giusto Dio la tua vendetta *
A me sola, a me s’aspetta
(osservando)
(incontrandola)
(muovendo! Verso Maria)
Il
Tania infamisi e tanto orror. più perdon da un padre oppresso,
Più mercè sperar non lice ...
Già la figlia ei maledice,
Ah !... eh’ io moro di dolor.
Ines
Maledetto sia quel giorno Che ti vide, e a te cedea,
Obbliava, per te rea,
Cielà, fama e genitor.
Io vendetta invoco a Dio
Del suo pianto, del mio duolo Sien tuoi giorni un giorno solo.
Di rimorso e di terror. - Pedro
Calma oh ! calma que’trasporti :
M’acciecava estremo sdegno:
Il tuo padre del mio regno Fia che torni ai primi onor.
E menti*’ io gl’ insulti obbh'o Tu dimentica il furor ^
Pagherei eoi sangue mio Questo istante di dolor. - Duca
Fosco già tramonta il giorno De’piaceri, della festa j E vicenda sì funesta Presentita aveva il cor.
Coro
Fosco già tramonta il giorno De’piaceri, della festa -,
A vicenda sì funesta Ànsio pende incerto il cor.
(seguono sempre di dentro testivi suoni)
Per lei vedo giunta l’ora Dell’estremo suo rossor.
Fra horror che regna intorno Trionfare spero ancor. - Là concenti, gioja ancora :
Qui vendetta impreca amor.
22,
Qual s’addensa nembo interno Di sciagura e di terrò r 1 - PeId. M'odi !
4
Mar. Lasciami !
Pkd. Tuo padre !
Mar. (con fierezza) Tu lo nomi ?
Ines Vieni.
M AR. Sì. (si spoglia con dispetto
delle gemme e degli ornamenti gettandoli a’piedi di D. Pedro)
a 2 Mar.
Ite al suolo, infausti doni Dell’amore d'uri tiranno :
Rie memorie a me d’affanno,
Pegni vili di rossor.
Io ti fuggo, o rio soggiorno.
Dell’infamia, del terror.
Maledetto sia quel giorno Che per te m’accese amor.
Ines
Meco vieni, o sventurata :
L’egro padre assisteremo :
Nostre lagrime uniremo A conforto del suo cor.
Fuggi, ah fuggi dal soggiorno Dell’ infamia e del terror.
Maledetto sia quel giorno,
Che per te l’accese amor.
( D. Maria e D. Ines traversano la folla e fuggono : I). Pedro resta concentrato : il Duca l’osserva. Il Coro rimane in gruppi analoghi.)
(a D. Pedro) (a D. Maria)
(a D. Pedro)
CALA LA TELA.
25
ATTO TERZO
SCENA PRIMA.
Appartamento di D. Luigi d’Aguilar. - Due porle laterali. - Un tavolino con recapito da scrivere, libri, carie ere. Sedie.
Donna MARIA semplicemente vestila avanza timidamente, e triste fermansi in atto d’ascolto presso ima porta. Poi Dorma INES e Don LUIGI.
(con effusione)
Mar. ÉlJ quiete profonda.
Forse ei riposa ancora ...
Povero padre mio !
E scorda intanto i suoi dolor*1 1 - Non io Istante di riposo
Giungo a trovar ... e il merito ? - Non oso Colà innoltrar... Ines!... ebben?...
Ines Lo stesso.
Dal furibondo e lagrimoso accesso Che minacciò rapircelo ei rinvenne,
Dopo lungo sopor, calmalo appieno.
Il suo viso è sereno.
Mar. Grazie, pietoso Iddio !
Lui. Ala un solo accento ancora
Non ha profferta da tre giorni.
Mar. E pensi
Che s’ io mi presentassi ... a’piedi suoi Pentita, fra le lagrime... feroce
Ei mi sarebbe ?... (odesi dalla stanza a destra la voce di lìuiz (di dentro e triste) O figlia! D. Ruiz)
Mar. (con grido represso) Ah ! la Sua voce...
L'udiste ?...
Ines E col luo nome
Agli accenti V ha sciolta.
Mar. Col mio! - Io credi ?
Ruiz Ove sei... figlia?
Ines (a D. Maria che vorrebbe parlare) Ascolta.
te
mi
34
Ruiz (Insieme) Gm a^tui
Senio «1 ogn’ora estinguersi per me i ^ a miser0 , La vita mia dolente •
Fa che una volta stringere,
Figlia, ti possa al cor.
D'un bacio tuo confortisi Il genitor morente,
E in pace spiri l’anima Che visse nel dolor.
Ei . perdono e chiama;
Le sue ginocchia stringere Potrò..
Potrai..
l’odi!., ancor ama., t
Mar. Tace.
Lui. (osservando verso la stanza) Si scosse !
Ines A questa parte ei muove.
Mar. Oh ! come tremo !...
Ines Vuoi che teco io resti ?
Mar. No : sola mi lasciate.
In tal punto solenne, che decide Per sempre il destin mio,
Fra il padre e me non deve star che Iddio. (D. Luigi
e D. I nes s’allontanano)
SCENA II.
Don RUIZ, in lunga vesta stretta ai fianchi, avanza lentamente colla testa curva sul petto e D. MARIA.
Mar. Su quella fronte dal dolor chinata,
Nelle pupille sue torbide, meste,
Minacciosa vegg" io l’ ira celeste... (si prostra appiedi Ruiz A’piedi miei ?... V’alzate. di D. Ruiz)
Che volete ?
Mar. Perdono.
Ruiz Voi ? (fissandola)
Mar. Quale mi credete io rea non sono.
Ruiz Chi ti parlò di verghe ?... che ?... battuto !... (dopo Io ?... non è ver. averla fissata)
Mar. (alzandosi e guardandolo con sorpresa e terrore)
Che ascolto !... quale sguardo !...
Padre !...
Euiz Prence codardo !
In tal modo ti vendichi ? - Vuoi sangue ?
25
Vieni, te l’offro.
Mah. (dopo averlo esaminalo) Oh ciel ! Ruiz
(con angoscia)
Timor ti prende ?
Mar. Padre ! son io. Ruiz
Mar. (sconfortata)
T’avanza !
Non m’ intende*
Ruiz (sorridendo) Oh gioja !... a vii timore It coraggio succede.
Squillili le trombe, Cavalieri • a voi,
O Giudici del campo - è Dio con noi.
Mar. Misero !
Ruiz Ali ! chi m'afferra ? - Indietro !... aita !...
(cade su di una sedia) (desolata)
Mar. E fia dunque smarrita
Per sempre sua ragion ?... Oh ! fa, gran Dio,
Che un lampo di tua luce a lui sorrida j Mi riconosca ancora e poi m’uccida.
Padre, padre... oh rio dolore !
Ravvisate vostra figlia.
Deh ! calmate quel furore,
Serenate ornai le ciglia :
Si riapra il vostro core Alla voce sua gemente ...
Vendicatevi, uccidetela...
Ma la misera è innocente.
Sopportò l’obbrobrio, è vero,
Ma giurato avea un mistero.
All’amor cede il cor mio,
Ma fedel restò all’onor.
Sì, lo giuro innanzi a Dio,
Di voi degna io sono ancor. - Ruiz Com’ è bella ! - Il sai ?... sì bella (fissandola)
Era un dì mia figlia anch’ella. Tale il guardo ... sin la voce Così dolce ! - La ricordo Allorché in soave accordo,
Sul liuto armonioso Mi cantava l’amoroso D’Àndalusia pescator.
Mar. Padre !
I
26
Ruiz Attendi ... eccolo ... senti. - (come volendo ri-
y> Della sera la brezza leggera cordarsi una canzone) « Spira , o Rita: irì invita sulVonda... v> A me pensa ... « (si confonde)
Mah. Ciel ! ciel ! s’ io potessi !...
r> A me pensa e un sospir dalla sponda (con voce
i-) Uno sguardo a me volgi d'amor ... commossa)
Ruiz Sì, così ... prosegui...
Mar. (sforzandosi e singhiozzando) Ohimè !
« Di /*z, o cara , udrai tenera Veco... (soffocata dalle Scoppia il cor. lagrime non può seguire)
Ruiz (guardandola) Piangi ? perchè ?
Ruiz
a
Mar
IA
Ah ! se ti restan lagrime, Amare son le lagrime Misera àppien non sei : Serbate a’figli rei.
Ed io che vorrei piangere, E mai qual basti piangere Le mie s’ inaridir. Potrò sul mio fallir. -
Sappi., arrossisco in dirtelo, Sempre a me caro, credilo, Io l’amo ognor colei ... Or più che mai lo sei.
Ah ! questo amor., delirio.. (E di quel suo delirio Perdonami gran Dio ! La rea cagion son io...)
Piu amarla non degfp io M’uccidi, o padre mio,
Se Pho da maledir
'OÌJ
Ma non mi maledir.
M
AR.
Prova si tenti estrema -
Leggete questo scritto *, (levando dal seno un foglio Prova leai vi sia ed offerendoglielo)
Dell’ innocenza mia. - Io so che in palesarvela Tradisco un sacro giuro ...
Ma questo mio spergiuro Yi possa almen calmar.
Che foglio è quello ?
Udite : (spiega il foglio e lo legge) Attesto avanti Iddio ,
Che giurai la mia fede alV onorata Donna Maria Padilla ,
Mia consorte legittima 1
Segnato qui, vedetelo ...
Don Pedro di Castiglia . -
Ruiz Don Pedro hai pronunziato ?- (colpito e con impelo)
Ruiz
Mar.
27
Don Pedro !
Mar. E CCoIo. - (porgendogli il loglio)
Ruiz (ravvolgendolo con fierezza Ira le mani) Ah ! come ...
E foglio e cifre e nome ... (lacerandolo) Mar. Ali 1 padre, no (volendolo impedire)
Ruiz .* Vorrei
Scempio qui far del perfido.
Mar. Le prove, i dritti miei !... (disperatamente)
Ruiz Lascia !... Ogni rea memoria
D’ amor, d’ inganni e infamie
Distrug gasi cosi. - (spargendone i pezzi e
Mab. Cielo !
Ruiz Contento or sono. -
M ar. All padre !...
Ruiz Che volete ?
Che fate voi costi ? - D. Maria
Uno sguardo... un detto ancora !.. Per pietà non mi scacciate. Vostra figlia che v’implora, Che v’assista deh ! lasciate.
Se non calmo il vostro duolo Voglio almen con voi morir. La pentita all’ora estrema Vorrà il cielo benedir. -
calpestandoli)
a 2 D. Ruiz
Ite ornai : non ri conosco ...
La mia mente si smarrisce. M’arde il core., il ciglio è fosco.. Tutto ornai per me finisce..
Oh ! lasciatemi qui solo :
Solo io voglio qui morir.
No, non tema - all’ora estrema Non sa un padre maledir...
1 ■> ’ * ‘ i *
(Odonsi improvvisamente di dentro grida e suoni festosi)
Coro Viva Bianca ! di Francia l’onore, (di dentro) Che don Pedro a sua sposa innalzò !
Mar. Che mai sento ?.. quai grida ?... Oh furore ! Bianca sposa ?... e soffrirlo dovrò ?
Vieni, o padre, non scacciarmi :
Questa è l’ultima preghiera.
Il mio pianto ti disarmi Ed avrai vendetta intera.
La tua figlia no non trema All’aspetto del morir.
La pentita all’ora estrema Vorrà il cielo benedir. - Ru iz Mi lasciate ... all’ora estrema
lo son tratto dai soffrir. (I). Maria trascina seco a forza D. Ruiz che cerca invali® sciogliersi da lei.)
SCENA III.
FRANCISCA sola.
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« Che avvenne mal ?... che fia ?... a Qual fuor di sè, Donna Maria traggea « Seco il padre - la suora, ed il consorte « Cercavan trattenerla. - Me seguite « (Ella disse) alla Reggia..* alla vendetta. - 1» Incerti, tristi, al par di me, tremanti w Essi 1’ hanno seguita.
» Ah 1 forse è già vicino
» A compirsi il funesto suo destino. * (parte)
SCENA IV.
Luogo interno nel Palazzo Reale, parafo per l’incoronazione della Regina - Due gradinate laterali vi danno ingrosso.
Guardie Reali disposte intorno. - Trono.
Dalla gradinata a destra procede la Banda reale, le Guardie, gli Araldi, Gentiluomini, Deputati, Grandi della Castiglia e di Leone, tutti in grande costume. Il Presidente ed il Maresciallo di Gas figlia ciascuno portando ricco cuscino : su di uno è la corona, sull'altro lo scettro. Il Duca in gran costume, poi in mezzo a varii Grandi D. Pedro in abito reale, seguilo da Pag¬ gi, Scudieri e Guardie.
Coro Come rosa che s’apre al mattino*
È simile - la sposa gentile.
Qual lo sposo non v’ ha cavaliere Più prestante - nel ludo guerriero 1 Sfavillante - del nuovo destino Plaude il Regno alla coppia regai. - Ped. - Ora fatai, giungesti - Io che di lei Vendicarmi credei...
E l’amo or più che mai !
E il foglio che quel giorno io le segnai !..*
Io gliel dovea. Rapito In ebbrezza ineffabile premiava Giusto allora il mio core La fò più bella, il più sublime amore.
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, All ! quello fu per me Di paradiso un dì :
Un’anima non v’è Che sappia amar così.
Io la rammento allor
Che a me s’abbandonò,..
Che tutto m’ immolò :
Fama, dovere, onor Più non verrà per me D’amor, di gioje il dì.
Un’anima non v’ è Che sappia amar così. - E 1’ ho tradita ... cielo !... e s’ella osasse Disperata?.., e ad un'altra adesso, (squillo dì trojnbe) Duca. Sire,
Col suo reai cortèo La Regina s’avanza.
Ped. Ricevasi, (superando 1’ interna agitazione che io gov erna Duca (Io trionfo.)
Ped. (Alma, costanza.)
(dalla gradinata a sinistra scenderanno le Guardie reali, i Pag^ gi e Scudieri reali coi Gentiluomini di Corte indi i Paggi, Scudieri, Gentiluomini e Dame Francesi e Castigliane, fra le quali avanzasi Bianca di Francia in abito reale presa a mano da D. Pedro.)
Coro Qual astro novello, sì puro, si bello
Sull’ Ebro scintilla di tanto fulgor ?
Donne E l’astro di Bianca, è l’astro d’amor.
Tutti T’onora, t’adora, bell’astro, ogni cor.
Uomini Diffonde le gioje tuo raggio vivace :
A te consolata sorride la pace.
Donne E l’aura nel molle più dolce suo spiro Or sembra sospiro di tenero amor.
Tutti Bell’astro di Bianca, t’ adora ogni cor.- Duca Don Pedro, alto sovrano Di Castiglia e Leone,
A Bianca di Borbone, vostra sposa,
Della reai corona
Cingete il fronte, e fausto il ciel vi sia ... (sta per
prendere Ja corona dal cuscino)
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SCENA ULTIMA.
Donna MARTA scende rapidamente dalla gradinala a sinistra segni¬ la da DONNA INES e DON LUIGI, fra i quali è DO» RUIZ. Maria irrompe fra la folla, e grida con voce terribile, ponendo fieramente la mano sulla corona.
M ar. Fermate !.. olà!.. Questa corona è mia. - Tutti Peij.
Mar.
Ped.
Mar.
Duca Mar.
(dignitosa)
Coro
Ped.
Mar.
Coro
Ped.
Mar.
Ped.
Il u i z
Ah !.. La Padilla !.. Oh eccesso !
Maria !..
Tu tremi adesso ! - Io fremo al tuo delitto.
Sostengo il mio diritto.
Soldati, si discacci.
Sai tu, sai chi minacci ?
Giurata innanzi a Dio La sposa sua son io.
Scacciar la sua regina
Fra voi chi osar potrà ? (cingendosi la corona. - Bianca, eh’ era agitatissima, sviene ed è sorretta dalle Da¬ me e circondata da’ suoi Gentiluomini frementi)
Svenne - e V oltraggio soffersi !
(Ah ! tutto è ormai svelato.)
Vedi che lesti, incauta ! (additandole Bianca) Mira opra tua, spietato ! (segnandogli D. Ruiz
che avanza fra D. Ines e D. Luigi) Quel vecchio egro ...
(D. Ruiz volge intorno lo sguardo incerto e stupido)
Ciel ! '
Guardalo.
Ines "fc Lui., J
}
Traveggo ?
Ove son io ? Oh istante !
Ped. Coro
(Bianca è trasporta¬ ta altrove) PeDRO
E ver sarà ?
Ah che sarà !
Maria (Insieme)
Ravvisa la tua vittima : (Ah! sulla triste vittima
Ra gioii per te ha smarrita. Il ciglio alzar non oso. Chiama la figlia in lagrime De’giusti suoi rimproveri Dolente genitor. Senio la forza al cor.
Maria (Insieme) Perro
La figlia... ch’ora, o perfido, Da te venia tradita,
Che a te sommessa, e tacita Soffriva il disonor.
La fè giurata or serbami,
E rendimi all’ onor.
Ruiz
Sento ad ognor estinguersi La vita mia dolente, yien che una volta stringer Figlia, ti possa al cor.
D’un bacio tuo rallegrisi Il genitor morente ;
E spiri in pace l’anima Che visse nel dolor.
Duca
Ah ! l’esecrata vittima Ancor non è colpita : Incerto ancora fremere Sento agitato il cor.
Del Re nel sen contrastano Cure angosciose estreme. Cimento fier, terribile D’amor, di le, d’ onor.
Più fiero intanto straziami Rimorso tormentoso.
D’uno spergiuro arrestami. Spaventami horror.)
Luigi, Ines
Dell’onta trista vittima Ha la ragion smarrita. Chiama la figlia in lagrime Dolente genitor.
Rimorda a chi del misero Sì funestò la vita ;
E forse qui riserbane li fato a nuovo orror.
Coro
Odi... natura esprimesi: (os¬ servando D. Ruiz) Paterno amor che geme ... Vedi. ..un sorriso... l’anima Ricade nel dolor.
Del re nel sen contrastano Cure angosciose estreme.- Cimento fier, terribile D’amor, di fè, d onor.
*
Cavalieri Francesi Il silenzio in che t’ ostini
Per la Francia è insulto audace ! Il tuo regno avrà la pace Se costui punisci, o Re.
Per. Troppo ardire, o Cavalieri,
Voi spiegate innanzi a me.
Cavalieri Castiguani ed il Duca Lo comanda a te l’onore,
La salvezza del tuo Regno,
Può temprare il nostro sdegno Solamente il suo morir.
Ped. Con superbi e vani detti
Tema in me destar pensate ?
5?
Questa donna che oltraggiate r È il desio de’ miei desir.
Le giurai dell’ ara al piede Santo amore, eterna fède :
Or dal trono ov’ io 1’ alzai Chi di voi balzar la può ?
Se la Francia o la Castiglia Sa tentarlo ... appetterò.
Cavalieri Francesi, Castigliani ed il Duca 7 Quale eccesso !
Gli altri Oh estrema gioja
Catalieri Francesi, Castigliani ed il Duca L’ ira mia frenar non so.
Mar. O padre, tu l’odi :
(con gioja Sua sposa mi chiama, volgendosi Mi rende la fama
a Ruiz) Mi serba la fè.
Le braccia mi stendi,
L’affetto mi rendi -,
Ah ! padre, ancor degn^
Io sono di te.
Cavalieri ed il Duca (a Ped.)
La Francia oltraggiasti Paventa per te.
Gli altri (a Mar.)
A te la Castiglia
Sommessa s’ inchina,
Pe r te si dirada Terribile velo ;
Ridente ora il cielo Si schiude per te.
FINE.
E L E IN C O
DELLE OPERE E DRAMMI IH MUSICA OHE TROVASSI IN NUMERO NELLA XILOGRAFIA DI GIUS. MOLINARL.
Ade! e ed Embrico 1’ Ajo nell’ Imbarazzo Anna Bolena gli Avventili ieri il Barbiere di Siviglia Beatrice di l'onda Belisario ia Betly
i Bonifazj ed i Salinguerra il Castello di W oodslock i Capuletti ed i Mon lecchi la Cenerentola Chiara di Rosoni bergli Chi Dura Vince Clemenza di Valois Colando d’Altanmra le Due Illustri Rivali Don Desiderio il Duca d’Alba Eduardo c Cristina Elena da Feltre l’Elisir d'Amor Emma D Antiochi a i Due Figaro il Furioso Gemma di Vergy Ginevra di Monreale Giulio d’Este il Giuramento Ida della Torre Linda di Chamounix l’Italiana in Algeri Lycia di Lammermoor
Lngrezia Borgia la Marescialla d'Anere* Margarita di Yorck Maria rF Inghilterra Maria Stuarda Maria de Rndenz Marino Fallerò Mastino I. della Scala Matilde di Shahran Nabueodonosor Nina Pazza per Amore* Norma
i Normanni a Parigi O Sello Pans’na la Pastorella Pietro Candiano IV. il Pirata
i Puritani cd i Cmnli'TÌ: ia II ce in a di Golccrtda R os m nuda Roberto il Diavolo Roberto Dei c rcitX Si fio
S ( ara m uccia1 A i ven U i re • Semiramide Settimio la Sonnambula la Solitario delle Asturie la Sposa di Messina M Tempi a rio Torquato Tas^o. la Vestale