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COMMEDIA LIRICA IN TRE ATTI

DALL’ I. R. STABILIMENTO KAZ. I»RIV. DI

TITO 111 €210. lilCOllIll

Contrada degli Omenoni, N. 1720

o col lo il portico a fianco dell’ I. R. Teatro alla Scala

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COMMEDIA LIRICA IN TRE ATTI

Di

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Posta in Musica dal Maestro

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AL R. TEATRO DELLA CANORBIANA

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ta Primavera t 1861.

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REGIO STABILIMENTO NAZIONALE

TITO DI dIO. RICORDI

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Il presente libretto è di esclusiva proprietà dell' e- ditore Ricordi , e, a norma delle Leggi, ne sodo quindi proibite la ristampa , l1 introduzione e vendita di ri¬ stampe estere.

MUSIC LIBRARY UNC-CHAPEL HILI.

PERSONAGGI

ATTORI

ADDALA’, ricco negoziante di

Damasco .

Il Gav. EMILIO, amante di . .

VITTORIA detta la Regina, pri¬ ma donna .

D. GREGORIO, maestro di musi¬ ca e sensale di virtuosi . DOROTEA, moglie di D. Grego¬ rio, altra prima donna MARTELLO, poeta della compa¬ gnia .

LISETTA, cameriera del Cava¬ liere Emilio . . . . .

sig. Cotogni Antonio sig. Vincentelli Carlo

sig.a Pozzi- Bramanti Vir¬ ginia

sig. Mattioli- Alessandt in i

Pietro 1

sig.a Alvisi Teresina sig. Alessandrini Luigi si g.a Fiorio Linda

Cavalieri - Virtuosi - Maschere Eunuchi - Garzoni - Servitori, ecc., ecc.

La Scena è in Venezia nel 1780.

NB. I versi virgolali si omettono

Maestri Concertatori a vicenda Big. Cav. Mazzucato Alberto e sig. Pollini Francesco. tritilo Violino e Direttore d5 Orchestra, sig. Cavallini Eugenio: Altro Primo Violino in sostituz. al sig. Cavallini, sig. Corbellini Vinc~ Primo dei secondi violini, sig. Cremaschi Antonio.. ' Primo Violino per i Balli, sig. Melchiori Antonio.

Altro Primo Violino in sostit. al sig. Melchiori, sig. Brambilla L. Primo Violino dei secondi per il Ballo, sig. Ferrari Fortunato. Altro sostituto ai primi Violini deli5 Opera, sig. Rampazini GLo.

Prime Viole

Per POpera, sig. Tassistro Pietro * pel Ballo, sig. Mantovani Gio. Primi Violoncelli a vicenda per POpera: signori Quarenghi e Truffi . Pel Ballo, e sostituto ai suddetti, sig. Panni Giacomo.

Primo Contrabasso al Cembalo, sig. Negri Luigi.

Sostituto al medesimo, e i.° Contrabasso perii Ballo, sig. Manzoni G. Altro l.° Contrabasso in sostituz. a1 medesimi, sig. Motelli Nestore.

Primi Flauti

Per POpera , sig. Pizzi Francesco - pel Ballo, sig. Zamperoni Ant.

Primi Oboe

Per POpera, sig. Confalonieri Cesare - pel Ballo, sig. Ferrano Luigi .

Primi Clarinetti

Per P Opera, sig. Bassi Luigi - pel Ballo sig. Vanisco Francesco.

Primi Fagotti

Per POpera, sig. Canili Antonio - pel Ballo, sig. Borghetti G.

Primi Corni

Per POpera, sig. Rossori Gustavo - pel Ballo, sig. Caremoli A.

Prime Trombe

Per POpera, sig. Languilter Marco - pel Ballo, sig. Freschi Cornelio . Primo Trombone , signor Bernardi Enrico. Bombardone, sig. Castelli Antonio.

Arpa , signora Ripamonti Virginia.

Timpani, sig. Sacelli Carlo. Gran Cassa, sig. Rossi Gaetano. Organo e Fisarmonica, sig. Visoni.

Maestro e direttore dei Cori, sig. Bassi Achille.

Sostituto al suddetto, sig. Portaluppi Paolo.

Poeta e Direttore di Scena per POpera, sig. Francesco M. Piave. Buttafuori, sig: Bassi Luigi. Rammentatore, sig. Crolli Gius. Pittore scenografo, signor Peroni Filippo .

Direttore del Macchinismo, sig. Ronchi Giuseppe. Proprietario e direttore della sartoria, sig. Zamperoni Luigi. Proprietario degli Attrezzi, signor Croce Gaetano.

Fornitore dei pianoforti, sig. Abate Stefano .. Appaltatore del macchinismo, sig. Abiati Antonio. Appaltatore dell5 Illuminazione, signori Eredi Longoni . Fiorista e Piumista, signora Sirtorè Elisa. Parrucchiere, sig. Vene goni Eugenio.

AWCRTIMKNTQ

Avvi una commedia di Carlo Goldoni intitolata: V Im¬ presario delle Smirne .

Un turco che sbarca a Venezia per formare e scrit¬ turare una compagnia di cantanti pel levante. Figura¬ tevi le mene, gli intrighi, le moine, le seduzioni che mettono in opera i virtuosi e le virtuose per essere del bel numer uno!

Questo appunto è il fondo e l’intreccio della comme¬ dia dell’ avvocalo veneziano.

Seguendone il concetto generale, ho variato l’azione, la condotta, i personaggi, meno quello del turco.

Ho deliberato di smettere una buona volta il vezzo dei poeti melodrammatici di lagnarsi sempre delle pa- stoje di questo genere di letteratura. Tralascio quindi le consuete scuse dei capricci dei maestri e delle con¬ venienze degli artisti : antifone ricantate le mille volte.

Se al mio lavoro sarà fatto buon viso, bene: se no, io prego i giornalisti miei confratelli a non ricopiare i! coro della prima scena.

In ogni modo mi incoraggia il pensiero che questa mia qualunque opera verrà giudicata la prima volta dai miei concittadini, dai quali attendo mite sentenza c be¬ nevolo compatimento.

M. Marcello.

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SCENA PRIMA.

SALA DI CAFFÈ.

La bottega è ingombra di tavoli e di scranne. Una porta nel ■mezzo che sulla via. Altre porte laterali mettono neU V interno del Caffè.

Molti avventori Mobili ed Artisti parte seduti, altri in piedi

chiacchierando fra loro.

Da una parte ad un tavolo il poeta Martello che sta scrivendo.

Coro l.° llibben, chi è stato all opera Che in scena andò jer sera ?

2.° Le orecchie ancor mi ronzano

Di simil cantaféra.

j.° Non si dovea permettere

Nemmeno per facezia.

2.° La più perversa musica

Mai non udì Venezia.

È roba da capestro.

2.° E un asino il maestro.

Tulli La prima donna, il musico ,

Il basso ed il tenore , L’orchestra, i cori, il pubblico, Fino il suggeritore,

Quell’ opera dovevano Al rogo condannar;

E quindi sul medesimo Anche il maestro andari Tutti in maschera

i

Alcuni E il dramma ?

Mar. (Ahi ! di me parlano.

(lasciando di scrivere e granandosi il capo) Or grosse me le aspello.)

Altri Mai non fu dalo leggere

Più stupido libretto.

Tutti Poeta da macello I

Mar. (0 povero Martello !)

Alcuni Vada, che è meglio, a scrivere Strambotti sui ventagli.

Altri Se la pretende a lirico Le orecchie pria si tagli.

Tutti La prima donna, il musico,

11 basso ed il tenore,

L'orchestra, i cori, il pubblico,

Fino il suggeritore,

Quell’ opera dovevano Al rogo condannar;

E quindi sul medesimo Anche il poela andari

Mar. (Fenice, dalle ceneri

Saprei resuscitar). (Alcuni partono, molti siedono a leggere gazzette ed a bere. Il poeta torna a scrivere. Il cav. Emilio entra turbato)

SCENA II.

Il Cav. lEuiilio , Martello e detti.

Mar. Regina d’ogni cor, anzi tiranna, (declamando e

scrivendo a riprese)

hmi. Fattorino, una scranna. (Fatt. eseguisce. Il Cavai.

siede vicino al poeta)

Mar: Pei malati il tuo canto è una ricetta.

Emi. Dell’ acqua e una gazzetta. (al Fattor.)

Mar. Vittoria invitta, e vincitrice eletta ,

(Jte vinci e che soggioghi ...

Che vinci... Ove travar la rima in amia? Vittoria...

Emi. Che borbotti ? (volgendosi al Poeta)

Mar. Lasciatemi : son presso a un gran sonetto Per Vittoria, chiamata la Regina,

L' eccelsa prima donna Che fa tanto furor.

Emi. (levandosi con stizza) Eh! vanne al diavolo Tu col sonetto; non m'importa un cavolo. Quanto buschi per ciò ?

Mar. Quattro zecchini.

Emi. Ebben, ecco ne sei...

Mar. > Ah! Cavalieri... (meravigliato)

Emi. Ma, scrivi contro lei.

Mar. Scusate ; eppur m’ han detto (prende il denaro e Che questo mio sonetto straccia il foglio)

Lo paghereste voi; che di Vittoria Eravate invaghito

E che la man le offriste di marito.

Emi. Appunto eli’ è così... Feci la corte Qualche mese a Vittoria ,

Ma la conobbi poi

St pazza, volubile e civetta ,

Che la detesto, e vo’ di lei vendetta.

Mar. Aspettate; vi servo... altro non bramo, (si rimette a Emi. (Eppur, Vittoria, mio malgrado, io t’amo.) scriv.) Perchè non posso al fascino Rapirti de le scene ,

E trarti meco a vivere In solitarie arene !

Dal solo amore offerti A le vendano i serti;

Avresti per tua gloria Sempre a le fido un cor.

Ascolta , o mia Vittoria ,

La voce deir amor.

Mar.* Ecco il sonetto è fatto, (presenta un foglio ad Emi.)

Emi. » Lo lacera anche quello.

Mar. 1 Oh! siete matto?

Emi. » Ho cangiato d’ avviso.

Mar.* Dite: quest’ improvviso » Cangiamento saria » Effetto cruna qualche gelosia?

» Cura che di timor si nutre e pasce, (declamando) »Com’io di fame, di fischi e d’ambasce.

Emi. » Ascoltami , poela :

» Io vorrei che il teatro ella lasciasse.

Mar. » Non volete di più? lasciale fare,

» La sarà vostra; la farem fischiare, (si ritirano)

SCENA IH.

V). Gregorio ancora per di fuori comincia a cantarellare, tutti prestano orecchio, la scena si riempie a poco a poco di gente.

Alcuni Ascoltate.

Altri Egli è il maestro

Che ier sera fu fischiato.

Alcuni Egli sembra molto in estro.

Altri Ali! perchè non V han scannato!

Tutti Dianogli luogo. Eccolo qua.

Rideremo in verità.

(Tutti si fanno da parte lasciando libera la porta. Si presenta D. Gregorio vestito in caricatura; gran canna, cappello a punte. Egli saluta con prosopopea. Tutti lo circondano).

Gre. Don Gregorio, il Semicroma

Fa un inchino a lor signori .

Cinta ancor l’augusta chioma De’ suoi nuovi eterni allori.

Cimarosa e Paisiello Cosa sono al mio cospetto?

Due scolari e questo e quello Che mi fanno di berretto. Fortunato quel paese Che m’ udì, che mi comprese! Roma, Napoli, Milano Con immenso battimano M’ han chiamato, salutato Genio altissimo, immortal.

E a Venezia v’han fischiato.

M’ han fischiato? han fatto mal. Non si fischia Don Gregorio :

È un’infamia, un vitupero.

Fra i maestri , e me ne glorio , Primo io son nel mondo intero. Che ho da farci se i cantanti Sono cani tutti quanti ?

Quella cara prima donna,

Ch’io credea la mia colonna. Adirata col suo hello,

Mandò l’opera a bordello:

La sua vaga cavatina Fu un pasticcio, una rovina;

E per fin la cabaletta Mandò a terra la civetta.

Quel diabolico tenore Aveva preso un raffreddore ,

Era pien di maccheroni Fino dentro dei polmoni ,

A un alamire di petto Fece stecca il poveretto.

Anche il musico impotente Via scappar facea la gente.

E quel basso ? è un vero orrore Parca V asino in amore.

La mia stessa Dorotea Più stonare non potea :

Non va mai con me d’ accordo ,

10

E ve’l giuro io faccio il sordo.

Fin T orchestra e i cori han fatto Una lega contro me.

Se^sta volta non vo matto È un prodigio per mia fé.

Coro Dunque 1’ opera è caduta :

Voi F avete confessato ?

Gre. No: la musica è piaciuta:

Un trionfo ho riportato.

Coro Se chiamate applausi i fischi ,

Persuadervi niun s’ arrischi.

Gre. Ben. Poiché la patria mia (con aria tragica)

Mi sconosce, io vo in Turchia.

Coro In Turchia ?

Gre. Straordinario

Oggi arriva un impresario.

Egli è un ricco mercatante ,

Qui sbarcalo dal levante.

Scritturar ei vuol cantanti Per Damasco... Ed ha contanti.

Là, fra i turchi e i musulmani Don Gregorio in alto andrà.

Coro La tua musica da cani Impalare ti farà.

Tutti (circondandolo in frotta)

Maestro, poeta, cantanti ed orchestra Levate le vele, la sorte vi è destra.

Con tante d’orecchie v’aspetta Damasco : Urlando, stuonando farete furor.

Da voi benedetto sarà questo fiasco Che almen vi procura trionfi e tesor.

Gre. Italia matrigna, li lascio, vo via : e Mar. Il tuo più gran genio ripara in Turchia. Stracciate i sipari, bruciate le scene,

E regni in teatro silenzio ed orror !

Già Grida Damasco: bravissimo! bene!

Oh grazie, miei turchi , soverchio è favor.

SCENA IV.

UNA SALA E UN GABINETTO IN CASA DEL CAVALIERE.

Il palco scenico è diviso da una parete. A destra dello spetta - tare una ricca seda , a sinistra un elegante gabinetto con ta¬ vola, libri, sedie, ecc . Una porta nel fondo della sala, un’ul¬ tra porta sul davanti della parete che mette al gabinetto.

Dorotea c Uscita.

Lis. Chi veggo? Dorotea!

Dor. Cara Disella,

Mi riconosci ancora ?

Lis. Mi sovvengo

Del tempo in cui voi foste Dal Cavaliere amata.

Dor. Tutto è finito, or sono maritala.

Vanne, lasciami sola.

Appena giunga il Cavaliere, mestieri Ilo di parlare a lui.

Lis. Ben volonlieri. (parte)

SCENA V.

Dorotea sola.

Dor. Emilio di Vittoria è innamoralo

E forse di sposarla egli ha già giurato:

patirò eh’ ci serbi I fogli eh’ altra volta io gli mandai ,

Prima di' io fossi moglie Di quel vecchio maestro. 0 ciel ! (bussano alla porta) Vìi. (didentro) Si può?

Dor. Quivi Vittoria !... Ove mi celerò? (fugge nel gabi¬ netto, chiude la porla e ascolta)

SCENA VI.

% inoriti s’avanza e guarda intorno: Oorotea nel gabinetto.:

Vii. Nessun risponde. Ove sarà Lisetta?

Geloso Emilio mi lasciò jer sera (depone il velo) più lo vidi. Ei ni’ ama,

Ma che abbandoni la carriera ei brama.

Io di lui non mi fido E pensar pria conviene,

Oor. (aggirandosi per la scena) E come faccio A cavar ora i piè da questo impaccio ?

07. Lo veggo: egli è leggero:

Di con che un tempo amasse Dorotea,

Poi la lasciasse...

Dor. Che far deggio ?

Vi!, (guardandosi intorno, come colpita) Oli idea !

Forse qui, fra queste mura Egli amor giurava a lei ,

Come adesso amor mi giura ,

E rapisce i sensi miei.

Qui, nell' aura ancor respira Come suon di scossa lira,

Nel silenzio, nel mistero,

Un’ arcana voluttà.

Infelice ! a tal pensiero

il cor reggere non sa. (Vitt. è commossa.

Dorotea si avvicina alla porla ed ascoltai

Oor. Ella sospira 1 Improvida,

Io pure sospirai,

Fin che V infido Emilio ciecamente amai.

177. No, non sarò felice

Con esso: il cor me'l dice. Abbandonarlo io voglio,

Mai più non mi vedrà.

Oor. Ah ! parie alfine.

(per partire)

ir,

ht. (tornando indietro) Emilio!

Noi posso...

/^/'.(ascoltandola ritornare) È ancora qua.

E?7. Ah! se potessi illudermi (con trasporto) Che m’ami quanto anelo;

All’ infinito giubilo Non reggerebbe il seti.

Sull' ali della speme Levar mi sento al cielo:

Viverti sempre insieme È mio supremo ben !

SCENA VII.

Cav. Umilio e Vittoria. Dorotea nel gabinetto.

I)o)\ Ma la faccenda si prolunga troppo:

Aspetterò... Sediamo :

Qui c’è un libretto d’opera; leggiamo.

Emi Voi qui, signora? (salutandola freddamente) f //.(accorgendosi della sua freddezza) Se v’annoio, io parto.

(per partire)

l)or. Il Cavaliere! Adesso manca il quarto, (ascoltando) Emi. No, no: restate. (Vit. ritorna) Vi credeva ancora (con Alle prove dell' opera, signora. ironia)

So che l’amate tanto Il teatro!... Nessun altro pensiero Tanto vi preme come quello al mondo.

Difatli, siete amata, corteggiala,

E i di contale per novelli fasti.

Vi do piena ragion.

\ it. (ferita dalle sue parole) Emilio, basti.

Perchè vi piace tormentarmi tanto,

Crudele?

Emi. (ridendo) Non c’è mal: rappresentate Mollo ben la commedia.

Vit. Quel vostro far mi tedia.

li

Emi.( EU’ è indignata alquanto).

Vii. (Oli! come sbuffa !)

(vedendo che Emilio tace, ed attende ad altro) Dunque addio. Vi do noia. In questo istante, Forse state aspettando un’ altra amante,

La bella Dorotea. (con gelosia)

Emi. Vittoria, non è ver. Che strana idea !

Vii. Io so che V amavate.

Emi. Era un capriccio.

Come amo te, nessuna donna amai, (con passione) Vii. Affascinarmi il cor, oh ! come sai. (abbracciandosi.) a 2 Sommersi in questo pelago Di sovruman diletto,

L’ anima tua diffondersi Io sento nel mio petto.

Viver in questo amplesso È solo a me concesso.

Di giubilo celeste Batte il mio cor fedel.

Ah ! dopo la tempesta L’ iri è più bella in ciel.

Dor. (Mi tocca udir di queste: (ascoltando)

Invero il caso è bel !)

(mentre sono abbracciati s’ode picchiare alla porla della sala)

SCENA VIII.

D. Gregorio e delti.

Gre.

Vii.

Emi.

Vii.

Dor.

Vìi.

Dor.

Emi.

È permesso, Cavaliere? (di fuori)

Chi fìa desso?

È Don Gregorio.

Non vo’ farmi qui vedere, (per andarsene) (Io qui son in purgatorio.)

Ove fuggo? (turbata)

(con terrore) (Ci son guai!)

Colà dentro... (additando il gabinetto)

lo

Dor. (vedendo aprire la porta) Che fìa mai ?

(Vit. entra nel gabinetto, e chiude la porta senza veder Dorol.) Gre. È permesso? (di fuori ancora)

EmC(va ad aprire) Avanti, entrate.

Gre. Eravate forsea pranzo?(entrandocautamente)

Cavaliere, perdonate, (guardando intorno

curiosamente, e ridendo)

Se importuno qui m’ avanzo.

Vii. (Che vuol esso?)

Gre. In questo punto

L’impresario turco è giunto;

Scritturar ei vuol Vittoria Ch’ è dell’opera la gloria;

Ed invano la cercai Percorrendo la città.

Mi direste dove mai A quest’ ora ella sarà ?

Dot. Mio marito ! (sentendo il marito mette un grido) Vii. (a questa esclamazione si volge e la vede) La rivale ! Dor. Son perduta! (si riconoscono)

Vii. (confusa) Son tradita !

Gre. Qual rumor! (udendo nel gabinetto muoversi

Emi. (trovando un ripiego) Montati le scale... c parlare) Gre. Chi è dentro?

Emi. (cercando di tirarlo via) Essa è Lisetta.

Gre. Vo’ abbracciarla , la furbetta.

Emi. (Pur la voce mi parea (confuso ed incerto)

Ascoltar di Dorotea).

Gre. Dove sia Vittoria ?...

Emi. (sopra pensiero) Ignoro.

Gre. Mia Lisetta ! (parlando dal buco della chiave)

Vit. (Io fremo).

Dor. (Io moro).

Gre. Vado... (fa per entrare, Emilio lo trattiene)

Emi. No...

Gre. Siete turbato?

Qualche donna....

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Emi (ridendo) Oh , che vi par!...

( a 4)

Dar. (cadendo ai piedi di Vitt.)

Se ancor nell’anima pietà sentile,

Io ve ne supplico, non mi tradite.

Esso è innocente, ve ne do fede;

Ch’ io sia celata neppure ei sa.

(Guai se il marito quivi mi vede!

Io me l’aspetto, m’ammazzerà).

Vii. Invan difendere l’ iniquo tenti

Colle tue lagrime, co’ tuoi lamenti. Torno al teatro; l’oro, la gloria Ogni mio strazio compenserà.

Non vo’ vendetta : vile Vittoria Con voi, codardi , mai non sarà.

Gre. Non fate smorfie, non fate scene: (trattenuto Fra noi, credetelo, non vanno bene, da Emi.) C’ è qualche allodola nella ragna ; Socio pigliatemi nella cuccagna.

Se non mi sbaglio, nel gabinetto Vi son due femmine: che bel quartetto ! Già che mia moglie non è presente Posso passarmela impunemente.

Andar lasciatemi ; son cortigiano.

Oh che bel ridere che si farà!

A trappolare qualche baggiano Sempre Gregorio pronto sarà.

Emi Maestro, andiamcene: voi date in fallo:

Lisa è che chiacchiera col pappagallo. (Guai s’ altra femina Vittoria vede,

Un traditore mi crederà.

Ahiniè, d’ andarsene incerto il piede 0 di fermarsi quivi non sa).

I il. (esce dal gabinetto e guarda con sprezzo Emilio)

0 traditore, o perfido,

Tutto mi è nolo ornai.

Emi. 0 mia Vittoria, càlmali ;

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vero In non sai.

Gre. (Altroché pappagallo!

Ora comincia il ballo).

Emi. Cos'hai con me, palesami? (a Vit.)

Vii. Voglio di te vendetta.

Gre. (Infili che si bisticciano, (entra nel gabi-

Corro a baciar Lisetta). netto)

(Dorotea che sente aprir la porta volge le spalle e nasconde la faccia fra le mani. D. Gregorio creden¬ dola Lisetta corre ad abbracciarla)

Gre. Lisetta mia, mia vita !

Dor. (Gregorio !... Io son tradita), (voltandosi)

Gre. Eccomi diventato (oltremodo sorpreso)

Baggiano patentato.

Dor. Gregorio !...

Gre. (con furore) Va...

Emi. (cercando placarla) Vittoria.

Vii. Lunge... (irata)

Emi. M odi.

Dor. (al marito inginocchiandosi) Pietà.

Gre. Io voglio far divorzio.

Vit. Il turco sua nf avrà.

Emi . Vanne pure , fra poco saprai (con gelosia

Questo core che perdi qual sia. e furore) Forse un giorno pentita sarai, Conoscendo un amante fedel.

È innocente quest’anima mia,

10 lo giuro al cospetto del cieh Vit. Oh non creder con supplici accenti

Di ottener eh’ io perdoni giammai.

Son bugiardi i sospiri, i lamenti,

Ti conosco già troppo infedel.

Traditore, mai più mi vedrai,

11 passato ricopro d’ un vel.

Dor. Brutto vecchio, non farmi quel muso,

Che son io più di te corrucciata.

Esser tu qui dovresti confuso,

Ch’ io trovai tanto vile e infedel.

Traditore, mai più mi vedrai;

Il passato ricopro d’ un vel.

Mi sta bene, strapazzami, via!

Merto tutto, insolenze, improperi.

Hai ragione, la colpa l’è mia,

Solo io sono perverso, crudel.

Oh mariti , parliamo sinceri ;

Chi ha trovalo una moglie infedel !

(sul finire della scena D. Gregorio che vuol trascinar seco la moglie passa dal gabinetto nella sala, quindi le donne cadono svenute, una in braccio al marito, e Pat¬ irà del P amante).

FINE DELL'ATTO PRIMO.

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SCENA PRIMA.

SALA RICCAMENTE ARREDATA DI UN ALBERGO. Porta nel mezzo. Sedie, tavolo con calamaio.

/a sala si riempie di gente da teatro di ogni fatta, Virtuosi vestiti in caricatura, Uomini e Donne. Tutti si rivol¬ gono alla porla dell’ appartamento d’ Abitala.

V 1

Coro ? iva Abdalà,

Di tutti gl’ impresari il Maometto !

Il nome suo vivrà

Fin che esista una voce ed un archetto. Un impresario Pien di contanti È straordinario,

Non ve n’ha tanti.

Noi ti cadiamo al piè,

Degl’ impresari re !

II.

Viva Abdalà,

11 vero Tamerlan degl’ impresari !

11 suo ritratto andrà D or innanzi dipinto in sui sipari.

Un impresario Pien di denari È straordinario,

Sono si rari !

Noi ti cadiamo al piè,

Degl’ impresari re! (tutti fanno inchini alla turca, vedendo far così gli eunuclii)

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SCENA II.

Alidalà sfarzosamente vestito alla turca.

Abd. Viva 1 Italia, •• (con disinvoltura)

Terra del canto.

Qui T esser musici È orgoglio, è vanto.

Qui tutti cantano E fan baldoria,

Quivi è la musica La maggior gloria.

Teatri , maschere,

Balli, piacer...

La bella Italia

Amo da v ver.

Coro

{Quel turco, capperi, È un cava ber.)

A bd .

Viva f Italia,

Terra d’ amore:

Quivi ogni femina È un astro, un fiore.

Come mi piacciono Quegli occhi neri ,

All or che ammiccano Ai forestieri.

Coll’ oro è facile Comprare i cor.

Viva T Italia,

Terra d’ amor.

Coro (Si vede subito

Ciré un gran signor.)

SCENA III.

Martello esce con scartafacci sotto il braccio ed un farclelletto sulle spalle; si presenta sommessamente ad A belai**

Mar, Visir, bassa, sultano,

Qualunque siate, io vi saluto: prono

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Mi getto ai vostri piè.

Abd. Dimmi, chi sei?

Mar. Martellone Martello,

Poeta da libretti , io sono quello.

Abd. E il maestro dov’ è?

Mar. Fra pochi istanti

Ei sarà qui col resto dei cantanti.

Abd. Ma quella signorina, (chiedendo agli astanti) Si vispa, bellina ,

Cdie cantava bene ,

Ancora qui non viene?

Mar. Eccola, è lei che chiaman la regina.

SCENA IV.

Vittoraa vestita elegantemente, e detti.

A bd. (Cara davver!) (squadrandola)

Fi7.(salut. senza affettazione) Vittoria a voi s’inchina. So che a Venezia giunto Da pochi giorni , è vostro intendimento Di scritturar cantanti Per condurli a Damasco.

Abd. È vero..

Tutù E vero.

Vii. Se il mio qualunque ingegno (con dignità) V’ aggrada, io m’ offro a voi.

Abd. (da guardandola) (Quale contegno!

Forse... fra tanta gente...)

Vii. (da con decisione) (Ho fermo il chiodo.)

Abd. Sui patti ad ogni modo Noi dobbiamo parlar.

Vii. Certo.

Abd. (ai circostanti) Signori,

Andatene per poco.

i/ar.(Le prime donne han sempre il primo loco.;

(brontolando nell' uscire)

Coro Torneremo però. (partono di malavoglia)

Vii. (Queir infido per sempre io lascerò.) (dasè) Tutti in maschera. 2

SCENA V.

Vittoria ed Abetaia.

(Rimangono qualche istante lontani e silenziosi).

Abd. (Eppur mi piace assai.)

Vìi. (Va pur là, turco: in trappola cadrai.)

A fai Permettete, regina, (per abbraccia

Ch’ ora vi stringa al sen : nessun periglio Or vi sta sopra...

Vii. (respingendolo) Olà: ini meraviglio.

E chi vi diè l’audacia

Di mandarmi stamane un vostro foglio.

Invitandomi al ballo mascherato?

È un insulto.

Abd. (confuso) Perdón...

Et7f.(passegg. con aria petulante) Siete sfacciato. Perchè sul palco scenico Me passeggiar vedete,

Di conquistarmi facile L’ impresa voi credete?

Abd. Oh! chi vi ha detto questo?

Io sono un turco onesto.

È grande il mio serraglio,

E ricovrar vi può.

Vii. Avete preso sbaglio ;

Sola regnare io vuo’.

A bd.

Regina, il vostro spirito,

La vostra grazia , il canto Mia favorita rendervi Sapran...

Vii.

Non bramo tanto. Mi basta una scrittura

Per togliermi di qui.

Abd.

Bene. Abdalà lo giura.

Vii.

L' affare è fatto?

Abd.

rapito dalla gioia) Sì.

Vedrai la terra magica

Tutta sorriso e fiori,

dove così fervidi Sono dell’ u o iti gli amori. Vieni , sarà la vita Per ambi un ciel seren.

Mia prima favorita

Fia che li prema al seri.

Vii. (Si vede che quest’ uomini Son lutti d‘ una pasta :

Hanno quaranta femine,

E a loro ancor non basta.

Ma questo turco è cotto: L’affare mi va ben.

Poi eh ogni laccio è rotto ,

Yo’ vendicarmi almen.)

Abd. Dunque, parla.

Vii. Qual cantante

In Turchia venire accetto.

Abd. Mi rifiuti per amante

Perchè ho scritto quel biglietti Sei ben strana.

IV/. Se vi piace

Sono tale: e che vi fa?

Abd. Capir ciò non son capace

Che per V animo ti va.

IV/. Ogni donna ha i suoi capricci,

1 suoi grilli , i suoi piaceri, lo per me non voglio impicci, Vivo sola volentieri.

Rido, gli uomini canzono.

E fo quello che mi par.

Forse un po’ bizzarra sono ,

Ma nessun mi può cangiar. Abd. una donna originale,

Capricciosa, stravagante;

Ma mi garba, non c è male.

Se con me viene in levante.

(oo li ari; beffarda

A Damasco quando sia

10 saprò quel eh’ ho da far.

Forse Y aria di Turchia

11 suo cor saprà cangiar.)

Vit. ^Preparate il mio contratto,

»Che in brev’ ora tornerò.

Abd. «Quel che brami sarà fatto;

» Nulla a te negar io so. (si ritirano, Abdalà nelle sue stanze, Yitt. per la porta comune)

SCENA YI.

Due eunuchi rimangono di sentinella sulla porla di Abdalà: dopo un istante Dorotea s'avanza cautamente e vuol en¬ trare nella camera di Abdalà, gli eunuchi le sbarrano la porta senza dir nulla.

Dor. Vo’ vedere Abdalà.

(gli eunuchi non si movono) Non mi capite*?

Lasciatemi... (gli eunuchi la respingono)

Gli è vano :

Han paura eli’ io mangi il lor Sultano.

Codesti brutti musi A trattar colle donne non son usi.

Ve’ non si move alcuno... Oh questa gente A sangue non mi va sinceramente.

Aspetterò. Frattanto Prepariamci all’ assalto: in ogni modo Voglio andare a Damasco. Il turco al cèrto Sarà qualche gabbiano :

A me resister tenterebbe invano.

I.

0 pudibonda vergine DalC occhio illanguidito .

0 afflitta sposa, vittima Di barbaro marito Mi fìngerò.

Sospiri, lagrime,

Preci, lamenti,

E se occorressero Gli svenimenti Adoprerò.

Alfine in trappola Lo piglierò.

Schermirsi da una lem ina.

Che voglia abbindolar.

Egli è impossibile ;

L uomo ci dee cascar.

II.

0 d‘ un umor fantastico,

Bisbetica , rabbiosa ;

Ovvero una pettegola ,

Civetta, capricciosa Mi fingerò.

Moine, smorfie.

Sorriso , brio ,

Dispetti , collere ,

0 che so io Adoprerò.

Alfine in trappola Lo piglierò.

Schermirsi da una femina,

Che voglia abbindolar,

Egli è impossibile;

L uomo ci dee cascar. (a forza entra nella camera, getlamlo a terra i due eunuchi)

SCENA VII.

Don Ciregorio fa capolino dalla porta di mezzo.

inchinandosi a più riprese; non vedendo che gli eunuchi, s’avanza salutandoli.

. Con permesso , signori :

Forse occupato è il celebre Abdalà?

(gli eunuchi fanno segno di si col capo)

20

L aspetterò: lasciando in libertà. (siede)

Pur, quando penso a stamattina , io sento Un cerio turbamento...

Vittoria e Dorolea come nascoste In quel tal gabinetto?

Questo negozio non mi par ben netto.

Eppur mia moglie giura

Che nulla Emilio ne sapea. Lo credo.

11 Cavalier rimase costernato Ai par di me dilatti :

Concluderò che siamo quattro matti.

E poi di certe cose

Lo so che Doro tea non è capace :

Motti, maestro, orsù l’animo in pace.

(cominciano ad avanzarsi gli artisti a poco a poco)

Eccoli qua: d’uopo è arringarli prima. Virtuosi, cantanti e ballerini, (si inette in mezzo Di nuovo presentati con gran prosopopea)

Voi sarete al cospetto D’Abdalà, sostenervi io vi prometto.

Coro Grazie !

Gre. Ma dei contratti

La metà, già s’ intende,

È del corrispondente.

Coro Fate pur voi, maestro, (alcuni eunuchi annunziano la venuta d’Abdalà. i>. Gregorio vedendo comparire il turco, fa segno a tulli di prostrarsi a terra)

SCENA Vili.

IhdtaliV, e detti; poscia

ed it Cavai. J^aaaìlio.

Ahd. (facendo segno di alzarsi) 0 quanta gente!

Gre. (Mia moglie, colà dentro? (vedendo Dorotca ) A che far?... La scrittura !... lo fo divorzio se cosi la dura.)

Coro Eccoci tutti qua. Viva A bela !

(ire. lo, generale in capo, a voi presento (avanzandosi) Quest’ invitti campioni... Ecco i cantanti, l suonatori, i cori, e tutti quanti.

Mar. 0 sublime impresario,

Fra questi anco il poeta è necessario.

[bd. Eroi del palco scenico, costei (additando Vit.) Àgli stipendi miei Ho presa: già cantante è nominata Dell’Arem d’Àbdalà.

Coro 0 fortunata!

Ahi. Recate penna, carta e calamaio.

Coro (Ora comincia il guaio.)

Emi. Adunque voi, signora, (a Vit. sottovoce)

Partile per Damasco?

VH E che v’ importa ?

Emi. Lo saprete fra poco.

Abcl ( tenniu. di scrivere) Eccovi pronta La scrittura. Leggete,

Pensate, e rispondete.

Emi. Vittoria, pensa. (sotto voce a Vit.)

1/7. ( tergendo) Ho già deciso. Accetto. ( \ il. Ie\a dalla saccoccia il fazzoletto per riporre la scrittura , e perde il biglietto dell’appuntamento clic le ha in¬

viato Abdalà)

Coro Viva la prima donna ! (battendo le mani)

f:ull (0 mio dispetto!)

Ore. (dopo aver esitalo alquanto, guardando in cagnesco Do- rotea alfine si fa innanzi mostrandosi tranquillo a for¬ za, e prendendo per mano la moglie)

Or. a noi. - Per altra prima.. .

V’ è mia moglie... Dorotea...

Oh! nel bullo essa è una cima.

4 hi Mi talenta, (guardando Dorot. con intellig.)

(jì c (da se) Lo sapea. (facendo un altro sforzo, va

Ecco il musico, apigliare il più pingue fra ivirU

Oh! gli è grasso!

28

Gre. E quest’ altro è il nostro basso, (il più alto

Abd, Mi par lungo! fra i coristi)

Gre. (cerca fra la gente) Ohimè il tenore Non si trova.

Mar. (con ironia) Ha il raffreddore.

Abd. E il tenore è necessario?

Mar. Quanto i lumi ed il sipario.

Gre. Come far?

Emi , (presentandosi) Signori, udite,

il tenore, eccolo qua.

Cavalieri voi pur partite? (sorpresa e commossa) Sì.

(Lasciarmi egli non sa.)

Voi cantale? (al Cav.)

A perfezione.

Io 1’ udii cantar duelli Con mia moglie.

Va benone.

Or, andate, e ognuno aspetti, (mentre tutti fanno per incamminarsi, D. Greg. passa vicino a Vitt., vede un biglietto per terra, lo coglie e lo legge gridando)

Gre. Contrabbando, contrabbando ! (tutti s’arrest.

Un biglietto!... ed ascolt.)

Tutti Che sarà?

Vii.

Emi.

Vii .

Abd.

Coro

Gre.

A bd.

Gre.

Vii,

Tutti

Gre.

Gora

Alcuni

Gre.

A una donna.

(Io sio tremando.) (che si è Leggi, leggi... accorta d’aver perduto il bigi.)

Eccomi qua. (leggendo) » Con dominò celeste » E nastro nero al petto » Stasera al ballo in maschera v’ aspetto .

» A belala.»

Viva amore

E il gran conquistatore!

A chi diretto è il foglio? (avvicinali, a E qui che sta l’ imbroglio. D. Gre.) Manca la soprascritta.

È bella in verità.

(Oli come sono afflitta !)

(Tace.) % (guardando Yit.)

(Che inai sarà?) (tutti rimangono costei * (Ahi gelosia, dispetto nati)

La mente nT acciecò.

Ma fermo ho il mio progetto,

Al ballo il compirò.)

(Al crudo mio sospetto Fede prestar non vo\

L’arcano del biglietto Al ballo scoprirò.)

(Ei forse quel biglietto A Dorotea mandò.

Ma fatto ho il mio progetto ;

Al ballo me ne andrò.)

(Oh! quanti quel biglietto Timori ridestò!

Io giuro a Maometto Che ridere ne vo\)

(S' è giusto il mio sospetto Stasera lo saprò;

Ho in testa un bel progetto,

Goder io me la vo\)

(La storia del biglietto Non ci volea però!

Un tempo gli è d’ aspetto,

Glie rovinar ci può.)

(Che tema da libretto Per man mi capitò.

Un bel final d’ effetto Quivi cavar si può.)

Si finisca ogni sospetto.

Abbia fine ogni timore.

Dirvi io debbo quel biglietto A chi scrissi?... (guardando Yit. con disimo!.) otto voce ad Abd.) (Alle dieci ore

so

Verrò al ballo.)

Abd. A una francese (rimedia alia

Che al teatro vidi ier. meglio)

L’ ho smarrito.

Tutti Egli è cortese,

È un compilo cavalier.

Abd. Virtuosi, scritturati

Siete tutti.

Tutti Oh ! che favor !

Abd. Da doman vi vo’ imbarcati

Per Damasco.

Tutti 0 protettor !

0 impresario onnipotente ,

A te sia propizio Alla.

Viva viva eternamente La memoria d’Abdalà.

Vii, Emi. (Un timor arcano ho in mente.

L’alma trepida si sta.)

Gre.,l)or.( Io fìnor non credo niente:

Tutto al ballo si saprà.)

Abd. Doman dunque allegramente

Per Turchia si partirà.

Mar. Alla stretta solamente

Il teatro applaudirà.

FINE DELL Al io SECONDO.

^§S{^o-

SCENA PRIMA.

SALOTTO

« attiguo alle splendide sale del Ridotto nel teatro della Fenice . È la notte della Cavalchina o Veglione.

La scena è formicolarne di gente mascherata in ogni guisa.

La festa è animatissima.

Coro

Oh che bella Cavalchina !

Che giocondo carnevali Ti conosco, mascherina.

Che rumor 1

Che bacca noi !

Ballerem fin domattina.

Viva viva il carnevali

SCENA IL

Vittoria vestita da fioraia in maschera, che s’aggira intorno guardando tulli nel presentare alcuni fiori, e detti.

Coro Olici leggiadra mascherala ,

Qui fi piaccia rimaner:

La tua bella canzonetta Ca n la .

Alcuni

Altri

Altri

Donne

Uomini

Donne

Tutti

32

Coro

Fa il piacer.

(insistendo )

A lenit i

È cara!

Altri

Tanto gaia !

(eireondandoln)

Vii.

Io vi voglio compiacer.

Canzonella veneziana

Son Teresa, la fiorerà Del Sammarco e dei Caffè :

Vegnì pur de mi sta sera ,

Futi o pute , se glie n’ è.

Feme tutti bona ciera ,

Che ve porto dei bocche...

le riose per le spose ,

Per le vedove le viole ,

Per le pute in abbondanza le erbette de speranza.

Per i sposi?... Gnente affatto,

Gnanca un’ erba , gnanca un fior.

un’ erbetta, e a qualche inatto Voggio darla col mio cuor, (parte rapi¬ damente, alcuni la seguono, altri rimangono)

SCENA III.

D. Gregorio goffamente vestito da turco come Abdalà, e colla maschera sul volto: si guarda intorno con curiosità.

Gre. Si può dar! In questo arnese Don Gregorio ! Maledetto Il momento in cui mi prese Gelosia per quel biglietto.

Ma... foss’ egli indirizzato A mia moglie, oppure all' altra?

Doro tea me Y ha negato.

Non mi fido... E troppo scaltra.

55

Eppur voglio ad ogni cesio Qualche cosa qui scovar.

A ogni rischio son disposto

Anche a farmi bastonar, (fa per entrare in

in teatro)

SCENA IV.

Rientra una quantità di Maschere che vedendo D. Gregorio lo circondano credendolo Abdalà.

Coro

Gre.

Coro

Gre.

Coro

Gre.

Coro

Viva il turco !

Vi ringrazio, (per andarsene) Viva viva il gran Sultano!

Grazie, basta, sono sazio Di rumore , di baccano.

(Oh, stanotte a questa festa Mi fan perdere la lesta.

Son qua tutti a salutarmi ;

Abdalà creduto io son :

Se dovessi smascherarmi

Torno ad essere un babbion.)

Addio tutti.

Non partite ,

A danzar con noi venite.

(Or per rompermi la testa Ci voleva ancora questa.)

Oh che bella Cavalchina .

Che rumor, che baccanali Ballerem fin domattina.

Viva viva il carnevali (partono, traendo a

forza R. Gregorio)

SCENA V.

Itoroten in maschera, col dominò, descritto nel biglietto

da Abdala.

Dar. Abdalà non si vedo, lo corsi invano Per le affollate sale:

34

Sotto le spoglie della mia rivale A lui m' accosterò. Di tutta 1’ arte D'uopo ho stavolta di cui son capace :

Lo vincerò. Vittoria,

Di rapirti un amante avrò la gloria.

E della tresca tua colla Lisetta,

0 marito buffon, avrò vendetta.

SCENA VI.

Rientra D. Gregorio sbuffando senza veder Dorotea. Gre. Aulì !... sono salvo.

Dor. desso.) (vedendo un turco)

Gre. (Un dominò celeste... (accorgendosi della maschera) Il nastro nero al petto...

È la maschera quella del biglietto.)

Dor. (Mi guarda.)

Gre. (Mi contempla.)

Dor. Addio , bel turco. (pigliandolo per la mano)

Gre. (Ohimè... che voce è questa !..)•

Maschera, ti saluto. (in falsetto)

Dor.( passeggiandogli innanzi con civetteria) Bella festa ! Gre. Oh bella, anzi bellissima.

(E mi diverte assai.) (sbadigliando)

Dor. Ma fra vaghe maschere

solo perchè mai?

Gre. A zonzo per le sale

Cerco... una certa tale.

Dor. Conosci queste spoglie? (con vezzo e malizia)

Gre. (E proprio lei... mia moglie.)

Gor. Oh, perchè sei tremante?...

Borbotti... Che sarà?...

Gre. Il caldo soffocante...

Ma è nulla... passerà.

Adunque, mia Vittoria,

Marni dnvvor?

(come sopra)

Uor. Signore,

Non è, non è Vittoria Che a voi disvela amore.

Guardate ; è Dorotea (si leva la maschera) Che v’ama...

Gre. (0 donna rea!)

E il vostro buon marito?

Dor. È un gonzo, un scimunito.

Villano, mascalzone,

Geloso, brontolone ;

Ornai s’è fatto vecchio,

Più spirito non ha.

Ve ’1 dico in un orecchio ;

Ei più per me non fa.

Gre. (Oh povero Gregorio,

Già sai la verità.)

Dor. Io t’ amo, o turco.

Gre. (sbuffando) Grazie,

Mia cara Dorotea...

(Se parla ancor la strangolo.)

Dor. Te più gentil credea. (con smorfia di rim- Gre. (Marito s’è mai dato provero)

Di me più canzonalo !

Quando la moglie infida,

Pazza da ognun si grida,

Noi siam si buona genie Che non crediamo niente.

Ma se la moglie islessa Ve T dice, ve ’l confessa,

Allora poi non credere È gran bestialità.

Oh, non ci son più repliche,

L’ ha fatta, o me la fa.)

Dor. Se qui fa caldo, in gondola Andrena su la laguna,

A respirar i zeffiri Al chiaro della luna.

Gre. (Vuol far la romanzesca....

Oh! Dorotea stai fresca!...) Dor. 0 dolce mio turchetto,

In gondola, o diletto...

Gre. Ma Don Gregorio?...

Dor. Al diavolo

Lo voglio alfin mandar.

Gre. Ah brutta strega! al diavolo?...

Guardami.... (si smaschera)

Dor. Ohimè! (con grido)

Gre. (come fuori disè)

D. Gregorio Perversa femina,

Io stetti all’ erta : Non far la vittima, Tu sei scoperta. Lingua di vipera, La pagherai :

Alfin conoscerti M’ è dato ornai. Non varrà piangere singhiozzar:

Io voglio subito Divorzio far.

Ti par!

Dorotea

Per farti rabbia, Vecchio idiota, Vestii la maschera GtT era a te nota. Così mi vendico Della Lisetta :

È dolce pascersi Della vendetta. Impara, o stolido. Come so far:

Vedi , se gli uomini So abbindolar.

(Dorotea fugge, D. Gregorio la segue , ma incontrandosi in altro turco, fugge spaventato dalla parte opposta)

SCENA VII.

Il Cav. Umilio vestito da turco come Abdalà

c D. Gregorio.

Emi. Forse Abdalà che fugge... E quella donna Con dominò celeste,

Col nastro nero al petto,

Sarà Vittoria, o Dorotea ? Sospetto Ed incertezza ho in core :

Qui c è un arcano che scoprir non posso, Un doloroso arcano.

SCENA Vili.

Vittoria con domini) come Dorotea. Vedendo il Cavaliere, e credendolo Abdalà, si cava la maschera.

Vii Finor, signore, v’ho cercalo invano:

La mia preghiera udite. Un'avventata Gelosia mi spingeva A seguirvi a Damasco : ora mi pento Del contratto, e ne vo’ lo scioglimento.

Emi. Ami dunque il Cavaliero?

Vii L’ amo, V amo immensamente.

Emi. 0 Vittoria, dici il vero?

Vii. 11 mio labbro mai non mente.

Emi. Chi di me v’ ha più felice (abbracciandola)

Sulla terra, o mio tesori

Vii. (Egli è pazzo, che mai dice? (svincolandosi) Non comprendo nulla ancor.)

Emi. Guarda ... (si smaschera)

Vii. Emilio!...

Vii. Emi. Al fin mi lice

Esser cert^ del tuo amor. a 2

All* amplesso si ritorni :

Ogni duol per noi cessò.

Siamo ancora ai lieti giorni Quando amore ci legò.

(s’ode in teatro un rumore come d* una baruffa. Emilio fa ritirare Vitt. e rimette la maschera)

SCENA IX.

A Ridala clic trascina pel collo Sì. (iregori» Il Cavaliere in disparte. Tutti e tre in eguale costume da turco. Abdalà vede l’altro turco ed- abbandona D. Gregorio rimanendo ol¬ ire modo attonito.

Abd. (Quivi un turco, un altro :

Non capisco più coni’ è.) Gre. (Che mai dico?)

Emi. (Che si fa ? )

Abd. Bone !

Emi. Bella !

Gre. Siamo in tre.

Abd. Proprio tre !

Emi. Che ne avverrà ?

a 3 (Siam tre turchi! Ma, perchè?

Chi P imbroglio spiegherà ?)

Abd. (si precipita improvvisamente su Gregorio c lo gliermi- Questo è certo un tradimento : scoperta gola) Un agguato qui c è sotto.

Gre. Non stringete V argomento

Che T esofago ho già rotto.

Abd. Chi sei tu?

Gre. Misericordia !

Abd. È una cabala, un tranello.

Emi. 0 signori, qual discordia? (si avanza)

Gre. Anche quel per soprassello !

Emi. Quella maschera lasciate, (ad Abdalà l'rap-

E le leggi rispettate. ponendosi)

Abd. Eli, che leggi ! È un malandrino.

Gre. Non è ver... Oh me meschino!

Emi. Parlar voglio.

Gre. Udiamo.

Abd. (impedendo al Gav. di parlare) Zitto.

Emi. E perchè, con qual diritto?...

39

Abd. Della spada, (mettendo mano alla scimitarra)

Gre (tremando tutto) Ora son fri Ilo.

Emi, Esci ! (sfidando Abdalà)

Gre. Bravo ! (sperando svignarsela)

Abd. Andiamo. (traendo seco Gre,)

Gre. (tutto impaurito guardando attorno) Zitto ! a 3

A bd.

Emi.

0 i soldati qui verranno:

Ci faremo imprigionar.

Se non vieni, io qui ti scanno; (a Gre.

Me 1’ avete da pagar.

Questo è certo qualche inganno :

La sa prem raccapezzar.

Gre: (si getta in ginocchio, vedendoli colle spade sguainate) Pace, o turchi; a voi mi prostro,

Come innanzi a Maometto:

Pria sveliamo il fatto nostro,

Poi...

Sia pure.

lo pur 1' accetto.

Dite su, signori miei,

Perchè qui con quest’ arnese?

Io dirò.

Tacer tu dei.

Più non fiato.

Io son cortese.

Punto il cor da gelosia,

Travestito io qui venia,

A seguire la mia bella,

E scoprir la verità.

Dici il vero ?

Emi. (a Gre.) Or tu favella.

Abd. E quest’ altro perchè qua?

Gre. Ed io, gramo di marito,

Per cercar T infida moglie Alla festa travestito Apparia con queste spoglie.

Anche turco la briccona

Emi. A bd.

Gre. Emi. Gre . Emi.

Abd,

Mi burlò, in i strapazzò.

(So la posso passar buona,

Mai piò in maschera verrò.)

Abd. Ho capito. Ed io ragione

Ad entrambi ora domando Di codesto... (minaccia di nuovo Gre.) Colle buone ,

Turco mio, mi raccomando...

Dell’ Italia il sommo Orfeo Vuoi svenar?

(0 che babbeo!)

Impresario mio', perdono... (smascherandosi) E tu dunque? (ad Emi. senza badare a Gre.)

Emilio io sono, (smascherandosi) (Abdalà guarda P uno e Patirò stupefatto, quindi è colpito da un’idea)

Or so tutto. Fu il biglietto Che slamane avete letto. (Abdalà ride

sgangli. e gli altri pure) a 3

Quelle donne, miei signori,

Ci han menato per il naso.

Si finiscano i rumori,

Confessiam che fu un bel caso.

Di tre turchi la baruffa Si conclude in scena buffa.

Ah! ridiamo a dirittura E n’andiamo via di qua.

Fu bizzarra P avventura:

Bella, bella in verità.

Abd. Ma le donne?... - Gre. Dorolea

Solo in maschera vedea.

Emi. Sol Vittoria mascherala

Nelle sale ho ritrovata.

Abd. Dunque due?

Gre. ed Emi. Che due !

Gre.

Abd.

Gre.

Abd.

Emi.

Abd.

41

Abd. Guardatele

nel fondo, (indicando l’interno del teatro) Gre. Eccole là.

Emi. Come?

Gre. Io cado dalle nuvole...

Emi. Ambe insieme !

Tutti (ridendo) Ab! ah! ab! (partono)

SCENA X.

Vittoria e I>orotea mascherate, ed una quantità di maschere. Poi ihstalìi. ICmilào e I*. Gregorio

mascherati.

Coro Vieni, Abdalà ! - Che diavolo,

Son tre! (vedendo i tre turchi)

Abd. (Che belle scene!) (torna cogli altri)

Dor. Sei tu Gregorio? (domandando ai tre turchi)

Vii. (facendo lo stesso) Emilio ,

Sei tu ?

/ 3 Turchi Son io, son io ! (ridendo)

Coro Giorno oggi mai si fa,

Partiam , partiam di qua.

SCENA ULTIMA.

Martello e detti: vedendo i tre turchi non sa a chi parlare.

Jiar.Siam pronti per partir.

Vii. (smascherandosi) Io più non vengo.

1 3 Turchi Che cosa dici mai? (smascherandosi)

4^ Dunque, Vittoria,

Piu venir, non vuoi meco in Turchia?

Gre. Prima donna sarà la moglie mia. * d/cir.Se il cavalier non viene,

Io canterò il tenore;

Val meglio che far versi.

Emi. (pregando Abdalà) È latto fatto?

Vit. lo posso lacerar il mio contratto?

Abd. (Qui sarà meglio far l’indifferente.)

Sta bene. Siate sposi.

Vit. Che mai dici?

Abd. lo v’auguro ogni bene.

Coro. Viti., Emilio 0 ^or felici !

noi

Gre. Più non facciam dimora.

Abd . Partiamo

Dor., Gre., Mar. Già sorge la novella aurora, (partendo) (rimangono Yitt. ed Emilio, e il Coro in gran parte)

Emi. Vittoria ! (pigliandola per mano con espansione)

Vit. Emilio! (come sopra)

Emi. Non è sogno il mio !

Lo splendor delle scene Tu lasci alfine.

Vii. E sol per te , mio bene. (abbracciandolo)

Con le trascorrere Vedrò la vita Comò onda placida Per via fiorita :

11 del sereno Sempre vedrò ,

Se sul tuo seno Stretta sarò.

Teco dimentico Tutte le pene ,

Il vano fascino D’incerte scene:

Felice appieno Teco sarò,

Se sul tuo seno Stretta sarò.

Coro Dunque, gentil Vittoria,

Lasci il teatro ornai?

Vi!. Amici, si.

45

Coro Ma pèrdono

Oggi le scene assai.

Emi. A me medesmo credere ,

Vittoria mia, non so.

Coro Eh , sii felice !

Vit. Grazie!

Coro Amore la spuntò.

Vii. Ali, m’abbraccia : io son felice (abbr. Emi.)

Quanto esprimere non lice.

Solo è dato al tuo pensiero Tanto bene misurar.

Per me spira il mondo intero Pace, giubilo, sorriso...

Ah, l’amore in paradiso Questa terra può cangiar !

Tutti . Si, l’amore in paradiso

Questa terra può cangiar.

FINE.

ELENCO

dei libretti cV Opere teatrali di esclusiva proprietà di

TITO ©fi €2 fi©. Ricolmi.

Altavilla. I Pirati di Baratteria Apolloni. L’ Ebreo

Adelchi

Lida di Granata (L’Ebreo) Aspa. Un Travestimento Auber. La Muta di Portici Balfe. Pittore e Duca Baroni. Ricciàrda

Bona. Don Carlo Braga. Estella di San Germano Bufera. Elena Castriotta Buzzi. Aroldo il Sassone (Ermcn- garda)

Ermengarda

Saul

Buz zolla. Amleto Cagnoni. Amori e trappole

Don Bucefalo La Fioraja

Il Testamento di Figaro Campioni. Taldo Chiaromonte. Caterina di Cleves Coppola. L’Orfana Guelfa Dalla Baratta. Il Cuoco di Parigi Donizettii Caterina Cornare

Don Pasquale

Don Sebastiano

Elisabetta

La Figlia del Reggimento

Linda di Chamounix

Maria Pad il la

Paolina c Politilo (I Moiri) Ferrari. Gli Ultimi giorni di Soli Fioravanti ed altri. Don Procopiu Fioravanti. La Figlia del fabbro

Il Notajo d'Ubeda

I Zingari

Flotoiv. Alessandro Stradella

_ Il Boscaiuolo o L'Anima della

tradita (Lui me cupe me)

Foconi. Cristina Regina di Svezia Gabrielli. Il Gemello Galli. Giovanna dei Cortuso Gambini. Cristoforo Colombo Halevy. L’ Ebrea Mai Ilari. G as t i l bel z a Merendante. Orazj e Curiazj

La Schiava Saracena

Il Vascello di Gama Meyerbeer. I Guelfi c i Ghibellini

(Gli Ugonotti)

Gli Ugonotti (nuova traduz.)

Il Profeta

Muzio. Giovanna la Pazza

Claudia

Bacini. La Fidanzata Corsa

Mal villa di Scozia

Meropc

La Regina di Cipro

Stella di Napoli Pedrotti. Fiorina

Il Parrucchiere della Reggenza

Romea di Monfort

Tutti in maschera

Petr ocini. La Duchessa de la Val- lière

Pistilli. Rodolfo da Brienza Platania. Matilde Bentivoglio PoniatoivsJci. Bonifazio de'Geremei Ricci F. Estella

Il Marito c F Amante Ricci(fratelli). Crispino claComarc Rossi Lauro. Il Domino Nero

La Figlia di Figaro Rossini. Roberto Bruco Sanelli. Il Fornarclto

Gennaro Annose

Gusmano

Luisa Strozzi

Sanelli Piero di Vasco (il Forna- rctto)

La Tradita Torrioni. Carlo Magno Vaccnj. Virginia Verdi . Alzira.

Aroldo

L’Assedio di Arlcm

I Due Foscari

Emani

Gerusalemme

Giovanna (l’Arco

Giovanna de Guznian

Gugl. Wellingrode (Sliflelio)

Verdi. I Lombardi

Luisa Miller

Macbeth

Nabucodonosor

Orietta di Lesbo (Giovanna

d’Arco)

Rigoletto

Simon Boccancgra

SlitTelio

La Traviata

Il Trovatore

Violetta (la Traviata)

Viscardello (Rigoletto) Villanis. Giuditta di Kent

litri libretti fidili! Scali

Battista. Anna la Prie Bellini. Beatrice di Tenda

Norma

I Puritani e i Cavalieri

La Sonnambula Donizetti. Anna Polena

It Campanello

Detto , con prosa

L’Elisir d’amore

Gemma di Vergy

Lucia di Lammermoor

Lucrezia Borgia

MariadiRohan (col Contralto)

Idem (senza Contralto)

Marino Faliero

Roberto Devereux Merendante. 11 Bravo

Il Giuramento

La Vestale

dal suddetto Uditore,

Meyerbeer. Roberto il Diavolo Bacini. SatTo

lìicci F. Corrado d*Altamura(co- me fu scritta per Milano)

Idem (come fu scritto per Pa¬

rigi)

Le prigioni di Edimburgo Ricci L. I Due Sergenti

Un’Avventura di Scaramuccia Rossini. Il Barbiere di Siviglia

L’Italiana in Algeri

Mosè

Guglielmo Teli

Otello

Verdi. Il Finto Stanislao